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Rinchiude al presente una parte dell’ antico paese de’ Catti : ed una volta rinchiudeva pur quello de’Cherusci oltre a qualche contrada pertinente agli Ermanduri (28). V’à fra gli eruditi chi pensa che quando fu costituito in regno ; si estese dall’Aller al Meyn fra il settentrione e ’1 mezzo giorno ; ch’ebbe all'Oriente la Malta, e che fu limitato all’occidente dalla Falta e dall’Adrana. A'tempi di Dago- berto I. re di Francia venne invaso dagli Slavi, e fu coperto da per ogni dove di uccisioni e di rube. VI. I Goti. Era riserbato a Teodorico, re e capitano de’ Goti , il sovvertire in Italia la dominazione degli Fruii , de’Turingii e de’Rugii. Non potrebbe mettersi in dubbio che questi nuovi conquistatori procedessero dalla Scandinavia. Tuttavia Procopio assicura che da taluni eran detti Geli -, e che comprendevara molti popoli , fra'quali i Vandali e i Gepidi , cui 1 ’antichità dava nome di Sarmali ovvero di Mctanclcrii (29). Altrove dice che i Goti erano oriundi dalla Scizia : nè conviene averne sorpresa. Perciocché Plinio ne avverte che i Geli chiamati Baci dagli autichi Romani , ed i Sarmali , a’quali i Greci davan nome di Sauromali , eran popoli Scitici ( 3 o). Evvi anzi tra gli antichi istorici chi qualche volta confonde gli Sciti co’Sarmati ( 3 i). Si é d’altra parte avvertito nel ragionare de’Celti, oli» ì fi»,; . t ; r ,u.u,«uu «Ha generazione de’Traci. È però giusto che questi ultimi non vengan messi in obblio , allorché si tratta d’indagare donde abbia avuto principio la nazione de’Goti. 1 Allorché essa ebbe lasciate le sue sedi native, ed ebbe in parte occupato il territorio germanico , incominciò ad esser distinta in Ostrogoti e Visigoti. Gli uni erano i Goii stabiliti all’ oriente su la sinistra del Danubio. Gli altri per contrario soggiornavan su la dritta, e guardavan l'occidente. I secondi furon quelli che sotto il comando di Radagaiso altaccaron con violenza 1 ’ impero romano , e che condotti da Alarico ne presero e ne saccheggiarono pur la capitale. I primi in su ’1 principio occuparmi la Poinerania : volgendosi poscia al levante, soggiogarono una parte della Scizia e della Sarmazia ; divenner anche signori di quel paese che giace fra il Danubio e ’l Bori- stene , cioè della Podolia : vennero in fine a stabilire il loro impero fra noi : e lo resser con fortuna dal 488 al 553 , in cui Teja lor ultimo sovrano fu disfatto da Nar- sete , e fu morto iti battaglia. VII. I Longobardi ed i loro alleali. — Son creduli originari! di quella parte delia Germania eh’è fra l’Oder e 1 Elba ( 32 ). Nel 526, Alboino lor sovrano li condusse in Pannonia, e se ne rese padrone. Invitato poscia daNAR- sete , discese in Italia : e circa l’anno 588 vi fondò un nuovo regno. I suoi successori il ritennero fino al 774 1 allor quando Dlsiderio, ultimo di essi, fu vinto da Car- Uojiagno e fatto prigioniero in Pavia. Ma siccome assai Eruli e Rugii e Turingii avean trovato gradevole il rimanersi in Italia sollo l’impero de’Goli ; e siccome assai Goti avean fatto il medesimo , allorché la loro dinastia diè luogo a quella de’ Longobardi ; cosi pure grati parte di colesti Longobardi si accomodò alla fortuna del nuovo conquistatore , ne consegui de’ privilegii, e seppe vivere in pace. Partecipi de’lor travagli e della loro fortuna furon tutte quelle genti , le quali cooperarono alla loro spedizione. Tali furono , al riferire di Paolo Diacono, i Pannonii, i Bulgari, i Notici. Non sarà alcuno sorpreso che vi si irò- vasser del pari e Gepidi e Sarmati. Poiché si è detto poc’anzi che gli uni e gli altri eran tenuti come specie di Golii e che usciti dalia Scandinavia,occupavan aucke la Sarmazia- (28) Encycl. Thurìngiens. ( 29 ) Priicopw.i lib. 1 de bello Pandalico. ( 3 0) Plixius Lib. IP. cap. 22. (;>[) Vedete ['Appendisi nella citata dissertai. — P Li sui lib. Ir' cap. 2>. — Stephasvs P. Scyth. ec, (02) Encycl. — Longobardes. (XI) Nè fu questa la prima volta che genti cos'i fatte si nisola : molte le guerre che sostennero , sia per divenirne vedesser fra noi. Poiché troviamo scritto da Ammia.no signori, sia per difenderle dalle armi di altri potenti: mol- Marcellino che intorno all’anno 333 i servi de’Sarmati ti pure i maneggi diplomatici fra’ loro stati e que’d’ Ita- concorsero ad ammutinarsi contra i loro padroni, e li a- lia : ed infinite le occasioni, in cui gli uomini delle due strinsero ad emigrare dal paese nativo. Costantino il gran- genti dovetter porsi a contatto, de raccolse codesti fuggitivi, i quali montavano al nume- X. I Francesi, gli Spagnuoli e gl’ Inglesi. ro di più che 3oo mila: e li parli fra l’Italia, la Tracia, E troppo noto agli eruditi , come antico sia lo sfor- la Grecia e la Macedonia. zo della nazione Francese per signoreggiar le nostre terre; Vili. I Normanni. Si pretende che ancor essi abbia- a quante irruzioni impetuose e combattimenti ed assedii no avuto il natale su le sponde del Baltico , in quella abbia dato motivo ; e quante volte coronato da glorioso ferace Scandinavia che il Iornandes a chiamata quasi successo sia stalo poscia vinto dall’ avversa fortuna. Non oJJì.cinam gentium et vaginam nationum. Grandi furono le evvi uomo colto che ignori le spedizioni di CarlomAgno , uccisioni i saccheggi e gl’incendii , con cui questo popo- di Carlo Vili, di Luigi XII. e di Francesco 1. in Italia, lo feroce desolò la Germania , la Francia, la Spagna e per tacer le piu recenti , di cui siamo stati testimoni. El- l’Inghilterra. I loro crudi costumi furon mitigali d’assai la è notizia pur ovvia che dal 1266 al i44 2 il nostro Re- sotto l'impero di Rollone che stabilissi in Roano, e che gno fu padroneggiato da monarchi francesi della casa d’ in un punto fu politico , legislatore e guerriero. Diven- Arigiò. Nè oserei d’ investigare se tutte queste invasioni ner anche migliori, allorché i Normanni acquistarono del- sien forse equilibrate dal lungo e duro dominio che i noie possessioni in Italia. Ma non inai la loro condotta fu stri antichi Romani esercitarmi su le Gallie. più degna di plauso e le loro geste più splendide, che nel corso del secolo in cui eglino tennero il regno di Napoli e quello di Sicilia , ed in cui uu principe della loro stirpe potè scolpir su la lama della sperimentata sua spada; Appulus et Calaber , Siculus mi/ii servii et Afer. Noi diretti dal loro senno ed istigati dall’ esempio del loro coraggio, divenimmo conquistatori di Borenti provinole; le nostre (lotte spaventarono i dominatori di Oriente: demmo alle crociate un gran numero di capitani famosi e di prodi soldati : demmo ad Antiochia de’principi che si levaron allo per fama e di prudenza e di forza : spedimmo delle merci in Egitto ed in più lontane regioni : avemmo una scuola di medicina , la cui riputazione si estese al di la de’ mari e de’ monti : elevammo edificii magnifici , che presso di noi attestarono il progresso delle arti ; ed intuonammo i primi modi del verseggiare italiano. Quindi avvenne che per lungo tempo ogni poema scritto in questa lingua si disse fatto in Siciliano. IX. Alamanni , Svevi, Tedeschi. Par che gli Alamanni in su ’l principio abbiano avuta dimora sulle rive del Danubio , del Reno e dell’ Elba (33). Giusta il raccomodi Ammuso, il padre di Teodosio I. Augusto ne spedi moli in Italia, e dette loro a coltivare delle contrade assai fertili in riva al fiume Po. Vasta era una volta la denominazione degli Svevi. Poiché Tacito dà questo nome non solamente a que’ pò- poli i quali abitavano al di la dell' Elba e pur nella Sar- mazia , ma finanche agli Scandinavi. Una sì grande estensione scemò poco a poco ne’ tempi successivi : e la Sve- via fu classificata fra i sei circoli dell’impero. Esso era limitato al settentrione dalla Franconia , e dal Circolo e- lettorale del R.eno, al mezzo giorno dalla Svizzera, all’oriente dalla Baviera , ed al ponente dal Reno che il separava dall' Alsazia. Il circolo , cui dava il nome , rinchiudeva il ducato di Wurietnberg , il margraviato di Bade, i principati di Hohen-Zollern, di Oettingen , di Mindelheim, i vescovadi di Costanza e di Coira , molte abbadie , molte contee ed alcune citta libere. Da così fatte contrade partirono quegli Svevi che per attestato di Pao- 0 Iacono preser parte nella spedizione dell’armala de’ ongo ardi in Italia. Altri Svevi giunser fra noi, allor- c le principi d e l] a loro razza dominaron la Sicilia ed il re D uo 1 r apoli. La ] or tji nas ti a ebbe principio nel 1 tg 4 per opera di Arrigo VI. Acquistò molla fama sotto Federigo II. : e nel 1266 terminò su'l campo di Benevento con 1 infelice e prode Manfredi* Anche in epoche più recenti è avvenuto che uomini 1 stirpe germanica SÌensi impadroniti delle redini del no- stto governo. Poiché dòj>§ averle tenute l’imperadore Car- 1,0 . ed i suoi successori spaguuoli ; asse cadder nelle mani dell’imperador Carlo VI; e vi restarono dal 1707 j. furono intanto le pretensioni de’ monarchi 1 quella dinastia ,pur su di altre contrade della nostra pe- Ancor le Spagne soggiacquero alla loro signoria : ed ancor esse anno spedito ne’ tempi successivi de’ dominatori all’ Italia. Si può noverare fra questi i monarchi Aragonesi che dal i44 2 a! i5oi furono al governo di Napoli, e gli alili più propriamente detti Spagnuoli che ne occuparono il trono fra il 1 5o-j. ed il 1707 . Dopo il corto intervallo di soli 27 anni un sovrano della loro razza, l'au- gnsio Carlo HI. ricomparve ancora fra noi : e sembrò inviato dal cielo per mostrare in qual guisa le virtù regie di un principe sien capaci di cicatrizzare le piaghe profonde che una serie di viceré abbia aperte in uno stato. Io non credo che gl’ Inglesi abbiati restituiti all’ Italia i crudeli trattamenti che a detto degl’ istorici ricevelter da’Romani. Ma se poco an guerreggiato nelle nostre contrade; vi an sostenuto per lo meno un esteso commercio. Una vasta compagnia della loro nazione infestò pure nel secolo XIV. le citta della nostra penisola. I grandi uomini che negli scorsi tempi si sono elevati fra loro , c de 1 quali alcuni an meritato di esser salutali maestri del genere umano , an dovuto ancora diffondere con le loro dottrine 1’ amor del loro linguaggio. Nè ad introdurlo in Italia an poco ancora influito i tanti illustri viaggiatori che la gran Brettagna ci a inviali sia per sentire l’influenza del nostro cielo benigno , sia per intenerirsi su’ monumenti della nostra antica grandezza. XI. Gli Arabi ed i Turchi. Gli Arabi altrimenti delti Saraceni edAgareni, occuparono nel nono secolo non solamente la Sicilia , ma alcune citta della Calabria. Ritenner essi quell’isola per fino al secolo decimoprirno e ne furono in fine scacciati dal potere normanno. Molto prima di questo tempo eran divenuti padroni di quasi tutta la Spagna : ed allettati dal commercio, essi avevan fin d’ allora frequentata 1’ Italia. Ma più ancora con le lettere che con le merci e con le armi avevan saputo diffondervi il loro linguaggio. Poiché quasi divezzati dalla lor barbarie nativa per opera del famoso lor Califfo Almamone che nell’ B 1 4 di® principio al suo regno, atlinser quindi dalla Grecia la cognizion delle scienze , e ne divenner maestri. Un di essi per nome Costantino, il quale era nato in Cartagine , e che abjurando il Mao. metlismo , era divenuto anche monaco in Monte Casino , è da noverarsi tra coloro , i quali più contribuirono ad illuminar le nostre regioni. Molti poi furono i dotti che si distinsero in Italia nella lingua e scienza degli Arabi. Ma vanno allogali fra’primi Gherardo Cremonese, famoso a- stronomo e medico del secolo decitnosecondo , e que 1 ©Ite nel decimoterzo volser dal greco o dall’ arabo in latino scolastico i libri di Aristotile per comando dell’ irjupera- dore Federigo II. Si sa pure che dopo il mille uu tal Campano Lombardo si occupò a tradurre dall’ arabo gli elementi d’ Euclide. Gli eruditi in fine si attristano su ’l gran numero degl’ italiani che adottando anche gli errori ed i delirii degli Arabi , si detter tutto allo studio dell’ a- strologia e dell’ alchimia. * (33) Encycl. (XII) E d’ avvertire che le crociate in cui tanti de 1 nostri prodi ebber tanta parte e sì illustre , cooperare» d’ assai a mescolar la loro lingua con quella degli-Arabi. Ma al- Jorcliè questi famosi adoratori di Maometto furon soggiogati da’Turchi ; allorché i barbari di cui parlo , imposero il loro giogo c tante genti europee , ed a tante altre il minacciarono : non è da dire quanti uomini delle nostre contrade ® superali nelle guerre, o incontrali ne] corso de’ viaggi marittimi , o rapili nelle spiagge furon costretti a languire nelle loro catene. Onde concepir la moltitudine di così fatti infelici, è sufficiente il ricordare che il solo Carlo V., espugnata la citta di Tunisi, vi trovò intorno a 22 mila schiavi Cristiani, e si affrettò a liberarli. Il re delle Sicilie Ruggiero assai prima aveva renduto il servigio medesimo a gran numero d’italiani specialmente suoi sudditi : e di tratto in tratto è avvenuto ne’ tempi successivi che i nostri accostumati alla ferrea tirannia ed alla lingua di que’ tristi, abbian riveduta la patria , e le abbian recala una parte de’ vocaboli appresi nel tempo del servaggio. capitolo v. JiisuUamcnli delle nozioni isloriche contenute nel precedente capitolo • E ora facile determinare quali sieno le lingue che deb- ban venire consultate , onde scoprire 1’ etimologie delle voci italiane. I. Il Muratori crede a ragione che malgrado il decorso del tempo e l’atlrito successivo di tanti idiomi stranieri , siensi ritenute fra noi delle parole appartenenti a’ nostri Aborigeni ed in conseguenza antichissime (34)- Non so dunque perchè il grand’uomo sia poco disposto ad ammettere che una moltitudine di vocaboli a noi recali posteriormente da conquistatori o coloni, di cui parlammo la lingua , abbia potuto conservarsi : ed egli stesso di volta in volta è costretto a rivolgersi ora all’ idioma degli Ebrei , ed ora a quello de’Greci, onde rinvenire l’origine di alcune voci italiane. II. Gli autori inglesi della istoria universale , tenendo dietro alle scoperte di molti insigni eruditi; non an dubitato di affermare che i Fenicii si servivano della lingua ebraica la quale fu quella degli antichi Cananei ; e che nello scrivere adoperavano i caratteri Samaritani (35). Uno de’ più dotti Enciclopedisti va fermamente persuaso Che la lingua di Abramo s' incorporò intimamente a quella de' Fenicii e formò la lingua di Mosè , che senza dubbio per questa ragione la scrittura chiama talvolta la lingua di Canaan (36). Egli crede di trovarne da per tutto i vestigli nelle nazioni prossime all’ Oceano ed al Mediterraneo, alle quali le colonie di quel popolo commerciante somministrarono la loro lingua. In conseguenza l’ebraica à speciale diritto a venir considerata, come una delle radicali , e perchè una volta fu parlala in alcune contrade d’Italia, e perchè si è mantenuta sempre viva sia per 1’ influenza della religione, sia per lo soggiorno di coloro, 4’quali è nativa , nella nostra penisola. III. I Greci che prosperarono sì lungamente fra noi assai dopo de’ Fenicii; che si moltiplicarono in tanti stati SÌ popolosi e sì floridi ; che vinti ancora da’ Romani , furon loro maestri ; che contrastarono per lungo tempo a’ barbari del settentrione la signoria di talune fra le nostre contrade ; che ampiamente pagarono 1’ ospitalità ricevuta in Italia con le cognizioni preziose, di cui le furon veicolo ; eli’ ebber comuni con noi i principi - ! fondamentali della nostra credenza ; che appropriaron quasi a sè stessi il codice augusto della nostra , facendone nella lor lingua la traduzione più celebre ; e che ne’secoli più barbari ebber fra noi ammiratori e cultori ed amici ; come mai non avranno influito a formar buona parte del nostro linguaggio? (34) Dìssert. 33. (35) Istoria de' Fenicii cap. IF. (36) Hébra'ique (/angue) È da confessare che molte tracce della loro favella ed assai più della ebraica , e più ancora di quella che i nostri Aborigeni parlarono avanti la venuta delle colonie ed avanti 1’ occupazione romana , saranno state cancellate dal severo e lungo dominio della lingua latina. Ma è verisimile che pur molte siensi conservate fra’) popolo, ed abbian tornalo a mostrarsi nelle pubbliche scritture, quando la favella cortigiana è venuta mancando. Sono poi state rinnovale dagli Ebrei e Greci nativi , co’quali abbiamo avuto commercio , ed ancor più da’loro libri. Ciò per altro non a impedito che gran parte delle radici del nostro idioma appartenga al latino. IV. Per attestato di Strabone i Traci , i Geli ed i Baci aveano un solo linguaggio : e non era questo diverso , se non forse per dialetto, dal sarmatico o scitico (3^). L’ Appeudini a poi mostralo con molli e gravi argomenti, che quest’ ultimo coincideva co ’l linguaggio degl’ Illirii , il quale forse nel seguito divenendo più colto ; è al presente riguardato , coinè la specie più pura del genere slavo (38). Or siccome i Celti che abitarono sì lungamente P Italia , provvenner dalla Scizia ; siccome è fermo nella istoria che genti uscite dalla Tracia o direttamente dal- 1’ lllirio abbiano occupate talune delle nostre contrade ; siccome oriundi dalla Scizia furon per avventura anche i Goti che per certo periodo di tempo regnaron su di noi; siccome dopo di loro ed insiem co’ Longobardi a noi vennero i Sarmati che anche in altre occasioni avean penetrato in Italia ; siccome appunto nelle sedi già occupale da costoro ed al presente comprese nella Polonia e nella Russia l’idioma comune è tuttora lo slavo; siccome il parlari ben anche gli abitanti della Bulgaria, donde pure uscirmi de’ barbari ad impinzare le file degli stessi Longobardi ; e siccome in fine annoverati tra’popoli slavi sono stati gli Eruli e i Rugii che anche prima di costoro ebber soggiorno in Italia ; così non può mettersi in dubbio che un gran numero di parole appartenenti allo slavo ovvero al* 1’ illirico debb’essersi introdotto nelle nostre regioni , ed anche ora far parte del nostro linguaggio. Sembrerà , lo temo , a taluno che nel sistema anzi esposto troppo di antichità e di estensione venga forse conceduto ad un tale idioma; e che basti crederlo sparso dagli Slavq propriamente delti che furon progenie de’Sarma- ti , i quali fra il quinto e’1 sesto secolo inondarono la Germania , e che poscia si recarono ad occupare l’Iilirio. Ma i movimenti tardivi di quest’orda conquistatrice non bastano a spiegare , perchè tante genti e sì varie abbian dimenticata la lingua de’loro aborigeni, e pur ne’tempi attuali facciati uso della slava : e ci resta sempre a pensare che una diffusione sì mirabile sia dovuta ad occupazioni più antiche e più ampie, come furono per avventura le traci e le scitiche, onde alcuni de' nostri classici an conservato il ricordo. Egli è in fatti a sapere che sotto diverse modificazioni la favella illirica s’incontra non solamente ne’ paesi poc’anzi indicati, ma pur nella Dalmazia, nella Bosnia, nella Croazia, nell’Istria, in gran parte del Friuli, nella Caruiola, nella Carintia, in una sezion della Stiria, nella Misnia, nella Servia , nella Boemia, nella Lusazia, nella Slesia, nella Moravia , nel paese de’ Petegorzi , nella Germania settentrionale al di la dell’ Elba , ove sono ancora sparse le reliquie de’Vandali, nella Moldavia e nella Vallachia (39). Evvi quindi chi a scritto che i popoli , i quali anno per loro idioma lo slavo, tengono la metà dell’Europa e dell'Asia. Poiché dall'oceano glaciale che si estende per lunghissimo tratto al di là de'domimi russi, vati fino al mare Adriatico ed al Mediterraneo (4®)- II Pirkheimer aggiunge che questa lìngua rimbomba ne’monti dell'Albania e dell’Iberia e verso il mare ircano. Ei l'attribuisce a’Cir- cassi , popolo bellicosissimo che imperò per lungo tempo all’ Egitto ed alla Siria sotto il nome di Servi. L’ attribuisce anche a’Gazari , oggidì chiamati Abgcizari da’Greci, ( 37 ) Strabo lib. 8, (38) De praestantia et vetustalac linguae lllvrìcae. (39) I11 quest'oltana Io slavo è misto alla cosi detta lìngua ronW?n (40) Hofmann in notis ad Res Lusat. Manlu lib. IP, cap. ■ 7 ( XIII ) ed a’MangreHi. « An^i ( egli continua ) per tutta la Tur- » chia e spezialmente fra’ Giannizzeri questo linguaggio è » in grande uso ; di tal die la stessa Costantinopoli non » più viene chiamata con 1’ antico suo nome , ma con le M parole slave Zarigracl citta del principe. Nè a guari » nella stessa corte del soldano di Egitto i soldati che per » la più parte son Circassi, adoperavan lo slavo (4 1 )- Poi* » che ( osserva 1’ Appendini ) i Circassi generati da’ Sai— » mati e parlanti il loro idioma , occuparon 1’ Egitto. In- )> di i Mammelucchi che padroneggiaron lungo tempo quel- » le regioni , fino a che il loro impero fu sradicato da » Selim imperadore de’Turchi. La qual gente però mista a’ » sudditi Turchi oggidì ancora sussiste, ed usa la lingua illiri- » ca ( 42 ) ». Intanto assai prima che i barbari de 1 climi settentrionali si precipitasse! - su 1’ Italia , avean lungamente vagato , or fuggitivi, or vincitori, per alcuni de’paesi di cui testé si c discorso. Quando ancor dunque nell’origine non avessero avuto lo slavo per loro idioma; sarebbero stali per più modi nella circostanza di apprenderlo e di spargerlo altrove. Ma poiché in fine 1’ Illirio è si prossimo all’Italia ; e poiché in ogni tempo a mantenuto con essa un si frequente commercio , e’ mi parrebbe assai strano che non fosse giunto a comunicarle ancor con questo mezzo buona copia di voci. Io credo adunque di scorgere e nell’antichità più remota c ne’così delti mezzi tempi ed in quelli a noi prossimi assai ragioni di ammettere , che la lingua slava od illirica sia una delle prime chiavi dell’ etimologie italiane : e sono altamente sorpreso che sotto un simile aspetto non sia stata riguardata nè pur dal Muratori a cui niuno fu innanzi nella cognizion de’ segreti dell’ archeologia patria. V. Questo grand’uomo lasciò scritto nella dissertazione 33 su le antichità italiane. « Mi fo lecito di attri- » buire a tutte quelle nazioni ( cioè agli E ridi , Goti , » Longobardi , Franchi ec. ) la lingua germanica o tede- >» sca, quantunque io sappia che non lieve divario passava » fra le loro lingue, come anche oggidì si osserva fra’po- » poli della superiore ed inferiore Germania , c della Dall nimarca, Svezia ed altri popoli settentrionali, onde prin- » cipalmente mossero le trasmigrazioni barbariche. Oltre di » che la lingua Germanica di oggidì è molto differente » da quella de’ secoli antichissimi , o per abbondare ati- » eli’ essa di molti dialetti , uno de’quali prevalse agli alti tri, o perchè cos'i abbia portato la natura delle lingue » sempre incostante e soggetta a delle sorde mutazioni. » Ma per quanto vi sia soggetta, non mai l’è di tanto, che non ritenga una moltitudine di voci antichissime o poco o nulla alterate: nè da ciò punto disconviene quel profondo erudito. Quindi la lingua naturale agli odierni Alemanni offrirà tuttora gran parte della lingua parlala da’lo- ro maggiori , ed in conseguenza di quella che fu in uso fra’barbari, i quali abitaron le loro terre anzi che deva- stasser 1 ’ Italia. Per questo non saia men vero che altra parte di s'i fatta lingua dovrà cercarsi nell’ illirica. Il darle a compagna la tedesca sarebbe dunque necessario al circospetto etimologo che va in traccia delle origini della no- stia favella , quando ancora le ragioni apportale di sopra j^on dimostrasser chiaramente che pur ne’tempi moderni i la e j man ^,® nno avuta comunicazione con noi. Qualche vol- 1 6 delle nostre parole si lasciali meglio discernere sassone antico che nel tedesco odierno. Nè fa uopo a- verne sorpresa. Poiché gli Eruli i Rugii i Turingii che coniando d| Odoacre invaser l’Italia, furon po- P° h dell alta e della bassa Sassonia. , ■ eruditi osservarono che la presente lingua tedesca rinchiude in se medesima quantità di voci persiane. ‘usta il parere del Grozio , sembra mollo verisimile che e abbia ricevute dagli Sciti ; e che da loro pur anche i Persiani le. abbian traile per lo mezzo de’Parti, da’quali iuron dominati per lungo spazio di tempo (43)- Forse per (/fi) Gemi. Vet. et Nov. ■<4») Nella citata disscrt. C4a) Nella pvefaz. alle istorie de Goti , Vandali e Longobardi. la stessa ragione egli à potuto avvenire che i popoli scitici i quali av-dimorato in Italia , le abbiano insegnati vocaboli che avean dilfùiso nella Persia. Ma non ripugna che alcuni ne abbiano Apparati da questa , e li abbian quindi sparsi e nelle proprie colonie e nelle proprie conquiste. Poiché di sopra si è detto che in fatto di lingua i vincitori sou maestri e sono alunni de’ vinti. Egli è ancora verisimile che le genti fenicie, le quali furon lungo tempo sotto il dominio della Persia , e commerciaron con essa , ne abbian tratti de’vocaboli che poi abbian recati fra noi. Finalmente gli Arabi ciré an signoreggiate le nostre regioni, e che anno ancora somministrato a quella nazione orientale non solo molti vocaboli, ma il proprio alfabeto; an potuto similmente diffonderli tra noi. Nè si dee meravigliare che non li abbiati registrati ne’proprii dizionari!. Perciocché molle parole che gli s scrittori non usano , son frequenti nel popolo , e sono insegnate da lui a que’ che lo anno a contatto. Ve ne à pure delle altre cui le nazioni dimenticano , dopo averle trasmesse. VII. Co’ documenti della istoria si è di sopra mostrato , quali e quante relazioni i popoli della Spagna, del- 1’ Inghilterra e della Francia , abbiano co’ì nostro. E però uopo osservare che se ci an dati de’ vocaboli ; ne au ricevuti a vicenda. Cosi in un libro stampato nel i583, che si attribuisce ad Enrico Stefano, è chiaramente messo in. veduta che gran parte della lor favella i Francesi an tratto dalla nostra : ed un autore che scrisse nel i6^3 , non dubita di emettere quest’ardita sentenza; Da che gl' Italiani furono accolti in Francia sotto i Re Carlo Vili. Ludovico XII. Francesco 1. ed Enrico IL cagion furon chela lingua francese sì mutasse più di un terzo. Sara quindi ad investigare , ove torni a proposito , con quali norme l’etimologo possa riuscire a disceruerc , se una parola sia passala dalla Francia , dalla Spagna o dall’ Inghilterra in Italia , o sia avvenuto P opposto. CAPITOLO Vii Risposta ad un' obbiezione relativa alla lingua provenzale. Meraviglierà forse taluno che ragionando delle lingue, le quali ebbero parte nel formar 1’ italiana ; ni un cenno abbia fatto dell’ antica provenzale. Pur diceva un grand’ uomo , cui l’Italia è debitrice di grandissimi lumi , ed il cui saggio carattere fu mai sempre lontano da esagerazioni d’ogni modo: » Troppo facil- w mente si persuasero uomini dotti che quasi tutte le vo- » ci italiane sien derivate dalla lingua latina o greca ; nel 11 che li credo io ingannati. Nè migliore strada presero » coloro che dedussero dalla provenzale non poche di esse » voci. Que’ pochi vocaboli che dalla Provenza passarono 11 in Italia, furono bensì usali da qualche scrittore , ma » non già adottati dal popolo (44) »• Altrove rispondendo al marchese Maffei , si esprime in questi termini: » Che noi poscia men di quel eh’ egli 11 crede, abbiamo nell’uso della lingua nostra di voci proli venzali , l’ò dello di sopra. Veramente i primi a poe- i) tare in lingua italiana , siccome studiosi de’ poeti proli venzali , usarono molte voci di quella lingua : ma esse » non furon ricevute in commercio dal popolo : anzi per 11 testimonianza del cavalier Salviati , a poco a poco 11 vennero bandite ancora da’libri ». Ben contraria fu la sentenza del Cardinal Bembo. Stu- diossi egli di trarre molte e molte delle nostre voci dalla lingua di Provenza, ma nelle giunte alle sue prose ne fu severamente redarguito da Ludovico Castelvetuo. Se non che questi preoccupato dall’amore del Lazio, volle cavare a viva forza e tortamente da esso alcuni nostri parlari che aveano scritta in su ’l fronte un’ origine diversai Cosi disse che il nostro avverbio a randa a randa provveniva da haerendo , mentre rand è antichissima parola tedesca, che vale orlo , estremità, margine , lembo : e tanto è dire a randa a randa , quanto è dire rasente , cioè su 1’ (Fi) Moratoiu disseti. 33. ( XIV ) orlo, su l’estremità. Al postiglione che si fa troppo dap- dare e rimondare , presso o all’orlo di un canale o alla riva di un fiume, si dice pur ora in Germàfcia che non vada so nahe am rande cosi prossimo al margine. Io non ispinto da predilezione verso lingua veruna ò bensì notata somiglianza fra molte parole provenzali e molte italiane. Ma mi è stalo facile accorgermi che le une e le alire procedevano allo slesso modo dal latino ovvero dal germanico : e quindi ò notata fra esse non relazione di madre a figlia, ma di sorella a sorella. Che se nel cor- del nostro dizionario mi avverrà ti in vocaboli di cui le regole etimologiche a pensare, relativamente a’medesimi, in so della compilazione d 1 incontrarmi mi costringano t«tt’ altra maniera ; non mancherò di rendere al vero questo onorevol tributo. Ma altro è che una lingua abbia fornite alla nostra alcune rare parole; altro è che possa contarsi come una delle sorgenti principali di essa , ed andar de! pari con la greca , con la germanica e con le altre , di cui finora ò discorso. capitolo vii. Esposizion del metodo inverso di trovar le lingue radicali. Anzi tutto é uopo conoscere una verità cardinale in fatto di etimologie. Essa è che gli stami primigenii , gli elementi essenziali di qualsiasi parola stanno nelle consonanti e non già uelle vocali. Con quanta facilezza queste ultime possan mutarsi a vicenda e 1 sarà esposto in altro luogo. Gioverà per ora riflettere che non solamente 1’ uso de’popoli sostituisce successivamente una vocale ad un’altra ; nia che qualche volta le ritiene in un medesimo tempo, e le à per equivalenti. Così i Latini adoperavano dicam e dicem , faciam e facìem , luciscere e lucescere , ptttri- scere e putrescere , dicundo e dicendo , faciundo e /adendo. Alla stessa guisa adoperavano homonem per hominem , labolis per labilis , optumus per optimus , lubido per li- bido. Nè sembrava strano che talvolta scrivesscr plir’ma per plurima , volnus per vulnus (45)- In italiano è pur anche permesso di dire nascondere e niscondere , italiana- re ed attalianare , asoliere ed usoliere , pretesto e protesto , mantice e mantaco , missione e messìone , diventare e deventare , pentito e pentuto , ottenebrare ed attenebrare , fuliggine e filiggine , glesi molte volte scrivono sigillo e suggello. Di più gl’ In» e pronunziano e : scrivono e , e pronunziano i : scrivono oo e pronunziano il. Pur nella lingua degli Arabi un esprime per a ed ora per e. Quello che in mezzo-alla parola avrebbe suono di e , su 1 fine vale i. Su 1’ esposte considerazioni è probabilmente fondato il costume degli Orientali che si contentan di segnare le sole consonanti , e che suppliscon le vocali con la loro memoria ; costume in vero penoso per tutti coloro che apprendono i lor diversi idiomi , e da cui sogliono con molta lode allontanarsi i lessicografi a comodila degli studiosi. Ove dunque si tratti di stabilire la relazione di due voci spettanti a due lingue diverse ; è di mestieri por melile alle lettere consonanti anzi che alle vocali. Se perciò queste non coincidono } è opportuno sopprimere e notare ime rie nostri stenografi. le parole come usan di fare Debbe ancora osservarsi che molti popoli prefiggono o delle semplici lettere o delle particelle superflue alle loro parole. Tali sono , ad esempio , in molte occasioni presso noi Italiani 1’ A , la N , la R , e la S. Poiché diciamo egualmente artompere e rompere , arrovesciare e rovesciare , aspandere e spandere , assecondare e secondare , assapere e sapere , attemperare e temperare. Con la stessa proprietà noi possiamo anche dire novare ed innovare , orpellare ed inorpellare , radiare ed inradiare , sognarsi ed insognarsi , sozzare vd insozzare , superbire ed insuperbire. Possiam dire similmente innovare e rinnovare , guardare e riguardare , lucere e rilucere, mon- impiccolìre e rimpiccolire. Nè facciamo differenza fra trascinare e strascinare , tramezzare e stramazzare , tralunare e stralunare , trabalzare e strabalzare , badigliare e sbadigliare , baire e sbaire. Qualche volta anche il 15 è per noi lettera superflua. Poiché troviamo, ad esempio, bistante per istante , boncinello per uncinetto ec. L’ osservazione medesima può farsi in altre lingue. Gli eruditi in fatti conoscono che talvolta il ver de’ Tedeschi e spesso il loro be nulla aggiungono e nulla tolgono alla parola primitiva. Per verità eglino dicono bessern e verbessern in senso di emendai e , /lichen e verfluchen di maledire , bedecken e decken di coprire , bedencken e dencken di pensare , bedeuten e deuten di mostrare , beclienen e dienen di servire. Nè altrimenti gl’inglesi che tanta parte di lor lingua attinsero dalla Germania , 'anno grease e begrease per unger con grasso , cairn e becalm per quelare , pinch e bepinch per pizzicare , wail e bewail per deplorare. Talvolta lettere superflue s’introducono nel mezzo delle nostre parole: e così non facciamo differenza tra buccicare e bucciare , tra balbetticare e balbettare , tra barbicare e barbare ec. Finalmente egli è fermo che ciascuna nazione à le desinenze sue proprie. Perciò quasi sempre una paiola abbandonando un paese per condursi ad un altro ; perde alcuna delle lettere , con le quali terminava , e ne acquista delle nuove. La voce barbaros de’Greci, diventa barbarus appo i Latini, barbaro appo gl’italiani, barbare appo i Francesi, barbar appo i Tedeschi. Il famoso nome Alessandro che pur ora gli Orientali dicono Jsckender, fu trasformato in Alexandros dagli abitanti della Grecia, e da’Francesi è detto Alexandre. William de’Latini che à partorito il nostro giglio, è convertito in lys da’Francesi. Con mutamento quasi eguale jeu- ne , proviene da juvenis, grammaire da grammatica , pierre da petra , nuit da nox , noctis , silencieux da silens, che- veux da capillus etc. Stabiliti questi lemmi , io suppongo che un Arabo ed un Italiano non avendo fra loro comunicazione veruna , o immediata o mediata ; sìen presi egualmente dal desiderio di esprimere 1’ azion dell’indugiare. Potrebbe l’uno servirsi di una sola consonante , e 1’ altro di molte. Se entrambi si appigliassero a quest’ ultimo partito ; potrebbe 1’ uno avvalersi di certa combinazion di consonanti , per esempio la binaria , mentre 1’ altro adotta la tripla ovvero la quadrupla. Ma poiché in fine le consonanti le quali possono unirsi in un solo vocabolo , non posson mai salire ad un numero alto ; nè pur allo è il numero de’casi , i quali possono aver luogo in esclusione di quello , che l'uno de’ due uomini ne usi tante , quante 1’ altro. S’ immagini adunque che 1’ Arabo scelga la parola abada , che scritta in un certo modo vale in fatti nella sua lingua constilit, subsiitit , perennavit , e che poi scritta in un altro, vai cunctatus , moratus fuitfacere. (46) Tolte via le vocali e la consonante finale, lo schema di questa voce si ridurrà a b. d. Si prenda ora a calcolare qual probabilità mai vi sia, perchè anche l’Italiano venga non solo a trascegliere le medesime lettere, ma la disposizione medesima. Onde riuscire in questo assunto, classifichiamo le consonanti adoperate dagli Arabi , secondo 1’ ordine delle italiane , ravvicinando le analoghe. Per esempio , al loro /e, al loro thè , al loro la ed al loro thda non abbiamo altro a contrapporre che la letteva T. Così ancora il nostro G dee situarsi d’incontro al loro gim ed al loro gain. 11 loro cha ed il loro kaph debbon corrispondere al C. Mancando essi per conti arìo della lettera P ; è uopo unirla al nostro B che più le somiglia. Avremo dunque il quadro seguente : Consonanti degli Arabi pro- "®‘ nuuziate al loro modo. Consonanti degl’ Italiani. B. P. BE ( 45 ) Absosii Popmab de usu antiquae locuu lil. duo. (}6) Scritta con l’ eHph , vale constilil, siibst’lit, perennavit. Scritta con V ain, vai eunctaius, moratus futi faeere. ( XV ) C.. dia 4080 . . , jj. .D a j ; jj la j dj,}, a( j ~Jf ; °nde saper epatiti sieno realmente gli schemi, un de F.. • Fhe quali sia R. Z. N. 11 prodotto di ■■ X 6 è precisa- G. . . •.Gioì , gaia , ,, _ .. b .jj e mente 4000. La probabilità di sceglierne un altro , è dunque j ’ i e ’ come 1 : 4°8b- Se in conseguenza l’Italiano per semplice ., Koph accidente avesse fatto quel medesimo che è stalo fatto dal- j_ i< | t _ L a l’Arabo ; una cosa avrebbe fatta cotanto difficile , che si jyj. . . Mim sarebbe potuto denominarla un prodigio. .. Nun Procedendo allo stesso modo , ricorderò che il Zafe- q . Quof ran Arabi corrisponde a quel medesimo che noi di- 2>..Re ciamo Zafferano. Prescindendo dalla terminazione , lo sche- S.Sj n sc j n ^ sac i “a a riguardare è composto di Z. F. R. N. Or 17 con- ."F e 1 ^ ie ì * a > tlida sonanti son capaci di -^-7-combinazioni ciuadernarie diret- V.Vau 24 ^ Z.Zain te ' ' Le ' el,ere che formauo ciascuna di esse, ammetton poi 24 alternazioni, o sia disposizioni differenti. Adunque il nu- Or 1’ Italiano avendo in sua balia 17 lettere diverse , degli schemi , fra cui giace il proposto , è uguale a e discendendo dalla prima all’ultima in quell’ordine stes- - 211 ° x 0 sia a 5 - l20 p erchè dunque un Italiano il so , con cui le o sognate ; può farne —— combinazioni hi- trasoegliesse fra tanti, aveva iu suo favore una probabilità narie di cui una è la bd (4 7 ). Egli è per altro a riflette- come uno e ne aveva in suo svantaggio un’altra come 57120. re , che ciascuna di esse può rimanere invertita, collocan- _ e esc ** dicono slanciarle ciò che noi diciamo stendo appresso la lettera che prima si è anteposta. In conse- , rdo ' e queste due voci presentano per ischema compara- , .. . .. 272 ... . tlV0 N. D. R. Diciassette consonanti son capaci guenza e uopo raddoppiare u numero—— perche si sappia . ifoUSo . ....... “ , ,, . ® l 7~ combinazioni quinari» dirette. Ma le lettere colliquante sieno le combinazioni binarie, 111 una delle quali J2 ° si trovino le lettere b, d, e di più sieno disposte uel ino- P° nent * di ciascuna dì esse son poi suscettive di 120 aldo usalo dall’Arabo Tanta è dunque la probabilità che Umazioni, o sia disposizioni diverse. Quindi il numero de- 1 Italiano esprima con essa l’idea dell’indugiare ; quanta schemi, onde fa parte il proposto, è uguale a 742560. ve u’ è che in un’ urna , iu cui siensi gettate 272 palle, ei Avea dunque per essere scelto da un abitatore di Napoli , ne scelga una e non altra. come 1’ era stato dal Tedesco , una probabilità , come 1 : Intanto sta che in effetti ei si serve in tal senso del- e ne aveva una contraria di 742560. la parola badare ; e tolta a questa la terminazione, e tra- P uo stimarsi per avventura che con P opera del scurate le vocali , si à per l appunto b d. Per incontrarsi 8 °1° caso abbia una volta superato o questa difficolta od in questo schema aveva egli dunque una probabilità come a ^ lia simile , comunque mostruosa. Ma degli uomini ragionilo : e ne aveva poi un’ altra di 272 per non incontrar- ne voli potranno mai persuadersi che gli sia ciò riuscito non visi punto , o sia per incontrarsi iu uno schema diverso. una scda > non due 1 uo p quattro , non cinque , ma dieci, Prenderò per secondo esempio il vocabolo arzanà che * na dodici , ma quindici volte? Che se giungeranno a cre- pur nella lingua degli Arabi significa arsenale. Si sa che . 1 cosa talmente inverisimile, potranno credere del pa- Diste Alighieri à usato arzanà in questo senso medesi- r * > c ^ e ^ union fortuita degli atomi abbia creato l’universo, mi). Qui lo schema comparativo è R. Z. N. Or nell’ordì- Anzi che venire ad ipotesi così ripugnanti al buon sen- . . 4080 so 1 mi credo autorizzato a stabilire il teorema seguente, ne naturale 17 consonanti son suscettive di combina- Dati ùue popoU { - (]ucdi ahbiano espresse per wt certo nu- zioni ternarie. Ma ciascuna di esse venendo a risultare da niero di volte non minore di dieci le medesime idee coi tre lettere ; ed essendo queste suscettive di sei alternazioni medesimi schemi vocali , senza esservi indolii da una speditene (48) ; è necessario moltiplicare per 6 la frazione Cle d'iSTinro comune ; è sommamente probabile che abbiano avuto una diretta comunicazione fra loro , 0 pur che 1 l'abbiano entrambi avuta con un medesimo popolo. Io (47) Chiamando x il numero delle combinazioni dirette, ed n quello spiegherò diligentemente questa mia proposizione , affiuchè k SCSUeUU “ ChC lMWS0 “ r Celid ° di “PP^arla a’varii casi possibili e di trarne delle conseguenze , non si faccia luogo ad equivoci. A due | x —- n v n _ j I. Le medesime idee. Se l’Arabo chiama tihlar la fa- a due}. A _ tuit'a , la sciocchezza ; ed il Napolitano chiama totaro il 2 fatuo , lo sciocco 5 non si dira che eglino esprimano due A tre ) _ p diverse nozioni, ma che n’esprimano una sola diversamen- a tre J * 1 X n 1 X n 5 le alleggiata. La stessa cosa è da dire, se il primo chiama 2 3 basciakon il menzognero, il bugiardo} ed il secoudo alla meu- A quattro I zogna dà nome di buscia. Nè dissimile è il discorso, quun- a quatU'o } x 11 X n— 1 X n — X n — ,3 do il Persiano chiama baz la reiterazion del ritorno , e a 3 4 l’italiano dice bazzicare l'usare in un luogo, cioè il tor- A cinque» . nirvi sovvente. S’intende ripetuta l’osservazione medesima, a cinque «—1 X ra >—■ 2 X « —■ 3 X n ~~ 4 allorché il Tedesco usa beraufen per accapigliarsi , abba- ~ff~ — ~~ 7 ~ 5 rullarsi; e l’Italiano usa baruffa in senso di capiglia. Ma se ** l’uno esprime la cosa, e l’altro un’allusione di essa ; l’i— e cosi nel seguito. dentila della nozione piu non si verifica. Onde trovare il numero delle combinazioni dirette ed inverse a due _ I[ I medesimi schemi vocali O ben detto che l’iden- nomiVàt 1 ■ 3 tre ec ’> ^ asta tcsgUcie nelle lònnole or oia niente il de- tua non rimane punto alterata ne dalle desinenze proprie 1 u ■ a ciascuno idioma , nè da quelle specie di lettere che ò il numero dt-Ue alice,^ diraostrano ch f dat0 c l" ;,1,u,c l ne n »'« e >’ o d ; cos, ‘> denominate superflue. Estenderò ancora P uso di sì fatta nova moltiplicando un per 1 altro successivamente tutti i numeri dal- riflessione , allorché terrò proposito delle cosi dette para- ano Imo a quello delle cose medesime. Adunque tre lettele son capaci di gogi , O sia di quelle specie di escrescenze finali, in cui 1 X 2 X 3 ~ 6 alternazioni. Quattro lettere ammettono l X 2 le voci si prolungano. Ma chi volesse abusare di codesta X 3 X 4 " a 4 alternazioni. Cinque lettere ne producono l X verità per mutilare i suoni primarii , violerebbe la regola. 3 X 4 X 5 X 2 rr: 120 alternazioni. Cosi via via. III. Una specie d' istinto , cioè una cagione intrinse- ( XVI ) ca all’ uomo , per la quale indipendentemente dall’esempio de’ suoi simili o da semplice arbitrio , egli è sospinto ad esprimere certe idee con certi suoni. Quali sieno i vocaboli che. possa un tale istinto aver dato alle genti che non usarmi fra loro , apparirà dal primo capo della seguente sezione : e visti allora, se non tutti, almeno i. principali de' modi , in cui può mettersi in azione questo principio vocale , mi sarà condonata la parola , coti la quale lo esprimo , e dtdla quale, in vano ò cercata altra piu breve e più adatta (49)- È intanto utile avvertire che con ogni maggior cura mi son tenuto lontano da vocaboli di tal sorta, alloichò ò fatti que 1 calcoli, i cui risultameuli ò incominciato ad esporre. IV. Comunicazion diretta fra due popoli o di entrambi con un altro popolo. Allora quando è avvenuto che due popoli diversi anno espresse le stesse idee con gls stessi schemi vocali senza esservi indotti da un istinto comune ; non ne segue di necessità che abbian dovuto trovarsi immediatamente a contatto. Cosi altrove si disse che alcune parli d’ Italia an potuto ben ricevere delle parole spettanti alla lingua de’Persiani non da essi medesimi , ma da’ Feniciì loro ospiti, i quali ebbero con quel popolo una lunga corrispondenza.’ Si notò ancora die gli Sciti an potuto dare in varii tempi ed alla Persia ed all’Italia cerio numero di voci , le quali siensi conservate in entrambe le regioni. Ludovico Muratori similmente riflette che parole analoghe alle nostre posson trovarsi nella lingua or parlata dagl’inglesi , ed essere state recate cosi ad essi , come a noi da’ Normanni , da’ Danesi e da’ Sassoni antichi. Quando adunque 1’ etimologista afferma che un vocabolo derivi da una lingua ; si dee non solo riguardarla, come lingua naturale ad una data nazione , ma come erede e rappresentante di qual si sia altra lingua , da cui abbia potuto riceverlo. CAPITOLO Vili. Applicazione del metodo inverso alla lìngua italiana. Applicando il metodo inverso poc’anzi sviluppato alla lingua italiana j ne avremo de’ risultameuli non discordi da quelli che ne a forniti il diretto. Si potrà rimanerne convinto con l’osservare gli undici quadri che faran parte integrante di questo capitolo. Essi mostreranno a prima giunta che la lingua più affine alla nostra italiana debb’esser la latina. Poiché queste due ci esibiscono una moltitudine di voci, la cui analogia è sì grande e per significazione e per suono, che posson riguardarsi comuni così all’una come all altra. Di latti abdicare , aberrare , abrogare , acclamare , ed altrettali vocaboli sono al tempo medesimo italiani e latini. Ve n’ à parimente di quelli che tranne la varietà de caratteri , posson dirsi nella stessa guisa e greci ed italiani. Tal è ad esempio , melodia che i Latini dissero melos , che i Francesi ed i Tedeschi scrivono melodie , che agl’inglesi c piaciuto cangiare in melody , e che noi abbiamo ritenuto senza nè pure alterarne la terminazione originaria. Parimente il palla de’ Greci è divenuto pila fra’ Latini , bull fra’ Tedeschi e gl’ Inglesi , bulle e houle tra’ Francesi : ma tra noi Italiani si pronunzia tuttora , come si pronunziava dal popolo , onde lo abbiamo ricevuto. Dirò lo stesso di colla e di altre voci simigliami. Assai chiaramente esse mostrano , fino a qual punto sia vero che il genio della nostra lingua e quello della greca sien simili: e lo sono in fatti di tanto che la sola greca volgare può aver diritto a darsi vanto di una siraiglianza maggiore.^ Noi non possiamo aspettarci una corrispondenza si e- satta , allorché paragoniamo la nostra alle lingue orientali e specialmente all’ebraica. Poiché ci sembra inevitabile che popoli costituiti sotto climi diversissimi, ed accostumati ad alimenti, ad instiluzioni, ad usanze sommamen(49) Il lat. instinctus procede dal gr. en in, dentro, c da sticleon verb. di stizo io pungo, io stimolo. Secondo la sua radice , è dunque una cagione interna che stimola a far qualche cosa. te eterogenee, abbian organi vocali talmente disposti, da non potersi piegare in molte occasioni simigliami alle direzioni medesime. La varia tempra dell’ udito ed il vario modo di scrivere e di legger la scrittura an dovuto influire ancor molto ad alterar le parole che ci son venute di levante. Poiché sperimentiamo tuttora che pronunziando una voce araba o .turca o persiana che sia ricca di consonanti , ad un uomo del popolo ; la sua premura di ripeterla con la maggiore esattezza noti fa che egli non vi metta delle varietà considerabili e talvolta anche ridicole. E stato ancora osservalo che gli orientali scrivendo da destra a sinistra, e gli Europei al contrario ; molle voci degli Ebrei de’Per- siani e degli Arabi an patito un totale rovesciamento di lettere. ( 5 o) Così il cethonelh o chethoneth degl’ Israeliti cangiossi in tunica e tonica ; loagh in gala ed in gola ; lihemer in rnerutn ; leban in blanc , bianco ; sebel tributo in balzello ; sucha in casa de’ Latini o sia in casipola. Tale e tanta è la delicatezza dell’organo vocale negli abitanti dell’ Italia , che à trovato insoffribile pur quelle rare e moderate riunioni di consonanti che in alcune occasioni si praticavan da’ Greci. Abbiamo dunque mutata phthisis in tisi , psalmos in salmo, psalterion in salterio , ptisane in tisana, plochos in pitocco ec. : ed abbiam data occasione a quella giusta sentenza che la nostra lingua non sonora al pari della greca, è nondimeno più dolce. Potrà indovinarsi , come grande sia stata la difficoltà de’ nostri maggiori a ritener co ’l loro udito i suoni barbarici de’po- po]i settentrionali , e come poi la loro lingua avrà cercato ogni modo di temperarne 1 ’ asprezza. Quà dunque avrà omesse delle consonanti moleste, o le avrà collocale altrimenti : là in vece vi avrà inserite alcune vocali. Ben sov- vente vi avrà premesse delle lettere parasite o superflue : ma quasi sempre avrà date alle voci straniere per lo più terminate in consonanti delle desinenze nuove e vocali. Pur se fra tanti inolivi di cangiamenti notabili si presenteranno parole , od arabe od ebraiche o persiane od illiriche o spettanti alla Germania , che tolta la cadenza ed ogni lettera parasita , converranno con alcune delle nostre parole e per sentimento c per suono ; renderanno la testimonianza più decisiva e più chiara sia della mutua e diretta comunicazione de’ popoli , cui le ime e le altre appartengono , sia piuttosto della comune relazione di essi cou alcun’ altra nazione. S 1. Lingua Ialina. PAROLE LATINE ITALIANE i. Abdicare Abdicare 2. Aberrare Aberrare 3 . Abrogare Abrogare 4 . Accedere Accedere 5 . Accelerare Accelerare 6. Accendere Accendere 7. Accingere Accingere 8. Acclamare Acclamare 9. Accomodare Accomodare 1 0. Accumulare Accumulare 11. Amare Amare 12. Anima Anima i 3 . Annona Annona 14. Annunciare Annunciare i 5 . Antenna Antenna ec. ec. (So) Si vedrà per altro fra poco che questa inversione di lettere è molte fiato avvenuta, indipendentemente dalla scrittura. (XVII) S*- Lingua greca. r.Bavcalion 2- Boter pastore 3.Cala pod lentamente 4- Cavalos stultiloijuus 5. Centris aculeus 6.Gonìa 7-Leicho 8. Lissos glaber 9- Maccoau agir dafatuo 10. Mastichao 11. Mateo, insania. Matiabos stiiltus il. Melodia i3. Mocos babbeo Boccale Bultaro de'Pugliesi, appo i quali cA.ro- buttARo è lo stesso che capo di pastori Pur ora in Napoli Andarsene PEDE CATA pede significa andarsene lentamente. Cialdone degliAbruzzesì ; chi parla mollo stoltamente Centra de'Napol. ; cioè pezzetto diferro aguzzo simile 0 picciol chiodo Gen'ia Lecco Liscio chein molte contrade d' Italia dicesi ussio Muechione de' Nap. sciocco , fatuo Io mastico Matto Melodia Smocco de' Napolitani 14. Mycon cumulo i5. Osmos, odore 16. Pavsis cessazione , quiete. 17. Paizo, o sia Pezo io scherzo al modo de' fanciulli 18. Plianos 19. Phratto io assiepo. io. Placois largo e sottile. ai. Ptochos ■za. Tacila o pur Tachy prestamente z3. Tapinos 24. Tittlios z5. Tropea, turbine , tempesta 26. Trypane' 27. Tymbos A micca, abbondantemente , cumulata- mente Uosemo de' Napol. Essi dicono osemare per odorare. Pausa Pazze jo de' Napolitani , appo i quali far la pazzia è precisamente il medesimo che scherzare, come fanno i fanciulli Fanale Fratta siepe che circonda i poderi Placca 14. Peder intestini 15. Polh area muliebri a 16. Sacal stullus,bar. dus, ìndo- ctus 17. Salai exlollere *carsi per s ou- vrir, s’entr’ ou- vrir: e spaccare alcuna cosa è veramente w«j mododi aprirla. | Padiata de'Napolit.cioè intestini preparati ad uso di cibo Potta Sciocco che in molle contrade A Italia si pronunzia siocco Salire in senso attivo, come si à uso di dire in molli luoghi d'Ilcdia: per esempio, salire un peso. 18. Sciala locupletavi,fortuna- tum , feti- cem esse 19. Sciuf percutere , conterere , frangere , comminue- re 20. Siphra numerus , numeratio, liber ra- tionum Scialare de' Napolitani. Quando essi dar ► no in copia a taluno alcuna cosa desiderata , dicongli sciala , cioè sii ricco di ciò che bramavi , fattene felice , fortune ggia Sciuffare de' Napolitani, ridurreallo stato di chi fu aspramente percosso, di chi si sente rotto e quasi spezzato Cifra che in alcune contrade d'Italia dicesi siFRA o Z1FRA. O g& detto di sopra che nelle parole italiane la let- de' Napolit. tera C molle volte s’introduce senza punto cangiarne la significazione ; e che perciò in questi casi va considerala Pitocco Tocca tocca dc'Napolit: o sia presto presto Tapino Tetta Tropea de' Napolit. Trapano T omba "Vedete le voci italiane , di cui si è data P etimologia nella prefazione al Vocabolario della lingua italiana sotto la nota 12. Se ne incontreranno in questo altre molte che non meno delle proposte potrebber servire al mio assunto. 3. $• Lingua ebraica. • • Bata 2. Beriah 3 Bo ‘ngruere , Le oro popolo 4- Bor fossa, pozzo 5. Cala defedi 6. Cascial 7. Casciar co nveniens esse , co ri- genere Abboltacciare 8. Ephes fidarsi gratis Barra 9. Gomed Buiima , 1 o.Maghuon frotta confusa , habitaciiluni moltitudine,qua11. Mut si populus in moveri , di grueus moveri, laBorro bi, labare, definito al modo untare , cadelMuralori per dere fossa, cavità, ec. Mot Calare cornmotio , in senso di mandtmotio nu- care,decrescere tatto,lapsus, Accasciare , casus Cascare i2.Neghuet- Accascare sal otiosum sedere i3. Paqahh II. aperire A ufo Gomito Magione Ammottare , lo scoscendersi della terra in luoghi a pendio , che il Fa c- ciolati traduce delabi, il Bacini delabi , mere , l' Alberti tornberen ruine. Neghittoso L’ Alberti traduce spac- superflua. Nè piu si stenta a dedurre abboliacciare datata che abbonacciare da bonus. Non ignoro che la parola barra è stata giudicata un prodotto di vara o varra de’ latini. Ma qual fosse appo i medesimi la significazion di lai voci non è facile determinare. Vitruvio scrisse : Cetras Chalcedonius de materia primum basini subjectis rotis fedi', supraque oompegit arredar iis et Jugis varas , et in his suspendit arie lem (5i). Le quali parole significano , secondo la traduzion del Gl- liani «Cetra Calcedonese fu poi il primo che vi fece la » base di tavole con delle ruote, e sopra vi compose con » pali dritti e traversi una capanna ( varas ) e in questa » sospese P ariete. » Ognun vede che sì fatte varae non anno alcuna parentela con barra. Nelle glosse d’ Isidoro si spiega P adagio vibia varani sequilur : e si dice che vara e vibia son due pertiche fra se legale , che assereni sustinent. Ma propriamente vara dicevasi una pertica diritta che avea la sommità biforcuta , e vibia una pertica traversa che s’inseriva a tal forca. Così ne insegna l’autore dell ' Arnalthea onomastica : nè so in conseguenza di qual modo dopo aver egli osservato che varae o vari sunt furcae, quibus retia suspenduntur, soggiunga ; ite ni trabes transversariae. Certamente disse Lucano, Pharsal.If. 43 g. ... dttm dispositis adtollit retia \aris Venator , E codesti vari disposti dal cacciatore , onde innalzarvi le reti , niente altro posson essere che pali diritti a cima biforcuta. Quindi lo scoliaste ben dice che vari sunt furcae , quibus retia subrigunlur , et sustentanlur. Anzi il Vossio dimostra con una grande chiarezza che in generale vari sunt bacali farcillati et informes (52). Ma non so a che si appoggi quell’ultima significazione di trabes transversariae. I latini aveano varrones in senso di duri, semplici, zotici: e lo Scaligero pretende che questa parola sia da varris, qui sunt slipites non dolali , praeduri ac enodes (53). Ma il diclionariuni octolingue porla in vece opinione che il varrò ed il baro de’Latini sien la parola medesima. Checché ne sia , io non trovo che abbian essi giammai fallo qso di vara , di vari o di varri nel senso di obex, repa- (5i) ViTRt'Vio lib. x. cap. xix. (5z) Vedi 1’ ety/nolvgicon del Vossio. Sotto la voce varui ei dimostra con una grande chiarezza che vari sunt Ln.juli furcillali et informa. (53) Scaligera «opra Fest«. ( XVIII ) gulum , cìofc di sbarra, serrarne, stanga, argine, ostaco- Sodo stato tentato ad ammettere ehe accalcare in : e queste nozioni si ritrovano s't nel beriah degli Ebrei che nel barra degli Italiani. A prima giunta mi sembrava che il vocabolo buiima procedesse dagli Spagnuoli. Perciocché nella lor lingua bulla de gente vai moltitudine, folla: e bullicio vai calca , confusione , tumulto. Ma niuna di queste parole è tanto simile a buiima dalla parte del suono , quanto il bo-leom degli Ebrei: e niuna esprime s'i fortemente l’idea di una buiima , come quel populus ingruens , popolo che viene addosso impetuosamente. Intorno all’ origine di burrone , borro , burrellà , ò riferita nel Vocabolario universale l’opinion del Muratori. Stima egli che di tali voci la forma primitiva sia il modenese budrione : e questo egli cava da bolhrion diminutivo di bothros che in greco vai fossa. Io soglio recarmi a pregio il ritenere le semenze di quegli uomini insigni che profondamente meditarono su ’l soggetto , di cui scrivo, ove assai gravi ragioni non mi spingano ad abbandonarle: e però non ò avuta alcuna pena a seguire il pensamento di questo grande erudito. Mi credo pur ora nella necessita di seguirlo relativamente all’ origine del modenese budrione. Ma perchè da budrione derivasse burrone e quindi borro e burrellà , era necessario che la Il ed iusiem con essa la I si perdessero affatto. Or cosi latta vicenda è. inutilmente supposta. Perciocché il bor degli Ebrei già significa fossa : e quando bor a dato borro , assai naturalmente ne sorge 1' accrescitivo burrone. ^Davvantaggio al concetto di burrone e di borro è mollo più congrua una voce , la quale esprime una gran fossa od una fossa in generale , che il bothrion de’ Greci, il quale suona fossetta. Di più il vocabolario della Crusca stabilisce come parte della idea di borro o burrone quella dell’ acqua che vi scorra , se non perennemente , almeno di volta in volta o quando che sia. Ma di acqua non da cenno il bolhrion de’Greci : ed al contrario il bor degli Ebrei significa anche pozzo. llelativamente a calare per decrescere , immillili, avea sospettato il Muratori che provvenisse dagli Arabi. In effetti essi an (/alla ( e non già challa o balla ) per defedi , imminutus fuit. È fa uopo confessare che 1’ affinità notabile de’ radicali arabi ed ebraici fa che spesso l’e- timologo sia costretto ad esitare fra’primi ed i secondi. La maggior simiglianza de' suoni è un de’ mezzi più propri! a regolare la scelta: e cala più c he scindens et Cera , aria del volto Cantina Scarassare che in alcuni luoghi del regno di Napoli significa squarciare,stracciare, metterein pezzi Scarrupato de' Napolitani Chiacchiere Cusso degli Abruzzesi i 5 .Iskenden Schiantare , perculsioa’ frangere rompere con violenza mini 16. Picis Impaccio intricatio 17 Schah Scacco ìS.Schah ma Scacco matto il re è morto ìg. Tas Attassato 20. Tirkes i Napolitani dicono di chi per tubila paura o per improvvisa disgrazia ri man percosso e quasi estatico Turcasso Poiché si tratta di una lingua , Ja cui influenza su la nostra è fin qui stata sospetta ; ò trascelte a disegno le voci , che presentavano un’ analogia più manifesta e piccante e per significato e per suono. Aveva su’l principio registrato fra esse chceng che in Persiano vai gaudio , tripudio , danza giojosa , e che fornisce il nostro gongolare; cheerbate che il ÀIeniivsk .1 spiega in latino facetus, e che noi diremmo faceto, piacevole, civile, garbato; diilbend che noi Italiani abbiam cangiato in turbante ; ed altre voci si fatte. Ma quantunque il C ed il G sien lettere ai- finissime ; quantunque il sieno del pari il D ed il T ; e quantunque sia provata da una moltitudine di casi la mutazione della L in R ; mi è nondimeno paruto che l’appli- cazion del calcolo delle combinazioni e delle alternazioni richiedesse negli esempii una più stretta isofonia. Nè altrove ò tollerati i cangiamenti di lettere che nelle desinenze: al che mi autorizzavano le ragioni addotte di sopra. Dissi già nel Vocabolario della lingua italiana , esser contravvertita l’origine della parola bargello. Il Muratori confuta il parer di coloro che la traggono da barigil- dus ovvero da baroncellus : ed a sospetto che la medesima sia provvenuta dall’arabo. Si sa intanto che in più luoghi d’Italia ed in ispeciallà nel regno di Napoli la forza pubblica vien delta corte : e spesso all’ apparir di taluno che la meni seco , e ne sia capo , il volgo dice : ecco la corte. Or sarà egli avvenuto per caso che da una parte questa corte stessa sia stata chiamata da’ Persiani barigt?h,e che dall’altra il satellilurn vel apparilorum dux sia stalo detto dagl’italiani bargello ? Ninno dica che bazzecola aggiunga troppe lettere a bazzem : poiché anzi ne forma un diminutivo naturale. Nè altrimenti molecola provviene da mole , bollicola da bolla ec. L’autor del piccolo vocabolario della lingua napoli- tana si studia di connettere una moltitudine di tropi, onde mostrare in qual guisa abbia potuto avvenire, che siasi creato fra noi il vocabolo beni in senso di ano. Sarebbe molto curioso che dopo tanti traslali la nostra plebe alla pur fine si fosse avvenuta in quel suono , co ’l quale i Persiani esprimono il sedere. Ma un’etimologia che si appoggia ad un gran numero di allusioni , già per questo solo è sospetta , come sarà altrove notato. Nel panegirico di Giuslino II , che ascese al tropo nel 565, e mori nel 5yS , usò Corippo suo cortigiano la voce caram , Postquam venere verendam Caesaris ante caram. Naturalmente si fatta voce par che abbia il significato di presenza o cospetto : ed in tal maniera può credersi che vi si rinchiuda un abuso , una derivazione plebea del Corani de’Latini che vale appunto dinanzi, da faccia a faccia, in presenza. Questa etimologia è ben più propria che la recata dal Menagio il quale pensa di ricorrere al greco cara , cioè capo. Checché ne sia , gli Spagnuoli da quel vocabolo latino barbaro an tratte le loro frasi cara à cara presenzialmente, da faccia a faccia ; hablar cara à cara parlare in presenza su ’l viso ; dizirselo en su cara dirglielo in su’l viso. Indi pure avranno avuto cara in senso di faccia : poiché certamente essi dicono cara sin verguenza faccia senza vergogna, no tener cara para alguna cosa non aver faccia, non aver animo di far qualche cosa. Ma appo noi Italiani il senso comune , prima- 11. Krerwan 12 . Maghazen 13. Marangon ( XXI) rio del vocabolo certi non è gii» quello di faccia , dì presenza , di cospetto. Egli è anzi quello di sembianza , di adagio aria del volto , di ciò che il Meninski denomina chara- cter faciei, color. Or come sarà egli avvenuto che noi ed i Persiani senz’aver comunicazione scambievole, o sen- z’ averla con un altro popolo, abbiam convenuto in esprimere questa medesima idea con due voci tanto analoghe , quanto cehre e cerai II puro e semplice caso ne avrà fatto prescegliere non solo le stesse consonanti G ed R , ma pur la stessa vocale E? Ed avrà determinati ambi i popoli a collocare innollrequeste lettere nella disposizione medesima? 11 Menagio pensa che graculus specie di cornacchia, sia divenuto successivamente glacculus , clacculus, chiac- culus ', e che quindi sia nato ciiiacculare e finalmente chiacchierare. Ma non avendo pur fiducia su la stabilità di questa scala ; pensa di prepararsi un’etimologia di riserva nel cacklen degli antichi Tedeschi. Similmente da loro il Caseneuve à ricavato il caqueter de’ Francesi. Di niuna di queste radici par contento il Muratori : avvegnaché nota chiacchierare fra le voci italiane di origine incerta od ignota.Intanto il suono e l’idea del vocabolo chiacchiera sono egualmente rinchiusi nel chyr chyr de’Persiani. Il Castelvetro nelle giunte al Bembo tira schiantare da explantare. Egli è veramente costume de’ nostri Napolitani il trasformare sovvente il PL in PI : ed in conseguenza essi dicono chianta per pianta , e schiantare in senso di svellere una pianta dal suolo. Ma non questo è certamente il senso del toscano schiantare : e se 1 ’ accademia della crusca lo spiegò acconciamente per romper con forza 5 vi si trova parimente ed il suono e l’idea del persiano ishenden. Si dice, è vero , con proprietà che un frullo si schianta , se mai viene strappato con violenza dal ramo. Ma forse allora si fa altro che romper con forza ciò che forma l’unione fra il ramo ed il frutto? E però appo i Tedeschi ohst brechen rompere il frutto , è lo stesso che coglierlo, spiccarlo , distaccarlo. La parola impaccio à impacciati stranamente gli e- timologi. Lo Sfelmann ed il Somner. con assai poca ve- risimigìianza il dedussero da impeterc , che gli scrittovi de’ mezzi tempi adoperarono in significazion di accusare, di chiamare in giudizio. Sospettò il Muratori che per metafora da pece si fosse tratto impacciare. Ma non pur contento di questa ipotesi , ricordò che una volta i Latini disser paceo per paciscor e pacio per paclio. Credette adunque possibile che il vocabolo espressivo di un legame convenzionale fosse poi stato trasferito a dinotare ogni impaccio. Tutte queste etimologie an bisogno di tropi più o meno forzati, mentre senza alcun tropo il persiano picis fornisce esattamente la radice richiesta. Non si sa quante frottole vada spacciando il MenA- gio su 1’ origine di turcasso. Ei si volge al gr. thylacos che significa sacco, guscio,, canestro 5 e poscia al Rocker degli Alemanni che pur turcasso significa, ma che à suono ben diverso. Sconciamente ancora il Ferrari opina per thecarium. Ma sempre modesto il Muratori aggrega turcasso alle voci di orìgine oscura od incerta. Fuor di dubbio questa voce a noi vien da’Persiani', poiché iir nella ior lingua significa freccia. Circa le voci bazzecola, bazzicare , brando, cantina, asce.io jf. i* lettore consulti tutto ciò che d’inetto, di puerile , d improbabile poi renda giustizia alle pica iEntranas ab bri acare intestini Affuilare ! Alborotto / i 5 .Esgarrai Albina rompere, 0 . Allindare , spezzare far lindo 16. Espanto Amarra meraviglia Amarrare , grande legare il cavo 17. Nino , della nave , darbambino gli volta intorno a qualche cosa stabile iB- Pecca- Ammoinare dillo de' Napolit. pìcciol peccato Attappare 19. Pelea de' Napolit- contrasto , combattiZotte mento de' Nap : colpi- di frusta Covare ao. Perro de'Nap. ed è procane priamente dare il cibo agli augelli Creato Empara ai. Pintado - impedimento che elegante- un creditore fa aa. Tocado, ad un debitore ornamento arrestato ad i- donnesco , stanza dì altrui. per lo capo perchè soddi2$. Tonto sfatto quest' ulbalordo timo , non esca 2:\. Zancar- di prigione. V. ron del dialetto nachi à le pol. gambe secNfadó che e lunghe e’ Nap . Entragne Sguarrare le ’ Napolil, Spanto de' Napol. Ninno e nen- na , ’oci usale nel lialetto napol. Peccadiglio Pelea stesso che accattabrighe Perro de’ Napolitani. Più volte essi di- no CJNB BERRÒ senz' accorgersi del pleonasmo. Pintato de' Napolit. Toccato de Napolit. Tonto otnonto de' Napolil. Zancarrone de' Napol, non abbiamo noi data agli Spagnuoli borracha , ma che ne abbiamo per opposilo ricevuta borraccia. Il Covarruvia , il Mesagio , il Muratori ed altri eruditi au di già riconosciuto lindo per voce spagnuola : e solamente an portale opinioni diverse su 1’ origine di questa voce. Perciocché il primo à creduto che derivasse da linea , il secondo da limpidus , il terzo dal tedesco ge- lind morbido, leuero , dolce. Presso gli Spagnuoli alindar e presso gl’ Italiani allindare anno il medesimo senso, Anno gli Arabi marron in senso di fune. Sembra dunque che gli Spagnuoli per si lungo tempo soggetti alla loro signoria ne abbiano apparalo amarras canape, gomena ; e die quindi abbian tratto amarrar legare streilo , ammagliare 5 amarrado legato stretto 5 ed amarrador chi stretto lega od ammaglia. Di qua si vede onde noi abbiam tratto amarra ed amarrare. Nel dialetto napolitano si dice ninno il fanciullo e nenna la fanciulla. Onde mai il nostro popolo avrà tratte queste voci ? Forse dal nin degli Ebrei che significa figlio ? Forse dal nannos de’ Greci che significa nano , di breve statura ? Io credo anzi dagli Spagnuoli i quali anno nino in senso di bambino e mna di bambina. Credo poi che i medesimi abbiano apparata questa voce da’ viaggiatori Fenicii che lungamente commerciarono con molti porti della Spagna, e che parlavan l’ebràico. A ciò m’induce il vedere che mentre appo noi ninno e nenna son parole isolate ; appo gli Spagnuoli nino e nilia anno prodotto un gran numero di voci secondarie. Non essi dunque da noi , ma noi piuttosto da loro abbiam dovuto imparare codesto modo di esprimere. Siccome poi il loro nino è più simile a nin che a nannos 5 cosà dee credersi prodotto dal primo vocabolo anzi che dal secondo. Oltre a ciò il nannos de’Greci è più volentieri applicato a dinotar l’uomo adulto di mostruosa piccolezza che il bambiuo o la bambina. $■ 11. Lìngua francese . 1. Acheter , Accattare 9. Héritage comperare io. Laquais 2. Berner Bernare , 11. Lumière burlare voce adoperata 1 2. Madame prendersi dagli scrittori 1 3 . Maitresse giuoco in dialetto napadrona polit. 14. Manteau 3 . Boncher Bucciero beccajo de' Napolit, iS.Ménager 4 - Certain Cenano governare b.Chercheuse Chiarchiosa 16. Migra ine cercalrice de' Napolit . 17. Mince pitocca 18. Oreiller 19 Plusieurs 6. Defendre Difendere 20. Rédouté per proibi21 .Très-bien re très-grand 7. Doublé Dubletto très-lourd 8. Gibet Giubbetto Retaggio Lacchè Lumiera Madama Maestréssa Manto de' Napolit. Maneggiare Magrana Mencia Origliere Plusori Ridottalo Trabene Tragrande Tralordo ec. Alcuni etimologisti son di avviso che tanto noi , quanto i francesi abbiamo preso a radice 1’ adcaptare de’ Latini barbari ; e che noi ne abbiam tratto accattare in senso di comperare , com’ essi ne an tratto achapter ed indi acheter. Ma queste voci appo loro àhno alcune adesioni ; poiché essi dicono achat in significato di cotripera , ed ( XXVI ) acheleur di compratore. Per contrario 1’ accattare di noi Italiani è parola isolata. l)i piu volgare e comuue in tutta Ja Francia è 1’ intelligenza di acheter. Per contrario accattare ò usato in vece di comperare in qualche contrada d 1 Italia , per esempio nel nostro Regno, ma non nel resto della penisola. Scrisse, in effetto il Villani: Trovatolo il detto Rubaldo , il puose attraverso in su un asino , e venia gridando : chi accatta Manfredi ? Chi accatta Manfredi ? Simon Perii a creduto che qui accatta stia per trova : e così pure an creduto i signori della Crusca e ’l Tassoni. Nè so , di qual maniera abbian .potuto persuadersi che quegli il quale avea trovalo il cadavere del re , gridasse ancora : chi il trova ? A questa impropria sentenza essi non sarebber discesi, se avesser saputo che accattare in bocca de’ nostri , come acheter in quella de’ Francesi , non vai altro che comperare. Indi sorge un forte indizio che la parola in quistione non proceda dal latino eli’ era comune alla Italia , ma che ad alcune parti di essa sia provenuto d' altronde. E dualmente non costa che nel lai. pur barbaro siasi adoperalo adcaptare ovvero accaptare in significato di acquistare a prezzo : ed è molto iuverisimile che gl’ Italiani ed i Francesi senza comunicare fra loro abbian convenuto di torcere quello stesso vocabolo ad uno stesso intendimento e non poco lontano. Val dunque meglio il pensare che i primi abbian ricevuta una tal parola da’ secondi. Gli Spaglinoli lian lacajo in significalo di staffiere : ed il Cuvarruvias ne insegna che a’tempi del re Filippo il ricevette!’ da’ Tedeschi. In effetto questi ultimi anno ancora lachey nel medesimo senso. Potrebbe credersi che da’ medesimi i Francesi abbian dedotto anche il loro laquais che vuol dire valletto a piedi , paggio o sia fante.^ Ma I’IIuet ed il Fauciiet portano in vece il parere , che debba tenersi ricorso all’ antico naquet , la cui radice è il knecht degli Alemanni cioè servo , garzone. Il Me- nAgio facendo uso della sua meravigliosa franchezza , trae nacquet da verna , e laquais da vemula. Senza farmi a scrutinare queste opinioni diverse che non son del mio in- stilulo , e senza mettere ad esame , se la sorgente primitiva di tutte queste parole sia forse nell’ Arabia , o>ve riqaqon vai servo , lohaon di natura servile , e laikon nuneio ; mi contenterà di osservare che tenendo dietro alla pronunzia, ninna parola è più simile all’italiano lacche del laquais de’ Francesi. Sembra quindi che da costoro abbiamo avuta sì fatta voce. 1 Francesi che non anno il più picciolo scrupolo nel mutilar le voci straniere che rendono a sè proprie , an fatto agevolmente mince dal latino minutasi e co’l mutamento dille vocali noi abbiamo trasformato il loro mince in mencio. Come i l'ùancesi da jdus anno tratto plusieurs ; così qualche Italiano da plusieurs a tratto plusori. Ma non è giunto ad accreditare sì fatto vocabolo fino a renderlo comune. Redouter è temer forte per un sentimento di stima inverso il rivale, fc quindi dubitar di soccombere nel vicino contrasto : e però sì fatta voce proviene da re particella iterativa e da douler dubitare. È in conseguenza sicuro che il redouté de’Francesi ù radice nella sua lingua , e non già nella nostra ; c che in conseguenza da essi ahbiaqi dovuto ricavare il nostro ridottalo. CAPITOLO 15!, Osservazioni sfi quadri precedenti . Gli esposti quadri presentano delle corrispondenze ri- manchevoli fra vocaboli italiani e vocaboli stranieri. Esse son sufficienti a provare le relazioni mutue de’ popoli , cpi queste dizioni appartengono , o fa relazion comune di tisi pou qualche altro popolo. Nè a trarre tal conseguenza è nepessarto sapere , qual di loro abLia trasfusa , e quale abbia ricevuta Ja data parola. A maniera diseolio ò però voluto soggiungete delle osservazioni concernenti quest’ultimo scrutinio. Perciocché mi è sembrato che ciò fosse mollo utile a giustificare un gran numero di etimologie importanti che di già sono comparse o che compariranno via via nel Vocabolario universale. Egli è vero che nel corso di sì fatta disamina mi è stalo qualche volta uopo anticipar la menzione di alcuni principi! che dovranno essere sviluppali nella seconda sezione. Ma da una parte son essi cotanto semplici e facili, che basta quasi 1’ accennarli per esserne convinto : d’ altra parte nulla costa il presumerli veri fino a che non ricevano una dimostrazione compiuta. Mi ò fatto quasi un dovere d’ inserire ne’ quadri non le sole voci pertinenti al linguaggio colto d’ Italia , ma pur quelle che si trovano in alcuni dialetti. Poiché in vero le scientifiche possono esser provenute da una regione ad un’ altra per lo solo ministero di alcuni sapienti. Ma quelle usate dal volgo ordinariamente fan prova di un contatto lungo ed esteso fra le diverse nazioni. Quanto alle parole spettanti al dialetto napolitano , ini sono prevalso del Vocabolario pubblicato dal Porcelli nel 1789 , e di quello annesso per appendice alle poesie del Capasso. SEZIONE II. Su'l modo di trovare Vetimologie di una lingua , di cui siensi già determinate le lingue radicali. CAPITOLO I. Determinare le principali classi delle parole , la cui ge - nesi può dipendere da una specie d' istinto. Dissi già che questo’istinto per me non era altra cosa , che un principio intrinseco all' uomo , per lo quale , indipendentemente dall' esempio de'suoi simili o da semplice arbitrio , egli è sospinto ad esprimere certe idee con certi suoni. Dirò al presente che i vocaboli i quali in tutto od in parte son da riferire a tale origine, posson essere distribuiti in cinque classi principali. I. Le Ìnterjezioni composte di sole vocali , sieno o no accompagnate da aspirazione. Si manifestali esse in su le prime senz’ alcun proponimento dell’ animo , sotto l’agi- tazion del dolore ovvero del piacere : ed in vista del diletto , da cui sono aceompagnaLe , o dal sollievo che recano , son poi ripetute a disegno fino a divenire usuali. E’ dunque chiaro che sorgono dall’ evoluzioni più facili dell’ organo della parola ; e consistendo in vocali che son .ristrette di numero , e di cui non può variarsi di molto la scelta ; deggion presentare fra’diversi popoli una grande simiglianza. Quindi Gl’ Italiani dicou ah , ahi , oh Gli Ebrei hah , hi , lieti I Greci ai , ia , iu Gli Arabi aldi , ahhi I Persiani ei Gl’ nitrii ah , ahah I Latini ah , chea I Tedeschi o , ei ec. ec, Una delle prime derivazioni che ci presenti l’istoria dell’ umana parola, è quando le Ìnterjezioni, di cui tengo f iroposito , divenlan segui espressivi di quello stato del- ’anirno, dal quale esse partono. Così la voce hi che presso gli Ebrei corrisponde al nostro ahi od oitné , significa .t-del pari il pianto , il lamento: e vaj che presso gl’ [Ìlirii è un’ interjezion di dolore , vale al tempo medesimo ciò che noi diciam guajo. II. Le voci infantili. — Si è osservato, ad esempio , che molti popoli adoperano le lettere labiali o semplici o doppie per indicare il padre e la madre. Poiché da una parte son esse di una pronunziazione si facile che non imbarazza i fanciulli: e d’altra parte ben per tempo si offre loro il bisogno d’indicare i geuilori. Quindi il babbo ( XXVII ) de'Toscani , il bah de’Persiani, il boba de’ Turchi , il boab de 1 Mogollesi , il bu degli Arabi , Y ab degli Lbiei e de’Caldei, l’aia de’Siri, tutte voci ch’esprimono la nozione di padre. Quindi il mamma , mamme , mamma e marnrnect de 1 Greci , il mamma de 1 Latini e degl II iru, il marne degli Epiroii, il rnam de’Gallesi e de’Gelii, il marna de’ Moluccliesi e de’ Peruviani , il mera de’ Fiamminghi e tutte le altre voci similmente composte che significano madre. • • 77 III. Le denominazioni degli organi inservienti a a. parola , ove sieno fondate su di alcuna delle consonanti eli essi sono addetti a formare. Egli ò , p er esempio ’ a . notarsi che presso molte nazioni i nomi espressivi de denti si fondan per l’appunto su lettere dentali. Questa pati® del corpo umano in effetti fu chiamata dens , dentis a Latini , odus , odontos da’Greci antichi , dondi da moderni , dandan da’Persiani e da’Pelvii, denlàno da coloro che parlavano il Zend , dis da’ Turchi, tand dagli Ebrei. L’urlo cupo e monotono, con cui l’allocco interrompe la taciturnità della notte , fu causa che i Latini il chiamassero ulula. L’animale detto ai a pur ricevuto il suo nome da quel suo grido piangente , per lo tj.uale si distingue. Il genio imitativo si discopre del pari nella parola tamburo che i Latini dicono tympanum , gl’ lllirii bu~ batti , bltben o baraban, gli Ebrei tof o come altri legge, tkof, gli Arabi dobdabon , i Danesi tromrne , i Tedeschi trommel. Il sacco è stalo designalo dal romor che fanno gli oggetti , quando cadonvi dentro : e non è quindi meraviglia che si appelli saccos da’Greci , saq dagli Ebrei, sack da’ Tedeschi, sene da’ vecchi Sassoni $ e che riceva da altri popoli altri nomi simiglianti (?.). Lo sciakeraloti degli Arabi eh’ esprime la stessa idea , provviene solo in parte dalla stessa sorgente: poiché la voce originaria à ricevute per via molte addizioni novelle e scaturite d’altri fonti. Qualche imitazione del suono che le porte tramandano nel girare su’ cardini , si discerne chiaramente nel thyra de* - j^uiiayuuu jj. zjcuu 9 lAiò ua lutici* gii aie su calumi 9 M ui&oeiuc uiiaiauictuo nei Olandesi , toth da’ Sassoni antichi , tooth dagl'inglesi. La Greci , nei thiir de 1 Tedeschi , nel dar de' Persiani , nel stessa osservazione può farsi su' nomi delle labbra. IV* I vocaboli formati per onomcitopea. Così la voce taralantara si trova usata da Ennio per dinotar lo squillo della tromba. Bav bav dissero i Greci il latralo del cane, e bavzo nella loro lingua è precisamente il medesimo che J 1 baubor de’ Latini ed il nostro io abbajo. Il crocitare nsato da’ nostri padri , il loro glocitare, ed anche più il gracchiare ed il chiocciare , di cui noi Italiani ci avvalliamo pur ora, son parole che imitano la voce de’corvi e quella delle galline. Per esprimer lo schiamazzo che quest ultime fanno , gl’ lllirii sogliono impiegare il verbo hakocati. Essi anno allo stesso modo kdrkochali e kloccati per indicare con enfasi il gracidar delle rane e lo strider delle oche. Ciò che noi diciamo belato , essi dicono blèk , blejànje e blekdnje , i Greci bieche , e belatus i Latini, hé vaglion altro che belare il btéjali , il blekdti il blesti , il blenuti , il béknuti ed il bekati de' medesimi lllirii , il blaetan de’ vecchi Sassoni, il bleat degl’ Inglesi , il bleeten degli Olandesi , il blòken de’Tedeschi , il baiar dogli Spagnoli ed il beler de’Francesi. Sono ingegnose le parole, con cui i Napolitani contraffanno diverse voci animalesche; e che si trovati riunite non senza molta grazia in una stanza della Ciucceide ( 1 ). I Francesi adoperano glouglou , end’esprimere il suono che (anno i liquori nel sortir dalla bottiglia : cliquetis chiamali lo strepito delle anni cozzanti : e tangtang il remore del tamhurro battuto. Spet- jan pure all’ onomatopea il nostro scricchiare , lo screak , il creak e lo shriek degl' Inglesi , lo sckripali degl’lllirii, il claquer de’ Francesi , il klalschen ed il klappern de’ Tedeschi. Accanto a queste voci vuoisi porre il besbds de’ P e rsiani che vuol dire vaniloquio ovvero cicalio , il bisbigliare , il barboilare ed altre simili parole che sono usuali in Italia , il barbaraton degli Arabi che rende il mormorare dell’ uomo sdegnalo , e mille altre espressioni della natura medesima che sarebbe facile il raccorre dagl’ idiomi più noti , ma riojoso il riferire. Egli è uopo rapportare alla medesima classe le denominazioni date agli oggetti per lo suono cli'essi emettono. Si sa, ad esempio, che la pecora è delta blechas da’ Greci , brdv dagl lllirii, {«eòi dagli Ebrei, berbice dagl’italiani, brebis da’ Francesi : nè si allontanan molto da questi suoni il pecus de’ Latini , ed il vervesc eh’ essi aveano in senso di montone. Similmente il cuculo fu da essi detto cuculus ; ku- kulka o kokutka dagl’ lllirii ; cuckoo dagl' Inglesi ; coucou da’ Francesi ; kukuk da’Tedeschi; cuclillo dagli Spaglinoli, e con voci meno espressive coccyx da’ Greci e qa dagli (0 ’NzO mina si nfenfejnva no fiondilo ; Si zecchejava Uà no inarvczzidlo ; Si zio zi lacca no sorecilto ; Si tube mbe responnea no pceoriello ; Si t 'albajuva ’ucnollo no canillo ; Si sentivi; arrogilii no ciucciariello ; Potive dire ; tutte st’ alieniate Eran uouimene approntilo , e mò so tale. Canio XC. al. 8. dor o dure de’ Sassoni , nel door degl’ Inglesi , nel dor de’ Celti , nel thre de’ Caldei , nel dviir degli Slavi, ed alcuna cosa ancora nel deleth degli Ebrei. È questo il luogo di richiamare una verità etimologie* , le cui applicazioni son frequenti nel nostro Vocabolario della lingua italiana. L’ udirsi spesso dalla bocca degl’ inesperti fanciulli le così dette lettere labiali eh’ essi trovano assai facili , e che prendon gusto a ripetere , determinò i Greci a chiamar baba la voce inarticolata. Su questo fondamento medesimo essi nominarmi bambenin il profferire cotal voce : e disser pure babazo io balbutisco, io balbetto. Procedetter anzi a formare il vocabolo {>ar- baros per significare lo straniero, il cui linguaggio ad essi ignoto percuoteva i loro orecchi in una maniera indistinta. I Latini avendo riguardo al parlar confuso degli stupidi , ed anche per avventura assomigliandoli a’putti ; feeer molto uso del B ne’ vocaboli significativi dell’ uomo sciocco e dappoco. Quindi bardus , baro , bambalio ed altre voci sì fatte. Coerentemente a queste cose noi progredimmo a formare la parola bambino ebe secondo la sua radice, tanto vale appo noi , quanto 1’ infans de’ nostri padri. Di più rendemmo a noi proprie non poche lor voci, per le quali si . dinota il semplice , il fatuo ; e ne creammo forse delle nuove del medesimo conio per indicar la cosa medesima. Quindi babbeo , babbaleo , babbusco , baccello , baccellone e simili. Parimente i Persiani dettero allo sciocco la denominazione di babitk : e gli Slavi il disser budàlina che noi trasformammo in badalone. Siccome anzi il B specialmente raddoppiato era servito ad esprimere la confusimi della voce ; così a modo di catacresi venne indi trasferito ad una confusione qualunque. Indi gli avverbii a baboccio ed a bambera , abbarbagliare per abbagliare e simili. Non altrimenti gii Ebrei dissero baiai ed i Siri balbel per confondere. Quindi la torre della confusione fi* nominata di Babel. In arabo ebabile vale catervatim , gre - gaiitn : e presso gli Slavi bezrèdno significa disordinatamente. Assai curioso è pur 1’ uso che i popoli an fatto delle sillabe TR e DR. Certamente il gusto d’ imitare fe’ che venissero impiegate ad esprimer lo strepito di un corpo che gira , come di una ruota , di una macina , dfi una troclea , di un trapano , od anche di un corpo che à moto d’ altra specie. Quindi osserviamo appo i Greci strepho io volgo , strobazo io agito in giro , tryo io intrudo , trysco io trito , trogo io mangio al modo de’ bruti , trao io perforo , ed in generale trìzo io strido. Poscia quelle romorose combinazioni di lettere serviron anche ad indicare gli oggetti medesimi , il cui moto era congiunto a cigolìo o fragore. Troviamo in fatti che i Greci chiaman trypane il trapano , tribevs il pestello addetto a tritare , tribolos l’istrumento per battere il grano, trochalia la troclea o carrucola , trochos la ruola, il paleo , strobilos (a) SaMof-saocus. Haec vox fere in omnibus lingnie integra reman- sit. Schrrveui lexicon graecolatmum. Viennae 1822. XXVIII il vortice, tropea © Strombos il turbine , stfophinx il cardine. Siccome anzi le sillabe TR e DR eransi usate ad indicare una moltiplicilà di corpi girevoli che tramandano un suono ; e siccome i corpi girevoli debbon essere rotondi ; cosi in fine molti oggetti che veramente posse- deano una tale figura od almeno eran curvi , ma che non eran nè sonori nè atti a girare , furon distinti da nomi che prescr mossa da quelle lettere combinale in quel modo. Per verità i Greci medesimi denominarmi thrinchos la corona de’ muri o lo steccato, trachelos il collo, triot- tis il monile, trito il capo, trogle la caverna , lyrsis la torre, storne il cingolo, strophinx la vertebra. Egli è anzi a notare che presso questo popolo trocheos e stron- gylos vagliono rotondo, strehlos , streptos e slrobelos tortuoso, strongyloma tutto ciò eh’è di forma sferica, strophos ciò eh’ è torto o che torce. Potrei notare altrettanto nelle lingue inglese, alemanna, francese, spagnuola, italiana e latina. V. I vocaboli fondati su di un accozzamento di lettere alte ad esprimer certe idee fuor di quella del suo* no. Può servirne di esempio la sillaba ST od anche la TS che ne forma il rovescio. Siccome nel pronunziarle noi avvertiamo un certo sforzo , un certo impedimento o ritardo ; cos'i è avveuuto che i popoli le an sovvenir a- doperate per esprimere le cose stabili , durevoli , costanti. In fatti i Greci anno slele pietra posta per segno, sle- loma o stylos per colonna , sterigma per sostegno , slibia per istrada , sloa per portico, stomoma per acciajo, slran- galion per tufo o durezza formata da condensamento di umori, slroter per trave, slege per tetto, edificio, slelis per vischio o sia sostanza capace di rattenere gli augelli, Sternon per petto. Nè gli Ebrei an difetto di simili voci. JNe produrrò ad esempio talune che si appoggiano al loro tzade , o come altri dicono , tsade. Rileverò dunque che nell’ idioma di questo antichissimo popolo , la rupe dicesi (tur , betxar l’oro solidissimo fra tutti i metalli , betzer la torre , rnetzar il castello , mallzeba la statua , tnuttzab la bastia, il riparo , maltzagh lo strato, tzerur il legame , (zinna lo scudo. Osservazioni simigliatili sarebbe facile addurre su molti altri linguaggi. Esse spiegano in qual modo sia poscia avvenuto che le sillabe , di cui parlo , sieno state impiegate ad indicare essa medesima l’idea dello stare. Per verità nuli’altro che stare significano ad un punto e 1’ istane de’ Greci e lo stali degli Slavi e lo stehen de’ Tedeschi e lo slandan de’ vecchi Sassoni e lo stand degl’ Inglesi e T istàden de’ Persiani e lo staen degli Olandesi e 1’ estar degli Spagnuoli ed il niltzab o nit- sab degli Ebrei. Un autore , i cui lumi sono a me siati assai utili pella presente materia , 1’ egregio presidente La Beosse , à davvantaggio avvertito che la sillaba $C , nella quale sembra che il fiato sia in certa guisa respinto da’nostri denti alla gola , è ben sovyente adoperata per dinotare la profondità , la cavità, lo scavamento (3), In fatti scallo e scaptq significano io scavo nella lingua de’ Greci. I Latini dicono excavare , gl’ Illirii izcdrpsti. I Tedeschi pominano schleuse una cateratta , una fogna , schliessen il chiudere, schlingen l’inghiottire e schlund il gorgozzulo. .Gl’ Inglesi chiamano scullle un paniere che da’ Latini era detto sculella ; skep un vase da riporvi biade che si di- cea da’ Sassoni scephen ; e sby la volta del firmamento che anche presso i Danesi aveva un tal nome. Parimente indice di oggetto cavo è lo schiff de’ Tedeschi , lo scip de’Sassoni antichi, lo ship degl’inglesi, lo schap degli Olandesi , 1’ esquif de’Francesi , e ciò che vale il medesimo , lo schifo degl’ Italiani. Io mi rimarrò dal fornire rischiaramenti maggiori di cosà fatte teoriche. Poiché ne giova sperare che Pirro Lai,- LEbAsQue vi spanda in breve i suoi lumi nella sua opera intitolala Genealogia della parolg. (3) Traiti! de la forinalion tmfchaniquc des langucs, tom. I. pag.iSy, Paris , an. IX. CAPITOLO II. Su le basi stabilite nel precedente capitolo determinare t se un vocabolo è primitivo o derivato. I. Allorché sì dubita che un vocabolo appartenga ad una delle classi poc’ anzi indicate ; è necessario vedere , se costi lutto di consonanti pertinenti alla stessa, o se ne abbia dell’ eterogenee. Nel primo caso è verisimile che sia primitiva : non 1’ è nel secondo. Trovo , ad esempio, che in Persia bab significa padre ; e che babbo à precisamente lo stesso valore in Toscana. La probabilità che la voce sia stata forse recata dall’ una all’ altra regione, è di certo assai debole. Poiché in entrambe il fanciullo era disposto a prescegliere una lettera labiale , come quella eh’ è più facile , per manifestare un tal concetto. Aveva, è vero , egualmente a sua disposizione le consonanti B. F. P. V. M. e le vocali A. E. I. O. U. Ma le combinazioni più agevoli che si è in caso di farne , essendo quelle di una consonante e di una vocale 5 può senza pena calcolarsi che si riducono a 4°- Perchè in conseguenza bastassero a tanti e tanti popoli che sono sparsi su la terra , molle di esse fuor di dubbio avran dovuto ripetersi : e però è forza che si troviuo più d’ una volta uniformi iu quelle stesse contrade , gli abitanti delle quali non ebbero fra loro comuuicazionc veruna. È anche uopo confessare che quando il fanciullo avea soelto in Toscana ed in Persia una consonante labiale ; poteva ad essa arrestarsi senza punto replicarla in fin della sillaba , o farne una seconda simigliatile a ll a prima. Cosi avrebbe prodotto o 1’ ab degli Ebrei o il bu de’ Saraceni od altra voce sì fatta. Ma naturale a’ bambini è 1 ’ inclinazione a replicare il medesimo suouo : e però quando i Greci voller dare un nome imitativo alla voce inarticolata; si è veduto che si valsero del vocabolo baba. Quindi T essersi il Persiano ed il Toscano incontrali nella ripetizione del B non fa impedimento al già detto. Ma parrebbe quasi ridicola l’opinion di colui che trovasse verisimile 1’ essersi il padre detto pater da’Latiui e da’Greci senza che gli uni abbiano avuta corrispondenza con gli altri. Scelta in fatti per caso e da’ primi e da’se- condi la lettera labiale P con la vocale A , non vi era alcuna ragione , perchè gli uni e gli altri vi aggiugnessero la dentale T. Molto meno ve n’era, perchè vi aggiugnessero la R che tanto à in se di linguale , e la cui pro- nunziazione è così ardua a’ fanciulli. Nè il caso basta a dar conto , come sia avvenuto che non solo le consonanti, ma pur le vocali si trovino le stesse; e che iunoltre queste e quelle sien similmente disposte. Per uu raziocinio assai simile niun uomo sensato si lascerà persuadere che il barbaros de’ Greci , il barbarus de’ Latini ed il barbaro degl’ Italiani sien parole primitive presso le Ire nazioni. In effetto se tutte e tre an potuto volgere il pensiero al suon confuso ed indistinto di colui ch’esprime i suoi sensi in una lingua ad esse ignota; può risultarne che tutte e tre abbiano egualmente fatto uso del B ripetuto , ma non già che vi abbiano egualmente intrusa la R, che l’abbian ripetuta egualmente, che a sì fatte consonanti abbiala di più associate le medesime vocali, e che alle une ed alle altre finalmente abbiau data la posizione medesima. Io discorro alla stessa guisa del dentano di coloro che parlavano il Zend , dell’ odus , odontos de’ Greci e del dens , denfis de’ Latini. I primi , i secondi ed i terzi an potuto essere spinti ad esprimere il dente cou le consonanti D e T che sono ruauilestamente dentali. Ma sen- z' alcuna comunicazione come mai avran pensalo essi tutti di accordo ad inserirvi la N che nel tempo medesimo è linguale e nasale ? È dimostrato che gl’ Inglesi non incominciarono ad usare il. vocabolo loolh che significa dente , se non quando divennero la preda de’ Sassoni che il chiamavano totb. Sema ciò sarebbe assai dubbio , se i primi furouo inveii- ( XXIX ) tori di quella loro parola , o se 1' appreser da’secondi. Ma non picciol peso darebbe a quest’ ultima opinioue la circostanza rimarchevole che le due voci tooth e toth non solamente convengono nel cominciare dal T semplice , e nel- T avere la vocale O per lettera media ; ma pur anche nel finire con un T gutturale od aspirato che noi rendiamo per T H. Nè H a nulla di comune con le lettere dentali. Secondo questi principii , egli è pure evidente che il trapano degl’ Italiani non può dirsi primitivo ; ma che tutto mena a credere di essere stato desunto dal trjpane de’Greci. Poiché dato elle il T R. abbia potuto prescegliersi e dagli uni e dagli altri per esprimere il suono di questo islrumento foratore ; riman sempre inverisimile che entrambe le nazioni abbian convenuto in far uso di tre altre lettere eterogenee. Nè può certo dubitarsi chela voce italiana statua sia dovuta a’Latiui.Poiché se a manifcstarel’immobilita di questo oggetto abbiam potuto, com’cssi, far uso di S T; non è punto Verisimile che senza il loro esempio avremmo latto succedere a queste due lettere un’A, un T , un U ed un’altra A. II. Se nella materia , di cui si traila , non avesse a consultarsi altra regola che la esposta finora ; sarebbe forse da credere che il verbo stare de’ Latini e lo stare degl Italiani sten parole primitive. Ma cade luogo di riflet- *ere che 1’ uno e 1’ altro presentano nella loro conjuga- *'°nc una sì grande simigliauza , da non potersi sostenere che sia questa un risullamento del semplice caso. Diceano in fatti i Latini , sto , slabam , steti , slehssein , stans , siantìs , stare : e noi diciamo parimenti sto , stava , stetti , s tessi, stante , stare. Anzi le stesse inflessioni di ciascun di •juesti modi anno la più grande analogia. Nè basta punto a spiegarla quella specie d'istinto che alcuna volta à suggerito di annodar la S ed il T per esprimer la iermezza. Il medesimo raziocinio cadrebbe in acconcio , se si trattasse di un Dome; e se in due lingue si trovasse similmente declinato. IH. Davvantaggio è uopo riflettere che 1’ andamento nativo dello spirilo umano è dal particolare al generale. N °* ne abbiam visto un esempio nell’ uso delle lettere S T * TS. Perciocché abbiamo osservato che i Greci e gli Ebrei si eran servili di esse per indicare un gran numero di oggetti fissi e costanti: e però non siamo stati io alcun Diodo sorpresi, se poi le anno impiegate ad accennar 1 idea a slraitissima del permanere e dello slave. Per la ragione medesima, ove si trovasse che una lingua a contrassegnala Questa idea con quelle combinazioni di lettere, senza prima averle adoperate per nominare oggetti stabili ; ne ver- re èbe giustamente e regolarmente in pensiero che avesse c ‘o fatto non per un principio istintivo, ma per imitazione. La forza di questo argomento rimarra chiara in ogni parie, allorché terremo discorso della maniera di conoscere,se date due voci conformi per senlimenloe per suono in due idiomi diversi, l abbia l’uno ricevuto dall'altro , o l’altro dall’ uno. IV. In generale è da por mente a quella regola di filosofare, dalla quale il Newton seppe trarre cosi grande profitto , e che Pirro Lallebasque à recentemente applicata alla filosofia del pensiero. Non dobbiamo ammetler pià cagioni di quelle che bastino a dar conto dell' effetto 0 sia a spiegarlo. Se vi son dunque parole , di cui può intendersi la genesi con un principio istintivo ; non è da Credere senza una prova istorica che sien esse passate da nu popolo ad un altro , ma che piuttosto da ciascuno siano state inventate. Che se al contrario questo principio le spiegherà solo in parte ; non dee creder l’etimologo che 5, a dispensato dall’ obbligo di cercarne la radice. capitolo hi. Indicare se oltre alle classi testé dette sienvi parole che manchili di radice. Ogni lingua presenta delle voci burlesche chepajon fo{ fle a capriccio. Tali sono il bomhabà , intercalare 1 'a canzone che la plebe bevitrice cantava in Toscana cuccurucù ch'entrava ancor esso inalila canzone popi lare ricordala dal Redi (4) ; il laralà e simili. Sarebbe difficile il trovare su qual fondamento il Capasso , un de’ poeti più amabili del dialetto napolitano, abbia dato il nome di chiutse ad un’arma da difesa: e per avventura ei non pensava ad altra cosa che alla rima , allora quando per la prima volta volle chiamare zecchessa un uomo da nulla. Egli è ancora più frequente che a maniera di scherzo siranamenie si corrompano le voci ricevute: e così lo Stesso scrittore appellò una volta scapizze i capitoli nuziali , e disse nibba per nulla , ed esnierdicchio per emistichio. Al sommo Dante è avvenuto di guastar più volte in su ’l serio le parole comuni per accomodarle alla rima. Lo stesso a fatto 1’Ariosto nei svio Orlando furioso. Le licenze non lodevoli , ma solamente compatibili di questi scrittori sovrani ari trovalo più imitatori che le loro bellezze : anzi talvolta da’ creduli souo state elevate al grado di finezze poetiche e di pregi arcani di lingua. V’à chi à ricercale con molta compiacenza sì fatte maniere di voci troppo sconciamente degeneri dalla prima lor forma , ed à chiesto severamente che fosser chiuse per sempre nel cimiterio della lingua. I chimici antichi c gli alchimisti an talvolta ricoperte' con moltissima astuzia delle nozioni triviali sotto voci nuove , bizzarre e non prima conosciute e non aventi altro senso che il determinalo da loro. Gli spacciatori di merci e particolarmente di quelle che appartengono alla giuridizione del lusso donnesco , si son permessi molte volle e si perinetlon tuttavia d’ inventar nomi arbitrarli , con cui stuzzicano la curiosità, e slarganle borse. Avviene ancora che gli artigiani, non trovando nella lor menr- ria de’nomi stabiliti per indicar certi oggetti del loro m - stiere ; li contrassegnino con voci congegnate a capricci' . Ma che non sempre ciò accada , e che anzi spesso possa rendersi una ragione plausibile pur di questo modo di parole ; potrà facilmente ravvisarsi dal nostro Vocabolario della lingua italiana. Or non sapremmo fissare de’ segni sicuri , a’ quali possa riconoscersi , se una voce pertinente al linguaggio bernesco o furbesco , all’ alchimia od alle arti sia o no provvenuta da una qualche radice. Ma le osservazioni sin qui fatte gioveranno in ciò almeno , che se non apparisca all’ etimologo da qual fonte sia tratta ; ei nou ne faccia in ogni caso e facilmente una colpa all’ insufficienza de’suoi mezzi , ma alla natura della cosa. capitolo iv. Scoprire a qual forma debba ridursi il vocabolo , onde rintracciarne la radice. S- >. Nomi proprii. Allora quando è proposito di nome proprio di uomini ovvero di luoghi; è indispensabile il vedere, qual forma esso abbia nella sua liugua nativa. Sia per esempio quistione di ricercare l’origine della parola Zoroastro. Dinone ed Ermodoro che troviamo citati da Diogene Laerzio , la traducono per astrolhytes : e poiché nella lingua de’ Greci astron vale astro e thyles sacrificatore ; Zoroastro vorrà dire chi sacrifica agli astri. 11 Bocuart opina altrimenti. In luogo di astrothyles egli pone astrotheates , cioè contemplatore degli astri : poiché in greco theates vale osservatore, spettatore. Or nella lingua degli Ebrei sciar significa oontcmplare: ed in quella de’ Persiani asler o selaréh vale astro. Tanto è dir dunque astrotheates , quanto sciursetaréh , cioè Zoroastro. L'autore delle ricognizioni attribuite a San Clemente propone altro parere. Secondo lui , delle persone che favellavano in greco, imposero a Cam il nome di Zoroastro, (4ì Nel Bacco in Toscana. ( XXX ) ed il tessero comodamente da zoos vivo ed astron astro, cioè astro vivente. Sarebbe stalo ancor meglio che lo avessero dedotto da zoros efficace e da astron : poiché allora Zoroàstro avrebbe avuto la significazione di astro efficace o sia di astro influente. L’ autore di questa fola à buonamente sperato che niun critico difficile la richiamerebbe ad esame. Non però docile a tal segno si è mostralo il Bo- chart ; ed io non sono piu credulo di questo valentuomo. In mezzo a tante opinioni come cercare la vera ? Mi sembra anzi ben certo che tutte al pari sien false. Anquetil du Perron , dotto traduttore de’libri del legislatore persiano , ci rende in fatti sicuri che il nome Zoroàstro appartiene alla lingua Zend , e che in essa si scrive Zere- thosclilró ( 5 ). Or nella lingua medesima zéré significa d’ oro o di color aureo ; e thaschré è il nome di una stella , il cui elogio si trova nel libro de’ leschts. Essa è quella eh’ è creduta distributrice di piova ; essa vinse i due cattivi genii Epeosche' ed E esche mé che nel comin- ciamento delle cose volean privarne la natura. Quindi Zo- roaslro vale alla lettera astro color d'oro , astro brillante. Il celebrato traduttore de’ primi canti di Ossian che siensi pubblicati in Italia , chiama uno de’Duci, di cui vi si fa menzione , Cijrano, Questo nome cosi scritto non ci menerà agevolmente alla sua etimologia. Ma è da sapere che nell’ idioma , in cui ebbe 1 ’ origine, si dice Curaoch : ed in questa forma significa furor delle battaglie. Il nome ebraico Basala potrebbe credersi prodotto da bos disprezzare e da jah signore. A. questo modo indicherebbe un signore sprezzante o che sprezza il signore. Ma allora quando si avverte che nella sua lingua nativa si scrive baghuasiahh ; si comprende che significa ricercatore degli umili. Poiché bctghua vai cercare e sciatili è lo stesso che umile. O’ dubitato qual fosse l’origine di Belfegor idolo de’ Moabiti. Io la trovava su le prime nell’ ebr. ba- ghual signore, ed in peglier cadavere. Nè a tal sentenza mi menava il solo suono del vocabolo. Poiché nel salmo 106 io leggeva in su’l proposito che quegli uomini reprobi copulaverunl se cum Idolo Pehoris , et sacrifi- ciu murtuorum comederutit : il che vuol dire che eglino gustaron le carni degli animali sacrificati a questo nume bugiardo in oceasion dell’esequie. Ma da un pensamento s'i probabile mi ritrasse il vedere , che questo nome in ebraico si scrive baghual peghuor: e peghuor scritto co ’l ghuaiti anzi che co ’l ghimel , conduce al verbo paghuar distender la bocca od aprire. Se questo senso non mi avesse data alcuna spiegazione ragionevole; avrei ammessa volentieri la mutazione del ghimel nel ghuain. Ala come Isidoro e San Girolamo chiaramente ne attestano che il Beelfegor de’ Moabiti era il loro I’riapo ; e come lo stesso Mesh nel cap. ai del libro de’numeri si querela che il popolo a incominciato a bordellare con le loro figliuole ; cosi vi è luogo a sospettare che questo Iddio di lussuria sia stato contrassegnato dall’azione di aprire i chiostri verginali. Nondimeno i più credono che il nome alluda al- 1’ altitudine di tener aperta la bocca , come per ricevere i baci da’suoi adoratori. Nè mi è durato il coraggio di sostituire all’amica la mia nuova opinione. Molti altri nomi proprii a noi venuti dall’ebraico son talmente modificati nella pronunzia italiana che potrebber trarre in errore chi non curasse di ridurli al loro stato primitivo. Quindi nel Vocabolario universale della lingua italiana ò spesse volte incominciato dal rilevare in qual modo sieno scritti e proferiti nel loro idioma: e ne ò poi notate le radici con la maggiore diligenza che per me si -è potuto. Non mi ò sempre fatta una legge di seguire l’eti- mologie eh’ erano state recate da’ precedenti scrittori. Che anzi non di rado ne ò prodotte di quelle che più esattamente si acfcordano a’ principi! della scienza , e che non passeranno inavvertite innanzi 1’ occhio sagace delle persone intelligenti. ( 5 ) Vita di Zoroàstro premessa alla traduzion francese delle sue o- pere, png. 3. tomo I. Parigi, 1771. È parra che qualche volta io mi sia allontanato da cotanta minutezza e da cotanto rigore. Per esempio, Alessandro il grande era chiamato Iskender da’ Macedoni : ed anche ora è cosi detto da alcune nazioni di Oriente. Puf nondimeno da’ Greci è stato trasformato in Alexandros: e quest’ ultima voce è da me stata interpetrata per soccorritore di uomini. Ala più secoli prima che quel conquistatore vivesse, v'erau Alessandri fra’Greci : e ne 1 poemi di Omero codesto nome famoso si vede attribuito anche a Paride figliuolo di Priamo. E possibile che dalla Grecia fosse stato trasportato alla vicina Atacedonia ; che fosse stato cangiato bruscamente in Iskender ; e che tornando alla patria, vi avesse racquistata l’arjtica sua foggia. Può anche dirsi che Iskender risuonando per la prima volta all’ orecchio de’ Greci , fosse stato ravvicinato al nome indigeno Alexandros e confuso con esso. In mezzo a queste ed altre ipotesi , fra cui 1’ istoria non fornisce mezzo alcuno di scelta , potrà il lettore decidersi co ’l suo proprio criterio , se pur non reputi più cauto lasciar la lite indecisa. Egli è pertanto sicuro che siccome appo i Greci alexo vai soccorro , ed aner , andros uomo forte ; cosi il loro Alexandros à sempre la significazione che poc’ anzi ò ricordata. Io ne ò dunque fatto uso e nel Vocabolario universale della lingua italiana e nel Calendario de' principi. — Ala non ò inteso d’ indagare qual fosse il senso d’ Iskender , ove una tale parola fosse originariamente macedone. Nel ragionare di AnAcarsi ò pur detto che questo nome riguardato nella forma che gli vien data da’ Greci vale elegantissimo. Poiché nella lor lingua ana vai sopra, e charìs corrisponde a grazia, piacevolezza, eleganza. Non ò dunque nulla detto su I’ origine della parola : giacché ò creduto probabile che fosse nata fra gli Sciti : ed ignorava in qual modo fosse pronunziata da essi. Delle simili precauzioni ò praticate in altri casi : e chi vorrà averle presenti mi risparmierà molte critiche. S- 2 - Parole comuni . I. Una regola assai utile nelle investigazioni etimologiche è di separare nel vocabolo, di cui si cerca la radice, la parte essenziale da tutto ciò che possa esservi di sovraggiunto e di superfluo. E’ mi è noto , per esempio , che molti verbi tedeschi , acquistando in su ’l principio le particelle ab, be o ver non cangiano significato; e che molti verbi italiani ritengon pure illibata fa nozione primitiva, allorché vengono attaccati ad un a iniziale. Posto ciò , si tratta di scorgere da quale origine proceda la nostra voce abbaruffare. Bicordo allora che raufen nella lingua tedesca à precisamente lo stesso senso che la parola in esame ; e quindi rauferey vai baruffa , capiglia, e rati- fer è il medesimo che spadaccino , accattabrighe. Le due sillabe che precedono la voce inusitata Tuffare , non deb- bon dunque trattenermi dal concepire il sospetto che appunto il raufen de’ Tedeschi ne costituisca la radice. Ne andrò del tutto persuaso, se vedrò che questa corrisponda a tutte le altre regole dell’ arte etimologica. Allo stesso modo si ponga , che io ricerchi onde nasca il vocabolo batucchieria. Mi tornerà subito iti mente il talk degl’ Inglpsi eh’ essi pronunziano tàk , e che fra gli altri suoi sensi à quello di cicalare , ciarlare , parlare allo sproposito. Premettendo a questo verbo il be che anche presso gl’ Inglesi è una particella inseparabile, molte volte superflua ; non dovrà esserne cangiato in verun modo il valore. Se ne à intanto una voce molto somigliante alla proposta : e ciò non solo per suono , ma pure per intendimento. Poiché quando fu scritto da uno de’nostri classici, queste dispit- tazioni non sono altro che batucchierie } nulla di più veramente egli intese di esprimere , se non che eran vane ciarle ed inetto cicalio. II. Un ramo della regola poc’ anzi proposta è il non doversi far calcolo delle inflessioni modali: e tutte queste ( XXXI ) io comprendo , secondo che altrove ò avvertito , nelle nanamente vai costello, e che poscia à preso il senso di un terminazioni delle voci. Cosi il nostro abbiosciare può giu- raccolto di case non circondate da mura, stamente dedursi dal bàsciti degli Slavi. Poiché tolta 1' A Boxtaglie, stivali o stivaletti. — E peggior. del frane, superflua , e messa pure da banda la maniera diversa con bottes che vale il medesimo. cui tei mina l’infinito ne’due citati idiomi; l’analogia delle Bozzacchio , susina guasta ed ingrossata fuor del con- ctue voci in ordine al suono diventa manifesta. Nè minore sueto dagl’ insetti che vi an deposte le uova. È vocabolo e quella che intercede fra le significazioni di esse. Percioc- tratto alla maniera de’peggiorativi da bozza in senso di che entrambe dinotano l’azione del cadere. Nella maniera tumore, di enfiatura. Indi 1’ aumentat. bozzacchione. medesima i Turchi dicono bughurlamak ciò che noi | ciamo trapanare: e soglion chiamare boghazii bugio, 011 hzio. Nè codesto Z finale , nè quel mal c, in cui spesso t loro verbi an desinenza , mi an'rimosso dal credere , ere in sì fatte voci sia Porigine e di bugio e di bugiare. o pure ò dedotto 1’ avverbio a bioscio che vale a traverso , , 1.1 !• Acertello , specie di falco detto ancora gheppio vien da sincope di accipilrello : e questo è diminuì, del lat. accipiter sparviere. Bacchetta , quasi baculetta è dirnin. del lat. bacu- lus bastone. BagAttino, moneta veneta che vale il quarto di un obbliqu arnet u ej dal tedesco vìel schief che vai pure molto quattrino, è dimin. dell’illir. bagaso che significa una quar obliquo. Poiché oltre alla manifesta congruenza de’sensi, ta parte di qualche misura. o 0 riflettuto che il cangiamento del V in B od in F è de’ Pm comuni ed avverali ; e che la L e la F costituendo c ' e ca denze delle due parole germaniche, non recano ostacolo, d li Don * st * rno che occorra inconveniente di sorta , fi U lorchè la radice trovata , oltre all’ avere in se stessa tut- o fi le parti essenziali di una data parola , a pur anche un semento della sua inflessione modale. I Latini , per esem- o P lQ , avean la voce Britannia: e da questa avean dedotto e aggettivo Britannicus , onde insula britannica. Un a‘s- Sai profondo filologo ricava questo nome dalla lingua de- 3 gh Ebrei, appo i quali beriolh è plurale di beria fertile, :i ricca , e( j anach vale staguo. Opina iu fatti che i Feuicii, , ^sitando quest’ isola , ne disotteiraron buona copia di sì i atto metallo : e quindi furono indotti a denominarla in 1 a* guisa. Ma di ciò viene ripreso da un erudito più mo- ^erno. Pensa questi che 1’ etimologia dando conto dell’ag- Baggiolo , sostegno che si pone sotto le saldezze de 1 marmi per reggerli, deriva dal lai. basis base , onde par che siasi fatto il dim. basiolo o baggiolo , come quando da Blasìus si è formalo Biagio. Bardotto, cioè muletto figlio di un’asina e di un cavallo , procede dal lat. bardo che Urtiamo à impiegalo nei medesimo senso , e di cui forma un diminutivo , come bicchierotto , brunotlo ec. Barzelletta è dindin, di beale che in persiano vai sali, facezie. La R vi si è introdotta , come quando bettonica si cangia in bretlonica , ballista in balestra ec. Basina , minestra è voce che par nata da sincope di bascelina : e questa sembra un dimin. dell’ ebr. bascel cibo colto , se pur non proviene da bascelini plur. di si fatto nome. Bazzecole è diminut. del pers. bazzem cose futili di gettivo o sia dell' inflessione accidentale ; sia di quelle che nmu momento II C si agg.ung> C ° ^ d ed ^ Provati troppo , e che in conseguenza nulla provano (6). fasci, vien fasctculus , e bollicela N°n tarderei ad ammettere questa osservazione ingegnosa, ciottolo da nomo ec- Se la radice in proposito non desse pur conto della parola s P°gIiata di una tale inflessione. Ma beriolh anach a pur •'tolta simiglianza co’l sostantivo B ritenni a , ove si pie sc 'nda dal caf che noi traduciamo per eh , e che forma la cadenza. E’non è dunque impossibile che insù 1 principio i Latini da beriolh anach abbiali tratto Bntaniua , e ?. le poscia da questo abbiano avuto Britannicus. Glie se * g'ro della declinazione a riprodotta nell’ aggettivo la tura C che nel sostantivo era omessa ; può questa ben .'[amarsi una combinazione curiosa , ma non tanto iuve- «itnile che basti da sè sola a provocare la condanna della et| niologia in proposito. III. Appartiene alla stessa regola che ò incomincialo SV| luppare uè'numeri precedenti, il non lasciarsi scom- PaiTe da quelle forme finali che appo noi caratterizzano g 1 accrescitivi , i peggiorativi ed i diminutivi. Ne desu- !t!m en ! <> alqianti esempii dal nostro Vocabolario universale Belletta, posatura che fa l’acqua torbida, è diminut. del gr. pelos loto, limo, limaccio, che vai anche talvolta il vino feccioso. Berlina , quasi pilorina è dimin. del frane, pilori che vale il medesimo. Berriuola nasce da sincope di berreltuola dimin. di berrei la : e similmente beriino nasce da sincope di berrettino. Biadetto , materia di colore azzurro o azzurrognolo, di cui valgonsi i dipintori , è dimin. del Icd. blau azzurro , e sta in luogo di biadetto. Si vedrà in seguitò che il bl spesso cangiasi dagl’ italiani in bi , come quando da Blasius traggon Biagio ; e che il V e 1’ U molte volte si trasformano in D. Bischetto, tavolino, su cui pongonsi gl’islrumenli per lavorare le scarpe, è dimin. del ted. tisch che vai' anche tavolino. Il T cangiasi in B , come quando il gr. li tra e lla lingua italiana. Èssi gioveranno a scoprire una delle da libra. s oraenti - a- iLLiomr. ontntr. u BorzAcchino, specie di stivaletto è dimin. dello spago. borzegui che vale il med. e che provviene dal gr. byrsa 'genti più ampie, da cui abbiamo attinto le origini delle •mstre parole. Barone, cioè birbone, mendico. — È un accrescitivo hi t'aro che vai barattiere, ingannatore, truffatore: e baro e dall’ illir, va ràv fallace , ingannatore , fraudolento. Briccone. — È accrescit. di bricco preso in senso di becco o montone. Si adopera a modo d’ ingiuria , come pecorone , caprone , civettone , asino , allocco ec. Buscioni; , macchia , cespuglio spinoso. — E dai ted. tusch che vale anche buscioue , cespo , macchia. Barbalacchio , persona buona a poco. — E peggior. dfidotto da barba , come quella eh’ è indice della virilità. Equivale adunque ad omaccione, uom grosso e dappoco. Basoffia , minestra. — La voce ebraica bascel che Va lfi cibo colto , à verisiinilmenle data origine al peggio- la L basoffia , come carta allo scartalo de’noslri Napolitani. Bordaglia , quantità di gente vile ed abbietta , ca- 8 lla , marmaglia.—È peggior. dell’ingl. PVorlJ, molla gente. Borgaggio per borgo viene dal tedesco burg che origt- Enoj’d. au mot etimologie. Da cuojo , di che tali arnesi si fanno. Botolo, specie di cane piccolo e vile , è dimin. del- 1' ingl. bitch o del sass. bitge che vai cagna. Non altrimenti formansi i diminut. minuzzolo , bollicciattola, bollicela ec. Bottino e dim. del tedesco beute che vale il medesimo. Brugnola , prugna salvaiica è dim. del lat. prunutn prugna, quasi voglia dirsi primula. Cadetto , aggiunto di fratello, vai minore : e nasce da sincope di catonetlo dimin. di qaton che in ebraico vai anche minore. Caletta , frustum, vien da sincope di calonelta, dimin. dell’arabo qellon un poco. Gli Abruzzesi premettendo a qellon la particella negativa ; ne au formalo naquello in senso di assai. Civetta, augello notturno , è voce sorta per sincope di ciccabetla eh’ è un dimin. del gr. ciccabe : e ciccabe vale appunto civetta. Fastello sorge da sincope di fascettello : e questo è XXXII dimin. di fascetta il quale è pur esso un dimin. di fascio. Allo stesso modo ò notato nella sezione precedente die oriuolo è sorto da sincope di orologiuolo , diminutivo di orologio ; e che similmente pajuolo a in se contratto baraggiuolo dimin. di bakrag che presso gli Orientali significa il medesimo. In altro luogo di quest’ opera ò similmente avvertito che la parola ronzino è diminut. di rozza ; e che rozza è provveuuto dal vocabolo ross che in tedesco vai cavallo. Così pure gabbinola è dimin. di gabbia : e da’nostri Napolitani è stato convertito in cajola, A queste voci è uopo aggiungerne e molte e molte altre, delle quali ò discoperto o andrò discoprendo le radici nel citato dizionario. La maggior parte di esse erau riputate da’più saggi di origine incerta od ignota: nè a così fatta credenza avea poco influito il non aver saputo dividerne la parte principale da/le desinenze accrescitive , peggiorative o diminutive. L’elimologie che ne ò recate, basteran per avventura a giustificare sè stesse : ma sfuggiranno ad ogni dubbio , quando avrò dato compimento alla esposi- zion delle regole. È uopo intanto osservare che sì fatte desinenze son talvolta illusorie. Così probabilmente badalone non è stato formato al modo degli accrescitivi: ma vien direttamente dall’illirico badalina elle vale scioccone. Agitinone, nome di augello proviene dal francese héron ; birbone è fatto per antifrasi dal latino vir bonus ovvero da perbonus ec. Parimente baldacchino in significato di drappo è originato da Bagdad , ove soleva formarsi , e che da’ nostri maggiori venne detto Baldacco. Non è dunque un diminutivo: ma è della classe di quelli, con cui dinotiam la pertinenza ad una citta o regione. Tali sono Parigino, Nocerino, Norcino ed altri simili. IV. Spetta ancora alla regola del numero secondo il non affaticarsi a spiegare le così dette paragogi. » Non ì> rinvengo ( disse Gellio) da qual ragione sia stato mosso » Servio Sulpicio , dottissimo giureconsulto della età sua, quando à scritto che teslamentum sia parola composta ì> da mentis contestatione. Che dirassi adunque di caliga- ■» mentavi ? Che di paludamenluml Che di pavimentimi ? » Che di vestimentum (y) ? La medesima riprensione è stata fatta al CarAfuLla che interrogato una volta , per qual ragione la bombarda avesse un tal nome , rispose , perchè rimbomba, arde e dà. Con assai maggiore criterio il du cange, lo Spelmann e più altri an riguardato questo nome, come prodotto da bombus che in latino vai rimbombo : e nella terminazione in ardo nuli’ altro anno visto che un accrescimento accidentale , di cui non conveniva brigarsi. Così da malia vien maliardo , da bugia bugiardo ec. Ebbe ancor torto il Carajfulla , quando al riferire del Dati , opinò che girandola fosse chiamata in questa guisa, perchè gira , arde e dondola. In vece quest’ altro nome deriva da girante : ed il lo è sillaba parasita , come in minuzzolo , bitorzolo , bietola. Cadrebbe quindi in errore chi traesse la voce guindolo da alcun’al- tra radice che dal sassone wmdan trasformato in wind ( gnind ) dagl’ Inglesi , che significa girare. Non sempre la terminazione in aglìa può dirsi peggiorativa : poiché in boscaglia , bruciaglia ed altre voci cotali è una vera paragoge. Nè bonaccia che vien da buono , può credersi a rigore un peggiorativo od un accrescitivo di un nome sì fatto , ma un’ inflessione arbitraria , alla quale il saggio etimologo non debbe mica arrestarsi. Si sa che le voci greche , le quali terminano in S , perdono una tale desinenza nel trasmigrare al nostro idioma. Non si crederà dunque che bracos abbia conservata questa lettera nella parola brachesse } ma che in su le prime abbia data il vocabolo brache , e che questo nel seguito abbia sofferta una escrescenza non corrispondente a veruna idea. Il Muratori pensava che dall’epiteto baro fosse derivato per paragoge la voce burrasca. O’ trovalo più semplice e più regolare l’ammettere che derivi dallo slavo bara procella, tempesta ; e che questa voce sia seorsa in una terminazione novella. ( [j ) Noetes aUicae, lib. VI. cap. XII. V. Frequentemente s’ignora qual sia la vera forti»* del vocabolo in esame : e giova allora il vedere , co »» 0 mai sia stato scritto e sia stato pronunziato ne' tempi pi ' 1 vicini all’origine sua. Giova fornirne un esempio, che prò* seguirà il discorso intrapreso nel numero precedente. E 1 "* quistion fra gli eruditi su 1’ origine di bujo. Il PergaìuiNI 10 trasse dall’ ebr. bohii cui dette la significazione di oscuro o senza luce. — Ma realmente un tal vocabolo nuli’altro significa che lò spazio vacuo o sia il vólo : e nella Genesi tohu vabohu , o come altri legge , tou vabou è 1° stesso che il caos. 11 Guieto crede che bujo sia derivato da furvus che in lat. vai nero. Il Caninio opina per but- rus che significa rosso : ed il Monosini per lo greco py r ‘ rhos che vale il medesimo. Non so come il Menagio intrepidamente soggiunga che bujo ne vien sicuro. Poiché non mi sembra che mostri in una maniera plausibile, aver mai il pyrrhos ed il burnus avuto il senso di nero : nè »o questo senso è spiegato da alcuno de’ vocabolarii che io o per le mani. Nè pure il greco pliaios , cui tien ricorso il Ferrari, giova punto al proposito: giacche dinota un color medio fra il bianco ed il nero. Lodevolmente il Ruscelli ed il Muratori confessano di non sapere, onde venga la voce in quistione. Il secondo di questi autori ci fornisce intanto una notizia che molto importa di avere. Tengo io per certo ( dio’ egli ) che buro e non bujo sin 11 vocabolo primitivo. Ciò pure avverte il Menagio , e ne fornisce le prove. Or la voce buro ci mena direttamente allo scopo. Ci rammenta in fatti che habira nella lingua caldaica vale appunto oscurità , caligine , tenebre. E sentimento di alcuni che ammazzare venga da mazza : ma par che riferito a lai radice vaglia anzi percuotere che toglier la vita. Secondo il Menagio , deriva dal la 1, madore che a il medesimo senso : e che ne derivi in effetti, il trarrò da una circostanza, di cui fa fede il Du Cange. Ne’ tempi barbari i Latini spesso scrissero macstalus in vece di mactatus. Le due lettere CS equivalgono ad X ' e si vedrà nel luogo opportuno esser frequentissimi i passaggi dell’ X in doppia S , e della S ir» Z. Nè la omis- sione del T reca il minimo dubbio. Avvegnaché di butirro i Toscani fan burro , eJ i Francesi da palrinus au formato parrain , e da matrina marraine. "VI. A ben discoprire la forma del vocabolo in esame, è pur utile il vedere in qual maniera sia scritto ovvera- mente pronunziato nelle lingue parallele ovvero ne’ dialetti di una medesima lingua. Così la parola albagia è collocata dal Muratori nel novero di quelle ond’ è sconosciuta l’origine: e solamente ei sospetta che possa per avventura esser venuta dagli Arabi. Ma protesta che nella lor lingua non ne à rinvenuto vestigio. Quanto a me , porto parere di averlo rinvenuto. Poiché percorrendo lo stato veneto, il milanese e ’1 regno di Napoli 5 osservo che l’albagia così detta da’Toscani vien pronunziata albazia, albasia , ed albascia , Ma al od el non è altro che l’articolo arabico: e secondo il dotto Meninska, bezosch in questa lingua vai precisamente superbia. Tolta quindi la cadenza, di cui non si debbe far conto , rimane albera , onde albazia. Ciò che i colti scrittori 'anno detto lastagio , fra noi si dice vastaso $ nè vale altro che facchino. Posto ciò , sembra evidente che la parola bastazon la quale presso i Greci antichi aveva il senso medesimo , e che i loro discendenti pronunziano vastazon , abbia prodotto in su 'I principio il napolitano vastaso ; e che successivamente vastaso sia divenuto Lastagio , per quella fase medesima, per cui cerasus divenne ciliegio , ed erisamim divenne origano. Bastazon è poi tratto dal verbo baslazo che significa io porto , ed il cui futuro è bastaso. Assai conlravvertita è la radice della parola bugia "• ed fi Menagio sì franco nell’ immaginar delle scale , per cui si monta alle origini più riposte e più alte , confessa d’ignorarla. Il Muratori scontento di ciò che prima <1* lui avevan detto io su ’l proposito gli etimologisti italiani , propone un nuovo parere. Egli dice di avere per certo, 0 per molto ycnsimìle che quella voce sia sorta dal ( XXXIII ) manico boss clic al presente i Tedeschi scrivono possen , e che vale celia, burla, beffa. Indi a poco allontanandosi da codesto pensiero -, si rivolge al loro bòse che significa perverso , malizioso , maligno. Ma nò 1 ' idea della malignità , nè quella della buiia an bastarne prossimità all’ i- dea della bugia. E pur vero che Ratehio vescovo di Verona , si lamenLa in certo luogo che un suo incaricato , cui aveva confidato una libra di argento per comperarne delle travi, illi bausiaverat. (8) Ciò vuol dire che gli avea l'atta un’azion da furfante, ma non precisamente che gli avea detta bugia. Si legge altrove che taluno è fraudolento in mauiera, ut bausiator vulgo dicatur (9) : e ciò vuol dire eli’ egli è chiamato il tristo , il maligno , ma non già il bugiardo , il mentitore , il venditore di bubole. Il Muratori si conferma nella sua opinione co ’1 supporre che i Napolitani soglian dire bossia in vece di bugia : e bossia è voce analoga sia al possen de Tedeschi , sia al loro buse. Ma il valentuomo suppone una cosa non vera. Perciocché il nostro dialetto à buscia e non bossia. Or buscìa , a mio parere , putte in luce 1 ’ origine , di cui si va in cerca. Perciocché mena a basciakon che secondo il Gollio , significa nella lingua degli Arabi , mendace, bugiardo, ovvero a bascia- ba ei menù. Avvolta pure a molte dispute è 1’ origine di alfiere. Alcuni dotti scrittori an credulo di riconoscervi Yaquilifer de Latini - ed aqitilifer non era altro che il porlator della insegna romana, la quale consisteva in un’aquila. Con assai poca verisimiglianza altri à voluto dedurlo dall’art. arabico ale da phareson chi va a cavallo. Io trovo che gliSpagnuoli, il cui linguaggio ed il nostro possou dirsi in certa guisa collaterali o paradelli, chiamano alferez l’alfiere. Ciò mi porta a sospettare che il loro art. el il quale corrisponde al no-, sh’o il, premesso al ferens de’Latini che vuol dire chi P°rta , sia la radice richiesta ; e che in conseguenza equi- Vaglia al ferens signuni una volta detto signifer o porlator di bandiera. La ragionevolezza di una tale idea appa- rir a dal progresso di questa nostra operetta. Gioverà intanto avvertire , esser molto difficile che la corruzion delle parole abbia luogo per quella 'parte che corrisponde al Principale elemento del senso. Per esempio, in aquilifer c*o che l 1 espressione ci offre di piu considerabile , ciò che ci offre di più atto a colpire lo spirito ed a fissar- tte la memoria , è la parte che richiama 1’ immagi- tte.ùeU’ aquila: e poco quindi è conforme al procedimento mentale che ciò appunto sia stato dimenticato e soppresso. ^ulla à che fare il cavallo o quegli che il monta , co 1 portalor della bandiera. Molta in vece è 1 ’ analogia tra il ferens od el ferens , ed alferez o sia alfiere. Ne’ pochi , tte lievi esempii apporteremo in appresso , onde render sicuro , che quando il sostantivo od il caso di un’espr^ssio- tte radicale non corrisponde ad un’ idea a bastanza seusi- ttue 5 agevolmente scomparisce nella parola derivata. capitolo v. .. pcia ui xunuMto portava 11 uioio greco syntaxis megisre alla forma di un vocabolo arguire la lingua , dalla quale ordine massimo, o sia massima costruzione o classificazio- guardala siccome una restaurazione dell’aritmetica comune (10). Similmente elissire è da al e da iksir che à il medesimo senso. Ma non sempre ne’ derivati si ritiene la L. Così ammiraglio non la offre, comecché abbia comune con alini- ranie la origine : c nè pure la offre la parola ambascia- dorè , comecché nasca dall’ arabo al besciaraton il nuu- ciò di liete novelle. Alcune volle è avvenuto che a de’ vocoboli stranieri gli Arabi al modo loro abbiano annesso 1 ’ articolo , ed in tal guisa ne abbian fatta una di quelle dizioni che si suole dir ibride , e di cui più estesamente sarà discorso in appresso. Può darsene ad esempio la voce almanacco , su cui è stata ed è tuttora dissensione fra’ dotti. Alcuni aman di trarla dall’ articolo al e dal verbo manahh che in lingua arabica vuol dire , secondo che essi pretendono, computo o calcolo. Ma dubito che un tal verbo sia stato giammai di questo idioma : ed al contrario son certo che si trova nell’ ebraico. Per altro non istimo , esser molto naturale , che quell’ astronomo ignoto cui piacque affiggere un titolo alla compilazion dell’efèmeridi, e che probabilmente non fu ebreo , abbia voluto formarlo con una parola capricciosa parte ebraica e parte araba. In quest’ ultimo linguaggio egli è d’ altra parte sicuro che manahha vale donò , e che minhhaton vai dono. Da ciò il Gollio deduce che veramente l’ efemeridi siensi chiamale almanacchi , perchè il libro che le conteneva , era il dono ordinario che su ’l cominciare dell’ anno gli astronomi di quelle terre , a similitudine de’ nostri , presentavano al principe. Ma siccome in questa occasione è costume dell’oriente ch’egli venga regalato pur dagli altri suoi sudditi ; così è difficile intendere, perchè il solo calendario abbia avuta la fortuna di venir contraddistinto con la caratteristica di dono. Il VerstegAn finalmente vuol che si abbia per vero che la voce in quistione sia derivata dal sassone. Poiché in quest’ ultima lingua all vale tutto , mona , luna e haldan prendere : e quindi l’almanacco non è altro, a suo credere , che un libro comprensivo di tutte le binazioni. Non allegherò che l’orecchio ritrovi molta differenza (in all-mona-haldan , o come dicon gl’ Inglesi , all-moon-hold e l almanacco. Ma dirò , esser poco verisimile , che i Sassoni antichi i quali in vero non an fama di essere stati granili astronomi , abbian potuto inventare la parola iu quistione, E per contrario naturale che 1 ’ abbiarn ricevuta dagli Ambi , i quali in mezzo alle tenebre de’ tempi barbarici risuscitarmi le faville del sapere de’ Greci , ed incominciarono a chiarirne 1 ’ orizzonte annuvolato di Spagna e d 1 Italia. In effetti da mene luna che i Dorii dissero rilanci , an potuto trarre manak , dandole una delle desinenze più confacenti alia lor lingua : e co’l premettergli l’articolo an potuto quindi averne la parola alnianak , cioè libro che descrive l’andamento del mese. Questa congettura sì ingegnosa e nello stesso tempo sì sensata appartiene allo Scaligero. Io la trovo confermata da un esempio notabile. Un’opera di Tolomeo portava il titolo greco syntaxis megiste provenga. ,, I. E di mestieri sapere che molte volte 1 articolo s immischia al suo nome , e fa con esso un sol corpo. Cosi a yvenne in Anxanum , nome di città , che i nostri ne tem- P' barbari convertirono in Lanciano. Cosi ancora V uni- corno è stato trasmutato in lioncorno. Nè altra è la ra- 8‘°ne , per la quale molte voci a noi vegnenti dagli Ara- m esibiscono per prima sillaba al ovvero el che coslimi- SCe il loro articolo. Alchimia , per esempio , vien da al e da Ktnija : albagia da al e da bezcech che secondo le c ° s e testé dette significa superbia : almirante da al e da cmir principe , governadore : algebra da al e da gebr reputazione , rintegramento , da che questa scienza è ri- ( 8 ) Qualit. Conject. (&ì De conti-mia Canon. Part. 1. yocab. II. ne. Quando gli Arabi tradussero questo dotto lavoro ; soppressero il sostantivo , ed all’ aggettivo megiste prefissero 1’ articolo. Venne quindi almagesto. Altro esempio d 1 ibridismo è la parola lambicco che i Francesi dicono alambic e gli Spaglinoli alambique. Non senza molta verisimiglianza si pretende in fatti che sia nata dall’ articolo arabico al e dal gr. ambix , ambicos calice , orciuolo. II. Il gu iniziale fu spesse volte impiegato a prender il luogo del G duro de’ popoli del nord e più ancora il W o sia V doppio. Per questa ragione il Muratori sensatamente arguisce che il verbo guadagnare provenga dal settentrione ; ma non iscorge da qual lingua precisamente scaturisca. Intanto egli rapporta il seniimento del Curzio , cui piace (10) Circa fa radice della parola algebra vedete il MmussM. ( XXXIV ) trarla da winnen antico verbo tedesco. Però non lascia di osservare che questa voce non fornisce tutti gli elementi nccessarii alla voce derivala. Fa meraviglia ch’ei si arresti su la metà del cammino. E di fatti a sapere che dal participio di winnen i moderni Alemanni an fallo gewin- nen che vai anche guadagnare : ed a tenore delle regole che svilupperemo fra poco, gewinnen per 1 ’ appunto è la radice richiesta. In effetti il basso popolo di questa nostra regione dice guadagnare per guadagnare, e guadagno per guadagno. Nè sono pochi gli esempii , da’ quali risulta , che spesse volte la N doppia si converte in GN. Non si sa , come il Berteto derivi il nostro guari dall 1 o ligos de’ Greci che tanto poco gli è simile , ed il Ferrari da dalde , ed il Mekagto da avarius , ed il Castel vetro da ahqua re. Questo avverbio non à mai avuta altra significazione che quella di molto : e manifestamente a in se impresso il gar de’ Tedeschi che à pure questo senso. Allo stesso modo guardare , sinonimo di custodire, è dal sassone weardian ; guisa per modo o maniera procede dal tedesco weise che vale il medesimo : e secondo che sopra si è detto , guindolo è dal sassone windan che significa girare. Fa verità della regola è confermata dall’ùso che- nella Gran Brettagna è ancor vegeto di pronunziare il W per G ed U molle. Quindi scrivono will , e leggono guill ; scrivono water e leggono guafer : e così via via. Ciò non pertanto è possibde che l’italiano GU esprima qualche volta il ghuain degli Ebrei. Così dal loro ghuol che significa giogo , gli Abruzzesi ancora ritengono il nome guatano che vuol dire bifolco , quasi aggio- gatore di buoi. Il guaglione de’Napolitani che dinota un fanciullo ormai vicino alla età. , in cui si può dirlo giovinetto, sembra ancora più analogo al ghuelem degli Ebrei, vocabolo il quale esprime la medesima idea, che al ghu- lan degli Arabi. Ilf. Giova di più aver presente che la sillaba SC pronunziala come in fascia , sciabla , sciagura , è qualche volta un vestigio della lettera scin la quale forma un e- lemento dell’alfabeto orientale. Così di sopra si è veduto che il cascial degli Ebrei à fornito accasciare ; e che parimente il nome arabico al bescìaraton à fornito amba- sciadore. Ma non si a nè pure taciuto che siccome da calidus i nostri fecero caldo , ed abbruscare da abbruciare ; così ancora da casciar che significava appo gli Ebrei esser conveniente , esser utile , noi abbiamo ricavata la parola accascare in questo senso medesimo. Quindi il suono dello scin è rimasto mutilato. In qual maniera la mollezza degli organi vocali italiani avrebbe sostenuta la pronunzia dello tzade o tsade degli Ebrei, dello dzhad o thda degli Arabi ? E però ovunque tali lettere a noi si sono presentate; non le abbiamo solo risolute negli elementi più semplici ; ma abbiamo ancora trascurati alcuni di essi. Mentre adunque gli Ebrei chiaman tzebi il capriuolo e tzebija la capra salvatica ; noi ne abbiamo ricavato il vocabolo zeba (u). Così pure da qaizar accertarsi , restringersi, impiccolirsi, raccogliersi,ridursi in breve spazio,abbiam formato acquattare. IV. Egli è stato osservato non senza fondamento dal presidente La Brosse che i Greci furon vaghi di alcune combinazioni di lettere , alle quali essi dettero particolari caratteri. Tali sono ph , eh, ih, st, rh. Or questi simboli che veggonsi quasi sempre conservati non solo nella lingua latina, ma pur nella francese e nella inglese, no ’1 sono parimente nella nostra italiana, cui le aspirazioni sou gravi, ed a cui lo scontro delle consonanti riesce molesto. Noi dunque traduciamo ph per f, ed rh per un r semplice, e ih per un t. Riduciamo ancora eh ad un semplice c , se la vocale che segue , sia specialmente a ovvero o, Nè ci facciamo pure scrupolo di cangiare st in t. Noi fi lì Me' foste stale qui pecore o zAc Inf. canto XXXII. dunque da phanos (ragghiamo fanale, filosofo da philoso- phos , fase da phasis, fagiuolo da phaseolos in lat. pha- seolus. Noi (ragghiamo parimenti caos da chaos, Carili da Charites, colera da cholera, corda da chorde. Se i Greci dicono ihenia , diesis , thrax ; noi diciamo solamente tema , tesi , trace. Noi non iscriviamo com’ essi rhapso- dia , rhedma , hemorrhagia ; ma rapsodia , reuma, emorragia. Si è poi osservato di sopra che molte volte scacciamo la S dal T senz’ alterazione di senso. Ove dunque ci piaccia di porci ad indagare, se una data parola sia d’origine greca ; sarà opportuno il vedere , come sia scritta da’Latini , da’Francesi e dagl’inglesi. Estenderò la stessa cautela ad alcuni altri casi. Fu già notato di Sopra che non eran punto spiacevoli all’ o- recchio de’ Greci queste unioni di lettere : CT, FX, PX, PS : e furon,conservate senza stento da molte nazioni di Europa. Ma osservossi nello stesso tempo che a noi delicati Italiani sembraron troppo dure , e furon quindi mutilate. Dicemmo dunque aallonico da a privativo e da cionco io uccido : dicemmo dittongo da diphthongos , tornare o sia cadere da ptorna tutto ciò che cade , salterio da psalterion cc. A restaurare la memoria di tali conso-* nanti abbandonate, non tornerà dunque inutile il consultare le lingue che non le anno abboffile , e che ne an serbato il deposito. NS ed NG sono ancora combinazioni che furon gradevoli a 1 Greci , e che posson servirci d’ indirizzo a discoperte etimologiche. Io ne ò in fatti profittato nel determinare la origine di angelo , angina , angolo, anguilla, ancora, anca cd assai altre voci. Egli è per altro da avvertire che se le lingue orientali non si dilettano punto di tali gruppi di lettere, quali sono CT, FT, PT, TS ; ànuo simboli particolari per dinotare il ph , il th ed il eh. Di più àuno delle lettere che secondo il nostro linguaggio , potremmo dir mute : e se esse forman lo spazio che allontanava P da S ovvera- mente X da C , da F e da P ; senza dubbio la pronunzia riunisce allora gli elementi che la scrittura separava. Ne sia di esempio mìfla o come altri scrivono , miphla , che in ebraico vale apertura , ed in cui il fe ed il tau non per alilo si accoppiano, se non perchè lo sceda o sia l’E affisso al fe riman soppresso e sottinteso. V. Specialmente ne’nomi proprii le terminazioni in ald , ard , erg, ert, erz, ild , old, ling, dig seguito da vocale posson darci j’indizio, che le parole , cui spettano , a noi sieno pervenute dalle regioni di borea. Così nel Vocabolario universale della lingua italiana si troverà che il nostro baldo è dal sassone bald ardito, bravo, fiero ; che gastaldo è dal tedesco gar particella intensiva e da stalt-halter governadore ; che mundualdo è dal tedesco numd bocca e da gewalt podestà , quasi che voglia dinotarsi chi a podestà di parlare o in giudizio o nelle convenzioni per altrui. Si troverà del pari che bastardo è dal ted. bose cattivo e da art genere , natura , e che secondo la sua radice vai dunque di cattiva, di perversa natura o vai anche degenere; che d’ altra parte balovar- do è voce pur derivata dal ted. bollwerk il quale à lo stesso senso ; e che similmente stendardo è dal tedesco slandarte. Samuele Johnson ci avverte che presso i Sassoni weard indicava tendenza ad una cosa o da una cosa; e clic mutato dagl’ Inglesi in ward , e serbando il senso nativo , forma ora la desinenza di molte loro parole. E non è mica difficile che trasmigrando in Italia , e prendendo seco in su’! fine alcuna vocale ; sia divenuto la cadenza di alcuni nostri vocaboli. Davvantaggio è ormaf sicuro che albergo è dal ted. herberg-, scherzo da scherz', manigoldo dal sass. man uomo e da haldan , in inglese hold tenere, quasi tenitore, prenditore di uomini (12)* Adalberto , Lamberto , Ptoberto e più altre voci di tal fatta derivan pure dal sassone , in cui beorht valea bra- (12) Questa etimoloptia è ben più propria che il mamis, manicus, maniculdus ( Vedete qual salto ! ) manigutdus , maniaoldus, manigoldo del Memgic. \ allorché abbiamo Clotilde, Leonilda, vo. Lo stesso Johnson c’ insegna che spesso . - , prii adoperati in quella lingua cadono in hdd che vai signore o signora , od in ling eh’ è segno di giovinezza , od in wig che vai guerra. Si vedrà che nozioni si lecon- de e si uvili ci son servite di regola cercata la significazione di Matilde ; ■ddelinga , Eielinga ec. ec. VI. I sostantivi che offrono una desinenza accentava, son provenuti assai spesso agl’ Italiani dagli esteri , e particolarmente da’Francesi. Così i nostri autori o la pie- fi 6 au tratto andrié da andrienne , comò da cornniode , huro da bureau , gilé da gilet , ragù da ragoul. La paro- fi 1 falbalà che alcuni etimologisti crcdon fatta a capriccio, Apparila fra non molto di origine tedesca. Come le voci italiane , secondo il genio della lingua son terminate in vocali ; così quando elle anno una consonante in su ’l fine, si annunziano per nate in altre cou- U’ade. Il nostro Vocabolario universale può esibirne piu e seuipii : e non sarà discaro al lettore il vederne alcuni raccolti. . Armel , ruta salvatici è dall’ arabo hharmula clic significa il medesimo. Azocei o azotii è voce usala da .care una certa preparazìon di mercurio e * diceva trovarsi concentrata una virtù generalissima che tinniva in se quella ài tutte le altre medicine. E quindi l una che egli non si recasse a vermi luogo senza menar seco n n bastone , il cui pomo rinchiudeva tal prodigiosa Sos tauza. Se vaneggiò nel crederla fornita di così grande potere- seppe almeno procurarle una denominazione assai Propria, Poiché nella lingua degli Ebrei hhazacj significa prevalse , fu afforzato , diventò forte: e tal egli credeva, ® fingeva almeno di credere ebe divenisse in effetti mediante la possanza di quel miracoloso rimedio. Beidelsak , specie di lanugine di breve filo, da cui aredesi formarsi quelle ovatte che servon di soppanno, vieti dalla lingua degli Egizii, appo i quali beid-el-ossar inmirmtn 1- *- M ' r 1 ( XXXV ) nomi prò- abbondano le consonanti e son combinate in maniera da eccitar suoni robusti e qualche volta anche duri; vuoisi aver sospetto che la voce sia venula dallo slavo , dal tedesco o dal sassone. Derivazioni di questa fatta molle volle presentano una grande brevità : perciocché brevi in effetti son le parole radicali di codesti tre idiomi : e quelle clic la Gran Brettagna si è compiaciuta di adottare, au patito assai spesso un accortamento maggiore. Ma poiché in fine né lo slavo , né il tedesco , né il sassone anno alcuna.ripugnanza a congiugner le parole per formarne delle nuove ; molte ancora di quest’ ultime si sono introdotte tu Italia, e ci an dati de’vocaboli di mediocre lunghezza. IX. Terminerò con 1’ osservare che le regole fin qui esposte non danno prove ma indizii della pertinenza di una voce ad un certo linguaggio. Iliman sempre ad-iudagare, se affidandosi a’ medesimi ; si giunga a risultameuto che sia conforme alle altre norme dell' arte etimologica. Tutti gli esempli da me addotti vogliono esser ritenuti sotto una tale cautela: e le origini che in essi ò finora sviluppate, solamente a questo patto vogliono aversi per vere ('4)* capitolo vi. Paracelso per in- nella quale Determinare il principio filosofico , con cui possa cercarù. in una data lingua la radice di un dato vocabolo. e denominata la pianta, il cui fruito vuoisi circondato da ‘inasta lanugine. Bellon, specie di malattia , cui van soggetti i lavo- d at0 'i delle miniere di piombo , e che forse non è varia alla colica saturnina. Questo vocabolo è inglese. Laos , riunione confusa di tutte le cose e propria- ^irnte quella che precedette la formazion dell’ universo. 0or S e dal gr. chaos che a il senso medesimo. VII. La foi ma de’diminulivi nelle varie lingue radicali Può servire ancor di scorta alle investigazioni etimologi Alle. Cosi e. (flcilp avvodpr.i ^ti« -1’ Itnl:.^: — —-«.i: elio dallo ancor è tacile avvedersi che gl’ Italiani an peccadi- spaguuolo peccadillo che a il medesimo senso , _ _ -—v. c« ■■ ijjcucdiuiu acuou 9 c 'oè di pk-ciol peccato (i3) An similmente ricavatala parola bottiglia dallo spagnuolo botìja ovvero botilla eh’ è diminutivo di bole alberello. Parimenti an tratto bajaca dall' illirico bajka diminutivo di baje (avola , ciarla. Tiaviò forte il Ferrari , allorché v ille dedurre la parola bagaglio dal lat. vasariurn. Nè progredì meglio il Mknagio, quando tenne ricorso ad una voce tedesca significante bacino. Egli non volse il peusiero al germanico pack che vale involto , fardello , ed il cui diminutivo e packlein. Altrimenti avrebbe veduto che in quest’ ultima voce è la radice richiesta. Poiché i grammatici conoscono, ffuamo facilmente si trasmutino il P in B ed il G14. in G. *5 v’ a iunollre uomo colto , il quale non sappia che da tilium. vien ciglio, che da oleum vien oglio , che da coagulare vien quagliare. Vili. D’ ordinario le parole lunghe e specialmente le P'u armoniche fan cenno di esser nate o direttamente ed immediatamente , od almeno per composizione dalla lingua Am Greci. Molte ancora di questo novero ci son venute da- B !i Arabi. Per lo contrario assai brevi son le prodotte dalla ebraica , alla quale punto non piacciono gli aggruppamenti Più Voci , o nella quale per lo meno le vesligie di essi s< 'Ua state per la maggior parte cancellate d il tempo. Ove (i3) Gli Spagnuoli pronunziano la doppia L per GL molle. Sedala una certa grandezza, dobbiam rintracciarne altra incognita ; noi non abbiamo altro mezzo , il quale a ciò ne conduca , fuorché quello di stabilire la relazion della prima alla seconda. Allo stesso modo non conosceremo qual sia veramente la radice di una data parola , se non conosceremo la relazione la quale debbo intercedere all' una ed all’ altra. Or quando io dico che una Voce è radice d’ altra voce ; io affermo in sostanza che la prima é una causa , e che la seconda n’ è un effetto. Nella opinione comune non isla quindi ch’io erri, quando asserisco che bràccio è stalo prodotto da brachium , e sinfonia dal gr. syntphonia , ed arruffare dall’ingl. rujfle. Poiché nel linguaggio ordinario suol dirsi che la causa produce l’effetto. Causa in vero ( dice il YVolf ) è ciò che contiene la ragione , per cui alcuna cosa da esso diversa prende ad aver luogo in natura (i5) Or se io credo che il bezzo del popolo veneto abbia la sua radice nel vocabolo becs che presso grillirii vai obolo ; io credo in ultima analisi che questo becs contenga la ragione , per la quale la parola bezzo à incominciato ad esistere. Non saprei dunque persuadermi che a becs non convenga la denominazione di causa , ed a bezzo quella di effetto. Volendo dare a questa idea una precisione maggiore, ed ad ottando la nomenclatura , della quale usan gli onto- logi ; può dirsi che la radice va riguardata in un punto e come causa materiale e come causa occasionale. Va riguardata materiale iu quanto agli elementi che trasmette alla parola derivata sia da parte del senso, sia da quella del suono. Va riguardata occasionale in quanto che per un nesso o ideologico o meccanico fa che in luogo di certe lettere , onl’ eia composta, e eh' erano ordinale in una certa maniera , ne sorgati delle affini; che ne sovraggiun- gan delle nuove; che le an'icha si dispongano in una nuova maniera ; e che alla Voce indi nata resti annesso un concetto più o men diverso dal suo. Ma sia qualunque ! aggiunto che voglia darsi a tal causa , e sia qualunque la maniera , con cui piaccia descrivere la sua influenza. è sufficiente al mio assunto eh’ ella sia una causa. Secondo queste nozioni , quanto può pensarsi od esprimersi intorno al troVamento di così fatte radici , di necessità dee tornare a relazione di causalità : e noi non tarderemo a render chiaro che questo solo principio è sufficiente a stabilire su di una base scientifica l’arte etimologica. * (i |) Diceva i! giureconsulto Gi.ivolsxo: omiiis definitici in juro civili yericalosa est : yarum est etiim , ut non subverlalur ( D. Iib. 5o. tìt. 17. L. 9.oa ). Questa massima può ripetersi in qualunque altra scienza. (i5) Vedete l’Antologia del fVolf. CAPITOLO VII. (XXXVI ) Dato il principio filosofico del metodo incentivo delle radici , accennarne le regole. Poiché cercare una radice è cercare in fatti una causa ; quelle medesime regole che menano il filosofo a trovare una causa , sapranno pure menarlo a trovare una radice. Ora a trovare una causa sono estremamente opportune le regole adottate dall’ immortale Isacco Newton ne’ suoi Principii rnattematici della filosofia naturale , e non a guari trasferite da Pirro Lallebasque alla filosofia del pensiero. I. « Non debbono ammettersi più cause di quelle che » sien vere , e clic innohre sien bastanti a spiegare il l'e- » nomeno. II. « Gli effetti del medesimo genere debbono attri- « buirsi , per quanto è possibile, alle medesima cause. III. « Le proposizioni raccolte da’ fenomeni per via « d’ induzione debbon tenersi, malgrado le ipotesi oppo- » ste , per esattamente o prossimamente vere , fino a che » 1’ osservazione di nuovi fenomeni non le renda più giu- )> sic , o non le mostri in vece soggette a dell’ eccezioni. Queste regole , il cui sviluppo si troverà nella Introduzione alla filosofia del pensiero , dovranno adunque servire allo scoprimento delle radici : e non è da dire come il rendano e ragionalo ed agevole. capitolo vili* Prima conseguenza dell ’ esposte regole : verità' della radice. La prima regola del Newton incomincia dall’ esigere che la causa assegnata sia vi ra : e ciò vuol dire che debbi’ essere non immaginata , non ipotetica , ma reale , ma esistente. Egli è uopo sovvenirsene , allorché si cercan le radici. Ma non sempre cos'j fecero i nostri etimologi : e ne da prova il Menagio. E saia pregio dell’opera 1 ’addurne alcun esempio. Ei tira il verbo avvisare dal lat. advisare , quasi ad visum ponere , mettere alla vista. Ma V advisare non si trova in alcun dizionario latino, e nè pure in quelli che registrano le parole barbariche. Andava meglio il rivolgersi , come a fatto il Muratori, all’ aufweisen de’ Tedeschi che significa accennare , presentare , mostrare. Lo stesso Menagio vuol sapere, onde sia l’aggettivo piccante eh’ è proprio de’ vini : e lo ricava da picare che i Latini non ebber mai , ed a cui arbitrariamente da ii senso di pungere. Guazzare fra le altre idee esprime quella di agitare o di batter cose liquide II Menagio vuole che nasca dal Ialino aejuatiare, e codesto aejuatiare non fu mai greco , non latino e non d’altro idioma ch’io sappia. Lo stesso autore pretende che la parola bicchiere sia dal latino bicarium. Ma in verun vocabolario questo bi- cariurn si trova : e da veruno scrittore non fu adoperato giammai. Contravvien del pari alla regola chi veramente non fìnge la parola radicale , ma la finge usata in un senso che non le venne mai dato. Di questa specie d’ impostura si rendè spesso colpevole colui che fece le giunte al picciol dizionario del dialetto napolitano. Senza punto esitare egli disse che balanlrano , abito talare da uomo , deriva da ballin andra ; e che questa espressione greca può tradursi alla lettera copruorno. Ma se realmente aner, andros significa uomo ; non mai il verbo ballin ebbe il senso di coprire. A lutti gli ellenisti anzi è noto che vai gettare , ferire o toccar solamente qualche cosa. I Napolitani soglion dire che taluno fa lo musso , allorché piglia il broncio Or musso ( dice questo autore ) è dal greco mysso e da epi- mysso. Da ninno de’ due. Poiché mysso vai mungo , ed epimysso io dileggio : nè v’ à punto di analogia fra l’ingrognare , il dileggiare ed il mungere. Al contrario non istimo che si faccia torto alla regola , allorché la lingua , in cui sì cerca una data radice , non la contiene tutta intera , a fede de’ vocabolari! , ma contiene in vece gli elementi immediatamente atti a formarla. Da che , per esempio, gl’inglesi an la particella he inseparabile e talvolta superflua ; da che anno il verbo talk per cicalare o ciarlare ; può ben dirsi che betalk sia radice non chimerica, ma vera e reale della voce ba- lunchieria. Nè per questo solo è viziosa , che s'i fatto verbo composto non si trova registrato ne’vocabolari comuni. In effetti una moltitudine di parole scientifiche non an tutta formata la radice nel greco, ma nascono dall’accozzamento di greche parole. Assai prima che i dizionari registrassero soltanto fra le parole italiane, questa voce era frequente nel linguaggio del popolo. Ma conoscere che d fosse non era necessario all’ etimologo , perchè la impiegasse a radice. A lui bastava il sapere che le due voci solo e tanto appartengono alla lingua ; e che possono accoppiarsi senz’ alcuna deformila per comporre un sol tutto. Da si fatte osservazioni mi son lasciato condurre < allorché ò tratto bersagliare dal lat. per-assilire , e berlingare da per-lingere e berzare da per-icere. Poiché veramente i Latini dissero assilire per assaltare o saltare a qualche cosa , Ungere per leccare , cd icere per colpire. Neramente ebbero in uso di unire il per a varii verbi : ed a questa preposizione or detter forza di accrescere, or quella di significare in mezzo, a traverso. Disscr dunque permeo io trapelo 5 pervado io trapasso ; peramo io amo caldamente ; perfido io fo compiutamente, io perfeziono ; pernego ió nego fermamente. — Punto adunque non si esce nè dal loro dizionario, uè dal loro sistema, allorché si afferma che per-assilire e assaltare un punto fisso, un dato scopo nel suo mezzo , è quasi farvi saltare alcun projelto a traverso ; che per-lingere è leccar bene, mangiar gustosamente , e porsi quindi nella lieta situazion di coloro , a’ quali il cibo ed il vino rendon la lingua volubile ; e che per-icere è colpir forte , colpire con saelta- mento. Questi tre gruppi d’ idee son brevemente indicali dalle parole bersagliare, berlingare e berzare. CAPITOLO IX. Seconda conseguenza dell' esposte regole : legittimità' della radice. Chi pretende che una statua sia di marmo di Carrara , induce verisimilmente la curiosità di conoscere, come mai questa materia abbia potuto esser tratta dalla sua terra nativa per esser trasportala nel luogo, in cui si è eseguito il lavoro. Ma se presenta delle note talmente distintive da non poter muovere equivoco ; se non si sa che in altro sito un marmo di tal sorta sia esistito giammai; io non credo necessario che il conoscitore risponda alla quistione proposta. Un’ osservazione assai simile può adattarsi alla materia , di cui ora mi occupo. Mi occorreva , ad esempio , investigare l’origine della voce buco o bujo. Io non ne trovava alcun’ orma in alcuna delle bugne che sono stale parlate anticamente in Italia. Ma nel suo lessico penlaglot- to Valentino Sciitndler insegnommi che i Caldei chiamano habira I’ oscurità , la caligine , le tenebre. Non coniando I’ aspirazione che gl’ Italiani non usano , le desinenze e le vocali; codesto habira e quel baro finalmente si riducono a doe consonanti comuni. Secondo i calcoli fatti nel cap. vii. della prima sezioue , hi probabilità eòe gl’ Italiani ed i Caldei , non comunicando (fa loro , abbiati potuto incontrarsi in questa combinazione binaria, sta alla probabilità opposta, come 1: 272- È in conseguenza si debole che per legge di buona critica non può esser preferita. Quindi la stessa materia della nostra voce baro è sufficiente a provare che la parola proposta uella qualità ] ciò ( XXXYII ) a * r , ce n on manca di legittimità ; il che vuol dire che altri d’ altra patria , abbia fornito arciasino , arcibella , ^ppartiene ad una di quelle lingue le quali o sono state arniuomo , arcicredibile , arcidivoto , arciduca , arcicon~ azione con la nostra, o il sono stale con altra lingua, sole e cento altre espressioni del medesimo conio. La par- a n . a quale la nostra l’è stata del pari. Che se ancora ticella inseparabile dys che pur nell’idioma greco vale in- a istoria non presentasse alcun dato, da cui si potesse felicemente, malamente, è stata accoppiala da’nostri a Murre ; sarebbe uopo darne colpa alla negligenza degli parole italiane , latine o provenute d’ altronde : ed à forno' ° r * CC ^ a ^ a ' n S' ur ' a d e ’ tempi, anzi che ammetter cosa malo , per esempio , disagio , disastro , disavventura , dis- 00 lu* 00 ' m P r °b a flfi e - grazia , discolo , disconcio , discorde , disadatto esimili. I non avviene sovvente che la parola derivata porti La particella inseparabile miss , onde i Tedeschi fanno uso ved° * ^' moslraz ' oue della legittimità della radice. Poiché in senso negativo od almeno peggiorativo , è stata anche p lemo fra poco che frequentemente si altera o nel sen- da noi cor, ita a molli nostri vocaboli ; ed abbiamo quinta || ° De ^ suono °d in entrambe queste cose. Snerva- di avuto misavvenire , e miscadere per succeder male , ji*, a 0,a 1® prova, per cosà dire, nativa di così fatta qua- misconoscente , miscredente , misleale , misfatto. eli" 5 f 6 , su PP^ rvr ' altrimenti. Nè si può meglio supplirvi In quanto odio i grammatici abbiano avute unioni di 'f acendo uso de’ metodi, per li quali si prova la im- vocaboli eterogenei, può ricavarsi dal modo, con cui le ustione de’popoli e la diffusion de’loro linguaggi. Chi anno indicate. Poiché ad esse anno dato l’epiteto d’ ibride^ Scasse di ciò lare , e così non desse ragione del come co’l quale i Greci dinotavano gli animali prodotti dall’scabbia potuto esser tratta da un luogo ad un coppiarnento di bruti di specie diversa. Come anzi dicia- c . P Lr / arv * una nuova parola , apporterebbe ima rno mulo in senso d’iugiuria ed a modo di spregio ; così aU,!!, a lns “® c ‘ erj te a spiegare un simile effetto. Violerebbe eglino spingendo anche più innanzi il traslato , denomina- hybris , la contumelia , 1* oltraggio , e disaer quindi una radice alno rono lunque la prima delle tre nostre regole. lo credo che si potrebbe anche altrimenti violarla. Ci°, ad esempio, gli avverrebbe, se bastando una sola lingua a dar conto di una voce ; amasse d’ impiegarne tnol- te - Perciocché allora parrebbe che adducesse più cause di quelle che bastano a spiegare il fenomeno. È tale appunto 1’ errore , nel quale cadde il Wen- forzute , uomo d’altra parte versatissimo nella erudizione ecclesiastica, allorché volle indagare 1’ etimologia di abra- su.T7. Questo vocabolo mistico , il quale è stato adoperato da alcuni eretici antichi, e che trovasi anche scritto in diveisi amuleti , è composto di sette lettere’ ed egli opi- ,,a clic quattro dieu comineiamento a voci ebraiche, e tre a voci, greche. Vuol dunque che sieu lette nel modo seguente : hybrizin per ingiuriare , insolentire- Tutto ciò dee porre l'etimologo in una saggia circospezione conira le provenienze di una voce da idiomi diversi : ma non dee menare tant’ oltre la prevenzione sinistra da sostituire ad esse delle origini o immaginarie o capitolo x. Terza conseguenza dell ’ esposte regole : anteriorità' della radice. A B B A S A X Ab — padre Ben — figlio Buahh — spirito Aqadose — il santo Solerla — salute Apo — per Xylon — legno j osi la parola in disamina viene ad indicare i piu angu- Poichè la radice è una causa della parola derivata ; è di necessità che sia sorta , e che abbia potuto operare a uteri orni ente all’ effetto. Nè se fosse altrimenti , basterebbe a spiegarlo. Mancherebbe adunque di uno de’ principali requisiti che son richiesti dalla prima regola di filosofare del Newton. Per esempio , il Menagio a voluto trarre marcassin che appo i Francesi dinota il porchelto di cinghiale, dal latino barbaro marcassinus. Un enciclopedista à riflettuto che tenendo dietro alla istoria ; egli è anzi ben certo che SS T miSler ‘ cristiani : poiché esprime le persone della marcassinus lu foggiato dagl’ ignoranti scrittori per latiniz- • AniADE e la salute redenta per mezzo della croce. zare marcassin (17). L'fluET à quindi opinato che quest’al- irta non tenendo pur conto della supposizione arbi- lima parola sia veramente stata tratta da meracus puro , arta, che l’articolo ebraico A sia infisso a qadose anzi senz’ alcuna miscela: perciocché è noto che il cinghiale è . _ . .. .,,..11^ ,ui.j.i ilìu„u ’j. (jadc c he ad altro aggettivo; v’à un’osservazione che basta a tender sospetta questa ipotesi , comecché dotta ed ingegnosa. Poiché non sembra verisimile che alcun filosofo o teologo abbia voluto porre in opera due lingue diverse P er congegnare una voce. D’altre parte i Greci anno abros clic nell’uso piu comune vai molle , delicato, ma che in vece da Erodoto, da Luciano e da Euripide è impiegato in senso di bello, elegante, festivo, altero, magnifico. Di più nello stesso tdiorna il vocabolo sao significa io fo salvo : e presso i Poeti saozo in luogo di soso vuol dire io conservo. Per per del novero di quelle fiere che non mai vanno a torme, ma die anzi amano di vagar sole e senza compagnia. Molli stimano che Luigi sia nato da Aloysius. Egli è in vece dimostrato , come altrove fu detto, che il sassone Ludwig ha somminis'rato Luigi. Quegli poscia che an voluto trasportar Luigi in latino , ne an formato Aloysius : ed in ciò si sono attenuti alle analogie ordinane. Poiché siccome assai volte il SI de’ Latini divieti Gl per gl’ Italiani ; e siccome a’ termini di questa regola da Blasius vieu Biagio e da Anastasius Anaslagio ; cosi reciprocamente è stato creduto che Gl degl’ Italiani do- c °nseguenza abrasax pone in veduta 1 ’ idea di un conser- vesse prendere in latino la forma di SI. Va lore festivo , bello ed elegante , di un salvadore altero II costume antichissimo di edificar le castella in su’ Magnifico (16). Nè di altro fa mestieri per dare un senso luoghi eminenti, fa che spesso la parola berg od altra s- ra giouevoIe a parola impressa in balocchi, cui la super- migliarne si trovi inserita ne'nomi di città situate al settentrio- stizione degli uomini dava forza di rimuovere 1 ’ influenze ne di Europa. Poiché berg in lingua germanica significa mon- jnaiefiche. Or se la sola lingua greca è sufficiente a sve- te : e brieg appo gli Slavi addila il monte e la collina. arl ° ì perchè invocheremmo 1 ’ ebraica ? Assai città ancora vi sono le quali terminano in vdrh : Ma la ragione medesima costringerà ad impiegare due poiché nell’idioma illirico anche vdrh dinota cimi, sotrr- iversi idiomi , se un solo non basti. Niuuo , ad esempio, mità , fastigio. Egli è fuor dì dubbio che i Celti ebbero Può dolersi che s’ impieghino il greco ed il latino per de- dun in significazione di eminenza: e questa è pure 1’ori- tei minare l’origine della parola monocolo: poiché non gine del vedersi in dun terminati altri nomi di città. Nè ev,r i alcuna lingua la quale basti da sé sola a fornirne Peti- ragiona esattamente l’erudito Freret , quando ne cita di urologia. Parimenti tutti convengono che il vocabolo arche quelle le quali siedon su’l piano , e che portano ciò non 1 quale presso i Greci dinotava principato , unendosi ad ostante codesto dun ne’loro nomi. Perciocché allora si of- (16) Forse lo stesso che il sole. (17) Eucycl. art. elylitologie. fre una traslazion della voce dal suo senso un allro finitimo , o come dicono i grammatici, un’esfera- sio/ie , una catacresi (iti) Nè altrimenti è avvenuto che dalla parola berg monte i Tedeschi abbian tratto burg fortezza , castello; e che noi successivamente ne abb'atn cavalo borgo in un senso indipendente dalla nozione di monte. Intanto i nostri padri che già Irovarou formati si fatti nomi di citta cadenti in berg , brieg , burg , ehm e simili , li volsero in latino : e ne formarou degli altri che finirono in berga , ber giura , burgum , dunurn cc. Tutti coloro che an trovati in questi ultimi nomi le radici di qwe’ primi , anno ammesse delle cause posteriori agli effetti : e sono quindi caduti in un vero anacronismo. Perchè si vegga quanto facile è sdrucciolare in errori di questa natura , non sarà inutile il dire che vi è caduto pur anche il nostro profondo Mazzocchi , allora quando à investigato , donde 1 ’ isola d’ Ischia abbia preso il suo nome. Il valentuomo à stimato clic lo abbia preso da «cloro i quali sono le bandiere di Carlo d’ Aujò occuparono il regno. Poiché trova assai facile che prima Viste de’Francesi siasi convertito in isole e successivamente isole in Ischia. Ma in tal guisa assegna a questo nome mia cagione o radice , che se il precedette per nascita , operò almeno posteriormente alla formazion del- 1 ’ effetto. Poiché Lorenzo Giustiniani osserva a ragione che il nome Ischi era in uso fin da’ tempi di San Gregorio , e però assai prima che gli Angiomi conquistassero Napoli (rp). Ognun vede che di tali errori non si corre punto il pericolo , quando è provato che la voce , la quale si assegna a radice , esistea nella lingua nativa innanzi al sorger di quella della quale fa parte la voce derivata. Per esempio , ò detto die abboltacciare deriva dall’ ebraico baia confidare , aver fiducia : e codesto baia è si antico , Ionie i salmi di Davide , uè’ quali trovasi impiegato in cuesto senso medesimo: non può dunque cader dubbio che preceda di molto la formazion della nostra favella. La stesila cosa può osservarsi di ogni altra parola che spetti al satino puro , al greco letterale , al sassone antico e simili. La difficoltà è mollo grande , allorché si tratta di fissare , se una parola che appartiene a due lingue contemporanee , sia passata dall’ una all’ altra o reciprocamente. Poiché laddove in ciò si erri , vieusi a stabilir che una voce abbia per cagione il suo effetto. Ad evitare un inconveniente che nel medesimo tempo è cosò grave e cosò facile , credo esser molte le regole , da cui può trarsi profitto , ed esser degne che si espongano in uu separato capitolo. capitolo xi. ✓ Continuazione• Caso del concorso di due lingue contemporanee alla proprietà di una railice. I. La prima regola è cosò nota , che basterà solo accennarla. Essa consiste in consultare diligentemente la istoria. Nè punto basta il raccoglierla da que’vocabolarii , ne’ quali posson trovarsi le parole antichissime della lingua straniera che si sospetta aver fornita la dizione in esame. Si debbe ancora far tesoro di ciò che gli autori raccontano intorno a certi vocaboli , e ohe non sempre si trova pur negli esatti lessicografi. E’anzi uopo andare scuotendo la polvere degli archivii ed esaminar le vecchie carte che vi si tengono in serbo. Cosò facendo il Muratori, à non poeo meritato dalla lingua italiana : e spesso e con piacere io gli ò reuduta giustizia nel Vocabolario universale. II. La seconda regola riposa su di un principio importante che non può a bastanza ripeterà. O’ detto in altra occasione che l'andamento ordinario dello spirito umano è dal particolare al generale , dal meno al piu astratto. Quindi i nomi sostantivi an dovuto precedere la formazion degli aggettivi : poiché gli uni dinotano le cose medesime, (18) Vedete De Brosses cap- X. §. io. pag. 107 e segu. tom. IL Parigi an. IX. (19) Dizionario geografico del Regno
  • OSP ’ ( XLI ) adopc- decorso del tempo che lascia sfumare 1’ orgoglio , che ri- co Se si P‘u die e tra le quelle degli uomini che à superati e dcprcs- ' - e ira le prime sue pretensioni à quella d essere inteso CQza che soifra dal suo canto incomodo alcuno. U solo dar. (a5) Vedete .. — VEtimolosicon del Vossio alla voce burnus, il dictia- ~ Olimene ec. (*> Persio ‘Scis avea detto: coiiutem /lOìTÌduliim trita donare lucerna . Lo scoliaste dice su questo verso : Scis birrum altrilwn comi- st tl oondonare. (281 v 1 te ?! Sossio alla voce burros. 1 SUO plossilrin Ili il i/u’t suo glossario ed il dici, ocloìingue. r J ' 4s,; 'i traduce camauro per pileolus auree tegens. CWvlr /• * C “’‘nitS ‘ ■ Eoèub m ii U, '' Se,V ' ~ Ch ‘ >embaltere. XIV. V’à combinazioni di lettere che nelle parole derivate soglion conservare più che altre un dato andamento. Per esempio AL si converte in AU : e cosi altare dà il francese autel , altus dà haut, alter dà autre. Similmente i Napolitani dicon auto per alto , autare per altare. Si è detto che talvolta AU prende forma di AL. Ma ben più spesso divieti O- Poiché aururn dà oro, auricula orecchietta , laurus alloro , mqurus moro , taurus toro , gaudeo io godo ec. Di più BL si cangia in BI FL in FI ; GL in GUI o in CHI ; e PL in PI. Quindi Biagio da Blasius , fiamma àa fiamma , ghiaccio da glacies , chiocciare da glo- citare , piano da planus. CL si muta in GII. Quindi chiave da clavis , chiamare da clamare , chiaro da clarus. LA, LE, LI ,'LO , LU spesso attirano un G ; e cosi quagliare da coagulare , maglio da matleus , aglio da album , ciglio da cibum. NA, NE, M, NO, NU , spesso attraggono una G. avvolge vigna da vinea , cicogna da ciconia , mugnajo da Quindi tuulinajo ec. Davvantaggio C ed L , cui si frammetta una vocale e specialmente la U , formano una sillaba dispostissima a trasmutarsi in CH , GG , GL. Cosi macchia da macula , abitaggio da habitctculum , ventriglio da ventriculus. XV. Alle desinenze che distinguono certi modi de’ verbi negl’ idiomi stranieri , surroghiamo le nostre. Cosi dal gr. blasphemìn ^ragghiamo ablasmare , dall’ illirico bit- sciti abbiosciare, dal tedesco greifen aggraffare , dal turco ciarpmak prender con violenza e con istrepito , il vebo acciarpare cioè raccogliere alla rotta ciò elle dà alle mani, ( XLÌV ) Delle desinenze che segnano il modo stesso appo i Latini , surroghiamo spesso 1’ uno all’ altro nelle parole derivate. Così disse Tertulliano educare per educere, c de- glubare per deglubere. Nelle chiose antiche si legge scalpare per sculperc, onde poi abbiam fatto il verbo scolpire. Doni- zone nel lib- 2 . cap. 7 . delle vita di Matilde dice prosternare se in luogo di proslernere se. O’ anche letto , dice il Muratori , plaudare per plaudere : ed o dall’ uno o dall’ altro abbiam cavato applaudire. I Modenesi da jacere an tratto forse adjacere se e quindi azzaccarsi in senso di ster- nere se liutai ; ed in vece del putere de’ Latini abbiam detto putiate puzzare (40- XVI. Oltre a tutti i cangiamenti che ò cercato di ridurre ad alcune classi generali , ve n’ a pure di molti, la cui possibilità è dimostrata da un’ attenta induzione- Il Vossio , il Menagio ed altri etimologi ue an date delle tavole che sono assai utili. XVII. Finalmente è da notare che le voci radicali son suscettive di mutamenti in ordine alla quantità : e son essi de’ più facili i quali possono occorrere. In effetti la lunghezza o brevità delle vocali è certamente determinala dalle sue relazioni di sito : e sì fatte relazioni sono estremamente variabili. Nella parola originaria quella vocale , ad esempio , avea seguace altra vocale , e quindi era breve. Se di poi è avvenuto che 1’ abbia contratta in se stessa , o se ne sia separata ; a dovuto venir lunga. Così il dii de’ Latini convertivasi in di. Per contrario , essendo lunga , a potuto venir breve , se mentre prima era seguila o da una sola consonante doppia o da due diverse consonanti ; à perduto in tutto od in parte un tale corteggio. Come iunollre riscontrare la quantità delle vocali , allora quando il vocabolo a sopportata una metatesi ovvero una sincope? Come ìiscontrarla se in vece à interpolate alle antiche nuove consonanti o vocali ? Senza mutamenti si gravi è pur nolo che eddt-rc si è da noi volto in cadére, sculpère in scolpire , mòvère in muovere ,e simili. §. 2 . 1 fu F espressioni composte. Assai volte il vocabolo, di cui si cerca 1’ origine, la ripete da un’ espressione più o meno composta. A poterla determinare non saranno poco utili le osservazioni seguenti. I. Gli aggettivi non sussistono senza i sostantivi o espressi o sottintesi. Se dunque occorre che acquistino una significazione assoluta; posson riguardarsi come provenienti da un’ espressione mutilata- Di questo novero son quadro per tela dipinta , tondo per circolo , sfera od arnese da tenervi sù i bicchieri , alba per aurora , bruciala per castagna cotta su’ carboni , bianchetto , falsetto , pianoforte e ceuto e cento altre parole somiglianti. Non ù guari che le leggi francesi an preso a regolarci. Pur nel tempo che id è scorso , il linguaggio che da esse noi abbiamo apparato , ù già prodotto delle voci di questa natura- Perciocché v’ à di molti i quali dicon verbale per processo verbale , preventivo per precetto o mandato preventivo ec. Non altrimenti i Latini da combustum bruciato chiamarmi burnirti il luogo , in cui bruciavansi i cadaveri : e da co- lninna laclaria formaron lactaria che senz’ altra addizione indicava la colonna , presso la quale si portavano i fanciulli ritrovali , per fornir loro il nutrimento. Allo stesso modo la parola hJiarn che presso gli Ebrei equivaleva al nostro aggettivo caldo , fu da essi trasferito ad indicare il pan fresco. Faeeudo uso moderato delle verità fin qui esposte ; o scoperto più radici di parole italiane. Posson servire di esempio le voci alrnqgeste e biadetto , della cui etimologia o già tenuto proposito. Lo stesso è da dire di bistorta istru- mento chirurgico che ^i lavorò uu tempo ip Pistoja con moltissima fama, e che da essa fu denominato pistoriensis gladius. Non diversa è l’origine di bfode , che vai rialti (40 Muratori alla voce chiappare. di terra posti a scarpa lungo le mura de’giardini. Perciocché questa voce è derivata dal sassone brad grand , o come dicon gl’inglesi, brotul ground ; nè ignorali gli eruditi che grund o ground in queste lingue vai terra , e brad o broad allargata. Similmente affitto è dal latino effetti venditio , vendita effigiata , esemplata. Poiché dice Giustiniano che la locazione è prossima alla vendila, e soggiace alle stesse regole di dritto. Altrove osserva che Iti vendita e la locazione ànno una specie di parentela ; tu guisa che talvolta si dubita , se siasi contrattata una locazione ovvero una vendila ( 42 ). II. Talvolta ciò che si sopprime, none il sostantivo, ma il caso od altra voce che facea parte della espressione radicale. Così da Fanum fortunae vien Fano , da Mons Hannoniae vien Mons , da Curia Rhetorum vien Coira. Così pure da millia passuum sorge miglio. Coerentemente a tal sistema la espressione a Dio li raccomando si è cangiata in addio ; cosa a fare in affare ; il lat. manum afferre portar la mano a qualche cosa in afferrare ; la frase ad imam vertere , volgere a basso, in adimare. Parimente boma , pezzo di legno rotondo d’ abete ad uso di certi navigli, è sorto da mulilazione del tedesco laa- nen baum abete. Brocca , canna divisa in cima ad uso di coglier le frutta , vien pure dal tedesco obst brechen che indica similmente 1 ’ atto di coglierle. Checché altri impropriamente enus de 1 Latini abbia prodotto il loro pilgrim- In questo ® as °t I. La E si è trasformata in I. II. La R à ceduto il luogo alla L. III. Un 1 altra E si è tralasciata. IV. La N Sl è cangiata in M. V. E stata smessa la vocale U. VI. L 1 è stata pur la G. II mutamento è ancor più forte nel vocabolo pilger , ^ pur nasce da peregrinus e non piuttosto da pilgrim. Allora quando da gomma arabica abbiamo fatto bom- oeraca ; ecco i gravi mutamenti, onde abbiamo avuto bi- sogno: I. 11 G a dovuto cangiarsi in B. II. La M in altro "• HE La A in E. IV. Un' altra A si è taciuta. V. Si è taciuto un B. VI. Si è taciuta un I. Certo antico magistrato che regolava i Campani, vien chiamato Mediuslulicus ovvero Mediasluticus dagli scrittori latini. Si può restare sorpreso , allorché si conosce che con tal voce essi rendettero i due vocaboli osci Merrits Pubiiks. L’antico nome Aquae Sexliae fu tradotto in Aìx da’ francesi. Aquisgrana è la radice , da cui gli Alemanni cacarono Aachen ed Aach. Nè siamo stati più fedeli, allorché noi Italiani abbiam tratto Benghi da Berengario, Bac- 010 Bartolomeo , Branca da Pancrazio ec. II. Posto che le voci radicali son capaci di cangia. Retiti sì numerosi e sì forti , si fa luogo ad indagare , fi- n ° a qual punto esse possano venir alterate nel suono seu- che perdano il diritto ad esser riconosciute. . S 1 indovinerà facilmente che a ciò servon pochissimo fi scale usate dal Menagio , dal Ferrari e da altri , e ella cui inopporluuita si è ragionato di sopra. Ma se ar* ttrarie ed ipotetiche direttamente resistono alla prima resela di filosofare ; è da pensarne altrimenti, allorché ofLabiali Dentali Linguali Gutturali f> > ir i h , p , f , v , m J ^ d , t, s, z X s iv> -X 1, n , r C i ~Bi *€■ > 7 % c > g > t , q , h Per dimostrar la penitenza della M e della N allo stesso ordine delle nasali, si può annettere ad entrambe un segno inferiore comune, -qì-, .. , La voce radicale e la prodotta st traducano in questi simboli. Se fatta astrazione da’ punti e dalle desinenze dissimili , e permutate ove occorra , le lettere nasali , le due voci convengano o in tutte le consonanti, od in una parte di esse che non sia la minore ; potrà dirsi che vi sia una bastante somiglianza in ordine al suono. Esempio. Burbero Bulghero h X -e ;X Le due voci così scritte , di cui ciascuna risulta da quattro consonanti , ne ànno tre designate con delle note conformi ; bb — "XX— •XrX- Perciò son simili a bastanza iu ordine al suono. Io diceva che si fa astrazione dalle desinenze dissimili. Se intanto le consonanti , alle quali si appoggiano, fos- ser di quelle che ammettono una permutazione scambievole ; la probabilità della derivazione si renderebbe anche maggiore. Non è necessario che le consonanti, le quali sono rappresentale da simboli comuni , sien anche disposte nel medesimo ordine. Nondimeno se il fossero, renderebbero più simile la derivazione. Secondo i principi! già esposti , nè pur si richiede la conformità delle vocali e molto meno la simile disposizione di esse. Pur se queste circostanze per avventura concorressero ; la derivazione sarebbe mollo meglio provata. Dietro le cose avvertite nel primo paragrafo di questo capitolo c 1 monta ancor poco che sia conservata la quantità delle vocali ritenute. Che se il fosse in effetti j ciò formerebbe un elemento, comunque assai lieve , della piova etimologica. Egli è per altro da avvertire che a questa giova talvolta non la conservazione della quantità, ma il cangiamento di essa. Così taluni deducono il nome pinus da pi- cis genitivo di pix pece : poiché lo stimano formato da coutrazioue di picinus. Egli è vero clic iu picis la prima XLVI I é breve , quella di pimis è lungi*. Ma come una sillaba formala per contrazione di due è generalmente anello lunga ; cos'i rendesi probabile che veramente il pi di pinus contenga in se raccolto il pici radicale. Ma fa uopo confessare che nel maggior numero de 1 casi nè pure è necessaria l’applicazione del metodo poc’anzi sviluppato. Poiché può adottarsene un altro di mollo piti semplice , comecché non tale da ridursi ad una gran precisione. Esso è quello di vedere , se nella parola derivata , fatto uno di que'cangiamenti , la cui regolarità può mostrarsi con un’ esalta induzione , 1’ orecchio resti tocco dalla simiglianza de’suoni. Il tedesco pilgrim , ad esempio, sembra molto lontano dal lat. peregriniti. Ma supponghiamo cangiata la lettera L in II , o sia una linguale in un’ altra : e sovven- ghiamoci elle le desinenze , ove sieno dissimili , non deg- gion punto curarsi. Lo schema della prima voce , come quello della seconda si ridurrà a P. II. G. R. Accilectare nella nostra lingua significa lusingare: e nasce , a mio parere , dall’ illirico Kalascili che à il medesimo senso. Può dubitarsi che queste voci non sien tanto isofone, quanto sarebbe di mestieri. Ma trascuriamo le desinenze iu iti ed in are , da cui viene distinto il modo de’ verbi. Rovesciamo allora in Kalascili 1’ ordine delle sillabe. L’ orecchio basta a decidere che scìlaka ed accilec- care coincidon per la forma. Gomma arabica e bomberaca sembravan voci assai disso- ne. Ma in bomberaca il secondo B si posponga alia R ; e si accompagni, se piace, ad una qualche vocale , da cui sia fenduto sonoro. Bomerabica , per esempio , bomerabaca , bomeraboca si svela ornai somigliante alla radice assegnata. E’ visibile che Mediustuticus è composto di due voci, di cui medius provviene dall' osco mcrrits e tuticas da tu- bitls. Or si supponga che in medius il D si cangi in R , come avviene frequentemente nel dialetto di Napoli. Fra merius e nierrils la somiglianza è già patente. Parimenti nella voce luticus s’ introduca il solo B , come quando da gremiurn vieti grembo. Già tubticus e tubitks presentano all’ udito la più grande isofonia. > capitolo xiv. Principio filosofico relativo all' analogia del senso. Non è difficile mostrare con mi’ estesa induzione che allora quando due pensieri sono in guisa disposti da potersi richiamare a vicenda ; la voce espressiva dell’ uno facilmente si applica all’ altro. A sviluppar questa idea che racchiude in se i semi di un’estesa teorica , rifletterò che il LaliebàsQUE a distribuiti i pensieri sì fattamente disposti a sette classi princi» pali. I. Pensieri acquistati simultaneamente. II. Pensieri , di cui l’uno è succeduto immediatamente all’ altro. III. Pensieri che an simultaneamente intrattenuta la nostra attenzione. IV. Pensieri simili. V. Pensieri di causa e di effetto. VI Pensieri di cose opposte. VII. Un pensiero forte o frequeutemenle ripetuto ed altro pensiero accidentale. I. Pensieri acquistali simultaneamente. Avremo visto nello stesso tempo un continente ed una cosa contenuta ; un luogo ed una cosa che in esso accadeva o che in esso facevasf; una certa parte nel suo tutto : una materia ed un’ opera che con questa si eseguiva ; un oggetto ed una sua circostanza , un suo aggiunto, un suo nesso ; un corpo vicino ad un altro. A tutte queste assoca- zioni di cose corrisponderanno delle idee che si richiameranno a vicenda. li. Pensieri , di cui l'uno è succeduto immediatamente all altro. Dopo un segno qualunque avremo vista comparire una cosa designata. Immediatamente dopo il lampo si saia fatto ascoltare il romore del tuono. Dopo aver veduto un palagio ci sarà stato mostrato il padrone di esso. Iu generale il nostro spirilo sarà tosto passato da un latto antecedente ad un fatto seguente. Le idee corrispondenti a tali cose si richiameranno pure a vicenda. III. Pensieri che an simultaneamente intrattenuta la nostra attenzione. Appartengono a questa classe tutti quelli che occasionarono i nostri giudizii, così discorsivi come intuitivi. Tali operazioni dell’anima spesso in ^ fatti non si compiono senza il soccorso dell’attenzione. É comune a molli la pratica di fare un nodo al fazz<,letto odi apporre al dito un legame , onde sovvenirsi di cosa che tema di porre in obhlio. Niente altro fa allora che abilitar 1’ idea di questa cosa e del segno fattizio a mutuamente richiamarsi : e ciò ottiene , determinando nello stesso tempo su di esse l’attenzion dello spirilo. IV 7 . Pensieri simili. Sommamente estesa è questa classe : ed abbraccia le analogie di qual siasi natura. Nulla monta che gli oggetti , fra cui esse discopronsi, vengati confrontati per lo volume , per la figura , per lo peso , per lo colore , per lo sapore o per altra proprietà qualunque o corporale o morale. Siccome il genere rivestito di alcuni caratteri costituisce la specie; siccome in somma è conforme ad una parte di essa ; così può dirsi che le sia simile. Il sono ancora le cose , la cui sola differenza è riguardata nel numero. Colui che dice il meno per far intendere il più , o che in vece dice il più per far intendere il meno, dà un nuovo esempio de’ pensieri , de’quali si tratta. Perciocché il meno è conforme ad una parte del più. Altro esempio è nell’ allusione. Poiché un senso materiale non farebbe intenderne un altro o mitologico o istorico , se fra 1’ uno e 1’ altro non esistesse una qualche analogia. V. Pensieri di causa e di effetto. Le idee del solco, del quadro , della statua , del palagio ci riohiaman quelle del bifolco , del pittore , dello scultore e dell’ architetto. L’ idea di una scottatura ci richiama quella del fuoco. La mano armala di pugnale e diretta al corpo di un uomo ci dà 1’ idea di una ferita , che sarà per apportargli. La miccia che risplende nelle mani dell’ artigliere , ci dà i’ idea del rimbombo che sarà per udirsi e dello slancio della palla che ne verrà spinta al suo scopo. VI. Pensieri di cose opposte. La viltà di una truppa sbigottita fa sovvenirci del coraggio e della prudenza di un prode che ne rattenne la fuga La vanità di un pedante ci richiama alla mente la modestia di un dotto. Qualche volta pensando alla crudeltà di un Caracalla ; si rinnova in noi 1’ idea della dolcezza di un Marcanrelio , di un Antonino , di un Tito. In simil guisa è avvenuto che gl’ in- stitutori delle lingue an molte volte destinato un medesimo vocabolo ad opposte nozioni. Per esempio, appo i Greci eron vai impeto e cessazione, arrhodeo temo e non temo, argos veloce e pigro, ulios distruttore e salutilèro , cydos gloria ed opprobrio , onetos utile e vituperevole. In lingua araba chafa vale occultò e manifestò. Nella ebraica hhased significa benefìcio ed oltraggio. Vii. Pensiero forte o frequentemente ripetuto , ed altro pensiero accidentale Un pensiero forte o freqnente- meuie ripetuto si lascia spesso ridestare pur da quelle nozioni , con cui sembra che nqn abbia veruna analogia. AI- l’amante, cui fu tolta la diletta del suo cuore, tutti gli oggetti circostanti ne richiamai) 1’ idea. Un filosofo eh’ è fortemente e da lungo tempo occupato dell’ordinamento dì un sistema , cangia in pabolo de’ suoi pensieri tutto ciò ch’ei vede od ascolta. Le prime impressioni diurne fan ritornare allo spirito dell' uomo , il quale sia predominato Ja forte passione , 1’ oggetto di essa. Or le cose medesime , fra le cui idee si fa scorgere il mutuo richiamo, e che son comprese nelle classi or ora descritte, sono state, almeno in parte, designate da’grammatici , come quelle che a vicenda s’improntano i nomi, e sono state collocale sotto ali une figure eh' essi chiamano tropi. Per esempio , la catacresi che trasporta il nome di una cosa ad altra che con essa à una qualche analogia ; la metafora che fa passare una data parola dal suo proprio significato ad un altro simigliarne per viriti di un tacilo confronto che si esegue nella mente ; la litote che dicendo il meno , fa intendere il più ; 1’ iperbole che di- ( XLV1I ) . • » d l cendo il piu, fa intendere il meno ; la solessi che in pri- fari, una «j*^ 0 ®** .peJE!* invece* aì Quinto ,* o sia a ma fa uso di un vocabolo nel senso suo proprio, ed m i m " ”j. causa j; t à se indipendentemente da questa ipo- nel figurato il quale ofTra con questo una qualche som,- quello ’ rlau i r da«i , come causa materiale glianza ; t’ abusione che mettendo fuori un sento ma e- tesi vorrà il marmo riguarda , riale, ne fa sorgere un altro mitologico o istorico , e clie de a snieeazione possiam facilmente avanzato no’l risveglierebbe , se non avesse con esso una . DieU ° ^^nLTo So. certa analogia 5 1’ eufemismi che maschera le idee disgu- zarci inveì so udiamo , tutti quelli che leggiamo* sotto nomi non pvoprii , c che al certo non riuso,- Tu , 1 Q ’ profferiamo noi stessi , rchhe , se non ne scegliesse di quelli , i quali esprimono mo , u 1 q jv ssi a | tro non consistono clic in tra- idee ad esse confacevoli ; T onomatopea che imitando 1 son pieni d P • ^ ^ sens0 ad (jn altro . Ciascun di suoni naturali delle cose , inverna nomi por gli unl non spoi i i‘ ^ ^ conse a uerua documentato da un inatto che per le altre 5 non sono piu che tras alì a ag- (ju 'JLicsima Sempre che dunque V etimologo sup- -1 IV. titolo h mutuo ticltiouto , co A »..l. * “»« % ' ' T'ilcuul ci 1» ottt.uuoct, ,petto .1 titA. » *P">- Poiché non solo conduce .1 nome dai genero alla speme merab.l, esemp,, , e che m co g o dalla specie al genere ; ma qualche volta .me le a ° ai < g . . /» dimostrano che le ide<» atte a ri- pera il singolare per lo plurale od il plurale per o sm- so|j que „ e the p , r l’appunto si danno a pre- 8 ° “ Si può Io stesso avvertire intorno alla .metonimia, stiro t ^“«eeessiaoq^st'ate 1 ^ ^^‘edt^i.xao Poiché uno de’ suoi uficii è quello di sostituire ,1 non e m.g.iaul. , ma le sacoess^ ^ p idea richiamata , ovatto al concreto : e. fra > concreto e 1’ astratto e la tempo il nome S ' P '^ " richiamatricc , assai facilmente lo assume. Nè debbe alca stessa relazione che fra la specie ed il genere. Al titolo medesimo si riferisce I’ antonomasia. Poiché usa il nome proprio in vece del comune , od il co- no sorprendersi che le nozioni , alle quali il richiamo vi- nmae per lo proprio. Altrettanto può dirsi della comunicazione. Poiché ap plica ai maggior numero ciò che spetta al minore- cendcvole fa in certa guisa comune il soggiorno nella mente , faccia altresì i nomi comuni. Più generalmente adunque può dirsi che non sia in fallo l’etimologo, quau- catitolo xv. «o, L ’zfl^ìr'X a .è. 'fi sfss/£ h»ge un fiuto attuale perfetiamcnte conforme a quello avvenuto in altra epoca. Trasferisce quindi la espressione Uà pfinio al secondo : e forma cosi un tropo , il quale cor- l'ìsponde aucor esso al titolo del richiamo mutuo per via di somiglianza. , i Quando poi la metonimia fa passare un vocabolo dalla causa all’ effetto o dall’effetto alla causa ; entra a l°ra nel quarto titolo del mutuo richiamo , titolo che ai ciò appunto sì occupa. f\ , - Applicazione del principio filosofico esposto nel capitolo precedente. Perchè si vegga di qual modo questo principio filosofico da me sia sialo applicato , analizzerò alquante et<- t niologie del nostro Dizionario universale. Io farò che cia- Quando ella in vece si esercita fra il continente e’l scuno ne’casi mentovati de’precedenti capitoli od almeno contenuto ; quando scorre dal luogo alla cosa che vi si ope- de’ principali , abbia il suo esempio. * 1*^0 da questa va a quello; sì colloca sotto il primo A jiac’io. Si dice di un luogo, ove poco batte il sole. , 0 * 1 ° dcl ,nutu0 richiamo, cioè sotto quello delle idee si- Vien dal sass. bac il dorso , if sito di dietro, quella parie di una cosa , la quale è fuor della vista : e però ’Uult.i eneamente acquistale. Lo stesso vale della sineddoche, allorché trasporla a bacio indica ciò che à il dorso al sole , ciò eh’ è al co- uu qualche nome o dal lutto alla parte o dalla parte al perlo de’ suoi raggi. Si vede , esser questa una meta- °‘ fora desunta dall’uomo che a volle al sole le spalle. Ma quando poi la metonimia trasloca il nome dal se- Abaco , termine di architettura che indica una tavola ? no alia cosa designa dalp !ecec , - , P°' ,a metonimia trasloca unomeaa. se- abaco , termine d. architettura che indica una tavola p rr° ’ *1 uun rio la metalessi il trasloca quadrala , la quale a guisa di coperchio risaglie sopra sden ! d al couscgucute o dal conseguente ali an- ]■ «ovolo , e sporta in fuori. Vien dal gr. abnx, abacos , «^isa il ^secoado molo del muluo r.ch.a- onde V abacas de’ Latini , mensa in cui deponeasi qual- 1140 , cioè di quello che a luogo fra' pensieri successivi. L'ironia che a modo di scherno la intendere il coniglio di ciò che si dice , e 1 ' antifrasi eli esprime una data nozioue co ’l segno della s lo titolo del muluo richiamo V' a de’ tropi che possono egualmente riferirsi a titoli di— • — che cosa : e ciò per catacresi fondata su di una sirai- glianza di figura. Abate dall’ elir. aboth plurale di ab padre. Ciò contrazione co ’l segno della opposta , rientrano nel se- tiene una sineddoche dal plurale al singolare , ed una n/,1.» ,i,.i .- - catacresi da padre ad uomo venerando per autorità religiosa. Abbacare per meditare da abbacare in senso di far 'versi. Per esempio , se immediatamente dopo aver ve jjita una casa sento nominarne il padrone ; le idee del- abbaco o conti : e ciò per trasporto dalla specie al gcne- una e dell’ altro si concatenano insieme per successione r e o sia per sineddoche. "«mediata. Se allo scoprire un palagio vedo uscirne un Abbacare in senso di confondersi , meditando impli- imrsonaggìo che mi viene additato come padrone di esso ; cari. E’ dall’ arabo bakala si confuse in parlando. E’ que- c 'dee dell’ uno e dell’ altro vengono insieme a connettersi sta una metonimia dal discorso al pensiero , cioè dal se- c °me simultanee. In entrambe queste ipotesi può aver luo- gno alla cosa significata Quando abbacare a l’intelligenza S° la metonimia, la quale indica la casa co’1 nome del di confondersi nel discorso; la voce radicale vien presa padrone. Ma secondo il modo, con cui sorse il legame fra nel seuso suo proprio e però senza tropo, c idee le quali improntarci il nome , ora il tropo corri- Acaro , insetto minutissimo , cosi detto per iperbole ^P°nde al primo , ed ora al secondo titolo del mutuo ri- dal gr. achares insecabile , indivisibile , non perchè tal larn °- sia in effetti , ma perchè la sua piccolezza ne reude assai j, Parimente s'immagini che taluno introducendosi nel- difficile la divisione. a mtazion di uno scultore ; il trovi occupato a formare Acciapimnare per adirarsi da acciappinare in senso di «°u un pezzo di marmo una slatua ; e che allora per la dimenarsi : e questo dal tedesco zappeln che vale il me- Hima volta si formi le idee e della statua e del marmo, desimo. Si fa in tal guisa una sineddoche dall’effetto alla u avverrà poscia di permutare i nomi di esse ; egli causa : poiché il dimenarsi Tagliarsi è un effetto dell’ ira. ( XL Aconito da Acona, porto di Eraclea, ov’ è fama che tal pianta fosse molto comune. E’ questa pure uua specie di metonimia. Adamo -dall’ ebr. adama terra , polvere. Poiché secondo la genesi, il primo uomo fu formato dalla terra. Così pure homo da htimo. Sono specie di sineddoche. Adonare , prender noja , invelenirsi , adirarsi , dal ted. hohn scherno, ingiuria. E’ metonimia dalla causa all’ efi'etto. Adonide, pianta così detta per allusione al sangue versato da Adone ferito : e ciò perchè a i fiori di un rosso vivissimo , come quello del sangue. Aforismo , in lat. aphorismus , in gr. aphorismos da aphoriso io separo , io scelgo. Poiché a forza di paragonare le idee, di separar 1’ una dall’altra e di sceglierne alcune si forman gli aforismi. E’ questa una metalessi dal- 1’ antecedente al conseguente. Agami , sorta di uccello , il quale reca meraviglia per 1’ affezione eh’ ei sposa inverso 1’ uomo. Prende nome dal gr. agame io ammiro : e come per antonomasia vien dunque detto 1’ ammirabile. Agutj , chiodi, dal lat. acuti , voce che aveva questo fra gli altri suoi sensi , e che presenta una sineddoche dal genere alla specie. , Albatico, specie di uva nera, buona per arrossare od annerare il vin bianco. Se questo nome è stato preso dal- l ’effetto o piuttosto dal conseguente ; esibisce una metonimia od una metalessi. S’ è stato preso dall’ idea opposta a quella eh’ esprime ; può riguardarsi come antifrasi. Ma non altro al certo che un’ antifrasi è quella usata da Greci , allorché chiamano evmenides o sia benigne le Furie ed evxinos o sia ospitale il Ponto Eussiuo così pericoloso a’ naviganti. 1 Toscani chiamano quel benedetto il male epilettico : e da vir bonus o da perbonus si è fatto birbone. Alare, arnese da cucina o da camminano per tenervi sospese le legna od anche lo spiedo per 1’ arrosto. Vien dal lai. lar , laris che significava focolare , e che per una specie di metonimia indicava pur anche il Dio tutelare della casa. Albatro , così detto dal color bianco di una parte della sua testa, del suo collo ec. Questo nome annuncia una sineddoche dal genere alla specie e dalla parte al tutto. Aletto, una delle tre Furie, in gr. alecto , da ■ i priv. e da lectos dicendus. Sì fatta espressione contiene una litote : ed in effetti fa intendere più che non annuncia. Fa intender che Aletta non può venire alle labbra senza eccitare P orrore. Alimo , specie di pianta , che suol crescere in riva del mare , è così detta da halimos marino in conseguenza ancora di una sineddoche dal genere alla specie , o di una metonimia dal luogo alla cosa che a relazione con essa. Alloggio per abitazione , dal gr. logion parte della casa , in cui disculeansi gli affari : e ciò per sineddoche dalla parte al tutto. Amasio , in lat. amasius che vieti da amo : ed è detto per eufemismo in luogo di drudo. Allo stesso modo questa voce drudo è tratta dal ted. traut fedele. Il ganzo de’ Toscani è pure dal ted. ganz tutto : poiché mìo tutto , mio tesoro ed altre espressioni sì fatte son consacrate .da molto tempo alla lingua d’ amore. ArgirAngiie, soprannome satirico dato a Demostene, allorché sospettossi che corrotto da’doni di Arpalo allegasse una schinanzia per non montar su la bigoncia e prendervi la parola. Vien dal gr. argyros argento ed ancho io soffoco. Questa espressione contien sillessi■ Poiché riunisce il senso propiio della voce ancho ad un senso metaforico- Evvi ancora un richiamo ironico della idea di cytianche , che significa schinanzia. Della onomotapea molli esempii posson riscontrarsi nel i. capo di questa sezione. Alla stessa guisa può rendersi conto delle altre spiegazioni etimologiche. Non è però necessario ridurle tutte Vili ) a’ traslati , già distinti da’ grammatici. Si è detto , per esempio, che la piatila conosciuta sotto il nome di alchimil- la sia stata così chiamata , perchè tenuta dagli alchimisti in grandissimo pregio. Altre piante son conosciute co ì nome de’ botanici , da cui sono state scoperte. Si sa che alcuni corpi celesti anno assunto quello de’ principi , sotto il cui regno sono stali per la prima volta osservali. Poco monta che non apparisca quale specie di tropo sia compreso in questi esempii. E’ basta per certo che le idee della radice e della parola derivata sien connesse per modo , che al sorger dell’ una si possa facilmente ridestare ancor 1’ altra. CAPITOLO xvi. Canoni relativi all' analogia del senso. I. Non debbe ammettersi un’ etimologia , la quale presuppone un traslato , allorché si à una parola che senz’ai- cuna alterazione del significato a se proprio è stata in caso di produrre la voce derivata. Adoperare due sensi, allorché un solo è bastante , sarebbe ammetter più cause di quelle che si chieggono a spiegare l’effetto : e sarebbe quindi un offendere la prima regola del Newton. Per esempio , il Menagio deduce barattare in senso di frodare da barattare in senso proprio , cioè in quello di permutare. Poiché , die’ egli , ne’ cambii e permutazioni delle cose av- vengon sovvente delle frodi. Un traslato egli è questo , di cui non sia verun bisogno: poiché l’illirico varati immediatamente significa ingannare, frodare: e si sa che il V ed il B scambievolmente si permutano con la più grande facilezza. La voce barca per massa e quella di abbarcare per ammassare, ammontare , accumulare sono state dedotte da barca per piccolo naviglio : e si è ammessa in tal guisa un’ alterazione di senso assai poco naturale. Poiché non è molta la simigliauza fra uua massa di biade , di grano o di legno e lo schilo. Intanto gl’ Illirii anno barcs in senso di cumulo. Chi vorrà prescinder dalla regola or ora indicata renderà in vero sì facile il trovamento dell’ etimologie , che potrà apporne in un giorno , quante occorrono ad un volume di un enorme dizionario. Voi gli chiederete l’ origine della parola agazzare , ardentemente stizzarsi. Ei vi dirà che viene da gazza, augello garritore : poiché son molte le parole dell’ uomo incollerito. Vorrete sapere da lui , onde venga amallare , cioè far de’ cenni. Ei vi risponderà senza dubbio che viene da matto : poiché i matti ( dirà egli ) fan molte volte con gli ocelli, co ’l capo e eoa le mani de’movimenti simili a’ceuni. Vi verrà voglia di sapere , da che sia nata agl’ Italiani la parola palombaro. Questo dotto indagatore vi dirà da palombo. Poiché siccome il palombo, volando già da un’ altezza , s’ immerge nell’ aria ; così il palombaro nell’ acqua. A lui non sembrerà punto arcana 1’ etimologia, di Cartagine. Senza ch’egli abbia mai letto d. Alonso d’Ercilla , saprà dirvi da se medesimo, che quella voce senza dubbio provviene da carta. Poiché quaudo non per anche v’ era 1’ uso di scrivere su’fogli tratti da’cenci ; ne faceano le veci le pelli de’ buoi , che perciò erano onorate del nome di carta. Or sanno pure i fanciulli che Didone fuggitiva comperò tanta terra , quanta potesse venir coperta dalla pelle di un bue (43). Per qualunque altra parola che gli diale a dicifcrare, non gli mancheranno giammai delle somiglianze di suono e mollo meno de’ traslati. Nè s’ intenderà a che occorra quel capitale di dottrina , di cui sembra che tanto siasi esagerato il bisogno. (43) Questa curiosa etimologia si legge ncll’Araucana, canto 33. Y corno en estos tiempos aun no habia La invencion del papel de.-pues baliada Que en pitie de animale» se escribia , Y era qualquiera pici carta Ilamada , Del qual nombre aun usumos boy en dia, Asi aquella ciudad cdilìcada En et lugar por una piel madido. De carta la ltumò Cartago Dino. I ( XXJX ) , I** 1 chi forma a questo modo le derivazioni delle vo- c >) sembrerà pronta, anzi prontissima l'origine di cazzare one per gli marinai significa tirare una fune : e sarà stata ben molta la sua voglia di ridere, allora quando grave* Wente gli siam venuti narrando , che appunto in senso di ** a l guisa fa significare a quel nome geografico il mare 'Ielle genti , cioè il mare frequentalo da molte nazioni. Ai O 4441 ) 1 ‘ ***“*'' ** - ”” - - 4>Ja questa ingegnosa congettura dee cedere ad un’ altra n *°llo piò naturale e più solida. 11 mare , di cui si par- a i tutto frastagliato da isole e respinto con forza dalle r °ste adjacenti, esibisce spesso i suoi flutti e divisi e salutatiti e coperti da spuma. In tal forma son chiamati da’ ,na rinai francesi cfievrcs^ o rnoutons : e da’nostri napolita- son detti pecorelle. È naturale che presentandosi nella “'«niera medesima a' greci viaggiatori ; abhian ricevuto un In effetti nella lor n greci viaggiate j “ e simile ed egualmente metaforico. ‘°gua ex, egos ( aix , aigos ) significa capra: quindi mare Egeo è mare delle capre (44)- Questa spiegazione etimologica è tanto più preferibile , per quanto le metafore die vengon dagli occhi son più facili di quelle che au sorgente più alta. Non credo poi esser uopo che a spiegare un tal nome , il Re Egbo si precipiti, come i mitologi narravano , disperatamente nel mare, o una regina delle Amazzoni nominata anche Egea vi faccia naufragio. III. La distanza che passa fra l’idea della radice e quella della voce prodotta non do-vrà recare apprensione, sempre che possa provarsi che il passaggio dall’ una all’altra sia stato preparalo da alcune mutazioni intermedie. Colui che in vece le suppone senza fondamento veruno, offende la prima regola di filosofare del Newton. Poiché può essere accusato di ammetter cause non vere. Pare a prima giunta ridevolc che una leggiadra signorina abbia ricevuto il suo nome dal lat. senior più vecchio. Ciò pertanto è sicuro. Poiché tuia volta i più vecchi eleggcvansi a capi e regolatori delle nazioni. Il nome di seniores restò quindi a’capi, comecché non fosser vecchi. Passò indi agli ottimati , a’nobili , a’ricchi, comecché non fosser capi , e poco a poco a coloro che per lo meno eran distinti da una professione liberale- La sposa del signore fu di poi detta signora : e la sua figliuola fu indicata dal diminutivo signorina. IV. La verisimiglianza de’passaggi dal senso radicale a quello della parola prodotta è notabilmente.accresciuta , allora quando 1’ etimologo può allegarne de’ simili. Poiché uno de’ fondamenti della probabilità umana è che l’ uomo costituito in circostanza pari ad un’ altra , agisca del pari. Cip ritorna alla regola di assegnare agli effetti del medesimo genere le cause medesime. Tanto importante è il teorema da me ora proposto, e tanto ampia applicazione a nella scienza etimologica , che mi apporrei a grave colpa il non chiarirlo con esempii di molle e varie maniere. Accoccolarsi , porsi coccoloni, porsi quasi a seder su le calcagna è tradotto dall’ Alberti con la voce francese s’ accroupir : e con la voce medesima è da lui tradotto il rannicchiarsi , il raggriccliiarsi , il restringersi. Non potrebbe un uomo restringersi , ove non venisse a scemare le sue dimensioni e cosà ad impicciolirsi. Quindi ò tratto Accoccolate dal turco kincuklehnek che vale appunto impicciolire. Questa etimologia è afforzata da quella di a- cquattare che 1’ Alberti pur traduce con le parole francesi s’ accroupir. pour se cacher , e che io trovo radicata nell'ebraico qalzar. Poiché questa voce orientale parimente significa accertarsi, restringersi, impicciolirsi, rannicchiarsi. Aguzzetta , intrinseco di persona potente , e tal che gli serve d’ istruinento alle sue imprese. Vieu dall’ ebr. ghuazznth bravi , forti. In efletto la parola Bravo si trova anche impiegata per indicare colai che prezzolato da taluno , gli serve acere , da major maggiore ec. Aggueffabe , aggiungere , non da gueffa o sia gab- ~ ì ma dal lat. augmen facere , fare aumento. 1 Albicocca non da cocco albo o sia bianco , ma da ® òercocco : e questo dall’ arabo al banjuc/on che presso d 1 Asiatici vale il medesimo. . Albogreco , escremento de’ cani che si alimentano di 0 e ossa , non da albo e da greco , ma dal latino album excr eiurn escremento biancastro. Alto , cioè ferma , non da alto contrario di basso, 014 dal ied. hall che ancor significa ferma. Amarrare , dar volta al cavo del naviglio intorno a le cosa ferma, non da marra , ma dallo spagnuolo °he significa gomena , canape , e che procede 1 arabo marron fune. Assentare , porsi a sedere, non da assente , ma dallo 'D. assiento seggiola. J( ., Assiderare , non da sfdus , syderis stella , ma da ri T°' /o C0,llral ' o ne > assiderazione di membra , stalo di 8'di'zza. Codesto sideratió vien poi dal gr. sideros che 6 ni uca fprm • e vai dunque stato , in cui le membra j di barattiere , ma dallo slavo vclhran superiore, onde va - hrovan supremo principe. Bastione , non dall’ ital. basto , ma dal lat. bastum pertica da portar pesi : poiché di pertiche o pali si composero i primi bastioni. Bergamotto, specie di pera , non da bergamo , come pensò il Covarruvia , ma dal turco bey o come altri scrive, beg principe ed armud pero, quasi pero del principe, pero reale. Di ciò fan fede il Caporali , il Puteano , il Pi- sacello ed altri eruditi. Bertone , cioè drudo di prostituta , che i Napolitani dicono brutlone , non da berta che vai burla , c non da brullo , ma dal sass. beorht bravo : e vai dunque chi fa il bravo in servigio e difesa di donna da bordello. Cafone , voce del dialetto napolitano, che vale villano , rustico , non è già da caffo impari ; ma dall’ arabo rfoffon che il Gollio traduce vìlìores homines. Cuffiare, altra voce dello stesso dialetto, che vai deridere, non è da cuffia, ma dall’inglese scuffiti” liuria , beffa. Palombaro , chi nuota soli’ acqua , non è da palombo , ma dal gr. colymbao io nuoto sott' acqua, Sbriffia o biffia che appo i Napolitani va) cantoniera, baldracca , non vien da biffa , vestigio che si striscia , e nè pure da sbuffare, ma dall’ arabo baphiion meretrice. Niente piu mostra 1 ’ insufficienza della maggiore isofonia a svelare una radice , che la moltitudine de’ sensi estremamente disparati, i quali spesso si attaccano ad una stessa parola. A modo di esempio , abboccare vai porre bocca a bocca $ di più, coni’io diceva poc’anzi, inchinarsi su di un fianco ; di più, venire a zuffa di più, comperare 5 di più, prendere su di se un qualche negozio. Immaginar che Je idee corrispondenti a questi atti procedati tulle egualmente da quella di bocca , è richiamare degli effetti sommamente eterogenei ad una medesima causa e per conseguenza sdrucciolare in gravissimo assurdo. Ma di ciò nondimeno converrebbe esser pago , se la stessa materialità del verbo abboccare conducesse di necessita alla sua radice apparente. falche *"i«rr Ven " 1 » LA • W T **»»*»H»*v J J $° n rigide e tese al pari del fèrro. Je -Baratta , contrasto , contesa , non ,0 permutare , ma dall’ illir. bóriti Mar * Unifica. Barbacane . termine di aichit dì da barattare in che pur contra- non da barba barbacane , termine di aiclntettura , non ua o ma dal sass. barg> kenning che pur vale barbacane. Barone in senso di feudatario , non da baro lu senso capitolo xvm. Sesta conseguenza dell'esposte regole’, prossimità ' della radice. La esperienza c’ insegna , con quanta difficoltà gl’ individui e per conseguenza le nazioni si scostino dalle abitudini una volta contratte. Ci fa dunque indovinare , che quando una volta un idioma è divenuto comune agli abitatori di un paese , e vi à persistito lungo tempo ; non mai rimane corrotto ed innovalo di tanto , che non si lasci chiaramente e frequentemente riconoscere nella lingua successiva eh’ è venuta a formarvisi. Così è facile il di- scernere che malgrado la moltitudine de’ barbari settentrionali i quali oppresset 1’ Italia , malgrado la gravezza della loro dominazione , e malgrado la lunghezza del loro soggiorno , i nostri padri senza dubbio avrai) serbato un gran numero di parole latine ; e che dovremo riscontrarle n poco o molto cangiate , allorché cerchiamo le origini della nostra favella. Egli è avvenuto parimente che il diuturno e crudele dominio de’ Turchi non è riuscito a stabilire fra gli Arabi e fra’ Greci una lingua assai diversi da quella dì Maometto e da quella dì Omero. Ma 1 ’ esperienza stessa ne convince che ninna abitudine vocale è sì tenace e sì forte , da non ceder finalmente luogo agl’idiomi de’popoli , co’quali usiamo lungamente. Noi vegliamo questa fase di continuo ingrandirsi a proporzione del tempo , in cui è durato il commercio con sì fatti stranieri. Quindi osserviamo che il linguaggio attualmente adoperato ne’ varii canti d’ Italia a inter- mislo un maggior numero di voci francesi , che non ne aveva per lo innanzi: e non mai, come al presente, l'idioma inglese ed il tedesco si son mostrati ricchi di pa- (5*) De Bsossee , \ol. H. pag. 3p3. Ullllim tUgll.’jic cu ■&. w-— -- - roi’e prese ad impronto dal nostro. Possiamo quindi ar guire che i conquistatori ed i coloni , i quali poco •” ( L1I ) dimorato in una qualche contrada, ed in generale coloro i quali anno avuto con essa.dello relazioni assai brevi, non an potuto introdurvi gran numero di voci. Sarebbe adunque sospetto a ragione un etimologo che molte e molte delle nostre volesse trarne dal siriaco , dal pelvio o dal- r armeno. Come l’influenze straniere van moltiplicando i loro effetti co ’l decorso del tempo ; come indipendentemente da esso il luugo volger degli anni cangia le mode, le usanze , i riti , le leggi ; e come è patente che esercita la medesima forza su’lingunggi degli uomini; così dobbiamo aspettarci che quanto maggiore intervallo ci separa dall’epoca, in cui un idioma ebbe corso nelle nostre regioni , tanto più rari ed alterati dovranno esserne i vestigli nel nostro idioma presente. Ove indaghiamo-le origini delle nostre parole ordinarie , ci avverrà dunque più spesso d’ incontrarne delle greche che dell’ebraiche o fenicie : e forse più spesso delle greche ci si offriranno lo arabe , le tedesche e le illiriche. Ma luti’al tra è la bisogna , allorché si tratta di vocaboli o tecnici o gnostici. Poiché osservammo di sopra che se gli stranieri penetrando in un qualche paese , od acquistando su di esso altre maniere d’ influenza , menati seco nuove arti , nuovi sistemi di scienze , nuove regole di legge e manifatture nuove ; menativi pure le parole relative agli oggetti , in cui si rcndon maestri. Nasce quindi la necessita d’ indirizzare mai sempre le investigazioni etimologiche a quella banda medesima , da cui ci venner le idee. Noi che in fatto di scienza e tante e tante ne dobbiamo al magisterio de’ Greci ; noi che ricorriamo tutto giorno al loro dotto linguaggio per crearci voci nuove ; noi che discendiamo da padri i quali ebbero in pregio la medesima usanza ; noi dunque troveremo in cosi fatte materie assai più di parole greche che di tedesche od illiriche. Noi ne troveremo pur molte pertinenti all’astronomia , alla medicina, alla chimica ed alla marineria , che ci son venute dall’ arabo , auzi che dalle lingue del settentrione. Ma assai più di voci concernenti e 1’ architettura militare e la lattica de’così detti mezzi tempi ci forniranno il tedesco , il sassone e P illirico che altro idioma qualunque : ed in diverse altre altri la lingua degli Spaglinoli e de’Francesi che appo noi le promossero, dovrà , come si è detto già iti altro luogo , a noi esser più utile che quella de’ Tedeschi , “degl 1 Illirii , degli Arabi e de’ Greci. ' Ma indipendentemente dal contatto delle nazioni straniere non evvi popolo sì inerte che per vaghezza, per bisogno od anche per capriccio non abbandoni alcune voci, di cui soleva far uso, e non ne adotti delle nuove: e l’espediente più ovvio , di cui suole valersi, non è quello per avventura di foggiarle ad arbitrio, ma di ricavarle da altre voci della sua medesima lingua con 1’alterarne akun poco la significazione ed il suono. La inclinazione a dedurle da altro idioma che il proprio può ben formare il difetto delle persone, erudite o che voglion parer tali : ma non può affarsi all’ ignoranza ed alla naturalezza del popolo. Tutto ciò che ò dello in questo capo , è un complesso di proposizioni raccolte per induzione dall’ esame de’fatti. Per'la terza regola di filosofare si vuol dunque tenerle come esattamente o prossimamente vere , salvo a limitarle , ove occorra , Gon dell’ eccezioni ben provate. Da così fatti teoremi può intanto dedursi che IH parità’ m circostanze noi dovremmo preferire 1' etimologia italiana delle parole comuni alla latina; la Ialina alla greca; la greca ajla ébraiea. Nella parità’ stessa la tedesca, l’illirica o l’araba potranno anteporsi alla greca , ma non già alla latina : nè fino a che questi idiomi sono in grado di fornire soddisfacenti radici . si ricorrerà al persiano. Posta ip fine 1’ eguaglianza di tutti gli altri elementi, dovrà cercarsi 1’ etimologia nel seno delle lingue , la cui comuni- cagione con la nostra sarà a bastanza provata , anzi che volgersi alle altre. Questa teorica verrà chiarita da’ seguenti capitoli e specialmente dal penultimo di questa parie seconda. capitolo xix. Di (]ual soccorso possa esser Vistoria nel travamento dell etimologie. O poco innanzi osservato quanto giovi l’istoria ad insegnare i gradali e successivi cangiamenti di una parola radicale sia da parte del senso, sia da parte del suono , ed a mostrarci in qual guisa sia in fine comparsa la parola derivata. Ognun vede che lo studio degli autori dotti e diligenti ci proccura eziandio le idee de’costumi, delle circostanze locali , de’ riti religiosi , delle opinioni filosofiche e de’ pregiudizii del volgo : e lutto ciò può esserci utile a comprendere il modo , con cui gli uomini an pro- cedulo nel congegnare certe voci per certe date nozioni. Ma qualche volta gl’ istorici non contenti di fornirci i materiali opportuni per cavarne 1’ etimologie , le danno belle e formate. Io non nego che talora esse sono preziose. Tal’ é quella , per esempio , che ci svela T origine della parola arlecchino. Nel Dizionario universale abbiamo in falli narralo clic un buffone italiano , il quale aveva un vestito di varii colori , passò in Francia nel tempo del re Enrico JII. ed acquistò dimestichezza co’signori di Ilar- lay , onde prese nome. Tuttavia non debbe celarsi che assai volte gli autori narran cose non vere ; e che ammetterle senza esame trarrebbe spesso il filologo a gravissimi errori. Addurrò per prima prova di questo mio avviso ciò che gl’istorici narrano intorno a’nomi propri!. « Ne’se- » coli d’ ignoranza ( dice De Brosses ) ne’ quali la istoria » si scrive» senza critica , si ficea venire i Francesi da » Franco nipote di Ettore, i Brettoni da Bruto , i Medi » da Medo figlio di Medea , i Turchi da Turco figlio di » Giafet. Si avea sempre mai pronto un qualche principe » immaginario di un nome identico a quello di ciascun » popolo , di cui egli era detto autore- Malgrado il silen- )i zio de’monumenti istorici il suo nome foggiato su quell» » della nazione bastava per ammettere la sua esistenza. » Biguardo a’ nomi delle città gli scrittori delle cose antiche non si mostravan più cauli. Narravano , ad esempi»» che Procida e Gaeta avean ricevuto il loro nome da due nutrici di Enea , Parteuòpe da una Sirena, Roma da Ro- molo, Ulisippo or Lisbona da Ulisse. La severità della critica à poscia bandite queste assertive arbitrarie o fon* date unicamente su tradizioni favolose : e penetrando negl’ idiomi delle varie nazioni , à rinvenute ne’ nomi pro- prii significazioni relative o al carattere degli abitanti , 0 alle situazioni de’ luoghi o ad altre circostanze che sopt' a accennammo. Ne abbia/n dati sopra più esempii. Accade pur di osservare che nella ignoranza della ve>' a origine di alcune parole si è cercato di supplirvi con aned- dotti finti. Tal’é quello del Fdretière intorno all’antimonio. Basilio Valentino ( die’ egli ) aveva spesso avvertito che la sostanza , di cui si parla, mista all’ aliraenj 0 de’ porci, li purgava violentemente , e poi li rendeva pià grassi. Gli sorse allora il pensiero che amministrata a’suo* compagni, lor tornerebbe assai utile. Ma contra ogni aspef* tativa ne produsse la morte. Fu quindi nominata antimo - nio dal g r , and contro e da nionos per monackos , quasi fosse contraria a’ monaci. Non v’ à al presente erudito » il quale non istinti che ciò à V aria di un conto inventi a piacere. Son parole del dotto Morin. Veruna origine istorica par meglio stabilita che quell® di Andrienne. Scrive in effetio De Brosses « Il P. de ^ » Rde gesuita , avendo fatto rappresentare nel teatro fra 0 ' » cese sotto il nome del comico Baron l ’Andriana di l®’ 1 )) renzio tradotta in versi francesi ; la comica DancoOR? » che facea la parte di Glicerta , donna dell’isola di A°' » dros , donde la commedia à ricevuto il suo nome , i°' » ventò questa specie di vestimento da camera ben co°" » veniente all’ occasione , in cui ella rappresentava u° 3 » donna ammalata che à partorito di fresco. Parve l’ ar » bito sì comodo alle signore di Parigi, eli’ esse ne p te '. » sero 1’ uso : c nominarono questa specie di yesti cade» 11 ( LII » a terra andriennes » (5i). Sì fatta novella è ripetuta da piu- altri autori francesi : a senz’ alcuna esitazione è stata quindi adottata dal professore Gattel nel suo dizionario universale. Malgrado ciò , cou poca pena può dimostrarsi P e falsa. Poiché assai prima di Baron e del P. de la CE la voce andrienne che non nego aver tutta 1 ’ apparenza di esser nata nella Francia, era passata in Italia. 1 -* e 8 ge in fatti nelle rime di Franco Sacchetti : Usar quasi ogni di quel gonfalone : lo dieo il guardinfante e V andrìé. Lio che si scrive su 1’ origine della voce falbalà , non ®eno curioso. « Un principe ( dice 1’ Enciclopedia) at~ M haversando le sale del palagio , meravigliava del gran * numero di mercadanli eh’ egli vedeva. Ciò che vi à di N piu singolare ( gli disse alcuno del suo seguito ) è che w a costoro non può richiedersi cosa eh’ essi non abbia- )) no , e c jj e tosto non v j forniscano , quando pur non Esistesse. Il principe rise : e si pregò il cortigiano di vo- erne far prova. Ei si approssima ad una bottega: e di- M Ce . Signora , vendete voi de 1 .... de' falbalas ? La * Mercantessa senza dimandare la spiegazion di una pa- r °* a °lie ascoltava per la prima volta , gli disse. Sì signore. E mostrandogli delle frange e delle guarnizioni vesti donnesche : ecco , disse , ciò che dimandate : * 9 ttes ti sono de'falbalas. Tal voce fu ripetuta , e fece u lort una » ( 52 ) Nulla è più positivo di questa narrazio- e c f*® sembra anche scaturita di assai buona sorgente. In- an *o il Leibnitz ne accerta, essere antica in Àiemagna ua guarnitura donnesca fatta a pieghe ed a crespe, ch’el- eno chiamano fall blatta cioè foglia piegata. Nè alcuno °U’a credere che il cortigiano del prìncipe e la mercan- essa francese s’ incontraron per caso nell’ idea e nel suo- 0 di.questa voce tedesca. In effetti son poche le parole e nvate che alla radice sien simili più che fall blatt a fal- ? a. 11 riferito racconto è dunque pur esso inventato a piacere: e tal crede che sia anche il presidente De Brosses. V'à di quelli , i quali affermano che 1 ’ avverbio , a bizzeffe sia nato dall’ uso che negli antichi tempi avealuo- ®.° lu . qualche contrada d’ Italia 5 uso di scrivere due F. significavano fuit factum, alle dimande graziate. Vor- ei pur credere che quindi si fosse detto a bizzeffe , come P er dire a soddisfazione , a compimento di voti. Ma in Mia Italia questo avverbio à un senso più forte : esso aie in copia, in abbondanza, anzi sovrabbondantemente. r si sa che byzo appo i Greci può tradursi conferlim im- pteo : e volendo ancora evitare una paragoge ovvia, può ? 8 SMgnersi che ephyo significa io soverchilo , io ribocco, sovrabbondo. Secondo queste radici , la parola in qui- ione vuol dunque dire a ribocco 0 sovrabbondantemente, non par egli singolare che per mezzo di due F i no- r * Italiani sien giunti senza più e senza meno all’ idea ? a l suono del gr. byzo-ephyo o sia a bizzeffe? Oltre a mi sembra più lodevole il ripetere una voce s'i divulgai ^ la ^ a ^ ^ ont * generale del greco che da un 1 usanza Narra il principe Cantemiro , come siasi formata la ° Ce Stambul , della quale i Turchi si servono per chia- Mar Costantinopoli. Secondo questo scrittore , udivan essi a Greci che tornavan dalla campagna , is len polin , cioè Mia cititi. Bitenner dunque a memoria si fatta espressio- • e la citta di Costantino diventò per essi Stambul. senza offendere in alcun modo la veracità di Cantb- | IR ° ì io mi fo lecito di proporre una rispettosa dimanda. e non mai a que’barbari fosse avvenuto di sentire IVs ten Pofin de’Greci ; vi è forse alcuna apparenza che avrebber ornata per intero la parola Costantinopoli ? Mentre gli uropej an ridono il Forum Juliì a Friuli, ed il Fanum 0ils a Fanjaux 5 i Turchi la cui lingua è naturalmente c omposta di parole brevissime, potevan essi far meno che ^ Murre ad un colpo Costantinopolis a Stambul o , come a hi scrive , Stampul ? H racconto de’ campagnuoli Greci (§0 Dizionario de’nomi-geografici estratto dall’onera di Malts-Brvk. (az) De Beosszs, voi. u. pag. 3p3. I) mi par dunque superfluo a spiegare esattamente quest' ultima voce : e vai meglio riposare su la prima regola del Newton che su l’autorità, per altro ragguardevole, del principe Cantemiro. Simili osservazioni posson farsi intorno a tulle le radici istoriche , le quali suppongono lo straordinario ed il meraviglioso., mentre senza dipartirsi dal corso naturale delle cose , ed avendo sotto gli occhi le qualità e circostanze di esse, può rendersi buon conto della parola derivata. Così gli Arabi spacciano degli speciosi racconti su 1’ origine del nome Cairo. « Ma quando si sa ( dice un » Autore sensato ) che la parola cair significa città ; non » è egli più naturale il credere che non abbia altra sor- » gente , fuorché il proprio suo senso ? L’ epiteto che le » si aggiugne quasi sempre, afforza una tale opinione: » il gran Cairo , cioè la gran città. E questa ir! effetti » una delle più grandi città del mondo (53) ». Si è detto di sopra, qual fosse 1’ opinione ricevuta dal popolo circa l’etimologia di Procida ; opinione autorizzala da un positivo racconto di Dionigi di Alicarnasso (54)- Non si può averla in alcun pregio dopo ciò che Plinio ne à scritto. Per 1’ eruzione vulcanica del monte Epomeo fu Procida staccata dalla prossima Enaria , o sia dall’ isola d’I- schia. Dal gr. verbo prochyo io verso, io spurgo, fu quindi detta Prochyta , quasi ab AEnaria profusa (55). Coerentemente a queste idee scrive il presidente De Brosses che la origini fisiche van preferite alle istoriche (56). Tal principio è degno di uu uomo che al di sopra dell’ autorità stabilisce la ragione. In generale 1’ etimologie additate dalla istoria allora solamente voglion essere ammesse , quando combaciali con le regole dell 1 arte etimologica. Crederò dunque a Plutarco , se narra che Lugdunum , al presente Lione, proviene dal celtico ; e che può esser tradotto per colle del corvo. Poiché veramente nel celtico, lug significa corvo e dun colle. Nè sarebbe questo il primo caso che da somiglianti circostanze i fondatori di una città avesser tolto il suo nome. Crederò pure a Tito Livio , il’quale narra che Taumacia fu detta dal gr. thavina che significa miracolo. Perciocché al viaggiatore che ad essa eonducevasi per le valli torte ed implicate , ond’ è piena la Tessaglia , tosto che egli perveniva a questa città , si apriva quasi per prodigio un vasto e lieto orizzonte che limitava all’ intorno un’ immensa pianura. Ma gl’ istorici più gravi e più rispettali del mondo non giungeranno a persuadermi I’ opinion del Menagio che zeba viea da capra, capitolo xx. Date molte voci che si propongano a radice , sceglier fra esse ta più propria. Nel paragonare alle mie le spiegazioni etimologiche di altri scrittori ò accennati i principii che in simili discussioni debbon guidare il filologo. Sarà nondimeno assai utile il richiamarli ad alcuni titoli egualmente chiari che brevi. Ne 1 capi antecedenti si è detto che la radice I. debba esser vera; II. legittima; IIL anteriore alla voce pifcdotta; IV. analoga per suono o sia iso/bna}V. analoga per senso o sia isosema-, VI. prossima. La verità debb’ esser comune a tutte le radici proposte. Quella che non esibisce un sì fatto requisito , dee torsi dal novero. Il medesimo è da dirsi dell’ anteriorità della radice. Tutte quelle che son posteriori alla voce derivata , debbono altresì cancellarsi. Egli è pur anche da badare che tutte le radici proposte appartengano alle lingue dimostrale radicali , ed m (53) De Bro»e 3, voi. II. pag. 4ao. (54) Lib. 3- h istoriar. (55) Lib. 3. cap. 6 . (56) De Bao-'Ses, voi. II. pag 420 , ( tiv ) questo senso sien legittime. Che se alcuna ve ne fowe , Arrestare. Ludovico Muratori vuol che altri daterìa quale bastasse a provare la legittimità sua co ’l solo uso mini , se tal verbo venga « dal lat. restare con la giunta del calcolo delle combinazioni; per questo solo vincerei » di ad o pur dall’antico sass. restati che per attestato Le nel concorso ogni altra, e sortirebbe dal confronto. » dell’ Hichesio significava * IV. dell Odissea. Ivi Elesa narra ebe Ulisse penetrò sotto spoglia ‘fi mendico nella città de’ Tioj.uu t quali lutti ignoravano (aracesan) chi egli si fisse : ed io sola , contìnua ella , io sola il conobbi. cf è’ a(ìxx7ieM> Ylotvris iysi éi psiv ole kvtyibiv toic. llyrx. Tradurre abacesan per erravano è un puro e semplice urbiirto. ( LV ) » esteriori , che in luogo di occupar la nostra anima, prò- nel capitolo VII. della prima Sezione. O’ già detto che » duce un disagio , un disgusto , cui uon possiamo acco- viene notabilmente ingrandita dalla coincidenza delle due «sfumarci)) ( 5 g). Altri à detto che la noja , il faslidium voci pur nelle vocali. Lo stesso è da dire in ordine alle ‘ Latini, è una stanchezza , un languore di spirito , un desinenze. - ...... o.i.f lunaiu., un lungi iwt lll Spirito , .... disgusto nato da inazione. Posto ciò, non mi sembra che la radice di artnojare possa trovarsi in ania. Poiché ri* guardando gli esempii di questo vocabolo greco ; ed attentamente seguendolo in tutti i suoi composti; si vede che il medesimo era destinato ad esprimere piuttosto la tristezza , 1’ amarezza , il dolore , che lo stalo dell’ anima descritto. Opinò il Muratori che noja fosse da poc anzi no : poi- il. Supponendo di nuovo che la radice proposta ap- partenga ad una lingua morta ; può stare che convenga con la parola derivata nel numero delle consonanti e nella qualità di esse , ma che ne varii per lo modo , con cui sono disposte. Recherò per esempio il daleo de’Greci che i Latini volsero in laedo. Ravvicinando negli alfabeti di , -,- .. ...... l.lal. «...j.. ....... .... .... . questi due popoli le lettere più simili; le consonatiti di Cle e persone ari noja te dicon di no ad ogni cosa che loro ciascuno ascenderanno al numero di 16. Si è detto altrove > uuiegga. Ma ciò distingue la burbanza 'piuttosto che la che la quantità delle combinazioni binarie dirette , delle !'.? U | , l! d posizione di cose non è punto da meravìglia- quali son capaci iti lettere, è uguale a iti X iti — i. Si è j L che mi sia rivolto agl’ lllirii. Perciocché ò trovalo che " 0 otulli traduce tedio per wiìnje : ed iu altro luogo tra- 1 uce mdjenje per tedio. Egli dà inuoltre ad aninje il si- gm maio di accidia eli’è pur essa una noja, un tedio del «Site. » n ii »i i . i« _i_ _ i . .1: !... „„ quello ancora <1 i pignxia che ben d» molto si ap- prossima a ciò elle poc’ anzi dicevamo un languore dell’ a- niiua. Reco perchè ò preferita questa orìgine slava all ita* baita , alla greca ed anche alla latina. Baja. Siccome haja per noi , cos'i vaya per gli Spa- si avvenga con uno di questi g’uroli à i] senso di burla o di beffa. Ma le derivazioni di opposta , come 2: si} 0 , o si a J Q s °no assai più numerose fra noi che di vaya fra cisaiuentc il medesimo clic se i eso o ■ i. . i .. .. . . e - Quindi è molto verisimile clic la parola originaria sbuc- pnr detto che per comprendervi anche le alternazioni, basta togliere il denominatore. Acciocché dunque il Latino senza comunicare co ’l Greco s’ incontrasse , come lui, nelle lettere DL , così disposte , per esprimer 1 ’ idea dell’ offendere alcuno ; dovea scegliere DI. fra iti X *ti—i fra 2.{o combinazioni binarie. Ma nella ipotesi può scegliere DL egualmente che LD. La probabilità che due schemi sta dunque alla sia come 1 : 120. Ciò è pre- uella espressione 16 X — 1 data egli . 0 *' Sla loto , ma nostra. Ed in qual modo sarà ella ni 11 * ^ r . a 1,01 ^ ^ Muratori riflette che se a noi Napolitani I VV,ene 'b udire un narratore di baje ; abbiamo in uso so ^ a s C1 °é va v ' a » e cosigli troncliiiimo il discor- gu -‘ S'mn vedo , se lontana è una simile origine , e se la- jì 1 1 desiderio di trovarne uua più acconcia. Or gli Slavi eìfe " baje per favola , ciarla , in hit. nugne, Jahvlla. In Uto p,. r nugae lutti i nosli i vocabolari! traducono bajj, e traducono gLt l. tiugas. Si sa pure che la voce fagli altri suoi sensi quello di commedia ; e significa burla , scherzo , bagattelle c baje per airere Ma a Vca f ra nè ,n .S enera lc indicava una narrazione di cose nc vere , |. ( | Vel ''situili inventale per diletto. Anche ora diciamo che ^ "no è divenuto la favola del popolo per dire eh’è in '_l a > eh’è stato volto in canzone , eh’è divenuto 1’og- si lasciasse il denominatore- Lo stesso metodo può usarsi per gli schemi di tre o di maggior numero di consonami. Intanto la probabilità di 120 contro 1 è già tanto rimarchevole , che non oserei di affermare che molti fatti istorici ne abbiano una eguale per essere ammessi. III. Laddove la radice proposta e la parola derivata sien veramente conformi per sentimento e per suono, ma appartengano ad idiomi che possan dirsi contemporanei ; sorge il dubbio se l’ima sia provenuta dall’altra, o questa da quella. Si è detto che tal dubbio può sovvenle dileguarsi con argomenti che appaghino ogui uomo ragionevole. IV. Dappoi che una data idea i stata espressa con un dato nome da un uomo o da uu popolo ; un’ idea che _ ... ... _ ... , 0 alla medesima sia strettamente legata, potrebbe essere espressi'’ 1 ' 0 della irrisione di tutti. Non debbe quindi sorp'ren- sa così dal medesimo uomo o dal medesimo popolo in al- s( ere che ove il senso primitivo della voce illirica baje sia tra circostanza , come da altro uomo o da altro popolo quello di favola ; se ne sia latto il trasporto al senso con mi nome in tutto diverso: Di tai nomi diversi è seta 'lìitt,. scherzo , di beffa , di ciarla , di loia o di cosà da nulla, pie il numero colisi lerabile.Se duiniue avvenga che si adotti •1.1 • 111 1 1. . 1 .. ° ..... “e di ciò anzi fa scorgere il processo ideologico della vo- non uno di questi tanti, ma un nome simile a quello della IVftlo . _ \ ...» P A>.inl.)i. 1 ,. .... I ! 1 . _ I . . >. 1 • 1 -s . I 1 •! 1 * *; «rivata V'dubit,, e però ne conferma 1’ origine.. La reu poi Hata il riflettere che noi possediamo bajaca anche j. * e,, so di nugae : e bajùca è chiaramente uu diminutivo 1 “Ma fatto al modo degl’ lllirii i quali dìcou bajka. . Questi pochi esempii basteranno a dimostrare in qual Rtysa debba portarsi giudizio su l’etimologie. Non si dee ,°!° guardarle o ’sofonia o dall sotto queste tre relazioni insieme riunite : e ciò dogarle P° prima idea data ; è di gran lunga più probabile che ciò si (accia per tropo o sia per trasporto del Come di questa prima idea all’altra idea connessa che per semplice caso. Non annuncierò le mie vedute su la maniera di valutare una sì latta probabilità , per non immergere i lettori in mi pelago di calcoli che a non pochi di loro riuscirebbcr dal lato della prossimità o da quello del- peuosi. Ma il buon senso basta a persuaderne eli’ essa è 'altro dell’isosemia. Si debbe anzi consi- sempre notabile. Si può d’altra parte mostrare la solidità della scienza etimologica , riguardando la cosa sotto altra relazione. V. Quando in fatti una radice si presenta dotata di tutti i requisiti da me esposti ; la probabilità glie la medesima sia stata 1’ origine della data parola , è quella stessa che si trova , quando.adoperale 'esattamente le regole del Newtos, si stabilisce che un ente-Jìsico abbia prodotto uu effètto. Se son convinto che il fuoco eccita ue’ miei organi la sensazion del calore ; è non solo perchè precede codesto fenomeno , ma perchè essendoli proporzionato , basta in fine a' metodo fin yui esposto Se la radice proposta fa parte di una lingua mor- | el | e Se non avut0 alcun conto delle vocali disformi , delle ì,i T e superflue e delle desinenze dissimili, conviene dello sto 8Ver *' ssat ° * requisiti preliminari, di cui sopra ò di- he discussioni sin qui fatte saranno forse bastanti a pruovare il teorema che la prossimità della radice è coi», V fT;, ^bbi, miente da contarsi come 1 ’ ultimo di essi. Ma ove resti ezza ; verrà in tutto dileguata dal segueule capitolo. CAPITOLO XXI. f). . couesio lei < mi probabilità possa trovarsi sule radici scoperte co 'l . basta in fine ar_ spiega rio. Per la ragione medesima io sono ^ al pari convinto che il latino discipulus generò 1’ italiano discepolo. Poiché' 4 -oltre all’esser più aulica di quest’ulti U “lutto J 'i>n C0U parola derivata ; la probabilità della deriva- e U“ò numericamente valutarsi co 1 metodo sviluppato f y) Kucyvf. art. ma parola , ed oltre all' esser pertinente ad un idioma radicale , basta'Egualmente a spiegarla e dalla parte del senso c da quella dei suono. VI. Posta ora la verità, la legittimità della radice* la sua anteriorità alla voce derivata , molto giova il vedere , come la probabilità vada crescendo co '1 crescer dell’ isofonia e deli’ isosemia. Dicea , per esempio , esser ” ' fi Verto che dal lat. discipvlus proviene discepolo. Le due coci in fatti convengono in ordine alle consonanti ed alla prima vocale : nè punto importa che variino nella termi- nazione. Può dirsi certo egualmente e per la ragione medesima che l'italiano ricamare vien dall’ebraico rafani, pausa dal gr. pavsis , stile dall’arabo ystylah ec. Non è per altro men certo che dito vien da digititi , comecché ne differisca per la totale maucauza delle lettere medie. Burro varia da bulyrum e per una simil mancanza e per lo raddoppiamento della K : cd intanto ognuno è sicuro ohe quella prima voce vien dalla seconda. Egli è sicuro egualmente che aggettivo è sorto da adjectivus , comecché un G sia surrogato al D , un'altro G al J , ed infine il T al C. Nè mai persona di senno à esitato ad ammettere che radius dà raggio, che modius dà moggio, che diaccio vien da ghiaccio, e ghiaccio da glacies- Tulio ciò porta a conchiudere che la certezza della derivazione non si reputa offesa , allorché la radice si offre sotto l’aspetto di parola che nello sua materialità sia stata sottoposta ad uno , a due o pur anche a tre cangiamenti, purché sieno di quelli che 1' induzione dimostri , esser facili ad accadere. Altrettanto può dirsi in ordine al senso. Niuno dubita, ad esempio , che donna vien da domina , benché Ja prima di queste voci sia segno di un genere , e la seconda di una specie. Niuno dubita che l’abaco de’nostri architetti sia dall’ abacus de’ Latini che designava una mensa, comecché gli oggetti indicati da questi due nomi abbiati Traessi unicamente certa simiglianza di figura. Tali specie di metonimia , tali specie di sineddoche non tolgon dunque certezza alla derivazione delle voci. Può quindi immaginarsi, come debba in noi crescere la soddisfazion dello spirito , allorché troviamo fra il senso della voce proposta e quello della voce derivata un legame ancor piu snello che fra le idee di donna e di signora , di tavola architettonica e di mensa. E pur vero che l’etimologo dee qualche volta esser [tago di una minore isosemiu. Ma ciò che manca per questo lato alla probabilità della derivazione , può essere in parte supplito , come sopra ò pur detto, con l’esempio di tropi simili , con le nozioni che si traggono dalle vecchie scritture , e con altri presidiò Si scorge ora assai chiaro, perchè nel calcolo de’ dati su’ quali si fonda Ja bontà di una radice io abbia data la preponderanza non alla prossimità della medesima , ma principalmente all’ isosemia e per secondo alla isofonia. La ragione di ciò è che. a queste due ultime è specialmente legata sia la certezza morale, sia la maggiore o minore probabilità dell’ origine. Da’principii stessi risulta che il fondamento di ammettere una radice qualunque può riputarsi composto di due elementi, di cui l’uno, se piace, può dirsi mattemalico , e 1’ altro metafisico. 11 primo spetta alla teorica delle combinazioni. Esso è che la destinazione di voci identiche o simili ad idee conformi o associate dee supporsi avvertila anzi che fortuita. Il secondo è il principio di causalità, preso nel senso medesimo , nel quale è inteso da' fisici. Entrambi questi clementi riuniti , entrambi secondati da una regolare induzione , collocano il sistema etimologico nel rango delle scienze. Entrambi mostrano che le origini rettamente indagate de’ vocaboli secondarii assai volte son atte a generar nello spirito certezza morale : e spesso anno una probabilità , alla quale può accordarsi una grande fiducia. Al modo stesso di ogni altra probabilità umana , può quella , di cui si parla , sopportar delle vicende sia per la scoperta di nuovi dati , sia per la valutazione di altri che non erario stati avvertili. Quindi la scienza etimologica al pari della fisica à per una delle sue regole die le proposizioni raccolte per induzione da’ fatti si anno per esattamente o prossimamente vere , fino a che non vengan ristrette da nuove scoperte. Ed ove anzi può trovarsi tal parte dello scibile . che non sia soggetta ad errare , a corregger gh errori , a limitare le proposizioni soverchiamente gene- iati ed a slargarne delle altre troppo strettamente circoscritte ? VI sarà forse taluno, cui la stessa espressioni di probabilità sarà grave , e che affetterà di sprezzare una scienza che non gli offre mai sempre e da per tutto certezza. Con tal disposizione di mente ei dovrà rigettare l’ istoria» la filosofia astratta , la fisica , anzi pure ogni altra scienza che non sia matlematica pura. Dovrà anzi rendere iner.e la molla ordinaria delle umane azioni : poiché ciò che l e suscita, è quasi sempre la probabilità ed assai di rado 1® certezza. Se tale per 1’ appunto è 1’ opinione di lui 5 non muoverò con esso altre parole. PARTE n, SU X,’UTILITÀ’ e piacevolezza della scienza etimologica. Uno de’più grandi scrittori che abbiano onorata 1» terra , notò che tutte le arti le quali sono destinate alla coltura dell' uomo , an fra esse un certo vincolo , e sono quasi comprese dalla stessa parentela (i). Tanta in fatti è la connessione delle umane conoscenze che non può aggiungersene alcuna s't negletta e si tenue, che non eserciti su le altre una qualche influenza , e non ne migliori il sistema. Basterebbe adunque aver provato che la scienza etimologica offra verità suscettive di una dimostrazione rigorosa , perchè insieme risultasse di’ ella è utile e degna delle premure di ita saggio (a). Ma una prova di tal natura sembrerebbe a non pochi eccessivamente generica : ed in conseguenza è mestieri che se ne adduean delle altre » le quali sieno ad un punto e più precise e piu chiare. capitolo i. Come l' etimologie servano alla proprietà. L’antica filosofia non aveva ignorilo che i raziocini* degli uomini sieno un tacito discorso che ,si fa nella niente. Ma niuno innanzi al Condillac avev i fatta sentire ri»i- portanza ed il pregio di questa verità luminosa , che »on mai sarà lodale e ricordala a bastanza. Egli à saputo nastrare con la più grande chiarezza che le parole son gl* slami , di cui lo spirito ordisce i suoi ragionamenti ; e di' 1 1’ esattezza di questi è necessariamente attaccata al rett** uso de’ vocaboli, il Tbacy che à progredito su le traci:® di lui , à svelato con acume e con sagacità non ordinarti*» come i difetti della memoria relativamente alle parole perturbino 1’ esercizio della facoltà di ragionare e dien caos» agli errori. Da questi principii prese mossa il famoso LAvotstE**' allorché volle render pubblico quel sistema di chimica > che gli proccurò tanti titoli di riconoscenza e di rispe^ 1 * su ’l genere umano , ma che pur non valse a preservai** dal supplicio de’rei. Egli riconobbe come certo che non P 0 ' tea riformarsi la sua scienza senza riformarne il linguaggi' ed esternò questo pensiero con tanta e tale energia , ci,c parve ancora a taluni di averlo spinto tropp’ oltre (3)' Non fu meno persuaso della necessità di render propri 0 u preciso il linguaggio lo Svedese Ligneo che fu meri**' mente intitolato il Newton della botanica. Nè da esù e stato discorde l’autor delia nuova filosofia del pensiero ( il' Egli in fatti à dimostralo con la necessaria estensione l’improprietà del linguaggio fu cagione potissima del r* tar dato progresso delle scienze intellettuali. Nè à credute d* potesse!o riordinarsi ed alzarsi ad una grande eccelle**^ 1 ’ ov’ elleno non adottassero una norneuclalaca esatta e P r f elsa. Egli à sopra tutto insistito su la necessità di dare a ^ parole le siguificazioni men varie e tneu vaghe che si p 05 (i) Cicero prò Archia. ì’z) Vedete t’enciclopedia art. etymologie. -0' (3) Vedete la prelazione del Layouier alla sua chimica e le a tazioni del Dandolo. (4) LALLr.sAftjDE Introduzione alla filosofia del pernierò. sa. Poiché la facilità di permutarle introduce 1'equivoco : ® equivoco direttamente dee menare all’ errore. Come in a i i raziocinii i quali debbon formarsi per via di segni 1 ’ Potranno mai esser giusti, se questi segni non avran- con*G' . ° 1 '. Sterminato ? E’ sarebbe il medesimo ( dirò p l °vanni Locke) che nel corso del giuoco volesse alcuno j n T? lere Una medesima carta or per 5 , or per io, ed ciò non avesse altra regola che il proprio capriccio, j ultl c l uest i scrittori concordemente an pensato che dive° r ' t ' 0 a 6 ' S ' e d e S^' uomini an d’ ordinario per causa la er * lla de’sensi che si attaccano alle stesse parole ; e che dcsirn' 0 1 6 ^ ' n P es P r imessero le medesime idee co’vocaboli me- c j le ,IJI ’ aan di sovvente scoprirebbero e non senza meraviglia è son dello stesso parere. Sopra tutto il Lallebasoue si le ?. ni P iaa ' ut0 di chiarire , come avvenga non di rado che pedi IS >° 0r i DZe ^ os °fi circa il senso de’ vocaboli im- Vesti^ 30 ° r ° prendere delle direzioni cospiranti nella in- Vaiit^ aZ - 0ne -^ e ^ Ver0 ’ e cosl t( %ano alle scienze il prezioso a JB'o di giovarsi della comunanza delle loro fatiche, fiso ( * ° senza dubbio impossibile che ogni parola cor- Prc\T Q< ^ ana S °^ a B0Z ‘ 0ne ■> e corrisponda per sem- jj " aa tutti in fine convengono che debba almeno ser- che U0 concelto proprio , primitivo e quasi fondamentale; Sc P? 1 h-opi adottati in diverse circostanze possa in vero Un 1 tarlo con un concetto finitimo ; che possa assumerne t 0 . 11Uovo per virtù di nuovo tropo bellamente immagina- sco ■ f 13 C ^ e n ° n debba ma ' stendersi a significazioni di- ^ttanti da quella sua originaria ; e che abbia in sorrisati UUa S ^ era ' da CU1 non possa sortire senza che venga di- r «ceon CIa . Se circoscritta alla medesima non lascerà inte- S« d" 1 *' 6 essere equivoca ; lo sarà il men eh’ è possibile, ti • .r la aBcora qualche presa agl’ inconvenienti teste det- stuggi r ' a per lo meno alla più gran parte di essi. Avrà fiuanto basta per far sentire il vantaggio di un foderato su di una sfrenata licenza, tezz I rna * sara mezzo di determinar con esat- de»li « s . enso primitivo di una data parola ? L’ autorità ( L\’1I ) scrittori , la consuetudine del popolo sono atte a far i che ut irta intelligt fede pi i _ r “i i ette un vocabolo à ricevuto o che riceve tuttora uria st ata . lnie Vigenza. Ma posson forse assicurare , che sia Sol a P lan)a ? Di più è raro che un vocabolo abbia un dall' S, B n ‘^ cal0 : e se ne abbia di molti e tutti attestati Ad US °. ’ ma > saIa d proprio e quale il traslato ? c ; °B ni passo s’ incontrano le medesime parole che nelle c . stanze medesime sono impiegate da scrittori di molta piio' U r ta - r ‘ nomarjZa in sensi diversi. In qual di essi a busi rS j C ^ le s ‘ erl retIamenle adoperate ? In quale sono ®Uor^ a * utte fi uesle dubbiezze son dileguate ad un tratto, 3 l] quando io conosco l’etimologia della parola. Vedo iu a Prestamente un concetto radicale che le fu attaccato sn rr e prime : ne vedo poscia degli altri che gli furon c °tal^ al1 - mane in mano per tropo : e circoscritta in ed ; ® Ulsa la potestà della parola , io posso trarne de’ molti '^portanti vantaggi. st iiu ' * >ai ’ a 8 0nan do i varii modi , in cui la voce fu usata ; s e , ls ^ ro quelli più proprii , i quali meglio consentano co ’l p ai 1 el, tnologico. Loderò , ad esempio , chi adopera la l a . acc oppare in significato di uccidere , percuotendo Val ta ’ Poiché quella voce è da kopf che in tedesco tj„ ( C fP 0- Ma dovrò biasimare coloro che senz’ aver alcun Cosi. d ° a .H’ organo offeso, usano indistintamente , confi è di molti , accoppare per uccidere. 6 Cnt ' Scrivendo o parlando io medesimo, avrò pre- iiiipie ^ ° d concelto originario della parola che ^ e 8°, e non vorrò fargli torto. Dirò dunque che in- vi,, 0 oblilo con la mano , che ammicco con gli oc Po° C ^ G accenno °d aniatto con qual si sia parte del Cor es P°sta all’ altrui sguardo. Poiché indicare vien da e ) additare da dito , ammiccare dal gr. myo io fo Se, : 80o v °t'e C °i n ocelli , accennare da cinin che significa muo- ’ cd amaltare da mahati che vale il medesimo. tr, s , ‘ immaginando de’ traslati , sfuggirò di porli a conco 1 senso radicale. Nè dirò dunque che la fornaci, recai, IL abbondi di fuoco. Poiché abbondare vien da onda ; e la nozione dell’onda non è molto affacevole a quella del fuoco. Riderò con molta ragione , allora quando i nostri medici fan montare al petto la podagra. Poiché quantunque essi parlino per una specie di traslato del preteso umore podagrico ; pur non è giusta l’espressione la qual par che trasferisca i piedi nel petto. IV. Rileverò agevolmente non solo i pleonasmi volgari , ma pur quelli in cui cadono talvolta gli eruditi. Mi spiacerà dunque 1’ udire ciò che pur s’ ode sovvente , un’ emorragia di sangue , un' etimologia vera. Poiché in emorragia entra hema che in greco vai sangue, ed in etimologia entra etymos che significa vero. Non mi parrà nè pur bella quella maniera di esprimersi aitante di forte. In fatti aitante è lo stesso che bravo, robusto, valoroso, forte. Nè molto arcana è la ragione, per la qualeà un tal senso. Poiché da un canto i forti uomini sono atti a dare aita : e dall’ altro coloro che si accostumano a darla , acquislan fama di forti. Nella generazion della voce aitante o dunque si sostituisce 1’ idea parziale alla totale , o 1’ antecedente al conseguente o la causa all’effetto. Ma in ogni caso è sconvenevole il porre insieme le cose, di cui l’una è introdotta in iscambio dell’ altra. V. Co ’l soccorso dell’ etimologie potrò giudicar dei- fi esattezza od inesattezza delle regole che molte volte son date da’ nostri grammatici intorno all’ uso delle voci. Leggo , ad esempio , in qualche libro, esser meglio adoperare cagione che causa. Ma veramente cagione vien da occasio , onis : e la S mutasi in G , come quando cerasta dà ciriegio, Athesis dà Adige , ed Anaslasius dà A- nastagio. Si sa pur che gli ontologi ammettòu delle cause sotto il titolo di occasionali : e si scorge quindi che per sineddoche la parola occasione che indicava la specie , è stata poscia trasferita alla causa in generale. Per contrario la voce causa ritiene il senso ed il suono della radice latina : ed indica da se medesima un principio di esistenza , ciò da che alcuna cosa è stata posta in natura. Or non è egli singolare che il metaforico, fi improprio sia più lodato del proprio ? Parimente alcuni non vinti dall’ autorità della Crusca danno a regola che stesso debba preferirsi ad istesso : ma istesso è provenuto dall’unione barbarica delle due parole ipse iste , e solamente per aferesi à presa forma di stesso. Non è egli curioso che la voce mutilata vaglia più dell’ intera ? VI. L’ etimologie talvolta determinano il sentimento dubbioso delle antiche parole. Cosi nel Pataffio leggevasi: per abbiata sai tu che tanto gracchi. Si ebbe giustamente sospetto che in questo senso abbiAtA significasse esperienza. Ma come esserne certo? Era mestieri conoscere che fi aha- balon degli Arabi vale instilulum , agendi aut vivandi ratio : il che può tradursi per costume , consuetudine, usanza. Tu sai per abbiate, è dunque il medesimo che tu .sai per consuetudine. L’idea di questa è molto affine all’ altra di esperienza. Non si sa quante dubbiezze si erano eccitate su’l vocabolo berte. Giusta il sentimento della Crusca, è lo stesso che gamba : ed in tal senso il Menagio pensa nata la voce da viridis , viridius , viridia , ver dia , verta. Tanto adunque sarà berta , quanto il caidis de’ Latini che vai gambo o sia fusto : poiché la gamba in effetti è quasi un fusto , uno stelo della macchina umana. L’ Acarisio crede che berte sieno in vece i vestigii de’ colpi di staffile in su la parte percossa : e quindi cava il vocabolo dal gr. byrsa che vai cuojo , il che vuol dire la materia di che la sferza si forma. Ma il Ferrari sospetta che la parola in qiii- stione sia provenuta da varice , onde varie , verte e berte : e non pur mostra di avvedersi , quanto poca relazione sia tra bene e la varice o sia vena dilatata. Ei getta pure il pensiero su ’l vocabolo varus che vale strambo , sbilenco , storto di piedi : e qui ancora si rimane ad un suono , ad un senso non poco vario da quello della parola proposta. Perchè tanta discordanza nella intelligenza di essa e nella sua etimologia ? Disse Dante nell’ Inferno al cauto XVIII: h ( LVIII ) Di qua , di là, su per lo sasso tetro Vidi Dimori cornuti con gran ferze, Che li baltean crudelmente di retro. Ahi come facean lor levar le berze Alle prime percosse! E già nessuno Ee seconde aspettava nè le terze. Poiché niuno aspettava, è manifesto che tutti disperatamente fuggivano. Levando adunque le berze , dovean levare le calcagna , e con esse le gambe. In fatti Benvenuto da Imola che fu oompagno ed amico del Boccaccio e del Petrarca , appunto per calcagna interpetra berze . Ora il calcagno in tedesco si nomma /erse. E’ questa dunque la radice , di cui si va in tràccia. Oscura è pur anche la signifìcazion di sobbarcare. Disse Dante nel Purgatorio canto VI: Molti riftulan lo comune incarco ; Ma 7 popol tuo sollecito risponde Senza chiamare , e grida , I’ mi sobbarco. ni cella diminutivo di domina ; non applicherò questo ll ‘ tolo a giovinetta volgare , cui punto non si addica la { assai spesso i vocaboli, abbandonato il senso primitivo i scorrono ad altri si remoti, che la cognizione etimologi 08 diventa oziosa. Questa objezione assai forte per gli etimologisti p rC ” cedenti , non potrebbe essermi fatta , se non da chi ignC* il sistema , a cui mi sono appigliato. Prediligendo <-9 sl una lingua a pregiudizio delle aitre che pur eran radicai') si obbligavano a cercare nel seno di essa quasi tutte I e radici , di cui avevan bisogno. Nè avrebber potuto i' u ' scirvi senza supporre delle strane trasformazioni di suoi" 0 e de’ traslati violenti. Ben altro è stato il mio p : ano. fi- luminato da un’ attenta ed imparziale ricerca , io ò veda 10 che le lingue, le quali anno più influito a generare I* nostra , non sono state men di undici. Io mi è fatta u 11 * legge di non immaginare de’ tropi , allorché una di cS’ 0 potea somministrare una radice , la quale avesse au scotimento del tutto unisono a quello della voce derivala. ciò non mi è stato possibile ] ò preferito almeno le oDg 1 ,' ni che avean bisogno de’ traslali più naturali e più facj 11 ' L’ utilità di questo metodo può rilevarsi da ogni pag** 1 .* del Vocabolario universale. Perciocché una gran parte d ei mie spiegazioni etimologiche esibisce radici che an co n " servato esattamente nelle parole prodotte 1’ integrità u e senso primitivo. Ve n’ à poi di molte altre le quali al ' meno presuppongono de’ tropi si ovvii , che la sola P re ” volizione potrebbe indurre a respingerli. Che se talora ve n’ à di quelli , in cui sembra che lo spirito siasi slancia^ di troppo ; non ò mancato di notare che in occasioni u e tutto simili à proceduto similmente.' Ma sarà facile scorgere che anche in questo caso nozione radicale e quella della Voce prodotta sono a fi* stanza legate. Perciocché in altro caso non sarebbe! quelle che posson richiamarsi a vicenda. Così fra 1' ul! ? e 1’ altra è sempre visibile il filo che in certa guisa p u ° guidare la proprietà del discorso. capitolo hi. Continuazione. Merito de 1 giudizii portati su 'l Vocabolario della Crusca. Quest’ opera voluminosa e piena di notizie utiHs s ‘ n1 ^ fu lavorata con tanta cura , con tanta pazienza e doH rl . na , che io non sono sorpreso , se riscosse gli app^ aU * non solamente d’Italia, ina pur delle nazioni siranie ri j Egli è però da confessare che T ammirazione dovuta a ^ una produzione sì egregia degenerò presso alcuni in specie d’idolatria. Poiché il Vocabolario deila Crusca (6) Si è narrato cH Voltaire che non fu udito dii« /emme, ina sempre line dome, allorché aveva discordo di persone dista 11 (5) Instit. orat. lib. 3. rap. 5, in fine. > «■ tu»' ili u» a pan u e est» de' pre* eli» pie- e il odili»' , ( LtX ) Ll n U3rn-itA ì » » / vell a , come ^ C °i me ^ ^ro Je’ destini della nostra fa- abbassare e di adontare. Entrambi intanto son veri. Nel fosse da em d* COt “ ce eterno , in cui nulla veramente primo essa viene da ab particella spesso privativa , e dal 0 togliere , are ’ a p u * nulla fosse lecito o aggiugoere celtico duri eminenza : e quindi esprime un’ ‘ ’ - 1 *- - ' 0 es,a s P ec ’ e d’ insania che non può essere mente contraria a quella di ammontare. Nel ! --J. i-u.. - nd. e dal ted. ila i ich« yo i gid prò- «od es jl :aii) e 1® j'iU-' iOlH II- iato e 1» u» 1 cS i piu o meno importanti. La controversia fra gli adoratori e gli sprezzatoci della Crusca era ancora ardentissima, quando scelsi a mia Sc orta la scienza etimologica per esplorare i peneltali della nostra favella Potei allora avvedermi che in quanto a molti articoli le accuse eran vere e feci plauso all impresa di asterger le macchie , su cui esse cadeano. Ma Tl °n lasciai di avvertire che per molti e molli^ altri erai\ prive di base ; e che 1’ opinione appalesala da venerandi a ccademici era appunto la vera. Limitando lo sviluppo di questa mia proposizione al 80 8 gett o dell ' ' 1 ’ - . . -- rr - — -, - * . ucua proprietà il quale ora mi occupa; esaminerò r.„ 1 0s ! ervaz toni che il Romani a raccolte intorno al voca- della Cr, ad , ! J 1 UKlla t-irusca sotto la lettera A. Esse mostreranno c j..- v Idenza, come sia pericoloso ed audace il portar de- uoni di lingua , allorché non si è data molla cura alle COse etimologiche. come U ^ P r ' no »P>° egli riprende una moltitudine di voci, pleb °L e provengono dal linguaggio gergale della o d-U' 0 fi orenl ina. E pur esse anno orìgine o dal greco bio^ ebraico o dal latino o dall’ arabo. Tal è 1’ avver- idea total- mente couirana a (jucu» **» «— _ secondo procede dalla particella superflua ad, e dal ted. hohn scherno , onta , oltraggio ; e quindi vale , adontare , incollerirsi per 1’ onta , per 1’ oltraggio ricevuto. E questa una metonimia dalla causa all’ effetto. Agghiadai’, e vien da ghiado : ed a parere del Romani , è una delle voci antiquate del dialetto fiorentino. Essa riunisce i due sensi di agghiacciare e di trafiggere : e la Crusca vien ripresa di aver data ragione non del primo ma del secondo. Entrambi per lo meno sono esattamente spiegati. Il primo è dallo slavo hlad che significa fresco, onde biadili raffreddare. 11 secondo è da gladius spada, come ben dice la Crusca. Aggrezzare per agghiadare. « Non si può offrire ( di- » ce il Romani ) altro primitivo che grezzo o greggio , » il quale essendo un aggettivo qualificativo , significante » ciò eli’ è tuttavia ruvido e non pulito ; non corrispon- » de punto alla nozione di ghiado. Aggrezzare pertanto » si può riguardare come uu vocabolo di origine inunici- » pale , e creato dal capriccio della plebe ». In vece trae 1’ origine, come sopra si è detto, dall’ illirico groza , freddo che precede la febbre. Agonia , secondo il Romani , non può significar desiderio poiché deriva dal gr. agon che vai combattimento. Dee per altro osservarsi che il verbo agoniso non solo vale io combatto , ma pur anche io mi sforzo : ed il desiderio ( dice il Lallebasquk ) è un atto della volontà , un certo sforzo dell 1 anima , il quale vien diretto ad ottener qualche cosa. Di piu agonios in greco vai molesto , sollecito : ed il FFolf definisce il desiderio per un tedio ' et o,..„ J** to.co „ « tali. . MT «b* -T- * ‘«"fll £ a bbondantemente , dal lai. ad effumonem , cioè i . abbondanza da soverchi in • ““ta ,a«. e riversarsi $ a josci cioè r a dovizia, dall’ar. joszon che vale opulenza ; a Cum c t c be pur significa abbondantemente, dal gr. mycon 0 5 a sovvallo che vuol dire in copia ovvero smodata- (j Uas j e ’ dall’ebr. subbai esser caricalo o da sabal caricare, £ 0n V0 §La dirsi in tanta copia da-esserne carico ec. Ven- P°scia le osservazioni su di alcune voci particolari. c omu bb ° it inare , a senso del Romani , noti significa ac- ti n . nare i come pretende la Crusca, ma piuttosto far hot U « U ~ » » «11* ? ? _J _i. «5 IJfcJU ViUAl ih y wvx, - ; nia : ed a questa appunto è relativo il verbo agognare. Non fu dunque stravagante rispetto a ciò il Davanzati , allorché poseia in uso. Alfana è vocabolo che il Romani col loca/)- a'proprii ed e finte ri creati dagl individui della nazione .Non so come ignori essere stato preso a mutuo dalla lingua spagnuola che possiede la parola alfana in senso di cavalla salvatica. Allibire per impallidire è secondo il nostro autore , un vocabolo complesso , di cui non si conosce la radice'. e però egli lo bandisce, come inventato in mal punto dalla plebe toscana. Ma è difficile giustificare sì fatta sentenza. Poiché allibire è prodotto dall’ illir. abljediù che vale " ' 1 - - !.. n _ li no. UU p re ’ come pretende la Crusca, ma piuttosto tar tot- i-oicne anion e c [i, u u u u u -,. Va] e at) Ur I 116513 voce deriva dall’ illirico uobehitti che appunto impallidire. Il B è stato traslocato , e la D , co- il gJ ,Unto acc0r » ui 'are. Il Ch si sopprime, come quan- me spesso avviene , è stata convertita in R. L’aoeade- ,t ìotinn arane a. m j a sospettava che codesto allibire derivasse da Ubbia ramo ili ulivo potalo. Ma secondo una delle regole enunciate di sopra , non è da ricorrere a’ tropi e specialmente a’ più ardili , ove necessita non lo esiga. Alloccare , dice il Romani , non può aver senso di - ■ ~n . J; iin» e tir'; a»’ 1 eff! i u» a » 1“ «i» 8 * l V» M V\jU ILI UUH1 V( A1 - -J- - - § r - aruchne produce il latino aranea. g-, a j e Pur consente il Romani che abbottinare equivalga • . Tl .? strCl ammutinare. Nel nuovo Vocabolario della Unii. Pp ’ atJa ° ricordato esser facile che la M si cangi in c° Qs r verità queste lettere sono entrambe labiali e per p et P aei »za soggette a mutuamente scambiarsi. Non sarei bunia r< L sor P reso eh’ altri cavasse abbottinare dall’ illir, c° mb . ca f vai pure ammulinare. Poiché il calcolo delle Ve rse laaz »°ni apertamente dimostra che in due nazioni di- airjjjj ■ a P r obabilità d’incontrarsi ad esprimere una mede- a ai e ea eoa tre lettere identiche , ma variamente ordisca St n a ^ a P r °babilità opposta come ì a 68o, Checche re 1 ° is ervazion del Romani sarà sempre da riguar- ^°>ne assai precipitata. 'HiU laf> ^ CISM AKE per dividere sembra al Romani una voce p e Da,a Dante per bisogno di rima- Sia vero -. è 'f ,l esta f- l ° c ^' a stala tratta dal greco. Poiché schisma in L y Q ln 8 ,la vai anche divisione. Noi ne abbiam fatto *»i 0n t ^y Sc . lsma in significato di separazione da una conni- ,Vr à o '^' Qsa ' perchè quel padre della nostra lingua non L perclp Ul o SU scisma formare il verbo accìsmare 1 e 1 accademia della Crusca avrebbe dovuto rifiu- ée dar Un Ani Voce Sl espressiva e di sì nobile origine? SBa di a y NARE ’ ^ Romani fa colpa all’ accademia della Cru- Vcr dati a questa voce gli eterogenei significati di UVJCVr AR»ti ^ uivxj »* ..... j t adocchiare per tendere insidie, ma piuttosto quello di agire al modo di allocco. Per verità questo verbo à due radici e due sensi. Presso i Napolitani vai guardare con una specie di stupidezza! e può provenire da allocco. Presso i Toscani vai guardare insidiosamente ; e vieu dal sass. lo - can , onde l’ ingl. look diriger gli occhi a qualche cosa, essere in guardia , aspettare. Amattamento per accennamento è per le stesso Romani un vocabolo inesplicabile : ed egli quindi lo reputa di capricciosa invenzione, e però con molta franchezza il condanna uil’obblio. Io mi permetto di appellare di così crudo giudizio. Poiché di sopra ò mostrato che questa voce deriva dall’ iilir. maati che vale appunto accennare. ArraebattAre o sìa affaticarsi è come sopra fu detto , voce tratta da rabolta che nella lingua degl - Illirii vale appunto fatica. Ciò ignorando il Romani ; dà fuori altra condanna. Ei la giustifica con dire che arrabbattare è vo- (7) Dcshlcrinm est taedium ex mora boni venturi, quoti sperato. Psych. empyr. ( LX ) ce bassa. Pur niuno si avvede di codesta bassezza , allorché legge nel Monti Ve' come si arrabbatta està genìa. Arzana’ per arzanale è , dice il Romani, voce smozzicala da plebea licenza. Troppo grossamente ei s’ inganna. Di sopra in fatti si è mostrato, essere appunto arza- nà la parola originaria a noi recata dagli Arabi. Arzigogolo, secondo lui, è voce municipale di Firenze : ed in conseguenza non meritava di essere ammessa nel Vocabolario della Crusca. Ma s’ è veramente municipale ; c’ bisogna pur dire che la municipalità di Firenze sapea molto di greco. Perciocché in questo linguaggio arche vai primato , argos ozioso , e logos pensiero. Quindi arzigogolo è lo stesso che ozioso e vano pensiero , concetto non reale , ma chimerico , fantastico. Arzillo , aggiunge il Romani , è voce d' ignota origine. Da ciò egli deduce la curiosa conseguenza che si può dunque supporre crealo dalla plebe fiorentina , e fatto sinonimo dalla Crusca a rubeslo. lo chieggo scusa al cen sore. Arzillo è dal led. herz , cioè cuore : ed c formato su lo stesso conio che la voce coraggioso. A zonzo , secondo il Romani , è pur voce di origine ignota e spettante al gergo popolare. Ma era facile accorgersi , esser questa una parola , la quale imita lo strepito che fanno le zanzare , mentre vanno vagando. Adunque andare a zonzo è andar vagando coni’ esse. Azzeccare per toccare attaccando vien dall’ arabo azeqa cioè adhaesit , conjunxit. Indi pur viene azzeccare in senso d’investire. Queste adunque non son voci che sie- no state create dalla plebe Fiorentina: cd il Romani à ben torto di condannare la Crusca , per averle registrate. Azzicare per muovere è ripreso dal censore per le ragioni anzi dette , e non senza ingiustizia. Poiché non è voce foggiala dalla plebe fiorentina: ma deriva chiaramente dall’arabo bazza mosse, agitò, squassò. Il C si aggiu- gne , come quando da allumare , balbettare, biasciare, bisticciare vengono affumicare , balbetticare, biascicare, bisticcicare. Azzimare per ripulire è pur voce da assolversi. Poiché prende 1’ origine dalla particella superf. A c dal! il- lir. zamazati imbiancare : e veramente i’ imbiancare è in molle occasioni una maniera di ripulire. Il Muratori tanto più cauto , quanto più dotto del Romani , non è largo di censure verso il Vocabolario della Crusca : ma nè pur lascia di farne delle giudiziose e sagaci , ove il bisogno lo esiga. Se però non ricopre le vere radici ; ei trascorre , com’ altri , in poco giuste censure. Ciò , ad esempio , gli avviene su la parola bizzarro, a cui vorrebbe attaccata , giusta il concetto del popolo , 1’ idea di superbia e di novità di cose , ma ebe in vece la Crusca dà in senso di fiero , iracondo , stizzoso. Bizzarro intanto proviene dal pers. bizar : e bizar equivale a sdegnarsi , stizzirsi , infastidirsi. La Crusca dunque à ragione. Fa meraviglia che gli autori di questo grati Vocabolario per sola forza d’ingegno, di meditazione su’classici e di attenzione al proprio dialetto sien pervenuti a scoprire e nelle voci fin qui esposte ed in altre innumerabili jl vero sentimento, lo sono anzi persuaso che se la face etimologica avesse rischiarato il cammino di quei sapienti accademici o pur de’ loro censori ; o avrebber gli uni evitata la maggior parte de’difetti, in cui sono sdrucciolali, o gvrebber gli altri risparmiata la maggior parte delle critiche. capitolo IV, Come 1 ' etimologie rendati pittoresca la lìngua. Immaginate che privo di cognizioni etimologiche io legga o senta profferire abboccarsi in senso d’inchinarsi, acquattarsi , attillare , avania , avaria , avvenente , ha- digitare , biotto, bubbolare, buzzicare, ruffiano. Per quanto sieno a me presenti le nozioni relative e tutte queste parole , dovrò confessare che esse non forniscono alcun pa- bolo alla mia facoltà d’immaginare. Io non vedrò anzi nelle stesse che un cumulo informe di voci inanimale , a cui I® sola convenzione par che presti uri movimento. Ma co®' patisca 1’ etimologo , e prenda a spiegarmi l’origine di co» 1 fatte espressioni. Mi parrà tosto di scorgere che per u° J sorta di prodigio spiri ad esse la vita. Ei mi dirà che abboccarsi è da bok , oblia degl’ H'j' rii che significa fianco , e da cui viene boesitise catiim 1 ' nare inchinato su ’l fianco. Allora mi dipingerò un uo®° che si piega su di un lato , ed altri oggetti che imitai® questa sua attitudine. Mi dirà pure che acquattarsi vien dall’ebr. qalzar aC ' cortarsi, restringersi : e la persona che si acquatta , si <>*' frirà alla mia mente in atto di abbassarsi , di diminuì 1 ' 01 più die può le sue dimensioni , e di tentare ogni mezz 0 ’ per cui gli riesca sfuggire all’ altrui sguardo curioso. Mi dirà che attillare è dall’arabo teelluf unire, co®‘ mettere , stringere insieme : e nel giovine che si abbig^ con molla attillatura, riguarderò allora la veste eh’è q uaSl unita , commessa e stretta al suo corpo. Poiché la parola avania è dall’ arabo advanon , c '° f ingiustizia manifesta 5 presenta ornai al mio spirito tribù# ineguali e gravosi, venali e torte sentenze , oppressioo 1 ’ soverchierie e vessazioni d’ ogni specie. Avaria è voce derivata dall’ ebr. habar che s u ° nJ partecipare. Mi richiama quindi l’idea di una nave dt® ueggiata , di una distribuzione del danno su’ carichi essa , e però di una comune partecipazion della perdita* Avvenente è dal lat. advenicns colui che si acco 5 # 1 ' Sorge dunque in me 1 ’ immagine di un uomo piacevo^' che mi viene all' incontro , che mi volge il viso rideu 10 ! che mi porge la mano , e che mi dà ogni altro segno ^ cortese e lieta accoglienza. Per un nesso di opposizion 0 ! mi sovvengo del burbero che torce il viso e lo sguu'Q da colui che ne va.-iu cerca , e sembra essere affli 110 non averlo potuto evitare. Codesta seconda idea là piu v '“ va la prima. Bajdiglure o Sbadigliare c dal lat. pandìculari stendersi , protendersi : e panni già di aver presente uomo ozioso ed assonnato , il quale slarga le braccia , sl0lI j } de in più modi le membra , e par che voglia scaccia 1 ' 0 torpidezza crescente. . 1 Il gr. biotevo è il medesimo clic vado in cerca ll _ vitto. Sotto il nome di biotto o sia di miserabile io r ‘ |V viso adunque un uomo , che suo malgrado va d’ alloi* rl °’ e con fatiche e con preghiere va sostenendo parcaine llie con rilento la vita. Il nome bubble vale in inglese una vescica di ac<[ ll *j Quindi il verbo lo bubble , come il nostro bubbola^ e dà l’idea di un astuto che mette fuori delle vote c ve» 10 parole , e cosà illude la credulità , inganna c guadag 118 ^ Buzzicare vien da buzz altro vocabolo inglese 0 significa rombare al modo delle api : e sotto questa 1 ^ tanto semplice, tanto naturale e tanto viva mi rappr eSCl [ei un individuo che va spargendo delle voci sospettose e seg*° Ruffiano vien da rufeti che in tedesco vai diri' ^ re. Non può dunque profferirsi senza clic venga 1’ iti®* eÉ un uomo degradato , il quale chiama avventori all e c fj 9i di piacere , o proccura alla lussuria persone atte a sfog al u , Cosi diviene manifesto che la scienza etimologie 3 ’fj, ta aspetto alla lingua , e le proccura un movimento , un Acacia , una forza che non può sentirsi a bastanza.^ ]j Or tutti i concepimenti dell' animo, in forza de 5 si agisce , son corrispondenti a delle voci : e per appunto di esse si legano , si ordiscono ed acquistai' 0 .