Scariole 28 -" FALCHE ilo,-A? - 4 - L COPIA DI CARTEGGIO DI MONSIGNOR FRA GIUSEPPE LUIGI D’ ANDUJAR ATTUAL VESCOVO DI TORTONA COLLA REVERENDA MADRE B R I G N O L E MONACA A TEL MO MISTERO Di S- SIIVESTRO DI PISA IN GENOVA, Sopra la ricerca fatta al detto Prelato, perch» abbia negata la facoltà di confessare non solo in generale a tutti gli Exgesuiti esistenti nella fu» Diocesi , ma singolarmente al Sig. Abbate Riddili Exgesuita attuai Primicerio dell ’ Insigne Collegiata di Novi , il che ha dato luogo ad alcuni scritti dissertatorj tra Monsig. Vescovo di Tortona , e il Sig. Abbate Exgesuita Bri- gnole si intorno alla detta quistione, coma ad altri oggetti riguardanti gli Gxgesuiti . ■ - îâch. .itf A a.lf vàri ì r \-r. ■ n» v àâ r.^r.ìr.--.. . ,.A ■•'■ ■ >Vi i-' 1 ' jV. - /... '.V \.*y. v .4 -» i'* ? - .V ;o*AV, . c ‘v r - /JÌ.-.Ì "A^. -à»V>V4 «-V.: iaîìfl-.T^J' r. L*, c."’' H sda H , >1»K . i' r iì.yT i r,r. h. ' , , -,i> iii >«Wp."^ • '♦<** .su: li -> c ( che se si vogliono tacciare di scisma i Gesuiti Prussiani , questa taccia ricaderebbe ne’ Vescovi, che loro non hanno il Breve intimato, anzi ne’ soli Vescovi, ene’Vescovi Gallicani ancora, poiché in Francia nè pure è stato pubblicato, ed anche in que’ Vescovi, che postòno dirsi Vescovi del Mondo tutto , i quali non ostante , che già fosse noto il Breve uscito da Roma , ad , intimarlo però nelle respettive Diocesi hanno aspettato come dicesi il Regio Placet. Quinto E’ egli vero, Monsignor di Tortona, che i Gesuiti da altri Paesi rifugiati nella Siesta avessero già deposto l’abito ? Non potrebbe estere, che anzi prevenuta abbiano la intimazione del Breve , che prevedevano doversi fare ne’ Paesi , .nei quali si trovavano? E poi quale conseguenza è mai questa,hanno riassumo l’abito già deposto,* dunque è da temere , che siano scismatici. Forse che nel Breve sono dichiarati tali quelli de’ Gesuiti filiti , che ali’ intima loro fattane, deposto saboto di bel nuovo lo riassumono in portarsi ad un Paese , in cui non abbia avuto s effetto questo Breve ? ma via supponiamo alla pendio , che alcuni Gesuiti siano disubbidienti al Decreto Pontificio; e che suppone forse Monsignor di Tortona , che ogni disubbidienza al Capo della Chie r a recida un membro dalla unità , che è ciò , che costituisce lo scisma? Se cosi foste , il Mondo sarebbe pieno di scismatici . Certamente S. Antonino Domenicano, il Gaetano Domenicano , il Silvestro Domenicano presto il Calman, dietro alla scorta dell’ Angelico S. Tommaso , insegnano, che se uno disubbidiste a qualche precetto delSom- mo Pontefice, perché lo reputa troppo grave,prónto ad ubbidire negli altri,costui non dovrebbe mettersi nel rango degli Scismatici ; anzi che non sarebbe scisma il non voler ubbidire ad un tale Sommo Pontefice per nimicizia privata contro di lui per qualche speziale cagióne non per sottrarsi alla podestà Apostolica . Cajetanus in 2 . z.D. Thomce 9 . 39 ,c. 2 . Molle periinaciter obedìte Summo Pontifici non est Schisma, sed nolle sttbesse fibi ut Capiti ioiim Ècdsfice est. Schisma . v 1 ° Seconda Lettera responsiva di Monsignor Vescovo di Tortona alla Molto Reverenda Madre Iîrignole , in cui confuta le obiezioni del Signor Abbate Brignole Exgesuita . Molto Reverenda Madre Padrona Colendissima . S Ciolto finalmente da alcuni impicci domestici originati della morte testé seguita di mio Fratello , unico de’ miei Congiunti di langue in primo grado , che tuttora era superstite , e terminate le Feste natalizie , nelle quali tra le funzioni della Chiesa , le visite , e le lettere , non rimane appena tempo di respirare , rispondo al foglio, che V.S. M. R. mi trasmise per commistione del Signor Abbate suo Fratello . Veramente io aveva pensato di non rispondere , perché se la san. mem. di Benedetto XIV. nella Bolla o intimato il Breve di Soppressone ai Gesuiti, che formavano il Collegio di Nove . Finalmente avendo compassione alla mia ignoranza, mi manda a scuola del Gaetano , e di altri Domenicani , affinchè impari cosa voglia dire Scismatico . Se il mio Metropolita , o taluno de’ nominati Tribunali , accettar voleste T appellazione , ed inibire la negativa di udire le Confessioni data da me al Signor Primicerio Riccùini , io in vigore della enunziata Bolla , potrei per tutta risposta , impunemente sprezzarla quanto più posto, anzi deggio sprezzare Tanimosità di uno , che senza minima autorità vuol farla da inappellabile Giudice ? Questa dunque è tutta la risposta , che merita quel soglio , un solennissimo sprezzo . Troppo si è abusato il Signor Abbate su® Fratello , del rispetto, che debbo , e che porto ad V.S. M. R. Finché un’ antica mia Padrona , coni’ Ella è , per innocente curiosità , brami sapere il motivo pel quale io abbia data la negativa al Signor Primicerio Tacchini , avrei creduto durezza , ed inciviltà non soddisfare ad una sì familiare domanda ; ma , che uno senza autorità , in un affare , che non tocca la sua per- Fona, si avyanzi ad ergersi in giudice della validi* IL lidità del motivo addotto , e vi aggiunga tante altre accuse , non merita altra risposta , che uh solennissimo sprezzo ; Ben è vero , che non vorrei , che le accuse date con tanta accortezza , ed amarezza facessero qualche sinistra impressione nessi animo di una scsrella , e benché io speri, che in tanti anni , che io ho sonore di carteggiare seco, Ella non abbia mai avuta occasione di fare di me un concetto sì cattivo , come il funesto carattere , con cui mi dipinge quel soglio , quantunque ali’ autore io non debba dare altra risposta , se non se il sprezzo , che merita , prego lei a soffrire il lungo tedio, che deggio recarle per mettere in chiaro sinsussistenza de’ raziocini di que! soglio . Primo . E’ verissimo , che nel Breve di Soppressione della Compagnia la san. mem. di Clemente XIV. accorda espressamente ai Vescovi il potere di non solamente concedere agli Ex- Gsfuiti la facoltà di Confessare , ma ancora di aver cura d’anime ; ma è vero altresì , che dichiara , che quand’ anche i Vescovi trovino in alcuni Ex-Gesuiti quelle virtù , dottrina , ed integrità di costumi , che si' richiede , potranno a loro arbitrio concedere, o negare a’ medesimi la facoltà di ricevere le Confessioni Sacramentali dei Fedeli . Nessi Enciclica poi mandata a tutt’ ! Vescovi dello Stato Ecclesiastico per espresso Comandamento del medesimo Sommo Pontefice si dichiara , che i Vescovi non si servino di tale facoltà senza aver prima ricevuta una speciale licenza da Sua Santità , o dalla predetta Congregazione licenza da domandarsi tutte le volte : ne Jlmplitudo tua eadem facilitate utatur , nifi prius obienta speciali tìceniia a Sanclìtate sua , ér a predirla Congregatane deputata smgulis vicibus ex - exposcenda ; e perciò è del pari vero , che senza questa condizione niun Vescovo nè in Roma, nè in tutto lo stato Ecclesiastico può dare la facoltà di Confessare ad alcuno Ex-Gesuka ; Se dunque il Signor Abbate ani accorda essere lodevole , che io segua la prassi di Roma anzi aggiunge, che nessuno ciò nega , io che non ho la predetta licenza , e che non son’ obbligato , nè voglio in grazia degli Ex-Gesuiti andare ogni volta a supplichevolmente implorarla, nè deggio, nè postò accordare la là colta di confessare ad alcun Ex-Gesuita . Secondo . Quindi il Signor Abbate si è preso un’ inutile fatica a stendere il Catalogo de’ Soggetti Ex-Gejuìti , che hanno la facoltà di con solfare nello Stato Ecclesiastico, affine di provare , che sia falsa la pi asti di Roma da me allegata. Dovendo io avere il dovuto ottimo concetto di tutti que’ Vescovi, debbo credere , che ubbidienti al Sommo Pontefice chiedevano precisamente ogni volta la necessaria licenza , condizione, senza la quale sarebbero disubbidienti , ed io privo di tale licenza , che non fon’ obbligato a cercare in grazia desti Signori Ex-Gesuiti , se voglio uniformarmi alla pratica di Roma , sarei un disubbidiente , se dalli la facoltà di udir le Con- festìoni ad alcuno Ex-Gesuka. Per far toccar, per dir così , con mano, di qual forza sia questo argomento del Signor Abate , mi sia lecito servirmi d’un esempio frequen- tiffimo. E’legge universale de’Sagri Canoni rinnovata nel Santo Concilio di Trento , che non si possi no conferire gli ordini Sagri se non nei Sabbati delle tempora , fitientes , e Sablato Santo , e non si postone dare se non a questi , che hanno seta prescritta per ogni ordine . Se si ritrovasse un buon uomo,che per provare, che non vi sia una tal legge, portasse un lunghissimo catalogo di quelli , che sono stati ordinati , e fuori de’ tempi stabiliti , e prima dell’ età prescritta , perché avevano i Brevi detti Extra tempora, e ante tem~ pus , quanto si metterebbe in ridicolo quel buon uomo , perché non vede , che anzi la necessità della dispensa prova resistenza viva della legge, alla quale il Papa può derogare ; e se quel buon uomo aveste inoltre la semplicità di soggiugnere al Vescovo, giacché ènecestkria la dispensa Pontificia : Monsignor favorisca di chiederla ,• il Vescovo pazientemente l’instruirebbe , eh’ egli non deve chiederla , se non in caso , che quel soggetto foste necessario , ed utilissimo alla Diocesi, oppure che il Vescovo aveste qualche stretta obbligazione a quel soggetto , o finalmente aveste di esso un’ affetto singolare , e straordinario. Siamo nel caso simile • In Roma , e nello Stato Ecclesiastico v’ è una legge consultata col Papa , e di espressi) suo Comandamento Consulto prius Sancìijftmo & de ìllìus exprejfo mandato , che non si possa accordare dai Vescovi agli Ex-Gesui~ ii la facoltà di udir le Confessioni senza la previa licenza del Papa, e della S. Congregazione, e x perciò quanti esempj si portano dei Vescovi , che hanno data questa facoltà agli Ex Gesuiti, si dee per necessità supporre , che sieno stati obbligati dalla previa necessaria licenza , che avevano chiesta per alcuno de’ tre sopradettî motivi ; ma io per grazia di Dio nella mia Diocesi non ho verun bisogno , che vengano Ex~Gesulti ad udir le Confessioni ; Io non ho veruna obbligazione né assi Gesuiti, né agli Ex-Gesuiti , ed io non ho per loro alcuno straordinario affetto ; gli ho amati , e gli amo con quel generale amo- re, che porto a tutti li Regolari £ ma siccóme per niun Regolare vorrei prendermi 1’impiccio d’implorare ogni volta fingulìs vicibus la necessaria previa licenza , così non mi voglio caricare di questo peso per gli Ex-Gesuiti , e senza questa previa licenza del Papa , e della Sagra Congregazione deputata io nè posso , nè voglio concedere la facoltà di udir le Confessioni ad alcuno E-x-G esilità , Volendo io dunque uniformarmi per quanto posso alla pratica di Roma , e di tutto lo Stato Ecclesiastico , ciò , che non mi si niega dal Signor Abate , e non estendo io obbligato a far l’Agente per il Signor Primicerio Et chini , ali’ sostanza , eh’ egli mi fece d’udir le Confessioni, risposi , eh’ egli ricorresse a Roma , come rispondo a chiunque ha bisogno dell’ extra , o ante tempirà ; ma niuno di questi nel ricorso per ottenere la dispensa mi accusa desta mia risposta come di un rifiuto . Piacque al Signor Primicerio esporre al Papa il mio rifiuto , e per mostrarlo irragionevole , fa la narrativa deste sue prerogative , d’essere stato Prefetto Generale dei Studenti nella Università di Genova , dopo d’aver insegnate tutte le facoltà per anni ventidue nelle Università di Cremona , di Milano , e di Genova , senza aver mai sofferto querela alcuna nè per costume , nè per dottrina , qualità sì riguar- devoli meritavano , e di riprovare il mio rifiuto, e di farlo Penitenziere , non che semplice Confessore ; ma la Sagra Congregazione , a cui ik Papa abbassò il Memoriale Giudice- meno severo del Signor Abate , non chiede conto del mio rifiuto , nol riprova , ma unicamente rimettendolo al mio arbitrio , mi dà la permissione di concedergli la bramata facoltà , limitata però ali' aggiunta previo examne t aggiunta umiliante per uno ,5 uno , il quale per lungo corso di ventidue anni ha insegnate nelle Università tutte le facoltà , ed aggiunta , che non viene imposta nemeno nel Breve dì Soppressione ; Anzi perché il Signor Primicerio in una sua lettera si protesta di non ■voler valersi contro di me dei mezzi , che teneva tuttavia in Roma , ( arte finissima , minacciare il Vescovo , e poi voler, che questi gli resti colla somma obbligazione , che per pietà ha la cortesia di non voler servirsi dei mezzi , che teneva tuttavia in Roma contro di lui ) io che non voglio avergli questa obbligazione , instantemente Io pregai a valersi contro di me di tutt’ i mezzi , che tuttavia ha in Roma , perché o Roma ripntverà la mia condotta , ed io sarò obbligato a lui d’estere illuminato , o Roma approverà il mio operato , ed io col maggior coraggio proseguirò a battere la medesima strada . Terzo. MI conviene il Signor Abate , perché ho Chiamato colf odioso nome di Sinedrio la Curia del Generale ; mi provoca a dire in qual Bolla , in qual’ oracolo Pontificio io trovi qualificazioni sì odiose a qualsivoglia ceto della Compagnia , giacché mi glorio di seguire gl’ insegnamenti del Capo della Chiesa ; mi pone sott’ occhio , e lungamente trascrive gli Elogi , che Benedetto XIV. , e Clemente XIII. hanno dato alla Compagnia , e poi m'in su Ita d estere stato , e in scritto , e in fatti poco favorevole alla Società . Non credo che per essere buon seguace dei sentimenti Pontifici sia necessario non proferire parola , che non sia registrata in qualche Bolla, o 'Oracolo Pontificio . Alla Curia Generalizia ho dato il titolo di Sinedrio per lode , e non per biasimo . Il Sinbedrin è un nome corrotto dal 1 Gre- Greco , con cui si chiamavano i Senatori , e lite Livio , uomo che pur sapeva parlare lìb. 4. cap. 41. trattando de’ Macedoni dice : SenaUres , quos Synedros vocant : non è offeso , ma lode dare il titolo di Senato , e di Senatori agli Affilienti del P. Generale ,- se poi effî se r.’ossendono, sarà segno, che non lo meritano . Senza poi, che s’affatichi cotanto il Sig. A- bate a trascrivere le lodi date alla Società da Benedetto XIV., e da Clemente XIII., chi è quello, che nieghi esservi stati nella Compagnia , come in tanti altri Ordini Regolari , soggetti insigni per la Santità , che veneriamo su gli altari , per scienza , che arrichiscono le librerie,soggetti in somma , che hanno fatto gran bene ; ma del pari anche nella Compagnia vi sono stati soggetti , che hanno fatto un gran male , e come i primi meritano gli elogi Pontifici, i secondi sono detestati anche dai Papi. Basta leggere ciò , che della Compagnia dicono alcuni dei numerosi Papi citati nel Breve di Soppressione, per vedere con quali titoli qualificano la Società . Ma giacché vuole da me sapere in qual Bolla , in qual diploma Pontificio ec. io abbia letto il titolo di Sinedrio dato alla Compagnia ; mi .sfida dirgli, dove i Papi abbiano dati titoli così odiosi alla Curia del Generale, o a qualunque ceto della