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LETTENE
AL CAV. PAOLO TAGLIABÒ
Pesaro, ia gennaio i8aa.
Veggo nell’ affettuosa tua lettera la cara immagine dellabell’ anima che scalda il petto al mio amico. Come il cuoremi detta, e tu stesso mi suggerisci, scrivo all’ottimo nostroconte Strassoldo. Ma qui conviene che la viva tua vocesoccorra al difetto delle mie parole , e mi aiuti a ringra-ziarlo, ed animare i sentimenti della mia riconoscenza. Everamente protesto di riconoscere da’ suoi officii cortesi ilbenigno decreto che mette in saldo e in sicuro la mia pen-sione. Ti dico anzi più, che sarei dolente del ricevuto be-neficio, se mi fosse venuto da mano che io non amassi estimassi, e che mi sarebbe gran peso la gratitudine 5 men-tre che andando debitore del bene, che mi vien fatto, apersona che sempre ho amata e stimata, questo peso me-desimo mi diventa soave: ed io, finché mi dura la vita,
10 porterò con letizia ed orgoglio. Quanto a te, mio caro,che con tanta sollecitudine ti sei mosso a dai’mi così lietanotizia, nuli’altro te ne dirò, se non clm il cuore, tutto
11 mio cuore te ne ringrazia.
Ora, venendo ad altro, ami tu di sapere come io mela vivo ? Beatissimo e non ozioso. Beatissimo , perchè inbraccio a’ miei figli, e rallegrato da una stagione sem-pre dolce, e quasi sempre serena, a tale che l’invernoqui sembra un sorriso di primavera. Non ozioso, perchècoltivo i miei studi, e scrivo , e finisco di carminare leparrucche agli arroganti e queruli Infarinati} a istruzionede’quali darò in ultimo un trattatello dell’arte critica,che coloro non hanno mai conosciuta ^ e pubblicherò unacospicua serie d’errori vergognosissimi, in cui sono brut-tamente caduti, nel fatto della nostra favella, il Lami, ilBandini, il Salvini e tutta 1’ attuai sinagoga, e quelli pureche ne son fuori, spezialmente il N. N., che per insania