^,,, ma. Quindi è facile comprendere che le cognizioni elt logiche debbono avere influenza non solamente su I a .» (i stezza , ma pur su la vivacità delle arti d’immagini 10 capitolo v> Altre utilità grammaticali dell' etimologie • Una delle utilità più rimarchevoli della scie» 2 ® jj^ inologica è quella d’insegnare , come in qualuu<| ue (L: •na alcune poche radici sieno atte a fornire un’ infinità di vocaboli. Da ogni data espressione sa ella condurci alla sua origine prossima , da questa ad altra più remota , e talmente alla prima. Cos'i tutto il meccanismo de! lin- guaggio s j spiega. Così facilmente s 1 impara che malgrado ® P r °digiosa varietà degl’ idiomi che distinguon le nazioni ’ e che sembran fatti per opporsi alla loro miscela , si is cerna in tutti un solo scheletro di espressione vocale , Una ce rta forma comune , la cui esposizione costituisce la firatnmatica generale o filosofica. Così anzi si apprende di fi ua j modo i linguaggi sien venuti a formarsi , e di qual odo sien giunti o sien capaci di giungere alla lor tnag- 8 ,or e eccellenza 1 Per un corollario naturale di così fatta teorica colui C le cerca le radici di una lingua derivata , non dee contentarsi di conoscere su de’ soli dizionarii tutte quelle che per avventura abbiano influito a formarla, lo non nego *e talvolta con assai picciol cangiamento abbiarn tratto il nome dal nome ed il verbo dal verbo. Ma più volte ancora da n n verbo ci è piaciuto trarre un nome ; da un ^uiplice aggettivo abbiamo tratto il sostantivo: ed abbia- 1110 ancora ridotta un’ intera frase ad una voce. Di ciò si Son dati più esempii ne’precedenti capitoli. Nò pur siamo stati costanti a dedurre le parole da certi casi di un no- rn ® 0 da certi modi di un verbo. Molte volte , per esem- P 10 i la radice è cavata dal nominativo singolare. Ma pur cane è da cynos genitivo del gr. cyon : ed abate è dal- ebr. abbotti plurale di ab padre. Spesso spesso abbiarn dedotto Pinfinito italiano dall’infinito latino. Ma si è visto' intanto che bruciare è da perussi io bruciai. Ove la Radice del vocabolo sia nella lingua de’ Greci ; si à costu- ln e di trarlo dalla prima persona del modo indicativo. As- sai volte ciò riesce : ma in altre somministra delle derivazioni disadatte. Egli è uopo allora ricorrere al così dette verbale , al futuro , al preterito del verbo , o ad altro ntodo che fornisca una radice più isofona (8). Nè si trova sempre vera la dottrina del Leibmitz che preferisce t “npeiativo. A lutto ciò si aggiungali le protesi , le pa- ra gogì } ] e sìncopi , le aferesi de’ vocaboli e tutte io sora- *pa le mutazioni , di cui si è discorso in altro luogo. Si eleverà quindi ad evidenza che P arte etimologica debbe quasi sviscerare le lingue produttive per trovare in esse i puncipii della generazion delle voci. Il presidente De Brosses è andato persuaso che a forza di cercare negl’ idiomi conosciuti le radici desiderate, e determinando le dizioni , di cui resta ignota f origine ; si possa in queste ravvisare le sparse c tenui reliquie de’ liti- 8 u aggi perduti. La speranza di ricuperarli per un mezzo fatto non mi sembra, a dir vero, punto atta a lusingare a curiosità de’filologi. Farmi al contrario verisimile che Del progresso di quel tempo , per cui Multa renascenlur, qua e jam cecidere, cadenlque Quae nane suiti in honore , e investigazioni etimologiche potranno arricchire gl’ idio- 1131 tuttora viventi di nuove e belle dizioni- Poiché molte ne presentano i particolari dialetti che non sono state autorizzale da insigni scrittori , ma che nobili per origine , Gradevoli per suono ed importanti per senso si faranno un fi'oruo a reclamare cittadinanza e patrocinio nella lingua «udita ( 9 ), capitolo vi. Come V etimologie possan giovare ali'istoria. Nel corso della prima sezione si è lungamente mostra- ?> c °me le parole pertinenti a diversi linguaggi , le quali sieno conformi per sentimento e per suono , facciati fede Ddubitata della comunicazione de’popoli. Io credo di avere , , (8) Vedete nel nuovo V ocabolario universale le voci asparago , armai il Ucfarosisle ec. ■ e paragonate le nostre etimologie a t ll -ue fin qui date da altri scrittori. - Affi Vedete , per esempio, le voci rapportate alla nota 12 della * . Zl ? ne a l Vocabolario universale. Molte di'esse anno i requisiti inditi ma testo. Ma si potrebbe aggiungi rne altre molte, SJ) sparso su quest’ oggetto importante una nuova e grande chiarezza co ’l sottoporlo al rigore del calcolo algebrico. Ma intanto il BoChart , il Vico , il Mazzocchi , il Mar- torelli , 1’ Appemdini ed altri sommi eruditi avean mostrato a bastanza , come le cognizioni etimologiche sien giovevoli a provare le trasmigrazioni de’ popoli , le fondazioni delle città e mille cose relative alle loro instituzioni ed a’ loro costumi. Si è giustamente sospettato che le parti de’ dominii russi più vicine all’ America F eran congiunte una volta ; e clic ne vennero staccate da qualche strepitosa vicenda , di cui la istoria più remota non ci à serbato il ricordo. Questo pensamento è sostenuto da certe somiglianze de’dia- letti che tuttora rimangono in quelle terre or divise dalla interposizione del mare. Oltre allo sparger molto lume su’ grandi avvenimenti politici e su’ fenomeni fisici , 1'etimologie posson rischiarare pur de’ fatti speciali e se così può dirsi, minuti. Di questa specie son le cose che son venuto narrando intorno a Parlenope , a Roma e ad altre città celebri presso gli antichi scrittori. Poiché le origini ebraiche de' primi nomi die s’imposero a questa nostra città, rendon sicuro che ella ebbe a primi fondatori i.Fenicii. L’etimologia ellenica di Roma ne fa certi che al tempo , in cui questo nome fu imposto , di già esisteva un commercio fra gl’ Italiani ed i Greci. Si è dubitato , se Calais fosse o no il Portus Iccias , nel quale Cesare imbarcossi per condursi in Inghilterra. Ma il francese cale è un pendio che si là in su la spiaggia per facilitare lo sbarco delle mercanzie e degli uomini. Si vede che lecius à presa forma di 1$. Quindi Calais torna al medesimo che a quel famoso Por- tas Iccius. Si è ben anche preteso che 1’ aulica Samaro- briva fosse stala situata nel luogo stesso di Amiens. Ma può decidersi che in vece sia divenuta Bray-sur-Sornine o sia Briva ad Samarum. 11 signor de Valois à in latti dimostrato che codesto briv sia vocabolo di origine celtica , il quale à il senso di ponte. Indi il sassone brio , 1 inglese bridge , ed il tedesco briicke , parole tutte che anno il significalo medesimo. Bray-sur-S orarne c dunque lo stesso che pons ad Samarum. Or l 1 antico ponte su quel fiume non è già presso ad Amiens, ma presso a Bray-sur- Sornine (io). A mostrare l'utilità che la nostra arte etimologica arreca alla istoria , può allegarsi un altro argomento. Esso è che la prima costringe il filologo a studiar la seconda } e che 1’ una non può spacciare le proprie scoperte senza illuminar gli studiosi in ordine all’ altra. Spiegherò questo pensiero con varie guise di esempii. Addobbare è dal sass. dubbun , onde F ingì. io dub promuovere taluno alla dignità di cavaliere- In questa occasione solenne le sue vestimenta erari magnifiche , le sue armi pompose. Uno o due cavalieri veterani legavano alle sue calcagna uno sperone di oro. Quindi fu F uso di chiamarli cavalieri a speron d' oro. Di più il candidato incominciava ad aver ornato il cappuccio di frange pur d’oro: e parimente d’oro aveva ornata l’impugnatura della spada. Così egli si diceva cavaliere addobbalo : e quindi venne che addobbare fu poscia ritenuto nel senso di ornare (i i )■ Agata , pietra preziosa , à ricevuto il suo nome da Acute o Agate , fiume di Sicilia oggidì chiamalo Drillo. Perciocché la prima volta fu scoperta in quel sito. Agostaro è moneta di oro che fu coniala in Sicilia sotto il regno del famoso Federigo II. Essa aveva in una faccia F effigie di Augusto , dalla quale prese il suo nome : dall’ altra aveva un’ aquila ed il nome t rideiucds. Alfonsine vengou dette alcune tavole numeriche assai conosciute fra gli astronomi. Enron esse compilate per ordine di Alfonso X. re di Castiglia : e da luì per I appunto desunsero il nome. Amatista ò stata così delta , secondo scrive Aristotile, dal gr. a priv , e da melhysco io m’incbb.io. Per- (i 0 Vedete il Me Buoss :i, Traile cc- Voi. 3. pag. aji. (i i) Muratori dissert. 53. LXII ciocché era opinione che la] pietra impedisse i tristi effetti del vino. Questo pregiudizio avea voga non solamente fra il volgo, ma pur tra’Magi della Persia. Amianto sostanza lapidea , disposta vagamente in fila più o meno sottili. Essa serviva agli antichi per una tela incombustibile che avevan 1’ arte di trarne , ed entro la quale raceoglieano le ceneri de’ cadaveri. Ammoniaco è una gomma resina la quale stillava da una ferula che allignava nella Libia presso il tempio di Giove Amatone. Dioscoridk c’insegna che perciò fu detta ammoniaco. Barbassoro , uomo d’ importanza , dal lat. valvassor. Così ne’ mezzi tempi norninavasi un nobile , il quale teneva il suo feudo non direttamente dal principe , ma da un barone del regno. Fu detto in tal guisa da valva porta , sia perchè ne’ giorni festivi ei fosse in guardia alla porta delle stanze reali , sia perchè in vece custodisse le porte del regno (12). Blasone è voce provenuta da un 1 antica usanza de’ tor. nei. All’ arrivo di ciascun cavaliere 1 ’ araldo dava fiato al suo corno ovvero alla tromba : ed annunziava ad alta voce le armi di lui. Ora in ted. blasen significa soffiare , e das horn blasen ovvero die trompete blasen suonare il corno e la tromba. Staccando questo verbo dal resto delia frase ; si congegnò la parola blasone per indicar 1’ arte di formare o pur di conoscere le armi gentilizie. Carrella su ’l principio fu detta una tenda , nella quale i re di Francia che andavano a guerra , usavan di tenere in serbo con molte altre reliquie la cappa di San Martino. Perciocché molla divozione avevan per lui eh’era stato soldato: ed in lui quindi riponeano la piu grande fiducia. Il nome di cappella derivato da tal cappa fu poscia applicato per catacresi ad ogni chiesina , oratorio , o luogo sia ne’ tempii , sia nelle case private , nel quale fosse un altare da celebrare la messa. capitolo vii. Come V etimologie possan giovare alla favola. ■» Co ’J soccorso delle spiegazioni ( dice il presidente » De BroSses ) che il Bochart ed altri autori versati -» Delle antiche lingue di Oriente ci an fornito de’ termini » di questi idiomi , non sarebbe forse difficile il mostrare, » se ne fosse questo il luogo , che lutti i nomi delle an- }> tiche divinità esprimono una sola e medesima idea re- » lativamenLe al sole ed agli astri , ovvero agli epiteti che y> a’medesimi si davano (i 3 ). Senza guarentir questa teorica in tutta la sua estensione , non ripugnerò punto ad ammettere che gran parte delle favole , de’ pregiudizi! religiosi , de 1 nomi di divinità e de’ riti arcani o solenni siensi sparsi dall’ oriente all’ occidente del Globo. Poiché malgrado la vanità, di cni non ebbe mai difetto il popolo greco , ei confessava volentieri di aver apparate le lettere da genti fenicie ed i suoi filosofi ebber sempre in grandissimo pregio la sapienza de’ Persiani e di altri popoli posti verso quelle regioni. E anzi fama che imprendessero penosi e lunghi viaggi per essere in caso di attingerla. Potrebbe anche mostrarsi e con la testimonianza de’Greci e co’l metodo indiretto, di cui si è tenuto proposito nella prima parte di quest’ opera , che molte parole spettanti all’ antica lingua persiana , alla zendia ed alla pelvia facean parte della lingua greca. Tutto ciò rende verisimile che dalle prime a quest’ ultima sieno emanate molte voci pertinenti alla teogonia ; e che malgrado il passaggio di molti e molti secoli si possa ancora riconoscerle. Il Plcche non dubitando che 1'espressioni mitologiche adottate da’ Greci sien d’ origine fenicia ; si è sforzato di provare che per la maggior parte sien simboli del cambiamento delle stagioni, delle fasi della luna e de’ lavori (79.) Vedi vafvassor nello Spezius*. (i 3 ) Traile de la formation , ec. Voi, 1. pag. 79. agronomici. L' etimologie eh’ egli adduce , non son sufficienti a provare la generalità del suo sistema. Rendon per altro manifesto che almeno qualche parte dell’ antica mitologia siasi formata su ’l conio , del quale egli dà idea. INon è questo il luogo di discutere fino a qual punto i sistemi con tanto ingegno immaginati dal De Brosses e dal Pluche possan credersi veri. Molto meno mi è dato di menzionarne degù altri che an pure avuta la lor fama nel mondo erudito. Ma in generale può dirsi che abbian tutti la macchia di un’ esagerazione visibile. Tutti dan troppo all’ influsso delle nazioni straniere : tutti suppongon troppo sterile la pur viva e feconda immaginazione de’ Greci. Per contrario se molte cose essi presero in prestito ; egli è pur troppo naturale che ne abbian molte create. Il medesimo può dirsi de’ nostri antenati Ialini. Poiché facendosi 1’ analisi della loro ricca favella con le regole esposte nella prima parte di quest’ opera ; egli è faede avvedersi che più e più voci spettanti alla lor credenza religiosa essi tolsero da’ Greci , più altre dagli abitatori più vicini all’ oriente , e qualche cosa pur anche dal settentrione di Europa. Ma molte e molte ne trassero dal proprio lor fondo, e l’enuneiaron con parole e con frasi lor proprie. La dimostrazione di tutto ciò richiederebbe essa sola un assai lungo trattato. Basterà al mio proposito il registrare alcune voci che mi porranno in caso d’indicare in quante Varie maniere la conoscenza delle radici possa rendersi utile alla mitologia. Abadir nome di una pietra che Rea presentò a Saturno in luogo di Giove , perchè senz’ avvedersi del cambio la divorasse. Yieu dall’ ebraico o fenicio eben pietra ed addir ampio , forte. Amadriadi eran dette certe specie di ninfe che avea- no stanza negli alberi. Era opinione comune che con essi vivessero , e con essi morissero., Il loro nome è dal gr. hama insieme, e drys , dryos rovere, quercia. Elleno di- stingueansi dalle Driadi che non avean con gli alberi connessione di sorta , e che pure avean nome dal gr. drys , dryos. Parimente le Oreadi , ninfe de’monti , eran cosi dette dal gr. hjros che pur monte significa. Le Napee o sia ninfe delle colline e de’ boschi , prendon nome da na- pos che vale bosco, caverna. Le Najadi , ninfe de’ fonti , ricordano il gr. naio che vuol dire io scorro. Così delle altre. Amaltea , figlia di Melisso re di Creta , ebbe cura della infanzia di Giove. Altri pensava che Amaltea fosse stata una capra , la quale co ’l suo latte avesse nutrito quel nume. Intanto il verbo amallhevo vale in greco io nutrisco : e non è forse tratto d’ altronde che da hama. con , ed altkeo io cresco , nè altra cosa significa che fo crescere con 1 ’ alimento. Ciò ne salva dal bisogno di ricorrere al fenicio che à pure la voce aman in senso di nutrire. Amazzoni , preteso popolo di donne guerriere. Si ere- dea che fin dalla infanzia si bruciasse loro la poppa destra , perchè non fosse d’ impedimento a trar l’arco. Il loro nome è dal gr. a privai, e da maios mammella. Ambracio fu un giudice , del quale Ovinio favoleggia che fosse cangialo in pietra. Ma questo nome risulta dal gr. ambe prominenza , ciglione e da rachia rupe battuta dalle onde. Più e più altre finzioni di questo genere furono immaginale dagli antichi. Essi dicean , per esempio , che Ascalabo fu cangiato in lueerta , Dafne in alloro , Lieo in lupo. Ma in gr. AscalaboS significa appunto una specie di lueerta , daphne significa alloro e Lycos lupo. Ambrosia era creduta il cibo degli Dei o sia degl' immortali. Era così detta dal gr. a privat, e da brotos mortale. Bassareo , soprannome di Bacco , è chiaramente prodotto, siccome insegna il Bociiabt, dall’ebraico balzar che significa vendemiare. Una moltitudine grande di altri soprannomi degl’ Iddii à radice nel greco o nel latino: e trovasi spiegata con la necessaria distinzione nel Vocabolario universale. ( lxiii ) Bona, nome dato da’Greci a Cibale, a Rea, à Cerere, a e ad altre divinila , nelle quali adoravan la ter- la ' E dal gr. bunis terra piena di elevazioni , o da bu- nos colle. Cariti , in greco charites , sono il medesimo che le t azie. Elleno an nome dal gr. charis che per 1’ appuulo a grazia , venusta , eleganza : e sono Aglaia , Tcìlia ed '“/rosine. Aglaia in gr. vai gloria , allegrezza , voluttà, al miro n..,,;» „ -ii„ - ( ]j bellezza che deriva , 'pure grazia e quella specie an ornamento. In fatti aglaizo significa io adorno. Tha- la 111 gr. è il medesimo che stalo florido della vita : ed ,n vero thaleo vai fiorisco, sono in vigore. Eufrosine fi- tumenie è dal gr. evphrosyne che vale allegrezza. Queste tre Grazie costituivano il corteggio di Venere. Poiché a bellezza non ispiega tutta la sua efficacia e ’l suo lu- slro , se non è accompagnala dalla grazia. Riceve poi gran parte del suo incanto dalla coltura cd ornamento ; alla floridezza della età e della salute : e da quella piacevolezza che nasce da letizia. Niuna favola è più gentile - meglio ordinata che questa. Musa è dal greco musoo io erudisco. S'immaginava ,n lattiche le Muse fosser figliuole di Mnemosine : mne- niosyne in gr. vai memoria : e la memoria è depositaria a >la erudizione. È uopo confessare che una sorgente eo- P’osissirna della mitologia è la personificazione , e special- In etite quella che rinchiude delle allusioni intellettuali , ferali e politiche. Ciò risulterà ancora dall’ esempio seguente. , Pallade, dea della guerra, era la stessa che Minerva ea della sapienza- Non panni eh’ ella abbia ricevuto il s,l ° nome dal gr. palliti vibrare. Poiché armala di asta ,10| i venne ella rappresentata , se non quando la imma- g'uazione l'aveva già finta: e nell’ atto stesso , iu cui la Use, dovè anche nominarla. Egli è anzi probabilissimo che Upn la finse altrimenti che personificando 1’ idea del fe- UU'io pillel. Questa voce vai pensare , giudicare , arbi - , are i esercitare le funzioni di giudice: e panni atta a ' ar conto di tutte le note essenziali di tal persona chi me- r 'ca. Siccome ella è il giudizio , il buon criterio , la ragione ; cosi non è meraviglia che dagli antichi fu creduta ia dea della sapienza. Siccome esercita i giudizii, siccome re ude ragione fra’ cittadini contendenti e fra le nazioni di- scordi; cosi è uopo che abbia mezzo di proceurare rispetto le proprie sentenze , e che quindi sia armata. e i Ma poiché intanto rappresenta nel tempo medesimo ia saviezza e la forza ; poiché l’ una e P altra provengono alle creature intelligenti dall' ente supremo 5 perciò g 1 antichi immaginarono clic perfetta ed armata foss’ ella S .cita daf cervello di Giove. Tutto ciò è confermato dalla dat!t° °^’ a Minerva. Il Vossio in faLti ne avverte che 8*i antichi Romani ella diceasi Menerva. Egli aggiunge ( j, e questo nome è dal verbo monso io ammonisco, on- essi trassero meneo - -, ...enervo e promenervo. Di tutte da S,t fì voci egli reputa radice il gr. menos. Iu effetti è e flettere che codesto vocabolo significava ad un tempo ^nte ed ira. Era dunque atto ad esprimere che Mi- fva presedeva ed alla sapienza ed alla guerra, tun SI fatto modo di spiegare attentamente applicato a e e le altre parti dell’antica mitologia non presenta in Sg 4 .*1 prodotto di un disegno premeditato e costantemente ri f"°, che non può in vero supporsi senza molla inve- uuglianza ; ma un cumulo di nozioni occasionate da te rf e 6 var ‘ e circostanze , indiritte da varii luoghi e solamente tion^ credenza religiosa. Nel seguire questo piano Unii'. 3 •*' ‘"gegno > piaceri, i quali possono sgorgare dalla Uj o | a ais tematica : ma à quello almeno di evitare dell’ eli- ,i‘°S‘ e dure , delle supposizioni arbitrarie e delle altre ** al corso naturale delle cose. Scr 'no^° n cenno dcM’ ajuto che 1’ etimologie ci fornicai 1 '«tendere accuratamente il senso de’ nomi , con str un ' anl ' c ^' esprimeano le loro feste , i loro riti , gl i- p ■ ?® nl ' addetti al loro culto e cento altre cose si fatte, 'cne da il volume di quest’ opera ; e dall’ altra il Vocabolario della lingua italiana potrà soddisfare ampiamente la curiosità de’ lettori. CAPITOLO Vili. Come l' etimologie sieno utili ad intendere il linguaggio degli artisti , degli scienziati e de' dotti. O’ confessalo che più voci pertinenti alle arti sono inventate ad arbitrio. Ma ò pur anche avvertilo , che ve n’ à al contrario moltissime le quali anno una radice più o meno discernibile ; e che sovvenie è uopo ricercarla nella lingua de’popoli, i quali introdussero gli oggetti , a cui sono relative. O’ parimente mostrato quante voci scientifiche noi ten- ghiamo da’ Greci , e come anche non poche ne abbiamo tratte dagli Arabi. Nella medicina esse ridondano : e mai non parla dottore che per bisogno , per fasto o per oziosa abitudine non ne metta fuori gran numero. La lingua greca è la base del nuovo linguaggio chimico introdotto da Lavoisier , da Fouucroy e da’ lor socii. E’ parimente la base del linguaggio relativo alla istoria naturale introdotto da Linneo : e forma quella del sistema metrico eh’ è in uso nella Francia. Molte e molte voci legali au la medesima origine. Tali sono amnistia , anaclogisto , annerisi , analocismo , anticresi , enfiteusi , ipoteca e simili. Ma ad ogni passo gli antichi giureconsulti romani aman di chiarire o di provare le loro sentenze o con semplici spiegazioni o con argomenti etimologici. Meritamente quindi 1 EverArdo collocò 1 ’ etimologie fra’ cosi delti luoghi legali (itj)' Non è da dire quante voci pertinenti alla teologìa ed alla istoria ecclesiastica sien pervenute a’ nostri usi dalla Palestina e dalla Grecia: e v’à tra esse di quelle che si ascoltali tutto giorno nella bocca del popolo. Tali sono angelo , anticristo, antifona , apocalisse , diavolo, epifania , eucaristia , pas<]u commosso. ladagh appo gli e lei V M conoscere , percuotere ed anche ferire. Molte otte parole che ne’ diversi idiomi son consacrate ad tin "ì" 1616 d dolore e ’1 piacere, menan direttamente 1’ e- p | °S° a delle cagioni esteriori , da cui or 1’una ed or „i p S d .' c I ues te sensazioni dipende. Cosi tzir , con cui 0 ^brei dinotano il dolore , vieti da tzor selce acuta , Pu^i 0 C0 ^ te Eo. Il dolor de’Lalini, cliecchè altri ne dica , de’G ^• lS ' dai gr. dolon sega,, spada, pugnale. li gargalizo reci vale al pari io solletico ed io sveglio I’ allegrezza. 4. Lallebasque innoltre dimostra che tutti i nostri j fr 11 s ' r Iducouo a distinguere una nozione dall’altra. eLto d verbo bun adoperalo dagli Ebrei nel senso d’in- h/// Pre P‘ ir c he provenga da ben , che significa tra. Ttiin- p de’ Latini annunzia un’origine di molto simigliatile. risulta da inter fra, e da legere scegliere : e non taiìi SC£ d ta 0ye manchi distinzione di cose. I Tedeschi no- aao d giudizio co’l vocabolo urtheil. Codesta voce vien p Ur segno di precedenza e di origine, e da theil parte, ì)ai ,.‘ loue - Quindi giudizio è per essi una divisione origi- Eii i ’ Una se g re n az ' 011 primitiva , un principio di parte. t l; _ a ^'ente il criniti de’ Greci à il duplice senso di giudi, calcolo care e di distinguere. I e §go pure nel Lallebasque che il raziocinio ed il Jp ' non sono altro che specie di un medesimo genere, n P Uo Quindi osservarsi che fin da tempo antichissimo Ve ‘ e operazioni sembrarono in maniera connesse die sov- » i| tur °uo indicate con uno stesso vocabolo. » In fatti „ no R ^ Tl oci5oa de’Latini ed il logariazo de’Greci vaglio- )i n»- 1 ? ra Sdono ed io calcolo. Può lo stesso dirsi di hcesb a b P ar ola degli Arabi ; lo stesso del loro huspan e dell’ c- LL ■ 7 T7» 11 Tll •? 7 „ ’ « « \ ___ „ . la,co hhasciab. Presso gl’Illirii razloxiti congiunge pur dl ““ r — : che razloxnik vai ragionatore e corali St ' r '5i , ond e Ad? ^ 2 °)’ r 0ll)j ,L,l a maniera medesima il LallebAsQ.uk rischiara i teo- ® | b , io 1 | C ^ a - t ' V * a ^ a v °I° ut E:edassai bene dimostra che la scienza U;, i !°§ 1Ca è ornai uno degli astri i ipuali rischiarano la fiioso- e pensiero. capitolo xt. Quadro u Seiierale delle utililà che si cavano'dall' etimologie. Piacevolezza dì si falli sludii. a l'a noz '°n‘ etimologiche po-rgou molti e grandi njuti *<>.< & U ' la del discorso j se con questo mezzo retiifica- 1 Ol b»scono ed aguzzano 1’ islruinento del aguzzano Co, niu J } > ì|, l ^ iLiEBAS, }VE genealogia Ut] pensiero , Pvcub. II. pensiero ; se estratto ragiona quasi pongono al nulo il sistema di ogii lingua, e T insegnano in qual guisa sia venuta a formarsi ; se da torpida , fredda e scolorila eh’eli’era , la rendou viva, calorosa e sovranamente pittoresca! se danno lumi preziosi alla mitologia , alla istoria , e che più importa alia stessa filosofia del pensiero ; se molti errori prevengono -, e molti pure n’ emendano in quegli oggetti medesimi i quali si attengono al culto ; se davvantaggio promuovono in molti modi lo studio ed estendono la conoscenza delle cose naturali 5 e se finalmente accomunano a buona parte del popolo, il linguaggio degli scienziati, degli eruditi e degli artisti j ciii mai potrebbe aver dubbio che sien tra’ mezzi più atti a dilatare ed accrescere la civilizzazione degli uomini ? Non ultimo vanto delia scienza, delia quale mi occupo, è la necessita di meditare e di apparar molle lingue, la facilita di diffonderle co 1 ravvicinarle alla propria, e la capacita che proccura di moltiplicare le relazioni con le genti stranierei Ma v’ à un vantaggio che io reputo non inferiore a tutti quelli , di cui fin qui ò ragionato. Obbligali a riandare le nostre antiche memorie , noi ricordiamo ad ogn’ i- stante che abitatori del suolo , nel quale ora viviamo , furono un tempo de’ Romani , de Greci , de’ Eenieii. Noi ricordiamo le arti , le produzioni scientifiche , le vittorie, il commercio e tulio ciò per cui montarono alia più aita rinomanza. Eredi di una parte, comunque alterata , delle lingue eli’ essi usavano , allorché erano ad operare codeste meraviglie ; si rieccita ne’ nostri cuori, il desiderio del grande. Noi sentiamo fortemente Ja necessità di provare che se noi Italiani sovvente fumino infelici ; non meritammo, giammai di esser creduti degeneri. La nostra fantasia per verità si annerisce , allorché (rovinilo nella nostra lingua tante vesligie e sì profonde della incursione de’ barbari. Ma sorge allora da se stessa l’ opportunità di riflettere che i nostri padri non cedettero a questi feroci stranieri , se non quando abbandonarono la severità delia disciplina ,. f amore del ben pubblico e la -semplicità de’ costumi. Cosi il ricordo degl’ iufortuuii si cangia in mezzo di saviezza. L)’ altra parte la nostra lingua è pur debitrice di alcun preg o a quella de’barbari. Perciocché mescendo la durezza delie loro dizioni alia soverchia mollezza di quelle d’altra origiue ; à potuto in fine comporne una favella delle più gentili e per avventura la più musicale die sia mai esistila nel mondo. E ora inutile indagare , se la scienza etimologica sia tediosa o piacevole. Legala a tulle le arti , vincolata a tutte le scienze , sicura ne’ suoi prineipii, atta ad inspirare fiducia su ,de’ suoi risuliametui , feconda d’ utili ricordi , e fatta per promuovere in mille guise i progressi dell’ u- zuana coltura ; dee presentare ad uno spirito rettamente disposto una l'olla di piaceri. Ma una scienza che penetra nelle origini delle parole o sia nelle cause di esse,ne à uno sua proprio che può bastar da se soio a procctnarie seguaci. Quasi naturale al nostro cuore è il desiderio di conoscere le sorgenti delle cose. Esso incomincia a svilupparsi ne’ nostri anni più teneri: e più o meno forte, più o meno efficace, accompagna la vita umana in tutto ii suo corso. Quindi uno de’ maggiori e più squisiti diletti è quello clic in noi nasce , allorché ci è dato di appagare un’inclinazione sì falla'. Felix qui potuti rerum cognoscere eausas. CAPITOLO Xtr.. Osservazioni su 7 nuovo Vocabolario universale delia lingua italiana,. Ciò eli’ é stato da me detto ne! precedente capitolo, è ornai bastante a presentare in tutta la sua importanza l’impresa d’ inserire le spiegazioni etimologiche al nuovo Vocabolario della lingua italiana (et). Ma l’avrò io mondata ad effetto con sulììciente.dcstrezza? Avrò io-commessi dagli errori? (21) XI conto) ia impresa è stata tcnuta dagli trudilissùni Grassi, Parenti, Pezzànà. ce. c la bontà,, con cui oblino van partecipando* i loro lumi a’compilalori eli questo vocabolario, è stato ed è uno ile’ maggiori 1 incoraggiamenti che io abbia ricevuti nel mio malagevol lavoro, E sono p ire gratissimo agli estensori dell’ Antologia di Firenze per ciò che iu più oc- neiiioi ,as dissero favorcvolmeute,massime per la. parte che mi riguarda- I LXVI » Il metodo di non errare ( diceva Pascal ) è ricercato » da lutto il mondo. I logici fan professione di condurvi. •}> l geometri soli vi arrivano : fuori della loro scienza e di w ciò che 1’ imita , non v’à di vere dimostrazioni (•22). Non esaminerò fino a qual punto questo giudizio sia esatto. Nè pure è mio intendimento il prendere a mostrare , in che la scienza etimologica imiti la geometria, e fino a qual punto può dirsi che ne partecipi i vantaggi. Ma se qualche cosa la imita , e quasi mostra di confondersi interamente con essa ; è la fisica mattemalica contenuta ne’Principii della filosofia naturale del Newton. E pur Gio: Bernoulli scriveva un giorno al Lf.i- bnìtz » La seconda edizione de’Principii del Newton , « di cui si aspettava la pubblicazione nel passato novembre, ■» non vena a luce , se non in questo mese di febbrajo. » Cosi mi scrive il Moivbe. La cagion di questo ritardo » è senza dubbio che il mio congiunto discopri al N-ew- » ton alcuni degli errori teste mentovati e da lui non av- » vertiti : e così gli dette agio di rivederli , di correggerli » e d’inserire al libro che quasi già tutto era stampato le « tavole delle correzioni. Per lo che il Newton fe’ rendermi » dal mio congiunto i suoi ringraziamenti, perchè a tempo » opportuno n’ era stato ammonito. E pur molto manca che » io gli abbia indicali tutti gli errori che avrei potuto. » Dopo ciò niun uomo sensato vorrà pretender da me , che in un’opera sì lunga e sì piena d’indagini , com’è quella , di cui parlo , in un’ opera che abbisogna di sì vasta lettura , di sì tenace memoria e di sì fine e sì destre combinazioni mentali io abbia evitato ogni errore. Alcune riforme ò già fatte in riguardo alle radici di alcuni vocaboli (23) : e ne ò ragionato in quest’ opera. Poiché mi sono avvenuto in parole straniere che dianzi m’erano sfuggite , o che io aveva rifiutate , ma che dietro altre indagini e riflessioni* sovraggiunte ò veduto acconce al mio scopo. Egli è molto verisimile che degli altri miglioramenti io faccia nel seguito. Io sarò mollo obbligalo a chi abbia la pazienza di alleggerirmi tal pena con l’illuminarmi su gli abbagli , cui non ò portato il pensiero. Egli sarà giustificato da que’principii medesimi che io espongo in quest’ opera ; e non mi parrà che altro faccia , fuorché pro- (22) Pnscccs, Voi. 1. pag. 5i. Londres 1785. (xt) Per os. borro, bricco, abbottinare, in senso di ammutinare. muoverne con la sua dottrina e co’l suo molto avvedi* mento 1’ applicazione più esatta. Si vedrà di questo modo in tutto il suo lume 1’ utilità dell’ ultima regola di filosofare del Newton. Nè questi saggi amorevoli e moderali censori confonderò io co’ tapini, che simigliatiti alle tarme cercano i libri per roderli , o che al modo di altri insetti vanno in busca di lordure per farne Ior pabolo. Il concetto delle macchie che per necessità di circostanze o per mia propria debolezza saranno impresse al mio lavoro , non va per altro sì innanzi , che mi renda pusillanime. O la voce della mia coscienza stranamente m’inganna : o la più parte dell’ etimologie da me poste in veduta mena seco 1’evidenza. Molte altre preseutano una tal verisimiglianza , qual può e debbe appagare una ragione tranquilla. Il carattere di tutte è un’ analogia fra le radici e le parole derivate assai maggiore di quella che no 1 libri di tal fatta era comparsa finora. Se avessi potuto annunziare su di ciascuna dizione i ragionamenti da me fatti ; se relativamente a ciascuna avessi potuto mostrare, perchè io abbia preferite alcune origini ad altre ; avrei dato al mio lavoro un’ assai maggiore consistenza , ed un’ assai maggiore chiarezza. Io ù cercato di supplirvi il più che ò potuto con la presente operetta : e mi auguro che in molte parti vi sia riuscito a bastanza. Essa per altro non toglie il giusto desiderio di un gran vocabolario che sia specialmente consacrato alla parte etimologica ; che giustifichi ad una ad Una le radici già esposte ; che ove no ’l può , le corregga 5 e che aggiunga le mancanti. Quest’ opera che da lungo tempo è sospirala da’ saggi , va ornai considerata come uno de’ maggiori doni che si possa fare alla Italia. Può guarentirsi 1 ’ immortalità a quel filosofo erudito che saprà rettamente eseguirla , e ad ogni uomo generoso che saprà facilitargliene i mezzi. Ma allorché la mano della ricchezza dee guidare il cocchio della scienza ; il premio della còrsa resta sospeso lungo tempo nell’estremità dell’ aringo. Io distratto da mille cure per lo più pesanti e nojose, impegnato in lavori d’ altra specie e circondato da impedimenti non facili a vincere , limito ornai la mia brama a veder compiuta quell’ opera da mani al pari pazienti e più perite chele mie: e contento di averla provocata con lo studio e con l’esempio , crederò adempite le mie parti) allorché avrò apposta l’ultima delle mie etimologie all’ultima parola del vocabolario universale. 1 Per le , dcn otri scir dai ^O/j j Per l ii lett Di cr e Pos vq c il j *E. 2 31 di essi di raso XXXIII. 2 6j il W del W X. X 6o poscia all* occidente poi all' oriente XXXV. 2 nota Antologia Ontologia 2 >9 Metaucleni Mclancleni x-vxvai. I 8 cadenti terminati . No tn 7 Di l’anno 588 1" anno 568 I 39 satino latino W" 2 32 Longobarde^ Lombardi LI- 38 num. i. num. 3. cap. 16 Xn. 2 33 jcune, proviene ìvunc proviene ghaeiz ghaeiz *Xxu 56 boli ball In più luoghi. La Brosse DE Brosses 4p malin malia 3 Cap. 18. Sesta con .egueraa Quinta conseguenza Xx *Ul. 2 parallele paraiIelle lvl 2 33 lodate lodata X bubole bubbole XL1X. & Kinctikletinck Kiucuklctrack TAVOLA DELLE MATERIE dl(, I, NTRODUZiONE- P a S* PARTE I. SU ’l MODO SCIENTIFICO CI TROVARE L ETIMOLOGIE IN GENERALE ED IN I SPECIALITÀ BELLA LINGUA ITALIANA. SEZIONE I. Su 'l modo di determinare le lingue radicali in ordine ad una lingua data. Cap. Vili. Cap. Cap. Cap. Cap. Cap. Cap. Cap. Cap. I. II. III. IV. V. VI. VII. Vili. Se ìe radici d' una lingua derivala sien sempre fuori di essa . ib. Quali sieno etodi di trovar le lingue radicali straniere .... ’zione del metodo diretto 6 ih. i3 s- s- § § § § § § § §■ §■ Cap. Xl. 1. 2. 3. 4- 5. 6, 7- 8 . 10. 11. Esposi Nozioni istoriche per 1' applicazion del metodo diretto alla lingua ita',tana. Ri stillamenti delle nozioni istoriche contenute nel precedente capitolo. . . . Risposta ad un ’ obbiezione relativa alla lingua provenzale .. Esposizione del metodo inverso per trovar le lingue radicali. ....... Applicazione elei metodo inverso alla lìngua italiana . i6 Lingua latina . ih. Lingua greca . 1 q Lingua ebraica . ì[,. . '9 . 20 Cap. Cai>. Gap. Cap. Gap. Cap. Cap. Cap. Cap. Cap. Cap. IX. X. XI. XII. XIII. XIV. XV. XVI. XVII. XVIII. XIX. Lingua araba Lingua persiana .. Lingua luroa . Lingua slava od illirica. .. Lingua tedesca . Lingua inglese ed altre orni' essa dipende . Lingua spagnuola ... -.. Lingua francese .. Osservazioni su' Quadri precedenti ■ . S E Z 1 O N E li . 2 1 22 20 ih. 25 ih. 26 Cap. XX. Cap. XXI. inventivo delle radici , accennarne le regole. .. Prima conseguenza dell' esposte regole : verità della radice .. Seconda conseguenza dell' esposte regole : legittimità della radice. . • • Terza conseguenza dell' esposte regole : anteriorità della radice . Continuazione. Caso del concorso di dite lingue contemporanee alla proprietà di una radice . Quarta conseguenza dell' esposte regole : analogia di senso e di suono . • Continuazione. Canoni relativi all' analogia del suono , altrimenti della isofonia .. • Principio filosofico relativo all' analogia del senso . Applicazione del principio filosofico e- sposto nel capitolo precedente. . . « Canoni relativi all' analogia del senso. fi Se V analogia del senso debba o no pre- valere a quella del suono .. 3 Quinta conseguenza dell'esposte regole : prossimità della radice . Di qual soccorso possa esser l ’ istoria nel travamento dell' etimologie . • ■ Date molle voci che si propongano a. radice , sceglier fra esse la più propria . Qual probabilità possa trovarsi su le radici scoperte co 'l metodo fin qui esposto .. . • P ARTE II. 36 il ih 37 38 4 J 47 a- 61 54 5 5 SU L UTILITÀ E PIACEVOLEZZA CELLA SCIENZA ETIMOLOGICA. Cap. 1. Su 'l modo di trovare V etimologìe d'una lingua di cui siensi già determinale le lingue radicali. Cap. I. Cap. IL Caf‘ Cap. III. IV. S- *• Cap. V. Cap. VI. Cap. VII. Determinare le principali classi delle parole , la cui genesi può dipendere da una specie d' istinto .. 26 Su le basi stabilita nel precedente rapitelo determinare , se un vocabolo è primitivo 0 derivato .. Indicare se oltre alle classi testé dette sienvi parole che manchili di radice. Scoprire a qual firma debba ridursi il vocabolo, onde rintracciarne la radice. Nomi proprii . Parole comuni .3o Dalla forma d' un vocabolo arguire la lingua dalla quale provenga .... Determinare il principio filosofico con cui possa cercarsi in una data lingua la radice di un dato vocabolo . Dato il principio filosofico del metodo 2 9 ih ih. 33 Gap. Cap. Cap. Gap. Cap. Gap. Gap. Cap. Gap. Gap. IL iil. IV. V. VI. VII. Vili. IX. X. XI. alla pro- un dubbio ■ Merito de' giudìzii por- Cav. XII. Avvertimento Come l' etimologie servano prietù . Continuazione. Risposta ad Continuazione. tali su'l Vocabolario della Crusca Come l’ etimologie rendali pittoresca la lingua . ... , . Altre utilità grammaticali dell' etimologie . . , . .. Come l' etimologie possan giovare alla storia . Come V etimologie possan giovare alla favola . Come V etimologie sien utili ad intendere il linguaggio degli artisti , degli scienziati e de' dotti . Come V etimologie sieno utili alle conoscenze fisiche ... Come la scienza etimologica sia utile alla filosofia del pensiero .• Quadro generale dell' utilità che si cavano dall' etimologie. Piacevolezza disi falli studii .. . • • Osservazioni su'l nuovo Vocabolario u- niversale della lingua italiana. . ■ ■ 54 59 b» 6 > ih 6 * 63 64 ib- 63 fi 61 A erai mi n dell fere toro tari, Ve» per fico » » n » p » lì » l >) r; » (1 » d « a » lì » r; » c » li » a » ii ii » c » Si >> c s leni dia s alle tìOll a libr Sua ?> « Alot Pl'Ot pra Sfai tela adi 2 a §gi he , t Jetti 4 d 8( dej fa Ce latii v eti Più s, a v k , 0*3ÌW*EElS*BIl!2 mal] 5^ 59 b» 61 ih' Qi 63 Ci ib- 63 il" 61 cà un f^réicoio dell^ydrUolo^ia cÙ lPdr-m^e f relativo cdl(déirnoloefie ìkdiane. 33 ih ih 37 38 4 1 f* il 48 5* ifr 53 54 55 A AVVERTIMENTO A’ LETTORI. orche posi mano al lavoro dell’ etimologie italiane ; molli e loquaci i miscredenti dell’arte , di cui co- <]eìi' ClaVa 3 ^ ar sa 88' 0, Ma * maggiori e piu. colli ingegni l e ,, 3 n ° stra penisola feron plauso alla impresa : e con lettore r rP ,e . ne umanità e di dottrina ne incoraggiron 1’ ausi r ^ t ’ m ° dell’ onorata schiera non volle essere il Gras- tarì, am , os ° P er 1° suo trattato intorno a’sinonimi, e segre- Ve °i Accademia delle scienze morali di Torino. Scri- ^ Uf 0 e 8^i all’ egregio sig. Liberatore, le cui assidue cure 0 Vocabolario Universale gli danno tanto diritto alla ), n \ SCenza del Pubblico , si espresse in questi termini : M ^ e " a carissima sua mi suonò agli orecchi il nome di » a Persona che io venero altamente e da gran tempo P er molti ' 1 i ISs ima » la rispetti ; persona conosèiuta fra noi e slima- per Lo suo bel libro dell analisi del pensiero. >, r .P«g° di essere con questa 1’ interpetre de’miei ve- ), j. ,4S uni sentimenti di ammirazione e di osservanza, e di e > come io aspetto con grande ansietà il discorso , a jl H Ui *Ie V. S. mi à parlato nell’ ultima sua , intorno lrQ e 01 'igini della lingua nostra. Le aggiunga eli’ io mi v ° avere un immenso zibaldone di etimologie italiane CQlt e sotto le migliori scorte; e che nel caso in cui ... cesse potersene in qualche modo giovare , disponga » a er ? n3eilt c dell’A. e del manoscritto : perocché questo ), j t l Uls lerebbe un qualche valore, quando potesse con le sue : Pozioni medesime venire in taglio di quel chiarissimo » c a ( ® D0 ' ^ Vocabolario di Napoli è il primo che abbia toc- » SOn °,questo difficilissimo tasto dell’etimologie: e posso dire )i a dulazione cli’ò pure il primo che 1’ abbia toccato § .. guida di una sana critica. Hoc erat in volis. let, (Uo ^ 1 tutto il prezzo della magnanima offerta ebe il va- i«as alle noi. » » » a » » lib » » » » cm° faceami, e l’accettai con trasporto. Ma la morte quanto dolorosa di lui, il tolse innanzi tempo Pellai lett. ere ; e privo il Vocabolario di un soccorso che ^on* e ^ e ^ ac ‘* C0Sa ^ proccurargli d’altronde. li(j,. 0 S'unse égli a leggere non che a giudicare il mio (J e., 1 o # OO l’oasi 1 a sc ' e nza etimologica. Ma lai cose e sì cortesi al s j u un tempo ne scrissero od a me direttamente od ^ode ° r liberatore i Chiarissimi uomini sig. Parenti di pro,] u n ? e . s *g- Pezzana di Parma, ambi illustri per belle fra j, ° Dl letterarie , che io tenni ricompensalo al di so- te,7 ”8“ ■ " tei odi alp merito il mio tenue lavoro. Nè d’altro fui più at ‘ v e a jp umanità di que’ dotti che di certe lor critiche uijì a H’ origine di alcune nostre parole ; e nella nuova a §§tunu ^f'niei Principii etimologici e nell’emende da He t,-. f 5 ? 61 '* 1 a l Vocabolario universale io mostrerò di aver- f),' 1 °.‘l dovuto profitto. lettg^. 3 * 1 . acc oglienza hi onorata la mia opericciuola da’ a divg,, 1 - s * a Regno , sia d’ altre parti d’ Italia. Quanto 8 eie„ 2a S| , c be negavano fin la stessa possibilità di una l°eva e ! l, °.°logica , io vidi che la maggior parte ornai fan,, I^Sbor senno ; e così in molli di coloro i quali e- Vet *0i ( p- 0Ccu P ali da opinioni avverse alle mie , più rin- PÌU d u r^^ u 's e uza che non aveva sperato. Non ebber essi ,VhT che certe lingue straniere, per esempio, la a Rosi 3 P ers ’ an a e la turca, avesser cooperato a formare Po V P arte df intnalica del m ‘° Ibro sembrò chiara e dimostrala; le regole'ch’io somministrava, parver semplici e vere. Non negherò che alcuni esempli promosser de’ dub- hii ; ma quasi sempre potei scioglierli con soddisfazion degli eruditi i quali n’ erano autori : e se alcuna cosa pur dissero piu verisimile delle mie, non mancai di farne tesoro. Alla freddezza del Pubblico in riguardo all’ etimologie vedo ora succedere un certo movimento, di cui oso farmi lode. Molti vedo occuparsi di questa parte dello scibile , una volta si negletta e sì derisa in Italia. Un’altitudine sì bella fa giustamente sperarmi che nel mio lavoro etimologico avrò ornai de’ soccorsi tanto più grati al mio cuore, quanto meno aspettati. Vorrei solo che i cultori di quest’ arte difficile fósser convinti di un vero, senza cui non parrai possibile che i virtuosi loro sforzi vengan tratti a buon fine. Il più degli sludii etimologici non istà nello svolgere gli enormi vocabolarii di alcune lingue dotte o viventi. Vuoisi apprendere con esattezza le loro grammatiche , e penetrare nelle antichità delle rispettive nazioni. Ma innanzi ad altra cosa egli è mestieri accostumarsi ad una moltitudine grande di combinazioni intellettuali per lo più delicate e difficili: nè si può altrimenti istruirsene clic rendendosi familiare quel sistema d’ idee, cui ò date le denominazioni di scienza e d’ arte etimologica. Certamente di questo avviso non abbisogna l’erudito che recentemente à ragionato del mio libricino nell’Antologia di Firenze (n. ia5). Sensate cose e non volgari egli à scritte su 1’ uopo, e mi à tenuto degno di lodi non poco onorevoli. Ma alcune osservazioni à pur fatte che mi sembrati meritevoli di esame , e che riproduco accompagnate da congrue risposte. Urbani e gentili sono stati i suoi modi : civili e rispettosi saran pure i miei. Egli non disse, come Catmor: La lancia deggio alzar contro tei (i) Ed io non ò uopo di ripetergli i generosi detti di Ossian: Dimenticanza forse , Se noi scontriamci in amicizia e in pace , Ci coprirà ? INTRODUZIONE Alcune osservazioni del Ch. Antologo son relative alle teoriche da me esposte nel inio libro : ed altre all’uso che ne ò fatto , nel ricercare le origini di alcuni nosiri vocaboli. Le une e le altre son degne di particolare attenzione : e ne farò quindi 1’ esame in due distinti capitoli. CAP. I. SU LA PARTE TEORETICA. $• I. L’ egregio autor dell’articolo ricorda anzi tratto, di quanta importanza sia lo studio dell’ umana parola. » Egli è » perciò ( soggiunge ) che il Ch. signor BorreJli , alla » cui dottrina fu da’Vocabolaristi di Napoli affidala la » parte dell’etimologie , credette conveniente premettere » al secondo volume del detto Vocabolario un discorso , » dove dimostrare la certezza e 1’ utilità della scienza eti- » mologica , cose a chi ben pensa evidenti , ma poste in » dubbio da molti, e certamente da’pih negate co ’l fatto». Può vedersi nella introduzione alla mia opericciuola , 1 ( LXX ) esser due ì problemi che io prendo a risolvere. Nel primo principi! ; e non si offre mai più bella e più graia alb vo investigando , se la conoscenza del modo di ritrovare spirito , che se , malgrado la copia e diversità delle s ue l' etimologie di qual si sia lingua derivata possa spin- parli , è compresa sotto uno o due punti di vista. gersi a tal segno di solidità' , di chiarezza e di ordine Nel procedimento che ò serbato, la maniera di scopri che prenda posto fra le scienze, ; e quali sieno i mezzi a 1’etimologie particolari non si riduce ad una serie di re ' potervi riuscire. Il secondo è posto in cercare , se vera- gole empiriche. Si offre in vece come pratica in ogni p a ) ie mente tal conoscenza sia sterile, oziosa e ripiena di tedio, ragionata di una scienza interessante: ed è ciò che io ^ od una insieme delle più utili e più dilettevoli, le quali nomino arte etimologica. possano far parte dello scibile umano. (J. IV. Io tratto adunque di spingere la dottrina etimologica ad. » Se non che talvolta 1’ AMORE della sua scienza un certo segno di solidità , di chiarezza e di ordine, e » prende : onde a taluna di dette regole od al loro coi* 1 non già ad una piena e generale certezza. So pur troppo » plesso il Ch. autore concede una forza ed una certe 1 * 3 che uscendo dalle matematiche pure , non s’ incontra al- » che potrebb’ essere un po’ disputata. Non è da efire c0 » facciamo qui che aggiungere alcuni cenni intorno a certi ben pensa evidenti , ma poste in dubbio da molli, e » particolari usi e fini, a cui lo studio dell’etimologie si da'più negale col fatto. Tali frasi spiravano un certo g ra . » potrebbe rivolgere ». di amore, che non ò mai manifestato in alcun luogo del n" 3 Io godo che questi cenni sieno spesso di accordo con libro, e della cui imputazione ò anzi voluto scagionarli 11 ; le cose da me dette ne’ miei Principii etimologici. Quanto Io ò confessato e ripeto che la scienza etimologica alle idee particolari dell’autor dell’ articolo , non è mio non pochi teoremi , il cui unico vanto è di esser m° . intendimento il sottoporle a scrutinio. Poiché non altro è probabili. Tali son quelli che riguardano i mutarti 61 ^ Io scopo di questo breve lavoro che il chiarire i pochi delle lettere e le modificazioni del senso. Poiché non p ar luoghi del mio trattato etimologico , i quali au data oc- tono d’ altronde che da argomenti d’induzione : e siccoi 11 casione a qualche dubbiezza od equivoco. essi non forniscono un mezzo certo alla fisica 11 cosi l\00 .... ... .... ...... --, J. III. posson fornirlo alla scienza etimologica. Ma non ò uu» • Intorno a’criferii ed a’metodi dello studio etimologi- tato e non dubito, che questa ofTra delle teoriche , la c co, l’illustre AntoLogo osserva che « il Besnier dap- verità è dimostrata con tanta e tale esattezza, che 8 » prima nella prefazione alle origini del MenAgio, quindi uomini più scrupolosi posson crederle certe. Per eseuip 10 ’ » il Turgot ne trattarono con molto senno: alcune osser- la pertinenza, di certi linguaggi all’ ordine de' radicali n . _ » vazioni ingegnose aggiugne alle loro il signor Borrelli : solo costa dalla istoria , ma dal calcolo delle combina*' 0 3 » c saggiamente avverte, che nessuna di esse può porsi ni : e i risultamenti che si tiaggono da questa dupl'._ » per regola generale , ma che 1’ una con 1’ altra si ino- prova non sono meno sicuri che 1’ essere una volta eS ^ » dificano , si spiegano , si confermano ». stilo un re conquistatore chiamato Alessandro. Dir 0 e Non niego che il JBesnier ed appresso il Turgot ah- stesso de’ requisiti che io credo indispensabili aqualifi^ hian trattato con molto senno delle regole etimologiche, una radice. Chi negherà che la medesima debba esser n° sei 11 & \0ì Ma non sembra che la mia opera siasi limitata ad aggiun- chimerica , ma vera ; che debba essere anterio gervi alcune nuove osservazioni che I’ autor dell’ articolo cabolo derivato 5 che debba essergli analoga à la bontà di dire ingegnose. e per suono 5 e che debba appartenere ad un liuguagg 1 ”’ Niuno ai certo di coloro, » quali eransi occupati di il quale siasi trovato nella potestà di trasmetterla ? Se ^ _ questo arduo soggetto , avea pensato ad altro mezzo di stc cose parran dubbie ; io non so quanto felice potrà fissar le lingue radicali che quello della istoria. Altro nuovo nire stimata la condizion della fisica. Nulla , a rood° ,, io ne ò tratto dal calcolo delle combinazioni , e per av- esempio , impedirà che si ricorra al cieco orrore del Ventura non men semplice , che preciso , fecondo ed atto to , allo cause occulte ed a’ Vortici per ispiegare 1’ ad appagare lo spirito. Con questo doppio espediente son de’fenomeni mondani. Potrà sostenersi che un figl* u °! l riuscito a dimostrare che alla fonnazion del nostro idioma abbia preso ad esistere anteriormente alla madre. P ol .j, abbian contribuito fra gli altri il persiano, jl turco e lo francamente riconoscersi il pennello di Tiziano in lina p 1 slavo, a quali i nostri etimologi non an mai avuto ricorso, tura che non offre nè il colorito, nè il disegno, nè ale Non so che prima di me abbia altri dimostrato che tutti altro de’modi di questo massimo artista. Sembrerà i° i requisiti necessarii ad approvare una radice posson ri- possibile che il marmo di Carrara non mai trasportata ^ chiamarsi ad un solo e sicuro principio , a quello di cau. America abbia potuto fornire ad uno scultore di fi° 5W * alità-, e che una ragione medesima, ad esempio, fa ere- la materia di una statua. derci che studio vien da studium , e che i solchi paralleli Quanto all’ applicazion delle teoriche, di cui tengo P r °, e vicini di un campo vengon dall’aratro. Forse prima posilo-, non mi sembra esser caduto in esagerazione ^ che io pe dessi una prova di fatto, non si sarebbe pur runa. Perciocché ò detto ed ò provato in un distili 10 c '|j creduto che lo sviluppo filosofico di un tale principio va pitolo « che le origini rettamente indagate de’ voca^ soggetto all’ impero di quelle medesime regole che Isacco » secondarii assai volte son atte a generar nello sp| r ‘ Newton prescrisse alla filosofia naturale. Ignoro in fine » una certezza morale : e spesso anno una probab'* 1 ^ che altri abbia pensato a porre in luce, come concorrendo » alla quale può accordarsi una grande fiducia, AI i* 10 i requisiti, di cui parlava poc’anzi, nella lor maggiore » stesso (ò soggiunto) di ogni altra probabilità urnan^’ pienezza , rendan certa l’etimologia ; e come in caso con- » può quella , di cui si parla , sopportar delle vice"^ trario appena appena le lascino un grado di probabilità » sia per la scoperta di nuovi dati , sia per la valuta? 10 ^ P iu ° meno distinto. Perche sia questo il più alto, acuì » di altri che non erano stati avvertili. Quindi la scie 11 ^ si possa menarla , ò raccolti con molto studio ed ò rive- » etimologica , al pari della fisica , à per una delle lati gli espedienti che l’induzione più severa e la più pon- » regole che le proposizioni raccolte per induzione da ‘ a } derata ideologia an saputo insegnarmi. Cosi parmi di aver » si armo per esattamente o prossimamente vere , C n ° prodotto un sistema omogeneo di nozioni connesse e stret- » che non vengano ristrette da nuove scoperte. tamente coordinate ad uno o due principii. Non sarò Che se ad alcuni ritrosi parrà che la voce di ceTte dunque molto vano, se crederò di aver fondata una scienza debba del tutto bandirsi dall’arte etimologica ; spe*° etimologica. Poiché, scienza , dice il Wolf , (2) è una meno che non parrà colpevole una mia schietta coU ,. * e raccolta di proposizioni rettamente dimostrate per li loro ne. La causa delle maree , della piova , della graa“ |0 ( LXXI ) dell aurora boreale non mi par meglio provata, che la etico - cacca derivazion di amore da am,or ì di odio da odium , e di dito da digìtus. Nè sono meno persuaso che l 1 acqua mi bagna eu il fuoco mi scalda di quel che il sia che il latino di- scìpulus a generato discepolo, che il greco iapinos a prodotto tapino , e che 1’ ebraico pesach è la radice di pascila. §. V. a Quando, dice il signor Borrelli, tre consonanti si tro- » vano esser le medesime nella voce supposta radicale e * nella derivata , la probabilità per una radice diversa è » di uno a 4o8o : se le consonanti son quattro , è di ehgo - eleggo » uno a 5 t,j2o. Ciò posto, io potrò sostenere con la Jffber - labbro » probabilità di 57,120 conte’ uno che fecondo viene da /tfc/es - faccia » facundus , perchè la identità delle vocali non è da cal- Jacida - tacella » colarsi , e perchè le k consonanti in entrambi i voca- fagere - iuggire » boli i - - - • -■ cdnielus - cammello edminus - cammino cdthedra - cattedra cdtholicus - cattolico cliaòs - caosse chochlea- chiocciola cdchleare - cucchiaro corrigo - correggo dubius - dubbio sono le stesse. Cosò potrò dire che intridere venga 51 da intrudere e via discorrendo. La regola dunque , co- 11 1118 regola, è troppo generale : come osservazione, a in * moltissimi fissi la sua \rprìfa de Queste uni casi la sua verità parole si attaccano alle altre riferite nel prece- formi no una oon- e . P ara grafo : ma dubito che non ne ^ az ‘one opportuna. Avvegnaché nelle prime si Irattava J^abihi' 6223 ’ 6 ne ^ e u ^' me è quistione di semplice prò- Vere^ r ' nianente >1 problema che io mi proposi a risolili (]’ 6 ^ e ' cu ‘ risultamenti tien discorso 1 ’ Antologo , 1 1 U8 sto tenore. Dati gli alfabeti di due lingue, sta- co '*■ calcolo , qual probabilità mai vi sia che i t>Js t 1 US * a P ar ^ ar ^ e s'incontrino a manifestare una me- s post A \ DEj con medesime consonanti similmente di- st e e " . fissai a rigore che secondo il numero di que- > e di uno a 272 , di uno a 4o8o , di c, i e che ‘ . P WUUU senza una grande stranezza, j,j a I len quindi che l’identità del s lor ^ ' 6 P r °fii ema proposto; ed eh* 316 v °ce fecondo si paragona a facundus. È dunque e 10 Che il mio calcolo non può in tal caso applicarsi ; ^Uon è meraviglia che applicato contva il suo intendimen- t ’ C ? l,c * uca all’ errore. Tal è in fatti la natura delle ope- oni matematiche. L’ omissione o P interpolazione pur htibeo - aggio liniera - ellera hodie - oggi jdceo - giaccio legere ~ leggere imaginor - immagino ingenlculor - inginocchio /return-liccio , filo da trama supellex - suppellettile pldceo - piaccio porcela - porcella pèregr’cnus - pellegrino' prùsius- prassio,sorta di gemma pulègiuni - puleggio puletts - pozzo rdbies - rabbia rècolligo - raccolgo rècordor - raccordo rfraeno - raffreno vigere - reggere rèmollire - rammollire renovo - rinnovo rèsigno - rassegno r&bia - robbia rììgire - ruggire subulnm - sabbia sedbies - scabbia sedeo - seggo sèpèlire - seppellire Sigillimi - sigillo , suggello speculimi - specchio mammella 272, eli uno a Aobo , di uno a 57,120 in conseguenza è si debole da non poter essere mdcula - macchia mdmilla manirnula marUimus - marittimo marr&bium - marrobbio rnedius - mezzo noceo - noccio oculus - occhio (3) particula - particella pellicìila - pelliccila Còlerò - tollero trdho- traggo. V. i suoi composti altrdho , delrdho ec. trìpes - treppiede turricula - torricella vallicàla - vallicella vèhia - veggia , carri uola vìdeo - veggio pXpiones - piccioni zèphirus - zeffòro, zefiro, ec. senso è un dato essen- è quello che manca , al- ™numo dato apre la porla all’ assurdo. s j utl altro avrebbe a concludersi , ove la voce fecondo p r j C ° al, ’ a PP°nesse a foecundus. Ma tutti i dati richiesti dal 1 0 • C, P 10 di causalità son talmente riuniti in questa etimo- fiifit' * ° be ren fi° ti0 corta : e però il calcolo di proba- a anche in questo caso è ozioso. Una l ^ uar fiat a la mia teorica con s'i fatti avvedimenti , è n ioi] 6 6 P ro P r * e a soddisfar la ragione. Conceputa al 1 .° fidi’ Antologo , non solo non panni buona , come cori 4 S eoera l e ? ma parmi strana per modo, che alla sua sola „ • Sla attribuisco l’aver detto « Come osservazione, à u moltissimi casi la sua verità. N ’ • ■ . S- VL j e miei Principii etimologici ò manifestato 1’ avviso che §ine U d n ’ l ‘ ta ddle SÌHabe sia ben picciolo indizio dell’ ori- colo , . v °caboli. Per contrario l’erudito autor dell’arti- „ 8 intimamente persuaso che « la vocale lunga assai „ ®P es so à forza , come ognun sa , di raddoppiare la con- dis ° nante che siegue » ; e su questo solo fondamento ei j| PP r ova talune delle mie spiegazioni etimologiche—Ma di oren ^ a eh’ ei stabilisce , tuttoché protetto da grammatici Ho,” 011 fieve rinomanza , è in tal contrasto co’ fatti , che j P uo inspirare all’ indagatore la più tenue fiducia. j n ‘ f nn auzi tratto si osservano a molli e molli vocaboli, mdd* 11 s ‘fiaba lunga , nelle trasmigrazioni di essi , non Cor _°PP‘a la consonante. Per es. contàgium dà contagio , c r èd. n ? corona 5 corroboro io corroboro, cràpula crapula, do /~ S cri ;fi«l° 1 créta creta , crinis crine , crùdus ' fico ec. ec. cru- Vt"-- n - Per radd contrario molte volte alla sillaba breve succede cppiamento della consonante vicina di dc°cui lncir ' 1 ' abominare £t emia - ac «fi 8 mia ' allume aiuta - alluda dpìum - appio bdtuo - batto III. V’ à pur di molte parole che presso i Toscani non portano la consonante raddoppiata, ma che la portano ne’ dialetti d’ altre contrade d’Italia. Cosò in Napoli cìmex si traduce per cimmece , frèmo per fremmo , homo per omino , irèmo per tremino, vorno per vomrneco ec. Allo stesso modo i Lombardi raddoppiano le consonanti che altri Italiani usan semplici ; e ciò fanno senz’ alcun riguardo alla quantità originaria. IV. Finalmente a dimostrare , quanto poco importi al- 1 etimologo che la consonante sia semplice ovvero raddoppiata , non sarà inutile riflettere che vi son voci italiane e greche e latine che con eguale correzione possono averla nella prima e nella seconda maniera. Come innoltre si è veduto che assai voci latine passando al nostro idioma , raddoppiano la consonante • cosò possono additarsene parimente delle altre, le quali avendola doppia, nella derivazione la fan semplice. Ma di ciò si è detto a bastanza. $. VII. « Quando l’egregio signor Borrelli vieta di usare la » frase abbondar della fiamma , perchè l’onda ed il fuoco non istanno di accordo , noi non vorremo negargli la verità della sua osservazione in questo caso particolare: ma avvertiremo nondimeno che il verso di Stazio exun~ dant diviso vertice Jlammae non è punto barbaro , e che molte locuzioni citar si potrebbero , nelle quali si trovano insieme unite in modo non isconvenevole l’idea dell’ onda e l'idea della fiamma ed altre simili idee contrapposte. E ciò sia detto non già per infermare l’osser- vazion generale, ma per prevenire l’abuso e l’eccesso. » Non dirò barbara la frase adoperata da Stazio : ma confesserò che son lungi dal crederla bella. Nè forse tale l a credette il valoroso Bentivoglio , allorché si fece a tradurre il luogo su citato. Perciocché tolta l’immagine eterogenea dell’onda, surrogò la nozione più opportuna del suono: 1 Scoppiali le fiamme , e s' alzano divise. So che spesso s’ incontrano altri modi di dire , i quali offrono allo spirito delle idee .inconciliabili co ’l senso radicale , tuttoché certo e visibile. Ma per lo meno ve n’ à di molte che possono appena comportarsi , e moltissime che meritano la piu severa condanna. Alla stessa guisa y’ a non pochi e non volgari scrittori CAPITOLO II. SU DI ALCUNE ETIMOLOGIE PARTICOLÀRI (6) §. I. Allibbire - Allevare-Ammiccare. » Se allibbirev a scritto conia consonante raddoppiata; e% ( LXXII ) clie non an riguardo di unire de’lraslati discordi. Sarà vero che ciò facciano alcune fiate senza biasimo, ed alcune altre con lode. Ma spesso fan desiderare di veder eseguila la regola che tante volte abbiam letta ne’ libri de’ Retori , e che il Blair a sviluppata con tanta forza e chiarezza. « S’ c difettoso 1’ unire il semplice co ’l metaforico , lo è » assai più l’unire due metafore diverse in un medesimo » è perchè viene da lividus che à lunga la prima sillaba: e » oggetto. Dee badarsi principalmente , dice Quintilia- » vocale lunga assai spesso, come ognun sa , à forza ‘J 1 » no , che con quel genere di traslato si termini , con » raddoppiare la consonante che segue. Cosi si spiega » » cui si è comincialo. Molti all' incontro cominciano da » perchè l’italiano allevare viene da allevo e non da alt" i> una tempesta , e finiscono coti una rovina od un inceri- » barn ; perchè ammiccare venga da adnicto piuttosto ch e » dio ; che è sconcissima inconseguenza. Da questo di- » da myo che non avrebbe avuta potenza di dare al su 0 » l'etto non an sempre saputo guardarsi bastantemente nem- » derivato quelle consonanti cosi raddoppiate. » » meno i più rinomali scrittori. Tutto il fondamento di questo raziocinio è l’ipotesi eh® Ah ! quanta laboras in Charybdi , ò confutata nel §. VI. del capo precedente : e si scorg® Digne puer meliorefiamma , quindi come labile debba esser l’edilizio che il critico'’ 1 » dice OnAzio in una delle sue odi, mescolando il vortice appoggia. Pur ne andrò esaminando ad una ad una le par 11, » di Cariddi con la fiamma, per esprimere un giovane dis- Allidbire , impallidire per cosa che tifacela restaf » grazialo nell’oggetto della sna passione. Per esaminar corfuso e ammutolito —Il dotto Antologo, seguendo l’op 1 ’ » la proprietà delle metafore ( soggiunge il Blair ) quando nion del Menagio, trae questa voce da lividus. Io la tragg® « dubitiamo , se sieno o no di genere misto; una buona rego- dall’illirico che à blj&d in senso di pallido, e blj&diti ® a » la è stata suggerita, la qual si è di provare a farne una ubljcdili d’impallidire. L’etimologia che io propongo, sera* » pittura, e considerare in qual modo le parti si accordo- bra a me preferibile per triplice ragione: I. è più analog* i» rebbero. e qual figura farebbe il tutto, se col pennello si per senso. Poiché lividus non vai pallido, ma fosco, neri®' » colorisse. Per questo modo si scorgerebbe, 3e mescolate ciò , com’è il colore che deriva da .contusione o perco»' » vi sieno delle circostanze incoerenti , e se ne risulti un’ sa. II. È più analoga per suono. Poiché bljèd , non c oO" »> immagine mostruosa , oppure se 1’ oggetto sia tutto pi e- tando la terminazion del vocabolo , dalla quale ò diro®' » sentalo in un punto di veduta naturale e concorde» (4). strato che si possa prescindere , à tutte le consonanti ^ Siccome in somma I’Antologo non pone in dubbio la allibbito , benché altrimenti disposte : e la terminazio 11 ® verità della mia osservazion generale ; cosi mi sembra ra- medesima offre una delle mutazioni più naturali e più oV' gionevole il lasciar qualche luogo alle sue eccezioni. Ma vie , quella del D in T. Per contrario allividito non p u0 non sarei molto pago , se la podestà d’ insegnarle si defe- cangiarsi in allibbito senza permutare il V medio con risse al solo uso che sovvcntc è si vario, e che non può e senza lasciare una sillaba. III. Tutte le contrade datali 1 dirsi in tulli i casi an ritenuto livido ed i suoi derivati nella loro interezza: ® poco è quindi verisimile che abbiati poi trasformato all 1 ' vidire in allibbire• Allevare, dice I’Antologo, viene da allevo Ma se >»' tende far discorso dell’ allevo de’ Latini ; questo vale 10 levo in alto , alleggerisco , sminuisco , e non già io mi' trisco , alimento. Manca dunque del primo e più essenzi a J® essere il meglio de’ migliori. §• vili. « Anco la distinzione delle voci sinonime vorrebbe il Signor » Borrelli che all’etimologia specialmente si conformasse: » ed in fatti egli è raro che alle distinzioni dell’autorità , » della ragione e dell’uso l’etimologia direttamente si opponga. Tuttavia crede T erudito autor dell’ articolo che T uso indeterminato di questo mezzo sarebbe parte noj oso e parte requisito, onde una radice abbisogni, cioè dell’analog 14 impossibile. « Dico nojoso , perchè le deviazioni, almeno del senso. Che s’egli allude ad allevo nel significato di » a ' » apparenti , dell’uso son tali e tante, che per dichiarar- trisco ; può ben dirsi : idem per idem. » le , per conciliarle , per prescinderne , converrebbe en- Ammiccare —• O scritto ne’ miei Principii che di d»® » tiare in discussioni e distinzioni e particolarità che osca- consonanti vicine spesso T una attrae l’altra, e per ia « rerebbero, non che rischiarare le idee : e l’eccezioni riu- maniera si addoppia (7). Ma più facilmente la prima si ! a ' ri scirebbero quasi sempre più numerose della regola gene- scia assorbir dalla seconda, che questa da quella. Un’ano » ralc. Dico impossibile , perchè qual differenza ci porge pissima induzione rende innoltre sicuro che il CT de’vefb 1 y> ella l’etimologia tra allegria ed allegrezza, tra alterezza e nomi latini spesso cangiasi in TT. Cosà atto da aclus , fai 10 » ed alterigia , tra altero e superbo? Quando io avrò detto da factus, letto da leclus, retto da rectus: e cosi pure b®' » che altero vien da altus, e superbo da super ; avrò io nedetto da benedictus , afflitto àzafflictus, amitto da a»* 1 ' » data ragione, per la quale altero il piu delle volte è clus , invitto da invictus ec. Si può dunque ritenere, coro 13 men di superbo? Adunque l’etimologia, come conferma al sommo probabile, che ove mai gl’italiani avesser pr® 5 ° p dell’ uso , è una regola eccellente, ma non come norma » principale e come fondamento a distinzioni che più bre- » veniente esposte saranno , e più saranno evidenti. » Nulla ò scritto nella mia opera che sia contrario al tedi mira T adnictare de’ Latini ; ne avrebber fatto amnnd^l re in vece di ammiccare. E pur vero che il doppio T p u ° convertirsi anche in C. Ma questa nuova trasmutazione d 1 ® converrebbe supporre , accresce 1’ inverisimiglianza dell® Dorè di questa conseguenza. Poiché anzi io mi sono con- origine A ' ■ 1 1 1 ~ , ,0 .. -»: - At,..„ „„„ _i.,„; Q J, , KoI ;„ . origine proposta (b). A ciò aggiungi che il lat . adnecte^r adnulnlare , adnotare ed altre voci sà fatte si son cangiate in annettere, annuvolare ,. annotare ec. Nè solo innanzi alla N , ma pure ad altre consonanti il D dell’ * cl a sviluppato il suono di esse. In fatti admiror, admone.0 , tentato di dire. » Altro uso dell’elimologie è la dislinzion delle parole che an T apparenza di chiudere un senti- » » » mento messi i noniini non fa temere nè la noja nè T inutilità del lavoro. medesimo » ( 5 ) A prova di tal principio ò rimici lettori al bel franato del Grassi intorno a’si- e nel metodo di lui ò additato un esempio che adrnillo , adversus an prodotto ammiro , ammonisco ai»' lat. "io a 1 , , , metto ed avverso. Egli è quindi da conchiudere che i Seguendo le vestigie-d. questo valentuomo, può scoi- adnictare avrebbe dato anniltare piuttosto che ammiltaff. KaSo'nì a'T S 'a ° 0n n ", np0ten, , e " d, ^ ngUe *' e a! a 7 Pur Sarcbbe lech ° ricor! ' ere * T^te metanoli 1 f Cras T ^ i qUe 1 1 SU l )erbo « Alierò (dice il e cosi poco uniformi all’ andamento della lingua , se »° tt che nei e „ che sente altamentedi se : superbo quegli sì avesse parola che senza'tante e tali macchine fosse b«* Immetto cife P r 7 7 d -' ““ ’ Tu *7 T" 8 S,an , te all ° SC0 P°- Ma « q«al uopo congegnarle , se il gr«* ak" , ch e su® che orge ;0 ardisti»'' ’opi - »' eii lem- log* ; ric' co»' conino' ili on e o^- paò , B, tali 1 a: « alitili- io nudale 0 gia natine tal i la- aro- eri»' atto be' iiii- jine reso ita- può che ella •rei :a»' in- cià i efli i» 1 ' Jat- t re : foS* aoU ba- ue- i®» 1 cedile o a di ( LXXIII ) 'notare quel chiuder di un occhio , che si fa » quando si ammicca. In falli da ypo sotto a da ilio io chiudo, i Greci an latto ypìllo, che vale accenno con gli occhi, quasi per dire io li socchiudo. Anzi lo stesso verbo ilio nel loro idioma riunisce i due sensi •. ed appo gli Arabi gamadhza ^■d nel tempo medesimo ebbe insieme unite le palpebre , ammiccò. strinse 1 ’ occhio , ed 5- II. Spilare de' Napolitani* » Se alla pronunzia ortografica avesse badato il dotto » signor Borrelli, avrebbe forse dubitato, se spillare ven- * 8 a da pyle porta, come se, die’egli, spillare sia apri* M re una porta al liquore , perch’ esca. fili scrittori antichi c’insegnano che molte volte le spine ei ’ 3 n destinale all’ uficio , cui servon ora gli spilli. Tegu- m ?n omnibus sagum , dice Tacito , ragionando de’ Germa- m i fibula, aut si desii , spikj. conser lumaio). Virgilio narra di Achemenide compagno di Ulisse, che avea con- sertuni tegumen spinis . (n) _ v * r spìnicula dimin. barbaro di spina, i Napolitani te- spingula ; (12) e chiarnaron poscia spinola quell istru- "tenio, con che si fora la botte : e l’alto stesso del forarle dis- ser ° spinolare. Ma i Toscani da spinicula formarono spilla : da c^;n- - - " Checché però di ciò sia , l’osservazion dell’ Antologo è sempre figlia di equivoco. Nel luogo eh’ ei censura , non cerco in fatti la genesi del toscano spillare, ma del napolitano spilare (i4)- Pur ei suppone la Ldoppia nel vocabolo derivato ; e perciò no ’l crede prodotto dal pyle de’ Greci che à Y ypsilon breve. §. III. Adonare. » Quando io trovo il latino domare molte e molle volte tradotto da’ trecentisti in adonare ; io non ò più bisogno di cercare al vocabolo un’ origine celtica : ma veggo che siccome da domna si fece donna, cosò da domare adonare. » Il paragone non calza. Poiché nel vocabolo domna esiste la N : e secondo una delle osservazioni poc’ anzi ricordate, attrae la consonante vicina, la converte al suo suono , e per tal modo si addoppia (i 5 ). Ma in domare non esiste punto , e non può operar nulla di simile. Ciò per altro non vuol dire che la mutazione della M in N non sia provata da induzione. Poiché da caserma vien caserna, da mespilus nespola cc. Circa il fondo dell’ etimologia v’ a luogo a riflettere , che nella maggior parte degli esempli recali dalla Crusca spilla trassero spillo ‘i-fano^sp^a^e- ^Esso ^ ^Tdom^Tdomare 0 in fatti risveglia due idee essen- ®en diversa è l' origine del napolitano sp senso pii. ampio che quello di spinolare -. P 0,c • ^ ogni bugio che per avventura si apra per farne 1 PUa Pi7n^ U ° re ‘ ■^' s P 1 à me adunque il contrario del napolitano ap- ■j r ®> detto oppilare da’Toscani e da altri abitanti d’Ita- dj tuttavia fa cenno di avere con questo oppilare od ap- p r r ® una radice comune : se non che essa in oppilare è da ob che in lingua latina significa avanti : e Poiché non altro che chiudere è metter la porta nied (1 - ^ v °to ci 1 ’ c destinata a riempiere : e toglierla dal instino » non è altro che aprire, sta „• 1 ar 8°menti di analogia si presentano a confermare que- 3 j.’P la gazione etimologica. Per esempio, il pyle de’ Greci pi^ito pyloo in senso di chiudo : e con un giro assai e c j. n 8° la parola clis chiave à dato elisie porle ampie, ]j 1)n 20 co ’l futuro eliso che pur significa io chiudo. Nella a I J ?ir 3 Ebrei pelahh vale porla e patahh chiudere ed ■ e - Gli Arabi dicono adhkon la porla medesima , ed affini udii 7," ' JJ1 Ar api dicono adhkon la porla oj “ chiuse : balaqon la stessa porta , e balai/a chiuse rad / ' J' ata gi°n- una gran porta, e rataa serrò 1 ’ uscio ; '^ n che )/ - C *° C ^ e c bi«d c r apertura, e radama chiuse, otturò. de re 1 Turchi da hapu porta, an formato kapamak chiude’jJ 1 * e ^ ra fe. Nè altra è stata su’l proposito la condotta d erc atIn '- Perciocché egl ino dicear.o obthurare per cliiu- c òe p C r fiburare per aprire : e saggiamente Festo riflette «i gnifi ori 8 Iue di queste voci è nel ihyra de’ Greci clic pur cho ] Ca P orta - Obthurare , come oppilare , è fare in guisa a porta stia avanti all' entrala : e rethurare, quasi restessa lolla via Ùo if è sn i Urare ** trarre indietro la porta n, J[a are • Questa maniera uniforme che tanti popoli an te- ltei) spiegar le stesse idee, somministra un argomento non ^' U s °l'do e più fermo che certe regole grammaticali Per . tt ' en . P 0ve re che incerte , le quali sembrano più fatte jq. avia| e P etimologo che per guidarlo allo scopo. ch e 1 'j 1011 sar ebbe egli possibile , mi dirà forse taluno , r e e a .l a, ino oppilare i Napolitani abbian fatto appila- Oss Pl , i ^ >l .^ are lo rispondo in due modi. I. Seguendo le yvu j a ^ì del Vossìo, non c sicuro che i Latini abbiano p e , °Ppdare in senso di chiudere. Sembra anzi che ado- sare Co ^ esl ° vocabolo per indicar 1’ idea dell’adden- in e ’ 1 re!1 der più spesso ; e che il (raesser da piloo che tinto d^° VS ^ e medesimo (i 3 ). II. Quando spilare fosse 0v '8tn c "- et,a,llente da oppilare ; non lascerebbe d'avere la sua di c j ■ ! n Pyl e - Perciocché di questo oppilare, preso in senso ele i uon aliro che pyle potrebbe esser la radice. ziali : cioè quelle di una resistenza e di una forza estranea vincitrice. Or quando dice 1’ jligbieri : Nostra virtù che di leggier si adona , Non spermentar ; la virtù si concepisce come quella che opera isolatamente in se stessa ; e per tal modo si muta. Può ben ella in questo atto abbassarsi o deprimersi, ma non può dirsi che si domi. Poiché lo stesso soggetto non può contenere; ad un tempo una forza che resiste , ed un' altra che la vince. Disse pur Dante in altro luogo ; Noi passavam su per V ombre che adona La greve pioggia. Ponghiaruo in luogo di adona la voce abbassa o deprime : ne sorgerà un’immagine viva c tutta degna del poeta. Poiché vedremo gli spiriti curvarsi , piegarsi , ed in somma disporsi in quella stessa attitudine , in cui vediamo la messe , quando è percossa dalla pioggia violenta e dirotta. Ma fin dal principio del canto 1’ Alighieri li descrive nell’estremo della sofferenza e della umiliazione. Manca dunque da parte loro ogni elemento di resistenza; e non può quindi alla piova convenevolmente attribuirsi I’ azion di domarli. Or se molte volte adonare sta per abbassare o deprimere} se molte volte ripugna all’ idea di domare ; non può riguardarsi in questi casi come una traduzione o un prodotto del latino domare. O converrà dunque discredere che il primo riguardo dell’ etimologo è dovuto al senso delle voci , (16) o pur mettersi in cerca di tutt’ altra radice. Nè so che alcuna possa addurseue più oppoiTuua di quella che da me è stata indicata nel Vocabolario universale. Perciocché il dun de’ nostri Celti fu veramente segno di altezza; e veramente V ab privativo si trova innanzi a gran numero di voci sfettenlrionali che tuttavia sono in uso appo gl’Iu- glesi e Tedeschi. Che se v’à pure de’ casi , in cui la parola adonare non può spiegarsi altrimenti che nel senso di domare-, non v’à per essi bisogno di spiegazione etimologica. Nel Vocabolario universale io l’ò in fatti tralasciata per tutte quelle voci, di cui si offriva da se medesima ed immediatamente la radice (17). A maggior chiarezza di queste cose sarebbe stato forse utile il dividere in due numeri i due sensi di adonare. Ma se la redazione dell’ articolo può in tal guisa migliorarsi ; non panni che 1’ etimologia sia degua dì critica. IV. Aggratare. » Quando so che aggratare diceano gli antichi per agii gradire } io ne conchiudo che l' aggi-atigliare del Boc- » caccio è uua corruzione scherzevolmente fatta di una li voce già comune al suo tempo. » LXXIV Se gli antichi dissero aggralare in senso di aggradire 5 non ne segue che il corruppero per formarne aggratigliare. Parmi anzi che si debba regolarmente dedurne una conclusione contraria. Perciocché il verbo aggratigliare non significa punto esser grato, aggradire: ma , secondo che assicura la Crusca , si trova solo nel significato eh’ ella chiama metaforico , di incatenare , imprigionare. Se dico adunque nel Vocabolario che procede da grati glia ferrata di prigione ; io seguo nello stesso tempo 1’ analogia del senso e del suono. Bisogna insieme dipartirsi e dall’ uno e dall’altro, se vuoisi dar la preferenza alla parola aggiuntare. Nè a ciò consenton le regole dell’arte etimologica. $. V- Abbigliare. » Che abbigliare venga da habitus lo prova il francesi se habillement. Il francese habillement non vai altro che abito ; e però può trarsi da habitus che si trova usato da Plauto in questo senso medesimo. Ma la significazione comune della parola abbigliamento è quella di ornamento , di addobbo, di una foggia squisita di vestire. Leggiamo quindi uniformemente ne’nostri Vocabolari che abbigliare vale adornare o la persona o la cosa , che vai mettere a sesto , ridurre a buon segno « acconciare ; e che in senso neutro passivo vale abbellirsi , vestirsi con certa eleganza. La maggior parte di queste idee non si riscontrano punto nell’ habitus de’ Latini , ma nel francese s’ habiller bien. Se ò dunque scelta a radice la seconda voce e non la prima ; è perchè la forza del senso , alla quale 1’ etimologo dee principalmente aver riguardo, me uè dava il comando (18). §. VI. Giuggiola. » Che giuggiola venga da zizziphos , io prova il Luc- y> chese zizzola. » La lingua araba distingue due sorte di giuggiole : la bianca e la rossa. Chiama zifzufon la prima, ed onnabon la seconda. A quest’ ultima premette la lettera ain che nella trasmigrazion delle parole pertinenti a tal lingua à facilmente potuto permutarsi co ’l Je. Senza molto brigarsi di sì fatta distinzione , i Greci convertirono zifzufon in zizipha , ed i Latini in zizyphum. Gli Spagnuoli ne composero il loro azufeifa : e più fedeli al suono originario , i Lucchesi n’ ebbero zizzola. Ma da onnabon o jonnabon i nostri padri trasser ju- juba che le nostre officine farmaceutiche non an per anche obbliato. Di là il jojetna de’ Napolitani , il jujuba degli Spagnuoli , ed il jujube de’Francesi; parole, la cui pronunzia à somiglianza grandissima con quella di giuggiola. Nè qui cade metagramma che non sia naturale e frequente. Poiché noi pure convertimmo jugurn in giogo , jacere in giacere , major in maggiore , pejor in peggiore ec. Ma da giuggiola al gr. zizipha od al zizyphum de’La- tini è troppo grande distanza. Il Lemery dice che jujube sia parola degli Arabi. A me non è riescilo di trovarla ne’ costoro dizionari! : e forse egli doveva dir jonnabon. §. VII. Adesso in senso di Ora. » Adesso non vicn dal germanico /else, ma da ad ijisum, » sottinteso momentum o simile , come issa per ora vien » da ipsa , sottinteso bora ». La voce adesso à due sensi totalmente diversi ; quelli di ora e di allora. È dunque tanto verisimile che proceda da due origini , quanto è poco naturale che una radic^'me- desimasia stata volta ad indicare si il presente e sì il passalo. L’etimologia proposta dall’ Asioiogo nel senso di ora è quella stessa dell’ Eritreo , del Menagio e di altri. Il diligente Muratori disapprovolla con critica , ed io persisto nel credere eh’ ella sia da rifiutare. In verità ò detto io medesimo che molte nostre parole sono sorte da mulilazione di frasi latine o straniere (19). Ma non ò stimato e non istimo , che sia permesso di ricorrere a simile origine , ove si abbiano radici semplici che sia per senso , sia per suopo possan soddisfare lo spirilo. Non si debbe in fatti adoperare una macchina complicata laddove basti una leva ; e si debbe di continuo aver presente la regola di non addurre più cagioni, che no’l richiegga il bisogno di spiegare l’effetto (20). D’ai' tra parte il mezzo di aggiungere e quindi e quinci dell® voci è così libero e spedito , che può prestare la mano a’ più notabili abusi. Vuoisi, ad esempio, che adesso sia voce troncata dalla espressione latina ad ipsum momentum. E uopo accrescerla di hoc , perchè venga ad indicarsi il momento attuale- Ed a che quattro parole , di cui due arbitrarie , mentre bastano due sole , e queste ancora indicate dalla nozione prodotta ? Certamente il jetzo de’ Tedeschi corrisponde al nostro ora : e presso gl’ Italiani ed i Latini spesso T ad costituisce una particella superflua. Il trovarsi usala la voce issa in significato di adesso non sembrami che giovi al sentimento contrario, ma eli 6 corrobori il mio, e quasi il meni a certezza. Poiché non solo i Tedeschi anno jetzo e jetz per esprimere ora , 10 questo momento, ma anno anche in: è dunque chiaro che da itz i nostri fecero issa ; e che a jetzo aggiungendo Yad, ne cavarono adesso. Non altrimenti noi diciamo ad ora per ora. Tutte queste osservazioni cessan di avere ogni uso, quando adesso è adoperato in senso di allora. In tal caso alle voci a<* esso non si debbe aggiunger null’altro che tempo o momento per aver tutto il concetto della parola derivata : e non rn e noto ch’esista un vocabolo straniero che le sia tanto aualog 0 per senso e per suono , quanto eonviensi a radice. §. Vili. Ambascia. » Ambascia io lo deriverei piuttosto da anxia che da » abachzen struggersi in sospiri. Tre difficoltà son di ostacolo a tale opinione. I. Ani' bascia che i Napolitani pronunziano abbasca , è di gra® lunga più isofono ad abachzen che ad anxius. IL DaV' vantaggio non è meno isosemo alla radice assunta tedesca di quel che il sia alla latina. Perciocché abachzen espn' me ben sensibilmente lo stato, in cui T uomo si trova, per cagioni fisiche o morali provando in se medesimo un® difficoltà di respiro , fa sforzo per iscioglierla co ’i sosp 1 ' rare frequente. Or appunto un tale stato che i Latini dicarono con la parola anhelatio , da noi dicesi ambascia • III. Dalle voci anxius ed anxietas gl’ Italiani trassero ansio , ansioso , ansietà , ansia ; ansiare. 8e costa dunq l,e per latto , aver eglino serbata a quelle radici latine la l°f forma originaria; non è punto verisiinile che T abbiali P°‘ alterata per trarne abbasca od ambascia. §. IX. Buiima. » Buiima da bulicare piuttosto che dall’ ebraico » leom populus ingruens .—Buiima esprime più il fermeid 0 » del popolo raunato che 1’ impeto dell’ accorrere. Bulicare dicesi delle acque che scaturiscon bollendo : e non può quindi senza tropo esser volto ad esprimere u 11 ® frotta confusa. Ma a’ tropi non si dee ricorrere, sempre eh 6 uua lingua radicale può fornire un vocabolo che nel s 11 . 0 proprio sentimento è in caso di spiegare la parola dei’ 1 ' vaia (21). Di più il verbo bulicare avrebbe avuto a p 1 ’ 0 " durre piuttosto bulicame che buiima. Per ultimo la Cru** 5 ® non ispiega già bulirna per fermento di popolo raunato j ma per frotta confusa : e non mai è più confusa che u 1 ; momento di accorrere. Perciò disse un antico : compain" sce quivi una buiima sì grande e sì strana ec. Nè allo 1 ® volle dire che comparve un fermento , ma uua frotta eoo' fusa : ed il comparir di una frotta è ben affine aU'accorre rf ' A queste cose può aggiungersi che T Alberti tradn te buiima con la voce foule de’ Francesi : ed il foule di c°' sloro ed il folla degl’ Italiani son dal tedesco volk popoDj che sì pronunzia come folk. Questa nozione combacia co bujeorn degli Ebrei , populus ingruens (22). È quindi facile il vedere che la etimologia da me d e < i oni ^ att ' rn ento, da viso , anzi che dall’ illirico, bitka parole che da parte del suono sien più o meno simili a Il 0 , ] 1 com k. att ' taento ». t noja. Ma se esse indicheranno in una maniera generica l’af- sspett ° CarS i ^ ronte a fronte» l’opporsi viso a viso o dizione, la tristezza, il cordoglio, e non già quella stan- l’att °ri- a ^ as P ett0 ■> s° n dei modi di dire per esprimer chezza , quel languore di spirito, quel disgusto d’inazione stiene p assa l ta a forza scoperta 1 ’ inimico , o ne so- che distingue la noja; e se non offriranno riunite entrambe senta altacco - Quindi affrontamento ed avvisaglia ci pre- le consonanti , dalle quali è composto lo schema vocale di docca ° e acc °nce e spiritose metafore. Ma il metter tal parola derivata ; non potran sostenere la gara con Tuia n contro bocca sarebbe frase assai strana per indicare ninje degl’ lllirii o co ’l loro nidjenje che addita in modi una ” 8 " 6 S °^ P otre dbe difendersi , ove fosse proposito do specifico un tale sentimento (25). Troppa differenza di per as ^ U § na d* cani. Non ignoro che i Latini dissero os suono è poi tra nausea e noja, perchè la seconda voce disco aS ^ et ^° - senza punto indagare , se questa forma di possa dirsi originata dalla prima. haslat ° r' aSÌ r ' teiulta f*' a n °i 5 non è altro in fine che un II. Molte parole straniere mi si pararon d’innanzi , al- p u „ °\ ^ a contrapposizion degli aspetti usata in luogo di lorchè intrapresi la ricerca dell’etimologia di annegare. Posi di ad 6 UD trasl a t° ancor essa. E se verrà data licenza mente a hinneq degli Ebrei che vale affogare, soffogare. mente °P erar senza bisogno traslati di tra6lali ; io schietta- Ricordai che gli Arabi anno naqa propinò l’acqua a sa- delT .- non cre do che altra cosa necessiti , perchè T arte zieta , calmò la sete , usci lo spirito di alcuno , e quasi l e rao - lrn ? °8° s * a tratta al ridicalo. Ne ò detto altrove gli si raccolse in bocca; naka danneggiò, ferì, uccise; p o’cnt, e ne ò dato gli esempii (23). nakaa portò all’inimico le ferite e la morte ec. ec. Ma contrario il bitka degTlllirii nel significato proprio jPrisciano insegnoimni che il necare de’Latini, il cui per- Val a uiP u § na * solamente contiene tutte le consonanti di fetlo fa ne cui , vai precisamente soffocare; e con esempio “Cooccare ■ tYt n — ft _1_ ; !.. _1 _ . „ ? 1 „ « «-É ~ In 1 .. n J ! - 1 _ 1 I _1. — _ f.. 0g° da ito ) ^ - •■'-wiuatiij il av u sic» aspi u u utivmu tuiituic piars'°^ r '° SUOno l a consonante precedente, e così raddop- III. Hart appo i Tedeschi non à il senso di ardito, ma Con^' dove trovare una radice che offra meglio di sodo , di duro , e metaforicamente di aspro , di rigido b'unte le analogie del senso e del suono ? o crudele^ L’ Illirico sarditise non vai altro che adirarsi. e —T » ——. , i Nè T una , nè l’altra voce è dunque acconcia a spiegare •* * la generazione ut ardito. D altra parte egli e sicuro che » A ^ a ^ rusca «del Cesari nota diavle per diavolo; ere- gl’ Italiani dissero ardiscere nel senso stesso di ardire ; e w la,no n oi che dagl’illirici ( che così appunto declinano codesto ardiscere non è altro che 1’ ardescere de’ Latini „ , s to nome nel vocativo ) venisse a quel buon tre- concepire calore. Egli è di fatti il medesimo non ardir di J^htista codesto diabolico diavle ? fare una cosa , che non esser così caldo , così ardente da op - a S e P ur tanto diabolico, come e’debbe sembrare ad farla; ed in ogni azione l’ardito è l’opposto dell’ uom u 1 ^chio italiano ; in qual guisa supporremo che un freddo , ponderato e circospetto. str °- nato f fa noi e non mai contaminato da commercio IV. Appo i Greci il verbo antao significa io vo incon- . uero, abbia potuto formarlo? Misi permetta un esem- tro : cioè non solo vo innanzi, ma vo innanzi nell’inten- à delle lane in Italia : v’ à fabbriche da formar dimento d’ incontrarmi con taluno. ’A dunque un senso Ui a tU l ^ a Se I' vedremo tagliati in quella foggia medesi- men generale che quello di ante eo che vai solo vo innan- ' ’n cui si usan da’ Turchi ; fion dubiteremo di affer- zi. E ciò vuol dire senza dubbio un senso men prossimo a ste 6 °^ e sono stat > cos ' 1 fatti ad imitazion di costoro. Allo quello di andare, che ne à uno generalissimo. Non è quindi °®odo può dirsi che avendo noi diabulus , e nel quinto meraviglia se al l'anlao de’Greci ò volentieri preferito l'an- vle p “buie ; nou ne mancava la materia per cavarne dia- te eo de’ Latini. n,nondimeno questa voce à una forma straordi- - „ TTr . . . ar ‘R ner ». i. ■ 7. ... ii tu- •• a _$• Xul. Alan , Bruciare, A teppe , A gara , Aguzzetlo, . P'-r noi Italiani e familiare agl Illirn; non è strano ■» . ’ ' „ rr > t> » » ’ opinare nt.» • . . ° . , • , , j Alamaro, Ammarrare, Anfanare , Avvallare, Azzannare, «oi I C ” e sia slala P resa * oro anzl c “ e lnvenlala da Azzeruolo J e sser '° DOn conosco ' n qual tempo e da chi abbia potuto eruo s lato ln,r °dolia in Italia. Ma so che a proccurarla non è « A’quali ( necessari! commenti) se il Ch. signor Borii m Uo P° visitare le sponde del Mississipì, nè percorrere » relli avesse trovato campo; certo avrebbe potuto di l0cc .«« di Kamsciatà. Poiché le terre degl’Ilìirii quasi » molte sue congetture dimostrar la certezza , od almeno Se an fr nostre; e dalle une alle altre il commercio fu » la probabilità. Ma quando anche si voglia concedere che animato e frequente. » in alcune egli abbia dato troppo a’rapporti di una lon- pii j Cnn ^ erma di tal raziocinio possono addursi più esem- » taua analogia , e che altre ne abbia omesse , delle quali allr U . ^ alt * niuno dubita che plusori , oreglia, certano e d » non sarebbe impossibile dire alcuna cosa di vero , con- Sicn 'li parole sien prettamente francesi. Nè ciò si ere- » verrà sempre conchiudere che molte e molte egli le à t ra ’ t P er °hè si reputi del tutto impossibile che le abbiam » felicemente indovinate , e dire di lui quel che il buon ma airell ahiente dal lat. plus, da certus , da auricula ; » Mejnagio con certa singolare fiducia affermava di se agli è na? erC ^ ^ a f°S8' a d* esse ® tutta estranea all’ Italia, ed » Accademici della Crusca. Incontreranno in questa mia p ur; ue alla Francia. w opera alcune cose dotte, erudite e recondite : anzi son Voc'l i S * crei ^ a i se piace , che quell’orrendo diavle sia » sicuro che ne troveranno assaissinie. Uno poi de’ prin- nione ° ° ' n( ^g eno - Qual sarà il fondamento di tale opi- » cipali meriti di questo lavoro si è di aver combattuto i Laf 1,Se non sara I’ esser certo , che dal greco diabolos » e con le ragioni e co’fatti quel vecchio pregiudizio che c ome 1U .t’ l0 ^ Ser diabulus ; che noi ne formammo diavolo, » tutta la scienza etimologica vorrebbe ristretta nelle gre- m en .8 Ulirii djaval , diavlich , djaviina ; e che noi non » clic e nelle latine radici ». io i a , ! or ° fummo quindi nel caso di foggiare diavle ? Or Ad esempio dell’etimologie , in cui stima l’erudito ausile vr!,°; e :?' ninai ' e , se il caso stesso si avveri in quanto tor dell’ articolo che io abbia troppo dato a lontane ana- 001 Sboccarsi , buiima , ambascia. logie , egli appone una nota , di cui andrò esaminando ad , s S ' X "' ’ Ardire ' “”*■ Au“,'dicali , non dogli Dei Lari , m, da aU : » "‘ b ° nao , nel futuro noa esser » perchè facenti quasi ala a’ due lati del cammino ». Ma » 0 (jyjp 0 0 c l a na usea ; se annegare da neco o da pitico lar , laris in latino aveva due sensi ; avea quello dì foli p) 3 ! 10 nacaa che in quarta forma fa ancai-, se ar- colare , e quello di Nume domestico. Non al secondo, ma a fri. ardiscere o dal ted. hard o dalTillir. sar- al primo ò riferita T origine del vocabolo alari. Ù dun- i ( LXXVI ) que ammessa una sineddoche , un traslato de’ più ovvii , cioè del lutto alla parte (26). Ne avrei un altro immaginato assai più ardito e lontano, se avessi trasferito al focolare il nome pertinente ad un membro degli augelli. Mi sarei ancora discoslato dal suono della voce , la quale è molto più simile a lar , laris che ad ala. Avrei in fine fatta ingiuria alle analogie della lingua. Scorrendo in fatti la voce ala nel nostro Vocabolario ; si vedrà applicata a cento sensi i più disparati e dissimili , senza che mai abbia cangiata la sua forma originaria. Non è dunque verisimile che l’abbia cangiata in alari. S1 manda fuori più sonante e aspirata , come Cera, come c\ e i’ er furie fare il primo suono , le pognamo la H dopo, s °rte ri H ^rabocciii. Questo Ch , posto davanti ali I, ottiene due feltro 1 S f on ‘ : i uno più rotondo , come Fianchi, Stecchi, Fiocchi; i llnct - Sch ‘ ac aat 0 , come Occhi, Orecchi, Chiave; quantunque appo h’a i m C0Ia / i suoni non impediscan la rima. Petr. canz. CjQ. 2 . Qui st a ot . *,* sciocchi, Vergine que’ begli occhi. E per conoscer que- suo ZZ ll « di suono sarebbe necessario assegnare a ciascheduno il Va au ^■ ft 1 S ’ come Calca , Ancora, Arco, Tosco ; ma la S gii pronùT^ anc °r nel principio , come Scudo, Schermo ; e sempre si “ella Zla ,a ® innanzi al C nel primo modo più comune , come Q qu 9 asa i di che vedi nella lettera S. Metlesi il C avanti al co nriu -° ^ 9 si dovrebbe raddoppiare , come Acqua , Acquisto , > 'ad t l,l S “ Jc0iac ùè d Q non sia altro che C. Nel mezzo di parola si a * f\ l( \ 9 Umtdo bisogna , come Stecco , Bocca, Tocca. in ci}/ Disegnava ne’ fasti e ne' calendariide’Romani i soligiomi sera ,/ Cr<1 Permesso di radunare i comizii. — Era segnata neila tcs- 4 -- a condannare. (Mit) d°Ppiato t\ ™ Umcro romano comunemente usato, esign. Cento; f rad- Din. (' * aue ceutn; triplicato Trecento; quadruplicato Quattrocento. 1 ► * PrinJ W! ^' 2 ‘ 44- Ebbono da lui per la guardatura tior. C. E 4l- 5 " * (Ch acc ? tta - rono fior - a g P°tas ///^^‘d’uifùbeto chimico significa il Salnitro ossia il Nitrato musica moderna indica : i.° La prima nota cF o- dett a ne/l' ** 4 ,laUro ottave , costituenti il nostro musicale sistema, ‘"lumi rn ? nciuva a cantate ; 5.° Unita alla lettera B si- v uti talvo// SC ‘- C0 ' ? ass0 > 6 ° Unita col C tagliato verticalmente tro- f indica “ i* c Jùave , innanzi ad un canone chiuso a due parti, s altr a df c " e l “na di esse esegue il canto coni è notato , e che ‘ ■ (Comm \ U j/ e note 1 pause ec. il doppio valore. (L) C^' l,n » lira conteggio significa centesimo ,0 la centesima parte jff- tb/sx/ 1 //' Casa. V~. A. Lat. domus- Gr. Sù , Omer. Dant. /foia d//' i .f‘ ru h | cemi a ca per questo calle. But. A ca, cioè a casa.» che ca 2- ^°4: Omero ec. troncò alla stessa guisa la comune voce 5 >>1 Ca p a /a5”'^ ca ’ ne ^ a dorica Sù , che risponde appunto all’i- r* Casata all .‘ ss 'f fi 2 . Se Ulisse di ritorno a ca venia. (N) iai Vve >c eh,. u ,m:‘ < ‘‘‘ a : Lal : , Gr - elxiniot. Bocc. nov, 3ì. „ donna I u '' a giovane donna , bamba e sciocca , che chiamata fu £>10 era 13 < a ca Quirino ec. G. V. 8. 66. 1 . Nudrissi in Vinegia, vé?? an; ' Fr, ®'* ,| i(lca"in^ nome del J , 9 G -^ r ca°à c r T±/ U -A^\ . „ ’O C tauuuuit.. haymiuiu. in. da ca Pisano,. Ammiragìio di trentacmque ga- v^T dni * Pranc » $acch. rim. Nata della gran ca di Normandia. ( SiniiS- r ■) Ca-à-ba. Sf. Nome del famoso tempio della Mecca. rabo casa n ^ecIj S / / Ca ' a ' IIa 1 Kenaè, Città d'Egitto. (G) CaANTO , * Ca-àn-to. N. pf. m. ( Dal gr. chaias o theos prolro, dabhp- ne , ed anlhos fiore : Fior degli uomini dabbene. ) — figlio dell' O- ceano e di Teli, fratello di Metia. (Mit) Caas. * (Gcog.) Gaas. Monte della Siria. (G) Caat. * iV. pr. m. Lat. Caath. (Dall’ebr. qascialh saettatore.) — Figlio di Levi , ed avo di Mosè. (B) (Van) Caatiti. * (St. Ebr.) Ca-a-ti-ti. Adii. pr. m. pi. Discendenti di Caat.(G ) Cab. * (St. Ebr.) Sin. Misura antica degli Ebrei che conteneva un po' più di due boccali. (Van) Caba. * (Gcog.) Fiume delia Gujana Portoghese. (G) Cababori. * (Geog.) Ca-ba-bù-ri, Aburi. Fiume dell’ America merid. nel paese delle Amazzoni. (G) Cabaca. * (Geog.) Ca-bà-ca. Città della Guinea inferiore. (G) Cabaco. * (Geog.) Ca-bà-co. Isola dell' Am. settentrionale sulla costa dì Guatimula. (G) Cabado, * Ca-bà-do, Cavades. N. pr. m.—Re di Persia nel V. secolo.(Vati) Cabaili. * (Geog.) Ca-bà-i-li, Iiabili. Popoli Berberi dell’ Atlante. (G) Cabala. (Lctt.) Cà-ba-la. Sf. Nel proprio significato dinota Tradizione, ma i Rabbini ebrei ne formarono una chimerica scienza intorno ai segreti della religione, e della natura ; non che una setta la quale intendeva esclusivamente a spiegare il senso mistico ed allegorico del vecchio Testamento. ( Dall’ ebr. qabbala ricevimento, e per tropo Scienza ricevuta per tradizione. ) Car. lett. 1. 81. Di queste sperienze si farebbe una pratica, la quale hasteria che , a guisa della cabala , sì stendesse per bocca degli antecessori di mano in mano alti discendenti.(P) a — Arte [che presume] d’indovinare pervia di numeri, [lettere o simili-1 Vurch, Ercol. i 5 o. La chiamarono cabala, mediante la quale per forza delle virtù de’ nomi ec. si dice che operarono Cose stupende. 3 —Raggiro. Salviti, disc. 2. 14. La cabala, l’adulazione, l’interesse ec. hanno occupato il luogo delle vere e leali ec. arti. Cabala.* (Geog.) Citta diCilicia .— della Tracia .— Luogo in Sicilia dove Dionigi guadagnò una battaglia contro i Cartaginesi. (G) Cabalaca. * (Geog.) Ca-bà-la-ca. Città dell’ Albania sul mar Caspio.(G ) Cabaletta. (Miis.) Ca-ba-ldt-ta. Sf Pensieretlo musicale melodico , ossia cantilena semplice, alta a blandire l’ orecchio, la quale , mercè un ritmo ben distinto , imprimesi agevolmente neW animo dflV uditore , e per la sua naturalezza viene facilmente ripetuta , appena intesa , e dagli orecchianti e dagl’ intendenti. ( Da cabala in senso di nozione ricevuta per tradizione ; poiché quasi per tradizione si trasfonde d’uno in un altro agevolmente.) (L) Cabalia. * (Geog.) Ca-bà-li-a. Óontrada dell’ Asia Minore , che esten- devasi forse sino alla Panfilia. (G) Cabalista , Ca-ba-lì-st >. Sm. Colui che fa la cabala. Raff. Bnrg. Rip.6. Gli antichi cabalisti attribuivano al sommo Creatore dell’ universo dieci veste. (V) 2 — * Fig. Cavillatore. Garz. Berg. ( 0 ) Cabalistico , Ca-ba-li-sti-co. Add. m. Di cabala, [Attenente a cabala.! Lat. ad cabalam spectans. farch. rim. buri. 1. 28. Come in Giudea fa- cevan que’vecchioni Dell’arte cabalistica. Caballiso. (Lett.) Ca-bal-li-no. Add. m. Aggiunto di finte, così detto perchè fingono i poeti che nascesse per un calcio dato dal cavallo Pegaso.Lo stesso che Ippocrene. y.Forlig.Ricciard. Caballina onda.(A) 2 — * (Farm.) yarietà dell aloe così chiamata , non essendo prescritta, per la sua impurezza, che nèll arte veterinaria. (Dal lat. c aballus cavallo. ) (A. O.) Caballiso. * (Geog.) Lat. Caballinum. Antica città delle Gallie che apparteneva agli Edili. (G) Caballis. * (Geog.) Ca-bàl lis. Antica città dell' Asia Minore. (G) Cabalo. * (Geog.) Cà-ba-lo. Lat. Cabalimi. Antica città delia Galizia. (G) Cabalso. * (Geog.) Ca-bàl so. Lat. Cabalsum. Antica città il Egitto. (G) Caba». * (St.Olt.) Sm. y. Ar. Nome della preghiera che si fu da' Turchi allo spuntar del giorno. (Van) Cab a»£ie» A-* (Geog.) Ga-ban-dé-na, Città Asia nella Sasiana. (G) la stessa che la 2 CABANODURO Cabanoduro. * (Geog.) Ca-ba-np-dù-ro. Zijf. Cabanodurum. Antica città della JS erica. (G) Cabapuana. * (Geog.) Ca-ba-pu-à-na. Fiume del Brasile. (G) Cacar. * (Mil.) Aulica Divinità degli Arabi , forse Luna. (Mit) Cabaras. * (Geog.) Ca-ba-ràs. Contea degli Stati Uniti nella Carolina settentrionale. (G) Cabardiense. * (Mit.) Ca-bar-di-cn-se. Add. f. Soprannome locale di Minerva. (Mit) Cabaret A. * (Geog.) Ca-ba-ri-ta. Fiume della Giammaica. (G) Cabarno, * Ca-bàr-no. N . pr. m. (Dal gr. cabe cibo, ed arnion agnello.- Chi proccura il cibo agli agnelli , o chi si ciba di agnelli. ) — Pastore che informo Cereie del ratto di Proserpina. (Mit) 2 — * (Mit. Gr.) Nome di un dio adorato nell' isola di Paro. 1 suoi sacerdoti erano chiamati Cabarni. (Mit) Cabasa. * (Geog-) Ca-bà-sa. Antica città d’ Egitto nel Delta. (G) Cabasia. (Min.) Ca-ba-si-a. Sf. Pietra dura, che si presenta sotto la forma di cristalli, quasi cubici, intieri o troncati sulla maggior parte de' loro angoli, d’ordinario di color bianco, tinto leggermente in roseo, e talvolta trasparente. ( Da cubo. ) (Boss) CAcAsso.*(Geog.) Ca-bàs-so. Lai. Cabussus, Cabessus. Antica città d'Asia netta piccola Armenia. (G) Cassali.ICO. * (Leti.) Cab-bàl-li-co. Add. verb. ICO. (p .1: u- y ' v ,iu i-u.i i- u-i. w. j-i'.iu. tn. V. C. Lai. caballicus. (Dal recorone, jjisuiuaccio. occcni. iserg. . f; cataballo io atterro, io getto a’ piedi.) I Lacedemoni davano il Cacacciano, Ca-cac-cià-no. [Add. e sm.\ Dicesi d’uomo timido e dfi .7- _ .1 ..7* _ *.„7. „ n /"• 7- _ __ • ..... I rr 1 LO' 1, CACAO ■Cabiu. * (Geog,) Cabewi. fazione indiala della Nuova Gr £ l ° S' tenute. Hanno lo stelo fruticoso , carnoso , cilindrico ’ V^jn glie sparse , ovate, bislunghe , piane , e ifiori bianchi. (Aq)(D‘ Uria. (Mit) __ Cabirie.* (St Gr.) Ca-hi -ri-e. Add. e sf. pi. Feste notturne solennemente CacalesV* (Geog.) Ca-cà-Ies. Fiume della Focide. (G) celebrate in onor de' Cabin in Samotracia, in Lama, in Gnosso , Cacalia. (Bot.) Ca-cà-li-a. Sf. V. G Lat. cacalia, leor in Tebe, ed in Alene. (Aq) . Cabirieno, * Ca-bi-ri-è-no. Add.pr.m. Di Cabiria. (G) Cariro. * (Geog.) Ca-bi-ro. Lat. Cabirus. Monte dell' Asia min. in Frigia. (G) Cabiro. * (Mit. Gr.) Uno degli Dei tutelari de’Macedoni. (Mit) Caro. * (Geog.) Lo stesso che Cairn. V. (G) Caboceria. * (Geog.) Ca-bo-cè-ri-a, Cabaceria. Penisola d’Afr. presso Mozambico. (G) Cadofrio. * (Geog.) Ca-bò-fri-o. Città del Brasile. (G) Caboliti.* (Geog.) Ca-bo-li-ti. Lat. Cabolithae. Popoli d’Asia nel'Pa- ropamiso. (G) Cacottaggio. (Marin.) Ca-bot-tàg-gio. Sm. Navigazione che si fa lungo le coste del mare da capo a capo, e da porto a porlo. (Da capo.) (3) Caboza. * (Geog.) Ca-bó-za. Piccola isola dell Arcipelago Meridionale presso la costa dell’ impero Birmano. (G) * (Geog.) Ca-brà-li-a. Porto del Brasile. (G) ìcontice..( q. »2 5. Berg. (N) orali 3111 Cacaliantkmo. (Bot.) Ca-ca-linn-té-mo. Sm. V. G. hat.Or - c o 1 Cabkalia. ’ Cabras. *^(Geog.) Piccola ìsola del gruppo delle Filippine. (G) Gabbro, * Ca-lirè-o. Sm. F. dell’uso, derivata dallo spagli ., e significa propriamente un indice de’ beni pertinenti ad un corpo morale coi itoli di possesso ed altre notizie che li possono riguardare. In origine fu detto della raccolta de’privilegii e prerogative della corona di C astigli a , falla file da Alfonso XI.; indi dell’indice delle Corn- mende de cavalieri di Malta'in /spugna. (Van) (N) . f l ‘G , «&) Ca-bré-ra. Una delle isole Baleari .— Piccola isola dei Mediterraneo presso Capraja—Fiume di Spagna. (G) Cacreso. (Geog.) Ca-bre-so. Fiume della Barberai’(G) ( Da cacalia cacalia, e da anlheo io fiorisco. ) Nome piante del genere cacalia, le cui specie si distinguono f er ' ri. (Aq) r s „S« l , Cacalocchio , Ca-ca-Iòc-chio. Foce di maraviglia , come f :,C Lll‘'' e simili Lasc. Streg. 2 . *. Cacalocchio ! per far cose da fe« c da bambini, voi dovete essere il Tori. . AC.AMAOLIE, Ca-ca-nià-glie. Add.esost.com. comp. indec ■ oecchi. Berg. (0) r GA jV,' 0 -*( G< 1 °S-) Cà-ca-mo, Cacova. Isoletta dell’ A natoli " , della lurchia Asiatica nell Ana>olia. (G) r ACAMUsciiio, Cri-ca-mù-schio. Add. e sost. com. comp. proftK** f tatuzzo. Secchi. Berg. (0) . . < Caca sgelici. * (St. Eco.) Ca-can-gè-li-ci. Eretici luterani 1 *1 > sero questo nome , perchè millantavano di aver di tiv° 1 delle conferenze con gli angeli cattivi, ( Dal er. cacai j) angelus angelo. ) (Aq) V C<& Cacantemo.* (Bot.) Ca-can-tè-mo. Sm. Pianta del S enl,re ,i„s ma di aspettofruuescente.ma cacos ignobile, e da ant' 1 fi Cacao. (Bot.) Ca-cà-o. Sm. Pianta dell’ America meridie CACAPENSIERI c 0 pofà&delfìa pentatulria, famiglia delle malvcic.ee \ il rìme re ° lt- a s y vrza rossiccia, le foglie alterne, pìccia late, integer- ^ 5 tfce, venose al disotto , pendenti ; i fiori piccoli , fmu( } 0(i0ì i e i giallìcci, a faccetti sparsi sul tronco e su i rami ; *Z dfe Cl - ^rcaceo, rosso, pumeg-;gia£o di giallo , o oZ /m«o giallo, con a —. r^ a ì le s °pra i lati .—, Caccao, sin. Lai. theobromu cacao Lin. (B) cao > man dorla prodotta da detto albero, o seme dell’albero del ca- J°rma *7 ^ tlAe * rinchiusa in una polpa acidula e rinfrescante, che rod** sti(t ,frutto. Essa dà alla spremitura l’olio chiamato butir- ihcnti ^n ' 3 e - d°P° d’essere stata abbrustolata è uno de principali ingre- fctiua ° ei c i QC oolaUe.'\ Red. Annoi. Ditir. 2 g.\\ cioccolattc è una migli^ ]u COn / tz ione fatta di varii ingredienti, tra’quali tengono il ntag- tc. qi ^ cacao abbronzato ed il zucchero. E appresso : 11 cacao Capessi ° r * lona ^° scuro, e di sapore amarìccio. Uomo EfiI ’ 9^^‘Pcn-siè-ri. {Add. e sost . coni. comp. indecl] Dicesi a 2 ^>V e, a .” tl ? ne ’ Uomo di lieta vita, che non vuoi brighe nè fastf- ^'lippo ISlLT ** ^ fecali. Diss. 3. 5. Contatela a quel cacapensieri rii spedai- *? 10 Stello, voi, che a me non cred’egli. E 5. 2 . Starmi a lutti s e €l: ca P° ctm questo cacapensieri. Segr. Ftor.Cliz. 2.3. Non è Ulurrc’ ^r An su ^ e taverne , su per i giuochi ; un cacapensieri che Veduto [ . me ueU’Altopuscio. Car. lett. 1 .4'0* Credo perchè si sta av- ^ Ac Apeh s . C 10 j n questi casi io sono stato mimo ad ora un cacapensieri. il su» ER01 ^a-ca-pen-siè-ro. Add. e sost.com. comp. Che stenta a dire * (Ì!] nS { er0 ’ Doni A ' K (°) S 4C4 Ptz 2 * Sorta di strumento da fiato. Garz. Ticrg. (N) ^ Ac Are r* Ca-ca-pùz-za. Sf. Lo stesso che Catapuzza. V. (\.0.) k Partì a »^ u ’ le * C Au. e n.] Mandar fuor a gli escrementi del cibo per ab u , n p £ solto , Deporre il superfluo peso d i ventre. Lat. cacare, cacare j X ° nerare ' Or. x*Zfiiv. Pataffi 6. Più presto se 1 , che non è al hia cara/ 1 P ,0 §*ìera di zaflò zaftàrdoso . E appresso : E’par pur ch’ab- 3 P er > V ? cc iajo. ^ fisti! ***■ [ bassissima ed ingiuriosa , Partorire.] Patqff. 3. Che a S,S a a chi in terra ’1 cacò. ac ? r * e cunitelle ~ Durare grandissima fatica. Segr. Fior. > 1*®^ aH: 3 ‘ Io ne so ragionare, che ho cacato le cura Ielle per im- 4 — L ; ""e acca. . fidi |' 8 j rsi cacare in capo zzzLasciarsi far onta. Franc.Sacch.nov.rjS. a 7 ~ ]? CCa nome del diavolo, se noi ci lnsceremo cacare in capu.(V) à cornò ì >ass ' Cacarsi sotto dicesi di chi si sgrava involontariamente i __ f ui 1,1 letto sia ne’ suoi panni. (A) ì>e S°xio ■ ^ Dicesi di c hi P er timidità o per altro nel trattare qualche fie.-e. r J‘ P evcì e ed esce di se. Lat. animo dctìccre, animum despon- 6 l 3 'Ì^r anche semplicemente Aver grandissima paura. Lnsc. Spir. P ri? SA . cacan s °ll° questa volta, io non ne’ vo’ danajo. Je , * “hi vive sperando, muore cacando. Modo basso della ple- Che citisi pasce di speranza,muore difaniej ed in * ^ * Ca ca ^ rz ''jVb è vanità il fondai 'si nelle speranze. (A) err 0 ../ bische dopo aver mangiato il \>cscc~Pagcir le pene de * 4, AiiE t4 , Commessi. Cr. alla v. Lisca. ( 0 ) s, ‘n. La-ca-rèl-la. .VA r. hassn. lo c/ • i-VMStjj. y_ F(o , ^ Y0 . s, a. v ? n a . «ce/i. , rèl-la. S'/l F. bassa , lo stesso che Cacajuola. F. Tas- La morte e’i tempo gli facean predella, E mostra- H UVrv I ‘ min tu c ± gii itivtuu |/i cucir» , u muri.. r la fila h’ *j J cacarella. Gigi. Culeid. st. 7. Sì si la cacherà, cache- . c * s Asr,c E p ** * n P°> fu detta cacarella. (B) ’ f' a ' c a-sàn-guc. comp. indecl. Lo stesso che ] Dissen- S llli| ,J' ri i8n Gf' Se;rs«r£pia. liern.rini. Non mandato sonetti, t’ulvoi ',' 0 ■ ’ Cacasangue vi venga a tutti quanti, t . ' Pana. \ V ? Ce dl maraviglia , come Capperi, Cappita , e simili. r°si, ‘ habac. Gr. , fitzfixi. Fìr. Lue. 2. ^/.Cacasangue, Cas ®go 1 Q a . a . l *?‘ -dmbr.Cof. 3 . 2. Cacasangue , sicché abbiti cura. j*?> Ca Case / ca ’ St 'g°- V< dinotante ammmizionc, come Capperi e simili. C. Je ^ lini ^flt.paìiae,babae.Gr.^^ix'iXZZi.so/i. 4 b.Caeasego, beni- .. .c(, z . » p —.- treg. 2. 1 . Cacasego ! oh voi siete sì innanzi. ^ r ’ Ca'Ca-sen-tèn-za. Add. e sost. coni. comp. Dicesi di chi iii e j ({\\ Cnze 0 detti sentenziosi per lo più con ajfettazione. Lasc. ’c' Tìf^ato o' C ;" SC *~ V0 ‘ -fi° stesso che Cacasego. F. Cn. 11 v <>i? il s,r O CVr. Trin.3.6. Mangiasti vo’ma’degli stec- q ' '■ Non io, nè del sevo, e pur sì manda il cacasevo. . ‘ P r °eeq e ~ a &u 'dO' [ che i lon r °c n più gravità e con maggiore apparenza di grandez- f' turi, 2 30 "’“ d suo essere. Lat. gravitatis aitert itor. Miti. Franz. I a @grottai-" 1 ‘VpSgonsi certi passeggiar sul sodo, E sputar tondo, n?' 43. Q ( ® . c, 8fi a : Questi han dei grave , idest del cacasodo. Al- (■tcr’j 9 f' 10 'modo C °* ^ df ^ c ** uomo fi^vo e ilei cacasodo, Ecci, Amo- jp‘h>rci n ' ptec -cl)i. iSosl. e add. com. indeci .] Diciamo di Domo 1 2 . ri ul '‘ 1 stili,;o. F. Avaro. La', sordidus. Gr. ùi-EXstòfpos. 5-^J 10 Ali ri ( .J??‘r lecc * 14 e ’lacrima e bisbiglia. Ambr. Cof. 3. 2 . Quest’ c : ‘Sacrane £. ra mano una pillacchera E mi cacastecchi. ^-,iv sc n on è-, a PP 0C0 - Segr. Fior. Mandi'. 2 . 3 . In questa terra non 7^ Dls sentcri, astecelii. nì-Patirebbe’ \' f,l P r “P , ' lan ienle , volendo forse significare quel dolore Ca C v | h Veng a ° CUno se cacasse stecchi. ] Fir. Triti. 3. 6. Cacastcc- /a . . ! Ca-cà-ta va 7 ir, - dicesi fi.. Lo sgravamento del soverchio peso del ventre. Per e, u Si e, « { /Ò t f Uratamel "e d’uri impresa andata a male , e di cui al- 0 1,0,1 si i u . VlUì to di riuscir con onore. Foce e modo basso , di chi^Pafihlica ^V n ^‘° 111 buona scrittura. (A) Al fi Misag. son. 23. > Ea 111 una sta te, Che ai sei mesi già caschi di vec- /'“"’.Stk rf" a «rai delle cacate. (N) e ^'a'ey Ja a '* a '®^n'le. Avv. Si dice iper similU.") del Favellare o a uugio, t male, [ e quasi a scorse : ma è proprio del C CACCIA 3 parlar plebeo.'] Lai . nitcntù more. leardi.Ercòl.yz. Il quale non pos^i • o non voglia favellare se non adagio, c quasi a scosse, e per dir la parola propria de’volgari, racatameulc. • Cacatessa , Ca-ca-tés-sa. [Sf, V. poco usata, che mZe] Mula femmina, Pataffi 9. E delle cacatesse in sul buslaecio. Cacato, Ca-cà-lo. Add. m. da Cacare. Evacuato , e talora Bruttato di merda. (A) ( 0 ) Cacatoio , Ca-ca-tó-jo. S/n. [TjUogo nel quale si gettano gli escrementi, o si scarica il corpo .—*, Cacatoio , Cesso , Privato , Necessario, Destro , sin. ] Lat. latrina , forica. Gr. àfyshpwr. Cacatole , Ca-ca-tó-re. [Fet b. m. di Cacare.] Colui che caca. Lat. ca- cans , cacatoi’. Lib. cur. maiali. Vino di cotogni buono per li cacatoci stracchi per lo troppo cacare. Cacatorio. * (Mcd.) Ca-ca-Lò-ri-o. Add. m. Qualificazione data ad una febbre intermittente la quale dinante il suo corso è accompagnala da abbondanti evacuazioni alvine. (A. 0 .) Cacàtrehpola. * (Bob) Ca ca-tròp-po-Ia. Sf. V. e di Calcatreppola. (A.O.) Mattioli. 3 . 22. lìerg. (N) Cacatiuoe , * Ca-ca-trì-ce. F"erb.f. V. di reg. Colei che caca. (A) Cacatua. (Zool.) Ca-ca-tù-a. Sm. Nome d’una divisione del genere pappagallo , che comprende le specie , le quali hanno la coda corta ed uguale , il corpo per lo più di color bianco , ed un ciuffo sulla testa, di color diverso nelle varie specie , composto di penne lunghe c sottili, disposte su due linee, che si abbassa o rialza a volontà deh V animale. Lat. Cacatua. (A) (N) Cacatura, Ca-cu-tù-ra. iSf.'} L’alto del cacare. Lat. ventris exmieralio, cacatio. Fr. Jac. T. Un lupo divoratura , Le reliquie in cacatura. 2 —Oggi dicesi di quello escremento che cacano solamente gli animali piccolissimi, e propriamente le mosche. Lib. cur. malate. Avverti bene e poni mente, che non sieno imbrattali dalle cacature delie mosche. 3 — * Detto de’ bruchi. Red. Op. 1. i2g. Non era rimase altro che le cacature del bruco, il quale di già se n’era fuggito. (Pr) 4 — * Ingenerale Escremento. Magai lett. fam. ■}. Sq. Vale più una cacatura di bruma, ec. (N) Cacavincigli , Ca-ca-vin-eì-alb Sost. com. comp. indecl. Malnato, Rustico, Sterpane. Bocc.uov. (A) L'Alberti , e il Bergamini presero que- slo sost. dall' Alunno 5 ma tati Decani.g. ò\ u. g è. nome di luogo. (N) Cacazibetto, Ca-ca-zi-bét-to. Sost. e add. m. comp. Profumino , Assetta- lazzo , Muffetto. Fag, Rim. (A) Cacca. [A/.’] Merda . Voce de'fanciulliie delle nutrici .] Lat. stercus, merda. Gr. nàìCKy}. F. Flos ,10. 2 — Per simìlit. La cispa che casca talora dagli occhi. Lai. lippitudo , gramia. Gr. xhpr,. ralg. Bus. Siccome mocci e lippitudine , cioè cacca di occhi. Lor. Med. cauz. Questa vecchia mal vissuta Elf ha gli occhi picn di cacca. Caccabaldole, Cac-ca-bàl-do-le. [iSy? pi] Carezze , Vezzi, Atti e s Pa- role lusinghevoli. Lat. deliciae, blanditine. Gr. xp’jr’-'cAoyiat. (È V'. corrotta per iseherzo da cacare, c da blanditile lusinghe.) Pataffi. 3 . Caccabaldole s’usa e chicchirillo. Cyon. Morell. 3 o 3 . Toccavano provvigioni c presenti e caccabaldole e ir .sche, c non vedevano il disfacimento loro. 2 — [Dar caccabaldole = Far le paroline o per ingannare o per entrare in grazia di chicchessia.'] Varch. Ercol. 82. Far le paroline, e dar soja c caccabaldole , o per ingannare , o per entrare in grazia di chi che sia. E Suoc. 2. /.A ognun bisogna dar soja e caccabaldole. Caccamo. * (Geog.) Càc-ca-mo. Piccola città di Sicilia. (G) Caccao. (Bob) Cac-cà-o. [ Sm.Lo slesso che ] Cacao. V. « Magai. ìett. ig .Una maniera di semplice analogo al cato, del quale panni che da lutti si convenga essere, dirò il caccao di questo cioccolattc orientale. (N) Cacgaro. (Marin.) Càc-ca-ro. Sm. Belvedere. V. Vela. (S) Cacca vo, * Cac-cà-vo.*S’//2. Caldaia ave si cuoce il latte per farne il cacio. ( Dal lab caccabus in gr. cuccale pignatta , culdaja. ) (C) Cacchiatella, Cac-chia*lèl-la. [A/.’] Sorta di pane bianco, di firma piccolissima che si fa a piede, [o sia in varie porzioni bislunghe, debolmente attaccate insieme e più gonfie o grosse verso le loro estremità.'] ( Da cocchia clic nel diuMlo nap. vai coppia ; ed è duuqtic Pane composto di porzioni accoppiate, congiunte. In iugl. chee-cake c una specie di tortcllelta.) 2—[Maugiar le cacchialelle col cucchiaio: Dicesi iperbolicamente diati gran mangiatore, per far quasi intendere , che quel tale pigli in bocca in una volta tante di queste cacchialelle , quante piglierebbe di fragole o piselli o altra cosa simile.’] Maini. 3 . 44 ' cacchiatellc mangia col cucchiajo, Ed è la distruzion della vernaccia. Cacchio. (Agr.) Sin. / primi tralci o messe che fa la vile. ( Dall’ illir. klicca germoglio.) (A) Cacchione, Cac-chió-ne. [Am.] Quel piccolo vermicello bianco che diventa pecchia, e si genera dalle pecchie nel mele. Lnt.foelura apum. (Da cacchio, quasi germoglio delle api. Cr. g. 102. 8. Considererai negli altri abbondanti la cera de’favi, e l’estmnilàche hanno i cacchioni. E appresso: Il segno, quando il Ile dee nascere, si è, che infra tutti i fori che hanno cacchioni, un foro maggiore, siccome ubero, appare. 2 — Cacchioni diciamo anche a quell uova che le mosche generano o nella carne o nel pesce, che dìvengon poi vermìcciuoh. Lat. foetura muscartim. Gr. n-Kto^uov. Jìurch. 1. 71 - E spesso intruonan Tuova de’ cacchioni. Red. Ins. 1 9. Le quali uova mi lècero sovvenire di quei cacchioni che dalle mosche son fatti o sul pesce o sulla carne. 3 — Avere i cacchioni, in modo basso =: Aver pensieri 0 malinconia. {Dicesi anche Avere i bachi ] lat. tristem esse, taedio sìbi esse, in fastidio esse. Cacciiionoso , Cac-chio-nò-so. Add. m. Pien di cacchioni. Cr.g.-toff 7. I fiali , innanzi che si pricmano , si toglie via , se v’ è alcuna parte corrotta o cacehionosa. Caccia. {Sf) Pttseguitameni0 , e intendevi pii cornu. enienl" di fiere 4 CACCIA selvatiche, (e si fa col fine di predarle o di sterminarle, ed ancheper semplice diletto, siccome nella caccia del toro.~\ Lat. venalus, vena- tio. Gr. xL't'^y/x ; iifrix. Ijocc. no;'. 6g. 3 . Teneva costui, siccome nobile uomo e ricco, molta famiglia , e cani e uccelli, c grandissimo diletto prendea nelle cacce. _ ; _ 3 ■—. * Detto anche di quella che un animale fa dell altro. Salavi. F. B.2. 2. 8. Vedine la descrizione della sua astuta caccia de’ topolini in Plinio. ( Parla del gauo. ) (N) 3 — Lo stesso che Cacciagione.f^.£a(.vcnatorumpraeda.Gr.. IV t I cacccrò cou quel bastone che tu medesimo bai divisato. E g • Caccinmi via questi cotali , qualor ne domando loro, facciata aveva il Sole del cielo già ogni stella. (Cioè aveva fatto si , "*? Vlnt a dalla sua luce più non si vedesse.J E nov. 46- s6. cul potenza fa oggi c Ue la tua signoria non sia cacciata d’ Ischia. E nov. 7°- 4 No , ella noi crederebbe, e caccerebbemi fuor di casa. G. r. 1 ' Cacciolline fuori, ed egli se ne fece signore. Dant- Inf. a. 4 °- Cacciarli i ciel, per non esser men belli. È 4 1 2 7- ’ u * 1 r }, muto che cacciò Xarquino. E 10.49- S’èfur cacciati, e’tornar d o- gw parte. . , , 1 ,~7 [ Parlando de' servitori o altri famigliati , Licenziarli dal servizio,] Cas. lett. 64■ Se Francesco non vi serve, cacciatelo via. r ~~ Mandare, Spedire in gran fretta, Ar. Eur. 25. 86. Rinaldo no- f 8tl ' 0 n’ I10 avvisato or ora Ed ho cacciato il messo di galoppo. (IVA) J ~~ Spingere. Fir. As. gì. 1 ladroni avendoci molto ben carichi, « ine massimamente, ne cacciarono in viaggio. The. Dav. Sfoi. a. 3 o 3 . Cosi gridava ciascuno , o lutti , secondo li cacciava il do ore. ~~ C Quasi nel medesimo sign. si dice Cacciare uno da cavallo pule. 7 il ■ e va l° più propriamente Mandar giù. ] Quid. G. Si gravemente __r^cosse, che morto il cacciò da cavallo. r„„ 0 ^ acc °mpagnamento delle frasi A basso , A terra , e simili = ettnn. su. - _ o - , . - dentro ec. , e Pecor. g. 19- Vii. S. Gio. CCIa m terra l ’ uscio della camera , eh’ era serrato. G * cacc 'd a terra le mura , e tulta la fe’arare. 8 _ | 3 »/. Gli altari cacciaron per terra. (V) jp Incalzare , Stimolare, Sollecitare. Alam. Colt. 2. 4 1 Ponga ( l’asinelioJ , E con grida e rampogne il cacci e guidi av ‘ Star. 1, 26’7. E Cecina già sceso dall’Alpi il cacciava, 4 — E ..... ../■ /1. r s 1.. . Quell’ altro - Tac. . ; E per melaf. Dant. Inf. 4• 1 ° non posso ritrar di tutti ap- I eno , P er ù c |j e s ; m j cacc j a i| ) ull go tema, Che molte volte al fatto " d,r D V>en meno. (P) li SCO . fatti e di naturai colore , a cacciare il freddo, e non ad apparere si ^ 1 ^. (N) , 10 p arre » Cavare. Lat. extrabere. Gr. txfixW stf. Bocc. nov. q8. ** cuor duro e freddo , nel qual mai nè amor nè pietà po- entrare : coll'altre interiora ec. le caccio di corpo, e dulie %'^re a questi cani. E nov. 8t. 10. Costei dice , che di coio senta, non faccia motto : oh se essi Ar E° m ' traessero i denti, o mozzassermi le inani ec, a che sarei'io! ~[ ur - 8. g. Ruggiero altin costretto il ferro caccia. (N) Mettere , Ficcar con forza. Lat. impingere , infigere. Gr. irpoir CACCIATRICE 5 vero rivale. E 209. Se le cacciò addosso cosi piacevolmente , che egli la rivoltò tutta per quel fango. 22 — [ Cacciarsi a correre = M etlersi con violenza in fuga.] Farck. Stor. 10. 2. 88. E gli diede tante granatite, che fu costretto di cacciarsi, benché vecchio, a correre. 23 — Cacciarsi di dosso alcuna cosa “ Levarsela. Bocc. g. 2. n. 3. Prestamente di dosso una camicia, che aveva, cacciatasi, presa la mano d’Alessandro, ec. (A) a 4 — Cacciarsi nel capo alcuna cosa = Darsela ad intendere , Figurarsela , Ostinarsi a crederla io a volerla.] Geli. Sport. 2. 1. Si cacciò nel capo , eli’ io la mandassi via. 25 — Cacciarsi dietro le spalle := Porre in non cale. Fir. Asia. 218. Cacciarsi dietro le spalle i’ onore. (V) 26 — * Cacciarsi innanzi in qualche luogo =2 Entrare mollo innanzi. (A) 27 — Usalo a guisa di nome. Pass. 255. Per lo cacciare i demonii de’ corpi umani , era venuto a lui il vizio della superbia. (V) Cacciata , Cac-cià-ta. [A/ì] Lo stesso che Cacciamento. V. Lat. expulsio, exactio, fugatio. Gr. pi/yA Bocc. Fit. Dant. 232. Dopo questa cacciata non molti dì essendo già stato . dal popolazzo corso alle case de’ cacciati ec. E 255. Sopravvenne il gravoso accidente della sua cacciata , o fuga che chiamar si convenga. Bui. Dalla edificazione della città iniìno alla cacciata di Tarquinio superbo. G. F- 7. ( 3 . 4- Erano rimasi in Firenze alia cacciata de’ Guelfi. 2 — * Quel dritto di convenzione che paga ne’ giuochi d’ azzarda chi non tiene l'invito. (Z) n — Onde Dare o Fare una cacciata, è lo stesso che Cacciare nelsign. del §.20.Magai, lett. Né più, né meno di quel che si fa degli inviti a primiera, e spesso si fanno ancora delle cacciate, mentre taluno, che vede il suo (gallo) a cattivo partito, piuttosto che perder dieci, si accomoda a perder tre, perder quattro , e dar la partita vinta. (A) Cacciato, Cac-cià-to. Add. m. da Cacciare. Lat. txpulsns, cxactus, fi- gatus. Gr. Siwxo'jxwos. Bocc. nov. 16- lo. Li quali cavriuoli da’cani cacciati , in nulla altra parte fuggirono, che alla caverna. E Lab. 8. Il desiderio della morte, dalla paura di quella cacciato, ritornò un’ altra volta. G. F. g. ifg- di. Come il Re di Tunigi, cacciato del reame, lo racquistò. Sega. Stor. g. 25 i. Cacciato il governatore, si ribellarono da lui. terono Slang **. eh’ occhi Salv. canz. ball. Poi come’l Sol più non luca, Il pin caccio a t)Uc a. Fir.As. 11. Per ghiottornia di pochi quattrini ec. cacciarsi in ‘ a fi hca. Fir.As. 11. Per ghiottornia 13 ___ C08 P° uno spiedo porclicreccio. °d od aCC ' ar 1110110 > dicesi del Trar fuori del fodero V armi per p 0l f e £ ar { e y Metter mano. Lat. evaginare. Berti. Ori. 2. 9. 12. Già ■fc'so * ara * C * 1 '° s ' a * anto villano, Che per te cacci mano. » Fav. in 1 ^ 2 ' Allora il gagliardo pastore cc. cacciò mano alla spada, 0 «3 gli ha tagliato il capo. (V) Vers "icesi Cacciare il capo innanzi, e vale iAvviarsìfrettolosamente monti luogo senza badare.] Frane. Sacch. nov. gì. Subito si and, 0 3 Vla f*' a g a mbe , e caccia il capo innanzi , colla foggia come 14 ~~ /y^- andare a ** e panche. diet r ,Cef * ‘ n S cr g ° : Cacciare un porro altrui, Cacciar un porro Cor,. ■ Vla ’ e va ^ e Ingannare , Deludere , Far restare colla peggio , (]( le !fPondere malamente. Lat. deciperc. Gr. èB. xkxtSìv. Bern. rim. dietr' d ' T lcst i almi allievi tuoi, Che t’han cacciato un porro ti-uii:. Vla • Farch. Ercol. 7 8. A coloro che son bari, baraltieri , cj| Cc j ori 1 trappolatori, o ec. vogliono o vendere gatta in sacco, o Mi. c * e un P orro altrui, si suol dire, per mostrare ebe le trappole Pesco Inari0 * er -' e l° r0 510,10 conosciute ec.: noi conosciamo il melo dal »5 _ 1 tordi dagli stornelli ec. 16 •—jyf" rot '. f' a fame caccia il lupo dal bosco. F. Lupo. (A) ‘ ass \ Perseguitar le fiere selvatiche per pigliarle [0 sterminarle.] ca ec riar, ‘ dir. ìi?pé.r. (V. cacciare .) Bocc. pr. 7. A loro ec. non man- E no ’ p "filare, cacciare, pescare, cavalcare, giucare , o inercatare. di q; ’ 7 - Il luogo là dove era, dovesse esser tale, che copiosamente 8u a ven^ 8 " sa * va 86 lne a ' T er vi dovesse; e lo avere davanti significato la hi inf p- all® donna, spazio le avesse dato di poter far cacciare. E sapèv', n '? s ' Eran chiamate Ninfe in quelle parti , Che del cacciar io so |' tutte l’arti. Peti-, Canz. 4• 8- Ch’un di cacciando, siccom’ po c h e Va |! mossi. Maestruzz. 12. 3. È licito cacciare? Nel tem- è intcr li uom ' n ' debbon esser nella chiesa a orare, a ogni persona strl„ n e ”° » e intendi, se già non fosse necessità , cioè se fame co- •; — j *> 0 bestie guastassono gli uomini e le biade. Aff nUr m °do proverb. Cacciare per lo cerco = Far cosa inutile , Cero,,,; ’l sl . ln, ’ano , come coloro che vanno a caccia per luoghi già li ^ da'cacciatori. Serd. Prov. (h) *9 -, j~)- lCes ‘ Cacciare col bue zoppo. F. Bue §. ig. e Zoppo. (N) lini. t Cacciar fuori per Recere. Lat. vomere. Gr. ìpiit. Beni. Con riverenza. Late * p6' C bisogna ir del corpo , c cacciar fuori cigf ('u or ’ nz ' 5 - 1. Mi stomacò di modo, eh’ i' fui sei volte So Ae' del coni S lUoc hi et invilo dicesi etuando che altri non tiene V invito che p a ], y ohe di questo allora si dice che egli c cacciato , e «Ha cac r ° d cacc ia ; che anche si dice Fare una cacciata , e Dare rim. 1. 10. Puoi far con un compagno anche a 31 — fr' ** tu avessi paura del resto, Ed a tua posta fuggite c cacciare. 6'o, J’ ass ' Mettersi, Porsi, Ficcarsi cop furia o violenza Fir. As. “U uccìaì fra la turba. E 204. Si cacciarono intorno al po- — (Pitt.) Che ha tocchi risenti di colore scuro o nero. Fas. Fit.Giul. Roman. Se questa storia non fosse troppo tinta, e cacciata di neri, di che Giulio si dilettò sempre ne’suoi coloriti, sarebbe del tutto perfetta. (A) — (Murili.) Dicesi della nave cui si dà la caccia. (S) mi cacciasscr gli Cacciatta. (Ar. (Mes.) Cac-cia-tó-ja. iSf] Strumento di ferro [a guisa i ec. a che sarei’io! di scarpello , di grandezza per ordinario d’un dito ri' uomo , e più gmsso da capo che da piedi. Serve per cacciar bene addentro i chiodi nel legno , talmentechè la testa del chiodo ancor essa entri nel legno ; il che si fa appoggiando la parte di sotto del ferro al capo del chiodo confino , e percotendo col martello la lesta di esso strumento ; ed il volo che lascia nella superficie del legno la testa del chiodo , si riempie e si salda con stucco. Conficcunsi anche in tal maniera da’ legnaiuoli sopra la panca quei legni , sopra i quali deve passare la pialla per pulirli , acciò il chiodo così nascoso non impedisca in superficie il passaggio di essa pialla , e non la guasti il ferro.] Buon. Fier. 2. 4. i5. Sgorbie, succhielli, aguti, cacciatoje Di qualunque misura. 2 — F. degli stampatori. Pezzo di legno tagliato a sbieco a uso di conio, che serve per aprire. serrare , o stringer le forme. (A) 3 — (Marin.) F. Spina. (S) Cacciatora , * Cac-cia-tó-ra. Sf. Quel farsetto che usano particolarmente i cacciatori quando vanno alla caccia , perchè fatta con molte comodità a tal uopo. (Zi) 1 — In modo avverbial. Alla cacciatora " Alla maniera de’ cacciatori. Fag. rim. Abbigliato cosi alla cacciatora Rozzamente. (A) Cacciatore , Cac-cia-ló-re. Ferh. ni. [di Cacciare. Usalo nel sign. del 5 .16.] Che caccia. Lal.venator.Bocc. g.g.p.2. Videro gli animali siccome cavriuoli , cervi , c altri, quasi sicuri da’ cacciatori ec. aspettargli. Maestruzz. 2. 12. 5. Molte cose si dicono nel decreto contro a’che- rici cacciatori. Tes. Br. 5. g. Chiamò cacciatori gli uccelli di rapina , perebè datino la caccia agli altri uccelli, e gli uccidono : e alla verità dire, infra tutti gli uccelli cacciatori, li maggiori sono la femmiue , e li minori sono li maschi, ciò sono li terzuoli. Dant . Purg. 14. 5g. Cacciatoi’ di quc’lupi in sulla riva Del fiero fiume, n — * Usato nel signif. generale di Caccia , §■ 6. Salviti. Opp. Pese. 5. Di buona voglia nelle mani andando De’ cacciator di pesce ad esser presa. (N) 3 —Discacciatole, Persecutore. Lat. expulsor. Gr.ftixms. G. F. 8. g6. 2. Erano stati principali ricoveratoci de’ Neri, e cacciatori della parte Bianca. Ir. Jac. T. San Francesco di core Amò li poverelli , Xennegli per fratelli, Non ne fu cacciatore. 4 — maggiore : É una carica di Corte , di chi soprintende alle bandite , o altre cose appartenenti alla caccia de’ Principi. Lat. protocy- negus. Gr. irf>*/roKwr,ycs. 5 — (Milit.) Soldato armato alla leggiera. In alcuni luoghi i cacciatori formano un corpo , iti altri si usa di aggiungerne una compagnia ad ogni battaglione, ed hanno rango di truppa scelta dopo i granatieri. Separali o aggregati i cacciatori sono una milizia utilissima per esplorare gli andamenti dell' inimico , per combattere alla spicciolata , per assalire rapidamente una batteria , od un luogo dif fiale , per passare un fiume a nuoto , o guadarlo , e per simili guerresche fazioni. F’hanno anche i cacciatori a cavallo. F- Ca- valleggicri. (Gr) 6 _ (Mario.) Cacciatori di poppa : Sono cannoni situati a poppa, i quali servono quando la nave fi la sua ritirata. (S) 7 — * (Mil.) Sofirannome di Apollo e di Giove. (Mit) Cacciatrice , Cac-cia-trì-ce. Ferb. f. Che caccia. Lat. veaatrìx. Filoc. per 6 CACCIATUORE 4- So. In forma di cacciatrice si pose ad aspettare il Re. Ar.Fur.25. 48. E come poi, dormendo in ripa all’ acque , La Leila cacciatrice sopraggiunse. 2— Discacciatrice. Lat. expultrix. Gr.b.friKkovcix. Fiamm.5. 122. Non cercar la morte , perciocché essa è ultima cacciatrice di quella. 3 — * Usalo come add. Appartenente a caccia. Salmi. Opp. Cac. 1. Una ben ricca cacciatrice strage. (N) 4 — * (Mit.) Dea cacciatrice. Lo stesso che Diana. (Vali) Cacciàtuore. (Marin.) Cac-cia-tuó-re. Sf. pi. Chiamatisi così quegli a- ranzi che si fanno rie' pezzi di qualsisia Jigura , quando si riducono in fòrza di serra. (S) Cacciavite. (Ar. Mes.) Cac-cia-vì-te. Sf. comp. indecl. Piccolo strumento da stringere le riti, e levarle. V■ Vite. (A) Caccio. Sm. Lo stesso che Caccia. V■ Salv. Avveri. 2. 1. 16. Nomi e avverbi, i quali hanno terminazione e genere di maschio c di lem- mina , e tanto vagliono ec. caccia, caccio, ec. (V) Cacciò. (Farm.) Srn. Sostanza solida, bruna all’esterno, qualche volta marmoreo-bigia all interno , friabile, inodorifera, di sapore austero e un po’ amaro, difficile a sciogliersi nell' acqua fredda , solubile nell' acqua calda, nell alcool, nel vino e nell aceto. Si prepara nell' Indie Orientali co’frammenti del legno della mimosa catechu. Fsso è un composto di tannino di mucilaggìne , c d’ un principio amaro ; sostanza astringente e tonica, cheJa parte nelle Indie della composizione del betel , e presso di noi entra in molle preparazioni farmaceutiche. Misto al sugo di liquirizia , ad un poco d’ambra e di musco, se ne fanno pillolette di diverse forme da tenere in bocca per galanteria , ed anche per rimedio di quei calori che vengono ne la bocca o nella gola. —, Cacciundè, Casciù, sin. (Dall’ ind. cat-chè pronunziato alla frane.; o dal brasiliano cajous.) Red. Cons. 2. 20. Stimarci opportuno che spesso tenesse in bocca qualche poco di cacciti , 0 di altra cosa equivalente. (Aq) (A.O.) (B) Cacciokdè. (Farm.) Cac-ciun-dè. Sm. r. Portogli. Lo stesso che Cacciò. V. Magai, lett. ig. Averei avuto a dir cato, tale essendo il nome del semplice clic preparato con diversi ingredienti divenne tra'Por- toghesi cacciundè, casciù tra’Francesi, e casciù e cacciù rimase o divenne . . . tra noi altri Italiani. (A) (N) Caccicola, * Cac-ciuò-la. Sf. dim. di Caccia. G. Dat. Disf. Cac. f. 44- Dovevano mandarvi il Sesti... come quello che aveva in cotestà caccinola una grande sperienza. (N) Caccivacca,* Cac-ci-vàc-ca. Sf. V. Spagli. Luogo trascuralo , di poco conto. (C) Pros. Fior. N. Sp. ( 0 ) Caccole, Càc-co-le. Sf. pi. Lo stesso che Cispa. F.Lat. lippitudo, pituita ocnloruin. Gr. h-égr,. ( Da cacca. ) Lib. cui’, malati. Serve a pulire le caccole degli ocelli. 2 — Lo sterco che rimane attaccato nell’ uscire a’ peli delle capre c alla lana delle pecore. Caccoloso , Cac-co-ló-so. Add. m. Cisposo. Lat. lippns. Gr. XiyzJr. Fr. Jac. T. Con gli occhi riguardosi, Rossi e caccolosi. Tinti, segr. cos. domi. Sogliono avere gli occhi caccolosi. Caceres. * (Gcog.) Ca-cè-res. Nuova prov. di Spagna firmala dalla parte settentrionale della Estremadura. — Lai. Castra Cecilia. Gap. della prov. dello stesso nome .— Santo Agostino di Caceres. Città della Nuova Granata .—Caceres Nuova. Città dell'isola di Lusson. (G) Cachemire. * (Geog.) Ca-che-mì-re. L. Cascitnirc. (Van) Cacherà. * (Geog.) Ca-ché-na. Città e regno del Sudan. (G) Caciieo. * (Geog.) Ca-chè-o. Cap. della Colonia Portoghese del medesimo nome nella Senegamhia. — Città del 'l’i nchino. (G) Cacherello , Ca-che-ril-lo. Sm. Sterco de’topi, delle lepri, de’conigli, delle pecore, capre, e simili animedi .—, Cacacciolo , sin. Lat. ster- cus. Gr. xótrpos. Pallad. genn. e4- Si tagli 1 ’ orbacca dello sterco della capra , cioè lo cacherello della capra, c sottilmente si fori colla lesina. 2 — In parlar furbesco , Uovo. Bore. nov. 61. lo. Trovcrrai unto , bisunto, c cento cacherelli della gallina mia. Cacherello. Add. m. Che fa cacare. Pataffi 4■ Guardaci noi da’ funghi cacherelli. Cackeria, Ca-che-ri-a. [A/C] Leziosaggine e Costume cdievole. ( Dal gr. caco* tristo , cattivo , se non pure da cacca per tropo. ) Lasc. Piriz. 1.6. Mi pare sconvenevol cosa certamente por cura a tante cacherà:, quante si fa in questa città. Caciierlacotta. * (Geog.) Ca-cher-Ia-còt-ta. Città dellTndoslan inglese nella presidenza di Madras. (G) Cacheroso , Ca-che-i ó-so. Add. ni. Lezioso. Lat. molliculus’, molliuscti- lus. Gr. ùjlfjds. 2—Tenero, Geloso. Alleg. 123. E però sappiendo quanto ella di lui fosse cacherosa, per darle di sé martello ce., se la prese per 1111 gherone, e tolse a dire. Cachessia. (Med.) Ca-clics-sì-a. [Sf. V. G. Stato di peggioramento o d’ alterazione generede del corpo , che si manifesta nelle, malattie croniche , quando prendono un aspetto sinistro. Si palesa colla scolo- razione pertinace del volto, con debolezza di forze e difficoltà di respiro negli esercizii del corpo.) ( Da cacos cattivo, e da exis abitudine del corpo.) Lat. cachexia , malus corporis habitus, quo alimenta corrumpuntur, Cels. Gr- Lib. cur. malatt. Nel soverchio mangiare nascono molte malattie, ma più d’ogni altra la cachessia. Tratt. segr. cos. donn. Quando hanno dato nella cachessia c nel mal colore , si disperano. Cachetico.* (Mcd.) Ca-ché-ti-co. Add.m. Lo stesso che Cachettico. Ff\) Cacheto. * (Geog.) Ca-ché-to. Fiume delV As. nel Regno di Ponto. (G) Cachettico. (Med.) Ca-chèt-ti-co. [ Add. m. Usato anche come sosl. ] Che patisce di cachessia —, Cachetico , sin. Ual> cachecticus. Gr. naxfTixos.Idb. cur. malatt. Il reubarbaro giova a’cachettici e agli oppilati Tratt. segr. cos. donn. Quando le dorme vergini si fanno cachettiche , allora fanno brutto colore in viso. CACIORICOTTA 2 — * (Chir.) Agg. delle Ulcere maligne, di quelle cioè che sono molto lunghe e difficili a guarirsi (Van) 3 ~ * (T'erap.) Agg. di que’ rimedii che giovano al male della cachessia. (Vau) Cachia. * (Geog.) Ca-chi-a. Città del Brasile. (G) Cachibona. * (Geog.) Ca-chi-bó-na. Fiume dell isola Domenica. (G) Cachimajo. * (Geog.) Ca-clii-mà-jo. Fiume della rep.di Buenos-Avres. ) Cachinno , Cu-chiu-no. [Sin.] Riso smoderato. Lat. cachinni!*. Gr. **/" Xaiquos. Albert. 2. I tuoi pensieri sieuo senza voce ec., lo riso senza cachinno, la voce senza grido. Cachici. * (Ar. Mes.) Ca-chi-ri. Sm. Liquore spiritoso in uso alla Colemia, che si prepara colle radici della cassare raschiata. (A. 0 .) Caciioeiua. * (Geog.) Ca-cho-e-i-ra. Città del Brasile. (G) Cacholuno. (Min.) Ca-cho-lóng. Sm. Specie di agata bianca opalino , che si lavora con ruota o spianatojo , e riceve acceso pulimento. -'h' cimi Umililo chiamata Leucagata. Lat. chacolonius. Gab. Fis. Cacho- long lattiginoso, biancastro, semidiatàuo ec., incorporato in una gleba di calcedonio ec. , incrostato di calcedonio. (A) Cachi:muco, * (Farm.) Ca-chùn-cìi-co. Sm. Gl’Indiani così chiamano certe pastiglie composte di gran numero dì sostanze amare ed aromatiche di cui si valgono come di polenti stimolanti. (A- 0 .) Caciaia. (Ar. Mes.) Ca-eià-ja. Sf. Maestra di far cacio. Cant. Curn.ff 2 * Piccolo arnese di paglia per tener le forme di cacio sull’assc-(V) Caciai colo. (At. Mes.) Ca-cia-juò-ìo. Sm. Fenditoi' di cacio. Lami, Lhul» Sacc. Rim. (A) Caciare , * Ca-cià-re. Att. V. e di' Incaciare. ( 0 ) Caciato, Ca-cia-to. Add. [m. da Caciare.] Incaciato , Sparso di cacio grattugiato. Lat. casco conditus. Gr. Tuffi vipTvp.iios. 2 .— [ Detto metiff. e 111 ischerzu. ] Bocc. nov. 28. 22. Dio gli dea il buon anno a messer Domeneddio, ed allo abate, e a S. Benedetto,ed alla moglie mia caciata , melata, dolciata. Cacicco. ’ (St. Mod.) Ca-cic-co. Add. e sm. Cosi chiamavansi i fi ’ ! " dpi americani prima che gli Spagnuoli conquistassero il Nuovo Mondo. (Van) Cacidari. * (Geog.) Ca-ci-dà-ri. Antichi popoli Sciti. (G) Cacio. [A/?l} Il latte delle pecore, capre, bufale e vacche rappigliato insieme, [cotto, salato e preparato nelle forme, per lo che si chiama anche Formaggio .]—, Cascio, sin. Lat. caseus. Gr. rvpos. Bocc. nov. f- 10. E così si possono benedire le galle del gengiovo , come ’l pane c T cacio. Sen. Pisi. Il sorcio è una parola; il sorcio rode il cacio 1 adunque la parola rode il cacio. 2 — cavallo: Sorta di cacio [che si fabbrica nel Regno di Napoli.] Frane • Sacch. nov. ig8. Io farò un’investita di carne salata e di cacio cavallo. 3 — fiore , o dolce * : È il cacio fatto col fiore del latte o p CCS aule, e si fabbrica nello Stato Romano. Scrivesi anche Caciofìore. (A) 4 — forte *: Quello eh’ è fatto col caglio. (A) 5 —marzolino : Sorta di cacio fatto per lo più del mese di marzo, d‘ forma rotonda, e più lunga che grossa , che si dice anche Marzolino assolutimi. Lat. caseus martiolus. F. §■ 7'. 6 — ricotta: Qualità di cacio chesi fabbrica nella S'(dentina. Scrivesi d’ordinario Cacioricotta. (Ga) .. 7 — raviggiuolo, e RAviGcicOLO assolutamente, diciamo quella specie a 1 cacio schiaccialo fatto nell’autunno, per lo più di latte di capra. linfe' 1 ' 1. 33. Ai caci raviggiuoli c a’ marzolini Dee lor parere strali lo stai’ e in gabbia, dir. riin. 116. Fare a giacer un cacio raviggiuolo. 8— Prov. Confessare il cacio ;= Dir la cosa coni’ ella stai tolta la f taf. da’ fanciulli, che quando l’ hanno imbolato , si fa loro couff sar per paura. Lat. rem aperte fateri. Gr. ri rtinycyscc, m cy-ici ‘ Farcii. Erccl. 58. Di coloro i quali, come si dice, confessano il ca i ciò , cioè dicono tutto quanto quello che hanno detto c fatto, a chi ne gli dimanda ec., s’usano questi verbi. Car. lett. 2. 45- Ma l u:i non entrare in altri sospetti, vorrei che gli faceste confessare il ca " ciò da galantuomo. 9— - Badar tanto al cacio, che la trappola scocchi^: Star tanto in unff ncolo allettato da qualche piacere , che il pericolo sopravvenga.S atv- Granch- 1. 3. Baderesti tanto al cacio, Che la trappola alfin ti scoccherebbe Addosso. 10 — Esser pane e cacio, o Esser come pane c cacio = Portarsi viceiute' voi benevolenza , e Avere insieme stretta dimestichezza ; tolto du mangiarsi volentieri il pane accompagnato col cacio. Lat. mutua ^ benevolcntia prosequi. Farch. Suoc. 1.2. Da prima erano come j ia,,e e cacio, e stavano sempre insieme tanto che ognuno sene maravigli jva ^ 11 — Mangiare cacio o del cacio, diciamo dell’ ingaimar-i e pigliare ei’l° re a suo danno. Lat. decipi. Gr. à.ita.TÒur'ùa.1. 12 — Mangiare il cacio nella trappola, dicesi quando altri fa un delitto luogo dove e’ non puh sfuggire la punizione ; tolta la metqf. dal top Lat. suo damilo inescari. Farcii. Ercol. 72. Questo si può dire an cora di coloro che mangiano il cacio nella trappola , cioè fanno cos® della quale debbono, senza potere scampare, essere incontanente P" nifi. Lasc. Pinz. 5. 7. Adunque egli avrà mangiato il cacio nc trappola. 1 3 — * Cacio cieco, c pane alluminato — Il cacio dee esser fino « ser ' rato , e ’l pane spugnoso e sgretoloso. (A) ., : 1 4 — * Usalo nel pi per Forme di cacio. Salvili. Cic. Eur. I C1 de’ pastori, gli alimenti Delle belanli agnelle, e di rappreso Latte n pochi caci ne portate. (N) £ Cacio. F. di esclamazione , adoperata per minore, inonestà in vece n c Cazzo. Buon. Tane. 5. 5. Quell’ era un vin, eh’a non ti dir n0 ' e ,L,’ Se ne sarebbe beute duo’ botti. Cec. Cacio ! gli sgangherava le mascè Caciofìore, Ca-cio-fió-re. Sm. coni. F. Cacio, (. 3 . (Ga) . Caciolino , Ca-cio-li-no. Sm. dim. di Cacio. Piccai cacio fresco. R‘ Calligr. (A) Cacioricotta , Ca-cio-ri-còt-ta. Sm. comp. F. Cacio, .§■ 6. (Ga) Cacioso, CACIOSO tu 7?• Add, m. Di cacio, A guisa di cacio, Lat. casca» ri'" ■>' i cons ' 2 - ' ò- Non mi maraviglio che i clisteri di latte sieno ta t j- nnos '’ imperocché entrato il latte negl’ intestini, qualche V rte “ esso latte , per l’aspersione di qualche acido , si coagula e caciosa , e ritenuta tra le rughe di essi intestini acquista , aci 'iin°nia e maggiore acidità, c per conseguenza può cagio- q re del danno. A f* 0TT *'* (Ar. Mcs.) Ca-ciòt-ta. Sf. Specie di gelato, così detto dal- Cacitw'ì 1 rmfl piccol cacio. (A) 1 \"ied.) Ca-ci-tà. [A/!] Malore che viene nelle poppe delle donne, ^Proaotio da congelazione di latte. ] ( Dal gr. cacotes inale. ) Cr. 3. dèll <2 a ^ 0r0 impiastro fdelle favef è buono alle posteme delle poppe ta 6 e a ^ a cacità , cioè congelazione del latte in quelle fateli 1 Ber ^: Dss. Tose. Probabilmente viene dalla voce cacio, cioè ^i. eacità sia un male, nel quale il latte nelle poppe delle donne Cacid* 4 C ° me ra PP re »°, e quasi divenuto cacio. i l ' K j ? Ca-ciuò-la. r.S7.'l Cacio [ piccolo, ordinariamente ] schiacciato , sant ■, ma tonda. Fit. S. Ant. E per tal grazia donar volea allo Caciz * , ono un panieruzzolo di cacinole. i ' (St. Ott.) Sm. Nome che hanno presso i Turchi i dottori della Csco S * % n ° me ““" n - (Van) ' , ,,, P r - m ■ Lai. Cacus. (Dal gr. cacos cattivo, vizioso. ) — Ladro- Cronir -d vent ino ucciso da Ercole. (B) (Mit) ca essiterio. * (Terap.) Ca-co-a-les-si-té-ri-o. Add. e sm. V. G. Lat. rii 0a l ESS * ter >mn. ( Da cacos malo , e alexelcrion ajuto. ) Amuleto o Cacobi *? r P reservat i vo da mali. —, A lessiterio , sin. (Aq) (A. O.) Ctcoc*' Ca-cò-bi. Antichipopolidell'India di qua del Gange. (G) sto *n? ’ Ca-co-cèr-do. Add. e sm. Che fa guadagni di mai acquiti N • ? r - cacos cattivo , e cerdos lucro. ) (A) Buon. Fier. 5. 3. p' ’°tasi il nome suo di Cacocerdo. E. Cacocertlo vuol dir, s'io ben PP^do, Guadagno infame e scellerato acquisto. Salvili, ivi. Ca- Cic’ S r - xxxox.ificiis, uomo di mal guadagno. (N) co chii - ia - (Med.) Ca-co-ctii-li-a. Sf. V. G. Lat. cacochylia. (Da ca- s cattivo, e chiliis chilo.) Cattiva elaborazione del chilo , cattiva Ctafn‘' 0,,< \( A > raUlsn - 3 - 32S - Beì ~s- CN) Cac o ,Mu ’ (Mcd.) Ca-co-chi-mì-a. Sf. V. G. Lat. cacochymia. (Da Pie * ? c chynios umore. ) Stato depravato degli umori , o re- r zione di cattivi umori nella massa del sangue , provenienti dallo can Cerl ° delle secrezioni od escrezioni. Cocch. Baggn. 25o. Questa mi v. - CI ° c ^ e gli antichi intesero col nome di cacochimia, cioè cattiva cS ta d '”™ri. (B) (N) Ca IM / ) : * (Med.) Ca-cò-chi-mo. Add. m. F. G. Lnt. carncbvmus. (V. Cnr° C ■" nia ò Pieno di cattivi Umori. (A. O.) Bari. Grand, c. ig. P° "npuro, cioè pien di mal sugo, e, come dicono quc’dcH'ar- C*e n ’, Cacocllim °i non sente fame, e col più empiersi sta peggio. (N) Cf! * EMo ' * (Fisiol.) Ca-coc-nc-mo. Add. m. F. G. (Da cacos malo, e eh 6 S an >be.) Chi ha storte od eccessivamente sottili, grosse, luti- Ca* ° Cn, ?f le g<"nbe. (A. O.) ltW j UA - (Med.) Ca-co-co-li-a. Sf. F. G. Lat. cacocbolia. ( Da cacos f ' ' ’ e chole bile.) Affezione proveniente da alterazione di bile. (A.O.) EA - * (Med.) Ca-co-crè-a. Sf. F. G. Lat. cacochrca. ( Da cacos cattivo colore. ( V. ^COCBEA ’ e chroia colore.) Bruito colore. (Aq) n °°- * (Med.) Ca-co-crò-o. Add. m. Chi ha Cacod cren ') ( Z ) (Da EM0NE ‘ U-’ e ev 't ^ Ue ^ e d a cu ì sono attaccati i cacochimi. Si dà ancora que- rì.f , e {° a ll e malattie ostinate e malienex e Cacocto pur dicesi colui "fi" 0 - ^ n e Voc A \ CGram 0 Ca-co-fò-ni-a. [ Sfa'] E. G. (Da cacos malo, e pha- c he n suono Indie parole, o nella composizione del discorso, ProsT tn s I nace oli’udito.’] l.at. raooplionia. Gr. xanco^wria. Salviti, fetu, f 0SC " 1 ’ Lue cose s’oppongono, la cacofonia in quello,^ S • /jfi a i e P impero, che non si sa di che. 3 — * /su. 1 '! - ) Unione discordante di voci mal unite. (L) CAcoP 0 V d O festone , vizio della voce. (Aq) fo. Elei Ca-co-fò-ni-co. Add. m. F. G. F. Cacofonia. Di mal suono. r °le ?’ 3 ’ 3 ’ Che sinfonie sent' io si poco armoniche ? Che pa- ^'cocAr,/ 1 ar cacofoniche? gala latf T, V 1 (Med.) Ca-co-ga-lat-tl-a. Sf F. G. [Da cacos malo, e ^ Ac °o.am|. * , depravala elaborazione del latte. (Aq) cattivo ’ Ca-co-ga-mì-a. Sf F. G. Lai. cacogamia. (Da cacos r. I,l ’0 fi ), 6 S amos matrimonio.) Cattivo matrimonio, contratto con cat- Cìcoga mo ») r ° con infelice esito , o contro le leggi. (Z) o z ‘ a 0 eh '^? - ) Ca-cò-ga-mo. Add. e sm. Colui che ha avuto la disgra- ^ Ac °ctupif/r e contrarre un cattivo matrimonio. (V. Cacogamia. j (Z) «aio j ‘ j(Cett.) Ca-co-gra-fi-a.pV/:] F.G. Errore nello scrivere. (Da cacos ’ aa Si’upho io scrivo.) Lat. mendosa scriptura. Gr. r. 60 ec. braccia per dire che ha una caduta di tante braccia. Ar.tf- 2g. 5f Dei quali un più che senno ebbe avventura, Che dalla bai* 1 che due volte trenta Braccia cadea , si gittò per paura. (M) 6 — Abbandonarsi, Lasciarsi andare. Fir. Asia. 124. Cadutasi a sed** re sopra delle gambe. (V) 7 — Per metaf. Intervenire, Venire, Succedere , Incorrere. Lat. v°" nirc , incidere. Gr. itliersw , eWpxsffAai. Bocc. Inti-od. 36. Accio 0 ] che noi per ischifìltà o per trasenraggine non cadessimo in quello “> che ec. per alenila maniera ec. potremmo scampare. E nov. >3. 3 ' Quello che nell’appetito lor giovenile le cadeva di voler fare. E n. A te., se m’ aiti, di nostra man cadrà più d’ una vittima. (M) 1 1 — Essere acconcio, Adattarsi. Borgh. Orig. Fir. 163. La natura , 0 se questo nome non ci cade, la forma di queste entrate , che i K01» 1 ' ni dicevano Vcstibuli e Aditi, ec. (V) 13 — Essere a proposito, Occorrere. Cavale. Pangil. 225. Or qui c °' derebbe anco molto a dire del vantarsi del mal fare. Borgh. Ai' n> ' Pam. 6. Il medesimo ci cade a dire dell’ uso de’ colori a questo P rcr posito. Ivi gy. E questo non è male ( poiché ci siarn cosi caduti, lv ’ er ricordato ) f poiché il caso portò cost.J (V) . 1 3 — * Incorrere, Trascorrere. F. Cadere in peccato. Cadere i ,J ** follia , disse il Passavanti. Pergam. (N) -, 1 4 —' Andare a ferire. Petr. canz. In giusta parte la sentenzia cadc.(M/ io — Tramontare. Morg. 2 5 . 231. E come un seguo surge in 0 i' icn p Un altro cade con mirabil arte, Come si vede qua nell’ Occiden e- Car. Eneid. 4- Era la notte, e già di mezzo il corso Cadeau le stelleA 1 *! 16 — Morire. Petr. cap. 6. Breiino sotto cui cadde gente molta, E J K> . cadd’ei sotto il famoso tempio, u Tass. Gerus. g. 41. Solfo Alg aZ _ cade Engerlan di spada. Ma chi narrar pntrìa quel modo c questo Di morte, e quanta plebe ignobil cada ? (N) 17 — Mancare, Venir meno, Finire, Perdersi. Lai. deficere , evai* scere, decidere, excidere. Gr. àiro-fo ’xtw. Bocc. Introd. 12. Lia revercnda.autorità delle leggi, cosi divine come umane , quasi e dissoluta tutta. E nov. mencia se una'rlf'h'/ JCCC \ FlIoC ' Numa vostl ' a P arola è caduta, uic ciascuna debitamente ritenuta. (\\ T Tl ’ JpaSS; ![ e, T Lat : cedcre * Gr **?***>?**• Tac . IO _ * p ^ dl Lepido e d’Antonio caddero in Augusto. * soprannome» ?° C ' Gli de’Grimaldi caduto muto. (A) ’ soljU3cnte mescer Ermmo Avarizia era da lutti chi 1 ' 2 °1o 7 cadano! P ^ ando di voce - F ‘>’- ^sin. 108. Il suon delle voci che 2 'chi d^nrnr'T' ,t’ fetóre.} Petr. son. 9 . Quando il p 1 ” 0 ’* infiammale caìna* ru a co1 Tdu i’° si ritorna , Cade virtù dalle 22 C ? £ D Vtste il mand ° di novel colore. mana crratnr/*. ® ant ‘ ^ ar - 7 - Di tutte queste cose s’avvantaggiD f» 23 _ * P errar/ C r sc ' u ” a manca, Di sua nobilita convien clic caggiu-(^ 0 . freno alla in, i Ga< ^ era peccalo. Tes. Br. Salomone dice : Me 2< Pnun 3 , cca > e che la tua lingua non ti faccia cadere- (N) + 7 Vc Po,, f. so J > ‘f tarnen le per significare l'epilessia , ornai cadac»- _ . 1 Ptolro Spano, cap. 7. Anche il latte della giumenta , spesso bevuto, sana quelli che caggiono. (P) .. cabali — [ Usato a guisa di sm. ] Dant. hf. 14 . 2 3'. Sovra tut 0 bion d’ un cader lento Piovean di fuoco dilatate làide. perti' aO — ad alcdso = Appartenergli-, Toccargli. Lai . spedare j l CADERE tiprmdébf^*^ Bocc -. no '!- Q 6 ' 1% E . CADERGUSSE se a me di ciò cadesse il Cl £ j io so bene ciò che io ve ne dirci. Introd. yirl. K per- ^ _Udrebbe a lei di darti imprima i suoi ammonimenti. q , AL BA sso: Fìg. zz; pervenire in cattiva fortuna. Dittam. 2. 12. ilio 10 accuso » quando ben compasso, Il lor mal fare per l’una cu* * er la qual son caduta si al basso. So q^ LE Mani : * ^ig. = ymire in potere. y.§. 4~J- e 60. Guìdot.Rct . non f ^ ues ?° re0 U0IU0 eh*è ora caduto alle mani vostre e del comune, aq_ ,a punito per voi e delle vostre mani camperà, incontancutc ec.(B) cad' B ° CC ° S ^ ° B0CC0>I — Cadere colla faccia innanzi. Lai. pronum € i Cre ? decidere. Gr. y.ctrxTrixreiv. Dui. Comp. 3. 73. Cadde boccone, 3 o sni0ri tati 1 * uccisono. y. Boccone. £ s DA cintola il calendario * Dimenticare. Bocc. g. 2. n. 10. »Ju i. a il calendario caduto da cintola, ed ogni festa o feria d« mente. (N) M DAi n’oGNi ragione lui Perdere oppili dritto .] lìcmb. 3 °. g/'t;. P<- >r questa volta 110:1 cadrò della ragione mia. Ar.Fur. Help r' Gl ahe convicn clic Mandricardo cada 0 ’ ogni ragion che può 3 j __ "Sei bianco, O che può aver nella famosa spada. fienb L p ®fEUAHZA n simile * 33 : Perdere la speranza , Disperare. 3 s__ ' àtnr. 12. tji, I padri di (['iella speranza caduti re. (A) CaJ e • t ’ I l A vita 33: Perder la aita. Ar. Far. 3o. 64■ E della cara vita ls| etnc, Che più clic spada c scudo assai gli preme. F. 3 ù’.(M) del „' L Male •» peggio. Cavale. Specch. Cr. 1. Dopo iì «pi p • — ... nitjuivj. vtjvtitLi Kjfjccon. «-'/■. 7. r/upo 11 peccalo tnilit,,!" 10 parente, cadendo l’uomo di inule in peggio, perdette la si- 4o di Dio. (P) ‘ 1 ve,--- ir: Cader già da un luogo, yil. SS. PP . 3. 3 <> 8 . II Padre , stando dinanzi alla porta del monistero dillaztiolo, dtil* a |p Una S re g»' a delle sue vacche, le quali pascevano nelgiogo ^anda* ' ’ e n0n avèI1 do niuna cosa che dare ai poveri che gli addi- o S;(n ‘.! . v... -t .t - - * - ’■ ■ * * lOp, J T . , '" ,v [tN n„ Cltla fetta 1,1 dh„.. Q st1 °se l" J uto a] tut l o 1 - l ' ,iiuVo * c V- Er ' BA .- V, 5 7. Non si può senza maraviglia considerale ritrovare la verità delle cose clic in quisliou ’oi'ìPf . — Alzarsi dal letto la mattina dopo aver dormilo. s- ' ,tA) ouab. fi giorno. I a — Per metaf. C alere in terra = Andare a voto. Cavale. Med. cuor. Co. Le quali maledizioni non caggiono in terra. (V) 5 .{ — in vìa : * Fig. = Non condurre a fine liti opera , uii impresa. Dani. Pmg. 21. Cantai di Tebe, e poi del grand Achille; Ma cattili in via con la seconda soma. (N) 55 .— la faccia * = Vergognare , ovvero Abbassare il viso per vergogna. Amai. Ani. iG. 2. iff. Conciossiacosaché al valoroso uomo nel pregare caggia la faccia, e tutta arrossisca, chi questo tormento perdona , lo suo dono moltiplica. (Pr) 66 — le brache * = Perdersi U’ animo. Lo stesso che Cascar le brache. V. Brache, §. 6. (N) •0” — malato , infermo 33 Ammalare , Infermarsi. Lat. in morbum incidere. Gr. us voltoli zrtiZTsiv. G. V. 7* 5 o. 2. Giunto in Arezzo cadde malato; e, come piacque a Dio, passò di questa vita. E 8. So. t. Incontanente cadde malato , c in pochi di inol io. Beiiib. Star. 4 49 ■ Volendo Piero de’Medici porsi in via per andare dirittamente nel contado di Firenze, cadendo malato soprastette. Ar. Far.i4.4i • E dopo un lungo domandar mercede Infermo cadde, e ne rimase estinta. F 36 . 64. Infermo caddi, e mi mori’ di doglia. 53 — morto = Morire di morte improvvisa , [a piuttosto semplicemente Morire.] Lat. mori, occiclerc. Gr. rt'vtniv. Petr. son . Ofj. E sc non ch’ai desio cresce la speme, I* cadrei morto, ove piò viver bramo. Bocc. nov. 1 5 . of Noi ti da rena tante d’ mio di questi pali dì ferro sopra la testa , clic noi ti farem cader morto. Nov. ant. 5 g. 3 . Si se le sollevò il cuore tra sì gran gioja , che in poco d’ora cadde morta. 5 q —nell’animo, nel pensierg, nella mente , e simili= iPensure, Ap- presentarsi all'animo , alla memoria^ cc.] Bocc. nov . 5. 2. M’ò cuiluto ìiclTammo, doune mie hello, di dimostrarvi come cc. una gentil donna se da questo guardasse. E nov. 7. 4 • Nel pcnsiere di messer Cane era caduto ec. E nov. 3/. 13 . Parendomi conoscere la tua virtù c la tua onestà, mai non mi sarebbe potuto cader nell’animo cc. se io co miei occhi non P avessi veduto. E nov. 2y. g. Cominciò a guardare quanti c quali fossero gli errori che potevano cadere nelle menti degli uomini. 2 — Essere a grado. Fior. yirt. 16. Non favellare mai al matto ^ che le tue parole non gli piaceranno, se non di’quollo che caggia nel* l’animo suo. (V) Go — nelle mani di alcuno — Incappar negli agguati Divenir preda d' altrui. Saltasi. Giugurt. 12. A grande pena sono scampato di cadere nelle sue empie inani. (P) 61 — nel peccato*™ Commetterlo. Bocc. nov.g. 7. n.10. Nel quale peccato e riprensione a me,che vostro re sono, quasi costretto cader conviene. (N) 62 — [ per mano ™ Cader in acconcio , Fetur i' occasione. ] Bocc. nov. 80. 4. Colli quali poi essi, secondo che lor cade per mano, ragionano di cambi e di baratti. 63 — sopra = Andar addosso . Segnar. Pred. 3 . 3 . Si siringe improvvisamente addosso al nemico, gli cade sopra ,e con valore indicibile giugno a toglierli ancor di mano la spada. (V) 6- j— sotto: * Detto di bestia che si cavai hi, nel sign. de! §. 2. G.y a. 2o 5.*.II cavallo gli cadde sotto,e della detta caduta subitamente morio.(N) 65 — sotto alcuna regola , misura o simili ~ Esser compreso sotto quella regola , misura , cc. Sen. Ben. yarch. 3 • 11* Perchè non poterono cadere sotto alcuna regola. 6ò — tra le mani * yenire alle mani , Abbattersi. Sen. Pist. 22. Parrà manifèstamente che queste faccende non ti sieuo cadute Ira le mani, anzi l’abbi procacciate. (Pr) 67 — Prov. Cadere della padella nella brace, y. Brace, §. 7. 68 — Cadere in bocca al cane — Aver pessimo fine di suo affare. Lai. in suuin dumnum incidere. 6() — Cadere il presente sull’uscio ™ Corulur bene alcuna faccenda lutino alla fine , e in sul conchiuderla abbandonarla o precipitarla. Lat . foto devolvilo bove in cauda delìcere. Cecch. Servig.4'• /o. Ioti so dir cli’c’ei ca j e R presente Sull'uscio, y. Uscio. 70 ■— È meglio cadere dalle finestre che dal trtLo — Di due mah si deve eleggere il minore. Lat. praestat uni malo vimoxium esse, quam duobus. y. Flos , 2j3. 71 — Costì mi cadde l’ago, y. Ago, J. 4 ; 7‘ A — Cadere in grembo iti zio [= yenire il negozio m mano di chi appunto si a •rrebbe.'] y. Zio. 7- 3 — (Maria.) Cadere sotto il vento = Perdere il vantaggio del vento. Dicesi altresì che il vento cade, quando cessa di soffiare , e che il tempo è tranquillo. (A) 2 — * Cadere sotto vento. Un bastimento cade sotto vento , quando per forza o del vento o dell' agitazione del mare o delle correnti , non si mantiene nella via destinata , ma invece declina abboccando j il che dicesi anche Derivare. (Van) Cadere dilf. da Cascare , Tombolare , Capitombolare, Precipitare,Rovinare, Tracollare, Piombare, Stramazzare. Cadere indica il semplice movimento dì un mobile dall'ulto al basso, o, nelle personeonvllcco.se stanti , il rovesciarsi per terra. Cascare include la idea del luogo, o reale 0 figurato, dal quale si concepisce staccarsi il mobile cascante. Tombolare è cadere col capo in giù. Tra Tombolare e Capitombolare la sola dillcrenza si è che la espressione di Capo presenta nel secondo maggiore evidenza. Precipitare è Cadere in un precipizio, in un luogo mollo dirupato e profondo; o anche in una maniera stravolta, furiosa e disordinata. Rovinare o Ruinai'c significa cadere con mina, con fracasso, con eversione di materia. Tracollare preso Idterulmenle, varrebbe andare fuori col collò , e per similitudine lasciar andar giù il capo ; ma fu anche impiegato con la nozione di Cadere a terra repentinamente. Piombaie è cadere furiosamente dall’alto. Stramazzare si dice quaudo noli potendosi trattenere nè ajutar con le numi, si cade di peso in terra come cadrebbe uno stramazzo. Gadergita. * (Gong.) Ca-de-re-ì-ta. Piccola citi) del Messico, (G) Gaderguìse. * (Gong.) Ga-dcr-gùs-sc , Cuderoiisse. Citta di trancia nel dtp. di yalcbitisa, (G) ! o CADES Cades. * (Geog.) Cadcsa. Citili della Paleslina nella Tribù di Neftali.(fi') Cadessi*. * (Geog.) Ca-dcs-si-a. Città d’ Asia nella Caldea. (G) Gadeti. * (Geog.) Ca-dè-ti. Ant. popoli della Gallia nell' Armorica.(fl) Cadetto , Ca-dét-to. [Add. ni.] Agg. di Fratello , vale Minore. V. del- l’uso. [ Usasi pure inforza eli .tasY.VK dim. dell’ebr. qaton minore.) 2 — (Milit.) Giovane gentiluomo che impara V arte della guerra; e che dopo avere compiti i suoi sludii viene creato ttfficiale. (Gr) 3 —(Mann.) Cadetto di Marina: Il primo grado di ufficiale di Marina.!^) Cadeuma. * (Geog.) Ca-dè-u-ma. Antica città d btiopia. (G) Cabeviee , * Ca-dé-vi-le. Add. com. V. A. V. e di Cadevole. Gititi. Leti, 3. 1/j. Tutte altre cadevili e vane sono. E 21. 55. Tutte cose altre cadevili e vane sono. (V) Cadevolb , Ca-dé-vo-le. Add. com. Atto a cadere, [ eli è vicino a cadere. —, Cadevile, Caduco, Caggente , Caggitorio , sin.] Lai. cado- cus, iluxiis. Gr. Tf-ràmiAos. Cr. 5. 12. 3 . Ed è da sapere che in luogo magro ed arido genera ( il melo ) i frutti verminosi c cadevoli nèl- 1’ arbore. 3 — [Fig.] Labile, Non durabile, Che tosto manca. AI. E. 7. 3g. Non si stimi ec. poter fuggire a tempo le calamità innate nelle mortali e cadevoli cose del mondo. Lib.Amor. Vitacadevole, è vita, che quanto più cresci , tanto più discresci ! Lib. Seni. Arr. Tutte l’altre cose sono cadevoli , ma virtù è ficcata molto in entro. Sen. Ben. Varch. 1.5. Le cose che noi possederne, che noi vedano , dove noi tcnemo appiccato tutto l’animo nostro, sono tutte cadevoli. Boez. Varili. 2. ef. Colui, il quale è portato da questa felicità cadevolc, o egli sa lei esser mutabile, o egli non lo sa. Cadezaoeliti. * (Mit. Maom.) Ca-de-za-de-lì-ti. Sella particolare di Maomettani,che serbano ne' funerali cerimonie diverse dall’uso comune/flit) Cidi. * (Grog.) Città della Alisia. (G) Cadi. (Sf. Mod.) Srn. Home o titolo di giudice ecclesiastico presso i Turchi. (A) Frese. Viag. fi’). E quando niuna delle mogli rincrescesse al marito, ei la fa citare dinanzi al cadi come se tu dicessi il vcscovo.(Pr) » ' * ■» W N A T t.' ___ _. J • • .1 ‘ I _ .7.' CADUCO nelle fornaci del rame dalle faville, come Io spodio. E appresso'. Tro - vasene ancora una sorta a modo di pietra nelle cave del rame, se* condo Galeno, la quale é la cadmia naturale. Cadmillo. * (Mit.) Cad-nùl-lo. Add. m. Lo stesso che Camillo. V» Cadmio. (Min.) Càd-mi-o. Siti. Metallo che facilmente si fonde e si f sala in vapori. È simile allo stagno nel colore , nello splendore , ruiud mollezza , nel suono , nella duttilità , e combinato coll' ossigeno fir* ma un ossido di colore d' arancio. (B) Cadmo. * N. pr . m. Lat. Cadmus. (Dall* ehr, quadmoni antico, prisco* orientale.) — Prìncipe Fenicio^ figlio del re Agenore , e fondatore di Tebe in Beozia, al quale si attribuisce il primo incivili incuto Grecia. — Figlio di Scite fondatore di Messina. (B) (Mit) Cado. (Arche.) Sm. F. L. Misura antica di cose liquide , che contener dieci cogni, o quasi un barile. (Dal lat. cadus caratello, barile, misura di scttantadue sestieri, in gr. cados , in ebr. cad o chad .) lad. Ott. 1$. Ne mischierai ne’tre cadi , cioè ne’ tre quasi nostri barili , lina misura la quale ec. (V) Cadoi. * (Geog.) Ca-dó-i. Città di Misìa. (G) - Cadometro. * (Mecc.) Ca-dò-me-tro. Sm. F. G. Lat. cadometrum.(E a cados vaso per vino, e da metron misura.) Strumento recentemente inventalo per misurare la quantità de'liquidi contenuta in una botte* in un barile ec. (Aq) Cadore. * (Geog.) Ca-dó-re, Cadorino. Lat. Cadubrium. Cit. e terriW rio che forma parte della prov. di Belluno nel Regno L. F. (G) Cadorino,* Ca-do-ri-no. Add. pr. m. Del Cadore, Della Pieve di Cadorc-W CADOsiA.*(Geog.)Ca-dò-si-a. Cu. vescovile dell'Asia propriamente detta-i. J Càdrema. *^(Geog.) Ca-drò-ma. Città dell ' Asia minore nella Lido. ( / Ladri. * (St. Maom.) Specie di monaci turchi , la cui divozione f°, siste nel lacerarsi il corpo a colpi di verghe. Furono cosi detti Abdul Kadri loixt fondatore. (Mit) Cadkusi. * (Geog.) Ca-drù-si. Popolo d' Asia nelle vicinanze del caso. (G) a — * (Ar. Mes.) Nome di una sorta di rascia di lana di poco pie - Caducare. '(Log.) Ca-du-cà-re. N. pass. Fenice in caducità OccorreT& gio. F. Calisse. (A) il caso della caducità. (A) C vniAR. * (Geog.) Fiume e città di Spagna nel Regno di Granata .(Gr) Caducato. (Lcg.) Ca-du-cà-to. Acid. m. da Caducare. (A) ;.) Ca-du-ca-zió-ne. Sf. Il caducarsi o venire Cadice, prov , f w dell'isola di Cubagua nel mar delle AntìUe.—degli Stali Uniti. (G) Cadiere. * (Geog.) Ca-diè-rc. Città di Francia nel clip, del Faro.(fi) C.adiuuac. * (Geog.) Ca-dil-iàc. Città di Fr. netdip. della Ghmida. (G) Cadimentaccio , Ca-di-men-tàc-cio. pegg. di Cadimento. Cattiva caduta. Lib. cur. malati. Quando da questo male sono sorpresi,fanno subito in terra un cadiinenfaccio brutto e orribile. Cadimento, Ca-di-mén-to. [*S*i/i.] Il cadere , Caduta. Lat. casus, ca- aura. Gr. 'ktwgu. Cr. f. if Sicché una vite sia nel mezzo di questa tavola, e Vallee intorno stanti, e cosi si difendono dal cadimento. J)ial 6'. Greg. 3. 16. Del cadimento del qual fanciullo essendo conturbati ec. a — Per metaf. Bocc. Fit. Dant. Niuna altra cosa fu, se non quel cadimento che noi facciamo tutti senza levarci , cioè il morire. 3 — [ Fallo , Caduta in peccato o simile.} Lat. lapsus. Gr. rfruiffis. Quid. G. Oh quante onestissime donne sono subitamente state tratte a vergognosi cadimenti per Ji sguardi de’ giuochi. 4 — Rovina , Sterminio. Lat. mina , excidium. Gr. Quid. G. K io sia gravato della parlante infamia del tuo cadimento. Bocc. Fit. Dant. Al quale erano davanti agli occhi li cadimenti de’Re antichi. f» — Sbigottimento. Lat. consternatio. Gr. owroAy). S. Agost. C. D. Confortando que* maggiori , e consolando il cadimento dclì’animo suo. 0 — (Astr.) [ Dicesi damili astronomi che il Sole o alti'o pianeta è in cadimento , quando egli è all* occaso , al tramontare. ] Lat. oecasus. Gr. §£k*?. Cr. V . 11. a, 7, E V Ariete si trovò nella ... di Ponente col Sole in cadimento. Cadisco. * (St. Med.) Ca-dì-sco. Add. m. Fasello in cui si ponevano le pallottole per dare i voti. (C) Capisto. * (Geog.) Ca-dì-sto. Lat. Cadistus. Montagna e promontorio dell' is, di Creta. (Van) C adite. * (Geog.) Ca-di-le. Lat. Caditis, Città et Asia nella Siria.(Cr) Caditoi a. , * Ca-di-tó-ja. Sf. Quella piccola porticella eli è nel pavi- mento per dove si scende 0 si sale in altra stanza , e che. chiude la cateratta . —Caditoia, Caditoia, sin.‘ 9 e più comunemente Saracinesca. Red. Foc. Ar. (A) u — Nel pi. Caditóje è Foce usata dal Fusavi (Ragionamenti) per denominazione di certe buche , le quali facevano i nostri antichi negli sporti , ballatoi , e anche nelle volte in cima delle torri ; pei' le quali luche piomhavan sassi a difesa di esse torri dalle invasioni Caduco, 0\a\u-co.Add.m.Pl. Cadnci e Caduchi. Lo stesso che C de*nemici loro. Foc. Dis, (B) Zar. caducus, fluxus. Gr. Caditoio, Ca-di-tó-jo. Add. m. Cascatojo. Cascante. Lat. decidens.Gr. xarart'iVrcc*'.—, Caditoio, sin. Salviti . Pro#, Tose. 1. Ala esser pendenti e sospese (le me mia -a) , e come caditóje, se dai legamenti fasciate e rattenute non fossero. C aditora.(M ilit ) Ca-di-t Jpef manza /)' nrlommmorìlrx rii fihuitin rlplìp rmirhz.ìntii lìVeSCVltte, mancanza d'adempimento di alcuna delle condizioni prescr altro difetto. Risc. Maini. Se alcuno tralascia di pagare due a _ di canone d’ un livello , allora incorre nella mora, cioè pena caducità. (A) del* Ll dcVol e ' f- star jard 1 jjit' » «-«umilia, uuxuft f^rl\ T?Yic° b f ti frane- a- aB" 2> è quel baiefletto ? , ’-I - bello stesso sign. fu detto Gotta caduca. Vit.S. 11 Maremma fue una donna che era stata pazza più anni cu., chcradea di gotta caduca. (V) ■■ eS t/i” (Anat.) Membrana caduca: Così chiamasi 1’ inviluppo l n “ ff a' ’tn del feto , che aderisce da una parte al corio, formandovi un sacco chiuso , come quello di tutte «- m £ADUJACE n ® Aerose. A mezzo il corso della gravidanza la porzione uterina si «Macca , s'unisce all' altra , e vi aderisce in modo , che atnendue n ° n .fanno più che una sola lamina assai sottile $ ed a ciò dee lino- , e che le diè Hunter . (A. O.) ^ 7 (Bot.) Calice caduco; Quello che cade prima dell* intero svilup- y del fiore. — Corolla caduca .* Quella che cade subito dopo il suo schiudimento. E così dicesi Brattea , Foglia , Stipula caduca. 5 ZO?', ( A ) ( A - °0 f (Veter.) Denti caduchi : Quii primi denti del cavallo che ca- 6 > r e cZa teugon dietro quegli dell* età adulta . (A, O.) r.Tl * n foi'za di sost. Caducità. Filoc. JS. Sp. ( 0 ) do E - 5 * Ca-du-jà-ce. N. pr . in. Lai. Cadujax. (Dal lat. cado io ca- 5 C ì ace0 ì° giaccio : Chi cade e giare.) (B) . So 1 Ca-dù-no. iPron. m.1 V. A. Catuno , Ciascheduno. Lat. T»sq uc< Gr ri ^ , y e addano, ) Nov* ant. 3g. 2. Caduna avea Azzero sotto. £?sieki, * (Georr.) Ca-du-siè-ni, Cadusii. Ant. popoli Asiatici fra il ^’sn e V Eufrate. (G) “ TA ’ Ca-dù-ta. iSf.} Il cadere. —, Cadimento , sin. Lai. lapsus , asus. tir. «rwjxoi. Bo cc. nov. i5. ig. E di tarilo V ajutò Dioiche so« n nMle s ‘ t(:ce “ella caduta. G. F. 12. io5. 1. 11 cavallo gli cadde 2 ^ c della dotta caduta subitamente morio. Calata. Lat. descensus. Fcs. Br. 5. 11. lì. se 1 t’avvici! buono Io parvicrc, guardali di fargli prender colombo in su torre, perocché 3 -£. eS p Vo ^ e s o ne guasta per la glande caduta eh’ egli l’anno. Ti ^ er metaf. Rovina, Abbassamento. Lat. excidium. Gr. a-iiarami. «ne. Sacci,. rim. Cosa non è ebe non abbia caduta ; E quella t. e l :) 11 a lG , aucor più tosto. Coni. Inf. e(B Ma sempre il minore 4 desidera la caduta del maggiore e dello ingiuriante. rollo , Peccato. Tes. Br. 7. lì. Salomone (lice: metti freno alla tion ■ ca ’ e c l* c lo tua lingua non ti faccia cadere, clic la caduta CAFFO 11 5 ___ .J la a morte senza guarirne. (A) vo - V ' Tante b’aniute , tante cadute ; e diccsi del tramutare i la- 6 _ r ln,t ., Oie suole jier lo più nuocere, ^:,:r d,iia è pesgio 1 " ^ r\l U0 . P lu pericolose, VMarin.) (j a q u t a di , ricaduta è peggio delta caduta ; preso dalle malattie recidive o v , * —j ^aumu ul una vela. L* altezza perpendicolare di una bp. ro distanza dal centro comune de gravi, rh^i^ a,lC()! 'a di due termini fra loix> sconnessi. Così direbbesi , CI/w q dì tal monte ha tante braccia di caduta sopra la su - U — y^ie di mare. (A) stvm (^ c ^ a h) Da* cavatori di miniere così dicesi un gran sasso o interrompe il coì'so de Jibmi. ( '0 Ca-du-tèl-la. [A/.'] dim. di Caduta. Piccola caduta. Lib. cur. ru PPc un braccio per una cadutella giù per la strada. > Ca-dù-to. Add. m. da Cadere. Lai. lapsus, tir. è\icdri occ n0i/ ' A-, g e n > ca t rar0 no in una casetta antica J’g* 1 caduta. J b llQ er metaf. Mancato , Venuto meno. Din. Comp. Ist. Fior. 2. O di p° re . Luigi , che tanto temesti Iddio, ov’è la fede della reai casa 4 y. anci a , caduta per mal consiglio, non temendo vergogna? (P) x, ; s » . i Dimesso , [ apg- di Animo. ] Lat. demissus. tir. vivr*- e>ec. 3 . Sollecitamenle, e non con caduto animo , manda- ® j,?d rsecuzione. p, 1n ,^ ro 1 Venuto in miseria. Bocc. Amet. pr. Il piangere accom- 6 — 0 n °n rileva il caduto. (V) A ramno,.._. >. • .A 3 cid 0 ^ ra ? n tato , parlandosi di luce. Car. En. io. 332. E già dal ». * Raduto il giorno, era Meli’erta in cima La vaga luna. (M) P. ò\ Altrimenti di- blostr P ° 3sa t° , Fiaccato , Indebolito. Demet, * », ij( ery ‘»‘uo d’esser accasciati e caduti. (!S) Btuii g za & sost. Ricaducità. V. A. Lo stesso che Successione. », Pcrven ' J ° nv \ 167. E dico, che più volte alli malvagi, ciré alli buoni, »* E s. * ti retaggi, legati e caduti. 'AExdo W) Cit. di Francia , cap. del dip. del Calvados. (G) ’lUe.aà ^"^“'do. F. A. Cercando ; e non ha questo verbo se non 0 ulteiP^.del gerundio, e per lo più s'accompagna col verbo Andare, To’ Cajendo sin. ( Dal lat. quaerendo die vale il merlesi- ec. g 1 p Cno avendola perduta , ancora la va sempre caendo. Liv. y ai>a (’ 1,’ t ) *-' r( bè m’andate voi caendo? Sen. Pisi. Caendo scienza che y a ur nanzesca. E altrove : Che cosa più ontosa , che filosofo r H r a ttlte < ' a ' : , n do bollore e romor dì gente ? « Lcgg. S. Eusl. Ye- C!ìfcn S , e tu ^ maestro di cavalieri, il quale noi siamo molto an- W« , e cercando per tutto lo’mpcrio di Roma. ( 6 V vede che 100 debbe aver più di forza.) (V) Caerleoke. * (Gcog.) Ca-cr-Ic-ó-nc. Lat, Isca Silurimi. Città d’lngk.(G) Gaeruauteh. * (Geog.) Ca-er-màr-ten, Carmarthen. Lat. Marìdunura. Città e contea d'Inghilterra nel principato di Galles. (G) Cabrnàrvonà. * (Gcog.) Ca-cr-nar-YÓ-na. Città e Contea d Jngh . nel principato di Galles. (G) Càes. * (Geog.) Una delle isole Santa-Mafia sulla Costa meridionale del Portogallo . (G) Caf. * (Mit. Muoui.) Montagna che secondo i Maomettani circonda lutto il globo , e gli serve come di anello. (Mit) Cafagiolo. * (Geog.) Ga-fu-giò-lo. Villaggio e castello di delizia del Gran Duca di Toscana nella prov . di Firenze. (Vali) Cafagnarg , Cu-fa-gnà-rc. N» ass . V. A. e disusata . Far le buche o formelle. (Dal iat. cavamen caverna.) fìald. Dee. Era stato dato principio a spianare c cafagnarc , per piantare cipressi, lecci ed allori. (A) Cafareà. * (Geog.) Ca-fa-rò-a. Promont. dell * isola di Eubea. (G) Cafari. * (Geog.) Cà-fa-ri. Ant. popolo della Mauritania. (G) Cafàraaita , * Ca-fàr-na-ì-ta. Add. pr. com . Di Cafarnao. (Ber) Cafarnao. * (Gcog.) Ca-far-na-o. Città della Galilea. (Ber) Cafarnao , Ca-fàr-na-u. Si dice per giuoco , Andare in Cafarnai!, di cosa che va a male , perduta. V. Andare in Calaruau. (V) Cafartuta. * (Geog.) Ca-tàr-lù-ta. Città d'Asia nella iVlesopotamìa. (G) Cafauro , * Ca-fà-u-i o. N. pr. w. (l)aì gr .capheo io spiro , ed uros vento prospero.) — Pastore Libia figlio del Dio Anjuemi e di Acacal- lido , o di Diana. (Mit) Caferaco. * (Zool.) Ca-fc-rà-co. Sm. Specie di serpente menzionato dal Pulci nel Morg. 20. ‘óif Eoi son chelidii serpenti famosi, Edissa cmorrois c caferaco. (N) Caferoniano. * (Geog.) Ca-fo-ro-ni-à-no. Lat. Caferonianum. Antica città dell ’ Etruria. (G) Caffa. * Sf. Lo stesso che Caffo. V. Cr. alla v. Caffarc. (A) Gaffa. * (Gcog.) Ciu della Russia Europea sul Alar Nero. — Prov, dell Abissinia. (G) Cafi-acciaio , * Caf-fag-già-jo. Sm. V. dell'uso e dello siil famigliare. Colui che cerca a dominare nelle conversazioni , che sempre vuol far le carie. (A) Caffaggiare , * Caf-fag-già-re. N. ass. Fare il caffaggiajo. V. dell'uso . (Quasi cefuleggìare , dal gr. cephalc capo : e vai dunque Far da capo, Usurpare la preminenza.) (A) Caffare, Caf-fà-rc. [N. ass. 1 ] T. del giuoco di sbaraglio , e sbaragli~ no. Far caffo o la rafia , [cioè il numero dispari .] Caffè. (Bot.) Sm. Bell arboscello della penta naria monogama, famiglia delle rubiacee ; oriundo dell ’ Arabia , sempre verde , cogli steli verticali ramosi , colle foglie ovali lanciolate , acute , splendenti , integerrime ; co* fiori bianchi , odo tosi , ascellari, scssili ; colle bacche rosse , simili alle ciliege. Lat. cotica arabica Lin. (B) (A. O.) 2 — Nome dato aL seme stesso dell allevo . ossia al nocciuolo di un frutto simile ad una ciriegia prodotto dalValbe.ro del caffè. I grani di caffo di cui facciamo uso sono la metà dì questo nocciuolo. (B) (Ga) 3 — [Nome dato alVinfusione o decozione , che si prepara con esso, dopo d’uverlo abbronzato e polverizzato.} Red. Ditir. 10. Beverci prima il veleno, Che un bicchier che fosse pieno Dell* amavo e reo caffè. E Annoi, sfa. Caffè, beveraggio usato anticamente dagli Arabi, ed oggi tra’Turchi e tra’ Persiani , e quasi in tutto VOriente, ed è fatto d’ un certo legume abbronzato prima , e poscia polverizzato, e bollito nell’acqua con un poco di zucchero, per temprarne l’amarezza* 4 — * Bottega in cui si fa e si vende la detta bevanda. (Z) Caffeaos. * (Ardii.) Caf-fe-à-os. Sm. V. oltremontana ed oltremarina • Edìftzìo nel quale si bee il caffè. Nelle ville si colloca ne'giardini , e gli si dà forma di tempietto , di anticaglia rovinosa , di edificio cinese , gotico ec. (Mil) Caffeina. * (Chim.) Caf-fe-i-na. Sf. Sostanza gialla semitrasparente , di sapore amaro , ma assai grato , solubile nell ’ acqua , e nell' alcool , inalterabile all’aria , e precipitante le dissoluzioni ferruginee in verde; s ’ ottiene dal caffè adoperandovi coll’ alcool , e si classifica tra i materiali immediati de’ vegetabili. (À. 0.) Caffeista , Caf-fe-ì-sta. Sm. Dilettante di bere il caffè , Frequente he - vitor di caffè. (A) Red. Leu. 3. 180 . Bisogna che io sia diventalo cafitusta perfetto. (N) Caffettano, (Ai*. Mcs.) Caf-fet-tà-no. [Ym.] Sorta di veste turchescn, (Cosi detta da Calia ove si lavorala stoffa di tal vestii.) Morg. 8.26. E d’un bel drappo splendido c sereno Gli dette un ricco e gentil caffettano. Caffettiera , Caf-fet-tiè-ra. iSf.} Vaso in cui si fa bollire il caffè tostato e polverizzato , per farne bevanda. Caffettiere , Caf-tH-ùò-re. [Am.] V. dell uso. Il padrone dt una bottega da caffè. (A) Caffo. \_Add. e $m.] Numero che non si pub dividere in due parti eguali idi numeri interi. — , Calla, situi Lat. impar. Gr. 'R'sfnrroV. ( Dal- l’ebr. caf mano tf palma della mano 5 poiché il numero delle dita in ciascuna mano c impari.) Pallad. Febb. 3 /. E mettasi sotterrando e affermando mele cotogue in numero callo. Mor. S. Greg. Jl numero settenario ec. si compie per lo primo pari e per lo primo caffo : i[ primo caffo si è tre, il primo pari si è quattro, de* quali due numeri si fa sette- Lib. son. 26. E perché io so che non doveva in caffo Così in Gerusalemme andar soletto. Varch. Giuoch. Pitt. E di tutte l’altre, che si chiamano da’numeri caffi, il primo numero è sempre callo. E altrove : Vittorie prime o maggiori delta squadra de’ caffi. Fir.Luc, fi 1. In casa mia non è che torre; ogni cosa vi è in caffo, e non arrivano a tre. 2 — * Riferito anche al num. dei più. Bern. Ori. 6j. 56. Si sfavano i correnti a numerare ^ . S’egli eran pari o caffo. ( Vi si sottintende numero .) (N) 3 — [Per figura di antonomasia} significa anche Tuno. Quindi allorché vogliamo dinotare singolarità in un uomo , diciamo Lui essere il caffo cioè T unico. E questo si dice anche delle, cose. Cus, rim . X 2 CAI' FRERIA CAGIONE 2 18. Che sete solo il caffo c 1 ’eccellenza Di quante donne son presso o lontano. 4 — [ Nello stesso sign, si dice: Non mettersi più in caffo una cosa o un nomo pari a cui ve ne Ira molti. ] Lib. son. 106. Ma ùcci ognun tanto fatto ribaldo, Clie il bugiardo più in caffo non si mette. 5 — Giuocarc a pari o caffo Scommettere che il numero sarà pari o caffo. Lea. I udore par impar. Gr. à.(TiiZ,m. Cafpeebia. * (Geog.) Caf-fre-ri-a. Sm. Lo stesso che Cafrcria. V. (Van) Caffro. * (Geog.) Add. pr. m. Lo stesso che Cafro. V. (Van) Cafiba , * Ca-fi-ra. N■ pr. f ( Dal gr. capitare volpe. ) — Figliuola dell’ Oceano, nutrice di Nettuno. (Mit) Cafisia , * Ca-fi-si-a. N. pr. f. Lat. Calisia. ( Dal gr. caphesios pertinente al lìume Celiso. ) (B) Cafisso , Ca-fis-so. V. A cafisso. Cafopicrite. * (Chini.) Ca-fo-pi-cri-te. Sfi V. G. Lat. caphopicrites. (Da Gaphos spirito, fiato, e da picros amaro.) Uno de’ principii immediati dei vegetabili -, sostanza bruna , opaca , di sapore acre , amaro , e spiacevole , fusibile al fuoco , riducibile in vapori gialli , solubile nell' acqua , nell’ acido acetico , e negli alcali , che costituisce il principio colorante del reobarbaro. (A.O.) Cafreria, * (Geog.) Ca-fre-rì-a, Caffi-cria. «.V/? Vasta contrada dell’Africa Meridionale , che comprende la Cafreria propria , il paese de’ nettuniani , quello de' Barlolusi, ed il Monomotapa. (G) Cafria. * (Geog.) Cà-fri-a. Sf. Lo stesso che Cafreria. V. (Van) Cafro , * Cabro. Add. pr. m. Della Galleria, (B) Cafcaki. * (Geog.) Cafiià-ni. Pop. Indiano della Nuova Granata. (G) Cafdra. (Bot.) Cà-fu-ra. [Sf. V. G. V. e rA’Canfora. ] Lat. campitura. Gr. xciìpovpu. Serd. Stor. j. 158. Delle selve tra le altre cose si ricoglie il sandalo bianco, il legno aloè e la cafnra, che suda fuori d’ un albero a guisa di ragia. Cafusi. * (Geog.) Ca-fù-si. Popolo del Brasile. (G) Cafusse , Ca-fùs-se. V. A cafusse. Cagada. * (Geog.) Ca-gà-da. Piccola isola delle Anltllc. (G) Cagajan. * (Geog.) Ca-ga-jàn. Prov: dell’ is. dì Lussai. (G) Cagano , * Ca-gà-no. N. pr. m. — Re degli Avari. (Van) Cagastico. * (Med.) Ca-gà-sti-co. Adii. m. Paracelso dava questo epiteto a tutte, le malattie prodotte da un principio contagioso. (A.O.) Cacastro. * (Med.) Ca-gà-stro. Sm. Nome dato da Paracelso a qualunque principio morboso non congenito , nè ereditario , ma generato dal contagio. (A. 0 .) Caogente , Cag-gèn-te. [Part. di Caggere.] V. A. V. e di’ Cadente, o Cadevole. Albert. 55 . Perdo gli ocelli affaticati per veggbiare, c cag- genti nell’opera. 2 — * Cadevole. Pallad. 12. 7. Acciocché i pomi non nascati fracidi c caggentì del sosino, ec. (Pr) Caggere, Càg-gc-re. [iV.aAA. Lo stesso che Cadere. ] Verbo di cui son rimase e si usano solamente alcune terminazioni di certi tempi, adoperate in particolare e con vaghezza da'poeti, comuni pure agli scrittori di prosa , eziandio del secolo migliore. Lat. cadere. Gr. itlitnw.Petr. son. fo. Siccome il Nil, d'alto caggendo, Col gran suono i vichi d’intorno assorda. Dant. Par. 7. 7<9. Di sua nobiltà convien clic caggia. Buon. rim. 7 8. Costei pur si delibra Indomita e selvaggia, Cb’ io arda , mora e caggia. 2 — Pendere , Inchinare, Abbassare. Dant. Purg. //. 3j. Ed egli a me : nessun tuo passo caggia ; Pur su al monte dietro a me acquista. Bui. Nessun tuo passo caggia , cioè non ponere niuno tuo passo in basso. . 3 — * E n. pass. Addarsi, Affarsi. Fr. Giord. (A) Caggitorio , Cag-gi-tò-ri-o. Add. m. V. A. V• e di’ Cadevole. Boez. fio. Colui cui tira questa caggitoria fdicitadc. E fi. Avvegnaché i doni di fortuna non fossero caggitorii e transitorii. (V) Cagiona-uento , Ca-gio-na-mén-lo. [Sm.] Il cagionare , Cagione, Pro- ducimento. Lat. causa. Gr. v.xipós , ulrlx. Lib. cur. malati. Di qui nasce il vero cagionamento di questo male. 2 — [Forse anche Indisposizione , Malattia.] Lib. cur. malati. Di qui hanno origine e nascenza tanti cagionaincnti. Cagionante , Ca-gio-nàn-te. Part. di Cagionare. Che cagiona , Causante. Vannoz. Avveri. Poi. 8- 7. Berg. (Min) Cagionare, Ca-gio-nà-re. [Au.] Esser cagione, Produrre. Lai. ellicerc, gignere. Gr. cùr ià.ix$x.KXw. Amm. Ani. g. ifl- Chi compagno prende, se poco 1 ’ a- ma, sé medesimo cagiona. D. Gio. Celi. San Piero vecchierello è cagionato di questo fatto. Cagionato,C a-gio-nà-to.-^fM.w. da Cagionare, Lal.prodncIns.Gr.xlrvIp.^es. Lib. cur. malati. Perchè sogliono sfuggire 1 ’ abbronzament i del sole cagionato nella faccia. Segn. Stor. 7- 212. Ritrovandosi la città ili molta confusione co., parte per gli umori di fuori cagionati or da’ fuorusciti cc, , or da’ sudditi cc. Sagg. mit. csp. fo. Compressione già cagionata dallo stesso peso nelle infime parti dell’aria. Cagionato re , Ca-gio-na-fò-re. [Verb. m. di Cagionare.] Che cagiona. Lai. auctor , creator. l'ratt. segr. cos. domi. Il pane aggioghato, ragionatore della gravezza della testa. But. Par. 6. 2. Li ragionatori per invidia cd avarizia , e li esecutori per complacenzia e paura. Cagionatrice, Ca-gio-na-tri-ce. [ Verb. fi di Cagionare.] Lat. auctrix , causa , creatrix. 'Frati, segr. cos. dòmi. Non voleva cose dolci , comecché sono ragionatrici de' travagli dell’ utero. Cagioncella , Ca-gion-cèl -la. [A/?] dim. di Cagione. —-, Cagionnzza, sin. Segner. Crisi, insti-. 1. 10. 7. E però si poteva loro permettere il giurare per ogni piccola cagioncella. Cagione , Ca-gió-ne. [Sf Principio da cui dipende V essere di alcuna cosa ; 0 sia ragion sufficiente per cui ella è. Prendesi in generale V 1 -) Rispetto , Conto , Ragione. Lat. causa. Gr. dirix. ( Dal lat. occasi°i orni, come quando da B/asius vicn Biagio. ) Baco, lntrod. '7.; Nan solamente il parlare e P usare cogli infermi dava a’ sani infermità , 0 cagione di comune morte. E num. 3o. L’ultima Elisa non senza cagione nomeremo. E nov. 7 3. 12. E oltre a ciò, molta gente per* 1 ' verse cagioni è oggi , eh’ è di di lavorare , per lo Muguone. È fio. 20. Cosi incominciarono poi a sopravvenir delle cagioni , pe r . quali ec. Sen. Pist . S’ elle avessero, com’ io ho detto , cagione gnente ; ma elle hanno cagione andante innanzi. Maestruzz. 2■ < 4 * Per cognoscere le cose future, le quali hanno cagione da’cclestiali cor " pi . Dant. Inf. 1. fi. Si di'a bene sperar 111’era cagione Di quella féra 13 gajetta pelle. E 3o. 70. La rigida giustizia che mi fruga, Tragge cag '°1 del loco ov’io peccai. Petr. canz■ 5. 5 . In nulla sua tenzone Fur 11,31 cagion si belle, o si leggiadre. E 21. 2. E le cagion dei mio doglioso ù nC ‘ 2— Scusa, [Ripiego, Pretesto.] Lat. proctextus, excusatio. Gr. tris. Bocc. nov. 85. 5 . Calandrino cominciò a guatar lei, e parendo? 11 bella , cominciò a trovar sue cagioni, e non tornava a’ compagni c“b ah l'acqua.» Cavale. Med. cuor. 165. E trovando certa cagione I che 1100 la voleva rendere, allora prese la Bibbia , e andossene con essa l'abate Anastasio. Bemb. Stor. 11. i5f. Egli cagioni d’indugio sopr* cagioni traponendo, non però sì accortamente, che non si conoscesse che elle erano false ec. (Lat. causas innecttre.) (V) Albert. 28 . andar cacndo cagioni ali’amico .... Cagioni va caendo chi partir S1 vuol dall’ amico. (N) 3 — Colpa. Cavale. Au. Apost. 82. Non trovando contro a lai cag l0n . e degna di morte , dimandarono a furore a Pilato preside, che l' accf desse. E ivi i5f Appellò a Cesare (S. PaoloJ. Onde volendoglielo 10 mandare , non so che cagione certa mi scriva contro a lui allo I® 1 peradore. (V) 4 — Occasione. Lat. occasio. Bocc. nov. 5. 7. In altro non volle preH' der cagione dì doverla mettere in parole. Pass. 48. E donde debboj no prender cagione e argomento di non peccare. Cap. Impr. 4■ ischifindo ogni cagione di peccato. fi — * Opportunità, Comodo. Vegez. 136. A quella stagione è co® 11 ' naie cagione mettere agnati, (l’r) 6 — Indisposizione, Malattia. Lat. morbus, mala habitudo. Cr. i-4- , V La conosciamo fi'acqua) per la sanità degli abitanti ec., se nel P 0 *' mone , ovvero petto , rade volte ovvero neuna tiata hanno cagione- 7 — * Necessità , Bisogno. Vegez. lof. Né mattamente, ma con gran d0 cagione nella battaglia pubblica si menino a combattere. (Pr) 8 — * Prima cagione = Iddio. Petr. Pergam. (N) , 1 9— Altri usi di questa voce. Cavale. Med. cuor. 2g4- Onde non è 1 non potere in cagione fin causa non est), ma lo non volere incolpa. Vii. S. Girai. 102. Mandollo per quella cagione fper quell’ejfi u °’ per fùr quella cosaj. E o f. Subito m’entrò nei naso un puzzo sì età dele, che per nulla cagione fper niun modoj il poteva sostenere. (’/ 10— [Dicesi Sotto cagione o Per cagione di ec. e vale Per motivo di e f 3 G. V.111. 168. 4■ Ma lasciarono seminare il piano delle sei miglio ®' torno Lucca, sotto cagione di dare esempio a’Lucchesi di ben tratt 31 li.» Vii. S. Gio. Gualbert. 2gfj'. Laici e Cherici cominciarono a venire cagione di visitarlo ( ejus visendi causa.) (V) lntrod. Viri. 22. E se j ( , movessi da casa fle virtù) ch’elle si potessero accorgere . . menassi per compiere altri tuoi intendimenti come hanno già ,a c molti altri, che sotto loro cagione hanno commesso molto male Pallad. 1. 16. È da guardarsi di non porresi a far villa nelle p t0 * fonde valli per cagione d’ aver acqua. (Pr) 11 —Por cagione, Torre o Coglier cagione =: Apporre , Incolpare■ §. 18. Lai. crimini date. Gr. alTtàcitcu. G. V. g■ 7 6. 3. Ma ciò per essere al tutto signore, anzi clic l’anno compiesse, gli cagione addosso, e cacciolio di Lucca. E 10. i53. 1. Poscgli i ca S 1< Y che egli ordinava congiura. E appresso: E poi del mese d’ Ott 013 vegnente fece coglier cagione al Montiniere cc. . 12 — Coglier cagione talvolta è lo stesso che Prender cagione, e(\U l lente di Prendere o Cogliere occasione. V. §. 5 . E s’usa a,lc jf e .'ao Trovca-e scusa o pretesto. G. V. Ist. g. 14 /• Mandò al suo » a J sje Arrigo, ch’era a Brescia, che cogliesse alcuna cagione, e si tor 11 ^^ a dietro. Mannelli, Cronic. pag. 85. Fn detto a’Romani , d 1 C1 c0 , con Cesare, come i Tedeschi erano assai e forti : sicché i Roman* - minciarono a temere , e coglievano cagione di tornarsi addietro. C 1 3 — * Trovar cagione ad alcuno =: Accagionarlo, Incolparlo . Esop. 35 . fFìr. 1818.) Cliiamolla per intendimento di mangi 3 e per trovarle cagione si si fece fiatare e domandoli». (Pr) 4 — *Dar cagione =3 Porgere occasione. Petr. Cmiz. fé■ 2. C v ' Ct acerba inesorabil morte, Cagion mi dai di mai non esser belo. a*,. Lab. S'ingegna di darti dolente vita e cagione di desiderar la * - ca (A) Bocc. g. 6. in fin. Voglio domane si dica, poiché donna L 1 data ce n’ ha cagione , delle beffe ec. (N) pO- 1 — * Trovasi anche malo in si ’gn, n. pass. Ar. Supp. Sl j ",. a zi 3 trebbe morire, o impazzare facilmente, o di qualche altra dis D . darsi cagione. (A) o ; on c. 3 — [Incolpare.] Fiamm. 3. Dando di ciò al sozzo tempo f a S; s ^ni 4 — * Vale anche Addurre il perché, la ragione. G. V.6. 2- /pr) non l’assentiro, dando cagione che la detta mercatanzia era baratta if — In modo avv. A cagione — Per cagione, Per rispetto, I n do , Per amore. V. A cagione. (A) . . ,. ]n c0 r 16 — E colla, particella soppressa. Beni. Belline. Son. E r°t c 1 '■ j 0 l- seguir volevo voi, Cambiai istil, cagion di ser Matteo , Che 1,1 se dal dir dolce con V0i - ( P ) „ . rru SS- PÙ 17 — A ima, sua, tua ec. cagione = Per colpa mia ec- V lt - • 1. i8g. Temendo il giudizio di Dio, se ella morisse a sua cag 1 v0 g|io 1 —* Ed anche nel numero del più. Bocc. g. 4 ,l - fi-. ° c ] ì ^ va 1 che in luogo delle busse le quali egli vi diede a mie cagioni > ’ .y abbiate questa consolazione. (V) lntrod. Viri. 87. La uiagS 1 de' CAGIONEVOLE CAGNOTTO l3 gran ni^ii c ] le son f att ; nc | motK i 0 f son fatti e compiuti alle no- tg__ e p M 8 10n ‘ j e sotto specie di ben tare. (Pr) 1 ' n '; Cattivo lavoratore a ogni ferro pon cagione ^S ni male vuol cagione =: Sempre s' attribuisce l'infermità ad m -.- c - Quando ei Lai aur ^ nvor are, o non ha lavorato, danne a’ferramenti la colpa. lo--.*n . * ta ‘ em se g n itie praetexere, , Ugni male vuol cagione = alcuna colpa. Serd. Prov. (A) di IT. da Ragione, Motivo, Fine. Cagione appellasi ciò d’onde lva un etletto ossia qualunque principio efliciente.ifagione considera- come argomento di prova , fu presa talvolta in senso di Cagione, j cai . 1 * a efficiente ; ma fu abuso di lingua. Motivo nel proprio signi- ( j; Cl ° che ha forza di muovere. Dall’ uso poi fu elevato alla forma rè "a™ 6 1 P er significare tutto ciò che dà moto od impulso a pcnsa- ^ iI, lre > fare qualche cosa. Fine, nel suo vero e proprio significato . 0 PP 0 sl° di Principio. L' uso indi lo impiegò per analogia ad tcrm' lnere sco pn dell’ operante ; 1’ oggetto cui egli mira come al c l ò 4 * , pensa, o desidera. lem EV ° LE 1 Ca-gio-né-vo-le. Add. coni. Di deboi complessione, e Mal c aj >eral0 . a san ‘tà , e a cui ogni poco d’incomodo , o di disagio, è Pa p 0 ' i ® A ma/e. —, Cagionoso, sin. Lat. causarius. Gr.votrlbris. Cali vhd. cuor. La prosperità fa gli uomini si dilicati e cagionevoli) ’o le . nu iia vogliono nè possono per Dio sopportare. Farcii. Star. Poi ^ er essere cagionevole e infestato dal mal della migrana non le r- 0 cc ‘ 11011 volesse porvi rimedio. Bemb. leu. Quanto mi duo- dèli 6 e « U sia prigione , essendo egli massimamente cosi cagionevole persona! 0 aJPvto indisposto,Ammalaticcio.Lat.aegrotans,causarius. Gr. vocrtpo;. 8a n e V ‘ 4■ àia perciocché cagionevole era alquanto della perso- 53 1 j^nnattantochè più forte non fosse, comandò ec. Bemb. Star. 4- V; n . Gradenigo eziandio divenuto cagionevole , a Ravenna e poi a 3 — »•>'“ se ne tornò. ““voi; Bemb. Stor. io. 140. Egli era di febbre quartana cagio- C\ClQ K ' 6. 2 . o SO ò Ca-gio-nó-so.^cW.in. Lo stesso che Cagionevole. F.n Red. Lelt. Crc l0 è ; ‘in accasciato del mio solito, e più cagionoso. (N) g,- 0 Ca-gio-nùz-ra. (Sf. dim. di Cagione.] Piccola e lieve ca- JDov ■'T’^ninncella , sin. Lat. levis causa. Gr. s*.x.Qpi ■xpó^u.mi. Tue. gnor i \“' 12 ' Onde ella si risolvè a fare , e tosto ; e prima spe- Cion', e * .'"nizia Lepida, per cagionuzza da donne. Cìci b ' Am. Lo stesso che Acagiù. V. (A.O.) 5 oiio • CMarin.) Ca-giù-ti. Sm.pl. Così chiamami certi letti, che a( t a lustrati per lo più intorno alla nave. — Sono anche i bauli Ci, ; su i contrammani del di dietro della nave. (Van) ^ . • VrlJSta Hlflfrldfl.tr tini li “ l Ci;. (Geog.) Caglio. Lat. Callis , Callum. Città degli Stati della Ci,* 1 nella delegazione di Urbino e Pesaro. (G) tori E \ Ca-glià-re. [IV. nss.] Cominciare ad aver paura dell’ avverta b’. Mancar d’ animo , Allibbire , E o piuttosto Intermettere il pia- tacei- m f lers i senza dir parola , Ammutolire. ] ( Dall» spagn. cullar Se "durai. ) Lai. Iabescere. Gr. i-v-r:/.i. Fir. Disc. an. 18. rcpjj® ‘“•ora cercano persuadergli la verità, e’ cagliano alla prima che ec- Salv. Spiti. 5. g. Costui potrebbe avere avuto più ventura ìn 0 J etln ° : e’caglia mollo alla prima! Tac. Dav. Ann. io. 170. Giulio , atl ° ec -, venuto alle mani una notte col Principe, lo fece cagliare. d„C Tacere. Salvili. F. B. 2. i.3o. Cagliò lo stesso che ammutolì, Saj P a J? n nolo ca/Zar, e questo da xocXSr. Castigl. Corteg. Uh. 2. Non oiatore . 6 baglio in lingua spagnuola vuol dire taccio? e tu sci un cian- re il ’ e .però non si converria ad un vescovo non poter mai nomina- Pontep 10 tllo ^° senza dir bugia ; or caglia adunque. (Sono parole di un ce ., a rf un tale che domandava il vescovato di Caglio . ) (N) re , s • ar . e > Rappigliarsi, [ che dicesi anche Accagliare, Aggrumane; ®l' are 1 e son tutte voci esprimenti l'azione che fa il caglio (j ' c ll A[1| e ' t Tal. coagulare. (Da quagliare.) gliarì tt ^ tQ nO Cà-glia-ri. Città cap. della Sardegna. — Capoca- Jq ^ ^ fi 11* //rfn .. s-ìst f 1 r.s ad ■“ -U fiiuàJ ' ^Utg n CUl trae il nome - (°) 5 ^ Latte* ,?Là-to. Add. m. da Cagliare. 0 KeiiQ C ?,8 Ua to, o Cagliato assolutamente , dicesi quella materia più Srtì °rto a , fondante ^ ordinariamente densa , tremolante , d’ un bianco p e Wndi le jJ 10uas ^ latte , e die passa alla fermentazione acida , p Q «a putrefazione. I chimici la chiamano Materia caciosa.(Aq) fyfilì frim Materia acida che si ricava dalle piante e dagli ani- è\,^ n CUi si fa cagliare il latte. Il caglio degli animali, quan- , lt . e.oJ >a \’ aio e S( dato , si chiama Presame. ] —- , Caglio, sin *° c °>iii» a ni Gr. ■xv.tvu. Bed. lett. 1. <2 J. Il caglio di lepreèmol- PW'at 0 dagli autori e ne danno una dramma per volta, stem- 3 ^a di Cl Salvin. Pros. Tose. 1. S21. Il suo sugo (del ficoJ ser- «y" * (hot a ° 6 presame , giusto come ec. -II.. r ^.v Genere di piante della tetrandria monoginia , famiglia 'PO-tla son'f e, - COS '‘ detto per la proprietà di quagliare il latte della p c, 'ìa Co J°rnite alcune delle sue specie , adoperate pure in medi- rv Gt ao, * re astri "gen t i 5 antiepilettiche, ec. Lat. gaglium. (A.O.) n —*0, * /(, --"‘fserui aiuiepueiiiciu A'r , <:n K') Lo stesso che Cagli. Tetro - di Canr- r... - 9. - V. (G) '-■ane. Lat. canis femina. Gr. hvw. i a [ ■ c,ai. cams lemma, crn. y.vDant. Lnf. i3. 124. Di ' 78. 3 j° cf a la selva piena Di nere cagne bi-amose, è correnti. Cr. 5 '"“’nnieiio e ca ? ne deono esser piene di mammelle, e i capi delle * T);„ ’.'gfali. R? 1 CaB,,a 3 [ v ,:dr a cane quella che desidera il cane per la genera- ter. 2. 3. s e non ha seco qualche cagna a cane B ji ' “ codazzo altro seguace. (Qui sembra detto di donna.)( N) 1 clu- a 'j a ”do di donna.] Arrish. Non voglia Iddio, iniqua p 1111 rarifichi teco. ragna frettolosa fa i catellin cicchi; e dicesi di chi per troppa fretta fa male alcuna cosa , o quando s’avverte alcuno, che vada nelle sue operazioni rattenuta , e non corra a furia. Lat. canis fcslinans coecos parit catulos. Gr. il xiaiv crmvbovex «.vvibix rv$\i riuru. V. Flos, gg. Lasc. Pareni. 5.7. Come dice il proverbio, la cagna frettolosa fa i catellin ciechi. Salv. Grandi. 1. E la cagna frettolosa , Dice il proverbio , fa i catellin ciechi. 5 — Foce usata anche per dinotar maraviglia , come Cappita , Capperi , e simili. Fardi. Suoc. 2. 5. Oh ella è bella! voi avete ragione d’ avermi tante volte detto e ammonito, eh’ io abbia cura eh’ ella non vada male: cagna! Fir. nov. 8. 297. Oh cagna! noi sguazzeremo. E 300. Cagna ! Egli è un bel rubino ec. 6 — * (Ar. Mes.) Dente che impedisce il subbiello dallo svolgersi. (A) Caonaccia , Ca-gnàc-cia. Sf. avvilii, di Cagna ; e fig. Lupa, Meretrice, Donna rapace. F. Cagnaccio , §. 2. (A) 2 — (Ar. Mes.) Pialla co’ manichi per pulire il legno dopo averlo intraversato. (A) Cagnaccio , Ca-gnàc-cio. [Nm ] pegg. di Cane. —, Cagnazzo, sin. Lat. immanis canis, molossus. Fir. As. 92. Allora io ec. veggendo tanti cagnacci, e così grandi ec., preso consiglio in sul fatto, restai di fuggire. 2 — Fig. [Dicesi d’uomo o di donna rapace .] Cant. Cam. 27 g. Queste cagnacce astute Fuggite, cb’aman sol roba e danari, E peggio fanno agli amici più cari. (Parla delle meretrici.J 3 —In modo prov. Fare il cagnaccio = [Tenere i modi del cagnaccio, cioè Fare il crudelaccio , 0 simile. ] Cai', lelt. 2. 77. Ora veggo che siete innamorato del padrone, come della padrona, ancorché facciate il cagnaccio. 2 — [Fate anche Fare il gaglioffo ed il vile, come un tristo cane.] Morg. 2 4- 126. E riscontrassi con Gan di Maganza , Che fece il tristo e ’l cagnaccio , all' usanza , E lasciossi cader come un ribalda. Cagnazzo , Ca-g nàz-zo. Sm. pegg. di Cane ; lo stesso che Cagnaccio. F. Ar. Far. ig. 4 2 - Costui si scagliò lor come cagnazzo Ch' assalir forestier subito viene. (P) 2 — (Lelt.) Nomedi Demonio nell’lnf. di Dante.Dant. Inf. c. 21. Tratti avanti, Alichino e Calcabrina, Cominciò egli a dire, e tu, Cagnazzo.(P) Cagnazzo. Add. ni. Da cane , Simile al cane. Lat. cani similis , cani- nus. Gr. nvuòs ó'fipur’ » , kwoeiSzs. 2 — (Agg. di Viso vale ] Brutto, Deforme, [ o piuttosto giallo e verde. ] Lat. deformis. Bocc.nov. 7 410. Perchè così cagnazzo viso avea, da ogni uomo era chiamata Ciutazza. 2 — Ed anche Livido , [ Di color paonazzo. ] Dant. Inf. 32. 7 o. Poscia vid’ io mille visi cagnazzi Fatti per freddo. 3 — [Usalo come sost. in sign. di Color paonazzo.] Frane. Sacdi. nov . g2. Vno’tu cclestrino? no: vuogli verde? no, ec. : vuogti cagnazzo? no. Cagneggiare , Ca-gneg-già-re. [ N. ass. ] Fare il crudele. Lat. sacvirc. Gr. -Asm. Fardi. Ercol. 6g. Quei hravoni, o bravacci , che fanno il giorgio su per le piazze, e si mangiano le lastre, e vogliono far paura altrui coll’ andare e colle bestemmie , si dicono cagneggiar- la e lare il crudele. Cagnescamente , Ca-gne-sca-mén-te. Avv. Rabbiosamente , Con mal occhio , Con viso arcigno, In cagnesco. Lat. torve. Gr. viróSfu. Fr. Giord. Pred. R. Quando s’incontravano per le vie, si guardavano sempre cagnescamente. Cagnesco , Ca-gné-sco. Add. m. Da cane. 2 — -dgg. a Volto = Rabbioso, Commosso. Lat. caninus. Gr. nvnnis. Tac. Dav. Ann. 1. -io. E con visi benché acconci a mestizia, più veramente cagneschi. 3 —Guardare in cagnesco, Stare in cagnesco ::sFarviso arcigno, Guardare con mal occhio. E si usa talora in sentim. figurato e per ironia , ed eziandio col verbo sottinteso, J.at■ torvo vultu aspiccre. Gr. ùiro'Spa ìbàv. Bocc. nov. 72.5. E quando si vedeva tempo, guatatala un poco in cagnesco , per amorevolezza la rimorchiava. Eir. nov. ./. 227. Stava la Fonia , mentre che il sere diceva queste parole, tutta in cagnesco. Ambr. Flirt.4- <*/■ Gli stanno ambedue in cagnesco senza parlarsi. Tac. Dav. Stor. à. 321. U popolo gli era lusinghevole fuor di tempo, i soldati cheti e in cagnesco. /} — E forse Stare in guardia, Non si fidare. Car. Lett. Fani. Del guadagnò fatto nella primiera me ne rallegrerei più che non fo , se non avessi paura che la maga vi lusinghi con quest’esca per farvi rimanere all’amo. State in cagnesco con lei per l’avvenire ec. (Min) Cagnetto, Ca-gnét-to. [tVm.] dim. di Cane. Lat. catnlus. Gr. *w*o ‘ov. 2 —E fig. [Compagno.] M0rg.22.200. E’ suoi cagnotti gridali lutti: mnoja. Cagnina , Ca-gni-na. [ Sf. dim. di Cagna.] Piccola cagna, —, Cagnolina, Cagnuolina , Cagnuola, sin. Lat. catella. Gr- xvrlòiov. Bemb. lett. 2.1. 12. Guglielmo vi porta ora lina cagnina giovanotta. Cagnoletto, Ca-gno-let-to. Sm. dim. di Gagnolo. F■ Cagnuoletto. Sper. Piai. (A) SAviti. Opp. Cac. 3. Ben grande spauracchio porterai De’ forti cagnoletti. (N) Cagnolina , Ca-gno-li-na. Sf dim. di Cagnola- Lo stesso che Cagnuoli- na. F. (Min) Cagnolinetto , Ca-gno-li-nét-to. [Nm.] dim. di Cagnolino. Segner. Pred. 28. 8. Era solita di torlo in seno a tutte l’ore per vezzo, più che non fate ora, o voi daino, di que’ vostri si spiritosi cagnolinetti. Cagnolino , Ca-gno-lì-no. Sm. dim. di Cagnolo. [Lo stesso che Cagnno- lino. V.] Segner. Pred. 34.cap-2.Vn generoso leone non si rivolta all’ abbajar d’ un piccolo cagnolino. Cagnolo , Ca-gnò-lo. [.Vai. dim. di Cane. Lo stesio che ] Cagnuolo. F. Cagnotto , Ca-gnòt-to. \Sm.] Quegli che prezzolato assiste alla _difésa altrui, Bravo. Lat. assecla, satelles. Gr. tpvXcc*. F. Assassino. (E dim. di cane: e dicesi per tropo del bravo, quasi clie segua, a modo di cane, la persona cui è addetto.) Fir. nov. 6. 2 46. Gli sarebbe stato migliore 1’ avere prestate le orecchie alle ruvide ammonizioni del buono an ico, che alle dolci adulazioni di que’suoi nuovi cagnotti. Farcii. Sto -. 12. 44 Nè mancarono de’suoi soldati e satelliti , chiamati oggi ci- gnotli.. E lì. 6tS. Con altri spadaccini lor cagnotti. i4 CAGNUCCIACCIO a — Favorito o Ministro del principe. Lib. son. 8. Va, vivi per le corti, o vii cagnotto. Tac. Dav. Ann. 2. 44 - Traditor della patria, cagnotto di Cesare. Boez. Farch. /. 4 - Le cui ricchezze già s’ aveano colla speranza e ingordigia loro inghiottite e trangugiate i cagnotti della corte. 'Cs.gnhccia.ccio, Ca-gnuc-ciàc-cio. Sm. pegg. dì Cagnuccio. Cagliuccio cattivo , arrabbiatello. Fag. Itivi. (A) Cagnuccio , Ca-gnùc-cio. [Ani.] dim. di Cane. [ Lo stesso che Cagnetta. F.) Lat. catulus , catellus. Gr. xwiSton. Cag.nucciolo , Ca-gnuc-ciù-lo. [Am.] dim. di Cagnuccio. Lo stesso che Ca-muolino. F- Lai. catulus. Gr. mmSiov. Frane. Sacch.nov. 108. Ma gli^è tenero d’un mio vile cagnucciolo. Cagnuola , Ca-gnuò-la. [Sf. dùn. di Cagna. Piccola cagna.} Bem. Ori. v. 25 . i 3 . Ed è venuto a far questo cammino Una cagnuola mandata da quella. 2 — * Per Canicola detto per ischerzo. Tolom. lett. 7. 106. Ce ne an- derem là suso, a fuggir non solo i morsi, ma gli abbajainenti ancora di questo maledetto cane o cagnuola di’ ella sia. (N) Cagnuoletto, Ca-gnuo-lét-to. [A/n.] dim. di Caglinolo, [io stesso che Cagnuolino. F■} Fr. Giord. Pred. S. Attaccato come un tenero ca- gnuoletto alle poppe della madre. Cagnuolina, Ca-gnuo-lì-na. [ Sfi dim. di Cagnuola. —, Cagnolina, sin. ] Beni. Ori. 25 . 8. Ecco una cagnuolina tutta bianca Gli viene incontro pel prato borito. Cagnuolino , Ca-gniio-lì-110. [S/n.] dim. di Cagnuolo.—, Cagnolino, Ca- gnuoletto, Cagnoletto, Cagnucciolo, Cutcllino, sin. Lat. catellus, ca- tellulus. Gr. -/.vulh-ji'. Fir. As. 22g. Noi portavamo fanciulli e femmine ; portavamo polli, capretti e cagnuolini. Cagnuolo, Ca-guuò-lo. [Sm. dim. di Cime.] Piccolo cane .—, Cagnolo, Cagnetta. Cagnuccio, Canino,Catello,sin.Am.catulus,catellus. Gr.xvnSiov. G.F.6. 3 . 2. E cominciossi per così vii cosa, come per la tenzone d'un piccolo cagnuolo. Dillam. 2. 27. Ben vo’ che ponga a quel, eh’ or dico , cura : Solo per un cagnuol, eh’ è una belle , Si mosse guerra e sdegno eh’ ancor dura. 2 — * Poeticamente si dicono i figliuoli piccoli di varii animali. Salvia. Opp. Pese. 1. I novelli caglinoli avendo iu braccio ( la foca ) Entra nel mar. E Pese. 5 . Della lamini Quando in cagnuoli il pescador s' avviene. (N) 3 — (Ar. Mes.) Bietta di ferro , per tener serrate le grappe della mozzatura al mozzo medesimo della campana. (A) Cagnuzzo , * Ca-gnùz-zo. Sin. dim. pegg. di Cane. Usato anche nel fig. Lasc. Egl. 260. Questa cagnuzza iniqua fraudolente ec. (B) Cagotti. * ( St. Mod. ) Ca-gòt-ti. Sm. pi. Nome di certe antiche famiglie del Bearnese e della Guascogna , discese , secondo alcuni, da’ Fisigoli , e trattate da'loro concittadini col maggior disprezzo. (Dal fr. c ugole, che dicesi una contrazione di cani Goti.) (Vali) Cacuan. * (Geog.) Ca-gn-àii. Cil. e fiume della Nuora Granata. (G) Cagcanabo. * (Geog.) Ca-gu-a-nà-bo. Città dell’isola di Cuba. (G) Caguakico. * (Geog.) Ca-gu-à-ni-co. Città dell’ isola di Cuba. (G) Cacci:. (Mario.) Cà-gu-e. Sf. Piccolo bastimento olandese , che serve per trasporti, pel caboltiiggio , e sopra tutto per navigare ne' canali e nell' acque interiori di quel paese. (S) Cagclati. * (Geog.) Ca-gu-là-ti. Ant. popoli dell’ Arabia Felice. (G) Cagurria. * (Geog.) Ca-gùr-ri-a. Città di Spagna nella Nararra. (G) Caha. * (Geog.) Monti d Irlanda. (G) Cahaba. * (Geog.) Ca-hà-ha. Fiume, cit. e contea degli Stati Unili.fi) Cahaban. * (Geog.) Ca-hà-l>an. Cit. dello Stato di Guadinola. (G) Cahani. * (Geog.) Ca-hà-ni. Popoli Indiani del Brasile. (G) Caiich. Voce che esprime il suono che naturalmente si fa ridendo. Da questo suono naturale forse nacque il latino cacliinnus. Suole raddoppiarsi con precederle V interjezionn Ab. [ Questa interjezione si vuole usare solamente nel dialogo e nello sdì famigliare.] Buon. Pier. 2.4. 18. Tu l’hai scampata, Tirinto, per adèsso: ahcahch, ah caheh. Cahir. * (Geog.) Piccola cit. d’Irlanda. (G) Caiiis. * (Comm.) Sm. Nome di una misura spagnuola che corrisponde a otto stnja , cioè la terza parte di un moggio. (Vali) Cahissara. * (Geog.) Ca-his-sà-ra. Cu. del Brasile. (G) Cahochia. * (Geog.) Ca-hà-cbi-a. Fiume degli Stati Uniti. (G) Cahoiis. * (Geog.) Lo stesso che Caorse. F. (G) CAnuMARi.*(Gèog.)Ca-hu-mà-ri. Popoli Indiani della Nuova Granata.fi ) Caica. * (Zool.) Ca-ì-ca. Sm. Specie di pappagallo della Cujana. Lat. psittacus caica Lat. (Van) (N) Caicandro. * (Geog.) Ca-i-càn-dro. Lat. Caicandrus. Isola del golfo Persico. (G) CAicAsim. * (St.Mod.) Ca-i-ca-nì-di. Add. pr. m. pi. Nome della seconda dinastia de’re di Persia , da Caicaus. (Van) Caicads , * Ca-i-rà-us. N. pr. m. Secondo re di Persia della seconda dinastia da lui denominata de' Caicanidi. (V) Caicche. * (Geog.) Ca-ìc-che. Gruppo d’ isolette nell' Arcipelago delle Lucaje. ( G) Caicco. (Marin.) Ca-ic-co. [Voi.] Fasce licito da remi , e portasi sopra qualsisia vascello , o galea , per metterlo in mare , semprechè bisogno il richieggo. [S’usa anche per islendere e salpare l'ancora d’afforco.] Lat. cymbula. ( Dall’ illir. scajka barca a due remi. 1 Frane, hanno cuiche o qualche dall’ ingl. Ketch specie di t irtana. ) Caico, * Ca-ì-co. N. pr. m. ( Dal gr. chaios o cheos buono, probo , ed rasine: Immagine dcH’iinm dabbene. 1 — Ulto de’ corno uff ni icon immagine: Immagine dell’uom dabbene. ) eli Enea. — Uno de’ figli di Mercurio. (Mit) ■ 2 —— * (Geog.) Lat. Caicus. Fiume dell’Asia minore nella Mista , oggi Ginnasti. (G) CAJOR Caifa, * Cà-i-fa, Caifasso, Caifas. N. pr. ni. Lat. Caipbas. ( Dall ^ qapha esser congregato, ovvero da cephas rnpe.)(B) . . «2 Caicfa. * (Geog.) Ca-ìf-là. Città della Turchia asiatica nella Sifie-G Cailaiu.* (Geog.) Ca-i-l,i-rì. Ficcala cittadella Turchia Europea 5 Potava. fi) Cailaro. * (Mit.) Ca-i-là-ro. Divinità della Germania e delle G j Cainano , * Ca-i-nà-no, Cainan. N. pr. m. Lat. Cainan. ( Dall’ cbi- " possedere , onde qone possessore. ) (B) , 11O Ca 1 viri. * (St. Ecc.) Ca-i-nì-ti. Eretici del secolo II. che slraordinarii onori a Caino a ad altri personaggi dipinti nel' a . ,? tura come malvagi ; formavano un ramo de’ Gnostici , ed ag8‘ 0 vano corrotti costumi a’ piti mostruosi errori. (Ber) , -- Caino , * Ca-i-110. N. pr. ni. Lat. Cain. ( Dall' cbr. qinjan possesso-/ Il primo figliuolo di Adamo. (B) . fi) 2 —* (Geog.) Lai. Caiiitun. Ant. città d’Asia nella Mesopoliwf ■ ^ s , Caino. * Sin. Quella gemma che anche dicesi Turchina. r oC ' Ber S- (N) . . .no ti Cainohfica. (Mas.) Ca-i-nòr-fi-ca. Sf. Strumento a tasto , invela questi uhiini anni dal signor R 'óllig a Fienna. Esso hala forma arpa grande , la quale sembra star ritta in un positivo. Og' a , ^ jj- ha un arco, da cui viene ìntuc.nata tosto che il duo percuote ^ sto alla medesima corrispondente. Tutù gli archi dello strtua itJ . muovono mediante il piede. La tastiera è simile a quella del r fi forte. I suoni medii sono i più aggradeocli, e somigliano a del violoncello. Il maneggio della ctiinorfie.a è però difficile, dosi metter in opera le dita ed i piedi. (L) Cairo (II) * (Geog.) Il gran Cairo. Cit. capitale dell’ Egitto. \fr) Calstor. * (Geog.) Ca-i-stòr. Città e Contea d Inghilterra, (fi) yiP Gaistiuo, ’ Ca-i-stri-o. N. pr. m .— Eroe efesio, il quale aveva pio vicino al Caislro. (Mit) . - et' Caistro. * (Geog.) Ca-ì-stro. Lai. Cayster. Fiume dell’ Asia m /l lebre pe’suoi cigni, ora Kulchitk-Meinder. (G) Caitiai.* (Geog.) Ca-i-ti-à-i. Cit. del Regno di Siam. (G) pelo Caitosi. * (Fis.) Ca-i-tó-si. Sfi F. G. Lat. ebaitosis. ( Da che t^ lungo e duro.) Si riferisce ai capelli od ai peti duri e spessi^ il crine de’ cavalli. (A. 0 -) Caja , * Caia. N. pr. fi Lat. Caia. (V. Cttjo.) (B) 2 — * (Geog.) Fiume del Portogallo. (G) Cajambe. * (Geog.) Ca-jàm-be. Fiume del Brasile. (G) ^ ., fili' Cajaneburgo. * (Geog.) Ca-ja-ne-bùr-go, Kajaneborg. Città del 1 landia. (G) Cajanisti. * (St. Ecc.) Ca-ja-ni-sti. P~. Moriolìsiti. (Ber) Cajatosia. * (Geog.) Ca-ja-pò-ni-a. Distr. del Brasile. (G) „ ^ fi Cajazzo. * (Geog.) Ca-jàz-zo. Città del Regno di Nap. nella Terra di Lavoro, fi) Caie (Le) * (Geog.) Città dell’isola di S. Domingo. (G) • tisf Cajendo, Ca-jén-do. Gerundio del v. Cajcrc antiquato j’di*-® to. Lo stesso che Cacndo. F. Buon. Tuie. 2. /.Tu va’cajen chi tu sii. (A) i _ _ Qujd 111 Cajenna. * (Geog.) Ca-jén-na. Fiume , città ed isola delta Francese. (G) _ _ _ ns0 , {“ Cajeput. (Bot.) Ca-je-pùf. Sm. Pianta che ha il tronco tor seS jilf scorza nera . co’ rami bianchicci ; le foglie alterne , quasi • ptC lanceolate , falcate , acute , a tre nervi , molto odorose 1 1 J p., d* coli, bianchi, a spiga. Si propaga per seme neWIndia orl f\nifi) è sempre verde. Da essa si estrae I olio detto di Cajeput. (^ a <$.. Cajeta , * Ca-jè-ta. N■ pr. fi ( Dal gr. chaios o cheos buono , ® 11 compagno, amico. ) —ÌSutrice di Enea, che si crede aver nome a Gaeta. (Mit) Caida, * Cà-i-da. Sf. F . Aret . Diconsi Caide quelle due strisce di panno, di seta ec., che pendono dalle spalle de’ bambini, per le quali sono tenuti e retti dalle nutrici, quando insegnati loro a camminare. ( Dall’ar, qaiiedon redine. ) (A) Uno de’compagni Cajo , * Caio, Gaio. N- pr. m. La!. Cajus. (Dal lat. gaudium. j rl5 ;i[ |,; ' r < coni, o piuttosto come altri vuole dal gr. gaio io ini glorio, 1 Fisco. ) — Discepolo di S. Paolo. — di S. Ireneo. Santo a’ tempi di Diocleziano. (B) . ^ fi 2 — * (St. Rom.) Aanome molto comune presso i Romani 0 ■ 0 • - ■ ’ i. (Mit) ’M di Caja , e si usavano per indicare i due sessi. (Mit) ,q) Iajonna. * (Geog.) Ca-ión-na. Fiume dell is. di S. Cristo] 111 Cajonna. * (Geog.) Ca-jón Cajor. * (Geog.) Regno della Senegumbiu. (G) CATOBAei.’ Cai CAJUCABI * (Geog.) Ca-ju-bà-bi. Popolo indiano indipendente del Perù.(G ) -umti. * (Geog.) Ca-iu-ca-ti. Indiani dell'America settentrionale sul Oli* & Persia e del mondo. (Mit) , . > fi; CGwg.) iSfì Seno di mare dentro terra , ove può trattenersi al- tempo qualche piccolo naviglio, le mettersi al coperto dal a l\. S _ ea —’ Calanca.sm.i t u,n>v " «MARAT. * (kit. P ers .) Ca -ju-ma-ràt. L’Adamo de’ Persiani, primo lim g ero sin.'] Eat.sinus. (Dall’antico V. lat. caiare che Sca- qi, e y ’ 0ssl o prendono in senso di arrestare, ritenere: ed è dun- l'asjn 0 l !°§° j iu cui si arresta il naviglio. ) Buon. Pier. 2. 4 - ,a - 2 ~~ (Mari SS a e c ? lloni e cale e porti, Non osservata, stivi „ ^ 0SI dicesi la stiva del bastimento. ( Da calare; poiché la a la nave cali. ) c <“hìiì f ^‘go che s’ usa dare sopra i vascelli ai marinai e così P fallo , e consiste nel legarli in capo et un ’ antenna , 3 —. Affarli più. volte nel mare. ( V. calare , ) (A) al p oslQ ^dare in cala : A” intende andare a pescare , ed arrivare c ^ Ca-la-bre-sèl-la. Sf. T. di Giuoco. Specie di tressette ^' 1 A’Ri.'* adornamente in tre, frequenta in Italia. (A) . tale .tali . c ,°g-) Cà-la-bri. Ani. popoli che abitavano la parte orien- i (G) h'ndtL \' Jreo o*) Ca-!à-bri*a , Calavra, Galavria. Sf. Grande con - dù’iffe ^ rc §no di Napoli , di cui forma la parte meridionale , e si p deciti P r °vincie. Anticamente era quella parte della Magna P ^Uìo' r ]° m di ces i Terra d’ Otranto. (G) Ga-la-brì-no, Sm. Birra, o specie di birro. Buon. Fier.{ A) s 'pia ì . (T^U.) Ca-Ia-bri-smo. Sm. Danza lasciva usata nella Mes- _§r. colniy ^ 1 a ^ iì:ó-ne. [Sml\ Animale che vola e ronza , ed è si- Cl ‘al>ro, r* Ves P a 5 ma alquanto maggiore t ed anche ne son de'neri.Lat. ?° mese a> Pallad. X calabroni molto molestano l’api (liquefo , ^ Ago sto . Frane. Sacch. rim. Ma se un calabron quivi si lamini s * i ' lra ) e P er P aui 'a tace. Mor . S\ Greg. Tutti gli . ditone. 11110 cllc c S lì « fi gurato nella santa Scrittura vermine e ca- J ~~ p per l, a 'aore i p 6 *'!/’ C Calabron d’amore = Le punture , o il fuoco deir s < * 9 inor L . Uon - Pier. f. 1. 2. Che s’egli avviene Che ’l calabron ° T * Co,,*' P er petto Ti si rigiri e ronzi ec. t rì-S UesLo nome chiamasi anche da alcuni il Tafano. Min. G 5 ha (ni n le -r*'-‘oiicm rnpc ne .h’ orecchio non una pulce , ma un calabrone. '««■tare c.'d ’ calabroni = Provocare colui che ti pub nuocere.Lat. C ^ i calab ° n - cs ' Gc- ri ffQnxiu ip&!Qw. Tac. Dav. Perchè stuzzi- i. Prov. * v ’’t 'rq r ' e l f S ‘ f" v Ata tra i denti, in modo eh’ e’ non s’ intenda. a e hW;. * M t. susurrare, vocem obscuram cmiftere. Patalf. 4 ■ E 7 s " Co n "“‘° c ?li ha il calabrone. _ U cfr.hene. ! ca l a bron nel fiasco ~ Aver aperti gli occhi, Cono S 1° no n JJ ™ mc ‘ so "■ 1 46- 1° D0U h° tanta polvere negli occhi, (Ar, jyj c ” n °sca il calabron nel fiasco, p l *ctKA. * fP Colore di un drappo simile al calabrone. q «Acta, * A. co g ) Ca-la-cì-na. Contrada dell' Assiria. (G) pa" s ’ * C Ea-là-cta. Antica città della Sicilia. (G) C* acìn i 0 a ‘ H_( le. AC pr. m. Lat. Calades. (Dal gr. calos bellamente, * C /2 to : bellamente canta. ) (B) ^ Sf. F. G. Lat. calaocdia. ( Da calos dei? ) Genere di piante della classe ginandria , l^ v Q- Oi ([ e , orc hidee , che abbraccia diverse specie indigene della Cat ^ 0rv > mi 'ì, » stabili per le Mandole che adontati le fauci del- C, (Van) C0 ^) Ga-la-du-ci-ra. Piccola cii. e porto dell isola di CiÀA'S'^ Ca-la-dù-no. Lat. Caladunum. Antica città della C E > * CàT a Z°™ e - (G) Wu 01 *' * fA e ‘i P r - ln - E Ut Calais. (Dal gv. cale bella.) (B) 'i!i' ,e< l neij r • A Ca-la-e-di-a. Sf V. G. Lai. calaoedia. ( Da calos do, m ° V canto 0 Certame in Isparta in cui riportava ilpre- (kari C J LI L su Pcrava le altre nel canto. (Aq) lì, V Questi °‘A.. [N/n.] Colui che calafata o ristoppa le Ctt,. 1 ’"- sj 7> “J calafatare. — , Calafato , Calefate , sin. frane. [ c **Ari e .' /»?■ Marangoni e calafai , Se gli lassi , mal fai. Cc <«Urf 0 ^ o arin 0 Ca-la-fa-tà-re. [ Alt. e n. ] Ristoppare i navigli , ll' a a forza di maglio nelle commessure, o in qualun- CALAMEE que parte potesse penetrar l acqua. —, Calefatare, sin. Lat. navium rimas obturare. ( Dall’ar. qalafa fibris palmae, vel musei coma tabulatami commissuras inferciens et obduccns picim , stipavit na- vem. ) Buon. Pier. 4 - 4 - E scorgerem pel fiume Legui arrancar , vogar , legni far vela, Ammainar , dar fondo , Calafatarsi , e d’arbori e d’antenne Restaurarsi. 2 — Per similil. Chiudere e ristoppare checché sia [alla maniera che si ristoppano i navigli.] Sodar. Colt. 11J. Serrandola bene ( la cassa J per tutto, c calafatandola colla pece. Calafatato , Ca-la-fa-tà-to. Add. in. da Calafatare. Ristoppato. (S) 2 — Fig. Rinchiuso. Magai. Leti. so. Viverci al bujo cablatati in un appartamento terreno. (A) (N) Calafato. (Mai in.) Ca-la-fà-lo. Sm, Lo stesso che Calafao. P. 2 — * Maglio di calafato. Strumento che i maestri calafati adoperano per calafatare una nave. (A) Calagorika. * (Geog.) Ca-la-go-ri-na. Antica città di Spagna attribuita ai F~asconi. (G) Calagtjala. * (Bot.) Ca-la-gu-à-la. Sf. Felce poco conosciuta delPerù, d cui stipite, impropriamente chiamato radice di calaguala , rotondo, sottile, compresso , giallo-bruno di fuori , bianco internamente, di o- dorè spiacevole , e di sapore mollo amaro, dee essere annoverato tra i tonici, e gli stimolanti , quantunque siano state singolarmente esaltale le sue proprietà mediche. Lat. aspidium calaguala. (A. O.) Calaiko, * Ca-la-ì-no. JS.pr. m. (Dal gr. calos bello, ed inis figlio.)— Figlio di Borea , ed uno degli Argonauti. (Mit) Calai a. * (Mit. lnd.) Ca-là-ja. Sf. Il terzo de’cinque paradisi degl'Indiani. (Mit) Calajata. * (Geog.) Ca-la-jà-ta. Antica città dell’ Arabia Felice. (G) Calal. * N. pr. m. Lat. Cbalal. (Dall’ebr. calai consumare, perfezionare. ) (B) Calalosca. * (Gcog.)Ca-la-lén-ga. Ant. picc■ cit. dell’isnladi Majorca.(f) Calama. * (Geog.) Cà-la-ma. Città d'Africa nella Numidia. (G) Calamagsa. * (Agr.) Ca-la-mà-gna. Add. e sf. Nome che gli Aretini danno ad una specie di mela, che da’ Fiorentini è detta Mela fran- cesca. Red. Foc. Ar. (A) Calasiagrostide. * (Bot.) Ca-Ia-ma-grò-sti-de. Sf. F. G. Lat. calama- grostis. (Da calamos canna, e da agroslis agrostide, gramigna in genere. ) Genere di piante graminacee del genere arando, che sembrano tenere il mezzo tra la vera gramigna e la canna. (Aq) Calamaja, Ca-la-mà-ja. [A'/.'] Forse la femmina del pesce Calamaio. Fr, Giord. Pred. (A) Calamaio, Ca-la-inà-jo. [AVi.] Quel vasetto dove tenghiamo [Z’ inchiostro, e intinghiiuno] la penna per iscrivere. —, Calamaro, sin. Lat. atra- mcntariuin. Gr. p.sf.zvoboxùot’. (Dal lat. calamus penna.) Zibald. Togli la carta c '1 calamajo , e scrivi coni’io ti dirò. FU. Plut. Eumc- nio seguiva portando il calamajo e la tavola da scrivere. Beni. Ori. 1. 7.17. E attaccato sei lega al gallone; Par proprio ch’abbia un calamajo allato. 2 — A. penna e calamajo. Posto avverbiol. dicesi del Far de’conti, e vale Puntualmente, Squisitamente. Lat. examussim. Gr. ùx.pt$ùs. Lib. son. n2. Ea la ragione a penna e calamajo, E poi mi di’. 2 — * (Zool.) Genere di molluschi dell’ ordine de’cefalopodi. —, Lolligi- nc, sin. Lat. loligo Laro. (N) 2 — [ Specie di Lolligine nota, che ha in se un certo liquore simile all inchiostro. Lai. sepia loligo Lin.] Gr. nr,Fia..Fr.Giord.S.Pred. /p. I pesci immondi sono quegli che non hanno scaglie, come il polpo, il calamajo, e molti altri. Red. Oss. an. iGg. Sette canali, o sacchi , o borse, colla bócca aperta e sciolta , si mirano dentro al ventre del pesce seppia femmina, volgarmente detta pesce calamajo, ma nel ventre de’calamai maschi cinque soli di quei canali 0 saccbi si truo- vano. Calamasbrea. (Boi.) Ca-la-man-dré-a. [Sf. È uno de’nomi del Camedrio. y .—, Calamandrina , sin.] (Dal gr. chamelos umile, e drys quercia. ) M. Aldobr. Prender tuzia polverizzata sottilmente, e distemperata col sugo di calamandrea. Pataff. 4• Calamandrca e boccio- lon marroni. Calajiandrisa. (Bot.) Ca-Ia-man-drì-na. [Sf. Lo stesso che Calamandrea. F -1 Lib. cur. malatt. Giova la calamandrina bevuta alla freddezza de’nervi. Calamaretto. (Zool.) Ca-la-ma-rét-to. Sm. Nome volgare di un picciolo calamajo , che ha una lisca cartilaginosa nel sacco, con una vescica di materia nera come l’inchiostro. Credesi che sia una specie particolare. (A) (N) Calamaro, Ca-la-mà-ro. Sm. Lo stesso che Calamajo. F■ Fr. Barb. 2g5. 12. La penna e ’l calamaro Non li dea disdegnare. (V) 2 — * Nel sign■ di Calamajo, §. 2. Mattici. 2. 20. Berg. (N) Calamata, * (Geog.) Ca-la-mà-ta. Isola dell’ Adriatico sulla costa della Dalmazia. — Città distrutta della Grecia nella Marea ,eia lantica Telamene. (Van) Calamaolo.* (Mus.) Ca-la-mà-u-Io- Sm. Strumento da fiato della piu remota antichità, fatto come lo indica il suo nome da una canna. , Monaulo , sin. Lat. calamus pastorali. ( Dal lat. calamus canna , ed avi e ovile. ) (L) (B) Calambccco. (Bot.) Ca-lam-bùc-co. Sm. Legno odoroso, che ci si reca dalla Cina , che forse non è altro che /’Agalocco, diverso pero dal Calembac. F. Magai, lett. Pali d’ aquila , e zidre, e ciaccherandà, e calambucchi, e aloè, e nisi, e gomme. (A) E lett. fam. 1 • M).Vorrei fare una feluca di calambucco , la vorrei fare spalmare di sugna d’ ortolani impastata con ambra. (N) Calamedone. * (Chir.) Ca-la-me-dó-ne. Sm. F.. G. Lat. calamedon. (Dal gl-, calamos canna. ) Specie di frattura obliqua, secondo gli uni , longitudinale , o comminutiva secondo gli altri. (A. 0 -) Calamee. * (Mit. Gr.) Ca-la-mé-e. Add. e sf. Feste a Cizico in onore di Cerere. ( Dal gr. calarne fusto di biade.) (Mit) i6 CAL ARIEGGIARE Calameggiahe, Ca-la-meg-già-re. [A. ass.] Sonar lo zufolo. Lai. cala- mum infiare. Or. xaXoifiM àhtiv. 2 — E per metaf. Starsene ozioso senza far nulla. Palajf. i. E’cala- mcggia , e sta ’ngota contegno. Calimento * Ca-la-mcu-to. L-SV//.J II calare. V. Abbassamento. Eoi. dc- scensio, dcscensus. Or. Karcifiatr a. Coni. Itif. 23 . Qui cosi figurata- inente rovesciato e confitto si pone, sostenendo sopra il calamento di chiunque passa. . Calamento. (Bot.) [Sin. Lo slesso che Calaminta. V. 3 Cr. 6. 3 i. i. Il calamento è di due fatte , acquatico, e di monte ; 1 ’acquatico s’appella mentastro ; quello delle montagne si chiama nepitella. Tes. Por. P. S. Calamento , costo, e sugo d’ortica ec., fanno venire lo sudore, ungendone il corpo. Ricett. Fior. L’erbe odorate, come il calamento montano ; la persa cd il serpillo , si pestano come le radici odorate. Calamuie, * Ca-Ià-mi-de. N. pr. m. — Antico scultore greco. (Mit) Calamuia. * (Geog.) Ca-la-mi-na. Lai. Calyimia. Lola dell’arcipelago Greco in vicinanza dell’ Anatolia .— Ani. città dell’lì Aia .— Contrada del paese di Limburgo, che produce la miglior pietra di tal nome.(G) Calauina. * (Min.) Sf. Home dato anticamente al pmtossido di zinco naturale , quando non si reputava ancora che fosse per sè stesso sostanza metallica. —, Pietra calamiuare, Pietra calaminarin, Gial- lamina, sin. ( Dal lat. ceto , e da mina o miniera ; quasi celata nella mina. ) Lat. calamuia. (A. 0 .) Calaminare. * (Min.) Ca-la-mi-nà-re. Add. com. Cli è relativo , Che appartiene alla calamuia. — , Pietra calamiuare o calaminaria è lo stesso che la Calamuia. V. (Aq) Cala mi a'a eia. (Min.) Ca-la-mi-nà-ri-a. [ Add.f ] Agg.di Pietra, ed è lo stesso che Calamiuare. Cr. alla v. Giallamiaa. Calamuie. * (Geog.) Ca-la-mì-ne. Lat. Calaminae. Isole nominate da Plinio , eh’ erano nel lago di Calamuia nella Libia. (G) Calaminta. (Bot) Ca-la-min-ta. Sf. Pianta perenne della dìdinamia ginimspermia, famiglia delle labbrate, che di presente serve soltanto a fur numero ne’ componenti delta teriaca. Distinguasi in acquatica ed in montana . Le foglie di questa sono filandaie e pelose, e d’intorno dentale. Il Calaminto acquatico s'appella Mentastro, e quello delle montagne si chiama Nepitella. V. Oggi Calaminta dicesi una specie di melissa comunissima nelle selve , detta Melissa calamintha.—, Cala- minto, Calamento, sin. (Da cale bella , e da mùuhe menta.) (B)(N) Calaminto. (Bot.) Ca-la-inìn-to. Sm. Lo stesso che Calaminta. V. (A) Calamisso. * (Geog.) Ca-la-mis-so. Ant. città della Grecia. (G) Calamistrato , Ca-lu-mi-strà-to. Add. m. Increspalo ad arte ne’capelli , ricciutello per arte. Casin. Pred. 3 . g6. 12. Berg. (Min) Calamistro , Ca-la-mi-stro. [Jm.] V. L. Strumento di fèrro per uso di arricciare ì capelli. Lai. calamisti iim. Or. x.u.\xju.h.'Fir. Dùd. bell, donn. 3 t) 7. Pose tra gli uomini ignavi, e da poco , coloro clic co’ca- lamistri , ferri atti ad intrecciare , non attendevano alla lor cura. Calamita. (Fis.) Ca-la-mi-ta. [Sf. Sostanza naturale che ha la proprietà ili attrarre il fèrro, il nichelio e il cobalto. In ogni calamita bilicala sono due punii principali, ordinariamente opposti, l’uno de’ quali si volge al polo della Tramontana, l’ altra al polo di Mezzogiorno, e chiamatisi i due poli della calanuta. Si dice anche calamita artificiale il ferro, l’ acciajo , il nichelio e il cobalto, che per l’ arte hanno acquistalo la proprietà della calamita naturale. —, Calamitra , sòl] Lat. magnes. Gr. u-y-yriru. (Dal lat. celo io celo, c da humus amo, quasi voglia d'rsi pietra che in sè cela un amo, una qnalclic cosa che attira. ) G. V. Vit. Maom. E per magistero di ferro con forza di calamita la detta arca col suo corpo sta sospesa in aria. Tes. Pov. P. S. La calamita, portata addosso, pacifica la discordia tra 1 ’ uomo e la femmina. Maini. $■ 66. Per forza al giuoco mi richiama c’uvita, Appunto come il ferro a calamita. S — L’ ago della bu ssola , per esser tal ferro calamitato di sorta che ha preso la sua virtù. Lai. acus pyxidis nauticae. Morg. 22. 222. Cristo t’ ajuti, e la tua calamita , Che non vai meu che la stoppa e la pece. 2 — Onde fig. L’arte nautica. Frane. Barb. 'Vsy. 12. Nocchier buono cd usato Pouesi accompagnato Da quanti addottrinati Di calamita stati. 3 — Per metaf. Attrattiva , [per traslato della virtù che ha la calumila di attrarre il fèrro .] Lat. illectio. Pelr. canz. 3 i. 2- Che in carne essendo , veggio trarrai a riva Ad una viva dolce calamita. Reltinc, Pietoso, liberal, benigno e giusto, E calamita tia de’cuor degli uomini. Malm. S. 4 >- Levatagli poi via la calamita Di quel buon vino, 4 — (Farm.) Storace calamita : Dicesi la storace naturale o in lagrima ; perchè anticamente chiiul'vasi in bucciuoli di canna , o calami per conservarla. Ricett ■ Fior. La storace è di due sorte : Una chiamata storace calamita, c da’Greci semplicemente storace j P altra storace liquida. (A) Calamita. * (Geog.) Pie. fumé della Crimea. — Monte deli’isola d Elba. (G) Calamita’, Ca-la-mi-fà. [Sfì Miseria, Infelicità, Avversità. —, Calamitate, Calamitade, sini Lai. calamitas. Gr. ra.XxivojpU. M. V. 7. 3,9- Nè poter fuggire a tempo le calamità innate nelle mortali e ca- cìevoli cose del mondo. E 6. t 5 . I medesimi sono sottoposti a quella medesima calamità e fortuna. Calanutare , Ca-Ia-mi-tà-re. [Alti] Stropicciare il ferro sulla calamita per dargli la virtù della calamita. Lat. magnete fi.rrumaffrieare.LiZi. Muse. Costumano- calamitare i firn la prima fiata che vogliono ferrare il corsiere. 2 ~ E l H,ss ; Acquistare la virtù della calumila. Sagg. nat. esp. Calamitandosi ima punta di una verga d r acciajo o di ferro, venisse parimente a calamitarsi la parte opposta. (A) Calamitato, Ca-la-mi-tà-to. Add. in. da Calamitare. Lat. magneticam vini liabens. Lib. cur. malati. Le grandi ofièsc che apportano le spade calamitate. Lib. Muse. Come se ì fèrri del corsiere fossero calamitati. CALANDRINO Calamitico, Ca-Ia-mì-li-co. Add. m. Di calamita. Lo stesso che M 3 ??, tico. V , E fig. Attrattivo , Attraente. Dadi. Are. mar. B a 'g- Calamitosamente , Ca-la-mi-to-sa-mén-te. Avv. Sventuratamente, vi' ziatumenle. Magai, leu. (A) Calamitosissimo , Ca-la-mi-to-sis-si-mo. Sm. sup. di Calamitoso. Se§" Div. Mar. (A) ^ Calamitoso , Ca-la-mi-tó-so. Add. m. Pien di calamità. Lai. ca ' an!1 aJ . sus, aermnnosus. Gr. rsrAxiVw pos. M. V. 6. 1. Lo stato delia tù nesca signoria è pie 10 d’agguati e di calamitosa vita. 2 — [Agg. a Soggetto o Materia da scrivere. Vale Doloroso, C 001 "^- sionevole per le calamità che vi si narrano. 3 M. V. 1. <■ nell’ animo mio fare alla nostra varia e calamitosa materia com 111 mento a questo tempo. 33, 3 — Detto dell’ uomo , cioè Disgraziato. S. Agost. Cit. di Zb’o-. *jO Avete perduta l’utilità, e siete fatti calamitosi c miseri, e nond |B1 perseverate pur pessimi. (V) ,J, Calamitra, Ca-la-mì-tra. [6'/.‘] V. A. V.e di’ Calamita. Frctnc.v a ^ Op. div. t'io. La calamitra tira a sè il ferro , e questo ha dall- 1 sl (l) della Tramontana , e sono calamitre che da una parte hanno fi 11 del tirare il fèrro, e dall’ altra il cacciano. ^ Calamo. (Boi.) Cà-la-iuj.O-Vm.] Quella parte di fusto ciré tra nodo C Lflt.internodium. Gr.' Ond’era uscito il calamo omicida. (V') 4 — Clamore, Rumore , Schiamazzo. Pataffi. 3 . Non ne fecion e calamo , ma zitti. rpipef. 5 — (Bot.) [Coll’agg. di Aromatico , ed anche assolut. Pianta d B ^ dell’ esandria monoginia, famiglia delle araldi, la cui radice al ' 0 ^ l tr ca, acre ed amara, era altre volle spesso usata come tonica e ( us laute. —, Acoro vero, Acoro calamo, Erba cannella , sin. Lat- » “ dt l calamus Lin. ] Gr. *.ó\xp.os. Cr. 11. 9. i. La terra utile a \jgnai grano c quella la quale naturalmente mena ebbio , giunco , g rall o /( ip trifoglio , calamo, pruni grassi, susini salvatichi , lappole ec. J 84. Calamo aromatico Dioscorides dice che nasce in India. f G — (Anat.) Calamo scrittorìo. Nome che si è dato al quarto colo del cerebro , perchè la sua estremità termina in punta., c becco d’ una penna da scrivere. (A) ,^111 Calamo. * N. pr. m. Lat■ Calamus. ( In gr- calamas , in lat- vai Canna.) — Figlio del fiume Meandro amante di Carpo. ( fi fi 2 — * (Geog.) Una delle Isole Ionie. — Fiume della Grecia « fi bania. — Città della Fenicio, altrimentideltaGuleanos e liidcff’fi Calamoto. * (Geog.) Ca-la-mò-to. Seno di Calamoto. Lat. C®*® (G) sinus. Golfo della Propoulidc all’ ingressa del Bosforo di T’fif 1 fi Calana. * (Geog.) Ca-là-ua. Antica città del Sennaar, dipoi ad lesifonte. (G) a V Calanca. * (Geog.) Ca-!àn-ca. Piccolo ricovero o seno lungo if sta di mare , nel quale possono entrare de’ piccoli bastimenti tersi al coperto da’ cattivi tempi. V. e di’ Cala. (S) . " ‘ .. Il' 2. — * Valle delta Svizzera nel Cantone da’ Grigioni. (G) Calanca’. (Ar. Mcs.) Ca-lan-cà.. Sf. Tela stampata a fiorami e a t che ci capita dall’ Indie orientali. Oggidì se ne fabbrica um Europa. Tarijf. Tose. Alcuni dicono Calencar. (À) - Calardadeiia. *(Geog.)Ca-lan-tla-drìi-a.a 4 /it. isola det Mar deli Calandola.* (Mit. Afr.) Ca-làn-di-la. Gran sacerdote e generaie setta de’ Giaga in Africa. (Mit) t s f l Calandra, Ca-làn-dra. [Sm. Specie A uccello dell’ordine de’ p^' del genere alauda , che nidifica fra le zolle , e si tiene svnp re ^ regioni montagnose , e sopra le colline. É comune in Italia , * ^ulva in Sardegna, su i Pirenei , nella Siria , in Russia e ndl (l ria.] Si tiene in sabbia per amor del suo canto. [ S *" 1 ., // * ... . • /• . 7-.1 _ 1 r -, 1 a si > 1, i.;a« e non resta mai di cantare. — , Calandro , Calandrino , s ‘!‘' c |i,i*j ff. alauda calandra Lin. ] Gr. xopvèceKos- ( Dal gr. coleo ^ 3 [tii* ino, cd aner, andros uomo: Augello clic a se chiama, a ^ Ci P uomo con la dolcezza del suo canto. ) Tes. Br. 5 . ,, d' 1 landra è un uccello piccolo, c’l suo polmone schiara gli ocC 1 poi gli ha turbati. Filoc. 5. 66. Una calandra e un piccino , e 1 grande aghirone. Vii. S. Ant. Stanno sempre in gabbia , , e calandre. Frane. Barb. ay. 3. Clic vie più £1 la cal» 1 " ^ # pola. Burch. 1. 92. La donna mia co’ bruchi codimozzi che non filmai calandra. . jf C" 1 2 — * Prov. Cantare come una calandra : Dicesi di H u sempre ciarlano , e tengono il campanello. (A) . ‘ 2 — * Vsa'o per Mangano , o Soppressa , ma è un francesi di' Mangano. (A) _ . v e Calandrare,* Ca-lan-drà-rc. Alt. Francesismo da schivarsi, r • ganarc. (A) Ai^. Calandrella,* Ca-lan-drèl-la. Sf Nome che si dà in Toscana yjr dola di prato diversa e minore della mattutina• Lat. alai | uccello clic ha questa natura, che essendo portato anf,a .. rii 11 .’ uterino , se egli dee morire, gli volge il capo, e non lo Sf i. ( j ^ e se lo uterino dee campare , si lo guata, ed ogni morbo g 11 «osso. Morg. ìf. 5j. Quivi era la calandra e il calandrino- G CALANDRINO 4 e®*”' 0 ’ * pr. m. — Pittore fiorentino famoso per la'sua dab- a J AW. (N) ' J Affarlo an ^ l ‘ no qualcheduno =: Dargli a credere qualche cosa per dal fi sc " eri urlo : tolto dalla persona di Calandrino , introdotta Or, *^ CCUCC , i0 nc de sue Novelle. Lai. ludifìcari, aliqueiu ludilàcere. Cuiio farcii. Lrcol. 80. Onde nacque, che quando alalia cos " *“* ^dii che sia nou voglia- giostrarlo , e fargli credere il grasso f er l . ln ultra, dice: tu ini vuoi far Calandrino, e talvolta sìuiju m le ^ na Ì u °l°- L'ir. yjs. 250 . E mentre che con queste e altre Ch’ i f, ® n *°gne costoro si credevano farli Calandrila ec. Malrn. 5.ad. , ? 1 vorrian farlo Calandrino. anclu • j. ar 11 Calandrino = Par /’ ignorante , lo scempiato , che 3_r p lce ^ aie il grasso legnajuolo. (A) S'arirfo ^ J, "‘ SSCl i atto Calandrino talvolta significa Esser divenuto quasi lioceac 1 ' C0>ne credeva di essere Calandrino , secondo che novella il A grai| C! °^ ■ fedine. Son. 208 . Tant’ è, poi eh’ io son futloCalaudrino, ^ P? rico l vo’ eh’ io non mi sconci. >n<, lile eli / degli-scarpellini, legna]unii ec. Specie di squadra del pijr ! jjO n< \, che ha i regoli soprapposti, a differenza di quelli ’ 1 d ,la d sono internali ed intersecati limo nell’allrof A) d.ij, j-y ' - rilJ l-) Ca-làn-dro. Lo stesso che Calandra. P.Moig. 20. P cr ohlìia| S ° s ?. •Irl calandro udito hai dire, Il qual posto aU’infenno Pel m,,, 0 .» Si volge a drieto , se quel dee morire; Cosi ai contrario ‘ rari ° d&ttn! il fitutQ E ' ^ lls *) Ca-Ian-dró-ne. Sm. Stromento che ha i buchi come fiato ’ > ,ìe ^ imboccatura due molle , le quali compresse danno il filila una ° ^ u< ^ n PP ost i in diametro $ dove si pone la bocca èin- *i Uin J <1 C(l [ ln clla. Rende un suono alquanto rauco, ma grato, e a **( flauti. (V. calandrai) (L) & ^ 4l *tii. * ie, es ') Piato anche nel sign. di Calandrino, §. 3. (A) . ^Uinì Ca-là-ni, Antica denominazione di alcuni popoli In - ^ At *Nico ** ^ co,u io altri, di una qualità di sapienti. (G) q 5 ^'h-ni-co. IV- pr. m. Lat,. Calanìcus. ( Dal gr. coleo io ' AIa >Te * p Ca . e se guitò Alessandro . (Mit) >i0i 'e dii a- ^ u *-te. Parts del v. Calare. Che cala, scema , Che è mi- C * lc possiai?^ 0 ^^ 0 ^' Segwr, Parr. instr. 3 . 1. Sperimentale, cc. ciò T a le Ca j ? Promettervi ancora voi delle forze vostre ; e se le ri Irò- Vi^rico /?’ n ° u ar( i* te di cimentarle a risico di perir sotto il grave 2. A guisa di moneta mal improntata , manoucaìante. \ l 2 l 3) Ca-la-ó -ne. liume dell’Asia Minore nella Jonia.( G) € af ‘ Ca-la-ó-ra 5 Calahorra. Cit. di Spagna sull’libro. r an) Feste celebrate nella CA ^H^^"^.''(Mit) r , a dle iycog.) Ca-la-pà-no. Città cap. dell’ isola di Mindora, una Srt?%?«■ W 1 L4f,p| °) G Ca - Ia ‘Pà-t a - Citta dell India di qua del Gangc.(fi') ? ,l e/i e q. ."' Ja p-pio. [.S'/n.] Trappola o Laccio insidioso , che si dice r r vCò P1;io ; L al. laqueus, decipula. Gr. ppc %os. (Dal lat. bar- 3 ^*° òiq, ìft llm , che l’Amalth. Onom. spiega per nodi genus in fune , ì~ Artide, ta J ume,, ta capiunturNica poi caputimi da capto io prendo.) ««re sli ™ >1 calap pio , Entrare o Dare ec. nel calappio = Tea- r- 1 * 1 0 Entrare o Dare ec. negl’ inganni che ci sono jjr. Èpi'v, 1 *' Lat. insidias tendere, ncctcrc , voi in insidias incidere, pj "de, *ef in,. Murg. 22. 8q. Egli eran ben più là tesi i calappi, p 9- Io lo vo’ far nel calappio entrare, j.*®* . (\A. eo S-) Ca-la-pù-ja. Cit. della Repub. di Buenos — AyresfG) pu'dtcre Mandar già da alto in basso, Abbassare.Lat. f! lì CQ| i It'fi L axai Gl; xcc},ùv. —, Gallare, sin. (Dal gr. ckalan mandar l ’ e raccog!- 11 ') Pwu-Lif. 2J.80. Dove ciascun dovrebbe Calar le vc- P°> asp C ((! l . r * c , sa| t e.Bocc. nov.fi. i 4 - Arrestatevi, calate le vele, ^ u wtin ■ ^ esser vinti, e sommersi in mare. Bui. Inf. 1. Quan- i J ' l!llc l’oi V ver g°pna, cala la fronte. » Beni. Ori. 7 . 4 2 - P°* cala il ^minoi! 0 S^rricro. (N) 3 111 Paia ,, f' y Lr. Negr. 1. 3 . Calare il prezzo e crescere, Quando p alla cera e all’olio. (B) eal i i ro re .'| ~^ r ' Cur. 2. 4 l- Quei , lor mercè, mi profferirò assai $ Vicesi r, | alpestre e rio. (P) noi? U o* a a uno » e vale Bacargliela, Accoccargliela. Frane. s| Q ' ‘'"'ere òfT’ A n °stri compagni cc 1’ hanno calala. E nov. if"' sh n } 0( lo ?*Q cc chi grossi in aricnto più di noi; e tu ce la cali a que- fq. r ’ s I’ 0 ndi ai an ' l ‘ Ercol. 9'à. E se ha detto o fatto quella tal cosa , f h|| a * a ' C ar i ]° : hi me f hai cliiantata , o calata , o appiccata , o >* Un vi, e ,ì l ‘ 2 - 46- Io ho paura che quell’ amico me l’abbia ca- k (Ma ‘-iu.) 'S- 0 P e r In,, lare ,,n 'vascello = Metterlo alla landa per carenar- U TÒr'J f ”' e neU ’ c P*ra viva. (S) è d 1 * le retl - xnA > IL tramaglio, la l rete: Dicesi da' pescatori il 3 (Pire, y mare per dar principio alla pesca. Il suo opposto velj. p4 ~~ * Cala C ,’ LA uukdiera. * V- Ammainare. (Van) 5 c °'«ih c ;, / , ri -' ni0 : Comando ai remiganti di abbassare il remo * Par °i (^) 0 Pel t em ca ' ar e un bastimento dicesi allorché si fa obbedire al PoePj c he sta sotto le vele , a che presenta il davanti . il CALASTRÀ 4 j che si esegue contrastando per si fatto modo la situazione del timone con quella delle vele , che il loro effetto comune viene a indirizzare il naviglio in una direzione prossima a quella del vento. Dicesi poi che un bastimento cala , quando la forza delle correnti, delle ondata o delle maree lo allontana dal suo vero sentiero. (Van) 6 — (Gcom.) Calare una perpendicolare = Da un dato punto tirare una linea che cada perpendicolarmente sopra uri altra. (A) 7 — N. ass. Abbassarsi, Discendere, Venire da alto a basso. Lat. dc- scendere. Gr. xarx^xivcai. Dani. Inf. z 2. 5$. Vedendoci calar, ciascun ristette. E i f. 1 A. Pmr a sinistra giù calando al fondo. E 1 7. <27-Come’l falcon, eh’ è stato assai sull’ ali, Che , senza veder logoro o uccello , Fa dire ai lìdconiere : Oimè tu cali. Peli; canz. 9. 3 . Quando vede il pastor calare i raggi Del gran pianeta, M. C. 2. «7- Vedendo i cavalieri ec. che il giorno era nel calare cc., si ritrassono. 8 — Dechinare. Dant. Purg. 11. 2 4 - Mostrate da qual mano inver la scala Si va più corto; e se c’è più d’uu varco, Quel ue ’nsegnale che meli erto cala. 2 — * E dello di malattia che sta sul finire. Fit. S. M. Madd. 11. Come fa alle’nfcnne, quando comincia un poco a calare la infermità. (V) g — Diminuir di prezzo. Lat. pretio minili, vili venire, G. F. 11 ■ i 3 ], 6 . E le possessioni in città calarono, a volerle vendere , le due derrate per un dauajo, e in contado il terzo meno a valuta, e più cataro. 10 — * Discendere. Beni. Ori. f- 34 - Onde al calar del monte fur vedute (le bandierej Dal re Gradasso, e tosto conosciute. (N) 11 — Per metii/iCalare ad una cosa = Abbassare, Diminuire la tracotanza , o L ostinazione , o simili, L ilger /’ animo alla cosa di che si papa , Indursi a farla , Accomodarvisi , Risolvervisi. Lat. deliberare. Gr. (wfsfiGvXeviiv. Tac. Dav. Ann. i 5 . 220. Furou legati : alla vista del tormento cd alle minacce, calarono. P. §. 18 e 19. 12 — Venire in declinazione, Mancare , Scemare. Lai. decrescere , im- minui. (Dall’ebr. cala consumarsi, mancare. Anche gli Arabi dicono qalla per deficit , immintuus finii. ) G. E. 4• 1. Come la città di Firenze cresceva , la città di Fiesole sempre calava. E cap. i 3 . 1. E di lli antichi nomali di sopra sono calati, e tali venuti meno. Dant. Par. 16. 83 . Io vidi gli Ughi, e vidi i Catellini, Filippi, Greci, Ormanni e Alberichi , Già nel calare , illustri cittadini. Pass. 35 g. E la luna scema e piena, quando cala e quando cresce, come altera gli omori ne’corpi, cosi là mutazione ne’sogni. 13 — Restare, Cessare. Vit. S. 'Annoi. 3 tg. La notte infìtto all’ora del mattino non calò di piangere per dolore. (V) l/i — * l’rov. Il nibbio cala : Per traslato dagli uccelli rapaci che si calano alla vista della preda , dicesi di chi a poco a poco s’ accomoda , s’ induce a fare alcuna cosa. (A) 15 — (Mus.) Dìcesi ipiando l'intuonazione di un cantante odi un suonatore resta più bassa di quella che dovrebbe essere. (L) 2 — * Calando dice lo stesso che Decrescendo. V. (L) 16 — E n. pass. Nel sign. del §. 7. Lat. se detnillere , demi Ili. Gr. X,a\àcr 3 au. Bocc. nov. i 5 . 3/. Posto il petto sopra l’orlo dell’arca , volse il capo in fuori, e dentro mandò le gambe, per doversi giù calare. E nov. 3 l. 10. Da una finestra di quella si calò nel giardino. 17 — Andar con desio o volonterosamente. Bocc. nov. 60. 10. Non altrimenti che si gitta l’avoltojo alla carogna ec., là si calò. Mulm. 3 . 3 . Ed era appunto l’ora che i crocchioni Si calano all’ assedio de’ caldani. 18 — Per mctaf. Calarsi ad lina cosa nel sign. del §. 10. Buon. Fier. 4 - i. -t. Semidei cc. danari anche Pili dell’ usato , che son sprone a quelli Che gli hanno in borsa a tentar lor fortuna Per molte guise, cd a chi nella sua Desia d’averli, visco allettatore Da calarvisi agevole. 19 — [ Calarsi al buon mercato = Lasciarsi persuadere dal prezzo vile a comprare una cosa. ] Malm. 1. 7 6. Si cala al buon mercato, a quella macca. 20 — * Prov. Calarsi a un lombrico , o a un lui ree Accettare ogni piccolo guadagnuzzo. Serd. Pov. (A) Calaroga. * (Geog.) Ca-la-ró-ga. Castello di Spagna nella Vecchia Ca- stigliu , patria di S. Domenico. (G) Calarossa. * (Geog.) Ca-Ia-rós-sa. Piccola cit. del regno di Napoli in Terra di Bari. (Van) Calascione, * Ca-la-sció-ne. Sm. V. del dialetto nap. V. e ^'Colascione. ( In gr. calos vai bellamente , acconciamente , e syo io scuoto ; quindi colascione è istrnmento che scuote bellamente, acconciamente l’ udito. ) lUd. Ann. Dilir. (A) Calasia. (Chic.) Ca-la-si-a. Sf. V. G. Lai. chalasia. (Da chalao io rilascio.) Rilasciamento o Allontanamento d'una parte della cornea , staccata dalla sclerotica per una ferita , o per ippopio talché gli oggetti si veggono confusamente. —, Calazio, sin. (A. 0.) Calasiri. * (Geog.) Ca-la-si-ri. Ani. pop. dell’ Egitto. (G) Calasiride. * (Arche.) Ca-la-si-ri-de. Sf. Vestimento annodalo sul collo , e scendente fino ni talloni , proprio de' sacrificatori, ed in uso presso i Eenicii ed Egizii. (Mit) Calasofilaci. * (St. Gr.) Ca-la-so-fi-là-ci. Sacerdoti greci istituiti da Cleone, il cui ufficio consisteva neh’ osservare la grandine, e i temporali , per allontanarli col sacrificio di un agnello e di un pollo. (Dal gr. chalaza grandine, e phylax, phylacos custode, sentinella vigile.) (Mit) Calastici. (Terap.) Ca-Ià-sti-ci. Add. e sm. pi. V. G. Lat. chalastica. ( Da chatasicon verb. di chalao io distendo , rilascio , ammollisco. ) y Epiteto che si dà ai rimedii che hanno la virtù di rilasciare le parli tese e dolomse.(Aq) Calastra, * Ca-là-stra. Sf. Sedile o sostegno della botte. (Dal gr. ca- tastasis collocamento nella sua sede , od anche la sede medesima. ) (Z) 2 — In gergo, voce furbesca , che significa Gamba ; e Rinfondere le calastre è pure proverbio jonadattico , o furbesco , che significa Tagliar le gambe. Seni. Prov. (A) i8 CALASTRELLO Calastrello. (Milit.) Ca-Ia-strcl-lo. Sm. Pezzo di legno congiunta per traverso ad altri due collaterali , paralelh , divergenti o convergenti che sieno ; le sue estremità non sono intagliale a denti , ma intere , rifondale ne’pezzi collaterali. I calastrelli usati negli affusti di assedio prendono diversi nomi, come di volata, di riposo, di mila, e di codetta. Megli affusti di campagna, a meno che d’ obice , manca il calastrello di riposo ed è aggiunto quello dì sostegno. Gli affusti di costa, di piazza , di marina hanno solamente quelli di volata , e di mira.(È dimin. di calaslra in senso di sede: poiché esso mantiene nella lor sede le cosce delle casse.) (Gr) (N) Calasti!!. * (Geog.) Ca-Ià-stri. Città dell’ Jndostan. (G) Calata , Ca-là-ta. [di’/.'] Scesa. Lat. descensus. Gr. v.aru$izns. Fr. Giord. Pred. R. Il che avvenne loro nella calata giù dal monte, diati. Franz. Rim, buri. Alla calata la bestia strascina. a — L’atto del calare ; [e , rum che delle cose semoventi, dicesi ancora delle fabbriche .] Rat. descensus. Gr. Kxra.&u&is. » V'osar. Vit. Ajutato dai fondamenti che liau fuor della terra un getto di tre braccia , fatto come si deve dopo la calata del campanile per sostentamento di quello. (A) 3 — Pendio eh terreno praticato per arrivare all'acqua ed agevolare r imbarco e lo sbarco delle mercanzie e delle persone. V. Scalo. (S) 4 — * Luogo per lo quale si cala. Contrario di Erta. Rabbi. (0) 5 — * Pigliarsela a un quattrin la calata = Procedere lentamente nelle faccende , Esser pigro e laido , Tranquillarsela-, ed è preso dal giuoco della primiera. Serd. Prov. (A) 6 — Sorta di ballo. Cecch. Donz. 3 . 2. Ma i’fo come chi balla di calata. » Fag. Firn. Balletti e mutazioni Di gagliarde diversi e di calate, Son tutti nobilissimi tresconi. (A) y — [Par la calata verso Volterra, detto metaforico , per cui s’intende Andar sotterra, Morirei] Maini. 11. t. Che al ciel gagliarde alzando e capriole, Para verso Volterra la calata. 8 — * ( Ar. Mes.) T. de’tappezzieri e simili. Quella parte di un drap- Calbiga. ’ (Geog.) Cal-lii-ga. Cil. dell is. di Samur, una CÀLCABRINA . lo schiavo incaricato d’ invitare i commensali del suo padrone- ( v. antico latino calare invece di vacare, chiamare : c questo 5 calco io chiamo. ) (Mit.) Calatrava. * (Geog.) Ca-la-trà-va. V. Corrai di Calatrava. (G) ^ Calabria. * (Geog.) Ca-laù-ri-a. Pie. isola dell Arcipelago grec mori Demostene. (G) _ Calavra. * (Geog.) Ca-là-vra , Calavria.iSyi Lo stesso che Calabria-'’*) Galavrese, * Ca-la-vré-sc. Add. pr. coni. V. A. V. c di’ jvi' Calaza. * (Bot.) Ca-là-za. Sf. Piccola callosità che risiede imm 1 ^ mente sotto la prima membrana che ricopre il seme delle piante 0 . ( hril gr. chalaza grandine ; e ciò a motivo della sua figura. ) II. , Calazete. * (Geog.) Ca-la-zè-tc. Cil. di Spagna nell’ Aragona- V $ Calazia. (Min.) Ca-là-zi-a. Sf. V. G. Lai. chalatias. (Da chalaza^ dille.) Nome che Plinio dà ad una pietra , che dice avere a c la forma della grandine e la durezza del diamante. Si c D anticamente che quando si mettesse nel f uoco , essa conservi propria freddezza naturale. (Aq) 2 — (Cfnr.) Tumore delle palpebre, duro , rotondo, trasparenti) rassomiglia ad un grano di gragnuola. (A. 0.) > Calazio. * (Chir.) Ca-là-zi-o. Sai. Lo stesso che Calasia. V• C' 1 *' Calba. * (Geog.) Città d' Arabia. (G) (0) Calbari. * (Geog.) Càl-ba-ri. Costa, fiume e cil. della Guinea Calbe. * (Geog.) Città degli Stati Prussiani nella prov■ di nia. (G) A Caldei. * (Arche.) Cal-bc-i. Sm. pi. Braccialetti militari chef 0 ’ ^ ^ i trionfatori , n che ei ano regalati u.’ soldati in premio del to' lore. (Mit) 1 v Calbete , * Cal-bè-te. N. pr. m. ( Dal gr. cale bella, e liete V“ a ’ Araldo di Busiride , ucciso da Ercole. (Mit) „ i> Calbiense. * (Arche.) Cal-bièn-se. Add. e sm. Colui eh' era ad° r calbei. (Mit) ,/' tic» po, che alzato a padiglione , e ripreso in qualche parte , si lasci ricadere per ornamento. Dicesi anche Cascata. (A) 9 — (Marin.) L’ ondeggiare della nave in panna. — Il pescare del bastimento, e dicesi anche Traccheggia. (S) s — * Il calare che si fa la rete per pescare. Onde Una calata , due calate ec. dicesi di una volta, due volte che si cali la rete. (Z) Calatabellota. * (Geog.) Ca-la.ta-bel-ló-ta. Lat. Crimisus. Fiume della Sicilia. (G) Calatafjw. * (Geog.) Ca-la-ta-fì-mi. Cit. della Sicilia sulle ruine delti antica Longarium. (G) Calatagirona. * (Geog.) Ca-la-ta.gi-r<5-na. Lo stesso che Caltagi- rona. V. (G) Calatajud. ’ (Geog.) Ca-la-ta-jùd. Lat. Bilbilis nova. Città di Spagna nell' Aragona sulle ruine di Bilbili. (Van) Capataatssetta. * (Geog,) Ca-la-ta-nis-sét-ta. V. Caltanissetta. (G) Calatascibetta. * (Geog.) Ca-la-ta-sci-bél-ta. Città di Sicilia. (G) Calatavuturo. * (Geog.) Ca-la-ta-vu-tù-ro. Città di Sicilia. (G) lippine. (G) ' Calbigia. (Agr.) Cal-bi-gia. Sf Specie di grano gentile di s Pf- fià ca , che pende al rossiccio. (Dall’illir. kolos o klas spiga, e m co.) Red. Toc. Ar. (A) .-,-e-fi Calbokgiii. * (Geog.) Cal-bón-ghi. Popolo della Guinea supe ,l ° Calbdco. * (Geog.) Cal-bù-co. Città del Chili. (G) r Calca. ISJ.1 Moltitudine di popolo stretto insieme. Lat. turba. ( Dall’ar. chwlk che vale il medesimo.) Din. Comp. 1. O- ^ (f calca uno darà di petto sanza malizia a un altro. G. V- 1 2 - per la calca gli ufficiali non potieno conspicere. Peti-, cap■ s - ^. il nostro e suo amico si mise Sorridendo con lei nella gran c V " V 11- — Impeto che fu la gente allora ch’è ristretta. Bocc. nov■ - ; 'gì calca moltiplicava ognora addosso maggiore. E nov. 60. indissima calca tutti s’ appressavano a frate Cipolla. - uit 3 — [ Col v. Essere: Esser di calca _ j_....... .. - _ (ft .,■ lano nella calca per tagliare altrui la borsa, e rubacchiai' 11 ’ u fi Esser di coloro che Calati- * (Geog,) Cà-la-ti. Ani. città della Bassa Misia. (G)' Calatia. * (Geog.) Ca-là-ti-a. Ani. ciL d’Italia nella Campania, oggi Cajazzo. (G) Calatide, * (Geog.) Ca-là-ti-de. Città della Bassa Misia. (Mit) Calatide. * (Bnt.) Add. e sost. com. V. G. Disposizione dei fiori gre- garii in cui questi sono inseriti sopra un ricettacolo piano, circondalo da un involucro formato da brattee , il cui complesso presenta una specie di canestro. Lat. calathides. ( Dal gr. calathis canestro. ) (Aq) (Z) Calatidofloro, * (Bot.) Ca-la-ti-do-tlò-ro. Sm. Involucro che circonda i fiori disposti in calatide. ( Dal lat. calathis panierino , e da jlos fiore.) Lat. calatlndollorus. (Aq) Calatiforme. * (Bot,) Cada-tìdòi-me. Add. com. Aggiunto di quelle parte de vegetabili , che sono a forma di cestella. ( Dal lat. calathus panierino , e da fórma.) Lai. calatiformis. (Aq) Calatii. * (Geog,) Ca-là-ti-i. Ani. popolo delle Indie. (G) Calatismo, * (Arche.) Ca-la-tì-smo. Sin. Specie di ballo ridicolo presso gli antichi. ( Da calathis panierino 5 poiché quella danza si eseguiva con de’ panierini in mano ; e però era detta calathismos. ) (Mit) Calato, Ca-Ià-to. Add. m. da Calare. Amet. i 6 . Calate l’ore ferventi, a chiudere il mondo sorge la notte di Gange. » Bocc. Teseid. 1. f-j. Quando alzati Gli occhi ad uno castel vicino al mare, Sopra ad una montagna, onde calati I ponti, genti vidono avvallare. (N) 2 — [Colla fronte calata = Con fronte vergognosa, o « testa lassa.] Bui. Inf. 1, Con vergognosa fronte, cioè colla fronte calala, che significa vergogna, Calato, (Archi.) Cà-la-to, Sm. E la parte più interna, da noi detta anima , del capitello della colonna corintia , intorno a cui , per ornamento, come naturalmente sorgenti si scolpiscono le fòglie di acanto ed i viticci mollemente curvi, che discendono per la pressione del gimazio.Lat. calathus. Gr. juxAcritos, (Aq) •1 — (Arche.) Paniere o Cestella , e dicesi specialmente di quella che si vede in capo ad alcune Divinità dell’ Egitto. (A) Calato. * (Geog.) Cà-la-to. Lat. Calatimi, Galagoni. Ant. ciitàdell'is. di Albione nel paese de’ Briganti. (G) Calatoide. * (Fis.) Ca-la-tò-i-de. Sf. Ombra che, partendo da un corpo opaco, illuminato da una piccola luce piglia la figura di un canestro, ( Dal m-, calathus cesta , ed idos forma. ) Lat. calathoi- dcs. (Aq) Calatoci. * (Arche.) Ca-la-tó-ri. Siti, pi. I Romani diedero questo no- esser tristo , furbo , astuto , murinolo, baro , in somma uomo qualsivoglia furfanteria ; e viene dalla voce calcagno che 111 ejie . ^ furbesca vuol dir monello, ladro di calca.] Lai. veteratorcin^^. uyopztev, -g j v'bxiov eivxi. Malm. 1. ÓJ. Non tirali paga, regS . catto, Soffiano, son di calca , e liorsajuoli. 4 — Col v. Fare : Far calca ==: Far empito per troppa movi ^ popolo. Lai. urgere. Gr. iirtlytiv. Tac. Dav. Star. 3. 000. ' " ’ ' ^ '■ ..Alitarli- A > A tori alle bande della via fanno calca per fretta di se a — E Jìg. Far calca di o per cilecche sia z=z Farne dissùna. Seti . Ben. Vavch. 2. 21 . Il medesimo avendoli ^ consolare, ma infame della medesima macchia, mandato maggiore, c facendo calca che 1’accettasse, rispose ec. Lo.sc. r Ma perche io non ho molto da desinare, non ci avendo f non te ne vo’far troppa calca. V'arch. Suoc. 1. 4. K gli avrei fatto, se non avessi dubitato che non fussc partito — Col i\ Rompere: Rompere^ la calca zzz Farsi feì'luogo Lat* viam sibi tacere. Gr. ohe* rfotiìv. Bocc . nov* n- *°*j 0 foV de’sergenti corsero là ec., ed alle maggior fatiche del nw ntt j calca cc. iiienaronla a palagio. • (I> 6 — A calca. Posto avverbial. — A furia , In gran f es j calca. (P) .. . - udii ^4 y —. * Prov. Entrar nella calca per farsi pigiare: Dicasi ai e t u ad impresa in cui, anzi che ritrarne vantaggio , si solt°r tìche e disgusti. Baldìn. Vegl. (A) „ a . v ,\f Calca diff. da Turba, L'olla , Concorso , Pressa , ^ sl fi 0 fé è moltitudine di popolo stretto insieme. Turba una COI ì." 11 -egi°’ fi dine di gente , senza la idea accessoria di strettezza o 0" J Turba suole anche intendersi il popolazzo , la plel> a !j! ia «■„//(! “ -, voce si ap]ilicu eziandio all’aggregato di alcuni animali- ul # titudine di oggetti individuali densa c spessa ; e dicesi a r in 1 , - wl° ! i voC a “tti no di colai messi , che mandavano ad avvertite il popolo di cessare dal lavoro quand’ essi stavano per sacrificare. Infine così chiamavusi delle cose materiali. E molto affine a Calca. Concorso s a -j nerico, che può applicarsi ad ogni sorta di oggetti d’uu* e !>; concorrere in qualunque punto. Pressa include la idea pressione o spinta tra gl’individui posti in Calca , c P : più f’Ia \f come l’efietto della Calca. Serra importa un effetto ass ^, fl5 poi 1 'Lji di quelli che si possono attribuire a Pressa, od a ^ elude la nozione di chiusura o di difficoltà di uscire (la per l’eccessivo simultaneo concorso di gente. V• B aic0 jf Calca. * (Ocog.) Città del Perù. — dell’ isola Bornecn f ^ ' y Calcabile , Cal-cà-hi-le. Add. com. Che si può calcare ’ n 0 t)b c l sotto a’piedi. Cavale. Espos. Siml\ i. f6. Lo marcio (f) ir sto) in ciò, che si rendette calcnbiio sotto le sue V} àa p 0 \ogt ieSl , Calcabotto, * Cal-ca-hòt-to. Sm. Nome che si dà nel pf Nottola o Succhiacapre. F. (A) Calcariuka.* (Leti.) CaL-ca-brì-ua. Nome finto di u n Inf (A) « o ,j ; i dal » ' ) eco ht aS {fi =«€ !/ ^ cr*K vaste ^ le,e^' Aq) sudi ti or*ì loro* ìi^)' loro 0 * tiif ior^‘ ''A* ■ * & 2 i> <^v CV ù< ■>£ “fot’ ^ st : “ dt, 'Ì l v 11 * 1 <° s °$' %. ioc * ! s«s F a> ' ,ìsì 4 10 al ' C“f. ■a- rnl» , f ] p ■cé 0 ' ,-f c ° Q'"T •; ;V, ?#* ?4 •no 1 rt-fù U>v* ft$ •0 WY ì>w , o J 0 S ‘ ;,(J. ni’t-lQ, Sm. dim. di Calcagno. Lo stesso che Cai- Ci CALCAGNARE V ^,Cal.a. g nà- re . lN. ass. Menar dette calcagna figgendo.] calca« na "rig|j a sc ; a } Starsl M lascia, c poi calcagna , E per un pezzo fugge a tuc *oxsr TQ ° p Panino, f C ;: _,:a ;a.-™ - — l '* T, cr GK]S0 ■ Chiabr. 2. Egl. 20. Berg. (M) ‘l'olla p ’ tn-no. [Sm.\ dim. di Calcagno; e si dice propriam. di ^ La. detl “ scarpa che sta sotto il calcagno. — , Calcagnerò, tL’abar C [ l * CaneUm ' Gr. ' lt ' r - , p !,x ' Frane. Sacch. rim. 26. Sicché eoa Andrà in Ci - C ^ a * tra pianella c il calcagnili si cuoprc. Belline . £70. k* scarpe £ lanc ^ a caleagnini un tetto. » Red. Lett. t, 6. 220. Con 5 *" * Anct U ” Calca S™»° a * t0 un palmo. (N) c^?Cal tan °- CA) « r, tei ' e tana d f* ^ 0 ' -PA Calcagni , Calcagna e Calcagna.] Parte Bit, Ca i s e * piè , così chiamata perche è quella che .calca il suolo. ^ di rrn 1 ^ a ^ c p n euni. Gr. Trrìpva.. Bocc. nov. y 3 . 16. Io gli darei ^se di ^ es *° Gotto nelle calcagna , ch’egli si ricorderebbe forse un ’ e ’^ir le parole, e Papi •irsi, e ’l dar del ciotto da’... ' rRo a Calandrino , fu tult’ uno. Dani, Infl ig. 3 o. Tal era li da’ - ^lca«nì “••tuuumn) ^ ìi* Luti itm>. jyiiitu ut;, «y» »/u * c P un te. E Pure. io. tìi. Bastiti, e batti rii _ * C « CiUtnl* Ut ì ri ... 1 1 .1_!.. I. a Cal >o _ - r —..v. I. n „, g . ig. bi. bastiti, e batti a terra le «erdc. Med. cuor. Pone dunque d demonio le ’nsidie al o- T < " t,C ® cosa vile. 3 *' s - C'|j e cn ? r P calcagna = Facile a innamorarsi. Salo. Grandi. Co l v n | ? 1 s ' a m quasi tutte quante un poco Tenere di calcagna. L at • are: Dare altrui dille calcagna = Stimolare , Sprona- la r „ 'JH'dos addere, calcar adderò. Gr, nevriir. Dani. Pure,12.20. $ut rT“ n tur ’ -.'■ ut - Cioi 1 ’ 1 "*' 1 * rimembranza , Che solo a’ pii dà delle calcagne. 50,10 allo ca j m ®’ e i>ietosi come si punge lo cayailo colli speroni che Co/ igne. 5 Sàf. [f l Essere : Essere delle buone calcagna Esser facile afug- si». •lugani arripere. Tue. Dav. Vii. dgr. 3 tjy. Sono quei. ,a potè. ^IJe buone calcagna. “"[Coi p' Wwre. V. $: 10. c a!>;j p' l.cvan: : Levar il calcagno contra o sopra di uno= Ccnad- con ispirilo di ccchezza son guidati quelli che ^ ^ c 'vò jj , ^vare conira noi il calcagno. S . algosi. C. D. iy. 18. i /T C °/ P IVT 1 ^ 110 S °P ra me * i ‘ 1 ' 1 ft ^ nare: Menar delle calcagna =2 Correre , Fuggire. Ar. fi 5 guanto può menar delie calcagna , Colei lo caccia ^ C 0 i » Ì ,a campagna. (?) G tl ' pl° s lrare : Mostrare il calcagno “ Darsi in fuga , Fug- 9 ° r ° d cal U ^ Cre ’ $ £ vY $iV » M nr g. 21. 63 . .E sarà buon mostrar 'f ^0/ p p8 n o ? E ritornarci ne’ nostri contini. ^ d § are • Pagar di calcagna Pagare i suoi debiti col- j Q Asco|f a Co ^ Dio. Lat. aufugcrc. Gr. u.'XGtytvyt.iv. Cccch . Dot. d' 7 * ^ [Co/ Sco ^ a : sì E’m’ha pagato di calcagna. ^ orve * Iiasciarsi porre il calcagno sul collo “ Lasciarsi ì^lo c .t^ Buon. Fier. 3 . 2. 8. Tanto s’c da viltà lasciato porre Sul " Co/ an «° ^ fetido calcagno. ■ p - Sedere : Sedersi sulle calcagna Porsi o Star coccoloni ì ^C C . '“-ic ; oeuersi siine e<*»t;agiia —. r urti u unir gvggìmu- >° Va Vala C0 ^ lr si. Lab. 253 . Sulle calcagna sedendosi. GaUil. g. Ella j"" C 0 / p C ^! 1ero sedendosi in sulle calcagna. (N) v^i* Altare: Voltar le calcagna = Andarsi s Ma 13 b ^ Verte V0 ^ are • Voltar le calcagna = Andarsene , Fuggire. Lat. t,0,ìc delit 6 * dare. Gr. tysvyuv , ÒL'Xo^.vyttw, tir. As. Io feci a dazioni, con voltar loro le calcagna , di tornii da cosi . #oi M furbesca significa Monello, cioè Ladro di calca , ^ ^ Maggior osso elei tarso, quello che forma il calcagno, (iZlf} nf> e a 0 perchè esso sopratutto sopporta il peso ilei corpo nella * ('Ir^AT P ro S t ' ess ^°ne. — , Calcaneo, sin. (A. O.) a aie ìUQ n t & ‘} della scarpa : Diedi Chinila parte che ri- 1(5 2 ec ^ è sottoposta al calcagno del piede. (A) eìp 1 diario ^ P arf c delle forbici, che rivolta, fa inolia. su'}, Calcagno della chiglia; È /’ estremità posteriore della 1^ ^n‘o a furile la ruota di poppa è assicurata a incastro ed a jì i\ tonnina obliquamente , o ad angolo acuto abbasso.(fS) ^h» (t nìn A - \' lifi da parte degli uccelli, che negli animali mammiferi ^**Z+'T 0cdti{Q ' (A> & J ooo GstJ °tiO f a"^ C s *) Cal-cn-gnò-lo.A'm./io stesso che Calcagnuolo. F~.( 7 i) !*n t a c [„: Mos 0 Cui -ca-gnuò-lo. S'm. Specie di scalpello corto f %/’o iS? a 111 m ezzo, che serre per larorare il marmo dopo a- bk C; |Stio| 0 S(li ° Cr>n la subbia. Chiamasi anche Dente di cane. —, L>is. (Dal calcagno, con cui ha qualche analo- a ht‘ 1,1 Sperale nelle arti qualunque ansa die faccia tacca. ' v ftb 7 uó, ! / !U *° sn L Pm.no verso l’ estremità di alcuna parie d' un f,die f ’ r illA l f) f?”S‘ a di piccai calcagno. (A) Hi.r :i / a Unn .f. a parte esterna e inferiore d dì tacca (V, n i ^ 1 .) Cai ‘V parte esterna e. inferiore della ruota di poppa , su cui posa il timone. (A) ca-mà-ro. Sm. Uccello del Brasile che non ^Ck J ' !lra fan H%a ' tYl ‘-' n do. [ 9 m.] Il calcare , Piegatura , Premitura , 5 . j c la‘ terr* co *Lat. culcatus. Gr. rfeer os- Cr. /f. 7* 6. Ae- ^ 1 g. £ k» a ? ayata per lo contìnuo calcaoacnto non si rassodi. E l ^A't ta< ^ c ì Vj 1 * ° 3110 calcamento empie (la terra), e richiude i poli 1 i i\ 0, * > nou P°sson tirare il lor nutrimento. ' ’ ^M-eà-ne-o. S/n. Lo stesso che Calcagno. jF. §. ' U. 0o Wnat.) Cal : e CALCATziMENTE ,q 2 — * Dicesi da alcuni Calcaneo-sotto-falangico del pollice o del mignolo del piede , il muscolo abduttore, del pollice o del mignolo del piedei Calcaneo-sopra-falangettiano comune, d muscolo breve estensore comune delle dita ; Calcaneo-sotto-falangico comune, il /lessar breve comune delle dita. (A. 0 .) Calcante , * Cal-càn-te. Part. di Calcare , Che calca. F. di reg. (O) Calcante/ iV. pr. rn. Lat. Calchas. ( Dal gr. chalcentes chi adopera armi di bronzo ; ovvero da cha'ce porpora, ed anthos ornamento, cioè ornato di porpora. ) — Figlio di Testare , indovino e gran sacerdote dei Greci all'assedio di Iroja. (Mit) a — * E anche accorr, di Cavalcante. F. (B) Calcante. * (Bot.) Sm. Genere di piante esotiche della decandria ino* noginia , il cui legno è notabile per vene del color del rame , da cui trasse il nome. E la chalcas paniculata Lin., riportata sotto il genere Murraya. (Dal gr. chalcos rame.) (Aq) (N) Calcanto. (Chini.) Cal-càn-to. Sm. Antico nome del solfato di rame volgarmente chiamato Vitriolo azzurro di Cipro, detto anche Cai- cothar o Vitriolo rubiticato. (Dal gr. chalcos rame, ed anthos fiore.) Lat. calcantum. Mattioli 5 . y 3 . (Aq) Calcar. * (Gcog.) Città degli Stati Prussiani nella Regg. dt Chevesf G) Calcara, Cal-cà-ra. [V/? Sorta di forno cafcinatorio, Fornace da calce.} Lat. calcaria. Ari. Feti*. Ner. 5 , La calcara è una sorta di forno calcinarono, che si usa in tutte le fornaci del vetro, cosa molto nota e volgare. E appresso : Avvertendo sempre , che la calcara non sia troppo calda , ma temperata. E /. Ben mescolato si metta in la calcara , che per prima sia scaldata bene, perchè se si mettesse a calcare fredda ec., non si farla. Calcare, Cal-cà-re. [AtC] Aggravar co*piedi. Lat» calcare. Gr. vx'rsTv. Dant. Inf. 32 .i 8 . Fa sì, che tu non calchi colle piante Le testede'fratci miseri, lassi. Petr. Son. 2/0. Or l’ho veduto su per l’erba fresca Calcar i fior ec. Dant. Purg. i 3 . 1/8. E chieggoti per quei che tu più brami, Se mai calcili la Terra di Toscana, Che ec. Bttt. Se mai calchi ec. , cioè se mai ritorni più in Toscana. » Maestruz, 2. 20 . Ecco vi ho dato podestà di calcare li serpenti e gli scorpioni, t — Per similit. Piemere , Aggravare semplicemente. Cr. g. 5 f. 1. Che P unghia non calchi la carne viva, né ancora la tocchi. 3 — È con sentimento piti forte. Tass. Ger. g. 3 y. Tace, e percossa tira aspra e mortale , Che le piastre e le maglie insieme spezzza, E sul Banco gli calca, e vi fa grande Piaga,onde il sangue tepido si spande.(P) 4 —Far calca, Alfòllarsi. Tac. Dav. Ann. 358 . Marco Valerio c Marco Aurelio, nuovi Consoli, il Senato, e gran parte dei popolo, tutti in buìima calcaron la strada. 5 — Covare. M. AUlobr. Si che Y uova degli uccelli, che sono di buona complessione, c che non sien Iroppo magri, e che i maschi le calchino , ciò sono le migliori uova. 6 — Congiungersi insieme il maschio c la femmina degli uccelli. Lat. comprimere. Gr. 'Tcu.Tsh. Frane. Sacch. nov. 22y. Ebbe veduta a un orti- cello fuori d’una finestra , o a un tetto che fosse, una passera calcare T altra spessissime volte, come fanno per uso.» Pallad■ 29 .1 nuovi (fagiani) cominciano c calcano le femmine nel mese di marzo.(Pr) ^ per metaf. Tener sotto , Opprimere, Conculcare, Oppressare. Laf. calcare, conculcare, comprimere, opprimere. Gr. 7 r-xrsìv. Dant. Infl 2g.io5. Calcando i buoni, e sollevando i pravi.» E Ar. Fur. 23 . 35 . CU* è, le disse il Moro , che si calca L* onore altrui? (M) 8 —Disprezzare. B0cc.n0v.1y. t/. Con altezza d’animo seco propose di calcar la miseria della sua fortuna. 9 — Diccsi Calcar la mano ad altrui, e vale Tribolarlo. Segncr. Magg. 25 . 1. L’aver molta consolazione quando egli (Dio) ti calca ne’travagli la mano, non è possibile senza tf un'alta conformità nel Signore.(V) 10 — {Dicesi Calcar rarringo=:Porsi ad alcuna impresa .3 Buon. Fier,/. 3 . 3 . Che il medesimo arringo Calcar ne impromettesti. 11 — (B. A.) Pigliare un disegno sopra checché sia, perchè vi rimanga impresso, {vale a dire, Aggravare colla punta d'uno stile d'avorio o di legno duro i dintorni à'alcun disegno fitto sopra carta ordinaria o trasparente , a c/fetLO di far comparire sopra l'altra carta o tela a muro esso dintorno , per poi farne altro disegno o pittura. ] Borgh. Hip. iy 5 . Poscia calchi il disegno. 12 —• (Ar. Mes.) T. de'cappellai e de conciatori. Premere la fdda colla calcatnja. Pigiar fortemente la pelle o 7 cuojo co' piedi pei' agguagliarlo. (A) 1 3 — (MHit.) Calcar l’arme. Foce di comando , alla quale il soldato afferra il fucile co la mano destra , al di sopra , ma vicino alla prima fascia cnppuccia , lo toglie dalla sinistra , e lo discende alla destra colla bacchetta infuori, e col calcio lontano tre pollici dt dia terra , appoggiando la mano alt anca. Le bande toscane eseguiscono questa operazione al comando'. Anna in bilancia. (Gr) a — Battere col calcinare o colla bacchetta la carica introdotta nel- Caninia del pezzo 0 del fucile. Dìcesi anche Ricalcare e Borrare.(Gr) 14 — * E n. pass. Affollarsi , Premersi , Spingersi. Gor.s. Oss. part . 1. dial. 1. Vedi quanti spiriti riempiono questa riva, e comesi calcano l’ un Y altro perdi' io gli tragitti di là. (N) Calcare. * (Geoì.) Add. cotn. Ch' è fatto di calce , o che ne contiene. (Dal lat. ca/x calce.)—, Calcareo, Calcario, sin. (A. 0 .) 0. — * Questa parola presa inforza di sost. indica nell idioma de' geologi tutte le var età del carbonato di calce. (A. 0 .) Calcareo. (Geol.) Cal-cà-re-o. Add. rn. Dicasi delle, terre , o pietre , che possono essere ridotte in calcina dal fuoco , tali sono la (meta le conchiglie , l'alberese , la lumachrlla ec .—, Calcano, Calcare, sin (A) Calcari*. *(Geog.) Cal-cà-ri-a. Antica città d’ila Gran Brettagna o°- gi York. — Antica città della Gatlia Narbonese , oggi Vitrollcs. (V) Calcamo. (Geol.) Cal-cà-ri-o. Add. m. Lo stesso che Calcareo. F % (A) Calcasi:. * (Geog.) Cal-ca-sù. Lago e fi. degli Stufi Uniti nella Lui gìana. (A) Calcata mente , Caì-ca-ta-mén-te. Avv. Con enfa. Lat. confortini. Gr, ★ 20 CALCATO «S-pows. Puoi. Oros. Tutti insieme cnlcat.iinmle e con gnau furore su per lo detto ghiaccio passando, Fegez. Perchè maggiormente è mestiere che calcatamele combattano , clic più dalla lunga sceverati. Buon. Pier. 4 - 4 - K Come ciré ’l poco e disastroso luogo Non ci potesse accor se non ’i) un fascio Calcatamcntc. Calcato, Cal-cà-to. Add. m. da Calcare. Lai. prcssus, compressus. Or. Frane. Sacch. una. 53.Dcl cjual colpo ebbe maggior paura e danno Berto , che la Forese , perocché ella si senti meglio calcata. Beni. Ori. 1. 8 . 43 . Non è il lion forilo più cruccioso, Né la serpe calcata tanto ria. 2 — [Agg. a Vaso, Scatola e simili — Ben pieni , Bene stirali. ] Luig. Pule. ì'roi. Di canfora c borracc Sci scatole calcate. Alani.Colt. 3 . 08 . Poi che appassiti sieno in cesta o in vaso Ben calcati fra lor serrar conviensi. 3 — * Dicesi di Misura ben compressa. Fr. Giord. 141• Ma noi a lui fa DioJ gli diamo e gli rendiamo misura non piena, ma scema,- ma egli le dà colme e calcate. ( Ch' è il meii3uram confertam del Fan- gelo. J (V) 4 — -dgg. a Luogo o Slrada zz Piena di calca. Lai. locus frequenti;! oclebratus. Fr, Giord. S La inollif,urline va per 1’ altra via , ed è la via battuta e calcala. Lor, Med . Beoti. Quand’ io vidi calcale sì le stendo Di gente tanta. a [E senza appoggio dì nome sottintendendo il lungo,] Dant. Pitrg. io. 79. Intorno a lui parca calcato c pieno, I)i cavalieri. 5 — {E riferito mir anco alle persone.] Morg» 18. 55 . L dove vede la gente calcata, Subito si metteva in quella stretta. » Tttss. Ger. lib. g. 72. Quinci una e quindi T altra urta e sospinge , Nè può la turba aprir calcata e spessa. (P) 6 — E detto di ogni altro animale vivente. Fr. Giord . Pred. Trovano il coperlojo pieno di tignuolc, c la coltrice calcata di vermini. (A) 7 — * Nel sign, di Calcare del 6. (A) 8 — * Dicesi Andar calcato nel senso del $. 2. Introd . Viri. 80. Fue si grande la sconfìtta e la mortalità della gente de' vizii . . . ebe la larga strada che mena V anime all’inferno andò sì calcata che non si ricorda mai che per neuna sconfitta, o mortalità di genti clic nel mondo fosse , quella strada così calcala andasse. (Pr) Calcàtoja. (Ar. Mes») Cal-ca-lò-ja. T. dii cappellai- Sf Pezzuola d’asse con due maniglie , che serve a calcare le falde dopo che sono battute all' arco. (A) Calcatoio. * (Ar. Mes.) Cal-ca-fó-jo. Sm. Corpo appuntalo con cui si calcano i disegni per averne copia. (Z) Calcatole , Cul-ca-ló-rc. V'U'b. m, di Calcare. Che calca. Lat. calcatoi'. Or. -7rctrwf, 2 —(Milit.) Asta lunga di legno , che ha da un capo una grossa capocchia , con cui si alleano la polvere ed il boccone nel caricare i cannoni. Il calcatone de’pezzi di campagna ha la lanata al capo opposto alla capocchia. I Toscani lo chiamano Rigualcatojo, e anche flicalcatorc. (Gì) Calcatreppo. * (Bot.) Cabca-tiép-po. [Sm. Nome volgare della centaurea minore. —, Calcatreppolo , Eringio, sm/} t.ut. eryngion Lin. Or. i.pvyytzv. (Dal gr. cimice porpora, e trepo io rivolgo, io torco; poiché i suoi fiori tendono spesso al porporino e sono ravvolti in fòggia di mazzetti.) Cr.C. 61. t. Il calcatreppo è un’erba molto spinosa , delle cui radici si fa la zenzeverata in ipicsta maniera. Calcatreppolo. (Bot.) Cabca-trcp-po-lo. [ Sm. Do stesso che Calcatreppe. y■ \ i'olg. Disc. Il calcatreppolo é nel numero di cpiell’erbe che sono spinose. E appresso : La radice del calcatreppolo bevuta, muove alle femmine i mestrui. Calcatrice, Cal-ca-tri-ce. Ferb.f Checalca. Lat. calcatrix. Gr. ir arcièra. 2 — Sorta di serpente velenosissimo, [che nasce e vive spezialmente nel Nilo.] Rim, ant. Ser On. i 3 y. Assai son certo che sementa in lidi ec. Qualunque crede che la calcatrice Prender si possa dentro alle mie ridi. Tes. Br. 4 ■ 2. La calcatrice con tutto ch’ella nasca in acqua, e viva nel Nilo, ella non è pesce, anzi è serpente d’acqua , che ella uccide l’ uomo , se ’l puote ferire , se fegalo di bue non lo guarisce. Morg. 25 . 3 iS. Dracopopode, armene e calcatrice. 3 p e r metaf. [parlando di persona .] Frane. Sacch. Rim. 25 . O calcatrice , in cui Perfida voglia sempre si rinnova. ( Parla del signor di Milano, dal serpe che arca per insegna.J Calcatrippa. * (Bot.) Cal-ca-trìp-pa. Sf. Genere di piante della poliandria trminia , famiglia delle rtumncolacce , alcune specie delle quali sono di qualche interesse pe‘coltivatori. Lat. dcllìniiim. (Ag) Calcatura, Cal-ca-tù-ra. [Sf] Lo stesso che Calcamento. V. Lat. pressura. Gr. m.Tr,ais. Cr. 4. 26. 1. Poscia dopo la calcatura dell’ uva cuocano tanto , che si consumi la terza parte. Calce. (Milit.) [Sm.] Parte della lancia, eh' è. sotto la impugnatura ; e parte dell'archibuso , che si appoggia alla spalla-, che oggi più comunemente si chiama Calcio. Lat. calx. Gr. -xnpvx. A-r.F1u-.2G. 82. Le lance fino al calce si fìaccaro. 2 _ (Chini.) Sf. Nome antico ed ora volgare del protossido di calcio, collocato prima nelle terre alcaline , poi fra gli alcali. È una sostanza di color bianco grìgio , solida , poco consistente , facile a polverizzarsi , di sapore caustico , che cristallizza in prismi^ esaedri regolari , inverdisce il siroppo di viole , attira /’ umidita e l' acido carbonico dell' aria , assorbisce V acqua con avidità , riscaldandosi assai , e dissolvendosi il piccola quantità in questo liquido. La calce non è in natura nello stalo di purezza, ma s’ottiene calcinando il carbonaio calcare. Serve come cateretico ed entra in molte preparazioni depilatorie.] Lat. calx. Gr. r/rtzvos , r.oióa. Alani. Colt. 5 . i 5 o. Or dove batta il sol fra sassi e calce. Ncr. Art. Per. Calce d’ argento nera, Calce di ferro rossa. Se gli dia calce fine di piombo o stagno. 2 — * Dipesi Calce aercata , il carbonato di cidee ; — bianca di mercurio, il min ialo di mercurio ammoniacale ; — carbonata , il carbonaio di calce ; — di antimonio con zolfo, d solfuro di calce p idrato i Pi esibita , 1 alce preparato ; -v, talvolta sono quasi diafane , altravolta quasi opache. . nebulose c tinte di color giallo , pallido , roseo , lurchai — r...: -, -,Calcidonio, Calcedoni»,.«<;<■ /.rrf.chalccdonius. Gr. X? eli-, Ner. Scherzi ad onde bellissimi, come fa il calce 1 *(j. CALCIIIMIA Mìato ; ili zinco, l'ossido di zinco; ■ idi’ossuro di calce ; •— fosfula , il fosfato di taUica: antico nome di tutti gti ossidi includici , di colow meno bianco , i quali s' ottengono esponendo i metalli all' a - l0 ! ì [(] $ fioco ; — muriatica , il minialo di calce ; — salata , il calce; — viva , il protossido di calcio , privo d' acqua c » ( carbonico. (A. O.) 3 — * (Ar. Mes.) Lo stesso che Calcina, o piuttosto Pietra riscaldasi coll' acqua , e che mescolata colla rena forma la <'(d cil ^ Calckdomia. * (Grog.) Cal-ce-dò-nì-a, Calcidouia. Ant. ciità d'^ sul Bilinia sul Bosforo Tracio. (G) 7/- Calceoonia. * (Min.) Sf. Lo stesso che Calcedonio. V. Red. Sono di color più sudicio c simile alla calcedonia oscura. (PO Calcedomato. (Min.) Cal-ce-do-nià-to. Add. m. Aggiunto di o pietra ; che ha qualche venatura di calcedonio. Bald. V ,,c ‘ Calcedonio. (Min.) Cat-ce-dò-ni-o. Sm. Pietra preziosa di i,(tì V, 0 e grandezza , somigtiante al sardonico. Specie di onice , ^£>1 pei- essersi trovalo la prima volta nel paese di Calcedonia . ** prendono sotto questo nome tutte le selci di un color latte 0 1 e ■ - - ■ ■ • ■htno , colori.] —,C“ 1 ^ 1 ' ' 1 1 ' * ^ » Ar. Velr, 2 — * Nome di una specie di pietra bianca, dura quanto di Cui si fanno bellissimi lavori di commesso. Ve ti ha di a ,iC ij l(t t Calcedonio orientale, e Calcedonio di Volterra; di questo ve ,l .,j, color tinvolato , ed cdtì'o picchiettato di fumanti macchie p lti/ Bald. Voc. Dis. (A) 3 —, * Così da'giojellieri vien chiamalo quel difetto delle P lC ^ p ziose, che hanno qualche macchia bianchissima , come <] liL calcedonio. (A) _ . jfi Caloedonioso. (Min.) Cabce-do-nió-so. Add. m. Che conto# pasta di Calcedonio. Gab. Fis . Selce calcedoniosa , Qua*’ 2 donioso. (A) Ai^ Caixer. * (Si. Gr.) Càl-ce-e. Add. e sf Feste che celebrava^ 0 niesi in onore di Minerva per aver loro imparato a lavorai (Dal gr. chnlcos rame.) (Mil) c l} $ Calceo. * (Mài.) Cà^ce-o. Add. m. Soprannome di Vulcano 1 presiede, ai lavori di rame. V. Calccc. (Mit) ., M Calceolahie. * (Hot.) Cal-ce-o-là-ri-e. Sf Genere dì piante ( j ;i C J' ària monogitnn , famiglia delle rinantoidi , di cui una speco' ^ ccolaria trifida, oriunda dell' America Meridionale , paf S(l bri fuga , mentre che un’altra , la calceolaria pianata, è c ° l tfr.W come lassativa e diuretica dagli abitanti del Perù, ove essa cresp ■ . Calcese. (Maria-) Cul-cé-se. Nome che danno i mtu' ul ''cut*' cuna dell' albero , ove essi salgono per fare scoperta. L a ' sium. Gr. y.tr-px’hz'w. _ _ _ - ( j s'if 2 — * Quel pezzo di legno che è inchiodato all’ cs f l ' cl>1 nll ]igS l( ' riore dell'alhcro de’bastimenti latini , dove sono stabilite le r per cui passa I’ amante elio serve ad issar pesi. (Vari) s j,cc^ 3— * Taglia con una sola puleggia o ruota , la quale seri mente per lare angolo a’canapi clic tirano i pesi. (Van) 2 — (Mere.) Carrucola, che si pone, al piede del sostegno, de a uso di tener busso il canapo nel muover i pesi. ,■ Calcestrozzo. (Ar. Mes.) Cul-ce-strùz-zo. [Sm.] Mescolanza ( co n altre materie , per accrescerle tenacità, [ed è un certo d •. jp la calcina para e il getto. Serve per lo più per murar cu,lti qae , conserve , e vasche d'acqua, e simili .—, Calcistriizzo, s $ unitila. Gr. fAj.irri. Fiv. Disc. Ani 4 o. Chiamati comunci n 'j^ vC v tini di getto, o di smalto, o di calcestruzzo. E 5 2, ^ )a (|1 ' piaggioni e greti non manca gliiaja a proposito, c buona a calcestruzzo. „ 0* Calcetto, Cal-cét-to. [Abn.] Calzamento di lana 0 di^ lino , ^ _, _ . di lino , di scarpa. Lai. calceus lineus , udo. Patajf. g. Che hai tu Diss’ io ; calcetto. Brune. Sacch. nov. i 63 . E di quello c yjrr^T dappiede , fece calcetti e guanti. E nov. ij8. AgcvoIment c d aro fatto , perocché egli hanno messo il culo in un calcetto- rC . 