Compagnia, giacché mi protesto di seguire cotanto i sentimenti dei Papi . Oh quanto mi dispiace una tale sfida ! perche s’ io taccio, sembrerà vero il trionfo, eh’ egli ne sa , e se accetto la sfida , si palesano i mancamenti del prossimo, che io bramerei sepolti nels obblivio- ne . Per pura difesa adunque fra tanti oracoli Pontifici poco favorevoli alla Compagnia, ne addurrò uno solamente noto notorirtaie facli & y.ms, B che i8 thè è indicato specialmente nel Breve di Soppressione con quelle parole d’ INNOCENZO XIII. , il quale fu obbligam di minacciare a quella la medesima rena ; il precerto Giudiziale, che la S. M. d’ INNOCENZO XIII. fece intimare al P. Generale, e suoi asti denti da Monsignor Car rafia ali’ ora Arcivescovo di Lariffa , e Segretario di Propaganda ali! 11. Settembre 171?. sperando , che un precetto Pontificio accettato , e sottoscritto da! P. Generale, dalla Curia, non abbia a soggiacere alla sferza del Sig. Abate. Primo ordina al P. Generale di ridurre i suoi Religiosi esistenti in Pechino, ed in ogni altra Provincia , o pertinenza della ina , e cosi pure in in Maccao , e ne' Regni di Tuncbino , e Cocincina alla pronta, esatta, ed intiera ubbidienza ai decreti Pontine 1 sulla materia dei Riti Cinesi , e specialmente alfa ssena , ed intiera esecuzione della coniti suzione Exilla die, di modo che a tenore del giuramento da essi prestato e poi non osservato ec. si. tratta non di pochi , ma di un ceto numerosissimo di Gesuiti esistenti in tanti sì vasti Paesi , si tratta d’ essere spergiuri, e spergiuri in materia d’ Idolatria. Per tutti i riscontri si sa estere stati li Gesuiti di Pechino gì’ insligatori , e promotori della carcerazione de’Missionari,operando ancora sbandai lamento da esecutori, e custodi nella retenzio- ne di quelli . Un ceto di Gesuiti , che instigli! un Principe Idolatra a far carcerare i Missionari , perché questi non vogliono macchiarsi d’Idolatria , e non si vergognano a fare il Carceriere, il Birro contro i poveri Missionari Pettini , Ma- tianì , Guiges ? mancomale, che la sentenza è stata di carcerazione , e non di morie . Mi sfida il Sig. Abate a dirgli qual tìtolo. abbia abbia dato li Papa a qualsiasi ceto di Gesuiti , eccolo ubbidito . INNOCENZO XIII. dà loro il titolo di spergiuri in materia d’ Idolatria, di istigatori de’ Principi Idolatri a perseguitare î Missionari, e di Carcerieri , vale a dir Birri,ed esecutori del Monarca Idolatra contro i Missionari . E’ contento il Signor Abate ? andiamo a- desio al P. Generale colla sua Curia. Costando ad e sto P. Generale anno p r anno la contumacia de’ suoi Religiosi nella Cina . non ha però dato alcun valido provvedimento per ridurli alla dovuta ubbidienza, e neppure ha fatto veruna rappresentanza, o praticata alcuna parte costa S. Sede per /’ insordescenza di quelli . Se un Cattolico ode taluno , che pretende d’estèr Cattolico , a vomitare un’ Eresia, non può essere assoluto , eccetto in articolo di morte , se non denunzia il delinquente , e viene giuridicamente tenuto per sospetto ant-h’ estò d’ Eresia . Cosa dovrasti dire del Generale , e della sua Curia , quel ceto d’ insigni Soggetti prescelti a rappresentare abitualmente la Compagnia , cui fendo nota anno per anno sldolatria di tanti suoî Religiosi , non solamente non ha preso alcun valido provvedimento per ridurli alla dovuta ubbidienza , ma nemmeno ha praticata alcuna par* te colla S. Sede per /’ insordcjcenza di quelli ? Hò torto io nell’ aver dato il titolo di Sinedrio a quella Curia Generalizia? Il Sanhedrin del Popolo eletto era il Tribunale destinato a vegliare sulla ostervanza della legge; la Curia Generalizia sembra destinata a coprire, palpare, e covare 1 Idolatria, a vista di simili disordini . INNOCENZO XIII. dice , che ha determinato di dare un’ efficace riparo a sì scandalose procedure , sebbene però la qualità-tutta ben nota di estè L- esi- 10 esigerebbe giustissimamente dalla sua Supremi au'oviu il rigore del più severo rislentimento , usando ioidi meno della sua paterna clemenza, si restringe per ora d’ ingiungere con precetto t'or.naie al P. Generale della Compagnia , e suoi Assistenti gli ordini infrascritti . Sono in numero (li nove , onde sarebbe troppo lungo, e nojoso il lì.■ scriverli, e sono sotto le pene canoniche d scomunica ec. altrimenti se £/; proibirà gene; atmente il vestire per tutta la Compagnia ,« per tutto quel tempo, c' e dalla S Sede si stimerà proprio , intendendosi già fin d’ ora stabilita la detta proibizione , e solamente sospesane per il menzionato triennio l esecuzione . Il Sig. Abate, die unto s i"coiIonice pel titolo di Sinedrio , quanto nù s’infunerebbe peli’ udir solamente int’mast i sopraddetti graz olistimi titoli ; ma la Curia generalizia non potendo negare la notorietà de' fa ti , stimò bene estere più dolce, ed ecco come rispose. „Noi infrascritti colla dovuta venerazione ci obblighiamo ali' esecuzione , ed adempimento dì tutti li precetti , ed ordini Pontifici espressi nel presente foglio, presentatoci ed intimatoci da Monsignor Imo,e Reverendissimo Car-as'a Arcivescovo di Larijsa , e Segretario di Propaganda sotto le pene ne medesimi precetti , ei ordini contenute. Dalla Casa Professa r3.Settembre 172.3. Michelangelo Tamburini Generale .Iella Compagnia di Gesù ss Orazio Oliveri della Compagnia di Gesù Assistente d Italia Zi Gio. Battista della Valle Assistente di Portogallo ss losepbusde Gilliphet Assistea; Gali ce ss Didacus Ventura Nunez loco Assi stenti 1 : Hi strania: 3b'entis ss Francistcus VVentzel loco Assisi* «stentis Germania: infirmi, loco tb Sigilli . “ Procurando io adunque d’uniformarmi pe# quasi» If guanto so e possile vestendo,che i Papi effusamente lodano il pian bene , che la Compagnia ha 'farro , ma del pari detestano il gran male, che ha operato, non sono di quelli accaniti ninnici, che nella società non sanno vedere se non se le scelleraggini , e le sieste innegabili buone azioni la avvallano come figlie d’ una intollerabile superbia, e finissima ipocrisia; ma per grazia di Di» non sono di quei ciechi Terziari , che credon» nella Compagnia miracoli anche li scandali più enormi ; io lodo , ed ammiro il gran hene, che ha fatto questa estinta Religione ; ma del pari detesto il gran male , che hà operato. Mi veggo accusato, che ne’ miei scritti , e nella mia condotta mi sono mostrato poco favorevole alla Compagnia ; ad una accusa in genere io non posto rispondere, che in generale. Se ne’ mìei scritti , o per isbaglio , o per ignoranza,non certamente per mala volontà vi è qualche cosa di falso , sono prontissimo a rittrattarla , egualmente- pronto a sostenere ciò , che è vero. Quanto alla mia condotta verso la Compagnia finché questa è stata viva , sò d’ aver accordato ad essa qualche cosa più di quello , cha î o abbia conceduto a qualunque altro Ceto Regolare ; dopo la sua estinzione, dopo di me non vi è stato altro Ceto d’ Ex-Gesuiti, che per lin’ anno quelli di Castel nuovo. Questi vivi , il Signor Abate si prenda l’incomodo d’ interrogarli : spero , che non potranno lagnarsi di me, non toccando a me lodarmi di ciò, eh’io hò fatto per loro vantaggio . Quanto mi fa rìdere la censura , che nel quarto §. dà a me , a’ Vescovi Gallicani , anzi a’ Vescovi di tutto il Mondo . A me, perche non hò intimato il Breve dell’ estinzione 8; d ella della Compagnia in Nove , ai Vescovi Gallicani , perché tutt’ ora non V hanno pubblicato ; aî Vescovi di tutto il Mondo, perché quantunque già sode noto il Breve uscito in Roma , ad intimarlo però nelle rispettive Diocesi hanno aspettato, come dicessi il Pregio Placet. E’ poco informato il Sig. Abate dello stato r in cui trovavan!! in Nove gli Ex-Gesuiti, sapendo io, che atterrato il Collegio vecchio, fi sa brinava il nuovo , volli sapere da quel Vicario Generale , se nella nuova fabrica vi soste luogo, ove potesti adunare quegf individui per intimare loro il Breve, ma ebbi e da lui , e da altri il riscontro , che la nuova fabrica né era abitata, nè abitabile , che intanto dava loro un’ interinale al- log io il Si>r. Marchese Durazzo nel suo Palazzo, onde. non dovendo io eseguire un simile atto in casa di un Signore Secolare , e sì rispettabile , non mi rimaneva, che convocarli in pubblica piazza ; ma mi liberarono està da questa inconveni- za , p*rchè parte di est! andarono ad udirne I’ intimazione in S. Girolamo di Genova , come mi corda dalla lettera del P. Ventura loro Superiore , altri in altri luoghi fuori della mia Diocesi, e nel giorno , in cui dovevasi intimare nemen’ uno de’ Gesuiti di Nove si trattenne nella mia giurisdizione. Avrei dunque dovuto intimare la Soppressione ai muri della nuova fabbrica, come del pari i Vescovi di Francia , di Spagna, di Portogallo , di Napoli , dell’ jlmerica, di tanti luoghi, del Ducato di Parma , tutti luoghi, dai quali era sbandirà a perpetuità la Compagnia prima dell’ Estinzione per Breve , a chi lo dovevano intimare? ma il bello si è, che in tutto il Breve non vi c alcun’ ordine ai Vescovi di pubblicarlo, nonché •i’intimarlo . Iu Roma è stato pubblicato ed 2 ? Intimato ; la sola pubblicazione è Tunica con*», dizione voluta dal Breve , affinchè abbia il suo pieno effètto . Ecco le sue parole : •vistiamo ancora , che dopo che saranno promulgate queste nostre , niuno ardisca sospendere s esecuzione . Non dice il Papa dopo che sarà intimata in ogni Diocesi,anzi in ogni Collegio , ma assolutamente dopo eh e ja- rà promulgata , e pubblicata IMEDLylT JîMENsE / intenda distratta tuttala Società;e sembrami, che questo sia il senso letterale del Papa nel seguente B r eve, dove inslituisce la Congregazione particolare, in cui suppone , e dichiara già soppressa intieramente la Compagnia, ed essendo riservata alla detta Congregazione ogni interpretazione, non resta agli altri altra facoltà se non se di seguire il puro senso letterale, che alli 13. d’Agosto s’in- tendeva di già affatto distrutta tutta la Società > I Vescovi si sono preso l'impiccio di pubblicarla, e per uniformarsi alla prativa di Roma , e per escludere ai Gesuiti la scusa di affettata ignoranza. Finalmente mi manda ad imparare da tanti autori Domenicani, cosa voglia dire Scisma^ che non è Scisma il non voler ubbidire al Papa jper inimicizia privata contro di lui, o per qualche speciale cagione, ma unicamente' il non voler ubbidire al Papa come Capo della Chiesa , ® che per ciò ingiustamente io accuso di Scisma i Gesuiti di Siesta . Io mi protesto , che lascio onninamente illesa la questione , se i Gesuiti di Siesta ricusino semplicemente d' ubbidire al Papa, oppure riccusino di ubbidire alPapa comeCapo della Chiesa in un Breve, in cui appunto il Papa replicatamente si protesta di parlare come Capo della. Chiesa, come Vicario di Chrisio , dalla Cattedra di S. Pietro, dopo matura deliberazione, dopo a- yer con molti gemiti, e continue orazioni chiese to al to al Padre dei lumi un’ aiuto ed un soccorsi» particolare, dopo aver impiegate le orazioni dei Fedeli tutti , e le opere di Pietà, parla pel bene di tutta la Chiesa , colla pienezza dell’ Appos- tolica podestà, e parla a tutti i Gesuiti esistenti in qualfivoglia Provincia, Regno, e Signoria. Non apro bocca in sim.l questione, perche tutto ciò, che può disputarsi sopra il suo Breve soppressi vo dato asti zi. di Luglio, nel susseguente Breve desti Agosto c riservato unicamente , anche quanto aste Persone desta Società alla Congregazione ivi deputata , levar do la facoltà d’ingerirsene per fino alle sagre Congregazione del Concilio , dei Vescovi e Regolari , di Propaganda, e della Disciplina ; tocca adunque alla detta Congregazione deputata il destinine una tal quistione , e se i Gesuiti della Siesta siano o nò nel caso essosto dal Gaetano. Ma seclusa onninamente questa disputa, dico, che giustamente ho dato il titolo di Scismatici ai Gesuiti di Siesta , perche v’ è ivi un vero Scisma, lo Scisma, termine greco, altro non significa , se non se Taglio,divistone , quindi le dissensioni , le discordie si chiamano Scismi , così S. Giovanni nel suo Vangelo IX. 16. dice Schisma erat inter eos, perche tra Farisei alcuni dicevano, che Gesù Cirri sto era peccatore , perche non osservava il Sabba to ; altri erano d’ opinione contraria, perche un peccatore non può fare miracoli . In questo medesimo senso S. Paolo esorta i Fedeli di Corinto ad essere del medesimo sentimento , acciocché non fini in vobis Schijmata i. Corri nt. i. io. Questo Scisma , ossia divisione dall’ unità principale è quando uno si divide dal Capo principale della Chiesa , così insegnaS.Tommaso z.z. q. 3 ?. art. i.incorp. : proprie Schismatici dicuntur qui % al unitale Ecclesia’ separarli quceeft unìias prim cìpalis . Questa dello Scisma è la ss legazione prin- cipale , e se di questo siano rei i Gesuiti dîi/t— fia, di Lituania , e del Candà , tocca unicamente alla Congregazione deputata a deciderlo .Ma siccome si da alcuna unita dei membri , la quale però è ordinata ali' unita principi le, se ir, questa unità dei membri si trova divisore , si dee dire Scisma particolare di seconda specie , e di -questa divisione , o scisma sono evidentemente rei i predetti Gesuiti , perche evidentemente sono divisi i membri della Compagnia . Tutti gì' Ita~ liani , la maggior parte de’ Spagnoli , e de’ Portoghesi, di quelli , che abitavano in America , ed Asia, e che al presente in tanto numero ingombrano lo stato Ecclesiastico in abito di Preti secolari , senza Generale , senza Curia Genera siri a, senza alcun Superiore Regolare, vivono totalmente soggetti ai Vescovi nelle diocesi rispettive, ove dimorano; gli altri senza un Capo îegitimo, che a tutti comandi sotto dì Superiori Regolari, ma particolari in abito di Gesuiti se ne vivono immuni dalla giurisdizione de’ Vescovi. La divisione adunque , lo scisma è evidente , innegabile . Di questo Scisma io credo rei i Slesiani, e perciò 10 li credo Scismatici di seconda specie , divisione cioè dall' unità dì un corpo particolare, benché anche questa unità particolare sia ordinata alla unità principale della Chiesa , come ivi insegna 1’ Angelico : unii as parti cui aris memlrorutn adinvì- cem ordmatur ad uniiatem , ed in queste divisioni, di unità appunto di membri particolari discorrevano S. Giovanni, e S. Paolo ne’ luoghi citati e si chiamavano Scismi , e voglio Iterate , che il Sig. Abate non voglia mandare l’Evangelista, ed 11 Dottor delle Genti, come manda me ad impa- rare cosa sia Scisma . Ben è vero, che estendo le unità de' membri particolari ordinate alla principale unità della Chiesa, lo Scisma di queste unità particolari non può mirarsi con occhio indifferente da ogni buon Cattolico . Perdoni U-S. M. R. l'indiscreto tedio di sì longa apologia : troppo mi slava a cuore , che non facessero impressione nell’ animo della sorella le insusistenti censure, colle quali il Sig. Abate sì liberalmente mi aveva dipinto con un carattere , che mi lusingo di non meritare . Benché