DELLE BELLE LETTERE.
Si è accennato di sopra che yarj autori cosi to-scani come d’altre parti dell’Italia, esaminando l’in-dole e l’uso della nostra lingua, scoprirono varj prin-cipi e v arìe regole stabilirono, le quali servisserodi norma per bene e correttamente scrivere secondol’uso medesimo; e «questi son quelli che si chia-mano grammatici. Egli è vero che i vocaboli, lefrasi, la composizione e tutte quelle altre cose so-miglianti che in una lingua vengono comprese sottoal nome di dizione, non si possono per verun modoimparare fuorché coll’ assiduo e replicato leggeredelle opere de’buoni scrittori. Se altri non facessemai altro che studiare i vocabolari e le grammati-che d’una lingua, arriverebbe alla fine de'suoi gior-ni senza saper bene scrivere in essa nè pure unmezzo membro di periodo.
Le lingue de’ popoli non tanto sono differenti traloro per la differenza de' vocaboli , quanto per ladiversa maniera del combinarli e del disporli nel-l’uso del discorso; anzi in questo consiste princi-palmente ciò che appellasi l'indole o il genio d’uoalingua. Ora questa seconda parte, la quale riguar-da l’accoppiamento continuato de’vocaboli, non sipuò altrimenti apprendere fuorché dalle scritture eda'libri ne’quali ci si presentano gli esempi d’untale accoppiamento nel discorso.
Se noi leggiamo i libri de' buoni autori per im-pararvi tult' altra cosa che il buon uso della linguanella quale essi hanno scritto, la nostr' anima non-dimeno , senza che noi punto ce ne accorgiamo esenza fatica , nello stesso tempo che raccoglie leidee significate , quelle ancora raccoglie e rinforzade'vocaboli significatoli, e così s’impadronisce del-1* une e dell’altre, le conserva nella memoria, ovele imprime più profondamente. Quello che ella fade’ vocaboli semplici , fa ancora delle frasi e dellemaniere del dire; lo stesso fa della sintassi o siadel modo con cui naturalmente , secondo l’indoledella lingua , si combinano i vocaboli : si assuefàalla inflessione variata de’verbi, alla collocazione de’nomi, all'uso delle particelle e a tutte quelle cose
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per fine che elementarmente o composte formanoil tutto d’una lingua. Segue per questo capo nellalettura ciò che segue nel conversare ; e noi a que-sto modo impariamo dai libri 1’ una o l’altra linguaa un dipresso colla stessa facilità colla quale da fan-ciulli, senza punto avvedercene, imparammo la lin-gua materna. Ma se é cosa chiara che, per questavia del leggere i buoni scrittori, possiamo con moltafacilità apprendere la buona lingua, egli é parimentechiaro che con altrettanta possiamo imparar la cat-tiva leggendo i cattivi scrittori. Poiché colla solacontinuata lettura fatta a tuli’ altro fine che di stu-diar la lingua si può così agevolmente impararla;molto meglio dee ciò seguire quando si legganoi buoni scrittori anche con determinata intenzionee avvertenza di fare in essi studio della linguastessa.
Nondimeno anche nella continuata lezione nonpuò fare che molte cose pertinenti alla lingua nonlascino niuna o troppo leggiere impressione nellanostra mente e che molte ancora non isfuggano allanostra determinala attenzione o coll’ andar del tem-po alla nostra^nemoria. In questo caso si è chesuppliscono per quanto é possibile i grammatici , iquali hanno ridotto sotto a certi capi le avvertenzeprincipali che si vogliono avere per bene e corret-tamente scrivere nella italiana lingua. Moltissimisono i grammatici che noi abbiamo; fra’quali vene ha de’cattivi, de*mediocri e degli ottimi, con-siderati relativamente agli altri. Come a tutti i finibisogna tendere per la più breve e per la più sicuravia che si può , quindi é che noi proponghiamo ipiù classici solamente e i più compiuti; cioè PietroBembo, Benedetto Buommattei, Marcantonio Mam-bclli e Sulvadore Corticelli. Quest'ultimo ha il me-rito d’avere scritta la sua grammatica con maggiorbrevità, metodo, precisione, chiarezza ed esemplifi-cazione degli altri tutti ; sicché congiunto colla let-tura de’ buoni scrittori può facilmente bastare eglisolo per chi ama di bene apprendere le regole el'uso della lìngua italiana.
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