6>. Qual’è l’ necci che mai non becca, ed ha In g or f? a , S j 0 d lC \ ..el calcetto sta? f{lai è metafora.) Morg. ig. gp. 1° . clC JI/f‘V alibi argento vivo, Margutle, ne’calcclti c irgli usati'- \\odqp Poeti, i’vi ho nel cui, se di sonetti Gli occhi m’empiete , e , s o|l' L . • *. . . e. ■ .- i c„,nn P 1 -' a, 2 nel Come p L . , c ,ld> e le mani , Che spesse volle putono a’ Cristiani , fanno i calcetti. Malm. m. G. Perché in un tempo sol co') Ballando, suona al par d’ogni strumento. • — Sorta di scarpa leggiera con snttil taccone , e col ca jAgjt ' cunjo , e non di lagno , che fu in uso per correre , 0 .. giuncar di scherma. , ■ . ìC r p — Cavare i calceLti altrui = Trargli di bocca quel eh' “ (• t ■ ■ ~ Buon. Fùr. non direbbe. Lat. cxpicari. Gr. //.sraAAf.--. piu sicura cicalare. strada, Cavar loro i calcetti, Star sulle v olle. fidi ■le 1 4 — Mettere altrui in un calcetto, [Averlo in un calcetto]--' l j cl -ci f Abbatterlo , Confonderlo , Attutirlo. Lat. reprimere , te 0 il'' u futare. Gr. ì?.iyxui'. Car. leu. 1. 1 i f Nel medesimo L , a , p a i Veneziani iii_un cal ^ Ji y Q r - ciano i preti , e pare clic abbiano ì veneziani in --- . . 0lI 1. 44 - C-he metterebbe gli Ettori e gli Achilli , E quaiid » in tiri calcetto. Calceutica. * (Ar. Mes.) Cal-ce-ù-ti-ca. Add. e sm , . tica. ( Da chnlcos rame. ) Arte di fare il rame , o d e !' ll '„,-tiii ,l " l 0 CALCiiEOCARnio. * (Mit. Gr.) Cal-che-o-càr-di-o. Add. m - j-ai uw^ 7Lrcofe.(Dal gr. chnlcos rame, e cardia cuore; Dal cuoi L ^ p ^ Calchi vii a , * Cal-chì-mi-a. N. pr. f (Dal gr. c alos hello. -^ nì} d. pi’ mon inverno , sia da cliymos sapore , succo, da cui _si guc, ) — Figliuola di Lcucippo re di A icionc , amata da CAtCHISMO Calchismo. * (Arche.) Cul-chi-sino. Sm.'Sortii di giunco di daeh, o di scacco, con monde di rame usato da’ Greci. ( Dal gl'. chaicos fa- Wc.) L n i. chalchismos. (Aq) calciai. , * Cal-ci-àl. Sin. Sorta di bevanda germanica. Magai, letl. J ru n. 1 . 66 . Dal parlar della birra , dell’ ula , c del calciai in poi, n °n andò nè in ciel nè in terra. (N) ^^ciamesto , Cal-cia-mén-to. Sm. PI. Calciamcnti e Calciamenta. V. e letc lf [ Ìlicesi Trovar la pietra posta in calcina Trovar gli er 10 conc ì L iuso .] M. V■ p. 7 p. Fornito il fatto, i giovani, che posta 0110 co c natì , li vennono il giorno seguente, e trovarono la pietra 8 _ * m calcina. i»ent e ’ CeSl anL ^ ìe di varie calcinazioni di metalli, ma più comune.- gare n^i USa ^ ,r ll a l cc - Art. Vetr. Iter. Calcina di stagno, cosavol- 9 — ,p ‘ e fornaci di vetri per il codino. (A) coll; p inf ? come add.] Dani. rim. 32. Clic m’ ha serralo tra piccioli Ca^ NAc ' u *°> te assai , che la calcina pietra. eh' è „ CI n ’ Cal-ci-nàc-cio, [Sin.] Pezzo di calcina [rasciutla e secca, elle rovine delle muraglie. ] Lat. rudus. Gr. ìpiiirw.. G. V. GALCìO 21 7. 14. 4- E schierarsi conira il serraglio in su i calcinacci dette case de' Tornaquinci. E cap. 22. t. La notte faceano recare calcinacci d’altra parte, e ’l dì gli faceano gittar fuori. Morg. 19. 170. Chi rotto ’l braccio, c chi ’l teschio avea aperto, E dal calcinaccio è chi ricoperto. 2 — Per sùnilil. Diciamo Calcinaccio lo sterco rassodato degli uccelli, che cagiona loro malattia , ed a moli’ altre sorte ti infermità che patiscono gli animali , procedenti da umori rassodali in alcuna parte a guisa di calcinaccio. Lat. toplius. Lib. cur. malati. Quando agli augelli viene il calcinaccio , dà’ loro erbe fresche. 3 — (Chir.) Tumorelto ripieno di materia simile alla calcina spenta , che suole generarsi nelle articolazioni de’ gottosi. Red. nel Diz. di A. Pasta. La gotta produce a lungo andare i tufi ed i calcinacci nelle articolazioni delle mani, de’ piedi, e delle ginocchia. (V) a — Il tartaro de’don ti. (A) 4 — E fìg. Avere il male del calcinaccio, dicesi in modo basso, e ili equivoco , di chi è inclinatissimo a fabbricare. Caccisija. * (Geog.) Cal-ci-ni-ja. Castello del Gran Duca di Toscana nel Pisano. (Van) Calcinaio , Cal-ci-nà-jo. Sin. Pila da porre e tenereil cunjo in calcinafk) Calcinante , Cul-ci-nàn-te. Part. di Calcinare. Che calcina , Che ha forza di calcinare. Bellin. Disc. Il fuoco calcinante s’introduce no’ sassi delle fornaci. (A) Calcinare. (Chini.) Cil-ci-nà-re. [All. e n. Porre i metalli o altro nel fornello , e quivi esporli ad una così alta temperatura , che si trasmutino in quella sostanza che si chiamava Calce , nel senso del §. 2.] Lat. in calcem redigere. Ricetl. Fior. Volendo il capitello men gagliardo , e che dia minor dolore , abbrucialo tanto , che egli si calcini. Ari. Vetr. Ner. 22. La sopraddetta ramina rossa si metta in fornello ec., si lasci a calcinare per quattro giorni continui, che verrà in polvere nera , c attaccata insieme. 2 — (Agr.) Spargere la calcina sui terreni;ez/i’cesz'mic/ie delle ùiucfe.(Ga) Calcinato, Cal-ci-nà-to. Add. m. da Calcinare. Ridotto a calcinazione. Lat. in calcem rcdaclus. Ricetl. Fior. Per lo spiracolo detto getta un carbone acceso, il quale accenderà il salnitro ed il zolfo, e rimane l’argento calcinato. E appresso: Seguita tanto ora all'uno ed ora all’altro di dare il fuoco, che l'argento sia benissimo calcinato. 2 — *(Agr.) Si chiama Biada calcinata quella, il di cui grano magro, secco, rugoso e appassito contiene poca farina. (Ag) Calcinatolo , Cal-ci-iil-tò-ri-o. Add. m. Che serve per calcinare. Lat. in calcem redigendi vini habens. Art. Vetr. Ner. 5. La calcava è una sorta di forno calcinatorio, che si usa in tutte le fornaci del vetro. Calcinatura , Cal-ci-na-tù-ra. [.V/.’] Lo stesso che Calcinazione. Lib.cur. maiali. Come succede alle pietre nella fornace nell’ atto della calcinatura. 2 — * (Agr.) Operazione colla quale per mezzo della calce si distruggono i germi della caria e del carbone, due malattie delle spighe. (A g) Calcinazione, Cul-ci-na-zió-nc. psy'j II calcinare. —, Calcinatura, sin. Lat. in calcem redactio. Com. Inf. 29. La qual malizia intende l'alchimista sanare, recando quelle nelle sue prime parti, cioè in zolfo e in argento vivo , e quegli dipartiti da insieme purgare o per calcinazione , o per distillazione. Bui. Inf. 29. 2. Quelli dispartiti intende poi a purgare o per calcinazione , o per distillazione. Calcinello , C.d ci-nèl-lo. [ Sni. Sorta di nicchio turchiniccio , vivente l’animale , ebùrneo come neve dopo la sua morte.] Lat. couchy- lium , murex. Gr. ag sa Stai. Pist. E se di calcinelli del maro di sopra o di sotto la pigrizia dello stomaco schifante rilevasse. Morg. if. 66. Gambero, e nicchio, c calcinello, e seppia, li ut. Inf. 29. 2r Succiavansi a modo di calcinelli. Calcino, * Càl-ci-no. N.pr.m. (Dal gr. chalcion ollìcina di fabbro ; vase di rame. ) — Discendente di Cefalo che torno in Atene. (Mil) Calcio. [Sm.] Percossa che si dà col piede. Lat. calx, calcis ictus. Gr. }.x>. Bocc. nov. 11. 8. Gli cominciarono a dare delle pugna ode’calci. Dant. Purg. 20. n3. Lodiamo i calci ch’ebbe Eliodoro. 2 — * Col v. Appostare : Appostare i calci. V. Appostare, vescica le , la concrezione che sii 0 ma da’ materiali cristallizzabili dell'orina, c che si trova non sob ?/» tutta l’estensione delle vie orinarie, ma ne’ seni fistolosi, e dov^ ^ que t orina passa o soggiorna naturalménte od accidentalmente j p^ mona re, la concrezione che si osserva spesso ne’ polmoni degl dividiti ammalati di polmonia cronica, e che si riputo eia cC1 fie causa ora come effetto di questa affezione} salivare , tu conci'?" 10 ' che si sviluppa nella spessezza delle ghiandole salivari o nélot'O fi \ dotti escretorii ; spermatico, la concrezione che alcuna volta ritrovata nelle vescichette seminali de' cadaveri; lagrimale , ^ a ..f lS i erezione rarissima che si forma nelle vie l icrimali. E cosi { lC ° cCt Calcoli delle amigdale, delle mammelle, delie orecchie, deH’tftefO dai luoghi ove tali concrezioni si formano. (A. O.) , 4 — * Dicesi anche Calcolo renale, quello che si genera W Red. nel dh. di A. Pasta. Io sono stato alcuni giorni fieramen e ^ vagliato da’ miei soliti dolori di calcoli renali ; sono stato m . a ^■ ' c ctti- \ — Computo 0 Conto, così detto perchè gli antichi da pnncipfi ^ putaron per via di calcoli, o pictruzze. Ora ha un sertso P lU e significa ogni operazione , nella quale si tien computo o rn ^ e he non pur di numeri, ma eziandio di quantità 0 grandezze, . È dicesi Calcolo tanto l’operazione del calcolare , quanto il CÀLDEROTTINO 23 computo già finito "■nnoveramento. I n e l'ultimo risu!lamento , o il ristretto di esso. [F. n -- * matematici hanno dato diversi nomi a varie ma- t ere . calcolare , come Calcolo letterale, differenziale, integrale, e- l J oncnziule ec. F. ognuna di queste voci.] a calcò]' 3 ca ^ co 0 “ Conteggiare secondo il calcolo. F- Stare 3 Tenere a calcolo — Dare altrui debito o credito , rispettiva- “ e ute secondo il calcolo. (A) 5~ ^ fig-Ear conto di un’azione buona o cattiva ricevuta. (Van) rq _. ~ Tare il calcolo = Computare-, Fare alcuna di quelle ope- pf 10,11 c ^ e l a matematica insegna nella scienza del calcolo. Lat ra- nes sebduccre , raliones c onfcrre. (Van) cerU 00 - 1 ' * ( Arclie ') Cal-cò-lo-gi. Add. pi. Persone del collegio de'sa- « ° 1 } Gemili , incaricate di raccogliere il danaro necessario pe’ > tficii e conviti comuni. (Dal gr. chalcos rame , e leso io rac- Cr? gQ ’HAq) ° £iro L ° S0 ' (‘M CI G Cal-co-ló-so. Add. m. Che genera calcoli, [ Che è rela- a calcoli,ciche patisce di calcoli .—, Calculoso, sin. Lat. calcititi- iUi - Gr. ' AJfS ICLfTW VGC. eojiEDusA., * Cal-co-me-dù-sa. IV. pr. f. (Dal gr. chalcos rame, e rne- £,?tS (Md) IQa 1 ® L *= £na ^ ratne ' ) Moglie di Arcesio , madre di Laer- *^> 7 » > * Cal-cón-te. N, pr. m. (Dal gr. chalconolos chi ha le terga ,, i.te d* bronzo ). — Nato a Ciparissa , amante di Penlesilea , ed C c,so da Achille. (Mil) r opimTE. (Min.) Cal-co-pi-rì-te. Sf. Pirite in cui si veggono delle r\l llC fl c di fame. ( Da chalcos rame, e pyriles pirite.) Lat. calcopj- Cai e " Oq) da ER0 ’ * (Z°ol.) Cal-cò-pte-ro. Sm. F. G. (Da chalcos rame , e ed^) r ° n a k*‘) Specie di uccello appartenente all’ordine de’gallinacei due ^ nere colomba, distinta da una macchia ovale , o piuttosto da Pe . sir, ? c e color di bronzo sopra le ale , che in ragion della dire 1 " r lf n ‘ziun della luce , pigliano diversi colori. Lat. columba cbal- ^copte r « Lath. (Aq) (N) * (Grog.) Cal-co-rì-chi-i. Lai. Calcorycbii. Monti dell A- CiL( C f stata - (Da calcare .) Salv. Grandi. 3 . 1 3 . Per non avere Saputo 1“ ei > far le campane Di san Budello, e tor le carabattole, E arn- Ci ^ | ar per la calcola. J-ìnte , Cal-cu-làn-te. Pari, di Calcolare. Che calcala ; adoperalo diÒ 16 COnie sm. Lat. calculans. S. Agost. C. D. Uh. 18. c, 5 i- Ma Q A[| Sru 8ge tutte le dita dedi calculanti di questa cosa. (Min) fet( ULAUE ’ Dal-cu-là-re. Alt. e n. Lo stesso che Calcolare. F. Car. 6 j ' 2 * to6. Ben vorrei che la calculasse per modo cc., che non aves- gU 0 a far giornata per inavvertenza. Lasc. rim. 3 . 3 ìg. Lasciale dir astru '°8 £ cicale , Che forse non aran ben calculato. tAT0 , Cal-cu-là-to. Add. m. da Calculare. Lo stesso che Calcolato. F. Cal-cu-la-tó-re. [ Feib. m. di Calculare. Lo stesso che] C al- _ atore. y . Iluun. Pier. A 5 - 1Q. Se tu, calculator, puoi danni aiuto, Ca U:r 1 accoma ndo a te. Dal-cu-la-zió-nc. [Sf.] Lo stesso che Calcolazione. F-Cr. l, lf v ' aar e dimostrazione. » Segner. Incred. 1. 25 . 4 - II semplice Ca.e c I° cuns >derato sol dagli astrologi nelle loro calculazioni. (N) lu v' El | IA ’ ^al-eu-le-iì-a. [A/i] Lo stesso che Calcoleria. F. Fr. Jac.T. sotto ì 0 * sillogismi ec. , c i solismi Insolubili , e gli aforismi, La Cai.J. calculcria. |,t( 0 E ^J°> Cal-cu-lét-to. [Sm. dim. di Calculo.) Lo stesso che Calcoli .Vr' Red. Fip. 1. 56 '. Dentro a quei canali ho trovato alle volle Ci L a ! chc piccolo calculclto. fili da°/ ^ a ^ cu ‘I°- [A/n.] Lo stesso che Calcolo. F.Mor.S. Greg. Io tn et M> uu calculo, cioè a dire una pietra bianca, ed in quello. ti r l p T0 ^cjllo, lo quale non sa se non chi lo riceve. cui. ò He ^ si’t". di Calcolo, S. 2.] Buon. r ‘ : . ■ " r ' “ 3 rv? 1 * 6 oppresso stride. del p L si S’ 1 - di Calcolo , §. 3 .] Fit. Piti. CAr -cow's r S '° Petavio. (V) Cal c ] °’ Cal^cu-ló-so. [ Add. usato anche come Sm. Lo stesso che ] Eli C *. 0S0 ' d'es. Pov. P. A', c. 27. Guarisco ì calculosi, i nefritici e S (Ò f ra «guriati. Ptetroso. I .. C ^I° cielo caldissimo. (Pr) die,,.,- *' . (Deog.) Cal-cùt-ta. Città del Bengala. s'r^r S ‘ ne l’ulostt» 1 - (fi) P lVsa ' ' A' 0 stesso che Caldana, nel sign. del f. 2. Borgh. Rip. .f'J. C ^loTA*:. d ’t.. d’atmi sessantotto se ne passò aU’altra vita. r> a * Ò. p ’ ^al-dac-cio. Sin. pegg. di Caldo. Caporal, Coni . La JS r inn. CA/’- Mes.) Cal-da-dó-re. Sf. PI. Pietre scarpellìnaie, o della p a i lt -a orni è composto il forno , la (piali servono a serranda 'A sportelli, le aperture da cui esce la scea c la loppa fk) ^ At< t>A.ico * * p ^à'Ì - ca. Sf. Specie di gemma. Dole. gemm. Berg . (N) r *W rn? dì ’ dkJi -co. Add. pr. m. Della Caldea , ma si dice meglio Ata HjA r a | . 0 bollirvi / U l 'l a - [o f.] Faso ordinariamente di rame da scaldarvi W al, en ,, checche sia, —, Caldaia . Caldajo , Caldaio , sin. Punse | ;) Ul .”' Gr. x i x\x,doi‘. (Da caldo e scaldare.) Fcnd. Crisi. Poi ,A«no atfn- ì a a ^ I uoco e misevi dentro lo figlinolo. Dant.lnf.a. S6. * Unirà f,. U - taie in mezzo la caldaja La carne. Al. F. 1-gS. E a piè del- " ViSfp ial0lna intorno me 2.] Buon. Pier, 1. 2. 2. O per calli?. Seguitando il calcolo ome Sm. fui stesso che ] ì calculosi, i nefritici e roso. Pallad. gemi. 16. Amano il campo duro, secco , ecal- Cap. de’ possedi- acqua. molti fornelli con caldajo. Gr. ó'. Gir. 53 . Nostro Siguoie parlò alla Samaritana , che lassò la sua caldaja, che aveva portalo al pozzo per trarre dell’acqua. (V) 3 — Il liquore contenuto nella caldaja. Passav. 7. Poi scaldava una grande caldaja d’acqua, nella quale hogtiente entrava. (A) Caldaio , Cul-dà-jo. [A’m,] F. A. Lo stesso che Caldaja. F. Cr. 5 . 4 $- 11. Pongasi una libbra di rose ec- in caldajo pieno d’acqua appeso, e tanto bolla , che ec. Caldajone , Cal-da-jd-ne. Sm. accr. di Caldajo. Grandissima caldaja .—, Calderone, sin. Fortig. Ricciard. E parea la liumana un caldajone , Cosi forte bolliva. (A) Caldajuola , Cal-da-jtiò-la. [Sf] dim. di Caldaja. Piccola caldaja. —, Caldaiuola, Caldcruola , sin. Lib. cur. malati. Metti queste cose in una caldajuola, e cuocile a fuoco lento. Caldallesse , Cal-dal-lés-se. Sf. pi. Balogie , Succiole. (Da caldo ed allesso.) l’asson. Secch. Rap. 9 — * Di caldo, hi modo avverb. — Per effetto del caldo. Bocc. a 5 . n. 4- Ella non ha in tutta notte trovato luogo di caldo. (N) . 20 — Prov. Battere o Far due chiodi in un caldo Fare uu gin e due servigi , Fare più faccende in un tratto. Lat. ùuos )’ rietcs de cadem fiddia dealbare. M. F. 10. 83. Onde essi solt ^, II,cl vv pensarono di fare due chiodi a mi caldo. Ciriff. Calv. 2. 35■ E sl1 1 tea con altro partito A un caldo due chiodi insieme battere. FNf^ 1 c , 21 — E’ non lia tanto caldo che cuoca un uovo n=: Egli non ha runa autorità. Pros. Fior. 6. 1-J1. Ma con qual felicità ? Con tale • ^ in proverbio suol dirsi di quelli che non hanno alcuna autorità ■ non ha tanto caldo che cuoca un uovo. . jg. 23 — * D’ onde avrebbe a venire il caldo, viene il freddo = Giu vrebbe darci favore , ci disfavorisce. (A) , 3 „. 2 3 — * D’onde non mi vicn caldo, non voglio che mi venga che freddo =: Onde non sento comodo , non voglio sentire ‘> ICC do. Sviti. Prov. (A) 24 — * (Ar. ■ - di tenere il da quel grado ai calore cn e necessario per vomìiu , l'vr"' - _ n i t . brio urlo. Tre sono i gradi del caldo, cioè Caldo rosso o rove ^ Caldo ciliegia , e Caldo bianco , eli è il maggiore che si possi senza che il ferro entri in fusione. F. §. 2. e 17. (A) j Caldo diff da Calore, il Caldo nel senso astratto, esprime ■ pera tura dell’aria, il’un corpo, di un luogo ec. cagionata d- 11 gradi del Calore. Il Calore è come la cagione del Caldo. Nel d |S iS . so ordinario il dire Fa caldo importa l’espressione di un Cato>* sai sensibile. Il Calore si dice egualmente nel senso proprio c ,1L ■ gurato : .1 Calor della disputa, il Calor della mischia. Caldo noi* ,;| piegasi che qualche volta nel figurato. Così diciamo: >1 Gako ^ temperamento igneo, ardente) vi trasporta. Più frequente é pu> p. dell opposto di esso; come sangue fredilo, freddo accoglimento > presentazione fredda ec. , Rt)C C‘ Caldo. Add. m. Che ha ccdore. — ,Calido, sin. Lat. calidus. Gr. r iipf°'" i pf, nov. 12. ig. Entra in quel bagno, il quale ancora è caldo. g. 101. E 1 monimentì son più e mcn caldi. E 14■ 33 . Quali ^ css a Jei c in quelle parti calde D’India vide soyra lo suo stuolo Fio 111116 infino a terra salde. . ^ 0 2 — * Purlandosi di alcuna cosa che sia considerala come medicina , va 'e Che riscalda il sangue, Che accresce il calo 1 ’ CALDO La rpiai ne ^ cor P° animale. Il suo contrario è Freddo. Creso. 6. 32.1. 3 — rp " rca è calda e secca nel terzo grado. (A) (N) finezza *1 vigore, il brio, e gli ardenti affetti della gioia e occ. nov. ff 6'. Voi dovreste pensare quanto sieno più calde avate 1' altro giorno si cal- nov. 77. 8. Lo scolare lieto procedette a più caldi di vi'iìg u ar ‘Loza, Accaldato ] Bocc. nov. 1J. ij. La quale più calda 1 -~Veem ’ C1C n ^' one stà temperata cc., se n’ entrò nel letto. In,' dietr” 1 !/ ani ‘ ^^rg. 3o.ji. Come colui che dice, E’I più caldo par- —».j noce. nov. ff.6. Voi dovreste pensi e wnciulle , c l ie i e donne attempate, do* " n ™°™ l °- Lasc. Gelos. 5. i5. Voi n’ era —utUO - * do (della fanciulla■) (V > 3— Affettuoso, bocc. prieglii. — IMcsso . 8 — Si. riserva* 7o p teniei ! te commosso ed incitato [per ira, amore e simili. ] Morg. a binali * S( * e 3 noe per grand’ira caldo, Trasse la spada per dare di °* fi°cc.nov. 62. 12. Gli sfrenati cavalli d'ainor caldi, ic cavalle e Più r a assalisco "°. Tes. Br. i' *6' Ed ella (Semiramide) fu piu calda 9 —> D„r. e * a c ^ ie mi Uo uomo. r ° ZerK* l ° ' ^ T ' r " Era Marfisa, che diede l'assunto Al mise- io -..t ,n della ribalda Vecchia Gabrina ad ogni mal sì calda. (M) V^'Perbno, - - ' di p S l,est ? eg 11 Potenza cablo. Altiero. Morg. 20. g. E non si vergognò poi di rubar- egli è di que’(lanari or caldo. Cirijf. Calv. 1. 11.II Re potenza caldo. uffizio , Efficace. Cas. leu. 3 7. Degnandosi offerir di far caldo •i-s. pP er tl detto Monsignore col Gran Mastro. •tn l0ri , c .' Dfutt. Par. 20. g3. Kcgnum coelorum violenzia paté Da caldo *1 ^ j,. v ' va speranza. turi ;] ( . C ' t l !, ° C( dn, col v. Piagnere = Piagnere dirottamente. Lai. tiberini,; jj rc ‘ ^ r - ZcLcpea Stpjjii xiuv. Fir. As. A caldi occhi piangeva le Cl )e n( ? av? . en,ur e. » Beni. Rim. Chi fìa giammai cosi crudel persona , a __ «P lan g a a cald’occhi, a spron battuti? (Min) eh| stett Llolcrsicr: Dolersi grandemente. Alleg. 1 5 2. Conosco ben tutto, ar sotto, poco, malvolentieri, e di rado, e se ne duol con- M^acàldrocchr hii'chè ( S / In °" e ca ldo , diciamo di quelle risoluzioni che altri piglia al- O-a r ,0 ,! / a "? u e per alcun subito movimento dell' animo ribolle ; con- a __ ‘A sangue freddo. Lai. in ipso animi aestu.u F~. A sangue, §.2. (N) Ji, si 1 P e ’l diciamo d’ogni cosa che , senza pensatvi avan- * a —- f) a 0< r e,v subitamente e sul fatto. >11 u, t ri J e un a calda e una fred.hr— Dir la cosa ora in un modo, ora tl Unc p * 1, ° ’ ® ar una buona nuova , e una cattiva. Lai. nunc spe , da e Mn ore aliquem aflicere. Fir. Trin. 3. 2. Tu me ne dai una cal- ■S-V" 1 * fredda. * 7 - Pr ' ' rn v. Battere , - n -/Junere il ferro mentre è caldo. V. Battere il ferro. siui 0 CeU 9 a *do caldo , e cosi raddoppialo vale propriamente Caldis- gn„ ’ dicesi di cose di cui si ha premuroso desiderio o biso- Scii(j- ° f u recentemente fatta. Ricc. Culligr. Ho bisogno di cento hi ck 0 Ca . °3Jdi. (A) Magai, leu. 1. 49 • Ti mando taluni endecasillabi^ * caldi ho dato al Papa. (N) C, Ltl0 vv - Caldamente, Con grande affetto. Bella Mano. ZV. Sp. (O) liti) in forza d'avverbio , vale Subito subito. Lat. sta- 72. j> ■ lCo > e vestigio, exteraplo , in ipso calore, Tac. Dav. Ann. 1. r tr ° v ato SC °-* 11 ^ ncarcerat o ? e caldo caldo ucciso. Malm. 4 ■ 27. Sendo »Tp n senz a processo Caldo caldo mandato in Piccardìa. ‘ ^ co 3 *) Cal-dù-ba. Antica città di Spagna nella Betìca. (G) lo, ’ Cal-dùc-cio. Sm. [ dim. di Caldo. Lo stesso che Caldìcciuo- r Ca ùlnr ( !- 1at ' m °dicus calor. CanL Cam. 35. Sente il pan dentro quei Succio ’!, crcsce - lidiis jA ddd. rn. Alquanto caldo , Tiepido , Caldetto. Lat. subca- cia com , 4 Con ima potentissima bevanda ec. Bella e calduc- 14. tj se / a Mattina Allo spedai si dà la medicina .» Red. Cons. 1. . d p&A t r ,tI | a P r ' nci P*° fomenti di pura acqua comune calduccia. (V) in Ct|£ - V " a l-dù-ra. [ &f. Dìcesi propriamente della stagione o tempo ^ Torio! '‘3 Enx. oestus, calor. Gr. 'dyy.ccvtns. Cr. 11. 4$. Nel qua- po dpiiy Ì0n le o rivo cc. corra si, che tutto possa bagnarsi nel lem* caldura. u na e ‘j, Lorenzo la gran caldura, S. Antonio la gran freddura, r • a . ra P oco dura = Il caldo e il freddo passano presto da p „i. Serd. Prov. (A) «lo c ^‘ s " lc - di Calere , che da alcuni fu presa per sost. e non è Don ril 'f modo Essere, Mettere e simili in non cale, e vale Esseri furato iu Vort curarsi cc. Dicesi nello stesso modo Essere, Met- ^°nn a 1,011 calere. ] ( V. calere. ) » Peti-, canz. fi. 3. Per una a s ono a^ eS ° .L-?P a * m ente in non cale ogni pensiero. Doni. Rim. f ò. ^ * Aver ■ * * ra C( * * n non cale. 3 ^Oitori a m non . c ?!c = Aon curare. Fier. 1 . 2 . f. Straccurati Con- '' ' Ave r „ Vcr ff ,,as > >n non cale L’ufizio e chi’l diè lor. (N) . 1 733. ) j , 1,1 cale == Avere a cuore, Curare. Car. En. 11 . p. 53-1. fNap. • t,E * ,IIn or de 1 ’ armi Sol ebbe in cale. (N) ‘(Mìe i - rr. uè 1 armi so C >. * ' Liala. Amica città dell Assiria. (G) fi- • /g Sm. Il quarto cielo della durala del mondo. (Mit) r'Wiadn Sf Genere di piante della singenesia eguale, datura ?n c f rirnb fere, che presero tal nome dalla bellezza della lor gr - caie , ' dia ) ( Ac i) a. più d ij Ca-le-bàs-so. Sm. Si dà questo nome alle prugne *" - altee e più presto s' ingrossano , e che cadono prima malattia prodotta dalla larva di un insetto. ( Da Hs --r e Z ,L ° altre retare T“ lr e : (Aq) > /v.. ^ , Caleb. 2 V. pr- m. Lat. Caleb, (Dall’ebr, col tutto, e leb „to.\ ** p o *1; ) ^ i* > /r,/^ a Ì^' Car 'P°- -ZV. pr. m. (Dal gr. calos bello, e carpos frut- :f3 A. * /?j;° Aristeo , e fratello di Carmo nativo di Sicilia. (Mit) V P sklad r» ^ av *^ ^ a *lè-dà. Dio della pace presso gli Slavi. ( Dallo °° oA - II.**' ì CALEiNDE 2 5 CaledonU. * (Geog.) Ca-le-dò-ni-a. Quella parte delle isole Britanniche , che dalla muraglia di Severo , stendevasi fino alia riva settentriona* le , ed occupava presso a poco la Scozia attuale. (Mit) Caledonià (Nuova) * (Geog.) Contrada dell' America settentr. coni» presa nella Nuova Bretagna.—Isola del grand Oceano equinoziale.(G) Cacedokii. * (Geog.) Ca-lc-dò*ni-i. Popoli di origine germanica che alitavano anticamente la Scozia. (Mit) Caledonio. * (Geog-) Ca-Ic-dò ni-o. Lago e fiume dell' America settentrionale. — Canale Caledonio. Canale di Scozia che apre una diretta comunicazione fra i due mari . (G) Calefaciente. (Terap.) Ca-le-fa-cièn-te. \_Add. com-V. L.“\Che riscalda , [e propriamente vale Producente nel corpo degli animali un sentimento eli caldo maggiore del consueto.'] Lat. calefaciens. Gr. ^epfxxfvujv. Red. cons. 2. 82 . Tutti quei medicamenti confortativi e calefacienti lo stomaco cc., le saranno sempre notabilmente nocivi. Càlbfatàre. (Maràl.) Cadc-fa-tà-rc. [Att.] Lo stesso che Calafatare. V. Calefato. (Maria.) Ca-le-fa-lo. [Sin ] Lo stesso che Calafato. F’. Calefattivo. (Terap.) Ca-le-fat-tì-vo. Add.m. Che riscalda^ Alto a riscaldare. Lat. calcfaciens. Gr. Sspfxxvriì toc, foLg. Mes. Ora vogliamo favellare de* siroppi composti calefattivi, che giovano a’mali freddi. Calefazione, Ca-le-fa-zìó-nc. [A/d F.L. R scaldamento ; [e propriamente è termine dottrinale per denotare V azione del fuoco nel riscaldare un corpo , o /’ impulso che le particelle calde di un corpo imprimono sopra altri corpi d’ intorno .] Lat. calefactio. Gr. ^sp/xxirix. 2 — (Med.) [Leggiera infiammazione dalcuna parte del corpo .deglianimali , od anche Sentimento interno di calore non ordinarin. ] Cr. 5. 48. 11. E questo è buono contro alle calefazioni del fegato se'l fegato s’unga. E appresso : E massimamente contro alle calefazioni del fegato, Serap. 84 La sua diseccazione è più grande, che non è la sua calefazione. Caleffàdore, Ca-lcf-fa-dó-re. [ Ferb. m. di Caleilare. Lo stesso che Calettature. V.] Franc.Sacch. nov. 67. Incominciò a guatare in viso dicendo : Vo’siete un grande caleflìidorc. Caleffare , Ca-lef-fà-rc. [N. ass.] F". A. V. e di 1 Burlare, BeiTare. Lat. irridere. Gr. iT^iytKxv. (Dall’ebr. qilles ludificare , irridere, onde qeles irrisione, sarcasmo, beffa.) Frane. Sacch. nov. messer Massaie©, e’parcfae vo’sia’per calettare. E nov. 2/3. E’mi pare strano che ciò possa essere , e credea che tu calefassi. Dice Giannino: io non ho da caledarc. 2 — * (Pitt.) Invigorire, Accendere. Cena. Piti. cap. 161. I tuoi colori puoi tare temperati con uovo; o vuoi, per caleffare , ad olio o con vernice liquida, la quale è più forte tempera che sia. (N) Caleffatore , Ca-lef-fa-tó-re. [ F"erb. m. di] Calcitare. F. A . Che cci- leffa , Derisore. —, Calefiadore, sin. Lat. irrisor. Gr. ^Xsuatrryis. Frane. Sacch. nov. 211 . Voi mi parete uomini da dirvi il vero, e non mi parete caleffatóri. Caleffo, * Ca-lèf-fo. Sin . Scherzo , Beffa . (Da caleffare .) Car. Stanz. in fin. della Nas. Nè sia chi per ingiuria, o per caleffo , Tocchi la maestà del suo decoro. (N) Calbfi,*C i-lè-fì. A .pr.m.Lat. Ca/ephi. (Dallebr. col tutto, cd aph furore.)(i>) Caleidoscopio. (Ott.) Ca-le-i-do-scò-pi-o. Sin. F. G. Lat. caleidoscopiuin. (Da calos bello, idos farina, specie, e scopeo io speculo, io guardo. ) /strumento catottrica risultante da un cilindro cavo , e da due o tre specchi piani collocati per lungo entro il detto cilindro ad angolo acuto tra loro , il quale serve a rappresentare diversamente accozzati fra loro sotto forma regolare diversi oggetti informi postivi entro in una delle estremità. (Aq) Calp.la. * (Geog ) Ca-lé-la. Città di Spagna nella Catalogna. (G) Calembac. (Comin.) Ca-iem-bàc. Sm. Specie di legno verdesche s'adopera in medicina , ed in lavori d' intarsiatura. Tariff. Tose. (A) Calendàride. * (Mit.) Ca-len-dà-ri-de. Add. f Soprannome di Giunone , perchè erano consacrate a lei le calende di ciascun mese. (Mil) Calendario, Ca-len-dà-ri-o. [Sm.] Quella scrittura, o tavola^ nella quale si distinguono [e noverano per ordine i giorni e i mesi dell anno , colla notizia per solito del corso del Sole e della Luna , e de loro accidenti ; ed è così detto da Calende presso gli antichi Romani. F. Calende.] —, Calendaro, sin. F. Almanacco. Lai. fasti, kalenJarium. Tes. Br. 4 2 ’ E perciò conviene dimorare nel calendario undici dì in una lettera. E cap. fS. Onde egli addiviene, che là ove la luna c T u- 110 anno prima, ella sarà l’anno, che dee venire, 11 di più addietro, a ritroso del calendario e dell’ anno. a — prov. Aver altrui sul calendario, o Non averlo sul suo calendario^: Averlo [in pregio o] in odio , Tenerlo in [ istitna o] disistima. Lai. in suis [habere, voi] non habere. Malm. 2. 72. Ed io, che già l’uvea sili calendario, Gli voglio, in quanto a me, tutto il mio bene. 3 — * Cader da cintola il calendario ^Dimenticare. F . Cadere, §. 3 o.(N) 4 —* (Bot.) Calendario dì Flora: Titolo di un'opera di Linneo la quale ha per oggetto et indicare le piatite che fioriscono nelle diverse stagioni , e nei divei'si mesi del' anno. (Ag) Calendauo, Gi-icivdà-ro. [Sin. Lo stesso che Calendario. F.] Bern. Orh 2. g. 36. E confortava all’erta le brigate, Ricordando i digiuni e'i calendaro. Calende, Ca-lèn-de. [Sf. pi. Il primo giorno de' mesi , cojl chiamato per gli antichi Romani dal verbo Calare, che significava convocare, perchè in tal giorno si convocava il popolo a intendere la pubblicazione di quella parte del Calendario , la quale apparteneva al mese cominciato .— , Calendi, sin.] Lat . calendae. Gr. B.x\ivhxi. Cr. 9. 84. 2. Le dimestiche (oche) cominciano a figliare in calende di Mario. Bemh. Star. 7. 9^. Questo era il dì delle calende di Marzo. 2 — Giorno del mese numerato all’ antica maniera per calende. Ar. Fur. 33. 28. Nascer deve in quei tempi, o dopo poco (E ben gli disse l’anno e le calende) Un cavaliero. (B) 3 — Mestrui delle donne. Tes. pov. cap . 5o. Se lo sangue mestruale delle femmine ( ciò sono le calende ) discorre del corpo troppo e oitramo- do, falle una supposta , che si fa cosi. 4 — Partir lo tempo per calende. F. Calendi, $. 4 2. ■ 2 q calenderi 5 — * Avere il rcrvel fuor di calcndc Esser matto , stolto cc. Tassai* Secch. 4. 35 . Il primo avea il cervel fuor di calende, E Tallio era un funton lungo sei braccia. (N) 6 — * PixjU. Alle calende greche = JS r on mai; perchè i Greci non usa- wwo le calende» Serd . Prov. (A) Calekdeiu. * (Mit. Maom.) Ca-len-dè-ri. Sm.pl. Specie dì Dervis sparsi in Persia , ed in Turchia , i costumi de quali sono meno puri ìli quelli degli altri Denis. (Mit) Calendi , Cu-lèn-di. [Sost. coni. pi. Lo stesso che ] Calende. V. Bocc. nov. 28. 24. Di che io prego Iddio che vi dea il buono anno e le buone ca- lendi. E nov. 7 g. 24. E senza fallo a’calendi sarà capitano Bnbàlmacco. Pass. 35 i. Andar cercami' la buona mancia nelle calendi.» Vit.S. Za - nob. 3 18. Mori negli anni di nostro Signore Jcsù Oliato quattrocento ventiquattro , addi xxv del mese di Maggio dei predetto anno , agli otto di a caleudi di Giugno. f Questo è il lat. Vili caiendas.^ Pelr. Vom. ili. 2se. 7 r. Calais. Cìt* diFr.suda Sfanica.(fi)\ l Cale>io , * Ca-iè-si-o. À 7 . pr. m. ( Lhi caleso fut. di alleo io chiamo. ) Scudiere di séssilo^ ucciso da Diomede. (Mit) . ^ Calessatiliì , Ca-les-su-bi-le. Add. com. V. moderna e dell' uso • p 1 ^ si delle strade dove possono andare calessi , curri , carrozze e $i ,nl Turg. Viagg. Via ridotta calessabile. (A) Calesse. * (Geog.) Ga-Us-se. Lo stesso che Calesc. V- Av. Fur ■ Calessetto , * O.-leS'sét-lo. Sm. dim. di Calcsso. V. Calessino. AJ Sut. E i caìe&scUi che saettali lì. (N) Calessino , Ca-les-si-no. Sin. diin. di Calesse. Piccini c alesso. -7* ' l ' les.H'ltto, sin.Lod. A dim. Sat . 2. Vuol comodo T albergo ... e il sino Pari al tano del sol tiauuumtc c bello. (B) ^ Cales.io , Ca-lès-so. [‘V//z,l Sorta di carro [ coperto , fatto per nf } portar uomini , con due ruote solamente e con due stanghe cl ti per essere sostentato e tirato dal cavallo. ] Lai. cisimn. Gr. %gì‘. ( Dal ted. kalesche. ) Red. lett. 2. yf- 1 ° noti ho preteso 1 ^ che vada a cavallo , né che vada in calcsso. E 70. Se non vi calessi di ritorno, non importa : ue tolgo uno a dirittura. Q „ 2 — Tirare il calcsso zgz Fave il ruffiano ; modo basso. Lui • l ciI nem, perductorem esse. Gr, TrpouyojyG uva./. 0 Calestro, Ca-lè-stro. A'peeie di terreno [ magro, ciré è poco lìiel che sasso schietto , il quale amun le viti.} Lat. saxosum solum. ( Dal £» chalis pictruzza, selce.) Socler. Colt, if* Amano le viti terreno n* a o l 1 anziché grasso ec., benché nel sasso quasi schietto, o poco meno » c me nc’ calestri, provano benissimo» Alleg. 290. Pare ogni palco punto un cataletto Restato come dire in quel calcitro, Che la fece per dispetto. Caletore , * Ca-lè4o-re,iV.p7’./H. ( Dal gr. calos bello, ed etor cuore-; Principe tri>f ano ucciso da AjacefMit) j e Calbtta , Ca-lét-ta. Sf {lini, di Cala. Piccol seno di mare nel possono ricoverarsi piccoli bastimenti. —, Calanca, sin. (S) (Va n ) 0 2— Fetta. [ V. A ,] Lat. frustrum. ( Vieti dagli Arabi , i quali eUc ^ qalla |>er paucus et imminutus fuit: dicono poi qellou in senio di p? Calettare. (Ar. Mes.) Ca-let-tà-re. Alt. T. de' legnaiuoli e Commettere il legname a dente , o altrimenti , sicché tutti 1 che separati son fuor di squadra , riuniti iasi one tornili bene^ c - Q zzo al pari. V. Calettatura. ( Dal gr. calos heliauieute , ed ap i0 congiiiugo, connetto. ) (A) # _ //i- 2 — Usasi l /stessa voce, da' carrozzieri , magnani , muratori , scm p ni ec ., sempre in significato di Collocare e riunire, le parti se P ll \ 01 de* materia i in modo, che sieno adeguatamente collocate ni e combacino perfettamente. (A) Dui. Lepide^, f. 114. ( 1829) nocchiuto diviso in quante parti erano ì convitati , una delle qua ^ prima falla con sego, pinocchi e zucchero e ben calettata, siedi 1 piesse il vacuo in mainerà che non si distingueva dalle altre. ( applicato a pasticceria. ) (Pe) Calettato, Cadet-tà-to. Add. m. da Calettare. V. (A) . 1 Calettatura. (Ar. Mes.) Ca-Rt-ta-tù-ru. Sf. L'operazione dì c alel ’ lo stato della cosa calettata. (A) . f * fit 2 — Presso de’ l.egmtjuoli è spezialmente quella commettitura \-e^ s ‘ con itno o più demi a squadra internati nella femmina cheli 7 ,( - u Calettatura in terzo, a coda di rondine , a ugnatura , a bastu^ 1 ' 1 sguscio, a nocella e sguscio nascosta. (A) Calfa. * (Geog.) Urie de.U* isole Decadi. (G) , Cf cc.) Calfurnia. . * Cal-fùr-m-a.ZV. pr.f (Dal gr. calos bello, e phorion Baldin. (N) Calì. (Bot.) [Sf.} Specie d f erba [ che anche dicesi Erba cab, d e //U i ceneri si fa la soda e la racchetta. Dal Mattioli è detta l 1 questa pe* moderni è una specie distinta dei genere SaboUn . ()ì ?impresso le sponde del mare. Lat. salsolu kah Liti. ] RiceU* 1 ^ s- *le L’allume ec., che si fa dell’erba cali, fittane cenere. E sJ Ja< alcali . il quale si fa dall'erba cali, che é quella dì cui si D a 2 — * (Chini.) Lo stesso che Alcali. (A. O.) — Cali. * (Mit. Ind.) Sposa di Maadeva , e corrisponde a Proserf Protettrice delle città. (Mit) ^ ,.^ tl ji.(R) r 2 —* (Geog.)Gh^à della Nuova Granata.della anche San Jago ai ^ Calia, Ca-lì-a. [V/ì] Quegli scamuzzoli , cioè minutissime P a,t f J - s ia (j o7'o , che si spiccano da esso nel lavorarlo \ delta casi, cah che fa Puro. Lat. euri scobs, ranicnluui. Gr.'\''nyg- < x- f v ‘‘■)'■ 2 — Per meta,f. Niente, Punto. L.al. miniìimm. Gr. r ( v * oi 11 -’ 1 Vare. Ercol, t . 1. p. 182. Quando i maestri voghon sigudic 3 4 % c c CALIADNE Questo ' n ° n Sc k sono “P" 1 ') c non nc hanno iktio straccio, osan ca », V ? cl : boccata, boccicata , boccicone, cica , calia, samba, tec- 3 e t0 Cc - - (N) PriinaV Cl ^' i = P r ‘ , ’ cr P" r poco tempo. ] Espos. Vnng. Perciocché v * v cmlo UO j' no ba bisogno di quelle cose necessarie in questo mondo, ». a Y C1 ' n< ^ pnnlo nè calia c= Non aver nulla affatto. } Valttff. 3 ~~ Far n . >0 bor , nè punto ne calia, Miimzzol nè scamuzzolo. la v ; a ca , la = l'orc avanzo. Maini. 7 . 7 . Ma facendo i suoi conti per &— p ’ “ accorge eh’ e’ non v’ è da far calia, vili 1 " >et ^ P (Gr) , bitte d’ ff "“dqf. Qualità o carattere delle persone. Menz. sat. 6. Son ~~Or- Me 5 '“ tbl rocchetti •• Specie di compasso che serve a misti- 3 l'datura de’ rocchetti. (A) c uè j cobe//- n co/nnn^t/t hi lavilo (Mai? 1 ^ S ‘ non v‘ en e. (A) rf‘°“e d’, n 'i Gabbro d’uu vascello : Modello che si fa per Iti costru- \pU. viffdio. (Vau) Ca-lì-cà. Piccola cìt. della Turchia nella Bulgaria.^ G) V* €>v ? dì ti' >~ 0 ^) Ca*li-cati-tè-me. Sf. pi. Pattuglia di piante acuì tic AK To “ genere Calicanto. V. Lai. calycantemae, (Atj) * cill dri (l .^-^di-càn-to. Sm. Genere di piante esotiche deW ico- la q tla 8 a ? ll u t famiglia delle rosacee, le divisioni del cui calice *- stt °i semi Ua ’ ^ c °lore e la delicatezza , si assomigliano ai pelali. ai catti ed alle volpi .—,Àlbero degli anemoni, J« CE ’ rr Ca *‘ cc ’ ed anthos fiore.) Lai. calycantlms.(Àq) allor » cui e composta hanno una certa Jigura o r dot e q?' P~.iso saetto a guisa di bicchiere , il quale il ^ l V )era ne ^ Sac t'Ìfi c i° della Messa. Venne dal cielo una colomba bian li cecalice . U®»i» O.y; Lat. calix. Gr. jc-vAi?. cielo"una colomba bianca come neve, e messo tutto 1 sangue, si bevve, Ovdinnm. Mess. Lo caliere spulerò nello quale Jesucristo crocilìsso fu posto, j ... ^ S€ . m Pf lt: emente. Lat. poculuni , cyatbus. Gr. xv\i^. S . d* acqy 0s ^ acosa chè Cristo prometta mercede eziandio d’unca- v i° r °* Red. (*uid. G. Quivi gli orati che facevano i calici li* e po$t 0 r - e ^' 1 ' * 7 1 ' Credo per cosa certa clic V. 3 . abbia molle ^ ^ arn.,J^ ro acutissimi dolori di stomaco fresca. con un gran ca- 3 — E fig. La bevanda eh’ è nel calice. Cavale. Frutt. Ung. Cristo, in quanto uomo, pregò il Padre, che cessasse il calice della sua passione. 4 — [Bere, Inghiottire, Mandar giù il calice, dicesi del Dover soffrire per forza qualche cosa di amaro o fastidioso. ] Bcrn. rim. Pur fu fòrza il gran calice inghiottirsi. Ai\ tur. 21. 5 > Pallad.3. g. E quelle (viti) cheintra le caligini e nebbie fioriscono più sicure.(Pr) 2 _ Permetafl Tenebre, Oscurità,Oifuscazione.] Dani. Purg. n.3o. Purgando le caligini del mondo. Mor. S. Greg. Sia occupato di calmine , e involuto d’ armariludine. » E Bocc. Com. Dani. iS. Non il presente nostro autore, la luce del cui valore cper alquanto tempo stata nascosa sotto la caligine del volgar materno, è cominciato da grandissimi letterati ad esser dcsideiato, e ad aver caro? (!) 3 _ (Med.) Caligine di vista : Spezie d’infermità che viene agli occhi. Pieci. cons. 1. tfo- Non è maraviglia alcuna che il sig. N. N. ec. si lamenti ora di qualche caligine della vista , e di qualche principio di sufiusione. 1 — * La macchia stessa della cornea che produce questa malattia. (A. O.) 4 — * (Mit.) Prima origine d’ogni cosa; diede nascila al Caos, da cui ebbe poi la Notte , i Giorni, IÈrebo e l’ Etere. (Mil) Caliginoso , Ca-!i-gi-nó-so. Add. m. Pien di caligine. Lat. caliginosus. Gr. -puoipùèns. Com. Purg. 10. Si puniscono gl’ iracondi in un aere caliginoso e fumoso per d ie ragioni. Lib. Amor. In questo abisso caliginoso , cd in questa prigione. Tratt. gov. fan. Un medesimo razzo di Sole più illumina l’aria purificala, che non fa la caliginosa. con una estremità alio stroppo di una di delle taglie , passa e s‘ disce con tutti gli altri raggi, e serve a tirare 0 sollevare gros s, P di si. ( Dal gr. chalìii'i , funi inservienti alle navi. ) (S) Calidari. * (Geog.) Ca-li-pù-ri. Piccolo fiwne del Regni ohe si scarica nel golfo di Squillace. (G) . -n 3 Càlipletto. * (Bot.) Ca-li-plét-to. Sm. V. G. Lat. calyplectns* C cylix o calyx calice, e plectos piegato.) Genere di piante che hafly. per carattere un calice campanulato coriaceo, caduco , a dieci o dot* pieghe o crespe. (Van) , n(l Calippico. (Cron.) Ca-iìp-pi-co. Add. m. Dicesi Periodo calipp serie di settantasei anni che ritornano perpetuamente in gii' 0 t ** cosi dal suo inventore Calippo Ateniese. (A) ■ poO Calippo , * Ca-lìp-po. iV. pr. m. ( Dal gr. calos bellamente , e 10 cavalco .)—Filosofo ateniese^ il quale inventò il computo che p°‘ 11 suo nome . (Van) - Calipso. * (Mit ) Cu-lì-pso , Calisso. N. pr. f. Lat. Calypso. ( Krj, catypso fut. di calypta io nascondo. ) — Ninfa o Deu figliuola t* tlantc che regnava in Ogigia. (Acj) Calis. * (Geog.) Fiume della Lappcnia. (G) Causse. (Ar. Mes.) Ca-lis-sc. [*V//z.] Sorta di panno lana, [che d ( d fì f g della città di Cadice dove da prima fu fabbricato , ebbe au c ‘ ie nome di Cadi.] Lai. pannus gaditanus. Calisso, * Ca-iìs-so. JS.pr. f Lo stesso che Calipso. V. (B) , C a listivi, * (St. Kcc.) Ca-Ii-sti-ni. Sellarii di Boemia , parie degh siti, sul principio del secolo XP., così appellati dal calice, perche p . tendevano la comunione anche sotto le specie del vino. — Cosi n° naronsi ancora alcuni Luterani miti, seguaci di Giorgio ^ a lS ■ ,q teologo del secolo XPIL, contrario a' sentimenti di S. Ag sulla predestinazione, la grazia, cd il libero arbitrio. (Ber) Calisto, * Ca-li-sto. IV. pr. com. Lo stesso che Callisto. F". ($) •. Cauta , * Cà-U-ta. N. pr. m. Lat. Calita. ( Dall’ ebr. miqldt r . che si trae da qalut contratto, compresso ; poiché P uomo si raa chia e si contrae quasi nel suo asilo. Zanolini. ) (B) Càlitonto. * (Geog.) Ca-li-tón-to. Fiume dell' Isola di Java . (w sq) Caliiri/ (Geog.) Ca-!ì-tri. Cit. del reg. di Nap.nel Princ. uUert° re y ^ Calittra, (Bot.) Ca-Iit-tra. Sf. Quel cono o cappuccio che cu°p ìe . ^ di sopra la fruttificazione dei muschi, o borracine. Berretta j 3 * (Dal gr caivptra coperchio. ) (A) ( 2 — * (Arche.) F~elo delle Dee c delle matrone romane .— Cosi ne ^ ^ \ addietro si disse un velo particolare delle regine, /^.caliptra» V ^ Calittrante. * (Bot.) Ca-lit-tràn-le. Aggiunto di quelle piante cheh ( per carattere un calice turbinato, troncato ed intero nella suU so^' nutk , coperto di un piccai copeivhio in forma di cuffia. ( ® calypio io copro. ) (Van) * ^ Calittràto. * (B >t.) Cu-lit-trà-to. Add. m. Chi è provvisto di ca ^ Lai. calyptratus. (A. O.) . -, Calittre*. * (Zoo].) Ga-lit-tre-a. Sf Genere di molluschi partenenli all' ordine de' gasteropodi, che han tratto un tal nome d . figura arbicolarc della loro conchiglia. ( Dal gr. calyptra cop erC Ljat. calyptraea Lain. (Aq) (N) Calla. [A/ 7 ] Lo stesso che Callaja. V. Lat. ostium. Seco-* ' ( Par nata per aferesi dall’ ar. madchalon vestibolo , porla. £' v '~ \or e altri, è da calle in senso di strada. ) Dant. Purg. aperta molte volte imprima Con una forcnlcdla di sua spine f della villa , quando l’uva imbruna, Gite non era la ca ,ia - °"r> no. E g. 12Ò. Quantunque l una cl cste chiavi falla, Che non ^ ^, dritta per la toppa, Diss’egli a noi, non s’apre questa calia* Questa calla , cioè la porla del Purgatorio. 2 — * Più comunemente ora dicesi delle cateratte arlifiziah che gon t acque a segno , mentre sono calate. Guid. Grand. dcre quelle calle del padule in qualunque piena d’ Arno. (A) c bC 3 — Per metqf. F’it. S. Ani. K non v*arrivano se non colo 1 * passano per la calla della penitenza. 4 — * (Bot.) Genere di piante della ginandria poliandria , Jp a po & delle ùroidee, che comprende una bella specie nativa def ^ Buona Speranza, e che si coltiva ne' sili umidi ed acquosi r namento, Callabida. fesso & li (N) u.bflDiuA. * (Areh.) Cal-là-bi-da. SU Ballo ridicola in uso P 1 !.. Antichi. ( Dal gr. calos bello, e badisis il camminare.) (0) Callac, (Geog.) Città di Francia nel dtp. delle .Coste del*) 0 ! ’ fi) C.u*LA-CALLà, * (Geog.) Fiume del Chili , detto anche Y’aldi' CALLAGUNDI CìUagusdi. * (Geo«.) CaMa-gfuwli. Città dell Indottati inglese. (G) * (Geo;..) Città della Reggenza d Algien. (G) ^UAtcì. * (Geog.) Cal-là-i-ci. Popoli di Spagna , una parte de quali _ -lava il paese detto poi da laro Galicia. (Van) , „ l .V A < Cat-li-ja. [Sfa ridico , Passo , e quella apertura che si (a 6 e s * c pi pei' potere entrare ne' campi. — , Calla , Callaie, sin, a • fpcs, ostium. Ór. »>W. ( V. calla.') Prone. Sacch. tmv. pi._Quaml<> lu allacaliaja disse il Miuonna : or passale qui. Dani. Purg. 2X 7 .L 1 M Situiamo noi per la callaia Uno innanzi altro. 4 ^ Per metnf. Fine. Murt. rim. 56. Lasciate spesso una caliaja aperta, 3 Potervi ritrarre a salvamento. che Vi ," 1 sent im. osceno. ] Luig. Pule. BeC. 21. Beca, sai tu quel 4 *— E ss / Cra 'klto? Ch’io t’iio sturata 0 rotta la caliaja. Rl r - e a ^ a Ca B y j a di qualche cosa ^ Essere al termine, alla fine. co n ci u Ul 1 ' ^ a * tu ancor finito questo tuo ragionamento senza 5 d-a i0ne • G. Adesso, non dubitare, eccomi alla caliaja. incorni 1 n,arC a ^ a ca fi ,l j a — Tornare a proposito, Tornar sul discorso mimo; ilCl(lto ' Burch, 2. 12. Sicché , per ritornare alla caliaja , Non mi faccia. Saccìi A ’ Cal ' la -)^-ta. [iV/d di/n. di Caliaja. Lai. osliolura. Frane. jetta nàsco 01 * ^ en ^ e f I ua 8 "'ù . c * ie c ‘ i> __ lr ___ v—/ catone > C'f i' - Mes.) Cal-la-pà-ti. Sm. Nome di una certa tela di Cau^., ’ < à le . si fabbrica nelle Indie. (Van) Cliiude' j 'L-re. [ò’ni.] F-A. F. e di’ Caliaja. Pini. Purg. f. 1 - C*u. Al)R ° callare della vigna, perchè non gli sia mangiata I’ uva. di' 0,1^ . U ’ e n - pass. V. A. ed usato farse sol per la rima. F• e s ’avvali^' n '' Barò. 2 ^ 4 - 9 ■ Le vele in mare calla , Chè l'arbor non si calla i> }vf n ' ant ' Bottàio. Aot. da Luce. Per allumar lo parpaglion ^tt-As * à,, Caii e . v-eog.) Città di Fr. nel dip. del Faro. (G) hif , Fia, Strada. Lat. callis. Or. àrpxirós , rp/$05. Dant. cemi a • Lbe luena dritto altrui per ogni calle. E i 5 . ò/. E ridu- ehe p er a P cr questo calle. E Comi. 66. Proposi di gridare alla gente se.),/.- >? ia ^cammino andavano, acciocché per diritto calle si dirizzas- 3 —* p C j a; ®* 6. 18. Atfrena i Sardi (‘cavalli) per gli stretti calli.(V) '“tese oZH: D f nL Conv. 7 5 . E de ritornare al dritto calle dello 8 °glio M U . CeSS °*- *~ as ‘ so,lw 2 * Nè pur per entro il vostro acerbo or- . cali e .» en fat icoso calle ha il peusier mio. E 3 . Amor, per lo tuo 3 - [^, ; morte vassì. * 1 pian, an [* c 0 nel genere fem. Tesor. Br. V T enendo per la calle Del p Li *e /y i^^Lvalle. Rìm. ant. Guitt. R. Giva soletto perla calle amena. p I'T'Eìc. + fr ^ eo g*) Città della Reggenza di A igieni. (G) ' -à-qua. Città dell' isola S. Fit ' Cal-li-à-, Ca, A. cv '-.ma a irtanaa. )i to b0 Cal-là-o. Porto di mare del Perù presso Lima, detto Laxl *pati " 1 ■?/’ Lima o S. Filippo del Callao. (G) a »a * r Ajai-ii-a-qua. Città dell' isola S. Fincenzo. (G) o a< iutto à_L'd-li-u-ra. JV. pr. f. (Dal gr. calos bellamente , ed aro io n t,L Uto*r^ l ' u ' > ^ a Laonome.che diede il suo nome a Callìaro.(JAil ) v ‘ 4 , 'ti 8 t, E l 'Leog.) Cal-li-à-ro. Città della Focide. (Mit) riuiwjj °-(Fano.) Cal-li-blè- fa-ro. Add. m. K. (r. Lat. callihlepìia- p Curn ?nti ^ bello, e blephai'cn palpebra.) Epiteto che si dà ai medi- p n C ?l Scr vono per far beile le palpebre, e le sopracciglia. (Aq) * eo ^’^ Cal-li-ca. Città u S ue \ pel suo mantello d’un verde assai puro sul dorso , e di un bianco lucente sul ventre, sul petto e sulla gola. Lat siraia sabaea cauli 3 cl ' nerea Lin. (Aq) (N) , Càllitkico. (Bot.) Cal-li-tri-co. Sm. P, G. (V. calhlrica .) Fotne * ^ da Plinio, dietro i Greci, fu dato ad una pianta che serve > ‘ dice , per dare ai capelli un bel colore , e per renderli folti ed <" nellati ; ed è da questa proprietà eh’ essa trae il suo nome , che 1 gnifìca bei capelli. I moderni botanici si sono serviti di questo fi me per distinguere un genere di piante della monandria monogt’^' famiglia delle indeterminate , che non ha verun rapporto c ° pianta così chiamata dagli antichi-, ma le faglie delicate delle sue eie sono disposte in bei mazzi sulla superficie delle acque , di m °. che sembrano una verde capellatura. ( lial gr. calos bello , e d l,,S ' thricos capello. ) (Aq) , . 2 — * (Zool.) Genere di vermi molluschi stabilito dal Poli, e con nominati per un muscolo linguiforme che hanno invece di piedi, e c0 cui filano il bisso che è sempre ramoso. (Aq) .... Calwtteride. * (Bot.) Cal-lit-tò-ri-de. Sf. F. G. Lat. callipteris- W calos bello , e pleris , pleridas felce. ) Genere di piante della j (vr gita delle felci, le cui specie si distinguono per la loro bellezza- ' Caìlipleride, sin. (Aq) , , Callittio. * (Zool.) Cal-!ìt-ti-o. Sin. F. G. Lat. c.illicthys. ( Da bello , c ichthys pesce. ) Genere di pesci che hanno la secondo na dorsale con un sol raggio nel suo orlo anteriore , dui ordì' 11 • squame da ogni luto del corpo , e quattro barbelle. Abita tic' dell ’ India e dell' Amei ■ica. (Aq) (N) . Callo. [J’iw. Piccolo tumore duro e corneo, della forma di un chi» 1 ^ che nasce a’.piedi comunemente per la pressione che vi strette calzature. È anche ] Carne indurita per continuazione di / ^ fieri, o per altro accidente , [ comunemente alle mani, a pielit i alle ginocchia.']Lal.ca.\ìa$, calìmii. Gr. tvXos. Dant. Inf.3'ò.-iooA' J ' vegna clic , si come di un callo , Per la freddura ciascun scnti Hiel j w Cessato avesse del mio viso stallo. Covale. Fruii, ling. Per lo inginocchiare orando, aveva i calli alle ginocchia , come di cairn» 1 ' a — Fare il callo ~ Incallire, Divenir calloso. Lat. calliim oba 1 _ re. Fir. Lue. 5. 1 . I’ ho già fatto il callo al colo, come le k cr ' t ) l f, H '. 3 —E per metaf. Fare il callo ad una cosa = Assttefarvisi , narvlsi. Petr. cap. n. Non fate con tra il vero al cuore mi tA ' Cavale. Pungit. Poiché 1’ uomo si vede vituperato, fa callo c fi' 01 'J e gettasi disperatamente ad ogni male. E iled. cuor. Ingam iall ‘°;, per vana speranza della misericordia di Dio , c di ritornare a tenza a sua posta, fa callo, e dispera, c diventa ostinato. Bocc. j e Nelle quali cose essendo indurato , e callo avendo fatto. » Guh- *f' , pi* 1 ' ' cM due cose. Seti. Pisi. I ghiottoni hanno questa ma- *'- e *'(ci- u \ 0lr “ 0 allc sue s b alle - lieìip ^ l ] r '' durezza che si osserva alcuna volta nelle piaghe an- ulcere vecchie , ed a seni fistolosi. (A. 0.) 4nm' VA*Ì Ó - S0 - -ddd. m. Pica di calli . Lai. callosus. Gr. rv\v$ts. toaiù, £ Muovere, le braccia deboli , e’1 secco petto , e le callose sim u va»!*' j-*' E mona Gioia colle man callose Disse lor : noi ^* l ^u co. , ** JJclte ^ urc H°* La*, duriusculus. Gr. rvXwS?]?. Cr. 4 * 3. 3. bidè, £ 1 Ce * u * Cu ne fanno le gradelle callose e alcune le fanno morreste e l'^a* 7 ' ^ l° r S raiJt; ^ 0 (deH' uvej sia dalla luce traspari -» i nt * eni:e i e ’1 toccamcuto con morbida giocondità , calloso. che ben al palato già calloso non calda. Buon. rim. 86. Fa si porga alcuna i conti suoi sulle mi che si mangiano , ove abbiano alcun poco dì ‘‘etto /A T ,W 'U' a *) Corpo calloso : Nome che si dà ad una sostanza del cer- ^deutfs cuour e e m °he -, nia mcn fosca e meno arrendevole , la quale, ^n. De4 * a *f ventricoli di esso. (A) ^ 4Li «Unborg^ ^ a ^ù-ca. Pie. cit. defa Turchìa asiatica. (G) c liu >ì(iì'c a .^ co tì Cal-iun-bór-go, Caliudborg. Città della Da- [6 1 / 1 7 v 8'eelant. (G) P%vfìr : ' WODVinmptun / Rlt, Kr r* • j • • s >!)na cc'.a \, C: . rc eccessivo, poiché questo molte volte accompagna la die fu r ' llla Alti * erede che il lat. malacia diè calma, come il gr. tuorplia s (.7 -u‘- Pur. do. sfi Era l’aere soave, e’l mare in calma, ‘’eiiio Perfetta , Calma morta : Una cessazione intera di * r V), CC * e n ” n si sente il menomo soffio da veruna parte. (S) Sud eh . , della c ,i, , l ,01 hmo gli 3 SS 11 » dell’ 6 ■ anche della tranquillità dell’aria] Sag. nat. esp. i-]o. ccidenti esterni dell’aria, e del freddo, •li-tó. m " de’ venti. f' te st aii cn r i""ì ui| lita di spirilo ] Buon. Rim. 6n. Qual fragil legno a , UI Ì A ’°'hi, Dall’ orribil procella in dolce calma. "cr afa',;,. ■ '“' m ‘V l, . a ‘ dS- pr. f. ( Dali’ebr. cala che molte volte signi- "luileris ' l’ffa /c i , e da meni numero ; e dunque equivale al lat. P daino e / ubsotuius, perfetto d’ogni parte .)—figliuola di A- 4 Ì'D»te r> \ va ' s0, 'cllu gemella di Caino. (Mit) pCèeS^-'niu-l. ^ ‘ ~ ’ fc ( ■UKiu-te. Pfirt. di Calmare. Sedante , Tranquillante , Noceti. B. (A) . , Sm. Medicina semplice o composta che ha virtù di r^^^ASTi^ c [ )nV( dsìuni^ gli spasmi e simili angosce dell'ammalato. (2/)(IN) ^ a l" l nan-ti-no. $ni. dim. ^‘Calmante. Piccolo calmante.(fi) (Geog.^ Cit. e prefettura di Svezia nella Gozia. (G) ^ r 'jt'-. àia. .. r -• /?..s — S S4| >s . i’ lt , [At.f .j Abbonacciare. Lai. tran.pùllare. Gr.-ffxv&tàca, e lle pas'ioui^ 0 lU m °di come Calmare le passioni , o il bollor | llla Sc‘dù|^, Ul ’ e y n i e Rintuzzarle , Renderle meno focose} Calmare l f:r ' t i lo ° Minile , e vale Acchetai la , Appartare ; Calmare la col- IQUÌ ■ p ass e v /d e Placare , Mitigare , Raddolcire. (A) 4-^'* Cai 'i>aìl(S l ^° Sais ^ 4- 22 . Qui santità che santifica l’alma, ifi s l ,crilll 'ia e fède. Umilila e verità si calma. f l (i Q hì oJp Sl> Sl \ Rasserenarsi ; ed in più ampia significazione si dice 5 a cieli 1 ' li fa fili* A’-’'- »° a 5o« r [ &v è re- pi' 0 ' , t)>* 1» tifa' e c °'i: “H, iiKi-to. Add. ni. da Cirhvuwc. C. di reg. (A) yd? r -) Cal-mèl-U. Sf. dun. di Calmo. Marza per annestare. ./"fa- Ber: - W OS) n T ■i a dì < ’ Starin -) Cal-mc-ri-a. Sf. Calma costante, perpetua, Man- -*>U. ? Prcs. f m ,-. IV. Sp. (0) . . . r f'faUi j ,?•) Sf. Cenere di piante delta decandna ninna gu ua, fa- tylit <7- rn ■ Cr O'U-] Tralcio , xMarza che s' incalma a sf s ^ I^va. ' n^..« • (A '■'^ ei '-- '■ \ì-\'ì a ^ cl0 ’ [Marza che s’incaìmn a . e ,-n. Ori- *• locutus fuit, onde caiematon pmo .) n PI' 111 calinone e per gergo ragion. • K ) con lungo M. ^ Mos.) Sm. (Some di una specie d> pm»ff .-•■ fa farifi da moki ' ’ " > d‘ ogni colore. . , . > 1 . arati Tartaria.{G) ^'^''ai'Cal-mùc-chi. Popolo dAsia i ^ 1 inZ' \(W-) Cal-muc-chi-a. Paese de Cala ■■ .Pendente. (" C " l anche detto Pelone. U e n’ ha de' lisci , (A) t^k -mué-chi-a. Paese de Calmucchi nella Tarta - ^ da Cahi^ Inghilterra. (G) ^ s ^Vìsi l3 j e ’ e . **ale Calata , Scesa , accenna ^ ' T ' nt o Nel Gr V Alto dsjf colire. xersigaai;. Dnnt. Par. 15. iti. Che ,llr mtar su, cosi sarà nel culo. ! ■— * Diniinuziouc di peso. Red. Esp nat. Una di esse era scaduta due grani e mezzo dal pi imo peso , e 1’ altra tra scemata tre grani, e tal prova 1’ ho fatla e rifatta molte volte, e sempre è tornato il calo del peso di due grani e mezzo. (Pr) Salvin. F. B. 2 . i. sS. li calo ai dice delle mercanzie che scemano di peso. (N) 3 — Diminuzione di valore delle monete c delle mercanzie. G. V■ Si feciono di nuovi soldi ... e costava d’ovraggi» e calo soldi sci di piccioli per lira. (A) 1 — Onde Dar calo o di calo o il culo Concedere alcjuantoper calo. Cr. nella v. Dare. (A) 3 — Dare a calo = Dare per riavere la cosa data, e il prezzo di quanto ella sia cattila. (A) 4 — [Diminuzione d’altezza.] G. V. g. 335. 3. Trovaro i maestri che ’I calo d' Arno da Fiorenza in fin laggiù era ceiiciuquanta braccia. 5 — Per melafi. Dicìiinameuto , Abbassamento, Dimiuuimento. Lai. im- inimitìo , dedinatio. Gr. siirrauris. Frane. Sacch. rim. 3g. E ’1 regno degli Assirii fe tal calo, Che que’di Media , ch'eran lor soggetti,Di- vennon re. Diltam. 2 . 20 . E proprio quando questo venne al cala. G. C. 12 . f '. 1 * Se cerchi addietro, troverrai il cominciamento del calo della potenza del romano Imperio. Buon. Pier. 2 . 4- 20 - -^ oa sc0l ' su poi di sue bellezze il calo. 6 — Dicesi anche fiig. d'uu uomo che è diminuito di forze e di samta. Salvin. fi. B. 2 . t. ìS. D’ uomo che ha dato, come si dice nelle vcc* chie, «i è diminuito di forze e di sanità (si dicej : Da alcun tempo in qua egli ha fatto un gran calo. (A) (IN) Caco ata. * (Zool.) Ca-lo-bà-ti. Sm. G. Lat. calobata. ( Da ca'os bellamente, e balco io vo.) Genere d'insetti deli’ardine de' dàtteri, la. cui conformazione li fa vaghi ed agili al moto. (Aq) Calosati. * (Arche.) Cu-lo-bà-ti. Sm. pi. C. G. Lat. calobatarii, gral- latores. (V. calobata .) — Panlomini che su lunghe pertiche con piedi fòrculi imitarmi diuizando Pane. — Allori che con piedi di legno ed alti coturni rappresentavan gli Eroi. (Aq) Calocchia , Ca-lòc-chia. Sfi. Fella del careggiato attaccata al manfanile per mezzo delia gombina. (Dal gr. calix fune.) Cari. Svin. E postagli la man sul careggiato , N’ allèrrò la calocchia, E stretta in man ne tenne la capocchia. (A) 2 — * Palo al quale si raccomandano V estremità de' tralci delle viti, ( Dal gr. calon legno. ) (Z) Caloccuiato. * (Agr.) Ca-loc-chià-to. Sin. Luogo ove sono piantale molle calocchie. (Z) 2 — * Usalo come add. Agg. di campo di cui le viti sono sostenute da calocchia. (Z) Calogeri» a. * (Vetcr.) Ca-lo-ce-rì-na. Sf. Sorta di bevanda medicinale pe' cavalli. ( In gr. vale bella mistura ; poiché calos vai bello, e cere- no io mischio. ) (Vali) Calogero , * Ca-lò-ec-ro. V. pr. m. Lo stesso che Calogero. F. (Dal gr. calos bello , e geros vecchiaja , oppure germi vecchio. ) (fi) Caloguilo. * (Bot.) Ca-lò-chì-lo. Sm. F. G. Lai. calochilus. ( Da calos bello, e chilos labbro. ) Genere di piante della famiglia delle orchidee , la cui corolla di più pelali ne ha due esterni disposti a forma di labbra, ed uno de' quali è barbalo e hello. (Aq) Calocorto. * (Bot.) Ca-lo-cór-to. Sm. F. G. Lat. calochortus. (Da calos bello , e da chortos gramigna.) Genere di piante, della esaltarla trigi- nia , distìnte da una foglia radicale unica simile a quella delie gramigne. , e da uno scapo o fusto portante tre vaghissimi fiori. Contiene la sola specie detta l’elcgaus. (Aq) (N) CALoDEsnuo. * (Bot.) Ca-lo-dcn-dro. Sm. F. G. Lat. calodendrtim. ( Dst calos bello, e dei Aron albero.) Genere di piante africane della de- candida monoginia , famiglia delle ruutcee , che si distinguono per un diritto e cilindrico fusto, per foglie ovali e lucenti, e per fioii elegantemente sparsi di bianco e di rosso pallido , misto di porpora. (Aq) Calofaro. * (Geog.) Ca-lò-fo ro. Lo stesso che Cariddi. V. (G) Calofii.lo. * (Bot.) Ca-lo-fiMn. Sui. V. G. Lat. calopbyllum. (Da calos bello , c phyllnn foglia. ) Genere di jiiante esotiche, della poliandria monoginia , famiglia delle guttifere , che contiene Ire specie di grondi alberi a foglie rilucenti , notabili pel nuoterò e la finezza delle loro nervature laterali. (Aq) 2 — * (Zool.) Specie di ragno , che ha sull’ addomine una macchia della fórma d’ una foglia. (Aq) Calogato. * (St. Gr.) Ca-lo-gà-.to. Sm. Cosi chiamavansi in Atene i cittadini distinti o per nascita, o per sapere o per qualche Atra virtù. (Dal gr. calos bello, cd agalhos buono.) (Van) Calogeri. (St. Ec.) Ca-lò-ge-ri. Sm. pi. F. G. Lat. Calogeri. ( Da calos bello, buono, onesto, e geron vecchio, o pure gercs vecchiaja) Titolo di alcuni monaci presso i Greci moderni che per le loro virtù, dignità ed età esigono rispetto e venerazione. Equivale a Presbiteri, nome che da’ Greci presero i Latini. (Aq) Calogero , * Ca-lò-ge-ro, Calocero, Gero , Gerino. N. pr. m. Lat. Calo- geni». ( V. Calogeri.) (B) Calogka , Ca-ló-gna. [V/i] F. A. F. e di’ Calunnia. Lai. calammo.. Gr. óioevi'Kh. Pisi. Cic. Quint. Quella acerbissima calogua , cioè falsa ac- cusazioue. 2 — * F. contadinesca, corrotta da Carogna. Bern. Callr. Che vo’tu far di codesta caiogna? (A) Calogkaiie, Ca-lo-guà-rc. \ Att. ] F. A. F. e di' Calunniare. Lat. ca- lumniari. Gr. btxpùKhiw. Fior. Ilal. Ancora calognavano Moisè. Cavale. Med. cuor. Orate per quelli elle vi perseguitano e calognauo. G . A. Gir. p. Pregate per coloro che vi perseguitano e che voi calognauo. 2 — Maledire. Fr. Gtord. 2 òr/. Ma noi oggi udendolo bestemmiare e ca- lognare (DioJ , non pare che ce rie curiamo. (V) Calognato , Ca-lo-guà-to. Add. m. da Cubguare. F. A. F. e di' Calunniata. Calognosàmekte , Ca-lo-gno-sa rnén-te. Avv. F. A. V. e di' Calunnio- 32 CALOGNOSO samenle. /. at. calitroniose. Gr. trvxoipatrixùs, Lib, Dicer. Perchè s’ini- pigne calognosamcntc contro a ciò che la semplice ventilile sostiene. Calognoso , Ca-lo-gnó-so. yhhl. m. F. A. F. e di’ Calunnioso. Lat. ca- lumniosus , sycoplianta. Gr. avxo^dvTvts. CALOLiM»o.*(Gcog.) Gi-lo-lìm-no. Piccola isola del Mar di Marmora.(G ) Calojiake. (Mario.) Ca-lo-mà-rc. Alt Lo stesso che Calumare. F . (S) Calomba. * (Hot.) Ca-lóm-ba. Sf. Radice pelosa ispida che ha le foglie cuorifórmi, i lobi acuminali. Lai. mempermuni patinatimi. (C) Calombe. * (Mit. Af) Ca-lóm-be. Sm. Capo de’ Ganga, sacerdoti del Congo. (Mit) Calomelano. (Chini.) Ca-lo-me-tà-no. Sin. F. G. Lat. caloniclanus. (Da calos bello , buono, c melos nero ; onde melano io vengo nero, io nereggio. ) Antico nome del prolocloruro di mercurio, (mercurio dot - cej quando era stato sei volte sublimalo, e ridotto in una sostanza compatta e nericante-, buona pel mal venereo. (A. 0 .) C.lomeride. * (Bot.) Ca-lo-mè-ri-de. Sf. A'". G. Lat. calomeris. ( Da ca- los buono, e meris parte.) Genere di piante della singenesia eguale, famiglia delle corimbifere stabilito da FentetuU, alludendo a Napoleone Bonaparte. I moderni non f hanno conservato , ma in vece di esso riconoscono il genere Unnica di Smith. (Aq) (IV) Calona. * (Ceog.) Ca-ló-na. Ant. luogo della Germania. — Contea nel Ducato di Brabante. — Fiume di Fr. nella Normandia. (G) Calonaca , Ca lò-na-ca. [A/I] V. A. V. e di' Canonica. Calonacato , Ca-lo-na-cà-to. [Sm.] F. A. F. e di' Canonicato. Lat. ca- nonicatus. Fr. Giord. Pred. In corte di Papa prima c l'uomo al grado del santo calonacato. Fr. Giord. Sala Pred. 5o. Non si può vender nè comperare beni nè ordini di calonacato, nè altro. Calonaco , Ca-lò-na-co. [Sm. F. A. V. e di '] Canonico. Lai. canoni- cus. Gr. xxvovtxó?. G. F. 8. [} 7■ 1. Arsone tutte le case de’calonaci, e tutta la chiesa. Ricord. Malesp. 8f. Ma il Capitolo de’ calonici di Gerusalemme non lo yoleano lasciar partire, infino che il sopraddetto vescovo di Firenze mandò oltremare per lo braccio uno messer Gual- terotto , calonaco di Firenze. Pass. ij2. I monaci , calonaci, frati , religiosi ec. si debbono confessare a’loro prelati. Maestruzz. i. a 1. Se egli è monaco, non avrà la prebenda , e cosi il calonaco. 2 i— Calonaci detto per ischerzo de' Coglioni. Frane. Sacch. nov, 7 o. L’ altro, che era sotto una scala, sentendo gridare il compagno corre, e dà tra'calonaci di Torello. E nov. i3o. La gatta che era atlàmata, sentendo l’odore de’ tordi, lascia i calonaci, e dà d’uncico a’tordi. Calonaco. Add. m. A. F. e di' Canonico. Lat. canonicus. Gr. xxvznxós. 2 — Lecito, Permesso. ( Dal gr. canonicos regolare. ) Cecch. Corr. 2, f. E fare A’vicin tali scherzi , è cosa che Agli Otto non pane’troppo calonaca. Caloneso. * (Geog.) Ca-lo-né-so. Lnt. Calonestis. Antico nome di un' isola sulle coste della Bretagna, ora della Bellisola. (Aq) Calonezzare , Ca-lo-nez-zà-re. [All.] F. A. F. e di’ Canonizzare. Calonezzato , Ca-lo-nez-zà-to. [ Add. m. da Calonezzare.) F- A. F. e di’ Canonizzato. Calonezzazione , Ca-Io-nez-za-zió-ne. Sf. F. A. F. e di’ Canonizzazione. Fit. S. Frane. 235. In questa si solenne calonezzazione ec. Iddio mostra per lui grandi miracoli. E 2Ì2. Della calonezzazione e della traslazione di santo Francesco. (V) Calori. * (Geog.) Ca-ló-ni. Città dell'isola di Melelino. (Van) Calonica , Ca-là-ni ca. [A/I] F. A. F. e di’ Canonica. 2 — Chiesa. Bocc. nov. 60. 4- Essendo tutti i buoni uomini e le femmine delle ville dattorno venuti alla messa nella calonica. Calonica. * (Geog.) Città della Corsica. (G) Calomcato , Ca-lo-ni-cà-to. [Am.] F. A. F. e di' Canonicato. Calonico , Ca-lò-ni-co. [Sm. F. A. F. e di’ ] Canonico. Maestruzz. 2. 45. Il terzo de’monaci e de’calonici regolari. E 2. 56. Pognamo che alcuno calonico, che ordinò la cessazione delle cose divine, vi celebrasse. Colonico. Add. m. F. A. F. e di' Canonico. a — Legittimo. Slor. Semtf. 83. Funne per Otto imperadore ec. brivi- Jegiato di cavaliere a sperone d’010, e conte, palatino ec., c ottenne- ne carta di senzione per esso Otto, e suo calonico cancelliere. (V) Calonizzare , Ca-lo-nis-zà-re. [Atti] F. A. F. e di’ Canoni zza re. Lat. in sanctormn numerimi referre. Gr. xaiiovi^m. Ricord. Malesp. 65. Dal detto papa Ghirigoro VII. fu poi con gran divozione ealoniz- zato. Maestruzz. 1. 3o. E solo fil PapaJ calouizza i santi. Calonizzato , Ca-lo-niz-zà-to. Add. m. da Calonizzare. F. A. F. e di' Canonizzato, D. Gio. Celi. lett. 20. Non volle dire il rilevatore della messa per lui, come per uno santo, perocché non era calonizzato. Calunnia , Ca-lòn-ni-a. Sf. F- A. F. e di' Calunnia. Guitt. lett. 1. 8. Il quale (beneJ si possedè senza calonnia alcuna da dispiacere. (V) Calonniabe , Ca-lon-ni-à-re. [Atti] F. A. F. e di’ Calunniare. Calunniato , Ca lon-nià-to. Add. m. da Calunniare. F. A. F.edi' Calunniato, Calunniatore , Ca-Ion-nia-t< 5 -re. [Ferb. m. ili ^Calunniare, F. A. F. e di ') Calunniatore. Lai. calumniator. Gr. ài ìSoAds. Declam. (fumiti. P. Il calunniatore quella medesima pena sostenesse, che l’accusato. Mor. S. Grog. Per la moltitudine de* calonniatori grideranno, e voleranno per là forza del braccio de’ tiranni. Calunniosamente , Ca-lon-nio-sa-mén-te. [Avv.] F. A. F. e di’ Calunniosamente. Maestruzz. 1. 67. .Ricevendo in prima saramento da lei, che ella calonniosamente non procede. Calonjuoso, Ca-lon-nió-so. Add. m. F. A. F. e eh’Calunnioso. Calopo. * (Zoo!.) Ca-lò-po. Sm. F. G. Lat. calopus. (Da calas bello, e pus, podns piede.) Genere d’inselli dell'ordine de’coleotteri , e che sembra appartenere albi famiglia de’cisteli, distinti da cinque articoli ai quattro tarsi anteriori, e da quattro ai posteriori. (Aq) Calopodio.* (Bot.) Ca-lo-pò-di-o. Sin. F. G. Lat. calopodium. (V. Calopo.] Sostegno della fioritura degli Ari, che è un pedicello leggiadro rivestito d’una spala. (Aq) Calopso. * (Zool.) Ca-lò-pso. Sm. F- G. ( Da calos lidio , ed ops oe- CALOROSAMENTE cUio.) Specie di pesce del genere labbìX), osservabile pe simi lucidh }it c grandi occhi. Lat. labrus calops. (Aq) (N) . ^ Calore, Ca-ló-rc. [A/u.] Nome di quel sentimento che in noi dotto dalla presenza e dall' aumento del fuoco, e talvolta si Là Calore lo stimolo che pmduce ne’ nervi un tal sentimento. (V* c '|- v3) co.) Lat. calor. Gr. Shp/iwj. Ovid. Pist. II mìo sangue si s f > ' 1 , il calore abbandonòe la mente e ’1 corpo , e diventai gelato nel novello letto. Maestruzz. 2. 1S. Onde la carità in niuno modo te peccare, siccome il calore non puote diventare freddo. *.» jj Purg. ig. 1. Nell’ora che non può ’l calor diurno Intiepidar P' e freddo della Luna. E Par . ig. ig. Cosi un sol calor di molte ? j Si fa sentir , come di molli amori. Petr. canz . 16. 6. per mille valli L’ombra ov’io fili; che nè calor, nè pioggia, Ne * g curava di spezzata nebbia. Bocc. nov. i3. Tanto lo stropicci ’ con acqua calda lavò, che in lui ritornò lo smarrito calore. ^ 2 —(Fisiol.)f Coll'agg. di Naturale o Animale: Quello c/t? luppa continuamente dal corpo degli esseri viventi, e che fa si c mantengano ad una temperatura quasi sempre eguale , qualunq ,ie • quella de* corpi in mezzi a cui sì nolano. ] M. Aldobr. Il tem pera tamen 1 e vai meglio a’vecchi che a’ giovani, perocché il calor naturale si nodrisce.» Nov . Ant.CS. Che* 0 ^ gli umori, ove il chiando Ja natura non muti in debolezza il buon calore natuc 3 ■— * Si prende anche per quell’aumento di calore che sl sta ad epoche periodiche nelle cavalle e negli altri animali. Essere in calore , Andare in calore ec. (A. O) p a f. 4 — Per metaf. Amor fervente. Lat . ardor. Gr. kxv,ux. Danf . ^ 3i. i3g .Bernardo come vide gli occhi miei Nel caldo su 1 calor n sa . ^ attenti , ec. But. Nel caldo suo calor fissi ed attenti, cioè attenti a considerare Tardeute fervore ch’egli ebbe inversola Maria. — ( Gli occhi dell’ Alighieri non erano attenti aco/iun-^ 0 g il fervore del fede! Bernardo, ma V oggetto di questo f-'rvore 1 f aspetto risplendentissimo della stessa regina del Paradiso . dubbio se la vera lezione sia calor, avendo molti lesti ca ler.P< tre 5 — Gran premura o simile, ff. Calorosamente. (B) . .« f t 2 — * (Med.) Quello straordinario senso di caldo, che gli .. uom ' n ' calorosi e robusti. Red. cons. 1. l'io. Ne nasce per ne- a . . .] l1 bollore c iloroso. te c-1 r ’ sca ^ a , Cbe induce caldo. Red. Cons. Le cose sovercbiainen- ,]j a or ose, acri, mordaci, pungenti, irritanti. Red. lelt. Lo spirito di c -, u . > cd altre simili cose calorose . .. l'a di mestiere valersi c ‘C,L no v? torosi > c non condili con aroma ti. (A) j , ft ‘ ,'Cado-rùc-cio, [A>n.] diin. di Calore. Piccolo calore.[Presso p ro j lct « leggiera infiammazione, o flogosi d’alcuna parte , che suol Por U p e s f nl ‘ mc,, l° d’ accresciuto calore. ] Lai. parvus calor, te- Va „ij r - dkia. Red. Cons. 2. io6. Parmi che le cagioni de’suoi tra- deiìe n0n ven S ano da altro, che da qualche piccola ostiuzioncelta desile CnC ec ‘ i c da qualche caloruccio introdotto nelle viscere me- m. ] Tenero, Debole. Lat. tener , imhecil- ^ac n Us ’ ^ r ' Ti 'p T i<'- ( Da calare in senso ili mancare, scemarsi. ) C0 ndot t aV ‘ ^ tor - 2 - 2 7#- Quc’ corpi calosci de’soldati germani cc., ri a ..nella state, non reggeranno alla mutazione del paese c deliache s’ r 2 7 2 - Facendo lor messe in pochi di calosce e tenerone, ^ f(„ an j 0 IJ ccano per ogni poco. Bronz. Rim. Un raviggiuol caloscio , lo 0;> p Mi ' * (Zool.) Ca-lo-só-ma. Sm.V.G. Lat. calosoma. ( Da calos licite’ CALUGGINE 33 co °" lU cor P°- ) Genere d’insetti dell ordine de’ coleotteri, il qua- C ALo st n P ren de molte specie distinte per vaghissimi colori metaUicifAif c (1 ; 0J E j' s |*' * (Bot.) Ca-lo-stèm-ma. Sm. E. G. Lai. calostemma. (Lta "°s'Ù!2 /° ’ ? stemma corona.) Genere di piante dell’ esandriu modani maniglia delle gigliacee , notabili per una corolla a sei divi- rif er i Cr £ n '“ Ua da un' appendice a dodici denti tdternalivamente ante- e ii' * u stabilito da Roberto Broivii -, è intermedio tra il narcisso lanrlU^&'uzio ed abbraccia vaile specie indigene della Nuova O- (N) c„/os [ * (Bot.) Ca-lo-tàm-no. Sm. V■ G. Lat. calothammis. (Da icosan / . 0 > e thamnos arbusto. ) Genere di piante della poliadel/ia iu,ji da , famiglia delle mirtoidee ; fra le varie specie del quale , Sa *-della Nuova Olanda australe, ve n’ h i una , il calotamno » n °, che si distingue perla vivacità del colore de’suoijiori f Aq)(N) liello A * , (bot.) Ca-lo-tè-ca. Sf. E. G. Lat. calolheca. ( Da calos >‘ee ’ - e “lece guaina.) Genere di piante della famiglia delle grami- q ‘‘spetto f‘ or ‘ son in una specie di teca di grazioso delle*' 0 ' * (Bot.) Ca-lo-tìr-so. Sm. Ordine di piante della famiglia c alo, ^ quali hanno per fi ’’ ' ' C *Coxo • c tirso.) (Van) C A: ■ - - .. .... quali hanno per fioritura di bellissimi tirsi. ( Dal gr. -hyrsos tirso.) (Van) al ()ITa (Cìeog.) Ca-lò-to. Città della Nuova Granata. (G) ciipn e n, c^ 1 ’. &les.) Ca-lòt-ta. Sf. Frances. degli onuotai. Specie di c c ^e serve di custodia al movimento dell’ orinolo. (Dal gr. S Z'Z ‘° copro. ) (A) onefc C ll 0 E una volta tonda poco elevata dal suo centro. Può min J un poligono regolare. Riunisce la bellezza all’ econo- fivestn s °stegni , ed è abbastanza solida. Si fa anche di legname a * p. ‘H stucco. (Mil) to ns|)i i lc tt>lo berretto tondo con cui gli ecclesiastici si cuoprono la altri .tri h ' anc ‘ da evitarsi. In Roma e in Napoli Scazzotta, in molti J-alpa, * Solidco, in Fir '"Aere, n delle L At.p e , Co/o, ’ST i ut , -, ... -.— Chierica. (Z) (N) sDcog.) Fiume dell’ Asia nella Bilinia. (G) (Win.) Sf. Pietra calcaria turchinaslra. (Z) (Geog.) M on i e ji Spagna sullo Stretto di Gibilterra, fin ,P IP _ 1 _ /r. N 1 ^ ““e et Ercole. (G) Una v ‘- 4t !‘es TA} .7, " llov ’o calpestamento. recante E j 3 ^‘ a l'Pe-stan-te. Part. di Calpestare. Che calpesta , ^■'CpesTinl tngl. Ann. 1667. iS. Berg. (Min) C011- ^.Calq calle e ^'''Ipitare, sin. Lat. conculcare, pcssundare. Gr. ir«rsìr.(Da ^PwtKn.’ ' : d'P c -sta-rc. [Alt.] Calcar co'piedi,Scalpitare. —,Calpistare, 5 * ^Z> ! T a ! e }, cioè pestar la via. I Persiani hanno chcespiden Parte 1 s , re - ) Cr. g. yf. 2. Agnelli ec. si mettono ancora ili dis- d. Acci<) C C< | lC,<; ! : hè non sieno calpestati dalle madri la notte. E ca.p.77. quegli cl . * e ^ pastore ec. possa spesse volle ajutare e sovvenire a Lfn, p'aì'ì l° u calpestati dalle madri, cavandogli loro di sotto. Seri. del Sliq . c 'j' 6 - 4 - Uno il quale calpestasse il grano , e tagliasse i frutti r.h Cr contron r » no ° avJ lìorgh. Moti. log. Restarono ec. i popoli tutto il dì in su questi tumulti calpesti e malmenati.(V) Calpistake , * Cal-pi-atà-rc. Att. F. contadinesca. V. e di Calpestare. Pergaci. G. F. (N) Calpistoare , Cal-pi-strà-re. Att. E. A. E- e di’ Calpestare. (A) Calcitare , * Cal-pi-tà-re. Alt. E. A. E. e di’ Calpestare. (Da calpestare , come citerna da cisterna. ) G. E. 7. 07■ Stavano in su ‘ monti ove era il detto sabbione, e calpitandolocoi cavalli e coi piedi, ' 1 * muovere. (Pr) 2 — N. ass. usato anche come sm. Pallad. setlemb. fil prato novelloJ , e diligentemente si guardi dal delle bestie, quando è molle. (V) Cur. Eneid. 8. 17 53 .J Al calpitar della ferrata torma. (N) Calihirnia , * Cal-pùr-ni-a. N. pr. f. ( Dal gr. calpe il laccano in. Letaminisi calpitar de’ piè p. 42S. fNap. urna , ed rami Wit) l s o.*(Grog.)CaI-pur-ni .-no. Ani.càuli Spagna nella Betica ffl) 0, * Cal-pùr-ni-a N. pr. m. Lai. Calpurnius. (V. Calpurnia.)— -‘‘•'aia. Sf. Strada maestra, Eia comune , Eia pra- Gr. rpifios. Morg. 22. dà. Non creder sempre per la h “viu trita , frequens , regia, Q Ca 'ì | estatj ^ lorDO e notte alla stagliata f ®ST atq p , '-“t- calcaV 1 "' 1 ^‘-pc-sta-to. Add. m- da Calpestare. —., Calpesto, sin. 1 ^ 13 , cunculcatus , pessundatus. Gr. ir.xr ai/civos. Fr. Giord. . - ea'lnn 1 } cotale maniera calpestato la prima volta, tornarono a ‘ rT 110 ‘ . . Lut - conri, 1 ’ A al'pe-sta-tó-rc. Eerb. m. di Calpestare. Che calpesta. 0 '-uicator. Gr. xu-, -' . -- - P ‘ed. /f c > vo ’ do Segner. Crisi, instr. 2. 17. 5 . (Pian- p -'-rarii f ,i„ P u r sapesse difenderlo dall’audacia di tanti suoi tc- ,',“ e »at- ^ Statur i- ca :’ >ncul ‘ n » che ( Ì ,>nc Zurir .I C p"P c ' s! a-trì-ce. Eerb. f. di Calpestare. Che calpesta , /■ PEST '0, S G,, ì LeU - Ber o- Ul>«) , tn ° ì £ à'm. Si dice piu comunemente del suono che tl,y ' 4 'ò. 1$ t?y Lat. pedum stropitus* Gr. ttUeos. Iìocc . pP^tìo jj ’ tcl ts sc»do già -sicino al mattiHìno, ella sciiti un gran 115 ^ era a Cmn. Mondi. 352 . Ed ceco per un bosco, 1 un gran calpestìo e roinore. 2 'ass. Ger. y. & 3 . alpurnu , Liai-pur-ni-a. lì. pr. j. ^ uai gr. c lupe urna, ™ custodia: Custode delle urne. ) — La quarta moglie di Giulio Ce* smv. (Mit) Càlpurniano. Calpurnio, * r _.. .... % . JSome di celebre famiglia roniana. — Marco Calpurnio , generale romano , che si sacrificò come Decio. — Tito Calpurnio , poeta buccolico latino del ÌLI. secolo , nativo di Sicilia. (15) (Van) Cxr.s avota. * (Bot.) Cal-sa-vù-ta. Sf Nome che i contadini danno ad una pianta eh’ è 1* acer campestre minits vulvare de'botanici^ sopra di cui si tengon le viti dove il pioppo non alligna. (A) Cat.sciamento , * Cal-scia-inén-to. Sm. V. A. e di’ Caliamento. Ciwì. Mordi. 18 ). Perchè egli avea il calsciamento rosso , il suo lignaggio non è degno di mischiarsi col nostro. (V) Calta. (Bot.) Sf P~. G. Lat. caltha. (V. siuc. da calathos paniere.) Genere di piante a fiori polipetali , della poliandria singenesia necessaria , famiglia delle corimbifere ? cosi denominate dalla forma de ’ loro fiori che sono gialli e grandi . — Una delle sue specie è molto abbondante ne' campi e nelle vigne , c due o tre altre si coltivano ne'giardini di lusso, (Aq) Bemb. Rim» Cigli , calta, viole 9 acanto e rose. (V) Oàltagironà. * (Gcog.) Cal-ta-gi-ró-ua, Calatagirona. Città di SicUia.(G) CALTANissETTA.*(Geog.) Cal-ta-nis-sèHa,Calatamssetfca. Città di Sicilia.^ G) Caltapalustre. * (Bot.) Cal-ta-pa-lù-stre. Sf. Pianta della poliandrìa poliginia , le cui gemme possousi adoperare ne cibi in vece de* capperi. Lai. calthapalustris, populago major. ( V. calta. ) (A. O.) Caltela , Cal-tè-la. Sf. U. A . F. e di' Cautela. Cavate. Distici, spin 35. Come incentivo di superbia c considerare lo peggio , così caltela c cagione di umiltà è considerare lo miglioro. (V) Càltkrire , Cal-te ri-re. [All. e n. pass. Lo stesso che ] Scalfire. V, [Dicesi cosi della corteccia come della pelle .1 Lat. laedere. Gr. $\cc- vrrsiv. (Dall’ebr. qaratz scindere, rompere, fendere, lacerare, aprire, mutata la K in L , come quando arbitrio dà albitrio , arido dà alido ec.) Pallad. Giugo. 5. Tutta la corteccia dell’ arbore cou ferro acutissimo leverai insieme colla gemma , sicché la gemma non si calteri- sca. Cr. g. 4» Acciocché (il cavalloj per la sua (ierezza, quando avesse rotte le redini, non si guastasse le gambe , o si calterisse in altra parte. 2 —* Oilcndere, Maltrattare. Pallad. 1 . 26 . Biiicbiudansi (i tordijscn- za calteriili. ( Il lat. hai il laosi. ) (Pr) Calteuito, Cal-te-ri-to. Add. m. da Calterirc.—, Calderito, Scalfito, sin . Lat. lao3irs. Gr. 0Aa£f/?, Cr. g. 55. 4 '* quali tutte cose si bollano cou aceto infoio e che divengano sjicsse c calde quanto si potrà sostenere: c si mettano in una pezza di panno, e leghisi sopra’l piè calterito. E 6 . 55. 1 . La genziana ec. bevuta fa gran prode a chi fosse caduto d’alto, c fosse calterito e lacero. 2 — E delio delle Ulive, Pallad. g. 24 . In altro modo V ulive non calte! ite macera 4° nella morchia. ( Il testo Davanz. in vece di morchia ha moria. ) 3 — [ /ó' Calvario. Sm. MonticeLlo ove sta piantata una croce. Lat. calvariuin.(-^ Calvello. (Agr.) Cal-vèl-lo. [Add.m .3 So?'ta di grano che noi didM 1 Gentile , buono per far pan buffetto. (V. il 2. ) Burch. 1. 101‘ vagliando poi speldó , o gran calvello, Con un vaglio di buchi Iar ' gin e rari. Cani. Cara. 14.0. Noi abbiam quantità di gran calvclD*,, 2 — In modo pror. dicesi di alcuno , le cui buone qualità sempi' e P l \ sì scuoprono col praticarlo. (Dall’ebr. calil cosa perfetta, compì 11 *' 1 '' Lasc. Stregff. Voi fate come la pasta del gran calvello, che q ual1 più si rimena, tanto più raflinisce altrui fra le inani. Calvezza, Cul-véz-za. ISf) astr. di Calvo. Mancanza di capello Calvizie, Calvizio , Calvo, sin. Lat. calvities. Gr. §z\dcx,ptop,x. K 0 ^ j Ras. AI quale in ninna maniera addiviene calvezza. Volg. Mes. 0 b° costoec. conforta i capelli, e non lascia venir la calvezza. . - Calvi. * (Geog.) Città della Corsica. — del Regno di Napoli ui di Lavoro. (G) Calvilla. (Agr.) Cal-vìl-la. Add. e sf Nome di una sorta di ^ Ènne di due specie , cioè bianca e rossa. (A) . - Calviniano , Cal-vi-ni-à-no. Add. pr. m. Spettante a Calvino • a Rag. Stat • 5. Berg. (Min) Sper . Oraz. 66. Fu dunque certo ir1 s cominciare la calviniana eresia , non semplicità cristiana ma in „ f,-alide ina n C reti° 3 ’ etnica ec. E 98. Hngues cognominato Aubirot, par voce come quelle di Luterani, Zuviugliani , Calviniani ec. (B) t x { Calvinismo. * (St. Ecc.) Cai-vi-ni-smo. Sm. Setta ed eresia di Calvino. (A) Magai, leu. fam. t. 1 * Lett. 8. L’autorità del del calvinismo durò cc. (N) Calvinista. (St.Ecc.)Cal-vi-nì-sta. Add. pr. com. usato anche come listi ’ 0 $OSb com.Eretico seguace di Calvino. 1 calvinisti sono ancora appellatici n:c -*: c.....n LL. r J n cre cl ‘ Calvinistico , * Cal-vi-nì-sti-co. Add. pr. m. Di Calvino , ma d lL soltanto delle cose. (Ber) . ^ Calvinizzato , Cal-vimiz-zà-to. Add. m, Renduto calvinista . Dav. 8 cl 88. (Camiti. iy54-J Suor Giovanna Buchera, Luterana caIvini zZ diceva „ ..... ___ di Calvino, Cal-vi-no. ZV, pr. m. Lat. Calvmus. ( Dal sass. hai corte — ., - ^ , - - 0 - v - giustizia, e win fortezza : Forte nelle corti di giustizia.) (B) lon ùato, sui. Lat. calamuia impetitus. Gr. oix^kAèsU.Segner. Mann. Calvinzuinglista. (St. Ecc.) Cal-vin-zu-in-glì-sta. Add. e sost.comf 0 Z JSOV l5. 1 < Uuco»’ involi'!) Ir* palimnintn ìnouliofA fi.o/'/'inln TT,. — ,* - 4 .' -7.. /">„/. _ J.. '5 r ...V. ri C/'tfìll'V a morte. Calcnmatore , Ca-Hin-nia-tó-re. Vsrb. m. di Calunniare. Clic, calunnia. —, Calonuiatorc, sin. Lat. calumniator. Gr. SiafoAos. G.V.11. 3. <7. Ma dirà mi altro calunniatore, perocché noi dicemmo davanti, che le tribulazioni ne sono ammonimento e correzione ec. " Uomo eretico, che tien da Calvino e da Zuinglio. Dav. Se CConi . 175 ef.J Finalmente per soddisfare a tutti fPietroMiVtn' e J calv l,s ' Liuti, lini;. Pi agate per li vostri calunniatori c persecutori. Calunkiatrice , Ca-lun-nia-trì-ce. Verbai, f. Che calunnia. Lat. calurnnia- trix. Gr. ^la^xÀAoiurx. Segna-. Crist . tnstr. 1. 20. 2/j. Quel rimaner screditati nella vostra fama per la malignità d’nna lingua calunnia* trice. n Segner. Conf. insir. cap. 11. Succhiò la marcia dal petto incancherito di una sua calunniatrice. (V) CiLcr. suzione , Ca-lun-ma-zió-ne. [SJLo stesso che ] Calunnia. V.Guilt. lett. Per me liberare da questa grande calunniazione. Calukkiosamente, Ca-hiu-nio-sa-mén-te. Avv. Con calunnia, Per calunnia. _, Calognosamentc, Calunniosamente, sin. Ijat. calumniosc. Gr.cv/.'jtlav- ~mùs. » Tass. lett. 2.84- Perchè risapendo il Duca eh’ io di molte cose era stato calunniosamente incolpato ec. (V) Calunniosissisio, Ca-lun-nio-sis-si-mo. Add.m. sup. di Calunnioso./.ut. calumniosissimus. Cr. èizfjoZ.órxrc-:. Segner. Crisi, ùtslr. 3. 26. 6‘. Potè Tertulliano francamente affermare in faccia a’ Gentili, nemici calunniosissimi, che un Cristiano per la sua moglie solamente era uomo, quasi che per l’altre donne fosse una statua. Calunnioso , Ca-lun-ni-ó-so. Add. m. Pieno di calunnia, Vago di calunniare. —, Calunnioso, Calognoso, sm. Lai. calumniosus. Gr. è=x0oXt>s. Mor. S. Greg. Gli argomenti de’ suo’ predicatori sono annodati da calunniose ragioni. Vit.S. Ant. Serrarono loro gli Agnoli di Dio le calunniose bocche. Calura, Ca-lù-ra-tiS’/i] Caldezza, Caldura. —.Caldana, sin.L nt.calor, caldai', aestus.GrAipf/.y.VCMezzo.Lib.Dicer.Lc fatiche, le ferite, le grandi freddure colle calure. 7 au.ftù.Siccome la grande calura (àseccar le toglie. Com.Purg.S.K la eziandio di quelle nugole che per la calura dell'aere ec. Pim. ant. Guid. G. ne. Amor non cura di far suoi danuaggi ; Che Ji coraggi mette in tal calura, Che non pon rifreddar già per freddura. Tralt\ gov. Jùm. 4?>- Fiamma di lunge stende sua calura. Coll. SS. PP. E così interviene della mente, che ec. commossa da ogni Cavale. Calvinzuinglista centauro si trasformò. (V) Calvissimo , Cal-vis-si-mo. Add. m. sup. di Calvo. Lat. maxime - Gr. Qa.Kaxp0Tx.Toe. LJb. cur. malalt. Essendo di tale temperameli in questa etade sogliono sempre essere calvissimi. , ,n e f. Calvizie , Cal-vì-zi-e. Sf. Lo stesso che Calvezza. V. (A) Salviti-1 Buon. 5. 3. 4- Sinesio nello Encomio della calvizie. (R) — * Dicesi Calvizie delle palpebre la mancanza di ciglia lu n n margini delle palpebre. (A. O.) f. Calvizio, Cal-vì-si-o. [Ani.] Astr. di Calvo. [Lo stesso che Ca E più propriamente la parte calva del capo , o il capo calvo, j calvities , calvitium, Gr. Ar. Gas. prof. Altri ì * ca 4 ì Sotto il cuffiotto appiatta. » CaslìgL Corteg. 2. i58. f Milano fyy Compone un libro in laude d’ una mosca, altri in laude deh a bre quartana , un altro in lande del calvizio. (N) ^ Calvo. Sm. La parte calva del capo. Lo stesso che Calvizio. c calvitium. Gr. ‘ 'P Ha P- Cas. leu. Ben s’ è vendicato meco e deile calze d’A- 11 — brando che s’era cinto. Gr. Jl< Ice ? 1 Calza di ferro : Sorta ri armadura del piede. Lai. ocrea. scudi e >l, “ ,s • yegez. Dopo tutte le schiere alloghiamo i triadi cogli la -, * r co g" elmi e colle corazze e colle calze di ferro. 13 Lo f. st esso che Licciata. F. (A) più c Kesl Calza del diavolo ad un arnese da trastullo composto di versi,r!y ane ^ e & metallo , che s’ ammagliano ingegnosamente in due >4 A:% Ppr di metallo. (A) Calza espulsiva dicesi quella fatta di tela che si allaccia G ~~ jVj./ 0 ’ P er comprimere le gambe varicose. (Z) Vegcr on e del più usalo per Calzoni. Frane. Sacch. nov. iff Cono • o 1 1 S a bellieriJ certo giallore venire giù per le calze , e di- Vengj T«esto che è ? noi vogliamo vedere le brache , donde pare che, e (lice- “*lluenza. Quelli si scuote un poco ; un altro alza subito o sapere il.^ 3 P‘ cne ' e calze d’uova. Beni. rim. 1. 11J. Chi avesse, Paggio • C ™ ave sse Dn pajo di calze di messer Andrea ec. Intanto il C 4 tz^c c , A S1 ^"ova in prigione , C’ ha rubato le brache a Monsignore. 8 iiccf L ’ Cal-^àc-cia. [Sf~\ pegg. di Calza. Calza cattiva. Frane. 2ac Ce bia i0 *t. ^ er ®nonavere non uvea più che un pajo di cal- d’itichio J 1Che ’ e quelle , tornandosi a casa, trovò tutte spruzzate 5 tutto; xro - M • Bm. rim. buri. Per ricoprir le lor calzaccc , e nil °v (. r ' e calzacce : Detto per ironia dal darsi la mancia della buona r te S'i, si « i c l ua te si danno le calzette. Buon. Fier. 2. 4 • * 7. Da- Ul 2AIO - -° 1 ) PerrkA P')1U 11 calzalo ^AJC’01.0 p°i rtl l - u calzajo? tius. r. 5 pal-ca-jiiò-l 0 . [Ae/i. Lo stesso che ] Calzettajo. F. Lat. caliga- 7- 13 . 6. Mercatanti a ritaglio di panni fiorentini, cal- ? S ' G - Pinoli „ . - P a " ni lini, e rigattieri, lezioso r,' 1 Cal-za-la-nàn-na. A -MOSO. p ' '"“-•.a-ia-nan-na. Sm. coni. comp. Porse lo stesso che v. n n / 1! , 1 ' ® calzalananna e dice (luto. (Cosi la Crusca 'ÌJAiiejìxo °p , a P ( 'dizione di (Napoli legge casaianamia.) ( 0 ) (N) £‘uto n Ue J Ca.-sa-m<:n-to. [A’m. PI Calzamenti e ant. Calzamenta.] “Alzatura p \ le - cun P r e il piede e la gamba, così scarpe, come calze, —, pP e t. 28 A’CÌamenta, Calciamcuto,sm. Lat. calceamen. Gr.v-robn/nx. ' ' ’i" ^4 3 IE p erne * a tonda gamba , da ninno caliamento coperta. G. ! dc gno (i; ’ • / cl *’?gli abbia il calzaraento rosso, suo lignaggio non ‘ fc di l aoa e ?. lsc niarsi col nostro. M. F. 3. 56 . Tutti i panni da vesti- ®, ln cnto a 1 ' lno e di seta furono in notabile carestia , e cosi il cal- *»<: Am,r ‘ - Sciog]; ere nvc nevole. Ca! bl ' 0t > a n „r .! calza| neuti suoi. Cr.0.77. 14■ La l° r sugna Cde' porci) r^STe ) 3 gnere calzamenti , e conservarli. 5 j'ans. q ' ~an-te. [Pari. di Calzare.] Che calza. Lai. omtus, qua- 1 Cb '* si tratt° n< p° ’i ^r°P r ' 0 1 Gfie fi na d ra hene, Che si affa alla cosa T» P ì r***-’? 'l”"-- •> - w ‘ «mi WC« nec/. j ns , f p 7 _ Ricorre all’universale, ed in tuLte le ^ '^ < CBe^ Zante * Pur'un e !f anlc 1 Pungente, Affilalo.] Bern. 1,11 Pugnale Miglior di quel d’Ach r m. Ch’alfìn si tro Achille , c più cuhuutc. CALZATURA 35 Calzantissimo, * Cal-zan-tis-si-mo. Add.m. sup . (//Calzante. Bott.DiaL i 47 - Questa risposta è bellissiiiia e calzantissima , c degna di un savio dell’antica Grecia. (B) Calzare, Cabzà-re. Alt. Avere , Mettere in gamba e in piè calze c scarpe , o simili. Lat. calceare. Gr. vifobrio'cttTSxi , v7roòsùr$hx<. 2 — In questo sign. si dice che noi calziamo la scarpa , o simile, e che la scarpa ci calza il piede. (B) 3 — Puntellare con biette checche sia, perchè non iscuota. V. Calza- toja. , 5 * 2. Baldin. (B) 4 — Più estesamente , Vestire , Coprire, o simile. Cecch. As. ^”.2. Questa berretta mi calza bene il capo? (B) 5 — ÌV. ass. I Nel pr mo sign.'} noce. nov. 100. g. E fattisi que* vestimenti venire , che filiti aveva fare , prestamente la fece vestire e calzare. Pisi. S. Gir. Lo studio di questi cotali è ec. di calzare stretto e assettato. Esp. Vang. Non vogliate vestire e calzare tanto vanamente e vanagloriosamente. 6 — Big. Dicesi che Una cosa ci calza , quando ci quadra , o ci torna bene. Lat, quadrare , arridere. Gr. Capr. Bott. Oli buono! e guarda se questa ci calza. Fir. Lue. 2. 2. Oh to’se questa ci calza. Alleg. 264 • Or vedi come questa ben ci calza. » Salv. Spiri. Oli questa sì che ci calza. (V) 7 —E colla pari. Vi in luogo di Ci. Menz. Poet. 1. E non pensi s’ é proprio e se vi calza Un detto più che l’ altro, e sferzi e sproni II puledro mal domo in ogni balza. (P) 8 — * E nello stesso sign. dicesi Mi calza o Non mi calza. Varcìu Ercol. t. 1. p. i8y. Quando alcuno o non intende o non vuole intendere alcuna ragione che detta gli sia, suole dire: Ella non mi va ; non m’entra; 11011-mi calza; non mi quadra; e altre parole così fatte.(N) 9 — *(Agr.) Portare la terra a piede (l’un albero o d’una pianta, per aumentare la forza sua vegetante. — Così nominata pur viene quell ’ 0- perazione per cui si alza una greppa di terra intorno alle radici d* una pianta . — Operazione agronomica intesa ad alzare la terra intorno al collaro delle radici d’ un albero o d* una pianta ], il che dicesi anche Ricalzare. (Ag) 10 — N. pass. [Z Sei primo sign.] Vii. Plut. Diin. Egli si levò con furore ec., e calzandosi dicea a’ suoi amici : mala fiera è questa, colla quale abbiamo a combattere. 11 — Coprirsi con roba che si può serrare alla vita. Frane. Sacch% nov. 225. Il Golfo comincia gridare, e dice: Oimè ! .. . io aggiaccio; e tira il copertoio , calzandosi con esso attorno attorno. (V) 12 —— Calzarsi dicesi anche de polli , galline, e piccioli ammali, quando stoppa , filacciche e simili si sono ravviluppate intorno a’piedi, ed impediscono loro l andare. Creso. Balle donnole sicuri si fanno li colombi, se entra loro vecchia spartea. . . della quale gli allunali si calzano. (A) Calzare. Sm. [Tutto ciò che serve per vestire il piede e la gamba.} —, Calzamento, Calzajo, Calzo, sin. Lat. calceus, caliga. Gr. v:Tes. Br. 8. 53 . Perocché potrebbe venire molta polvere sui calzari, senza essere ito lunga via. Bocc. nov. 21. 5 . Le donne mi davan così poco salaro, die io non ne poteva appena pur pagare i calzari. Frane. Sacch. nov. qo. Non è i’ arte tua di cucir ciabatte, e far calzari. 2 — Vestimento particolare che cuopre tutta la gamba , e serve pei* lo piu per uso di cavalcare. Stivale. Lai. ocrea. Gr. 3 — Andare in qualche operazione col calzare o coi calzari del piombo = Procedere con maturità e con cautela. Lat. sedulo perpetuare , pensioniate agere. Gr. crzfdbstv ùxpifiòòs. Burch. 1. 82. E su vi va colli calzar del piombo. Ciriff. Calv . 4 ' i2 ^‘ £ che tu facci, intendo, di te pruova ; Ma col calzar del piombo ir ti bisogna. Borgh . Orig. Fir. 16. Ma quei primi, che son usi d’andare nelle cose loro col calzar del piombo, vorrebbono autorità certa e chiara* Calzaretto, Ca)-3a-rét'to.[A/rt.(///ra.(Zi Calzare.] Calzare che arriva a mezza gamba. —, Calzarino , Borzacchino , Coturno , sin. Lat. cothurnus. Tac. Dav. Ann. 11. i 3 g. E Silio aliatole , cinto (Veliera , in calza- retti , civettava col capo. Car. Leu. g. 8. Le gambe , come le braccia , ignude , con certi calzaretti di tela d’argento. Calzarino , Cal-za-rì-uo. [Sin.} dim . da Calzare. Lo stesso ohe Calza- retto. V. Lat. caligula. Tac. Dav. Ann. 1. i 5 . E con vocabolo soldatesco detto Caligola , cioè Calzarino, portando egli, per aggradarsi i soldati menomi, i loro calzari. (Qui soprannome.J Calzato, Cul-zà-to. Add. m. da Calzare. Lat. calceatus, Gr. vttoSo tfa-pos» Amet. 2g. Rimira il piè di lei andante , calzato di sola scarpetta. Car. lett. 1. 16. Non si vide mai corona meglio calzata della vostra né scettro meglio innestato , che nelle vostre mani. Buon. Fier. 1. 3 . 1. Un pajo di gambe calzate in maniera, Ch’elle pajon due yiti da strettojo. I 2 — Puntellato con calzatoia. Baldin.' (B) 3 — [ Detto di Cappone o simile. V. Calza , §. 8. ] Burch. 1. 60 . Cappon perduto, calzato di verde Pro mi faccia alla barba di chi perde. 4 — * Detto di Piccione: Che ha le penne fin su i piedi. (Z) 5 — Detto di Cavallo : Quello il quale ha macchia bianca , che dal piede si stende sino al ginocchio, o sopra. Calzatoia , Ca!-sa-tó-ja. [Sf.] Striscia di cuffia con cui si calzano le scarpe. —, Calzatojo, sin. 2 — Pezzo di legno 0 d’altro , che serve^pcr calzare o sostentare qualche cosa. Lat. fulcrum, f dciineritum. Gr. crr^ptyfj-x Calzatoio, * Cal-za-tó-jo. Sm. Co stesso che Calza toja. V. (A) Bmccìol. Sc/iern. 5 . 8. Le scarpe un anno là stavano appunto, Or entiau larghe e s;nzi calzatojo. (B) Calzatura , Cal-sa-tn-ra. [Sf._ Lo stesso che ] Cafzamcnto. V. Lat. ca!- ceamentum, Gr. Red. leu. 1. i 3 i. (>e la linfa nou potrà scendere alle gambe, impedita cc. 0 da strette calzature , o da qual si voglia altro artifizio, si vedrà manifestameute co. ★ 36 CALZERONE C AMANGI ARE 2 — * Maniera, Gusto nel calzare. (Z) 3 — * (Agr.) Prominenza di tciTa o greppa dell' altezza di alcuni piedi , prodotta naturalmente o dai lavori dell’ uomo. Così dicesi ancora quella parte di uno stagno che serve di ritegno , o d' elevazione alle acque. (Ag) Calzerone, Cai-ze-ró-nc. [Am. Sorta di] calza grossa. —, Calzerotto, sin. Lai. calccus crassus. Gr. viróSyifix ólrifioe. Calzeuotto , Cal-ze-ròt-to. [Am.] Lo stesso che Calzerone. V. Calzetta , Cal-zét-ta. \Sf. dim. di Calza, ma dicesi comunemente di] Calza di materia nobile , come seta , stame , o simili. Lai. caliga serica , etc. Beni. rim. Di tirarsi lien ben una calzetta. /'. appresso ; Slesa fino al calcagno una calzetta. Buon. Pier. 2. 3. io. Quelle calzette ? colui fa le viste Di non avere inteso, e sottomano Porge queste ad un suo mangiaguadagno. 2 — ad ago. * Car. Leu. uied, t. 2. 3s8. Vi si mandano tredici ven- faruole, e tre paja di calzette ad ago di Manto va , e non so clic celimi. (Pe) 3 — * Tagliar le calzette zzz Tagliar le gambe ; e per estensione dicesi del dare delle ferite in qualsisia luogo del corpo. Min.Malm. (A) Calzettaio. (Ar. Mes.) Cai-zct-tà-jo. Sm. 'Quegli che lavora di calzette o racconcia calzette .—, Calzettaio, Calzatolo, Calzettaia], sin. Lai. caligarius. >1 Red. t. 5. p. 38. Leu. Un tale calzettaio ec. (N) Calzettaro, * (Ar. Mcs.) Cal-zet-l:à-ro. [Am.] Lo stesso che Calzettaio. ?"• Rim. buri. 1. 208. Clic li pelamanfelli e elle i sartori , Cbe i calzettaia , o faccssino altra arte , 0 si punisser come traditori. (B) Calzino, Cal-zì-no. [Am. dim. di Calza.] Calza piccola, che cuopre dal piede al ginocchio. Lat. tibiale. Gr. ■mpm’zr-is. Alleg. 3ii. Per questo il Toso in tirarmi i calzini Fu per cadere addosso a più compagni, Ch’cran nel nidio come gli uccellini. L altrove-. Vi appiccherà le scarpe e le pianelle Intagliuzzate, e i cintol pe’calzini. 8 — Tirare il calzino, che anche diciamo Tirar le calze : modo basso, e vale Morire, Lat. diem smini obire. Gr. r,-/ -vtvv to k ( 5 ioi>. i> Salvia. L, B. 3. 2. 2. Trai- l’ ajuolo , altramente, tirare il calzino , morire, dalle convulsioni che fa il inoriente. (N) Calzo , C.ìl-zo. [Am.] Il calzare■ Cani. Cam. 2*5. Or noi diciamo in fine, Che ’l gentil calzo è sol ne’ cordovani. Calzolaio. (Ar. Mes.) Cal-zo-là-jo. [Am.] Colui che fa le scarpe .—, Calzolaio , Calzolaro , sin. Lat, calceolarius. Gr. inrcSriixxroieoioi. Bocc. jwv- 27. 6 . S’accostò a un calzolaio , e domandollo, perchè di nero fossa- vestiti costoro. E nov. g8. 33. Che ho io a curare , se il calzolaio , piuttosto che’l filosofo, avrà d’ un mio fitto secondo il suo giudizio disposto in occulto o in palese, se il fine è buono? Calzolaretto, Cal-zo-Ia-rét-to. Sm. dim. avwilit, di Calzolaio. —■, Cal- zolaruccio, sin. Ruscell. Disc. 2. Berg. (Min) Calzolaro.(A r.Mes.) Cal-zo-là-ro. [Am. Lo stesso che Cal/ofìjo. T.\ Frane. Saceti. Op. div. 141. Grida a’calzolari : l’arte vostra è morta; che tratto Cristo della carcere, e menato a morte , era scalzo, non avea scarpette. Buon. Pier, fi Intr. Quella eloquenza adopra ardita e impronta , Ch’ usano onnipotenti i velettai , Lerciai e calzolai. Calzolai! uccio, * Cal-zo-ia-rùc-cio. Am. dim• avvilii, di Calzolaro. Lo stesso che Calzolaretto, F. (Z) Calzolerìa. (Ar. Mes.) Cal-zo-lé-ri-a, [A/i] Lungo 0 Bottega dove si fanno le scarpe. Rat. sqtrina, Gr. tru-vrliov. Bocc, nov. 2. Menano seco e giudici e notai, che pajono uomini piuttosto levati dall’ aratro , o tratti dalla calzoleria , clip dalle scuole delle leggi. Calzoncixo , Cal-zon-cì-no, Am. dim. dì Calzone. Calzoni da fanciulli, ed anche Mutande. Portig. Ricciard. Ma non ti vo’ far mica i calzoncini , Chè vi vorrieno tutti i pannili™. (A) Calzone, Cal-?ó-ne. [Am, Usato più spesso e meglio Calzoni. P,] (È accrescit. di calza nel sign. dej $. i 5 .) Ruoti. Pier. 3,1. 10. A quei garzon pulili in greipbiul bianco, Sbracciati, scollacciati , in camiciuola, E in ca]zon di guarnello, 8 — [Uno de’due pezzi cbe formano i calzoni.] Buon. Pier. 3. 2. Rimanesti tu stesso Preda d’un tronco che un calzon ti prese. Calzoni, Cal-zó-ni. [Am. pi.] (Quella pane del vestito che cuopre dalla cintura al ginocchio , onde, è divisa in duepezzi. Lat. fcmoralia. Gr. tfq.fiil/pxTx. P. Brache. Cas. rim. buri. Forse eh’e’ s’ ha a dislacciar calzoni. Alleg. iq3- Sol rimasti son lor certi calzoni, Clic non gli ricorreste in un bordello. 3 _ Portar i calzoni. Big. — Far da padrone, Comandare. Lat- prò domino se gererc. P. Brache, (j. fi. 3 — * Empiersi i calzoni : Modo basso che vale Cacarsi sotto , e dicesi sovente di chi per poco s'avvilisce ed è pauroso. P. Brache, §.6 (A) Calzuolo , Cal-zuò-ló. [Am.] Un picciol ferro fallo a piramide, ma ritondo , nel quale si mette il piè del bastone come in una calza. Caw. * Chani, N. pr. m, Lai. Chain. ( In ehr. diccsi hkam o come altri legge, cìuim -, e vale caldo , fervido , od anche pan fresco.) -?■ Secondo figlio di Noè. (B) 3 * (Geog,) Piume, dell’ Inghilterra, (G) Cavia. (Zool,) [A/? P. G. Genere di molluschi acefali testacei che hanno la conchiglia irregolare , inequivalve , d’ ordinario lamellosa , che si attacca agli scogli, e ad altri corpi estranei-, e il cardine conun dente grosso e longitudinalmente prolungato , che entra m una ca- vernetia obliqua dell’ altra calvilla. L’animale ha un picciolo piede muscoloso, piegalo , ed i tubi corti e separati. La parola Cama presso gli antichi concliiologisli abbraccia le bucavdic , le maitre - le veneri, f* donaci , ec. ] Lai. chama. (Da citarne a terra, vicino' od attaccata alla terra.) Red. leu. 1. ifj. Vorrà ella negarmi che qui non VI sienp quelle conchiglie? Òli sé ella me Io negasse , io vorrei man- darlene tre o quattro navichiate. e ci vedrebbe ec. delle nerite , de’ troehi , delle calile , dp’ pettini , ec. Cama, * (Mit, lud.) Dio dell’imeneo e dell’amore presso gl’ Indiani. (Van) 2 — * (Geog.) Cameja. Antica città d’Asia nell'Armenia, (G) Casual, * Cà-ma-am. 7Y. pr. m. Lat. Chamaam, (Dall’ehr. cento c0 ‘ me , e hamma sole : Come sole. ) (B) Camacb. * (Bot.) Cà-ma-ce. Sm.P. G. Lat. camax. (Da camax, cantff asta o legno dell’ asta.) Genere di piante della penlandria mnnogWj?* famiglia delle ramnee, così denominato, perchè la sola pianta della W* fona che lo forma , ha il fusto molto diritto. (Aq) Camaco. * (Geog.) Ca-mà-co. Piccola città dell’ is. di Candia. (V an L Camaetzema. * (Mit.Ind.) Ca-ma-et-zé-ma. — Divinità degl'Indiani.(fyl Camaglio. (Milit.) Ca-mà-glio. [Am.] Quella parte del giaco , 0 <» a r armadura d’intorno al collo, eh’è di maglia più fitta e più doppi’ (Dal frane, chemise de maille che vale il medesimo. ) Filnc. 2. 2 r’ Gli fece cigner la celestiale spada , dandogli poi un bacinetto a c maglio hello e forte. Star. Aiolf. Ma bene s’appiccò la lancia nel a maglio dell’ elmetto , c piegollo infino in sulla groppa. Ar. Puf- 83. Voltasi al Conte , e Brandimarte lassa , E d’una punta lo trova cani aglio. Berti.. Ori. 3. 6. g. Restò il camaglio al brando, ch’era no ‘ Camagrostide. * (Bot.) Ca-ma-grò-sti-de, Sf. P. G. Lat. chamagi' 03 ' 1 ^ (Da citarne a terra , ed agroslis agrostide.) Genere di piante gnoP nacee formalo con una specie del genere Agrostide. P. (Aq) ,n\ Camajore. * (Geog.) Ca-ma-jó-rc. Piccola città del Ducalo di Lucca■ Camaldolese , * Ca-mal-do-lé-se. Add. pr. com. Di Camaldoli- (B) . e 2 — * (St. Ecc.) Ordine di monaci ed eremiti , sotto la regola B * Benedetto , fondato nel secolo X. da S. Romualdo Onesti di R velina nella valle, di Camaldoli da cui prese il nome. (Ber) ,1, Camaldoli. * (Geog.) Ca-màl-do-li. Pillaggio di Toscana in una oa .. dell’ Appennino , famosa per l’ eremo ili A. Romualdo.—Colliiut Napoli. (G) (N) g Camaleokiasi. * (Zool.) Ca-ma-lco-nià-ni. Am. pi. Famiglia della C ‘ U L,. de’rettili e dell’ordine de’saurii, che han per tipo il genere eattv 1 lennte. Lat. chamaeleoniani. (Aq) (N) , 1 Camaleone. (Bot.) Ca-ma-le-ó-ne. [ Sm. Specie di pianta annuale genere carlina che ha le foglie pennato-fesse con le lacinie deiitellaj e spinose, il fiore grosso e sessile , porporino , col raggio g ia ‘ " :llo° Lai- bianco. Fiorisce nel giugno, e nasce ne’ monti.] —, Carlina , sut. chamaeleou , carlina acaulis Lin. Gr. ìav. ( V. camaleonte- gr. c.hamclos vale umile, e vien da chaine a terra.) Polg. Dù> sC -zi carlina nera chiamasi camaleone, perchè suole mutare il color n el f iglie secondo il color della terra. . , Camaleonte.(Z ool.)Ca-ma-le-ón-te. [Am. P, G. Genere direttili dell orda 1 de’saurii, indigeni de’paesi più caldi dell Asia, dell’ Africa e del me' 1 ’ dì della Spagna, ad una specie d 'quali altribuiron gli Antichi la p r . 0 ^ prietà di nutrirsi d’aria e di cambiar colore a seconda degli ogg et f cui approssimavansi ; favola dalle accurate osservazioni de’moderni > teramente. smentita. È stato per avventura denominato Ranip> c ® n , lione , per la sua coda, e per la grandezza de’ suoi occhi , anzi cli^ pel coraggio , essendo privo d’ ogni arme offensiva o difensiva > pur non gli fu imposto tal nome per ironia. 1 suoi caratteri sa !ll Quattro zampe , cinque dita riunite a tre e a due ; lingua vermi! . me , che termina in un tubercolo spugnoso ; mascelle separate, mi‘1 11 di denti trilobati-, occhi grandi, ricoperti, che non hanno c/it’1 piccola apertura , e che muovami l’uno indipendentemente dall ^ tro ; niun foro uditorio apparente-, corpo compresso, senza scagf‘ e non avente che piccioli bitorzoli ; coda rotonda , corta , prensile- . u grandezza del polmone di quest’ animale è piò che gli dà la P r0 P r ^, di cangiar colore , non già secondo i corpi sopra i quali si tt° v come altra volta credevasi , ma secondo il suo bisogno , e f e » , passioni, e ispecialmente quando è irritato.] —, Cameleonte, sin. " chamaeleon. Gr. x x pc.i\aiv. (Suol dedursi da citarne a terra che sp eSS r< in composizione vale piccolo, umile, e da leon leone. Forse meglio si uf rebbeda chamelos umile, vile.) Red. Oss. an. 7. Ne’lucertoloni a ‘. j cani, ne’camaleonti, nelle salamandre acqualiche ec. la borsetta , fiele trovasi piantata tra i due lobi del fegato. » Buon. Pier. 4 - 4 ' * Soglion d’andata e di ritorno spesso Camaleonti tramutar colore. ^ 2 — (Min.) Camaleonte minerale. Ossido di manganese combinato c0 , potassa , che mostrasi di color rosso nell’ acqua fredda, e ve nella calda- (Boss) Camaleontessa. (Zool.) Ca-ma-le-on-tés-sa. Sf. La femmina del rif », leonte. Red. Lelt. (A) Red. Op. 3 . 187. Mi ha latto favore ad visarmi dell’ uova della camaleontessa. (Pr) ,,o Camaleontjno , Ca-ma-le-onrti-no. Am. dim. di Camaleonte, r “ 1. 410. Berg. (Min) ( . -m Camalodcno. * (Geog.) Ca-ma-lordò-no, Lat, Camalodunum. Anti ca c dell' isola di Albione. (G) ,ù, Camamilla. (Bot.) Ca-ma-mil-la. [ Sf. V. G. Specie di pianta n ;(I , sima. annuale , che ha i fiori uniti, della divisione delle composi ‘ ” -- " ' < mP °M diate , che dal loro odore di pomo trassero il nome, Im pi “ tante delle sue specie sì per fodere che per Vaso che sene comune in Italia, in Trancia ed in Ispagna, detta Matrica* 13 ■ e mondila Lin. L’ infusione de’ suoi fiori amarissimi ed aronmt riputata febbrifuga , antispasmodica , stomatica , anodina-, ( j relica , ec., e la pianta stessa applicata all’esterno è assai risolf -—, Camomilla , sin. V. Amarrila. Lat. chamaemelum anthemis- - c , Xxaxf-r.Xov. ( In gr. chamcmelon da citarne , che in conip. v , a c Jlis umile, e da melon pomo.) Cr. 6. 28. 1. La camamilla colo , ,lièti secca nel primo grado, ed è prossimana alla virtù della rosa. In ogni libbra d’ olio si vuol mettere un’ oncia di camamilla- 1. 106. Aringhe fresche , e fior di camamilla. Casiamillinq , Ca-ma-mil-lì-no, Add. m. Di Camamilla. Lat, ebani ^ perfusus , chamaemelo imbutus. Gr, x-s-n-xt/sn^mos. Volg. 1>E S - il pcttignone c i granelli con olio anctino e camamillino. Camamu. * (Geog.) Ca-mà-niu. Città e bufa del Brasile. (G) Camana. * (Geog.) Ca-mà-na. Città e provincia del Perù. (G) e Camangiare , Ca-man-già-rc. [Am.] Ogni erba buona a mcl ”S ia atl tieh l cruda 0 cotta , [ quasi mangiare del campo dicevano gu CAMANGIARETTO i 2 ^ V■ Companatico. Lai. olus. Gr. htlxaw. G. V. Ìj;i e [. .6‘ a 11 caro di frutte c di camangiare. Palladi. Marz. i5. Co, q , l ? “More, e ben seminato nasce con ogni camangiare. AL V. 11 . ] ;l llla .,- 01 ’ lattughe , bietole , lappoloni, e ogni erba da camangiare , 2 , 2 3 , s * trovarono tutte colle costole e nerbolini tutti bianchi. Cr. molli t ei ^ C e * camangiari che hanno gli stipili, ovvero gambi, i. “neri ec., in nessuna pianta si possono innestare. Nov. ant. g4- Ponte v aV u- ^ ^ an *' e sua a veder frutta o camangiare alla piazza del del . 10 » e( l era si scarsissimo e sfidato , che faceva i mazzi a - gelare colle sue mani. cium f* 1 PS^asi P‘ù comunemente per Ogni cibo ; lo che anche di- Pesc, onipanatico. Lat. obsonium , opsonium. Gr. ò+iano s. Borgh. canoni^ i0r 'A 1 ^: P er applicarla, come e’fece, alla mensa de’suoi 8 Pecialm’ Clc Sverno, secondocliè e’mostra, insieme a comune, e ente vl, ole che l’entrate servano a’camangiari. Monica ETT0) Camaugiare- Vivanda, ilici j- re . „) * (Geog.) Ca-mir-c.a. Fr. La Carnargue. Lat. Camaria. Isof , dell ài Fr I 'ancia all' imboccatura del Rodano ; detta anche il Delta cg) >n *$lia ri ir 0 *"') Ga-ma-ri-na. Sf. Genere di piante della dioecia, fa- l n<) ne . e ^cselictie. — De'frutti di alcuna sua specie si fanno li- e si fa uso in Francia come di cibo. (A.. O.) l'aDnw • „ (Geog.) Antica palude di Sicilia dalie cui acque esalavano ^m^f^-CMit) / ^dellUoì j.Geog.) Ga-ma-ri-no. Antica città della Sicilia. — Prov. >(c Lussn,u CG > « r,v a „i nV-Geog.) Ca-ma-ri-ti. Lat. Camaritae. Popolo che abitava in Ctó 'Gu“' c 7" , : C “V»; (G) r ‘era oT)’ Ga-mar-lìn-ga. [ Sf. Voce usata dagli antichi per Carne- Isott a ent° nZe ^ a donna di alto affare.fila, camera.) Tav.Rit. Allori e di h ar • ne H a nave con 6o camarlìnghe , tutte figliuole di conti dcll a rei° n '‘ ^ appresso : Allora una camarlinga , con fida donzella a *** * o • r n uch e a ^ 1 e nome di uffizio particolare in alcuni monasteri dì mo- ^ A5 diHiKo^ ° rT ^ s P°ndente a quella di celleraja. (A) V. Ca-mar-lin-gà-lo. lSm-1 Ufficio del Camarlingo. —, C, R'oin 'o mp . 5'! to i Camarlingatico, sin. Lat. quaestura. Gr. tcc/j-hx.. Cap. s!i{; a ’ ‘ SC ’ 2 1- Finito il loro ufficio debbano rendere ultimata ra- p ' officio 7;7 c ditori, che allora saranno infra ’l primo mese, diposto ^ 4> d»tiS"n r.° r ° camar l>ngato. P. t 1 , > Ga-mar-lin-go. (Sm.) Lo stesso che Camerlingo. V. « G. ' 2- 2 * I camarlinghi della camera del comune doro ufficia- ^ *«■. p r. ^fio Burch. i. 8. Hanno fatto venir la pelatina Al camar- r AM48 d° rt c §rafia - . „ Al Ur,oj, 0 » A ’ Ga-mar-lin-gó-na. Sm. accr. di Camarlinga-Beivi. Catr.( A) '" Aj Uno Nt .j ^vGbir.) Ca-ma-ró-mo. Sm. Lo stesso cAeCamarosi.PG(A.O.) r pe rioii>_ CGeog.) Ca-ma-rò-nes. Città e fiume della Guinea su- * m *p,osi. (pi • e fi ume del Perù. (G) arco ’l Ca-ma-rò-si. Sm. V. G. Lat. camarosis. (Da camera *°ttì s i 0 Frattura del cranio, nella quale le porzioni degli ossi r. (Diz. (gj ■ e ^ano al di fuori a modo di volta. —, Camaromo , sin. 101 capo ^. cr -) Ca-màr-ra. Sfi Strìscia di cuojo che s’attacca da "’et ter iene 6 / C, ^ ne ’ e dall'altro alla musarola , per incassare e ri- r SUa -, u testa del cavallo. ( Dal lat. camus laccio , fune, bri- ^AX° 5 , We>sic.) Idolo adorato da' Messicani. (Mit) [tS’m.] Bacchetta lunga dì circa tre. braccia , di ,• Barri»,., Un à‘to , nodosa , e per lo più di legname di corniolo. eh» Aletta. r„, -- p arn - t55'*rt <;0e ebbe confessione sopra il capo, disse. Cani. a * a d carnai ■ ^ P«r scardassare Ci bisogna taìor lana che ha vizio, "■ Ogni s -t * ? ervizi °- a ^ a coscienz ® ast oncello sottile e diritto. S. Beni. leu. È utile j ‘^rgli e lisciargp ^ lcaisa cella di verghe 6 di carnati, e col loto ser- ^ AsIa Cp.o ^ nsc - r,m . Varchi, tu ha’nel fodero un carnato. del ^Berrettino che cuopre gli orecchi , pro- {| priatn. auón° , ont< ’/ ?ce - ( Dall’ ar. chemamn copertura del capo c * ’Bento e lag C " e ( ? ai1 ’ anteriore parte del collo stendendosi verso Ci? ac ' ! è niir» , ' 0CC3 ’ s * annoda nel vertice del capo stesso. In gr. ca- 1,E AnE?i A ; * C /p n orna mento del capo. ) c/r™ doveva „ Cam-ba-dc-na. Ant. contrada dell’ alta Asia, che K *»*U. 6 ( C ^ ^tana dalla Media. (G) (G) °®’^ Oam-lià-ja , Cambay. Città e golfo dell' Indostan * fr» , . L0 £*) Cam-hà-ra. Città dell isola di Nìfbn. (G) CambAt. * (Geog.) Prov. dell’ Abissinia. (G) Cambeluotto. (Ar. Mcs.) Cam-bcl-lòt-to. iSm. Drappo fallo aulicamente di pelo di cammello dal quale tolse il nome, oggi di pelo dicapra .—, Ciambellotto, Cammellotto, Caramellino, sin.] Cr. alla v. Caramellino. Cambete , * Cam-bc-te, Camblcte, Cambusio. N. pr. m. ( In gr. vale fortemente percosso, da cata sopra e bletos percosso , estatico , apo- pletico. ) — Principe di Lidia che in un eccesso di voracità, divorò la moglie. (Mit) Cambiabile , Cam-bià-bi-le. Add. com. Mutabile, Sottoposto a cangiamento. — , Cambiabole , sin. Cambi asole , Cam-bià-bo-le. Add. com. V. A. V. e di’ Cambiabile. Vit. Bari. 5. Queste cose sono chiamate divina parola, ciò sono le parole durabili, e niente cambiaboli. E 33 . Non intendono nè mica che gli alimenti , in cui onore P immagini sono fatte, siano cambiaboli e cor- rompevoli. Cambiacolore. (Boi.) Cam-bia-co-ló-re. Sm. comp. Specie di fungo, cosi detto dal mutarsi di colore nel toccarlo. (A) Cambiadoee , Cam-bia-dó-re. [e \ 0 yd' E portaronlo in capo delle comuni donne , vestiite di iinol? |OS '' de di cambragio. (V) (pj. Cambragio. * (Geog.) Lo stesso che Cambrai. F- G. F- F cl oyyyiO L < ' Camcrai. * (Geog.) Cam-brà-i , Cambragio. Lat. Camaracum. Francia nel clip, del Fiord fi) . ros‘^' Cambbaja. (Ar. Mes.) Cam-brà-ja. Sf. Sorta di tela finissima^ j a []. atti' __ n;. i ». ° .• - degli Stati Uniti nel- Ci " fi no,ss Z„,»'! l i (chia - (fi) t l Ue lla ~n ‘" Cam-bros-sc-ne. Sin. Nome che alcuni danno a y. Latr" lta C ' iC l nu comunemente in Toscana è detta Ligustro. thon snin . IIStri1 ™ Vlll g are Lin. Matfioh (Par corrotto dui gr. acati* fra prunaia, e xenos ospite : Ospite degli spineti. E veramente Wo^f.^iOig'istroOlAì'cN) stia o. Cam*brù-sca. Sf Lambrusca eli è il frutto dellabro- ^ibuca */, s l‘evi c \j; (Ghir.) Cam-hu-ca. Sf. Nome dato da Paracelso ad una Cambiti * tenore ulcerata agl* inguini. (A. O.) ^ a mbdr go Città delta Dalmazia. (G) ^ Si mi a Gotti Cam-bùr-go. Città d’A le magna nel Due. di Sas- „ (Geog.) Cam-hù-ri-i. Lat. Cambimi Montes. Montagne della '-«>c Es i ’- im-lm-ai-o, N. pr. m. Lo stesso che Cambete. V. (Mit) „Ak ov„ Ar cn F-) c >ità e contea degli Stati Uniti. — Contea della cg) (Lia chmi (^°b) Ca-mc-bà-la-no. Sm. V. G. Lat. cbamcbalanus. detta Ai, C | ?■terra, c balanos ghianda.) Specie di pianta leguminosa '"*'ieea to U » C " r '’ c ; n U. Lai. Aracbis bypogea Lin. (Aq) (N) r >0 u i( ft n y ccviezza ma toro jusin’, e ut poj ^*' 1 ECEit A8 2 P, * a della (Germania meridionale. (Aq) (N) Ca-mc-ce-rà-so. Sm. U. G. Lai. diainaccerasus. >», orf *, i erra ,’. c cevasos ciriegio. ) Arboscello d' un piede e &U ‘ n ìgùa ì p * u di due piedi d’ altezza, i cui frutto o bacca rossa S r azi Qso Q Un* 1 piccola ciricgia. Esso è la Lonicej'a tartarica Lin. . c J s pUidf 0 c j ie ^ (l peduncoli bfiori , foglie conformi ottuse , * 1,eci Hjus w , 0 * ’ e d ama i luoghi freschi ed ombrosi. (Aq) (N) barissus. r V% (^ot.) Ca-me-ci-pa-ris-so. Sm. y. G. Lat. chamacey- s °- ) A'pec,-, a piarne a terra , e cyparissos cipresso : Piccolo ciprcs- P'nesi a e „ l , piante del genere santolina a fiori composti della sin- C datitif i(t ^ e 5 famiglia delle corimbi fere , le cui foglie imbucale. die situigtianza col cipresso. É della Santolina cha- r' !Cfi ^//e cn/r’ a brotano maschio, bel suffrutice tomentoso che ^Cisso. * ar ffe e calcari , ed ha potere emmenagogo. (Vai)' na- (Von)(N) . ~«oou * ✓ £ tr ciuciti l , Sm. E. G . ( Da chame a terra , e Psiche nr)n ‘ffP e °ie di ciim che chiamasi comunemente lauro terrestre destre Co S a ^ Z(l m °lto da terra. È la Glechoina hederacca , edera luoghi incolti; ha forza espettorante per esser S" a .A 1 * 01 -) Ca-i h i F. a terr-j ■■■ ----- \ — ' lL indi c«c ' G Cls * os cisto. ) Con questo nome, sembra che gli am (; ni1 *. (Aq-) var * e specie di piante dei generi cistus ed bcliaiithe- ? terra Ca-mc-crì-sta. Sf. Lat. chamaccrista. ( Dal gr.cha- Ci. as&la e ^ ^t. dista cresta. ) Specie di pianta del genere ./^■ke. * ti per la sua picciolezza. (Aq) jffie a terry 04 \ ^ a ' ,Tlc 'daf-ne. Sf K. G. Lat. ebamaedaphne. ( Da Pi«ìì{ a c '*e in comjjos. vai umile, piccolo, e dapìine Duro.) C />Uo, 0 dagli antichi con questo nome , è la laureola , i: Er)ft,t, oc,tii *‘? t ’ ^ a phnc laureola Lin. V. Laureola. (Aq) (N) n? cha / °*‘) Ga-mc'dri-ftVglia. Add. f. Lai. chajnacdiypho- C/\]p" ?c con f{ >l j. YS camedrio, e da folium foglia. ) Aggiunto delle ni -^ n delle labbiaie , nascono ne’ lunghi sassosi, sono ^ 0l, )andrea p S . //720 i ed usate, dai medici nelle interinatenti. .— , Il p ^ ltl 3GrV ** ,^'^drina , Querciuola , sin. Lat. teucrium chamae- ^.^^medrto c^- C^ 11 c ^ iame a terra, e drys quercia.) Polg.Diosc. il c 8l *aiU aV lt V n contado si chiama querciuola , perdili hac le fo- ò.! C o della quercia nasce in luoghi sassosi .Dappresso: mS*? 8 - * (Pa f x tc ! 0,e a chi ha milza grossa. (Aq) riu *' ^a-me-dei te. Sm. Vino in cui s* infonde il ca- a-rne-cì-sto. Sm. G. Lai. cbamaccistus. ( Da e gùìè ' Ga-mO-fi. Nome comune alle, tre piu antiche di- "<' «‘de. ) ( Aq ) (N) ^ 4 ' le U«. ^®og.) A 11 ' 1414 '” A’. s( css° ohe Cama. V. (G) (. K * (Leu A c 1,1 \ ia,ne dell’ InghilleìTti. (fi) '0*0 , e ,Y*- m , c -'a-si-a. Sf. V. G. Lai. camclasia. ( Da carne j Ui ’ (Aq) elaso iut. di eluvno io conduco. ) Condotta, de’ CAMEP1ZI0 3g Camere. * (Mit.) Ca-mò-le, Garoele. Dee del matrimonio ì le quali s'invocano dalle fanciulle avanti le nozze. ( Dai gr. gamos matrimonio. ) (Mit) Camelea. (Bot.) Ca-me-lè-a. [Sfi V. G. Arboscello che appartiene all'octandria monoginia , caratterizzata da un frutto a tre hai e tre cavità conte - ncnli tre nocciuoli che chiudono tre semi oblunghi , cd al disotto bianchicci come quelli dell olivo. È pianta detersiva , caustica , purgativa , e drastica , s adopera ma di raro solamente la corteccia come vescicatorio , e la decozione delle sue foglie all esterno come detersivo e nelle malattie venale. •—, Camelia, Calmolea, Mezzereo, sin. Lai . daphne mezereum Lin.] (Da chame a terra, cd olea olivo. ) Ri - celi. Fior. So. Il mezzereon degli Arabi, o la timdea colla camelea ec., sono oggi amendue conosciute. E appresso : La camelea ha le foglie dell'ulivo, ma maggiori. Cameleone. * (Bot.) Ca-me-le-ò-ne. Sm. V. G. Lat. chameleon. ( V. Camaleonte. ) Nome dato anticamente alla carlina senza stelo^ e specialmente alla sua radice , dal vario colore delle sue foglie. Lat. carlina acaulis Lin. (Aq) (A.O.) (N) 2 — * (Chini.) Combinazione di nove o dieci parti di potassa j e di una d’ossido di manganese , la quale discioltaneWacqua hi colorisce di verde.) divieti poscia di color via!etto , il quale per la deposizione de' fiocchi) si cangia in giallo rossastro , che sembra essere un idrato di manganese. Essa si discolora ne * vasi aperti ; quando è verde , o violetta , gli acidi la coloriscono di color di rosa. Questa proprietà di cambiare tante volte di colore l’ha fatta chiamare Cameleone. (Van) Cameleonte. (Zool.) Ca-me-le-ón-te. [Vm.] Lo stesso che Camaleonte./^, Ciro. Geli. L‘ elefante non si difende dal veleno del camaleonte colle foglie ddf ulivo ? Cameleucà. * (Bot.) Ca-mC'lò-n-ca. Sf Specie d’erba , forse lo stesso che Camelea. V. Mattini. 4■ i2 9- R ,; rg- (iNT) Camelia. * (Bot.) Ca-rnè*li-a. Sf. Lo stesso che Camelea, y. (Ag) Camelidi. * (Geog.) Ca-mè-li-di. Lat. Camelides Itisulae. Isole del Me - ditcìi aneo sulla costa dell’ Asia Minore. (G) Camerino. * (Bot.) Ca-me-Iì-no. Sm. y. G. Lat. chamelina myagrum sativum Li)i. (Da chame a terra, e liiwn litio.) Genere di piante a fiori polipetali , e d' un color giallo , della telradinamia siliculosa , famìglia delle , crucifere , dalle quali si estrae un olio buono da bruciare , da digrassar le lane e fabbricar saponi ; ma singolarmente il loro fusto si macera e si fila col lino , perchè da sè scio dà de'Jili inferiori. (Aq) Camelione. * (Geog.) Ca-mc-Iió-nc. Lai. Camcmis Mons. Parte delle Alpi marittime , e sono i monti cheformnno la valle di Bavccllonctta.fx) Camella. * (Arche.) Ca-mèl-!a. Sf y. L. yaso da bere di cui face- vasi uso ne’ sacrificii. (Van) Camello, Ca-inòl-lo. Sm. Lo stesso che Cammello, y. yit. SS. PP- 2 . 458. Va , figliuolo mio, menagli questo camello. E sotto : Poi mi rimcna lo camello. Cavale. Pungil. 208. Cosi c difficile che chi ama le ricchezze entri nel regno del cielo, come il camello per la cruna dell’ago. (V) Camelo, * Ca-mc-lo. S/n. TjO stesso che Cammello. V.G. y.Pcrgam.fJS') Camelopabdo. (Zool.) Ca-me-lo-pàr-do. Sm. y. G. JLat. camelopardalis girafa Lin. —, Cammellopardalo, sin. (Da camclos cammello,c par- dalis pantera.) Più comunemente conosciuto da’ moderni sotto il nome arabo di Giralla. V. (Aq) Cambjiespilo. * (Bot.) Ca-mc-mé-spi-lo. Sm. y. G. Lat. cliamaemespilus- (Da chame a terra, e mespile nespolo.) Arboscello indigeno di Europa 9 dagli antichi così chiamalo , ed oggi Pyrus chanacmcspilus. (Van) (N) Cambmirsine. * (Bot.) Ca-me-mir-si-ne. Sm. y. G • Lat. chamaemyrsine, (Da chame a terra, e myrsine mirto.) Mirto sabatico da cui estrae - vasi un olio medicinale. Si crede da altri un arboscello acconcio a far delle scope , o quello che volgarmente chiamasi Pungitopo. (Aq) Camemoli. * (Bot.) Ca-mò-mo-li. Sm. y. G. Lat. carnaiuoli. (Da cimine a terra , e moly moli.) Specie di piante d’ umile fusto , del genere aglio, y. Moli. (Aq) Camen. * (Geog.) Cil. degli Stati prussiani nellaprov. di V est/ù/iu.(G) Cam ena. * (Mit.) Ca-mc-na. Una delle Deità che presedevano alle persone adulte ed ispiravano a’fanciulli inclinazione pel canto. (Così detta a carminibus, ovvero a cantus amoenitate.) (Van) Camene. (Mil.) Ca-mè-ne. Sf pi. Lo stesso che Muse. fV.Camelia.) Ar. Fur. 46. 77 . Jacobo Sannazar, challeCamene Lasciar fa i monti, ed abitar l’arcnc. (B) Camexekio. * (But) Ca-mc-nc-ri-o. Sm. y. G. Lat. ebamanerion. (Da chame a ton a , c nerion oleandro. ) Umile arboscello che cresce ne’ monti) e ne' giardini) ed appartiene al genere Nerio. y. (Aq) Camenz. * (Geog.) Città del Regno di Sassonia nella Lusazia. (G) Camepeuce. * (Bot.) Ca-me-pè-u-ce. Sf. y. G. Lat. chamaepeuce. (Da chame a terra , e pevee larice.) Specie di pianta fruticosa del genere canforosMti) della telraudrìa monoginia , famiglia delle chenopodio. E' detta camphorósma monspcìiaca 5 nasce ne* littorali di C tlabria , nella Spagna , nella Partaria ", è aromatica , sudorifei a , e vulneraria‘ f è buona nell'idrope e nell’asma umido. (Aq) (N) Camepitide. * (Bot.) Ca-me-pì-ti'de. Sf. y. G. Lat. camaepitys. (V- Camepizioi) Sorta d erba le cui foghe sono simili a quelle del pino , e che altre voile credevasi buona perla gotta ; appartiene al genere teucrio ; è distinta da piccolo fusto , ha un odore amaro e resinoso. (Aq) (Van) Camepizio. (Bot.) Ca-mc-pì'zbo. Sm. Erba del genere teucrio , ed oggi Ajuga chamaepytis. Ila fusti ramosi) villosi , rossastri) alti circa otto pollici ., foglie, inferiori intere o con tre denti) poco profondi , le allea divise in tre lacinie lineari , picchiti fiori nelle ascelle delle foglie. Nasce ne’campi sterili sabbiosi. Gli antichi La credettero ottima nella go.tla. ( Da chame che in compiale ornile, basso , e da pitys pino. ) y. Artritica. (A) (IV) 4o CAMEPLATANO Cambre atavo. * (Bot.) Ca-mc-plà-ta-no. Sm. V. G. Lai. camcp latamis. (Da citarne che iti comp. vai piccolo, basso, e platanos platano.) Sorta di platano cosi detto per la sua picciolezza. (Van) Camera, Cà-mc-ra. [ó’/.'j Stanza fatta principalmente per dormirvi. Lat. cubiculum. Gr. noirwv. (Dal gr. cwnara volta , perche d’ordinario la camera è fatta a volta. In ar. chamara opcrmt , texit, e chema- ron copertura. ) Bocc. pr. 6. Nel piccolo circuito delle lor camere racchiuse dimorano. Dant. Par. i5. to5. Non v’ era giunto ancor Sardauapalo A mostrar ciò che in camera si puote. Amet. 4g- Venne poi Sardanapalo a mostrare conte le camere s’ornino. Ovid. Pist. Citcrca vi premise alla mia camera. Dar. Scism. 11. La qua- le il Re nell’ andare alla madre adocchiò , e tirollasi in corte e in camera. a — Far la camera Acconciarla , ed ordinare il letto. Bocc. noe. i3. i4 -Il fece smontare, c feccgli la sua camera fare nel meno disamato luogo della casa. (A) 2 — Dicesi Camera locanda quella che si dà altrui dal padrone della casa ad abitare per prezzo. Locanda. Lai. diversorium , hospi- tium. Gr. Txvbfxdzii. Maini, g. 48. Ed ei, che in una camera locanda S’era acculato. 2 — Lettere di camera locanda vale lo stesso che Lettere di scatola o d' appigionasi , cioè Lettere grandissime. Alleg. g3. E quasi certo eie’buoni elfetti della scrittura del suo celebre quaderno accanto accanto , ed a piè d’ ogni prelibato recipe, a lettere di camere locande scriveva ec. 3 — * Si dice altresì comunemente d’un Albergo ovver Osteria che dà da dormire a’ forestieri. Annoi. Maini. (A) 3 — * Cameretta, Cesso. Onde Andare a camera è lo stesso che Andare al cesso. M. Aldobr. La mora fae bene andare a camera. (A) 4 — Luogo dove si conservano e si portano i danari c le scritture del pubblico, [del principe, e di alcuni coltegli.] Lat. acrarium. Gr. Sr,- [Aoetov tx/xHqi>, G. V~. si. g2. 2. I camarlinghi della camera del comune , e’ loro tificiali. E so. go. Li beni , quali erano incorporati alla camera del comune. Urb. E la nave e 1 ’ altre sue cose alla camera imperiale confiscate. 3 — Talora per li Ministri o Camarlinghi di essa. Cas. Idi. 56. Prometto a V. M. di pigliarmi carico io, se Ila bisogno , d’informare tutta la Camera apostolica a uno per uno. » Sala. Avveri. 2. 2. sg. S’ è fatto un ordine in Camera : questa spedizione dee passar per la Camera. (V) 3 — [In generale prendesi per Fisco , o come oggi direbbesi Finanza.] M. V. g. sso. Comandamento fece co. avessono pagato alla camera sua quegli danari che ’l benefizio era tassato. Borg. Orig. Eir. 252. Quello scambiamento de’ Liguri fecero allora i Romani a spese della Camera loro propria. 4 — * E parlando di moneta. Ambr. Bern. s. s. Sì eh ? Che somma? Faz, Duomila di camera Tutti in una partita sola. (N) 5 — * In alcuni paesi dicesi il Luogo dove si tengono certe adunanze per altari pubblici, e l’adunanza is tessa. Come in Inghilterra Camera alta (Ve’ nobiliJ e Camera bassa (Ve’ comuni) in Francia Camera de’ deputati e Camera de’ pari. (A) (Van) 6 — Luogo subordinato, Ricovero. M. F. g. 2. Raccendo buone e larghe promesse a quegli di Sogliano, come se fare volessono quello luogo loro camera o ridotto , e fare certo chi dentro vi fosse. Pecor. ss. 2. Udendo come ella fFiorenzaJ era stata edificata da’Romani , ed era camera loro. » Frane. Suedi, nov. 3g. Uno Fosche- rclio da Matelica , che era gran caporale ec. , facea sua camera in Malefica. (V) r — Esser camera eli cilecche sia Esserne maestro , Averne abbondanza. Fior. S. Frane. s38. Volendo sapere di certo se il demonio, eli’ è camera e padre di bugia , in queste cose ilicea vero. Tue. Dav. Ann. 4. 85. Ma per essere Sejano, camera d’ogni enormezza, troppo amato da Cesare ec. E Stor. t. 204. Era la colonia Lionese avversa , e nella fede a Nerone ostinata, e camera di novelle. S — Maestro di Camera. F. Maestro. 9 — (Auat ) Quello spazio che è compreso tra ’l cristallino e la cornea , e che contiene V umore acqueo deli occhio. (A) 3 — * Nel tubo vocale, esteso dalla glottide sino alle labbra , alcuni distinguono una Camera laringea , ove si forma la voce propriamente detta , la voce prima ; ed una Camera linguale , separata dall’ altra per mezzo dell’ ioide, dove si forma la parola. (A) (A. 0 .) 10 — * (Zool.) Lo stesso che Nicchio. Salviti. Opp. Pese. 5. Delia loro Camera ca. ciao fuor la lingua lunga, ( le porpore. ) (N) 11 — (Fis.) Camera ottica. Strumento il quale è come un occhio artificiale , e serve a disegnare ogni oggetto , e levar di pianta , per tal rnot/o , che tutto ciò che da un dato punto apparisce in prospettiva, vien espresso in piano sulla carta , o alLro , che si tien davanti. Chiamasi anche Camera oscura. (A) 3 — Si dà pure questo nome ad una cassetta con una lente , a cui applicando /’ occhio , si vedono ringrandite e come in lontananza , per mezzo ti’ uno specchio inclinato , le vedute che di mano in mano si pongono nel piano della cassetta medesima. (A) 3 — Camera lucida. Macchinetta inventata dall’inglese TFollaston per uso dei disegnatori, nella quale V immagine d’una cosa per via di rifrazione e di riflessione è rappresentata sopra una carta. (B) l'A — (Ar. Mes.) T. de’ magnani, carrozzieri, e simili. Camere si dicono quelle rotelle, nelle quali passa il cignone che regge la cassa degli sterzi e dette carrozze. ’ — Specie di staffa a squadra , c talvolta inginocchiata , stabilita in qualche parte per diversi usi; come , Camere di ferro invitate net cornicione della cassa, Camere larghe per la bilancia ec. (A) /' — C- de’ legnrquoli e simili. Quel cavo che si fa in un pezzo di legname in cui dee internarsi un dente per calettatura , ovveiv una grossa cavicchia di legno , una chiavarda, 0 simile. (A) CAMERIERA 4 — T. de’ vetrai. Lo stesso che Tempera. F. (A) ^ ^ ]3 — (Milit.) Anticamente era un piccol vano cilindrico che -,1 cava nel fondo dell’anima de’ cannoni, sotto la lumiera, e " , t per oggetto di portare il fuoco direttamente e centralmente sia ^ cica; chiamuvasi propriamente Camera d’infiammazione o P°. f co. Oggi è quel volo più ristretto che si pratica nel fondo d'' . ^ ma nelle artiglierie. , il quale ha varia figura, come conica, s J e . m cilindrica ec ., ed ha per oggetto di contenere più raccolta rica , a fine di averne colla combustione più sviluppo di fluido t co e maggiore portata. (Gr) (N) ^ ,. e 3 — Camere chiamatisi anche le cavità che si trovano tei , ^ reti dell anima di qualunque bocca da fuoco per cattiva fasi 01ie, s 14 — (Mario.) Luogo destinato agli Ufficiati della nave. (A) 2 — * della tromba .• * Il maggior vano detta tromba , 1 scorre il gotto. (A) . . 3 — del consiglio ; * Quella in cui sì tiene il consigli 0 ^ navi da guerra ; trovasi sul secondo ponte sopra quella di Barbera. (Van) o J 4 — di porto ; * Parte del bacino d’un porto di mare ritirala e profonda. (Van) jfit 15 — (Cornili.) Camera dì commercio : Intendasi volgarmente mone de’ principali negozianti di una piazza , i quidi p'" 00 ' insieme agli affari del loro commercio. (Bai) . e )!t Camera dilli, eia Stanza. Questa deriva da Stare, e lettera j significa un luogo ove si sta, si dimora, si abita (Statiti), una parte della casa , cui facendosi corrispondere il lat. cUotcl e ili fu da alcuni apposta la idea di luogo da dormire. Nel coli» 1 i scorso si usano promiscuamente Camera e Stanza. Però AW ■ riputata più nobile di Camera , ed è di più ampia significai»^ li Camera. * (Gcog.) Città di Barberia nel regno di Barca , sul s di Sibra. (Van) . , g, A Cameraccia , Ca-mc-ràc-cia. [A/?] pegg. di Camera. Lat. cubici» 1 legans, iiicommodtim , iiicoiiciniimn. Gr. cixriij.ó.Tior. f 1 ’’ 1 c f Preti. R. Volea per sè medesimo la più vile cameraccia di l I pi/, vento. Belline. 276. lo dorino in una cameraccia ec. L’ a S° , ps I 1 lerci a ogni tuono. Tue. Dav. Post. fN. O erano camera# 1, ‘ vili, o scolorati, o giudicati a morto. 2 — Così in Firenze si chiama una Carcere. . Camerale , Ca-ine-rà-le. Add. com. Di camera , Attenente rii , per lo pai nel sign. di magistrato che sopriunlende .nil Ofè. pubblico. Lat. caineralis. Car. teli. 2. 160. Ne questi temp 1 , ^ jt mettono , nè it rigor delle cose camerali , le quali sono oggj lj a >' strette che mai. E 2. 22g. Contuttoché la causa sia stata »‘ gnatura prima commessa all’Ordinario ec., ai line hanno p u * elle sia camerale. A' Camerata, Ca-me-rà-ta. [Sfii Adunanza digerite che vivono versano insieme. Compagnia. Lai. sodalitas, contubernium. G' ,icP J x’i'iif. (Da camera, come se voglia dirsi che vive e convei 1 ’ stessa camera. ) Tue. Dav. FU. Agr. 38 y. L’ ebbe per deg u ser provato in sua camerata. . jnsi^’j 2 — Sm. PI. Camerate firn. Compagno che abita e mangia ; Lat. conlubernalis. Gr. cìjzitqi. Ai a'ni. 12. g. Olà, c ^ ie . 1 ì u „ rt /, F un risponde e dice : o camerata , Cattive , dolorose. » W Nc io solo, ma le mie camerale ancora, credo, per P artr Jr C Lil. fo r.o i giovani, d’aver portato qualche cosa di Spagna. (A) *rfo o 0‘ f fom. i. 60. Trattarmi ec. con titolo di camerata , alloggia 11 casa - ec :.W. .v #*$> di (Milit.) Adunanza eli soldati che vivono insieme. “8 1 ..“‘Acà 11 . 4 camerata per Unirsi in camerata ; Caporale o Sergente di ‘Vp/A quel Sotto-uffizi ale che presiede alla camerata. Camerata _ ' mente è il soldato che abita e mangia insieme , ma ora f fo. ? per Compagno nella milizia, Compagno d armi, ComnnU voce familiare. (Gr) — Per similit. Far camerata ™ Intrattenersi con quale” ** dicesi anche fig. Alagal. leu. 1. Tornando di fresco di c far camerata colla mente divina. (N) . CA'- Camerella , Ca-mc-ròl-Ia. [V/f] dim. di Camera.— , Camereyi 1 rina, Camerino, Camernzza, Cameruccia, Camerotto, sin- rP ' u r.i P |l j| cubiculum. Cavale. Specch. Cr. Vedi ancora tre tettucci 111 .issi 1 cola camerella. Vit. S. AI. Alaild- 112. Si levò ritta, enee una sua camerella. p-g, Ofjj, 2 — Per similit. [ Le celle delle pecchie nella cera.1 Scn. 1 tsf. nano ciò eli’eli’hanno recato, ripongono per camerclle c ' fys&'a 3 — Dicesi oggi itti Un chiuso di drappi, o simili rabe,P e ■■ . ì- il luogo dove si tiene il letto. » Salvi:. F. B. 4- 7 ' u |. glionc : ora usano le camerette , e i canopè. (N) , Ca-mc-rét-ta. [A/.'] dim. di Camera. Lo stesso ctìe j,, (. "" “ '1-49- Es Xki»f poppa cc. » co 4 l « 5 i nov. 86. ò."Ora non 3 V ' cv c heS’ ■retta i v^A MARETTA, l.i, y. Lai. parvum cubiculum. Bove, nov. montati , data loro una oauim-ita nella leUuccio assai piccolo si dormiva. E elio mia cameretta assai piccola. Petr.son. igS. O carnei'^ ^ fosti un porto Alle gravi tempeste mie diurne, Fonte oi u Alleg. 12. Al poola anche diletta La sua vii cameretta. 2 — Per similit. [ fu dello di alcune piccole cavità del c ° 7 fj 0 ,)i. -* che i nolomisti moderni ajipeUano Cellule. } Lat. cellula, 8 . Secondo l'opinione d’alcuni, vi sono sette camerette j- ,ji tre parli: nelle tre, che sono dal lato diritto, si genera) 1 ^ nelle altre dal lido manco, si generano le femmine ? e ut fra queste gli ermafroditi. , jl' 3 — Lo stanzino ov’è posto il cesso. Lat. latrina. Gf *%*£{$& Cameria.* (Geog.) Ca-mè-ri-a. Lai. Camerium, Cawaria. A wr talia nel territorio de' Sabini. (G) ) Cameriera , Ca-ine-riè-ra. [ Sfl Donna che assiste a' servhj^ qC c* mera t della persona della padana. Lui. cubiculari;»* -1 CAMERIERACCIA tutta sonnacchiosa fu aperta. E una cameriera 2 A\ La camera da . . . y,t - Dant. 22Q. Io voglio lasciare stare , onde vengano ti servi , le 5 C '.'C, le natrici, le cameriere. G. V■ 12. m- 9- Con buona compa- Sjna di cameriere e di balie che ’l nodrivano e governavano. E rune, ficirb, i n rv.-.-..-. -ì - 7 ' camcrioi*a , sua donna sci- "(ira. ji. c om(; don-iella deggia , li cat , fue. „ f' ( .. Jac. T. 3. 2d. 42. V una si è mia cameriera , e coli*. •««■saggierà. E Erme. Suedi, nov. 226. Avendo a jiudi di se la sua «menerà. E sotto-. Chiama verso la cameriera, e dice : eo. (V ) r t £ ( er metnft Er. Jac. T. 3. 2 4. 53. Cameriera e la sperauza , r- ie C1 dona consolanza. ^»iEai E B icclJL ) Ca .„ à : 7■ Zambracca, Franz, dmuiirièrc , la cameriera ; qui quasi ca- ■minerari-;-. /. - — C *mC?'c (A) (N) tic,/,.. ’ La-mc-ric-re. t-iue-rie-ràc-cia. Sf. pegg.i/i Cameriera. Salviti. F.B. Oraceli, Franz, duunlrière. ‘ ' ’ . iSm. Quello tra i servidori , che ha più par- Wmtcr camera e della persona del padrone.’] Lat. cu !>icu- tìc.; n ’ tir * *’ ctTa - K o i H‘cr7iS. Bocc. nov. 1 7. 2Q. Insieme con un segrc- i S ‘ mo cameriere del. . scalco e segretario trova. 3 cT c ‘| in ericre del Prcnze , il quale avea nome Cmiiaci. Ar. Sai. '-ameriL'r , • ult V( / *’va. ) il Jattici. 1. 27. Bevg. (N) Lo stesso che Camercìla. belle veglie nella mia * n ,l ’ Va * ). MattioL 1. 27. Berg. (N) F. fi \ Uii-ine-ri-na. Sf. dim . di Camera. 1 camerini , & 12 9- daremo certamente di * " (Ar’vi 11 ^ 'l" ar| mre. (N) '“ Al, £RiKo 'r ^ di Camera, nelsign. di Staffa oStaffetta di ferro.(A) Jh/iiìi ’ ^e-rì-no. Sm. Lo stesso che Camere-Ila. F. Tas. Lete. alcuna ^ seu ^ 11 ' (1 I troppo incomodo di lunga abitazione, non avendo s. y Catl *eru o alcun camerino che fosse proprio. (V) Bemb. Leti, simo pJ 0 * f°trà ridursi nel camerino. E 2. 11. 205. Con un bellis- 2 S rm ° acconcio ec. (N) i fian c F J ?') ^ tanz °Ht 10 fatto con tramezzi d'assi nella poppa lungo hard0 « l - ** Una nawe per uso del pilota ed uffizioli delle navi d'ulto a f 1 inerirti de' piloti e bassi uffiziali si appellano Ranci. (Van) r> n «^e. (a\ Bucinai * Certa foggia di stanzolma dì è nella prua della c *d EBI ;> 0 . l v coi) t ; n „„ ■ pr. m. Lat. Camcrmus. ( In ar. chammiron est qui 5 (Oeo?'^ a ^ ) (B) d't mi d if’' Cammcrino. Lai. Camerinum. Città e De'egazìone degli '® Chiesa tu-lì aulico Piceno. — Eiutne della Sicilia. (G) r, Cni 'ti allè t ì-sta. Sf. f r . dell’uso. Titolo che si dà in varie '"* sl riHK r do/iii c che servono le Principesse ne' loro appartamenti. (A) p 6e lf lca T0 ^i Ca mer-lin-gà-to. Sm. Lo stesso che Camarlingato, y. j e *llKoo fonar Doli. y„tg. ti. 15.8. Ballagl.Ann. 1621 7. Berg. (Min) 4 •".taro n ) .^'. a ‘ nicr 'bn-go. Colui che ha in custodia e balìa il hrig^j —, Camarlingo, sin. G. C. 7. 17. 2. E camcr- d’(j»ni S j a P e cunia fecero i frati religiosi della Badia di Settimo e t~ ii 1( , c a " h sc * se ‘ mesi. Lc-g H ( 0 l usato per Cameriere. G. K. 7. 67. 4- ^ quali patti il iVo/n. l1 ;-° ! u '°dei'endo al Ile per lo suo camerlingo , pregandolo ec. •tiar c |, ese dignità tra gli Elettori deli Impero. G. C. f ‘a. 6. Il Porta la 'sp^'^m-gh camerlingo, c’l duca di Sassogua clic gli AV ‘ t, ‘- , Cr.inff' 10 ^ 1 ' 1 è nome d' uffizio evale Spenditore, Provvedito- iK,Et >oi)On t ' 10 ’ tiratore. (Vai.) 1 l ,0 d°(i,i li( j^ l ' tUo '* (Bot.) Ca-me-ro-do-dèn-dro. Sm. F. Q. Lat . chamae- r» Piantinoli ° 8, C Da chame a terra, iliodon rosa, e dendron albero. ) ^Mp b f cella fosaepn ■ - A / 1,Ek On e **p r ° Sa cea cespugliata che viene vicino a tema. (Aq) 2 ‘ f^o"'l' ,U(: ' r ^' ne * accr. di Camera. Camera grande. Car. p ( ' ; dla porr" ^Presentandosi nella prima vista a quelli che entrano AiI fiRONi AN a ’^ c he viene dal camcron dipinto. ^iQn ^ *. (Sb Kcc.) Ca-me-ro-nià-ni. Seguaci dì Archibaldo Ca- P n<ò n UoU »^ presbiteriano di Scozia nel secolo XFH. , il quale ^'fV'Mscere la supremazia del re nella chiesa. (Ber) . P(Uni e « Ca-mc-rò-po. Sm. V. G. Lat. chamacrops. Genere ^•lis COs * delie pei’chè una delle sue specie , la chamacrops hu- r o % a r/n, radi non cresce piu di quattro o cinque piedi. Chiamasi (\ tria ì e r/ ma scope \ è spontanea in Sicilia. ( Dui gr. citarne a ^rot To l (l >s ° nc, >t. fut. di rhepo io propendo. ) (Aq) (Van) (N) 'Hne-ròt-io, [Aw.] Piccola stanzetta. [ Lo stesso che Ca- Ó cr °u 0 di ITf r " n : 1 -4 ( > m i cra un cesso senza riverenza, Un ? destro ordinario, f Qui nel signif. di Camerella 3.^ 5 ed N.pr. m. (In gr, oliarne in compos. vai piccolo, ÌT* (Vuri n lvill '? rìntc - )—Fratello di JSutna Pompilio. (Van) (N) Ci, Ser vizio ri ^ 0nte °he si dà a un mozzo che serve in camera , oltre r f SRTo, * C ( ; le presta nella newe. (S) ’ t-il.mA. v / - a ‘^ r 'to. ÌV. pr* m. — Capo de' Rutuli . (Mit) , lx ‘Ba. b- ^-nie-rùc-dn. Sf. dim. di Camera. Lo stessa che Ca- ^H’e Vcn j* Jien u. Cel. Fit. ì. i. cap. 2. Il mio maestro c^n grande ì Va * vede rmi alla mia camcruccia eh’e’m’avea dato ec.(B) Cì,'’ : ' rn occln- 1 Ca-mv-rù-gia. Sm. Sorta di gambero detto anche trozza i tVan) ■] Boèc. I. ‘ nie ‘JÙ5-sa. X.Sf. dim. A'Camera. Lo stesso che Camerella. ■ Cj «porta Si t -^P- 2 9 1 - Cn° letticciuolo ec.in una cameruz- Ci„ II ' er uzza “uche ec. a ine ec. è assegnato. E 206. Una fetida Is set £ 5 , tu conceduta. ^ P ,% m - ( 1" 8 r - Val cibo , frum*nto rac- CAMICIO 4 i colto dalla temi da chame a terra, e silos frumento, pane, cibo.)— Prìncipe d'Italia che divise l'autorità sovrana con Saturno. (Mit) Càmemce. * (Bot.) Ca-mc-sì-ce. Am. F. G. Lat. chameoycc. ( Da chame a terra, c syce fico.) Sorta di fico nano , o piuttosto specie di pi tute del genere euforbia , le quali in piccolo somigliano il fico p L sugo Laico che emana dalle lor foglie e rami quando si rompono .—-, Carne- fico , sin. (Van) (Aq) Cami. * (Mit.) Semidei de' Cliinesi : erano uomini ragguardevoli dopo la lor morte deificati dall ’ ammirazione e riconoscenza de'popoli. (Mit) Camice, Cà-mi-ce, [Am.] Festa lunga di panno lino bianco , che por- tana le persone ecclesiastiche nella celebrazione degli uffìcu divini sotto il primo paramento. —, Carni ciò, sin. Lat. alba. (Secondo l'opinione piò comune può trarsi dall’arabo Kamys tuniche.) Bocc. nov. 1.Ì5, Tutti vestili cocainici e co’pivialicc. andarono per questo corpo. Ordin. IMcss. Lo camice , lo qual si mette io prete dopo l* ainmitto, significa lo vestimento bianco, lo quale fece Erode in gabbo e in derisione a Gosucristo. Ar. JSegr. 3 . 4 • Or dove potrem noi trovare un camice Nuovo, che mai uon sia più stato in opera? E cqipresso : Di camice lia bisogno , c non di càmice. 2 — * É anche detta così quella vesta che si mette a* morti. (Van) Camicetta, Ca-rni-cét-ta. [A/.] dim. di Camicia. Cant. Carri. Se vi piace, farem numero tondo: Sette lire e una camicetta. Camicetto , Ca-mi-cet-to. [A/w.J dim. di Camice. Cant. Corti. c)3. Se vi piace, signor’cari, Portar sai o camicetti. Camicia, Ca-mi-eia. [ Sf. Feste di panno lino bianco , che portano uomo e donna in sulla carne , queha da uomo lunga per lo più insi no alle cosce , c quella da donna insìno a mezza gamba o anche al malleolo. Le parti della camicia dell'uomo sono: fi solino, le spallale , i gheroni, i quadrelletti, il cuoricino, le maniche, i polsini, i njaniclictti,ec. —, Cuiniscia,£//t.] Lai. subucub, intenda. Gr.vTa^irwv^ ( Dal lat. barbaro camisia , che secondo ropiuioncpiù comune può trarsi dall arabo qotnson che vale il medesimo.) Bocc.nov.100.22. Ma io vi pric- go, in premio della mia verginità che io ci recai, e non la porto, che almeno una sola camicia sopra la dote mia vi piaccia eh’io portar ne possa ec...E tu una camicia ne porta. Dant. Inf. 2Ò. Avendo piò di lui, che di sé cura , Tanto che solo una camicia vesta. 2 — In camicia = Colla camicia sola , e senz'ultra veste. Bocc. nov . ivo. 22.lt pregavano ec. che non fosse veduta colei, che sua moglie ec. era stata ec. , uscirne in camicia. E nnrn. 35 , Quando fuor di casa T avesse in camicia cacciata. Borgh. Ong. Fir. 4 °- lutino a cavarsi T am ilo di dito , che sarebbe come dire a noi, rimanere in camicia ec. Cuicc. Star, lib, 8. Federigo con gran fatica, per benefìcio della notte, appiede ed in camicia s* era salvalo,. Segn. Star. 0 . 166. Vi fu per pigliare madama Giulia Gonzaga cc. , che in camicia appena campò quel pericolo. 3 — Spogliarsi in camicia, fig. Fare ogni sforzo. Lat. conari. Gr. ò.'XoÌijzgSc'.i. Lasc. rim. Musa mia , Spogliati , prego , in camicia e ’n capelli , Or ch’io ho preso a lodar ec. E Pinz. i trova adoperato in senso d’iter, via. Secondo altri, è dal ted. kom- men venire. ) Guit. Leu. 17. Come che grave sia il camino, carni - nando a vcrtù, tenere il può chi vuole. Deput. Dee. 5 p. Li quali (in- segnamentij più presto apron la via alla natura o qualità dille lingue che la cammino minutamente tutta , ed ogni minuzia c’ insegnino. (V) a — a ritroso. * V. A ritroso, §. 3 . (N) Camihata , Ca.mi-nà-ta. [ fi) Cammin. * (Geog.) Città degli Stati Prussiani nella Ponieranfi' Cammihacciiiare , * Cam-mi-nac-chià-re. N. ass. V. dell’uso. a stento per debolezza. (A) . fi »' Casiminante, Cam-ini-nàn-te. [Part. di Camminare, usa’o p? r . ” li’'' forza di sost. coni.] Che cammina , Viandante. Lal. fi 1 ]' 0 ab óhlrriS. Bocc. Int.rod. 2. Questo orrido comincianiento vi b 1 fi- tiimenti che a’camminanti una montagna aspra cd erta. L na 1 *' 11 ' 7. E come costume é dei camminanti, con lui cominciò ad R* 1 ragiouauicnto. CAMMINARE ^ . T? per r' V J' ^tewinante = Camminaiv. Bocc. g. 2. n. s. Coloro j quali Cruuis* Ju “®°si paesi d’ Amore sono camminanti. (V) 8 ° ad' iE ’ Cain -mi- n à-re. JV. ass. Far viaggio, Andare [ da un luo- £af U \ L !'^ r0 movendo i piedi o altramente ] —, C.iminare , sin. camn? . a re ’ ' ,er f Jcere - Gr. bìoimpsin. Bocc. nov. 12 . 3. E cosi ,ra fnssan|l ° ’ ^ uaa cosa ‘ n “Ida, come ne' ragionamenti avviene , dal il passo. Lat. accelerare gradimi. Bocc. nov. 55. 5. Presi comi'n V - 0raloi ' e * n prestanza due mantelletti vecchi di romagnuolo ec. , > ^‘‘p 0110 a camminare. ir per me taf.] Buon. rim. 49- Non altrimenti rapido cammina fi., ™-. n ? 1 ‘ acc ia, alla morte, Chi verso le sue porte Per disperata iu- 3 ? volto. Qu a i ,'cscire a mal fine. ] Dant. Par. 6.l3t. E però mal cammina > sl "danno del ben fare altrui. ^_/> •_ -uunvr uci IA.II tutv una»» nato n p “Miliario Essere. Fir. Asili. 272. Fui gran fatto cammi- t . sit , n ( P er , Bljbi gran fallo camminatoJ.(S) Bocc. g. 5. n. 4- E non levi»! ° P ‘ U se ‘ miglia camminati la notte , altre due anzi che si $_ l ' ro nt ‘ camminarono. (Qai allegoricam.J (N) cc _ Qv «;s'- [Detto delle cose.] Sagg. noi. csp. 5. Il secondo strumento ci'Ura' 1 '™ 1111 ' a *cf 11 an i° P'ù di questo. £ 7. E quanti termometri cc. >1 br ,lu>sscr0 sempre del pari.» Biring. Pirot. Farcii vostro gitto, che € __ p E ° nzo senza impedimento possa per tutta la forma camminare. (A) j rli j I,A pesta, fìg. =5 Seguitare i esempio de’più,che si dice anche yt,:J tr ^attuta. Lat. populares opiuiories sequi. Or. Sti/someue j_ f* a,s sT.aoa/, «Ke tA PE ? TA ni altrui = Seguitare il suo esempio, Andar dietro /,,, ff vestigìa. Lai. vestigia sequi. Gr. roìs igvsmv thwkovBiìv. Alici f . • ^ cam minando per la pesta di qnc’ valcnt’ uomini , i quali _ t>E > aiVl onor e ec. hanno ec. fatte ristampar quelle dotte opere. s ° 01 piedi =3 Andare pe’ suoi piedi, Procedere naturalmente. ■— PE ,rCIn S * ia v * P rocc( lere. ór. cJw |3 xilene. F. Piede. Ue teagetti 3= Sojìsticare, Cavillare, Usare modi e ragioni slra- tra s - s . trava S an, i. Fardi. Ercol, 3ii. Ma a chi vuole camminare pe’ CAMMINO 43 Gammi* atrice,* Oam-vni-mi-trì-cc. Ferii, f. di Camminare. F. direg.(A') Camminetto, Cam-ini-nét-to. Sm. dim. di Cammino. F. dell'uso, e dicesi propriamente di un piccml cammino , dove si fa.fuoco nelle stanze per riscaldarsi, e dell ornato medesimo di pietra , marmo, o altro. Palla , molle, soilietto, alari da camminetto. Camminetto di marmo, d’alabastro, alla francese, modulato, con intagli ec. (A) a — Quel fornelielto, o picciol vaso, chi e' in capo al tubo o cannello della pipa, in cui si mette il tabacco per estrarne il fumo. (A) Cammino , Cain-mì-no. [»S’/n.] Luogo per dove si cammina , Strada , e B camminare stesso , Fiaggio. Lat. iter , via. Gr. óSo's. ( Secondo alcuni dal lat. barb. caminus che significa, iter , via. ) Bocc. nov. 14 . 6 . Il quale CsciloccoJ non solamente era contrario al suo cammino cc. E nov. .1 1 . g. E avendo questo cammino appreso, più volte Inf. i. 35. Aozi ’mpediva volte volto. Petr. poi in processo di tempo vi ritornò. Dant. i tanto’1 inio cammino, Ch’i’fui per ritornar son. 53. l’fuggìa te tue mani, e per cammino, Agitandone i venti e ’I cielo c P onde, M’ a idava sconosciuto. Nov. cult. 7. 2. Il cammino - .,.a .... i_ correa a piè del palagio, a — * Col v. Andare : Andare al suo , al loro cammino sene. Partirsi. F. Andare al suo viaggio, S n ' a . Um [col4 caso.'ì Dant.Par. S. 106 . Se ciò non fosse, il del, p arc ' cai, imine , Produccrehbe si li suoi elfetii, Fir. Lue. 2 . «. A me do jj c . ne l camminare assai viaggio non sia altro piacere, che quan- >3-, igeino arriva in quel luogo, dove egli desidera, gota MOSdo *— Fiaggiare. Bald. Dee. Che avesse sua vita impìe- ^“‘"minap Ca ™' tU[ 'are il mondo. (A) 7. ’?• Bm. L,o stesso che Cammino, Viaggio. Frane. Bari. 255. ^ A,,1 UNAT la * ar ®° a gùillari In questi camminari. * Pj r(; A ’ Eam-mi-nà-ta. [Ayi] L’atto del camminare .—, Cambiati, sin. liari j Una camminata = lAndare a spasso, P asteggiare.'] Lai. spa- 5 s a ’| a ea uibulare, iter tacere. giar n cos i perchè vi si può comodamente ondare o passeggiò ile ' n * T '° .. C ovvero, secondo il Passoni, perchè d'ordinario vi si fatt 0 f-T*'" 0 del fuoco per la famiglia.] Bocc. nov. 12 . i3. Avendo ^acciasP lm 8 ran di,ssimo fuoco in una sua camminala. Cr. 8 . 3. 4- di so); JÌ ncor detto giardino un palagio con camminate e camere , fiat,. « 1 ,. 0r * «c.; misurinsi e segninsi tutti gli spazii della cammi- 4 [ D e j Ue camere. leggi-, a,K be per altra parte più lunga dell’edifizio , come Una di p a |’ - n andito, un corritojo.] Dant.inf 34- gy. Non era camminata di bioio Là’v’eravam, ma naturai burella, Ch’avea mal suolo, e ^ Lata p„ r «ATol V ' ta cc - s « incitiamo. (A) ***• Lat ’ ^Wi-nii-na-ló-re. m. di Camminare. Che camnìi- Minatore ai ^” n ^ U ^ or ' Conv. 5^. 11 buoncam- (MarÌn S ] la S^j a tern,ine c a P osa ’ £ *° erroneo mai non vi giunge. •) Add. m. Dicesi d’un bastimento-che naviga velocemente. (S) — Andare per un cammino = Andare insieme. Dant. Inf. 25. 2 8 . Non va co’ suoi fratei per un cammino. (P) J — E per melu/.' Dant. Par. 3o. / /./. E (il perfetto nel foro divino Allora tal, che palese e coverto Non aiuterà con lai per un cammino. fCioè, Non proced rà d'accordo con lui.J (P) 4 — * Andare per lo suo calunnilo. Dicesi che una cosa va per lo suo cammino , per lo gran cammino , per dire, Ch’ella procede come dee naturalmente. (A) 5 — * Andare a mal cammino , detto di lite e altro che prende cattiva piega. Car. letl. Lied. f. ii4- e l<5. Io non voglio mancar di dirvi .... che le cose della casa quanto a le liti precipitano se non sì provvede, c che quella del duca Orazio col signor Pietro va a mal cammino. (Pe) 3— Colv. Chiudere: Chiudere il cammino = Impedire la via. Detto anche metaforicamente. Petr.canz. 2 . Morte può chiuder sola a’miei pensieri L'amoroso calumiu che li conduce, ec. (P) 4— Col v. Condurre: Condurre a cammino, parlando Ami esercito, equivale a Dirigerne la marcia. Jar. Nard. Fit. Giacom. Della perizia del condncere accortamente a cauuniuo gli eserciti.... fu singolarmente celebrato dagli auticlii Filopemcne capitano degli Achei.(P) 5 — ’Col v. Dirizzare o simili. F. Drizzare. (N) 6 — [ Col v. Entrare: Entrare in cammino. Lo stesso che Mettersi in cammino. F. §■ una buona camosciatala. . 1 Camoscino , Ca-mo-scì-no. Add. m. Di camoscio; ed è aggiunto d‘f a le concia, che sia morbida ed arrendevole. (A) 2 — Eig. Arrendevole , Che viene per tutti i versi , dovunque si *' r ’ Sotti, sat. 4■ Mi parrebbe aver lieti l’ingegno pravo, Se tal iìlosoo 3 > eli’è camnscina , Non consentisse a quel che da lei cavo. (V) -, Camoscio, (/.ool.) Ca-niò-scio. Sm. [ E. Camozza, eh'è più in uso.] fi iltcx. (Dal gr. cenuis damma, spezie di capra salvatica.) Morg. 148°: ^ to mammoli, bertuccia c babbuino, Mufo, camoscio, moscaito c 2 — (A r. Mes.) Pelle del suddetto animale [ o d’altro simile] alla si è data una parlicnlar concia, chela rende morbida. Cecch. I ' J(! • Cr. La coscienza eli’è come il camoscio: c’vieti per tutti * vcrS -’ Sagg. nat. esp. 8g. Fu perciò messa in cambio di panno una sttl scotta di camoscio. .. 3 — Quella specie di concia, per la quale la pelle del camoscio 0 d 6 ^_ camozza si rende morbida. Quindi Dare il camoscio o Camoscia 1 ’ 6 "' Dare alla pelle questa specie di concia. (B) Camoscio. Add. m. Si dice del naso schiacciato. F. Camuso. Jaì- SI . mus. Gr. tupós. ( Cosi detto per similitudine al naso delle capf 6 ’' Frane. Sacch. rim. 4 n - E ’l re Luigi , bello c lieto molto , Naso moscio, e barba lunghetta. Zi 1 Op.div.88. Re Luigi bellissimo, bar lunghetta , c naso camoscio , visse anni 4 - 3 . . f Camo,taceo , Ca-nio-stà-ce-o. Sm. Specie di pastume fatto con tildi spezierie. Statuì. Spez. (A) ‘ Camotes. * (Geog.) Ca-uio-tés. Gruppo d’isole dell' arcipelago delle f lippine. (G) Camotipoi.ite. * (Zool.) Ca-mo-ti-po-li-te. Sf F. G. Lai. chamotyp 0 ^' (Da citarne a terra, ty-pos forma, e tilhos pietra. ) Carne pietrip c< * te , o pietre che ne portano V impronta. (Aq) 1 Camozza. (Zool.) Ca-inòz-za. [Sf. Specie di mammifero che appartiene f ordine de’ ruminanti, ed al genere antilope ; è gii,ssa conte 1 becco , ed è la fémmina del camoscio ; ha le corna lisce , rotonn te e diritte, ma terminate in uncino ne due sessi-, il colore deI P el , sul dorso ed ni fianchi, bajo bruno-, sta in luoghi montuosi edf peslri. Lai. antilope rnpicapra Liti.] ( V. Camoscio.) Folg- E‘° s Lo fiele della camozza guarisce quegli clic non veggono bene di non' Beni. rim. t. 70. E parte il giuoco fi delle camozze. Maini. 3■ E quei (leraonii in Ibi ma di camozza Van tirando a battuta la carro*’"' Buon. Pier. 4- 2 - Capre (ebbi a dir camozze ) Zingane, in bar vostra , io voterollo. f Qui mclafòric.J ^ Campacchiare, Cam-pac-cbià-re. N. ass. F. dell’uso. Campare <■ disagio, Campar male , Fivcr mate , cioè a stento , in f Campar refe refe.-—, Campucchiare , sin. Monigl. Dr. O cauip 3 o campacchiare Voglio ognor lieto e giocondo. (A) .... Campagna, Cam-pà-gna. [Ar.] Paese aperto [e coltivato,] fuor di terre *' ■ rate. Lut.campus, ager. Gr. àyfio's. Dant. Infg.no. E veggio ad - man grande campagna, Piena di duolo. E 15.122. Clic corrono a V et ?,£. il drappo verde Per la campagna. E 23. E vede la campagna ih a ! >c !"||e giar tutta. Pelr. canz. g. 5. Veggio la sera i buoi tornare sciolti b* 1 } campagne. Fir. Disc. un. 12. Il bile restalo alla campagna liber? sciolto ec., si condusse in una prateria ivi vicina. E fò. Non uscir più alla campagna. -, 2 — Dicesi Campagna rasa quella ove non san nè alberi nè case o ti, o simili, che L occupino o rompano. Lat. aperta planitics- # àbsiUpes. Tac. Dav. Ann. l4- ig3. Sapendo tutti i minici esser 6 fronte, e la campagna rasa. 3 — * Battere la campagna. LA Battere , §. 38. 6. (A) . ^ ; 4 —(Milit.) IL tempo di ciascun anno in cui si suole g uerr ‘ , S3 ia ai , onde Compagna d inverno , d’estate. Dicesi Entrare in cainppS ^ Incominciare la campagna per Entrare in guerra , Incomincia' ^ guerra. Dicesi altresì Tener la campagna , e vale Esser padrone un paese , ed obbligar V inimico a ritirarsi nelle piazze. (G) ^ 5 — * (Marin.) Il tempo di ciascun anno in cui le flotte P <>ss 'f 10 ■? Bì v in mare. Così Far la prima, far la seconda campagna = Eaf "r mo , il secondo viaggio sulle navi da guerra. (A) . /Q) Campagna.* (Geog.) Cil. del Regno di Nap. nel Principato citef- Campagna m Roma. * (Geog.) A ut. prov. degli Stati delia Chiesa oggi forma la delegazione di Prosinone , e una parte della coln di Roma. (G) , Campagnano. * (Geog.) Cam-pa-gnà-no. Fiume della Calabria, (ff ' g. Capagnetta , * Cam-pa-guét-ta. Sf. dim. di Campagna. Parnas■ 3 -tg5. Di giugno aiate in tale cauipngiictta, Che vi siali corbi 6 “ ” roncelli. (B) fìy Camp agnino , Cam-pa-gnì-no. Add. pr. m. Cli è della campagna ai a y ma. G. F• 7. 8. Coi baroni e cavalieri di Provenza e Romani e pagnini, eh’erano intorno di novecento. (A) (Pr) i Campagnuolo , Cam-pa-gnuò-lo. Add. m. Di campagna, Apparle" campagna.—, Campajuolo, sin. Lat. agrestis. Gr. d-yfuct- - Jt\ 2 — * (Zool.) Ratto campagnuolo. Specie di mammifero del gf n ^ ^ 1 sorci , che dimora ordinariamente nei boschi, e nei cespugh , ‘ jota ivatori per una contusione di nomi attribuiscono lutti i guasti} coltiv .cd uiun uu-n per unu lAdii' usuine ui tivtm niu tvui&c'inu nui* ► <-> rie loro campi e ne* loro granai dai topi\ dai sorci, e da aU l e ‘ della famiglia dei rodenti , meno conosciute di queste due ultu CAMPAGO cn„fa caill pagnuolo : Specie di mommi fero del genere de'sorci, inique ‘ a S r f (> dori comunemente col ratto campagnolo , quan- ratteri n eSS ° ul ‘ il ' r ' l!nt ' n ^ r distinto , tanto per gli specifici suoi ca- gtj' j j’ r ì! ,a l lt( > per la natura de’ suoi guasti ] lìed. Osservai, cuiim. 3 —. » j. P 1 domestici e campagnuoli possono poco soi'frir la farne. Cam" ,a ,n & sost. , ma non dicesi che delle persone. (A) Bio ^>"*‘0 dilli da Campestre , Agrario, Boschereccio. Il pri- camp a g S1 mc S*\° di persona di campo , di chi nasce cd abita nelle più i.f lle -’ ed ® addetto alla coltura de’campi. Campestre si applica ^' r iscon* )llamente ldle CObe > a * luoghi r agl' Ui > i lavori, che si ri- V° cc D j^ a cam pagna. Agrario è molto alfine a Campestre , ina è ùnto c ; 6 U . Sa ^ a n 'i linguaggio scicnlilico e teoretico. Boschereccio è Costi,i le ® di bosco ; c dicesi di cose , di persone , e nel fig. di Camp"Ó? i rA usi ’ di vivere salvatico «=. d< sÙ .f. m. F. L. LciL cnmpngus. Calzatura Un u seH? a ^ rn/nani i tu quale a differenza della caliga che era St'anU ' 0 ‘j lCe su ‘^ u legata sul aiede con alcune co veggio , aveva un tallone * ° Cucit0 tuUo intorno della suola , il quale copriva il de. 6 lulie l g diia \ lasciando scoperto solamente il collo del pie- tino a ttnen esso attaccato con varie cuivggie , che si alzavano ^Aiipijo m f^ Za ^uinba , incrocicchiate insieme, piu volte. (Mit) pi. Band um *P a ’̰* ^iui. Colui che è proposto alla cusUclia ,P ri Vi)te cn/„p 0 0L 2 ’ Cam-pa-jiiò-lo. Add. m. Di campo , o Appartenente a ‘ytiupyf. 0 stesso che Campagmiolo. F. Lat. agrarins , agreslis. Gr. a — [ Jf l K son - 62. Che gonfili come botte campajnole. r. da. imitar Usat ". P er A grario , nel sign. di Legge agraria ; ma non è ^ Ailp *Jcoi, 0 n lv \ 11110 eellòe menzione della legge campajtiola. proposto alla ciish dia de' cani- n N° n s ‘ P ossotl ° fin - campii per guardare i beiti delle Casi n■ 30 i le , e pagarli a spese de’Comuni. (A) co/, eo pteri (Zool.) ni. Specie d’insetto f d al genere stafdino , che ha il appartenente all' ordine de 1 c °n fàsce' ^ ai è ene re staf lino , che ha il corpo peloso, nero, »> P^viim.e" e che ha le mascelle grandi come il capo. Lat. sta- C *>C c n ' ,X,llos,, s Lin- (Va,,) (N) S Per (o u *J;pà-lc. Add. com. Di campo , o Da campo ; e dicesi non ,J battaglia. Lai. campestri». G. F. 7. ini. 3 . Provvide Po pp r * Ci ’-* a baiiaglia campale. Morg. i5. Che a corpoacor- n l ,a * battaglia Sul ito iuor ne venga alla schermaglia, r rc Giovai”^' a ' e T z -& se1 'vito in campagna. G. F. 11. 8. 1. Se per lo ’ uAMp A5iEx^ 0 ° l p Cu * a tì ’ cr;,ll ° dati, non tossono soccorsi con oste campale. f^'Si'iin ’ ^‘^p'pa-mcn-to. Il campare , Scampo. Lat. vita, * u ^iaùe Wm i 1 ' Q' ,L di° che stimava utile e dilettevole, stato n ' '** 1 s,a n),, ' tL ‘j e questo, che stimava sozzo e dannoso, jN 0 thiafiv' !° lte de! sao campamento. Alberi, z/6\ Poi Me- 5 dimani Un ^° a à ‘‘ nicdici, del campamento della sua figliuola ^ As * p a;u (*° Accampani enti. Ac.Cr.Conq. Mess.lib. $. Berg. (Min) p ?*o l '/-] Strumento di metallo , fatto a guisa di Sl s Uon a a i laf ’ ^ con un battaglio di ferro sospesovi entro, u . ,l 8ii e ì d' U '' ri 4 jjJ' n Ì, rame a adunare il popolo e i magistrati , b bordo t LU,U , c òtm.'i coìl. [ Le sue parti sono: la testata , bfette e c ? Cl *fva o « uivafnui , le fasce o fascette^ i cordoni o cote a — 'topanùi r r^‘ al ' uo ^ a ' rampaiium. Gr. x.v$» v. ( Cosi detta da Sl lèr L . ro j Atr . I;1 di lavo.oi poiché in un luogo di cs'tu™ suono pareva che dicesse Vendi c mpegna.(A) iV 4 * 5 cfte * eampanile suona le sue caropane: Dicesi per fare u-ten- \il. Clas ouuo seivirsi delle cose sue non delle altrui. (A) ,Frq n accordare un lento e una campana zp FoUr metter ac- Per sin??' 1 P u '° stare - Serd. Prov. (A) ( ot)(j c V.iso con un beccuccio verso il fondo Litigo o. tolto, 1,1 Eleo? 1 . d’ì^r che distilla. Cr. 5. 48 . U*. 1 acqua si nce- Wm a Ito vascl di vetro . sotto ’l becco della campana ordì- licnjus aspergere. Gr. òtublf^ar. F. Attaccare ^ — Sonar la campanella, fig.zsMurnprrare, Sparlare. M.F. g. tori. Ma poco gli valse a questa volta sonare la campanella, che ’j comune di Firenze, usato di mantenere sua fede, e lealtà, a questa volta chiuse gli orecchi. — T. generale delle arti, e dicesi di qualunque cerchio o cerchietto di materia soda , che serve ad appiccaivi alcuna cosa. Per lo più le campanelle possono muoversi liberamente in un anello in cui sono stabilite. (A) — [Dicesi Campanella dell’uscio ,edanche assolutamente} Campanella, quel cerchio, per lo più di ferro , fatto a guisa d’ anello , che s' appicca (di' uscio per picchiare; e molti altri anelli fui ne'ntgri per diversi esercizii. Lai. corni*, annulus. Gr. oxpib. Nov. ant. 8g. ,. A una di quelle campanelle, che ivi erano,conveuiali mettere le redini del cavallo. 1 — Attaccare i pensieri alla campanella del fu scio— Dopargli. / a t. curas deponere. Fir. Lue. 1. 2. Ma vedi, io Voglio che noi attacchiamo i pensieri tutti alla campanella dell’uscio. 3 — Baciar la campanella , lo stesso che Baciare ij chiavistello, e vale [Partirsi da una casa o da un luogo , dove non si ha intenzione 0 potestà di ritornare ; e ordinariamente dicesi in cattivo senso. ] 4 — £ per mctaf. Abbandonar 1 ’ affare. Belline, son, 282, Ba- 46 C A MP A NEL L] N A ciato ho, compar mio - la campanella Dì queste nostre imprese senza sale. 6 — Quel cercliietto di fìl di ferro attaccato alle portiere, tende ec. per farle scorrere a line di aprirle o serrarle. j — Sorta di cerchietti o orecchini che tengono le donne agli orecchi per lo più d’oro. Lat. inaurcs. Gr. sW-rm. è — Ed anche in generale dicesi di Ornamento d’oro o d’ argento pendenti a guisa di campanelle. Fior. S. Frane. i4 G - Era questo in altare uno fregio singolare, ornato con campanelle d'ariciito di grande valuta. E t4l- Dice frate Ginepro : Queste campanelle ci sono di superchio. (V) g — * Calze a campanelle. V. Calza , §. 1. 4- (N) 10 — * Campanelle di San Ruftéllo. F. Campana , J. il. Pataffi 7. Come di san Ruffel ic campanelle, Co?i appiccicando gli accordai. (N) 11 — (Ardii.) Campanelle n Gocciole: Sono quegli ornamenti a modo di campanelle, o di gocciole , i quali si pongono sotto i triglifi, Baldin. (B) 12 — (Marin.) Dicesi di qualunque cerchio o cerchietto di ferro , che selve ad appiccarvi alcuna cosa. (S) 1 3 — (Boi.) Cosi chiamasi il petalo unico de’ fiori monopetali campanulati , il quale è formato a modo di campanella, (B) 2 — * Cenere di piante della pentandria monoginia e della famìglia delle campanulacee , che comprende moltissime specie , fra I a quali vi sono alcune che interessano il coltivatore , come utili e molto dilettevoli. (Ag) >4 — * (Mus.) S’impiegano le campanelle anche come registro negli organi. (L) Campanella ditti da Campanello, Campanuzza, Campanuzza, Campanella. Tutti sono diin. di Campana, ma non potrebbero sempre questi dim. scambiarsi tra loro. Campanella e Campanello si danno generai mente per sin., eppure una ha de’sign. che non convengono all'altro ; come quello de’ botanici, degli architetti , e quando esprime quel cerchio di metallo che si appicca all’ uscio per picchiare , o quel cerchietto di ferro attaccato alle portiere , o quei d’ oro che tengono le donne agli orecchi. Campanello dall’altra parte è propriamente il piccolo sonaglio che si può tenere in mano ; e però dicesi esclusivamente di quello che tengono i magistrati 0 altri che preseda ad un consesso; di quelli che si usano sospesi a’muri delle case private per chiamare i famigliar: ; di una parte del morso del cavallo cc. particolari de’ primi, mal si potrebbero adoperare i secondi. Finalmente Campanctta se ha simiglianza c quasi fraternità con Campanella , è molta lontana da Campanello. Quanto a volume la scala ascendente sembra essere Campanello , Campanella , Campanella. Campanellina, * Cum-pa-nel-li-na. Sf. dim. di Campanella. Pros. Fior . N. Sp. ( 0 ) Campanellino,C am-pa-ne 1 -!ì-no.[i 5 ’m.]i/ùn.eù Campanello.—,Cainpanclluz- zo , sin. Eat. parva, noia. Gr. /Mxpès mlbur. Fi!. S. Ant. Al suono di quel campanellino, che si suona all’altare alla elevazione del Signore. Campanello, Cam-pa-ucl-lo. {Sm. dim. di Campane. Dicesi propriamente di quello che per lo più sì può teneie o portare in mimo.'} F. Campanella. Serd. Slor. :.1 - 5iti. Divisala in ischiere, la faceva entrare nel lavoro in giro al suono d’ un campanello. E 14. 5j6. Credevano che 1 ’ istesso campanello c suono avesse qualche forza d’incanto. 2 — Andare a suon di campanello “ Vìvere a posta altrui, lolla la metaf. da' Religiosi claustrali , che vanno a mensa, e altro, al sonare del campanello. Lai. aliena vivere quadra. V. Andare a suon di campanello. 2 — Vale miche Aver briga da’Magistrati ; detto dal chiamar dentro all udienza le parti col suon del campanello- 3 — * Andare a passere col campanello ; lo stesso che Andar col cembalo in colombaia , cioè Fare a rovescio, perchè a tali cose si richiede silenzio. (A) 3 — Tenere il campanello , si dice di chi nella conversazione cicala per lutti gli altri , [0 semplicemente di colui che parlando volge a sè l’attenzione della brigata , ovvero di quello nella brigata , che favella in luogo degli altri, ed a nome di tutti ;] detto perchè nelle udienze de’ Magistrati quegli che è proposto tiene il campanello in mano, e piala, e dà le risposte per tutti. Lai . arcnytac erepitaciilum. V. Flos, 2-i q. Malm. 7. 5 o. Brunetto , che teneva il campanello, Dice chi sia, c di che casa egli esce. 4 — *' Attaccare altrui un campanello. V. Campanella, §. 2. (A) 5 — Sorta d’imboccatura del morso del cavallo. 6 — * Fig. Richiamo, Allettamento. Bracciol. Schern. c. 15- E perchè la campanel de le lenzuola Non si può lungamente contrastare. (N) Campanellone. * (Ar. Mes.) Campa-nel-ló-nc. Sm. T. de’ valigiai ec. Grossa campanella con puntale, a cui s’ affibbiano le tirelle. (A) Campanellotta, Cam-pa-ncl-lòt-ta. ISf. accr. di Campanella.} Dav. Oraz. gen. delib. t4l- Abbia di sopra lina campanellotta soda , atticciata e dorica, che s’ appicchi a un foggiato arpione. ( Qui nel sign. di Campanella , J. 11- ) Campanellozzo , Cam-pa-nel-lùz-zo. Sm. dim. di Campanello. V. Campanellino. Bronz. Rim. buri. 3. 5i. In mezzo a tal dolcezza esce una messa Con un campanelluzzo fastidioso, Talché quell’ armonia non -è più dessa. (B) Campa netta , Cam-pa-nétta. Sf dim. di Campana. V. Campanella. Pros. Fior. p. ff- v. 3. pag. 166.ÌÌ. danno un tocco ad una campanetta che sta quivi bassa. Lasc. ndv. ii. pug. i35. Non si sentiva mai romore , se non di venti c di tuoni, c qualche campanetta sonare 1’ avemmaria. (B) CAMPARE Campania. * (Gcog.) Cam-pà-ni-a. Sf. Ant. regione nel Regno tfi ^ poli, oggi Terra di Lavoro. (G) _ . 0 Campaniforme. (Bot.) Cam-pa-ni-fór-mc. Add. coni. Dicesi di oiu‘ c ^ corolla, che ha la forma d'una campana. — , Campanulato , (Da campana, e forma.’) Lat. canipauiformis. Vallisu. 1. 2°/- 1)1:1 (A) (A. O.) (N) s(r Campanile , Caiu-pa-nì-le. [AVn.] Torre dove si tengono le canf an ? .| spese. Lat. turris sacra. G. V. 7. ig. 2. Uu giovane degli Uwrù'^ quale era fuggito in sul campanile. Fir. Disc. an. 28. Aveva P C1 il campanile , e tutta la casa del parrocchiano. 0 le 2 — * Quel luogo 0 sommità d’ una torre o altro dove si tong° n campane. Vosar. Vii. Sopra la torre si léce poi il campanile ■ simo. (A) 3 — Dicesi Campanile a vela queirarcuccio che s’innalza sul WU r ° a chiesuola , e dove si bilica una campana. (A) 4 — Per similit. Calza a campanile. V. Caiza, (. 1. 5 . ,]p 5 — Fig. Lanciar campanili [o Lanciar campanili in aria]= fyj, ja- giare , {Spacciar frottole, e cose non verisimili o impossibili •] ctatorem esse. Gr. àKaiovct. duca. Varch. Ercol. 54- Quando a e ^ in favellando , dice cose grandi , impossibili, o non vcrisiro 1 ** 10 . s’ usa dire : egli lancia, 0 scaglia , o sbalestra cc. , o ei lancia j ni, ovvero campanili in aria. Lib. son. 8. E va pe’cerchiolio do il grido, Lanciando campanili. j > u( m 6 — Con mo cornacchia, che si pone lontana dagli uomini sulle cane un c0 f nili.}Lat. teclus homo. Ciriff. Culv. 3 . 77. Era di campauil qi |est nacchia , 0 formica di sorbo, che non esce. 0 ^ 7 — * Prov. Il campanile non migliora la cornacchia =: U m°è° grado non muta le qualità del possessore. Serd. Prov. (A) «et 8 — * (Marin.) Luogo dove sta la campana della nave la quale sW indicar le ore, e regolar le guardie. (A) c f 9 — * (Mus.) Campanili armonici. Macchina inventata in ^' a ^ ns pil^ ca il ij84 dal sacerdote calabrese Domenico Galeota. Avea 1 , esteriore a forma di gran canterale , di palmi selle di k&S jjjfl cinque di profondità, e dodici da terra sino al campanile “( fii' eh' era il più alto, e che ne uvea a’fianchi due altri più bassa teneva il pianoforte, il cembulo a penna , i violini primo e f 1 » corni da caccia, le trombe , il cantra'tasso , l organo , i c pfr i piatti , ed il cariglione , le cui campane erano situate ne tff. c0 p panili. I mantici de’diversi strumenti da fiato venivano 0 aver si possa negli orecchi. (G) ,f Campara. * (Geog.) Cam-pà-ra. Regno dell'isola di nt , r ic.ol° Campare " ’ " ~ — .... n. ... 63 .1 loro arnesi cc. molti li perderono per volerli carnp^' ar c, •' ,i n rv _ c. a t „..ii„ .,,^1 alcuno can*i , in,, alcuna c^tt W sono disfatti. G. V. 7. 6t. 3. E nullo ne potea gli fosse amico. M. V. 2. q. Non poterono campare a»^-- c |, e 1 che le persone. Nov. ant. 56. 3. Prendete me a rD '] 1 ^'' ' a reom en *' é donna, e campatemi la persona. Dant. Inf 22. 21. C'> c ’ ^sioi'f’Jf campar lor legho. » E Gnor. Posi. Fid. Argorn. Mcini ^ (or camparlo da morte, di provare con sue ragioni eh eg ^ ro. (Min) c hi 2 —Fuggire, Schivare o simile. Cavale. Stolti ss-. 2 u- *'b in) ,,asse $1' par tanti lacciuoli? Nov. ant. 1. E s’avvenisse che 1 f"’ te , giammai non trovava chi yolesse usare nè stare con 4 pp CAMPASPE ^ooaco*^-" ^' arE c ^ c sii potuto campare lo suo giudizio ? E 1. 35 . Il . ec., _i tla , sempre cc. armato contro al demonio della fornicazione 3 " Pasce C0S * ^ cen ^° i° camperà. (V) 'in i C01]c ^ e ^Nutricare. Belline, disc. Chi potè mai campar di paglia P° all;Tri ,a Va ^ e J-*istrihuire il colore che dee servire come di carneo, cJ J1 j osar. Maniera di lavorar d’ acquerello in su lo stuc- ~~ Pres/* u ^ lume con esso, ed ombrandolo con diversi colori.(A.) 20 dc’I)a° scu ^ ton i f ai- risaltare le ligure del marmo o dal bron- r*- in maniera svelta e ben unita col campo. Fatar. Statai c gl‘.fosse valente e pratico scultore, e con quanta dili* IV. ! nam ‘° spiccato, facendo cose maravigliose. (A) 'ì. q » Uscir di pericolo, Salvarsi, Fuggire, hat. evadere , serva- Più studiai • 7 EW - 7 - r ' i1 - 5o ‘ E se la nostra cavalleria avesse do Volut f 1 Cava ^ care j non ne campava uomo. M. V. 2. i 8 . Avelluta c i * ar quello si poteva pir la nostra gente, non ne campava furo G ÙOn - ^ ossono morti o presi. Ci-on. Morell. Il perchè i no- Pò testa r °E l ’ P reso 'i capitano e tutto il campo, che non ne canili nn„ !f' foce. Introd. <7. Se stati fossero atati, campati sarieno. CAMP1GIANO 47 «a riru. j.i Por 5 - Pietro, n- ... •.. ■ ceri campiamo, che noi siamo assaliti. E nov. 83 . g. di roii] 10 ’r, 5 ' 1U cam P° di questa , ella se ne potrà ben prima morir l‘n.1, Dciut.l'j'.f. 93. Se vuo’campar d’esto loco selvaggio. Sen. tu, s ; n se P e r avventura alcuno di loro tosse, o starnuta, o singhioz- •pielli pi? 12 can >peià d’esser battuto.» Cavale. Alt. Apost. Comandò che «croate 6 sa P eano notare, si mettessero in mare prima, e campa». lini 4 7 A 1 ‘ Ato/nz. z6g. Camperebbe dal nemico e sua catena. Cecch. Cfo », i.x u el poco fdella ricolta) clic campa loro innanzi (a’ bru- 3 ^ Viver non Pasta mai infino a Marzo. (V) di giatnm ■ ' a h v * vere - Gr. frùvxt. Bocc. nov. 77. 32 . Darotti materia egli vuoi ' 1 P Ui tal follia non cadere, se tu campi » Red. Leti. Se ellissi,,, Q «®P«rc più lungamente che sia possibile, sia parco, par- * * ri <. teiiez-jj a l lccsl relativamente alla spesa che si ha da fare per man- R proprio stato. Fag. Com. Per voler campare, anche ~~ [P asc n * e -’ necessario tirare a queste poteslcrie spiantate. (A) Sor, nniui C . 1 ' S1 ’ Nutricarsi, detto anche nel Quasi vivere di ciò che kr lo . tano i campi.) Fit. S.Ant. In quelle solitudini campavano ! u , di datteri, e di radici d’ erbe selvatiche. Buon. Fier.1.2.4. ® Sch;_ e P aZZ * > e di pazzie campava Poco men che di pane. (B) piatilo u „!T, ’ Pd’crarsi da alcuna " " v “m> A81!E ai i «ornai morte e acquistiamo l’eternai vita, p «ci Cam-pà- s pe. JV. pr. fi — Schiava regalala da Alessandro , p ATo p c ^ s "ri ritraila nuda se rì era invaghito. (M it.) Gr. àfflj-'-■am-pà-to. Add. m. da Campare. I.at. servatus, liberatus. Cjie Cas. son. tg. E fo come augellin , campato il visco , $ 3 . {jjj'v ratto cc. , E sbigottisce del passato riseci. Fitte. Mar. rtm. , e Sci|] a a Italia il ])el pregio e l’onore, Da noi campati da Cariddi 3 Vìssij.q antar del padre della patria nostra. r. Cai »Pat fi.ui vixit. Gr. Mu>x,tls. a 'C' L 4 ■ e ra aria diconsi quelle pietre che negli ornamenti delle fab- ,ì e dì „ n ?. i n l a §Halc e traforale molto , e svelte assai ( a dislinzio- / fi ceder» * a c ^ e servono all’ ordine rustico ) , c però sono più facili ° * £ aze l1 }giurie de' tempi. Baldin. (B) filmati e Slm dù' detto de" fiori , quando stanno sveltì e come vici gainb^^r^ • r ‘ n o a ^ uz 'i t i P er 1 ° calore del sole. Bari. Ricr. Sav. SC n ° n che° | SC '° > cr,;0 , sottile , le trafile no ’l tirerelibon più eguali, V 7 il fior" • 8aEre assottiglia con garbo , fin tlove gli si annoda in P, lSs imo p„. re r 'tto svelto, e come campato in aria che gli dà un bel- , r P ee devi; (, f'j'eog.) Camp-bel-lo. Isola dell Atlantico. — 1 Tre con- Gaia'. —. Piume della JSuova Olanda ec. (G) ,Ss '0n doli* z pr.rn. (iti g r- campe vai piegatura , articolazione, in- p ^Gaf a voce ntA canto .)—Nome di un mostro figlio della Terra. ” e ' ^' £a,u rinchiusi nel Tartaro. (Mit) Ci^^Pamen.^^^dit.) Cam-peg-gia-mén-to. Sm. Lo stesso che Ac- Tesaur - " " Dani. Conv. Per la qual cam- frift r. he. C/„ 7 ‘° iole e Cam-peg-già-re. [Alt.'] Assediare, Travagliare il ne- SlPando An i 1 '’ messo a campo o simile. Segr. Fior. Star. 1. Cam- Au 6 ‘ ^uron l j% r ? degli Unni Aquileja , gli abitatori di quella, poi- j, °ra °. difesi molto tempo ec., si rifuggirono.ee. Lia. Macc.M. y buine* 7 USa l [,ora costeggiando, e campeggiava le cittadi di a gUcrv 4 . ^ron. Moi-ell. Fece questo Comune gran fatti in que- •^S'atiUno jf 0 *. «gli spese duo milioni di fiorini, ma sempre cam- 5 a Pisa 01,.; ,um ico in Lombardia, sempre tenemmo campo a Siena, ri; , . • n ^ arc attorno col campo, cioè coll’ esercito , Porre j . et 'e cast ra Cn ** 1 in campo eoa i’ esercito. Lat. facere castra , dctl 0 n Cas ! :ra ponere. Gr. ffrpxro' Ttsdavuv* Fior, Cron . Iwp. . n potè trancia era di gran gente, che Piero di Raona 7 ' d’ ìrit Q f Je ^=' ar con 1 U1 - G. F. g. g 4 - 3 . Arcano le fortezze de’ * p ev °.> Per modo che '1 Re non potea campeggiare. 3 u . s, mi/u. Stare in paese, Trattenersi in paese , Paesare. ) ri,ce S ‘ ìre ' / 0) co r f { e ” c °l°ri , quando sono spartiti talmente , che si c )^ - <5 nnp C g„j a ",'iezza l’uno didi' altro , [e per similit. dicesi che una fist i tr_■. c» _ _.j rr.fr> • i- 1 .» v 1 di Càmpidonìa.. * % x , Campigeni. * (St. Roru.) Cain-pi-ge-ni. Sm. pi. Uffizioli delle truppe romane , che insegnavano a queste le evoluzioni militari , e perciò rice vedano doppia paga. ( Da campus campo.) (Van) Campigià 30 .(Ai\Mcs.) Cam-pi-già-no .Add.m.E colla desiti, f diconsi Cam- pigianc,o Andar ricercando e rivedendo te cose vecchie ; tratto da v ° che vanno spigolando pe ’ campi mietati. Serd. Prov. (A) .* A 5 — Pìwv. Far d’ogui campo strada = Non aver riguardo P l ^ una cosn, che a un'ultra } e quel che anche diciamo Darla pel ^ zo . Lai. nilùi pensi li.ihcre. 2 — Campagna, Luogo [aperto, non accasato, o con case poste qua Petr. son. 28. Solo c pensoso i più destili campi vo misurando* Ar 4 |à.J 2 —Tulio ciò che si trova nelle campagne. .7 continente pel cord ".Pur.3j.no. Va radioso (il torrenteJ ,e giù dui monti caccia^ arbori, e i sassi, c i campi, e le ricolle. E 3g. 14 Sveilono e gli arbori eminenti Dall' -die ripe, e portati nella valle Le hi* 1 i campi. (M) sll b 3 —In modo avveri). A campo rr In campagna aperta, -fotC dio. Gr. v-n'a.fypiov. \f. X 7 ". *.40. Tulli i cittadini, ed eziandio 1 ^ stieri , si misono a slare il di e la notte su per le pinze e di ^ ri a campo, mentre che quello movimento della terra f.i. L' 1 Tedeschi c gii Ungheri in gregge e a torme grandissime s J dVaI . a ^ notte a campo stretti insieme per io freddo. Co/n. lnf.11.fc s P al c le femmine gravide, e non dormono sotto coperio , ma a cani] 10 ’ vivono senza regola. 3 — Spazio [ libero clic una persona o ima cosa può occupa* a u0 u area, spatimn. Gr. bidrrr.ito’.. Sagg. nat. esp. 11. Avvertendo linirio d’empiere, acciò rimanga cauijx) all’acqua rii rarefai*»»* . ^ 2 — * Fig. Avere o non avere campo di far alcuna cosa ^ o non avere spazio di tempo sufficiente da poterli fave. (A) £} — Piazza [,/uà prnpriam. detto di quella di Siena , che così app ..^i Darti, Purg. *f. 3 * 6 ‘.Quuudo vivea più glorioso, disse , Lib erano- 11 campo di Siena. .. ftr 5 —Luogo dove si combatte [in duello o in giostra, cd anche *I llC ve si fa giornata , che dicesi pure Campo di battaglia.] L«*. arena- ^ Par. 12.108. E vinse in campo la sua civil briga. Petr.son.j8-^t, si ritrovo in mezzo ’l campo Al destinato dì sotto quell’arme. V È duro campo di battaglia il letto. Disc, Cale. 18. Taccia og nl 3 zo per non perder punto di campo in sul principio. ~ 2 -— * Dicesi anche Campo d’ arme. Sega. Man . seti. 2 * $0 (la costanzaj in luogo nessuno si truova meglio che in mezzo campo d'arme. (V) . /,0 3 —* Dare iì 'campo z=2 Concedere luogo per li combattenti- .v^/zj* 4 — E per si/nifit. Dar campo =3 Dar comodità e vantagg 10 ** ;J/ //r mino , Dar di vantaggio ad altrui alcuno spazio ffi via hel cl riare, nel correre ec. (A) _ 5 — Pigliare o Prender campo o del campo = Prepararsi a i» 1 * tere col farsi luogo per la battaglia , arretrandosi alquanto, * dietro per assalire con maggior impeto. lat. spatimn ad ^Sf’. cat jr dum sumere. JPitoc. 2. E però tratti addietro , c quanto vl,OI J yoi^ e * po prcudij che. poiché armato se’, ec. Ar. Pur. 20. 126. L ^ pigliar campo subito il cavallo. B Ó1. <3. L’uuo e l’altro del avea già preso. ^ t> —[Cd anche Guadagnar terreno a danno dell’inimico, vantaggio di luogo o di tratto , sia per venire innanzi, s ‘ a Pj cr p" gire. ] G. V. 7. 2 6. 1. Va contro al nemico, e noi lasciar P 1 ’ 611 .^^' campo. Poliz. stanz. i 3 j. Ma quando par che già la stringa 0 PiccioI campo riprende avanti agli ocelli. $$ 7 -— Per similit. Lasc. Gelos. 3. 6. Preso un po’ di camp 0 » correndo sparii loro dinanzi. (V) . 8 Pigliar camjx) addosso a uno Prender rigoglio e tnttnS ^11^ Frane. Sacch. nov. 32. Comccch’ egli (gli uatricrij hanno del campo, che da loro hanno fallo un concetto, che Dio non g $0* non intenda, ed hanno battezzata l’usura in diversi nomi cC ' #A$.Vcggendo messer Dolribcnc questo, comincia a pigliare de j ec., e dice: Guardate ben, messer lo giudice, questi cattivi 9 — [ Nello stesso sign. dicesi Prender campo addosso ec.] \ c nll. 36q. II perchè Io fai, acciocché un altro non si avveW* ’ non li sia preso campo c rigoglio addosso. nucU 0 w 10 — Perdere il campo o del campo, vale propriamente suonano le parole , cioè combattendo , esser dal valore p ll} ia(u astretto a tirarsi indietro , e lasciar padrone del campo ^ Jn 1 ’ te d'esso , l'avversario. E per estensione Perder la batta?* 1 » Io. Beni. Osi. 1. 18.4 m Se 1 capo meco pur ti vuoi 9pez£ arc ’ ( ^ rai finalmente Panne e’l campo.(B) fatt etlit \ n —Colf agg. di Franco ” Sicurtà accordata ai coaf j rJ tu»‘ |1 ^ vali per alcun tempo. Ar. Pur. ^6.7^. Libera corto fa bando® gjaf* Ove sicuro ognun possa venire, E campo fianco sin al ** > Concede a ehi contese ha da partire. (Min) 0 , a —* Nello stesso sign . par che dicasi ancora Catf*P Guicc. Star. lib. 5. cap. 5 . Si convennero , che in catfh ^ battaglia finita combattessero insieme ec. ( f \) 3 — Per metnf. Opportunità , Occasione. 7 che in /» jhS‘ b ,„„. c,u. . 0 » „f ■iss* 1 questo io^arei il campo larghissimo di poter f/re un bollisi* namento io mia difesa. Gal. Galli. Mem. e Leti. ined. raccolte turi. p. fc. 272. fu occasione che si presentasse a V. S* iB 1 * 9 campo di favorir questo signore, ella sappia che ec. (V) , foof' 14 — E però Dar campo di fare o di dire una cosasi occasione , comodo. Lai. facicndi, vcl faudi copiata facere. J» 3. Da campo che di lui sempre si predichi. > o? c, u *5 — Nello stesso sigri. dicesi Pigliar campo, Esserci carn P gnef\ Munii . Felb, %j. Ti firau creduc che sia per t® CAMPO notte (j ii «e Wo ’ ' a Cristo favellò quando disse: Venit nox, quando sia nis est °P e >'avi ; che non ci sia più campo a spel are, che non ci ^'«^omodità di salvarsi. (V) filare ^S^dmente V cr meia f [Subbietto d’occupazione, Materia di .di scrivere o simile*'] Bocc. nov. 81. 1. Madonna, assai ui’ag- R 'Nle r° 1C ” e e * v * P'ace, che per questo campo aperto e libero, nel * n n ^ostra magnificenza n’ ha messi , del novellare ec. ^H(la nic °?° dove un esercito si ferma e pone gli alloggiamenti, L’ at* menti d ii? 0 ^ ordinamento dell’esercito in campagna, e gli alloggia- lente,] d■ 0s * e 1 e l’oste medesima, o l’esercito accampato o combut- ì[fi ^tnTì ln *n 0m ^ m B r * in P 1 ' 3 * 3 era di quelli che erano guasti Cottoli il' ^' r,,n ' Mwett- 3it. Mandò il campo su quel di Bologna circa Qvyer 0 4 Cav abi, e molti fanti. » Bocc. io. n. g. Era nel campo , ^' !|| fTite ^ rni ’° ’ Cristiani. (V) Tass. Gerus. c. 1. Impon che il di i __ £,'« lln gran campo, Tutto schierato a lui si rnoslri il campo. (A) s hanK't ar - v ' Andare: Andare a campo = Andare a oste. Lat. canile n, lrri 15 cas tra poncre. Gr. erpxroTCsSiuse^xt. Gtiìcc. Star. ig. Dcu- 3 -_ n 1 avessero fatto istanza , che s’andasse a campo a Milano. 4 q. *'■ Entrare : Entrare a campo o in campo , f r . §. 2 3 . 8 ®'. Era • V ’ ® sscle : Esser a campo = Campeggiare. Peir. Uom. ili. 5 !J questo tempo Carlo a campo al castello di Po^gibonzi.fV) Vìvine ri l )rr siinilit. Essere in campo = Comparire, Èsser presto. «-■[ ^( 0 )r.J.s 3 .(N) ■ } 8lìp.i'<> />° / ‘ levare : Levare il campo ] o Levarsi da campo [ = 1 Sarh-si'| tl “ n 3ài mi f c ' Segn. Stor. 8. 217• Si sarebbe messo ad effetto, se il Guic- flette - 10 '' " - >5 Cfl ty ìi ttunn' avc ‘ sse m esso a campo alcuni dubbii. Ar. Far. 57. 4 2t * k **nk Q ^ sue P ai ’°l° a campo.» Frane. Sacch. nov. igi. Come e ^ Sc SUe r * com inciar il giuoco, prese di nuovo de’ scarafaggi, z °- ^ (V) C no ^ e gli mise a campo per la camera. (Mciaf per ischer- ■ ^cltcre il campo a romor e — Indurre a sollevazione , a tu- c P er tras lato Meltere in ^scompiglio facendo gran remore di . j 2 ,’ Porre in confusione , in disordine, lìaldov. Dr. (A) . r'.gna Muovere : Muover campo = Muover t esercito in l|r, ciarc storni *’ ^ 22 *' v '^* §‘ a cavalier muover campo, E co- l> ‘ f >orre : Poncr campo =: Porre oste, Accampar l'eser- ' (* Fio r ,as ^ ra poncre, locare, facerc. Gr. vrpxTO'xdhvarScii. G. K. 1. 11 ^ Arno 110 P r ' tore C!) n l’oste de’Romani pose campo di là dal fiu- B 'i — £ Vcis p la città di Fiesole. E°i"rc il campo intorno a uno, o Porre il cam- f E,,ì |co nc ‘ arsegli o Andargli attorno continuamente, [quasi come ideila Segr. Fior. Cliz. 2. 3 . Mi bisogna guardare questa , f: ' lt Up 0 j' ngliuolo, dal marito e da’famigli : ognuno gli ha posto ^‘ E’ur, , 0r uo. Bariti, r i m , 21. Amore e crudeltà m’han posto il cam- ),„' 3 -~ Po r 2 rrna P'ctà, l’altra di morte. (ir. pr a caill P0 = Accamparsi. Lai. castramctari , castra po- a ,*"l ti] 0n | G. È. 1. 36. «.Cesare si pose a campo • S0 P>'astava la città. E q. Si. 1. E puosonsi a campo «ri^Coi p su|lI Arbia. S . €S3p . Qp’ ^ are: Stare a campo — Essere accampato . Lat. in ca- ^ di g ‘ frr * :;c ' r o'r«^£iJ;[7Sa(. G. F^. 7. ng.4* Ma stando a campo t ^ r ^ordi ! °‘ ^ a ^ sta ? Li il maggior turbico di venti e d’acqua % C E V ‘o ^ cn derc: Tender campo vale, lo stesso che Porre - 7 * Molte cavalcate r :/• cavalcale e assalti fece sopra le terre c c ^ t 3f '- v ^ Co/ v 1 ~ l ' * * sanza tendere campo o assedio. (Pr) (jJ* Gr. ‘ *cneire : Tener campo = Campeggiare. Lat. castrarne- ^ e di vf l r ° 7rì ^ sl ' Sa '‘ G. F.8. 58. 5. L’ oste del Re venne in tanti »>«.«agu a e d-altro, ^Cs*: fili Valr- ^ al “ ior c . (■ to 4S« T °“ a Me non poterò piu tener campo. ^anche Riprendere il campo al nemico combattendo ' 7 8. In poca d’ ora s’ ehlie riscosso da’ nemici E messer Carlo suo fratello e gli altri baroni che . sua schiera tenca campo, torna- "■) se Tener duro. G. V. 10. 188. battaglia di campo con lui, di cer- ^^mendo c |i e il re con su; p!T aro la battaglia. (Pr) av^wJ Wei f„° nte ’ °PP' ), si ( e f' :r: "‘dCk’ 1 '* ràeq,',-^ 0110 venuti >H a ■ “"on a Ca ? suo paese , e avuta vittoria, ch’egli avea seco , *• (Pi) vaueria da tenere campo a tutti quegli di quella Ro- ^vììì Ovatte il Ve c °utr0 pA,. Cam P° = c Ae sì disse anche Mantenerlo zzz Difen- r Por- supenoievn esse. 11. i36. Credette Cìinabue nella pittura Hf e •. -uro » --'i-’v —t ria m disse arterie mumeneno zrz uij Gr, ^ v «ut 0 o lUn( J Ue , restandone padrone ; e ] per metaf. P U ^ rure Ai altri in checche sia. Lat. superioiein e: r In H ‘ J ' Dant T >„— .. .- »» f:d «ut. Puri eòi l ' n ° ra ' la H g' ido. -, „ 8 r din,ii 0 W ’ . c ' re : Uscire a campo = Uscire in campagna , Miteni 0n nt c ^r > . cu ' n ^attere. Lat. expeditionem làcere. G. r. 8. 13 i Fiifj, ."'‘tese, rapiuno e duca dell’oste de’Franceschi, No"„ C "' r» «-Hi a campo, fece stendere il campo suo. a Mrnno^r ° St ' rn ^ : Venire, Essere , Mettere, Entrare a p s hnilt t ’ ; °? tre ^ significato che è proprio di queste pa- ° C{ ^. i{ ' V(iie an cora ] Mettere , Finire ec. fuori alla luce CAMUFFARE ec ., [ Rendere o Rendersi manifesto ec ., Suscitare o Suscitarsi ec ., Comparire , o simili. } Lab. Converrà che si conceda del tutto j se non , le inimicizie mortali, le insidie c gli odii saranno di presente in campo. M. F. 10. j5. Perchè quando il vero trattilo venisse in campo senza prendere avviso il governo della città, piò certamente e piò liberamente avesse lo effetto suo. l'ir. As. 5 /. Già apparivano i lumi in tavola , e mille allegri ragionamenti erano entrati in campo. » Arnbr. Cof. 1, 2. Acciocché non s’immagini, Se viene in campo nulla, che mia opera Sia, o vostra. Frane. Sacch. nov. 3f. E se alcuno v’andava , le pietre dalle finestre erano in campo. ( Qui valer Egli gittava pietre ec .) (V) 7 — Dicesi Battaglia di campo per Battaglia campale , Giornata , [ma propriamente Battaglia campale , generale , fatta in campagna aperta.'] Lat. praclium. Gr. (i&xpì. G. F'• 10. ig2, ì. Se i suoi minici fossero venuti a battaglia di campo con lui , di certo avrebbe racquistato suo p*ese. 8 — (Àrabi.) Quello spazio dello scudo nel quale si dipingono le imprese o altre insegne. Lat. vexillorum , clypcoruinque , quiìms fàmi- iiarura , ordinimi , gentium, virorum insignia contineutur , area. G. F. 6. fi. 3 . Le ’nsegne de’detti gonfaloni erari queste cc» ; il primo, il campo vermiglio, e scala bianca. E 7. i3 , 5 . L’arte della lana, il campo vermiglio, enirovi un monton bianco. Petr. cap. 6. Era la lor vittoriosa insegna, In campo verde , un candido arincUmor 9 — (B. A.) Spazio del quadro o del basso rilievo , sopra il quale sono distribuite le figure e le cose scolpite o dipinte. Borgh. Rip. Se il campo della tavola o tela da’pittori chiamato mestica, sarà di color coperto ec. (A) a — * Alcuna delle parti dipinte, che serve di campo all'altro parti. Onde Far campo = Servir di campo 0 sia di fondo. Bald, Oec.Una mezza mano, che fa campo ad una mano alzata di Gesù. (A) 3 —* E cosi da' cesellatori dicesi Quello spazio piano sopra dì cui rilicvano le figure. Cediti. Oref. Per far fa separazion de’campi , si graffiano. (A) 10 — (Marin.) Campo del focone. F. Focone. (B) 11 —• * (Ar. Mes.) Sorta di lana di Spagna e particolarmente di Siviglia. (Van) 12 — (OR.) Gli ottici chiamano Campo dell’occhiale o del telescopio la quantità dello spazio che , guardando con esso , si vede ad un tempo. (B) i 3 — *(St. Rom.) Campo Marzio o di Marte: Gran pianura fuori della città di Roma , da Romolo consacrata a Marie , dove la gioventù romana esercitavasi, e dove poi il popolo si radunava per eleggere i magistrati per alcuni affari. (Van) i 4 — *(Mit.) Campi Elisii. F. Elisi. (A) Campobasso. * (Geog.) Cam-po*bàs-so. Città del Regno di Napoli , cap. della prov. di Molise. (G) Campocello. * (Geog.) Cam-po-bèl-Io. Isola degli Stati Uniti. (G) Campoformio. * (Geog.) Cam-po-fbr-mi-o, Campoformido. Fil/ag^io della Lombardia nella prov. di Udine , divenuto celebre per la pace dèi *797) A'*’ sottoscriva fra V Austria e la Francia. (Van) Campomaggiore. * (Geog.) Cain-po-mag-gió-re. Città À ' 1 u ' del Brasile. (G) Camporaiolo , Cam-po-ra-juò-do. Add rn. F.A. V. e di’ Campajuolo. Gttid. G. Era nascosto da molte spine sa!vatiche,e da pruni camporajuoli. Càmporfxcio , Cam-po-réc-cio. Add. m. Lo stesso che Campereccio. F. 2 — Salvatico, [e propriamente Nato ne’campi senza le cure dell’agricoltore.] Lat. sylvestris. Gr.dypio?. Cr.6.q4 ' 1, ^ J>e ^ ® calda nel terzo grado , c umida nel primo, cd enne di due maniere , cioè ortolana e camporcccia. Campus. * (Geog.) Città dell’Isola di Majorca. (G) CAMposANPJEno/(Gcog.) Cam-po-tim-pic-ro. P incoia città del Regno L. F,(Q) Gamposakto, Cam-po-sàn-to. Sm.comp.Pl. Camposanti, e Campisanti. Seri- vesi unc/ieCunpo santo. Quel Campo per lo più fuori della città^cinto di mura 0 altro riparo , dove i Cristiani usano di seppellire i morti.(\S) Campotb. * (Ar. Mes.) Cam-pò-te. Sm, Panno di cotone nell ìndie. (Van) CAMPREDO*E.*(Geog.) Catn-pre-dó-ne. Città di Spagna nella Cutalogna.(ft) Campsi?>b, * (Chir.) Càm-psi-de. Sf F. G. Lat. campsis. (Da campus curvatura. ) Deformità del corpo che consiste w-Ha curvatura non naturale di qualche membro. Lo stesso che Contrazione. (A.O.) Campsii.* (Mit.) Càm-psi-i. Così chìamavansi nella Siria gli adoratori di Camos , o sia il sole. (Mit) Campsoke , * Cam-psó ne.iV./>r. m.—Sultano d'Egitto nel XFI $ceo/o.(Van) CAMPUccHURE/Cam-puc-uiià-re. N.ass Lo stesso che Cimpaorhiare. F. (A) Càmuele, * Ca-mu-è-le. N.pr.m. L^at. Cannici. (Dall’cbr. qum risorgere, ed el Iddio.) — Uno de’ deputati ebrei per la divisione delia Ferra promessa .— Terzo figlio di Nacor, che diede il suo nome a’Camileti, popolo della Siria. (Van) Camuffare , Ca-muf-fà-re. Att. n. ass. e n. pass,: Travestire 5 cd anche è quello che noi diremmo Imbacuccare , Imbavagliare , Incapperuc- ciare. Lat. caput obvolvere, obtegvre, obnuhere. Gr. kolXv-xtuv. ( Dal- V m\ kamtna coprì, e pha bocca; e vai dunque coprir la bocca 5 c per sineddoche, coprire il volto od altre parti del corpo. Anche ■fr* ebr. camas vale occultare e phe bocca.) Fit. SS. Pad . 1. 246. Qm> • sta benedetta, non potendo lor ministrare pubblicam?ute, spesse volte prendeUe abito d’un frate, e camuffa vasi: si che pareva un uomo. E 2. 366. La notte della domenica seguente, relagia , spulata e ammaestrata da Dio , mutò abito, e camuflfoè, e fuggissi, non facendo motto a persona. Bui. Se tu avessi cento larve , cioè maschere che si mettono alla faccia quelli che si vogliono camufTare, ovvero contraffare. 1 — [ E fig. J Truffare. [Studiarsi di preaiudìcare e ingannare altrui senza parerlo ; che è come un mascherare la propria reità.] Morg. 18 , *22'. E forse al camuffar nè mica bado. E 25 . 270. Tra lurbo e furbo, «ai , non si camullà. del Portogallo. • 7 5 o CAMUFFATO CANANI Camuffato , Ca-mnf-fà-to. Add. m. da Camuffare. Lat. capite obtectus. Gr. v.'A/.i -rrcfn-ot. Frane. Succh. nov. 4. E come e perchè camuttàto dinanzi alla sua signoria era condotto. » Salviti. Opp. Caco. 4. Cor- caiisi tutti tutti camuffali Nel forte corpo, o con coperte o pure Colle medesme reti. (N) 2 — [ E per similit. Finto, Palliato, e si trova detto delle cose e delle persone .] Patajf. 7. I camulìali c li bugiardi aimojo. Vit. S. M. Madd. 4 o. Anzi disse a Lazzero, clic egli andasse fuori nella piazza, e che egli andasse e stesse e favellasse, siccome egli faceva in prima , acciocché si vedesse che questa non era opera camuffata. Camulo. * (Mit.) Cà-mu-lo. Soprannome di Marte presso i Sabini, pii Etruschi ed i Salii che lo rappresentavano sotto un tal nome. ( Deriva da eamus , in greco chainos freno di cavallo. ) Avente uno scada in una mano , ed una picca nell’ altra. (Mit) Camuiuo , * Ca-mù-ri-o. N.pr.m. Lat. Camurius. (Dal lat. camurus torto, piegato ; ovvero da camura canestro nuziale.) (B) Camuso, Ca-mù-so. [Jdd. m.] Dicesi del naso schiaccialo, e di chi ha il naso piatto e schiacciato. Lat. sirnus , resimus. Gr. tri/xòs, àtó. $ lare , grande cavità che occupa il centro del corpo delle ghe, e che rinchiude il midollo-, nasale, il condotto foriti'^ 6 \t oSS o^' mascellare superiore solo, o spesso riunito all’ala inferiore del 1 ^ crimale, che succede al sacco lacrimale e che trasmette l e “ij.# 1 nella cavità nasale-, pancreatico, fi condotto escretore del p a 'jJ salivare superiore , o di Stcuoue , il canale escrctorio della 5 $f parolide, che si apre nella bocca in fronte all’ intervallo de . ^oi'j e terzo dente molare superiore ; salivare inferiore , o di ' , uf il condotto escretore della gianduia mascellare , che si up , ' e ^ sf del freno della lingua ; sotto-orbitale , il canale scolpito ,ie flsC eK sezza della parete inferiore dell’ orbita formala dall’ osso superiore-, toracico , il vaso in cui finiscono tutti i vasi a Aetif maggior parte de’ linfatici-, venoso, quel ramo della vena ^ ef td*' che s’ inserisce in una delle epatiche e non è che nel feto ’ f \ le, il condotto che si trova lungo tutta la colonna vertebra ^.0-1, chiude il midollo spinale, e eli è formato dai fori vertebi' 11 "’ 5 —* Diconsi Canali sanguigni que’vasi per cui corre f. tari, i vasi che servono al tragitto della bile-, chiliferi, 1 , "tallo il chilo-, della respirazione , i bronchi dell’ asp el C, j u i l e fi semicircolari, i tre condotti scolpiti nell’ interno della P° r * r e, C trosa del temporale di cui due sono verticali, i uno super- . :«< biliari, por tra posteriore , ed il tet^zo orizzontale. (A.O.) fit&'iì) 6 — (Chir.) Quell arcacelo onde si cuopre una gamba ,/! .^.1^ accio il peso delle lenzuola e delle coperte non le faccia ^ yf 7 — (Hot.) Canali diconsi que' dutti o vasi per cui scori'Oti° o che alimentano le piante. (A) /»<’" ti S — (Ar. Mcs.) Strumento ad uso di fonder oro, argento ° per gettarlo in verghe , o in pretelle . diclini dicono Cu c< : Ceìlin. Oref. g. Quando ogni cosa è bene incorporata 1 sl J lare in un canale un poco largo , né fare la verga molto 8 . i — T. de’conciatori. V. Mortajo. (A) • 9 —(Mario.) Canale delle bisce .* Que' buchi aperti sotto 1 ^ fferchè V acqua nel fondo della nave possa scorrere siti 0 ; delle trombe , e non restare stagnante tra i membri. (S) i —* Far canale = Navigare a golfo lanciato, cl ° e ^ opposto di Costeggiare. (A) ,. pyfi 3 — dell’ asta di i*uua : * Dicesi Vestremità dell'asta d l • incavata , e scanalata , su cui riposa V albeix> di bomp^ non vi si mette cuscino. (Van) , Jot^ 4 — di cakuucola: * È la scanalatura che trovasi 0 ^ torno attorno alla ruota della carrucola. (Van) . nQ fa Canale. * (Geog.) Città degli Stati Sardi nella divisi 0 Cabaletta, * Ca-na-ìét-ta. Sf Scolatoio sotterraneo , te. Dasser. 7. 55. K dinanzi alle sJjarre in quelle saette ^ a votar le canaletto. (13) . inJ jUÌ ' i|V Canaletto, Ca-na-lét-to. [Aw.] dim. Canale.—, Canalino, Ix’y licukis. Gr. GojKyvccptcv. ììocc. g. 3. p. 7. E per canaletti a * |jr artificiosamente fallì, fuori di quello divenula palese, va. M. ff. 11. if- A niellino di Rongardoec. lui riposto il c ; ; lare iu sul canaletto che esce del canale dì Modona. ,»a2^ l|lJ - 2 —p- Condotto della strozza. Berti. Ori. 1. i 3 . NelD s colpo lascia andare , Sotto la gorga appunto al canaletto : rovescio, e fesse assai del petto. ii 3 — Vasello , Va.'elletlo del corpo degli animali. Lat. va * !■' nel diz. di d. Pasta. "Membrana tutta serpeggiata da nalctli. E aliwve: ’roglier via le ostruzioni e le ture de ‘ c A.f‘ Cànai.ieuo , Ca-mi-liè-ro. Add. m. Che è chiuso in CLinf f t , i t’fiit 1 /' giunto dell'acque. Salviti. Imi. Orf. (E qui è detto de- ^ Molti fiorito. (A) i, e Canalino, Ca-na-li-no. [Sm. dim di Canale.] Lo stesso y. Lib. cur. malati. La fanno prima scorrere per aicU «l piombo raddopp’iati. de3 !> SF Canandaigua.* (Gong.) Ca-nan-da-i-gù-a. Fiume e citta - - ititi. (G) l, e VF e ’ Cananè , * Ca-na-nò. AM. ni. Sorta di colore-, lo stesso c jj canini, il cui colore tende al biondo o dorato.)(A) , c fi- Cananea. * (Geog) Ca-na nt-a , Caunanea. Lo stessi > (f’/.J 1 ' Terra di Canaan. F. Canaan. — Isola e cit. del f. ,: , nì . L Cananei. * (Geog.) Ca-ra-nè-i. Nome degli antichi attui slina discesi da Cauann. (Van) /g) . ,|F Cananeo , Ca-na-iiè-o. Add. pr. m. Disceso da Cn ' iai f nI A,i C,ANANi,*Ca-uàHii. N. pr. m. Liti■ Cbanaui. ( In el;r- cl 0 y^ L -o. ) ^ na cognominal e , e ghuani povero : Cognominato p c CANANORE Usap a Ca-na-nó-re. Citta dell' Indottati inglese. (G) coinè e jp ^' a " ua *P ai ^/* I*o stesso che Canape. F-] Ór. 2 . 5. 2 . Src- bio nell’ 0 n ° rt * ca ’ nc ^ a canapa e nel lino, così ancora è senza dub- e desiar rC 3*6* 1 ‘ ^a, cana P a c delia natura del Uno , CANCELLARE 1 lo , che canta d^lcìssimamente'] , cosi detto daW Isole Canarie, donde fa portato in Europa. [ Dicesi anche Passera di Canaria. —, Canario , sin. Lat. friugilla canaria Lin.] Menz. sat. 'ó. E se talvolta un canarino o pure Udiva un uaignol, si riscuotca , Siccome agli esorcismi le fatture. — spurio. * Uccelletto che nasce dall accoppiamento d’ una passera di canaria col calderina. (Van) o sia seminata Canarino. * Add. in. Agg. di Colore, eli è un giallo chiaro. (Van) Canario. (B.A.) Ca-nà-ri-o. Sm. Sorta di ballo che puh accompagnarsi col canto. —, Canaria , sin. (A) 2 —* (Zoo!.) Lo stesso che Canarino. Gravina. Berg. (0) 3 —* (Bot.) Genere di piante della dioecia pentanaria , famiglia delle terebintac.ee , una delle cui specie dà una resina assai acconcia et far candele \e i fruiti di tutte e tre le sue specie danno un olio co* mestibile. Lat. canarium Lin. (Ag) > -, x» rr .— Canasis. * (Geog.) Ca-nà-sis. Ani. cit. et Asia nella Caramania. (G) jo fose f 1 P ass eri, ed al genere cutrettola , di' è superiormente ha- Canàstra. * (Geog.) Ca-n-à-stra. Altissima montagna del Bmsile . (G) f estremi/ ' ' ° tto bianco, colle penne della coda brune , delle quali Cànat. * (Geog.) Ant. cit. della Palestina. (G) k„:i, a e nmnts. , 1 ; />*■—— w- n — .. r „t Canata, Cu-nà-ta. {Sf] Rabbuffo, Aspra riprensione. Lat. jurgium, ohjurgatio. Gr. Da cane che ahhaja. ) 2 ~ ^ u scita "h 1 S ° mi ^^ ante ar * a c * erra * Pallad. La canapa si semina ai- fi b en 1 ^ l,esto mese. o Salvia. Opp. Caco. 1 . E di canapa fune, Sufi??"'® . c/' 1 Can apa-^(\) < pa ' ia- S f' Lu ° S ° dwe st semma ^p. na ' pa "j 0 ' *^" 2 - r. dell’ uso. Colui che assetta la canapn.(A') ( Da co’ Ga-na-pà-le. Sm. Capestro, Caviccinale. Lat. capislrinn. 'in giorn C ^' a * a mater ‘ a ori 'l’ è fatto. ) Menz. sai. 4 • O boja t C.vs., PAI|o 0 “ canapaie addoppia, Ed appicca costoro a un travicello. (A) -.'•'“'l'i/'a - Ca-na-pà-ro. Sm. Colui che raccoglie e vende la Canapajo, sin. Garz. Piaz. 49$- Berg. (Min) ulto ni;., ' (Zool.) Ca-na-pa-rò-la. Sf. Specie d'uccello appartenente /a Lll 'le cip’ nr,-- -■ „ 7 *1_■_, .7.1 '__. „ L„ ornata di bianco. —, Beccalìco canapino, sin. Lat. rao* (gftù* CV a »)"(N) ta ndri« r r a ' na 'P e - i A osi. com. Genere di piante della dioecia peniate in p am ^Ba dette uiticee , indigene della Persia, naluraliz- e d Un r, Uro P a ! ohe hanno una radice legnosa , fibrosa e bianca , ^nios J* 10 ad ° da f l uat,, '° fi n0 a d otto piedi. Della sua scorza Jìla- a ""he i. i esce fr h simile al lino , col quale si fanno corde, funi - e , tp w; r/„ /». »• . •* 7 /• . • . «“die iei„ . , - -- -. buccia ’ r sue .f°sl‘ e sono narcotiche e stupefacenti i suoi semi d(tr e . Joemano cataplasmi risolventi e danno un olio aito a bru - ° le d! c < unno anche per cibo agli uccelli , e portano lo stesso no- sativa L; ailape ' — > Canapa , Cannapa , sin. Lat. cannabis, cannabis a * 1 Gr. Kxvi/xfiis. '■'‘'me/// 1 P art icolarmente della stoppa o filo del canape purgalo da 5 '■’' mer ’ C Ì u '' s!n mercantilmente si dice Canape soda. La più fina ( è delta Garzuolo , e la più grossa Canapone. (Van) s P«so n , a cpe s ‘ f a con delta pianta. » Guicc. Star. lib. 12 . Era ^ Os sero , t ? essai ' 0 <- be appicciate (le artiglierie) a canapi grossissimi, palale con le mani da’ fanti. (B) r P er *imilit. Peir. cap. 3. So di che poco canape s’allaccia p S cnt 't, qua--” '«o f ^ a -na-pc. Sm. ni 'la % e> ‘ fregiai , , . , „ , n Sc krzj pi?. , Ca-r " ’ ~ '■ P ..., quand’ ella è sola, E non è chi per lei difesa faccia AfR-na-nA V _ e »-..1 ut.... ri 1 »• _/_ ... Francesismo dell uso. Sorta di letticciuolo ad giorno più persone. —■, Canopè, sin. (A) — Pari* 1 ^ * ? - di , PELl -o, -- j-v tCape s t‘' asSÌOr v Gr - eX.omov_ieaxiT.pei. (/,[A 10 ) e forse non è dim . di Canapo, ma direttamente de- m en ana P e ? e sign. semplicemente Fune dì canapa.] Feo Belo* r ^soin ail ^°^ 0 scopando per tutti i borghi, tirandolo col canapello 1° ftl °do che ec. * 9^ r * ^ cs 0 Ca-na-pét-ta. Sf. Sorta ditela di canapa. (Z) s * a siLp e} ji Ca-na-pìc-chia. Sf. Genere di piante della singene- famiglia delie corimbifere , che comprende moltissime . tutLe proprie del Capo di Bnoria Speranza , o dell' Fu- Dare una canata r= Fare un rabbuffo. Lai. male verbis accipere. Gr. i-xirifL&v. Farcii. Ercol.yo. Diremo che fare un capellaecio ec. è dargli una buona canata, e fargli un bel rabbuilo colie parole., o veramente furio rimanere in vergogna. E Suor. iantrl annua 1 e della mandria digiuni, famiglia Cancellale, Can-cel-là-re. {Att.] Chiudere con cancello ■ [ma in tale r . a l hi nr>; e f ì nativa dell isole Canarie , falla comune , e colti - significato, che è il proprio dì questa parola , si trova di rado.] Lat. cancellare, elatbrarc, cancellis claudere. Cr.$. go./j. La finestra dì sopra tetto serri e cancelli, sicché i colombi entrar possano e uscire , ma non gli uccelli rapaci. ( Cosi si dee leggere questo luogo , dicendo il latino cancellct et claudat. ) 2 — Per similìt. Cassar la scrittura ; [ cosi detto perchè quando vuoisi far questo , si ha il costume di segnar sopra la scrittura colla penna alcuni segni parateli/per traverso ed altri per dritto,che rappresentano come un cancello ; e questo è il significato piu 'comune di Cancellare. F‘ Abolire.] Lat. delere, e.vpugnere, obliterare, cancellare. Gr. . ù;< Mac ac ^ ,acei] ti regioni. Sono piante coperte d’una peluria facili ’ Con alterne , poco acquose , con c/dici gialli o !> tZn/MM dis P nsti a corimbi terminali , che sì conservano per °^o pr 0D \.° x dopo Ri i or o discccazione, e che a motivo di questa 8| "da Cta c ^ lamat ^ vengono immortali. Lat. gnaphalium Lin. ( Co- canape , quasi piccola canape ; ( r Ag) Ci^ lra ^°na '^^'^-pbgba. Sf. Specie, d'Anatra salvatìca detta anche ^ afm a ” as ^ era streperà. (A) * Ojr^- a ~^"pbno. Add. m. Di canape. Lat. canabaceus, cannabìnus. P lu poriicolarmente usato come sm. per Sorta dì panno. (A) ^ me- ”^° Fune grossa fatta di canapa , [e serve a tirar f/fz navi ~ Z ° taglie e calcesi, per ordigni diversi , per uso » ^ Kart 6 P ai f co < a r/nente per legar la nave dopo gittata l' anco - y n(l1 ' 1 ^cono quasi sempre Cavo.] Lat. rudens. Gr. k^qtq~ l’erto ^ a *' i " f a ^lo per qne’.d’entro cori sottile dilìcio di ca- ’ nat,: rd, gno. Tac. Dav . Stor. 2 . 2 - 10 . Per un ponte cominciato iav ì ec. mìl>_rv... .... _ V? _ , p.. 1 __1 J 8bi Tac. Dav . Stor. 2 . 2 ja. Per un , . _ porY|f ec : colf ancore afferrate per tenerlo fermo , co’ canapi 1 ,l! U a P c °l lìume, Quando egli ingrossa. » Ir, Barb. 258. U tn ^ caaa P' comuni. (V)‘ a-na-pó-ne. Sm. Canapa grossa da far cavi. (A) ‘‘tto. ’( *^ r 0 Ca-na-pùocia. Sf. il seme della canapa. (A) f p Ca-nà-pu-lo. A/». Fusto della canapa dipelata o dì- dalia gramola , o maciulla , Ss*. Cit*? 0 ' 151 & m 'hule che cadono . fi. 1 - "*»»«*«« cuc c uuvm/ mitili s^iunfJtu, u (G( St 4" rose. Cmapnlì per iolfanelli. (A) Ci”** 1 ' * Piccola ciuci della Nuova Granata. (G) **• 114 . » fp 0 »’) Ca-nà-ra. Prov. dell’ Indostan. (G) S f «0g.) Ca-nà-ri-a ~ ' ‘ " "4. ^ rei. ^«T‘pel, i. Grande Canaria. Una delie isole del- CUI seme comune , il cibo prediletto de 7 passeri di Canaria. 3" % (B.Ap! S c cana «ensi s . (A.O.) p‘ A J. ■*’ w, _' 1 di balio , lo stesso che CanaTÌo. V. Tassan. Secch. (N) Cedean p agilità e ’1 decoro Nel ballar la Nizzarda e la C (Geog.) J M t Fortnnatae Insulae. Arcipelago dell’ Ocea- (Z 0 y, 0 ? ! P nsi0 di lirca verni isole, appartenenti alta Spagna-{C ì) -no. Specie d'uccello gentile che oprarne de'passeri ed al generi Fringuello , di coler gioì - !" 32 CÀNCELLARIÀ Cavale. Specoli. Cr. O tu mi cancella del libro della vita, dove m* bai scritto. 3 — [ E per traslato , Annullare , Revocare alcuna sentenza, assolvendo il condannato. ] G. F. 7. 56.5. E furono cancellati da ogni bando e condannagionr. 4 — [ N. ciss. nello stesso sign. 3 Dunt. Par. 18. l3o. Ma tu che sol per cancellare scrivi. 5 — Balenare, Piegare, [Vacillare 0 simili:] modo antico , [venuto a noi dalla lingua rustica , e passato anche ai Provenzali ed ai Francesi , che dicono chancclcr.] Lìv. M. E in poca d’ora fu la battaglia non solamente ricoverata , anzi cominciarono i Sabini a cancellare. E altrove : Quell’Aulo vide che le torme de’ Romani andavano cancellando e rinculando. Lucan. La nave andava cancellando per T acqua. G. F. 8. 7 2. q. Non aveano acqua a sufficienza per loro e pe’lor cavalli : cominciaronsi a cancellare, e partirsi in figa. (5 —, per m.'taf. Vacillare in fede , Titubare, G. F. 7. g3. 1. Ma sentendo egli la poca fede degli uomini del regno , e come que* di Napoli già cancellavano , c certi ve nc avea , che avean già corsa la terra. ("Cosi si legge ne’luoni testi a penna.) Dep. Decani. 111. Cancellavano , eh’è pur provenzale, e vale andare quasiché a onde ^ e come fanno gli ebbri 3 e traportato ali’animo , titubare ec. , vacillare. 7 — * IV. pass, secondo il sign. del 2. Dani . Par , 5 . ^6. Quest’ultimo giammai non si cancella. (N) Canceltai'e dilli da Cassare. Cassare vale Annullar per affatto, sicché lo scritto più non possa leggersi. Cancellare vale Tirar linee a guisa di cancello sopra lo scritto, che cosi cancellato può essere ancora leggibile. Cancellala , Can-cel-Ia-rLa. Sf. F. A. F. e di* Cancellierato. Carica di Cancelliere. Bemb. Stor. 12. i~X f ' lzv -> Buon. Pier. 4 • 5 . i3. Va in palazzo, Entra in cancelleria. 2 — [Tribunale dove si sigillano le patenti , i diplomi e simili col sigillo dello Sudo.] Ar. Sat. 2. E se in cancelleria m'ha fatto Sozio. 3 — [£ per situila ] Cavale. Med. cuor. Neuna cosa addiviene in questa vita visibilmente e sensibilmente, che imprima non si detti nella cancelleria del Giudice etereo. Castelletto. (Zool.)Can-cel-iét-to. Sm. Piccolo cancello V. Cancello, §. 4. (A) Cancelli. * (Mit.) Can-cèl-Ii. Coà ckiamavansi certe piccole cappelle erette da Calli alle dee madri , che presedevano ai frutti della terra. (Mit) . Cancelli era. * (Agr.) Can-ccl-liò-ra. Add . e sf. Specie di pesca. (Aq) Cancellierato, Carncel-he-ra-to. [*57n.] Carica di cancelliere. , Cancellarla , sin. Menz. sat. 3 . Qui ci vorrebbe un po’ qualche dottore , Che col*cui guadagnò un cancellierato, A sciorini il dubbio ec. Cancelliere, Can-cei-lié-rc. [A/?/.] (Quegli che ha la cui a di scrivere e registrare gli atti pubblici de ’ magistrati. — , Cancellieri, sin. (Da’ cancelli, entro cui si riparava dalle persone che coneoi levano al suo banco.) Lat. scriba. Gr. ypp,p.p.a.Tsv?, Fardi. Stor. 12. A line che cotali versi cosi interlineati si dovessero saltare dal cancellieie. Segn. Star, g . 245. Per questa cagione ottenne il Duca di poter farlo esaminare in fortezza sopra questo punto , e commesse a ser Bastiano Biodi , cancelliere degli Otto , la cura di questo negozio, a — Quegli che scrive 19 detta lettere di principi, di signori , di signoria e sìmili , e che oggi particolarmente si dice Segretario. Lai. cancellarius. Gr. ypc.fÀ,fxTtv : . Com. Inf. i 3 . Costui lue Pietro dalle Vigne, cancilliere dello iinpcradore Federico, io quale era per losco officio secretarlo del detto iinperadore ec. Dittarli. 2. 23 . Li parimi tre, clic davanti ti pongo, Sono dei gran monarca cancellieri. O. E■ 5 . 1. 7. Ed essendo i detti Romani ad oste a Toscolano, per lo cancelliere di Federigo cc. furono sconfitti. E 7. 5 /f. 6. Nato de’Branca tenui, oud’era il caucelliur di Roma per retaggio. E 9. 7 9. 2. E CAXCHLEI morto l’arcivescovo d’Arlì, M. Pietro da Ferriera cancelliere, c ‘ maestro , il re Roberto il fece cancelliere in suo luogo, e l 10 ’ suo studio e sagacità mandando lettere da parte del re Ruberto ^ 3 — Gran Cancelliere. Titolo di una gran carica, che si dà ,n versi paesi. Cancellieri, * Can-ccl-liè-ri. Sm. V. A. V. e di' Cancelliere',. ’ Inf. i'i. 1. EUi era Piero dalle Vigne , che fu cancellieri dell’ 1 ®' nitore Federigo. (Y) ,, Cancellieruzzo , Can-ccl-Uc-rùc-zo. Sin. dim. di Cancelliere. V Avvcrt. Crisi, lierg. (Min) Cancello, Can-cèl-Io. [Sui.] Imposte di porta, fatte per lo più 0 dif efr ' o di stecconi commessi con qualche distanza l'uno dall'altro. V- . Lat. cancelli , clathri. Gr. xiyx\!$es. G. V. tì. 68. f. Fece ricog 1 } e mandare in sua villa mi cancello vecchio, ch’era stato della chi,^ del lione. Luig. Pule. Bec. 19. Non ti Insogna dileggiar pareteli’i’ mi son bene adatto d’un fancello Che ti gaveggia, BecSi sottecchi, E fammi proprio il cor come un cancello. 2 — Aperto dell’uscio che ha cancello. Amet. fiti. Per piccolo cane® come Poinona volle, entrai nell’ una delle parti aperta al cielo- ^ 3 — (Ar. Mcs.) T. de' lanajuoli. Specie di graticolalo che si »‘ elle lisì piano sotto il telajo, e sotto le tavole de’ cimatori, acciò il /. ■. non tocchi il pavimento , e non s’ imbratti. Dwesi anche Cani 0 ® 1 Rastellicra o Rastrello. (A) _ , .. 4 — (Zool.) Specie di crostàceo appartenente all' ordine dei f^t- podi ed al genere paguro, che ha la coda molle , per cui «/a donne delle chiocciole univalve che trova vote, per alloggi‘U vt ’ < che crescendo , e riuscendogli angusta i abitazione , l’ abbandoi ,a ' | ne cerca un’altra più atta a capirlo■ Lat. cancer bernliardus Liu- ( v lat. cancellus dilli, di cancor granchio. ) (A) (N) Cancellone, * Caii-cel-ló-ne. Sm. ttecr. di Cancello. V. dell' us0 ‘. y Canceroso. (Med.) Can-ce-ró-so. Add. m. [Di canchero, Ch'è felad^^ canchero.) —,Cancheroso, Cancheriuo, sin.Lat. ulcerosus. Gr- ^-'ji Bed.cons.i.2yi. E stato messo in opera filiateJ da di versi inedie* 1 ^ verse e diltcrcnti malattie ec., negli ipocondriaci, in coloro che tumori cancerosi esulcerati , ec. Cancheeella. (Mcd,'i Can-che-rèl-la. [A’/i V. A .] Lo stesso che Ca ncr Lat. gangraena. Gr. 7x7-7 pxtva. .p Canc.iierena, Can-clie-rè-na.AyiP^ ocepopolare, come Cancherelltti à ,st n) che Cancrena. V.Leop.Rim.Candicrcm è una parente del cancheri'Jiir C A Nei; eri no , * Caii-che-1'ì-no. Add. ni. Lo stesso che Canceroso. mal. Bros. {In Red. I tt. 21 ,'J.) (Quattro sien le cagioni per un si possa indurre a biasimare, e riprendere alcuna cosa, c .p, ramente melila lode 5 o grossolana ignoranza, e sbardellata » ial 'S o chanchcritia invidia , o sagace accortezza. ("Qui figuratala■) l S' ì!Ì t Cancheri-zzato, (ibis.) Can-cho-riz-zà-to. Add. ni. Aggiunto di di canoni, o altra simile sofisticheria mol o studiata , e dip oc0 .,& sto. Doni, Mus. Scen. lambiccarsi il cervello con tante sor 1 - canoni canchcrizzati, che così si chiama una spezie di canoni. (-V^, Canchero.(M cd.)Càn-clie-ro. [Nm.] Tumore o ulcere {dipessima cOI "Z,iH ne; ha colore ordinariamente livido-,duole assai, e va rodendo o leni' 1 ' ^ o prestamente. È così detto perchè suole essere circondato de varicose, stese a guisa delle gambe del granchio, che anche dices - —, Cancaro, Cancro, sin. Lat. cancer, carcinoma. Gr.r.oc.pxìvo(, , c jl- Cr.6.ug.i. Alleile la sua polvere, (della serpentario ) confetta 00 ' )l cina viva e aceto fortissimo, è ottima al canchero. Ji Q- 4^’l i canchero ec. viene per alcuna piaga fatta quivi, e poi per invecchiata. Lih. Op. div. Lr. Gio. MarignolL Intanto gli sop l!1 'oJ. tu, . ul .i.:i~ ~i. . n . . D .i..,r-n. I 1 jj ne una infermità incurabile, che si chiama fistola, o canchero- ^ cons. 1. 270. Se sempre vie più si riscalda e si risecca , s’in» 01 ® ( 27 9- &e sempre vie piu si riscalda e si risecca , canchero, ed allora l’iimor melancolico è chiamato atrabile» questa atrabile ec. ne nasce il carbone , o carhoncello. oP — E questo uno di que'malori, come Morbo, Rabbia, Gavn^Y | ( simili, che si mandano pei-imprecazione. Fir. Triti. 1. 2 - )f- venga il canchero alla poltrona : che diavol di pensiero 3 . ò. Lasciamo andare : canchero venga alle bestemmie. il suo- 3 — Diciamo Far d’una bolla 1111 canchero; e vale Far d’ «'"! coP iin' 1 ' menoma una cosa grandissima , o d’un piccol mule un Salv. Spii. f. n. Siete da voi da voi , che d’una bolla aca< " f &X.ÌX.I, irux-xl. Lurt. 1. 3 . Canchero ! cotesta è una gran testa- f. Cancheroso. (Med.) Can-che-ró-so. [ Add.m .] Lo stesso che Canccf^ 2 — {Per traslato, dicesi di cosa piena difislidii.] Car■ l eil f a c ili Certamente che è qualche cosa, ma mescolata con tanto fastiu-' ’ non gli si può saper grado d’ un benefizio cosi cancheroso. 0 l,r coi.A gli si può saper Canc.ierusse , Can-ehe-rùs-sc. Esclamazione di meraviglia , cot tlt: chero, Cazzica, e sanili. [ R voce formata per idiotismo ' Canchilra.] Lat. papae. Gr. Buon. 'Pane. 3 . 1<- Cai> c ' c' ini fu per ingojare. , s0 c« e Canchicna , * Can-chi-gna. Esclamazione di maraviglia. Lo sie> Canchitra. E. Ahimè. Maini. 2. 38 . (N) CttO^i’ Canchitra , Can-chi-tra. Esclamazione di maraviglia , come ^. (i ,tu russe , Cazzica. Buon. ’J’anc. 2. 5 . Canchitra ! cosi ben non sere Quando s’accozzali egli ci cherichino. • Je'f ‘ Canchlei. * (Geog.) Cati-chlò-i. Popoli che abitavano i conff 11 /pali) rabia Peti-, tt , e che si credono una parte degli Amalecài- t. CANCILOSO pieti-u?' * Can-ci-li 5 *so. Adii. m. Agg. di Campo, e vale Pieno di ghiaia*?'*!' 8 r * c 'acklex pietruzza. ) Pallad. Gréti. i‘ó. Anche la hilì f llso *uta nel campo, e'i campo canciloso e petroso di pietre ino* ^N Clo r U,0 ^ Ua . VÌ ^ a - tal. ha, calculosus ager.) (Pr) r 0 p l j f Can-ciò-la. Detto così per imprecazione invece di Canche - ciol-i * 3 Bocc. nov. 7 2. id. Va , rcndigliel tosto : che can- CiN ^ ^ llaSCa * definir^' Can-crè-na. [Sf. Malattia che venne dagli antichi yuand C °a lre nom * : di cancrena , quasi ulcera depascente , perchè gressì° f e ^ a un membro suole ovdinariamaute stendersi e far prò ■ Un a 01 * 1*1 P artL vicine \ di necrosi o mortitìcaziouc, perchè estingue làccio la ° le } ìaì 't c del corpo animate, ed ogni forza organica ; e di infilili} f erc ^ le giunta ad occupare tutta la massa d'un membro, reca sii lt ^dmente la morte. ] —, Cangrena, Canchercna , Cancherellu, ceno /*** S iln graena. Gr. 'yó.yypouvoL. ( Può trarsi dal gr. vaino o sia lu ca °. Struggo c greno io mangio: Ulcera che mangia e distrugge kx m P^habilmente vicn da paragoge di cancro. V. Custellì del uà*** end. Grisù. Il quale avea una cancrena nella ilare ritta 4H d e 1 ' agni c le cancrene Curar cou alfe. Carsi * RE ' ^*) Can-cre-nà-re. [ir. ass. e pass.] Divenir cancrena, ntr Cancrena. Lai. in gangraenam evadere, gangracnain fieri. Lib. ■ Si |' ain . alt ‘ Tali piaghe facilmente cancrenano. Tralt. segr.cos.Jaim. ^ 4!i C8Es L,ltano come se si cancrenasse il cuore. da cmj 10- * Can-cre nà-to. Add. ih. da Cancrenare. Infetto ^“Msn. 3. 3i4- Berg. (0) Kllis ,P * (Med.) Can-cre-uó-so. Add. m. Spettante a cancrena. CANDELIERE 53 C*s .,!• eerg. (0) Cas C| , 0 ’.l^ 00 !-) Can-crì-ti. Sm. pi. Nome dato a’crustacei fossili. (Ross) >0s . Ài jU °^") Dòm.) stesso che Granchio, y. Lat. cancer. Gr. xopnì- , _ 0l< y' 1 4- ti6. Vedeasi il cancro 1 ostrica ingannare. dec a p 0 ^ kremita s * Specie di crustaceo appartenente alt ordine dei stessi, i‘ S enere P a § um i eAi? f l(l i come le altre specie dello Un a Sener tu p^ 0, y ttnivalva che trova vota per dimoiarvi, fleu così del- ilei / n ., le invasi ne’ mari d’Italia, insieme con la sua conchiglia hit U „. Z ’ Z0 di un piciol pezzo i nondato di pietra spugnosa, che 3 — i . ’ù j fUiìa trasversale. Lat. cftnccr cremila Lin. (Van) (\) G. y *•' Uno de dodici segni del Zodiaco. Lat. cancer. Gr. r-ocpArcs. Cancro ’n N’apparve un'altra nella regione del segno del se’l Giuit. Par. :ó. 101. Poscia tra esse un lume si scliiarì Si, che d’ un , ‘l"?. avesse un tal crisi dio , Il verno avrebbe cc. un mese uni a..] .. “*• Bui. Cancro, uno segno sellai trionale de’ dodici sc- 3 ,i. 1 ^iliaco. cer. q ,.’) Specie di malattia, lo stesso che Canchero. V. Lat. can- chc ,jj ' xsc P i; ‘.« dopo lo spazio di due anni possono cominciarsi a 4 ^ /svecchiati. 1 del 0tei / ’) Malattia per lo piu epizootica la cui sede è la bocca a> Unin- ' 5 ^ ^ c avallo i dell' a uno e specialmente la loro lingua. Si fa si t fg l c ? n \ ln tumore ripieno d un umore rosso e fluido , che si cre Sce (l ]i L stesso , e produce una cavita , la cui grandezza Pam c ? , Vi) J Le -n brevissimo tempo fino al segno di distruggere le $. Ajq r f )liU l c ine. Nel montone il cancro vieti chiamato Fuoco di o,-ec c/l / e lnr) - y ■ Fra lutti gl■ animidi non vi è che il cane le cui x tfò f' .vs Ven gano atta<:cate da una specie di cunciv che dicesi per - ^ . ^ c ™ d' ilo orecchie. (Ag) Idene ì) ( , -dncìie le piante sono esposte ad avere de' cancri ; seb - fra lt)r^ G j C ^ ie sotto questo nome sieno state confuse malattie molto da n tla (iiv eise, l cancri sono talvolta prodotti nelle piante anche da lin ? a jua esterna , come da un colpo di so/e, da una contusione , y^sto ‘ ^ rii ^ af neiUo d’ una massa dì calce , di letame. V* è chi dà " c la coda ignuda e molle ? e com’esse s’ imp tdronisce d' A!!iCl ''0f A Q 0// ^ a '} e ulcere degli alberi (Aq) io - all ti °ì- (Zool.) Citn-ciò-fa-go. Sm. Specie A: lu ordine c òal gr. idos forma.) Nome dato da Altieri a ccr- 3 ^(Zonl's P e ^ e i perchè vestono la forma cancet'osa. (A. O.) al a *' Specie d'ins ito del senere falane io * simile nel porlamen - C \>;r“: 4 a s fr°-(Aq) 6 . . .Ih cr,, ’ iriuj 0 Sm. Pane fatto col più puro maiz, che le vergini del fji'i-tii ‘^S'^ivuno nel Perù al pontefice nelle feste , e che dopo l’ujt / 4s cup a l"ff da esse presentato agl’ luca (Mil) ''* !,Ua Hap, » ?^8-) Can-cù-pa. Piccola cil'à dell’ Ind stan. (G) r , c ‘Uii ,i )e ^ cr g-) Cau-da-bàr , Kandabar ; ant. Aracosia. Prov. e L4 M5 Acia ’ 1 ffsnaislan. (G) c '" l thuiù ^ an 'da-rì-a. [À/ij Slrunento di stregoneria. ( Forse dal gr. ‘■siili ) ^ j' s i w -' Vf e di bicchiere.) Mnrg. 22. 102. Pcnlacol, cantarie , ^Uor Jl a |”- Iu . * ® spade , e sangue , e |xiulol<:, e prof uni. E 24. 91. r Cj »darii. venia disegnando Caratteri e sigilli, e preparava Le Cl -'o 4R ‘ tó , c Pentacoli. 8 B ' * c se - ((i^ Ctieog.) Can-da-rù, Cand-Arou. Fi. dell'Indottati ingle- Ci S °*' Tl A. * II' l ' :ìr, i. * .... Can dà-vi-a. Ant. contrada della Macedonia, (fi) *? 5 Si. * ,u ^ i ll r l Città di Francia nel dtp. di Maina e Lnira. fi) { ^ussn°'’^(’^’ an Popolo della Trogloditica , al ponente del ^ C4 -) Can-dé-Ia. [.V/t] Ceri lavorata, ridotta in forma ■’ c '' Uso L ll C ') n doppino nel nino, al gitale s'appicca il fuoco, veder lume j e se ne fanno anche di seco, [c d altro .—, Candele, Candella, sin.) Lai: candela. Gr. a C >e : ;. Bocc. non. 28.20. Ed anche non ci ha mandata candela niuna, ed emmi convenuto mangiare al bujo . E nov.ifo. 9. Gl’incominciò a strignere agramenle le carili, cd a cuocerlo con una candela accesa. 2 — [Per metaf. Illustrar.ione d’intelletto.] Dant. Purg. 22.61 .Se cosi è, qual sole o quai candele Ti stenebraron si, che tu drizzasti Poscia diretro al pescator le vele ? 1 — * La candela è al verde, dicesi per donotare , che una cosa è al fine , e che non si dee più lardare -, onde proverbiai. Cbi ha a dir dica , che la candela è al verde; perchè nette vendile alt' incanto ove le robe si liberano al più offerente, come la fiamma arriva al verde della candela, cioè al fondo di essa che talora è colorato di verde , si libera la roba , e non si ascolta più nessuno che voglia offerire. (A) Salvili. T. B. 1. 4- Dicesi inoltre la candela essere ai verde , cioè alla fine. (:\) 4 — Dicesi La candela è al verde, ed Essere alla candela e vale Essere vicino a spirare , Essere al lumicino, Essere alla fine della vita. Lat. da iucitas redactum esse. Buon. Eier. 4-5- 16. Monca Giovanna, io ve la, Io ve la raccomando, Ch’io sono alla candela. » Salvili T. B. 1. No» dichiamo quando uno è presso di morte, e moribondo, essere alla candela , al lumicino. (N) 5 — * E pera fu usalo Candela della vita a del vivere , per Dura - tu di vita. Tane, Esci fuor pria che sia spenta Del mio viver la camicia. (N) 6 — Farla vedere in candela [zzz Far che succeda alcuna cosa contro il desiderio (dirai.] F. Far vedere. 7 — Prov. Nè fémmina nè tela a lume di candela =3 Guarda queste due cose di giorno. Lai. de gemmis, de lincia murice lana, Con- suic de facie, corporibusque diem. » Salvia. T. B. dj- È nolo il dettalo, Né donna uè tela Non la guardare a lume di candela. (N) 8 — * Ogni salito vuol la sua candela = Ogni fatica mel ila il suo premio. (A) 9 —* Al tri hanno mangiato la candela c tu smaìiisci lo stoppinone Altri hanno commesso la colpa e tu ne porti la pena.Serd,Provf &) 2 —-(Olir.) Lista di panno Ino inceratalo diversamente impiastrata, c ridotta in cilindro solido (die s inlmduce nel canale dalla verga per aprire d passaggio alt orina. Red. nel Diz. di A. Pasta. Vi sarà forse chi persuaderà V. S. a cacciarsi giù per la verga de’frugntoi, delle candele, c delle miuugc. Adagio un poco: senza il mio ritorno V. S. non se ne lasci persuadere. (B) 3 — * (Archi.) Diconsi Candele i fianchi dritti del castello. Boll. Diai . Dis. p. id}6. Le candele o siano fianchi drilli del castello resistono quanto un vuole. (N) Càndelabiìo , Can-de-là-bro. [S/n.] V. L. [ Candeliere grande ad uso per lo più delle chiese. I candelabri degli antichi rappresentavano un fusto cilindrico, semplice o triangolare, poggialo sopra un piede , sostenuto per lo piu da tre zampe di leone, e dalla cima del fusto uscivano talvolta diversi rami o bracci, terminando ognuno in un piatto , che serviva a sostenere le lampade ad un' altezza conveniente ah' occhio di coloro che volevano servirsene. Nelle caie particolari usavansi anche de'candelabri, che terminavano in alcune bacinelle, sopra le quali si bruciavano materie odorifere per pi'ofumare le stanze. Prendesi oggidì comunemente il candelabro per candeliiere a più lumi, sostenuti talvolta da figure, fogliami e viticci. F. Candeliere.] Lat. candelabrum. GiWvxyiiov. Dani. Purg. 29. 3f. La virtù, eh’a ragion discorso ammanila , Si come egli crau candelabri apprese. But. Candelabri, cioè candeliicci accesi. Mor. S. Greg. g. 5. Questi sono due olivi e due candelabri , i quali stanno dinanzi al cospetto del Signore della terra. E num.6. La santa universale Chiesa , la quale ncl- 1 ’Apocalissi di Giovanni è figurata per le sclLc Chiese e per li sette candelabri. Zibald. Andv. g. Avea ordinato uno candelabro fatto per arte meccanica, lo quale sanza miuisterio d’uomo dava l’olio , c iacea lume. Candelaja , Can-de-là-ja. [Add. e sf] Lo stesso che CanJellaja. V. Candelaio, Can-dc-là-jo. Sm. V'. A. e eA'Candelliere. Cavale. Speco. Cr. ##6\ Stette come maestro in cattedra ad insegnarci la dottrina delle virludi, e come lume in sul candelajo a mostrare la via dei rielo.(V) Canori,adia. * (Gcog.) Can-do-ià-ri-a. Città dell' isola di Tenerìffa , una delle Canarie. — della Rep. di Buenos-Aytcs. — £soletta del Gran- d' Oceano lìquinozialc. (S) Candelauo *(Geog.) Cau-de-ìà-ro. Fiume del Regno di Napoli nella prov. di ‘Capitanala. (G) Candeletta, Can-dr-lél-ta. [Sf] dim. di Candela. —, Candelina, Can- deluzza, sin.Alleg.i3o . Avrete ogui otto dì da sei o sette Giulii di companatico, c granata, Che vi scopi a bastanza, e candelette. 2 — (Chir.) Cilindretto arrendevole a similitudine di candeletta, e qualche volta una candeletta vera , che i chirurghi introducono nel canale dell orina a giovare in parecchie infermità. (B) Le candelette sono di varie specie , ed alcune di esse , di cui si fa uso nella chirurgia moderna , ben lungi dall ’ avere som ghanza di piccole candele ai cera , sono formate interamente di metallo. Le candelette h possono dividere in solide ed in cave , e queste ultime si chiamano più comunemente cateteri o sciringhe. Cooper. (Min) 3 — * (Maria.) Corda gueruita d' un rampino di ferro , che serve per attaccare £ anello dell' ancora , e farvi presa allorché esce dall’ a- equa. (Van) Candeliere , * C in-dc -1 ìò-re.‘V m. Lo stesso che Candellierc. V. (Da candela.) Rem!?. Leu. 1. 5 . n. 2 2Ò 1 . Candele cc. da potere entrar uelli miei candelieri. (N) 2 — (EVlilit.) Specie di telajo formato con due travicelli perpendicolari, incastrati in due altri orizzontali, distesi sul terreno distami l'un dal- V altro tre o quattro piedi. L'intervallo empirsi di falcine , dietro le quali' stanno 1 lavoratoti della trincea al coperto dal fuoco delia piazza. È quasi fuor d'uso . (Gr) 54 ' CANDELINA CANDIDO li (li più Cardeltsa , Cari dt-H-na. Sf dim. di Camicia. Piccolissima candela. Lo Cardi. Add. m A"”iuntn ri: ... stesso che Candeletta. V. ( ) £ asc n., n , „ ir., ...... r [ie che Ir. ‘r.° U , a / ì uall, c di zucchero , eri [e -fa ■d‘” in ■ • -- - • «•» co ,, IIC ^ «* Clé j° ^wcchci'o ca.ul.to, „ lo zucchero in pane, cosi dello dal ciw romnemlòiò SSl!n p V •'" coml °. altri , dall’essere solido per modo che ™Xiìnlh, dWl « C <"‘“ ? P ezzi «W'dosi. V. Gloss. mrd.et.nf- noi ,Ii‘ PIl '> j'/■ L ^' ,m e di una parte del vestimento de Persico 1 i tato mJiT° ‘ S0 P' a l'I lun,ca , a guisa di leggiero mantello pf come A ! me 'ì ’ a fi e, Ji 0 dinanzl > « rattenuto da 'una semplice //ùM come la clamide de' Romani. (Mit) r 3 7im}f,Z'h S ° rt ? Aì Piet r‘ che Ci vierie daW isoln di Candidi è “ 1, À'f't, >l A' n al Jc'm di alcuni artigiani. (Z) la girava (la cameraJ, d’Intorno intorno appiccato avevai: di mille candeline di cera bianca, tutte quante accese. (B) Cam>eu7.zà. (Marin.) Can-de-liz*za. òf Manovra a paranco , la quale serve a sollevare l’àncora , quando nel salparla comparisce fuori d’ a- equa , e a collocarla nel suo posto centra il lordo . (S) Cancella. * (Gcop.) Cnn-dòl-ìa. Piccola isola del Mediterraneo separala dalla Livadia mediante un piccolo stretto. (G) Càndella. * òf fi rsc errore di stampa . y. e di' Candela. Bemh. Leti . t. 2. lib. il. p. 2jS. A Nostro Signore è stato gratissimo cc. con quanta devozione e salivazione il serenissimo principe ricevesse la candella bcned< tta. (N) Candell.ua , Can-del-là-ja. [Add. e sf .J Oggi più comunemente Cande- iaja. Giorno della festività della Purificazione della Madonna , nel quale si benedicono le candele, e si distribuiscono al popo/o.—, Can- dclaja, Candelora , Candelaia, Candelora, sin. Lat. divae Mariae puri- ficatio. G. V. 6. 3q. 8. Pari ironsi dclla città la notte di sauta Maria can- deltaja, gli anni di CrUto 1248. E 10, 7. 10. E ciò fu il di della randella ja , anni i 3 'i 6 . ... ( _ _ Candeli.ara , Can-del-là-r.i. [Add. e sf. V. A. Lo stesso che Candcllaja. Cardiamo , * Can-di-à-no. iV. pr. m. Leu. Candianus. (Dell’ isola di C 1 " 1 ' y.] Pecor. 21. 2. Partironsi della città La notte di santa Maria candelora negli anni di Cristo mille dugento quaranta otto, Cancelliere , Can-del-liè-re. [ò’w.] Arnese dove si ficcano per tenerlevi accese. [Oppi più comunem. Candeliere.— , Candelaio , sin .] Lat. candelabrum. Gr. Xvyvùgv. Mor. ò\ le candele Candeilieri, Greg- Non acccndovi la lucerna sotto ’l v.aso, ma sopra il candeliere, acciocché ella luca a tutti. Dant. Par. 11. i5 Fermossi, come a candellier cancle- ìo. Cecch. Seivig, 3. 1. Da cinque in seicento Scudi a lega di candellier più bei Che voi vedeste mai. 2 — Essere, Servir per candeliere , dicesi fi*, d’alcuno al quale non Candidamente, Can-di-da-mén-te. Avv. [da Candido. Con candore \ *: _„•__.• ., l. .-.n _ ..«y_...__ .1: n _/^v.„ „ n Sca ie , dia. ) (B) , Candibo , * Can-di-bo. ZV. pr. m. (Dal gr. canthos angolo dell’occhiai » 160 per libo io stillo: Occhio stillante.) — Figliuolo di Dcucalà rie- (M 1 Candida, *Càn-di-da. JS.pr.f. Lat. Candida. — yeniine e inartu'Z L stiana. (B) (N) {f 2 — * Questo nome ha dato luogo al modo prov. Esser tra le * .j clic e santa Candida, che vale quanto Esser tra l'ancudine e martello. (A) 2 — * (Gcog.) Pie. cit. del Regno di Napoli nel Principato Uh- t 4 si dà retta nelle deliberazioni , quasi che si trovi nell 1 adunanza per far numcìx>. Malm. Voi già in’ avete per dottore eletto, E non clVio serva qua per candelliere. (A) — * Essere sul camlclliere ; Dicesi dell' avere dignità eminente nella chiesa o nello stato. (A) — (Mari,».) ò i dà questo nome a dei pezzi di legno o di ferro piantati in piedi o verticalmente sid discolalo o capo di banda , e in altro qualunc/ue luogo del lastimento , per sostenere qualche cosa* (S) 2 — * Dicesi Candelliere da petriero la forchetta di ferro con due campanelle che sostengono gli orecchioni o bilichi de pctrieri. (A) 3 — da fanale : * Palo grande di ferto montato di un perno sovra cui si piatita il fanale di poppa. (Van) 4 —’- ni scialuppa: * Nome che dossi a due forche di ferino che so - stengono nella scialuppa f albero , la vela e simili ; quando si fa andare la scialuppa a forza di soli remi. (Van) 5 — m scala: * Due sostegni di ferro colla testa rotonda , che pnn- gonsi a' due lati di ciascuna scala , e a ’ quali si amman ano le corde che pendono sino alt acqua per sollevare e insieme assicurare coloro , i quali montano nella nave o ne discendono. (Van) Candelliere difu da Candelabro. Il Candelliere o Candeliere c propriamente quell’ .arnese dove si ficca una sola candela e per uso dicesi anche delle lucerne da olio poggiate sopra un fusto e ordinaria- non suole usarsi che nel senso metaforico di Candore , e vale] tornente, Con sincerità. Lat. candide,8Ìncere. Gr. ci^tAws, Fr. Gì Pred. R. Operò candidamente, e senza inganno. Candidamento , Can-di-dj-mén-to. [AW] y. A. y. ^/«'Candidezza* Purg. 3. Libano è un monte nella provincia di Fenicia, ed in L interpretato candidamento. -pred- Candidare , Can-dì-dà-re, Att. Far candido , Imbiancare. Ma ss* * r. 186. Berg. (Min) • / . yid Candidato, Can-di-dà-to. Add. m.\da Candidare. Fenduto candid^' qual senso è ] voce antica. Ornato di abili bianchi. Lat. candida L ■ dealbatus. Gr. Xtvxdpuv. . a *2 — lE per metaf. Mondato, Purificato.3 Fr. Jac. T . 5 . g. 11* | 0l r. meschina , Ch’ è piena di peccata , Diventa candidata In fuoco di d oi ^ 3 — iFig. Agg. di Vittoria, perchè al festeggiamento di essa gH li ° ni per lo più intervengono candidati.] Bocc. Amet. pr. Alcuni lp c ‘^jj didate vittorie , e chi le paci togate , e tali gli amorosi avveniri 16 d’ udir si dilettano. . ^ 4 — In fò)~a di sost. Candidati dìcevansì coloro cke chiedevano 1,1 e ma i magistrati, {perché solevano andare vestiti di toghe lamichi^ rendale tali cella creta .j Lai . candidatus. Gr. \iv%a.v§tl<. 7 ac- ^ *Vtor. 2. 2 g6. Ma nel far de’ consoli chiedeva , come gli altri cant ti, civilmente nel teatro , come spettatore. . mente a piu hocchi. Candelabro dicesi di Candelliere grande, usato 5 — si quella Imitazione dìcesi anco oggidì Candidato chi pretende , -.1_ _ 1- _;.v .. 1». _l:_ -.1 __ z> _ h o?,'... . n_:_f‘ ed anche nelle case prillagli antichi, ed ora per lo più nelle chiese, ^ ram i 5 e con nsagg;--- 2 - non si usaT. Candellietu , Can-del-Iiè-ri. Sm. in deci, per idiotismo, y. e di' Candeb lierc. Ditti. S. Grcg. 4- * 3 . Vide lo beato S. Pietro apostolo stare fra l’un candeilieri e l’altro innanzi al suo Ietto. (V) Cantellone,* Can-deMó-ne. Sui. Lo stesso che Biodolo, 0 Biodo. Tarif Gab. Tose. pag. zg. Cundeilone , vedi Biodolo. (N) Candelo, Can-dc-lo. [«V/n.] y. A. [ r ~ far disposto a sua damma il candelo .E 11.i5. Ferroosd, come a candellier canddo. yend. Crisi. 4l- Fece venire uno candelo acceso, e tutto l’arse. Fr. Giord. Pred. Accendono follemente doppiernzzi c candidi con numero determinato. Frane. Sacch. rim. Ben. Orv.62. Che rìsplende Dal terzo cielo a noi col suo candelo. Candelora , * Can*de*lò-ia. Sf. senza pL y. dì dialetto romagnolo , napolitano , e siciliano. Lo stesso che Candciaja. y. G. y. 10. 7. Amati. ( 0 ) CANDEtORo.’YGeog.) Can-de-lò ro. Pie. città dclla Turchia asiatica.(G) Candelottajo, — • '■ ' --- - ^ mn Candelotto quanto più per le ventole . - , , 2 — Candela piuttosto grande e più lunga delle comimali , che portano in mano cherici ed altri nelle processioni e funzioni della chiesa. Serri. Stor. 1. jo. L’altra gente, con candelotti accesi in inano, andavano col medesimo ordine a piè scalzi , facendo orazione. (V) 3 — * Per metaf fi membro virile. Brace. Sch. c. ig. Le reni , e ’! ventre , e sino al candelotto. (N) Casdeluzza , Can-de-lùr-za. [Sf.] dim. di Candela. Lo stesso che Candeletta. V. Frane. Sacch. nov. igt. Trovato modo d’avere certe agora sottili e piccole, e ancora certe"candrluzzc di cera. È appresso : Fic- > S'i spilletti sulle loro reni, c sn quegli le candeluzzc acconciando accese. E lett. 226 . E l Crocifisso, che non gli era molto di lungi , avea una vii candcluzza d’ un danaj \ Candente , Can-dcn-te. Add. com. F. /. infocato , Risplendente , Rdu - cetile. Lat. candens, Gr. irvpovsuros. Lant. Par. tf. ~]~]• Come si fece subito c candente Agli ocelli miei, che vinti noi soffrirò ! But. Subito e candente , imperocché subito occorsono quelli spiriti risplendenti. Canderr. * (Grog) Città del Gran Dubito di Raden. (G) Caroes. * ( r,t f £.) Città di irancia nel dip. d'indie c Loira. (G) ciche , magistrali, o simili. Bemb. Star. 1. 12. Perciocché d' 1 , (UC- lottole che nel bossolo bianco sì mettevano , favorivano il canu'e ^ C— * Parlandosi di opinioni vale Partigiano, Sostenitore. Seg> ie1 :^ $ cied. 1. 1. 3. Un sol di costoro, né eretico, né cattolico, ma candidato dell’ ateismo , è talvolta bastevole a dare il guasto a c parte del suo paese. (N) Cardi detto , Can-di-dél-to. Add. m. dim. di Candido. Priscun 1 - Lat. lib. 5. Berg. (Min) p; 3 n- (/(Candela. Daiit. Par.3o.54. Per Candidezza, Can di-déj--a. [J/l] aslr. di Candido. Lo_ stesso che^ ^ chezza. — , Candore, Candidamento, Candiderò, sin. F. Biancb ( ’ zza ’y r j. candor- Gr. A;,,;:.erro. Fav. Esop. La cui bianctiezza è tale, eh® sta quella del cigno, e ogni altra candidezza. . , , ped- 2 — (Per metaf. Dello dell'animo, Picttitudine, Schiettezza, Sincerdad y0 - esp. nat. 2. Perché so ancora quanto dalla candidezza dell’ am 0 stro amata sia la saldezza ed il bello di questo vero. ^.(Je 3 —C Detto della favella , dello Stile e simi i, Purezza nella seri a t ,r parole, naturalezza ec.] Fir. Lett. domi. Pria. 206. I due Gi' acc ‘ impararono dalla madre la candidezza del parlare latino. ^0) — .. .. ’.'-a- ,, (Tran 1 " alcuna parte del candidissimo corpo coprisse. Verni. Crist.oO. .^iic abbondanzia di latte candidissimo , e tanto, che bagnò i ] ain:I ,■ ^..-e gli che erano intorno. Alain. Colt. 5 .12 -V. E chi l;i vuole C-m ma aver, la leghi c stringa fin lattugaj D’un lieve giunco ia, wji- — Per metaf. Purissimo, Naturalissimo. Fr- Gi rd. Pred. r,■ sL) Jo 1 ieri di candidissima onestà guerniti. Gas. lett. 5y. Le posso ( * u candidissimo. sieri che lo stile è bellissimo 3 — Sincerissimo. Segner. Mann.Nov.5.3.Ti basti di saper < I'! es «? r f. (D .. , , l er essere al contrario schiettissimo e candidissimo in ogni afa C (i/i così detto dal latino candcre che proP 1 " rìdo : O ni ' un certo splendore : è d biancheggiare rilucente di un fervo infuocato. —, &m {i0 ’r^irOj do, sin.] Lat. candidus. Gr. \ivkcs. Pctr.canz. 7. 6. Dentro p ,l f t,, e fuor candida neve. E 28. 6 » Se mai candide rose con vermi#h c ,rr 8cl d oro vider gli occhi miei. Bore. ncv. 4t- 5 . Con un vesti 111671 h dosso tanto sottile, che quasi niente delle candide carni nasenni^ g.6. f. 12. Il quale non altrimenti i lor corpi candidi nasoni ^ farebbe una vermiglia rosa un sottil vetro. Fir. Dud.belLilonm C* , CANDIDO clic insieme colla bianchezza lia un certo splendore, co- _L u avorio j e bianca c quella die non risplende, come è la lieve. den s , c i [Chiaro, perchè la luce viva è candirla.] Lai. lucens, splen- ’l mp, ’fùs. Ovid. Pist. Certo cotale notte lia più candida che 3 - S u dlc ;. lo r „ Semplice , Naturale, perchè le più volte il bianco è co- ’ a dw erenza degli altri colori , che sogliono essere arsene,. l ' ,S ner - Mann. Giugn. 5 . 2. Queste parole nel loro candido 4 J p voghono aire che ec. (V) p Uro CI J ncta J‘. Non macchiato di colpa, da non lasciarsi corrompere , did e ’ t>lnccro i [a similitudine delle cose, che allora si dicono can- Luv ’ ^ Uan -l° non hanno macola.] Lai. candidus. Gr. \sukos. 7 'ac. i ci.Lt 4 - ù'ò. Avvelenare tic non poteasi, essendo troppo fidati M, «odi. e 1 “ndido 1 v 1 C »Stodi . perù dilli da Bianco siccome Candidezza da Bianchezza. E Lapichezza. C”™°- * N. pr. m. Lai. Candidus. (B) ■ r.ndidezza v l,|u «i'E , Can-di-dó-re. [Sm.] F. A. V. e di Candore o Candidezza. òtor - Sò\ p ad E can didor delle sue vestimenta era come neve 11- n ,,k scossa dal raggio del sole. VU.S. Ani Lasanta fia.n.na d.l I ur gatorio ec. cura le sucide anime , e piene d ordura ; c dato C\» r ° *' ae lm celestiale candidore , gli Agnoli ec. awER o , Cau-diè-ro. iSm.] Sorta di bevanda fallarli nova, bilie e filerò. (\ . Canài. ) Red. Ditir. Dell’aloscia e del candido Non ^amo e non ne cliero. E Annoi. 193. Caudiero e una soi ta d r «vanda modi rnamente inventala, , „ e A,, Mt'iCABE, Can-di-G-cà-re. [Alt.] Far candente. Lai. candefaceie. S. C. D. Del fuoco splendente che, secondo ’l suo splendore, can- r ‘ lca ^ pietre , coeendole. ^MOpe, » Can-di-o-pe. N. pr. f. ( Dal gr. condoni asino eri ops clic per Spetto . ^ ■ » ,i \ e’ ine»* ’ v °cc \)—Figliuola di Enopionc , e madre d'ippotagi C *NDin!r ella Me. dal fratello. (Mil) a * , T °> * Can-di-òtto. Add. pr. m* Di Candia. (13) 3 ^ * fa" 1 }') Specie di ballo in uso presso i Greci. (Van) J °*y -^gg • di una specie di Anemone. (Van) }* lL 'end*i aalc * M Diciamo del Concime fruite , o simili , cl iar Q °^ e bollire in zucchero mescolata con chiara d uovo. Lat. sacca^ Con dire. Gr. “degaricamentc.] Mora. 26 ’. 26 . D’ un zucchero candito è pic- 3 7 j ^ 0r ga. n n di sm. Tnttocciò eli’è candito, come frutte esimili cose. 5 /j. 5. Condilo, lat. condilus. Di qui la nostra voce. * /?? Ue Cosa acconcia , e collo zucchero condita. (N) r j/ / °S-) Citta dell’ AioNain nella Cochinchina. (G) Ca, Ula -ji y* -d* V* e ^"Candido. Erano. Barb. 'Ó21. 'ò. In veste ^AMj 0 , lE ( H intorno a sè pm raggi manda. ’ Cun-dó-re. [i.V/k. Candidezza ; e sebbene si soglia così chia- ot*ni L; _ 1 . ni* 1 » » ^ , • 1.. - con,,;, ^ ni biiuicftezza , vale -\iuinta - 1 GV natamente quella bianchezza che va luce ., Marnale simili .—, Candidiorc , sin. E". Bianchezza.] Lat. can- 0 d&iUifi C ° n Un cei ^° ‘’jdeadoì'e , coni? la bianchezza della 3 rendi* p ' V£y,C0T >5 s. Dant. Pai'. 52 . Ma siccome caihon che liamnia occhi’ «-.Per vivo candor quella soverchia. E 1S. 6y. Tal fu negli T2 ^*Cia ltCi ’B ian do fui volto, Per locandor della temprala stella. Ezò. 1 *-» /> e#1 ic . mi . di que’ cajidori in su si slese Colla sua damma, cian 0 dello Stile , Purità. Capi\ Bott. Perche , fac- ìì<: quello-i SL,nuo i c ’ non si vede mai ne* loro scritti quel candore, ^ C * IG ® ne’Latini proprii. Qual s^Ir ^p' en dorc, Luce che rischiara la mente.] Bemb.AsoL ogU (L disfacimento pensi tu che riceverebbe il tuo animo, se c Delq j S * e . uligini col pensiero levandosi, e puro cd innocente a 8 e i mirava*' P a ? sau do , le grandi opere del Signore, che lassù reg- rna ^ rassc intentamente? , C uità. Segner. Pred. (A) . Cianci > a ^ incei'ità e ila Schiettezza. Candore , voce traslata diciamo C0^~ 3(i ^ dell’ animo amico a verità. Uomo candido > e „r“ l’i»: 13 senza artifizio , che espone le cose nella loro S ‘ uile 41,^7 , 1 “ “mbianza. La Sincerità è propriamente la coufes- so latino*ini' P ro l lr *l sentimenti c pensieri. La voce Sincero nel seu- c he la VQ ‘? a lutto ciò che è puro, schietto, incorrotto, sano. Au- tl ° 3t ri nm ,y.*° h *uezza mostra la sincera e naturale espressione de’ • chR essa pc*usieri ; ‘“elude nia dilìcrisce dalle altre duo per le idee accessorie , *'*(r' l ^ ,,, de » d’uua certa semplicità , cd innocenza. * As ^°S*) Camion, Àduu. Isola dell'Oceano indiano. (G) ^vniì. [ Srn*'*]^^ e ant - c«/). dell’isola di Ceilan. (G) typurtenè t ^ a S na i c at, tic. Cane. Specie di mammifero domestico de' carnivori ed al genere dello stesso noni? , beiti dlb* inp 011 -^ * / * c * so/v trilobati alla mascella stijìerrore , e sei bilo- tonti e cui'** inre d ( ^ ua canini in ogni mascella , so/itarii , lunghi , ^f'riurp r [ 5 sei ( ^ mt i molari alla mascella superiore , e sette alla c b*qu<> Cln f ciin lato', i piedi fessi , de quali gli anteriori hanno V(lì 'teta nell •* CC * L - l ) ' )stcr,, > ! i quattro. I naturalisti distinguono molte 0 C'invi a . X J tecie dd cani} le principali pol lano il nome di Can barbone c 'I Ua ) Cane alano, Can martino, Cjh hutoìo, Cau da caccia, cane 55 Can bracco, Can levriere , Segugio, Veltro, Gane da fermo, Can da pagliajo fc.La voce particolare al cane è t abbajarc > c secondo le di' verse sue passioni egli latra, ringhia, squittisce, abbocca, uggiola, gagnola, guajola , mugola, guaisce, digrigna i denti, impunta, dà sotto, fa bandiera , fa scappata ec. Al cane si riferiscono i verbi Ac- canare , Accanire , Accaneggiare, Attizzare, Allettare, Ammettere, Lasciare, Sguinzagliare cc. E. tutti questi verbi. Presso gli antichi pagani era consacrato ad Ecate o Diana , a Marte ed a Mercurio. In Egitto era adorato sotto il nome di Anuli\ appo i Greci e i Romani era il simbolo dell affezione , della fedeltà e della obbedienza . Lai. canis familiaris Lin.] Gr. xiW. Bocc. lnlrod. 26. E i cani medesimi, fedelissimi agli uomini, fuori delle proprie case cacciati. Dant. Inf, 6. fp. Urlar gli fa la pioggia come cani. Pareli. Suoc. 2. 2. Che spegnere se ne possa il seme, come de’can gialli. » Dant. Inf. 1 7 * Non altrimenti fan di stale i cani Or col cello or col piè , quando son morsi O da pulci, o da mosche, o da tafani. (N) a — Cane da giugnere : Quel cane che covrendo aggiugne la preda. Frane. Siiceli, nov. 166. Si fuggi buon pezzo ec., e 11011 parve gottoso , ma piuttosto barberesco , o can da giugnere. (V) 3 — Usato nel fem. per Cagna , nel sign. di Persona di mal affare. V. A. Eil. S. M. Madd. 2t. Oh misera e miserabile cane , e peggio che cane ! (V) 4 — Essere a cane : Si dice delle cagne che sono in fregola. Lat. calulirc. Gr. ò t yw. 2 — iPer metaf. del primo sign.} Dani. Purg. if 5 o. Tanto più trova di cau farsi lupi. Petr. Ca/tz. f &• Ed ancor de’mici can fuggo lo stormo. ( Qui allegoricamente vale passione disordinata , o piuttosto rimorso. J 3 — Barbaro, [ Appartenente ad altra religione diversa dalla cristiana.] Lat. hurbartts , e.vlraneus. Gr. &zpfixpo?. Petr. Cap. g. Che ’l sepolcro di Cristo è in man de'cani; 2 —- * In questo sign. si aggiunge nel nwn. del pài al nome della gente , come Cani Goti, Cani Giudei oc. Eit. SS. PP. 3 . 62. O speranza e sconforto mio , tu sai bene che io non potrei soffrire di vederti morire di morte naturale, nou che essere morto per le mani de’ cani Giudei. M. V. Uh. 7. cap. 3 . E io tornerò a fare penitenza de' miei peccali in quella terra, che voi avete promesso a Dio di trarre delle inani de cani Saracini. (V) 3 — [ E detto anche de Cristiani, ma di mala vita.} Boéc. g.1. n. ì. dò. Questi Lombardi cani, li quali a chiesa non souo voluti ricevere ec. 4 — E Can rinnegato dicesi dii Turchi rispetto agli schiavi. (A) 4 —[Persona mandata a spiare, e ad imbolare, forse nella lingua furbesca , cd è voce da non usarsi.} Cron. Mor U. ago. Aveano molti cani, cioè spioni, che sempre erano per Firenze 0 per pigliare, o per ispiare. E appresso: Eira I’altre, P ultima che il cacciò, luche era stalo preso un loro cane, che avea imbolato. 5 — Uomo di mal aliare, [e si cbfpe all’uomo talor per villania-} Lat . homo ncqnam , canis. Gr. kvmv. Bocc. nov. 26. iy. Sozzo cari vit - penilo , che tu se’, e sconoscente. E nov. 68% 20. Anzi si vorrebbe uccidere questo can fastidioso. Eli. S. Marg. E al Prefetto disse: osvergognato cane, e senza senno. Morg. 1. 3 u Non può più comportarsi can mastino. E i. 3 f Non puoi da me fuggir, can riuegato. 6 — Uomo avaro. Cron. MorcU. E che non sicno cani dei danajo, ma usino cortesia temperatamente. 7 — Titolo di barbara signoria lpresso de* Tartari, e dteesi anche Gran cane.] (Da kan signore.) G. E. 7. l'uomo non è stimato. Lat. annoso leoni vel Jcporcs insullant. 9 — A can che lecchi cenere non gli Gelar farina == A chi non è leale al poco , non gli fidar V assai. Frane. Suedi, g. gì. Avrcbbono ln.ii tolto altro; perchè a cane che lecchi cenere non gli fidar farina. E nov. 1/jj. E non sapete che dice: a can che lecchi cenere non gli fidar farina? Alleg. 178. Non gli fidar farina Al can che lecca cenere, direte: Tu sei scolare e cortigiano e prete. 10 — * A’cani e cavalli inagrì van le mosche. E. Cavallo. (A) xi — Al can la tigua = Non dovere chicchessia soffrire di mala vo~ glia qu?' mali clic sono della sua propria tintura , come è dei cani la tigna. Pataffi 1. Al can la tigna, egli è nnzzamarrone. 12 — 1 Addirizzar le gambo a’cuni zzz Invano affaticarsi di raccomodare il mal fitto , Tentar /' impossibile. 1 3 — Affogare il cane colle lasagne. E. Lasagne. x 4 — Avere o Portar rispetto al cane por amor del padrone = Portare o Avere rispetto al servo per amor del signore. 1 5 — Can gIic abbaja poro morde zzz Chi fa molte parole , fa pochi fatti. Lor. Mi-d. canz. Perchè il can che morder vuole , R-ule volte abbaja o rigna. Cecch. Dissim. 2. 1. Però dice il vero, che cane che assai abbaja, poco morde. Maini. n.2-j. il can che abbaja, l'ado avvidi che morda. 16 — * Can che abbaja non fa caccia, o non prese mai caccia z=z B - sogna tener segreti i suoi disegni perchè meglio riescano»* Serd* Prov. (A) 17 — Cari che morde non abbaja invano = Colui che fa di fatti, non parla al vento. ‘ 18 — Can da pagi iajo abbaja c sta discosto: Dicesi di chi fa il bravo a parole. 19 — Can dell' ortolano non mangia la lattuga e non la lascia man- ■ giare agli altri; che anche si dice Far come il can d Allegaselo; e 56 CANE ilicesi degV invidimi, che del bene che non possono avere, non vogliono che altri ne goda. Lai. canis in praescpi. Gr, xvuv b rfj t rr„ Patajf. 5 . Farmi convien come il can d’ Altopascio. Buon. Fier. 2..'/j. 26. Usanza delle vecchie, Dov’elle non han più parte a’sollazzi, Farsi can d’ ortolan agri c mordaci. Malm. 12. 53 . Facendo co- ni£ il can dell’ ortolano , Ch’ all’ insalata non vuol metter bocca , E non può comportar s’ altri la tocca. » Salo. Avvert. 1. 3 . proem. I Fiorentini uomini a questi tempi fanno, come si dice in proverbio in guisa che far sogliono i cani dell’ortolano, che 1’erbe perse non pascono , nè prender le lasciano altrui. (V) 20 — Can ringhioso e non forzoso, guai alla sua pelle. ^.Ringhioso. 21 — Carezze di cane, Cortesie di puttane, Inviti di osti, non può far che non ti costi; proverbio [sconcio c. plebeo, ] così detto perchè il cane col farli carezze i imbratta i vestimenti ; e gli osti cogli inviti , e le puttane colle cortesie ti votati la borsa, 22 — * Il cane scottato dall’acqua calda ha paura della freddai / pericoli passati fanno l'uomo cauto, ed anche, Chi è stato gusti gaio 0 ingannato sta poi in cervello, e più non si fida. Seni. Prov. (A) 23 — Il can rode l’osso perdi'e'noti lo può inghiottire =2 Non far per non potere. 24—Il cane s’allctta [0 si fa tuo] più colle carezze clic colla catenaria T.e cortesie obbligano altrui più che i cattivi trattamenti. Cecch. Esali. Cr. 3 . 1. E’ si dice Che le carezze, più che la catena, Fanno tuo il cane. 2Ò — I cani portano la balestra o le balestre ; e vale lo stesso che, I mucini hanno aperto gli occhi. Farch. Sacc. 5 . è. Ella t’ arà errata : i cani portano le balestre. 26 — Chi col lupo va all’offerta, tenga il can sotto il mantello. F- Lupo c Mantello. 27 — * Chi il suo can vuole ammazzare, qualche scusa sa pigliare — Colui il quale non vuoi trattare con una persona 0 vuole licenziarla , sa apporle qualche difetto o colpa. (A) 28 — Chi dorme co’ cani si leva colle pulci 2= Chi pratica male , ne riceve danno. 29 — * Chi dà del pane a’ cani d’ altri , spesso viene ahbajato da’ suoi = Chi è troppo più liberale con altrui, che co 1 suoi, gli è poscia ìinfacciato da essi quand’egli cade in miseria. (A) 3 0 — * Chi ama me, ama il mio cane, per f tre intendere che gli amici amano naturalmente tutte le cose, che veggono esser care all’ amico. (A) 3 j — Confortare i cani all’erta = Esortare o Spingere uno a far cosa che egli faccia di mala voglia. Lat. frigidaiti aquam suffunde- rc. Beni. Uri, 2. 3 o. //2. E’ vanno confortando i cani all’ erta. Cecch. Esali. Cr. 3 .10. A chi non tocca, Ha un buon confortare I cani all’erta. 32 — Dare al cane — Andarne colla peggio. Cecch. Dissim. J. 3 . Io son sempre quel clic do al cane. (V) 33 — Dare i figlinoli a mangiare a’cani, innanzi di fare tale o tal altra cosa: modo proverh. per esprimere in guisa enfatica la negativa e la detestazione d una preposta iniqua : in tuli’ altro sentimento sarebbe un esagerazione brutale. Din. Comp. Ist. 2. E io gli risposi, che innanzi io facessi tanto tradimento, dare’ i miei figliuoli a mangiare a’ cani. (P) 34 — Durare una fatica da cani = Durar fatica grandissima. 35 — Destare 0 Svegliare il can che dorme =2 Suscitar qualche cosa che possa anzi nuocere , ohe giovare ; che anzi si dice Stuzzicare il formicaio, o ’l vespajo. Lai. crabrones irritare , leonem vellicare. Gr. trtfexiùvs ips 3 !'( > av. Farcii. Ercol. 81. Quando si sta ne’suoi panni senza dar noja a persona, e un altro comincia per qualunque cagione a morderlo, o offenderlo di parole cc. , diccsi ancora: egli desta 0 sveglia il can che dorme ; e’ va cercando Maria per Ravenna. Buon. Ficr. 3 . f ^ a squamoso ed in un pesce cartilagineo, o, per dir più aperto, in i. iiiiusn <_*u 111 mi pesce i, ^ gì^ così denominale dalle lor fòglie lanceolate , e da P a,vcc U ■'g e l min (di, riuniti in un involucro, te cui specie sono indigene dagascar. ( Dal gr. canrs cestello, e phero io porto.) (A‘f) ^ Canefore. (Mit.) Ca-nè-fo.re. Add. e sf. pi. F. G. ( Da c ‘f‘ e j^ne ‘V c phero io porto.) —,Sistnfore , sin. Nome che si dava m ^ pii alcune nobili donzelle, che ne'giuochi e. nelle feste tu mim pffdf Inde portavano in cupo cestelle piene di spighe e di fl ,irt | 0 n l Dea. Adim. Pind. In alcuni vasi etruschi si v‘- alla 1 i| esr Mp recoe . E 2, 1. 1 13. Vengon le Ninfe con lor canestretti. che p a Ga-ne-striè-ra. Add. e sf. Portatrice di canestro. Lo stesso .. G >.afi -, . Salvia Cicid. Cammina un poco innanzi, o canestriera , C M Ss “ P°' d Fallo ritto porti. (A) 8lr eiif/La-uc-strì-no. {Sf.} dim. di Canestro. Lo stesso che Cane- Tutti ; fi* ^ ern ‘ 2t ^ giovanetto, di poi che ebbe tratto ^ A:tes Tro p avea ne * cancstrino, cc. Q he */^* a ’ n ^'Stro. [iSVw.] Specie di paniere [per lo più di vimini, ÀP° nc fe poco rilevate.} — , Canestra , sin. Lat. canistrum, e gabbie KI * VS0V ' Gr. 5. 3y. tv Se ne fanno fdel brilloj corbe , Un Ca ec * > c canestri. Fr. Giani. Pred. Perchè talotta gli presenti eh’ e > ■ S j! 0 d'uve e di (ìchi. Ovid. Pisi. Or non ti vergogni tu , Vt M die» z»k- x. I • . . •. . . 1 11 »... a.... 1 - C. _ ^onie? XQ ji C ^ c *'' 1 ^ a i tenuto il canestro delle fusa tra le fanciulle Coliuj » Colt. 3. y3. E son cardie le travi , e V arche piene , W can Va ?’9 1 canestri, i tin , le botti, fieni . Ori. 2 . i5. qS. Co rt I * Ciò Str ^ a J^ n dtd * e P ar °le Tutti a Rinaldo s’avventalo addosso. . c *hi n e contenuto nel canestro. (A) ie sfonT* *** i/l Scherzo o equivoco , Brache. Bern. rim. Vede le 7 ^ * (g Q . ^te a l maestro, E la camicia eh' esce del canestro. C Un ' ) Canestro d’oro. iVome volgare dell’ ALisso giallo. (Aq) diti, da Cesta , Corba , Cofano , Paniere , Sporta. Le °‘°giche e l’autorità de’ latini scrittori ci mostrano la dille- Ossuto d ;^ voci. II Canestro presso gli antichi era un arnese Pjù luntr 0 di varia grandezza , per 1> più di forma rotonda , c bo«i a> Y 6 /? r §° clie alto i destinato a riporvi e a trasportar chec- C ^ e stri* era tessuta uon di soli vìmini , ma per lo più an- ° ^ altro | SCe ^ castagno e di canna spaccate. DÌ strisce di castagno n 0< *° dì era pure la Corba , di forma rotonda , col fondo a 1 C ”fan 0 m ri cro 9 con ^ ue manichi, ed egualmente larga che alta. ^9 di fona • iva dalIa Corba in quanto che era più atto che iar- S? 0 d ì nii 0 ,i? l . ano ’ ma di forma anche rotonda. 11 Paniere era com- hT 0 carni * 11 V{ A r ‘ l ' c > o di varie verghelte flessibili, come di vin- a co c s P a< 'i-ate , tessute a guisa di rete , destinato particolar- B ^ìfiari an ns ^ rva rvi de’ pani. Era esso di varia forma e grandezza, letichi. P*ù alto che largo, col fondo piano, e con uno o due ~"’ n chi, 0 ,, Porta linalmcnte era per Io più tessuta di paglia, di vt»** cwnestiV.o- simile materia , e serviva d’ ordinario a trasportar ma rotonda, e di varia grandezza, duello fr ^' n c-sin'ic-cio. [»9/w.] dim. di Canestro. Lo stesso che Ca- Cj.^ii freschi c'** [Far - ledici iq} ^ atl 'fo-ra. X$Jl) Specie di resina cV un albero che fa erf ori' d ' 0 dor flTJ tanZa f. land ’ è raffinata , è solida , bianca tra- ^ d°rte , aromatico e spiacevole, dì sapore amaro , acre dito untuosa al tallo , granulata , volatile peifno d'ali' A't canf/r ° rd ‘"“ rla » molto infiammabile , ardente senza resi- r< ù in mah '/ e , i? n s °l° ne i lauro canfora, ma in molte altre specie raa^a e ( / Q ^ a voinle, ed in qualche ombrellifera. Igiene,pitiche da di q lt fi ner gico J1T' dada China e dal Giappone. È uno stimolante dt'QfJ* ( h‘geneì’a ni veleno, quando si amministra alia dose ^°cnb sin.] (Dali’ar. karnphur che yale il me, fh le sue variazioni : il regno vegetabile presenta una infinita varietà nelle sue produzioni, alberi, piaute, fiori, frutti re. Cangiano. * (Geog.) Can-già-no. Piccola città del Regno di Napoli nel Principato citeriore. (G) Cangiante , Can-giàn-te. [ Part . di Cangiare.] Che cangia; e dicesi per lo più del colore [ delle cose , le quali vedute sotto diverso angolo , sì mostrano diversamente colorite. —, Cangio, sin.'} Lat. dtscolor, ver- sicolor. Gr. erspo'xf^o?. Fclg. Diosc * La cassia lignea , che è di color cangiante, cioè adire nero e rosso , per l’odore rosato è più adoperata nelle medicine. Speron. pv. L’ ermesino fatto con fila di più colori per ciò è detto cangiatile, che stando fermo nell’esser suo, e sempre essendo ermesino, ad ogni volta e rivolta di lume e d’ occhio, cangia l’aspetto, e or giallo, or rosso, or cilestro si fa stimare da’ riguardanti. E altrove : Dovete adunque sapere che questa voce cangiante è un moderno vocabolo , nato e cresciuto fra farti hns^e c meccaniche. Alleg. iózf. Dove non intervenga in petto e in persona in solenne maestà intronizzato nella ciscranna del velluto cangiante d’opera a borchie d’oro, uno almeno di tanti affamatissimi poefi! Lor. Med. Stanz. Ed uno ammanto D’uno incerto color cangiante avea. — In forza di Sm. Segner. Pred. Da, qual pennello vien colorita sì vagamente quell’ iride , nunzia bella di pac? , e con quui cangianti? (A) Barici Uom. Lett. part • 1 * Quasi dipingendolo col cangiante di mille colori. (N) S 58 Cangiare . CANGIARE Can-già-re. [All.] Cambiare , Mutare. Lai. mutare , permutare , commutare. Gr. trixpizWccmiv. fDa cambiare, come quando il frane, rage vien da rabies , e bulghero da burbero.) Petr. canz. q- a.Sì eh’ io cangiava il giovanile aspetto. E son. 4 2 - Cosi cangiata ogni mia forma avrei. E gy Vero è’l proverbio, ch’altri cangia il pelo Anzi che’l ■vezzo. Doni. Inf. 3. tei. Cangiar colore c dibattere i denti. 2 — * Detto dell acqua : Cangiar l’acqua, poet Tignete in rosso. Dant. Par. g. Ma tosto ha che Padova al palude Cangerà l'acqua che Vicenza bagna. ( 3 S) 3 — Rimeritare, Contraccambiare. Dant. Inf.,32. i33. Nel mondo suso ancor io te ne cangi. But. Io te ne cangi, cioè, io te nc meriti. 4 — Permutare una cosa con un’altra. Guitt. lati. 20. 52. Matto fora tenuto uomo che sedesse a banco , e cangiasse molto auro a pauco, rame; e non matto più sovr’ogni conto chi nel banco di ragione, ove seder dea uomu razionale, vcrlù cangiare a vizii, e cielo a terra ? Petr. Cam. sg. 3. Nè mai stato giojoso Amor , o la volubile Fortuna Dieder a chi più fur nel mondo amici, Ch’ i’ noi cangiassi ad una Rivolta d’occhi, ec. (V) 5 —* Per jfigcrel. Cangiar cangiamenti, come Guerreggiar guerre,Viver vita e simili. Salvisi. Cas. io. Molti cangiamenti, dice il filosofo, poiché ebbe cangiati la tragedia, posossi, dopo che tenne la sua propria natura. (N) 6 — iV, ass, e pass. Cangiarsi d’opinioni z=Mutar sentimento. Bocc. Leti. a Mad. A. Acciajnvli. Subito mi cangiai d’ opinione. (V) Cangiamo, (Milìt.) Cau-già-ro, Sm. Specie di pugnale a uso de'Turchi, la cui lama è molto larga verso la base , e il manico per lo più curvo .—, Cangiano, sin. ( DaJI’ar. chuenger cullcr inagnus.) Gab. Bis. Manico di cangiaro abbozzato. (A) (Van) Canguh.ho. * (Miti t.) Can-giàr-ro. Sm. E. e di’ Cangiaro. (Van) Cangiato, Can-già-to. Add. m. da Cangiare. E. Cambiato. Lat. ma- talus. Gr. irapciWxTTÓfiivos. Dant. Purg. 32. Si. E videro scemata loro scuola , Cosi di Moisè, come d' Elia , Ed al maestro suo cangiata stola. Petr. son. zyO. Cangiati i volti e l’ima e l’altra conia. Cangigli». * (Zool.) Can-gì-glio. Sm. Spezie di conchiglia marina. Red■ Op. 2. 34 . Quelle buccine marine che dai pescatori livornesi son chiamate cangigli. (Pr) Cangio. Sm. E". A. E. e di' Cambio. Rim. ant. Pucciimt. Alari, canz. 07. f E. nota 272 è 2yg. Guitt. lelt.J Guardare mi con veti cose angosciose , Oscure , dispiacente, e lordo manto In cangio d’ esse, c'ho sovra contate, E’u cangio d’assai rose, ch’odorate Ilo già , c il’ altri tìori. (V) Cangio. Add. m. [ Agg. di Colore. Ve di’] Cangiante. Lat. discolor, versicolor, Gr. rreieiì.6'/j,-.v~. Cangoxijua. * ( Geog, ) Can-go-xì-ma. Città dell' isola di Nifàn nel Giappone, (G) Canghiuos. * (Geog.) Can-grè-jos. Isola dell’ Oceano Atlantico equinoziale , alla fóce dell’ Ovenoco. (G) Cancrena. (Med.) G’an-grè-na. [ Sf, Lo stesso che] Cancrena. E. Canibale , Ca-ni-ba-Ic. Sm. Mangiatore di carne umana , Antropofago. ( I Cannibali si confondono coi Caraibi, i quali arrostiscono e mangiano i loro prigionieri. Encycl.) Salvia. Buon. F. Alcuni scrittori hanno detto Cannibale. (A) Caniuau. * (Geog.) Ca-ni-ba-li , Cannibali. Nome di nazione. E. Caraibi. (Van) Camca. * (Hot.) Cà-ni-ca. Sf. Cannella salvatica dell' isola di Cuia.(Van) Canicatti, * (Geog,) Ca-ni-càt-ti. Città della Sicilia. (G) Caniccio , Ca-nic-cio. [AV«.] Arnese tessuto di caunuccie palustri. — , Canniccio , Cannajo, sin. Lat. crates, cratìculum. Gr. -rape oV. Pallini. B'ebbr. 3o. Vogliousi portare in luoghi scuri , là ove non sia vento, in su i canicci. 3 — (Agi,) Stanza supcriore del scccatnjo , ove si stagionano le castagne , ed è formala da una quantità di piccole mazze rotonde o quadrate , dette Caselle , disposte alquanto rade , in modo che le castagne sopra sparsevi ed ammassate non cadano, e ricevano il calore del fuoco che si Itene acceso in mezzo alla stanza inferiore. (A) 3 — (Ar. Mes.) T. de' legnaiuoli. Lo stesso che. Cancello. E. (A) Canicida. * (Mito Ca-ni-ci-ua. Soprannome sotto il quale sì adorava Beate nell'isola di Samotracia , dove le s' immolava un gran multerò di cani. (Dal lat. canìs cane, ed occido io uccido.) (Mit) Canicidio, Ca-nj-ci-di-,0. Sm. E. scherz. Uccisione di cani. (A) A/alm, 7. do. S’io percossi quel vecchio inal inolo , Coni’ ho io fatto , disse, ùn canicidio. (N) su Carico, * Ca-m-co. N.pr. ni. Lai. Canicus. (Dall' ili, Kanjult nihbio.)(B) Càs Casicolà. (Aste-) Ca-nì-co-la. [V/i] Nome d’immagine celeste, e della 7 .un. .1 - ■ - ■■ CANIZIE Canicolare , Ca-ni-cu-là-re. [Add. com. Lo stesso che] CanlCoJ arC- Amct. 32. Febo , la canicolare stella lasciata , con luce piò rata i suoi raggi moderava sotto le piante dal leone Ncmeo. ^ 2 — Giorni caniculari sono quando la Canicola nasce col Sole- dies caniculares. Cr. 6. 4i- 1 - Ne’di caniculari il frutto del'* erba si colga. (Parla del cocomero salvatico.J Dant. Inf. 22. 8°-. il ramarro sotto la gran fersa De’di canicular , cangiando Folgore par, se la via attraversa.» Red. nel diz. di A. Postami caniculari sono , quando la canicula nasce col sole. (N) { Canidio , * Ca-ni-di-o. N. pr. m. Lat. Canidius. (Dal lat. conisi 30 ’ dius dio : Dio cane, o Dio de’cani.) (B) . -og Cantoo, Cà-ni-do. Add. ni. [ E. A. E. e di ) Candido. Stor.Afi i’q^ me stracciava i suo’ biondi capelli, e batteva il suo callido viso. ^ [}. 1. 5. K i capi de’ denti doventau neri e dilungano , cpcrah} uJ anni staranno callidi. . Canile , Ca-ni-le. [Sm.] Letto da cani ; e prendesi per ogni ca letto. Lat. leetns caninus. Beni. rim. 1. 5. in questo addosso pancacce vecchie Vidi posto un lettuccio, anzi un canile. Aldg; Quivi eran più canili, c già in un pajo Éran i corpi ignudi |j dinanza. Nov. ant. g. 3. Il Grasso cenò con loro -, e cenato eli ebbono , uno gli prestò una prodicella d’ un canile , dicendo : ^ ,utf“ Eloqui questa sera al meglio che tu puoi. Buon. B'ier. 3. i. 9; che incontro all’ uscio Di cotal nostro sordido canile Facea fisco 1 un certo androu mal chiaro. 2 — In forza di add. com. Di cane, Canino. Fortig. rim. mi esser dell’ indole de’ cani. . . Se li lasci in lor cimi quartw* ’ Stansi a dormire. (A) u Canina , * Ca-ni-na. Sf. dim di Cagna. Lai. calcila. Lasc. Eìp- ■ So dir che voi avete una canina : Lutozzo inio , che si può duR . „ Che scarpe e libri e pollastri assassina , Menando i denti che 1**J ^ rasoi. Ilim. Buri. 3. tj4- l’ nl di sala in cucina Bazzicando 0 p gatta , or la canina , La pentola e ’l tegame Assicuri ec. (U) viti. Gas. i5y. Clic lui la cura della canina di Livia moglie m gusto. (IV) _ _ Ufl. Carinamente , Ca-ni-na-méu-tc. Avv. A guisa dì cane. Lat. r atl ... Gr. xvviy.Mi. Dani. Inf. 6. 14■ Cerbero, fiera crudele e diversi, Gì** gole caninainente latra. Bui. Perchè dice caninaiucnte latra , 111 ’ die sia fatto a modo di cane. jil’À' Caninana. * (Zool.) Ca-ni-nà-na. Sm. Specie di serpente aea mcricu. (Van) Caninjje. * (Geog.) Ca-nìn-de. I'iume del Brasile. (G) /(,) Canini. * (Geog.) Ca-ni-ni. Citta d’Africa net Regno di Ang° n ' ( .ii: Canino , Ca-nì-uo. Sin. diin. di Cane. Piccolo cane. [Lo sle ss f Gagnolo. E] Lat. catulus, calellus. Gr. umibiov. » Red. Leti. b. 3 A dormir meco per vezzo, come se fosse un canino di Bolog nJ * gal. ieti. 11 . li canino di Bologua, imparaticcio dei dogo d’fW alM Canino. Add. m. Di cane. , Attenente a cane. Lat. caninns. G^* x Br. Jac. T. Quale il cane del macello Gii appetiti hanno c*» 1 C’An, a li.».», eunina A . __ ii TVTtl IC f'* ‘ iiìp 1. Com. Inf. 6. Pone esser cerbero fiera canina. Amct . Ma 1 ° alio yC ffii j/ cnn Jt ir» turbato il Ìor sollazzo per la cauina rabbia , levate con appena in pace posero i presti cani. Bocc. nov. 76. i‘ò> per mei Calandrino , presa una delie fgalieJ canine , gliele l mano. (Cioè , di merda di cane.J — Per rnctaf. Rabbioso e crudele. JSledit. Arò. Cr. 8. Con crudele c canino comandò eh’ c* fosse preso. ^ f(J — (Auat.) Agg. di Dente* [ quel dente che nella mascella è p° 5 ^ gl' incisivi cd i molari , ed ha figura ordinariamente conica^ f 1 , ti v semplice ; ed è così chiamato, perchè tal foggia di dente e . ^0 tamente osservabile nel cane. In questo animale i canini « c ’ il( , $c Zanne e Guardie .] Lat. dens caninus. Gr. kwIs iìoù. P« llaa - àe ,* t» quattro anni mutano i denti canini. M. V. 8. 20. Con quatti canini lunghi da ogni parie delta bocca. 2 — * Agg.di Fossa: Quella dìè scavata alla faccia esterna * f - mascellare superiore un po’ al di sopra del dente canino. (A* . ? 3 — * Agg. di Muscolo : Quello che dalla fossa cana l(l //( stende alla commettitura delie labbra , le quali rialza e r avanti. (A. O.) » — (Med.) Agg. di Fame : Specie di malattia. V. Fame. (A/ • y ■ — (Bot.) Agg. di Rosa : Specie di rosa salvatica delle sl I Rosa. (A) , Canione, * Ca-niò-ne. N. pr. m. Lat. Canion. (Dall’ar. cntP 1 uose iòne - .. , G Ltcìltt maggiore stella della della immagine , [o costellazione.] — , Canicula , sin. Dicesi anche Sirio. E. Cane, §. g. Lai. canicula , siriiis. Gr. copios. ( Traduce il nome, con cui gli Egizii indicavau questo astro, come quello che li avvertiva delta prossima inondazione del Nilo. Plucht, ) Pallud. Giugo, g. Nel levar della canicola, la quale stella apparisce tc. all’ uscita di Luglio. 3 — Tempo canicolare, Buon. Bici-. 3 • 5 , 5. Sudi al ghiaccio e alla canicola Indefesso il duro agricola. » Red. nel diz. di A. Putta. È piaciuto di molto a questi nostri letterati opinione di V. S. circa la canicola, quale duri quaranta giorni, cioè da’ io di luglio fino a’ 18 di Agosto, non essendo vero quello die il volgo pensa, che dopo il sollione venga la canicola. (N) Canicolare, Ca-uirco-là-rc. Add.com. Appartenente alla canicola. — , Caniculare, sin. Canicola , Cu-nì-cu-la. Sf. Lo stesso che Canicola. E■ Cr. 2. 23. 24. Fassi ancora, secondo che dice Varrò , questo innestamento acconciamente nell’ estivo solstizio , c nel segno della canicula. E g. 08. 4- Nel tempo della state e de’ di della canicula si deouo (e pecore in tal modo pasturare, che i capi delle gregge sialo suuqire volti a contrario del Sole. scorso osceno.) (B) inpor.i. * (Geog.) Tracia. (G) pr. Ca-ni-ò-po-li. Lat. Caniopolis. Antica citici» Casirasi. * (Hot.) Ca-nì-ram. Sin. Arbusto del Midabur, e prof 1 quello che produce la noce vomica. (V an) (N) . rpmisi- ^ Cams. * (Geog.) Isola del Mediterraneo presso la costa di * B'iume della Fenicia. (G) ir t N‘ ,y Canistko. * (Geog.) Ca-ni-stè-o. Fiume degli Stati Uniti > ie va' Borii. (G) „ Canister. * (Gcag.)Cu-m-slcv.Pic.cit.della Turchia Eur. nellafV.^pi 1 Canistra. * (St. Mod.) Ca-ni-stra. Sf. Specie*di misura de . usala per misurare il tè , e contiene cento libbre. (Van) . r >•- -esso che Cam< ta e (E Canizie , Ca-iii-zi-c. [Sf. indecl. ] E. E. Lo stesso Lat. canities, Gr. noXià. M forta c là lardar la canizie. » Salviti. Disc cosa sia la canizie. (N) ylldnbr. Procura la digesti»^ 2. 485. Quali» c Canizie diti’, da Eecchiaja. Canizie si usa nietafod ca,1 ’ e ,'j L ,|(iva uutirc Eecchiaja , ma dilieriscc da questa per ragione ° ’ l . s0 , afl' - pir estensione. La parola Eecchiaja ha un senso p‘u es , >' candosi agli uomini ed alle cose. Cosi diciamo Uomo l ' e< '(j lt nd‘ e gì chi a donna , abili vecchi , libri vecchi cc. Ea parola usa soltanto parlando degli uomini, e più in poesia dup^ Canizie si ha Canuto , voce che adoprasi nel senso wo ia ,ief ile c . CANKUN Cansa^Vr ^9 Co S,*) Isola sulla costa del Messico. (G) ji, 0 ^* ' °*v LV- Nome, generico di piatile , delie (piali si conoscono nia JP P t le . comprese sotto il genere arando , della triandria digi- ^ graminacee, Si chiama Canna senza altro aggiunto hercol 1 . lax ^' n • i cioè una pianta che ha le radici grosse , tu- Jb*h'e/° * t ctl ^ mi duri, resistenti , pieghevoli, , articolati; le termi 5 strutte, scabre nel margine, acute; la pannocchia grande, una parte , porporina, È comune nei paesi me» V. aj. l ' lUarisre verso la fine dell'estate , ed è perenne.] ( l_)a canna ma ^ er *vata dall’ebr. qanè clic ha Io stesso significalo. ) Lat. la ter’ Gr. xapra. Cr. 5. 3<;. 1 . La canna è noia, la qual desidera eia.* nj a NJ^zanamcnte umida c grassa. Baca, nov. 58.5. Ma ella più intese *1 caill,a vana ec., non altrimenti che un montone avrebbe folto, an^j ' , Ver ° motto di fresco. Amet. 7./. Ninno spirito mi rimase sicuro , _ Sl Ornava , come le pieghevoli canne. CANNELLA s 9 'I nm>t 0 J v ? tlca e del lenlisco. Cr. //.. il. i. Acciocché conosciamo se l'acq,,» Sla ar qna ec., alenili altri la canna greca, clic nasce nel- r e ;; 1 . nel vino mettono, con li; *10y, . _ dio a p ■ ' Poi 'l'iella messa in un hocciuol di canna ,sollazzando la 4 a __7"iscardo. 5 _ a *°matica. * F. Calamo aromatico. (A. 0.) 6 __ A sp.t/. Z o LA .. * F. §. 0 j / Midollo biancastro, e spongioso, rende alla spremitura un Cap «/o- Ce Sbendante, da cui con complicatissima operazione si 7 ^-^Jfcuero, —, Cannamele, sin. Lat. saccbarnm oflìcinanim.(A.O ) to K detto assolutamente , aggiuntovi solo il nome del luogo. cllc aleni, v‘ 4' Che fanno un rael sì dolce che assimili.! L’ambrosia 8 __ 1 i~ 1Ce pascer Giove, Non sol vince le carme di Sicilia. (M) ^ n, nh u Canne d’India. Sono così detti impropriamente i fusti della Amento T UndÌna cea , bambù , di cui sì formano i bastoni comu- 0 annest \ Ctl1 ^ am ^ >u * ^ Tariffi Gabel. Tose. Canne d’India intere 9 a , •> senza pomo e senz’altro equivalente fornimento.(N) ^KiniQ p* mK 0 indiana : * Genere di piante della monandria to' -1 - ^J^ Lia . d -: lu \ amomec che contiene una specie indigena *.fbrnìtq l< j l - atLStra ^ e detta canna indica Lin. Essa ha radice, tuberosa c °hivti n > & mi} difoglie di un colore verde bello , è erbacea, e si 10 _ e S la, dini come pianta d'ornamento. —,■Cannacoro, sin. (À.O.) Ondosi PA / jtJSTHE * * Pianta della classe mandria diginia , dilunghi della »r ' • CUi ra dici dolcignc venirmi già un tempo usate in vece litica Q ll S nn > —, Canna a spazzole, Canna di padule, Canna sai- alt. arir, A;lIa , Conneggioìe, Cannucce, Spazzola di padula, sin. ÌT P «liraf°,. pI "ì“8'“itcs. (A. O.) 1 Oaiidol • a *■“ canna - Buon. Pier. /}. 2 . 3. Zingano, quella seta Clic > c hi? \ / ''''rancio l’avuto , Apre più bocche , e maggior canne **" s<; dentro'* 2 ' 2n ‘ Po * fl' ,an do dette a quella penitenza , Che ttle - » py 0 a de bramose canne Le membra de’ compagni al sasso d;>- 1 ** a PUnirr'T nov. qg. Per le budella di Dio , se ce l’aves- "^ieesi (j. 3 Pn 8 l,a ! con clic lo disse, gli farei trarre della canna.(V) Pnvi u u e { ./ ( J lna del polmone quel canale nel corpo twtano , per cui ar 'foria. fr | '"onc l aria per la respirazione , detto altrimenti Aspe- v^.fo'ddo as l' e ra arteria. Or. rpaxsìa «frr,p'a. Cr.t. 2 . 3. L’ ae- yj. t ''°bsce i nervi, e fa grande impedimento alla canna del Man *0 Tpaxsia eqrrqi ... —. nervi, e la grande impedimcuiu ana canna nei "One. Uvclt ' Fior. E non sicno difficili a penetrare nella canna del f : ■ - „onT/7^u assolutamente. Fr. Giord. 88. Così quegli clic è vo- '"'Ila 1 neutro nulla, può egli, aprendo la canna, gitiare fuo- 1 0 36 se tu i. r "Ua del parlare.) di’ 8q. Dèi tu parlare : c ben vedi, (7 ^'ile arti p VOto ’ 0 hi apri la canna, dimmi clic dirai? (V) qf ''.‘tisi . 0 Lanna è chiamalo qualunque piccai cannello di metal- 1 fèrro i] L cu ^ tl “ de ‘ Gatte nelle Ferriere datesi Canna a quel tubo nel r (t L e,,Lr a il bucolare che porla il vento all' ugello , e da s c r9 il vetro r°’ ^' ai * lla Pone si chiama quella con che i vetrai pren- ‘ > hiechierl , ni ' lla l’odella , e soffuuulpvi dentro, formano i fi a» ì " Celli *’ ed altro - (A) - U S ,.LA WE - * r. Fusto. (A) p , ° wa . * Sembra che così dìcanst ì due maggiori lati della fibbia per la loro forma. Salviti . Odit. fna. Era la fìbbia doro Con doppie mime , e avanti ora il ricamo. (Po) ir—Misura di lunghezza ili quattro braccia [fiorentine c altrove d’altra lunghezza.] Ec. Giord. Prcd. La canna s’aopcra por misurar di molle cose. E altrove : La canna è misura da misurar molte cose. M. F~.ii. 16 . Uomini e femmine, cittadini e forestieri dovessono sgombrare la città e ’l contado presso alla città a mille canne. — Onde Misurare gli altri colia sua canna o col suo passetto C Cli è la metà della canna. J — Giudicare gli altri simili a se. 3 — Vederla per quanto la canna, e. Vederne quanto la canna ~ Non si lasciar sopraffare , Foler la sua misura giusta , Fedente guanto se ne può vedere. Maini. 6 . 7. Perchè ne vuol veder quanto la canna. Buon. Pier. f. 1 . 6 . Ed io pur della notte Voglio all'atto veder quanto la canna, 4—Stare a canna badata == Stare con tu'.ta Vapplicazione possibile ; tratta da chi compera il panno, badando alla canna sulla quale il mercante lo misura , [ ovvero , secondo ÌAlberti alla v. Badato, da chi pesca a lenza colla canna. ] Pataff. 1 . Egli trasogna , e sta a canna badata. 5 — A un tanto la canna , in modo basso , vale Con poca attenzione. Lat. negligente!’, incuriose. Gr. àp.s\i's. 6 — Povero in carina dicesi di chi sia estremamente povero. Lat . mendicus. Gr. 7r ’r&'X^?. Pataff. g. Povero iit canna son, col capo biondo. Frane. Sacch. nov. i5i. Tutti quelli che vanno trnlmiaudo , stando la notte soletti come le gatte , hanno tanto gli occhi al cielo, che perdono la terra , essendo sempre poveri in canna. Fardi. Star. /?. Avendo perduto in un punto solo tutto quello che con grandissima fatica e risparmio avevano raggranellato e raggruzzolalo in molti anni, divennero poveri in canna. Sen. Ben. Farcii, f. 10 . Perche questi , ancora che sia povero in canna , sarà grato. Fit. Pitt . i5'ò . Da principio fu povero in canna. (Parla di Protogene.J 12 — Giuocarc a canne, dicesi d’ una specie di giostra introdotta dai Mori in Ispagna , e dagliSpagnuoli in Italia ; che forse vale in lat. bacillis lttdcre in equo , bacillos jacere cquitando. Cortig. Castigl. 1 . 35. Nel giuncare a canne, correr tori, lanciar aste e dardi, sia tra' Spagnuoli eccellente (il cortegiano.) È 2 . loy. Giostrando, torneando, o giuocando a canne, o facendo qualsivoglia altro esercizio della persona. E 2 . mg. Degli esercizii del corpo sono alcuni che quasi mai non si fanno se non in pubblico, come il giostrare, il torneare, il giuocarc a canne , c gli altri tulli che dipendono dall* arme. C/mt. Carn. 435. La canna da ferire Vuol esser grossa , soda ed appuntata, E con impeto uscire , Volendo eh’ ella faccia gran passata. ( In quest’ ultimo es inpio si parla di giuoco, poiché è nel canto intitolino Del giuoco delle canne. ) (B) 13 — * Prov. Esser dietro ad alcuno colle canne aguzze =s Far viva istanza, Stimolare importunamente alcuno a far qualche cosa, ed è tmtto da coloro che negli steccati irritano il toro con le canne agii*za e Lo accatieggiano , come si suol dire, acciocché infuriato vada a combattere. Car. Apoi. (A) 14 *—* (Marin.) Su i bastimenti dicesi Una canna d’acqua, per indicare. Quella quantità d’acqua che si attigue nella tromba ogni volta che si tà giuncare, il suo battente. (Van) 15 — * (Mus.) Canne d* organo: Tubi o canali fatti di stagna, di legno o di una mistione di stagno col piombo, fi forma quadrata , cilindrica o conica , di altezza, diversa, cioè da 3 2 piedi sino a dm o tre linee, nelle quali si fa entrare il vento che produce il suono dell'organo. (L) Tarif. Gabel. Tose. Canne di piombo ila organo, ec. Canne di stagno da organo cc. (N) Cannaio, Can nà-jo. Strumento di legno fatto a guisa dì panca, con certe cassette , nelle quali gli orditori mettono i gomitoli per ordire. a — [E permctaf.] Bardi. 1 . 3o. Labbra scoppiale, e risa di bertuccia ec. Haii fatto si ’ngrandire il mio cannajo. *>■—Graticcio grande di Canna sul quale si seccano le frutta.£a£.graticiilum v 3 —- Vaso di canne ingraticolate per tener grano o simili. Lat. annera. Gl'. G’tTQ$Óxr l . 