indiscreto sono però sempre colla più distinta stima , col più stretto obbligo , e col più viva rispetto. Di U.S. M. R, Tortona li 7. del 1775, Fi* ->S2 iJa in- mi- ffe- i si :he ila a te a/- hè ta r Q \ RISPOSTA ’ID’un Filosofo Anonimo ad un certo Scritto , che s’intende girare per, Genova , e ad altri Avver- farj degli Ex-Gesuiti . C Hiunque nelle risposte adopera termini ingiuriosi pregiudica alla propria Causa ... La verità è tale, che per se medesima si manifesta col suo nativo splendore » ed indegna cosa è d’un Filosofo , che colla ragione si dee condurre , e d’un Cristiano, che ogn? offesa del prossimo dee schisiate , usar nel rispondere ingiuriose parole , e mordaci . Della ragione dunque unicamente facendo uso si risponde a’ nostri Avversare ; Primo. Se di questa aveste voluto usare , e del buon discorso uno Scrittore , che ha preteso impugnare gli argomenti , che contro di essi* si dedussero in altra Risposta , non avrebbe arrecata una cotale serie di Ecclesiastica erudizione , che niente fa al proposito , poiché non si tratta tra lui , e il suo avversario, se vi potessi» essere appello al Metropolita in caso , che na Vescovo negasse ad un suo Diocesano la facoltà d'ridire le Confessioni , né tampoco , se avesse il , Vescovo ragione , o nò , negando ogni facoltà confessare , o predicar# ad ita Gesuita . Que- a* sto era il punto , di cui fi trattava , se in storna , e in tutto lo Stato Ecclesiastico , fossero gli Ex-Gesuiti esclusi dal!’ amministrazione del Sacramento della Penitenza , e della parola di Dio . Aveva il Vescovo provocato alla prassi di Roma , e che la san. mem. di Clemente XIV. aveva in Roma , e in tutto lo Stato Ecclesiastico negata agli Ex-Gesuiti la facoltà di Confessare . Questa proposizione è evidente , che equivale a quess altra. Gli Ex-Gesuiti in tutto Io Stato Ecclesiastico nè contestano , nè predicano; perché il Papa loro nol consente ; chiunque dunque con vari fatti alla mano prova, che in Roma , ed in altri luoghi dello Stato Ecclesiastico confessano gli Ex-Gesuiti , falsa dimostra estere la proposizione avvanzata dall avversario . Dunque per rispondere precisamente , e formalmente , altra risposta non aveva sAvversario , se non se questa , o dimostrare essere falsi i fatti indicati , o di confessare , che si era ingannato nell’ avvanzare quella proposizione , che il Papa negato aveste ad ogni Ex-Gesuita la facoltà di confessare in Roma , e nello Stato Ecclesiastico . La parità addotta , e non fa al proposito , e si ritorce contro l’avversario . Se un Ecclesiastico richiedeste il suo Vescovo d’ordinarlo fuori de’ tempi permessi dalla Legge , e il Vescovo rispondeste non v’ è uso nella mia Diocesi d’ordinare fuori de’ tempi consueti , e l'Ecclesiastico replicasse : Monsignore VS. Illustrissima ha pure ordinati fuori de’ tempi consueti il tale , e il tale, fi dimanda ad ogni uomo sensato , che dovrebbe dirsi di questo Vescovo , il quale pretendeste rispondere ali' istanza , con dire i Sacri Canoni proibiscono di ordinare fuori dei tempi .consueti , e senza dispensa ciò non si fuò fare . Ogni uomo sensato direbbe , che questa risposta niente conchiude , e quel buon uomo di Ecclesiastico sarebbe in diritto di rispondere al Vescovo, Monsignore ciò non ha da fare ali’ intento . Si tratta solamente questo punto , se V.S. Illustrissima abbia mai conferiti gli Ordini fuori de’ tempi prescritti da' Canoni, o nò ; non si'tratta , se ciò abbia fatto con dispensa , o senza dispensa . Per simil modo , se uno aderisca , che in Genova ex. g. non vi è mai stato I uso , che tutto il Popolo universalmente si cibi delle Carni in tempo di Quaresima , e a ciò provare apportaste la legge , che il divieta, che si direbbe a costui ? Ognuno si burlerebbe di Lui , e meritamente gli direbbe , che di una falsa tesi adduce una più cattiva prova. Si è detto ancora , che la parità non fa al proposito , perché non vi è mai stata legge , che assolutamente inabiliti i Gesuiti alla Confessione . E nel 1‘ Enciclica diretta a’ Vescovi dello Stato Ecclesiastico soltanto si vuote , che i Vescovi non consentano ad alcuno de’ Gesuiti di confessare,senza ottenerne dalla Congregazione a ciò deputata il Consenso . Secondo . E, e parole non avendo altro significato , se non quello , che loro da la pubblica istituzione , od accettazione, a purgare una qualche parola da! titolo dì odiosa , non basta il dire , che presso qualche Nazione avesse altre volte significato onorevole ,- conviene, che lo abbia nel tempo , in cui si adopera , e presso quelle genti , alle quali s’indirizza il parlare . Con questa regola sicura alla mano si conosce chiaramente , che la parola Sinedrio- non può essere adoprata presso di noi da uno , che scriva, g» favelli , in senso onorifico ; poiché è certo', ?c> «he fra dì no? questo Vocabolo significa un cete di persone , che contro le leggi operi, e contro al dovere . Cosi dalli Scrittori Ecclesiastici dicesi Sinedrio il Conciliabolo E desino , in cui fu oppressi) S. Flaviano Vescovo di Costantinopoli , assoluto l’Eresiarca Eutichete , e tutto si fece contro le leggi Ecclesiastiche per opera di Dio- scoro Alessandrino . Che direbbe un Vescovo, se udiste a qualificare col nome di Sinedrio un Concilio Provinciale di Vescovi , od anche solamente un Sinodo suo Diocesano , crederebbe forse con questo vocabolo, o il Concilio Provinciale , o il Sinodo Diocesano onorato ? Ma almeno l'Avversario aveste questa cosa trattata con più accortezza . Non era certamente ereditile il dire , che aveva egli voluto usare in significato onorifico una parola , che non ha presso noi altro significato , se non se odioso : insistendo però egli , come ha fatto sulla parola , e senso Greco , ed Ebraico, avrebbe forse persuaso a '■aitino quello, che pretendeva ; ma scagliandosi poi contro la Curia Generale de’ Gesuiti , e dicendo di essa cose tanto odiose , pregiudica alla sua Causa, mentre ogni uomo sensato , e iron prevenuto da amor di partito dirà facilmente , eh’ egli invece di purgarsi , somministra anzi alla parte contraria un nuovo argomento, per cui credere , che non in senso onorifico , ma in senso odioso abbia nella sua prima rilposta usato il vocabolo di Sinedrio . Terzo . Il Sommo Pontefice Clemente XI. nel suo Decreto de’ ay. Settembre 1710. sotto pena di Scomunica latae sententice , e per i Regolari ancora di privazione di voce attiva , e passiva , divieta ad ogni Persona di qualunque grado S condizione , lo stampare , o dare a 1- ce libri, sogl* , o scritti qualunque , ne' quali ; o di proposito , o per incidenza si tratti de’ Riti Cinesi , o delle Controversie per essi nate senza espressa , e speciale licenza del Romano Pontefice da ottenersi nella Congregazione della Inquisizione , e proibisce sotto le pene , e censure contenute nelle regole dell’ Indice de’ libri proibiti , i libri , che sopra di tale argomento si daranno a luce nell’ avvenire . Inerendo religiosamente ad un t de precetto del Sommo Pontefice non si parlerà , nè della natura de’ Riti Cinesi, nè delie Controversie per essi nate , ma solo a difesa della verità , e della riputazione de’ Gesuiti ingiustamente aggravata , si fanno le seguenti riflessioni , che si sottopongono al giudizio di un savio , e disapassionato Lettore. Primo . Proprio è degli Eretici il calunniare la Chiesa , e i suoi difensori . Ma fra tutte le Sette non v’ è n’ è forse stata alcuna , che più sia stara feconda nell’ inventare calunnie contro gli Ecclesiastici , e specialmente contro de’ Gesuiti di quella de’ Giansenisti . Il Sancitane nel suo Pietro Aurelio dipinge i Gesuiti siccome quelli , che non altro hanno in vista fuorché fintereste , dimodoché questo sia 1 unico loro oggetto nelle fatiche , che intraprendono ,* questo li muova a cimentarsi con tanti pericoli , e in mare , e in terra , e sotto pretesto di portare nelle più timore contrade , e alle Nazioni più barbare la cognizione del nome di Gesù Cristo ; Secondo questo Novatore i Gesuiti non hanno afro fine , che dì arrichite nel commercio , e ne fanno sede , secondo lui , j Banchi , che in più luoghi si veggono . Cantore della Morale pratica rappresenta i Gesuiti , quali Ebrei in Genova , Idolatri nella Cina* Ere- Eretici, e persecutori degli altri Religiosi nel Giappone , Negozianti per tutte l’Universo , Re «tel Paraguai . Pascal nelle lettere provinciali accusa i Gesuiti d’aver iteli' India , e nella Cina, ove nascosto il Mistero della Croce , predicando Cristo soltanto gl arioso , ove permessa l'Idola- tria con quess artificio d’indrizzare ad un’ imagine di Cristo nascosa sotto le vestimenta quelle pubbliche adorazioni , che fi danno ad, un Idolo, e a! Dottore Confucio . Quanto è glorioso per un difensore della Chiesa Tessere attaccato da «tintici di està Chiesa , tanto è obbrobrioso per un Cattolico dietro agli esempi di autori dannati , e sulle traccia di una Setta , che da tanto tempo lacera il seno alla Chiesa , e che per opprimerla più impunemente si spaccia una larva , e una fantasima , spargere queste favole, e dar credito a simili imposture , concor endo cosi indirettamente a’ danni della Chiesa medesima . Secondo . E’ una grande ignoranza, o una grande supercheria . Primo. L’accusare i Gesuiti come fautori d’Idolatria nella Cina. Secondo . I,'accusare i soli Gesuiti. Chiunque ode dire , Geliti ti fautori d’Idolatria , o ascolta nominare Riti Cinesi da taluni , che sotto il manto di Mora’e severa mordono continuamente i Gesuiti,si crede agevolmente, che i Gesuiti abbiano permesse nella Cina aperte , e spacciate Idolatrie ; ma ciò avviene , perché i nimici di questa Compagnia si abusano della fimplicita , e credulità del Pubblico . I Gesuiti non hanno permesso questi Riti , prima però della condanna fattane dalla S. Lede , se non perché per una parte vedevano quan- quanto fosse difficile staccare dalla pratica di essi i loro Neofiti , per fai tra parte dopo immensi studi, ed inquisite ricerche dei più dotti uomini , e scienziati , li credettero Riti non sacri ; tpa politici, e meramente civili. E perché ciò si dissimula dagli Avversari de’ Gesuiti ? Non era certamente cosi chiaro , come hanno preteso alcuni degli Avversari de’ Gesuiti , che •questi Riti sosterò infetti di superstizione, come è certo , che la Senna passi per Parigi . Se ciò fosse stato , e perché questa questione , che poteva decidersi anche da un ragazzo , die avesse imparato i primi rudimenti del Catechismo, tenne tanto tempo occupata fattenzione della Santa Sede ? Certamente la Santa Sede secondo le diverse esposizioni , diversamente ne giudicò , e fanno 1656. la Sagra Congregazione sulla esposizione , che gliene venne fatta , giudicò , che que’ Riti potevano tollerarsi , perché meramente civili', e politici , il qual decreto della Sacra Congregazione fu approvato da Alessandro VII. e poi nel 1669. da Clemente IX. Ecco il decreto della Sacra Congregazione : Sagra Congregati'.0 juxta ca , qua? superine proposita sunt , cen - juit , permittendas Sincnfibus Criftianis prtenomina- tas Cceremonias , quia videtur cultns mere civi- lis, ac politicar . Che diranno a questo i Censo' ri de’ Gesuiti? Pretenderanno forse , che la Sacra Congregazione , e con essi i due Sommi Pontefici Alessando VII. , Clemente IX. favorissero l’idolatria ? Né vale il dire con alcuni , che questo decreto fu surretHzio per la salsa esposizione fatta dal Padre Mirtini Gesuita . Ella è per verità una cosa amena, che gli Avversari de’ Gesuiti pretendano di essere meglio informati della S. Sede medesima , la quale r.on ha G mai inai voluto dichiarare falsa questa esposizione , tuttoché gliene fosse fatta istanza , ed anche allora quando nel 17C4. sotto Clemente XI. furono condannati questi Riti . Aveva Monsignor Carlo Maigrot Vicario Appostolico Fokiense nella Cina fanno 1659. adì io. Marzo promulgato un Mandamento , in cui ali’ articolo terzo dichiarava , che i quesiti proposti al Sommo Pontefici Alessandro Vìi. non erano in più cose •veridici , e che però i Missionari non potevano valersi in ordine a permettere il culto di Confucio, e de’ progenitori , delle risposte ali’ ora date dall’ Appostolica Sede , con saviezza sì , e rettitudine , ma giusta , e a tenore delle circostanze espresse ne' dubbi proposti . Chiedendo per tanto Monsignor Maigrot alla Santa Seda Appostolica la conferma del suo Mandamento , che rispose la Sacra Congregazione , e Clemente XI. a questa sua dimanda ? Rispose , che era sempre stato il costume della Santa Sede Appostolica in quelle controvversie di dare vere risposte a tenore delle diverse esposizioni a Lei fatte ; ma non mai decidere , se le esposizioni vere fossero , o false : ad quoefitum tertii arti culi bue remijsum Sacra Congregano Jatius duxit nihil refpondere , ite alias Jlppojìoiica Sedes ab eo, quei » in bjjufmodi controver/iis Sinicis bacienus te- nuit , antiquo more recedere cogatur , quo nirmrum ad ea , quje fili prò tempore , tametfi diverfimedè expofita fuemnt , responsa quidem veri tatis semper dare , nxmquam vero Juper expofitoru n bujufmodi ventate , jeit salfitate pronunciare consuevit . Che dicono a questo gli Accusatori de’ Cessiti . La S. Sede sì astiene da dichiarare falsa la esposizione a Lei fatta nel 16 50. , ed essi di fissa Sede più savj , e più illuminati pronunziano I sta» francamente , che falsa su la detta esposizione, e surretizio il decreto ottenuto. Cresce l'aggravio fatto a’ Gesuiti, ove si consideri , che non furono essi soli, ma altri Missionari d ogni Ceto, Agostiniani , Domenicani , e Francescani , e Preti secolari , che i Riti Cinesi prima della condanna di Clemente XI. permisero a’ loro Cristiani , appoggiati , come credevano, al decreto di Alessandro VII- , e sul supposto , che sosterò riti meramente Civili . Monsignor Alvaro Bonaventi Agostiniano , primo Provinciale del suo Ordine nelle Filippine, in apprestò Vicario Apostolico , e Vescovo di Ascalona , Monsignor di Di messa Vescovo di Beri to Francescano , Monsignor di Cicè Prete delle Missioni straniere, e Vescovo di Sabula , e fra i PP. Domenicani , i PP. Domenico Coronado , Sapetri , Carda; , Timoteo di 8. Antonio , Pietro d’Àlcalà , Io stessi) P. Novarette in una sua dichiarazione al P. Govea fatta in Cantone pensavano come i Gesuiti . Ma se vi fu uomo più a portata dì conoscere la natura de’ Riti Cinesi , e più versato in queste materie , questo fu certamente il P. Gregorio Lopez di nazione Cinese . Questi si chiama dal P. Navarette colto a meraviglia ne’ sacri studi , e di una squisita prudenza in maneggiare gli a stari , su Vicario Appostolico , Vescovo di Basilea , e poi Vescovo titolare di Peleino , lo spazio di anni 50. travagliò nelle Missioni della Cina . Era stato da’ suoi Superiori Domenicani incaricato di raccogliere , sulle ceremonie Cinesi ciò , che era sparso nei libri Classici della Cina , ciò , eh’ egli fece , e ne compose un trattato nella sua lingua . In essi) abbraccia il sentimento - de’ Gesuiti, e nella pratica si conformò sempre ali’opinione, che riguar- C z da- Z§ dava i Riti controversi, come puramente civili". Posto ciò si domanda a’ nemici de’ (resinici , e perche accusate i ioli Gesuiti come fautori d’I- dolatria nella permissione di questi Riti ? Se vi fu in ciò colpa , questa fu ad essi comune con molti altri ; se poi non vi fu colpa in seguir questo sentimento, come certamente non vi fu prima della condanna della S. Sede , e perché tanto imporre alla semplicità del Pubblico con i fragorosi , ma vanissimi nomi d'Idolatria, di superstizione , e di falsi Riti ? Quarto . Uomini dottissimi , e savissimi hanno dalle calunnie di Pontchascau , o di Arnaldo , di furieu , di Pascal su queste materie difesi i Gesuiti . Vegga si la querimonia Cattolica ad Innocenza XI. dell’ Illustrissimo Vescovo dì Malaga I rà Idelfonso da S. Tommaso, nella quale difendendo îa Compagnia dalle imposture di quei due Eretici coll’ autorità di S. Agostino, e dell’ Angelico S. Tommaso dimostra , che proprio è degli Eretici , non potendo oscurare la verità della Divina Scrittura , rendere odiosi coloro » da cui vien predicata , de’ quali possono fingere qualche sia cosa loro cada nell’ animo ( 5 . Agostino nell' Ep. 1)7. ) non sono contenti dì fingere quaIsisia malvagità , ma fingono le più gravi , con cui renderli sospetti , e indegni dell’ umana Società , ed in odio a tutti , o per opprimerli interamente colla loro detrazione gli aggravano di que’ mali- » che si possano nella Chiesa trovare peggiori , perciocché dicono, che sono falsi Appostoli , Ladri , ed Assassini , e penetra tori delle cose ec. S. Tommaso citato da Monsignor di Malaga opusc. 