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Tomo primo.
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PARTE PRIMA

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demateriali, la loro qualità, la forma, e limpiego. Dun-que in Architettura la convenienza altro non é, che lusodella retta ragione nello scegliere, ed applicare alle fabbri-che tutto quello, che è necessario, per renderle perfette,cioè belle, comode, e forti, secondo il vario uso, cui sonoparticolarmente destinate.

Qui ora non si parla della convenienza, che relativamen-te alla bellezza dellArchitettura : quando poi si tratterà del-ie altre parti, si vedranno le relazioni, chella ha con cia-scuna di loro.

La convenienza regolatrice di tutto deve essere anéhellategolata da due cose, dalla natura, e dalla consuetudine.

1. Poiché lArchitettura è unArte dimitazione, le re-gole, che la natura detta alla convenienza, consisteranno nel-la imitazione della bella natura, di cui si è già data unasufficiente idea. Dunque lArchitetto per agire conveniente-mente dovrà scegliere le più belle produzioni naturali con-facenti al suo soggetto, ingentilirle, perfezionarle. Dunquetutti gli ornati, che la convenienza adatterà alla diversa spe-cie di edifìzi, saranno tratti dalla bella natura, e distribuiticon elegante naturalezza. Or siccome la natura è da pertutto sempre la stessa, il legame, che la convenienza rice-ve dalla natura, deve esser sempre, e da per tutto lo stes-so, invariabile, universale.

2. La consuetudine poi varia secondo le varie opinioni dePopoli, che differiscono per climi, bisogni, usi, leggi, e co-stumi ; quindi è, che le Chiese Cristiane non ammettono laforma, e certi ornamenti deTempii deGentili, soffronole decorazioni delle Pagode Cinesi.

Quella convenienza dunque, che è fondata sopra la con-suetudine, è variabile secondo la varietà depopoli, ed in unastessa nazione cambierà, come cambia la nazione stessa, sog-getta a varie vicende. Quindi le belle arti, e anche le scien-te portano in ciascuna contrada un carattere nazionale, chedipende dal fìsico, e dal morale del paese.

Questa consuetudine però, per quanto sia variabile, sup-pone sempre qualche sodo fondamento nella natura, e nella'agione. Ella non deve mai essere in opposizione colla ra-gione, e colla naturai e qualora lo sia, come per disgrazia