4 — Strumento da pigliar pesci, [od Una chiusa di canne nel fiume o altrove, fabbricata con tale artificio che i pesci, e segnatamente le anguille, vanno da per sè ad imprigìouarvisi.] 5 — C(»lui che fa le canne per li condotti. Caknajola. * (Zool.) Can-na-jè-la. Sf. Specie di cicala. Salvia. Pro*, tose. 1 . 212 . La palaja o cannajola , perchè con un certo spontouei- no che ha di dietro, buca le canne, e i pali delle vili ec. (N) Cannamele. (Bot.) Can-na-mè-le. [AV«.] Canna producane il zucchero. F. Canna, §. 1 . 6 . Lat. annido sacchuiifera. Gr. àoW£ (rxx^ctcc- $opo?. ( Da canna , c da mele. ) M. Aldobr. Cannamele si è caldo e umido nel primo grado. E altrove : E intendete che zucchero che uomo fa del cannamele , sì si tiene a quella medesima natura. Buon. Pier. f. 3. f. L’estrar de \ sugo «Iella cannamele Con gran finezza il zucchero. E appresso : Un gran decotto Fatto di cannamele in dì sereno. Cannamusino , Can-na-mu-sì-no. [Sm.] Specie di veste [o arnese] da donna. (Par che venga da canna in senso di collo, e da muso.) Buon. Pier. 4 • 2 ‘ 7- Cannaniusim , e tali altri di donne Lavorìi ed arnesi. Cannane.!. * (Geog.) Can-na-ué-a , Cananea. Piccola isola dell' Oceano Atlantico presso la costa del Brasile. (G) Cannapa, * Càn-na-pa. Sf. Lo stesso che Canapa. F. Pagani. (N) Cannata , Can-nà-ta. Sf Colpo di canna, GiamUafa. Salvia. E. B. 4> 1 . 1 . Pipistrel vecchio , che avvezzo alle cannate c perticate de’ ragazzi, non corre cosi avventatamente. (A) (N) 2 — Graticcio fatto di canne. Garz. Piaz. 5i 2 . Berg. (Min) Canne. * (Geog.) Lat. Cannes. Ant. cif. dell‘ Apulia , presto la quale i Romani furono sconfitti da Annibale. — Città di Francia sul mare nel dip. del Faro. (G) Cannella , Can-nèl-la. [Sf.] dim. di Canna. [Oggi in questo significato direbbe*!) per fuggir V equivoco^ sempre] Cannuccia. Lat. parva artm- <3 0 CANNELLATO tln. Gr. KtXjt/t&ioi’. Petr. Uom. ili. Lo campo del Re era di cannelle secche, e di cose atte a ardere. 3 — Piccolo doccione de’condotti o di piombo odi terra cotta,£0 d'altra materia.] Lai. lìstula , tubus. Gr. clQw , vwXzt'. Pollaci. Da ira lato vi metta dentro una cannella di piombo, per la quale vi si metta 1’ acqua. 3 — [Quel doccione d’onde nelle fontane l’acqua sgorga.] Beni. Ori. 1. 3 . 45 . EH’ avea sete, e l'acqua é fresca e bella; Smonta , e lega il cavallo a quel bel pino, E subito affrontata una cannella, Bce quanto si berla d’ un dolce vino. 4 _ Quel legno bucato a guisa di bucciuolo di canna , per lo quale s’ atligne il vino dalla botte. Lat. epislomium. Gr. ImtTÓfu or. Cr. 4 - 4 i. 7. Quando chiarificata sarà ogni torbidezza ('del vinoJ , per lo spillo dalle costole, e di sotto per la cannella si tragga. Vcucii. Stor. 10. 327. Onde i Panciatichi erano iti seminando che Pistoja s’aveva a spogliare di tutte le grasce e vettovaglie rasino a cavare gli zaffi de’ tini , e le cannelle delle botti. 2 — Prov. Mettere una cannella =3 Mettere una mala usanza , o simile.. Lat. fcncstram operile , s,’ct. Gr. Svplba. àvQiyuv. Fardi. .Strie. 8. zoo. Considerassono molto bene di quant' importanza fosse questo giudizio , quanto pericolo metter questa cannella , che i cittadini si manomettessero. ti — * Levar la cannella = Desister di fare una tal cosa , perchè Cannellone , Can-ncl-ló-ne. Sm. accr . di Cannello. Doccione , 1 _ll_ _1- ’ i?-.’,. .♦# ».*-• */* » ✓ A X * » . , ' CANNONCELLO 1 — Dicesi Cannello del servizialc quel sifoncino che metu si 1 cima alla, canna (A) . ( 3 —* Strumento simile a mutilalojo che serve a tener fissa la lem > facilitarne l’ introduzione nel cateterismo del canale nasale■ (A- ' 4 — nx meacciche; * Specie di siile che termina ad una jt estremità in un bottone , ed è biforcato all’ altra , in guisa. c 1 , flacciche che vi si pongono non possano scorrere e sfuggire , " tre vengono spinte ne’ seni fistolosi. (A. 0 .) . 4 — (Ar. Mes.) Fare i cannelli. T. de" tessitori, selajuoh eC ’., volger colla spuola sui canelli il filo di ripieno , onde tessere. (A 2 — 7 . di gioiellieri , ed oriuolai. Cannello a cerniera: ^ ;1 . fòggia d’ anello saldalo sotto o sopra d’ una cassetta d‘orinolo, ^ nule , in cui s’ insinua un perno , o ago , e serve a tener ,,w Jlo due parli. Questo strumento è chiamato anche dai moderni Can ferruminatorio od avvivatore; ve ne kan/io diverse specie, e che muto da’chimici (A) (G,P.) ^0 3 — * Cannello da saldare : Piccolo tubo incurvato da un ^ ad uso di mandar col soffio la fiamma (L una candela sul uF° si vuol saldare. (A) p 5 — * (Bot.) A cannello; Dicesi avverbial. di quelle foglie che s me accartocciate o fatte a foggia di cannello. (A) r — (Zool.) Cannello simpatico. Lo stesso che Dentale^ F- (») si leva la cannella quando è finito il vino ". Min. Malm. (A) 5 — (Bot.) [Pianta delle Indie orientali ch e una specie di lauro. Lat. laurus cinnainomum Lin. Cosi chiamasi ancora la seconda scorza di detta pianta, la quale diseccata si vende copie aromato. — , Cinnamomo, sin. ] ( Cosi detta perché questa scorza , essendo molto fine , diseccandosi si accartoccia , e prende la forma di una cannuccia. ) Gr. xtvyoifAieftov. Tes, Br. 3 . 9. In quel paese cresce la mirra , lo 'ncenso, e la cannella. M, AUlobr. La debbono usare in vergius , cioè agresto , con un poco di cannella , cioè cinnamomo. Sagg. nal. esp. 161. Agghiacciamento dell’acqua di cannella stillata. Ricett. Fior. No viene oggi portata una cannella garofanata, con odore misto di garofani e di cannella , c di sapore corrispondente. 2 — * Cannella garofanala, òpecie di pianta aivorea indigena del Cedati, della anche Pepe garofanato cipressino, e dui Redi, Pepe di ciappa. Lat. myrtus caryophyllata. (A) (N) 6 — (Ar. Mes.) T. degl’ intagliatori di pietre dure. Strumento dì rame , o di fèrro , di più grandezze , con cui coll’ ajuto dello smeriglio e del trapano , ò dello strumento detto Castelletto , si bucano le pietre dure. r. Castelletto. Foc. Dis. (A) 2 — T. de’ cardai. Strumento che selve a raddrizzare i denti de’ cardi da cardare. (A) 3 — T. de’macellai. Quell'osso pieno di midollo, che è attaccalo alla polpa della coscia e della spalla. (A) 7 — (Zool.) Pesce cannella. F, Cannolicchio, Coltellaccio. (A) Cannellato, Can-nel-là-to. A del. m. Di cannella, aromato, Simile alla cannella , Appartenente a cannella, [e si usa come aggiunto di colore.] Lat. ad cinnamoni colorem vergens. Ricett. Fior. Questa è di due sorte : una di color cannellato, e 1' altra di colore più oscuro. Cannelletta , Can-nel-Iét-ta. [Sf] dim. efr Cannella. ^.Cannellina. Car. leu. 1. 3 ). Con certe piccole càmici lette si mandano solamente gocciole d’acqua sotto la volta. Qakselletto , Can-nel-lét-to. (S/n. dim. di Cannello. Lai. siphnnculus. Gr. mitèni». Segner. Crisi, instr. 3.2 4. 16. Arrigo II, Impcradore, mentr’ era ancora fanciullo , fu regalato da un paggio di un cannel- leflo di argento da schizzare acqua per giuoco. 2 — (Zool.) Specie di tubo formalo di materia calcarea, membranosa o cornea, dritto, a spirale o aggruppalo con altri simili a guisa di lombrichi , che vien prodotto principalmente per loro dimora dagli animali deile diverse specie di alcuni generi di molluschi e di anneli- di, come i dentali, le serpule, le sabelle, le terebclle ec. Fallisti. (A)(N) Cannellina, Can-ncl-lì-na. [AY.'] dim. di Cannella. —, Cannellino, Cannelletta ? sin. Lat. tulmlus. Gr. orv\r,vitrxos. Cr. 4 ■ 35 . 4 - Anche buono è che presso alla cannella del fondo sia una picciola camici lina, a — (Chir.) Sorta di strumento a foggia di piccolo cilindro scanalato , il argento o di piombo, a uso dei chirurghi per introdurlo nelle piaghe. Red■ leu. Cannellina sottilissima e cortissima. (A). Cannellino , Can-nel-li-no. [Ani. dim. di Cannello. Lo stesso che Can- nelliua. F. ] Rem. Ori. 3 . 7- 52 . Un servidore in bocca gli metteva Fatto a quell’ uso un rannellin d’ argento, g — [Cannello del termometro.] Sagg. nat. esp. 4 ■ H semplice freddo della neve e de! ghiaccio non basta a condensarla sotto 1 venti gladi del cannellino. 3 _ T. de’ confettieri ec, Home che si dà a certi confetti, che son pezzuoli di cannella i. zuccherati. (A) — Nel sign. di Canuelliua ,J. 2. Red. Leu. Cannellino d’uno scliiz- zatojo. (A) Cannellino. Add. m. Di cannella. Fatto di cannella, [Che contiene la cannella, aromato.] Lai. ex cinnamomo coni posi tus, confectus. Cr. xima.fi, vii, j\l. Aldabr. E però si vuole mangiare con savore di povero nero, e con salsa cannellina , dove abbia assai di cannella. Cannello, Can-nèl-Io. [Sm.] Pezzullo di canna sottile lag’iato tra l’un nodo e l'altro, che serve a diversi usi di lavorìi di drappi o panni. Lat. internodium. Gr. t$i\ayi. Cr. 3. 33. 3 . Allora vi s’ accenda odorifero galbano , e in cannelli di canna mele darai loro. 3 — Per similit. Sara. nat. esp. 2. A lui dunque si apparterrà ec. d' attaccarvi un cannello di tal misura. E 7. Il quarto termometro Col cannello a chiocciola anche egli si fabbrica nell’ istcssa maniera degli altri. 3 — (Chir.) Fiome di varii strumenti ad uso de’ chirurgì , come Cannello per la pietra infernale, Cannello per gli aghi, Cannello della supposta per la dilatazione deli’ uretra’, ec. (A) none. (A) . ^ 2 —r Fig. e buri. Canna della gola. Rusp. Son. Schben di Sai" 11 jo un caratello in bocca,. . , e poi trabocca Da quel suo cannello* 1 chiesa il canto. (A) $. Cannelluzza , Can-ncl-lùz-za. [ Sf, dim. di Cannella. ] Cannello- r cola. Lat, parvuin epistomiui». Gr. fsixpcv sVurroVior. 2 — Per similit. [ Capezzolo della poppa. ] Fa', Dial. bell, Dove sono le mammelle come due colline di neve, e di rose rii p con quelle due coronane di fini rubinuzzi nella cima, come ca bizze del hello e util vaso. , g fi Canneeone. (Zool.) Can-ne-rò-ne. Sm. Nome volgare dell’ itsig' lU ° padule, F. Busignolo. (A) rf)i- Canneto, Can-né-to. [di'/»,] Luogo dove sono piantale le canne- v. 'cesi anche Canniccio.] Lat. cannctum , arundinetum. Gr. Annoi. Fang. Fanno cotali scintille d’acqua ne’canneti. OYT \pd 1. I canneti si fanno in questo modo ec. Alorn. Colt. 4 - V senza indugiar , zappare addentro L’ util carnuto. .. 2 — [ Fare o Essere il diavolo in un canneto = Fare ll fi gioì- fi acasso possibile, perchè supponendosi il diavolo nr "f c a/r corna , d’ ali, ed artigli, se passasse a furia in un camp0 es5e t ne , queste a guisa di molle pcrcotendosi l’ una t altre , ; ^ Rivuole, e con foglie ruvide, farebbero grandissimo romore.]Flo ' |'a Or cifri fa moto, fa si gran fracasso', Oli ’ io ne disgrado un “' a , 0 (h') nelo. 11 Menz. Sai. 5 . Egli è un diavolo giù per un ca ” llC tf giu per Mes, ) Can-nét-to. Sm. Fascelio di lana carene 1 canneto Cassetto. ( Ar, filarsi. (A) Casnisali. * ( Geog. ) Can-ni-ha-Ii, Lo stesso che Canihali* Cakniccio , Can-nic-cio. [Sm.] Lo stesso che Caniccio. F. r. (fi') ch Salvin.FJi.A 2. 7. Fu scambiato da un Cannocchiale, 0 c tnb* ^ Tarif. Gahel. Tose. Cannocchiali con custodia o senza, c c ° n . qualunque materia. (N) t p0 d e ^ Cannocciuo, Can-nòc-chio. Occhio di canna , che è il ce ™ ,• sue barbe , _ e efì ffe \ Cannolicchio. (Zool.) Can-no-lìc-chio. Sm. Nome volgare di U>1 P c olt 4 ’^ molluschi bivave , detto anche Pesce cannella, Manico Coltellaccio. Z-aJ.solen. (Da canna per similitudine di fig uia '^ ( Cannon*. (Geog.) Fiume degli Stali Uniti . (G) Cannonamento. (Milit.) Cau-mwia-méndo. Sm. Neologistn° de gazzettieri. Sparo di molle cannonate. (A) ie , ^ Cannonare. (Milit.) Can-no-nà-re. Alt. Bersagliare col c‘ CUI-, malatt. Prendi un cannoncino di canna sottilissima. dosi ^ Idicesi della' paglia e simili.] Lib. Pred. Trattcncu- 3 _ /j Con un cannoncino di paglia spirandosi il fiato. in W' r ‘ ^ es ) Sorta di pasta a foggia di cannoncino da cuocersi, «verse maniere. cntnT \P arle della briglia fatta et un pezzo di ferro rotondo che j «ella bocca del cavallo. ] Lat. froennm. ^ 1 • di stamperia. Carattere minore del cannone. P~. (A) pi ~~ Cannoncini di creste o cuffie chiamatisi dalle crestaje certe Csssoi ! Ure jbelle creste dell ; donne fatte a guisa di cannoni. (A) * ’ Cari-nó-ne. [A’/n ] Pezzo di canna di lunghezza intorno a CANONE 6 l !^^ Zo braccio , sopra il quale s' incanna seta , o lana , o simili ter Cannai* ^ are 1 cannoni : Operazione dell incannatore, quando in - i * e ma tasse dell* ordito sopra i rocchetti con cui si ordisce. (A) Pier Taa* ^ are * cannoni Ingannare in fatto d'amore. Buon. a — jv* A ) s j p r c cione dì terra o Canale di piombo de’ condotti. Lat. fiatala , ^ni V •’ ffw ^ w * Cr. i. g. 3 . L’ultimo modo è di menarla concanse & P. l0Iu ^° > 1 quali rendon 1 ’ acque nocive. Sen. Pisi. go. E co- Wno* 10 // ba S ni i c * rannon ' onde esce il caldo per iscaldarc il che A * or * A. Greg. Nientedimeno non mi pare cosa ingiuriosa , 3 ^ J >Cr Un cannon di piombo uscisse abbondanza d’acqua a uso de’fiumi, lino p Zo cam,a col quale si cuoprono gli sparagi acciocché diven- janM,. »... pi er . f 4. 2. Lungo i rivi Stare a sarchiar le . , vanii l‘avo| lancbb L> lln n. l 4 ìer. 4 4 - 2. Lungo 1 rivi ij rp e ’ e ’ cannoni Far per la sparagiaja. v ° 0 !\ n ^ bronzo o di ferro fuso, il quale immediatamente dal riterrà j . C0ll serva deriva Y acque ai tubi di piombo o cannelle di 5 Bulinati a condurle dove fa di mestieri. (A) ^ metallo, legno, cartone o simile per diversi usi.] Buon. (ì ^ a 0cc hialeec. Gli è lungo, e par degli organi un cannone,cc. ° rn rtl ese che fascia la gamba sotto lo stivale , e talora si porta per 7 «"**> anche senza lo stivale. Lat. ocrea. Gr. Kvr,fdts. >C^ivos Sboccatura del morso del cavallo. Lat. froennm. Gr. ; 'e;«p^ Urnen ^° C °1 quale si fanno i cristei, che si dice oggi piti cornuta p e Canna. Cani. io 5 . E abbiam per chi va del corpo a sten- 0 —^ on riverenza , cannon d’argomento, a ♦ ai - - - . 10 stamperia. Carattere eh' è il maggiore di tutti. (A) niUsì* J Musica. 'Cannone e Mezzo cannone : Aorta di strumento ì)' 0 . ‘frane. Sacch. Rim. Ben dovria esser vostra mente scossa pene J duetto per i fatti soni: Fosson liuti o mezzi cannoni, 13 i li ^ Z 1011 avres * e tal percossa. (A) he y 3 parte deretana del collo. Lat. occiput. Gr. hlov. M. Aldor. l’uomo mette in sut cannone del collo , si fanno bela J«K P r «Mie spalle. Jl‘ry,} /■IPezzo (I artiglieria cilindrico , gettato in bronzo od in mete 0 c ^ e sen’i’ a cacciare projelti di ferro calibrati al suo dia- ■'('•’cie tntel no - Il cannone ebbe diversi nomi per distinguerne, le varie •tatto’ < £ Wie i Sagrclto , Falconetto , Smeriglio , Drago , Dra- ’ilq f f< -'Tx'ntr , Drnghignazzo, Colubrina , e simili. Si distinguono V’atlro ^ eSn dedu palla che cacciano , e pero si chiama Cannone di 10 > c ^ le porta quattro libre di patta ; e cosi di sei, di ot- tottoi J°“tci, di sedici, di ventiquattro , di trentadne, c di qiiarau- 11 tormentimi bcllicum. ( Accrcscit. di canna, onde lia preso 1>a , e o ^ì' s ' ni il'tudine di figura.) .-Ir. l'ur. 11. ì/f. K qual bombar- pio. n °mina scoppilo, Qual semplice cannon , qual cannon dop- 0)^2 ICc - Slor. Ruppesi a’ primi colpi uno de’due cannoni. Bern. •or , ? . 21 - Fa innanzi a’difensor di nebbia un smalto , Tratta da ^«Uihnna o cannone. potievan V'^ll’ arnese di ferro od altro murato, entro al quale si rida) ^ 0 c lance, pianlandovene il calcio. Salvili. II. ofj. Ei svelse /Hata Ri s ° n as,;i paterna , Pesante, grossa, salda, f U Monti chia- J i , f <- v o, ma questo non dà idea della forma di esso.J (Pe) (co. « ri ”') Cannone alla serra: E quello eli è postato all' im bordo nr CU \ P’dbl o voluta porla coltro la parte 4 __ ' ’ 7 mV ors,a: indie - elevata del sa- Cannone situato sul davanti d'una galea per ti~ ^ ^ Sf) pra dello sprone. (Va») ^libro . i . NCUla to : * Cannone il quale ha sulla sua culatta più d'un 4 g Rossezza. (Van) Astato : * Dìcesi quando il cannone è fuori della sua posta nego? 0 ? er l ) ° teì ^° caricare. (Van) r C(l,1 ^onatc K \ C Mi l»l-). Can-no-ncg-già-r«N Alt. e n. ass. Spesseggiar le ^ Alr S0N ETT ^ ’ ‘Sparar più cannoni. — , Srannonczzare, sin. (A) “^-no-nét-to. [Am.] dim. di Cannone *, io stesso eh. _. *nv. Celi Oref. 123 . Si dobbe trovare in prima gli '«uNETro r ■ , . . , . ^or,ci Uo ’ ^an-no-nét-to. [Am.] dim. di Cannone *, io stesso che Can- «due sfì a { a ^ ’ ^ env * Celi Oref. 1 23 . Si dobbe trovare in ^, n °ni Era °m w Cc .* 1 e qu^Wi imboccare con certi cannouctti. *' l pa ù(u .d>t.) Can-no niè-ra. [A/. - ] Quella apertura d'onde, sisca- \ l av evàn rtl J^ Cannon e • Varch. Slot . 10. 3o2. Tutti questi bastio- b°i«b a rdie° °° VC bisognava i loro fianchi, i loro fossi, e le loro Cai5nf >!H ere Ie ’ 0vvt ’ r o cannoniere. Guicc. òtor. 9. Battute tutte le e !ìetto alcu inot ^° s cbe l’ artiglierie di dentro non potevano più fa- ^ ^ (Mar!^ 03 ^ cannoniere. V. Imboccare. (Pe) * l0n * rfe/fc*' ^° me che Z UUl ' (?) più propriamente a Ì^' barca, Lancia ec. cannoniera. ^".Scialuppa. (vS) C ( ll } n otie, ^ Can-no-niò-re. Sm. Colui che spara e punta il r» “ l ' p - 3 . fìJ tL 8’ lerc 1 e piu comunemente Bombardiere. Davil. Gucrr. **^0 % (A > CN ) viaria.) Gan-a>nìc.ro* [Am.] È o Sotto ufficiale , incaricato nella nave dell artiglieria e di tutte le munizioni che le appartengono. (S) Cannoso, Can-nó-so. Add. m. Pieno di canne , aggiunto di luogo , o sito, d^ve elle nascono . 4 ' sono, Lat. arundiuosus. Gr. xa^a^w^js. Cr. 10. 28. 6. Anche con iscarpcllo si pigliano le porzanc nelle cannose valli , dove dimorano. Cannuccia , Can-nùc-cia. [Sf.] dim. di Canna. Sottilissima canna. Lat . calaimis. Gr. xa\ct/*o?. Buon. Pier. 1. 3 g. Che ’u sulla fronte Gli si vedean spuntar due cornicine, Che parevan due tenere cannucce CU" escan su fuor di terra in sull’Aprile. M. 11. 60. Li fanciulli ne portavano le cannucce coperte dal capo al piè. « Tarif Gabel. Tose . Cannucce di cristallo o di vetro. (N) 3 — [Canna salvatica.] Pallad . E quando produce di queste generazioni d’erbe per sé medesimo, cioè ebbio, giunco e cannucce. Dant. Purg . 5 . 82. Corsi al palude, e le cannucce c ’1 braco M’ impigliarci , ec. 3 — * In modo prov. Stare sulle cannucce =z Aver deboli fondamenta e non mostrarlo di fuori. Buon. Pier. 5 . 5 . 7. Non stuzzicate i boti di cartone, Belli ch’ei son, poi dentro spazzatura: Tutte lecosestan sulle cannucce \ Gli uoinin sotto al mantel tutti han le grucce. (Pr) 4 — * Essere un* opera in su la cannuccia , o simili zzz Èsser pi'ossi• ma a pubblicarsi colle stampe: frase tolta dal sospendersi alle cannucce i fogli stampati perchè s asciughino. Car. Apoi. Mi si fa l’uu* ora milP anni di vedere in su la cannuccia quella vostra opera. ( Cioe y di vederla in fine di stampa. ) (N) Canndccialb, Can-nuc-cià-le. Add. c»m. Che sta tra le canne , Palustre. Lat. palustri. Salviti. Bairacom. (A) Cannuccina , Can-nuc-ci-na. [AV.] ditti, di Cannuccia. Lat. calamus. Gr, xaXxgos. Lib. cur. malatt. Soffiava sopra la polvere con un cannello di sottilissima cannuccina. Cavo. Add. m. V. L. e A. V. e di' Canuto. ( Dal lat. canus che vale il medesimo. ) Rim. ani. B. M. Seti. Ben. 11 5 . Amor , tu sai eh* io son col capo cano, E pur ver me riprovi l’armi antiche. »Ar.Fur. 3 f.. 88. Nel primo chiostro una femmina cana Fila a un aspo trae* da tutti quelli. (P) Cano. * (Geog.) Piccola isola del grand' Oceano equinoziale pi'esso la costa di Guatìmala. — Città del Sudan. (G) Canoa. (Mario.) Ca-nò-a. Sf Barca scavala in un sol legno , in uso presso gl' indigeni del Brasile e dì altri paesi dell ’ America. Oggi dicesi più comunemente Canotto. V. Lat. cymbula. Acc. Cr. Cotiq. Mess. 1. 2.3. Trenta indiani in quattro canoe: sono queste una spezie ai barche formate di tronchi d* alberi. (Van) (N) Canoas. * (Geog.) Ca-nò-as. Città della Nuova Granata. (G) Canoro , * Ca-nò-bo. N. pr. m. ( Dal gr. cattiti uccidere , e bus bue : Dccisor di buoi. ) — Pilota di Menelao , morto in Egitto. (Mit) Canocchia. * (Zool.) Ca-nòc-chia. Sf. Nome volgare d'una spezie di crustaceo appartenente all ordine , de' stomapodi ed al genere squilla. Lat. squilla mautis. P'obr. Gab. Fis. (A) (N) Canocchiale, Ca-noc-chià-lc. [Am. Così scrivono alcuni in luogo di Cannocchiale; ma non sono da imitare , sendo composta questa voce di canna e d' occhiale.] y. Cannocchiale. Canocciiio, Ca-nòc-chio. [Am.] Pah di vite già per vecchiezza cascante , detto così perchè in alcuni luoghi le viti si palano colle canne . Lat. palus , palus obsolctus. Frane. Sacch. nov. 3 y. Il quale parea più tapino , clic fascio di canocchio. Lnr. Med. canz. 10. 2. La mia vecchia ha a fare il pane , Manderammi pe’ calocchi; Fa che tenghi aperti gli occhi, Ch* io verrò là nella vigna. Canon-arca.* (St. Ecc.) Ca-no-nàr-ca. Sm. Ufficiale nella chiesa di Costantinopoli superiore ai lettori; e negli antichi monasteri titolo di chi nelle ore della colletta od adunanza , dava ai monaci il segno di alzarsi dal ietto. Lat. canonarcha. ( Dal gr. canon regola, ed arche comando.) (Aq) Canone, Cà-no-ne. [Am] Regola , [ Massima stabilita per ammaestramento e nonna di ciò che si dee fare .] Lai . canon. Gr. jcavwp. Lib, cur. malati . Questo canone non de per le persone sane, ma per le indisposte. 2 — * ( Eccl. ) Nel linguaggio ecclesiastico la parola Canone ha molti significati. In primo luogo si appella così il catalogo de' libri che si devono credere divini o sia divinamente ispirati , proposti dalla Chiesa a'suoi seguaci per regola della fede e de' costumi , e perciò lai libri diconsi Canonici. F. Canonico, add. §. f In questo senso la collezione dette Aacre Scritture fu appellata Canone delle Scritture. (Ber) a — della messa : Quella parte della messa che comprende in sè la consacrazione ed alno [poco avanti e poco dopo della medesima.] Lat. canon* Gr. ol-xvcIv. Macstizizz* 2. Ma se non vuol uscire fio scomunicalo ), e ’l prete non ha ancor cominciato il canone , dee lasciare; ma se in prima egli entra alla chiesa , ovvero in prima che il prete il vedesse , pia avea cominciato il canone , dee il prete procedere nell’ uficio insieme con colui che ’l serve : si e in tal modo , che finito il canone , e preso il Sagramcnto , innanzi che si dica il postcomune, rammollisca ch’egli esca. 3 — ne’ santi:*// loro catalogo riconosciuto dalla Chiesa cheli ha didiiaroti tali. (Ber) 4 — degli apostoli : * Raccolta di regole disciplinari della primitiva Chiesa , in numero di 66 o 86 , secondo le diverse inanitre in cui sono divisi. (Ber) 5 — * Ordine di cherici. Così le vergini sacre si dicevano poste sì dà ai portelli de' cali- nel canone , cioè nel ruolo delie persone addette al divino sena nelle chiese da cui erano parimente alimentate. (Ber) (i -— * Significa ancora presso la Chiesa greca salmo o cantico C he in ceri: giorni ordinariamente si canta , giusta la regola stabilita dalla liturgìa. (Ber) 7 * Canoni de’concili: Decreti de' concili in mitene di do§ ma e di disciplina , che servono di regola a' freddi. (Ber) un Ufficiale di marina , Q 2 CANONEZZARE 8 — £ Canoni ecclesiastici: Comprendono tutti quelli che furono promulgati da' concilii e da' romani pontefici , che formano il corpo del dritto canonico. In questo sigiu si usa anche nel sing. ] Lai. ca- nones. Gr. xavciiit. Alaestruz. 1. iy. Perche egli s’ ordinò contro al Canone , eziandio dopo la morte della moglie non può in quell’ordine ministrare. E 2. 4 l* S’egli era Scomunicato dal Canone, dch- bcgli essere ingiunto principalmeiitc che contro a quello Canone non Venga mai ; vorbìgrazia , allo ’ncendiario che non incenda ec. 9 — Libro ossia Corpo del giure canonico. Gr. S. Gir. 5 fi Nel libro Canone si dire. ( Altri leggono : In libro Canone : altri: In del libro ch’ha nome Canone.) È fJ. Nel libro Canone disse fisi disseJ che quegli è buono spenditore, clic nulla non ritiene a suo uopo. (V) 10 — Regola che osservano i claustrali. Borgh. Vesc. Fior. Non altro nel volgare nostro viene a dire Canonico, che Regolare, c un che viva sotto certa forma ed ordine statuito ; il che nella lingua dei Greci, da’quali è presa la voce , si dice Canone. (B) 11 — * Canoni penitenziali: Sono regole per cui è stabilitala pena de'pubblici peccatori , bramosi di riconciliarsi con la Chiesa , e di essere ricevuti alla di lei comunione. (Ber) 3 — * (Arche.) Furio tributo che le varie nazioni pagavano ali'Impc- ro Romano. (Aq) 4 — (Leg.) Certa annua prestazione solita pagarsi da coloro che tengono a livello case 0 poderi al loro diretto padivne. Lat. canon cm- phyteuticus. 5 —* (Mus.) Nella musica antica era la regola o il metodo per determinare i rapporti degl intervalli , il che si faceva per mezzo del monocordo , detto ancor esso Canone , o Canoue universale. Tolomeo diede lo stesso nome al libro che possediamo su i rapporti di tutti gl' intervalli armonici. (L) a — Nella musica moderna viene talvolta dagli scrittori musicali preso nel senso greco , cioè per regola o precetto. Indica poi in {specie un componimento musicale , in cui le divei'se parti si fanno sentire successivamente imitando ciascuna la parte precedente in modo non interrotto. Fi sono de' canoni a due , a tre, quattro e piu voci. (I.) 6 — (Mat.) Formola che risulta dalla soluzione eli un problema , e da cui si può cavare, una regola generale per calcolare , e per costruire ogni sorta d'esempii che-gli appartengono. Diz. Etimol. (B) 7 — * (Zool.) Nome che si dà in Toscana a quella specie d' anatm che comunemente è detta Quatte’ ocelli. F. (A) Canonizzare , Ca-no-nez-sà-rc. Alt. F, A. F. e di' Canonizzare. Fit. S- Frane. 234 - Delibeiò il detto Papa, ciò fue papa Gregorio IX., di glorificarlo ; c eanonezzare il corpo suo in terra. E di sotto : Deliberò il detto Papa di canonezzar lo suo santissimo corpo. (V) Canonia. * (IiCtt.) Ca-no-ui-a. Sm. F. G. Fig. Dicesi di uomo si- migliarne ad una pertica. ( Da canon canna, intorno a cui i tessitori ravvolgono i fili.) (Aq) Canonica, Ca-nò-ni-ca, [Sfi] Luogo per abitazione de'canonici. —^aio- naca , Colonica , sin. Lat. Canonicornm aedes. Borgh. Rip . 6y. La faccia che si vede sopra la navicella inverso la canonica , rappresenta la corona ec. Fiv. Disc. Ani. 8. Nello scavare fuor di questo tempio di S. Giovanni , davanti alla porla del fianco riguardante la canonica. 3 — Capitolo de’ canpnici. Borgh. Fesc. Fior. 4 20 ' In alcune oblazioni latte specialmente alla canonica si vede, per un’ abbondante cautela, espressamente aggiunto, clic non vi si traraetta il vescovo. E 421. Chiarissima prnova ne fanno le donazioni che in questi tempi si veggono da’ religiosi c devoti laici fatte a questa com’ e’ la dicono, Canonica regolare. E di sotto : Smembrarono de’ beni proprii del vescovado , e gli applicarono alla canonica. (V) 3 — Abitazione propria del parroco. 4 — [Fu anche dello per Canonichessa. ] Maestvuzz, 2. 35 . Il quinto e di coloro che impediscono i visitatori delle monache, ovvero delle canoniche. 5 — (Mus.) Nome tecnico della matematica dottrina de* suoni , ossia di quella scienza , la quale considera i suoni come quantità , paragonandoli fra foro stessi. Fu detta anche Armonica. (L) (N) Canonicale , Ca-no-ni-cà-lc. Add. com . Di canonico , Appartenente a canonico o a canonicato. Canonicamente, Ca-no*ni«ca-mèn-te. Avv. Regolarmente, Aggiustatamente , Secondo i canoni , Secondo i riti e le forinole dovute. Lat. ca- nonice. Gr. xccvovixù?. Maestvuzz. 2. 3 i. 1 .Nella quale se viene meno, e non si voglia purgare canonicamente , sarà punito. E 2. 32 . 5 . Nondimeno è tenuto dì purgarsi canonicamente. Canonicabio. * (Arche.) Ca-no-ni-cà-ri-o. Sm. Così chiamavasi presso i Romani l'esattore delle imposte. (Van) Canonicato, Cano-ni-cà-to. [Sai.] G ado chericale delle chiese metropolitane , cattedrali , o collegiate ; dignità e prebenda di canonico. —, Calonacato , Calonicato, sin. Lat. canonicatus. Espos. Salai. Come sarebbe lo ottenere un canonicato nella cattedrale. Car.lett. 2 . 56 . Degli studii di Giovan Batista , c del partito del suo canonicato non nc dirò altro, avendole io dedicato lui, e tutte le cose sue. Bem. rim. 1. 120. Se mi desse la segreteria O la prebenda del canonicato. Canonichessa , Ca-no-ni-chés-sa. [Sf di Canonico, e dicesi propriamente di quelle monache le quali menano vita canonica , cioè soggetta alla regola del chiostro , ma che non sono obbligate nè a clausura nè a voti perpetui .] Salvili. Disc, 2. 66. Discorrendo il cardinale Benlivo- glio ec. particolarmente delle canonicbcsse di Mons , disse ec. Canonicità , Ca-no-ni-ci-tà. Sf. Qualità di ciò che è autentico , canonico. (A) Canonico , Ca-nò-ni-co. Sm. [ PI. Canonici e Canonichi. F. Canonica e Canonichessa.] Che ha canonicato. —, Galonaco, Calonico, sin. Lat. canonici». Gr. xolvgvixqc. ( In p-, camonicos vai regolare.) Maestvuzz. 1» 69. £*c non se in ([nella chiosa , nella quale furono i padri loro immediati prelati , ovvero canonici , nella quale no» possono esser GAROSA promossi. E 2. $ 4 > Cosi i canonici, come i cberici delle chiese, n(, ty quali le distribuzioni si fanno a coloro i quali sono all’ore, se \ vengono, si le perdono. Borgh. Fesc. Fior. 418. Per applicarla, ^ olllc c’fcce , alla mensa de’suoi canonici, che viveano, secondo che e * u °* stra, insieme. 2 — * Canonici regolari: Così chiamatisi i canonici i quali non s0 ^ l,l f,\ le vivono m comune sotto una stessa regola , ma che vi sono ohe 1 gali pevoti solenni. (Ber) r r ■ Canonico. Add. ni. da Canone, nel sign. di legge ecclesiastica. —5y ‘ lonaco , Calonico, sin. Lui. canonici». Gr. xxvcvixói. » Borgh. F e Fior. 419. Non altro nel volgare nostro viene a dire canonico che r gelare. (V) ... r, 2 — [Dicesi Ragion canonica, Legge canonica, Ins canonico, e vale >* scienza del dritto ecclesiastico fondalo soprai etmani decollatili s ‘ le decretali de’Pontefici cc\] M. F. 1.8. Mise opera che in c fosse generale studio di catuna scieuzia, di legge canonica e civij e J teologia. E g. g 3 . Li quali, secondo la ragion canonica, riformar si vie'no. Frane. Sacch . rim. Disiar la legge e la ragion canonica. Al slruzz. 1. 7 o. E qui più è benigno jus canonico , che 'I civile. , 3 — Ore canoniche: Dicono gli Ecclesiastici quelle lodi che a div e, '? e 0 del giorno si cantano o recitano da'religiosi a Dio; eh*essi chiamano Uficio divino. Lat. horae canouicae. Gr.Zpcu x struzz. 1 . 38 . Sono tenuti i cherici a dir 1’ore canoniche. E app l ' tiSSl Chi ha ordine sacro è tenuto all’ore canoniche. • 4 — labri canonici: Così chiamatisi i libri della Sacra Scrittura 1 l ^ conosciuti autentici ne* concilii generali e .compresi nel canotf che hanno nella Chiesa autorità divina. Lat. libri cauouici. &\ioc xocvotnx.ee. . 5 — Legittimo , Regolare, [Secondo la legge canonica. ] Lat. canonie Maestruzz. 1.62. Se fuma sia, che tra loro sia canonico i»ipetb7 UL ’ ,i a E 2. 32 . 5 . Sono duo maniere di purgazioni : l’ una è canonica e bu l’altra è secolare e rea: la canonica si fa alcuna volta per solo giura** 161 d’esso infunato,e alcuna volta per giuramento de’ testimoni!. E 0 Se questo preterisse, ovvcio se cagiou non si trova canonica, restituir* tutte le cose. Qt Canonista, Ca-no-nì-sta. [Jm.] Dottore in ragion canonica. Lat. c* nista. Gr. xavovarr^ s. Dav. Scism. 22. Veduto che tutti i teologi 0 ^ nonisti s’accordavano che il matrimonio di Caterina non valesse»j za dispensa del Pontefice. Capr. Bott. Ma dimmi un poco i can° 115 avrebbonvi eglino provvisto? Canonizzante , Ca-no-niz-zàn-tc. Pari, dì Canonizzare. Che cai l0,ll “* Bntiagl. an. i66g. 8. Berg. (Min) e$t Canonizzare, Ca-no-niz-zà-re. [Att.] Dichiarare un defunto degno ai . sere annoverato tra 1 santi, il che si fi [con molte forinole e s ° el ‘,)i l ( à ] dal Pontefice. —, Canonezzare , Calonezzare , Ca!onizz are » fi }i Lat. in sanctorum numerimi descrihere. Gr. xtxi'Gid^sfi'. ( Dal gè* regola ; c vale mettere in regola il culto di un uomo accetto a " l ^ G. F. 6. 25. 2. Il Papa ec. canonizzò più Santi, come fa ineii7* l ° n £ cronica. E 8. 5 . 6. Da papa Giovanni ventiduesimo fu cauonizZ*^ t chiamato san Pietro da Morrone. 2 —- * Nota costrutto. G. F. g. 23 . In questo concilio fu canonizzato a to Ludovico vescovo di Tolosa. (Pr) ^ se fg 3 — Per similit. Canonizzare altrui per isciinnnito o altro = dal consentimento dell' universale tenuto e quasi dichiarato p el pp, Lat. in loco habere , in numero Labore. Gr. h zX tl9 ' a Lue. 4 • ** I* ti so dire che tu ti puoi far canonizzare per P aZ tua posta , alle scioccherie che tu di’. , Canonizzato, Ca-no-niz-zà-to . Add. rn.da Canonizzare, —, Calone^z* ^ Calonizzato, sin. Frane. Sacch. nov. 22. Non fu si canonizzata D ‘ j ;l del Basso di piacevolezza dopo la sua morte, quanto fu canoni^, fama d’un ricco contadino falsamente in santità in questa novella* f ^ 225 . 11 corpo che dopo una vita santamente usata non ha nioltocvit mente fatto miracoli , e ancora avendoli fatti, non è canonizzai 0 lt è mancamento di fede a mescolare tra’l numero de’ Santi tal dip 1 * 1 p t j* Canonizzazione, Ca-no-niz-za-zió-ne. Sf. L' atto solenne che fa } pa nel dichiarare un defunto degno di essere annoverato trit fjà' -rr, Calonezzazionc, sin. Pallav. Ari. Pnf. izf. Brllat. disfi- gì e Kos. Leti, dedic. Berg. (Min) Segner. Crisi. Instr. 2. i 3 • 3-^ r gne il sommo Pontefice nella bolla della sua canonizzazione, (.yl Canope’ , Ca-uo-pè. Sm. Specie di mezzo letto , o di lungo scade ». j J<} bile e agiato , volgarmente detto anche Canapè. ( Dal fr. c(llUl j > . t \\c e vale il medesimo. ) Salvili. F. B. 4 ■ 7* Ora usano le caincrt ( } 1 canope, che credo che sia venuto da canopeutnzanzavicic. QO A' Canopico. * (Geog.) Ca-nò-pi-co. Lat . Cauopicum , Canopissae. da ‘ dell' Africa propria. (G) Canopico. * Add.pr. m. Di Canopo- (Mit) . * Canopitano. * (Geog.) Ca-no*pi-tà-no. Lat. Canopitanum. Antica ci V Africa propria. (G) . .. n fìr^ Canopo. * (Mit ) Ca-nò-po. Dio delle acque presso gli Egi* u ? j[ott l principalmente in Canopo secondo Rufino. Secondo altri era 1 / della fiotta d'Osiride nella spedizione delle Irulie , spaccialo f e dopo morte. (Mit) 2 — * (Geog.) Amica città d'Egitto, (G) nopo. * (Arche.) Sm. Nelle collezioni di antichità si chiamai 10 ^0 pi parecchi vasi egizi , e principalmente quelli che rappr rSC * il Serapi del Nilo . (Mit) ,-c p ( //d* 2 — * (Aste.) Sin. Stella grandissima e chiarissima. MazzonAy’ 1. 27. Berg. (N) . 0t Canoro , Ca-nó-ro. Add. m. Che ha in sè armonia^ -drm° lìl ° j e ‘j L canon». Gr. Aiyus. Guar. Past. fid.prot. Un muro d’in noce vii tuie ec. Canoro fabro alla gran Tebe eresse. E appressa • vergini canore, Che, mal grado di morte, altrui da» vda* . M l K Canosa. (Zool.) Ca-nó-sa. Sm. —, Cagnotto glauco, sin. Lat. j l( ' frf 1 cus Lin. Specie di pesce Cartilaginoso del galere squalo , Can P3 10 dell' 11 C ATs OSA crr P° rotondo , liscio , turchino sul dorso e sui hti > le l e ‘ledo coda e del dorso sono dello stesso colore; tjue e f>' ■ del ventre turchine sull’ alto , e bianche s f^ J ,assr> ’ , ‘lasso • bianca da per lutto. La testa è piatta dall allo aioasso , ««*> lungo; gli occhi hanno binde d’un giallo bianco J » 9 ,l «eo p esce ne i nmr Mediterraneo e nel Baltico. (Co P *l' la Hc similitudine della sua testi con quella di un cane.) Qui K ^ n... *■ -_. n-..x -l-i »-. CANTAMENTO 63 .. .iena sua cesia con quella (U un cane.) ^cui) (,!> . — * (ticog.) Canusio. ZntCanusium. Città del Regno di JSapoli nei (•' l m 'o- di Terra di Buri. (G) , r “sceste, * Ca-no-sccn-te. Pari, di Canoscere. V , A. V- e di Cono- ^ Ri'n.Ant.Stef. Protonol. di Mess. Poi ch’i _ . _ _ . _„’io sono canoscentc, wse. non chie «-c niente. Rim., ant. I r. Cititi, ai. Clic la mia donna è c 'C:rr n ' c ' . (v > goitio. /•’ Ga ‘_ n o- 3 cen-za. [‘S’jQ y. A. V. e dì Conoscenza. Lat. co- rniiza /.■ Tes. Br. Clic la gran canoscenza Gli dona sicu- uui^d' 11 -*• ,t> - Glie dottar quella è somma canoscenza. ®«nt. 1/ . ,cc \ ^ai l. 1 .f2. Da poi eli’ io presi di voi canoscenza. E ^■-'soscebe L*oIze meo sire, aggiate Savere c canoscenza. drj t i Ja i’ re-re. [ dlt . anom .] È~. A. V. e dì Conoscere. ( P . scendo ■ ■ na P 0 ** li *no. ) [ Riin. Ant. Mino del Pavcsajo.'i Non cano- °P/'rejjo™ IC °i vos .* ro llol no, Donde clic muova clii con meco parla. E Cscime ! ^ , s ’ può teli canoscere d’ un uomo Ragionando. Pi", . 5T0 ; * Ca-no-sci-inén-to. Sm. V. A. P. e dì Conoscimento, lo. p gii 1 ' "(Uit. da Majan. 7 3 . Ver me non falli il gran canosciinen- Va lenza i| ,neo s ' ll; i a gS' ;l,e Savere e canoscenza ; Cbè pregio di Cluoss s'ìc U °u canoscimeiito.(V) Sbotto r (1°"'’ *' i-nò-s.T. Antico castello del ducato dì 3 Iodena.(y an) Pìccolo ) larm -) Ca-nòt-to. Sm. P. deli uso. hi generale significa un de p er asll niento a remi , che serve nell’ interno dei porti e alte ra- C n ,■ co, aunicure da un sito all' altro , dai bastimenti alla terra ec. Selliti > °' ll ì , ' no genertthntiUe a Cjuelle piccole barche che chiamiamo èssere ^“tee, Coppam, Caicchi , Battelli, Barchette, Scialuppe, ^tsovi V c ' C fliinin. di canna. ) (S) e bufo, “ a '*io-va. [Sf] Stanza dove si ripongono e tengono gli olii iia„ n c i S ,rtscc . Lai. cella penuria. Gr. -rstador. ( Dal lat. havh. ca- ' l(,ci tlum P* osse Isidoro trovasi spiegato per camera post cae- 1 ~~ () y P‘l. Plui. Cat. K teneva quel castello come canova dell'oste, desti,,. , °§° dove si vende il vino a minuto, [o piuttosto Luogo a-, f irenze per una pubblica e giornaliera di- i tril, U i v ° ri f l ,ailc tempo di carestia.] G. P. 12. -2. 8 . E poi si - '-liesp la Mattina, a cenno della campana grossa de’Priori , a più 3 " Gin C ? 0Ve P cr t,,tta la città. ». p. dove si serbano le botti e ’I vino, Celliere. Piai. S. Greg. rc cchi a , laatl dò a Costantino prete suo nipote, che acconciasse ed appa- ■* * e botte della canova del vescovado. (V) Eon !.! at0 dell’ abbondanza. G. P. lo. 122. 2. Il Comune di Fircn- iuona provvedenza, riguardando la piclà di Ze con UcU abbonda Ilio (; c Sa ^ i0 consiglio e In P^atio t?. 11 . 11 . di grossa quantità di moneta ia canova, mandando pcr ^Sovi,....' '-‘ciba. , v *cc l0 ‘■Ulti, .j 11 ’ Ca-no-vàc-cio. [.Sò/e] Lo stesso che Canavaccio. P. Lat . ciò, c ‘ \ , P r " ls cannabinus. lVJil. AL Poi. Il lor vestire si è di canovao ì a Urd!rP 0,, Ì (U ! ,cstic - E appresso: Quando io corpo morto si por- 0 dcr c b ! Cr< V. tutt i * parenti si veston di canovaccio. Burch. 1- àg. Sta- ' jAs ° v 4jr» ’ ( ' a o(nacci e stocchi. V 4 J 0 r lfn in n//».» a " tK ? va ‘Ì 0 * Colui clic ha in custodia la canova e i ^^'iu^ at fs lCtJ ^ aret — > Ganavnjo, Canovaro, sin, Lat. promus, comltis, *otoij c ' '~* r \ r a,«*^s. Mir. Madd. M, Allora gitlò grido, c disse che lu fs. tlQVa j° non v’era. Erano. Sacch- rim. Bere e manciar fa’ da- ‘»ov.l- d, "! v ”i'>. /HU % C.i-] ' v i eiì E ’ .^' n * n o-và-ro. Sm. Lo stesso che Canovajo. E~. P erg am. (N) -, d(}ì A'Ulit.) Ca-no-viè-re. Sm. Colui che ha cara delle canove , munizioni da bocca dell’ espn'itn. ( p * Vp e delle munizioni da bocca de.lt csenùto. (Gr) An Hr b \' (n S‘) Gamipoor. Città dell’Indostan inglese. (G) Jjj all ‘aa-re. Ali. Allontanare alquanto , Discostare, {Salvarci] (jj pvere 5 amovere, sulunovcre. Gr. «tt ovavsìv. ( Dal gr. cinese > /lSf) Y'*° >0 muovo, trasloco, scaccio; o come altri vuole, da ■ a* fìj'P* c «wp«o io piego- ) Lìv.M. Io troverò alcuno che sap- ' E ° cansare e guarentii e dalla crudeltà del padre. f^it.SS. ^ nti '1* ^ Sa i 1 Iddio t’ha causati di molti pericoli. Tac . Dav. •ì llì ^oiìirin' * ^ '-anso dal vostro furore. E 2. AS. Causò Vououe *^So}ii Vy ^ 0 f 10: *i pitta di mare in Cilicia. 3. Ca,) Z;i (^ e| . G 0 Slrn, le. Cavale. Stoltiz. 292. Chi fogge colpa, e la pena non 'T * (Jcci u ansa ava ni ( >n di rima ),'ranto me vince,quanl’è più penoso.(V) * a §at. i * rc ì Allontanare dalla vista. Lat. occulere, ahscmjdere. ^ 1 * 02. Io credo CC. che tu nroruracsi di ramnvr> . ..--'•jam. 1. 52 . Io credo ec. che tu procuraci di causare se ‘ ,c mie lettere ec. (N) _. . Tte ir- Darlo andare, altrove. . 0' d u ' ‘S. farlo andare a trev e , Deviarlo dalle poppe , pcr non >*,. e jj ^ ttar i figliuoli. (A) Salvia. Buon. Eier. 3 - 4. 1. Si dice 5 delj r ., e l iCr l’orlo andare altrove, cosa che si fa comunemente ^ Jy. as^ ate ^ 0ll| ie per non avere il tedio di allattare i figliuoli.(Pr) Vlt *i’c, e ^,* e P as $* Allontanarsi, Discostarsi, Sfuggire, Schifare. Lat. ^ Vai1 parte ^ ^ r ‘ ? etv ‘ 1 ' 2 ' ^ on P otcron ° cansare, che E p, 'p 1 l :) r°non morisse in mare di quella infi rmila. Dant. Inf.12 . pl^co Un ' 8ar sS’altra schiera v’intoppn. E Pmg.iniqq.Kd ecco a poco / luou farsi Verso di noi, come la nolle oscuro, Nè da quel- Ì lri 3 ; mo . ca,1 sarsi. n Er. Gmvd. 72. Quando esce la pietra del d’ C f ,, ^Can°^ ,1I -i U IU0 Causa, causa. Questo grido significa ec. c l< j e a gìi am* • Veicolo. E colla pari. SI. ivi: Quegli che saetta si § ® detto lCl CC * C ^ 1C Sl cans ‘ uo s l' cr ^ arc nemico. Ivi : Il pee- / a . di l,occ che grida , che le genti si causino. (V) Uc ave f’ d lCes i quando alle donne non vàri più il latte, dj tii-l Cle * ^ r * “ 7r ^ a ‘ «iro'cpsVciF. a ^Uao. \\} Un ° **S n ' dicai Causar di pericolo, Causar dal furor 8 —* Diccsi che Si c cansata la vista ad alcuno, quando jrerdb in p(U'- te la facoltà visiva. (Dallo spagli, cansarse , Stancarsi.) (A) Gassato, Can-sà-to. Add-m.da Causare. Lat. amotus. Gr. virus. Ftwic. Barb. 208. 16. E tal fiata ti vien cansata , Però la più cocente. Cansàtojà , Can-sa-tó-ja. [t?//} Luogo dove causandosi uom si ricovra. Rifugio. —, Cansatojo, sài. Lat. effugium, perfugiura. Gr. Jtctrx^tIy»or. Bern. leu. Nella via reale e de’ comuni ordinamenti vanno caendo e cercando cansatoje furtive, per la propria volontà. Cansatojo, Can-sa-tó*jo. {Sm. Lo stesso che Cansatoja. V.] Vit. Crisi. Gesù Cristo, che se povero e Bisognoso, primo e ultimo forestiere nel cansatojo della piova. Canso. * (Gcog.)/^. dell' Atlantico presso la costa della Nuova Scozia (fi} Cànstadia. * (Geog.) Can-stà-di-a, Canstadt. Città del Regno di Vil’- temberga. (G) Canta. * (Geog.) Città e provincia del Perù. (G) CantàeeRla. (Ar. Mes.) Can-ta-bèl-!a. {SJl] T. de'ferrìeri. Lastra di pietra della fornace. (A) Cantabile , Cau-tà-bi-le. {Add. com.] Che può cantarti. Lat . cantabilis. Salviti . Pros. Tose. 2. 1 tg. L*orecchie moderne per lo più sono avvezze alla mari riesca guisa ec., che fa i versi d’ uno stesso tenore 9 c cantabili per sé stessi ec. Cantabile. (Mus.) Stri. Musica lenta e sostenuta, Vesecuzione della quale è molto diffìcile negli strumenti da tasto , non potendosi in essi sostenere i suoni lungo Lz.npo , nè dare a questi una gradazione di forza pia o meno citta ad essere sentita , che si segna colle voci piano, forte. Giann. Diz. Music. (B) Cantabri. * (Geog.) Càn-tà-bri, Cantabrii. Ant. popoli della Spagna Tarragonese , che sono quelli ptvpriatnentc ai Guipuscha , di Ri- scaglia , delle Asturie , e di Navarra • — Monti Cantabri. Catena di monti che forma la linea occidentale prolungata de' Pirenei. —■ Marc Cantabro. Lo stesso che Golfo di Guascogna. (G) Cantamìia. * (Geog.) Can-tà-bri-a. Paese de' Cantabri nella Spagna.^ B) Cantarrigia. * (Geog.) Can-ta-bri-gia. Lo stesso che Cambridge, f » Bentìv. Ist. (N) Cantabuii. * [Geog.) Can-ta-hrì-i. Lo stesso che Qantabri. V. (G) Cantabro , * Càn-ta-bro. Add. pr. m. Di Cantabria. (B) Cantacchiare , Can-tac-chià-rc. {Alt. e 11. « 5 s.] Ditn. di Cantare , « vale Canterellare , Cantare alquanto .—, Cantacciare, sin. Car.lett. t.$8* Stamane ec. sopra una sedia nadiale,e sotto a qualche verdura, e dirimpetto a un colai ventoliuo, con un Pctrarchino in mano a cantacchiare. Cantacciare, * Can*tac-cià-rc. Alt. e 11. ass . Lo stesso che Cautaccliian • C. Panig. Berg. (O) Cantafavola , Can-ta-fà-vo-Ia. [A^J Lunghiera , e Cosa lontana dal vero , che abbia anche poco verisimile. Finzione frivola. Lat. ftintine, nngae. Gr. Xr.poi. (Da cantare e da favola. ) Tac. Dav. Perd. Eloq. 4 1 f K ammirauo quei di Calvo con quell* antiche cantafavole. Salv. Spia. 5 . 2. E ultimamente con quclla^sua cantafavola mi mette a piuol por due ore. Cecvli.Esalt. Cr. 5 . 1. È sua moglie, e tu Io sai , E |>m lo confortavi in mia presenza, Furfuntonc, perche e* dicesse di Voler quell* altra. O. Tutte cantafàvole. Car.lett. 1. f- 5 . Avvertendovi che è necessario che io ve ne faccia cosi lunga cantafavola, perchè ho da fare con una lappola , che s’appicca ad ogni cosa, Cantàfera , Can-ta-fè-ra. {Sf.] Cantilena. Ciriff. Calv. 1. g. E come al padre i scroplfci figliuoli, Gli fècion certa cantafera ’ntorno. Cantagallq. * (Geog.) Can-ta-gàl-lo. Distretto del Brasile. (G) Cantajolo , Can-ta-jò-ló. {Add. ai. ] Aggiunto da alcuni uccelli che si tengono per cantare.. — , Calzaiuolo, Cuntiolo , Cantajolo, Cauta- iuolo, sm.Lat. avis cantatrix. Gr. opvis ^clhrptoc. Càntàjuolo , Can-ta*juò lo. Add. m. Lo stesso che Cantajolo. Bore . Rip. i 32 . Sicuramente vi possono albergare i tordi cantajuoli, e gli altri che per allcttare si tengono in gabbia. » Car. lett. voi. 3 . p. 106. (Com. ij 35 .J Ho già provvidamente fatta incetta... Di visco, di pagliuzze, di civetta, Di due merli, d' un tordo cantajuolo. (B) Cantal. * (Geog.) Monti e dip. di Francia nell’ Alvernia. (G) Cantalapiedra. * (Geog.) Can-ta-la-piè-dra. Città di Spagna nella prov. di Salamanca. (G) Cantasi banca, Can-tam-bàn-ca. {Sf. di Cantambanco. Ciurmntrice , accantona. —, Cantambanchessa , sin.] Buon. E'ier. 3 . /. g. La bella, cantamhanca è qua che viene. Cantambangata , Can-tam-ban-cà-ta. Sf. Parole ed atti da cantambanco. Baldin. leu. Mi par con questa predica aver fatto . . . o una cantam- bancata straordinaria. (A) Cantambanchessa , Can-tam-ban-chés-sa. Sf. Lo stesso che Cantambanca. E. Buon. Eier. (A) Cantàmbanchinà , Can-tam-han-chi-na. {Sf dim. di Cantamhanca.] Buon . Eier. 3 . 1. g. E si dette ad intender tai colori Della cantambanchina esser divisa. E 3 . 2. g. Col favor d’una bella Cantambanchina. » E 2. 4 • 4 ' tali* cantambanco ^e ne va : Cautambaucbina, aspetta , aspetta, aspetta. (A) Cantambanchino , Can-tani-ban-cbbno. {Sin.] dim. di Cantambanco. Cantambanco, Can-tam-bàn-co. [Vm. comp] Ciurmadore , Cerretano; [rosi detto dal cantare di' eijà per solito nel banco , o sopra il banco.] Lat. circulalor. Gr. dyvprr,?. Cecch. Spie. 1. 1 . Lo stimava un cantambanco. Salv. Granch. 2. 5 . Ho più saccaje , e più bossoletti E alberelli , che non ebbe mai cantambanco. Buon. Eier. 3 . 1. g w E r opra De’cantambanchi in questi giorni è in piazza. 2 — Usato anche per Cantambanca. Buon. tier. 2. 4'■ 4 • Li bella cantambanco'se ne va ì Cantambanchina , aspetta. E altrove : Appunto questo Ci mancherebbe pei colmar lo stajo , Correr le cantambanco: tu se’pazzo. (A) E 3 . 1. g. Per non ti veder far pazzia sì strana, Qual era il ratto d’ima cantambanco. (Pr) Cantàmento , Can-ta-mén-to. {Sm. Lo stesso che] Canto, Cantilena. Lat. cantus. Gr. ù\+. Ninf Fies. Sentia gli uccelli in dolce c&nU- nicnto , Ed amorosi versi rallegrare. 64 CANTAN.ETTE Cantahette. (Mann.) Can-ta-nèt-te. Sf. pi. Sono le finestrelle della calmerà di poppa nelle galee. (S) Cantano. * (Geog.) Can-tà-no. Lat. Cantamis. Amica, cit. dell'isola di Creta. (G) Cantante, Can-tàn-te. [Pari, di Cantare, Usalo per lo più come sost. com.] Che canta. V. Cantore. Lat. cantans. Gr. ót?»». Amet. 8. Cosi ricominciò la sua canzone la cantante. Fir. As. s3^. Un mio nipotino , dolce compagno in questo mio viaggio, seguitando una cantante passera per volerla prendere ec. a — Desioso di cantare, o Disposto a cantare. Lat. canendi studiosus. Gr. ixovtnxós. Tes. Br. 2. 33 . Ella fa 1’ uomo cantante, grassetto c lieto, ardito, benigno. 3 — * (Mus.) Quello eh.’ esercita l'arte musicale mediante la voce. Si chiamano cantanti di soprano, di mezzo soprano, di alto, di tenore, di baritono e di basso. Si distinguono i cantanti in quelli di teatro e di chiesa. I primi si distinguono in primi e secondi , che si chiamano anche purti, in supplimenti, ed in coristi. I secondi dividonsi in cantanti di cauto figurato ed in cantanti di canto ferma , ec. (L) Castaba. * (Geog.) Càn-ta-ia, Alcantara. Fiume della Sicilia. (G) Cantarano ,* Can-ta-rà-no. Sm. V, L. Usalo da alcuni anche in Toscana per Cassa grande. F. e di’ Cassettone. (A) Cantare , Can-tà-re. [All. e «.] Mandar fuori misuratamente la voce, [con modo ordinato a produrre melodia, o alquanto simile a quello col quale si produce la melodia ;] ed è proprio dell’uomo e degli uccelli. Lat. canerc , cantare. Gr. aSs/v. Bocc. Jnttod. 3 s. I Irati di qua entro ec. alle debite ore cantino i loro uficii. E 3 y. Quivi s’ o- dono gli uccelletti cantare. E g. 2. p. 2. Gli uccelli su per li verdi rami cantando. E nov. 5 /j. 3 . Chichibio le rispose cantando, e disse. E g. g. p. 3 . Sei canzonette , più lieta 1’ una clic 1’ altra , da’ giovani e dalle donne cantate furono. Lab. 2tf -òlla quale, o per amor della quale fossero state cantate o fatte. Dant.lnf.i 2. 88. Tal si parti da cantare allcluja, Che ne commise questo utìcio nuovo. E Purg.zg.t. Cantando come donna innamorata. 2 — * Letto del Gallo, ed anche del Grillo, e della Cicala. Pist. S. Gir. Come la cicala canta il dì per lo calore del sole.(A) Farcii. Ercol. I. i. p. H2. Anzi ce ne sono molti altri , come de’corvi il crocitare ec., cantare de’ galli e trutilare de’ tordi. Pier. 2. 4. 2. Cantano anche per terra Talvolta le cicale. (N) 3 — * Detto dell’ Asino per tscherzo. Tasson. Secch. 1. 6. E s’ udian gli usignuoli al primo albore, E gli asini cantar versi d'amore. (N) 4 — Dire apertamente , con libertà il suo sentimento. Lai. aperte dicere, libere loqui. Gr.va.ff^aiùtjurSai. Dant. Inf. ig. ti8. E mentre io gli cantava cota’nolc. 5 — Discorrere , Bagionarc , Dire , Narrare, Nominare , e dicesi propriamente di quei ragionamenti che fa il pojiolo sopra qualche caso seguito. Lat. decantare. Gr. -ipv.ÀrlV , batic vi. Lab. 344 - La nostra città avrà un buon tempo poco che cantare altro che delle sue miserie e cattività. Frane. Barò. 3 o 3 . 6. Io ti faccio assavere Che tu porai vedere Un uomo anni sessanta , Nè savi a’ come canta. Dant. Inf. 20. i 18. Euripilo ebbe nome , e cosi ’l canti L’ alta mia Tragedia in alcun loco. Bui. E cosi 1 canta , cioè cosi il nomina. (O meglio'. con tal nome lo appella nel suo aiuto, cioè ne' versi.) 6 — [Far versi e co’versi celebrare.] Petr. son. 214. In dubbio di mio stato or piango , or canto , E temo e spero. Amet, 4 ■ Ma del mio Principe le vittorie mi si fa di cantare. 7 — Poetare. Lat. canere, dicere. Gr. Dant. Purg. t./f. E canterò di quel secondo regno, Dove l'umano spirito si purga. Ar. Fur. 1. ■t. Le donne , i cavalier, l’arme , gli amori, Le cortesie, 1’audaci imprese io canto. 8 — [Recitare con enfasi e coll’ accompagnamento di quella specie di cantilena per la quale la misura del verso recitato s’intende meglio.] Cas. letl. 6g. Abbi Terenzio e Virgilio in mano ec. Bisogna farseli familiari ec. , cantarli , recitarli, tradurli, e impararli a mente , e non li lasciar mai. j — Manifestare ad altrui , come usano le spie , qualche cosa la quale J sarebbe da tacersi. Ar. Len. 2. 3 . Per quindici bolognini gli avrai... Ma non cantare. (B) jo — Sonare. Lat. cythara cancre. Teseid. E cantan m, che mai can tasse Apollo. (Perchè si vuole che le antiche note del suono fossero significative quasi come le sillabe della voce. Questo spiega tanti passi, in cui si vede attribuito il canto anche al solo musicale istrumento. Parenti. J 3 — E quando si vuol mostrare di non aver pure un danajo , si dice : Non c’ è da far cantare un cieco ; ed eziandio : E’ non ce ne canta uno} perchè dove non è danari, la borsa non rende suono. Modo basso. 5, _ Parlandosi di Scritture, Contralti e simili, Far manifesta la cosa di cui si tratta , Esprimerla , Spiegarla chiaramente. Pag. Com. Ecco qui : carta canta. Band. cult. Che questi debiti si debbono pagare in quel modo e forma che cantano ed esprimono dette scrittore e contratti. (A) J2 _d’ ajolfo * = Dire tutto quello che si sa, Fetore il sacco. Farcii. Ercol. t. t. p. ioò. Di coloro i quali, come si dice, confessano il cacio , cioè dicono tutto quanto quello che hanno detto e fatto a chi ne gli dimanda , o nel potere della giustizia , o altrove che sieno , s’ usano questi verbi : Svertare, sborrare , schiodare , sgorgare, spiattellarli, cantar d’ajolfo, votare il sacco, e scuotere il peilicino. (N) 13 — in misebere, dicesi fin modo bassoJ di chi è misero , avaro , e poco usa del suo ; [ ovvero di chi canta , cioè dice ad altrui sentore di esser misero. Modo jcnadultico e basso. ] Lusc. rim. Peggio è la scostumata Trista usanzaccia che avete , messere , Di cantar d’o- gni tempo il miserere. 14 — in vespero ad alcuno, F. Vespro. 1 5 — IL VES2&0 o II mattutino DEcu ErminI. * Farcii. Ercol. t. 1. CANTARIDE p. 183. Dire ad uno il padre del porro, e cantargli il vespro mattutino degli Ermini , siguilica riprenderlo c accusarlo alla *' l0 e protestargli quello che avvenire gli debba non si mutando, h .. gli Ermini f 0 Ai meni) un convento di frati. . . i quali ^ av '' ul £T . ]i: , in Firenze, c perchè cantavano i divini ufiizii nella loro J in ‘’ n || a quando alcuna cosa non s’intendeva , s’ usava dire degli Ermini. Bure. p. i. son. 91. E tutino. (N) 16 — IN ALCUNO Ella e Bure. p. i. son. gì. E i frati Ermini cantan sotto norie ni alcuno = Aver sotto la tì» mal- 1 — in alcuno o sotto nome ni alcuno = Aver sotto SUO no" 1 Lf sotto suo titolo ; e questo modo di dire è usato più comunemenx r termine mercantile, come a cagion d’esempio: La ragione ca nel tale , cioè La ragione è intitolata nel tale , dice nel tale » sotto nome del tale. Lat. censeri , inscribi. M. F. g. 5. In * U1 c |,e tava il titolo della signoria. Farch. Star. 8. 211. Provvidero cc ' .. tutte le poste descritte in persone morte si rinnovassero , e si scro descrivere e cantare sotto i nomi di coloro che cotali beni 1 sedevano. E appresso : Le poste de’ pachi cc. potevano sotto 1 medesimi nomi cantare. 17 — in auiljo. * F . Quilio- (N) _ cr e, 18 — la palinodia e= Ritrattarsi, Disdirsi. Lat. palinodiani ca Gr. irxlai/uSix.v ab a:. Red. lett. 2. i 65 . Assicurandola che . ^ dottissime ragioni, son pronto prontissimo a diantc le sue la palinodia. 19 — la zolfa A uno * = Fargli una gagliarda riprensione , Parlargli liberamente. Fare. Ercol.t. 1. p. 160. Dare una sbriB ta ec. e dare alcuna buona riprensione ad alcuno per raffrenai j -j che si dice ancora , fare un rovescio, e cantare a uno la z°‘‘ a vespro, o il mattutino ec. (N) 20 — maggio , dicesi quando i nostri contadini nel principio di e gio vengono alla città con un ramo d’albero frondoso , sonali ^ cantando varie canzonette per allegria della stagione. Maini' • , Chi coglie fiori , e un altro un ramo a un faggio Ha tagliato , e esso canta Maggio. 21 — messa =3 Cominciar Vesercizio del sacerdozio, dicendo nemente la prima messa , e anche Dir la messa cantala , “ Qf. tornente. Lai. sacruin solcmniter facere, missarn caritu celebra 1 ^ sa . lx.eveix.Zis \uTovpyii>. Tav. Bit. Vivette un anno e tre mesi, e cerdote , e cantò messa. nna rC 22 — Prov. Cantare una e fare un’ altra. Lo stesso che A c ct ' ,i in coppe e dare in bastoni. Frane. Sacch. nov. 2ig. Il P lst segnò dicendo: Oh! ella canta una e fa un’altra. (V) Agri 23 — * Cantar bene e Razzolar male : Dicesi del Non comzsp 0 * 1 ^ alle buone parole co'fatti. Dicesi anche in altro modo : . Ai- bene e Raspar male è un arte del diavolo , cioè , Mostrar ? fan. lene e operar male , come fanno gl’ ipocriti , è cosa din 0 Serd. Prov. (A) . c ’ roprietà vescicatoria- —V esci calami a, strette o aitargate le pietiche. F. Pietica. ( Dal gr. camplo io piego; poiché per mezzo del caldeo una pietica si piega su 1’ altra. ) Bui fin. Foc. Vis. (A) Cantera (Ar. Mes.) Can-tè-ra. Sf. Specie di scarpello, n sgorbia triangolare da rivotare il legno. ( Dallo spago, cantero scalpellino, colui che con Io scarpello lavora le pietre. ) (A) a — * ho stesso che Cassetta. V. (Da canto-, poiché simili cassette si pongono ile canti delle camere, acciocché non rechino impedimento. ) F. dell’ uso. (Vali) Canterale , * Cun-te-rà-le. Sm. Lo stesso che Cassettone. F- delT uso in alcuni luoghi d'Italia ed anche di Toscana. —, Cantarano , sin. (Vari) Cantekata. (Mario.) Can-te-rà-ta. Sf. T. che spiega la facoltà che hanno i marinari allorché navigano sopra un bastimento , coma suol dirsi , alla parte, cioè in società di lucri, e non a salario fisso , di caricare senza nolo una paccottiglia per loro conto. (Bai) CanterrurÌ .*(Geog.) Can-tcr-bu-ri. Lo stesso che Cantorhuri./^.(Van) Canterella. (Zool.) Can-tc-rùl-la. [V/!] Lo stesso che Cantaride. F • —, Cantarella, sin. Lai. caulharis. Or. xxvHxph. Palliul. cap. 3y. Contro agli animali clic noce inno alle viti, le canterelle, elio si sogli on trovar Ira le foglie , pesta e mischia con olio, e ugnine i pennati , a ’ bianca , risplendente , insolubile nell’ acqua, e nell' alcool fred- a eli’ alcool caldo e ne"' si, C l '} tm 'idi debbono la loro propri Ut ' cant * lal 'idina. (A. 0.) [ in T ’ ^ uu 't a ’ ro ’ [A'/n.] Misura di diverse sorte di cose ; di peso 0 >■ di libbre cencinquantit, e di maggiore o minore, secondo e ent‘ Ve,S ^ de’paesi e delle robe .—, Cantare, sin. (Detto in vece di fot l ' 10 -' a cent ° » p 01 '- 11 ' hi alcune contrade d’Italia eijuivale a celilo ciascuno di tre libbre.) Mil. M. Poi. Le navi soli coperte, e W a Un ai 'i JOre , ma sono di gran portate, che baie parlano quab 5 ™!! a cantari ec. c «.Determinata moltitudine di gente. [In questo sign.è ant.J Fend. Y Cn[ j‘ fatò di mia amistà ed isforzo dieci milizie dì cavalieri , e C 4 j T aJ, cat ‘ lar ' di popolo. Il cantare era mille sessantaduc pedoni, i Gr - Call - ta -ro. Sin. Fuso da bere. Lo stesso che Cantero. ^.(Presso CCI cunlharos era una specie di bicchiere ; e cantharus presso i Ho ■ p Va ! eva basco, barilotto.) Poliz. Orf.A. 5. Io ho vóto il mio cor- gi a ' - '"Si pinci cantaro in qua. (Min) Salvia. Cas. 35. Di più, lIU i n i ono tu terra , quinci il cantaro del Sileno , versato il vino, ai., 1 .*® maschera ec. (N) d’ „,„c^t’clie.) Pi-esso gli antichi era propriamente un gran vaso Uso "‘obiti. comun issimo , il quale aveva per manico certi pendenti o anelli sp ec i ’ e collocato sopra un piede ,rialto schiaccialo. — Fra pure una ì f mc .‘,.P an i“re fatto di terra cotta, in cui si esponevano in Grecia Inumo' 1 * 1 de’ quali non si voleva aver cura. — Era altresì il serie,, ‘ ■ estern o delle pubbliche fontane , quello da cui V acqua scor- - . ™ mc diatamente ne' vasi de’cittadini. (Mit) ila cali' *ty ecie di pesce spinoso del genere sparo, Fa cui pin- “rticol- ® divisa in tre raggi , con pungiglioni e con micini 0 f>„ p* i onde ha qualche, somiglianza collo scarafaggio. Salviti. HL/ SC ’ 3 : b* buon per lui Lo scarafàggio oyver cantaro fia Che , si diletta ognora. Lat. sparus cantharus Lin. (Aq) (N) n ./, 0 ° SI chiamasi anche una specie di scarafaggio che si sviluppa '* 5 Tap,o 'f'L ddl' asino. (Dal gr. canlhan asino.) (Aq) sc ai . a C. pr. m. Lai. Cantharus. ( Dal gr. canili iros scarafaggio, S^tAtin-w -Ateniese famoso per le sue astuzie. (I)) (Mit) (Geog.) Can-làr-ro. Lago di Sicilia. (G) C. musicale contenente recitativo t''Tvr^ (- ’ ,. n i —— • ..’ - e uni, r an 't a -ta. Sf. Composizione i — pf -mt. melos. Gr. piXos. V'iVi. a /-’ :,n, ' 5 Ì riii/a autorevole, o Intimazione di ridursi al dota. , pii' Ccm. Mi preparerò di nuovo a fargli questa canta- r. l’Ss'ce--’ ' J f C *’^ cne P U1C bscia , chiara , andaute , senza ritornelli , uè CtS TATlss ^ m ° ’ Can-ta-lis-si-mo. Add. m. sup. di Cantato. Rinnmatissì- r Ài;, p ' trn °siss:mo. Liburn. Selvet. Luti, dedic. Muss. Pred. 3. c- "elli V J:D ' la : t p- Add. m. da Canlaro. Lat. cantatus. Ainet. 85. ‘'Cile cant" a ^ <;a * a v ive quella virtù che, già più volte da Agamen- Mirià el . 3 ’ P crv . cnnc “tei orecchi ec. Cas. son. 50'. S’egli av- Di * 1 '* u * rii’io scrivo c dello cc., Dalle genti talor cantato o tia, .. 'Pu la morte mia viva alcun giorno. Buon. Fier. 3. 6. 12 . 1 par 1 * a ,u: 't . 8| > e ,u C le a * sonno allctti Quella canzona sua,C.aulala in quella gui- * ^ A",,'r biouo. Cr:ll, t 'cìmt 1 ''*' ssa ' Dicesi quella che si celebra cantando. Lat. sa- ^'ftneìii/. ", “'tbratnm. Stor. Far. 3. 5y. E odila quivi la messa più r °uo t, ltte e cantata che sia possibile. Fardi. Star. 13. fiS3. Spcdi- fo, tn r , M ( bttclle faccende con tulte quelle cerimonie, le quali sole- P> las L ch ««di san Giovanni dalla messa cantata, spedire e msT, T 0, gUona. 1 he c' E ' Can-ta-tA-p ■OOCo ! anla fore V ': ? 7 - f Era in que’ tempi Minaccio tenuto c in Sona ^ ore * E Vit. Dant. 2 A 2 . Sommamente L-Ar 1 * nc,,a ■ pnr . -re. Veri. m. di Cantare. Che canta, Cantore, nov' eSSl0 - e dicantare.’] Lat. cautator, caiUor.Gr.^u\r>is,xoiSos. 9 7- 0 ^ un linissimo si dilettò in a que’ tem- sua giovanezza , e a ciascuno, che 1 en ' Pisi '? ca ’’fotore e sonatore , fu amico ed ebbe sua usanza. ,° r *, che ' m r >cr ‘'t° cc bè alle feste de’nostri mangiari ha più caiita- ,p n Piene di ' 1 avCa ra gguardatori anticamente. E appresso ; Le rughe 3 1 s * tr "menti C 2 ?. tat )’ 1 't , c suonano trombe e organi , c tutte maniere (ir Difesi e* 1 ?' Duri. 8. Avcano con loro arpe e viole c cantatori. >1 comir Ut ° le , 1,1 .P? e,na P er Chi lo recita. Sala. Cas. 97 . Jo- Ca, ' « cant,m’- n c’ Saliri sonatori di flauto , sopra i rapsodi o reci- ,>»,c* P 011 'I* poemi e alcuni altri dice cc. (N) (v^ s «oue j'.^-M-cc. Firli. f. di Cantare. Che canta i , —uinedi ■ r c. '- ,Le canta, [Che fa (f’fi — r\r.ì : ‘-' na,V ’ e P sr lo più si dice di colei che canta in iincantal,' con che si pota. Tes. Pov. P. S. Togli tre canterelle , e dàlie con latte di capra , senza capi ed alio. 3 — Quella Starila clic si tiene in gabbia per allettar 1’altre quando vanno in amore. 3 — (Ar. Mes.) T. de cappellai e dei battilani. Quella parte dell arco , che fa che la corda abbia il moto di vibrazione , onde renda un certo suono. (A) Canterellare, Cau-to-rcl-là-re. [ZV T . ass.J dim. di Cantare; e vale Cantare con sommessa voce, e a ogni poco. —, Canticchiare , Cantac- chiarc , Cantiilare, Cantnzzare , sin. Lai. canili lare. Gr. patepiQi* , rq>sri(sir , '¥&vplC,tni. Pataff. fi. E’canterella ; non farà gonnella. Al- leg. fii. Òggi canterellar di Flora e Filli Vagliono appunto queste lila- strocchc ec. , Come i pamiice’caldi alle persone C hanno il mal di madi'oue. 2 — * In sign. alt. Bed. Ditir. fiì. Sul prato asseggansi, Canterellandovi G 011 rime sdrucciole Mottetti e cobbole, Sonetti c cantici. (IN) Canterello, Can-te-rèt-lo. (.Sm.) dim. di Cantero.—, Cantarelle,, Cantarello, sin. F. Cantarello. a — l.o stesso che Orpello. F. Ari. Feti\ Ner. 20 . Piglia il canterello sopraddetto, tagliato colle forbici minutarnenle. F appresso: Si pigli once sci di caulerello calcinato c preparato ec., e a questo canterello calcinato sì dia un quarto di zall'era preparato. Canthretto , Can-te-rel-to. [iVm.] dim. di Cantero. Lo stesso che Canterello. F. Lat. puvvum lusatmui, Gr. /xi/.pòi' hxaa.vov. Malia. 2 . < 7 . E il destro un cautcretto mandò fuore, Ch’ una bocchini! avea tutta sapore. Canterina , C.m-te-ri-na. [ Sf. Lo stesso che Cantatrice. V. Dicesi propriam. di Colei che canta in iscena. ] Alleg. 201 . Che tu se il perno delle canterine. Canterino , Can-tc-ri-iio. [fra ] Dicesi ma in ischerzo , di chi canta volentieri e spesso , e si prende anche per Cantatore , o Musico semplicemente. Morg. 12 . 3l>. Tanti romanzi, strambotti c bnllale, Che tutti i canterin son fatti roclii. 2 — * (Arche) Sorta di carro consacrato a Bacco. Dicevasi anche Cauterio. F. (Mit) Canterino. (Agi 1 ) Add. in. Aggiunto che si trova dato ad una specie d'orzo, ed è tradotto dal latino de’ tempi bassi, ne'quali forse dicevasi hordeutu canterimim , perchè si dava cantheriis , cioè ai giumenti. Nel Gloss. nied. ed inf. latin, si trova mi altra etimologia. Pallad. lell. 8. La fa-rana in luogo letamiuato si semina , cioè orzo canterin i. E olt. 1 . Di questo mese è giusta semente dell'orzo canterino in terra secca c magra. (V) (B) Cauterio. * (Arche.) Can-te-rì-o. Sin. V. Canterino, §. 2 . (Mit) Canterme. * (Arche.) Can-tèr-me. Sm. Sorta di maleficio mitico. (Mit) Cantero , Càn-te-ro. (Vm.) Faso alquanto lungo , per lo più di terra [ cotta , il quale si mette dentro alle predelle , ] per uso di doparvi gli escrementi del ventre. ( Dal lat. cantharus che era una foggia ili bicchiere di figura simile a questo vaso. ) Lat. lasanum. Gr. y.èurts-jov. (Archi.) Membro della cornice. Foc. Dis. F• Cornice. (A) 'logli ‘ c .° n meci Ufi. 3 °„ m * n *- Bu. ■ ^ 3 - S.twc:,. meco cantatori e cantatrici —m in° n ' J ‘ er ' i ‘ 9’ 0 va 11 vo ' cr rapii- le cantatrici. e,l Petto ".n/n c ? n tando faccia a voi la strada, Cantatrici migliori. 3 ^ e r ^ a ’ Greci , Clcale - Salviti. Cas. ifiy. Costantissima cosa è ie ci- ie7s. * u uifia ranfot.,i»« Cati-ta-u-la. Sf. F- L. Lat. eamptaula. (Da cani Canteruto , Can-to-rù-to. Add. in. Foce usata per dinotar l’ aver cari- Li’ix, cantrix. Gr. Albert . lì, cioè angoli, che noi diremmo Patio a cauto vivo; e rate, Gite non ici,e tuttii dclicamenli dc’Gftliuoli ha i cauli smussali. Lat. angnlosus. Gr.yuvicó$vi$. Doti, Jac.Dant. Clic* cita abl>ia chiara tosta, Cito non sia rantcruta , Nè troppo pimtagala, Cantev'en, A (Mit. luci.) Cui-lò-vcn. Dio particolarmente o/zo/’ato sulle coste di Malabav e di Coro mandai (Mit) Cantica, Càn-li-oa. [Sf. che dall' Alighierifa anche detta Canzone , è il nome di ciascuna delle tre parti del suo poema ; ognuna delle quali parli è poi divisa in Canti ec .] Lat. cantieum. Gr. ùbh. Dant. Purg. perchè piene son tutte le carte Ordite a q'teala Can- y 66 CANTICCHIARE CANTO tica seconda. Bui. IW.s.f.Pcrò le parti di questo poema si chiamano Cantiche, c le distinzioni delle Cantiche si chiamano Canti, a—(Eccl.) Uno dc'libri della Scrittura sacra. Lai .Canticnm canticorum. (',r. utrfj.xTwv àtrg-lreiv. E. Cantico, ( - 3. Canticchiare , jCan-tic-chià-re. [All. e n. ass .] Lo slesso che Canterella- re. E. Lai. cantitare- Gr. reperita'. Cantico , Càn-ti-co. [Am. Componimento poetico fatto in rendimento di grazie a Dio per benefizii ottenuti.] Lai. canticnm. Gr. fòr,. Kspos. Saìm, Cantico si è allegrezza di mente delle cose eterne espresse con voci. Pass. 258 . In quel gaudioso cantico ec. ringraziò Dio , e profetando fece mia stanza, e disse ec. Cavale, Erutt. lìtig. Quando 1’ uomo intentamente loda Iddio ne’salmi e ne’cantici. 2 _ Canzone. Lat. ode. Gr. Air,. Red. leu. 1. 225. Abbiamo subito riconosciuta nel suo areipoetiebissimo cantico la signora ec. E appresso: 10 ho letto quel cantico alla serenissima Granduchessa. 3 — * ( Eccl.) Cantico de’nautici: Libro sacro, cosi nominato dagli Ebrei per esprimere la sua eccellenza. É attribuito a Salomone, di cui porta il nome nel testo ebreo e nella versione de’ Settanta. Altrimenti. detto Cantica. (Ber) Canti ni ano , * Can-ti-dià-no. N. pr. m. Lai. Cantidianus. (B) Cantidio, * Can-tì-di-o. (V. pr.m.Lat. Cantidius. (Quasi Dio del canto.)(B) Cantiere. (Marin.) Can-tic-re. Sm. Quello spazio scavato nel lido in cui si fabbricano le navi , o si rimpabnano. Il tetTeno di dolce pendio sopra cui lo spazio si sceglie è chiamalo Scalo ; l' armatura di travi ed altro legname che vi si fa , chiamasi Vasa. ( Da canto in senso di parte, banda , ove si fabbricano le navi. ) Algar. Per l’angustia de’ cantieri dell’ arsenale vecchio. (A) » — Il cantiere di una nave, propriamente detto, è composto di un numero di ceppi o tronchi di legno , che si mettono alla distanza fra loro di cinque in sei piedi sopra il graticolalo dello scalo di costruzione , per posarvi sopra in tutta la sua lunghezza la chiglia del bastimento da costruirsi. (S) 3 — * Alcuni dicono che Una nave è su’cantieri, quando vi si sfa intorno a fabbricarla. (A) a — (Agr.) Mela. La barca fatta di forma quadrilatera. Quella formata a modo di cupola si chiama Bica. (Ga) Cantilena , Can-ti-lè-na. [A/i] Canzone che si canta. [ Cantamento. ] Lai. cantilena , cantio. Gr. ùhr,. Dant. Par. 3 2. 6y. Kispose alla di- yina cantilena Da tutte parti la beata corte, a — (Canto monotono, senza precisa articolazione di parole, com’è sovente quello delle balie per addormentare i fanciulli.] Buon. Eier. 3 . 3 . i 2. Poco e di culla Uopo, e di cantilene , E di lusinghe di mamma e di tuta, Per farli legar l’ asin ec. 3 — * Dicesi del gridare de' venditori. Salviti. E. B. 2. 3. //■ Senofonte tratta di queste varie cantilene de’venditori nel primo della Ciro- pedia. (N) 4 — * Ptvv. La medesima cantilena , dicesi quando alcun favellando ritorna sempre sulle medesime cose ; il che dteesi anche La canzone dell’uccellino. E. Canzone, tj. f). (A) 3 — * (Mus.) Composizione musicale ben modulala ; ma più comunemente si prende per Pensiero musicale. Gian. Diz. Music. (B) Cantilenaccia , Can-ti-In-nàc-cia. [A/.] pegg. di Cantilena. Lai. mala cantio. Gr. Atipia?. Fr. Giord. Pred. R. In vece de’sacri salmi alle disoneste cantilenacce carnovalesche avete atteso. Cantilenare , Can-ti-Ie-nà-re. [ All. e n. ass.] Far cantilene , Cantare. Lat- cantale. Gr. udii?. Lib. Pred. Cantilenano senza vergogna molte frottole disonestissime. Cavitela r.E , Can-til-là-re. [Alt. e n. ass. E. L.] Lo stesso che Canterellare. E. Lat. cantiilare. Gr. lUfvpi'Qur, rspsri'Qiv. Menz. sai. f. Con quel lor cantillar Fillidc e Clori. Cantimarone. * (Marin.) Can-ti-ma-ró-ue. Sm. Lo stesso che Catima- rone. E- (Van) Cantimplora , Can-tim-plò-ra. [A/i] Easo per tener vino , o simili liquori {ovvero acqua ] a freddarsi con diaccio. ( Dallo spagn. cantimplora , vaso da tener 1’ acqua che vuoisi raffreddare.) Red. Ditir. if. Caulinette e cantimplore Stieno in pronto a tutte l' ore. E Annot. 62. ìu Toscana la cantimplora è un vaso di vetro, che empiendosi di vino, ha nel mezzo un vano, nel quale si mettono pezzi di ghiaccio o di neve per rinfrescarlo. E appresso : Alla corte si chiamano cantimplore quei vasi d’argento, o di altro metallo, che, capaci d’una o più bocce di vetro, servono per rinfrescare il vino e le acque col ghiaccio. Cantina , Can-ti-na. [A/i] L.uogo sotterraneo , dove si tiene o conserva 11 vino. Lui. cella vinaria. (Dal pers. chanl, cioè seria in qua vinum, apetum, et alia reponuntur ; ed è dunque il luogo, in cui ripongonsi simili vasi.) Gas. rim. buri. Ogni stanza era camera e cantina. Buon. Eier. 4. 2. 7. E la cantina risponderà al tetto. n — Luogo sotterraneo. Lat. locus subterraneus. Gr, ytróyuav. Espos. yang. Venne alla sepoltura , la quale era in una spilonca, ovvero in una cantina, sopra la qual sepoltura era una pietra. Cantinelle. (Marin.) Can-ti-nél-le. A/.' pi. V. Legname. (S) Cantinata, Can-ti-nét-ta. [A/i] dim. di Cantina. Lat. cellula vinaria. 3 — Vaso ove si pongono dentro bocce piene di vino, e simili liquori, per uso di rinfrescarle con diaccio che vi si mette attorno. Sagg. nat. esp. i 5 t). Onde votata la cantinetta , e messo nuovo ghiaccio con sale, si fece il secondo agghiacciamento della detta acqua. Red. Ditir, s 4 ‘ Cantinette e cantimplore Stieno in pronto a tutte l’oro. Cantiniere , Cau-ti,uiè-re. [Am.] Colui che ha cura della cantina. — , Canliuiero, sin. Buon. Eier. 4 - 5 . 2. Presume a mano a man trattar di stalo, Per le case de’ grandi, Insino al cantinier eh’ abita in fondo. fieri, lett. 2. 100. Il cantiniere grida che pare uno spiritato , quando io non rendo i (laschi. Q — [ Eale anche] Vinajo, [cioè Venditore di vino.] Cantiniero, Can-ti-niè-ro. [Am. Lo stesso che ] Cantiniere. E. Cantino. (Mus.) Can-tì-no. [Am.] Corda del violino , e d'altri strumen- suono acutissimo, Lat. note. Gr. w™' cauta ti,,posta in ultimo luogo, di su _ ( E diminut. di canto ; poiché emette un suono e quasi un esile ed acuto. ) 2 — (Ar. Mes.) Carta di mezzo tra la perfetta e lo scarto. (A) Cantira. * (Gcog.) Can-tì-ra , Hemtyre. Penisola della Scozia. (G) Canto. [Sm.) Armonia espressa con voce. [ L’atto del cantare, Ctmiamenton Lat. cantus. Gr. Bocc. Introd. i8. Con fonerai pompa di cera c a* cauti. E noe. 27. 44- Canti e balli ec. vi si fecero assai. Dani. Par. < 2 - 7 ' E moto a moto, e canto a canto colse; Canio che tanto vince nostre M" aCi 2 — [ Detto miche degli uccelli.] Rocc. g. 5. p. f. Quando FiaunneU‘ 1 > da’dolci canti degli uccelli incitata,- ec. 3 — * Detto altresi dello stridore della cicala e del grillo. Bocc. r'.f n. 4 ■ Io la farò ancora addormentare al canto delle cicale. (A) (N) 4 — Arte di cantare. Lat. cantus. Bocc. nov. 41. 10. Non solarne"" 1 la rozza voce e rustica in convenevole e cittadina ridusse, ina dica"' lo divenne maestro e di suono. Eg. 9. f 4- Mille canzonette , più s0 ' lazzevoli di parole, che di canto maestrevoli. But. lnf.2'5. 1. Tentai 1 bordone , cioè lo canto fermo. 5 — [Cantico nel sign. di Canzone.] Maestruzz. 2. 27. Ne’di delle tf ste ec. dee 1’ uomo più intendere alle cose divine, come si è in in 111 e salmi, e canti spirituali. 6 — Canzone o Cartello , come sono i Canti carnascialeschi, ohe S ‘ distribuivano in Firenze in occasione delle antiche mascherate. G 150 ' al mio amoroso canto. 8 — Parte di poema o d’altra composizione poetica. Dant. Lnf % nuova pena ini convien far versi , E dar materia al ventesimo ca" 1 "’ Bocc. Eit. Dant. 255 . De’quali tre libri egli ciascun distinse pej canti. Bern. Ori. 1. 27. 65. Siate, signori, a quest’altro invitati).A quest’altro crudele, orrendo canto. Ar. E'ur. 25 . ij8. Signor, non P",! che giunto al fin mi veggio Di questo canto, e riposarmi cliieggùi- 27. >4' ■ Ma nel canto che segue io v'ho da dire Quel che fe’I° s a Kodomoute udire. q 9— del cigno : * 1 Greci antichi avendo appropriato al cignot n ° n „ sa perchè, tuia particolare abilità nel canto, la quale gli vieti nego -, dalla natura, ed avendo in ispecic vantala la dolcezza del canto de ( gni nell’ora vicina alla loro morte, fu detto , e si dice ancoro, t . tare il canto del ciguo per sentirsi C ora vicina della morte o P r . e P‘ (l rarsi alla morte. Si chiama anco il Canto del cigno l’ultimo lo 110 ' d’ un autore o d* un artista. (L) (Mus.) Canto a aria, cioè senza cognizione dell’ arte. s — alternativo : Modo con cui si cantavano già, sino do Pf, VI ( a*. * vi** av Gisrirbitettrui ^ttlj OlrAir /A mitivi tempi della chiesa, i Salmi, ed usasi anche al presente. V ’i — ambrosiano : È quel canto introdotto da A. Ambrogio, a ' imitazione della chiesa orientale. E. Canto Gregoriano. (L) 4 — composto. E. Canto figurato. (L) -, 5 — corale: Così dicevasi anticamente il canto gregoriano ,r che cantato in coro e dal coro. (L) 6 — doro : * Nome antico di una melodia tale che modulavo ' • l esacordo di sol. Più tardi s’intendeva ogni pezzo di musica L,i ^ n l s’adoperava la corda di si , segnandola in principio del pez 2 ° bequadro. (L) ... ^ 7 — ecclesiastico: Sotto questo nome generico intendesi u to che si usa nella chiesa, e particolarmente il gregoriano, (b) 8 — FERMO. Dal principio del secolo Eli. fino al tempo in cui a - trappunto esercilavasi secondo regole determinate, il Canto ferino era altro che il canto ecclesiastico introdotto da A. Gregorio ne detti Ouo tuoni ecclesiastici, che erano i primi quattro modi a>‘ ^ lici e piagali degli antichi Greci. Dal/’ uso dell’ armonia in P° fe dà tal nome anche negli esercizii del contrappunto a quella p arte viene prescritta Alo scolare, onde vi ponga sopra o sotto una ® altre. In alcuni siti si chiama pure Canto fermo una comp° sli> a tre o quattin votf senza strumenti. (L) misto. ■iitici? 9 — figurato : È quello in cui si adoperano delle note di valore , a differenza del Canio corale, composto di note pi’ 1 ' uniformi. (L) 10 gregoriano. Lo stesso che Canto fermo. E. §. 8. (L) . 11 — in contrappunto. * Sembra che tale espressione abbia calo un canto con imitazioni , che , a motivo della sua srcg 0 e s(g 13 — naturale: * Così chiamavasi anticamente una melodia cordo di do , che non avea bisogno di mutazione alcuna di sl Questa espressione indica pure oggidì un canto scorrevole 0,1 cede piuttosto per gradi che per salti. (L) . 14 — piano : * Così dicesi il canto gregoriano , a cagi° rie sua semplicità e facilità. (L) . . ‘5 — romano : Così dicevasi il Canto gregoriano , poiché dotto il primo a Roma. (L) 16 ' ' " che So' jutt utm. vuct ut-uà musica, ih vum «' prano; [ma s’impiega propriamente a significare il secondo ) quando si vuole che valga Primo soprano , si dice Canto P )jia r ■7 —Lo stesso che Cantino. V. Red. OsS.an. if6. Lombrico chi , lunghi più d’ un terzo di braccio, e grossi quanto qu el del violino, che dicesi il canto. j)p lC 11 — Angolo. Lat. angulus. Gr.yuvla, ^.Angolo. Bocc.nov. 3t- ^ ó°‘ di quello in un canto sopra un carello si pose a sedere. E rii’b' f2. E per non lasciar la cassetta vota, vedendo carboni in della camera, di quegli la cassetta empierono. Eratu:. S af"". j a J.„. fi. Berillo è di pallido colore, e s’ egli è senza cantora e c CANTO „ ’ — L’ angolo o spigolo o cosla di cosa che finisce in acuto. Mor. O. Greg. S. 27. E’1 cavetto fspecie di giunco) che nasce con canti toglienti, e non è tocco colia mano, è altio se non l’uomo ipocrita? (V) ~~ Banda, Parte, Lato. Lai. latus,pars. Gr. yxncc. (Dal ted . kan- banda, lato, orlo, margine, estremità.) Bocc. noe. 67. 11. Dal can- d°ve la donna dormiva, so n’andò. Vani. Inf. 12. 118. Mo- j. l '°e<'i un’ ombra dall’ un canto sola. E 17. 126. Lo scendere e’I sa- ! r per li gran mali Che s’ appressavan da diversi canti. Guid. G. j o ° la spada sua si gravemente il percosse tra l’ omero e ’l canto del- seiid.i, che per forza del suo colpo cc. ~ Lato o parte del corpo. Cron. Stiin. 1 3 s. Scampò Bernardo ' bandino Bandirli ec., e fu quello che dette prima a Giuliano, che ' passò nel petto dall’ uno cauto all’altro. (V) 5 — Fianco. Bene. Celi. Ore/. i 5 o. E poiché egli si sia satisfatto CANTORE 67 di che 13 . f l"ella prima veduta dinanzi,“volgendo là detta figura por canto, viene a essere una delle quattro godute principali ec. (V) 1 Capo di strada, [eòe anche si dice Biscanto, Cantone.] Lat. an- u Us ' Yuoia. Bocc. noe. 7 3 . 17. Se ne venne a casa sua, la qua- jj c ' a vicina al canto alla Macina. Ar. Len. 2. 3 . Mi seguita U11 d’es- i( p? nto , ove cominciali gli Orafi. j -t'ig. u ar j a vo || a a [ oantu =3 Impazzare. Lat. delirare. Gr. Xtipne. : Suiti. Sat. 3 . Di que’ due savii, che seppcr cotanto Nel contemplare , o ^’i Studi! folli, Che spesso ci fan dar la volta al canto, Alleg. • oe però s [ concede questo rigresso a chi ha con tanta solennità dall; volta al canto a bel diletto mille volto. J( ~~ b«ingneie alcuno al canto = Acchiapparlo , Ingannarlo , l'arlo e-’’*• CA’ dicesi anche fie r.] Cron. Mordi. 3 z 3 . In questi tempi il vlSllfii' -11 - » . '/ D , 1 >G sciai; di Lucca ci voìea giugni-re al canto. Lasciare , Rimanere o simile checchessia da canto c= Tralasciar- porlo da banda. Lat. abjicere. Gr. (òuv o.f.òy. Fir. As. 1 .//. La- , 1 1 coperti lacci da canto , impugnate le spade, ec. sscrifi ' B fiS; Tralasciare, Omettere, Non curare.] Fir. As. 118. I suoi 17 ___ !Jcu si rimanevano da canto. jy Getter da canto =3 Fare avanzi , Aeanzarsi nell' aeere. Golii. Wf C ^ elL ‘ ne d- lidi:, del Venturi , part.1. 153 . Quando io fossi to 0 n: 'f° a gh avanzi, tutto questo e più ancora potrei mettere da candì anno col tenere gentiluomini scolari in casa. (B) dar < -‘ re , Voltare, Andare lesto o largo o destro a’canti = An- ttia j le ^ìfficultà cauto e assentito-, me taf. tolta dalle bestie da so- cinL. se a , 'nnd non piglian la eolia larga , son pericolose di sdruc- g 0 ’r e Cadere. Lai. caute incedere. Morg. 25 . 2)3. Volgi pur (arcanti „ l ’cllo, a’ canti. Lib. Son. 87. Ma e’ bisogna volger destro a’ eira 1 “° n - Pier. 4 . 1. 1. E ho imparato a andar lesto a’cauti, E 'sl ir '“So. * sanie 0 Pigliare ,,n canto in pagamento = Fuggirsi nasco- trr, secedere. Gr. àvo^wfiEÌv. Beni. Ori. 1. t). ) 3 . Come den- l'ier 2 t0vrc f " passata,L’amico diede un canto in pagamento. Buon. Mal Ó J ’ 2 ’ L)a cortigiano Ha poi trovato un canto in pagamento. Cauta* 1 : 10 - 6- Dopo cena per degni suoi rispetti Prese dagli altri un 5o » ! I'. Pagamento. ai te e p ( canto si là tntt’ i cani gli pisciano addosso^ Chi *’ aerili- 2 Dal xe stesso eilipeso da tutti gli altri. Seni. Proe. (A) e simili = Per quanto s’ aspetta a lui, ec. ^ Gr. r) Ixarov Lii.iOS. Sen. Be 1. Vardi. E Tu ^Merino di farlo dal cauto loro pieuissimumeute. Fir. As. 3 ->o. Leu. ^ " a ' ^atto schiamazzo , avendo tutti i torti dal canto tuo. Cas. < lelt a *' V '’ f‘egarelola clic si degni non negare a me ec. la esecuzione Vv — ,8 u, sùzia , che dal cauto mio è cosi chiara e manifesta. Lnt. canto suo , tuo e ‘ìu,. j* '.aatum in ipso est. acsidcr' - 53 Modi e,. — avverò. A canto, Da canto. V. queste voci. Scgi Ia ; l .| C a r, tu ‘ n canto 3= Da ciascun lato. Bocc- g. 7. n. 1. Anche lo Sr,;A. „ to di canto in cauto al nome del Padre , del Figlio e del- Santo. (V) 'nasi ii^bah) Canto dell’ occhio. Quello dalla parte del naso , chiara belo r . ,r ' tfl canto od interno , e qu-llo ch'è verso la tempia il pic- ■''.'r 0i i a y 0 l’esterno. Lat. cantus. (A. O.) (Vati) ° v Vcr 0 <• P r - m - Lat. Canthus. ( Dal gr. canthos angolo dell’ occhio, (Il) (,| | ' ri ’° delle ruote .)—Uno degli Argonauti, figliuolo di Abolite. ‘•'"l’ox. • i r Uar, g'Tcl Così gli Europei chiamano la città chinese di ICo- r ,,p ? ma ■ "ì°"- Fo ". — Distretto , e proe. dello stesso nome. — Isola !i a Lihina. — Città degli Stali Uniti. (G) , f'aerV f.' Cau-to-ua-r e . Alt. Ritirare in un calitene, Incantucciare 5 - L Civ. 1. Berg. (Min) r Civ . Ritrarsi in un cantone, Incantucciarsi. Davil. Guer. (M'«) "C a6i c ic ^ ’ Cau -to-ua-ta. [Sf.] Canto , che è /’ angolo esteriore delle a. Si piiÈuA-^Ì' v c vs '' lr a, anguli fk-Mis. Gr. xx,u.^>n. Buon. Pier. 1. 1. ,T Sa.s t C ** l’editto, c là s’attacchi, Dove fin cantonata le prigioni. 4 , ’^-Be, C T Si r- 'oc ‘^‘a . - (ìj,; ' (V) f’assa di^* a „fatto per reggere alcuna cosa negli angoli. Vasar. Vii. Porfido retta da quattro cantonate di bronzo. (A) cioè Colpo di cantone , che è sasso grande. Bald. Ca t) i ’a, dì '^-de dicami ancora dagli artefici gli angoli di una cas- r f"' 1 ' Or/i,,„ scatola e simili, e ciò che vi si appicca per saldezza o >»CTc' (a > ^nw c - o ° ' CaTl - k, ' r "tacciò^ ’ 9 a n-ton-cèl-lo. [A/n.) dim. di Cantone. — , Cantoncino , 'C’Uto que'p 17 j’ Lat. angellus. Gr. yuw'S/s». Vit. SS. PP. 2. 23 . Veri baicele, r S " “ ue Maccarii vestiti di panni vecchi, sedere in un can- C '“ sileMÌ0 - *' ) «cell„ V, n-ton-ci no. [Am.] dim. di Cantone. Lo stesso che Cantilli. 1 r • -set 'ao s, , ^ 'guer. C ‘ U "cino^.u hmso "cl f^To 5E ‘♦•ondo aii-uS-ne, {Sm.} Lo stesso che Canto 4 nel sign. dui (j. 11. ’gner. Mann, Agost. 28. 3 Nè sopportò che ’l fuoco suo paese d 1 Ippoua, come iu un piccolo can- ma -ec. Lai, angulus. Gr.yioncx,. Angolo. Lib. Astrai. Poni Tuna gamba sopra il segnale che avevi fatto, e l’altra sopra ’l cantone di mezzo. Petr. Vo/n. ili. Perchè la rocca avea una torre forte presso al cantoue del tempio. Tes. lìv. 3 . 6, Il primo cantone sia volto contea lo Sole levante, e l’altra parte contro a ponente. Amm . Ant. 3 2. 1. ^ Non voglio che ti vacli ravvolgendo per li cantoni della città. 3 — Sasso grande , detto così per esser atto a mettersi nelle cantonate delle muraglie , [o piuttosto perchè ha grossi canti.) Lat. saxum ma- jns. Gr. X&os attK&tGs. Vegez. I grandi cantoni si pongano nelle bertesche, sicché sopra i nimici impinti, e voltolati per forza , no^ solamente uccidano ec. l?oec. Vis. i 3 . Ognor che su vi dava, non invano Tirava il colpo a sé, ma gran cantoni Giù ne faceva minare al piano. ("Qui gran pezzi angolosi^ come grossi canti.J Morg. 1. 28. Poi disse: abate, io voglio andare a quello Che dette al inio cavai con quel cantone. Tac. Dav. Stor. 2. lyj- Gli Ottomani (s'attesero a provvedereJ travi, cantoni, piombi c metalli, per 11 nimici infra- gnere.w Vit. S. Gio. Gualb. 3 o 5 . Incontanente il rivo partendosi quindi, incominciò a crescere *, e vaunando lìume d’ abbondantissime a- cque, lasciò il proprio letto, e trabbocclicvoliricnte minò dal monte, tirando seco grandissimi cantoni di pietra, e molti albori. (V) 3 — Detto anche di qualunque gran massa, fórse nel signif. di mucchio accontato all’angolo interno , ossia al cantone d'una stanza. Ft\ Giord. 228. Se fosse qui un grande cantone d’oro fine, or non potrei io dire: In questo oro bae torri , palagi , ec. (V) 4 — Per metaf. Lat. lapis angulavis. Annoi . Vang. Stando Gesù Cristo fermo cantone di pietra. 5 — Banda , Parte, Lato. Lat. pars, latus. Gr. ywvtx. Fr. Giord. Pred Ancora ti fa un altro gran bene, pigliando la colpa sua da un altro cantone in quel modo. Petr. Uom. ili. I cavalieri del regno da ogni cantone andaro a Zania, domandando perdonanza. Sen. Ben. Vaivh . 5 . 6. Gli distendesse il regno da un angolo c picciol cantone dulia Tracia , inlino a’ liti del mare incognito. 6 — Fig. Lanciar cantoni. [£,0 stesso che Lanciar campanili. V. Campanile, 5. ) Varch. Freni. 5 f. Quando alcuno in favellando dice cono grandi, impossibili , o non verisimili ec., s’usa dire: ei ec* lancia cantoni. 7 — Regione o Distretto d’un paese. Sen. Ben. Varch. Gli distendesse il regno da mi angolo, e picciol cantone della Tracia intìno ai liti del mare incognito. (A) 8 — * Quasi nello stesso sign. chiamasi Cantone ciascuno degli Stati che compongono la Confederazione Svizzera* (A) 9 — * In modo avvvrbial. A cantoni. V. (A) 10 — * Agg. a Capo : Dicesi di chi è stravagante o pazzo * V. A cantoni, 2. (A) Cantomrrv, Cau-lo-niè-ra. [Sf.] Femmina di mondo delle più vili , di quelle che prendati posto nei cantoni de' trivii. L n. mcretrix ipindcantarla. (Xn ispagn. dicesi cantonera.) Vai eh. Suoc. 4 5. E per far piacere a una donna pubblica ec., a una vii cantoniera. Fir. Lue . q> Egli è innamorato fradicio di questa cantoniera che sta qui vicina .Segr. Fior. Chz. 1.1. Perchè se egli usa con qualche cantoniera, l’assassiaera» — * (Ar. Mes.) In alcuni luoghi d* Italia prendesi per una specie d' armadio triangolare , e fatto in guisa da potersi facilmente adattare ne cantoni delle stanze. (Vari) LNTOMERfc:, Cau*to niè«re. Sm. Colui che sta su pe’ canti a spacciar frottole , ingredienti , e simili. 'Facci , Par. Anzi che farlo all’ opere de’letterati , il voglion fare a’libri de’cantonieri , de’ ciurmatoli, de’ ciarlatani : voglio dir de’lunarii. (A) Cantonuto , Can-to-nù-to. Add. m. V. A . Che ha cantoni , cioè angolo —, Cantucciuto, sin. V. Angolare. Lai. angnlaris. Gr. yumxìos. Annot. Vring. Ecco eh’ io porrò in Sion la pietra sovrana cantonata. Canto a. * (Gepg.) Regno della Senegambia. (G } Cantorato , * Can-to*rà-to. Sin. Scuola dì canto istituita da S. Gregorio in Roma nel secolo VI., e da Carhmagno in Francia , ed in Germania nel secolo IX. , nella qitàle s’ ammaestrava la gioventù nel leggere e cantare. (L) Cantorbcjri. * (Geog.) Can-tor-bu-rì , Canterburì. Lat. Durovernum, Cuntorbiz». Città d Inghilterra . (G) Cantore, Can-tó-re. [ Veil>. ni. sino, di) Cantatore. Lat. cantor. Gr. G. V. 11. 11 3 . 4 m Giovanni cadde un palelle!to ec. dove erano su tutti i cantori cherici che uficiavano. Dant. Par • 1S. 5 f. Mostrommi l’alma che m’ avea parlato, Qual era tra i cantor del Cielo artista. 2 — Poeta. Lat. cantor, poeta. Dant. Purg. 22. 5;. Disse il cantor de’ buccolici canni. E Par. 20. 38 . Fu il cantor dello Spirito Santo, Che l’arca trasmutò di villa in villa. E 32 . 11. Colei Che fu bisavn al cantar che per doglia Del fallo disse *. misererò «nei. 3 — JSome di un ufizio particolare nel coro delii chiesa , ed anco dì colui che esercita il lettorato , uno degli ordini minori. Lat. psaltes. Gr. >^aÀTy;.§. Maestruz. 2. 11. 5 . Il suddiacono, ovvero Iettare , ovvero il cantore , o e’ se ne rimangano , ovvero sienn privati della comunione. E 2. 3 4. 2. Il sesto , quando i monaci ec. proposti, piovani, cantori, e altri cherici ec., owero qualunque prete ode Legge, ovvero Fisica. Cantore dilf. da Cantante. L’una e V altra di queste voci annunziano egualmente un uomo che canta. L 5 uso però e ’l bisogno ne bau determinata la differenza. Il Cantante è un attore da teatro che recita, esegue, fa la sua parte in musica o pure quegli che canta de’pezzi musicali in una brigata. Il Cantore è uu ecclesiastico, o un laico in abito di chiesa , impiegato a cantar negli ulHzi, nelle funzioni sacre o in musica, o in cauto piano. Cantore in senso figurato si dice anche un poeta. Così diciamo il Cantore di Tracia per esprimere Orfeo ; il Cantore Telano per dir Pindaro j il Cantore di Inaura per ind'cnre il Petrarca ec. DicousL pure Cantori e non Cantanti de boschi i rosignuoli, ec. Can 68 CANTORIA i cantori e Cantoria, Oin £ lo*rl-a. Sf. Tribuna o pulpito dove stanno ì sonatori in chiesa, (A) Caittor/so, Can-lo-rì-no, Sm. Quel libro notato che si posa sul leggìo per cantare. (A) Cantrick, Can-tri-ce. [ Ferb. fem. sino, dì Cantatrice.] F. A. F. e dì* Cantatrice. Lai. canta trix, Gr. -^cc^rpia.. 31 ir ac. S. 31 . 31 ad. E le che seguitar! nell* ordine , Sm . Colui che fa i cantucci , predette due cantrici gli altri due versi proseguitavano. Cantccciajo. (Ar. Mcs.) Cau-tuc-cia-jo. nel sign. del J. 3 . Cantuccio , Càn-tuc-ci-no. [<£/«.] dòn. di Cantuccio. Rice. Calligv. Io ho lasciato in corpo uh cantuccino vóto per riporvi qualcos’altro. (A) Cantuccio , Can-tùc-cio. [< 5 V??.] dim. di Canto, nel sign. de Banda. Lat. arigellus. Gr. Lib. Fiagg. E dall’ altro canto contìua egli col reame d* A lirica, e ancora confina con un cantuccio alla Giudea. 2 — iDim. di Canto nel sign. di Cantone , e. prendesi per Angolo interno di alcuna caincruccia nella casa, ] Nascondiglio o simili. Fit . SS. PP. 1. ioi. Acciocché le fiere non la mangiassono , la lasciasse star quella notte in alcuno cantuccio. Bardi. 1. ± 5 . E però i Becchetti de’cappucci Portano un nodo, per avere a mente Che le granate stanno pe* cantucci. Agri. Pand. fo. Sono da biasimare alcuni, ì quali vanno rovistando c disguizzolando per casa ogni cosa , ogni cantuccio. 3 — Biscotto a fette , di Cor di farina con zucchero e chiara d’ uovo. Lat . buccclla. 4 — * Cantucci diconsi ancora certi pani lunghi e stretti tagliati a fette , e rimessi in forno perché si prosciughiti meglio , e pj'ew/a/i maggior sapore. (A) Salvia. T. B. 3 . q. 1. Che Ci per impresa (il SollevatoJ un cantuccio nel vino , col motto, Ove alzalo per sé non. fora mai. (N) Cantucciuto, Can-tuc-cifi-to. Add.m. F. A. Lo stesso che Cantonuto. F. 'A — Bernoccoluto. Lat. uodosus. Lib. Fiagg. li più grosso che la natura possa lare , si è grosso come una noce moseada ; e tutti cantucci liti e aspri anzi che si lavorino. Cantuzzahb , Cap-tur-zà-re. Au. e n. «ss. Lo stesso che Canterellare. F • Libar. Servet. 3 . li erg. (Min) Cànulea, * Ca-nu-lc-a. N. }>r. f. Lai. Canuleia. (V. Canale job) — Una delle quattro prime vestali scelte da Suina. (B) (Mit) Caxulejo, * Ca-nti-Ic-jo. ZV. pr. m. (Dal gr. cynos genit. di cron cane, e da leios o sia Ibis lègeiero : Leggiero come veltro .)—Tribuno dtd- la plebe fumoso nel F. secolo di Roma. (Van) CasPn. (Mijs.) Sm. Nome di strumento da corda , il quale somiglia ni Salterio' tedesco. Ha delle corde di budello , che si pizzicano colte dita , armate di ditali di tartaruga. (Sembra così detto dal lat. cune io canto.) (L) Canusi. * (Mit. Giap.)Ca-nù-si. 3 'Iinistri del tempio di Stato. (Mit) Ca>*usk>. * (Geog.) Ca-mi-si-o. Lo stesso che Canora. F. (Mit) Canutamente , Ca-im-ta-nn$n-te. Aw. Con canutezza *, ma il metaforico ha tolto il fungo al proprio , e non si dice se non per Cautamente , e Con saviezza , Da vecchio . Lai. prudenter, caute, caria prudou- iia, Gr. rv\cc$')$. Fardi. Brevi. i 3 j. In verdissima età canutamente procedendo. Canutezza , Ca-nu-tés-za. [Sf .1 Bianchezza di peli e di capelli. Lat. canities. Gr. rroXiar^s, Folg. $les. Olio di alcanna cc. conforta c cuopre la canutezza. Declam. Quìntil. Volete eh* io aspetti infino eh’ io sia all’ otarie che i membri son putridi , che la vergognosa canutezza pute ? » Salvia. Lise. 2. fSG. Se adunque tanto è degua di rispetto c la calvezza c la canutezza , (pianto cc. (N) Canutiglia. (Ar. Mes.) Ca-nu-tì-glia. iSf. Strisciolina d argento hai- CANZONE messi questi canuti in vano , se invecchiando d’ anni non sono no* giuvanito ili senno, voi siete innamorati. ( Cic. nel libro de scucete» usa nella stessa forza la v. Cani.) (N) 8 — * (Mit.) Soprannome
  • ° sogliamo dire: c’canzona, o c’dice canzone. 4 . fare» verbiare , Bar beffe. gran pazzia. (A) B'r. Jac, T, Fasscnc poi canzone vale anche ? a Delh' 1 5 gran puf.fcia. ^ , fliO) 6 — E Canzone diciamo assolutamente per modo d' inlerromp l, ^ e ì(s , quando altri non risponde per appunto a ciò che noi domai'ql, ^ ma volge ad altro il discorso ; [quasi volendo dirgli: Ciance. i p (]S t, dalle ciance cantate dai cantambanchi.] Lai. nugac. Tac. Dai’. ^ ìì0 . no « contro a’ condami 3 * 1 ' tu credi ch’egli 1'iutc« a/ ejzS. Replicò : dimmi, ti dico, quelli) che tu ne senti : nii , diss’io , s’ esaminano contro a’rei - — " Canzone , diss’ egli , io vo’ sapere corni col Principe. Canzonaccia , Can-jo-nàc-cia. [V/ 7 ] pegg. di Canzona. Buon. 5 . 11. Canzonaceli e baccan da cacciatori N’ audaro al cielo. , Ceti ..«a Pier■ tulo , alquanto attorcigliata , ] per servirsene nc’ ricami e limili lavo- rii. (Da canus canuto , bianco , attesa la bianchezza dell'argento.) a» Pallav. del Pen, l. . 3 . p. 1. c. f Ma chi non gusterà maggiormente di vedere in abito schietto agili cavalieri danzare, clic stupidi fantocci di paglia con vesti cariche di canutiglia e di gioje, Tanfi. Gab, Tose. Canutiglia di argento, o di oro falso. (N) Ci.NCTtssi'10, Ca-nii-tis-si-mo. Add. m. slip, di Canuto. Bemb. Asci. 3 . (A) Jiemb. Lelt. q. i. 8. Berg. (Min) Canuto , Ca-mi-to, Add. m. Bianco di pelo per vecchiezza. Lai. ranus. Gr. 'To/.ió'. Ucce. nov. 18. 07. Siccome colui che vecchio c canuto e barbuto era. Peli’, son. ifi. Muovesi il vecchirrcl canuto e bianco. 33 Salviti, Disc. 2. fidò. Dell’esser venuti i cape’ canuti innanzi al tempo a Trajano cc, (N) 2 — Per similit. [Detto' di pietra e di rena di colore sbiancato pendente al bigio.] Tes. Br. 3. 6- E la calcina sia di pietre bianche e dure , o rosse , o libertine , o almeno canute , o alla fine nere , che son peggiori. Pidlad, ti. Tre generazioni sono di rena ec..- rossa, nera e canuta, 3 — Bianco, [detto di monti coperti di neve.] Alani. Colt. 1. 3 . Ma di Favonio il fiato Tiepido e dolce dispogliando in alto Del suo nevoso vel i’ A Ini canute. 4 — Grave, [Prudente 0 simile qual si conviene all’ età della canizie.] Petr. son. 263. Con stil canuto avrei fatto, parlando , Romper li c. 5. Pcusier canuti in giovali le ctniìe. Canzonami , Can-co-nà-re. [Alt.] da Canzone. Cantare , t ' < “'V e nip 0 [ Foce da lungo tempo amicata , e restata solo per alcaa cicalio lingua furbesca , alla qualeji dee lasciare.] Lai. canci* c » saV c( brare , decantare. Gr. ir. Guitt. di voi canzona. Berti, rim. Che le virtù delle vostre maniere, non canzoni ? Oggi propriamen'e vale Non dir rim. Che l’ alma e i voi Per dirlo in lingua o» 1 ’ a? 1 1, furi’ 3 > dn - l' "F .— ~ «-“A A.t. sonno, z-'.. - ,Q in -, chiacchiere : [ e per Io più si usa per non dare sgarbatafo e1 , c g\i Dir fànf.!;-^ •)l& et - le pietre. vecchiezza.] T^ai. semiis. Gr. — Vecchio, Senile, [Appartenente alia yspoi'-rii-ds. Amm. Ant, q. /. 2. Piglia la dottrina da tua gioventù. 110 1 ? mlmo a t^mpo canuto troverai sapienza. Meltero i pefi canuti s- Incanutire ,- e fìg. Dar mollo da pen- sa S e ./ detto così perchè ì incanutire innanzi tempo si crede essere ef etto dt pensieri profondi e. gravi. Serd. Prov. (A) „ , tao ’tiiph assoliti. Canuti per Peli o Capelli canuti. Segner. I re .. 10. 12. S io promettess; a quanti vecchi vox siete qui non al- ro c ie queslo, togliervi tutte le rughe, tutti i canuti di capo, pitta la ebolczza di dosso, ee. Cai-. Amor. Dafi Bag. 2. Se io non ho gliamq dire : e’ canzona. . ., G f ‘ 3 — (V. ass.] 'Mettere in canzona, Proverbiare. Trai, irride ^. al) jo- r.wp.w'Hùt, Jac. Snkl. sat. Dicianx che il basso satiresco stile , nando, ritrova le magagne. . Canzonato , * Can-ro-nà-to. Add. m. da Canzonare , nel “ 5 n ' verbiare. F. fli reg. (0) Canzonatura, * Can-eo-ua-tù ra. Sf. Il berteggiare, (Z) _ . c aeSF Canzoncina, Can-zon-ci-na. [Sf. dim. di Canzona.] P‘Cf° fiil 1 ’ na. —, Canzonetta, Canzoncino , Canzonino , Canzonicela» - j, lC ji' cantinncida. Or, a-vpinav, AUeg. 23 }. Canzoncina pel ca nato, ed acqua di mare. ' r e C 3 ^' Canzoncino , Can-zon-ci-no. [N/n. dim. di Canzone, Lo stesso - c 11 zoncina. F.] Lat, oilula. Ai erg. 18. i6j. E godercnici u ' [jeci* 11 , canzoncino. li slum. i 63 . Margotte un canznocin netto j (ic tta *? Comincia ec. Segp. Fior, Mn;idr. fi. 2. Fa conto che tu 1 cO' 1 ’ pitocchino indosso, e con un liuto in mano te ne yeng. .canto alla sua casa cantando 114 canzoncino.. _ r \nt onC ' ll, ‘<& Canzoni-jota , * Can-son-ció-n a. Sf. acci’, del diminuì. ^ a fiaf c Red. Leti, 111, Il nostro signor Menzini anch’egli nel su Vienna ha fatto una canzoncion» poetichissima. (B) ■ -^g)’ 0 Canzone, Can-id-nc. [Sf] Poesia lirica di più stanze che [/' lo più il medesimo ordine ili rime e di versi che la l !ì 'f.' ! ,>• " intorno a ciò gli scrittori delle poetiche italiane.] —> '-‘ a CANZONETTA Lai. ode, cantilena. Gr. àììri. Bocc. iritrod. n. 33. Con disoneste canzoni rimproverandoci ì nostri danni. E g. 3. f. 5. Comandò die a I.aurctta una danza prendesse , e dicesse una canzone ; la qual disse : signor mio , dell’altrui canzoni io non so. Peti'- canz. t. 0- Canznn n.— <* > • ' • CAPACITARE P9 nzon, Pioggia. Bemb. Pros. z i»sa ni™ non „^ u ' , lna * fi ll< 3 nuvol d’ oro , Che poi discese in prenoto <• gui sa di versi e di rime che a ciascuno è Nelle canzoni, puossi prendere quale „i,„ - a pjj, a grado. con^" 1 * ;lCa ne ^ 5 ‘S n ‘ del §. 1 ■ Dani. Inf. 20. 2. Di nuova pena mi c Vlcn ®* r versi , pi dar materia al ventesimo canto Della prima zon , eli’ è de' sommersi. Bui. Della prima canzone , cioè della 3 P*n la cantica. n DlsT rse : N,me di canzone così chiamata da’ n r siri antichi poeti. ball 0 ? ' lt '■ Dant. 2Co. Compose molte canzoni distese , sonetti e 4 _ate assai, e d’amore e morali. ... A , , P-AI ' [ '0 : Poesia che si canta ballando. Ballala. Lai. byporchc- 5 “ vto 'px*.“*- 6 Z-, v - Dace : Dar canzone. V. Canzona , §. 4 i 7 . , ’ v - Dire : Dir canzoni. F. Canzona , J. 7- 8 v • Essere : Essere in canzone. F. Canzona , §. 3 . (N) g v - Fare: Far canzoni. F- Canzona, §. 3 . (N) i 0 ^ u ', v - Mettere: Mcltere in canzone. F. Canzona, J. 2. lj ^ p°' a. Volere : Volere uno in canzone. F. Canzona , §. 2. sce * ’^ >v ' Diciamo Canzone o Favola dell’ uccellino, che non Pinì- We 4 laai > c he è quando uno favellando ritorna sempre sulle medesimi n ,erc he gli uccelli cantando replicano sempre la medesima cali- Pav.f r mal ,wn mulann -1 Lai. tautologia. Gr. rauroAoyé*. e so ^''ool. y' 3 . Quando alcuuo in alcuna quistione dubita sempre, u T re 0 da belle o da vero ripiglia le medesime cose, e della Cl tsil ) la cosa domanda tanto , che mai non se ne può venire nè a 0 " ne a concbiusione , questo si domanda in Firenze la canzone , lì' V0 ( de , la favola dell’uccellino. » E appresso : Chiamasi ancora nicc Atl,4 ° nc dell’ uccellino, quando un dice vuoi tu venire a desinare n lec •' c colui risponde: e’ non si dice, vuoi In venire a desinare d er(; i * • ■ e cosi si va seguitando sempre, tanfo che non si possa conchiu- lj nessuna, nè venire a capo di nulla. (N) p ,o stesso sign. dicesi Canzone dell’oca. Car. Leti. ined. Pc'v.!]' l arui Momi lina vanità a raccontarvi sempre la canzone de l'ora, vi ^ os h'o Signore tuttavia e con tutti dice le medesime cose c^e C^f® 0 scritte tante volte. (Pc) z 0n ,^ V Ca n-co nèt-ta. [V/.'] dim. di Canzone. Lo stesso che Can- a 'cun **" "‘ Enee. pr. 8- Intendo di raccontare cento novelle ec., e al| 0r c car >zonette dalle predette donne cantate. G. F. 7. 83 . 3 . E Str 0 f, .’ b in E1 ' E ’■ 9 , an '”°' n 'c-rc. [Vm.] 'Baccella di poesie liriche. Lat. lyri- P',re ? cri ptjomun collectio. » Salv. Avveri. 1. 2. 12. Sì che donisi p a “ «bri, clic al Canzoniere del Petrarca, questa solenne lode. Veli- r° : “Mostra talora che quella dei Canzoniere sia quasi una la- Ci,£ «“» dall' autore. (V) ?.on r .‘ u , NA ’ Can-*o-ni-na. [A//] dim. di Canzona. [ Lo stesso che Can- cer , a ’ j -1 Bemb. letl. 2. 8. gy. Non vi posso dire con quanto pia- ^szonjJr 1,0 * etto cauzonina mandatami jeri. Zon c [ na CI M Can-zo-nùc-cia. Sf dim. di Canzone. Lo stesso che Cangia Allear. 2Ò. Al quale io per questo raccomando questa %. , ' aUz °niiccia , nella quale oc. (V) «esso che Caos. E. Car. Eneid. d. 277. Trecento deità, 5 ( 2 od\ ^ ao ‘ L 8. 335 . O tacil’ ombre, 0 Flegotontc, o Cao! (N) tino d {} animale forestiero^ [forse il Ixaid> , o tritello ma- Z'ajio G ? Norvegia. Plin. 8. ig . dice che i Galli lo chiamavano 0 L encre testuggine che si trova in molti mari , ed * trT^d^erranco. Lat . tcstudo cuoiuma Lacep. (Van) (N) c alic c .\ G. Lat. caucaKs.(rr.x«!‘xx\/?.(Da caucion £k^ lCai ’ e ZTl? ZÌ0 7 dd cristalli di feldspato , la quale serve a fah - VP i ! — — ••c ito w toiutlt Ut / Aoi *ogi» S +°yjì^ e e l (t porcellana. (Ag) c '"ii'usiò n Ca-o-lo-gì-a. Sf. P r . G. Lat. ebaologia. ( Da chans r,f Usili, f ’,. e logos discorso. ) Trattalo del supuoslo stalo della con- e ^ en,n nti. (Aq) C, ‘«0S • CUu.) Ca-O -murì-zì-fX. Sf- V. G. Lat. chaomantia, ( Da ^ù47/ C 7 da ^ ai 'awIso , aria, e da manlia divina/.ionc. ) Arte di f. ff , J li firo dall* osservazione dell'aria . Meglio dicesi Acriman- Cl ^r. % pkstre \ a "°S e * « 2 Y*- pr. m. Lat. Cbaon. ( Dal gr. '-AOKv. ** -tislìn ri; Ti..:., - -• _ -7 r-1 ,1 Ci l1,A,w di Priamo , ucciso da Elenf. (B) (Mit) r» * /p .v) Ca-o-ni-a. Parte c! 08 - * rn In< JO Diode' chaos buono , il- S / \-/ montana dell ’ Lpìro. (Mit) popoli deli ’ Epiro. (Mit) ts. * (p etto cte'quattro venii^ idolo del regno di Asem.{ Mit) r ls °lN a eia. Gr. auScsSua. Fir. Disc. an. 80. Piuttosto vuoi rovinar*- e . caparbietà tua , che esaltarti col buon consiglio di chi ti vuo ^ ( /t. Caparbio , Ca-pàr-bi-o. Add. m. Ostinato , Che ha caparbietà^ j„ pervicax. Gr. aùS-dSris. (Da capo , come cocciuto da coccia , L . [in a più luoghi d’Italia vai capo.) Fir. Lue. f z. Moglie fastidiosa, in>P° crC . e caparbia , c un purgatorio continuo. Ambr. Cof. 5. 2. Io n ° 1 ,.i,ie. do che al inondo sia possibile Trovar un animai tanto . Toc. Dav. Sto r. 1. 2fi. Lacone ec., caparbio contro a_ ,»ark' gi , gli fe’ svanire. Alleg. i63. Più eli’ i lion feroci, e più c I Che gli asini. - 0 fir Caparbio dilf. da Ostinalo, Pertinace , Pervicace, Teslerec ^ s ; capato. Caparbio addita una specie d’invincibile ostinazione! applica non solo agli esseri ragionevoli , ma anche agli anirua Ostinato si dice dell'uomo attaccato fortemente al proprio se to , al suo proposito, die mai non cede. Pertinace in virili 0 (]0 ii gica vuol dir colui eh’è molto tenace della propria opinion e jà, iacile ad acconsentire al parere altrui. Pervicace esprime anc j* c lla indicando colui che non si lascia vincere nella sua opinione sua sentenza. È quindi molto affine ad Ostinato. Teslciyc ciu •e che per eccesso di prevenzione a favore di sé stesso rig” art p pi • • . ... . -ie sa ‘ r 1, .. / 0 ' proprie opinioni come le migliori , non le abbandona, ne sa r ‘iii 3 varile e gustarne delle altre. Incapato è prossimo ad Ostini > è meno nobile di questo , nè si prende che nel figurato. xt rbeb°' Caparra, Ca-pàr-ra. [Sf L.o stesso che} Arra. V. Lat. arrha, « Gr. àppafW. Bui. Inf. i 5 . Caparra , che è fermezza ibi jjoi 1111 G. V. 10. i 38 . 1. E fitto il patto, dicronne caparra IaJO ° co p c £f ' d’oro. E 12. 72. 5 . E fece mercati, con caparra di moneta, ti mercatanti Genovesi. ; 2 — [Per similit.} Cavale. Med. cuor. Come Dio dà a’ buon riip 3 (i> ,i« .. —....... .. .... - — , , . cap ; sto mondo caparra di Paradiso, cosi alcuna volta dà a rtl arJ a, d’Infèrno. E Fruii, ling. Il quale qui si comincia per eap termina senza termine in eterno in questa beata vita. „riai ’ ,e ' 1 Caparramento , Ca-par-ra-mén-to. [»?/«.] Caparra, [e pr°r l’atto dì Caparrare. Lo stesso che Accaparramento. V. ., r and e ^ 2 — [Per similil.} Cap. Impr. pivi. I quali tutti furono u‘ *" sterio, e caparramento delle venditi e promesse grazie. Cip* CAPARRARE l'Wturc E ’ ("’-P-'it'-rà-re. {Alt.'] Dar la capaira. Lo stesso che Acca- l'i'eu de l ^ at ' ar| habunem dare. Or. ìyyv-lv. (Dal lat. capere arrham l ,a rca n , ca l )arra > tradotto a senso attivo.) Vii. Benv. Celi. Quella ho pi;, 0n . e e ^ a caparrata per noi ? Buon. Pier. 1. 4• <>■ Caparrale £ 3 8 P re > Delle quai tengo descritte al mio ruolo Numero grande. Maini V*’ ^ st * s 8'aziati , dlie mercati e fiere Caparran d’ogni ben. da r) , 2 7- Ed hanno caparrato alla condotta Grillo, il Giambar- a _! '^polito e Dianoi a. leali ^ er . sim ‘lit. Dar una pruova, un contrassegno.] Cap. Impr. I ile' t enil *' rm .. e divini beni ha voluto il clementissimo Iddio caparrare sl anzo Po f a 1 e corporali doni. Cecch. Esali. Cr. i. 4- Messer Go- tonicnH r c da mo glie al vostro Figliuol, m’ ha caparrato eh’ io gli 3 Ee robe. CVir, t n ‘ P ass - Caparrar checcbcsia per se stesso o ad uso suo. (A) ^ 4 p Ur.V*' i1 9- E caparratevi molti favori per l’avvenire ec. (N) CAPELLI 7 l sin. q ’ '- a -par-ra-to. Alici, m. da Caparrare. — , Incaparrato, »• <35. Già son caparrato dal Presidente per un suo 3 - a V ° lta di Ri I )alba ’ e s *mbr 5 j-par-ró-ne. [.5'm. Parola usata dal Caro per (scherzo , forse è / C ” e Sla nome fantastico d’ animale che ha poco naso , e Babbio n ° t tesso cAe Caprone , detto qui Caparrone per celia. ] E. CV. (Caparrone in Napolit. vuol dire per lo appunto caprone.) quan’t ' <• vr A „ r °naccio , bue , capassone, imbriaru che tu se’. i'ap 0 ’yy a jP a da. [A 1 /]] Percossa che si dà col capo , o si tocca dal 2 "" Saba ° ‘r C€ ^ L(: sl "- Lat. capitis ictus. Gr. xsQu.\ì is ri arò. , »cl] g 0 'atto col capo abbassandolo. [Non si legge forse altrove che 4 — Batter 11 ]' F‘ er ' 2 - 4- iti- Che si contentali delie lor capate. p T ' r e. Lai • ca P a * a : modo basso e vale Andare in sepoltura , Mo- C*Ptcc„ u ’ m ® e pulcrum conjici. Ioillt| di](,) l0 p. 'P ec 'C^' ; ’C" c io. [Atti.] pegg. di Capecchio. Lat. sordidum P lla tiitlò| 0 !■' , y ,, *?ax.!iv. Fr. Giord. Pred. lì. Quasi che fusse un '■‘l'fiecuio ’ capecchiaccio vilissimo. il I capeeeg-^P 10 ^” 0 ' Ditlam. i. 23. Col ferro in man , col fuoco e r.'f’e Poi si *1°' Cr. 2. 5. 2. Lino ec. si secca e si maciulla, e quello r a, cc capecchio va via. ■cide/ij’^^'Pcl-la. [A/ì] E. L. , [ e da tollerarsi soltanto nello stil ^' n et, iA°-L Capra giovane, Capretta. Lat. capella. Gr. xlylhiov. q S,J!? nrs i qua e là. Baldov ■ Cotiv. E facce nere, e capellac- v, *PKL t , t VA.) 3 ^l’oliatura 0 ’.Da-pcl-la-inèn-to. [ Sm .] Quantità di capelli insieme. V. P e p ■ ’ Lat. capillamentum. Gr. rpl^sj/x-x. otfliOj sj e* . C detto delle piante .] Cr. 3. 2 3. 6. Se l’arbore è in- 3 6 Aliare ;i 0nv ’ tne cavare intorno , e mettervi feccia di vin vecchio, * (Anat] SOperc *’' 0 ca P'' l l-uiHuito delle sue baihe. f-, a lihfn ;, Qualche autore usa questa parola come sin. di pie- filamento. (A. 0.) Ausq 3 "P c ^'là-to- wldd. m. Lo sfesso che Capelluto. V . Adititi, Ce’;(A) la Gn S c ( L ’ occasione J con la fronte capellata d’a- ?.'■ ^. * p ’ .Ca-pel-la-tù-ra. [A/i] Tutti i capelli del capo insie- e Ii Un ). Gr. T P J ,§^natura, Capigliaja , Capigliara , sin. Lat. capilli- a n 'n quelln^i^ 1 * ’ v -°V- r e Bore. nov. 35. 12 . Videro il drappo, V. stilla ere ^ * esta non an cora sì consumata , eli’ essi alla cali* Poeti fino Pa non coni ' s cesscro lei esser quella di Lorenzo. lì ut. r , '? Q n| 0 con 0110 *?' e Sole sia uno Dio , che lo chiamano Febo, e n? * faggi J m . a “OH 3 capellatura , intendendo per quella capellatu- 3 eans cro 01 . Ovid. Metam. Allora le Ninfe e le fonti e i laghi Pii ^«ahtà d * C le !°"' capellature. 3 hcl| a e ® ca pelli,] Seti. Pisi. Tu amerai meglio colui che avrà c . (fiot.) r>** 11 crts P a capellatura e più biondo capo. (.[D.lauictitum s "£^it- [La copia delle barbe che le radici mettono.] Lat. Q a Ifoppe ' Eniiod. Tagliane la capellatura di cotali barbe, p e nf' ! <°, Zazzpl'^'rì 1 Capelliera, Capillizio, Chioma, Criniera, Capei- ’obe coni-n,,”’-, santl !glio adoperata eus( n j'“"' u P cr esprimere una Capellatura^ P“ ll |'^ ) ' a ’ c p e in via trasla- Lsfeo* oapelli. Capillizio o CmtelUzioc »n Capillizio di Gio- V ' tc tfVf °@S etti materiali. intonsa, non tagliata, che Chioma è la Capellatura dell " oul , „. te e si usa 4o P ? nde «Wte spalle. Per similit. si applica ^IcrL La Cri- '“era ■ p< r r indicare la frondosa ramificazione <-b ,j Capetto- U e 11 contesso de’ peli cadenti dal collo del cavali mento c la unione di tutt’ i capelli del capo dell’uomo; e si prendo anche per quantità di capelli in generale; ed è multo affine a Capellatura. A neh’essa esprime nel fig. le sottilissime fila delle barbe o radici degli alberi. La Zazzera è pure capellatura dell’ uomo ; ma include la idea particolare di Capellatura tenuta lunga al più insino alle spalle. Cesarie (voc. lat.) così detta dalla tagliatura frequente, è solo propria dell’ uomo. I poeti latini la usaron talvolta in significato di barba : caesariem longe dextra deducere barbae. Ovidio. Capelle (La) * (Geog.) Città di Francia nel dipart. dell’ Aisne. (G) Capelletto , Ca-pel-lét-to. Sm. dim. di Capello. Liburn. Selvet. 2. e 4- Berg. (Min) Capelua, Ca-pel-li-a. iSf] E. A. Accapigliamento. Cavale. Med. cuor- 3S. Contro il prossimo escono capellie e zuilè, guerre, umicidii, e ingiurie molte. (V) Capelueba, Ca-pel-Iiè-ra. [Sf Tutt' i capelli del capo insieme .] ^.Capellatura. Lat. caesaries, coma. Gr- xó/nsi. Star. Aiolf. In questo orto era un uomo tutto piloso, con gran capelliera e gran barba , vestito come romito. 2 — Dna gran quantità di capelli posticci, [Parrucca.] Lat. caliendrum, capillamentum. Gr. xativierpa. Cani. Carn. 324. Che queste barbe e queste capelliere Ci fan fuor del dovere Vecchi parere, inutili e sgarbati. « Bari. Vom. dilett.p. 2. Se v’è tocco un capo povero di capelli, non vogliate svellere da' morti i loro , e farvi d' essi una mal acconcia capelliera. (P) Capellieraccia , * Ca-pcl-lie-ràc-cia. Sf. dim. e pegg. di Capelliera. Lasc. Cen. 2. nov. 6. Mostrava certi dentacci radi e lunghi , con un naso schiacciato , mento aguzzo, e con una capellieraccia nera ed arruffata. (B) Capei.libo, Ca-pel-li-no. Add. m. Sorta di colore simile al castagno , [così detto perchè i capelli hanno spesso questo colore.] Red. Ins. Composto di tanti mezzi anelli bianchi, col capo di color capellino e lustro. E 12(j. Gli occhi apparivano capellini , e la proboscide nera. Capellìzio , Ca-pel-li-zi-o. [A/n.] Lo stesso che Capillizio. E- Lat. ca- pillitium. 2 —tE per similit.] Gal.sist.3 27. Il lor nudo corpicello ci si mostra ingrandito ec. mille volte più di quello che ci si rappresenterebbe , quando se gli levasse il capellizio radioso non suo. Capello , Ca-pél-Io. [' ‘ prendo , e simili. Ovvero: Questo è allo e non è atto ad essere 1tj>P re da me ec. O finalmente : Secondochè l animo giudica, apprende. 1 • Bocc. nov. 56. 3 Secondo che nell’ animo gli capea. E nov. t E però nel mio giudicio cape , tutte quelle esser degne ec. di e aspro gastigainento. Peli-, son. ifo E quant’è’l dolce male, R* pensici- cape, non che ’n verso o in rima. E 261. Mio ben non pe in intelletto umano. » Fu. S. M. Madd. 106. Tue ripieno di W dolore , clic non ci capette alcuno altro pensiero , e niuua altra danza. (V) . ( (i . 3 — * Ed anche più assolutam. Non mi cape = Non !,i -° do 0 Non voglio. Farcii. Ercol. t. i.p\i8y. Quando alcuno 0 intende, o non vuole intendere alcuna ragione che detta gli s . ,a ’ S DC , le dire : Ella non mi va, non m’entra , non mi calza, noni® 01 ! non mi quadra , e altre così fatte. (N) c |. 4 — Diciamo [egualmente per me taf] Non capere in sè stesso, n ’' a Lvj le , o simili , quando l’uomo o per soverchia allegrezza , 0 per (t u alterazione , non si può contenere di non ne d ir segno ; [" ( l!‘ a . ll o, le espressioni esteriori degl’interni affetti in mille modi si come se gli affetti non potessero rimaner chiusi , e di necessiti- 1 rompessero , jier non capere nella persona .] Lat. non tenere s c -,. r j. oòx. ir. ùxv-rù chxt. Bocc. nov-yg. 2 0. Bruno avea si gran voglia dcre , che egli in sè medesimo non capea. E nov. 85. 12. E aP f s ,, saltando e cauta ndo tanto lieto, che egli non capeva nel ruojo-» ^ Gerus. ig. 126. Vorria già tra’ nemici essere avvolto , Nè cape ® nc ritrovar può loco. (N) A, 5 — * Nota costrutto vario. Omel. A. Greg. (Brescia 1821) t. Dinanzi a loro il ricco riebbe il vedere, acciocché quelli, a’quaU no>> ( c . pevano le parole del celestiale mistcrio, fossero almeno fermati nd* de per li fatti celestiali. (Pr) , [j, 6 — * Comprendere con l’intelletto. Omel. S. Greg. ( Bresc.l8 i1 \ $ f. 77. Sono molti i quali ripieni di dono della divina larghezza, sono c capere ed annunciare 1 ’ alte cose. (Pr) ^ S• 3 — * Nello stesso sign. Fu detto Capere in una cosa. in Greg. (Brescia 1821.J t. 2. fi 77. Sono molti i quali capp 10 „ti piccole cose, ma nondimeno non restano d’ annunziare rcligi 0 * 3 ® a’loro fratelli. ( Lat■ parva capiunt.) (Pr) ^ 1 7 — E in sign. all. Esser capace, Ricevere, Avere in sè. Lat- fi admittere. Gr. x^dv. Dani. Purg. 18.60 .E tpicsta prima V6 ciò, Bizzarri 1, e per similit. Grazia , o simile -, forse perca 1 r^s mal vezzo i Fiorentini usarono di chiamar Capestro anche W gll . semplicemente d’ umor bizzarro e capriccioso.1 —, Capre stcr ! J.;pal” abbondantissima. m ,... Capestro, Ca-pé-stro. [Am.] Quella fune con che si leganog‘‘ “ Bocc. nov. 5o. iy. Tratto il capo del capestro , era uscito de la, e ogni cosa andava fiutando, se forse trovasse dell’ acq» 3 -^ &- 2 — Quella fune con che s’impiccano gli uomini. Ima. cap' st r 1 ' a fCj f‘p.0 s, nrmós, Bocc- nov. 11. 14. Sempre gli parrebbe il ca f! < j* e f° re alla gola. G. F. 12. So. f. E messogli un capestro in co te' spenzolato dallo sporto ec. , lo strangolarono. Com. Inf. fi’ j/J **' nere il capestro alla gola a que’ Pugliesi. Sega. Star. g. " a "’ tri, a’quali ultimi fu dato il supplizio col capestro. ~ t ific iLl ’ 3 — Per melafi ^Cintura , Cordiglio. Dant. Inf. 27.92. Nè sc j® j 0 !ei nè ordini sacri Guardò in sè, nè in me quel capestro Ch c s tp> li suoi cinti più macri. E Par. 11. 8y. Che già legava l’umile jy;i 1> ' Bui. L’umile capestro, cioè la corda cinta, la qual corda san cesco prese per cintura per umiltà. • 44^ 4 — Ni dice a persona maliziosa , scellerata , e cattiva , Capetto , Ca-pét-to. Sm. dim. di Capo ; lo stesso erte 1 f0 0 Salvia. I f . B. 3. 3. 3. Da questi capetti simili al che altri abbia argomentalo essere la nigella o melantio ^ me l’oppio. Berg. (Min) (N) „„ fì'd ' Capevoie, Ca-pé-vo-le. Add. com. Alto a capire. Lai- ca P CAPEVOLISSIMO C ÀPILUNGO l?' ® n g°Io dà della sua luce . ranh - 4 4 °- E farò d’ quanto egli n' è capevole. Seri, Ben. Possa 1 ' ~ T "' " ,‘“* u u csscr ma teria capevole, dove 1’ amico mio r»i; I 1 , sua bontà esercitare. E 5 . io. Ma un figliuolo è capevole del benefizio. e " - ' - - ‘ - fiuale »,! lene *Lio, e perciò egli lo piglia.» Bemb. Pros. 1. io. Alla non p , m 8 ua lutinaj Cicerone, perciocché tutta quella riputazione sente, a,lc0r , die ad esso parca clic le si convenisse dare , CrPEvoL ° 3 ca P cv ?k a tanta riceverne, quanta ec. (V) B era S? 11 ? 1 Ca-pe-YO-lis-si-mo. A del. ni. sui), di Capevole. Silos, Rag. Spezza G . n ' le sefv 1NF " (Agr.) Ca-pes-zà ‘gi-nc .Sf. Il solco maestro trasversale, il qua - mezzo j%f r ricevere acque soverchie di un campo , acciocché per Cap Ez?Al e ^ bocchette correr possano ne'fossati con più facilità. (Ga) quale • ’ ^ a 'P e2 ' z ^'^. [_Sm. Quella parte da capo del letto sopra la Guan l P ,T a S^n c ia/e; ma oggidì prendesi comunemente per quel ] Ccr vical r c l Uant ^ larghezza del letto dove si pone il capo . Lat. letto e» ’ r P CITy ' s 'P c *-\xiQv. &en. Pist. Puose la spada al capezzai del ^°S?niT* i ‘ m ' 7 - 4 $- Con certi Blaterassi larghi e grossi, Che mir c t e , Jant * a avevan capezzali. E rim.i. E disse: in questo Ietto dorso^ il ^ aie * :e tuttadue da un capezzale, u Eiicell. OresL Ma dimmi ecch ca J? ezza l del letto Nella lettiera che v'era dipinto? m f».. < * O» St . 5 . Tmlh-ì Fnnr/* T.n cr»:>rln rh* tittM al m ftwT* c ’ 5. Tratta fuore La spada eh’ avea dietro al capezzale, r> U / n S ol P° > e ferì sull’ orinale. (Min) -^dugiarc , Essere catarri ? jussci-c e simili al capezzale, e Al capezzale cis- do fì Sl cntc -- fa sull'estremo della vita , In fin di morte. [Ed è moli j e if 0 a(o > c °l quale nominando solo il capezzale , vuoisi intendere to stesso S °H 1Yl cu ì so gllono stare distesi i moribondi j e quindi l' at - P&* no n (V ^ tem P° del morire , espresso in questa maniera oscura, Lat, lre Sfittamente cosa che tanto è funesta al pensiero dei più.'] che al Ca ex ^ lem ^ s * Gr. w sV^aTOi?. Frane. Sacch. Op.div. Sono molti loro. ^,P c ? za l e iT*ando sonosanza sentimento, vogliono acconciar i fatti Gr, f. tc ‘ F. S’ io m’indugio al capezzale, Penitenza poco vale.» duce ai _ lr ' ^°* Confessatevi quando voi siete sani ; però chi si con- ■dpril. ca P ezza I e , porta gran dubbio per molte cagioni. Segner. Mann . ^'^ale. (y^‘ ^ hai da ridurre dentro brevissimo tempo a quel ca- 4- ’ 3 Poi. la quel mare v’ ha molte balene e capidogli ; e perchè pigliano assai di queste balene e di queste capidoglio, si hanno ambra assai. Capidoglio. (Zool.) Ca-pi-dò-glio. [Sm. Lo stesso che ] Capidoglia. V. Ar. Pur. 6. 36 . I capidogli co’vecchi marini Vengon turbaLi dal Sor pigro sonno. Berti. Ori. 2. i 3 . 5 g. Diverse forme di mostri marini , Rotoni e capidogli assai ve n’ era. Capifosso , Ca-pì-fòs-so. Sm. coinp. V. A. Acquidoccio principale , ossia Quel fòsso dove si riducono tutte tacque de’fossetti e scoli del campo. (A) Capifreccia , Ca-pi-fréc-cia. Add. comp. da Capire e Freccia. Agg. di Turcasso o simile. Che contiene , Che porta le frecce. Lat. sagitti- fer. Salviti. Callim. Ed intorno agli omeri turcassi Capifrccce portavano. (A) Capifuoco , Ca-pi-fuó-co. Sm. comp. Voce assai comune in Italia , e anche in varii luoghi della Toscana. Lo stesso che i Fiorentini dicono Alare. Red. Etim. Alare l’usano i Fiorentini per Capifuoco : credo da lar , laris , focolare. (A) Capiglia , Ca-pì-glia. [Sf.] y. A. Accapigliatura , Accapigliamento. Lat. mutua capilloruin divulsio. Gr. epa. Co/n. Inf. 7. Il significato di questo vocabolo rabbuffa pare che importi sempre alcuna cosa intervenuta per Fiotta o por questione, siccome è 1’essersi uno uomo accapigliato con l'altro; per la qual capiglia i capelli sono rabbuffati , cioè disordinati, cd ancora i vestimenti talvolta. Cavale. Med. cuor. Ne escono e procedono capiglie c zuffe, guerre, ec. Vit. SS. Pad. 57. Alcuna volta vide innanzi come una capiglia d’ uomini che si dessono delle coltellate. Capigliaja , Ca-pi-glià-ja. Sf. Lo stesso che Capellatura. V. Porcac. Quinto Curz. i 65 . Bcrg. (Min) Capig liara , Ca-pi-glià-ra. Sf. Lo stesso che Capellatura. V. Casligl. Cori. 2. Berg. (Min) Capigrosso. * (Zool.) Ca-pi-gròs-so. Sin. Genere di pesci spinosi che hanno il corpo per lo più informa di cuneo ; la lesta più larga del corpo , piatta , acideata , tuberosa ; sei raggi nella membrana branchiostega , ec. Lat. cottus. (Van) r /> ,„ l ! SI a l capezzale = Pentirsi in punto di morte. Pergam. (N) Capii.laceo , * Ca-pil-là-cc-o. Add, m. V. L. Lo stesso che Capillare. er simili! ì t 1 /' ir ' _: _: __:• .._ /y 1 _■ m ‘ /* , -, \ à ca Pezz;ìb. Meda. Arb. Cr. Gli òmeri suoi proprii furono il lai,. ,i|‘ *; e ’l letto di piuma ch’ebbe il dolce Gesù a riposare e a dor- " Odiassi 0 - tu' pano -1 ? 0 ’ Collaretto. G. V. 10. lòf. 3 . Nulla donna potesse por- eia „ ll0 1 ' ,ln ghi dietro più di due 1,rancia , nè iscollato più di brache il . , quarto il capezzale. Frane. Sacch. rim. 26. Oliando si ve- Collaretto. pm . _ , le i| ™ ® quarto il capezzale. Frane. Sacch. rim. 26. Quando e via biguer d’un capczzal largo cd aperto, E mostrar le ditello, I^'lzalc p E’ nov. 1-8. Che fu a vedere già le donne col ca- 1_y-j Ulto aperto, che mostravano più giù che le ditelle? r Cc ' U'isc T <0 anc J te uomini. Frane. Sacch. nov. 162. Il cardinale C' p ezz„e at e !? ani a * cordiglio del capezzale. (V) eoli i n f' * (Anat.) Ca-pez-io-là-to. Add. m. Che appresenta tuber- 0 u ''iudir, mAuat.) Ca-pèr-zo-lo. [ l, ’a) Ut ' D a pilla. 6'r.hrX'é. Fir. Dial. bell. donn. 3 fi.La tìnsero fla * Uoihq' 1 uu. a donna piena di mammelle, delle quali non ne potendo „ Se no,, Figliare più che mi capezzolo per volta, non può tirare a sè Per s • na picciola parte del suo nutrimento. c, ‘>ie cavi 1 '-' ^ Gicesi di certe prominenze che si scorgono in al- 4 2 °nc( un l'ii],') rff ,ntcr ne del corpo .] Red. Oss. an. ujS. Sboccano nella in- r, ' 1 pe/z i) p J a Rei collo di essa vescica ec., senza rilevarsi in papille o «oli gl; ’ c °nfornie ho osservato che si rilevano in due grossi capez- - ureicFÌ della tartaruga marina. j lD >’ Ca-pt*z-zón-cliin, V. A. simile a tante olir e \ \\ CUl s f n ifi cal ° disputa.} Patqff. 2. Egli c in c » c ^ )0n ìi- JSel testo del principe. (litigi si legge : E ^Ondila « r .. «-• » »/. » a tante altre del capcz- • C9 pcsso>* 1, f l * v A e/ testo del principe Ghigi si legge : Egli è r > 'spie ?,,. i!° 0 dulie fonti 5 cd il cemento deli' accademico lìi/io- Pl *"* A'.pf ’ ^ a T ,es 8° nc hio, Capassone , Capone. rT ^ >ì 'incìfj e m ' Capys. (1° gì’* capyso è il fut. di capyo io soffio.) r.~ 0 ^Pfl , >/?r i e _/- , ^ a7?0 3 figliuolo di Assaraco e padre di Anelli:~ Mh J' jil„ nvi-v nen ,— Discendente d'Enea , e re d' Alba. (Mif) * (/'_NT-. T, .• . TI ' ' « & ’ .(Ceog.) lat. Promontorinm Sanctnm. Promontorio de// { f^chè è f‘ l'W . Ca ;Pi-cu-là-to. Add. m. n òr a , (A\ Sleme rivolti col Cavo si u !«S^ ) g ‘ V. dell' uso. Dicesi dello slare Cupo uno da una parte , e V altro ut,a .'‘"uno n i “--pì-di. Sm. pi. V. L,. Lat. capidcs. U; (Min) sacr ìfi-‘i -, e che avevano la figura di Ca-pi. L. Lat. capidcs. Fasi sacri che tazze a due manie eie’ T" ,; Q a 'pi-dò-glia. [Sf. Specie di mammifero ap]mHencqte f ri i.: ier ]P{ tee G ed al genere fisetere, che sembra essere il Pliyse- ÓT^ìflio Us *<-0«nv ; così chiamato perchè dada testa del '“esio 1 Clw a —- ' . '•le , noni ■ ' “ una prodigiosa quantità d‘ olio. Pare che con 0 a nòn r nnst, 'i padri chiamassero anche diverse altre spe- " e di r : a 1 ce, ucei , elei quali facevano la pesca col medesimo ^oJdSy UH lir l uore v/eoso.2 — , Capidoglio, sin. MI M. y. Lat. capillaceus. (A. 0.) Capillare, Ca-pil-là-rc. Add. com. Di capello, Simile a capello, [Che ha la tenuità d' un capello. —, Capillaceo , sin. j Lat. capillaceus. Gr. rpi^qióbris. 2 — (Anat.) Vene capillari, dicomi quelle nel corpo dell’animale , che per la loro sottigliezza appariscono come capelli. Lat. vena capillari. Gr. e.).l f Sagg. uni. esp. 168. Cominciando da un sottilissimo velo, e da vene capillari c invisibili. 2 — * Vasi capillari : Nome dato da alcuni fisiologi ai vasi estremamente fui e riuniti da infinite anastomosi , che supponesi formare un tessuto continuo ed intermedio tra le arterie e le vene : teorica oggi vivamente impugnata. (A. 0.) 3 — * Sistema capillare: Riunione di lutti i vasi suddetti ; Generale , eh ’ entra nella tessitura di tulli gli ordini ; Polmonare , che è propria del polmone. (A. 0.) 3 — * (Zool.) Nome dato da Zeder ad un genere il entozoarii stabilito per dar posto ad una specie di tricocefalo. (A. O.) — (Fis.) Tubi capillari, o meglio Cannelli, si dicono da’ fsici que’ cannelli ài vetro , o d’altra materia , il cui diametro interno è molto piccolo. (B) = — Attrazione n Forza capillare si chiama da'fsici quella fona , per la quale si dichiara perchè immersi i cannelli capillari in un corpo liquido, questo penetrando ne' cannelli , secondo la sua diversa natura , o salisce più alto , o si tiene più basso che non è il suo livello esterno. (13) 5 — * (Bob) Agg. di Stelo, Foglia, Peduncolo, Filo staniinaceo , Stimmate ec. che sono allungati e sottili come un capello. (A. O.) G — * (Arche.) Epiteto dell’albero al quale i giovani Romani consacravano i loro capelli. (Mit) Capillarità , Ca-pil-Ia-ri-tà. Sf. aslr. di Capillare. Qualità capillare d’un cannello, o simile. Qualche volta si trova usato come sinonimo di Forza capillare. (B) Capili.ato , Ca-pil-là-to. Add. m. Lo stesso che Capelluto. Car. lett. 2. 234 - Giove si fa capillato e barilaio, ma con barba e capelli raccolti e lucignolati. 2 — Velluto, yit. S. Eufrag. 1 14 - Comandò la Badessa ad Eufragia che la rivestisse d’ una tonica capitlata. (V) Capillazioke. * (Cbir.) Ca-pil-la-zió-ne. Sf. Frattura del cranio senza allontanamento de’ frammenti , e che non si scorge che sotto l' apparenza d’una fessura. (A. O ) Capillizia. * (Zool.) Ca-pil-lì-zi-a. Sf. Genere di polipi infusorii omogenei che son trasparenti e forniti di peli capillari ora da ima estremità , ora da ambedue , i quali però non sono visibili che col microscopio. Lat. trichoda, (Van) (N) Capillizio, Ca-pil-li-zi-o. [Sm. Lo stesso che ] Capellatura, y. Lat. Ca- pilliUmn. 2 — (Astr.) Per similit. Quella irradiazione che appare intorno alle stelle o pianeti o altro lume. Lai. area. Gr. a\ws. Gal. Sagg. 3 gj. Ma dirò di più , che ricevendo il capillizio splendido , che risiede nell’occhio , la limitazion del suo spargimento dalla costituzion dell’occhio stesso, ec. E appresso-. Finalmente potrà il simulacro reale occupar tanto nell’occhio, clic poco o niente gli avanzi intorno del capillizio. E 3 gg. E questo effetto ci venne chiamato ima spogliar Giove del suo capillizio. Capilumco. * (Zool.) Ca-pi-Iùn-go. Sm. Genere et insetti dell’ordine degli 01 lopleri, stabilito da Fabricio con una divisione del genere grillo di Linneo , i quali hanno il capo conico e più lungo del busto, le antenne informa di spada ec. Lui. truxalis FaluC (Van) (N) \ 74 CAPIM Capim. * (Geog.) Fiume del Brasile. (G) C.apihehto, Ca-pÌ-m^n-to.[(V/«.] Il capire , Ciò che cape . Buon. Fìer. 442 f • Che eran di troppo Numero, soverchiatiti il capimento Della carrozza. Capima, * (Geog.) Ca-pì-na. Città della Nuova Granata. (G) Capinascente , Ca-pi-na-scèn-te. [*5’//z.] Si disse una moda o foggia di panacea , forse perchè falla in maniera che i di lei capelli non appariscono posticci , ma come nati nel capo stesso. Salviti. Disc. 2 . 483. Gli uomini slessi infemminiti , adoniarsi di trasmodate e stravaganti capellature posticce, alle quali il lusso ha inventati varii nomi, all’ imperiale , alla cavaliera , di parata , alla delfina , capinascenti, e simili. Capinera. (Zool.) Ca-pi-nè-ra. ['9/? di ] Capinero. E. —, Caponera, sin. » l'ranc. Sacch. Canz. a ballo. La capinera canti òrici ; Il grillo salti spesso , c dica eri ; E mugghi forte, se ci fusse, il bò. (V) Capinero. (ZqoI.) Ca-pi-nè-ro. ['.V// 1 .J Specie d’uccello [appartenente al- r ordine de' passeri ed al pesiere cutretlola , che ha il becco gemile come il beccafico,'] il quale ctuita dolcemente, detto così dall’avere il capo nero. — , Capinera, Occhio cotto , sin. Lat. molacilla atrica- pilla Lm. Gr. . 0 à.x'j/.-pvy s;. /‘ir. canz. E dove sverna il gentil capinero. Morg. t/f- %• Quivi era la calandra, e’l calandrino cc., La cingallegra , il lui, il capinero. Capino , Ca-pì-no. Sin. dim. di Capo. Lo stesso che Capolino. E. Belila. Bucch. (A) C a pione. (Marni.) Ca-piò-ne. Sm. Espressione usata nelle galee , ed è propriamente la parte superiore , o tu testala delle ruote di prua e di poppa , nelle quali la parte inferiore chiamasi Ruota. (S) Capipopolare , Ca-pì-po-po-là-re. Sm. comp. Lo stesso che Capipopolo. y. Sega. Gov. Arisi. (A) Capopopolo , Ca-pi-pù-po-lo. Sm. comp. e vale Capo del popolo , che dicesi anche Caporione, Guidapopolo. — , Capopopolo, Capipopolare, sin. Segn. Gov. Arisi. (A) Capire, Ca-pi-re. [Alt. e n. ass. Aver luogo sufficiente, Entrare. Nella terza persona del presente i migliori scrittori dissero sempre cape.] —, Capere, sm. u Gii. SS. Pp. 1 . »y3. Serrò al tutto l'uscio della sua cella , e lasciovvi pure tanta finestra , che vi potesse capire lo pane e ’l cibo che ricevea di fuori certi giorni. (V) Car.Stracc. I . *. Veggo bene che non potete più capir nella mostra; oh, ve’ pancia onnipotente eh’ avete fatta ! (N) 3 — Nel sigxi. di Capere, §. /}. Ar. E’ur, 7 . 27 . Com’ abbia nelle vene acceso zolfo, Non par ehe capir possa nella pelle. Eir. As. 1 n. E per la indignazione non potendo capire per la pelle , gli disse ec. 3 — Comprendere con l’intelletto. Lat. intelligere. Gr. mwp. G. Apprendere. Capiromante, * Ca-pi-ro-màn-le. Sm. Professore di capnomanzia. Garz. Berg. (N) Capiromanzia. * (Lelt.) Ca-pi-ro-man-zi-a. 9f. Indoviiiamenlo per via di specchi, Menti. Berg, (N) Capirotto, Ca-pi-ròt-to, Sm. comp. Colui che s’è rotto il capo , n altro membro ; e dicesi ancora così lo spedale stesso , dove si curano le fatture, Allegr. Spedali de’mal nati bambini, de’malati pellegrini, capirotti, incurabili, cc. (A) Capis. * (Geog.) Città e distretto dell isola di Panar , una delle Filippine. (G) Capisoldo, Ca-pi-sòl-do. Sm. comp. Lo stesso che Caposoldo. E. March. Stor, (A) Capiste!», Ca-pi-sté-o. Sm. f.o stesso che C.inisterio, E.Red. Eoc. Ar. (A) Càpisterio , Ca-pi-stè-ri-o, Sm, E. A. , che con poca alterazione si conserva tuttora nel volgo d’alcuni paesi , il quale così chiama il Gassodo da mondar grano. È voce dell'antica lingua rustica , poiché si legge in un Glossario : Capisterium est vas quoddam , quo fru- menta purgantur. E. Gloss. med, et. inf Lat. — , Capisteo, Capistero, sin. ( V. corrotta dal lat, scaphisterium : e questo è da scaphus i| concavo di un vase o di altra cosa, ) Diai, S. Greg. ». 1 . Un giorno accattò uno càpisterio , cioè una conca da mondar grano. Gasar. Eit. Piti Quando san Benedetto racconcia e reintegra il capiste- rio, o vassojo della sua balia; (V) Capistep.o , Ca-pi-stè-ro. Sm. Lo stesso che Càpisterio. E. Diai, <9. Greg. pag. 65, Risaldò lo capistero eh’ era rotto. (V) Capitagna, (Ar. Mes,) Ca-pi-tà-gna. Sfi T. de' mugnai. Grosso legno di quercia, quadro , imbiettalo nel sodo della fabbrica, dove posa la ruota del bottaccio. ( Cosi detto , perchè questo legno ha quasi il capo fitto nel sodo della fabbrica.) (A) Capitale, Ca-pLtà-le. Sm. La sarte principale , Il fiindo , [sopra di qui si hanno gli assegnamenti o ( entrale che sono il frutto del medesimo fondo ; ed è così detto , quasi che egli sia come capo o principio di esse entrate.] E' uncora quella quantità di danari che pongono i mercatanti in su i letifichi , che si dice anche Corpo, [e talora è sin. di Valsente. Eimdmenle e quel danaro che altrui si dà per trariie interesse.] Lat, sors , caput. Gr. atQxXxion , apAxìo». Bore, pov. i3. 5. Ogni cosa restituita ad Alessandro , e merito e capitale. Maestruzz, 1 . 66. Dando al genero una possessione per la dota, i frutti non si debbono contare nel capitale. M. E- 4- Chi avesse accattato sopra pegno, l’ andasse a riscuotere per lo capitale. G. E , II . 6y. 1 . Si trovarono a ricevere dal Re, tornato dall'oste detta, tra di capitali, provvisioni c riguardi fatti loro per lo Re, più di centottautamila di marchi sterliui. Cas. lett. y6. Potrebbe in dieci o in quiudici anni fare un capitale da vivere. a — Col y. Avere: Avere a capitale = Tenere in luogo dì capitale , Fare stima , far conto ; e dicesi delle cose e dette persone. Pass. 36o. Perocché la cui vita l'uomo ispregia , seguita, che la sua dottrina sia ispregiata e non avuta a capitale. » D. Gio , Celi. Se ci avesse a capitale, non così agevolmente ci partirebbe da sé. Fr. Giord • Av* yegnaché sia grande , ed abbia molti destrieri e sergenti * e uon sia ì» grazia di Papa , non v’è avuto a capitale, (V) CAPITANA 3 — Col v. Darct Dare una cosa pel capitale ==: Darla senza gu^ a gno , [Dalia per quello che costa a colui che la dà.'] , i 4 — Col v. Fare : Far capitale, [olire al signif. naturale delle pai " 0 ^ vale anco Far guadagno , Guadagnare. Cron. Veli. Avviollo m 1,1 catuia , c fece parecchie volte capitale. .. ^ 2 — Fare stima , Far conto , Fare assegnamento, [Pensare m lersi di alcuna cosa , di ricorrere ad una persona come al capa Lat. ratioaem habere. Ambr. Beivi. 5. 5. Io vi ringrazio e fonflfi . pitale. Tue. Dav. Ann. n. 138. Di questo dire ella non fe cap lt ^ Alalm. 2 . 7 . Or basta, chi del inio fa capitale (Diss’cgJOs J* f j 0 zuppa nel paniere. E 7 . 82 . E s' ei non vola, può far capitale ^ .. voglia ritrovarlo. » Borgh. Orig. Fir. 3 o 2 . Io non contenderò che sia da farne più capitale ; ma bene ardisco di dire che non da tenerne troppo manco. (V) zT { 7 * 3 — Far poco capitale. Lo stesso che Tener poco a capitale. 5 — Col v. Mettere: Mettervi del capitale — Scapitare. Borgh. Fir. /})• In cambio d’arrecare gloria a casa, se ne guadagna ri* dispregio ; c dando meritamente occasione di noti ci credere taiv le cose vere , ci si mette anche del capitale. (V) , .. 6 — Col v. Sthrc : Stare in capitale, [« dice dai mercatanti » ^ servare il capitale senza guadagno , nè perdila ; e per sitnild • v . pol lando d* ogni altra specie di perdita o guadagno ,] Non S ll( gnare nè perdere, [0 Mantenersi nello stato nel quale si era * ^ ^ soffrire scapito .] Lat. nec lucrimi, nec damnum lacere. Gire. G<[ 46- Perche io tengo clic la medicina faccia in voi molto più man beni, e che voi non istiate nell’usarla in capitale. Farch. -V. Non nc stanno in capitale, anzi ne scapitano, e perdono in 7 — Col v. Tenere : Tener poco a capitale , Far poco capitale^— re in poca stima. Lat. parvi làcere, parvi ducere. Gr. nov. gó‘. 4 2 ' Gisippo runasosi in Atene, quasi da tutti poco ^ c;1 | aC5l ;, tenuto. G. F. 12 . 70 . 2 . Il legato veggendo così corrotto d l 1 se n’andò a dimorare a Benevento, e poco era temilo a cap‘D e ‘ ^ 1 — [Quindi Poco capitale si trova detto uno il quale & l ^ poca o nessuna stima.] Cron. Morell. Ognuno, come a tristo c a capitale, ti dileggia , sprezza, e fatti male. ^ 8 Capitale! detto a modo d'esclamazione , è come dire' gno ! Siena lodi al cielo , che il male è questo solo ! Lode n* ' ,j che non è il contrario ! o simili. Alalm. 8 . 65. Capitale ! sai tu 1 che tu ha’ a lare ? Se tu non vuoi più perder, non giocare. ,■ t ui Capitale. (Geog.) S r . Città principale di una provincia , Regno , e simili , dove sogliono avere residenza i principe gistrati o il sovrano. (A) Capitale. Add. com. Del capo. [ E Pena capitale è pena iti cu* ^ il capo , cioè Pena di morte-, Vizio capitale è Kizio //a quale è come capo e principio degli altri-, Delitto capitale ) che merita la pena di morte.] Lat. capitalis. Gr. jj0 rum. 65. f Che forse assai sono di quelli che a capitai P 1 ^,0 » dannali. Amai. Ant. if 1 . Ora è da dire di ciascheduno P eC e prima de’ vizii capitali. f 2 — Onde Esser capitale = Esser proibito sotto pena del che depongono le ceneri con cui si fa il sapone. (A) , lC oi'..) 8 — (M ilit.) Linea capitale; Linea di cosmizione, che s’immagi" (fi 1 j dall’angolo del polìgono interno all’ angolo difeso del basi ^ )( j c rj Capitalissimo , Ca-pi-ta-lis-si-mo. [Add. m.] sup. di Capitale, ’f \ f ma*ime capitalis. Stor. Eur. 3. 6o. Nè diventò amico di La er grazia avuta da lui , ma inimico capitalissimo per lo esili ,, r s‘ stato. Eir. As. i54- Un fanciullo dell' età che se' tu, premun ^ colei, che come mia capitalissima nemica, io t’aveva impos , vilissimo amore tu cruciassi! . n’ pprt'* C T,< Capit •ni ente , Gl-pi-tal-tm’n-te. Avv. [In modo capitale , D‘ l^ f , tale.] Mortalmente , Di pena della vita. Lat. eapital.ifi 1 Xn ‘ms. Eegez. Quando alcuno cavaliere capitalmente c P" e Capitana, Ca-pi-tà-na. [Add.esf.] Nave capitana, Galea c "P a In milite anche Capitana assoiutam. dicesi di quella /’ n; , v is F 1 ^.;. dardo , sotto del quale van ('altre di quella squadra. ‘ i ( jtn 1 I , e . toria. Gr. crpatr-iyou rfÀGì;i. Serd.òtor. 5. là 'r . Ma "^ntanò' tc >’ |1 r giom sani e salvi alla nave capitana, fi ufo 2 - F ,J 11 , n ave c 'ji so , e in pubblico impiccato per la gola all’autenna e tana. Tac. Dav. Ann. ». 3y. Sola surse ne’ Ganci Germanico. -ri E ivi. St>“® 2 — Donna clic sia capo e guida d' esercito- lnlrod. r CAPITAN AGGINE «Ptanc delle sc)iiere soia ri VT““ “ LIIIure ! c so| l° cosi nominate. (A) M C-tt>ìTAv." l lSC S l, ‘‘' a tore c capitana de’ soldati. (V) „ Ca -P>-ta-»àg-gi.iic. , - . o - ‘VA’ “S"'. •-a zucca. Berg. (Mia) KLK ' * Ca-pi-ta-nà-le. Addi. V. 7 - H Elia di Capitano. V . scherz. ^ 4 . ^ Ap lTA\* w LE i * Ca-pi-ta-nà-le. Adii, co ni. Spettante a capitano. BoU. lelt. \ u * fGìwio.J Io ho quella una medaglia del gran re Aliònso CApi T , aZZeia > COn ,,n riverso ti 1 una celata capitanale. (B) t ( ' t ^ Nan/ ‘ a > Ca-pi-ta-nàn-2a,[A/. Comando deli esercito,'] UJizioo Digni- Pì'aat C< T li/, uo e governatore d'eseiciti ; [e talora per similìt. <>gut So- rtfis * nza e . Beggànento d’altri . —, Capitaneria, Capitanato, sin.] Lat.àa- P ei ; U rT r "™, ductio,ducatns,ducatio, TertulL Gr.hyf^ovix.^rpa.T/iy'tcc. c °ndo T ‘ m solamente nella sua etade lue grandLsimocapitano, sedi ■ !? M v *°i ma * u p* 11 ** a °n n * di capitananza, che fosse stato regge* 4 | 1 ^ a PP ressu •’ Fu eletto con maraviglioso consentimento a S c ‘nt f i Q Ispagna. E altrove: Mandata innanzi parte della tA l . ITAs ^cavallo ad attizzale i nimici, sotto la capitananza di Massinissa. durr e AhE ’ ^-* a 'P‘’ta-nà-re. [Att. e n. ass. Fornire di capitano , Causili J G COtna,l dare come capitano .J —, Capitaneare , Capitaneggiare, 1 3Ì n a *\ creare ducerò , duccm praelicere. Or. CTpa.rnyiiv. G. F.11. É s * * grande oste non capitanalo di sufficienti duci. M, F-8.^" capitanare mandò la gente sua a cavallo, ed assai balestrieri 3 — Di°* C ° n P a l en te dd capitanato. zi a k ls “ e Ro sottoposto alla giurisdizione , e all’ autorità di quell’ (|u c j si chiama capitano , e la signoria che ha il capitano so keun^f" * .(Geog.) Ca-pi-ta-nà-ta. Sf. Lat, Catapania, Apnlia. Prov. del *“ Ap lTA N ° ^ a P- C ^ ie Foggia per capitale. (G) ■Lai - ATo ’ Ca-pi-ta-nà-to. Sm. Dignità di capitano , Capitananza. Wir !,CHn,n ’ F^-dictio. Gr. Guicc. Stor. i 0 . 796’. La M iU ‘ 0ne data da Cesare ec. la mandò subito per messo proprio a uffi- sopra _ __- f _ _ Rimessosi m^t 3 8^ to lse la signoria del capitanato. ài. F. 4 • #7* Saviamente Cip, T yi,ea d titolo del capitanato della terra alla Corona. g ‘«Uto. Addn tn. da Capitanare. Lat. ductus. Gr. iTTpa.Tnyovg.tvou %11 ‘*8. 1. Si cominciarono a raccogliere verso Cortona male or- JU(. ’ * P e ^gio capitanati- M. F. 5. 18. Seguitò che la sua gente d’ar- lival r f> ! Lutd(d c guidata per messer Gilcutto suo fratello ec., avvi- c a 'MorelL 2 qj. Si creò una compagnia di mille lance, o cir- vìj n a P lltU,;,,a da Lodovico Cantelli. Stor. Eur . 1.8. La gente che ci s 47 ec * 1 non capitanata da nomini singolari. Sega. Stor. 9. tc, * P°^ di sulle galee del Regno, capitanate da Don Gurzia 111 lui •stretto. Lat. ditio. Gr. Itci^oltuol. G. V. 8. tìu 2. Ap ÌTAk acc °mpagnarono. u SiCt t /L ASClA '* * Lietta anche Capudan-bascià. N. cor. m. Titolo d’un la in Uì .- su P er i°re pl esso i Turchi il quale ha il comando su tutta ' di T L ^' n P ero 1 c & governo di tutte le isole dell'Arcipelago^ ^ AP1t à!ì CLlIle P m ’ti del continente vicine al detto mare. (Van) tnnar* e EA 5 j > Ca-pi-ta-ne-à-re. [ Alt. e tu ass. Lo stesso che ] Capi- ^ Ap I T A,}jpr^* tiare.*’ Ì CI ^ RE 1 Ca-pi-ta-neg-già-rc. [All. e tn ass. Lo stesso che ] Capìta- gtì aR r -* yat. ducere , dnctare. Gr. crpxryiyfiv. Tes. Br. 5 . 5 ^- Tutti Va,,, J° secondo che elli capitaneggiano. c ^ctu ’ ^'Pi-ta-ne-rì-a. \Sf. Lo stesso che ] Capitananza. V. Lat. inori all- Gr. - erpxry.ycf. G. AC 7. iti. 2. Fecero i detti Guelfi, tIlar 0nfT)\ at ? Papa e del Ite, Ire cavalieri rettori di Parte, e cliia- , ^arte. ° 1 Eonsuli de’ cavalieri , poi gli chiamarmi li Ga|nLam di del cittadino proposto e mandato al governo d’alcune città ^ !l 'ue, Gnt ‘ praetor. Gr. CTfxrrsyòi , apx, w v. Maeslruzz. 2. 35 . Enti,, st ( j d'euido podestadi , capitani, rettori ec., e altri ulìciali, clic s trctt 0 jj !l1 ’ scrivono 0 dettano fcoseJ , per le quali alcuno sia co- 3 Capati'^ a ® lre usure. Bocc. nov. 4 ~- 11 - Himnntato a cavallo, !?cpi™* " ev, i n * 1 . <: > ead imo messer Currado , che per lo Re vi ta Confp SSf ”° [ Pc ; 1 il le pigliare, c messolo al martorio, ogni cosa fat- / Eer ) a t Ed essendo dopo alcun di dal capitano condannato che delia licÙ,? S ‘ C in fnm S?*» del giustizia, che si-ilice comunemente Bargello, e 1 _ _t n r . ictu ^ a;:: V: sca,u ^ si chiama altresì Capitano della piazza. Lat. : . - • tìocc, Ji(>v. 45. 9. Nè prima si parti la mistia , che i ser- 5 , ^orolo- p e mfttermì In prigion. (V) Presso gli antichi autori, vale lo stesso che presso t CAPITATO 7 5 Latini Tribuno della plebe. Lat. tribunus plebi». Gr. &5 gupxos. Viu Plut. Cai. E Pompeo s*accostò a Clodio capitano del popolo. 6 — della guardia : Il capitano che comanda i soldati della guardia del Principe. Lai. praetoriaruin cobortium praetèctus. Gr. tm crw/za- TQ$v\etKwv 7iys(AÙ'V. Toc. Dav. Ann. 1. io. Elio Sejuno capitano della guardia , gran favorito di Tiberio, e Strabone suo padre, dati furono al giovane, per tener lui ammaestrato. 7 — * Oggidì nella milizia è detto colui di è capo di una compagnia di soldati a piedi o a cavallo , ed ha sotto di sè tenenti , alfieri e bassi ujjìciali. Capitano di cavalleria, Capitano d’infanteria. (A) 8— * (Comm.) [Capitino di nave: Colui al quale è confidata la condotta d una nave , e la cura delle merci che vi sono caricale. ( Az) 9 — (Manu.) [Li marineria ha titolo di Capitano colui che comanda un vascello , una fregata , una galea , e simili.] Lat- navaichus. Gr. ccvk- pxcs* Fit. Plut. Cat. E fece capitano delle galee Bibulo. ^ — o’ armi : * Ufficiale che nelle navi da guerra comanda i soldati. (Van) 3 — del porto : * Ufficiale, di marina stabilito ne' porti ove siavi un arsenale di marina , e che vi comanda una guardia per la sicurezza del porto e de'navigli die vi sono entrati. (Yan) 4 — guaudacostiera: * Llffizialn che comanda una d Ue compagnie militari , stabilite per la guardia dalla costiera o spiaggia per impedire che il nemico faccia qua'che calata. (Van) Capitan ullo. * (Geog.) Ca-pi-tan-til-lo. Pie. isola, una delle Filippine. (G) Capitare, Ca-pi-tà*re. C V. «ìt.] Arrivare , Giugnere , Fenire u un tuo* go , [e si dice per lo più del gitigliele accidentalmente o inaspettatamente.] Lat. pervenire. Gr. à.$txv6Ì(r-Ja.i. ( Da capo, quasi voglia dirsi Dar di capo in qualche luogo. F. Ca|>o,§. 3o. 4') Bocc . nov. 12. lit. Rinaldo d’Asti rubato, capita a Castel Guglielmo. E nov. 42. *7. Mariuccio, in casa miac capitato un tuo servidore che vico da Lipari .E nov. òt}. 3. E in quella spesse volte onoravano e gentiluomini forestieri, quando ve ne capitavano, e ancora de’cittadini. E nov. p3. 16. Niun fu , che mai a casa mia capitasse, di’io no! contentassi. Dnv. Acc. 14 <• Trenta tornate e più nell’accademia non è capitato. » Petr. Uoin.ill. 22. Per non capitare alle numi vivo a’suoi nemici, sò medesimo con un pugnale uccise. (V) a — Per similìt. Capitar nell’ animo = Fenire in pensiet'o, o simile . Borgh . Mon. 162. (Quando onorata occasione lo chiedesse , 0 pur capitasse lor nell'animo di volerlo fare. (V) 2 -— [Parlando di cose inanimate vale anche Riuscire, Mettere, Rispondere, Far capo , Dare in un luogo. ] Bocc. nov . 6 5. 7. S’ avvide che quivi tea una camera dove capitava la tèssile, i.jì Fu. Tob. C. S'. 8ai tu la vìa la quale capila al reame de’ Medi? (V) 3 ■—Nota modo strano. Brano. Sacch. nov. 2ig. Volle stare a vedere come la cognata ili questa ricetta capitasse. fCioè: a quale condizione venisse la cognata per questa ricetta , o simile j (V) 4 ■— male o rene = Avere infelice o felice esito , Far mala o buona fine, [Incontrar buona o nuda fortuna , e simili.] Lat. bollimi vel ma- lum exitum habere. Gr. tvrv^fiv , àrvxdv. Esp. P - N. E dell’ima maniera e dell’ altra chi ne capita bene , e chi male. Bocc. nov. 33. 2 £ quali ugualmente mal capitarono. M. F. 5. 21 .1 mali consigli de’Ghi- bellini d’ Italia ec. lèdono mal capitare. Berti. Ori. 1. 1 7. 28. Partiti in cortesia , perch’ io non voglio, Che tu per mia cagion capiti male. Boez. Fardi. 1. 3. Gli uomini , che per lo più sono imprudenti , giudicandogli di mia famiglia, ne fecero alcuni mal capitare.» Pass. 35o. A capitar bene di piato, o di qualunque altra impresa. ( Cioè: riuscir bene in lite , re.) (V) 3 — E parlando /ft donzella, Capitar male zzz Rompere il collo, Essere dejlorata , Divenir femmina di mondo. Lat. devirginari, violal i» Gr. £iano, Atj-'àou. Geli. Sport, j. 2. Foci lo solamente perchè quella fanciulla non capitasse male. Fir. Triti. 4-3-D ice ec. ch’ella ticn pratica di farla capitar male. 3 —* Capitar male = Perire. Ambr. Co fìtti. / • 3. Capitaron inai tutti. (V) 5 — saviamente = [Condurre fa impresa a buon fine colla saviezza. 3 Guid. G. Adunque , o lasone , tira a te 1’ animo , se tu desideri di saviamente capitare. 6—innanzi a qualcheduno = Fenice in sua presenza. Cecch. Dot. 5. 1. Come volete voi ch’io sia ardito di capitargli innanzi? (V) 7 — [///. sìgn. alt.] Couchiudcre, Condurre a capo » n fine, Terminare, [ma forse oggi non sarebbe da usarsi.] Lai. ad linem perdurerò, per- licere , absolvere. Gr. m>vrs\ùv. M. F. 2. 4*‘ U papa Cl« mente in questo tempo era stato in una grande e grave malattia , nella quale rimorso da coscienza di non aver capitato il fatto tra i due Re ec. , propuose nell'animo, come fosse guaritoci capitare quella questione. 8 — a mal tenore zzz [Condursi a mal partito , a mal termine.] Pataffi 2. IV ho già capitato a mal tenore. Capitato, Ca-pi-tà-to. AUd. tn. da Capitare. Lat. qui nervenit. Gr. s**t- Av&w?. Zibald. Andr. Molto si fue contento , quando si accorse die tanto era il popolo capitato nella chiesa. » E Car. En. 4> 1 4 • *5. Che peregrino è questo, Che qui novellamente è capitato? (Min) 2 — [Conchiuso Terminato,^/ sign. di Capitare,^./. F.A.] Cron.àlorelL La natività e nomi e soprannomi ec. emme sono capitati.» S Lor. Baii. 6/f- S’ eJJi ti punte trovare, lo vostro fallo sarà capitato. (V) 3 — [Mai capitato, Ben capitato, nel sign. di Capitare, §. 4 '] Buon. Fier. 4‘3’4‘Q volendo sfuggir d’esser pelato, Uecel mal capitato.» Berti. Ori. 2. 6. 5i t Mal capitati son tutti i destrieri, Persa la roba con la vettovaglia. (B) 4 — Add.m. da Capo. Che ka capo. [Avente il capo. Lo stesso che Capitato. F.] Lat. cupiUtus. Gr. xs®*\wto's. Cr. 6. 3. 2. Se lo vorrai far bene capitato fV aglio ), quando comincerà a nascere, il suo stipite dalla lungi calca, e arai il sugo tornerà a lui. 2 — * Onde Fiori capitati diconsi da botanici i Jiori jbjsculosi che hanno la forma di una specie dì testa. (4) ★ 7 6 CAPITAZIONE Capitazione , Ca-pi-ta-zió-nc. Sf. Voce di alcuni scrittori italiani. Imposta del Principe sopra le teste de'sudditi, che toscanamente è detta il Testatico. V. (A) Capite, Cà-pi-te. V. L. che s’usa aggiunta colla preposizione In, e vale Alla testa , cioè Come capo , Come principale; onde Salvili, buon. Pier. Ministro in capite, Generale in capile, e simili. (A) Capitello. (Ardii.) Ca-pi-tèl-Io. [Sm. La più ornala parte , che è come il capo della colonna , e sopra a cui posano gli architravi. Compostesi , secondo la natura degli ordini , di collo , regolo , uovolo » campana , abaco , ed ornamenti.'] Lat. capildlmn, epistylinm. Gr. sirttrribucr, m^x'kxiov. Guid. G. E cosi le colonne, e li capitelli, eie base delle lor finestre. Eiloc. 2. i83. Le finestre divise da’ colonnelli di cristallo vi si vedevano , i coi capitelli e d’ oro e d’ argento erano. Buon. Pier. 4■ 2. 7-1 muri starali saldi in sulla base , E poseran dirittamente in piano , Nè penderan capitei, né cimase , Né verso questa nè quell’altra mano. Maini, g. i5. A stampar capitelli c frontcspizii. 2 —del triglifo: Quella piccola lista, o olivo simil mcmbretto che gli è soprapposto. Bald. Vote. llis. (A) 3 —* Dicesi Capitello Dorico, Ionio, Corintio, Composito, Toscano. V- queste voci. (Mit) 2 — (Ar. Mes.) Quella parte della sega , che i segatori tengono in mano , la quale si dice anche Maniglia. Lat. serrae manubrium. Gr. erplcros. Aafivi. 2 — T. de’fatlojai. Quel recipiente in cui cade l olio che sgorga dalle gabbie nel premerle. (A) 3 — T. de’ legatori di libri Que’ corrcgiuoli che sono dalle teste de’ libri. V. Capitolo, §. 6. — T. de'vetrai. Specie di liscivia , o cenerata molto forte. Art. Vetr. 7. i'ào. Facciasi un capitello di calcina e cenere forte , cioè di legno di quercia. (A) 3 —(Aiiat.) [Detto della Poppa, Io stesso che] Capezzolo. V.Lat. papilla, mammac capitolimi. Gr. cr'Kr. 7’es. Pov. P. S. Ugni con balsamo lo capitello della poppa, e andranno la doglia. 4 — (Far-m.) Certa composizione , di che per lo più i medici si vogliono per fare i cctutejii, quando non vogliono adoperare ferro infocato. Jìicetl. Fior. Volendo il capitello rnen gagliardo , e che dia minor dolore, abbruciarlo tanto, che egli si calcini. 5 — (Milil.) Due assi congiunte insieme ad angolo ottuso, colle quali si copre il focone del cannone , per ripararlo dalla pioggia. (Gr) 6 — (Bot.) [Dicesi de’ fiori composti di fiorellini folli ed uniti, che formano come una piccola palla.] Lat. capitolimi. Gr. y.stfj.xxiov. Cr. 6. 70. 1 .La lappola è un’erba che nella sua sommitade ha certi capitelli; i quali molto s’appiccano alle vestimenti!.» E cap. 8j. Dicono ancora Plinio c Dioscoride, e Macrobio, che del sugo delle foglie,e suo’capitelli, si fa oppio, donde il solinosi provoca a coloro che hanno febbre. (V) Capitello. * (Grog.) Piccolo fiume eli Corsica. (G) Capitilcvio.* (Med.) Ca-pi-ti-lù-vi-o. Sm. Bagno della testa, Lat. capiti- luvium. (Dal lat. caput, capitis testa , e lavare lavare.) (A. 0 .) Capito , Ca-pi-to. Add.m. da Capire. Compreso coll’intelletto. Lat. perce- ptus. Gr. vorfhls.Segner. Crisi. instr.S.3b. io. Una .-ola di queste ragioni , capita bene, dovrebbe bastare a metterci il senno in capo. Capitolante. (Eccl.) Ca-pi-to-làn-te. Add. m. Ch’entra in Capitolo, Che ha voto in Capitolo. (A) Capitolare, Ca-pi-to-là-re. [Alt.] Scrivere a capitoli, Dividere in capitoli , o Far capitoli delle materie che si scrivono, e semplicemente Trattare. Lat. in capita distinguere. Gr. ks$x\xiovi>. Coni. Purg. so. Circa la colpa della gola , della quale è alquanto tocco nel capitolo sesto dell’ Inferno, qui alcune cose ne capitoleremo di quel vizio. Volg. Mes. Già si disse che l’ acqua melata é buono lavativo , e si disse delle altre che ora non bisogna capitolare. Vend.Crist.85 . Lo primo sermone , cioè lo Vangelo , feci e capitolai disteso di tutte quelle cose , le quali Gesù incominciò a fare e a dire. 2 — Porre tra le condizioni della capitolazione , Stipulare. Stor. Semif. 6g. Questi di sopra si sono li nomi di tutti quelli , e qualunque di loro , che si trovò di comune a giurare la osservanzia di quanto avevano capitolato per li Semifontesi, che in comune patteggiavano. E no. E tale trattamento, tuttoché non fosse capitolato, restava nondimeno ancora in piedi. (B) 3 — [En.ass.] Far convenzione, [e propriam. il Venire a patti ile’potentati o de’nemici nella guerra, c il Cedere al nemico sotto certe condizioni stipulate di comune accordo. Capitoleggiarc.] Lai. convenire de aliqua re, pacto convenire. Gr. wulìtivou, Varch. Stor. 6. E cercava, coti più vantaggio clic si poteva , capitolare.» Semif. 42. Deputiamo adunque alcuni a udire le condizióni da’Fiorentini’offerteci , e con quelle capitolando , proccurare ogni nostro maggiore vantaggio. (V) Capitolare. (Eccl.) Add. com. Di capitolo , Appartenente a capitolo di canonici , di religiosi claustrali , o di monache. Cas. Impr. E p entrata s’ applicasse alla massa capitolare. (A) 2 —* Sm. Così chiamasi qualunque costituzione in materia ecclesiastica o civile, più propriamente usata nel pi,, e per significare i canoni ecclesiastici, o veramente le leggi promulgale da Cado Magno. (Mit) Capitolarmente , Ca-pi-lo-lar-inén-te. A modo di capitolo , Per capitolo. De Luca, Dott. Volg. 4 ■ <2. 2,3. lì erg. (Min) Capitolato, Ca-pi-to-là-t.o. Add. m. da Capitolare. Lai. in oonventionem redactus.» Vii. SS. PP. I libri ben distinti e capitolati più volentieri si leggono, e meglio s’intendono. (V) 3 —.Stipulato, Convenuto, Accordato per patto. Tac. Dav. Agr.vit.3g2. Ritenne il grado con indegnità c per mercè ; quasi capitolata ai Capitano la vita, all'esercito la licenza. Stor. Semif. 10. E taletrattamento, tutto che non fosse capitolato, restava nondimeno ancora in piedi.(V) 3 1‘ ,n forza di sost. si usa per lo stesso che Capitolazione. Lat. pu- blica conventio. Gr. cvavS-é. Capitolazione , Ca-pi-to-la-ció-ne. [A/ll Convenzione , [ e propriamente la convenzione che fanno tra loro i potentati 0 gli eserciti in guer- CAPITOMBGLATORE ra, V. , Capitolato, §. 3 .] Lat. palifica conventio, foedus , capita dcris. Gr. critoi < 54 * Guicc. Stor. Fatta la capitolazione , il F 011 *® per non mancare ec. Varch. Stor. 14. Ed è provveduto in q iie " a „ c pitolazionc a tutte queste cose più ampiamente. Tac. Dav. Stor. 3- j Se si pentiva delle capitolazioni , non perseguitasse lui col ta}’ r0 ’ Star. Semif 21. Dove lo detto conte fa con lo detto Comune pici c0 . volizioni e capitolazioni, e giura cc. E di. Allor messcr Io conta cominciò a trattare di capitolazioni con gli Semifontesi. (V) . . Capitoleggiare , Ca-pi-to-leg-già-re. Alt. e n. ass. Lo stesso che Capita re, nel sign. di Far convenzioni. Musi, Pred. 2. log. Berg. (M in A Capitolessa , Ca-pi-to-lcs-sa. [ Sf. ISome dato per giuoco al Capi1° > nel signi/ic. del §. q , e dicesi particolarmente nello stil giocoso e s lirico.] Lat. inconditum carmen. Alleg. 280. Ve ne darò con mia nuova e sgominata capitolessa quel breve e semplice ragg ua S che può un che vi sia staio un di intero. Capitoletto, Ca-pi-to-léi-to. dim. di Capitolo. —, Capitolino). Capitolimelo, sin. Allegor. 2)3. E per darvi conto migliore cc-i mando l’inchiuso capitoletto. Capitolia. * (Gcog.) Ca-pi-to-!i-a. Antica città della Palestina, (fi) Capitolina, * Ca-pi-to-lì-na. N.pr.f.Lat. Capitolina. (B) _ 2 — * (Mit.) Soprannome di Venere , perchè aveva un tempio nel Ct> pidoglio. (Mit) (-j. Capitolino, Ca-pi-to-lì-no. [Sm ] dim. di Capitolo. [La stesso che pitoletto. V. ] Alleg. 27 6. Mi sori risoluto finalmente a mandarvi questo mio dilegui capitolino. _ Capitolino. (Leti.) Add. ni. da Campidoglio, 0 Capitolio, e vale Del G* glio; e fu aggiunto di Giove, di alcune famiglie romane, cc. Gì Capitolino, Manlio Capitolino. (A) . ig . 2 — Giuochi capitolini. Feste e giuochi insidiati da Cammillo tu 0 re di Giove, protettore del Campidoglio assalito dai Galli, fi) Capitolino. * JS. pr. m. Lat. Capitolinus. —^Manlio Capitolino, r- ® lio. — Giulio Capitolino. Storico latino del III. secolo. (Vali) Capitolio. (Grog.) Ca-pi-lò-li-o. Sm. Lo stesso che Campidogli 0- J,at. Capitoliuin. Pelr. Uom. ili. 11. Molti edificii bellissimi an ® ^ edificò cc. La casa di Giove nel Capitolio, e molti edificii. l'° Orig. Fir. 1 27. Il Campidoglio è un monte in Roma di questo no dicono esser nato, perchè nel cavarsi fu trovato sotterra 1111 d’uomo, donde fu detto poi Capitolio, ed il monte Capitolino -fi - g. 10. n. 8. Gli annali romani si troveranno pieni dimoiti trini 1 » nati da’Quinzii in sul romano Capitolio. (V) , u Capitolo, Ca-pi-lo-lo. [A/?/.] Una delle parli della scrittura, delta C0S X , sS . ricominciarsi da capo a scrivere. Lat. caput. Gr. xs §à.Xou'jt. 1 1 - 5 . Del nome della penitenza, capitolo secondo. Dant. Conv.8- h c <( . è conchiuso ciò che si promise nel principio del capitolo. Cr. '• 4j. 1. Onde qui addietro facemmo menzione in piò capitoli. Bocc. > l ^ tìo. ig. Gli feci copia delle piagge di monte Morello in voIg aI ’ e ’ d’alquanti capitoli del Caprezio. „ a . 2 — Talora è sottinteso. Segn. Pred. 3. 5. Chi non mc’l crede , vada l 1 re, vaila in san Luca al decimosesto, ed ivi Io legga. (V) 3 —* Si prenda pure perla Materia 0 Soggetto di cui si trutta. (») 4 — Componimento in terza rima , dagli antichi detto Terza fi . ^ dalla concatenazione delle rime. Fir. Disc. leu. 3l6. A questi g 1 un uomo di questi cntali volendo leggere quel capitolo che hi jjj 3 7. la morte della illustrissima signora Duchessa di Sessa. Beni. 41- Ch’era làccio, e capitoli a mente D’orinali c d'anguille reC j;‘ c a- 5 —(Eccl.) L’adunanza de'frati o d’altri religiosi, [o monache, 0 valieri, ec.] Lat. monachoruin conventus. Gr. tn-vovrrix. Bocc. nov. • ^ E fatto sonare a capitolo , alti frati ratinati in quello persuade! Beni. rim. Che i frati allora usciti de’ conventi Ai capitoli lor va s ; a schiera, Vit.S. Gir. g8. Partiti da capitolo, la predetta mona ritornò alla sua cella. . ]ll0 - 2—Il luogo stesso ove si adunano i frati o altri religiosi C 0 ,, -jyo- nache, o i cavalieri ] Lat. excdra. Gr. ìtfiipx. Ar. Fur. 27 fili. voi la clic in Capitolo sedea, A nuova elezion degli uliciali.» J rasar ’A ( 0) Sim. e Lip. Meni. Fu Simone dal generale di S. Agostino con in Firenze, dove lavorò il capitolo di Santo Spirito. (N) 3 — Aver voce in capitolo. V. Avere ec. 4 — Il corpo dc’canonici d’ogni chiesa collegiata, e in particolare ^^ cattedrale, [e l'adunanza de’ medesimi.] Lat. capitulum. Maestra^— E se vaca la chiesa, puolla dare il Capitolo. E 1. >8. Il vescovo^ vaio per vecchiezza ec. , pnotc di consiglio del suo Capitolo, 0 y della maggior parte, pigliare ec. uno 0 due ajutatori per fin® , u s3- zio suo. Ricnrd. Malesp. 84- Ma il Capitolo de'cotonaci lemme non lo voleano lasciare pari ire, G. V. 5 . 1 /• 2. Ma il G a r de’calonaci noi voleano lasciar partire. -j, (A) 5 — Sorta di breve lezione che si recita in fine di certi u , ^ f< 6 — * I tre capitoli : Dicasi così tre scritti condannati n concilio generale tenuto in Costantinopoli. (Ber) . C — (Ar. Mes.) Quel cnregiuolo cucito in sulle leste de’libri, I Capitello , il quale sostien la coverta. . • eh-' 7 — Nel num. del più Capitoli si dice a' patti e alle convenzi01 q % si fanno a capo per capo. Lat• pacta conventa. Gr. (Tvvli-egr J, c a- V. 11.49- 2 - Vi si diede compimento in Vincgia , per la fum 1 pitoli specificati qui appresso. ± e Qi] Capitoluccio, Ca-pi-to-lùc-cio. Sm. dim. di Capitolo ; lo stesso c pitoletto, V. Allegr. 2 18. Nel seguente capitoluccio, abbozzai 0 modo per suo bene. (A) . , u Capitombolare , Ca-pi-tom-bo-Ià-re. [ N. ass.] Fare i capitomb ca p U t Mazzaculare, sin. ^.Cadere. Lai. capite deorsmn misso saltare, 1 ^ ^.t- saltarc. Gr. xvfiiffràv.» Corsiti. Tornaceli, g. 6g. Onde chi c0 “?pe to, e chi alla testa, O si contorce, o in terra capitombola- i- Capitombolatore , Ca-pi-tom-bo-la-tó-re. Veli. m. di C-ip 001 .. g,jclh Colui che fa i capitomboli. Salvili. Opp. pese, 1, Ed i C° vi son capitombolatovi. ( 4 ) (N) C ’V^ / Capi CAPITOMBOLO ^tombolo, Ca-pi-tóm-bo-lo. [Ani.] Salto col capo allo 'agiù', [cosi detto £ a iP.° ’ e da Tombolo, caduta .3 — , Capitondoio , Mazzaculo, sin. capite deorsum misso factus, in caput saltatio. Or. &sp- CAPO 77 Un Mahn. 7. 20. Mentre si china, dando il culo a leva, Ei fece 5 ^capitombolo nell'acqua. Po st,u C Un ca pitomholo =: Fare un tomo col capo e rivoltare il cor- Cìp ITo oso / ,ra - Lo stesso che Capitombolare. V. (A) Jì, U)n Ca-pi-tón-do-lo. [ Sm. Lo stesso che ] Capitombolo. F. fa C( , ’ *' ,cr -1- 5 . 11. Si rivolgeva!! fegatelli vivi Per entro al fieno, c CAPi TOl(E ca P lto ndoli, E vi notavan dentro. deU’ all \ Ca -PÌ-tó-ne. [A/;/.] Sorta di seta piu S iu»« c n»». ta .. !u ' Lat. sericum crassius. » Tariff. Tose. 33. Capitoni di sc- S -J, 1 ® ^troduzione lire tre. (N) Pi fuoco ^l 1 - t0n * P er Alari è v. aretina. I Sanesi ed altri dicono Cani d J Bolognesi, Cayedoni : in Lunisiana li chiamano Caldo- l^T?-roc.Ar.(K) ^ ÌPi toiìe *°v Pesce detto anche Gobbio. F. Matliol. 2. 5.g. Berg.(N) Capj( 0 ' A P r - ’ >! - Lat. Capito. (Il lat. vale Di gran testa.) — Attejo ^nons'£ elebre giureconsulto sotto Augusto e Tiberio. ( 13 ) (Van) ìlei suo Kr i-tòr-sn. Specie cf uccello [ricordalo dal Pulci 58. A.\ieY or S'' nte i nia non si sa propriamente qual sia.] Morg. l4- C*pii 0B2 la ) e capitorza , e scpajola. Speccl, ’ Ea-pi-tòr-zo-lo. Sm. Bacchettone , Collotorto. Cavale. . ’noricl.À V; Quelli che si danno a servire a Dio ed alla giustizia, (il ™ la ma sciocchi, capitorzoli, baciapolvcre ed ipocriti. (Min) Portinai Ca ;P'-tó-so. Add. ni. Veste neccio. [ Testardo , o simile.] Lat. parte È’ ^ r ‘ M. F. 6. 3g. Per questo modo forse léce in u ncm e SUa vendetta, per la capitosa follia tedesca. Segr. Fior.As. 1. Wito 4 a *' a verun c l ,e s’avvicini A questa rozza e capitosa gregge. < P‘Slisi 'tp r ^- *' ,1 ") n ’tor-ra. [ Sf. Albero potato in modo , che scn- r. 1 u 'ui u * a 3“ nt i tulli i rami, rappresenta cella sommità del tronco ^ i|1 tTcn I .. 1 ca P°- B polare a questa guisa si dice Potare a capitozza.] le at/n, E ’ Ca-pi-tù-di-nc. [Sf. Usalo it più delle volte al pi. F. A.] ^etnia^Ti 6 de’ Capi detti in Firenze Consoli. G. F. 7. s3. 5 - Clic bulini p e se ^ e aI 'ti maggiori di Firenze avessero consoli e capi- Priori v . f?P‘ 19' E fa fazione del detto ulicio si facea per li >oJ, j Cc .* colle capitudini delle dodici arti maggiori.» Cron. Fell. r> fatte ,cr coprirsi il capo ; e , da quanto pare , era fatto a fog- ^dtnentn^cci 0 . Questa voce trovasi anche usala per indicare un (Aq) 11 ^ cut & vergini si coprivano il seno. Lat. capi- ) Ca-piz-zi. Lat. Capitium. Pie. città della Sicilia. (G) esposta al Gai '~rJ.' n *' a ' i-S/".] Diaspro agorato e nuvoloso, di fondo ver- •a \ * -flS. l' 7 '. ( AA W /TJJ ' ~ JXIti \_jU J ’A Li CIUJ.. 1 1A.I l/Ultl UCIU< U (t,atu> J u ? s buno ^ a r m ) Cap-ne-lè-o. Sm. V. G. Lat. cajniclaeum. (Da cap- fa« c alida e h on olio.) Specie di resina o catrame più d' anni C,„ 5 lr ain„l sotl ‘/e e fluida , quasi come /’ olio, ia quale esposi >;.QtCsr moUo JUnin ' ^ 5 Gnì Ca I.’' ni - a - [A/.] Diasp, 7 U ; (fiol.) c Ils ' r. Diaspro. (A) Specie si y n . dt piante crittogame della famiglia delle alghe, le Cip"'* col 0r c ‘ ls t‘nguono per dilatazioni cartilaginose, ombilicate e %!'°) c Zd { Da o gr - capnos i i un °-)- (A ^, , • v o( 1 aìlc orch ' aa ” m * Soprannome che i Greci davano a coloro , i f u ' l5 tr ai ìe e Pf fissimi, volevan passare per uomini ricchi, quasi Ct t , a °') (AcA b; ( l uu ' tuli si pascevan di fumo. ( Dal gr. capnos V 11 n ) pop^Pios f C ’ le ’) Cap-nò-ba-ti .Add. rn.pl. F. G. Lat. capnobatac. in * ^<‘11’Asi' lm0 -’ e bedea io vò. ) Così si dissero i Misii, antichi po- %Nr 0,i °'’ de^ì: , J' l ! erani i , i‘le dediti alla religione , ad ardere incensi .òn J/01 S. ~ f A pi. Ir ' L o .* tn tv - ** ' :i - t n qt t 'iè| C / p ' 10 ’finn ' Oap-no-fil-lo. A/n. F. G. Lat. capnophyllum. (Dal ML la Fr m ,^ ’ e PÙyllou foglia.) Pianta africana, con cui Gaer- S ' ie fo'.q° l 1 ’} genere particolare, denamàiandolo dal colme •So lDE ’ * (Bot v n lH ' len l’uvea chiamata comuni africanuin. (Aq) liti] 6 da uil. E a P-fiò-i-de. Sf F. G. Lai. capnoides. (Da capnos fu- t]nf p n n a [ c * so *niglianza. ) Genere di piante da Tournefort sla- . tq < p Sc °n 0 sr) 'j le s P e cie del genere fumo sterno di Làvico , le quali Hb $ 0 funi au° me ." t * d'i quello , perchè la loro casella è bivalva , 0 **’a. fo ^ \ su c Sh ardenti carboni. ( A)(Aq) S * f ' r. P,‘ no ' s f r an-te. N.pr.m. Éa/.Capnospbrantes. (Dal gr. ’ Ac- fllni0 ' otite 0s l J hi(b Uavnrci... Var/, ? ra '! , Pii. SS. PP. I. z5o. Cui si vuole iscandalizzare, H si iscandalezzi, e dia ’l capo nel muro. (B) 3 — Dare il capo [ o del capo ] nel muro o al muro ; lo stesso che Battere il capo ec. F. J. 26. 4 — Dar di cupo =3 Capitare, Arrivare. Lat. pervenire, adire. Gr. xpxmwSxi. Ar. Pur. 20. 36. Dopo molti acni alle ripe omicide A dar di cape venne un giovanetto. ed CAPO 1 •} Jfofl 5 — * iE Jìg* Ricorrere, Appigliarsi a qualche partite»; o saper dove darsi di capo ~ JSon sapere a chi, nè dove ricorrere. Lat. nescire quo quis se vertat. Gr. ovx ùbinziri ■' 6 — Dare al capo o nel capo = Offuscare la mente , parlando di vino o simile. Allegr. Come il viu dà nel capo, e dormenta. (A) 7 — * Dare in capo = Offendere alla volta del capo , 0 " nel capo. (A) -Ih) 8 — ’ Dar tra capo e collo = Colpire senza discrezione. I . ( 3i — Col v. Entrare: Entrar nel capo =2 Figurarsi , Immagi' 1 Darsi ad intendere , [0 semplicemente Intendere ,] Ostinarsi a a e ^ Bocc. nov. yg. 4• Gli entrò nel capo , non dover potere esse essi dovessero così lietamente vivere della lor povertà. c {t* 3a — Col v. Essere : Esser di suo capo = Essere di suo parerti ^ Essere amico della sua opinione , Poter far a suo modo. L a tnmacem esse , in sua sententi» perstare. Gr. uvSxlua.» i X. £ ‘ v - ,j; cil (i ( Celi. vit. t. 2. f. 236. Ora dovresti essere un poco più non tanto superbi c di vostro capo. (N) 2 — Essere come mosca senza capo rizzo. Cecch. Mogi. 1.5. Perchè io sui — Essere senza alcuno l! ($r' son quà come mosca seiwa ^yi. 3 — Esser col capo nella fossa = Esser vicino a molle. ^.3 Esali. Cr. 5 . 11. E perch’ io son, non che co’piè , col cape fossa, or io vo'pensare un poco Al fatto mio. pr; 33 — Col v. Fare: Far capo = Cominciare. Lat. inclinare. Gl'- ^ ||l£ creiti. G. P. g. 2Ì8. 1. La detta torre fece rovinare R 0 , i so* 0 d’Arno per un diluvio , dove fa capo il muro che chiude * di Oltrarno. i^Jm- 2 — Pale anche Fare residenza. Lat. sedein ponerc, scucia ^ re. G. P. 1. 44 - 1 - L° he hi Toscana ec. facea capo di suo ce sii» nella città di Chiusi. E 2- 7. 5 . Gisulfo fu Re di Puglia, c e „^ capo in Benevento. E altrove : Furon quasi signori di tutta gua , e faeevan lor capo in Ravenna. . - ar c 3 3 — E parlando di postema o simili, si dice del Comi 11 generar putredine , o aprirsi. Lat. caput Tacere, supp ura J' u r a tto sfvruoitrSa-i. Pii. S. Ani. Una nascenza , la quale, dopo av< jf- ir tafa capo , iulistolie. Buon. Pier. 4 - 5 - * 5 . Ma urtata di qua , . J di là, ridotto ha in fuori In sul far della luna il mal già P lCS ’ vuol far capo. p .le 4 — Fare a capo a niscondcre. Fig. = Nasmndersi , o Far ^ di nascoso. AUeg. 8g. Che a voi non piacque mai , per q lie ‘ vede, il fare a capo a niscondere. . ,,,, ;ji 5 — Far capo a 11110 = Andare per indirizzarsi a chi ne s,a e condncitore, o consigliatore. Lat. aliquein adire, ad aliquem 9 — Fare un capo come un cestone = Aggravarsi o h ia testa. Lai. animi aciem obtundere. Gr. ctircu.'iu.ifòzi. 10 — * Farsi da capo. P. §. 50. (A) ,,1 qtfty 34 — Col v. Girare : Girare il capo = Dir di no; [ P eri ' eS 0 senza pattare vogliamo dir di no, sogliamo esprimere q a - • do il capo.] Cecch. Mogi. 3. 5. Si , sì, gira pure il cap 3 — * Girare il capo ad uno : Dicesi di chi patisce e Jìg. di chi sia inpensicrilo. (A) • . C l1‘ P 35 — Col v. Lavare: Lavare il capo all’asino. P- A s ’ n ° ’ ,od‘ 3 — Lavare il capo altrui, oltre al signif. che è P ru K r ‘ l i c° u yi' parole, vale anche Dir male d'altrui, Pregiudicare ‘d situarlo ; e vale anche Fare un rabbuffo , o una gridati 1 - ^ ciò aspergere. Gr. vkmuv. sf l ‘ 3 { jji> 3 — Ed in senso equivoco ed osceno, che non cieca a Burcb. Avviseràmi se la mia cognata Ha ancor lavato 1 ( ;i ~ torello. ano 0 ’ LG 4 — Lavare il capo altrui colle frombole o col r ari. véle in-, r - ... ... - .. i... - ../Tira SU> H e-adF-, Baccello. 4 — L—. r __- _-- v -. .. . del Pregiudicarli estremamente con biasimi e ujjiCii .^,| ( . iv Pinz. 5. 6. Elle cominciavano appuntoa lavarmi il capo .le 36 — Col v- Levare: Levare in capo , si dice prOpr“‘ ,n 3 ' 3l 3 4 i: <1 % >■ c ^ °?os(o allora che solleva la vinaccia; e similmente & alili che nel botti re sollevili la parte più grossa. Lat. effcrvesccrc. f,~~ Per metaf. Levare il capo e Levare in ca(>0 22 Insuperbite, y lr ' ars ‘ ; Lat. eicandescerc , ira incendi, superbire , indignar!. M- Quanto più li pregava c richiedeva, più levavano u capo, ec^T 1 levavano duri e pertinaci ec. Tac.Dav. Ann. 4 - 96. ITiaci • evaro i n ca p 0 per lor natura. . ,. . ~~ levarsi o Cavarsi di capo =2 Scoprirsi il capo tn senso di rt- (.'‘“i e per salutare altrui. Lat- aperto capite salutare. Cavate. alt ■' ' Siccome d’inginocchiarsi, e di levarsi di capo , e ai ai 11 segni di riverenza. * - * Non levare mai il capo dal lavoro =z Star continuamente il J’ l< iV° 1 Essere indefesso al lavoro. (A) .*■ v. Mangiare: Mangiare col capo nel sacco _• Vivere s ff a ri 1 Pemirro o briga di cosa alcuna. Geli. Sport. 3 . 3 - Noi a o- sel,t K . ne man?ia ° ra0i c01J]e a cavai della carretta , col capo nel Questo nostro pane è accompagnato da tanti guai , eh e saie CAPO CAPO 79 33 . 3 . ''i-slln . a juiiv v ULLtnii vacuai 3 it —. Co U / VCrSr ' 0 * g ua, i a b na i' colla zappa, re o } v> Mettere : Mi ‘Iter rann . urtvìn re, e non vi pare per presenza , per dottrina , per Uo *iìoda metterli il capo in grembo, dite eli’ io non sia desso* ^ * p v ' Negare : Negare il pajnolo in capo. F'. $. So. t r,r «. p°.' ^ orre : Porre ii capo dove il nonno ha i piedi = Mo- sott errare. (A) I' •— Col 0rtare: Portare in capo; lo stesso che Mettere in capo. 38 . 2. 'a al cu v ‘ Restare ; Restare come mosca senza capo 2= Restare sentali caru° u yl‘ r ‘ zzn - Lasc. S.treg. prol. È restata come mosca ~~ Coi . Mos ca. Inerite W ’?' maQ ere : Rimanere o Andare col capo rotto =2 Restar Pere. Gr y l .d a fne colla peggio. Lat. jacturam lacere, damiuim ca- ^,°°l Capo Boss. 252 . Non è niuno che non ue rimanga l'oi j can' / >l ' fornare : Ritornare in capo , o sopra il capo , [ o so- d'i Ile fif* = Bicorne nude , Ritornare in suo danno ; [metaf. tolta l hi ^ scZ* CnCca “ verso l alto , le quali ricadendo sul capo di f a Put vert.° a ’ ritornano in danno di lui .] Lat. in caput redire , in k ^ rito/ 1 ! ’ * n ca P»t reverti. Bocc. nov. 77. 2. Alla quale la sua C , s eoz a p S0 P ra il capo. Filoc. 2. Imperciocché noi dubitiamo , fiP* 1 Pas-% “ debito nostro, la sentenza non ritorni sopra i nostri ornili' ”2. Chi contra Dio getta pietra , in capo gii ritorna. < P ,ata , po CQ r ’ ^ 3 . La qual colpa tuttavia, da quel fonte solo deri- ' Co/7 p 1>|)resso sopra il ca|>o di lui ritornò. n>ail iem Rompere : Rompere il capo altrui = '"Per * ™mpa. 6 «fiche R ecar e altrui noja; Importunarlo, Stuccarlo; [e si di- * 1 °lesti a (< ( l !,e fto senso] Torre altrui il capo. Lat. tuedio allicere et Pintore li- • «oo»...;..» j . ss.— .1: —• Percuoterglielo di gii xdax -<"*.‘w. As. 2 3 g. Ma quel fastidioso di quel com- di un’ a ]j r ’opova pure il capo col domandargli or di una cosa, 3 "-Ro • . P* ce. y ’PPorsi il capo con alcuno ; lo stesso che Spezzarsi il ca- 1 3 4 5 * " Ro ' ^ 7 ‘ inll r il sign. proprio ] Vale eziandio obt. ' Btquietarsi, e anche Usare soverchia applicazione. Lai. Col 1| l 7 ,e i s<: Ipsuni spesare. Gr. ov Su/sir a. fintosi t,a P ere : Non sapere dove uno s’abbia il rapo ; modo hot- d hti si Essere in una somma ignoranza , Non sapere quel ° Ve ril a lV a - Bot. inscitia laborare. Fir. Trin. 2. 1. Io non so /. ’ ~~ * fj ab " la 'l capo , né dove mi rigirare. ./T" LV>! v '?* sa pere dove dare o darsi di capo. V. §. 3 o. 5. (A) e ^hpezzare : Spezzarsi o Rompersi il capo con alcuno = . r '- ». esso lui , Venir seco a combattimento. Imi. digladiari. 4 $ 1 ’ ai-m'’’ ^ '* ca P° 'liceo pur ti vuoi spezzare, Perderai iinal- ^ * Col " U 7 ’* ca mpo. 5 ,,— * g, ' otar e : tìtare da capo =2 Essere nel primo luogo. ( 4 ) Ora , c °i ca P° a bottega z= Badare olfatti suoi. Car. Strace, l (jjj starà col capo a bottega, eoine potremo noi più ru- dp t—Ol ‘1. p^ciic ciir a n rT c : "Lecere altrui le mani [o la mano] in capo =2 he,. S0Ver chia '■ ' ote SB er lo , Custodirlo , onde per troppa libertà , o Clls,I xli r , '^ ,, ° ra, . iza " nn cada in errore. Lat. alicujus curara ha- ^o.h'i tiene 1’ * uer L Vr. vmpacnrl^H'. Cavale. Med. cuor. Se Iddio Irf '^- 35 ,. rn ma" 0 in capo , cosi cadrò io, come egli. Tue. Dav. Rii 1 Nostrale' 34 *' a’soldati le mani in capo , che non fallino. Gas. Ua > c Re sau R m5rc v * ten S a R mani in capo. Lasc. Gel. 4. i 3 . Rrandauo ci tenga in capo la mano. j — Tenere in capo ; lo stesso che Mettere in capo- V. §. 33 . 3 5 0 —• [Col v. Togliere: Togliere il cano./u». Lo stesso che Rompere il capo altrui. V. jj. fi- 2.] Fir. Dialleli, àonn. 3 -ffp. Perdonatemi s’io vi togliessi cotal volta il capo col dimandarvi; eh’ io sono una di quelle che cc. averebhero vaghezza d’imparare. a — Torre del capo una C 03 a ad a Icuno zzz Sincerarlo. V. Togliere in questo sign. 5 1 — * Col v. Tornare : Tornare in capo — Riuscire alla stessa misura ; ma meglio dall’ esempio. Pallad. 1. 5 . Anche si conosce in quest’altro modo , ( la grassezza della tetra ) fa una fossa e poi la riempi di quella medesima terra che ne traesti : e se la terra soperchia é segno di grassezza; se viene meno, é magra, se torna in capo, é im-zzolana. ( Il lat. ha si convellerà acquata, se già non fosse da intendersi: che la terra riempia la fossa sino al capo, cioè sommità, 10 che torna sottosopra allo stesso .) (Pi) 52 ■— Col v. Trarre: Trarre del capo =22 Persuadere in contrario . Bocc. nov. 65 . if. Egli é si forte geloso, che non gli trarrebbe del capo tutto il mondo , che per altro, che per male , vi si venisse. 2 — [ Trarre il capo d’aicuna cosa 22: Cavamelo fuori .] Bocc. nov. 5 o.iy.L' un degli asini cc. tratto il capo del capestro, era uscito della stalla. 3 — Trarre o Cavare altrui il ruzzo del capo =Scaponirlo , Ridurlo alia ragione. Lat. ad honam mentem reducere. Cr. a^wa^o- V-ìvqv tiri'xstv. Fir. As. 210. Dove che noi potremo, col sanarlo Ararli il ruzzo del capo. 4 — Trarre o Venire a capo == Condurre a fine , Venire alla conclusione. Lat. perficcre, exitum invenire. Gr. rì\os tvpi'o. Crotu Morell. Se non fossono suti i Visconti , che gli atarono , la guerra si sarebbe subito tratto a capo. 53 — Col v. Trovare : Non trovar né capo né coda 2= Non trovar modo nè via nè verso a far checché sia. Lat. nec viam , nec exitum invenire. Gr. , òL-ropùn. 54 .— Col v. Urtare : Urtare il capo nel muro ; lo stesso che Battere 11 capo ec. V. §. 26. . — Vale anche Tentare ogni modo per ottenere quello clic si brama. Filoc. 2. no. Se a te tanto dispiace la mia andata, comau- «la ch’io non vi vadia, ed egli potrà assai urtare il capo nel muro , che non ci andrò. 55 — Col v. Venire: Venire a capo 222 Venire alla conclusione , Condurne a termine , a fine. Fr. Giord. Pred. S. Volendole perfettamente conoscere o vedere, sono di troppa fatica , e non se ne può venire 3 capo. Bocc. nov. 60. l'y. Se io ve le volessi tutte coniare, io noia ne verrei a capo in parecchie miglia. E nov. gS. 11. Per penitenza n’ aveva preso il voler morire , di che tosto credeva venire a capo. Lab. Egli non si verrebbe a capo in otto di di raccontare tutte le cose. Ar. F'ur. i8. 1 7. Al Pagan, che non sa come ne possa Venire a capo, ormai quel giuoco incresce. » Bocc. g. 4 ■ n. io. Io sommamente lio desiderato che a capo se ne venisse. (V) Car. Leti. ined. t. 2. f 2 81. Ma quando per una cosa e quando per un’ altra non ne posso venir a capo. (Pe) 2 —Venire 111 capo, [parlandosi di disastro, o simile vale Venire addosso, ] Intervenire. Lat. evenire , contingere. Gr. '-vav. Pass. 18. Farò belle e scherno di voi, quando quello , che temevate , vi verrà in capo. 56 — Modi avverb. Da capo 22 Da principio. Lai. ab ovo , a capite. Bocc. nov. 27. 11. Il peregrino da capo fattosi, tutta la storia ec., raccontò. a — Vale anche Di nuovo, Un’altra volta. Lat, iterum , iterato, denuo. Bocc. nov. , 3 . 24. E quivi da capo il Papa fece solennemente le sponsalizie celebrare. E nov. 1 3 . l 3 . E cosi detto, da capo il rab- bracciò , e ancora teneramente lacrimando, li baciò la fronte. E Vit. Dani. 27. Quindi poi se n’andò a Bologna , dove pocostato, se n’ andò a Padoa , e quindi da capo se ne tornò a Verona. Sen. Ben. Varch. 4 ■ ò- Quegli incitamenti che ti rinnuovano, benché già stanco, a prender da capo diletto. 57 — A capo alto 222 Col capo alto ; e siccome a questo modo gli uomini sogliono andare o per Risto , o per rnilensaggine , e simili , quindi fìgurntam. vate anche Con orgoglio , A maniera di stolto ec. V. A capo alto. 58 - * A capo basso, A capo del ponte, A capo di sotto, A capo in ciù , A capo all" ingiù, A capo all’insù, A capo innanzi , A capo levalo, A capo per capo, A capo ritto, A capo rotto, A capo salvo. V. queste voci. (N) 09 A capo chino “ Col capo chinato ; [e solendo portare il capo a questo modo gli umili , gli avviliti , o gli svergognati , quindi per similit. vale Nel modo di chi teme o di chi ha vergogna , o de’ vituperati , o degli umili , e simili .] V. A capo chino. 60—-A capo fìtto, simile a Capovolto, ma esprimente una caduta più. abbandonata e precipitosa. Ar. Far. 3 o. 55 . Fu sì dal colpo Mau- dricardo alllitlo, Clic si lasciò la briglia uscir di mano : D' andar tre volte accenna a capo fitto, ec. (P) Oi — Da capo al piè, [ Dal capo al piè, Da capo a’piedi, Da piedi a capo = Dal capo sino al piede della persona , e per similit ., parlandosi d'ogni altra cosa , vale} Da un estremo all'altro , Senza tralasciar niente. Lat. a capite usque ad catcem. Gr. •$k us jcs^jc- lìnee, nov. 7 g. tj.2. Tutto dal capo al piè impastato, dolente c cattivo ec., pur n’uscì fuori. Ar. Fur. 33 . io 3 ' U castello è più ricco assai che forte, Ove dimora d’Etiopia il capo : Ec catene dei ponti e delle porte, Gangheri e chiavistei da piedi a capo. » Borgh . Jose . Rimescolò e rinnovò dal capo al piè ogni cosa. (V) 62 — Capo per capo = Parte per parte. Lat. singillatim. Gr. xa.$ gxct'rrov. Segn. Stor. 7. 197. É’ aiubasciadore del re messer Claudio Vcleio cominciò a rispondere capo per capo. 63 — Di mio capo, Di tuo capo ec. = Di propria invenzione , Di tua invenzione , [ Di mio o di tuo capricci ^, Di mio o di tuo parere f 80 CAPO sentimento ] ec. Lat. ex animi mei sentcntia , meo marie, mco animo, mea sentcntia , ex animi tui sententia. t'ir. Dial. beli. donn.’òóy. Affermo non di mio capo, ma di sentenza non solamente de’ Naturali, ma d’ alcuni de’-Teologi, che la vostra bellezza è un’ arra delle cose celesti. 64 — In capo del mondo , In capo al mondo, si dice per accennare Alcuna parte lontana del mondo , e per esprimere Jìguralam. Spazio grandissimo di lontananza. Lat. in remotissima regione , in remotissima orbis terrarum parte. Ovài. Pisi. Essendo di lungi in capo del mondo. 6 f — In suo capo, parlandosi di bottega, o altro tniffìco , vale A proprio nome e carico , A sua ragione , A proprio conto. Pinne. Sacch. nov. ujt. Non dopo molti dì fece bottega in suo capo , avvisandosi di esser libero. jE nov. 192. Essendo Bonamico, del quale di sopra è detto, maestro in suo capo. (V) 66 — A castori. V- A cantoni, §. 2. 67 — A niscosdere : Giuoco fanciullesco. F.^.33.4, e Capanniscondcrc. 66 — d’ anno : Principio dell’ anno. Lat. aniius ìiovus, kalcudae Janua- riae. Tac. Dav. Ann. 4- 10 4- Gridava quanto n' aveva nella gola , benché imbavagliato: così si celebra capo d’anno ì 2 — Dare il capo d’anno , [ o il buon capo d anno] — Augurar felice l anno nuovo. Lat. ineuntis anni solemnia precari. Tac. Dav. Ann. 4. 104. Cesare nelle calendc di Gennajo per una lettera a’ Padri , ciato prima il buon capo d’ anno : disse ec. 3 ■— Fare ogni di capo d’anno: Maniera di dire , che si usa per dimostrare l’ esser puntuale , e non trascorrere coi conti e pagamenti alla lunga. 4 — A capo d’anno: Termine propriamente mercatantesco , evale Compilo lo spazio d un anno. Lat. anno exacto , post annum. 5 — Dal dì di capo d’ anno a san Silvestro — Dal primo Jìno al- V ultimo giorno dell' anno , Per tutto l'anno. (A) 69 - DEL LETTO, DI SCALA , DEL PORTE , * CO. V. §. 3. (N) 70 — del mondo: Parte lontana del mondo.yff64. Tac. Dav. Ann. i5. 214. Eranyi uccellami e salyaggiumi di varii capi del mondo, e pesci intiu dell’ Oceano. 71 — di casa: Il principale della casa. Lat. paterfamilias. Or. oìxo- harxÓTns. Fir. As. 2yt. Consumate che forono tutte le cerimonie che si costumano in quel paese alia morte d’nn capo di casa. 72 — Di latte: La parte più gentile del latte, il Fiore del latte. Lat. flos lactis. Gr. arSo? yakcv/Tos. Lib. cur. malati. La mattina si può loro concedere per vivanda il capo di latte. Beni. rim. 1. 5g. Capi di latte santi , non clic buoni , Io dico capi. 76 — di tavola : Il luogo più degno della mensa. Lat. lionoratior mensae accubitus. Gr. TqxvrojcAuna. F'ir. As, 196. Essendo già a ordine da cena, fu messo in capo di tavola. 74 — d’oca* : Dicesi per ingiuria a chi ha il ceivel scemo. y. §. i3. Gozz. Scrm. i. Vedrai tosto liti lampo Dell’accese pupille, e un tuono udrai D’ amara lingua, e subita tempesta Di capo d’oca, di bab- bionc e tronco. (N) 75 — d’ opera : Maestro d’arte. Oliv. Pai. Ap. 101. Berg. (Min) 2 — Secondo l'uso, Lavoro insigne. V. e di' Capolavoro. (Min) Mann. Gal. Lez. 1. p. 220. ( Veti. sy'iS.J Monsignor della Casa in un capo d’ opera, qual si giudica al parer de’ savii il suo Galateo. (N) 76 — Prov. Chi fa a suo modo non gli duole il capo = Chi opera secondo la sua propria volontà ne trae soddisfazione. 77 — Chi sta a vedere non gii duole il capo = Chi non ha proprio interesse nell affare , non ve ne sente pena. 78 — Cosa fatta capo ba : Detto ordinariamente per significare che dopo il fatto ogni cosa s’aggiusta ; [ovvero altra cosa simile .] Lat. factum, infectum fieri ncquit. Gr. ove. ir; p.\v Amarai rò riTvy t uivov ilext cérvx.Toe, Focil. Ricord. Malesp. 104■ Il Mosca de’ Lamberti disse la mala parola: cosa fatta capo ba. Din. Comp. 1. 3 . Dissono vo- leano fusse morto, che così fia grande l’odio delta morte, comedello ferite : cosa fatta capo ha ; e ordinarono ucciderlo il di che menasse la donna, e cosi feciono. G. V• 5.38. 2. 11 Mosca de’Lamberti disse la mala parola: cosa fatta capo ba. Dant. Inf. 28. 106. Gridò: ricorderà ti anche del Mosca, Che dissi , lasso: Capo ha cosa fatta. 79 — È meglio esser capo di gatto , che coda di lione È meglio esser Principe in uno Stato piccolo , che suddito in uno Stato grande-, [ovvero É meglio esser primo duna compagnia piccola, che ultimo d’ una grande ; o simile. ] Lat. malo servire mercede alii viro inopi, cui non multus victus sit qnamomninin mortuorum regem esse. Gr. rrfytiip.iv àlCky AVSpl -trip «jcAàpw, w M H’Otos ttoAus dr„ rf efàctiv psy.viCffi yaTieeljiyvyoiTii àva-effim, Omer. 80 _ Negare il pajuolo in capo , [ dicesi del Non voler giammai confessare la cosa che si abbia fatta , quantunque sia manifesta. ] V- Pajuolo. 81 — (Archi.) Capitello. Berti. Ori 1.8. 11. E le colonne di quel bel lavoro Hall di cristallo il fusto, e ’I capo d’oro. (B) 82 _ * (Leg.) Capo o Capi d’ accusa : Si dice de’ diversi articoli o punti circa de' quali alcuno è accusalo. (A) 83 — * (Al-. Mes.) Capo deila chiave : V estremità del fusto di è opposta agl' ingegni. (A) . 84 — (Anat.) Capo d’ un osso vale presso i Natomisti una parte rilevala e tondeggiante , eh' essi dilaniano anche Protuberanza. (A) 2 -— gallinaceo. * Protuberanza longitudinale , che sorge nell interna parte cieli uretra, tra la prostata inedia , e le due laterali. (A.O.) 85 — * (Marin.) Il davanti della nave, La prua. Quindi ne vengono alcuni modi di dire proprii della gente marinaresca: Portare il capo n Avere il capo a terra o al largo Mettere la prua del naviglio alla landa della terra o del mare. — Portare il capoal vento =: Presentare la prua al vento , come se si volesse andare in fàccia al vento .— Aver il capo a marea , vale che il bastimento presentala prua alla corrente del mare, (V*n) CAPO ; Il parapetto che ricigne la nave, ,, y. D‘ - tjfin 2 — Capo di banda : scolato. (S) _ , ao ì — Dicesi Capo piano o Cavo piano , il Cavo che si altane gomena per salpare. V. Viradore. (S) 4 —■ Tener capo == Andar di conserva. (A) 5 — * Metter il capo sopra un rombo = Fviger la prua dal parte per cui si stima di dover far cammino. (A) fi — * Dar capo = Legare, Ormeggiare. (A) 7 — di moro. * y. Testa di moro. (Van) , c g. 8 — di becco:* Picciol tappo di legno, taglialo a ,figg ia .. ^[t rncola , circondalo d'ima banda di ferro , forata ia tre luog" 1 lt sua parte piana per passarvi delle corde , o briglie che sere ^ e diversi usi, e segnatamente a guidare e tener salila le sartie staggi. (Va 11) _ /M- 9 — di edonpuesso : * Piccolo alberetto che fa risalto s ff! rl fi sta da prua ne' piccoli bastimenti , i quali non hanno l' buonpresso. (Van) itreU v 10 — d antenna: * Quella parie dell’antenna che eccede la # 5 za della vela , e che serve quando si prende il riccio. (Vu'V_ ■ ■ — d’ acqua : * Dicono i marinari per significare l al rea. (Van) ... — * L'estremità della gomena amarrala nel di dietro d ‘ - mento , che vuoisi varare, ad una campanella di ferro , 0 palo ficcalo ia terra. Serve questo capo di gomena per nle aF ; ^ naviglio nel tempo che se ne levano gli acori, o che se ne addentro i cantoni coll’ariete; in una parola nel tempo delle ’ q, vre, che vi si fanno immediatamente prima di lanciarlo nell evi ^ Tosto che il tulio è finito, si taglia la gomena con un’ ucce > la nave prende l’abbrivo , ed entra nell’ acqua. (Van) 86 — * (Bot.) Capo in terra: Nome volgare di un’ erba che aV i( . e p chiandosi alle biade nascenti fa loro gran danno. Non si f L ,. lezzn quale è questa, ma è probabile che sia qualche specie al ... dei Adini. Pind. (A) (N) oll ,. 2 ^— busco. * Con questo nome sono distìnte tre ombreU}f e ^ e d ,/ff) il Tordylium officinale, ilDaucus carota, e l’Amtni rnajus. (h-f! 87 — (G-eog.) Punta di terra che sporge in mare. Lai. Pro:no |lto ^ Gr. Tac. Dav. Ann. 2. ./a. Si mise a sbaraglio maggi 01 ' 0 1» A le ceneri, e passò a Cora , capo di mare in Toscana. F 6- 1 ^;|l.i ogni poco mutava luogo, e finalmente al capo di Miseno tic 113 ta ,e già di Lucullo si giudicò. E io. 2/7. Mentre fanno forza di sf 1 . qj. il capo di Miseno , un forzato libeccio li batìc nella spiaggj 3 pie ma. Beni. Ori. 1. 8. 20. Levando gli occhi, vede un inoliti 00 fa un capo piccoletto in mare. ~ Pijss"^ 2 — * Onde, Montare, Spuntare , Superare un capo = ■ fiP 1 al di là. Algnr. Sagg. £ Portoghesi superato il capa, furou 0 . 1 ' a distender nell’Asia ec. (A) , ■ nf Cavo. * (Marin.) Soprantcndeute , Soprastante , e dicesi con guniti caratteristici ad alcuni ufficiali che hanno autorità r sopra qualche uffizio , od opera. (Van) 2 — alberature. * F questi una specie di legnajanlo eh c oii' alla visita , e all’ accomodamento degli alberi, ha curii delbt lo ^ c (f servazione , lenendoli fermi sotto l’acqua salsa, entro te f oS f-, Jiff perla della pioggia e del sole. Egli ha pure l’ incombenza d‘J le gabbie, le sbarre, le teste di moro e simili. (Van) ji# 3 — uassoniere: * Ujfiziale di marina , che comanda. s0 P r l’ arliglieiia d’un vascello ; ha sotto di sé un secondo cap 0 le sue veci in assenza di lui. (Van) 4 — d’ asce. * Lo stesso che Legnnjuolo. V. (Van) ^ d 1 5 — dell’ eqdipagcio : * Uffiziale di marina il quale tutte le cose che spettano all equipaggio , all armamento, hf raggi , e alla sicurezza della nave. (Van) , or {i l . 6 — de’ corti: * È questi un ispettore che ha cura de P si degli steccali e che vi fa disporre i bastimenti, acciocché possano infra sè cagionare alcun danno. (Van) 0 7 — di guado : * Dicesi così un Uffiziale che in un P r f vj/rP* lofi le funzioni di Capitano di porto; egli è incaricato d 1 a lutto quello che riguarda la polizia de' guadi, de' porti * d'impedire che non si faccia fuoco in tempo di notte, > IC _ _ t -j!if nelle barche , e nei battelli; eli visitare ogni volta che v e s ‘ che tempesta , i passi ordinari! della navi, per rlc0, }'] sce, T di abbiati mutato o siensi alterali, ed altre cose simili. (V* 1 / 8 — di scialuppa: * Uffiziale che conduce la scialuppa •>• ^ la che i marinari non se ne allontanino quando vanno a e ^ s eit l egli pure in custodia tutti gli attrezzi della nave alla q ual luppa appartiene. (Van) valli, ir 9 —di squadra: * Uffiziale generale delle armate ff 1 fi ^■ comanda una squadra, un distaccamento , 0 una dividi sce/li. La nave su cui trovasi il comandante, e che P erc>0 l>‘ lt!> u anche Capo di squadra 0 Caposquadra, porla una corno ^ poly all albero d’artimone , quando è in corpo d’ armata ; nl jf ili c all’albero di maestra, allorché li è separata , e che coma 11 Pile. (Van) (f^ ,0 — m vascello. Lo stesso che Capitano, Padrone. „gic 11 — serviente. * Dassi questo nome a quegli dell eq ltl Ppiu 11 ' ha .cura di distribuire le provvisioni di bocca ; cs l s ° l i eì .o “ allo sportello che trovasi fra V cUbero di maestra, e l m J , timone. (Van) ,o Capo barren. ’ (Geog.) Isola del grand’ Oceano australe. ( v — piango * Capo dei Guatimala. — Cantone dell’is. di jy" — rogo. * Capo della Sicilia nella Falle di Mazzara. (G) — bon. * Capo 'elti della Colonia dello stesso nome. — Città dell’ Africa , 11 r t U cn lonia e del distretto suddetto, chiamala piti comunemente " dC P ° - ( G ) di hfifi * Palme c capo della Guinea superiore, — Una delle colline l, poli ’ ( G ) (N) - M ; Assai “- * U. Sassari. (G) " D't„ ’ rtivent °. * r. Sparavento. (G) ìl 0tì RlA * * Rat. Iusf.inoi)rtlis. CiLt.it deli* Lai. Iustinopolis. Città dell’Mirto, nel golfo dello stesso J ittà i fi Capo sulla costa seltenlr. dell isola di S. Domingo. — " M AT A p7,'V r.f < L"°" 2 C ' P ‘■ 11 ' Ga Geranio Venturi. . . c Iacopo Ricciardi ge- 0 stato / 0 °. Caccp giudicate atti; f le forze J a poter non solo difèndere Sev<; ''aiiz a J 0 ’ IBa cc - E p. 4 <• ìid era m.iravigliosa la costanza e per- , Cap ci f lor ? ■ . . confermata dalla virtù e dalla diligenza dei capo- " Per .?" al ‘ (N) Per '"fifi Capo in s : gn. di Guida, Scorta ec. Alleg. i 5 i. Eletti tolt fpeHdenti, come dire, a capocaccia del maneggiar delle ■irati e firrs!i..-,. «ost, c- As,e ^ c forestiere. T ^"Po f /.'J A ’ * Ga-po-ca-me-rà-ta. SosL com. comp. PI. Capicamerala. Ap ° c Asi 0 p Can!er ‘ita , Primo della brigala • Ammirai. Rag. (0) jq’° J t. C l 7'P°'Cà-ni-o. Adii. m. f. A. Che ha il capo di cane. S. J, l'Jio c . " , 2 - * 4 - Lo soprapponiamo a Priapo , ed a ciascuno r.®” ec a. ) nn anit> > e a Febrio. ( Il Lat . ha : Cyuocephalo , parola r ; . . 5 I<1 atj a ’,- A'a-poc-chia. [.V/?] Estremità di mazza a di iasione , che rfi U cann ^ Sfossa del fusto. Lat. caput baculi. ,G- B 'err de . S, A s P ilH . [ de chiodi e simili .] CJ dì c k \ j r a 'P oc *^ldót-ta. Sf. dim. di Capocchia. Piccola capoo ''■ritti,’‘ <: che UU j e specialmente le grazie di una lettera nella c; Z>n. r fi' ni i’iilfi 4 yfi'''- Wì ' J - [Add. m. adoperalo anche in forza di sm.) .'‘•«Pii r ’ Catorcio, Sènza senno. ^.Babbeo .Lat. insulsus, stolidus. n ° Co tn^ " ,r 3 ‘ i 9 - ùa. E io son un capocchio, Che so, clic ad ogni y ( 'elii 0 , tr, ganni. Beni. rim. 1. 24. Che posso e debbo aneli’ io ca- io lo a *V avc v a tanta e si leggiadra gente. Ar. Supp. 2. 1. ben ,1 i!ì ■ 0 un P 0 ' squadrar , se ha l’aria D’ unscr capocchio, '"'cniL'-f.Q "et'o essere, ??.° e (1 , J0 ’ p?'P 0c -chiù-to. Add. m. Capituto , Capitalo, Chehaca- (A)'N)" ^ a ^‘ n - T. B. 1. 1• Caiola , sorta di barba capoc- , Sf, p> ^ tifi’fio f g'fif' Testa grossa , Capo grosso. (Van) Ca^-( 0) ^•Poc-cù-to:^^.’ -■ V G -a Sr ;. i ! 0 . Ca-, ’m. Caparbio, 'O^to.Mahsp. C. r >a*r U n ’ Ga-po-cèn-so. Sm. Sorta "a tolti i cit- fi) M- r.gtr Avietio latta a »p<- ^ ^ capo . fs Cp n so oortegwni, la quale era mia ctrU “ P7 r casa e P er Eimiglie e botteghe. ; Cenno affermativo onda a’ cenni e a’capocbiui. (V) Capocollo, Ca-po-còblo. Sin. Pi. C-'poooiii. Specie di vivanda porcina* Pros. Fior . (A) Capocomico,* Ca-po-cò-rai-co. Srn. comp . PI. Capocomici. Capo o Di rettore di commedianti. F. dell’ uso. —, Capocommcdianlc, sin. (0) Capocommediante , * Ca-po-com-me-dian-te, Sm. comp. Più comuncm . Capocomico. F. (0) Capocroce, * Ca-po-cró-ce. Sm. PI. Capicroce. Strada che si divide in molte^ 0 molte strade che si riducono in una. F. a di Crocicchio.(4) C : jccociTORE.(Ar.ìVles.) Ca-po-cuo-ci-ló-'re. Sm. comp. PI. Capocuocitori. Colui che nelle moje svpranlcnde alle caldaje , ed agli altri cuoci - tori del sale. (A) Capocuoco,* Ca-po-cuò-ca. Sm. comp. PL Capocuochi. F- dell'uso. Il primo cuoco , dove ne sia più d' uno. (Van) Capodieci , Ca-po-diò-ci. [Am. comp. inde eli] Capo e Guida di dieci. Lat. decurio. Patajf. 1 . Egli é 'I gran scr Muzzco , e capodieci. Cap. Comp. discipl . 2 Ò. I capodieci ciascuno debba sollicitarc i fratelli della sua decina, che si confessino ciascun moie. Aegr. Fior. Art. guerr* Quattro centurioni , e quaranta capodieci. 3 — * Nell*arte delta lana o simili , così chiamasi quel ministro che sopmiiiende a vtu'ii manifattori o lavoranti. (Van) Capoc. * (Ar. Mcs.) Ca-po-ò. Srn. F. forastiem e del eommcivin. Impasto di puro cacano , con cui si fa la cioccolata senz ’ altro ing/'e- dicnte. l'arif Tose. S'ò. Capoè per introduzione lire dodici il conto deile libbre." (A) (N) Capofila, Ca-po fida. Sai. comp. PI. Capitila. IL primo della Jila , e dicesi propriamente de* soldati schierati. Magai. Leti. (A) Capocatto. (Veter.) Ca-po-gàt-to. [Sin. comp. Pi. Capogatti] Sorta di nudatila che viene alle bestie t [ed è quella che negli uomini sì chiama Gittoni.] (Da capo e gatto ; poiché è malattia del capo, e spesso invade i gatti.) Lib. Muse. Grande e dillìcilc a sanare ée lo capogatto, en passar stagioni e secoli , li cangiar lustri, stive, aratri c capoti , Pria che mai sì he! vollo in te si specoli. IP) Capoldogo , * Ca-po-ìnò-go. Sm. c.omp. PI. Capolnogbi. F. dell’uso. Lo stesso che Capitale, Luogo principale. Ma dicesi propriamente delle provincie o distretti. (Vau) (o) Capomaestro , Ca-po-rna c-sl.ro. [Add. c sm. comp. PI. Capomaeslri.] Capo e Svprantend-me di fabbriche .—, Capomaslro, sin. Lat. aedifieiis prse- fectus. Tac.Dav.Stor. i. zfib. Poco str tic a venire Onmnaslo a dirli clic Parchitetto e i capmuarslri l’aspettavano. Buon. Pier. 4. 2. 7. Chi (la ’l capomacstro, giacché (arili Cervelli ìian preso ornai si gran pendìo, Cui possa riuscir, mentre ei si vanti , Di sollevarlo. 2 — Per similit. Chi soprintende ad altre cose. Frane. Sacch. nov. 14G. E ’ì capomaesiro gli dà il caneslrnzzo della biada , cbè la inetta dall’ altra parte. Capomasfiria , Ca-po-màn-dri-a. Sm. comp. PI. Capimandria. Guardiano della mandria. Bnldin. Dee. La persona di un buttero , o ca- pomandrin, vestilo di mia rozza pelliccia, in atto di cavalcare un somaro. (A) Capomastro, * Cn-pr.-mà-sfro. Sm. comp. PI. Cnponiastrl. Lo stesso che Capomaestrp. V. (A) Capomese, Ca-po-nic-se. Sm. comp. PI. Caponicsi. Il primo dì del mese.Fr. Giord, 80. li perocché in questi capomesi ec. non si faccia onore a loro, si ha ordinato la Ecclesia le iéstivitadi. fi Palla de Gentili , che da certi falsi Dei nominarono i mesi , come Giano , riunirlo cc. J (V) Capomorto. (Chini.) Ca-po-ir.òr-to. [ Sm. comp. PI. Caponiorti. ] D i chimici si' chiama quella materia che rimane nel fondo delle bocce [od altri vasi ] dopo le distillazioni de’ minerali e d’ altro. Lat. fio , sedimeli. Gr. vi roVraons. Art. Far. por. 27. Il capomorto dello erriti! di vetriolo di venere, chimicamente falto senza corrosivi ec., |d- glia per sé medesimo mi colore verde sbiadato, il’ .fio. Oncia mezza di capomorto di vitriuolo purificato. Capoka, Ca-pó-na. [Add.f. di Capone, in sign. di Caparbio.] Buon. Tl-f. 1. 2. 6 . Ma non si vince un naturale istinto , Dna capona voglia non si sgarn. F Tane. 5. 3. E lei capoila inai non 1 ’ ha voluto. Capi»-a. * (Marin.) F. di comando per alare sul capone , e rimettere l’ àncora al suo posto. F. Caponare. (Van) Capokaroisr , Cla-po-nàg-gMic. [Sf] adr.cli Capone. Lo stesso che Caponeria. F. Fr. Giord. Pred. 11. Per distogliere quell’uomo ostinato dalla nativa sua caponaggine , nella quale si era più che mai posto in questo trattato. Capokamekte , * Ca-po-iia-inén-tc. Avv. Ostinatamente , Con caponeria. Il Redi ha usato il sup. C iponissimamente , il e/uule suppone l' uso del primitivo. F. Caponissimamente. (A) Caposare. * (Marin.) Ca-po-nà-re. Alt. Aggrappar I àncora , o sia Attaccarla coll' uncino del capane par issarla e tirarla al suo luogo. (Van) Capohcelro , Ca-pon-cèl-lo. [Add. e sm.] dim. di Capone, [nel sign. di Caparbio , Ostinato. ] Cecch. Fsalt. Cr. 3. fi. Quando io te lo diceva , capouccllo. » Sacc. Riin. La chiama caponcella, suggetli- na. (A) Capone , Ca-pó-ne. [ Sm. accr. di Capo. ] Capo grande. Lat. iraniane caput. Gr. xstpaVÀ dstx&jos. Buon. Pier. 3. 3. 2. Oh che gran capo ! oh che capone Ha colui fuor di legge e di ragione ! 2 — [ Tcstercccio , Caparbio, Ostinato , e s' usa per lo più addiettiva- meute.] Lat. pcrvicax, perfinnx, capito, capitosi». Gr. àripxprcs.Cecch. JPonz. 1. 1. Lapo è un po’ capone. Buon. Pier. 3. 7. Chi sta ben non si 'muova : io vo’ capone Servire disino a morte il mio padrone. Maini, 5. 1. E’ si trova Udini eli c sì capone , Che ad una cosa ec. 3 _ * Testa intera dì maschera. I.asc. A nudi. (O) à _ * (Marin.) Specie di macchina composta d’una corda c d' una grossa carrucola , alla cimile si accomoda un grosso uncino , che serve ad alzar V àncora quando si è tagliata la gomena. (Vau) Capokep.A. * (Zool.) Ca-po-nè-ra. Sf. Lo stesso dite Capinera, F. ( 4 ) Caponeria , Ca-po-nc-rì-a. [A/l] astr. di Capone. Ostinazione [ grande , Caparbietà , Incapamento. — , Caponaggine, sin. ] Lat. pervicacia , pertinacia. Gr. xviìxhiix, Lib. cur. malait. Sono ostinati, c mantengono la caponeria di volersi medicare. Caposiera. (Mìlit.) Ca-po-nié-ra. Sf. F. Capponeria. (Min) Cat-osissi»iamexts , Ca-pc-nis-si-nia-inéii-te. Avv. [slip, di Caporalmente.) Con grandissima caponeria, Osiinu(issirnainen f e. La’. obsliuatissime. Gr, àvSai'icrxrx. Red. lett. 2 zj6. Si feccia il Avviziale cnponissinia- inentc un di sì, e-un di'no. Pros. Fior.tì. ì3o. Senza cercar più altro, alloggio caponissiniaincnte alia prima osteria. Capqnjssimp , Ca-po-nìs-si-mo. Add. m. suo. di Capone, nel sign. del §. 2,' Ostinatissimo. lìellin. Lett. Bcrg. (Min) Capopagina , Ca-po-pà-gi-na. Sm. comp. PI. Capipagina. Fregio o ornamento di getto v il' intaglio, che si mette in capo alle pagine de' libri. (A) CÀvopART? , Ca-po-pàr-lc. Sm. comp. PI. Capiparte. Capo di partito. Cm\ Icll. 1- Pi- Vedendo certe guardie ec. certi rivfidiinenli di roc- CàPOROVESCIO che, ceri! slirancanicnti di capiparte cc., stavano in un certo tao- do forsennati. (V) . Capoparto , Ca-po-pàr-to. Sm. comp. PI. Capoparti. Così chiamano & donne quel ripurgamento dopo il parto , che da’ medici è detto Se* condina. (A) Capopiè, Ca-po-piè. [ Sm. comp. tronco di ] Capopiede. F. 2 — [ Usato c- me avv. ] Borgh. Orig. Tir. 20. Ma pigliare la c ° 5 ) capopiè cc. questo non si accetta. Fardi. Ercol. tfi 6 . Ter risponde 1 ''' 1 capopiè, gran danno ec. Capopieiie , Ca-po-pié-de. Sm. [comp. PI. Capopiedi c amie. Cap 0 P IC1 ^ Errore , Sciocchezza , [ o simile. , che così si disse per metafora > perchè Capopiede sembra che valga propriamente Caduta per hi 1 P‘ l1 i piedi vanno all’ aria nel posto del capo , c il capo va in ter) nel luogo de’piedi. ] (Altrimenti può dirsi die capopuah sìa cosa Id 1 ', avendo il capo ne’ piedi, o come il volgo dice spesso , pensando c °^ piedi.) —, Capopiè, sin. Buon. Finr. 2. fi. 1 3. Acciocch’io sia q ue 1 ’ io che debba poi Raddirizzar suoi sghembi c capopiedi. Capopiede. Avv. Sossopra, A rovescio , Al contrario-, onde Volge/, cl popiede — Capovolgere. [ Nel (piale signif usasi anche Capop iC > potrebbe dirsi pur Capopiedi, siccome antic. fu detto Capopiei. ] A» * summuni imam rendere. Frane. Succh. nov. fii. Le candele della ccer mctaf. ] Buon. Fier. 1. 2. 2. Il medico ignorante q ,,c ha morto, Quell’ allro ha medicalo capopiede. ,. Capopopolo , * Ca-po-pò-po-lo. Sm. comp. PI. Capopopoli. Lo slesso e Capipopolo. F. Face. Sopragg. ( 0 ) -, Caropur uo. (Tcrap.) Ca-po-pùr-gio. [Sm.coinp.F.A.Pl.Capopnrp-Ì^P^c. di medicamento che purga il capo. Lni.niedicameiitum capiti s calh al cum. Folg. Mes. Dell’ olio di cocomero asinino se nc fac un° c )!'■ purgio tirato su per le nari. E appresso : Olio di eoforbio è llie “ 11. iia solenne per uno eapopurgio alla doglia del capo. , Ug Vaporai.A , * Ca-po-rà-la. Sf. Grado di superiorità fra le oliate » spedale di Santa Maria Nuova in Firenze. (A) .... ali Ghibellini. Coen. Inf. 23. Colla parte Ghibellina , della <1 gli Dbeiti erano caporali. 2 — Per mi-taf, Fit. >V. M. Màdd. 102. Volendo ("Cristo) farei" 3 caporale sopra la vita attiva. (V) ,- s è 3 — (Milit.) Oggi diciamo nelle nostre milìzie a Colui che ha un determinato numero di soldati ; e solimi in ciascuna coinpitS 111 proporzione del numero d’essa. Pecor. g. 7. nov. 2. Aveva 111 l . Galeotto un suo soldato , che era caporale di 5 o lance, d/' 1 " 1 ':, ll0 2. E pria eh’ei giunga ad esser caporale, Mungerà certo p lU a sta’ di sale. ... . d- ^ — }’ per similit. si dice del Caporale de’bini, de' niiclit 01 ' 1 ’ Muhn. io- 46 . Tolti di mano al caporale i guanti. Capoh.u.e. Add. m. Principale. Lai. praecipims , rapitali». Cr. Amai. Ani. 2fi. fi. fi. Di tutte le ingiustizie mima è più cil i ,t> £) pache quella di coloro li quali ec. fanno in modo che v | ’gli‘ l “ Qi reni linoni nomini. G. F. 1. 28. 2. Roma cc. fa caperai fi gè sé medesima , c nimica del regno de’L-itiui. E 12. 8g. 2. E lettere a tutte le caporali città d’Italia. _ ■ l d’ Catoraedccio , * Ca-po-ra-!ùc-cio. Sm. dim. di Caporale. P‘ cC . 0 , ,jjU ponile. Magai lett. Qual è il caporaluccio, il soldatino! c iG Riccia tanto dì bocca ìu udire ec. (lì) e Caporaso , Ca-po-rà-no. [A’/u.] F. A. Uom principale , Maef 'f\ quasi Caporale degli altri. Lat. princciis, decorro. Gr. r,-y‘-F * ,,ò n‘...J v x.r,. -». -w. ■ " i Giord Pred. S. Ma questo Fariseo queste cose non pensava 1 gli pareva essere un gran caporano. f il Caporesto. (Ar. Mes.) Ca-po-rè-sto. Sin. Filza di coralli di lili g CL N misura , composta di i 5 o a 1G0 grani , che deve pesar uttd ce. (A) _ , ^2^ Caporetto. * (Gcog.) Ca-po-rét-to. Piccola cit. dell’ Illiria u el di Gorizia. (Van) _ _ ^ clt f- Caporicciare , Ca-po-nc-cià-re. [N.ass. Addirizzarsi i capelli a- , F. Caporiccin. ] . n io & Caporiccio , Ca-po-rìc-cio. [ Sm. Propriamente ] Arricciar 1 ( fri capelli, del capo; [ e fu detto particolarmente del 1 fimno i capelli per la paura. ) But. Inf. ifi. Capricciare c ^ tl ò s ! caj'cUi ritti , coinè addiviene per paura, cioè caporicciare, c il 1 ' dice: io ebbi uno caporiccio, cioè mio arricciamento di ca l capo, che significa paura. Capouiose , Ci-po-ri-ó-ne. [Sm. comp. PI. Caporioni.] Caporale 1 i p, It t i11 ' capo del Rione , o sia Quartiere di una <-ittà .1 Lat. decurto,1. Buon. Fier. 1. 1.2. I capitani, o pur gonfalonieri, O eh’ io 6 dir caporioni De’ sestier delia terra. flr' 5 ^ 2 — [In più estesa significazione , Signor principale.] Alleg- C ' 1 già 1 ’ noni quasi caporione Tutti gli altri mortali , Ed or i giorie ! È schiavo , oimò , eli tutti gli animali. . ff •‘J 1 ’ Caporiverso, Ca-po-ri-vèr-so. Avv. Lo stesso che Caporovescio^ Malta. Legandolo pe’ piedi al palco col capo all’ ingiù , ° vuol dire caporiverso. (A) # . ,,, t fi . Capororo. * (Geog.) Ca-po-rò-ro. Fiume della Marea i’'f erLO jl[l’ Caporosso. (Zool.) Ca-po-rós-so. Sm. PI. Caporossi. Nome e- ^ Penelope. Lat. anas penclops Liu. F. Penelope. (A) ^ ^ C.aporotto , Ca-po-rót-to. Sm. comp. PI. Cajiorotti. Cerve Cervellaccio , Uomo rotto. Uden. Nis. 5. 55 . Berg- fi t c Caporovescio, Ca-po-ro-vè-scio. Avv. [Sossopra , Col capp ^1. i 1 " 3 '*' le gambe in alto .]—, Caporiverso, Capopiede, Capopiò, sia- CAPORTOLATSO Gr. «a rw. Malm , 11. 3 o. DI modo eh’ci cascò capo- Svescio , Pigliando anch’ egli un sempiterno adoppio. aportolaji'O, Ca-por-lo-là-no. ^Sm.comp.Pl.Càrrovinhn'ì.il primo ortolano, gffai che ha sotto disè altri ortolani o giardinieri, Allgr. Sceso un di fra gli altri nel giardino, ed arrivato al caportolano. (A) aposacoo. (Idraul.) Cu-po-sàLdo* A/w. camp, PI. Caposabii. Punto sta- vde di murato , o d'altro , Jìssalo in un ponte , chiavica , o al- * r. SI | U1 ^ 1 ’ c * ìe mancano nel Vocabolario, e che si praticano nella no- C." ^“gna. (A) C\po v VA ‘ * (Geog,) Cà-po-va. V. A. F. e di' Capna. (R) ^ erso , Ca-po-vèr-so. [A/ 72 , comp. Pi. Capoversi.] Principio di verso, ver eiS ° r * cn,ì dnciaLo da capo. —, Capiverso, sin. Lai. principimi! c , M1S -> caput versus. Gr. àpx'O 'rov !• Ca-po-vol-tà-rc. [Att. e n. pass. comp. Lo stesso che ] Ca- j Sagg. nat. e.-p. 26. Sia la canna di cristallo co., c nia legata si capo voi li, e tuffisi leggiermente. E //2. Egli è c c B c ^ u: t utan do col dito la bocca C, c capovoltando il vaso 0 \, U \ Il \ ^ ter ' 4 - i 3 - La barca , 0 fosse error d‘incgual peso , Cak.v 1 ' a altra ca S' (,n i ^ capovolse. ■ v ° LTo 5 Ca-po-vòl-to. {Ada. m. da Capovoltare. Folto col capo in -•Ap, «iii ■> 1 Folto Drip Ul ^^* at ‘ !rc s *cno ec. capovolte: combaciale, e legale stve; o n i| 5-7. Tribuni e capitani adunque ec. portavnn Ip aun , ii0 snssn P ra " Lat. retro versus , avcrsns. Dav. Colt. i 55 . coli (li Ite. Tac, le ceneri ^ msegne lorde innanzi, e i fasci capovolti. Sodcr. Coll. A mezzo i (Ssu j Jn IUì lto mature f.'urej appiccate al paleo capovolte, bastano q, iu ^j j ' 5 '* yardi. p. 11 . Che dirò , che tutte (le piantej , fìtta i , - a ”°fca sotterra , e , come noi diciamo , capovolte , traggono 2 colle radici. I’ or r - J - a ^ a P ai 'le opposta. Porgli. Orìg. Fir. 160. E di qui nacque C*p SlA - f-'o? 0 ’ C ^ lc ^ oss - così capovolto san a 0 mantello, dicendo . Nella cappella di S. Bernardo fui io in nomedi tutto Putido, e ebbivi molti popolani i più potenti, perchè sanza loro , fare non si potrà. 6?. F. 7. 9V. 2. Net detto anno si cominciò a rinnovar la badia di Firenze, e fecionsi le cappelle e ’1 coro. * 84 CAPPELLACCIO a — Piccola clilcsinn, o Oratorio. Lai. saccllum. Gr. ^aat. Dìttam. 5. 15. lo vidi una cappella, onde il bealo Marco l’ingegno al Venezian disserra. Bocc. nov. 66. g. Ma che non volea di’ eli’ andasse ad altra chiesa che alla cap]iella loro. 3 — * Coll’ agg, di Maggiore : Dicesi quel luogo nelle chiese dov' è t aitar maggiore. (Van) 4 — Baracca di rami fi-onzuti , di frasche e di legname , che si rizza talvolta alla testa del campo, acciò il cappellano vi possa por t altare , e dir la messa , alla quale assistono i soldati. (Gr) 5 — Spezie di beneficio ecclesiastico, Cappdlania. Lai. bcneficiura, capellania. 6 —. * Si nomina cosi L’ officio pontificale celebrato dal Papa ; e dicesi che egli tiene cappella , allorché fa il solenne officio. (Ber) q — * Pr oh. Essere di buona badia a debole cappella = Vi ricco, diventar povero. F. Badia , §- 3 . (N) 8 — (Mas.) La moltitudine de’ musici deputati a cantare in una chiesa ; [ e per estensione II corpo de’ musici impiegati presso un sovrano, abbrucile non eseguissero musiche in chiesa, j 3 — Onde Maestro di cappella dicesi Colui che regola i musici della^ cappella. F . Maestro di cappella. Lat. coryphacus. Gr.xopvipx- 7 of, stxpxes. Matt. Franz. rim. buri Fanno il tuon fcrial, l’ acuto c ’I grave, E poi hanno maestri di cappella. 3 —■ Canto a cappella; Carilo figuralo. Spezie di canto musicale, che per lo più si usa nelle sucre funzioni. 4 — * Tempo a cappella. F. Tripla. (A) <) — * (Marin.) Baule in cui si custodiscono i paramenti, i quali servono a dir la messa sopra i vascelli da guerra de’cattolici. (Van) ’ — ’ 1 marinari chiamano Cappella quel rigiramento forzato e inaspettato che fa talvolta il naviglio per la cattiva manovra del timoniere , o per la forza delle correnti , o perchè in tempo di calma non si è potuto conoscere e rilevare il poco di vento che domina , o filialmente per un subitaneo cambiamento di vento. (Vali) Cappellaccio , Cap-pel-làc-cio. [V/«.] pegg. di Cappello. [ Grande e cattivo cappello. ] Lat. immani* petasus. Gr. m r«cro; ùtixiXios. Morg. < 7 . fi- Cu cappellaccio, eli’egli avea, giù balza, Per la percossa die si aspra fuc. lì 26. fS. Ed avean pur le più strane armadure , E i più strari cappellacci quelle genti. Ciriff. Calv. 2. 67. In testa aveva un certo cappellaccio di bronzo, che pareva una campana, a — [/'%.] Fare o Lare un cappellaccio a uno “ Darli o Darli un rabbuffo, e /'arlo rimanere in vergogna, [ In simile sign. dicesi Toccare 1111 cappellaccio. V. Cappello, j. lo.] Lui.increpare , objurgare. Gr. c"ubliov. Fardi■ Freni. 70.Può diremo che fare un cappellaccio, ovvero un cappello, nella materia della quale ragioniamo, ad alcuno, è darli una buona Canata , e farli un bel (-abbuilo colle pai-ole, o veramente farlo rimanere in vergogna, avendo detlo o fatto alcuno cosa ec. meglio di lui. Buon. Pier. 2. 2, 1. U11 lavacapo, Secondo me, non gli è mancato, e fo:co Ila qualche cappellaccio. 3 — Cavare un cappellaccio a lino =; Inventare una cosa che gli faccia vergogna. Lat. probrum in aliquem comininisci. Gr.koibjcpslvrivx. 4 — * Aver fatto cappellaccio ; Dicesi da' fanciulli quando voglion far girare la trottola , ed ella percuotendo in terra col legnaccio e di costato, non gira. (A) Varch. Ercol. t. 1. p. 127 .1 fanciulli quando vogliono girare la trottola, ed ella percuotendo in terra non col fèrro c di punta , ma col legnaccio e di costato, non gira, essi dicono aver fatto cappellaccio. (N) 5 — * Big. Uomo caitivo, maligno. Car. leu. t.i f Corn ij63.Jp,io6. Voglio dir per questo, clic sebbene cotesti cappellacci ritornino, ho spe- rauza clic penseranno ad altro che a turbarci questa presente quiete.(N) 6 — (Agr.) Albero coperto di viti , [ perchè la vite gli e quasi come cappello. ] Dav. Colt. ig6. Vetrini , oppi, saljconi, e tutti gli alberi buoni a far cappellacd. Cavrellaia. * (Ar, Mcs.) Cap-pd-là-ja. Sf. Colei che vende Cappelli, o la moglie de! cappella/o. F. dell’ uso. (A) Cai ■psll'ajo. (Al-,M cs.) Cap-pcl-là-jo. [A'/*.] tacitare di cappelli .—, Cappellaio, sin. Lat. pilearius, Cappellama, Cap-pel-ìa-ni-a. [V/i] Il beneficio che gode il cappellano. Lai. capellania. Car. lett. 1. m. Mcsser Antonio in’ha fatto una lettera a voi , che raccomodiate ri’una dello sue cappdlanie. Cappellano, Cap-pel-là-no. [Voi.] Prete che uficia cappella, o è beneficiato di cappella , [ cioè investito del benefizio di qualche cap- peltania. ] Lai. capellpnus, Gr. hpds. Din, Camp. 3. fi. I Fiorentini ec. vilmente e con vergogna In cacciarono di Bologna, e morto vi fu un suo cappellano. Bocc. nov. 65. g. E confessassesi o dal cappeh lan loro, o da qualche prete clic ’l cappellan le desse, e non da altrui. Pass. fìs.. O sieno rettori o cappellani in diverse chiese. B — * Quel prete stipendiato per dire la messa in quelle case particolari che hanno il priyilegio di far celebrare in cappelle private. (A) 3 —* Dicesi Cappellano d’annata quelprete che segue Vesercito per amministrare i sacramenti c far l'edtre funzioni della ehiesa,j)e'soldati (A) 4 — * .Dicevi Cappellano di Corte quel prete il cui uffizio è dii' la messa ab principi e principesse. (A) Cappelletta, Cap-pel-lct-la. [V/?] dim. di Cappella. — , Cappellina, Cappelluccia, Cappelluta, sin. fiat, sacellum. Gr. paliiot. Frane, Sacch. leu. 2ig .Ora in line a una picchila cappelletta, che si chiama santa Maria (Ielle Grazie sul ponte a Bubaconte ec., tutti li popoli traggono. G. F. S. 97. 1. E non vi rimase ad ardere se non la piccola cappelletta jn volta di Sancta Sanctorum, tir. Disc. an. 33. Per ornamento di una piccola cappelletta che, attaccata ai romitorio, avea dedicata al pome del divino Geronimo. Cai-clll inTi, (Ar. Mes.) Cap-pel-lét-li. Sm.pl. Sono que’ vasetti che s'attaccano alle corde , o catene, con cui s' attigue f acqua col bindolo idraulico da luogo profondo. (S) Cappelletto, Cap-pel-let-to. [Vm.] dim, di Cappello. —, Cappellino, Cappellaccio, sin. Lat. pilèolus, pìlcolum. Gr. znxlbnr. Pataffi, g. CAPPELLO Che ti Vfcrrù Orlando in cappelletto. Fiamm. j. ifis. Seguendone an altro con leggiadro cappelletto sopra i capelli. a — Quella parte del padiglione che cuopre il capo di esso. Lat. thè- lus. Gr, SoAoff. 3 — Coperchio di boccia da stillare. Lat. coperculum. Gr. itùgon 4 — (Milit.) Sorta d’armatura per difendere il capo. Lat. galea. Gr- xópvs, Morg. i5. 7 6. U11 cappelletto avea di cuojo cotto L’Amosla nte la notte in testa messo. * — Cappelletti si dissero alcune milizie [ Albanesi ] a cavallo- Guicc. Star. 11. 561 . A Vicenza sen’ va l’esercito con grandiss*™* incomodità per l« molestie continue de’ Cappelletti. E appresso •• N°° cessando però le molestie de’ Cappelletti. 5 — (Ar. Mes.) Pezzo di cuojo grosso, posto in fóndo della scarpa per sostenere il tomajo. 3 -— T. degli argentieri ed ottonai. Quella specie di scodellino , r f vescia a cui sono attaccale da capo le catene del turibolo e dea 1 lampadi. (A) 3 — * T. degli ombrellai. Quel cerchiello di tela incerala, fi musino o simile , che si meUe ui cima aali spicchi da capo dell’ c nl ' brillo. (A) . 6 — (Marin.) Grosso pezzo di legno, che serve a congegnare gli albu'h e ad incassarli uno sopra l’altro. (S) 7 — (Veter.) Midatlia che viene al cavallo nelle gambe di dietro, propriamente nella spessezza della pelle alla punta del garello', è tu 0 ' bile, quasi sempre indolente, e di mediocre volume. ] 8 — (Zool.) Sorta di falcane piccolo. Lat. falco. 9 — (b is.) Dicesi quello , per mezzo del quale 1 ago magnelieO’Si stiene sul perno, ed è libero di rivolgersi ove che sia. F. Perno. ('A Cappelliera , Cap-pel-liè-ra. [V/i] Quella custodia ove si ripongono 1 cappelli, Gr. ttiAa'v (fvXa-xp.. Cappellina , Cap-pcl-li-na. [V/i] dim. di Cappella. Lo stesso che CaP) pelletta. / . Lat. parvum saccllum. Gr. p,tx.(òt Upòv. Lib. soli. 44' Portalo in di di festa una mattina A battezzare in una cappellina- 3 — Dim. di Cappello; ed è ima specie di berretta. Lat. pilèolus. Gr- mxibiov. Lab. 25.1. Se ec. veduta l’avessi colla cappellina fondata in capo, c col veluzzo intorno alla gola, Frane. Sacch. nov. gS. Va cercano 0 d’ un fodero di cappellina vecchio bianco. Pataffi'. Egli è rim as *° in calze e in cappellina. , 3 — Fante della cappellina = Uomo astuto e ribaldo-, [forse da q ua ‘ che foggia di cappello che portassero si fatte genti. ] Lat. valer, v tr " sutus. Gr. iraroìipyos. 4 — (Ar. Mes.) Strumento di terra cotta , ohe riceve C acqua a gU‘ s capi' 1 3 __ # CAPPELLO Pcllarsi’^t/v, ® cappello =j Trarlo di capo in segnò di taiuto, Scap- fp eiì ^ ei - arnic 9 d* cappello. Mann. Lcz. Ling. Tose. t. 2. p. 24. I* 1 ' sì l> venne ec. P appellarsi taluno amico di starnuto , amie ®*!. care 'luti che noi, dallo scoprirsi salutando la testa, diciamo 9 _ ™ « cappello. (N) fa il °P cr toj°, [Cosa che cuopre o eh’ è sovrapposta ad un’ altra, come vidi j Oant.Inf. 3s.< 24VN01 eravam partiti già da elio, Ch’ io ■8„( p e Sdiacciati in una buca, Sì che 1’ un capo all’ altro era cappello, capò a 'n. ca PP c Ho, perocché’l capo del conte Ugolino stava sopra ’1 lo-i n„ C .|i, arcivescovo Ih'ggicri, e rodevagli lo cervello. Tc 8Sa I C0 P crta dicuojo che si mette al capo al falcone perchè non de eh’ . Unie ’ e non S1 dibat ta e si svaghi. Dant. Par. ig.34Q uasi falco* esce del cnrm..ll.» lvinnve In t'.t:i c coll’ale s’aDDlaude. Burch. da foche ” " Ond' . ce * esto 1 Che di state non porta mai cappello. li „ e Aspettare il cappello, dicesi degli sparvieri, o simili anima- a H’ettUl i " n " a S ev °L l e mansueti. Burch. 2. $4- E sia gentile , e 11 appello- tieni, rim. Aspettava il cappel coni’una forma. Cello me,a .f vale Lasciarsi aggirare. Belline. Aspettando il capisco 0,1 sonetti sarai più che ragazzo. ron ? c Ghirlanda. Lat, corona. Gn tm'Qaios. Bocc. nov. I. 5 . creden- vcuis- CAPPEZZELLA 85 Non i do chfT^ > ^ >1Cnt ^° ^ Er.inccsclii che si volesse dire Cepparcllo »c. c ?PPelto , cioè ghirlanda, secondo il lor volgare, a dir m^'^'ddel'è piccolo era ec., non cappello, ma Ciappelletto il chiari pg ?" Dant. Par. 25. 7. Con altra voce ornai, con altro vello Ritorne- Pr tn d, ta .’, c d in sul fonte Del mio hattesmo prenderò il cappello. Bui. poeti (P 1 * cappello, cioè la laurea della poesia , come pigliano li a .,° Sl coronano. Perder ^ J PP e 'l° d’aguto [o da chiodi, ] la par te superiore di esso , P (a . 1 , ta a guisa di cappello. Lai. capitnluni. Gr. r.iQxKxtov. Bue. A(t Uc A modo d’uno cappello d’aguto era. Tue. Dav. Posi. 4 2 9 - die dov°t aVVCD;ln,:c f' moneta si condurrà tosto a que’ cappelli d’aguti, Condurr ^ Cro essele la moneta di ferro degli Spartani. E Mori. ny. Lo * R Uan Cm 2. a luci cappelli d’aguti, che forse erano le monete del fèrro, /'he v ,er - *. 3. A- Se queste fusi cr grani di tempesta, O ceci o ’ 5 ^tp !T “ppei da chiodi. (N) Puri uu*> ? stei,sa ragione dicasi] Cappello di fango, il/org. 2.9. Ta r ìc * 25 i ìa- ^ Un S°jMa il gambo a quel cappello c troppo lungo. Bel- yjy’*Y s P°sc: I funghi poi'tano il cappello? ^faìlo. Rubbuiììx] Cecch. Cor. 5. 9 . E'iu’ba campato un gran cap* U>1 ^ aie 5 Dare 0 simili un cappello a uno rs Dargli o Fargli fare. 5 0 Farlo rimanere in vergogna. Lai . objurgare, incre- J v er ^rtfLvjr. Nov. ant. 2#, 2. Tu credi al matto un cappello «ìi ’ ma egli è rimaso a noi. Car. leu. 1. 28. Alla prima giun- Un cappello, che io non l'avessi aspettato, j 1 > <£ ^ cappello altrui=/ngf r mu«7’/o, Aggirarlo. Buon. Fier . c ^ c Untino a me corre il cappello. (A) e np 0 A. chi ha testa non manca cappello — Chi ha cervello fiù)/’/ f ro ^ 1 sa approvecciure $ ovvero , Coloro che hanno le cose inag- J* V( ^eJ Ul0 . iUìco & minori m 9 o anche, Chi ha le cose essenziali a- pT Q&i\\l\\J )rovi ’ e£ ? e delle accidentali. Serd. Prov. (A) Cappello di fèrro: Elmo , Morione. Lat. galea. Gr.xòpvs. 2 Mio di f or j°' ^ a ncora il balestriere a piede senza catefratte e cap- orì 0 o cs ^ Quel vaso, per lo più di vetro, che si adatta sopra le bocce T'I'I’.i 1 (. k' *l’>ando si stilla. Lat. operculmn. Gr. iril’.ua. Ricetl. Fior. ° s ho d e ] r< c . si pone il suo cappello , che suggelli benissimo , al def c .?" a e s ’ “ttacca il reci[iicnte con un cappietto di spago alla S>; ' Vb pi j Ppello. E altrove : Sopra la quale metti un cappello che * lD caoh.ai! ,so dalla bocca. Red. Esp. nat. 34 • Serrato 1 ’ ormale col CirpVxtOTTO , CeCp-pcl-lòt-to. Sm. T. di magarla. Specie di bulletta così detta dal suo largo cappello. V. Chiodagione. (A) Cappblloccia , Cap-pel-lùc-cia. SL dim. di Cappella. Lo stesso che Cap- pelletta. T. Frane, lett. lib. 3. Berg. (Min) Cappelhiccio , Cap-pel-lùc-cio. [ Sm. dim. di Cappello. Lo stesso che Cappelletto. F.] Sega. Stor. g. 258. Portava ec. in capo un cappel* luccio di feltro. M. V- g. 5o. E rimaso in camicia, vestito di sacco , con vii cappclluccio , e a maraviglia dispetto. 2 — [Ln sign. avvilii.} Cappello consumato e di poco pregio. Lat. pi- leolus obsoletus. 3 — [Usalo dal Burchiello in altro non ben inteso sign.) Barch. 1.4- Se i eappellucci fossili cavalieri, E i tegoli lasagne imbullettate. Cappelluto , Cap-pel-lù-to. Add. rii. Aggiunto per lo più di allodola ° gallina , che abbiano quasi un cappello di penne , per le quali sì distinguono dalle altre. Lat. cristatus. Gr. Xóqov ix uv - Burch. 1. 68. Gallina cappelluta senza cresta Conoscer non si può quand’ è castrata, Cecch. Esali. Cr. t. 4- Mona Ciondolìna ec. dava tre galline nere grandi , Per averne due nane e cappellute, Pcrcli’cran brizzolate.» Bare, del Bene , Leon, nella morte del Goga (Poligrafo rSv.il) E’so- miglia Un’ allodola appunto cappelluta. (P) 2— * Agg. di una spezie direttile appartenente all’ordine degli ojìdu, ed al genere vipera. Lai .vipera naja. Red. Esp. nat. 33. In queste pietre , le quali, per dirla come io l’intendo, son tolte adulterate o fattizie, o se pure sono state generate nella testa dì quel serpente chiamato Cobra de Cabelo, ovvero serpente cappelluto, ec. (N) (Pr) Cappelluzza , * Cap-pel-iùs-za. Sfi dim. di Cappella. Lo stesso che Cappelletto. E. Tratt. Gov. Eam. Debbono variatamente adornar quella cappelluzza. (O) (N) Capperi , Càp-pe-ri. Éoce dinotante ammirazione, (delta a maniera d’esclamazione , quasi con modo jonadallico , in luogo d'uri altra voce più sconcia , colla quale ha comune quasi tutta la prima sillaba , a la quale serve talvolta allo stesso uso. Si dice ancora Cappita , Canchitra , Canchigna , Cappiterina, Cappizzi ec., tutte voci inventate dalle donne , fórse per non dir Canchero o altra voce più sconcia.} Lat. papac. Gr. fhx&A. Lasc. Sibili. 3. à. Capperi! o va abbi spesso ’ ' ’■ -"-^-'• 1.3 .Ed è possibile Che tu fio l Cap| ) „YÌ"°' J aal la bocca. Bea. Esp ~~ 0 0 u ros b'ato, l’ accomodai nel fornello. 'il. onA ,' a Parte della campana da stillare che cuopre la padella. c il c a v.Gr. ~ -. CPmTT zeu/Ax. Cr. 5. 48. r3. La padella s’ empie di rosej . '■ — 7, '‘del piombo vi si pone di sopra, tj ' t0 rchi o Cil 'timpci ia. Quell’ asse che tiene unite da capo le Cosce (Archi À e ^Sl‘ serve di finimento. (A) ’tiar r “Pecie di copertoio de’ condotti de’ cammini ,jroslo per ‘tcei tyertura o sfógo , acciò il fumo abbia l’esito più facile. (A) ,,'T (Min v 0 g rlu >'a de’ mari di recinto. (Mil) 51 co u „ ff-eba falda di terra , o di pietra che cuopre il minerale ì t -hc )/ i " s ’ CA) Pe r r'!* Dìc?$ ras P a cu 3 sujjrunnuuui iu trtvo tu ^«unttuyci ir*vuui. 'tifici anche di quella massa spessa , che raccogliesi alla su- * f\s„J' n ' 1 ne’quali si fa fermentare il mosto della birra. (A-O.) S* «tea** 10 Far appello = Prendere il ven - ” U fratta ^ >er . €rrorc del timoniere , o perchè > * r nL ® W ììlftt.fp r1 % ntv/nfì ri ritmile npv .* 'À . “ graspa c he snprannuola al mosto quando fermenta. (Ga) ì IQ '. li Ir, 0 Far cappello = Prendere il vento contro voglia ; d ‘ il vento salta tutto 5f, ’ le n7’ , e sl mette d’ avanti, o anche per forza delle corren- g * (fig,. bovesciare , Traboccare. (Van) «cj; 1 Ca pit n '' ^ a PP c No di padrone : JJicesi quel diritto o regalo u^.di inòg,. " Pttaroni de’ bastimenti esigono per ciascuna botte r 'f‘ zu ‘ che si caricano sopra i loro bordi. (Van) (Hot'1 clle sl caricano sopra . . . . W^no ; 1 Specie di difesa di creta, vetrice , legno ec. con cui si * f 3 ( t'i!iili che non possono crescere se non all ombra. (Ag) r :/ r ’. m : 1‘Adin. (N) S r 4ni ... r P r ■ m. pel-ló-ne. [A'm.] accr. di Cappello. Cappello grande. Lat. Suoi "Ma n r f'se. Sibili. 2. 2. Por in capo cappelloni grandi alla b ae coii ci , " , lt - *■ 3. p. joy . (Coni. v;35f Trovami un buon fru- 5 .—» ‘azza ec /ip,l’P lcno » E da vento e da nebbia un cappellone E per torà , , fetajuoli. Grosso pezzo tn setaiuoli. Urossi a a U addofipiatojoj (A) di bronzo , a simile, dietro di queste poUczzolc? ò'alv. Grandi. 1.3. possi esser vivo ? capperi ! io Ali ridico. Maini. 2. 38'. Capperi ! può ben dir d’aver'ventura Quelli a cui tocca così buon boccone. Capperi dee. * (Bot.) Cap-pe-ri-dè-e. Add. e sf. pi. Famiglia di piante dicotiledonee polipetale a corolla ipogina èd antere distinte , che ha per tipo il genere cappero. Lat. capparides. (Aq) Cappero. (Bot.) Càp-pe-ro. [Sm. Genere di piante della poliandria monogami! , che serve di tipo alta famiglia delle Capparidee , e nasce sulle antiche mura e n e ’ terreni argillosi , formando de' bei cespugli. 1 suoi fori non aperti si acconciano in' aceto per mangiarsi e per condirne alcuni cibi. Si acconciano anche i teneri frutti , e gli uni e gli altri dicami del pari Capperi. La scorza di questo arboscello è amara , diuretica e risolvente .] Lat. capparis. Gì - , xàmeafis. ( Dal gr. Crpros Cipro; poiché questo arboscello abbonda nell’isola di Cipro.) Pallad. Aguale si traspiantano i porri , i capperi , c la collocassia , e la santoreggia. Cr. 12. 10. 3. Si semina negli orti ec. il timo, l’origano , il cappero c la bietola. Alam. Colt. 5. 100. Or dove batta il Sol tra sassi e calce, In arido terren si serri intorno II cappero crude!, chè a tutti nuoce La vicinanza sua. Capperone , Cap-pe-ró-ne. [S'm.} da Cappa. Cappuccio , Capponicelo contadinesco , o da vetturali, il quale è appiccalo a’ lor snUambar- chi per panarselo in capo sopra il cappello , quando e’ piove. Lat. cuculio, bardocucullus. Cr. 1. R5. 6. Potevi far ri pezzare e ricucire alla famiglia i lor camiciotti c capperoni. Pecor. g. i.nou. 1. Come fa notte si mise una barba e un capperone , e andò allo stanzone ove si vedeva questa vitella. Luig. Pule. Beo. 8. Io mi tirai poi dietro al tuo pagliajo , Oliò ’l vento mi brucava il capperone. 2 — Dicesi Portare il capperone per fuggir la ria ventura , che è Andar provveduto • detto dal d fendere che il capperone fa altrui dalla pioggia e da’venti. Lat. sibi caverò. CapperottatA , Cap-pe-rot-tà-ta. Sf. Sorta di vivanda , ò manicaretto di carni già cotte e sminuzzate , che poi si disse , con vocabolo più accostante al francese, Cappillottata. E- (l Francesi la dicono Capi lotade. ) (A) Pros. Fior. Berg. (0) Cai>pkrucua , Cap-pe-rùc-cia. [Sf. Lo stesso che 3 Capponicelo. E. Burch. 1. 79. Anzi quando s’empiesti le capperucce, Fir. rim. to’]. Più non si lini le bionde pastorelle Co’sacelli a’rozzì cria la capponicela. Varch. Stor. g. 266.$' usano ec. cappe ec. colla cappcruccia di dietro. 2 — Cappa misera e logora. Fior. S. Frane. i5y. Tagliò il cappuccio della sua cappcruccia , e dicdelo a quello povero por lo amore di Dio. 3 — * Fig. Dal cuoprirsi e nascondersi il capo che si fa colla cappe- ruccia , sì dica Andare alcuna cosa in capperuccia per dite Andarsene senza esser riconosciuta ed esaminata, o senza averne fatto esperimento , o piuttosto Andare in dimenticanza. E- Andare in cappe- ì-uccia. (A) (N) 4 — * (Anat.) Muscoli trapezio Bald. Eoe. Dis. alla v. Muscolo. Tra- pczzii, ovvero cuculiar!, che i pìltori chiamano la capperuccia. (A) Cai'percccio , Cap-pe-rnc-cio. [A‘m.3 La parte della cappa che cuopre il capo. —, Cappcruccia, Scapperuccio , sin. Lat. cucullus. Fir. Pam. buri. Fa capperucci di cento ragioni A questi saltambarchi da villani. Capi'Eruccione , * Cap-pe-rnc-ció-nc. Sm. accr. di Capperuccio. Lasc. Ceti. 3. tiov. io. z5o. E di poi messogli le mane tte e un mantellaccio con un capperuccione infìno al mento, lo menarono via. (B) Cappezzella. (Marìn.) Cap-pcz-zòl-la. Sf. Chiamatisi Cappczzelle alcuni pezzi di legno squadrati, più o meno curvi, i quali entrano nella composizione delle coste 0 membri della nave. ( Da capo e pezzo, quasi voglia dirsi pezzi principali della nave. ) (S) 2 — ut porche ; Le porche essendo altrettante coste interiori nella sii- 86 CAPPIETTO va , sono formale , come, le altre coste dell' ossatura della nave , dì mad ere , cappezzclle e scanni. fi. Porca. (S) Cappietto , Cap-pict-to. [ò‘w.] ditti . di Cappio. Lai . p.irvus nodus. Ri- cett. Fior. Si mette un altro cappietlo alla medesima palla. Buon. Fierff.Inlr, K con quegli abitini Tutti strozzati a nodi E gangheri e cappitili. 2 — ’ (Murin.) C.ippidti di borina : Capi di corde a farina di cappii, i (piali vanno attaccali alla ralinga o orlatura della vela , e il più lungo de' (piali non dee oltrepassare il tratto di un piede e mezzo ; servono per passarvi altre corde , che dicami piedi o zampe di borine. (Van) Cappillottata, * Cup-pil-lot-tà-ta, SJ. T. di cucina. Lo stesso che Cap- perottala. fi. (A) Campino, Cnp.pì-no. ] dim, di Cappa, Ar. Leti. 1, 2. E tu starai spogliato ? cc. portami Un cnppùio cd uà saccon di panno. Cappio. Specie d'annodamento, aie, consistendo iti due staffe e due ciondoli , tiralo l'un de'capi de ciondoli si scioglie, FU anche (J nella parte del nastro, spaghetto, o simile, che pende in giù dal nodo come una staffa,] Lai. nudus hixus. Or. dp.p,x àvup sVcV ( O l lat. capto io prendo. ) Bocc. nov. òi. 7. Ordinati mia fune con certi nodi e cappi da potere scendere e salir per essa. Sagg. nat. esp. off. Allora svolto il cappio delia legatura , I' argento medesimo opera ec. Buon, Fiev. f. 1. 10. Sciolgali la tela ciascun pel suo cappio. 2 — Quel nastro [clic, annodato a modo eli cappio, cioè con due stalle, e due ciondoli, serve ad ornare alcune palli delle vesti menta donnesche, spezialmente appo le contadine.] Lat. lacnia. Gr.rouvix. Bwn. Fier. 1. Jntr. De* ciudi vi saran, delle pianelle, Pettini, cappi , fior, dirizzato! , Vezzi, vespai, lisci, acque odorate. 3 — Sorta di legatura che fanno i vetturali alle some. Lat. nodus. Gr, £,",{.101. Ciriff. Calv, 2. 5 - 9 . Per non badare a disciogliere i cappi, Iscari- cavan la soma col brando. 4 —corsoio o scorsoio: Una sorta di cappio che quanto più si tira più serra, e che scorre agevolmente. Lat. luqueus. Or. zfxyh. Fior. Uni, Appiccata che ebbe una fune con un cappio corsojo alla trave. Fiv. As. 23 Presa la fune ec., e dall’alto acconcia con un cappio scorsoio, lasciatala penzoloni. 5 — del vomero : è quello che , quanto più sì tira , più striglie. Lat . nodus. Gr. ólppa, Cappità, Càp-pi-ta. fioca dinotante maraviglia o ammirazione, la stesso e/ie Capperi, [e nata allo stesso modo.] Lai, papae. Gr. frxfizl, Tac.Duv. Post, q fi. Avrei detti scaraventatevi ; ma, ceppila! il Muzio ci grida. Red. Ictt. 1 . 322 , Cappita ! io ho fatto da medico daddovero. Cappiterina , Cap-pi-fo-ri-na. Lo stesso che Cappita. fi. Capperi. Lat. papac. Gr. tfartsd. Zìbuld. Andr. Cappiterina ! sarebbe coju , se succedesse , da potersi maravigliare. Cawuzzi, * Cap-pì"-:i. fi. di esclamazione per meraviglia , come Cappita , Capperi e simili, fi. Capperi. Lai. papae. ( \) Capponaia, C tp-po-nà-ja. [A/?] Gabbino lungo in cui stanno i capponi. Car. AJatt. son. 5 . O va caccialo, Branco, in capponaja. Capponare, Cap-po-nà-re. [ All.] Cascare i polli, che poi così conci appelliamo Capponi, fi. Accapponare. Lat. castrare. Gr.tvvcvxfCsiv, tx.Tip.vuv, 2 — F per similit. diciamo degli altri animali ancora, c. sì trova anche in signijìc. n. pass. Lat, castrare. Gr. tx.rifj.vzn/. Fir. nov. j. 22./. La disgrazia d’ un povero prete Pislol.se, il quale , per non esser così cauto ne’suoi amori cc., fi costretto capponarsi colle sue mani./'m/io. Suedi, nov. 116. Se non s’abbattessimo a inesser Dolcibcnc, che gii sapea capponare. 3 —(Marin.) Capponare T ancora •= Afferrar V ancora col gancio del cappone per la cicala , issarla sino pi‘esso alla grua , ed ivi fermarla , quando si oblia salpato. (S) Capponata, Cap-po-na-ta. [Sf] Lo stesso che Scapponata. Festa solita farsi da’ contadini per la nascita, de' lor figliuoli , detta dall uccidersi e mangiarsi in essa de capponi. Capponato , Cap-po-nà-to. Add. m. da Capponare. Castrato. Lat. castratila. Gr. si ìvovxò^ogsvc?. Frane. Sacch. nov. 20. Il prete doloroso, levato di sulla botte, ne fu menato così capponato a una stia. 2 — [Fig, e prnl abilmente con parlar furbesco.] Patcff. 5 . Ciriege capponate son da gnaffe. Capponcsllo , Cap-pou-cèl-lo. [S/n.] diva, di Cappone. Lat. parvus capo. Frane. Barb. s 5 o. * . iC fit Capponigra. ( Mdit .) Ca|>p >m 1c-ra.Sf.F0ss a asciutta,scavata in § al „ (l #• quindici o venti moschettieri possono tirare orizzontalmente seì ser veduti. (A) Cappotto, Cap-pòt-to. [Vm.] Feri'ajudo soppannalo. Lat. p l8.‘- ìppotto , Cap-pòt-to. [Sm.] Fert'ajudo soppannato. Lat. pa^ 1 ^ # sutum. Gr. Iprixiav v-xsfpxixpdov, (V. cappa] Cecch. Dot, 2- 4 * lasciati tor tocco, giubbone, IVrrajuoìo , cappotto, e do le h* (|0 , 2 — Mantello degli schiavi, o marinari , per lo più di panno, c ^ pre loro la vita e la testa. Mala. 0 . 27. Chi per la pizzicaci produce II luogo, fi tragedie in sul cappotta 3 —- Nel giuoco di carie Dar cappotto — fiincer tintele bazze. 4 — * (Veter.) Sacco di tela grossa e fìtta, al fondo del { l :l, ì e , un apertura si ff dente perchè v entri l' estremità del muso a# 1 . ^ lo, c serve per togliergli la facoltà di mordere o di vedere vuol ferrarlo od assoggettarlo a qualche operazione dolorosi- Cappuccetto, Cap-puc-cèt-to. {Sm,] dim. di Cappuccio. —, CapP, j^io sin. Lat. cuculio, fìat, hf 23 . 1. In vendetta de’cappuccetti portati nel mondo, per simularsi dispregiatori degli apparati de j g. Cappucci, Cap-pùe-ci. Esclamazione equivalente a Capperi! Capp usata dalle persone timorate p o' non lasciare sdrucciolar ff ffie in parola disonesta che comincia dalla medesima sillaba. B u ■' teff. Baldov. Dr. (A) j e $fi' Cappuccia , Cap-pùc-cia. Sf. T. delle saline. Ponticello di ffifl 3,4 gioitalo , che s'alza su V afone , per quindi trasportarlo gftzzini. (A) _ . . Cappucciajo, Cap-puc-cià-jo. [» 9 m.] Che fa o vende cappu cC1, . 1. 5 /f. Guaine di scambietti e cappucciai ec. A Fonte Brant can le gotte. w/. cj lt Cappucciati. * (St. Ecc.) Cap-puc-cià-ti. Fanatici del secolo "b fecero una specie dì scisma civile e religioso , e preso per ■ un cappuccio bianco da cui pentiva una piccola lama dicevano esser loro disegno di porre m pace quei che ffi vano ; ma essi per procurare la pace incominciavano i’ l l e colla guerra , vivendo a spese (ti quell che non volevano faro. — Altri Cappucciati vi furono in Inghilterra nel seco ^ / ed erano seguaci di Wiclojfo che non volevano mai sc0 P J ' llS lavano i loro cappucci anche avanti al Santissimo Sacrai 11 '- 1 Cappucciato.* (Boi.) Cnp-puc-cià-to. Add tn. Agg. di Petalo, 0 “ che ha forma di cappuccio, Lat. encullatus. (A. 0 .) . .ffe ‘ Cappuccina. (Zool.) Cap-puc-oì-na. Add. f Aggiunto di una s r razza, sìmile alla tn u'mnnu, m i afqutnto più bianca. ( A.) . 2 —- Sciinia capimccina chiam ino i naturalisti una specie ( del genere cali Uriche, il cui capo , mani e coda sono LA fi’ 1101 " e l rimanente del corpo coperto di pelo bruno. Lat. sunia Lin. (A) (N) .... fl /' 3 — * (Bob) Pianta erbacea, che si c luva ne' giardini P er lo, e dicesi anche Calendula, fi. (Ag) (N) 2 — * ff anche nome del Cardaminto. fi. (Car) ^ f 0^,1 Cappuccise. * (St. Koc.) C;i|'-puc-ci-nc. Chiamali,i casi ceTle s \ t le i/uali assennino alia lettera la regala di S. Ghiai a t • cappuccini qu Ita eli S. Francesco, t'itero vivano rittnu ■ dedite affatto alla /iiotitetiza e all i contempi t zio ne. (*•") sS 0 % " dim. di Cappuccio. [ eh. nov. t~S- V' ■il* itU* * Cappoccino , Cap-puoc.ì-110. [A'/k.] d Cappuccetto, fi.] Lat. cuculio. Frane. Sai collo strascini ) del panno , il collo asserragliato da’ cappuce- rim. 1. 27. Nè perdi’abbia il rocchetto o ’l cappuccino. pm.4 mente pui^^ltu CLtt-O lli/W lieto, t w cappa > i. ! y m .v..... — . t (IO' Vtxre quanto si pub alla lettera La regola di A'. Francesco.]^ ^ sp sat. 6. L’arte V invesca poi delTiiuiovim, Diventa bacche ■ T r. t!/.^i .miaI !?«»• f- imvi^pinn _.* C*' nucenu poi ima laute , La scortica , e si vuol far cappuccino. ^ 3 — * ((Marin.) Nome che si dà generalmente, a tutu 1 Kfff) ^ che servono a collegare insieme le varie parti della nave. , 3 — D[ ponte * : Bracciuolo verticale di legno 0 ^ ^0 M S'' serve n formare una connessione particolare tra f aitava < serve a formare te e Li murala gersi. (S) DELLO SPRONE pari allorché queste pani cominciano nolo tiC , > É un bracciuolo per fa più ** 1 } (t ^f t , e to , che con una gamba è indir dato nella mota (■ 1 l c Jiioi l altra giace in parte sul tagliamare, e in parte sul ,r dùttile un’ intaccatura. (A) _ , dì 4 _ ,SV dice Cappuccino anche la mura di una veu s ti J h Onde si dà il comando: Murate il cappuccino della V ca ■ j'/J o Carbonara. (S) , , ,• a^ llC a ^ LUI uuiJai <(. ^ , f .,j flO -K, Cappcuuio, Cap-pùc-cio. dhìt.o che portavano 1 q. capo in cambio di cappello. Lat. cticullas. fiardi, ^ 1 V cappueeio ha tre parli: il mazzocchio, il quale c ra coperto di panno , che gira c fascia intorno pia , soppannato dentro di rovescio , ctioprc già é q.iella che, pendendo in sulla spalla, eia sinistra j il becchetto è una striscia doppia del che va ialino in Urrà , e si ripiega in sulla s, spesso s’avvc-lge al collo, c da coloro die vogliono L j« ^ 0 c più spediti, intorno alla testa. M. fi. 7- LO* Avva ^ m. corcn“ e U tcsUM la ‘ t..Uo il «jrfia difWi.ie ‘" '(pia fg. Jel inctlob.o c 1 i[ , .alla pii ‘'‘iiC . Ar CO. Avvali;" III' p ciò, cci inchinatolo con rivciciiza, gli disse, fioco. p ltt) Jii 1 ' riguardare a mi suo cappucci > , soprai quale era 1 avrebbe condito il calciuoli d’Altop ascio cc. lriM- o il^ nare il capo umilmente a ciascuno comandamento, vcrenza di cappuccio. — Quello che portano i frati continuamente , c già i preti , che poscia essendo di pelle di vai sì c.iuv e ia*- ,p CAPRA Baivi 5 ' f anl ' I' l f- 23. Gl. Egli nvean cappe, con cappucci bassi Di- ca a o.‘ l occhi. E Par. 3g. 116. E , purché ben si rida, Gonfiai i l uccio , e pi;, non s ; r i c hicdc. ( Cioè, il predicatore sentendosi CAPRETTA 87 a o.b ocelli. E Par. 2g. 116. E , purché ben si rida JC j 10 1 e più non si richiede. {Cioè, il predicatore ì’tLoJ!* ^ P°!’ ol ° scuote , ed allarga sollalzando il cappuccio , 3 rìc Sn>andosi.') pivi.u.e ; * T) ice si da’ banderai ec. quella parte che a guisa di \ ^ l< g chic sta pendente dietro le spalle. (A) di v,in°Jr ' * Cappucc‘° ( “ lc ciwprica le gote. , „ . „ .... , ed era una specie ^Mico.Bccc. noe. 65 . -lo. Messasi prestamente una delle robe del ’ c " n capjiuccio grande a gote , come noi veggiamo che i preti 5 L A gote. (A) suo'' ^ r ' -ddd. in. Agq. di Cavolo : Quello di color bianco, che fa il r.ù-1 ,!, eSt0 s °do e raccolto come una palla. Lai. brassica capitata. Gr. »d!e di Lattuga: Quella che fa il suo cesto in forma si- Afillo del carolo cappuccio. L.at. lactuca capitata. Gr. T 0 |[ c B ° 1 -) Aorta di flore di diversi colori. Fir. Dial. bell. domi, f08. cip,' 10 1 fior cappucci e i fioratisi , i quali per questa cagione s’a- doaue r ° n0 ( £’ le ’ 11( >mi , perciocché, come dovete aver sentito dire, _ls l„ 1v an ficainentc portavano in capo certe acconciature che si chiappi ° M l > ì 1ucc ' > c perciocché qne’ fiori si mettevano sotto a que’ cap- stiun, , «nell filerò furono chiamati fior cappucci, quasi fior da cappucci. iT E cosi dicesi da’ botanici un allargamento de'fili degli c ’ ,e co P ron T ovajo a guisa di cappuccio, come nelle ty ‘‘ CA. 0.) dine a', ') CA/.’ Specie di mammifero domestico appartenente all’nr- ^'aiicf' riiTn ò la nd, ed al genere dello stesso nome, del quale si hanno Cci i’ro 1" He cava hitle per caci, ed altre utilità. E'tufi lumina del erto “* ,ca pra. Gr. d'G. Dant. Inf. ig. i 3 i. Per Io scoglio sconcio le s arehhe alle capre duro varco. Cr. g. 7 6. 4 - Imperocché all,.; l re ?°1° randagie , c si dispergono, lìnee. Inlrod. a?j. Che non L ( i- cn fi si curava degli uomini che morivano , clic ora si curereb- rapre. er u ,i ■ Detto a donna per ingiuria. Buon. Pier. 4 - 2- 5. E nel fetor ha v dl queste sozze Capre (èbbi a dir camozze) Zingane, in liar- 5 - An h ’ io rolerollo. (N) li, i ;r , U . ,lre 0 Essere dove le capre non cozzano = Andare o Essere ltiouo' é ’Y" ,e - ^'‘ r - Trio. 3 . 7. E’11011 passerà du’ore , che l’amico sarà in 3 _ le le capre non lo cozzeranno. duq llr ov \ Cavalcare la capra inverso il cliino= Andare a rompicollo e«p „i e ln rovina , in uree inizio : detto così dall'esser pericoloso i Sfs/w,, E in precipizio : eletto cosi itali esser pe e tanto più verso il chino. Lat. in pracceps ruere. Mi Averne il torlo, Andarne colla peggio. lìnee, noe.20. et. la Ca '° V^ e ser Bernabò, disputando con Auihrogiuolo , cavalcasse a -- Qin lnvcrso il chino. stessr, j ca pre ha com3 = TVon s'ha util senza Jastidio ; ed è lo a ~~ Vass^ ù a poli* ha pipite. oi-ile fi ' , ca P r a zoppa , se lupo non la ’ntoppa = Si seguila a far 2upp a ' lc ' l è non s ' incoiTe nel gascigo. G. F. 6. 83 . 4 - V assi capra r * r, l*pa* 5f ’ J U P 0 non la ’ntoppa. Frane. Sacch. nov. f] 4 • Vassi capra ® "" Sul’ v SC 7 '"fi 0 non b> ’ntoppa. I nlt r ,lr *a capra e i cavoli=fflrùene a uno senza nocumento del. Spi,.' ’ 0 P ! ‘re Di due pericoli non ne incorrere in nessuno. Cecck. P'iircf, ' 11 ' 1 si può Fare in mo’da salvar la capra e i cavoli. fap ra ‘ freni. 22'à. Piacemi che voi andiate cercando di salvare- la Ilio: Tj 1 «voli. Salv. Granch. 2. 2. Come si suol dire in prover- 1 * A 1 nì! >di da salvar la capra c’ cavoli. v CCc ; i ^ a Pra vecchia bene sbrocca : Dicesi quando un vecchio o una ° ^ q "inngìa bene. Si trasporla ancora a molte altre cose. (A) > ndo nlcuno fa una spesa o patisce un danno per cui aspri, guadagno s’usa dira 11 latte torna alla capra, cioè quella ta ha. , ‘/'Mo -agio ,• gli Porterà guadagno. Serd. Prov. (A) Capra saltante. Sorta di meteora. [Trascorrimento per lae- l avi 5a j ‘n e ùàte di fuoco in diversi modi intrecciate , ' -' ~~ ^ sni.n, “ i,e P er 1 ° ciclo .1 Buon. Pier. 1. 3 . 3 . Delle O 1 tìl . t Sj)i ai — per ... __ _ - .. c Ua 8 j t 3 . 11 ^9 < I | *cstioiii Agevolalo mollo , c delia chioma 0 a ^ fra guisa , Delle conicle. » »... Arnese formato d una travetta piana le quali pa- capre saltanti S(lt ° per -dmese formato d una travetta piana o travicei ** 8m S(l ?. P^o o a pendìo sopra ^e, e talvolta sopra quattro Ehilf, a “‘ trespolo, a uso di regger pnnti o palchi postìcci , < V Iresti , l dipinge mura o altro lavoro intorno agli edijìziì. 1 travicello pn- •o piedi , che si r $$>,, mtuti \i uiii'i vh i/uj imiifinr tifali Panni, ^‘^esup 1 ^ sulle annate mura or braccia or spalle Cardie di «‘ c a, ‘ree capro Degli edUicii tuoi man scabre e arsicce. (Min) Wf'cnc ° hi . alt >‘i artefic.i si servono anche d'un arnese detto Capra, »? a b;ri Sln qualche differenza nella forma , come la capra ddcon- ^ 0i *o a .8g'- ,a fiHar lo pelli ; la capra de’pctlinagnoli , per fissarvi ^ Cl ‘ aro,/ 6 - l vu °le spianare col pavone-, la capra de’carradori e simili 3 - o- 1 /’’ lc n,0,e cc * C Va11 ) . S ° t>l, uU; ( ,c j l S no composto di tre gambe di legno unite insieme nella s °no collocate due girelle fìsse dì metallo. In una di c prda che , scendendo , va ad avvolgersi a mi altra , S( i , L f l ’]fcriore , da fa quale passando alla seconda girella P p r essere in un colla girella mobile attaccata al peso Il .... Sol si tocca. But. Quando il corno della Capra del cicl , cioè qnan* do Capricorno ec. i 3 — * (Mario.) Macchina fatta di due o tre travicelli , o hinghe e forte pertiche , le quali essendo unite o > legate insième in. alto s’ allontanano a discrezione nella parie inferiore, e sono sostenute da tre corde . ÌSel, sito della loro unione è attaccata una can-ucola a tre ruote. Questa macchina serve a ritirare i grossi pezzi di legno da fabbrica , che sono sulle sponde de' fiumi, o sulle orlature o'gengive da cantieri. (Van) 2 — * Dìconsi Capre certi grossi bottoni rotondi uniti nella parte superiore , e posti vicino d posticci nell’estremità d 1 una galera. (Van) i — * Lo stesso che Clavie. y. (Van) Capra. * (Geog.) ìsola dell' Arcipelago. (G) Cape aggine. (Bot.) Ca-pràg-gi-ne. [ Sf Pianta della diadelfia decandric , famiglia delle leguminose , di saper amarognolo , usata nelle farmacie c che'] si semina nelle piagge per ingrassare il terreno in cui si vuole seminar il grano. — , Luvanese , Ruta capraria , sin . Lat. ruta c - praria , galega odicinalis. Lib. cur. malatt. La capragginc , ovvero b- vanose , clic nasce ne’Ietti de’ fìumicclli intorno a qualche gorghetl 1 ". Capràja. , * Ca-prà-ja. Sf. Serraglio di capre. Lo stesso che Caprile. y. Salv in. Odiss. 28y. Dodici armenti sono nell' Lpiro , TantJ gregge di pecore, altrettante Di porcelli pasture , od altrettante Di capre ampie caprnje i forestieri Suoi pascono. (Pc) Capraja. * (Geog.) Lat. Àegiiiuin. Isola del 31 editeiTaneo tra la Toscana e la Corsica. (G) Caprajo , Ca-prà-jo. [Sm.] Guardiano e custode delle capre. — , Ca- praro , sin. Lui. caprarius. Gr. uÀyovógQ<. Porgli, yesc. Fior. 5 / 7. Poi secondo gli ulìiii cd esercizi! loi’o , armentai , caprai , porcai, ed altri nomi tali. Caprajo. Add. ni. Di capra 0 capro. Salvia. Inn. Orf (A) Caprallievo, Ca-pral-Jiè-vo. S/n. camp. Allevato dalla capra; e si dice di Giove , che si fìnge essere stato allattato dalla capra Amallea. Salvia. ILind. (A) CaprAra. * (Gcog.) Ca-prà-ra. Isola disabitata dell Adriatico , una del gruppo di quelle di Tremiti. (G) Càpraria. * (Bot.) Ca-prà-ri-a. Genere di piante della didinamia an• gìospermia , famiglia delle perso un atc , di cui una specie , Ca praria billora, è conosciuta col nome di Tè del Messico, perchè in America ove cresce si fa uso dell’ infusione tcijòrnic delle sue foglie , che hanno soavissimo odore. (A. O.) Caprària. .* (Geog.) Antica isola deW Oceano Atlantico in vicinmi^a dell’ Africa. (G) Capraro , Ca-prà-ro. Sin. Lo Slesso che Caprajo. y. Sannaz. cgl. g. Dimmi , caprai* novello, e non t’ irasccre. Tass. Amint. 2. 1. Che per quanto un caprar testé m’ ha detto. (A) Car. Long. Sqf. 88. Branco era capraro, cd Apollo se ne invaghì. J£ 8p. Promise dar loro in sua vece due altri ce. rari. (B) Salviti. Opp. PesG. 4 - Poùbò quando i caprari ai lidi menano Le belanti. (N) Caprarot.a. * (Geog.) Ca-pra-rò-la. Borgo degli Striti della Chiesa nella Delegazione di yiterbo , celebre pel palazzo costrutlovi dal yignota pc* Farnesi 5 ora della Corte di Napoli. (G) Capràsio j * Ca-prà-si-o. N. pr. ni. Lat. Caprasius*- ( In lat. vale con- duttor di capre.) (fi) Caprata. (Idraul.) Ca-prà-ta. Sf Lavoro fatto a foggia di capre di legname , in luogo de’ pignoni. (A) Caprro, * Ca-prè-o. N.pr.m. (Dal lat cuprea capra.)— Redi Aliarte.( Mit) Capreolare. * (Anat.) Ca-pre-o-là-re. Add. coni. Qualche autore ha chiamato Vasi capitolari i vasi spermatici , per le tortuosità che appresenlano nel loro andamento. Jjit. caprcolaris. (A. ().) Capreot.ato. (Bot.) Ca-prc-o-là-to. Add.m. Aggiunto di pianta fornita di coprenti. (Ga) Capreqlo. (Bot.) Ca-prè-O'Io. Sm. Produzione tenera di alcune piante , da Linneo della Cirro-, a forma di fili , con cui si attaccano alle piante , ed a’ corpi vicini. La vile (’vilis vinifera) ne somministra l dea meglio di qualunque descrizione. Il capreolo della vile si chiama propriamente Viticcio, y. (A) (Gali ) 2 —* (Archi.) Capreoli dicomi ì cartocci de' capitelli, y. Capreuoli.(Miì) Caprestaccio , Ca-pre-stàe-cio. pegg. di Capresto. 2 — Dicesi anche per i >giuria a persona scapigliata o scapestrata. Buon. Fier. 5 . 3 . 7. Voler saper da lui Chi di loro w vagheggi. Por chi di loro ci canti , oh capreslnccc! Càpresterja, Ca-prc-storì-a. [Sf. Metatesi di Capestreria, y. ] Bizzarria fttor dell' uso comune , Fivezza licenziosa , Detto caftriccioso. Lai. arguliac, argutìola. Gr. co^icfLcirtov , co^tcrisx. Capi'. Bott. Ogni lingua ha le sue arguzie e io sue capresteric , e la Toscana lorse più che V altre. Capresto, Ca-présto. [ Sin. Metatesi di Capestro. I r ■ e di ] Capestro. Lib. son. 1 ^ 5 . Prima al ballcsmo meritai ’1 capresto. Movg. 18. gt. K meritati hai già mille capresi*!. Fiv.As.21. li rinato dopo la morte mia , o , per dir meglio ? col capresto al collo. * mobile l 11 Ca po della prima cor,la sì avvolge con replicati gin diip ’ v,te . Vi en messo in movimento da due manovelle infisse uiT ^•eI) t Z^ LU ' 1 del WCLÌesimo - ( r,r ) n lvUrtten to da tormentare i rei. Buon. ' ■—. * /, ,na 7 Ca pia Pur senza corna r£ Uare u j-, wst r .'i V p J , . " Uni, -‘?P ri corn# , segno celeste. ,e - Par. 27 68 , 2. 2. E in capra = Tormentare i rei sopra lo strumento l.at. capricornus. Gr. xìy-- Quamlo il corno Della capra dei cicl col Dicesi anche altrui j/er ingiuria, [ o per ischerzo,’] qusin Dep.no ili capresto. Lai. lurcilér. Buon. Tane. 2. 3 . S’io non t inteuilo. C. Tu ’ntcndi, caprcsla : Ti porlo di din pino mia richiesta. CAPRESTiinr.o , Cii-prc-stuù-lo. [ò/».] duu. di Caprr.,tu. :» — Dicesi anche ad uomo jicr'incuti ta come torca, e simili. I.nt. furcilér. Gr. [xxtrrrylxi. Lasc. Gel. 7. 0- Caprcstiulo , che non ci andavi tu ? Capretta , Ca-préMa. [. 9 /i] dim. di Capra. Lai. capoila. Gr. a«y virgulto rodendo. E oppresso : E piovendo sopra a quelle caprette che ivi pascevano , léce lor mutare i bianchi velli nel colore dell’oro. 88 CAPRETTINA 2 — Dim, di Capra, nel sign. del §. io. a. Bene. Cdl. Prefi 119. Mestatisi sopra due caprette di legno tanto basse, quanto l'artefice ci possa correr sotto colle mani. (V) CapRettiha, Ca-pret-tì-na. [Sfì diin. di Capretta, iat.parva capella. Or. tdytòtov. Fr. Giord. Predi R- Per que' laoghi si portano a pascere le caprettine. Tran. segr. cos. domi. Usi il fegato d’ una caprettina, la quale sia nata di due giorni. Ceprettimo, Ca-pret-ti-no. [Jm.] dim. di Capretto. Lor. Ved. Fieno. 33 . Cara Ncnciozza mia , i’ aggio inteso Un caprettin che bela molto forte. Capretto , Ca-prét-to. [Jm. dim. di Capro.] Figliuolo della capra. CAPRINO a difformità p 0s comandamento gli cosse un capretto, e poselo sopra una pietra. M. Aldobr. Carne di capretto sopra tutte 1 ’ altre carni si cuoce più leggiermente. Gr. g. 7 6. 4 - Quando i capretti sono di tempo di tre mesi , si sottomettono , c cominciano a esser nella gregge. o .— Big, Cavare uno di capretto = Pialo becco. Fir. Lue. 5 . 7. Guarda se mi vorreldbe cavar «li capretto testi). 3 — * Prov. Dicesi in modo basso d'un uomo molto disgraziato: Più disgraziato die i capretti die muojon giovani 0 divengon becchi. Serd.Prov.(A) Capreeoli. (Archi.) Ca-pré-uo-li. Sm. pi. Membra degli ornamenti del capitello, delie anche Capreoli, Cartocci, V'iticci, Caulieolie Cavicoli. Foc. Vis. (A) Caprezzo, Ca-prcz-zo. [ Sm. F- e di « Capriccio. I Detto nel sign. di ] Ribrezzo. Diitam.1. 6. Le due da iato, di’cu fra il sole e ’1 rezzo, Abitabili sono e temperate ; 1/ altre mortai d’ un ghiaccio e d’ un caprezzo. Capri. * (Geog.) Lat. Caprcae. Isola del Regno di Napoli nei Meditele rarieo rimpelto a Napoli. — Città della medesima isola. (G) Capria. * (Gcog.) Cà-pri-a. Lago dell’Asia nella Panfilia. (G) Capriatto , Ca-pri-àt-to. F. e «//’] Captinolo. Lat. capreolus. Gr. SopxaJiov. Lib. cur. malatt. Uà medicina fatta colla milza del capriatto è buona e valevole a questo male. Capribarricornipede , * Ca-pri-bar-bi-cor-ni-pc-«le. Add.com. comp. F. capricciosa e ditirambica con cui il Redi ha vagamente nominati i Fauni come quelli, che hanno faccia di capro, con barba c piede fesso. Red. Ditir. Capribarhicornipcde famiglia. (A) Capiuccetto, * Ca-pric-cct-to. Sm. dim. di Capriccio. Algar- Congr. Cit. 7 1. Qualche capriccctto che di tratto in tratto le venisse, facilmente gliel condona; anzi credi che i capricoctti condiscono le bellezze, (li) Capricciaccio , Ca-pi'i&ciic-cio. [Sm.] pegg. di Capriccio. Doni Cam. Burch. (A) Capricciamest-o , Ca-pric-cta-uién-to. Sm. Lo stesso che Capriccio. V. Paneg. Denrelr. Fai. Berg. (Min) Capricciare , Ca-pric-cià-re. [N. ass .] F. A. F. e «//'Raccapricciare. ( V. Accapricciare.) BuL.Inf.14. Capriceiare c levare li capelli ritti, come ad- divicnc per paura, cioè caporicciare, c però si dice: io ebbi uno capriccio, cioè uno arricciamento de’capelli del capo , che significa paura.» l’ut. Inf.22,1. Capriceiare, cioè spaurire. (F, la Nota 35 g. GuitU lelt.J (V) Capriccio , Ca-pric-cio. [Sin .] Quel tremore che scorre per le carni , che fa arricciare i capelli, o per freddo o per orrore di checché sia, o per sopravvegnente febbre. [In questo sign. è F.A. ed ha per sinonimi Caprezzo, Ribrezzo,Riprezzo, Raccapriccio.] Lat.horror. Gr.uplr.71. PaoL Oros. Trattone ti urta il cervello , con desiderio, e senza riprezzo , ovvero capriccio, come fossero veraci vaselli da bere, usavano. Folg. Mose. Coloro che sono morsi dello scorpione cc., triernaoo, sudano , hanno capricci per tutta la persona, c si arricciali loro i peli. Fir. nov. 2. 20 8. Ancorché per li molti minacci c per le straue parole avesse su quel principio un gran capriccio di paura, a — Pensiero, Fantasia,Ghiribizzo,Invenzione,Bizzarria—,Capricciamento, sin. (La voce capriccio, tolta in questo senso, deriva forse per similit. dall’indole bizzarra delle capre e de’ caprioli. Parenti.) Lat. inventum , arguirne. Gr.irfòv/ii *. Farcii lez. i6y.Ver lo che come degli uomini o ingegnosi o buoni solemo dire, che hanno belli concetti, o buoni o alti o grandi, cioè bei pensieri , ingegnose fantasie, divine invenzioni, ovvero trovati, e più volgarmente capricci, ghiribizzi, e altri cotali nomi bassi. Beni. iim. 55 . E’ son capricci Ch’ a mio dispetto mi vo- glion venire. Tao. Dav. Ann. 11. i'àg. Dicono che Vezio Valente per capriccio inarpicò sopra un alto arbore. E Colt. 166. Onde noi veggia- Bio in ogni professione c arte , fuori de’ precetti ordinari!, spesse volte di nuovi capricci e di bizzarre fantasie. 3 — * Col v. Andare. F. Andare a capriccio. (A) 4 — Col v. Avere : Aver capriccio d’una cosa, [o Venirne il capriccio] =2 Averne voglia. Lai. cupiditate afiìci. Gr. ìvcàv,usà>. Tac. Dav. Ann. 12. ifS. Calpurnia ec. fu sperperata per averla il Principe chiamata bella, ragionandone a caso , non per averne capriccio. » Beni. Ori. 2. 5 . i 3 . Ma tanto più gliene viene il capriccio, Quanto le cose son più faticose. (V) 5 — * Col v. Stare. F. Stare a capriccio. (A) 6 — * Col v. Toccare : Toccare un capriccio ; è lo stesso che Venire in capriccio. Salv. Granch. 3 . 7. Ma come Può essere questo, che gli sia tocco Cosi questo capriccio in su le sei, D'andare a rivedere i magazzini? (N) 7 — Col v. Venire : Venire una cosa in capriccio e Venir il capriccio d’uoa cosa Averne leggermente voglia. Seguer. Mann. Gemi. 8. E chi lascia un ben maschio ec. per farne uno debile, qual è quello che gli viene in capriccio. (P) (A) ® * In modo aw. A capriccio. F. (A) 9 — * (B. A.) Far .di, capriccio—Operare di propria invenzione senza esempio , ed ò< o/$àpio a Ricavare o Far dal naturale. Bald. Foc.Dis.[M) 1 ~ Dicesi anche talvolta Capriccio alla cosa stessa cosi fatta. Bald. Fóc. Dii (A) IO' (Miis.) Un secolo fa cosi fu denominato un componimento fugato per cembalo sopra un tema ' vivace , non lavorato però rigorosamente secondo le regole, della fuga. Nella metà del secolo scorso il Caprìccio mi il nome et un pezzo et esercizio con passeggi ec. per un istrumeiuo el eirco. Oggi s’intende linei specie eli tiferei fantasia, proi. Capricciosissimo, Ca-pric-cio-sis-si-tno. Add. m. sup. di Capriccioso. Fior. Basi. Ross. Cica! Berg. (Miti) n -»(N) Capricciosità,* C.-priocio-si-tà. Sf. astrali Capriccioso. Ruscelli. Capriccioso, Ca-pric-ció-so. Add. m. Che ha capriccio, nel sign. 1 ' e F. Bizzarro. c e- 2 — [ Dicesi anche delle cose fatte come a capriccio ; e parlami 0 , se naturali, vale Straordinario, Di forma e figura strana, i' alllC n al lici Buon. Pier. 2. fi. 18. Osservai bene Sovra certi scafiàh «è* capricciose, roccic tetre. . ft. Capricobnio. * (Astr.) Ca-pri-còr-m-o. Sm. F.A. F. e di' Capricorn ■ Giord. 53 . Che lue in quell’ ora il sole nell' ultimo segno di ^ cornio. E appresso : Il sole era in ultimo segno di capricorruc^y Capricorko. (Astr.) Ca-pri-còr-no. («fin.] Segno celeste , uno . 0. dello zodiaco, [ composto di 28 stelle, fra il Sagittario , e 1 '"Lo, rio ; cosi eletto perchè si suol rappresentare sotto la figura d un f ^ lei cui groppa termina in coda di pesce. 1 mitologi dicono *’■' ,J Capra Aiualtea, ovvero il Dio Pane, cosi trasformalo, alterchi tee ^ gigante Tifone. F. Capra, §. 1 2.]—, Capricornio, sin. Lat. c a P rl ^.„,ct- Gr.ulyóy.ipiee.Dant.Purg.2. 56 . Lo Sol, ch'avea colle saette conte JJ ^ zo’l ciel cacciato il Capricorno, (juul. G .Piacque a Dio padre, c * ,< j il celebrata la nalivilade «lei nostro Signore Gcsucrislo, essendo a . ,.|io, Sole in Capricorno. M. Aldobr. Quando il Sole entra in ca P 1 ' c bi , r cioè a mezzo Dicembre. Fir. As. 27 1. Inchinandosi alle vcrneree. nate del Capricorno , senza aver mai cencio di ferro in pie i 1111 «a- va mestiere» camminare su per quei ghiacci , che tagliavano co soi. Guar. Pa.it. fìd. 2. 1. E dall’uscir che fu’di tauro il Sob-'j all’entrar di Capricorno, sempre In colui guisa stetti. j„ (i Gaprificale, * (Mit.) Ca-pri-fi-cà-lc. Add. coni. Giorno consti® Fideano , nel quale gli Ateniesi gli offerivano alcune monete, tre Capiupicare. (Agr.) Ca-pri-Q-cà-re. AU. Appendere ai rana dell 11 / r tj 0 dimestica i frutti elei fico salvatico, a fme che uscendo eia 6*0 f,.rl gl’ inselli, i quali sogliono avervi nido, e traspeiriando seco ^‘l”.’Inseminale de"frutti medesimi, la introducano ne' frutti della fi ce V s r mestica , fecondandoli e affrettandone per tal modo la nirUU'^ 11 ^ ’ condo che un tempo si credeva. Lat. capri licarc. Pollad. ^y! 1 ^'.[^1 Nel mese di Giugno,quando è *i solstizio,si vogliono caprificare g* 1 ‘ c j0(i dei fichi. E G'iugn, 5 . Li arbori del fico si vogliono caprifcai c > aprir loro la buccia. (V) . r (l Ju Caphif/cazione. (Agr.) Ca-pri-fì-ca-zi< 5 -ne. ’Sf Operazione che contadini^ per far maturate subito e quasi in un sol tempo^ 0 - la quale consiste nel far punzecchiate tali frutti da una specie f, schernii , che non si veggono svolazzare f uorché intorno a J lC Caprificare. (A) . # Caprifico. (Bot-) Ca-pri-fì-co. [ Sm. Albero di fico seh>atic*> c \, a ttxmco di meaiocre grandezza piu o meno inclinato ; la scor JaP lastra , uni'òrme, scabra ; trami alterni, curvi} le foghe alterici ^ late, grandi, palmo-lobate, di un verde cupo , scabre al di 1 J* bescenti al disotto; i frutti consistenti mi ricettacolo o fiori, sessilL disposti lungo i rami, verdi, giallastri o vioUtd e a jy, maschile. È indigena ne'paesi meridionali d’Eurvpa e dell'-q 51 ' \f ficus carica Liu.] Gr. ipivtóf. Pallul. Maiz. 21. Alcuni lìchcreto l’arbore caprifico, acciocché non sia bisogno a Pl H ‘ n<1 .jfjcu 1 ogni arbore i pomi per rimedio, Cr. 5 10 . 7. Innestasi nei cap* nel moro, nel platano colle gemme e co'rampolli. ^ Capkii'ogliacee. * (Bot.) Ca-pri-iò-glià-cc-c. Ada. e sK pi. piante di cui fa parte il Caprifoglio, e che ne contiene nUrt / dici generi. (Ag) ^ lo' Caprifoglio. (Dot.) Ca-pri-fó-glio. iSm. Specie di pianta del g e ' era, tipo della famiglia delle caprifogliacee. Si trova ne ^ giorno dItalia ed è un grazioso frutice . Chiamasi Madreselva r... 1 _;__t':., t r 7\.. n .... n c £ni?o . • 1 ivo*" Madi ; csclva u cfi glio. Lat. lonicera capriToliuin Liu. ] Tes. Pov. P. S. ( cC Jii< foglio, messo negli occhi , giova molto a ogni maialila deg' 1 f tS . Caprigko , Ca-prì-gno. Add. [ usato anche come sm. ] L° t Caprino. V. Jac. Sold.sat. 1. L’antica commedia del ccllb s 1 satiro sua maschera compose C ha mischiato il capngno *-0l Caprile, Ca-pri-le. Sm. Luogo dove si raccolgono le capre. j 0 ja, sin. l'av. Esop 3 :. Desiderando la capra pascersi , e teifl L ’l lupo non venisse al caprile a toglierle i figli ec. (V) ; jYi Caprimembre , Ca-pri-mem-br' - i.,i me . , cb* c n P-i Caprixierkale , Ca-prin-fcr-nà-le. Sm. Dizi ne ditirambica ’pj lV alJ '' di due ridotte in una ; che significa Caprone il’ inferno, .qiVcr forma di capra , sopra la quale si favoleggia che vadm i0 d congressi notturni dì Rpnpcpnt.n. Maini. ( A') - - ^ iV riho, Ca-prì-no. Add. m. Di capra, Che viene da rigno , sin.Lat. caprinus. Gr. city noi. Bocc. Lab. 563 . c q 1 ’’’. : ti posso dir del lezio caprino, il quale quando dal pi 0 *'' o da fatica tutta la corporea massa incitata geme e spi*' a * ' CAPRIO stiralo"!!** n danno a bere la barba più rigogliosa del feto, u y \ v °ip e nel latte caprino , per accendere lo appetito del coi- l'elle K VUL ’ OfP" P esc - 4- Allora 1’nomo Vestito lutto di caprina £ som- !!PP resso '• E getta in mar delle caprine carni. E appresso : 2 — p ( , 0 a * “'no getta di caprina Zampa l’innata carne. (N) :inj.Ó,P 1 S P utav ‘-kHa lana caprina, o dell’ ombra dell’ asir co ? a f ri ™la , che non rilievi niente. Lat. do asini umbra , sp utù ] jpP rina ‘ 7T£ P l à'vov troiài. Farcii. Ercol. iy. Se mai si di- Ca prina C 0ud)ra .deir asino , come è il proverbio greco, o della lana 5 c ome dicono i Latini, questa è quella volta. siguif t m , ° dl sost. Si dice Jl caprino del pari che il caprigno per un i. a,e d ^zzn capràio. ] Bocc. conclus. i3 . E se non che di tutti : Di- 4 _ V * C11C del caprino, troppo sarebbe più piacevole il pialo loro. detto I caprini per dinotare le c apre } ^! lì ^ an ^° di Greggi , si trova il g r ’ l ‘9‘79' - 2 -Di necessità convien che si faccia da coloro che v massimamente i caprini, i quali per le rupi con- Hiu 0i /y Ute vanno pascendo (cioè , i greggi cuprini.J £ ortfii 00 *) Ca-pri-o. [ Sm. Specie di mammiferi appartenente nl- Ciiprij e , ruminanti ed al genere Cereo. — , Capriolo , Cavnolo, D^oIlis 0 ! 0 -’ ^''cioolo , Capriatto, Capraselvatica, sin. Lai. cervus ca- !) n jj Ce j^ Ul * 3 Gr. hopìcus. Beni. Ori. 2 . 4 22 . Dolci pianure c lieti Hiìr ^ 01 L cc *>.Dumi, cervi e caprii atipie di quelli. V l ‘ì’D'ò-la. [A/?] Lo stesso che Cavriola. {Propriamente è la ài bdli^ t V’ a /‘m)/o. Pài frequeniem. si usa per} quel salto che si fa de'pippj 5 s °devandosi dritto da terra con (scambievole mutamento lo sultano. Gr. XGpda, , Omer . ( Cosi delia dal caprio- ^’dire r * 1 ^ 1 ,S6 ’ mo QL d saltare. ) Red. cons. 1 . 2 Ò 2 . Tosto che mi scn- c " lì cat possente parola vescicatorii, sculetto fuora del letto le J!L. e C0S1 snelle e spiccate, che tali al certo non l’avrebbe sapu- ^'OVp ^ 1 1‘- gcityfo lare 0 Trinciar le capriole r= Far più volte Vallo d' intrecciar **1 siioft 6 y 2< ! ntre d saltatore è per aria. ] JMalm. 7 . i3. Parte di loro ì*’ ;i(f 0 i l H-gamasche, Quinte c seste tagliar le capriole,)! Risc. Malin. ^cqq 1 *l !1 esto intrecciare si dice Tagliare o Trinciare le capriole 0 ^esn;. r J e ec o clic quante più volte son tagliate, più apparisce la " dld saltatore. (A) CAPUA g ( j Da quel che VElisca soglia mandarne. Tass . Ger.y. 11 . Saltar veggendo i capri snelli c i cervi. (M) . . ( 3 — * Genere di pesci della divisione de’ toracici , composto d’ima sola specie. , caratterizzata da nove raggi alla prima pinna del don so, 23 alla seconda e da tre raggi acuti c 17 articolati alla pinna dell'ano } dippià , da un muso che sporge in fuori , e capace di appianarsi come quello de cignali , con iscaglie striate ed a frangia nell’orlo. Lat. zeus apcr Lin. (Aq) 2—(St.Ebr.) Capro emissario chiamavano gli Ebrei quello de’ due becchi , su cui cadeva la sorte di dover essere caricato delle iniquità del popolo , e caccialo nel deserto. (A) Capaonà. (Ar.Mes.) Ca-pró-na .Add.fAgg.ni Lana ruvida e grossoìanafA) Caproncino,* Ca-pron-cì-no. Sin. dim. di Caprone. Picciol caprone. Ma- gal.Operel.2y3.Kra fórse della natura di un caproncino di Spagna. (B) Caprone , Ca-prd-nc. [ Sm. accr.di Capro.] Becco grande, [e Beco.o assolutamente.} Lat. hircus. Gr. rpdyos. t'ir. Disc. an. 35. Si riscontrò in due caproni salvaticUi, i quali aspramente combattevano l’un coU'alU’o. 2 — * Eig. Dicasi anche d' Uomo assai lussurioso. (A) Caproni. * (Geog.) Ca-pró-ni. Isola dell'Arcipelago presso le costo della Turchia asiatica. (G) Capronia. , * Ca-prò-ni-a. N. pr. f — La prima vestale che fu sepolta, viva perchè non casta. (Van) Caprotjna.* (Mit.) Ca-pro-tì-na. Soprannome di Giunone perchè le si facevano de’sacrifizìi sotto un fico selvatico , detto in lat. caprifìcus, dal quale albero le schiave date a' Fidenati fecero segno a’Romani. (Mit) CAPRUGGiNARE.(Ar.Mes.)Ca'prug-gi-nà-re.[/V-fws’.]/ùnv.'e Rifare le capruggini. Caprugginatojo. (Ar. Mcs.) Ca-prug-gi-na-tó-jo* Sm. Strumento per far le capruggini. (A) Gapruggine. (Ar. Mes.) Ca-prùg-gi-ne. [* 5 VTj Intaccatura delle doghe , dentro alla quale si commettono i fondi delle botti , 0 simili vasi. (Dall’ebr. capii cavità, c hhug ambilo, circonferenza, ed è dunque Lux f 1 ‘ Glj e e ofaibe gl’ impiccati nell'atto che si serra loro la gola.] Malm.it, Al „ • ca d gagliarde alzando e capriole, Farà verso Volterra la calata, r c on thf e lUc>co deICombre, dicesi la carta che si scunpre quando si fa volo (!"" (Vàter ' e determina il seme del trionfo.V. Cascherone e Casco. (A) p * (ufr S f^ie di salto , che è una delie arie sollevale dal cavallo. (A) A ^ lrKvt 0 ') Spezie di pianta. Mattioli 4- %4- l^org. (N) {frgh, D;ppiio-là-re. J\. ass. Far capriole , Menar carole. Mo- r^oòI O *^ A| ' aI<1 0 Ca-prio-là-to. Add. m. da Capriolare. Piu cornuti. ar ‘àdico, evale Che ha un capriuolo. /^.Cnpriuolo^ 3.(A) su|(A- C ;i -prio-lct-‘ta. iSf} dim. di Capriola.—, Cavriolelta , sin. coq ltlU,lCu ^* As. 11 . Cominciare a ballare con certe caprio- rjs sa. p 1 '.I lufo c cos > preste , clic non parca eli' egli avesse nervi , He m ‘-^ 3i6. Quelle volte preste, que’salti leggieri, quelle caprioli fàZ “ tC 5 T^dle rio lese nette , quegli scempii tardetti , qne’ dop- No, gravi continenze, quelle umili riverenze, e così a p ^‘' l Hr n ,' Cile e> P a rera clic ogni lor movimento fusse degli strumenti j ’ 9 a *P r *o-lét-to. t Sm.] dòn. dì Caprio, Lat. caprcolus. Gr. rt Hi e Benv. Celi. 38 1 • Aveva fatti di mezzo rilievo cuprio- ei gaaIi ._ H^ane * ’) Ca-pri-ò-lo. [Am. Lo stesso che ] Caprio. V. H* C (t f 2 , Ca-pri-]ià-ne. Add. m. Lo stesso che Egipane. V. Sai- pl‘ di y*Dial che Dualmente avvenne che tutti i mostruosi o segna- Qp' i 'l>i’ip 1 ,,i| U ™ deformità chiamassero Satiri o Pani o Egipani, cioè C' C°^^^Vo U ' Pn ‘ pe ' de * Add \ com. comp. Che ha piedi di capra} ed è fr' Sìl^^ frpì'unnomc di Pane , de' Satiri e de' Fauni. Salviti. r. craim duc C011 clamide purpuree, e pianelle bianche 5 adunque r Ca i ,ri Mi. (A) 3 ie f 3. \ ^'Pri-uòda. [Sf La femmina del Capriuolo o Caprio.} Buon. JT* Lo ^ ir; * ni ° dico, La capriuola è nostra 5 cani, aU’erla. 051 >nic (lì . CSS ° c ! le Capriola, nel sign. di salto. Salvia. F. B. 3. 4 ■ Q- (y]fV^ Us corrisponderebbe aliar capriuolo in aria. (N) cp ^ pie d ,C ’ Ca-pri-uò-Jo. [Am. Lo stesso che ] Caprio. V. Ar. Fur. 3 ' l; * il t-an. 1 Sc *f ndo Verso la donna, che come riposto Lupo alla mac- ^ (Rot) r ò“ l,nl » attende. C r ‘ m do Ca l ' l .'! 0l ° dcUe viti vale . T : ah 'in , [ ed è quello che i botanici Ut' ^ C:i prÌ^ U | ,r0fdo 5 e * P ÌU Viticcio.] Lat. capreolu ,. Lib. cur. ma - 1 ^' ?3. M;u' C ° Y d, ' dt: viti mangiati allegano i denti. Red. Annoi. Dì- 3 . ^di r ° Jan-one volendo spiegare che cosa sia il capriuolo del- *>00) è u ‘ >c - ^ S(l ài 0 X 0 ( 2 ,^ d’arme , e propriamente quello la cui punta è X' (l f~ Dioes^n le ^ ^e parti non si toccano che in un solo angolo f A) Ce,, da / , Oprinolo dimezzalo, quello che non ha se non la me- priori r :za ?’-dinaria. (A) ' sunikt. dicesi d'ogni altro salto, e massima di quei moti che 3. u ina en-pris-iàti-tu. Pari, di Capvizzare. Che imita le ca- 9- di polso , quasi Andante a salti. Salviti. F. B. *4 l Ui, Hen P ? ^caprizzanlc , cufi^y fu detto da Galeno nel libro ', K , - uiu^. P 1 sprizzante , tu eletto da Galeno nel li '^arb * Zt ì^ de polsi, quasi andante a salti. (A) (N) m,°* (&>o] \ o^'l^'^’^à-re. iV. uss. Imitar le capre. V. di reg. < V Di'. Fi. Lo stesso rlifl Rf>rrA n f'tim-nm* T ni Am-w-r .V Prende P'0c u ^ jr^- da Ua carne Di capro e di cinghiai che pasca al monte, per Caprio o Cavriolo. E.Ar. sai. 2 . Or sa 1. 124.I mezzuli era» già nelle capruggini. E 2. 32 . E per trarlo tra’ denti e le capruggini Convien eh* io lo scardassi colla setola. — fQui per similit. Negli altri esempli del Burch. e del Pataffi, veggano gl’ indovini qual siane il significato.) Càpsa. * (Geog.) Città della Macedonia, — 1 dell'Africa nella Bisacena. — dell' Africa nella Numidia. (G) Capsico. * (hot.) Cà-psbco. Sai. Genere di piante della pentandria mono - goda, famìglia delle solatncce , che abbraccia fra le a tre una specie detta peperone , che si coltiva per mangiarsene i frutti che tanto si usano nelle cucine . Questa specie per la coltura offre molle varietà ne' suoi fratti. —, Pepe d’india, Peperone, sin. Lai. capsicum annoimi Lin. (Dal lat. capsa cassa.) (Aq) (N) Capsir. * (Geog.) Piccolo paese del Rossiglione. (G) Capsot.a.* (hot.) Cà-pso-!a. Sf. Lo stesso che Capsula. V~. (A) Capsula, (hot.) Cà-psn-ia. Sf. Specie di pericarpio coriaceo , tondeggiante , che sì apre regolarmente <2 spontaneamente dopo la maturi tz io ite .—, Capsola , Cassala, Cassola, sin. (Dai ini. capsula cassetta.) (Gali) (!N) 3 — * Nome dato da'botanici ad una specie di frutto. Secondo J)c- candolle e Michel , è un frutto semplice , secco e polispermo , che da sè apresi fatto maturo. (A. O.) 2.— *(Anat.) Gli anatomici diedero questo nome ad una quantità di parti che non hanno alcuna redazione tra loro $ come , Capsula del cristallino, la membrana che circonda da ogni banda il cristallino ; Capsula del cuore, il pericardio ; Capsula di Glissonio, il tessuto cellulare che accompagna e circonda tutte le ramificazioni della vena porla. Dicono anche Capsule articolari o fibrose que' succhi membranosi , fibrosi , elastici , bianchi , spessi , stivali e resistenti che circondano le articolazioni coxo femorale e scapulo-omerale ; alrabi- lari o surrenali, i due pìccoli corpi appiattiti e triangolari che cuo- prono la parte superiore de’reni a guisa d’un elmo; seminali, le vescichette seminali; sinoviali, que' sacelli senz' apertura , che rivestono le parti costituenti di tutte ie articolazioni mobili , e delle scannellature in cui starino i tendini , senza tenerne alcuna rinchiusa nel loro interno , esalanti un fluido albuminoso proprio a favorire lo scorrimento delle superficie articolari. (A. 0 .) Capsularr. (Anat.) Ca-psu-ià-re. Add. coni. Agg. di alcuni legamenti^ arterie e vene del corpo umano .—, Cassulare, sin. Dicami legamenti capsulari le capsule fibrose che circondano le articolazioni scagulo- omerale e coxofemorale. I vasi capsulari sono noti più generalmente col nome di surrenali. (A) (A. 0 .) 2 — * (Bot.) Capsulari dìconsi i pericarpi coriacei mollo lunghi , ma che si aprono o non si aprono dopo la maturità, come il follicolo , il legume , la siliqua. (N) 3 — * (Zoo!.) Genere di venni intestinali , che appartengono ai pesci , il cui corpo cilindrico , sottile davanti ed ottuso alle estremità , è rinchiuso in una vescichetta capsulare. (A. 0 .) Capzioso, * Ca-pti-ó-so. Add. m. Lo stesso eh: Capzioso e Cazioso, F, Sai- vài. Disc. 3 i 4 *ò. Benché a prima vista la maniera d’allacearsi alle parole possa sembrare in un certo modo capliosa e calunniosa. (N) Captivare, Ca-pti-và-rc.^t/. V.A. F. e di' Cattivare. Jac. Tod. j. 5 i. (\j) Captivo , Ca-pfì-vo. Sm. F. L. Lo stesso che Cattivo nel sign. di Prigione o Schiavo. Ar. Fur. g. 67. _Qual canto uccellator , che serba vivi, Intento a maggior preda, i primi augelli, Perché in più quan- titadc altri captivi Faccia col gioco e col^ zimbel di quelli. (V) 2 — E fig. Ar. Fur. g. 23 . La bellezza e l’età che ’n lui fioriva , E li non più da me sentiti amori, Con poca guerra me gii fer capfiva.(V) Capto. Add.m. F.L.Lo stesso che Catìo,ctoè Preso. Cìu. Pisi. Lo volto ond'io son capto ( Cioè , proso d’amore, innamorato.) (A) Oapua, * (Geog.) Cà-pu-a , Capoa, Capava. Città del Ihgtaj dì Napoli in Terra di Lavoro. (G) 2 9 ° CAPUANO Capuano , * Ca-pu-à-tìo. Add. pr. m. Dì Capila. — , Capoano, sin. (B) Capoccio , Ca-pùc-cio. [iSVn.] dim. di Capo. Lat. piovimi caput, d'ir. As. 258. Avevan quc’capocci pieni di piaghe vecchie. Capudan-bascia’. * N. car. m. Lo slesso' che Capitan hascià. F , (Van) Captila. * (Arche.) Cà-pu-la. Sf. V. L. d'oso a due manichi che serviva a portar i’ olio da un recipiente all’ altro. (Mit) CapusA. * (Gcog.) Ca-pù-sa. Vie. isola del Medil. presso la Corsica. (G) Caputo, Ca-pù-to. Add, m. da Capere. (V. del dialetto nupolit. ) Vii. SS. VP. i. 228. Vi sarebbono caputi hen tòrse cento nomini. (V) Capibara. (Zool.) Ca-py-bà-ra. Sm.Lo stesso che Capibara. F.Rcd.Fsp.