19. , " concioffia „ cosa che adunque ( così lo stesso Monsignor ). i Pa- i Padri della Compagnia con gran valore an-> „ nunziano la parola di Dio , ed in ogni parte ,, del Mondo traggono ogni di barbare nazioni „ ali’ ovile della Chiesa , disprezzino , e confu- „ tino i sogni degli Eretici , abbattendo per „ tutto I’imquità , qual maraviglia, che contro di essi vomitino tante impazzate calunnie per- „ versissimi uomini . " E più sotto con esempi tratti dalla Divina Scrittura , e con ragiono giustifica i Gesuiti . Il Padre Fra Domenico Sarpetri Domenicano in una sua Lettera scritta in Cantone i! giorno 4. Agosto 1668. attesta , che i Padri Gesuiti hanno predicato nel Regno della Cina Gesù Cristo Crocifissi), nè solo a viva voce , ma infin co’ libri , che in gran numero hanno- scritti , « pongono grandissima cura nel dichiarare i misteri della Passione a’ loro Neofiti , che in alcune loro residenze hanno erette Confraternite della Passione, e poco avanti il Persecutore della nostra Santa Legge , che aveva nome ì jam~ quam-Sien niuna cosa ha tanto rinfacciata a’ Predicatori del Vangelo, quanto l’adorar che fanno come Dio del Cielo , e della Terra un uomo Crocifisso , il che egli provava per i libri de è Padri della Compagnia . Attesta inoltre il Padre! Sarpetri , e dove bisogni dice ( il protesto cor» giuramento, che nè a preghiera , nè a persuasione di cbicchesia , ma per solo amor della verità mi sono fermato di render questa doppia testimonianza , che qui si vede . Perché dunque ha saputo , che preso il voto da certi dubb : proposti già nel 1645. alla Sacra Congrega zion? dell' Inquisizione Generale dal Padre Gio. Battista Mora les uomo veramente Appo ftalico , e "he <$, a- ope- ?» operava per zelo della Fede , alcuni mal’ affetti alla Compagnia hanno pubblicato nell’ Europa , e nell’ India, che i Missionari della Cina non predicavano Gesù Cristo Croci stilb , e permettevano a’ loro Cristiani 1’Idolatria , avendo io timore di approvare col mio silenzio le calunnie di costoro , e desiderando di poter riparare la riputazione di que’ Padri , ho voluto dichiarare il mio sentimento . Ecco quanto sono antiche le calunnie date alla Compagnia , ma ecco ancora col testimonio di due savissimi , e gravissimi Domenicani , quanto sieno insuslislenti , e quale ne sia I’origi- ne ! odio cioè degli Eretici alla predicazione del Vangelo , e mal talento de’ poco affezionati alla Compagnia. Posto ciò gli avversari della Compagnia , o sapevano le Apologie fatte da’ medesimi Domenicani, o non le sapevano . Se non le sapevano ; e perché sulla fede degli Eretici , e de’ mas affezionati alla Compagnia credere con tanta leggerezza cose tanto ingiuriose alla Compagnia , e spargerle nel pubblico ? Se le sapevano , e perché rinnovare le stesse imputazioni già convinte di falsità , e celare al Pubblico le dottissime apologie ? Se questo non è livore , e spirito di partito , quale sarà mai ? Sesto . Il Sommo Pontefice nel suo Decreto del 1704. in cui condanna i riti Cinesi , aslblve da colpa quelli,che prima desso avevano seguita altra prassi " culpandos non effe illos Miff.onarìos , „ qui aliam praxim ab ea,qttx in ipfo mandato pr e fiere la luce del Vangelo ; altri occupati nell’ istruire la Gioventù nelle scienze , e ne’ doveri di Religione ; altri nel coltivare le anime cogli esercizi spirituali ,• altri meli’ amministrare li Sagramenti della Penitenza, D e dell’ 50 e dell’ Eucaristia : altri nel dirizzare le persona di Contado , con far loro apprendere i rudimenti della dottrina Cristiana , le quali cose dice dì saperle per propria sperienza : attesta altresì , che da’ Vescovi di tutte le Regioni Cattoliche viene asti curato del grandissimo frutto , che per mezzo de’ Gesuiti ciascheduno di questi Vescovi riporta nelle rispettive Diocesi , e però per compiacere i giusti desideri di essi Vescovi, che la Compagnia avevano ad esso Pontefice grandemente raccomandata , si moveva a fare questa Constituzione, e a confermare nuovamente l’in- stituto . Così parla Clemente XIII. , così con lui la Chiesa universale . E qui si vuole notare , che con tante minaccie , che si fanno , e vane sparate di parole , nell’ atto , che fi promette di citare qualche Sommo Pontefice in prova de’ pretesi disordini della Compagnia , e si accenna per imporre al volgo ignorante , che altri ve ne sarebbero da poter citare , con tutto questo impegno io dico , e con tutti questi vanissimi artifici , non riesce agli Avversar] di citar neppur un Decreto di Pontefice , che abbia della Compagnia dal primo suo essere fino alla sua soppressione parlato poco favorevole . Noi citiamo il Breve , la Bolla ec. de’ Sommi Pontefici alla Compagnia favorevoli ; citino adunque , lasciate da parte le inutili parole , i nemici della Compagnia chiaramente , e distintamente le parole del Breve , e della Bolla , in cui un Sommo Pontefice, o più Sommi Pontefici abbiano della Compagnia parlato in biasimo . Posto ciò , dov’ è il bene, e il male , che sognano fatto dalla Compagnia i suoi nemici ? Turt’ i Sommi Pontefici moralmente, e segnatamente i successori di Benedetto XIII. , Bene- det- detto XIV, , e Clemente XIII. predicano il gran bene , che ha fatto la Compagnia ; di male non v’ è n’ è una parola , e gli Avversari gridano Scandali , Idolatria ec. , e pretendono di autorizzarsi con i decreti della sieda Santa Sede . Dove si vogliono osservare due ingiurie gravissime , che si fanno da’ rumici de’ Gesuiti alla Santa Sede . L’una , che tenendo essi un linguaggio così opposto a quello della Sede Appo- siolica , pure pretendono di autorizzarsi a dir male della Compagnia coll’ autorità della Santa Sede medesima . L’altra , che spacciando i Gesuiti , com’ essi fanno , fautori d’Idolatria , e rei di tanto male per la Curia , che rappresenta la Compagnia così infetta , accusano indirettamente i Romani Pontefici , e la Chiesa tutta della più enorme prevaricazione , poiché invece di schiantare i Gesuiti , e punirli severamente , come ragione voleva , se tali accuse erano vere, sabbiano anzi colmati di favori , protetti , beneficati , difesi . Vanissimi fono i rilievi fatti a provare scismatici i Gesuiti della Siesta , dove fi vuole osservare , che la parola Scisma , che è lo siedo che divisione , come notò S. Isidoro, e trae origine dal Greco Idioma si può prendere in buona parte , e in cattiva : ond’ è , che nato fra gli Ebrei disparere circa le azioni , e la vita di Cristo , l’Evangelista S. Gio. al capo nono feriste, che era fra quelli insorto scisma o divisione ■: Schisma faEium est inter eos : opinando alcuni santamente, che il Salvatore giusto si dimostraste, e Figliuolo di Dio , altri per lo contrario malignamente interpretando le azioni medesime , e per esile tacciandolo siccome empio , e peccatore, benché questo vocabolo posta in altro significato Da ado- Adoperarsi , e così fi faccia alcuna volta ; con tutto ciò , come egregiamente osservò il Suarez , suole usarsi a significare il peccato di quelli, che la cJsielà di Gesù Cristo ( la quale unica e sten deve ) tentano in più parti dividere. Questo si fa in due modi fecondo f Angelico S. Tommaso , e il Gaetano suo interprete altrove citato . Il primo modo è quando uno non vuole essere soggetto al Capo visibile della Chiesa il Romano Pontefice renuunt Ju beffe Summo Pontifici : Parole dell’ Angelico . Il secondo avviene quando uno ricusa di comunicare colle altre membra della Chiesa , CP qtii membris Ecclesia ei Jubjectis communicare -.'ecujant , cioè a dire spiega Francesco Suarez migliore interprete dell’ Angelico dei nostri Avversari , quando uno fi separa dalle altre membra della Chiesa nella partecipazione de' Sagra menti o Sacrifizi, che tono que' beni comuni, che i membri della Chiesa dispersa con uno spirituale vincolo fra di loro si «ingiungono . Supposta questa Dottrina certissima, e da tutti i Teologi ammessa si dimostra , che i Gesuiti di Silesia ingiustamente si chiamano Scismatici in quel senso , in cui suole adoperarsi questo vocabolo da’ Teologi dietro la scorta di S. Tommaso , cioè a significare il peccam dì quelli , che l'unità spirituale della Chiesa si sforzano di sciogliere . Non possono chiamarsi Scismatici nel primo senso , perché in niun modo si dividono dal Capo visibile della Chiesa . Le ragioni di sopra si arrecarono, e qui si ripe stono , e sono la prima, perché neppure si può dare lor-> la taccia di disubbidienti al Breve , non estèndo questo ad essi stato intimato . La seconda , perché, come coll’ autorità desi’ An- ge- î? gelico, e dell’ Interprete suo il Gaetano si è mostrato, esie non ogni, disubbidienza al C«po Visibile della Chiesa , anche colpevole rende uno Scismatico, ma solo quella, per cui si verifichi , che uno rifiuta di edere soggetto al Sommo Pontefice: renuit sub effe Summo Pontifici : Parole dell’ Angelico. Se un Figlio ubbidisse al Padre suo in molte cose , talora però si mostrasse disubbidiente , non si direbbe per questo, che un tale Figlio non vuole esser soggetto al Padre, e gli farebbe torto chiunque parlasse così , poiché _ non vuole esser soggetto al Padre , solo si dice di que! Figliuolo , che non vuole il Padre suo in niun modo ubbidire , e con esso lisi si porta come ss non gli fosse superiore . La siesta dottrina applicare si dee a quelli, che disubbidiscono al Romano Pontefice . Se questa disubbidienza interviene soltanto in qualche precetto , specialmente se creduto troppo gravoso , non sarà questa disubbidienza tale , per cui fi verifichi , che costoro non vogliono essere soggetti al Papa , e per conseguenza , che sieno Scismatici . Che se por sarà una tale disubbidienza , un tale complesso , e serie di disubbidienze , per cui si venga a scuotere ogni subordinazione , e a portarsi col Papa , come se non foste Superiore , in questo caso sì , che si dovrà dire , che costoro non vogliono essere soggetti al Romano Pontefice , e que stî sono coloro , che dals Angelico , e dal Gaetano suo interprete si dieno Scismatici ; renuunt fubejse Summo Pontifici, non efi schisma , sed nelle ìpfi subesse ut Ecclesia Capiti est Schisma , e if Gaetano , e il Suarez con essi ( dissi. rr. de ■excom. Papa reser, in Bulla Cana ) aliud est oam contumacia non obedire Ecclesia , vel Pontifici D z sor in una , vel alia re , aliud vero fimpliciter se sub* trabere ab obedientia ejus pertinaciter : hoc enim fignificat fimpliciter non recognofeere illum ut Supe - riorem , atque ita se gerere , ac fi non ejset illi subordinatus , ncque unitus ut Capiti . Da tutto ciò se ne diduce con evidenza , che i Gesuiti delia Silesia non fono Scismatici dei primo modo indicato dall' Angelico, perché è certo , che ancorché fi volessero dire colpevoli di disubbidienza al Breve di Soppressione, non però hanno mai per ombra pensato a scuotere la subordinazione , e la dipendenza dal centro dell' unione col Romano Pontefice . Né vale il replicare , che il Papa nel suo Breve ha parlato come Capo della Chiesa , poiché si risponde , in tre modi può il Papa imporre precetti , e come Principe temporale , e Vescovo di Roma , e come Capo dì tutta la Chiesa , cioè valendosi di quella autorità , che da Cristo ha ricevute di governare , e pascere tutta la Chiesa . Se parla come Principe temporale in questo caso niuno potrà chiamarsi Scismatico , se a questi precetti non si soggetta, né tampoco potrà dirsi disubbidiente al Vicario di Cristo ; al più si dirà ribelle , quando questi sia suddito al Papa , a voleri del suo Principe . Se il Papa parla come Vescovo di Roma , i suoi precetti obbligheranno i soli suoi Diocesani , né questo è il caso , di cui si tratta . Se parlerà come Capo della Chiesa , allora i suoi precetti obbligheranno tutti que’ Fedeli , cui sono indrizzati ,- e quegli , che sarà disubbidiente ad alcuno di questi precetti , dovrà dirsi disubbidiente al Caro della Chiesa, ma non Scismatico , se la sua disubbidienza non foste tale , che gli faceste scuotere ogni subordinazione al Romano Pontefice ; poiché questa sola condì- dizione è necessaria per rendere uno Scismatico, come con Fautori tà dell’ Angelico si è dimostrato . Benedetto XIV. nella stia Bolla sul digiuno, in cui ordinò una. sola comestione ne’ giorni di digiuno , anche a colóro , che per legittimi motivi sono dispensati da’ cibi Quaresimali , e loro è permeilo Tufo delle carni , proibì la mescolanza delle carni , e de’ pesci , parlò certamente come Capo della Chiesa . E che ? pretenderanno forse gli Avversar), che uno, il quale per intemperanza mescolasse i cibi grassi co’ magri incorrerebbe la taccia di Scismatico ? Neppure dire si po stono scismatici i Gesuiti d? Prussia , o Si lesta del Secondo genere di Scisma; indicato da S. Tommaso, quia membrìs ei sub- jeciii communicare recusant , poiché si sfidano glf Avversari ad indicare quali sieno que’ Fedeli,quali quelle Chiese, cui rifiutino que’ Gesuiti di communicare ne’ Sagrificî, ne’ Sagramenti , nel culto di Religione ? Dunque è evidente, che i Gesuiti di Prussia non hanno incorso , nè la prima specie di Scisma, nè la seconda , dunque è evidente , che la taccia di Scismatici loro si dà ingiustamente . Frivola cosa è il soggiungere i Gesuiti della Silesia fono ancora coll’ abito , gli altri in gran numero fon in abito di Preti Secolari ; dunque è innegabile Io Sscisma : poiché si risponde , negando la conseguenza. Primo perché questa divisione , quando anche fosse colpevole , non sarebbe vero Scisma , come di sopra si è provato. Forse che un fuggitivo dalla sua Religione , che colpevolmente si sottrae ali’ ubbidienza de’ suoi Superiori , si dovrà dire Scismatico ? Secondo perche questa divisione neppure si può dire scisma in significato meno usitato, come si direbbe essere D+ scisi- Š5 scisma fra vari Fratelli di una famiglia , che fri' di loro fossero discordi ne’ sentimenti, poiché di questa discordia di sentimenti fra gli uni, e gli altri non v’ è vestigio alcuno, e se i Gesuiti di Italia , di Spagna ec. sono da que’di Prussia divisi, né più compongono un corpo soggetto alle sieste legssi , e dipendente da un medesimo Capo, questa divisione non è da essi voluta, ma vi sono fiati da legittima Podestà obbligati . Le parole dell’ Angelico non fanno al caso nostro , poiché l’Angelico parla nel caso di vero, e proprio Scisma , come già si è veduto , del quale peccato si è provato non essere rei i Gesuiti della Silesia . Che dovrà poi dirsi , ove si rifletta, che le parole dell’ Angelico non fono state citate fedelmente . Il testo è stato mutilato . Eccolo come è legittimo nel citato luogo 2. 