SONETTI
Sdegno, possente iddio delle tremendeFurie fratello, a cui simil non panne,
Ch" altri possa d’Amore spezzar 1’ arme,
E dell’ arco privarlo e delle bende•
Contro costei, che il cor mi strazia c fende,Perchè forte non vieni ad a'itarme ?
Perchè vile nell’uopo abbandonarme,
E dileguarti in faccia a chi m'offende ?Non vedi come per tradir prometta,
E ridendo tradisca? E la tirannaHa forse in sua difesa un maggior Nume ?Ahi! che senso di rabbia e di vendettaUn sasso prcnderia. Ma l’ire ingannaUn girar di quel ciglio , e il mio costume.
I.
Gittó l’infame prezzo, e disperatoL’albero ascese il venditor di Cristo :Strinse il laccio , e col corpo abbandonatoDall’ irto ramo penzolar fu visto.
Cigolava lo spirito serrato
Dentro la strozza in suon rabbioso e tristo.FI Gesù bestemmiava, e il suo peccaloCli’ empiea 1’ Averno di cotanto acquisto.Sboccò dal varco al fin con un ruggito.
Allor Giustizia 1’ afferrò, e sul monteNel sangue di Gesù tingendo il dito,Scrisse con quello al maledetto in fronteSentenza d’immortai pianto infinito,
E lo piombò sdegnosa in Acheronte.