(A) Capzioso, Ca-pzi-ó-so. Add. m. V. L. Lo stesso che Cazioso. F. Cavilloso. Salvia. Disc. (Dal lat. capliosus pieno d’inganni.) (A) CAQUETA.*(Gcog.) Ca-qiic-la , laipira. Fiume della Nuova Granata.(fi') Cara. * N.pr. m. Lat. Charas. ( Dall’ cbr. qaras esser curvo.) (B) 2 — * (Gcog.) Carai. Piccola is. di Scozia, una delle Viridi. — Iso- letta del golfo di Siam. — Piccola cit. della Siria. (G) Casa. * (hot.) Sf. Genere di piante mollo fragili della monocola mo- nandria , famiglia delle najadi , le pitali amano di vivere, e crescere in mezzo alle acque. Lat. chara. (Dall’ar. charcharon clic vale acqua che scorre. ) (Aq) Cara-Aghaui. * (Gcog.) Isola del Medil. sulla costa deli Anatolia. — Piccola cit. della Turchia europea. (G) Carabaja. * (Gcog.) Ca-ra-bà-ja. Sin. Provincia del Perù. (G) Caraballeoa. * (Gcog.) Ca-ra-bal-lp-da. Città dell’America nel Governo di Caracca. (G) Carabaòo. * (Arche.) Ca-ri-ha-so. Sm. Nome che gli amichi davano al lino ed alle tele tessute di questa pianta ; indi con questa voce s’indicò il lino di cui cran fatte le celebri tele dell’ Indie e del! Egitto tanto ricercato a Roma sotto gl’ Imperatori. Meglio dcrebbesi Carhaso, dal lat. carbasns. (Mit) (IN) CARABATTOLE,GT'ra-but-todc.[iS'/f] Lo stesso c/ie Ha/,zicali ire. 7 ^. (Diiriinuf.corrotto di ciabatte, V.) Salv. Grandi. 3. l3. Per non avere Saputo così hen far le campane Di san Rullello , e tor le carabattole, E ambular per la calcosa. Red. Annoi. Dilir. 223. Abbia avuto origine dalle minute bazzecole o iniscce, che con altro nomeson chiamate carabattole. Carabazzata , Ca-ra-bas-zà-ta. Sf. Specie di vivanda fatta d’un miscuglio di varie cose. ( Quasi carabattolata .) Pros. Fior. (A) Carabe. (Min.) Cà-ra-be. [Sf. Nome arabo , che si dà all’Ambra gialla] Lat. clertrinn, snccinmn. Gr. ■faexTpGv. (E detto dagli Arabi Rahraba che vieti dal pers. Kahroha paleas rapicns.) M. Aldobr. Le cose che convengono usare a coloro che hanno il cuore caldo, cioè perle cc., carabe, terra sigillata. Riceti. Fior. 16. L’ ambra gialla chiamata da’Latini succino , da’ Greci elettro , e dagli Arabi carabe , si pesca al (ito nel- 1 ’ Oceano settentrionale. Carabi. * (Geog.) Cà-ra-bi. Piccolo fiume della Sicilia. (G) Carabina. (Milit.) Ca-ra-bi-na. [A/i Arma da fuoco più corta del fucile e del moschetto. La carabina rigata é una specie di carabina. \ (Dal tcd. carabiner che vale il med. Gli Slavi diconla Karabine.') v Tariffi. Tose. 3/f. Carabine, Vedi Archibusi. (N) a —Soldato a cavallo armato di carabina .[Oggipiù comunem.Carabiniere.] Carabinata. (Milit.) Ca-ra-bi-nà-ta, Sf. Colpo o Tiro di carabina. (A)(Gr) Carabiniere. (Milit.) Ca-ra-hi-niè-re. Sm. Soldato a cavallo armalo di carabina■ V. Carabina, §. 2. (A) Carabo. * (Zool.) Cà-ra-bo. Sm. Specie di granchio , secondo Plinio, distinto particolarmente per la grossezza del capo. Lat. carabus. (Dal gr. cara capo, e bus bue.) (Aq) a — * Genere d’insetti dell'ordine de’coleopteri, che hanno le antenne setolose , le mascelle grosse e noti dentate , sei zanne , il torace e le elitre marginate. (N) 2 — * Specie di barchetta , secondo Isidoro. (V) Carabone. * (Bot.) Ca-ra-bó-nc. Sm. Specie d’attero dell’Indie. (Van) Carabottino. (Mariti.) Ca-ra-bot-ti-no. Sm. Specie di graticolato fatto di piccoli legni riquadrati e lunghi, che s’incrocicchiano ad angoli retti , e s’incastrano gli uni negli altri per la metà della loro grossezza , i quali poi si dispongono ne’ riquadri delle boccheporte, e in altre aperture che si praticano ne’ ponti e ne’piani de’castelli di poppa e di prua, a fine di chiuderle senza impedire il passaggio e giuoco dell’ aria tra i ponti ) lo che è molto utile per la salubrità della nave, e per lo svaporamento de’cattivi odori, non che del fumo della polvere di cannone in un combattimento. (S) Carabusa. * (Geog.) Cai-ra-bù-sa, Cararusa, Grabusa. Pie. isola dell’Arcipelago greco. (G) Caraca. * (Gcog.) Ca-rà-ca. Monte del Srasile. (G) Caraca (La) * (Geog.) Isola di Spagna vicino Cadice. (G) Caracal.* (Zool.) Ca-ra-càl. Sm. Specie di mammiferi appartenente all’ ordine de’ carnivori ed al genere gatto, che rassomiglia molto al lupo cerviere, Lat. felis caracal Lin. (Van) (N) Caracal. * (Geog.) Città della piccola Fallachia. (G) Caracalla. (Lctt.) Ca-ra-càl-la. Sf. Sorta di veste in uso fra i Galli A- trebati ; così delta da y.ccpx , capo , e dal latino cal x, calcagno, o da caracn , voce gallica di una sorta di clamide, perchè cominciava dal capo e discendeva sino al tallone ; indi venne il soprannome dì Caracalla a Bassiano Antonino Impeiatnre figlio di Setti mio Severo, perchè vestiva sempre a quella foggia, e costrinse i Romani ad andar vestiti con un simil abito. (Aq) Caracara. * (Zool.) Ca-ra-cà-ra. Sf. Specie d’uccelli del Brasile appartenente all’ordine de’ rapaci ed al genere falcone. Lat. falco brasilieu- sis Lath. (Van) (?\) Caracati. * (Geog.) Ca-ra-cà-ti. Ani. popoli della Gallia , nella prima Germanica. (Van) Caracato. * (Gcog.) Ca-ra-cà-to. Città dal gov. di Buenos-Ayres. (G) Caracca. (Marin.) Ca-rac-ca. [Sf Propriatn. Specie di grossa nave portoghese , che fa. i viaggi dell’Indie orientali e del Brasde ; ma fu fletto anche di altre navi da carico. 3 Lat. navigami. ( Gii Spu- CARAGANA gnuolì, da cui alibiam questa voce , diconla cavrnca.) Vit. S. Quando meno lo mercatante lo sperava , arrivile sua caracca sana salva nel porto. Scgr. Fini', (lìz. 4. 2. Queste cipolle, fave c spcz>ei ic t perchè sono cose calde e ventose, farebbon far vela a una caracca g c , uovcsc. Farch - Star. (). 228. Cominciò una nave grossa , cioè una ca ^ l'acca. Duv. Oraz. gen. delib. l5o. Tolsero forse 1 ’ albero di una P lcazza ili Yincgia, o del buccntorio, o della caracca di Rodi, e sì l al roc'cbiaro. Ar. Pur. 18. ;,) >. E quivi una caracca ritroyaro , Che Ponente mercanzie raguna. 2— * (Comin.) Add. m. Agg. di quel- caccao eh’ è stimato il migù° rl ' e che ci viene dalle coste, di Caracca. (Vati) Caracca. ’ (Geog.) Caracas. Capitaneria generale dell’ America.^ rid., ora parte della Rep. di Columbia. — Prùv. e cit. cap. di fi. Capitaneria. — Gruppo dì sei isole disabitate del mar delle Aid" ’ sulla costa di Caracca. (G) Cakace. * (Zool.) Ca-rà-cc. Sm. Specie di pesci. Salviti. Opp. P esC " Ed oltre ., ciò le tencreìle Rafidi, e anco il carace. (N) , Cakaceni. * (Geog.) Ca-ra-cè-ni. Ant. popoli dItalia nel Sannin. (yj!/ Caracul. * (Gcog.) Ca-rà-cbe. Una delle isole Rissagos. — Sierra de Carachc. Catena di monti in Ispagna. (G) ,n\ CARAcms.*(Geog.) Ca-rà-chis. Nazione indiana nella Nuova Granfilo zj Caracul. * (Bot.) Ca-rà-ci-a. Sf. Pianta che ha t ombrella div ,sa molle parti , e poi bifida ; i piccoli invogli infilzali, concavifi, glie a lancetta , tomentose , interissime , ammucchiate. È il caracul del Maltiolo. — , Erba laza, Erba da pesci, sin. Lfi ) pborbìà characias Lin. (Dal gr. charaz palo, pertica; perchè “ sto di questa pianta è simile ad una canna.) (Van) . .. Caracò. (Bot.) Ca-ra-cò. [,S'/n] Fiore [ della robinia caragana , no] di America, odoroso, fatto a similitudine della chiocciola. L‘ ■ 1 venutaci di Spagna. Detto anche Caracollo. Lat. robinia caragana b ' ( In isp. caràcùl significa chiocciola, lumaca. ) » Salvia, Maini. 1 * 1 odoroso detto caracò ha la figura di chiocciola. (A) Salvia, F. 2. Caracò, un fiore odoroso fatto a chiocciola. (N) /gl Caracol. * (Gcog.) Ca-ra-còl, Osi ha. Fiume della Nuova Grannfi 1 Caracollare , Ca-ra-col-là-re. [N. «ss.] Far caracolli , F'Ateggfi e ^ llt Salvia. F. B. 1. 2. 2. Garagollare , noi ora caracollare , dallo bp» caracul chiocciola. (N) } 2 — [Si dice anche in sign. di Correre a piede, volteggiando , “ ^ strada in un’altra.] Malia. 5 . fiS. Lascia la sentinella, c caracolla pel castello, dando questa nuova. Caracollo. (Milit.) Ca-ra-còl-lo. [Vizi.] Rivolgimeato di truppe [a c 2 — (Votar.) Folla in tondo, o mezzo tondo , che si fa fare al ca '' i . col cambiar di mano. Sega. Descr. Con caracolli c con gnadaS 111 groppa mostrare la militare industria. (A) 3 — (Bot.) £0 stesso che Caracò. F. el r CaRAcolo.*( Ar.Mes.)Ca-ra-cò-lo.iy m. Composizione metallica cloro, r ’ a !hf] to e dirame, di cui i Caraibi fanno medaglie per loro ornamentai. Caracoma. * (Geog.) Ca-ra-cò-ma. Ant. cit. della Laconia. (Van) ^ Caracombo. * (Geog.) Ca-ra-cóm-bo. Isola dell’ Africa sulla costa 1 Guinea. (G) _ ^fi Caracora. (Marin.) Ca-rà-co-ra. Sf. E un bastimento leggiero nei >- dell’India, di cui si servono molto gli abitanti dell'isola di Borivi 0, caracca. ) (S) . «. ^ Caracotino. * (Geog.) Ca-ra-co-tì-no. Ant. castello de’ Romani 111 beccatura della Senna. (Van) , Caracu. * (Geog.) Ca-ra-cù. Fiume, città, e monte del Brasde. (y). Caracudru. * (Geog.) Ca-ra-cn-drtt. Città dell’ Indostan ingl’se . ( CaradÀ. * (Com.) Ca-ra-di. Sm. Sorta di tabacco dì cui sono a“ e 1 lilà , Caradà fiore e Caradà foglietta. (A) Carabric. (Zool.) Ca-rà-dri-o. Sm. F. G ■ Lat. charadrius. (Dal fi’ „it) radra tossa , canale , letto di fiume. ) Nome che gli antichi ad un uccello che abita vicino alle cadute d’acqua, e sul quale sp ^ la favola che d suo sguardo guarisse da certe malattie. I nfi. no applicato questo nome ad un genere d’uccelli dell'ordine f e Z> le, chiamati m italiano pivieri, perche questi si trattengono vo alle foci dei fiumi e vicino alle cadute d'acqua. (Aq) (N) . J’itP Carateria. * (Geog.) Ca-ra-fé-ri-a, Veria. Lat. Baraea. Città dea a chia europea nella Romelia. (G) ,/ fti' Caraffa , Ca-ràf-fa. [Sf. Fuso di vetro.] Lo stesso che Guastarla. phiala. Gr. ptd/./j. (Dalla sp .garrafa che vale il med.) R ice '• i U 4 Metti in una carafla a bollire coll’acque dette, tanto che,. quarti. Sagg. nat. esp. 2 Òtj. Facemmo fare due caralìè di cri std d‘ 2 — Far la carafla = Fare un incantesimo , col quale si p re F fare apparire entro l’acqua d'una caraffa le figure di.P e,S r .. senti o defunte ec. Fag. Coni. Mi vo’ chiarire in. tutti i 100 s’io dovessi far la caraffa. (A) . 2 I 1 ' Caraffella , Ca-raf-fél-Ia. Sf. diin. di Caralfa. Frane. Leti . h ■ V- affi»? sii » saur. Cam. 11 .Be.rg. (Min) Caraffina, * Ca-raf-fi-ua. Sfi dim. di Caraffa. V. dell'u* 0 - Caraffino. A. It. Fr. (0) . . Caraffino, Ca-raf-fì-no. [iV/ii.] diin. di Caraffa.—, Caraflella,Cai a -jgiU J Lat. parva pliiala. Red. Dilir. 44- Caraffini, Buliòncini , .Vacfi C tutti oriundi deli’ ìndie orientali, ed i cui frutti sono GiiAiiEs W,?no acrl ' Tot. averrhoa. (A. 0.) [C >. Te i Ca-ru-mén-te. Avv. Amorevolmente , Di cuore, Per carità, ca rani an>e nle.] Lat.humaniter, benigne. Gr. $iAh cws. Bocc.nov.f2.g,Pi-cgà di a a G buona femmina , clic per 1’ amor di Dio avesse misericor- g|j e a sua giovanezza. E nov. 5f 3. Pregò caramente Chicbibio, che l8; tHo p a PSSe una cosc ‘ a ' Dant. Inf. 3t. 28. P-oi caramente mi prese per Duntp lSse ' Pctr. son. 201. E caramente accolse a sé quell’una. » E è en,à| ar ' 1 7- 53. Tu lascerai ogni cosa diletta Più caramente, e questo 3^-ì[p ° strale Che 1’ arco dell’esilio pria saetta. (Min) E pu, rCZ20 caro , alto, grande. Lat. caro pretio. Gr. sto'kvTtp.us. Lib.Amor, g, Q 'i e cos a domandata solo una volta, caramente par comperata. Cr. Veiulo'jJ - * efuali (tordi) quando son grassi, molto caramente si letto^/rl * (Mus.) Ca-ra-mil-lo. Sm. V. Spagn. Specie di flagio- tei; r.j 10 ’ Ca-ra-mò-gio. [Ani.] Dicesi di persona piccola e contraffat- * eni pi4 ° ■ secon do che sembra, d'antica origine, forse formatane’ capf, a ) si dalle due voci cara e modius, la prima delle quali vale fila jj* a seconda moggio; cosicché entrambe significano capo a forni'.] j ®°ggio, cioè grande e contraffatto, come sogliono averlo i na- coneijo ’ l 1ui nilins, pumillo. Gr. vivos. Red. rim. Di un Moro incir- ldal m A!. un ’ Ebrea Nacque in Ispagna questo caramogio. » Disc. q 8°no fi],,- , e at ^ a l cune bambocciate di caramogi , nelle quali si veg- Ca queste contraffatte ligure. (V) “UtillT * ,A_. -, _P; /-l'-..! aAii'L'' 01 . * (6eog.) Ca-ram-pùn-di. Città dell’ Indostan inglese. (G) ridetta , IA [*(Zool.) Ca-ra-mù-gia . Sf. Specie di conchiglia del Brasile, ’’ G a vola. (A) Anq^. A > * Ca-ra-mu-sci-na. Sf. Usato col v. Andare, in sign. di Sen 2a P e f Perduto. ( Dal ted.gnr partic. accresci!., e da misseii rimaner . lascia’fo ( lvars i, perdere.) Salo. Grandi. 3. 7. Debbo io Però patire di Giulio• 11 an< Gre A questo modo in caramuscina una Vesta tali (N) Ca- ra-mus-sù-le. Sorta di nave, ed è vas- p nav* , r ° da mercanzie , con poppa assai alta , usata da' Turchi* r oneraria. ' -aitA 'KGAri * C0 S*) Ca-ràu-ga. Provincia del Perii, (G) Ga-ràn-gà-rc. Alt. Verbo usato da’ marinai in si- r d' Co, n A l’ lru 1 Operare; e cosi il suo verbale Carangatore in sign. o ll 'ts G , T 0 0 P e noso, che non perde il suo tempo. (Van) ^‘«Assa °r£ ’ * Ga-ran-ga-tó-re. Verb. m. di Carangarc. V. (Van) r>al f\ Ga ' ràn-na. Sf. Sorta di resina aromatica e medici- Sili, a n e l S nota pianta, che viene di Guinea in masse solide e fratte. R 0/ ipiuù sono attaccati frammenti di foglie di giunco, o dicati- ,e al v e >. ì J uori di color cupo bruno, dentro più chiaro e tenden- C da e ’ d sapore resinoso debole ; brucia facilmente , e tì'a- ^No ,'r. °di>re balsamico. (A) (A.O.) (Van) S i ai ’ e i'ecl ( " a ' ra 'iio. N pr. m. Lat. Cbaran. ( Dall’ebr. chaia acqui- p^du ce j ? n ricchezze.) —Nome di uno de’Centauri .— Primo re di Ì!t tOiSE. tf della famiglia degli Eradidì. (B) (Mit) bacici ri,} Ga-ràn-se. Sm. Genere di pesci della divisione dei lff u «. f’ (l ( le ' lnim o per distintivo una lesta grossa ed alquanto inchi- r. ai,s SEii E À 8ar anx. (Dal gr. cara capo, ed aneyhs curvo.) (Aq) ?^ 5 ''son 0jto (Geog.) Ca-ran-sè-re. Città dell’ Ungheria. (Van) !„?W S o dnì ? 0oL) 5 a -ran-sò-mo-ro. Sin. Genere di pesci, che non fo 6 > meni • S snere Carance se non per aver una sola pinna dor- Ca'GI lat. c ' e Tirilo vien caratterizzato da due. Lai. carauxomorus. n K ì Xk ' f t\ù.* r (p Z caranc c h‘èl G a 'i'àn-za. Sf. Quella pianta dellafamiglia delle cucur- s ° a Sitale sf* m f rinr dica Garanzia. Specie mollo simile alla balsamina ° ,<0 betXsn ... ?°!!f on de; si coltiva ne’ giardini} i suoi fruiti infusi nell'olio **<•'» e vulnercuii, V. Balsamina, Mailml.f loy,Berg.(A}(f ) carattere , o » Caxapa. (Marin.) Ca-rà-pa. Sf. Specie di Legname, V. (E Adotto dal nome di un grande albero della Guienua chiamato da’Frane, carepasi) (S) Carapace. * (Zool.) Ca-ra-pà-ce. Sf. Si dà questo nenie a quella specie di scudo o guscio osseo-membTunoso di cui son coverte le testuggini. (Van) (N) Caravella., * (Geog.) Ca-ra-pél-la. Lai. Cerhalus, Fiume del Regno dì Napoli, che mette nel Cervaro. (G) Carapigkare , Ca-rà-pi-gnà-re. N. pass. Vde quasi Impegnarsi con parole a uno , a fine di cavarne qualche utile : parola disusata, e forse composta per ischerzo. ( Secondo il Mcnagio, vien da caro è pegno , quasi voglia dirsi dar caro pegno di parole, caramente, affettuosamente impegnarsi.) Bocc. nov. 7 g. 2 6. E cominciolli a dare le più belle cene e i più belli desinari del inondo , e a Bruno con lui altresi ; ed essi si carapignavano , coinè que’ signori li quali sentendo li bonissimi vini , e di grossi capponi , e d’altre buone cose assai, gl* si tenevano assai di presso. Carappo , Ca-ràp-po. [ó’m. V. A. e di dubbia a ignota significazione .] (Ha molta analogia di suono e di significato con questo carappo il na- polit. scialuppa , che viene dallo spagn. xarabe sciroppo , giulebbe. ) Palajf. 3 . Tu mi fili castrafiea per carappo. Il contento spiega : Mi fai male per bene , o tu mi giudichi c mi stimi una cosa per un’altra. f Piuttosto par che carappo dinoti atto carezzevole , siccome castra- fica significa atto ingiurioso, essendo solito l' autore di usare scherzevoli contrapposti.) Cararo. * (Geog.) Ca-rà-ro, Cararc. Fiume della Nuova Granata. (G) Cararueki. * (Geog.) Ca-ra-ru-c-ui. Indiani del Brasile. (G) Carassi.* (Geog.) Ca-ràs-si. Sangiacato della Turchia asiatica. (G) Carassio. * (Zool.) Ca-ràs-si-o. Sm. Specie di pesci spinosi, Rei gènere ciprino, che ha la linea laterale diritta, V aletta dell’ ano con dieci raggi ec. Lat. ciprinus carassius Lin. (Van) (N) Carasso , * Ca-ràs-so, N, pr. m. Lat. Carazus. (Dall’cbr, ceres ventre.) (B) Carasti. * (Geog.) Ca-ra-sù. Fiume di Persia. — Nome moderno del Cidno.—Fiume della Caramania .— Moderno nome dello Strimene.{G) Carata, Ca-rà-ta. [ Sf. V. A. V. e di’ Carato.] Tesorelt. Br. 82. E quel tuo di Latino Tien per amico fino A tutte le carate Che voi bramate. Caratadcra. (Marin.J Ca-ra-ta-dù-ra. Sf. È la somma o numero dei carati della mercanzia , o del lavoro. (S) Caratante , * Ca-ra-tàn-te. Sm. Chi ha parte o è interessalo in un’impresa. V. dell’ uso. (O) Caratare, Ca-ra-là-re, [ Alt. Pesare co'carati, Cercare quanti carati pesa una mercanzia , di quelle a pesar le quali si adoperano i carati. Esaminare il carato dell’ oro 0 dell’ argento , ed in generale, ] Pesar minutamente. Lat. ceratio , seu siliqua pendere. Gr. ntfarlu a —• Fig. Esaminar per la minuta , [ per giudicare una persona o una cosa , V. Caratato, §. 2. ] 3 — [Criticare, Tagliare i panni addosso ad alcuno.] Varch.Ercol. 85 . Onde ciascuno, perchè non avessero a caratarlo, voleva esser l'ultimo a partirsi. Caratato , Ca-ra-tà-to. Add. m. da Caratare. Lat. ceratio pensus. Gr. KEfax-riu ffrxihls. a — Per melqfi Esaminato minutamente. Lai. ad anmssim pensus. Gr.xa.ri crrx 3 ~ l iir l i/ ignr uggivo e. n Disc. Cale. 16. Talora colle bande di due colori si provano mia 0 più fiate, e così viene caratato il valore di ciascuno. Carate. * (Med.) Ca-rà-te. Sf. Male cutaneo particolare alla Nuova Granata , che prende sopra ogni altro a’ mulatti , ed è un esantema liscio che rende la pelle quasi marezzata e schifosa a vedersi. f\.0.) Caratellante. (Ar. Mes.) Ca-ra-tel-làn-te. Sm. Colui che stiva le aringhe ne’ caratelli o barili. (S) Caratello , Ca-ra-tèl-lo. [ Sm. Lo stesso che Carratello. V- ] Botticella di varie forme, ma per lo più lunga e stretta. Lat. seria. Gr. iriAos. ( Dal gr. cerution dilli, di cerar corno ; e ciò a motivo della figura. ) Viagg.Sin. Gli dimandammo grazia di poter metter dentro un nostro caratello di vino. Cant. Cam. 1 70. Barili e caratelli Vorrebbono esser giusti , e ben cerchiati. 2 — * (Marin.) Piccai barile ove si mettono d’ordinario le aringhe. In cosi fatti vasi suole anche mettersi la polvere da cannone. (Vati) Carato, Ca-rà-to. [Ani.] Peso eh'è il ventiquattresimo dell’ oncia, siccome il danajo, ed è proprio dell’oro. \_E forse in prima fu così dello dal Cavato ; che è il frutto della carola , del quale per avventura i nostri bisavoli si servivano nel pesare , come atl >peravano il grano allo stesso modo .—, Carata , sin.] Lat. siliqua. Gr. icspAno 1 . ( Viene dall’ar. kiral che nella Mecca vale il 2,j.mo di un denaro. Gatteli) U. Leon. Por. de Sestert. G. V• d. 58 . 2. E così la moneta piccola, e così quella dell'oro, eli’è di ventitré e mezzo carati , la recò a meno di venti. Dant. Inf. 3 o. 8q. E m’indussero a battere i fiorini Che avevan tre carati di mondiglia. 2 — Per metaf. [ Grado di perfezione, o semplicemente^ Grado.] Trote, gov. fam. 10. Non annoverano i carati della perfezione, e fuggono credendo approssimarsi a Dio. » Voc. Dis. in Rubino. La quale fipietra), quando arriva agli ultimi carati, si dice carbonchio. (V) E Cr. alta voce Carbonchio. (N) 3 — Presso i ginjeuieri vale Peso di quattro grani, e dtccsi de’ diamanti, de’ rubini , e di pelle. (A) 4 — (Comm.) Quella porzione in cui si divide un’ intrapresa sociale qualunque , e corrisponde alla voce Azione. V, (Bai) 5 — (Bot.) Il seme della carola. (B) Caratova. * (Geog.) Ca-ra-tò-va. Cil. e monte della Turchia eur. (G) Caratte. * (St. Moti.) Ca-ràt-te. Sm. Nome di una moneta araba, il cui valore è V ottantesima parte di una piastra turcha. Dicesi anche Cabir. (Vali) Carattere, Ca-ràt-te-re. [Ani.] Segno di checchessia impresso o segnato , come delle lettere dell’ abbiccì, o di altro simile. — , Carattero , sin. Lat. character, nota. Gr. x,*p :x - x - T ''i{’. Com. Inf. 10. Formansi immagini da diverse materie , segnate con carattere ed inscrizioni. CARATTERISMO "J Pass. 34 %. Involgono scritte di nomi di dcmonii , e di segni, cdi figure, e di caratteri trovati e bisognati da’dcmonii. E 34 ' 3 . Hanno scritto un libro cc., che contiene caratteri e Ggure de’ patti taciti col Diavolo. 2 — Maniera di scrivere e di parlare. Lai. sfilus. Or. trrvkos. 3 — * Scrittura n modo con cui altri forma i caratteri. Magai. Leti. Scrivere di bel carattere ec. Disc. Maliti. Valerio Spada formò una nuova maniera d’un carattere ordinato, chiaro, unito, collegato, franco c polputo , e benissimo ombreggiato a’ proprii luoghi. (A) /. _ Segno impresso nell’ anima per virtù de’ tre sacramenti, Battesimo, Cresima e Ordine. Lat. cliaracter. Or. x x pv.zri jp. Maestruzz. i. 1. Tre sono i sacramenti che non si possono dare più che una volta , cioè Battesimo, gli Ordini e la Cresima ; c nel pigjiawcnto di ciascheduno di questi tre sacramenti riceve l’anima il carattere, il quale per morte non si può da lei dispartire. E 1. 11. Addomandasi »e in ogni Ordine s’-imprime lo spirituale carattere, e se il carattere d’uno Ordine presuppone il carattere dell’altro Ordine. Risponde San—Tommaso, e dice , che in ciascheduno Ordine siccome si dà spiritual potestà , così è impresso Io spiritual carattere. E appresso : Richie- desi che T carattere del Battesimo ec. vada innanzi al carattere dcl- T Ordine. 5 — Qualità , e diciamo che altri abbia il Carattere di ambascìadorc, o simili, quando è stato , da chi ne uvea la facoltà , dichiaralo tale. Lat. dignitas, munus. Or. a.^lwp.z. Red. Cons. i. 3 o. Ho favellato come medico; da (pii avanti voglio totalmente spogliarmi di questo carattere , e vestirmi di quello ec. 6 — * Dicesi di ciò che distingue una persona dalle altre, riguardo a’ costumi o a ingegno, ed estenetesi altresì alle lingue ; onde Carattere d’una lingua è ciò che la distingue delle altre. (A) r — * Diconsi Caratteri estrinseci o intrinseci di alcuna cosa le sue qualità, intrinseche o estrinseche. Buon. Pier. 4 ■ 3. 7. E mi rimase brama D’ entrar più addentro e penetrar linceo Ne’ caratteri estrinseci. (Pi) 8 — (Ar. Mes.) Caratteri si chiamano pure, le lettere di che si seivono gli stampatori. (A) Tariffi. Tose. 34 ■ Caratteri da stampa rmpyi,pcr introduzione cc. non paghino gabella. (N) g — * (Bot.) Dicesi da’ botanici ciò che distingue le segnature della piante. (A) 10 — * (Chim.) I caratteri chimici farmaceutici sono quelli che si adoperano per significare una cosa che non si vuole esprimere compiutamente. (A. 0 .) 11 — * (Med.) Dicesi così il segno infausto , maligno , cattivo , mite cc. delle malattie , tratto dalla sede , intensità , corso o forma delle medesime. ( A q) 12 — * (Mus.) I caratteri musicali propriamente delti sono le note che servono per indicare i suoni de’ diversi gradi , ma vi si annoverano pure molti altri segni, che nella musica s’impiegano per indicare le chiavi , gli accidenti, i tempi, lè riprese ec. (L) Carattere dilli da lndole.lt Indole (dal lat. inolesco) è propriamente una voce destinata ad esprimere le abitudini morali, e perciò riguarda principalmente 1 ’ animo ed i costumi. Carattere è voce di greca ori ' — 1 —. : -*- - K -.- CIO ino ramento. CIndole adunque è propria solamente dell’ animo ; il Carattere abbraccia il fìsico od il morale. Indole si dice ancora delle cose inanimate, ina in senso traslato. Cosi diciamo febbre di cattiva indole , morbo d’ indole maligna , ec. Caratterismo. * (Ret.) Ca-rat-te-ris-mo. Nm.Lo stesso c 7 ieEtopea.F". (Aq) Caratterista. * (Lett.) Ca-rat-tc-rì-stn. Sm. Nome che comunemente si dà ira’ comici a chi sostiene le parli facete. V. dell’ uso. (Van) Caratteristica, * Ca-rat-te-ri-sti-ca. Add. f. di Caratteristico, ed è un neologismo usalo comunemente dagli scrittori moderni in forza di sost. in signifi di Qualità propria e particolare per cui una cosa distiuguesi essenzialmente da un’altra. (A) Caratteristico, Ca-rat-tc-rì-sli-co. Add. m. V. dell'uso. Ciò che caratterizza , o di è appartenente a carattere. (A) a — * E però Segni earatteristici dicono i medici quelli che servono a far conoscere una malattìa. (A. O.) Caratterizzare , Ca-raMc-riz-zà-re. [All.] Dare il carattere. Lat. cha- racterem imprimere. Or. x&pzy.ry;pfin’. Salvia, disc. 1. 3 og, L’ appropriano e l’ alligurano , c , siami lecito il dire , il caratterizzano per tale.» E Salvili. Cas. 106. Ma nella Satirica tutti questi precetti non hanno luogo, co’ quali il Filosofo le parti della tragedia legittima , perfetta secondo il quale , caratterizza. (N) 2 _ Dichiarare solennemente. Lat. insignire. Caratterizzato, Ca-rat-te-riz-zà-to. Add. rii. da Caratterizzare, (A) Mazz. Dif. Dani, latrati. Berg. (Min) Carattero , Ca-ràt-tc-ro. Sm. V. A. V. e di' Carattere. Salo. Avvert. 1. 2. 12. Fu scritta per suo sollazzo da Filippo suo avolo in carattere così formato, clic sembra quasi ifr istampa. E sotto, pag. 218. Gli ultimi due pajono d’altro caraltero alquanto più antico. E 3 . 1. 12. Al carattero del T ha voluta sogghignerò questa novella forza. (V) Caratterijzzo , Ca-rat-te-rùs-zo. Spi. dim. di Carattere. Lai. parvus cliaracter, esigua nota. Gal. Sist. g8. Ma sopra tutte le invenzioni stupende , qual eminenza di mente fu quella di colui che s’immaginò di trovar modo di comunicare i suoi più reconditi pensieri a qualsivoglia altra persona , benché distante per lunghissimo intervallo di luogo e di tempo ? Parlare con quelli che son nell’ Indie , parlare a quelli che non sono ancora nati , nò saranno se non di qua a mille e dicci mila anni ? E con qual facilità ? con i varii accozzamenti di venti caratteruzzi sopra una carta. Sia questo il sigillo di tutte le am. mirande invenzioni umane ec. (B) CARBONCELLO Caràdsto , * Ca-rà-u-no. A\ pr. in. Lat. Caraunus. (B) n Carausio, * Ca-ràu-si-o. N. pr. m. — Celebre capitano del IH■ ieC ®, j che si fece signore della Gran Brettagna, ed usurpò, l'impero. Q ' ’ Caravada. * (Geog.) Ca-ra-yà-da. Fiume e città di Spagna nel R e b di Murcia. (G) Caravaggio. * (Geog.) Ca-ra-vàg-gio. Lat. Carajum. Castello del A 1 nesc. (G) Caravana, * Ca-ra-và-na. Sf. Lo stesso che Carovana. V- (Van) y Caravella. (Marin.) Ca-ra-vòl-la. [V/i] Vassellelto non molto 3 rall “ e \ C gin . cammina velocemente. [Ed è utile sì a portar carichi, come a c ^ g battere : usasi specialmente da' Portoghesi. Chiamar ansi così altre v segnatamente le maggiori navi da guerra turche , le quali sono 10 pài molto mal costruite, e molto alta di castelli .—, Caravella, ^ Lai.Aroma, cclox. Gr. àp'j/xwr. (Gli Spagli, chiamano carabo o carneo ^ specie di nave : da curavo poi traggono il dimin. caravela , oi ^.(, c - 11 nostro caravella. ) Serd. Star. 2. 272. Una caravella [ )Or ^ 0 ” al .i- cs (questa è una sorta di nave rotonda , utile sì a portar 0 ^ chi, sì ancora a combattere) ec. diede nelle medesime galee. ^ 307. Non ebbe già ardimento di assalire la caravella, perché c|a [le fornita di mannari. Ciriff. Calv. 4- *22. Caracche, barche, cara c faste. Morg. 14. 7 1. E brigatiti», caravelle e marrani, Liuti, sae gonde spalmate. . ... . ,i> e br. 2 — * (Pitt.) Usato anhcain. in luogo di Capretta. (E diurni. ^ car agnello.) Cennin. Piu. cap. log. tit. Come si fa la colla di velia, e come si distempera, e a quante cixse è buona. E a Pf ’ aV Ella è una colla che si chiama colla di spicchi, la quale si fa “ l zature di musetti di caravella, peducci, nervi ec. (N) . -/o Caravella. (Agr.) Add. f. Specie di pera che si matura di jj autunno. Car. Holg. Long. Am. 3 . Si trovava una gran dovi' iU pere caravelle. (Min) Caravellas. * (Geog.) Ca-ra-vòì-las. Città e fiume del Brasile■ \y) Gasavi. * (Geog.) Ca-rà-vi. Piccola isola dell’ Arcipelago. (G) Carbuale. * (Geog.) Car-ha-jà-lc. Città della Spagna. (G) Carrania. * (Geog.) Car-bà-ni-a. Antica isola del Mediterraneo, Carhatina. * (Arche.) Car-bà-ti-na. Sf.I r . L. Specie di scarpa g r °f" ìlS n- fatta di pelli cruda , o di pelli di bue recentemente ucciso, -f vano, come ne usano ancora, in Italia ì contadini. (Mit) (™z , A Cariiazotico. * (Chim.) Car-ba-zò-ti-co. Add. m. Acido amaro 0 ^ ottiene trattando /’ indaco , la seta e V aloe coll’acido nitrico, (A* Carbilio , * Car-bi-li-o. &.pr.m. Lo stesso che Garvilio. V. 0 ’ ai !ii;t) C/.itmo , * Càr-bi-o. N. pr. m.—Figlio di Giove, e di Torrebia. v’ J Carbon. * (Geog.) Fiume delta Marea, ed è. l’Alfeo. (G) Carbonaia, Car-bo-nà-ja. [Ab] Buca dove si fa il carbone. 2 — Quella stanza dove si conserva il carbone. 3 — Fosso lungo lemma delle città o simili. L.at.pomacrinm.Gi'.f 0 ^, 4 — Carcere angusta e oscura. Lat. arctus career. Gr, qvkxxn gl 5 — Chiamatisi da' cacciatori Carbonare o Sodi quelle terre }> li L (/ si mezzo alle macchie , dove i cervi vanno a dare di capo per ^ le corna. (A) _ G , r i“ Carbonaio, Car-bo-nà-jo. [Vm.] Colui che fa, vende, [o portai G tu o bone. Imi. carbonarius. Gr. àr.D-paxeu;, Eav. Esop. Il colore a '- 0) abito dà clic sii fornajo , 0 carhonajo. Pass. fi. Il quale era c temeva Iddio , ed era carbonajo , c di quell’ arte si vivea. ^e Carbonara. (Marin.) Car-bo-nà-ra. Sf. Si dà volgarmente quest 0 alla vela di straglio di mezzana. (S) , g s Carbonari. * (St. Mod.) Car-bo-nà-ri. Sm. pi. Nome sotto il q lia fatta conoscere a'nostri tempi in Italia una sella politica eli /!ì .giA narchica: così detta perchè si mostrò la prima volta nelle nf 01 . gl ir dell’ Abruzzo e delle Calabrie, dove si fa una gran quantità <* |)( t' bone; ed anche perchè molti fra questi settarii sapevano ed e se no l’arte del carbonajo. (Van) ^ là Carbonata , Car-bo-nà-ta. [Sfl Carne, di porco insalata , cotta i carboni , o nella padeLla. Lat. ofella porcina. Gr. gijf ■ , e Frane. Sacch. nnv. 108. Per non perder quella sua arrosticc 1 ' 1 carbonata che vogliam dire, mettala in un pane, e cacciasela Lib. son. 145. In un pan bianco caldo un pinocchiata , 0 u 'j )0 jiat a bonala in un pan fesso. Beni. rim. 1. 102. O mangiar cai ^ senza bere. , % — * Prov. Vada il mondo in carbonata , cioè sossopra : dello ■ volger la carbonata nella padella , o su i carboni accesi. ( g Carbonato, * (Chini,) Car-bo-nà-to. Add. m. Che contiene « ct —, Carburato, sin. (A. 0 .) . ■ c0 co* 2 — Sm. Sale formato dalla combinazione dell acido carbon ^so una base salificabile. I carbonati sono ora neutri, ed ora con di base, cioè nello stato di sottesale. (A. 0 .) , . Carboncello , Car-bon-cè(-lo. [Smodici, di Carbone. Lo stesso c ^ boncino. C. Lat. carbunculus, prona. Sagg.nat.esp. iqo. ® I !I 1 u0 a di due minuge d’ottone accordate all’ unisono, sicché toccata i 1 sonasse l’altra, si disaccordavano ugualmente per accostare a dett° C ° 5 dal! essere iulòcato e rosso a guisa di carbone acceso. Lf' eidos. Gr. tLiiSprlzior. M. V. 4 - - 5 - Gli apparve nella c° liS il ciglio un ]iiccolo carboncello , del quale poco si curava, nIl se< f. 37 q. Da questa atra bile, nell’ultimo grado riscaldata, il carbone o carboncello. 3 — * (Veter.) Bollicina piena di sangue travasato viene al dorso de’cavalli per la compressione della sella . cello della lingua. V. Glossantrace. (A. 0 .) . a eii 4 l ° s . 4 — (Min.) Gioja del color del carbone acceso , e di nI ^pun cll ^ l | 1 ' splendore, che pili comunemente si dice Carboncino. V , Bat. ca’ Gr. àvìAplzicv. Tav. rii. In cima d’ ogni cantali della s e e^'j carboncello che rendea per quello sì grande splendore, co Qff tiiluO v’ardesse quattro lumiere. » Omel. San Greg.f.^-.r cosi esse un carboncello acceso. 2 — (Cbir.) Spezie di figliolo o di ciccione maligno ; . ' • • • e corroW ^ir CARBONCHIO } « ra preziosa fu tuo vestimento : sardio , topazio . . . carboncel- Cab _ smcraldo - (Pr) /fe« ,CHI °’ 01 >n.) Car-bón-chio. [Sm, Rubino, cosi detto quando questa (‘là >Ha arrwa ultimi carati d'eccellenza e di perfezione. È sua qua- Oiì't tU °{ onchio lucida e vermiglia. Seni. * Star. 4 . iy 5 . rL - J ? ld0,l ‘-‘ coperto d’oro, lavorato a musaico, col manico fatto di carbon- a-r\i l , pcrlc : [ C0J V y d- ) Pufiato pestilenziale, Carbone , Carboncello , Ciccione , C AE| , ! dall’ essere infocato e rosso a guisa di carbone acceso.'] Riar Cai °r° ’ Gar-bon-chió-so. Add. m. da Carbone. Abbruciato , U 0n '- (t* C ^ a ein P>erono. E num. 21. Chiunque di questi carboni in serici , *006 è tocco , tutto quell’ anno può viver sicuro che fuoco si di 3 CC lcra ) clic non si senta. Amel. yS. Quale in lucida fiamma Vi f acceso carbone , cotale in quella un luminoso corpo, si ni j 1 ® “S'ù altra chiarezza , conobbe. Dani. Inf. 20. io. E prcndon sic C0 tede , Che gli altri mi saricn carboni spenti. E Par. i*f. 32. Ma rhi.i 2 , ca rhon die fiamma rende , E per vivo candor quella sover- s pira\- j , 1 ® D s,,a parvenza si difende. E 16. 2 S. Come s’avviva allo la v ' p vc nti Carbone in fiamma. Petr. son. 26. Levata era a filar a ]? aE llcre ^ a Discinta e scalza, e desto avea il carbone. es Sej . c Un segno con un carbon bianco, il dice quando si vuol mostrare * R Pl ’enuta alcuna cosa insolita o felice. Lai. albo signarc lapillo, "tenie n I lsura di carboni = A soprabbondanza , Soprabbondante- ‘“àura A erc ^® misurando il carbone suole aggiungnarsi il colmo alla D>ni. }'"■ at - «xuberanter. Morg. 21. 5 . A misura di crusca e di car- s ’ *0 no 8" ^ uc% 3 - 2 ■ Gli’ i° non possa mangiare tordi grassi ec. , V’ i'cijlj me . ne vendico a misura di carboni. Maini. 12. 1 4 - E’si Gel 0s , S > Dio me lo perdoni , Castigar a misura di carboni. » Lttsc. 6lis| ira di . K sai die i nostri pari fi servi) non sono castigati a CERCARIA / m., l0ai, honi? O nelle stinebe per qualche anno , o in calca 4 ^ ^“oì'erebbe ec. (V) noi) / ur . 00,130 ^ carbone che o c* cuoce jO e’ tigne z=z Sempre X)nn n ril * m à'ah*. Spia. Ch’io m’avvidi di’egli era come il far P „ rnv - Par caid 'on^ e a l trut ■ ss aiv. lìim ► Cu w „ • pellinc. son. (M In ogni cosa se’ come il carbone , Che 5 " (Ved\’ g ? C - carl>u n * 1 d(,da 1 Enfiato pestilenziale, Carbonchio, Carboncello. Lai. ^ ci >° C d,‘r s ; Gr. v.viìftsixioi'. Tes. Pov. P. S. Poiché tu hai cavato lo t'arch * 't! car bone , per tre 0 per quattro di togli cime di sambuco, bufile f t0 P 7 - Pu molte fiate avvertito, che chi avendo per le r Car honp <: ’e 1p Da alcuna la grattava, ella convertitasi finalmente in '*'-(Chi r f p, tre d * l’uccideva. Dojic ■ Carbone di fuoco ; lo stesso che Bottone di fuoco. Scaner. t... insti•. —. , r, S . - 0 -• Plorò "Y tr ‘ ca P- 4 - Suol esser come appunto con un carbon di ' e tar-.,! c le dato in tempo, scuote a maraviglia dall’ animo quel 1 (V) ^ ’ ^ ar ^ on diio, Gemma. Lat. carbunculus. Gr. dpSpdxie «. a "cor 1 A 9 ’ La natura del diamante prima Appresso del carbone Soldi,, p' , ’°sa. E appresso : E poi segui : sopra quante vi sono , Il 2 __ q ““uè all’noni più costa. filale s i '/• “' )n fossile. Materia minerale abbondante di carbonio , della o '"'pietrit \ lS0 come del carbone di legno. Gab. Eis. Carbone fossile, (! ) itn°’ r 1 ,,va S I d no ec - ( A ) d°c«o L barboni per disegnare : Piccoli ramicelli di salcio cotti in o Dr disn„ ro ÌUin pentola nuova lutata con luto sapicntiae, buoni “ ‘ n < r urtn e cartone, lialdin. (B) ^nerej .{‘dottia dd vegetabili, dovuta ad un fungo parassito del L’ oi'zo e l’ avena vi sono pili predisposti che il l, \ ì >li h'cdii l ^' ei ' lsce dada carie in quanto che è più nera e non dà r C \j\ Generalmente vero tanto V una quanto V altra malattia J ol P c 0 Golpe. (A) (A. O.) nf ‘ P r - Lat. Garbo. — Guoo Carbone. Oratore e console tols s*A. f a7 W di Mario ■ CB) CVan) . r. p0 '’e e rù / 8 r 0 Gar-bo-nèl-la. Add. f. Sorta di pera di buon sa- r st< \ (A) “acino, ^.'-‘ar-ho-uéi-to. [Àm.] dim. di Carbone. Lo stesso che Carolasi pj Celi. Oref. 22. Messo il lavoro sopra il fuoco , f 2. Ciò t cort . L. mólte alcuni carbonclti che sieno ben accesi E a , lasr;., ? m PÌasi il coreggiuolo di carbonetti con un poco di C per stesso iar rosso. . ” ' BOtt tAso l'i,d' nme c {e si dà al corallo db un rosso più cupo.fV an) e,lte dèìj,' edìu ‘yf ' n0 ' P r - Di Carbone. Dicesi segnata- pretore Gneo Carbone , il quale prescriveva , q 3 che venendo contesa ad un pupillo la qualità di figlio e di erede , la quistione circa lo stalo della filiazione dovesse differirsi al tempo in cui il pupillo fosse giunto alla pubertà. (Van) Carbonico. (Chini.) Car-bò-ni-co. Add. m.Agg. di Acido; ed è l'acido che procede dall ’ unione del carbonio coll ossigeno . Anticamera fu detto Aria fìssa, Acido cretaceo, Àcido mefìtico, Acido aereo. È un gas permanente , incoloro , di sapore acidulo, dodore leggermente pungente , più grave dell'aria atmosferica , che arrossisce i colori azzurri vegetabili, si discioglie nell'acqua, e non è idoneo alla combustione nè. alla respirazione. E' uno de’corpipiù abbondanti della natura, ove s*incanirà tanto in istato di purezza che combinato con altri corpi. (B)(A .0.) Carbonigia , Car-bo-nì-gia. Sfi Polvere di carbone , o Carbone minuto . Biring. Pivot. (A) Carbonio. (Chini.) Car-bò*ni-o. Sm. Corpo semplice collocato tra gli elementi, perchè finora non si riuscì a decomporlo , e che pare non sia in natura nello stato di purezza , se non che sotto la forma di diamante. Si trova per altro abbondantissimo tanto semplicemente che misto e combinato con altre sostanze. (A. O.) Carbonizzare, * Car-bo-nis-zà-re. Att. Ridurre un corpo in cai'bone. ( 0 ) Carbonizzato , * Car-bo-niz-zà-to. Add. m. da Carbonizzare. Vali req.(O) Carbonizzazione. (Chim.) Car-bo-niz-za-zió-ne. Sf Trasformazione a una materia vegetale od animale in carbone ; è 1‘ operazione per cui ui.i corpo vien ridotto in carbone. (A) (A. O.) Carronne. * (Gcog.) Car-bòn-ne. Città di Francia nel dip . dell' Alla Garonna. (G) Carbonoso , * Car-bo-nó-so. Add. m. Ch' è della natura del carbone , o dell’ antrace. (A. O.) Carbunco , Car-bùn-co. [* 5 , /n.] V. A. Lo stesso che Carbonchio , nel sign. del §. 2. Vit. SS. Pad. 1. 218. Gli nacque iti una parie del suo corpo una postula , la quale i medici chiamano carbunco. Carbuncolo, Car-bùn-co-!o. [Sin. Lo stesso che ] Carbunco. V. Carbunculo , Car-bùn-cudo. [Am.} V'• L. Lo stesso che Carboncello in sign. di Gioja. Lat. carbunculus. Gr. dcvSpxiuov. Bocc. nov. gg . 4 *- Mise in dito a M. Torello un anello , nel quale era legato un carbunculo tanto lucente , che un torchio acceso parca. Tes. Br. 5 . 2. L’ aspido porta in capo una pietra preziosa, che ha nome carbunculo. Fr. Giova. Salv. Pred. 7 1. IL rubino eh’è detto carbunculo è il maschio, e’l baiaselo è detto la .juimina. 2 — Spezie di terreno. \_V. A.] Cr. 1. 8. 3 . E’I maschio sabbione, c la vena, e’l carbunculo darà certane acque, e di molta abbondanza. E 5 . 6. 2. Anche la terra nera è acconcia e convenevole ad essi, e il carbunculo e il tufo diligentemente spezzalo. Carburato. * (Chiin.) Car-bu-rà-to. Add. m. Lo stesso che Carbonato. V. (A. 0 .) Carburo. (Chim.) Car-hu-ro. Sm. Nomo generico di qualunque combinazione del carbonio con un corpo combustibile , metallì&o o non metallico, che non ha le proprietà degli acidi. Quando una stessa materia semplice può chimicamente unirsi con diverse proporzioni di carbonio , il composto che ne contiene una quantità minore si chiama Protocarburo ; e successivamente gli altri composti che contengono quantità maggiori di carbonio si chiamano Dcutocarburi, Tii- tocarbuii . .. Percarbnri. (B) (A. 0 .) Carca. * N. pr. in. Lat. Charehas. (DaH'cbr. car agnello, e casa coprire : Chi. Ita la copertura, il manto dell’agnello.) (B) Carcagente. * (Gcog.) Car-ca-gèn-tc. Città della Spagna nella prov . di S. Filippo. (G) Carcame, Car-cà-mc. [Am.] Scheletro. Tutte Yossa d'un animai morto , tenute insieme da' nervi, e scusse di carne. Arcante. [Qualche volta vale anche Carogna, o Cadavere che comincia a putrefarsi. Dicasi anche Carcassa.] Lat. cadavcr assiccatum. Gr.crxzXsros. (Non da arcameli clic i Latini non ebhcr mai, ma da calicò, peso, da cui si è fallo carcame, come gentaine, salame, (la gente, sale. Equivale adunque a salma, chesi prendo da’poetì in senso di corpo animale.) G.V. g . i 4 0, Faceendo il corpo suo tranare per la torva vituperosameute a’ fossi , in un carcame (l’un cavai morto il seppellirono. A. Agost. C. D. Finalmente d’arme e di carcami, di sangue e di pianto essere ogni cosa ripiena. Declam. Quindi. P. Il cadavero Io spaventa dicendo : io m’accapricció per lo carcame. Morg. 2. 32 . Ed ecco un diavol più che carbon nero , Che d’una tomba fuor subito balza In un carcame di morto assai fiero, Ch’ avea la carne secca, ignuda e scalza. Avvigli. E così come tu ghiotta mosca seguita il mele, e il lupo i carcami , cosi la gente cc. 2 — [Per similit. detto di persona assai magmi] Beni. Run. Comunelle il Buonarroto Dipigne la quaresima e la fame, Dice ch’e’vuol ritrai* questo carcame. 3 — Ornamento d’oro e di gioje , clic le donne portano in capo in vece di ghirlanda. ( Da mtrico in senso di peso , quasi peso del capo. ) Fir. Lue . 3 . 3 . Non le avete mai dato maniglie voi , anzi un carcame, volete dir voi, fatto alla foggia della ghirlanda, ismallalì tuttofine ? L>. Mais! : io gliene diedi in un medesimo dì, e il carcame ancora , fatti tutti a una medesima foggia. 4 — (Mariti.) V. Carcassa , e Ossame. (S) # Carcamis. * (Geog.) Car-cà-mis. Ani. cit. dell'Asia sull Eufrate $ forse lo stesso che Circesiuiu. (G) Carcanas. * (Ar. Mes.) Gar-ca-nàs. Sf. A orla di drappo di cotone e di seta delle Indie. (Van) Carcar. * (Geog.) Città di Spagna nella prov. di Pamplona. (G) Carcaranj. * (Geog.) Car-ca-rà-ni. Popolazione indiana nella rep. di Buenos-Afres. (G) Carcadè , Car-cà-rc. [Alt.] V. sàie, dì Caricare. V. Lat. onerare. Gr. ca.TTsw.Dant. Inf 21. 34 - L’omero suo, ch’era acuto e superbo, Carca va un peccaloi* con ambo 1 "anche. E Par. 11. iF 3 . Discerner puoi, clic buona merce carca. Carcarià. (Zoo!.) Car-cà-ri-a. Am. Specie di pesci cartilaginosi , voracissima, appartenente al genere squalo .—, Cane coreana, Lamia, Q / t CARCARÓDONTE sin. Lat. squalus carchariasLin. V. Cane, §. 55. 3. (Dal gr. carchoros aspro, quasi aspra verso i pesci eh’ ella divoi'a. ) Red. Oss. Nat. (A) (N) Carc arodoste. * (Zool.) Car-ca-ro-dón-te. Alici, coni. Epiteto corri, a' leoni, pantere , lupi, cani e pesci forniti di denti acuti, spessi ec, Lat. carcharodonta. (Dal gr. curcharos acuto, spesso , rotondo, aspro, e da odus, odontos dente.) (Aq) Carcassa, Car-càs-sa. [Sf] Lo stesso che Carcame. V. 3 _ (Milito) Spezie di bomba. [Palla ordinctriani. in forma di pera , e fasciata da due lastre di ferro. La palla si riempie di granate , di canne di pistola cariche , di polvere da guerra , di pece , di catrame , e di misture fetenti, e si racchiude in una tela ; le si dà il fuoco per mezzo di una spoletta, e si getta come la bomba.'] ( Da carico : e ciò a motivo de’ materiali ond’ e caricata. ) 3 — (Mario.) Per similit. dicesi d' un bastimento non coperto dal fasciame, o prima che questo vi sia applicato , o dopo che dallo stesso siasi staccato. (S) Carcasso , Car-càs-so. [Vm. Lo stesso che] Turcasso. V. Lat. pharetra. Gr. ifxpiTpx. ( Da turcasso, mutato il T in C.) » Car. leu. 2. ’ófG. Fatelo come vi pare, ed attaccateli il carcasso agli omeri. (V) Carcassona. * (Geog.) Car-cas-sd-na. Lai. Careaso. Città di Francia nel dip. dell’ Alide. (G) Carcato, Car-cà-to. Add. m. da Carcarc. [ Oggi direbbesi meglio Carco poetic. o Caricato in prosa.] Lat. oncratus. Gr. exTrofjuvos. Dant. Inf. 3o. 5. Che veggendo la moglie con due figli Venir carcata da ciascuna mano. 2— [Usato, come pare, in sm. V. A. V.e «/«''Carico.] Guitt. lelt. 21. Chi buon pregio vuol mantenere , carcato e allarmalo grande misticri gli è procacciare. Carce. * N. pr. m. Lat. Carce. ( Dall' ebr. charach vestire.) (B) Carceramento, Car-ce-ra-mèn-to. [Sm. Lo stesso che] Carcerazione. V. Fr. Giord. Pred. R. Si provava nel carccramcnto di tanti martiri. Carcerare , Car-ce-rà-re. [Att.] Mettere in prigione, [ Comandare che uno sia messo in prigione. ] —, Imprigionare, Prigionare, Incarcerare, sin. Lat. in carcerem includere, conjicere. Gr. QvXxA^uv. Fr. Giord. Pred. R. I tiranni carceravano que’ buoni servi d’Iddio. E appresso : Minacciò di volerlo far carcerare. Carcerato , Car-cc-rà-to. Add. m. da Carcerare. Incarcerato, Imprigionalo. Lat. in carcerem inclusus. Gr. (peAajciv.asVo?. Com. Inf g. Guardato* - dell’anime de’bestiali uomini clic dentro sono carcerati. 2 — In forza di sm. vale II prigione. Lai. captivus. Buon. Fier. 1. i. 8. Le mercanzie trarrebber coll’ micino Dentro le ferriate i carcerati. E 3. 2. 8. Bisgnarda il carcerato, e’suoi costumi Spropositati, c fuor d’ ogni diritto. Car. lett. 2. 100. Il clic non avrei (alto, e non farei ora di nuovo , se non sapessi parte de’ meriti di questa causa , c delle qualità del carcerato e deli’ istigatore. Carceratore, Car-ce-ra-tó-re. [Verb. m. di Carcerare.] Colui che carcera , [o fa carcerare.] [.ut. captivum ducens , in carcerem conjicens. Fr. Giord. Pred. R. Ma il [iranno si era diligentissimo carceratore- Carceratrice , * Car-ce-ra-tri-cc. Verb.fi di Carcerare. V. di reg.(0) Carcerazione , Car-ce-ra-zió-ne. [V/i] lì carcerare. —, Carccramcnto, Imprigionamento, sin. Lat. in carcerem inclusio. Gr. tpv\xr.urg.ói. Espos. P. N. E ancora puote avere tanta pace della carcerazione. AI. V. 1. 11. Di questa morte, c della carcerazion de’Beali nacque gran tremore a tutto ’l Begno. Carcere , Càr-ce-re. [Sost. com. PI. Carceri e ani. Carcere, ] benché nel num. del pià si dica raro o non mai nel maschile. [Luogo dove si chiudono i delinquenti o i prevenuti di alcun delitto.] —, Prigione, sin. Lat. career, custodia. Gr. Bocc. non. //. 11. K comandò che fosse in carcere messo. E Ninf. ifi- La quale in career tenebrosa e scura Istà per te, c tu, lasso ! noi credi. Petr. scn. j2. Nè lieto più del career si disserra Clii ’ntorno al collo ebbe la corda avvinta. G. V. 12. 16. 7. E ogni atto e scritture vi furon prese e arse , e rotta la carcere della Volognana , e scapolati i prigioni. E cap. 82. 2. Il comune fece offerta di tutti i prigioni che erano nella carcere. » Vit. S. Marg. i33. Comandò che santa Margherita fusse rimessa nella carcere cosìe lacerala. Ih. Le carcere erano molto tenebrose. G. V.2t. 2. Cui fece morire a tormento, ceni indiverse carcere. (V) 1 — * Onda Andare in carcere, vale Esser messo in prigione. E Stare , Essere in carcere = Essere ritenuto nelle carceri. (Van) 2 — * Le mosse o 11 luogo donde escono le bighe , le quadriglie o i cavalli barberi per gareggiare nel corso. Car. Èn. 5. 210. Impeto pari Non fer nel circo mai biglie o quadrighe Da le carceri uscendo. (Cosi Virgilio, ruuntque effusi carcere cursus. ) (B) 3 — Per metaf II career nostro o simile = Il corpo umano. Petr. Canz. 44. 7. E da quel suo bel carcere terreno. Ar. Fur. Che nel career d’Amor lo tenea chiuso. (A) 4 — [E Career cieeo= L'inferno.] Dant.Tnf. 10. 5g. Se per questo cieco Career vai per altezza d’ingegno. » Bocc. Lab. Caggiono in quel career cieco, nel quale mai il divin lume con grazia o con misericordia si vede. (A) Carceri era, * Car-ce-riè-ra. Sf. di Carceriere. Silos. Berg. (N) Carceriere , Car-ce-ric-rc. [Am.] Custode della carcere. Lat. carccris custos. Gr. Sar/ioQvXxt. Buon. Fiatò. 1. 3. 8. Vedi come ’l garzon là dell’albergo, E di qua’l carcerici - , dentro a’lor usci Bitirati stan svelti. E 3. 4. g. Orsù voi ora , carcericr , elle dite ? Carcerui.a. * (Boto) Car-cé-ru-la. Sf. Nome dato da Desvawc ad alcuni frutti autocarpici plurilociilnri, e non deiscenti, le cui cellule sono conjluenli , ma distinte , come quelle del tiglio. (A. 0 .) Carcerulare. * (Bot.) Car-ce-ru-là-re. Adii. com. Epiteto generico dato da Mirbel e da Cassini ai frutti scoperti, ma che rimangono chiusi. (A. O.) Carciiesio. (Mario.) Car-cbè-si-o. Sm. V. G. Lai. carchesium. (Da carchesion che significa tanto tazza che antenna, fune, la cima di un albero di nave o la gabbia.) Quella trave eretta nel mezzo della CARDAMO nave, (fogni parte circondata if anelli eli fèrro alraverso, e nella P arl superiore dell'albero della nave , dagl’Italiani della Gabbia. (Aq) 2 —• (Chir.) Agg. di una specie di legatura adoperata dagli “f.-fi per fire l'estensione mille lussazioni e nelle fratture ; e fi fa come il nodo che attacca la vela al di sopra della gabbi 1 una nave da essa pivse il nome. (Aq)| _ , fi. 3 — * (Arche.) Sorta di vaso che seiviva ne’ banchetti, e fiziì} era lungo , spaso e piatto verso la metà ; i suoi manichi f tendo quasi dall' estremità del ventre , s’innalzavano sino alta milà degli orli.— Vitruvio chiama Carchcsio una macchina che viva ad alzare vaiai pesi, c che si collocava sopra un carro. (Vby T v Carcina. * (Min.) Càr-ci-na. Spezie di gemma. Dole. Gemei. C y. j:)| Carcinade. * (Zool.) Car-ci-na-dc. Sf. Sperde di granchio. Salvili’ Pese. i. Ora le carcinadi, O granclncsse non bau dal nasci Guscio cc. (N) . Carcinitis. * (Geog.) Car-ci-nl-tis. Golfo e città della Sarmazia pea sul Ponto E usino , oggi Perccop. (Van) Carcino, * Càr-ci-no. N. pr. m. Lat. Carciuus. (B) _ /pi Carcinoma. (Chir.) Car-ci-nò-ma. Sm. V- G. Lat. carcinoma. ^ carcinos granchio, e nemo io pasco. ) Nome dato da qualche al ^ et . ad alcuni tumori differenti dal canciv , ma che secondo la parte degli autori e sinonimo di quest 1 ultima paiola. Alcuni assegnarono il nome di carcinoma pià specialmente al canon' piente , ed altri al cancro encefaloideo. Così detto dalla sr>rnl g^iO ’ ...'... che ha col granchio , attese le vene turgide e varicose , che s questa malattia è incurabile , e non si parte da chi ri è ’ me il granchio non abbandona mai la sua preda. (Aq) (A- Carcinomatoso. * (Cliir.) Car-ci-no-rna-tó-so. Add . m. Che p# 1 ^ fl0 s della natura del carcinoma. Lat. carcinodes. (Dal gr. granchio, e da eidos somiglianza.) (Aq) fy? Carciofaia. (Agi 1 .) Car-cio-fà-ja. Luogo piantalo di carciofi . ‘ ’ ciofoleto, sin. (A) ^ Carciofaio. (Bot). Car*ciò-fa-no. Sm. Lo stesso che Carciofo.^ r* Tane. 4» 1 . Vada ’n malora l’orto e ’l pisellajo E bacccgli c* cai picco) lo* co’ceci. (A) (B) Carciofino, Car-cio-fì-no. Sm. dim. di Carciofo. Carciofo Atleg . Squartato senza pepe c senza sale Ci dà po’ un carciofi 1 * Carciofo. (Bot.) Car-ciò-fo. [.Vm. Pianta perenne della s ò l g eneS f L d famìglia delle cinarocefale , di cui essa è H tipo. Fiorisce dtdraS 0 ^ settembre ed è indigena delle parti meridionali deli Europa. p io!ie generalmente ne giardini , ove esige continuo innffiamento; f> olt (( /r varietà. 1 suoi fiori capitulati a firma di boccia e che si «'«rsv' cord carciofi, si mangiano comunemente nelle nostre tavole * sS o che cotti ; la parie buona è la base delle squame ; il ricettaeoi 0 ? Jfiih carnoso. Alla radice dì questa pianta si attribuisce una virtù p u ed aperitiva. —, Carciofìuio, Carciofo Li, ArchiccLiocco, Artieln° c ’ ticiocco,,?///. £/ 7 £.cinara scolymus Lin.] Gr.tryAk>\uo'. (Dall’ar.c^^jLyot* che vale il mcd. Indipureò alcachofi degli S\r^n.)Òav.Colt.'i!) n - jiflifl* avrai tutto Lamio, trasponendone ogni luna crescente una C0lt.-y.12 7. Lo spinoso carciofo e il tempo ornai Giunto ih tl ^ bo? 2 ■— Così dicesi anche il calice del cardo , quando è ancona eia , e pero mangiabile. Lat. cardus sativus. Il carciofo che spine chiamasi dai Toscani Mazzaferrata. V. (Ga) Qt 3 — Tig. Dicesi per disprezzo a uomo buono a nulla e dapp 00 homo nauci, fungus. Gr. cvn^xvos. v Carciofo là , Car-ciò-fo-la. Sfi Lo stesso che Carciofo. ferrarese , usato dall’Ariosto , ma da non imitarsi. Ar. ^ (L fi d 11 * Mi par che sia simile Cotcsta invenzione alla carciofola, I**, rezza , spine , e amaritudine Molta piu trovi , che bontade. (A) prol. Per un prezio, Che più costan qui al Maggio le ca f cl0 q 0 fifi° Carciofoleto. (Agr.) Car-cio-fo-lé-to, Sm. Luogo piantato dicati J , stesso che Carciofajn. K. (Ga) . q?, Carco. Sm. [ sino . di Carico.] Peso , Soma. Lat. onus, sarcina* toc. Dant. Infi 1Q. Pòi. Quivi soavemente spose il carco. 8. 80. Si eh* a sua barca Carica più di carco non si pog» a * cC $$' 2 *— Per metaf Peccato e Aggravamento di coscienza. Lat* P Gr. a-gccpT'/ìpa.. Dant. Inf 2j. i35 . In cui si paga il fio A I scommettendo, acquistai! carco. vwmuiAutuuv; , «vvjiiicuuu V/M.V/V. i(f Carco. Acid. sino, di Carcato. V. lat. onustiis, gravatus. Gr- cf Dant. Inf. 8. 27. E sol, quando i’fu’ dentro, parve carca. qi»; 12 . 1 . Di pari, come buoi che vanno a giogo, M’andava ,n l'auima carca. Petr. canz. 5. 1. Anima, che di nostra stila vai, non come l’altre carca. » Ar. Far. c. 27. si. 3Q- vaglie in carra ed in giumenti, Tolti fuor della nave, erano c g pji Carda. (Bot.) Sf. Sorta di pianta , forse lo stesso che il La 1 done. Bemb. Asci. (A) . , e f Carda. * (Mit.) Dea altrimenti delta Cardea, Cardia, Card ,n - v. 1 presso i Romani si credeva preside e conservatrice delle p‘ ^ e singolarmente del cuore. (Aq) . , cl ird ltr Cardajo. * (Ar.Mcs.) Car-dà-jo. Sm. Colui che fi i cardi d r come Scaldanti, cordiali e stomatici. Si distinguono perle ani ova ^h allungate ed acute. —,Cardamone, sin.V. Amomo. Lui. c llll:illi cardamomum Lin. ] Or. Kxfbó.g.uin.Qv. (Dal gr. cardia cuore, amoino.) Cr. 4. 4 °- A Altri in verità cosi i vini condisco- car l■ ^ cardamomo, ghiacciuolo , illirica , ec. Ricelt. Fior. zi. Il die si può considerare in due maniere, cioè o secondo quello di in* 6 1:UU1 ° scritto gli traili, o secondo quello che si trova scritto ro i 611 ^ de’Greci. E appresso : Talché quello che sia appresso dì Ionia , car .^. amomo non è ancora determinato., E i/j. Il seme di questa p l(! 0le sdiqna crediamo che si possa usare pel vero cardamomo dei Greci. (Bot.) Car-da-mó-ne. [ó 7 /z. Lo stesso che ] Cardamomo. VM. nlber 1^ Cardamone è caldo e secco nel terzo grado; è frutto d’un futa Q ™ e ne ^ a primavera getta bozzetti altresi , come semenza di colo •’ 1 < ^ en ’ ;ro ® il cardamone, e sono di due maniere, grosso e pìc- vn™ 11 8 rosso vai meglio cd è di migliore odore, e dee avere un sa- Ca #da c °nfortativo. * (Leti.) Car-da-nì-sta. Add. pr. com. Seguace di Cardano . C *noitóE 1 ' p eni - t. Berg. (N) 5,, , > Car-dà-ro. [Alt.] Cavar fuor a il pelo a'panni col cardo .—, a p S,Ue 1 dardeggiare, Carminare, sin. Lai. carminare. Gr, xrs- 3-4.fi , en fi rim. i.ef2.lo non dico de’cardi da cardare. V Cc 1 , ,n . s ‘gn. equivoco.'] Cani. Cam. 18‘i. Ma quei panni che fieno In- a ila ^ i'' so g n; > , A dii non vuol vergogna, Cardargli ben, poi far- sta ?F°i° n arc. E 28'à. Poiché tanto il cardar piace c diletta lu que- 3 -, -p Presente , No’ ahbiam fatto di più cardi incetta. Pai <1 n ) Ber meta f- C Gir male d’ altrui ebe non sia presente.] tfnii • ' ?■" A mal in corpo co'granchi le bisce Soifiansi in cui la mat- a digiuno, Cardando , perchè teme no] ghermisce. Varch, Erari. s’,' Un uomo che dica mele d’un altro, quando colui non è presente, Sii (P'esti verbi: Cardare , Scardassare, tratti da’ cardatori e da- C *‘^f rd ;' ssk ' ri - èrtila ' Mes.) Car-dà-ta. Sf Quella quantità di lana che è la- Cu,.U ’ vo fta per volta, nei cardi dello scardassiere. Vicesi che la a riesce liscia ed unita CARDINALE 95 our) tìj, iri.-ioi.LL cu wn.4t.c4 , ovvero gvagnolosa , secondo le sue ^'lATn ° % attll>e qualità. (A) 5 p f Cir-dà-to. Add . ni. da Cardare. di veg. (A) ^ Attù ATo^ /^ Crso ’ ^°^°* Ben, Pareli. 7. 8. Berg. (A) Co n»».,.C^r-lVles.) Car-da-tó-rc. [ F~erb ni. di Cardare.] Colui che carda, Lai. car- Cop e '”.“ : "Clr.Mes.) . na la lana o il cotone .]—, Cardajuolo, Cardinajo, sin. t.. ■ ’■ Gr. Segr. Bior.Stor. 3 . 7 3 . Che tre nuovi ci ** r seUa^ CSS ’ no - : *’ imo P el ' ‘ cardatori e tintori ; l’altro per ® p er * 5 e simili arti meccaniche; il terzo ec. o ^arri C Dicesi di coloro che dicon male de’ lontani. ] Cani. ^ k6 t>ATÙn ® u 'evan per P addietro i cardatori Esser più moderati. 5 ** l, "rv.£s ^ Al,A Ls.) Car-da-tù-ra. [ityi] IL curdarc. Lai. carmiuatio. Gr. . ^9r(Iy( ® a l c ria che si leva co’cardi. Borra di lana. Tarif. Tose. 35 . pLii* , n Ji lana : per introduzione non pagi» gabella. (À) (N) ^‘UEGr.i.».: ‘ì;} Cav-dè-a. Lo stesso che Carda. V. (Aq) fiarvo vago, il quale plesso diffonde i suoi tralci massimamente entro la sostanza del cuore. (Aq) 2 — (Med.) Agg. di quel mede che dicesi anche Mal di cuore. Cavale * Espos. Simb. 1. 181. La sesta infermità si è cardiaca, cioè acchiu* dimento di spiriti, c difficoltà dì respirare. (V) 3 — (Tcrap.) Agg. di Rimedio : Si dissero Rimcdii cardiaci quelli che confuciana il cuore, ristabiliscono ! elasticità de’ solidi, rinvigoriscono gli spiriti ec. Altrimenti delti Cordiali 0 Analettici. (B) (Aq) Carduflogosi. (Med.) Car-dia-llò-go-si. Sfi V. G. Lat. cardiaphlogo- sis. (Da cardia cuore, e phlogosis infiammazione.) Infiammazione del cuore , prodotta da qualche contusione violenta estèrna , o da ferita superficiale. (Aq) Cardiagrafia. (Auut.) Car-dia-gra-fì-a. Sf. V. G. Lat. canliagraphìa. (Da cardia cuore , e graphe descrizione. ) Parte dell’ anatomia , che ha per oggetto la descrizione del cuore. (Aq) CaiidiaziOU. (Med.) Car-dial-gi-a. Sf. V. G. Lat. cardialgia. (Da cardia cuore, ed algos dolore.) Dolore risentilo nella regione epigastriga , e la cui sede supponesi nell' orifizio superiore del ventricolo. Fu pure chiamala Passione cardiaca, Dolor ui stomaco. Coccà. Bagli. 217. Né altro che sintomi di questo male . . . sono quei tanti mali subalterni , passeggieri e ricorrenti, dì cardialgia , o dolore acuto all' orifizio superior del ventricolo ec. (A) (B) (A. O.) Cahdialgica. * (Med.) Car-di-al-gi-ca. Agg. di febbre nervosa o perniciosa nella cardkdgia. (Aq) Caudueocia. (Anat.) Car-di-alo-gì-a. Sf. V. G. Lat. cardialgia. ( Da cardia cuore, e logos discorso.) Quella parte dell’ anatomia, la quale tratta delle diverse parti del cuore. (A) CARDiA»AsTROFiA.*(Anat.) Car-dia-na-stro-fi-a. Sf. V. G. Lat. cardiana- stroplna. ( Da cardia cuore , c anastrophe inversione. ) Trasposizione del cuore. (A. O.) CardiAR to. * (Zool.) Car-di-à-ri-o. Add. m. Agg. di Verme, che sì genera nel cuore , e però dicesi anche Cardiaco. (Aq) Cardiatomia. (Anat.) Car-dia-to-mì-a. Sf. V. G. Lui. cardiatomia. ( Da cardia cuore, <: tome taglio. ) Parte dell'anatomia , che insegna la maniera di preparare e tagliare le differenti parti del cuore. (Aq) Carriectasia. (Med.) Car-die-cta-sì-a. Sf. V. G. Lat. cardicctasis. ( Da cardia cuore , cd ectasie dilatazione. ) Malattia la quale consiste in Uno straordinàrio aumento che accade nel volume del cuore : aumento che risulta da un addensamento dell intima sostanza di quest'organo, o di una dilatazione eccessiva delle sue cavità. (Aq) Cakdielcosi. * (Med.) Car-diel-có-si. Sfi V- G. Lai. cardihelcosis. ( Da cardia cuore, ed helcosis ulcerazione. ) Suppurazione del cuore. (A.O.) ■n. L/Cic* car- din cuore, cd iiglcosìs uiccuziicmu» j owyzyyt*i ««tvisu ~ x — l corpi d’ar- Cardieurisma.* (Med.) Car-die-u-rì-sma. Sj.V.G. Lai. audienryam». (Da i barbieri c cardia cuore, ed evrfs largo.) Dilatazione anormale del cuore. (A.O.) . .. . j 1 TI..... J; Cl,.ìl„c re EGg Ui\i co l, E - Car-deg-già-re, - 0 _ [Alt. e n. ass.) Dare il cardo , [ Pettina- i'is Cf Ao stesso che Cardare, nel sign. del Cai’-dì-a-ca. Sf. Pianta simile al marobùio salvatici deli’ jp nnuv ° i e propriamente H Lconurus cardiaca Lin, , indi- i&i ori; i ? Asia Minore ed America boreale ; e si coltiva 1 * Um. 11 botanici ri _._ ■ P,7/Zfl e attr4 llCl ' ^ suo noine specifico deriva dalia proprietà che c Uope \ rA lta & calmare le palpitazioni del cuore. ( Dal ai*. cai\ lut - Cav.iT nat -) Gar-di-a- ^ Wn Anat. La conosciuta da noi ial>l>rica dei polmoni, a aerei , c dì tutti i particolari organi cardìaci. (A) (’N) di Plcàao: Plesso di fili somminis:rati dai iitvvciU del ■co. Add.m. Del cuore , Che appartiene al cuore. *s&- Catujif. * (G-cog.) Città del Principato di Galles. (G) Garoioan. * (Geog.) Car-di-gàn. Città , contea e baia del Principato di Gaihs. (G) Cardinajo. (Ar. Mcs.) Car-di-nà-jo. Sm. Colui che passa la lana ne cardini. P^, e di’ Cardatore. (A) Caruinalaccio , Car-di-nadàc*cio. Sm. pegg. di Cardinale. Barn. rrn. U 77. Ladri cardinalacci, sclàcricati. (V) CardijtaiiA^o , Car-di'tia-là-no. Add. rn. V. A. V. e di' Cardinalizio. Tcs. J)r. 3 . 3 . Dentro alla città di Roma si tono quaranti cinese car- diualanc, delle quali vi ha 28 presbiterali , cioè che hanno il Cardinale prete, e diaconati 18. Carmnadatigo , Car-dì-na-là-tì-co. [ Sm. PI. Cirdìnalatici e Cardina- latichi.] P'. A. . e dC Cardinalato. Lat. cardinatatus. Gr. tcxptiiva,* Kciros. G. 8. 80. 9. Che tu renderai V onore del cardìnalatico a tnesser Jacopo e a messer Piero della Colonna. Fr. Giord. Salv. Pved. 22. Molto si desidera il cardìnalatico : pare un gran fatto quando uno ^ fatto cardinale. Cardinalato , Car-di-na-là-to. [A’/n.] Dignità di cardinale o cardinalesca. — , Cardinalatico, sin. Lat. cardinaJilia dignitas. Gr. \dS ‘ delle cinurocefiile, molte specie deI quale possono mangiarsi , e s0 ' , usati in medicina.] Lat. carduus. Or. coAu.aos. Lab, s>.j. Orticlu'i triboli, e cardi, e simili cose mi parca trovare. PallaJ. M‘‘ rz ' Del mese di Marzo si semina il cardo : desidera terra letamine soffice. Fr. Giord. Salv. Pred. 2f. Portavano stecchi , ovvero ca 1 '" 1 ’ in queste fimbrie , e ficcatisi piignere i piedi. Questo si ricorica, e divenuto tenero e bianco si mangdi • i,i . ■ u.n-e ih Ponente t cono gli autori essere quattro venti cardinali, cioè principali. 3 — (Astrol.) Punti cardinali de’ cidi o d’ una natività , diconsi dagli astrologi il Levare e il Tramontar del Sole, il Zenit ed il Nadir. (A) Cardinalesco, Car-di-na-le-seo. Add. m. Da cardinale, Attenente a cardinale. —, Cardinalizio , sin. Frane. Sacch. nov. 162. Giugnendo adunque ec. dinanzi al cardinale Egidio, c reggendogli una bellissima cappa cardinalesca addosso, f Qui forse nel signific. del §. 2.) 2 — Colore cardinalesco vale Rosso ; onde il panno di tal colore fu detto anche Cardinalesco assolutamente. Coni. lnf. 5. Il colore cardinalesco , clic noi chiamiamo sanguigno. M. V. 3. So. Ordinarono che in tal di si corresse un palio di braccia otto di cardinalesco. F. V. 11. 7r. H fante , che a lui ne venne, vesti di scarlatto fino foderato d’indisia ; la parte Vesti il suo di cardinalesco. 3 — Virtù cardinalesche vale lo stesso che Cardinali. Lat cardinali. 1 ). Gi~ Morg. 18. is8. Or lasciarli questo, e d’udir non t’incresca Un'altra mia virtù cardinalesca. Bern. rim. 1. 81. Queste son P astinenze , e fonazioni , E le sette virtù cardinalesche, fin questi due esempi per ironiu.J Cardinaletto. (Archi.) Car-di-na-lét-to. Sm. Mostre di una porta de’ piccioli appartamenti di una casa. V. Cardinale , § /j. (A) Cardisalismo , * Car-di-na-li-smo. Dignità e stalo di Cardinale, e propriamente titolo di un libro che tratta del cardinalato. Magliabec. Berg. ( 0 ) Carmsalista ,* Car-di-na-li-sta. Sessi, com. Aderente di cardinale. Bentiv. Berg. ( 0 ) Cardinalizio, Cnr-di-na-Ii-zi-o. Add.m. Lo stesso che Cardinalesco. F. Cardinalizzare , ’ Car-di-na-liz-zà-re. Alt. Fregane della dignità cardinalizia. (0) Carmhalizzato , * Car-di-na-liz-zà-to. Add. m. da Cardinalizzare. Fan- nos. Berg. ( 0 ) Carpinaluccio , * Car-di-na-lùc-cio. Sm. dim. e disprez. di Cardinale. Benv. Celi. Fit. Uh. 2. cap. g. Io non avevo parlato due volte a’ miei di a questo pazzercllino di questo cardinaluccio dc’Gaddi. (B) Carbinalume, * Car-di-na-lìi-me. Sm. Dello per disprezzo il corpo de’ cardinali. Alf. Fpigr. Cardinalume Non tolga lume. (Z) (N) Cardine, Càr-di-ne. Arpione, [ed è quel ferro ingessato o impiombalo nel muro , sopra al quale si girano le imposte delle porte e finestre; e s’estende pure ad altre cose che facciano un tale uffizio di sostenere a guisa di perno. Anticum.fi detto Cardinale. V. J. 2.] Lat. cardo. Gr.yiyyb.vp.6s.Daut. Parg. g.i'33. E quando lui’ ne’car- disturti Gli spigoli di quella regge sacra. Tass. Ger. 16. 2. Le porle qui d’effigiato argento Su’cardini stridcan di lucid’oro. 2 — [ Chiamasi Cardine del ciclo, Cardine meridiano , quella ] parte principale del ciclo , che si dice anche Polo. hai. cardo , polus. Gr. iro'xcs. Cr. 2. 22. 8. Acciocché trasposta sia volta , o incontra posta a’medesimi cardini del cielo. Dittata. 5. 22. Etiopi furoti primamente d iti , Secondo clic alcun scrive c propone, Sotto’l meridian cardine sou fitti. 3 — * (Archi.) Spazio praticato negli antichi teatri tra i gradini, a fine di dare comodo accesso a’ medesimi. (Mil) Caruinèa. * (Mit.) Car-di-nc-a. Lo stesso che Carda. F. (Mil) Cardino. ( \r. Mcs.) Car-di-110. Sin. Sorta di picelo/ cardo senza maniglia , le cui punte sono di fil di fèrro sottilissimo per passar la lana in ultima cardatura. (A) Carlino. * N. pr. m. uccnrc. di Riccardino, (lini, di Riccardo. V. (B) Cardio. * (Zool.) Càr-di-o. Sm. Genere ili molluschi testacei bivalvi , il quale comprende delle conchiglie che litui la forma d’ un cuore. Lui. càrdium. ( Dal gr. cardia cuore. ) (Aq) (N) Cardiocele. ' (Med.) Car-dio-cè-le. Sf. F- G. Lai. cardiocelc. (Da cardia cuore, c cele ernia.) —, Cardiotronco, sito Ernia del cuore.. (A.O.) _ chiamasi anche Cardonc , e il suo fiore è buono a rappiglili e latte per farne cacio, e chiamasi presame o Presura. Lai. coag""" ■ Gr. serrimi. , • 3 — Daccene anche una spezie che fa nella cima Una pannori 1 " minosa , colia quale si cava fuori il pelo ci penali; il che si Cardare o Dare il cardo. Da alcuni è detto in hit. pectcìi. ', trrpofcvs. Bern. rim. 1. 42. Io non dico de’ cardi da cardare. . Cam. 284. Molti vanno a Ferrara o a Benevento Per aver cardi " ul j Ma questi fatti qui per ognun cento Son più forti e sicuri : C ol'4°\j 1 11 l\ it...l .1 ni • LA a«.À '.I .... ... 1 .1 .. . . t. 1 , /* .1 a T . - coi liti maturi; Però làmio al cardar più forte prova. » Morg. $}• *Li i UI E’parca più rubizzo c più gagliardo cc. Come se fosse la nótt e cardo Rendalo il pelo alla sua giovanezza. - e 4 — * Diconsi Cardi dirozzati quegli che sono stali a'loj> e1 ‘ l11 tuttavia sono buoni. F. Garzare, Garzeria , Garzo. (A) y à — Da questo Cardo è il prov. Dare il cardo o Cardare , °‘ f vale Dir male aspramente d’ alcuno ; tolta la metuf. dal g' ff' L- che fa il cardo , che soltieva il pelo. Lai. famain aficujus prose" 1 re. Gr. erp opsìv. Vardi. Ermi. jo. Cosi darli il cardo , il W"* 10 ,,. c la suzzacchera, massimamente quando se gli nuoce. Cane- 284 Or per 1 ’ invidia e pessimi rancori Si dan cardi arrabbiati- Dav. Star. 3. 323. Altri dicevano che questo cardo gli era dut° 1 compiacer Mudano. ^ li — * Rome che nel Pislojesa e nel Lucchese si dà al Ricci 0 ^ castagne. (A) — (Ai*. Mcs.) Strumento con punte di fèiTO a uncini col f ll si spicca dal ceppo delle vecchie piante di carciofo per peri u nuove caveiofaje. ff. Cmddccio. (A) * CàuiìOke, (Iìot.) Or-dó-nc. [ m *fjP 0 fiali de:l' Europa , e fiorisce nell' estate, ha gli steli § li, ramosi i le foglie dentate , spinose > scorrenti } i fi°*' L & lii t nci) I suoi semi sl credono & si, terminanti 5 bratteati spi lanosi. CAIÌDOSCOLIMO ifici , ed aperitivi} ond'è che ? acqua distillata di essi è in V0 3 a presso il popolo. — , Cardo benedetto , sin.'] Lai. atraety- ursulior, ^centaurea benedicta Lin.] Gr. ùtiiccatvKIs. ( Detto santo CAftDo° tlV ° Slle medicinali. ) £ SC ° L1M °' (Bot.) Car-do-scò-Ii-mo. [ò’m.] Sorta d’erba ed l è una specie tni Ct p Cl0 fà sabatico. Oggi lo scolimo forma un genere a parte nella fa - la Cin a?'OcefaLe ì il quale abbraccia più specie comuni in Eu- le f r ^ aL s<ìoJ ymus. Gr. cy.dxvgos. f^olg. JJiosc . La carlina nera ha Cari) * e corae d cardoscolimo , ma minori , più sottili e più rossicce, du UCC /°* Gar-dùc-cio. Sm. Il germoglio del cardo fiCytiara car* ì ed anche . quello del carciofo fiCfnava scolymusj , il L . fidando sia stato coricato sotterra , per lo che diventa tenero e Card* 1 ^ 1 ^* 6 i prende il nome di Gobbo, E. —, Cardonccllo , sin. (Ga) r AR UCK| * * (Geog.) Car-dù-chi. Popolo dell’ Asia nella Carduena. (G) bist^ 8,A * * Ca-re-ha-ri-a. Sf. V» G. Lat. carebaria, ( Da care j e baros peso: Peso della testa.) Dolor di testa , con senso di CAREZZA 97 (& ¥FV>™e- (A.O.) pej s )' l Marin -) Ca-rè-ga. p ez ,- j. —, o— Sf. V. Fen. È un composto di alcuni 0r -“ l C ' 1 legno sciolti, lunghi tre o quattro piedi , che dispongonsi « ^ ZOnta ^ men tc a forma di quadrato , e che si sovrappongono a due &Un lQ r Tener caro. Cavale. Frutt. ling. Le cose tosto t en) c “'ovate , pare che l'uomo non le reputi care, e le cose lungo 3 Pp desiderate più si careggiano quando si ricevono. a j. ™ C1 ' alto il prezzo di alcuna cosa, [o Renderla cara indugiando dìsfe ’ ' tri derla cara.) Cavale. Frutt. Z/ng.Quando Dio tardi esau- 4 ’ «reggia li suoi doni, non li niega. fh r 1 , . re §S Aa rsi = Far conio di sè medesimo , Non avvilirsi , Non l or<[ “ Convenevoli alla propria condizione. E l'arsi careggiare, tu- dtll 0 t e farsi rispettare.’] Pist. S. Gir. E se tu vedi che la moglie Co s i lra Peradore , eziandio quelle di molto minori signori, si fanno 1 . ^rCffainwn __LI 1.. z> ; 7_.vi i..,ev ” Ci, 10 ,]j ??Sg*are , perchè tu fai ingiuria al tuo sposo Gesucristo , figlinosi i„.. 10 1 non careggiandoti? Quid. G. E però li Greci di Calabria 4 ®EGG) ln ^ ano 0 careggiano. Phis. c° ’ ^a-reg-già-to. Add. m. da Careggiare. Lat. comiter exce- i| T- ^‘^otfpovovp.svos. M. F. n. 5 . Leggieri d’Audriotlo cc. fu ec. 11 pi(. & ^ >ore cittadino eli’ avesse città d’Italia ce. , e il più amato e Cìi\b g , «reggiate e dal popolo e da’ Raspanti. i’oU?.' (§t. Ott.) Ca-re-giè-no. Add. e sm. V~. l ‘obb e ,r ^ ot ' Dtt.) Ca-re-gié-no. Add. e sm. P. Tur,Uomo uscito dal - Pi:;:-,p i V , Jì//. e /l.. alt lmano , Scismatico. (Mit) -re-i-ras. Fiume del Portogallo. (G) ni q- 'Àìjeog.) Ca-rè-li-a.A/.' Contrada della Russia in Èuropa ne’gover- , co m p re j 0r Sp, Olonelz, Arcangelo , ec. Al presente sotto questo nome n f >ns ‘ s °lo i contorni di Kexholmnel governo di Viborgo. (G) chi ffr’v-cl-lo. [.S'm.] G uanciale di panno , per lo più fiuto a scac - *e, c °t° r i 1 e ripieno di borra. (Detto così, a quello che pasto, jt^ e j J^^cese CarTeau , per gli scacchi quadrali de’ quali è compo- Ctlt ^Uus \t S ' mc ^* e * ; ‘ a ^* s * ^ la * a medesimo signifìc. latito S( ) ^ >ai ‘ pulvinar. Bocc. nov . 'ài. io. A piè di quello in un 3 ^ Oo-rJ^p un carello si pose a sedere. Garello e Cariello si dice al turacciolo col quale si tura la s in CO p e y Gess o. (Dal lat. circellus piccolo cerchio , onde nacque per tolta^ j ,v * carettus de’bassi tempi, la quale significava ancora Ro- Lìb Gloss. mcd. et inf. Latinit.) Lat. operculum latri- hò* *9<- Gb’io vidi catriossi, piedi e becchi, Sicché però in ^cchi Si sarebhon disdetti per carelli. r ù'c 0 * (Geog.) Ca- rc-mà-ta , Cariinata. Isola dell'Arcipelago asia - quella diBorneo. (G) Pfiea m Pf .. ailn 0. Ca-ré-na. {.Sf] La parte di sotto del navilio [sino alTo- c*ea cf a U ’ Cl °è l'opera viva del bastimento dalla chiglia sino alla G tutte te^ Ua *-—’ Garina, sin.] Lat. carina. Gr. trrèìpeL. IJv. Dee. 3. ^ er d. ^ 0r n ^ 1 . ^ e c. non avevano le carene fitte ne’ guadi. co*li'*f‘. FiIial, ncnte furono intessute e congiunte insieme ie cu- P^p * ‘^armamenti, e poste in acqua. Beni. Ori. 1 . 5. 5o. Ed . a — i-JP 3 sa ^hi alla carena. f'tUlrf U;,V * Essere fa ? Cai ’ (! na, dicono i marinari quando mandano il navilio alla — Esspr'™ 56 ^ 7 ^* ^ fondo. Lat. carinam instaurare. in carena, dicesi della nave eh’è alla banda per *«ndc l * Ss ?i‘e CU) , 4 J 3 £ n '«?- (A) jy^^eso l pr S * ^ arena 0 Primo quel pezzo di legno rettangolare , i e pri a rìt0 * a e ruota nel fondo dett i nave , che serve di stani NatT'r' 0 f on d amento a tutti gli ossami. Ù. Madiera. (A) r‘ Co >‘pi V Garena fig. dicesi da' naturalisti quella parte di alcu- 3 .y» 0 * i’ mVr a qualche similitudine col fónda di una barchetta. d; * Wmat) o ^ ar ena de’ fiori papilionacei. U. Carina. (A) Ca»!! ùn S u «v. ,• 'Li dorso del feto, quando non si può ancora « i? a<1g io. f ezz * c ? ie compongono . (A. O.) Cab- ttzi oiì'e C a -re-nàg-gio. Sm. Il luogo dove si dà carena Cab. c S tr ?' larE , 0 l r effetto di tale azione. (S) te XAfiE , Ca-rc'd ^ a ” rc " na "°- Città dell'isola di Cedati. (G) °P € r»zi on i " il ‘ , " ri ‘. Alt. e n. ass. Dar carena, li l'eseguire tutte V oc«j. , }/ CeWr,trTc\oylm. Bocc.nov.i5. S. Esso, maravigliandosi di cosi tenere carezze, tutto stupefatto rispose. 2— [Far carezze o carezza o le carezze := Accarezzare.] Bocc. nov. 18. 36 . Cominciò loro mostrare amore , e a far can zze. E nov. 6(j. 17. Faccendogli carezze, con lui cominciò a cianciare. Pass. 7. Fac- cendogli i parenti e gli amici carezza e festa, non si rallegrava nien- ]3 V Ir 98 CAREZZA MENTO te. Frane. Barb. 3 q. 2 1. Ed assai moti, quaud’ello Occorre cli’allc donne tal carezza. Ar. Fur. 3o. 7 o. Clic dirò del favor, che delle tanto Carezze, e tanto affettuose e vere , Che fece a quel Ruggiero il re A- gramantc i 3 — [Nello stesso sigili/, si disse Mostrar carezze.] Tav.Bil. Gli mostra grandi carezze e fagli grande onore. /j — [ Trovasi Carezza di verace amore in signijìc. di Veemenza , Fervore, o Affeziona d'amar verace .] Lìb. Dicer. Conciossiacosaché carezza di verace amore si trovi aifreddata non solamente nelle ramora, ina nelle radici. Carezzamento, Ca-rez-za-mcn-to. iSm.] Il carezzare. Lo stesso che Accarezzamento. V. 3 Lat. hlanditiac, blandimentum. Gr. Xf^rc^oyix. Zibald. Andr. Le stava intorno con un carezzamento d’adulazione fintissima, ed ella se la credeva per vera. Dav. Scism. 53. Il Pontefice ec. il Cardinal di Liege per Io carezzamento léce Legato generale in Fiandra. Carezzante, Ca-rcs-zàn-fc. Pari, di Carezzare. Che carezza, Che è inclinalo o usato a far carezze. Questa voce , usata dal Bellali nelle Prose sacre, non è da rigettare. (A) Carezzare , Ca-rcz-zà-re. Far carezze , Far vezzi, Vezzeggiare. Lo stesso che Accarezzare. V. Lat. hlandiri, amantcr complecti, co- miter excipcre. Gr. y.oftfvóai. ( Dal gr. carrkezin per calarezin lisciare , accarezzare, lusingare. ) Varch. Ercol. 56. Diciamo Carezze dal verbo Carezzare o Accarezzare , cioè Far carezze ; il che diciamo ancora Far vezzi , e Vedere alcuno volentieri, e Farli buona cera , cioè buon viso. Tue. Dav. Ann. 2. fé. Tiberio carezzava Dru- so , suo naturai sangue, E 4. Srj. Io consegnai questi orfani al zio, e prcgailo, che quantunque figliuoli avesse, gli carezzasse, e cerne suo sangue allevasse. Carezzare diff. da Far carezze- Carezzare o Accarezzare ( V. Blandire ) include le nozioni di dar testimonianze di affetto , segni sensibili di piacere, di amicizia, di tenerezza ec.,e nel mclaf. vale anche Adulare , Lisciare , Palpare ec. Far carezze include la idea di diverse azioni grate o vantaggiose ad altrui ; come il distinguere alcuno dagli altri con ufìzi di maggiore indulgenza, il mostrargli pie- dilezione , il procurargli la stima altrui, il secondarne in un modo più aperto le oneste inclinazioni cc. Carezzato , Ca-rcz-zà-to. Add. m. da Carezzare. — , Accarezzato , sin. Borgh. Fir. disf. 266. Questa non fu scrìtta nella caldezza e nel corso di queste guerre, ma dopo la rovina di Desiderio, quando essendo come prigione in Francia, ma pure assai carezzato ec. , si mise a scrivere questa istoria. Carezzatore , Ca-rcz-za-td-re. Veri. m. di Carezzare. Che fa carezze, o buona accoglienza .—, Accarezzato™, sin. Salvili. Trif. Sovvenendosi del vecchio carezzato! - degli ospiti. (A) Carezzatrice , * Ca-rez-za-tri-ce. Veri. f di Carezzare. V. di reg. ( 0 ) Carezzevole, Ca-rez-zc-vo-le. Add. com. [ Che fa carezze, Che accarezza,] Piacevole , Lusinghevole- [Lo stesso che Accarezzevole. V.]. Lat. blandus, illccebrosus. Gr. , bhXxrripios. Salvin. Pros. Tose. 1. 286. Tutti festosi negli atti si mostrano e carezzevoli. E Disc. 2. z.f. Con molte carezzevoli dimostrazioni ed onoranze ec. E n5. Avea per avventura per sua custode una carezzcvol ninfa. 2 — [-dgg. di Parole zs Amorevoli, Graziose, Lusinghiere. ] Salvin. Disc. io5. E l’ altre carezzevoli parole che legan gli uomini. Carezzevolmente , Ca-rcz-ze-vol-mén-te. Avv. Con carezze. Lat. blande, benigne, comitei - . Gr. §i\o§(6vus. Urb. E dalla sua antica donna fu assai carezzevolmente ricevuto. Carezzina , Ca-rez-zi-na. [Sf] dim. e vezscg. di’Carezza. Carezza fitta con affetto e gentilezza; ed usasi per lo più nel numero plurale. Lai. blandicella verba , blanditiae. Fir. As, , fi dice anche de'pesi metaforici .] Lat. pondus, onus. Seti. Pisi. Questo corpo e carica e pena del coraggio, e p 1 lL , tienlo infernalo. E 92. Quando l’animo è cosi innalzato, e’non c tore del corpo , qual è come una carica necessaria. _ p oS tó* 2 — Cura di lare, o amministrar checchessia, Ufizio, Imphig 0 ’ d Lat. munus, olHcium. Gi\ Red- leu. 2. 108. E P el . C | a elee è annessa ancora la carica de’ fiumi, intendesse V. S. ec. a cui <(. t jj c e far capo. » Salvin. Disc. 3. z3. Quello che in altra lingua , ca - dignità, officio, onore , nella nostra con singolar modo vien de c (j rica , e misteriosamente detto, poiché c che altro sono gli u “* dignità che cariche, posi. (N) . , , . rieg ! ‘ 3 — (Milit.) Parte di munizione che si mette nelle bombarde . Rimarchi busi per tirare , ed anche la Misura che la contiene. Sagg. nat. esp . 2^7. Per poca o molta carica che si desse. a — Dare, Pigliare, 0 Ricevere la carica, o simili, dicesi d^.^ c0l o Ricevere V urto o /’ impressione dell' inimico o contro od 11 Lat. impressionerà facere, impressionem pati. Gr- zg. Perchè Tuomo, in ritirandosi, più debile sì ritrova, e riceve p‘ u 3 — * Per metaf. Tornare alla carica : Dicesi deli' addurti _ ^ opposizioni questionando. Magai, lett. 11. E se tornate alla cui -1 dire, ma si vede pure ec. E però vi rispondono ec. (N) r fl i C& 4 ■ (Mario.) Sovente usato come sm. Nome duna di quelle,/ ^ Qa- servono a strigliene e serrar le vele , issando le scotte; come rica fondi, il Carica buline e Serrapennoni , ec. ( 4 ). iet^' 5 •— * (Mus.) Aria militare di trombe , pifferi c tamburi , a , pi , che si esegue quando V esercito è pronto a dar La curie 1 * \&f mica. Si dice Sonar la carica per le trombe , e Batter la c tamburi. (L) Caricamento, Ca-ri-ca-mén-to. [ifm.] Lo stesso che Carico. V. pf onus. Gr. £x^ os t Qzpriov. Tes. Br. 1.12. Ma gli angioli caro, che non ebbero caricamento di nulla carne, né di n '“'* *-' \ t Caricante , Ca-ri-càn-te. [ Vari. di Caricare, usato anche coinè s ^ s ttc* carica. L,at. onerans. Gr. QopTt fv. Bocc. g. 7. p. 1. Il i delle loro nove galee prese nel porto. ^°. cJ ' asc un ci * i. ij. Sopra le navi quivi apparecchiate Cavalli ed armi c cava. (P) 3 ■— * Pesar sopra , Aggravare ; onde dicesi : Quella trace c»> po quel muro ; tante persone caricherebbero soverchiamente 4 rozza- (A) • ,7, che cC ^‘ e 4 -* ALCUNA COSA DI CHECCHÉ SIA = Aggiuglierle , Attribuii IV ira teff \ CARICARE R e d. Utt 1, api. Lo rassomiglierei ad un quadro di Tiziano, in cui H'wsto grande artefice avesse voluto dipignerc la sua innamorata , e ^portato dallo allettol’avesse caricata di tante e cosi, belle fattezze. V ordinario dinota Sovrabbondanza, Superfluità. Saly* Art- t erf.Poes.Murai. I. -i. c-g. Ma per non caricare di citazioni, c per j. J^n rompere il filo del discorso , basta ciò solamente accennare. (i J ) '"'Alcuna cosà di colore —-Aggravar di colori Colorire assai.Lai. ore saturare. Gr. •n'o^vxp^K £iUr stri. Fetr. Ner. 5 i . In cflctto il ca- Ca ie o non caricare il vetro di colore , si dee fare secondo i lavori £ S1 t^nno a fare. ^ balestra, l’arco e simili = Metterli in punto e in ordine per c< * r icarli. hai. ballistam ctc. tendere. Gr. tzìvziv. È . Balestra, §. 5 . * Fig. Mangiare e Bere a crepacorpo. (A) c - L 1 in sign. osceno. Bocc. nov. 72. 12. Mcsser ec. che avea n ^ lCa balestra, trattosi il tabarro, gliele diede. ^ano , dicesi dell Accrescer la dose o la quantità di chea- 6 * Per similit. Aggravare oltre al convenevole. Beni. Ori. 1. 6. ghioU Cristian couta l’oltraggio, E carica la mano il can uj msmoria =; Affaticarla troppo . Amm. Ant . g. 8. 33 . La me* -ec. 1 se tu le vogli piacere, non la caricare , che ella vuole es- 9 T^oignamente trattata , non caricala. la V**»»™* , le pistole, i cannoni e simili — Mettervi dentro ^ Polvere , Le palle , e la munizione , ad effetto dì poterli scaricare . 10 es P* nat. 21. L'inganno consisteva nel modo di caricare la pistola. èqì tK Tn ° MB A da cavar ac^ua * = Farla attìngere col gettarvi a- 11 ‘ff per la sua apertura superiore allorché è rimasta asciutta. (A) Be cose o simili in grande * = Esagerarle , Amplificarle so- Cov^T 0 ^ 0 ' ^‘duiti. Cas. 20. Perciocché questo trovato è proprio an- ik grcchesca vanità , che le cose d’ ognora caricano in gratile ^y*) /• L mimico , dicesi dell'Urlarlo, [o dell’Andargli cantra] con gran Sft j , a '. Rat, bostem urgere. Gr. ì.-Xftyttv. Ricord. Malesp. i 5 . E i Fieli aiìl iscqntissono e caricarono i Romani infino alla riva d’un fiume, .. Maiale si _ a.._ — / /> O;»/,,N T/.n Tira* .C tra' % Wà S * c ^^ amava Arno. ( Cosi V Ouonelli. ) Tac. Dav. Star. 3 . i ( j' Antonio sostenne i suoi, che piegavano, chiamando i Pretoriani, Ordi f resa * a pugna , caricarono i minici- Beni. Oli. 1. 21. ig. p nar °n ch’Uherto dal lione All’incontro di lui sia prima mosso, Uon a 7 «to da| fìgliuol d’Anione. » E 1. 3 . 3 2. Astolfo a quel che dice l 3 -_ , fflenle , Ma va pur dietro a caricar Grifone. (V) ? 1;z ^ == * Tesare, Striguere. Cirif.Calv. 1. 6. E cominciò a soffiar, , 10 forza Col terzuolo alla fin caricar l’orza. (A) 3 ~~ "er metaf. Empiere di soverchio. s(| r; P~ ^ m sentimento osceno. Bocc. noe. 86. g. Da una volta ìli- >4 -, , lt “ l’orzq , con gran piacer della donna. >5 orz a C0L fiasco = Aggravarsi per soverchio bere. H nrl S ° D ’ INGIURIE, DI VILLANIE , DI BASTONATE O simili — Ingìll- v 'riis° m ^ t0 ’ Percuoterlo assai , Darli di molle bastonate. Lai. con- ta ìt to ' v 2 ? a _ ZZ0 P|>’ io , e non carico di bastonate oramai questo sacrile- c’ njj aa 7- Non restavano di caricarmi di bastonate fin a tanto che '8 'dessero camminare. *3 D * Rimedii e simili * — Darne soverchiamente. (A) h niUuoLo , rii c.iRAiìROSTO o simile — Rimetterlo su, girando *«iù,'V ,crf è abbiano o corda , o catena , o peso sufficiente di Cane n ir ”'° movimento. (A) Magai, lell. 11. Sappiate, che quel il S(l0 on vr de , non ode , non sente , non conosce , c non ama più bel suo" rone quel che quel cagnolino di metallo dorato, che ha l’ ajut a | "nbasaniento un oriuolo veda, oda, senta, conosca e ami qnel- *® njj 1 e *ii camera che ha l’incombenza di caricarlo ec. (N) "Mgli'o o riI , TI >ATTo , il dicono i pittori dell’ Accrescere in esso , o in Q ar - ln peggio , qualche parte tIella persona ritratta. f a, Xtt flC / r k > a uno ^ Sminigliela, Accoccargliela, Calargliela , v 0 P ni J . e lo vituperio , concedette la detta dispensazione. ( Cosi ne’ ,> [Ar. a P'-'tna.J J Sse al nei primo sign.ì Nov. ant. 83 . Quegli (ornò col mulo , e ” a questi d !' ;, S na: I’ ho mangiato alla villa, e tu dei avere fatue, mati- - 0l1 ho gra" 6 .^. 30 ’ cos ‘ helli, e jxii caricheremo. Quelli rispose : io posero a fa . a ' en lo di mangiare ora, e però carichiamo prima. Allora h^" bst Dis rICare ’ e quando ebbero presso che caricato cc. ( h t/u,//''''? 1 ' fiicesi, deli Accrescere in parlando la cosa di j/'Gger ai . e ° c ne veramente sia nell’esser suo. Lai. oratioue adaugere, ^ £ II,' Gr ’ «*&,*,, , GupVVtlV, ri^afondrinn^ "Sgravarsi,Riempirsi, [Inehbriarsi. ] Bocc. nov. 76. c ; e hencl’' V ‘" wnr,ri che’l prete non lasciava pagare, si diede sul e non ne gli bisognasse troppo, pur si caricò bene. » 3 ‘ CARICLEA 3 — * Nello stesso sign. dicesi Caricarsi di cibo. (A) 25 — {Per metaf. Caricarsi di sdegno =; Sdegnarsi olirà misura.] Tiocc. nov. s 3 . 3 . Perciocché ancora vivono di quelli che per questo si ca- richerehber di sdegno. 26 — [Caricarsi addosso ad alcuno r= Spingersi , Inoltrarsi a modo d’ un carico .] Star. Eur. 3 . io 3 . Quivi per la stracchezza , e molto più per gli urti degli ultimi, che troppo si caricavano addosso a’ primi, si annegarono quasi che a menti. 27 — Coprirsi di colore , Diventare d’ un colore più cupo. Magai, lett. Pietra che bagnata si carichi sul turchino mal tinto. (A) 28 — Fig. Caricarsi la coscienza di alcuna cosa : Dicesi del doverne render conto a Dio. (A) 29 — * (Fis.) Effettuare la carica d’una boccia di Leida, o il’una batteria elettrica. (A. O.) 3 0 — (Marin.) Alzare una vela e accorciarla per mezzo delle cariche , le quali si avvicinano all’antenna più o meno secondo diesi vogliono portar più o meno le vele. (Van) 3 — Dicesi Corica boline, Carica bugne, Carica fondi. ^.Imbrogli. (S) 3 — Dicesi che il vento carica le vele, per dire che Sqffia con gran forza , e gonfia molto le vele. Bari. As. Se il vento carica lolle vele punto improvviso , non ha rimedio allo stravolgersi, e andar sotto. (A) Ar. Fur. 22. 7. L’aura che soffia verso tramontana La vela in guisa sulla prora carca. (M) 4 — Dicesi Caricar l’orza. D. Tesare. V. §. n. (S) 5 — Dicesi Caricar basso, Caricare a basso, e vale Abbassare, Ammainar le vele , o simile ; onde Carica a basso è un comando da ammainar alcuna cosa, tirandola con forza per mezzo delle manovre proprie , per farla abbassare. (A) 6—a cassa.* Maniera di caricare il grano e simili cose alla iinfusa.(\ T nn ) Caricata mente , Ca-rì-ca-ta-mén-tc. Avv. Con carica, Con caricatura. Salvili. F. B. 4 • 3 - 3 . Nel Malmantile caricatamente: Già tu puzzi di pazzo ch’è un pezzo, ec. (A) (N) Caricato , Ca-ri-cà-to. Add. in. da Caricare. —, Carcato, Carico, Carco , Cargo, sin. Lat. oneratus. Cr. i-mtpopTi^ófxivos. G. È'. n.-i 33 . 4 - La schiera grossa , con tutta l’altra cavalleria c popolo, c colla snlineria caricata, che fu follia, guidavano gli altri capitani. Declam. Quinti/. C. Attriterà alcuno caricato carricello il misero corpo. Morg. 25 . io 4 - Però si mandi innanzi , caricati Di vino c vettovaglia , assai cammelli. 2 — E per metaf. Fav. Esop. -181. Non era meno caricato del peso della paura , che del peso dell’avere. (V) 3 ‘— * Molto ricercato, Artificioso. Gor. Long. sez. 3 . Presso di questo fistile affienaloJ sta una terza specie di vizio nelle cose patetiche o di ailètto, da Teodoro appellato pareutirso, cioè furioso e caricato. (B) 4 — (Arald.) Dicesì di quei pezzi d' un’ arme , sopra de quali se ne tivvano degli altri. (A) 5 — * (Piti.) Dipignerc o simile di colpi caricati = Caricare un ritratto, Farne la caricatura. Baldin. Dec.Fare altrui conoscere iproprii corporali difetti dall’effigie degli uomini, le quali fu solito ritrarre in quel modo che noi diciamo di colpi caricati. (A) 6 —* (Mus.) Dicesi di un pezzo di musica in cui sia fatto troppo «so delle dissonanze , transizioni cc. : difetto che per lo più nasce da soverchia stromenlazione , che copre la voce principale. (L) Caricatore, Ca-ri-ca-lò-rc. [Ferb. m. di Caricare.] Colui che carica. Lat. qui onus ìmponit. Gr. cpo printer. 2 — [ usato come sin. Detto di chi carica la balestra e simili,'] Zi- baìd. Amie. Quella forza che fanno i caricatori del balestrone. 3 — (Marin.) Il proprietario delle mercanzie che formano il carico del bastimento. (S) 3 — Quello che fa caricare mercanzia per suo conto sopra un bastimento. (S) 3 — IL cannoniera servente, l officio del quale è di caricare il cannone. (S) 4 — Si dice il luogo alla riva del mare , acconcio pel carico del bastimento. (S) Caricatrice, Ca-rbca-tri,ce. [ Verb. f. di Caricare. Lat. quae onerat. ] Gr. §opTÌCpv(rct. 2 — [Per metaf. Accrescitrice.] ir. Gìord. Pred. R. Provano l’afflizione interna , caricatrice del malore esterno corporeo. Caricatura, Ca-ri-ca-tù-ra. iSf.Lo stesso che] Carica. V. Carica, §. 3 . Cani. Cani. E perch’e’ non si strazzi, metta stretto Ogni caricatura. Red. Esp. nat. 21. Sopra la stoppa metteva una conveniente caricatura di polvere. 3 — Accrescimento, Risalto. Salvili. Dis. 80. Il bianco a lato al nero dà c prende scambievolmente un certo spicco , ed una non so quale caricatura leggiadra, ed amabile vivezza. (Min) 3 — (Pitt.) Ritrailo ridicolo , in cui siano grandemente accresciuti i difetti. 4 — (Ar. Mcs.) T. degli orinolai. Così chiamasi la riunione di una ruota coi denti a sega , ed un nottolino obbligalo da una molla ad imboccare dente con dente. (A) Carice. (Bot.) Cà-ri-cc. [*V/C Genere di piante della monoecia triandria, famiglia delle ciperoidi, le quali crescono per solito ne' terreni palustri ; una cui specie , il carex arenaria, atloprasi in medicina , uitri- buendosi virtù sudorifica alla sua radice.] Lat. carex. Cr. 2. 20. 7. Estirperemo la felce e la carice , quando ’l Sub: sarà nel segno del Cancro , e la Luna sesta posta nel segno di Capricorno. Carice. * N. pr. f. ( Dal gr. caryx , icus banditore. ) — Figliuola di Os- silo , e d’ un’ Amadriade. (Mit) Cariche. (Marin.) Cà-ri-clie. Sfi pi- V■ Imbrogli. (8) Caric.uetto, Ca-ri-chét-to. [A’m.] dim. di Carico. Eoe z. G. N. 16. Quelli circa ’l rapire i disutili carichctti s’ occupano , e uoi di sopra ci beffeggiamo de’ rattori. Cariclea , * Ca-ri-clé-a. N. pr. f. ( Dal gr. charis grazia, e dal gionico \ÒQ CARICLO cleio per elio in celebro: Celebralo per la grazia. )—Amante ài Tea- gene , personaggi principali del romanzo di Eliodoro. (Van) Cariceo , * Cà-ri-clo. N. pr.fi — Ninfa figlia d' Apollo, moglie di Scirone ed ara di Pelea. (V. Carieiea.) (Van) Carico , Cà-ri-co. Sm. Quel peso che si pone addosso o sopra a quel che si cai ica. — , Carco , Caricamento, sin. Eal. onus. Or. tyoprloii, 2 — [La roba caricala sul naviglio.] Enee. noe. ig. 24. Avvenne ivi a r.on gran tempo , clic questo Catalano con un suo carico navigò in Alessandria. E noe. dì- 5 . O che il vento la barca sauza carico e sanza governatore rivolgesse, o ad alcuno scoglio la pcrcotessc. Filoc. rf. 64. CI’ Iddii cc. ci hanno tanto di grazia latta , che quasi tutto ’l carico della nostra nave abbiamo spacciato. 3 — Carica , Grado. Segner. Pred. 6. Or come dunque ardite tanto di ofiòuderlo cc. o voi, ambiziosi, per conseguire quel carico? (V) Salvia. Disc. 2. 381, lit. Se cbi accetta carico letterario, come per cagione d’esempio dcll’apatistalo , mostri troppo ardire o troppa ubbidienza. (N) ?l — * Peso clic aggrava. I osar. Vit. del Brunel. Sor Brunellcsco per levarle carico, e farla più svelta , vi aggiunse prima che cominciasse a voltarla', tutte quelle altezze , flove oggi sono gli occhi. (A) 5 — Per meta/. Peso, Cura, Pensiero. Lai. onus , solicitudo. Or. (fpoeris. Bore. g. 3. p. 10, Ite’ quali il primo , a cui la Ileina tal carico impuose , fu 1 ‘Rostrato. E g. è. fi 1. Tempo è, Dioneo, che tu alquanto pmoyi che carico sia l’aver donne a reggere. Cas. leu. 56. E prometto 3 V, M. di pigliarmi carico io , se lìa bisogno d’informare ec.» Ar. Negr. 3. 4- A ine ne date li danari e il carico. (V) 6 — * Obbligo , Condizione onerosa; e però dicesi Egli ebbe P eredità col carico di cc. Dicesi parimente quasi nel medesimo significato , Carico di coscienza. (A) y — Biasimo , Vergogna, Colpa, Aggravio, [ 0 sìmile ; e però Dare o Recar carico vale Accusare , Incolpare, Accagionare , o simile ,] Lat. culpa, vituperatio. Gr. alrlx. Segt. Fior. Api. Ourrr. 7, Io credo che si possa lodare dopo la inerte ogni uomo senza carico. Tue. Dav. Ann. 4-, dò- Scrittore non è si inimico di Tiberip , clic gli dea tal carico; c pur gli ritrovano Paltre cose, e Paccrescono. bir. As. 3y. 3Ma quello che si potrà fare senza mio carico, un’altra volta , quando ini accader.) capitare in questi paesi, io non mancherò di venire a scavalcare ju casa yastra. Beni. Ori. -■ 3i. 16. Ma quand’ un coir soverchia cortesia Si mette altri a lodar fuor di misura Con carico tl’ altrui, fa villanìa. Sega. Star. pò. 267. Recando il padre il carico della non conquistata impresa alla fortuna , c non alla sua negligenza. >> Ambi'. buri. 4- 9- A fine eli’ io pensi che venga da altri che <.la lui , e tutto il carico del fitto redundi sopra di voi. (V) 2 — * I tu' carico vale anche Arrecar pregiudizio , Esser gravoso, onerosp. Tac. Dav. Apinio Tironc|uscito fuori pochi di innanzi a rpu- gnerc quelle terre acerbamente , ilaya più carico che utile alla parte.(A) B — Scapito, Danno, Pregiudizio d’altro clic elei la fama. Cas. lett. 28. E vinta dalla fraudo e dal tqrto di chi ni’ ha per modi poco legittimi e leali spogliato del mio tanti anni ; il che è con infinito mio carico. (B) 0 — Imposta, Imposizione, Gravezza. Stor. Pist. 170. Pognencjo loro grandissimi carichi di monete. G. F. <). 196, 1. Per soperchi e carichi phe faceyan toro, fCosì nel testo Dav.J jo — * Taccia, Borgh. Mpn. 2 36. Onde ne dovessero appresso gli altri comuni acquistarsi carico di animi superbi e ritrosi. (V) 11 — Dicesi Un carico di legnate o dì bastonate, quando uno li a- yesse tocche o date una buona quantità. Fir. As. 260. Se ne yeniya nel mulino, c mi faceva dare un carico ili bastonate. 12 — Prendersi a cariai — Assumere V impegno. Acc. Cr, Conq. Mes. 1.7. Contro quelle penne che si presero a carico di tramandare le memorie alla posterità. (N) 1.3 —- (Ar. Mes.) T. de' gettatori , coltellinai ec, Baccaglia, ostia ma- terozza de'piccoli getti, (A) l\ — (Mariti.) Carico d’un bastimento: Significa la somma dei pesi e yolumi clie s' imbarcano.^ (S) 1 — Carico morto ; È tulio il carico che eccede la giusta portata del bastirpepto, (S) 3 —- Nave da carico “ Nave per uso di portar carico , a differenza delle navi da guerra. Eal. navis oneraria. Gr. vKoiot-poprnió». Bemb. Stor. 5. 65. I Turchi, l’una cosa e l’altra veduta, cioè }e Davi da carico senza vento ec. , presero animo, Curico (liti, da Fardello e da Soma, Carico si dice di tutto ciò che dee o clip può portarsi. Fardello è ciò che si porta. Soma aggitt- gne alla idea di ciò clic portasi quella eziandio' d’ una certa impressione sopra colui che la porta. Una data quantità di grano che si addossa ad un facchino si dia.' Carico. Le merci che trasportansi da un List ducuto, si dieon Carico. Il Carico d’ un asino non è quello di un elefante. Un viandante , che reca seco le sue vesti, porta il suo Fardello. Un animale che è carico un pò troppo, si dice che piega sotto la sua Soma. Nel senso figurato Soma e Fardello si adoperano per esprimere il peso degli affari. Carico. Add. ip. Co stesso che Caricato. V. Lat. onerati», onnstus, gravatns. Gr, l-mipop-n^o/xsvos. Bocc. noy. 80. 8. Dove egli non istette guari, che due schiave venner cariche. M. Aldobr. Soli buone a coloro che hanno tossa e il petto carico di grossi e di malvagi umori. Fir. As. §S. Perciocché tornando jerspra un po’lardetto da cenar fuor di casa, essendo assai ben carico (io non posso già negare quello che io conosco esser vero ) cosi del cibo , come del vino ec. E ty3. Tn riscontrerai un asino con una soma di fogne, con un vetturale carico cerne lui. Segn. Stor. g. 248. Potessono avere dalla Marea alcuni na- yilii carichi di vettovaglia. 2 — * Nota costi-atto. A/. F. , 3 a , Svelgono le grosse catene che ■erravano il porto , e quelle cariche a due carri mandarono a Firenze, (N) CARINTIA. 3 ■— Detto di colora — Colorito assai. Lat. colore satur. Gr. XP* 1 /*' su Art. Felr. Ner. 22. Il qual colore si fa più e men carie ^ secondo i lavori a che dee servire. » Benv. Ceti. Oref. 6. Bisogna a l’orefice aver della foglia più e manco carica di colore, secondo 1 °P porlunifa delle gioje. (V) . j- 4 — Per metaf. [Dicasi dì varie cose , come di debiti, di ferite , anni ec.] Buon. rim. 57. Carico d’anni , e di peccati pieno. • 5 — Detto di chi ha bevuto di soverchio — Concio dal vino , nazzatto, Ubbriaco, Iinhriacato , Cotto. Xat.ehrius. Pasta. F-§•*’'• ' Carico. * N. pr. m. Lo stesso che Gerico. F. (B) Caricoide. (Zool.) Ca-ri-cò-i-de. Sm. Specie di polipajo del S e,1 f 6 licione, la cui forma non è dissimile da quella d" un fico di c ‘ austro, e la cui sostanza uniforme è polposa. Trovasi ne’ man ®. rapa , e sovente anche in cilcuni luoghi pietrificato, L‘it. ab )' 11 , ^ ficus Lin. (Dal hit. carica fico secco, e dal gr. idos somiglianza-; u bis. Caricoide agatoso. (A) (Aq) (N) . A[ Carico™. * (Lett.) Ca-ri-co-pè-i. Add. e sm. pi. Soprannome c j^i e altri Greci davano agli abitanti di Delfo, i quali col sangue . vittime solevano fare una specie di sanguinaccio all'uso de Lula-s gl-, ciiryce condimento de’Lidii, e pieo io faccio.) (Van) ^ Camcoso. (Cliir.) Ca-ri-có-so. Add. Aggiunto di tumore che ha e l lil ~v[[e somiglianza col fico , come son quelli che talvolta pivvvengon 0 inorici. (A) . B1> Caricostino. * (Farm.) Ca-ri-co-slì-no. Sm. F. G. Lat. caricostii Lo stesso che Cariocostino. V. (Aq) . n„n. Carica. * (Zool.) Cà-ri-da. Sf. Lo stesso che Caride. F. Salva 1 - ) Pese. 4- A suo amo gagliardo Una carida viva a un tratto P onC 'jJ [n CAiunm. * (Mit.) Ca-rid-di. N. pr. fi — Figliuola .di Nettuno e ^ Tei-ra , e perchè dedita a rapinare , fulminata e trasformata ^ j voragine che porla il suo nome. ( In gr. charybdis vale voras (Mit) (Van) fa- 2 — * (Grog.) Silo profondo nello stretto di Messina, oro Capo ce . ro, Ira la Sicilia e la Calabria, in faccia allo scoglio di òcul i lebre nell epopea greca e latina. (Mit) . Carice. * (Zool.) Cà-ri-de. Sf Specie dipesce. —,Carida, sài. Gr- Salvili. Opp, Pese. 2, Le caridi son piccole a vedere, (N) , r {ls Cacidesio , * Ca-ri-dù-mo. N. pr. m. Lat- Charidemus. (Dal gr- ^^ai- grazioso, e demos popolo: Grazioso verso il popolo.) — Illustre f se tatto uccidere dal re Dario per la sua franchezza. (B) 0 Caridote. * (Mit.) Ca-ri-dò-tc. Soprannome di Bacco c di m’T’Oil) (Dal gr. charis grazia , c cloleon veri), di didomi io concedo.) V s0 . Carie. (Med.) Cà-ri-e. [Sf indecl. Disfacimento e corruttela ad ^ stanza dell ossa. Gli antichi, dicevano con voce impropria) Intarla®^ Ji Lat. caries. Gr. u(aa. Jlrd. leu. 2. 225. Circa il sig. Tozzi P a J. j](l ricordare che sono più di dieci anni che egli aveva una piaghe! naso con carie di osso, che rendeva fetore. . proti — * (Agr.) Malattia de vegetabili, la quale è contagiosa , ed * dotta da un fungo parassito del genere degli uredo, llfrutno va più sottoposto che alcun altro cereale. (A. O ) (G) Cariei. * (Geog.) Ca-rì-è-i. Popoli indiani della Nuova Grana Cariello , Ca-ri-cl-lo. [ò'm. Sopta di passamano .] Usasi per lo l ,ui fetto di orlare. (V. carello.) . „ e of c *‘ 2 -t— Coperchio del cesso. [Lo stesso che Carello, F.) Lat- latri» cufoni. Gr, «ifsSfiÀ'Kos Tràigx.. . Cariglioke. (Ar. Mes.) Ca-ri-gliò-ne. Sm. F. Fr.Parte di niovim en ^p. e si 1 orinolo che suona un accordo con diverse campane. E cosi suono stesso. (Dal fr. carillon che vale il medesimo.) (A) (ò) .,0. Carkjnaso. * (Geog.) Carri-gnà-no. Città degli Stati Sardi nell* ‘ di Torino. — Cil. di Fr. nel dip. d’Ardenna. (G) .. ra ziosa> Carilao , * Ca-ri-là-o- IV. pr. m. Lat. Charilaus. (Dal gr, charii' v Mito e lans popolo : Grazioso verso il popolo.)_ ,iic de Lacedemone di Licurgo. (B) (Mit) . -7 Carice , * Cà-ri-le. N. pr.f. (Dal gr. chariis grazioso, e lios fog» ie di' Fergine virtuosa che maltrattala dal re di Delfo s' impiccò P operazione. (Mit) . fielfi Carilee. * (St. Gr.) Ca-ri-lc-e. Add. e sf. pi. Feste celebrate 1,1 per placare l'ombra di Carile. (Mit) Carimata. * (Geog.) Ca-ri-mà-ta. Lo stesso che Caremata. r - (^, 1 /r Cariuiosk. * (Geog.) Ca-ri-nró-ne. Isola dell'Arcipelago asiatico lacca e Sumatra. (G) ... Valici Carijiok-Java, * (Geog.) Gruppo di pic.is.nett’ Arcipelago della *> g s ril- Carina. (Marin.) Ca-i ì-na. Sf. F- L. Lo stesso che Carena. ^ c al' Stor. 3. g. g~. Ricongiunte iusienje le carine, fornirle è vaiai inaile. (V) a — * Fig. Nave, Tass. pini. 71. 32 . Amati, ( 0 ) < daU (iS petali più corti del calice ; le foglie sìmili a quelle noce ; è sudorifica, vulneraria , astringente, tonica ec. F. Asa- d elte UEE * (Bot.) Ca-rio-tìMè-e. Add. esf.pl. Famiglia di piante cosi de' u d loro fiore forma una specie di chiodo simile a quello d:;>C le lamine patenti, o V unghia dentro un calice tu - “"'fluì, dell (Zool.) Ca-rio-fil-lì-a. Sf. Nome di un genere di animali »ieu t ° rc 1,111 degli atlinieformi soprabitanti. Polipajo pietroso , stuhil- Inu,.:. m ' a °cato , a stipiti semplici o ramosi , solitarii o fascicolali , Za? U ' lr, ulment.e striali, terminati da una celiata hirneìloso-stellala. C ‘i r^' 1 sotto ' rcsin a, e che si estrae dal garofano .—, CariotUiua, CAr,i 0t ., 11 ‘ at - carynphyllum garofano. ) (Aq) Ca-rio-fil-lo. Sm. Nome greco del Garofano. V. (Da ftigi;.,. l yd r, n garofano, che il Lemery trac da caryon noce, e phy Iloti Cl à'dun doglia del garofano simiglia quella del noce. Altri ynvanfi^ * Greci formarono questo nome, alterando la voce aralxi ^Aftio F ,; 0io,i che vale il medesimo. ) (A) (Aq) nere c LOl . r>E ; (Zool.) Ca-rio-fil-lò-i-de. Sf. Polipajo pelv'ifìcato del ge- tniglid ìjfìfittìa , ordinariamente calcareo , che in qualche modo so- fyP^Tltoi del garofano. Lat. caryopbylloides. ( Dal gr. caryo- ^ 4!l iuT.0BiD* ar *^ no ’ C( 1 idos somiglianza.) (A) (Aq) (N) a Un Ca ^ ce divenuto succulento. (Aq) a '^>2ion° ’ ^ a-r io-mé-ro. ZV T . pr. m. AaZ.M^hariomcrus. (DaU’illir. Hàr G j- e l0,ìl ùr augure, indovino, presago: Indovino di afflizioni, Wste avventure. ) (B) . ^ari 0ne ^ (Ge°g.) Città della Spagna nel di Leon . (Van) ^iuop SI ’ * a '^'-d-ne. /V. pr. m. Lat. diario. (Dai\ gr. caryon noce.) (B) '^Ioso/at y? 0 **) Ca-ri-ò-psi. Sf. Lo stesso che Carfossi. V. (Van) s ^ n Lat -^ a “ r i‘ó-so .Add. m.Intarlato,Guasto dalìdcarie._~-ì Cariato, &iaco ?] l0Sus ;Gr.£tlp^S»)s./Ìe^. co/z5.^.92.Ha avute febbri,dolori dì sto- S^erejg . °j*^ uu ^ en ^ e carioso, giallezza di sputo, ec. E 21 3. Si 110 .àccissimo dolore de’ denti, de’quali ec. ve ne so- pi'e S'j 0 / r ] E appresso: Questo tal dolore de’denti cariosi sellilo 1 dl, t’are, finch/; uon si è consumato quell' ammetta , o midol- 8 lidiì pn l 3 • inteino del dente carioso suol ricevere i fa- r* e fosse g * dall’aria ec. E leu. 2. 2S1. Se poi veramente il den- ^iRlossu * c carioso, in tal caso bisognerebbe farselo levare. (fido e t Ca-ri-òs-si. Sf. Pericarpio monospermo membranoso , s ^ten Za 1 flCe,n ente connesso al seme proprio delle gramigne j la sua con- o ^ •'ezne som ^n^ ianza colf epidermide che involgetenaceme.il- ^ 0 ’ ' ’ ' Cariopsi, c c ; >ri 0 ::r d : iMa noce da cui sembra trarre il nome. C -ferali '"‘"‘OVISTO de 1 C A . «iota. paline, tà * sconfìtto da' Cherusci. (B) (Van) Da-rio-vì-sto. ZV. pr. m. Lo stesso che A riovisto. V. (B) g\- °^') Ca-ri-ò-ta. Sf Genere di piante della famiglia delle )*;* dell’ India e dell ’ Isole Molucche , che per la solidi- dar la Carisenda Sotto il cbinato. (N) Carisco. * (Geog.) Ca-rì-sco. Isola d' Africa non lungi dalla Costa di Guinea. (G) Carisia. * (Bot.) Ca-rì-si-a. Sf. Erba che nasce sul monte Taigeto presso Sparla , la quale al principio di primavera $ portavasi dalle donne appesa al collo , perchè credevasi efficace a conciliare tra i conjugi un reciproco ardente amore. Lat. charisia. (Da charis grazia, ovvero, da charis grazioso.) (Aq) Caiusie. ” (St.Gr.) Ca-rì*si-e. Add. e sf. pi. Feste private in Grecia , accompagnate da danze , in cui i padri , e gli sposi felici sacrificavano alle Grazie ed al Riso. (Da charis grazia.) (Aq) Carisio. * (Mit.) Ca-rì-si-o. Add. m. Agg. di Giove, creduto causa della benevolenza che unisce gli uomini. ( Dal gr. charis grazia , benevolenza. ) (Aq) Carisio. * N. pr. m. Lat. Charisius. ( Dal gr. chariis grazioso. ) (B) Carisma. (Eccl.) Ca-rì-sma. Sm. pi. Carismi, e per imitazione del greco-latino Charismata , Carismati. Dono , Grazia che consola , e dicesi propriamente de' doni dello Spirito Santo. ( Dal gr. charisma dono, premio con cui taluno si gratifica, che vien da charis grazia.) Cavale. Fruii, ling. Che S. Paolo avesse gli stessi carismi degli altri Apostoli. ... Se dunque S. Paolo ebbe i carismi dello Spirito Santo, come gli altri Apostoli ec. (A) E 5 y. Abbiate voglia di migliori carismati, cioè doni e grazie, ed io vi mostrerò una via più eccellente. (V) Carissa-recia. * (Geog.) Ani. cit. delle Spagne presso Cadice. (A) Carissimamente , Ca-ris-si-ma-mén-te. (Avv. sup. ai Caramente.) Cordialissimamente, Con tutto l'affetto del cuore. Lat. vebementissime , maxime ex animo. Gr, 1 * Sv/lov. F’it. S. Gio. Bau. P. N. Io ti raccomando carissimamentc i discepoli miei. Carissimo, Ca-rìs-si-mo. [ Add.mS\ sup. di Caro.—, Arcicaro, sin. Lai. carissimus, gratissimi^. Gr. tp/Arctros. Bocc. nov. 1. 1. Convenevole cosa è, carissime donne, che ciascuna cosa la quale l’ nomo fa ec. E nov.ji.fj.hdi qual cosa a Cimone fu carissima. E nov. 5 i.j. Anzi ve nc prego io molto, esarammi carissimo. G. F". 11. 2. 22. E però, carissimi fratelli e cittadini ec., chi leggerà e intenderà , dee avere assai gran materia di correggersi, e lasciare i vizii. 2 — Altissimo di prezzo , Che è a grandissimo prezzo. G. V. 12.1t.li vino comune di vendemmia carissimo (valse) da fiorini ciuque insci il cogno di soldi sessantaquattro il fiorino. 3 —- Parlando di Tempo vale Preziosissimo. M. V. g. yj. Presono alquanto soggiorno, aspettando il tempo carissimo e pericoloso in vani diletti. 4 — * (St.Gr.) 'Pàolo dato dagl'imperatori cT Oriente ai presidi delle piv- vincìe , ed a parecchi altri loro uffizioli. (Mit) Caristerie. * (St. Gr.) Ca-ri-stè-ri-e. Add.esf.pl. V". G. Lat. ehariste- riae. (Da charis grazia, onde charisterios fatto in rendimento di gra- zie. ) Feste solite a celebrarsi in Alene in commemorazione della libertà da Trasibolo restituitale . Chiamavansi anche Niceterie e Dia- batcrie. V. (Aq) Caristi. * (Geog.) Ca-rì-sti. Ani. popoli della Spagna settenlr. (G) Caristie. * (St. Rom.) Ca-ri-stì-e. Add. e sf.pl. f^. G. Lat. cliaristiae. (Da charis grazia , onde charisterion dono, munificenza.) Feste , conviti , regali vicendevoli tra congiunti ed affini che a* 20 febbrajo pratica- vansi in Roma in onor della dea Concordia. (Aq) Caristino, Ca-rì-sti-no. Sm. V. A. F. e zò’’Carestia. Fr. Jac. T. i 3 . 5 o. loseph fu messo in cisterna, Che l* Egitto poi governa Nel tempo de’ caristini. (V) Caristio , * Ca rì-sti-o. Add. pr. m. Di Caristo.— Detto del marmo che si traeva dalle sue cave, edera il più pregiato di tutta la Grecia.fV au) Cakisto, * Ca-rì-sto. N. pr. in. (Dal gr. carieslatos graziosissimo. ) — Figlio di Chiivne e di Cariclea. (Mit) 2 — * (Geog.) Lat. Caristum. Antica città d'Italia nella Liguria.— Piccola città nell'isola di Negroponte. (G) Carità’, Ca-ri-là. [ Sf .] Diritta affezione d'animo, onde s'ama Iddio per se , e 7 prossimo per amor di Dio. —, Caritadc, Cantate, sin. Lat . charitas. Gr. uyccirn. Tes.Br. 7.53. Carità è la fine delle virtù, che nasce di fino cuore e di diritti coscienza , e non di falsità di fede. Albert. 6. La caritadc, secondo santo Agostino, è un movimento d’animo a servire a Dio perse, e a sè e al prossimo per Domencddio. Com . Par. 26. Caritade c fine di comandamento di cuor puro, coscienza buona, e fède non intìnta. E altrove : Il timore è medicamento, la caritade è la sanitade. But. Chi non ha fervor di carità non può conoscer l’opc- re d’Iddio , che son tutte piene di carità. Petr. canz. 5. 3 . All’ alta impresa caritate sprona. Tratt. gov.fam. Quell’atto che non è in carità fondato , non si può dire esser virtuoso. Maestruzz. 2. 1 5. Se tutti coloro che hanno carità , avessono perseveranza, indarno avrebbe il Signore ammoniti li suoi discepoli , dicendo cc. E appresso x Quattro sono le cose che per carità debbono esser amate, cioè Iddio, nei medesimi, 1’ Angelo, il prossimo, e poi il proprio corpo. » V\t. ■ e peso <57 ae1 lnc l ia e dell Isole Molucche , che per la soiiai- Sl asso^ /• ^° r ° t ( ’g n ° ■> e per la grossezza e forma de' loro frutti, ( Dal :( lla,lai. Vil. SS. PPi 2. fò- Ciascuno proccurava alcuna coserella da mangiare, chi noci, e chi fichi, e chi datteri, e chi erbe , e chi pastinache , e cosi insieme facevano carità. Stor. Eur. 3 . 72. Fatto venir da bere cc. , soggiunse cc.: ricordati della carità che facciamo insieme. Midm. 5 . 68. Cosi fan carità di più rigaglie , Oltr’ ad un’ oca grossa arciraggiunta. 6 — In prov. si dice Carità pelosa, quando sotto spezie di carità verso altrui si tende al proprio utile. Lat. lieta charitas. Gr. \j-suSris ùyccTtri. Lasc. Slreg. 1. 3 . La tua è , come quella degl’ ipocriti , carità pelosa. Sai'. Grandi. 1. 2. Oh che carità pelosa ! Clic bisogna contarla si per ordine? Buon. Tane. //. 1. là ingojartcla tu te la pensavi Con' questa bella carità pelosa. 7 — * (St. lìce.) Nome di molli ordini religiosi. — Fratelli della carità : OrrUne istituito da S. Giovanni di Dio a servigio degli infermi. Iti CARLOVINGI Carizu , Ca-rì-zba, E. A. E. e di* Carestia» E. Lat* carila® j noria. Gr. pi** Carolomannus. (Dal ted. krfl duro, rustico, c maini nomo : Magno, v—- . Jf .. re de* Franchi ed * l soprannominato Magno perchè fu uno d° • forte.) — Figliuolo di Carlo Martello e santo Benedettino . Frak' Aio di di Cftrhmagnn. — Vàglio di Lodovico il Germanico. —• I l i Lodovico il Bulbo e re di Francia. (B) (Van) 2 — * Detto podio, per Carloinngno. E. (N) Carlona, Car-ìó-na. E. Alla carlona. (A) Carlopago. * (Geog.) Car-ln-pà-go. Città della Croazia militare. CarlostaMA. * (Geog.) Car-lo-st.à-di-a. Lo stesso che Carlstadia- m Q a fl* Carlostadiani. * ( St. Eccl.) Car-lo sta-dià-nì. E. Luterani. ( D a stadi nome dì città.) (Ber) fo Carlotta , * Car-lòt-ta. N. pr. f. acc. di Carolina. E. Lat .Carolo stesso che Carlina. E• — Regina di Cipro. (B) (Van) 2 — * Città di Spagna nella provincia di C Carlovu.* (Geog.) Car-Iò-vi-a, Carlow. Città ^ ( Carlovingi. * (St.Mod.) Car-Io-vin-gi-^e/d'.e s/n.pi. Così chiama^ Cordova. (Van) j (1 .(G ) à e contea dell’Iris ■ ye francesi della c '“"X"o. (Van) VjAP t - CARL0V3ZZA seconda schiatta , perchè discendenti da Cat'io- CARNÀGGIO io 3 Càpt° U 2ZA '* ( Geo S 0 Car-Io-vìz-za, Cailowitz. Città della Schiavo aia.(C?) jj‘ n ^ BAD * A ; * (Geog.) CarJ'sbà-di-a , CarlsLad. Lai. Thcrmae Caro- C ftWe (' ^ ^ oem ^ a 5 celebre per le sue acque acidule e Car t — * • saline alberga. C ^ ni -S6C„G0. lo burgiirn_ ^‘^sceqkì. p A “i-sham. * ^Rishof. - V A BtSRCHE. (Geog,) Carl-sbèr-ga. Piccola cit. della Corintia. (G) * (Geog.) Carl-sbùr-go , Cailoburgo , Carlstadt. Lai. Car- Ciuù del Regno di Annover. (G) * (Geog.) Carl-scrò-na. Città della Svezia sul Baltico. (G) (Geog.) Città della Svezia sul Baltico. (G) (Geog.) Isola del Grand’ Oceano equinoziale. (G) * (Ccog.) Capitale del Gran Ducalo di Baden. (B) stadi ADU ' *. (Geog.) Carl-stà-di-a , Carlostadia , Carlstad. Lat. Carl- », um. Città e prefettura della Svezia. — della Croazia. — della ^Baviera. (Q) r ' Carsu CC *°/o* Car-lùc-cio. N. pr. m. dim. di Carlo, E. (B) C* r (Geog.) Monte della Turchia Europea. (G) CG-g.)Car. ma-cè-i. Ant. pop. della Sarmazia Europea. (G) Saudio’ \ Gir-mà-da. N. pr. m. Lat. Carinada. (Dal gr. charma, atos SnrJ^° L \' * (Geog.) Car-ma-gnò-la. Lat. Carmacciola. Città degli Stati Citi,,,. ne J l aprnv. di Torino. (G) manìa /'ri eo e') Car-mà-na. Ant. città dell'Asia, capitale della Car- r Suria - (Gì (Geog.) Car-màn-da, Elmesctana. Ant. città d'Asia mila a “ m ania, Persia * (Geog.) Car-mà-ni-a. Sf. Gran prov. dell ’ Asia , fra la ® lei Gei ’ ^armano " fcU * ' JrCarosia ‘ (G) u Qtn . RE 5 * Car-ma-nó-rc. N. pr. m. (Dal gr. charma gaudio, cd aner Cretese che fu il primo vincitore ne' giuochi pizii. (Van) è m, TIKA " * (Bof.) Car-man-ti-na. Sf. Pianta monopetala acantacea ; C* PllIA “ s pecie di noce dell' Indie. (Van) C Armat e -, (Geog.) Car-màs-se. Città d’ Africa nel Sudan. (G) ed 0( j : "• P r - m - ( In ar. qarmalon significa uorn di corta statura Pois lat °‘ Kermelon vai poi donna fatua o moltitudine di uomini-)— Cae Mb Profeta maomettano nel secolo IX. (Van) 52 .5' Ty ! ’^ V‘ e P net ’ Eerso. Lai. cannai. Gr. érros. Dant. Purg. go , sse ’l cantor de’buccolici carmi. E Par. ij.100. Sicché, se luo- *V/,V oIt ° P iù caro, Io non perdessi gli altri per miei carmi, ine j 1 '. P- rc °l.2(ig. Il verso chiamato da’ nostri poeti latinamente cardine „ a 5 an I are > ha tanti piedi, c tali terminatamente c con tale or- a ^ pesti , ec. ll Uln i fd ,1 Pera alcuna volta per significare non solo il verso , ma Hai n c °mponimento poetico. Forse in tal senso disse il Petrarca Uoco’t> • ‘ natracom. C. 1. if. Quando ancor egli ricordò per * *— Deti Istessa guerra , e ne fe’ carme eletto. (P) Ziosi 03° ? Bacca)rito. Ar. Fur. 25. 25. Ruggiero , il qual ricordo r ^ 11 ’ dolce istoria non potrebbe udire, Che d g : 'ntervenisse Della sua donna , il pregò si, che disse. (M) la.) ( j- p. e o Iscrizione sepolcrale. Ar. Fur. 36. 4-'- 1 ° luci boschetto giaccia lanc ^’ naarrni Fatta di nuovo uu’ alta sepoltura : Chi dentro Pare ’ eca con Brevi carmi Notato a chi saperlo avesse cura. ( Qui 5 3' 0 j scoria del Lat. tumulo supcraddit carmen. Eirg. „ Un sen iplicemente. Tass. Ger. ig. 63. Se non eli’ io* possa ” In can , 60 dell 1 armi Drizzar nel Cairo, e sottopor tai carini. (M) demoni ■) i ' len (°, Scongiurazione. Ar Far. 2. / '2. E seppi poi come i af ean ni,! 1 , u ?f r ’1 Ga suffumigi traili e sacri carmi, Tutto a’acciajo riormorg,- 0 " loco. E Tass. Gir. 2. 1. Ismcn , che al suoli dei ^ j? duorio ' r f m ' Gin nella reggia sua Pluto spaventa. (M) / d’ un a irò a' Fur. 36. 2g. Dicca con chiaro e bellicoso carme Più «anta i n m . c ^ le sconca d’intorno. E Tass. Ger. lih. 20. 3o. E q J cc han^ 1 , 1 ! S uerr iero e chiaro carme Ogni sua tromba, le maggior diverse Q 1 arn ! e - (M) E Ger. Conq. 3. 8. E vedi ragtmar genti Vati c j ave “dir delle trombe il fero carme, Quasi l’uom crede, cc. (P) c »rtni S’ ^ ar - E’ 1 ' 6- 110 - Qual che prima ti chieggo è chei tuoi r riina nv,v!a ai l P^r la tua lingua. (Il lat. ha: foliis tantum nc car- T"do l psa canas Qro (M ( r, terr an e o ; TO S'.) Antica contrada d' Egitto fra il Nilo , il Medi- « Libia esteriore e la Tebaldo.. (G) p Eccl.) Car-me-lì-ta» Jidd> com. Lo stesso che Carma- ^armclitana. P. (Z) Eccl.) Car-me-li-tà-no. [ Add. e sm.] Religioso dcll’or- * G/ Con 'r. u ™ ime - — , Carmcllito , Carmelita, sin. Lat. Carmclila. r >nille am i, ^ arrae iitane le monache dell’ Ordine di S. Teresa, chia- 3 ’ririTA.n Pf C10 Tensione. (A) , 7 ", * (ZonlS^ V’ Mc ?ó -Add. m. Agg. di Saja. V. (A) p .'ari. fc di una specie di uccello del Brasile , dello Cardi- ^riarn lc j;, a ’ ^ r- nicl-li-to. [Add. e sm.] E. A. E. e (/('Carmelitano. Lat. ® s ®lo. * ci' , ' 7 - 44- 4- I Romilani e i Carmclliti si riservò sospesi. 8 nfaneo C4l, ^L, T e A Ca r . 0 c kctcrtec. G. P. Pit. Maom. La qual falsa legge por lo vizio * asC nte i largo della carnalità , e per forza d’ arme corruppe non solai» 1 ;. grossi Arabi di quel paese, ma il paese di Siria, Persia ec. / 7 '* , ayCf Pred. S. Ogni uomo ch J è inviluppalo in carnalitade, non p u0 sapienza. p do* 2 — [Concupiscenza carnale ridotta inatto.] Maestruzz. 2. i3. f po questo è il vizio soddomitico, dove non si osserva il debito ^ più si pecca, dove non si osserva il debito vaso, eli’è il debito ^ della carnalità. Fr. Giord . Pred. S. E veggono loro aver rie l!S e darsi alle carnai itadi. # ef |fc 3 — Alletto [procedente da strettezza di parentela, proprio di P £ consanguineo. ] Lat. amor , humanitas. Gr, (pikocropybz. A'f ^ Ameto oc., quasi da carnalità costretto, di ciò avendo memori 3 i pietosi allctti gli onorava talvolta. » c J t e -Carnalmente, Car-nal-mén-te. Avv. Secondo la carne, [ Secon^ • la carne stimola , Lussuriosamente, penendo a carnale coih mento, o simile.] —, Carnaleinente, sin . Lat. libidinose, l as . c . lV xuriosc. Gr. eczokdcrrws. Bocc.nov. 6g, 28. Perciocché tutto 1* non m’avrebbe fatto discredere che voi qui non foste colla donna ^ carnalmente giaciuto. G. P. 7. 102. 4• Si disse che giacq 11 ^ f C nalmente con una donna. Ovid. Pisi. Ma il falso centauro cailia ,Q UÌ ’ si la volle conoscere. Rim. ant. Lap. Gian. 100. Deh quanto e c truova ogni uomo ollenso, Cui corrompi in diletto carnalmente- 2 — [ Mondanamente , Alla maniera degli uomini dati a’ P* ace ^[* v h f C' carne.] Pass.òo. Intendendo il proverbio carnalmente, comccg va, e non secondo diritto intendimento. , ' e ili Carname, Car-nà-me. [V/n.] Massa di carne piUrefàtla , [o c 1 jPipv sul putrefarsi.] Lat. caro corrupta , caro mortuormn, acervus cai 0 f Gr, ‘Xtojij.cLtwv crupó*. Lib. Piagg. Vengonvi tanti uccelli p^ 1 ‘ v( t di quel carname , eh’ è un gran tatto. Àlenz. sat. 9. Che s 1 * ^ OI i rnorìo , che a far lumiera Di quel suo corpo al livido carnami fu chi desse un moccolin di cera. > # 2 — Quaulità di carne, per In forza che hanno questi derivativi ^ r n i in ainc , * quali significano sempre quantità di quello che vag .ft loro primitivi , [come : Ossame, quantità di ossa ; Bestiame, 4 " ^ a di bestie, ec.] Lat . vis carnium. jj Fortig. Rìociard. 6. ■50. mensa , e in duo boccou va via Quanto c’ è sopra d’ uova e name. (A) # Carnània. * (Geog.) Car-na-ni-a. Lo stesso che Acarnanhu V* ^ Càrnara. (Maria.) Car-nà-ra. Sf. E' la fune ohe passa pel C(l j ]}lS i V lV r albero maestro, e serve per sostenere i pesi gravi che debbo* barcare nella galea , e per alzar la vela. ( Così detto dal tei * ^3 carro, onde kdrner carrettiere ; e ciò perchè trasportai pesi 1 alla nave, a similitudine del carro. ) (S) ^ Carnaro. * (Geog.) Car-nà-ro. Sm. Cosi chiamò Dante ed a il Camera. P. (N) _ n A Carnàscialare , Car-na-scìa-là-re. [N. ass.] Far carnasciale, crapula , e 1 uando . I,on ;,v "i c tu sixi^lia Pptr. o o 2 ' ne v i s l Js l* Queste misere cau* v 0 ^’ A l- S - S -P s P f r t0 ignudo, o uom di carne e à», perché la C ° taIt pesCl 6011 c ® nvenc voii a natura à ,, e £ voto, a ì LT ÌK «*«>PPO grassa, n é troppo magra; 2 _ * Ci ’ , midllsce P l « carne di altri pesci. o e iul^ 10 ìj o morto degli animali ammazzati dal bxcajo , e [ CARNE ili a r ^ la S^° per camarigiare. Onde dicesi Carne di bue, tj ec p’> di castrato ec. Carne fresca , salati , secca, cotta , affuma- e / ' L,arne grassa , magra , fracida ec. ; Carne giostrata o rifatta, ed 3 _ \T" e avanzala che si rifrigge. (A) (Van) tcesi Carne viva , Carne morta , secondo che i animale è vi- 4 I » » «orto. (A) ’ di „„ > I ? e ** Mala carne, quella di alcun animale che è stalo affetto 5 _[■ p ™ e malattia prima che fosse ammazzalo. (Van) n/i d rna g I one, e dicesi parlando delle persone. Usasi per lo più nel bari ,- ne d. t, 2 p a< ^ 0 pcrato senza verbo per maggior energia. Car. Leu. ° ra , cam„ P? • hi Bozzuto è proposto a le facendo di Monte fino a • 5 - ed ugna con Imola. (He) jf, a desitfè *•• ca ™e 0 Esser di carne e d’ossa = Esser sotlopo- che | a ‘ tU , e difetti carnali. Bocc. nov. g. 2. n. f). Tu medesimo 50110 I’ alr I ?°8 . e tua è femina , e eh’ ella è di carne e d’ossa come 6 -nT (A MN) Col p n p SSer n ® carnc n c pesce. K. 5* ^ 3 . ^ ar camc ~ Ammazzare. Lai. stragcm edere. Gr. Popolo^ * 5 *tor. 3. 32j. I soldati attendevano a far carne, l'Pvatie co» tln °‘ ^ £r * ^ SS ' m ‘ venne veduto quel nequitoso * difìlyy. a s P a ^a ignuda per ogni canto far carne. Morg* 23. 22 • , Ov^ cor ? e ^ falcone Quando ha ceduto i colombi o le * c °m'il lion che vuol far carne. Co : *.*^. * anche Rimettersi in carne. Cresc. Pergam. (N) ìy* 1 .^ / Sl S a ^ n . e ^ Incarnarsi , Prender carne umana , e di- 1V ^ cam^T pivi* 10 ' Dani . Par. Quivi è la rosa In che il Verbo (A ) ;i „ - r dire Q y. eie: Mettere, Porro o simili troppa carne a fuoco =2 =§ r cdi. f rr Jnre troppe cose a un tratto. Lat. multa negotia simul ì , <:a, ’ue a ^ s> “' J ’ r P a 7i«-oi'fIi. Lasc. Pareni. 3 . 5 , In fine io ho messa trop- d >c 'b ,J 0 y. I tCo : che mescolanza , che guazzabuglio strano ! Uardi. 2;°l? n lri tro n et * ere tro PP a mazza si dice d’uno, il quale in favellan- «ss > e , in a ddenlro , e dica cose che non ne vendono gli spe- 15 0 ripre s S ° lnrBa che dispiacciono , onde corra rischio di doverne Co/ „ p° 5 0 gastieatò: diresi ancora, int‘1 a >5 13 M gastigatò; dicesi ancora, mettere troppa carne a fuoco, ec. p- 7 orre ; Porre troppa carne a fuoco 5 lo stesso che Met- 1111 * ratto' ( rr' ^ ern - r ‘ m - i - 3 o- Perch’ella è troppo bestiale , Pone ■k!? 1 Co/ . in carne ; lo stesso che Esser in -pppa carne a fioco. ’pf- Rimettere : Rimettersi i la ; ^- Rmscire : Riuscire o Essere carne ^=J^^T n nausea e dal ristuccare che f taedio a (ficf; Qn r /a - f 01 - uauseam vel taedmm alferre , " a ^ ^ gras . ia\r Gf - .* 0 P^ Salv* Grane, 2 ; T-i mi uesci ca»n b tW loccass *' ^ uc P ar0 * c a ^ nCl CARNESCIALARE J0 5 18 — Col y, Tagliare : Tagliar carne, dicesi de' beccai che ammazzano animali , e a riiaglio li vendono. Frane. Sacch, nov. 102. Sempre* v* è stato un tavernaio che ha tagliato carne, e fra f altre , bonissi- me vitelle e gran porci. (V) 19 — [Prov.] Tra carne e ugna nessun vi pugna, o simili = Negli af- fari de’ parenti o amici litisanti fra loro^ uom non debbe interessarsi o itiframmettersi. Cecch. Esali. Cr. 3. 7. Tu lo sai pure, che tra carne e ugna Nessun vi pugna. Bern. Ori. 2. 8. 4- Imparando ebe pazzo è quel che pugne , E che metter si vuol tra carni e ugne. 20 * Carne nuova e denari freschi: Dicesi di coloro che rimasti vedovi si cimentano a pigliar nuova moglie. Serd. Prov. (A) 21 — * Carne vecchia fa buon brodaio stesso che Gallina vecchia ec. Gallina. (A) 22 — Carne al sole e pesce alì' ombra ; Sì usa per dar ad intendere , che dell * animale terrestre è migliore la parte che sta esposta al sole , e del pesce quella che sta alt ombra , come la pancia. (A) 23 — Non essere nè carne nè pesce , o Non sapere ee un sia carne o pesce: Dicesi d'uomo stolido , e che non si rinvenga o non conosca. Lat. stolidum esse. Malm. 7. 5o. Perchè gli pare uscito di cervello , Non si sa s* ei si sia più carne o pesce. .24 — * Carne di giovedì, carne stracca: Dicesi di femmine viete. Serd, Prov . (A) — * Dicesi Carne cattiva, o Cattivo pezzo di carne, a quegli uomini che sono di genio sciagurato e maligno. E pero si dice quasi in prov. e per ironia di chi sia magro o piccolo di perdona , ma sia maligno e astuto : Egli è come io stornello, poca carne e cattiva. Min. Maini. (A) 26 — A modo d‘ esclamazione è come <1 dire Strage. Bern. Ori. 1 . 3. 28. Or qui sossopra va tutta la piazza , Là corre Gano e tutta la genìa Addosso Astolfo : carne, ammazza , ammazza ; Ne voglion far salsiccia e notomia. (B) 27 — A carne, posto avverbiale Sulla carne nuda. E. A, §. 58 .(V) Alf. Modi e voci tose. ec. p. 18. (N) 28 — * (PiU ) Color di carne : Dicesi un certo color rosso dilavalo , simile a quello della carne umana. Fasar. FU. Egli lasciò il far di verdaccio sotto le carni per poi con rossetti di color di carne e chiariscuri ad uso d'acquerelli velarle, .siccome avean fatto i vecchi pittori. (A) 29 ■— * (Veter.) Carne del piede : Così chiamasi il reticolo vascolare che circonda l'osso dello stipo o sia dell' unghia del cavallo.^ A.O.) 3 0 — (Min.) Carne fossile : Nome volgare di qualche asbesto sube- rifonne. (Boss) Carne. * (Geog.) Città dell' Arabia Felice. — Ant. cit. d Asia a* cotifìni della Fenicia e della Siria. (G) Càrneade , * Car-nè-a-dc. N. pr. m. Lat. Charneades. (Dat gr. carnos pecorella, e hadeo io piaccio: Cui piacciono le pecorelle .)—Filosofo di Cirene , discepolo di Arcesi/ao , e fondatore della terza Accade in in . ( Y r a n) Càrneadi.* (St. Gr.) Cur-nò-a-dì. Àdd. e sf pi. Certami e giuochi poetici e musicali istituiti da Canto. (MU) Carnee. * (St. Gr.) Car-nc-e. Add. e sf pi. F. G. Lat . Karnoa. (Da carnos pecora, gregge, o da Carnos indovino ucciso dagli Eraclidi.) Feste spartane che celebravansi per espiare la morte di Corno , 0 piuttosto per rammentare la vita pastorale ed errante degli antichi. (Aq) Carnefice, Car-né-fi-re. [V/w.] Quegli che uccìde i condannali dalla giustizia. Boja. Lat. carnitèx. Gr. Fit. S. Gir. E dette queste parole, stese il collo , dicendo a colui che gliele doveva tagliare, che percotesse; il quale levando la spada, credendogli tagliare la testa a uno colpo , subitamente apparve in aria , veggeute tutto il popolo , il beato Jeronimo , e stendendo la mano prese la spada del carnefice. E appresso : E Stendendo i colli al carnefice , solo questo diceano : soccorrici, santissimo Jeronimo. Mor. S. Grcg. 3 . 3y. Allora quel carnefice levò il braccio molto fortemente in alto per percuoterlo; ma per divino miracolo non lo potette chinare, nè piegare. 2 — Crudele e Avido deli’altrui vita, o di far carne. Lat. immanis , fcrox , alienìs sanguinis avidus. G. F, a. nj. 3 . Feciono vitor-.ura in Firenze messere Jacopo Gabrielli d* A gobbio , uomo subito c crudele c carnefice. Fit. S. Margk. Liberami dalle man di questo carnefice , e delti miei nemici. Mor. S. Greg. Li denti di questo nostro nimico sono li pessimi persecutori c carnefici de’Santi eletti. Carreggiare , Car-neg-già-re. N. ass. F. bassa. Mangiar molta carne $ ma non s'usa che p/weròiV/òrten/e : Chi festeggia, carneggia; cioè, C/u" fa la festa , mangia carne. Serd* Prov. (A) Carneo , Càr-ne*o. Add. ni. di Carne. F. Carnoso. Lat. carnctts , carne constane. Gr. (rxpKivo*. Bui. Purg. 2. In questo, così fatto corpo l’anima è passibile, come nel corpo carneo. E 33. 1. iddio avea fatto r uomo di due nature, cioè carnea e spirituale. Carneo, * (Mit.) Add. rn. Soprannome d' Apollo adorato in Sparta ed a Sìcionecosì detto da Carno suo sacerdote e favorito. — Cori fu detto anche il mese in cui si celebravano te feste Carnee. F. E si dissero Carnei i cantici che si cantavano nelle dette fèste in onore d’ Apollo 3 e Carneati i ministri che in quelle servivano. (Mit) Carnero. * (Geog.) Car-nè-ro, Carnaro, Quarncro , Quarnaro. Lat. Carnarius e ant. Sinus Flanaticus. Parte dell'Adriatico , che si estende dalla costa occidentale dell' Istria sino all'Isola Grossa presso le cast» della Morlacchia. — Capo della Spagna sulla costa merid. della prov. di Cadice. — della JSuova Granata. — Porto del Chi- ii. (G) (N) n „ . , Carnesalata , Car-ne-sa-là-ta. iSf.} Propriamente la carne del porco conservata nel sale. Dicesi anche Carnesecca. Lat. succidia, caro salita. Gr. Tctpixot. Bocc. nov . 5 9. g. E datole un pezzo di carnesalata , la mandò con Dio. Carsescialare, Car-nc-scia-là-rc. [IV. ass. Lo stesso che} Caruasciala- lo <3 CARNESCIALE re e CarHcvalcggiare. V. Sub*. Granch, 3 . 4. lo voglio andar caroescia- * landò qua e là Per le taverne , alle inondane, e dove Ben mi verrà. Carnasciale , Car-nc-sciù-le. [iSV/z.] Lo stesso che Carnasciale. F. Carnevale. Farck.Suoc. 3 . 4 Pareli’io sia vivo ogni anno per camosciale. Càrnescialesco , Car-ne-scia*lé-sco. [ Sm. Lo stesso che ] Carnascialesco, e Carnovalcsco. F. Carnesecca , Car-ne-scc-ca. E Sf. comp. Lo stesso che ] Carncsalata. F. Pecor. g. 5 . nov. 2. Vide uno de’suoi famigli, che portava sotto un grande orciuolo d’olio, e l’altro nc portava mi pezzo di carnesecca. Picea. Fior. Cuoci la carncsecca c la malvagia insieme. Dav. Colt . i 65 . Scotenna un pezzo dì carnesecca, lasciandovi tanto grasso nel mezzo appiccato , clic a guisa di cocchiume turi la botte. 2 — [/Ve v.] Mangiar carnesecca [ola carncsecca] col pesce d'uovoz=^- pinvave molte cosa insieme , affinché tra esse ne resti approvata una. Farcii. Star. 8. 21J. Allinda* non fussero costretti a mangiare, come d'cevano essi, la cainestcea col pesce d’uovo, cioè volendo approvare e vincere una cosa sola , approvare e vincerne molte insieme. Carn di gior sci; (Dal sost. carne , c da vale iinpcr. del veri), valere , usato per prender comiato, quasi voglia dire? Addio carne.) l'ir. Dial. Bell. domi. 3 fi- lo intesi dire che in sulla veglia che fece la mia sirocchia in carnevai passato , clic voi ne parlaste con quelle donne si densamente , che Monna Àgnolelta non ebbe altro che dire per quei parecchi dì. Càrnevaleggiare, Car-nc-va-leg-già-re. N. ass. Par carnevale , ed anche Vaisi buon tempo, e Par gozzoviglia in qualunque stagione .—, Carnovaleggiarc, Carnasdalare, Carnesciaiarc , sin. Grillo , Leti, al 31 ancinelli,. Berg. (Min) (N) Carnevalesco, Cur-ne-va-ié-sco. [ Add. m. Di carnevale , Attenente a carnevale. —, Carnovalcsco , Carnascialesco , Carnascialesco, sin. Buon. Pier. 4 ' 3 . 10. Senza senno Giovanezza c bella, maschere vili Itestan carnevalesche c baccanali. Carnevaletto , Car ne-va-lét-to. Sm. dim. di Carnevale. Conili. Leti. Paneg. Demelr. Pai. Berg. (Min) Carnevalone, Car-nc-va-ló-uc. Sm. accr. di Carnevale. Coutil. Leti. Bcig. (Min) Carni. * (Grog.) Nome di un antico popolo separato dalla Norica mediante le Alpi Carnicke o Giulie. (G) Carma. * (Gcog.) Càr-ni-a. Sf. Lai. Carnea, Carnorum regio. Paese montuoso che forma una delle parti della prov. di Udine.—Lo stesso che Acarnania. P. (G) Carniccio , Car-uìc-eio. [Smi] Proprio la banda di dentro della pelle degli animali. Lai. cuticola. 2 — Quella smozzicatura che se ne lieva quando se ne fa cartapecora, che chiamasi anche LimbcMuccio. » Gah. Tose. 36 . Carnicci , per introduzione non paghino gabella. E 10/f. Limbellucci, cioè carnicci.(N) 3 — Carne, ed è detto per istrazio. Lat. caro. Gr. (rupolnov. Pr. Jac. T . Conlenta sta d* avere un vi) eiliccio , Che macera il carniccio $ Scandali e ingiurie la fan gloriosa. Carnicue (Alpi) * (Gcog.) Càr-ui-che. Parte della catena delie Alpi nella Carinola, (G) Carnicino, Car-ni-ci-no.-^tùf. m. Di carne, Di color di carne. Lat. co- t lore carnis praeditus. Gr. crxpxivos. Ricett. Fior. La cina cc. nella sostanza di colore rosaceo al carnicino. Red. Ins. 10. Non tutti dello stesso colore, il quale ne r maggiori per di fuora era biauco , e nc’ minori pendeva a! carnicino. Carnicorar. * (Gcog.) Car-ni-co-bàr. La più settentrionale delle isole Nicobar nel golfo del Bengala. (G) Carniera , Car-niè-ra. [ Sf. Lo stesso che ] Carniere. F. » Magai, lett. 11. Torna costui la sera colla camici a piena. (N) Carniere, Car-niè-re. [iV/w.] Poggia di tasca propria de' cacciatori , per riporvi la preda. —, Carniera, Carniero , sin. Lat. pera. Gr. -Kr,pcc. frane.Sacch. nov. 20. Tagliata la pelle gli tirò fuori, e mi seli nel borsellino, e poi gli si mise in un carniere. Cr. 5 . 07. 1. Delle sue radici f del brilloj si fanno bellissimi carnieri, c se ne legano i manichi delle falci. 2 — Diciamo Avere lina cosa nel carniere , quando uno crede d' esser per averla sicuramente. Lat. in maini habere. Gr. lv x s, P l Carniero, Car-niè-ro. [Sm. Lo stesso che ] Carniere. F. 2 — [ Sei sign. del §. 2. di Carniere.] Berti. OH. 1. 6. /f6. D’Angelica gli pare esser sicuro, Anzi gli pare averla nel carniero. Carnificato , * Car-ni-fì-cà-to. Add. rn. Convertito in carne. Lat. in carnem conversa*;. (A. 0 .) Carnificazione. (Chir.) Car-ni-fi-ca-zió-ne. Sf. Modo d* alterazione patologica , in cui certi organi sembrano trasformati in carne , almeno apparentemente nella loro consistenza. L' osteo-sarcoma è riputato vera carnificazione delle ossa. F . Sarcosi. (Dal lat. caro carne , e fieri diventare.) (A. 0 ) Carnifictna , Car-nidì-ci-na. [AC) F.L. Tormento , Martirio e Strazio della carne. Lat. carnilìcina. Segner. Pred . 3 . 7. Ebbe per ven- totto anni a provare ad una per una tutte le più dolorose carnitìci- ne di grafi!, d’ uncini cc. Carnile, Car-nì-le. [Add. coni.] F. A. Di carne , [e fu detto de' cibi per opposizione a quaresimale. /'".Carnoso.] Lat. carneus. Gr.cd.p-/av os. Bui. Qualunque cibo , cioè o ramile , 0 quaresimale. Carnio,* Càr-ni-o„ Add. pr. m. Della Carnia , Delia Camicia. (B) Carniola. * (Gcog.) Car-ni-ò la. Sf. Ani. prov. dell' impelo d’Austria, che aveva titolo di Ducato , ed ora fa parte del Regno Illirico. (G) Carsjon. * (Geog.) Città della Giudea. — del Peloponneso. (G) Carnivoro, Car-nì-vo-ro. Add. m. Che s’ alimenta di carne , ma nel - /' uso s adopera piuttosto per indicare alcuno che inauri molta carne,' (Dui lat. caiv carne, c varare divorare.) Carnarius. Gr. crxpKo^xyos, xpsùoQccycxr o’xpx.ofiopGs. Coc CARNUTA Lat carnivora^ ^ —^ v/ Oc eh. P”t La nostra plebe jfPirrcntinaJ per la sua povertà è pochissimo ca vora. (A) Salvia. Opp. Pese. <£. Qual feroce Carnivoro Uon? s ?P[ ore vegnendo Bufala in boschi cc. E annot. ivi. Carnivoro. ..m an S iaa di crude carni. (N) £ 2 —- * (Zool.) Famiglia di mammiferi che si nutriscono dì cartie )n i diconsi in generale Animali carnivori, per distinguerli da q^ quaU non mangiali che erbe , frutte e simili . (A. Ò.) (Van) aQ$e ^ * (Farm.) Agg. di runedii destinati a consumare le carni f afl o od escrescenze che s’alzano dalle ferite o dalle ulceri. (A- -0.) ,,^ Carno.* N. pr. m. (Dal gr. carnos agnello.) —Piglio di Giove e d ìopa, favorito d'Apollo. — Indovino d' Acarnania. (MB) . n[t g Carnodo. * (Mcd.) Car-nò-do. Sm. Nome dato dal Cassini a l escrescenza, od inspessimcnto considerabile di qualsiasi OJ'g° IUJ embrione. (A. 0.) Carnosi. * (Gcng.) Isola del Golfo di Siam. (G) 1 ‘&el‘ Lat. Caruoncs. Antichi popò 1,1 ditn. di Cimoso. Alquanto ^ con un canaletto ugualmente camoscilo, biancastro, di grosse paricti o tuniche. Carnosità, Car-no-si-tà. [Sf.] Pienezza di carne. —, Carnosi ^ Caruositate , sin. Lat. caro. Gr. ffxp/,hifjbx. Folg. Ras. Tutta* ^ truova approssimare più a caldezza tra carnositade c magre/^ a * ,, .... p OCO £ piò vicina alla carnositade , che alla inag rcZ ’. tuttavia un uO' iMivu*.u >>ii |'vn.u c |mu ritma aita cuinusuauc , cuc una *" i, d Fasar. Fu. Pari. 3 . Pi'oem . Con le membra naturali come a § mini j ma ricoperte di quelle grassezze e carnosità che non si* 1110 ® come le naturali ma arteficiate dal disegno e dal giudizio. (^0.. 2 —* (Chir.) Malattia che viene per lo più giù pel canale delw’ ga , che impedisce il passare dell' orina , [e consiste in uwj f fa taztonc fungosa che altre volte supponevasi frequentissiirM eS $eT blenorragìa nell uretra , ma che la nototnia patologica dunosi?’ 0 imissima.] Lut. caro. Gr. (roep/.oj^x. . * ^ 0 3 — (B. A.) Morbidezza, Pastosità. Fasar. FU. Non si dà mai a ...JtriJ quella carnosità o morbidezza, che al metallo, ed al marino, ed a sculture che noi veggìamo o di stucchi o di cera o di terra. Carnoso, Car-nó-so. Add. rn. Pieno di carne , Carnacciuto , tu 1 Lat carnosus. Gr. TroXvcrxpxos. Cr. 1. 5 . 3 . 1 quali se saranno l f ASS o. saranno gli abitanti grossi c carnosi, e abbonderanno di molto £ 31 . Aldobr. Colui che ha il volto troppo pieno e troppo C ' U ' U \ [fh di piccolo savore, importuno, rincrescevolc c bugiardo. Pir. ^{ r ;' 0 ltre dona. 421. Diremo adunque, che quel petto è bello, il /l’, ia ° Il0 s0». alla sua latitudine , la quale è suo precipuo ornamento , è sì car (JlI air rJie sosnetln d* n«>iO finn .'ìnnnrìe^ J!,..» n,Jt o ^ ! Sia :tlf str^’ dol ci die sospetto il’ osso non apparisce. Alain. Coll. 2. 5 j. Sia cinta la bocca cc. f del cavalloJ , Ben carnose le cosce ) e il ventre. 2 — Per sìmilit. [dello delle Uve. ] Dav. Colt. 161. Poni viziai 1 c carnosi, e alla bocca piacevoli. di 3 — (Anat.) Agg. delle parli che sono principalmente comp oS carne. (A) 4 (Meli.) Ernia carnosa : Tamor carnoso dello scroto. (A) ,ila' — (Bot.) Carnose c grasse diennsi da’ Botanici quelle foghe ripiene di polpa e di sugo , come sono quelle de il’ aloe. ( — (B. A.) Morbido , Pastoso. Vasai'. Vit. Veduto poi in c ‘ e iae c- ( i muscoli ) si faccino carnosi e dolci nei luoghi loro, e c , girare delle vedute si faccino con grazia certi storcimenti cc. t ‘CV. Carnoso diti', da Carnuto, Carnacciuto, Incarnato, CliC/icd ^t[ tùie. Carnoso vale pien di carne; e diccsi propriamente ‘ , JI( <0 sl del corpo clic sono principalmente composte di carne. dice di chi lia pienezza di carni. Accrescitivo di questo jln ^ lo ed anche Carnaccioso. La voce Incarnato si appropria •* c sl preso carne , lia fatto carne. Carneo significa di Carne m se | j ia pi so. Camile suole applicarsi a’ cibi di grasso , a quelli che s come opposti a’ cibi quaresimali. . „ .. v Caf<: - Carnovale , Cai-no-vù-le. [A/?/. Lo stesso che ] Carnevale. l!fl . Bott. A me, quando io era fanciullo, pareva miU’amii dal , s (0 Fardi. Giuoc. Piti. Invitandovi a giuotfu benclìè a questo giuoco si può fare an , | C . 56 . Chi ha veduto i putti il cai’ ,l0W ev*' novale all’ altro, carnovale ogni di , resi ma. Berti. Ori. 1. 10 a Firenze in una strada a’ sassi. or# 1 Carnovaleggiare , Car-no-va-leg-già-re. N. ass. Lo stesso c * ie qU^ leggiare. F- Aret. Rag. Il soldato carnovaleggia , e sp cs ' simeggia. (A) Cahsovalesco , Car-no-va-lé-sco. Add. m. carnovaleggia , e . ^ Lo stesso che < -' ar " 0 < yàl' ;sC ^ V. » l'r. Giord. Pred. II. Si perdono bruttamente in cal tripudii e pacchiamenti. (B) ,. Carkow. * (Geog.) Città dell'Arabia Petrea. (G) _ rj; 11^ Carsume. (Zool.) Car-nù-me. [Sm. Specie di molluschi ace 'q ie re 10 ',, del genere incida, attaccala agli scogli, di figura pi’e sS ° ^ a m da, vestila di cunjo assai scabro e duro, con due boccucce 0 la cui interna sostanza pel colore , e per la figura è U asdd ia r |lS „, d’uovo quasi cotto e sodo. E buona da mangiare. Aristotile rrfvot , e da Plinio anche tctliion. Lat. — . Lin. V. Macrl, A iti della R.A. delle scienze diNap. t. 2. ]’■ ; j } alt 1 ’! . ... .. venga maneggiato, la sputa, per così dire, e la schiz za no, in quella maniera appunto che sogliono schizzarla i f t s£ 2 — (Chir.) Lscresrcnza di carne. Fattisi!. 3 . 2og. Berg- \ ^ ((l cfo* £ Carnuta, Car-nù-la. Sf. Cosi chiamano quella cassa “ 0i fj ^ ol - 0 & la vivanda che si porla a ’ Cardinali in conciai p ui tiare. (4) j-*ui. v . j.uat ri,sjiu tu uà ix.Ji. delie scienze, ai l\ tip. r * — , Uovo di mare, sin. Red. Oss. tm. 5 '}. In quegli altri che da’ pescatori livornesi son chiamati cannimi, c 1 a vengono appellati uova di mare. E 61. Piglia l'acqua* c , CARNUTI CARON ITI 1G7 Cmikbti, * (Gcog.) Car-nù-ti. Lai. Carnuta. Pontili della Galliti Col- Caroba. (Bot.) CiM'ò-ba. Sf. F . e di’ Carruba. Matt.Diosc. i. i3uB«re. Cahì'c■'*'* .- l l ^ e,,na e 1“ Lo ira. (G) _ _ (Min) tir i Car-nù-to. Atld. ni. F■ Carnoso. Seri. conip. Lo stesso che Cailalbci- di’ Carrubio. (A) e di’ Carrubio. (A) e di' Carrubio. Mail. Vinse. 1. __ __ _ . . Pisi. E ciò debbono Caroberto, * Ca-ro-bèr-to. N. pr. m. ‘incili che son carnuti. E appresso : Quegli cUc nou dulia ver- lo. F. (B) S o u 'i , dee avere gli ocelli carnuti. M. Aldobr. Quegli clic sono più Caroiio . * (Bot.) Ca-rò-bo. Sm. F . e che' Sl e . ca muti, tollerano la medicina più lòrte. E altrove-. Colui Caroiiola. * (Bot.) Ca-rò-bo-la. Sf. F. , a ' ìl ' a le tempie enfiate , e le mascelle rotonde e carnute , fia ira- Carobolo. (Bot.) Ca-rù-bo-lo. Sm. F . Caro v 80 con altn,i - là ’ Jier s\ Min) ca i m ‘ f >lso, b‘ t “ nza di prezzo delle cose necessarie al vitto. Lai. Caroccio , * Ca-ròc-cio. IV. pr. m. Baldin. (N) ri > penuria. Or. a-Ko/via.. G. F. 7. 5 o. /j. Nel jiresente anno fu Caroche. * (Geog.) Ca-rò-clic, Carraclie. Cil. del Gnv. di Caracca. (G) ile t ^ lh ,. s “ uo c;,ro tutte vittuvaglie. Tes. /ir. 3. 2. E perciò vi vie- Caroeko. * (Apones.) Ca-ro-è-110. Sm. Il mosto diminuito nel bollire dcl- Nov. la terza parte. (Z) Carogna , Cu-ró-gna. [A/d Cadavcro dell’animale allora che è morto e f-.., .. f. .. r ... — 1 ...,„.. r -—_ re in ... /c — a Cime e ’l caro in quella terra , e la dillalla delle biade. a ___ • f4- 1- In Genova si aveva a un tempo gran caro. r, \ r . rn } elu f- Scarsità, [Difetto, Mancanza.] /^.parsimonia. Frane. leo, , ' tm -Ò2. Nelle città il superbo e l’avaro K lo '11V idioso ballilo ogni p^ c ,uol 'ta , Mal vi si dice, e di ben far v’è caro. » Eav. Esnp. 5o. ni)!' ° 1< ?P° della-villa intendi 1’uomo che vuol vivere secondo suo *i|. lrc sua fatica , sostenendo caro dell’ornato vestire e di dilicati ■ £ P*a' avere l’ornato e dolce bene della pacifica libertà.(V) liemb. 3 ’ *■ 2 70. Non gliele ho potuto leggere cc. per caro di teiupo.(N) et- caro di se — Tenere il decoro , liner suo grado , A o i ia- 'unsi aver nè vedere. Dav. Colt. Tose. 200. Cornili. i~5tf. A certi che fanno caro di se, quantunque poco vagliano, si cor- ^ ( j- ) Sonno morboso durante il quale l'infermo è in uno stato f,^ C ì 0ln l Huta i>sensibilità. — , Carosi , sin. ( DaJ pr. caros sonno pro- 5 ^ndo.) (A.O.) nìn tenere di piante a fiori polipetali, della pentandria dìgì- fetento.—, Caniuccio, sin. LaL cadavcr. Gr.'Xriofxx.V.Plos, 28. (Sembra un peggiorai del lat. curo, carnù carne. Secondo altri, è dal gv.charoniu baratri infernali , d’onde sorge forte puzzo. ) Bocc. nov. 60. q. Non aitriuienti che si gilta l’avoltojo alla carogna cc. , là si calò. G. V. ioi, 6. Per molta ordura c carogna di bestie morto, e per lo grande caldo v’ apparirono diversa quantità di mosche e tafani. E 8. 5f. 7. Onde tutte le rughe e piazze di Bruggia erano piene d'uomini morti , e di sangue c carogna. Tcs . Br. 1. 47 • Elli risuscitò la carogna d’ un uomo morto. Pass. 277. Consideriamo se mai ec. si senti si fastidioso puzzo di carogna corroda e tanto spiacevole, a — Bestia viva di trista razza 0 inguidaicscata , che altresì la diciamo Rozza. Lat. mulus caballus. Bern. Ori. 1. 4 • 9 2 * E poi volto al cavai dicca : carogna , Tu mi dovevi lasciare ammazzare. 3 —Per simitit. Dicesi a tutte le cose che putono come fanno le bestie f .. __ . __ f _ , _ f . ^ guidnlescose e le morte. Min. Mal/n. (A) famiglia delle ombrellifere, che producono semi odorosi, i quali 4 — Di modo basso dicesi a Donna sticula e sporca , massimamente di («in _ )■ .. / • /•-- rrt.. - —. I • costumi e di vita, Lat. vilis , prostituta feimqp. Or. (poppàs yvv!i. » Menz. sat. 1 2. Un altro avere una zitella agogna In moglie, c'l ciel ne prega, c poi conosce Ch’ella in fatti non è che una carogna. (V) 5 — Ed ancora a Persona stilica , intrattabile e rozza\ {ed eziandio ad un Uomo che abbia sentimenti di tristo .] >j Matteo Branco a Luigi Pulci son. Perchè al mondo se’stato una carogna ec. (V) 6 —Per meiaf, dch.sign. M. V. 3. 20. Essendo tratto di Francia all’odore della carogna dello sviato regno. E cap. 61 . Procedette una correzionale ( provinone di ri:òrma 0 gastigoj che terminò la causa e la vita del not.ijo a ciò deputato , e d’ un giudice clic uvea comincialo a pascersi sopra questa carogna dii Ì> meta f‘ Grato, Giocondo, Pregiato. TaU. carus, gratus, jucun- Carognaccia , Ca-ro-gnàc-cia. {Sf.} S) \ s ‘ Gr. {f)iX C 5 i Petr. canz. 2 q. 5. Ticn caro altrui, chi ticn 5 . S. Gli serbo a te, faina, ià. N g, ,-p^i vile. E son. 14. Che vede il caro padre venir manco. E 2Ò2. rognaceia. ave ss i pensalo che sì care Fossili le voci de’sospir mie’ in rima. Carola , Ca-rò-la. [< 57 ?] Ballo tondo, che comunemente si soleva accompa- rìno» i.\i____ «l.. _ .a... _ „ _._ _ 1 __ r- ^ _...v. « c u , r ^ U0 ; ne ^ a composizione di parecchi Liquori. Trassero^ secondo al- Gvno** V f n< me dalla Caria dove abbondano. (Aq) (Jr ’ ,iu Che vale o si stima gran prezzo. Lat. carus, pretiosus. Va "l T<,ai0? * Bocc. nov. i5. 34 ■ F ricordatosi del caro anello che ave- civ>!' r ° U( ^do dire, come fu giù disceso, cosi di dito il trasse all’Ar- Cai 'j S<:< jy o * E nov. 28. 11. OUr’a questo , io ho di belli gfojelli e di >l0 ’ * l quali io non intendo che d’altra persona sieno che vostri. E fer* ì 9 ' y, *^ ,T ° u ve n’c ninno sì cattivo, che non vi paresse uno iin- 3-L ^-, 0re , sì siamo di cari vestimenti e di belle cose ornati. s j ^0 tronco antic ., ma non è da imitarsi. OuiU.lctt. 11. 21. Vo- 3 ^ b ^nniati» e retto e car saverr. (V) pegg. di Carogna, Buon. Pier. 4- 2. ibbio. S. Putta. Zi. Guattero. S. Ca- cra morta la moglie , che era molto cara c buona pr. 1. Fra i quali se alcuno mai n’ebbe bisogno, o gli t ] nn r ' L. formando così di litui uncircolo.f / ’35e\\\o.']Lat. chorca, tripudinin. Or. X,ops!ct.(f)ii choivola dimin. del lut.cV/omi hallo.) Bocc. lntiod.55 .Presa una carola, con lento passo ec. a carolar cominciarono. E g. 2. f. 6. Menando Emilia la carola, la seguente canzone da Pampinea cc. fu cantata. Dani. Par* 25. gg. A che risposcr tutte le cm ole. Bui. Carola è ballo tondo. A’ altrove: Carole, tolti li cerchi delli canti. 2 — [Per similil. in modo ironico.'] Bocc. nov. 77. i f. Videro lo scolare far sù per la neve una carola trita al suon d’ un liattcr di denti. 3 — {Per metonim. dantesca, Le anime liete clic tripudiavano nelfottava sfera.]' Dcnt.Par.24> 16. Cosi quelle carole diiìercnte—Mente danzami >. Carolarr, Ca-ro-ià-r ('.[N.ass^Ballare, Menar carole. ^.Ballare. Lat. cho- reas ducere. Gr. y^of -. nv. Bocc. inlrod. 5 f. Conciofossecosaché tutte le donne carolar sapessero. E nov. 77,^-Parti ch’io sappia far gli uomini carolare senza suono di tromba o di cornamusa ? Caroletta , Ca-ro-let-ta. diin. di Carola. Lat. parva chorca. ( Gr. Xopslct. Bocc. i.f. g. .E dopo alcun’altre carolctte fatte, essendo già una particella della brieve notte passato. Carolina, * Ca-ro-H-na , Carlina, Carlotta. N. pr. f. Lat. Carolina. (Di- inin. di Carlo. V*) (B) 2 — * (Gcog.) Città di Spagna nella prov. di Jaen. — della Nuova Granala. — Contea degli Stati Uniti nel Maribtnd. — nella Virginia. — Due Prov. degli Stati Uniti , Settentrionale c meridionale.(G) Caroline. * (Geog.) Ca-ro-lì-ne , Nuove Filippine. Isolane nell* Arcipelago del grande Oceano equinoziale. (G) noi ha tanto cari ! (P) talvolta equivale precisamente et Gradire. Din. Comp. Ist. Rispose , gli avea cari (un presente di danarij , c molto gli e non gli volle. (P) ... 0 —- t -,- - ,- , Avrei cara la tal cosa mi 11* once d’oro, o simile, zzz Tanto la Carolino, Ca-ro-lì-no. Add. pr. m. Di Carlo, e propriamente diccsi in erba , la quale e gli fa perdere il cara . che pagherei per averla milC once d'oro. Bern. Ori. once d’ero avrei caro un bastone Per gastigailo. (B) Fencre: Tener caro z=. Avere in pregio , in intima , Trat- ' Lat. carimi babere. Gr. ùyxrrv.v. Bocc. nov. 5o. 20. E ticn- n 0n f 5 Peonie si dee tener moglie. Cas. Uff. com. 12 2. Ma certo te Ca ,.- COsa Vci 'utia da far più agevole , che amare c tener grandemer> 1 coloro, della cui grata familiarità sentiamo diletto. Chit 0> J 1 ^ 0 r n ^zo , posto avverhiul. — A gran prezzo. (A) Ltu c- l P -^L-hiia d verbi dì prezzo vale CaramcJiie, A gran prezza desiq^ 0- » Seti. bui. Varch. 6. 3y. Per avventura , non buon . c Sli di vendere e molti, ina di vendere caro , c comprare a un mercato. (!\). P Dit esi Una * 12 ' 72. Il ^ C/c / U cosa costar caro , allorché si vende a caro prezzo. grano co>t.ù caro da fiorini 20 d’oro il maggio. (N) Sc t5 l 'a. ^ eSCXato Cristo, che sì caro Costò a riarmar dietro alla in- " j$ r rto ? m 20 ' 12% Donna, caro mi costa il menarti a pescare. y, ‘ " 3. Gridò: scendi, ladron, del mio cavallo:... Ben fo a chi i * Uì ' Curo °, v “ o1 . «aio coslallo. (N) ' 1 ll'ln., 7\T V ' * p \ C< ‘ mits vaf 11110, m ‘ Dot. Carus. ( In gr. care vai capo ; iu lat. ^averti ^ Megera. —He deVa Caria , cui si ere- u 0 d nome.—Jrrq era ture Romano successore di Probo.{[])(\ T, .m') di Carlo Magno. Poni. EÌog. hai. Berg. (Min) Carolo. (Agr.) Ca-rò-lo. S/n. Malattia del riso si manifesta o poco tempo dopo che egli è nato . verde , e lussureggiar con foglie grandi e oscure , che poi ingialliscono e muojono, o dopo che ha già fatta la spiga, e la priva duna parte della sostanza che i grani dovrebbero avere. (Dal lat .caries intar- lamento, corruzione.) (A) Caromg. * (Gong.) Citt. di Branda nel dtp. di Vaichiusa. (G) Caron. * (G-tog.) Piume e città della Scozia.—Piume della Persia.( G) Caroncola , * Cu-rón-co-la. Sf. Rilievo carnoso sulla testa degli uccelli. (Dal lat. caruncu/a pezzetto di carne.) (Z) Caronda,* Ca-ròn-da. N. pr. in. Auf. Charond is. (Dal gr. chariis grazioso, ed onetos utile.) — /legislatore di Turio. (B) (Van) Carong, * Ca-ró-ne. N. pr. m. Lat. Chamn. Gr. xdpw. (B) Caroni. * (Geog.) Ca-ró ni. Piume, del governo di Caracca. (G) Caronia. * (Geog.) Ct-rò-ni-a. Città della Sicilia nel luogo ove trova- va/isi Alaesa cd Aluntìum. (G) Carome. * (Arche.) Ca-rò-m-e. Add.fem. pi. Agg. di Scale, ed erano negli antichi teatri, quelle donde uscìvan fuori i fantasmi o le ombre de morti sulla scena. Lat. charoneae scalac. ( Dal 7V- ’~ tW(J cuoie, coperto o scoperto l e m ,f 0rno co perto e sempre a quattro ruote , di cui sì servivano ufflJ' 1 ?-* 16 , romane, le imperatrici, le vestali , i sacerdoti e certi grandi CS* deltlmpero. (M.t) r lrt . J Ass0 - * (Geog.) Car-nen-tràs-so. Fr. Carpentras. Lat. Carpento- C M „;'..T^norum.. " " nella , - Cit. di Francia nella Provenza. (G) ,(Geog.) Car-pè-si-i. Lo stesso che Carpetani. F. (G) ^^ifìlia (G) °^^ al ‘I^" s *" 0- ^ at " Carpcsimn. Monte dell'Asia famìuì- > Bo( ■) Sm. Genere di piante della singenesia superflua 'S‘‘ a dell, f/"' C "PM U "u dell, tir, ; Ar ph, carpito il viatore. 2 — Nella sigili/', lat. di Scardassare, onde si fece Carpita. ( In lat. carpere lanam vale scardassarla lana.) Fr. Jacop.T. 2. 02. 1^. E’I pover cavaliere Da sé si carpe il lino. ( Qui da Carpere. J (A) 3 — Per melaf. Scegliere, Cavar dal mazzo. Lasc. Sibili. 2. 2. Abbiamo trovato il Cintlagna, ec. Mose. So che voi l’avete carpito ! il maggior tristo, il maggior ribaldo di tutto il mondo. (V) 4 — [Cogliere, Soj.rapprendere.] L««.carpere. Lasc. rim. Come colui eli è incarpito sul furto.» Lasc. Gclos. 3 . Oh, oh, vedi ve’passa qua; che se Cazzerò ci carpisse qui, guai a noi ! (V) 5 — [Lacerare. ] Der.lam. Quindi P. La fame le dure membra consuma , le interiore carpisce. 6— [Ingannare.) Toc. Dav. Ann. 2. 5 o. Onde pensò di carpire alsì col- l’astuzie Rescupori re di Tracia. 7 — in buona * F. Buono. sm. , S- 7- (N) Càrpis. (Geog.) Ani, cit. delta Pannonia. Baja dell'Africa presso Cartagine. (G) Carpita , Car-pi-ta. [* 5 y 7 j Panno con pelo lungo, [e propriamente Coperta da letto villosa , così detta d/d lat. carpere , quasi perchè sembra scardassata .] Lat. panmis villosus, panni villosi genus. Berti, rim. 1. 3 . Mi vien veduta a traverso a un desco Una carpita di lana di porco* Carpitaccia , * Car-pi-tàc-cia. Sf. pgg. di Carpita. Lasc. nov. t. 3 . 55 . E vcggendolo con quella carpitacela ed in camicia, si maravigliò. (B) Carpiteli,* , Car-pì-tèMa. [Sf] dòn. di Carpita. Lib. cur. malati. Non tenga addosso se non una Icggìcr carpitella. Carpito, Car-pì-to. Add. m. da Carpire. Buon. Fier. 3 . 1. 9. Tu carpiti i calzoni, Credendoli il giubbon , messevi dentro Le braccia , a- * . vesti a dire: or dov’è il busto? ( Qui pari. pass.J n » Càr-pi-a. 'Ant.cit.dì Sp., creduta la stessa che Calpc. (G) Carpo , * Carpione. N. pr. m. Lat. Carpus. ( Dal gr. carpos frutto. ) (B) ^ ■' r - ' » rs a — (Mit.) N. pr. C (Dal gr. carpos frutto .)—Figliuola di Zeffiro e della Stagione dAutunno , alla quale Giove diede la facoltà di riprodursi contitiuamente , cangiandosi in frutti d ogni specie. (Mit) Carpo. (Anat.) Sm. Parte del membro toracico eli è intermedio tra V antibraccio e la mano , c che sì chiama volgarmente Pugno. È tenere di piatite ’e corimbifere , che. sembrano aver tratto un tal nome dalla C< fj a de'semi ovoidi e nudi , ne'quali consiste il lor frutto. ir Ca s pe specie , il carpesium ccrnuum Lin. che ha il fusto alto He ne ii Ue foglie bislunghe lanciolatefiori gialli soli larii, è pereti- Vaglia \ ombreggiate e fiorisce in agosto. ( Dal gr. carphos ^\A n eH„ t> ° nit Carpazii , e che poi furono trapiantati da Dioclezia- ilio, * /■Cf S5rt Pannonia. (G) V'ilb) Cu r-ni.mr» J,U p tr pos f r ,Aj *) Gàr-pi-mo. Add. m. Soprami )me di Bacco. ( Dal gr. ^ ar piijj 0 ?*,) Salviti. Cas. òf- E perciò ancora tra gli altri titoli, atì ivu;d(; C - l0 r ^ acco fruiti il chiamavano. Orfeo nell’ inno dì Bac- 0 c 0ri\ a A . a > o beato che dall’erba il frutto Produci, porta tor 5 Bacco, va alla divina ordinazione ec. (N) p.* , . r "pi' r ic. [iS’m. Lo stesso che ] Carpino. F. C / e * dì co/ ai .'^ 5, ~ n< :' se * Add. e srn. Specie dì castagno,dal cui frutto , n °n d ,w ! as< ‘ l gn ( ) lustro, sì ricava una farina alquanto più dolce (Bot'i m, - 1Us ketulus Lin. rs'" 05 ’ 3 - Del C,presso nol)il c, il S o^Càr-pi-o. C ^P0, un osso aspro\ tre raggi nella membrana branchia 1 ìi'j »-i»■/ L ] Gr. rteXti*. Pallad. nov. 17. Il carpino il pino non dura se non secco. nAivad. più che le altre presta, era poggiata sovra un ’-pi-o. Genere di pesci spinosi di lago , che hanno il n'li Uitu , n 3 ato ) * denti dietro le branche, in un osso articolare , nel Palato • • • ’ • ’ C^*!' r| U° ì ptà nota è il Carpio comune o Carpione. F- —, C,!°?a#e, qF cyprinus, Lin. (Van) ^ p !> e . ^ r *pio-na-re. Ali. Cucinare i carpioni. Lo stesso che Ac- Si Cai 'pionà t * r * ^ a,lc * Cicdl. Siccome la trota si trota, il carpio- i>fi UfL e ha°ii^ ^ ar ’P' 5 -nc. [vVm. Specie di pesce del genere carino, u terzo - ...... . . * p P?sce d;/- rzo . V(L ggio dell'aletta dorsale . *>ip, e,e la scn!fi^ tl5s * mo c ^ le tiene assai delle qua ed anale fatto a se - v l a sca^ì '—*'«e itene assai acne qualità dall'ombrina. Dal- Cy l( . ec &e si n la (lr S enitn a e picchiettala di rosso si disse favolosa- carnin C T iS? c ^ , ° ro e d’argento .—, Ciprino carpione, sin. Lat. V; y Gr.xa.p7rtVv. (Dal lat. carpio che vale il medesimo.) 7 - n? a s l loda p | ^^ ora i e’i suo bel ìacoe i rivi, Che sopr'ogni altro l’o? .^ re $$o lì ^ suo Bel sito, c i carpion che son ivi. Beni. 0 n ac< fua a rf Un c B e meua carpioni. E Ori. 1. 25 . 12. Sa c nianiA p t nutrica, Hanno questa natura e condizione, rnn. Che UT ^ ul ). l’altro carpion N; Car -p>-C'r^' L ° stess0 c}le Car P°- C - . (B) " ^ ai ’t>ar -P'ghu 7 ' con violenza e improvvisamente , Chiap- ’ suu y • Acchiappare. Lat. ampere, raperò, carpere. composto di otto ossa disposte a due righe , cioè lo scafoide , il semilunare , il cuneiforme , il pisiformc, il trapezio , il trapezoide, d grand’ osso o capitato, e l’osso curvo od unciniformc. ( Dal gr. carpos polso. ) Foc. Dis. Il carpo consta di otto piccole ossa. (A) Sai - vin. Jliad. 496. Ettore poscia Leito Ferì dipresso al carpo della mano. (Pe) Carpo balsamo. (Bot.) Car-po-bàl-sa-mo. [ Sm. Sorta di bàlsamo che si ricava dalle frutta baccate dell' alberetto detto amyris opobalsammn indìgeno deli* Arabia, della otlandria monoginia , famiglia delle te- rebintacee. Dicesi anche Balsamo orientale o della Mecca ; e quello che si ricava da rami sottili di delta pianta si chiama Silobalsamo. F .] ( Dal gr. caipos frutto , c balsamon balsamo. ) Lai. carpobaìsamum. Gr. x.oe.fH&Q&sl\Ur,n. ( Dal lat. carpare terroni pigliar la terra. Bembo. ) Bocc. nov. So. 1J. Perciocché carpone gli conveniva stare. Pani. Jnf. 25. ifo. E disse all’altro.- io vo’clic Brioso corra , Confilo fatt’io, carpon per questo calle. E 2g. 6j. Qual sovra ’l ventre, e qual sovra le spalle L’un dell’altro giacea, e qual carpone Si trasmutava per lo tristo calie. Petr. canz. 44- A’- Ed or carpone, or con tremante passo, Legno, acqua, terra, o sasso Verde facea, chiara, soave. Din. Comp. t. (). I pedoni degli Aretini si metteano carpone.sotto i ventri de’cavalli,colle coltella iu mano, a — * Col v. Andare, y. Andar carpone. (N) Carponi, Car-pó-ni. Posto avverbial. Lo stesso che Carpone, y. Andar carponi. Piai. S. Grog. ’i. 2Ó. Dna giovane paralitica , andando quasi carponi, strascinandosi per chiesa. Segner. Confinstr. cap. 12. Inginocchiatovi con le mani in terra carponi, vi tirerete addosso il basto della vostra cavalla. (V) 3 — Picesi anche Carpon carponi. Lasc. cen. 1. nov. 6. Il misero scr Agostino carpon carponi, doloroso e tremante, tanto adoperò , elicsi condusse alla strada. (V) Pier. 3. 5. 5. Coin’ un cane si trafugò fuor fuor , carpon carponi. (N) Carpumo, * Cur-pù ni-o. A 7 , pr. m. Lat. Carponius. (Dal gr. carpos /rutto ed o/ub.5 utile. ) (B) Carpo-sopra-falancino o FALANGico.*(Anat.) Add. e sm. y.comp. Muscolo del pollice, 0 corto adduttore di questo dito. (Aq) Carpottosi. * (Bot.) Car-pot-tò-si. Sf. y. G. Lai. carpotosis. ( Da carpos frutto , c da ptoo cadere.) Malattia delle piante , per cui i frutti cadono fuor di tempo, non ben formati od immaturi. (Aq) Carput. * (Grog.) Cit. delta Turchia asiatica. (G) Carra. * (Geog.) Ani. fiume detl’Asia nella Siria.—Fiume dell’ hi. (G) Carraca. * (Geog.) Car-rà-ca. Ani. cit. d'Italia, forse Caravaggio. (G) Carraciie. * (Geog.) Car-rà-che. Lo stesso che Cliniche. y. (G) Carradore. (Ar.Mes.) Car-ra-dò-rc. [AV/i.] Maestro di far carri .—, Carrajo, Carpentiere, sin. Lat. carpentarius , carrorum fa ber. Gr. «e-aScupy 0:. Liv. Pec. 1. A questa concstaholcria aggiunsi due centurie di carradori e di fabbri e di maestri, clic senza arine servissero in tempo di guerra. 2 — Conducitore del carro. Lat. carri rcctor , carri magistcr, camini ducens. l'ir. As. 12. Eranvi i delfini carradori del giovane Palemonc. Boez. yarch. 5.4. Come quelle che nel guidare i carri e nel maneggiarli si vede che fanno i carradori. 3 — Per melaf Bocc. Leti. Pr. SS. Apost. 3m. Così noi il collo al giogo sottomettiamo , che il carro al senno del carradore tiriamo. Esp. P. N. Discrezione e ragione, che son li carradori delle vù-tudi. Cahraita. * (St.El/r.) Car-ra-i-ta. Sm. Sorta di settario fra gli Ebrei. Berg. (N) Carraia, Car-rà ja. Sf y. di dialetto pisano antico , e vale Strada maestra e carreggiabile. Sa/v. Avveri. 2. 2. ig. Carraja , Contrada c Ruga, clic tutte o s’ usano nella Toscana , o furono adoperate da'nostri buoni autori, solamente al lor nome proprio anteposte, lo si tolgono dappresso , quando per regola di sentimento dovrebbono aver 1’ articolo. E cetili privilegio (trattone solo la e Con ) ritengono con tutte e sei le preposizioni oc. di, a, da, per o in Contrada di Belriposo-, di, a, da, per o in Carraja di San yito ; di, a, da, per o in Unga Catalana : e fuor de’ vicecasi eziandio dopo il Tra, e altre preposizioni , farebbono il somigliante. (V) Carraio. * Car-rà-jo. Sm. Lo stesso che Carradore, y. (A) Cariìan. * (Geog.) Ani. cit. della Mesopntamia , oggi Karan. (G) Carrara. * (Geog.) Car-rà-ra. Lat. Cari-aria. Città del Ducato di Massa, celebre, pee le sue cave di marmo. (G) Carrarese, Car-ra-ré-se. Add. pr. coni. Di Carrara. Dicesi particolarmente del marmo di Carrara. (A) 2—(Bot .)Add. e sm. Specie di castagno detto anche Carpmcsc. y. (A) Carrata , Car-rà-ta. [.V/.’] Quanto pilo in lina volta portare un carro. —, Carpento, sin. Ór. 2. i3. 2J. Ancora scrive CMmnella , che a un jugero bastano ventiquattro canate di letame, ma nel piano ne bastano diciotto. Frane. Sacch. rim. Quarta per due carrate tutte quante. Carràtelletto, Car-ra-tcl let to. Sm. dim. di Carratello. Bin. Cap. 2. dell' Orlo. Berg. (A) Carratello, Cai ; -ra-tèl-lo. [ Sin. Lo stesso che ] Caratello. y.Lat. seria. Gl. *&o!. ( V. caratello.) Dav. Colt. 161. Al vino dolcissimo darai odore e sapore di njoscadrllo,-mettendo fiori di sambuco, seccali al di Cale* 1 * ■•/). Re?- fi: CARRETTA rezzo, per ogni carratello un pugnetto. Lori Med. Buon. II 3:10 n3 * > spugnoso c pagonazzo Non cura (lascili, carratelli o botte. . „ Carrattieiie. (Rlilit.) Car-rat-tié-re. Sin. Così chiareinvasi per .„u colui che couditccva le carra delle munizioni da guerra « " oC * le artiglierie c le bagaglio dell’ esercito. (Gr) , . in Carrea. * (Geog.) Car-rè-a. Lat. Canea Polientia. Ani. cit. d'^ nella Liguria. (G) Carruga, * Car-ré-ga._ Sf Sorta di seggiola o piuttosto ( Nel dialetto veneziano siigli, seggiola. V. Carega. ) Barò. Ite?- Francesco, volgili alla donna, Clic vedi qua venir sulla carruga- ^ Carreggiabile, 'Car-reg-già-bi-lc. Add. coni. y. dell’ uso. Agg-'bj 1 ’ 1 per cui si può andar co’ carri, altrimenti Carrozzabile. V- ( f V Carreggiare, Car-reg-già-rc. [iV. «ss.] Guidare il carro. Lai. a " r '»‘ c[ir . aurigari , camini, ducere. Gr. fioxùs. Bui. Purg. 4. Non sopì 10 rcggiarc , cioè male seppe guidare per se. n ;„n. 2 — [Traghettar robe col carro.} Maini. 1. 76 .Cosi carreggi?! c? l jzii to a Malmantile All’aprir della porla la mattina, Scarica 111 il vino , ed un barile A r—• — . t. T 2. 3 .4■ Chi porta, chi carichi posa, n Min. Maini. Carreggiare he intendersi solamente per Camminare regalar ne manda alla Regina. Bu° ,h ^ reggia, chi stridila , Chi càrica , chi sj- a p venendo da Carro , sol' robe col carro ; ma ci serve per lo più per intendere <’S nl te d’andare carro, o intendere piede o a cavallo , conduce™ .ilo 0 1 o camminare conduccndo roba. (B) ” — [All. Carreggiare il sentiero, la strada = Andarvi sopra col caì ^ v Dant. Purg. 4 * 7 u Si ch’amendue hann’un solo orizzon , E cui si trova per non dilungarsi o distogliersi dal viaggia cn& ,j^) Dicesi anche Bordo sopra bordo, Bordeggiare,Star sulle voite.(' ffl Carreggiata , Car-reg-già-ta. [Sf] Stralci buttala e fiequ eiliaL carri o simili. Pesta. Lat. via trita. Gr. àgoc^iroc. 2 — Carro delle carrozze , sterzi cd altri legni! Tarifl Tose . u giate da calessi ec. (A) ^ 3 — Larghezza di una carrozza , di un carro e simili b' a r1 ' ruota. (A) .. 4 — Per metaf. del i.°sign. Sentimento comune, [ che anche la pesta , la'battula.] Petr. Uom. i/l. Spesse volte il giudicio & b dissimi uomini esce della carreggiata, e ingannasi. Carueggiatore , Car-ieg-gi.T-tó-rc. [ yerb. m. di Carreggiare-!^ / pai ' t 0 " da il carro. Lat. carri dux, magistcr. Buon. Pier. 2. 1. < 4' somieri, parlon portatori, Parimi carrcggialori. . Carreggiatrice, *Car-rcg-gia-trì-cc. yerb.f. di Carreggiare. V- ‘ h'Tcf Carreggio , Car-rég-gio. [Sm. Lo stesso' che Carriaggio. V -1 [)0 p‘" rorum multitudo. Gr. à-gx'/fv -rkf jot. G. y. 8. 58. 4• ^' :l . l0 rt aVj di ottanta mila uomini a piede ec. , con tanto carreggio ch e loro arnese, che copriva tutto il paese. E nutrì. 5. Onde [‘ , jiiP’' 11 del Re , che adducea la vivanda all’ osto , per li sf,ind J | l ji la*” non polca venire. ES.jS. 2. Avcano tanto carreggio, pR-a 111 ’ carri cc. chiusero intorno intorno tutta loro oste. È 11- o J - ’ j c & tanta gente c cavalli e somieri e carreggio, che la minore °’ va più d' una c mezza lega. ^ jiit 3 ' 2 — * Trasporto di carico. Car. En. 4■ Su. Altre al carrcS» o lo s’addossano, O traendo o spingendo lo conducono._ 'P'rQ) Carrei. * (Geng.) Car-rè-i. Antichi popoli dell' Arabia febee- t Carretas. * (Geog.) Car-ré-tas. Città del Perù. (G) Carreto. * (Geog.) Car-ré-to. Pie. cit. degli Stati Sardi- Cy 1 T Carretta, Car-nit-ta. [_Sf.}Spi'zic ih carr<-[_iìn due ruote, tirate daini cavallo solala uso di portar legname, calcinacci ed atr Q r d^(e vili. —,Carcitn,««.]iSr/Lcarpcntum, plauslruin, cnrrus,carruni- c Jif .j G. V. 12. 66. 4 Ksscndo al continuo al disopra da 3 ,lC . tJ /3 c ’^, rano in sulle carrette, fediti di saette. M. 6. 5 */. E °* (U it. ^ li: Signore ne fa portare in sulle carrette gran quantità. 1. Lancialntto cc. andò in sulla carretta , e lecesi tira re o c3t ' ✓ T. de'lanajuoli. Ruota dentata che è in fronte del sU s . con le r ,vote> ve a tener tiralo l’ ordito. (A) (N) — (Milit.) Carretta da cannone: Quell’ arnese stiene V artiglieria. Bemb. Stor. io. Berg. (A) p, * — Carro coperto , di minor grandezza del c(ts sf " ’ sf" CARRETTAIO ® pi» leggiero , posto sopra due sole ritate ^ che sei ve ‘ e munizioni de' pezzi di campag ^RMutajo , Car-ret-tà-jo. l$m.l C Li* * "■ CARRO HI trasjjortar Ha. (Gr) [A/h.] Chi guida la carretta. Carrettiere. c«»t r carr '' ^ ux ' carr»nV* S ’ ^ ar-re t-tà-re. N. ass. Tirare il carro. Lai. plaustrum , Wol" ■ ’ culTum ducere, l'r. fior. P. fi. F. 3 . pag-. fi 3 . Buoi e Y 0tln 1 C1 sono iu molta quantità, ma piccolini, e qui nella terra sor ium ,I lla cuno a carrcttare al modo nostro ” fetta!* 1 Seivono * n cambio di muli a ma cc. E pag. ifio. De’ portar la soma, ed anche a car- > sono differenti da’ nostri nelle corna. (B) atl . Trasportare colla carretta. A alvin. lliad. 1 g 5 , le tr« mpla /l Morg. io. i 3 i. E diceva bugìe si smisurate, Che Svtte carrettate. E \CAr. Mes.) Car-rét-te. Sm. Castelletto o Intelaiatura di le- ìli _ » . t • - • •>.. a »• < ~ i* i » ove sono stabilite le ditole. Zoccoli del js^r * 0 al ielaJ a * Car-ret-tiè-ra. Sf. Chi guida o tira la carretta. (A) 3 lr ìJ orza di add. Che si riferisce a carretta. S. Agost. C. D. il (j| r ;„_ ue cavalli chiamiamo uria coppia alla carretta , delli quali ’ 1 manco è parte di quella coppia carrettiera. (Min) 3 dritto o il fa mela f [Direttrice , Conduttrice, Regolatrice.) Com. Par. 6. tooder CnZa ec ‘ e " a ® distinzione, non solamente virtù, quasi una vou... lzlon di virtù , e carrettiera e ordinatrice desti spiriti, c de’ Cm s ‘“® 1 a »maestratrice. a uri"a 7 ? ^ a t r -rct-tiè-re. [Ani.] Chi guida la carretta o il carro. Lat. 'Dall è ’ Petr. Vom. ili. Solamente usava carrettieri, i Punse raD ° efficienti a piè e a cavalla. Liv. Dee. 1. Li carrettieri c cav ^?. e . fedirono i cavalli. Tac. Dar. Fit. Agr. 38 g. Carrettieri so ; t lcri ffi piano empievano di scorrerie e fracasso. E appres- de'f an J;‘l uesl ' 0 la cavalleria fuggì, e’ carrettieri entrarono nella zuffa CAnnETT, r C F~. Carrettiera, §. 3 . ] Atò,. 50 ’ f^c-ret-tì-no. Sm. dim. di Carretto. Lat. carrulus. Gr. di legno ^ eU " facca strascinare all’ opera in un carrettino ^tim ETT p , luccio ’ • ar ' re 'f-to. [Am.] dim. di Carro. Cairo piccolo. —, Cur- infinitj 1 ff n ' J al - carrulus. Gr. à.p.x.fyov. Slor. Eur. 6. ifi6. Ma dopo j»r an J a Uci di balzo in ba lzo, urtando finalmente il carretto in un ^’feand >a 6 COn tanto dnpeto , che e’ si disfece. Buon. Pier. 2. 2. g. d’inton a i che s ’ è fermato, Mentre il carretto suo dato ba boa d E àù 2 - 9 • Fatti indietro due passi col carretto, Clic noi Gildo e" 11 U1 't° hi quelle genti. E appresso : Ed io mi vo aggiri vari; Jdo < I aesto mao cari 'rito die vedete, Fatto a scaffali, e picn Ca .“? e Dose ba ~ lilori - Stn rumenta per riquadrare C oro battuto. (A) f‘ ar - l ' e t tó-ne. [Ani.] acci-.' di Carretta. Carretta grande 111 o, 'PSSia d’una gran cassetta senza coperchio , posta sopra due dì u, '"ta da una bestia sola. Serre per trasporto d’immondezze, s [£*• 4 da murare , ed altre cose vili.'] v eltm.; i Me nn che in sign. di Carrettaio.) Bardi. 2. 83 . pfsiù 8t “ bo ' so e rappreso, 0 p ttiUiEg *°fp 1 seno P' , E duri ..., Vjiiv, jt v u * tr |iui l ir upr.v.ou« n l '*iActi » , C0 S') Città dell’ Asia nella Mesopolamia. (G) u - fGen„s i' .. pi cc is. delle A Mille. (G) in sign. di Carrettaio.) Burch. 2. 83 . Carretto!! rappreso, Or senza cassia, pillole e scilopi Cacar ti sì, clic ’1 cui ti parrà acceso. Car-ria-cù. _ . . . mini rf’ ’'- ,ai >ri-ag-gio.. tSm.} Arnesi che si portano attorno da uo - Sr 'in„fi_ p 0 a .ff n re , o dag li eserciti , con caribo e con bestie da pochi (p Z lX ‘^Gr.roc (t-ksvq^ó^cì. 31 . K,6 ^'òiK ìt» Ca . ^.5 con apparecdiÌRmcnto fatto di molta vettovaglia e dt «So migliaia d’uomini armati. Cron. Mordi. 3 /o. ì piti ch-cgli erano quarantamila cavalli sanza il caiTiaggio , ^^ncon 1 ^ l0m ^ n .' L C ^ 1G ^ vedessono mai. Stor. Eur. 6. i 49 m E vi si k‘ So gnò °f l Carr * a ggi comodamente. » Ar. Eur. i 5 . g 4 ' cito lor % aVl 'ia nn ece . Un raccòrrò, E carcar sul gigante il carriaggio , CU* * at ° c °Ìi° anco una torre. (B) ^ e '* 5 ) ° che Carlino , [ma oggidì non s' userebbe. ] M. V. 1. modo In ghilterra ec. ordinò tutto ’I suo carriaggio alla fronte a 4 Uti spi' 113 ghiera, e di sopra i carri mise i cavalieri armati cc. &°, CQ “ 0 duto , ordinate le guardie de’ sergenti sopra il carriaggi ca rr j a ^ a ? a i cavalieri a’ lor cavalli , che avevano a destro, dietro à‘- l n . 0 > *àar-rì-cèl-lo. [Ain. dim. di Carro.) Carro piccalo e debo- vGri, ‘Gto C*Ti*r ir* i uti«. ut Vi.uitj.j ui/ru pievani e aeoo - carr-^n .. r * Declani. Quindi. C. Attriterà alcuno t ficcllo il misero c Tela di vani colorifatta crclié .à per u misero corpo. t ^ ’ (Af• Mes.) Cnr-ri-dà-ris. Sm, r\ ^Ì, lln albero indiano. (Z) ^ c HV( ; L ■ r ' l ’iò-ra. [tS 1 /'] Corso [ detto dalli antica corsa de' carri e ^tà. i r ne 'W'chi '; e si dice d' ogni cosa che vada con gran ve- ^vrc ] at ' , Cur . sura i cursus, cursio. Gr. Spo/tos. Patqff. 5 . Per le J^gìori o nt ^ e carriera. » Salvili. Opp. Cacc. 1. Non sol nc ^ 0 foreste ne * piceli le femmine a fornire Lunga carriera, là ìi T ^ ■ì.^ore^ ni j r °la. Filìc. Rinz. pag. 5 i 8 . So pur, so pur, che sul- 3 ^ ^peri 0s ° ^ ài ristetter le carriere immote , AUor che al suQn I C p tl ,n C ra"° ta Pcrai0S5 ' a un tratto ubbidiente il sole. (B) ■ ’ e fum./ 3 ? 6 ,. 0 fendere per carriera : dicesi del Comperare o Ven- >nte » ’ ll . a Allega ' ' - - / ^ ei 1Eca rriera. ■ S Co* ’ 5 s pronó P ar ha carriera a un cavali ==Dargli stimolo a dop- *' * Col \> p cominciare la corsa. (A) (8) Lsscrc : Essere in carriera = Essersi messo in corso quasi occultamente ; c dicasi più comu- Lal. furtim cmere , vendere. Gr. Xaitpcz per giugnere ad una cariba , ed è detto Jig. Car. Leti. ined. p. 2-. J'. 332 . Lo stato del Conclave è questo : Carpi 0 Puteo sono in carriera , ma non possono giungere , ed hanno de le traverse pure assai. Dopo questi, Medici e Monte Pulciano sono a le mosse, e pare che n’babiano buono. (Pe) 6 —* [Col v. Fare : Far carriera o carriere, Far la carriera o le carrierer=: Correre.] Beni. Ori. 1. s fi. 7. E non rompeva 1 ' erba tenerina, Tanto dolce faceva la carriera. E 2.22. 32 . Chi fa carriere, e chi l’arme si prova. » Fortig. Ricciard. 1 bianchi cigni e l'anitre cianciere Si stavano per 1 ’ acque ; c i capriuoli Su l’erbetta facean le lor carriere. (A) 3 — * Far delle carriere a cavallo = Correre a cavallo. (A.) 3 — [Fig.] Fare una corriera—Far alcuna cosa mal consigliala , Fare un errore. Lai. aberrare. Gr. v.jxv.,)Tàvui. 7 — * Col v. Mettere: Mettere in carriera , lo stesso che Dar la carriera. Bartol. Miss. Mog. c. ifi. Gli presentò un cavallo ec. che ottimo era, disse, e a metterlo in carriera niun altro il raggiungerebbe. (P) 8 — [A tutta carriera, Di tutta carriera , posti avverbial. — A tutta briglia ; e non solamente dicesi di cavallo che si sprona vigorosa - mente , perchè vada a tutta corsa , ma ancora d' altra cosa che si muova colla muggior celerità possibile. V- À tutta carriera.) Stig, Nat. Esp. 25 o. In quel che ella correva di tutta carriera. Cariano. (Milit.) Car-ri-no. [Ani.] Trincea o riparo di carri , [fatto tumultuariamente colle carra delle bagaglie. F. Carriaggio, §. 2.) Rat. valium e curribus factum. Gr. àfnxliiv vtpirux‘vi^ós , il disse Leone Tattico. G. F. 8. 78. fi. Ed eglino , rinchiusi nel canino , poco si poteano ajutare. E num.8. Vi rimasono più di 6000 morti, c lasciarono tutto il loro cariano e arnese. E s 2. 66. 6. Se non fisse il ritegno del re Adoardo colla sua terza battaglia, ch’usci fuori del carrino per un’altra aperta die fece fare al suo carreggio, per uscire addosso a’ nimici al di dietro. Carriok. * (Grog.) Fiume di Spagna nella ]>rov. di Palencia. (Van) . Carriuola , Car-ri-uò-la. [Sfi] Letto che in vece di piedi ha quattro girelle , e densi sott' altre letta. Lat. carruca dormitoria. Stor. Aiolfl Poiché furono andati a letto, e due famigli furono nel letto della carriuola. Atleg. 268. Se gli scommesse in man la carriuola. 2 — Carretto [ con una ruota sola e due braccia , che si mena da un uomo, ed è utilissimo ne’lavori delle fortificazioni c dell’agricoltura.) Frane. Sacck. nov. 166. Stando costui a sedere in mezzo d’una via sur una carriuola ec., essendo perduto de’piedi e delle mani, c in tutto dirotto e attratto, subito colle mani prese la carriuola , c con parecchi salti con essa insieme si gettò da parte. Carro. [Am.P/.Carri e Carra.) Arnese il quale suole avere due [ o quattro ) ritote ed un timone , e tirato per solito da cavalli o da buoi, serve a portar robe attorno , [e anche persone.] Lat. risiimi carruca,carrum.Gr. xxpovxa.. G. F. 12. 66. 3 . Furono ben tosto rimbeccati, chi su 1 carri , e sotto i carri alla coverta di sargani c drappi. Dant.Inf. 26. 3 fi. E qual colui, che si vengiò cogli orsi. Vide il carro d’Elia al_dipartire. » Salviti. Cas. j6. E cosa certa che o primo o tra primi favole tragiche componesse , e rappresentasse sopra lo carra Testi Attico. (N) , „ 2 — Carrata. Lat. carpentum. Cr. 2 . i 3 . 28 . E da sapore che a un carro di paglia si fanno da quattro infmo in sei carra di letame. 3 — Dire altrui un carro di villanie 0 simile zzi Dirgli molte villanie . Lat. conviciis aliquera onerare. Gr. lextrccv $\&v§riiLtciv 0Aa- cr^asìt'. Eir As. 243. Giunto il lavoratore a’ frati, disse loro un carro dì villanie. E Lue. 4• Dico che tu vadia alla volta sua, e ehe tu gli dica un carro di villanie. 4 — Prov. Chi fa il carro lo sa disfare ss; Chi sa dare sa torre. Lat. qui potest servare , perdere etiam potcst. Ambr. Euri. 5 . 14 • Chi fa ’1 carro lo sa disfare. 5 — Mettere il carro innanzi a’ buoi : Dicasi di chi fa prima quello che dovrebbe far dopo. Lat. pvaepostere agere. Gr. Tt’pwSvirrspov - tfo;- sìv. Esp. P. iV. Molte genti di religione mettono il cairo innanzi a’ buoi ec., e mettono innanzi ciò che dee essere di dietro. Alleg. 118 » Metterei dunque il carro innanzi a’ buoi cc., S’io non portassi il debito rispetto a quattro condizion che sono in voi. 6 * Similmente , Il carro tira il bue. Gr. cI/loc^ccv &wvs eAjcs/. Salvia. Dtsc. 3 . ì 35 . Il carro tira il bue, che si dice delle cose fatte alla rovescia c impossibili. (N) 7 — Pigliar la lepre col carro Zzi Arrivare a* suoi fini con pazienza. Lat. festinarc lente. Gr. (TN'svhèw j 3 pa£sws. Belline, son. io 5 . Ma bisogna aspettar qualche bel tratto, E la lepre col carro aver pigliato. 8 — La più cattiva ruota del carro sempre cigola. E". Ruota. 9 — A carra o A carri , posti avverbial. zzi In quantità. E• A carra. 10 —(Milit.) Carro falcato: Carro armato intorno alte sponde ed alle ruote di lame taglienti , it quale era tirato da' cavalli , e si spingeva dai Barbari contro t inimico. (Gr) 11 — (Astr.) Quella costellazione le cui stelle stanno a simighanza di carro , altrimenti detta Orsa maggiore. Lat. currus. Gr. Bocc. g. 6. f. g. Quelle le quali il Carro di tramontana guardava , tutte eran boschi di qucrciuoli. Dant . Inf. 11. #/' quello delle fave ; ma più lungo e più schiacciato. Da’ rn0 . n j. 0 nici è annoveralo fra i citimi è ingrato al gusto mentre eve ' r J. ( lp secco è dolcigno ; è medicinale, poiché racchiude una polptt ruta , per lo più se ri abbiadano cavalli, asini e muli. —1 i Caruba, Carohola, sin .] Lai. siliqua. Gr. xtpinov. (Dal far. dia ^ che vale il mcd.) PaUitd. Eebb. 02. Le silique, cioè carrube, sl nano in seme o in piante. ^iii Carrubbio. (Bot.) Car-rùb-bio. [Am. Genere di piante della triecia , famiglia delle leguminose, che crescono nell’Europa dionale e nel Levante ; sono alberi assai alti ed assai folta ^, di figura globosa, confoglie persistenti, coriacee, alterne, P lcC aS ifO' alate, paripinnate, ordinariamente cangiaste di sei figliohne '7 \ / . ,,, tonde , ed intere. Il suo frutto si mangia ed è detto Carruba. / Carrubio, Carrubo, Carabo, Carobolo, Corobo, Guainella, sl ' u [,. ceratonia siliqua Lin.] Morg. z5. j/f. Era di sopra alla fonte nn n( |o bio , L’arbor, si dice, ove s’mpiccò Giuda. E 27. 27 o. t " p a r- e’vide— 1 - lv ' ” -- •** ’’ " ' .,i-.en. - y — - —^ *2 1 v p vr A e*e_*v* • M j — - ( . quel carrubbio secco ; E quello alior fulminato dal eie 1 V 0 ji ve che ’l cor gli passasse uno stecco. E 27. 27 4. Quando j” ar 6 ; [rivede condotto Dove il peccato suo l’avea pur giunto , E che ^ulva a quel carrubbio sotto ec. Ricctt. Fior. 68. Il tamarindo ceto di un albero simile di fattezza al carrubbio. j- „ fte Carrubio. (Bot.) Car-rù-bio. [Am. Lo stesso che] Carrubbio, r- riffi Gab. Tose. 3y. Carrubio legno , per introduzione ec. (w Carrubo. (Bot.) Car-rù-bo. [Am. Lo stesso che ] Carrubbio. "• ipRitb Carruca. (Mccc.) Car-rù-ca- [Sf] Lo stesso che Carrucola. E-Rìu’ son. 5 . E ’n fin dalle carruche Lo squassi in su la fune. Carroccio, Car-rùc-cio. [Am.] dim. di Carro. Soder, Colt. Si P portare ec. con barelle o carrucci pel sodo. , -„j ptf' 2 — Arnese di legno con quattro girelle, ove si ^mettono i ba*’ poche imparino ad andare. Lat. plostelium. Gr. àfza^is. Tac. t> e gio. st. 4 2 7- E oggi allevata , e si regge e va senza carniccio Carrucola. (Mccc.) Car-rù-co-la. [A/i] Strumento di legno, [o «* fi0 o d’altra materia, nel quale ha una girella scanalata, a cui s it“ a f o canapo per tirar su pesi ; e appiccata a un ferro sopra’l p° 0iv ve comunemente ad attigner l'acqua, ed anche ce ne servine 10 -.^i. te altre diverse cose. —, Carruca , sin. Lat. trochlea. Gr. scia - Bocc. nov. 1 5 . 3 o.Noi siam qui presso a un pozzo, al quale su rJ ii Gr. aaSpiviiv. Tac. Dav. Ann. 2. 5i. Lui se riconoscente , centc carrucolò nelle forze romane. Carrucolato , * Car-ru-co-là-to. [ Add.m. da Carrucolare.] ■* ' , gì. Costui, come è detto, avea carrucolato e poi accusato Ldt’ cC ifri Carrucoletta , Car-ru-co-lét-ta. [A/i] dim. di Carrucola. [P‘ cc . 0 ,. <- ' cola. — , Carrucolina , sin. ] Lat. parva trochlea. Gr. rp°% j s j pò*' 40. 17. 4 Sia ec. nella sommità una carrucoletta, nella lo stesso che Cartapecora, y. Bocc. nov. 77» 5fi Parve numi?*»'*, --i.~ *..**.. 1*. U ci arwiccf» pfl ìsr.hiantabsc. sic- ; . ivtorell. 22J. Aroviamo inulte auubuiv , vw,.... - y ^ 10 Ca * U di pecora, che così s'usava allora, e ’n carta di bambagia. ka ta : Carta fatta di pelle d'animale tratto dal ventre della un re d J nnanz ì c k’ e> nasca. Bocc . nov. 85. 15 . Fa che tu mi rechi stnn?° ** , Car ^ n °d nata. « E Gozz. Semi . 12. Saporiti bocchini, c j 0 ^ ac *tzzì Di molli cenci e di non nata carta. (Min) li ^ Pecora - * Lo stesso che Cartapecora. p r . (N) j a ^ PESTA ' * Lo stesso che Cartapesta, y. (Miì) sugaste: Dicesi quella carta che per mancanza di colla non reg- ver ^ Slizza i € inzuppa V inchiostro f per modo che non si può seri- € j ì j^ 1 s, ffira ; invece serve bene per filtrare. Dìcesi anche Carta sue- Co 5 ^ arta c ^ e hee.3 Eoi. charta bibula. Gr. x^p 7 "* 5 'iràrtpos* Red. ; colatura subito si vicoli di nuovo per carta sugante, CARTA 1 t3 j3_ 1 us O ueuo Ut supia. D ec stampato in rame o in legno, o altrimenti dipìnto. Bald. l> -» * -- 7 AR v ' \> rim rcinft A 1 t{iicti<ì carta ec. vi souu mpum un . .Ì- ui qui Voltato carta , fig. — Cambiala sorte , Mutato V or c " le del r . -„„tmr a,. à\\aia,Tim ijui voiiaiu emea , jt$. v~ , _ +£ utf * negozio. Lat . sorte mutata , inverso ordine. Gr. AKKouurmrfi £ l3n(T ? \ ^ ac ‘ d^'tv. Ariti. i5 . 212. Cosa che commosse tutti gli animi, 0 »• t • t .1- , v I ' n rtfJo’i-nmani ^«{nfTiJìi ■* UC. JJaV. aititi. 10. 212. ttUSU tiic L, u <.u j,.» —- ? e 0ra »nc° r negli occhi fitta la strage o l'assedio de’romani eserciti ; ^voltato catta, Tiridate andrebbe a farsi al mondo spettacolo, 16 jy ntttno che di schiavo? b e ^ *pt°ma, Concessione di autorità. Dia. Cotnp. Irt. Fior. i. Eb- lj __ o , e giurisdizione di terre che guadagnasse. (P) l’rivat**' 1 / Ura °kklig° C° contratto , quale che alesi,] pubblica o 4 eij Ì‘ Dot. chirographum, syngrapha , contractus. Gr. ttvf>.(ioKcào>. pr '3 i J ' ;r minor male io ti feci ogni carta che tu volesti, 31. Vhiovò rJr F U P°V (ata carta d’una dichiarazione d’un Ghiandone di carta r ™ ac * 1 ‘ ave ii'- E 8. g5. Trovato fu nel moni stero di Settimo una negli anni della Incarnazione del nostro Signore io4o. sua pari' a ^° re 110,1 mestiere donare guanto , perocché la Dii ii).,,?/ ^ ee eS3 ere carta. Beni. Ori. 2. 20. 5g. Ch’ ella sia tua, se Pop.;- . P cr carta 0 per ragion , die non ci abbia altri a fare , a_ 1 A 1 °c comandarmi eh’ io parta. qn c li "diamente usato. Cavale. Specch. Cr. igy. Avranno dun- tu.j S p„^ 0m;r ' P er ispirito il regno dei cielo; ed hannolo ora per fer- tire ■ ou aaZa ’ Perocché a essi é promesso da quello che non può inen- *8 ■— ’]V / eanc: cacta ferma di S. Matteo. (V) Venendo " Um ' del più , Libri. Lat libri. Gr. /5i|3xi Petr. son. 4. lato i| ', n terra a illuminar le carte , Ch’avean molti anni già ce- nfiì? - ^3ara. Par. 22. gì. E la regola mia Rimasa è giù per da ‘nno delle' carte. Sner. /\r n ^ e ® acre carte si dicono i libri della Scrittura Sacra. Scie sacre <0ln ' dagl. 5. 2. Per giudicii divini s’intendono tutto di nel- Don , carte divini comandamenti. E ief. 3. In tutte le carte sacre r., ’ a .„ ac , 1,rner| ic ' ’ ’ ’ - ” >9 un apice che ridondi. (V) un apmc Pirite fi C l g'tioco , Carte diciamo anche a un mazzo di carte di Frati ,, C r. ijUuU ci serviamo per giurare. Lat. alea, chartae lusoriae. re cchieSp ,, | ,aoa .' 6‘uclierà di danari , o così o alle carte, gli appa- Conoscìut* l9 h V ^ a £C ’ ^P er - Oraz. Quei son furti mollo peggiori, e men -,_J : che dia suol fare con dadi e carte falsificate. di Q ìte (i 1,1 tdeuni giuochi, come ÌVIinchiate ec. Carta di conto dicesi 3 » e L 'he si contano per più punti. (A) C«r c qu a 1 ( t ^ ! giuochi dicesi Carta gelosa Quell’ onore che può re- 4 —1» p , omaggio agli avversarti , dove venga ammazzato. (\ a 11) ®*ssc, }’ ar ? m °di Dar le carte, Dar le carte alla scoperta, Dar le carte k‘ a r 1 p „ „ * c c "’te, Ginocare belila sna carta, Tener su le carte, Scam- Garter - „ , 0 n ao - '» cv , VJtlMVJV-ill C UCXi l« oua V.C» iu, A w,..- --- 7- Co,™ C - usali per lo più al jig. V. j. 21, 2'i, 2^, 2g e 33. (N) basso 1 U ^ vere : Avere uno a carte quarantotto , e simili , modo 1 Al \r al f Non averlo ' ’ lar. t} t f di H y a cara; ^uaiaiHunu , o grazia. Lat. odio habere. Gr. fjutrsiv. ai m#* averto iri graz-ui. um. vmu ',, . „,. . - lr ^ modo : Non sapere a quante carte alcuno ci abbia.] d-tìdovi Ì U S ^ signor Duca non so a quante carte mi s’abbia : ye- 1 c 0 i n ® » degnatevi di procurarmi la grazia di S. E. 1_A ,lri ‘ • Dare carta bianca. P. §■ 25. locatori 'cav cartc > 1/1 T. di; giuochi ai catte rate Dispensarle a' yacati. U. 3 — Dar le carte alla scoperta, [o lire il senso proprio ,] fig. zzs Dire il suo parere liberamente, e senza alcun riguardo. Lai. aperte loqui. Gr. irappzcna'Qcrba/. 4 — * Dar le carte basso, oltre il sign. proprio,Jig.zza Discorrere o Trattar di checchessia cautamente, e senza scoprire tutto l’tifiiire.(A') 5 — * Dar libro c carte : Modo di dire che vieti da coloro i quali avendo debito co’ magistrati son mandati in esazione a' ministri forensi, a quali ministri, i magistmti mandano il contrassegno del libro nel quale è scritto il debito di quel tale , il nome e casato di esso , V origine e somma del debito , ed a quante carte è la sua partita : e questo si dice Dar libro e carte, che passato in prcv. significa Dar notizia chiara ed esalta d’alcuno, o Palesare chi abbia fatta un’ azione , per altro occulta. Min. Maini. (A) 22 — Col v. Dire: Dire altrui una carta di villania [o di villanie], d’ingiurie e similiz^Dirli molle villanie ec. Lat. convicia in aliqucm effi-in- dere- Gr. erxwsip. Fir. As. j8. Egli mi prese per un braccio, e dissemi una carta di villanìe. E Lue. #/. 6. Io gli voglio andare incontro , e dirli una carta di villania. 23 — Col v. Fare: Far carta = Obbligarsi altrui per iscrìttura. Lai. scripto (idem suam ohligare. Gr. m, zXKÙttuv. Lab. Ig3. Cosi te l’avess’ella in sul viso, e io ti dovessi far carta di ciò che tu vedessi, com’io noi credo. Frane. Sacch. Op. dio. Quegli ch’é in prigione , non può far carta nè a sua cautela né che vaglia. » E Lor. Aled. Poes. Se ti conduci a dir qualche parola A solo a solo , a far del tuo cor carta ec. (Min) 2 — [ Esser disposto o simile a ] far carte false [ 0 falsissime ] per alcuno, dicesi quando uno farebbe per un altro qualsivoglia cosa, per grande c pericolosa chi ella si fosse. Lat. ad otmiia prò aljquo paratimi esse. Farcii. Suoc. 5. 3. Gismondo farebbe carie làlse per Ini. Ambr. Cqf. 2. 1. E così tanto feci, che Me l’obbligai, che infili carte falsissime Are’ fatto per me. 3 — Far carta , Far le carte, [e Far la carta] =3 Distendere il contratto. Lat. contraclnm in seripturum redigere. Gr. evrxWxrror. Ztbald. Andr. E fece lo carte ser Jacopo. E appresso : E di tutte queste cose fcciono carta ser Jacopo e ser Michele. Lib. Muti. Un donzello essendo a pigliar moglie, al far della carta udì chiamar la moglie. 4 — Far le carte, in T. di giuoco 3= Mescolarle avanti dì darle. 5 —E Jig. Far le carte vale anche Essere il principale a maneggiare alcun negozio. Lai. rem solimi administrare. 6 — Far le carte o Far sempre le carte, dicesi anche di chi parla sempre nelle conversazioni. 24 — Col v. Gìuocare: Giocar ben la sua carta, [oltre il senso proprio , ] fig. vale Far il suo giuoco , Servirsi bene delle occasioni. Lai. oblata casu ad judicium ilectere. 25 — Col V. Mandare : Mandare , Dare ec. carta bianca =3 Mandare , Dare ec. foglio soscrùlo , lasciando altrui in libertà di apporvi checché più gli piaccia.-» Atf. Misog. docum. 3. A te, mio agente, mando carta bianca. (N) 2 — E fig. dicesi del Rimettere l'affare nell' arbìtrio altrui. Lat. rem libere alicujus arbitrio committece. V. Bianco, orli. §. 11. 'Al — * Col v. Mettere : Mettere in carta. Lo stesso che Porre in carta. V. j. 27. (A) 2 — * Metter mano alle carte, ed anche assolutane. Mano alle carteum Eegnìamo al fatto , o a’ fèrri. Gozz. Serm. g. Or alle carte Mano , eh’ io piò non posso. (N) 27 — Col v. Porre : Porre , Mettere in carta o in carie =: Scrivere , Mettere in iscritto. Ar. Far. 3y. 20. Se quanto dir se ne potrebbe, o quanto Io n’ ho desir, volessi porre in carte, Ne direi lungamente, ma non tanto Che dir non ne restasse anco gran parte. (P) 28 — Col v. Scambiare, y. 5. 33. 29— Col v. Tenere: Tener su le carte, {oltre il senso proprio , fig. ] vale Non iscaprire la sua intenzione. Lat . tectiun esse. » — * Tener carta , detto fig. zzi Tener conio o ragione di alcuna cosa. Car. Leu. fComin. iyi5.J Perche voi tegniate carta dell* affe- zion mia. (N) 3 — Tenete su le Carte, dicesì in modo basso a chi amoreggi , o abbia alcuno turbamento di stomaco , che sembri incitarlo al vomito . 30 — * Col v. Trarre : Trarre cartai Distendere il contratto ; lo stesso che Far carta, y. §. 28. 3. Fav. Esop. i35. Fece comandamento , del quale fu rogato , e trasse carta ser Nibbio. (V) Introd. viri. 3o. Un notajo era ivi presente, e di tutte queste cose trasse carta. (Pr) 31 — * Col v. Vergare: Vergar carte o le cnvtezz&cr/vere, /^.Vcrgare-(A) 32 — Col v. Voltare: Voltar carta = Mutar discorso. Salv. Grondi. 1, fi Ma oh ! noi siamo scoperti: volta carta, ec. (V) 2 — Trovasi Voltando carta, anche in senso di Per contraria. Lai. contea. Tue. Duv, Ann. 1. 5, Dicevasi, voltando carta, la paterna pietà, le miserie della repubblica ec .{Il Lai. ha: dicehatur coutra).(V) 3 — E Voltato carta. V. 5. ?5, 2, 33 — Prov. Scambiar le carte in mano £0 tra mano, ] è il foler con salacità far pigliare a uno una cosa in cambio d* un* altra , [ o if Folcr far comparire una cosa diversa da quello che è. Tratto dal sign. di Carta, §. 20 .} Lat . dcciperc. Gr. sgccircLrxv. Salv. Granch. l.fi Se io non mutava Ragionamento , e non gli scambiava Tosto le carte Ira mano, e’poteva Beilo e scoprirci. Buon. Fier. 3. fi fi. Lasciarsi in man da lei scambiar le carte. E fi Introd. Ouolli d^ me , se, come si suol dire, Io non ne scambio altrui le carte in mano , E non fò trasformare un re in un asso. 34 -*■ (Geog.) Carta 0 Carta geografica : {Figura piana che rappresenta la superficie della terra o di alcuna sua parte o regione, mostrando la configurazione de’ paesi , de' mari , delle montagne , la situazione delle città , de’fiumi , delle strade ec ., 1 limiti , e le divisioni degli Stati, colle denominazioni generali e particolari di ciascuno di essi .] 2 — corografica : * Rappresenta gualche stato o provincia. (N) 9 — c£tf£fi4&& • * Rappresenta il globo la raqueo , ed allora più *5 1 INCARTA CARTELLA pruj'vùimentc dìcesi Mappamondo , o una delle sue partì principali , come V Europa , C Asia cc. (G) 4 — idrografica: * Rappresenta le varie forme del mare , le coste , i bassi fondi^ ed altre cose importanti pe' navigatori. (G) 5 — itineraria : * Rappresenta particolarmente le strade , i luoghi dì rilievi per le poste , ed alu e cose per uso de' viaggiatori. (G) 6 muta: * Offre il piano incìso senza le lettere e serve con vantaggio per lo studio delle prime nozioni geografiche. (G) 7 — piatta: * É quella ove l'effetto . della prospettiva e rotondità della terra c nullo ; i meridiani ed i paraleili vi sono rappresentati con linee d ritte e pomicile. (G) 8 — topografica : * Rappresenta la figura di luoghi particolari , e serve specialmente a' militali per dirigere le loro operazioni. Anche gli antichi avevano per tale oggetto le loro carte militari. E.§. 3y.(G) 3j — (Murili.) Carta o Carta da navigare, [o marina, o nautica,] è quella per mezzo della quale i naviganti ì iconoscono i lor viaggi — * (Geog.) Cartaio. Lai. Cartbago. Cap. della possente rep. che mite deli'Africa e della Spagna Je isole di Sicilia , di Sardegna eC 'X,^ rtaginese. * Car-ta-gi-né-se. Add. pr.com. Di Cartagine- Lat . cal . lev. Crisi, instr. 3. 3/. iy. X concilii poi, come U 031 Cartaginese, ginicnis. Segner. ginese ec. (N) i he Cartagloria, Car-ta-glò-ri-a. Sf. comp. Propriamente quella cartella c si fìone sull' altare , in cui è scritto il Gloria in exeelsis, ed altre P™. ci; <* dicendosi le Cartaglorie, s* intendono ancora le cartelle nua Ql del Lavabo e dell' Evangelio di S. Giovanni. (A.) Cartago. * (Gcog.) Car-tà-go. V'. Poet. Lo stesso che Cartagine, Città e fumé del Guatimala. •— Città della Nuova Granala cit. dell' Asia nella Grande Armenia. (G) Cartaio. (Ar. Mes.) Car-tà-jo. Sm. Lo stesso che Cartaro. E. (A) Carta l. * (Geog.) Città della 2'urchia asiatica nell' Anatolia. (G) Calta lo, * Càr-ta-lo. N. pr. ru. (V. Cartagine.) — Eroe cartaginese J at t , _ uccidere dal padre. (Vari) . . lo che dicono Carteggiare.’[Le carte marine sono rappresentazioni sui Cartai ite. * (Cium.) Car-ta-aii-tc. Sf. Uno de principii immediati ^ piano di una estensione più o meno grande di mare , delle coste che lo conterminano , deli’isole) de' banchi , degù scogli che in esso incontranti , nelle quali notansi le profondità dell'acqua rilevate con lo scandaglio .] Lai. diaria nautica. Gr. x^P rr ‘ 5 fccvrncos. Ar. Eur. ig. 44- Chi sta col capo chino in una cassa , Sulla carta appuntando il suo sentiero. E st. f5. Indi ciascun colla sua carta fuora A mezza nave il suo parer risolve. 2 — E perchè con essa si ritritava minutamente ogni luogo, quando vogliamo mostrare essere difficilissimo il ritrovare alcuno , diciamo : E’ non lo troverebbe , o non lo apposterebbe , la carta da navigare. Earch. Suoc. 3. 6. Chi lo sa ì non lo apposterebbe la carta da Carta che non contb-nc altre lìnee , che vegetabili ; sostanza d'un rosso molto intenso , insolubile nell’ac ( l llit negli olii , solubile nell'alcool e nell’ etere , la quale costituii' 6 principio colorante del caliamo , e stritolata col talco ben zato forma il l'osso vegetale che adoprano le dotine a lisciarsi. (^* / Cartamo, (Bot.) Car-tà-mo. [ Sui. Genere di piante della singrt ieSl ^ eguale , famiglia delle ciriaroccfale. Abbraccia varie specie , ^ quali fa più importante è quella che porta il nome assoluto dt y lamo , ed è pianta annuale , dell'altezza dì due piedi , assai E - dosa ; a foglie alterne) ovali , orbate d'alcuni denti spinosi ì a J l ° jf et un giallo rosso solitarii) all'estremità delle fronde. Le sue cor ° ,; navigare. i — DELLE DISTANZE quelle de'rombi di vento) e che si misurano per miglia; serve acompassare i sentieri ed a regolare gli estimi de' piccoli viaggi. (Van) 4 — piana : * E una carta nautica che rappresenta il mare , come se formasse una superficie piana ; in essa i gradi di longitudine e di latìtudàie sono eguali , e per' conseguenza rappresenta una piccolissima parte del mare. (Van) 5 —, ridotta:* Carta nautica in cui si riduce ad un piano la con- vessità del mare) e le cui parti essenziali conservano fra se medesime le stesse proporzioni che conservano quelle le quali compongono il mare medesimo. (Van) 36 — * (Cóinm.) Carta di partita : Alto che fa il proprietario , o il capitano di un bastimento con un mercatante che vuol su di esso caricar le sue merci per farle giungere con sicurezza a'ìneghi convenuti) salvo i rischi ed i pericoli del mare. Dicesi anche Atto dì noleggio o di nolo. (Van) — (Milit.) Carla militare: Carta dove sono figurati dagl'ingegneri topografi i paesi dove l' esercito dee. campeggiare , colle strade , sentieri) cascine) acque) fòssi) e con lutti i vani accidenti del sdo.(Gr) 38 — (Mus.) Carla eli musica : Carta sopra la quale sono scritte le note della musica ; ovvero Carta preparata con quelle linee nere che servono a scriverci sopra i caratteri della musica. (B) 3y — * (St. Mod.) Carta costituzionale o semplicemente Carta : Così chiamano ì Francesi lo Statuto fondamentale del Regno dato alla Francia nel 18 ; f da Luigi XE1IL (Dal fr. charte .) (Van) 4° —- (Zool.) Carta eli musica. Nome della conchiglia d'una specie di mollusco gasteropodo del genere voluta , così detta a cagione delle sue l'igalure punteggiate , rappresentanti come una carta di musica . Lat. voluta {nasica Lin. (A) (N) » — geografica. Conchiglia di una specie di gasteropodo del genere ciprea , con venature bianche sul giallo , che hanno qualche somiglianza colle linee con cui si rappresentano i luoghi del globo Ler- i. Lat. cypraca mappa Lin. (A) (]N) (G) pregio. [In questo sign. è E. Ai] ( Da oliarla usato du’Latini in senso di libro, e da belhts Ijello.) Cartastraccia , Fr. Giord. Pred. Come scrisse nel suo cartabello sopra il Genesi il maestro Alessandro. Red. Annoi, Ditir. Gli antichi dissero cartabello, e se ne valsero in sentimento di libro di pregio. o .— Oggi Cartabello e Scartabello comunemente dicesi di libro ot'dina- rio e piccolo , per lo più tv n istampalo. Cartabon. (Mario.) Car-ta-bòn.tf/??. E. e di' Quartabuono. (S) Cartaccia , Car-tàc-cia. [A/T] pegg. di Carta. Calta cattiva. Lat. diaria perperam confecta , charta obsoleta. Gr. x^fi r7>s 'r&Xcazvfx&vcs. 2 ■— * Ne' giuochi di carte ) diconsi Cartacce le carte che non fanno danno un colore che selve a tingere in giallo ; i suoi frutti, p ur 8 (U per l'uomo) sono oblunghi) quadrangolari , lucenti e bianchi; f° ,lle i gono in una polpa coriacea un' amandorla oleosa di sapore in i }1 J' * cipio dolce ) poi un po' acre ; i suoi semi si danno a mang l f L pappagalli. — , Croco , Grogo , Grnogo , ZatFcrano falso , /C*U cia matto, Zafferano snlvatico , Zafferano saracinesco, Zaiferanone, frone , sin. Lat. carthamus Utictorius Liti.] (Dal gr. catharmO- gionc.) Serap. 83. Cartamo si è dimestico e salyatico. Dioscoratle che lo dimestico lui le foglie bianche e late ec. E appresso'. Lo cai y.^ salvatico ha le spine sìmili alla spina del cartamo dimestico. Ricett. ^ 76 '. Corti altri semi , che hanno la scorza molto appiccata e nrtiag*-^ le a separarsi, come il cartamo e V orzo , si mondano ec. F so: Il medesimo riesce nel cartamo , ma più difficilmente ; onde ] f ad alcuni che si pesti il seme colla scorza e colla polpa. . ^ Cartapecora , Car-ta-pò-co-ra, [Sf comp.] Spezie di carta fatta fl'r per lo più dì pecora , a uso-di scrivere ed altro. —, Carla Carta di pecora, Cartnpccorina , Pergamena , Carta di cavreUo»^ Lat. membrana, charta pergamena. Gr. Remi/. /dL tfciie cartapecore non importa clic sicno belle ; però' non vi ponete - - v .7 - c . yì ma ndo la Buccolica del uiedesho^ * r Fi* 0- V Ma 1 ’* 3 cura , né spesa. E altrove. trarca , scritta di mano sua pure in cartapecora. , 2 — [La cosa scritta su tal carta.] Red. Annoi. Ditir. i53. Vf ^ tica cartapecora, che si conserva tra le scritture del sig. prior ccsco Seta di Pisa. » Salvia . Cas. 127 . Poiché in altri libri li s'accordano le cartapecore, è scritto altrimenti. Mann. Istov* camer. Pref. Gii spogli cc. delle cartapecore dcli’arcbivio di S. Nuova. (N) t gjf* Cartapecorina , Car-ta-pc-co-ri-na. Sf. comp. Lo stesso che C& rtap cc * U. Bai-din. Eoe. Dis. (A) e Cartapesta , Car-ta-pé-sta. [ Sf. comp.] Carta macerata con acr l U(t lin. ridotta liquida) poi gettata nelle forme) e rassodata .—, Carta ^ Buon. Fier. 4 • 7* Fatti i suoi cavi Di gessi, e cartapeste > c e terre. , la Cartaro. (Ar. Mcs.) Car-tà-ro. Sm. Colui che fabbrica o vena carta. — , Cartajo, sin. Magai, hit. (A) ^ . da Cartasi , * Car-tà-si. N. pr. m. (In lingua slava significa liligj oS ^r all ) kàratisc contrastare, litigare .)—Re degli Sciti vinto da Alessandro.^, f Car-ta-stràc-cia. [Sf comp.] Dicesi una che non è buona per iscrivere. —, Carta carta cattiva ciò , sin. — Fig. prendesi per Cosa spregevole e vile. V. Carta aitaliìa 9 da giuoco nel palo della gmocata.—Nel giuoco delle minchiate seno tutte le carte de quattro semi , dal re in fuori. (A) 3 — [‘E. per iraslato da / detto giuoco] diciamo in prov. Dar cartacccrr Non aderire , Escludere , Dir di no , Non volere acconsentire. Lat. recusarc , negare. Gr. àpvsìffd-a. 1 . Cccch. Ine. 2 . o. E se non era che in fitto gli ho obbligo , Io gli dava cartacce da principio. Maini. 2 . 4g. Avendone più volte tocco un tasto, E sentendosi dar sempre cartacce. 4 —■ * Ricever cartacce , Sentirsi dar cartacce Ricevere , Sentirsi, dure delle repulse) delle negtitivg delle risposte non secondo il proprio genio. Baldov. Dr. 1 . (À) E. t esempio d‘ l Malm. nel 5 . 3. (N). Cartaceo , * Car-tà-cc-o. Add. m. E. L. e deli' uso. Di carte o Simile a carta. Lai. chaitaceus. (A) 2 — (Bot.) Lo stesso che Arido; e dicesi di quelle, foglie la cui sostanza è simile ad una foglia secca. Lat. scariosus. (A) C.artagena. * (Grog.) CaV-ta-gè-na. Lat. Carthngo nova. Città e porlo dì Spagna nella prov. di Marcia.—Provincia e citili della Nuova Granata ) oggi della Piep. di Colombia. (G) Cartagine- * (Mit. Sir.) Car-tà-gi-nc. N. pr. f. (In lingua punica far* tha-hadath vale città nuova.) — Figliuola dell'Èrcole Tirio c di Asteria sorella di Latona. (Mit) •2 — rig. preriacsi per vakììi spregevole e vue. r . viaria , y -[(ita Cartata, Car-tà-ta. [Sf] Quanto spazio comprende una curici. ? d di una carta. Rurch . 1 . 80 . Sonmi recato pur la penna in roano» vendo a te quarantaduo cartate. # 2 — * Quantità di una cosa che può esser contenuta in un foglio di j f nio* Cartatucce. (Marin.) Car-ta-tùc-ce. Sf. pi. Fisecche. Cariche a( scketio preparate. (S) c o?' Carteggiare , Car-teg-già-rc. [N. ass. Nel pià comune sign. ] Ten e u h« rispondenza di lettere con altrui.Lat .cum uliquo literarum cornroc 1 ’ 4 ' 2 — Giuocare aleuti giuoco di carte alla maniera ordinaria: 3 — Iliscontrarc sulla carta da navigare il viaggio che fa d 11,1 * Lat. natificae chartae opc maritimos cursus regere. c3 rW 4 — [E in sign. atti] Trattandosi di libro , vale Guardarlo a jg ie f, per carta. Lat. lihrnm evolvere. Gr. fiifrÀlcv à^ox.vXl'C,ttv. Ru° Il ‘ 3 . 2. 12 . Rimasti orami in man questa poetica : Carleggiercmla i ,n Carteggio, Car-tég-gio. [Sm.] Il carteggiare.Commercio di leU# 6, cpNtolarum commcrcium. Cartfja. * (Geog.) Cnr-tè-ja. Antica cit. della Betica.(CE) , . (0) Cartella , * Car-lei-ìa. Sf. Polizzelta , Cedola, Pezzuola di 9 . — Quel fregio in forma di striscia che serve pe* motti c P ^ 1 zioiii. Buon, j Fier. t, 3. 2 . De magistrati il foro Universale jet - ove ad un’asta Pende la gran cartella , in cui son scritte Q 1 toro oscure. ^ f 7 r- 3 ~— Il motto o V iscrizione medesima. T^at. inscriptio , cp'^ ra P i'!riypa.§r ! . Segner. Crisi, instr, 3. 21 . 22 . Si fi una ad una chiesa , e sopra la porta si appende quella cartelD • gonza plenaria. CARTELLANTE ^ * Dicami Cartelle quelle carte in cui sono impressi o scritti i numeri delle latterie particolari, y. dell uso. (Z) T~ (Ar. Mes.) Quella custodia o coperta che s* usa per consertare ie scritture o simili. Lai. Iheca scriptoria. d *7* T. de”ti oriuolaì. JSorne che si dà a quelle piastre per lo 1 H a di ottone , te quali, collegate insieme da quattro colonnini o pilastrini, formano ciò che si chiama Castello dell’ orinolo* JSella cav - t-etla superiore sono segnate le (A) convessa, li stem- T. degli archìLusieri. Piastra di metallo liscia , cesellata o traforata , che si mette sulla cassa digli archibusi , pistole , e snudi aalia parte opposta alla piastra che porta il cane e 7 focone . (A)^ ^ *— T. de’cartai. Una delle dodici dirisioni della stampa da im- primeve le figure delle carte. U. Stampa. (A) 5 —. * Diconsi Cartelle quegli Assi di bossolo su cui sono incise g e stampe per imprimere le figure delle carte. fi) , . * (Ardii.) Ornamento di scultura composto di, alcuni membri d’ar- chUettura, in mezzo a’ quali trovasi uno spazio di forma regolare o ^regolare , la cui superficie alcuna volta è piana, concava o co 'serve a ricevere i titoli degli edificii, le iscrizioni, le cifre, g h ^ ) * bassirilievi ec. (Mil) 8 H y^ ann *) Cartella di poppa. V. Arcaccia o Arcasso. (S) *T~ (Mtis.) Pezzo di pelle , o cw jo concio e preparato in tal guisa o n P°tcrvi scrivere e cancellare le note nel compor dt musica. (A) ^llante , Car-tcl-lan-te. Pari, r// Cartellare. Clic pubblica cartelli) Cati 16 ma “d (t r cartello di disfida. Garz. Piazz. 5 gf Berg. (Min) Te llare , Cardeì-là-re. [iV. um.) Pubblicar cartclii. Lat. libcìlos c P*'°pouero. a J t £Lletta , Cai'-teblet-ta. Sf. dim. di Cartella. Gìawp. Zauott. Le.it . c, ’6'- (Min) j'Telusa, Car-tel-lì-na. Sf.dìm . di Cartella.'—, Cariel’cUa, sin. A. Creso . Cap Ulla ca *‘b-'lbna posta sotto collarine dc’t'dditi, vi si leggono ec.(A) , Car-tèl-lo. [Am.] Manifesto pubblico fatto in scrittura per in liaì ' ave fa sua volontà o le sue ingioili intorno a checche sui. {Ed lu ^V iera ^ e foglio stampato o scritto , che s’appicca alle muri ne 7 °ohi più frequentati (L’Ila città per dare avulso al pubblico di al- wiict cojTrt.] Lat. iibellus. Gr. Tac. Dav. yit. Agr . /fny. 1 bisogna trovare c pregare chi si degni d* udirlo leggere , appicci J_ rr [- C - * ca rteUi, c gli costa qualcosa. 2 ) bibello infamatorio. Lat. bbellus famosus. Gr. oingov Tue. Ann. 1, 2 6. Augusto fu il primo che fece caso di stato e mac- 3 > cartelli. b 1 £Ì1 filerà di disfida, [che si dice anche Cartello di disfida.] Lat. ^ 1 g | uarù ccrtaminis Iibellus. Gr. $>$k)ov. Uarch. Star, g 11 Pescara gli mandò un cartello , sfidandolo come traditore, lelf ^p** ^ ann ' Giugn. 1 7. 1. Va un poco a leggere quei lor car- $ ^ A* 1 , disfida , e vedrai quali sieuo i loro sentimenti. n jd^blit.) Convenzione o Regolamento fra due eserciti nemici in C APiT lne cambio de' prigionieri. (Gr) &?**** •> Car tcl-ió-nc. Sm. accr. di Cartello. Cartello grande ; e ra tS j Patriamente di quello che serve per accennare al pubblico l'ope- S ^ * i / 4 Pa ln ìscen< t 5 e 7 giorno e V ora in cui s * apre il teatro. (A) 4 (Arcbi.) Dicesi Cartellone di marmo , di stucco o simile , quella Bu/tf 0 P 1anri riquadrato , in cui è scritta o incisa ini iscrizione. 2 lì1, p t?c - Scolpì un ben architettato cartellone di marmo. (A) Dicomi anche Cartelloni le Mensole poste lateralmente al ^Kìc s ^ lnì ' riato delle porle per sostenere la cornice. (Mil) t^ fE ! AG \* (Gcog.) Car-tc-nà-ga, Cartinaga. A ut. città dell' Indie. (G) n € /p * (Gcog.) Car-tèn na. Lai. Cartennac. Antica città romana ^ 4r *TEN ^- 1 * a ( d^ a .f oce del Cartenno. (G) nelln^lir * (Geog.) Caidèn-no. Lat. Cartennus. Fiume dell Africa Cah t ffuuritania Cesarien.se, oggi Mina. (G) CAn T g r * (Geog.) Contea degli Stati Uniti nell' is. di Tennessee, (fi') * Et " * (Geog.) Car-te-ròt. Contea degli Stati Uniti nella Caro * cint>ì Setienirionc d ei — Isola del Grand’ Oceano equinoziale nell'Ar- ^‘^’Ter^ 0lso ^ e ^hdomcne. (G) st * 10 » Gar-fè-ri Gart* * 5ofento 0 (k) zin °* . (Gcog.) Car-tù-ro. Lat. Carterum. Ani. città della Sarma- ro n f. , 5 Car*te-ró*nc. N. pr. m. (Dal gr. cartcros robusto, onde carte- C AnT —Uno dejìpluioli di Licaone, fulminato da Gà>ee.(Mit) Carte N °’ Gar-tc-sià-no. Add. pr. m. Di Cartesio , Attinente a g (l l t ^ > Seguace del filosofo Cartesio (Renato Dea Carfccs. ) Ma- Garxe't * di t’ài Q \ Gar-te-si-mo. Sm. V. scherzi. La professione de'gittocaiori DutKrf • * ^ c une. Aret. Rag. Si può vedere, perchè fu prima il clic il cartcsimo. (A) J * 1 C A r lTh *_ ^(Geog.) Città della Palestina , nella Tribù di Zàbulon. (G) C AriTfìE * (Geog.) Città della Giudea ^ nella Tribù di Nefiali. (G) CUnv[ C ‘ (Geog.) Car-tbè-a. Cit. dell'isola di Zea nelf y. j f p Gar-U-cèl-Ia. Sf. dàn. di Carta. Lo stesso Gaut si„ EiìI °> * Gar-fé-ri-o. N. pr. in. Lai. Carthcrius. (Dal gr. carici'os robu- eibuvn. S'cLet. i. S c «f c. net Arcip. (G) c/te Cartuccia. •‘UTi EltA -«vcc. n erg. (Min) Lat. offa Utu * ra * (A/!] Strumento e Fabbrica dove si fa la carta. ^rctirì;' xeilia ebartaria. Gr. yxprii'v spyacrrr t piov. Trdtt.scj’r. cos. domi . Gautigu/"' 1 ’ 13 d ; lla P iIa dc^la cartiera. / tr ° può' 1 Sf. T. di giuochi di carie. Ciascuno de* qual- Sp ac j e 1 1? sem i , 1 quali nel giuoco delie minchi ae son detti Bastoni , f»’o t f - •> Coppe. Le figure dì tali sorte 0 specie sono qciat- 3 " tarsi ] ’ R, ^Ì ,:a 5 Cav ' al ìere e Fante. (A) la cartiglia , al giuoco delle minchiate , vale Riportar sul ,Zr‘ te carte prese all avversario superiormente cd numero ft U€ P ro prìe. (A) ^bisi ca e p° ì )CÌ \ Pwdola carta di musica. Arnhr. Cof tntermed. 1 * a 'P'-ne angli’ essa. . . per la ricca veste tutta piena di E la ili* càiitolàjo 1 15 versi suoi strumenti, e dì diverse cartiglie ove erano segnale tutte le note e tutti i tunpi di essa. . . fu agevolmente conosciuta. (N) Cartilagine. (Aliai.) C ir-ti-là-gi-ne. [ Sf. Gli anatomici indicano con questo nome alcuni solidi organici flessibili , compressibili , poco estensibili , mollo elastici , meno duri , meno pesanti , e meno compatti delle ossa , ma piu duri di tutte le. altre parti del corpo ^ e che hanno un colore bianco , latteo , optdino. Gli uni servono a tappezzare le estremità ossee destinale a muoversi le line sopra le altre \ altri entrano nella composizione di certi organi , come, sono quelli della laringe , e della trachea, molti finalmente scompajono coll' età e degenerano in vere ossa.] Lat. cartilago. Gr\ Volg. Ras. Lo quale si compone di sette ossa, nell’estremità di ciascuno de’quali c cartilagine. Fir. Dial. bell. domi. 3 fi. Ma ritornando al naso, diciamo la parie di sopra esser composta di materia solida , c la inferiore dì una quasi cartilagine. 2 — [ Per estcns. La pellicola a foggia disotlil membrana clic si trova dentro i boccinoli dette canne o simili. ] Fir. As. Idia non ti fasciò d‘ ima pelle sì grossa , come hanno gli altri animali cosi fatti, ma ti coperse di quella cartilagine che hanno deutro le canne. Cartilagineo. (Anat.) Car-tida-gì-ne-o. Add . ni. U. L. Lo stesso che Cartilaginoso. U. Lai . cartilaginous. Gr. xovàpvàw. Red. Oss. un. i 65 . Quel pesce che da* pescatori livornesi e provenzali è chiamalo nocciuoio, è un pesce cartilagineo della spezie de’cani, e talvolta è così grande , clic arriva col suo peso alle 3 uo libbre. F i6f. Coperto di pelle aspra, ruvida, simile a quella digli squadri, delie centrine, e di altri simili pesci cartilaginei. CartilaginiI'Tcazione.* (Fisiol.) Car-ti-ìa-gi-ni-fì-ca-iió-ne. Sf Trasformazione , Degenerazione normale od accidentale d'un tessuto qualunque in cartilagine. (A. O.) Cartilaginoso. (Anat.) Cur ti-la-gi-nó so. Add. m. Che ha carnlagìii ’, [Che è nella cartilagine , Che c relativo alla cartilagine. —, Cartilagineo, sin.) Lat. carlilagineus. Gr. Uolg. Ras. Alla ginn- tura, clic è nel ginocchio , è sqprapposto un osso ritondo cartilaginoso , cioè di tenerume. F altrove: La spalla dalla parte ch’ella so- prapponc al dosso è lata, colla quale capo cartilaginoso si conti- nua. Serap. 111. Yale nelle ulcerazioni cartilagiuose , siccome nel- 1* orecchie. Cartina , Car-tì-na. Sf dim. di Carta. Lo stesso che Cartuccia. U. Bald. Dee. Vi è una bella cartina della Conversione di 3 . Paolo. F altrove : Quaranta cartine in forma di carte da giuocare» (A) 2 —: * Dicesi Carlina del conto , ed anche semplicemente Cartina , il conto dell' oste e simili dopo il trattain nto. (A) Cartinaga. * (Gcog.) Cardi-nà-ga. Lo stesso che Cartcnaga. V. fi) CartisManda, * Car-ti-smàn-da. N. pr. f—Regina d'uno de popoli che abitavano la Gran Bretagna sotto ! impero di Claudio . (Mil) Carto. * (Geog.) Cit. della Barberia sulla costa del Regno di Barca. (G) Cautoccetto, * Car-toc-cét-to. Sm. diin. di Cartoccio. Lo stesso che C u - toccino. F. Bracciol. Schern. 5 . fò • Ma prima ogni mattina per un mese, Dice il medico Apollo, che si piglia Un cai toccetto di sai.-spariglia. (R) CaRtocciame , Cur-toc-cià-me. Sin. Quantità di cartocci} dello così per isvilùnento. Algar. lett. 1 ghiribizzi, i cartocciami , le insignificanze moderne. (A) Cartucciere. (Milit.) Cardoc-ciò-re. Sm. Spezie di tasca , entro cui si tengono i piccoli carloccini per caricar l' armi da fuoco. Così diconsi pure alcuni cilindri di legno , che servono a contenere e trasportare i cartocci nelle batterie stabili. ( 4 ) (1\) Cartoccino , Car-toc-ci-no. [Am.] dim. di Cartoccio. Piccolo cartoccio. —-, Cartoccctlo, sin. Lat. parvus cucullus» Bar di . 1. fg. E più mi manda un cartuccia di seme Di ramerin, di quel che fa frittelle. Lor. LSÌed. JScnc. 20. 0 se tu vuoi ch’io t’arrechi cavelle, O liscio o biacca dentro un cartoccino. Maini . i.j 5 . E di soppiatto, come fante ledo, Cavò di tasca certi carloccini Pieni d’ alloppio , c deutro al via gli pone , Quello impcpando senza discrezione. Cartoccio , Car-tòc-cio. [Am.] Recipiente fatto di carta ravvolta in firma dì cono. Lai. cucullus. Gr. jCxprov tl\r t y.ct. Fir, rim. 81. Grande . allegrezza che n’hanno i cartocci, Messer Vincenzio GuaiDi queste fagiolate clic tu fai. E appresso : Felici carte da far de’ cartocci. Red» leu. 1. i28é Credo ec. che i droghieri se nc sieno servili per farne i cartocci. 2 — Portare il cartoccio ss Andare in sull' asino , in gogna , o sìmili ; dal portare , coloro che sono condannati a tali cose , in capo un foglio ignominioso a guisa di cartoccio. Lai . fustigaci. Fir. nov. y s 264. Io mi vi metterò molto volentieri ; che ini fa a me, pur eh’ io non porti un cartoccio ? 3 — (Milit.) La carica di p lvcrc del cannone stretta e rinchiusa in carta , tela , o lana , colla palla , o colle palline di mitraglia sopra. Per le artiglierie di campagna diccsi più propriamente Sacchetto j, pe fucili Gattuccio, y. (Gì) (N) 4 — (Ardii.) Cartocci chiamatisi alcune membra degli ornamenti di architettimi , avvolte proprie di cartelle , anni , e simili , e si fauna d capitelli composti c fonici. Diconsi anche Caulicoli , Caviceli , Viticci. yoc. Vis. (A) 5 — (Ar. Mes.) T, de* magnani. Ripiegatura in giro sfatta in alcuna parte di un lavoro di ferro. Arpione da conficcare con cartoccio. (A) 4 — Tempera a cartoccio, o coperta. 7 ’. comune agli oriuolaì , coltellinai , magnani , co. Maniera particolare di dar la tempera all'acciuffi o al ferro , che si vuol temperare con diligenza. (A) Gartoiulace. (St. Éccl.) Cardofi-là-c.e. Sui. Ministro della chiesa di Costantinopoli , a cui era commessa la cura degli archìvià Lat. cai'tophilax. (Dal gr. chartes cartate phylax guardiano.) (A) Cartolaio , Gurdo-là-jo, [Am.] Colui che vende cai'ta e libri da scrivere. [Detto anche Cartajo c Carfaro.] Lai. chnrlarius. Gr. x x p r o- 'Kió\r ) <, Fir . nov. 2. 211. Lo menò in. bottega d’un cartolajo chiamato Jacopo di Giunta. 116 CARTOLARE Cartolare, Car-to-là-rc. [All.] Poìtc i numeri alle carie de libri. Lai. churtis numcros adsorbire. Cartolare. [Sin.] Libi'o di memorie, Diario, Annali o simile. — , Cartola ro , sin. Lat. commentarli, acta, pugilìaria. Gr. vTto^vYi^xrx. Kit. Plul. Ed i due cartolari, dove avea iscritto tulio quello che avea fatto, tulli si perdcrouo. 2 — Il libro che tiene lo scrivano della nave. Lat. libcr nauticus. Gr. &i$ASQV VXVTIKCV. Cartolaro , Car-todà-ro. [ Sm . Lo stesso che] Cartolare. K. Cartoleria , * Car-to-le-rì-a. Sf. K\ dell uso. Bottega ove si vende caria e libri da scrivere’. (Van) Cartolina , Car-to-lì-na. Sf. Lo stesso che Carticella e Cartuccia. K. Ilusoell. Decani. Berg. (Min) 2 (Ar.Mes.) T.de'battilori,ricamat.ori, ec.Strisciolina d'oro o d'argento stiacciato , e avvolto sovra pezzuclini di cartone ad uso di ricami. (A) Cartoljxàre, * (Ar. Mes.) Car-to-li-nà-re. Att. Legare un libro alla rustica j ed anche Rifare un foglio errato , Dare un baratto. ( Dal frane., cartonner. ) Alf Mod. Tose. p. 32. (N) Cartolino. * (Ar. Mes.) Car-to-li-no. Sm. Carta di stampa che si sor slituiscc ad altra errata , Baratto, Cartuccia. ( In Napoli cornuti. Cartesino. J Alf. Mod. Tose. p. 32. (N) Cartomanzia. * (Leti.) Car-to-mamzì-a. Sf! K. G. Pretesa arte d indovinare t avvenire dalle diverse combinazioni delle carte da giuoco, tirate a una a una dal mazzo e poste in ordine una accanto all' altra in sulla tavola , calcolando la somma de' loro semi, o in altro modo. ( Dal gr. churtes carta , e da manda divinazione. ) (Van) Cartonàggio ? Car-to-nàc-cio. Sm. pegg. di Cartone. Baldin • Dee. Fu solito sempre apparecchiare con un foglio , o con qualche cartonacelo servito alle sue pitture. (A) Cartone , Car-tó-ne. [«57».j Composto di cenci macerati, ridotto in foglio grosso , che serve per varìi usi. » Ar. Cass. 5. 3. Con cartoni o feltri si dilatano, E fan largite le spaile come vogliono. (V) a —Composto di più carte impastate insieme. Malm. i. Di foglio per impresa un bel cartone Insieme colla pasta e’ gli hanno messo Ne’ lor fantocci , i quali da jPerlone Soglion copiare , o disegnar dai gesso. 3 —?Per metaf. [Cosa di cartone = Cosa fìnta , o in f guia. a parag< ne della reale.) Segner. Crisi, instr- 3, 36. iy. Quella morte che vi ligure- rete , sarà sempre una morte di cartone, in paragone di quella che. proverete. 4 —Specie di cuffia o di acconciatura di testa delle donne. 5 — [li lustro che si dà a’panni lani. Onde ] Dare il cartone se Dare il lustro a' panni lani. 6 — * (Pili.) Diconsi Cartoni i disegni di figure o dì composizioni sfatti diligen emente sopra carta grande, e consistente, o sopra cartoiii più o meno grossi , a fine di poterli stendere relativamente all' uso che se ne vuol fare ; si adoperano principalmente nelle pitture a fresco o seguendo i contorni del cartone ritagliato , o applicando al mwo il cartone bucherato , e passandovi un sacchetto di polvere minutissima di carbone. (Mi!) 2 — [Così chiamasi ancora da'pittori quella carta grande falla di piu fogli , sopralla quale fanno ii modello o disegno colorato di qualche grand' opera che debbono dipingere nel muro , a fresco o tempera , ovvero per tessere arazzi, o altro.] Lat. picturac esemplar* graphis. Gr. ypx$U. Borgìi, Hip. i3. Vi è di mano di Michcìagnolo il famoso cartone della Leda, e un altro pezzo di cartone pure del Buonarroto delle guerre di Pisa , che sì ayeano a dipignere in Firenze. » Kasar, Kit. Sim. e Lip. Mtinini. Disegnato , come insino a oggi si può vedere, di rossiccio col pennello in su V arricciato : il quale modo di fare era il cartone che i nostri maestri vecchi facevano, per lavorare in fresco per maggior brevità. (N) Cartoli. *(Geog.) Càr-to-li. Comune della Dalmazia. (G) Cartoncino , * Car-tou-cì-no. Sm. dim. di Cartone. Cartone sottile. (Z) Cartonetto. (Piti.) Car-to-ndl-to. Sm. dim. di Cartone. Modello piccolo di pittura a fresco. Kas. Kit. Cartonetlo ritratto da Aristotile dai cartone di Michelagnolo. (A) Cartuccia, Car r tùc-cia. [Sf! dim. di Carta.] Pezzuola di carta. —,Car- tuzza , Carticella, Cartolina , sin. Lat . schcdula. Gr. xotpriov. D. Gio . Celi. Tu puoi scrivere le sopraddette parole in una cartuccia. Tir. Lue. 1. 1. Dica ben di loro, o della druda , in su queste cartucce, a — (MiJit.) Recipiente di caria dello stesso diametro della bocca del fucile., della pistola, e delle altre arme da fuoco, nel quale si mette la palla , e la polvere della carica. Dicesi anche Cartoccio ; ma si crede utilissimo il richiamare in uso la parola Cartuccia per V infanteria , perchè più espressiva, e perchè non vietisi così a far confusione col Cartoccio d’ artiglieria . (Gr) 3 — (Ar. Mes.) T. degli stampatori e librai. Foglietto che si è ristampato a cagion degli errori corsi nella stampa, o di qualche cambiamenti* che vi si è dovuto fare. Più cornunem. ora dicesi iti Toscana Cartolino. K. (A) (N) Cartumini. * (Mit.) Cartu-nf.-ni. Incantatori di Caldea iti gran credito a tempo di Daniele. (Mit) Cartuzza, Car-!ùz-za. Sf.dim.di Carta. Lo stesso che Cartuccia. K.Benv. Cellin. Kit. Nel ritirarsi il giovane 9 in sulla cappa gli cadde certe gartuzze della capperuccia.... Io vi riconobbi .un anellino. (A) Càrubà. (Bot.) Ca-rù-ba. [ Sf. Lo slesso che ] Carruba. K. Lat. siliqua. Gr. xipxrtov. Lib. cur. malati- Per la tossa giovano le caruhe che vengono da Napoli , ma sono migliori quelle che i mercatanti portano di Levante, dove le carube sono più dolci. Buon. Fier. 5 . 2. 1. E di pane e di datteri e carube , Onde il saccolo enipionne la man pia Dell*ludo mercatante. Caruso. (Bot.) Ca-rù-bo. [Sm] Lo stesso che Carrubo. K. CaRUCCIàre. * (B. A.) Ca-ruc'cià-re. N. ass. Forse Gtajfire; se pur non è sin. di Granare. Cenn.Trutt. Piu. cap. 4. Queste due parti vogliono questo : cioè sapere triare ? ec. mettere di oro , brunire , temperare , CASA campeggiare, spolverare, grattare, granare, 0 vero earucciare. (Il Tatti- troni opina che significhi la impressione de'fregi fatta con certe rotelle di ferro, come usavano in que' tempi.J ( Dai gr .characha p cr ^* di charasso io scolpisco , incido , imprimo , scavo. ) (N) Garuccio , Ca-rùc-cio. A dà. m. dim. e vezzeg. di Caro. Fag. Coni. Sii' viticcio mio caniccio. (A) Càrula. * (Geog.) Cà-ru-ìa. Antica cit, di Spagna nella Betica. (G) - Caruncola. * (Anat.) Ca-rùn-co-ia, Sf. Lo stesso che Caruncula* (A. 0.) J Caruncula. (Anat.) Ca-rùn-cu-la. [ Sf. Caruncuìa lagrimale: ] P lC ~ cola escrescenza di emme, e per lo più si dice di quella naturale Ì sl ‘ tuota al grand'angolo dell'occhio, e fatta da una piega della l f ,L * giuntiva , che contiene motti follicoli mucosi, —» , Caruncola , sin. ■* Lat. caruncula. Gr. rotpxhv. Red. cons. 1. 7 . Dalia caruncula del medesimo occhio gemevano di quando iu quando alcune gocciolette di uU liquore agro e pugnonte. 2 — * Canmcuie mirtiformi: Piccoli tubercoli inssigni , il cui nutnfQ varia del pari che la forma , e sono situali all'orifizio della vag l/ta ‘ (A. O.) CAi\UNCULETTA.(Anat.)Ca-run-cu-lét-ta. [Sf.]dim. di Caruncula. Lat. parva caruncula. Gr. orapxtèiGr. Red. cons.1.1 gf. Quanto a quel fennan ]en ^ di urina , questo credo che possa esser venuto da qualche porzi°' ne spermatica e mucosa ec. , forse anco da qualche carunculetU inzuppata. Caruncijloso. *(Chir. e Anat.) Ca-run-cu-IÓ-so. CJi è relativo alle carni 1 ' cute , 0 meglio alle carnosità. (A. O.) Càrura. * (Gcog.) Ca-rù-ra. Ant* cit. dell'Indie. — dell' Aracosia , anche Ortospana. (G) _ . Carusa. *(Gcog.) Ca-rù-sa. Città dell' Asia Minore nella Paf agonia- ft Carvanis. * (Geog.) Car-và-nis. Città della Cappadocia. (G) Carvel. * (Geog.) Piccola is< letta dell' Arcipelago delle AnliUe. (G) . Carvellino. * (Agr.) Car*vel-lì-no. Add. m. Agg. di grano: Quell 0 1 certa grossezza, che non passa dal vaglio. ( Dal lat. ccuens vcm ,l ° ’ eh’ è privo di vaglio. ) Targ. Kiagg. (A) » Càrvento. * (Geog.) Car-vén-tò. Lat. Carventus. Ant. cit. d' Italia ** e Lazio. (G) / Carver. * (Geog.) Fiume degli Stati Uniti. (G) Carvi. (Bot.) [Aw. Specie di pianta erbacea della pentandria dig ira f* famiglia delle ombrellifere, che fiorisce nel giugno 9 è comune ne P ia de’paesi caldi, ed è bienne; i suoi semi hanno un odore aromatico f° r ^ grazioso, esano dotati in sommo grado di proprietà stimolanti-—_ mino tedesco, Cornino pratense , sin. Lat. carum carvi Lin. ] , . j xctpiOi\. Ricett. tior. 77 . II seme del carvi c i mirabolani cmbhAro° 3 — E senza t art. Pecor. g * 8. n. 2. Tornando da mangiar à' olU’ ** da casa Bardi. (V) # . .. p,i- 4 — Seguendo il pronome Questo, si lascia il Di perproprietà f t [ guaggio. Pure si trova anche col Di. Kit, SS. PP. 1. 2JÓ. » ° l tu andar ec. a casa di questo secolare ? (V) ^ 5 — [ Seguitando nome proprio, per proprietà di linguaggio si s °’b. Jl , me l'art.] Bocc. g. 10. n. 10. Io intendo che tu mia moglie n . on caS ti. ma clic tu a casaGiannueole te ne torni con la dote che tu nn T . c Q a Tac. Dav. Ann. 1. i5. E la notte in sul primo sonno comi chiedere il gonfalone, che stava in casa Germanico.)) Kit-S'**" ^ 36. Essendo infermi , chiedeano di grazia d’ andare a giacere a ^ Marta , per essere sanati con gli altri. Cecch. Dot. f. 1. Tornando ^ so da portar la lettera A casa Bindo, un amico in’ha detto eC " p 0 c& 6 — lE cogli art. ii , i , le, ec. invece degli ari. di, de’ , delle ec ; ] nov. 4<- 20. E si se nandù fono di concordia a casa i prestatori-” ^ io. n. 8. Se n’andò a casa il padre. E g. 2 . n. 5. Questa è u " 3 ”, s ie villania a venire a quest’ ora a casa le buone femmine e dire )s.^ Malm, 6. l 'ò. Questa è la via che mena a casa ca***''’ fir. II — E cosi pure dicesi Casa maladetta. Lat. avernuia. Gr. • SO IO , CASA che io uon mi smarrissi, e andassi in per- diS' 3 ' 6 - C1 »= U c . asa maladetta? Casa del cuore, VAnima. Kil. SS. PP. 2. 101. Che se casa del tuo cuore s’ empierebbe di puzza. (V) r-«3u , ---Staggirli, le lumache ec. si portano la casa apio-, dire Che esse portati seco il guscio in cui son chiuse . (A) CASALINGO 17 Colf. 25. Questo secondo conferma il proverbio nostro, che si dice per Die *r —; - ognuno: Casa fatta e vigna posta, Nessun sa quant’ella costa. fi* 1 -* ài villa o dì campagna, in opposizione «Casa dicittà.(A) 3 a — Chi fa la casa in piazza, o e’la fa alta o e” la fa bassa Cài lCest ' lnl n j. in* « Ar.A riso sn j* a ( c coSe in pubblico^ , l0n p u fr soddisfare a ognuno. LaU omuibus piacere non possumus. Gr. iròlmv àpicncuv où Gell.Sport.5. 5. In fine chi fi la casa in piazza , o o’Ia fa alta , o e’ la fa bassa. 33 —- * Chi imbianca iu casa, la vuole appigionare, V* Appigiona- re, 5. ^. (A) 34 — l auto è da casa tua a casa mia, quanto da casa mia a casa tua — Essere di pari condizione. Varch. Ercol. y5. Questi tali per mostiarsi pari agli avversari! , e da quanto loro , sogliono dire alla fine cC ; Tanto è da casa tua a casa mia, quanto da casa mia a casa tua. 35 — * la modo aw. Di casa in casa = Di porta in porta. (A) sa* i.w.i \ r r'i: _ r» j,.i : ,t * ‘ tu Lasa de *4 —• ^ £? e 8.S ei lte, la casa uei iuu cuore t> presso lCeSl testuggini, le lumache 5 ^ dire Che esse portati seco il g s nn»n e ° , a S3 m & Reale : S y intendono i princìpi della famiglia, del limoli ea ^° occ ' nw - 29-8- Senza dovervi domandare alcun de’vostri che al ’• ? casa reale. >* Salviti, Disc. 3. i4$' Quelle preghiere ."wodia 0 ner b arcrescimento della reai casa ,P, er la conservazione e >6 _ u ^mo. (fj) !;■; aii,.p, , 0 piuttosto Stanza, Corridore. Bocc. g. 3. n. 2. Se desiai- ltl u .aa lungiiissima casa che ne l su0 palagio era sopra le stalle binivi aV p *’ ne ^ a quale quasi tutta la sua famiglia in diversi letti casa rr'Jì. a PP ress0 ” ‘ .'■ (Astrai.) [ Gli astr ingi chiamati Case del sole i dodici segni suiti '! 11 ‘ì a , mente andando, Capelli. (V) Tacitamente , cominciò-dall’ uno de’ capi della a quanti in quella casa ne giacevano , a ' Seh' r &iMJ k ca P eUl * (V) nop.,3 J^’kegnaggio , Stirpe. Lat. domus,fumilia. Gr.oUerdx. Bocc. ^it-Pur 3 / asc * a udo stare di quale delle due case si fosse, dico cc. tina don.?' ' 1 i*' 10 7* ^a casa Traversare e gli Anastagi. G.V.5.38. 1. CaSa ^ oaa lr il chiamò. Berti. Ori. 3. 6. 4 ■ Gisse Rugata ; £ 0r no;i m'era accorto Che quella insegna c fatta come que- J L ‘ tl ‘ Sicch\ a - mC f^ C P° rtate a torto, Se non siam di una casa. Cas. — Uq* i n f 10 10 p osto * n hù tutte le speranze mie, e della casa mia. f a "essa fa ' ni 8 U a , cioè l'Aggregato di lutti coloro che abitano nel- h‘vò a roT> aSa ’ I' Ut ' ^ am ^' a - (*r. oiùci. Star. Aiolf. Tutta la casa si 's-by; re - L,b ■ cur. malati. Ne rimase avvelenata una casa intiera. Ristabilir ?, e a nche per le Sostanze o Averi di una famiglia. Onde c be andav ^ CaSa 5 la casa = Ristabilirla , Moltiplicar gli averi toolti l, on ClT }?J n Malora; e Far una buona casa = Accumular di V** tSS A) 1 * purtitaà* domus, patria. Gr. oìxlu. Bocc. nov. i3 18. Pulcel- J 5 . 2, j^ Q 1 da casa mia , al Papa andava, chè mi maritasse. E nov. 2, Se **’ andò^^ 0 ma ' ^ UOr ^ Casa s ^ a ^° ’ C0U a ^ r * wei ' ca *' an ^ ,te s ohd^ 1 UOCO di sbaraglio o sbaraglino , dicesi quando due pedi- 2 } 1% Ch’ n°Pp la te insieme a uno de* segni del tavoliere. Belline, son. Ploriate/ Vl so c ^ e tutt ^ 1 tavolieri Hanno le case ai gufi ap- a Hò'e./lJ 1 Q e ^ ar casa, parlandosi di simili giuochi , vale Raddoppiar 2 Co/ v &0 V ra a de* %4 segni che sono nel tavoliere - (A) fìQ Co/ *>• A capo prire : Aprir casa = Pigliar casa , nella quale e'si deb~ ~ signore. Q b } 'ì è p/t \; SL * l ' C: P* ss cre in casa sua = Aver a far cosa nella quale Ceee/^o u \ il ssimo ; eh' è forse il meo me ludo provocas de ’ Latini. 5 £ SS p 3 ' i - O fratti, quivi Son io in casa mia. (V) bpJJeco. / C / 1 ^ arer e ec. di casa zzz Essere , Parere famigliare , in- rta dì cas/' 4 ? m csticus, famiìiaris. Gr. oUùos. Morg. 18. * 5 j. Pa- S u Uc s’ alfan ^ C ^ e S raaa ta* E ig. 120. Non domandar se Mar- 5 £ Ss ila 5 ® se parea dì casa più che ’l gatto. a< ' c °ta°d a to di casa, cioè assettato in una casa stabil* d ^ Col i/ì? C-d) Porse è /’ esempio del l enirla ' - : Far yr.v; Co l u 'p (A) Porse è /’ esempio del 5. seg. (N) ’ lre : far casa, 0 Rifar casa == Aprirla , o Riaprirla , .. guanto occorre ; e Disfar casa , vale Dipartirsi dalla e diz. d, i‘p liria P er " nn ritornarvi. Gal. Metn. e Leti. iivd. Pari. icn hr 6 nel .r V' 1 ’ P ,l S- tSy.Pcr parte del risarcimento del danno che • >,■ , ?asa qui, e rifarla in Firenze. (B) ~~ Col v. p 0 di giuoco, n. 5. 21. 2. (N) Una co rrC - : Pursi a casa e bottega , per metaf ., vale Porsi a 1 . 2. Com/ l ^ ut,a pietìte , e senza pensare ad altro. Cecch. Rsalt. quella c Porrc Casa vos“ a ! la $* cll<ì la vos h' a Jarp Cr «5 Col | e senza pensare e, Porsi a casa e bottega per allatto, a casa ~ Ridurre, Menare a casa- Bocc.g. 10.11. p. Con virtù merita v’ avessi fatto porre a 9 - E Dre=n Plen dere : Prender casa = Appigionarsela. Bocc. g. 8 . nella via la quale noi oggi chiamiamo la via del p '-^0/ o. ^° C C. g t , ai c : Star di casa o a casa in alcun luogo = Dimorarvi. P^sarè 11 ^P^to là dove ella stesse a casa cc., incominciò a 2 ^ ' Pai a hl ( V ) Star 6 ajlc ^ le Star fermo nel proprio paese. (A) (A) G a casa e bottegai Aver la casa congiunta colla bot- * E met qf Lo stesso che Porsi a casa e bottega. V. J. 25 .(* 4 ) *Su 4 5 6 "Stare w casa = Trattenersi dentro la casa.. / A) ^ - 7 r>^ arc m casa d’ alcuno =r Aver ivi la sua *■ %e i ^ViJfriirTS: W.r««*4:v ^ j sa io so tornare. . .. R ,r Vtsc. Fio,, P “«‘o attivamente , Far rivivere o p mRO hittmo ?' ^?^ cn do ec. ritornare a casa alcune me 7 D ra '' Meinl V'e»a 0 casa ) è poca pace, ove gallina \^cen quando la moglie comandac i m anto u ; t..A 5 cc. HlùJ :"* ® , V» fenuunva rifa la casa, e la malta la dtsfa _ Lunari a ?t% Uca . .«« effètti della sua casa , e l ^ «*X^ U fà. " Casa l? - La savia femmina riia h> , . Difesi l>er deiint e v '8 lla P 0Ù'vts, ( Secondo il Lipsio , i Greci tolsero dagli Egizii la voce casa che indicava una sorta di veote 5 c quindi per paragoge ci crede venuta casacca.) Vardi. Star. g. z65. £ di sotto chi porta un sajo, e chi una gabbanella, o altra vcsticciuola di panno soppannata, che si chiamano casacche. Berti, riin. Mettiti una casacca alla turcliesca. Maini. 5.68. E del giaco scappare alcune maglie Da quella sua casacca unta e bisunta. 2— Voltar casacca = Mutare opinione ; e talora lo stesso che Rinnegare. Lat. mutari, abjurare. Gr. ocropyvav. Alleg. 12-}. E per mostrarvi come e quanto io stimo La grazia vostra, io volterò casacca, Disdicendomi or or da sommo ad imo. Casacchino , * Ca-sac-chì-no. Sm. Giacchetta di taglio' svelto. (Z) Casaccia, Ca-sàc-cia. [ si-» Gr. xx-rxQcp&' (Da cascare 5 e vai dunque disposizione a c'S ^ ^0 per debolezza , sia per sonno. ) Lib. cur, malati. Si sentono a una grande cascaggine , e dorniirebhono volentieri. ^(l>) Cascalss. * (Geog.) Ca-scà-les. Fiume della Rep. di Bu^nos-Ap ^ Cascamento, Ca-sca-méu-to. [aSV?l] Il cascare. Lat. casus. Or- . a c S. Agost. C. D. Cascamorti di mine dall’oiìensioni della p della malizia. si svengano quando sono davanti alla dama . Risc. Malm. V* spasimalo. (A) . * ì-h-ns» ^ Cascante , Ca-scàn-te. [Pari, dì Cascare. ] Che casca • LaU g [ cidcns, prornens. Gr. 7 xlntrm. Boez. Eurch. 2. 8, Onde q ue de sempre gonfiata, cascante, cc. — [Per similit. Dirupalo in guisa che par che caschi.] LiV* ^ Infra luoghi tutti trarupati , e cascanti in una valle. i0 c 3 ' — Delxilc. L.at. infinmis , dcbilis. Gr. Cr. g-99‘ ** ® scanti (le pecchiej per fune', e rattratte e pigre per freddo. , • s y 4 —; Ciondolante. Lat. nirtans , pendens. Lab. &5i. Broccuta, gliono gli uccelli che mudano, grinza e crostata , e tolta ca ^ C i^#f 5 — Dìcesi Cascante di vezzi, e vale Soverchiamente lezioso , AJJf ^ Caricato di lezii, smancerie e vezzi. Lat, delieiis aiil fens.. .* p<> tpf'r. liocc. nov. 58. 4 Al (piale ella, tutta cascante di vezzi) 1 " ^ Cascante. * (Geog.) Lat. Cascantum. Città della Spagna i fl P Sarragozza. (G) ^ (0) Cascantensi. * (Geog.) Ca-scan-tèu-si. Ani,popolo della Spag ,l(lCi Cascar. * (Geog.) Cit. della A lesopotamia, (G) jiriJc 1 ^ 1 Cascare , Ca-scà-rc. tN.ass.Lo stesso che ] Cadere. E. Lat. cadere, pB Gr. mxTcczri-XTnv, (Dall 1 ebr. cascini che vale il medesimo? 'jj08 • come quando abbrusciare dà abbruscave , e calidits dà caldo- ) ^ Jj nov. yg. 2j. Io fo boto ec., di’ io mi tengo a poco eh’io oo* ^ tale in sulla testa , die ’1 naso ti caschi nelle calcagna. * y, ‘ 5. Nella molto cretosa (erra non si dcouo far le ripe moli 0 Eu 0 no 6 perocché appressandosi il caldo della primavera , si dissolve»^ J .-^1 caschercbhono. Dant. Inf. 77. 52. Poiché nel viso a certi gli ° cc 1 Ne quali il doloroso fuoco casca. 2 — Avere una certa direzione d alto v..... ... basso verso alcuna p at j an jiC sur. Se il detto sparti mento della volta fosse ne 1 dritti ddl e . venuto a cascare con le cornici , ebe vanno làccndo divi 5 * 01111 ai quadri e londi clìe ornano questo spartirnento. (A) 3 * Per meta/. Tramontare. Chiabr. Canz. 06. Dolce è hr aU ^ eli su nel c.iei auralo Non sorga al* nostro giorno alba di piani» j * Espero dolente Caschi in onda marina. (N) $$ 4 “ Morire* Cron. Marcii, 280 . Questo era pessimo seguo ** a jtr Q* rimedio , e breve c’ cascavano 1 grandi e piccoli da un di a "/gepf 5 —(Perdere il credito a Ut grazia, Non piacer \ùà.Salcin- tein, Cascare, c qui e poco appresso in vece di ammutolire* ,l0a / s i d‘ # frase trasportata dagli Strioni * i quali ancora da'Latini sUt1 ^ qvO* cono o non stare, cioè reggere o cascare, secondo che piace 10 ** E appresso ; Cascato Demostene in Macedonia , Eschiuo ino 1 * J dito tra’ Macedoni. (N) . 6 “ Parlando di versi o simili , vale Non sostenersi coll ug L,a nia. Red. lett. i.gj. Questo verso alle volte al mio orecchia suono, alle volte panni che cacchi. 7 — a brani. * r. Brano , §. 2. (N) ^ ,/Uf 8 — ALTRUI LE VESTIMENTA, [LE AtUll] 0 Simili DI DOSSOtS E sSé - ^ in arnese, o Tornar male al dosso le vesti, o simili. Lai • P L ' S (T(1 7i) ;|ltJ dultun esse* Tac. Dav. Star. 3. 298. Uscendo di Roma d esercito , non parca desso ec.i marciavano lenti e radi, c f ca J/f n oli l’armi di dosso. (Qui par che significhi piuttosto che i s ° li avean forza di sostenere le armi.) , 9 — DA POLLAIO. E- Pollajo. 1,8 CASÀLINO casalingo, e 1 ’ altro cacciatore. E altrove : Piglia per tua guida, cd essa sia alla tua vita specchio, l’umile e studiosa casalinga, e vergognosa operatrice colle inani, e oratrice.] 4 — Agg. di Pane, e il pane fatto in casa [o per la famiglia, o sccon - . do V uso delle case private. ] 5 — i-dgg. di Pensieri : Pensicruzzi casalinghi, sono Pensieruzzi che riguardano alla casa.'} Agn. Panel, fi. E però sono da riprender questi scioperati, i quali ec. mettono P animo in colali pensieruzzi casalinghi e femminili. 6— {Agg. di Sollecitudine, è Sollecitudine per la casa.} Bocc . Eit. Dant. x 35 . Non poterono gli amorosi disiri, né le dolenti lacrime, né la sollecitudine casalinga ec. rimuovere il nostro Dante dui principale intento , cioè dai sacri studii. Casalino , Ca-sa-li-no. Sm. dim. di Casale. Qui in sign. di Picciola casa, Tugurio. F*. Casale , J. 2. Sali. Giug. i5. Ebhono li fondi delle navi stravolti per casalini. E ivi : I quali parte in casalini, parte vivono più sconciamente andando vagabondi. ( Il Lat, ha : partim iu iuguriis. ) (V) Casalmaggiore. * (Ceog.) Ca-sal-mag-gió-re. Piccola cit. del legno L. V, nella provincia di Cremona. (G) Casalone, Ca-sa-ló-nc. [AV«.] Casolare [per lo piu alquanto grande.} Casalot. * (Geog.) Ca-sa-lùt. Città della Giudea. (G) Casal-Pusterlengo. * (Geog.) Pie. cit. del Regno L. V". in pvov. dì Lodi e Crema . (G) Ca.iajia. * (Ccog.) Cu-sà-ma. Ant. città dell’Asia nella Siria. (G) Casamansà. * (Geog.) Ca-sa-màn-sa. Braccio del fiume Cambia. (G) Casamaiìrj. * (Geog.) Ca-sa-màr-ri. Antichi popoli dell' Etiopia. (G) Casamatta. (MÌlit.)Ca-sn-màt-ta. [Sf. comp.Pl. Caseina Ite.] Sso. ) Sodar. Colt. 11. L. Annio Seneca possedeva una vigna d'inestimabil grandezza c circuito in quel di Napoli j della quale essendoli occorso, per casaro le figliuole cc., alienarne la metà cc. 2 — T. del giuoco di sbaraglino. Far casa. E. Casa, §. 21. 2. (A) Casarellika , Ca-sa-re'-lì-na. Sf. dim. di Cascrclla. Earch. Ercoi E. Caserella. (A) Il Earchi dice Casereiiina. il Beig. ha Casarcllina. (N) Casasa. * (Geog.) Ca-sà-sa. Città della Barbaria nella prov, di Gai et. (G) Casata , Ca-sà-ta. [Sf-] Cognome di famiglia c La famiglia stessa.Lo stesso che Casato. E. (Da casa.)Fr.Jac.T.2.8 ,i5. Ne nascon gli omicidi! , E guastali le casate. Peti'. Uom, ili. E quella casata certamente fuc accettissima a Roma. Tac. Dav. Stor. 1. 266. Riposto fu ec. Cornelio D< labclla in prigionia cc. , non per peccato alcuno , ma per essere in lista de’gran casati , e parente di Galha. Casatelt.à, Ca-sa-téi-la. Sf Sorta di cacio , che è di picciola forma. Pn s. Fior. (A) Casàtjsma. * (Ceog.) Ca-sa-tì-sma. Cit. degli Stati Sardi in prov. di Voghera. (G) Casato , Ca-sà-io. [Sm.} Co: nome di famìglia; e prendesi talora per la stessa, famiglia .—, Casata, sin. Lat. familia , donns , slirps. Gr » elida., G. E. 5 . 38. 2. Clic di più nobili casati si congiurarono insieme di fin’ vergogna al fletto messer BaondolmouU'i L 7- 4 i% La parte Ghibellini di Bologna , delti Lambcrtucci , per un casato , che uè era capo, coJ chiamati cc. Eit. S. Gto. Bit.. Come potrò io liberare Jèrusalom , conciossiacosaché*1 mio casato c basso e vile? Casato. * Add- m. Che lui case. Lo stesso che Accasato nel piimo si"n. Salvili, inn. 585. A molli de’ inol iali nomili lavori Condusscmi; ed a molta non partila In retaggio , ne meu casata terra, Per citi passeggi;, n ]-.clvc. (Fe) _ .... CasAzione. (Tklus.) Ca->a*z:ó-ne. Sf. 'Some , andato ormai in disuso , d' un componimento a quattro 0 piu voci, che si esegue di sera nelle pubbliche strade. Se’ tempi passati ebbe in ìspezie per oggetto un intrigo amoroso, e di far venir la bella alta finestra ; ccl ecco donde derivasi il nome di Casazione. (L) * 4 - c/r- y - ? - — ? --, . . rlsl .w n Casba. * (Geog.) Cit. dell’ Africa nella Reggenza di Tunisi. (G) le liraccia e 1 ’ ovaja. E 11. 6. Alia quale in quel punto * v0 |lì‘. Casria. * (Grog*) Cà-sbi-a. Città ddt Asia Minore nella Licaonia, (G) 31 fegato, la milza c le budella. Red. lett. 1. fjSfo Caspin. * (Geog.) Città della Pei’sia. .((•/) ma q»wndo la s ana n'i ^opraccarica, come oggi, mi case-1 % f* sign. di Proccd \ li— della fame, [ni fame] z=z Aver grandissima fame; che a rebbe Morir di fame. Lau fame Liberare, perire. Gr.^'v 2, 54. Va torna tosto, che di fame casco. (N) . ,, 2 — Dìcesi altresì di chi mena una vita poverissima ♦ c* c *‘ C i» 12 — di collo ad alcuno ss Cadérgli di grazia. Lati grati gasc* Gr. q>i\lcts e *ztXT£iv. Burch. 2. 48. Di collo ad ogni anneo ^to. È. Colio. j _ } , grifi 1 1 3 ~ DI SONNO 0 DAL SONNO Avere tlll grati SOtlìlO , AV Ij. gha di dormire. . f(tt- ‘ i'\ — ni vezzi o situiti—Abbondare d’affettazione fmimiade- ciis aflluere. Gr. Tpvtyav* Cron . Mordi. 2^5. Questa fu c ‘\ t j.. gì ne fatta della persona , e tanto gentile, che cascava di vC & si jù i. r > — fra le vecchie Ss Invecchiare, e, come volgarmef q^c Portare i frasconi -, metafora loti 1 dalle piante, pataffi J j\gli é ormai infra le vecchie. ra le vecchio. ‘ l(i - maccheroni : Diciamo quando avviene die torna amianto in acconcio a ciò che sl l 0 - IL CACIO su' inaspettata , e che toma appunto in acconcio Lat. tempori rem quampiam divenire. 17 — il piato, le braccia , o simili ~ Perdersi d‘ ctt n, g . c;1 „ sbalordito. V. Braccio, §.a°p ik d r Una Ugse - (A) Sa - l’ AG o * 0M A 1 . GA ' rn -_ * F- Gatto. (A) gozj 0 } V ■ Ago, J. 4- 2 . Salvia. F. B. 2 . Quando un nc- cidente ? n . * av oro è interrotto o impedito da qualche improvviso ac- 33 . 5 diciamo : oh qui mi cascò 1’ ago. (N) M M0E tJDELLA - * Lo stesso che Cascare il fiato. V. $. if. (N) 2 5 kel T, ° ° ^ ascare assolutamente =: Morire. (A) Lat, jj. ^«HO = Venir nel pensiero , Pensare , Venir in mente . Stiimo m”*? veni . re - G :- sVsX.Oiii'. Ciro. Geli. Non ti caschi nell’ ! -G —. KEl SUu *l pensiero di me, Ulisse. , quando '1 PERA de ’ cikque soldi : * E modo di dire che si usa r ,>a mai ° l discorso fa una riflessione troppo lunga , e non tor- ^ 4 sc 4Riclii ni*" 10 proposito. Min. Maini. (A) P r $- Gab 7 V 1 G Ga-sca-ri-glia. Sfi. Lo stesso che Cascarilla. V. « Ta- ^ ASCA Rir,L i Vr MC ‘ Cascariglia: Per introduzione soldi sei. (N) ne eia mò Ca-sca-rìl-la. Sfi Arbusto del Paraguai , della mo- K ''narn m ì i al color bigio, cenerino au esterno , bruno m- > n °ra. fi s ” ,lun amente afllitto , nel leggere in essa la cascata della si- CSsa ho fai ’ cos * U fiue di essa lettela mi ha consolato, mentre in !t ’>a / rl .^’ A0 c te non ne è seguito mal nessuno. Salviti. T.B. 55. Sur 5 * cra ssa, 0 m aterassate Demmo ; come due cascate sopr’ una ma- c ade cr I 'ii' > d° d' acque , dicesi di quella di un fiume o torrente che Per tln ® P er salto j e di ramo d'acqua che scorre rovinosamente ^ugn, p an Pendìo , o per ostacoli frapposti al suo corso. Cocch. 3 !l Goi), 0( i 0 1 j S 1 ‘ io . ramo d’acqua corrente. . . fornire colle sue cascate r" ^nno " 6 Alitar. Presso la cascata di un qualche fiume. (A) runet.' rj n ° ? ra PP° c ' ie SA lascia ricadere per ornamento. Caduta. a ros e e f *1 .appo ripreso a nicchielti, alzato a padiglione , ripreso Ca . n lonat e °l i ìì ’ sc '°ll° e calato con cascate. Manni. Dalle quattro / si ,,, baldacchino altrettante grandissime cascate di velluto si- H - £ Pativano. (A) sign. Jac. Sold. Sai. 6. Anzi oggi par die r, Asc ATEj iti4 d sia andazzo , Che di cascate di qualche potente. *> ÌCCI0 ' _ Ca-sca-tcl-la. Sf.dim.di Cascata. Picc. caduta di acqua. (Z) ctc^ £ ’ > U ‘^a-tìc-cio. Àdd. m. Che facilmente cade. Lai. cadticus. rC^ 1 • nu ^ P \ d F dmo Pegno. (G) Si Ì i,h Hose ^ ;i ' s chc-ra. Sf Lo stesso che Cascheronc. V. (Van) ^^°c 0 co n H 1 ‘ sc * ic ‘ r ò- Ì ie. Sm. T. del giunco dell' ombre. È il far r* Off»»/ j- lle , carte. , con le quali si prendono tutte le nove carte. fnsT-ro. flyp**' ^ asc ' lcra 7 Casco , o Capriola. V- (A) (Van) Qi * 0 ratn • r f Ca-schct-to. [(Sm. Copertura del capo , di corame a fi J S§i a d' elmo o di morto ne , con cimieri *, cresta , •» a, -u Usa> a ' Gra e( l orecchioni , che si annodano sotto il mento. È ^° la onc. stesso senso dal Monlecuccdi. È detto aìiche f l §a cri n} f CUni reggimenti di cavalleria adornano V elmo di una | f ì tcp Vs> ij? ’ a vece della cresta eli felpa.] Lat. galea , cassis. 0,. * c ass>\ a 0 s P a gn. casquete che vale il med. e ctie viene dal 4 -' 0 -* ) ■?/• Specie di graticcio , sopra cui si ripongono le j,- Ca ^ zo * p oli ad. Magg. g. Ivi a pochi dì , sodate ben le I 5 un^ ì> Pv ^ ons ^ ordinatàincntc nelle grati o casciaie, che non c : c,A *o , .V aJt .ro. (V) / ,CI ^ Ta ’ ì Ca.cnv'" !u ri0 * P r ‘ m • Lo stesso che Cassiano. V. (Van) Petizione , ^ a * saline . Dicesi Far la casciata , quel- fef imposte C / G 7 Z - ^empiendo di terra il voto che resta fa Le Cu. 1 ? le chiudono la cateratta , per impedire piu validamente Ca-scì 1 mta ° l ' U 5 ci tà. (A) ; j- e ^ l fe' Effà Lungf) dove si tengono c dove pasturano le n tre si quello destinato a deporvì il latte ed a ridurlo in crema,] onde sì fa il burro e'L cacio. Viv. Disc. Arn. 4f. Col formarne più sproni davanti alla ripa incontro alle Cascine. ( Parla di quelle che sono presso Firenze.) Cascino. (Ar. Mes.) Ca-scì-no. Sm. Forma o Cerchio di legno da fare il cacio. Tarijf. Tose. 3g. Cascini da cacio. (A) Cascinotto. (Ar. Mes.) Ca-sci-nòt-to. Sm. T. delle cartiere . Così chic- mansi alcuni truogoli di materiale , in cui si mette il pesto delle piime pile , e ivi si fi olisce con fior di calcina , perchè consumi il sudiciume. — , Cassinotto , sin. (A) Càscio. Sm. V. A. V. e di' Cacio. ( Dal lat. caseus che vale il med. ) Fr. Barò. 2 $g. 10 . Olio , cascio e legume. Rim. ant . Cecch. Augi ili Carne di Ime , cascio e cipolla , Molto mi loda quartd’ io sento doglia. Pass. 243 . Prese un pezzo di pane in mano , e del cascio ec. Dava di naso in questo pane e in questo cascio. Bemb. Stoi\ 5. 6g. Gli donò cinquecento botti di malvagia , e settantamila libbre di cascio. (V) Salv. Avere. 1 . 3. parile. i3 . E nelle Pistole di Seneca e cuscia e cascio per cucia e cacio troverri pure. (N) 2 — (Ai*. Mes.) T. dì cartiera. La coperta della ferma. (A) Cascione , * Ca-sció*ne. Sm. V. A. V. e <&’Cagione. Pass. 202 . Intendo i peccati altrui, quelli di che altri fosse o per malo esemplo , o per alcuno altro modo cascione altrui. (V) CàsciÙ. ( Farm.) Sm. Lo stesso che Cacciò. V ’• Fag. Rim. Il borsiglio del casciù. (A) Casco. Sm. ì\ del giuoco dell ombre. Dicesi Far casco, il Far giuoco , o cadere con una carta sola. V. Cascherone. (A) 2 — * (Milìt.) Usato volgarmente ver Elmo, Celata, ma non è voce toscana. (A) V'• piuttosto Caschclto. (N) Casco. * (Gcog.) Baja degli Stati Uniti. (G) Cascola. (Agr.) Cà-sco-la. Sf Grano di cìue specie , che sì semina per lo più a cagion della paglia da far cappelli. La Cascola bianca produce la paglia più sottile , lucente e bianca ; la rossa è di granello e fusto più grosso e rossiccio. (A) Casdini. * (Mit.) Ca-sdì-ni. Astrologi caldei che predicevano il futut'o r spiegavano i sogni ec. (Mil) Càsdoa , * Cà-sdo-a. ZV. pr. f. Lat. Casdoa. (B) Casdonb , * Ca-sdó*ne. N. pr. m. Kat. Casdon, ( Dal gr. casis fratello, e hedone piacere, giocondità : Piacer del fratello, o fratello giocondo.)(B) Cascato. * (Chini.) Ca-se-à-to. Sm. Sale prodotto dalla conibine&ionc dell’ acido caseico con Una base salificabile. (A. 0.) 2 — * Cascato cT ammoniaca : Sale non cristallizzabile , dì sapore salso , pungente ed amaro , a cui tutù’i formaggi, che molto ne contengono , deggìono V impressione che fanno sul gusto. Lat. caseas ammonii. (A. 0.) Cassazione. * (Cliim.) Ca-se-a-sió-ne. Sf. Azione perla quale la parte caseosa si converte in formaggio. Lat. caseatio. (A. 0.) Caseo. * N.pr. m. Lat. Cascd. (Dall'ebr. capii che noi traduciamo per* ch , c che premessa alle parole vai siati , quemadmodum, e dà scied diavolo.) (B) Caseggiato , * Ca-seg-già-to. Sm. Fabbrica , Edificio, Casamento. V- dell' uso. ( 0 ) Caseico. * (Chini.) Ca-se-i-co. Add. m. Agg. di Acido , ed è f)nello che si sviluppa spontaneamente nel cacio per £ effetto della fermentazione , e che si procura facendo fermentare il glutine nell ’ acqua ; è leggermente giallastro , della consistenza del mele , solubile nell «x- cqua c nell'alcool , dì sapore, agro , amaro , e caseoso. (A. 0.) Caseina. * (Chini.) Ca-se-ì-na. Sf. Sostanza leggera , bianca , spongìosa, polverulenta , insipida , inodora , ontuosa al tatto , senza azione sopra i colori vegetali , solubile nell 1 acqua calda , insolubile nell ’ etere ec. che fa la base di lutti i formaggi fermentati , ne'quali si sviluppa spontaneamente , e di cui altera la qualità , quanto più è abbondante, essendo essa che li rende frangibili. (V. Cascio.) (À.O.) Casella , Ca-sèlda. [V/’j dim. ai Casa. Piccola casa. Lat. casula , do- inuncu/a. Gr. ohcvfcjcTiov. Sai. Pisi. Anzi abitavano in semplici caselle , coperte di canne e di ramora. 2 — Caselle diciamo altresì quegli spazii quadri , dove gli aritmetici rinchiudono i numeri nel fare i calcoli. Lat. areolac. 3 — Onde Far caselle per apporsi, che sì dice quando per istrata- gcmmi o per circuizion di parole cerchiamo di ritrarre qualche cosa da chicchessia. Lat. expiscari. Matt. Franz, rim. buri. Lasciam far Je casèlle per apporsi. Varch. Ercol. J 2 . Quando alcuno per Scalzare chi che sia , e farlo dire, mostra, per corlo al boccone , di sapere alcuna cosa , si dice far caselle per apporsi. E Suoc. 5. 4 • Che se facesse le caselle per apporsi, non direbbe tanti particolari. 4 — Casella o Capannella dicesi una massa di tre noccioli , castagne , o simili .posti in triangolo , e sopr essi un altro nocciolo ec. , in cui si tira da lontano con altro nocciolo , e vince chi coglie ; lo che dicesi da*fanciulli Favo alle caselle o capannello. Min. Maini. (A) 5 — Per similit. Caselle diconsi gli Scompartimenti dd gusci o silique delle biade. Lat. cellula c.Ricclt. Fior. La figura triangolare ec., denlro alla quale in certe caselle sì trova il seme di colore piu rosseggiante. 6 — * In sign. dì Colletta delle vespe, api ed altri insetti. Salvia. II. 3e4> Ed essi , quali insetti o vespe od api Le caselle si fauuo in aspra vìa. (Pe) Casella , Casetta , Casina , Casino , Casarellina , Casellma , Ca- succia , Casuzza , Casinina , Casuccina , Caseretici , Casetuna , Casupola , Casipola , ec. son tutte voci le quali includono la nozione di piccolezza, e per questa qualità comune considerar si possono come sinonime. Alcune però, coinè Casella , Casuccia , Casuzza , Casuccina , Caserella , Casupola, per ragione di desinenza, sono meno nobili delle altre. Casellinà, Ca-sel-lì-na. [./B) Casimira , * Ca-si-mi-ra. J \. pr. f. Lat, Casimira. (V. CasinfiiTO) — * (Geog.) Lo stesso che Cascemire. V (G) Casimiro , * Ca-si-mì-ro. N. pr. m. Lat. Casimirus. ( In g r *. plani! 0 ' vai piangente il fratello; e vien da cans fratello, e m/reo 1 In tedesco kaiser meier vai gastaldo dell* Imperaci. ) — S que re di Polonia. — Granduca di Lituania e santo. (v aI V Casina , Ca-sì-na, [A/?] dim. di Casa. [ /G Casella , e Gaserei a* Càsinate , * Ca-si-nà-te. Add • pr. com. Di Casino. (B) . Casincà. * (Geog.) Ca-sin-ca. Cantone dell’isola di Corsica. { Cascina , Ca-si-ni-na. dim. di Casina. [ F'. Casella e Gas- C f ' Casino , Ca-sì-no. [Am.] Casina , Piccola casa . Lat. domane . a to * o hc7\p.a.Tiov. Borgh. Rip, ì 32 . Ha da una parte un casino 51 coperto in cui ec. E appresso : Dal primo piano di questo ^scende in altre stanze sotto terra. r?’ e y, l$! 2 — [ Oggi per lo piu ] V usiamo per Casa di delizi e. Buon. * 2. y. E eh’ ei n >d tenga V orto E ’1 casin di segreto , Dove > ver lieto, Più del bisogno suo trionfi e sguazzi. 3 — [ Dicesi in alcune città ] il Luogo dove si raduna In 1ì0 ^‘ j7 .... • w » .. --•.rjltìflW anche le persone civili,) per giuocare, o per altro trallciutM > ^ cJ" gner. Pred. 6. 7. Apertamente nelle loro combriccole, sini ne discorrono fra di loro. » Matm. 1. ff. Rubato pw 1 0 nel casino II quattro delle coppe. (N) che i>° 4 — Palchetto ne’teatri. Cruci, rim. Parigi i 8 o 5 , . n an° vedete quante giovinette In questa favorevole assemblea sini e la platea ? (A) .laica : f- . Casino. * IV. pr. m. accoro, di Benincasino , dim. di Bcninca f,prJfC l > 2 — * (Geog.) Lat. Casinimi .Antica città d’Italia nel paese a piè del monte che porta il suo nome, e da gran tempo 4 * * Casinomago. * (Geog.) Ga-si-no-mà-go. Lat. Casinomagus. L Gullia Furbonese , oggi Chasenon. (G) . . 3 - $ Casinuccio , * Ca-si-nùc-cio. Sm. dòn. di Casino. Boti. D ‘ 0 1 Quando mi venisse talento c comodo eli rifabbricare la m ia mio casinuccio di campagna , bisognerà cc. (B) _ ,. a Casio.* (Mit.) Cà-si-o. Adii. m. Soprannome di Giove , p er f 1 (ìii 1 ) x sul monte Casio , e in Cassiope città dell’ isola di CorciF' a 2 — * (Geog.) Lat. Casium. Ant. cit. d’ Egitto. Lat. Casio 8, Egitto. — della Siria. — Fiume dall' Asia, fi) ,7 / L Casione, * Ca-sió-ne. Sf. F. A. Per Occasione e Cagione s j 0 nc. ' j gemini esser voce usata da G. Fillani. Pergimi, alla F■ Casioro. * (Geog.) Ca-sio-ro. Lat. Casiorum insulac. Antica 15 quella di Casus, fi) . .—-1 Casipola , Ca-sì-po-la-t-V/T dim. di Casa.] Casa piccola e caia - ‘ sipula , Casupula, Casola, Casile, siri. F. Casella. Lai. a pni-L ( 6 ) y02_ Gr. oUv)i*xTtGv m Ar. L>>n. 2. 1. Che venir _ possa il mot ^ . Lazzero , Che m’arrecò alle man questa casipola; M a II 0 v uoi l ‘‘,? più star dentro : datela Ad altri. Cecch. Dissim. 5 . g• G J die tu non la cavi di codesta casipola, e non la conduci qua . Sp Casipola, Ca-si-pu-la. Sf. V. A. e di 1 ^ Casipola. C& Cr. 1 ( 93 . Abramo abitava in caiipule , cioè in tende che. (V) (Lo stesso esempio è riportalo sotto le Casula fi * CASIRATO , C rr '~ f ' ...> zalo col Casirotei. * (Gcog.)Ca-i Gasassimo, Ca-sìs-si-mo. Sm. sup. ... .., . - cv ,. t propriata , a proposito ; ma non s’ usa che accompagna polp c * c r no de' modi del verbo Essere. Fag. com. Carne battuta }* * c35 o y jj il casissimo. (A) Red. Cons . 2. 128. Il sig. N. non fi darle le notizie eh’ ella desidera ec. Il caso , il casiss* 111 >, Ca-si-rà-to. Add. m. F'oce scherzevole. Cacuito > .qJ ol cacio , e fìg. Molto godibile. Bemb. lett. :i. * ficof’.)Ca-si-ro-tè-i.Ant,popolid’Asia verso l a " n f r ir *" ldo ’ Calamità, alta latina. Pallad. 1. 8. Onde dee esse- la pi B ; 1 Solidezza ("V edificioJ che se caso intervenisse si possa col- 5 Parar c ?p \ un aml0 > 0 P 1U di due, del campo là dove egli è, ri- O * y'y . ' j Q aso di stato,per Cosa di gran momento, Faccenda assai che (“ asc - Pinz. 1. 6. È ella cosa che .si possa dire? F. Si può, 9 *^ Co / ecaso .di stato. (V) Addivenire : Addivenir caso o Venir caso =: Accadere. F. ^Hces * '*’ ranc ' 21 4 - Addivenne caso,che una volta lo vicario di beato Io ^ 0 /° te i! ea capitolo, e beato Francesco stava nella cella sua ec.(B) l£ t Col ssere Essere : Essere il caso =: Essere acconcio , a proposito % So S n ìfic a c he bisognai] e dicesi anche II caso, assolutane , [e si- aptus, Q^^Pfctuno , Acconcio alt affare o al bisogno.] Lai. idoncus, ec * 5 che r 67rir ^* /0ff * -Fir. Lue. f. 3 . Va via , va, cerca d’ un’altra 1. 6 . A s % Uan ^° a *ne , io non ci sono più il caso. Tue. Dav. Ann . C W 2 ? a vido, ma non da tanto ; Lucio Arunzio, il caso què 2 ‘ ^ 7 ' Scegliessero un Viceconsolo, soldato robusto, il ca- a ^ t? guerra. Ambr.Cof.2.1. E’ rne ne par beni&simo: gli è il caso, caso ò Evolta II caso è = Il punto sta. Cecch. Assiuol. 3 . 5 . Il n* q lttì ilmenLe II caso è qui = La cosa va altrimenti. Man- r ° avuto T- P roetn ' Supposto che gli antichi fiorentini avesse- grau g Q A capo a contentare coli’istoria alla inano le novelle del 4_p acci °? ornai, come il proverbio ricorda, il caso è qui. (N) stato.. Frane. Sacch. 7ìop - *56 p Gre ' n caso Essere in tal termine a ^°ggiar k Ss f n d° in caso, che non trovava albergo nè casa che si potesse £ j e » ^ce una nuova e bellissima esperienza. (V) r ec c/ f p ..1- (V) ^ ^ , -di n Jrace ; Ear caso = Importare. Lat. referre. Gr. cia.$ipnv. Io l a p 0 *' 2 ‘ Più dugento o trecento non fa caso. E Cvrr. 1. ì _p u fotta, che 1 ’ aver io detto Della hestiaiiià non farà caso. d’ una cosa =: Farne stima. Lat. pendere , aestimare, luanto C 1 V ^ uv - fiemb. Asoi. 3 .0 figliuolo, questo piacere è tanto, D r° s< 1 JJpfender non si può , mentre di questi altri si fa caso. E *er S^idicano a’dotti di qualunque secolo tanto ciascuno do- 1 ,VT • - Pfoce IVla S ul< ^' cawo a ’ dotti di 3 ^ p re i quanto egli scrive che del popolo non fanno caso. Q he pi Cco j ca,So d’ogni cosa — Dare importanza a tutte le cose , an- s ° s pe[( 0 ff Essere timoroso di tutte le cose ; Avere apprensione o 4 ^ tu Ue le cose , o simile. Cr. nella v. Casoso. (B) 4 - !VeII a aV Caso ne lh* mente “ Cadere in pensiero. Dant. Par ; if. 5 ^ ^} la mente fé’subito caso Questo ch'io dico. 6 * l ??? 1 m prov. Ij’ immaginazione fa caso. F*. 23. è Uo lCesj * ài persona da cui non sì abbia da sperar nulla : Egli cioè Da farne capitale. (A) c on^’ ^ a ycllare : Favellare a caso, o a casaccio —Favellare seri- "" * Co/ 12 ' 10 ' 16 ’ a ^ a scioperata. V. A caso , A casaccio. >>e - Ti t f - P ' àttere : AI e Ite re o simile il caso—Proporre la cptislio- j/§ a varq 0 el^ù Ca ^‘ 1 ^* avevano il ricorso «li Servilio ec., e pre- ** * Col* , !ri(, tiesse il caso innanzi al Senato. (N) n dQ ha c « V ' ^° nare: Sonare a caso, in alcune città di Toscana dice- urlici c he sonando a raccolta de' fratelli della compagnia annunzia al pubblico essere accaduto edemi di- ff Co/ ^ IC y e . m6 3 ^ « desse? ( N) vf P enc tè 11 '!r. e a C ^ S0 «leuna cosa ’ dl Vera . Proverbio caso, se tu sicuro Venire a proposito. G. V-1 2. ra se \ sia di grosse parole € rima, per isperienza si tro- Alodi e v ^ ene a caso della nostra presente materia. (Pr) Qll wodi avuerb \ v ene a Caso della nostra presente materia. (Pr) 0 Q d esDr.'rv,* /• * CiìS0 ‘ t Prende varii significati , secondo eli è rsffpmerli fa DnrnI , t e*** 1 : __ v _' ... 1 . Voenb. l ,(lì '°i a Caso, dichiarata di sopra. E p+'ò vale CASOLARE 12l talvolta senz' alcuna cagione di volontà o di sapienza che operi , o senz’ alcuna cagione necessaria e deliberata che preceda. V • A caso. 3 Dant. Inf /j. i 36 . Democrito che I mondo a caso pone. a — [Tal altra volta vale Senza che s’aspetti, Senza nostra deliber rata c volontaria cooperazionc o simile.] Passav. Ò28. Imperocché vengono a caso e a fortuna , e di rimbalzo. 3 — Ed agg. ad Uomo vale Inconsiderato , Scioperato o sìmile , [ma più frequentemente dicesiUomo a casaccio.^. A caso, A casaccio.} 17 — [Per caso. Lo stesso che A caso.) Bocc. introd. 3 o . Non già da alcuno proponimento tirale, ma per caso, in una delle parti della chiesa adunatesi. » E g. fj. n. 6. Per caso avvenne che dalla famiglia del podestà, che per caso andava a quella ora per alcuno accidente, fu- ron trovate. (N) 18 —* In caso di morte r= In pericolo di morire. Lat. in mortis articu- lo , vel casu. Bocc. nov.i. 3 i. Veggendo uno in caso di morte dir cosi. 19— In caso di morte d’alcuno o simili — Se avverrà che egli muoja. 20— Caso che = Po$zo che , Dato che. Lat. dato, supposito. Gr. y?ro'- Cas. Leti. Può farlo, caso chV ci vegga attacco. « li Davanz. Perd. Eloq. 16. Io aprirò, disse Messala, i miei pensieri, caso che promettiate di aiutarmi. (V) 3 — * E per Se. Tue. Dav . Ann. f 3 q. Caso che Livia si dovesse rimaritare , ricordassesi deli’ amico. (Pr) 21 —In caso che, In ogni caso che, In ogni caso, e simili maniere^ poste av- verbialmvagliano : A’e il caso si darà che segua ciò di che si parla. Lat . si contigerit. Gr. ìàv trup^ri. Ar.Fur.1 y. 53 . In ogni caso, Ch’egli ne palpi nell’ uscir dei fesso. E 38 . 3 . Per salvar , dico , in caso eh’ altri- incnte Facendo, biasmo ed ignominia fora. Bemb. Star, /p 53 . Laonde i Padri, per essere in ogni caso ben muniti, deliberarono eo. 22 — Pognam caso = Per esempio. Borgh. East. 4 M' av csse detto, pognam caso, l’anno DCLXXXX., sarebbe agevolmente stato chi l’aves- se voluto DCLXXXXL (V) 23 — Prov. L’immagmazion fa caso = L'immaginazione fa pavere quel che non è. Berti, rim. 1. 6. Così con quello io mi certificai Che l’iia- maginazion non faccia caso. Cas. Rim. buri. Or non dirà più il'Berni Che r immaginazion non (accia. caso. Cecch. Donz. prol. E perchè ( come dicon questi dotti ) 1 / immaginazion fìssa fa talora Caso , forse potrè* riuscir loro. 24 — (Teol.) I casi, vale le Opere de’ Casisti, che spiegano la morale per esempli di fatti. Menz.sat . g. Guarda che qualche gatto non l’annasi (il cadavere J, O qualche cane : intanto 1 preti e i frali Quel che si debba far studiali su i casi. (V) 2 — * Dicesi Caso di coscienza , una questione morale , relativa ai doveri de.IV uomo , e del cristiano , per cui si determinasse una qualche azione sia permessa, o vietata, ovvero a quale obbligazione sia alcuno soggetto in certe condizioni. (A) (Ber) 3 — * Diconsi Casi riservati alcuni peccati , l'assoluzione de' quali è riservata al vescovo o al papa. (A) 25 —• (Gram.) T. allenente al nome , [così detto in origine da’ Latini appo i quali esso nome ha varie uscite o terminazioni , o vogliati - si aire cadenze , che con modo più breve si chiamano Casi. Di qui Casi usano dir gl Italiani i modi co’ quali esprimono in un nome i casi de' Latini. Suole escludersi dal numero de' casi il inetto, ossia il nominativo , per la ragione che si trova allegala nel primo esempio. Tutti gli altri casi diconsi obliqui.) Lat. casus. Gi\zrrÙr. tu. Salv. Avveri. ,2. 1. i 5 . Tutte l’altre-chiamati casi, cioè cadute 0 cadenze, siccome quelle che mostra clic caggiano dal predetto nominativo, ovvero retto. E appresso: Tuttoché il primo nel sentimento solamente del retto, ed il secondo in quel de’casi, e non in altro, abbia luogo. E appresso: I nomi loro nel genere neutrale , come del quinto, così ancora son privi del quarto caso.» Bemb. Pros. 2. 60. Si consideri ec. quella voce ec. come e per che vìa ella essere possa piu vaga , o nel numero del più o in quel dei meno j nella forma del maschio, o della femmina 5 nel diritto, o negli obliqui casi. (V) 26 — * (Med.) Casi rari : Così dicesi tutto ciò che in anatomia , fisiologia , patologia ha qualche cosa di straordinario. (A. 0 .) 27 — * (Icori.) Giovane che ha gli occhi bendati , e trae certe polizze da un' urna ; dai suoi vestimenti cadono confusamente gemme , corone , catene , fiori e spine. (Mit) Caso. * (Gòog.) Cuxo. Piccola isola del Mar Egeo. (G) Casocavact.o, * Ca-so-ca-vàl-lo. Sm. PI. Casocavalli e Casicavalli. Lo stesso che Caciocavallo. F". Bemb. Leti. t. 6. n. 2'f^. Di quelle cose mandatemi da Barletta , ritenetevi la metà de’ casicavalli. (N) Capoccia , Ca-sùc eia. [ V/.'] Casa vile e alquanto grande, farcii. Ercoh 2%/p Similemente quando alle parole di genere mascolino s’aggiugne otto , ovvero accio , e a quelle di femminino oUa , ovvero occia , si cresce il lor significato, come casotto , casetta , casoccui , ec. Casola , Cà-so-la. Sf. Lo stesso che Casipola. F". Cavale. Specoli. Cr. i 83 . Àbramo abitava in casole, cioè in tende e in trabacche. (V) ( Lo stesso esempio è ripetuto in Casula e Casipola. ) (N) Casglana. (Agr.) Ca-sodà-na. [Add. e sf] Sorta di mela [tonda e colorita j forse così detta da Casali ove si trovano dette mele , chiamate altrove rosse , e presso i Nnp. dìece.] Bocc. nov. 3 - 24 Giovane ancora di ventotto in trenta anni , fresca * bella e ritoudetta , che pareva una mela casolana. Càsolaho , * Ca-sodà-no. Add. pr. m. Di Gasoli. V. Casolana. (N) Casolaraccio , Ca-so-la-ràc-cio. [A/n.] pegg- di Casolare. Lat. domus sc- midiruta , rudus. Gr. ìpàittov. Geli. Sport, prol. Ed e cosi detta da una sporta di danari che un certo Ghirigoro de* Macci trovò già nel disfare un suo casolaraccio. Casolare , Ca-so-!à-re. [A’#».] Casa [per lo piu\ scoperta c spalcata. Ca- salone. Lat. mus diruta. Gr. ipsi-my). Bocc. nov. i 5 . 27. In un casolare , il qual si vide vicino, pianamente ricoverò. Fiagg. Sin. E le case che vi sono, la maggior parte s*m casolari. G. F. 8. 26. i. E di queToro casolari (degli (JbertiJ fccer piazza. iti 1 22 CASOLL CASSA Casoli.* (Gcog.) C'a-so-ìi. Pi;. cit. del Regno diNap. nell'Abitato cit. (G) Casose , Ca-só-ne. accr. di Casa. Lai. ingcns doiniis. Or. p4ya. Sù/iu. Cecch. Esali. Cr. 4- 4■ Assegnameli Jà quel Lei casoiac, Onde esce quella donna ora. 2 — £ Casotto de’ soldati. ] Star, ■dijoff. Le guardie uscirono poco fuori de’ casoni delle torri. 3 — Anlicam. si trova in luogo di Cagione, ed è sf. Bruii. Reti. *27. Assegnimi la casone, perchè niuna cosa muove la femena. Er. Bari). 3y6. 2. E gran casone del ineo rezoire. (V) GAsoniA.*(Geog.)Ca-sò-ri-a. Cit. del Regno di Napoli in T.dì Lavoro.( G) Casoso, Ca-só-so. Add. m.l’he fu caso d'ogni cosa, [Scrupoloso.} Lat. a irvi us , sollicitus , meticulosus. Or. Y : T r, -. Nardi, Stor. g. 2 3i. Egli erano tanto diversi l’uno dall’altro, e tanto per lo più timidi c respettivi, per non dir casosi e irresoluti, ec. 7ac. Dav. Ann. 11. i35. Per mostrare quanto c’ fusse casoso c spietato nc’peccati grandi. Red. Vip. 1. Donnicciuole cc., le quali , come troppo casose , schive e guardinghe , erario solite fórse di liire grand’atti e gran vezzi. Casotta, Ca-sòt-ta. £>S’/.’] accr. di Casa. [Casa piuttosto grande , e per solito è parola di lode.} Lat. ingens domus. Gr. piyec hg'ixx. Nil. Benv. Celi. So. Mi ritirai in una buona casotta dietro a’ Banchi. Casotto, Ca-sòt-to. [Sin.] accr. di Casa. Karch. Slor.g. 261. C011 i palazzi e casotti narrati di sopra si possono raccontare il palazzo del vescovo de’ Pandolfini in via di san Gallo , il palazzo de’ Gondi, ec. 2 — Stanza posticcia fatta per lo piu di legname , [ come quelle dove stanno i soldati in sentinella. ] Caspatiko. * (Gcog.) Ca-spa-ti-ro. Lat. Caspatyrus. Antica cit. marittima delle Indie, (fi) Caspe. * (Geog.) Città della Spagna nell’Aragona, fi) Casperia , * Ca-spè-ri-a. N. pr. f. (In lingua ebr. vai duro c selvaggio,da c/asce duro ,opere selvaggio .)—Moglie diRelore de’Marrubii.Qilil) 2 — * (Gcog.) A ut. cit. d’Italia nel paese de’ Sabini. — Ani. contrada dell' Indie di qua del Gange, fi) Caspio. * (Geog.) Cà-spi-o, Mar Caspio. Sm. Lai. Mare Caspium. Mare interno o gran Lago fra V Europa c l'Asia, detto dagli antichi Marc d’Ircania. — Monti Caspii. Catena di montagne nell’Asia , fra T Armenia cd il Mar Caspio. — Porte Caspie. Lai. Caspiae py- lae. Gola fra scoscese montagne in vicinanza del Mar Caspio. <— Regione Caspia 0 Caspiana. Quella ditata da'Caspii o Cuspieui, popoli della Scizia in vicinanza dell' Ircania. (G) Caspira. * (Geog.) Ca-spi-ra. Ant. cit. del!Indie, cui si crede corrispondere Kashmir. (G) Caspirei. * (Geog.) Ca-spi-rè-i, Caspiri. Antichi popoli dell’ India al di qua del Gange, fi) Caspita , * Cà-spi-ta. Lo stesso che Cappita , Capperi , ec- (Van) Cassa. (Ar. Mes.) [iSyi] Arnese per solito di legno da riporvi dentro panni, vestimenti e simili , fatto a diverse fogge, ma di figura quadrilatera , [ il quale s' apre di sopra sollevando un coperchio che si muove a maniera di battente , girando sopra una foggia di arpioni , o d’altro simile congegno.} Lat. capsa, arca. Gr. m^utós. Bocc. nov. i4- 8. Essendo già il mare tutto pieno di mercatsnzie cc., e di casse e di tavole. E nov. i5. 8. E postisi a sedere insieme sopra una cassa eli’appiè del suo letto era. 2 — Quella in cui si rinchiudono i corpi de’morti. N. Avello. M. N. 3. 63. E la bara ov’ era la cassa col corpo, era coperta con fini drap- j'i. Lib. Sìmilit. io. Quando Alessandro fue morto, li suoi baioni lo misono in una cassa d oro. 3 — Arnia. Lat. alveare , alvearium. Gr. Lib. SimiUt. i2. Volendo trarre il mele delle casse , le pecchie gli pungono gli occhi , c l’orso lascia il nule. fi —. Incavatura nella quale sta o gira alcuna cosa. Benv. Celi. Oref. 56, Posi la detta saliera sopra quattro pallette d’ avorio , che nelle lor casse mezzo nascoste si giravano. (V) 5 — * T. de' carrozzieri. Cassa di carrozza o simili : Quella parte che posa sopra le stanghe , ed è retta da' cignoni o dalle, molle. (A) Tariffi Gah. Tose. 3g. Casse da carrozze finite 0 non finite, ec. (N) (3 — * T. degli oriuolai. Quella specie di coppa o custodia in cui si chiude tutto il meccanismo dell’vriuolo. (A) 7 —• * T. degli occhialai. Cas.a chiamano i fabbricatori di occhiali quelle parli d’un occhiale , o cannocchiale, ne'.lc quali sono inchiusi i vetri. (Diz. Mat.) 8 — T. de’ pasticcieri. Cassa di pasta chiamasi quel recipiente ■ a foggia di casseltina rotonda o allungata , in cui si chiude il ripieno de' pasticci. (A) ij T. degli stampatori. Gran quadrilungo di legno diviso in varii sparlimenii detti Cassetline , in ciascuna delle quali sono distribuite le diverse lettere di metallo , e donde il compositore le trae per comporre ciò che si vuole stampare. (A) jo __ * T. de’ muratori. Murare a cassa : Modo di murare che si fa alzando da due lati alcune tavole per coltello , in tanta distanza quanto si vuole che sia grosso il muro , riempiendone poi il vano di calcina e ghiaia , o di calcina , frombole e cementi alia rinfusa. Buldin. Noe. Dis. (A) 11 — VT, de’mugnai. Cassa della macina : Quell’ incavo fatto di pietra o di materiali con orlo o sponda , per lo pni di legname , in cui stanno le macine de’mulini da grano. Tavg. Nuigg. l’ansi d’ alberese le casse dove stanno dentro le macine. (A) I ì — T. de’tessitori. Casse diconsi que’legni del telajn che stanno sospesi, e contengono in loro il pettine , per cui passano te fili della tela, colle quali si percuote e si serra il panno. [La cassa è campo- ' sta di due pezzi verticali delti Staggi, e di due orizzontali , che tengono obbligato il pettine , e si dicono uno il Coperchio , e l’ altro fi Travone.} » Nasar. Nit. Rizzò ben otto tclaja , l'c quali quando lavoravano, col rumor delle calcolc, col riballinicnlo delle casse cc. (A) 2 — [E detto allegar, in sentimento osceno. ] Bocc. nov. yg. i3. Or che menar di calcolo c di tirar le casse a se per fare il P at,n ■serrato faccian le tessitrici , lascerò io pur pensare a voi. 1 3 — del letto : * lntelajaturu di legnami in cui son poste l ® che reggono il saccone e te materasse del letto. Erano. Suedi. 1,0 ^ i6. Accostandosi alla cassa del letto pianamente , se alcun panno u vasse di colui che s’ era collicato. (A) pr 14 — * Vrov. Partir dentro una cassa c tornar dentro un baule. " - Baule, §. 3. (A) 1 5 — (Agr.) Arnese di legno per lo più quadrangolare e di l ' /I grandezza , aperto dalla parte superiore , e ripieno di terra , e f e ^ ve o ad uso de’ giardini per piantarvi e contenere gii alberi arboscelli esotici, per aranciere ec. , o per trasporlaivi piante e da un lungo ad un altro. (A) (Ag) 3 iG — * (Mus.) La parte principale di alcuni strumenti ; come E di un arpicordo, di un gravicembalo e simili. (A) 17 —- (Comm.) Quel luogo dove si tengono i danari, [ed equivale , generale a Scrigno, Ripostiglio di danari, segnatamente se chi ne possegga in quantità. Così dicesi La cassa del Principe 1 cassa del Comune, La cassa militare e simili.} Lai. arca. Gr- Scn. Ben. Nanch. 3. 8. Uno pagò per un condennato, ma non av » i denari nella cassa.» Beiti. Capitolo del Debito-. Chi vuol di sC aver le casse piene. (P) _ , . ;0 2 — * Il danaro contante che si tiene per liso del commercio ; a cosi perchè si suol tenerlo custodito nelle casse. (A) 3 — * Dicesi pure delle mercanzie contenute nella cassa, e, se do la diversa lor qualità specifica, Un dato numero o peso dell 6 desime mercanzie , come , una cassa di zucchero , d’indaco , cc - fi 4 — Onde Tener la cassa — Riscuotere e pagare, Tener conto danaro- , j c f 18 — (Anat.) La riunione delle costole, in cui son chiuse le msccj’ 6 petto , e la cavità dei basso ventre. Coccà. Lez. Anat. Cassa de race o del petto. (A) Red. nel diz. di A. Pasta. E questo u . 0,1 . s0 jj, non mi fa altro se non che vuole che continuamente io mi r lC0 che io ho quel rene dentro la cassa del mio ventre. (N) , ^ 2 — Quella cavità che si trova nella parte posteriore del temi dell’ orecchio. (A) , . 3 — Quelle cavità nell’ anche , che ricevono, ed entro a cui f gono, i capi di ciascun femore. Benv. Celi. Oref. i58. E quell detto anca , ha la sua cassa ec. dove il detto osso della coscia B per lutti i versi. (V) 19— (Mecc.) Cassa detta bilancia: Rapirle perpendicolare della spi '®G ’ od asta, per la quale ella viene sostenuta quando se ne fa usof 20— (Milit.) Quella parte di legno , dove entra la cimila dell a ’_ buso , o pistola, o simili, £ la cui parte più grossa dicesi Calciu 1 2 — * Quel grosso tamburo , che dicesi perciò Tamburone 0 Gl cassa , e serve nelle bande o musiche militali. (A) 3 —Tamburo. Onde Batter la cassa zzz Sonare il tamburo , 6 P** desi anche per Ear soldati. r 1 fa' 4 — E fig. Batter la cassa addosso a uno — Dirne male. L a ' mani alicujus prescindere. Gr. ( 5 Asur$ij,«.s 7 ii. 5 —* Quella macchina firmata di due tavoloni uniti con lrave tre , su di citi fiosano i pezzi di artiglieria ; talora sono a due , d p ed a quattro ruote, talora senza ruote. Oggi più commi, e g 611 mente dicesi A [fusto. N. (Gl) (N) f e [. 6 — militare. * Carro in cui si trasportano i danari p 6r llS le armale-, ed anche il danaro stesso. (/.) nljj a 21 — (Mai-in.) Cassa d'armi : E una cassa grande , che si tiene 6 il cassero per riporvi /’ armamento che il Capitano d’ armi disi sce all’ equipaggio in occasione di combattimento. (S) filli 0 2 - DA ZAVORRA PER AIOTARE A CARENARE LA NAVE.' SpUZlO c da tavole al fianco intcriore del bastimento, onde riponendovi del vorrà sbandi più dal lato che si vuole per carenarlo. (S) lLi ai 3 — delle cubie : Spazio chiùso all’ altezza d’ appoggio cnl ‘ irl ei“ l paratia di tavole forti per ricevere l’ acqua che scola dalla g° eì - quando si salpa V ancora , o quella che potrebbe entrai-e dal ma la stesse cubie. (S) _ . 4 — del timone: * Pezzo di legno forato, a traverso di cui p V aghiaccio del timone. (Van) . ^1- 5 ■— di bordo: Grossa cassa d’ abete , che serve a ’ mai-inui p e torvi diversi arnesi al coperto dall’ ingiurie dell’aria. (S) ^ ^ gl fi - DI BOZZELLO , O DI TAGLIA: E UH pf.ZZO di UgllO Itì# 0 ] \ffgi , incavato per contenere il raggio della taglia o bozzello , ° 1 ° se ve li è più d uno. (S) Jalid^ -, — di corridore : Lo spazio compreso da’ majeri della bori tra il primo ponte ed il secondo. (S) . ggic 8 — di fuochi d’ artificio : Cassa di siffatti fuochi che sl sopra i castelli quando si dubita dell ’ arrembaggio. (S) fi- 9 —ni reggia: Lo spazio compreso da’ majeri della borduRR la nave sino alla linea del fòrte. (S) 10 — * Caricare a cassa. N. Caricare, §. zg. 6. (Van) ilcH l< ' 11 —Casse galleggianti: Casse grandi (li legno grosso , i5(l g- fodernte, incalrumale, e bene calnfìiMLe, a modo di chiudere f l pio all’acqua nel toro interno, onde restino vote e guth'gn" ,0 ' c f lC set" facciata supcriore della cassa vi è un grosso anelò difirto, ■ ve ad amarrare i bastimenti che arrivano , e ancora jier l ì!i f , geU 6 - bastimenti da un silo all ulti 0 poggio onde tonneggiare 1 rada. (S) j; ili 12 — Casse per appuntellare le navi : Sono casse molto g r< jje- legno , che si tengono vote di dentro. Si collocano queste ca * i/lt0 .(S) irò le navi disarmate in porto, all’oggetto d'impedirne l ‘" arrlW ‘j trl t tu 11 ' 2 — * (Chir.) Arnese di legno, di cartone , o di ffuiilunqu 6 u jfqiitd' terbi destinalo a contenere gli oggetti necessariiitU’esecuzioU 1 ' ^ j 0 oC j che operazione ; e in questo senso dicesi Cassa per 1 ’ aui r per la cateratta , pel trapano cc. (A. 0 .) CASSA . 