2. q. 39. art. 1. (y ideo proprie Sbismatici dìcuntur,qui propria J'pon - te,ir ìntentione se ab unitate Ecclesia separant , qune e({ u-nitas principalis. Ricchiede dunque il Santo Elettore, perche uno incorra la taccia di Scismatico , che uno di proprio volere , ed intensione si separi dail’ unità . Che i Gesuiti d’ Italia , di Spagna siano divisi da quei di Silesia , ciò non è avvenuto né per colpa dei primi, che a ciò sono stati per estrinseca autorità obbligati, né per colpa de’ secondi , che questa divisione non hanno per verun modo procurata , o promossa. Dunque fecondo 1’ Angelico a buona equità dee co richiudersi , che né gli uni , né gli altri debbono chiamarsi Scismatici , né in quel senso, in cui suole communemente usarsi questo Vocabolo da’ Teologia a significare cioè il peccato di quelli , che tentano 1’unità della Chiesa disciogliere , né in un senso meno usi ta to a significare la separazione di alcune membra da un corno, mentre questo nome Si nome non conviene se non a quella, che è libe- ra , e spontanea . Dunque dee pure conchiudersi secondo 1’Angelico, che ingiusta è in ogni senio la taccia , che si dâ di Scismatici a’ Gesuiti della Silesia . Tanto più si riconoscono lontani que’ Gesuiti dal meritare questa taccia , ove si rifletta,che neppure il biasimo hanno incorso di disubbidienti al Breve di Soppressione . Falso che il Breve sia. stato pubblicato in Roma , sii solo letto a quei Gesuiti , che colà esistevano . Que’ Gesuiti non erano i Gesuiti di tutto il Mondo. Conveniva dunque trovare un modo idoneo, per cui aveste il suo effetto anche per riguardo a’ Gesuiti di altre nazioni . A questo fine il Papa, per mezzo della Congregazione a ciò deputata fece spedire a ciaf- chedun Vescovo un’ Enciclica con ordine preciso ad essi Vescovi d’ intimarlo ciascuno nelle rispettive loro Diocesi. Questo è un fatto noto al Pub- silico , riè si sa intendere , come ad oscurarlo si sia divulgato da chi doveva saperlo personalmente, che nel Breve non v’ è parola dell’ ordine fatto a Vescovi d’ intimarlo , come se la S. Sede non potesse gli ordini suoi a’ Vescovi in altro modo indirizzare, che per mezzo d’ un Breve stampato . Di fatto come si sarebbero così i Vescovi uniti nel pensiero d’ intimarlo , se non ne avessero avuto da Roma espressi) comando? Si sa la ripugnanza , che parecchi Vescovi hanno in ciò fatto conoscere, e il dire, che ciò hanno fatto tutti i Vescovi senza obbligazione , ma solo perché non avellerò i Gesuiti scusa di affettata ignoranza , è un torto, che si Fa al Pubblico , credendo le persone tutte così sfornite di buon senso, e di discorso per non conoscere la verità, e infùsistenza di questo motivo. Essendo dunque così *8 così , come si è provato , che il Papa aveva filetto questo modo perche avesse sestetto questo Breve in tutti i luoghi, l’intimazione cioè fatta a tutti i Collegi , Gase,o ceti per mezzo de rispettivi Vescovi Diocesani,niuno de’Gesuiti a buona equità poteva chiamarsi disubbidente al Breve, perche non deponeva l’abito insino a tanto , che di ciò l’intima non gliene foste fatta per mezzo del Vescovo, o suo deputato con la lettura del Breve in quella Casa, o luogo, dove il Gesuita aveva il suo domicilio . Secondo ciò î Gesuiti della Silesia non avendo ancora ricevuto da’ loro Vescovi quess intima, non possono neppure chiamarsi disubbidienti. La taccia dunque di disubbidienti, e di Scismatici, i nostri Avversari danno a Gesuiti con poca accortezza, mentre non si avveggono,che se avesse questa taccia qualche fondamento sodo,a’ Vescovi appropriare solamente si dovrebbe, che loro non hanno ancora il Breve intimato; anzi a tutti que’ Vescovi , che si poslòno dire i Vescovi di tutto il Mondo, che a ciò fare hanno aspettato, come dicesi, il Regio Placet, e niuna scusa poslòno, ad esimersi dalla taccia di disubbidienti, addurre questi Vescovi, che con più sorte ragione non possano addurre a propria giustificazione i Gesuiti. Dal che si scorge, che si A tanza , che si è fatta da chi accusa i Gesuiti di Scisma, e di disubbidenza, cioè che questa taccia s’ è vera ,ricade ne’ Vescovi, anzi ne’ soli Vescovi , non è stata ancora disciolta,e conserva ancora tutta la sua forza . Da questo, che qui sì è detto, si può ancora agevolmente comprendere,quanto poco fondamento abbia il discorso di cert’ unì, che hanno preteso , che il Breve letto in Roma doveste da quel punto tutto il Mondo obbligare , arrecando in prova prova di questo la sentenza di que' Teologi gravissimi , i quali opinano, che le Bolle Pontificie per obbligare tutti i Fedeli non esìgono che la pubblicazione fatta in Roma. Questa sentenza non ha, ne può avere luogo nel caso nostro, non estèndo, come si è provato, stato il Breve di Soppressione promulgato in Roma, e avendo il Papa voluto , che a’ Gesuiti di altre nazioni s’ intimaste da’rispettivi Vescovi Diocesani . Ma via si conceda ali’ avversario ciò,che falsamente pretende, cioè che sia stato pubblicato in Roma, e che da quel tempo obbligaste i Gesuiti di tutto il Mondo, di modo che avuta la notizia di e sto sosterò refrattari ad e sto Breve, se non Io mettevano ad effetto, e che i Vescovi non abbiano avuto alcuna instruzione da Roma sopra ilpro- moverne l’esecuzione ; E che per tutto ciò? Non sono forse i Vescovi i Custodi de’ Canoni , non debbono essi vegliare all’ostervanza delle leggi Ecclesiastiche , e punirne i refrattari ? Sanno i Vescovi , che vi ha un Breve, che obbliga i Gesuiti a deporre l’abito, che li spoglia de’ loro privilegi , che li degrada dall’ esercizio de Sagri Ministeri , e i Vescovi veggono questi Gesuiti, altri per mesi, altri per anni tuttavia col loro abito , li veggono tuttavia a mantenersi nel possiedo dei loro privilegi, e dell’ amministrazione de Sacramenti; sanno i Vescovi, che questi Gesuiti refrattari al Breve sono fatti loro sudditi, niente meno che gli altri Preti Secolari , e questi Vescovi invece di reclamare, invece di obbligare coste censure questi Gesuiti ad ubbidire alB'-eve, a deporre 1’abito, ad intramettere 1’amministrazione della parola di Dio , e de’ Sacramenti , i Vescovi , che queste cose veggono, tacciono, dissimulano , e col loro silenzio , se non altro, autorizzano zano i Gesuiti in queste profanazioni , in queste disubbidienze , in questo Scisma preteso . Dunque sono essi Vescovi niente meno , che î Gesuiti , e più ancora rei di queste profanazioni , di questa disubbidienza , di questo Scisma . Ecco come , per qualunque parte si voglia , riguardare questa cosa , sempre ha luogo 1’ instarla contra chiunque accusa ! Gesuiti , cioè che questa taccia ricaderebbe ne’ Vescovi , ed ecco come 1' avversario pretendendo rispondere, sempre più si avviluppa , e si trafigge colle sue medesime armi . Si prega ciascheduno finalmente a leggere attentamente questo, e il mio primo scritto,e mi lusingo , che ogni uomo savio mi farà questa giustizia di contestare , che non vi è in essi nè insulto di alcuna persona, molto meno di chi debbo più rispettare , nè insussistenti censure, nè funesto carattere , per cui si possa da Uomo del Mondo qualunque siasi formare un sinistro concetto , accuse, delle quali sono stato indebitamente aggravato, ma che io procuro in essi sempre fare uso unicamente della ragione , o dell' autorità . EE- REPLICA DEL VESCOVO DI TORTONA Ad una Scrittura anonima pubblicata in Genova , ED INTITOLATA RISPOSTA 'Ad un certo scritto , che s’intende girare per Genova , e ed altri Avversari degli Ex-Gesuiti . S ia ringraziato Iddio, che nella controversa eccitata dal Signor Abbate Brignole , esce in campo un’ Anonimo Filosofo, che unicamente vuol far uso della ragione , perché i termini ingiuriosi pregiudicano alla propria Causa , come cosa indegna ad un Filosofo, e ad un Cristiano , manifestandosi la verità per se medesima col suo nativo splendore . Ma prima d’entrare in disputa , bisogna parlar chiaro : Se il Filosofò vuol replicare alla mia risposta , eccomi pronto a sostenere , se posto , quello , che ho scritto , ed a ritrattarlo , se sarò convinto di aver errato ; ma se questo Anonimo vuol prendersela cogli Avversari de’ Gesuiti , come dice nel titolo, io non entro in tal numero. Mi sono espressamente protestato , che gli ho amati con quel generale amore , con cui amo tutti i gegoiarì. Espressamente mi sono protestato, di non essere nel numero dei loro Avversari non non sono di quelli accaniti nemici , che nella Società non fanno vedere , se non se scelleraggini , e le sejje innegalili buone azioni le avvelenano come figlie dì una intollerabile superbia , e finijfima ipocrisia . Anzi a me sembra di aver accordato alla Compagnia tutte quelle più essenziali lodi , che dar si postone ad un’ Ordine Regolare , santità cioè, e scienza .Dissi, chi è quello , che neghi esservi stati nella Compagnia .... soggetti insigni per santità , che veneriamo _ sù gli altari, per Scienza , che arrichiscono le librerie , soggetti in somma , che hanno fatto un gran bene . Sù gli altari non si va, se non se per virtù in grado eroico . Le Librerie non si arrichiscono con libercoli, ma con opere insigni . Santità , e scienza sono le prerogative vere, ed essenziali di qualunque Ordine Regolare . Ecco quanto io ho scritto per appurare ciò , che lungamente aveva provato, che la Santità a- veva fatto gran bene . Così parla la mia risposta , quale eccomi pronto a sostenere senza entrare, fuori di sentiero, in quanto dicono gli Avversari de' Gesuiti , essendovi di già prò e contra in tali pendenze centinaia di libri alle stampe . Contro me dunque principia 1’ Anonimo Filosofo della ragione , che " se io avessi voluto usare dì questa , e del buon discorso , non avrei arrecata una cotale serie di Ecclesiastica erudizione, che niente fa a proposito. Cortese, ed amorevole principio, con cui fa uso unicamente della ragione, tacciarmi, che scrivo senza ragione , senza buon discorso , e fuor di proposito per far pompa di Ecclesiastica erudizione ; ma credo,che in questo abbia preso sbaglio,e molto più nel!’ asserire , che questo era il punto , di cui fi trattava; se in Roma , e in tutto lo Stato Ecclesiastico fossero gli Ex-G. suiti esclusi daW amministrazione del Sagra « mento «; mento della Penitenza . Tanto è lontano dal vero, che questo sia il punto, di cui io trattava col Sig. Abbate Brignole, che anzi nella risposta al foglio mandato a me, sparso in Genova , ed in Nove, solennemente mi dichiaro, che sopra questo punto nè devo, nè voglio dargli altra risposta, se non se un solennissimo sprezzo. Fondo questa mia risoluzione sulla Bolla ad Militantis della S. M. di Benedetto XlV., poiché se in questa materia il Metropolita stellò si azzardasse a dare una inibizione , può il Suffraganeo impunemente sprezzarla, a fo/tiori postò , e devo sprezzare quel foglio, che uno senza autorità , senza verun carattere di mio Superiore,abusandosi della confidenza, che gli fa una sorella di communicargli una mia lettera familiare per accendermi contro una pubblica controversia , colpo, che da un Cavaliero , e da un Ecclesiastico di tal fatta , non mi sarei mai aspettato; in una materia, che in nulla toccava la sua Persona, da se si erge in Giudice , e definisce Ex Catbedra estere falso il motivo , che nella mia lettera famigliare aveva addotto , e non contento di fare una severa anoto- mia a quanto famigliarmente scrivo a sua Sorella , replicatamente da trionfante mi sfida a mostrargli qual Papa abbia giammai parlato poco favorevolmente della Curia Generalizia , o di qualsisia ceto de’ Gesuiti ; ad una tale avvanzata condotta, io né devo,né voglio dare altra risposta, che un solennissimo sprezzo. Questo è Fonico punto , che io ho trattato col Sig. Abate Brignole , e spero, che riflettendo meglio il Sig. Anonimo Filosofo , vedrà, che avendo io citata una sola Bolla nota per fino ad ogni ultimo Notarello del- Curie ecclesiastiche, non si può dire una ferie di Erudizione Ecclesiastica ; vedrà , che se detta Bol- k4 la , che mi da il fondamento legale alla mia risoluzione posta dirsi , che niente fà a proposito, vedrà se il mio discorso, che procede in vigore della Bollala fortiori posta dirsi,che non ho voluto usare della ragione , del buon discorso : onde spero, che se ciò ristette il Sig. filosofo della ragione, non sara tanto liberale nel!' encomiarmi , come ha setto sul bel principio, sembrandomi, se non jn’ inganno , che le sue qualificazioni , che mi da, non siano molto gentili . Unicamente a fine, che Sorella non restaste preoccupata dai sentimenti di quel soglio, chetarlo si decantava dai Terziarj , procurai con un’ altra Lettera famigliare da me sottoscritta , insegnandomi il Vangelo, che solamente qui male agii, odit lucem procurai, dissi , di sciogliere le obiezioni , che in esso si facevano. Nella mia prima Lettera scritta unicamente per appagare la curiosità della Sorella , io aveva detto , che " la S. M.di Clemente XIV. non solamente nella Diocesi di Roma, ma in tutto lo Stato Ecclesiastico ha negata la facoltà di confessare a tutti gli Ex-Gesuiti . AH’ opposto il foglio comincia sisi II Papa nel Breve di Soppressione accorda espressamente ai Vescovi la facoltà di approvarli per la Confessione, e nella posteriore Encilica , non mandata però a tutti i Vescovi , non si nega la facoltà di approvare gli Ex- Gestiiti ; solo si vuole, che non si seccia senza chiederne la permissione ~ Ecco la quistione nei suoi nativi termini , ed eccola sciolta coi termini stessi della legge portata dal!’ Enciclica mandata a tutt’ i Vescovi dello Stato Ecclesiastico . Dopo aver enunziato , che il Papa nel Breve di Soppressione accorda espressamente ai Vescovi la facoltà di approvare ( gli Ex-Gesuiti 1 per la Confessilo- ^5 sessione ec. comanda _ >Ad omnem idcirco removen- „ dam ambiguiiatem, consulto prius Sanciisfimo , fix ,, de illius expreijo mandato declarant mentem effe ejufi dem Sancii fimi Domini Mostri, ne Jlmplitudo tua ea~ „ dem facultate utatur “ Può esser più chiara la. legge derogatoria della facoltà conceduta nel Breve di Soppressione ? Può esser più letteralmente uniforme a quanto io aveva scritto ? Il Papa in tutto lo Stato Ecclesiastico ha negata la facoltà di Confessare a tutti gli Ex-Gesuiti . Da questa legge eccettua unicamente quei Vescovi, che previamente avranno ottenuta Singulti vicìbus la speziale licenza da S. Santità , e dalla Congregazione , nifi prius obtenta speciali li- centia a San ditate sua, & a prcedicìa Congregatane „ deputata “ E perche Exceptio firmai regniam,questo nifi, questa eccezione prova maggiormente resistenza della legge generale proibitiva . In quella guisa, che il Rè attualmente ha proibita l’estrazione del grano , nifi, se non se in caso , ch’egli ne dia a taluno una speziale licenza . Quanto sarebbe compatibile , per non dire ridicolo uno , che in vigore di questa eccezione pretendesse , che soste falso il dire, che sia proibita per leggo generale lustrazione de’ grani / Da chi ha tanto impegno d’impugnare quel- jrtia asserzione mi si può opporre, che io ho riferita la legge proibitiva, e non la eccezione . Rispondo , che non 1’ ho fatto , perche non era obbligato a farlo. Mese, anzi Dio medesimo ha pub« silicata la legge non ammazzare ; questa legge ha moltissime eccezioni, nifi, se non in caso, che st faccia per autorità nubblica, nifi ciò segua per difesa propria cum moderamine inculpatce tutelce ec-, Ma Dio ha pubblicata la legge senza fare il minimo cenno delle eccezioni dei, nifi . Non credo, E chtj 66 che si dia alcuno sì temerario , che per la om* incisione di aver accennate le eccezioni, ne inferisse essere falso , che Iddio abbia fatta la legge generale non ammazzare . Tanto più io poteva , e doveva non fare alcun cenno di questa eccezione , perche io non ho alcun merito di ottenere questa speciale licenza , e non ho verun’ obbligo, nè prurito di ricercarla. Quando io mi lusingava di aver salvata la mia asserzione , esce in campo il Filosofo , che unicamente fa uso della ragione, ed intende provarla ad evidenza assolutamente falso. Pretende egli estere evidente che la mia prorosizîone equivale a quest' altra ~ >Gli Ex-Gefuiti in tutto lo Stato Ecclesiastico nè confessano, nè predicano, per- „ che il Papa loro nol consente ; chiunque dun- 5 , que con vari fatti alla mano , prova , che in 3 , Roma confessano gli Ex-G'esuiti , falsa dimostra 3 , estere la proposizione avvanzata ~ Mi compatirà il Sig. Filosofo della ragione , se essendo io decrepito di 8z. anni ho la vista debole a segno, che non veggo nè meno questa sua evidenza, arzi mi pare, che evidentemente sia totalmente diversa la mia proposizione da quella, eh’ egli crede equivalente , e di più mi pare , che se reggesse questo modo di argomentare- , non vi sarebbe Î iù alcuna legge nè Civile,nè Ecclesiastica , nè )ivina. Non di scostandomi dals esempio di sopra addotto , cosa fi direbbe di uno , che argomentasse su questo gusto? E’ evidente > che questa proposizione : Iddio comandò agli Ebrei di non ammazzare, equivale a quest’ altra: gli Ebrei non ammazzano , perche Iddio nol consente ; Chiunque con varj fatti alla mano prova, che gli Ebrei ammazzano, e che Io stesso Mosè ne abbia fatti ammazzare tante migliaia , falsa dimostra essere estere la proposizione , che Iddio abbia comandato agli Ebrei di non ammazzare . Cosa mai fi direbbe di un tal modo di argomentare ? A me perciò sembra evidentissimo, che i fatti contrari alla legge nè provano, nè provar pessimo , che non vi sia quella legge, perché possono essere seguiti o per legittima dispensa della legge , o per maliziosa contravenzione del delinquente ; altramente con questo modo di argomentare coi atti alla mano di tante Idolatrie commesse dagli E- brei , si proverebbe essere falso,che Iddio col primo precetto avesse proibito agli Ebrei l’Idolatria; mi consolo però di aver veduto qual’ uso faccia questo Filosofo della ragione , che si protesta di avere per unica regola . Bramerei bensì , che avendo questo Filosofo Iodata cotanto, e giustamente la verità, avesse la bontà di non scostarsene, mettendomi in bocca ciò , che, nè ho detto , né mi sono sognato di dire , per poter poi ritorcere contro di me la parità , provarla come addotta fuor di proposito , e che colf esempio dì mangiar carne in Quaresima ogn’ uno si burlerebbe di me. A questo fine mette in bocca del Vescovo la risposta , che non nei è uso nelle Diocesi d’ ordinare fuori de’ tempi consueti , acciochè gli si posta rispondere, che non si tratta di questo punto . Abbia la bontà il Sig. Filosofo di rileggere la parità , e veda , se nè meno per ombra il Vescovo si riportò ali’ uso delle Diocesi, e se ciò gli rincresce; eccole in corto il paralello delle parità colla presente qui st ione . Nella Parità. Il Vescovo dice, che? Sacri Canoni proibiscono di dare gli Ordini Sacrî fuori de’ tempi consueti- Se per provare , che non vi sia questa legge proibitiva uno veniste con alla mano il fatto , di molti, che fono stati j ordinati in Sacri; fuori T8 Nella Lettera. Io dico che il Papa in "Poma ha proibito di Con- sessarc agli Ex-Gesuiti. Se per prcrvare, che non •vi sia questa legge proibitiva, uno veniste con alla ■mano il fatto di molti Ex- Gesuiti, che confessano in i Roma . I de’ tempi consueti. lo rispondo , che sono I Risponderebbe il Ves- eccettuati dalla legge proi - j scovo, che sono eccettu- hitiva quelli, che previa-' ati dalla legge proibiti— mente ottengono ogni voi- J va quelli , che previa- ta una speziale dispensa , > mente ottengono ogni e perche Exceptio firmat volta la dispensa Aposto- regutam , la necessità di J lica, e perché exceptio questa speziale licenza è : firmat regulam, la necel- una prova dell ’ esistenza i sita di questa speziale disiai questa legge proibitiva , j pensa è una prova della i esistenza di questa legga ! proibitiva . Non si alterino dunque le parole , ed î sensi, si metta in confronto la presente quistiona colla parità addotta , e poi , non dico ogni uomo sensato , ma qualunque, che abbia un primo principio di ragione in capo, non potrà mai dire, che la parità non ha a che fare ali’ intento , che niente conchìude ; che di una salsa test fi adduce una più cattiva prova , e che questo non è il punto , di fui fi tratta . Si tralasci anche nell’ esempio di mangiar carne in Genova quel ridicolo motivo di riccor- Jere ali’ uso, ma si cominci il paralello colla legge i cfeei Escono i Sacri afte». , clia’ legge van® I sarto o /iati fuori Ves- etta- : biti- •vìa~ ogni osto* Tf pii) teces- •disella M osi, rolla fenilici* che che uni , di giat corse? €9 >jre proibitiva ec., ed anche questa parità concluderà contro la tesi del Sig. Abbate. Graziosa poi c la ragione , con cui si vuol provare , che la parità non fà al proposito ; Perché? perché non vi è fiata mai legge ec. ; Bellissima, e nuova maniera, d’ argomentare , portare per prova la franchezza di replicare la tesi fin ora sì diffusamente impugnata 4 Il nome di Sinedrio , sopra cui si fà tanto fuoco, non solamente prestò qualche Nazione , ma presso gli Ebrei, i Greci, ed i Latini è nome di onore . Il Sanedrim degli Ebrei sapiamo in quale venerazione foste. Presto i Greci significa i Senatori per testimonio di Tito Livio, e presso i Latini significa Assessori, Consiglieri , coma spiega Roberto Stessano nel Tesoro della lingua latina . Per se medesimo dunque il Titolo di Sinedrio è titolo onorevolissimo prestò tutte le Nazioni più colte , Ebrea, Greca, e Romana , non pertanto può pigliarsi in mala parte , quando si appropria , a chi Io merita: come il titolo diOot- tore è titolo onorifico, e da chi ne ha ottenuta la Laurea si prepone per onore al proprio nome, ma se si dà ad un Bifolco idiota, o ad un qualche ignorante, che vuol farla da Sciolo , diviene: un nome odioso. Io diedi il nome di Sinedrio alla Curia Generalizia, per significare que' Padri prescelti a rappresentare abitualmente la Società, gli Assistenti, e Consiglieri del Padre Generale, i Senatori della Compagnia; se si offendono di questo titolo è segno , che si protestano di non meritarlo , come uno, che si offende d’ essere chiamato Dottore . JEd io entro nel loro sentimento, e me ne ritratto, poiché se per oracolo della s. m. d'Innocenzo XIII. hanno covata s Idolatria, non meritano certamente il glorioso titolo di Asses- E; fori, fori, Consiglieri ,e Senatori di lina ReligioneCat* rosica . In rigore poi non si può dare questo ti-* tolo nè ai Concili , nè ai Sinodi , perche non hanno un’ unione dei soli Senatori Ecclesiàstici - Ad una tale unione il titolo di Sinedrio non sarebbe ingiuria, ma onore, perche sarebbe 1 unione de’ soli Senatori. Arma però 1’ Anonimo Filosofo un nuovo argomento contro la mia risposta , dicendo " che scagliandomi io contro la Curia Generalizia dei 5 , Gemiti, e dicendo di està cose tanto odiose pre- 3 , giudico alla mia Causa. ed in vece di purgar» 3 , mi somministro un nuovo argomento .... che „ in senso odioso abbia nella mia prima risposta 3 , usato il vocabolo di Sinedrio ~ Ma abbia la bontà il Sig. Filosofo di non confondere i tempi . Nella mia prima risposta io altro non dico se non se, senza Generale , senza Sinedrio e perciò sen* za legittimo Capo . Onde siccome non è affronto dare al Superiore il titolo di Generale, non dee prendersi in senso odioso il titolo di Sinedrio, che dò ai Consiglieri, che fanno un corpo con Lui , e che io chiamo legittimo Capo . Non è in senso odioso il titolo precedente di Generale , non è in senso odioso il titolo sustegnente di legittimo Capo , ed ha da estere in senso odioso l’interme- dio, che s’ include nel termine di legittimo Capo ? Con quel termine legittimo escludo l'esempio del Conciliabolo Effesino,che non era -legittimo. Nella seconda mia lettera proseguo a prendere il termine di Sinedrio in senso onorifico, e veggendo., che se ne offendono, come di un nome odioso,dico , che non lo meritano, come se dalli a qualche Sciolo il termine di Dottore , se se ne offende, me ne ritratto, e dico, che ha ragione, perche non Io merita . Entrando ali’ ora nel di loro senti- •Cab 7i sentimento, dirò ancora to, cha la Curia Ge^e» ralizia ron merita Fonorevole titolo di Sinedri» per que’ motivi, che vengono addotti non dame, ma da Innocenzo XIII. , motivi , che non adduco io spontaneamente , ma sforzato dalla sfida , che mi fa i! Sig. Abbate -, il quale replicatamente avendomi sfidato; se taccio, mi dò per vinto, ed egli trionfa ; se rispondo col testo d’In- nocenzo XIII. , foro accusato, che mi scaglio dicendo tante cose odiose della Curia Generalizia. Geloso osservatore di quanto ha comandato la fi m. di Clemente XI., che niuno scriva cosa alcuna, o di proposito, o per incidenza sopra i Riti Cinesi senza speziale licenza del Romano Pontefice , sfidato dal Sig. Abbate a mostrargli cosa abbia detto qualche Papa di poco favorevole alla Curia Generalizia, o oualfiafi ceto di Gesuiti , no ho trascritto, che parte del decreto d’Innocenzo XIII., perche ne! Rreve di Soppressione due volte il S. Padre lo cita . ^rima nei numerosi Pontefici, che inutilmente si fono impiegati per sedare i torbidi , e le tempeste de’ Popoli suscitate dalla Società, indi replicatane la citazione, dove d : ce " Ingens denique allatus est moeror „ Pa:decessi>ribusNostris,& in bis pia; memoria; In- „ nocentìo XI. , qui necessitate complusus eo de- „ venir, ut Societati interdixerit Novitios ad ha- „ bitum admittere ; tum Innocenti» Papa: XIII., „ qui eamdem poenam coactus fuit eidem com- ,, minar! “ sfidato dal foglio a mostrare, se alcun Papa abbia dato titoli così odiosi, come il nome di Sinedrio , o alla Curia Generalizia, o a qual- sisia ceto de Gesuiti , porto unicamente le parole del Precetto d’ Innocenzo XIII. citato ne! Rreve di Soppressione, perche in e sto si parla e della Curia Generalizia, e del ceto de’ Missionari F. 4 della 0 7 a . della Cina, Tonehino, Cocincina; ma non si parla nè di proposito, ne per incidenze, de ’ Rtss Cinesi e delle controversie per ejsi nate, si parla unicamente di quelli , che continuano tuttavia con replicati atti di positiva disubbidienza ai decreti , ed ordini della S. Sede, e con sommo pregiudizio delle anime . . . non celiando con biasimevoli arrisici d’ impedire l’esecuzione delle determinazioni Ap- posloliche , e signanter di quella , che comincia, Ex illa Die , della s. m. di Clemente XI-, emanata sopra i Riti Cinesi, non ostante , che abbiano prestato il giuramento in essa prescritto di esattamente osservarla . Si parla di quelli , che sono stati scandalosissimamente instigatori, ed esecutori della Carcerazione de’ Missionari Apostolici a nome d’ un’ Imperatore idolatra . Non sono io, che mi scagli , sono parole del precetto Apostolico . Quindi ai riflessi, ne’ quali tanto si difende il Filosofo della ragione per quella parte, che riguarda le tante accuse date ai Giansenisti , lì sfoghi quanto vuole , dia il grazioso titolo d 'infame alla compilazione delle asserzioni , risponderà , se vuole il Parlamento di Parigi, che ne ha fatto tant’ uso ; io non risponderò una parola tolta da tanti libri , che sono già al Pubblico, perche non si tratta dì ciò , che abbian» detto contro la Società i suoi nitsiici , si tratta unicamente del Precetto d’Innocenzo XIII. portato da me, non già spontaneamente, ma necessitato dalla sfida fattami ; quantunque lo procuri cotanto, il Sig. Anonimo, io non voglio uscire suor di sentiero, come mi sono protestato al principio . Quanto poi ai Riti Cinesi , era inutile con Io spezioso nome di Riflessi ravvivare la maggior parte degli argomenti , coi quali per quasi tutto il Seco- Î1 Secolo passato la Società ha procurato con tanto impegno, che noti fossero condannati d’Idolatria que’ Riti . L’ Anonimo Filosofo avrà potuto senža colpa ravvivarli al Pubblico, perche forse esso ne avrà ottenuta la necessaria licenza dal S. Offizio. Io non ho tal facoltà, non posso copiare que’ libri , da’ quali sono siatesi felicemente confutate le ragioni addotte in favore di que’ Riti, che finalmente la Santa Sede ha solennemente condannati . Prima della condanna , senza veruna colpa le potevano addure i dissenso* ri dì que’ Riti, ma dopo della condanna , senza licenza del S. Officio niuno ne può far ufo , nè dì proposito , nè per incidenza . Se mi verrà data I’ Appostolica licenza potrò rispondere senza fatica , perche basta, che dia â copiare î molti libri, che sopra tal materia sono usciti > E’ cosi necessaria questa licenza, che avendone il Padre Du sfaldo nel Tomo III. della pomposa sua istoria della Cina parlato, il Padre