Parte II. Capo XXV- 189
Perché la vita miaDi mille morii il dì ricetto sia .
lbid. se. 6.
Volgendo in altra scena il discorso a se stesso, preso dal dispia-cere pel timore che la sua amante ami un altro, esclamaMa che tardi Mirtillo ?
Colei che ti dà vita ,
A te 1’ ha tolta , e 1’ ha donata altrai.
E tu vivi, meschino ? e tu non mori ?
Mori , Mirtillo , moriAl tormento , al dolore ,
Come al tuo ben , come al gioir se’ morto ;
Hai finita la vita ,
Finisci anco il tormento .
Esci , misero amante ,
Di questa dura ed angosciosa morte,
Che per maggior tuo mal ti tiene in vita .
Ibid. se. 8.
Si può giudicare a quale leziosaggine di stile, a quale lus-so di spirito 1’ autore si abbandona nei luoghi meramente pia-cevoli , nelle descrizioni e nelle dipinture amene , poiché n’ èlargo a profusione nelle scene , che volle rendere affettuose , edove la situazione dei personaggi gli prescriveva di essere sem-plice , e di far tacere lo spirito , per parlare il linguaggio delcuore. Converrebbe essere troppo minuto, se si volesse rile-vare nell’ orditura generale della sua locuzione i numerosiesempj di cotali difetti, che vennero già da altri censurati .E’ un difetto ancora più grave lo svisare ad un tal punto, ed insiffatte situazioni, la verità e 1’affetto. Io sceglierò dunqueun esempio di questa spezie che sarà 1’ ultimo , e si vedrà chebasta esso solo , senza che se ne aggiunga verun altro .
Dorinda, ferita da Silvio con un dardo d’ una piaga chequesti crede mortale , ricevendo da lui aiuto , e testimonianzedi cordoglio e di pietà, gli ragiona gran pezza in questo stile ,che non può essere il suo, ma sì quello del poeta. Silvio pie-