3 — * torsione dell' albero del Uupano che riceve la piramide od il trapano foratoio. ( A. 0.) . '. T' * Stromento di gomma clastica o di latta che si applica a v i a™ innormali affiti di ricevere le materie che n’ escono. (A. O j ^ (Zool.) Nuovo genere di conchiglie bivalve stabilito da De Lampa c c ? n t alcune specie de’ generi tellina e venere di Linneo , denominati- () le cosi dalla lor forma. Meglio detto Capsa. Lai. capsa. ( Da v> 1 • C(l psci cassa. ) (Aq) (N) r . c <^a diff. da Armario , Scrigno , Arca , Foriere , Baule. Cassa e ?? lne generico, cd esprime un arnese da riporvi °g'd sorta t ' getti che richiedon custodia o conservazione. Essa riceve de nomi pavtico- j l secondo le cose contentile. Così la Cassa mortuaria dicesi Bara ; ? Cassa delle pecchie Arnia ec. Armario o Armadio nel proprio °vrehbc esprimere Cassa di armi. L’uso però lo ha destinato a a ^sto»ha di ogni sorta di oggetti domestici ; e principalmente de e ianchcrie e delle vesti. Armario si applica ancora agli scattali acne * hotechc, ad imitazione de’Latini. Scrigno , di latina origine, o * 7 ntìù due significazioni: la prima di Cassa in cui si custodiscono il naro ed altri oggetti preziosi; la seconda di ripostiglio in cui si ^stodiscono i manoscritti ed altre carte segrete. Più comunemente per a moderni si adopera nd primo significato. Arca era una specie ci a ssa P er custodir le cose più preziose, detta così da arcamo , sc- *Ulo Varrone, perchè da essa tenevansi lontani i ladri. Nella lingua °stra ottenne poi varie significazioni, come nella latina: e s per hcrigno da custodir danaro l er volta di carceri sotterranee cc. Parafo i uccia • v, ■j —I — ro e^., per monumento sepolcrale, c. F'orzieiv da’ nostri scrittori è ado- u 0n n y csso e còpcrto di pelle, cd ha altre piccole particolarità che C\ SSA ? . S( ; 0ntr 3no nelle semplici Casse. ^ As sa*ra v eo g*) Città dall' Arabia. (G) H (l * (Geog.) Cas-sà-ha. Ciuci della Turchia asiatica nell Anato* CassÀ G t n3;z , c ’ ecl , altri le S ni - ( A ) "(trono Gàs-sa-la. Sfi Genere di animali li incerta classe, che meml> ' P er carfltterc un corpo crustaceo , convesso al di sopra , an lerì'! n ° S0 e . P‘ atto di sotto , con Ire dischi, due eguali alla parte Una , >re . l ‘d il terzo più grande alla parte posteriore per cui sembra CAssA LB ^ e p ie cassa - Cai. capsala. (Aq) (N) den a ' r y// S " S ^"' e ' coin. Mortale, Atto a far morire. [F. A. così lo coq. a russa da morti .] Frane. Sacch. noe. <£9. Se ec. avesse det- niiH< a n aS - te ’ sa . rc ^ ,e stato cassale e mortale. E noe. 2/3. E’ mi pare Co,., ai 11 ’ ch’io sappia da qualche medico se ’I colpo è cassale, o no. 2 —_ [ fl ?“■ canz. Ella l’ebbe ben cassale. F. ^ ■j' ( g a sost. vale Febbre cassale, Febbre mortale, [ e pure è Cassola 1 r ' uov.4 22 $- Se io non te ne fo pentire, che mi venga una Vt'Diri I m 'ammazzi. Lasc. Gel. 4 . /2. Tirate via oramai: che vi CaSsa,e ‘ . tnactra V G as -sa-mà-di-a. [ Sf. comp.) Cassa a foggia di madia. Lat. (Ire dei <*“* r P*- Burch. 1. 22. E una cassamadia invetriata , Ma- ^' Ass *MEs T ® 0n ^ | l on del lion vajo. 1.3 a ,,°„i Cas-sa-mén-to. Lo stesso che Cassazione. F. Salv. Avveri. tJicnio'e A drove mostra che usci questo punto per segno di cassa- ^ ci'r.Qi r .•> come se ec. v’avesse q ielle lettere scritte il copista per , eo W Cas-sà-na. Città del’a Senegambia. (G) di (i ner ’ Gas-sàn-dra. N.pr. f. (In gr. casis vai sorella o fratello, dì p r if a "u'' os "om forlc. Quindi Cassandra sorella di forti .)—Figlia a * (q*°i profetessa non creduta. (Mit) n s °iarìna - ^ n tf J dell’ Arcipelago nella Turchia europea. — Peiri- G* Ss *.sdiua < “tf sa f ra d golfo di Cassandra e quella di Salonicchi. (G) Piccola ' 7 (Geog.) Cas-sàn-dri-a. Antica città della Macedonia. — „ la n,. n ..“ c i a ' Paesi Bassi nella Zelanda. — Città cap. della det- Re rf a , as ' 5an ' c iro. ZV. pr. m. Lat. Cassander. ( V. Cassctndra.') ^iSAx,.,. , .7? Macedonia. (B) „ e e, all’n,- Cas-sàn-gi, Cassangei. Popoli dell'interno dell'Afri- C V S0 i lp " le della Guinea inferiore. (G) 7 > P ‘ti rieli a c 7°/ ^ as ' sa-no * Lai. Gassanuin. Città del Regno di Na- Lat. Cassanorus. Amica città del - L * Ss *noro la palabria citeriore. (G) r l 'Ifittn / r e Ge0 S-) Cas-sa-nò-ro. r Buenos- (Geog.) Cas-sa-pa-mi-nià-ni. Selvaggi della Rep. di tAss APASCA y> t CS ' (G), s csinn lttll ’ p as ‘ sa ;Pàn-ca. [Sf. comp.] Cassa a foggia di panca. Lat. •ito pe c i r ’ ' r ' MUeg. 82 . Ve lo presento quasi che un colorito fo c“ ailQV0 «He cipolle, le quali si tengon in piana terra, esut- . P a nche ^ n P tìn ^ a ? e nella cucina. Buon. Fier. f 2 • 7* E casse e cassa- " n,P? di « lionR - r s t: hiUc, t Litro come una cassapanca : Dicesi per ironia di chi e di- ^ 5 S4r s o aU hu-dus. ^ 5 ^ a ^sà-r, Gr. &pxbv<. ' e#ì do Crts^ a ". re ‘ ^ lt Cancellare , [così detto, secondo alcuni, perchè ff “mino / a ’ e f Hn P'irola scritta , s’ usava chiuderla in un panile Ilo- VatlTtr.^11 5 * e CtU fìUrt‘ft„x _„ __ _ iV Al. ^ nce| iare.i fPai ;- ‘.m linee j-appreseniano una cassa r . .o noi ire e *u « ire an 1 - 1 ' c ! le an '' ! ' dal Uit.cossiis vano, vóto, inutile, siasi formato Sl *f«Va / er C ln s 'S n - di Abolire. Nella legge if Od. de conte, emplione l,l, nov» 2. Ma ora fosse piacer di Dio, che così delle lor bugie a tutti intervenisse, come ad un frate minore, non miga giovane, ma di quegli che de’maggior cassesi era tenuto a Vinegia, {Altre edizioni dicono Cusesi; altre poi Case si, senza ordine nè senso nel periodo.')^') Cassetta , Cas-sét-ta. [Sf] dim. di Cassa. Lat. capsula, arcula. Gr. Kifivriov. G. F. 7 1. 115 . 1. Si ricordò di suo’ danari, eh* avea lasciati in una sua cassetta. Bocc. nov. i/j. lit. Landolfo ftuftblo ipipo- vcrito divicn corsale, e da’Genovesi preso, rompe in mare, c sopra una cassetta di gioje carissime scampa. E nov. do. i 3 . Vedendo carboni in un canto della camera , di quegli la cassetta empierono. 2 — Si applica nelle arti a Qualunque cosa che abbia qualche similitudine con una piccola cassa, eziandio senza coperchio.. E perù dicesi Cassetta a uso di sputacchiera, Cassetta con padellina da scaldarsi i piedi, Cassetta del cavalietto degli scardassici-! da riporvi la lana, (A) 3 — Quell’ arnese di legno clic si pone nel letto e nella zana , per guardia di non soffogare i bambini nati di poco. 4 Piccolo arnese di legno o di ferro, che serve per uso di accattar la limosina. % [E perù dicesi} in prov. Il guadagno va d : ctro alla cassetta, quatte do si scapila in vece di guadagnare. Lat . lucrimi in dctriinentum evadit. » Maini. 7. yS. E che quella per lui è una ricetta, Che il guadagno va dietro alla cassetta. (N) 5 — da cOLOsisAJA : * Ordigno di legno nei quale stanno i cestini ove' covano i colombi. (A) 6 —r d'api; Arnia , Alveare. Rucell. Orest. Att. 1. Questa un da poppa , e P altro dalia prora , Come se una cassetta d'api fusse , Con inirahil destrezza in mar gittaro. (P) 7 — ua spazzatura; Quell'arnese di legno con manico , dove si mettono le immondizie e la spazzatura. Lat. quisquiliarum receptaculum. 8 — * Dicomi anche Cassette que' Cassettini con maniglia o pallino che si cavan fuori , o si mettono ne' cassettoni , armudii e simili. F. Casse! tino. (A) y — T. de' carrozzieri. Quel ferro che fascia tutta la spalliera della cassa , a cui si ferma il mantice ; come pure a que'ferrini incavati , co’ quali sono fermati i conivamantici. (A) a —- * Qudla par te della cassa dove siede chi vi sta detiti'O , e serve per riporvi alcune cose. (A) 1 — Quella parte della carrozza dove siede il cocchiere per guidare i cavalli. 4 — Onde Andare 0 Stare a cassetta =s Guidare i cavalli. Lat. aitrigari. Gr. ^0 — T. da'giardinieri. Quei quadrati che si lasciano sparlili intorno intorno a'giardini. (A) } 1 — 7 \ de' magnani. Cassetta della serratura : Quella piastra con suoi lati rilevati , in cui sono compresi gl' ingegni. (A) > a — T. de mugnai. Quell' arnese che è sotto la tramoggia. (A) i 3 — T. degli stampatori. Cassette della cassa; Spai tintemi ove si ripongono separatamente le diverse lettere e segni per comodo del composito}?. (A) ?4 — (Idraul.) Ruote a cassetta : Quelle ruote , 0 ruoto/»’, nella cui circonferenza le pale son chiuse da due lati , e formano un recipiente che s* empie d’acqua. (A) i 5 — (Chir.) Lo stesso che Canale, y. §. 6. (A) io • (Milit.) y. Armamento del cannone. (Gr) 2 — y. Mina. (Gr) in — (Mario.) Cassetta da calcese: Incassatura di pià assi appiè degli alberi delle piccole navi. (A) Cassettaccia , Cas-sct-tàc-cia. [Sf ]1 pegg. di Cassetta. Lat. arcula vetus, capsula obsQieta. Gr. kxXcuov ki&ùtigv. 2 — Strumento fatto a foggia di cassetta , che percotendosi fa strepito , ed usatilo nel cantesciaie per ischerzo le maschere. Caìsettajo. (Ar. Mcs.) Cas-set-lù-jo. Maestro di far cassette, «—•, Cassettaio, sin. Lat. capsarius, eapsarum faber. Gr. xi$ojto'Xgiós. Quad. cont. Demmone per lui 4 fiorini d’oro ec. a Salvi cassettajo. Cassettina , Cas-scMì*na. [Sfi] dim. di Cassetta. Lo stesso che Cassetti- no. y. Bocc. nov . 60. 11. La quale aperta , trovarono ili un gran viluppo di zendado fasciata una piccola cassettina. SercfStar. Ind. 6. 225 . Portano in seno le forbici a e un pajo di bilancette in una cassettina di legno. Cassettino , Cas-set-tì-no. [Sm.] Piccola cassetta. — , Cassettina , sin. Lat. capselia , arceìlnla. Cr. r.t&ùncv. Fir. Lue. 3 . ‘ 3 . Io gli ho (gli scudiJ su 'n un rassettino , e non vo’ che la padrona lo sappia. 2 — T. degli stampatori. La metà della cassa , supponendola tagliata o separata nella sua lunghezza. (A) 3 — * Diconsi C.issettini quei ripostigli che si fanno talora dentro alle cassette o negli armadii. (A) Cassetto, * Cas-sèt-to. Sm. y. popolare che s'usa in luogo di Cassetta , e specialmente parlando eli quella che serve di sedere nelle carrozze e simili. (A) Cassettone . Cas-set-tó-ne. [Vm. accr. di Cassetta-] Cassetta grande, Lat. ingtns capsa. Gr. fiiycc tuf&vrtov. 2 — Oggi più particolarmente si dice un certo Arnese , o Masserizia di legname in forma eli cassa grande , ma più alta , dove sono co.- locate cassette che sì tir ino fuori per dinanzi ad uso di riporvi checche sia. [ yolgarm. Cantarano o Canterale.] Salvai, disc.1. ‘ìgf I ( i uali servivano di cassettoni e d" armadii per riporre le sacre statue. 3 —- (Agr.) pezzo di terreno un poco rilevato , e circondato da mw'o q mattoni ) ov e nei giardini coltivatisi fiori e piante aromatiche. (Ga) 4 — * (Archi.) Cassettoni diconsi i compartimenti rilevali del soffitto , che restano regolarmente incavali come cusse^ e che per io più hanno un rosone nel mezzo. (Van) Ca.^ìi. * (Gepg.) Antichi popoli dell'isola d'Albione. (G) CASSIOPA Cassia. (Bob) Càs-si-a. [ Sf. Genere di piante della decandria nia , famiglia delle leguminose , la cui specie principale , lat. ca . listala Lin. , è albero dell'Egitto e dell'Indie orientali > Hr^°to i delle silique della quale si adopera da medici a purgare • . s - legumi di delta pianta , quanto la polpa di esse, diconsi Cassia* ^ sia in bastoni o in canna è il nome farmaceutico de'legumi della ^ sia fistula , i quali sono cilindrici , da un piede e mezzo a piedi lunghi , un pollice s/wssi , e sotto una pellicola sottile , « * t numero di valutile trasversali J __ Hawi quantità di melagrane e di limoni, e alberi che fanno la f c J anZ a Folg. Mes. La cassia fistola è una medicina, della quale è 1 , ral e d'averne gran fruito. M. ALlobr. Appresso si conviene stcmp c * j* un'oncia di cassia fistola. Folg. Dio se. La cassia lignea, clic, color cangiante , cioè a dire nero e rosso, per l’odore rosato, *1 0 adoperata nelle medicine. >» Morg. 4 • E cassia c nardo e *^ a ed limonio. (N) fine , 2 — Dicesi Cassia tratta, quella che è cavata semplicemente dalle e Red. Cons. Polpa dt cassia tratta. (A) ^ 1 , 3 —■ In modo basso , Dar l’erba cassia Cassare , Licenziare. dimìtlere, missurn facere. Gr. ql^Uvxu Cecch. Esule. Cr. 4‘ 1 ’ pitan ci darà l’erba cassia, as { s Cassia. * JV. pr. f Lat. Cassia. ( In lat. cassia vai rete : io £*■' vai fratello o sorella, e cassa meretrice. ) (B) Cassiawa , * Cas-si-à-na. ÌV T . pr. f Lat. Cassiana. (B) Cassiamo, * Cas-si-u-no, Casciano.iV. pr. in. Lat. Cassianus. (App 31 ^ 1 a Cassio.) Giulio Cassiauo. Eresiarca del II. secolo , capo de U ^ — S. Cassiano. Maestro di scuola e martire sotto Dioclezia* 10 ' Giovanni Cassiano. Scrittore ecclesiastico del F. secolo (Van) a Cassuscer. * (St. Otb) Cas-sia-scer. Sm. F. Tur. Uffiziale ■ Turchi , che ha la soprantendenza delle carceri de' soldati. ( v ., c(r Cassida. * (Zool.) Càs-si-da. Sf Genere d’insetti dell ordine a . car - leopicri , una delle cui specie porta alle volte gran danno -, ciofì. Lai. cassida. (Vien da sincope di carduos edo che iu lat* fica: io mangio carciofi.) (Ag) Cassida. * (Geog.) Antica città deWIndie, (G) . z a ,aio Casside. * (Bot) Càs-si-de. Sf. Genere di piante i cui fiori qualche similitudine coll'elmo o celata degli antichi. Lat. C‘>» (Così chiamolia Fabio Colonna dal lat. cassi », idts elmetto.) ^ J at *- Cassidoma. * (Min.) Cas-si-dò-ni-a. Sf. Pietixi preziosa di cui §' tichi facevano de' vasi. (Z) , Qhi Cassiere, Cas-siè-re. [«S’/h.] Quegli che ha in custodia i danari^ ^ re zp.i posta con tutta la sua famiglia , a’ prieghi di Perseo , fra gli 4 — Mandare uno al cassone, {cioè ^ al sepolcro, ] unte Cagionargli la 2 K* ^ 3ss i°P e *« (B) (Van) morte , Ucciderlo. Lat. necare, vitam adimcre. Gr. <$Qvtvuv, f. .(Geog.) Cassiopoli. Città dell'isola di Corriva $ oggi il villag- 5 —* Quell’arnese in cui son posti i pesi del mangano, e che si fa r a 10 dl Cassopo. (G) * ' ‘ * '* • - /T7....X ^-Assiopba. rAc»n \ f'J a ; (Astr.) Cas-si-o-pc-a. Costellazione che tramonta collo Scor- $'J C v> e nasce GE .^; * -^V. pr. f. Lo stesso che Cassiope. F. Lat. Cassiopea. (B) p Vssi (Geog.) Città dell’ Epiro. (G) r. 0Pa * * (Geog,) Cas-sió-pc'i. Popolo abitante della Cassiopia. (G) Alban*' * (Geog.) Cas-si-ò-pì-a. Sf. Contrada dell' Epiro, oggi V Alta * (Geog.). Gas-si-ò-po-Ii. Lo stesso che Cassiope. F- (G) a _ *y Cas-si-ò-ti-de. Jy. pr. fi Lo stesso che Cassolide. F. (Mit) «_ (Geog.) Sf. Ant. contrada dell’ Asia nella Siria « — dell’ Afri - nell* Egitto. {G) C A :r E0 « * (Geog.) Cas-sì-pò-ro. Pie. cit. dell'Indostan Inglese. (G) ,, jj ^ u . IAR| 0- * (Geog.) Cus-si-qui-à-ri-o. Sf. Piume della Guiana Spa- * ì * un braccio dell’ Orenoco. (G) C Ass j S * (Geog.) Pie. cit. di Fr. nel dtp. delle Bocche del Rodano. (G) * (Geog.) Cas-si-tè-ri-di. Isole dello Stagno. Così da’Greci tir/ l - na !’ ans ^ ^ isole Sortirli;he — Durasi pure questo nome agli an- (lnici,> d della contea di Cornovaglia. (G) l . V ?V* DK0 > * Cas-$i-ve-là-u-no. N. pr. m. — Uno de’ piccoli re d' Casso v ™ 1 w '" to da Ces ™'e. (Mit) B'istof ' P aìle concaua del corpo, circondata dalle costole. F. D«nt / J* at ' capsus chiusura di pali ; c ciò per simiglianza di figura. ) teq^ 12 ' i21 ‘ vidi gente che di fuor del rio Tenean la p ra ' 1 | e ftucor tutto ’l casso. E 20. 11. Mirabilmente apparve esser SCe V0 [*? Ciascun dal mento al principio del casso. E 25 , 7 /. Le co- mai ’ e 8 a * nbc e ’l ventre e ’l casso Divcnner membra die non fur PaicP**v^ P ltr 8' 2 4; 72. Finché si sfoghi l'affollar del casso. Vegez. Scd’ 1 v T 80 # 110 che ciò che si ficca, passi il casso vitale. Burch. 2. f. Saldali ^ C * eco * comc & 8*’ inganni ? Sed’ egli è nudo , chi gli 3 della camicia dinanzi al petto. Liburn. Sclvet. 2. Berg.(firn) e il « V ^ to della lorica. Salviti. II. 4^4» Ruppe della lorica il casso; Ca Ss !. r S e ,Wò v intestina. (Pe) 9 nella (t m ' procede dal lat. cassus , ed ha i vani sigiti frati di Ainor ^i r °^ av Quindi vale ] Privo , Sfornitole simili. Pvtr. son. 253 . °miè ( ” a * uce 'Solido c casso. Boez. Farcii. 1. n. 2. Or giace, * 0fi L lu 'ftl'or lume casso, E di gravi catene avvinto il collo. Cas. h*nch ' ^ eu * la Quirino onde ella plori e gema La patria vostra , or a '*'‘Van° Sa C S °^ a 5 ^ s "° Bembo’ ignuda e cassa. x\ nnn .°* S. Agosi. Carnai. Riti. L’obbedienza senza la discre- 3 J! T e . cassa. 0 kmte'c 10 * 1 *^ 1 ' 0 5 ^P cnto * Dant. Inf. 26. i3o. Cinque volte racceso , e 4 — r p 3sso Lo lume era di sotto dalla Luna. ec. Ve r Cassato.] Bocc. Fis. 10. Nobile nell’aspetto si vedea loro ^ ar 5 c ^d n vista quasi ancor ridea D'aver a forza avuto da co- muovere innanzi e indietro per manganare. (Van) 6 —(Milit.) Spezie di carro coperto , con quattro ruote, tirato da quattro o sei cavalli , col quale si trasportano le munizioni de’ pezzi y gl' istromenti , i minuti arnesi , gli utensili da fochisti ec. Fe ne ha uno o due per pezzo che seguono i suoi movimenti (Gr) (N) 7 — (Marin.) Specie di baule collocato all' indietro della nave nella gran camera , e nella camera del Consiglio , che serve a tenervi rinchiuse varie cose. (S) 2 — * Cassoni di poppa : Quelle casse che sono fitte intcriormente alla poppa della nave . (Van) Cassonetto , Cas-so-nét-to. [A’w.] dim. di Cassone. [ Lo stesso che Cas- soucdlo. F.] Fit. Benv. Celi. 18. Questo fu un cassonetto ritratto da quello di porfido. Cassopo. * (Geog.) Cas-sò-po. Lo stesso che Cassiope. F. (G) Cassotide , * Cas-sò-ti-de , Cassiotide. N. pr. fi (Dal gr. casis fratello, ed olhe cura : Cura del fratello.) — Ninfa del Parnaso, la quale diede il suo nome ad una celebre fontana di Delfo. (Mit) Cassovia. * (Geog.) Cas-sò-vi-a , Kaschau. Città dell’ Ungheria. (G) Cassucia. * (Geog.) Cas-sù-bi-a , Cassubeu. Sf Amico ducalo dell Ale* Sf.., he Capsula, F. (A) ' r o. y 1 ~ un P er , che rea! dignitate Per istatuto avean cassa tra l fiald. Andy. Perchè e’fu trovato che avea dieci pondi d’ar- ''naì-n,.’ lle casso e cacciato. Tac. Dav. Star. 20 7. Queste false novelle Ca.w, *' V i 2 no ‘ Pretoriani dianzi cassi. lo; Sento ^A.ver entrarvi di poi di’ io sia ^■sos a ‘ (N) fre a . Gr !, [,9m d accr. di Cassa. Cassa grande. Lai. magna gran n *ri c .1 • «gmeriero g L°? e , _ — . . - _ fibit, j 0 '°t 53 G chiave del cassone, è andato in Toscana. Capr. sto lettn Cc - ° C ^ c se bl n.] Bosco di castagni. Lat. castauctum. JPallad. Il castagneto nuovo spesso si vuole scavale e lavorare. Am»-. Pule. Bec. 25 . Deh vientene poi cpii nel castagneto. 2 — [ E in sentimento equivoco e furbesco.} Cane. Cam. ’ìg-]. Chi vuol, donne, allogarci il castagneto cc., A far ciascit di noi sarà discreto Ciò che far si conviene. Castagnetta, Ca-sla-gnét-ta. [A/i] dim. di Castagna. Lat. parva castanea. 2 — [Nel numcm del più,} Strumento simile alle nacchere, il quale si lega alle dita, [ e rende suono al dimenar delle braccia, per lo percuotersi tra loro de’ diversi pezzi. ] Pros. Fior. 213. Io so che si friggono itifìno le nacchere o castagnette che si chiamano. Castagni.!. * (Geog.) Ca-sta-gni-a, Castagnatz. Lat. Pangaeus Mons. Catena di montagne tra la Macedonia e la Bomelùt. (G) Castag: ino , Ca-sta-gni-no. Add. m. Aggiunto del pelo dell' uomo, e del mantello del cavallo, di colore simile alla castagna. Dicesi anche Castagno. Lat. colore castaneae. 2 — -dgg. di Terra, e vale Del colore della castagna. Dav. Colt. 160. Per avere vino dolce vermiglio poni vigne , e non pancate , in terre castagnine, focajuole , assolatie, che sono sottili e calde , e gittan primaticcio. Castagno. (Bot.) Ca-stà-gno. [ Sm. Albero della monoecia poliandria famiglia delle amentacee , che ha il tronco molto grosso , terminato in cima, che molto si estende ; la scorza unita, gialliccia ; le foglie alterne, approssimate , piccinlate , l. incielate , bislunghe , lisce , con denti acuti a nervi, paralelli; ifrulli rotondi, vestili da un inviluppo spinoso detto riccio, co’ semi detti castagne, ricoperti di una buccia coriacea, scura, liscia. Fiorisce dal giugno al luglio. E indigeno de’ boschi montuosi dell Italia, della Spagna della Svizzera ec ., come pure dell’America settentrionale. Gli agricoltori distinguono i castagni domestici da' salvatici : de’primi si conoscono parecchie varietà , che si chiamano in Toscana Castagni marroni, carpinesi o carraresi , pastincsi, brandigliani, ballotti, fronzoli, rossoii e romagnoli. Il castagno selvatico ha il frutto ordinariamente più piccolo , e di men grato sapore. Lai. fagus castanea Lin., castanea vcsca de’moderni.} Gr. r.ierocvx.Bocc. nov.góf. Tra ulivi c nocciuoli e castagni, de’ quali la contrada è abbondevole. Cr. 1. 11. 6. Il castagno con maravigliosa saldezza dura nc’campi. Alam. Colt. i. 12, Dal robusto castagno, e salcio acquoso ec. Prenda i rami da poi che sian sostegno Alle sue membra. 2 — Castagno d’ India o Castagno cavallino. Nome che si dà dagli agricoltori a diversi alberi, ma segnatamente all ’aesculus hyppoca- stanum Lin., i cui frutti simili alle castagne , non possono mangiarsi , per la soverchia loro amarezza. La scorza del fasto e de’ rami non che i semi sono antifebbrili. (B) (N) Castagno. Add. m. Lo stesso che Castagnino. V. Castagnola. (Zool.) Ca-sta-gnò-la. Sf. Specie di pesce spinoso, così detto dal suo colore castagnino, e che ha qualche somiglianza col pagam. Lat. sparus chromis Lin. (A) (N) 2 — (Marin.) Pezzo di legno fatto a uso dì bietta, il quale s’ inchioda sovra un altro legno, come antenna, albero , o simile , per dar volta a’ cavi. V. Tacchetto e Galloccia. (S) Castagnoleta. * (Agr.) Ca-sta-gno-lé-ta. Sf. Castagneto di virgulti o ponine di castagno, che si coltiva per legname da lavoro. (A) Castagnolo , Ca-sta-gnò-lo. Add. m. Simile a castagna, Del colore della castagna. — , Castagnuolo, sin. 2—(Agr.) Fico castagnolo 0 castagnuolo, è una sorta di fico così detto. Frane. Sacch. ncv. tiS. Avendo in un suo orto un bel fico castagnolo. Castagnuolo , Ca-sta-gnuò-lo. Sm. Legnetto di castagno, lAsta o bastone o sìmil pezzo di legno per diversi usi, comunemente di castagno, perchè il legno di quest' albero è saldo, tondo e liscio, e però altissimo il tal uso. ] Lat. lignum e castanea. Bocc. ncv. 77. 28. Se non che per cotali scale di castagnuoli, che vi sono, salgono alcuna volta i pastori. M. V. 11. 3. Li feciono volgere pir Mercato nuovo, per Porta rossa ; e, come poco avvisati , non fcciouo prima levare i castagnuoli delle tende de’ fondachi. 2 — Dim. di Castagno. Piccai castagno. 3 — (Marin.) Castagnuole. V. Pasticri. (S) Castagnuolo. [ Add. m. Lo stesso che } Castagnolo. V- Burch. 1. 55 . E facevan fra loro un gran consiglio Di far dar bando a’ fichi castagnuoli. E 2.3. E del resto toi fichi castagnuoli, Colti senza picciuoli. Belline. 2-fi. 0 albo, o castagnuolo, o pur brogiotto. li 2—[Per similit.} Fr. Giord. Pred. S, Questo castaido siamo noi! ? Angeli non sono castaidi, perocché compiono l’ ut:eia loro e ro castalderia in un batter d’occhi. E appresso: Gli uomini che b al no ricchezze, non son loro , anzi l’ hanno in castalderia. >t Castaldione, Ca-stal-dió-ne. [A’m.] V. A. Castaldo ; e per lo più “ c staldq de’ grandi signori e de' principi. Lai. praetéctus doinus. ‘f 01 *’’ V?sc. Fior. 453. Aveva fuor del Visdomino il Vescovo per suoi P*“ prii ministri il visconte, il castaido, ovvero castaldioue e sinisca‘ c ! e forse alcun altro, i quali, per mio avviso , più erano aneli c ss nella cura del temporale impiegati, che nella parte dello spirito- . Castaldo , Ca-stàl-do. [A’m.] (Juegli che ha cura e sopranlendeazu negozii o alle possessioni altrui, che noi oggi diciamo Maestro casa o Fattore. Lat. villicus, castaldia. Gr. gÌx.OVQ[A.QS. ( V. Gustalo «d Bocc. Nov. 21. 5 . Anzi mi pregò il castaido loro, quando io i“ c . venni , che se io n’ avessi alcuno alle mani, che fosse da ciò, ohe gliele mandassi. Sen. Pist. Il panattiere mio non aveva fior di pane, 111 e’11’aveva il castaido e’l lavoratore c’1 pigionale. .... 2 — [ Guardiano semplicemente. ] Cr. 1. 7. 6'. Potranno nel P rc . luogo co.-i disposto far dimorare un guardiano , il qual si c ^ ial castaldo. d 3 — * Nelle case religiose, negli orfanotrofi e simili, dicesi Colui cui liffizio coirisponde a quello di massajo e fattore di città . (“/ 4 — Maggiordomo, [Ministro in corte o simile. In questo sign. è 1,0 . antica. ] Coni. Par. 6. Ramondo Bcrlingbicri , conte di Provenza , trovò avere quattro figliuole femmine, e nullo erede maschio: aV uno castaldo universale per nome Romeo ec. 5 — Giustiziere. Cavale. Med. cuor. i3. Conciossiacosaché al giudice a r partenga di dar la sentenzia contea il malfattore, e poi comandi c ^ si metta ad esecuzione per gli castaidi e per gli ribaldi, chiunque si presuntuoso e impaziente, che dice : 0 Dio , uccidi e pericola a persona ; par che si faccia giudice in luogo di Dio, e di Dio f aCC1 castaldo o ribaldo chi li dice che punisca il malfattore. (V) 1 6 — Chi conduce, guida le salmerie de’ muli, asini ec. Frane. Sacc • nov. i 52. Bergamino da Crema, castaldo della salme-ria del magui jC Stgiiore di Melano. ( Prima avea detto di costui : Uno che tutte some del signore conducea. ) (V) , 7 — Per metaf Messaggiere , Inviato , Ministro. Vii. SS. Pad. 1- Quando vengono gli Angeli buoni e rei, come castaidi di Dio, a traf Paiiinia del corpo. (V) . . Castalia. * (Mit.) Ca-stà-li-a. ZV. pr. f. ( Dal gr. cavsis ardore, v bre ardente , e talao io soffro.) — Nàfa amata da Apollo, d *l u la trasformò in fontana. (Mit) 2—* (Geog.) Città dell’ Asia nella Cilicia. — Celebre fontano f t Focide , consacrala alle Muse. — Fontana et Asia vicino ad A lltl chia nel sobborgo di Dafne. (G) (Van) , Castalidi. *(Mit.) Ca-stà-li-ili. Add. f pi. Soprannome delle Muse, VO. dalla fontana di Castalia, eh' era loro consacrata. _, Casta lie, Castalie.* (Mit.) Ca-stà-ii-e. Add. f. pi. Lo stesso che Castalidi. FO'J CAsTALio.*(Mit.) Ca-stà-li-o.ZV.pr.m. (fi.Castalia .)— Figliuolo dello D" ’ re de’ contorni del Monte Parnaso , padre di Castalia. (Mit) Castalla. * (Geog.) Ca-stàl-Ia. Cit. della Sp. nel R. di Fa'erizaA . f Castamesa. * (Geog.) Ca-sta-mc-na. Lo stesso che Castainuni. F ■ (,‘ t . Castamente , Ca-sta-méii-te. Avv. Con castità , [ Pudicamente 1 ‘ ■ | a mente.} Lat. caste. Gr. iyvivs. Maeslruzz. 1. 17. E da indi converrà vivere castamente. » Salviti. Itm. Omer. Allor te, ritor, le dee Con bell'acqua lavaro castamente. (N) Casta munì.* (Geog.) Ca-sta-inù-ni, Kastemoni , Castamena. Lat. Gcr nicopolis. Città deità Turchia asiatica nell’Anatolia. (G) fg- Castanite. (Min.) Ca-sta-ni-te. Sf. Pietra argillosa , del colore e J ma della castagna. Lat. castanitcs. (A) . Castanovizza.* (Geog.) Ca-sta-no-vìz-za,Castanowitz.Cii. della CroazifS. Castavos. * (Geog.) Ca-stà-vos. Città dell’ America merid. nella G u i‘ olandese. (G) gp. Castel. * (Geog.) Antica contea dell’ Alemagna nella Franconla- ' tà del Gran Ducalo di Assia Darmstudia. (G) , , J c l Castelbranco. * (Geog.) Ca-stel-bràn-co, Castello Branco. Ciào Portogallo. (G) Castelbuono. * (Geog.) Ca-stcl-bnó-no. Città della Sicilia. (G) q s . Castel dell’ Ovo. * (Geog ) Uno de’ forti di Napoli, detto p nre tulio Lucullano. (Van) . , J c l Casteldisangko. * (Geog.) Ca-stel-di-sàn-gro, Castel di Sangro. CUtu Regno di Napoli nell’ Abruzzo ulteriore secondo. (G) r file Castel di Volturno. * (Geog.) Castelvolturno. Città del Regno di poli in Terra di Lavoro. (G) _ . c }i- Castelduranti. * (Geog.) Ca-stel-du-ràn-ti, Castel Duranti. Pi£ c0 tà degli Stati della Chiesa nel Ducato di Urbino. (G) ...n) Castel-fiorentino. * (Geog.) Piccola cit. di Toscana sull Elsa- Castelfranco.*(G eog.) Ca-stel-fràn-co, Castel franco. Piccola ctttu Regno Lombardo-Veneto nel Trevigiano. (G) .. c [(. Castelgandolfo. * (Geog.) Ca-stel-gau-dól fo, Castel Gandolfo- P‘ c - o piuttosto Borgo della Campagna di Roma presso Albano, (w Castel genovese. * (Geog.) Lo stesso che Castel Sardo. V. (fi) q x . Castella. * (Geog.) Ca-stél-Ia. Sf. Dosi è chiamata dall'Ariosto < a stiglia. V. (N). _ „i. pegg. di Castello. Doni - ■* n Castellaccio , Ca-stcl-làc-cio. Sm. Bere -.- ---.-, - r-o - - - . —• o- (Miu) ' ” -. /fi) Castagnuzza , Ca-sta-gnùz-2a. [Sf] dim. di Castagna. Castagna piccola Castellaccio. * (Geog.) Pie. cit. del Regno di Napoli nel Pruffi „ 0 r-^ Frane. Sacch. nov. i85. E per recare per miseria sei castagnuzze da Castellamare. * (Geog.) Ca-stel-la-mà-re , Castello a mare. Citta Cascia , gli venne comprata 1 ’ una più di venti soldi. ■ / r " a; v . re - ' • ' Dei . V n stài ,l n C JP AI SS - .r - 1 .1 - TVTjr dà Castalda, Ca-stàl-da. Sf. di Castaldo. Propriamente Nome che si ne ’ monasteri e conserealorti a colei il cui liffizio è di avere m, custodia le suppellettili del monastero. N. Castaldo. (A) Castalderia , Ca-stal-dc-rì-a. iSf] V uffizio del castaido in una possessione: ogg^ Fattoria' Lat. villicatio , ^economia. Gr. oikqvphx- to del'a prov. di Napoli , edificata sulle rovine di Stabuli P e1 chiamasi anche Castellamare di Stabia. — Castellamare di tu della Sicilia. (G) . . Castellana. * (Geog.) Ca-stel-là-na. Città del Regno di Napoli v* V 1 di Terra di Bari. (G) ^ in Castellana. [ Sf. di Castellano. 3 Frane. Sacch. nov. 21S. & l1 S Mugfllo, contado di Fu- n aliente. V.AST, CASTELLANE cazc, una giovane castellana vedova c assai CASTELMENDO l 27 delle Basse Alpi.{Qì ) governo di castel - ^^“•^•‘(Gc^OCa-slel-lù-ne.C/V.rfi Fr. nel d/p.d lo C Sf.l Podesteria «i castellano. —, Castellani , sin. ] Aat. oppidi praefe- jn un 1 Praefectura oppidana. Cron. Veli. 5 g. Ebbe altri uficii di co- bisos’ 6 r>0desterie e castellanerie. Frane. Sacch. nov. 63 . Avendo Dalv^ 1 ' 0 ’ ^° rs . c I >cr andare in casteUancria, -di far dipingere un suo si eh** 6 ’ SU '“ l °. n ’ ai ? d ° a, i'> bottega di Giotto. G. V- 7.17. 2. E questi j, cr -, lain j* van P i consigli opportuni , e in quello si davano le castella- (, e dignità , e uficii piccoli e grandi. ( Così leggono i buoni testi Costei na » e non castdlerie come lo stamp ilo. J di /\/ tóE , TA ' * (Gcog.) Ca-stel-la-né-ta. Lai. Castani. Città del Regno C,*l a P ol ‘ in prov. di Terra d’Otranto. (G) Cistbi., 4 * 1- * (Gcog) Ca-stel-là-ni. Popoli della Spagna. (G) stesso*^ ’ Ga-stel-la-nì-a. [A/ì] Ufìcio e dignità del castellano. [ Lo Caste, . Castellancria. Vf Lat. arcis praefectura. Or. (JforpapxG. «so r N0 ’ Ca-stel-là-no. Sm. Capitano di castello, o Signore di al cu ' D j .*• accis praefectus. Or. ^poifupxps. G. V. 7. t 4 l- i - E per te 0 dlsse > per baratteria de’castellaui che non vi tcucano la geri- tor re . e . ran pagati. Filoc. 6. fS. Quivi abita un Arabo , da cui la ij' 1 g chiamata la torre dell’ Arabo , castellano di quella, lisce, nov. r e poon essendo la fortuna contenta di averla di moglie di un dcc reto dlven ‘ le amica d’ un castellano. G. V. g. 3 1. Si fece un Eucca SOtt ° ® ran P ena » c * ie nullo cittadino , che avesse prigione a 60 ’,.P?* esse esser castellano di nullo castello. Rem. Ori. 1.26. 'JrS 1 * e di det t0 L ora d i molte castella o di molta regione.] G. F 7. v/v. 1 . 11 Gascntiri*^' llnars l° fu un grande e savio tiranno, e della contrada tra o •— Abìt-u C E°magna gran castellano , e con molti fedeli. non. izgjqà* castella. Lat. oppidanus. Gr. srodrr,;. Frane. Sacch. Stellali' , : castello di Pietrasanta, in quello di Lucca , fu già un Ma p^i'* abitante in quella, che aveva nome Vitale. M. V. 2. 1 2. ra > aventi * Barberino, antico castellano e de'nobili di quella ter- dt '*l’oste ° * a Ede rotta al Comune di Firenze , se n’andò al capitano , Patto P ’ e san ? a consiglio de’suoi castellani a suo vantaggio trasse 4 * /gj cendè castello a' nimici. . Ionia . •) Titolo di dignità senatoria nell’antico Regno di Po - Gistei. tA» r *? ,e “ 'l u 'dl° di Palatino. (A) c asteii 0 °r '"dà. ni. Di castello , Simile a castello, Appartenente a si avvidono*^• jastellanus. M. V.6. 61. Per modo, che in breve tempo C* S ' poca terra castellano , Ed io son conte e senator romano. ha. j, Co IIIJ ;, C ^ c * a loro città era divenuta una terra solitaria, castella* cc “. Bagn. Muraglie che chiamano castellane. tutu tu *\l Èa-stel-là-re. [Vm.] Castello ravin C0l > ishut- r- 9 - 3 oì. 1. Venne in sul castell Porre u „'°, fe “ riporre. M. V. j®' /"'• m - Lat. Castellanus. (B) r. ®at'do * (Gcog.) Ca-stel-la-ra-go-né-se. Lo stesso che Castel .. • _ . .. fl ,. • ovinato. Lat. castellimi di- castellare del Montale, e quello r-tre Un f. - in, r . io. gg. E in su quello castellare fe’ ^gionj eh l0r ^ e Castità. Borgk. Fesc. Fior. 53 fi. Comperò ec. tutte le tot* che f * cora P e levano loro al castellare di Qnona : il che coufer- p tifica a buon* ora disfatto il castello; che questo ci si- P^ola che egli usa di castellare, ouZdù, ( i. rClle P Ca-stel-là-ri-o. _ Sin. V. L. Uffiziale deputato r c a s ltlt ar ; lcl d"' serbatoi d’acqua ed alla distribuzione di essa. Lat. v ‘"ita , J, ’ Ga-stel-là '-iste, Ci, Stat, degli P ^ e gno / ir (Gcog.) Ca-stel-lc-ó-ne, Castel Leone. Piccola città del * ST 6i.t.E TT ’, ’' le i Cremonese. (G) filetto, q’ Ea-sld-léi-ta. [ S/i dim. di Castello. ] V. A. V. e di’ Ca- f,‘ or uo il’_„‘ , 3 . y. 3. Di quelle due castcllctle e d’altre ville din- v 'Cst Eliet Popolarono. ^ll uccir p i .Ca-stel-lét-to. [Vm.] dùn. di Castello. — , Castelletto, Ca> 6 . fi ^ Lat. oppidulum, parva arx. Gr. /six-pòv tfpoipior. Baca. ?"C 83^ ^ vedeva un palagio quasi in torma di castelletto. Nov. *cvatojo. Q '~'}£ avca un bello castelletto , con belle fisse, c ponte i piam o h il ,0 ‘ Ga qual bastita teneva più di sei miglia ^ ^*tri battifoiij a Parte del monte , tra le castelletto d’ intorno , e ®*8no comn ^ generale delle arti , che si applica a qualsivoglia in- * >1 ' ( cc&. ( j e££ P os t 0 di varie parti di legname o ili metallo , a guisa di ’i^nsi a i . ^concia a condili re alcun lavoro , o a 3 — Stri* 1 ' 6 di $e, altri ingegni, (A) contenere . llt^ e J girata €,it0 '^ L ( e S no t c'Àe tiene ferma la canna di ferro, la a dc>n Pt .„ t a Vla d'una urna ruota, buca ogni sorta di pietra CO " ti-um. co, ‘ peréto. Baldin.\ A) ’ S °^tiene ; ni ° d L f on 'o di piu grandezze , che fìtto in liti bari- Ir/ ^ I &lrufyj l0te{ j} rn,ne i con che sì lavorati pietre dure. Baldin. (A) S(l per fj. 1U ° & feiTo con una ruota d'acciajo , che serve per c P ^ a *r. P l f re i coir aiuto d'altri strumenti, come cannelle , <4 Stvnml l l ' Baìdin ' C A ) rp c °>'nici di nC ° Sferro in forma dì strettojo^ col quale si dà l’onda ìf Wl ° * e ' ?let( dlq ; e talvolta vi sì accomoda la filiera per tirar le cui* 110 s ffo s °pra un banco piano per mezzo duna forte 6 filmano ]\T^ am ,. e ven gono fortemente strette da una campanella hu f( ^gegoi cAe vieti forte tirala da un argano.Baldin.( A) Se, t'cu Ur(i a castelletto, chiamatisi da' magnani quegl’ ingegni di *i c dea) ' l l inn ° un ago che gira colla chiave, (À) «i rinfilo l e ft f) fi ecc ll f l ‘ Caslcllettu da stampare : Ingegno con cui $ ì 'anii,j ì , lete \pd anche Quell’ingegno con cui si conduce, e ura olla mon ta. (A) Castellina , Ca-steMi-na. [A/^ Mucchio di tre noccioli con uno so - pra , del quale si vogliono i fanciulli in fare al giuoco chiamato le Castelline. 2 — * In sign, di Castelletta o Castelletto* Castigl. Corteg. 2. 2 *3. Il qual era assediato nella castellina del Duca di Catavria. (N) Castello, Ca-stéhìo. [A 'm, PI. Castelli e Castella.] Fortezza , Ròcca , Cittadella. Lat. castrimi, arx. Dant . In fi 22. 8. Con tamburi, e con cenni di castella. Ar. Far. 20. g 5 . Ove Aleria trovar, che fra i castelli Loro avea un legno apparecchiato innaoti. « Bemb. Stor. 10. ify. Il Papa cc. alcune castella già prese avea. (V) 2 — Mucchio e quautità di case circondate di mura. Lat. castellimi, op- pidurn. Gr. ‘fl'oXiff. Bocc . nov. 12. ig. Li tre masnadieri ec. , poco poi appresso presi, furono in quel castello menati. E nov.i‘ò.8.\\ quale messo s’ era in prestare a’ Baroni sopra castella , e altre loro entrate. E nov. 3 g. 2. E come che ciascun dimorasse in un suo castello , e fosse Pun dall’altro lontano ben dieci miglia, pure avvenne che cc. Dant. In fi /f. 106. \ emulino al piè d’ un nobile castello. E i 5 . 8. Per difender lor ville c lor castelli. E 33 . 85 . Che se il Conte Ugolino avea voce D’ aver tradita tc delle castella. 3 — [i'àg.] Castello in aria zzs Pensiero vano , Disegno malfondato. lE anche Ragione vana , Idea votai] » Dep. Dee. 2fi Confutcreb- bono i sofistichi argumenti , e , cerne li soglion chiamare i nostri, castelli in aria , di questi biasimatori. (V) Salvia. F. B. 1. 3 . 1. Castelli in aria; fabbriche di cervello senza fondamento, chimere, immaginazioni. (N) a — Onde in prov. Far castelli in aria ss Pensare a cose vane e difficili. Lat. inania meditar!, sommare. Gr. cvsipoNcXs'iv. Alleg. 3 . Ch’ <> bella cosa , ove nessun contraria , Siarsi nel letto , c far castelli in aria. Capr. Boti- Come può ben conoscere in sé ciascuno , quando , standosi talvolta in ozio , pensa c discorre seco stesso , facendo mille ghiribizzi e mille castelli in aria. Belline. Castelli in aria, c pur disegnali fole. Cecch. Donz. //. 3 . Anch’io talora fo castelli in aria. Salv. Grandi. 2. 5 . Conpsci tu ora , Fortume , ove volevan riuscire Gli andirivieni, e le ’nvolturc, e i tanti Castelli in aria ? 4 — (Mecc.) Macchina per tirar sù pesi. 2 — Macchina per ficcar pali : e si prende anche generalmente pef qualsivoglia macchina militare. Stor. Pist. 11 2. Le castella loro non poteano conducere alle mura per combattere. E appresso : Quelli dentro ordinarono d’ ardere le castella di legname del campo de’ Pisani. 3 — Macchina di legname per trasportarvi sopra alcun oggetto o per giugnere ad una certo altezza, r usar. Fit. Quest’ opera aveva messa sopra un castel di legname con un ordine di ruote sotto, le quali mosse da uomini dentro erano fatte camminare. (V) 4 — [ Ed in modo avv. A castello, dicesi di travi , di pali , o simili, incastellali, cioè incrocicchiali fra /oro.] M. F. 11 ■ 33 . Li quali con pali a castello c con altri ripari sollecitamente e di di e di notte puosono riparo. 5 — (Cliim.) [Castello della stufa : Parte superiore della stufa da stil- lare.2 Red. Esp. nat. 27. Pio fatto stillare la vitriuola cc. ilei castello della stufa con orinali c di vetro c di terra invetriala. E 2g. L’a- cque poi, che si stillano nel castello della stufa cc., quasi tutte generalmente sogliono intorbidare. 6 — (Ar. Mes.) T. degli oriuolai. Castello dell’ oriuolo : La riunione delle due cardie fermale sa i colonnini , che comprende tutto il meccanismo dell’ oriuolo. (A) 2 — T. de’ manifattori di tabacco. Così diconsi più órdini di telai ad uso di prosciugar al coperto le faine di tabacco. (A) 3 — T. de’ tessitori, setaiuoli ec. Nome che si dàalcorpo deltelajo, composto di panconi, o ritti davanti è dietro, traverse , o catene 0 stramajuole , e piede. (A) 7 — (Marni.) I castelli sono i ponti più elevati nelle navi, ai quali manca la parte tra l’albero di maestra e quello di trinchetto ; onde vengono a farsi due mezzi ponti , che sono a livello tra di loro, de’ quali uno si chiama Castello di poppa o Cassero, /’ altro Castello di prua. (S) 2 — di poppa o cASSEPo : Principia dagli stili di poppa, e termina ad alquanti piedi sul davanti dell’ àlbero di maestra nelle navi maggiori, e allo indietro di quest’albero nelle navi minori e tirile fregate. (S) 3 — di prua : Comincia dalla boccaporla della camera delle sartie , che n è interamente coperta , e si estende verso il davanti delta nave sino al parapetto della costa ultima a prua. (S) 8 —* (Archi.) Castello d’acqua : Edificio per ricevervi le acque portatevi da’ condotti , ed indi dividerle in diversi canali , e distribuirle per diversi usi della città e de' giardini ; e talora si suole abbellire con cascate d’ acqua , e ridurlo a fontana. (Mil) Castellon-de-la-plana. * (Gcog.) Cit. di Spagna nel R. di Valenza. (G) Gasteulotto , Ca-stel-lòt-to. [6Vn.] Castello dì qualche grandezza e considerazione. — , Castiglione , sin. Lat. oppidum. Gr. zcóKu. Stor. Eur. 6. i 32 . Avendo esso tolto per forza ad un conte Erloino Pic- cardo un suo castellotto , colui ricorse al duca Guglielmo, e Guglielmo al re Lodovico. Castelltjccio , Ca-stel-lùc-cio. [òV/e] dim. di Castello ; [io stesso che Castelletto. V -1 Lat. oppidulum. M. V. 3 . 38 . Il castello ed il castellacelo de’ Benzi erano forniti e pieni di ponti alla difesa. 2 — Castellucci in aria, e Castellucci assolutamente = Assegnamenti o Disegni di cose che non possono riuscire. Salv. Grandi. 2. 2. Alcuno Lo pastura d’ umor di poesia , Chi di musica , chi d’alchimia , chi Di castellucci cc. 3 — Onde Far castellucci e Far castellucci in aria = Fare assegnamenti di cose che non possono riuscire. Lat. inania meditari. Castelmekdo. * (Geog.) Ca-stcl-mcn-do , Castel Mendo. Piccola città del Portogallo, (li). 128 CASTELNODARI C astelsodar». * (Geeg.) Ca-stel-no-clà-ri. Fr. Castclnaudary. Città di Francia nel dip. dell’ Aude. (G) Castelnuovo. * (Geog.) Ca-stel-nuò-vo. /mi. Castrimi novum, Neucastruin. Città della Dalmazia. — Uno de' forti di Napoli. (G) Castelnuovo di Garfagnana. * (Geog,) Città del Ducato di Modena , cap. della Gmfagnana. (G) Castelnuovo Scrivia o Tortonese. * (Geog.) Città degli Stali Sardi nella proa. di Tortona. (G) Castelpagano. * (Geog.) Ca-stel-pa-gà-no, Castel Pagano. Piccola città o piuttosto grosso borgo del Meglio di Napoli nella provali Molise.(G) Castelrosso. * (Geog.) Ca-stcl-i òs-so , Castellorizo. Lat. Cistliene, Cary- stus. Isola della Turchia asiatica sulla costa dell' Anatolia. (G) Castelsagrat. * (Geog.) Ca-stel-sa-gràt. Cit. di Francia nel dip. di Turno c Gaivnna. (G) Castel-Sant’ Andrea. * (Geog.) Forte presso Venezia che ne difende il porto. (G.) Castel-Sant’ Angelo. * (Geog.) Forte della città di Moina altrimenti detto Mole Adriana , dal sito fondatore , V Imperadore Adriano, che 1’ eresse per suo sepolcro. (G) Castel-Sant’Elmo. * (Geog.) Castello della città di Napoli nella sommità del monte che la domina. (G) Castel-Saraceno. * (Geog.) Fr. Chàteau-Sarpazin. Città di Francia nel dip. di Turno e Carolina. (G) Casteloardo. * (Geog.) Castel Genovese, Castellaragonesc. Città del- l’Isola di Sardegna. (G) Casteltornese. * (Geog.) Ca-stel-tor-nè-se, Castel Torncsc. Cit. della Marea. (G) Castelvecchio. * (Geog.) Ca-stcl-vcc-chio, Castel Vecchio. Forte degli Stali Sardi nel Genovesato. (G) Castelvetere. * (Geog.) Cas-tel-vè-te-re, Castel Vetere. Cit. del Megno di Napoli nella Calabria uh. prima , sulle ruine di Caulonia. (G) Castelvetrano. * (Geog.) Ca-slel-ve-trà-no, Castel Vetrano. Città della Sicilia presso le ivviue di Selinunte. (G) Castelvetiure. (Leti.) Ca-stel-ve-trà-rc. Questo verbo non che gli add. Castelvetrato, Castelvetresco, Castelvctrico i quali fumilo immaginali dal Caro nelle lettere, e valgono Usare i modi del Castelvetro nel censurare altrui, Censurato nel modo che il Castelvetro usa , Simile ai modi che il Castelvetro tiene ; si registrano nel Vocab., perchè altri, nell’esempio di ù mi’ uomo -, abbia discolpa ove in casi analoghi usasse di simile libertà. (B) Castelvetrato. (Lett.) Ca-stcl-vc-trà-to. Add. m. V. Castclvetrarc. (B) Castelvetresco. (Lett.) C-j-stel-vc-ti c-sco. Add. m. V. Castelvetrare. (B) Castelvetiuco. (Lett.) Ca-std-vè-tri-co. Add. m. V. Castelvetrare. (B) Casteria. * (Arche.) Ca-sté-ri-a. S/i V. L. Luogo in cui si chiudevano i remi e gli attrezzi delle navi. Lat, casteria. (Van) Castianira , * Ca-sti-a-ni-ra. N. pr. fi. V. Gorgizione. ( Dal gr. astios urbano, elegante, ed aner uomo.) (Mit) Casticarb , Ca-sli-cà-rc. Au. V. A. V. e di’ Castigare. Gr. S. Gir. f. Caslicare coloro che sono in peccato. Guilt. lett. 3. iS- Adunque cui castica, è d’amore corale ; e cui non castica , segno è d’ira crudele. (V) Castico. * (St. Mod.) Ca-sti-co. Add, c sm. Nome che si dà ad un Portoghese nato nell’ Indie. (Van) Castigamento , Ca-sti-ga-méu-to. Sm. Lo stesso che Gastigo. V. Mao Oraz. Merg. (Min) Castigaste, * Ca-sti-gàn-te. Part. di Castigare. Bocc. Vii. Dani. Niu- na è più orrida voce di quella del castigante. (B) Castigare , Ca-sti-gà-re. \_Alt. Lo stesso che ] Castigare. V. Lat. punire, castigare. Gr. np.uipùv. Bocc. nov. so. g. Maestro , assai bene e saviamente castigate n’avete della nostra presontuosa impresa. E nov. 85. <7. Io voglio eh* tu vi. venglù, e veggliilo, e castighil bene. » E Dant. Infi. 5. Pcrch’ io dissi : maestro, chi soli quelle Genti che l’aer nero si castiga ? (P) 2 — Per meiaf. Domare, Assottigliare, Vincere. Fav. Esop. »5y. Col mio forte dente (parla la limaj ec. castigo la grossezza di ciascun ferro, appianando qualunque aspro. (V) - Castigare diff. da Punire. 11 primo è meno forte del secondo. Si castigano i falli ; si puniscono i delitti. Un padre castiga amorevolmente i suoi figli ; le leggi puniscono i malfattori. La Punizione è da pena , e non va mai disgiunta da questa idea. Il Castigo mira a correggere il colpevole ; e la punizione a spaventare gli altri con 1’ esempio ; e però ogni p^na capitale è punizione e non mai castigo. Inoltre Castigare viene anche adoperato per riprendere , per ammonire talvolta severamente , talvolta con piacevolezza. La buona commedia castiga ridendo i costumi, non li punisce. I leggiadri motti castigano soavemente gli uomini e non li puniscono. Di qui il modo di dire figurato : stile, idioma castigato cioè regolato, corretto ec. Finalmente -Punizione ne’suoi effetti è pena nel corpo, nella roba, nell’onore; Castigo c leggiera pena, talvolta nel corpo o nella roba, ma non mai nell’onore; ed e tanto leggiera , che si contenta per lo più di parole. Castigato, Ca-sti-gà-to. Add. m. da Castigare. V- — , Castigato , sin. Lat. castigatus ,' punitus. Gr. . . . , Castigatore, * Ca-sli-ga-tó-re. Verb. m. di Castigare. Colui che castiga. Tolom. leu. 3■ 87. Se voi volete esser troppo piacevoli giudici delle cose mie , permettetemi almeno clic io ne possi esser severo caCastigatoria,* Ca-sti-ga-tò-ri-a. Sf. V. Buri. Castigo, Punizione. Lasc. Cen. 2. nov. 8. 180. Disposero tra loro di darne al prete si latta castigatoria , che gli dovesse uscire per sempre lamore e il iuzzo della testa. (B) . Castigatrice , * Ca-sti-ga-trì-ce- Verb. fem. di Castigare. Colei che castiga. V. dì reg. (Van) . Castigazione, Ca-sti-ga-ció-ne. Sf. Lo stesso che Castigo. V. Gititi, lett. q0. pz. Dice Gregorio : occhi clic colpa chiude , pena lì apre. CASTO Onde esso benissimo Magno , de’ suoi amico, mette castigazione 6lCC ° me luce, nescienti e cicchi di essa allumando. (V) _ ilC 3 — Emendazione. V. L. Bemb. Star. 1. 11. Marniate fuori l e ^ castigazioni pliniane, opera di molto studio e di molta fatica, quel morbo , che gavocciolo si cniarna , soprappreso perì. (V) Castiglia. * (Geog.) Ca-sti-glia , Castella. Sf. Nome di due gW divisioni della Spagna , C una detta Vecchia , l’ altra Nuova, (y) Castic.liano , * Cu-sti-glià-no. Add. pr. m. Di Castiglia. (B) Castiglione, Ca-sti-gliò-ne. [Vm.] V. A. V. e di’ Castelletto. Fier. 5. 5. 1. Fortezze e castiglion cinti di fossi. Castiglione. * (Geog.) Fiume e pie. cit. del Ducalo di Lucca, -p cit. degli Stali Sardi. — Castiglione delle Stiviere. Lat. Las Stivcrorum, Castrimi Stiliconis. Pie. cit. del Megno L. V. nella pi di Mantova. — Città di Fr. nel clip, della Giromla. (G) _ . p Castigo, Ca-sti-go .Sm. Punizione. —, Gastigo, Castigazione, Gastigaw’ > Gastigagione , Castratura, Gastigatura, Castigatoria, Gastigatoja, La- . gaincnto , Gastigamcnto , sin. V. Castigare. Car. Long. Sqf. *f c ° a 1800, c. 25. Cercando col castigo di ridurla fila pecora) a pascer ]’ altre. (A) Galal. 20. Per non turbare i suoi forestieri , come egli grave castigo avesse meritato, cc. Car. En. ). 585. Ma se * , e mi Son pietosi, e se ponno , io spero ancora.Che da’ venti e dallo e dagli scogli N’ avrai castigo. (B) 3 — * (Icon.) Uomo di aspetto severo , che tiene un asce , una . j( - boia e sulle ginocchia un fascio di verghe slegalo ; vicino a veggono catene e strumenti di supplizio. (Mit) /g) Castillo. * (Geog.) Ca-stìl-lo. Pie. is. dell' Arcipelago delle An'.ùF' Castimonia, Ca-sti-mò-ni-a. Sf. V.L. Castità, Pudicizia. Lai. castim 0 Gr. ùyiuix. Liburn. Occorr. 7. Berg. (Min) . ^ Castimoniale , Ca-sti-mo-nià-le. Adii, e sost. com. Aggiunto che s‘ „, st dato ad un liquore, il quale si cavava dalle pere confètte nel sale - T ^ detto cosi perchè avendo poco spirilo, può impunemente esser y da que’ che amano la castità. Pitllacl. Eebbr. 2g. Fassi un uff di pere , il quale si chiama castimoniale. (V) • Castina. (Min.) Ca-stì-na. Sf. Nome dela pietra calcarea, che sl '• j t0 giunge ne’finii di fusione al minerale, massime allorché e ' argilloso. (Dal gr. cavsleon verb. di calo o sia ceo io brucio.) t Castine. * (Geog.) Ca-stì-ne. Picc. cit. degli Stali Uniti. (G) g 0! i Castissimameste , Ca-stis-si-rna-méu-te. Avv. sup. di Castamente. I grandissima purità d’animo , Con grandissima custodia pnl. rilà dell’animo e del corpo.'] Lat. castissime. Gr. à/pcrizois. ** s0 leu. 10. C islissiuiamente amare il Re de’ regi , amantissimo ^[Lir vostro. Serd. lett. 8/jg. Si congregavano cas.tissimaineate a s a,ltl i giorni di festa. Castissimo , Ca-stis-si-mo. Add. m. sup. di Casto. Lai. castissimos. àytÒTaros.Pelr.Uom.iU.Comc ciascheduno castissimo vecchio avesse 3 ( y, ( Castità’ , Ca-sti-tà. iSfi. Quella virtù per ia quale /’ uomo si as/‘ e,i Q f , ogni turpe libidine. ] — , Castitade , Castitate, sin. Lat. castd aS ' ^ àyvilx, trwQpGziis*. Tes. Br.tì. 3l. La castità si è bella cosa, P c ‘ c fyy ,{er l’noma si d,letta in quello che si conviene, c quando e quinto ’ ve e come. Bocc. nov. 17. tq. Oltre a questo , sommamente c • tandole a conservar la lor castità. E nov. y 5. 8. Dianora , c è atto di savia nè d onesta donna -il’ ascoltare alcuna ambascia' 3 ^ sU » così fatte , nè di pattovire sotto alcuna condizione con alcun 0 castità. Pelr. son. 225. Se non quanto il bel tesoro Di ch’ella adorili e fregi. E cap. 5. V’era con castità somma bel ‘ 3 ^pc- 3 — [Ogni maniera di temperanza.] Tes. Br. 6. 3i. Castitade e rameuto in mangiare c bere, e altre dilettazioni corporali. • p’.if 3 — * Tolde astinenza da’diletti sensuali. In questo sign. diC lSl voto di castità e simili. (A) 4 — * Fig. Castità di stile, di disegno e simili — Purità, “ piti, regolarità ed esattezza nell’osservanza delle regale. Aìgar. SileS' ^ì,, Chi per la nobiltà ed aggiustatezza dell’ invenzione , per 1° cas pel disegno , per la elegante naturalezza ec. (A) s ott° 5 — * (Mit.) Di questa virtù i Montani avean formalo una dea , il nome di Pudici .. .. ^ 6 .- 1 - (Icon.) 7 homani la rappresentavano sotto l abito (h f cittadina , con uno scettro nelle mani e dm colombe a pn-dn c q* è una donna vestita dì bianco e velala , che si appoggia ad UU* lonna e tiene un ramo di cinnamomi) nelle mani , ovvero u n e la pieno d 1 acqua. Altri aggiungono alcune monete a’suoi fanno in atto di schiacciare la testa di un serpente o di CLi sopra carboni accesi. (Mit) Castità diiF. da Continenza. La prima è una virtù morale ^ t ni :1 scrive delle regole per 1* uso de’ piaceri del senso. La seeond * go? virtù che interdice adatto T uso di essi. E come ognuno P i;0 ,® s {;ali .? re e dirigere siffatti piaceri , così la Castità è di tutti ^ pi 11 può esser comune a tutti gli uomini ; laddove la ConW^ IÌA, ^ e[J ie) propria del celibato. Taluno può esser casto senza essere c0h CA" e viceversa taluno sarà continente senza esser casto. k ;1 . ’ slitti si prende ancora per integrità di vita , illibatezza di Clì parità di costumi. Càstlegaiì. * (Geog.) Càs-tlc-bar. Città dell’ Irlanda. (G) v* fe 'c Casto. (Bob) Sm. Lo stesso che Agnocasto. Lat. agnus casW 5 * jogl* Gr. dyvos. Cr. 4> 4°’ Altri in verità cosi i vini condii -- 01 cardamomo ec. , silobalsamo, squinanti, casto. . n ie‘, Casto. Add. m. Che ha c< stita , [Pudico * Ritenuto , Con’ l,ì ■ posto a Lascivo.] Lat. ca.-tus. Gr. àynos. Bocc. nov. <9‘ mando con sarameuto , ninna' altra più onesta nè più cast<, . n l gi* 0 trovar di lei. Dant. Pur». 1. j8. Ma son del a rchio, ove poA r chi casti Di Marzia tua. Pe;/’. «m. <07. Fondata in casta tate, Contr’a’tuoi fondatori alzi le corna. . 2 — Bello. Dant. Purg.'òz. i3y. Quei che rimase ec. della P ,u j t > d' x? _ n . a Onde P° nU Forse con intenzion* casta e benigna. Buon. Riin . 6. P° vin , che di le piace , E eh’ ogni cor gentil Ki casto e p l0 * np rs CASTO ~ Piìro, Scevro da tutto dò clic offende la pudicizia o la modo / _ > ?Pposto ad Osceno. (A) Pu ' S 'Ì le ’ disegno casto = Puro , Regolato , Castigato , Terso, ne !^ ae °' C modo che s'usa da' moderni con gran forza di espivssio- tr ì ! 6 ,e ?^ enc non ubbia forse esempio in antico scrittore -, un tale genitali del castoro , e serve come medicamento ecci- o 0 ' wuispcnftnodico. ■—, Castoi'eo, sin.} Lat. castoreum. Or. xcc- l^rte r* -dMobr. Recipe sugo di porri, e latte di femmina ignal a. 5 Cas I°rio bollito con olio d’aneto e camomilla. Cr. 5, 35. diasi a } ^ a S 0n iorrea si. cuoca un poco di castorio nel sugo suo , e ^ As T0ri o * er £) '"■^Touo ’ (7 iy ' ^ aL Castorins. (B) nent c " }/> 0 ') ^a-stò*ro. {Sm. Specie eli mammifero anfìbio , apparto * *t'cast ■ Jrciine de roditori ed al genere dello stesso nome, che produce scuua fi e si Jùbbrica maravigliose abitazioni nell'act/uu; ha in aii- cinque rt *p C{ -‘^ a due demi anteriori abblirpuunenie acuminati-, a’piedi fa In c Ua .' e d lposteriorinolatorii, la coda piatta e squamosa. Gli si Castor c U n < ? za l ,er avere la sua pelle , di’ è preziosa , ed il castorio. — , A. q/ d lva r°, Bevero, sin.Lat. castor tiber Lin.) Gr.nitirwp. Fior. Vii't. sii p er uo ‘eai ajipropriure la pace al castoro , che è una bestia, il quale ?>re ° se Y lcne 3 tanto , - - . che j A 011 . 8“. suoi denti gli tronca , c giltagli nella vìa , acciò g.t ; n .^ ccl3 tori abbiano da lui quello che vogliono , ed egli riman- a__ . ^ no , -f M C3 -) Panno, Cappello e Guanti di castoro, si dicono il palili. c, ‘PP e do e’ guanti fatti col pelo o colla pelle di detto anima- castoruis. che essendo perseguitato non possa fug- dcpcrido dalle matematiche, come la cognizione delle castrametazioui ordinanze cc. (A) (B) Tassati.Pens.to.i /.Gugtieliuo Coul nel suo libro dell’antiche castrametazioui. (N) Castiuugola. * (Bot.) Ca-stràn-go-!a. Sf. Nome volgare della Scrofola- ria. F. Mattiol. (A) Castraporcelli, Ca-stra-por-cèl-li. lSost.com. comp. indecl.] Quegli che ■- I • . . I > - . .. r-_ a: - -:.-.:l.\l,--r.„ . n....... SI- ... * OeUo assolai. Castoro per Sorta di pannolano. (N) * ^ a_ slo-i ùc-cio. N. pr. m. dim. di Càslorc. V, (13) str A c . . Città della GaUiu oggi Gburtres. (G) '(ute* 'f ra * ca ' n 1 * Sost. coni. comp. indecL Coliti CA; c, Ai5 Tor A ^r( A . ASTa A( C(Ul bR7tn l| " slra "Cù- n ié Sost. com. comp. indecL Colui che castra i fabbri q 1 y lt, ^ 1tZ 5j. I profumieri a conciar gli ambracani, L’usario i 6Tiìa Cìs^ ÌI a »^ ZZac °rteiii, {nfino a'castra [torci e castracani. (B) ^eme r ClL!A * ' (Geog,) Antica città della Spagna , oggi probahil- AST *UF*eA ne tt’ Fstreiuadura. (G) 3 O nc il p' stra '^-ra.[A/i]Cus^^na, Ficaie per melqf. Atto ingiurioso. ^ Per carappo castra ^ ca “ Far le fiche. Pataffi 3. Tinnì fui castra fica c ^l Ca-slra-mc-ta'sió-ne. Sf. V~. A. Disposizione niG nto fi, Clu Sl pongono gli alloggiamenti militavi , Accampa - e LetL in^f 'rj ^ l >ovr(ì d campo. Lai. caslrainctatio* GaliL Mun. Pih-4 'y ?£ * i ' Cl ^'‘ ^ P'gmm'Ì i P a S• *35, Tutto quello che apers piuttosto beccai. n — Coltello dì cattivo taglio. [Oggi comunem. Castrino. 7 ^.} Castraporci, Ca-stra-pòr-ci. [Aoa£. com. comp. indecl.} Lo stesso che Castra^ porcelli, V. Cas. rim. buri. 1. 12. Barbieri, o castraporci, o cavadenti. Castrare, Ca-strà-re* {Atte n.pass.} Tagliare o Cavare i testicoli-, {e di cesi così dell’ uomo come dell' bestie.'} IaiL. castrare, evirare, virilia amputare , testes exsecarc. Gr. svvovx.tC.fw. G. L^. 5 . i~j. 2. E detto Cmi- gliebno fece ^accecar degli occhi,-e castrare. Cr. g. 03.1 • Ancora non si deouo fi vitelliJ innanzi due anni castrare. Pallad. Marz. 26. In questo mes^'c tempo ogni animale di quattro piedi, spezialmente i cavalli, si castrauo. M. F~. 6. 5/p Molti (cavallij ne castrano, die si mantengono meglio, e sono più mansueti. r Tav. Hit. Che, perchè tu dichi che se’ casto, non siete voi però castrato. 2 — * Castrarsi per far dispetto alia moglie =3 Volersi vendicare quando la vendetta arreca più danno asè che a colui che si vuol punirefh) 3 — [ Per esle/is. Parlando di castagne 0 manvni , J Intaccarli, acciocché non iscoppino quando si mettono a cuocere. Lat. castuneas fmdere. Gr. rci*s jc'ourrdvccs cw^ziv. Lib. cur. malati. Della qual cosa avrai esemplo nelle castagne messe sopra o sotto la brace, se non sie- no castrate, -Burefu 2. 22. Fa sagritìcio, e castra de’inarroni. 4 —Parlando delle arnie , vale Uccidere ima porzione delle pecchie, Pallad. Ott. i3: Di questo mese si castreranno l’arnie, cioè si trarrà il mele. (V) E y. 8. Di questo mese si castrano l* amie. E appresso: Castrorcmole, cioè, voterelle(t- , o e V '• Fa* re le castagne. (N) Castrataccio , Ga-stra-tàc-cio. l8m.} pegg. dì Castrato ; e qui nel sigiti del §. 2. di Castrato sm. iÀd. acquaio spado. Gr. $&v\Q'rrtJihMV. Menz t sai. •/. Se fosse un castrataccio avvezzo al lecco cc., Non avrebber gli scrigni la stanghetta. Castratsllo , Ca-stra-tèl-lo. Sm. dim. di Castrato, in sign. di Agnello. V . Gastrancdlo. Bertol. ? 5 . Sg.Berg. (Min) Castratilo , Gu-stra-li-no. •Sui. clini , di Castrato, per lo piti in sign. di Musico./GCastroucelio, Fag. Rim. Vorrei provvisionare Un casi ra li no almeno , e in dir castrato, D’ un musico pretendo di parlare. (A) Castrato, Ca-strà-to. Agnello grande castrato ,— , Castrone, sìn< L, at. aries castratosi. Gr. j iptos {-/.Tèr^iPvos. Buon. F'ier, 2. 3. 4- Ondosi tanti agnelli scorticati, Visti non ci ho , quant’ io vorrei, caslra- ti« Red. Ins. igo. Nel fiele o ne’vasi del fegato de’montoni o de’castrati. 2 — E Castrato chiamasi Colui eli è stato castrato, {altrimenti lumuco;] e Castrati diconsispecialmente i musici castvali.Tac. Dav.Aan. 6.121 . Mossero i Parli a mandare a Roma di segreto principalmente Sinnacc, di gran famiglia ec\, poi Alido castrato. « Vù . Piu.y5.Si vale anche di .questa voce f archigallo J Giulio Finnico , ma più universalmente per castrato. (V) Castrato* Add. m. da Castrare. Lat. castratns. Gr. swovx 05 1 twovxnrfhls. M. Aldobr. Carni di bestie castrate tengono natura mascìiilc e femminile. Frane . Sacch. rim. 4l' Lanterne c gufi , con fruson castrati. Barn. Ori. 1. 22 * 3y. Gridava il vecchio, di’ c 1 purea castrato; Questa è la cortesia, questo è l’onore? 2 —* (Bot.) Diconsi Stami, Pistilli castrati, se naturalmente od artificialmente hanno subita la evirazione , cioè che gli stami siano stati privati delle toro antere ed i pistilli de' loro stimmi. Bertoloni. (O) Castratojo, Ca-stra-tó-jo. Sm. Islrumcnto da castrare porci , vitelli ed altri animali. Pallad. 1. 4 *• Anche argomenti da Jiestie, cioè cantoni, castratoi di ferro, e palette , e follici da tohdere. (V) Castratore , * Ca-slra-tó-re. Verb. rn. di Castrare. V. dì rrg. (O) Castratrice , * Ca*stradrì-ce. Verb. fi. di Castrare. V . di regi ( 0 ) Castratura, Ca-stra-lù-ra. {Sfi} Li cas mire. {Lo stesso che Castrazione. Vi} Lat, casfi'atura, caslratio* Gr* 2 ■— La parte del Corpo ov’ù fatta la castratura. Pallad. Marz. 7. Le fedite della castratura s’ungano con cenere di sermenti , e con Schiuma d’argento. Cr.g. 63.2. La piaga della castratura s’impolveri con cenere di sermentoFe schiuma d’argento* (In questi due esempi pero fidi te della castratura e piaghe della castratura possono valere /èdite e piaghe cagionate dalla castratura.) Castrazione , Ca-stra-dó-nc. Sfi Operazione colla quale si estirpano i testicoli agli animali che li hanno } a’ fanciulli in Italia per avente soprani ; agli schiavi in Oliente por farne degli eunuchi c.tslodi «.in c lima i u« i miiu ; UHIU'U al Irò il figliuolo, se egli ha pccuglio castri $imo modo sarà il figliuolo, se T padre j Jo CASTREMÓNIENSI delie donne; ovvero in generale si tagliano per cagione dì malattia; o finalmente agli animali per impedir loro ai riprodursi , e renderli più grassi : il che si ja togliendo loro o i testicoli o le orafe, —, Castratura, sin. (A) 2 —* (Bot.) jVo/ne col quale chiamasi quella privazione naturale o artificiale degli organi essenziali al a generazione delle piante , cioè • delle antere e degli stimali. Bertoloni. (0) Castremoniensi, * (Gcog.) Ca-strc-mo-nièn-si. Antichi abitanti di Cash-emonio. (G) Castremdnio. * (Gcog.) Ca-stre-mò-ni-o. Lai. Castrameli inni. Antica cil. d' Italia , oggi Castro* V. (G) Castrense , Ca-s!mi-se. Ade/, coni. V. L. Del campo militare; fa o si acquista nella guerra .—, Castrese, sin. (Dal bt. casti campamento, onde castrensis pertinente al campo.) Targ. Fier lattia castrense. Cocch. Kit. Piti. Le guerre, gli assedii delle piazze, 1 lunghi castrensi soggiorni. (A) 2 — (Leg.) Aggiunto dato da legisti a quel peculio che alcuno guadagna per mezzo della milizia . Lat. peeuliuin castrense* Or. ro tcù (TT pxTcm'SGv. Maestruzz. 2. 11. 5. E questo medesimo è de’servi, de* religiosi, e de’ figliuoli che non hanno peculio Castrense. E 2.28. 2. li uno si è un pcctiglio il quale è detto castrense , quando da parenti , od altre |>ersone, si dona alcuna cosa per cagione di cavalleria, ovvero che egli se T acquista nella cavalleria. È 2. 3o. 1. Contro a cui è data l’azione del furto ? contro al ladro ec, Ancora il padre concastrense cc. ; e in questo inodore gl’ invola alcuna cosa del peciiglio castrense. 3 -— * (Arche.) Agg. di Corona: Quella che il capitano dura in ricompensa a* soldati per aver forzalo e preso un campo nemico. (Mit) Castrense. * iV. pr. m. Lat. Castrensis. (Dal lat. castrensis pertinente al campo, militare.) (B) Castrensi. * (Arche.) Ca-strèn-si. Sm. pi. Così chiamwvansi gli uffizioli del palazzo de* Cesari. Alcuni comprendono sotto tal nome tutti i servitori degli Augusti. —, Castrensiuni, sin. (Mit) Castrensi**!. * (Arche.) Ca-sticn-sià-ni. Sm- pi. Lo stesso che Castrensi. V. (Mit) Castres. * (Gcog.) Lat. Castra, Castrimi Albigcnsinm. Cil. di Francia nel dip. del Tanto. — nel dtp. della Girando. (G) Garrese , * Ca-slre-se. Adi/, coni. V. A. V. e di' Castrense. Vegez. 6 w di Caslruccio signor di Lucca. G. V. 9. òig. 2. Fece batter IU< J‘ |C piccola in Sigila, colla ’mprenta dello ’inperadore Otto, e cluau ronsi ì castruccini. 2—* E usato come add. G. V.10. ify. Molti Lucchesi della odia strucclila mandò a’confini. (Pi 1 ) f Castruccio , * Ca-strùc-cio. N. pr. ni. accoro, di Castoruccio, din- Castore. V. — Prode capitano del secolo XIV. di casa Ca st - raCl ’ ’ signore di Lucca, ec. ( 13 ) (Van) . ,q\ Castua. * (Geog.) Cà-stn-a. Città deltTllirió, cap. dell'anticaLibiirmà-K Castula. * (Arche.) Cà-stu-la. Sf V. L. Specie di tunica che ^ mane si mettevano immediatamente sulla pelle , e la quali si sotto al seno , e discendeva sino al malleolo del piede. Lat. ( as ( Voce derivata da castus, e valeva lo stesso che Camicia. ) (Mit) Casto lo. * (Gcog.) Cà-stn-lo. Lat. Castulum. Antica cit. della ^f a 0 nella Betica , oggi Cazzorla. (G) _ , c. Casuale, Ca-su-à-le. Add. com. Di caso, [Che è per caso, e n , ailt0ì 'e si è servilo di questa espressione per indicare un ha - ^tacovto a c tìle ^ P a, 'd del corpo. Pallisti. (A. O.) (0) Qitre del p ^ a *ta-còl-to. Add. m. V. A. [e inintelligibile , come tante politeti • aln ffi° i die dall' Alberti e dall' autore delle Giunte Na- ?a dalV./ f ‘ Colto bene } Sorpreso, Acchiappato, (parche yen* ^°P^app r ^' 0, !. e d' r ida del gr. cala sopra, e di colto , quasi, sopra colto, c ^acol+n 0, ^ 7* E chi è giunto, che vada carponi, Allora Cai, 4 <^tb a r g r ati - liato - r ane 0 ^ ' ja ’* a 'CÓm-ha. [Sf. piu usato nel pi.] Luogo sacro sotter - istituì^ U tombe , o Lungo sotterraneo convertito da' primi ae uso di sepolcreto. -— , Catacumba , sin. ] Lat. catacmn- ba. Gr. xoi/xyrypicv iTfcyuof. (Dal gr. cata giù, e cymbos ritiro, car ta. ) Boigli. Pese. Fior. 4 2 7 • E ’l corpo suo si ritrova nella catacomba di san Zanobi. F Lj.jt. A mezzo la chiesa aveano scale , parte die esodavano di sotto in quelle volle che oggi alcuni chiamano catacombe , cc. ( Gli autori delle Giunte Pcronesè ci fanno avvisali che nel Borgf}ini si trova scritto catacumba. ) Catàcobet/si. * (Arche.) Ca-ta-co-rè-u-si. Sf. La quinta parte della canzone de' Greci ne'giuochi pizii, durante la quale si rappresentai a Apollo ballando per la vittoria riportata sul serpente Pitone. (Dal gr. cata contro , e chorevo io hallo.) (Mil) Catàcoya. (Maria.) Ca-ta-cò-va. Sf. P. Pappafico. (S) Catacresi. (Uc*lt.)*Ca-ta-crè-si. Sf. P. G. Lat. calachrcds.’ Figura ret- torica , per la quale hi espressione propria ad un senso si estende ad un idlro che ha con esso una qualche relazione. Così fece chi disse : Luogo d’ogni luce mulo; silenzii della luna; brevi forze; cavalcate un asino cavallo ferrato di argento e simili. (Dal gr. cata contro , sopra, e da chresis uso, onde catachresis abuso. ) (A) (N) 2 — * (Mus.) Alcuni scrittori .Ialini intendevano con questa parola la risoluzione di una dissonanza in una maniera inusitata e dura. I musici pittagorici spiegavano con essa una serie di seste a tre voci , vale a dire accordi di sesta. (L) CATACRisTo.*(Terap.) Ca-ta-crì-sto. Add. e sm. P. G. Lat . catschristna. (Da cala per , e christos unto. ) Fpileto de rimedii che si adoperano per via d’ unzioni. (A. 0 .) Catactokjo. * (Mit.) Ca-ta-ctò-ni-o. Soprannome di un sommo pontefice d* Opunzia , il ipiale presedeva al culto degl iddìi infernali e terrestri. (Dal gr. cala £Ìù, e ethon , terra.) (Mit) Catacomba , * Ca-ta-eùm-ha. f. Lo stesso che Catacomba. P. Borgo. Pese. Fior. 5 y 3 . Si ritrovò il corpo di S. Zanobi , clic eva nella catacomba vecchia. ( La Cr. legge catacomba. ) Segner. Alanti. 7. 16. 1. I cristiani cercavano or le caverne, or le catncumbe. (V) Catacumbo. * (Geog.) Ca-la-cùm-bo. Fi.d' Am. nelgov. di Caracca.^ G) Catacumiso , Ca-ta-cù-mi-no. Sm. P. A. P. e die*Catecumeno. Ptt. SS. Pad. 2. 333 . Il diacano accomiatava li calacumim, cioè quelli che non erano bAttezzali. (V) Catacustica. (Eis.) Ca-ta-cù-sti-ca. Sf. P. G. ( Da aita contro, ed acu - sitcos pertinente all* udito. ) Quella parte dell' acustica , il cui oggetto è la scienza della ripercussione de' suoni , e specialmente dcl- L eco. — , Catafonica , sin. (A) Catadiottrica. * (Fis.) Ca-ta-di-òt-tri-ca. Sf Teoria della luce riflessa e della luce rifnitta. (Dal gr. cata giù , e da diottrica. V.) (Z) Catadiottrico. (Fis.) Ca-ta-di-òt-tri-co. Add, rft. P. G. Lat. catadiop- tricus. ( Da cata giù , e da diottrico. V. ) Che appartiene alla teoria della luce riflessa e rifratta. (A) Catadromo. (Afchi.) Ca-tà-dro-mo. Sm. P. G. Lat. catadromuF. (Da cata giù , c dromos corso. ) Così era denominata da' Greci quella corda stesa dalla parte supcriore del teatro verso l' inferiore , su cui correvano i ballerini da corda ; e significa altra macchina , con cui disceso taluno , rapiva e seco portava un altix >. P. Svet. in Ner. c. 11. (Aq) Cataucpa. (Geog.) Ca-ta-dù-pa. Sf. Poce de geografi , evale Cateratta , o Caduta d' acqua. E così gli autori latini chiamarono talvolta la gran cateratta del Nilo. Lat. caladupa. (Dal gr. cata giù, e dupos remore, onde caladupeo in romoreggio cadendo dall’ alto.) Targ.Piagg . Trovata questa catadupa, ne! tratto di molti secoli col continuo rodere si sarà scavato quel gran-fusione. (A) Salvia. Pros. Tose. 1. 334 - E* nostre orecchie son sorde ec. come quelle degli abitanti alle catadupe del fracassoso Nilo. (N) Catadupi. * (Geog.) Ca-ta-dù-pi. Popoli d' Etiopia che abitavano verso t'ultima cateratta del Nilo. (G) Cataea. * (Geog.) Ca-ta-è-a. Antica isola del golfo Persico. (G) Catafalco , Ca-ta-fàl-co. [Vm.} Quell' edificio di legname fatto per lo più in quadro e piramidale , che si circonda ai fiaccole accese , dove si pone la bara del morto. Liti, pegrna funebre. Gr. ttzìtt** iTterd^tov. ( Dal gr. cala sopra , e da pkacos vase di rame ad uso di riporvi le ceneri de’morti. ) Buon. Tane. 4 * 1 - Mi veggo a pricission pe’ cimiteri Per entro un catafalco andare in giosta. 3 — Palco fatto per gli spettacoli. Berti. Ori. 2. 1. 3 S. Giovani vaghi e donzelle ballando, Arcano il catafalco tutto pieno. Catafascio , Ca-ta-là-scio. P. che s‘ usa solo awerbial. colla pvep. À. Senz ordine , Alla peggio , come se si dicesse Tutto in un fascio. V. A catafascio. (A) Catafowica. (Fis.) Ca-ta-fò-ni-ca. Sf P. G. Lat. cataphonica* Lo stesso che Catacustica. P. (Da cata giù, e vhone voce.) (A) Catafora. (Med.) Ca-tà-tò-ra. P. G. Lai. cataphora. ( Da cata in basso, e phero io porto.) Specie di male letargico e soporifero , così detto perchè le membra cadono lasciate in balia al lor proprio peso. Primo grado del coma. (A) (A. O.) Catafoiuco. (Med.) Ca-ta-fò-ri-co. Add. m. Appartenente a catafora. Mazz. Hifi Dant. 1. 80. Berg. (Min) Catafratta! (Milit.) Ca-ta-fràt-ta. [ Sfi P, G. Propriamente V arma- dura del petto , e talvolta V armadura del petto e delta testa , e tutta intiera l'armadura grave. } Lat. cataphracta. Gr. ( Da cata contro , e phrasso ovvero phratto io munisco. ) Pegez. Àd- domandavano imprima le catafratte, cioè le corazze, e poscia Pel- mora. E altrove : La panziera sua, o la catafratta, o cerveltiera, o elmo sia ben forbito. E altrove : Non fu cura ^ niuno di render le catafratte 0 l’elmo a’pedoni. 2 *— (Chir.) Nome di una specie di fasciatura , dì cui si fa uso per le lussazioni o fratture delle coste , dette vertebre , delle clavicole , dello sterno ec. Essa fu così chiamata , perchè in qualche maniera rappresenta una corazza od armatura simile a quella che portavano i soldati romani chiamati Catafratti. (Aq) Catafratto, Ca-ta-fràt-to. [Add- e sm.]. P. A. Uomo d arme , [ lutto CATAFRIGJ1 coperto di ferro per difesa : MHh l3 2 CATAPELTA il!zi a antichissima e fuor d’uso.] (Trasse il nome dalla catafratta ond’era armata.) Lai. cataphractus. Gr. xarct'fppaucros. Segr. Fior. Art. Guen\ Erano molli armati, come gli nomini d’arme nostri, i quali chiamavano catafratti. 2 — * (Arche.) Negli eserciti romani si chiamavano Catafratti certi soldati a cavallo , i quali erano armali da capo a piè „ e coperti essi ed i loro cavalli di fèrro. (Van) 3 — * (Maria.) I Greci ed i Romani chiamavano Catafratte certe navi da guerra lunghe e coperte. (Van) ij — * (Zoo!.) Genere di pesci spinosi, così detti perche hanno la testa coperta di piastre larghe e dure, e delle lame longitudinali , due da ciascun lato del corpo .— I naturalisti dicon "Catafratto il corpo di qualunque pesce, allorché ha la pelle assai dura , e coperta di scaglie stivate, od unite fra loro , in modo che sembrano formare un sol pezzo. Leti, catapliractns. (Vali) (N) _ Catafrigii. * (St. Eccl.) Ca-la-frì-gi-i. Specie di eretici, così detti perchè i loro capi vennero dalla Frigia in cui molto prevalsero. Seguendo gli errori di Montano , lo riguardavano come vero profèta, e credevano che lo Spirito Santo avesse abbandonata la Chiesa. ( Da caia sopra , e da Frigii. ) (Ber) Cavale. Simb. i. fS2. Lo terzo c l’errore delli catalrigi , e pepuzani ec. (N) Catagisjio. * (Arche.) Ca-ta-gì-smo. Sm. F~. G. Lat. catagismus. ( Da cala giù , e hagiasma santificazione. ) Esequie nelle quali a maniera di sacrifico si abbruciavano incensi in venerazione de’ morti. (Aq) Catagma. * (Cliir.) Cu-tàg-ma. Sm. V. G. Lai. catagma. Gr. yxTxygx. ( Da calago io rompo. ) Frattura. (A. O.) Catac-matico. (Tcrap.) Ca-tag-mà-ti-co. Add. m. V. G. Lat. catagmaticus. ( Dal gr. catagmà rottura. ) Aggiunto di rimedii alti a risaldar le fratture , ed a promuovere ed ajulare- la formazione del callo. (A) Catagogie. * (Mit.) Ca-ta-go-gì-e. Aild. e sf. pi. V. G. Festa del ritorno. Cclebravasi annualmente in onore di Venere dagli abitanti di Elice , città della Sicilia, allorché ricomparivano i piccioni nell'isola. (Da cala sopra, cd ago io conduco; onde catagogia avvicinamento.)(Mit) CATAGor.ioKE.*(Mit.Gr.)Ca-la-go-gió-ne. Stn.V. G. Lat. catagogion. (Da cala contro, sopra , cd ago io insegno. ) Eesla in Efeso durante la quale gli uomini correvano per le strade vestiti all' antica , armati di grossi bastoni, portando le immagini de' loro dei, e sotto il velo della religione commettendo ogni nefandigia. Non si sa per qual ragione nè in onore di chi fsse instituita. (Mit) Catacrafe. * (Pilt.) Ca-là-gra-fc. Sf. pi. V. G. Lai. catagrapha. Così chiamavano i Gr eci le pitture in profilo , od immagini olblique inventate da Cimone Cleonco. (Da cata giù , e grapho io dipingo.) (Van) Catalano, * Ca-ta-là-no , Talano. N. pr. m. Lat. Catalanus. (Di Catalogna.) (B) ‘ Catalano. * Add. pr. m. Di Catalogna. Cr. alle V. Carico sost. e Perseverare. (B) Catalaunt. * (Geog.) Ca-ta-là-u-ni. Popolo della Gallia nella Seconda Belgica. (Van) Cataldo, * Ca-tàl-do , Catoaldo, Vellorato. (Dal gr. cata sopra, ed aldo io accresco. ) — Uno de’ Santi de'primi secoli della Chiesa , vescovo di Taranto. (B) (Van) Cataldo (S.) * (Geog.) Città della Sicilia. (G) . Catalepsia. * (Med.) Ca-ta-le-psi-a. Sf. V. G. Lo stesso che Catalessi. E. ( Dal gr. catalepsis detenzione. V. catalettico. ) (A. O.) Catalessi. * (Med.) Ca-ta-lòs-si. Sin. V. G. Lo stesso thè Catalessi. V. (A. O.). Catalessìa. (Med.) Ca-ta-les-sì-a. Sf. V. G. Lat. catalepsia, catalepsis. (V. catalepsia e catalettico.) Specie di malattia che di rilancio priva l'uomo di senso, e il fa rimanere in quella positura di corpo e delle membra , in cui si trova quando n’ è sorpreso , o in che altri lo mette. —, Catalepsia, Catalessi, sin. Pasta. (B) a — * (Bot.) Stalo di una pianta o di una delle sue parti che rimane sempre inclinala verso quel lato ove si vuole che stia. (Vali) Catalettico. (Med.) Ca-ta-lèt-ti-co. Add. tn, di Catalessi. Che è assalito dalla catalessìa, Che appartiene a catalessìa. ( Dal gr. cata sopra , e lepteon verb. di lambano io prendo. ) (A) a —- * (Lctt.) Agg. dato dagli antichi a que' versi che erano mancanti di una sillaba , per campiere il toro fine. V. Acatalettico. (Dal gr. cata sopra, e leipleon'ye rb. di leipo o sia lipo iomanco.)(Van) Cataletto, Ca-ta-Ièt-to. [Smiì V. Bara. Lai. ferctrum. Gr. fipirf os. (Dal gr. cala sopra, e leclron letto.) V. Flos, 3 l. Mirac. Mad. M. Contristati i monaci,• puoserlo , lavato il corpo, nel cataletto. Buon. F’ier. 3 - 2. 6. Clic medicine ognora, e scryisìali , Malati c mali e cataletti sogno. 3 — [Quella bara coperta che serve a trasportare i malati.] Passar. 112. Appressandosi il prete al cataletto, disse che si volea confessare. 3 — Lettiga. [V, Ai] Lat. lectica. Gr. (fspirpov. Vii. Plut. Ed egli per amor di Cattilo si fece portare in uno cataletto. E altrove : Cleopatra era portata ip uno cataletto per mezzo della piazza d’A- lessandria. 4 —* (Piti.) Prima mano del colore. V.A.Centi. Piti. cap. ifj. Ma que- ■ sto cataletto vuole essere avvisi de’ giovani con fresca incarnazione. (N) Catalfano. * (Geog.) Ca-tàl-fa-no. Monte della Sicilia presso Palermo. (Van) Cavali. *" (Geog.) Ca-tà-li. Lo stesso che Calili. V. (G) Catalina , * Ca-ta-H-na. Sf. V. modenese. Lo stesso che Contadina. V. Tasson. Secch. 1. 61. Fer poi le calatine il lor invito. (N) Catalina (S.) * (Geog.) Isola del grand’ Oceano sulla costa delia Nuova California. — del mar delie Antille. (G) Catalisi. * (ìllod.) Ca-tà-li-si. Sf Lo stato di un ammalalo che sia in procinto di morire. ( Dal gr. catalyso fut. di calalro io disciolgo ; e questo da aita sopra, contro, e, tyo disciolgo.) (Vali) Catalitico. * (Med.) Ca-ta-li,li-co. Add. m. Agg. di quell' atrofia il detta cancerosa , scorbutica e sifilitica , perchè dissolve ed estenua corpo. (Da catabyo io disciolgo.) (A q) , . Catalogna. * (Geog.) Ca-ta-ló-gna. Sf. Una delle grandi divisioni delta Spagna , di cui Barcellona è la capitale. (G) • . Catalogno, *’Ca-ta-ló-gno. Add. pr. m. Di Catalogna, ma non si adopera che agg. a Gelsomino. (B) Catalogo, Ca-tà-Io-go. [Am. PI. Cataloghi.] Ordinata descrizione dinotiti, Registro, Ruolo. Lat. catalogus. Gr. smrclxoyos. ( Dal gr. onta insieme, sopra, e logos discorso. ) Tes. Br. 3 . 3 . Secondo che’l conto dice qua addietro nel catalogo delli re di Grecia. Frane. Sacch. Op. div- 133 . La prima è nel catalogo, delle vergini , e in più alto gl' 3 ' do in vita eterna. Bern. Ori. 28. 64. Nell’altro canto il catalogo è posto. 2 — [Schiera.] Frane. Sacch. rim. 36 ■ Se non che come già fu spento e schiuso Tra gli altri del catalogo Lione. Catalotico. * (Chir.) Ca-ta-lò-ti-co. Add. m. Lo stesso che Catino 11 ' co. V. (A. 0 .) ,, Catalpa. * (Bot.) Ca-tàl-pa. Sm. Albero bellissimo del Giappone e dei Carolina , il quale vive assai bene nel nostro clima ; appartiene Catamenii. (Fisici.) Ca-ta-mè-ni-i. Sm. pi. V. G. Il mestruo, cioè purga di sangue che ogni mese hanno le donne. Lai. menstrua. y-vTx.gY.viu. (Da cata per, e men mese, onde catametiins mensuale-) l Catamito. * (Mit.) Ca-tà-mi-to. Soprannome di Ganimede. (Mit) ,1 Catanagra. * (Geog.) Ca-ta-nà-gra. Antica città dell’ Indie di q l,a Gange. (G) Catananche. * (Bot.) Ca-ta-nàn-che. Sf. Così chiamavano ì Greci certa pianta , che possedeva qualità afrodisiache , e di cui le do’ • facevano uso per costrìnger gli uomini ad amarle quasi per c g tà. Oggi forma un genere della singenesia eguale, famiglia delle . coriacee ; abbraccia varie specie, delle quali le più note, coltivate m-o ^ orti, suno la cerulea, la gialla e la greca. (Dal gr. cala p cr ’ ananche necessità.) (Yan) (N) . Gatanddana. * (Geog.) Ca-tan-du-à-na. Una dèlie isole Filippine. \y) Catanbse , * Ca-ta-né-se. Add. pr. com. Di Catania . (B) _ . vq) Catangafa. * (Geog.) Ca-tan-gà-fu. I’ic. is. del gruppo delle Filipf nl F'} £ Catangio. * (Geog.) Ca-tàn-gio. Golfo dell’ As. Minore nel BosJ a ’° Tracia. (G) _ fi Catane * (Geog.) Ca-tà-ni. Antico popolo dell' Asia nelle vicinanze Caspio. (G) ‘ . Catania. * (Geog.) Ca-tà-ni-a. Lat. Catana. Città della Sicilia. (W Catanie * (Geog.) Cu-tà-ni-ì. Ant. popoli dell’ Arabia deserta, v-r ) Catahitei. * (Geog.) Ca-ta-ni-tè-i. Ant. popoli dell' Arabia felice- ( Catanitte. * (Arche.) Ca-ta-nit-te. Sm. V. G. Lat. cataniptes. ( giù , e nipto io lavo.) Sacerdote di Minerva incaricato a < ‘•f 1 ' fi il di lei peplo , qualora avveniva che s' imbrattasse, portandole tempio in occasione delle grandi feste panatenee. (Aq) /j)a Catanittro. (Chir.) Ca-ta-nìt-tro. Sm, V• G. Lat. catanypti’n 111 '. cata giù, e nyo io pungo..) Nome dato ad uno strumento eh e . specie di ago , il quale seive per aprire gli ascessi della corne^ffi Catanzaro. * (Geog.) Ca'-tau-zà-ro. Lat. Catacium , Catanzaruun- del Regno di Napoli, cap. della Calabria ulteriore seconda- (G) , Cataonia. * (Geog.) Ca-taTÒ-ui-a. Sf Ant. prov. dell’Asia nell nia Minore. (G) .... 1 cei’V 0 Cstapachi. * (Geog.) Ca-ta-pà-chi. Pop. indiano indipendente nel del Perù. (G) ^ „ , e ce- Catapactime. * (Mit. Peruy.) Ca-ta-pa-cti-mc. Add. e sf pi- (iti it) lebrate dagl’ indigeni del Perù nel mese di dec.in onore del Sole- Catapano. * (St. Gr. Mod.) Ca-ta-pà-no. Sin. (Per metatesi , f (' f r-- !, -ò che Capitano, da cala in , sopra, e da pan ogni cosa.) Cosi ( toro de! lar dominii in Iiah lt ‘ nel SU. secolo chiamavano il governatore de' lor dominii in jB ni, Catapasmo. * (Terap.) Ca-ta-pà-smo. Add. m. V. G. Lai. ( Da caia giù, e passo io spargo, onde catapasma ciò che si ^ Nome che gliantichi davano ad un rimedio asciutto comj> nsto ' polveri medicinali da spargersi sulla parte inferma. (& àvailx. (Parola ibrida composta del gr. cata intensivo, e deH jrk selva.) Matt. Franz. Or per uscir di queste catapecchie. Grà- ' a jja 0 - 1 . Voglio ire or ora ratto ratto a nasconderla fra la I ,01 ^, rC hhc Croce c Pinti, che vi sono certe catapecchie , che non la 1 Vacquattù. Tac. Dav. Ann. 3. 3 rnente Rimedio esterno , di molle consistenza , composto di varie Prj anZe W1 imali, vegetabili e minerali, come grassi, fio—' cp/ Sre ec "’ c ? le s ‘ a Pl } l‘ ca alla superficie del corpo .] (Dal gl'. come grassi,.fiori , frutti, I corpo.'] (Dal gl', cala sopra, opera, fattura.) Lat. cataplasma. Gr. xa.r«n-\ao>a. Ricett. cl • r ' 1 - 0 - Appresso agli Arabi gl’ impiastri son quelli che i Greci il am j 1nQ malagmi , cataplasmi e epitemi. Jac. Salci. sai. 1 . Sebbene NA , cos bune ha sì natura Corrotto, che non giovan cataplasmi, CiTAu C ° rros * v ' ’ 0 alleai agra mestura. r aiu t0 /' B * ( Arche 0 Ca-ta-plc-ó-ne. Sm. Chiamavasi cosi la musica dii- Pitoni s i ballava ordinariamente lapirrica, facendo lino sire - Se a f l i- ( Dal gr. cataplecteon verb. di cataplelto io spavento ; for- tnic C p* ® < I uc ^ a musica si usava per eccitare il soldato contro il ne- pcrc' anc ' lc trarsi da cata contro , e plecteon verb. di plelto io CAT.„ Uoto ! P 0 iehè le armi percuoteansi l’ima contro l’altra.) (Van) * (Med.) Ca-ta-ples-sì-a. Sf. V. G. Lai. cataplessia. ( Da l ro S' u > c plesso io colpisco.) Subitaneo torpoie che invade un mem- Cìt 4 » nJ Uall L uc l ue parte del corpo. (A. 0.) c ata G P? E- * (Mit.) Ca-ta-pò-go-ne. Add.m. V.G.Lal. catapogon. (Da o d; ? lu ’ e pogon barba. ) Aggiunto di Bacco , e significa barbuto , Ca n?J ar6a lu "S“ « cadente. (Aq) (Da tista- (L ctt.) Ca-ta-pon-ti-sta. Sm. V. G■ Lat. cataponlistcs. delj a i'i’i : e da pontos mare.) Sorta di pirati che ne’ tempi . arie dopo aver rapita la preda affogavano gli uomini. (Aq) Crup,, *’ (Mcd.) Ca-ta-psì-si. Sf. Lo stesso che Catapsisia. V. (Z) la S| L, * (Med.) Ca-ta-psi-si-a. Sf. V. G. Lat. calapsixis. •( Da ca- .fì-eclji e psyxo fut. di psfcho io raffreddo.) —, Catapsisi, sin.Raf- ■'■itf,,: uriieì f ° del corpo senza traspirazione nè tremito : carattere di - ^ A TAi> T p° “ ) Sorta di macchimi antica da guerra , a uso di tooij s f* Lat. catapulta. Gr. r.ocrccr:-.lr-/'f. Tass. Ger. 18 . fi3. Costui 6 df g .° incominciò a comporre Catapulte, baliste ed arieti. E st. tali ste ,n hwuero inlìnito anco son viste Catapulte, monton, gatti e supff^.) Si disse anche, per Eculco o Cavalletto , strumento di ?n e se rrava i piedi. Lat. eqmdeus. (Van) ' y iot -) Ca-ta.pii- 2 .i-a. Sf. Lo stesso che Catapuzza. V. (Min) Piante d' (® ot 0 Ca-ta-pùs-za. [ Sf. Conquesto nome sono distinte due fila ‘ u eTse,cioèla catapuzia maggiore che è il Ricino; e la minore, lo tiiitjQ C ie Drba da pesC, Gomitarla, Latiri del Mattwlo, Esula, Titima- c ùe e volgarmente Caca puzza, eh’ è una specie di euforbia bienne, pitie „ { sce n el luglio ne’ campi c negli orli, da’ cui semi, proposti ohe succedanei all’ipecacuana, cavasi un olio inodorifero, e presso '“'l'I'orb? S ?P ore i di forza drastica. —, Catapuzia, Cacapuzza, sin. Lat. sputo..* .^'.vris Lin.] Gr. \d3i/p per i V r, lt ^° strave '> ess i dicevano, la purità della loro coscienza. Eu- f/' r ^ e 3li Jìlb' n °! ninate Catari altre sette di eretici del secolo Xll. j * n $kiU en . ’ yoldcsì , Patarini ec. Einahnenle i Puritani 3 ^tto ^ usurparono lo stesso nome. (Dai gr. catharos pu- cat. gravedinosus , pi- tuitosus. Gr. stabili coi nomi de' loro possessori.]» Salvili. F. B. 4 - 2 * 7 * ■ fN) 8oi ta di libro e di scrittura pubblica , riconosce la stessa ongtWjV Catastomo. * (Mus.) Ca-tà-sto-1110. Sm. y. G. Nome con che alcuni <■| mavano l'imboccatura o la parte del flauto che si mette in boccini gr. cata in, e stoma bocca.) (Van) rp. Catastrofe , Ca-tà-stro-fe. iSf) y. G. Mutazione , Passaggio ^ 0 j tana in un' altra. [Oggidì nell uso non vate che Avvenimento (Dal gr. cata giù, e stiophe volgimento.) Aat.càtastrophc.Gr.« ar * (p è. Jac. Svld. sat. 3 . Dalie fiere catastrofi riporta Dunque lo s l ,cl ^ i(11 . molestia e senno. Segner. Mann. Sett. zg. 1 . Beato te, se alla coi» ^ plazìonc di catastrofe così orrenda pigliassi un vero abborrnuen quel vizio, il quale ne fu la cagione. 2 — (Lctt.) Presso i drammatici vale Conversione e Svoltura^ ° ^ discioglimento dell'intrigo nel fine del dramma. Salviti. *** cil . 8. E’l quinto ( atto ] scioglieva affatto ; che però si domandava ~ tastrofe , avere conversione, e svoltura, o totale d isc iog !imentìir guarnenti $ e propriamente} Insegnare la dottrina cristiana e steri.Lat.christiaoa dortrina, aut rebus sacris instrucre* ^ Segner. Porr, instr. 8. i. A sedere tenca Cristo la Manda ^ m pur era sì avida di ascoltarlo) quando catcchizzavala nella 1 ^ 2 ■— Onde Catechizzare alcuno propriamente sign. Istruirla / a jl p 1 ’ 1 * 1 ec. Segner. Pred. Queste erano le promesse che a Din face * lente re Davide, catechizzare inìqui, convertir empii* ^ ragj^ 3 — E fig. Catechizzare alcuno = Svolgevi. i, Iniluilo fare alcuna cosa. Lat. aliij iem persuadere conari. Or- ^ ‘ Catecismo, Ca-te-ci-smo. [.V/n. V. A. P. e di'] Catechism 0 -. ^ a ,, iir ■t. 4 %.Quello che significano queste cose sacramentali, c *ie si Danzi al battesimo nel catecismo , si dirà di sotto. . fntfl 1 -. Catecù’. (Bot.) Ca-tc-cù. Sm.Pianta della poligamia monoeci delle leguminose,che cresce nelle Indi.e orientali , dalia > u CATECUMENATO o iecoii do altri , dalla polpa de'suoi legumi, gli abitanti fanno la teiTa ftappoiuca^ detta anch’essa Catecù, o Cacciò, suso vegetabile che ha (DÌZ * Chir ‘> (A.O.) Tariffi. Gab. Tose, Catecù, Vedi ^a-tc-cu-mc-nà-to. Sin.Stato di una persona che CiTe* etl ™ r * ceuet ' e H battesimo, e che sìfa istruire a questo fine.( Ber) ^ciJMRj(io.*(Ecc!.) Ca-tc-cuauè-ni-o,AV?^Zha»^to volontariamente il’ essere fatto cristiano , fu do- ( tn j n ?i numero de’ catecuniìni. borgh. Fesc. Fior. 4 'J- Tratr esie ” S1 ni(d ^ anni sotto nome di catcciiinini, che non altro era . clic litir ri ? oluti farsi cristiani, ma indugiar al battesimo per meglio im- Cir,s„ re 111 < ì ut l mezzo tempo la cristiana legge. s > 4 ’ * Ci-tcdra. Sf. V. e di' Cattedra. F. C»*‘ p ec o in catcdra agli Ebrei. (N) t.. Caudati per non lo levare. [E per siftiilit, vale Pian piano £ Che nonpar suo fatto, —, Catellon catellon!, Catellone, sin, Lat . pedetcntim. Gr, Kecrx zróòjcs. Franc.Sacch. nov.f t$. Catellon catellone se ne va, e tor-» na al piovano. 2 — Trovasi nache Catellon catcìfonì. Car. Trad. Long. Sof. Parigi 1800 , carte 35. 1 cani guardiani dell’ una gregge e dell’altra, come sogliono, catellon cutelloui le venivano secondando, (fi) Catemerisa. (Med.) Qa-te-me-rì'na.^f/f/. e sf. VA'*. La(.cathcinfn’ina.(Dà cala per, in, ed hetnera giorno.) Si è dato questo nome alla febbre remittente colidiana, la quale presenta, come i ìndica la sua denominazione , non accessi isolali ed accompagnali da apiressia compiuta , ma uno stato febbrile contìnuo con esacerbazieni notabili. (Aq) Catena, Ca-té-na. [Sf] Legame per lo più di ferro, fiuto di anelli commessi e concatenati l’uno nell' altro. Lat. catena, Gr. caf, òi\vsti ai }. u ^i §li esseri contenuti sotto qualche genere o specie , dì- ìn entu 0ìx J n t ata/n cnte. ( Dal gr. categoria che risponde al praedica- ^Uete 1 * ) (A) (Yan) /Magai. Lert. 9. Infili tanto che non a —. /j:, in . su l‘tappeto altre virtù che di questa categoria. (N) stessa tBSl Cl ^ e nfeiuie cose , che alcune persone sono o non sono della quftfìp ctì 1 ( j 0 cate r, 0ì 'i (l 1 Fletta stessa categoria. (A) , Coziff.. °* (^ih) Ca-te-gò-ri-co. Add. m. Appartenente alla categoria , ^Ta It * ‘Pf a da categoria ) o simile. (A) j* -* * Ca-tc-J. Antichi popoli dell' India. (Van) *}[?■!■ di ,nr > nti . Sarmazia. (Van) Ca- tè-ja. Sf.Arnte da lanciare } ed era una specie di , f ìcrr} l( . Pesantissimo , che i Romani avean tolto da’ Galli e da* ^ iTe, Mìto U '» ^ r ’ caLa sopra, coutra , cd iva dardo.) (Alit) ^ r, ‘ten ' j Ca-te-jv-di-o. S/n. F'. G. Islromento dì cui pari r Ca,i df ^ r / Uu ^ e si faceva uso per provocare uriemon'agia nasale ne* ( Dal gr. catadrvo io bagno.) (A. 0-) di c’r> ù-no. \_Add.e. sm.] Spezie, di susino, [forse venutoci ^'fcicon'^ 7ì<7 ‘^ ^ at - prunus calalanica. Dav. Colt. i3ò. L’altra turba de’ ne « l ’ r ° IJj ani, diacci<«oli , <ìel miracolo, caldani, amorosi ec..non (,^ r c tanno per tutto , purché grasso vi sia. A’o ria di vestimento, [all 1 uso degli uomini della Cala- A rt ^L u -' ch - Stnr : fi’ ì66 - 1,1 casa b’ usa mettersi indosso . con mi ^ lìlI ee lSo e ì' 1 ca P° » il verno, o un palandrane, o un catelatio. "liiun a.pa-tel-Ii- 110 . iò'm. F. L. Lo staso che CagtuiolinO. F.} (Di- ,l) '' area C ' at- cate Mit* clic vale il med.) Fsp. P. A 7 . Un prode uo- ^dcre in Un SU0 calellino. Cr. ij -8. 5. I calclliui cominrianu a filiera a[ S' or °i- Cr. F. 6. s. 1 .. Veggendo un bel catelliuo in S:rT >ìle m 0 j l *’° s '8 1,0l ’ e i s * gliele domanda in dono.' E appresso: Per W,?? n dolV ria ^lino «lodo uno "de’ detti ainbasciadori invaghì del dello catelliuo, e ùi dono, Tratt. gov. funi. 6y. Non diventa bracco ca- è levriere non caccia lepre, nutrito nelle vi- v *TJdp\ Uso ». a * ocello A ^ COmi ’ ancora i parti degli altri ammali terrestri. Salv. «re <’c. (A) ^ de’ D d -^ 0, V- L. Lo stesso che ] Cagnuolo,* e dicesi an- ^^90. t| degli animali terrestri. Lat. cald-is. Gr. era cvkocZ.. /li.F. ^xl'^'d. p .Vj nasc à ncn to è come degli altri catelli che uascon vivi./' - /*, ò’G , ^ ‘ ^ bone vedendo haltei c il caldi.),si ha grande paura. ^ ** e vri) j a ‘ 1, n Per ii denti dissipalt'de' catelli de’ leoni (inten- f (Ar. ftT° r \ Clt zà figliuoli , eh’ era venula meno. P. € ‘ dune, 11. Ma me ri andai catellon , passo passo. (tN) U,le > d tc ELL0!? ®* Posto avveròia/m. , vale Quatto quattri dello dal quando ha veduto qualche allottale t se ne vieti pian piano e/’. 0 se tu i ca tellùri della donnola, O la sfacciata rapitnee ma 3f. 25. Qual fosse attraversate, o qnai catene Trovasti ec. Bai. Catene, cioè ritenimonti che ti tenessero impacciato. 5 — Treccia , Intrecciamento, [ o piuttosto Catena nel sign. del §. i3, 2.3 Ptdlad . Nov. 1 7. L’olmo e ’1 frassino cc.utili sono a catene. 6 — Pazzo da catena, ffi. Pazzo. 7 —■ Dicesi ancora la pena della galera % perchè i cojit/aimaU alle galera si (erigono incatenati. Quindi Esser condannato alta catena è quanto Esser condannalo alla galera. (A) 8 — E si dice Catena un certo tmme.ì'o di persone condannate afa catena , nell esser condotte incatenate dalle prigioni alla galera. (A) 9 — Ballo della catena : Specie di bado che si ja intrecciando braccia con braccia. (A) F'. Ballo $. 3 . (N) 10 — [ Detto alegoricamente.] Bocc. introd. 36. Crediam la nostra vita con più forte catena esser legata al nostro corpo che quella degli altri sia 7 u — Per metaf. Bocc. nov. g6. ig. Spezzate e rotte P amorose catc» ne ec. , libero rimase da tal passione. Petr. son. 56, Delle catene mie gran parte, porlo. » fioco, g.10. n. 10. Ma poiché pure in queste catene vi piare d'annodarmi , ed io voglio esser contento. Din. Comp. Ist. Fior. 2 ..Noi non abbiamo altra intenzione, che di levarci questa catena di collo, che tiene il popolo a voi c a noi. (P) I'a — * Roder la catena t=; Arrabbiare , Lacerarsi di sdegno. Bern. Ori . 23 . 5o. Pensate s’ella rode la catena, E se la rabbia ben dentro l’ ha punta. (N) i 3 — (Ardii.) Lunga e grossa verga di ferro , la quale si mette da una muraglia all’altra , per tenerla collegate insieme, e render saldi e fermi i loro recinti , e specialmente le fiancate delle volte. Si congegnano fortemente tali catene con alcuni pezzi di simigliatile verga di ferro chiamati Paletti , che si fanno passare per un occhio posto alle loro testate. F. Incatenare. Fonar. Fit . Brandi. Se si potesse girar tonda, si terrd>be il m ?do de’ Romani nel voltare il Panteon , cioè la Ritonda ; ma qui bisogna seguitar le otto facce , ed entrare in catene c in morse di pietre. (À) * — Dicesi ancora alle travi che fanno il medesimo ufficio d’in- calettare le muraglie . (A) i — JJ asticciuola o trave maestra , posta nella parte inferiore de cavalletti. Cr. alla v. Arcale. (P) 4 — Quc pezzi di legname che legano di fronte ipali affondati per fabbricare : le catene e i catenelli firmano come una rete che dicesi Arromhafcura. F. Catenello. (. 4 ) 1 4 —• (Auat.) Gli ossi che cotlegano il collo , che noi diciamo Nodo dei collo. Lat. vertehrae. Gr. ’Svko*. Guid. G. Si potentemente il percosse, che fiaccandogli la catena del collo, tantosto rendette fanima. 1 5 —■ (Leti.) Specie di componimento poetico. Bemb. Ptvs. 2. Questi terzetti per un modo insieme tutti si tengono, quasi ancifci pendenti V uno dall’ altro : t$lc maniera di rime chiamarono alenili catena. (V) 16 —- (Deog.) Catena di montagne; Lunga serie di montagne unite insieme. Targ. Fìagg. La catena degli stessi monti della Golfolina. (A) 2 —-Catena di scogli sott’ acqua, diconsi ddgeografi e da marinari più, scogli di seguilo coperti dall ’ acqua . (A) '7 — (Àr. Mes.) Catena del calcagno t Svi~ t " >,/ '' J F. Catenella. (A) t — Uno de’ tre contrappesi delle pallottole da gì noe are. Mia. Maini. (A) ~ -""raglio che si fi con itavi ___ ^ le imboccature di un porto , quando se ne vuol chiudere l’ entrala. (A) ig — (Mario.) Grosso cavo che sorregge la nave posta alla banda per carcnaiia , acciò stia a segno , e non pieghi più del dovere. (À) 2 — Catena di sarchia; E una catena di ferro di due otre anelli bislunghi , che serve per islubtlire ol bordo sotto il pm\uarcade le lande delle bigotte delle sarchia degli alberi primarii. ^À) 5 — Catena per sostentare la InUolia. F. Mezzaluna. (S) 4 — Catene di ferro: Quelle che si attaccano ai pennoni bassi, e si Aletta lavorala a catena. iS incatenate i36 CATENACCIA CATERETICO assicurano alle barre dì gabbia , ad effetto che se in un combattimento vengano a restar tagliati gli amanti e le drizze , i pennoni non cadano , ma restino sospesi al loro luogo. (S) 20 — (Mus.) Catena di trilli. F. Trillo. QL) Catene dili', da Ferri . Quelle sono un composto flessibile d‘anelli, che passano gli uni negli altri. I Ferri sono la unione delle Catene e d’altri pezzi di fèrro, impiegati a ritenere un malvagio. Le Catene esser possono di digerenti materie , d’argento, d’oro ec.; non così ì Ferri . Quelle possono servire a più usi ; questi ad un solo. Si può tenere un animale alla Catena ; l’uomo solo può mettersi ai Ferri. La parola Catene può esprimere nel figurato un dolce assoggettamento ; la parola Ferri importa sempre la idea di schiavitù e di oppressione. Finalmente la voce Catena nel senso proprio si applica ad esprimere una successione di cose, che formano per la loro aderenza una linea non interrotta. Così abbiamo la Catena elettrica , le Catene delle montagne ec. E nel traslato la Catena delle idee , de' fatti ec. Catenaccia, ’Ca-te-nàc-cia. Sf accr. e pegg. di' Catena. Doni , FU. Mar* F. Galenone. (A) Ca te >~acci at un A- (Mus.) Ca-tc-nac-cia-tù-ra. Sf Nome generale che si dà a quel meccanismo dell' organo , il quale mediante la compressione dei tasti apre i canali del somiere per lasciare entrare il retilo nelle canne. (L) Caten catenar anelli masi] Chiavistello. Lai. pessulus. Gr. pioykiov. G. F. 8. 7 2. 6. Del quale gli Aretini trassono il catenaccio, e per dispetto de’Fiorentini ii pollarono ad Arezzo. Salviti. Fise. 3 . 8 /p Altri il chiamano in Toscana ec., altri catenaccio. 2 —• Cicatrice grande di ferita che V nomo abbia sul viso. Lat. cicatrix. Gr. ov\r,. Fratte. Sciceli, nov. 111. Pochi preti vi sono, che non abbiano di gran catenacci per lo volto. Crtenatàmbnte, * Ca-te-na-ta-mén-te. Avv. Con la catena , lo stesso che Incatenatamentc. F. Roseo, Inst. 3 . Berg. (Min) Catenare , Ca-te-nà-rc. [Att. Legar con catena .} —, Incatenare, siti . o a ventola , quella le cui imposte g ir jf r? più comuni* lassa ; Cateratta a porta no intorno a due cardini ; ~ tr . ; „ Q Cateratte possono essere naturali ed artificiali. Quelle che si :/?,L per ritener V acque diconsi più comunemente Calle , e talvolta ■.. se , Serre. Quelle che attraversano fiumi e torrenti sono ^ e ^ e JL c . particolarmente Pescaje , se sono di muroj e se sono di legno, e ^ caje. Le cateratte naturali diconsi anche Scogliere , Cascaie> Sostegno è propriamente quel manufatto che serve a Jf cnare j cG iì locità dell acqua, per comodo della navigazione , e si chiude ventole o portoni. (A) * - > -— Cateratte diconsi le Cadute precipitose e subitanee che fantif Vallo alcuni grandi fiumi , come il Nilo nelV Abissinia , il nel Canada , ec K Queste non hanno luogo d'ordinario se non J f ■ catene delle montagne primitive , per la natura delle loro cui strati sono verticali , e le cui masse granulate , e confusa^ cristallizzate , sono più soggette alla distruzione , che non queuf rrli _// ,7,7/ ~ —..-...J....... 7 o. -- Cadfff ubo 1 gli strali orizzontali delle montagne sec< ..1.:....:. ._1 1 11 _ CO la guarnaeca dimezzata per la moglie d'Andrea suo figliuolo. fNel 1 e nel 3 . esempio è in signijic. , a quel che pare , del J. 3. di Catena.J 2 — Dicesi anche uno Adornamento o Specie di ricamo fatto coll'ago sui vestimenti a guisa di catena. Catenello. (Idr.) (Ja-tc-nèl-lo. Sm. Quei pezzi di legno minori delle catene , che uniti a queste , legano le varie file di pali tra loro. (A) Catenina, Ca-le-ni-na. [Sf] dòn. di Catena. [Lo stesso che Catenella. F.] Bemb. lett.2. 1. 6. Questa mattina Gioyan Soranzo m’ha data la catenina, Caten progressiva e lenta, c V estinzione quasi assoluta delia vista, *■’“ macchia di color vario , secondo i casi, e situata iimncdriton^ 11 * tro la pupilla , hi quale conserva la. sua mobilità. Così defl° f C ' comparazione che i medici antichi ne limino fatto con le cadute a j;, qua, dette Cateratte, poiché credevano che tal malattia fos sJ ^ epòdo condensato e divenuto opa-~o il quale s’opponeva a* P a f |»> della luce come gli argini fmuòti, formati dalle rupi, riter*^?, & qua e lasciandola poi sfuggire da una certa altezza, forma» 0 1 pC r scale.} Tac. Dav. Star. 3 . 36 o. Collegiarono che la luce no» ^f‘ 0 jn« -.- - , . data , e levandogli le cateratte, vedrebbe. Lib. cur< malati. bi plìC \\t atenipora. (ZooI.) Ca-te-m-po-ra. Sf. ISome di un genere (V animali avviene in lebbre continua , che termina per flusso di sa»g» e > e dell'ordine degl'idreformi annidati. Polipojo pietroso , composto da cateratte calde simigliantemcnte avviene, tubetti paradelli inseriti sopra lamine verticali in retìcolo anostomiz - 11 — (Mili zantesi. ( Dal lat. catena , c da porus meato.) Renier. (Min) Catennenzi. * (Gcog.) Ca-ten-ncn-zi. Ani, popolo dèli' Asia nella Panfilia. (G) Catenqne , Ca-te-nó-uc. [*57«.} accr. eò’Catena. Catena grande. Fardi. Suocw 2. 5 . Questo è un bel catcnoue egli l Catenoplio. * (Mus.) Ca-te-no-pli-o. Sm. F. G. Lat. cateuopiion. (Da 'caia giù, cn in, e hop/on arme.) Sorta d'armonia o consonanza , con cui danzavasi scuotendo lo scudo. (Aq) CatEnuzza, Ca-te-nùz.-za. [Sf] dim, di Catena. Lo stesso che Catenella. F* Segner* Mann. Nov. ig< 4 - H portare detta croce jion c opera solo di qualche dì tra settimana , come è in alcuni il portare il cilicio , ta caten uzza, o altri tali istromenli penitenziali. Viv. Prop, 103. Restami ora a dire quant’io so intorno all’uso delle catenuzac, promesso dal Galileo nel fine della quarta giornata. E appresso ; Che ]>oi la sacca naturale di simili catenuzze s'adatti sempre alla curvatura di linee paraboliche, lo deduceya egli, se mal non mi sovviene, da un simile discorso. Cateonosi. * (Chir.) Cade-ó-no^si. Sm. F. G. Lai. cafaconosis. (Da catajonao io aspergo.) Lo stesso che Abluzione. F. (Aq) Cateratta, Ca-te-ràt-ta. Apertura fatta per pigliar V acqua , e per mandarla via a sua posta , che si chiude e si apre con imposta di legno o simile. ~, Cataratta, Caterattola, sin. Lat. cataracta , sep- tmn. Gr. xccrxpccKrr,?. (Dal gr. cala sopra, e rhacteon verb. di rilasso io getto abbasso.) G. F. 11. 58 . 2. Fu loro insegnato d’ entrare per la fogna, ovvero cateratta della gora dell# mulina. 2 — Dicasi Cateratta a canale , quella la cui imposta s 1 alza e s' ab- v _ lit) F. Saracinesca. (Gr) „hiC& Caterattaio. (Idraul.) Gi-te-rat-tàqo. Sm. Colui che ha la ctira lo slodia delle cateratte. (A) r-nw 1 ^ Cateratta re.* (Chir.) Ca-te-rat-tà-re. N. pass.Dicesi degù ° cc U pCl ft il cristallino o la sua membrana comincia a perdere la tn^r Lat. Buffimeli, (A. O.) t J 0 ° Cateiiattato. * (Chir.) Ca-te-rat tà-to. Add. m. da CatTattarc. dalla cateratta. Lat. cataractatus, cataracta vitiutus.(A. 0-) Catehattìno. (Idraul.) Ca-te-rat-tì-no. Sin. dim. di Cateratta. cateratta. (A) ar te cfl ' 2 — dello spurgo ; È una piccola caieratta fatta in qualchef moda del corpo delle saline , per mandar fuori delle coU°J 3 Ì acqua che vi cade in occasione di pioggia. (A) r y Caterattola, Ca-te-ràt-lo-la. [Sf.] Lo stesso che Cateratta*'/ Caterattonb. (Idrante) Ca-te-rat-tó-nc. Sin. accr. di ‘Cateratta' dissitna caievatta. (A) ’ Calere, * Ca-té-re. Sut.F. G.Lo s lesso che Urna./''".(Dal latec»^^ U Salv. bm. Om. 4 ^ 8 . Dunque ei la cava cetra pose giuso A il catere e la confitta D’ argentei chiovi sedia. (Pe) _ Catenesi. * (Mcd.) Ca-tcu-e-si. Sf. F. G. Lat. cathercsis. y aC ua& oì io sottraggo, io abbatto.) Esaurimento , perdizione , *?« eV . ^ che non è V effetto del salasso o de’ purganti. (A. 0 -) ,• quii* 1 ' 2 — * (Eccl.) Nome col quale ìntendesi la degradazione t sacerdote. (Àq) Cateuetico. (Terap.) Ca-te-rè-ti-co. Add. m. F. G. Lnt. k e q lS (Da cathereo io distruggo, io detraggo,) Agg- di certe sq^ ni g L mente caustiche di cui si fa uso per consumare la carni J n x CATERINA. { l ìl(dcdlQ volta nelle piaghe o nelle ulcei'e , o per far scom- 5 in fi escì ‘^cpnze poste sulle membrane mucose . —, Sarcofago, £ * ^ 0*) Ciaf XA) * Ca-tc-rì-na, Catarina, Cattcrina, Canarina, Calcrinina, Gntrina, d’vlT. 5 Caterinetta, Trotta. £«£.Calharma. ( V.Catarina. ) — ^c/1/> SSan( ^ l * a ‘ ^ Cì 'gi ll e e martire del IK. secolo , protettrice delle Xlfr‘ Siena. Santa religiosa del terz*ordine diS. Domenico nel Tt ‘ Sec °lo , le opere della quale sì citano come testo di lingua.-— colo °Y°S- la * ^' f(nta religiosa del terz ordine di S. Francesco nel se- d G lhtf \ c J ie scrisse diverse opere ascetiche . — da Genova. S'unta vé**i'* af p*S^ a ^' ieSi --hì nel secolo XF~. — JSome di parecchia illustri iìn,. lG d ''‘ghdterirc di Francia , di Bosnia. di Svezia ec.. e di due C^ ratì V di ****** CB) CO) fù ^ * (Geog.) Città della Sicilia» — Capo deir isola di Cor- q 0 patena di monti nel Brasile. — Isola dell' Oceano Atlanti- de U Arcipelago. — dell'Adriatico ec. — Provincia e dt. del lira- CATINO i3 1 o smuovere ima C . Arcipelago (li S. Caterina. Calerla d'isole scoperte al nord fra e I America. (G) del ^- Us °> * Ca-le-ri-nià-no. AJd.pr.m. Di Caterina. Perlo piùagg. £ r, °caà. di Girolamo Gigli composto di parole traile dall' opere ^TemiC ae ’J'l a da Siena. (B) *T6hi „ -«ISOTTA '-ATe 11v<1 CatÈ«,* ISA i * Ca-te-ri-ni-na. iV. pr. f. dim. di Caterina. T. (B) ,, *"lN-nT T . * >-» . • j\f ‘ /* „ .i: /-v rs n , - Ca-tc-ri-nòt-ta. iVl pr. f. dim. di Caterina. T. (B) (Gong.) Ca-tcr-li. Gii. della Turchia asiatica nell'AiUilolia.(C T ') Golf 5 Ca-ter-va. [V/l] T. L. {.Propriamente nome delia legione de' rio ni t d L alcuni nitri amichi popoli, come la falange da' Mare- a„, nis :!«- caterva.] Tue. Dav. Ari. 2 . 35. Vedendo Cesare caterve di j) p), , r * coa Vociti calate, sdrucire per dauco la cavaileria migliore. f Galli e quelli di Celtiberia , e molte altre nazioni di rnj„|: 1 a vevano osti che si chiamavano caterve, le quali laccano di sei --Yp d «omini armati. (Pr) L at . J!. d'aslato si prende per Qualsivoglia] moltitudine di persone, cotnn, Clva - Gr. eriger. Filac. 7. 33. Con grandissima caterva di Censi ,a and:ite dal loro padre , andarono a porgere odoriferi in- de’ V;i 'i. Un . sa nlo tempio dedicato a Minerva. Anici, òy. Le caterve Piani ,,|, 1 divani a me voliate , tutte comineiarouo a riguardarmi; c in " .*• 2 à. Vidi il tempio d’ uouiìui e di donne parimente ripieno, 5 — p var| c caterve diversamente operare. f rttttir r . dicesi anche delle bestie. Saiviaz. Arcar!. Pros, S. Nel L’ute? '"'Pomo le folte caterve di storni. (A) Maia "t a ^ a *’ l * a Garofana , Ciurma , Masnada. Carovana è proteine C S' l, ua moltitudine di bestie da soma, o quantità di some indie si &l .M'cinle eziandio per compagnia di mercanti e di viaggiatori S(, nso !". Usco "o per traversare i grandi deserti. Caterva in astretto l’altra'* ° aiH ^d ,l< line di soldati. Per similit. si applica ad individui ia ro s ! K ' cl c. Ciurma , se prendasi a rigore,include la nozione partico- ttione n a f'Slcgato di schiavi di galea; ma pure impiegasi con la no- Collett, 01 ^? 3 moltitudine di gente. Masnada , nome aneli’ esso re p ten V ? ’. s ‘ riferisce a genie di mal aliare, come la voce Masnadie- * COn ' a noz ‘ olle di assassino, di aggressore ec. V. Masnadiere. eoinbC' (Lett.) Ca-ter-và-ri. Add. e sin. pi. T. L. Gladiatori che Cate STo e *‘ r ^!° f caterve, cioè molti contro molti. Lnt.catcrvarii. (Mit) Olisco\ ^ a " k è-sto. iV. pr. m. (Dal gr. calhestema io costituisco, isti- C'Tet^ . V'. C‘Are di Alta,.fìnse lo stesso che 'Pestio. V. (Mit) per «Li. 1 “de-la. Sf. V. G. Sorta di lenza a cui si applica l’amo Val yy 1 '"' (‘Da calheteon verb. di cathiemi io mando giù , e , 3. 3 00 ?'J e kenza che si manda giù nell’ acqua.) Salvili. Opp. Pese. Latstb, '* ro quando giganteschi nelle cateto Pesci ec. (V) ^ 4 v®TEa E l'io f-‘ a 'tè-tc. Sin. T. G. Lo stesso che Cateto. V. (Vali) ( ^ 1 codia Ca-tc-tè-rc. Sm.V.G. Lat. catheter. ( In gr. calheter diirg,, n i n e " n v °rii. di cathiemi io mando giù. ) Strumento per lo più ini cì lir f sc °P GÌ 'nzione della litotomia. (A. 0.) (0) r l ?nt a 0( j Ca-tc-te-ri-smo. Sm. L'operazione d' introdurre la '“Ggto n/h\ n/efere neda vescica per estrame Vorina. (A) ri Ca -t>to. Sm. F. G. ( Da calheteon verb. di cathiemi «W fa/j, tcfe , m ando uno j i? n /o, § u, ‘ ) Linea a perpendicolo , rettamente tratta dal sommo Propriani. l'uno o V altro di que'due lati del triangolo ret- fptaà Jormano alla loro congiunzione l’angolo J'etto. —, Ca- " " ‘(Ott'fr 0, Dis - d ' i " ci ^ ,,za 'ine a retta tirata da un punto radimi - a_y ,Q °lure alla linea riflettente, od al piano dello specclun.( Ac^) °. punì I y iLF ' 8S!0> r, o dell’occhio:* Linea reti i tirata dall’occhio , r. riflessione e P'tnlo di un raggio inflesso , perpendicolare ai piano di ’ jAl 'STot. r , A ° » lo s pecchio. (Àq) (La cathet (^°°L) Ca-te-to-plà-fe-o. Sm. V.G. Lat. cathctoplateiim. s< -‘Ceon 0 m> °. s . P er pendicolo , c platos larghezza.) Vocabolo di cui sì > Ce i càe ‘ i°gi Per nominare tanto il corpo in generale di un pe- r,‘ <,, 'ghezzn rrv. U,le Alle sue parti, allora che V altezza sorpassa la ritis. aa àeso Ini lr ‘?- Sin. V. G. Lat. catias. ( Da cata giù Us 0 . ' Lat. catias. ( Da cala giù , m, e ^ ,. v „ ■; temi io mando. ) Islromento tagliente di cui sificevu -Vri.. . uuido si voleva estrarre il feto morto dall utero. (A* *).) “ Un r Alao ™-) Sm. Ministro musulmano il cut ufficio corrisponde Cvt >»E i‘ P /? Uo a quello di curato. (Mit) „ ci,,! (M- Mar,,-,,.) Ca-ti-he. Sm. Dottore della legge che governa V Ufl 1 * Alle Maldive. (Mit) „ nel ir Afr.) Ca-ti-bù. Sm. Pontefice di un ordine superiore C ri'c f'fdugascar. (Aq) r ,. .. r l/ ei S,f l,A ‘ * ( Gc °gO Ca-ti-car-dàm-ua. Antica città dell Indie di gita c M lD „„ l?'- CCiv r C 0 ff U jY Ca-ti-drì-si. ,Sf V. G. Lai. cathidrysis. ( Dal gr. c n- thìdrya io colloco , ripongo ec. ) Azione dirimeller parte dal suo luogo. (A. 0.) Catjeremitei.* (Geog.) Ca-tic-rc-mì-tè-i.Lnt.Cathiercmitei. Antichi popoli della Palestina. (G) ^ Ca™-'. * (Geog.) Città dell'Asia nell’ Arabia Felice. (G) Catiulo. * (Med.) Ca-li-gro. Sm. V. G. Lat. catiiygrus. ( Da cala giù, c hygros umido. ) Vocabolo che significa in generale molto umido -, in particolare poi dicesi della matrice c dell' utero. (O) Catit.ci.* (Geog.) Ca-tì(-ci. Lai. Calhilci. Lo stesso chi Catnlci. V. (G) Catii.i. *(Geog.) Cà-ti-Ii , Catini, Calali. Ant. popoli d’Italia presso il Teverone. (G) Catilina , * Ca-li-lì-na. N. pr. m. Lat. Catilinn. ( Dal gr. calaiyo o cu- talymenome io distruggo.)— Lucio Sergio Catifiu.i. Senatore romano noto per la sua congiura scoperta e punita da Cicerone. (Il) Catilinario,* Ca-ti-li-uà-ri-o.A-Wi/. pi', m. Di Catilina, Dicesi della storia di Sallustio intorno la congiura di Catilina , e di ideiate orazioni dette da Cicerone conlixi Catilina. (B) (0) Catillo , * Ca-til-lo. N. pr. ni. Lai. Catillus. ( In lat. catillus vai catino , catilla caguuoletto, c cadilo, onis leccapiatti , ghiottone. ) — Figliuolo di Auliamo , fratello di Tiburle , e fondatore di Tivoli. (Il) (Mit) Catillo. * (Arche.) Sm. Specie di scodella di terra cotta che usavasi in Roma da' cittadini poco agiati e ne’ sacrifica. ( In lat. culii/us vai catino.) (V,w) 2 —* (Zool.) Sorta di pesce che si pescava in Roma tra i due ponti del Tevere. Fra pesce molto grasso, e perciò poco stimato da' ricchi , perchè credevasi che si piiscessc delle immondizie di cui il Tevere in quei luogo era pieno. (Van) CATiHANA.*(Geog.)Ca-ti-mà-na.C*7.f/eW« Nigrizia nei Regali RambarafC.) Catimaroke. * (Mario.) Ca-ti-ma-ró-ne. Sia. Piccolo bastimento indiano composto di sei in olio pezzi di legno intralciati a foggia di cesta. —, Cantimarone, sin. (Van) Catika. (Chini.) Cadi-na. Add. f Aggiunto di quel sale artifìziaie che si trae dalie ceneri dell’erba sala o soda, ed anche dalie felci , che serve alla fabbricazione del sapone e del vetro, fliring. Pimi. tìb. 2 . cup. 8 . Li più chiamano questa cenere Allume catino,_detto dal volgo Sai vetro. (A) (N) Catika. * N. pr. f. Lo stesso che Catrina. V. (B) 2 — * (Geog.) Ant. città del Peloponneso. (G) Catenaccio, * Ca-ti-nàc-cio. Sm. acci', pegg. di Catino. Facc.Soprttgg.(0) Catinaio. (Ar. Mcs.) Ca-ti-nà-jo. [ l pówrTpce. Benv. Celi Oref. 35. Tenendo la bocca della cera all’ingiù verso una catinelletta, dandogli il caldo temperato a poco a poco, si colera la delta cera. E 4 n - llitrovando la pasta nella perfezione detta ce., si vota in una picciola catinelletta. Catinellina , Ca-ti-ncl-lì-na. [di/l] dim. dì Catinella. Lo stesso che Ca- tincllctta. T. Catinello , * Ca-ti-nèl-lo. Sm. Lo stesso che Catinella. V. (Ne) Catinelltiz/.a , Ca-ti-nel-iùz-za. diin. di Catinella. Lo stesso che Catinelletta. T. Tolg. Dieso. Intacca lo capo del papavero, e raccogli col tuo dito la gocciola che ne uscirà, e ponila in una catinelluzza. Catinense.* (Mit.) Cu-li uèn-sa.Add.com. Soprannome di Cerere, dada città di Catania ove la dea aveva un tempio famoso. Meglio direbbesi Catnnese o Catanensr, dal lat. Catanensis. (Mit) (N) Catixetto , Ca-ti-uét-to. [Sm.] dim. di Calino. [Picciolo catino.— tinuzzo, s/rt.Lrit.catillus.] Frane. Sacck. nov. <^6‘. Avendo uno netto dì non so che biada, e una cordella con che legarlo. Catino, Ca-ti-no. [V«z.] Taso di terra cotta, nel quale per lo più si lavano le stoviglie; e Catino dicesi anche a Taso simile di legno, di rame ec. Lat. catinus , pelvis. Gr. rpvfrxiov. Patqff. 8. Pur di cazza il catino imbratterò. Lab. igo. Le quali non in iscodella , ma in un catino, a guisa del porco, così bramosamente mangiava , come se pure allora per lungo digiuno fosse della torre della fame uscito. Creso. 5. St. 5. Del legno ilei salcio ec. si fanno assai catini e conche e scodelle. E g. iof, 5. La cera ec. fortemente si stringa , sicché ( il mele ) in secchia, ovveramente catino, in die abbia alcuna cosa d’acqua, caggia. _ . 2 _ * Prov. Trovar il diavolo nel catino .—. Arrivar tardi a tavola e non trovar più nulla da mangiare. Detto così da una brutta figura che si usava dipìngere nel fondo del catino o piatto dell' insalala. Salvili. E. n. 3. 4 . 7- Si ’iìo; quando uno arriva tardi a cena, e elio ogni cosa è finita trovare il diavol nel catino ; una brutta figura dipinta in fondo del catino, cioè piatto dell insalata. T. Arrosto,5,5.(A)(N) J _ T. de’ gettatori. Recipiente o Taso a guisa di calino, posto a piè della fornace per ricévere U metallo stru.to. T. Àlfìuatojo.(A) 18 , Cacati- 33 CATINO 4 — T. de* Mitratovi ed altri. y. Tinozza. (A) ò — * (Marin.) Recinto di tavole formato verso il davanti del bastimento , che serve per ricever l acqua che le ondate vi fanno entrare per li portelli. ( 0 ) Catino, * Add. ni. Agg. di Colore e vale Ccrnleo. Salviti. Disc. 2. p. Sig. Occhi ec. di colore catino, cioè di gatto o ceruleo. (N) Cat>nozzà. (Ar. Mesr) Ca-ti-nòz-sa. Sf yuso a doghe, che serve per custodire e trasportare la carne salata. Tariffi Tose . (A) Catinuzzo, Ca-ti-nùz-so. di/n. di Catino. [Lo stesso che Catinetto. Vi\ Libi\ Soti. 6y. Or mi vedeste voi, Parnasi mia, Col catinuzzo in man , quando io m’immollo. Catio. * (Mit.) Cà-ti-o. Dio che presedeva agli adultie che li rendeva cauti e prudenti , o acuti e astuti. (Mii) Catipnosi. * (Med.) Ca-ti-pnó-si. Sf. y. G. Lai. cathipnosis. (Da caia sopra, giù , e hy'pnoo io dormo. ) Sonnolenza morbosa. (Aq) (N) Catitterie. * (Leu.) Ca-titdé-ri-c, Sf pi. y. G. Lat. cathicteria. (Da cala sopra , contro , ed ectheo io scorro. ) Sacrifica di ringraziamento per felice ritorno. (Àq) Catizii. * (St. Ant.) Ca-tì«zi-i. Supposta razza di pigmei scacciati dal loto paese da' Greci. (0) CatmandU. * (Geog.) Cat-man-dù. Città delY Indostan. (G) Cato. (Farm.) Sm. sitic. di Catto. Quella specie di pasta, o pastiglia, che preparata con diversi ingredienti, è detta Cacciò o Caschi. Magai.Leu.-ig. Averei avuto a dir cato , tale essendo il nome del semplice che preparato con diversi ingredienti divenne tra Portoghesi cacciando, ec. (A)(N) Cato, * Catone, Calolino. N. pr. m. Lat . Catus, Cito. (V. Catonei) (B) Catoàldo , * Ca-to-àl-do, N. pr. m. Lo stesso che. Cataldo. y. (B) Catobleì’A. (Zoo!.) Ca-to-blè-pa. [A’m.] Spezie non ben conosciuta di serpente [dell' Alissinia , vicino alle cateratte del Nilo, che va col capo e colla bocca per serra.} Lat catohlepas. (Dal gr. cala giù , e blepo iq guardo. ) Morg. 25. 3o5. Ed un serpente è detto catoblepa, Che. va col capo in terra e colla bocca, Per sua pigrizia. Catocatartjco. * (Terap.) Ca-to-ca*tàr-ti*co. Add. e sm. V. G. Lat. catocathaj licus. ( Da cata ìq basso r e cathero io purgo») Dicesi dd rimedii che purgano per secesso. (A. O.) Catoche. * (Med.) Gà-lo-che. Sf. F~. G. ( Da catecho io trattengo.) Affezione saporosa, con una convulsione tonica di tutto il corpo , che obbliga /’ ammalalo a restare nella posizione dove lo ha sorpreso. A econdo alcuni, questo vocabolo è sin. di Catalessi ; secondo altri, del coma vigile. —, Catoco, sin. T)iz. se. med. (O) Catooie. * (Geog ) Capo del Messico. (G) Catgciiiro. (Anat.) Ca-to-chì-lo. Sm. V. G. Lai. catochilum. (Da cata in 1 tasso, e chilos labbro, ) Grecismo con cui è denominato il labbro inferiore . (Aq) Catoclesio. * (Bot.) Cado-clè-sì-o.^tó/. e sm.V.G. ( Da cata intorno , e clepso fut.di clepto io ricopro.) Desvaux cosi chiama certifruiti eterocar- pici, monospermi, deiscenti , il cui pericurpo coriaceo e non legnoso e ricoperto dal calice che non si fa mai carnoso , come sono quelli delle miserine. ( 0 ) Catoco. * (Med.) Cà-to-co. Sm. V. G. I^o stesso che Catoche. V. (Aq) Catodone. * (Zool.) Ca-to-dó-ne. Sm. y. G. Lat. catodon.(Da cata giù , ed odus dente.) Genere di mammiferi, dell'ordine de cetacei , così detti per avere la mascella superiore larga , elevata , senza denti o guerruti di denti corti e nascosti quasi interamente nelle gengive.^ Aq) Catoduomo. * (Lett.) Ca-to-drò-mo. Sm. V. G • Lat. culodromus. ( Da cata sopra , in, e dromos corso.) Luogo acconcio alle corse de cavalli\ altramente chiamato Ippodromo. T~. (Aq) Catoftalme. * (Zool.) Ca-fco-ftàbme. Add. f. pi. Lo stesso che Catot- talme, y. (Aq) Catoceo- (Archi.) Ca-to-gè-o. Sm. V. G. Lat. catogaeum. ( Da cata giù, c gea terra.) Così appellavansi le camere ed i portici a pian terreno ed i sotterranei ove si conservava il vinoni frutti ed altri commestibili, che esposti al troppo caloresi sarebbero corrotti, ed ove anche si rimaneva per godervi il fresco nel caldo più forte della st>ile. Sotto questo nome vengono ancora le catacombe ed i cimiteri, ove gli antichi Cristiani nel tempo delle persecuzioni si ascondevano, e celebravano- i santi misteri. (Aq) Catolceo. * (Chir.) Ca-tohcc-o.iSVu.^". G. Lat. catholceus. ( Dal gr. cata sopra , e helco io traggo. ) Fascia oblunga che si applicava intorno ad una specie di fasciatura della testa a fine d'impedirne il riluscia- mento. (A. 0 .) Catolico.* (Farm.) Ca-tò-\i-c.o. Add.m.Nome d'un eletiuario minorativo , oggi pochissimo h\ uso. ( Dal gr. cala giù, e helco io traggo.) (A.O.) » — * Fornello catolico : Quello abile ad ogni sorta di opevazior ne. ( Dal gr. catholicos generale. ) (A.O.) 2 — * (Med.) Anticamente s' intendeva per Umori catolici Quelli che si trovano per tutto il corpo. (A.O.) 3 — * (Terap,) Rimedii catolici; Quelli che si credeva appropriati a lui-, te le malattie. (A. O.) Catolino , * Ca-to-Iì-no. N. pr. m. dim. di Cato. V, (0) CATOHO,Ca-tòMo.*5Vtf.Pej550, Tocco,Frammento,Parte di una cosa qualsiasi esimili. (Dali’ebr. qataf troncare, frangere : ed è dunque parte troncala da un tfitto, frammento.) Car. P r olg.Long. Api. 2 . Quando fu tempo che Dafni se n’ andane, empiutagli la tasca di pane, e di buon catolli dì carne, ec. Car. Eneid. /. 10. p. fij5* Questi con un gran sasso era venuto Su Ig muraglia che ’l maggior catollo era d 1 un monte. ( Il hit. ha , baud partem eafiguam monti».) (B) ‘a — Pezzo di metallo, Car. Son. a Giovan Bòni. Pur ci stiam per a- ver ceni catolli Da far delle patacche e de’fiorini, Poiché tu con gii tuoi non ci satolli. (A) (N) CatoJjO, * Cu-todo. Jy. pr, m. Lo stesso che Catulo. y. (B) Càtombro , * Caqò me-ro. 2V. pr. m. Lat. Catumems. ( Dal gr. cata per , e homeros ortaggio : Ostaggio per fallirò, Può anche significare sopra Qwero , da cala sopra ? e Jlomeìvs Omero. ) (B) CATRIOSSO Catonismo. (Chir.) Ga-tò*ml-smo. Sm. V „ G. Lat . catomìairms* ta sotto , e homos omero. ) Operazione chirurgica , con cui * 0 slogalo si rimette al suo luogo. (A) Catone, * Ca*tò-ne. N. pr. m. Lo stesso che Cato. V. (Da *? atus ^ cl y nella lingua de’Sabini indicava Sagacità di spìrito e na h»f a *^P r - rt0i ) za» In cbr. qaton vale minore ; e catonco in gr. vale io bras ^ — Marco porcro Catone. Celebre capitano e censore romano. cense. Pronipote del precedente , così detto da CJlica dove per sottrarsi alla servitù che Cesare imponeva a Roma .—-Valei Ione. Poeta latino del secolo d'Augusto. (B) (0) ^ p. 2 —* Usato come sm. per Uomo saggio , rigido cc. Salvia. Jf lsG ' 3ao. Il cognome de’Cali e de’Catoni presso i Romani significava gi e sapienti, (N) . Cal< 0* Catonianamente, * Ca-to-nia-na-incu-te. Aw. Alla manient ai Priscìanese . Berg. (0) falco 0. Catoniano, * Ca-to*ni-à-no. Add. pr. m . Di Catone, Spettante a Grillo, Berg. (O) ,, , 1ìn Catopi. * (Grog.) Ca-tó-pi* Antichi pop. d Africa al di la della & Cateratta del Nilo. (G) . c ioè Catopiea. * (Med.) Ca-to-pì-ra. Sf. V* G. Lo stesso che Catoni % Miopia. V. ( Da cata contro, ed ops occhio.) (A. 0.) . wtf. * (Med.) Ca-topsì-a. Sf y. G. Lo stesso che Galossia.r-v Catopsia. ’ c atopiva. ) (O) Catoptrica. ' ' ' Catoptromaxzia mantia. —, Catottromanzia, sin, /. ( 0 ) * (Olt.) Ca-tò-ptri-ca- Sf. Lo sfesso che Catottrica, fi • xzia. * (Leti.) Ca-to-plro-man-zì-a. Sf. y* G. Lai- ca ì ^ .. '■ f iv- _:__i.ir» e "* fl . ( Da catoptron specchio , c divinazione.) Arte di fare che il futuro compaja dipinto i' 1 w chio. (A.O.) ti c liia* Catorchio, * Ca-tòr-chio. Sm. y. Aret. Salvia. F. B. fi fi -L* vistello, ec. Dicesi anche catorchio a Arezzo e An ghiari (IV ck .) Catorcio, Ca-tòr-cio. Ì_Sm. PI. Catorchi e Catorci. Lo sie f t „ u co* 1 ' Chiavistello, y. Lat. pessnlus. Gr. ( Dal gr. cata sopi^ ed eìrgo o sia iigo io chiudo \ cioè Istrnrncnio ct>n il tro, iu , cu cargo o sia Ugo h» cmuuo \ ciuc isu imitine - ^ chiude , c si fa anche il contrario. ) Buon. Fier. fi 4 * i0 ‘ ^ 111 catorcio, Vcggovi un est locanda. _ _ j t j,. a — Quel legno secco che si forma presso il taglio ai tralci del^ ^ Catorzo, sin. ( Dal gr. cata sopra , ed orchos filari di vl ’ j yiJ dunque-cosa che si forma sopra le viti.) Soder. Colt.fiy- Tag * 1 ancora que’ catorchi , cioè quel Icgnctto secco dell’anno passato* J Catqrcitk». * (Farm.) Ca-tor-cì-te. Add. e sm. yino agro fatto c e 0- nera o con fichi secchi , che altre volte si prescriveva come ^ gogo e diuretico. Lat. catorchites. ( V. catoido §. a. ) (A- Ud Catobetico. * (Terap.) Ca-to-rè-ti-co. Add. m. Lo slesso che. C a 0 cd td C* Lat . catoreticus. ( Dal gr. catarrhytos scorrenie, che viefl giù, e rheo io scorro. ) (A. 0.) ili 2$ Catoiizo. * (Agr.) Ca-lòr-zo. Lo stesso che Catorcio, nel a ei L ^, Catossia. * (Chir.) Ca-tos-si-a. Sf. V. G. Lo stesso che Mioj’* 11 ' " ‘ Catopsia, sin. Lat. catoptis. (A. 0.) teri fl1 !' Catotekico * (Terap.) Ca-to-tc-ri-co. Add. ni. V- G. L.at. cat 0 p u r«aù" (Da catti in !>asso , c rheo io colo.) Che purga .—, CatorcticO) 1 ” vo, sin. (A. 0.) c at°' Catottalme. * (Zoo!.) Ca-tot-tàl-me. Add. f. pi. V". Gr. -' Jie Jk^ phtalmae. (Da catti appresso, c ophthalmos occhio.) Denominiti da Forster alle antenne dì un insetto ^ allorché sono W$ eri agli occhi. — , Catoftalme , sin. (Aq) (0) Catottrica. (Ott.) Ca-tòt-tri-ca. [Sf.F.G.] Parte ditnatematic^ pc^i ta de'raggi rt fratti. I.at. catoptrica. Gr. x.jcTQttrpty.r,. ( D a in , contro , cd opteo io veggo. ) itric^y' Catottiuco.* (Ott.) Ca-tòt-tri-co. Add.m. Appartenente alla cal® ^ fc Catottroforo. * (Zool.) Ca-tot-trò-fo-ro. Sm. porta-specchio i ^ ^ td l si d'una specie di bombice o baco da sebi, perchè ha una macchia trasparente come se fosse talco o vetro , prode j. M mancanza di scaglie sopra questa parte , circondata da ff u l cerchi , e rassomigliente in qualche modo ad uno specchio ^y 3 iij sua cornice. ( Dal gr. catopron specchio , c phei'o io porto. ./ c ft3 Catottromanzia. * (Lett.) Ca-tot-trò-man-zi-a. Sf. y. G. Lo s Catoplromanzia. y. (0) . h llt ‘ Cateìfosso, Ca-tra-fòs-so. [-Vm.] L'osso profondissimo, Predp 1 ^.^ ^ 5 -» alta fovea , locus jjraeruptus. Gr. tzTroxpyi/xvoi', ( Dal gr- ctl l \ jjuri' 01 !-' e da fosso. ) Car. lett. 1. 7 . Non arehhouo calculato il sito C fl0 riti 1 ’] * Taltezza de’macigui e gli abissi de’catratossi , in che ci cl ’f va, () q-io* ^ ^ Catragimoro, Ca-tra-gi-mò-ro. [AVn.] y.A. Lo stesso che CapOo tuffi, q. Catragimoro non ti venga mai. , ^ Cateat.. * (Geog.) Ci/, di Spagna nella prov. di Marcia . ^ Catramare. (Marin.) Ca-tra-mà-re.^tt. Lo stesso che Incatrai » ( pc° Catrame. (St. Nat.) Ca-trà-me. {_Sm. Sostanza spessa , sir ffiE° S , f 0 i’ te e \ lor nero vossigno, tenace, colante , di saper acre, e d od 3ì ^ n lfèr^> t pireumatico che si ottiene per via di fuoco dal legno dell^ c serve ad imbrattare le navi ed i cavi per difenderli dall resina. Gr. farlv^, ( Dall’ar. catana coprì , avvolse a c ^ ovvero da calamon limaccio con cui si chiude c suggej Pisi. H2 % Gettarono lo fuoco lavorato col catrame nelle de per modo che tutte I' arsono anzi che quelli del campo vi 2 — minerale ; Bitume solido , che pare altro non essere c contenente una dose molto maggiore di petrolio . (A. 0.) Catre. * (Geog.) Cutrca. Antica cif. dell 1 isola di Creta. 0 Catreo, * Ca-trè-o. N. pt\ m. (Dal gr. cath< ro io mondo. ) figliuoli di Tegeate, o secondo altri , di Minosse. (Mit) , pi$C*' Catrigola , * Ca-trì-go-la. Sf. y.A. y. edi’ Graticola* ^ /0 ! a ci»!' I^ssendo la gente a piè delle catrigole cc., misouo dentro di quelli da fiori. (V) m W Catrina, * Ca-tri-ua. N. pr. fi accoro, di Caterina. F- (fiL 0 d'fa Catriosso, Ca-tri-òs-so, [ò7«.j Ossatura del cassero de * pfi uccellami , scussa di carne. Lat. aviuiu sclectus. Gr- ty vi [O) (filo 51- CATT AB ANI A (Dal gr. cala in, ed ostenn osso. ) Bari. Ben. rim. (Livorno car \ 3 4 ') JVon guarda così fiso un catriosso Affamato cagnaccio in alto CATTIVERIA i 3 g oociuo. Ltbr. son t minossi D’esScr corretti. E altrove-, Ed ebbe alfin di catti da Admeto D’esser ,a _ _ ___ n _ guardar pecore tenuto. (A) iqi. E forse vi far già prestati uccelli, Ch’io vidi Cattisma, * Cat-ti-sma. Sin. F.G. Savia di pausa usata da' Greci nel — a c„ -- « rii,,.,.,, r>...... fiosso 8 B* P ' e< ^ e becchi. Morg. 3 . 4 2 - Se v’é reliquia . l F " amaso > ,° piedi o capi di cappone. arcarne o ca- annaso , o piedi o capi di cappone. _ l E per similit.} Buon. Fier. 4. ». 7. Su traggluam lor di dosso yuel fal so catriosso Di cenci e cartapesta. . JpTTAB 4SIAi » (Geog.) Cat-ta-hà-ni-a. Contrada dell’ Arabia Felice. (,<=0 Cat-ta-brì-ga. [Sm.comp. PI Cattahrighe. Lo stesso che Ac- nanrighc.^.3 Lai. rìxosus. Gr. JfuAovsi&os. Gar. Mutl.son. y .1 acca lo Ci C l tab figa e ’l rompicollo. . „ TT ""- (Grog.) Cat-tà-i. Sm. Nome che molli geografi danno alle sette r?’° v - s eUentrionali della China. (G) ^‘JTaseo, Cat-tà-ne-o. Sm. V.A. detto per smeope di Capitaneo, come Ottano, e vaie /.. - r ry ?r . r>._/ CiT' blì'T. t AKEO. e vale lo stesso che Castellano. F. Tass. Dial. (A) * 7V7 t ^ _ _ > .C, tri un*' g^ndi spezie salterio. Liburn. Serg. (N) _ Cattivaccio, Cat-ti-vàc-cio. [ Àdd. e sm.] pegg.di Cattivo. Lat. vafer, cat- lidus, improbità. Gr. ■n-uvoèpyor, irotripós. Fir. noe. 7. 263 . Il quale an- corchè e’ facesse il semplice, nondimeno doyea essere un cattivacelo, e chiamavasi Menicuccio dalle Prata. Cattivaggio , Cat-ti-vàg-gio. [«S’m.j V. A. V.e t/z’CaUi 1 vita. Coni. Inf 5 . DÌ vendicar la morte di Laomedoate, e di tre suoi figliuoli, e ’l catti- vaggio e servitudine d’Esioua. Cattivamente, Cat*ti*va*méu-te. Avv. Contro al dovere , Ingiustamente^ Tristamente. Lat. inique, injuste, improbe. Gr. ciìdxws, ztov^ìos.Cì'on. Veli. Fu morto a ghiado cattivamente. Cavale. Specoli. Cr. Il maestro mio , il quale io amava cotanto, io abbandonai e negai cosi cattivamente. Villani. È 2 — Malamente, Con fatica, A stento. Frane.Sacch. nov. Comprò un ronzino vecchio per fiorini 8 , il quale assai cattivamente il porta va.(A) 3 — [Poveramente, Miseramente, o simile. Onde Mangiare cattivamente =3 Mangiar poveramente , con poche e grosse vivande .] Nov.ant. 58 . 3 . Tennero 1 ’invito, inangiaro assai cattivamente, senza molto rilievo. Cattivante ,* Cat-ti-vàn-te. Pail di Cattivare, per lo piu nel sign. del .. . ^ - - - 0 -,- §• 3 . V\ di mp (O) . Cattaui e varvassori. Bergli, Vesc. Fior. cy. 86 . Questo era Cattivanza, Cafc-ti-vàn-za. [« 5 V/J V.A. V. e di' Cattività, [nel signdel §. 4 .] P^ticulare signoi'ia , cornee quella di marchese, di Lucan. Assai c’è meglio virtudiosamente morire, che vivere in caltivanza, 1 '* “ — Ribalderia, Tristizia. Lat. scelus, iingitinm. Gr. irovvipix. Pallad. cap. y. Allo scegliere del campo e del sito si vuol porre mente, che pei- cattivanza dei lavoratori, o pigrezza, non sia viziata la terra .Frane m. Lat. Cattaneus. ( V. cananeo sm. ) (B) t-uo. [ Sm. V. A .., e molto usata da G. N. pr. /o "«) Cat-ti-f QasbeU pcr Slnc -di Capitano, o coni altri dice, di Castellano, e vai?} ]j a tu» ’ 0 S ‘‘s nor di castello. Lat. domiccllus. Din, Comp. i. 2. i q ua ì- e predette parti son molti nobili uomini, conti e Cattaui, tiij | a l 1 a| nano più in discordia che in pace. G. F. 5 . 4 °- 1 - hh’i- Veano ^SS* 01 ' parte si teuea alla signoria ec. di più catoni, che'l s'a- pipate. E g. 480. 3 . Messer Francesco da Barbagnano, e al- 1 __• r>_7. TF _ IA.'„ AOF 0 _. _ b'Oi’hi^ a ^ ra tali, e per avventura assai simile a quelli che in certi ia a e U .cip" 00 - 1 ' <*»*'■ a legger lezioni, e gli oratori a orare, esimili. c at (l s rea ! Catedra, sin. Lai. cathedra. Gr. xccStiSpx, Stpotcs. (Dal gr. chi([ e ,^ ra<: hedra base, sostegno.) Lab. z 3 o. S’è assai volte disputato, È ili ?, nan:l cnte ec. debbia la cattedra tener nella loro scuola. FU. Plut. a j a ln °a ora appajono le cattedre di pietra. Br. 2 S,:f > Pmhilicale. Lai. cathedra, sedes, thronus. Gr. Sponos. Tes. scepol'o | ,Q uanc ^° santo Pietro venne a morte, «Ili ordinò un suo dipo c jj è . c ‘ la vea nome Cbimento, a tenere la cattedra in suo luogo (lodi su, r!' Socc. Fit. Dani. io. Sedendo Urbano quarto nella cattedra 3 ^ £, P Wrn. , ' ' ». n * detta Cattedra una Festività di san Pietro. G. F.y, 118. 4 —* Selr ^^dra sancti Petri fu eletto Papa Niccolò quarto. 0 Pro Ce 1US0 P re,ì desi anche per .'Lettura o sia Officio di pubblico lettore 5 — Pot ( . i °!' e ' Leggere in cattedra — Far ìufficio di lettor?. (A) iS U p er r lc ggere in cattedra d’una cosa — Esserne informatissimo , c bssit ri J H, d ar ne con dottrina, come sogliono i cattedranti.} Lat. instru- ni ve esse , ]>robc caliere. Cecck. Esali..Cr. i. ». Di colesti Dan- p ^TTp,o a G" potrei leggere in cattedra. catteij r( E ’ 'Cat-te-drà-le. Add. com. Di cattedra , Che appartiene a tono le”’ s ‘ usa nella cattedra. Salv. Avvert. ». 2. 12. Cotante 5 — yj l M relc scolastiche , e i modi cattedrali. è ì ,j " Chiesa nella quale risegga il vescovo, le del Collegio che bna ù/d / j " C ' catbedralis. M. F. 6. 22. I.a villa .egli uomini di Mel- ~ n .f> l ’ a bante .. . - , 48 . Cane r , e L . ca ntoi li ; ^ ha ;S.l di t. 6. ,3^ °gni regola, e monasteri magnilicbi e ricchi.)) Red.Leti. co (ir 1 1 4 . ecano della cattedrale di Prato ec. E Nat. Esp. 44 ■ Canoni- " [f/L ratte<)l ' a| e Goa.(N) r chi ese ,° a nche come sost.} G F. g. 258 . 6 . Nella città si ha da cento ^ l, ' I TEDj lAL] ra cattedrali , badie e monasteri. fiieoq m _? A > Cat-te-dra-li-tà. Sf. aslr. di Cattedrale. Evale anche la L *ìt EOba ;“ ,ìc dovuta al vescovo. De Lue. Doti. Folg.2 3 . 6 . Bcrg. (Min) legge e J Z ' c^'n.)C.it-te-drà n-te.[òV«.] Colui che sulle pubbliche cattedre r criiAos. £ se % na { e scienze. —, Cattedratico, sin. Lat. doetor. Gr. b.b p AT T , n .;. ri u ' ,n - Fier. ». 3 . 5 . Per la medicina V’ha cattedrante alcuno? Cat-te-drà-to p At teg A t * re- rV'Useis ( °S') Cat-té-gàt. Lo stesso che Catcgat. F. (G) - a Tti. * i,‘_Gat-te-rì-na. N. pr. f. Lo stesso che Caterina. F. (B) •esso la selva Ercinia, (G) Fir sto e erano della chiesa cattedrale di Legge.» Borgh. Orig. jto». i-,Tuonici ed altri gradi del collegio cattedrale, come propo- Ghip an ^?. r P) arciprete , arcidiacono , cc. (V) j. ( sa . residenza parrocchiale. G. F. 11. p 3 . 8. Chiese cattedra- 4 i-co. Sm. Lo stesso che Cattedrante, filagai. 0 u (Con -“'-le-n-na. iV. pr. f. no stesso 1 Atti CDi \ -^ nr . popoli della Germania pn Ch„ ' y * Osto /»«>( 1 .,. 1..7 .. »_ 1 1 C ^ e 'vatpo T- WVer bùtl. col v. Avete, è modo una volta comunissimo^ avi Uo rìì C t 1 } Lnì(lr e d' ave?' eran sorte , Tenersi beato ; onde Egli lui .. Ul calli ,.~ì. » 0 ' . eh' ■SU t Calli ] . -dc.zwor uculu , uiiu-v. uà INATTIVELEUCXIO, ^ai-l.l-ve stima f VaLe c fp Egli ha reputato sua gran felicità, j)i pneo spirito , Tìsii ■' e ^ Gol^ ^ oriUnato s € simili. — , Di catto, sin. (DaU’ar. kathara fy'ìc Vii. SS.PP.2.283, Oimè, chi m J ha cattivata e rapita la mia figlinola ? (Ih ) ì — Per similit. [Sottomettere, Fare ubbidiente.] Mor. $. Greg. Non quelli maligni spiriti, i quali cattivano in infedeltà tutti cucili i quali sono loro soggetti. Fr. Jac. T. 3 . 8.01, E per ciò fede ìia merlo, Nè vuol che ne sii certo, Acciocché il tuo intelletto Aggi ila cattivare. Tue. Dav. Post. 427. In dette due voci non ha maggior suono, nè più forzato, la z seconda, benché tra due vocali , clic la prima, chi non vuole cattivar l’orecchio , e darli ad intendere eh* ei pur senta quel eh’ 4ìi non sente. 3 — Cattivarsi la benevolenza d’alcuno, o Cattivarsi alcuno = Procacciarsi la benevolenza d'alcuno , Farselo amico. Lat. alicujus benevo* lentiam captare, afiquem sibi conciliare. Gr. tvvolxs Snpsvwf. Cattivato, Cat-ti-và-to- Add. m. da Cattivare. Lat. manu captrts , in scrvitutcm ahductos. Gr. cìot/Xw^sts, 8shov\eoixivos. Vit. Plut. Ma convita uomini barbari, e schiavi cattivati, che fanno reverenza a questo tuo vestir bianco persiano. 2 — Per similit. A’. Agost. C. D. La qual buona natura oppressala, e cattivata crndefissimamente, e hruttissimarnente maculata, ecr Cattjveggia.re , Cat-ti-veg-già-re. JS.ass. Tribolarsi , Tormentarsi , Affiggersi. Lat. se excruciare , animo angi , vexari. Cr. £>us'&u 1 u.sà'. vcl'Iùc-Cio.[>/zA/. e sin.] dim. di CaUiveUo.òpurufo, , Iristanzuoto. Lat. invalidus, viribns imbecillior. Gr. ctffSsvris. Frane. Sacch. nov. yf. Ritornò col signore alla corte,- d’onde s era partito, più giallo e più caUivelluccio che mai. hà \ rè . u,n eaie vcnòuu , auavii^ locupletava , mai- alla corte, a onae s era panno, piu giauo e più caUivelluccio che ! Bag, rim . Yoglion corregger gli altri ed han di catti Cattiveria, Cat-ti-yè-n-a.[òy^Lo stesso che CaUivezza..'/^.] V.A.Fi ‘i 4 o cattivezza farcii, nov. ?■£-/. Tu la meliti molto Lene a fare sì fatte cattiverie nella mia corte. Cattivezza, Cat-ti-vés*~a. {Sf.} Tristizia , Malvagità, Cattività .— , Cattiveria, sin. Lat. improbitas, seelus. Gr. ^ovrffx. Lib. Dicer. Non e più . Bocc. nov. 85 . 26. Così adunque Calandrino tristo e cattivo, tutto pelato e tutto gralliato a Firenze tornatosene ec., al suo fervente amor pose fine. E nov. 8g. 10. Deb, cattivo, che farai? vuol’ tu uccidere ? 3 — Vile e Abbietto. Lat. vilis , abjectus. Gr. §xv\c<. Bocc. nov. jg. 11. Egli non ve u* è ninno sì cattivo, che non vi paresse uno im- peradorc. 4 — Furbo , Astuto. ( Dal lat. captavi io cercai modo da pigliar con inganno, io mi sforzai di gabbare, di truffare.) Berti. Ori. 1. 27.4.1. Ma dubitar di ciò non gli è inesticro, Che ’l diavol di colei troppo è cattivo: Ciò che vedeva che al Conte aggradava , Quel gli diceva ; il resto star lasci ava. (B) 5 — Contrario di Buono, cioè Reo, Malvagio; ed in questo sìgnifìc. si usa più comunemente. Lat. malus, improbus. Gr. -Troppe'?. Pelr.cap. 4 - Che par dolce a' cattivi, ed a’ buoni aera. Bocc. nov. 8, /j. Con agre riprensioni, sì come padri , mordere i difetti de’ cattivi. E nov. /fo* 4 • Èra costui chiamato Ruggieri da Jeroli, di nazion nobile, Iliadi cattiva vita. E nov. 5 o. 2. Lasciando il cattivo uomo colla malaventura star nella sua disonestà. E nov. 68. 10. Sempre dicendole la maggior villania che mai a cattiva femmina si dicesse. LEr. Sìmilii. f L’ amistà che si fa con cattiva persona, 0 vile, non può esserese non cattiva , e per vile cagione. Boez. Earch. A’ buoni sempre avvengono cose buone ; a’ cattivi cattive. a — * In questo significato per accrescer forza all’ espressione si dice Cattivo di nido , cioè Cattivo dì sua natura, Pessimo, ed incor- rigibile. (A.) G — [Malinconico.] Berti. Ori. 2. 8. 3 o, Per questo aveva il Re cattiva cera, E per sospetto si guardava intorno. « — Manigoldo, Poltrone, Dappoco,.Gaglioffo. Lat. iners, ineptus. Gr. àvipgotrros. Bocc. nov. 12. 6. 11 fante di Rinaldo ec., come cattivo, ninna cosa al suo ajuto adoperò. E nov. 55 . A. Quantunque di buona famiglia fosse, era avarissimo e cattivo. E twv.bo.y. li quale era tan- * ■ - - T.ìnnn Tnnn ne facesse alcun rn_ CATTOLICO 9 — * Agg • ài Avia, di Alimenti, e simili, vale JSocivO,Vria ii,kl zievule. (A) „ , 10 — * Agg. ài Augurio “ Sinistro , Che presagisce male. (A) c risposte seguitaci cattive. , . 12 — LA iter, d’ Uomo. il'Animale . n dì e’/., !... In sè A 0 — , o.mi tu rena , omivu vino, cattivo cavallo, Cattivi versi _>”'g tivo poeta, Cattivi panni, Cattiva mercanzia,ec .] Bocc. nov-Hfi , per avventura in sur un cattivo ronzino a vettura venendosene, 1 il già detto Giotto. ^.j lT . 1 3 —* j Detto asjo/ufr™.Cattiva vale talvolta Donna di partito, Mere Bocc. g. g. n. 7. Egli per certo dee aver data posta a qualche c>‘ e non vuol clic io il vi trovi- (A) g 14 —* Replicalo in fòrza di gridare alcuno. Vii. SS. VP- 1 - 40 ’ disse: cattivo, cattivo, or dove vai? (V) „„>! 1 5 — * Per interiezione di dolore, Cattivo me! in luogo (/( Lasso ^ Bocc. g. g. 11. C. Disse seco stessa : Oimò, cattiva me! Vedi < 1 " L ' faceva. (V) .Amen‘ e 16 — * (Agr.) Diconsi Cattive erbe quelle che crescono natura fra le messi, ne’ giardini, e che recano danno agli oggetti de c coltivazioni , togliendo ad essi il nutrimento con le loro ull n , lt la luce co’ loi'o steli , ed i principii dell' a ia colle loro fogli 6, LfL sono anche mal a proposito Erbe parassite. (Ag) . a j. Caltivo diif. da Schiavo , e da Prigioniero .Lo Schiavo è col» 1 la cui esistenza ya sempre unita la servitù. Prigioniera nel senso J a mirivo della parola disegna colui che è in prigione.Prigionieri 'di ?: 1 ra diconsi per forma convenzionale i combattenti caduti in man de mico. In vigore di lingua sono questi i Cattivi, i presi in guerra* tal vocabolo include sempre la idea di presura. Un uomo, che e* p 1 ^ è Cattivo sino al momento che non sia chiuso in prigione; nn 1 preso dalla inano non è che Cattivo prima dessero in gabbia. H ^ ttvo, t*’l Prigioniero sono privi della libertà naturale, ma cons , _ ,1% ^ jl- rcsorcizio deVliritti civili. Lo Schiavo la perduto questi diritti» j. che possa conservare più tli libertà naturale che il Prigioniero e i . tivo. Cittivi presso noi dicoo&i i cristiani fatti prigionieri dagl n /.jja li dui li trattario da schiavi. Di -qui 1 ’ Istituto religioso deU^ tL ' Redenzione de' Cattivi* | n!l . Cattivo dilli da Malvagio. La voce Cattivo esprime sovente ff . tdità o il poco valor di una cosa. Così diciamo Cattivapenna , ^ t:r . . . . . —..« Cattivapennu , ~ a inchiostro ec. La parola Malvagio indica vizii, difetti morali ec. h la ro, che in questo senso si adopera pure la voce Cattivo , ma c:t)1 u , nozione di minore degradazione ; laddove la Malvagità desta prc la idea di malignità positiva d’animo depravato. Cattivuzzo, Cal-tÌ-vùs-20. {Add. e sm. dim. di Cattiv vo,] e il Bai. vafl'llus. Cr. a‘l“ sin- spiacenti minici uomini veconli cd ignavi,che non s'adoprano a nuHa , se non, come ie bestie, a nutricare lo corpo , dispiacciono a Dio ed a! inondo. S -— Sozzo, Laido. J.al. turpi:’. Gr. A'rxpós. Bocc. nov. 85 . 22. Itila dee l>cn sicuramente esser cattiva cosa, ad aver vaghezza di cosi bella gioja , come tu se’. in ischerzo e per vezzi, come Cattivello. Cattivello. nh Catto. Add. m. da Capere, e vale Preso, Fatto cattivo .—, Cap l0 »fo- Lat. raptus. Dnnt.Purg. io. E nel vicario suo Cripto esser catto-v Catto.(F arm.). 5 Vi.Lo stesso che Cacci ù.P. Detto olire volle Terra g“ L, ponicii. Bed, leu. Le rendo grazie delle notizie del catto , ^ quale veramente è il cacciù, del quale si fabbrica il cuccù 1 * 11 y Cato. (A)^(N) _ _ _ _ // 2 — * (Bot.) Genere di piante dell'icosandria monoginia, che sciv tipo alla famìglia delle oponziacee o catti, e che racchiude 1 . J( ' specie utili, fra quali il fico d'india, cactus opuutia Lin. di C *E. ^ mangiano i frulli, il cereo o catto triangolare, cactus triang 11 , ,ji ;i i cui fritt i sono aciduli e si mangiano parimente , ed il catt° v cocciniglia, cactus cocbiiniltler, ove si moltiplica V insetto tU&° ^ ciniglia (auto pregevole. Tutte e tre le specie son coltivate rug 11 lì botanici. (A. 0 .) (N) Catto (Di) Lo stesso che Di calti, y. Catti (Di). (A) r tos Cattoioi. " (Bot.) Cat-tò-i-di. Sf. pi. V. G. Lai. cactoidcs. (Ha c f catto, ccl idos somiglianza.) Famiglia di piante che ha per tl f genere Catto. (Aq) Cattolica. * (Geog.) Cat-tò-lì-ca. Citta della Sicilia. (G) _ pyi- Cattolicamente , Cat-to-li-ca-mén-tc. Avv. Con modo cattolico i y t mente, Religiosamente. Lat. pie, catholice. Gr. xxSoXix'Às. 12. g. 1. Dispuosc i suoi fatti per l’anima cattolicamente. £ a P Cattouciatso, * (St. Gr.) Cat-to-li-cià-no. Add. m. Lo stesso che toli-.o, nel sign. elei J. 7, (Aq) jj a i- Cattolicuismo , Cat-to-ii-chì-smo. Sm. La Professione cattolica , ia versità de'Cattolici, y. Cattolicità. Baldin. Dee. (A) Gai' Cattolichissimaliente , Cat-Lo-Ii-chis-si-ma-md.i-tc. {Avvi} sup * 1 K ? ’ 0 yii loticamente. Lat. piissime , religiosissime. Gr. Kx'5o\iyArxrx.fr. pio Pred. R. Passava i suoi giorni caltolichissimamcntc, c con esc* spirituale. . Càttolichusimo , Catdo-li-chis-si-mo. {Add. m ] sup, di Cattohco^^ Cattolicissimo, sin. Lai. piissiums , religiosissimus.Gr. xz- 3 cXl}C 'f ó'egn. Star. 6.160. Concepì Arrigo ec. cosi grand’ ira contro a £Ù} e contro alba Chiesa , che dove prima era stato cattoHchiw» 110 riuscì in contrario, T y Cattoljcismo, * Cal-to-li-ci-smo. Sm.Ln stesso che Calt diebismo- "'^0 Cattolicissimo , Cal-to-li-cìs-si-mo. Add. m.sup. di Catlolici). ' J,> S ff,id che Cultolichissimo. E. Gal. Mem. e Leti. ined. Ediz* d,nu >-tH , che si suona picchiando , e s ' usa nelle bande miti- ■ Cenmianclla. ( Dal gr. catadupeo clic vico da caia contro, : Ao e , a dupeo io tramando suono.) TurìJJ. Tose. (A) „ -Dde, i Ca-tu-bà-rc. Alt. Percuotere ma le pugna. ( 71 ) <'. Ba < Scinquilla. (Mil) Sf) l’ra, *TUl: c tu, «osi Ga-tu-là-rc. Add.com. Agg.di una delle porte di Roma , ardo c ,^ c ca gne rosse che ii’i s' immolavano per calmare Pr -ci. Canicola. (Dal lat. calulus cagi '' l '"iàiii ro^ Ca-tùl-ci, Catulconi, Caulci, Ca ioti ; stabilito da Rorskal , ma non riconosciuto da’ moderni, che invece hanno adottato il genere galphimia di Cavanilles, il quale abbruci tu fra le altre specie la g _ mia canea indigena dell'Arabia e corrispondente al caucantbus canea Lin. (Aq) (Nj Calcareo, Cau-ca-se-o, Add. pr, m. Dei Caucaso. ( 13 ) Caucaso.* (Mit.) Càu-ca-so. Fl.pr.m. ( Dal tracio o scitico Kuk pietra grande, rime. Appendinì. ) JSome del pastore ucciso da .8diurno stU monte Nifìite , che da lui prese il nome di Caucaso. (Mit) 2 —* * (Geog.) Sm. Massa ai monti che occupa V istmo fra il mar nero ed il Caspio. — Prov. della Russia europea. (G) Calcate, * Ca-u-cà-te. IV. pr. m. (V. Calicanto.)— Uno dc'siciliarù che si opposero al passaggio d’ Ercole per la Sicilia . (Mit) Calchese, * Ca-u-clu-se. Add. pr. com. Del paese di Caux. (G) Calci. * (Geog.) Cà-u-ci, Candii. Popolo di origine germanica , o secondo alcuni , abitanti nelle isole Batavc. (G) CalcobarijIsti. * (St. Eccl.) Ca-n-co-bar-di-sli. Eretici del JP. se.colo^ seguaci di Severo antiocheno c degli Acefali} non accettavano il concilio di Calcedonia , e credevano una sola natura in G . C. Il loro nome nacque da un tuoi *o ni cui tennero le prime assemblee. (Ber) Calcola. * (Geog.) Ca-u-co-na .Antica cit. della Sicilia.—Fiume e città della Morea. (G) Calzone, * Ca-u-có-ne. N. pr. m. ( Dal gr. cavchotnc io mi glorio-) — Piglio diChno , che introdusse presso i iMesscnii i misteri diEieusi.(Jsìit) Caccosi. * (Geog.) Ca-u-có-m. Ani. popoli della Paflagonia. (G) Calda equina. * (Bot.) Sf Genere di piante crittogame , della famiglia delle felci) che abbraccia varie specie , fra le quali l ai-vensc, c l'invernale , cquisclum arvensc et hycmale, che si trovano rie'siti incolti , e posseggono forza astringente e vulneraria. (N) Caloamatiìi. * (Geog.) Ca-u-da-inà-tri. Cit. dell’isola di Ceilan. (G) Caldah. * (Geog.) Ca-u dar. Isola dell' Arcipelago asiatico. ( 0 ) Caudatario. (Eccl.) Cau-da-tà-ri-o. Lini.] Colui che sostiene l'es, delle vesti prelatìzie , detta Coda. Lat. caudatarius. Caudato, Can-da-to. Add. m. V. X. • estremila per gnuolino.) (Mit) C^ a '’dov luto ste , , Olito Ca-tu-li -à-na- Soprannome di Minerva a cagione di riporto l rd ° co,ìs acratole da Lutazio Calulo dopo la vittoria che r '*^1.14*“ (Mit) “'TDr.to. /v ? Ca-tnl-lià-no. Add. pr. m. Di Catullo. (B) r ^ 0!> talnt‘ P r , n? ' lat. Catullus. ( Dimin. di G’ato.V.)—Cajo Valerio. AT Ur,o » U Jf l secolo d’ Augusto nato in Roma. (B) (O) p Milito r f‘ t . u ' ìo . Catolo. JS\ pr. m. Lat. Catulus. ( V. Calalo.) — ^C'Lo. .o jI1 Eatulo. Console Romano vincitore de’Cimbri. (O) I*' Lo stesso che Catello. PPii. SS. Pad. 1. 182. Che ha la coda. (A) — (Leti.) Iug. Diccù di sonetto , cui dopo i due quadernarii ze.tti aggiungonsi altri va'si. (A) P-; ’SV porto' lQ ^S S à i0 C: 'tulo cicco innanzi, f Parla d’una bestia feroce, V. 1i -otìco pi* ^ n.] P. A. P. e di' Ciascuno. (Nasce da sin- a ^tur\a il V"'* 7nr °d. Pivi. Fece della sua gente dodici schiere, c die- per Uì S p° ca pihano. ISov.ant.72.2 .\ 7 cdeudo che catuno il volea, ivt^ U ,,0 *ini V UC . 0rafo '. i,/ - 2 ■ Cominciossi ec. una pestilenzia a delle condizione, dì catana età e sesso. C Pwntc e delle Catilci. Pop. delta Gran Caudaziose. * (Anat.) Cm-da-ziò-ne. Sf Nome dato da alcuni al prò- hi igamento eccessivo della clitoride. (Da cauda coda, con cui la clitoride ha qualche somiglianza. ) (A. O.) Caldecbc. * (Geog.) Cu-u-de-bcc. Lat. Caliobecum. Cit. di F\rancia nel dip. della Senna inferiore , già cap. del paese di Caux. (G) C audelensi.* (Geog.) Ca-ii-dc-lèn-sÌ,y//a.pop. della Gallia Narb-jnese. (G) Calsiete. * (Geog.) Ca-u-dc-tc. Sm.Cit. di Sp. nella jn'ov. dì Marci a. (G) Caudice. (Bot.) Càu-di-ce. Sru.Parte della pianta che non è ramificala : ascendente, ed c il fusto de! vegetale ; discendente , e forma la radice fittonata .— Link cosi chiama ancora lo stipile dell'erbe vivaci. (Da! lat. caudex tronco, pedale.) (A. 0 .) (N) Caudiez. * (Geog.) Lat. Cnderiac. Pìc.cit.di Francia nel dip. delVAude.(G) Gaudio. * (( 3 eog.) Càu-di-o. Lai. Caudiuni. /hit. cit. del Sa/mio , oggi Arpaja nel Princ. Ult.) e posta nella gola degli Appennini , detta Forche caudine, perchè all' uscita di essa i Romani, cinti da'Sai unii , 2. tit. Della cose Comuni alle culture di catana generazione passarono sotto il giogo. Lat. Jr'iirchae caudinae. (G) Caldhoso. * (Zoo!.) Cau-dì-so-no. Add. m. Agg. delle varie specie di serpenti americani del genere crotalo , velenosissime , le quali , quando strisciano sembra che suonino un campanello • (Dal lat. cttuaa coda , e da sono io suono.) Cab. Fis. (A) (N) Caulàcau. * (St. Eccl.) Ca-u-la-cà-u.V/ 7 i.IVo/rt£? che i Nicolaiti davano ad una dite possanze che , secondo essi) governavano il cielo, abusando di un passo a Isaia nel quale si leggono le jiarote ebraiche, cauia cau.(O) Caulci. * (Geog.) Ca-ul-ci. Ant. popoli delia Germania , forse lo stesso che i Cattaci. (G) Caule. (Bot.) Cà-ti-le. Sm. Così è chùimato oggi lo stelo proprio del- CAUSIDICO deve trattar dinanzi; al suo He. E apprt.no'. Una imaginc della f l '<| c e dilli servigii passati,, atta-solo, tacendo, a dar vinta ogni pc-rdil» causa, non che questa, dove v’ accompagna tanta innocenza e tallM giustizia. 3) G . E . Nè volle ubbidire i comandamenti del P a i u ’ parendogli aver giusta causa, e che il regno di Cicilia fosse di su0 patrimonio. , . 4 — Grado o forse meglio Diritto. Guicc.Stor. t. io.33.L’aveva....d' c ‘ lia ' rata Principessa del Regno d’Inghilterra ; titolo che hanno quegl* c " sono nella prima causa della successione. (Pe) 5 — * Dar causa — Dare, Porger cagione o motivo. Fir- Lue■ Io *>° glie ne do causa. (A) , 6 — Essere in causa = Essere presenta a qualche fatto. Cecch. Dot- ' 7. Io credo che sarebbe impossibile darlo a credere a chi non fosse sta" to in causa. (V) . , » — Fate anche Partecipare degli utili ode’ danni della cosa d*. cl . si tratta. Cecch.Stiav. 3 . 3 . A chi non tocca l’interesse proprio, s* l u ' glia le cose più consolate, che non fa chi è in causa. (V) p 7 — A causa che, posto avveri. — Perchè. Lor. Med. Àrid■ .. a tevami egli accadere cosa peggiore, che aver la casa piena di diavo* 1 ) causa che io non potessi riporre questi danari. s ; Causa dilf. da Lite, sebbene queste due voci nell'uso per lo ri adoperino promiscuamente; imperciocché la Causa propriamente c ° n n , ste nella sostanza della ragione che uno abbia contro di nn altro-' 0 d’ è che talvolta si rinunzia alla lite c non alla causa, vale a dire competenza , al giudizio, e non alla sostanza della ragione die 9 “ vtl esercitare. (A) Causabile, * Cau-sà-bì-lc. Add. com. Che pub causare, •Che pu° J cagione, Atto a produrre. F. dell' uso. ( 0 ) s Causacgia, Cau-sàc-cia. Sf. pegg. di Causa. Conili. Ini. Berg■ Q Causale , * Ca-u-sà-le. Ada. com. Di causa. Com. Dant. Inf- a . che le invidie delle contenzioni dilli uomini si gonfiano in tf 1 - ^ niere, cioè per naturale, per causale, per accidentale , . • • ca -è siccome la gelosia dell’amore, e dell'invidia ec. (N) ■ n r v 2 — (Grana.) ZheesiOmgiuuzione causale quella che serve ad esp r ‘ . fle la cagione della cosa di cui si palla. Jtucncn. Perche è congu*** •causale. (A) Causalità. , Cau-sa-li-tà. [Sf.) Il cagionare. [La potenza e l’azione di >«“• CAULEDONE t erbe de fiutici, e de' suffrutici, mentivi fÀnwQ così ckkunb crro- neameute il sólo fusto dell’ erbe. (Dal Jat cautìs eambo, fusto, torso.) (A)\0) (N) s CauledoHe. * (Chir.) Ca«*lc-d( 5 -ne. Sm. Specie di frattura trasversale delle ossa ì cui frammenti rimangono divisi strisciante e quasi sempre ramoso. (Aq) Caulescente. * (Bot.) Cau*lc sccn»tc. Add. com. Che è provvisto et uno stelo , d' un caule. Quest' epiteto ha servito altresì a' botanici per formare il nome specifico di alcune piante . Lat. caulesccns. (A.O.) ( 0 ) Cablici *(Gcog.)Càn4i-ci. Ant.pop.che abitavano su le rive delmarJoniofG) Caulicoli. (Archi.) Cau-lì-co-Ji. Sm. pi. Lo stesso che Cartocci o Viticci. F. Cavicoti. (Dimin. del gr. cavlos gambo.) Bakl. Foc. Dis. (A) Caulifloro. (Bot.) Cau-li-flò-ro. Add. m. Denominazione di quegli steli su cui , e non su i rami , vengon portati i fiori. (Dal gr. cavlos cauio, c dal lat.flos , ris fiore.) fìertoloni. (0) Caulifoglie.* (Bot.) Can-li-fò-glie. Add.com, comp. indeclChiamansicosì quelle piante i cui fusti portano delle foglie . (Dai gr. cavlos caule, c da foglici.) Bertoloni. ( 0 ) Cautjiorà. * (Bot.) Cau-lì-fo-ra. Add. fiAgg. dato da taluni alle piante che hanno fusto f Dal lat.caa/Acaute , e dal gr.pkcvo io porto.) (Van) Caulinare. * (Bot.) Caf 7-] i~nà -re. Add. com . Che appartiene al caule. Lo stesso che Caolino. F. Lai. canlinaris. (A. O.) Caolino. * (Bot.) Cau-lìno. Add. m . Del caule; e dicesi particolarmente del bulbo , delle foglie., de' fiori ec. se nascono sopra ii fusto, e stanno ad esso attaccati. —, Caulinare., sin. Lat. caulinus. (A) (O) Caulocarpo. * (Bot.) Cau-lo-càr-po- Add. m. F. G. (Da cavlos caule, e carpos frutto.) Così diconsi que' frutti che nascono sul fusto. Diconsi pure piante caulocarpe quelle a fusto persistente , e che portano molte volte i frutti. Decandollc. (O) Caulofillo. * (Bot.) Cau-Io-fil-lo. Sm, F* G. Lai . caulopbvlluna. (Da cavlos fusto, e phyllon foglia.) Genere di piante a fiori polipetaìi 9 del- V esandria monogenia , famiglia delle beii>eridee , così dette dal fusto semplice che serve di pedicciuob alle foglie. (Aq) Caulonia. * -(Geog.) Candò-ni-a , Vallonia. Lat. Caulon, Caulonia. Ani. cit.d'it. sulla costa orientale del Jìruzio ed appartenente a' Locresi. (G) Callo-mi. * (Geog.) Cau-ìùmi-i. Popolo che Diodoro assegna all'Italia verso r Eirurìa. (G) Calma. * '(Meri.) Cà-u-ma. Sm. F. G. Lat • cauma. 'Gr. Ardor febbrile. (Aa) Caumana. * (Geog.) €au-nià-na. T 7 /rò de'rami del fiume Indo presso la sua imboccatura. (G) Caumànte, * Cau-màn-te. N.-pr» m. (Dal gr. chaos buòno, e metntis indovino.) — Famoso indovino. (Mit) Caune (là) * '(Geog.) Monte e cit. di Fr. nel dtp. del Turno, (G) Calne (le) * (Geog.) Cit. di Francia nel dip. dell’ Aude. (G) Cauni. * (Geog.) Cà-iwii. Lo -stesso che Cansini. F. (G) Càunio. * (Mit.) Chu-ni-o.Sm. Snpran. di Cupido adorato in Cauno.Q&ti) Caunò , * Cà-u-no. N. pr. m. Lat. Caunus. (Dal gr. atvnos cattivo, o da chavnos superbo. ) (B) n * (Geog.) Lat. Caunus. Citta della Caria. (G) Cauno. * (Chir.) Add. m. F. G. Lat. chaynos. ( Da chavnos molle , fungoso, friabile.) Epiteto de' tumori. (A. 0 .) Caunoscenza , Cau-no-sccn-za. iSfi] F. A. F. e r?i r Conoscenza. Rim. Ani. Fed. i 1. Imp. nf Valor sur 1 ’ altre avete, E tutta caunoscenza. Cauto?; A rio, Can-po-nà-ri-o^ Add.m. V.L. Di taverna, D’osteria. Lat. cau- ponarius. Gigli, Focab. C’aterm. La rauponaria cattedra di Diogene. (A) Cadrà. * (Geog.) Cà-u-ra. Fiume del Gov. di Caracca. (G) Cadbanasi. * (Geog.) Cau-ra-nà-ni. Ant. popoli dell'Arabia Felice.(Gr) Caldea. * (Geog.) Càu-re-a, Caurcra , Teganusa, Figanusa. Pie. isola della Grecia sulla costa mcrid. della Marea. (G) Cadmexsi.* (Geog.)CaiM-ièn-si. Ant. pop. della SpagnandlaLusitaniai(G) Causativamente, Cau-sa-ti-va-mén-te. Avv. In modo causativo. Caurio. * (Geog.) Càu-ii-o. Lat. Cauri tini. Cit. de’ Cauriensi. (G) Doti. Folg. s. 4- 3. Berg. (Min) fJs’ Cadrò. * (Fu.) Cà-u-ro. Fin. F. G. (Dal lat. bari), caurus che vale il Causativo , Cau-sa-ti-vo. iAdd.in.~i Atto a causare. De Lue. E 01 ' med., e che viene dal gr. caia io brucio, ed uria o uros vento prò- »• <• zrj. Berg. (Min) pr 0 ' spero.) Fento occidentale detto Maestro, il cui soffio è molto rigido r ' '" — ' ^ - ~ -- r •' ~“'™ c ’’ - e molesto. (Aq) Caus. * (Geog.) Cit. del Peloponneso nell’ Arcadia. (G) Cadsa, Cà-u-sa. [A/.J Cagione, Motivo, [Ciò per cui una cosa prende ad essere . ] Lat. causa, principium. Gr. cutIol, ùpx*. Fir. Lue. 1.3. Io non voglio ec. esser causa di farla vivere disperata. Guicc. Stor. 16. 81 7. Il Pontefice e gli altri non avessero causa d’ aver sospetto. » Ai-. Pur. i5. 4- E Rodomonte, causa del mal loro, Se ne va esente da tanto martore. (P) Salvia. Cas. 35 . Melo altresì non è , non lo consentendo la foglia ; nè fico , per la medesima causa. (N) 2 — [Principio, Autore , Ciò per cui una cosa ha essere. Onde Iddio- chiamasi asso utam. per eccellenza la causa delle cause , la prima causa, come le creature son delle cause seconde. Fi sono ancora altre specie di causa, come Causa principale , naturale, strumentale, mate- rialc , formale, efficiente , finale , tìsica , morale, occasionale ec.] Com. Inf. 7. Da vedere e da sapere è che Dio eh’è la prima causa, della quale tutte le cose hanno a causarsi per le influenze delle sfere , e circuii del cielo, siccome per cause secondarie, in queste cose di solfo adopera cc. Maestruzz. 2. <4- Secondo che procedono da causa naturale intrinseca. 3 — Lite. Lat. lis , res, causa. Gr. vróSans , Voce , rzpayga.G. F. 12. 4 2 - 1- Non riserbando dignità , e quale chcrico o laico, impetrasse in Corte (lì Papa, o appo altro Legato, lettera 0 privilegio di giudice delegato in sua causa. M. V. 2 . So. La quistione fu grande in concistoro, e pendeva la causa in favori: del Re di Francia. Fine. Mari. leu. %4- Avendo a trattar questa causa ec. , non ho dubbio alcuno, che si causa nei produrre Usuo effetto.i—, Causali ludo’, Causai ita te, sin. salitas. Maestruzz . 2, 1/j’. Due citèlli si sottraggono alla celestiali -corpi. E appresso : Ancora sono sottratti alla -causalità lestiali corpi, agli alti del libero albilrio. . 0 ,Jo Causalmente , Cau-sal-mói-te. Avv. Con cagione, Con causa, ragione .] Lat. causalitcr. Gr. cùtix.tixms. Com. Par. li. Doveva 03 mente , e dubitativamente, e con agnimento di sè giudicare. c /. Caliamento , Cau-sa-inéi».to. Sm. Il causare, CagionamentOr -* oS Precet. Beig. (Min) . /f) Causante , Cau-san-tc. Pari, di Causare. Che produce, Che -cag 10 *p |1 2 — Usalo in fòrza di sm. Lo stesso che Causa. Boec. Com- causato, almeno in certe parti , esser giudicai causante . (A) _ ^.n. Gausarb, Can-sà-rc. {Alt. e u.] Cagionare. Lrit.efiìcere. Gr. Inf. 7. Dio , che c la prima causa, dalla quale tutte le cause ‘ ^ da causarsi per le influenze. Guicc . Stor. //. 186. Questo ec. ca be che Lodovico Sforza ir. si riunirebbe con essi. getti- 2 — Addurper cagione, Accagionare, Incolpare. fV.accagionare.) Fior. Disc. Giunto che fu a Verona, se ne tornò indietro senza J, rv;l to alcuna cosa , causando esser restato da quelli che non avevano °-' c;)r sT le convenzioni ch’crano fra loro. (A) Segr. Fior. Fit.Castr. f*vi. in questi tempi che il popolo (li Roma cominciò a tumultuare Pr ^vivere caro, causandone l’assenza del Pontefice che si trovava * gnone. (N) _ getF- 4 — Trattar le cause arringando davanti a* giudici. Briut. DM- Questo modo di causare. (À) a fot' Càusatano.* (Mit.) Cau-sa-ta-no. Sm.Specie di Genio che il f l f s fJ\'\ '*"* ’ ’ igno pubblico. 0*^ fatC' firio si vantava di avere scacciato da un bau 1. 2Q. Causato , Cau-sà-to. Add.m. da Causare. \_Q agionato.) Lat. elfect] 9 ’ *ju ductus. Gr. zroojD-us. Guicc. ó'tor. iq, 12O. Infìnmtà ca asetc ) idotti di Poggio reale. Segr. nd' parte dall’ aver tagliato gli aquidolti di Poggio ia<> oid! 3 . 3i. La viltà dell’animo loro, causata da’loro ordini n° n j. a „ii le CO'C della guerra, gli fece ad un tratto perdere l°. st ‘ l ^°. C |n uf 111 : » Com. Dant. Inf. 7. Nè seguita che la prudenza di- Q^izi'- 111 non possa infrenare le inlicite c perverse cogitazioni, c * causate dalla influenza del cielo. (N) . , (Jt) . 2 — A modo di sost. in sign. di Elicilo. F. Causante , §• -fy c id‘, Causatore , Cau-sa-tò-re. Ferb. m. di Causare. Che causa, et 11 ' na. —, Causante, sin. Lat. auctor , ciìector. Gr. zie m r n u malati. Il soverchio vino bere si è causatole della rogna- c ffisi cn, , a Cadsatrice, Cau-sa-tri-ce. [Ferii, f di Causare.] Lai. eitècti'i- z ^ ve’ Gr. voinTfKc. Lib. cur. malatt. La fievolezza dello stomac causa trùce di questi cattivi effetti. . jq e! ri h Causetta , * Cau-sét-ta. Sf. dim. di Causa in sign. cJ t. 5 . n. iq 1. \i priego a pregar cc. a dar espcdizione al / setta ec. (N) _ . . „ ottró^fde 1 ' Causia. * (Arche.) Càn-si-a. Sf. Specie di capped 0 ^ ,,P $ bd , Macedoni, come il peloso a’ Tessali, la tiara a’ to a’ Frigii ec. In seguito fa questa voce adoperata é> c,ie ( j; ce si ctti esprimere ogni sorta di acconciatttge poco rilevate.!. In 8 r ‘ falli®’ ' e par che venga da cavsos ardore : poiché era a g r0S riparare dall’ ardore estivo. ) (Mit) Causidico, Ca-u-sì-di-co, [Sm. F.L] Quegli che tratta -■; qualsivoglia modo difende causa giudichile. Lat.caus die* ‘ agi- ttth Gf- i '!’ CA.US1MOMAKZIA j^ 5 ' » Sper. Dirti. p. 221. (ediz. 174°<') Così al buono oratore per sua causa dimostrativa cedono i grandi del mondo ; che il càusi- ■ 2 \ C ? r/' senat0re non degnarebltono di guardare. (li) Segr. Fior. va° ' v° m ' Fior, f 125. Uomini in dii il nuovo stato assai contìda- ’ ,P? aver renduto all’uno la patria, all'altro Io stato, e di schietto 3 S1 ” lc 0 averlo chiamato a quel governo che un vivere libero per le Càlci VU ^ non 8 ^ poteva esser negato. (N) ***«•*. * (Lett.) Cau-si-mo-man-zi-a. Sf. F. G. ( Da cavsimos cn “udibile, e manna divinazione.) Divinazione per mezzo ileifuo- Cu-s, USa ? t da ’ Magi. (Mit) a./ 91- .* (Geog.) Cau-sì-ni , Cauni. Antichi popoli dell'Africa nella d.tT t "'' ,a (G) J r„ ’ JMit.) Gàn-si-o. Add. Soprannome di Esculapio adoralo in Cm : P 1 ’ 11 ) Causo w ! ' r ') SfiF.G.F. e y alterano il tessuto di queste distruggendola. Si dà S{icf a ^esto nume alla sensazione che determinano le sostanze cau- a P/ J l{ eaie sopra l'organo del gusto. Lat . causlicitas, (A) (A. O.) m n jj*' (bis.) Càu-stì-co. [Add. e sm. Ciò che di ir ugge y rode ^ consti* vesi 1) * essuto dette parti del corpo con le quitti viene in contattore dà Parti 1 ^ Uc tt un que sostanza valida a superare la potenza detta vita nette queste° r Sl mette a contatto, a combinarsi cotto stesso tessuto di fu _„ >P urf b ?d a produrre così quella mortificazione che chiamasi esca- vj Ul i 1 | ,:a i'otico, Coleretico,Arsivo, $m.]/„ar.caiislicmn murena,inumidì Fior - 9 r xcxi/<7rixcV. (Da cavsleon verb. di caia io- hvncio.)Riccll.. Coni r ° S - Sa ^ v ‘ e racco ' 8 a P er caustico quello ebe è nero.» Arct. 5 p Caustico è ciò che dove tocca, 0 incrosta o scortica o pela.(A) 3 _ p illato dicesi di Uomo mordace, satirico, maligno. (A) C'ùj ■ ^‘' , . rva caustica. F. Caustica. (A) tSf ^. i,!ac 'o dilli da Satirico e da Mordace. Spirito caustica por tne- ^Suità ICC co * u ‘ c b c su tutte le sue espressioni spande una certa rna- ti a Cuta e penetrante. Lo spirito mordace c quegli clic parlando Meo è'’ 1 ’ c * 1 ? mol 'de e lacera il nome c i fatti altrui, ho spirilo sali. fri- H(> ¥*51; clic prende in mira i soggetli, e le cose clic meritano il fi SC| ,? . l ' ridicolo. Lo spirito caustico va a cercare la parte debole e pa! mci 1 ^ suo veleno ; lo- spirito mordace si attacca a tutto, princi- tal e e a " e persone; lo spirito satirico si esercita su le cose in gene* Ca e P e *^onc in particolare. /^e me 1 * Oau-ta-meii'te. Av\>. Con cautela , Sagacemente^ Accorta• j 5 o Cc ’ '‘ttrudenienumie , Giudiziosamente-] Lat . caute, Gr . ev\o.$'Àc, tutti i r ° P ‘ . 2 \^\Cautamente cominciò a riguardare alle maniere ec. di Colui E nov.i5.^f. Cautamente cominciò a domandare chi già pi; S8e * ^ ncv.3t. 11. Per poter più cautamente fare ec. quello che tro dire^^ cat ^ u * ;0 nell’animo di dover fare. 3£ noi>. 35. 12. Senza al- biUcifo di Messina uscitisi ec. , se n’andarono a Napoli. Art. ff U ,* ( l ua ^ guardava cautamente il padre. Srgr, i'm\ P s ’ cc *Ki5co r * ^ uan ^° ^ Preparazioni sono fatte cautamente s elle nOu Ulta (m.) c à-u-te. Dio 5co/70*c/w;o del quale è fatta menzione in ciie ^ nzìo,ie del Grutero. ( Forse preposto alle rupi, dai lat. caittcs sigmticu.HMit) ‘ cedere ^ au ‘ t(i ‘l a -[A'/\ly/ccorterz-a, Salacità, Diligenza [Maniera di prò• ^^^zion 0 ^ ^^diaienio e giudizio in alcuna cosa. — , Caltela, sin • F~. ^ccom. i Caut i°s diligentia.Gi'. tv/Afintt.Bfìcc.nov.'f.i. Intendo di siu Ja p ir Jiy tc vemeiìte con cìie cautela un monaco il suo corpo da gravìs- E i lt ] v Iìa ^” Cr asse.jE’ nov,i/fi5. Pensò con veti irgli molta cautela avere, il’ nov 1 %,,‘ ^ on motta cautela informatosi del nome della contrada, il Vostr ^^^^-.Hignardando con cpmnta cautela venuto siete per danni ^ ei de ca f^ ri * 0, Gr.g.16.2. Ma nel metter del risagailo si tenga diii- e? E 10. iy. 8. La maggior parte questa cautela non osscr- 2 ^ ^\ir UnC ‘ 98• Ciiiama cautela c piotate con teco/ ^'Vano c L * ZZ ‘ l 1 ®^ e ° a > Lat . securitas. Gv.àctyó-l-t ia. Plut. E ripu- tda * g. Ti er 1 cgge di uccidere i loro fratelli, come per loro cau- ^ 4 sua ni,,. ,‘ <0- »-3. 10. La quale messcr Gbcrardino s’avea falla fare 3 - Cau!; 0 Ia 'J cl lattato. fctt. n . xUSì Lat. cautela, cautio. Gr.-efóiXsia. Fine. Mari. CAUZIONE 1^3 e miglioii. Buon. Fier. 3 . 2,»2. Stimo cautelata cortesia II* lasciar lolla libertà del luogo. Cauteloso, Cau-te*lò-so. Add.m. Appartenente a cautela.Cauto.Tasson. Pens. div. Uh. 7. Zterg.(Min) Cautem. * (Geog.) Ca-11-ten. bitinte del Chili. (G) Cacteeiato , Gau-te-ri-à-to. Add. m.Sottoposto a cauterio, Medicalo con cauterio. Muss. Pred. 2. 62. Berg. (Min) Cauterio. (CUir.) Cau-tè-ri-o. [ò m.] Iiicendimento di carne con fèrro rovente, 0 con fuoco morto ; che diciamo anche Rottorio , Inceso , Fontanella, Capitello .—, Cantero, sin. Lat. cauterium. Gr. v.a.vTr t pGt. (Dal gr .carter bruciatore.) PaUad.Gcnn.ig .Gli agnelli cc. si segnano, e fàimoji loro cauterii col ferro caldo.CV. 6'. tfg. 1. A far cauterio senza fuoco pestisi la llamula, e pongasi sopra ’l luogo che si vuole incendere, lied.Cons. 1. ifì. Allora bisognerebbe fu- della necessità virtù , ed accomodarsi al cauterio nella nuca. » E nel Diz. di A. Pasta. A- vando questa dama per lo spazio di sei anni portato aperto un cauterio nel braccio, ec. E appresso: Alcuni lodano ancora lo aprire due cauterii nelle cosce.(N) 2 — attuale: Quel ferro che, roventato, incende la carne, per far rottorio, (A) 3 — iweeeste,* quando, qualunque siasi la sua forma , viene immediatamente applicato, o si Lascia spegnere sulle parli- (O) 4 —* obbiettivo,’ se si presenta solamente a qualche distanza dalle parli che si vogliono semplicemente riscaldare , o licite quali si vuole eccitare la vitalità. (A. O.) 5 —■ potenziale — Il caustico. F. (A) 6 — TBAsconitBHTE, * quando sì fa scorrere rapidamente sulla super fi- eie della pelle, in modo da produrre ciò che chiamasi strisce di fuoco. (A. O.) Cautekiuco, * Can-te-ri-ti-co. Add. m. Qu-sta parola Italo stesso sigtt. di Caustico. Lai. cautcricus. (A. ().) Caitteiuzzake , Cau-te-riz-zà-re. [Alt ) Far cauterio, Incendere. Lat.cauterio inurere. Gr. zzi repi (:■('. Cr. 6. lot.i. Si prenda il suo gambo (della rutti), c s’arda alquanto al fuoco es’ incenda, c la sua conca-, vilade cauterizza, e molto giova. Folg.Mes. Ma se dell’osso quantità notevole tu vedrai corrotta, cauterizzane quella parte clic tu potrai. E altrove : Tagliare le vene , o cauterizzare I’ arterie. Cauterizzato , Cau-tc-riz-zà-to. Add. m. da Cauterizzare. F.di reg. (A) Cauterizzazione.* (Chir.) idee te-vrf.-la-zìvì-ne.SJiApplicazione od azione d'itti cauterio o d’un caustico.Liti, cauterisatio, caustica ;ulustio.(A.O.) Cautelo , Ca-11-tè-ro. Sm. Lo stesso che Cauterio. F. Mcnz.sat. 3 . Che se avessero a fare mi cantero, Il farien ’n una tempia,o ili mi ginocchio , Per mandarci arrabbiali al cimitero. (V) 2 — * E Jig. Buon. Pier. 3 . 1. 5 . Se tosto un cantero Ti fai nel la memoria Che purghi ogni pensiero. ( Malamente riportato dalla Cr. alla F. Laniero. ) Cavi ezza , Cau-tés-ca. Sf Lo stesso che Cautela, F- Paneg. Demelr. Fai. Berg. (Min) Cautio. * (Mit.) Càn-ti-o. /io stesso che Catio. F. (Mit) CaUtissimameste, Cau-tis-si-ma-mcn-te. Avv.sup. di C a 1 : ti men te. La t. Cai >-tc-là-to Con cautela ; ed è termine sup. di Cautelato. Casin. esercita e ctcscc la prudenza più cauta e avveduta. 2 — Assicurato di non perdere, Assicurato con cauzione.Ambr. Co/òn, 1. 2. Ma non vogliono Già dare il lor , se prima non son cauti. (V) 3 — Onde F ar cauto, oltre il signific. di Render altri accorto e guardingo , vale altresì Assicurare , Date sicurtà. Cecidi. Dot. Lo farete cauto di renderla , e pagarli la pigione in questo mentre. (A) Cauto dilf. da Circospetto c da Guardingo. Cauto è colui che sa prendere i mezzi convenienti per render sicuro sé stesso e le cose proprie da qualunque contingibile danno. Circospetto (da circuirtipicere) nel trasl. significa un uomo che guarda intorno , che considera le circostanze, e pondera-con lento giudizio le cose, per operare con prudenza , e senza rìschio della propria sicurezza e della stima che gode tra gli uomini. A Circospetto è mollo ailine Guardingo, se non cheque, sto si riferisce principalmente a colui che sta in guardia per none s:r sorpreso da qualunque eventuale pericolo , o dall’ altrui fraudolente malizia. Questa voce include le idee di avveduto, accorto. (V. Astuto .) Cauto. * (Geog.) Città dell'isola di Cuba. (G) Cactser.’ (Mit.Maom.) Sm. jSome del fiume favoloso che scorre nel paradiso di Maometto. (Mit) Cagx. * (Geog.) Lai. Calciteli» Paglia, Caletcnsis Ager. Paese diPr. nel. l'alta Normandia, che prese il suo nome da Calclt, oggidì forma la maggior parte del dtp. della Senna inferiore. (G) Cauzioncella, Cau-zion-ccl-Ia. Sf dim. di Cauzione. Faust. Ep. Càci, lih. 7. Berg. (Min) Cauzione , Can-zió-nc.fSf] Propriam. è termine legale e vale Cautela, Sicurtà. Lai. cautela , cautio. Gr.ùnpdxuu. Mnestruzz- 2. fi . Ma se os. Fi, si-ino. Add. m. (Min) Add.m. da Cautelare. Sicur0.Lat.2txmm.Gr. zinne sai u luiiiuunt f..---,-- - -- , . , , . - 2jaa.ni. ria i^antcuirc. >1 icn rir. /uu.svcmus.r. idonea; la qual cauzione se non la può dare, dia la cauzione del gn- Disc. Arr.Sq. Polendovenc esser altri più cautelati rame ilio. Farch. Star. 20, etp/. Messcr Galeotto Giughi cc. vedesse pei; i44 CAVA ogni motto di doverlo disporre a tornare, promettendogli sopra la fede loro tulle quelle cauzioni e sicurtà ch’egli medesimo sapesse chiedere. 2 — giuratoria ; Quella che sì dà con giuramento di osservar la promessa. Alacstruzz. 2. ^ 3 . Sarà assoluto con giuratoria cauzione , salvo ec. (A) 3 — * Far cauzione —PiwnctLere per altri^ Entrar mallevadore.Q\') 4 *— * Dar cauzione = Assicurare con malleveria 0 simile. (A) 5 —Mallevadore, Colui che si rende sicurtà per altrui.j Band.Ant.JJi) 2 — Accortezza, Sagacità ; astr. di Cauto. Albert. 2. ó.Cauzione è discernimento di vizit dalle virtù, preponendo le spezie delle virtù. 3 — Precauzione, Prudenza, Cantila. Segr. Fior. Viso. Nel f opera loro procedono alcuni con impeto, alcuni con rispetto e con cauzione.(A) Cauzione dilli da Cautela e da Precauzione. La Cautela consiste nell* uso opportuno de’mczzi onde render sicuro sé stesso e le cose proprie. V. Cauto. Si dice pure d’ ogni carta scritta a dichiarazione e protezione d’interessi, di averi ec. Precauzione è affine a Cautela presa nel primo senso, ed è studio di tenersi lontano daU'incorrcre in qualche male , dal recarsi alcun danno. Cauzione nel linguaggio legale è guarenti» , sicurtà, atto più solenne e più rigoroso di semplice Cu valcavasi a bisdosso o a bardosso.] Lat. nudo equo insule! c ) equo vchi. P r . A bisdosso , A bardosso. , c&‘ 4 — a cambiatura : * Par che significhi quel balzar di cavea vallo che fa un equestre saltatore per diporto delle genti sp e ciì c.r Salvia. II. 42-j, Egli saldo, c sicuro ognor saltando , Cavalca < hiaturn , c quegli volano. ( Quattro cavalli congiunti wsie^d^f* 5 — Scorrere a cavallo per saccheggiare , e taloru Scorrere c0 {fi 0 ' fo il paese nemico. Lat. dcpopulari. G. V. 8. ■//o./.Cayal ca * c ^ a 1 " rcntini 200 cavailate e certi pedoni ec. al monte Sansavino | caf e sr dendo e guastando. E io. i38. 1. I Fiorentini ec. fecero pra i Pisani messer Beltramone del Balzo. M. V» J. 2 2. JD mente cavalcavano il paese , e mantenevano loro assedio. _ f f£f ftn Se il Duca ci avesse cavalcati, come posscttc , egli ci.togj 1 ^ 3 pct' cl1 ' ricolta. F. F*. 11. qj. Mosselo a ciò fare due ragioni; 1 ll Pyj la gente a pie più chetamente cavalca; 1’ altra, percbe_ l*j ^ sopj^ polveiìo. Cron. Morell. Nel principio furono i Pisani ù sS q:* 1 della guerra, e cavalcarono! intorno dove e’ vollono. E &PP , ultimo e’ si cavalcò il Pisano aspramente. . » v 2 — * Nota uscita. G. F'. 10. 62.. Cavalcarvi ( vi rn le masnade de’ cavalieri , e gli altri conti Guidi Guelfi , rono cc. (Pr) t f- ^ - • ■ Per metaf. Scorrere per lo mare con armata 22. L’armate cavalcano il mare , e innanzi che insieme ci occorrono altre e non niccole cose. «_i u».uuii«ji.ìu Jiut t iiuii uibbuic i_u»ir. gioiti i ‘ 7 — * Seguendosi largamente tale analogia , si dice c ' a c^ 3 ^'\o scrive Cavalcare un pulpito, per dire Predicare , ed .%( PaS a credono cavalcare sopra alquante bestie colla Diana india e colla moglie d’ Erode? _ . » B ocCaC ,til' 9 — Congiungersi carnalmente; [ed è modo da lasciarsi, a g 0 cC- ,>0 ' e a simili poco onesti scrittori .] Lat. inequitarc, Artico- I iS.Da , CAVALCATA «vale» - 1 ™* 'S ^ ' n sn ’ c ' asci ma provar volle come il mutolo sapeva ta Vi,; 6 ’ ”• , ’ 4 . r - l' ar - 2 8‘ 64 - Cavalcò forte , e non audò a stailèt- io A g ° mai ' 3es tia mutar non gli convenne. (Pc) »®rr>iijj^ re ’ ®' ar c " sopra, Signoreggiare. Lai. dominaci. Or. Su- amor fa' -1 '^ os ' ^ ant - Purg. 18. g6. Cui buon volere e giusto 'l'asta 7 - ca ' ^ ut - Cavalca , cioè signoreggia. Cron. Marcii. E per '“sciò c ° l . one e gji è cavalcato. Burch. 1. 26. E perchè Salomone Si Toc, Tp.f già dalla moglie , I lunghi nascon tutti senza foglie. 2iv ; 2. 2j3. Ninno favoriva Ottone , non per volere an- cavalca !° ’ ma P cr avCTL ’ Finga pace ognuno avvilito a lasciarsi U j> e e ». °., pigiare o peggiore , da chi prima giugnesse. Sllnu it‘ Detto del mare che soperchia le rive, Dav. Vit. cavak^* *°- ^ ondeggia solamente dentro alle sue sponde, ma le la A p r e ^ga, e tra’ colli si ficca. (V) 0 D aft - 0, \ . va ' car ' a ca P ra 0 Cavalcar una cosa — Lasciarsi dare de css - 1 ac \ mlen dere una cosa per un' altra. Bocc. nov. jg. 38 . Laon- li ? 0t ' en( ' 0 > facevan cavalcar la capra delle maggiori scioc- 13 A . pf! moi >do. Lab. 2g2 . Per certo questi l* ha cavalcata. /^l£ v !Ì ca .! an,th - , convien che posi il giorno : Dìcesi per Q a ’j ere c f le H corpo ha bisogno di qualche riposo. Serd. P/w.(A) dello Sta^ 07 * 6 Cnvateiare. Cavalciare od Accavalciare diconsi sto j ie L le a falcioni ; sentimento che ha pure Cavalcare > ma que- ^ALcATA^r 110 ^ 5 ^' 111 ^ a ^ tT ^ ne’quali que’due non vanno adoperati. sie ìtle 1 '-‘R-val-eà-ta, [A/C] Truppa o Moltitudine dì uomini adunati in- tio C( C ^ lva “'°i 0 siasi in campagna od in città- Lai, equitatus, cquita- ^cata ' UU1 raarius * ìftiruLov. Lìb. Fiagg. Quando vanno in cacaceli 8 ' PP rtano j c case con loro , siccome noi facciam le nostre ValcaK ?. e * mostri padiglioni. Fir. Lue. 2. 3 . Come viene una catto infr.vj * 0r ^sticri eli* abbiano c< Lue. Ho in*." 'Y * ur€ $ticn eh’ abbiano cera d’ aver qualche carlino, voglio- 5 -, podere donde sono ec. t »rsu s il ^? < ; °- Scorreria d’ uomini armati a cavallo. Lat. s «a parte’’ , ... d’uomini armati a cavallo. Lat. equilum in- ‘TCTtiani iirihfo^r,. Din. Cornp. 1. 26. Mandava i bandi da ^nsfjdijf ’A P® 06 imponeva e cavalcate contra i nemici sanza alcuno Hiasnad,,’1 , ?" ,i 4- o- Nò già per loro cavalcata non uscirono le 5 r ' a iti A • ^’i° r cutiai. E 8. S2. 3 . Ebhono i Fiorentini gran vitto- ' b’atl & i " r ° os ' e L cava loala , che leciono benavvcnturosamenlc. cavalla p cavalcare. Lat. sessio in equo. Gr. ht-xslx. Cr.g. 35 . i. r Aggravato 0 CC * ayv } CDC d detto inalo, quando senza temperamento c ?. ^ Far c ’ F l;l * s P esse cavalcate straccato. Calc AT( . ava * cata ^ Muovere milizia a cavallo. (A) a ' '-' a "Val-cà-to. Add. in. da Gayalcare, . Gioiti PCr meto f‘ ^ez. ics. CU’ è cavalcalo con aguti sproni Da viri " Ar’m t ! amla ciascuna. (V) o^S'ii n,, !- 1 'avallo. M. P. 11, 33 . Il percliò il Comune a’suoi bi- Uvu ca T o, h r P° tea aver cavalcati. "‘',‘ntcire ^a'Va'-ca-ló-jo. Luogo rialto fatto per comodità di r >,n . Lnt 11 ^ullo, oggi più comunemente Montatoio. —, Cavalcatoio, C ^mìr A - Gr ■ ber i 0 .. )^ a -val-ca-tó-re. Pcrh. m. di Cavalcare. Che cavalca. [Usato f on }e sm. per Cavalcante o Cavaliere.] Lat. eqnitator. Gr. C * loro* taUl< ^’ G. Perciocché egli cadde tra’ piedi d’infiniti cavalli, SjHiiberi cavalcatori. E altrove; Imperciocché i loro cavalli divennero 4 ' ca Valcat r Ua - nc *° a dietro, e prendendo subita fuga, e non valeva ucente S'^traror, 011 ^Pungerli colli stiinolosi sproni. » Star. Serd. 1. 26. Si , Vry| 0 cos ' maravigliosi cavalcatori, che oc. Petr. Uom. ili. 2if6. ^ Alaeai,. 6 ', m cavallo di metallo col cavalcatore. (V) 9- 6. S ' dell’ arte del cavalcare. Lat. equiso. Gr. hfttoxòfias, Cr. ì-lr priin ^, uau d° il cavalcatore sarà sopr’ esso salito, noi dee niuo- n Uo « a L „ S ’ al, b,ia acconci i panni, imperocché per questo il ca- 3 ^t'on. / /ft ,Sa p a star oliato e fermo, ad utilità del cavalcatore. Fior. A Solda/ J ‘ * sa l* ea quasi tutti quanti i linguaggi, e perfetto cavalcatore. C tedes'’] aca7a "°- Lat. eqr.es. Gr l*ert,vs. C.M. 8 . 55 . Perchè i loro sol- *' Ar -''ATDi| C U av * l:no ricetto e parte di loro cavalcatori nella campagna. c< ?*aicn»... A ’ ^ a 'val-ca-tù-ra. \Sf.] Bestia che si cavalca. [ Bestia da ^ equità!" j C s i dice principalmente del cavallo .] Lat. equus , animai 81 Potesse 1C * U ? 1 aptum. Gr. isriros. Bocc. nov. 84• 4 - Acciocché vestir !>Pa(.4 La n A d !. cavalcatura. M. V. sì. 22. Si parti di Firenze 7 Questo a4 ° ^ a i cittadini che avieno cavalcature. Com. Inf. ^'fa del p 0n ^ rOn *° assa ' appare chiaro come egli scendono sulla caval- è co, iW0 ari ‘ rn ale. (Qui, per un modo proprio della nostra litir f. • Si T,;„ ,le se dicesse sul fiero animale, che serviva di cavalcatura.) Cas. v . 4t .rAvu acce ttare le cavalcature. f tn ‘Shanz Ales.) Ca-val-ca-vi-a. [ Sf coin/i. ] Arco, o altro , a ° fiat ,/ Lame, da una parte all' altra sopra alla via , [ per Vitn° 044 US0 passare dall' una all’ altra casa. ] Lai. arcua 3 ^'■coce EC '' , 7 Al ‘ c i 0 KE Ca r e ’ ^ àQ \ t .\ nw iuitare. Gr. itynertct'^avScu. p ste sso c/i e "sP " c *°" llc . Post ° avverò. [ co’ v. Stare , Porre e simili è , r ° s - 3 j otare, Porre ec. a cavalcione. V. A cavalcione. ] Bemb. >a teggesi 1 oltre a queste ec., cavalcione ; che è lo star 0 S0 PC a a 'lro , alla guisa che si fa sopra cavallo. (V) re. [IV. as.t.] Accavalciare , Stare a cavalcioni- W° tó0 (A tar sZL?°P.: * U : Jhaùna.10 per me mi terrei per un quattrino r tv *Scio*,^ lc a '*’ altalena milnn»/ ipi V * V4 d!c ar ‘- Ca r C f ll ?! ena cavalcioner (P) rtr r" 7- ' 1 '' C Posto avverò. Lo stesso che ] A cavalcioni. P". ■ - ' • (.Mud.) Ca-va-lcg-gic-re. [Am.] Soldato a ca.’alio, armato P, ue«4. Il, CAVALIERE 145 di leggiera armadura. [Chiamasi in alcuni luoghi Cacciatore a cavallo.—, Cavalcggìcro, Cavalleggierc, Cavalleggiero, Cavallo leggiero, Cavallo alla leggiera, sin.] Lai. veìes , levis armaturae eques. Gr. ùvófix.xos. Tue.Dav. Ann. 4- Sg. Allora spinti a corsa, senza saper dove , i nostri fanti e cavaleggieri bene schierati ec., all’ alba furo addosso a quei barbari. E altrove: Con cavalcggieri e pratichi di que' deserti ec. dava la caccia. Cecch. Esali. Cr. 2. 3. Fa il simil de’ca- . valeggier, quali hanno A farci la scoperta per.Ie strade. Cavaleggiero. (Mdit.) Ca-va-]eg-giè-ro.[iSV «.Lo stesso c/ie]Cavaleggicre. V, Cavaleuato , Ca-va-le-rà-to. Sm. V. A. V, e di' Cavalierato. Borgh. Ann. Eam. 120. Potrebbe essere un cavalerato di que’che colla ghirlanda d'ulivo in testa lo ricevono. (V) (La Cr. legge Cavalierato.) (N) Cavaleressa , Ca-va-le-rés-sa. [A/i] Moglie di Cavaliere , Gentildonna ; voce per lo più usala in baja ed in ischerzo , come Dottoressa, M e ~, dichessa , e simili, non essendo questi regolarmente gradi nè uficd da donna. [ V. Cavalieressa. — , Cavaliera , Cavalieressa , Cavalieressa , sin.]. Lat. matrona. Gr. cbcoSsWoii'a. Bocc. nov.iS. 12. Fu cagione di farci fuggir di Cicilia, quando io aspettava essere la maggior cavaleressa che mai in quell’ isola fosse. Tac. Dav. Ann. 4- 94- Perchè Sejauo , tu 1 ’ erri, se credi poterti star ne’ tuoi panni, e che Eivia, stata moglie d’ un Gajo Cesare, c poi d’ un Druso, voglia invecchiare cavaleressa romana. 2 — Si dice anche di Monache di un particolare istituto. V. Cava lieressa. (A) Cavaliera , Ca-va-liè-ra. Sf. di Cavaliere. Xo stesso che Cavaleressa. V. (A) Tass. lett. lib. i.p. 80. ( Ven. ij58) Con limitazione della sign. Cavaliera sua suocera. E lib. 2. p. 5o. Baciate le mani a la illusi. sig. cavaliera Tassa. (N) Cavalierato, Ca-va-lic-rà-to. [Ani.] Dignità del cavaliere .—, Cavalerato, Cavallicrato, sin. Borgh. Arni. firn. ììg. L’altre maggiori croci ec. si credono generalmente di cavalierati ec. E 12 >. Potrebbe essere un cavalierato di que’che colla ghirlanda d’ulivo in testa lo ricevono. Cavaliere, Ca-va-lic-re. [Ani.] Colui che cavalca, Cavalcatore .—, Ca-_ vallerò , Cavalieri, sin. Xul.eques.Gr..V-rc/orz'S. (Secondo il Tassoni viene dalle voci latine caballiherus padrone del cavallo. G.V.1.8.Ì. Il secondo figliuolo ebbe nome Bardano, il (piale fu il primo cavaliere che cavalcasse cavallo con sella e freno. » Alani. Colt.2.54- Poi del vario vestir, quello è più in pregio Tra i miglior cavalier, che piu l'iscm* lira Alla nuova castagna. ( Parla de' colori del cavallo.) (V) i — [ Big. in sign. osceno .] Bocc. nov. 20. ig. Io so che voi siete divenutomi prò’cavaliere poscia eli io non vi vidi. E nov.32. ì5. Pensando che cavaliere, non agnolo, esser gli convenia la notte. E nov. 77- 4$- E ( ' 0 'tre a ciò gli stimate migliori cavalieri, c far di più miglia le lor giornate, che gli uomini più maturi. 2 — (Milit.) Soldato a cavallo. Lat. eques. Gr. ì*x$vs. G. V. 6. 84■ 1. Furono tremila cavalieri tra Toscani e Tedeschi. E 9. g. 1. Anzi che si partisse, ebbe presso a domila cavalieri oltramontani. Dant. Itif. 22. i. Io vidi già cavalier muover campo , E cominciare stormo. 3 — ad elmo [ o a elmo ] ci— Sorta dì soldati a cavallo , antica - mente così chiamali [, et1 erano , secondo l’Ollonelli , i soldati a cavallo armeni di corazza e d’elmo , siccome i veri cavalieri. ] G. /’. 9. ng. 1. Mandò a loro soccorso ec. 5 oo cavalieri ad elmo. » G. P~. I. g. c. 32. E vennero in Firenze del mese d’agosto 18 cavalieri a elmo coli altrettanti balestrieri a cavallo. E c. 118. Mandò a loro soccorso il conte di Gurizia cc. con cinquecento cavalieri a elmo. (N) 3 — di cavallate: Altra spezie di soldati così detti dal nome della spezie della milizia nella quale e ’ militavano. P. Ga vallata. G. E. [ l. 7. c. ì36. ] V’ andarono di Firenze 4 00 cavalieri di cavallate. » Rem. Fior. Cavalieri di cavalla ta erano i cavai leggieri delle bande, o cavalli comandati, come sono oggi le bande de’ fanti. (P) 4 — del soccorso: * A’i disse Cavalieri del soccorso la Cavalleria ausiliario, gli Ajuti a cavallo. Sallust. Giug. ì33. Da uu lato e dall'altro avea compartiti gli cavalieri del soccorso. (V) 5 — Soldato in generale, [e in questo sign. è V.A.) Xat.miles, Gr. Bramirti. Maestruzz. 2. 3o. 4- H secondo frubalorej è il cavaliere, quando toglie dalle persone olirà il soldo suo ordinalo. E altrove: Il cherico che ha gli ordini minori, perde il privilegiocliericale, se passò ad atto contrario all’ordine; verbigrazia, se si fece bigamo, o cavaliere. fi — i'P. di fortificazione.) Cavaliere diciamo anche una eminenza di terreno, [che nelle fortezze avanza sopra a tutte le muraglie,) fatta per iscoprir da lontano, e per offendere [ colle artiglierie .] Lat, Incus eminens. Gr. sfoggi. Star. Eur. 4. 83. Le fu da indi innanzi una rocca, o un cavalier munilissimo, a difesa di quella porta. Galee, Stor. Ora col far mine e trincee , ora col far cavalieri grandissimi di terra c di legname. » Posar. Pii. Questo edifizio, che è quadro, c dì sopra scoperto , c con le sue cannoniere servendo per cavaliere , difende due gran bastioni, ovvero torrioni, che.con proporzionata distanza tengono in mezzo la porta. Il frontispizio coi suoi fornimenti faceva parapetto all’ artiglieria, dovendo, come l’altra, servire per cavaliere. (A) 1 — Di qui Essere, Stare, Porre o simili a cavaliere = Essere o Stare al di sopra, [e si dice nel sentimento naturale e.nel metafòrico .] Tac. Dav. Ann. i5. 224. Andasse, e prevenisse il consolo, pigliando il suo palagio, clic era a cavaliere alla piazza. E Stor. 3, 3o8. I Flaviani n’audavart col peggio, essendo i nimici a cavaliere. Car. Lett. 1. <7/. La fortuna mia non è tale che abbia a muovere né voi né altri pure a pensar di me, nè io son tanto imprudente, che creda d’ essere a cavaliere. Malta. 8. 65. Forse clic lai preghiere Mi fàran , dopo cosi gran disdetta , Vincer la posta , e porre a cavaliere. 3 — (St. Boni.) Presso gli antichi Romani era il secondo grado di nobiltà dopo quello de' senatori. (A) 4 — (St. Mod.) Colui eh’ è ornato di alcuna, dignità di cavalleria, [ Questi cavalieri erano un tempo di quattro specie , cioè : ì Cava- '9 1^6 CAVALIERE licci bagnati, t Cavalieri di corredo , i Cavalieri di scudo, e i Cavalieri d’arme. Oggi diconsi Cavalieri quelli che ricevono insegne di ordini cavallerescJii . ] F- Frane. Sacch. nov. i 52 e V Annota*, de 1 Dep. sopra il Decani. a c. n 5 e nj. Lat, eques, miles. a — a sproni a oro o d’oro:* Così detti perchè nell! armarli cavalieri , si calzavano loro gli speroni d oro , ed erano dd primarii gradi della cavalleria , Come i Cavalieri bagnati, co' quali parche sì confóndano. Matt. Fili. I. 7, c. ig. E furono morti in su ’l campo, oltre a costoro, più di MCC cavalieri a sproni d’ oro , ec. (N) 3 — bagnato. [ I Cavalieri bagnati erano i priniarii e più solenni Cavalieri', così detti perchè conveniva che fossero bagnali , figurando con ciò la lavanda da ogni vizio.'} G. F. 12. 8 q. 3 . Incesi il detto Tribuno far cavaliere al sindaco del popoì di Roma all’ aitar di san CAVALLARO del- loonic, c conviene che sieno bagnati e lavali d’ ogni vizio. (N) 4 — E detto in ischerzo. lìnee, nov. yg. 3 4. La Contessa intende di larvi cavalier bagnato alle s.ie spese. 5 — n’" arme : Frane. Sacch. nov. 102. Tn quattro modi sono la t-i cavalieri , o solevansi fare ( che dirò meglio): cavalieri bagnati, cavalieri di corredo, cavalieri di scudo e cavalier d’arme... Cavalieri d’arme son quelli che nel principio delia battaglia , o nelle battaglie, si l'anno cavalieri, cc. (A) (N) e — DELLA banda.[ 6’osi dicevansi in Firenze cera cavali ri .dalla banda rossa che portavano per insegna. F. Bandercac.] G. F. g. 4 l- 3 , brano d’una compagnia falla di volonlade de’più pregiati donzelli di Firenze , e cliiamavausi Cavalieri della banda , portando tutti una insegna, il campo verde con una banda rossa. "7 — di corredo. [ 1 Cavalieri di corredo erano quelli che con la veste verde bruna, e con la dorata ghirlanda pigliavano la cavalleria. ] G. V. g. io8. 2. Il qual messer Filippo vi venne con sette conli , e con centoventi cavalieri, tra bauderesi e di corredo. 8 — di senno : [ Cavalieri eli scudo dicevansi coloro eh’ erano fatti cavalieri o dai popoli o dai signori, e andavano a pigliare la cavalleria armali e. con la barbuta in lesta. ] G. F. g. 206. «. Ruberto di Brusco, cavalier di scudo , fallosi Re degli Scotti. » Matt. Fili. I. y. e, ig. E furono morti in su ’l campo , oltre a costoro più di MCC candidi a sproni a oro, e banderesi e cavalieri di scudo. (R) 9 — errante: ldiconsi Cavalieri erranti da’ romanzieri quelli d’un immaginario ordine di cavalleria , che per istituto dovean difèndere gli oppressi , e proteggere specialmente te donile. (. 4 ) Berti. Ori 27. 'Ò2. Qual sarà quel Tristano o quel Galasso^Qual cavalier errante o di ventura, Ch’ a tanto travagliar non fosse lasso ì Maini, n. 4 - Quand’infra dame e cavalieri erranti cc. (N) 10 — * Far cavaliere = Conferire il grado della cavalleria o hi dignità di cavaliere ; e Farsi cavaliere = Prendere tal grado. (A) Bocc. g. 2. 11. ':>• Il quale egli poco appresso con grandissimo onore fé cavaliere. Tass. Gertts. 11. 2Ò. Che quando in Chiaramente il grande Urbano Questa spada mi cinse , e me devoto Fc’ cavalier l’onnipotente mano. (N) 11 — [Per eslens.] Cavalier d’amore, Cavaliere d’ alcuna donna =3 Amante. Lib. molt. Era cavalier d’amore della Marcbcsa./Jncc. nov.gy. Sogliamo che colui prendiate per marito , che noi vi daremo , intendendo sempre, non ostante questo, vostro cavaliere appellarci. D appresso: Perciocché , mentre visse, sempre s’appellò suo cavaliere. 5 — Da questo titolo di dignità si chiama Cavaliere personaggio che viva cavallerescamente, alla grande, con lustro e da gentiluomo, e talora s’ estende injiuo ai Ile. Lat. vir uphilis, patricius. Gr. tv-ra.rptìes. Bocc. nov. 5 . 3 . Quanto tra i cavalieri era d’ ogni virtù il Marchese famoso, tanto la donna tra tutte l’altre donne del mondo era bellissima e valorosa. E nov. 18. 3 o. Se monsignore Io Re, il quale è giovane cavaliere, e tu se’bellissima damigelli, volesse del tuo amore alcun piacere, iicgherestigliele tu? Tes. Br. 1. rj6. Arsero tre Principi con tulli i lor cavalieri. Nov. ant. 5 y. 4 - In gncl giorno portarono armi li migliori cavalieri del mondo. Doni, Purg. 14.log. Le donne, i cavalier, gli affanni e gli agi. Petr. canz. 11. 8. Sopra il monte Tarpco, Canzon, vedrai Un cavalier che Italia tutta onora. 2 'av. Bit. Il più cortese cavaliere che mai cignesse spada. 2 — di corte = Uomo di corte, Ministrine. G. F. g. 11.2. Ap- pcovossi la risposta di Messer Maffeo, la qual fece per lo cavalier di corte, come raccontammo addietro. E 12, loy. 3 . Ciascuno de’ detti ambasciadori per ordine ilei Comune si vestirò di roba di scarlatto ec. ; ed oltre a ciò, ciascuno almeno due donzelli, e chi tre, vestiti d’una assisa d’una partita, e con loro due cavalieri di corte. Pecor. g. 6. nov. 2- Messer Bernabò chiamò un suo cavaliere di corte, e disse: va al luogo de’frali minori ec. Frane. Sacch. nov. so. Messer Dolcibene fu , secondo cavaliere di corte , d’ assai, quanto alcun altro suo pari. 3 — u’ industria : Diccsi per disprezzo d' uom che campa a spese altrui, scroccando quel che può. (È modo preso non ha gravi da’ Francesi : chcvalier d'industrie. ) (A) 4 — * Vita di cavaliere. F. Cavaliere, 5 - 3. (N) 6 — 11 Nolajo o l’Attuario de! podestà , vicario o commissario. Bocc. nov. 27. 34. E da lui partitosi, se 11’ andò alla signoria , e in segreto ad un cavaliere, che quella letica , disse cosi. G. F. [ l. 2. c. 4 ] X Fiorentini vi mandarono iu servigio de’Guelfi gente d’ arme a piede e a cavallo, e fuvvi morto il cavaliere della Podestà di Firenze , capitano della detta gente. Frane. Sacch. nov. 40 - Mallo più fu ardito e più coraggioso Polii buffone incontro a mi cavaliere d’uno Podestà, che ’l prese. Lib. son. i 3 i. Farà viso d’Ebreo II cavalier, se gusta tai bocconi. Bttvch. 2. 7. E’birri, e’ cavalieri, Lui, e ’l collaterale , e l’assessore, Risusciteran tutti a quel remore._( Forse qui, e iti alcuno degli altri esempli, il significato è quello dei ). seguente. ) - ; V, (Zool.) Uccello altrimenti detto Imantopo. F. (A) .p: fl r ’ (Hot.) Sprone di cavaliere : Sorta di fiore. detto altrimcnb i q — Uliziale 0 Bargello dell’esecutore. M. F. 11. S2. Dopo non . to di mandarono il cavaliere dell’ esecutore a guastare i beili di c , 0 tado. « Ar. Leti. 3 . 2. Chi vuoi tu pensar che sieno Li malfatto*h ( non li medesimi Che per pigliar li malfàltor si pagano ? Col c aval de’quali,-e contestabile, 11 podestà fa parte, e tutti rubano. (V) ^ 8 — Giustiziere o Carnefice ; così usato talvolta anlicam ., [ a Jrj f m significare con termine onesto l’infamissimo de’mestieri, o forse per ischerzo dal montare che fa il boja a cavallo del condannato pf 1 piccarlo . ] Frane. Sacch. nov. igo. Monta sul corsiere, e corri al go della giustizia, c di’ al cavaliere, se Giovanni Sega non ha * to , lo riincm a me. Burch. 2. 83 . E per far reverenza Al cava***” che ti (ia tosto a lato, Sarai lasciato a culo ignudo alzato. a0fl0 9 — (Ar. Mes.) Cavalieri diconsi nelle cartiere que' ritti che Wh in guida le stanghe de’ mazzi. (A) . fa 2 — [T.di caccia .] Cavaliere dicono i cacciatori quando veaf ^ lepre a covo , volendo dire, che. chi ha cane in guinzaglio 1 s modi a vantaggio ne’ luoghi più alti, perchè diciamo Èssere a liere l’ Essere a vantaggio e al di sopra. . „|j 3 — [ T■ del giuoco degli scacchi.1 Uno de’pezzi del gùioco scacchi, che anche si dice Cavallo. G. F. 11. i 38 . 3 . Ma .'"'Le Malatesta- trovò il rocco a petto al cavaliere. Eiloc. 6 . 84■ 1 . B oi adunque Filocolo il re del castellano nella sua sedia coll’ uno de s ^_ rocchi e col cavaliere. E 85 . Filocolo , a cui giucar conveniva, ve muover doveva il cavalier suo per dare scacco malto al lC mosse il suo rocco. E 88. Filocolo gli levò con un dalliuo *‘ a liere, e diegli scacco. 10 — (Zool.) ” 11 — ’ (Hot.) Sprone di cavaliere: Sorta dì fior cappuccio, ed appartiene ad una pianta erbacea coltivata per or,v ff{K) lo de’ giardini, che fiorisce nell’estate. Lal.dolphiuimn Ajacis. (■ 12 — Usato in forza d’add. in sign. di Nobile, Di condizione cavai» 1 . a Lat. equestris. Gr.tzrmx.6s. Tac.Dav. Ann.6.116. Congiunse Già Marco Vinicio, natio della terra di Galles in Campagna ; il padre e a furon consoli, la famiglia cavaliera, di dolci costumi, diciture 0i papO Cavaliere. * (Gcog.) Cupo sulla costa merid. dell' Anatolia. della Burchia asiatica nel pascivi, d llchil. (G) , (gr Cavalierescamente , * Ca-va-Hc-rc-sca-inéu-te. Avv. Lo stesso cn vallercscanicntc. F. (Van) - r r/f Cavalieressa , * Ca-va-lie-rcs-sa. Sf. Lo stesso che Cavalcressa. f ^ Cavalieri , Ca-va-liò-ri. Sm. Idiotismo. F. e di’ Cavaliere. Gìrolc Siccome lo cavalieri non può guarire della piaga del fe rr °, lt j L ., lancia ec. Bui. Inf. 22. 1. 2. Coinè fa il cavalieri quando coi» ,, j Guitt. lell. i 3 . 35 . Volle prima d’essi esser servo, che cavah cr Madonna Madre di Dio. (V) i7l(N) 2 — ’ tZool.) Sm.pl.Nome duina delle divisioni del genere farfidla- Cavalieri»- , * Ca-va-lic-rì-no. Sm. dim. di Cavaliere. Dicesi a b r netto per dilegio , o per vezzo. (Z) Alfi. Sai. 6. Un po’ di p** 113 tenerli a seguo 1 du abatini c i tre cavalierini Daranvi- (N) g^p. Cavaliero , Ca-va-liè-ro. Sin. Lo stesso che Cavaliere. F- { >et 'l |P 8. Non so se miglior duce o cavaliero. Beni. Ori. 1. fi. maraviglia e da dolcezza astratta Stava la douna innanzi al cs ,iif E Ar. Fur. 3 g. 18. E presso ai Paladini alcun perfètto -Ispessa al mondo cavaliero. Car. Leu. voi. 1. n. lob. Vedete s e c | lC veliero ci ha fatto la malia. (P) E leu. 2. 3 i. Vi abbia per per loal cavaliere. E leu. 1. 44• N’ho fatto un cavaliero. Taf' l 1. p. 77. Berg. 1Ò88. Salutate il signor cavaliero Enea. _(N) a f- 2 — * Vita di cavaliero, vate il non esercitare veruna pi'‘ ) f essLl f j’.|iiii te 0 mestiere. Buon. Pier. 4 ■ 3 . 4■ Nc feci alcun mestiere, E col rispetto desiatali Vita di cavaliero. (N) ( ... vecchi que’muli , magri que’cavallacci. Malm. i2. iy. Si he* si muove , ed è tiralo Da quattro cavallacci da carretta. , ,, Cavallaio, * Ca-val-là-js. Sm. F. Fior. Amante di cavalli. ^'friA Cavallare, * Ca-val-là-re.Ai«. e n. F.A. Lo stesso che Cavalcare, f '^lenii/. Tul. Cic.f 84 - Nessuno uomo è clic non usi c cavalli pi* 1 ^rs’ì fieri 1' usato che ’l nuovo o con quello con cui clli non è us0 ' £ , ( i Ifd Cavallarmato. (Milit.) Ca-val-lar-mà-to. Sm. comp. Nome geneit soldato di cavalleria grave. (Gr) _ (fifib Cavallari. Cu-val-là-ra. [Sfi di Cavallaro in sign. di Corrici' 6, J Carn. Pool. Oli. 27. Siam cavallare, e audiam per istadótta- Cavallaro, Cal-val-là-ro. [Voi.] Guida di cavallo da carico, h% c iaif. cavalli, [o piuttosto Bugazzo che cavalca i barberi, che 59-- l'antino.j Lat. agaso, equoruiii pastor. Gr.’vszzoqzpl>o's. M- '■ ' e gi'a 11 quale si trovarono 2000 barbute ben montate e bene in ar JV-*/"v* quantità di cavallari e di saccomanni in ronzini. ( L’Ottonili' f 1 ' Cavallari ma Cavalieri.) Fit. Plut. Vinse a correre il cavali 0 lippo aveva mandato con un suo cavallaro. /,. a 01 ’’ 2 — Corriere. Lai. tabellarius. Gr. ypap.p.xrzfópas. Frane .j a q u giie sS °^ i 6 g. Feciono trovare certi cavallari in sn cavalle , che , E dx rf, no. Ar. sot . 6 . Non im lasciò fermar molto m un ,U0 8°’W C » J 4 l 113 cavallai- un feo. Lib. san. 07. E 1 «avallar son gta paie~ cI Di fuor per ritrovar mia fantasia. CAVALLATA 0 Jì*. • rtltn ami ” 10 • 0 ^ C3S0 c ^ e porta le citazioni mandate da‘ministri delle ch’or' 10 crilll ' na l*- ir. Fior.] Maini. 5. 56. Ciò detto, parte ; e quei, un „ U0I ”°. cs pcrto, Essendo stato cavallaro e messo, Al cavaliere acl Cava* ° m ta ^ referto. / 0 _ rg k ' (Milit.) Ca-val-là-ta. [A’/C] Spezie di milizia antica a caval- Firem' ^IJ'rtatus. Gr. ìrtKmót. Din. Comp. 1. g. Molti popolani di Puoso e ’, c le a ' r evano cavaliate, stettono fermi. G. E. 7. ng. 1. Ini- dirntm 0 ° ra *°'° °^ ocen td cavaliate, con ricchi e grossi cavalli, e ban- Vallat ° S * C s PP ra Arezzo. E S. 110. 1. Cavalcaro i Fiorentini 200 ca- l'imer P tc * on f ec. al monte Sansovino. E g.43. 1. Crebbero il t]/. j-, 0 delle I r cavaliate inlino in quattordici centinaja. Star. Pist. CAsm 00 P artc di cavalieri della cavallata di Pistoja. ti ( / a Z DIU ' (Archi.) Ca-val-la-lirrd. Sf. Tutta il legname da’ cavallel- Cavali ! r° ' e V urte di disporli colla debita maestria. (A) himi ’A a ' va l-le. [ E .«S’ari.] Lo stesso che Cavclle [ e Covellc.?A Idio- ginli ur ' U ’* 0, ‘■‘uutui'd.'i Lai. niliil, nihili. Bocc. nov. 84- 8. Deli, An- ^dVAcr, 1 ’ asc ‘ a 'ir) stare ora coteste parole, che non montali cavalle. W e *r giè-re. [Am. comp.] Lo stesso che Ca- ■SeiBj <7*" cavallo ed agire, o meglio da cavalleria leggiera .) 11 riostri' (0 , r ' 10 ' 1 44- S’era inteso essere state fatte eccisioni dc’nimicida’ Cavai., ’ Rlctlesiml rayallcggieri.(V) ^ v >ileggf° t !p “^(ìlfiht.) Ca-val-lcg-giè-ro. {.Sin. comp. Lo stesso che ] Ca- P°nm^^ C ?° ’ Ca-va!-le-réc-cio. Add. m. Agg. di cosa accomodata a con h 1 a ^ <:ava tti- Lui- equestris. Gr. iVtuco's. G. V. 12. 111. g. E v- : rr UJ ° na c ? In P a gnia di cameriere e di balie , che ’1 nodrivano e go- ^ Av AL t J an ° ! * n una bara cavallcreccia cc. il mandò ad A versa. rarai f SCA “ F -i'"rE , Ca-vul-ìe-re-sca-men-te. Am. A guisa e a modo di tavap 016 ’ Mobilmente , Generosamente. —, Cavalierescamente, Alla noi» ^« CSRa 1 si "‘ ^ at - ingenue, generose, militaritcr. Gr. svystùs. fioco. fcrZ’.': Ulla m dirò ec. d’ un valoroso re , quello che egli caval- a _ Fan icnte operasse. rr >ana-tf 1Za , stuti ‘°, Con franchezza e semplicità.] G. V. 12. 1 3 . 4■ Ui- A(i/i» ( ^ l0 - c ' le cosa era parte , cavallerescamente in breve rispuose. 11 Yc der è' l,l /?. occ ‘ com - Dant. Non furono ornate parole, come si può JQ Gio. Villani ; il quale dice, che cali cavallerescamente rispo- e • . I. L .1 1 . __ srw 1 CAVALLETTO l4y c* Av ^LE >e m ° re m dùari , alia soldatesca ec. (P) C r al - le-ré-sco. Add- m. Da cavaliere , Di cavaliere, At- gcninjg a c l lVa ^ ler 'o Nobile , Generoso. — , Cavalleresco, sin. Lai. in- figlj n °WIis, generosus. Gr. sàyevf,?. Bocc. nov.54. 2. Currado Gian- e ni . |y l . ? c> sempre della nostra città è stato nobile cittadino, liberale Valtè^f 11 * 100 ’ e vi ‘a cavalleresca tenendo, ec. E lelt. Mantenere il calasi j C ° 0nore ? e mantenere la surgente famiglia si conveniva. Sai- trenta U &'.*-*■ S. Egli era uomo molto cavalleresco, perciocché più di 2 , 9uni era stato Tribuno di popolo. • destrier !n ° n ^ C a Cavaliere nel sigi:, del J. i.Gozz. Serm. egli P re tacre il dorso Forse ei vorrà ; cavaileresch CAVA u a E Cf t" 1Sta - (?0 J<\ fi ^ SSA , Ca-val-Ie-rés-sa. Sf. Lo stesso che Cavaleressa. E.Salvia. 1. D’animoso cavallereschi arredi Ecco ìsclif» r Jt" 7 - Medichessa , Dottoressa e simili sono nomi detti per a s i A - , 9 : non già Cavalieressa , moglie di cavaliere, che non é detto Voi-,] 1 1 ‘ ile di quelli così per ischcrzo terminanti , come si dice nel (N) 1 G r , ;f^" ,(Mdit.) Ca-val-le-ri-a. [V/i] Milizia a cavallo. Lai. cquitatus. Va il vt- 1 * 01 / O. E. 7. t 4 - 2 ■ Con favore della gran cavalleria che ave- tra p H lca . r .'° di Firenze. Mor. S. Greg. E così contro ali’uiia e l’al- 1 ^ taglia egli usano l’arte della loro cavalleria. Po,-, ,w -lerra e Milizia assclutam. Lai. militia. Gr.zrp?,rUx tg’As- str, ;flSf aeslr,L tz. 2. 28. 2. L’ una si è un pecuglio, il quale è detto ca- Caoj on ’ dp'tndo da’parenti o da altre persone si dona alcuna cosa per* 3 ~ cavalleria , ovvero che egli se 1’ acquista nella cavalleria. dell’^T ^ per metaf.]Mar. S. Greg. 8. 4 - Una cavalleria c la vita della c m °j| S0 P ra la terra. E appresso : E che s’ intende per lo nome appresso 'turp ^ se non continuo esercizio contea i nostri nemici / sopra ! f ans - Dicono i savii che la vita dell’ uomo è una cavalleria » 19 terra. “favura in arme. Lat. virtus militaris, strenuitas. Buon. Pier. 1> . . _ . ' . . . Gì, 4 4.4-t3. ci ® fare srugginir qutU’armi vecchie, Che appese per le logge r CUg T)eì!a nntlt'ì ar*lir«Kt $ scale Della cavalleria de’ nostri antichi. “talco 1 .Scompagnalo col v. in pi. G. E.-], ig. Andovvi il rnaìi- Jni. pt? Carlo" con tutta la cavalleria de’Franceschi eh’erano con 3 ~~ (St ^ digf,j(.i^°d') Grado e Dignità di cavaliere, Cavalierato. Lat. equestris Ha ujj ‘tfiruìv ùtósjpx. Bocc. nov. Tg- 'ì-j. Forse che la cavalle- j ._ cosi male , e saprolla così mal mantenere, o pur bene ? che serva7°^‘ n c de’ cavalieri.] Berti. Ori. 1. 27. /.Colla qual dicon l«nq ue aic . ln tera Si dee la fede e la promissione Fatta o data, in qua- Altri l’ru li** 3 ’ Perch’è precetto di cavalleria. Earch. Stor. g. 2 4 *- morto io’ P 3 ar °tio Fioria, dal nome d’ un gran capitano, che quivi fi galleria P’csolani, chiamato Fiorino, quasi lìore della C °d uscir; Afille cavalleria sua. lr , A'pi». nm . gg f g presso tre di che voi non mangiate , Fui ^° l ^ senno, e farete vergogna a tutta la cavalleria. (B) , Azione d’ armar cavaliere. Star. Pist. 206. Fatta la corona* ì 11 Tid [ alui,n anza di cavalieri. Nov. ani. 80. Il buon Ettor che passò ceri mpo di prodezza tutte le cavallerie del mondo. fVI ( Sern- Adu ì ^PÙ,tmT > a \ VroA uzza tutte le cavallerie del mondo» (V) ( Sem- 5 - Porf ^ S '* n - del 5- 2 0 ( N > ^ tùftile, Q aF sua cavalleria z=z Mantenere la sua qualità di cavaliere , tatuE , Ai. 4 1- Tolse per moglie in Firenze la contessa Guai* V °Aiiente S e ' UR * messc r Bellincione Berli de’ llavignani, che onore- (Ùett.) i» Cllta taq es camcnte portò sua cavalleria. (V) n p °fcs e pV- 0 / rnaili ^ cavalleria, diconsi i romanzi che natrano le fa- 4V4l tEnj UA ez * e e S l ‘ amori de' cavalieri erranti. Algar. (A) 1 Ca-yal-lc-rk-za. [Sf. Arte di maneggiare ed ammaestrare i cavalli , e 1 insegnamento del cavalcare.] Lat. equitandi ludus. ( V. composta di cavallo e lizza , e vale esercizio del cavallo. Alberti. ) Salviti. Senof. lib. 1. La cetcra , la cavallerizza e la scherma erano i consueti suoi esercizi). (N) 2 — Luogo destinato all’ esercizio del cavalcare. Lat. eqnorum palaestra, equestre gymnasium. Gr. firiron'«\auVrpa. Stor. Aiolf. Andava ogni mattina alla cavallerizza, e maneggiava molti cavalli. 3 — Tutto quel che abbisogna per la cavallerizza. E ine. Man. leu. 27. Voi sapete io stato c l’entrate sue, dalle quali han da nascere ec. il mantenimento dalli musici, della cavallerizza ec. Cavallerizzo , Ca-val-lc-rìz-zo. [ Sin.] Colui che esercita e ammaestra i cavalli , «: insegna altrui cavalcare. Lat. eqnorum magister, equitandi magìster. Gr. hereo*ópos. Buon. Pier. 5. 5. 2. Quell’altro L’ulìzio tratta del cavallerizzo. 2 — maggiore: Grado e dignità di colui che ha la cura generale de’ cavalli del Principe , e di tutto ciò che ad essi appartiene. Cavalletta , Ca-val-lét-ta. tSfi Nome che si dà volgarmente ad alcuni insetti di due generi differenti dell’ordine degli orlopteri , i quali insetti brucano le foglie delle piante; e si trovano talvolta in alcuni paesi in tanto numero, che il loro volo oscura i raggi del sole.] Lat. locusta. Gr. ÙKfU. ( Così detta per qualche somiglianza di figura al cavallo.) Lib.similit. 1 7. La terza furono mosche d’ogni generazione; la quarta cavallette d’ ogni generazione. O/nel. S. Gin. Grisost. Questo medesimo dicevano la moltitudine delle rane , ovvero ranocchi, e 1’ c- sercita delie locuste, ovvero cavallette. .2 — iPig.] Inganno, Doppiezza. Buon. Pier. 1. 4- 8. Gli nomin lesti fantini', Che con lor cavallette e sopravventi Fan fare gli altri. 2 — Fare una cavalletta a una lPropriammte mettergli cosa fra le gambe , che lo faccia cadere; e per melctf.] vale Ingannarlo con doppiezza o con astuzia. Lat. alìquem astute decipere. Gr. «rei ipyuis é^Oi.TT'XTÈ.V. 3 — * Farsi cavalletta di alcun animale o cosa = Servirsene come di cavalletta , prendendola nel sign. di Cavalletto, §. 3., siccome pare. Car . Lon". Sof. lib. 1. .Il ma caduti Dafni cd un capro in un fosso; Cloe ed un bifolco tcucano con un nastro il capro ritto, c Dafni aggrappandovi , e del becco medesimo facendosi cavalletta , egli prima nc usci fuoru, e di poi tutti c tre ne tirarono il Jr’cpo. (;N) 4 —■ * Fare una cavalletta = Non esser preciso nel fare il proprio dovere. (Z) 5 — (Mecc.) Macchina di grosse e alte travi\.per uso di tirar cose di eccedente peso , le quali cose Vitruvio chiamo Colossicolera , siccome diconsi Colossi le grandissime statue, (À) Cavallettiso. (Ar.Mes.) Cu-vul-let-tì-no. Sin. dim. di Cavalletto. Cavai* letto minore da sostener tetti di poco peso. (A) Cavalletto, Ca-vablét-to. [AVn.] dim. di Cavallo. Lat. equulum. Or. Irtrtccpiov. Fr. Giord. Preti, R. Non vi sono cavalli grandi, ma tutti cavalletti di poca considerazione, c mal domi. Vit. Bene. Celi. 227. to aveva un cavalletto sotto, il quale andava di portante fortissimo. 2—(Zool.)Cavalletto marino.Apecie di pesce spinoso del genere singnato, che ha la testa grossa 5 e la sua somiglianza con quella del cavallo probabilmente gli fece dare il nome che porta. Tal somiglianza non ha luogo che dopo la morte , perchè allora si china la testa , e si rotola la coda ; ma quand’è vivetegli ha , come gli altri pesci % una retta direzione, Lat . syngnatfuis hippocampus Lin. (fbifT) (N) 3 —*• (Ar.Mes.) Per siinilit.Ogui strumento da sostener pesi, che sia fatto con qualche simili!, di cavallo. Lat. cantherius. Gr.Kx^dWT)? nv.os. Lib. Astrai. Cavalletto si chiama il pezzo dell'ottone, o d'altra cosa, che si mette nel foro ec., e questo cavalletto iac gran prove nel- l’ astrolabio. 2 —Composizione ed Aggregamento di più travi e legni ordinati [a triangolo] per sostener telti[ pendenti da due parti.- la maggiore eh’ è in fondo e posa in piano dicesi Astieciuola o Tirante o Prima corda; le due che da’ lati vanno ad unirsi nel mezzo sfarinando angolo ottuso , si chiamano Puntoni; la travetto, corta dimezzo,che. passando tra i puntoni piomba sopra all'astieciuola dicesi Monaco, e chiamatisi Razze i due corti Ugni che puntano nel monaco e ne'puntoni ] Lat. canthirius. Gr. 3 —Cavallo di legno, sul quale si fanno varii suiti e varii giuochi per esercitarsi. Lat. equulus. Gr. hrxxptov. 4 —* A rnese di legno che sostiene il quadro mentre il pittore lo dipìnge. (Z) 5. — Macchina da pesare. (A) (N) 6 — r p, de' cardatori. Specie di trespolo , su di cui Io scardassare si pone a cavalcioni per lavorare. (A) 7 — T. degli stampatori. Quel legno a cui il compositore accomoda quello scritto di’ egli vuole stampare , per poter leggere comodamente. y. Mira. (A) 8 — T. de' legatori di libri. Quella specie di cassai o collegamento di legnami , che regge lo strettojo.(A) 9 — T. de' legnajuolì. Cavalletto sì chiama ddhignajuoli ed altri Vunione di tre pezzi di legnam a , posti uno ritto , e l altro orizzontalmente in capo ad essofe'l terzo per traverso, al di sotto s che forma triangolo e serve a collegar gli altri due. (A) 10 — * Specie dì capra di legno sopra la quale i segatori dì lunga sega piantano i loro legnami. (Van) 4 — (Agr.) Quella piccola massa di grano e biade che fanno i lavoratori ne’ campì allora die le hanno segate, prima di abbarcarle. Lat. raa- nipnlorom cumulus. Buon. Tane. //. 1. Tu se'veuuto a mieter nel mio campo, E in sul tuo hai portati i cavalletti. 2 —, * Parte ddf aratro die serve d'appoggio alla freccia. Si dà questo nome anche alla parie inferiore della maciulla , che si adopera per levare il Jilaccio dagli steli della canape. (Ag) 5 — ( Lcg. ) Spezie di tormento. Segner. Pred. 6. 4- Solamente eoa 1 / t 8 CAVALLI mostrar loro le sveglie, i cavalletti, le verghe, le manette , le fimi, con coi gli può tormentare. 6 — ( Arald. ) Cavalletto d’arme : Due pezzi di legno piani , e uniti insieme da capo, che formano una punta, la quale è rivolta verso la parte supcriore dello scudo. F. Scaglione. (A) 2 — Cavalletto rotto, F- Capriolo. (A) 7 —* (Marin.) Chiodo che attacca la linda, o sia regolo mobile all astrolabio. (\ ali) 2 — con molinello: Serve per facilitare il passaggio di un grosso cavo da un sito (di' altro. (S) 3 —Cavalletti di ferro: Servono per sostenere i legni quando si e- spongono al fuoco per torcerli. (S) 4 — Cavalletti : iS’ouo anche due legni sopra i quali si posa lo schifo rulla galea. V. Morse. (S) 8 — (Mus.) Lo stesso che Ponticello. V. (L) Cavalli. * (Geog.) Ca-vàl-li. Città nella Guinea superiore. (G) Cavallierato , Ca-vul-lic-rì-to. LS’m. Lo stesso che] Cavalierato. y.Lat. equestris digiiitas.Gr.éimxòr ùty«ip,z.Segner.!Uann. Magg.sff Sarai più dunque obbligato ad uno zappatore che suda nella tua vigna a vangar la terra, di quel che sii obbligato al Principe che ti dona un cavallierato. Cavallina, * Ca-yel-li-na. Sf. dòn. di Cavalla. Puledra di cavallo; ma prendesi per lo puì per Dissolutezza, Libertinaggio. (A) 2 — Onda dipesi Correre o Scorrere la cavallina , che vale Fare o Cavarsi ogni suo piacere senza freno o ritegno , [come fanno i cavalli che non sono imbrigliali, i quali possono correre per ógni dove a lor beneplacito .] Lat. animum suoni licenter explere. Gr. àmXysir. Fardi. Suoc. 2. t. E’ non bisognerebbe altro a voler far correr la cavallina, se non die o io fossi bella e giovane come se’ tu , o tu fossi scaltrita e scozzonata come sono io. Maini. 1. 66. Scorse in Firenze ognor la cavallina Nei lupanari con gran pompa e fasto. 3 — Sterco di cavallo. Biring. Pirot. Se gli empie il suo vacuo eli terra liquida, composta di cimatura e cavallina , e con la metà di cenere di gemme di castrato. (A) Cavallino, Ca-val-Ji-no. Sm. dim. di Cavallo. Puledro di cavallo, Piccai cavallo .—, Cavalluccio, sin. Lat. cquulus, pullus equi. Gì’, diclino, Car. lelt. 2. yS. L’ima è d’un cavallino ignudo e non domo , che per mezzo d’uno splendore ec. mira in due ale che gli sono davanti. Cavallino, Add. m. Di cavedio , Appartenente a cavallo. L,at. cqui- mis, caballiuus. Gr. i vxnos. Comm. Inf. 12. Nel qual luogo la natura umana si congiugne colla cavallina. FU. piti. i'ò. Fece ec. una centaura colla parte cavallina tutta colcata in terra. Buon. Pier. 2.3. 4- K sortita al bestiame Asinino, mulino e cavallino ec. Ho la ripa del fiume in ver ponente. 2 i — * Onde Bestia cavallina : Bestiame della razza de' cavalli , cioè Cavallo o Cavalla. (A) 3 — -dgg. di Mosca: Spezie d’insetto , cori detto [perchè molesta spezialmente i cavalli .] 3 —- D fig. dicesi di Cosa o Persona molesta , die arrechi altrui audio ed inquietudine. Car. lett. t. fò. Si degnerà farmele eseguire, per liberarmi da una mosca cavallina che mi trafigge tanto. 4 — Per metaf. Soverchiamente libidinoso. Lat. in libidinem projectus. Gr. «.eehyris. Cec.ch. Ine. i. 3. Io fui sempre di natura dedito Molto all’ amore. T. Cavallin direhbesi Qua un si fatto. 5 — * (Mcd.) Agg. di morbo o simile , cioè Clì è proprio del cavallo. Sulvin. Opp. Cacc. 1. I quali poscia tutti sterpati un morbo ca* vallino , due lascionne. (N) 6 ■— (Farm.) Agg. della terza sorte dell’ aloè. liicett. Fior. i5. Il terzo Caloèj è il cavallino , il quale è arenoso, nero, e cosi detto per esser la feccia dell’ altro , e si usa nelle medicine de’cavalli. 7 — * (Fot) Coda cavallina, Dente cavallino. V. Coda e Dente. (A) 2 — Unghia cavallina : Pianta che nasce ne’ luoghi acquitrinosi, la quale fa fiori gialli prima di metter fuori le fogìie , e con altro nome è della Farfaro e Tpssiliaggine, il cui decotto è notissimo come espettorante. Lat. tussilago farfara Lin. (A) (N) Cavallivendolo , * Ca-vai-li-vèn-do-lo. Sm. comp. Fendilore di cavalli. Lat. equorum institor. (A) Cavallo. (Zool.) Ca-vàl-lo. [ Sin. PI. Cavalli, Cavagli, Cavai, e Cava’. Specie di mammìfero appartenerne alla famiglia de solipedi , ed al genere dello stesso nome , che ha sei denti anteriori in ciascuna mascella, i superiori ri tti e parallelli ; gl’ inferiori più prominenti; i cani- fu salitemi, e distanti si dagli anteriori che da’ molarli ipiedi con unghia solida, tra le gambe posteriori due poppe. Animale utilissimo all’uomo e docilissimo, poiché non solo il porta sul dorso, ma si fa caricare di pesi e tira capri, carrozze ec. Onde dicesi Cavallo da sella o da basto,da soma, da carrozza, da vettura ec. Dicesi anche Cavallo turco, arabo,barbero, midaluzzo , inglese, normanno ec. per dinotare dì qual razza sìa l'animale. La sua voce è il nitrito. Il Cavalo ambia, galoppa, trotta, corvetta, va di portante, di trapasso, fa scappata , guadagna la mano del cavaliere , s’ impenna , aombra , trae calci , si sfrena, si sferra , s’incapestra , incarognisce ec. Inoltre il Cavallo si cavalca, si affiena, si dfiilia, si scozzona , si addestra , si ferra , si manda alla giumenta ec. Avvi poi un infinito numero d’aggiunti che soglion darsi al Cavallo per indicare o il colore del suo mantello, o qualche sua par- ticolar qualità buona o cattiva ; e però diccsi per esprimere il colore ; bajo , bajo bruciato, bajo chiaro, bajo focato, liajo dorato , ha* io lavato , ba]o scuro , castagnino o castagno , cavezza di movo , albo, leardo , leardo moscato, leardo pomato, leardo rotato, pezzato, pomato,, rabicano, sauro, stornello ec.; è per significare i pregi , i difetti ed alcuni Segni distintivi, nobile, generoso, forte, riposato,stallìo, sicuro., addestrato, vizioso, inchiodato, inguidalescato, indomito, ombroso, restio , ritroso , spoccalo, sgroppato , scarico di collo, scarico di gamba , duro di boc- c f i ramato 5 balzano , stellalo, sellato, sfacciato ec. F• tutte queste v. La femmina e detta Cavalla o Giumenta ; il loro parto , Puledro. 1 Lui. cqutis cabalius Lin. 3 Gr. 'ì-kkqs. (Dal lat. caballus clic vien dal CAVALLO gr. caballos cavallo da soma. ) Cr. g. pr. 4. Infra tutti gh a ; li si giudica che’l cavallo sia più nobile e più necessari) £ re e agli altri principi , nel tempo della guerra e della pacc.A o a g. Alcuni cavalli si diputano a vettura, alcuni a coprire, a . t |.;, 1 are correre , altri al carro , i quali diversamente si deono addo a’loro uficii. JSocc. nov. 62. 12. In quella guisa che negli ami ^j. J>i gli sfrenati cavalli , e d’ amor caldi, le cavalle di Parti® 0) scoilo. Petr. cap. 7. Questi fu quel che ti rivolse e strinse . 1 ^ come cavai freii, che vaneggia. Frane. Bari). 125. 16. Perche -r vedendo rio. Maestri Cavallo uinan divenuto restio , Se forse il tratti a aiall j'j n |i !». istruzz. 2. 27. Che sarà de’ barbieri e ferratori de ca V an o rice'’ Salv. Avveri,. 1. 3. 2. 3y. Ma se finiscono file vocij in 1 7*1 ' Q J’o* l’accorciamento, non tanto la metà, ma tutto l'intero sa consonante addoppiata , c ritengono la vocale : dalli, dai » , aB . .. 1 .11: 1.1. _ li.' JTL... lì-' r c rii li, cavai; belli, bei; quelli , quei ; fratelli , fratei ; e di T 1 . che talor fan dono all’apostrofo , e restano da’e cava' e f' a > disse più d’ una volta il Boccaccio. (V) 1 priio - a — da coprire , di guadagno r= Stallone. Fit. SS. , 2 a J 3 gll3 vasi dilettare in disordinati desidcrii, come io cavallo di g ll ‘ verso la giumenta. (A) _ t0 ét 3 — di battac.lia:* Dicesi propriamente quello eli è n ^°I > un generale d’esercito in tempo di guerra; e fig. dicesi del r voro di un amore, di un artista, ec.(Van) . . R 0 ]og na 4 - DI RIMENO , DI RITORNO. Ceccìl. Dot. 4 ■ 2 - 1° tolsi V*- Jo Ì® due cavalli di rimeno , e passando gli ho lasciati al pagh®J u borgo San Lorenzo. (V) 3 — intero * = Cavallo non castralo. (Van) ^ 6 — salvatico o silvestre* ; altrimenti detto Ippagro. V- ,y\ Opp. Cacc. 3. Molta razza d’ippagro, ovver silvestri Cavali 1, il -* Dicesi Cavallo da corso il Corsiere , Cavallo da bau 3 » valli- Destriere ec. (A) 8 — Dicesì Famiglio da cavallo a Colui che governa cavata ^ Sacch . nov . 5g, Chiamò uno de’ suoi famigli da cavallo > se : va ec. (V) ^ ..... a iJo , 9 2 — [ Prendendosi in generale per Bestia, dicesì] Medicina duca» vale Medicina da bestie. Lat. ferinum medicamentum. irebbe 3 — Spropositi, Errori, Cose ec. da cavallo o che non gli cavallo =: Solenni, Bestiali. Lat, errata patinarla. Gr* ,Tc>: ec$cc\{Aoe.Tcc. Maltn, 6. z/s. Error che 1 non farebbe anche sl jicC 4 —iPer simiììi.') L’onda del mure e defilimi agitata e crescente, /• *’Cab 1 * 1 * anche Cavallone.Lui. (luctus decumanus. Gr. Tpixufa.. Quid. * r ’. , n0 jcD c de! inare da’ venti agitati, si sollevano. Ovid. Pisi. 2. 7. P°*, 1 ct 1> dunque li tempestosi cavalli alli tuoi porti. Red Ditir. 4’ 2 ' * ' lizza del ceruleo smalto I cavalli del mare urlatisi in giostra- j n iui' 5 — Quella massa di rena che si aduna sullo shoccare de’ lìuw‘ } -, re. Lat. areuae congeries. Gr. -LL'-i-'-ou cnopos. Fiv. Disc. Ai ^ pi Prolungando ’l letto dentro quegli scanni, banchi , dune, 0 «al rena, che vi si creano. 6 — * In modo awerb. A cavallo. F. (N) A 4' 1 — A cavallo a cavallo = In fretta. Cecch. Esali. p T ' ^ io lo senti’ dir così passando A cavallo a cavallo. q — * Col v. Andare. F. Andare a cavallo.(N) -f C°‘ n —. * Andare sul cavallo di S. Francesco zzz Andare a f v bastone in mano. (A) . „ i0 8 — Col v. Dare : Dare un cavallo — Frustare o Nerbare mf ^ f zato a cavalluccio da un altro ; e Toccare un cavallo dicasi ^.p! è in simil guisa frustalo. Cirijf. Calv. 3. ' salvo , Avere ciò che si desiderava, e simili.] f-at. in tuto esse- ^ Ine. 3. 4- ’ se ' a cosa cons ' sle cost * » *0 son sur un cava* io 3 —* Essere, Trovarsi a cavallo per un luogo zzzEssereui c ^ jj v- per andarvi. Car.Lell.alla Bertana. Quando io ricevei la I^'L, sta* 0 S. in Piacenza, era, si può dire, a cavallo per Milano, dove s° alcuni giorni per servigio de’ miei signori. (N) ron s ' c % 4 — * Essere a cavallo, fig.zzz Signoreggiare.Barl.Elern- 1 '. (W 1. Il senso soprastà alla ragione e la carne è a cavallo dell' ani flit 5 — * Essere a cavallo del fosso, Jig~ Esser pronto a P iu „ffi) Aver vantaggio, Essere in islatn sicuro. F. A cavallo, S-JtA tl^ 10 — * Col è.' Fare : Far checché sia a cavallo ; Dicesi del " a . _ (A) cosa così in frena, senza essere all’ ordine , farla all’improbi ^ c( i‘ n —* Col v. Dittare : Gitlarsi a terra del cavallo^: Smontare jel vallo. Fit. S. Gio. Gualb. 2S4. Incontanente si gittà a tc cavallo. (V) . _ „ . jif ia — Col v. Levare : Lasciarsi levare o Essere levato a ca 'A ,1 A/j, ce. di chi leggermente si muove a credere alcuna cosa, r a (e 3 col. 7 g. Tor su , o tirar su alcuno, il che si dice ancora a cr? cavallo , è dire cose ridicole e impossibili , e volere darg** one e B a ' derc per trarne piacere, c talvolta utile, come fecero falmacco a maestro Simone da Vailccchio. Fir. Trin. 2. f s’ e accorgendosi d’esser levato a cavallo , ha fatto come savio » ^ssa®' procacciato , e va questa sera a impalmare la sorella “ . dro A madori. _ . . f C'* 13 — Col v. Meritare: Meritare un cavallo, o simili, d' icesl ha fatto qualche errore , o si è portato male iti alcuna c0S ’ fpi !»» 14 — Col v. Mettere: Mettere a cavallo una lama o spadai , porv 1 ' vale Montarla , Acconciarla co' suoi arredi e fòrnimen 11 1' a c® 1 ' gli, Auaccarvegli. Red. Esp. Nat. 24. Si poteva farne * a P f^oo 0 ’ una lama di spada armata de’ suoi fornimenti, o , coinè 1 messa a cavallo. CAVALLO ,a .— Col v. Portare: Portare uno a cavallo, fig . — Alleggerirgli la > i0 * /a A cavallo che non porta sella, biada 1 f a “■ ouvauo che non porta sella, biada non si crivella t=3 Non si no T‘ Se a bocche disutili ; Non si nutrisce se non quelli che dan- S2 __ ° comodo. Serd. Prov. (A) f a l tr tempo di guerra ogni cavallo ha soldo ; eh’ è simile a quel- nec e °-\^ tempo di carestia pan veccioso; e vale , che In tempo di 80 Co**) 11 f a cn pdale d ogni minima cosa. F. F. ti. 65 . Apprcs- Provm - SC1 ° il conte Artimanno con mille ragazzi, verificando il a3_ .'p 10 ’ a tempo di guerra ogni cavallo ha soldo. e J0 buon cavallo giunge e passa : Dicesi quando sono più a tavola, in J* a S lu H n e un altro , e postosi a sedere cogli altri, mangia tanto 1] cita che raggiugne i primi. Serd. Prov. (A) il Ulva| l° corrente, sepoltura aperta; Dinota esser cosa pericolosa « -HV'ga cavallo. (A) che d . add ottrina il cavallo in dentatura , tener lo Vuole mentre S a d tempo di effettuare la promessa, nascerà qualche ac- H ~~ P;^ he B l ‘ auserà. Serd. Prov. (A)' 1 r„ ((M ' Jrsi ,° Fare come il cavai del Ciollc = Pascersi di vento 0 dì a intei’fj t deU ° cosi da un buffone chiamato il Civile , che da- Lrcol. 05 S? ’ un , suo cavedio pascersi delle sole sue cimice.] Fardi. che una a ' 11,^"^' c b fi s ' beccano il cervello , sperando vanamente c qu a ^Ir-'-'oclìe cosa dthlia loro riuscire , e ne vanno cicalando qui j£ CVa di r ,| ce c bc fanno come il cavallo del Ciolle, il quale si pa- Lel'inc pS l0nani enti, come le starne di monte Morello di rugiada. Spanti j e ome d cavai del Ciolle oggi mi pasco. Fir. Lue. 3 .4. Oh s. 1 * cavai (|»| C r s ™° questi perdigiorni ec., che si pascono peggio che 3 " Sapere „ e ! jV; arrivare , corra ^ cavallo d’ alcuno ss Sapere Jìn dove pos- Scpnio possif abilita d alcuno. Lat. scire quousque quis progredì in- 0 Tristo ' ’ v rtvos tlìiimi. a>/ i‘-i che v C, / UCl cavall ° clle tira contro allo sprone = Tristo a 3 est Contra Stin° ) conlrastare con c/ “ Pf’ offenderlo. Lat. dnrum ‘ ~~ Anche • mulllIn calcitrare. Gr. rrxhvpòv srpòs usurpa Xaxri^siv. 3o S P r 00e; buon ■® occ ' nov.Hq. 5 . Buon cavallo e mal cavallo vuole ~~ (Milit'i « 1, m ' na c m ala femmina vuol bastone. /^.Bastone, S. n. §*’ Feciono . &0 < a |? a cavallo. Lat. eques. Gr. ìirsfsvi. Din. Comp. 3 . 05, Avend^^t ^ l ’ Con cava ^‘ e pedoni s’afforzarono. Bemb.Slor. S p l1 . ai ’i mandato 11 C iS P ' ta P g? nerale dell’ armata un uomo a posta con 10 que’luotg: a Nairoli di Romania,a fare quanti più cavalli potes- 8>Ue di 4 - 62. Il Senato ec. avea deliberato che sette coni- Citrali* •* kjv-uttuj tlVGw UCUJJC. Ul co * capi da Brescia richiamati fossero. » — tBCC.lBRE. Lo stesso che Càvaleggiere. F. Farch. Stor.g. 220. Verrebbe con un esercito di dumila quattrocento uomini d’arme, e mille cavalli leggieri. E 23%. Avendo seco il bargello di Bologna, c alquanti cavalli leggieri di Paolo Luciasco. I — alla leggiera: Lo stesso die Cavaleggiere. F.Tasson. Secoli. Piap. 1. 4 1 - Con trecento cavalli alia leggiera. (Min) 4 — grosso , contrario di Cavalleggiere. Bemb. Star. 2. 24. Con le lor compagnie di cavalli grossi non eran venuti. E 2. 25. Di loro lece nuove schiere , delle quali cinque furono di cavalli |rossi, e tre di fanti, e di cavalli leggieri una. E 3. 33. Che volendo tsso usare cavalli leggieri più che grossi , per quella porzione eh’ egli volesse sottrai- de’ grossi, altrettanti e la metà più aver dovesse dei leggieri.(V) 5 — Genie a cavallo [e da cavallo, pur si dice per Soldatesche a cavallo ,] Cavalieri. Lat. cquites. Gr. hrxixót. G. V. q. 3o. 2. E man- dovvi il Commi di Firenze gente d anne a piede e a cavallo assai. Petr. Vom. ili. Mandata innanzi parie della gente da cavallo ad attizzare i nimici , sotto la capitananza di Massinissa. 6 — * Tutti a cavallo : Così chiamano i soldati quella sonata di tromba , che fa intendere ai medesimi il montar a cavallo ,la quale pare che esprima Tutti a cavallo. Min. Maini. (A) Malm. 2. 32. Il sentir su pe’ canti delle strade Tutti a cavallo risuonar la tromba.(N) 7 — * A cavallo. F. di comando militare nella cavalleria , per cui si fa intendere ai soldati che delibali montare a cavallo. (Van) 39 — * (Ar. Mes.) Cavalletto da tettoja. Fasar. Fit. L’asticciuola del cavallo lunga braccia trentotto da muro a muro. (A) 1 — T. del giuoco degli scacchi. Uno de’ pezzi fatlo a guisa di cavallo, onde si giuoca a scacchi. Farcii. Giuoc. Piu. Ili questo giuoco nessuno scacco può saliare , ed andare sopra un altro, come fa il cavallo negli scacchi- Bardi. 1. 14. Rocchi , cavagli, dalfini e pedoni. 40 — * (Agr.) Cavalli di legno.- Pali alzati in piedi che inferiormente sono piantati vicino a i ceppi e le viti collocati ad una distanza e- guale , e superiormente incrocicchiati a due a due , ed ivi assicurati ad una pertica, che domina per conseguenza sopra due file j il che forma, fle doppie. (Ag) 41 — * (Mit.) Aninude consacrato a Marte dio della guerra, come il più alto a’combattimenti, e fatto sbucar dulia terra da Nettuno. I cavalli più celebri nella favola sonò quello di Adrasto re d’Argo che si chiamava A rione; quelli di Darziano, di Enea, di Diomede redi sbracia; quelli di Achille detti Xanto, Balio e Pcdaso ; quelli di Marte, Folio e Demo; quelli di Plutone, cioè Orfue, Alastore, Etonne e Nittc ; quelli de! Sole 5 chiamati Piroide , Eoo , Aetone , c l’Jegone. F. questi nomi. (Mit) > — alato. * F■ Pegaso. (Mit) 3 — celesti: * Nome che danno alcuni milograjì ai due cavalli co’ quali Pelope riportò il premio della corsa sopra Ènomao re di Pisa in Elide. (Mit) 4 — [troiano o di Troia: Quel cavallo di legno di smisurata grandezza che coslrusscro i Greci dinanzi Troja, e che annunziarono come un voto offerto a Minerva che avevano offesa col rapimento del Palladio.] Dant. Inf. 26'. 58. E dentro dalla lor fiamma si geme L’agnato dei cavai che fe’ la porta Onde usci de’ Romani ’l gentil seme. Cavallo diff. da Destriere, Corsiere, Palafreno, Ronzino, Ronzone. La voce Cavallo indica semplicemente la specie di questo generoso animale, senza veruna idea accessoria. Destriere o Destriero è voce di siile nobile ed elevato, poiché dinota un Cavallo di battaglia, agile, sciolto e vigoroso. Corsiere propriamente si dice un Cavallo, che si distingue per la velocità , per la rapidità del corso. Il vocabolo Palafreno o Palafredo venne col tempo a significare ogni cavallo da tiro, dà soma o da comparsa. Ronzino è un cavallo di poca grandezza; e questa voce include per Io più una nozione peggiorativa. Ronzone è aumentativo di Ronzino ed esprime un cavallo di qualità anche inferiore a quella di Ronzino. Cavallo. * (Geog.) Capo del Regno di Napoli nella prov. della Terra d' Otranto. (G) Cavallo iiumatico.(Zoo 1.) [Lo stesso che Cavallo Marino. F.] Tes.Brff G. Portarne è un pesce cli’è chiamato cavallo fìumatico,perocché! nasce nel fiume del Nilo, c lo suo dosso e li suo’crini c la sua lioce è come di cavallo. Cavallo marino. (Zool.) [Specie di mammifero anfibio appartenente al- l’ ordine de’ pachidermi ed al genere dello stesso nome, assai frequente nel Nilo , con altro nome detto Ippopotamo. —, Cavallo iiuinatico , Pesce cavallo, sin. Lai .hippopotamus amphibius Liu ] G/-.iiriroiroVa^of. Red. Esp. nal. 55. E’l medesimo, avendolo esperimentato , alièrmo de’ denti e dell’ ossa dell’ ippopotamo, o cavallo marino. Cavallone , Ca-val-ló-ne. [Am.] acci-, di Cavallo. Cavallo grande. Lat. grandis equus, sonipes. Gr. ix.ìya.s iViros. Rem. Ori. 2. 9. 58. E si vedeva a tutti gli altri avante , Senz’arme sopra un grosso cavallone. 2 — Quel gonfiamento dell’acqua, quando o per venti o per crescimen- ■ to si sollevano oltre !’ usato. [ Dicesi anche Cavallo. F- §• 7 ] Lat. Uncina dccumainis. Gr. rpixv/j.lx.. Berti- Ori. 1. 16. so. O se mai forse insieme urtar due tuoni Da Levante a Ponente in cielo , o in piare Onde, altrimenti delle cavalloni. Boez. Farcii. 2. p. 2. Può il mare ora con bonaccia lusingare altrui, e talvolta con tempestosi nembi , cd altissimi cavalloni, orrido molla e spaventoso divenire. E Stor. n. 333. Ma quando fonde turbale sono, e i venti soffiano contrarii , allora , perchè ella o Importata dalla tempesta non rompa in iscoglio, o sopraffatta da’ cavalloni non si sommerga , ha di sperassimo e d’ arditissimo piloto mestiere. 7’ac. IJav. Ann. 3. 36. Eccoti d’un nero ungulato un rovescio di gragnuola, con pili venti e gran cavalloni che toglievan vista e governo. Cavallotto, * Ca-val-lòt-to. Sm. Cavallo gagliardo. Lasca. Amali. (O) Cavalluccio, Ca-val-lùc-cio. [Am. dim.vezzeg. c talvolta] pegg. di Cavallo. Cavallo debole e cattivo. Lat. caballus. Gr. §xv\os ’imeos. 2 — [Cavalletto o Cavalleltiuo di legno.] Tndt.gov. fam. ji. Che s’ avanza ne’ cavallucci del legno , vaghi cembali, ec. 3 — iNome dato nel contado di Firenze ad un bacherozzolo, il quale / i 5o CAVALOCCHIO nasce ne' boschi ira le scope.] lieti. Ins. joo.Ne’boschi tra le scope ho veduto infinitissimi bacherozzoli di questa terza spezie, i quali da' contadini di quel contorno son chiamati cavallucci. 4 — [Cosi dicerasi ancora in Vivenze] la citazione del Magistrato degli Otto di balla, perchè era segnata colla Jigura di un uomo in allo di correre a cavallo. Lat. dica.Gr. Shai. farcii. Stor. io. zgj. Fu citato dagli Otto per un cavalluccio. 2 — [ E per similit .] Maini. 3 . 6 g. Costei è quella strega maliarda, Che manda ì cavallucci a Tentennino. 5 — * E col v. Dare : Dare il cavalluccioEuf'rustare alcuno alzato a cavalluccio su di un altro. (Z) 6— Col v. Portare: Portare a cavalluccio = Portare altrui sullespalle con una gamba di qua e una di là dal collo. Lat. humeris ge- stare. Gr. iv. 2 — * Dicesi anche d' un' altra maniera di portare altrui , la quale si fu col Porre le ginocchia del portato sopra le palme delle mani del portatore, che le ticn rivoltate dietro le reni, ed il portato non accavalcia le gambe, ma con le braccia s’ attiene .al collo del portatore. (Van) 7 — [ in modo avverb. A cavalluccio , che per lo più si unisce co' V- Portare , Alzare , e simili. M. §. 6 . ] Buon, b'ier. 3 . 3 . 5 . Presa ei l’ha a cavalluccio. Maini. 3 . 3 o. E in man d’ Enea posero il lem- buccio , Ond’ ei fuggì col padre a cavalluccio. Cavalocchio.(Zoo 1 .) Ca-va-lòc-chio. [Sin.comp. Insello di molte specie,e di diversi e vaghi colori, che per lo più s aggira intorno all’acquc. Il suo petto è ampio ; il capo e gli occhi grandi e graticolati; il ventre assai lungo ; con sci zampe , e quattro ali forti, risplendenti, e quasi cartilaginee. In Lombardia chiamasi Civettone, e secondo i diversi luoghi è dello anche Caroculo, Sposo, Perla, a cagione degli occhi che pajono perle, Libella, perchè si libra penzolo in aria, Saetta, perchè velocissimo al volo come saetta lanciala. Lat. libellula Lin. ] Palaff. f Le girafiè, i giumenti e i cavalocchi. 3 — Dicesi cosi, [in odio del mestiere ,] quegli che prezzolato riscuote i crediti altrui. Lat. cxactor. Gr. sìzirpduTap. March. Eredi. 77. Ovvero torsi da dosso e dagli orecchi i cavalocchi, che così si chiamano coloro i quali prezzolati riscuotono per altri. Dav. Scism. 6'fi.Ma i cavalocchi a lor volontà le puniceo e riscotieno crudelmente, e guai a chi replicava » Salvili. F. B. g. f Introd. Un esaltore severo, o che cava dalla gente danari , si addimanda da noi un cavalocchio, quali sono certi insetti alati con ventre lungo che pare che voliuo intorno egli occhi, (N) 2 — * Onde Fare il cavalocchio == Far il mestiere del sere, Fare il sollecitatore. (A) Cavamacchi , Ca-va-màc-chi. Sm. comp. Lo stesso che Cavamacchie. M.{Se pur non è semplicem. pi. di Cavamaschie. ) Buon. Fier. 4 - 2 - 7 - A cavamacchi, aggirator di cani E d’ orsi, mostrator di mummie e 1 mostri. (A) Cavamacchie, Ca-va-màc-chie. Sost. coni. comp. indecl. Colui che fa il mestiere di cavar le macchie da’ panni. F ■ Cavamacchi. (A) Cavamento , Ca-va-méu-tc. [Sm.] Cavatura, [l'Alto del cavare, e dìcesi così anche il Fosso scavato. — , Cavazione, sin ] Lat. fossio. Gr. dpvy/j.a. Guicc. Stor. i 5 . 7 67. Spingendosi sempre innanzi con eavamenti, con fossi e con bastioni. Ar. Fur. 2. 23. Far cavameuti, e riparar le mura. 2 — (Idraul.) Rotta in cavamento : Dicesi quella rotta in citi l' acque di un fiume disalveandosi, e quelle di piu canali riunendosi, in vece di spargersi dilagatamente per la campagna, si uniscono in un sol canale , formando un nuovo fumé. (A) Cavan. * (Grog.) Città dell’ Irlanda. (G) Cavaka. (Mai-in.) Ca-và-na, Sf. Luogo nell’ acqua , ove si tien la barca al coperto. (Da cavo.) Garz. Piazz. if. Berg. (Min) Cavana. * (Geog.) Ant. cil. dell’ Arabia Felice. (G) Cavamela . * (Bot.) Ca-va-nìl-la. Sf. Genere di piante della poliandria monoginia. Quest' albero che ha le fronde alterne, ovali, coriacee , lisce al disopra, pelose ed argentee al disotto , i fieri bianchi, argentei al di f uori , e collocati all ’ estremità deile fronde, si coltiva nelle Filippine, e nell’ isola di Francia, a motivo del suo fruito , che rassomiglia ad un grosso cono , e che si mangia , benché molto acido. (Ag) Cavapelo. (Ar. Mes.) Ca-va-pé-!o. S'm. comp. Strumento di fèrro per uso di trar fuori da’basti, dalle selle,e simili, il crine,Ut borra, o altro. [A) Cavare, Ca-và-re. [All. Fare nella terra una buca, Affondare nella terra , ed anche per ] Inzuppare attorno attorno o nello stesso luogo, Scalzare. Lai. eflìxlere , cavare. Gr. j '.a.ra.rrnó.rerav. Cr. 5 . 2. 3 . Caveremo primieramente, secondo che scrive Palladio, l’aja alta un mezzo piede, ovvero, secondo Alberto, due piedi; e a me pare che basti che si cavi un piede, il quale è forse due spanne. E num. 6. Deesi nel primo anno che (il mandorlo) si pianta ec. , ogni mese cavar dattorno; e purgar dall’ erbe eh’ entro vi nascono. E cap. 8 . 4. Amano d’essere spesso cavati fi cederai), per questo avvengono i frutti maggiori. E cap. io. 7. Ama (ilfico) d’essere spesso cavato. E cap. -if 3 . Ama molto (il moro) d’esser cavato e lctaminato. E cap. 16. 3 .Ama (il nespolo) d’ esser potato e cavato intorno. 3 — * Quindi dicesi Cavare una fossa, un pozzo, ec. e vale Cavan - la terra in modo da formare una fossa, un pozzo ec. Tasson. Secclt. 7. 32 . Però i’ vorrei , se ’l mio parer v’ aggrada , Cavar un pozzo in capo d’ una strada. Car. Long. 1. Cavarono in più luoghi alcune buche larghe di un cubito , ed altre di quattro. (N) 3 — [Levare o Trar del suo luogo con qualche forza una cosa che vi sia attaccata. Onde dicesi Cavare un dente, Cavar gli occhi , Cavalle radici ec.] Lat. eripere , [extrahere, evellcre.] Gr. fqv'iv. G. M■ 12. 8. ig. A uno Rettone Cini da Campi oc. fece cavar la lingua fino allo strozzale. Filoc. 5 . i4y. Andava cogliendo erbe, c cavando con un picciolo coltello diverse radici. CAVARE — Levare o Torre cosa d’ onde ella si trova , [ o dal luogo in * n ' c riposta; ] ed è contrario di Mettere. [Quindi dicesi ] Cavare quale* cosa d'una cassa, d’una buca o simile. Lat. educere, traherc. — Incavare, Dar forma concava. (Dal lat. cavus cavo.) Car. ^n ff Qui si vede cavar elmi e celate, Là torcere e covrir targhe c pavcsi-t* 1 — * Parlando di Mestimcnta, vaia Toglierle di dosso , Levarle da ^ parte del corpo eh’ esse ricuoprono ; come Cavar i calcetti, *- ,av ’ gli stivali, le scarpe, il cappello ec. M. §. fi- E così al pass. C a ? a si i panni di dosso , Cavarsi la camicia , le scarpe e simili, vale 3 p gliarsene. (A) . . . r , — * Estrarre per via di distillazione , espressione o altrimenti . Art. Metr. Cavare il sale del polverino ec. (A) — * Trarre ; e dicesi di luoghi che si citano come tratti da w* bro , da un autore, ec. V~. Cavato, §. 5 . (N) o- Per Fig. Guadagnare, Acquistare. Borgh. Colon. Milit. ^ 30 - la sua storia non a acca, nvo-/ 0 n. March. 4 cavo alcuno, sepoltura. (Cioè, egli ne guadagno la morte , ebbe spaccio) (V) 10 — Eccettuare. Lat. excipere. Gr. ì^ctipsie. Frane. Io non ne cavo Giotto, nè altro dipintore. Sen. Ben. Perciocché egli è gran diiìèrenza a dire , io non ne i dire io eleggo costui. t e 11 — [Liberare.] Filoc. 3 . i 35 , Piaccia agl’iddìi che sopravveg" morte tosto me ne cavi. rf) 12 — acqua del pozzo * = Attignerla, Tirarla su con qualche VCtsoA 13 — ALCUNA COSA EI BOCCA AD ALCUNO. M. §. 6 g . J *4 ALCUNO DI PAN DURO- Mangiare abEondevolmente in cas f .... P altrui, [ cioè, Mangiar tanto in casa di alcuno, che non vi _ rest ì/fachiro per gli altri giorni; ed è modo burlesco.] Gr.vapci.tTtr. 10. 36 . Anelò all’oste, e cavollo di pan duro. u tl , 1 5 — alcuno di scherma, [propriamente zzz Fargli perder la g' ta Disordinarlo ; e fig.] Cavare alcuno di scherma o di tema [fi SB fie l di argomento ] “ Far perder altrui la regola o /’ 0 rdm e modo di operare. Lat. aliquem deturbare, confondere. Gr. xaraM ■ 16 —— alcun tesoro, un tesoro, ec. = Scavare la terra per eslrp ca . tesoro nascostovi. Adorai. S. Greg. 3 . 3 . Quasi come quegli ch c vano alcun tesoro. (V) , (i;J 0 17 — Altrui delle mani [o di mano] checchessia = Avere da a ^ industriosamente , e forzatamente ciò che egli per altro 11011 rebbe. Lat. vi et industria aliquid eripere. Sen. Ben. March. 4 j c , Non si può dire clic gli abbia dati, ma che non gli abbia sapu* p, nere con tra colui clic gliele cavò di mano, itoci. March. 2 - J ’ cavasti di mano un presente. _ (rV a, 18 — altrui di bocca alcuna cosa — Fargliele dire con indi* mentre e’ si studia di tacerla. Lat. expiscari, Mai eh. Ercol. 7 *'. zare, metaforicamente ec. , significa quello che volgarmente S1 {i , sottrarre e cavare di bocca, cioè entrare artatamente in a l cl, . n cS cai gionamento , c dare d’intorno alle buche per fare che colui cioè dica , non se ne accorgendo, quello che tu cerchi di sa[ )C |. f. ig — altrui di bocca alcuna cosa colle tanaglie, [fig.]— Far' f) trui alcuna cosa per forza e con violenza. [M. Bocca, §■ 20 — altrui una cosa dagli occhi , modo basso, che vale [fio 111 Togliere altrui una cosa che gli sia cara. nif-' 21 — buono o mal viso di checché sia =: Riuscirne a bene ° 3 . 20. Non so che viso cav el salto, Che quattromila braccia e più vien d’alto. 22 — cappa 0 mantello. M . Cappa e Mantello. , , e ari ' a 3 — congettura ’ = Intendere da’ detti o da' fatti altrui; c , ^4] che si dice Attignere. Cr. nella v. Attignere. M. Attignere, J- j )n ji 24 — costrutto d’alcuna cosa = Profittarne . March . Ercol - ‘ c °/ per tempo nè diligenza eh’ i’ vi mettessi , potei , non che cav a strutto , raccapezzarne cosa alcuna. 20 — DAL CAPO 0 DI CAPO ALCUNA COSA. M. J. ’• 26 — del capo una cosa a uno , vale spesso Toi'gliene l dot. il pensiero. Lat. opiuionem esimere. Gr. òcf.e itsupùv. A> 11 Q^iài 0 4 - 7 • E farò, quanto possibile Fia , di cavargli del capo che Sia vivo. 27 — DEL CERVELLO , DI CERVELLO , F . §§■ 71 e " f - 28 - DEL FANGO. M. §. 72. 29 — DELL’ ARCIONE. M. §. 73 . 30 - DELLE MANI , DI MANO CC. M. §. I7. 3 1 — di bocca. M. §• i8- ig. 6g. 83 ., e 32 — di casa : * Lasciar cavare di cnsa= M. Bocca , §. i 6 ._ gap Lasciar uscire di Slrncc. 4 - 4 • Prega Madonna Argentina che non la lassi casa finché non le parlo. (N) 33 — dj gangheri. M . Ganghero. ' 34 — di scherma ec. M. 5 - i 3 . _ Ci‘‘\ 35 — di pece un lavoro * o simili — Privarlo della prC*- v u ' f 5 Oref. 88. Il lavoro si debbe cavar di pece e ricuocere due o ^tf ( È un vaso d’ argento , e la pece è dentro ; d’ onde la j ra Cavar di cervello.) (Pr) . c oftf >ri " 36 — di sotto alcuna cosa A UNO , vale ancora Levargli 0 - 0 o con artifizio. Lat. aufcrrc, et subripere , suffurari. 37 — DI TEMA. M . 5- 13 . _ Co 0 > nUl ‘ tr,a 38 — d’ una cosa alcun prezzo o simili =3 Fenderla o per alcun prezzo. M. §. 3 g e ntrf l 3g — [ entrate , utile o simile da checche sia = tu j c |p enP , prof ito ec.] Lai. colligere. Guicc. Stor. Fossero pagai® * ^ che caverebbono di Pisa i Fiorentini. Sen. Ben. March. T m aV 'L vansi ec. di quelli , a cui non piace l’esser virtuoso ’ n r 0 !’ hoa ^ rebhono utile cavai?)?. E 4• 2 °- Se alcuno sappiendo cei CAVA-RE CAVARE dì i 5 i * non ne avoic a cavai-nulla , ma eziandio dovervi molto mettere dell’ lutato, a °n n i mudo entia in questi danni volentieri. a V F , cu,;1 , IL limbello = Cominciare a dir male di qualcheduno, arai. Ercol.88. Dar fuoco alla bombarda, e cominciare» dir male d’ 00 i o scrivere contra di lui ; il ebe si dice cavar fuori il limbello. / ’ —" F ®OSI LE FIGURE, y. H- 4 — FUORI 113 . —- una chiacchierata , una ciaf r, a , e simili , vale Inveri- r a o Divulgarla. Lai. rumorem spargere. Gr. hisurmlpan yóyae. i. , 1 calcetti a uno, ljìg-1 = Scovare il suo sentimento , Trarrli , 1 bocca quello che e'non direbbe, [ F. Calcetto, t. a,] 7 ,L corpo di grinze; modo basso, e vale Mangiare assai. Lai. cra- pu a veutrem distendere. Gr. xfunrx.fSCjuv. Tir. Disc. an. 7 3 . Pur sa- 1 oramai tempo a cavare un tratto il corpo di grinze. Lasc. ■ 3 . g. So che voi cavaste il corpo di grinze, r 1L cuore o l’ anima , vale \talvolta fig. ] Piacere assaissimo, at. vehementer piacere , rapcre. Gr. vo\v àfìexsit. Tac. Dav. Pcrd. signore avere in quel O diavolo, ijg Ul * essa deriva, mi cavano 1’ anima. sòv • CC0EE AD ALCUNO, vate alti-est ljìg-1 Danneggiarlo , Imporgli ^ ^olue gravezze , o Angariarlo a dismisura. Lui. vexare. Gr. rii’*-*'’ 1 "''. ^ e S n - Stor. 9. rii. Erano talmente assassinate da’governi ■ SL, °* ’ c ^ le co b u gravezze cavavano il cuore a’ popoli , che non ina! j 56 “ ltcso * n altri tempi alcun altro sii , ouo danneggiate le sue provincic. ' ,7 ’l*. ciato ad uno * = Ucciderlo. Car. Sinico. 4 2. 48 7 vo ai' a te cavare il liuto ! Volelela voi moria ? (N) 7 11 riL0 DAL fagliajo. y. Pagliajo. S 0 7 lI - csanchio della reca. K. Granchio. 5, ~~ 1L limbello, y. §. 40. 5 S 7 suzzo, y. 5. 57. «..«OTTO* del sottile, dicchi del Maneggiare -con industria le Osili. K‘ Cco ^ e r a fine di trame utilità e vanta,ggio.Eut.comparccre. Gr. I a ' 7 a ‘- Cant.Carn.221 .Questi nostri mercanti Ci clan qualche cuset- ^ tavorarc, Ma voglion tutti quanti II sottil del soltil troppo cavare. LA bambagia dal giubbone o simili. * F. Bambagia , §■ 4 - bruciata o la castagna dal fuoco colla zampa altrui , C(ì /Ó ~ffi Fare alcuna cosa con sicurezza e utilità propria , e con peri- vaglìono Salutarlo. Lai. 53 V U c %] = 53 56 ™SS‘or Lat. cum alieiio pcriculo rem suuin coulìccrc. Gr. óia.* ri à\\cv JC IvhwsVGVTOS. d’ ex luogo * = Mandarla ria , Far che non ri " n i> Dar. Colt. Il cavar l’acqua do’campi sia la prima cura. (A) • vieti ^ LEp KE del bosco, tfig-1 = Scoprire il sentimento d'uno , o co koKQÒjvcc, Geli. Sport. 2. 6. li He v S - 1 Vu °l cavarne le mani. Lasc . Sibili. 1. 1. E oggi senza tallo Co ^ ^ Cavy r le mani. Gì ^ p PE;( ne maestre, y . Penna. 0 J? , 0LI ° di romagna = Cavare cfcunacosa di mano a un avaro , p r ^ e a fcuna cosa impossibile. Lat. aliquid aegre cxtunrìcre , vi ex- 6^ ^ Gr. zZ&ipstt/ Potrei rU0RDl socm^Uscir di casa. Cecch. Sviar. 2. 2. Ella non sti a q Ca var piè fuor di soglia , che ella avrebbe sempre dietro le G 3 __ e s ac S‘‘ scioperati C c. (V) lu.Gry > NGCe ^ Ru 'ar la. rena , [ o Applicar le mignatte in qualche Doni ■ t >€ì durile il sangue a fine di medicare alcuno. Lai. sangui- sai-;.^ 1111 ^ 16, Gr. Red. leu. t. 275.0edo che sia necessario ea'-T**' KjT ’ 11 4 \r Un P oco di sangue dalie vene emorro VzT m P^ccrchbe che in tutte le maniere si veuis ^ ° s dal braccio. quel A ^ GCe 0 voler cavar SANGUE dalla rapa Tentar d' avere J 16 11011 si può avere , o che altri faccia quel eli e 5 «0/1 può. ^ahn ? puinicc postulare,ab asino lan ini. Gr. ovqv rró;.ov "(preiu. Perder Ò * rapa sangue non si può cavare , Nè bar due cose, G 5 ,7 e pagare. F. Rapa Rie' % G : oidali. li Cons. i. euisse di nuovo a ca- , Ritrarre servigio. Cecch. Stiav. 2 . a. Al proposito ilio ,G ,Saia Ulia fserva) più brutta che costi manco ec. , c ne cavia- 1 - 7 U s «vigio. (V) 7 A CI1 tAcCHIERATA , USA CIARLA. F. §. rjl. quale fi ^ co ? s eouesza * Dedurla da alcuna proposizione, o Trarre 68 " oti =*« dall'altrui parole o operazioni. (A) 69 __ 7" Uw » DI FECE. y. §■ 33. mani y ° ai ' c uka cosa di bocca ad alcuno, [/%.] ~ Trarglicne delle ^ au cibu s ,a, -° ° liberarlo dal suo potere. [F. Bocca, §. 16 .] Lat. c coloro • eil l 1cr e- Roez. Farch. 1 . zj- 1° medesimo cavai di bocca a ?o c ’ 1 1»ali lo si voleano mangiare , Paolino uomo nobile. Tq no n °i C “‘° AD al cuno*: Propriam-vale listrarglielo. Car.8'tracc./j.3. 3 __ 'Ì l P 1 ” d’un occhio; dov’ c l'altro? Af-0 tu me lo cavi! (N) Rimo J l S-) Cavare un occhio ad alcuno = Fargli un grandis- a, 'iico \5 cere - 7 0, 'S'- id. iQj. Chi mi toglie il boccon non c mio 2 l —. csVn* °’’ ni vo ' fa P ar ra * cavF un occhio. 1 . 1 . ' j Q EL cervello =3 Fargli dimenticare qualcosa. Lasc. Sibili. eei'vdlo vuv Cva P UI ’ dirti non so che ; e tu m’bai cavato del ' 3 ~~ K ,° Accorso 1 */ FAKG0 > = Sollevarlo ne' suoi affari. Dargli ajuto O ■— Vao ' cai ’no alìqueni ednccrc. Gr. vvi'^xiptu, ^4- Sion ch> L ARcI3ke ~ Farlo cader di sella. Beni. Ori. 1 . StRn muro. Vaire Astoltò dell’arcione, Ma pensa sprofondare ogin 74 — Uno di cervello — Torgli il cervello , cioè Soverchiamente importunarlo o tribolarlo. Lat. obtundere , vexare. Gr. irxpniox^Ti v - 75 — uno di pena, d’affanni, di guai, di carcere ec. s= Liberamelo. Lat. molestia ec. aliquem liberare. Tir. Disc. an. 8. Quando tu voglia uscir di questa carcere, e’ mi basta 1’ animo di cavartene senza molta latica. 76 — uno n’ un gran fondo =3 Liberarlo d un grande intrigo. Lai. e magno malo aliquem cripere , extrieare. tir. àvò p.iyó.\-i is 'Cgut-lx; ùircckrjzTTuv. Farch, Ercol. 258 . Questa sarebbe una zucca da cavarmi d’ogni fondo. 77 — ' fuor di se = Torgli il senno. Segnen Mann. Apr. 1 4 - 2 - Questo è nel peccalo il sommo de’ mali , cavarli al line fuor di te d- ìnanicra , che noi conosci. F Agost. 2 3 . 2. I beni di questo mone do cc. exlolhint imprudentes , cioè extra se tollunt , tanto di repenti gli cavano fuor di se. (V) 78 — utile , prezzo o sanile d* una cosa. V. §. %. 79 — [Z? n. pass, secondo il sign. del §• <^*] Dani. Pwg. g. 1 * 5 . Cenere o terra che secca si cavi D’ un color fora col suo vestimento. So —[Variando di denti zx.SvcUerU.'] Cr.g.6.6\Q*Y\ si cavino fai cavalloJ della mascella di sotto il più salvamente che si puotc, quattro denti. 81 — Parlando di vestimenti, K. — l’amor del bere e del mangiare * zz: Cavarsi la sete e la fame. Salvia. Odiss. 3i2. Or poiché si cavalo L’amor del bere c del mangiare, allora Telemaco cc. (Pe) 96 - LA sete col prosciutto, [//§'•] ^ Cavarsi un capriccio con prò- pno donno. Lat. cum damno sibi gratificari. 97 — stizza * = Sfogar la collera , la rabbia , l’ira. Min.Mal. (A) 5)8 —• le sue voglie, [una VOGLIA] = Soddisfare all’ appetito. Lat . genio indulgere. Ciro. Geli, li non mi potrei mai cavare una veglia sicuramente. Moig . 21. 102. Volpa cavarsi tutte le sue voglie. 99 — sangue = Farsi cavar sangue. Lat. sanguinis missione curari* Gr. JXs^orojw.elc’^ai. Red. Cons. 1. 8. Si è cavato e ricavato sauguej ha pigliata 1 * acqua di Nocera- 100 — una cosa dagli occhi, [/ 7 g.] ~ D(triti o Lasciarla malvolentieri, Lat. rem aegre dimiftere. Gr. àvfTx.spws à7ro7r , 5 , / u.7rE{p. ioj — [ L n> ass- Render cavo 0 profondo, Affondare nella terra.] Maestruzz. 2. 10. 2. Quindi è che’i servo, preso che ebbe la pecunia del signore suo , cavò in terra , e non guadagnò con essa.»#occ* nov. Dove meu dura le pareva la terra, quivi cavò, nè ebbe quasi cavato che ella trovò il corpo del suo misero amante. (A) Moral. S. Greg. 5 . 3 . Quelli che cavano per trovare alcun tesoro,quanto più cavano,tanto son più ardenti alla fatica ; perocché tanto più si sentono approssimare al tesoro nascosto, tanto più si sforzano cavare. B appresso : Son coloro che cavano , che quanto più vicini si sentono al lor line, tanto ec, E di sono : Tanto più ardenti dovete essere al cavare, quanto voi siete già vicini a quello. Fav. Esop. 3 . Per una stagione con grande sollecitudine cavando il gallo in alcuna parte , per poter trovare alcuna esca , avvenne che trovò una pietra preziosa- (V) 102 — Dicesi Gìuocare a cavare, cioè , a quella sorta di giuoco fanciullesco , che si fa con Doccinoli. Min. Maini. (A) 10 3 — Prov. Cavami d’oggi e mettimi in domani™ Non voler prevedere nè pensare a quello che potesse bisognare per V avvenire. Lat. quid sit fnturum cras fuge quaerere. Gr. rò fj,{kKov (jtr Zfrn.Dep. Decani. 83 , Di poi ci sono i proverbii, che hanno quasi autorità di giudice, non che forza di testimonio: Muovi lite, acconcio non ti falla} batti il villano, c sai alti amico; cavami d’oggi, e mettimi in domani. 10 4 — Cavar due occhi a sè per trarne uno al compagno = Farsi moltissimo male per sè , per farne alcun poco altrui. Maini. 2. y 3 . Cavasti, senza fare alcun guadagno , Due occhi a te, per trarne uno al compagno. 10 5 — * Cavare e non mettere si seccherebbe il mare : Dicesi quando si vuol distorre alcuno dal soverchio spendere; perchè senzu guada - gnare , se nè va vg/u ricchezza. Serd. Prov , (A) 3.52 catari 106 — * Cavare del male dell’ intra (Ine =3 Far uscire di dubbio , d’ambiguità. Ceco. Comm. Cavami Di questo mal dell’intra due. (N) 107 — * Caverebbe le pugna di mano a un santo : Dicesi di Un impertinente , fastidioso e importuno. Serd. Prot>. (A) 3 — [Nello stesso sign. dicesi Caverebbe le ceffate o sìmile di mano a S. Francesco.] Berti. Ori. 3. 5. fi. Tanta insolenzia, tanto esser manesco,Tanto fumo d’arrosto caverebbe Le celiate di mano a san Francesco. 108 — * Cbi cava e non mette , le possessioni si disfanno 3 = Quelli che attendono a fruttare il terreno senza coltivar di nuovo e aju- tarlo , rovinano la possessione. Serd. Prov. (A) 109 — Non sapere 0 Non potere cavare un ragno d’un haco: Dicesi di uomo dappoco, di chi abbia pochissima abilità.Lat. hacrcrc in re tacili. Ilo —"Altri modi provai, sembrano pure i seguenti: Cavare i calcetti ad alcuno, Cavare* alcuno di pan duro , Cavar l’olio di Romagna, Cavar sangue dalla rapa , Cavar la lepre del bosco, Cavare il granchio delia buca, Cavare il (ilo dal pagliajo , Cavarne cappa o mantello , Cavar la bruciata o la castagna dal fuoco colla zampa altrui, o come più comun. dicesi, colla zampa del gatto; pe'quali V- i §§-4^i 1 4t 6t , G4 , 36 , 49 ■> 1 22 , e 5 4- ( N ) IH — (Ar. Mcs.) Cavare e Ricavare. T. di scherma, e dicesi del Ritirare e mutar di luogo la spada , quando si giucca di scherma. Lat, ensem extrahere , expedire. 2 — * Cavar alcuno di scherma, V. §■ i5. 112 — * (MiUt.) Minare, Far mina. Alfi. Modi e Voci Toscane. (N) 113 — * ( Pilt.) Cavar fuori le figure , dicono i Pittori per Dar rilievo alle medesime. Vasar. (A) 1 1 !\ — * (Mns.) Cavare il suono dicesi della maniera di farlo uscire da qualche strumento. (L) 2 — fuori le parti * c= Copiare dalla partitura le singole voci o parti, a fine di farle studiare ed eseguire. (I.) Si5 — Usalo inforza di sosl. Maral. S. Greg. 5. 3. Prima disse del cavare del tesoro ec. (V) Cavare diti', da Trarre e da Estrarre. Cavare propriamente significa Trarre fuori senza resistenza e senza sforzo 1111 corpo da qualche luogo ov’ era dentro riposto. Trarre o Tirare nel proprio vale muovere verso sè con violenza alcuna cosa. Estrarre include la idea di locale eduzione; ma suppone un certo sfòrzo nell’atto. Si cava la mano dal guanto: i cavalli traggono o tirano il cocchio : si estrae il mele dal favo. Nell'ordinario discorso però Estrarre fitrahere extraJ •si adopera eziandio in senso di 'semplice Cavare, di Trarre finora: Cavare , Estrarre i denti ; Cavare , Estrarre i numeri dall’ urna ec. Al verbo Cavare soglionsi pure attribuire altre siguificazionì : Cavalla terra /"Scavarla^ Cavar costrutto (Profittare); Cavar di bocca ( Far dire ima cosa ad altrui con industria); Cavarsi di capo (Inventare ) ec. ec. ■Cavare * (Geog.) Ca-và-ri. Ani. popoli della Gaìlia Narbanese. (fi) Cavami', i. * (Mit. Maom.) Ca-va-rì-gi. Settarii maomettani i quali pensano che nessun profeta sia mai stalo mandato al mondo col potere dell’ infallibilità, nè con quello di dare nuove leggi agli uomini. (Mit) Cavammo , * Ca-va-ri-no. IV". pr. m. — principe gallo fatto da Cesare re de’ Semioni. (Mit) Cavaro , * Ca-và-ro. N. pr. m. (In lingua illir. ìuirvdv è lo stesso che macchiato di sangue.) — Re de’ Galli nella Tracia. (Mit) Cavarozzola. (Agr.) Ca-va-ròz-zo-la. Sfi. Piaga nel pedale della vite. (Da cavare; e ciò per la cavità della piaga.) Pallad. Felbr. 12 . E quelle cotali piaghe e cayarozzolc unger poi e bruttare con morchia. (V) Cavastracci. (Milit.) Ca-va-stràc-ci. [A’/n. compì] Strumento che s'usa per trarre lo stoppacciolo dall’archibuso o simili. » Fag. Rim. Che dodici starnotti (notate concettacci) Ammazzò un giorno col suo cavastracci. (P) Cavata , Ca-và-ta. [A/ì] Fossa , Cavamento. Lat. fossio. Gr. Cr. 5. Si. 3. Nou si faccia in essi fisa lei) le cavate lontane, ma a poco a poco si spargano egualmente. 2 — * L’ operazion di cavar pietre dalla cava. (À) 3 — (Chir.) Cavata di sangue.[L’aito di bucar la vena per cavar sangue. /■'".Cavare, §. 63.j£«f.sanguinis missio. Gr.ipKs^OTo/eG.Red. Vip. 1 fi .Se il suo medico, senza perder tempo, non lo soccorresse con buone cavate di sangue. E Cons. 1 . go. Il Redi concorrerebbe volentieri yo- lentierissinio alla proposta cavata di sangue. 4 — (Mus.) L’alto di trarre il suono da uno strumento : da esso dipende la diversa qualità e modificazione del suonai per cui dicesi Una cavala dolce o aspra ec. (A) (L) Cavatesohi , Ca-va-te-sù-ri. Sost. com. comp. indeci. Colui che attende a cercar tesori nascosi sotterra , che anche si dice Cavator di tesori. V. Cavatore, §. 4- Cocch. Disc. (A) Cavaticcio, Ca-va-lic-cio. Sm. La terra o altra cosa cavata. Car.Volg. Long.Am. I. 1 . Cavarono in più luoghi alcune buche larghe d’ un cubito, ed alte di quattro, e spargendo il cavaticcio di lontano,attraversarono la bocca d’esse di cannucce. (Min) Cavatina. (Mus.) Ca-va-ti-na. Sf. Specie d’aria per lo più assai coita, la quale ha luogo quando trattasi di esprimere sentimenti teneri ed qffeliuosi, il che non dovendo avere una lunga durata, non forniscono gli sviluppi di un’aria. Serve di preludio a scene più vive ed immagini più forti ; talvolta termina pure con un secondo tempo più tnvo del primo. (Da cavare} e vuol dire aria cavata, spiccata dal resto della composizione, perchè faccia risaltare un qualche sentimento per IO pili affettuoso.) (A) (L) Cavato , Ca-và-to. Sm. V. A. V. e di' Cavità, Lat. cavimi , cavus. Gr. r.oixuig.a. Tes. Pov. Lo sera pino messo nel cavato del dente toghe la doglia. Cavato. Add. in. da Cavare. VoCar.Volg. Long. Am.l.u Una mano di pagliccio , ed un snolo di quella terra cavata che vi rimaneva. (N) 2 Incavato, Concavo. Lat. cavatus, excavatus. Gr, KQiXivìhts. Bocc* novi 3 1 . 6, Era allato al palagio del pvenze una grotta capata nel CAVERNA monte. Guid. G. Da quello lato avea le ripe alfe, e cavate, e soprastanti. Amet. 2 i. Ed il candido collo non cavato, ma pari, e la di' licata gola ec. Star. Eur. 5. 110 . Donò al predetto Re una lancia i stata, dicevano, di Costantino, la quale cavata in alcuni luoghi circa il fusto del mezzo, mostrava ec. Alam. Colt. 2 . 44• AUor prima sen* tir Nottolino e i fiumi Gli arbor cavati, e poi di merci carchi. 3 — In incavo. Ar. Fur. 43- i33. Vasi d’oro e d’argento senza filici Gemme cavate azzurre e verdi e roggie. (M) „ , 4 — Tratto fuora. Lat. eductus. Gr. fiv.yfi.Hls. Borgh. Col. Lai. Perchè non l’avrchbcr potuta ritenere questi altri ec. per la medesima cagione, e al medesimo fine cavati di Roma ? , 5 — * Dicesi pure di luogo trat’o d’ un libro , cì un autore. Calvin. F. B. 3. 5. 6. Dissolve frigus ec. cavato da Alceo greco poeta lirico. (N) Cavatore , Ca-va-tó-re. Verb. m. di Cavare. Che cava. Lat. effossoj- Gr. i^of>vx,rr,s. Pallad. cap. 6. Il cavatore se vedrà gli occhi della vite aperti, accecherannosi sanza speranza. M. V. 2 . 3o. Colle p |C ' tre combattevano coloro che erano tra l’ un fosso e l’altro alla guardia de’loro cavatori. Cr. 4- 7 - 4- Si guardi che la cruda terra, p e ( occulta frode, il cavatore non vi chiugga. Tes. Br. 3. 7 . Questo e segno di pericolo , che ’l cavatore del pozzo potrebbe tosto morire, e leggiermente. 2 — [di denti. Lo stesso che Cavadenti. V.] Frane. Sacch. nov. iot>‘ Averesti mai creduto clic costui fosse sì buono cavatore eli denti ? 3 — ni spiriti. * Lo stesso che Esorcista , Scongiuratore. Lasc. ben. 3. n, 10 . (O) 4 — di tesori. * Lo stesso che. Cavatcsori. V. Bollar. Noi. Vasai- Fu creduto cavator di tesori, e che attendea alla geomanzta P cT Jl ' trovar tesori. (A) • 5 — * (Milit.) Minatore. Vegez. 53. Ed ancora ha la legione cavator che fanno sotterra le vie a far cadere muri e torri, (C) Cavatrice, * Ca-va-tri-ce. Verb. fem. di Cavare. V. di reg. ( 0) , Cavatura, Ca-va-tù-ra. [A’/l] Lo stesso che Cavamente. V. Lat-fi 0 stira , fossio. Gr.ifv/gx.. Cr, 5, 2 . 8. Il suo dote fidel mandorloy p c cavatura agevolmente casca. - 2 — [La parte cavala.] Lib. Astrai. Quando questa tavola sottilo s porràe nella cavatura , si la empierne tutta da ogui parte. • 3 — Concavità. Lat. pars concava. Lib. Asirol. La ventesima quarta quella eh’ è tocca dalla cavatura del piè manco. Cavauri. * (Geog.) Ca-và-u-ri. Popoli selvaggi del Brasile. (G) Cavazatte. * (Geog.) Ca-va-zàt-te. Città dell’ isola di Cuba. (G) Cavazione , Ca-va-rnò-ne. Sfi. Lo stesso che Cavamento. V. Vastlf- soue perite in quell’ acque a far le cavazioni. (A) . Cavedan. * (Geog.) Ca-ve-dàn. Fiume della Persia nel Farsistan- 'Vfi, (Zool.) Ca-vè-di-ne. [A/ì] Spezie dì pesce [d’acqua dolce, questo pesce, “ - (a . te voile si serba nc’vivai.) Creso, g. 81. 2. Se 1 ’ acqua lia di toi ^ na , ovvero di fiumi, in quella potranno ben vivere di que’pesci son nelle parti di Lombardia, cioè cavedini, ec. Cavedio, Ca-vé-di-o. Sm. V. L. Lo stesso che Cortile. Bald. Voc. fi 13 1 Cavedi. * (Mit. Ind.) Ca-vc-li. Sm. pi. Tempii consacrati nell' i s °U Ceìlan agli Spinti Dagulani. (Mit) Cavelle , Ca-vcl-Ie. Voce usala bassamente , e vale Qualche fio Piccola cosa. Lo stesso che Covelle. V. Lat. aliquid. Gr. ri. ( u ‘ v3 l spag. cabello capello , onde le frasi no monta un catello non cosa alcuna, e no fallar un cabello non mancar cosa alcuna.) B j a nov. 7 3. 6. Si bene, rispuose Maso, si è cavelle. E nov. 83. fi: . non so, pur testé mi diceva Nello, ch’io gli pareva tuttocafflbr ^ • potrebb'egli esser eh’i’avessi nulla? Disse Buffalmacco; si, P' j sa c, aver cavelle , non che nulla ; tu par mezzo morto. Coll. Ab. {a 13. Fa il corpo stanco c non acquista cavelle. E 15. lutino a che tu non trovi queste cose, non sei ancora cavelle nell’opera “i q 2 — In nessun modo o simile. Vit. S. M. Madd. 20. E pensow 1 mangiare non si poteva fare cavelle , imperocché egli erano ciò pane celestiale, fi Cioè, niente era del mangiare.J) (V) (g ,n. 3 — Non far cavelle := Non far nulla, Operare indarno. S. ' c 2. leu. 1. O se pur li corregge, li corregge con tanta fredde tiepidità , che non fa cavelle. (V) Cavello , Ca-vèl-lo. Sm. V. A. V. e db Capello. (In isp. dices bello.) Fr. Barb. si4- <• Cavegli ha bianchi, e viso , e tutta 5- Frane. Sacch. rim. 1 (or cavegli quanto più lunghi hanno , fi ^ la a ne conforta. Rim. ani. Cecch, Angiul. Aggio cavedi c barba ‘ fazone. (V) rt0 /d. Caverella, Ca-ve-rèl-la. [A/l] ilim. di Cava. Piccola buca , Lat. fossula, scrobs. Gr. ipvyiiàTtov. Palimi. Genti. 1. Farvi 1 vJ (e verella , acciocché col diletto del sole , c dell’ acqua piovente, 1 si provochi a frutto. Caveri. * (Geog.) Cà-ve-ri. Fiume dell' Indostan. (G) Caveripatam. * (Geog.) Ca-vc-ri-pa-làm. Città dell’ Indostan. (" > U c tOS> Caverna, Ca-vèr-na. [A/i] Luogo cavo e sotterraneo. V-MaXxo.Lal-fi ji anlruui. Gr. dire ov. Tes. Br. 2 . 36. La terra è tutta cava deli ' ■ -■ fioco- ' f 12.V’ Ci' veste* luogo in luogo, ed è tutta piena di vene caverne. sepolcro, e l’avello si può chiamar caverna — Cavità. Lat. cavimi. Gr. nolKiog.x. Cr. 5. 10 . 8. Altri mente pongon calcina viva nelle caverne de’vermini. • netti — (Ar. Mes.) T. de'gettatori. Dicesi di quel voto che ne S „ a rti> ’ * ■ ' simili, avviene in alcui T pile 1 __ 1 . 1 ... mtie U*' r campane, de’ pezzi d 'artiglieria perchè la materia nello scorrete nel egualmente. (A) getto non le ha ùdt* t ^, CAVERNELLA ^ >a,r> ^ a dl cui selve qualche autore di anatomia paiolo- lètti il ."locare le cavità che si formano spesse volle ne' pollilo tu af- 5 fercoli.^ (A. 0 .) ' 5 P«2*o Ulolu 0 Caverna di Marie: .Nome ciato da'chìix/mnntici alla pure t ^ m P r * so tra le. linee aitale , naturale ed epatica. Si chiama Sfatta w 1 // ^ ? perchè ha la forma di un triangolo , /n chi base e >•/„„; w , apatica . ed il vertice risulta dal combaciamento Cave rn h ~a-ver-nèl-la. [«S/.) duri, di Caverna. [Piccola caverna.-—, 5 ~~ [pire i Eavcrntizza, Cavernuzzola, sin.] tail.cavcmula. Cr. %i)papós. stia tanti cav '* ;a -] Benv. Celi. Oref. 35 . Facendo sopra la eletta pia- CtVE B(j6T te ca vcruellc oc. , quanti saranno gli smalti. Vcrm,|| a TA ^. j-‘ a ' vcr " 11 ^"ta. diin. di Caverna. [ Lo stesso che Ca- ec -sui, CC0 * a <:av hà.] Fir. Dial. bell. donn. 3yt. lanfro al qnal membro q„ elI 10 *- re uffici; nccessarii : il respirare , 1’ odorare , e ’l fare per Ho n so cavcr nette la purgazione del ccrcbro. Guar. Past. fid. 3 . 5 . Una liccio! bCn ^' r se ^ /.] astr. di Cavernoso. [ Spazio volo malati r£ avcrnos '-ì —» Cavcrnositadc , Cavernositatc , sin. Lib. cur. P'aglie” u°§ na cavar fuora la marcia covante nella cavernosità delle Pirosi ti 00 0 a P r ‘ re ^ medesime. Gal. Gali. no. Succede nelle dette C tVEgN o.. c cavernosità l’acqua. io a 7 *° ’ Ca-vcr-nó-so. Add. m. Pieno di caverne [o di cavità, Fasi. p a °"° di caverna.] Lat, cavernosus. Gr. ivrpdhr,s. Coni. Puri;. Ber,i naturalmente è concava e cavernosa a modo di spugnala tò» \ *’ 9- Che fermo in mezzo d* un sentiero, Sott* ^laziu* J avert *osa e scara. Bemb- A sol. 3. Nè crederebbe che ec. «ersi a ^ra maniera , che di cavernose pietre , fossero o vedes- * * £,4 Cun hiogo. §cr } ..? a b) Corpi cavernosi: Riunione del tessuto spugnoso della ver- ì « della clitoride, (A. O.) fortnn ^ en * cavernosi : Ammasso dì questo medesimo tessuto che l( * Unn _• • » r> *_ / i. i • . • / a s\ n CAVIGLIA i53 '■iVEi,. „ Peli Uno de’ seni venosi della dura madre alla base del cranio. (A.O.) Ca-vci'UÙz-sa. [Sfi] dim. di Caverna. Lo stesso che Cavee- j^zzi a. pr gonazzo oc., cappa di frati, e cavezza di moro, chè cosi è il nome del colore di detto smalto- (V) il — * Penne che dimandano il becco di alcuni uccelli. (Z) Cavezza dilli da Capestro. La fune colla quale si legano gli animali da soma, quella con che s’impiccano gli uomini , diconsi del pari Capestro c Cavezza , siccome aulicamente fu detto Cavicciule e Ca- vicciuolo. E da quest’ ultimo significato , come i Latini dicevano fur- cifer , cosi anche noi diciamo ad un servo tristanzuolo, a ragazzo maligno e di cattiva indole, Cavezza e Capestro. Indi le frasi Metter la Cavezza o il Capestro alla gola , Rompete la Capezza o il Capestro. Ma quando per metafora Dante si servì di Capestro in sign. di Cintura o Cordiglio , non gli avrebbe con egual proprietà sostituito Cavezza. Così i maliscalchi dicono d’un mantello di cavallo Cavezza e non Capestro di moro. Cosi lilialmente è di quella specie di colore che anche è detto Cavezza di moixt e Cappa di frate* Cavezzina, Ca-ves-ci-na. [ Sf. dim. di Cavezza. —- , Cavezzuola, si/n Lat.. habenac. Gr. wlx. Bocc. nov. fò- f 7 - fi ronzino sentendogli t tirata la testa ruppe le cavezzìne , e cominciò a volersi fuggire. Cayezzone, Ca-vcs-sò-nc. [ó’/n. accr. di Cavezza.] Arnese che si mette alla testa de’ cavalli per matteggiarli. —, Briglione , sin. Lat. capi- strimi. Gr. x,r ll ao?. (V. cavezza .) Pier. 2 . 1. i 5 . E sovattoli, e sfèrze, e sproni, e pungoli, E freni, e morsi, e cavezzoni, e suste. E 3 . 1. 5 , Perdute suste, cavezzoni e redini, Urtando qua c là, si scaraventano. Cavezzuola, Ca-vea-jsuò-la.[«S'/^ ditti, di Cavezza .{Lo stesso che Cavezzina.] 2 «— Detto di Ragazzo o simile , vale Tristo , Cattivo, Forca. Lat. fur- cifer. Gr. hixpxvotyópos. Malia, g.61. Non dimostra la faccia cosi mesta Quel ragazzo scoiar, quel cavezzuola. Cavia. * (Zool.) Cà-vi-a. Sf. Spezie di quadrupede che ha molta somiglianza coir istrice. (Zi) Caviale , Ca-vi-à-Ic. (Sm.} Uova del pesce storione, che vengono salate in alcune botti di Moscoviti , d' Atnburgo e di Costantinopoli . Lat. gannii. Gr.ya.pov. (Dal turco chewjan che vale il medesimo.) LUk cur. malati. Si astenga da tutti quanti i salumi, e particolarmente si astenga dal caviale. Berti, rim. Come suol dispiacere il caviale , Che par si schifa cosa per un pezzo. Caviana. * (Gcog.) Ca-vi-à-na. Isola dell Oceano Atlantico alV imboccatura dell Amazzone. (G) Caviaru. * (Archi.) Ca*vbà-ri-a. Sf. U. L. Cosi chiamatasi m Roma una lombata di cavallo , che ogni cinque anni qff'erivasi pel collegio de* sacenloti. (Mil) Cavicchia , Ca-vic-chia. [Sf.] Lo stesso che Cavicchio. V. 7 .ihald. Andr. co. Ella non volge come la cavicchia, la quale è alla macina del mulino. Morg. 21. ò’g. E tultavoUa co* piè s’ apparecchia Di rappiccarsi a scaglione o cavicchia. Pallad. Febbr. 35 . Dissono alquanti, clic chi forasse il moro di là e di qua nel tronco , mettendo cavicchie di terebinto c lentischio, diventerebbe Y arbore più fruttifera. Cavicchio , Ca-vìc-chio. Piccini Icgnctto a guisa di chiodo [che si conficca nel mut'o , ùt legno o simile , e dicesi anche ] Pinolo. — , Cavicchia , sin. U. Caviglia. Lat. cuneus, clavulus. Gr. o-ty-n*. ( Dal lat. barb. clnviadiu che vale il mcd. , e che viene da clavus chiodo. ) 2 — Pi'ov. Dare del culo in un cavicchio: Dicesi di chi imprende a fare checché sia , che gli riesca male. Lat. offendere, male rem ge- rere , aberrare. Gr divori^ Cavicciolo , * Ca-vic-ciò-lo. Sm. Lo stesso che Gavicciuolo. V. (Van) Cavicciule, Ca-vic-ciù-lc. Lo stesso che Capestro £0 Cavezza./^.—, Cavicciuolo, CuvicciolOjsmOLaz.capistrum.Gr.^/zds.Thi/’c/i.s. JMcss. Ansel/n. Tu ugni il cavicciule , Clic t’ha a dinoccolar. Cavicciuolo , Ca-vic-ciuò-lo. S/n. Lo slesso che Cavicciule. U. Pecor • g. 5 . nov. 2. L’ uno di questi muli aomhrò , e non voleva passare ; tave rn CCl0 * a cav ^ 3 -l Tratt. segr. cos. donn. Spiccano più avvistate le " àVfi n* T r». ^ mezzo delle guance. ^ A Vtn 02 ^ OLA >*^ a " v cr-nùc-r-o-la.A'/.^/«.zù'Caverha.^.Cavcrnellci- .Monti.(Q) ìfl( i c a° L *V ^ a ‘ Ytì ' r ò"-sn-la. [ Sf. sino, di Cavcrnuzzola. 3 Piccolissi- f' Lat. cavcrnula , parva fovea. Gr. fioSp/ov. Sì *'/l e 1*8' ^Quella cavità, quella piaga che la potatura delle barbe vcu s .T‘ tó - U fune con che s’impiccano gli uomini. Lat. rcstis, PMaio-.r- St> ir. Eur. 6. 1ÒÓ. Par da pensare o che il suo j laccato SU q C lC W fanciulli o servi sagaci e tristi 9 per ischerno e * *~ e cch t * 7 ,c f r 'f i Q iLa re alcuno a fare ‘alcuna cosa. Lat. vi cogere. jParch. però mettermi la cavezza alla gola di que ? . Pfovv C( ]., r#> u 5 ptaJ bene sapeva che io non gli aveva, nè gli poteva v ■-** _ L COSI 1/icf/-. 4 ' 7 “’ sii.W, ' ' eli in : Moii u ai ^ a * '» sai a: Buon, Fier. 3 T~ (Pitn° r ° e ra ' “oro: Sorta Ji colore di uno smalto. Benv. Cceni il Se nt trovano eolor verde, incarnalo , rossola- moro : A orto di mantello di cavallo. ( Vicn u visi inoro , che vuol dire testa del colore del viso dì fier. 3 . 2. 4. Ma per dir de’ mantelli , Cavezze .. . r o e rabicani Giudicai la più parte. Caviglia, Ca-vì-glia. [V/i] Cavicchia di forma particolare e se ive ad usi diversi. —,Caviglio, sin. Lai. paxilliis- Gr. ylc/raXos. (V. l’eli.oologia di cavicchio. ) Bocc. nov. conci. 4- Dico clic più non si dee a me esser disdetto l’averle scritte, clic generalmente si disdica agli uomini c alle donne dir tutto dì foro , e caviglia , e mnrlajo , e pestello , e salsiccia. G. F. 8. 11. 5. Quando i delti Priori uscirono dell’ufficio cc., furono loro picchiate le panche dietro colle caviglie. Frane. Sacch. nov. 102. Ho morto questo porco , ed egli ha presso che morto me , volendolo appiccare alla caviglia. Segr. Fior. As. 7. Bastivi eh’ e’ saria trecento e pine libbre, se si pesasse alla caviglia. Morg. 4- 2 7- E appiccato a una sua caviglia Un cervio, della pelle 1’ ayea tratto. a — * Prov. Legar 1 ’ asino a buona caviglia. F. Asino, §. i3. 2. (N) 3 — (Anat.) Quell’osso della gamba, che arriva dal collo del piede al ginocchio, che noi diciamo anche Fusolo e Fucile. Lat. tibia. Gr. wrip.ri. M. Aldobr. E queste medesime vene puote 1 ’ uomo trovare di sopra dalle caviglie di dietro dal tallone. Le vene che sono dal lata dentro, sotto le caviglie , fa 1 ’ uomo segnare ec. E appresso : E chi ha ’l fusolo , ovvero le caviglie delle gambe grosse igualmente , si è sauza vergogna, e pesante e lento. 4 — (Ar. Mes.) Caviglia a conio: Piccolo conio , o cavighetta di legno quadrata ed aguzza , la quale posta ad un capo & cdtra caviglia, serve ad ingrossarla. (A) 2 — da mulino. T. de'nmgnai, di magona , ec. Palo di ferro che fa girar la macina delta Coperchio. (A) 5 — (Marin.) Nome che si dà ad alcuni pezzi di legno rotondi e sottili, tagliali apposta, co’ quali si uniscano i fasciami del lordo alle slaminare e scalmi. (A) 2 — * Per similil. dicesi da’ marinai Un pezzetto di ferro più lungo che largo con cui si caricai cannoni , a fine di trinciar meglio le manovre de’ vascelli nemici. (Van) 3 — da impiombare: SU'umen/to di ferro o di legname sodo fatto a 1 54 C A VIGLIATO JO còno alquanto acuto , per aprire i cordoni delle corde che si vogliono impiombare. (A) 4 — m bilancia : * Caviglia di ferro , lunga circa un piede , che passa nelle due branche del sostegno della tromba , per tenere i battenti. (Vali) 5 — di tromba : * Caviglia di ferro mobile , che serve per unire il battente con la verga della tromba. (Van) Caviglia diff. da Cavicchia e da Piuolo. Se tutte e tre queste voci riuniscono l'idea generale di legnctto a guisa di chiodo, pure negli usi, e più ne’ modi cui danno luogo, dilieriscon tra loro. Cavicchia e Cavicchio corrispondono meglio al cuneus, Caviglia e Piuolo al paxillus de’ Latini. Cavìcchia è anche più antico di Caviglia , la quale sembra esser nata da quella per addolcimento di pronunzia. Onci’ c che gli anatomici , i marini , gli artisti, i mugnai ec. adoperarono , ne' tienici significati di Caviglia , questa voce e non l’altra sua alfine. Mollo meno potrebbe sostituirsele Piuolo. Questo ha dato luogo al modo avverbiale A piuolo, che vale A bada , c quindi ai molli Porre, 3 lettere, Tenere altrui a piuolo , Stare a pinolo , ne’ quali uè Cavicchia , nè Caviglia o Caviglio potrebbero adoperarsi. Cosi diciamo Scala a piuoli Quella'portatile di legno; Piuolo Quello strumento col quale si piantano i cavoli edallri erbaggi, senza che possano scambiarsi con quelle altre voci. In (ine nella frase Legar }' asino a buona caviglia non pare clic alcun potrebbe uielterc Cavicchia e molto meno Pinolo. E cosi dall’altra parte nella frase proverbiale del 2 di Cavicchio , nessuno porrà Caviglia o Piuolo. Ca vigli^tojo. (Ai*. Mes.) Ca-vi-glia-tò-jo. Sin. Strumento di legno di figura cilindrica , incastrato da un capo nel muro, o a dente in terzo in un palo , e terminato dall’altro da una testata di legno tonda, sopra di cui si torce la seta. (A) Caviglietta , Ca-vi-gliél-ta. Sf. dim. di Caviglia. P. Cavigliuolo. (A) 2 — (Mariti.) Caviglirttc di scotte di pappafico : Dico usi cosi alcune ca- viet ili# che sono attaccate con funicelle a* cappelletti. (A) Caviglio, Ca-vi glio. \Sm. Lo stesso che] Caviglia, P. Pataffi. 8. Perocché ’l mondo è pur fori e cavigli. Buon. Pier. 5. 1. 1. E a questa fiera Vie più caro sarebbe alcun caviglio, E più caro un arpiou. Caviglione , Ca*vi-glìó-ue.[A/w. P*A.] Spezie di Lasca. Lat. marsupi uni. Gr. p&pffvxiQvf Oacavo.) Iiicord.Malesp.iyo . S’ alzò, e trassesi da’ ca- viglioni delie brache fiorini cinquecento d’oro.. G. P. 6. 83. 1. Si sbalzo, e trassesi de’ caviglioni cinquecento fiorini d’oro, eh* avea , e mostragli allo Spedito. 2 — * (£ool.) Piccolo pesce saporitissimo con grosse spine sul dorso e dura scaglia. Porse cobi chiamato presso i pescatori toscani da cavo per capo ; giacché ha il capo moito grosso in proporzione- del resto del corpo. (Zi) Cavigliotto. (Murin.) Ca-vi-gliòt-to. Sm. Si dà questo nome a certe caviglie di legno tornita , che servono nelle manovre , e per tenere le mantiglie delle gabbie quando si ammainano i pappafichi , ai quali d'ordinario servono di scotte. I Toscani le chiamano più comunemente Cncciuelli. U. (S) Cavigliuolo , Ca-vi-gliuò-lo, [Stri.] dim. di Caviglia. —, Cavigliela , sin. Lat. cuueolus* Gr. gnepès cr$r,v. Cr. 5. 18. 4' Altri pertugiano le radici, e vi mettono un palo di bosso, o un cavigliuolo di cipresso o di ferro. E 10. iy. 4 • Nelle ripe de’ dumi da ogni parte si pone un arbore altissimo ec., e per tutto cavigliuoli per poter salire. M. V. 6. 54* In catuna parte con un cavigliuolo lìtto in terra gli possono tenere. Cavillare , Ca-vil-là-re. [Att. e n. ass .] Inventar ragioni false che abbiano sembianza di verità, [e per lo più si dice di liti e dispute.'] —,Cavillare, sin. (Dal lat. caviilari , forse dim. o frequent. di caverò che. si trova in senso di dar consiglio, e che appartiene a*giureconsulti , mentre il cavillavi c de* legulei c ciarloni del foro, possici) Lat . cavillavi , dolo uti. Gr. oo$i£scri>ai. » Pit. Pitt. 83- Insuperbitosi perché Apellc tale errore avesse emendalo, il giorno seguente cavillò non so che della gamba. (V) Cavillatore, Ca-vil-iu-tò-re. Però. m. [di Cavillare.] Che cavil'a.Lat. caviilator, sycopbanla. Gr. (rvKo$dvrr,s. Pr. Giord. Pred. R. Se gli presentò un uomo perfidamente cavillatore. Cavillatrice , Ca-viWa-lri-ce. [Perì. fem. di Cavillare.] Che caviUa.Zi- bald. Andr. Gli dissero che era donna stizzosa e cavillatrice. Cavillazione, Ca-vil-la-sió-ne. [Sf.] Il cavillare. Sofisma % Argomento che ha in sè fallacia .—*, Gaviliazionc , Cavillo , sin. Lat. cavillalio. Gr. c ’ótyitrfAcd Sen. Pisi. Tuttavia traconvcnevolc nome mi par quello che Tullio usa, ch’egli chiama cavillazoni.» Rim» buri . 3. oichè dice Uo- CAYO ino fraudolento, ingannatore, destro a prender altri nella rete ^ checchessia. . /t . Cavinàna. * (Geog.) Ca-vi-nà-na. Luogo di Toscana, celebre per i aSC fitta che cagionò la caduta della Republica fiorentina. (G) . Cavino. * (Agr.) Ca-vì-ni. Sm. pi. Si dà questo nome a certi , s0 ^ più larghi e più prò ufi nidi degli altri, che tagliano la terra 1,1 ti i versi in un modo irregolare , e che si dirigono fuori del c r^. nella sua parte più bassa. Si praticano questi cavilli ad og§ el a < facilitar lo scolo delle acque soprabbondanti , capaci di nuocere , __ [Sf] astr. di Cavo. [ Luogo scavato interi..- la stessa incavatura o voto concavo in un corpo solido. Caverti —, Cavitade, Cavitate, Cavato, sin. Lat. cavum, cavitas. Giv*°* |^ e Lib. cur. malati. Lo empi»ma è quel malore, quando nella CtlV (/;i o del petto si raccoglie molta marcia. Sagg. nat. esp. i34» Nel aveva una cavità capace d’ una grossa mandorla senza la scorda- 6 T o/is. 1. 