Generale Retz ammonitone dal S. Offizio alli ir. Agosto 1759. protestò, che ostò, e con luì tutta la Compagnia riprova , ed abolisce quanto quel suo Suddito ha scritto,o pubblicato intorno ai Riti delIaCìna contro il tenore del menzionato decreto del 1710. Siccome S erò io ho a che fare con uno, che esce presto ’ impiccio con negare i Documenti,confesso, che non ho 1’ originale di tale protesta,ma unicamente il memoriale stampato nella Camerale, che il Padre Retz fece imprimere per rendere pubblico il di lui sentimento . Sarebbero bene angustiati gli scrittori, se sotto pena di avere una mentita, in faccia, e cori ciò d’essere trattati da impostori , non potessero riferire alcun fatto , se non es- traendone da diversi archivi copia autentica,anzi tante tante copie legalizzate quanti possono essere i Lettori . Venendo ora al Precetto Appostolico d’ Innocenzo X II- , che non fi vuol credere sulla parola degli ^Avversar] , che non meritano alcuna fede, vedo, che la cautela usata da quel Sommo Pontefice per impedire la franchezza di negare i documenti , non è suffic'ente. Delle Bolle, de Brevi , de’ chirografi ordinariamente non se ne fa se non se un’ unico originale ; del nominato precetto comandò " formarsene due altri consimili , ,, uno de’ quali vuole Sua Beatitudine ritenere ,, presso di se, e che un’altro se ne conservi nell’ „ Archivio di Propaganda, il terzo rimanga pres- ,, so il Padre Generale " Poteva l’Anonimo Filosofo da qualche suo amico far osserva'e nell’ archivio del P. Generale, o in quello di Propaganda 1’originale di questo Precetto, prima di sentenziare sì risolutamente, che non merita veruna fede. Siccome della protesta del P. Retz ho confessato , che non ho presso di me, se non se la stampa della Camerale, così confessi, che di questo precetto non ho che la copia manoscritta cavata dall’ originale esistente come sopra press il Successore d’Innocenzo XIII. quando io aveva l’immeritato onore di servire la S. M. di Benedetto XIII. di suo Aiutante di studio , e Bibliotecario segreto, e vidi l’originale in occasione , che il P. Generale Tamburini pesentò a S. Santità il Memoriale già presentato al suo Antecessore , accompagnato da una voluminosa apologia , che procura di fare in ordine di tale Appostolico precetto , corredata da un più voluminoso sommario di un libro in soglio , alto due traversi di dita, e perche mi parve ingegnosiffi- fila quella Apologia, WS ne feci stendere di tutte» una copia , che tutt’ ora conservo . Ben è vero, che quest’ Apologia forse non avrebbe restituita alla Compagnia la libertà di, dare 1 ’ abito, giacche terminava il triennio fissato nel Precetto d’ Innocenzo XIII. , se non sosterò comparsi iti Roma i Missionari , che si tenevano prigioni nel Collegio di Pehjno . Protestavano i Gesuiti , che essi non potevano mettere in libertà ì tre Missionari, estendo carcerati per ordine espressi) dell’ Imperadore , e quanto al Signor Pedrini portano per extensum !' ordine dell’ Imperadore nel Sommario n. 6. N. i. 90. ; che non doveva estere rilasciato , se non se quando fosse ritornato nella Cina Monsignor Mez- zabarba , ma quando sù intimato ai Gesuiti , che se dentro quel triennio , non sosterò stati scarcerati i tre Missionari , non avrebbero potuto dare l’abitò ad alcuno , il vantato decreto Imperiale non impedì più la scarcerazione , ed i Missionari ritornarono liberi a Roma. Non per tanto per prima fondamentale rispósta non si vuol credere questo precetto sulla mia parola , perche non merito alcuna fede . Ma prego il Sig. Anonimo a riflettere alla parola di Clemente XII. . Attesta egli, che Innocenzo XIII. minacciò di proibire alla Compagnia il poter dar l’abito ai Novizi • Ora in tutte le Bolle , Brevi, e Chirografi di que? Papa non troveranno questa minaccia , se non se nel Precetto intimato al Padre Generale da Monsignor Caraffa . Prego il Sig. Anonimo a riflettere , che sarebbe una somma ingiuria at più abbietto villano , che attestaste un fatto de proprio visu , ss prima non viene provato per 76 per mentitore ; onde senza questa precedente prova non può farmi questa somma ingiuria , che io non merito alcuna fede . Prego il Sig. Anonimo a ricordarsi , che ha mestò per base della sua risposta , che indegna cosa e di un Filosofo, che colla ragione fi deve condurre , e dì un Cristiano , che ogni offesa del Prossimo deve schifare , usare nel rispondere ingiuriose parole , e mordaci , ed il dire che non merito alcuna fede , mi sembra proposizione alquanto mordace . Ma via , se iscusare non postiamo la mordacità dell’ espressione , scusiamone l’intenzione dell’ Anonimo Filosofo della ragione , ed io mi consolo , che se presto lui non merito alcuna fede , la danno a’ miei attestati il Papa , e le Sacre Congregazioni , e passiamo ali’ altra risposta , eh’ egli dâ al detto Precetto d’ Innocenzo XIII. Questo non e Decreto Pontificio , ma parlata di Monsignor Caraffa nell ’ atto di' intimare gli ordini del S. Padre . Non litighiamo di grazia ^inutilmente sul valore delle parole . Ciò , che al Signor Anonimo piace nominare parlata di Monsignor Caraffa è il preambolo de’ Precetti Apostolici nel foglio intimato da Monsignor Caraffa; preambolo , che equivale ai visir , i quali precedono , e sopra i quali è fondata la sentenza . Infatti nel Memoriale Apologetico sopradetto dato alla s. m. d’ Innocenzo XIII. il Padre Generale Tamburini confessa “ si fece „ da Monsignor Secretarlo della Sacra Congre- „ gazione di Propaganda con suo biglietto sot- ,, to li 8. Maggio una generale notificazione al ,, Padre Giampriamo , che si desiderava inten- ,, dere , se egli aveva alcun’ altra cosa sulle ma te- materie della Cina da rappresentare , sug- „ gerire, e proporre^ Furono dunque intesi pri- ,, ma i difensori, anzi eccitati a proporre quanto „ volevano per informare il Papa " . Posto poi questo preambolo , che equivale ai visti , il Padre Generale con gli assistenti si obbligano ad eseguire non la parlata di Monsignore , ma i precetti del foglio intimato . Si prenda il Sig. Filosofo della ragione F incomodo di leggere quel foglio, e vedià, che non è parlata di Monsignore, ma preambolo de' Precetti Pontifici e- quivalente ai •vifis . Ma non importa , chiamiamola parlata ; questa parlata risponde alla obbiezione, che sa in terzo luogo contro i Precetti d’ Innocenzo XIII. " Che il Papa non „ era certamente persuaso di ciò, che in està par- ,, lata .... si contiene, poiché altramente do- „ veva ordinare , che si spiantassero i Gesuiti dalla Cina „ e di fatti in detto preambolo si dice " sebbene la qualità tutta ben nota di esse „ ( procedure ) esigerebbe giustissimamente dalla „ sua suprema autorità il rigore del più severo „ risentimento , usando nulla di meno della sua „ Paterna Clemenza si restringe per ora ec. Da Giudice, si Signore , doveva schiantare quei disubbidienti , ma da Padre si contenta perora di addossar loro que’ precetti , sperandone l’e- menda . Sogghigno però nel bel primo Precetto “ in qualsivoglia evento , che essi sperimen- ,, tasterò, supponessero, o affettassero di non poter „ ubbidire .... sia pensi ere del Padre Generale „ di far partire tutti i disubbidienti dalla Ci- „ na, e dagli altri Regni , e luoghi sopra es- „ pressi , ritornando in Europa sotto le pene ec . si condannano d’ Idolatria i Riti Cinesi ; c prima aveva asserito , che constando al Padre Generale l’insordescenza de' suoi sudditi in questa materia d’Idolatria, esiò , nè ha preso alcun valido prevedi mento per ridurli alla dovuta ubbidienza , e neppure hà fatta veruna rappresentanza, 0 praticata alcuna parte colia Santa Sede, Povero Innocenzo XIII, 1 si aspetti ti dal Decolonia essere registrato anch’ esso nel numero de’ Giansenisti , o per Io meno de’ lo?- ro Fautori , che così decide 1’ Anonimo Filosofo della ragione . Anzi avendo dette queste parole mordaci I’ Anonimo Filosofo , lo ha già scancellato dal Catalogo de’ Cristiani perché ? cola indegna dì un Cristiano usare .... ingiuriose parole , e mordaci . Ma la sfida non è già di passaggio; porta egli lunghissimamente gli elogi dati alla Compagnia da Benedetto XIII. , da Benedetto XIV., e 'demente XIII.;porta, che gli oracoli Pontifici attestano estere stata instimi ta la Società contro gli Eretici de’ nostri tempi, e che sulla Regola del loro Institurore , e coll’ esempio, e colle Dottrine spezialmente sacre, attualmente comprovano questa verità , portando il Nome Venerabile di Gesù in tutta l’estensione della Terra , e del Mare , non solamente coi sudori , ma col san me, e corona tante citazioni colla famosa Bolla .Apostolica™ , e poi sfida di bel nuovo tutti " citino dunque , lasciate da parte le inutili „ parole, ! nemici delia Compagnia, chiaramen- „ te , e distintamente le parole del Breve , della „ Bolla , in cui un Sommo Pontefice , o più „ Sommi Pontefici abbiano della Compagnia par- „ lato in biasimo , mi pone in faccia , e mi ,, sfida , che non riesce di citare neppure un „ Decreto di Pontefici , che abbiano della Com- a , paernia dal primo suo estere fino alla sua sop- „ pressione parlato poco favorevolmente. A tanta faragine è già data la risposta colla citazione già fatta del Precetto d’ Innocenzo XIII. emanato a Causa d>scussa , ed è stato ubbidito il Sig. Anonimo, e sodisfatte le sue replicato So ylicate sfide, essendo state trascritte chiaramente , è distintamente le parole : se ciò a lui non tasta , facilissima sarebbe la risposta , essendo sufficiente farla ricopiare da tanti libri , cbe fono di già alle stampe , ma l’impiccio si è , che se io mi ritiro dalla nuova sfida , e non rispondo, il Sig. Anonimo trionfa, e m’ insulta scrìvendo “ Dov’ è il bene, ed il male , 3 , che sognano fatto dalla Compagnia i suoi ne- 3, mici ? Anzi ne inferisce , che accusano indi- 3, nettamente i Sommi Pontefici , e la Chiesa 3, tutta della più enorme prevaricazione , poi- 3, che invece di schiantare i Gesuiti , e punirli 3, severamente come ragione voleva , se tali ac- 3, accuse erano vere, gli abbiano colmati di sa- 3, voti , protetti , beneficati , e difesi. Dal 1’ altro canto , se io mi accingo alla difesa , tradisco il Precetto della S. M. di Clemente XIV. , il quale in virtù di S. Ubbidienza comanda di non poter parlare , o scrivere , non solamente della Soppressione della Sor cietà , ma eziandio del suo sostituto ; Regola, Constituzioni , Regime , Forma , o altra cosa appartenente a quess argomento senza espressa licenza del Papa . ,, Mandamus insuper , & in virtute S. O- 3, bedientiae prascipimus omnibus .... , ne defen- 3, dere audeant, impugnare, scribere , vel etiam 3, loqui de hu'usmodi soppressone , deque eius 3 , causis, & motivis , quemadmodum nec de 3, Societatis sostituto, Regulis , Constitutionibus, 3, Regiminis forma , aliave de re, quae ad hu’uf- 3 , modi pertineat argumentum absque Romani „ Pontificis licentia. Io mi lusingo, che il Sig. Anonimo Filosofo 8i so della ragione, il quale tanto si disunde nel? encomiare l’Instituto , la Regola , il Regime ec. della Serietà , e riferice tante lodi sino alla soppressione , abbia la Pontificia licenza; ma io , che non l'ho , per poter rispondere alla prima sfida del Sig. Abbate- Brignole, io riflettei, che il Breve di Soppressione è pubblico , anzi autenticamente intimato , onde io poteva riferire una qualche parte di e filo , e per rispondere mi bastava la fola minaccia fatta da Innocenzo XIII. enunziata nel Breve . leggendo adelîò , che la nuova sfida è tutta , non contro di me, ma contro il Breve, in vece mia risponde il Breve . Parlando dell' Instituto, I’ Anonimo mette per base , essere stato diretto contro Luterò , in questo va d’ accordo col Breve §. Hìs igi- tur “ Compe rtum inde haiuimus eum ( V instituto) „ ad animarum salutem , ad Hocreticorum , ÌT ,, maxime Infidelittm conversione™ , ad majus de- ,, ni que pietatis & Religioni! incremenium a fan- „ ffo suo Conditore fuifse injlitutum- " Trascrive il Signor Anonimo gli elogi dati da diversi Papi alla Società ; anche in questo va d’accordo col Breve, il quale ne indica molti di più, cominciando da Paolo III. nel §. bis aliisque , e nel §. Haud minor , citando Giulio III. Paolo IV. , Pio IV. , e V. , Gregorio XIII., Sisto V. , Gregorio XIV. , Clemente Vili. , Paolo V. , Leone XI. , Gregorio XV. , Urbano Vili. , Qui però comincia !' Anonimo ad impugnare il Breve . Insultando chiede ; dov è il male , che sognano fatto dalla Compagnia i suoi nimici ? Sogna dunque Clemente XIV. quando F nel Sì nel medesimo ?. llaud minor espressamente asserisce , che sin dal bel principio cominciò questa Società , non solamente ad aver guai in se medesima , ma ad eccitare discordie con tutta la Chiesa “ Cum aliis Kegularibus [Ordinì- „ bus , Clero speculari , Accademìis , Università- tibus , publicis literarum Gymnastis , & cum ipfis ,, diam Pròteipibits . “ Proseguisce il Breve a riferire i pubblici torbidi eccitati dalla Compagnia nei §§. multce bine ipfius Pbilippi " fan- tum vero.; Ma prosegue ancora 1' Anonimo Filosofo della ragione ad impugnare il Breve , e lo insulta . Citino dunque , lasciate da parte le inutili parole , i ni mici della Compagnia chiaramente , e distintamente le parole del Breve , della Bolla , in cui un Sommo Pontefice , o più Sommi Pontefici abbiano della Compagnia parlato in biasimo . Ed il Breve risponde , e cita il §. maxima sane, che per sedare tanti torbidi , accuse , e querele inutilmente hanno faticato Urbano Vili. Clemente IX. , X. , XI. , XII. , Alessandro VII. , e Vili. , Innocenzo X. , XI. , XII. , XIII. , e Benedetto XIV. . Circa disfidin gravissima , CX jvrgia adverfus locorum Ordinarios , Bjegulares Or- dines , Loca pia , atque Communitates cujufvis generis in Europa , Afa & .America non fine ingenti animamm ruina , <ÙX Populorum admiratione a Societate acriter excitata , tum etiam super in- terprelatione & praxi Etbnicorum ejuorumdam ri- tuum . . . Vorrebbe F Anonimo , che fi citassero chiaramente , e distintamente le parole ; ma se Bavere citate chiaramente , e distintamente le parole di parte sola dei Precetti d’ Innocenzo XIII. citato dal Breve , ha portate tante lun- gagini I .... . gagìnî, quand libri impiegar si dovrebbero per citare le parole di tanti Papi , che vengono citati da un Papa per provare , che se la Società ha fatto del gran bene , abbia fatto ancora del gran male : a mio credere dovrebbero bastare le parole non fine ingenti animarum ruina > & Popitlorum admiratione . Finalmente I Anonimo per ergere un contraltare al Breve di Soppressione , a niun’ Oracolo Pontificio si difende in tanti Elogi , quanto alla Bolla A-* pofiolicuin , che dal Breve viene qualificata per estorta . Quantunque però le premeste siano cotanto contrarie , la conseguenza è la medesima, che ne inferisce T Anonimo , che se la Compagnia fosse cosi infetta , la Chiesa tutta farebbe rea della più enorme prevaricazione , se non puniste , e schiantaste i Gesuiti, ed il Breve dice nel §. posi tot , che dopo tante tempeste ne insorsero delle maggiori , e nel §. Tot itaque che avendo considerato non poter più la Compagnia fare quel gran bene , al cui fine è stata restituita , anzi estere quasi impossibile , che durando questa Società vi possa esser pa-. ce nella Chiesa di Dio , la sopprime , e la estingue " Cumque pr.