2p. IjC parti membranose e le cavità delle viscere sono ^ lentamente distese, dilatate, ec. E appresso: li flato è prodot 0 ^ dolore, e dagli spiriti irritati , e convellenti le fibre delle vr? ccl * le vìscere stesse , e dilatanti le loro cavità. , ^ 2 —* (A nat.) Gli anatomici dicono Cavità del cranio, lo spazio cui è il cervello ; Cavità pettorale o toracica r il petto ; Cavita ‘ . minale, /’ addome ; Cavità orbitali, le orbite; Cavità pelvica, vi; Cavità hucculc, la bocca; Cavità splancnica, quella che chiude delle viscere. (A. O.) __ . ue . Cavo. Sin. Cavità , Incavatura , Cosa concava o scavata ; ma | ca . sto significato si trova usalo più radamente. PMnc.o. Pivian.Lettf' j 0 vo degli occhi di quell’orrido mostro della malignità. Pasat'S 0 ''^. far cornici o fogliami bisogna aver forme di legno intagliate vo- di quelli stessi intagli che tu vuoi fare. (A) ^ ^ 2 — * (Àr- Mes.) Cavo della vite, chiamasi da alcuni la Chi<> c o sia quel vano in cui entra la vite girando. E generalmente ^ artefici vien detto Cavo qualunque vano che sì faccia iti a ^ clitl -^issa che si cavi per ornamento , 0 per calettare , o congegnare me altra cosa. (A) a — La Torma nella quale si gettano e formano le figure ^ ^ e so o dì terra. » Buon. T'ier . do sulla stessa nella nave. P. Tonneggio.. (S) 5 — dormiente. P. Dormiente. (S) c onv 6 — piano: Una corda grossa , bianca , non incatramato messa a guisa d' ansiera , che serve ne'porti a fare dello w * che richiedono fòrza ; come per abbattere le navi in careno , a itro re , imbarcare dell’àncore, de cannoni, ec. I cavi piani sono da 7 t(t fr a otto pollici di grossezza o circonferenza; sono commessi con tr ' , tro cd anche cinque matasse ; sono più lisci dell ’ altre corde. L , cinque matasse Cavi di ritegno : g/Ut , uut. w . 1 «.vguu . Chiumansi così, nella manovra di va, f' c )0 cb e . nave all ’ acqu i , due grosse gomone che. ritengono la nave , si sono levati i puntelli che la sostenevano sid cantiere • \ sCi tf queste gomone a colpi di scure , quando si dà il segnale di andare la nave in acqua. (S) tìet - le 6 t — * Cavi da artiglierie: Diconsi tutte le funi che servono P artiglierie. (A) 9 — * Col v. Dare. f. Dare cavo. (N) w d* 5 — [Per corruzione della voce Capo, dicesi ] Cavo Quella p# 1 ' , t 1. tertxi che sporge in mare . Lat. promontoriura. Gr. òLy.pz- ^ ll 196. Già erano con assai miglior bonaccia clic e’ non desine arrivati presso al cavo di Cartagine a poche miglia. ri'io 11011 2 E Cavo di latte per Capo di latte. Tir. Lue. 3.2 . C possa mai più. mangiare né tordi grassi oc., né cavo di latte. llS , Cavo. Add. m. Concavo , Cavernoso , Profondo , Cupo. Lat. concavus. Gr, kcì\os. Tes. Br. 2 . 36. La terra é tutta cava c qC' in luogo, ed é piena di vene e di caverne. Dant.Purg.23. 22* L 2t 0^ chi era ciascuna oscura e cava , Pallida nella faccia. Petr- l’ 3 ' de poi pianga in luogo oscuro e cavo. Pallad. Far sotterra s ^ s [ al equa a modo di fonte, e uscir laggiù alla valle, se il_ q p oT‘^ cavo, che far si possa.)) Tr. Giord. 424» Dunque vc ^‘. è cil ^ jt quanto più é profondo, tanto è detto più alto -, e quando n sa f cavatoJ , sì è detto ha&so, ovvero nulla. Alani. Colt. 4' I'' 11 '; danno Nelli CAVOLACCIA CAZZICA. 155 e nc j .- scorza dell’elee al regno loro L’api il gran seggio, 1 ~~ (A* 't ? ron ,'’°. ancora Già per soverchio umor corrotto e .cavo. (V) destra //' C Epiteto di due grosse rene che finiscono alt orecchietta la v 1 cu °re : la vena cava superiore, discendente o toracica , e Sup p()| Ca I? inferiore, ascendente od addominale.] Red. Cons.i.i>65. rpinga V. Rev. per vero , che il cuore degli animali bipedi e quadri t'uhi',j, | , 1 i. veiu , cuc il cuuic uegn iaiii.it; a* due cavl( a , o ventricoli; nel destro ventricolo stanno im- due gran vasi tronchi, uno de’ quali si chiama vena cava , e Puntati , * altro ► —* 4 r a nodo di participio del v. Cavare , in luogo di Cavato. "" '>■ Quivi surgea nel lito estremo un sasso, Ch'aveano vena arteriosa. ^ 4vo M.cr C0 ^ J J ‘ ecdl ' ar frequente Cavo e ridutto a guisa d’arco al basso.(M) , Ca ' VO ; h,c - cia - Sf- Lo stesso che Àtrepice. V.( A.O.) Ci 4v °lesco ^Ca-vo-hi-ja. Sf. Specie di farfalla. (1 li) Ca _ . r fearliin ’ ^ a ' vo ‘fe-sco. Add. m. Di cavolo. Uav. Coli. 1~5. Perchè Ci V 0 Ln o E 0 ’ ® facciano un po’ miglior pedale che cavolesco. r n,",„i a E > Ca-vnl-lió-re. [A/n. cornp . ] Spezie di cavolo del quale si della T ” ’ lore ‘ Tal. brassica pompejana. Menz. Sai. 2. 11 tìgliuol «tra a °8 na e della Geva , Che i cavolfiori concimò a Varlungo, Lo mo- . ricevuti 1 'i" 1 ! 0 clle afognasse d’ Èva.» Red. Leti. 6. g6. Le accusai la CìV(' JJIN q p seme delle radici rosse e del cavolfiore. (N) /in M ' ’ f ,a ' vo ‘li-n°. [A/n.] dilli, di Cavolo. Cavolo tenero. Bocc. 5t, izia e >7' f'O'd'ocvò a nettar sementa di cavolini. Cr. 6. 112. 1. Lo Ma syy] 1 “volino salvatico sono una medesima cosa. Belline, son. 2.83. C*y oto ,» ai cavolin questo piuolo. f“i4os« ofO Cà-vo-lo. [Ani. Genere di piante della tetradinamia siili,,/ t0 ' ' a "“qha delle crucifere, la maggior parte delle cui specie , hm lno Um fose, servono di alimento alt uomo, òli antichi e i moderni »«Hc,“T UÌt " a r l uestL vegetabili .motte virtù per Ja piu parte chi- ruirliit ’ * cavoli non sono che sostanze alimentari di poco o nessun tr a le "’fih irritanti talvolta e Jlalulenli. Gli agricoltori ne distinguono ^vassica*,r ’ ^ varietà qui sotto riportate. —,Brasca, Brassica, sin.] Lai. tutto n'.' 1 (Dal Jat. caulis gambo, torso degli erbaggi, preso il faiq e i'! T :i Parte. ) Nov. ani. 9 j. 2. Una mattina passava la detta latti,„h n 1 '! n paniere in capo pieno di cavoli. M. V. 11. .60. Cavoli, si tro v . 1 “ lc f°fe , Iappoloni, e ogni erba da camangiare, la mattina Lo h'tte colle costole e nerholini tutti bianchi. M. Aldobr. 46, jq II salvatico è caldo nel primo grado, e secco nel secondo. Amet. •Alani. A ? uo *° era n P‘ euo di fronzuti cavoli, e di ccstute lattughe, fenerei r. * a- 12 7- Come 6Ìa di sei frondi in giro cinto, Al cavo! 1 di (imo -> -l’-i"- e ....—1— » — /- -- 0 Uscò' ““ ,u ? a ^’ a S’ avvolga il piede ec. Se tj j a guisa di nome generico per Cavoli. Kit. SS..Pad. 2.122. 5 * fima s aCe ’. Padre , vogliamo andare a cogliere un poco di cavolo che a —. CA ” f orto , e cuoceremlo , e mangeremo. (V) collo, “Sorta di cavolo bianco , che fa il suo cesto sodo e rac- # *° una ,r i .c. d- 1 - Dicon ch'egli A ito alle cure: che ne possa fare a ni ® * UI con ima costola di cavolo cappuccio. “ p I0 P0 j j .*_ZVo/ne volgare di una specie cC elleboro nero. (A) b M c ; r '.Cavolfiore. : È la- brassica marino del M[ittiolo , la soldanella delle 1 •— Rom ‘ Lat. convolvolus soldanella. (A) spe. Cr7 ' Spezie di cavolo che ha le foglie grandi, e alquanto ere- e sotti!; ’ 2 f' 1 ' ® ono ancora certi cavoli che hanno le foglie grandi s ’ e «quanto crespe per tutto, i quali s’appellano cavoli romani. e fendo PA 1 '' >orLa di cavolo-il cui fusto è presso alla radice grosso 9 Hr., c " me una rapa. 8 gj t -""‘e una rapa. (A) «'aslólu''! - 50 " 0 Le sorte de' cavoli , come Cavolo bianco , verzot- 10 — * n* nuro ,. lasagnino, novellino, di Spagna, broccoluto, ed altri. guore , ca| ^dtolcuì V °|l s ?' at * » dicami i cavoli conci con aceto e sale e prima 5. 7. Sì sì di Qg rn , e - ttl soggiacere ad un principio di deco inposizione, al modo " favolo an ' a » detti con nome tedesco sauer-kraut altri ; lo chiamano ». apre» / 7'v . :/r* m " ' C'AvntotA. (Zool.)-Ca-vri-ò-la. [A/i Propriam. la femmina del Cavrioloye per simiìil. ] Quel salto che si fa in ballando , sollevandosi dritto da terra con iscambievole movimento de'piedi .—, Cavriuola , Capriola , sin. Lat. pedum micatio. Gs. axiprcntoìiiep-ós. ( Metaf. presa dal saltar delle capre o capriole.) Buon. Fier.3-4■ £. Chc’11 levando da terra Concordi un tratto salti e cavriole, Rovinò’l palco, ed elle n’andar sotto. Cavrioletta , * Ca-vri-o-Iét-ta. Sf.Uim. di Cavriola. La stesso che Caprioletta. V. (O) Caviuolo. * (Zool.) Ca-vri-ò-lo. Sm. Lo stesso che Capriuolo. V. (A) 2 — * (Archi.) Usato nel sign. di Cartoccio, §. 4' Lai. caprcolus. Cr. nell’ indice delle v. locuz. Ialine. (Pe) Cavriuola. (Zool.)Ca-vri-uò-la.[A/ILr< femmina del Cavriuolo. Lo stesso che ] Cavriola. fi". Bocc. nov. 16. 7. Vide venire una cavriuola, e entrare ivi vicino in una caverna. E Amet. So. Siccome luogo abbondevole di giovinette cavriuole e lascive. 2 — * E nel sign. del §. 2. di Capriuolo. U. Salvin. F. B. 3. 4. p. Cavriuole: Omero le chiamò razzi ))er la velocità. (N) Cavriuolo. (Zool.) Ca-vri-uò-lo. [A/n. Lo stesso che] Caprio. V. Bocc. nov, i6. 8. Videvi due cavriuoli , forse il dì medesimo nati. Casamarca. * (Geog.) Ca-xa-màr-ca. Fiume , città e prov. del Perù. (G) Caxatambo. * (Geog.) Ca-xa-tàm-bo. Città e prov. del Perù. (G) Caxem. * (Geog.) Città dell’ Arabia Felice , forse V antica Cane. (G) Gaxo. * (Geog.) Lo stesso che Casso. V. (fi ) Caxl’MA. * (Geog.) Ca-xù-ma. Città deli’ Abissinia. (fi) Cav. (Zool.) Sin. Nome dato ad uno scimmiottino nem dell America meridionale. 1—, Say, sin. (A) Cazaban. * (Geog.) Ca-za-bàn. Fiume dell isola dì Candia. (G) Cazalla. * (Geog.) Ca-zàl-la. Città di Spagna nell’ Andalusia. (G) Cazan. * (Mit.Rab.) Sm.Colui che presso gli Ebrei moderni è incaricato d'intuonare le preghiere nella sinagoga. (Mit) CAZAMK.*(Geog.)Ca-zà-rin. Cit.della Barbaria nella Regg. di Tivusi.fi) Cazbat. * (Geog.) Ant. cit. d’ Afr. nella Reggenza di Tunisi. (G) Cazbis. * (Geog.) Città della Persia• (G) Cazè. * (Geog.) Città dell ’ Arabia, fi) CAZEGCT.*(Gcog.)Ca-ze-gùt. Una dellis.Bisstigas nell’Oceano Atlantico.fi,) Cazembo.* (Geog.) Ca-zèm-bo,Cazambo.A/n.Àegno dell'interno dell'Af fi) Cazere. * (Geog.) Ca-zé-re. Città della Francia nel dip • dell'Alta Ga- ronna. — nel dipartimento delie Lande, fi) Caziche. * (St. Mod.) Ca-zì-che. Sin. Some che avevano i regoli del Messico. Ac. Cr. Conq. Mess. 1. 5. Comandano diversi reguli o ca- zichi. E p. 25. Giunse poco dopo il caziche. (N) Cazinzariasi. * (St. Eccl.) Ca-zin-za-rià-ni. Eretici del VII. secolo i così chiamati, perchè di tutte le immagini non onoravano che hi croce. Erano Nestoriani, Delti pure Staurolatri. ( In Armeno chacelutiun vai crocifisso. Anche il turco choc significa croce.) (Ber) Cazioso , Ca-zi-ó-so. Add. tn. V, L. Lo stesso che Capzioso. V■ Magai. leu. (A) Cazorla. * (Geog.) Ca-zòr-Ia. Lat. Castulo. Pie. cit. di Spagna nel- ì Andalusia.-— Sierra di Cazorla? Catena di mont. nell Andalusia. (G) Cazza. (Ar, Mes.) Gàz-za. [V/!] Paso per lo più di ferro , di cui si servivano i chimici ne’ loro fornelli. Lat. cacia. Art. Vetr. Ner. s5. La zafièra ec. si metta in una cazza di ferro a infiammare nella fornace. 2 — Mestola. Cr. 5. ;/V. 9. Quando quella schiuma comincerà ad annerire, soavemente ne la cavi fuori colla cazza, fi Cosisi legge ne' buoni testi a penna. ) Patqff. 8. Pur di cazza il catino imbratterò. Cazza. * (Geog.) Piccola is. dell' Adriatico presso quella di Lagosta.fi) Cazz,abagliore , Caz-za-ha-glió-re. (Sin. comp.] V. scherzevole per Abba- gliore, Bagliore. Lai. allucinano, vertigo. Gr. an0Top.it. Fir. Lue, 10 aveva preso i cazzabagliori. - AVoTr 0 ; T r-ff' Tose. (A) (N) P°i n'co„ y °' 0 riscaldato non fu mai buono— Un’amicizia rotta , e litici ti ori C J■ ata > " 0,i ritorna col primiero fervore. Lat.vc conciliatae a- '5 p uii . tll g e scu n t. fi ne J( - aie ,7 cavolo.a h'gnaja — Portare alcuna cosa in luogo da- *“ Porta odanza. Lat. noctuam Athenas. Gr. yXxvl ùs Afiv-xr. ^stra u rC * cavoJ o ni mano p ’l cappon sotto : É detto di Chi pece/, - ia cosa da nulla per poter meglio tenerne secreta un! altra. ’u Ulano i- Farò come certi soppiattoni pbe portano il cavolo - Stimi! a SC0 P e rta, c ’l cappon sotto coperto. (V) ..•Averla ,. re . uno quanto jl cavolo a merenda ; modo basso, che vale, * a *— 1 mu ‘ia stima. Lat. nihili faccre. Gì\ -^spì cOSspos' 7 rottivO-cu, ^ ?? n a mangiar il cavol co’ ciechi =3 Tu hai a fa - cu. r . £l po» ^ conl ° suo. Lat. non rum ignaro rem geris. Gr. èfi- fi 1 dbnH^f^j -Alleg. 280. Questi pertanto, come coloro che saviamente “ Usntn ln fe' ;l dere di non avere a mangiare il cavol co’ciechi, CC. 1 4. c 0ii ■ qnc/ie per Gambo o Nuovi germogli dell’erbe.Pal/ni/. Gena. p,fe >iasccni^".r" tata * a lattuga, si circonderà de’ cavoli , cioè delle fron- 4v °to s - d ' ciascuno di quelli semi. (V) v ‘ e nn e g u a ' vo ‘lò-ne. [,5’/?/.] accr. di Cavolo. Buon. Tanc.3. 3. Orsù r v °lon che P alto i. Vienne, ch’io non arei la parte mia; Gli è un ca- C4 v 0R .» c ^c fumnnea tant’alto. 1 p (Gl ^ Tal. Caburrum. Cit. del Pieni, nella prov. di Pinero- Q 4V ° s Cst 0 . * /p ^Ret T o p Ca-vo-sc-sto , Caosesto. Città della Dalmazia. (G) ,a - L a (Sm. Lo stesso che] Capretto. V. Bocc.nov. 43- s; 1 a chi qu a e r l u f ;i c ..tti ] or cavretti, e loro altra car- bevuto, s’andarono pe’fatti loro. Ga-vri-a.. Sf, La femmina del Cavrio. Segner. Mann. Quando un cacciatoi - desidera di raggiugnere qualche fie- CAv 0 I. e feangiato ,»c. . 18 . 1 n' 0, (Zool ì 7 >,lle Una cerv a o una cavria, le scocca varie saette. (V) ^’ s ò.t.Come ' V - ri "°‘ T° stesso che Caprio. V.Segner. Mann. e avvie nc ai cervi e ai cavri,e ad altri animali selvaggi.(V) Cazzare. (Mario.) Caz-zà-re. (Alt.] Tirare a se [ una fune, Alare, opposto di Mollare. Usasi però particolarmente per esprimere il tirare delie scolte.] Lat. attrahere. Gr. i$ì\kuv, (Dall’ar. clicezef tirate.) Cvzzarola , * Caz-za-rò-la. Sf. V. dell'uso. V. e di’ Casserola. (Van) Cazzascott^. (Marin.) Caz-za-scòt-ta. Sin. comp. Puleggia incassata nel bordo, o Pasteca stabilita sul bordo , nella quale si passano le scotte delle vele per cazzarle. Nelle tartane , e simili, il Cazzascotta è un legno traverso nella murala di poppa , ove si lega la scolta della vela. (A) Cazzatello , Cas-za-tèl-Io. [ Sm. ] V. bassa, e dicesi per ischemia acl uomo piccolo di statura. Lat. homuncio. Gr. oy'ji'ioTir/.-i. ( In ar. chozaaton vai pezzolino, ritaglio.) Cazzasela. (Zool.) Caz-za-vé-la. (Sf Specie d’uccello appartenente al- t V ordine de’ passeri ed al genere laniere , ] detto altrimenti Cazza- velo, Velia e Avelia. Lat. [ lanius collurio. Gir. ] Pataffi 3. Tu m’hai per cazzavela e per ranocchio. Burch. 1. di. Ella è’l Morano delle cazzavele. Cazzacelo. (Zool.) Caz-sa-vè-lo. Sm. Lo stesso che Cazzavela- V• Pa~ tuff. g. Caprngginc, canestri , e cazzaveli. Cazzerella. (Zool.) Caz-ze-rèl-la. Sf Nome volgare di un pesce di mare mollo gentile , il corpo del quale è tondo , e picchiettato di più colon, come la trota. Il suo capo è simile a quello del muggine. (A) Cazzica , Càz-zi-ca. Voce di esclamazione, come Cappita , Canchero , e altri simili, detta con modo jonadattico. Lai. hm , bem. Gr. i Ix- t>xl, $sS. Ambr. Cof. 4. t3. Cazzica! non volea perdere il mio- Lasc. Pinz. 3. io. Cazzica ! no no ec. : oh se io me lo sdimenticassi. Cazzo. (Sm. Càz-so. V. plebea ed oscena-] Membro virile. Lat. penis. Gr. (Dal pers. chaerze che vale il medesimo.) Palajf. 8. L’Im trasportata di cazzi in crivelli. E appresso: Tenendo sempre in man pur cazzo d’ oca. Frane. Sacch. Rim. M. Dole. 20. Ch’ io ho il cazzo mio , eh’ è tanto vano , Che dorme su' Coglioni, e non si de-ta. Belline. son. roy. Perchè Cupido colla sua saetta Ferisce sempre il cazzo, e non il cuore. a — Detto ad uomo vale Zuco. Belline, son. i36. Ma dessi stu non a lui tanto favore , No’ lo vedremmo alfin restare un cazzo. x 56 CAZZORLA 3 — V. dì esclamazione [plebea e più sconcia che] Canchero e sìmili. 4 — * (Zool.) Cazzo marino, e Cazzo di re: Nomi scolici che il volgo de' pescaioli dà alle diverse specie del genere oloturia , ossia al pin- cio marino ed alla cazzerella. Lat. holothuria. Red. Lett. In questo punto mi comparisce la brocca piena de’ cazzi marini, e sono arrivati quasi vivi. (A) (N) Cazzatela. * (Geog.) Caz-zòr-la. lo stesso che Castulo. V . (G) Cazzottare , Gas-sot-tà-rc. Alt. e n. ass. Dare de cazzotti, V. bassa e dell’uso. Lat. pugnos impingere. (A) Cazzotto , Caz-zòl-to. Pugno dato forte sottomano. Lat. pugni ictus. Gr. sevyjn-h. ( Dall’ ar. kasaa ci percosse alcuno con la mano, o gli diè un calcio alle terga.) Rusp. son. 1. Son le sue gote e ’I ruvido mostaccio Da mandarvi i cazzotti in guernigione. E son. 12. Il petto e’grossi labbri s’ è già infranto Con que’cazzotti delle sante nocca. Menz. sai. il. Io posso duoi Poggiarti solleunissimi cazzotti. .Cazzuola. (Ar. Mes.) Caz-zuòJa. [À/.] Mestola di ferro , di forma triangolare , colla quale i muratori pigliano la calcina. Lat. trulla. Gr. x,uìs ( Dal lat. capsula cassetta , onde si è tratto cosatola e cazzuola. ) Pallad. Giugn. 7. Mellanvisi entro con mano , o con cazzuola. Rocc. lett, Pm. Ross. 2y3. Tolti dalla cazzuola c dall’ aratro , e sublimati al nostro magistrato maggiore. Lì. Jac. Cess. E fu e formato in forma d’ uomo abbiente nella mano ritta il martello, c nella manca la pialla , c a cintola aveva la cazzuola da murare. 2 — Arnese da riporvi entro odori. Fir. Lue. 2. 4■ Preparate la cazzuola del profumo, e fate che ogni cosa sia pulita e netta. 3 — Strumento simile alla cucchiara de’ muratori ad uso di lavorare il terreno delle ajuole e de’vasi da fiori.,(Ga) a — (Zool.) Picciolo anima/etto nero , che è tulio pancia e coda , e sta alla proda dell' acqua. ( Cosi dello per qualche aimiglianza di figura con la cazzuola de’muratoriAPjor.P'irt.^.A/. Puotcsi appropriare il ■vizio dell’ avarizia alla bocca della cazzuola , che vive pur di terra , c per paura che non le venga meno, mai non nc mangia tanta , quanta ella ne vuole, e perciò è cosi vizza. Burch. 1. 70. Le robuste cazzuole di Mugnone.E 2. So. In Mugnon frughi, e mai cazzuole peschi. 3 — Onde Far cazzuola == Star dove è poca acqua , bagnandosi nei fiumi , come fumo quatti animalctti. Lib, son, 140. Ma prima il ciel ci yorrà far cazzuole. Cazzuoletta , * Caz-zuo-le't-ta. Sf. dim. dì Cazzuola, nel sign. del (. I , 2. Dicevansi Cazzuolette o Mcstolette que’vasi di poca profondità, dalla sommità de' quali , o pure da* lati , gli antichi facevano uscire fumi odorosi , ponendoli al disopra de’ candelabri. Alcuna volta se ne sono serviti gli architetti per ornamento di cimase, dì catafalchi, di archi trionfali ec. (Mil) CIe. E la stessa particella che ci, della natura medesima che te e me.Ma allorachè avanti all’ articolo , od alla particella nc si pone , sì usa da’ regolati scrillori ce e non ci. Non ammette imperò dopo di sè il verbo , se tramezzata non sia da quello con alcuna delle seguenti voci : il, lo , li, gii , la , le, nc. Che se colla prima di queste s’accoppia , volentieri con essa in una sola si unisce ; come , col dirà, pel troveremo. E allorché viene usala dopo il verbo, s’ affigge ad esso , insieme però con una delle suddette , formandosi dell'una e dell’altra V affisso doppio. E ciò segue , o sia ella usata in forza di pronome rappresentante il terzo caso del maggior numero , o pure come particella riempitiva s’adoperi, ovvero per avverbio di luogo si ponga. 3 — Pronome del terzo caso e del num. del più, e vale A noi., Lat. 110- bis. Gr. Lfiv. Reco. nov. 7 6, ij. Tu non ce ne potresti far più. E nov. eie). 2. La natura assai apertamente cel mostra, 0 E g. 10. n. S. II legame dell’amistà troppo più stringe clic quel del sangue o del parentado s conciosiacosaechè gli amici noi abitiamo, quali ce li eleggiamo , ed i perenti quali gli ci dà la Ibrtnna, (Citi) 3 — Talora è pronome del ej. caso e vale Noi, [ ma affisso alla particella ne può fare Con in luogo di Ce nc.] Lat. nos. Gr. fyri. Dant, Inf. 1 >. 1. Ora con porta fon de’duri maigmi.iì’ Pur. 1.124.E1Ì ora li coni’ a silo decreto Con porla la virtù di quella corda. 4 — Particella riempitiva che va innanzi al pronome , siccome il Ci dopo. Rocc. nov. yti. 4• E poscia cel goderemo qui insieme col Domine fiche tanto potrebbe dirsi lo ci goderemo, ma non lo ce.J » E Jnlivd. Io giudicherei ottimamente fitto, che . . . onestamente a’ nostri luoghi di contado . . . ce ne andassimo a stare. (Citi) 5 — Talora è invece d’avv. di luogo, e vale In questo luogo, ed è lo stesso appunto che Ci, ma pur così si pone avanti al pronome. Lat. hic. Gr. ìvHhy Rocc. introd. 3.5. Se pure alcuni ce ne sono. E nov. 21. 7. Sappi se egli sa lavorare, e ingegnati di ritenercelo. E nov. 24. 4- Pà dove ce 11’ è una ch’è molto corta. fi — [L'ale anche Quivi , In quel luogo. Lat. illic.] Bocc. nov. 8, 8, fo ce la farò dipignere in maniera ec. ( cioè , nella sala ove allora non si trovavano i dite interlocutori, secondo avverte il Parenti.') q — In luogo di Ce usalo Se ne’ Fior. S. Frane. 16. Non senza turbarsene ec. fi Pedi cosa simile , Rocc. g. 1. n. 1.) (V) Cea. * (Geog.) Ceo. Una delle deludi. — Fiume è cit , diSpagna.(fi) Ceadda , * Cp-àd-da. N. pr.f. Lat. Ceadda. ( In clir. cihhed vai na r scondere, occultare, e sciadda prepotente, invitto. In gr. ceo vale io brucio, ehades morto ; quindi Ceade 0 Ceadda chi dà morte bruciando.) (fi) Ceade,* Ce-à-de. N. pr.f. ( V. Ceadda.) — Padre di Eufemia, che fu ^ capitano ausiliario in Troja. (Mil) Ceahoto. * (Dot.) Ce-a-nò-to’. Sm. V. G. Lat. ceanotus. ( Da ceanothos pianta spinosa.) Nome Usato da Teofrasto per indiedre una pianta spinosa che egli non determinò , ed impiegato da’ botanici moderni per denominale un genere di piante, della penlandria monoginia , famiglia delie ramameli, quasi tutte le citi specie si distinguono per le lor Jague aguzze. La più nota di esse è il Connoto americano, tenuto come amisi fi litico , poiché gli alitanti della Virginia e del Canada di- cesi che sanino le ulceri veneree spargendole della polvere degli stipiti suoi. (Aq) (A. 0 .) CECCOSUDA Ceara. * (Geog.) Ce-à-ra. Provincia e città del Brasile. (B) Ceba. * (Geog.) Antica città della Liguria, (fi) Cesa cete , * Ce-ba-rò-te. N. pr. m. (In gr. cebe vai capo, ed arete vi^ tu. Quindi Cebarcle è lo stesso che Capo per virtù, Virtù del caPJ.. Virtù principale.) — Scudiere che procurò la corona a Darri- Cebaesiìssi. * (Geog.) Cc-liar-sùs-si. Ant. cit. dell' A fi nella Risaceua. D Cesessa.* (Geog.) Ce-bèn-na. Moni, delia Gallia, oggi dette CcvenncM j Cebrte , * Ce-bè te. N. vr. m. Lat. Cebetcs. ( D;il gr. cebe capo» e etos buono : Capo de’ buoni.)— Filosofo morale tebano, discepol° Socrate. (B) ( 0 ) Ceblepiride. * (Zool.) Ce-ble-pì-ri-de. Sm. V. G. Lat. ceMcpy r ‘i (Dal gr. celle nel dialetto macedonico per cephalc testa, e pfr * ll0£ 'fi Nome di un uccello sconosciuto in Aristofane , forse cosi dello P er f t0 la testa color di fuoco , c che i moderni naturalisti lutano apri iCa ad un genere d'uccelli senza conoscerne il motivo. Cuvier. (D) r c . Cebo. * (Mit. Egiz.) Cè-bo. Mostro adorato a Menfi , detto anche po e Cefo. (Mit) ■ j 2 — * (Zoo).) Sm. V.G.Lat.relitti, simia cebus Lin.(Da cebos Specie di scimia con coda presso i Greci ; e presso i moderni y e .q, di scimie del Nuovo Continente pure con lunga coda. Cuvtef L. Cebolla.* (Geog.) Ce-bòMa. Cit. di Spagna nella Nuova CastighaA Cebollera. * (Geog.) Ce-bol-lé-ra. Piccola catena di monti dello- " gnu nella Vecchia Castiglia. (G) . Cebrena. * Geog.) Ge-brè-na. Cit. della Troade , cap. della Cebren 111 -- a, Cecresu. * (Geog.) Cc.bré-ni-a. Sf. Regione dell’ Asia Minore Troade , bagnata dal fiume Cebreno. (G) Cebrennide , * Ce-brcn-ni-de. Add. pr. com. Di Cebreno.(Mit) e! t. Ceiìrebo , * Ce-brc-no. N. pr. m. ( Dal gr. cebe capo, e rhenos S già; Capo delle greggi. ) — Fiume della Troade, e secondo 1 tnlngi padre di Elione. (Mit) , .. -(;) Cebreros.* (Geog.) CtAiri-vos.C'it.di Spagna nella Pecchia Castigo Ceuret. * (Geog.) Monte della Spagna nella Galizia. (G) Cebrian. * (Geog.) Ce-l»i-an. Lo stesso che Qibrian. V- (<-,». co- Cebriokati. * (Zool.) Ce-bn-o-na-ti. Sm. pi. Famiglia d ‘ ,iSe l leotteri. (Va ri) . , ( J.l Cebbiohe , * Cc-hri-ò-nc. N. pr. m. (Dal gr. cebe capo, c ràion <3 , gj. monte: Chi estolle il capo , come cima di monte, ) — Uno ganti, ucciso da Venere, — Figliuolo naturale di Priamo el * riga di Ettore. (Mit) Cecaggine. (Med.) Ce-càg-ghnc. [Sf. Lo stesso che ] Cecità. V- ,,1 t 3 — Per metafi Er. Giord. Pred. S. Graude cecaggine fu '/ llCS v olt* chi Dio vuol male, si toglie il senno. Medit. Arb- Cr. àie 1 '' 13 c0 nic pianse per la cecaggine de’ nostri cuori. » Er. Giord. ì58._ f non trema tut’oquanto il peccatore , quando !’offende fiOriJ sta è grande cecaggine e pazzia. (V) . , s of Cecala.* (Zool.) Ce-cà-la. V.corrotta da' pescatori per dire Ci^ 13 ’ eie di crustacco. V. Cicala. (A) .. ^0 Cecale. (Anat.) Ce-cà-le. Add. com. Aggiunto delle arterie e d eU che si diramano nell’ intestino cieco. (A) fi)i Cecamfeo. * (Bot.) Ce-ca-li-fè-o. Sm. V. G. Lat. cecalyphc 1 ." 1 ^,,»’» cecalrpha perf. di calyptn io cuopro.) Genere di piante criri’o il cui seme è involto e nascosto. (Aq) Cecare , Cc-cà-re. [All. e 11. jiass.) Lo stesso che Accecare. excaecare , obcaccare. Gr. survfow. . p jyC' 2 — [Per estens .] Beni. Ori. 2. 18. 3o. Che la notte scurissi®® va Cccato si , che pur sè non vedeva. p iJe' 3 — [Per metafi] Guid. G.Conciossincosachè ec. in ogni luogo latria si cecasse. frane. Barò. 1.10. 1. Che cupidigia l ha vie P iu fi Cecarola. (Marin.) Cc-ca-rò-la. Sf. Vela piccola , di cui ei.f lt lorchè il vento diviene eccessivo. V. Cocchina, Strazza, f) -r f/it- Cecato , Ce-cà-to. Add. m. da Cecare. Lo stesso che Accecato. “• eaecns. Gr. rvQxis. V. Cecare , §. 2. (A) 2 — In forza di sost. Cieco, Bell. Man. Ani. Fcrr. i5g. E cì* 1 vere ogni cccato regge 3 E infra T umana gregge Sostenni coi v- amara sorte, fi Qui met/f.J (B) ” l Cecca, Céc-ca. [Sfi. Nome volgare della'] Gazzera comune, C“ c es ichi®' Putta. Lat. pica varia, sive caudata Lin.] ( Cosi pure i “ all .: lU i; ...... ' * * ■ la se 1 Jean seiU 1 * 3 . Cola la rfifr.acf ■ psctti' mano Marlin I’ asino, Colas il corvo, Maitre Noi pure chi,rimani Bertuccia la scimia stessa , — .. , 2 — * Nome che si dà in Lombardia a quell’ insetto che da è detto Zecca. Lat. picinus. (A) Cecca. * N. pr. f accnr. di Francesca. Baldin. (N) Ceccastonio , * Cec-can-tò-ni-o. N. pr. m. comp. di Cecco « B ddin. (N) Cecchino, * Cec-chì-no. N. pr. m. dim. di Cecco. V. (B) -r (h) j Cecco, * Céc-co, Cecchino. N. pr. m. accoro, di Francesco./ r’ Cecco. Sin. Cosi detto con modo jonadattico in luogo di Calza, J. 6. e Carello. (B) „■ a ff Ceccona. * (Mus.) Cec-có-na. Sf. Sorta d’aria musicale. u o j]pa» Caler, p. 148- Nel clavicembalo bisogna imparare la ceccou » sagallo, ec. (N) r fniiWfl- Ceccosuoa , Cec-co-sù-da.i?m. comp. PI. Cecchisudi. Nome J firmato da Cecco che è sincope di Francesco , e dall 11 s iàff a ’ V fi sona presente del verbo Sudare , e dicesi di un uomo ch e o s’ impacci dì quelle cose che non appartengono a l<* l i ^aVri» chi si dà molto da fare per cose di piccolissimo moine 11 ^ n diP. ^ E.B.3.3.10. Che vogliamo esser chiamati accattabrighe ?. ’ V^ogli®*** cecchisudi. Etfg. lira. Cecchisudi, Bindoli, serfaccendi, 1® 0 jf. D’ ogni cosa che fatino storpiatori. (A) (N) 1 vd# • ( . 2 — Ónde Far da ceccosuda, fiche anche si scrive 3tacf ( * ' r(l ,i c °u, jiitinavs! ? Stancarsi senza proposito , mostrando di , Vii t 3,e m » che però di chi faccia così C impacciato si suol due Malm. 5. f 3 .Ed ella , al lor che fu da cocco suda ..»• dico qualche segreto. (A) Gli P‘ C S 3 CECE Cece.(Bq^) Ce-cc. [Sm, Genere di piante annuali della diadelfra decandria, ' n 'S[ L a diile leguminose. I semi della specie comune sono udoperati r Vl vanda) e vuoisi piu*? che sieno dolati di virtù diuretica) e delta d-l? laCSS ì s ^f UNno cataplasmi risolventi. Questa pianta , indigena Vi U j-P a 3 na c dell’ Italia , fiorisce dal giugno al luglio } ha i fiori *pf > alquanto bianchi o di un rosso porporino , ascellari , solitarii, e i ^ 1 i , ano i semi de 1 ceci , trovandosene de* bianco-gialli , de'rosso-scuri e \ ìcri * I più stimati sono i bianchi , i (piali si coltivano per j™ l 3 lar li freschi o secchi. I rossi sogliono darsi alle bestie per loro c p rass ° •> e similmente i neri , perchè hanno la buccia più dura a _ \f CerS/ ‘ ài chiama Ccce anche il frutto di questa pianta. Lat. cicer s t e lllUm Li„j Gr. IpifrtvSo?. (Secondo alcuni, è dal gr. cicys robu- /^a ; porche i ccci si credono alimento proprio soltanto degli sto- Vcr‘ 1 ro ^ ms,: *') -dmet. r( 6 . Nc’ quali solchi si vedevano gli alti papa- Oot' CC ’ ° c ^ ec ® ie ^nti , cd i ritondi ceci. Cr. 3 . f ceci 3011 alr 1 * C mo ^'» e diverse ragioni , perocché alcuno è bianco, c Sia" 0 ? s, ? n » u 'c no ) e alcuno grosso, e alcuno piccolo. Jtlam. Colt. 1. y. ch' U a * ava P a ll cn t c ì il ceco altero cc. in parte , dove Senza soYer- 5 ^_ l0 l y? 0r felice e lieto Trovin l 7 albergo lor. 5 p P e . tto ussolutam. e in sing. per Vivanda di ccci.] Bocc. nov. 88 . (p ^^^^amentc ebbero del cece e delia sorra , e appresso del pesce insegnare rodere i ceci = Mostrar altrui tcn'or suo col gastigo. ciò ° ^ ass0 ‘ at • moniti justitiara docere. Base. Sibili. 5 . i 3 . Clic b v an e Z2a ? lQ gp j llsC g ner 5 bea io rodere i ceci. E Spir. 5 . f. I tra- ^ ^ > 0 f I T ^ lon aspettarono la fine, ch’io insegnava loro rodere i ceci. co • ^ are * n ccce = Dare in ciampanelle , Dare in budella , Non 5 ^ rt p , °ndere alt aspettazione , al desiderio. (A) an f l S‘ e iti modo basso , Broda e ccci , e Broda e non ceci, detto 6 P cr similu. F. Broda , 5. 3 , 7 9 r> Vez -i diciamo al membro virile de' bambini. beii- er , lr>Jn ‘a, agg. ad C’amo , come , Egli è un bel ccce, cioè un _ ‘'gusto, Lat. C oina solimi, e( caro. Gr. x-ahòt ilbos, Om. lo f‘ Vest ’ Egl* è ccce da fu- questo =2 Egli è uomo capace difiar- 9 ^ p al - vafer, nihil pensi habens. Gr. lecaoipyos. del * ^c.Avcr colto il culo ne’ccci rossi o co’ceci rossfcaGiicr pratico "“‘ndo, e da non esser aggirato. Lai. multum aquae navigasse. Che’ ' r ’‘ x - A 'N irarjiyvfs'w.. Farcii. Ercol. 7 3 . In quello scambio diremo Quando alcuno, per esser pratico del mondo , non è uomo da *,„ r ; e Aggirato, né fatto fare, si dice : egli se la sa ; egli non ba bilie» °. “* roondualdo , o j>rocuratore ; egli ba pisciato in più d’ una Cero •’ (“ cot, ° ^ culo nc’ ceci rossi ; egli ha scopato più <1’ un (jj e gJ> è putta scodata. Eir. nov. 8 ■ 2 y 3 . Voi conoscete Santolo t(llQ °Ppio del Quadro per uno di qurgli uomini che barino cotto il Che ^ cec ‘ rossi > 0 sa P ete e* 1 ’ egli ba pisciato in di molte nevi, c (jhj e a quanti di è san Biagio. Allcg. 3 n. Non parrà nuovo porlo , > n è strano a voi, ebe avete cotto il culo ne’ ccci rossi, ec. sur. Mes.) T.dc‘caccia 1 ori. Quella pallottola riera e grossa quanto un.. ' u ' u ’gm. , che i cigni portano nella parte superiore del rostro H F. Cecero. (A) " 7 '* - " ~ 1t ~" pone Ce cÉ*» P '^ r > °*« adop. ... - m. aceor. di Cesare. F. (li) ie,, T , E - * (Bot.) Cc-ce-prò-tc. Sm. Specie di pianta annuale che na- gti () >le m argini delle strade e nelle campagne sterili , fiorisce ut Iti- taipl *. 1 J lori sedenti ncU' ascelle; te jogue penimioycssc , uncini, ucn- C Ecca * " ca ule peloso; i rami stesi. Lat. ccntaurca calcitrapa Lin. (Van)(N) Om,,g 0 ' (®ot.) Cc-ce-rcl -lo. Sm. Pianta annuale della diadelfla de- disi famiglia delle leguminose , che ha gli steli semplici , pelosi , Pula‘ ’ k alterne , pennate , a figlioline ovate , con una sii- quell ,nembran0sa l i f or ‘ monecii , gialli , quasi sessili , ascellari; Uia C/èconc/i sono al basso della pianta, e nascosti dalle foglie; lc,. r a PP erta aperti allungano il peduncolo , che profonda V ovario nel g ,- n '”?> °ve si matura il frullo. Fiorisce dal maggio al luglio. É ori- S'‘u 7 ° ^ Brasile e si coltiva capiosamente in tutta l'America Spa- % jfi P er estrai ne l’olio succedaneo a quello dì olive e di mnndor- ( • ''gbre olio di Macassar si ricava dai semi di questa pianta. (OsliV'/l"' ei * u 1 Arachide Americana , sin. Lai. aracbis hypogea Lin. S ,V (1>) Cui s Pielruzzola, cosi detta dalia sua forma e grossezza, di ìa n 0,10 cnin posti alcuni strati di terra. Tare. Fiag. Strati d’agliia- Ct£®'«WeUi. (A) Plesso |. !’•) Cé-ce-ro. [ Sm. ] F. A. F. e di' Cigno. ( V. qui ap- eyenu et * m ’ c i’ e ne dà il Redi- Meglio da cecino che deriva dal lat. gr * ’ rnutata la N in li ; come quando Londinum dà Londra, ed Caldo C{u P los mutasi in cavros. ) M. Aldohr. Quegli che ha lo stomaco bue ’ ?’ am a più le grosse vivande, che le sottili , siccome carne di 0 nat _ e i ceceri, e assai altre. E altrove : Carne di cecero si tiene P'ù bia* oca s elvaggia. Frane. Sacch. nov. i’i6. Fannole diventar cigno !,t , c l |c il cecero. Ovid. Pisi. Egli è un uccello che si chiama canta \ r m M ' cecero > C( 1 è tutto bianco , e usa alle fiumane, e non , se non in quell’anno che dee morire. F altrove : Il quale J. Ve6 tito di piuma sotto immagine di cecero giacque con lei. del rost” 110 *' Bùir. ig 5 . Questi {cigni) portano nella parte superiore già, e vcrsr > la base una pallottola nera, e grossa quanto una cilie- Vieip cr a P a 1 l°tt°!a da’cacciatori c chiamata il cccc , c da esso ccce . lati ccr-'* 0 < i a i volgo che i cigni siano stati da’ nostri antichi appel- Va 1; ,, a jp ’ '- ,c 'ebc2-?a. [Sf l Lo stesso che Cecità. F. gli c ] lc 'fitiif.] Guid. G. Con ispirito di ccchezza sono guidati que- Cecilia. (Zool.) Sf. Genere di rettili dell' ordine degli ojìdii, di cui una specie è della Cicigna , e volgarmente in Toscana Lucignoli!. Lat. caecilia. ( Da caecus che in lat. vai cieco ; poiché tale appunto è questa specie di serpente.) (A) (N) Ceciliaha , * Ce-ci-li-à-na. iV. pr. fi. Lai. Coeciliana. (B) Cbciliamsti, * Ce-ci-lia-ni-sti. Add. pr. in. Seguaci di Ceciliano. Battagliai. Berg. (N) Ceciliaho , * Ce-ci-li-à-no. N. pr. m. Lai. Coccilianus. ( Appartenente a Cecilio.) Fescovo di Cartagine, perseguitato da Donatisti nellF. secolo. (B) (Ber) Cecilio, * Ce-cì-li-o, Cibo. N. pr. m. (fi.Cecilia?)—Poeta Latino.—Alno Liberto Romano , retore c storico sotto Augusto. — Giureconsulto Romano tra il secondo e il terzo secolo. (Van) Cecillo. * (Geog.) Cc-cìl-lo. Contea degli Stati Uniti. (G) Ceciea , * Cè-ci-na. N. pr. m. Lai. Caecina. ( Dal lat. caecus cieco , ovvero da cecini io cantai. )—'Alilo Severo. Luogotenente di Gcrmtir nico. — Alieno. Partigiano di Galba , di Filcllio e di Fespasiano , contro al quale poi congiurò. (Van) 2 — * (Geog.) Fiume della Toscana nel Sanese. (G) Cecimella. * (Geog.) Ce-ci-nèHa. Piccolo fiume di Toscana. (G)' Cecisio. ' (Geog.) Ce-cì-ni-o. Lat. Cccinium. Antica città d’Italia presso i Sabini. (Van) Cecis iva,' Ce-ciu-na. A T ./;r.m. Lui. Cuci mia. (Da cincinnus capello riccio.)(B) Cecino , Cc-cì-110. [Am.] dini. di Ccce. 2 — Agg. a fanciullo o simili, dicesi pcr vezzi. Lat. scitulus, cilum- bulus. Gr. x^iqùsis. 3 — Dicesi miche ironicamente di persona trista o maliziosa. » Sacc. Rim. Gli è un prete come voi, ma l’ho nel resto Pcr un cecino, e una lametta buona. (B) Cecino. * N. pr. m. accoro, e vezzeg■ di Vinccnzino. F. Magai, Lett. fimi. 1. 7. (N) Cecino, Cè-ci-no. [A»/.] Lo stesso che Cecero. F. A. F. e di' Cigno. ( Dal lat. eyenus.) Tes. Br. 3 . 25 . Cecino è uno molto grande uccello, colle penne tutte quante bianche, e colla carne nera ; e usa a’ fiumi e a tutte acque grandi notando, e porta il capo alto, che non lo mette in acqua ; e quando i marinari lo truovano, dicono eh’è buono iscontro. Cecir. * (Grog.) Baja del mare della China. — Cecir di mare, Cecir ili terra. Nome di due isole in della baja. (G) Cecità , Cc-ci-tà. [A/I] aslr. di Cieco. [ Privazione del senso delta vista , e lo stato di una persona cicca ; sintonia di tutte te malattie che distruggono tanto la trasparenza dell’ occhio , quanto la sensibilità della retina, del nervo ottico , o del cervello■ La cecità di giorno dicesi Emeralopia; In cecità di nòtte Nictalopia. F- —, Cecita- de, Ceeitatc, Cechità, Ccchezza, Cecaggine, Ciecilà , Orbita, sin.) Lat. caccitas. Gr. re^Ao'rjjf. Guar. Past. fid. 3 . 6. Oh quanto spesso giova La cecità degli occhi al veder molto ! 2 — [ Per meta/. Adombramento, Offuscamento dell’intelletto e simili.] Mov.S. Greg.3.2o. Per la cecitaile della loro ignoranza essi non possono negare il misterio di questa santa Incarnazione. Fr. Jac. T. Per mia cecità mentale Non fo ben che accetto sia. Red. lett. 1. > 2<). Desidererei di potere sciogliere gli uomini da que’ lacci e da quella cecità , nella quale sono stretti cd imbavagliali dalla birba ec. Ceclavin. * (Geog.) Ce-clà-vin. Cit. di Spagna nell’ Estremadura. (G) Ceco. * Add. m. F. A. F. c di’ Cicco Rim. A ut. Antonio Bufone. Qual ceco meni il frusto. ( F• not. /fi2. Giuli. Lett.) (V) Cecolina, Cc-co-Ii-na. [A/O Lo stesso che Ciecolina. F.Salvin. Disc. 3 . 81. Cecoline dichiamo P anguillette piccole e minutissime, clic par che non abbiano occhi. Cecolo, ' Cc-co-lo. A', pi*, in. (.ni■ Caecuhjs. ( In lat. indica colui che J ioco vede. ) — Eiglio di Falcano e di Ft cnote, uno de capitani di 'umo. (B) (Mit) i58 CECOZ1ENTE Cecoziehtb , Ce-co-zi-èn-tc. Add. com. F. L. Che comincia a perdere la vista , che vede losco o poco. Lat. caccili iens. (A) (O) Cecrano. * (Min.) Ce-crà-no. Sm. Nome di una specie di terra con cui fossi pasta di vetro. (Van) C re frisa. * (Geog.) Ce-crè-na. Cit. dell'Asia Minore nella Troade.ifi ) Cecrifalbo. * (Geog.) Ce-cri-fa-lè-o. Promontorio del Peloponneso. (G) Cecrifei. * (Geog.) Ce-cri-fc-i. Popoli abitanti nel contorno del Ponto liUsino. (G) C scuoce , * Cè-cro-pe. N. pr. m. Lat. Cecrops. ( In gr. cecrops vale impostore, e cercops astuto.) —Egizio , fondatore e primo re di Atene. — Piglio di l.reUen, e settimo re. di A tette. (B) (Mit) Cecropi.* (Mit.) Cè-cro-pi. Sin. pi. Ausiliarii di Giove nella guerra contro i Titani, e da lui cangiati in scimirt (In gr. cercos vai coda ; e si sa che le scinde comuni Ima lunga coda. ) (Mit) Cecropia. * (Geog.) Ce-ciò-pi-a. Primo nome dAlene e dell’ Attica. (Gl) Cecropia. * (Hot.) Sf Genere di piante della dioecia diandria, famiglia delle urlicaccc, che abbraccia tre specie , cioè la pedata indigena dell America australe , la palmata e la concolor del Brasile. Ne' giardini botanici san coltivati questi arboscelli nelle stufi temperate. Si dice Cecropia perchè il toro tronco ed i rami sono voti ad intervalli ; volgarmente chiamato Legno trombetta. ( Dal gr. ce- erogo io chiamo, io grido. ) (Aq) (N) Cecropide , * Ce-orò-pi-de. Add. pr. com. Di Cecrope. F. Cecropio. — Nome patron, di Aglaura figliuola diCeerope .— Soprannome di Minerva. (Mit) Cecropide. * N- pr. fi Lat. Cecropis. (B) Cecropio, * Ce-ci ò-pi-o. Add. pr. m. Di Cecrope re d'Atene e Di Cccro- po monte nell’ Attica. E però Cecropii furori detti gli Ateniesi. — , Cecropide , sin. (il) Cecubo. * (Geog.) Cè-cu-bo. Lat. Cecubum. Montagna e borgo del Lazio al confine della Campailia, celebre pel suo vino. (G) Cecui.o, * Cè-cu-lo. N. pr. in. Lo stesso che Cecolo. E". ( V. Ccco/o.)(B) Cedalione , * Ce-da-li-ó-nc. N. pr. m. ( Dal gr. cfdalìmos glorioso. ) —- Ciclope dato da Vulcano ad Orione per sua scorta. (Mit) Cedar. * N.pr. m. Lat. Cedar. [UaU’chr. qoder negro, tristo.)— Secondo figlio d’Ismaele. (B) (O) 2 — * (Geog.) Paese dell' Arabia, abitato un tempo dagl' Israeliti. — Lago dell' Am. settcntr. — Isola, fiume e capo degli Stati Uniti.fG] Cedareno , * Ce-da-rc-no. Add. pr. m. Di Cedar, Discendente da Gedar.(B) Cedasa. * (Geog.) Ce-dà-sa. Antica cìl della Fenicia. (G) Cedei. * (Geog.) Ce-dè-i. Ani. popoli de' dintorni di Troja. (G) Cedente , Cc-dèii-te. [j Pan. di Cedere.) Che cede , [ Che è arrendevole, pieghevole , o simile.'] Lai. cedcns, mollis. Gr. vxtUuv. Tass. Ger. st. fi>. Prende in sé le percosse e fa più lente La materia arrendevole e cedente. Red. Annot. Ditir. < 5 . Chiamando egli il mare , in quel verso, un marmo viscido c cedente. 2 — (Leg.) Dicesi da'forensi, anche in fòrza di sost ., colui che cede altrui qualche sua ragione ; e questi è detto Cessionario. V. (A) Cedf.ntissimo , * Cc-den-tis-si-mo. Add. m. sup. di Cedente. V. di reg.(O) Cedenza, Ce-dèn-ja. [A/l] Il cedere, Cedevolezza, [Altitudine a cedere.] Lat. rccessio. Gr. bmxùpycts. Salviti. Disc. 2. 2ig. I/istessD mobile in mezzi di dillèrente sottilità e rarità , c in somma di diversa cedenza ec., si movesse con velocità nell’aria maggiore, che nell’acqua. E appresso: II medesimo mobile in mezzi di diversa cedenza osservi nella velocità la proporzione delle cedenze di essi mezzi. » Magai, let. 16. Per la mancanza di quel boffice , . . nella cui cedenza il freddo ambiente snerva per cosi dire , i suoi colpi. (N) Cedere, Cé-de-re. [ _ZV. ass. ] Conceder la preminenza, Essere o Confessarsi inferiore. Lat. cedere, concedere. Gr. vifoxvpùr » vmixctv. Dani. Par. 33 . 55 . Da quinci innanzi il mio veder fu maggio Che il parlar nostro, eh’ a tal vista cede , E cedo la memoria a tanto oltraggio. Ar. Fur. 2g. i 3 . E nel mancar di fede Tutta a lui la bugiarda Affrica cede. 2 _ [Cedere a chicchessia, o semplicemente Cedere ~ Arrendersi, Sottomettersi al volere di chicchessia.] Guicc. Slor. 12. 6io. Alla volontà del Papa cedette pazientemente il Re. » Spcr. Cur. fami!. La douna cedendo ed umiliando conserverà la sua grazia. (A) 3 * E Cedere al ventre = Lasciarsi trasportare o vincere dalla fiume. Salviti. Opp. Caco. fi Tosto salta la siepe e al ventre cede. (N) ^ — Dicesi Non cedere a prezzo, e vale Non lasciarsi vincete da’ doni, Essere inapprezzabile. Alani. Coll. 1. 28. La tua guardia è il cane , Il cui fedele amor non cede a prezzo. (V) 5 — Dar luogo , Ritirarsi. Lat. cedere, recedere. Gr. viroxe'pàv. Dant. Inf. 26. 28. Come la mosca cede alla zanzara. Buon. Bim. zfi La cagione all’effetto inferma cede, Ed è dall’ arte vinta la natura. Ar. Fur. 2. g. E donde 1 ’ uno cede, L’ altro aver posto immantinente il piede. Sagg. nat. esp. 22$. I liquori ec., via via che premuti sono, cedono per ogni verso. , . 6 _ * Parlando di Mali, dicesi che Un male cede o non cede arimedn, per dire che i Medicamenti hanno o non hanno la forza di superarlo. Red. Leti. Dolori periodici che non vollero mai cedere a forza di medicamento veruno. (A) . ' n _ [Att.] Concedere, Rinunziare , Rilasciare. Lat. concedere , trade- re, cedere. Gr. vi-/XF ; ‘■ 31 . F' 9 - 9 ^’ i'*-R 1 '' Re di Francia e suo CEDREÀT1DE dobr. CcdernJ sono di diverse maniere, perciocché sono di quadro diverse. Cr. 3 . 8. 1. Il cederno è arbore noto , e desidera aere do, e rallegrasi de’ luoghi marini. Frane. Sacch. nov. 2. Ogni al tempo de’cedenti avea per consuetudine cc. portare al Re dalI ** mano un piattel di cederai , c dall’ altra mele. Serap. 2<>. t-j. * vcl cederno, lo frutto di questo albore nel volgare greco si c " ul pomo d’acqua. Cedes. * (Geog.) Cadcs. Tre città della Palestina. (G) Cedevole, Ce-dé-vo-le. Add. com. Che cede , Atto a cedere. 2 — * Atto a cedersi, Che si può cedere. (A) __ Cedevolezza, Cc-de-vo-lésza. [Sf.] Attitudine a cerine, [ Pieghevolezza- | Cedenza , sin. F. Arrendevolezza.) Salviti. Pros. Tose. 2. [ e . quest’ altra maniera cc. che ho sopra tutte P altre prescelti P er . deità e per 1’arrendihilità, in un certo modo, e cedevolezza ui etra lingua , si dà nello scoglio della oscurità, fiQui metaforicimfj Cbdicio , * Ce-di-ci-o. N. pr. m. ( Pertinente « Cedici/. ) — pruv-r opulento, tritavo di Euriaio. (Mit) . . Cedico, * Ce-dì-co. N. pr. m. (Dal gr. ceo io brucio, c dica litel fi dente nelle liti.) — Tribuno militare romano nella Sicilia. ,•„ Cedimento. (Archi.) Cc-di-méii-to. Sm. Quell' abbassamento dell’ edi) l ‘ che procede dal patimento della muraglia. (A) - , Cedizione , Ce-di-zió-ne. [ Sfi. V. A. V. e di' ) Cessione. M. jf r g8. E farne trasporto, cedizione, e Lisciamento per fede e s® mento sollenncmente. ■' . .... Cedali. * (Med.) Cèd-ma. Sf. F. G. Lat. colina. ( Da ceduo 10 go, onde calmata alfezimu diuturne per dellusso.) Ingorgo o Jl us fi‘^ cronica delle articolazioni. — Tume fazione delle parli genitali. Q- ■ Cedma. * N. pr. m. Lat. Codina. (Dall’ehr. qedem antichità» P a orientale.) (B) Cedmiele , * Ced-mi-è-Ie. N. pr. m. Lat. Ccdmicl. ( Dall’ cbr. à' 1 ,g. antichità , oriente, ed el Iddio : Iddio dell’antichità o dell' oriente.) 1,. Cedmonei. * (Geog.) Ced-1110-nc-i. Vito de' dieci popoli della Cananfi^y^ Cecobonis , Ce-do-bò-nis. { Sm. indecl. ) F L. Cessione a’ tutti i beni. Lat. cessio. Gr. ixbixix. Seti. Ben. Fardi, fi rr.ori, avesse fatto ccdohnnis , andremmo a lira e soldo cogli altri ere** 1 „ 'Cedogna. * (Geog.) Ce-dò-gna , Cedogma , Ccilonia. Piccola cit. del gito di Napoli nel Principato Ulteriore. (G) Cedola , Cc-do-la. [a?/a] Scritta privata che obbliga. Lat. Gr. trvyypxVr,. (Dal lat. schedala cartella, cedola, polizza.) ’ q Stor. Lib.y.W re Federigo ec. gli promesse per redola di sua rr,an ?a,, muestralgo di sau Jacopo. E 16. 8 i 3 . Fosse tenuto a dargli < ea di banchi della paga di seimila fanti. 3, 2 — Polizza o Polizzino. Lat. scliedula, scheda. Gr. trx^zi- G.F.1 0 -?* d In una picciola cedola lasciato il nome cc. M. F. 8. 3 i. Clnui'u.^ avea più hoci d' esser Ghibellino, 0 non vero Guelfo, insaccava" 0 cedole. Pass. 3 fio. I.’ altra maniera d’indovinamento si è ec- Iie { j. Cedole o fuscelli a rischio c a ventura , o nel gittar dadi, o nell jJP^ re alcun libro di subito. Maestruzz. 2. ifi. Iu quanti modi si , e ’ndovinamento che si fa per sortesi ec. Alcuna volta per certe C ^ L . scritte , ovvero non iscritte, nell' occulto poste. E 2. 8. 6. h'” 1 . , e famoso si è , quando alcuno scrive alcuna cedola , la quale conti la ’ngiuria e la ’nfamia altrui , e gittala in luogo ch'ella sia trov Cedolone , Ce-do-ló-ue. Sm. acci -, di Cedola. Cedola grande , gtii/ìc. del 5.2, e dicesi anche in signific. di Monitorio, Cartello ^ Lai. ingens’scheda. Gr.gsyiD.ri trvyypxQn. Varch. Stor. — . „ nascosamente, infino dentro di Roma appiccati alle chiese i F, . fatto citare al futuro concilio. Cas. Bim. Buri. E quel che pi" 01 cresce, i cedoloni Che m’ han dato a’ miei di di grandi strette. Cedónia. * (Geog.) Ce-dò-ni-a. Lo stesso che Cedogna. F. (G) ^ Cedornella. (Bot.) Ce-dor-nel-la. [Sfi Lo stesso che] Cedronella. ' ‘ r. Cedrangola. (Bot.) Ce-dràn-go-la. [A 1 /’ Pianta erbacea notissimo a S a g: ce perenne, della famiglia delle leguminose, e della sezione si coltiva generalmente formandone pascolo artifiziale-, ama uff sciolto, arenoso e pingue , ed è una dell’ erbe da pastura la P IU celiente ad ingrassare gli animali. —, Erba medica, sin. Lat. 1,1 j e l cago saliva Lin. ) Gr. grjbixrj. (Cosi detta per qualche somiglia* 120 .., suo frutto con quello del cedro.) Cr. g, gS. 2. Si come vose, sc y appiastro, papavero, lente, fava, pisello, bassilico, cedrangola utilissime seno. tT, Cedrangolo. (Boi.) Ce-dràn-go-lo. [Sm. Lo stesso che] Cetrangolo- Cedraniti. * (Geog.) Ce-dra-nì-ti. Popolo dell' Arabia Felice, ly) Cedrare, Ce-drà-rc. [Alt.] Conciar con cedro. Lai. suavitate citila dire. Red. cons. 1. 168. Il giorno, sei ore dopo desinare, hcvei'- 1 once della suddetta acqua di Pisa , e la beverà cosi pura , ovvef° lendola far cedrare , potrà farsi. . ,q-j Cedrario , * Cc-drà-rì-o. Add. tu. Lo stesso che Cedriuo.TViviiz.'I iriaH Cedrato. (Bot.) Ce-drà-to. [A'/«.] Sorta d' agrume di delicati^ odore , dicendosi così anche la pianta che io produce. Lai. 01 - 1 ;(0, Gr. i« 3 pos. Sag. nat. esp. 263. Qutdl’alito ancora del firiissinm che sfuma nel tagliar la buccia d’ un cedrato acerbo. Red. 0 &- 112, 1 lombrichi messi a guazzare nell’ acqua di scorze di cedrato ^ lata a stufa, in due ore vi muojono. E Cons. 1. i~. Si beva ec. equa d’ orzo fatta con semi di cedrato. . iùnior ragione , e avrebbe ce- primogenito rinunziare, trasportare, e cedere ogni della corona di Francia. Segn. Stor. 7. ig 8 . Non mai duto Milano al Re , ancorché Ungesse di non curarsene molto. 8 — * Dicesi Non la cedere a uno , e' vale Stargli a fronte , Star del pari ; ed anche Resistere, Opporsi , Contrastare. (A) 9 — * Dicesi Cedere il passo, il luogo, il posto a qualcheduno, evale Lasciarglielo, Ritirarsi per rispetto o per civiltà. (A) Cederno. (Boi.) Ce-dér-no. F ~. A. Lo stesso che Cedro, albero l frutti del quale si chiamano collo stesso nome. Lat, citrus. Gr.xl- rfton. (È fermato per metastasi dal lat. cedriuus di cedro.) M. Al- Cedrato. Add. m. da Cedrare. Che ha odore o sapore di cedrato . citrinus. Gr- x/rpios. » Red. nel diz. di A. Pasta. Beva con * ar ? a -,/ff) no l’acqua di scorzonera ec., i brodi lunghi cedrati e sopra tutto d 2 — [Acqua cedrata dicesi Una specie et acqua acconcia collo * chero e colle scorze di cedro , cedrato , e simili. ] Red. Ddtp g (|l . L’acqua cedrata Di limonccllo Sia sbandeggiata. E Annot. 19 ~\ c „|i pila, colmala d’acqua cedrata. E Oss. an. 112. Or non sarebbe^ un gentil rimedio ec. dar ila bere di belle giare ec. di acqua c dolcissima e odorosissima. Cedreatidb. * (Mit.) Ce-dre-à-ti-de. Add. fi Epiteto di Dima .[..y Orcnmenii , che sospendevano le sue immagini a’più eccelsi ceati-i . & ,•> 1*0 CEDRELA r u ; \<^) Gc-drè-la, Sf. r.G. Lat. ccdrela. (Da cedros cedro.) /'"V < l Piante della pentandria mottoginia,famiglia delle meliaace, aUii/ l ° CI(t l ^ U ° s P ecle ’ cioè Ì Odorata indigena dell' America all n e fa ’fooua dell' Indie orientali ; cori dette per allusione Cent.» retln< L cromatica , che producono. Sonnini. (O) (N) vaino*'- J^ dr . m -) Ce-dre-lè-o. Sm. V. G. Lai. cedreleum. Olio rica- Cp.n»p a>l del cedro. (Da cedros frutto del cedro, ed eleon olio.)i(Aq) (Geo*) Cc-drè-ni. Popoli dell' Arabia Deserta. (G) barin Cè-dri-a, Sf. IAquore a Ragia del cedro detto del Li- r j 1(; ; L'U. cedria, cedrimi). Mattici. Diosc. Quella è ottima cedria , tip., C ,S l0&sa i trasparente , e di grave odore , e clic gocciolando mau- a Z a V e sue goccie intere. (A) jj J* on e che il Sabini ha appropriato alla Pina o Frutto del ceti, ’ [ ,i(< ^scrittori è detto Cedrìda. Salviti. Nic. Ter. E del Cj, c “*0 cavallino La radice ben grossa nelle cedrie Tritando. (A) y^ d ’ Ce-dri-da. Sf. Il frutto del cedro del Libraio, y. Cedria, §, 2. lór i C ™ ns ' Mattiol. Diosc- Clùamansi i suoi b utti cedride, e sono di Csoiti» 1 ' 11 !? 1 U ca ^‘ : nuoconoallo stomaco, e giovano alla tosse. ( A) , A- (Dot.) Ce-di i-na . Sf. Pianta che ha odore di cedro. Lo stes- Caon, Aloisia - ( z > cedn* o Ce-drì-no. Add. m. Di cedro ; [a a'intende per lo più del la « “ i In* 1 C0 P urtl,la era tavoletta di legni cedrini. Tes. Pov. P. S. lìiu- CeuaiT * * lfe , cava *-o di pece cedrina. resili' ,.(^ arillt ) Ce-dri-te. Srn. fluito dolce in cui si fa entrare delhl Ce nR , n a 0,1 cedro; e si prescriveva anticamente come vermifugo. (A.O.) ùù ltc ^ h0 ‘ (Ho«.) Ce-dri-uò-lo. iSm. Pianta della famiglia delle cucur- (ji le p e f. L< ‘ gli sarmentosi, rampicanti * ispidi, più grossi di gli ]■ P () P one 3 le fòglie parimente più grandi , meno rotonde, con cilici) -f Spuntati) i fiori gialli ascellari; i frutti bislunghi , quasi ( f ( J r,c ’b verrucosi , verdi o bianchi. Si dà lo stesso nome al frutto Piena 1 / ì nanta i 6 ’ ^simile alla zucca lunga, ma assai minore , e ( l beruoccolini. [Essi sono rinfr escativi, e soglìonsi mangiare in s yci a£a *“’’ Cotrinolo, Citriuolo, Citrioln, jz/i. Lat. cucnmis sativus Lfn.] S ^ c * 011 i cUreolus. Gr. vltcvos. Amet. 4 l‘ 1 gialli poponi , co' i-i- c ) 1( . 1 ^coiql'ì'Ì , cogli scropiilosi cedrinoli. Cr. 6. 2. g. È da notare e no* 0 •’ piantar si debbono cc. ìneiloni , cocomeri , o driuoli lerf * >0lu ’ s * p 0;iS0,ia cc. seminare. E cap. 7 2. 1. Poponi desiderano ’&Rre L 'i - Utjrc ’ c ^ lca ^ c i ccdviuolie i cocomeri. Vii. Plut. E dava certe Cki j|;o / ! 0 carne di porco , fichi e ccdriuoli. sotto ^c-dro. [ Sin. Gli automi antichi hanno sovente confuso c/ a5 'l Ue sto nome tre specie d’alberi differentissimi. I moderni hanno **ci con ì ’ a P>i° ne * Cedri del Libano o Grandi cedri fra i la- // p Cedro ordinario fra i ginepri, e il Cedro bianco fra i cipres- dami r 1111 Ccc ^ r(> ® piunta sempre verde della poiiadelfia icosandria, f u J U « delt e esperisce,che ha la radice ramosa, barbuta, gialla al di ni p y y iatt ca internamente ; i rami diritti , armati per lo più di spi- n n tl j Stolta pungenti ; le foglie grandi , appuntate , coriacee , di iti c et( * G 110,1 mvlto cu l )0 "i con Lì pe.zioU nudi ; i fiori spesso con più e/o/ Lnf J Ue petali grandi , non molto odorosi, bianchi internamente , Porporini (di'esterno ; il frutto più o meno bislungo, appuri- l' y j’ fiorisce dal maggio all ottobre. É originaria della Media e del - t e , n Sl ! l(i m ì passata poi in Grecia , e quindi introdotta in Italia fin chi lh P\di KirgiUo e dì Plinio. —, Cederno, sin. Lat. > citnis medica di v ;, 9 et V l,s 1 citrns. Gr. >ddpos. Bocc. g. ó. p.6. Chiuso d’intorno Wall e v ‘ v ^ aranc ^ ; e ^ cedri. Àkun. Colt. 5 . 124. Dico il 2 ^ * ,Ia on , gli aranci e i cedri. 26'. i °guaine del cedro, [o sin del pinus cedrus Lin.] Alani.Colt. 1 . iiitoF ° il , s 1 f a l° r dentro all’ albergo Dcli’innocenli gregge ardere Vedev- 0 ■ odoi’iito cedro, o d i gravoso Galbano ec. rìr. As. 5 o. ^ X| U f Sl ricchissimi, e di cedro 0 d’ avorio risplendenti. di (l . / t u ^° cedro, c/i è giallo ed odorifero, il cui sugo è carico zìu/q 1 ^ 0 ,ll, rico , e la scoi'za bernoccoluta contiene molto olio essen - 4 mauro ed assai aìMinatico. (A. O.) * j n ** ia cedri. Lo stesso che Gomma Elcmi. Tariffi Tose. (A) Latini dicevano Cose degne del cedro per fare intendere Cose 5 CEFALITE j5g Cefa , * Gè-fa. N. pr. m. ( Dall’ ebr. cefa pietra. ) — Personaggio ripreso da S. Paolo; secondo alcuni, lo stesso che S. Pietro. (B) Cefaelide. * (Bot.) Ca-fa-è-li-de. Sf. F. G. Lat. cephaelis. (Da cepha- le capo, onde cephalis , idos copertura del capo , volume , vasetto. ) Pianta della Gujana , di cui si è firmato un genere nella pentandria tnonoginia , cod nominandolo da' suoi fiorì a teste a- scellari che spuntano nelle estremità dei rami. E stata sotto di essa importata la pianta del vomitivo, Gepbaelis emetica, prima appartenente al genere psjeothria. —, Celèlide, sin. (Aq) (N) Ckfaglione. (Agr.) Ce-fa-glió-ne. Sm. [Germoglio tenero , e molto saporoso, d'una specie di palma, così detto, quasi Testa , Cervello o Midollo , perchè si trova nel cuore della piatita, o n' è come il capo .—, Cerfuglione, Cerfoglione, «//.] (Dal gr. cephaleon capo.) Cr. iti Cerfnglione. Cgfalacanto. (Zool.) Ce-fa-la-càn-to. Sm. V. G. Lat. ccphabcarjthus. (Da cephale testa , ed acantka spina. ) Genere di pesci che ha il di dietro della testa guarnito da ciascun lato di due pungiglioni dentellati e assai lunghi, ed è privo di pungiglioni isolati dinanzi alla dorsale. Il Cefalacanto spinatilo è nativo dell’Indie', la sua testa è striata ; il suo corpo assai piccolo. Forse et meritava di crearsene un genere in grazia de* suoi pungiglioni alla testa. (Bu(F) Cefalagra. * (Mcd.) Ce-fa-là-gra. Sf. V. G. Lat. cephalagra. (Da capitale testa, ed agiu presa.) Nome dato all’ irritazione cefalica, quando succede all’ irritazione artritica. Gotta del capo. (A. O.) (Aq) Cefalàgiiafià. (Anat.) Ce-fa-la-gra-fi-a. Sf. y. G. Lat. cephalagraphia. (Da cephale testa, c graphe descrizione. ) Parte dell' anatomia , che- ha per oggetto la descrizione della testa. (Aq) Cefalalgia. (Med.) Cc-fa-lal-gi-a.A7^ y. G. Sorta di dolor di capo non diuturno , ma accidentale —, Cefaloponia, sin. ^.Cefalea' Lat. ccpha- lalgia. Gr.y.s^xXx\ylcc.(I)a cephale testa, ed algos dolore.) yallìsnfA.') Cefalalgico. * (Med.) Cc-fa-làl-gi-co. Add. m. Agg. di febbre cotidia- na , di cui i brividi ed il calore si rinnovano ogni giorno accompagnati da dolor di testa. (Aq) Cef alalogia. * (Anat.) Ce-fa-1 -lo-gì-a. Sf. VG. Lat. cephalolagia.(Da cephale testa, e logos discorso.) Discorso sopra la testa. (A.O.) Cefala>’TO.* (Bot.) Ce-fa-làn-to. Sm.y. G. Lat. cephalanlhus. (Da cephale testa, cd anthos fiore.) Genere di piatite della tetrandria mofio- ginùr, famiglia delle rubiacee, così dette per la unione de'loro fiori ùi capi. Sonnini. (0) (N) Cefalanzio.* (Boi.) Cc-fa-làn-zi-o. Sm. y. G. Lat. cephalanlium. Nome dato da Richard ad una specie di fioriturrt ptvprìa de’ fiori composti, il cui complesso forma una sorta di globo o testa. ( V. cefhlanto.) Decandolle. (0) CtfFALAKTico. (Tcrap.) Ce-la-lài'-ti-CQ. Add. m. y. G. Lat. cephalarfi- cus. (Da cephale testa , c arUzo io compongo, ordino.) Nome che gli antichi hanno dato a' rimedii che credevano abili a sollevare e quasi riordinare la testa. (A. O.) Cbfàlast/co. * (Moti.) Ce-fa-là-sti*co. Sm. y. G. Lat. ccpbalasticns. (Da cephale capo, ed astochos che non bene accasca , che devia dal suo scopo. ) Inclinazione morbosa del capo. (Aq) Cefalatomu. (Anat.) Ce-fa-la-to-mì-a. Sf. y. G. Lat. cephalatomia.—, Ccfàlotomia , sin. ( Da cephale testa , c tome taglio. ) Parie deli* anatomia che ha per oggetto la disezione della testa. (Aq) Cefalea^ (Med.) Ce-fa-lè-a. Sf. V. G. Lat. cephalaca. (Da ccph ile testa.) E una affezione della testa , nella quale un dolore insopportabile si fa sentire in certi tempi con ritorni periodici, ed è accompagnato da tintinnìo di orecchie , da infiammazione agli occhi y di distensione delle vene della fi onte, e da ivssore di viso. La Cefalea c la Cefalalgia sono affezioni della testa le quali non differiscono che pel grado. (Aq) Cefàleoi. * (G-eog.) Ce-fa-lè-di. Lo stesso che Cefalìi. y. (G) Cefalegerete. * (Lelt.) Ce-fa-ic-ge-rè-te. Add. m. y. G. ( Da cephale , testa , c sia da achoretos immenso , sia da achyron aco : Testa immensa 0 acuminata. ) Soprannome da Cintino presso Plutarco dato taglie lìfr immortalità , poiché il legno cedrino è stimalo incorruiti• * -, £ (l t. ccdrinus fiuvius. Fii } ^* co ^-) Cit. della Palestina. ìiime della Sairlegna. (G) . a/ -.. * ... ■ Torrente della Palestina in - a ^ a dì Giosafat. (C) ^ K »fìOjfn ErjI,A ' * (^ ot 0 Ce-dron-cèl-la.A/T^o stesso che Cedronella./^.(A.O.) , d,yf n LL °» Ce-drou-cèl-lo. Sm. clini. di Cedro, frutto. Piccola ce- mi (?) dine cì Cc-dró-oe. Sm. Specie d'uccello appartenente all' or- allinacei ed al genere telino , detto con altro nome Uro- r. Sfollilo* T . aao montano, Gallo di monte, y. Gallo. Lat. tetrao uro- (N), Jòrtmi LK ’ Le-di-o-iirl-Ia. iSf. Lo stesso che Appiastra. V-] Erba con- Ccl| ;i p*> pile ne'deliquii, ne' mali dell' utero e de’ nervi .—, Cedron- a piast[- ™ 01 ,le ** a > eitl'a^^ine, Melissa, sin. [melissa odicinalis Liu.] Vi u Ul1 ?‘nclissopliyllmn, melissa. Gr. p.i\itra-ó$vhkev. Lib.cur. malati. r^Pl'ellT 1 a cedronella , che tiene odore di cedro, e da’macstri viene " lelissa - r fa x ]’. (Geog.) Cc-drò-po-li. Lat. Cedropolis. Ani. contrada del- ( G ) ?o, p '-"01.) Gc-dùl-Ia. [ A/. Erba, come pare, iqnola a’botanici.] p’" > s ton W ’ 1 *' Bagna in aceto forte la ceduila, e poi l’Avvolgi Pl ;,i , anco in forte aceto bagnata. ^’è , f) Cc-du-o. Add. m. Da tagliare. Che può esser tagliato , r. Cac duns°"/-' a ta ò^fa'' s i i ed è aggiunto di Selva o Bosco. Lat. Gc. Toyvaìas. Band. ani. Bosco o macchia cedua. (A) ! S 8 (B°' m ‘ Cedere. (A) Scgn. Stor. 7. tgtf. y. Ce- Cefaleone, * Ge-fa-le-ó-ne. iV. pr. m. ( Dal gr. cephaleon capo, vertice. ) — Storico greco nativo di Gergcte. (Mit) Cefaleonosunzu. * (Lett.) Ce-fa-leo-no-man-zi-a. Sf. y. G. Lai. cepha- leonomanlia. (Da cephale testa, onos asino ; c manda divinazione.)" Sorta di divinazione che si praticava facendo differenti cerimoiue sopra la testa di un asino arrostito su le brage. — , Ccfalonoman- zia, sin. (Aq) Cefali.* (Zool.) Cc-ia-li. Sm■ pi. y.G.Lal. cephala. (Da cephale lesta.) Divisione della classe de' molluschi i quali hanno per carattere una testa distinta e mobile, ed hanno per lo più degli occhi : così detti per differenziarli dagli acefali che non hanno testa a __i«/.cep“* collo eh’ è meno peloso che itegli altri. —, Ceialotta, sin, lotes. ( Dal gr. ccphalotns avente capo.) (Van) (N) ,,, Cefaloto. “ (St. Nat.) Ce-fa-ló-lo. Adii. rn. F. G Lat. ccphalotus. C Dj) cephalotos avente capo.) Home adoperalo da' naturalisti P er ll ‘ dicare diversi oggetti organici, ne’ quali patentemente risalta la sta, come sarebbe, una famiglia di pesci-, un ordine di entomoslff 1 ’ un genere di formiche, ed una specie d’insetto del genere stnfth" 0 ’ ed anche alcune specie di piatile che hanno la fioritura capitata, cuU nel thimus cephalotes Lin. cc. (Aq) Cefalotomja. * (Anat.) Cc-fa-lo-to-mi-a. Sf. F- G. Lo stesso eh£ falatomia. F. (A. O.) Cefalotuoto. * (Chir.) Cc-fa-lo-trò-to. Add, m. F. G. Lat. cephaletpT tes. (Da cephale testa, e trolos ferito.) Epiteto di coloro che sono F r . , . - < 7-7 -. - .— ------ - riti nella testa. (A. 0.) dietro. (A) (O) Magai, lelt.i.óz. Muove il muscolo cefalofaringeo ec. (N) Cefalotta. (Zool.) Cc-fa-lùt-ta. Sf. Lo stesso che Cefalota. F- ( B , ' CEFALOFI»™. (Chir.; Ce-fa-lò-lì-mo. Sm. F. G. Lai. cepbalophyma. Cefalottero.* (Zool.) Ce-fa-lòt-te-ro. Add. e sm. F. G. Lat. ccphalp; v a cephale ^ testa , e phyma tumore.) Tumore sopravvenuto alla e testa. (A. 0.) Cefaloflogosi. * (Med.) Ce-fa-lo-flò-go-si. Sf. F. G. Lat. cephaloplilo- gosis. (Da cephale testa , e phlogosis infiammazione.) Infiammazione della lesta. (A. O.) Cefalofora. * (Rot.) Ce-fa-lò-fo-ra. Sf. F. G. Lat. ccphalophora. (Da cephale testa, c phero io porto.) Genere di pianta della famiglia delle composte , sezione delle eupalorine, non riconosciuto da' moderni , i quali ammettono invece il genere hymenopappus. Trasse il nome dal perchè i suoi fiori sono riuniti in capolino. (Aq) (N) Cafalogenesi. ’ (Fisiol.) Ce-ià-lo-gè-ne-si. Sf F. G. Lat. ccphalogcne* sis. (Dal cephale testa , e genesis generazione.) Storia dello sviluppo della testa negli animali, e durante i vaili periodi della vita del- l uomo. (Aq) Cefaloideo. * (Bot.) Ce-fa-lo-i-dc-o. Add. m. F.G. Lat. cephaloides. (Da cephale testa , ed idos rassomiglianza.) Che ha la forma della testa , o è di forma sferica; cd è per lo più agg. di fiore. (A. 0.) Cefaloidi.* (Bot) Ce-fa-ló-i-di. Add. e sf. pi. F. G. Lat. cephaloides. (V •cefaloideo.') ISome dato da’Greci a certe piante chiamale in latino plantac capitatile, a cagione che la loro sommità termina in un capo.(0) Cekalomatomo. * (Chir.) Ce-fa-lo-mà-to ino. Sm. Nome duto da Heller ai tumori sanguigni del cranio de’ fanciulli. Lai. tumor sanguiueus cranii. ( Dal gr. cephale capo, rnateo io aberro dallo scopo, c herna sangue ; c vai quindi sangue che deviando dal suo corso , ristagna in alcuni luoghi del capo. ) (A. O.) Ce falomatomA.* (Med.) Cc-fa-lo-ma-to-nì-a. Sf. F. G. Lat. cephaloma- tonia. (Da cephale capo, meta al di là, e tvi.vs tensione. ) Tensione del capo. (Aq) Cefalometro.* (Chir.) Cc-fa-lò-me-tro. Sm. F. G. Lat. cephalometrum. (Da cephale testa, c tucli-oii misura.) Strumento che serve per misurare le d verse grandezze della testa di un feto entro dell'utero in un parlo difficile. (A. O.) Cefaloka." (Arche.) Ce-fa-ld-na. Uno degli antichi nomi della città di Roma, forse a cagione della lesta trovata nelle fondamenta del Campidoglio, o per essere edificata su’ sette colli. ( Dal gr. cephaleon capo , sommità , vertice. ) (Mit) Cefaloke , * Ce-fa-Ió-ne. N. pr. in. ( Dal gr. cephaleon capo. ) — Pasture di Libia figlio di Anfitemi e della Ninfa Tritenn. — Storico Greco altrimenti detto Celàleone. (Mit) Cefalonese, * Cc-fa-lo-né-se. Add.pr. cani. Lo stesso che Cefaleno. F. (B) CEFALOKiA.*(Geog.) Ce fa-lo-ni-a.Lnt.Cephallenic. Una delle isole Ionie.(f i) Cefalonomanzia.* (Lclt.) Cc-fu-lo-no-man-zi-a. Sf. F.G. Lo stesso che Ce- falconomanzia. F■ (Mit) Cefalókosi. * (Med.) Ce-fa-M-no-si. Sm. indeci- F. G. Lat. cephalono- sis. (Da cephale testa , e nosos morbo.) In generale dinota morbo della testa; in particolare quel morbo epidemico maligno che forma una varietà della febbre nervosa e il cui pr ’mcipal carattere è I irritazione cerebrale. (A. O.) (0) Cefalofiosi. * (Chir.) Ce-fa-lo-pi-ó-si. Sf. F- G. Lat. ccphalopyosis. (Da cephale testa, e pyosis suppurazione.) Ascesso delta testa. (Aq) Cefalopodi. ’ (Zool.) Ce-fa-lò-po-di. Sui. pi. Lat. ccphalopodi. Divisione della classe de* molluschi, che comprende gli animali la cui testa è coronata di tentoni, che fanno le veci di piedi. ( Dal gr. cephale testa , e pus , podns piede. ) Cuvier. (O) Cbfaloposia.* (Med.) Ce-fà-lo-po-uì-a. Sf.V. G. Lai. cephaloponia. (Da cephale testa, c ponos dolore) Dolore della testa , oggi più colmili Cefalalgia. F- (A. 0-) __ (Zool.) ce-la-iot-te-ro. Mila, e sm. g. ir. imi. cep— j. pterus. (Da cephale testi , e pteron ala.) Genere di uccelli dell’o'vf ne de' passeri, così detti per aver la testa circondata da lunghe p 1 " me che essi muovono a volontà, e le quali formano una specie tu — , Cefaloptero , sin. (Aq) (N) ^ 2 —* Nome altresì di un genere di pesci cartilaginosi, che hanno narici situale nel disotto ed indietro del muso bifòrciuo in forma ul a natatt‘je. Lat. ccphaloptera. (Aq) (N) . Cefalu’. * (Gcog.) Cc-fa-lù, Ccfaitdi. Lat. Ccphalocdis , Cepbaludi^ III, ' Città della Sicilia. (G) . , CEFAREA.*(Gcog.)Ce-fj-rè-a. Promani, dell’ ìs. di E uhea. ^*.Nauplio.(^^ Cefea. (Zool.) Cé-lè-a. Sf. Nome di un genere di animali del’'ordì' degli ombreilali, con più aperture: corpo ombrellifero, ùfi'rwin ie, ‘ con braccia e peduncolo, senza tentacoli al margine; apertui'e tj u tro e più inferiormente dellAurelia. Renier. (Min) . Cefeide , * Ce-fc-i-de. Add. pr. com. Di Ccfco. Nome patron, di & dromeda, figliuola dì Cefèo. (Mit) Cefeiue. * JV. pr. m. Lat. Cepheis. (B) Cefeidei. * (Geog.) Cc-fe-i-dè-i. Antico nome degli Etiopi. (G) .• Cefelide. * (Bot.) Cc-fé-li-de. Sf. F. G. Lai. cepheiis. ( Da ce P/^ idos picciola testa.) Genere di piante esotiche a fiori monopetali, «f . pentandria monogvtia , famiglia delle rubiacee, e distinte da f v sestili, riuniti in forma di testa sopra un ricettacolo sfèrico. (Ab,>s CEFEMA.*(Gccg.) Ce-fé-ni-a. Sf. Nome che dovasi anttc. all'Età’pia-j. f Cefeo, * Cc-ft-o. N. pr. m. Lai. Cepheus. (Dal gr. cyphos gobbo.) Figliuolo di Agenore , sposo di Cassiopea , e padre di Androu >e, f‘ —- Principe d’Arcadia favorito da Minerva. — Re di l’egea, P a “ di Sterope.fi) (Mit) pp Ceffàre, Cef-tà-rc. (Alt. Propriam.Pigliar pel ceffo, e generalmente*^ gliar per fòrza e strettamente.) Pahff.-j. Si misse lima sorda che le £ Ceffata , Ccf-fà-ta. [6’/i] Colpo dato a mano aperta nel ceffo. V■ ^ <:il 3 fb. Lat. colàphus. Gr. *c ’Kodfias. Palqjf. 3. Un malo schiaffi^® celiata ebbe, frane. Sacch. nov. igs. Io non so a clic io mi ,eI, h n l eh’ io non ti dia una gran ceffata. Rem. Ori. 3. 5. f. Tanta * ns0 ), 3(t . zia, tanto esser manesco, Tanto fumo d’arrosto caverebbe Le ce di mano a san Francesco. , , Ceffavella , Cef-fa-tèl-Ia. [>57i] dim. di Ceffata. —, Ccffatina , sin- f levis alapa. Fr. Giord. Prcd. R. Gli diè per ischerzo una burle le*e amica ceffatolla. rr, Ceffatisa, Cef-fa-li-na. Sf. dim. di Ceffata. Lo stesso che Ceflàtel\ a ‘ uJ , Sacc. rim. Che fa la mamma ? al più una ccllàtina, Poi gii “ a bacio, c se lo stringe al seno. (A) Ceffato , * Ccf-fà-to. Add. m. da Ceffarc. F. dì mg. (0) r a t, Ceffatone, Cef-ta-tó-ne. [Am. accr. di Celiata.] Ceffata grr""e. gravis alapa. Fit. Benv. Celi. f86. Il Duca gli détte paro toni in quelle sue gotacce. o efl , a — da maestro: * Significa lo stesso, ma ha maggior forza. Lase. 3. nov. io. (0) nia* Ceffautte , * Cef-fa-ùf-te. Sin. Forse sène, di Ccsolfautle. E fp' ulll i star la musica con cavarne il cellàutte =: Dare uno schiaffo* ceffata. (A) . c ) t e Ceffautto , Cef-fa-ùt-to. [Affi.] Faccia deforme : e si dice di (7 U *| 0 [a si sogliono dipingere o scolpire ne’ vasi o altre cose. — (Secow ^ Cr. viene semplicemente da ceffo. Secondo l’Alberti, è v. con ^P' le note Ce Sol Fa Ul, e non ha significato veruno; se non che stvaiulosi di dire il modo del Ce Sol Fa Ut, s’esprime ■ . ° n à'M si piglia per viso o faccia , e dicesi scherzevolmente per ,1,te ima faccia hiutta.) £«t, facies deformis, laryalis. Gr, gran*- larecchi c«» CCJl UT g. a Cef CEFFEA Jwtf'O!'. Malia, 4- 10 , Un uom eh’ al mondo * *^- cllilutU P c> boccali. m . yZ- halìhco , Sciocco. Berg, (0) sou^ V* slr 0 Of-Jtc-a. Si'. Nume di una costellazione dell'emisfero ■j entì 'y n ule. Meglio direbbesi Ccfca, da Cefeo padre di Andromeda Cfit'F^ r ! f ^ >y / (l SUa morte f ‘ u posto fra le costellazioni. (A) (N) [A ///.] Il volto e il muso [delle bestie , ma più propriamente] j VWie ' ( Dal frane. chef clic vicn dal gr. affiate capo.) Lat. facies fai 1 ' 0 /' 1 ' 111 ’ 'Xpórrwrtov tÒjv ahóywv. Dant.Inf. 1 J. fg. Non altrimenti . * . i cani Or col cello , or col piè, riuaudo son morsi 0 da 2 C J \ 0 da mosche , o da tafani. “7 -cnccsi anche il volto dell' uomo , o per ischerzo , o per mostrar ffot unta. Lat. vultus , facies. Or. itpocrw'TtQv, Dani. Inf. 3f65. Quei cs' C dal nero cullò , è Bruto. Lib.Uiagg. Dal suo brutto collo bunmo grande, e puzzo grandissimo. Maini, g. 4 »>. D chi si là 1 celiò dar dei punti. Buon. Fier . 3. 2 . 12 , Non vedi tu quel cello 3 *ul»condo, Che par di rame? si >*b °l v ‘ battere: Battere il ceffo = Cadere. Mahn. 1 . i3. Ba- a eh ei Battè il celiò, c che eli torna In testa la bestemmia delle corna. (N) l ’‘ Dare:] Dar del ccflò in terra Cadere.Cecch- Seivig. {j Ma e Sli avvenne come suole Agli ammalali, che per poco dan- Del ceffo in terra. » Buon. Pier. 3. 1 . 2 . Del cello su vi diè pa- 5 »_ccclue volt,. ( N ) s , L'-'0*t / .rarc:]Far ccflbc=«$7oreere o Travolger la faccia, vedendo o ay- ~ co ? a che non aggi'adi.Lat.c.ontrnhcvc frontoni. Gr.rà rtpócrwieG» Fir.Trin. 2 . 5.Quando io nc la sgrido, dia truova scuse die ou m’entrano , e fammi collo. Geli. Sport. 3. 4' J-° non voglio, che Veggo che tu n’ hai fatto collo. Beni. Ori. 2 . io. 58. Egli a lui beffo, e strazio e scorno E cello e crocchi c cento fiche iu faccia. ’*one , Cef-fó-nc. [AVn.] Colpo nel ceffo , Muscellone. . Schìaliò. ut. alapa , colaphus. Gr. kó\ol$gs. » Stiviti» F. B. Lntr. 1 . Tempio• 2 -!f 9 J? crcossa nella tempia, come ceffone , percossa nel celiò. (N) y f l S\ h)ar celioni r=s Portai' via , Rubare. Lat. surrij>ere, furari, f r ; ttevTEtv, Buon. Fier. f Ltirod. E ju’ andrò qua e ià dando cefi r ^d ogni mercanzia mal rassettata. u to , Cei-fù-to. Add. ni. Che ha buon ceffo. Burch. 2 . 87 . E fa, stu Ufi; CELATO 1 G 1 acquista gran fama Nel Celala , * Cc-la-ì-a , Colaia. N. pr. m. Lat. Celata Colui ( Tìiir..ì„- qol voce , c jah signore : Voce del Signore.) (B) ’ ^ Celava. * (Geog.) Cc-la-ma. Cit. dell' Africa nella Mauritania Cesa. , a 8 lla ce t} r y ale lioncello, e scefer bellezza. ) — Figliuola deU'Ocea- a _) nutrice di Nettuno. (Mit) Cr.-k, (Geog.) Lui. Ccpliira. Città della Palestina. (G) di ,?*•* tf jC ^0 Cc-fi-sì-a-de. Add. pr. coni. Di Ccfeo .—Nome pativi!. Csris U:o ^ e \ su Pl>°slo.figliuolo di Cefeo. (Mit) • 10 > * Ce-fi-si-o. Add. pr. m. Di Ccfiso. — Nome patron, di Nar- Ce ° figliuolo di Cefiso. (Mit) E. so > * Cc-f i-so. JY, pr. in. ( Dal gr. ceo io brucio, e physis natura: a _‘ ^tura ignea. ) — Padre di Diogcneo. (Mit) . (Goog.) Cefisso. Lat. Ccnhisus. Nome di molti fiumi nella Gre - q e f ’ e particolarmente nella Beozia , nell Attica ec. (G) souoiìo , * Ge-fi-so-dù-ro, Colisodoto. N ■ pr.m.Lat. Cophisodorus. (Dal b l » cephissis lago 0 fiume Ccfiso, c da doron dono: Dono di Ccliso.) ?" ^eultoj'e greco fillio di Prassilele. —Pittore greco padre di Par- C^- * Gè-i ■ce. N. pr. m. Lat. Ccj'x. ( Dal gr. cecas maledico. Ceir. » f'achilia , sposo di Alcione. (Mit) Cei L ' (Geog.) Cè-i-la. Città della Palestina. (G) l’ n" ( Gto g ) Cè-i-lan , Ceylan , Singala. Lat. Taprobana. Isola del- C E i,; cea ' 10 indiano. (G) C* «!«■ * (Min.) Ce-i-la-nì-te. Sf. F~. Rubino Spinello. (G. P.) Ceir, ‘ » (Geog.) Cò-i-lcs. Città di Fi •ancia nel dtp . dcIT Herautt, .(Geog.) Cè-i -ra, Elnas. Fiume del Portogallo. (G) Ale °'(^ lla C)Cè-la-bro. [Sin. Lo stesso che ] Cervello. C.Nor.antf. 3 . eli o'm sav ” r ‘P uti ‘Va movimento d’umori ec., chi dtcea infermità r es - P°r. P. S. La celabro del cammello, secco , datone .... . ! scc l’epilensia. Beinb.As. 2. Quasi col celabro dormono loro gli " ' ~ ■ aa a.. - „i; glossa lin- -iladre di Asopo. (Mit) " ) - (G) f c V 1 sempre nel capo. Galat. 83 . Se ninna noja non gli fece , ciò CV^ I 'A^° S *° vu f 11 ài robusto celabro, clic continenza di costumato uomo, à - S.j. Della quale fgrossezzaj il fummo al capo salendo, al ce- a .'eioce. p j pS- Mancamento di celabro = Difetto di mente. Vtl.S. Gir. gg. •San’■ < I" esto badessa sorrise , avvisando clic ciò ella dicesse per ti s Cainei| lo di celabro. E ni- Per certo tieni clic questo tuo sogno Ct; L , aiJ venuto per mancamento di celabro. (V) a. 1 * Ce-la-dò-ne. N. pr. in, (Dal gr. edados strepito.) — Uno a ^ (Mit) v,Gcog.) Fiume dall' Arcadia. — Citta d- Ua Locride » (G) nCt Gela dà -sa. Uno de ’ nomi della piccola isola dì uien C(l Voc.’ * - C ^ la ‘‘- pr. v °ce nna. ) rp] r Vdal U. Gsi.M Wvp.p.àios. Bocc, nov. 12.18. Pregandolo che questo tenesse celato. nov. 27. 2. Sì era questo suo amor celato, che-della sua maninconia muno credeva ciò esser la cagione. Pass. ih. Sopra tulle le cose attenda il confessoro di tener segrete e celate le cose che egli ode in confessione. Petr. canz. 28. 8. Che quant’ io parlo e nulla Al celalo amoroso mio pensiero. Tav. liti. E appresso va a sua via tanto celato , che ninna persona seppe di suo conycnente. » Pass. 77. Quello luogo era bene chiuso e celato dalle genti. (V) 2 — In celato, posto avverbio!. = In segreto, Nascosamente. Lat. occulte. Gr. Kfu^hr/z. Coll. Ab. Isac. 100. Colui che in celato riprende l’amico, è savio medico. 3 — * Di celato. Lo stesso che Alla celata. V. (A) . Celato. * Avv. Celatamente. Bruii. Elie. 24. L’ uomo che è di grande animo , ama altrui, e vuole male altrui manifestamente e non celato. ( F. Gr, S. Gir. nella tav , alla v. Verace.) (V) 21 6 : CELATONE Cani . Celatone, Cc-la*t6-ne. [A 7 /l] accr. di Colata [nelsign.di Elmo.] Carh. 438 . La targa in braccio, e'n testa it celatone. Celatole, Cc-la-tò-re. Feri. tu. di Celare. Che cela. Roseo, Inst. Pier . Segn. Oraz. Mazzoli . Beri;, (Min) Colatrice, * Ce-Ia-tri-ce. Ferir. f di Celare. V. di rei;. ( 0 ) Ceratura' , Ce-la-tù-ra. [Sf. Lo stesso che ] Colamento. F. Quid. G. Non avvedendosene, per le celature deli’ erbe soprastanti , cadde nella detta fossa. Cele.* (Chir.) Sf F , G. (Da cele tumore.) Nome generico delle ernie. (Aq) Celea. * (Geog.) Ce-lé-a. Città della Sicionia. (Van) Celebe , * Cè-Ie-be. Add. e sost. com. F. A. F. e di Celibe. lìnee. Tes. 10. yg. Serverò sempre mai celebe yita. (A) ( L’edizione di Milano i8ig legge celibe.) (N) Celebe. * (Geog.) Celebes , Mucassar. Lai. Sindarum. Lola del Grand'Oceano equinoziale , la più considei'evole delle Moluche. (G) Celeberrimo, Ce-le-Lér-ri-mo. t Add. m} slip, di Celebre. Celebratissimo. Lat. colebcrrimiis. Gr. eVci'ogdraro?. Red. yip. 1, ig. S’ ingau- Xiarono ec. il sottilissimo Capodivacca ed il celeberrimo ducuto, dicendo che il vino , in cui sia allogata una vipera , è sempre pessimo veleno. Segnar. Cast, instr. 3 . 2. 8. Archita, ingegner celeberrimo tra gh antrebi, fàbbrica va alcune sue colombe mirabili. » FU. yill.yit. 22. Dimostrano le celeberrime opere , che egli ha composte , a che grado dell' arte e’ sia salito. (B) Celerrabile , Ce-Ie-bra-bi-Ie. Add. coni. [Degno d'esser cclebi alo .] —, Celebrevole, -[Celebrando, su/.'} Lai. celebrabilis. Gr. i-rtoctvsrós. Salviti, disc. 1. 41 . Galeno , sapientissimo medico, dimostrando cc. la stupenda fabbrica del corpo umano, e la non mai a bastanza celebratile industria e provvidenza delia natura cc. , non trovò migliore similitudine ec. Celebramekto , Ce-le-bia-mén-to. [Sm. Lo stesso che Celebrazione, y.} hxf. sec. 1/fg .Non toglie ec. afi’croiche persone il dovuto cclebi ameiito. Celebrando , Ce-ie-bi àn-do. Add. m. Lo stesso che Cetebrabile. y. Scarditi. Formai. Jìerg. (Min) Celebrante, Ce-le-bràn-te. [Pari, di Celebrare.] Che celebra, [Che esalta , Che loda.} » Adun. Paul. Oss. Per non cascar neUadulazionc, di modo che tanto per la parte del celebrante, quanto del celebrato, a pochi è lieve e fortunata impresa. (A) a — [E detto di chi celebra la messa. ] Guicc. Stor. 1. Dette al Papa , Celebrante la messa , P acqua alle mani. 3 — Preso assolutamente , vale Sacerdote che attualmente celebra. Lut. sacerdoti. Gr. ìtptvs. Segnar. Crisi, instr. 3 . 2/j. 2. Hanno per ufficio di presentare la materia da consacrarsi a’ ministri immediati del celebrante. 4 — Si dice altresì di qualunque sacerdote attualmente impiegato in una funzione ecclesiastica. Cercaceli. Nelle processioni il clero precede il celebrante. (A) Celebrare, Ce-le-brà-re, [ Àtt.e n.pass.} Illustrare,Esaltare,Magnificarcon paiole , Lodare. Lat. celebrare, illustrare. Gr. brft$rnx.i( s uv. Petr. son. n6. Coll’ arboscel che in rime orno e celebro. » Fir. Asia. i6g. Degno d’ esser celebrato ira le antiche memorie. (Y) yusar. yit. Dedie. Non solamente ho avuto un desiderio ardente d’esaltarla c celebrarla ( Parte del disegno ) c in tutti i modi a me possibili onorarla 5 ma aucora ec. (N) U — A cielo — Esaltare con grandissime lodi , Lodare grandissimi- mente. Lat. ad astra tollero. Gr. v'xipyxxtvtìv. Car. leu. 1. 6. Ludovico è tulio vostro, c vi celebra a cielo. Satiri, disc. 2. iig. Niccolò Hcinsio e Kgidio Mcnagio cc. barino celebralo a cielo il nostro gran fondatore Agostino Coltellini. 3 — il sacrificio = Sacrificare. G. V. 7. 4 0, 2 ■ Essendo Arrigo fratello d’Adoardo, figliuolo del Re d’Inghilterra , in una chiesa alla messa , e celebrandosi il sacrificio del Corpo di Cristo , ec. f Così ne ’ buoni testi a penna. J 4 — [LE ferie. Lo stesso che Celebrare le feste. ] Bocc. nov . 55 . 4 • In quegli tempi di state che le ferie si celebrali per le corti. 5 — le feste = Astenersi ne dì festivi dagli esercizii meccanici , 3 Bocc. g. 4 • 2. Ed oltre a ciò fattosi prete', sempre all’altare, quando celebrava, se da molti era veduto, piau& cVi la passione del Salvatore. (N) 2 — * E tinche per altro che Dir messa, yit, SS. PP. i. l8o.¥&* ciocché essendo polluto di fornicazione, avea in uso di celebrare c di dir messa. (V) Celebratissimo , Ce-le-bra-tìs-si-mo. [Add. m.} sup. di Celebrato. [Che e molto celebre , rinomato.} Lat. celeherrimns , celebratissimo*. Or. p.a.iTTÓrxTos. Boez. Farcii. 3 . g. Non posso, risposi, non confèssa ** 3 che quello, siccome é, non sia celebratissimo, e ripieno d* ogni gl°' ria. Guicc. Star. 1. 48. Cittadino cc. però celebratissimo per tuU e le parti dell’Europa. Celebrato, Ce-le-brà-to. Add. m. da Celebrare. Lai. cclcbratus. òvopxfTTÓs. Anici. 3 j. Ancora che per li celebrati matrimoni! del su** coro degna non fosse di seguitarla. Polii. Stanz. 1.8. L’antica d 0 ' ria e ’l celebrato onore Chi non sa delia Medica famiglia? Buon. 1. 3 • 3 . Quivi ad’ eternità si fa conserva Del celebrato delfico coltello* Celebràtore , Ci'-lc-bra-t.ó-rc. [ yerb. m. di Celebrare. J Che celebri 1 ' [ Che esalta.} Buon. Fier. 4 - 4 ’ -• Nè perché la sua fede e il suo sCl * vizio Favelli ognor di lui relcbratore. Celerratrice , Ce-lc-bra-trì-ee. Verb. f. [di Celebrare.] Che celeb*'#’ Salvia. Pros. Tose. 1. i 53 . Clio la Gloria , la cclebratrice de’ grandi , dando nome e grido a chi il merita , presso la segue coIl J diletta sua Storia. Celebrazione, Ce-le-bra-zió-ne. [Sf] Il celebrare. — , Celebramene» sin. Lai. celebratio. Gr. ìxi$vi(Mrr(A,éi. G. y. iir-20. 1. Della m*? 1 . del detto Papa se nc fece Y esequie in Firenze con grande solenni !* 1 » c celebrazione d' ufìcio per lo chericato. S. Agost. C. D. Scellerate®^ o simulate, o mostrate con celebrazione domandata alli disonesti. . 2 — Onore. Lat. honor. Gr. Tt/xr,. Quid. G. Fu edificato un ^con niaraviglioso'ordigno di mura, in celebrazione d Apollo. Celebre, Cè-Ie-brr. Add. [com. Che è celebrato,} Degno $ esser bruto , [Famoso , Illustre , Rinomato. ] Lai. celeber. Gr. 'ieep#óf ro *' Red. Annoi. Ditir. 127. Oltre una vasta e recondita erudizio ,lC ’ possiede ancora le più celebri lingue dell’Europa. E Iris. 38 . Ave 1 ^ do confrontato quel passo con molti antichi testi a penna delle pi u cC- libri librerie d’ Italia. 2 — Testimonianza celebre 3= Autentica , Autorevole. (A) Cblebbembnte , Ge-le-hre-mén-te. Avv. Famosamente , Divolgatanic^f Lat. ubique, cum celebritate. Gr. oVojGwnrrwff. Pr. Fior. P. 1. Or. 5 . pag. log. Egli era felicità infino al morire in quel se ol () > che l’uomo dopo morte dovesse, per eccellenza delle orazioni rali di questo Salviati, essere innalzato alle* stelle, e dato a conosci 1 * celebremente a coloro clic di secolo in secolo son per nascere, (fi) »• Celebrevole, Ce-le-bré-vo-le. Add. com. Da esser celebrato , [P c ’n n °J f essere celebrato. Lo stesso che Celcbrabile. y.} Lat. celebrabilis. ^ ‘ svKtefo. Puoi. Oros. 'Lc quali c per memoria, c per essere abitate? 50 no pure colebrevoli. . - CelebRiìI, Ge-lc-hri-tà. {.Sf.} Celebrazione , [ Solennità. ] — , Cele’”* tate, Celebrilade, sin. Lat. fèstum, ceìebritas. Gr. iopr-r,. Maestri 11 " 1 ' 2. 27. Nondimeno sestieri l’usanza d alquante chiese che celeh*'*!” questa fèsta ; ondi; la celebrità non è al tutto da riprobarc. ^ ulC f, òior. 1. Gì. Con la quale celebrità andato a visitare la chiesa i* 1,1 » giore ec. E 2. 80. Ricevè solennemente ec. con grandissima p«>mp a celebrità ec. l’insegne reali. Celebro. (Auat.) Cé-lc-hro. [Sm. y. A. F. c di’] Cerehro. lì ut- 33 . 2. Imperocché nel celebro sono le cellule dell* apprensiva c retiniti va ctl immaginativa. Celee. * (Geog.) Ce-lé-e. Antica città della Sicionia. (G) Celef. * (Geog.) Fiume della Barbarla. (G) Celegeri. * ((ieog.) Ce-lé-gc-ri. Popolo delta Mesia. (G) . Celejà. * (Mit.) Ce-le-ja. Dea ignota d' una città di tal nome. (M 1 *) a — * (Gong.) Ant. cit. della JSurica, oggi Cilley nella Bassa Sttrm-i. ' Celelatei. * (Geog.) Ce-Ie-la-t.é-i. Antico popolo della Liguria, (w Celemantia. * (Geog.) Ce-le-màn-ti-a. Ant. cit. della Gran Gevmutaa.f*^ Cei.enderi. * (Geog.) Ce-len-dé-ri. Antica cit. dell'Asia nell' isauru 1 - Borgo dell Argnlide ove nacque Teseo. (G) # , /q} Celenobo. * (Geog.) Ce-ién-dro, Kelendri. Città della Turchia asiatici Celeke. * (Geog.) Ce-lé-ne. Antica città di Frigia. (G) Q e . Celenea. * (Mit.) Ce-Ie-né-a. Add. f Soprannome di Cibele ? da lene ov ’ era adorata. (Mit) . ^ Celbneo , * Cede-nè-o. iV. pr. m. ( Dal gr. celeniao io son negro* ) ^ Figliuolo di Elettrìone e dì Anasso. — Cimmerio , istitutore cerimonie dell' espiazione. (Mit) f Qq- Celbno. * (Mit.) Ce-lé-no. N. pr. m. Lat. Cclaenus , e ZV. pr. f laeno. (Dal gr. celenos nero , infausto») — Una delle Arpie. ji delle Plejadi. — Una delle Danaidi. — Figliuola di JSettu 110 Ergea. — Figliuola di Limo e madre di Delfo. (Mit) . ^ r to.) Celeo , * Cè-le-o. N. pr. m. ( Dal gr. ccleo 0 celo io comando > cS f — Re di E eusi, padre di Trittolemo. — Re di Cefalonia , l )(l 1 Arcesio . (Mit) f . cR' Celekamente , * Cc-le-ra-mén-tc. Avv. F. e di’ Celcrcmcntc. . *jn|io- leriter , cito. Segner. Crist. instr. 1. 18. io. Quella carità f niD' re, che si dà più ceieramente. E Incred.2. io. 4 *l*cr avidd a rir più ceieramente. (N) . ^ \ Celere , * Cé-le-rc. JS\ pr. m. ( In lat. coler yal edere, V^ ,ot ' J CELERE Quella guardia di Romolo che uccìse Remo.—Tino de due architetti della casa aurea di Nerone . (Mit) Celere, - -* * * - - ~ * • CELIACO t63 C Cel a Ce, Ce [ Add. corti. ] F. L. Veloce. Lat. coler. Gr. rax i ? ‘ t " XU£ * ■Ar. tur. 6. 1S. Che lasceria di lungo tratto quello Coler ministro del fulmineo strale.» Salviti. Disc . z.^g.iSu La prestezza e la troppo dolere spedizione poi la pericolo di precipitare le cause. Sale in. Oj>p. 'Occ. 1. E de* cavalli Le varie genti c i celeri consigli. (N) gremente,* Ccde-re-mén-le. Avv. Velocemente , òuhUamente. —, Ce- lcramcute, sin. Lat. ceioriter, cito. Casaro#. Son. Quindi ccloremente 1 lunghi passi Volge là dove alcun susurra intende. (lì) eleri, * (St. Rom.) Cc-lc-rL Nome da' cavalieri che facevano da guar- die del corpo a' Re di Roma. (A) (Tvlil.) Dee celeri furori dette, le Ore. (Mit) Lglerima , * Ce-le-rhna. N.pr.f Lat. Celerina. (Diluii), di celer celere.) (B) * (Geog.) Antica città episcopale dell*Asia proconsolare. (G) aerino , * Ce-Ic-rì-no. N. pr. ni. Lat. Celcrinus. (lì) ferita. , Ce-Ie-ri-tà. [ ey.— ,Celestriale.sÙ2. ^.Celeste.] Lat. coelcstis. Gr.ovpxvios.Maestiuzz . alcuno usi la considerazione delle stelle per conoscere lecose future, * e Jjuali hanno cagione da’ celestiali corpi, fìocc. nov. 32 . 10. Percioc- tu presumesti oggi di riprendere le celestiali bellezze di madonna Lietta, la quale io amo ec. Dant.Par.4. 38 . Per far segno Della ce- 'estialjc’ha men salita. Pass.prol. La legniamo infin ch’ella ci con- duca alla riva di quel celestiale regno, al quale siamo chiamati. Celestialmente , Cedc-stinl-mén-tc. Avv. A modo celestiale o degli r spirili celestiali. Vd. SS. Pad. (A) Celesti ani, * (St. Eccl.) Cedc-sti-à-ni. Sm. pi. Eretici del V. secolo; lo stesso che Pelagiani; così delti da Celestio. V. (Ber) Celestina,* Celc-stì-na. N.pr.f Lat. Coclestiua. (E dimin. di Celeste.) (B) Celestina. (Min.) Sf. Alcuni diedero questo nome alla calce solfatica compatta , dtla da IVer/icr anidrite. Ma la vera Celestina dei mi- r, fralngi tedeschi è unct calce solfatica cerulea in sottilissimi strati , e di una tessitura pressoché fibrosa. Celestina è stato pur detto da Bro- rhant il solfato di stronziana fibrosa di Tiauy. V. Stronziana. (Bo*£) Celestini. * (St. Eccl.) Ce-le-sti~ni. Add. esm.pl. Congregazione dì monaci dell ordine di S. Benedetto istituita nel secolo XUI. da Pie - irò da Morrone , San Celestino V. (Ber) Celestino, Cu-le-sti-110. [Add. usato anche in forza di 2 — Celestiale. [In questo sign. è V. A. ] Lat. coclestis. Gv. oi/plpto*. Pr. Jac. T. 3 . 5 . 11. I vegliardi pastori ebbon P onore, Udendo voce del stuol celestino. Celestino. (Mus.) Sm. Strumento di moderna invenzione , il quale , aggiunto ad un cembalo , rende l armonia del violino. (A) Celestino. * N. pr. m. Lat. CoelestìiiU'i. — Nome di cinque Papi, de* quali il primo ed il quinto , che abdicò il papato , santi. (B) (Van) Celestio , * Ce-lc-stì-o. /V. pr. ni. ( N. patron, di coe f estis celeste. ) —. Collega piuttosto che discepolo di Pelagio. (O) Celesto, Ce-lè-sto. [Add. m.] V.A. V. e di Celeste. G. V. 11. 2. 1 . Gran parte della cagione fa per lo corso celesto. E n. 8. Iddio è sopra ogni corso celesto. E appresso : I quali sono sopra ogni natura e corso celesto. Celestiale , * Ce-Ic-stri-à-Ie. Add. com. V. A. V. e di' Celestiale. Guài. Lieti. 20. Esser vuole cc. re grande cd eterno, in essa c- tcrna patria celcstriale. (V) Celestiuno, Ce-lc-strì-no. [Add. usato anche in forza di sm. Lo stesso che ] Celestino. V . Frane. Suedi, nov. $2! Lo ritagliatore dice: Vosfù cclestrino ? Celestro , Ce-ié-slro. Add. m. V. A. Ve di’ Celeste. Fr.Giord. 5. Cosi i corpi celcsfri e terrestri sono governati da spiriti divini. ( Il Sai- viali , Avveri. 1. 3 . 2. 2o., dopo aver citato questo passo, dice cosi^ Bella cosa a pensare di qudoru fine parole, che dove c la r la caccia via ; e dove non è, la vi aggiugne.) (V) 2 — * Nel sign. del 2. di Celeste , detto assolutam. per Color colostro. Car. lett. 2. 2Ò2. Si potriano fare ignudi : ina per vaghezza farci una mantellina a Nettuno di celestro. (N) Celrte.* (Arche.) Ce-lò-te. Add. usato anche come sm. V. G e L. Agg.di Cavallo, cioè Cavallo da saltare , e si usava ne'giuochi solenni del• la Grecia. (Van) Celetra.* (Grog.) Cede-tra. Antica cit. della Giaccia nella Beozia. (G) Cbleuma. * (Lett.) Ce-Ié-u-ina. Sm. V. G. Lat. celeuma. ( Da celeorne io comando, io esorto.) Nome del grido col quale si esortavano presso i Greci i rematori ed i cocchieri . acciò raddoppiassero i loro sforzi. — Celeusma , sin. 'Fesuum, lett. Mis. 3 . 15 . Bergf Aq)(0) Celeusma. (Lett.) Ce-lè-u-sma. Sf. V. G. Lat . celeusma. Lo stesso che Celeuma. V. (Aq) (0) Celeustanoue , * Cc-lcu-stà-no-re. N. pr. m. ( Dal gr. celevsl s esortatore , e da henorea fortezza : Esortatore di fortezza.) — Piglinolo di Ercole e di Luotoe. (Mit) Ckleuste. * (Lett.) Cedè-u-stc. Sm. V.G. Lat. celeustes. Gr. xf\tvcrrris 9 ( Da celevo io comando.) Così chiamavano i Greci il capitami della nave o moderatore della navigazione, il quale or con la semplice voce , o/* con una specie di cantilena , ed or col suon della tromba regolava il naviglio. (Aq) Celeutea. * (Mit.) Cedc~u-tè*a. Add.f. Soprannome di Minen>a , alla quale Ulisse consacrò una statua , qua! monumento della sua vittoria sopra gli amanti di Penehpe , perchè la Dea gli aveva promesso questo trionfo nella via degli steccati. (Dalgr.ee/eW/uTe vie.) (Mit) — * Davasi pure questo nome alle dee le cui statue ponevansi /un* go le vie per indicarle a ’ viandanti o per proteggere i viandanti stessi. (Aq) Celeutore , * Ce-leù-to-re. N. pr. m. ( Dal gr. colevo io comando, _e hetor cuore : Cuore imperioso. ) — Piglinolo di Adrio ucciso da Diomede. (Mit) Celezenu. * (Geog.) Cc-h-zè-nc.Sf.Contrada dell'Asia nell*Armenìa,(fy) Celia, Cc-ii-a. [Sf] Motto , Motteggio , Scherzo , Burla ; [ed è voce nata da una giovane commediante di tal nome , eli era di genio scherzoso e burlesco, e faceva la parte della servai] Lat. jocus, ludus. Gr. 'Tx.&fA'Utz. Maltn. 7. 11. Cosi per celia cominciando a bere, Dagliene un sorso , e dagliene il secondo ec., Gi diede al vino totalmente fondo. 2 — [ Col v. Fare : ] Far celia = Burlare, Scherzare , Celiare. Lat . jocari. Gr. ol'ttìÌ'Ccw,u/»• »—E Reggere la celia Ajutare u l tri,o Accordarsi con altri a far celia. Lat. jocaudo operam suum confèrre. Celia diff. non solo da Baja , Beffa, Burla , Scherzo , Motteggio ( V. Baja ), ma anche da Gabbo, Natta, Giarda , S oja , Cilecca , Corbellatura. Poiché Gabbo può esprimere c semplice giuoco , ed anche inganno, malizia , ec. Le voci Natta, Giarda , Sofà sono più basse di Celia, e nell’uso indicano d’ordinario Beffa e Derisione * Cilecca è beflà che si fa altrui mostrando di dargli checchessia e n< n gliele dando. Corbellatura sente di ciò che dicesi Minchionatura. V. Celia. * N. pr. f. Lat. Coelia. (Dal gr. cilia ventre.) (B) 2 — * (Geog.) Antica cit. d’Italia nella Puglia oggi Ceglie. (G) Celiaccia , Cedi-àc-cia. Sf. pegg. di Celia. Celia cattiva o spiacevole . Bellin. Bucch. (A) Celiaco. (Anat.) Cedi-a-co. [Add. m. picesi dì tutto ciò eh* è relativo agl* intestini.] (Dal gr. alia ventre, intestino.) Lat. caehacus. Gr. XGtXlXXQS. a — [Arteria celiaca: Grosso tronco impali che nasce dall’aorta ventrale, e che dà la coronaria dello stomaco , /’ epatica e la sple- nica ; e Canali celiaci diconsi le ramificazioni che scendono dal tronco compreso fra il diaframma biforcato tra il fegato e la milza.] Red. Lett. 1 » 8g. Quindi avviene ancora, che le ramificazioni dell’arteria i64 CELIANO ’ celiaca ec., irritate e spremute, scaricano in esso stomaco diversi timori eterogenei. E Cons. 2. 60. Ancorché in verità colai pulsazione non apparisca cc. se non nella cassa del ventre inferiore all’intorno del pancreas, e de’ canali celiaci, E 65. Tali brodi potrebbono portare a Sua Signoria un gran detrimento alia oppressione del cuore, ed agl* intasamenti de’ canali celiaci. 3 — * Plesso celiaco; Prolungamento del plesso solare sul tragitto delf arteria celiaca . (A. O.) 4 — * Gangli celiaci, e secondo alcuni CcliaciganglU Plessi 0 corpuscoli formati di gangli uniti , o reti che han la lor sede in quella parte delC aorta , dalla quale vieti generata C arteria, celiaca. (Aq) 3 — (Mcd.) Flusso celiaco, e Passione celiaca. Ld/.passio cacliaca. Specie di diarrea nella quale il chilo , od il chimo è , diccsi , evacuato per secesso senza che sia soggiaciuto ad alcun cambiamento passando per gV intestini. Cocch . />. (A) (A. O.) Celiano, '* Ce-li-à-no. N. pr. /K.£rtt.Coclianus.(N.patron. di Celio.) (B) Celvarca. (Milit.) Ce-Ii-àr-ca. [* 5 */». PL Ceiiarchi e Ccliarche. ] Capo di mille, soldati. Lai. chiliarcha, tribunus inililum. Gr. x^- lu PX 0S ' (Da chilios mille , cd andie principato , primato. ) G. V. 1. 2g. 1. E altri tifici diversi, come furono tribuni del popolo , e pretori, e censori, e ccliarche. Dittarti. 2. 2-2. Fur ccliarche, e fur centurioni , Maestri e reggifor di cavalieri , K dietro a loro fur decurioni. Celiare, Ce-li-à-re. [ 2 V. Far celia , Non dive o Non fare da senno, ^Burlare, Scheirtave-} Lat. jocari. Gr. tt odZsw. Celiatore, Ce-Iia-tò-rc. [Vcrb. m. di Celiare.] Che fa celia. Lat. joca- tor, homo facelus. Gr* tvr^d'KtXos. Celiatrice ,* Ce-lia-trì-cc. Verb.f di Celiare. V. di reg. ( 0 ) Celibato, Ce-Ii-bà-to. Sm. V. L. Vita celibe. [Lo stato di colui che è celibe .] Lat* coelibatus. Gr. àyxfnx.. Fr* Giord. Pred. II. Il loro santo celibato è bruttamente deri^V/e schernito. Zibald. Andr* Passano la loro vita esemplarmente in cclil>ato. Celibe , Cè-li-be. [ Add. e sost. coni.} V. L • Chi non è congiunto in matrimonio. —, Cclebe , sin- Lat. coelebs. Gr.dya.po s. l 1 r. Giord. Precidi .Avevano pensieri di viver ccìihi.Ciriff. Cab.1.lo feci esequie e voti Vedova sempre star celibe c casta. 3 ■— Agg. dì Vita: Quella di chi vive scapolo ; di pulzella o vedova clic non vuol marito ; cl uomo smogliato che vive in libertà ; di coloro che. per voto o per legge ecclesiastica non possono contrarre matrimonio. ACCclebe. (A) Celicola , Cc-lì-co-la. Add, m. Lo stesso che Celicolo. V. (A) 3 — * Usalo anche come sost. Coni. DanU Par. %i. Questo principio è chiaro, dove fautore, lasciala la cura del sesto cielo, e de’suoi cellcoli, riguarda ec. (N) Celicoli. * (Mit. Ilab.) Cc-lì-co-li. Sm. pi. Setta ebraica che adorava gli angioli e gli astri. (Mit) Celicolo, Ce-lì-co-lo. Add- m. comp. V. L. Che sta m cielo , Abitatore del cielo ; e fu anche detto della stella polare , come di cosa posta su in cielo, cioè nel firmamento. —, Cellcola, sin. Pulci , Uri ad. E lor tesori sedie navi carcano , Scortati dal segnai fermo celicolo. (A) È S* Agost , C. D. 10. 1. Essi Dii non per altro sono chiamati celicoli, se non perchè cultivano il cielo , non venerandolo, ma in esso abitando. (P) Gelida. * (Geog.) Cè-H-da. Città dell Afhica nella Cirenaica* (G) Cblidba , * Ce-U-dé-a. N. pr. f ( Dal lat. coeli dea; Dea del cielo. ) Jìaldin* (N) Celidea. * (Bot.) Sf, Specie di anemone di diversi colori. (Van) Celidografia. * (Astr.) Cc-li-do-gra-fi-a. Sf. V- G. Lat. coeìidographia, (Da celis macchia, e graphe descrizione. ) /descrizione delle macchie del sole e de* pianeti. (Van) (N) Celidonia. (Bot.)Cc-li-dò-ni-a. [Sf. Genere di piante della poliandria mono ginia , famiglia delle, papaveracee j una cui specie, il chcUdonium inajus , che nasce ne’ luoghi ombrosi ed umidi fra le fessure de'muri , e fiorisce duW aprile all'agosto , contiene un sugo giallo , acre , amano e corrosivo , cui si attribuisce la virtù di distruggere i porri $ verruche : essa ha proprietà purgativa e vomitiva ad alto grado , e volgarmente chiamasi Erba inarcfiesita, Erba gialla da porri, r—, Chelidonia, Cenerognola, sm.](Cosi detta dal gr. chelidon rondine, perché fiorisco al tempo del ritorno delle rondini, e perché crc- tievasi che le rondini adoperassero il suo succo per guarire le malattie degli occhi a’ loro pulcini.) Lat. chelidonia , chelidonimn. Gr. XsKihóno*. Cr. 6. 36. 2. La celidonia , cioè cenerognola , è calda e secca nel quarto grado, la quale è di due fatte, cioè indica e nostrale. jPe$. Br. 5. 2f). E quando lì suo’ figliuoli (della rondine) perdono la Veduta per alcuna cagione, ella porta loro d’un’erba che ha nome celidonia , e danne lor beccare , e ricoverali la veduta. Scrap. iiy. Celidonia: soune di lei due specie, cioè la maggiore e la minore. 3 — (St. Nat.) Sorla di pietra , [o calcoletto , che dicesi trovarsi nel ventre delle, rondini , a cui gli antichi davano favolose proprietà.} Lat. lapis cbelidonius. Gr. x,t\tbó*iG$ M'Aos. Tes. Pov. P. o. La pietra celidonia rossa , se si porta sotto 4 ditello manco , sana li maniachi. Volg. Ras. Nel ventre della rondine sì nasce una pietra che ha nome celidonia , ed è piccola e mal fatta , ma si è di grande virtude, e ed il più interno ancom membranoso e che si apre* BeKoloni. (D) Cellajo , Cel-là-jo. [<5V/j. Lo stesso che Cella] nel primo sign. —, Cali' 1 ' io, Cellario , Celliere, Cellieri, sin.} ( Dal lat. cella vinaria cantina- & Celhro dicono oggi i Napolitani la cantina. ) Segner. Crisi, instr. u f 0.6. Se una sposa si inette ogni giorno addosso la sua veste nuziale 1 c se va con essa in cucina , con essa al cellajo , con essa ad ogni sor- vigio , non mostra di far conto ec. a — Vinajo , Cantiniere : Colui che ha cura delle celle o Celhoif* In questo sign. è V. A. Baldìn. Dee . Vamnandor , pittor fiammingo , fu figliuolo d’un cellajo. (A) , Cellari a. (Zool.) Cel-Ià-ri-a. Sf. Nome di un genere di animali deu ordine degl’ idrefwmi annidati : Polipajo piantiforine \ germogli p 1 mesi , tabulasi , subarticolati , cornei , lisci, lapidescenti ; le celli* in serie , o concatenato , o riunite, più o metio incrostate allo s f perfide del polipajo', alcuni ramic-lli con bolle gemmi fere? Reiver.Q>L^) Cellario, CcMà-ri-o. [Sm. V. A. V. e d'C Cellajo o] Celliere. L <1 ' ccllarium. Gr. v. Cr. 4 2 9- La quale schiuma c bruttai* fuori del cellario di lungi sarà da trarre. » RucelL Api^v. 24 °-Q] sti sono i cellari, u’ si ripone ec. L’alino liquor che ’l cici in terra. (V) Celle. * (Geog.) Città d* l Regno di Annover. (G) Cellebar. * (Geog.) Cel-lc-bàr. Città deb* isola di Sumatra. (G) Celle». * (Geog.) Contrada dell' Asia nella Palmirena. ((4) . , , Celleporà. (Zool.) Cel-lg-po-ra. Sf Nome di un genere di animali d L V ordine degl' Idre formi annidati: Polipajo quasi intieramente pieh'f so, internamente poroso, distesa in crosta , ed elevato, efrondesct’l te in foghe pianate , lobate o ramose , subconvolute j con cellule ne la superfìcie esteriore in un solo strato riunite , orceolate , sl ^ ),iie fhi- hranacee, innalzantesi, coll'apertura ristretta. (Cosi detta , quasi ce las portans, che porla che ha delle cellule.) Rcnier. (Min) # . s Cellerajà , Cel-le-rà-ja. Sf. C amari ioga ; ed oggidì è uffìzio parti 00 de' monasteri di monache. —, Celleraja , Celleraria, sin. (A) ^ »* 2 —* Credeiuiera, Dispensicra. Salvili. Odis.i 38 .E cena al forerei celleraja Dia. (Be) ^ ^ 3 — * Nello stesso sign. Usato come add. f Saivài. Odis. 58* L tro pane E vin la douna cellaraia mise, È cammgiari.( Pc) CELLERARI /YH? ’ Ccl-Ic-rà-jo. [ Add. e smCantiniere , Credenziere. Bocc. 2 t Pr - A P- (A) ed f,,, 1 '” 31 !Ì n ^ 0 monasteri , [ che fu detto pure anticam. Cellese, in i ! '^ 1 é’" 1 c °muncmente Cellerario. ] Lat. quaestor, dispcnsator mo- B !! Or. voi "' Si . n, dit. Custode, Depositario. S. Caler. Leti. 10. Perocché |SV„ ! ,ctc ^ ccllcraio .di onesto sanane, e clic ne tenete le chiavi. (La CkuT ! ’ arla rd Pontefice.) (V) CR tr * Ceblc-rà-ri-a. Add. e sf Lo stesso che Cellcraja .E. (A) 1 Cel-lc*ra-rì-a. Sf Ufficio del cellerario. (A) G/o c° 5 ^^'le-rà-ri-o. [Am. Lo stesso che] Cellerajo. E.» Vii. S . c ,[j’ s ^ u f}&. 2gf .'Un uomo chiamato Alberto, uomo di inolio senno- n CZi ° riC ’ * quale fu cellerario e cuoco di quello monisterio. E ella 7,1 y°^ CclIuzza, sin.] hot. collida. Gr.rò u-ix-pòv rxix.ùov.Bocc.g.^.p.y. * n una piccola cclietta si mise col suo figliuolo. Vit. S.Jjnt. ed ur, IC Uat ‘) P cr similit. [Cellette diconsi dii medici alcune piccole ca- iic l IJ C i‘ C s ". n0 nell' interno di certi organi per esempio nelle ossa, dicé°i”ì? ,ii > ite’corpi cavernosi cc.] Red. Uss. an. i3j. Sotto la rato,,! ‘ c '* a co ro °l°re. Vit. SS. Pad. 2.2ig. Oh quanti desiderano avere W.I.L ° dor , e .son detti Cellulari. V. Cclietta.] Bai. Purg. 33. z. Nel cc- dcl|’. St ? no le cellule dell’apprensiva. » Cocch. Bagn. Nelle cellule Ce^'^ersal membrana detta però cellulosa. (A) è n . * RE ' (Anat.) Cel-lu-là-re. Add.com. Gli è composto di cellule , ed Lez\j" to di cene parti del corpo umano. — , Celluloso , sin. Cocch. Unni 1 sa ecliularc. l'asci, lamine, tele cellulari. E Bagn. Le in- ^ 'liliali cavità cellulari. (A) Jae w T~ e>nde Tessuto cellulare , chiamato eziandio mucoso , crivel- e if. ^ corpo poroso o pannicoloso o mucoso è la riunione di fibre falle f,>>lnu ' bianchicce , brevi , molti , intralciale e ravvicinate in za,, d'odi, le quali per questa disposizione lasciano tra esse spagli a ■ 0 "V'no grandi , più o meno irregolari , che comunicano tutti 3 “ili cogli 01^' ( A o.) Un c ~~ Sistema cellulare : Riunione di tutto il tessuto cellulare in 4 J?» organizzato qualunque. (A. O.) bi/ nr , Membrana cellulare : Risulta da un ammasso di tessuto cel- 3 " (M fJ' nstn a strati- (A. 0 .) safi) ■ Cd 0 Appartenente alle cellule. Cocch. /Jagn.Mcnlrc il siero strava- re tv so ' ;ill| ente dentro a queste cellule, P idropisia chiamasi cellula- C Ellc • Celluloso. (A) s'anz S0 ' Nat.) Ccl-lu-ló-so. Add. m. Diccsi di qualunque sn- Lav = a '(Lagnosa , o piena di piccole cellule , o cavcrnettc. Gal. Fis. a — fA CC " ° Sa ‘ Q uarz0 1 T,,fo “Uuloso. (A) cel,^ 1 ' 3 !-) Po stesso che Cellulare. V. Cocch. Bagn. lez. cc. Sfrato a ^ 8o 1 che per di fuori circonda il gran sacco del peritoneo. (A) il co ^~ Membrana cellulosa: Diccsi quella che non solo cuopre tulio »tentJ >0 'dia superficie esterna , ma s’insinua e si frappone intima- Co Cc / tr n tuUe le porti eAe lo compongono , fino 'all ultime fibre. lido,, 1 ' Jìa gn. Nelle cellule dell’ universal membrana, detta però cel- cavlii ’ • con maravigliosa comunicazione di tutte le imumierahili jiiajielhilari. (A) gios a . Tessuto celluloso delle ossa, chiamato anche Sostanza spon- oss C p ’ c animaste di piccole cellule separate da vani' tramezzi mollo sottili. (A. O.) CELTI 3 — (Med.) Idropisia ccìlalasa o cellulare detta con greco nome Àna* sarca. Cocch. Bagn. V. Gellnlarc. (A) 4 —* (Boi.) Frutti cellulosi : Quelli che internamente presentano molte piccole carità o cellette ineguali , entro cui stanno i semi. Bertoloni. (0) Celluzza , CeMùz-za. [A/^] dirn. di Cella. Lo stesso che Celletti. V. Fior. S. Frane. io3. Fcciono alcuua celluzza di rami d’ alberi. E altiere : Fece una celluzza di cannucce. A. Ant. Abitava ia una piccola celluzza nel profondo del bosco. Celmidb, * Cèi-mi-de , Celino. N. pr. m. (V. Celimi.') — Padre nutritore. di Giove cangiato in diamante per aver rivelato che il padre degli Dei era mortale.—Uno de'Curetta scaccialo da'suoi fratelli per aver mancato di rispetto alla madre degli Dei. (Mil) Celmo. * iY. pr. m. Lo stesso che Celmide. ( V. Celimi. ) (Mi!) Celo.*(Mì 1.) N^r. m,(Da 1 gr. celo io comando .)—Figlio del Giorno e deU l'Aria , padre, di Saturno , di Rea ) deli'Oceano e de'Titani. — Uno de' Titani. (Mit) Celoce. (Marin.) Cc-ló-ce. Sf. Antica barca senza coverta , che non aveva alla prua quella punta che diccsi rostrum o sprone. ( Dal gr. celes , cefetos nave piccola.) (A) Celoma. * (Chir.) Cc-lò-ma. Sm. V. G. Lat. cacloma. (Dcìl gr. cihma che vale cavità.) Ulcera rotonda e superficiale della cornea trasparente. (A. O.) Celonajo. (Àr. Mcs.) Cc-lo-nn-jo. [Am.] Facitor di coloni.—, Cclonaio, sin. Lat. fabor tapctis. Gr. ra-ryiro'n’cios. Gelone. (Ar. Mcs.) Ce-ió-ne. [A'm.] Panno tessuto a vergato, col quale si cuopre il letto. Lat. tapcs , tapetum. Gr. txttvis. ( Cosi detto, perchè cela ia tavola , il letto cc. ) Sala. Spin. 1. 3. Voi l’avevate lillà sotto’! celone. Lasc. Griffi. i3. Portate via la sargia, le lenzuola, i celoui. 2 — Quel panno di più colori col quale si coprono le tavole • Ceccfi, Prov. Firenze 1820 , cari. 3o. Gelone è quel panno di più colori y che del continuo si tiene su tavola , o desco : è diflcrcnte da tappeto in questo , clic il tappeto ha il pelo come il velluto , e il celone è piano, c senza pelo. (B) 3 — Ceioni diconsi da' panna]uoìi certe quasi larghe macchie di vario colore mi panni tinti, (A) Celone. * (Geog.) Fiume del Regno di Napoli nella Capitanala .— Antica città d' Asia. (G) Celokite. * (Zool.) Ce-lo-ni-te. Am. Lat. celonites. (Dal gr. cclenos nero.) Genei'e d'insetti dell' ordine degl' imenotteri che sembrano aver preso questo nome dal loi'o color nero. (Aq) (N) Celopsofià. * (Med.) Ce-lo-pso-fi-a. SfU. G. Zaf.coclopsophia. (Da citta ventre, c psophos strepito, crepito.) Specie di fìsopsofìa del ventre.(Aq) Gelosia.* (Bot.) Ce-lò-si-a. Sfi. k. G. Lat. ceiosia. (Da celoo io abbrucio, e per estensione io dissecco. In fatti celon e Io stesso clie siccum .) Genere di piante della pentcmdria monoginia famiglia degli amaranti , i cui fiori scuriosi sembrano disseccati. Fra le sue specie comprende la ceiosia cristata e In castrense, annuali , indigene dell Indie, e coltivate ne'giardini par ornamento nella stagione estiva. I fiori sono numerosi , e firmano una lunga spiga piegala e di bel color vellutato cremisi. (Aq) (N) Celostomià. * (Med.) Cc-ìo-sto-ml-a. Sf. V. G. Lat. coelostomia. (V. celostomi.) Stato particolare della voce eh'è divenuta oscura coine se venisse da un luogo latitano. (A. 0.) Celostomo. (Med.) Ce-Iò-sto-mo. Add. e sm. E. G. Lat. coclostomi. (Da cdos cavo , e stoma bocca.) Così chiamatisi coloro che parlano nella gola 0 nel naso , onde par che la voce rimbombi , come quando si parla in una caverna o luogo ove siavi un eco. (Aq) Celotomia. (Chir.) Ce-lo-to-ini-a. Sf U. G. Lat. celotomia. (Da cele ernia, c tome taglio. ) Spe'cie di castrazione che si fa legando la produzione del peritoneo ed i vasi spermatici, per guarire coloro che sono attaccati da ernia, (Aq) Celsa. * (Geog.) Crl-sa. Antica cit. della Spagna citeriore. (G) Celsita. * (Geog.) Col-sì-la. Antica cit• di Spagna nella Jfetica. (G) Celsitàni. * (Geog.) Cd-si-là-ni. Antichi popoli della Sardegna. (G) Celsitudine^, Cebsi-tù-di-ne. [Sf] astr. di Eccelso. V. L. Lat. ccisilu- do.. Gr. v\l/nkori)*:. » Cavate. Fspos. Simù. 2, g. Se vuoi comprendere la celsitudine di Dio , comprendi in prima e seguita i’umiltà di Dio. A. Agost. C. D. 2. 26. Vedendo la celsitudine imperiale in len a gittata. E appresso : Questo temporale sapore della celsitudine c della sublimità umana. (V) 2 — Titolo dato a' principi, e propriamente quello che noi diciamo oggi Altezza. Lat. celsitudo. Gr. G. E. 12. 108. 8. Ti pre- gfiiamo clic gli occhi della tua cclsiludiue a noi e agli alili devoti d’Italia benignamente converta. » Test. ined. 5. Prego- le celsitudini vostre* clic non alle debililà del mio ingegno , ma ec. (N) Celso , Cèl-so. Add, m. sino, di Eccelso. È. A. E. e di Eccelso. Anton. degli Alberti. Rim. ant. 11. fSola 100. Guitt. lelt.J 0 celsa pace, se da noi previso. (V) Celso.* N.pr.m.Lat.Gvhu$.(y.celso addi)—Filosofi epicureo del secondo secolo. — Apulejo. Uno de' migliori autori dì medicina del secolo dì Augusto. — Aurelio Cornelio. Celebre medico del primo secolo , Vip. pocratc de' Latini. — Giulio. Autore di un libro sulla tattica. — Juvencio. Padre e figlio, entrambi celebri giureconsulti d Jira quella che meglio sapeva sonare il cembalo oc., clic vicina clic ella avesse. Cr. g. 100. 1. E se alcuna -volta nell’aria disperse sono file pecchie^ , con cembali e suoni si riducono in un luogo. a «— Figura da cembali, dicesi et uomo di poco garbo, o deforme, per esser dipinti ì cembali per lo più di figure mal fatte. Lat. homo inftcclus. Gr. òricp.-^QS. 3 — Prov . Andar col cembalo in colombaja = Pubblicare i pro- prii Jatli, quando e' doverebbono esser tenuti segreti. Lat. propria arcana vulgate. Gr. ro Ìccvtqv ctrrcppr,TGi> Salv. Spiri . E’ si troverà modo , che senza andar coi cembalo in colombaja ec. Cecch. Mogi. /f. 1. Oh tu mi faresti andar, ti so dire, col cembalo in co* lomhaja. Van ii. Suoc. 1. 1. Jn maneggi cosi fitti bisogna procedere molto cautamente, e non andare col cembalo in colombaja. 2 — Oggidì si dice generalmente Quello strumento composto di una cassa e di una tavola di armonia, sopra cui le corde stanno tese. Le lamelle incollate sui tasti sono ordinariamente di osso di bue pe tasti del genere diatonico, e di ebano pe’tasti cromatici. La sbarra che regola l’elevazione de* salterelli, e per conseguenza lo sprofondamento de’ tasti , è una tavola stretta e massiccia dì legno di tiglio , la quale va corredata al di sotto di due o tre strisce di panno , che impediscono di sentire l’ urlo de’ salterelli contro la medesima sbarra. , Gravicenibalo , Buonaccordo, sin. (L) a — clavicordio: * E quella specie di cembali mistici in cui le corde risonano mercè lamelle d’ottone ficcate nella parte posteriore de tasti. (L) 3 — acustico o armonico : * Due strumenti inventati da circa cinquant*ati;J in qua da un certo De Verùès a Parigi : si pub imitarvi molti strumenti da corda , da fiato c da percossa , senza che vi abbia nè canne nè inanelli nè pedaliere. (L) 4 — angelico : * Cembalo inventalo a Roma \ si distingue dal Ceni* baio a coda in ciò , che le sue corde invece delle penne di corvo , vengono toccale da piccioli pezzettini di cucjo rivestili di velluto , i * quali imitando la mollezza del dito modificano il suono in modo particolare. (L) 5 — d’ amore : * Strumento inventato nella prima metà del secolo passato da Goffredo Silbermann a Fribeiga. Ila la stessa tostatura e simili tangenti del cembalo , e s’ avvicina al medesimo miche riguardo alla forma ; le corde sono però del doppio più lunghe che in quello. Le tangenti trovatisi in mezzo , ed il suono è lo slesso d’ ambe le parli , a tal uopo munite di ponticelli , e di tavole armoniche. La corda riposa in mezzo sopra un bastoncino intagliato , e rivestito con panno la tangente tocca la corda fra questo intaglio, e nell’ alzar la medesima fa sentire il suono d' ambe le parti. (L) 6 _-da. arco : * Srumento inventato dal meccanico Hohlfild in Berlino nel 17Ò7 ; è accordalo con corde di budello , che risuonano mediante un arco con crini messo in moto da una ruota. Esso altro noti è che una rifórma migliore del violicembalo inventalo nel 1610 da Giovanni Hàyden in Norimberga. (L) 7 — doppio : * Strumento inventato dal celebre Stein di Angusta, che ha la forma di due cembali accostati l’ uno incontro all’ a tro , e ad ogni estremità una 0 due tastiere, Cuna sull'altra , di modo che due persone possano sonare contemporaneamente. (L) 3 — elettrico; * Strumento inventato circa d 17^9 dal P. De la Borde , in cui la mai: ria elettrica produce il suono, come il vento nell’ organo. Si suona per mezzo di doppie campane unisone, proprie ad esprimere diversi situi della scala, una delle quali armata di fìl d’ottone , che cessando d'essere elettrizzato , cagiona nello stesso istante il moto del battente verso la campana al di sotto « c la pronta CEMMAMELLA respinta verso V altra campana , ed in tal modo produce rapi(hti ))?iì ^ due suoni unìsoni- Siccome ogni tasto è in proporzione della sua ^ va, ed rn Pj lfi io da scintille di fuoco , cosicché lo stesso strumento è nel mede* tempo acustico ed oculare. (L) . 9 — oculare n A colori : * Strumento inventato dalgesuituLtug 1 ^ trand Castel. Egli distribuiva i colavi secondo una certa gru»** - ^ fra i tasti del suo strumento, di modo che ogni tasto produceva percussione un colore, giusta certi principit da lui stabiliti • c ? s ! c jp • V alternativa e Carmania de’colori adoperava a produrre suda visi Ma dall ’> . adoperava a produrre che i suoni sull'orecchio. (L) 10 — on Nicoli do : * Strumento da corda inventato circa il tb 5 o 1 francese) NigelU a Firenze , e detto parimente Proteo. (L) 11 — organistico; * Pianoforte con pedaliera , inventato Late Trenini in Venezia. (L) fa — regio : * Pianofòrte in ferma dì cembalo con varii cfòS . menti di tuono , prodotti da tre pedaliere ; inventato in Diesati Giovanni Wagrer nel >77^. (L) (li - 3 — (Marin.) JSome che si dà per analogia alle camere che s f n0 fianchi e sul davanti della camera del Consiglio nelle navi di Cembanella. (Mus.) Ccm-ba-nèl-la. [Sf. Lo stesso che Cerniamoli 1 ' 1, ^ Ani. Alum. Bini, buri. son. g. Sonando cornamuse e caiubaucile* ^ ri ff. Calo. 2. fò. Tante trombette, e sveglie, e cembaneltc , ^ ai b iracci , c nacehcmui, e corni Si sonava», die ec. Ceaibànello, Cem-La-nèl-lo. Sm. dim. di Cembalo, nel 1. 0 sign. * ^.,,-0 cembalo. Chiabr. E gl. 5 . Dafne, solleva su por l’aria e scoti 11 combattei ben conosciuto , Quando con dita musiche il percoli. (Ai Cembolisua. (Ci’on ) Com-bo-li-sma. [Sm. Lo stesso che J Ccmbom 5 . V. Tes. Br. 2. Ma perciocché hae in una cemboiisrna, c in uno lun:ne, tu ne dèi cavare li 3 o di. ^ Ckmbolaktr , * Com-l»o*làn-fe. Add. com. Suonatore di cembalo » ^ me Colorante è di Celerà. Allegr. 255 . Son bailerin, cembolanti, l Jl di ec. Gente che va pel mondo a caccia a soldi. (Ó) , gci Cembolismo. (Cron.) Cem-bo-li-smo. [A’m.] Detto corrottamente di Embolismo. V .—, Cembolisma, sin. Lat. embjlismup. Gr. o>o$. Tes, Br. 2. fS- E per questi undici dì di rimanente addi v lo cembolismo , cioè a dire Panno clic ha tredici lunarii* 1$ at ■ Inforza di add. Tes. Br. 2. fò' Allora tu dot prender } e gli undici del rimanente , c giugnere sopra diciotto , e son t l(J cioè una luna cembolisma. - Cembolo. (Mus.) Cém-ho-lo. [ Sm. Lo stesso che ] Cembalo. U » 'y- p, ' Ercol. 26 7. I ccmholi ancora i quali hanno i souagli. » Morg< i Cembolo , staffa, e cemmamellc in tresca. (N) Cembolone, Cctn-bo-ló-ue. [Am.] accr. di Cembolo. Cernirlo Buon. Ficr. 2. 4 * *• E un salto . pive , c nelle cornamuse. e dar nc’ cemboloni , iT afiA‘- £ n 6 *’ c

    c(r - ctl P- 0- Lei 7 ’ ™ a tcrribil cena. r e ni) w ' ^ on potere accozzar la cena col desinare =3 Non si pnte- P-rìì, a ? Z ?~ 1,1 cosa veruna. Lat. nibil progredì, nibil proflcere. Gr. 8 ^ ^ t1, ’ 1 oGiw»i. Pisciin , Ctna Salvino , dicesi per ischerzo e in modo basso, e vale vino n 8 an ^ arc a iella. Malm. e}- 2Ì. Se non si fa la cena di Sal- 9 Chi UaU *° a man S‘ ar non c ’ è assegnamento. F 1, va . a letto senza cena, tutta notte si dimena; cioè non dorme. 10 -lì U. Cenare, §. 6. dii ,. ^"Cangiarsi in una cena , in una festa o simile una casa, un po- “'‘dore r r —' A/ie/ic/ere in una cena, in una festa ec. I' entrata 0 il •t _ fi' i una casa, di un podere. Serd. Prov. (A) * s tituit 1' j-l■ ftuaa- i»o , l,Vano nel cenacolo. Pisi. «V. Gir- Daniello nel suo cenacolo /cr- Se ,ì,‘" Va E' finestre aperte inverso Gerusalemme. Red. Dilir. 23. er-i.- SO| l e avverrà che un di lo assaggi Dentro a' lombardi suoi / v> Furiato ove sia rappresentata la Santa Cena. Fasnr. Kit. u ‘? 1 ' t\ce uucora in Milano ne irati di' $. Domenico a Santa ttj,p Grazie un cenacolo, cosa Iidiìssiina e uiaravi^liosa. E H(|| a -o: Nei medesimo refettorio mentre clic lavorava il cenacolo, 3 testa ritrasse ec. (A) (N) ^ e »Arn Ultimo piano delle ^' n ^' CU ^ 01 C^ 772 * case romane. (Mil) K. A. V. e di' ] Cenacolo. Legg. Spir. ^ Ce-nà-cu-lo caì, ‘iculo, ove si raccoglievano insieme. 'K‘l| rl L. £1 Giovedì suino. Pe.tr . Uom. ili. 5[) Ce s .^ ^ e na Domini si benedicessi e consccrassi Ogni anno 2 la cresima. (V) Cr. g Cè-na-mo. {Sm. K. A . Lo stesso che Cinnamomo. ri^licat’ ** 2 ‘ sua V° ÌVire girella) colla polvere del ccnamo a’ r 6 *AK» \ sohc ventosità de’mcmbri spiritali, fv ...a L,k. ri; ni,„„ ra\ ^thAtf T *, r (^ c0 !T.) Ce-nà-ni. Città dell’ ìsola di Cipro. (G) ce, ì(} ^ Ce-nàn te. {Pari, dì Cena re.jChe cena lo Chi è convitato a una &nc c 9 y C SI Usa anche assolut. come sosti] Lat. coenans. Gr. Ùsinv dn. L * . Pr. S. Ap. 2g4’ O troje spregnate , o colombi vecchi *lti T ]\’ 0 cotti, a’cenanti s’apparecchiavano. r> Tac. Due. ^ tiah. l ) ' 4' Fermato che egli disse il veleno , disse a Tiberio ce- Cena^ CO " ijr '«o ec. (N) '-'l'-uri-re. [iV. ass.} Mangiar da sera. Lat. cocnare. Gr. ,, aCc - ’introd. 27. Nell’ altro mondo cenarono colli lor ad i^ 1 E nov. Ot. f. E Gianni alcuna volta vi veniva a cenare e * et 'z'ùi *^ 7 ‘ S uuza a l cuoa lnnsc a riposatamente e con ? ~~ jv CCna mno. Dunt. Par. 3 o. # 35 . Prima che tu a queste nozze ceni. . * p' a.° caso. Pecor. g. 1. n. 2. Cenammo d’un grosso cappone.(V) ’ EiP n 'l‘ fuora = Cenare fuori di casa propria. Min. Malm.(A) ’^ssiur’.ì 7? e. Ogni cencio vuole entrare in bucato : Dicesi a un presuntuoso , quando e* vuole intromettersi in alcuna cosa che alla sua con- dizion non convenga* Lat, corchorus intcr ol’era. AUcg* 328* E pur tutti vorrebbono ( come ogni cencio vuole entrare in bucato ) fargli il sensale nell* appalto delle cagioni dell* umane giocondità. 10 — * Egli è come il cencio del cesso: Dicesi di uno di cui non si conosce Vumore e non si sa come prenderlo. (A) 11 — * 1 cenci o gli stracci vanno alTaria: Dicesi per fare intendere che le pene ed i castighi della giustizia , cd altri malori giungono piu facilmente addosso a* poveri, che a ’ ricchi. (A) Ì2 — Non dare fuoco al cencio [o a cencio] = Non far benefìcio anche senza costo. Lai* ignis acccndcndi potestuteui non faeerc, Seti* Bocc, nov. 5 o. 7. Non troverei chi mi desse fuoco a cencio. Sen.Ben. Farch. 4 . 2Q. Chi chiamò mai benefìzio donare una fetta di pane o un misero quattrino , o 1* aver dato fuoco al cencio? i 3 — (Bot) Cencio ìnoHe : Pianta della monadelfia poliandrìa , famiglia delle malvacee, che ha lo slelo legnoso, di due braccia, peloso’, le fòglie alterne, cuoriformi, acute , dentate , t allo so-to mento se; i fiori piccoli , alquanto gialli , ascellari* Fiorisce nelt estate. È indigena nella Svizzera e nella Siberia e si trova anche in Calabria ; è annuale, tnucilaginosa ed ammolliente. Lat.mlu abutilon Lin. (Gall)(N) Cencio , * Cèn-cio. N. pr. tu. accoro, e vezzeg. di Vincenzo, e di Lorenzo. F. (B) Cehciolano. * (Ar. Mes.) Cen-cio-là-no, Sm. Specie di pannina che anche dicesi Bumchetla. (A) ‘Cencioso, Ccu-ció-so. Add. in. Fatto di cerici , Rattoppato, [o piuttosto pieno di spaccature e fessure , le quali fanno che le parti appena si attacchino al lutto* F* il J. 2. 3 Làt. pamiosus , pannaceus. Gr. pxKojjìrjSt. ( V. Cencio. In ingl. cinky vai pieno di fessure. ) Fr.Jac* il 1 . i.g* 6. Va con lei una sorella, Che cenciosa ha la gonnella. Fr* Giara, Pred. R- Con que* loro vestiti cenciosi vanno alla cerca. 2 — [Che ha in dosso vesta stracciata e consumala.] Car.lc.it. 1.20. Una ciccaiitona di que’ paesi, sucida, ciacca , rancida, la ptfi cenciosa e la più orsa femminuccia che io vedessi mai. 3 —* Esser cencioso = Essere malvestito, Essere coperto di cenci.(A) Cencramo.* (Zoo!.) Cen-crà-mo. 6'ni. F. G* Nome da alcuni autori dato all’uccello da noi chiamaloOrlolano, perche s'ingrassa col miglio, Lat. cenchramns* (Dal gr. cenchrus miglio.) (Aq) ■Cencrea, * Cen-cré-a. JS. pr. f* Lo stesso che Cencria. F. (Mit) 2 — * (Geog.) Antica città della Troade* — Fortezza sulle frontiere dell' Arcadia. (G) ■Cekcreide , * Cen-crc-i-dc. N* pr. f. Lat. Ccnclneis. Lo stesso die Cenerài*:. y. (Wii) Cenckeo, * Cen-crc-o. N. pr. m. ( Dal gr. ccnchrieos che ha la grandezza del miglio: e vai dun*juc Uomo di piccolissima statura. ) —- Figliuolo di Nettuno e di Suiamidc. (Mit) '2 — * (Geog.) Cene leva e. Porto di mare della città di Corinto, fj') Cencria, * Cèu-cri-a, Ceucrea. N* pr. f — Figliuola della Ninfa Pi- rene, uccisa per accidente da Diana. (l\Iit) Cencride,* Ccn-cri-de, Ccncrcidc. IV. pr. f ( Dal gr.ce/ic/uWftf simile ai miglio : e vai dunque. Chi è coperto di macchie simili al miglio.) — Moglie di C in irò redi Cipro e madre di Pirro*—Una delle nove figliuole di Pierio. (Mil) Cenciude.* (Zoo!.) Sai. F. G.Zat.ccnchris.Xo stesso che Cenerò. ^”.(Aq) Cekcrio. * (Med.) Cén-cri-o. Sm. F. G- Lat* cenclirius. ( Da cenchrus miglio.) Spezie d’erpete a piccale, pustole rassomigliami agrani di miglio. Detto altrimenti Erpete migliarlo. (A. O.) Cencrio. * (Geog.) Lat. Cenchriua. Fiume della Jonia, (G) Cewcriti. (Alili.) Cen-crì-ti. Sf. pi. Piccole concrezioni calcari , globu- tose, composte di strati concentrici. Intere montagne sono da esse forniate: alcuni le avevano credule uova di pesci. Le Cenanti, le Meconiti, le Ooliti , le Orobili, le Pisoliti sono concrezioni della stessa natura. Agg, al Buffon* (Da cenchrus miglio: cciò per simiglianza di figura.) (lì) Onoro. (Zool.) Cèn-cro. [Sm. Nome specifico a un serpente d % America, del genere boa , rossiccio , traente al giallo con macchie oblunghe , mollo appariscenti , di forma non facile a determinarsi, bianchicce , cogli orli nerissimi ; il corpo è alquanto compresso, più stretto che la testa .—, Cencridc, sin.] Lat [boa cenchris Lin.] cenchris Gr. xsyxpls (Da cenchros miglio, a cagione delle macchie che per la lor minutezza bau col miglio una qualche somigliànzà.) Pataffi 4. Il maugiapclo od il cenerò li venne, Folg* Diosc. La morsura del cenerò ha veleno simile a quello deU'aspido. Vani. Ltf.2f86.GUc se chelidri, jaculi e faree Produce, c ceneri con anfesibena. Bui. Ceneri: questa e una spezie di serpenti, che sempre va torcendosi, c non va mai diritto. *2 — * (Bot.) Genere di piante gramignaccc stabilito da' moderni, così dette perchè rassomigliano al miglio per la loro pannocchia. . (Aq) Cescuoiilefaro. * (Chir.) Cen-cro-blù-fa-ro. Sm, y ■ G* Lat* cencroble- pliarum. (Da cenchros miglio, e blepharon palpebra.) Piccolissimo tubercolo , albicante , duro , grande come un grano di miglio, che viene sulle palpebre. (O) Cencroboli. * (Lett) Ceii-crò-bo-li. Nazione immaginaria di cui parla Luciano , e che andava alle battaglie montala sopra uccellacct co - perii d’erbe invece di piume. (0) Cbndado, * Cen-dà-do. Sm. F* e di' Zendado. Demh. Lett. t. 5. n. i3l . Tre braccia e mezzo di ccndado torto ruzzene , cioè bianco senza tenta c senza murizzo , il quale adesso si usa in giopponi. (N) Cenx>ebèo, * Ccn-dc-bc-o. N. pr.m. Lat. Cendcbeus. (Dall ebr. quia lamento , e deaba dolore : Lamento del dolore. )(B) Cexeakcu. (Med.) Ce-m>an-gi-a. Sf. V. G. Lat . ccneangia. ( Da ce- nos vuoto, e angion vasc. ) Malattia che consiste in una grande vacuati de' vasi sanguigni provvenienle per lo più dall astinenza 5 contrario di Pletora, f'aUisn. Lett. Berg - ( 0 ) Ceneda. (Geog.) Cè-ne-da. Lat. Ccueta, 'Gcnìteuse Casti uni, a pillatiti^ Acedurn. rie, cit, del Regno L. F, nel Invidiano , (G) CENERE ovvero da Cereo , * Cc-nè-o. ZV. pr. m. ( Dal gr. ccnos nuovo , . iieos vacuo. )— Uno degli Argonauti .— Guerriero tn-jano vuM, Turno.—Figlio di unocle'Lapili del quale dissero i mitolog 1 C . J U se stato da prima fanciulla , poscia uomo , indi uccello. ( - (1 . Ceneo. * (Mit.) Add- ni. Soprannome di Giove, dal tempio che gì ■ natzh Ercole sul promontorio di Cerea nell' Eubea. (Mit) Ceseologia. * (Lett.) Ce-ue-o-Jo-gi-a. Sf. U. TMt. ceneologia ( ~, 3 , a \ nos voto, e logos discorso.). Ragionamento vano, voto di senso, ("fu Cenericcio , Ce-ne-ràc-cio. Sm. pegg. di Cenere, e propr. Cenine ^ bucato. Soder. Colt. 65. Con ceneraccio e sago fatto bollir nell jC d ’ e con essa ridotta a densità di sapa , infondono, ec. (V) yjj 2 — * (Farm.) Deposito salino e terroso che la cenere de' lascia addietro , fiuto che ne sia lissivio coll' acqua bollente . ("' 3 — (Chirn.) T. degli orefici , mineralogisti ec. l'ondo che si J a ^ ^ un fornello con cenere di bucalo bene stacciato , ed altre inate, q^. per servir come di coppella nell’ affinar V argento in gran quan Diring. Pirct. Con un pietra tonda , ovvero ili legno , si va siino battendo, c fàcc-ndol sodo, come si fanno anclie li centr- Ancor vi voglio avvertire che , secondo le materie rainigne e l 11 . |C Losc che volete affinare, si debba fare la tórma e la compe® fl de’ccneracci. (A) , s j 4 — (Ar. Mes.) Cosi chiamano pur gli orefici Toro e l’argento d istr yCI'flt ricava dalle scopature lavate , e simili. (A) Ieneracciolo , Ce-ne-ràc-cio-lo. [A’/n.] Panno Ceneracciolo , Cenie-ràc-cio-lo. [A’/n.] Panno che cuopre i p“f u cidi che sono nella conca del bucato , sopra del quale si la cenerata. —, Cenerone , sin. 2 — Così dicesi anche la Cenerata istessa. óvtwws. jL/uk. s vtvi>e. sario fare un loto di cenere pura, la quale perciò si domanda ceneral^v^ — (Ar. Ales.) Fiosso gli oref ci, Fare o sìmile una cenerata ^ bollire un lavoro intagliato, denin) un calderone pieno d’ (l y l/ie schietta, con molta cenere di quercia , per ripulirlo da ogni u liU n o lordura. Benv. Celi. Oref. 24' Bisogna farlo bollire nell’ ac£ I ,M . .p molta cenere di quercia , la quale ha da essere nettissima ;e y ì0 fetto che si fa , vien detto fra gli orefici cenerata. E 33* L‘ si dee bollire in una cenerata. (V) , a io — * (Chini.) Fondo che si Ja ad un fornello con ccneic di f, a f bene stacciata ed altre materie.. per servire, come dì coppellaci. ' ' .. ■ -r.§M }■>> finar l'argento in gnui quantità.Dicesi meglio Ccncraccio. Cene Cd-nc-re. Nel verso si usa tanto in genere mascolino , ■Dii» fé" 1 ' in femminino, nel num. del meno ; nell'altro poi del piti, semp re J'' [g minino, (lucila polvere [ più o meno bigio-bianca che rimane combustione d’un corpo organico all’aria libera , e che coiUtcìu i gli elementi di esso tx>rpo brugiato , le quali non si possono 0°. .? zare.] Lai. cinis. Gr. rs'^pa. Dant. Purg. 12. 61. Vedova Troja i riere e in caverne. . tua 2 — r Per metaf. ] Ovili. Pisi , Che tu m’ami ec., e che fiamma non diventi cenere. uii 1 ' 1 lina non luvenn cenere. , l 3 3 — Col v. Andare : Andare in cenere = Incenerirsi. V- "■ in cenere. (A) riarsi 4 — [Cui v. Covare: ] Covar la cenere, Guardar la cenere: ^ di chi agghiadato e neghittoso non si sa partir dal focolare- . foco assidero. Gr. ttrx^py- Galal.g. Gli racconta coiu*- covava la conore , sedendosi in snlle calcagna. ncC. 5 —* Col v. Fare: Far cenere—Incenerire, Ridurre in cenere- . ^ Nov. Elle si vorrebbon vive vive mettere in fuoco e farne ceocr^-^. 6 — [E Farsi di ceiieii—//icenenrsi'.] Dant.Par.2t.5NU c 0011 tu ti faresti quale Scinde fu, quando ili ceoer fessi. Aiva 1 * ; — [ Col v. Guardare : Guardar la cenere , è lo slessoche u la cenere. VSyi./p ] Docc. nov. So. 6. E da che diavol sial ® I) t l )r' poi , da che noi siam vecchie , se non da guardar la cenere » 110 al focolare? . 8 — * Col v. Ridurre: Ridurre in cenere = Incenerire, ,io'> 9 — Pive. Al cau che lecca cenere non'gli fidar farina=^i 5 " as sti<** è leale nel poco , non gli fid.tr l’ assai. Lat. foli vcru Ungenti ne credito, ff Cane , §. p. , , ... Jid- 2 — Quella polvere nella quale si risolvono i cadaveri, [cosi eie ^ I uso degli antichi di raccogliere le ceneri de’corpi morite' 1 e jj 0 cé. d vano. ] Dani . lnf 5 . 62. E ruppe fede al ceucr di Siehoo- FU. Dani. 3 y. Ella è quasi un generai sepolcro di santissimi c _ si niuna parte in essa si calca dove su per reverendissime ceneri vada. Pelr. Son. 279. Or vo’ piangendo il suo cenere sparso- cjf 3 — (Eccl.) Di di cenere, [Mercoledì delle ceueri ] = il Pt' ill> no di quaresima. Lai• dies cincrum. c0 c 2 — [La cenere 0 Le ceneri dicesi quella cenere particolm e lsSi n’. il sacerdote segna la fronte de' Fedeli il primo di di quaresima.] g ili ij5. La qual cosa ci reca a memoria la santa Chiesa d l n yjst 11 ' della quaresima, quando ci pone la cenere in capo, e dice a no: ricordati che tu se’cenere, e in cenere tornerai. . .ro^ 0 4 — * (Chini, e Min.) Cenere azzurra: Miscuglio trituriit‘S s,m ° [r ti & di rame precipitato dal nitrato , unitamente a sette od od 0 callo di calce viva in polver e . Diz. se. med. ( 0 ) n'cd- ' { 2 — cravbllata : * Carbonaio di potassa impuro. Dtz. (A/ 3 — di piombo, ni soda , 0 Soda in cenere. F. Piombo « g G' 5 — (Farm.) Genere ili feccia , ossia di tartaro , o di nere ricotta : Sono nomi che si danno ad una specie di . 0 si con feccia di vino calcinala . (A) Tarìff. Tose .Cenere ili e di tartaro ; per introduzione ec. (N) . ji 6 —• ( Pi». ) Cenere d'azzurro: Un azzurro di lapidazzf 10 cOI , cqlore, il quale si cava dopo il buono, quando la P‘ cl ’ ’ Ih C ENEI! ELLA (junle si fuco, V azzurro , fu venosa , e me suolata con marmo , o mai - ('ussita. V, Lapislazzulo.* Baldin. (A) a —• di biadetto: Un color che vale assai per a tempera , e tigne, Saldili. (A) 7 " (Min.) Ceneri azzurre native: Sono queste l'azzurro o blódi^ montagna , polverolento, che si trova in vane miniere di rame, e eh e «usto d'ordinario con argilla e con terra calcare^ ma che tuttavia si estrae^ 1,1 qualche luogo , hoh tanto per ricavarne il metallo , quanto pei applicarlo agli' usi Mia pittura. (Boss) _ . ” Centri e sal)l)ie vulcaniche : Materie pnlvemlenti che s mnal- z avanti V eruzione della lava , o dopo che questa ha cessato di «correre. Queste formano spesso una pioggia, che intercetta la tu- cc -. e coprono fino all’altezza di molli pollici il terreno. Queste ceneri sono brune da principio , poi divengono più chiare, e sulla fine "‘ancheggiano. Allorché sono miste a torrenti di pioggia , s "npa- stano , e formano uria specie di cemento solido , che vieti detto 1 ulo vulcanico'. (Boss) '"CtnniEttA , Cc-ne-ròl-la. [Sfl dim. di Cena. Scarsa cena. Lat. coenu- Or. Snmófiop. Fir. As. fi. Essendo stato chiamato alla buona cc- tierella del mio Petronio. ^•smekto^ , * Cc-nc-rèn-lo-la. Sf Nome che si dà per dispregio a donna impiegala nè più vili lavori della cucina. V• dell uso. i Ce- ncrucola , fi,,. (Vau) , „ _. , r'EKEUET. * ((ìeoir.) Cè-ne-rct, Cencroth. Ani. citta della Giudea. (G) Cesep,UjE Ai (Zoili.) Ce-ne-ril-la. Sf. Specie d uccello appartenente al- 1 ordine de"passeri ed al genere allodola, tu quale ha la gola e tutto il di sotto del corpo bianco , il di sopra del capo rosso , e una specie di berrettino orlato di bianco dalla base del becco sino al 11 tu degli occhi : da ciascuna banda del collo una macchia rossa , orlata all’ insù di nero ; la parte superiore del collo e del corpo ce- ,le fcciu; l e coperture superiori delle ale e le lor penne mezzane bi- s ,e , e le grandi , siccome le penne delta coda , nere. Lai. alauda cinerea Lin. (Bull) (N) finito. Ce-ne-i ì-no. Add. m. Lo stesso che Cenerognolo. V. Ce il - Sostanza cenerina del cervello: così chiamata perchè ha t'' , br l s, Lib. Astrai. E di queste ci sono di quelle di color nc- dri 1- ^ verde ec., e altre cenerognole. M. V. 3 . j 4 - Lasciali* £ E ** dl °h-o un vapor cenerognolo, traendo allo stagneo. (Jj,' E r ° Ke ) * Ce-ne-ró-ne. Sm. Lo stesso che Ccneraccìolo. V . (Z) s, ERos ? 5 Cc-ne-ró-so. Add. m. Sparso di cenere . Lat. cincre asper- U-alat. i 3 . Se talora arerai posto a scaldare fiera dintorno al o arrostito pane in sidia biage, tu non vi dèi sofiiare entro, j^chè sia alquanto ceneroso. L'ir. As. 214 • Stracciandosi con ambe Cpv lllan *' G cenerosa chioma. Bugola * O-uc-rù-co-lu. Sf. V. dell'uso. Lo stesso clic Cene* jv'hola. !>. (Va,,) j ? liUg *olo , Ce-nc-nVgio-lo. Add. [hi. V. A. V. e di’] Cenerognolo. C r ^' U ' ^ ur g- g. 2. La terra secca ha colore bianco più ccncrugiulo. ^ (^r. Mes.) Ce-nc-rù-me. Sm. Mcscuglio di cenere con altre «teive arse e distrutte. (A) Ricciard. 1. ai. Presto presto Rinaldo Crn ° 1 ' l * a „ CCo 8^ e II cenerume, cd obbedisce al libro. (N) Cen e -o* * (Geog.) Ce-uè-sto. Lat. Ccnestum. Ant. cit. dada Corsica. (G) *■ etta, Cc-nét-ta. [ Sì p. Lai. coenula. Cr. hsircvaipi&if. Seti. Pisi. Questa cenotlu mi r a cosi a grado, come la più ricca del mondo. Car. Leti. 1. gS. baiato che avete alquanto con lui , e ordinatogli la vostra cenetta Ce' , 1 * 1 ’ 11011 sc “^ a d tortino. tf}’ N. vr. m- Lat. Cencz. ( Dall’cbr. aiti nido, c natza volare : CroT V °l a aI nido *) CÉvf ZEl ‘ * (^°og.) Cc-ne-zè-i, Cenezii. Popolo della Terra di Canaan.(G) q A ' * (^ot.) Cè-ni-a. Sf. P". G. Lai. cenia. ( Da cetios vóto.) Cf G, ! Pre di piante della sìngenesìa superflua, famiglia delle radiate ; Ì( S (' ^ e y° P er °hè ì semi del disco si abortiscono. L'unica sua specie 1 Leni a turbinata Lat. è stata dai più recenti sistematici riportala al (Aq) (N) Cpn * (Geog.) piume della Spagna iti Catalogna. (G) Cen U « ENSI ‘ * (Geog.) Ce-ni-cèn-si. Popolo della Gallin JSarbonese. (G) Q £N !t ' Ril ^**(Geog.) Ce-ni-eè'i'o. Pie.cit. di Sp.nella Castiglia occhia. (G) ‘De,* Cè-ni-de, Collisa. JV. pr. coni. Lo stesso che Ceneo. y, [Può v ss f r anc ^c N. patron, di Ceneo , e stare in luogo di Ccncide. Può altresì Cen Cle ^° rnia vota , da cenos vóto, ed idos (orma. ) (Mit) *c.u, * Ce-iii-gia. Sf Cenere calda , e che ha qualche favilla an- Cp.N >?rt clcCf>S(J ‘ y> dell' uso. (Van) CrxI Ì 1AG * (GcogO Ce-ni-mà-gni. Popolo dell antica Albione. (G) CÉv NA ‘ (Gcog.) Cè-ni-na. Antica città del Lazio, ((i) > * Ce-ui-ué-se. Add. pr. cotti. Di Genina. (G) q N °i Ce-nbno. [A'm.l dim. di Cena. Cena di pochi , Piccola cena. f . 0 ilo tta. Lat. coenula. Gr-burtvdpiov. Mail. Pranz. rim. buri. Ma dimmi, Sl fece mi!! convito, Iìanclictto,o nozze, o pur un sol cenino? Ctu\ 1 e ^* 2t fli. Ultimamente mi sono avveduto che avete avuto spia del *in° Con,no » c * ie disegnava di fare a certi umici questa sera medesime' 5J nel diz. di A. Pasta. Ne mando quattro fiaschi a V. S., Ciocché « e gjj g y< j a C01J gjj amici pv {joliti cenai], (IN) r ovai. Il, CENNO , Qg Crnis. * (Gcog.) Fiume dell'America settentrionale nella Luigiana. (G) Crnisa,* Ce-nì-sa.IV.pr./i' Lo stesso che Cenide. P.{\)iì cenos vóto.) (Vali) Cenisio. * (Gcog.) Ce-nì-si-o, Monte Cenisio. Montagna del Piemonte , che forma il nodo delle Alpi Cozie e delle Greche. (G) Cems.mo. * (Loft.) Cc-nì-smo. Sm. Vizio di elocuzione greca , allorché si adoperano confusamente tutti i dialetti. ( Dal gr. cinos comune , impuro. ) (Van) * Ceniticato. * (Astr.) Ce-ni-ti-cà-to. Add. ni. Perpendicolare al Zenit , che anticamente scrivevasi Cenit. Cotti. Dant. Par. 2g. Quanto dii stanno in questa ritta e ceniticata opposizione, tanto ec. (IN) Cennamella. (Mus.) Cen-na-inél*la. [Sj.] Sorta di strumento [che. si suona col flato.] ( Diminut. del gr. ccras corno che pur col fiato si suona. Da’Napolit. dicesi ciaramella. ) Rat. Inf. 21.1. La cennamella c uno strumento artificiale musico , che si suona colla bocca. Setn Pisi. Vanno sonando cennamelle. Dant.lnf. 22. 10. Nè già con si diversa cennamella Cuvalier vidi. Tav, Rit. È fu sonare trombe c cennamelle , e fa sonare le campane a martello. Frane. Sacch. Rim. Sonando corni , trombe e cennamelle. Atntn. Ant. 11. 2. 5 . Cennamelle c saltcrii fanno soave melodìa. 2 — * P flg. Salviti. Cicl. 8. Conósco Tuoni , eh’ è ccnuamdla c cembalo , L’ agra prole di Sisifi) conosco. (N) 3 — Vi sono ancora di quelle cennamelle che si suonano picchiando V una con l' altra. Red. Voc. Ar. (A) 4 — Sonatore di cennamella. G. V. 11. 92. 3.1 trombadori e banditori del Comune , che souo i banditori sei, e’ trombadori , naccherino e sveglia , e cennamella c trombetta dieci, tutti con trombe e trombette d’argento, per loro salaro l’anno lire mille. Cennamo. (Bot.) Cén-na-mo. [•V'hz. V. A. V. e di'] Cinnamomo. M. Al- dobr. Cennamo si è caldo e secco nel secondo grado , e ne sono di due maniere , sì come grosso e sottile. E altrove : La debbono usare in verjpius, cioè agresto con un poco di cannella, cioè cerniamo. Tes» Pov. P. S. Buona cbiarea per li feriti : togli cennamo dramma una. L'ir. As. 220. Ancora penetra il mio naso quell’ odore di cerniamo dal suo delicatissimo corpo. Cennaiie, Cen-nà-re. N . ass. Lo slesso che Accennare. V. Lat. nula 6Ìgnilìcnre. Ar. Fuv. 14. q 4 • Etl a quanti iT incontra di lontano Clw non dobban venir cernia con mano. (V) Car. Long. Ani. 4 - Comandò che Dafni sonasse, e connasse loro (alle caprej come soleva. (M) Ciaf nato, Ccn-nà-to. Add.m.daQcimzn'e.Lo stesso che Accennato. Ar.Scol.^X) Crnneseri. * (Geog.) Cen-ne-sè-ri. Antica città dell’ Arabia Felice. (G) Cxnni. * N. pr. tu. accora, di Bencivenni, sin. di Bciwenuto. V. (B) Cenno, Cén-110. [8f] Propriamente Segno o Gesto che si fa colla voce , o con alcuni membri del corpo , per farsi intendere senza parlare . Lat. iiutus. Gr.vtvpv-. (Dal gr. cineo io muovo.) Dant. Inf. 3 .116. Gittansi di quel lido ad una ad una Per cenni, come augel per suo richiamo. LI Purg.i.Òo. E con parole e con mani e con cenni , Riverenti mi fe’ le gambe e’I ciglio. E Par. 22. 100. La dolce donna dietro a lor mi pinso Con un sol cenno su per quella scala. Rocc. nov. 21.8. Con suoi cenni gli fece intendere che a casa ne le recasse. Pelr. cap. 3 . Ella mi prese; ed io,ch’arci giurato Difendermi da uom coperto d’arme, Con parole e con cenni fui legalo. E son, 258 . Ov’ è la fronte che con picciol cenno Volgea ’l mio core in questa parte c ’n quella. 2 — Seguo generalmente , come sono quelli che si danno con suono di campana di pochi tocchi , con fuochi, con tiri di artiglieria , e simili. Lat. signum. Gr. arpAnov. G. V. -12. 7 2. 8. E poi si slribniva la mattina a cenno della campana grossa de’ Priori a più chiese e canove per tutta la città. Dant. Inf 22.8. Con tamburi, c con cenni di castella. Rat. Con cenni di castella, cioè con fammi, se è di di, e se è di notte, con fuochi. a — * Ed anche per Segno , ma in modo più generale ed astratto . Dant. Parg. 22. 27.0gni tuo dir d’ amor m’ è caro cenno. (N) 3 — Qualsivoglia iudizio che si dia , Ogni piccol mollo o dimostrazione di suo volere che altri fàccia. Lat. indicami. Gr. rs^pópiav, Cecch. Mogi, i. 3 . Guarda (per quanto stimi T amicizia Mia) di non ne far pur (vedi) un cenno Con persona. » Tass.Gcr. 20. i 3 tì. Ecco Tanciila tua; d’essa a tuo senno Dispon, gli disse, c le fìa legge il cenno. (N) 4 — * Contrapposto a Fatto vale Seguo, Indizio o Minaccia di alcuna azione. Ar. Lur. 28. 104• Questi fiuti saran, quelli fur cenni. (N) 5 — * Col v. Arridere: Arridere un cenno = Accennar di si sorridendo. Dant. Par. i 5 . 68. E arrisemi un cenno Che fece crescer Tale al voler mio. (N) 6 — * Col v. Chiamare : Chiamare alcuno con cenno rr: Chiamarlo accennando , e senza parlare. Vii. S. Gio. Gualb. 3/2. La qual cosa conoscendo il padre Giovanni per illuminazione del cuore, chiamò con cenno un suo famiglio. 7 — [Col v. Dare :] Dar cenno di checché sia , si dice quando altri , parlando o scrivendo , tocca qualche negozio con poche parole , e quasi di passaggio. Lai. signum dare. Gr. crrpAÙov bibóvxt. Alleg. 2-/7. La qual cosa ancor io farò volentier verso di voi, ogni vulla clie mi darete cenno di cosi fatto occasioni. 8 — [ Colv. Fare: 3 Far cenno = Accennare. Lat. signumdare , innuere. GrJu’H'ivssv. G. V. 4 ' 3 . E latto ceuno a Firenze , come era ordinato , tutta Toste de* Fiorentini, e loro potenza a cavallo e a piè, ambirono al monte, ed entralo nella città di Fiesole. Petr. cap. 1J. Non m’accorgea; ma fummi fitto un cenno. Ar. lur. ig. 8g. Con man fe’cenno di volere, limanti Che facessi altro, alcuna cosa dire. 2 — * E Fare un picciol cenno al viver bene , o simili = Mostrare appena dalla lunga co. appena approssimarsi ec. Dant » Parg. 6. Atene e Lacedcmona che fenuo L’antiche leggi c foron si civili, Fecer al viver bene un picciol cenno Verso di te che fai tanto sottili Provvedimenti cc. (Qui per ironia.J (N) cj —» [Co/ v. Intendere:] Intendere a cernii , dicesi di chi intende fii‘ vilmente, e senza lungo discorso. Lai. minimum iudicium percipere* Gr. TfKpr.ftQD WS ih'lx. l 0 opo?. Cavale. Mcd. cuor. g 5 . Santo Agostino assimiglia io cuore paziente a uno bussolo d’unguento odorifero;c’1 cuore impaziente a un vasetto fetente di ceno, cioè di fango; onde dice, clic come 1’ unguento commosso rende odore, e’l ceno fetore, così ec. (V) Cenoriarca. (Eccl.) Ce-no-bi-àr-ca. Sm. F. G. Lat. coenobiarca. Superiore del cenobio , Colui che lia il comando sopra de'Cenobiti.(Da cìnos comune, bivs vita, ed urcho io son primo, io comando.’) Hat- ta S ì. (A) Cenobio. (Eccl.) Ce-nò-bi-o. [Am. F.G .] Luogo dove si vive a comune , Convento di religiosi. (Da cinos comune, e bios vita, cioè Vita comune, perchè i frati e i monaci usano di far vita comune fra loro.) Lat . cocnobium. Gr. noivófitov. Ar. Pur. 5 /f. Capitò’! primo giorno a una badia , Che buona parte del suo aver dispensa In onorar nel suo cenobio adorno Le donne e i cavalier clic vanno attorno. 2 — * (Hot.) Specie di frutto composto di molte caselle prive di valve e di suture provenienti da un ovario solo. (Aq) Cenobionare , * Ce-nobio-uà-re. Add. coni. Lo stesso che Cenobionia- no. F. (A. O.) CtNOBiONiANO. * (Bot.) Cc-no-bio-ni-à-no. Add. m. Epiteto dato da Mir- bel cu frutti composti i quali provengono dalle ovaric^che non poria/to stilo. — , Cenobionare, sin. Diz. se. med. (A. O.) Cenobita. (Eccl.) Ce-no-hì-ta. Sm. F. G. Monaco che vive in comune nel cenobio. F. Anacoreta. (V. Cenobio.') Pist. S. Gir. /f2o. Tre sono in Egitto le generazioni c spezie de'monari : T una si chiama Ce- n obi ti , li quali in nostra lingua propriamente sono detti Monachelle vivono a comune. (V) Cenobitica, * (Eccl.) Ce-no-bì-ti-ca. Sf. Parte della corporologni che comprende h: regole daimtr, li e gli altri scritti che riguardano il governo delle comunità monacali» (Aq) Cenobitico. (Eccl.) Ce-no-bi-li-co. Add. m. Appartenente al cenobio o al cenobita. (A) Cenoi.ogia. * (Mcd.) Ce-no-lo-gi-n. Sf. F. G. e A. Lat. cocnologia. (Da cinos comune, e logos discorso: Discorso tra varii individui.) Espressione impiegata dagli antichi per indicai e un consulto fatto da molti medici insieme uniti. (A. O.) a — * (Leti.) Discorso vano , privo di senso. ( Da! gr. cenos vóto, e logos discorso, onde cenologeo io garrisco , io fo vane parole.) (N) Cenomani. * (Geog.) Ce-nò-ma-ni. Popolo della Galtia transalpina , che abitava il paese ora chiamato Maine. (G) Cenopoli. * (Geog.) Ce-nó-po-li. Lai. Cacnopolis. Nome della nuova parte della città di Gerusal.mme aggiunta alV antica . (G) Cenoranfi. * (Zool.) Ce-no-ràn-fi. Sm. pi. Lat. Cenoramphi. ( Da cenos vóto, leggiero, e rhamphos rostro, becco. ) Denominazione della seconda famiglia degli uccelli arrampicatori , perchè hanno il becco ripieno di un tessuto celluloso , molto spungoso e leggiero , che sembra quasi voto. (Aq) Cenosi. * (Mcd,) Cc-»o-si. Sf. indecl. F. G. Lat. cenosis. ( Da cenos vóto.) Evacuazione generale di tutù gli umori del corpo. (A. 0 .) Cenotafjo. (Leti.) Ce-no-tà-fi-o . Sm. Sepolcro o Monumento voto, innalzato in onore dì un morto , Tomba che non contiene il corpo della persona « cui s ’ innalza. Lat . ccnotaphiuin. Gr- xwotoL$iqv (Dal gr. cenos voto, c taphos sepolcro.) Cocc.Ascl . Antico cenotafìo di inai mo , con bassorilievo ed iscrizione.Go/*i, Fit. Aver, Cenotafii pisani,cc.(A) Cbnotalami. * (Bot.) Ce-no-tà-la-mi. Add. m. pi. F. G. Lat. coenota- Jaroi. (Da cinos comune , e thalarnos camera.) Denominazione data a que licheni che hanno i loi'o apoteci della stessa natura o sostanza del tallo, Bertoloni. ( 0 ) CBKOTico.*(Xcrap.) Ce-nù-ti-co. Add. m. F. G. Lat. cenoticus. (V. Cenosi.) Epiteto che davasi anticamente a * puiganti più attivi e violenti. (A. 0 .) Cenotkopj, * (Mit.) Ce-nò-tro-pi. Add. e Sf. Pi. F. G. ( Da cenos nuovo, e trope volgimento, mutazione. )—Soprannome di tiv figliuole d’Anio. (Mit) Cenotterjde. * (Bot.) Ce-not-tc-ri-de. Sf. F. G. Lat. cocnopteris. (Da cinos comune, c pteris felce. ) Genere di piante esotiche , della famiglia delle félci}, cosi denominate per la facilità di riprodursi , mentre V estremità superiore delle loro foglie tendendo alta terra , vi piglia radice e forma un nuovo piede che separasi dall’antico nel diseccarsi le fòglie. (Aq) Cenouàrànta , C.cn-qua-ràn-ta. iAdd. num. com. indecl .] Numero con- lenente quattoiAici diecine. Lai. ccnlum quadraginta. Gr. ixuròv T£ro , >zpcLxovroi. Cenquarantotto, * Cen-quarran-tòt-to. Add. num. com. comp. indecl. Lo stesso che C< ntoquarantotto. Petr. Uom. ili. 82. Trovando due preti Ariani ec. li cacciò del concilio, e condannogli, avendovi cenquarautot- to vescovi. (V) Cenquaranzsesimo, Ccn-qua-ran^ze-è-si-mo. Add. m. num. di Cento quarantasei. Aag-q. nut. esp. La ceiiquaranzecsima parte. (A)Magai leu. fam. 1. Ì 2 , Ceiiquaranzcesima per j fu dibattuto un pezzo, e sappiate che io inclinava a metterla in numeri. (N) Cenquattordicesimo , Cenquindicesimo. Add. m. num. ordinale di Ccn- qualtordici , Conquindici ec. (A) Cenqpattordici, Cenquindjci, ec. Cen-quat-tòr-di-ci,ec. Add.numer.com. comp. indecl , Lo stesso che Cento quattordici, Cento quindici ec.(A) 1 Gcn-su-li-to. {Add. m.} F. A- F. e di’ Cencioso. Ft\ Jac. CENSORIA T. 1. 3 . 1. L’uno era censalito, L’altro era ben vestito: Il cctisa- lilo piange» D’ un figliuolo che avea Dispietato c crudele. . Censessanta, Cen-ses-sàU'ta. [Add. num. com.comp.indecL Lo stesso che Cento sessanta. ] Numero contenente sedici diecine. Lat. ccntuui se xaginta. Gr. laarcv &j'r l K0VTcc. 2 — * Di qui derivano Ccnsessantcsiino , Censcssantaduesimo ec. (A) Censettanta , C(n-s(t-tàn-ta.[^/oW. num. com. comp.indecl.Lo stesso ctrt Cento sellanti!.] Numero contenente diciassette diecine. Lat. centunj septuugiula. Or. exc'.TGv è$bop.7ix,QVT ^ 11 censore. Red. hit. 1. i 3 y. Si troverà ben altri che làrà il cd il censore sopra di me, conforme talvolta , per trovar la V ® 1 j, tì . io lo faccio sopra le altrui opere. E appresso : Voi sapete ino! ne che io amo i miei censori. . ^ s.i. 3 —* Specie di dignità nelle accademie. CcnsoratoAiVi/i'ùi.^ ,> ''' , ' i ' , u l)- Iiiialcune accademie, che sono come tante piccole letterarie Miche, vi si ritrova un magistrato di somma autorità , detto 1 .j jp sori , a’ quali sta 1’ esaminare i componimenti e 1’ approvaigh 0 sapprovargli. (Pi) . 3 Jn- Censoria , Cen-so-ri-a. V. A. T. e di’ Censura. Liv. Dea, ira sé medesiuii aspra censoria usavano. CEN: c Un Censore. ) — Appio CJaudio. Uno CENSORINO r^ 1 * Cen-so-rì-no. N. pr. m. ( Nome pah', di < ‘ jo Marco. Graminaceo e filosofo latino . — Appi Ce7s tT ' mta tira [ lni . sotto Gallieno. (Mit) Cen-sò»ri-o. Add. m. Di censore , Attenente a censore. Lat. crir° , Il H rifXTlTty '° 5 ‘ Calvin. Pros. Tose. 1 . 00. Comincia hi sua ica dallo screditare il componitore, e autoritalivamente con so- Cen - ICC *^ 10 censor *° pronunzia contro del povero sonetto questa sentenzia. /• SUALE - (Lcg.) Cen-su-à-le. Add. cotti. Appartenente a censo. (A) Ceks UA uSTA * (Log.) Ccn-sua-lì-sta. Sm. Colui che. fa il censo. (A) st- UAR / 5 * Ccn-su-u-re. Au> V. formata da Censo, come Accata- le < j Borali. ^ Ltov. 521. Sotto tutti questi nomi si veggono indiOcrcnteincn- ec. quelli ancoia , li quali per godere beni pagavano o j 1113 pi'eslazionc , che dicevano comunemente fìltajuoli, o censo per* V. 10 ’ C * 1C ordinariamente livellarii o ccnsuarii si chiamano. (0) Vesc. etn- essuato, Cen-su-à-to. Add. m. da Censo. Accatastato. Borgh. l0r ' 2 21 - Sotto il medesimo tribù desci’itta, e, per dir così C E _ a ’ ° a l poro modo nostro accatastata. Reazione. (Leg.) Ccn-sua-zió-ne. Sf. Il sottoponimento della cosa al > e quell' azione per cui si dà o riceve il censo . De Luc.Dott. cf 0t S- '■ *■ 9- Ber; ’ £ ^ -- *. y. jjt (Min) ?^V Ra i Cen-sù-ra. Sf. Magistratura presso gli antichi Romani , l'uf- ' c l° della quale era principahn nite quello di sopravvcgtiare d costu* 2 ni (e . Cl ttadùn , punire gli scostumati e fare il censo. (Min) [Riprensione o simile.] —, Censoria, sin . LuZ.censura. Gr.np^rd- “■ Tac. Dav. Stor. f 344 • E questi quasi censura colse nei vivo ^ a nolcno Vocula ec. Red. lett. i. i3y. Delle giuste censui-e io non / ie n Che può essere censurato. (A) Danila. Berg. (O) (^orante , * Cen-su-ràn-tc. Pari, di Censurare. E. di reg. (0) Curare,C en-sii-rà-r c.lAlt.Giudicaiv delle opere altrui notandone idi- oJLLt.] Correggere,Riprenifere, Criticare .—, Censorarc, sin. p .Biasimare. ( tt. corrigere , reprehendere. Gr. àiap^où e , iTeirtpùv. Varch. Ercol. 2 4 2 . Di (juesto mi rimetto al giudizio di Quintiliano, il quale gli _ c wisurò tutti. ^'subato , Cen-su-rà-to. Add. m. da Censurare. Salviti. Pros. Tose. ^7- L’autore del sonetto poro fa censurato, e che io oggi, coman- p l 'do da voi oc., vengo a difendere. ’- E! . Centaurea maggiore : Dioscorides dice eh’ ella hae le foglie si- n»li alla noce reale , e sono lunghe e verdi siccome la foglie de’ ca- v °li. E 12 ). Centaurea minore: Dioscorides dice eh’ella nasce in Inoltra petrose , ed è simile allo ipericon , ovvero malricarto. Tes.Pov. "■ S. Poni dentro della radice di cenlaurea, ovvero d’astrologia, a modo di taste. Red. cons. 1 . ifé- Si potrebbe adoperare il zucchero candi ec-, le fornente fatte con radice di ceutaurea maggiore , di fo- _ g‘ie di chelidonia , ec. '-estaeressa. (Mit.) Cen-tan-rés-sa. Sf. Lo stesso che Ceutaura. V. Baici. Dee. Diede materia ne’ moderni tempi di farsi da’ pittori si- mili Centauresse. (A) ^etaurioe. * (Mit.) Cen-làu-ri-de. Add. com. Di Centauro. Salvia. C»s. E2. Nonno nelle Dionisiache : E degl’ irsuti salili semenza Di Cen- a Uride stirpe , e di Sileni , Razza di gambe setolose, schiera. (N) CENTILITRO , ^ l Centaurino. (Mit.) Cen-tati-rì-rxo. Sin. clini, di Centauro. Vii, Pùt. 14 , Eraulc appi’esso due ccntaurini. E iq. Per far così, burlando , paura a’ ccntaurini. E 1 $. I ccutauriui erano di colore somigliante alla madre. (V) Centauro. (Mit.) Cen-tà-u-ro.CtymO Mostro favoloso mezzo uomo e mezzo cavallo. (Cosi detto dal gr. centeo io stimolo, pungo, e da tomaf toro $ perchè si favoleggiava che i giovani figliuoli (fissione, i quali perla prima volta voduli a cavallo, si credè che fotmisscTo con que'sto animalo un solo ente mostiaioso, avessero, armati di pungoli, liberata la Tessaglia da’tori salvatici che f infestavano.) Lat. Gentaurus.Gr. tUvTocvpos, D.iiit.Lnf 1 2.56 .Corrcan Centauri armali di saette. Ovid. Pisi. E de’Cen- tauri mezzi cavalli c mezzi nomini. Berti. Ori. 1 . i3.5g. Ora in quella sclvaccia disadatta Abitava un Centauro orrendi e liero. Varch. lez. 125. San Giiolumo nella vita allegata di sopra testilica che al medesimo santo Antonio apparì un Centauro : bene è vero che egli dice di non saper certo s'egli era un Centauro vero, o pui’e il Demonio trasmutato in quella forma per beflarlo. 2 — (Astr.) Nome di costellazione celeste .. Lat. Centaurus coelestis. Pr. fior. P. 4* V. 3. peig . 125. Il ciclo dall’ altra parte di mczzogionio è più povero di stelle assai, che non c dalla nostra ; e chi lo spogliasse del Centauro c della Nave d’ Argo , lo lascercblxe quasi ignudo. E appivsso : Ne’ piedi di dietro del Centauro sono le quattro stelle che domandano il Cinsero. (B) 3 — * (Bot.) Centauro minore : Erba medicinale % amara , antifebbrile . V * Centaurea. (N) Centauro. * N. pr. m . Lat. Centaurus. (B) Centauromachia. * (Lett.) Ceu-tau-ro-mu-chi-a. Sf. V. G. Lat. ceutau- romuchia. (Da centavros centauro, c triache pugna.) Battaglia di Centauri. (Aq) CaNTAURopou. * (Geog.) Cen-tau-rò-po-li. Lai. Centauropolis. Fortezza della Tessaglia sul monte Ossa. (G) Centellare , Cen-tel-là-re. C Al!.] Bere a centellini. — , Sorsa re, Zin- zinax*e, Zinzinnare , Bere a zinzini, Bere a ciantellino , sin. Lat. sorbillare, pitissare. Gr. à.Teoj>po$sit>. Fir. As. fg. Presemi il bicchiere di mano, e messoselo a bocca, e riguardandomi cosi per traversa, dolcemente centellava quel poco clic v’ era avanzato. Centellino , Cen-td-lì-no. [.9/n. dim. di Centello.} Piccolo sorso di vino Co altro liquor *. —, Ciantellino, sin.] Lat. sorlxitiimcula. Burch. 1 . 6 . Levandomi ’l bicchier del via da bocca, Lasciando il centoliin, ch’io son Toscano. Cìrijf'. Calv. 3. 82 . A Cirillo gli piace, e’l vetro succia, Senza lasciar nel fondo il centellino. 2 — Bere a centellim=/?m> interroltamente e a sorsi. Non bere di seguito. Cestello, Ccn-tcl-io. [_Snt. Piccolo sorso di vino o atiro liquore , forse la centesima parte d' un bicchiere. Lo stesso che Zinzino. F".] Palqff. 2 . E’ gli vuol rasi, gli metti centelio. Cbntenajo,* Cen-te-nà-jo. S/n. Lo stesso che Cenlinajo. V. Car • Lett. itied. t. 2 . c. 225. Ilanno avuto da la magione di molte some di grano oltre al centenajo. (Pe) Centenaria. (Log.) Cen-le-nà-ri-a. [Sf.] La prescrizione di cento anni • iLat. praescriplio centxim annoiami.] Centenario, Ceu-te-nà-ri-o. Add. m. di'è di cent' anni , Che contiene cent’ anni. Casin. Pred. 2 . 80 . 5. (Berg) 2 — E senza riferirsi ad anni , ma per numero in generale. S. Agost. C. D. 20 . 23. Come per lo numero millenario, centenario, settenario è significata spesse volte l’università. (Min) Centese, * Ccn-tè-se. Add. pr - com. Di Cento. (B) Centesima , Cen-tè-si-ma. [ Sf. Lo stesso che Centesimo. V. ] Mae- struzz. 2 . 32. 3. K secondo Innocenzio si darà la centesima, se fia di bisogno. » Betnb . Stor. Nov. i32. A quali centesime venissero di tulio ciò eh’essi net fisco posto avessei’o. (Cioè, le centesime parti, come pare , a’ quali cc.) (V) 2 — * Ed usato in forza di add. f. come Centesimo. V. 5* 3. (A) Centesimo , Cen-lè-si-mo. lA modo di sost. indecl. vale la Centesima parte. Ed è anche ] nome numerale ordinativo di Cento. —, Cente- smo, Centesima, sin. Lat. centesiinus. Gr. Ijtaroirro'?. Bui. Non sono il centesimo, cioè la centesima parte di questo miracolo. 2 — Semplice num.di Cento o Centìnajo. /frez.Centesiin i s’intende tempo d» cento anni. G V. 12 . 10 . 1 . Parendo al detto Papa e cardirtali , che aspettando l’altro centesimo, molti fedeli Cristiani, che sono vivi , per le corte vite degli uomini saranno morti. 3 — * Usato pure in forza di add. come il Centesimi giorno, la Centesima parte e simili. In questo sign. ammette il pi. ( V) (O) 4 — Centuplicato. Lat. cenluplex. Gr. &-xxTQ,u.'r\x?ho<>. £sp. P. N. Quelli che sono in istato di verginit ide , hanno il centesimo frutto. Pisi. S. Girai. Lo mio seme voglio che faccia fr itto centesimo. Centesmo , Cen-tè-smo. [ AV/ 2 . V. poel. sinc. di Centesimo. V .] Dant, Par. 2 4- i (, j. Quest’ uno È tal, che gli altri non sono il centesmo. 2 — ]_E nel sign. del 2 di Centesimo.] Dant. Purg. 22 . g3. Cerchiar mi fe’ più che quarto centesmo. Centete. * (Zool.) Ccn-tè-te.Aflz./^.G.Lrtt.centetes.(Daceu«eo io pungo.) Genere di mammiferi dell'ordine de'candvon insettivori del Madaga- scuì\ il cui corpo è coperto di putite^ come quello de'riccia ma differisco-" no da questi animati pel numero , la disposizione e la forma de' loro denti , per la mancanza della coda , e perche non hanno la facoltà di rotolarsi cosi compitamente in globo.-- ,Setiggero, sfn.(Aq)(N) Centibraccia. (Mit.) Cen-ti-bràc-cia. Add. com.indecl.E dicesi propriamente di Briareo , il quale , secondo la favola , avea cento braccia, V. Centomani. Salviti. (A) Centigramma.* (Mat.) Cen-ti-gràm-ma. Sm. Peso summultiplo della gromma , eh' è la centesima parte di essa. Lat. centigramma. ( Dal lat. centum , e dal gr. gramma sorta di peso.) (Aq) Centilitro. * ( Mat. ) Cen-tì-li-tro. Sm, Misura summultìpla del litro , eh'è la centesima parte di esso. Lat. centlitrum. (Dal lat. centum cento , c dal gr. litra sorta di misura.) (Aq) 172 CENTILOQUIO Cbntieoquio , Cen-tÌ-Iò-qni-o. Sm. Opera divìsa in cento discorsi, capitoli , o sìmile, fioco* C. D. Pucc. Centil. ec. (A) Centimàno. * (Mit.) Ccn-lì-ma-no. Add. m. y. L. Lo stesso che Contornarli. V. — Soprannome di firiareo e di altri giganti. (Mit) Centimetro. * (Mat.) Cen-tì-me-tro. Srn. Misura summultipla del metro eli è la centesima parie di esso. Lat. ccntimeirum. (Dal lat. ceti* tum cento , c dal gr. metron metro, misura.) (Aq) Centimorbia. (Boi.) Cen-ti-mòr-bi-a. Sf. Pianta comunissima in Europa dell ottandria triginia , famiglia della poligonee , che gli antichi usavano spesso contro te emorragie , e da lungo tempo abbandonata all empirismo de'contadini. Ha la radice lunga, tortuosa, serpeggiante ; lo stelo erbaceo , liscio , nodoso , disteso i le figlie alterne , lanceolate , ovate , strette , piccole ; i fiori di color rosso pallido, ascellari. Fiorisce dal giugno fino all agosto , ed è comune nei campi c negli orti. —, Centi nodia , Corcgginoia , sin. Lat. polygonum avi- cularc Lin. ( Secondo alcuni, è nome corrotto da centinoclìa. Altri il crede formato da cento c morbi, quasi buona per centomorbi.) (Gali) ( 0 ) Centinà. (Ardii.) Cèn-ti-na. [Sf.] Legno arcalo , con cui s' armano e si sostengono [gli archi e] le. volte. ( Dal gr. campteon verb. di cam- pto io piego, io incurvo : e ciò a motivo dell’ esser volta in arco. ) j Vac. Dav. Post. 4-7* Sono imbarazzo da levar vìa, come le contine e 1’ armadura , quando la volta ha fatto presa. 2 — ( Ar. Mcs. ) Così dicesi ancora dagli artefici una specie di modello da formare o ccntinare uti lavoro , secondo la stabilita proporzione. fiasar. Due cavalli con il modo delle misure e contine da fargli, di piccoli o grandi, che vengano proporzionati e senza errori. Modelli, cenlinc , squadre, seste, c mille altri ingegni e strumenti da riportare. (A) 2 — La centina de' gettatori ed altri, dicesi anche Sagoma, (A) Centinaio, Cen-ti-nà-jo. [Sm. PI. Centinaja , ed c f ] Somma che arriva al numero di cento. — , Ccntcnajo, sin. Lat. centum. Gr. Ìxoltóv. fiocc. noe. 80. 3t. Fgli non ne vuol meno , clic a ragion di trenta per centinajo. fi ut. Ch’ è durato già tante centinaja di anni. Berti. Oil. 1. 10. 3o. Ventidue centinaja di migliaja Di combattenti ayea seco Agricanc. 2 — [A centinaja , posto avverbial. t=z In gran numero .) fiocc. introd. 24. Nelle quali a centinaja si mettevano 1 sopravvegnenti. Cestinare. (Arcbi.) Cen-ti-nà-rc. [Au.] Mettere la centina. a — Ixìdurrc o Adattare checchessia in forma di centina, o Dargli l’atto o il garbo della centina. 2 — * (Marin.) Ccntinare un vascello quando si slarga = Rinserrare i membri di un vascello che si allontanano e fanno fessura. ( Dal gr. ccntris o ceulron cosa acuminata , onde i Napolitani hanno centra grosso chiodo : ed è dunque Connettere con chiodi od altri mezzi le parti slargate di un vascello. ) (0) Cestinato , Centi-nà-to. Add. m. da Ccntinare. Fatto afirma di Centina . Centinatura. (Ardii.) Ccn-ti-na-tù»ra. [A/^] Il ccntinare [0 piuttosto V effetto di tale azione, o sìa l opera eseguita colle centine , ed anche il garbo della centina.] Viv. Disc. Arri. 15. Al quale dovendo io pur dare qualche cenlinatura cc. Centinerbia. (Bot.) Cen-ti-nér-bi-a. Sf Lo stesso che Piantaggine. V. Lat. piantago. Mattici. Chiamasi volgarmente la piantaggine in Toscana centinerbia, voce corrotta da quinquenervia. La maggiore per avere larga fronde ha sette nervi, la mezzana cinque, c la minore tre. (A) Centinodia. (Bot.) Cen-ti-nò-di-a. [Sf Lo stesso che Centimorbia. y, ] Ci\ nella v. Coreggiuola. ( Così detta dal suo stdo nodoso. ) Centistero. * (Mal.) Cen-ti-stè-ro. Sm. Misura summultipla dello stero , o siajo , eli e la centesima parte di esso; cosi detto perchè serve a misuraW i corpi solidi. Lat. ccntistcnim. (Dal lat. centum cento , c dal gr. stereos solido. ) (Aq) Cento , Cèn-lo. [Add. nutrì, talora usato in forza di s/n.] Numero contenente dieci diecine. Lat. centum, Gr. ìxecróv. fiocc. introd. 26. Intendo di raccontarvi cento novelle. 2 — Numero indeterminato , riferente Gran quantità. Lat- sexccnta. Gr. f.cvfoi>. fiocc. nov. 80. 11. E cento anni gli parca ciascuna ora. pant.Inf.25. 33. Che forse Gliene diè cento, c. non sentì le dicce.Pctr. son. 2fp. E degli amanti più ben per un cento. Berti. Ori. 2. 11. 1. Ch* un disordin che nasca ne là cento. » l'ir. Asia, i3o. Per ogni un cento accresciuto lo sdegno. (È detto in fai'za di su mille doppiò) (V) 3 — Centinajo. Tac. Dav. Ann. 2. 28. Chiedendo il popolo, che l’un per cento delle vendite posto , al fine delle guerre civili si levasse. « FU. SS. PP. 2. 2if- Or vedrò se Dio ini renderà dell’ uno cento. E 21J. Sovvenendo ad un povcr uomo , ricevette per uno cento. Vit. S. M. Mad. 3i. Costoro erano la terra buona da fare fruito per ognuno cento. Scgn. Mann . Agost. 22. 1. Attendono a seminar nello spirito , che pure al fine renderà cento per uno. 4 — Nel nutrì, del più, in senso di Centinaja. Cecch. Corrcd. 1. Aveva vinto parecchi centi e migliaja di ducati. (V) 5 — Nota uso . yit. SS. Pad. 4' 33 . Ben nuoce il vino ad accenderla, ma per mi cento più la yeduta del viso delle femmine. (V) 6 — * Talora in composizione dì altra voce a questa si leva V ultima sillaba , quando il numero col quale si congiugne, comincia da consonante , come Cencinquanta , Censessanta cc. (A) 9 — Dicesi Cento tanto per Cento volte tanto. Cavale. Espos.Simb. 2. ' 2p. D’ ogni cosa che V uomo per lui lassa, promette e dà in questa vita cento tanto , e in fine vita eterna. (V) Rim. Ant. Mazzo di Ricco da Messina. Messe*' se yoi talento Avete di venire, lo ne son cento tanto desiosa. (M) B — * (ZodI.) Cento in bocca. P"* Bianchetti. (A) Cento.*(G cng.)Cd.deg 7 /*S 7 an dellaChiesapresso la viva sinistra dcìReno.(G) Centof.jiiga. * (Geog.) Ct'n-to-hi'i-ga.Ant.cit.deUa Sp.nella Celtibena.iig') (jENtobrigese , * Cen-to-bri-gè-se. Add. pv. coni. Di Centobriga. (B) Ceniocapi, (Mit.) Cen-toVà-pi. Add. eviti, in deci. Aggiunto di Tifico , così detto ? secondo [ Hofmann, non perchè se gli attribuisse cento ca- CENTONOVANTESIMO pi, ma perchè aveva sospesi alle spalle cento capì di dragoni, e questa capi parlavano in tutte le guisa, ed esprimeano i suoni di tutu a, 1 animali. Adim. Piud. 0 Saturnio Dio, che rendi or grave A Tito 11 centocapi Etna ventoso. (A) (N) Centocinquanta, * Cen-to-cin-quàn-ta. Add. turni. com.comp*Lo stesi# che Cencinquanta. y.fiemb. Slor.3-36. Mandarono fuori delle porte >j a gran numero di saccomanni ec. con guardia di centocinquanta cavai grossi. E 4- 49 ■ 1 quali prometteano dare centocinquanta grossi. E 8.115. furono mandati trecento fanti e centocinquanta cavaU*-(y CentocinqUe , * Cen-to-cìn-que. Add. num. coni. comp. indeci . Tose . 332. Il consiglio centumvirale ec. che era di centocinqne. (yl Centodiciannovesimo, * Ccn-to-di-cianno-vé-si-mo. Add.m. num. ordinali* di Ccntodiciannove. Fioretti. N. Sp. ( 0 ) Centodiecesimo , * Ccn-to-die-cè-si-mo. Add. m.num.ordinativo di Cent dicci. Fioretti. N. Sp. ( 0 ) ’ , « Centodieci , * Cen-to-diè-ci. Add. num. com. comp. indeci. Vd. A PP. 1. i38. Era antico di ben centodieci vanni. (V) , Centodopicesimo, * Qcn-to-ào-àì-cè-si'mo.Add in.num.ordinat. di Ccntod dici, fìorg. L'ir. Dif. 9.85. Fu questo in tempo die regnava pcrtari , il XIII. re de’Longobardi, e l’anno dell’ entrata loro in Italia il c 011 * tododieesimo. (V) _ . ^ Centogambe. (Zo oh) Cen-to-gàm-be. [Sm. comp. iridaci. Specie d & setto appartenente all’ordine de miriapodi, ed al genere julo, c ha mollissime gambe. —,Centupede, sin. Lat.. ccntipeda , jid us ^ ^ restris Lin.J òr. (T7to\oi?$vhpx. Inf. pr. 3o‘3. L’ Amadigi è una app 1 ^ calura di molti corpi } ha più capi che f idra , c più piedi che j 1 centogambe. Buon. Pier. 2. 3. 7. Altiero il centogambe Per q uc * ond’egli ha il nome , Volle burlar la chiocciola. 2 ■— T. de' ennehilìogisti. Specie di strombo , così detto et cag l0fl della sua figura. (A) »• Centolàttipoppii-kra , * Ccn-fo-laMi-p°p-p 1 "f e ' ra - -dcld. f. comp - r -' tir. Che ha cento poppe piene di latte.$ ed è detto della JSatura.B L rujj. fierg. (N) Centoi,la , * Cen-tòhla. N. pr. fi Lai. Ccntolla. ( Dal lat. centumee to , cd oleo io odoro: Che sparge cento odori. ) (B) Centomani. (Mit.) Cen-tò-nia-ni. Add. com.indecL Che ha cento ciò che. le favole riamino dì Briareo, Oggi più comun. CenUm 311 y. Lat. centiinnnus. Gr. exccryxnp. Salvia, lliad. (A) Centomila, Ceu-to-inì-la. [Add. num. com.comp Jndccl. firmato da ^' en ^ nJ Mille; e vale ] Mille volte cento . ■—, Centomilia , sin. Lat. cen ^ u ,p millia. Gr. Ìxcltm /xvpat. Ar. Fur. 20 . ga. Già centomila avean. s mato un zero- Sego. Stor. 6. 161. La Caterina ec. fusse colloca* per moglie ec. , con dote da darselo dal Papa in contanti di cd 1 tornila scudi. j 0 2 — per num. indeterminato riferente Gran (jnaxììÀia.fiemb.Asol.’tf^ ^ l’avcssi voluto dipignere, ragionando,le istorie di centomila amanti ' Csntomili.v, Ccn-to-mì-li-a. [ Add.num.com.comp. indecl.Lostesso chcN ^ tornila, y. fiocc. introd.3i• Oltre a cento/n dia creature umane si c rC por certo dentro alle mura della città di Firenze essere stati di vl tolti. Lab. 253. Io non temo punto , che tutte le sue virtù dal 1 amico udite, avessero tanto potuto farti di lei innamorare, chcq uC vedeudo, centomilia cotanti non t’ avessero fatto disamorare. p, 2 — [E nel sign. del 2. di Centomila.] fiocc. nov. i5. 3o. No 11 (rimonti a fuggir cominciarono , che se da centomilia diavoli perseguitati. Dant. inf. 26. 112. O frati, dissi, che per centom 1 Perìgli siete giunti all’Occidente. Centonchio. (Bot.) Ccn-tòn-cbio. [A’/n. Erba della famiglia de Ile fìllee , che portando da cinque a dicci stami, una volta si è rtp 01 1 ^ al genere alsine, ed altra volta alla stellaria , ov' è più ragionf riferirla. Essa ha gli steli numerosi, la maggior parte de qual 1 V . strati , molto ramosi , erbacei ; le foglie ovate. , appuntate, ctl formi picchiale, intere ; i fiori bianchi, ascellari, s alitarli, P e(I * colati c. 4- Noi ne sentimmo tanto Cisinvì’ 1 ’ 31 ' 3 > 1" ani0 si l ' ccò il mercal ° a centoltantaiinla^ (V ) i 7 3 CtAr” CStlC ■ ( v )" ' * r CIfet.) Cen-lo-vi-ce. Sm. Lo stesso che Centonchio. ^".(Van) b, '"to-vi-ri. [ó’m. pi. comp. Lo stesso che ] Centumviri, A . tovirj | <>sr " 332. Come si dice cc. avere giudicato una causa in ccn- l J ciie s’ f .P cr l’ordinario era di io5, cosi si diceva ancora quando m^ero trovati a giudicare

    0 ’ c ^ le si distingue dagli altri perchè ha una sola fila di denti sul Ue da mascella inferiore. Il suo tronco è triangolare , acuto Vu y , u . . c Ungo al ventre , bruno in alto , bianco al basso ; la te - iio n P lCC0 J a ) piatta , e terminata in punta ottusa ; le narici stanno jfti Ur A>i dalla bocca . e i fori acquosi trovatisi al di dietro de- c ez/, — ^ p CS ce porco-, ì’eecc cune, Squalo, sin, Lat. srpialus centrina.) (Dal gr. centrai pungolo.) Red. Oss. an. i6y. Coperto di pelle aspra, ruvida , simile a quella degli squadri , delle centrine , c di altri simili pesci cartilagiuei. E tyd. li pesce porco , per altro nome detto centrina. Centrino. * (Zool.) Ccn*trì-no. Sm. Lo s tesso che Centrina. V.Salvin: Opp.Pese.i .Con spuntoni neri , Il nome però tengon dì Centrini. (N) Centripeto. (Fis.) Cen-trì-pe-to. Add. m. comp. V.L- Che tende al centro , ed è per lo più agg. dì Forza. Lai. centripeta. (Quasi centrum petens che tende al centro.) (A) Conti A. Berg. ( 0 ) Centrisco. * (Zool.) Cen-lrì-sco. Sm. V . G. Lat. ccntruscus. (Da centrati pungolo.) Genere di pesci della divisione de’ hranchiostegi , di cortissima statura e strettissima , con quattro raggi acuti alla prima pinna dorsale. (Aq) Centrite. * (Gcog.) Cen-lrì-tc. Ant. fiume dell * Asia fra la Media e ! Armenia. (G) Centro, Cèn-tro. {Stri, hi generale dinota un punto egualmente distante dagli estremi di una linea , figura o corpo , ovvero il mezzo di una linea o di un piano per cui una figura od un corpo viene in due parti eguali diviso ; in particolare poi dicesi it] Punto nel mezzo del cerchio , [r> della sfora.} Lat. centrum. Gr. xivrpov. Dant. Par. centro al cerchio, e si dal cerchio al centroMnovesi l’acqua in un rilondo vaso , Secondo eh’ è percossa fuori o dentro. Bui. Centro è lo punto del mezzo del cerchio. » Gal. Mem. e Leti, ined.pubbl. dal Venturi , pari. 1 . pag. i 5 . Che se il sole fusse nei centro della slèra stellata, c non la Terra , cc. (B) » —[Far centro d’una cosa —Parlane?mezzo di checchessia, Dant. Par. <0.64. Io vidi più fulgor vivi e viucenti Far di noi centro, e di sè far corona. » E Purg. i‘ó. 14 • Fece del destro lato al mover centro , E la sinistra parte di sè volse. (Min) 3 — Il mezzo o la parte più addentro di checchessia , [ e per estens . 1 / interno della terra , L’inferno. ] Dant. luf. 2. 82. Ma dimmi la cagion , die non ti guardi Dello scender qtiaggiuso in questo centro. Beni. rim. 1. 100. Dal più profondo e tenebroso centro, Ove ha Dante alloggiati i Bruti e i Cassi, Fa, F’iorimonte mio , nascere i sassi La vostra nuda , per urtarvi dentro. 4 — E fìg, L* interno dell’ animo. Frane. Bari. 3 iJ. g. Onde di laude ricerca tc dentro, S’ hai netto il centro. 5 — * Oggidì s usa fig. in varii modi e frasi per far intendere il mezzo , la parte più. intima , più essenziale ; e così dicesi : Nel centro del Regno, di una provinciali! centro d’un esercito e simili. Dicesi parimente in istifa teologico : La Romana sede c il centro del- 1 ’ unità del/a Chiesa. (A) 6 — * Dicesi pure fig. Essere nel suo centro , per dire Esser nel lungo ove altri sì compiace maggiormente , dove ama di stare . Ed in senso contrario : Esser fuori dei suo centro. (A) 7 — * Si dice altresì Che Ogni cosa tende al suo centro , por fare intendere che Ogni cosa ha una naturai tendenza vei'so il luogo del suo riposo. (A) 2 — (Fis. e Meco.) Centro di gravità: É quel punto , per lo quale appesi i gravi stanno in equilibrio. Gal. Mecc. 601. Centro della gravità sì definisce essere in ogni corpo grave quel punto, intorno al quale consistono parti di eguali momenti. 2 — di eorze paìUlleli-e: * Punto fisso per cui passa la somma di due forze parallelle , e sopra del quale queste forze sì aggirano quando cambiano dilazione nel ravvolgersi intorno a* loro punti di applicazione. (A. 0 .) 3 — d’inerzia: * Sin. di centro di gravità. (A. 0 .) 4 — di movimento: * Punto intorno al quale un corpo compie i suoi movimenti. (A. O.) 3 — (Archi.) Centro si dice parlando di una figura ovale , quadrala 9 ellittica , ec. Bald. Voc. Dis. U centro di un quadrato, il centro di un’ ellisse. Quindi gli Architetti chiamano Centro della colonna il punto di mezzo del suo asse , c Centro dell’ involta linea il punto nelle volute , dove termina la linea composta eccentrica , spirale , o avvolta , dopo essersi raggirata in varii involgimenti. (A) 4 — (Milit.) Quella parte et un battaglione , d’uno squadrone , et un reggimento , d una brigata , o d'un esercito , Òhe è posta in mezzo a due ale quando si sta tra la vanguardia e la retroguardia , allorché sì cammina. Gli antichi scrittori militari lo chiamano Balta- gliaj ma la parola Centro toglie la confusione , che da quella di Battaglia potrebbe troppo sovente derivare. (Gr) t 2 — T. di fortificazione. Angolo del centro: È quello che è formalo nel mezzo d’una figura o (V un poligono con due raggi , ossia semidiametri, che partono dal centro , terminandosi nei due angoli della figura vicinissimi l’uno alt altro. (A) 3 — (Prospct.) Centro dell’occhio: Quel punto dove sì forma la perfetta visione. Baldin. Voc. Dis. (A) 6 — * ( Fisiol. ) Centro d azione. Viscere nel quale si esegue in gran parte , ed anche in totalità , una funzione , alla quale molti altri organi contribuiscono. Così pare che I attivila vitale si concentri intieramente nel ventricolo , indi nel duodeno nel tempo della chimificazione , ec. Diz. se. med. (A. 0 .) 2 — di. flussione: Punto del corpo vivente verso il quale si richiama una quantità più o meno considerabile di fluidi. Diz. se. med. (A. O.) 3 — di radiazioni simpatiche: * Organo eli eccita simpaticamente ! azione di uno o di piu altri organi più o meno lontani da esso y e co’quali sembra non avere alcuna comunicazione immediata. (A.O.) q —*( Anut.)Centro epigastrico: Porzione aponeurotica del diaframma.nella, quale credevasi anticamente che avesse sede una forza incaricata di pre.sedere alla nutrizione , alle emozioni ed alle affezioni. L’ importanza che se gli attribuiva fu m seguito assegnata al plesso solare, quindi alla membrana mucosa gastrica. Diz. se. med. (A. 0 .) 2 — frenico:* Aponeurosi centrale del diaframrna.Diz.sc,med.(A..Qi) i 7 4 centrobarica 3 — nervoso : * Punto da cui vaiii nervi prendono origine , co- tne il cervello , la midolla spinale ed i ganghi, Diz. se. med (A. O.) 4 — OVÀT.P. • * t\ì'vurna rìt cnetsiHrrst miA<'\linr'0 f'n.t* si sr'fìì'/Tfl! tu* CEPOTIRANNO Sinih. 2. 2Q. D’ogni cosa clic Tuomo per lui lassa, promette e 1 questa terra . cento tanto ec. E intendesi qui per questo eentup* pace e la letizia della mente. Segner. Mann. Lugl, 16. 3 * il centuplo molto più segnalato di quanti Dio doni in terra. 21. 3. Si dice che egli ec. raccolse il centuplo. (V) - An. Centura, Cen-tii-ra. [Sfi, F. A. F. e i quali offrono per carattere una cresta longitudinale e dei pungoli molto disgiunti gli uni dagli altri. (Aq) Centrongalli. (Bot.) Cen-tron-gàl-li. [« 5 Vw. F. A.] Seme di schiarea. M. Aldobr. 210. Togli seme dell’ infrascritte erbe ec. , centrougalli, cioè seme di schiarca, balsamite, squillanti, ec. Cehtroni.* (Geog.) Ceii-tró-ni. Popoli della GalUa Belgica.—Lo stesso che Acitaroni. F. (G) Centronoto.*(ZooI.) Cen-trò-no-to. Sm. F. G. Lat. centronotus. ( Da centron pungolo, e notos dorso.) Genere di pesci il cui carattere consiste in una sola pinna dorsale , quattio raggi almeno a ciascuna pinna toracica , e dei pungiglioni isolati nella parte anteriore della pinna del dorso. (Aq - ) Centropodo. * (Zool.) Ccn-trò-po-do. Sm, F. G. Lat. ccntropodus.(Da centron pungolo, e pus , podos piede, ed in questo caso pinna toracica. ) Nome dato ad un genere di pesci , pevchè hanno un pungiglione e cinque o sei raggi articolati molto piccoli a ciascuna piatta toracica. (Aq) Cea\tropomo. * (Zool.) Cen-trò-po-mo. Sm* F. G. Lat. ccnlropomus. (Da centron sprone, e poma opercolo , coperchio.) Genere di pesci , così delti perchè hanno una dentellatura ad uno o più pezzi di ciascun opercolo , per cui rassomigliano ad uno sprone. (Aq) Centroscopia. * (Mah) Cen-tro-scò-pi-a. AV/i. F. G. Lat. ccntroscopia. (Da centron centro, e scopeo io considero , indago.) Quella parte della geometria che traila del centro. (Aq) Centrovale. (Anat.) Ccu-tro-vù-!e. Sm. Lo stesso che Centro ovale. F. Centro , §. 7. 4. (A) Centrovelare. (Mario.) Cen-tro-ve-là-re. Att. F. Vela. (S) Centruenico. * (Geog.) Cen-tru-e-ni-go. Lo stesso che Cmtrucnigo./K(G) Centum-Gelle. * (Geog.) Antico nome di Civitavecchia. V. (G) Centumpeda. * (Mit.) Cen-tùm-pe-da. Add. com. F . L. e vale Che ha cento piedi. Soprannome di Giove ih S. Agost. C. di Dio. (Mit) Centumvirale , Cen-tum-vi-rà-Ie. Add. com. Attenente al magistrato de ’ centumviri. Lat. centumviralis. Borgli. Tose . 332, Come si dice il consiglio centumvirale. Centumviri. ( St. Rom.) Cen-tùm-vi-ri. [ Sm. pi. F. L. e vale Cento g. Berg. ( Min ) Centuriato. ( St. Rom.) Cen-tu-ri-à-to. Add. m. da Centuriarc Ce* •ole iurta , Ordinato per centurie ; ed era aggiunto del comizio £?* fif. in cui il popolo romano ratinatasi diviso in centurie. Borg • $ 278. In que’comizii che e’ chiamavan da queste centurie ceid l,ria ^ 280. brano in Roma i comizii ceuturiati e’tributi. B Gol. L&' Per via de’comizii ceuturiati del popolo romano. (V) ilo* Centuriatore. (Lett.) Cen-tmria-tó-re. Sin. Nome dato ad a lcunl !!! r ie 0 Luterani , che hanno scritto una storia ecclesiastica divisa in cetl M) secoli. Centuriatori Magdeburgesi. Pallai ». Conc.Tr. Battagl Centurio.* (St. Rom.) Cen-tù-ri-o. F. A. F. e di’ Centuria, ^li 55 . Ancora questo centurio era diviso per compagine, cootuliernic erano chiamate, ( il Lat. ha ipsae centuriae. J G l ' £3» 2 • Lo stesso che Centurione. Lat. Centurio. Sali. GiugW'^ c(l ‘ * Invitarono ec. chi l’ uno chi V altro Centurio. (N) Centurione , Cen-tu-rió-ne. j\ 5 V/z. In origine capitano di uriti c gaia di cento uomini presso i Romani , e poi detto in genetf A fl, Pùnifu..,. a:__ _ L:..: r . . . A , s . $[. r * catl con una cenuzza tignosa. Ceo. * (Mit.) JV. pr. m. Lat. Ccus , uomini.] Surta dì magistrato nella repubblica {romana, il quale giudicava le cause importanti di drillo e non di fatto. ] —, Ccu- toviri, sin. Lat. centumviri. Centcncolo. * (Bot.) Cen-tùn-co-Io. Sm.N-G /.«t.centunciilus. (Daerme giacere, ed ulos tutto.) Genere di piatile della telrandria monoginia, famiglia delle lisimachie, così detto perchè la sua più ovvia specie è tutta per terra distesa. Questa è il Centunculus minimus, che vegeta ne’ litloraU di quasi tutta l’ Europa ; ha foglie alterne ovate sessili, fiori ascellari solitarii , ed lui la corolla che varia dal bianco al carnicino. (Aq) (O) (N) Centuno, Ccn-tù-no. Add.m.num. comp. indecl.Numero di cento e uno-, e si dice anche talvolta di numero indeterminato, per-far intendere Gran quantità. Malm.'j. 4q- Ch'egli è di quel (vino) delle centuna botte. (A) Ant. Alamari, limi. son. 4■ Ccntun , centuno, cinquantuno e un’A, Compare, è la cagion eh’ io mi disperi. ( Accenna il nome di Cicilia CICILIA. ) (N) Centupeoe. (Zool ) Cen-tù-pc-de, [A’/n.] V. L. Do stesso che Centogara- be. (A. Lat. centipeda. Gr. iraoAc ìxsrdpx.. Morg. z5. 3,5. Centupcde , e coriaude , e rinatrice. Centuplicante, * Ccn-tu-pli-càn-tc. Part. di Centuplicare. N.direg.( 0 ) Centuplicare , Cen-tu-pli-cà-re. Alt. Mnltiplicar per cento. (A) Centuplicato, Ceu-tu-pli-cà-to. Add.{ni.da Centuplicare.] Moltiplicato percento. Lat. ccntuplus. Gr.ìxxTorrxv-rr^uiros. Nelle Giunte delia Cr.Pros. Pier. 3. vAo.Dclla ricompensa di questo solo il Cielo è capace, dove ricogliendo ora centuplicato il fruito ec., forse si sdegnerebbe. Centuplo , Cèu-tu-plo. Add. m. Maggiore cento volte. Lat. centuplex. Gr. ix.a.TGiJ.vhxvlu.-v. Gal. Dial. mot. Che essendo in lunghezza centupla della sua grossezza , sia ec. 2 — Usalo pure in forza di sost. Cento volle tanto. Cavale. Espos. Capitano di cento uomini. Lat. centurio. ór. lx.xTÌrra.px, oS - ai.- 4- Dopo questi centurioni fatti in Pavia del mese di Settembri) ^ detto. Dah un. 2. 2. Fur ccliarche , c fur centurioni, Mai'd 1 ’)... fi. gitor di cavalieri , E dietro a loro furon decurioni. Ueiul. j c ii- In Cesarea era uno gentiluomo che avea nome Cornelio, ed L ’f a turione e capitano di quella masnada. -, p 2 *. Lo stesso che Centuria, nel quale sign. è N.A. Uegez- . ^ il schiera divisero iu centurioni , ed a ciascuno centurione die gontàlone della sua insegna. ( Il Lat. ha centurias- ) (Pr) Centurione. * ZV. pr. m. Lat. Centurio. (B) , r \ Centuripa. * (Geog.) Cen-tu-ri-pa. Lo stesso che Centorbi. Cenuro. (Zool.) Ce-nù-ro. Sin. Nome di un genere di arlimali i dine de’cistici: corpo allungalo, alquanto depresso, rug os0 ' s uC di tema armata, con beccuccio uncinalo, e quattro bocciò fU 3. cianti. Molti insieme in una stessa vescica semplice. Lat. c ° e Premer. ( Min ) Ce» uzza , Ce-nùz-za. [ Sm.) dim. di Cena. Lo stesso che Cenetta. “ ‘ ( lu* nov. 4■ Parendo loro nondimeno tristissimo baratto i ventici 11 '* 1 citlf’ . . , . _. . , Caeus. ( Dall’ ebr. scehhM^w In gr. ceo vale io brucio , e vien pure dall’ ebr. o fenicio a e fi stionc. ) — Pìglio del Cielo e della Terra , padre di L<ù° Asteria. — Padre di Tvezeno. ( Mit ) . (0) a — * (Geog.) Isola del mare Egeo, fra V Eubea e la Ceode. * (Bot.) Ce-ò-de. Sf M. G. Lai. ceodes. ( Da ceodes Genere eh piante non determinato ddmodcrni , i fiori delle q li beino un odore soave. (Aq) . w C^ e Cepacea. ( Boi. ) Copà-ce-a. Add. f. Aggiunto di queliti P l f!. proviene da bulbo tunicato : la cipolla (Alluno coopu. ) (G^^GJ Cerada. * (Geog.) Ce-pà-cla. Pie.citali Spagna nella Nuova Ctt^s Ceparo. * (Geog.)Ce-pà-To. Promontorio dell’isola di Cipro. (G) CEpAstA.*(Geog.) (3c-pk-si--.ì.L e rfi llC \ Cepione. * Ce-pi-ó-ne. N. pr. m. Lat. Cepio. (Dal gr. cepx> s 1 all’orto.) — Q. Servilio Cepione. Console e generale ro ff a ! fleig'Y) Cepionide. * (Min.) Copiò-m-de. Sf. Specie di gemma. B° C 'jA ì 'eS-v Cepita.* (Geog.) Ce-pi-ta, Zepita. Cit. della Repub. diBw-nereu.o, Cep-pe-rèl-lo. iSm.l dim. di Ceppo. >11 fjo 65 . Petto, sin. Lat. vilis caudex. Gr. pmpon crr-. =X : ^ cepperello Vedendo la donna sua non corpo umano , ma p „ ‘“arsicciato parere. a. , meco!o lesila. V■ Cretto, Cep-pét-to. Sm. dim. dì Ceppo, h a _ P (} - [«reietto clic Cepperello. Soder. Colt. Spicchisi adunque quel cio & d ma rtel- s* chiama il veccViio, e gli antichi lo chiamai an , lino Cepp^ ^H^ss'achc rimanendo appiccato tal ceppetto , . (noi.) Cèp-pi-ta. Sf. Lo stesso che Cespita. Erro. CA^ro-l CÈP-P'-t 3 - Sf- r- ti'u„ P „. g r •) Cep-po. [ r d |e mi costa tanta fatica. (A) Battere il ceppo, dicesi del Percuotere che fanno i fan- giunti 11 ' 1 , ce b , P :> la vigilia di Natale , ad effetto di conseguire da’lor conili donativo. [E Ardere il ceppo vale Porre il ceppo sul fuoco t' nì.] J, 1 , d' Natale o per conseguire la detta mancia, o per darla al- 3 JfS- ig8. Per traitcncrli la sera che s’arde il ceppo a’nipotini. CERA 17 5 tr T. de ferriera. Pietra che forma il fondo y ossia la base dai fimo da piede. (A) 12 fi- de* gettatori di campane. Quell' armatura di grosso le* gnome , in cui sono incastrate le trecce e i manichi della campana , per tenerla sospesa. (A) T de’gualchierai. Quella macchina della gualchiera , nella quale i mazzi battono orizzontalmente , e serre a lavare , o a purga* re, o a risciacquare ì panni. (A) *4 T. de legnajuoli. Chiamano essi Ceppo da ugnare a cassetta , un pezzo di legno che serre per ripulire le augnature che ven- g ( no nella diagonale di un quadro. (A) 4 5 ~~J E. de' pettinaglieli. Specie di stvetlojo con mattonelle di noce , ad uso di addirizzar le ossa. (A) - o —■ 'J\ Uè' curnuori. re piede ael tomoe chconsi anche Ceppi que zoccolelti di legno , in cui sono fermate le punte che reggono il lavoro del tori nere. (A) *7 Ca cassetta da mettere T elemosine. Prone. Sacch. nov. 1^4 Mettea li danari in un ceppo che era ivi presso collegato nel legno a pie di un Crocifisso. ^ ™ ) Per translato , dicesi da’notomisti il Tronco principale delle vene. Cocch. Lez. Ceppo comune delia cava. Ceppo venoso , che si trova al lato destro del cuore. (A) 3 dell’ orecchio : * Quella parte più grossa deli orecchio esterno , eh’ è impiantata nell' osso pietroso. (A) f^oig. de’colloq. del Vives. ( [fen.iy 3 i.J_f. 7. Stropiccia bene le ciglia e le palpebre , e poi sodo i ceppi sotto gli orecchi. (P) 7 (Marìn.) Limone di due pezzi di legno della medesima forma e grossezza , strettamente congegnati insieme mediante due perni di fino , o caviglie di legno , e delle fasciature di ferro , che rinchiuda e incassa il fuso dell’ancora appunto sotto l’occhio della cicala. (S) 2 —“ * Crosso legno con incastro , che posa perpendicolarmente sul pavamezzale , e viene in coverta dove ha un bozzolo per la di, rizza dell’albero. (A) 8 —- (Milit.) Ceppo di raortajo: Così chiamasi la cassa sulla quale po* set il mortajo e il petriere. Essa è composta di due cosce unite fòr- temente insieme da treverse di legno. Le parti principali del ceppo sono: 1 manichi di ritegno , le piastre degli orecchioni , la piastra di rinforzoj i cunei di mira-ceppo del freno. (Gr) Cepraso, * (Geog.) -Ce-prà-no, Ceperano, Cìperano. Borgo degli Stati della Chiesa presso Prosinone famoso nella storia. (G) Cera. (Cium, e Com.) Cé-ra. [Sf Sostanza gialla , d'odore aromatico , che l azione dell’ aria e dell' acqua unva a quella del loro liquido rende bianca, inodorifera , insipida e frangibile} si fonde al fuoco, abbrucia facilmente , è insolubile nell’acqua, poco solubile nell' alcool e nell* etere , ma sì discioglie Ih nell' acqua , poco solubde enissimo negli olii, e si cot del umu.in... ir* o un.iv ìì ceppo a nipotim. Ceppo assolutamente , e Pasqua di ceppo, dicesi la solennità Natale di Cristo Natiilis Domini. Gr. v per insino per Pasqua Nostro Signore. Lat. d{ cgp 1 " Vs^ffis. Ambr. Furi. 4 - ‘ 1 - Gli vidi 4 ’ t I ua ndo il Papa cantò la messa in S. Pietro. (liberi C r Ca ^ Origine di famiglia , per metaf. presa dal ceppo degli C( l'ier s ^P ts * Gr. o-TDiri). Dant. Par. 16.106. Lo ceppo, di che na- * ^ a ^ UCc G Era già grande. Maestruzz. 1 . y 5 . Che è la con- po ® E un legame di persone che sono d’un medesimo cep- per | on “’ a l-t o per carnale generazione. Chiamo ceppo quella persona, leggi H ,la lc alquanti trassono il nascimento. E appresso : Secondo le P c& rsoua lU r^° m P l ‘^ are dobbiamo ritornare al ceppo , cioè alla comune Hi 0 p-* Morell. 218. Anticamente i nostri, già cinquecento an- | -i. U * ^ >0rto loro ceppo e principio ec. nel bei paese di Mugello. M, Sin. sign. medesimo ■ e Scegli 0 , sebbene alquanto più generale . ring, i figliuoli che rimasono dell’altro soldano, P- 4 °- Fece pigliare (Àr lvT° ttej:e P l ’8^ one ’ e s i m de tutti i loro parenti di ceppo. (Nj ^fattoi- .5 Ue * ^ e S no s ’^ c I ua ' e ^ decapitano colla mannaja i cep po l ' ■ r . 10. 122, 3 . Le famiglie delle signorie armate col tosto d' C0 . trianna je |>er fare giustizia. Scgncr. Pred. 5 . Che , piut- Ccrmn c , sc !88 la ccre a tal onta, si avrebbono quivi eletto su un duro i^ojatah i asci . (fC u capo> H Pedes . rument p nel quale si serrano i piedi a’ prigioni. Lat. com- Ue’ Cepp^c? 8 ' a " r * Xy i t 9. 97. Mettcnnogli i piedi la notte pi j accinrfl^" f ,Uc ' 1 ‘ P° n S 0110 loro le manette, e i piedi ne'cep- s eAìoii si fuggano. Erair** ^ fi etr - son - Gissi , oimè , il giogo e le catene c i ceppi SolIcv ^ dolci, ebe l’andare sciolto. Sagg. nat. esp. y6. Appena nel stdjjj lr 5 se nte allentar dintorno i ceppi della compagna aria , che ^ tu forza per riaversi. ^ecir* ^. ai ^ an do di Case ,] dicesi dell’ Aggregato di molte case at- la g ® Ulsl eme. 7 'ac. Dav. Ann. i 5 . 215 . Le case di Roma, che ndsura n ° n ? CCU P^ i furori rifatte ec. » strade larghe , traverse a sua i no , nia Sidori piazze, e dinanzi a ogni ceppo isolato difese dalla . ° 81 Pa in fronte. c°ii Parlando di edificii , fu preso talvolta , per la loro Base , g ranni ^P?p a fi m ^ iu dine. Sin. p. 25 . E il ceppo loro (i 6 __ tfe “ Egitto ) da piede larghissimo , e di sopra appuntato. (IN) j_ pialla: Quel legno in cui è imbiettato il ferro. /^.Pialla.jA) a ^ De l graffietto. V. Graffietto. (A) Gr, y ^ EL ^ Fa EKo ^ Nodo o Attaccatura del freno. Lat. fraeni caput, re ^ \\ a° u v. Tav. Rit. Volendosi Tristano e Lancillotto diparti- np cavalieri abbattuti gli prendono per io ceppo del freno. a iNi'TTnivn Q ue i toppo di legno , sopra cui è fir- .. Sacch. nov. 166. Subito si tira addietro per ) 10 forma che il dente rimase appiccato al ceppo della ’ncudine. *. fi’bottai. Ceppi diconsi da'bottai que'pezzi di legname , si taglitinn .. _ 0 ’ due ***(11,47* P ELLA - INCUDINE ^Sgire lri ^ Ut i* ne - Frane. ‘o ^ «li c ui tagliano e s'intaccano i cerchi. (A) per costruire le cellule de'loro alveari. Molte piante ministrano una materia analoga alla cera. } Lai. cera. Gr. termos. ( il gr. ceros cera viene da calo ardo, e reo io scorro.) Dant. I/ifl iy. log. Ne quando Icaro misero le reni Senti spennar per la scaldata cera. E 25.61. Poi s’appiccar come di calda cera Fossero stati. E Purg. 10. 43 .FA avea in atto impressa està favella cc., Game figura in cera si suggella. Petr. son. io 3 . Amor m’ha posto come segno a strale, Come al Sol neve, come cera al fuoco. 2 — Tutte quelle cose composte di cera e bambagia per uso di ardere, come candele , lorce^ e simili. Lat. candelae, fuualia. Gr. Bocc • introd. 18. Coli funeral pompa di cera e di canto alla chiesa ec. 11* era portato. E nov. 79. 11. Nè vi potrei diro quanta sia la cera che vi s’ arde a queste cene. 3 —Quelle tavole incerate, sulle quali scrivevano gli antichi.Lai. pu- gillarcs. Gr. iflvoL-xs?. Toc. Dav. Post. ^ 5 J. Plinio nella prima pistola a Cornelio Tacito scrive, che andando a caccia, ajutato da quelle selve e silenzio , componeva per portarne , se le mau vote, almen piene le cere. 4 —Appiccato colla cera, dicesi metaf. di cosa unita a un’altra leggiermente , e che con facilità possa disgiugnersi. Lat. leviter haurcns. Gr. xnpti (tvì>xt?twv. Tac. Dav. Vit.Agr. 3 g 6 . Il loro esercito, di genti diversissime appiccato insieme colla cera d* un po’di fortuna,che mutata lo sbanderà. Lasc. Gg/o.9. 3 . 5 . Avessila tolta quando egli era d’altra fatta e giovine, e non ora, ch’egli ci sta appiccato colla cera (cioè: è vecchio.) 5 — r>! Spagna. * F". e di’ Ceralacca. (A) 2 — (Farm.) Cera cattolica: Specie di cerotto detto anche Cerotto di Norimberga. (A) 3 — * (Agr.) Cera da innestare: Mistura fatta di sei once di cera vergine , di altrettanta pece , e di due once di trementina , la quale serve per coprire le fessure dell' innesto. (Ga) 4 — * (Pitt.) Cera punica : Così chiamasi una combinazione di cera bianca o gia’la e di potassa caustica , fiie forma una massa pastosa^ a cui s’incorpora ogni specie di colori. Se ne fa uso principalmente per dipingere in encaustico , stemperandola nell'essenza di trementina. 5 — (Zool.) Membrana nuda e callosa , di cui è fornita la base del becco di alcuni uccelli , come Sparvieri , Aquile , Avoltoi. (A) Cera, Cc-ra. [A/.] Sembianza , e Aria di volto. Lai. characler facieì. P. Flos , 11. ( Dal pers. cehre che vale il medesimo.) Lev. M. Bruto gli guatò, nè unque mutò cera , nc colore. 2 — Volto semplicemente. [E detto anche degli ammali .] Tes. Br. 5 . 10. E quando vuoi scegliere astore grande guarda che egli abbia la testa lunga a guisa d'anguilla, e che la sua cera sia allegra, un poco chinata, infino che egli è concio. 3 — [ Cogli agg. di Fosca , Brusca , Cattiva , ec. dinota sembianza burbera , minacciosa , ec. ] Bocc. V^is. 20. Con cera fosca ancor vedea lasciare Plutone i ciechi regni abbandonati, Per troppo ardentemente donna amare. Sen. Ben. ffarc , 1. 9. Ma secondo ine ! 7 6 CERA è ancora piggiore colui il quale con villane parole c con cera brusca Va superbamente cc. facendo la mostra delle ricchezze sue. Barn. Ori. 1 • 20. 20. Era il secondo chiamato Rancherà, E del primo ha più tèrza, e peggior cera. E 2. 8. 3o. Per questo aveva il re cattiva cera. 4 — [Cogli agg. eli Giojosa-, Gentile, Umana,Diiettosa, Fresca cc.'] Dant. rirn. fó. Fu la mia disianza Vostra cera giojosa. Rita. ani. M. Cin. 02. Che vengon dalla vista che procede Dalla cera gentil, quando mi vede. Rim. cult. Dant. Majari. 8f. E la beltà di vostra umana cera ec. Ha somigliante preso el nieo coraggio. E 8 j. I,a diiettosa cera, Ch'io riguardai, m'ha priso. llim. ani. P. N. Maz. di Neco dei Mess. Ben passa rosa e doro La vostra fresca cera, Lucente più che spera. r » * C.alliagg. di Buona. Red. nel diz. di A. Pasta. Acquisterete la vostra antica buona cera a dispetto m quegli osaci»! kvuuuttwioo.(\ T ) 6 —. * E fig. Cera mondana la terra. Dant. Par. 1. E la mondana cera Più a suo modo tempera e suggella. (Parla del sole.) (N) ^ — [Co/*». Avere:] Aver cera di lare o d’esscre^Pum* buon da fare, ec. Cecch. Assiuol. 5. 2. Il marito di lei non mi ha cera di più valente cavaliero, che si sia messer Ambrogio. (V) 3 — * Ed in altro sign. come dall’ esempio. Fir. Lue. 2. 3. Come viene una cavalcata di Ibresticri , che abbiano cera d’aver qualche carlino vogliono intendere donde sono ec. (N) B— [Co/e.Fare.]Far buona o mala cera a unozzz Mostrargli col cambiamento del volto d'accoglierlo allegramente , o mal volentieri.LatXoi'VQ, si- \e hilariter alicjuem excipere. Or. $t\xrìpuiewf ^ % àypws Lib. son. 68. É però non li feci buona cera, g — [Modi avveih. A buona cera, co v. Dire, Ricercare, e simili} ss Dirla apertamente , [o forse senza adirarsi, o simile.'] Zat. diserti* ver- bis dicere. Gr. nrccpp-ncioH^arB-xt. Fir. Lue. f f. Vedi, io te io dico a buona cera : non lo vo' più sopportare. » E Car. Lett. Fani. Del quale ho tanta buona relazione , che io ve ne ricerco a buona cera , perchè pcuso elio ’l loco sarà ben provvisto. (Min) 10 — Di buona cera = Allegramente. Lai. hilariter. Gr. §xd)pw$, Liv. M. Elii mangiarono c festeggiarono con lui di buona cera. 11 — [Alla cera Aliarla del volto , Al viso, Al sembiante, All apparenza.] LÀv. M. Egli rissomigliava alla cera uua bestia sai valica. 12 — [ In sign. di Bombanza , Lautezzza, nel modo] Far buona cera, Far gran cera =: Mangiar lautamente. (Dal fr. /aire bornie ckèrc che vale il medesimo.) Lai .hilariter opipure, epulari. Gr.\c tvuxHo-&ot.i, Tue. Dar.Ann. 2.38. L’indusse cc. a far gran cera, gran debili. Beni. rim. Chi stare allegro sempre, e far grau cera. Belline. Facendo a mensa buona cera , Avrebbe fatto un elmo del pajuola ■Cera. * (Geog.) Isola del mare delle Molliche. (G) Geracàte. (Min.) Ce-rà-ca-te. Sf. Lo stesso che Ceragata. E. (A) Cerace. * (Geog.) Co-rà-ce. Ani. cit. della Macedonia. (G) Ceragata. (Min.) Ce-rà-ga-ta. Sf. Specie di agata, così detta dal suo colore di cera greggia. —, Ceracate, sin.Gab.Fis . Ceragata cedrina , lionata. (A) Cbraja.*(BoI.) Cc-ni-ja.Sf Genere di piante non riportato,così dette per la loro corolla ricurva al pari cVun corno. (Dal gr. cerus corno.) (Aq) Cerajuolo. (Ar. Mes.) Ce-ra-juÓ-Io. [A’/yj.] Artefice che lavora di cera , [e segnatamente quello che lavora figure di cera. —,Candelettajo, sin.] Lat. cerae opifex. Gr. x./tpoir\x.crry !•?. Beni. rim. 1. cj/f. Fugga da’ cera- pioli, Acciocché non lo vendan per un boto. Cecch.Scrvig. /. 1. Io lio un cerajiiol che ce ne farà una. Ceralacca. (Ar.Mcs.) Ce-ra-làc-ca. [Sf. comp. PI. Cerelacche.] Composizione di resina , lacca , spirito di vino e vermiglione , che si riduce in bacchettine per uso di sigillare. [Oggidì,fassene ancora con altri colori e dicesi comunemente Cera di Spagna.j Lat. cera liispani- ca. Sagg. nat. esp. 02. E sigillata con ceralacca ec., si metta in un vaso di vetro. E 22 7. Ricchissima più d’ogni altro n’ù l’ambra gialla, dopo la quale par che nc venga la ceralacca finissima. Cerasi. * (Geog.) Lat. Ceranmiu. Una delle isole Molliche. —- Citta dell’isola di Giava. (G) Cerambice. * (Zool.) Ce-ràm-bi-cc. Sm. Genere d 5 insetti dell ordine de’ coleotteri, che hanno le antenne lunghe e setolose , ed il torace ora spinoso ora rugoso. Lcit. cerambix Lin. ( Dal gr. ceras corno, c da ambix , icos calice; poiché il torace di questo insetto riguardandosi in ordine alle antenne, ha qualche cosa di simile ad un calice con delle corna.) (Vati) (N) Cerambici*- i. * (Zool.) Coram-bi-ei-ni. Sm. pi. Famiglia d'insetti dell’ ordine d’ coleotteri , che ha per tipo il genere cerambice. Lai. ceiam- biciui. (Aq) (N) Cerambo, * Ce-ràm-bo. IV. pr. rn. Lat. Ccrambus. (Dal gr. ceras corno , e bus bue. ) — Secondo Ovidio , vecchio Tessalo il quale nel diluvio di Deucalione fu cangiato in quella specie di scarajàggio che pol la il suo nome. (Mit) Ceramella. (Mus.) Ce-ra-mèl-la. [A/^] Sorta di strumento. [Lo stesso che Cennamella. E> ] But. Par. 1. 1. Trovato la ceramella che Pal- lade avea gittato via. E appresso : Cominciossi a gloriare dicendo eh’ egli sonava meglio la ceramella , che Apollo la citare. Ceramiche. * (St. Gr.) Ce-rà-mi-che. Add. e sf. pi. Feste che si celebravano in Atene nel sobborgo dello stesso nome , in onore di Marte e di Minerva , le quali consistevano nell! arrivare correndo alla meta della carriera, senza estinguere la fica che si teneva nelle mani. (Mi!) Ceramico. (St. Gr.) Corà-mi-co. Aw. Luogo celebre di Atene così dctlo^ perdurerà, secondo uh iini , coperto di tegole. Due luoghi erano in Atene di questo nome', uno al di dentro della citta , e formava uno de' suoi quartieri , ornato di molile bellissimi portici, cd uno de'principali luoghi dove si passeggiava , e dove le femmine di mala vita si ritiravano ; l' altro al di fuori , e serviva per seppellire coloro che erano morti combattendo' per la difesa della patria , o che voleansi onorare , e vi si facevano orazioni funebri ìli loro lode, e vi si iiuial- iavano delle Halite con inscrizioni per immortalarne la memoria, In CERATINE ai questo luogo eravi XAccadutila di Platone. ( Dal gr. terra ; poiché di terra crea Je tegole, onde il ceramico si dice stato coperto. ) (Aq) _ . fr * 2 — * (Geog.) Golf) della Caria, oggi Golfo di Stanchio. Ceuàminto , * Ce-ra-inm-to. Add. tu. E. G. (Da cer destino , t ^ l ì zia, morte, ed amynter dii allontana ; e quindi vale : Clic v mali.) —• Soprannome dì Ercole , lo stesso che Àlesdeaco. (M* ' yf* Ceuamio.* (Bot.) Ce-rà-mi-o. Sin. Genere di piante acoliledo /U i J^ ) glia delle alghe, così dette per la loro frondescenza inJ 01 corno. (Dal gr. ceras corno.) (Aq) . Cer amo, * Cc-rà-1110. A. pr. m. ( Dal gr. cer sorte , ed env ne j?‘ Amato dalla sorte.) — Figliuolo di Bacco e di Arianna• (!) “ — * (G-eog.) Lat.. Cerami*. Città della Doride. — della Cu> u \ |j ; i Ceramosmdk. * (Bot.) Ce-ra-inós-si-du. Sf C. Lui. C er»u*op afflili cerainio olio v., ed opsis aspetto. ) Genere di piante de.Ua M delle alghe ; forse così denominate perchè non differiscono d li 1 del genere Cerando, che per la fruttificazione. (Aq) _ ., Affa Ce ramo ssa. * (Geog.) Ce-ra-mùs-sa , Ccramuna. Antica cit. dea J nella Numidia. (G) . a dW Ceraso , * Ce-rà-no. N. pr. m. Lat. Ceranus. ( Dal gr. celano 1 nel cuore, io danneggio, io perisco di fatai morte.) — ^ ue fi- ucciso da Ulisse. — Cocchiere di Merionc uccìso da Ettore' glmolo di Abante e padi'c di Poliido. (B) (Mit) . r»., cr Cerartera. * (Bot.) Ce-ràn-lc-ra. Sf G. Lat. ceranthcra* ^ C ras corno, cd antera.) Genere dì piante dicotiledoni a fi 0 / 1 u/Jsci' polipetali e regolari ; della monandria monoginia , famiglf L ( tamii tee , non riconosciuto da’ moderni ; l’unica sua specie, tliera ainomoides , è nota sotto il nome di Giobbe maraiitiua-, cl { cosi denominati dai loro stomi, ciascun de’quali è diviso m c , UI - t f jl ilO' una delle lor divisioni attraversa X antera e la supera , suduW <■ si afyggia di due piccole corna. (Aq) (N) re ili Cerarto. * (Bot.) Ce-ràn-to. Sm. V. G. Lat. ccranthus. -[p coà piante esotiche della diandria monoginia , famìglia de’gelso) 11111 * ^ dette per gl intagli de’ loie fiori, terminanti in corno. (Dal S 1, corno , ed anthos fiore.) (Aq) _ , c Cerari • , * Ce-rà-ri-o. IV. pr. m. Lat. Cenrius. ( Dal gr- cev * cSr da areios bellicoso : e vai dunque Fatai guerriero. Presso 1 4 raria è colei che là la cera. ) (B) 1,! diid^ Cerasa. (Agr.) Ce-rà-sa. Sf Lo stesso che Ciricgia. V.cdè V• . ^ /W Ju- to napolitano, e romano. Cori. 2. -ifì. Molte donne ec. posero °d 111 a ||a stria e studio per goder dell’amore; c ile fecero per un $ grappa , come i fanciulli delle cerase. (A) Red. Lett. t. 3- Alili) miglior febbrifugo però sarà quando V. S. mungerà un di cerase fresche. Salviti. Disc.3. 77. Cosi cerase, dal latino )0 ,t- Cerasi-oro. * (Zool.) Ce-rà-sfo-ro. Add. tu. E. G. (Da ceif ^°) phero io porto.) Epiteto degli animali che portano corno (A‘B Cerasiha.* (Cbìrn.) Ce-ra-sì-nu. Sf Nome che Io lin ha P r) K° S (\ (>•) alla sostanza gommosa chiamata Adrugantina* Diz. se. meco f Cerasmo. * (Farm.) Ce-rà-.ano. Sm. E. G. Lat. cerasiuu. Gr> ) Nome col quale i Greci indicavano un miscuglio d’acqua f ^fritti acqua fredda, e secondo altri una bevanda di vavii liquun mescolati. (A.O.)(Àq) _ t Cerasorte. * (Geog.) Ce-ra-són-te. Lai. Cerasus. Antica citta eg°if° sia nel Regno di Ponto. (G) . . tJ ii ,l> Cerasso , * Ce-ràs- so. N. pr. m. ( Dal gr. ceraso fnt. di cer Uned'é 1 1.)Ce-rà-sla .[Sf.Spcaie di rettili appartenente au ° rc ^ c' ,,u l genere vìpera, noti agli antichi colnoniedif’ r P l r iiE ituu, va assai pericolosi, che trovatisi ne’ deserti dell'Africa e ^ Invaiente in Egitto .] Hanno alla testa due eminenze , come < ^ U incoile nere , simili a quelle delle chiocciole , e da ciò ] )! ^ Ila n Z nome, perche Cerasta presso de’Greci non rileva altro . :l castra lingua che Cornuta .—, Ceraste, sin. r- Ang™. ] te *r rastes Laccp. ] Gr. nrpairr^f. Dant. Inf. <). qu Sei'|K-> lte ‘. ’ | ( sef stc avoan per crine. Bui. Cioè in luogo di capelli arcano J’ 1 ^ cn! ir 1 ' penti, ceraste, clic è uua generazione di serpenti clic bann° j^, t nC • Cer, aste. (Zool.) Cc-rà-ste. [^V/i. Lo slesso che ] Cerasta. Sacch. Op. dir. l'dz. Ceraste è un serpentello che ha alla . t0 corniccllc nere, c in Ktiopia in quelli paesi caldi entra s° ^ ^ c ,,r- tana col corpo, e con tutta la persona; lascia solo di fuori *>- 0 Jiis nicclle: gli uccelli che volano, veggcndolc, credono chc call o li lombrichi ; scendono d’ aria per pascersi : come col becco 1 corna , e ’l serpente gli piglia , e pascesene. _ , lì ella 2 — * (Mit.) Ceraste furono delle le Furie a motivo de ser'j loro capellatura. (Mit) . fòli Cerasti. * (Geog.) Ce-rà-sli. Amichi popoli dell' isola dt F'r tlafòfl Cubasti.* (Zool.) Sm. pi. Genere di molluschi testacei stabili ^ e cosi detti perchè uno de’ loro caratteri si è di avere 0j )’(AV coiti che si possono paragonare a due corni. (Dal gr. cer “j- Cipr‘ ! - L li Cehastide. * (Geog.) Corà-sti-de. Antico nome dell'isola di ^ c ef Cerastio. * (Bot.) Ce-rà-sti-o. Sm. E. G. Lat. cerastiuui* corno.) Genere di piante , indigene dell ’ Europa , J ( i tt 1 pentaginia , famiglia delle caviofillee , che si fan dista 1 " 11 Ehi cupsolu trasparente, cilindrica , uniloculare, polispeiritojiiei 1 cima e simile ad un piccolo corno, Questo genere compì , sime specie. (Aq) (N) _ _ n, ch e Sl Cesata. * (Geog.) Ce-rà-ta. Nome di due monti della l J, ' L cefn su- :U paravano i lerritorii di Atene e di AJepura. (G) . Ceiutjasi. * (Chir.) Cc-ra-ti-a-si. S'f. F. G. Lat. ceratiasis. g corno.) Escrescenza cornea , che sviluppasi sulle t er I { , fronte. (Aq) , /T1l ce)' ltS il• Ceitatisa.* (Zool.) Cc-ra-ti-na. Sf . F , G. Lai. CeraUna. ( no.) Genere d'insetti dell' ordine degl’ imenotteri, J a " 1 a CERATINI CERAZIO piartij così denominali per le loro antenne di cui il primo artìcolo è ^ n o°.. c cilindrico , c paro pub paragonarsi ad un co 177 Cgrat v lJuuiariC0 i c pero può paragonarsi aa un corno, (Aq) deli * N p Ge-ra-ti-ni. rim. pi. Argomenti sofistici più comunemente eli 1 '“‘ wrnu ^, 5 e l’C.li specialmente sono i dilemmi, i quali feriscono mxJ ii>v ^ rsari ^ con una punta , se mai V altra si evita. (Dal gr. ceras corno.) (0) (N) CfirAT 180 * C^ co gOCc-ra-iì-no.Xrti.Ceratinns. Golfo delBosforo diTracia.(G ) tio/i^ lQ ' * ^elt.) Cc-ra-tì-smo. ri ni. V. G. Lai. keratismus. ( Oa cera- Val C 0 ^ n p^° 0 siliqua.) Sorta di gabella imposta da Teodosio e da cato ,ltltllan ° ’ c l ,l! de consisteva nel pagare al fisco in ogni mer- c 5 sopra qualunque negozio di merci , così il venditore come il at °* e ’ l - Ula me:za siliqua per ogni soldo . (Aq) p- . TE ’ (Min.) C«-ra-tì-te. Sf. Specie di pietra comunemente delta CRtu-rm * /n n '°; ( DaI S l > Cenis , “ tos corno.) (Aq) troi> 1 ' v^P'O Ce-ra-ti-ti. Sm. pL Nome.che si dà ai corni che l’rmsi pietrificali , e specialmente a quelli de rinoceronti. ( Dal gr. C" IC ° rao -)(Aq) Hi ° (j^° CARp0 * * (Bot.) Ce-ra-to-càr-po. Sm. V. G. Lai. ceratocarpus. eff ll Cer as corno, e carpos fruito.) Genere di piante monoiche, in- c o«ì t G ’ sabbiosi della Turchia Europea e della Tarlarla , di 1 j lotn i ,mte pe’ Loro frutti che hanno i semi compressi e muniti btv Corna dritte od acute , prodotte dalle due valve caticinali ab- Ceiiw CW S °t° d ceratocarpus arenarins. (Aq) (N) Cer ° CGLE * * (Chir.) Ge-ra-to-cè-le. Sm. E. G. Lat. ceratocele. (Da delT Coruo ) c tumore* ) Ernia delta cornea trasparente o a membrana dell' umor acqueo a traverso un' apertura della C En Pa * C A. 0 . ) ^Hau^eo. * (Anat.) Ce-ra-to-fa-rin-gè-o. Add. m. comp. E. G. me ri cera t°'phamigeus. ( Da ceras corno, e pharinx faringe. ) No - che f° a ^ e fibre carnee che nascono dal gran corno dell' ioide , e Gsii k'/ a>m ° l >arle delta tonaca muscolosa della faringe. (A. 0.) nt °i GL0Sso - (Anat-) Ce-ra-to-glòs-so. Add. in. comp. E. G. Lat. cc- ceras corno, e glossa lingua.) Aggiunto di un pajo di od 5 . 1 df ^ n duglia , impiantali nell’ osso ioide -, se un solo di essi ! e, d , muove la lingua da un lato ; se unitamente, servono ad ac- cd!'P arla - Addili. /Soc. Bis. (A) (O) (U ,0liLL °* * (Bot.) Cc*ra-to-fìl-lo. Sm. E* G. Lat. ceratophyllum. Poi' 1 Cer) y < j on rami alti e sottili. La sostanza di questi fòssili ha molta ‘ghanza con quella d’un corno , d onde furono così càia- Pi »°- (°) l to, ai.e. * (Anat.) Ce-ra-to-ià-le. Add. e sm. Nome dato alla secon- ““ l’arte delle corna anteriori o rami stiloidsi dell'ioide negli animali, CEn? ^ Uest0 corpo ha tutte le sue parti. (Dal gr. ceration cornctto.(A.O.) ^^toide. * (Anat.) Ce-ra-lò-i-de. Sf. V. G. Lai. ceratoides. ( Da ce- ^/Uos corno, ed idos rassomiglianza.) Some dato dagli anatomici f e Gi\alla cornea o tunica esteriore dell' occhio, a motivo della sua a ™i*$AVwisa ad un corno. (A. 0.) ^7 (Bot.) Nome di una pianta , così detta perché produce de* fratti 3 , f u } no la forma di corna. (Aq) ( \M*n.) Nome dato ad alcune pietre che, diconsi ancora Fichi del q e ll0 j e sono denti di un pesce nomalo Focena. (A) cejy° lTI ‘ * (■^°°h) Cc-ra-tò-i-ti. Sta. pi. E. G. Lai. ceratoites. (Da ris t atos corno.) Nome che si è dato qualche volta olle corna d'Am- j, 1le 0 ammolliti , a motivo delta loro rassomiglianza colle corna montonp - (Aq) * (Zool.) Ge-ra-to-lì-ti. Sm. E* G. Lat * ccratholites. (Da ap lS Corno •> c Hdios pietra. ) Nome che in alcune opere sì è dato ? e c °riia di animali pietrificale ; ma ques o confronto è inesatto, n essendosi mai trovate coma o parti cornee di sorta alcuna nello a ° di fossile. I Ccratoliti sono per io più delle orloceratiti od ip - Ce * 5 c ^ lR appartengono alla classe da' molluschi pietrificati. (Aq) ^tomalacma. (F ann.) Cc-ra-to-ma-làg-ma. Sf. E. G. Lai. ceratoma- ceras cera, e malagma emolliente.) Medicamento topico esterno, piu molle dell empiastro , e più denso dell unguento , che Ce " Ul volta Ricevasi d'olio e di cera. (Aq) ' At oke. * (Arche.) Ge-ra-lò-ne. Sm. Nome dì un celebre altare nel Pn fpio fi Apollo in Deio , tutto composto di corna di animali Cer ( Dal gr. ceration cornetto.) (Mit) poniA. * (Bot.) Gc-ra-tò-ni-a. Sf E. G. Lat. ceratonia , siliqua ^u. (Da ceras corno i) Genere di piante della poligamia trioecìa, fami- o l u delle leguminose , che comprende una specie notissima , la cui siliqua ha la forma di un corno $ chiamala volgarmente carube P a Garrub suo nome arabo. (Aq) (N) a«f' t0Sl!iS| . Ce-ru-t wus-si. Sf. E. G. /^ut.ceratonixis. (Da ceras, m »// ,COln0 ° estous - * a cornca i c tt-f^o io pungo. ) Operazione Un Ulle ^ 8 CE RAZIONE •2 — * (Bot.) Nome dato da Persomi ad un genere di piante che com- s ' prende delle specie a corolla campanulata , cornuta alla base. (Aq) Cerazione. * (Chini.) Ce-ra-zi-ó-ne. Sf. L’azione d' intonacare un corpo di cera , o dì ridurlo alla condizione di esser capace di fondersi come la cera. Significava pure presso gli alchimisti la fissazione del mercurio. (A. 0 .) Cerbagio , * Ccr-hà-gi-o. N. pr. m. Lo stesso che Gcrvasio. V. (B) - ^ —-- - - J I — ■ N- / Cbrbanio. * (Geog.) Cer-bà-ni-o. Lat. Ceibanium. Antica città d Italia in Puglia. (G) Gerbera. * (Bot.) Cèr-bc-ra. Sf. Genere di piante della pentandria ma - nogirua , famiglia delle asperi foglie , così detto perchè i fruiti di più speme che gii appartengono sono velenosi, come erano i moi'si del cane Cerbero nell inferno. La più nota delle sue spi eie è la ccrbera ahovai eh’è un albero nativo del Messico, che pazza doglio o di sterco*, ed è velenoso in tutte le sue parti , principalmente nel seme del nocciolo. (In gr. vai esca mortifera , da cer morte, e bora esca, pabolo.) ( 0 )(N) Cerbereo , Ocr-bé-rc-o .Adu.m.di Cerbero. Chiabr. /'Vr.Cerbereo tosco ec.(A) Cerbero. (Mi t.) Ccr-be-ro. [ÌV. nr. m. e sm. Cane con tre teste , che i poeti fingono starsi custode dalle porte dell inferno. ] Lat. Cerberi». Gr.x$p$spof. (DailVibr. o fen. (pira o, come altri legge, cara chiamare, esclamare, e bor fossa. Poiché dopo aver collocato il cadavere nella tossa, un congiunto od amico del defunto il chiamava tre volte, c gii diceva addio : del che crau simbolo le tre gole del cane , il più affettuoso tra gli animali. ) Dant. Inf 6. i 3 . Cerbero, fiera crudele c diversa , Con tre gole eaninaincnte latra. 2 — * Sorta di triplice maleficio. Segna*. Cris. instr. 3 . 3i.2.Berg.(fs) 3 — * Maledico, Ahbajatore. Casin. pr. i. 20. Bcrg. (N) Cerbia , Cèr-bkt. [Sf.di Cerbio. Lo stesso che Cerva. F-ì Nov. atit. 35 . 2. Andando dietro a una gran cerbia, era tanto trasandato, ch’era ri- maso solo senza neona compagnia. Cerbia. * (Gcog.) Antica città dell'isola di Cipro. (G) Cerbiatto. (Zool.) Cer-biàl-to. Cerbio, o Ceraio giovane. F. Corvetto. Lui. binnolus cervini», hinnuleus. Gr.vityo*. jfocc . g. 3 . p. 8 . E dove giacer cavrioli, ed in alcuna cerbiatti giovani andar pascendo. 2 "— [/'<£;.] in forza di add. Frane, ò'acch. rim. 25- E mentre ch’io laggiù coll’occhio cerco ec.. p. c ^ ~ * Far pruova, Tentare , Cimentare. Satlus. G §•. j; tor i di- dt notte, o per forza o per tradimento cercava, ag;i re VPr) mostrava, facca conti li grandi guiderdoni cc . {UlaUf^cnt. ,-K / '4 — Con »l»v . p 0 n ultre accompagnature. Vit. S.M- Muchi.i 4 - O Girsu,mae- ‘im buono, qiiatrlo sarà eh’io venga a cercare per te? E 16. be 10 ■issi serrata ec. eh* io non potessi andare a cercare di lui , pensomi c lc i innanzi clic fusse sera , io sarei trovata morta* F ig. Ordinatilo clic Cazzerò , incontanente eh* egli avesse desinato , andasse a Cercare per lui. E 2A, Pensomi che Maria, piangendo e sospirando , calcasse tra li suoi panni per li più vili c per li più tristi eh ella potesse trovare. E n 5 . Non sien negligenti a cercare per loro ira" t{lUì - Molti/. S. Greg. 5. 3. Quello clic cerca del tesoro , si ralle- S r a quando ec. Pecor. g. 6 . ». 1. 1 famigli suoi veggendo clic non Ornava, cercaron per ini. Dav. Scism. lugli. A’servidori disse il Re: ^•fcatevi di miglior padrone ( provvedetevi ). (V) Bove. g. 8. ». 3 . •essi adunque a cercar di costoro, acciò che senza indugio, e prima J * c ^cuno altro, n'andasscio a cercare, c tutto il rimanente di quella lattina consumò in cercargli. Cai\ A'trac, i.‘ò. Vo cercando di voi, Portovi buone nuove. (N) _ Chiedere, Domandare. Lat. peterc, postulare. nemt>. tetti 1. 7 * 1 77 * Desiderava e cercava Messer Pietro ottener da N- S. ec* E (tp~ Plesso : L’crror mio fu questo, c non fu poco , che nella minuta_ » l’elio che si cercava, un .mio cc. dovendo egli scrivere Me CCC, ^p, issc CCC; e Mona. Datario così la ottenne da Sua Sai ifi lCÌ 'S' 4 • 9 - Felice è chi non cerca ... . ~- Enetsig n . del $. 3 . Bocc- nov . pf. 6. Il quale ec. con piu sentimento Santità. Buon . e chi non chiede. (N) v/if.v ir •1 M.. ... . . / r ■■ cercando •Ale s i irovó costc i per certo non esser morta. E nov. ió. 1 7. ffuello h* 0 * Cacc ' a v * a *1 tuo sciocco pensiero, e cercando qui, conosci s’aiut |> 10 nas condo.»Z>a«t. Purg. 12 .i3i. Perche la inano ad accertar non i 5 . Corca e trova, e quciPufficio adempie Che non si può fornir nZ vcduta * 0*) fin dì a ssolutam. Ar. Far. 29. 37. Dopo molto cercare, al- 18 scende Verso merigge alla terra di Spagna. (P) f) ajlt J* Ì l § rìm n ‘ pass. Cercare intorno a se. G.F.8. 7 9. 5 . Rerg.( 0 ) 0 ^9* Cercati al collo e troverai la foga Chc’l tien legato, — Pn lsa ‘ Pone , PN. chi cei*^ ,U cerca > s * fruova - Ciriff. Cav. 2. 5 z. Dice il proverbio, che a ^ Ca > Innova. Maini. 8. 4 - Che ben sapesti che chi cerca, truova. Iruova s * esso m °d° dicesi ancora: Chi cerca rogna, rogna Dou v * tinche: Chi cerca quel che non dovrebbe, truova quel che 0 pfQ 1 r eolie m Chi stuzzica altrui , ha spesso delle noje e de fiistidii Ce Q 0c j m( [° alimi a dire, sente poi qualche risposta che gli cuo- 3 SJ v *en fatta cosa che gli pesa . (A) l € jJJT/» cerca , truova : Si dice anche talora in buona par- Uaii’e l <1 '' ^fi en( ^ ere Gì le colla diligenza e colle fatiche si può come - (N) e P 1 *' CCrca ) truova = Che t effetto ne segue , quando si ir ^. c . w,ll J 0IÌC ^ -N 0,ì contentarsi del convenevole , o Mettere diffi- n I' 11 Ughi Andare afoni o simile. Salviti- T. B. 5.3. si tr * ^ funghi, andar pe’ campi, ajoni, qua c là \ poiché i funghi non 2! ^ ^ v auo cosi fàcihr/cnte come non s’ è discojierta la fungaja. (N) ^ 5 ._-Qe " Caro * fichi in vetta. F. Fico e Velia. ^‘‘Al nodo [o il nodello] nel giunco, o ne’ginnrhi va?e lo stesso che cnif i U(: piedi al montone , cioè Mettere la dfftcnltà ove ella P 0S / ^ S* 2 8 . Eat. nodum in scirpo quaerere. Fir. disc. leu. ‘Ò 2 j. deie ^ 1110 a| d*t a mente conchiudere, che questo sia stato ec. un ripren- a lotto P antichità latina e la toscana, un voler cercare il nodo 50 focili. Cercar A etla posta. ' lo mal _Cercai- il pel nell’ uovo. V. Pelo e Uovo. V■ jj. 28. g; lin Cl 5? r I aspro nel liscio, pixiv. simile alluhm, Ccirar il nodo nel P' y 2 j 'hai. nodum in sr.irpo tjnaei'i re. Salvili. Pros. Tose. 1 . Il no?li Inos l* cia cercar l’aspro nel liscio, come i Latini dicevano _«elio nel giunco cc., e , come noi diremmo , il pel nell’ uovo. le coR^ r ? ar >^ ai ' a P . Grandi. 3. 7. Che vogl’io andare Anch’ io cercati- come i medici ? 111 UUO&U tlVh U-^’l '.''l •«cose dov’elle iTon sono.'"(Cosi dello dal cercare clic fanno i fora- snen c l t l mare n avcnna ( i ove -,1 presente non è.) Lasc. Sibili i. ■ Lue vo’ tu clie io vada cercando Maria per Ravenna ? Buon. Eier. M-6. Che —.‘ i ('"tendo goder d’un bello stato, Stabile, ereditario, Andar -«, fiuwiiuo goucr et . cercando Maria per Ravenna. _ r ^ ^ ^ r,.^ n - ' Arcare miglior pane che di grano. V' Fa riccellare Cercarsela a danari contanti: Vale lo stesso che Uccellare 1 Cercar il male come i medici cc, 3- Cc *' cocco!, (A) CERCHIARE , jg Celiare diff. da Indagare , Investigai v, Ricei'care , Chiedere. Cercare significa adoperarsi per trovare quel che sr desidera. Indagare in via traslata è cercare diligentemente. Investigare è Cercare addentro o ncU’intcrno delle cose.Quindi Cercare è meno d'indagare, ed Indagate meno d 'Investigare. Ricercare in virtù della prepositiva ri vale propriamente Cercar di nuovo ; ma spesso è impiegato anche con le nozioni de’predetti tre verbi. V. Ricercare. Cercare può adoperarsi altresì in significato di Domandare, ed allora soltanto rassoiiiigha a Chiedere . Cercare. Sm. Cereamente, Lat. inquisitio. Gr. Bernb. Asol. 3 . i 5 g. E meno a quello che trovato ayeranno ne’ primi cercali ec. si terranno appagati. Cercare.* (Geog.) Pie. is. d'Af. sulla costa della Reggenza di Tunisi.(G) Cercaria. (Zool.) Cer-cà-ri-a. Sf. F. G. Lat. cercaria. ( Da cercos coda.) Nome di un genere di animali dell’ ordine de ’ cilifèri , di forme diverse , terminati da coda semplice. Renier. (Min) Cercasaropot. 1. * (Geog.) Cer-ca-sa-rò-po-li. Antica città et Egitto sulla riva sinistra del Nilo. (G) Cercata, Cer-cà-ta. [Sfi Lo stesso che ] Cerca. F. Lat * inquisitio. Gr. Xfii-rnpx. Morg. 11. no. Subì Lo fuor del palazzo ne viene, E per Parigi fece la cercata; E minacciava, che chi Carlo tiene Nascoso, o sa dov*ci si sia fuggito, Gliel manifesti; se non, fia punito. Cercato, Cei-cù-to. Add. m. da Cercare. Amet . 4 - Allorcnc forse lieta li rendeo La cercata Euridice. E 79. Così adunque divenni sua , e de’ cercati doni il feci contento. Anna. Ant. 28 • 4 - Della gloria cercata per infignimento. Coll. Ab. Isac. 16. Beati coloro che hanno preparati i lombi loro al mare «ielle tribolazioni in simplicità, in modo non cercato. (Qui pare nel senso del §. 2. ) 2 — Ricercato, Allcttato. Bernb. Pms. 2. 90.Poteva la gravità venire altrui parendo troppo cercata ed affettata, e generarsene la sazietà. (V) Cercatora, Cer-ca-ló-ra. Sfi F. A. F. e di' Cercatrice. Lat. investigati*». Cecch. «Sto*»*. 2. i. Che è cercatola de’ miei contrabbandi. (V) 2 — * (Eccl.) Religiosa di ordine mendicante La quale va alla cen:a. (Z) Cercatore, Cer-ca-tó-rc. Ferb. m. di Corcare. Che cerca. Lat. inquir sitor, investigato!’. Gr. ^r»jrr,5. Bocc. nov. 65 . 2. I gelosi sono insidiatori della vita delle giovani donne, e diligentissimi cercatori della loro morte. G. V. f 20. 2. E ritrovata da’ cercatori nel detto luogo, c richiesta da loro che ritornasse al padre cc., rispose loro cc. Amm. Ani. 7. 1. 8. A* soUiciti cercatori spesse fiate nella faccia si manifesta quello che colla lingua si tace. 2 — Cercante , Che va alla cerca. Lat. mendicane. Or. 1fr&rxwur. 3 —. (Aslr.) Piccolo cannocchiale , che si adatta al telescopio , od a* grandi cannocchiali acromatici , che hanno un campo assai picciolo, e solo serve per trovali facilmente gli astri. (Diz. Mat.) Cercatrice , Cer-ca-tri-ce. [Ferb. f. di Cercare. — , Cercatora , sin.} Lat. investigatrix. Tratt. gov. fàm. 48» Ancora ti guarda da pariattici e discorrenti di luogo in luogo , e cercatricì di caso. Cercatuaà, Cer-ca-tù-ra. [Sfi Lo stesso che ] Cerca. F.Lib. Cur. malati. La diligente cercatola de*sozzi animaletti si ée necessaria. Ckrcea. * (Mif.) Ccr-cè-a. Sfi Soprannome di Diana. (M it) Cerceide, * C«:r-cè-i-de. N. pv.j- (Così delta, secondo Esiodo, dal tessere : poiché in gr. ccrcis , cercidos è lo stesso che radiuì Lezloiius.) — Ninfa del mare , figlia dell'Oceano e di Teli. (Mifc) Cercenà. * (Geog.) Cer-cè-ua. Antica città dell' Etiopia. (G;) Cercemde. * (Zool.) Ccr-cè-ri-de. Sm. Genere d'insetti della famiglia delle Fespe , vicinissimo ai filanti , che contiene una dozzina di specie , le quali tutte debbono essere rispettate da' coltivatori , perchè lo apuano a distruggere i punteruoli che divorano i polloni degli alberi fruttiferi, e dvgli alberi di lusso , e secondo il sig. di Fuyssoles, anche il punteruolo che nuoce tanto a* grani rinchiusi ne'granai. (Ag) Cerceste , * Ccr-cc-ste. N. pr. m. ( In gr. vai tessitore di tela : poiché cvecin , iston vale appunto tesser la tela : e spesso dicesi cei'cin per crccin. ) — Figliuolo di Egitto , e sposo della uanaiiie Dorione. (Mit) Cercetico* * (Geog.) Ccr-cè-ti-co. Golfo che Tolomeo mette sulla costa, settentrionale del Ponto E usino. (G) CERCETO.*(Geog.)Cer-cè-to. A ut.contrada dell'Asia contigua al Caucaso.(fi) Cerchia, Cér-chia. [*V/?P/.Cerclne e Cerchia.] ^.Cerchio. Dant. Inf. 18. 2. Fatto di pietra e di color ferrigno, Come la cerchia che d intorno il volge. 2 — [Le mura che cingono la città. ] G. F. 8. 48 • 8. E trovando le porte dulie cerehie vecchie serrate ec., sì se ne venne alla postierla di Pinti.» Dant. Par. i 5 . Fiorenza dentro dalla cerchia antica ec. Si stava in pace sobria c pudica. (N) 3 — * Cerehie eterno, disse Dante de' segmenti del cerchio di Male- bolge. Dant. Inf. 18. E volti a destra sopra la sua scheggia Da quelle cerehie eterne ci partimmo. (N) Cerchiata, (àr. Mes.) Ct-r-chià-ja. Sfi Specie di rete formata sopra un* asta lunga , che termina a modo di semi-circolo , con cui si pesca per le fosse. (A) Cerchiaio. (Ar. Mos.) Cer-chià-jo. [Sm.} Colui che fa i cerchi da botti , o simili. Lat. vietor. Cerchiamento , Cer-chia-mén-to. [A 1 /».] Il cerchiare. Cochiatura. Lib. cur. malati. Quando si avvicina il' tempo del cerchiamento delle lutti. Cerchiare , Ccr-chià-re. [Att.} Circuire , Cigneiv , Circondane, Attorniare. Lat. circutndare, circolare, cingere, ambire. Gr. tfipifrxhuv. (Dal lat. ciccare che Properzio usa in scuso di circondare.) M. F. 9. 4 ~‘ F così in pochi dì la terra fu cerchiata d’ assedio. Seti. Pi-L Quella nave è buona , eh’ è dipinta di colori preziosi , e che dalla proda è cerchiata d’oro e d’argent». Dant. Purg. 14. 1 Chi è costui che ’l nostro monte cerchia , Prima clic morte gli abbia dato il volo ? E Par. 21. 2?. Dentro al cristallo che’! vocabol porta , Cerchiando il mondo, del suo caro duce. E rtm . 12. E spesse volte pian- gon sì ch’Amorc Gli cerchia di corona di martiri. 2 — Legare o Serrare con cerchi. Cr. 4 • 4 °' 7 - Turisi il vaso, sicché non rispiri , e sìa ben cerchiato. a8o CERCHIATA 3 —■ * Passare per tutte le parti di checchessia , tornando ove si è cominciato. Fegez. 65 . Nella legione cosi è da fare il promovimento , che tutte le compagnie cerchi chi è promosso. E 66. Il centurione della primaja schiera , poseiachò nella ritonditadc tutte le schiere per diverse compagnie avrà cerchiato , cc, (Pr) 4 — [i/i sign. n. ass .] Dani. Purg . 2. 4 ' E la notte eli* opposita a lui cerchia , Uscia di Gange. Cerchiare diff. da Circuire , Cigncre , Circondare , Attorniare. Cerchiare o Accerchiare è propriamente Cigncrc in cerchio. Circuire è Andare all’intorno; e come verbo di moto differisce grammaticalmente dall’attivo Cerchiare . Cignere ha due significazioni, quella di legare il vestimento nel mezzo della persona e l’altra generica di Circondare ; ossia di comprendere ima cosa all* intorno in qualunque modo anche non regolare c determinato. Attorniare è molto affine a Circondare : La sola differenza è nell’ impiego e nell’uso. Cerchiata. (Agr.) Cer-chià-ta. Sf. Ingraticolato che si adatta sulle spalliere c controspalliere , su cui mandano le piante. Anche quell arco che formasi , curvandosi a bella posta i rami degli alberi messi a filari , sotto cui si ha comodo di passeggiare. (Ga) Cerchiato , Ccr-chià-lo. Add. m. da Cerchiare. Lai. circumdatus , cin- clus. Gr. 'rcepifikri&sU. Dant . Purg. 3 o. Cy. Tutto cheivcl, che gii scen- dca di testa, Cerchiato dalla fronde di Minerva, Non la lasciasse parer manifesta. G. F» 8. 1Ó. 2. Colf arme a quartieri a gigli d’ oro , c cerchiato rosso e d’ argento. ( Così hanno i buoni testi a penna. J Cant. Cam. 170. Barili e caratelli Vorrebbon esser giusti, c ben cerchiati. 2 — * (Voler*) Dicesi Piede cerchiato, quando vi sono iumoretti o rilievi àtlorho all unghia del cavallo} Garretto cerchiato , se vi sono tumori duri , ossei, intorno al garretto. Colesti rilievi o tumori dicon- si pure Cerchioni. Diz. se. med. ( 0 ) Cerchiatura , Cer-chia-fiVra. Sf. Lo stesso che Cerchiamento. F. Cr. nella v. Cerchiamento. (A) Cerchif.lt. tr;o , Cer-chiel-lì-uo. [V/n.] dim. di Cerchiello. — , Cerchietti* no , sin. Lai. circulus. Gr. xibcXo?. 2 — Piccola ratinata di persone , Capannello. Eat. circulus. Gr. xv'xXc?. Dettine. son.2 , àg. 1 E. fatti sempre a’cerchicllini appresso. Farcii. Stcr. io. 3^2. E lenendogli a loggia ne* cerchicllini e per le botteghe , affermavano ec. E io. 5 q 4 > Si faccvaiio bene di molti cercluellini e capaunelle. Cerchiello, Cer-rbièl-lo. [V/n.] dim. di Cerchio. Piccol cerchio. —, Cerchietto , Cerchici ino , sin. Lat. circulus. Gr. xvk\os. JSov. ani. g2 . 6. Nè gli tolse altra cosa , che un cerchiello d’oro che egli si mise a suo collo. Guid. G. 11 4 - Percosse sì fieramente nell' elmo Troilo, che era in piede, che gli fiaccò il cerchiello del suo elmo. Beva.Ori. 3 . 7. 60. La qual composto avea per magica arte (Quattro cerchielli in forma di corona. il — A cerchielli, posto awerhial. = A similitudine di cei'chielli, Pal- lad. Febbr. i4- Le viti, le quali si sostengono alla canna a cerchielli, si potino a modo di quelle che si appoggiano per ordine a’ pali. 3 — (Ar.Mes.) T.de cerajuoli.Quel tondo dileguo con bottoni di ferro intorno intorno , a cui s’appiccano i Incigniteli per imporre le candele.^ A) 4 — * (Anat.) Cerchielli chiamatisi i segmenti cartilaginosi cheappre - senta la trachea . Diz. se. med. ( 0 ) Cerchiettino , Cer-chict-tì-no. [V/n] dim. di Cerchietto. [Lo stesso che Cerchiellino. F. ] Gal. Ditti. Sist. Si movesse circolarmente intorno at suo proprio centro, descrivendo i suoi piccoli cerchiettini. 2':— Anellino. Fr . Giord. Pred. R. Le donò un cerchiettino d’oro da portare in dito. Cerchietto * Cer-chièt-to. [Vm.] dim. di Cerchio. Lo stesso che Cerchiello. F* Lai. circulus. Gr. jcuxA«Vao5. G. F. g. 2g5. ò. Il dì medesimo apparve in aria due cerchietti congiunti cosi . Dant. Inf. 11.1 Cominciò poi a dir: son tre cerchietti Di grado in grado. ........ 1,1 /''A.. «I,!/, r O,»» ~l b'i, CEROIDE In cerchio sz In forma di cerchio , In giro. Lai. in orhew- ... ..... -> O - • • errstpoev^bov. /foce. introd. 3 o. Quasi in cercEio a seder postesi cominciarono a ragionare. E nov. 7 6. 12. E fatti star costoro 1 chio, disse Bruno. Filoc. 2. 20g. Disteso talvolta in terra, c ta , j ft in cerchio volgendosi , in piccolo spazio scoppiando , quivi ine Far. 7. 21. Laccali , sedendo in cerchio, un giuoco lieto. fìuofl* — * Per cerchio — In giro , L’un dopo l altro, Ordinatamelitc- a Fier. 1. 1. 5 . E fìa la maggioranza in voi medesmi Distrino arbitrio della sorto, Di mauo in man reciproca la vice, Fu lCI cerchio og/nm preposto splenda. fPrl cerchio di ferro del mozzo de’ carri e carrozze ec. (A) £j an i*. a —» T. degli oj'iuolai- Cerchio del tempo. Più comunemente Leila. F. (A) , de* 3 — T. de’bottai. Quel legame piegato di legno o di ferro c pj ne insieme botti o tini o altri vasi di legno simili. Cr. 5 . v. ^ loro legno si fanno oUimi cerchi da vaselli di vino. Dav. Gol . Conficca con un pezzo di cerchio il cocchiume. a fla 4 — Onde abbiamo in prov. Dare un colpo al cerchio c un Lotte. F. Botte, 5 - 6. oc0 g, 5 —. Talora vale anche II dare il torto o la ragione un P una parie , e un poco all altra. F. Botte, $. ( 5 , 2 . . p u — (Archi.) Luogo dove si rappresentavano i giuochi [e ufi, le corse. Propriamente Circo.] Lat.c\Tc.ws..Gì\li{7c4bpoiuQt.Dtsc. Mostrano ancor le reliquie, oltre a)Cantiche scritture, (jua Ilei teatri, c cerchi, ~ * e mete , • T. • •me IH 011 , _, - , e terme , e altre superbissi 111 fusscro in Olimpia , in Istmo, in Atene, in Roma c per lut lia edificate. # l0 ini 12 — (Aste.) Cerchi dieonsi Quelle sfere ove fgurano gli aStr °p e ir• che girino e che si muovano i pianeti. Lat. orhes. Gr. vu . y '^ 0 ^ e3S iiH canz. 17. 4 * Già s’io trascorro il ciel di cerchio in cerchio» * • pianeta _ ____, __ v.. WIUU , * t Hofl* Isiromento di astronomia nautica , inventato dal cavaliere francese nell’anno 1772 , eseguilo e perfezionato dallo stessof e f J 0 g‘ S'flt'U/* n - — ' ’ ** Mi;«c , u vot ai II ìKurtP- ri! « V.r v o erre a determinare le distanze angolari di due astri , o eli 1 getti qualunque , c porta il nome di Cerchio di rillcssionc, P ' l(|11 il suo orlo è un npvrhin ...- — costruzione 11L ... ylionsirapr un cerchio , ed entrano nella, sua specchi che riflettono le immagini degli oggetti che vqì tare V uno alt ’ altro. (S) 1 3 —* Cerchio dì merigge o di meriggio— Il meridiano.Dani-*'f Cl 25 . 2. Chè ’l sole aveva il cerchio di merigge Lasciato al lauro. & nov. Il cerchio di meriggio avendo il sole già passato. (A) 4 —* Cerchio obliquo — Lo zodiaco , perchè obliquamente J ■„ V equatore e i due tropici. Dune. Par. L’obliquo cerchio che 1 l neti porta. (A) i 3 — (Geog.) Cerchi o Circoli della sfera armillare: Sono circoli irrl ‘ . . .. sulla supc rpi ci'lesf- sol". Cerchio , Cèr-chio. [ Dal centro ai cerchio, e si dal cerchio al centro Muovesi f acqua in un ritondo vaso. Q — Quello che cignc , circonda c attornia qualsivoglia cosa. Lat. cir- cus , circulus. Gr. xvxkos , xvxyJtrKos, Docc. g. 6. f. 8. Ne’ teatri veg- giamo dalla lor sommità i gradi infino all’infimo venire successivamente ordinati, sempre restrignendo’l cerchio loro.» E Fiamm. Occhi intorniati con purpureo cerchio. (A) 3 — Corona, Ghirlanda. Petr. son. 127. Vederla ir sola co’ pensici’ suo’insieme , Tessendo un cerchio all’oro terso c crespo. 4 — Giro. Lat. circuitus, ambitus. Gr. ^rsp/o^oj. Bocc. Fit. Dani. ’ 222. Da quelli medesimi , che prima conditori n’ erano stati , comecché in piccolo cerchio di mura la riducesse, in quanto potè, simile a Roma la fé’ codificare cd abitare. Dant. Inf 4 • 2 4 - Nel primo cerchio che R abisso cigne. § —Ragunanza d'uomini discorrenti insieme, che pure si dice Circolo o Capannello [, ed in dirti. Cerchiolirioj La/.circulus, Gr.xvxXos. Farcii. Stur. 2 f Varii cerehie capannello facendosi. Toc. Dav. Fit. Agr. 401. ìl vulgo ec. andò a casa a vederlo, e per le piazze c cerchi ne favellò. » Fiamm.4^8. Mi ricorda essermi alcuna volta in così fatte .estc avvenuto che io in cerchio con donne a ragionamenti d amore mi son ritrovata. B Col v. Fare : Far cerchio zzi Circondare. Lat. cingCie. Gr. 7C5- pificcWsiy. JSov. ani. 7g. 2. Li cavalieri gli fecero cerchio d’intorno. Tac. Dav. Ann. 1. 28. Fu ec. provveduto che ec. codazzo o cerchio intorno a loro, uscenti in pubblico, romano cavaliere non facesse. 2— E Far cerchio di una cosa = Piegarla a guisa di cerchio.Frane. Sacck. rim. Gio.d'Aimr.68. li perchè le giunture sou sì cotte Da quel hogliente ed insaziahil merchio, Che della schiena m’ha già fatto cerchio. 7 Modi avytrb. A cerchio ^ In giro, Intorno intorno. F .A cerchio. . . ---- — ~w.<. J cavallo- Cerchiata, §. 2. i 5 (Marin.) Cerchio dì gabbia: È una lastra di ferro piatta tifa) che serve a guernire tutto all’intorno la gabbia , e a un risalto che ncuopre i buchi quadri , pe’ quali passano l e 1 di gabbia. (S) 1 r l r * 2 *T murare il flocco: Si chiama covi un cerchio ^^aperte si può far correre lungo il bompresso , per servire di punì 0 poggio alla mura del flocco. (S) . f 0] cd 3 — ni tromba : * Cerchio quadmto che serve ad unire la , esC f, alili tromba. Evvi attaccato con altro più piccolo cerchio, che }l e in cui entra l'estremità della forca. (Van) hu^ 4 — di cola : * Cerchio dì fervo che trovasi intorno all ap e o sia gola per cui passa il torno. (Van) . >$r * (Fis.) Cerchio galvanico : Chiamasi così V apparecchio § ^ nico quando s’ avvicina l'arco animale all'arco eccitatore. (A* Jel J 7 * (Anat.) Cercliio anatomico : Dieonsi le arterie dello, vi cranio , sebbene non facciano un circolo perfetto. (A. 0 .) - Qcf" Cerciuoliso, Ccr-chio-H-no. [V/n.] dim. di Cercliio. Lo stesso c ^ all - chiello. F• Lib. son. 8. E va pe’ cerchioUu levando il gri (1 ° ’ dando campanili, f Qui nel sign. di Cerchiellino, 5 - 2 - J, cbt Cerchione. (Ar. Mes.) Ccr-chió-nc. Sm. Lastra circolare di .f e, r °^ s’imperita o s ’ inchioda su i quarti delle ruote , per renderle p y, de e piu durevoli. Tariffi. Tose, fò- Cerchioni di ferro da 1 110 Ferro sodo. (A) (N) 2 “ * (Vetcr.) Cerchione e per lo più Cerehioni. Rilevanze 16 , !Se 0 cord»»!; p<ù q meno grossi sopra la superfìcie dell unghia del soltrnito'Jjl 10 C } a l ‘ n ^ a !? calcagno al,’altro, errerò s 1 CencinA , * Cèr-cìd S a n< ?Y al a P art e fioteriore dello zoccolo. ( Car) nuvc-IM ri, ,“ , ' ' C ' P p - »'■ ( D«1 gr. cercis, idns pettine, I Cbrcios* Itìnl) S r> t > 1C " ^ PoeUl e legislatore di Megalopoli. O 1 'L*" ■ -I B °y Cci -c-dc .Sf.r. G. Lat. cercis. t Da cerei, ■ ,, v- _ Sj.F. G. Lat. cercis. (D^. < essi oic.) Genero di piante della dccandria utouoeiiua > f tl indigene delle provinole meridionali 'dcirJK'bf. ».» *.•' , —? * , ’ v —O*-’**- «.*<•*♦«' //'ertili, tc i/mmtuiiui. j. pn 1rancia , della Spagna, e del Canada $ cosi denominate p e1 w ducono un legume che rassomiglia ad una navetta da tessilo* e ‘ . ^ flit' sue specie, comprende un bell'albero a foglie rotonde reniformi ^ j le -ifior* a mazzetti rossi cc. ; i semi sono farinacei e ,ll f 1ltl tn ] L tli \ e venato di nero e di verde , e prende buon puÙmen . ^q) Lcrcis siliquastruui Lin* —, Sifiquastro , Albero dì Gù !£ ^ a i 5 CEROIDE Ceucide. * IV. pr. m. Lat. Ccrcidcs. ( V, Cercida. ) (B) Elidi, * (Geog.) Cèr-cì-i. Antico popolo d'Italia. (G) fiacijfA, * (Geog.) Gèr-ci-na. lsoletta ddl’Af. non lungi da Usilla. (G) 3°;!^. » Gcr-ci-nà-ta. [A/’) Colpo dato col cercine. Pi’os. Piar. 6', * Dilli a uno a uno di Buone cerchiate lo investivano. "T * Brov. I facchini ne fanno le cerchiate r Dicesi per ironia qnon* o vogliaci mostrare che una cosa c minore di' altri non dice.Serri. * rov. (Qui vale Cercine.) (A) ®kcihe , Cér-ci-nc, [Sui.] Un ravvolto di panno a foggia di cerchio , KSfl JP da chi porta de ’ pesi in capo, per salvarlo dalla offesa del pe- S( ?'Lat. ccsticdlus , arcolus. Gr. Togdpicu. Burch. 2. 35 . C’ha il cer- cuie or di Niccolò di Cocco. Buon. Pier. 2. 5 . ó\ E con cercine ’n està, £ gran riscontri abbottonato il petto, E in calzari d’alluda ^are i\ Bascià di Buda. Red. Oss. an. 106. Labuccia si raggruppò a a I0 Sgia d’ un cercine intorno intorno ravvolto. 1 Guancialetto similmente a guisa di cerchio, firmato con alcuni £ al capo de’ bambini, per ripaiv dalle percosse nelle cadute , 7r (Agr.) Quella enfiatura che si forma al di sopra ed al di sotto 1 de una parta delle piante dicotiledoni , ogni volta che viene iviim- P e «ifa la circolazione. — Ogni qual volta vieti levata una porzione dia scorza di un albero, iti modo da ridurne nudo il carpo legnóso, .^a formando intorno alla piaga un ingorgamento, che termina con empirla del tutto , se non è più che vasta , e questo ingorgamento fY 1 c ^ la,na pure ne' suoi principii un cercine. (Ag) j &eiN£ 4 * (Geog.) Antica città della Macedonia. (G) bucinilo , Cer-ci-nì-no. Srii. dim. di Cercine. Bellin. Buco. (A) ERcio, * Cér-ci-o. IV. pr. m. ( Dal gr. cerco o creco io trainando un suono stridulo. ) — Cocchiere di Castore e di Polluce.Qiiri) E »cioifB , * Ccr-ció-ne. N. pr. in. Lat. Cercyo. ( V. Cere io. Può trarsi d 'ichc da cerchnos duro, aspro.) —Ile di Eieusi, inventore della lotta. r> 7" figlinolo di Asamede. (Mit) Ce C,I1A " * (Grog,) Cei'-cì-ra. Lo stesso che Corcira. V . (G) Rc,s -* (Bot.) Sm.Spezie di pianta che oggi forma un genere.Maltiol. q 1 ' 91 . Berg. (N) U ? NA 7 SMo * * (Med.) Cer-cnà-sino. Sm. V. G. Lat. cercbnasmus. ( Da cerchnos asprezza dì gola, raucedine, o da cerchnos miglio, o tatto a «‘odo di miglio.) Raucedine. Esantema migliare. (Aq) p C °’ Acid, ni. da Cercare. Lo stesso che Cercato. Bocc. nov. 3 $, 10. u /atto il romor grande c spezialmente dalla madre, e cerco per tutto a guardato. E nov. gg. 4 - Avendo cerche molte provincic cristiane. ' Prurito. Fiag. M. Sin. p. 5 . Quivi fummo nella presenza de* acini uliciali, e fumino cerchi tutti minutamente per moneta d’o- Sar; ■ r ° e ariano." (N) cune ( Usalo forza di sosl. Onde fa frase ì Andare a caccia a Cacio cerco, cioè in luogo già cercato da altri cacciatori ; e a -... ■. rilegger . , - -, Ceh- Sc , lctc d’aver cacciato per lo cerco. (A) ' L °-i8'iu.]F. poet. per Cerchio. [ Onde il mudo awerbiid. A cerco per " Creino,cioè In giro. F-A. cerchio.] Petr.cap. 1 3. Vidi’l vittorioso c gran ^“•nnnillo Sgombrar l’oro, e menar la spada a cerco .Ar.Fur.1g.64. A li denti, non vo’ dir che desini, Ogni banchior, ogni uliizial cEnr Cam ) la i Cile sono a uscir di piazza sempre gli ultimi. (V) ,c °. Cèr-co. ISm.Lo stesso che ] Cherco,Cherico. F-t In questo sign. •icus. Gr. *\tifixós. Errigli. 68. Il cerco ignorante, e il lieve popolo non cura delle ragioni. il , «u-ui. L o in. l. • d.] Lat. cleri' CEBen aValÌure ro77 '° s * . t -.j.—--. 9 CE “0. * (Zool.) Cer-co-cè-bo. Sm. V. G. Lat. cercoccbus. (Da cercos e ceios nome di una scimia presso i Greci.) Genere di scimie, sino coda, al , presente comprese neiguenoni, volgarmente dette Macacchi; le quali Co 1 ’ 1 P er carattere distintivo una coda più lunga del toro corpo. ( A q) ..couea, * (Bot.) Cer-co-dè-a. Sf. F. G. Lat. cercodca. (Da cercos coda, vay C ° uu va sc, legaccio, ed idos forma.) Genere di piante della Nuo- ^-focliLuda, che appartengono aUfottandria letragiiua, famiglia della sus- Csbc '® ee > hanno per carattere quattro pelali lunghi e strettissimif Aq) , 0l * s * Cèr-co-la. IV. pr. m. Lui. Cercolas. ( Dal gr. cerchaleos clu _ aiiiaudj un suoli rauco. ) (B) Ce, c “>■-«. * (Zool.) Cer-cò-li-pe.iy/i Lo stesso che Cercolipide. F.Facc.(fo) coj LIi>tUE ‘ * (Zool.) Cer-co-li-pi-de. Sf. F. G. Lat. ccrcolips. (Da cer- : c tipo io manco; ovvero da lipos pinguedine.) Nome dato ino/ anl ‘ c hi ad ima scimia, perchè senza coda, o perchè ne ha una CeitA grassa ed in fine pelosa. — , Cercolipe , sin. (Aij) nc K Ì!' Lt, °- (Hot.) Ccr-con-cèl-lo. [Sm. V. A. Lo stesso che Crescio- £ ’ Nasturzio.] ( Vien per metastasi da crescioncello. ) Palajf. 8. a n ce rconccllo in bocca tutta ontosa. Cr. 1 ■ f. 16. Sopra la quale ilici * lc cose “litiche de’ frutti freddi sono da dare, siccome cotogne, Un’ - Ufre ’ e cerconccllo. Luig. Pule. Bec. l’J. Se tu vuoi alle volte Cebco " lSUl , a !\?i . rapcronzo , o vuoi di cerconccllo. disrj/‘ (A r, ^ cs 0 Ccr-cò-ne. [Am.] Vino guasto, [ed è termine de ’ ci r l ^ at0> ì? pei'chè , secondo alcuni, in divenir sì fiuto , sì muove , ^to ’ € S * U0 ^ ta > c ^ te anc ^ ie a ? utn divenuto tale ìlicesi : Egli ha gi- z e dato la volta ; e però verrebbe da cerco in sign. di cerchio. J a cucile meglio può trarsi da cercai'e , e credersi il cercone così to r ,s° c * a quel vino che i Frati mendicanti vanno accattando d’at- Ca Uiv’ n Cie . esscil do composto di varie specie, non può non esser G r< \°‘ Potesti Frati diconsi dal volgo cercanti. ) Lat. vajipa , lora. e CLtTt P*^ oìvos. iò*. Giord. Pred ■ S. Chi avesse un vin cattivo c °ne C jw'* e f VCll dercl)belo se potesse. Burch. 1. 2 6 . Dicendo*, il vin certa ,jj | ** portare a gangheri la peccia. Beni. Ori. /. 21. 3 . E clic I?a 8*a diventa aceto, Cercone c marcio il dilicato mosto. VarJu CEREBRATI ,81 Suoc, 3 . 4 > Hassi egli a bere il vin cercone? E Èrcoli 3 g. Il vino ec. quando piglia la punta , o diventa quello che i Latini chiamavano vappa 0 lora, e noi diremmo cercone, si imita, ed è dillcrente da sé stesso, quando era buono , ma non già secondo la sostanza. 2 — Prov. Dal mal pagatori: o aceto ocercone = Da chi paga con istallo si dee prender tutto. M. F. g.,g 7. Gli furono assegnati in parte di pagamento per fiori ni seimila , cd egli gli si prese , seguendo il proverbio : dal mal pagatore o aceto o cercone. Cekcope , * Cèr-co-pc. N.pr.m. (Dal gr. cercops, opus astuto.)— Storico greco tutto in Mile.lo. (Mit) Cercope.* (Zool.) Add. e sm. F. G. Lai. cercops. Gr. (Da cercos coda, ed ops occhio , viso, aspetlo.) Così alcuni chiamarono quella specie di scinda detta Cercopiteco. F. (Aq) 2 — * Epiteto generico di bestia fornita di lunga coda. (Dal gr. cercos coda. ) (Aq) Cercopi. * (Geog.) Ccr-co-pi. Abitanti di Pitecusa , prima della Cerco- pia. — Ani. popolo della Lidia, (G) Cekcopia. * (Geog.) Cer-cò-pi-a. Ani. cit. dell’ Asia nella gran Frigia. — Antico nome dell’isola Pitecusa. F. (G) Cercopiteco. (Zool.) Cer-co-pi-tc-co. [ Sm. F. G.] Specie di scimia che ha la coda. [ Presso i moderni naturalisti è il nome di un genere particolare di scinde che hanno la coda lunga non prensile, più lunga del corpo, ed hanno delle borse mascellari .—, Cercope, sin. Lat. ccrropilhe- cus.] Gr. vcp.'.criàriy.os. (Da cercos coda, e ptlhecos scimia.) Diùam. 5 . 1S. Ancora voglio clic l’ animo noti Cercopitechi , e questi hanno la coda, E stanno in minor boschi , e men rimoti. Cercosi. (Chir.) Cer-cò-si. Sf F. G. Lai. cercosis. (Da cercos coda, ) Escrescenza poliposa, più 0 meno lunga , e di forma presso a poco cilindrica , che appartiene alla matrice o olla vagina , e che si e presa qualche volta per la caduta di uno di quegli organi. (Diz. Ghir.) Cerci;ITO , Cer-cù-i-lo. [.V/n. F. A .] F. e di’ Circuito. Cercuro. * (Arche.) Còr-cu-ro. Sm. Gr. xlp* ovpos. Sorta di naviglio a vela ed a remi, in uso presso gli antichi. (Van) Cercuro. * (Zool.) Ccr-cù-ro. Sm. Sorta di pesce. Salviti. Opp. Pese. 1. In questi i liigri ed i selvaggi fagli Sterminati, e i cercini hanno il soggiorno. (N) Cerdagka. * (Geog.) Cer-dà-gna. Sf. Lat. Cerdania. Antico paese diviso tra la Francia e la Spagna. (G) Cerdamo. * (Bot.) Cer-dà-110. Sm. Sorta d’albero del Perù , non ancora determinalo. (Vari) Ceiìdeuporo. * (Mit.) Cer-dem-pò ro. Add. m. F. G. Lat. ccrdempo- rus. (Da cerdus guadagno, astuzia, cd. emporos mercatante.)— Soprannome di Mercurio. — , Cerdoinporo, sin. (Mit) C,er dice atei. *(Gcog.) Cer-di-ce-a-tè-i. Ant. pop. d’Italia nella Liguria.lfì’) Cerdo. * N- pr. J. (Dal gr. cerdos astuzia.) — Moglie di Foraneo re d’Argo. (Mit) Ceìidomi-ouo. * (Mit.) Ccr-dorn-pò-ro. Add . w. V> G. Lo stesso che Ccrdemporo. V. (Mit) Cerdone, * Cei’-dó-ue. IV- pr. m. (Dal gv.cevdìon più astuto, o più utile.) — Ercsiaì'ca Siro del secondo secolo, discepolo di Saturnino e mac- stro di Marciane. ( 0 ) Cekdoniani. * (St. Eccl.) Cer-do-nià-ni. Eresiarchi seguaci di Cordone , i quali dicevano che il Dio Buono mandò G, C. sulla Terra per distruggere C impei'o del principio cattivo, e che questo tentò di farlo crocifiggei'e, ma che non avendo egli corpo reale , immaginaria fu la di lui crocifissione. (Ber) Cere. * (Geog.) Antica città poco distante da Roma , da antichissimo tempo distrutta. (G) Cereale, Cc-re-à-Ie. Add. com. Appartenente a Cerere 9J e figurata»?, a Frumento . V> Cereali, 2. (A) Buon. Fier. 3 . 5 . é. Seguiterò il peane Congiunto al baccanale Cantico cercale. (N) p 2 — di Piante ; Diconsi quelle che producono granello da ridurre infamia per far pane. Cocch. Disc. V- Erbaceo. (A) 2 — (Arche.) Agg. di quegli edili che presso i Romani presedevano all* annona. (Zi) Cereale. * t \. pr. m. Lat. Ccrealis, — Pelilio Cercale o Cerialc. Generale romano sotto il tvgno di Vespasiano. (Mit.) Cereali. * (Mit.) Ce-re-à-li. Add. e sf. pi.—Feste in onore di Cerere , istituite da TriUolemo. (Mit) 2 — * (Agr.) Usato come sm. Le biade in generale. V. dell* uso. (Z) Cereate, * Cc-re-à'te. Soprannome d* Apollo. (Mit) Cerebellite.*(M cd.) Cc-re-bcl-li-te.A/^/n//ammaiione del cerefceWo. (A.O.) Cerebello. (Anat.) Ce-re-bèl-lo. S/n. V. L. Lo stesso che Cervelletto. V • ( Dal lat, cevebcllum. ) (A) Red. nel Diz. di A. Pasta. Viziato per la mala economia non solamente del ccrebro c del cerebello, a 1- lUtti dalle lunghe malattie , ma ancora cc. (N) Cerebelloso* * (Anat.) Ce-rc-hcl-Ió-so. Add. m. Che appartiene al cerebello. iSome dato da Chaussicr a tre arterie che si portano al cervelletto, e di cui la principale, chiamala anticamente iulcriore del cervelletto, nasce dalla vertebrale. (A. 0 .) Cerebrale. (Anat-) Cc-rc-brà-le. Add. com. Del cerebro, Appartenente al ccrcbro. Fallisi1. Chi non ha gran fondo di maturo senno , e non ha una naturale saldezza di cerebrali libre. (A) a — * Dicesi Azione, Sostanza cerebrale , eli è propria del cervello', Membrane cerebrali, le meningi; Arterie cerebrali, te lobo, rie di Chaussicr ; Vasi cerebrali , quelli che appartengono al cervello $ Nervi cerebrali , quelli che nascono dal cervello. (A. ().) 2 — * (Med.) All’ezioni cerebrali: Malattie che si suppone abbiano la loro sede nel ce/vello. (A. OA 2—* Febbre cerebrale: Modo d'irritazione dell*encefalo, che costituisce la febb/'e atassìca di Pinci. (A. O.) Cbrebrati. (Zool.) Ce-re-bra-ti. Sm. pi. Nome di una divisione dì animali, i quali, considerata la loro sostanza nervosa, si distinguono per un sistema gangUonico-ntidollarc cerebrale. Rcnier. (Min) 182 CEREBRIFORME Cere.;mforme, Ce-re-bri-for-ine. Adii. coni, camp. Che lia forma o figu- va di cerebro. Eallìs/i. Coralloide cercbrilòrme. Concrezione cerebriforme ondeggiante. (A) 2 — * (Chir.) Nome di un tessuto morboso che s'incontra negli organi cancerosi. (A. O.) Cèresrite. * (Mcd.) Cc-rc-bri-te- Sfi Infiammazione del cerebro. (A.O.) 2 — (Min.) Nome dato dagli antichi onttologi ad alcune madrepore fossili , che per le loi'o diramazioni hanno qualche somiglianza colla struttura del cerebro. V. Meandrina. (Boss) Cerebro. (Anat.) Cè-re-bro. [Sm. Lo stesso che ] Cervello. —, Celabro, Celebro, sin. Lai. celebrimi. Gr. s ’,y}tz$ct\os. Bocc. introd. 12. Estimando essere ottima cosa il cerebro cori cotali odori confortare. Dant. infi. 28. iqo. Partito porto il inio cerebro, lasso. Cerebro - rachitico. * (Anat.) Add. m. Che appartiene ftl cervello ed al midollo spinale. (A.O ) Cerf.leo. * (Farm.) Ce-rc-lè-o. Stri. V . G. Lat. ccrelaeum. ( Da ceros cera, ed eleon olio.) Cerotto o empiastro fatto di cera ed'olio. (A q) Ci-helia , * Ce-i'é-li-a. N. pr. fi Lat. Cerelia. ( Dal gr. cer per cear cuore, e da eleeo io ho misericordia : Cuore misericordioso.)— Matrona romana , contemporanea di Cicerone , la quale nello studio della filosofa andò del pan co'dotu uomini di quel tempo. (Van) Ceremissei. * (Geog.) Ce-rc-mis-sé-i. Popoli tartari della Moscovia orientale sulle costa del Volga. (G) Ceremonu , Cp-re-mò-ni-a, [6'/?] Cullo esteriore intorno alle cose attenenti a religione. — , Cerimonia, Cirimonia , sin. Lat. caercmoniae, cacrcmonia , ritus. Gr. Spritrxelcc. V. Cerimonia. 2 — Si estende ancora a quegli atti di regola che si fanno da' magistrati o dai principi nelle azioni pubbliche. 3 — Formalità. V. Cirimonia. 4 — Dimostrazioni reciproche che si fanno tra loro per onoranza le persone private. F. Cirimònia. Cerimoniale , Ce-rc-mo-nià-lc. Sm. H lifort dove sono registrale le cerimonie e i riti .—, Cerimoniale, Cirimoniale, sin. Lat. iibcr caerc- moniarum, ritualis. Gr. Sp-ricncauov 0 immediato che costituisce quasi da sè solo la cera , ^ & de anche nel polline di molti fiori , e nella superficie delle J°b fusti , noti die /iel sughero. (Aq) .. piprofó' Cepuna. * (Geog.) Lat. Cerynia, Ceraunia. Pic.cit . dell isola di . Cerinea. * (Geog.) Ce-ri-nc-a. Citta del W Grecia nell ^ c , V t eteS Cerinete , * Ce-ri-nè-te. N. pr. m (Dal gr. cerinos cereo, cct ( p Jrf* Amico cerco, cioè flessibile, docile.) —■ Figliuolo di Te/ncn° ucciso da Deì'ft.nie suo cognato. (Mit) CE1WITIDE CwsiMTinE. * (Mit.) Ce-ri-tiì-lì-dc. Fonie della cerva dalle corna d’oro, Ce » 1 Cacc I a ddia quale fu una delle fatiche d'Ercole. (Mit) Cer IS ° * Cc-i ì-no. Sm. y. dell’ uso. Lo stesso che Moccolo. ^".(Van) le"/ 11 *") ^ ol- ) Ce-rìa-ta. [Sfi Erba alla per solito un cubito , la qua- la! 11 yl’iyde bianche, ricurve, e il fiorepieno di una materia meco a dl , cu ì ^ pecchie sono mollo ghiotte. Fu così detta perchè con- rre ' l dovi appunto le api con avidità , si crede che produca molla ifT. ^ at " tcr ' Ill hc. Gr. xrfrìri. Lue. Ap. 222 . E però spargi quivi Ceri ■ U ° n sa P ore Della trita melissa , o l’erba vile Della ceriuta. * ^ c ' rm "hà-no. aldtl. prati. Seguace di Ccrinto. Zeno. Berg.QS) cd " To - (Bot.) Ce-rin-to. Sm. V. G. Lai. cerintlie. ( Da ceros cera, antlios fiore.) Genere di piante a fori monopetali della peritandria ^oogmia , famiglia delle borraginee , dal cui fiore estraggon le api ma }eria per far la cera. Le sue specie t^fra le quali la più comune j , 18 S1 trova ne’ prati è annuale, fiorisce in marzo, ed è la cerinthe pua ) sono rinfrescanti e leggermente astringenti-, se ne estrae uria- Ceri M Utl e nede ùifiammazioni d'occhi. (Aq) (N) C l?'. * N ' pr. m. (Dal gr. cer per cear cuore, e hymnetos celebrato: °>iato per io cuore .)—Eresiarca famoso, discepolo dì Simon 31ago; J*^per sfatarlo che san Giovanni scràse U suo vangelo. (Ber) r Città dell Eubea. (G) r En * CMin.) Cè-rì-o. Sm- Lo stesso che Cercrio. F. (Boss) $ KE : (Mcd.) Ge-ri-ó-ne. Sm. VG. (Da cerion favo di mele.) hu CiG Cigna , delta da Alibert tigna favosa, perchè le croste (] E ” Uo somiglianza co’ favi di mele. Diz. se. med. ( 0 ) Cetim PI'"') Ce-rì-te. Sfi Lo stesso che Cererite. K. (Boss) Ceiuuo (Ge og. ) Ce-ri-ti, Ceritei. Lo stesso che Cercti. V. (G) l Lo > Ce-ri-iiò-lo, [Sm.] Ciurmatore. Lat. impostar, nugator , levis s - ' Gr. ir\xpos , cpKùapos. (Dimin. del lat. gerro che vale il mede- ofi°F Kmeli. Sunc. 5. 4- Ceriuolo cbiappolino cl>’ egli è. E Ercol. np’.| ■ d ' ’ì n ceriuolo cbiappolino , il quale non sappia quello che si “è quante dita s’abbia nelle mani ec. , si dice: egli è un riu I 1 Schicchi cc. Lib. son. 4 1 - Ciurmante , frappatole , un ce- C ER °> Quel che pon tanto le forche a pinolo. C : « Ccv-liè -ri. Città della Svizzera,altrimenti Erlach.(G) „„ I ? R0 ; * (Gcog.) Cer-mò-ro. Lat. Ccrmorus. Golfo e città della Ma- c f doniu. (G) 4 j. Cer-na. [Sf. y. A. da Cernere , e valse un tempo] Scelta. Lat. Pit Gr. ixXoyh. G. V. 12 . 7 8 . 2 . Era tanto ii podere delle ca- cé ‘" l del1 ’ arti e degli artefici ec., eh’ egli si rimase di non far a "e ’ 0 toccar la lezion de’priori. 3 2 a oP aia tionc o Divisione. Lat. secretio. Gr. txxKytns. Dant. Par. alt • ® , conic quinci il glorioso scanno Della Donna del ciclo, e gli Do 1 s . ca , nn ‘ Hi sotto lui cotanta cerna fanno, fiat. Cotanta cerna fan- lui' CJ ° 1: Dnno si grandi brigate e divisioni. Dant. Par. 32. 3fi. E sotto Per C ° SI cerne sol 'tiro Francesco , Benedetto ed Agostino, liut. Cioè in _ Sor * e c Ipro parte ebbono cerne , cioè brigale grandissime divise 3 (si 1 ?- ’ sccon do li gradi de' meriti. *c»«' ■ '*•) Significò più spesso, messo gli antichi scrittori, i pedoni cuoi *1* conta do per li bisogni della guerra. [Il giovane descritto ne’ .. della milizia ha il nome di Cerna fino a tanto che non è vestita ege > ormato ed incorporato -, allora prende il nome di Recluta, e no P er luUo H tempo della sua istruzione nel maneggiò dell’armi Eie’ eserc ' z H militari-, terminata la quale assume il titolo di Soldato, le ^ €stlr le eerne, Adunar le cerne, Incorporare le cerne, Armare «"», cc. h voce antica ed ottima.] Peti-. Uom. ili. Questo oste , il Ci. ? vc dcte, per la maggior parte è di nuove cerne di Galiia * -° collfa do ; e giunta la cerna in Lucca, cc. Ciriff. Calv. ,,'j j p comandati gli uotnin tutti quanti Per città , per castella , die° r ^ " ° v ‘ de ’ Cavalieri e pedoni e cerne tanti Quanti ve n’ è , 1- R St ' n j* Postille, Siano ad un cenno preparati ec. Dep. Decam. iiu't Ctlc , ono q» Ace/w ,Distinguere e Separare.- —,Cernii'e, otto 0t ' ^ eccriicic 5 separare. Gr. ^p/vsiv. Gr.A.Gò*. 6 . La colombalia E fl VlrtU: * a P r * ma i ella cerne lo più bel grano ch’ella truova ; ec. n ìtcn^ n?i5 ° 1 ccrnc il più bel granello del grano, significa la pe- cclir» 3 /? 1 C,ie Governo cernere le parole buone , e prenderle dall’ Evan- ' *i4 m R’ox’an discordi fi nostri disiri Dai voler di colui * '.P c cerne, jj Guitr . leu. 1. 5. Il cui viso (conoscimento) iù sot- cniaro, ben da mal cuuendo. E pag. 7. Mutiamo consiglio, bene cernendo da male. E 8. Ben da mal cernete, e da buon meglio, e da meglio ottimo sempre, ove si trova. (V) 2 — Più particolarmente , Stacciare. Lai. cribrare. Gr. xo anem^tv. Lib • cur. maiali. Pesta la ruta , e cernila collo staccio ben fitto. Lib. Mose • Togli il sangue di drago , pestalo e ceruilo. 3 — Veder distintamente, Discernere. Lat. cernere, discernere. Gr. $rx~ yivu 2 5 , All’accolito s’appartiene apparecchi ire i lumi in sagrestia, c portare il cero. Cavale. Disc. spìr . Sarebbe stolto chi, per cercare un ago o uno spillo, ardesse un cero d*una libbra. Scn. Pisi. Assai sono presso della morte quelli che vivono c a torchi c a ceri. G. F. 11. 41. 2. Dando li detti castelli un cero alla festa di san Giovanni ciascun anno. 2 —Assolutamente detto , per antonomasia, s* intende d Cero pasquale, 11 quale solennemente si benedice il sabato santo, per significare quella colonna di fuoco che la notte faceva lume agli Ebrei allorché passavano pel Deserto , e nello stesso tempo il resuscitato Salvatore. (A) 3 — t Allegoricamente per meta f. tolta dalle sacre carte)] Dant.Pav.io.i < 5 . Appresso vedi’! lume di quel cero Che giuso in carne più addentro vide L’angelica natura e’1 ministero, f Cioè S. Dionigi Arcopagita , veduto nell' Apocalisse in forma e simbolo d'un ccro.J 4 — Suole dirsi Oro o Bil cero a Uomo stupido o balordo , e come estatico , a cui si dice anche Fantoccio , o Bel fusto; {j’d anche ad Uomo che stia intero , e che non penda da alcuna delle due bande. Usasi questo modo per bejja 0 per ironia, e viene dall'uso d'adornar 2 84 CERO CERRETTA Cehopiasta. (Ar. Mcs.) Cc-ro-plà-sta. Sm. y. G. ( Da ceros cera,® pluster chi forma, chi fòggia , chi crea. ) Artefice che lavora fig ure “* cera. Tassati. Petis. div. lib. g. di erg. (Min) Ceroplastica. * (B. A.) Ce-i-o-pla-s ! i-ca. Sf. y, G. Lat. ceroplastica- ( Da ceros cera , c plastice arte di formare. ) Arte di modellare n* cera figure ed altri oggetti -, non ignota agli antichi. (Aq) (Mii) ci cero travasi detto anche parlando di zerbini e simili perso- CerOplato. * (Zool.) Ce-ró-pla-to. Sm. y. G. Lat. ceropiatns. ( g a inule agli amori. Cecch. Comm. Questi be’ceri fan cometa ras corno, e plalys largo.) Genere d’insetti dell’ordine de dipteri, imo de’cui caratteri consiste nell’avere le antenne molto cotti- presse e più targhe nel mezzo. (Aq) (N) Ceros. * A’. pr. m. Lat. Ceros. ( Dall’ ebr. fjaras esser curvo, onde ^ rasini uncini.) (B) i veri con cose di vario colore .] Lat. fori statua. Morg, s6. j3. E sette braccia il Pagano era giusto: Berlinghier vide venir questo cero, E non guardò pereti’ e’ fosse gran fusto. Ambr. Berti, 3. 3. l’ho preso pratica D’ una fanciulla, della qualeAlbizo, Fratei di quella proprio di cui spasima Questo bel cero , è innamorato. Buon. Tane. 4. 3. Mio pa’ poteva pur darmi a quell’ altro , E levarmi dinanzi questo cero, 6 — * Bel ’ ' ' - ne inclinale ^ luna, Ogni quindici di voltali pensiero. (N) 6 — Trov. A vere scopato più d’ un cero t = Esser ben pratico nelle cose del mondo.] Varch. Et col. yS. Quando alcuno , per essere pratico del mondo, non c uomo da essere aggirato, nè fatto fare, si dice: egli se le sa ; egli non ha bisogno di monduatdo, o procuratore ; egli ha pisciato in più d’ una neve ; egli ha cotto il culo ne’ ccci rossi ; egli na scopato più d’ un cero ; egli, e putta scodata. Cero. * (Mit.) Dio del tempo favorevole. ( Dal gr. cairos o sia ceros tempo opportuno. ) (Mit) Cerocueto. * (Zool.) Cerò-cbe-to. Sm. y. G. Lat. cerochaetus. (Da ceras corno, antenna, e chaite o sia chele set ole, crine.) Genere d'insetti, i ijuali offrono per carattere delle antenne a pelo laterale semplicefAq ) Cerocomo. * (Zooi.) Ce-ró-co-mo. Sin. y. G. Lat. cerocoma. ( Da ceras corno , e come chioma , capellatura. ) Genere il' insetti dell’ ordine de’ coleotteri , le antenne de’ cui maschi sono singolari per la loro forma, essendo come una specie di pennacchio. (Aq) (N) 2 — * (Arche.) Unguento composto d’ olio e di cera , di cui prima di Cerostrato. * (Archi.) Ce-rù-stra-to. Add. m. y. (. esporsi al cimento ungeva/isi gli atleti. ( Dal gr. cerco io incro- Aggiunto dilavori formati dimoltissime particelle di oo, . sto di cera.) (Aq) forma tjuadrata e di diversi colori, che vengono inserite nelle uiw » - ^ T1 ■ *"* TV * r i » sr. e ('ha iteti nhinrninrvin TVir<;rf* nr/ On/nv» f IY-»! rrr. Ceroso , Cc-ró-so. Add. m. Di cera , Attenente, a cera. Lat. cercus. 0 • xripwos. liiceit. Fior. 128. Spremi il mele do’fiali, e cuoci in vaso terra , lauto che la stimmi e la parte cerosa si separi. Cerossilo. * (Bot) Ce-ròs-si-Io. Siri . y. G. Lat. ccroxylum. ( cera , 0 xylon legno. ) Genere di piante, della monecia tnondd&r * così dette perchè gli anelli del loro trvnco , i pezioli, come la } ,ar infèrioi'e delle loiv foglie , sono coperti di una materia biancasf 1 * 1 * eh * è un miscuglio di un terzo di cera e di due terzi di resina* Cerostomo . * (Zool.) Gc-rò-sto-mo. Sm. y. G. Lat. cerostoma. i u .„ ceras corno, e stoma bocca: Bocca cornuta. ) Genere d’insetti , “ ordine de'lepidotteri, ì cui palpi formano uno spoi'to nella parte <* tenore della testa , dal che ebbero il nome, (Aq) (N) * rA~,a.: wv. rs /• cC rostraia* corno odi legno ^ Cerodeto. * (Mus. e Mit.) Ce-ro-dè-to. Sm. y. G. Lat. cei’odetus. (Da ccros cera , e detos legato: Legato con la cera.) Zufolo o sampo- gna del dio Pcme , formata anticamente di molte canne unite con cera. (Mit) Ceruene. (Filini.) Ce-ro-c-nc. Sm. y. G. Lat. ccroenum. ( Da ceros cua, ed inox \ ino. ) JSome volgarmente dato cd un empiast.ro risolutivo e fortificante , che si applica sopra certe parti del corpo per dissipare i dolori. Osato per lo più da' veterinarii, che mettevano altre volte nella composizione di tjuesto empiastto cera e vino , dal che trasse il nome. —, Ceioeno , Cirocue, sin. (O) (A. O.) CERGENO.*(Fann.) Coro-ò-no. Am. y. G. Lo stesso che Ccroene. yfk.O .) Ccrofer arìo , * Ce-ro-lé-rù-ri-o. Add. e stn. Chi porta il cero , (Z) Cerofito. * (Zoo!-) Co-rò-fì-to. Stn. y. G. Lat. cerophytmn. ( Da ceras corno, antenna, c phyton pianta, virgulto, stipite, tronco.) Genere d'insetti dell' ordine de' coleotteri ; con denominati dall’ avere 1 maschi la base interna di ciascun articolo delle loro antenne , che getta un ramo allargato e prolungato in un lungo ramoscello rotondo all' estremila. Cuvier. (Aq) (N) Cerofora. * (Bot.) Co-iò-fo-ra. Stn. y. G. Lat. cerophora. (Da ceras corno , e phero io porto. ) Genere di piante che non si trova classificato presso i moderni , la cui fruttificazione è in forma di piccoli corni. (Aq) (N) CeRopo/u. * (Zool.) Ce-rò-fo-ri. Sm. pi. y. G. Lai. cevophori. ( V. Cerofom. ) JS’otne degli animati mammiferi che hanno le corna vote e persistenti. (Aq) Cerocraiia. * (Lctt.) Ce-ro-gra-fì a. Sf. y. G. Lat. ccrographia. (Da ceros cera , e graphe scrittura.) Scritture in cera , perchè anticamente si scriveva su tavolette intonacate di cera. (Aq) Cehograio , * Ce-rù'gra-fb. Sm. Chi salive in cera. (V. Cejvgrafìa.) Ceroide, * Ce-rù-i-de. Add. com. Che ha forma di cera. (Dal gr. ceros cera , cd idos forma. ) (Z) Ceroma. * (Archi.) Corò-ma. Stn. y. G. Lat. ceroma. ( Da ceroo io incrosto di cera. ) Secondo Plinio , è il luogo delle antiche terme , nel (piale gli atleti si facevano ungere. Secondo Marziale, il ceroma è un unguento con cui gli atleti si facevano fregare. (Aq) Ceromakzia. * (Leit.) Ce-ro-tnan-zì-a. Sf. y. G. Lat. ccromantia. (Da ceros cera, e muntiti divinazione. ) Specie di divinazione., già molto in uso fra Turchi, che consisteva nel far liquefare la cera e versarla a goccia a goccia in un vase pieno d'acqua, e secondo la figura che fermavano le gocce , se ne traevano presagi buoni o cattivi. (Aq) Ceromels. (Farm.) Cc-ro-mc-ic.Sm. Specie di cerotto composto di quattro parti di mele, e di una di cera bianca , che si fatino fondere insieme a un calar dolce. (Diz. Chir.) Cerona , Cc-ró-na. [A/.’] accr. dì Cera nel sign. di Volto , Sembianza. Car. lctt. 1 . 36. Farò ogni opera di spinger il signor Molza costà, perchè vi ristori in parie con quella sua cerona. j£ i36. I vostri Padri mi vennero a trovare, c mi rasserenarono tutto con quella lor cerona gioviale. CeroiNA. * (Zool.) Ce-rò-na. Sm. y. G. ( Da ceras corno. ) Genere di polipi dell' ordine degl itifusorii omogenei, il cui carattere è di avere sopra una parte della lor superfìcie pungoli ricurvi somiglianti a corni. (Aq) (N) Ceroni. * (Geo»;.) Ce-ró-ni. Ani. popoli dell' isola d Albione. (G) Ceroma. * (G o.ì) Cc-rò-ni-a. Lat - Cetonia , Cerinuin. Città dell'isola di Cipro. (G) Ceropale. * (Zool.) Ce-rò-pa-le, Sf. y. G. Lai. ceropalcs» ( Da ceras corno, e palio io agito.) Genere d'insetti dell' ordine degl imenotteri, famiglia dd meiliniori , distinti da antenne tra gli occhi inserite , di mezzana grandezza , col primo articolo maggiore del terzo, e questo allungato e più esteso del secondo. (Aq) Ceiuu'eoia.‘(1ìoì.) Coro-pe-gì-u. Sf F. G . Lat. ccropegia. ( Da cernpe- gion candelabro.) Genere di piante della peutuncina dignità , famiglia delle apocn.ee , così dette per la disposizione de' loro rami c fiori inferma di candelabro. Sonnini. (Acj) (]\) Cerousso. * (Farm.) Cc-ro-pìs*so. ÓVn. y. G. Lai. ccropissus. ( Da ceros cera , e piasti pece. ) Koinè di un Certo impiastro 0 cavito presso gli antichi, che componcvasi di cera e pece. (Aq) e che noi chiamiamo Tarsie od Opere intarsiate. ( Dal corno, c da strotenn verbale di stronnymì io lastrico. ) (Aq) Cerottino, Ce-rot-li-no. [ S/n.] dira, di Cerotto [ nel sign. Usi §■ Cerottolo , sin.] Lat. parvuin ceratura. Gr. f&iKpov xripcorov. Lib. * malati, ltaminorbida il sagapcno, e stendilo in un cencio, c ne un cerottino. 1 Cerotto, Ce-ròt-to. [Am.] Cero. Lat . cerens. Gr. xriplov. Fr. ^ l0t ‘ Pred.lC gli Angeli sergenti, e i diaconi s:m Lorenzo e san Vinccj 136 ’ e come a tutti fu dato il cerotto. Cap. Irnpr. 8. S*accendano p c 11 stri camarlinghi i3 candele usate per 1' ollèrere , ovvero cerotti , 0 vero torchietti arsicci o nuovi. 2 — (Fami.) Composto medicinale, fatto principalmente di cera 5 0 ^ lena tenace, perchè s’ appicchi in su i malori . Lai. ceratolo. < y ‘ xTjfjwroV. y’dg. Mes. Cerotto di andromaco, fatto di dodici ined^ 11 ’ * c vale alla frigidezza de’nervi. Pallad. cap. do. Sangue di buh^.’ Bit fanne cerotto. fior di calcina , scorza di ferro , pesta insieme , celi. Fior. 120 . I cerotti degli antichi sono ec. grimpiastri ci ; e i cerotti de’ Greci sono medicamenti fatti con olio e cera , alcuna volta ricevono medicine odorate. 3 — ' Fig. Dicesi di persona malsana , e di cosa in cattivo stato • t / . Cerottolo, Ce-ròt-to-io. [Am.] dim. di Cerotto. Lo stesso che C cr ° no. y. Buon. Tane. 4' <)• 1^^ lece più cerotloli e formenti Al ca l alle ginocchia, al petto, al cuore. . z1 , Ceroz:a, Ce-ròz-ia. [A/’] accr. di Cera nel sign. di Volto , Lasc. Sibil. 3. 5. Avevano certe anone liete, certe ce rozze alleg re ^ Cerpellino , Cer-peMì-no. Add. m. Agg. d Occhio che ha rL * irelie arrovesciate le palpebre. — , Scerpellìno, sin. ( V. scerpellino e pcllato. ) Fag. rim. Occhi luschi e cerpdhni , Cisposi e rosse Appajon foderali di prosciutto. (A) ^ r a u Cerpellone , Cer-pel-ló-nc. [ó’m.] Lo stesso che Scerpellone. V* crror , lapsus. Gr. cr^aX/xa. Cerjiacchione , Ccr-rac-chiò-ne. [Am. accr. di Cerro. Lo stesso c ‘* e rone. y.] Cerro grande. Lai. cerrus proccra. Gr. iV .^ oi -nO Moigs 24 - PQ- E diventarou due gran cerracchioni, Co’rami in jj dal vento fiaccati. Cirijf. Calv. 1 . 28 . Nè creder eli egli andari ^ secreto, Che i capi uscivau fuor de'cerracchioni. È ip- uI jo s’ accostava ad un gran cerracchione, E rimondollo, e fen nC schidione. /■ ' 0 il Cerreeui. * (Geog.) Ccr-re-è-mi. Popolo della Grecia che p ì '°J i tempio di Dclfò. (G) Cerretani. * (Geog.) Cer-re-tà-ni. Lo stesso che Ceretani. Cerretano , Cer-re-tà-no. [Am.] Cantambanco , yenditor di ^ Ciurmadore. Lat circulator , agyrta. Gr. àyuprvj?. ( Così . _ condo gravi scrittori , da Cerreto castello dell’Umbria, i cui ‘*,jj pi’C' andavano vagabondando per tutta l’ Italia , e cavando sotto vaI ^ r si' testi danajo dall’altrui borsn ) Tratt.pecc. mori. Ipocrito D , inalazione ec. per aver grandi e grosse limosino senza molto D Jjo si sotto nome di giusto c buono , come i cerretani , i quali P ll V lU iml (7 ' potrebbe dire che vanno rubando e ingannando, che^ ^ nl R sl 0l , I) i d* A egv. Fior. As. 1 . Ultimamente un certo cerretano , De* qual 1 molti ci si vede, Promise al padre suo renderlo sana. g in rim. /p’ Quest’ arte (d-Ua poesia) ebbe 1’ origin dagli 9 e ^’.pci. Dello un certo Apollo cerretano La vendeva a que’ popoli p L Ceruetakone, Cer-ro-la-nAne. [Am.] accr. di Cerretano. AU e o '. cerretanou rigoglioso co. colla catena a armacollo del rame c ' (jet* Cerreto. (Agr.) Ger~i’c-{.o.[Am.] Bosco di certi} che anche (hf l [ l iti! baja. Lat. ccrretum. Gr. cuyt\u>'n'tov à'pf t «oj. Fdoc. 4- 9’ .^7 1 0 c piccol inonticello levalo sopra 1 piano, nel quale uu altissH 11 chic cerreto era. _ 7 - Cerreto. * (Geog.) Lat. Ccrretum. Città del Regno di ]Sap oLl di Lavoro. — Castello dell’ Umbria. (G) CerretTa. (Bot.) Cer-rèl-ta. Sf JSome che „ 11,1 i dà in Toscana ^ ^ od è comune mbyschi. Lat. serratola fincicM’ia L» Ta- CERRETTO 1 — * Nel commercio si piviale anche per la Gdlfdc ’i/f Tose. A3. Ometta , cioè galla di corro. (A] 1. 1 ^ Sannaz. Whetto , Cer-icl-lo. Sui, dim. di Centi. LeM- V ciine di quer- jl 'c. Pr. 5. Altra (capra) andava rodendo le iene ^ iulo) „o ««Ole e di correrti. E Pr. g. » lentischi, sa- Jircoudato naturalmente di querciuole , cerreui, ’ «Saslri co., tra ai da ogni parte richiuso, (fi) (r0 „co tortuoso o C «;«o. (Bui.) Còi -ro. (Sin. SyecUth qt^achehaJl^ ^ ^ o diiUo , nodoso , con la scorza mollo svuota 9 travet actitr, vt) nsideral>Ue} le foglie liraio-piniuitifide y con c - , . ovvero «otto to mi'ni"*- i *, le * ltAÌSC ' » appena pubescenti; ì frutti o ghiande pìcce i duppl 0 della ghianda comune , e ti rinnova ogni uni CERTISSIMO l8£ glassi sedili b() Si . Liu Cer ì eve » c talora s' appicca per ornamento , e tessuta a __ PpMasi anche Frangia. Lai. liiubna. Gr. xpa..,, v co 8*) Gola del Grande Oceano boreale presso la costa W ^ della Fcecilia California, fi) i,-^.! £Bo V.(BotO Cer-ro-só-ve-rl Sm. Alba per tìUet 'ì ,v '*.Cer-ro-só-ve-ro. Sm. Albero g/uandifero , così detto _ niile ai C * r ° il( h tlt severo , e la corteccia e la materia del legno si- ? fiR iu>suc CCI , ' K —> Cnrosugaro, sin. Lat. quercus subcr \Àn.Mattiol. (A) r\ (B . 0, -)Cor-n: -sù-ga-ro .S/n. Lo stesso che Orrosovero,/^. (A) ^yiKtuJr Gcr-rù-lo. Add. m. Pieno di cerri. Lat. cerris cousitus. Gr. cer nito Ml> Fi/nc. 5. f Costretti furono a ritirarsi sotto ’1 r ^ 0,, te av C ° e * ^.7* 1 55. Filocolo si ricordò di Fileno, il quale in *' a ^ asci ‘d° sotti.» 'l cernito poggio, cv,/;.. Ccr-sù-uo. Lui. Ccrsuniura. Antica città dell‘ isola di Ce «t sin.: 0 asi Nebio. (G) C ci"tal-dè : i,c. Add. , -- ..-_ pr. com. Di Certaldo. (B) - ,--- cìitì,,^' (‘‘COg.) Cer-làl-do./iurgo di Toscana, patria del Boccaccio. (tì) Certifica» ento , Cer-li-U-ca- gli a .\ ì ecr-lii-ine. [,/«.] C. L. Combattimento, Guerra. (C. Balta- tezza , Accertamento. —, CiTtam U ‘ c «tamen. Gr. iyùv. Morg. i5. '36. Dico cosi , che il tuo * ■— Siiif.. ? ^ ara ^ ou Carlo, l' uuo c 1’ altro lia fatto degno. X.ly_ t J ar , certame ~ Duello. Lat. singuiare certameu. Gr. p.onp.ct- Uo !, ’-l l'ur. 3o. 3o. Cinque o sei mesi il singoiar certame , O me- 3 ^ Gar U ’/ Ì difru * isca * ccrtanj ^ & a f‘ ccr l amcn * -dr. Fur. i3. 60. Dove onorato c splendido prc/ 7 | C A Vr:i col suo degnissimo consorte Chi di lor più le virtù 4 -> * , 12 che meglio apra a cortesia le porte. (M) vano / /a S ‘^ Cartami musicali : Gare di suono o di canto che tene aii. 1 Greci finanze uncttr ^ Anali a f j ai{ i concoidi musicali , perchè si celebravano in onore ^‘^men 0 ln mcfn °ria della sua vittoria sul mostro Pitone. (L) l lì sd ^r-ta-iniSn-te. Aw. confermativo. Senza dubbio , Assolu- Lat. nr’ i 7 t Co d ‘ iezza -—j Certanamcnte, Cerio, Certano, sin. (^.Certo.) ^ 0f ° ass°p ^^ u b*° f certe, liquide. Gr. a\yix^?. Din. Comp. 1. 26. Del Sct ’ìvcr' t» CC ' non biteudo scrivere, perocché altri più certamente ne tcr t . a * €S *Br.2. ifó. Che ella fla LunaJ sia minore di lui c della Eittr m P 1 ^ 31 - 0 ^certamente per gli oscuramenti dell’uno c dell’altro. ed a loro esempio ì Romani nelle grandi e pubbliche ■/ico rà^r ’ c P e . r ct ’bibrave in certi tempi solenni feste. Chiamaransi 'stillati aa ? l S * ’ Agoni, cc. I giuochi pitici eran particolarmente ',1. “ si fati concorsi musicati, uercìiè si celebravano in onore , Un LEII Tas, Cp ««ieute di’ ^‘tdudo 0 , r Ger ; ta ‘ n , ll - :n - to - V - A - Se si e. ’ X ‘ r ’ Pspai uns. Maeslruzz, 2. Iace«!!ttn .. 2 - 3i. Ventidin; miglia certamente dura. Fir. As. 2o3. E cerio me ne andava tutto contento. F. e dì Accecamento.] Lat. _ OI ... 3o. 2. Ma non sarebbe cosi , ^ ei ' , tinìm'. SSe P cr tua ggiore ccrtamento della verità. P. g 5TE > Ccr-tu-na-mén-te. Avv. V. A. V. e di’ Certamente. Esp. c creder- arai,n 9 P«‘ P eat * quelli che non mi vedranno corporalmente, ^ 0 'Ideilo J , 1 l n0111 ' cternalmente e certanamenle. Mar. S. Greg. Intende CertissimAmekte , Cer-tis-si-ma-mén-te. (Avv.) sup. 1 3y p C ‘ c gli abbia poi più ccrtanamente a determinare. Dant. Rim. pianissime. Gr. ^u^unrxros. Bocc. nov. 47• 16. s ls »r" ir,iie » mia coscienza pare. ■ ' , ’ t ' "" * ’’ .F.A.F. e di' Certo. ( Dal frane, certami) ,A'r-tà-no. Add. Coi hmi ^Pcrarixa nasce di bene non certano. Liv. M. I padri non re n'ìa c]°] V avesse più di pericolo cc. Tes.Br.j. i4- Non ha diflc- «Ritie 3 d re l ac cre nel rispondere oscuramente, se colui che risarà f ." P er certano, posti avverbialm. , valsero Di certo , Per Eav. Perd. eloq. 421. Ti neano per certano, che senza y. , a piotisi potesse avere nè mantenere luogo rilevalo. r taii 0 ehi *1.1 te . nc *la secondo il Vangelo , al quale io sa di cer- CtRT* S0 f higliilcsi tuoi credono come noi. F, ,J .y 1 '- A. Lo stesso che Certo avv. o Cortamente sto 2 , ' 01 dirizzava a conservamento di libertà, la quale in que c^C ct,“°. £ ‘: i i;i‘ la t a la - ~ di quelli, che sarà in breve, ne darà cerlanza. Rim. ant. M. Gin. 53. Non la san muover per altra cerlanza. Mar. S. Givg. Perchè non hanno ccrtauza dell’opere loro, non sanno a che termine si vanno. Tes. Rr. 1. 3o. Di ciò non si seppe mai ccrtanza. Frane. Barò. 3 j2. p. Cli’eli’è di grazia piena, Donde certanza più laude raffrena. Certare, Cer-tà-re. (N.ass.)F.L.(e poeti) Fe di’ Combattere. Lat. certarc, dccertarc. Gr. gi^ie'iou. Ruc. Ap. 222. Perchè non dee la rondine d’ Eli-uria , Ch'appresso Tacque torbide si ciba D’ulva palustre e di loquaci rane, Ccrtar col bianco cigno del bel lago Cli’ i bianchi pesci suoi nutrisce d’oro. » Sannaz. Arcad. Egl. 10. 38. Certa l’arte febea con la palladia. (N) Certa/ioni: , Cer-U-zió-nc. Sfi F. L. ed A. Disputa , Lite , Contesa , Alteixazione.B.Pulc. Egl. Tirsi in ccrtazioni di canti in esse s’indu- cc essere superato. (A) Certe. * N. pr. /. ( Dal gr. cear, atos cuore. ) — Figliuola di Tespio, e madre di Jole. (Mitj) Certeti. * (Geog.) Cer-te-ti . Antico popolo abitante sulla costa del Ponto E usino, (fi) Certezza , Cer-tèz-za. [ Sf. Stato in cui si trova lo spirito , all<>rchè non ha luogo a dubitale ; oi'i'ero qualità delle cose riguardale come quelle che non eccitano dubbio.) ( V. Dubbio c Dubitare. ) — , Certanza , Certiludine, sin. Lai. cognitio certa. Gr. f5e(3aiWis. Bocc. novi 13. 2j. Siccome con più certezza del piacer di colui, del quale voi siete vicario , noi possiamo insieme ec. vivere, ed ultimamente morire. E nov. 18. 2'à. Laonde parendo al medico avere assai piena certezza ec., disse loro. E nov.yy. fy- Acciocché tu del desiderio degli occhi miei possi maggior certezza nell’altro mondo portare. E nov. 8g. 6. Il suo essere di quello liberalissimo mostratore a chiunque per esperienza ne voleva certezza. Cavale. Frutt. ling. All’ ultimo , a compimento c a certezza d’ogni lor carità, dico ec. Peto, canz. 26. 6. E più certezza averne fora il peggio. Fr. Jac. T. 2. 18. sy. L’alma giunta a tai certezze, Parie il resto vanitade. 2 — Testimonio sicuro. Fit. S. Gio. Gun/b. 284. Lasciando molte cose di quelle che ec. spesse fiate aveva udito essere istatc vere , per certezza di molti uomini. (V) Certezza dilli da Sicurezza. La Certezza riguarda propriamente T intelletto; la Sicurezza è dell’animo. La parola Certezza indica un principio, una proposizione si chiara cd evidente, che esclude ogni dubbio, ovvero la verità di un latto, di una notizia , d’un avvenimento. La voce Sicuivzza dinota propriamente quello statodeH’animache porta un'acquiescenza su tutto ciò che possa interessarla ; o pure esprime una tìdan- za sul timor de’ pericoli , de’ mali , del successo di qualche cosa. Talora Certezza si confonde con Sicurezza , quando si applica alle persone. Cosi diciamo io sono, certo, sicuro di questo fatto ; ma in tal caso non si fa clic trasmettere, per così dire, nell’ animo T editto della percezion della mente. inémto. L'alto del certificare , Cer- Cer(ilìcazione, sin. Lat. cognitio. Gr. PAsici;. Coll. Ab. Isac. f3. Là speranza è certificamcnto, nella quale la mente si rallegra iutelligibihhente. Certificare , Cer-ti-fì-cà-re. [ A/l.] Far certo , Confermare , Trar di dubbio , Chiarire. Lat. ccrtiorcm faccre, certiorare, Ulp. Gr. iepoirn- clivuv. Bocc. nov, 23. 11. Desiderosa di volerlo più accendere e certificar dell’amore che ella gli portava. E nov. 60. 20. Infinattanto che certificato non s’è , se desse sono o no. Fine. Mart. leu. j). Certificandola clic questo mio debito sarà pagato coll’usura della gratitudine. 2 — Mostrar certo e vero. Fr. Giord. i8y. Iddio ha provata e certificata questa fede per le Scritture. E /V, l’avrebbe morto. - ( E cosi Per certissimo, come si dice , Pcr certo.] Bocc.nov. 4 10. E -reggendo! serrar dentro, l’ebbe per certissimo. E nov. 3i 25 Lomc il cuor vide, e le paioli essere il cuore di Guiscardo. per Come il cuor vàie, e le parole intese, così ebbe per certissimo quello 24 1 86 CERTITUD1NE Celtitudike , Cer-titù-di-nc. [Sf. : V. L. Lo stesso che] Certezza. V. (Dal lat. Ilari), cei-iitudo.) Lat. cognitio. Or. £:p;xiViris. Espos. Salili. Della tua celsitudine , secondo la quale tu rimuneri c doni. Celio , Cèr-to. Sm. Certezza. G. V. 8. 72. 8. Incontanente , senza sapere il certo cc., si misero in via. » Tass. Gerus. 2.6y. Ben gioco è di fortuna audace e stolto Por contra il poco e incerto, il certo e il molto. (N) 2 — La cosa certa. Pass. 1$. Piglia il certo, c lascia lo'licerto. Certo. Add. m. [Cìi è secondo verità,] Sicuro, Chiaro,[Indubitato. In questo sign. non dicesi che delle cose.] Lat. ccrtus. Gr. fidato?. But. Delle cose non certe è opinione, imperocché delle certe è scienzia.- 2 — E parlando delle Persone, Accertato, Chiarito. V. $. 6. e 7. (B) 3 — Naturale, Beale e Vero. Lat. virus. Gr. Kl-ri/.i Dani. lnf. 1. 66. Qual che tu sii , od ombra o uomo certo. But. Od ombra o uomo Certo, cioè qualunque che tu ti sii, o anima apparente, o uomo vero. 4 — Proprio, Determinato. Lat. ccrtus. G. V. 7. 16. 