-eterea animadvertimus prcs~. „ disiam Societatem Jesu uberrimos illos ,, amplisi ,, fimosque frucìusfij utilìtates afferro amplius non „ posse , ad quos infiituta fuit .... imo fieri , „ aut vìx , aut mila modo poffe , ut ea inco ,, lume manente vera pax , ac diuturna Ecclesia 3 , reftìtuatur .... scepe diciam Societatem extinguì „ mus , & supprimimus . Alla sfida fattami non potendo replicar io senza trasgredire il Precetto Apostolico, in vir-. Fa tù 8 ^. tu di S. Obbedienza , mi sembra , che risponda , non a sufficienza , ma ad abbondanza il testo solo del Breve di Soppressione , di cui il Filosofo della ragione non può allegare ignoranza , nè chiamarlo parlata , nè dire , che non merita veruna fede , come ha favorito di opporre al Precetto d’ Innocenzo XIII. , perche Innocenzo per facilitarne la cognizione autentica ne ha fatti formare tre Originali ; cautela , che non è stata sufficiente ad escludetele opposizioni dell’ Anonimo Filosofo ; Ma Clemente XIV. ha facilitato il modo di renderne autentiche le copie , essendo sufficiente per renderle tali , che siano soscritte da qualche No- ta ; o , e sigillate col Sigillo di qualche persona conditura in Dignità Ecclesiastica . Finalmente leggo un’altro argomento contra il Precetto d’Innocenzo XIII., £’ una manifesta ingiustizia , la colpa di alcuni , se mai vi foste stata , addogare a tutto il Corpo , e alla Curia di esso Capo . Ma riverentemente è pregato il Sig. Filosofo della ragione di osservare , che la sfida del Sig. Abbate Brignole mi cita a mosi trargli cosa abbiano detto i Papi della Curia del Generale , e altro qualfista ceto . II precetto dà il titolo di mancatori del giuramento in materia della Bolla Ex illa Die condannatoria dei Riti idolatrici , ai Padri Gesuiti efistenti in Pe- kino,e ad altri ancora esistenti in varj luoghi del vasto Impero della Cina ; e tanti Missionari mi sembra , che fi possa dire un ceto . Rimprovera poi al P. Generale “ che constando ad esse „ Padre Generale anno-per amo la contumaccia „ de suoi Religiosi nella Cina , e speziahnen- » te dei permanenti in Pekino , non ha preso alcuno «5 alcun valido provvedimento per ridurli alfa ,, dovuta ubbidienza , e neppure ha fatta vera- „ na rappresentanza , o praticata alcuna parte ,, con la S. Sede per f infordescenza di quelli " Dì due mancamenti è accusata la Curia Generalizia , di non aver presi validi provedimenti per ridurre i Delinquenti alla ubbidienza, ed in questa parte si può difendere col registro degli ordini da lui forse dati ; ma al dispetto di esili durando l'infordescenza di que’ suoi sudditi in materia d’ Idolaria , e silo era tenuto a denunziarli alla S. Sede; Ora benché constaste alla Curia Generalizia anno per anno una tale insorde- scenza, questa parte colla S.Sede non è stata fatta. Come dunque legitimamente, e giuridicamente è sospetto di Eresia uno , che udendo una sola bestemmia ereticale, non lo denunziaste al S. Offizio , così legittimamente, e giuridicamente è soso petta di palpare , e di covare l’Idolatria la Curia Generalizia , cui constando anno per anno l’infordescenza de’ Padri di Pekino in materia d’ Idolatria , quand’ anche foste un solo , non ha fatta alcuna parte colla S. Sede. Non disili promovere l’Idolatria , disisi palpare , covare l’Ido- latria , tenere in somma celati alla S. Sede i delinquenti in materia d’ Idolatria . Non era necessario , che l’Anonimo Filosofo tanto si difèndeste sopra lo Scisma di prima spezie, che divide qualche membro dalla unità della Chiesa, poiché se i Gesuiti della Siesta siano, o nò , Scismatici della prima , ed autonomastica spezie di Scisma, mi sono protestato , e di nuovo mi protesto , che tocca alla Congregazione deputata a definirlo , tolta la facoltà d’ ingerirsene a qualunque altr» Tribunale. F ? Ma 86 Ma quanto allo scisma del rimanente della So“ cierà , replico , essere evidentissimo , poiché se lo Scisma altro non è , che Divisione anche in semenza dell' Anonimo , tra morto , e vivo mi > sembra , che vi sia divisione si patente, che sia innegabile . Tutta la Società è soppressa , è estinta ; li Slesiani pretendono d’ essere Vivi , dunque fra vìvi e morti vi deve estere divisione. Qui il Filosofo della ragione mi riconviene , che io abbia mutilato il testo di S. Tommaso , dove parla dello Scisma di prima spezie , perché ho scritto : proprie Scbismaìici di- cuntur , qui se ab unitale Ecclesie separarti , qu£ est unitas princìpalìs, tralasciando qui propriaspon- te -, & intensione ; ma perché sono stati per estrinseca autorità obbligati non postone dirsi Scismatici , né meno gli Slesiani, mentre questo nome non conviene se non a quella ( comunità ) che è libera , e spontanea , Ho tralasciato quelle parole come superflue, perché non mai imaginare io mi poteva , che estendo pubblico pubbichiffimo il ricorso dei Padri di Siesta al Ré di Prussia per poter proseguire nei suoi Stati a vivere da Gesuiti , trovarsi si potesse uomo di volto così franco, che pretendesse difenderli con questo grande argomento, che non per propria volontà > ed intenzione, ma per estrinseca autorità si sono separati dal conformarsi ai loro Confratelli , punto, in cui consiste la divisione, o sia lo Scisma di seconda spezie . Ma confesso d’ essermi ingannato ; chi è capace di sostenere , che tra vivo, e morto non vi è divisione , che è lo steste, che Scisma, è capace del pari di negare qualunque altra più pubblica, <*d universale notizia . Non basta ali’ Anonimo Filosofo salvare dal detto Scisma e disubbidienza i Padri Slesiani , vuol provare disubbidienti , e Scismatici i Vescovi di tutto il Mondo , che hanno avuto sordine di pubblicare il Breve di Soppressone in ogni Collegio, ed hanno ritardato tanto a ciò eseguire , estendo questo il modo sciolto dal Papa per render pubblico questo Breve. A dimostrare innocenti i Vescovi da tale accusa basta la semplice esposizione dei fatti come sono seguiti. Asti 17. d’Agosto del >77;. il fatal B’-eve datò asti 21. di Luglio , e l’altro dei 1 z. Agosto , in cui protesta Societaiem Jesi* extìn'dam , atque suppe essam decrevimus , & decla - ravimus fu solennemente intimato al Padre Generale , ed alla Curia Generalizia . Questa intimazione bastava ad obbligare tutti i Gesuiti ■ali’ osservanza delle leggi in e sto prescritte, perché le leggi , che riguardano tutto I’Orbe Cattolico , se sono pubblicate ai Luoghi pubblici di Roma , obbligano tutti i Fedeli : ma le leggi , che si restringono ad una sola famiglia , se sono intimate al Capo della famiglia , obbligano tutti quelli , che appartengono alla detta famiglia . In quella guisa , che se il Principe vuol’ intimare una legge a tutto lo Stato , la pubblica a suon di Tromba, e ne fa affigere l'esemplare in luogo pubblico ma se ha da ordinare qualche cosa ad una sola Famiglia , la fa intimare al Capo della famiglia , e tutti i figli si veggono obbligati . Questa intimazione fatta al Capo della Famiglia , al Generile , ed alla Curia Generalizia da chi abitualmente viene rapresentata la Società , essendovi il commandamen- to, che in tutti i Paesi si riconoscesse estinta, e ss soppressa la Compagnia doveva bastare, se fosse vera la protesta , che nel sopradetto Foglio a nome di tutta la Società fa il P. Generale Retz. „ La Compagnia.fi mantiene in questa fer- „ ma disposizione di non di scostarli nepure un „ punto da quella perfetta ubbidienza, che gli „ ( al Papa ) professa , tenendo in essa riposto il „ principale , anzi unico fondamento della propria „ conservazione " Adesso il fondamento della propria conservazione ai Padri Silesiani , è la protezione de! Rè di Prussia , e non la perfetta ubbidienza al Papa. In detti Brevi intimati come sopra , non vi è , nò vi era bisogno, che vi fosse il minimo ordine ai Vescovi d’intimarli nelle loro Diocesi; ma veggendo il Papa, e la Congregazione la disubbidienza Generale , con cui questo corpo morto proseguiva a farla da vivo , volendo Sup- preffionem hujufmodi ubique terrarum executioni demandan , con un Enciclica manda sordine ai Vescovi di pubblicare , denunziare, ed intimare agli Individui della società non da sopprimersi , ma di già soppressa suppreffte Societatis Jefu Individuis ed a che fine ? per constringerli ad ubbidire , eosque ad illarum executionem adigat , & compellat. Qui trionfante insorge s Anonimo Filosofo della ragione " Se i Padri della Slesia si preten- j, dono disubbidienti , e scismatici , perche es- fendo stata intimata in Roma ai Capi la sop- „ pressione della Società , non depongono subito „ s abito ; quanto più dovrebbero chiamarsi di- „ subbidienti , e si limatici i Vescovi di tutto il Mondo, che avendo ricevuto espressamente un’ „ ordine d’ intimare la soppressone , invece di „ eseguirla subito, hanno differito chi per mesi , e chi 8 § „ e chi per anni , e quand’ anche non avessero „ ricevuto quest’Ordine, estendo essi custodi dei „ Canoni , e veggendo alcuni Gesuiti , che non ,, ubbidiscono al Breve , tacciono, e col loro si- „ lenzo autorizzano la trasgressione? “ con Tarma dunque, con cui io credo di ferire i Padri Slesiani , ferisco me, ed i Vescovi di tutto il Mondo . Caro Sig. Filosofo troppo liberale di fulmini è questo argomento, che , o vuole dichiarati innocenti i Padri della Siesta , o vuole fulminati come Scismatici i Vescovi di tutto il Mondo . La dilazione d’ intimare la soppressione è una vera ubbidienza figlia di quel gran principio , che il Vescovo dee , per quanto può , uniformarsi alla pratica della Chiesa Romana ; I Vescovi con queste dilazioni si sono Uniformati per quanto è in loro mano alla prudente pratica di Roma . La S. M. di Clemente XIV. fatto il Breve di Soppressione asti ai. di Luglio lo ha forse subito intimato ? Fatto il secondo assi i$. d’ Agosto , dove dice Socictatem Jesit extinclam CT suppressam decrcvimus , & declarcvvimus T ha forse fatto subito intimare ? Signor nò . Sciolse una Congregazione particolare di Signori Cardinali e Prelati , ed asti 6. di Agosto amplissimamente cornutecò a quella sotto il più rigoroso segreto il primo Breve , le cagioni di esso, tutta la serie , e tutte le circostanze , e ne ebbe una massima lode , ed approvazione . La stessa Congregazione si radunò asti 9. , io. , e 16. del medesimo Mese per consultare il gran pasto del come fare questa intimazione . Finalmente la sera del detto giorno ad un’ ora di notte improvisamen- te 9 ° te si cinsero di soldatesca’ i Coîleeì , s’ intimò loro la soppressione , si arrestarono in essi i Soci, non permettendo loro nè meno di scendere in Chiesa la mattina seguente a celebrare la Santa Messa . Questa dilazione , e questa cautela la credente necessaria il Papa , che ha la suprema Podestà Spirituale , e che in Roma è Principe temporale., nè dee credersi una cautela arbitraria , e senza fondamento. Nei propri Stati allorché il Rè Fedelissimo, ed il Ré Cattolico anno voluto cacciare î Gesuiti , entrambi hanno creduta necessaria questa stessa cautela di sorprenderli ali’ improvifo , e non intimar loro il Bando , se non alla testa delle Truppe ; ed i Vescovi ne’ Stati sudditi de’ Principi Secolari ; i Vescovi > che non comandano alla Soldatesca i Vescovi, che sono Custodi de’ Canoni, ma che non sono Padroni de Cannoni, hanno da essere dichiarati scismatici , se appena ricevuto I’ ordine non intimano ali’ instante ai Gesuiti , non un Bando da qualche regno , ma la totale distruzione ubi que terramin ! Erano obbligati non solamente per convenienza, ma per debito , per giustizia intendersela previamente coi Principi della loro Diocesi. Aveva il Papa nel §. tìbrtamur esortati tutti i Principi Cristiani a dar la mano, affinchè il Breve ne’ loro Stati avesse una plenaria esecuzione. Era perciò obbligo dei Vescovi previamente implorare il loro braccio, e vedere se i Principi si arrendevano alle mere persuasive , giacché i Gesuiti non si arrendevano ai Precetti . Quando per grazia di Dio tutti i Principi Cattolici , chi più , chi meno sollecitamente hanno data la mano alia Esecuzione del Breve , allora spal- leg- ntimà iSocì, re in Santi :la la ifremj riacipe arbi- Stasi ttolio tanno t sonoro il ei i ari; i -h , atte essere ordì- non di* e- T- L i si ' I leggiati i Vescovi dal Braccio de’ Principi , e Jais Assistenza dei loro Rappresentanti fecero J intimazione personale , ed esclusero così ai Gesuiti la scusa di affettata ignoranza . E’ così inveterata questa scusa nell’ animo de’ Gesuiti , che il Rè di Spagna nell’ avviso circolare dato ai Vescovi asti Settembre 1773. dell’ordine, con cui la giustizia del luogo viene incaricata di dar mano , ed assistere , quando l’Ordinario farà l’intimazione del Breve , vuole , cher non solamente si legga parola per p-rola in Latino , ed in Castigliano a que’ pochi Gesuiti, che , o per vecchiezza, o per infermità sono restati in Spagna , ma vuole, che da tutti sia sottoscritto , anche dagli stessi Gestiti, perche non pojjano allegare ignoranza, firmando todos con el ref- peclivo individuo de la Campania leyendofeles todo palabra per palabra , parquo nunca aleguen igno- rancia . Avrebbe forse bramato il Sig. Filosofo desta ragione , che dai Vescovi , con una indebita, el imprudentissima fretta si fossero offesi , e disgustati i Principi Cattolici , e quindi finché durasse l’urto delle due Podestà continuar potessero î Soci nella felice ignoranza del Breve ; ma fra i Cattolici i Vescovi hanno usata la dovuta venerazione ai Principi, ed i Principi hanno mostrato il loro amore, e proiezione verso la S. Sede, e coll’ assistenza del loro Braccio , il Breve è stato intimato , e squarciato il velo della Cara ignoranza . Addosso è innegabile, che nella Compagnia vi è divisione ; Parte de’ Soci , contro loro volontà nei Paesi soggetti ai Principi Cattolici la confessano estinta, parte dei Soci Spontaneamente nei Paesi di un Principe Eretico la prosteso professano viva , dunque vi e divisione, e se per Confessione dell' Anonimo Filosofo , lo Scisma non è altro che divisione, lo Scisma è innegabile . Di questo Scisma io ne accuso i Padri dì Siesta,• lascio in piena libertà del Filosofo accusare chi esso vuole , ma non ha libertà di negare la divisione , e lo Scisma tra vivo , e morto. Conchiude F anonimo Filosofo , che ogni uomo Savio deve per giustizia approvare la sua moderazione ec. Io altro non dirò , se non che veggendomi per una lettera privata, e famigliare strascinato al Tribunale del Pubblico , ed in esso tante replicate volte sfidato , ho procurato di distendermi al meglio, che abbia potuto . Se ciò mi sia riuscito , giudicar lo debbono i Benigni Lettori .