1. L’altra fu deputata alla parte Guelfa certo tempo. Bocc. nov. 4 ■ 3 . La quale andava per li campi certe erbe cogliendo. E noe. 20. io. Poi a certo tempo pervenuto agli orecchi di messer Ricciardo dove la sua donna fosse. E nov. 33 . 20. Dando loro una cel ta quantità di daua- ji. » Sali. Calelt.40. Or dinaro che a uno certo di (lat. ad certami dicm) si potesse partiree lasciar l’arme, senza ninno pericolo. Dani. Purg. 7. Rispose: luogo certo non c’è posto ; Licita ni’ c andar suso ed intorno. (V) Pallad. 25 . Delle tortole ; e come ed in che modo nella colombai 1 da certa parte si vogliono allogare. E 26. Dei tordi; c come per loro nutricare nella colombaja si vuole fare certa c remota cameretta. (Pi) 5 — * Col v. Aure : Aver certa una cosa = Averla per certa. G. V. tt. 21. Permani. (N) 1 —* Aver di certo. Bocc. g. 7. n. g. Abbi di certo, se le lusinghe e’ prieghi non bastassono , checché ne dovesse a te parere, e’ vi si adopererebbe la forza. K. Aver di certo. (.N) 3 — [ Aver per certo o per lo certo. C. Aver per certo.] Bocc.nov. 76'. i 5 . lo l’aveva per lo certo tuttavia, che tu l’avcvi avuto tu. » E g. 7 n. 4- Kd abili per cerio che tu uou ci tornerai mai cc. (N) 6 — [Col v. Essere: Esser certo = Aver skurezza , Esser accertalo.] Bocc. nov. io. Bocc. g. 6. n. 10. Per certi miracoli fatti da esse, e per lettere ricevute dal patriarca fattone certo. (Cin) 8 — * Col v. Rendere: Rendersi certo = Esser sicuro. Tolom. lett. ì.1. Ma voi ( mi rendo certo ) mi scuserete benignamente. Bocc- g. 5 . n- 6. Il re udendo questo , e rendendosi certo che Ruggieri il ver dicesse ec. ,(N) 9 — * Col V. Rifare: Rifar certo = Di nuovo e da capo certificare.(A] Bocc. g. 7. n. g. Ed ora da eapo te ne rifò certo ec. (N) 10 — * Col v. Stare: Star certo = Accertarsi, Esser sicuro. (A) 11 — * Col v. Tenere: Tener certo = Aver certezza. Cecch. E- satt. Cr. Tien certo, o sommo principe invittissimo , Ch’ ogni nostro valore ec. (A) » — * E Tener di certo = Tenere per fermo , pei' certo, Credere con certezza. Bocc. Pist. Pr. SS. Ap . f. 60. (Ed. del Gamba.) E per venire quando che sia al fine : io tengo di certo alla breve ma asprissima tua lettera tu non avere aspettata si lunga risposta. (Pe) Certo ct.it: da Determinalo. Determinato nel proprio suole applicarsi alla esteusiotre , quando si concepisce ristretta in limili fissi. Cosi diciamo Spazio determinato, Linea determinata, ec. Per similit. si applica anche al tempo; e nel traslato vale stabilito, fissato, convenuto. In questo solo senso l’ add. Certo può equivalere a Determinato. Certo. Proti- che vale Alcuno, e significa quantità e qualità indeterminata. Lat. quidam. Gr. tu. Bocc. nov. 1 7. 3 . E certi gli ornamenti con appetito ardendissimo desiderarono. E g. 4 - P• 4 - E certi altri , in altra guisa essere state le cose da ine raccontate , che come io le vi porgo, s’ingegnano ec. di dimostrare. Dant.Inf. i~. 5 i. Poiché nel viso a certi gli occhi porsi. a — [Nel numerarsi qualche mila si replica.]Cr. cap.12.1. I suoi frutti (del mele ) ec. certi son dubd e certi acetosi c certi afri .» Conv. Tr. 3 . c. 3 E però vedemo certe piante lungo l’acque piantarsi, e certe sopra gli occhi delle montagne, e certe nelle piagge e dai piè de’ monti. (Cin) 3 — [E qualche volta non si replica egli, ma voci equivalenti.] Cr. 5 - 2. 1. Il mandorlo è arbore noto, e le sue diyersitadi nel frutto son due ; imperciocché certi sono che menano i frutti dolci , ed altri amari. 4 — In forza d' add. Bocc. intr. 5 . Nascevano cc. nell’ anguinaia , o sotto le diteli;» , certe enfiature. 5 [ Dicevi Un certo che per Una gualche cosa, Alcun che, e simili .2 A tor, Eur. y.sGo. Piii per uu certo ih- di reputazione , che perche e ne sperasse o temesse molto. » Borg. Ann. lam. i 3 . Apportassero loro UU certo che di maestà e di riverènza. E ivi : 66. Se n è pur di sopra un certo che accennai:. E Man. 2^3. Questo è di que’segni particolari, de’ quali si è già accennato un certo che in genere. E Cesc. I-ior.487. Della quale usanza si è un certo che accennato poco fa. (V) Certo. Avv. Lo stesso che Certamente. È". Lat. cei te ,piane , equidem. Gr. ( 3 qW* • J, vivivi adunque di me sicuro , ed abbi di certo che niun altro u ^ n0 . ve , il quale te , quant’ io , ami. » G. P. g. 2gò. Sentendosi ^ velia in Firenze, non però al coi to che al tutto fosse perduta ‘ g^tta- ogni gente fu all'arme. Bocc. Tescid. 1. 54• E per lo certo glia non fu mai si dura e fella. (N) „ — [Certo che, Per certo che = Certamente, Per certo.] B° c .• b’ 27. 14. A cui la donna rispose : Certo che egli non m’offese n ^ • Laber. Per certo che se tanto mi vorrà bene Iddio , che t° V m • ■ di sodo': 1 * Sedar sto laberinto mi vegga fuori, secondo che m'ingegnerò. (A) , 4 — [Certo si, Certo no, sono maniere d’affermare e di rj'perr : nov. li. 22. Come, disse Andreuccio, non sai che io mi dico, sai. ssE g. 7. n. 5 . Credi tu , marito mio, che io sia cieca ‘"'to') chi della testa , come tu se’ cieco di quelli della mente? Certo u rl n, 5 — Dicesi anche nello stesso modo, Certo che sì , Certo v J^.i.uto Segner. Mann. l'ebb. 1. 1. E non poteva egli giustamente t,, ^ju nella sapienza del suo Signore? Certo che si. E Man- ''A »)Ù ^ fu questo un abbassare il figliuolo per alzare il servo quasi l )iU figliuolo? Certo che sì. (V) . ,4) Cektone. * (Zoo!.) Cer-tò-ne. Sm. Lo stesso che Ciortone. Vy iU Certosa. (Ecd.) Cer-tó-sa. Sf Monastero di Certosini. ( Co- l] L .j ^10 Chartreuse montagna nel Dellinalo , ove San Urlinone^fondo 2 . tapinilo convento. ) Lat. carllnisia. Cai- Leu. (A) Salvili- “■ ’ ^[U 2. (.tacile colonne grosse di trenta c più braccia l’ una, elicsi certosa di Roma. (Si) . q&k Certosine. * (St. Eccl.) Cer-to-sì-nc. Add . e s r . pi. Monache osservano la stessa regota de’ Certosini. (Van) i\loiV- lC ° Certosino. (St. Eccl.) Cer-to-sì-no. Add. e sm. Religioso o * . ( p{- d' un ordine instituito da S. Bruttane , notabile per V ausic ^ la sua regola , che obbliga specialmente a perpetua sout 11 al silenzio. V. Ccitnsa. (À) . c g Ja Certe no , Cer-tù*uo. U. usata nel numero del più solamente-, lfli pronome Taluno, Alcuno. (Da cerio, e da uno.) Se^n :r. w Dal. Prcf. Pros.Fior. Non son già degni di perdono coi 11 1 dopo sì vive ragioni. . . biasimano questa illustre favella* (“/ ^ G/* Cerulea, * Co-rù-le-a. Sf. Lo stesso che Lapislazzuli. M^ i0 ' Berg. (N) •hit Lapislazzuli. 7 cv Ccn cleicrimto, Ce-ru-lci-cri-nì-to. Add.m.comp. V. dilir.Che ft a ceruleo. Aggiunto dato da Omero a Nettuno. Salviti. Odi>s-(-d iJie ,i- Ceruleo , Cc-rù-lc-o. Add. m. Di color del cielo,e dicesi P’A n, C&' te del mare, dal refesso eli e’fa del col v d'esio. ( /to A/.z r n' r j cl n b° ruleus. Gr. nvchnor. Petr. «m. r 52 . Purpurea vesta d’ un cerine Sparso di rose i begli omeri vela. Eir. As. 6f. Già aveva w . CJ c giantc Aurora preso in mano le cerulee briglie de’ suoi rosa sieri. E 118. Dicevasi che quella Dea, la quale il ceruleo ,“q tifi* 0 tori, c la schiuma delle sue onde allevo cc. , conversava 11L della moltitudine degli uomini. 2 — * (M‘ d.) Male ceruleo. V. Cianopatìa. (A. O.) 3 — * (Min.) Ceruleo montano: Rame corroso ceruleo terreste i trova nelle cave del rame. (0) - e sf 2 ' Ceruleoceralo. * (Z 10I.) Ce-ru-leo-cè*fU-Io. Sm. Nome dato & ^l^ c°' eie di uccelli , perchè hanno tutta o parte delia testa di lt!i c loie di acqua marina o cilestro. ( Dal lat. caeruleus cil^stf 0 1 gr. ccphale testa.) (Aq) Cerume. (Audi.) Ce-rù-me. Sm. V. G. ( Da ceros cera. ) a l/fi v gialla , glutinosa , che vien separata in uno stato liquido l ' a c£) j àule del condotto uditorio , e che a poco a poco s'indura ^, stare esposto all' aria. Il suo colore e più o meno giallo * 11 e d 2 * carico ; il sapore notabilmente amaro; l'odore un poco acU bolmente aromatico. (U. P.) f (i r$• 2 — (Ar. Mes.) T. de ceraiuoli. Colature ed avanzi di cera ' . (A) Tose. Fondate dei cerumi sporchi e neri. Cerume in cola* 11 Jlf jie Red . nel diz. dì A. Pasta- Provai a far le gocciole (di v fondate de’ cerumi sporchi e neri, ed anco in questo succede che nella cera gialla e vergine. (N) . ,iat^ r,t Ceruminoso. (Anat.) Ce-ru-nii-nó-so. Add. m. Che tiene ^ e ^ a feS gOf 3 del cerume. E pero dicesi Materia ceruminosa , il cerupte s A 6 Ghiandole ceruminose, gli organi jbticolari destinati & ' il cerume. (A. 0 .) ^ rnM-fà Cerusia , Ce-ru-sì-a. Sf. V. A. U. e di' Chirurgia. Lor. Med- . r0 Ja # Vii. Benv. Celi. t. i. f. i 36 . Subito feci venire un certo $. 4 ‘ copo perugino, uomo molto eccellente nella cerusia. Buon ; “ 1 J 4 - Che tante volte me desideroso D’imparar cerusia Menù n c trar sangue alle botti. (N) 'ch& eS *‘ Cerusico, Ce-rù-si-co. [Sui. Pi. Cerusici e Cerusichi. ] Colt* 1 cita la chirurgia. — , Chirurgo, sin. Lat . chirurgus. Gr- X' * * e pu 1 Cr. 6. 49 - i- A far cauterio saaza fuoco pestisi la llanr’la ui.d si curi a modo di cerusico. Belline, son. 2go. CU’ ingras>d e ^ come i cerusici. Tue. Dnv. Ann. 1 5 . 225 . Venuto il ccim» lC * ’ togli le vene , e messo in bagno caldo , tutto fu uno. Q 2 — [ Usalo anche come add. ] Bern. Òri. i. y. Aveva jj C (il^ dosso condotto Un medico cerusico eccellente. » G. legio de giudici era da ottanta. I notai da secento , cerusichi da sessanta. (Pr) Cerussa. (Chiui.) Ce-rùs-sa.C Sf U-U Nome volgare del sol -.ito CERVA ài piombo ; così dello perchè si credette torneo col gluma colla cera• È una combinazione dell i , ,, us0 es ter- pioinbo. É adoperala non solo per la pittura , ma . .WfAiSihd'. in medicina. Volgarmente ] Biacca. Lai • ': er " s ’ ; superfluità <>• 6- 4 t- 4 • Alle lentigini della faccia , e nd og“‘ £" 0 iu ‘, ia , lt ità. rimuovere, prendi cerussa, cioè biacca, e cantora ■ -, aLo dall unti- 2 — D 1 aktimoxio : * Ossido bianco d'antinionio p rnoniuto di potassa cogli acidi forti. (A. °y . > ossidalo terroso , J "7 nativa. Kirman ha dato questo nome a jnomoo ess0 frìa- che si iroru non perfettamente bianco. . ma buine 6 o s ùi ui.'7ù' miniere della Germania. (B) i57.Una can- Cp -*VA, Cèr-va. LSf. La femmina del cervo. 1 Veti. s> ■ dilla cerva sopra' Y erba Verde m'apparve. . , p iei , n o di Na- CsitVAKo. * (Ge,g.) Cer-và-ro. Lai. Cerballus. Faune del Poti nella Capilunala. (G) ^«VATO. (Veter.) Ccr-và-to. Crrn*r r»' CERVELLO 187 ^Ehyp. Y(, 2. PiuZ ellacc.o ' f 1 - t ì e F' rf’- J?’ '^r-vel-lae-cio. [Am.] jldd. m. Uno de' mantelli del cavallo. — 5 v^i-vci-iac-cio. lom.j peqg. ih « fi { presen- f’{Fg. Dello per insegno rozzo.] Alleg. 212. Hoc P . c ervell ><> ar gfi le sdolcinalc fruUerclle del mio vile e non co . ' | t ,.j Cl °- a Magni. Leti. firn. «. 36 . Non «ne ne sia collegllato eoa clic col mio cervellaccio. (TV’) r v ;.. moroso?, 7- ùjeeri anche d Uomo impctui so e stravagante F imallCas . «dhcilu, mdncilis, intractalnhs. Or. òvunoM,. AUe„- Mirto aliano di colai cervellacci sventati. vrrzcsco. 'J’-nvet,.- Capriccio strano , o pn.Mw ■'«■nvEr r ’uuw cervellacci sverna hai. j,, 0 ® 1 ? 13 » Cer-vel-làg-gi-nc. [A/C] Ce, ■inità ’| e 6gieri partito, i inten- matua. G -, 'rapa.spcrvvr.. Fir. Tnn. 5. 3 . Questa vedova le nome per non so che sua cervellaggine. Ut Cà-T-vel-là-ta. [A’/]] Corta di salsiccia alla milanese , Ifat- ,„ uU Cn f ‘e di cervella di porco triturati ed imbudellati con aro- b’eselil l Lem. firn. 1. 11. E fauci le salacele, Cervellate, velili n p ’ e salsiccioni. ,, .l ,v cervellata d’uomini — Far macello ,'.tra‘^e o simile. ] Malm. fctin ’ ^ aso di Coccio avria colla suiiarcina Fatto d‘ ognun pol- CE 8 v‘ e u C A « rv ellata. ■ AB:i, onico. (Miis.) Strumento da fato, che anticamente si Ce» v ‘ V “, w uece del basso. (L) rri 0 KT " r , n ’ Cer-vel-lét-to. Sm. dim. di Cervello , [ nel sign. di Ge- V. g e . Persona che abbia di sì fatto genio. ] Car. lett. 2. 217. ijn an ’u^ ;iu s; 'por per pruova che cervelletti siciio quelli delle Muse , 2 » . u n °n son colti in tempera. e/te Porzione della massa polposa contenuta nel cranio , avvu^ le fisse occipitali inferiori al disotto della tenda , e che si ved^r co '‘tinuazione del midollo allungalo , attorno al quale Cena f, .fermare una protuberanza anulare. — , Cerebello, sin. Lai. C *»VE^ um -i A -0.). p 0 : v '} 1 Ccr-vel-lié-ra. [A 1 /!] Cappelletto di ferro che si portava in culi, r l- a t. cassis. Gr. xópvs. Vrgez. E che la («anzicra sua ,0 Con * ra ^ a > 0 ccrvelliera, o elmo , sia ben forbiti). Cron. Veli. 3 y. Cc j u , llil spada gli diè in sulla tesla ; avea la cervolliera, non gli fo- F(1 v ìe Jve???„’ " va ncra « grossa, rotonda, e di gran grappoli. (V) e . !Nagg ixe , Cer-vel-li-nàg-gi-ne. [ÌT/i] Azione fatta con poco senso. 4 o C'f' 1 ' Aet- ingenii levitas. Gr. iirónou$ov srsà;éax. tir. Lue. cli c ; 0 ', he sarà delle nostre cervcllinaggini, che ci avete oggiinai fraudo ' Furi. 3 . 10. Costei , ancora che sia di buon paren- lr, ln ^i ncco .’ 0 P or sl,a cervellinaSgine , Oc per poca avvertenza del- T)er l ’ s ‘ è trovata gravida. Vii. Lena. Ceti. 258 . Solo la fece per . 1,0 ’ Cer-vel-li-no. Sm. Panno che si mettono in capo le donne caldo. r i nsu , lNo * Adii. m. Di poco cervello , Di poco senno , Leggiero. Lai. g r ^ c . u . s ’ volubilis, Ieviculus. Gr. vironov^os. Agn. Pand • -/p. Questo 1* a i» aar femminile ec., dicendo questo con quella, c questo con quel- e cr-.ìelio ch( quello che elle sanno, e quello ch’elle non sanno, come cervelline. Tinti. Gov.fam. i 3 . Che se’ pazza, volubile , lfiuta 1Uruer d e cervellina. E appresso : Bene è chiamato cervellino ehi e ata 'a'® 1101,6 s P es so. Cron. Veli. 3o. Zannbi di Fruosino è ec. forte 2 __/)• 1 S^ìde favellatore e gridatore , un poco cervellino e vantatore. r c . £* CCii anche [ di Persona ] stravagante , intrattabile , Bell’ inno- /V; 1 bacialalìs. [ In questo sign. è usato anche come sost. ] c yj adic i'Aao-roj. Sak>. Spin. 1. 1. Andò a riconoscer le possessioni , f) u ?° ilc * :iss e seco quella cervellina di mogliama. P’avch.Suoc. 2. t. c _ c . rvc lhna sa molto bene ella chi se la bevve. PI. Cervelli e Cervella , ma nel si - cAii $'!yy L °‘ Cer-vèMoVcA’m. P chì a Cat0 . proprio convien dire le cervella, e nel fìg. i cervelli. C'osi c ai>it ' C —Avere dccrveilo sopra la berrettaio sopra le berrette 0 sopra la chioma:] Dicesi di chi pi'teede inconsideratamente, con poco senno. Par. h. i5 , aoè.<£5.Bisogna ec.chì sia una di queste due cose,oche costui sia qualche giovane leggiero, ch’abbia il cervello sopra la berretta, ec. Cecch . Mogi. 5 . Delle qu intoni se nc fa per tutto, Chi ha’l cervello sopra le berrette. » Av. Ri/n. Stanz. 6. Molti lo giudicar di poco ingegno, E ch’avesse il cervel sopra la chioma. (P) 7 — Avere il cervel ìeco =3 Stare all’ erta. Ar. Cas. 3 . 1. Abbi il cervel teco, che questo ruffiano , che ha il diavolo in corpo, non se n’ avvedesse, 8 — E v a / e anche Esser di sua testa , Esser di suo capo. 9 — Aver meno cervello d’ un grillo o d’ un’ oca ==: Esser privo di senno. Lat. exeordem, vccordem esse. Gr. àvóvyxov uvai. Morg. 11.9. Ch’ Ulivier disse a Rinaldo d’ Anione : Tu hai talvolta men cervel che un’oca. 9 — Col v. Beccare : Beccarsi il cervello. Lo stesso che Stillarsi il cervello. P. 5- 19. Rem. Ori. 3 . 7. 3. Non vi beccate , Cristiani , il cervello , Ch’ esser Cristian bisogna , o lasciar stare. Belline. L’invida gente dispettosa e trista , Sempre in dir male il suo cervel si becca. Fir. Triti. 2. 2. Padrona, voi vi beccate il cervello, eh’ ei non vorranno venire. 10 — Col v. Cavare: Cavar uno dicervello, Cavar uno del cervello.^. Cavare, §. 7 1. e 7 4. 11 — Col v. Dare: Dar le cervella a rimpedulare =: Esser rimase senza giudizio , come s e * si fosse mandato a racconciare *, tolta la rnetaf. dalle calze. Lab. i/j 7. Tu hai le cervella date a rimpedulare. Pataff. 4 • H le cervella diè a rimpedulare. 2 — Dar le spese al suo cervello == Pensare a ’ casi suoi , o Stare sopra di se così pensoso e applicato. Lat. cogitare. Gr. ^v/tcq^o- fxùv. Alleg. 3 . In casa , in piazza , in mercato, iu bordello , E quivi dar le spese al suo cerveJlo. 12 — Col v. Essere : Esser fuori di cervello =: Esser pazzo , o Esser colla mente molto sopraffatta per qualsisia cagione. Geli. Sport. 1. 1. Se e’ non filose cosi fuor di cervello, e’si sarebbe oramai avveduto come la sua figliuola è grossa. 2 — Essere in cervello è lo stesso che Tornare in cervello. P.§- 22 . Sen. Ben. Pare. T. 27. Avendo giurato che il giorno dinanzi nou era stalo in cervello , pregò Dio che tutto quello che aveva detto contro Cesare, cadossse sopra il capo di sè proprio, c de’ suoi figliuoli. 13 — Col v. Fare : Fare stare altrui in cervello == Far viscere altrui con moderazione , Costringerlo a non uscir de’ termini dovuti. Lat. in ollicio continere. Pardi. Star. i 5 . Sì per vendicarsi , sì per farla stare in corvello. Stor. Eur. 3. 62. E predando e ardendo il paese , gli costrinse a stare in cervello , e ad avere di grazia la pace. 2 — Far tornare altrui il cervello in capo. P . 5- *7* Geli. Sport . 2. 6. Ma la quel che io t’ho detto, e farai lor tornare il cervello in capo. j 4 — * Col v. Lambiccare : Lambiccarsi il cervello. Lo stesso che Stillarsi o Beccarsi il cervello. P. 5- 1 9 ‘ Car. Lett. t>. 1. n. Si. Io non veggo che questo sapere all’ultimo ci serva ad altro che a sopraffar quelli che sanno meno , ed a lambiccarci tutto giorno il cervello dietro alle dottrine. (P) “■ ,5 — Col v. Mettere : Mettere altrui il cervello a partito = Recarlo in dubbio o in confusione , Farlo star sospeso e ambiguo. Lat, con- silii incedimi facere , mentem alicui concutere. Gr. òip.ctp6u tu a. rr.t 0OVÀ7ÌS 'jroinv. Tac. Dav. Stor. 2. 298. Credetesi per molti, che Flavio Sabino mettesse a Cecina il cervello a partito. lir. Disc. lett. 3 i 6 . Se quelli, che leggeranno, saranno uomini grossolani , egli è un metter loro il cervello a partito , e lar loro dimenticar quel poco eh’e’sanno. E Triri. 1. 1 ■ Con cotesto tuo discorso tu ini hai messo il cervello a partito. Ambr, Bern . 3. 9. Costor lian messomi il cervello a partito. I i88 CERVELLONE •9 16 — Col v. Perdere : Perdere il cervello Confondersi. Lat. ob- tundere. Gr. 'jrapspo^Xth. Geli. Sport. 3 . 3 . Come nou perde egli M cervello, eh’ elle farebbono impazzar Salamoile ? 17 — Col v. Rimettere : Rimettere o Far tornare altrui il cervello in capo ce. dicesi del Ridurre altrui alla ragione e al dovere. Lat. ad bonam ìnentem adduccre. Gr. eis tyóvww xa.r — Col v. Stillare: Stillarsi o Beccarsi il cervello = Ghiribizzare, fantasticare , AJ/aticar lo ’ntnlletto , Mulinare. Lat . cor comcderc. Gr. Svpov tmtiòiw. Geli. Sport. 3 . f Almanco io darei pur loro i danari, e facessino da loro, e non mi vorrei stillare il cervello./imi. Ori. 1. 18. 48. Nè pare a me che sia gran gentilezza Stare in su’ libri a stillarsi il cervello. 20 — Col v. Tenere : Tenere altrui in cervello. É lo stesso che Fare stare altrui in cervello, f . $• i 3 ■ l'ac. Dav. Ann. i 5 - sog. Già si mandava loro, oltre al Pretore ec. , visitatori che ec. tenevano i popoli in cervello. E Pii. Agr. 3 g 3 . Nè, per prosperità invanito, quella appellava impresa o vittoria , ma aver tenuti i vinti in cervello. 21 — Col v. Togliere: Torre il cervello altrui = Confonderlo. Rem. Ori. 2 . 16. 4 ; Ed mi certo proverbio cosi fatto Dice che il danno toglie anche il cervello. 22 — Col v. Tornare : Tornare , Essere in cervello 0 simili = Esser disposto e pronto a capire le ragioni e i discorti che gli sono fatti e anche generalmente. Essere o Tornare colla mente chiara. Lat. bona mente esse. Gr. uycc^ov vqvp fx e/p . Sen. Reti. Parch. 2. i 4 * 2Ì di te avrà da dolersi, e con gran ragione, quando sarà tornato in cervello, quando gli sarà passalo quel furore. 2.3 — * Col v. Versore : Versarsi il cervello jxr le mani : Ardita e scheizosa metafora che vale lo stesso che Lambiccarsi , Stillarsi il Cervello. Car. Leti. v. 1. n. 81. Se provassero il giorno c la notte ec. di cader di .sonno, d’assiderarsi ni freddo cc. per non far altro che schiccherar fogli e versarsi all'ultimo il cervello per le mani, par- lerebbero forse d’un altro suono. (P) 2q — Prcv. Chi non La cervello abbia gambe ” Si dee supplire colla fatica a quel clic si è trascuralo per disattenzione.~ Lat. pedibus cotnpeosanda memoria. Gr. s» •bua.» pré/tr,* rroffv à.rxTCknptc(ra.i, Mdltn. 10. 25 . Purè) va ben clic chi non ha cervello Abbia gambe, e così mena le seste. 25 — * Chi sta in cervello un’ora c pazzo : 6'i usa per esprimere la volubilità ed incostanza degli uomini. (A) 26 — * Io ho dato il cervello al cimatore: Dicesi quando alcuno non si ricorda di alcuna cosa. Serd. /boi. (A) Cervelloni?, Cer-vcl-lò-ne- [ÓV/i.] accr. di Cervello. Lat. ingens cere- Jhnim. Gr. t uiyas iyxityxXos. Nelle Giunte alla Crusca. Pros. fior. 6. 2oo. Il suo capo si convertì in un'arciinacstosa padella ; onde gli ebbe campo di friggere anco dopo morte pici suo cervellone bislacco. » AUegr. 110. Quei be’cervelloni del tcmjx> andato aveano . . . Vm.] dim. di Cevetto. Lat. hinnuleus. Gr. vsitpis. pr. allfi v. Cerinet (.olino. pERVETTo, Ccr-vet-to. [A7 h.] dirti, di Cervo. — , Condotto, Ccrbictto , sin. Lai. hinnuìus cervinus, hinnuleus. Gr. **frpó$. » Polis. Rim. canz. 1. Qual suolo. Cervello in fonte vagheggiar sua imago. Sidvin. Opp. Cac. 1 J corvetti od i daini veloci. (N) Cervi. * (Gcog.) Isola dell' Arcipelago presso Cerigo. (G) Cervia , Cèr-vi-a< [A/.' La femmina del Cervio • ] Pit. Plut. Un uomo popolare disbarbato per lo cammino incontrò una cervia. CzRVì\.*(Gcog.')Ant.cit.degli Stati della Chiesa tra Forlì e Ravenna.^ G) Cbrviattello , Cei'-viat-tèMo. [Am.] dim. di Cerviatto. Lat. hinnuleus. Gr. vffbpó‘. Pii. Plut. Per lo cammino incontri una cervia che fuggiva da' cacciatoli che la seguitavano, e poco dinanzi avea partorito,e seguitava il cerviatlello ec. Questo uomo gli addusse il cerviattcllo. Cerviatto t Ccr-viàt-to. [Am. P.A.P. e di ,] Cerbiatto. Lat. hinnuleus. Gr. vsfyòi. Morg. 2 $. io 5 . Come un cerviatto faceva saltallo. Cerviattolo. * (Zoo!.) Ccr-viàt-to-Io. Sin. Sorta d'insetto. (Z) Cervicale, (Apat.) Ccr-vi-cà-le. Add. com. P. L. Appartenente alla cervice. Jambon, Por,. Dis. Arterie , vene e nervi cervicali. (A) Cervice. (Anat.) Cer-vì-ce. [A/I] P. L. Parte, deretana del collo. Lat. cervix. Qr. cev^v. Dani. Purg. 11. 52 . F s’i’non fussi impedito dal sasso Che la cervice mia superba doma. 2 — bella scapula: Quel processo della scapula , la cui cuna allargandosi per ogni lato, si profonda in mezzo con un piccol scno.{ A) ^— deli/ utero , * altrimenti Collo. Coccia. (0) 2 — Tutto il capo. Rim. ani. M. Oncst. À morir m’ha condotta; e slu noi credi , Mirami gli occhi morti in la cervice. (V) CERVO 3 — * Dicesi anche di alcuni bruti. Salvia. Opp. Cac. g cavallo, intorno al collo bene Irsuto, sia gire voi la cervie. Uh. 2 . E la cervice Minuta (Ve! cervoJ cd è cortissima la c ° , : ca x. 4 — [//£.] Uomo di dura cervie c Ostinato, Caparbio. Lat. Gr.ctui)ctS^c, Esp. Sahn. Sono stili e sono di dura cervice e jf/0' Cervico-acromiako. * (Anat.) Add. e sm. Porzione anteriore de scolo trapezio. (A. O.) f Cervico-auriculare esterno. * (Anat.) Terzo muscolo del? oreC secondo Rvurgelal. (A. 0.) . / * 0 .) 2 — interno: * Seconda parte del quarto muscolo dellcrccchio.^ Ceryico-brecmatico- * (Anat.) Add. m. Nome dato al diainctv° ^ testa del fanciullo che si misura dal didietro del collo sino 1 irò della fontanella frontale. (A. O.) CuRvico-coNcmco. * (Anat.) Add. e sm. Muscolo superficiale , c , tmsversale , che dalla linea mediana del legamento cervicale ^ ' alla faccia dorsale della conca deIV orecchio esterno. (A. 0*) ^ Ceuvico-mastoidro. * (Anat.) Add. e sm. Nome dato da Ckaussi muscolo splenio della testa. (A. 0 ) > ... Jla CeRvico-nasale. * (Anat.) Add. c stn. Nome dato da Blainvu c porzione superiore della parte cefalica del muscolo pelhco , c ° r rato in una maniera generale. (A. O.) . tf /f Cervio-scapolare. * (Anat.) Add. com. Nome dato da Chat* 5 * 1 * arteria ed alte vene cervicali trasverse. (A. O.) , c fag Cervico-rcativorme. * (Anni.) Add. e sin. Muscolo superficiale^^ ^ dalla linea mediana del legamento cervicale si porta in avanti V indietro , per terminare al margine posteriore della cartilag l,ie li forme delC orecchio. (A. 0.) n t'tufl 0, Cbrvicoso , Ccr-vi-có-so. Add. m. Pervicace , Refrattario , Gs ‘ OHv• Pai. Ap. Prcd. 25 . Rerg. (Min) , ^//j Cer v ico-sotto -se Aikila n b . * (Anat.) Add. com. Elevatore proprio spallay secondo Jiourgelal. (A. O.) (Jl n Cerviere. (Zool.) Cer-vié-rc. [ Sm. Spezie di mammifero a PP arl,ef all’ nidìru> r,rr/n'\>ori cd al genere gatto. E ] (V acutissima o indaiwjala. Ifin il pelo lungo ed è grand* l lo di pelle screziata o indurràjatn. [Ha il pelo lungo ed è grand* la volpe . È creduto il lince degli antichi. Chiamasi anche b'1^ rvicro, benché per nulla somigli al lupo , e forse fu così di‘U° j> ^ perche corre velocemente al modo dècervi, sia perchè assale tn\ / i cena e caprioli scagliandosi sopra di lorv , ed azzannandogn J - 0 collo gli uccide. Lat. felis iynx Un.] Gr. \vyg. (È detto da f ^ lupus ccnmrius , ond’ è il nostro lupo cerviere.) Morg. 22. in campo d’oro portava un cerviere. Cervieri , Cer-viè-ri. [Am. Idiot. F. e di' Cerviere.] Guitl. y Se ben consideriamo , amico mio , non con ocelli di talpa t ni® quila , o di cervieri. Cerviero, Cer-vìè-ro. Add. m. Che ha qualità di cerviere \ [quindi chio cerviero vale Occhio acuto come quello del cerviere ,] Lut> ccus. Gr. \vyxuos. Petr. son. 201. Chiara alma, pronta visl‘7 ’ ^ chio cerviero. Roez. farcii. 3 . 8. Se noi ec. avessimo gli occhi vieri, sicché il loro vedere penetrasse le cose opposte. 2 — l-^dgg. di Lupo. Lo stesso che Cerviere. f.l l'es. Br. 5. 57* ^ altra maniera di lupi sono che si chiamano cervieri, che sono t- aC di nero come leonza , ed in altre cose sono simìglianti al bip 0 ’ ^ hanno sì chiara veduta, che li loro occhi passano li monti e li m ,Jfi » Salvia. Opp. C della conca. (A. 0.) , rltf ni- Cervo. (Zool.) Cér-vo. [Sm. Genere dì mammiferi dell' ordine, de nauti , che hanno otto denti anteriori alla mascella irvèriore , 6 ^ privi di denti canini. Hanno ino}tre le corna solide , ca { c(ire . C ’ ll0 ta 9 mutano in ogni anno. Sono velocissimi al corso. La specie e che ha dato il nome a! genere è il cervo comune.Lat-cc*'»' lìS c ' I p. Lìn. La femmina dicesi Cerva, Cervia e Ceihia; il ccrviatt 0 l n€ & - jU ] conia al secondo anno e chiamasi Fusone. —, Cerbio , ^ L ^ VI °* , . ct >iiie Lat. ccrvus, Gr. eAajcs. Rocc.g.G. p. 2. Videro gli animali, ^ CERVO cavriuoli, cervi, e altri cc., non altrimenti aspettargli, che ec.Ptftr. canz. 8. Ed fi* un cervo solitario e vago Di selva in selva ratto mi trasformo. E snn.i jd. E qual cervo ferito di saetta, Col ferro avvelenato dentro al fianco, F ugge, littori. rìrn. 5i. E qual veloce cervo ; o lieve palilo, Che cerca scampo, e fogge quel clic duole, cc. . ’ 1 — rangifeho. Animiti quadrupede de'paesi settentrionali , e spc- ciultHeiite della Lapponin, che ha te corna ramose come, il cervo, ma curvate indietro. Il pelo del suo corpo è di color bajo-scuro. Lat. ccrvus tarandus Liu.(A) ., , a T~ ,(Vis.) Cervo volante, chiamasi in alcuni luoghi ci Italia ciò che 1 fanciulli toscani chiamano Aquilone. Quindi Cervo volante c kta- niiuio i fisici quell’ aquilone del quale si servono per indagare lelet- tt'icità degli alti strati dell atmosfera. (E preso dal fr. cer/-vo£ciii£.)(A) ■envo. * (Geog.) Fiume del Piemonte. (G) , . Cervogia. (Ar. Mes.) Cer-vó-gia. [Sf Maniera di beveraggio che sija di grano , di vena , d’ orzo , e con menta , appio , o altre erbe, ed c una specie di Birra ; anzi poetic. si prende per la birra medesima. i Cervosa, sin. ] Lat. cervisia. Gr. Zjifàos. ( Secondo alcuni, ( ‘0l!a cosi per sincope del lat. cenvisia o ceivisia , come Biagio da Bitte sitts : e cerevisia è da Cererà vis : perché domina in tal liquore la forza de’ cercali.) M. Aldobr. Cervogia è una maniera di beveraggi 0 clic l’uomo fa di grano, di vena e d’ orzo. E altrove : Cervogia di segale, ove sia menta c appio , sopra tutte cervogie ha virtù, « meglio vale. G • F. il. S». 1. Uno di vii mestiere che facea e ven- , a il indichino, cioè cervogia fatta con mele. Red. Dilir. >2. Chi squallida cervogia Alle lahhra sue congiugne, Presto muore, o rado r g'ugne All’età vecchia e barbogia. Beuvoli. * (Geog.) Cèr-V0-Ii. Lat. Columharia. Isoletta del MedUerra- r 1,00 "d cattale di Piombino. (G) , . ,, E'E»yc«a. (Ar. Mes.) Ccr-vó-na. Addf. Aggiunto che si da alla colla di carnicci. ( Dal lat. cera bona buona cera ; e vai dunque Colla buona ~. ' - - - - - " -. CESENA 189 Cei* co COn J e Ccra - ) Benv. Celi. Oref. io5. Di poi si riduca come savore n r °na ccrvona , ovvero colla di pesce cc. (A) (Pi-] In° &A 1 ^ 1- Mes.) Cer-vó-sa. Sf. Lo stesso che Cervogia. V. Segner. \ 2 ~‘ * *° percuoto ; poiché questo uccello ha l’ahi* dW/ ,1C ^ Picchiettare i rami degli alberi.) Genere duccelli del/'ordtne Po e c he ÌÌP contiene gran numero il del vecchio come del nuo- st ; * quali, essendo di abitudini e di portamento diversi , sono ^ lvlst tn vaile fimiglic.(Aq) idi 0l ' A ‘ ,tE ' C^eg.) Ccr-zio-rà-rc. [fitti] V. L. Avvertire le persone co °f G deli* importanza dell atto giurìdico che intendono di fave. Lat. a ^ rl *warc. Gr. Ceh 7 , n ‘ P as $- Certificarsi. Lat. ccrtior fieri. Cr. alla v. Chiarire. * "ato, Cer-zio-rà-to. Add. m. da Cerziorare. Chiarito , Certifica - ^'^ul.Lett.n.iù quasi cerziorato jiuidicamentc che iovengo.(A)(N) orazione. (Lcg.) Ccr-zio-ra-zió ne. Sf 11 cerziorale. Lag. com . 2 c ; n i>re sarchile nullo senza le debite cerziorazioni giudiziali coman- leggi. (A) ’ ^ c ' s i*-lc. Sm. Lo stesso che Cisalc. F. Buon. Tane. 3. 2. Mici- 1 cclv< ^ sempre a quel podere Ch’ egli vuole alloggiar presso al ^' s ‘Ue.» Salvili. Annoi, ivi. Forse ha ila dir casale , clic è casa anti- : ina se p„ re | la j a dir cesale, e che sia termine contadinesco, in- ■ yi'U'iei che potesse esser la siepe tenuta tagliata : siccome cesoie son Cesa C * at ' ca,, dere , tagliare. (A) (N) su LI ' : ' U : * (hot.) Ce-sal-pi-ni-a. Sf. Genere di piante, di cui una iti ° te ^ l P iegno che usasi frequentemente nella tintura per colorire Cesi rn/ 0n ^ 0 lne rcè l’operazione clic da lui fu detta Cesarea.)—Cajo Giulio, L11 Cl> Fir. dia!, bell. donn. (Presso il Salviti. Disc. 1.327. ) Non di meno non mancò chi i cesii lodasse , che sono pendenti nel color del ciclo. (N) Cesio. * (Zool.) Sm. Genere di pesci, così detti dal lor colore ceruleo, Lat. Ca sio. (Aq) Cesiomoko. * (Zool.) Ce-sio-mò-ro. Sm, Genere di pesci, coti detti perchè mollo si approssimano a quelli del genere cesio. Lat. caesiomorus. (Dal lat. caesius ceruleo, e dal gr. homoro io son confinante, vicino.) (Aq) Cesion. * (Geog.) Cé-si-on. Città della Giudea. (G) Cesoie, Ce-sò-je. [Sf pi .] Strumento di fèrro per uio di tagliare, composto di due pezzi di ferro imperniali nel mezzo , e da esso mezzo in là taglienti nella parte di dentro , che serrandosi C altra parte , si stringono , e tagliano. F. Forbici. Lat. forfices. Gr. (Dal lat. cuesum pari, di caedo io taglio.) Ricell- Fior. 171. Prima tagliato minutamente colle ccsojc. Dav. Mon. 12:. Quei della Cina ec. per arnesi portan in seno lor cesoje e sagjiuolo. Buon. Fier. 2. 4. * 3 . E per più franco in ogni tela ec. Poter destro por mano, e tagliar giusto E per l’appunto, di cesoje nuove Penso ac- civirmi. E g. 4. mlrod, TJn bello astuccio Per un dorato, dove aguzze e salde Sian cesoje , e lancette , E lime, e punteruoli. Red. Oss. un, 7 5 . In differenti maniere io avea preparati quei fiori, ora pestandogli , ora semplicemente sminuzzandogli colle cesoje. Cesore , * Ce-só-ne. IV. pr. m. Lat. Carso. ( Percussore , tagliatore, da caesum pari, di caedo io taglio , percuoto. ) — Quinto. Figlio del dittatore Cincinnato e celebre per la sua forzi e valentia. (Mit) Cesone. S m. Medaglia di piombo, gettala da' fanciulli, di diverse grandezze , e con diverse figure ne’ rovesci, e se ne servono per giuocare a Meglio al muro , ed altri giuochi simili 5 ci il pagamento di chi perde si fa co’ cesoni medesimi. A Prato le chiamano Chiose. - Red. Voc. Ar. (A) Cesonia , * Ce-só-ni-a. N. pr. /.' ( N. patr. di Cesone. ) — Milonia. Quarta moglie, dell' imperator Caligola. (Mit) Cesosio , * Ce-sò-ni-o. N. pr. ni. Lat. Caesonius. (B) Cespicare , Ce-spi-cà-re. [X asr.] F. A. {F. e di’ Incespicare.) Lat. offendere in aliquid. Gr. irpomióimw. ( Dal lat. cacspiture che vale il medesimo. ) Patajf. 1. Viiomi tu gherbellir ? non cespicare. Cespita. * (Bot.) Cè-spi-ta. Sf. Specie di pianta della famiglia delle composte, comune ne’siti incolti presso il mare , ed ha i gambetti uni- fiori laterali , fogliosi ; le foglie a lancetta , dentellate, reflesse alla base. —, Ceppita, Erba rischia,Erba puzza, sin. Lat. erigeron viscosum Lin., oggi inula viscosa. (Car) (N) Cespite, Cc-spi-te. [ AV?;.] y E. Lo sU'ssnehp Cespo. F.Amet.1 7. Amc- to , alla venuta delle due Ninfe, di sopra i verdi cespiti levò il capo. Cespitoso, Cc-spi-tó-so. Add. m. Che fa cespo o cesto. (A) 2 — Ch’è fatto a cespugli, Che ha forma o figura di cespuglio. Lo stesso che Cespugliato. F. Gab. Fis. Argento nativo cespitoso. Madrepora cespitosa. (A) Cespo, Cc-spo. [Am.] Mucchio et erbe 0 di virgulti [vivi dalla radice. —, Cespite , Cespuglio, sin.] Lat. cespes. Gr.@wX.ag. Petr. son. 127. Ovver quando ella preme Col suo candido seno uu verde cespo. E Proti. Or non 6a maraviglia, S’io mi son grave e zoppo , E in ogni cespo intoppo. Fiamm. 4 • Quanto è grazioso cc. sopra i nudi cespi menare i lievi sonni! Alani. Colt. 1. 16. L’amoroso mirto Cresce più volenfier nel cespo intero. Cespugliato , Ce-spu-glià-to. Add. m. Ammucchiato a guisa di cespuglio. —, Cespitoso, sin. La!, constipatus in morem cespitis densus. Gr. irtwds. Com. Inf. i 3 . Fané di quelle che sono appresso terra , con molti stecchetti e foglie cespugliate, quasi impSciamento. Cespugli etto , Ce-spu-gliét-to. [A'»i.] dim. di Cespuglio. Lat. parvus cc- sj’es. Gr. '. Lib. Sinrilit. Paragonali i piccoli cespuglieti! a’ grandi cespugli. Cespuglio , Ce-spù-glio. [Sm. Lo stesso che ] Cespo .F. Bocc. nov. 77. 3 o. Spogliatasi, e i suoi panni sotto un cespuglio nascosi, sette volte colla immagine si bagnò. Cr. 6. i) 5 , 1. La porcellana ec. sotto i’ombre degli arbori non fa cespuglio. Dant. Inf. i 3 . iz 3 . Di sè c d’un cespuglio fece' groppo. E i 3 l. E menomali al cespuglio che piangea. Frane. Sacch. rim. 16. Io senio non so che. Ove ? dove ? In quel cespuglio. Cespuglioso, Ce-spu-glió-so. Add. m. Pieno di cespugli. Lat. cespitibus plcnus. Gr. f.lfaxos. Urb. E nella cespugliosa selva entrato , non senza gran fatica al desiato luogo pervenne. 2 — * Dicami Paludi cespugliose , quelle che vengali coperte da’cespugli, che si formano dall'unione di molti fusti e radici intralciali insieme ; e Piante cespugliose , quelle che essendo erbacee. , mandano dalla radice molti fusti bassi riuniti e coperti di foglie formando come un cespuglio. Bertoloni. (O) Cessaciome, Ccs-sa-gió-ne. [Sfili cessare. Tralasciamento , Rifnamenlo. CESSARE Lo stesso che Cessazione. F, Lai. cessatio. Gr. ir aZtns. Mor. S- Greg .Pensa dell’avvenimcnlo del gitidicio finale tutto di senza eessagionC' 2 — Allontanamento, Remozionc, Partenza. Lat. recessus, fuga. Gr. 11711, àva.tpwyr,. G. F. 12. 4 2 - 3 . Invilito per lo fallimento e cessa- gione de’ suoi consorti. Cbssame ? Ces sà-me. [*?/».] Da Cesso . Parola di scherno , e dinoto qualità di cose o persone sporche e di poco pregio. Frane. Succiò noo. 106. Sì, eh’ ì* son quella che t’ho fracido; va, domandai i cessami tuoi , s’e’ t’hanno fracido o eglino o io. E nov. igo. Fa' cendo romorc , come i malandrini vi fossono, acciocché i Giudei stessono ben ristretti nel cessarne. Céssa.mento , Ces-sa-méu-to. [tSV/z. Do stesso che Cessazione. F-] G> ^* 11. 3 . 3 . Noi sostenemmo, dice san Gregorio, pestilenza senza cessa- mento. Lib. Astrai. Ma seguonsi per quello, alcune ore ed in alcune dime gran dillaita c cessarnento della veritade. But. Un poco di riposo è cessarnento dal girare. Cessaste, * Ces-sàn-te. Part. di Cessare. Che cesta , tralascia. Che fi* nisce. Lat. cessans. Salviti. Pros. Tose . 1. Sq. La seguo della cessante sua autorità ec. (N) 2 ■— C Inforza di sm. ] Trasgressore , Tralasciale. Lai. deficiens. Gr. i-xiXiiirwv. .1/. F . f. 84. ficcava» i beni tra quelli de' rubeih , . per cessanti delle fazioni del comune. 3 ■— (Leg.) Debitore con tra cui si possa immediatamente far esec»zi° ne * Lib. son . 4S. Son tre cessanti : pon mente al secondo. Ambr. Cefi 2 ‘ 1 - Stoldo chiedemi Danar contanti, e non robe, che trovasi Cessante e in preda de’ birri. Cant. Cani. 68 . L’ uom diventa poi cessali^’» Se si lascia trasandata. E i 3 j. Siam cessanti e condennati, E vivi 3 ' ino in tormenti, affanni e doglie. a — [E detto allegoricamente.']Malm. g. Zi. Però che deila morie allor cessante , Se non prigion, si fa chi è da lor tocto. 3 — [In forza di addi] Lucro cessante = Guadagno che w en ? impedito dall' accomodare altrui di danari che erano impiegati lfl negozio legittimo j e die si anche di qualsivoglia mancanza o cessazione di guadagno. Lat. Jucrum cessans. Gr. -ApSos s^XuVov. Segnt'V. Crisi, instr. 5 . 2g. 1. JV uno è di lucro cessautc , per quel bene che quivi lascia. E Mann. Sett. 12. 3 . Tanto più , che se il perdi, v e un doppio male: il lucro cessante, e il danno emergente. Cessànza , Ces-sàn-za. [aS 1 /Tj F". A.F". e di' Cessarnento, [0 Cessazione.] Fr. Jac, T. 5 . iif. 5 . Da nullo Iato può far mai ccssanza. Cessare, Ces-sà-re. N. ass. Finirei 3 /ancat'e , Restare, fai. desinere, defìccre. Gr. sxxdirsiv. Bocc. nov. 18. 22. Nè prima nella camera cullò , che il battimento del polso ritornò al giovane; e lei partii 3 » cessò. E nov. y/j. 2. Nè perciò è mai cessato che vescovo avuto non abbia. E lett. Non cessa che elle non possano chiarissima dimostra' zione fare. G. F. 7. 3 y. /j. Nella sua infermità non cessava di dare Iddio. Dant. Inf. 25 . 3 i. Onde cessar le sue opere biece Soli® ja mazza d’Èrcole. È Par. 33 . 61. Colui son io, che quasi l« tta cesia Mia visione. 2 — [Restar sospeso, Aver dilazione.] Dant. Inf. ig. 5 /. Io stava com? il frate che confèssa Lo perfido assassin , che, poi che è fìtto , R 1 " chiama lui perchè la morte cessa. 3 — Astenersi , Rimanersi, Tralasciare. Bocc.nov. 5 y. 5 . Ma pure no n potendo cessare di domandarla di quello che apposto l’era , le d 15 ' se. (VMN)_ 4 — * Dicesi Cessar di vivere per Morire. (A) 5 — In sign. n. e n. pass. Rimuoversi , Allontanarsi. Lat. Recederò» Gr. ÒLzfGyjopdv. Frane. Barò. 282. 3 . Anzi! vedrai cessare Da t c vergognare Che tu sol sia colui Che 1 ’ hai mostrato a lui. Serri. *>• Agost. D. filli si recherebbero questi fatti fortemente a gravezza » . € cesscrebbonsi da te. G. F . 8. 8. 6. Per tema di sua persona non. voi* 6 comparire dinanzi , ma cessossi e partissi di Firenze. E 11. 49 ’ Per offendere il Mastino, 0 cessarsi la guerra dappresso, e recar! 3 da lungi. E cap. 8y. 3 . Falliron di pagare, e spezialmente 1 PcruZ' zi, con tutto che non si ccssassono per le gran possessioni che av€a no in Firenze c nel contado. 2 — E col nominativo di cosa. Ri cord. Malesp. cap,i 3 y. Ma » c0 " me piacque a Dio, parve manifestamente, quand* ella venne a ca ^ derc (la torre) , ch'ella cessasse dalla santa chiesa , e rivolsesi 3 ca dcre per mezzo della piazza. (V) . 6 — * E metaf. Tes. Br. 8. 7. Rirautanza è quando 1 ’ nomo si vU °. cessare dal misfatto eh’egli non fece ec. anzi lo mette sopra un al ' tro. Lai. cidpae rejectio. (V) 7 — Astenersi, Rimanersi. Lat. se abstinere. Gr. i^Kparstnc^xt. B° cC ' g. 6. f. 5 . A dirvi il vero, chi sapesse che voi vi cessaste da ciancc ragionare alcuna volta , forse susfntherebbe che voi io ciò ste colpevoli. Maestruzz. 2. 56 . Alcuna volta si cessa dalie cose f 1 vine in alcuna chiesa per la ngiuria ovvero per 1’ offènsione làR® a( alcuno della chiesa, ovvero fatta alla chiesa. » Cava'c. Alt. stj )Vi j 1 * 4 ’ ^ non mi sono cessato da farvi ogni utilità. E 120. sono cessato d’annunziai vi ogni consiglio di Dm. {Rat. subterhir!*/ E 126. Non mi sono cessato d‘ammonire con molte lagrime c[‘ schedano di voi. (Non cessavi curn lacrimis moneus etc. , (ilC il testo.") (V) j 8 — Ed accompagnato col Di. Ai\ Far. ^ 5 . g 4 - S’io I’ ho dona! 3 altri (BradamanteJ ? Ohimè ! che cesso Di volger questa sp 3 d a 01 in me stesso ? (Pe) 9 — E con diversa accompagna’ura , quasi nel significalo ,ne ^ eS 4 ^a. Ar. Fur. ^ 3 . i 63 . Deh) che cesso io, poi c’ho perduto questo to mio ben, ch’io non perdo anco il resto? (Po) m 10—Cessi Dio, vale lo stesso che Tolga Dio.[Efu usato anche in Lat. avertut Deus, Gr. xXE oczzupyoi ©t.o's. Fiamm, pr. 4 Pensant 0 se a’miei casi, che così poco stabili sono, i vostri simili divenirci 0 che cessi Iddio), caro vi sarchile che io ve le rendessi. Fdnc .Ma gli Dii, che tu in alcuno atto o per alcuna cagione l'avessi offe» 3 * CESSATO iint'-S. aSij.Ccssi Iddio, che io iù ne se’ cessò , più se’ mobile. (V) Cesso . [ Sm F. A. F. e di' ] Cessamento [o Cessazione. 3 Lat. ces- satio. Gr.TtoSnns.Dant. lnf 22.100. Ma stien le male branche un poco in cesso. ( Che: le cattive branche de Demordi-s % astengano dal ferire. ■ Sècnncio la Crusca , Cesso' qui cale scostamento ; e però dichiara tl luogo , scostati stieno li detnbnii. ) 2 —“ -Allontanamento, Scostarwmfo, Remozione. Lai. remotio, recessus. 3 — Metter in cesso tzz Metter in aòùatidotio, Loy. Med. JVe/ic. 18. Dall’otu innanzi i’ non fu inai più desso. Per modo tal, che messo in* hai nel cesso. 4 — [Ed Andare in cesso = Recedere dagli altri , Ritirarsi in dispai'* te.} Albert. 3 g. Per la gran necessitarle è costretto l’onesto uomo d’andare in cesso ( o in un cesso, come legge la Crusca , prendendo qui * - , Tutti si posano ytord. Pred. Ed in quella via avesse uno scoglio, ed egli i! ve- esse, e noi cessasse , c noi volesse schcncire. Cr> 3 . 1 0.2. Generano 'Lfagìuolt'J umori grossi , ma la senapa cessa il nocimento loro. Ca- t>a * c ' f rati, ling. Cristo in quanto uomo, pregò il Padre , che ces- b ? s f e , M calice delia sua passione; e’noi cessò, ma mandòslì l’Angelo confortasse. . ».* —* travia locuzione. Pìst. Ovid. 161. Ma io cessando altrove. 13 * m * e L cessai di ciò emlere. (Pr) ' ^ Sospendere tm’ azione o Darle fine. Din. Comp. l&t. Fior. 2. j/ 0n J^dimmo a chiudere le porte, nè a cessar T udienza a’ci;tadini.(P) Cessare uno da una cosa per Liberarlo. FÌL S. Frane, f terra d* un Signore ec., la quale era ogni anno guasta da’ cennni cc., raccomandata che l’ebbe , incontanente fu cessata da pistolenza. (V) dUri atti, nell ’ uso di onesto verbo. Fit. S. Al. Madri. 82, S. j Jl0v anni vedendo pure ch’ella vofen andare, and) innanzi cessando £° ll te (Lat, suhmovens ) e dicendo : Fate luogo a questa dolente c j. r ° ì c que 1 si cessavano incontanente. Bocc. g. 1. n. 3 . tit. Mcl- usedec Giudeo con una novella cessa un gran pericolo 'dal Saladi- , a ppari:ccbiatogli. Gr. A. Gir. <)■ Quelli che cessa carità , di so- a ® sè cessa Dio. E 3 ./. Una maniera di diavoli sono che l’uo- q“ :n può cessare di sopra sè , senza digiuno e orazione. E 41. di 1 "pn può cessare di sopra sè , senza digiuno e orazione. 'fili die vanno per dirittura e dicono verità, cessano avarizia 1 m sè ec. e cessano le sue orecchie clic non odano male. {Bai. aver- lìn GjFr.Ia C . T. 22.fi. Per mio consiglio cessati, Seal fuoco star ti nocc.(V) \ . diff. da Desistere , Terminare , Finire. Desistere importa 'Sciar di far e alcuna cosa, dì tener dietro a qualche oggetto, sia 1 *■ la difficoltà di ottenere , sia per rivolgersi ad altri obbietti. Ces- * ai e riguardato come attivo ha forza di rimuovere, allontanare; e nella ^ Ula riflessa è affine a Desistere, Astenersi , Rimanersi ec. Considero come intransitivo, sì riferisce principalmente alla durata ed al Cosi diciamo il vento cessa , la febbre cessò , fa pioggia è Affata ec. Terminare e Finire , benché nel linguaggio comune si 1 ì fendano d ? ordinario come sinonimi, differiscono nondimeno per la ‘tersità de 1 rapporti. Terminare significa porre termine ed aver } Rune. Qui termina ii muro , termina la valle. Ho terminato (po- 0 d termine) il lavoro. Da che si vede, che Terminare include Propriamente la idea di estensione e di località. Finire quando impìo nu! forma attiva , è Dar fine o Far fine; considerato come tiasitiv° s significa Aver fine. Quindi Finire ha rapporto principal- '-ntc al tempo. Inoltre Finire vale anche Dar perfeziono ad un* o- r ’ ra ; onde abbiamo P addiettivo finito , che parlandosi d arti, cqui- ^ a Perfetti, ed alibiam Finitezza , eh’è l’esatto cd ultimo tìnx- Ce ? en 0 ^ una cosa, lo squisito compimento d’un lavoro. , Ces -sà-to. Add. m. da Cessare. —, Cesso, sin. Din. Comp . oè 2 R ^ essata pistolenza, e la crudeltà del tagliare i nasi alle don- Cr ‘ Fu. DaJit. 228. Li quali , come alquanto videi'O le Ia- j ^ 3Y Jf.^ es ^ate ec., ricominciarono a sollecitare lo sconsolato. ^ Ribellato , Mancato, Soltraito. Cren. Strin. a6. Allora quando f Rosso deila Tosa fue ufìciale sopra i Ghibellini cessati dalla , 'Udienza del Comune , sì ci fece disfare tre case. (V) di cesta da fattori C E: 'Datore , Ces-sa-tó-re. Ferb. Che al- . , v_es-sa-io-re. v ero. m. di Cessare. Che lamuove sfataneu Salvin. Orf. Cessator di terribili paure. (A) CE SSATr ' lCE » * Ces-sa-trì-ce. Ferb. f di Cessare. F. di reg. ( 0 ) spaziose , Ces-sa-zió-ne. [$f. Interruzione di cosa incominciata , ed anche 0*0, Termine. — , Cessagione, Cessamento, Cessanza,Cesso, sin.1 Lat. mora, Gr. oivx^oK-L S. Agost. C.D. Andando senza cessazione alla falsa latitudine, E Serm. Le quali senza cessazione alcuna sosterranno , n eterno. Amm, Ani. fo. 7. 3 . La nave del cuore sempre è percossa ■yl onde de’ pensieri, ed c spinta in qua e in là sanza cessazione. ^ a gstruzz. 2. 56 . Pognamo che alcuno calonico, che ordinò la ces- CEs, Zl ° ne cose divine, vi celebrasse. * Ces-sè-li-o. JS.pr. m. (Dal gr. dieso fot. di chea io fondo, hqnefaccio , e helios sole.) — Giureconsulto romano del secolo d’ Q fausto. (M\ t ) C«S? b (Gc ,°Sj Ces -“ -ro. Ant.cit. della G-aHia TIathonese prima. (G) 1If o. (Agr.) Ccs-sì-uo. Sm. Quella materia che si cava dal cesso * ^ *eri>g • , ... -- ~ s«mi , diritti che altrui si abbandonano.-—, Ccdizione,sin. ] Lat. Cess ìo.Gr. ifeoiv-àpDffis. Guicc. Stor- 4 - *7»- R'Ccwndo la cessione Ale ra s i qni di Montepulciano. E i 5 . q 4 g. Al quale pretendeva, per la cessione latta, dopo la morte di Carlo Ottavo, dal Duca. * (Geog.) Ces-si-tà-no. Lat. Cessitanus. Ani. cit. episc. dell A- *' lL " nella. Mauritania. Ccsariense. (G) ' ’* > Cesso in sign. di Agmrnento. ) 5 —- Di cesso , posto avveri,.'Z zu Discosto , Da lungi. rit.S. Gio. fitti 217. Chiamò Pietro e Andrea, e tutta l’altra gente fece istarc di cessó.(V) 1 i' Giord. Pred. Quest’altro male al tutto ne sarà di cesso. Bocc. Tesrid. Ella non stando a lui molto di cesso. (A) 6 —7 * E nell u stesso sign. fu detto Da cesso e In cesso. V. §. i. Volg. Eneid. Infili da cesso cominciò a gridare : O inis ri Trojani. (A) Cesso, Cés-30. ! S'/ir] Luogo proprio ove d'porre il superfluo peso del ventre ; [Jicesi anche Luogo comune, A giumento, Cameretta, Necessario, Destro, PrivatiyCccco, ec.] Lai. latrina, f ifica. Gr. vAobcvré pior. ( Dal lat. barò, secesms che vale il medesimo, c che viene da secesso.» luogo appartato. A’ecetsus in quest’ ultimo senso vien poi da secessi che in lat. puro vale io mi appartai.) Frane. Sacch. nov. 1 5 9. Risponde il cittadino: e’ sarà ricoverato in qualche cesso. E nov. 178. Noi ci abbiamo questa nostra usanza di queste gorgiere, o doccioni da cesso, che vogliamo dice. Lilj.inn. 5 g. Che commesso sia tu ’n un cesso e fitto. Lasc. liim. Va , gittati in un pozzo ; 0 , se vuoi fare il meglio , da te stesso’N una fogni nasconditi, o’« un cesso, a — * Onde Andare a «esso = Andare a sella. (A) 3 — Aggravio , Obblijo , Dehituzzo , o qualunque altra simile cosuccia tv j osa. Lib. son. 82 Tre lire, quattro lire, un lìorin d’oro, T utto di mi rovinan nuovi cessi. 4 — Pruv. Ogni casa hi cesso c fogna ovvero acqnajo = Per ognun c' è che dire , n Ognuno ha delle imperfezioni. Lat in rebus liuma- nis nibil perfèctum. Gè, in roa .yy'rpsiirh'eti ov8sv tiKuov. Cesta. (Ar.Mes.) Cé-stà [u/i] Arnese la modo di gran paniere ,] da tenervi e da portarvi entro robt , intessuto per lo piti di ventai, canne , salci , vermene di castagno, e ùmili materie. F'. Canestro. Lat. cista. Gr.Atrry. Bocc.novAo.17. S’avvento per me’ la cesta, sotto la quale era il giovanetto , il quale a vendo perciocché carpone gli conveniva stare , alquanto le dita dell’ una mano stese in terra fuor della cesta , ec. Pallad. Settemh. 1. Là o y e nel piano ne poni 18 ceste, nel colle ne poni 1 i ■ Cron. Morell. of. Di Firenze in Romagna fui nelle ceste trasportato, t in Frulli ridotto. Alam. Colt. 3 . (io. Poi la famiglia sua con ceste e corbe , E con altri suoi vasi innanzi sproni, A le vigne spogliar de’ frutti suoi. 2 — Aia ,a cAMPiGUNà : * Dicesi una specie e simili. (A) 2 — [Nassa,] istromento da pelare. Lai. nassa. Gr. Ki'pros. Cr. 10. 3 /. 1.1 pesci si pigliano con cesie di vimini, che da capo sono larghe mezzolanamente, e da piede strette. E appresso: Alcuna volta cotali ceste, ma più leggieri, s pongono ne’capi delle pertiche, e tiransi per l’acqua torbida , standosi in terra , siccome ai sopra ec. abbiam detto. — Arnese per portar robe , porto su due stanghe con due ruote, e tirato da un cavallo. 4 — Specie di carrozza mezzo scoperta , c talvolta col mantìcino per davanti. Tarijf. Tose. Cesta a dir e a quattro ruote. (A) 5 — [A ceste, posto avverbial. zzz hi gran quantità. ] Cas. teli. 7 4 - ti priego di nuovo , che tu ti astenga di lare esercizio violento , c di mangiare , come tu suoli , le fave a staja, e le ciriegie a ceste. Cestàccia, Ce-stàc-cia. [A/l] pegg. di Cesta. Lai. cista vetus , obsoleta, informi*. Gr. ‘dry -TX? f.'iiirvr, J)av. Colt, l if- Vuole ec. essere cc. messo per non si disfare , in qualche cestaccia fatta perciò di vitalbe , o altro. 2 — [E metaf.a modo tf ingiuria.] Buon. Pier. 4 - -■ Voterolloti’n seno , Cestaccia da letame. Cestarolo, Ce-sta-rò lo. Sm. Chi porta la cesta , altrimenti detto Za- najolo, ed in Toscana Panierajo. Monig. Dr. (A) 2 —* Colui che fe le ceste. Garzoni. (N) Cestella, Ce-ì'tèl-Ia. [, 9 / 7 } dim. zò Cesta. [—, Cestella, Cestola, Cestello, Cestino, sin. ] Lat. cistula. Gr. Acrnov. Cr. 5 . i 3 . g. _ Prendansi le granella mature diligentemente purgate, c mettansi in una cestella di palma. 3 — * (Bot.) Nome col quale i crittogamisti intendono un talamo da prima chiuso, quasi rotondo, prodotto da podazii , pieno nell interno di semi nudi, tra loro uniti in forma di nocciolo per mezzo di fili e che in seguito si schiude inegualmente ; detto anche Cistola. Bertoloni. (Ó) Cestellina,* Ce-stel-li-na.i 9 / 7 dùn.di Cestella. V. Cesfeilino. Giral.nov.ined. idi. La fante in una cestellina gli raccolse, c a madonna gli recò.(B) Cestelli so , Cc-strì-li-no. fA/z, ] dim. di Cestello. — , Cestolina , Cestellina , Cesterella, sin. Lat. cistula. Gr. Arnsv. Lib. cur. febbr. Portano il latte in un cestellino ben rincalzato d’erba fresca. Cestello , Ce-stél-lo. [Am. dim. di Cesto. Lo stesso che ] Cestella. F~. Pallad. Toglievi un cestello, o vasello alto e grande , a misura d’nn piede , o poco più. Cesterella , Ce-ste-rèl-la. [Sf] dim. di Cestella. \_Lo stesso che Cestellino. F-ì Lai. cistella. Gr. xbrior. Cr. 4 - 9■ 8. Far 6Ì può di vi- - 3 V 3 93 CESTETTA CETERARE mini ec. una piccola cesterclla all’ arbore o al pergolato , al quale la vite s’ appoggia. Cestetta , Cc-stét-ta. Sf. dim. di Cesto. Lo stesso che Cestella. F , Li- bum. Occorr. 17. Berg. (Min) Ckstifoki. * (Lctt.) Cc-atì-fo-ri. Sm. pi. Atleti armati di cesti. (Mit) Cestino , Cc-stì-110. [ò'm.] dim. di Cesta , [o Cesto.] Cesta piccola. Lai. cistella. Gì - , «.iertor. » Cecch. prov, 85. Vieri di là un azzuffino Con una brocca d’ aceto e con uno Ccstin di sale, e di santa ragione Insalarono cc. (B) Salviti. Ti li. 3. 5. Panarium, cestino pel pane. (N) 2 — Quello dove covano i colombi. Lai. loculainentum, columbarium. Gr. 'rrtpiartpoTpotpÙGV. 3 — Quell’ arnese di vimini nel quale i bambini imparano ad andare. Cestire. (Agr.) Cc-sti-re. [N. assft Pare il cesto. [ Lo stesso che Accestire. V. ] Lai. cespitem làcere. Gr. fiù\oe rette’. Dep. Dicam. 77. Onde è il verbo cestire, che è quando il grano, o altra biada , vien su con molte fila da un sol ceppo ec., ed il contrario di quando cresce con un sol (ilo. Vav. Colt. igg. Quello ("grano) elle vuoi per seme ec., imbucalo subito, che meglio nasce c cestisce. Cestista. * (Geog.) Ce-sti-sta. Città della Passa PannonU- (G) Cestito , Cc-sfi-to. Add. m. da Cestire. Lo stesso che Cestuto. F. Borgh. Fir. disf. 269. Gli uomini ec. in questa terra, come spesse e ben cestite biade ne’ campi, eran senza numero cresciuti. Cesto. (Bot.) Cc-sto. [Ani.] Pianta di frutice e d'erba, [e propriamente dicesi di quelle piante che sopra una radice moltiplicano molti figliuoli in un mucchio.) Lai. cespcs. Gr. fiùxos. (Dal lat. cespcs, come visto da vispo.) Baco. nov. 3y.5. fera in quella parte del giardino, dove Pasquino e la Siinona andati se ri" erano, un grandssimo e bel cesto di salvia. Dant. Ini', l3. ttj2. Raccoglietele al pie de) tristo cesto. (òij. Pisi. Per troppa fame prendi il tuo cibo dalle fronti , e da’ fogliati cesti. Farcii. Star. 11. fio. Un cesto di lattuga ( vendevasi ) tre o quattro crazie. Cr. 6. 26. 1. Le cipolle rnalife si piantano come i porri ec. , le quali gran cesto fanno. M. Aldolr. Imperciò disse Ga- lieno : io mangiava ciascuna sera cesti dì lattup con buone spezie. a — [/%.] Essere un bel cesto, si dice, ptr ischerno e per ironia , d uomo che si tenga bello. 3 — Prov. Grano pesto là buon cesto. - [Beiamo per far intendere che il pane è un buon nutrimento e ingrassa le membra, quando se n’ ha a d< vizia.) Dep. Decam. 77. Onde è il proverbio comune : gran pesto fa buono cesto ; come per lo pii usavano i nostri vecchi pronunziale cota’ proverbi! in rima. 2 — (Ar. Mes.) Cesta. Lat. cista. Gr. viari 1. Dep. Decam. 77. Ma egli è ancor voce no,'tra. cesto , non solamente per uno strumento ed arnese da riporre c poitar cose, come quelo clic con voce presa da’ Latini diciamo paniere ec. , e l’uso cornine dice noi volentieri cesta. a — Cesti c Canestri: modo di dire, chi esprimi il dire or una cosa , or itti altra senza conchiusione , e senza venire a capo di nulla ; simile a quell altro : L’andò, la sette. Lai. gerrae, inania. Gr. cl \itpo‘. Matt. Franz, rim. buri. In quii tanto baciare e gote e mani , E dir , quando arrivai , cesti c caiestri, cc.» Farch. Ércol. 1.1. p. 176. Sogliono alcuni , quando favellino, usare a ogni piè sospinto , come oggi s’usa : sapete , in effetti j ovvéro in conclusione ; altri dicono : che è , che non è , o V ardo e la stette ; altri, dalle che le desti, o cesti e canestri. (N) 3 — *Oggi diccsi anche Ceste e Ginestre; e quest'uso probabilmente deriva da c’est de' Francesi, a cui per {scherzo fòsse risposto canestre. Frane. Sacck. Nov. g2. Dice Soccebctnel : all può esser cest} c q*c’ rispose : Si, può esser cancstie. F. annot. allFrcol. del Forchi, Milano 1804. l - <• P- 176. (ò) 4 — Prov. Dicesi a chi loda se stesso : Lodatevi cesto, che avete bel manico, ovvero: Lodati cesto, eh’ il manico hai beilo. Serd. Prov. (A) Cesto. (Arche.) Cè-sto. [Sm.) Sorta d armatura antica della mano , usata nel giuoco: detto dà Latini pugilatus, di cui v. Mer- cur. Art. gymn. lib. 2. cap. g. Lat. caestus. Gr. xurrós. » Car. En. 5 . Pag. ig3, (Fenezia , durili. i5gz.) Or che diria costui Se visto avesse i cesti, e l’armi stesse D’F.rcole invitto? Salvili. Opp. Cac. 1. in nota (Pag. 6.J Cisti strisce di cuoio crudo imbullettate, colle quali, avvolte alle mani, talora tacevano alle pugna. (N) 3 — [E per lo Giuoco istesso.) Guar.Pust.fd.prol. E quegli al duro cesto Fiero, mostrossi. » Car. En. 5 . Pag. 176. A’solenni spettacoli v invito... Ai corso, a la palestra, al cesto, a !’ arco. E pag. igi. Or (disse Enea) qual sia che vaglia, ed osi Di forza e d’ardimento, al cesto invito. (N) 2 — [Cinto bianco, ornato di gioje c di fiori, che si portava alle nozze , ed era uno degli attributi di Venere ; dello anche Cesto di Veliere.] (Participio formato dalla 3 . pers. del perf. pass, del gr. cento io pungo, tolta la n. Clic vale propriamente ricamato , traforato o punzecchiato coll’ ago.) Lat. cestus. Gr. xsoro's. Car. lelt. 1. 51. Ne’ piedi usatti di chermisi, e a traverso quel cinto, che addomandano il cesto , divisato di più colori. Salvia. Pros. Tose. 1. 275. Veramente io mi credo che il poeta tutto ciò che nel cesto, ovvero cinto di Venere, trapuntato era , abbia veduto. Cesto, * Cé-sto. N. pr. m. accoro, di Francesco. F . (B) Cestoidei. (Zool.) Ce-sto-i-dè-i. Sin. pi. Nome di un ordine di animali della classe dei vermi. Corpo molle , allungato , depresso , continuo , od articolato ; lesta in pochissimi semplicemente labiata ; negli altri con fossette, o con due o quattro boccucce succianti.Tuttiglindividui sono androgini. Rcnier. (Min) Cestola , Cè-sto-la. Sf. dim. di Cesta. Lo stesso che Cestella. F. Car. Long. Am. (Parigi 1800 ) c. 28. La Cloe ne andava cc. ora in un giuncheto o in un vetriciajo a far cestole , sportole , ec. (B) Cestolina , Ce-sto-lì-na. Sf dirti, di Cestola. Lo stesso che Cestellino, F. Liburn. Selvelt. 4 • Berg. (Min) Cestone , Ce-stó-nc. [Sin.) Spezie dì cesta per someggiare,[fatta di vincigli di castagno o d' altro albero intessuti, che s' adatta e ferì sul basto colle funi.) Lat. corbis. Gr. xìqivos. Fit. SS. Pad. L’ s»; no colla soma 111’ è caduto, ed io non v’aggiungo a riporvi suso i cesto» 1- Bocc. nov. 60. g. Con un pajo di poppe clic parevan due cestoni da letame. Frane. Sacch. rim. Ne vengou tutti armati in un cestone. 3 — Avere o Fare il capo come un cestone = Avere ec. la testa aggirala o affaticata , [ o Confondere altrui il cervello ; e si fa questa comparazione , perchè il cestone ha in qualche modo la figura ad capo dell’uomo.) Malm. io. 7. Occhio non chiude,e tuttavia muli» 3 Tanto che il capo eli’ ha coni’ un cestone. Cestotta , Ce-stòt-ta. Sf. accr. di Cesta. Cesta grandetta. Lat. dicula coi bis. Car.Màtt. S. Con la belinola in cò ile la cestotta. N.Spfpì Cestria. * (Geog.) Cò-stri-a, Cestrina. Antica città dell Epiro. (G) Cestuino , * Ce-stri-110. N.pr.m. ( Dal gr. cestro bastone, maglio , eil nis figlio : Figlio del maglio o del bastone. ) — Figlio di Fieno e ai Andromaca. (Mit) Cestro. * (Bot.) Cé-stro. Sm. F. G. Lai. cestrum. (Da cestro maglio» mazza.) Genere di piante della pentarulria monoginia, famiglia delle sol(Uiee,cosi denominate dalla forma de’filamenti de loro slami-(ò L 0 2 — * (Pitt.) Specie di stilo acuto da una estremità e dall’ uhi piatto, adoperato in quella specie di pitture all’encausto che da esso fur dette cestrote. (Mil) Cestuosfendone. * (Milit.) Ce-stro-sfèn-dd-ne. Lat. cestrosphendone. Sn>- F. G. (Da ecstros sorta di giavellotto simile ad un’asta, e spherulWf fionda, balista.) Specie di dardo semicubiude, intorno a cui, come al' le frecce, poneansi tre pinne od ale. (Aq) Cestuoto. * (Pitt.) Ce-slrò-to. Add. c sm. Specie di pittura all' encausto , che applicavasi sopra lamine d avorio, osso o corno , con ur‘° strumento detto cestro. Cestrote dicevansi anche le tavolette dipinte 1» quel modo. —, Cerostroto, sin. (I Greci diceano cestroton xylon " a legno acuminato ed indurato al fuoco senza punta di ferro. ) (Mil) y Cestuto , Ce-stù-to. zf ihi. m. Che ha cesto. —, Cestito , sin. Ametfl- Il suolo era ripieno di fronzuti cavoli e di cestute lattughe. » Pf:' lad. Gerì. >7. Di sotto (alla noce ) le si metta una pietra, sicché 11 barba vi si sparga suso ripercossa , e non nasca per una sola, 101 costata radice. ( Nula ellissi, cioè : ma nasca per una cestuta >’ 3 ' dice. ) (Pr) - Ck.sura. (Lctt.) Ce-sù-ra. [Sf. V. L* Lat . coesnra.] Vai\:h. Ercoi Cesure sono quei tagliamenti che ne’ versi latini necessariamente sl ricercano, acciocché lo spirito di chi gli pronunzia abbia dove Kt' inaisi alquanto, e dove potersi riposare. Car. leu. 2. < 3 6. Pere» 3 nella cesura spezialmente non può stare, nè si può scusare. Cetacei. * (Zool.) Ce-tà-ce-i. Sm. Nome deli ultimo ordine della de’ mammiferi che vivono nel mare, ed hanno per tipo la balena■ P e le abitudini e l’esterna loro conformazione s’avvicinano a’ pesci i ai da questi sono ben diversi, umto per la respirazione polmonare » c per il sangue caldo, e per esser vivipari provveduti di mammelle pe 11 radi. Lat. celi. Salvia. Opp. Pese. 5 . Le balene e i cetacei , q uaU . immensi Nutronsi pe’canali di Ncttunuo. (Aq)(N) .. Cetaceo, Cc-tà-ce-o. Add. m. Che appartiene a ceto, Chi è dell ’ or |„i de’ cetacei. (A) Salviti. Opp. Pese. 5. E l’infinita Onda ribolle » e cetaceo sangue. (N) c, Cete. (Zool.) Cc-te. Sf. Lo stesso che Ceto. F. Ar. Fur. 10. log- ^ to il ventre preme Ben mezzo il mar la smisurata cete. E Bue 3. 5- E nell’ ondose spume Vedere biancheggiar balene e cete. (M) Cete. ’ N. pr. in .— Re egizio , forse lo stesso che Proteo. (Md) Cetego, * Ce-tè-go. N. pr. m. Lat. Cetegus. ( In gr. vale chi viene ^ cubamente ; da cevlho io nascondo, io occulto, e heco io vengo - ) Capitano rululo ucciso da Enea .—Marco Cornelio. Capitano ea o tare romano in tempo deila seconda guerra punica. — Cajo. U c0> plice principale di Calilina. (Mit) Cetei. * (Geog.) Ce-tè-i. Antichi popoli della Misia. (G) , , l0 . Cetera. (Mus.) Cé-tc-rj. [Sf) Strumento musicale di corde di fu “,° tl c ne, di acciajo o simili, di corpo simile alla lira. [ Era prima »* j corde e poi fu di nove.) —, Cetra, sin. Lat. cithara. Gr. gr. cyneo io eccito , o da eeutho io nascondo, ed eros amore.) i ^ nov. 7 g. 20. Per certo con voi perderieno le cetere de’ saggina' 1 artagolicanienlc stracaniate. Petr. son. 251. Secca è la vena del 1 to ingegno, E la cetera mia rivolta in pianto. „.y. 3 — Efrg. F. F. u. 101. Giovanni dell’Agnello, che con vanni dello Àguto avea temperata la cetera. ( Cioè: era di accor 0 indettato. ) .p/p, 2 — (Milit.) Sorta di scudo a forma di cetera, usato dagli or) Pros. Fior. 3. 244- Dalla musica specialmente fu ab antico tra F ^ tato il nome di alcuni scudi che, in forma di cetera, cetere furo» Cetera , Cè-te-ra. Sf Nota di abbreviatura che si fa da chi sC ] j()J . [così detta dalle due voci latine et cetera.]—, Eccetera, E cefo*_ > ^ a Gr. mi tA dw*. Buon. Pier. 1. 1■ 7. Quant’è più agevol c ^ 0[1 voi, sor Candido, ’N un trar di penne imbrattar un quaderno quelle vostre cetere distese. . «via) 11 ' 2 — Imbroglio , Intrigo. ( Cosi detto da cetera in senso di abbr ^ g ra; poiché le abbreviature contengono una specie d’imbrogli») confrontano al dir piano ed esplicito. ) Ambr. Cnf 3. 6. ià» 1 'i ^ j, riscuotergli, c poi prestarli a voi senz’ai tre cetere? F il rch. 5 c aI1 - • - : che é alidi’ 3 Che 4■ Ila egli a entrare in queste cetere un suo pari, citi Ilo ? Ceterante , Cc-tc-ràn-te. Part. di Ceterare , usato come sost. suona la celerà, Dilettante di cetera, Ceteratore. Salvin. Ceterare, Ce-torà-re. [N. ass.) Sonar la cetera. .—-, Cctrare, Ce giare, Cetcrizzare , sin. Lat. citharam pulsare. Gr. k: j ji ant. 12. 1. Ai tuo tempo cd etade si conviene di regnare , e r , ;i( , ceterare. Tes. m Br. 6. ./• Lo buono ceteratore, quando celerà si è degno che egli abbia compimento di quella arte. » Salvili- E il ceterar dimenticar gli fero. (Pe) / CETERATO Cbtsrmo , Ce-te-rà-to. Add. m. Armato di una sorta di scudo detto Getera. Pras. Fior. 3 . 244. Dalla musica spezialmente fu ab antico trasportato il nome di alcuni scudi che, in forma di cctcia. cc ero furati detti, e le coorti armate disi fatti scudi,ceterate si appellarono. a Agg. di Contratto 0 simile = Disteso colle solite celere o abbrevia - 1 a'u : Band. Ani. Descrivere tutti li contratti e tutti gli altri rogiu, delti quali saranno rosati, ceterali, ed abbreviati com’e sohto.(A) CE’tEa\ T0 j Oi Ce-tc-ra-tó-io.[>S'm. usalo col /CAndare,e vale} forse ò nono di c * l era,detto per ischerno, e come noi diremmo Sonala o Fischiata. Lai. csplosio, sihilus. Gr. Bocc. nov. 72. io. Credete voi tare a nie come voi faceste alla Bili uzza , che se n’andò col ceteratojo . ” E HTÓI5E, Ce-te-ra-tó-re. [ò’m.] Snnator di celerà. —, Ceterista, sin. ÌMt - citharista. Gr. x&afitrrfc. Tcs. Br. 6 . 4. Io buono ceteratore , l'indo celerà bene, si è degno che egli abbia compimento di quella pi c lo reo dee avere tutto ’l contrario. Nov. ant. 12. 1• Co re lorro oc. fece tagliar le corde della cctera a un ceteratore. uitEGGiA.EE, Cc-te-re"-sià-re. N- ass. Lo stesso che Ccterare. r ■ a. ?j‘\ Ina. Omer. f. 555. Apollo, che tcnea Nelle man lo strumento, , 1,1 maniera Meravigliosa già cetereggiando. E fi 5 -4. .Tutto diceu- ™, » modo, e sopra il braccio Cetereggiando. E Salvai. Cas. it>J. rie i Greci dissero da diluirà , citharicen , ma da citharizem ccteieg- Cpt? 16 ’ c ‘th(trislicen citaristica. (A) (Pe) (N) T arasTA, Cc-te-ri-sta* [ Sost. com. Lo stesso che] Ceteratore. fi-Lat. ci- ‘harista. Gr. ^eapisùs, Filoc. 6. 181. Se non ci sono ec. le dolci vo- m della cetcra d’Orfeo, o di qualunque altro ceterista, 10 con nnova dota supplirò al difetto. Tue. Dav. Stor. 2. 270. Allora uno schiavo ec. ceterista e cantore co- entrò in mare. „ 7 , Aizzare, Ce-te-vìi-ià-re. [N. ass.p Lo stesso che Ceterare. fi. lac. f Jai, .Aim.i6.22S.Ossci-vò(Nemne)ncl teatro tutte le regoledel ccteriz/arc. f Utà delC Btflna. (G) ^ ^ v r .y CHALME 193 Cetrarb , Ce-trà-re. N. ass. fi. A. fi. e di’ Cetcrare. Dittanti. 4 * 2 - Che quel eh’ io vedo per ver odo, e impetro Nella mia mente e poi cosi lo noto Con questi versi con ch’io suono e cetro. Cbtraro. * (Geog.) Ce-trà-ro. Cil. del Reg.di Nap. in Calabria citer. (G) Cetrmoki. * (Gcog.) Ce-tri-bò-ni. Antichi popoli dell' Indie. (G) Cetrisa. (Bot.) Cc-tri-na. [Sfii Sorta di erba odorosa. iLo stesso che Oltraggine. /C] Rat. cctrina. Alata. Coll. 5 . 12‘i. La celrina, il pu- (eggio, e molte appresso, Ch’io non saprei contar , eh’ empion d’ o- nore Non pur Patino giardin , ma eh’alla mensa Portavi varii sapori, Cetriuolo. (Bot.) Ce-(ri-uò-lo.[AV«.] Lo stesso che Ccdriuolo. fi .[LaOcucu- mis citreusj Gr. trlxvos. (Così detto per qualche simiglìanza di figura co ’l cedro. ) M. Aldobr. Mangiare cocomeri, cetriuoli, porcellane , lattughe , ed altre cose fredde. E altrove : Dee mangiare leggieri vi* valide, come sono pollastri con agresto, lattughe, porcellane, mel* Ioni , cetriuoli, ec. Balline. Prima gnarrebbe un cctriuol d’ un cosso, Cli un Cardinale sciolto sia legato. E altrove-. Veggendo pien di cos* si i cetriuoli. Cetro , Cc-tro. Sm. fi. e di’ Cedro. Alam. Colt. 1. 16. li aurato ce* tro poi, la poma l’ancia. E 3 2. Se non vedrà quei cetri, lauri e mirti , ec. (V) Cetro». * (Geog.) Città della Palestina. (G) Ci:TTiGNA.‘(Gcog.) Cet-li gna.C//. ddlaTurc.Èur.,cap. del Mantenegro.(fi) Cettina. * (Gcog.) Cét-ti-na. Lui. Tilurus, Nestus. Fi. della Dalmuzia.(G) Cetto, * Cét-to. Avv- E. A. fi. e di' Slibito , Presto. ( Da! lat. cito. ) Fr. lac. F. 2. to’. 33 . Se arrivar tu ci vuo’ cetto, Guarda pur coli’ occhio netto.(V) Cetto. * N. pr. ni. accorc. di Simoncetto dim. di Sìmone. fi. (B) Cetura , * Cé-tu-ra. N- pr. fi Lat. Cclura. (Dall’ ebr. qiter profumo, in* censo.) —Seconda moglie di Abramo. (B) (Vati) Ceuravati. * (Mit. Ind.) Ceu-ra-và-ti. La prima delle quattro principali sette de’ Bramimi. (Mit) Ceuta. * (Geog.) Cé-u-ta. Lat. Abyla. Promontorio della costa di Barberia sullo stretto di Gibilterra .— Lat. Septum, Scpta. Città stilla costa di Barbatiti appartenente agli Spaglinoli. (G) Ceutronimo , * Ceu-frò-iii-nio. N. pr. tu. ( In gr. vale nome occulto j da cevtho io occulto, ed lumina Ritrae.) — Padre di Menezio. (Alil) Ceva. * (Geog.) Lat. Celia. Città del Piemonte. (G) Ckvenne. * (Geog.) Ce-vèu-ne. Fr. Cevennes. Lat . Cemmenius, Cabbe- na. Montagna di Francia tra la Saona e il Rodano. —~ Nome della contrada che formava la parte settentrionale del governo di Lingua- doca , oggi ne’ dip. del Guide dell’ Averron. (G) Ce volga. * (Gcog.) Ce-vòl-k. Lo stesso che Cebolla. fi. (G) Ceclan. * (Geog.) Cò-y-lan. Lo stesso che Cedali, V. (G) Cevlanite. (Alili.) Cey-la-nì-te. Sfi Specie di pietra molto dura, di colore bruno alquanto nero ; la sua firma ordinaria e più semplice è ottaedro-regolare ; ma le sue faccette talvolta si moltiplicano sino al numero di quarantaquattro. ( Dal gr. cclenotes negrezza. ) (Bulf) Ceze. * (Geog.) Fiume di Francia che si getta nei Rodano. (G) Cezuibra. * (Geog.)Ce-zlm-hra. CU. del Portogallo nell’ Eslremadura.(Cd) Cba. * (Geog.) Città e distretto della China. (G) Chaa. * (Geog.) Antica città del Peloponneso nell'Elide. (G) Ouaalla. * (Gcog.) Cha-àl-la. Antica città dell’Arabia Felice. (G) Ciiagaca. * (Geog.) Cha-bà-ca. Antica città della Cappadocin. (G) Chabalon. * (Gcog.) Cbà-ba-loli, Chabcloii, Chabulon , Citabili. La terra di Gli luti nella Palestina. (G) Cìiabangi.* (Gcog.) Cha-hàn-gi. Città dell’Ailalolia.(G) Chabora. * (Geog.) Cha-bò-ra- Ani. fiume e cit.de/la Mesopotamiu. (G) Chabria. * (Gcog ) Chà-bri-a. Città di Persia. —Fiume deila Macedonia. — Lo stesso che Cìlabro. fi. (G) Ciiabul. * (Gcog.) Lo stesso che Chabalon. fi. (G) Cuabur. * (Geog.) Ant. città e fiume della Persia nel Farsistan. (G) Chacabuco. * (Geog.) Cha-ca-bù-co. Città del Chili. (G) ChacaingA. * (Geog.) Cha-ca-ìn-ga. Contrada del Perù. (G) Chacao. * (Geog.) Cha-cà-o. Città dell’ isola di Chiloe nel Chili. ~— Fiume dell’ isola di Madagascar. (G) Ciiactas. * (Geog.) Tribù indiana del Mississipì. (G) Chadisia. * (Geog.) Cha-dì-si-a. Antico fiume detta Cappadocia. (G) Chadli. * (Geog.) Città della Nubài nel Sennaar. (G) Cxiadramotitei.* iGeogljCìia-dra-mo-ti-tè-i.Ant.pop.deU’ArabiaFelice.fG) Cadrinski. * (Gcog.) Ca-drìn-ski. Città della Russia asiatica. (G) Chaerecla. * (Geog.) Cha-c-rè-cla. Antica città della Cirenaica. (G) Chaeretapa. * (Geog.) Cha-c-re-tà-pa. Antica città della Frigia. (G) Chaetei. * (Geog.) Cha-e-tè-i. Antico popolo della Scizia. (G) ChaetuorI. * (Geog ) Clia-e-tu-ò-ri. Ani. popolo dell’Alla Germania.(G) Chagheja.* (Geon.)Clia-gliÈ-ja.,S'/.'Coutn( òi della Nubia, nel Dongoltt.lG') Chacos. * (Geog.) Isola dell’ Oceano indiano. (G) Chagre, * (Geog.) Fiume e porto della Nuova Granata. (G) Cuaiapa. * (Geog ) Cha-i-à-pa. Lai. Lepriiiin.pjeeo/u cit. della Marea (G) Ciiaktos. * (Geog.) Indiani della Carolina meridionale. (G) Chai.a. * (Gcog.) Antica città dell’ Asia nell’ Assiria. (G) Chaeaa. * (Geog.) Chà-la-a. Cit. della R-ggenza d'Algieri. (G) Chalastra. * (Geog.) Cha-là-slra. Antica città della Macedonia. (G) Ciialce, * (Geog.) Antica città della Libia. — della Fenicia. (G) Chalcea. * (Geog.) Chal-cc-a. Antica città deli' Asia nella Caria. (G) Cu at. ceto Rio. * (Geog.) Chal-cc-tò-ri-o. Lai. Chalcetonum, Antica cit.delC isola di Creta. (G) Gualco. * (Geog.) Piccola città del Messico. (G) Ghàli. * (Geog.) Antichi popoli delta Germania. (G) a — * Città deli’ Asia nella Fenicia. (G) cr _ Chaua, * (Geog.) Chà-li-a. Antica città della Grecia nella Beoziu.(G) T . Chax.ii.. * (Mus.) Sm. Strumento ebraico che dee aver avuto qualche jfi ta dii , . ~ t Bhl.e s,n. comp. Pace ditirambica , for- somiglianza col flauto a becco. (L) e aa are,ero. Ch e Sbratto dt cetra e d’arco.Chiabr. Ciui.iua. * (Geog.) Cha li si-a. Aulica cit. dell’Africa nella Libia. (G) Guarite. * (Gcog.) Ani. cit, dell’Asia nelle pianure di Se/umar. (G) 25 Som )' ' u:llì 0 Cè-ti-co. Add. m. y. ir. imi. cclicns. ( V. Celina. ) ria s- £ * a£ ° at ^ una combinazione d’acido margarico con una mate- £li a/™/- 1 ’ C ? le ‘‘forma quando si mette in contatto la cetìna con fi *. c che in principi•> si consideri 1 come un acido particolare. Ceth. ’,*• ™ Acido focetiico 0 delfinìco. (Aq) (A. O.) Ceh mo Cè-ti-i. Popolo dell' Asia minore nella Misia. (G) Cg T1 ’ .fff'-nm.N.pr.m.Lat.Cclliim (Dall’cbr. celhcm diadema, Oro.)(B) il lji w ,' u f-'l Ge-ti-na. Sfi fi. G. Lai. cetina. (Da cetos balena. ) fi prin c ‘ C -° fitta I alena nello stato puro , ed è consideralo come un, vrciii ^ U ’ j' nrni 'tii itj> degli animali. La sua scoperta è dovuta a Che- S __ ,, e Cava non. ( 4 q) pini' !è ^ cs 0 lussa in cui si fa il carbone. (Dall’ ebr. sceldiuthim servù,, 1 fossa. ) Band. ani. Non lìa lecito nclli beni , che cui.; P c f paschi di bestie maremmane, far celine , o tagliate di al- C E 1 XIS ^ jandiferi e da frutto. (A) CìiiTu. (Geog.) Città della Palestina. (G) ect'uj r ^ ] Ci-to .fi.L.Lo stesso che Balena, fi. —, Cete, sin.Lai. C ‘UC il - ^ r:ìS ’ Mor. S. Greg. 8 . 10. Or sono io mare , o ceto, , p e baleno , che tu in’hai accerchiato di prigione? Ber. rim. f s< -‘ così fossili fatte le balene, O ceti. >1 Cavale. Espos. Sirnb. ghiotto' iGsi lo presero e lo pittarono in mare, e ’l pesce ceto lo in- Uia l ' 1 tlc - (V) E Car. fiolg. S. Greg. Oraz. Fuggiva Giona ec. ; tic , u "el mare f u litemito dalla tempesta , dalle sorti, dal veti- C *m. cl, ccto - (Min) a ^ Rat. Ceto. (B) fitte figliuola di Ponto e di Tellure , madre de’ Forcali e le terre °— Mostro marino mandalo da Nettuno a devastare tro r Cefieo. — Altro mostiv marino mandato da Nettuno con- Csto. (Mit) B ec m - rlaunanza , Stato, Moltitudine. Lat. coetus. Botlar. Lez. ti p c 2 - p. 17. Disonorando altresì il concilio e ceto di quei sali- di nnJ ‘ sto ' es - P r , ò verb. tose. p.62. u. 8. xVlatiiera scorretta, romanesca, Crt 0 £ , cc ‘° di persone. (N) ’ C^cog.) Cc-lo-hiì-zu ^iU.ciL.dcUa Lusitania^ oggi Setuval.(fi) ce« tì5 * C 2 °ol, ) Ce-to-lo-gi-a. Sf. K. G. Lat. cetologia. ( Da ^ac,/ A na 0 os discorso. ) Parte della zoologia , che tratta de’ Cbtr 4 (N)_ Sfiato t ' ra ‘ ISf-sinc. di] Celerà, fi. Seti. Pisi. Ama meglio d’essere sve- iti v j ? & >iori di trombe e a romor d’arme, che a suono di cetra o Sua f or , a '^ a,lt ’ Pttr. 2o- 22. E come suono al collo della cetra Prende ^ndosM 3 ’ B ltt - Cetra è strumento musico di corde , che suona toc- gran n C cor d° rolla penna o colla mano. Alam. Colt. 1. 33 . Al cui S * ry nQ . * a m ' a ’ndegna cetra Cimsacrati darà quest’ultimi anni. e t»e 00 Aorta di pesce. Salviti. Opp. Pese. 1. E vermigli eritini 0 , r ^ e 'f'ghc. (N) V ck e na ' ^“ ot 0 Gc-trùc-ca. [* 9 /.* Sorta di felce del genere asplcnium , gìep a s^ e rie tte gole de*pozzi , e sotto le volte umide. Possiede leg- Asti! S * a < ^ !U,ef -i ,:a ' —-, Asplenio , Spaccapictra , Cloi-adilla, sin. Ce tera ? tuo * asplcnimn, cctorach Lin.] Gr. &QrfKvivQi>, (DaU 1 ai*, ^acca ^' 1 ^ j C ^ e va ^ e ^ medesimo. Dici, octol. ) f^olg. Diosc. La cc- hi>d o VU0 ^ e e ^ere colta di notte, quando non èe lume di lana. ^ quaidie ino- 4 Vuole essere colta di notte , quando non èe lume desp, C ° ns ’ •*- Loderei che Stia Eminenza pigliasse qualche tuo- dalle di quei sali cristallini, e ben purificati, che si cava dì „*, ner ' di qualsisia vegetabile, come sarebbe a dire, di assenzio , Ce ^anc C VenCl e ’ di cetracca. in jp oto - (Bot.) Ce-ti àn-go-lo.[Am.) Agrume {oggicomunemente detto lii s m Arancio forte.) — , Cedrangole, sin. Lat. cìtrangula, ma- da c/,? Ca ' ^ fM-gr. cùria clic corrisponde al lat. malus medica , e \erdj ri v (ìde : poiché l’albero che dà questo frutto conserva sempre Ovvero ’Oftfie.) M. Aldobr. Mangi permei, cavi-etti ec, in aceto ec., C ETiUri0 | con sugo di cetrangoli o di lumie. »iutà f R0 ’ Cc-trar-ciè-10. Add. e sm. comp. Voce ditirambica, fior- fieiul sgr e arcicro , Cli è fonata di cetra e d’arco. Chiabr. ’ 53. (A) fioc ab. Il, *94 CHAMA CHE Chama. * (Geog.) Fiume della provincia di Caracca. ■— Fiume e città della Guinea superiore. (G) CiiAMAKiA,*(Gcog,)Cha-mà-ki-a,Schamachia,SamacVii.Cit.powieso nell’Arcadia. (G) (turista. * (Geog.) Cha-rì-spa. Antica cit. della Batlràma- (G) Charleston. * (Geog.) Cliàr-le-slon , Charles-town. Città degli S. U. nella Carolina meridionale. — nello Stalo di Massachuset. — nello Stalo di Nuavo-llnmpshire , ce. (G) Charmonia. * (Geog.) Cliar-mò-oi-a. Antica cit. della Lusitania. (G) Charolles. * (Geog.) Clia-ròl-les. Rat. Quadrigellae. Città di Francia nel dip. di Suona e Loiin, che diede il nome al Carollese, in Fr. Gha- rolois , Cliai ollais, celebre contea della Borgogna. (G) Charrara. * (Geog.) Cliar-rà-ra. Città della Persia. (G) CiURRUAsr. * (Geog.) Ch.ir- rn-à-ai. Indiani della Rep.di Buenos — Ayres.(G) Charta.’ (Geog.) Cit. dell'Asia nella Mesopntamia. — nella Palestina.(G ) Coartare ' (Geog.) Cliar-tà-ni. Ant. popoli d’ Africa nella Libia. (G) Charus. * (Geog.) Antico fiume dell' Asia nella Colchide. (G) Chasira.* (Geog.) Clia-sì-ra. Ant. cit. dell’ Asia nell’ Armenia Minore. (G) Chasma. * (Geog.) Fiume della Croazia militare. (G) Cuassoiu. * (Mos.) Chas-sò-ra. Sf. Strumento ebraico ch'era una speci» di tromba. (L) Chàtanca. * (Geog.) Cha-tàn-ga. Fiume della Siberia. (G) Guata uchi. * (Geog.) Clia-ta-ù-clii. Fiume degli Stali Uniti. (G) Cuate. * (Geog.) Piume della Russia europea. (G) Cuatista. * (Geog.) Cba-tì-sta. Piccola città della Turchia europea.(G) Chatra. * (Geog.) Città della Turchia asiatica. (G) Gjiatraltiakta* * (Geog.) Clia-tra-chàr -1 a. Antica città dell’Asia nella Bai- tràina .— nell' Assiria. (G) Chatramitei. * (Geog.) CKT-tra-miti-i.y/fi.'. popoli dell Arabia Felice.( G) Cha uri. * (Geog.) Chu-ù-bi. Antichi popoli della Bassa Germania. (G) Caulan. * (Geog ) Cli i-ii-laii. Città dell’ impelo di Marocco. (G) Cu (uni. * (Geog.) Chà-u-ni, Cbauuei. Antichi popoli della Grecia nella Tesprozia. (G) Ciial’rana. * (Geog.) Clia-n-rà-na. Antica città della Scizia■ (G) Chaurina. * (Geog.) Cha-ii-ri-na. Antica cit. dell' Asia nell Aria. (G) Chavante. * (Geog.) Cha-vàn-te. Fiume del Brasile. (G) CiuvEf. * (Geog.) Lat. Aquae Flaviae. Città del Portogallo. — del Brasile, — dell’impero di Marocco. — dell' isola di S.Tommaso.(G) Chazna. * (Geog,) Città dell’ isola di Tenerìffa. (G) Ghe. Relativo di [ Persona , e ] riferisce tulli i generi , e lutti i numeri , [ ma piu comunemente nel retto. ] Il quale , [ La quale , 1 quali. Le quali. ] Lat. qui,quac. Or. 05 , fi. Bocc. nov. I. io. Scr Ciappelletto, che scioperato si vedea, si diiiberò, e disse olle voli» volentieri. E nov. 6 g. iy. Ma por , siccome ipielli die era d’alto ingegno, ec., s'ebbe pensato cc. » Peti’, p. 1. bti. K ’l pastor c'u’a Golia ruppe la fronte , Pianse ia ribellante sua famiglia. E p. 3 . 2. Beati spirti clic nei sommo coio Si troveranno. Buco. g. 0 . n. 7. La donna die di gran cuore era, siccome generalmente e»str soglion quelli; che itMiapionite 501} da doyycio, dispose di comparire. Dani. Inf. 1 chi' 1 ' 3 z.il. Ma quelle donne ajutino’l mio verso Cb’ajutaro Anfione der Tebe. (Ciò) 3 rtd 0, a — * Relativo di Persona , ancora in obbliquo. Bocc. g. p elr , O figliuola mia, questo è il diavolo, di ebe io t’ho parlalo- p. 1. canz. ti. Sopra ’i monte Tarpeo, camion , vedrai Un e ^ Simil non credo clic Giason portasse Nè’l pastor di che. t) ( 0 ^' a icr a ja si dote. E p. 3 . a. E la rcina, di ch’io sopra dissi Loie» e orde’ suoi già far diverso. E p. 3 . 2. Cosi 1 ’ andata mia dubbio da Faciali gli amanti, di che ancor to’ aggrada Saper. (Cm) ^ 3 — E senza il segno del caso. Petr. p. 1. canz. 4 \ $ a cch. di quei che ’l pianger giova. (A’ quali, 0 ì quali.) f' ra )^’ .. u....... uic I pianger giuva. \yi quau, 0 l quau.) i> ov. lui. Passava da un romito (romitori ^), dove erano unite,die Putta era bellissima quanto potessecsscrc.(Z?W/fi quoti alK Jt Val. S. Greg. 3 . uf Dio a quelli ette dà le gratuli virtù c L ‘ 3 un nov. rumi te,i Dilli. S. Greg. 3 . if Dio a quelli die dà le gratuli vino <- — -Giane, vittorie, lascia aleno difetto. A'iI.iS ./Iotoi. <2^.Mandolla a due cr, L gj. che l’ima avea nome Crista, e l’altra Callista. Cavale. Apee/i. erd^ 0 |ji covette passione età uomini die egli avea molto servito 1 e btnelizii. (V) . (1 e 2 — Relativo di [ Cosa, e la riferisce nel retto d amendue t g e c hi numeri. ] Bocc. inlrod. 3 . Qual fosse la cagione per che le c0S ''’ j0 pi) appiesso si leggeranno, avvenissero. » Bocc. g. io. n. Q. * n sf dell’ andar certo, e del tornare , per mille casi che posso 1 !. f at . pravvenire , ninna certezza ho. È g. 1. n. 1. Io intendo 1 , e ne- ti avere il favore della Corte, e di donarti quella parte clic co volo sia. Petr. p. 1. 167. Candido e caro guanto, Che copre* avorio. E p. 1. 4. Vcgnendo io terra a illuminar le carte , Un molti armi già celato il vero, ec. (Cin) ., gecc- 1 — [E negli obbliqui con le preposizionie co'segni de’cast. > ^fui nov. gq. 28. Quelle due somigliau robe, di die io già ec. vestit 0 ^, ^ Petr. son. zìi. Gli occhi di eh’ io parlai sì caldamente. » ,,(la zi. Lo decimo grado si è perdono, di che Iddio disse nel ' ° ji E zf. L’ottavo grado di questa santa iscala si è compun 2101 ^ ’ c tts clic Iddio disse nel vangelio. E sg. Quando egli ptiote avere b, ,| (palloni dello Spirito Santo , a che egli si possa combattere conti volo. yJni. ant. P. JV. Trapassiamo in quelle cose in che gl* * t [)a ti ci menano. Bocc. g. 5 . n. 4 ■ Ghe rusignuolo è questo sa" vuol dormire ? (Cioè, al cui canto.) (V) Bocc. g. 7. n. <■ " ! p K: j|i rebbe stalo carissimo, che altra persona, che io, avesse a 9 o51 ain ei)' materia , come è (pa lla di che parlar dobbiamo, dato cornine 1 |j luna ai cue pai iar uouDiamo , uaiu (-'(“■ ■ e C n lo. Petr.p. 3 . i. E prima cingerai volto e capelli, Che ’l nodo ^ io parlo si discioglia. Pass. d. 4 c - 4 - Non è P uoin certo ,,^1 egli abbia tale contrizione, che sia suflicicntc a torre tutta In *7 che altri è obbligato porgli peccati. Dant. Par. io. In quel P rJ pigio a clic tu gli occhi tieni, . . . Sederà l’alma cc. E ^.patenti'inodi in esse si riccpc, Quauti son gli splendori, a che ja, luloc. lib. 5 . Il faevvan molto maggiore ( il romorc del ,Jlc p t if, dolenti voci de’marinari conoscendo il pericolo in che tran 0 * .^u- p. /. canz. 1. E i piedi, in ch’io mi stetti, e mossi e corsi) ju tar due radici sopra 1 * onde. E canz . 21. Quelle pietose brac 0 ;^ 3 * ch’io mi fido , veggio aperte ancora. Cr. 2. 22. L' .acqua c01 * cB t£ ^ innaffia non sia fredda mortificante , come quella che di attinta de’ po/.z.i. V'iamm. f-ib. 1. Non si fa loro ingiuriale P cl ^n/. le leggi , con che dii trattano altrui, sono trattati essi 106. Che riso e pianto son tanto seguaci A la passion du che si spicca , Che mcn seguon voler ne’ più veraci. (Cin) tab 3 — {.Ed (die colte senza essi se!’ni e preposizioni , c r omC segni e preposizioni egli rinchiudesse in v doi'e ; con fiS uT ? (1 a cC> prima da' Grecia poi da' Latini .] Bocc. noe. 21 . 16. La ^ on aC c‘ìl g * in quel medesimo appetito cadde, die cadute erano le sue jd Petr. son. 3 . Era il giorno, che al Sol si scoloraro Per la P 1 0 v& suo Fattore i rai. E 7Ò 1 . Questa vita terrena è quasi un p rJ ’ gr3‘ ’l serpente tra’ fiori e l’erba giace. Or. ( colla optale ho ) tanto offeso Dìo in me e in altrui? ^ lt \ c Eatt. A modo clic fece Moisé quaudo tornò di sul rn0I) __ —1 .»~ n;„ a 1 c..i: ;« ^1.» o^a usato- . glOl'lxu UL'. non cc.’V'hii uoo ut iig ui att. j.tutiu, tj uggii- sere, son ( i fichi) di quel fico che voi mi mandaste. (C>o e i■ . c ). a c>' E nov. ì 3 z. Dicendo la novella della detta acqua, c com’ i) 1 . 1 • r ;v(d' dato , e al pericolo di’ elli era stato. E nov. igo. Fossono )! gire in quel vituperoso fastidio che Gian Sega gli fece attuliar^^jp. Pareni. 3 . 3 . Quanti’io tornai dal servigio che mi mandaste. vince r< Specch. cr. yti. Cristo fu tentato per nostro esempio, e l icr uaH’j'- il diavolo di quelli tre vizii che egli prima avea vinto il più o l Bocc.g.y.n.2. Io ho trovato modo che noi avremo del pane p |ia co" no mese. Fior. S. Frane. 121. Se gli parò dinanzi una do , a ttrO un suo figliuolo in braccio, il quale avea otto anni, che “4 ^ { g, era stato ritropico. ( Cioè , de’ quali i quattro.) Vii. SS. ie' ne»** desco nd diserto . nel Quale non e Vi-* *.- r.c ufi 0 co » 1 1 ci(t\ c a ^ Onde è quesfo desco nd diserto , nel quale non è ci passi. ( Cioè , per la quale o simile. ) (V) Introd . Kirt '9 Io campo sanz.a la siepe, che son tolte e portate le cose 9 * {Cioè da! quale.) (Pr) 4 — C E in sentimento del neuti'o quod de Latini », 1,1 . gia o- de' modi predetti.1 Bocc. pr. g. Potranno conoscer quello c ie }{} { ere' fuggire, a clic sia similmente da seguitare. » E g. 2. n.Q\ jp|i’al ,,e dcrei in breve spazio eli tempo recarla a quello che Ho £ ia j- quel- recale. E g. 10. n. .Que- Pnisero Alvcuda' imperatrice, moglie che fu * pj,, è da- sU femmina, incontro alla quale io sono tanU -.U^liieri. Fa. »aa Beatrice, moglie che fu del tuo cava ^ G J o i am0 . ( Il ‘V Gir. j. liusehio , discepolo che fu del s. nt ir/ »»« — ora m’ impedisci, la tua forza fìa vana. 4 Rendite ,e egli iè"| , . U ” eri ’ ln sentimento del quis , quao , quod de’ Latini. E Din ;i o il ri quantità, sarà il nnam ....‘/....'n./i R,.,... ., nt . s,. t v u - —a'wru quantità, sarà il quam de' ineilesimiflìqcc- *■ 'ioti. S‘° !> che dolore io sento. E nov. 86. u. Odi gli osti nost.i, « c bm,o non so che parole insieme. » E g. 2. n.5. lo non so che t 1 rcuc cio , ne che cimice son quelle clic tu di’. Pacar. g* - ”• 0 tL 'ce corriere del munistcro , non sapendo che e’ si tosse. (\ ) rea. ? 7 - 7 - Nè so che spazio mi si desse il cielo, Quando novellale t venni in terra. (Min) , „ . . - . a £ come interrogatilo. Bocc. nov. 1. 33 . Che nomo e costui, quale nè vecchiezza , nè infermità ec. dalla sua malvagità l hanno Potuto rim,.~-- y n 5. 4U ;l q„ale il geloso disse: E clic » E stro l è J hi fatto che tu ti vu l nio n '- uc tu u vuoi confessare? Dant. Inf. 7. Dissi: ì ‘ or «m dimostra che gente è questa. (Ciri) Ua y ^, nC ? te lnterr og °d a qual morte, Ed a che strazio va dii s’ ti sentif 3 .'- P’ 4- E i° fatiche lur vidi , e’ ior lutti -, Per che tor- ti'ad. pè ’’ e c ° n qual arte A l’ amorosa greggia cl an condutti. Pass. tri imo 0,1 a’ C '^' h.’ ossc i varc in che di, in che ora, o in che punto al- 5 iVo/ Cl ™ : ' a alcuna cosa di nuovo , si è vanità. (Cin) perchè ti tn ‘ h '0 del Clic relativo, llocc. g. g. n. in. Bestia clic tu se’: lo f,jj ( , ha '. tu guasti li tuoi tatti e miei ' Eir. visiti, ig. Savio che h —- [p„ ( toe C0| ne quegli che savio fui.) (V) (Vìi e , ì' 0 assolutamente da se , senza relativo di persona o di cosa 0£/ir getiere'j e vale. Qual cosa,Che cosa; lottile ria qu e ln s è inchiuda il pronome che dal relativo st mppresentn ; tìuo o / °. s °te ,?2cn te tll ’l prèmo numero , e il piu con V ] interrotti- Gr. r ' a ?ì i0 0 espresso. È corrispondente al neutro de' Latini Quid. noti ■ £J ° C0, 5. 5 . Entrò in pensiero, che questo volesse dire, 12 ‘ to. E del buon uomo d imandò che ne fosse. E ha cole < ? 0m ’ Ul ^ arouo c ' ie * me? not». io. quivi così brutto tacesse. E nov. 26. igi.Cìie E nov . 6 (> . 10. Che hai tu a fare cou inesser che fai cotul viso ? ,tJ Ondo ^ riu/nt> f Ghi sopra tutte le avversità, che gl’incontrano uel 4y. ^ vorrà pensare , non sentirà mai che ben si sia. » Petr. p.2 • ’ò. 7 5 !/ atllan h è dato Sedersi insieme c dir die loro incontra./? 4 JL l ie a ^ ro eli’un sospir breve è la morte? (V) fure l a fj H VGee dt. Il che o Quel che [oCiò che]; e usasi per lo piu nel l'altro q t,0, h quae res. Bocc. introd. ; 5 . L’un fratello > figli, 1Q |'. a "“ t>na va, ec., e (che maggior cosa è) li padri c le madri tini,a m< . ti* nov. fò. i2. E possessioni e case ci ha date, e dà, coline) e a ‘ mio marito, e tuo cognato , (che è Icona provvisio- de ^ 01ne hi potrai ancora vedere. » Stila. Avveri. 2. 1 2. Oligli cc. „ e l>PC clic dirsi Dante , quando ec. indusse Farinata a dir- grernbo e <é 1 lì t'. 20 ' ha VH °i sapere che io ho trovato, aprì il te i[ Sll * ' Guig. l{. p; uoll restava di spiare che in ciascuna par- s ùO dir o nemico ,facesse. Dani. Inf. 3. Ben puoi sapere ornai che il ti. Cavnh >X> ri-^'- P‘ lr S' 2 $- Tanto di’ io possa '«tender che tu can- de è f~ G‘seipP Spir. i3g. E , che è più, questa siffatta poverta- dj ; 1.‘ , 10 fp maggiore afflizione che T altra. Eit. S. Gio. Guniti. ’ G s egh è - - ■ hamhert'f - ul mc ' Gitimi' n, ■ n0i '‘ 6 0- 17- 0r Oie avesti , ' _ . Gni sopra tutte le avversità, ci piace : hi cosi, che è pure , ec. Enee. g. Q- n. 7. T. 1 on,'ssÒ f'b' 1 miravano a che Lia, o a parlare o a partire, 5 — . I tf'in) n ~i talvolta V articolo 11 s’ è preposto , quando neppur vi P r - 7 - Il che degl’ innamorati nomini non avviene. CHE 19S volerai) Bocc. g. B. f. 2. Io vi farei godere di quello, sema il che per certo niuna festa compiutamente è lieta. E 2. n. 8. La donna, contenta molto, si dispose a voler tentare come quello potesse osservare il che promesso avea. (V) 6 — Gli antichi nel medesimo sentimento dissero ancora II di che. ^.5.7, 2. Bocc. Vit.Dant .Non si truova mai questo arbore essere stato fulminato: il dì che a niun altro leggiamo essere avvenuto .{Parla del lauro.) (V) 7 — * E colla prep. Da o simile affissa all art. Bocc. g. 10. n. 6. A. cui il re le commendò molto, confortandolo a maritarle. Dal che messcr Neri , per più non poter si scusò. (Cin) 7 *— Rinchiude (jualche volta Cagione, Modo o Potere.] Bocc. gf.2.n. 5. Ma dubitando e non sapendo che, senza alcuna cosa toccare, quindi deliberò di partirsi. E g. 5. n. 2. La giovane in se stessa prese buono augurio ec., e cominciò a sperare senzaNapcr che. E g. 2. n. 4 • Gittato dal mare ora in qua ed ora in là , senza mangiare , sì come colui che non aveva che ec. Vit. S. Gio.Gualb. 5og. E non avendo clic prestamente potesse dare, comandò ec. Botgh.Orig.Fir. 166. Sono da’Greci , che sepper bene nelle lor cose che dirsi f ciò che si dì- ceano o doveano direJ chiamate 1r&ptrrói , cioè su[>erllue. (V) a —ih questo sign. siccome si dice Aver che, cosi ancora si dice Aver di che o il di che. Bocc. g. 7. n. 8. La fante piangeva forte , come colei che aveva di clic. Matt. Vili. 8. gg. Venendo il tempo che pagar li dovea, e non avendo il di che , diede ec. (V) 3 —. Invece di Clic più è , nota quest'altra maniera. V\t. S. Già. Bau. sig. E non avea coltello nè tovaglia ec., ed è più che non ave a nè pane nè vino. (V r ) 4 — È così colle prep. Di, Da , A , cioè : Della guai cosa , Dalla qual cosa , Alla qual cosa e simili. Bocc.introd. Di che gli occhi mici cc. presero tra l'altro volte un dì cosi fatti esperienza. E g. 2. n. 1. Di che esso ridendo, gli menò ad uno Sandro Agoluntì. E g. 2. n. 7. A che sollecitando il Duca il Prenze, insieme u’utida- rono là dov’ella era. (V) Bocc. g. 10. n. 10. Gualtieri con molti de' suoi disse, che voleva procacciar col Papa , che con lui dispensasse che un’altra dorma prender potesse c lasciar Griselda: di che egli da assai buoni uomini fu ripreso. A che unir.altro rispose se non che convenia che così fosse. E g> 1• n. 8. M i tornando a ciò che cominciato avea, da che giusto sdegno un poco m’ha trasvia* ta più che io non credetti , dico. (Gin) 5 — E coliti prep. Appo , Appo che ecz A rispetto di quello i h % o sìmile . Fr. Giova. i5g. Che noti è oggi nulla il senno nostro,appo che fu in loro. (V) 8 — f A che, tafanila inchiude il nome del suo quale o del suo (pianto , e se) è interi'ogatfao ì cale A qual fnic, [A clic editto, A (piai termine, A che prò, ec. V. A che.] Lat. ad quid. Gr. (hi ri.P uh. 92. A che sarebbe delta la parola di Cripto agli Apostoli? ec. A che sarchbnn date le chiavi a san Piero Maini.4*1 7-A che tenere al dauco questo peso?» Bocc.g.g. n.1. 0 se essi mi cacciasse!'gli occhi, o ficos* sermi alcuno altro cosi fatto giuoco, a clic* sa re* io? Petr. p. 1. ccinz . 7. Misero! a che (/nel chiaro ingegno altero? (a che /vu) (Cin) 9 —• E Da che, pure interrogativo , eoi v. Essere — // che buono ? Bocc. nnv. 5o. 7. Da che diavoi siam noi poi , da che noi siam vecchie ? E nov. 77. 4 E da che diavoi ec. se’ tu più, che qualunque altra dolorosetta fante ? to — Usalo ancora come sost., [come Un bel che, Un corto che.Certo, proti, jj. 3 .] Lat. res. Gr. ir.àìyax. Buoi, ritti . 1. ~f4' Mi pareva un bel che Y esserne fuora. » Vurch. ErcohXiò.f Cotnin.-vjj.^.) Egli è uo bel che essere stati i prim : ,oche i Honuui cbherouu gran vautaggio.(V) a — Così ancora Un minimo che, e cale Uu nonnulla. Lat . non nihil, minimum quid. Cr. alle voci Dramma e Fumino, quando esprimono una piccolissima parte di checche sia. (V) Salviti. F. B 5 7. Bruscoli un minimo che, un minuzzolo. Magai, leu. 1, Senza che il fuoco ne porti via un minimo che. (N) 3 — * Ed Alcun die nello stesso sign ., che trovivi scritto anche Alcunché. Salviti. G\*s. i38 . Di cui tuttavia alcunché nel capitolo quarto è da dirsi da noi. (N) il —* * Ln sign. di Quale, quando è accompagnato da qitaldt? nonr\ trovasi talora frammezzalo da apre voci. Onici. S. Greg. v. 2. f. <07. Che adunque cosa presente ci debba dire diletto ec. E itS. Che adunque pigliano noi ammirazione ... o di Maria che verme , o del Signore «he la ricevette? (Pr) vi — In vece di Qualunque. Borg.Col.Rom. 3 &>.Oiìerta loro la cittadinanza romana , non i’ accettarono ; m i , che se ne fu ;se la cagione , si contentarono di restarsi nel loro primiero stato. ( Direbbesi anche qual che, che che, ec. ) Sen.g‘3. Di clic condizione è si sia. (V) i 3 — [Quando è avo. o congiunzione si trova posto in vnrii significati. E prima per ] Acciocché, A fin che.[.d//om suo'e approvisi l’acceivo.)Lat. ut. Gr.&ffrs. Iìocc.nov.12. 7.Cominciò a riguardare se d’attorno alcuno ricetto sì vedesse, dove la notte potesse stare, che nou si morisse di freddo.fr nov.i3.i8. Al Papa andava,chèmi maritasse.»/*/*. Giord.'òoj. Quelle parole egli (Cristo) noUc dicca per ingannare..., ma per ammaestrare , e che per la importudine loro sì facessero più degni di lui. Fiv. Asia. iji. Mi doleva a cielo di non avere i lògli e Ja penna, che io potessi notar così bella novella. Vit. SS. Pad. 1. i83. E fra gli altri suoi mali, quest'uno notabile ve tie dico, che si cognosca, com’egli era disperato. (Y T ) B^cc.g.?. n, 2. Laonde sconsolato, piangendo, guardava d’intorno dove porre si potesse, che addosso non gli nevicasse. Petr. p. 1. canz. 3. Chi verrà mai , che squadre Q lesto inio cuor di smalto, Cìi alinea coni io solca, possa sfogarmi'? (Cin) a — in recedi Allora quando. DLinl.lnf.02. Noi eravam partiti già da elio, Ch* io vidi duo ghiacciati in una buca ec. (V) 3 — In vece di Anzi che. Fior. Viri. i‘3j. S’egli [l'asino selvatico) va al fiume che sia torbido , egli stftà ben due n tre dì ad aspettare eh' ella (/’ acqua) sia ben chiara , che torbida hi bevesse- (V) 196 CHE 4 — In vece di Che che, Ciò che, Qualunque eosa.Lat.quicquid.Gr. otiow. Bocc. nov. 23 . 1/f. Io il dirò al marito mio , e a’ frate’ mici, e avvegnane che può. » Pctr. p. 3 . 7. Or che si sia, diss’ella, i’n’ ebbi onore, Ch’ancor mi segue. (Cin) 5 — * Jn vece di Come per esprimere comparazione. Bocc.g. 3 .n. 7. Nè cosa potrebbe avvenire die simile letizia mi fosse, che sarebbe il Vedere il mio marito libero senza danno, e Tedaldo vivo. (Cin) 6— *In vece di Come colla corrispondenza del Si 0 Cosi.Bott.Dial. disegn. 1. So. (Nap. 1 772.) Egli era un domenicano dottissimo, e di gran letteratura , si greca che latina. (N) 7 — Per Da. Fit. SS. Pad. 1. 3 ij. Portavasi ciascuno alcuna cosa che mangiare. E 1. 38 . Vedendo Antonio che molti aveano gravezza di Lui, e sollecitudine di mandarli che vivere. (V) Bocc. g. 2. fin. Questa novella diè tanto che ridere a tutta la compagnia , che niun v’ era a cui non dolessero le mascelle. (Cin) 8 — Per Da che , o Da poi che. Lat. ex quo, postquam. G. V. v. 3 j. Istato l’assedio a Fiesole la seconda volta, e consumata, ed afflitta molto la cittade, s’arrcndco a Cesare in capo di due anni che vi si pose 1 ' assedio. Bocc. g. i. 71 . 1. Il domandò quanto tempo era che egli altra volta confessato si fosse- (V) Pelr. p. 1. 48 . Or volge , signor mio, 1 ’ undecim’ anno Ch’ io fui sommesso al dispietato giogo. (Cin) 9— In vece di Eccetto che, Fuorché, Se non che, Se non. Lat. prae- terquam, nisi , praetcr. Bocc, nov. 54 - 4 - Come diavol non hanno che una coscia c una gamba? E nov. 86. 6. Non aveva l’oste che una cameretta assai piccola. G. V. 2. 17. 1. Carlo il Calvo ec. non regnò che 2t mesi. Guilt. lett. 1. 5 . E ciò che vieta Dio, e ciascun sapiente, non è che mattezza grande desiderare. » Gr. S. Gir. ig. Cui guarderò io mai che ’l povero di spirito? Bocc. g. 1. n. 7. Veramente mai più, che ora per te, da avarizia assalito non lui.Guill. lett. 3 . 10. Und’ è a voi battaglia e lite, che da vostra cupidità? E 3 . 14. Non a utilitatc in tempo vive uomo , che comperando merito linde viva eternale. E i 3 . 35 . Undc vicn lui (a lui ) ciò, che da mattissima orbata scitnzia ? (V) 10 — hi vece rfTmperocchè, Perciocché, [Conciosiacosaché; e pur vi si appone l’accento.'] Lat. nam, etcnim. Gr.Zn.Bocc.nov. 1 .23.Di Ilo sicuramcn- te;ch’io ti promettodi pregare Diopcrte.-E'1100.77. 2 7 - Ed ho il più bel destro da ciò del mondo; che io ho un podere verso Val d’Arno di sopra il quale è assai vicino alla riva del fiume. E nov. >• 1 - E’ altrui lagrime dir non si possono, che chi le dice , o chi l'ode, non abbia compassione. Petr. p. 1. 77. Ma ’I cor chi legherà , eh’ e’ non si sciolga? E p. 3 . 5 . Non è ancor giusta assai cagiòn di duolo Ch’in abito il rividi, che i’nc piansi? (Cin) 13— In vece di Oltre a quello che.Ambr.Furt. 4 - 5 . Io non ho portato altri panni , che voi veggiatc. E Cecch. Incanì. 1. 3 . Non le dar più dolore , che la si abbia. (V) ■ 4— In vece di Perché interrogativo. [E si usa mettervi taccento.] Lat. cur,qtiare. Gr.Sià ri. Bocc. nov. 2 6. 18. Che non rispondi, reo uomo ? Che non di’ qualche cosa ? E nov. go. 6. Che non ti fa’ tu insegnar quello incantesimo? » Fit. S. M. Madd. Messere, che tiddomandate a chi vi tocca ? Ch’è si grande la calca della gente clic sia reo a rischio d’ affogare. (V) ,5 —Invece di Porcile senza che interroghi, o di Per questo che, Poiché e simili. Lasc. Arzig. 4■ 2 - Guardami un po’ bene in viso, e co- nosceràmi , e questo avvicn che io smi ringiovenito. Cavale. Pungil. gag. E che poi si gloriava d'avere fatta la città di Babilonia per sua fortezza c per sua virtù, fu poi da Dio riprovato. Fit. V. Frane. i 5 o. Partorì due figliuoli maschi; sicché doppiamente 1 ’ esaudì , che il suo priego era stato pure d’uno. (V) Ar. Fur. 5 . 16. Nè con Ginevra mai potei far frutto, Ch’io le ponessi in grazia il Duca mio:E questo, che ad amar ella avea indutto Tutto il pensiero e lutto il duo desio Un gentil cavaìier, bello c cortese, ec. (P) ^6—- fu vece di Per quanto, Per quello che,e simili. B0rgh.10sc.327. Ne Fidene fu messa mai da’ scrittori, che io vegga , in Etrurja.(V) 1 7— In vece di Più tosto che, Anzi che. Lat. potius quam. Bocc. g. 8. n. 7. Di gran lunga è da eleggere il poco e saporito , che il molto cd insipido. (V) 18— fu vece di Quando o Mentre. Lat.cnm.D. Gio.Cell.Lelt.c. 21. l’An- , > 99 " CHE Vuogli ch’io ti predichi tanto di lungi, ch’hai tanti predicatori^ si presso ? (V) Bocc. introd. Voi non avrete compiuta c * ascu aI ,cadile una sua novelletta, che il sole sia declinato ed il caldo ni ^ to. E g. 8. n. 7. Lo.scolare fu poco nella corte dimorato, c ‘ lt> cominciò a sentir più freddo che voluto non avrebbe. Petr. p• *’ c Or che ’l cielo e la terra e ’l vento tace, Veggio, penso, ai ^ piango. E p. i. sest. 2. Allor saranno i miei pensieri a riva, f u , foglia verde non si trovi in lauro. Fiamm. lib. 1. E talvolta . che io temetti, che troppo caldo non trasportasse la lingua £ datamente, dove essa andar voluto non avesse. E Lab. Ne cr c . che due o tre noti se ne fossono con lei a stretto consiglio W . Chiabr. E vi giungea , che a far gli stessi preghi Ivi appari» fìtrionia prole. (Cin) 19 — In vece di Quanto, avv. Lat. quam. Gr.i-ron.Petr. son■ ^ Oh che dolci accoglienze , e caste , e pie ! Guilt. lett. 1 > 4 ' male mercato è donqne si caro tesoro dare in tanto vile ? go0?- ao —In vece S e, in sigti.condizionale o dubaulivo.Pecorg■ > 2 ' g gCC , che io le vidi entrare uno ec. (cioè : come (ie casta se io ec-j j p#- g. 6. n. 2. Io non so da me medesima vedere che più in T ie ..° ^.po, chi, o la natura apparecchiando ad una nobile anima un vi* |llC . o la fortuna apparecchiando a un corpo dotato d’anima nobile' ^ sticro.(V) Pisi. Ovid. Avvegnaché io sia in dubbio eh’ io ti P'S ’ fine io pur ti piglierò. (Pr) . a „toii j 1—È Come che perComc se. ììorg. 7 bsc. 335 .Non sono quegli e - ^ ec. che si deliba agevolmente correre a dannargli, come che in '1 e’ non sapessero molto bene che dirsi. (V) . gfjo- m— In vece di Senza , Senza che o simile.FiuS.Gìo.Batt .2 ^ me mi potrò io partire da costoro, che ’l cuore non mi si e j Fit. SS. PP. 1. i 63 . Rinchiudendosi dentro stette tutto 1 " c , rn arc la notte, che non tornò a lui. Bit.S. Frane, zìi.Non vollono ,.71 addietro, che non andassono alla battaglia. (V) Morg. tg- < ^J 0 (Ci‘') tornassi a rivederla presto E non si parta, che prometta V K 'V, — In vece di Tosto che, Quando, dopo il participio. Fil-8 1. 22. E ricevuto che V ebbono ec., entro ec. nell’orto. E 4 °l ' a ; e gli comandò clic facesse colla sua verga un gran cerchio in V/ e v(V) fatto e disegnato questo cerchio che 1’ebbe ec. (disegnato che c *4 —In vece di Tra, Parte, {(piando significa divisione, che e ^ et tum, pai-tini et partiin dc’Latini.] Gr. ri file, ri Si. e#' ig. 3 7. Donollc che in gioje , c che in vasellamenti d’oro c jgb- to, c che in danari, quello ebe valse meglio d’altre diecimi ' bre. G. F. 5 . 5 . 1. Questi ( Federigo Barbarossa ) ec. regno ^ 37 , clic Re de’ Romani, e che Imperadore. E 7. 4 ; 3 - Era a^ji, dare i passi con più di 3 ooo cavalieri, che Tedeschi c che Loj^ - f( . >4 — •'""s Bocc. nov. ^unzione dependente da verbo. Lat. ut, quoti. Gr. “rfi • 3 . 4 - S’ avvisò troppo bene , che ’l Saladino guardava e pigliarlo nelle parole. E nov. 6g. 12. Voglio ec. eli’ella mi 1 c j,c una ciocchctta della barba di Nicostrato. Fiamm. 2. 2p. Pensa chi se non ama , al mondo ninna cosa possiede. . , Ji 1 5 — Congiunzione dependente da avverbio o aggiunto di qual‘ ta - IV . quantità. Lat. ut. Gr. ilcrrs. Bocc. introd. 2. Questo orrido co ciamcnto vi fia non altramenti elio a’ camminanti una monta? g, spra ed erta. E nov. 2. 5 . Se essi mi parranno tali, che io r 2- cc. comprendere che la vostra fede sia migliore. E non- t . Bizzarra , spiacevole c ritrosa , intanto che a senno di ninna f sona voleva fare. Mi. 16 — Dependente dal comparativo 0 dal relativo Altro, e loro Lai. q”am, ac. Gr. ■%. Petr. son. S. Ria taci, grida il fin, che onore E d’altri omeri soma, che da’tuoi. oW ,i- 1 7 ~ Corrispondente del comparativo Più, espresso o compreso p ^ zialmente nella v. RIaggiore o RIinore. Bocc. g. 1. n. 2. ^P^fljii maggiori maestri ec. in quella, che son qui , da poterti ec. (A rt „ Ji doctiorcs magistros invenias quam lue sunt? ) (V) Corrisponde 11 • Piu. Belo. Fit. Colomb. 1~5. Conforta me tribolata più che h’” j. sane-c. (Cioè: più clic ogni altra femmina ec.) (Pr) Cecch, Do - i Credo clic questi tali sien più rari clic’ corvi bianchi, (N) c r*liO 18 — * Corrispondente dì RIeglio. Cecch. Dot.2. 5 .GU è molto ° morir di Ciro che di fame. (V) 0 , flit) — Corrispondente dì Si o Cosi espresso o sntlint so, Bocc • g* ; 8 . Io non V amo ('Safì'oniaJ perchè ella sfa fsposaj di T amo , clic 1 ’ amerei di chiunque ella stata fosse, f Cioè ; a"-.* c y così senza rispetto ad altro , tanto per la bellezza sotti di l eL A £,r- ? amerei^ ec.) (V 7 ) Dant. Purg. 20. O avarizia, clic puoi tu Tj‘ r(ì - ne ; Poi c’hai '1 sangue mio a te sì tratto, Che non si cura u cI pria carne. 7 ? appresso : Del folle Acam ciascun poi si ricorda, furò le spoglie sì che l’ira di Iosuè qui par eh’ancor Io mord*!* I, ]U 3 o -— Corrispondente diToXc o Tal espresso 0 sottinteso. Bocc, £\ c0l] - 10, Ecco licite cose ! ecco ferie d’onesta donna ! che io mi sal consigliata da lei, sì spiritual mi pareva. E g, 3 , n. 6. Voi m’avc c r ia ie, giurato per persona, che io non oso negar cosa che voi mi dom a ("Per persona tale ; o „ cui amo tanto , che ec,) (V) fincC' —■ -Alle volte in se stesso contiene la replica del suo verbo*** lo, n, 10. Fece tagliare e far più robe belle e ricche al dosso a j fi giovane, la quale della persona gli parea che la giovinetta s I a avea proposto di sposare. ( Cioè : gli parca essere della ^ quale era la giovinetta ec.)E g.i,n,io. Gli antichi uomini h a di conoscimento, che* giovani {che non hanno i giovani-) ('/ ,• c0 $a 22 * Cd v. Dubitare, Temere e simili mostra talora Timore » an 0 che si vori'ia che avvenisse-Fiamm,lib.d- Ed avvegnaché egh sia a me, ed^ io a Ini, non dubito che egli m* ami, siccome io amo si 2 — * E più frequente quando segna timore di cosa c i* ar rc vorrìa che avvenisse. lìnee, g. f. n. 10. E dove il polre/n 11 che egli non si auspichi domattina che di qua entro'sia stato ^ , Ftloc, Lib. 3 . Li quali dolori , perciocché di più debole n eh’ io non sono, dubito che la offendano. (Cin) CHE CHE 3 _* _ “7* E con la negativa assai piu frequente. fiat.nc.fiocc.g. lo.n.g. Se voi amate la donna vostra e eh* ella d’ altrui non divegna dubitale) sallo Iddio che io in parte alcuna non ve nc so riprendere. Eg. n ' 7. E quivi per tema che la donna rubata non gli fosse tolta , piacque a Lorcut, come in sicuro luogo di rimanersi. E Fiamin Uh. 2. E piangeva tanto forte che i singhiozzi del suo pianto più volte ini fecero paura , che non da’ nostri di casa , ma da’ vicini sentiti fossero. Petr. p. i. 210. A me pare il contrario e temo eli’ella Non. abbia a schifo il mio dir troppo umile* (Cin) 4 — In principio di clausola per modo di pregar bene ad altrui . fiat . sic. fioco, g. 8. n. 3. Ma dimmi, che lieto sie tu , in queste contrade se ne trova niuna di queste pietre ? (V) "M— In principio di clausola imprecativa , vale quasi Voglia Dio. Lat. utinam , proli. Gì*. $sù. Bocc . noi». ^3. 26. Che maladclta sia 1’ ora che io prunaia \idì.»E g.o.n.io.Che maladetta sia l'ora ch’ella nel mondo Venue.i’ g.q.n.8. Che nel malanno metta Iddio te e lui. ("V) Petr.p.1 . canz. 6. Ch’or fossi io spento al latte cd alla culla. (Cin) — * In Jìne di se medesimo. V'. Che Che. (Cin) * I' 1 f nLe c ^ e ^ e particelle Chi , Come, Coi , Dove , Onde, Quale , Quando, Quauto, e s’ altre ve ne sono, vi sta iti luogo di Unque , aia quasi iti forza di nome , sicché tanto vaglia Chi che, Come che, Dove clic cc. quanto Chiunque, Comunque, Dovunque -(Gin) ■ * Affisso o separato seguita alle particelle Altro , Anzi , Dappoi, Innanzi, Meglio , Meno , Più , Poi, Poscia , Prima, Tanto , Tonto , formandone le voci Altro che, Anzi che, Dappoiché, ec. V* (Gin) 2o -— Replicato molto spesso senza necessità. Bocc. nov. 18. 4 Ora avvenne, clic essendo il re di Francia nella guerra già detta, che ^costumando Gualtieri alla corte, che la donna del figliuolo del re d oc- ^ u Uo amore di lui s’accese. E nov. 2j. ti. Per Dio pregandolo, che se per i a salute d’ Aldobrandino era venuto, che egli scacciasse. » •fiior.Eirt. 28. Farai questo, che a ogni croce clic tu trovi, inginoc- chiati,c fagli riverenza. (V) fioco, g. q.n. 5. Non seppero si segretamente * arc , che una notte andando Lisabctta là vedo Lorenzo dormiva, che il ingioi* de’fratelli non se nc accorgesse. E appresso : Avvenne un forno, che domandandone ella molto istantemente, che l’uno de’fra- Jojh disse. E g.O.n.6. E tu come potrai mostrare questo che tu aifermi? Disse lo Scalza : Che il mostrerò per sì fatta ragione, che non che tu, crstui che il nega, dirà che io dica il vero. E g. 10. 11. 9. Donna, irtissimo sono che quanto in te saia , che questo, che tu prometti, Everrà. (Gin) 2 — * Replicato senza necessità dopo alcune parole infrapposle,forse P e *’ dar più chiarezza al discorso, fioco. g : 2. n. 7. Ti priego, che h egli avviene, che io muoja, che le mie cose ed ella ti sicno Accomandate. (Cin) . . Replicato neU’inlert'ogativo per maggior energia. Guitt.fiett.10.00. *0 late , che , la grazia non seguitando ? E appresso : Che fate, che. | Puotc cscusarvi ? E 36 . Che è, carissimi, che? Unde elio sicon- u cuti havvi a’suoi servi? E 21. 55. Che e, che, duro e forte che fortezza d’animo grande cc. non inetta a line buona , c Vittori aggfc ? (V) s 97 f {Sottinteso co veibt Duhilaic,Temere, Suspicarc e simili, anzi più vi si tace che vi si scriva , usandosi il non che è il ne da' latini u- sato dopo questi verbi, ed anche talvolta dicendosi Non forse che ,4-«Tu: « so»rr' U ^ (ìl fl uo < ^ cuna volta coir infinito, {ove il Che pare richiedere ìrt} ^Sfniiivo, e si mostra non solamente ozioso, ma di non pìccolo Boc inten ^° °l sens0 ’ se bbene potrebbe anzi esser vezzo di lingua.] di k 2 ° P * 12 ' Seco deliberarono che, come prima tempo si vedessero, r dor at *°* ” ^ &• 7* ”• 9 : I* cr partito avea preso che , se ella a lui i h n . asse , di fare altra risposta. E g. 8. fin. Veggiamo che, poiché ipw?/ a * cuna i^'rte del giorno hanno faticato sotto il giogo ristretti, ^ c ?h esser dal giogo alleviati c disciolti. Ei\ Giord. 20. In una co- ‘ « «ccordaro bene, cioè che nella beatitudine fosse fermezza di tc- jy Cll -° ’ ci °c, che se hai bene , dì non perderlo. Coll. Ab. Isac. 63 . a 1 ® l conviene al servo di Dio ec. che, perch’egli non sia venuto dur ^’k’Ztone, però cessarsi di cercare. S. Agost. C. D. 1. 3 . Se a- Cos 'T'c Virgilio chiama questi iticiii vinti, e dice che acciò che pur ad, Vin ^ 1 P cr qualche modo potessero scampare , esser raccomandati di ft 1 * 1 1,011,0 ec » * 9 en. Prov. fi 3 o. Proponimento d’Iddio è questo , Eu 10s * rarc cc * che queste cose ec. né buone essere, né ree. EU. S. ^ en - 38 fi Ti pioverò che in quel peccato, di che ella accusa noi, c Ha peccalrice, e degna di morte. Covrile. Med.cuor. i.IIom- virt l*“»to c le , acciocché il cuor nostro meglio si disponga a questa ag —_c’ e F - » ai recare in volgare, cc. (V) ciò ■'“'"f'-’so come relativo. Cavale. Au.Apnst.i 56 .Sfcr/.avmm di lire An * 10tcss ^ di male contro a Giesù Nazareno. Bergli. Col. Lat. fi fi 4 - fì “ c ‘ù s ’ “legava contro a Cecina ec. fosse vero. Bocc. g. Helh',1 ’ ® 31sc P*ù dichiarato l'avrebbe l'aspetto di tal donna, Oo,/]’ ' Za cra ’ se ec., il rossore nel viso di lei venuto, l’or t . avc ? scr «ascoso. E g. y. fin. Tenendolane più felice , invidia Pia 1 v * furono ne le fu avuta. Vii. S. M. Madd. 72. Non è ani- 3 “ Potesse stimare. (V) Strò Sottinteso dopo Quello. Vit. S. Onof. l j 3 . Ed egli m’ammae- Ouel^r* 0 bisognava fare a’santi padri. E Vit. SS. PP. 1. io 3 . 3_' ate . quello gli disse, fece. (V) 7 - n 10 ott ‘ nteso quando è congiunzione,o particella disgìuntìva.Bocc.g. lesse ^'.■^el quale amore, o che Pirro non s’avvedesse, o non vo- 1 niente mostrava, se nc curasse. (V) Q, ' [Sottinteso dopo il verbo da cui dipende. ] Bocc. nov. lo. fi Ern * u dma novella ec. voglio ve ne renda ammaestrate. Vit. non negherò esser vero, ma ancora dì cui vi farò mamfesto,(Gin) g. 2. n. g. Sicurano , vedendol ridere, suspicò non costui in alcun atlo 1’ avesse raffigurato. Bocc. g. 3 . n. 1. Parendogli oltremodo più bella che l’altre femmine ec., dubitava non fosse alcuna Dea. Ivi; Cominciò a dubitare non quel suo guardar cosi fiso movesse la sua rusticità ad alcuna cosa , che vergogna le potesse tornare. Dani. Inf. 3-Temendo noi mio dir gli fusse grave, Inlìtio al fiume di parlar mi trassi. (V) Tacer non posso e temo non adopre, Contrario cliètto la mia lingua al core. (Cin) 7 — lE nella medesima forma il tacciono altri verbi pur colla negazione, quasi che il Non se ne stia in forza di Che non.] Guitt. Leti. 1. 7. Credendo non qui è casa nostra, nè csti beni terreni ne sono dati a pagamento. » Bocc. g. 10. n. S. E pensò, più non fossero senza risposta da comportare le lor novelle. Petr. p. 2. sest. 1. 0 voi che sospirate a miglior notti, Pregate non mi sia pili sorda morte. (Cin) 30 — Usalo in certe frasi ad esprimere la mancanza di un effetto che pur si voitM e ottenere. Eranc.Sacch.nov. 3 fi Ella la potè ben sonare, che Ferrantino n’ uscisse. E nov. <77. Elle furon novelle, che mai si partisse. (Qui è come dire : Non fu vero che mai ec.) E nov. 18fi I contadini si cominciano a scoi-nare e dolere, dicendo : Voi la potreste ben sonare , che noi ci vegliamo più. E nov. igi. Bonamico gli potè dire assai cose, che la sera vegnente ve Io riconducesse, se non con questo , che ec. E nov. 202. Sonarono , pcr far resuscitare la ragione. Le quali oggi potrebbero ben sonare , che ella resuscitasse. E nov. gì. Tira un aglio, tirane dna: e’potè assai tirare , che trovasse il capo a niuno. (Gli era stala fatta una beffa , di tagliar il capo a tulli gli agli suoi.J (V) 31 — Usalo per rappicco del secondo membro d'un periodo nel primo del cjuale fu usalo Perciocché ovvero Quando. Slor. Bari, fio Imperciocché avversitade mi costringe , c che tolti li miei amici mi sono falliti, sono venuto a te ec. Cecch. Assiuol. 5. 2. Quand' io fui stato seco un pezzo, c che furono passati i colpi mortali, credendola ec. (V) 32 — Usalo col v. Essere sottinteso. Bocc. g. 1. n. 2. O l’amicizia grande ec. che il movesse, o forse le parole cc. che sei facessero ec. (O fosse V amicizia che il movesse ec.J Dani. Inf. ig. O ira o co- scienzia che 'I mordesse , Forte spingava con ambo le piote. (V) 33 — Per enfasi , senza appicco nè relazione. Vit. S.Gir. go. Levò la mano (un reo uomo) per fedire nella gola 1’ Arcivescovo; ed egli, vedendo ciò , gridò : O santo Girolamo , soccorretemi ; che subito la mano di collii ec. gli si rivolse , e fedi sé medesimo. (V) 34 — Posto più a senso che a costruito. Vit. S. Girol.gy. Vi multipli- cò tanto (l’avarizia in certe monache), che ninna ne volevano ricevere, fosse santa o buona come si volesse , clic (se non avea roba) le movesse carità o misericordia a riceverla. (V) 35 — Nota modo. Bocc. g. 3 . n. 3 . Io mi son rattemperata, nè ho voluto fare nè dire cosa alcuna , che io non vel facessi prima assapcrc. (È il modo lat. : quia te ccrtiorcm faccrcm.) (V) 36 — Nota uso. Cecch. Assiuol. 5 . 5. Dov’è l’Orctta ? o 4 gn. È su, che cuce. ( Cioè : è nelle camere di sopra , dove cuce ; ovvero : sta cucendo.) (V) 3 y — Nota ellissi. Bocc.g.io.n. 3 . Io sono un picciol servidor di Natan , il quale dalla mia fanciullezza con lui mi sono invecchiato ; nè mai ad altro , che tu mi vegghi, mi trasse (ad altro , che a quello stato, nel quaI mi vedi, mi promosse). (V) Omel. S. Greg. voi. 2. f. 323 . Pareva molto più convenevole che quelle talento che era tolto dal cattivo servo fosse più tosto dato a colui che avea ricevuto due talenti, che a colui cinque. Perocché piuttosto si dovea dare a chi avea ricevuto meno che a chi più.(Cioè: a colui che avea ricevuto cinque.)(Pr) 38 — * Che? Esclama zinne ironica di maraviglia , pria di risponder e a cosa che si vuol rugare , o che non si vuol credere. Cecch. Dot. 2. 5. Graham noi, che se n’avessi mille scudi?G.CUc? nc oUoceuto.(N) 39 —* Scnvesi ordinariamente accorciato innanzi a vocale, fioco, g. 8. n. 7. Ed il battuto della torre era fervente tanto, ch’ella nè co* piedi , nè con altro vi poteva trovar luogo. Petr. p. 1. canz. n. I* so quel ch’io dico: or lassa andare, Che convicn eh 1 altri impari alle sue spese. (Cin) 2 — * Quando seguita al Che voce cominciata da H, sogliono scriverlo apostrofalo e sincopavi col gittar le due lettere HE massimamente nel verso. Petr. p. 1. canz . 12. Beato il Padre, c benedetto il giorno C’ha di voi’l inondo adorno. (Cin) 3 — Ma quando sia inten'ogativo si vuole scrivere intcr'O e massimamente nella poesia. Petr. Tr. mori. Che altro eh’ un sospir breve è la morte. Dant. Inf. 3 . Dissi : Maestro, che è quel eh’ i' odo. (Cin) 4° — Riceve la giunta della lettera D , formandosi Ched , allora che percuotendosi in alcuna vocale , si voglia non isbatlcre ! E, ma pronunziarla , e crescere , o per miglior suono o per comodo del verso , la sillabai maniera forse più familiare agli antichi autori , che agli scrittori moderni. I\ov. ant. 100, 2. Sappi chcd io t’ amo sopra tutte le persone del mondo/ Amet. Negli ornamenti ha sollecita cura Ched ei non passin la ragion dovuta, Dant. Inf. 3 t. i 3 y. Quando un nuvol vada Sovr’essa si , ched ella incontro penda. Erano, fiarb. ioA i 3 . Netto parlar, c belio Rider, s’ avvien ched elio Far tei convegua. E 3 yu 8. In questo punto, ched io morto sono. Gr. S. Gir. 6. Quegli non ama uoqua lo suo prossimo come sè medesimo , che delle cose, chcd egli ha , non gli dà parte. Rim. ant. M. Cin. 4 q. Se fìa tostano Lo mio redire a far si, chcd io miri La bella gioja , da cui son lontano. E 55. Questa leggiadra donna , chcd io sento. 4t — * Intanto a’ modi composti col Che, come Che che, Ck’è eh’ è* 198 chebester Che die sia , Che è elio non è , Che è quanto dire, Cliente che, Che però, Che prò, Che si, ec., F.a'ioi- luoghi. Per II che II di che, Appo che, A che , Da che, Un bel che , Un certo che, Un minimo clic , Alcun che, V. qui sopra a’ §§. 6, 7, 8, 9, i°. (N) Chebester. * (Gcog.) Che-bc-ster. Città delta Persia. (G) Chebla. * F. Ture. Nome che i Musulmani danno a quella parte del mondo, verso la quale sì rivolgono nel far le loi'o preghiere , cioè verso la Mecca. E cosi chiamano ancora una specie di bussola che i viandanti Turchi e Persiani portali seco per potersi volgere , nel fare le loro preghiere, dal lato del sepolcro del loro profeta. Essi danno lo stesso nome ad un altare o cappella che in ogni moschea rappresenta il tempio della Mecca. (Vari) Chkbock. * (Geog.) Città della Tartarici indipendente. (G) Chgboli. (Dot.) Ché-bo-li. Acid. e sm. pi - Lo stesso che Chebuli. F. Ri- cctt. Fior. 19G. Mirabolani citrini, indi, cheboli netti cd abbronzati. (V) Chevron. * (Gcog.) Città della Palestina . (G) Chebuli. (Bot) Chè-bu-Ii. lAdd.e sm.pi] /^.Mirabolani.—,Cheboli, sin.Lat. mirabolani chebulì. (In arabo hhoblaton o coin’altri legge chobiaton significa il frutto di ogni albero spinoso.) M. Aldobr. Si conviene che prenda nella decozione mirabolani chebuli cinque dramme. Folg.Mcs. Quattro proprietadi si chieggono ne’mirabolani chebuli. E appressai Opinarono molti ; che i mirabolani citrini, gli indi e i chebuli sicno prodotti da una medesima albore. E altrove'. I chebuli conditi con- brtano lo stomaco, danno appetito, e fanno molto smaltire. eca. * (Gcog.) Citta della Spagna netta Nuova Castiglia . (G) Chec. Checca , * Chéc-ca. N. pr. f. accor. di Francesca. F. Baldin. Lasc. ec.(N) Checche, V. e dC Che cnc. Guiu. leu. 3 - 18. Non già giusto conturba in checché vi vegna a lui. (V) Crecchia. (Marin.) Chéc-chia. Sf Sorta di bastimento usato principalmente dagl Inglesi. Le ckecchie sono d'ordinario a poppa quadra , con pulsila alla prua ; sono attrezzate con due alberi, cioè uno di maestra e uno di mezzana, e la loro vela maestra è simile per la forma ad una mezzana di nave. Checchia si chiama anche nel Mediterraneo una pollacca a due alberi a biple. ( In ingl. dicesi ketch ; e sembra derivato dal turco cekdiri specie di galera,. ) (S) Checgo, * Chéc-co. N.pr. m. accor. di Francesco./G Baldin.Lasc. ec.(N) Che ciie. [Q«o$i in forza di nome.] Qualunque cosa .—, Checché, sin. Lat. quicqtiid. Gr. ortow. Bocc. introd. 53 . Comandiamo che si guardi , dove che egli vada, onde che egli torni, che clic egli oda o vegga , ninna novella altro che lieta ci rechi di fuori. E ncv. 27. 33 . inai non mori*, ne fu’ morto , clic clic voi cd i mìci fratelli si credano. E nov. 3 t. 1. Ma che che se 1 ’abbia mosso, poiché a me non si conviene di mutare il suo piacere. Dant. rim. 6. E «e venite da tanta piotate, Piacciavi di ristar qui meco alquanto, E clic che sia di lei noi mi celate. Esp. P.N. Clic che il mondo ne diea. a — [Usato anche in caso non ri tto , e preceduto da preposiz.] Bocc. nov. i 5 . i 3 . Madonna egli non vi dee parer gran cosa s' io mi maraviglio, perciò che nel vero che mio padre (per che che egli se'i facesse) di vostra madre e di voi non ragionasse giammai, co. 2 — Usato come add. com. per Qualunque. Frane. Sacch. nov. 198. Sì che io ti priego caramente (che che partito tu ti prenda ) , che di ciò ch‘ io t’ho detto, mai per tc non se ne dica alcuna cosa .(Lat. quidquid consilii capias.) G. F. 11. Ciascuno cittadino per uua sua piccola utilità mette a non calere ogni gran cosa di comuue,che che pericolo ne corra. (V) 3 — {.Particella congiuntiva.’] Benché, (Tuttoché.] Lat. quamvis, ctiamsi, efcsi. Gr. Kcdrot. Cron. Feti. Furono per noi accettati, che che alla maggior parte de’ cittadini dispiacesse, «p gf. Essendo sommosso lo lmpc- radore, che che poi non avesse luogo. Ch’ è ch’ è. Posto avverbial. ~ Ad ora ad ora, Sovente , Di tanto in tanto. Lat. crebro, assidue , subinde , identidein. Gr. ojcnxvrus , Sa- fxivx. Tac. Dav. Ann. 3 . yf E gli uomini nuovi di varie terre, colonie e provincie, fatti eh* è eh* è senatori, ci portarono la parsimonia da casa loro. E 6. 116. L’ usura é mal vecchio della città, c di sollevamenti e discordie eh’é eh’ è cagione. E Post. fS8. Ch’è cK’ è, spesso spesso , dicesi pir cose troppo spesse e indegne, che appena son credute. Fir. As. E simulando nondimeno eh’ è eh’ è d’ andare per ogni cosa che facca mestiero intorno alla tavola. E Lue. /j. 6. Quando i giovani sono un poco di aria , c che le fanciulle siano un poco fastidiose cc., ch’é ch’è mettono a romor la casa. Malm. 3 . 68. Allor ch’è ch’è le costole stropiccia. E 8. fi' E lasciando i rocchetti ed i cannelli, Per lui ch’é ch’é facevano a’ capelli. Checheeti. * (Gcog.) Che-che-é-ti. Nazione indigena della Repubblica di Buenos-Ayres. (G) Che che sia. * Vale Alcuna cosa, Una tal data cosa, Qualunque co- sa. — , Checche sia , Checchessia, sin. F. Che che , /. in fin, (A) 2 — * Aver di che che sia = Parteciparne. E Non aver cencio di che cl>e sia z=z Non averne niente. Cr. alla v. Cencio, F. J. 2. (A) Ched. * Lo stesso che Che. F. J- 4 0t (A) Credere, Chè-de-re. All. anom. F. A. F. e di’ Chiedere. Fr. Barb. roo. 5 . Verranno Cosa d’ amor chcdendo. E 192.10. Nè ti verrà mai chcsto. E 220. i 3 . Hai chesta alla tua donna una ghirlanda. Rim.ani. Fr. Guitt. qi. Ch’ora il meo cor mercé cheder non osa. Rim. ant. Re Enz. S’ìo trovassi pietanza In carnata figura, Mercé le ch<ìgg<> ria. Guitta lett. 27.72. Onde non già chedcre dca’l valente uomo. (V) Crederli. * (Mit. Maom.) Chc-der-Ii. Nome di un celebre santone il quale , dopo Maom tto, è il più. onorato da Musulmani. (Van) Chedksinichi. * (Mit. Tart.) Che-de-snì chi. Sacerdoti de Tartari Sa- mojedi. (Mit) Chedietbo, * (Mit.) Che-diè-fro. N. pr. m. ( Dal gr. catìndros stanco fino al sudore. ) — Uno dei cani d'Attenne. (Mit) Che è che non È. * Frase inutile , senza positivo significato ed usala quasi a riempimento del discorso. Farcii. Ercol. t. 1-p. iy6. Sogliono alcuni, quando favellano , usare a ogni piè sospinto, come oggi ClIEIROTTERI s’usa: Sapete, in pjfttlo ; ovvero, in conclusione ; altri dicono che è che non è ; o /’ andò e la stette, t c. Cas. Rim. buri. Ch vorrebbe infornare a credenza, E che è che non è qualcun ti pianta^ Che è quanto dire. * Modo avverbial. Lo stesso che Cioè a t ^ l C j * 4 s- a dire. Segnar. Crisi, insti'. 2. 19. 8. Dovrà sedere con Dio su j so trono : Che è quanto dire sarà trattato da Dio. E Quaves. 1 1 18. c. 32 j. Ch’è quanto dire , voi siete ec. (N) ^ . Ciieggio. * (Bob) Chég-gio, Sin. Specie di pianta indeterminata. Red a j • Esp.6g.ha radice di queijo odi cheggioè una radice biancalegu° s 1 vcrun odore , che assaporata pugne e mordica la lingua . • • n ‘' ^ nel regno di Cambaja intorno alla città di Bassain ... è radice un frutice la! tiferò come il ti limalo. (Pr) /Viri) CusiCH, * F.Ar.Srn.Nome con cui sì chiamano i capi delle tribù arabe .(> t ,J ^ los labbro, ed aigeo io soffro, io mi dolgo.) Dolore risentito alle bra. — y Chilalgia , sin. (A. 0 .) t{. CiiEiLANTE. * (Bot.) CUc-i-làn-tc. Sm. F. G. Lat. cheilanthes. ( p a ^ los labbro , ed anlheo fiorisco.) Genere di piante della famigli 1 * felci , che presenta per carattere fioritura o fruttificazione rara, ghiaie ossia labiale. —, Chiiante , sin. (Aq) , Cheilino. * (Zoob) Che-i-lì-uo. Sm. AG G. Lat. cheilinus. ( Da £ labbro.) Genere di pesci che hanno il labbro superiore esteri 1 — , ChiJino , sin. Cuvier. ( 0 ) t , l. Cheilio. * (Z00L) Che-i-ìi-o. Sm. V . G . Lat. chcìUo. (Da , bro.) Genere di pesci , imo de'cui caratteri consìste nell’acre z ' ,a ^| u „ e sopratullo quello della mascella inferiore, molto pendenti. u lio , sin. Cuvier. ( 0 ) _ M- Cheilocace. * (Chir.) Che-i-lo-cà-c«. Sm. G. Lai. chilocace. (^ los labbro , e cacos cattivo. ) Tumore con indurimento e f° sse ' , )ll . de Ih labbra , senza calore nè dolore, che non termina mai in . sll ‘ oi ,e nuu. «J HI. f' . o. Jjtu* o.'- ctylus. (Da chilos labbro, e dactylos dito, raggio.) Nome dat f > genere di pesci, perchè sono molto notabili pel loro labbro 5U P et -.. l{ i doppio ed estensibile , e perchè gli ultimi m»gi di ciascuna p l p del petto sono molto lunghi e vanno al di là della me min ano c i Ù^ v riunisce ; e però furono paragonati a dita. —, CheilodacUfo » ^ lodattilo , sin. Cuvier. (O) .. ij. Cheilodittero. * (Zool.) Che-i-lo-dìt-te-ro. Sm. V. G. Lat. ched pteru.>, ( Da chilos labbro , dyo due , e ptn ’on ala.) Genera di che fra gli altri caratteri offrono il labbro supcriore estendibile e pinne dorsali. —, Chilodittero , sin. Buffon. ( 0 ) / p.1 Ciieilofimo. * (Chir.) Che-i-lò-fì-mo. Sm. 1A. G. /.abchilophynri* V^ ilulos labbro, e phyma tumore.) Tumore alle labbra. —» ^ 11 mo, sin. (A. 0 .) i 0 t> Cheiloglottide. * (Bot) Che-i-Io-g!òt'ti-tle. Sf V. G. Lat. cheu ( \^ t tU. ( Da chilos labbro , e gloUis linguetta.) Genere di piante ^ famiglia delle orchidee, che hanno per carattere una corolla li ^ labbri, uno de’ quali si prolunga in forma di piccola l lU $ ll«'», ^/Aq) labbro.) Tumore del labbro supcriore od inferiore. —,’Chilone, slll \ Cheilorkagia. * (Chir.) Che-i-lor-ra-'gì-a. Sf /G G. Lat. cludlori (Da chilos labbro, e rhrgoo io lacero: poiché lo scolo presuppone una rottura. ) Scolo di sangue dalle labbra . — j già, «n. (A. O.) . . (in0l we Ciieikasto. * (Bot.) Che-1-ràn.-to. Sm, Zab chciranthus. (Da arabo di molte specie di viola bianca, di cui talune sono odoro^ * C dal gr. anthos fiore. ) Genei'e di piante della tetradinamia Sl l Jc 0 f sa , famiglia delle crocifire, che abbraccia varie specie , f i & fffìo' parie delle quali sono coltivate per ornamento de giardini. fon 11 ri sono odorosissimi, ed ora maggiori semplici , ora dop] nu detti pure Violaccioeehi. (Aq) (N) . ^0 .) Cheirismo. * (Fisiol.) Chc-ì-ri-smo. Sm. V. G. Lat. (Da chir 1 Uso della mano. (Aq) (N) . ^ j c ns» Cheirogaleo. * (Zool.) Chc-i-ro-gadè-o. Sin. V. G. Lat. enciiOS^;, (Da chir mano, e gale gatto.) Genere di mammiferi qindr u ^ che hanno , come il gatto , la testa rotonda , il naso e il ,nllS to , i labbri guerniti di mustacchi, gli occhi grandi e le l tro estremità terminale da vere mani. —, Chirogaleo, sm» f),i Cheirojiiso. * (Zool.) Chc-i-ro-mì-so. Sm. V. G. Lat. cheiromy 3 ^^.;'* chù' mano, c mys topo, cioè topo a mano.) Genere di dell' ordine de'roditori, altrimenti chiamalo aye-aye, che co-’fr una sola specie , f aye-aye del 3 Iadagascar; i di cui caratteri ^ jp. colati sono le dita molto allungate, ed il pollice de ’ piedi ^ tro discosto dagli altri, per cui si assomiglia ad una mano , ^ ^ che le sue abitudini sono comuni con quelle degli altri f! wi {()}($) ditori,come il topo ec.Z.'^.sciurusMadagascaiàensis f (jiiC" Chbiboptebi.* (Zoob) Chc-i-rò-pte-ri. Sm, pl.F. G. Lo stesso d irotteri. F . (Aq) . iU; Cueikostemo. * (Bot-) Cbc-i-rò-ste-mo. Sm. K. G. Lat. eneo 0b inJÌ{ uleb ( Da chir mano , e stemon stame.) Genere di piante della fi a decandr a, famiglia delle bombacee, che abbraccia l unica eie, il chirostemum platanoidcs, albero indìgeno della Nuova. fi così dette per la disposizione de cinque stami dd loro f l f rl ,^ (N) loro l'apparenza di una piccola mano .—, Ghiro- tauri, sui. v j (ll e a Cheirotonia. * (Arche.) Che-Uro-to-ni-a Sf. F. G. Maniera f e sufi magio usata in Atene con innalzare le mani . (Da enti tino io distendo.) O'an) . ter j, (P J Cueirottbri. * (Zoob) Che-i iòt tè-ri. Sm. V. G. Lai. cheir p CHEKAO chir mano, c pleron ala.) Famìglia di mammìferi dell' ordine de' carnivori, che hanno la pelle del corpo prolungata luteraimente sinio f /Uasi all'estimila fieli*» riitn *» ~ .u .*/,• Cheiropteri, Chimi * Ih ' - tu fsct.1t: uei CQrL mnaUestmnità delle dita, efa l'ufficio'diala, hekao. (Min.) Chc-kù-o. Sm. Sostanza che ì Cinesi impiegano nella omposizione di alcune porcellane. Si crede da alcuni che questa sia Cnv di barite - (Boss) r EI - ("00? ) Città della Russia asiatica nello Scirvan. (G) E ’ .„ Ghc-lc. N. pr. m. accoro, di Michele. F. (Van) j E ‘ pool.) Sf. pi. F. G. Lat. cbelae. ( Da chele propriamente le ■indie del gambero.) Cosi Redi chiamo le forbici dello scorpione. 2 ~1 . E è p - ins - ( A ) ( A q) n ,. ( Arc Be.) Per analogia si dissero cosi dagli Ateniesi quelle 10 i intorno al Pireo, che pur da loiv chianuironsi acraterii o ~ Pronto Morii. (Aq) 1I . Ei ' EA j E0 i * Cbe-le-àb-bo. N. pr. m. Lat. Clicleab. (Dall’ ebr. col tut- r ‘ cd ™ P^re : Tutto pad e.) (B) ,' EEM - * (Geog.) Città d' Africa nell'impero di Marooco. (G) C]ip. GA /»»-(^ eo S - ) Città d'Àfrica nell Abissinia. (G) eì . v 9 e “ dus -) Chè-li. Sf. V. G. Lat. clielis. ( Da chelys tcstng- «? • Strumento musicale o lira che Mercurio formo con una te- . iiS ln e monta sulle sponde del Nilo, e che aveva il manico più uia^° * strell ° della celerà. (Aq) Salvia. In. 55y. Fabbricò in pri- a " ,' • • - La sua elicli Mercurio , il suo strumento. (Pe) jy ria attribuita ad Apollo. Castigl. E gl Questo ha ia elicli sua C„ cc c sonora, La cheli stessa con che Febo sona. (A) Ciif,! C 1A ’ ('" co S )Ghc-li-ci-a.j Pic.Statn dell'Africa nella Passa Etiopia.(G) Cmpt CDT ‘ * (Geog.) Che-li-cùt. Città dell’ Abissinia nel Tigri. (G) „j IDE ‘ (Zool.) Cbè-li-de. Sf. F. G. Lat. chelys. (Da chelys testug- co„ tenere di rettili dell’ ordine de’ cheloidi, stabilito da Dumefii Chp,. Una s Peci* del genere tartaruga di Brughiere. (Aq) (N) Clip DOsE ) * Che-li-dò-ne. N. pr. m. Lo stesso che Cbelidonio. F. (B) eieÌT * (Z-l.) Che-li-dó-ni. Sm. pi. F. G. Lai. clielidones. (Da dèli ' 1 10ll< hue.) Famiglia d’ uccelli dell’ordine de’ passeri, cosi Clip./ 1 P rrc hè ha per tipo la rondine. (Aq) (N) clicn MA ' (’A’^O Clie-li-dò-ni-a. [ Sf. Lo stesso che) Celidonia. F.Lat. Hiie l | Q1Ua ’ X&aìòpos. Red. cons. i. ufi. Si ]iotrebl>c adoperare il ili r l«»a. * (Zool.) Che-li-fc-ro. Sm. V. G. Lat. chcl.pherus. ( D cf ule lorbice o zampa bipartita, e phero io porto.) JSojne dato a Un genere duraci udi ^ perchè hanno i palpi allungati informa dibrac Ci0 5 grandi e terminati da una mano « due daa a modo di Irai c a. Cuvier. (Aq) (N) n LiiCr,iro BME> * éhedi-fór-mc. Jdd. com. Lat. clieliformae. Di ''animazione data a quelle parti d' un insetto chiamale comnnement piccolo n,a*...- ’■ ■ r che Ui n»,:, —» *ut ..jurma ngura, rassomiglianza; e ciò per ia somigliana zampa di un gambero.) (Aq) OifiLinv’ ^ N.pi’.m.accoj’c. di Michclino, dòn. di Michele./^.(E ' corK., E ’ * Ghcdi-ó-ne. N, pr. m. Lat. Cheliom ( Dall’ cbr. e Mio 'iwsti; Questi è tutto.) (B) a__ , ’ Ghel-lo. N. pr. m. accora, di Michele. F■ (B) Lago della Turchia asiatica. (G) ^ liE t 5 iAK » co S0 Città della Polonia. (G) Cii ELji (Geog.) Chel-mà-no. Sm. Antica contrada della Media.(( Cheei). . \ (Geog.) Antica città della Palestina, (G) chel c r- (A°°h) Che-lo-dóu-ti. Sm- pi. F- G. Znt.cbelodonta. ([ ha Wl a . la F a di un gambero, e odus, odonlos dente.) Ordine d’insetti c, 1 aleuti fessi od a modo dellu zampa di un gambero. Cuvier . (A- CHENI5CO Cheloide. * (Med.) Chc-lò-i-de. Sf. F. G. Lat. cheloide. ( Da chelys testuggine , o da chele branchia del gambero.) Malattia degli integumenti, prima denominata Cancroide da Alibert. (Aq) Chelon. * (Geog.) Fiume della Russia Europea. (G) Chelokabio. * (Zool.) Che-lo-ni-ri-o- Sm. F. G. Lat. cbelonarium.(Da chetane testugsine.) Genere d’insetti dell'ordine de coleotteri, indigeni dell’ America meridionale ; così detti per essere la loro testa nascosa sotto i bordi dello scudo che copre il torace , e per le loro antenne che dimorano entro delle scanalature pettorali. Cuvier. (O) Chelone. * (Chir. e China.) Clic-ló-ne. Sm. Cosi presso i chimici e ichi- ruighi si denominano certi strumenti a cagione della loia lentezza nell’ operare. Lat. chelone. (Dal gr. chelone testuggine.) Cuvier. (Aq) 2 — * (Bot.) Genere di piante delta didinamia angiosperma, famiglia delle labbiale ; così dette peravere il labbro superiore de’ toro Jiori arcuato , come la schiena di una testuggine. (Aq) Cbelohe. * (Mit.) N. pr. f. (Dal gr.chelone testuggme.)-“"IViii/à trasformata in testuggine. (Mit) Ciieloma. * (Zool.) Che-lo-nì-a. Sf. F. G. Lat. cheionia. ( Da chelone testuggine.) Genere di rettili dell'ordine de’ chelonii stabilito da Rrc « gniart , che comprende le tartarughe marine , cosi denominato dalla disposizione delle loro zampe. (Aq) (N) 2 — * (Mecc.) Macchina così denominata dalia sua forma analoga a quella d' una tartaruga. (Aq) Chelonida, * Cliedò-nwla. N. pr. f. Lo stesso che Cliilonide. E• ( Dal gr. chelone testuggine cd idos forma. ) (Van) Chelonie (Isole) * (Geog.) Che-lò-ni-e. Lai. Chelidqniae Insulae. Tre piccole isolette del Mediterraneo sulla costa delta Licia. (Van) Chelosh. * (Zool.) Cbe-!ò-ni-i. Sm.pl. Lai. chelonii. Ordine della classe de’rettili, che hanno delle zampe ed il corpo inviluppato in una scatola ossea. Esso comprende tulle le tartarughe tanto terrestri che acquatiche. (Cosi detto dal gr. chelone testuggine j c ciò a motivo della scatola ossea, in cui soli chiuse. ) Cuvier. (O) (N) Cu elon io. (Min.) Chc-lò-ni-o. Sin. F. G. Lat, cbcloiiiiun. ( Da che- ione testuggine.) Così per la sua fórma fu detta quella parte gobba del dorso la più prossima ai collo. (Aq) Chelokite. (Min.) Chc-lo-ni-te. [Spi Sorta di po trà ( di color di porpora e variata, che per Jidsa credenza volgare, fu detto trovarsi nella testuggine indiana, da cui trasse il nome .—, Chelonilide , sin.] Lat. clielunites. Gr. x^wwVijs. Folg. Ras. In India nasce una pietra che ha nome chelonite, la quale è di colore di porpora, e di varialo colore , cd è molto piacente. Chelositide. * (Min.) Che lo-ni-ti-de.iy/TLo stesso che Chelonite. F■ (0) Oh e los or agi, * (Geog.) Chedo-nò-fa-gi. Lat. Chelonophagi. Ant. popoli d’Asia nella Cannatila , secondo Plinio, o nell’Arabia, secondo Mela. (G) Chelostowo. * (Zool.) Che lò-sto-mo. Sm. F. G. Lat. chelostoma. (Da chela unghia biforcuta , e stoma bocca , e per cstens. maudibuta. ) Genere d’insetti dell’ ordine degl’ imenotteri ; cosi detti perchè fin gli altri caratteri offrono delle mandibule mollo sporgenti, particolarmente nelle femmine, arcuale e forcute o bidentate alla loro estremità. (Aq) CnELSFORDiA.*(Geog.)Chel-sfÌ>r-di-a.£.al.Cacsomagus.Ci£. d’Inghilterra. (G) Cheldb. * ZV. pr. tu. Lat. Chelub. ( Dall’ ebr. ccleb cane : c vai dunque Canino.) (B) Ciielvà. * (Geog.) Fiume e città di Spagna nel Regno di Falenza.(Gr) Crema. * (Mit.) Ché-ma. Sm. Libro nel quale, secondo Zosinto di Pano poli, furono scritti i secreti de' Genii , che accecati il amore per le donne , scoprirono toro le maraviglie della natura. ( DaU’ebr. carnai occultare, celare : cd è dunque il libro che svela le cose occulte. Anche in ar. kamma vale celò , copri. ) (Mit) 2 — * (Zool.) Sf. Specie di pesce. Salvia, Opp. Pese. 5. In compa» gaia di cheme ovvero biattole. (N) Ciiemeki. * (Mit. Amer.) Che-mè-ui. Sun, pi. Genii cosi chiamati dagli abitanti delle isole Caraibe, che li suppongono incaricati di vegliare su gli uomini. (Mit) Chemia. * (Mit. Kgiz.) Cbè-mi-a. Nome che davano gliEgizii all'Egitto ne’ loro sacri/izii. (Mit) Ciiemia.* (Arche.) A/.' F. G. Lat. chimica. ( Dall’ ar. kimja clic vale il medesimo, secondo il Meninski cd il Gollio. ) Pretesa arte di far t oro e l’ argento , la quale aggiuntovi V articolo arabo al, si chiami, alchimia, (Aq) Chemite* (Min.) Clic-mì-te. Sf. Specie di gemma. Dole.Gemm. Beig^.(N) CiiEMKiDE.*(Geog.)Cbèin-ni-dé. Is. dell'Egitto. — Cil. nel paese di TcbeJf G) Chemosi. ( Chir. ) Chè-mo-si. Sm. F- G. Lat. chemosis. Gr. xnp.uieis. (Da cheme apertura.) Ultimo grado di violenza nella infiammazione della congiuntiva , nella quale questa membrana forma attorno la cornea trasparente un tumore sporgente , che la comprime , e la fa sembrare al fóndo d’una cavità. (A. O.) Chew. * (Geog.) Antica città del Peloponneso nella Laconia. (G) Chemalope. * (Zool.) Che-nà-lo-pe. Sin. F. G. Lat. chenalonex. ( Da chea oca, ed alopcx volile. ) Nome d’ un uccello che neua conformazione rassomiglia mollo all’oca, ed alla volpe per Iabitudine singolare che ha come quest! ultimo animale di farsi il nido sotterra. Gli antichi davano questo nome all’anitra tadorna, anas tadorna Lin., ma Mal- sring l’ ha dato all' alca grande , alca impennis Lin. Diz. St. Nat. Buffiti. (Aq) (N) CiiENAirco. * (Geog.) Che-nàn-go. Fiume e contea degli Stati Uniti nella Nuova-ì'ork. (G) Cuf.soi. * (Geog.) Chen-di. Antica città d' Africa nella Nub'a. (G) Chenelsio, * Che-nèl-mo.iV. pr. m. Lat. Kenelmus. (Dal tcd. kein niuno, e helrn elmo : Senz’ elmo.) (B) Cuenice* (Arche.) Chè-ni-cb. Sf. F.G. Lat. cocnix. Nome di una misura attica adottata da Romani , che conteneva ssrdinavìanientc quattro sesterzii od otto colili. (Aq) Salviti, vie., Viog. Berg. (\) . Chemsco. * (Arche.) Che-iiMCO. òm. F.G, Lat. chemscus. ( Dim. di 200 CHENNA cheti, chenos oca.) Specie di ornamento che gli antichi usavano di mettere a'ia poppa de’ loro vascelli, il quale consisteva in una testa d’oca col suo collo. (Aq) Chehna, * (Mit.) Chefl-na. Sf. Pietra favolosa la quale fu detto che si formasse nell’ occhio del cervo , ed a cui furono attribuite alcune virtù contro i veleni. (Mit) Chenodekmatosi, (Mcd.) Clic-no-dcr-ma-tò-si. Vm. E. G. Lat. chenoderma- tosis. (Da cheti, chenos oca, c derma, atos pelle.) E una malattia della cute, per cui essa subitamente e da per tutto si riempie d’innumerabili tubercoli minuti e pallidi, come quelli che si veggono nella pelle delle oche. (Aq) Chenopodee.* (Bot.) Che-no-po-dè-c.^4rfc?. e sf.Lat.Chcnopodeac.Famiglia di piante così dette perchè hanno per tipo ilgenere chenopodio.(Aq) Chenopodio. (Bot.) Che-no-pò-di-o. Sm. E- G. Lat. chenopodiurn. (Da chen , chenos oca, e pus , podos piede.) Genere di piante della peu- tandria diginia, famiglia delle chenopodee, così dette perchè le foglie di alcune sue specie rassomigliano ad una zampa d’oca. (A) (0) Ciienopodioide. * (Bot.) Chc-no-po-diò-i-de. Sf. E. G. Lat. chenopodio- ides. (Da cheti , chenos oca , pus , podos piede, e idos forma.) Specie dì pianta così denominata per le sue foglie somiglianti a quelle del genere chenopodio. (Aq) Chenosieiide. * (Arche.) Cfie-iio-sì-ri-de. Sf. Nome che gli Egizii diedero all'edera, perchè consacrala ad Osiride. (Mit) Cu e note orlò. * ( Lctt.) Clie-no-trò-lì-o. Sm. E. G. Lat. ehenotrophiuin. (Da chen , chenos oca, c tropho io nutrisco.) Nome che i Greci davano al luogo ove nutrivano le oche. (Aq) Ciiente , Clièn-te. Add. com. derivalo da Clic e vale Quale.[/''.vi ] Lat. qualis. Gr.b-ifohi. ( Viene da che per paragoge. ) Bocc. nov. 77. 3 2 - lo temo die custtii non m’abbia voluto dare una notte, cliente io die di a lui. Maeslruzz. 1 . 22 . Cliente deliba essere colui che s’ ordina ce., I’Apostolo il dimostra dicendo ec. Dittano 1 . 6 . Onde pensando cliente s-i riduce , Diss* io. » Sctlvìn. F. B. 3 . 4‘ 9 ‘ Così ehente fu fatto dalla particella che , per quella de Latini quid , e dimostra non la quantità nè la qualità ma la quidità. (N) * 2 — [Oli corrisposero ancora colle voci solite a corrispondersi a Quale.] Bocc. uov.jg. 11 . Io non vi potrei mai divisare clienti c quanti sieno i dolci suoni d’infiniti Linimenti ec. che vi s’odono.» E gr. 4 fhi. 10 soli certa clic tali sono le tue canzoni, cliente sono le tue novelle. (Cin) •3 — Quando è avanti al relativo Quale, vale Quanto, /-«/.quantus. Gr. ccos. (Dal lat. quantus. ) Bocc. introd. 23. Pensando drenti e quali 11 nostri ragionamenti sieno. E nov . 6/j. 1 . 0 Amore, clienti e quali sono le tue forze ? clienti i consigli, e clienti gli avvedimenti? -4 — Qualunque, Lat. quicunquc. Gr. gittis Zv. Lab. i35. Le tigri, i leoni , i serpenti hanno più d’tumanilà adir ati, che non hanno le fémmine, le quali (cliente la cagion si sia, per la quale accese in ira si sono) subitamente a’ veleni, al fuoco c al fèrro corrono. Bocc. Conclus. 5. Le quali chcnii clic elle si sieno, e nuocere c giovare possono , siccome possono tutte V altre cose. Chekte che, Chentechè. [V. A. e vale Lo stesso che Cliente nel sign. di Qualunque.] Bocc. nov. 77. 4^‘ Chentc che ella insieme con quella dell'altre si sia.»#oes. i3i. In chentechè modo l’ordine delle stagioni si stea. Sen. Pisi. Si. Ella tacerà ciò che avvenire ti potrà, di chentechè maniera e’ paja agl» altri. (V) Chentunqite, Chen-fùn-que. Add. [com. V. A. F*. e di'] Qualunque. Lat. quicumque. Gr. gittis cU\ Cv. 5. ip. 4 Legate con chentunque legame ti piacervi di legare. Albert, io. Non è da credere che noi far le possiamo, con clicuìimque animo si facciano. Cari. Fior. Chentunque sieno le parole , quanto è la cosa ed il fatto, vien comparato a uno stallone. CiiERUMMA/(Gcog.) Chc-mmi-ma.CiV. della parte orientale diSahara.(G) OiEXZiivi. * (Geog.) Chen-zì-ni. Città di Polonia. (G) Chepello.* (Gcog.) Che-pèl-lo. Isola del grand Oceano equinoziale nel golfo di Panama. (G) Che perciò. * Modo avverbùd. Lo stesso che ' Che però. V. Salviti. Pros.Tosc.i. 2 * 4 Chc. perciò tralasciati quelli, una di esse hoscelto.(N) Che però.* Modo avverbial. Laonde, Per la qual cosa. —, Che perciò, sin. Lat. quare, quamobrein. . Sepwr. Crist.instr. 2 .iS.i 2 . Che però fu chiamato un tal fuoco acconciamente ec. E 2 . ig. 8 . Che però non è maraviglia ec. Salvia. Pros. Tose. 1 . 85. Che però non vollero cc.(N) CHERICALE Cherafrosine. * (Med.) Che-ra-frò-si-ne. Sf. F*. G. Lat. cacraphrosyne. (Da chorevo io salto, ed evphrosyne letizia.) Follia gaja, ne jfì quale gli ammalati si credono di esser principi , re , divinità ec. (^ 4 / Cheraiu. * (Mit. Maom.) Glie-rà-ini. Settarii maomettani chiamati COit dal loro capo Moliamoci ben Keran . (Mit) . . Cheramidi. * (Geog.) Che-ra-un-di.P/cco/o città della Marea verso Hg 0 ^ fo di Corone. (G) Cjìeììaone. * (Mit.) Che-ra-ó-ne. Dio adorato dagli Spartani come ifr ventore de' banchetti . ( Dal gr. chero io godo , mi rallegro. ) (^f) t Cherasco. * (Geog.) Chc-rà-sco. Lat. Clarascum. Città degli Stati Sai" di nel Mondavi. (G) Cheratofeite. (Bot.) Ghe*ra-tof-fì-te. Sm. Pianta marina , viscosa e attaccaticcia , la quale è trasparente e di varii colori. ( Dal gr. c ff ros , cera, idos rassomiglianza, e phyton pianta,* cioè pianta sunne alla cera, in quanto è attaccaticcia.) (A) . Cherero. * (Geog.) Isola , città , e fiume della Guinea superiore. (y) Cherburgo. * (Geog.) Cber-bùr-go. Fr. Cherbourg.Lu/. Caesaris Burg uS * Città di Francia nel dipartimento della Manica. (G) . « Chercà , Cbér-ca. [A^i] Lo stesso che Cherica. F~. ( Secondo alcuni e da circulus , onde i Napol. ha fatto chirchio che vale il medesimo# poiché la chierca è di figura circolare. Secondo altri,.ha la stessa ungine di cherico. ) . CHERcnEL.*(Geog.)Zrtt.Caesarea. Cit.della Barberia nella Regg.diAlge\ Cherco , Chèr-co. [A’m-] sino, da Cherico. V.Dant.Inf. 7.37. Or ini stra Che gente è questa, c se tutti furcherci Questi chercuti alla sinistra nostra.# ^A.f^.Chc non parca laico o cherco.Pa^.ó'J. Lcgg cSl scritto da Cesario , che fu uno cherco grande prebendato , e cotonaci di Parigi, il quale ec. . . Ciiercuto , Chcr-cù-to. Add.m.sinc. da Chericoto. V.Lat. tonsura insi£ nl * tus. Gr. Kovpotv %gwv.DantAnf.'}.3g, E se tutti far cherci Questi chef cuti alla sinistra nostra. Segr. Fior . Dee. 1. Si volse al figlio, che scj guia la setta De’ gran chcrcuti, e da quei lo rimosse, Cambiandogli cappello alla berretta. Cherea, * Che-rè-a. N. pr. m. Lat. Chercas(Dal gr. chet'o io godo.) * Crasso Chcrea. Tribuno che uccise Caligola. (Mit) « Cherepone , * Che-rc-fó-ne, Cherifone. N. pr. m./«/.Chacrephon. gr. chero io godo , e piume , strage ; Chi gode della strage. ) — Poet- 1 tragico ateniese , discepolo di Socrate. (B) (Van) Ckerecxja. * (Geog.) Che-rc-gù-a. Una delle isole de'Ladroni. (G) Chèrem. * (Mit. Bah.) Sm. Così chiamano gli Ebrei La loro sconvaU* nica maggiore. (Mit) fiotto i Ciuvassi una volta V anno. (Mit) Cheremocràte ,* Chc-re-mò-cra-tc. ZV. pr. m, ( Dal gr. chero io go ( ^ hema sangue, e cratos imperio. Imperio che gode del sangue , 0 imperlo sanguinario.) — Architetto del tempio di Diana in Efcso.QiUl) Cheheaiore , * Che-rc-mó-ne. iV pr- rn.Lat. Chaeremon. ( Dal gr* mj> sncvf»ir>rno: Soersriorno lieto, 'i — Scrii' rizitillO io godo, mi rallegro, e mone soggiorno: Soggiorno lieto. ) tore di qualche grido al tempo d’Augusto. ■— Sunto vescovo eg l *‘ martire sotto Decio. (B) (Van) . , ce Chekeee , CUè-re-re. [Alt. anom.] Domandare , [ Eolere. Oggi e ^ | 0 sono segnati di' strisce. Si pesca quando risale ne’ torrenti, e somministra un alimento salìil>re e grato. Avparliene ni genere cltipea.-—, faccia, sin. Lat. rlnpea a Iosa Lìn [Gr. faa.ra. Belline, son. 236. Saper Vorrei da voi perchè di Maggio Vanno le cheppie contro alla corsia. Seni. Slor. 12. ffì. Hanno abbondanza di pesci ec. , c principalmente ec. di certi pesci marini simili alle cheppie. 2 -— Pare che Bartolommeo d l Bene così pure denominasse un volatile, forse in vece di Gheppio. Inameni, in morie del Goga. Poligrafi 1812. Anelando chiurli, cheppie e frusoni, V ecesi ricco, e aveva men che poco. (P) Che PKt). * Modo interrogai. Qual giovamento ? Che u'ilità ? Lat. cui bono. Pelo. son. lìy. Che prò se con quegli occhi ella ne face Di state un ghiaccio , un fuoco ijuando verna? (N) a *— * E replicato per maggior forza. Segher. Crisi, insti’. 2. 21. 10. Che prò ? Che prò ? quae utililas in sanguine men ? (N) Chef.. * (Grog.) Lat. Carns. Fiume e dipartimento di Francia. (G) Cbera. * (Mit.) Chè-ra. Add. f. Soprannome dato a Giunone , a cagione dell’ esser sovente abbandonala da Giove. (Dal gr. citerà vedova.) (Mit) Cheradi. * (Chir.) Chè-ra-di. Sf. pi. E. G. Lat.con'at\cs.Gr.x o ‘p“-s-(. Da chìras preso in senso di porccllelta. ) Lo stesso che Scrofole. E. Trasse il nome dalle tr je le quali vanno singolarmente seggette a questa malattia. (Aq) debba fare ciò cht 1 elit re. Pftr. son. u/d. Il vulgo a me nimico e (Chi ’1 pensò mai?) per mio rifugio chero. Bocc. nov. gj. 11. _ chero, dolce mio signore.i'iw/ic. Barb i8f-4. Che per Ini disleanM dèi far, nè ben cheron le sue labbia. E 188.16. Che è quel da' t' 1 .. 1 ' ri , e se può tanto. Guitt. lell. 1. Non credete gauderc ove * rlb ° c j ogni uomo , nè ricchezza cherete in povertà. E ig. Come ec- f l , 0 Leviti co motto, non vendetta chcrerc, nè ricordare ingiuria , serva avete ? 7’ass. Ger. 2. 83. Chi sa come difende e come fere , Socco a’ suoi perigli altro non clier e.nBemb. Ptvs. 1. 20. Dissero ^5, cherire e caendo , molto anticamente, e chesta. (V) Ar. rtn. 77. Sopra me quest’impresa tutta chero. (Pe) ^ Cheiiesileo , * Che-re-si-lè-o. N. pr. m. ( Dal gr. chero io godo, c . los irrisione , motteggio : Chi gode de’ motteggi. ) — Figliuolo di * e padre di Pemandro. (Mit) _ , e Ciieresimaco , * Chc-re-si-ina-co. N. pr. m. ( Dal gr. chero io f a pj e i- mache pugna : Chi gode della pugna. ) — Uno de’figliuoli di & trione e di Anasso. (Mit) Cherestan. * (Geog.) Che-re-stàn. Città di Persia nel Farsislan. t 1^ Cherestrata, * Che-rc-stra-ta. N.pr.m. Lat. Chereslrata. ( Dal gr - c * io godo,e strana milizia.) (B) liiiirt 1 * Cheretrofio. * (Lett.) Che-rc-trò fì-o. Sm. E. G. Lat. chcretr°P u ci;0 /. ( Dal gr. dura vedova, e trephe nutrimento.) Luogo ove si rigano e nutriscono le povere vedove. (Aq) de Cheri. * (Mit.) Chè-ri. I Cheri sono esseri personificali , per me ?" fio- quali l’antichità si rappresentava le cagioni immediate, lulroi^ ^iQ lenti, ma sempre spiacevoli della morte. (Dal gr. cer morte, fdql v t Cheria. * (Mit.) Chc-ri-a. Add. f. Uno de’ soprannomi di y lU ' /pai come quel'ti che si gloria di essere sorella e moglie di Giace. gr. chero io godo , io son lieto.) (Mit) . . - n s uì Còl Et: ice , Chè-ri-ca. [V/C] Rasura rotonda che si fanno i cherici . c(l ) cocuzzolo del capo. —, Chierica, Chierca, Cherca, sin. ( V- ^ ^ r c- Lat. tonsura. Gr. xcupa. Maeslruzz. 1. ij. Debbe adunque c0 n stitnito alla moglie, e non porterà cherica, nè abito chei’tc® ’ c [,e- iscandolo della moglie. Com. Inf. 7. Li quali non hanno in su rica copertura di capelli. presèif Chericale, Che-ri-cà-le. Add. com. Di cherico [ o Del clero il l'ale. [— , Chiericale , Clericale, Chiericile, Ghcrcile, sin-ì Lo - calis. Gr. kòz/imos. Maestruzz, 1. tf. Nota che colui che CHERICALEMENTE nato per sufficiente timore, vuote usare , se vuole , bnvilogio chcri «ale, sa vnnl vivere a modo di cherico. E s. 6. -- E apem *, l’ordine del chiericato si fa in molti modi: in prima in a ^- ‘ tonsura, o la corona, o l’abito chericalc. Là. Am. m «-ssue CHERO 201 clicricale cavalleria congiunto , cacciare non mi potete. t-UEiaciLSMESTE , Che-ri-cu-le-mén-te. Avv. A modo di cherico , A ma- nieva chericalc. — Cbcricalmentc , Chierica!niente, sin. Lat. more clericali. Gr. x\r,pMÙ fòu. Maestrnzz. 2. 6. 2- Ancora il perde , se m niun modo vuole vivere cliericalemente. t-'.lFi.k:., ì.;> i kvì t; , Chc-ri-cal-men-tc. [.-/im 1 . sinc. di Chericaleincnte. Maestruzz. 2. 6. 2. Ovvero confessa in pire , che non ehericalincnte. . ' j| iewcastro , Chc-ri-ci-stro. Srn. pegg. di Chcrico. —, Chicricastro Eh. S. M. Madd. 7 q. Fu dato nelle mani de’ rubatili, cioè di totali conversi per li r.i vuole vivere Madd. 7 g. Fu dato nelle mani de’ rubaldi c chericastri del tempio, che gli avevano ira addosso CuW sl S" nri | mo. (V) caf ICAT ° » Che-ri-cà-to. [Am.] Ordine chericale. —, Chiericato, Clerici Chericia , Chicricia , Cherisia , Chicrisia , Chicresia , Cheri- q !. ,a > Chericcria, Chicriceria, sin. Lai. clericatus. Gr. x\vft :■ ~v r ie.:', j: • o iS". Pad. L’ altro per superbia desidera l’ uficio del ebericato. rato " E gentil giovan uomo e delicato Ben portar cheri- lano" nT st ™?- 2 ‘ U secondo si è , quando i chenci non porli _ ‘abito, nè la tonsura, nè alcuna cosa del chericato dimostrano. ,o n, vcrsità di cherici, Clero. Lat. clcrus. Gr. xVèpor. Bocc. introd. 1 ' J 7 secondo la qualità del morto vi veniva il chericato. G. E. 6. 2 j\j ‘ '~‘° U t,u ^° '1 chericato di Itoma , con solenni digiuni ed ora- e cH ai J^. P cr bitte le principali chiese. E 7 . 56. 3. ila’ Fiorentini p n j J , ™ cr 'eato fu ricevuto a grande onore. Cron. Morell. 35y. K di bitt 3 ') S '"' si fece conciliuzzo in Vescovado, dove fu richiesto chcrif” t chericato. Maestrnzz. 2 . 27 . Quelle feste , che ’l vescovo col 3 __ Sa ■ i C P°P°*° ordina che si guardino. C on p Ce - °le > Cherico. Lai. clericus. Gr. xAnj >txó;. Tralt. gov. film. CE,,,,!— s ™za dimestichezza di chericati. ■ Tj - Add. Lo stesso che Chericato. E. Lat. tons'irnm habens. Gr. che il piìi (V foce. nov. 24. 6. Perciocché l’ordine chericato, __ * lb'nosirie vive, incontanente sarebbe disfatto. LjO Stassn /'/»„ r'Irtr.J^.vìn Pro T.i.mn I T/~ C^v>/-v 22 , q m ’o slesso che Clericale. Proc. Innoc. LE. Sono uccisi e messi A. Ar tU * e ’ n ^' s ' n01 ' c ed in brobrio del lor ordine chericato..Verm. ^Heiiicf^ 0S, ‘ 2 -d' doglio dirizzare a Dio l’ordine chericato. (V) e i Chc-ri-ce-rì-a. [.SyTj E. A. [ Lo stesso che Chcricheria. E. e il; l '- T1 cato. Cavale. Puimil. 5d. Tanta processione di chericeria Ciier (V) 5 1 ri c '^ 1EK,A .> Clic-ri-clie-rì-a. [di’/!] E. A. E. e di’ Chericato. —, Clio- lessa s ‘ n ' C. 5 1- 2 - Lasciò la chericheria, e sposò la con- a . Abifgherita. c i Vcs " >l, 'l sign. del §. 2. di Chericato.] G. E.J.gi. 3. Essendo I’Ar- CnER tc ° v ° ( b Pisa in sul ponte vecchio parato con tutta la chcricheria ec. Cher' IF ? 0 ’ Lhe-ri-chét-to, [ Sin. diin. di Cherico. —, Chierichetto, Holx "°’ Chierichiuo , sin. Lai. juvenis clericus. Gr. -rais y.\rjpi*6s. e,,; ’ f 101 .’- 65. 16. Vi manderò alcuna volta un mio cherichetto, a di v i'' 1 ' . le se elle vi saranno giovate. Cron. Mordi. 3/6. Eia uomo Liieiuc' C . na7 ' 0nc ’ c vernilo , di cherichetto, sì alto. r icl .h** 0 ’ ^be-ri-chì-no. [Am.] dim. di Cherico. [Lo stesso che Che- q * e | •] Buon. Tane. 2. 5 . Canchitra, così ben non canta ’l sere loi-à*" 1 ' 0 s ' r acc °zzan egli c ’l chcrichino. >» E il. S. Zenob. 3f 7. Al- beiìeil'etf 0 ^ on °b* chiamò uno suo chcrichino, e fegli torre l’acqua LllBRjp ). à Lhe-ri-ci-a. C ^/73 E e di’ Chericato. G. E. 7. 1 or). r.Messer ej e a . ,e "?? degli Uhgriini di Val d’Arno, allora Vescovo d’ Arezzo , g v :À*. P[ u uomo d'arme, che ad onestà dì chericia ec. Dittam i. 2$. Più P* . *or tra la mia chericia La discordia tal, che filano eletti In a P l ’ di che nacque gran resia. Lib. Sa"r. In questa chericia C„ ' ™ ado " na Avarizia molti scolari. Ay (I ,/ E A Liiori-d-le. Add. com. E. A. E. e di’ Chericale. Mime. vestir i b^mantenentc questi migliorò dalla infermità, e votassi di d'u(ìc' C i” : -* < ì' P’“ bisto in atto d’arme, che Vali il’° c . r ‘ c 'd e > era mandato. Maestrnzz. 1. 23- 1 bigami sonopri- di se Privilegio chericile cc., e a loro è comandato, sotto pena g 0m,| ninazione , che non portino tonsura nè abito chericile. E 1. a ,n" ‘ c , l; )sciaiido l’abito chericile portano l’arme, ede’sieno tre volte ^ H ':aicò ni rp > C • nr " 1 se ne rimangano, perdono ec. e aìtc 1 Lhe-ri-co. [.V/u.] Persona ecclesiastica , contrario di Laico ; al le P lu particolarmente Cherico si dice a colui che , indirizzato cerdnfì' 10 ’ non s ‘ a Però ancora passato agli Ordini maggiori sa- Cerco a ‘ • h urt dié abbia la prima tonsura. — , Chierico , Clierco , g]j S! . n - C Secondo i più, vicn dal gr. cleros sorte, eredità, perchè Moria CSla * ti r i Sl riguardano come parte della eredità di Dio. V. introd ’ 6 ^ ^ nc - art. tonsure. ) Lat. clericus. Gr. xAsjpixo-'. Bocc. 0 sei rt> 2 ° : P“’ v ' c * na 1° più volte il portavano dietro a quattro 0l ’dini J‘ TlC1 ’ Maestrnzz. 1. 16. I cherici i quali fanno 1’ uffizio degli “siiesi'V't,!' 11 " ! ,:mn0 1 debbono essere dipusti, ovvero in perpetuo v iolente • 11 01t '* nC c1 *’ “S 1 * avevano. E 2. r}6. Per lo porre le mani si actilosso al cherico si suole porre pena pecuniaria , la quale °vvero 1 ni °nistero , se pone la mano addosso al monaco cherico , lav e | converso ec. ; ma se si pone le mani addosso al cherico scco- essere n ;,P ecuma si darà a lui. E 2 .1. La disonestà nel chcrico ec. dee a _ rQ1 111 gravemente punita, che nel laico. ad alti!; 0 * .8 iov ?»ctto il quale vestito d’abito chericalc serve a messe e P ,C0 ; 0 li servigetti della chiesa.] Bocc. nov. 65. ij. Mandato a guisa che stato fosse il cherico del prete. E nov. 72. Un garzonetto r. «-> * -’-'lIL l-- ió ' H chcrico andò a casa dilla Bcicolore con questo morlajo. v % Indi il prov. Dà herc a! prete, che il chcrico ha sete ; e si lìce quando (damo chiede per alimi quello eh’ e vorrebbe, per se, ^ L ome gli antichi dissero Laico per Idiota , cojì usarono Cherico yocub.ll . per Dotto, Lat . doctns, literatus. Gr, irsifxàsviAivos, G, V, 4 • 3 . 2, Appresso Ugo Ciappetta regnò Ruberto suo figliuolo dodici anni, c fu un gran chcrico in iscriltura. E 6, 25. 2. Mantiovvi suoi ambasciadori e procuratori ec., e ’l savio cherico maestro Piero delle Vigne. 4 — * Diconsi Cherici di camera i Prelati del tribunale della Camera Apostolica. (A) 5 — * Diconsi Cherici regolari alcuni ordini religiosi di diversi titoli^ secondo le loro istituzioni . Sono ecclesiastici uniti in congregazione obbligati con voti, e soggetti ad una regola comune , per adempiere* gli affidi del loro sacro ministero , per istruire i popoli , assistere gli ammalali, fare, le missioni ec, (A) (Ber) Ciiericone , Clie ri-có-ne. [AV«.] accr. ai Chcrico. —, Chiericone , stri . Frane. & aedi. nov. 35. Essendo servo d'uno de’suo’Cardinali uno chericonc che, non che sapesse grammatica, appetta sapea leggere./? appresso : Disse il chericonc, che avrebbe meglio saputo mangiare uno catino di fave ; io lo farò. Che ricotto , * Che-ri-còt-to- Stri. accr. di Chcrico. Cherico grandicello* —, Chiericozzo, Chericozzo, sin. Lasc. Ceti. 1. nov. 7. E un altro chericotto teneva ancora a fare i servigi della sagrestia, e della chic* sa. ( 0 ) (N) Chericozzo , * Chc-ri-còs-so. Sm. Sembra lo stesso che Chericolto. r. (Vati) (N) Chericuto , Che-ri-cù-to. [ Add. mi\ Che ha cherica. —», Chiericato , Chercnto , Chericato, Chiericato, sin . Cr. alla F". Chcrcuto. Lat. tonsurai» hahens. Gr. ksxx^/aìvos. Chericozzo , Che-ri-cù z-zo. [ro-pò-m*a. Sm, F. G. Lat. cheiroponia. (Da chir mano, e ponos lavoro.) Festa che si celebrava dagli ar - tegiani greci. (Aq) Cueropotàmo. * (Zool.) Che-ro-pò-ta-nio. Sm. V ’ G. Lat. choeropota- mus. ( Da chiros porco , e potamos fiume. ) Nome dato dà alcuni all'ippopotamo, e con più ragione , perchè quest’ animale si accosta jiià al porco che al cavallo. (Aq) Cu e rot Ror io. * (Lett.) Che-ro-tiò-fi-o. Sm. F. G. Lat. choerotropbium. ( Da chùvs porco, e trophe nutrimento. ) Luogo ove si dà a mangiare ai porci. (Aq) Chersea. * (Zool.) Cher-sò-a. Sf. F.G. Lai. vipera chersea. (Da chersos luogo incolto. ) Specie di vipera , cosi detta perchè sta per lo più ritirata ne* cespugli nell# R'/tlia a- /jmiy?»»' cfwW/j rio ^t .ìylnr-ni /fi l'tìWi! CHETISSIM AMENTE Cherusciìi. * (Gong.) Che-rù-schi, Chcrusci. Possente popolo della mania , che abitava presso la foresta ercinia fra l'Elba e il Fesse Cherva. (Farm.) Chér-va. Sf. Nome officinale del seme del ridi 1 ( Dall’ ar. cìiervaon ricino. ) Mattiol. f. i65. Berg. (A) Chesabu. * (Mit. Maotn.) Che-sà-bi-i. Setta di Maomettani . (Mit) - Q Chesia , * Chè-si-a. A T . pr. f. ( Dal gr. cheso fut. di eheo io tonilo, liquefacelo. V. Ocirroe. ) — Ninfa madre di Ocirroe. (Mit) . 2 •— * (Geog.) Città della Ionia. — Monte nell' isola di Samo. ( l Chesiade. * Che-sì-a-de. Sf Soprannome di Diana, dalla # ,0/ gnu o citta suddetta * (Mit) * ;l j Che si' che sì . * Modo di minacciare con reticenza che dal B eV ^ si fa corrispondiate al quos ego . ... di Virgilio. Tass . Gevuf ^ 10 . Che si che si . . . volca più dir, ma intanto Conobbe cn_^ ^ guito era lo incanto. Salvia. F. B. f 5 . 1. Qttos ego che } Beverini tradusse, Che si che sì. Red. Leti, lo risposi ec. che dii valuto del quos ego e del che ^i che sì. (N) , $ Chesora. * (Mit. Ind.) Che-sò-ra. Idolo adorato nel furioso pa§ cau laganat. (Mìt) ,q) CnEspAiiA.*(Geog.) Chc-spà-ra. Distretto della Russia eur.nel Dagh RSt( f 1,1 ' Xi Chesta , Chè-sta. [Ay?] F.A. F. e di' Chiesta. Lai. petitio. tir. Franc. Barb. g8. 3- E fa onesta Ogni tua chesta. E 336. | ^ °tc, è- quel che ti spoglia d’ ogni viitate , e veste Di ragion le tue cl j L G. V. 10 . i53. 1 . Il detto conte suo fratello faceva cercar di 11 vai lo , c meiteasene in chesta. Chester. * (Geog.) Cit.e Ghesterfelda. * (Geog.) Che-: , . . terra .— Due contee degli Siati Uniti. (G) _ ^ chesta. tt(C') contea d’Inghil. — Fi. e contea degli S. fA Che-ster-fèl-da , Chcstertìeld. Città d' BW 1, , nelle fratte e luoghi sterili de contorni di' Upsal CHEsTERNiA.*(Geog.) Che-sfèr-ni-a.Cù:. della Russ.eur.nel ChersonOf’C^ in Isvezia. — ,"Cherso, sin, (Aq) Mattiol. 6. Berg. (N) CìiESTO^Chè-.-to. Add. m. da Chedere o Cbcrere. F. A. F.e . Cuersia , * Gher-sì-a. N. pr. ni. Lat. Cbersìa. (Dal gr. chersia solitudine.) — Antichissimo poeta greco , nativo di Oi camene. (Mit) Chersibio , * Cher-si-hi-o. N. pr. m. ( Dal gr. chersos luogo incolto, e bioo io vivo: Chi vive iu luoghi incolti .)—Uno defigliuoli che Ercole uccise nel suo furore. (Mit) Cuersidamante, * Cher-si-da-màn-te. N. pr. m. Lai. Chersidamas. (Dal gr. chersos aspro, ed adamas , nwos diamante.) — Guerriero ucciso da Ulisse nell' assedio dì 2'roja. (B) (Mit) ierside , * Chòr-si-de. N. pr. f ( Dai gr, chersos deserto, incolto , cd sto. Fr. Barb. iof 20. Aggia sua veste , ì\on viste ebeste. ( ^ l r(ir non abbia apparenze che sieno cercate , od allettino a di loro. J Guitt. lett. 1. 6. Si hanno quasi in allegrezza ; c c rettamente , non puonno fallire. (V) . ; jf 2 *— * Per Questo. Rim. Ant. Ceco. Angiul. Alle gnagnele carico somajo, E porta a Siena a vender cheste frutta. (V) _ t(!( Chetamente, Che-ta-inén-te.^^. Senza vomore , Pian piano , Quieta?* 1 , Cu ìdos somiglianza.) — Unii delie"Forcìdi. (Mit) Ciiersidro. (Zool.) Cher-SMlro. Sm. F. G. Lat. chersydvus. (Da chersos terra incolta , ed ydor acqua. ) Nome che gli antichi davano ad una specie dì serpente , per l' abitudine che ha di dimorare sulla terra ite’ luoghi incolti e nell* acqua. I moderni sotto questo nome stabilirono un genci'e di rettili che hanno le stesse abitudini. —, Cherso, sin. Salviti. ISic. Or di chcrsidro e d’aspido le pari Sembianze ccrca.(A) (IN) Chersifonk , * Cher-sì-fo-ne. Cresilònte , Ctesifonte. N. pr. m. Lai. Chersifon. (Dal gr. chersos deserto , e pfwne voce : Voce del deserto.) — Architetto greco dell' isola di Creta che comincio la fabbrica del tempio d'Efeso. (B) (Mit) Chbrsifone. * (Zool.) Sf Specie di testuggine terrestre. Face. Pus. (N) Chersina. * (Zool.) Cher-si-na. Sf. specie di testuggine temstre. — ? Cherso , sia. Lat. Chersos , chersina. Face. Pus. (N) Cherso. * (Geog.) Cbòr-so. Lat, Crcpsa. Una delle isole dell ’ Adriatico nel golfo di Quacnero. (G) Cherso.^*££ ool.) Sm. Preso in vece ^'Chcrsidro, o di Chersina, o c^'Cber- sea. Dunt. hif,2'f.85 .Più no«i si vanti Libia con sua rena Chersi, chelidri, jaruli e faree Produccr. ( Così legge l'Ed. di M. P. Nidobeato.F. il Contento dd P. B. Lombardi a questo luogo. ) (N) Cherson. * (Geog.) Kerson. Città dell’Impero Russo in Crimea. { G) Chersgneso.* (Geog.) Chcr-so-né-so. Sm. F. G . Lai. Chersonous. ( Da ehersf/s terra incolta , e nesos isola. ) Così i Greci chiamavano qualunque penisola. E pelò quei luoghi di' erano nell antichità con esso distinti , ritengono lo stesso nome anche oggidì , conte il Cherso- neso Cinihrico, Tamàro , di Tracia , ec. (A) (G) Cherui*. * (Mit. Kgiz. ) Sm. Figura simbolica ornata di molte ali , e tutta coperta di occhi : emblema naturale della pietà e delia l'eligione. (Mit.) Cheri/b. * (Geog.) Città della Caldea. (G) Cherubico, Che-rù-hi-co. Add. [m.P/.Cherubici e. Cheruhichi.] Di qualità di cherubino. Dunt. Par. 11 . 38. D’altro per sapienza in terra tue Di cherubica luce uno splendore. But. Di cherubica luce, cioè di luce d’intelletto simile a quella de’ cherubini. Cuerubina , * Cbe-ru-bi-na. N. pr.f. Lat. Cberubina. (B) Cherubino , Che-ru-bì-no. [Am.] Foce derivata dalla lingua ebrea , [che significa Plenitudine di scienza , ed è il nome che si dà al secondo ordine degli angeli ddla suprema gerarchia , ai quali è appropriata la sapienza. —, Cherubo, sin.} Lai. cherubim. Gr. ^pov^sly,. (Dat- r ebr. ceriihim o cherubini , plur. di cerub o cherub : e questo suol dedursi da naajr conoscere, e rob moltitudine, copia , ampiezza^ ma tralasciando alti’e opinioni, sorge meglio da cari coorte, ed ab padre, maestro, principe: Principe, Maestro delle coorti.) But. Par. 1 2 . Cherubini souo io secondo ordine delli Angeli della suprema gerarchia , ai quali è appropriata la sapienzia. Cavale. Frutt . Ung. Cherubino viene a dire plenitudine di scienza \ e questi sono quegli spìriti , li quali, come più vicini a Dio, più chiaramente lo contemplano. Fior, hai. D. Dallato a questo avorio, cioè uulì’uua parte c dall’altra, fae due cherubini d' oro. a — [Nero cherubino detto poelìc. per Demonio. ] Dant. Inf. 27 . n3. Ma un de’neri cherubini Gli disse : Noi portar , non mi fu* torto. 3 — [ Usato anche come cidcl m.] But. Cioè uno d.«ionio che lu del- l 1 ordine degli angeli cherubini. Cherubino. * A T .^ pr. m. Lat. Cherubini, Cheruhinus. (B) Cherubo Cbe-rù-ho. [A’m.] accora, di Cherubino per la rima■ Dant. Par* r'd. gS. 1 oc; chi pi 4111 X* buono «mostrato i Serali c i Cherubi. F A cheto. Lat. quiete, tacite. Gr. 'nfpoc.. Bocc. ùarod. 5 d. De t dilicatamcnte fatte vennero , e finissimi vini fur presti, e, senza V chetamente li tre famigliali servirono le tavole. E nov. f. 4- ^ a slò chetamente all* uscio delia cella ad ascoltare. . ij r g t 2 — Segretamente, [Privatamente.] Bocc. nov. 06.5. E mandòglp 3 . vJl - v ~ - ’ • * pra con lui . . •iuiise, che con quattro compagni chetamente la seguente sera con lui cenare nel suo giardino. » E g. 7 . u. 8. Nella camera di lei D f dove poi chetamente fattala servire e governare, si di quello d Ai guccio medesimo la sovvenne, che ec. (V) c 3 — [Tranquillamente, Pacificamente.] Dm. Comp . 1 . i3. Carbone t | Naldo Gherardini, e Messcr Guido Scimia de’ Cavalcanti, e S * 1 a d> quella parte stavano chetamente. , ^ Chetantera.* (Bot.) Che-tàn-te-ra. Sf F. G. Lat. chactanthcra. ( ^ chete setola , cd antheros fiondo. ) Genere di pian e af ore c ° n ^ gì te sio , così dette per avere il calice comune di molle foglie, * tf 116 terminate da setole o barbe. (Aq) jr'tof' e Distanza , Che-tàn-za. [Sf} F.A. Sost . Scrittura che si fa al ^ quando ha pagalo , nella quale il creditore si chiama e si c " u f olì t. soddisfatto ; oggi Quietanza. Lai. apocha. Gr. à-Ttc^- Qtiad. j a Biebbe da lei la suddetta carta della dota , e chetanza ne ricevei 0 lei Filippozzo di Messer Gualterotto. T n 2 — Quiete, [Bonaccia.] Lat. quics. Gr. Yjpsplx. Rim. ant. P.^' ^ marino figge tempestarla , E attende chetanza. _ Q r , Chetare, Che-tà-re. £Att.] Lo stesso che Acchetare. F. Lat. 3 «fc |re * ^ zjxvny, 7\pifQtv, ( Da cheto.) Fr. Giord. Pred. S. Si accostò a T 1 per vedere se la poteva chetare dai pianto cosi rotto'. pj* 2 — Mitigare. Frane. Barb. 10 . Quando una mìschia è mo» sa i làan chetar e menovar li muli, ( Qui sembra n. ass. ) (V) . tu 3 — * Quitare. Sai, Pist. g. lo lo ti lo dico con questo patto, c ^ mi cheti in contante di tutto quello che questa pistola ti dèe. ^ Egli è tempo di far fine, se io mi cheto da te pagandoti. E8 1 ’ qU tando che f uso de’ heuetìcii sia grazia assoluta e libera , e c “ i ' essere debitore. (Pr) 2 — * Fario. Seti. Pisi. 36. Alla fine io li cheterò a una F ( Cioè ti soddisfaò , ti pagherò del mio debito. Il lat. htv l ,llt ciani, si hoc unum adjieero. ) (Pr) , ^ 4 — E n. pass. Star cheto , Tacere. T^at, acquiescere. Gr. Bovgk. Orig. Fir. 3 j. Fu chi voile dire, non si trovare i B ?‘: ljC ta. della nostra città ne’ tempi di Antonino imperadorc , che po' s c t^.te Chetaria. * (Bot.) Che-tà-ri-a. Sf F. G. Lat. chactaria- ( setola. ) Genere di piante della famiglia delle gramigne , ohe _ per carattere la gluma inferiore terminata da ire setole. (Ajl/ j (lC n- Chetecumino , * Chc-te-cù-mi-no. Add. e sm. F. A. F. e di 4 jV) meno. Fit. SS. PP. 2 . 333. Era chetecumina e peccatrice e '"fistiai 11 * Chetezza , Che-téz-za. [*£/.’] astr. di Cheto. Silenzio. Lat. quies, ^10 Gr. myè. Seti. Ben. Farch. f 2 Ò. Quanta moltitudine di quel silenzio e chetezza loro si svolge e si spiega ! Chetichella , Cuetichelu , Che-ti-clièì-Ia. F. A chcticbelli. 0 Chetimachi. * (Geog.) Gbe-ti-mà-cbi. Indiani della Luigtuna p re lago dello stesso nome. (G) Chetina. * (Geog.) Che-tì-ua. Città dell' isola di Canditi. (G) , se pjb>' A Che ti sa e che. * Modo burlesco e non ben chiavo , che pf° ^ }C s. usato allo stesso modo dell'altro Che è che non è.F.AUeg. ,-^otiit 0 (Amst. 1J$4J Che ti sa c che, chi sciocco sopra di se avea il mal ordinato medicamento. (Gin) . />d* Chetissima mente , Che-lis-si-ma-nièu-te. Avv. sup. dì GbetanJp* 1 ^^ quietissime. Gr. vj7yx, wr ^ r ^ s - Nov. ani. ig. 2 , Yubbc a s more, c dissegli chetiosimainente. „fr^ d CHETISSIMO Chetissimo , Che-tìs-si-mo. \Add. m.ìsup. A s ? at i chetissimi tacilurinssimus. Gr. ^(rv^wraros. A&met. * c infoio allora, diedero fortissimo fremito. CHI 203 e rugiadoso prato Er»--. ritiral0 ia Cheton chetane Del verdeggiante un cantone. (A) Chetone , Che-tó-ne. Adii, usato anche come sm. Che parla pochisu- mo, Che volentieri sta cheto; e dicesi il più per dispregio. Fag.Com . Quella chetona , che sta là ili quel carilo insensata com’ una statua , è figliuola ec. (A) Volg. de Colloijuii del Cives (Venezia 173t.J pag. 77. È secco , smorto , ec. burbero, chetane. (P) — ' Val (• - > — —-- — ——. Chetospora. * (Bot.) Che-to-spù-ra. Sf. V. O. tal. chaetospora. ( Da elicalo. Ù C £ eto = Essersi acchetato , Non aver più chete setola , e spora sementa. ) Genere di piante della iriandria mo- '— r n n \ • hihctare, (. 5 . E v. appresso 5 - 7* (N) no cima, fainiclia delle cioeracee . che hanno ver cavaliere V ovario o - 1 1 v - otarc : Q,.; _ ,c„„ _ j\t„„ ., ..curro xorussrmo tremito. Bemb Asci. 1. Alle quali udire ciascuno chetissimo ed attentissimo era sta . Ouieio. Cai. Casto, Ché-to. Add. m. Che non fa ramare , ’ v nol> . , 3 . 16. quietus, tacitns. Gr. wrux os - (Dal lat. quieus.) ParoluiM si Parendogli ogni cosa cheta per !’ albergo. E n • 7 T 9 cheta non si può dire , che non si senta. Col ■■ * — I Voi v. Stare : Stare o Starsi e ^ et0 rr'Muédico'sentì incon- care , Acquietarsi. ) lince, nov. 18. ss. D c e d ^ , a ycrili , be- tonante, e maravigliossi, e stette cheto. L 7 a tuo - * • * ' uopo se tu stai cheta, e lasciami fare. - * Col c.Teuerc: Tener cheto = Chetare .Far che altri taccia. Ar. Arit. Se già ’l timor non vi tenesse cheti. (A) . e j Mare che , ~ Acqua cheta, Alar cheto ec ., vogliono l La moa- avendo poco moto , non fanno romore. del mar che parte i grandi .nari, è percossa ^ «de» •cheto. £ ul- ch «o. M. AIdolri Quelli che dimorano ne!I mar .non tro^e; I p tSjC ì ec . son meglio che quelli fiegli s » degli stagni -cheti non sono utili a usare a ria c £ rira»« * cAero e Tinnii Sìm ^‘ C ' Acqua cheta di cesi d’ uomo che, benché 1 8 cheti, che i pesci uomo. u, e n .. —•i - 7 —-.... » -- -he, benché stia Secret 11 1, mostri’, operi con somma accortezza. EiAcqua, $. 38. leva : oh °Y * c< t 1 " L)ot. /f. 2. La cosa è pure stata cheta come e’vo- — * Ouit t figliuolo avete voi dabbene! (V) sere eliti ,1 ’ Alberato dall’obbligazione. «Veri. Pisi. 1$. lo posso es- Egli ^ 0 . te, doi’endoti tenere contento, di quello che detto è. E 23 . questa ?S= lll]a i t°mpo d’essere cheto da te di ciò che io ti debbo in ■L P‘ !s ‘°lla- (Pr) 1 (fv^rbbdi. Di cìiclozzzC lietamente. Lat. taci te, clam. Gr. trryfc , p ( arch. Stor. 11. Il quale di piano e di cheto ne la cavò. Gr. ^ucameute, Senza contraddizione. Lat. pacate, tranquille, llotnapn Nov. ant. 38. 1. Messer Polo ec. quasi tutta cesse i a a , sl S nore ggiava di cheto. G. V. 7.85. 2. Quale de’ detti Re vin- Esop . eletta battaglia , avesse di cheto la detta Isola di Cicilia. » Fav. 9 —, a .A lupo e l’ orso gliele lasciarono di cheta. (P) tesp. 12{?'] i *e''" Ai- tamealc, Pacificamente. V. A Cheto. Ricord. Ma- di Dio ' 1 caldano gli rendè a cheto Gerusalemme, salvo che’l tempio ardirò \ f nv ' Esop. 12. 1 Compagni udendo questo partimento , non 10 d] c rndla, anzi gli lasciavo lo cervio a cheto. (P) za fii,ir €Sl come olio , e vale Chetissimo , Tacitissimo, Sen- dire L'! n ' . lailc - Sacch. nov. q8. È colui cheto com’ olio, e lascia cheli ^„^ a , CC J? qnantunche vuole. Mora. 8. 02.. Tutti prigion n’ andar lj_Q 0ai - 0 lc> * tir ne * e ^j e chinati .* modo busso che esprime il Non si lasciar senta _ p U f f -Ì ire ’ e Proceder cautamente e di nascosto in checchessia. Cl le (i s c l' e tO, cosi raddoppiato , ha forza di superi. cheto Lat. quietissinins. Gr. ■écvx,drx-ro<. Eir. As. tog, man d‘ - e V(J l ta addietro. Maltn. 1. 11. Sta cheto cheto, e c c Ul piatto Batte la spada sopra ad una cassa, è hjj f.? f . , ^‘ da jTaciio , 'Tacìtuvuo , Muto , Zitto. Cheto o Quieto di re a rib «*o che si applica a ciò che non fa romore. Tacito vuol dui ddh Parlanta Quindi a rigore non è applicabile che agl’ indivi- s °rta (p a s P ec ! e umana; mentre Cheto può essere applicato ad ogni U mare ao ®P clt l 11011 romorosi. Diciamo in fatti : ogni cosa è cheta , ciò eh’ ,e C let0 \ ® cheta l’aria ec. E in generale può dirsi di tutto cito è C P f.' V0 'fi mota. Qualche volta per similitudine la parola Ta- Pcopri 3 ^^ 1 f a l' a a< l oggetti di lor natura non parlanti. Taciturno nel si dice 0 j 80 ?. a PP)icarsi a colui che ha l’abitudine di tacere. Muto s'ìujd;, 1 C56e ri animati che sono privi di favella. Per metafora Prenda^ 3 * a * ora ln sen so di Cheto o di Tacilo. La voce Zitto o si non em COme a gg clt j vo 0 come nome, esprime quiete e silenzio; ma Ca EXo _ » mpeende fa idea di qualità abituale, come Taciturno. c 1/1 ■ J !r ' m - (Dal gr. chetis o chetos penuria.) — Uno de’Ji- C, ta'roe„ rf f)'i' 0 e S P° S0 dl Asteria. (Mit) Chete . '1 ,^° o, 0 Clie-to-cè-ri. Sm. pi. V. G. Lat. chaetocera. (Da witenn^ 0 ^ ^ 6 ceras corno i antenna.) Famiglia d‘ insetti , te cui e SOno a modo di setola e raramente pettinate . (Aq) vale Clieto con due r -v a modo di setola e raramente pettinate, CattocRATEBB. * (Rot.) Che- to-cra-tè-re. Sf V. O. Lat. chaetocraU - (Da chete setola, e crater coppa.) Genere di piante del.a decornino nouoginia famiglia delle samidee, così dette per avere un calice campanulato, diviso in cinque parti senza corolla, ed un tubo ‘ a che coruornu il germe e coronato da dieci setole. Lsso non e ama ■ . da Sprengel, ma bensì il genere casearia ove son riportale le sp - eie di quello. (Au) (N) , , , .. . Dhetodittero. * (Zool.) Che.to-dlt-te.ro. Sm. V. G. Cai. cbaetodipte- rus - ( Da chetodone nome di un allro genere di pesci , dis due volte , * .Piero,i ala , pinna. ) Genere di pesci , i quali non differiscono da chetodoni se non per avere due pinne dorsali , mentre i primi non rx ne "anno cìie una. Ciwier. (0) , f c-'taTODosE. * (Zool.) Che-to-dó-ne. Sm. V. G. Lat. chaetodon. (Da chele setola , e o dus dente ) Genere di pesci della divisione de to- ’femi , i quali offrono per carattere de' denti piccoli, flessibili ed in .forma di fili o setole. Buffon. ( 0 ) , , '-bbtodosoieb. * (Zool.) Che-to-do-mi-i-de. Sm. V. G. Lat. ebaetodo- n pides. (Da chetodone, ed idos forma , rassomiglianza.) penamma- u °ne di due specie di pesci , una del genere tuziano , e i altra del genere pletinri, ico , perchè molto rassomigliano per la loro coujorma- Cnl° ne aj chetodoni. Buffon. (O) „ 7 '-«stolossi.* (Zool.) C 1 k- lo-lòs-si. Sm. V. G. Lat. chaetoloxa. ( Da cfte- V set °la, pelo, e fosco* obbliqno, torto.) Famiglia d’ insetti che p Mino le antenna a pelo isolato , laterale 9 semplice e barbato . vA*!) ji ^ton chetoìie. Avo. Chelissimamente^ Pian piano. Torvacch. 10 o. nogìnia, famiglia delle ciperacee , che hanno per care 10 spora o seme circondato da sei setole o da un numero maggiore . Da Sprengel è riconosciuto invece di esso il genere rkyncospora di yahi. (Aq) (N) Cheujique, Ghe-un-que. [ Pronome indeterminato com . F. A. V. e di’J Qualunque. Dav. Acc. i^j5. Avendo per neentc cheunque male si facesse alia Repubblica. Cas. son . 20. Ma cheunque lo stato è dov’io sono. E 22. Nè altro mai cheunque più ne piace. Liv. M- Deliberarono cT a tare c di difendere gli aggiornati in cheunque maniera, » Vit. S. Gir. Appena nulla ora è nella quale noi vivendo , cheunque uomo si sia che non sostenga alcuna passione. (V) 2 *— Qualunque cosa, Ciò che. Lat. quicquid. Gr. onovn. Fr . Giovd • Quando egli t’ ha accecato , fa di te cheunque gli piace. Pelr. cap. 11 . Ma cheunque si pensi il vulgo o parie. Chezanance. * (Farm.) Chc*za-nàn-cc. Sf. V. G . ( Da chezo io vo al secesso , c nuance necessità. ) Nome di una composizione di mele ed allume bolliti insieme. Quest' unguento che più non si usa , serviva a provocare evacuazioni alvine facendone soltanto frizioni attorno all' ano. (A. O.) Chi. [j Relativo di Persona], e si usa nel num. del più e del meno , e nel masculino e nel femminino. Colui che , [ Colei la quale , C >toro i quali. Lat . qui , quae. ] Gr. os , d'sris. Foce. g. 1. j. 5 . Chi da diverse cose infestato , sia oltre alla speranza riuscito a lieto fine. Libi\ Sagr. £ i tavernieri, e chi questo sostengono^» Ar. l'm\ 43. yf. Onde già Manto e chi con essa lem La patria mia, disceser similmente. (Pe) E 26. 82. Le lance fin al calce si fiaccaro, À quel superbo scontro , come vetro Ne però chi le corsero , piegaro ec. Peti\ p. 2. 7 1. Ma chi nè prima siini!, nè {secondo Ebbe al suo tempo , viene. Ainet. O come folli sono e imi sapienti Chi per tal modo abbandonali gli affanni. (Cin) 2 — [Usato negli obliqui co' segnacasi e colle varie preposizioni , ma in senso di caso retto ed obbliquo insieme } cioè , Di colui il quale, A colui il quale, A quelli i quali, cc.]#oco.pr. ^ qual brancolare sentendo le femmine che deste erano, cominciarono a dire, chi è là ? (Cin) A >— Alcuno che, [ Alcuno il quale o Persona la quale. Lat. ali- quis qui ec. ] Gr. os. Bocc. nov. 2. 6. Non credi tu trovar qui chi il battesmo ti dea ? E nov. 16 . 6. Quivi non era chi con acqua fredda , o con altro argomento, le smarrite forze avocasse, » Pelr. p. 1. 66. Il tempo Non è chi indietro volga, o chi raffreni. Dant. lnf. 1. Dinanzi gli occhi mi si fu ofièrlo , Chi per lungo silenzio parca fioco. (Cin) 2 — * Alcuno , senza il suo relativo* Petr. p, i t 53 . Per darmi a diveder, ch’ai suo destino Mal chi contrasta, e mal chi si nascoude. (£7©è, male alcuno contrasta col suo destino , e indarno alcuno gli si nasconde ; se pure non debba sottintendersi il verbo Fa o Opera o rnmesso per ellissi , nel qual caso il senso sarebbe : Male fa o male opera chi ec.) (Cin) CHI 3 _jt-.Licuno, in sentimento distributivo , dove talora gentilmente „',eplica. Lai. hic, ilio cc.] Frane. Sacch . nov* i‘ò6. Chi dicca che f« Cimabue, Chi Stefano, chi Bernardo, chi Buffalmacco, c chi uno € chi uu altro, j> Foce, introd .Molti andavano intorno, portando nelle mani , chi fiori, chi erbe odorifere, e chi diverse maniere di spezierie. Ed appresso : Gli altri clic vivi rimasi sono , chi qua c chi là vanno fuggendo quello che noi cerchiamo di fuggire. Ar. Fur. 6 . 61. Son giovani impudenti, e vecchi stolti, Chi nudi , e chi di strane pelli involti. (Cin) 4 — * Altre volte in cambio di replicarsi , gli si corrisponde con altre voci non mett leggiadramente che replicandosi. Bocc. g. 6. n. 10. Egli avea un suo fante, il quale alcuni chiamavano Cuccio balena , ed altri Cuccio imbratta, c chi li diceva Cuccio porco. (Cin) 5 — * Hd anco si replica e se gli corrisponde ad un tempo con altre voci. Lasc. Ceti, introd. E così mentre che si contendeva delle giornate , che chi voleva la quinta , chi la terza, altri la sesta , altri la quarta , c chi la settima, venne voglia ec. (N) 6 — ad ancora senza replica d' altro Chi nè di altra voce che gli corrisponda, o piuttosto nel sign. del §.4.2. Fior. S. Frane. 33. I loro letti si era la piana terra , e chi aveva un poco di paglia. (V) O. V. 6. 22.. Per la qual cosa il detto savio per dolore si lasciò morire in prigione; c chi disse ch’egli medesimo si tolse la vita.2? 6.y6- E quella del continuo sonava , chiamata la Martinclla, e chi la chiamava la campana delli asini. (Cin) 7 — Talora ha forza di Se alcuno ; [siccome anco i Latini alle volte dissero quis, invece di si quis.] G. V. 1. 3g. 2. Come pienamente si legge per Lucano poeta , chi le storie vorrà cercare. E g. 135. 4- Siccome per lo detto suo trattato si può vedere e intendere, chi è di sottile intelletto. Dant.Purg-24-t3g. Quinci si va, chi vuole andar per pace. » Tior. S. Frane. 3g. Tutti andavano armati ec. c contuttociò non si poteano difendere da lui , chi in lui si scontrava solo. (V) Bocc . g. h. n. 10. Era un chiuso di tavole , vicino al piè delia scala, da riporvi , chi avesse voluto , alcuna cosa. Pe.tr. p. 1. 97. Ira è breve furor; e chi noi frena, E furor lungo. (Cin) s — E 111 ogni genere e numero è molto in uso in questo significato ; onde si dice Chi vuol venire, Chi vuole andare, in luogo di dire S’alcun vuol venire ec. (A) 9 Aggiuntoli Tali : Chi tali Certi tali, Alcuni tali. Frane. Sacch. nov. 63. Ogni tristo vuol fate arma e casati; e chi tali, che li loro padri seranno stati trovati agli ospedali. (V) 5 — Chiunque. Lat. quisquis. Gr. 01Tris. Bocc. introd. 44- Parli chi vuole in contrario.»Àeg««\ Mann. Ottob. 3. 1. Chiunque si fosse spinto innanzi, pur egli per farlo suo (il Paradiso ), fosse chi si volesse ec., il guadagnerebbe. (V) Fiamm. lib. 2. Io ti priego che tu si sciocco non sia , che movendoti a pietà d’ alcuna persona , e sia chi voglia, vegli te a grave pericolo di te medesimo sottoporre. G. F- 7. g. Si levò un grido tra le schiere de’ Franceschi, chi ’l si cominciasse , alti stocchi, alli stocchi. (Cin) 2 —* E co' segni de casi o con preposizioni innanzi. Bocc. g. 2. n. 5. In presenza di chi andava, c di chi veniva , trasse fuori questa sua borsa de’ fiorini che aveva. AmetE cosi noi l’ardiamo, Con chi dentro vi sta. Filoc. lib. 1 .E a chi lo lagrimare stia bene, a me si disdice, il quale col proprio viso a confortare ho li miei sudditi.(Cin) 3 — * Agg. a Chi, se ne forma Chi che, anche in sign. di Chiunque , Qualunque, ec. F. Chi che. (Cin) — * E prende talvolta seco Sia o Si sia. F. Chi che sia. Cin) 5 — *E anche Chi si sia o Chi si fosse, si usò invece di Chi che si sia o Chi clic si fosse. Casligl. Corlig. lib. 2. E spessa son causa che i signori dian favore a chi si sia, solamente per far loro dispetto. E lib. 1. E però ben dicca Socrate, parergli che gli ammaestramenti suoi già avessino fatto buon frutto , quando per quelli citi si fosse 3’ incitava a voler conoscere , ed imparar la virtù. (Cin) 6 — * Quantunque Chi che regga per lo più il soggiuntivo , trovasi nondimeno talvolta anche coll indicativo. S. Cai. Leti. 7 1. E chi che 1’ hanno consigliato, abbiano seguito consiglio umano. (Cin) 6 —Per Che: modo antico, o forse sbaglio di menanti. Boez.53. Con vento chi sia da nome mortai proceduto. Fr.Barb. 77. 20. Non mi par mica gioja Di quel che taglia, o chi dorme.L 770.5. La donna chi eil’ene.(V) 7 — Per Quale [ nell’ uno e nell"altro num ., come relativo e per in- terrogativo. ] Lat. qualis , aliquis , quis. Gr. voi os. Bocc. nov. So. 3- E ancora chi sieno i mercatanti che l’hanno. Diltam. 1. 2g. Chi ti potrebbe dir de'molii danni, Chi ti potrebbe dir la lunga spesa, Chi ti potrebbe dire i gravi alburni Ch’allor soflersi per _ tanta contesa? (Così si legge ne'buoni testi a perniai)» Fr. Barb. 297. 3. Colui a chi tu giuri. Cavale. Pmig’l. y3. Rendè l’ anima a coloro a chi avea servilo. Fav. Esop. 85. Per le ranocchie potremo intendere ciascuno che opere alcun diletto, e non considera la viltà di colui per citi egli l’abbandona. (V) 6 — Usato per proprietà coll' infinito, in luogo del soggiuntivo. Bocc. introd. E se ci fosse chi farli (chi li fucessc ) , per tutto dolorosi pianti udiremmo. Bocc . g.2.n. 2.Qui e questa ccna,c non sarebbe chi mangiarla ( alcuno che lu mangiasse ). Borg. Ann. Eam. Quella casa venne meno, e più non era chi darli ( i rastrelli, contrassegno nél- P apme.) (V) . . Q — Usato anche come relativo di cosa • Fir. Asm. 256. Guanciali , chi di velluto, e chi di raso. Alam. Colt. 3 .yi. Menti .elle (le figlie) al fuoco , A la rocca talor traggon la chioma, O vati tessendo chi le scaldi e cuopra (cioè, tela che le scaldi eci) (\ 7 ) IO — Usato come sost. in signific. di ciò che le Scuole chiamarono latinamente il quid , o la sostanza. Dani. lnf. 2. Però se l’avversario d’ogni male Cortese fu, pensando l’alto effetto Ch'uscir dovea di lui, e 1 chi c ‘1 quale. (B) n — * Nota costrutti. Fit. SS.Pad.1. 2 33. E nitrato in Roma, incominciò curiosamente a investigare chi ivi fosse monaco famoso di sau- CHIACCHIERONE tità, ovvero alcuna vergine molto famosa. Nov. Ant. 153 . F? cl15 ^ diceva, che quegli era ottimo dicitore, chi molte cose dicesse mr che parole. (Come a dire, Citi molte cose dicesse ec. quegli era ec.]t 12 — * Sebbene Chi innanzi a vocale si scriva per lo più intero , P re qualche volta ancora si scemò deU'iJinule innanzi alla stessa eoe Ar. Fur. i 3 . 2. Le domandò eh’ ivi condotta L’avesse . . . (*7 in ' a Chia. * N. pr.f. ( Dal gr. chiù latebra, grotta .)—Una delle j c g‘ lU di Niobe. (Mit) , Chia. * (Mit.) Add.f. Soprannome di Diana adorata in Chio. Chiabeliata , Chia-bel-là-ta. [A’/.' Lo stesso che ] Chiavcllata. F-f v ‘ ll c \ ie Sacch. nov. i 3 f■ Per le chiabellate, c per le budella convien tu mi paghi. Chiarello , Chia-bèl-lo. [Sm. F- A. Lo stesso che ] Chiavello. V- Cmabreresco. * (Lett.) Chia-bre-rèsco. Add. m. Che ha delle nVF 1 del Chiabrera. Frugoni. Berg. (O) g r . Chiacchi biciuacchi. Lo stesso clia Chicchi bichiacchi. F. Farei 1 - col. g6. Alcuni ( dicono ) scasimodeo, c chi ancora chiacchi chiacchi. a - g Chiacchiera, Chiàc-chic-ra. [N/i] Favola, Vanità, Cosa di poco d [e più comunemente si prende oggidì pei - Cicaleccio . Lunga de . di cose vane. ] —, Ciarla, Tetterà, Zacchera, sin. ( F. Ciancia.) nugae , tricae, commenta , apinae , fabula. Gr. 0! xìjpai. (Dal per 5, ■ || ;1 chy r parole futili, vane , la quale etim. è più prossima che del tea. gachern o gólkeln schiamazzare , come le galline. Alb i questa voce dallo Spag. xacara favola, menzogna, onde xacctro >• furono, ciarliere. ) Fir. nov. 8. 3oi.Lo sposo ordinò che costoro Boro trattenuti in su quell’ora da certi suoi amici con un poco di 01 ^ trebbiano, e altre chiacchiere. E Triti. 2. 2. Anche Giovanni , co °,, c > risaputo questa chiacchiera di questa trama ec. , non pensalo c > ci capiti. Ar. Cass. 1. 4 - Io non voglio più stare alle sue cluacc 1 ^ re. Alleg. 8y. Sappicndo certo, ch’egli non l’avrà per male, si eh’eli’è chiacchiera, sì eziandio perchè ec.» Cecch.Dol.2. 4 - , I asC quelle che hanno di dota le migliaia , possono non rovinare le ^ de’ mariti con tante chiacchiere, con tante foggio , con tante me* quante le vogliono. (N) 2 — Dar chiacchiere dicesi per lo stesso che Dar parole. (-V) . 2 — Fale anche Chiacchierone. Farcii. Ercol. 5 >. F. Chiacchierio®"^ Chiacchiera mento, Chiac-cliie-ra-méa-to. [AV/2.1 11 chiacchierare- — fG n l, chierata, Chiacchieria, sin. Lai. blateratio. Gr. Qhvxpiz. Fr- ' jr ‘ u r- Pred. R. Perdono tempo in vani e disutili cliiaccliierarncnti. T ratto cos. domi. Ma questi sono chiacchierainenti e credenze delle don incelo . 2 — Voce sparsa e non vera. Lai. vulgaris rumor. Zibaìd. /Indi'. dava in quei tempo per la terra uu chiacchicrainento strano. Chiacchierare , Chiac-clnc-rà-re. [N- usi ] Avviluppare parole ssì concliisionc. Lat. inepte, inconsulte loqui, blaterare. Gr- Y £l - ^ vO-ai. Cecch. Mogi. 3. 4 Di molti barbagianni, e io Sarei un . maggiori a stare adesso ec. A chiacchierar con voi. Tue. Da*. * Agr. fi8. Queste cose volevan que’ vecchi, alle quali credeva 110 cessano non chiacchierare nelle scuole. ilare’ Chiacchierare àiSl'. da Chiacchillare , Gracchiare, Talta'Jf ^ Il primo è parlare assai e vanamente. Chiacchillare dicesi priamentc di chi perde il tempo in chiacchiere iuette e sciapite- ^ chiare è parlare senza oggetto e senza bisogno : è voce propina cornacchia, com'ò Cornacchiare. Tallamcllare include sempre la , j- propria e particolare di un cicalare smodato senza far couosccre che si parli e perchè. ^ Chiacchierata, Chiac-chie-rà-ta. [Sf.J Chiacchiera, Chiccchiei-amet Il chiacchierare , Il tatlamellare. Lat. blateratio. Gr. 2—Voce sparsa nel volgo non vera. Lat. vulgaris rumor. Gi-.i'-a'*' 5 » Chi acquei* atore , Chiac-chie-ra-tò-re. Ferb. m. di Chiaechicrarc. *• che chiacchiera. Salvia. Fit. Alitisi. (A) fi, Chiacchieratrice , Chiac-chie-ra-trì-ce. Feib. f. di Chiacchierare. di reg. (A) , jLlC . Chiacchierella , Chiac-chie-ròl-la. [*V/d diin. di Chiacchiera. —> u oj ;. chieretta , Chiacchierina, sin. Alleg. 63 . Quel che già fece , zioni al bujo, ad ogni piè sospinto le sue smarrite chiacclncie magnificandole , piagnerebbe a credenza. c ] t e Cihaccheretta, Cliìac-clue-iét-ta, Sf. dirn.di Chiacchiera. Lo stesso Chiacchierella. F. F. di reg. (Alili) . ota. Chiacchi e rette ci. a , Chiac-chic-rct-tèl-la. Sf. dim. di Chioccine Faust. Ep. Cic. Lib. y. Berg. (Min) 1» fi- Chiacchieria, * Chiac-chie-ri-a. Sf. Lo stesso che Chiacchieramcn • . Cai-, Leti. ined. t, 2. c. 34 - Sono entrato in questa chiacchieria) 1 clic non I10 che scrivervi. (Pe) ( .!. 4 \os. Farcii, hrcol. 52 in 1-ifÌU 1 ' 1 " 5 ino chiacchiera; che cosi si nominano coloro che mai non . piedi cinguettare, e dir cose di liaje , onde si dicono ancor a 011 ns i, roni c chiacchierini. Salv. Grandi. 3. 2. Eh, chiacchierone) t CH1ACCHILLARE pensa . . . Orsù, entrate a vostra posta. Buon. Fier. 3 . 4 ' *^ orrcl vederti praticar giuncate li cervella e granelli, chiacchierone, li att. 5. 'ó. Un chiacchicron , e’lia di fandonie piene Belgio e valige. Chhcchillaue, Chiac-cHil-là-re. iN. ass. F. A.\ Perdere il tempo ni chiacchiere inette e s<.'ia/Ji£e.(^Chiacchierare.) (Nasce da sincope di rhiaccluereUare\ e questo da chiacchierella dim.di clnaccfnei'a.)i- > uta 1 ^. *• lo mi vo chiacchillando , e non fo eto. Uuude. * (Mit. Maom.) Chì-a-de. Una delle grandi sette , divìdono i Maomettani* e particolarmente Cm grandi sette in cui si Persiani e i Turchi. (Mit) > ^ IT ° ' Chià-i-to. [tS’/n.j impaccio , Briga , Intrigo, [o piuttosto piato , j e d Lat. molestia. Or. bv&xipucc. ( Voce nel diletto napolitano c Jo /e« S ° C lC c Scrìva, come piato , dal lat .placilum giudizio.) Red. la Si 2 ' $8. Per torvia tutte le dilliculta etutt’i chiaiti, ai mio piego fate c 1 soprascritta alla serenissima Gran Duchessa Viltoria di Toscana. 2 _ u . ■ gd-ì V. A. V. e di’ Chiamamento. (È sinc. di Chiamala.} ii° ce usat “ in alcune cose religiose per dire il segno del Cam- ’ C0> . 1 cu ‘ s ‘ dà cenno ad alcuno eh' egli è chiamato. (A) tfiiA t ' d‘ nr - Pist /jc L min Esse pii’i la chiama del comune di Lucca. ^amento , Chia-ma-mén-to. [A’/n] Il chiamare. —, Chiama/ione, lat' * ;i ’ Chiama , Chiamo, sin. ] Lat. vOcatio. Gr. xX-ì A‘S. ( Dal • clamare che vai gridare , chiamare ec. ) Annoi, Eang. Che de- _ c *de andiate nel cbiamamento , nel quale voi siete chiamati. Sut. '§• tg. i. Queste Ire voci sono tre chiamamcnli clic fa la ragione inlertà coazione. Lai. invocatio. Gr. imx\r,tris. Maestrazz. 2. 1 /• Lo Pai ulla Vt . !? nsi, alità. Gap. Impr. 7. Al chiamamcnto de’quali, in 2 _» 1 > Governo caritativamente rispondere. rhia llVOl:a7 ' one ' Lai. invocatio. Gr. 'yiyx.r/ An^'T'" 10 demonia si fa per patto ispresso eoi Demonio. À/nm. 3 ^ p.T* 4 * 2. Ma lo chiamamcnto del nome di Cristofu queste cose, frdcl .Cimento. Lat. petitio. Capi-, Impr . 9. La quale devozione dev 1 111 Voca/ i° n e , con chiamamcnto di grazia Cau^.f’7' f attem^n, cam x - ’ Cl| ia-m;m-te. n , s \ 9 r - Ouam aWa " tc ’ " nia Al01>0LI i * Chia-nia-pò-po-li. Adii. com. comp. indeci. Che chia- CaiAM?„ AOc ‘ •ono i popoli, e dicesi delle campane. Panigai'. Berg. (O) Ji»e */ ,E •’ *7*'i a ‘ ll)a ‘ rc - Dice ad alcuno che venga, o Nominarlo a do *• ‘ e /‘‘sponda.^ V. AppelIare.)La(. vocare. Gr.xx-kùv .Dant.Inf.2.53. E a «,? 011 CliaìIHJ beata c bella.Pelr. son. 5 . Quando i’muovo i sospiri 3 p” ainai 'voi, E’1 nome che nel cuor mi scrisse Amore, E canz. 21. tro che la soprabbon- isse , 111 esaudito. [Pari, di Chiamare.] Che chiama. Imi. vo- Amet. 33 . Ma egli cc., non clic egli consentisse a ma appena mi pur rispose. Mi si 1 Piacque a lui, che mi produsse in vita, Chiamarmi tanto iudio- a gu scogli, Che almen da lunge m’apparisse il porto. ó..o„T ,na,e ’ Appellare. Lai. appellare , nominare, dicere. Gr. •«crei '.Dace. introd. So. Quella che di più età era , Pampinea chia- , 110 -Petr. cap. 1. Quest’e colui ch'il mondo chiama Amore. ,-3 . Dsalo con altra accompagnatura e modo. Vit. S. Eufrag. proùr sulj ito corse il fanciullo alla madre sua, c cliiamolia nel r >ceo 10 ,10lne - 0 ) Din. Comp. Ist. Fior. Uh. 2. Era in Firenze un Semi b''P°luno, e di gran bontà, chiamalo per nome Rinuccio di lavo °i nu<:c *' O 3 ) Do cc. nov. 77. 64. Cognobbe la voce del suo le 010 1 e chiamatol per nome, gli disse ec. Petr. cap. 1. 3_ e m ‘ chiamò per nome. (N) naie t ^ >Uocu de'dadi, Chiamare il dado , il punto C g . punio che uno vorrebbe. Lai. vocare. Ovi 1} _ *l. 10 «on avessi chiamato undici, non avx-ei io perduto. ta Sl) Bnioco della bassetto, Chiamare la carta = lSominai'e la Carli __ jj i‘ della quale si vuol giuocare. l-itar l - CC \‘ < ~^'' alliarc alcuno alla corte o in giudizio per Convenire, -f a *euno. Lat. in jas vocare , in jus aliquem convenire. Gr. 6 — da/v. Spili. 1. s. Siete forse chiamato in giudizio? d 0 ir ‘oeei Chiamare alcuno con cenno, e vale Chiamarlo accennatila ' ' • Cenno , §. 0 . (N) ^ .- Chiamare alcuno a cena o a desinare = Invitarlo a cena esinare. Lat. ad cocnam vocare. Gr. eis to' Sùvrov y.y.yài. ‘cesi Chiamare ec. = ] Nntni- Ovid. Com. P urg. ‘cesi Chiamare alcuno a cena o fsinare. Lat. ad cocnam vocare. Gr. a val~p eS ‘ Chiamare a raccolta i pensieri, gli spiriti cc. e simili e collie /.“■“ù'ùV're, Riunire i pensieri, gli spinti cc. Lat. colligere, rc- stm..“ CIC ' Dille, Rim. pai;. 126. E al gran giorno fatai menti - ’io mi a Ppiesso .Veltro pag. 120. r. ai gran gioir Gli antichi mici pensici- chiamo a raccolta. E pag. apa Gli' ■’ cor( l c c canto Depongo, e chiamo nel dolor più intenso g_ 1 spirti a raccolta, e piango c penso. (B) cale | esi Chiamale a’conti = Slrignere e SJbrzare a render conto. 10 __^ U .?? locare. Gr. Xo'yor y rTdv lexpl riros. ( J rfi 1 dice che Iddio chiama alcuno a si , e s' intende del permet- Con C t fi ^‘° c ^ ie alenilo parta di questa vita. M. K. 11. 26. til. Ven j le Iodio chiamò a se papa Innocenzio. Bocc. noe.t.32.Se pure av- 11 ___ S y. c beXddio la vostra benedetta e ben disposta anima chiamasse a sé. Jànn 1 ™° e ad'eà delle ispirazioni divine che muovono t anima e le andiat COnosce r e hi volontà di Dio. Annoi. Vang. Che degnamente ta _ ly chiamamcnto nel quale voi siete chiamati. (A) ilice si Chi amar fuori alcuno per Chiamarlo a battersi , Sfidarlo. 13_' »[ ,1 ',' vo e a rc. Gr. tyoxtXotOoo. alcuno ) 1 C a ^ tre sì della voce degli ammali per far venire a sè Pulcin - A>ro specie-, e così dicesi che la chioccia chiama i suoi 11 __ , 1 ’ Cl 9 la pecora belando chiama l’agnello ec. (A) adun . ” ice parimente di tutte le cose che servono disegnale per >8a i’ l >e, m J‘ e ,n qualche luogo ; e cosi dicesi : che la tromba chia- ahicsa Sucri à cri ,a battaglia, le campane chiamano i fedeli alla eterne^ Pass. Gerus. 4 - 3 . Chiama gli abitato! - dell’ombre >5 —. * rauco suon della tartarea tromba. (N) • quale/, / d‘ ce fiS- di tutto ciò che invita , che obbliga a trovarsi in *Ui chi C ‘ U0 B° P er qualsisia cagione i e così dicesi: I miei interessi lo chia* 111 ' 10 allrove 5 li cristiano dee accorrere ovunque la carità PO a „ (A) Lat. postulare. Cas. Son. 56 . Mio dover già gran tem- ‘ e 1 irrene Onde nti chiama. (N) CHIAMARE 2 o5 16 — Chiedere, Domandare. Lai. poscere, flagitare. Gr. ìgxirsìvfDant. Purg. 2g.3g. Cagion mi sprona, ch’io mercè nc chiami. E rim. 2 4. A cui 10 grido , Mercè chiamando, ed umilmente il priego. Rim. ani. Guitt. g6. Onde vi prego , e chiamovi mercede, Che mi perdonate , s’ co aggio fallato. E 101. Ciò che merzè chiamare Non averia di far inai signoraggio. » Frane. Sacch. nov. 11. Alberto, chiamando misericordia , disse non dirlo mai più. 2 — [ E Chiamar la morte ~ Implorarla, Gridare che vengaci Bocc. nov. 14. Q. Il misero Landolfo, ancora che molte volte il dì davanti la morte chiamata avesse, ec. « Din. Comp. Ist. Fior, lib. 1. Sentendo le grida del popolo chiamavano la morte, fuggendo per le case vicine. (P) 3 — * E così Chiamare il sonno. Cas. son. So. Lasso! clie’n vali te chiamo ; 7 'vaila al sonnoJc que.de oscureEgelide ombre invali lusingo. (N) 17 — Eleggere. Lat. vocare , cligere. Gr. xxXeL, ifpoupémv.Cap. Comp. discip. g. I capitani , consiglieri cc. chiamino uno della compagnia, discreto e soOicienle , in camerlingo a ricevere e pagare i denari. G. K. S. 1. 1. Questi, rimesse le boci degli elettori in lui, chiamò sè medesimo. E 7. So. 2. Incontanente i Cardinali furono rinchiusi , e addì 20 del detto Geimajo chiamarono papa Innocenzio , nato di Borgogna. Pecor. g. 4 - nov. 2. Essendo i Cardinali stati qui da nove mesi rinchiusi, e costretti dai Perugini, acciocché chiamassero un Papa cc. , disse il Gaetani : noi facciamo un gran male a non chiamare Papa. co. 18 — Adoperare. Dunt. Par. 10. Perchè io T ingegno e 1’ arte e 1’ uso chiami, Si noi direi , che mai s’ immaginasse. (M) 19 — Dare. Cavale.Espos. Sinth. 2.202. A ,te sarà chiamato nome nuovo, quale ha nominato la bocca del Signore. (V) 20 — [E n. ass. nel primo sigio} Bocc. nov. i 5 . 20. Andreuccio, non rispondendogli il fanciullo, cominciò più forte a chiamare. Ve.tr. cunz. 11. 2. Non spero che giammai dal pigro sonno Muova la testa per chiamar eh’ noni faccia. » Poliz. Canz. 4 - Che conviene amar chi ama E rispondere a chi chiama. (N) 21 — Clamare , Gridare, Chiedere gridando o invocando. Vit. S. G. Rat. 225. Costoro dissono: chi se’ tu? E san Giovanni disse , eli' era lina bocc che chiamava nel diserto: apparecchiate la via del Signore. Eit. S. Olio/'. 140. Levò le mani c g i ocelli al cielo , giacendo in terra , e chiamò e disse al Signore. Dunt. Purg. 6 . E dì e notte chiama : Cesare mio , perche non m’accompagni? E 20. E per ventura odi’, Dolce Maria , Dinanzi a noi chiamar così nel pianto, Come fa donna di’ in partorir sia. E 22. Ove tu chiame, Crucciato quasi ali’ umana natura, Perche non reggi tu, o sacra fame ec. Convit. iGg. La verace Scrittura divina chiama contro a queste false meretrici, piene di tutti i difetti. Erano. Sacch. nov. 226. Veggcndo il principio e la line del secondo , chiama verso la cameriera, e dice insua lingua: ec. Eil. S.lhtrgh. i 5 2. Margherita fuc dritta in piedi, c dolcemente chiama a Dio. E i 5 ì. E Margherita dolcemente Chiama a Cristo onnipotente. E i 56 . Margherita leva le mani al cielo, Entro la morte chiama a Cristo. Vii. S. Onofr. 145. Esaldi me , clic chiamo a te, o signore Iddio. Fr. Giord. iS 3 . Allora Elia chiamòe a Dio c incontanente venne fuoco dal ciclo. (V) 22 — * E Gridare più propriamente. G. V. 7. 6. Quegli della terra ec. aveano per niente la gente del re Carlo , ma per dispregio , ai loro ragazzi che menavano i cavalli all’acqua , facevano spregiare c dire onta e villania, chiamando : ov’è il vostro Carlotto? (Pr) 23 — Orare. Dant. Purg. 8. Di’ a Giovanna mia, che per me chiami Là dove agl' innocenti si risponde. (M) 24 — [A “. pass, secondo il sign. del§. 2.] DantAnf. 1497 -Una montagna v'è che fu già lieta D’acque e di fronde, che si chiamò Ida. Peti-, son 180. Ho .già il più corso Di questa morte clic si chiama vita, lìnee, introd. 20. Una maniera di beccamorti sopravvenuti di minuta gente, che chiamar si facevano hecclniii.n/loig'/i Col.Lul.4t8. Lo mostrali casode’ Consani, o Cossani diesi chiamino. E Mori.229 .Aflcrmanoessersi trovate quelle monete d’oro del re Vitigis , o Vitisa che se lo chiamino. Bocc. l’eslam. 2. Frali di Santa Maria di S. Sepolcro, ovvero del Poggetto 0 dalle Campora clic si chiamino. (V) 25 — Protestare. Ai: Eur. 44 - 2 '• Ala prima Astolfo si chiamò inCnita Grazia al Senapo, ed immortale , avere. (M) 26 — Chiamarsi alcuna cosa da alcuno — Riconoscerla da lui. Lat. alieni acceptum referre. Gr. rii xlrixr Òyxò r ili nvx àiix.- ' qn'psm. Dunt. Purg.7. 122. E questo vuolo Quei che la dà , perchè da lui si chiami. 27 — * Chiamarsi dolente e pentito = Tenersi, Confessarsi dolente e pentito. Eav. Esop. 33 . (Fir. 1818.) I legni si chiamarono dolenti c pentuti di ciò che avevano insegnato al fabbro. (Pr) 28 — Chiamarsi obbligato — Tenersi obbligato. Ar. Eur. 4 o. Si. E si chiamò obbligato alla fortuna. 29—Chiamarsi per contento, Chiamarsi contento, sazio, 0 simili—Dire et essere soddisfatto , o simili. Lai. acquiesccre , nihil ultra esigere. Gr. iyy:x~r..i r: 7-j y... Bocc. nov. 68. 11. Si di quello d Arriguccio medesimo la sovvenne, che ella sì chiamò per contenta. E nov. 100. 6. Acciocché io mi possa della vostra promessione chiamar contento, come voi della mia ti potrete chiamare. Eiloc. 2. 297- Oimè , iniqua fortuna , maladetta sic tu: or non ti potevi tu chiamar sazia delle mie avversità ? Ar, Eur. i 4 - 62. Onoro il cavaheie e la donzella Tanto , che si chiamar di lui contenti. » Aq. Negr. 2. 2. Vi chiamerete servito benissimo. 3o — Chiamarsi offeso =: Tenersi offeso. Ar. Fur. 2 1. 33. Fors’cgli che da me si chiama offeso , S’ avvedrà poi d’ avermi fatto torto. 3i—'Chiamarsi vinto = Confessare di esser vinto. Ar. Eur. 33 . S2. Nè per questo si rende , e chiama vinto. Cas. Canz. 1. 2. C011 ro- ca voce umil vinto chiamarmi. (N) 32 — (Marin.) Chiamare un bastimento: E chiamarlo con voce forte , » parlargli col portavoce 0 tromba, ovvero senza quando si è davicino.iff) ao6 CHIAMATA i — Si dice eòe Una manovra chiama ila lontano quando è ut- taccata ad un punto lontano dal luogo dove essa si maneggia ; che chiama alt’ indietro, o alla destra, quando la direzione viene da quella parte ; che chiama dritto , quando la sua direzione è in linea retta con la chiglia ; che chiama in croce, quando la sua direzione è incrociata con altre manovre. (S) 3 — ali.a guardia = Avvisare quello cui tocca di montare la guardia , o di fare il quarto. P. Quarto. (S) 4 — * Chiama e risponde : Cosi dicesi una fune discosta o vicina. (A) (Van) Chiamata, Chia-tuà-la .[Sf Lo stesso che] Chiamamento. P. Lat. voca- tio, invìtatio. Or. xAr.cis ìzelxKr.eis. Al. P . 6. 6g. La cosa si ruppe tra i Cicilianì, c seguitarne la chiamata a Messina del re Luigi. 2 — Elezione. Lat. nuncupatio. Or. vpoecvyopwins. Provvis. Com. Fir. 4 E se lesse tratto, eletto, ricevuto, non vaglia quella tratta, o chiamata , a togligionc-. Cap. Comp. disc. so. Procuratore e sindaco generale sia , ovvero siano , uno o più ec. ; la cui chiamata c costituzione si taccia nell’infrascritto modo. Poter. Mass. Lucio Siila menò sua vita , irdìno alla chiamata della sua questoria, sozza di lussuria , di vino c d’ amore. 3 — * 1 .rnio , Inclinazione, Disposizione naturale, Attitudine. A far. Leti. Ed essi fvittorij siccome veggiamo andar tuttora canterellando chi ha la voce discordata c diilorine, si volgono volentieri a quei soggetti pe’quali hanno meno di chiamata. (A) 4 — di dio * Interna ispirazione di Dio che muove l’anima ad abbracciare il lene e ad abbandonare il male. (A) » — * Ed è anche lo stesso che Morte. Buon. Pas. ant. 106. Mi sembra 'che vi sia d’avvertire che la morte è chiamata ec. a certificazione o sia vocazione fatta da Dio cc. che ancora noi siamo soliti di appellarla chiamata di Dio. (N) 5 — (Ar. Mes.) T. degli stampatori , librai ec. Quella parola che. sì mette a piè (0 una pagina , e che è la prima della pagina che segue. (A) * — Quel segno che si fa per indicare il luogo dove si dee farealcuna aggiunta , o correzione , o annotazione in a cuna scrittura. 6 — (Milit.) Chiamata si dice anche la Battuta di tamburo , la quale chiama a battaglia. Lat. classicum. Gr. ri? -ec, ' , àmx\r,Tixót. * — Onde Far la chiamata = Chiamare a battaglia. Lai .classicum Canere. Gr. trri/jixivttl/ ro ayxy.ì.r-,/.eee. 3 — Far la chiamata de’ soldati o simili rrr Chiamargli tutti ad uno ad uno per riconoscere se ne manca alcuno. 4 .— Far la chiamata ad una città assediata , o simili = Intimarle o Furie istanza che spontaneamente si arrenda. 5 — * E Chiamata dicesi ancora il segnale o tocco di tamburo che dà il comandante della piazza assediata , quando vuole aprire le trattative per arrendersi. (N) 7 — (Marin.) Chiamata a rassegnarsi: É un segnale , un’ intimazione che fa un vascello ad un bastimento , perchè venga all’ obbedienza. V. Rassegnarsi. (S) 8 ■— (Vebr) Diconsi Chiamate il diverso adoperar della mano che, senza produrre sensazione dolorosa sulle barre del cavallo, basta ad indurlo ad uu dato movimento. (0) Cbiamàtivo , Chia-ma-tì-vo. Add. tu. Atto a chiamare. Cels. Citlad. Orig. Tose. (A) Chiamato, Chia-mà-to. Add. m. da Chiamare. Lat. vocatus. Gr. x;- xtai/ziVor. Maestruz-z. 2. 1 4 - Sarchile più grave se si facesse sacrifizio e revcrenzia al chiamato demonio. Pelr. culli, y. y. Anzi tempo chiamata all’altra vita. 2 — [ Ed in forza di rost.] Bocc. nov. -ty. g. I chiamati erano troppo lontani. 3 — (Leg.) Chiamati ad una successione, diconsi coloro che il testatore o la legge dichiara dovere gradualmente succedere al primo erede. (A) Cbiamatore, Chia-ma-tó-re. Peri?, m. di Chiamare. Che chiama. Lat. vocator. Gr xtrtruip. Lib. Prcd. P. S. I Romani avevano ordinato che alcuno non fosse chiamatole sanza l’autorità del Senato. Guid. G. Essendo svegliato dalle boci de’ chiamatori. Mor. S. Greg. In queste parole è sp. cifìcata la dolcezza del cbiamatore. Chiasiatrice , Chia-ma-tri-ce. [ Perb. f di Chiamare. Cap. Impr. 2. Vogliamo che la presente spirituale confratemitadc sia chiamatrice ed invitatrice di tutti i fedeli circostanti e convicini. ChiaMazione , Chia-ma-sió-nc. [V/l] P. A. P. e di’ Chiamamento. Lib. Astrcl. Il pulito di A sia nella prima chiamazione il punto di settentrione ; e lo punto di C punto di mezzodie ; e nella seconda vocazione sia il punto di A , punto di mezzo cielo. Chiamo. Sm. P. A. P. e di Chiamamento. Frane. Barò. 33 i. y. Halla mandata Amor per dimostrarci Con fatti vuol trovarci , Se vogliamo Suo alto chiamo. Ciiiamobe , Chia-mó-re. Sm. Clamore , Fama, Romore, Liburn. Oc coir. 2. Berg. (Min) Chiampor'cero. * (Geog.) Chiam-por-cc-ro. Piccola città degli Stati Sardi nella provincia di Aosta. (G) Chiana. [Sf.] Palude, [Luogo paludoso.'] Lat. palus, stagnum. Gr. ri/siiti. (Da còlano detto cosi da'Napolitani per piarmi poiché i piatii appunto son quei che impaludano.) Dant. Par. i 'i-2 2. Poich’c tanto di là da nastra Usanza,Quanto dì là dal muover della chiana Si muove il eie! che tutti gli altri avanza. Lab. i 6 f Nelle chiane di mezza state con molto meno noja dimorrebbe ogni sellilo. Morg. 20. 41. Tutto quel giorno cavalcato avienoPer boschi, pu* burron, per mille chiane. Chiana. * (Geog.) *&f Lai. Clanis. Fiume della Toscana e degli Stali della Chiesa. (G) Chianare. (Ar, Mes.) Chia-nà-re. Alt. T. de’ corallai. Infilzar più pezzi di corallo già bucalo , e premergli fortemente con una pietra sopra un travetto , finché non sieno smussati tutti gli angoli, e finito di portar via tutta la scorza. P. Fondatore. ( Da chiano che presso i Napoli!, va' piano; poiché smussando gli angoli, si appiana.) (A) CHIAPPOLINO ChianATOu, Chia-nà-to. Add. m. da Chianare. (A) - , , Chianatore. (Ar. Mes.) Chia-na-tó-re. Sm. I. Cbianatora. Colui tn chiana il corallo. (A) Chianciano. * (Geog.) Chian-cià-no. Terra di Toscana , celebre pe sU0 bagni minerali. (G) Chiangara. * (Geog.) Chian-gà-ra. Antica città dell Anatolia, iffì Ciiiantare, Chian-là-re. [Alt. P.A. P.e di'] Accoccare. (Da c/tl! !. 0 che presso i Napolit. vai piantare: e piantare gl’italiani pur dico in senso di piantar carote.) Pardi. Ercol. c/l E se ha detto 0 ta quella tal cosa , gli rispondiamo : tu me 1’ hai chiantata , 0 cala 1 o appiccata , o fregata. . Chianti. * (Geog.) pasto e montuoso territorio di Toscana , celebre p suoi vini. (G) Chjantla. * (Geog.) Fiume e cit. della Bepublica di Guatimela. Chiapa. * (Geog.) Provincia del Guatimela. (G) i e Chiapinetto , C Ili a-pi-né [-Lo. Sin. Sorta di calzaretto , o lo stesso^ c . Calzaretto. (Dimin. dell’illir. Kl’opac zoccolo.) Castigl. Cori. Non vi pare ec. leggiadra ed attillata nei suoi chiapinetti di vetW 1 e calze pulite ? (A) _ , fl Chiappa. [■//] Cosa comoda a potersi chiappare , [ nel qual sigmjif è P. A.] Dant.lnf. 24. 32 . Che noi appena, ei lieve, ed io s05 P‘° k1 ' Potcvam su montar di chiappa in chiappa. Bui. Ili chiappa in chiapl ’ cioè di pietra in pietra. 2 i-y Quella parte carnosi e deretana del corpo tra la cintura e piecatura delle cosce. Natica. Lat. ciunis, nates. Gr. myi. gti. E per tentargli nella pazieuza, Le chiappe squadernò, con J |V retila. Lib. son. 23 . Viso ec. Ch’ un di tei coprirà tosto un Cl1 ; c Uscito delle chiappe di Graziano.» Red. Leti. l. 6.p. 20J. Con 01 vizze e smuntissime chiappe. (N) „ p Chiappamoscbe. (Bot.) Chiap-pa-mó-sche. Sm. indecl. P. camp- *■’ ^ vcsi anche Chiappa monche. Pianta che ha la ridice scagli 0511 • ^ foglie radicati, distese in giro sul terreno , un poco carnose 1 scie, rotonde, smarginate, con due lobi semi-ovati, cigliali > ,e Kp or ì da spine; i pczioli alti; lo scapo nudo , filiforme, diritto, f -'hi- sono cinque a sette , bianchi, peduncolati a corimbo, in cima ^ lo scapo. E indigena de’ luoghi umidi della Carolina , e samerile intorno a bVilminglon. Fiorisce iteli’ estate. Lai. “ l0 muscipula Lin. (Gali) ,„ (i Chiappare, Chiap-pà-rc. [Ali, Lo stesso che] Acchiappare. fi . capere , prehemlere , ariipere. Gr. /.et/cè-rim , ■x^ozxf-fùC.’-n'. '“'a,. Pier. 3 . 5 . 2. Per vera brama di chiappar !’ altrui. Maini . 7 : a Perchè gli aspetta, e il vecchio, che alla siepe Vien primo, su come dir pepe. E 12. SS. Ma non chiappa se non de ragnaie 1 ^. Pii. A’S. Pad. 1. 5 g. Lo cavallo suo cc., chiappando quello di 1 ^ storio, ec. E 3 . 3 yo<. (1 Napolit. dicon chiappi' 10 {f a! %h. so di furbo dall’ar. ghabin impostore, frodatore , ingannatore. ) ^ .j u >It> Nuoc. 5 . 4 - Cerinolo chiappolino ch’egli è. E Ercol. g6. E« un dita e chiappolino, il quale non sappia quello che si peschi, uè <[" a s’abbia nelle mani ec. , si dice : egli è un chicchi hichicchi ec. CHIAPPOLO . Cuuppolo, Chiàp-po-lo. [>Vm.] Scartamento , [ f'^dinuLiie 0 Ji ,tiun 0 aó c/te si rifiuta, che si mette da parte , - g car to. ] (A) conto; che parlando dì giuoco di carte dice» & c / te Lasciar nel 1 — Lasciare n Rimanere nel chiappolo , aule . _ ./- _ /i/WOil/'t''"’'’ ^ ^ ' sciare o rr" > . -.m. Farcii. Suoc. dimenticatoio , Dimenticare , o Essere di ^ ;ì '_ Lasciaste voi 5 . 5 . lo dove rimango? nel chiappolo. t;L<. n tlcatoio , no’. 1 -ve a ar -‘ nel chiappolo in pru-m , o più tosto net dimenticato) , tergendo , il verbo cc. . ,, nrnPn ov i albor. Gr. te*- Cuuiu. Sf. Albume dell' uo»o. Lat. ovi albume , roti wv, C bianco . Buon. E batti chiare . la chiara si ì. 4. e poti da parte i del secolo 6 , ov Ponila „ 1 4- 4 1 - !• Li vino bianco solamente tucùia* e * ros , so il tuorlo e la chiara. Buon. Pier. 5. 1 . 4 • L va m lodi p! e datti uova a stiacciare a __ []yJii ne 011 frettatone. ^hara^ s ‘S n ff- dicesi più comunemente Chiara d’uovo e pevbe yl uovo.] Cr. 4 4 U 4- Alcuni il chiarificano con noccioli di ‘ata sùt.‘ 1 C0!> so * a c ^‘ ara d’uovo.» Lib. cur. maialile r fare lachia- 3 — r r Ul "ene le chiare dell’ uova. (iN) battagli;, i£es . so c ^ c ‘ Chiarata. V. ] Malta, g. 4 ■ Orsù, cerchi chi vuol ta-di in 6 risse 1 E si chiarisca , e provi un po’le chiare. E si. 4‘>- 1 li impiastra colle chiare. seg nar j. ■ "J Linfa chiara. Cernì. Pia. cnp. <3. Alcuna volta puoi di- Reutil m ! n t Cai f a bambagina, pur con penna che sia temperata sottile, e poi scur e I ’ n£ ° disegna c vieni conducendo le tue chiare, mezze chiare e (buiu. ’» a J? 01 - 0 a poco colla penna più volte ritornandovi. (N) XJl f' P r ‘ l. Eat. Clara. —Celebre abbatìessa e santa del ^»Vr dUinCe n, 'dine delle Clarisse, (lì) (0) ■Aperta ’ ^bia-ra-uaéu-te. Aw. Con chiarezza , Manifestamente , h t ù- ente. — Chiaritamente, sin. Eat. aperte, manifesta. Gr. (pati /ctr- 5occ - nov. 1 g, 32. Chiaramente, come stato era il iàt- c hiai' a ^° t cosa * E 22, *-/* Siccome colui che malizioso era, tirsi, e >i . e av visò perchè cosi segnato era stato. Peli', son.i. E’1 pcn- 2 — Eed'f 0110501 ^ C ^‘ aramcn,t ’ ? Che quanto piace al mondo è breve sogno. ciò ti o lìdclilcr. Gr . -rtvrrZts. Brano, Barò, 47‘ 5. Sovra ^Hi ARAMo ° nsi gho Che chiaramente serva. Euvi> Anz \ ra ' (Geog.) Cliia-ra*món-te.ZiatClarmons.C/*t.r/p^a<.SVci7iVi. (G) "Barn/. 1^/’ Chia-ran-sà-na. Sf. Lo sfesso che Chiarentana, y. .3. 2 , Buoi saremmo . . 1 „ _ Questa cena , ove C>iiau^ P iS p S ^rc in gaudio Cui damigelle, e in chiaranzana. (B) horc’n f ^* aia ' I ’ a ' ro - C Att. 1 Cavar eh dubbio , Chiarire. Lat. cer- >.oùw, fi UCe re , patefucerc, dcclarare, clarare. Gr. ‘rfporyjp.xlvstv , Ò> 5 - c ^iarò 0 | C * C nw ‘ 2 7* 4l‘ Se un caso avvenuto non fosse, che loro il Bdc" U ^ 0S3ti s ' ato l'ucciso, y. Depili. Deca/n. 3j. e 38. ( Secondo 2 — | -fi'ìUnnot, Matm. 1. , il Bocc. scrisse qui) che fé’loro chiaro.) il cieìo n ,\ P a ? s -Ì Rischiarare. Liv. M. Il tempo si chiaro, e si serenò ^ i 'uaiìa Ta 6 p ?F* a i ch’egli ridottò d* assalirli. neli a a 1 y : ' a ‘ r;, -ta. [A/?] Medicamento fatto di chiara d'uovo sbattuta, y, Chn^. s 'intignc stoppalo altrove $'applica alle ferite o percosse. deli- ,la > §• 3. Lib.cur.malati. Par Croia chiarata sbatti bene le chiare sce p Va 1 0 aggieigui un poca d’acqua rosata. Ma lai. i. 6o. Con fa- accomodate , Per farsi alle ferite le chiarate. t'annuii 3l m ‘) Cìiia-rè-a. t Sfi] Bevanda medicinale , {composta di vepm ?» ac <]uavue , zucchero , garofani , o simile , in futi nell ’ a- eberò s P a S n - clarca bevanda che si fa con vino bianco , zuc- ltl( -'dico*, e si cola con un sacchetto.) Bocc. nov. 83. 12 . I! a Pl>i'ess g*i fece fare un poco di chiarca , e mandoglide. E le f a • Calandrino bevve tre mattine della dnarea. Seri. Pisi. Non Ajc i p cn * c i s’ell’è acqua calda o fredda, o vino, o chiarca. Tes. tofani ^ ^? uona chiurea per li feriti : togli cerniamo dramme una, > Olezzo ^ lain ven, i j pejre nero grani venti » Vltì buoiftouno mezzo quarto, ec. are , Chia-reg-già-rc. Alt. Render chiaro , Rappresentar chia - noi Tetnponc, o simile. Àr. Cass. abbi-,,*. * ' * * Se per dar Reno a’buoi lasciasiim> ( pepe lungo dramme una fumi '■ente. collustrare. Boez. Qualunque cose sensìbili chiari. Ceri. Piti. cnp. 5a. Questo colore è buo- con tempera di rossume d’uovo, e chiareggialo con 2 _ r f m- (\ ) no i, (P,tt ) O a >’ camenti ^ 1 ' • . s 0 Chìa-rèl-la. Sf. e per lo più Chiarelle in pi. Man- Vetrnir,*' 1 Sl osservarlo nei panni che non sono tessuti e col - Ch, «En.Ó u "À f!,nni : (A) toolta* \Chia-reblo. [Sm. Vinetto , e forse ymo composto con r etto p/- C aC( ì ll(i - 5 ma in gergo si prende per.'] Acqua. —, Chia- c due 1 u fv 1,anGr3 ’ s ^ n ‘ (V- chiarello .) AUeg. i 3 o. Tre panellini avrete, •usa chii^n 0 ^ 0 v * no ^ giorno , e la metà chiarello. Patuff. g . Però a — (R 0 '*\ p. * ;1 tav erna. P°'iola( ^ lant , a c ? ie ha lo stelo lungo due piedi in circa ; le foglie fieri e * ovali, covdiformi , intaccate i le superiori amplessicauli ; i comu^ a ! ìc * 1 1 azzurri, glutinosi , in ispiga verticillata , terminante. 7? t octr.* u P%o i fossi c ne’ prati ; fiorisce nella primavera Lnt-salvia pratcnsis Lin. (èall) CHIARIGIONE 207 altro di colore piu cupo.) yit. S. Gir. ig. Iddio fa alcuna vok« come quagli che ’l chiaretto per lo vino, ovvero come quegli che dorme.(V) CmkwtTO.Add.ni.dim.di Chiaro .Alquanto chiaro, ync.Sior.j .Berg.fSlm) Chiarezza , Chia-réz-zu. [ V/^j Lucidezza , Splendidezza , [ Chiarità . y. Luce. ] Lat. claritudo , claritas, lirupitudo, puritas. Gr. arxfwuot Kxprrpór^?. Dani. Par. La sua chiarezza seguita l’ardore, L’ar- dor la visione, E 67. Ed ecco intorno di chiarezza pari Nascere un lustrò sopra quel che v’era , A guisa d’orizzonte che rischiari. G. y. 12. 108. 1. Per la chiarezza di te, ogni altro lume di splendore diminuisci, fQui metaf.J 2 — Lu'x*. Lai. lux. Gr. (pùs. Tes. Br. 1. 6■ Comandò che ’l mondo fosse fatto, cioè a dire cielo, terra e acqua, giorno, chiarezza , e gii Angioli; e che la chiarezza fosse divisata dalle tenebre. 3 — Celebrità, Onorata faina, e fu detto anche de'le ard.VasaT. Vii• Andar all’eccellenza dell’arte f della pittura J, alla quale arrecò poi gran chiarezza-Apollodoro ateniese. (A) 4 — Certifìcaraento , Sicurezza , Soddisfazione. Lat. securitas. Gr. &xt- fkoW/?. Bocc. nov. 6g. 12 , Dove tre cose, eh’ io domanderò , voglia fare a chiarezza di me, per certo niuna cosa mi comanderà poi che io prestamente non faccia. 5 — Trattandosi di scritture , Agevolezza, Facile intelligenza. Lat. perspicua notitia. Gr. *a rcx.pa.vfs yyvet-. Cron. Mordi. 1 qua’ danari nel vero sono ed erano di Niccolò dei Ricco 9 il qual Niccolò lece scrivere nel detto Dino per sua chiarezza. — Trattami >si di stile , Perspicuità, Ordine giudizioso delle idee, c scelta dello parole meglio appropriate per l’espressione del concetto. Menz. Poet. 1 . Tronca ciò che ridonda, e la chiarezza Sìa compagna a* tuoi scritti, cc. E appresso: Ben vedi come in un congiungo e serbo Nobiltade c chiarezza ; ambo son . poli D’ un scritto illustre : or fa di ciò riserbo. (P) 7 — Trattandosi di famiglie , Gentilezza, Nobiltà. Lat. claritas, ge- nerositas. Gr. sùy/vfita. 8 — Trattandosi di vino , d’ acqua o d* altri liquori , Limpidezza ; contrario di Torbidezza. Lai. lìmpitudo. Gr. W^xi'sia. 9 — [Trattandosi del vero o simile, Evidenza ] yine.Mari. Lelt.26. Perchè. apparisca nella mia giustificazione la chiarezza del vero. 10 — * Dicesi Chiarezza del giorno per Luce del giorno. (A) 11 — Col v. Dare : Dar chiarezza =3 Mettere in lume , Porgere indizio certo. Ar. Eur. o. q6. Da lui raccolti f ar con quella fronte, Che può d’ interno amor dar più chiarezza. (P) 12 — [Col v. Fare: Far chiarezza di alenilo, fìg. = Dare di lui un esempio singolare.] Pecor. g. 1. nov. 2. Noi faremo di lei si fatta chiarezza , e daremle si fatta punizione, che voi sarete contento. 1 3 — * A maggior chiarezza, nvverbial. = A fine di più chiarezza , Per far più chiaro , Perchè meglio s'intenda. (A) Chiarezza diif. da Perspicuità .La Chiarezza risgiKtfda più da vicino le cose medesime che si trattano in un discorso , in un’ opera : essa nasce dalia distinzione delle idee. La Perspicuità dipende dalla maniera con la quale i pensieri e le idee si esprimono : essa nasce dulie buone qualità dello stile. Chiamerà, Chia-riè-ra. Sf. y. A. y. e di' Chiarello. Fr. Giord- 3o2. Quando il Re di Francia riceve la corona ec. si fa piover tutto qocL- 10 die chiariera. (V) Chiarificante, * Chia-ri-fi-càn-tc. Pad. di Chiarificare. Che chiarifica. y. di rtg. (0) Chiarificare, Chia-rì-fi-cà-re. [dtt. e ni ] 'Far chiaro , [ e dicesi non men dell’acqua , del vino o altro liquore , che della voce y della vista , cc.] Lat. clarare, claroni reddere. Gr. Xxg^pvvsiv. Cr. f 3 u tit. In che modo si chiarifica tosto il mosto. Cr. 3 . f 4 ‘ Avicenna dice che 11 cere chiarifica la boce* Tes. Pnv. P. S. Lo grasso del pesce di fiume, mescolato con olio e con mele, giova molto a chiarificare l’occhio. E altrove: Lo fiele deli’avoltojo giova a chiarificare lo vedere. 2 — Trar di dubbio. Lat. certiorem face.e, dubitationem adimere. Gr. ftxtfrxiow, Fdoc. 7. 486. Acciocché delle cose da lui ignorate fosse da Hai io chiarificato. 3 — Chiarire, nel sign. del § 1. 4 — * Dichiarare, Dimostrare alcuna cosa. Cnm. Dant. Jnf. 4 > Alo r- Ciu nel- Wsa ' Chia-rén-na. yoce di niun sign. . acco ' yoce ai mun sign. , che s’usa solamente 0 [^'pf% nnta c °l verbo Essere ; e dicendosi Essere in Chiarcnna , , la 'Neradudda , si vuol far intendere in luogo lontanissimo. [Claren- ^■uares' 1 Ulla C ^ ta 'hdìa Baviera: or dicesi Ruini) Btsc. Maini. (A) lesse 1 ' TAl |^ ’ ^hia-ren-tà-na. [Sf Specie di ballo antico, e par che va- $in f’ ÌC le $ lltt lunque ballo .]'—, Chirintana, Chirìnzana, Chiaranzana, renta r ^ orea : G * r ■ Morg. 27. 55 . E si faceva tante chia- CH iAPiE!y nc » ciò eh* io dico, è di sopra una zacchera. ‘ ZA * * (Geog.) Chia-rén-za , Clarenza. Borgo e pprto della Mo- rnvine dell’ antica Cillene. Città e contea d lnghìllerva.(fr) \r-n t v \* Cbia-rèn-zi-o. A 7 , pr. m. Lat. Clareutius. (Dal lat clavens L .ivrA*’ son chiaro , illustre. ) (Fi) i l0 c i u - f h'rna-i’et.f o.A'm. Lo stesso che Chiarello. V- (I Francesi dico- Mì *et e gli Spago, clarcto un vino rossetto per opposizione ad P re « sulle U ' a **nzio L*e via il detto argomento fitto per Dante, chiarifica Virgilio che altra cagione, che paura, l’ha renduto pallido. (N) Chiarificato , Chia-ri-H-cà-to. Add. di Chiarifìcare.f e dicesi proprianv de ’ liquidi sottomessi alla chiarificazione .] Lat. defaccatus. Gr. y.rxx- Sxpg-ive?. Red. cons. 1. g. Sarei di parere che ec. il principio del su- medicamento fosse un siroppetto chiarificato solutivo. E 10 . Con quc. sta condizione però , che tre ore dopo aver bevuto il siroppetto chiarificato e solutivo, ella bevesse ec. 2 — *E per metaf. Cavale. Specoli. Cr. Se l’anima in questa vilanoti arde nella fornace della carità , non sarà chiarificata nello splendor di quella eterna bellezza. (V) Chiarificatore, * Chia-ri-fi-ca-tó-re. yerb. m ài Chiarificare. Che chiarifica. y. di reg. (O) Chiarificatrice, * Chia-ri-fi-ca-trì-rc. yerb.f dì Chiarificare. ^.di reg.(fi) Chiarificazione , Chia-ridì-cu-sió-ne.tAY-*] ^ c/ucu 7 / ? c(i''e.[L«Lillustratio.] •2 — Dichiarazione. Lat. declaratio, ìiemonstratio. Gr. «7rddf iZts.Cron. yeti. Per chiarificazione di certi capitoli di pace fatti tra il Comune e i Pisani. 3 —*(Farm.) Operazione che consiste nel sepaiure da un lìquido tutte le sostanze insolubili che vi si trovano sospese , e che non alterano la trasparenza , nel quale caso si ricorre^ alla decantazione , alla feltrazione od a'ia depurazione. Lat. clarifìcatio. (A. 0 .) Chiaritone , Chia-ri-giò-ne. C^Y*] Il chiarire , —, Chiarimento, sin. 2 — Dichiarazione, Attestato, Manifestazione. Lat. demonstraiio, Gr. ccTrobst^c. Cron. Mordi. Di che i capitani co’ loro collega fòciono per partito al nostro detto antico una certa- cbiaugione di vero c perfetto Guelfo. Coni. Par. 17. Nella chiarigione delio stato futuro 208 chiarillo dell’autore si dice suo esilio. Rut. Non s’attentava di dire a Beatrice, e di dimandar chiarigione. Chiamilo. (Mario) Chia-rìl-lo. Sm. Dicesi che il tempo fa chiarilli, quando è al buono, sebbene senza vento . (A) Chiarimento, Chia-ri-nién-to. [ó'm. Lo stesso thè] Chiarigione. F. Fi- loc. 7. 246. Mostrò quanto gli fosse stata cara la dimostrazìon della fonte fattagli da loro, c similmente il chiarimento delle degne mutazioni. Chiarina. (Mus.) Chia-rì-na. [di'/?] Strumento dì fiato , [i7 cui tubo è più stretto, ed il tuono più acuto che quello della trombetta ordinaria .—, tuoni acuti, e facendo andare quelle chiarine infin nelle stelle , destavano eziandio i vili animi ad una non usata gagliardia.Bun/i./'ier. 2. 4. 7. Odi conserto Di trombe e di chiarine , E cennamelle e timpani e di pive. Chiarino. (Mus.) Chia-ri-no. Sm. Lo stesso che Chiarina. F. Infere, stpp. Le quali si sarieno adirate con essi, se un suono di Chiarini e una soave melodia cc. (A) Car. Folg. Long. Am. Su di cima lo scoglio si sentiva un suono di sampogna si spiacevole, che non di sampogna, ma di Chiarini di mare e di bellicosa tromba sembrava che fosse. (Min) Chiarire , Chia-ri-re. Alt. Far divenir chiaro, [Purificare un liquore torbido ; nel quale sign. è sin. di Chiarificare.] Lui. clarifìcare. Gr. 2.x,unpvmr. Ricett. Fior. p5. Le medicine liquide , che hanno diverse parti mescolate, si chiariscono lasciandole riposare ec. E appresso : Ma il più delle volte si chiariscono colle chiare d’uova dibattute. 2 — Dimostrare. Allegr. 61. L’alfabeto per uomin da qualcosa ci chiarisce tra que’ che sanno. (Y) 3 — Cavar di dubbio, Far chiaro 0 manifesto. Lat. declarare. Gr. cra.lfwt'C'iiv. Dant. Par.p. 1. Da poi che Carlo tuo, bella Clemenza. M’ ebbe chiarito. M. V. 8. 4■ Essendo già di ciò sospetti al popolo i signori , e chiariti per la predica del Bossolaro. Cron. Mordi. 232. Raffermando autenticamente quello che ec. s’ era deliberato e chiarito; e di subito fu messo il partito , c chiarito di nuovo con tutte le solennità opportune. lìnee. Fit. Dant. 248. Perocché, se quanto si converrebbe e potrebbe le volessi chiarire ec. , dubito non mi tirassimo più oltre molto. Fine. Mail. leu. 4°- M’ ha chiarito un dubbio nel qual m’ avea posto una mia libertà di scrivere. » Sala. Avvert. s. 1. 10. E ciò che noi diciamo chiariscati per quest’ esempli. (V) 4 — Diciferare, Risolvere. Frane. Sacch. nov. 207. Ogni cosa m' avete detto, di che dubitava, e avetemi ben chiarito ogni mio sospetto. (V) 5 — Dichiarare, Sentenziare. Lai. definire- Farch. Stor. 2. 21. Citò prima, e poi chiari ribello di santa Chiesa il Cardinal Colonna. 6 — Scaponire, Sgarare, Sgarrire. Lat. pertinaciam inf’ringere. Gr. aùSdSncai SixKvnrilui. Lib. son. 54- Sol per vantarmi aver chiarito ♦un pazzo. Bern. OH. 2. 20. 23. Questo fu il colpo che chiari la gente Pagana adatto. Malm. 1. 1. Fece prove da scriverne al paese, Per chiarir Bertiuella e la canaglia. » Car. Leu. ined. t. 2. c. 2'ig. Pure è tanta la sua importunità, e presume tanto di sé, che mi sono a l’ultimo risoluto di chiarirlo, e di cavargli la stizza. (Pu) 7 — [Nobilitare, Illustrare.] Frane. Sacch. Op. div. teli. 223. È mancamento di fede a mescolare fra ’l numero de’ Santi lai dipintura (d' uomo non canonizzato ) perché le cose del Cielo non si possono leggermente chiarire da uomini terreni. 8 — il popolo , [ed. anche assolutamente Chiarire] dicesi di Chi colle parole o co’fatti si fa scorgere j [ma si prende in cattiva parici Morg. ig. 1. g. Può far Iddio tu siasi sciagurato: Tu m’hai chiarito , anzi vituperato. g — la partita*= Porla in chiaro, Far conoscere appuntino il debito e credilo di alcuno. E fu detto anche fig. Cecch. Mogi. 2. 1. E jer mattina (guardate se questo vi chiarisce la partita) andò la moglie di Pandolfb e la figliuola in villa. (N) 10 - CN DISEGNO. F. 5 - 17. 11 — In sign. n. ass. Divenir chiaro. Ricett. Fior. gS. Alcune ( medicine ) che difficilmente chiariscono , tenendole al Sole ec. 12 — Risplendere, contrario di Oscurare. Lat. clarescere. Dant. Par. g. 14. E ’l suo voler piacermi Significava nel chiarir di fuori. 1 3 — * Rischiarare, contrario dì Turbare. Guitt. Leu. 27. 71. Non turbare, ma chiarire; non dolere, ma gaudere portene a voi. (V) 1 4 —* In lingua fiabesca , vuol dir Bere,e propriam. Ber vino, che in questa lingua s' appella Chiaro. Risc. Maini. (A) 1 5 — In sign. n. pass. Oscir di dubbio, Certificarsi, Cerziorarsi.Lat. rem deprehendere, pervidere. Gr. Siottivcv. Fine. Mart. lett i5. Il che mi fece credere fosse andato a chiarirsi di qualche dubbio per tornare. 16 — * E nel sign. del §. 6. Malm. p. 4 • Orsù cerchi chi vuol battaglie e risse, E si chiarisca, e provi un pò le chiare. (N) 17'—* (Piti.) Chiarire un disegno = Dargli i chiari, Chiareggiarlo. Boi ’ *" ,gh. Rip. Volendo chiarire il disegno si potranno leggermente toccare i dintorni con inchiostro. (A) (N) C111 a rissisi amente , Chia-ris-si-ma-mén-te. [Avvi slip, di Chiaramente.—, Chiarissimo , sin. Lat. pianissime. Gr. irpcSrjAo tùtus. Espos. Fang. Il quale vede le'Menzioni chiarissiroamente dentro, come 1 ’opere di fuori. Guicc. Stor. lib. 2. Ma eziandio apparisce chiarissimamente ec. Chiarissimo, Chia-ris-si-mo. [Add. mi sup. di Chiaro. Lat. clarissimus. Gr. XafZ7rpoVccro5. Dani. Par. 3o. 7. E come vien la chiarissima ancella Del sol più oltre. 2 — Limpidissimo. Lat. limpidissimns. Gr. fhxtyciviiTTxTO?. Bocc. g. 1. f. 7. Da seder levatasi verso un rivo d’ acqua chiarissima cc., con lento passo se n’andarono. 3 — Serenissimo. Bocc. nov. 43. p. E poco appresso levatasi la Luna e ’l tempo e.scudo chiarissimo. CHIARO 4 — Certissimo , Sicurissimo.Lat.certissimus.Gr. f Luce. —, Chiaritade, Chiaritati 1 , si>i.( é^.Luce.) Lnt.claritas, spie* 1 / Gr. )6rr<. lìnee .ano. 11.1 ili abitandola la chiarità dell’acre, de costui 111 camicia. Fr. Giord. Pred. Non intendete che sia 1,11 la di chiarità, no, che non sarà bisogno. Esp.P.N.Semhn che tu^ il mondo sia un inferno, al riguardo di quella chiaritade e 4'.^pUg pace. M.Aldobr. Il vento ne porta sovente per l’aria la chiarita . stelle. Lib. Sagr. Lo’nvidioso non può patir di vedere gli altrui he» se non come il vipistrello , o la talpa, la chiarità del Sole. " ^ son. 282- Che l’altro ha ’l cielo, e di sua chiaritale, Quasi “ 1 più bel Sol , s’ allegra e gloria. Cavale. Med. cuor. Questa P u preziosa è di tanta chiarità, che allumina tutta quella beata V1 !‘ 1 ’ 3 . a — Schiarimento, Dichiarazione. Cron. Mordi. 223. Volendo 1® |_ ragionevoli, che si dee venire appresso a q ginare per le vie che chiarità. Agevolezza, Facile intelligenza. Lat. facilitas- Gr. tor. lìti/. Sempre sia scaltrito il dicitore di fermar ™r chiari il detto suo. Retar, dilli. Sempre sia scaltrito il dicitore di fermar per ebbi il detto suo. — Celebrità , Gran fama. Sali. Giug. 4 ■ A tanta chiarità e lode ve ne in brieve tempo , che alli nostri fortemente caro , e agli Num 3 tini era a grande paura. (P) . 5 — * Dicesi altresì della voce chiara. Bocc. Comm. Dant. ® ,< ì c0 ^. i’ esser fioco impedisce la chiarità della voce, cosi le tenebre !Iil i discono la chiarità della luce. (A) Chiaritamente, Chia-ri-ta-mén-te. Avv. Lo stesso che Chiaramente. ’’ Fr. Giord. Pred. R. Parlò a lui, e gli disse chiaritamente i suoi P e sieri, senza oscurità di parole. Chiaritissimo, Chia-ri-tis-si-mo. [Add. mi sup. di Chiarito. 2 — Rischiaratissimo. Lat , defoecatissimus. Gr. xxlxpóiTxro*. Zu ' ; ' e, ‘ malati. Usa diligenza , che il liquore colato a più doppii ti ve°c chiaritissimo. ^ 3 — Certificatissimo, Sommamente accertato. Tass. lett. 63i. E rBC son chiarito, chiaritissimo. , Chiarito, Chia-ri-to. Add. m. da Chiarire. [ Propriamente chiaro , Fatto chiaro , Rischiaralo ; contrario di Intorbidato. L.i' ^ rificatos. Ricett. Fior. p5. Le medicine liquide ec. si chiariscono ec. j. to, che le parti grosse vadano al fondo, pigliando di poi la p art pra chiarita. E altrove: Vi s’aggìugne dell’altro sugo chiarito sopra cmanta. hi altrove: Vi s’aggìugne dell altro sugo uni—-- .' (1 . to, che sia a guisa di sciloppo. E altrove : Sugo di/umosterno c • rito, zucchero bianco , una libbre tre.. 1 ) Red. Cons. 2. 86. Mi di qualche infusioncella di cassia, di sena ec. raddolcita con sir c Ir ec. , e poscia chiarita. (N) c | a , 2 — [E per estens.l Risplendente, Chiaro, Di rara bellezza. Lat- j ( ; a - rus , illustris. Gr.kxfsxpós , fyxtspó s. Fir. Iac. T. 3. ,p. p. Dna e . J., rata stella Nuovo rende splendore. Fend. Cris. 26. Io sono la ,j0, iscura, e Olosia è lo giorno chiarito. Rim. ant. P.lS.M.Rugg • “ tc , E vassi consumando la mia vita, Per voi chiarita mia donna vai . 3 — Noto , Manifesto. Lat. claros , notus. Gr. yviópip.os. Fit. gHc 6. Girolamo abitava in Betliem, chiarito, a tutto ’l mondo, ài ? ^fi- ingegno. Cron. Morell. 218. Solo faremo menzione del primo c to a noi pe’ nostri libri e scritture. Burch. 2. 8p. La virtù V in Firenze è chiarita. 4 — Sgarato , Sgarrito, Scaponito. Malm. 6. 7. Perché ne vu° dei- quanto la canna, Éd oprar che Baldon resti chiarito. .[ora' 5 — Accertato , Cavato o Uscito di dubbio. Lea. certificatus, cer ‘ tgC - tus. Buon. Fier. 4- i- 1 • Ma chiarito Ritorna al luogo, e sp era > co 1 ’ uscio, Tosto insaccar. . . L ,!i- Ciiiaritudine , * Chia-ri-tù-di-nc. Sf. F. A. Gentilezza nel P rim ° aa eià so. S. Agosl. C. D. 6. 4 ■ Farebbe forse festa ed allegrezza a ,- a ine' dii scelti qualche appetitorc di chiaritudiue e di nobiltà , e c 1 rcbbcgli fortunati , ec. TV. Sp. (B) f> e J. Chiaritura, Chia-ri-tù-ra.[A/?] Chiarigione, e la Cosa chiaritali 0 ' ’ cC . Cons. 2. 86. Mi varrei ni qualche infusioncella di cassia, di 5 c raddolcita con siroppo violato, solutivo ec. , e poscia chiarita , questa chiaritura mi piacerebbe che ec. , Chiaro. Sm. Chiarezza, l.noe. /.'/'.ciaiitas, splendor. Gr.i.rgxp.rré 1 ol V C ' Col v. Fare. F. Far chiaro. In lingua furbesca , Vino. Risc. Malm. (A) rari0 (Piti.) Quella parte che nella pittura viene illuminata} c0 ' l y- (l sar- di quella che , per essere ombreggiata , chiamatila l’ Oscuro. cl ,f0. Chiari campali senza biacca. Raldin. Foc. Dis. nella v. Chwr j [C0 - Quello scuro e chiaro , che dà rilievo , non fa esser la pittm lori diversi. (A) _ -lì pià r —'Maggior chiaro: Ce si chiamasi la Rappresenlazionp a e f j^mi ® splendor della luce. Raldin.Lez.Ch' ei cercassero d’esprimere il 1’ ombre , e quello eh’essi chiamano splendore, che uoi ni maggior chiaro. (A) / 3 —■ Diconsi i CHIARO CHIASMO - - incorisi pure talvolta Ciliari i lumi stessi della p^ CiUABo. Alici, m. Lucente , Pieno di splendore} contrario j cu _ Ut. uitidus , lucidus. Òr. Xx^fis. Dani. Par.gJy. Di <•‘ l'Ulta e chiava gioja Del nostro ciclo, clic più uv e P lQ P 1 ‘le fama rimase. - r g due 1 — Netto , Pulito. Lai. nìtidus, mundiis. Bocc. nov. 52. o. bicchieri che uarevan d’aviento, si cran chiari. -ri,«nido- ma ’ — Puro , contrario di Torbido, che diciamo anche L P » Q r _ dinota più perfetta chiarezza. ■ Lat. clarus , lmipiuu s , l chiaro *ahot|jos. Bocc. non. 28. <3. In un bicchier di vino no i p c [_ ancora ec. gliele die bere. E nov. 36 . 7. Con lui appiè n >andò. lumina fontana e chiara , che nel giardino era , a s Jl ’ ,, mem l)va Tnr. canz.27.1. Chiare, fresche e dolci acque, Ove le belle memo Pose colei clic sola a me par donna. Tìeonsi scer 1 — Raro , contrario di Spesso. Creso, lib. 5. cap. 1 ■■ S0Q0 ^■elle piante, le quali abbondati di nodi spessi; Oliare, 1 e che hanno i suoi occhi da lungi l'uno dall albo , « l 4 ► Cuo essere sterili. (V) rcnldens Or. J 7 Vago, Bello, Rilucente. Lai. venustus , ^ £ ar0 v iso, ^w f? o 5 . /foce. nov. 46 . 1. La qual prestamente, levato d chi ; j luconiinciò. Erano. Bari. 7 i. 3. Chiaro sia ri viso tim , No l gaar per aapia ai pcr venti. Pelr. son. ino. 4 . Da piu nc 0 . c dal più chiaro viso, Che mai splendesse. . r- r Jt,Acs. 1 7 Manifesto , Aperto, Evidente. Lat. manifesto», clan.'T^cntura. *occ. non. ,5. Come colui che chiara yedeala sua ^ Amelfi, Acciocché chi mi fosse stato d°.“ ato j 11 ° 5 p 2 SS. list. Se noi non vogliamo negare la chiara vena c. m ondo è Mercede avrò, clic più chiara che 1 Sole A ; si chiara la una fede. Cas. leu. 28. Prona , perche la mia ragione, c si sincera 3 — " 209 ,,— ", nella mia patria è vinta dalla li-nude e dal torto. 7* to 5 ^ u * di dubbio, Sicuro. P. §.20, 2. Lat. ccrtus. Gr. àxptfrns, Famoso, Glorioso, Di grande affare. La', clarus, illuslris. ‘t® fn-os. Bocc. nov, 2. 12. Io veggio ec. conlinuamente la vosi ell 8 10,le aumentarsi, e più lucida e più chiara divenire. E nov. Com e \ yannlunque forse la nobiltà del suo sangue non sia cosi chiara, li c . c la reale. Fiamm . Sì ciliari giovani prcser le donne per le de» inòi-p mJlu cail lando. Pine. Mari. Leti. i 3 . Cosa dì più chiara mc- 9 » a ’ c he ’l vincere le remote nazioni degli Etiopi. 33 5 T*! ’ ®‘ ncel '°- hai. pnrus, siucerus. Gr. ùxixoiv-és. Bocc. nov. .p' ‘.f'' ìilU) di nazione infuna, ma di chiara fede. Tue. Dav. Stor. nòn °a’- ■'Mio Easso , ammiraglio a Ravenna , indusse qnc’ soldati proy^ "- lri ■ V er csslJI ' quasi tutù di Dalmazia c Pannonia , le quali lo'_p CIC S1 tenevano per Vespasiano , a chiarirsi per lui. l<‘va • ° rle ’ gagliardo. Slor.Pist.1g4. Gli Cristiani così confortati si l °no chiari, come se mai non avessouo combattuto. » Fior. S. Fr «Jiulp C '. SS ^’ N°u s ‘ ^ sl ^ ltllln0 ; d chiaro alito • 8 * 88 * 1 0 cos * s ‘ santi chiaro .. di in quella neve o tra come se egli avesse dor- U 1,11011 letto. (V) ~~ 1 urlandosi d’Acqua, talvolta vale Semplice, Naturale 12 ji. 10 ,, .a—, - , , Bocc. g. 4. anzi * » * w avvisi chi: quella fosse acqua chiara: non è così j f/ u Ul1 ’ acqua lavorata da far dormire. (V) libi/.;.i aw ^ u "^ osi di Scritture, Agevole, Intelligibile , 11 7 '»•'« luinaosi di scritture «diicidus, perspiruus, clarus. w ~. A gg- di Cielo, Aria, Teli voli. Lat. sudus. — lArs. .1; n.: .- T - Piano. Lat. simili, vale Sereno, Senza nu- 11. i 3 . E che questo, eh'io dico, sia vero, ve ne può far chiaro l'ut licial del signore. 21 — Col V. Mettere o Porre; Mettere o Porre in chiaro alcuna cosa =a Accomodarla o Schiarirla in modo che agevolmente e con verità si veda coni ella stia. Lat. esplicare. Gr. Sifoow. Segner. Pred. 2. Pare che un altro averelibe prima voluto mettere in chiaro eh’ ella era morta. 32' — * Col v. Mosti-are : Non mostrarsi chiaro con uno, è lo stesso che N011 esser chiaro con uno. P. ng, 4 - Betiv. Celi. vit. t. 3 . fi 6 . Con tutto che ei mi tenesse in casa, mai si mostrò eh iaro, anzi stava ingrognato. (N) 23 — Col v. Rimanere : Rimaner chiaro = Rimanere Certificato. Pit. SS. Pad. 2. 2Si. Pregava Dio , che dopo la morte sua mostrasse in visione ad alcuno suo servo la sua innocenza, acciocché ogni uomo ne rimanesse chiaro , c sanza scandalo. (V) 24 — * E Chiaro chiaro cosi replicato vale Chiarissimo. Segner. Crisi, instr. 3 . 2. 16. Non vi sarà bocca ec.; tanto apparirà chiarachiara. (iN) 2f — * (Pitt.) Agg. di Disegno, vale Facile, Polito. Posar. Pii. Il disegno de’cartoni sia aperto, largo e facile, chiaro e di bontà. (N) Chiaro ditti da Limpido , Nitido , Terso , Netto. Chiaro è op* posto ad Oscuro, e nei proprio indica frequenza di luce in un oggetto. Limpido è contrario a Torbido , ed offre la idea di ciò che iu se non contiene cosa alcuna che ne alteri la purezza, la trasparenza ec. Nitido vale Splendido , Rilucente, ed anche Ornato, e Polito. Terso si applica a tutto ciò che è senza macchia. Nello è ciò che esclude lordura , bruttura. Nondimeno queste voci presentano delle strettissime affinità. Diciamo Chiare e limpide acque, Limpido e terso cristallo, Poce chiara e netta , Stile nitido e terso ec. La voce Chiaro vale anche Illustre, Celebre, Rinomato: signifìcauza che aver non possono Limpido , Nitido , Terso ec. Chiaro diti, da Evidente. Chiaro nel fig. dicesi lutto ciò che olire luce bastevole per esser veduto 0 compreso dall’ intelletto. Evidente nel linguaggio logico è un attributo che si applica a quelle verità che si apprendono appena enunciate. Gli assiomi p. c. in geometria diconsi Evidenti , perché se ne comprende al primo annuncio la verità. Chiaro. Avv. Chiaramente. Lat. aperto, manifeste, liquide. Gr. tpxvtjiòn. Bocc. nov. i 5 . 1Ò. Ahi lassa me ! che assai chiaro conosco come io ti sia poco cara. Pelr. son. 25. Si vedrem chiaro poi , come sovente Per le cose dubbiose altri s’avanza. Dant. Inf. Assai la voce tor chiaro l’abbaja. Teseid. 1. 11 2. Entrato, fece lor chiaro vedere Le mura puntellate per cadere. 2 — * Dicesi anche Di chiaro. P. (A) 3 — Prov. Piscia chiaro e fatti beffe del medico ere 1 sani non hanno bisogno del medico ; e figuratam . vale che Chi ha la coscienza para e nella, non ha occasione di temere. Lat. a culpa innoxius, nulli rei est obnoxitis. Gr. ,Myx tpx.os àx.xx.ix. Salv. Grandi. 2. 4 - Si ; c chi piscia chiaro , si fa beffe Del medico. Chiaro. * N. pr. m. Lat, Clarus. (B) Chiahomonte. * (Grog.) Chia-ro-inón-te. Fr. Clcrmonf. Città di Francia. (G) Chiacore, Chia-r<5-re. [Sai.] Splendore.P.Lncc.Lat. splendor, lux. Gr. aùyli, (pws. G. P. 8. log. 1. Correndo dalla parte d’aquilone verso il Tempo . ,1 di Giorno, vale Lucente , Illuminalo dal sole ; e per medi'- , llou 1 Fortunato.] Pelr. canz. 3 . 3 . Quando la sera scaccia il laro » , >_ s0/u 1JQ ' gi 0 mo non spero aver naro giorno. „ Mah. ir ià!l l t lwo - < N ,) 16 Agg. a Voce o a Suono , è contrario di Roco. Lat. clarus. Gr. ‘"IWo.s Bocc. g. 0. f d. Comandò il Re a Ncilile, che una ne caii- *a s se a suo nome ; 'la qual con voce chiara c lieta cosi piacevolmente ® ®?nza indugio incominciò. Ar. Far. 19.78. E risonar pel claustro . di trombe acuii suoni e chiari. h. 18 «9 c hia r ii 0 . chi; Agg. ad Occhio, è contrario di Offuscato, e dicesi anche fg. 1 W 'r' 1 ^ et- SS ancora se volesse discendere alle cose più particulari , averne più vergogna, o per esser più chiaro d’ esser ben confes- Sat y , puollo fare. (V) Esser chiaro d’una persona =2 Averne ben conosciuta T inai e ". Eenv. Celi. vit. t. 2. f. óo. Ora io son chiaro di Sua Santità c voi ministri. (N) £ J, "7 Non esser chiaro con uno 23 Esser grosso , Aver collera seco, r Sl i> 11 CI,1U aliquo haLere. Gr. hvirfLa.tv:w. s °*i ^ v ‘ ^ ule: Far chiaro ztz Illustrare, Render celebre.1 Pelr, tute !.r t ^ uclla eh’ al mondo sì famosa c chiara Fe’ la sua gran vir- 3 e * toror mio. licur ^ ai chiaro alcuno di qualche cosa = Dimostrargliela certa, conosce)' vene, Chiarirlo , Cer.i/tcarhi, ] Bocc. nov. 20 meriggio con gran chiarore. E altrove ; Che è per me’ ivi un gran chiarore, che si vede molto quando è sereno ec. , quel chiarore non è per altro , se non perchè quivi ha mille india stelle fìtte e minute. Tes. Br. 2. 37. Ma elle non hanno in loro sì grande oscurìtade che elle ci tolgano il chiaror del giorno. 2 — Limpidezza. Lat. nitor. Gr. ) /òut.Clasius, Asius .Fi. d'it. che si scarica nei Teverc.(fi') Chiasmo. * (Anat.) Chi-à-smo. Sm. V. G. Lat. chiasinus. Gr. ^latr^os; ( Da ch lett. ‘il. dell’ alfabeto gr., onde chiazo io dispongo al modo della lettera ch o sia %. ) Incrocicchi amento di due cose , linee , we, ec. Indi /’ epiteto , oggi pero ^disusalo , di (basti d nei vi ottici ^ che portandosi all'occhio s'incrocicchiano, (Aq) ^r »7 2 ] o ^ i ^ ^ A .5 L 0 L A L.,i,\*sa.juola , Gùas-sa-juò-la. [Sf] Canale fatto a traverso a campi ii-He lOihne per raccorre e cavarne l’acqua piovana , murato dalle bande, e ciottolato nel fondo .—, Chiassaiuola,Chiassajuolo,s^£al.incile, diliquiae. Gr.bicpvt. (Da chiasso iu senso di via stretta.) Dar. Colt. i 52 . La mettano in chiassatole falle con intendimento ne’luoghi opportuni. Chiassatolo , Giias-sa-juò-lo. [A/?z.] Lo stesso che Chiassajuola. V. Ao- dei\ Colt. 2U Con far buone fosse scoperte, o fogne aperte in pozzi smaltitoi, o cljiassajnoli, secondo i siti. Chiassata, Chìas-sà-ta. [A'/?] Romoreggìamento, Strepito. Burch. 2. i 3 . Qui era una chiassata di pollastri, Che ciascuno aspettava averne un guscio. 2 — * Cosa fitta per semplice scherzo . (Z) Chiassatela , Chias-sa-ièl-lo. [Am.] dirti, di Chiasso. , Chiassereìlo, Grassetto, Chiassuolo, Chiassolino, sin. Lat. angiportus, viculus. Gr. errìvw?rcs. Fav. Esop. Per sua mala ventura passò per un chiassatcl- lo stretto. Ciiiasseuello , Giiassc-rèl-Io. S/n. dim. di Chiasso. Lo stesso che Chias- salollo. V. Fav. Esop. 128. Avmmegli per isciagura passare uno chiasseiello stretto. (V) Cm assetto , Chias-sèt-to. [Am, dim. di Chiasso. Lo stesso che ] Chiassa- tello. V• Loca. nov. * 5 . ig. Egli era in un chiassetto stretto, come spesso tra due case vegliamo , sopra due travicelli tra V uua casa c l’altra posti , due tavole confìtte. Cui asso. [Am.] Rumore, [Fracasso grande, Tumulto disordinato, insolente: significalo che ha anche Bordello^ perchè in tali luoghi si usa di fare fracasso e ro/nnr disonesto. /'''‘.Baccano.} ( Dal lat. barb. classicwn o classus il suono di tutte le campane, quasi voglia dirsi romor classico.) 2 — * Onde Far chiasso , Fare un grati chiasso = Romoreggiare , Strepitare. (A) ° ° 3 — * Fare un chiasso vale anche Parlare con veemenza o con esagerazione. (A) 2 •— Oggi detto assolutamente lo pigliamo per Bordello. Lat. lupanar, gaueu. (ir. tfcpvo$Qi2-iy.y. Volgendosi nel Garbo al chiasso, che parte le case de’Sacchetti. M. V.y. 4 *• Fatta la stima delle case vicine iu- iino al chiasso de’ Baroncdli. a — Onde Darla pe’ chiassi zzz Fuggirsi, Scantonare. Lat. oc- cultam fugam ampere. Gr\ KolB-poc. (pivyuv. Lib. son. 'àq. Ecco la furia : diainia qua pe’ chiassi. Berti. Ori. 1. 10. 50 . S’aila contraria una parto prevale, Quelia che manco può, la dà pe’ chiassi. CniASsOLiNO, Chias-so-h-no- [A’m.] ditti, di Chiasso. [Lo stesso che Chias- saUlio. Vi] B tee. nov. io. 21. Salito sopra un muretto che quel chias- soUno dalla strada chiudeva. Frane. Sacch. nov. i 5 ). Voltasi per lo chiassobuo che va in Orto san Michele. Lor. Metl . Beon. 3 . 172» Dalla finestra , e ’n mezzo al chiassolino. Chiassuolo , Chi-js-suòdo. [Am. dim. di Chiasso. Lo stesso che Chias- \satel)o. V. ) Salv. Spia. 1. 1. Divise come vedete, solamente da quel chiassuolo < he appena c largo due braccia e mezzo. Tac. Dav. Ann. i 5 . 2idj. Fere di quella Roma vecch'a , con sue viuzze strette e torte e chiassuoli, subito un falò. Buon. Fier. 3 . 1. g. Facea riscontro un cerio andron mal chiaro, Dipinto di grottesche da chiassuoli. Chiàstsro. * (Chir.) Chi-a-stè-ro. Am. V. G.Lo stesso che Guasto. V.(Q) Giusti. * (Auat.) Chi-à-sti. Am. pi. V. G. ( V. Chiana.') Così chiamatisi i navi ottici pel loro incrocicchiarsi portandosi agli occhi. (A) Guasto. * (Chir.) Chi-à-sto. Am. V. G. Lat. chiaster. (Da chiaslos incrocicchiato. ) Fasciatura disposta in forma di una croce di San - t Andrea o della lettera greca X che si pronunzia chi, di cui si sor- vivati gli antichi pei- mantenere in contatto i frammenti delle ossa nelle fratture traversali della rotola .—, Chiastero , Chiostra, sin. (Aq) Chustolite. (Min.) Chia-st •-lì-tc. Sf. Rome dato da Carsten alla Pietra di croce , delta Macie da' francesi, e da alcuni naturalisti Cru- cite. V. ( Dal gr. chiastos inrrocic^iato , e lithos pietra. ) (Boss) Cuustra. (Chir.) Chi-à-stra- Sf. Lo stesso che Chiamo. V . (Diz.Clùr.) Chiatta. (Marin.) [A/’ Sorta di bastimento a fondo piatto}, che si usa per trasportare checchessia in poca distanza di luogo, [o per passar V acqua.} ( V. chiatto ■ ) * n —Onde Passo di chiatta dicesi quel luogo dove per mancanza di ponte sì passa V acque sopra una chiatta. ( V. chiatto. ) (S) 3 —-da guerra . Canm n'era : Dicesi una specie dì bastimento grosso , c rinforzato nel su > t-grume, onde si rende atto a portare alquanti cannoni da 24, a difeso dell’entrata di un pori' 1 . ($) Chiattaiuolo. * (Mario.) Giiat-ta inò-lo. Sm. Colui che conduce la chiatta. (Z) Chiatto. * (Marin.) Add. m. Aggiunto di Battello che Ivi ('fondo piano. ( V. del dialetto napol. che significa piatto , piano.) (N) CUiAU.sso. (St. Mod.) Chia-ùs-so. Am. Specie di usciere nella Turchia.(A) Cai avaccia , Chia-vàc-gia. [ACj pegg. di Chiave. Chiave cattiva. Lat. CHIAVATO clavis vetus. 7 ? 7ra\a;ci',u;Vj;, Fir, nov. z 3 i. Con nna vnccia rupgiiio.a, clic stava appiccata quivi presso ad un arpione, K> Chiavaccio, Chia-vàc-cio. [ Sm, Lo stesso che ] Chiavistello. V- ‘\' rr0 , S. sigost. Serrato essa lingua, chiudetela col chiavaccio di • Buon. Fier. 4 - 1 1 - Rabbattere ascolt’ io usci e finestre , Chiav 83 . Ma e’ non può farlo, P cr ‘ inanellar , mettere stanghe. Malm. 7. che v’è il chiavaccio. ,, gfla Chiavacuore, Chia-va-ctiò-rc. [Sm. compì] Fermaglio d'oro 0 d ar 5 ^ t to , che già usavano di portar le donne in Firenze. Cani. Carn. / . Vezzi, catene e collane, Robe, cotte e chiavacuori. Cecch■ Qnand’io tolsi Tua madre, i’feci un dommasco , e di sotto Cu cajardo , un chiayacuor d’argento. Fit. Benv. Celi. Feci tempo un cliiavacuorc d'argento, il quale era in que’ ^ mato co?i ; questo si era una cintura di tre dita larga , che a e Lj. se novelle si usava di fare, ed era fatta di mezzo rilievo, con q che fìguretta ancora tonda infra esso. _ a ». 2 — (Piti.) Sì dice pure a pittura o lavoro d‘ orifìcena , C‘ ie ^ presenta un cuore trafitto, o passato da strale , ed è simboli gli amanti. (A) Salviti. T. B. i. 1 . Chiavacuore, . . * un cuoic ^ fìtto o passato da strale di fisso e profondo amoroso pensiero, su Io degli amanti. (N) Chiavacuori , Chia-va*cuò-ri. Am. com. indecl. Voce simile vale Che innamori1 , ad chiodacuori, Rubacuori, ed altre sì fatte , Che rapisce ì cuori. Salviti. Fier. B- (A) . ^ Chiava eios e. (Marin.) Chia-va-gió-ne- Sf Rome collettivo dì tuttele 5 de* chiodi che si usano per conficcare i bastimenti. V. ChiodagioyG'^ Chiavaio. (Ar. Mes.) Chia-và-jo. [Am.] Quegli che ha in cust f^ ia ^ chiavi. —, Chiavaio, Chiavaro , sin. Lat. clavinm custos.^ Gf ^ . òo^uyet^. Pass. 11 3 - Il ministro, cioè il prete, che n'è cluaGJ * quella pena si mitiga. . , y. 2 — Colui che fa le chiavi, piu propriamente detto Chiavajuoi Chiavaro. . . • Chiavajuolo. (Àr. Mes.) Chia-va-juò-lo. [Am.] Colui che fiale. [Chia vainolo, sin. [Dicesi anche Magnano, Chiavajo e Chiavaro. clavinm faher. Gr.KKstbùtfGtós. G. V.f. g. 2. Eranvi quelli della sa , che stavano tra i chiavajuoli. . f 2 — [E in signif. furbesco ed osceno.] Cant. Carn. 53. ^Noa *J. in gioventù già chiavajuoli $ Ma perchè è faticosa arte, a’figl' 00 1 stri i’ abbialo lasciata. Chiavante, * Chia-vàn-te. Pari, di Chiavare. V. Chiavcsco. (N). Chiavarda. (Ar. Mes.) Chia-vàr-da. [Sf. Grosso perno di ferro l,l V lìl0 e con anello da cupo per varii usi. Le Chiavarde a capvcllo n una fèrib fa nell' estremità per fermarle con chiavetta, ed alcune cova si ribadiscono. Il lavoro in cui si fa uso di chiavarde , \ Inchiavardato.] Lat. gomjihus. Gr. yo^os. (Dal lat. clavus c|no Buon. Fier. 2. f i 5 . Infiniti picconi, E catene e chiavarde per le 5 a— T. degli stampatorùPezzo di ferro con ispacco per aprire 0 mì'c i galletti. ( A) g- 2 — (Marin.) Chiavarde a copiglia: Esse hanno una fessura 11 stremila, per fermarle con chiavetta o copiglia. (S) t . c qh Chiavardare. (Àr. Mes.) Chia-var-dà-re. Alt. Fermar checche si chiavarde. —, Inchiavardare, sin. Vasai'. Vit. {A) Cijuvzrdato , Chia-var-dà-to. Add. m. da Chiavardare. (A) . ì( j 0 la Chiavare, Chia-và-re. [Att. Voce nell’ antico innocente. DeriV j u . da chiave , significava ] Serrare a chiave o colla chiave. Lat. 1 dere, claudcre. Gr. dpy&i *, kAsUiu. G. V. claudcre. Gr. s.'ip’yut , kAsIsiu. la porta della torre, e la chiave gittare iu ìuuu. lyu-u.*",/-- Ed io sentì’chiavar l’uscio di sotto All’orribile torre. [Secondo ^ Paventi che qui sta nel significato d e 3 ^ 7. 127 . 2 . lu Arno. Dant.Inf ° J i ìo f lW . da Imola ed altri , dice il 2 — [ Derivandola da chiavo , significa Inchiodare, ] Conficcare , ' ^ quale sign. è anche n. ] Lat. covdìgerc. Gr. -axÒìKow. Dant• : ig. 104* Non salì che’l>i chiavasse 10 * mai, chi non credei te iu Cristo , Nò pria llf r ^ al legno. Bui. E però dice , o prima o p°‘ si chiavasse al legno , cioè fusse conficcato in sul legno deila c Frane. Sacch. Qp. div. Le mani use alle 1 cose dilicate di vita c L na, chimi aspri e duri abbono, chiavandogliele i perfidi Giudei' 2 " Bucare , Forare. Lat. perforare. Or. rpvxà.v. Or. 5 . 2 si chiava con molli aguti, la delta pianta molto ajulorio riceve- — Ferire, Trafiggere. Lat. confìgere, transfbdcre. Or, x.xrr,Ko»>i ZMvfstv. Fair. hai. Come gli ebbe trovati aiuenduni in sui lett° ) chiavò con esso il coltello. , — Per meta/, [del sig. del §.2.Fermare.] Dant. Purg. 8 .i 36 . Che c . 0 ^ v ;, cortese opinione Ti fia chiavata iu mezzo della lesta Con maggior p ^ che d’altrui sermone. Bul.Titìz chiavata in mezzo della testa, cl0 C r t lf. tuo ceiehro fia fermata, dove è la sedia dello’ntelletto uin'H L> - stU1 . Am. Questo, Gualtieri amico carissimo, voglio che al tuo peti® .j a . pre chiavato sia. Amiti. Ant■ 4 - 3 . io. (Quelle cose che tuappn rl > valeli nel petto , che non ne possano uscire. e ci“l' Usar il coito, \_ed è voce oggidì rimasa alla vii plebe, «is- colesW mente in JS apoli : nel quale sign. è anche n. ] Lai.coire, concu* 1 "" (Dal ! ar ‘ c l )e Vate precisamente il med.) m'r.i • ‘ 2 2 ‘.Quarti dal chiavare delle femmine, non t’impacciai'■ •'/ l j" e * a,ln0 - C Cosi nel T. a penna; nello stampalo }* r l *#S e fversammte.J Burch. 2. Ai. Seguir Venere e Baca Cn q ^" d ° f ‘ da .‘ d,, ° l “Witlo, Con cioncar malvagia e chiava'' suto (G) ^ C0 ^’ Rl'ià-va-ri. Lat. Clavarum. Cit. e prov. del Oe’ Chiavauo. (Ar. Mes.) Chia-và-ro. iSm.Lo stesso che ] Chiavaio. ri!.' 2 '- ih 4 Vh-rocché gli ottonai Non stuu bcu tra gli orelici, chiavali Ira 1 fondachi de’panni. , !o . Chuvìto C(iia-và-to.^drf.,»,du Chiavare, [In sign. diCoupcato con eh P/nchwdato.] Lat. clavis conlixus .Or. ^h%K^uucìvalc. AeJ.-p. ergiamo che alla croce si fa tanta riverenza, perchè Crrd" vt , chiavato alcune ore. Fr. Giord. Pred. R. Addino il «estro bau. pio per nostro amore chiavato in questa croce. Fr. Jac. T. 2. 2g. 23 . Le m in chiavate nella croce stende. E 7. 4 - -■ Allora sta giojoso, I'. conosce amare , Se fiume il deiettare , li sta ’n croce chiavato, frane, f: a fh. Op. dir. 1.4,. I dipintori antichi in Roma , e per diverse par- h del mondo, dipmsono ciascuno piede chiavato di per se, e a quella antichità è da dare più fede. ^ M forato, Bucato coti un aguto. Lat. pevforatus. Cr. 2 • p* d* se ne mandorli, massiniainente quando V umido soprabhomlasse, si teca un aguto ec.,poiché son chiavati e pertugiatisi purgano cinomi tucano. LuUvvruRA , Chia-va-tù-ra. [Sfi. incedi cui l’ onestàha sbandito 1 uso, e adoperato altre volte per] Conficcamento. Lai. confixio.Gr. jcx^Xwo-is. />• Astivi, in modo che non possa fallire, ovvero sfuggire , e ques o S| a con chiavatala o con saldatura./"" Qui pare che abbia il sigaif. del §.ó.J \-l2d in senso equivoco.] Cant. Curii. fii 3 . Bisogna aver ino ta ^vertenza e cura, Chi vuol far l’arte bene, Che nella chiavatura , nnpurtanza del tutto si contiene. - „ . a ~ Unto de' chiavi stessi confimi, e del luogo dove son confuti. '-‘Onliccatnra. Pii. pì u t. Gli diede un colpo di lancia sopra la clua- va ura della corazza, e non gli fece male. , , , . Lhuve. ( ^ Strumento di ferro, col quale, voltandolo den- n> alla toppa, si serrano e aprono i serrami. [Le parti della chiave sono : i’ nnfl ii„ - ' CHIAVATURA la il fusto o canna o stanghetta , la mulinel- 5- con - ? ~ capo , , nov . \ fi Si’ ingegni e le fernette.] Lat. clavis. Gr.xkzh. Bocc. Ornerà d ii ^ irata la cella colla chiave, dirittamente se n’ andò alla Va i a ^ Abate. E nov.12.12. Ilicordatasi che di quell’ uscio aye- nll* ^ picesi Chiave maschia quella chi ha un bottone 0 pallina 3 _ er pj l(l ì Chiave femmina quella di è trapanata. (A) il j) 0 , ai0 cinlìcam. anche, in pi, Mirac. <5\ Mar. Mad. Spaventò i y 0ni ° c °n le chiave ch’egli avea in mano, e miselo in fuga. (V) piii cli^r 11 ^!'^ 6 delle arti, e dicesi di qualunque strumento , per lo 0 si,.; ' erro 1 ad uso d’ invitare e svitare, cioè aprire , e serrare finger le vài. (A) che j ^ ! ancora di qualunque pezzo per lo più di metallo 3 [fiPfiri p er tener saldo checche sia nel suo luogo. (A) ^i S àZ io .^ Il legno che tiene il mezzale della botte. CanLCara, 4 -^v?^ aa assa * avvertenza : Fare al mezzul dinanzi buona chiave. UtiQ dfd %L * e ca r' a ì- Specie di saliscendi) con ti'e feritoie , posto sopra _-p c fi w ulieri che serve per .fermare i mazzi. (A) »:„,§li ormolai .Chiave da orinolo:Strumento di metallo che serre " (Z) . nier 0fì • panierai. Quel fuso o anello che è fìtto in mezzo al pa- 7 Cu l°da ampolle , che serve di maniglia per trasportarlo. (A) co-m, Quello strumento che serre ad allicciar la sega . detto più ■■^mente Licciajuola. (A) tana Q r fgno di metallo che si adatta ad un acquajo , ad una fon- concio S j lmi ^ì P er dar la via all' acqua , o per tenerla rinchiusa se- eiu ra ClLe Sl & ra tywl pezzo che propriamente dicesi chiave , il quale tetra, ^«dcolarmente ne l boccinolo , eli è il tubo o cannaond'esce jp ri J e l' rn }ito alla fontana da un capo che chiamasi la madre. (A) Una V del primo sign. si dice Chiave il luogo che sìa sur 'fio, (d, l , Ue * ? che tenga o possa tener chiuso il passo. Lat. claustrum, lìolotrj 1 d)x.\oLc7yìs K\si^p ov. M. E. 9' fjf Tenendo quello di era f la , 1 Cas tcllo della Sambuca, che era del contado di Pistola, ed Ottndo | lave d * dar l’entrata e 1’ uscita per li paesi. E 10. 52 . Ve- tadoCcrbaia era una chiave forte alla guardia del suo concentra UC ' P nv ' Ann. 2. $8. Perchè uno potrebbe con poca gente c aU“ l wJ' l0ssi eserciti in quella chiave delia terra e del mare tenersi , JWamarc Itali a . 1 ’ pari^ c ^ ut ^acìUèra, onde si spiega ed intende la ci (fera; [ e può dirsi genza U p 1 { l lla ^ unc l ue spiegazione , per cui sì arriva all' intelli- dersi a l j Cuna cosa , che senza di essa sarebbe diffìcile ad inten- pg hat ‘ clav is ad aperiendas notas furtivas, in varie guise per fare intendere Podestà , cuor*eU sou c0 ^ ll > C ^ 1C tenni ambo le chiavi Del <ìtll e « ?derigo, But. Intevule per amenduc le chiavi la concessione disserra 1? p G nc S az ì° ne * Dcmt.Par.2.5ff. Dove chiave di senso non D°| Ce /j e ? /% canz. 6. 8. Chi gli occhi mira , d’ogni valor segno , Aliavi C , uor c ^ a ve? E son. i 5 . Largata alfin coll’amorose — L’a’ anI[11, esce del cuor per seguir voi. 1. 3 f a -,° r , 1 [ a P ont idcale e sacerdotale. Lat. jus clavium. Maestvuzz. chiavi spirituali. E appresso : Ijii chiave , come qui Giudice 1 ' 0 | ll e a ®‘S I10r * a di legare e di sciogliere , per la quale il r Cgno e Ccles,a stÌeo i degni dee l'icevere , e gli ’ndegni ischiuderc dal per \ t Sono tre gindizii ec. ; il secondo si è del prete, quando di’ /; i1 !;° r . lta dd le chiavi iscioglie e lega. Dant. lnf.1y.90. Deh or mi CHIAVETTA 21 x 9 — [ Col a. Fallare : La chiave fallare z=z-Non volgersi diritta per la serratura .] Dant. Purg. 9*421. Quantunque luna d’esse chiavi falla, Che non si volga dritta per la toppa, Diss’ egli a noi , non s’ apre questa calla. 10 — * Col v. Portare : Portar la chiave , fig. “ Esser padrone. (Van) Pelr. canz. 8. 3 . Qtie* begli occhi soavi , Che portaron le chiavi De* miei dolci pcnsier. (N) 11 — * (Anat.) Chiavi del cranio ; Sì dà spesso questo nome alle ossa womia/ie. Lat. claves calvariae. (A. 0 .) 12 — (Ghìrl)Strianento per cavare i denti.Dicesi ornChtave inglese.(A)(Z) 2 — del forcipe: * Strumento che serve a fermare e disfare il perno che unisce i due rami del forcipe. (A. 0 .) 3 — della piramide o del trapano : * Strumento che serve a met~ tere insieme e a disunire la piramide del trapano. (A. O.) 1 3 — (Archi.) E. dogli architetti. Dicesi a certi ferri grossi , i quali come te catene , son poste nelle muraglie per tenerle piu salde. (A) 2 — * Dicesi così /’ ultima pietra f che divieti principale J posta in cima di un arco o d* una volta , la quale essendo piu larga e più piena nella sommità che nel fondo , s ’ incastra più fortemente e lega tutto il resto.Dicesi più comunemente Chiave della volta o dell’arco.(Aq) 1 4 — (Mus.) [ Segno musicale per dinotare a quale delle sette scale appartengano le note segnale dopo di esso.] i\Joi'g. 27. 27. E chi V a- spetta , per natura grave Un vespro canta , che rimanea fioco E muto e sordo, e smarrisce la chiave. 2 .— Onde Tornare in chiave, che fig. vale Tornare a proposito • Lai. ad rem redi re. Gr. tfpos Ao'yov ì'Xccvs'kSziv. 3 — Strumento che serve per accordare alcuni strumenti musicali da corda come il buonaccordo e simili. (A) 4 — * Pezzetto di metallo il quale , alzandolo o abbassandolo , apre o tura i fori degli strumenti musicali da fiato. (A) 1 5 —* (IVIarin.) Chiave di bompresso, Mastra di bompresso; È il nome di un pezzo di Egri ) , o piuttosto di una costruzione dì legno stabilita perpendicolarmente nell intervallo tra i ponti , sul davanti dell'albero eli trinchetto attraverso della nave , per tener fermo il piede dell’albero di bompresso. (S) 2 — * Nome che si dà a due pezzi di legno angolari , incastì'ati e inchiodati a traverso de' masccìlai e formanti con essi la buca dell'albero. (Van) 3 — m petrjera : * Specie di vite , o chiavetta , che tiene Ìincassatura della pietriera nel suo luogo, (Van) 4 — m tromba: * Specie di caviglia di legno quadrata , che tien soggetto il battente della tromba. (Van) 5 — de’levatoi: * Pìccolo pezzo di bordatura intagliato in tondo, che tiene o ferma una dell'estremità de' levatoi su i coltri. (Van) CniAVELLARE , Chia-vel-là-re. \_Att. ] f r , A. V. e di’Conficcare. (Da chiavello.) Lat. clavis cordigere. Gr. x.ctÌ>rì\Qvv. Dav. Kit. La vostra madre vi vide spinare, e in sulla croce con grossi chiovi cbiavcllare. Er. Jac. T. 3 . 12. 20. Donna, i piè sono al segno , E chiavellansi al legno', E pel grave sostegno Tutto P han disnodato. E 6 . 4 0, Sulla croce per voi fui chiavellato. Chiavelli\ta, Chia-vcldà-ta. [A/.’] E. A. Piaga fatta con chiavello ^ [Colpo di chiavello.'] —, Chiabcllata , sin. Frane. Sacch. nov. 4 o- Per le chiavcllate di Dio, se giunghiamo a palazzo, ci parlerete d’altro verso sulla colla. Chiavellato, Chia-vcl-là-to. Add. m. da Cbiavcllare. p r . A. [ V, e di Conficcato. ] Lat. clavis confixus. Gr. Hab-yjAwO-sì?. Fr. Jac. T. 2. 29. 22. Le mani’n sulla croce abbia legate, li con fini e con chiodi chiavcllate. E 3 . 1 ^- i 4 • Stando in croce chiavellato. Chiavello ,-Chia-vèl-I). fA’/w.J A. P. e di’Chiodo. —, Chiabello , sin. Lat. clavus. Gr. riho*. Cavale. Specch. Cr. Altri apparecchia la scala, altri i chiavelli, altri lo martello ec., su per le quali salgono i giustizieri co’chiavelli. E appresso : U chiavello m’ è stato chiave ad aprire , e vedere la larghezza della carità d’Iddio. Cr. 9. 55 . 3 . Ma se il chiavello sarà intra ’l (nello e l’unghia passato, sarà meno pericoloso. Rim. ani. Guitt. 99. Che s’ eo tormento d’ una parte forte , E «voi dall’alira più stringe ’l chiavello. Chiavellone. (Ar. Mes.) Chia-vel-ló-ne. Sm. T. de magnani. Nome che si dà ad alcuni pezzi di fòrcellone attaccati di qua e di là a, forza di grassi chiodi traforati in cima , per mettervi i mascoti , onde serrare la coperta e la sottana. (A) Chi avena. * ((ì-eog.) Chia-vè-na. Fiume del Ducato di Parma. (G) Chiavenna. * (Geog.) Chia-vén na. Lat. Clavenna. Citta di Lombardia nella Ealtellina. (G) Chiaverina. (Milil.) Chia-ve-rì-na. [Sf.] Anne in asfa [lunga e sottile da lanciar con mano.] (Dal lat clavus chiodo.) Star. Aiolf. I marinai con lance e con remi e con targhe e chiaverine traevano al romore. Fir.Luc. 5.5.E’non debbon però esser birri, eh’e’non hanno le chia- veline. E As.242. U guarito non aspettò più altro; ma presa una chiave- si diede a correre quanto più poteva verso dove erano andati* ictt.) Cfiiu-vè-sco. Add. m. Detto dell' accademia della ’ 3'>auto tesoro volle Nostro Signore imprima ila san fietro fi >e ponesse le chiavi in sua balìa? E appresso ; E se non fosse, eh an- COr lo mi vieta La reverenza delle somme chiavi. E P ar :fif ‘‘v 1 •• o luce eterna del gràn viro, A cui nostro Signor lasciò le chia . Petr. son. 23. E ’l Vicario di Cristo colla soma Delle chiavi e del Salito al nido torna. . n\ 2 —E Chiavi 0 Chiavi aDOstoìiche eli consi anche le due Chiavidei li- niirin ù'Chia-vc-sil-la. Sfi P- Legonnie. (») papaie che sono il sìmbolo della suprema auv ritti elei Papa. Dant. Ohavesel . 0 • j. ,A>». di Chiave. Picco a r nave. ^o.5 7 .Ma non trasmuti carco alla sua spalla Ber suo arh.tr, o alcun seu- Chiavetta Ohm L ./ „ ala volta E (Iella chiave bianca edella gialla.(Cioe,d’oro e dargeiil.o.){\) J cV Cnt v - A.vrre : Aver volta la chiave, Aver dato volta alta " ;iVf: = Aver chiuso l'uscio, lo sportello ec. colia chiave. (A; A 2 ~~ E fig- Aver la chiave d’alenn negozio =c Esserne infiirmalissimo, ver morì,. .• neg otii arcanum gerere. Or. tq rma m mano, si Chiavesco. * (I chiave in Pavia. Car. Leti. 1. 1S2. E salutate tutta la vostra demia della chiave, la qual desidero di sapere se chiavesca o nte o chiavevole si deve nominar toscanamente. (N) acca- chia- 8 c%.rz-*'V" chÌR Ve dessi Chiudere : Chiudere a chiave. È ìo stesso che Chiudere colia chinaif am ' ^ serrassi vi dentro! pulcini, e tutto chiu- , Cbia- vicina , sin. Lat. clavic ila. Gr, Sagg. uat. esp. 78. Fatto il voto nel vaso ec. , e voltala la chiavetta che apre la palla ec. 2 — T. de* cartai. V. Chiave, 2, 4 (d) 3 — * T. degli orò io lai. E . Chiave,^'- 2 , 5 . Pag. Rim. Chiavetta dell’ oriuolo. (A) (Van) (Mario.) Chiavetta, Copiglia. Pezzo di ferro a cuneo , piatto o a chia ve. - llTtaiitl.y Valile. 1«.U“ , - » V1 VMGCU , fi tu Uff u anche rotondo , che sì mette nel foro bislungo o rotondo^ aperto al- l'estremità di un perno dt ferro , per finn irlo e assicurarlo al suo luogo. (S) 212 CHIAVEVOLE 2 — * Specie dì perno coll' estremità fatta a occhio per mettervi sopra la rosetta , e poi la zeppa. (A) Chiavevole , * Chia-vé-vo-le. Add. com, F- Chiavcsco. (N) Chiavica , Chià-vi-ca, [A’/?] Fogna. Lat. cloaca. Gr. à^ibpdii. (E V. del dialetto napol. che viene dal lat. cloaca, mutato al solito il cl in eh, ed aggiunto il V, come quando om vien dal gr. ois, sylva da hyle ec. ) Petr.Ucm. illustr. Cercavano nelle chiaviche a pruova, per trovare qualche vivanda. E appresso: E urne trovati nelle chiaviche circa dumila , i quali colle proprie mani s’ciano morti l’uà l'altro. Diltam. I. ig. Per le mie strade chiaviche fc' fare. 2 — * Cateratta, Apertura per pigliare!'acqua e mandarla. F.Eomb.(A) Chiavicaccia , Chia-vi-càc-cia. [A/.'] pegg. di Chiavica. Tratt. segr. cos. dona. Gettò quel corpo in una profonda chiavicaccia. Chiavicahte , * Chia-vi-càn-te. Sm. Lo stesso che Catcrattajo. F.Lomb. (A) Chiavichetta , Chia-vi-chdt-ta. [A/.‘ dim. di Chiavica. Piccola chiavica. — , Chiavichina, Cbiavicuzza , sin.] Car. leu. 1. 33. Trovava un doccione aperto, donde se n’ esce ed entra in una chiavichctta che la porta al fiume. Chiavichisa , Cliia-vi-chl-na. [A/’] dim. di Chiavica. [Lo stesso che Chia- viclietta. F .] Lib. cur. malati. Come se il loro ventre fosse una chia- vichina di strade troppo strette o intasate. Chtavicina, Chia-vi-ci-na. [A/i dim. di Chiave. Lo stesso che] Chiavetta.^". Chiavicone , Chia-vi-có-ne. Sm. accr. di Chiavica. Red. Foc. Aret. (A) Chiavicdzza , Chia-vi-cùz-za. f^S - /? dim. di Chiavica. J-o stesso che Chia- vichetta. F.) Lib. cur. malalt. Erbe che nascono intorno alle chiavi- cuzze più segrete. Chiavisteeliho , * Chia-vi-stel-lì-no. Sm. dim. dì Chiavistello. Lasc. Cen. i. nov. 6. i3o. Spinse il prete nella camera, e messo nell’uscio di quella un chiavistellino , si fece in capo di scala. (B) Chiavistello, Chia-vi-stèl-lo. [Sm.'} Strumento di ferro lungo e tondo , il quale ficcandosi dentro a certi anelli confitti nelle imposte del! liscio , le tien congiunte e serrate , ed ha per lo più un manico dedi’ uno de’lati bucalo e schiacciato , nel quale et boncinello , per ricever la stanghetta della loppa. —, Chiavaccio, Catenaccio, Catorchio, Catorcio, Pestio, Peschio, sin. Lat. pessulus. Gr. ncyfi'.,:. (Da chiave.") Cr.t.7-2. Si facciano ec. porte nobili o rustiche ec., purché di notte si possano serrare con chiavistelli, o chiavi di ferro. Mor.S. Grog. Io posi il chiavistello alle pòrte, e dissi. Fà-g. Eneid. Dov’ erano le porte di ferro con cento chiavistelli. « Lasc. Cen. 1. nov. 7. 144- Il fiorentino ... si cacciò . . . alla volta della porta principale che riusciva in sulla piazza, e di fatto cavatone il chiavistello, l’aperse. (N) 2 — Prov. Baciare il chiavistello = Il non volere , o il non poter più tornare in alcun luogo. Modo basso , che si direbbe anche Bruciar P alloggio. Lat. tesseram confringere , supremiim vale diccre. Gr. &vó- GTtficv àiràroa. Sa/v. Grandi. 3. 8. Adunque tu Non pensi di voler tornare in casa? B. I’ho baciato il chiavistello. V. Baciare, §. 7. 3 — Rodere i chiavistelli — Avere ira eccessiva : modo basso. Lat. froenum mordere, labra coinedere. Gr. rà xd'kn hrSthtr, Aristof. Farch. Ercol. 77. I quali avendo mali umori in corpo , ed essendo adirati, pensano di volere , quando che sia , vendicarsi , e intanto rodono sé stessi ; il che si dice eziandio rodere i chiavistelli. 4 — Tastare il polso al chiavistello Tentare dipartire. [Modo basso.) Buon. Pier. 1. 2. 2. Sei volte tastai '1 polso al chiavistello Dello spedai , per andarmene via. s — Dicesi anche de’ ladri che di notte tempo vanno a tentar le porte, per vedere se possono entrare a rubare. 5 — 7 . degli oriuolai. Chiavistello del tamburo: Fite ferma sul suo asse ; sicché non può muoversi dal suo luogo , e i cui denti ingranano in altra ruota che dà il moto all' orinolo. (A) 8 — * A chiavistello. Posto uvverbial. co’v. Chiudere, Serrare e simili. F. A chiavistello. Lasc. Con. 1. nov. 7. ifj. E andatosene alla porta grande , la riserrò a chiavistello. (N) Chiavo. [Am.] F. A. F. e di' Chiodo, l-ai. clavus. Gr. zAot. Lib. Astrai. E dove noi potessi saldare, polivi chiavi spessi, e ribadiscigli. Tav. Rit. La vostra madre vi vide spinare , e in sulla croce con grossi chiavi chiave-ilare. Dant. Par. 02. 127. E que’che vide tutti i tempi gravi , Pria che morisse, della bella sposa Che s’ acquistò colla lancia e co’chiavi. Chiazato. * (Chini.) Chia-zà-to. Sm. Sale fatto dalla combinazione dell'acido chiazico con una base salificabile: sin. d’ Idrorianato. (A. O.) 2 — * Ferruratq di perossido di ferro : Sale polverulento di un azzurro intenso , insolubile nell’ acqua , inalterabile all ’ aria e poco solubile negli acidi, che forma la base dell’ azzurro carico di Prussia f A.O.) Chiazico. * (Chini.) Chjà-zi-co. Add. m. Aggiunto di acido. F. e di’ Idrocianieo. (A. O.) Chiazza. (Chir.) Chiàz-za. [A/i] Macchia talora con crosta, o di volatica , o di rogna , o d altro malore , che esca fuori della pelle. Lat . macula, lahes , sordes. Gr. tnrixos, xr,Gs. (Dal gr. plax crosta, cangiando ad uso de’ Napolit. il pi in c/t.) Òr. S. 3g. 2. Le foglie della canna , le radici v la corteccia fanno prode alla lopizia , e mandano via le chiazze e macchie. Folg. Mes. La decozione dell’epitimo vale ee. alla lebbra, alla chiazza nera, e al canchero. E oppresso-. Pillole del figliuolo di Serapione ec. al mal maestro malinconico, e alla chiazza nera. Chiazzare , Chiaz-zà-rc. Alt. Foce usata da qualche scrittore in luogo di Macchiare.Sparger di macchie , Indanajare. F. Chiazzato.(A) Chicocco,'* (Mit. Afr.) Chi-còc-eo. Divinità particolarmente f'f Chiazzato, Cihias-zà-to. Add. [m. da Chiazzare.] Macchiato , Tcmpe- nel regno di Loango, la cui immagine è nera e lugubre • ( G; stalo, Brizzolato, Indanajato. Lai. maculosns, varius. Gr. . M i chiese mercè per Dio e per \oì.Dant.hif.i 5 .i 20. Nel 'He a l< l T° ancora i e P'ò n °n cliieggio. E Ai-Jg- Forse ch’avrai da 2 -, /i' U c * ie * 11 chiedi. Peti', canz. 8 . 3 . Altro giammai non chieggìo. tu ,, 1 0> \ n !1 ' e uscite. Atam. Colt. 1. 10. Nè può grazia negar che dei , 1 c . , S8' a - (V) Chiabr. 2. 73. Tra sospiri, Tra martiri, Si chie- 3 -! ^ lche .conforto. (Van) 7 1 ’ twin rr'W Q ua,| to può chieder bocca , per dinotare Abbondanza di 4 J S-.« 7 -(N) sene { CC ì- ^' 4 °òer licenza, commiato, e simili. Bocc. g. 10. n. ^.Chiedo t,.* òcenzia da Ferondo. E appresso : Dicendo che al suo conta- 5 — * r jy l *! ^°ieva ec., chiese commiato al Re. (V) sua il ì Ces ‘ Chiedere in dono. Petr. son. 2gì. E’n don le chieggio UUrll ° , ^ avc ^a. bJas. Son. 35 . E le bellezze incenerite ed arse Di 6 i, ‘, chu sua . morte in don cbiedeo. (N) Essend° I '' ZIA l 'F ece di Chiedere in grazia. Fit. S. M- Madd. 36 . Nj ar t 0 mièrmi, chiederanno di grazia d’andare a giacere a casa lare 3 '' A 'l cc : S■ 2 - n. 8 . Non restandoci altri che egli ed io a novellano V° 'i ’ P l 'òna la mia ; ed esso, che di grazia il chiese , l’ ul- "it'ra la c ‘‘c dirà. E n. 10. Chiese di grazia a Paganino, che in ca- chip.., , 0 con esso lei le potesse parlare. E g. 10.11. io. Di grazia C!e i a sua infermità gli mostrasse.(V) d 0 1 q E / Ttagl . ia = Sfidare a battaglia. Sto, Pist.yg. Messcr Ramon- e r4 t ein e p C HÒiedere di battaglia ; quegli, come savio , disse che non 9 ~~ * F. A lingua 3 . e Lingua. (N) to_. :iTrKI ' Ki V. Quartiere. °g.„ ìn ota ancora semplicemente il bisogno o la convenienza di un 1 è> ri’ a s ‘ nd glianza del sud composto Richiedere. Dant. Jnf g. tutto C *? a avelli fiamme erano sparte, Per le quali eran si del U i?z Cc . sl > Cile ferro più non chiede vcruu’arte. (P) sap ere ., m s ‘S n - n. ass, come pare. Segue, Mann.Magg.10. 2. Non ciò eh C1( | chiedere a Dio.i? appresso: Non sappiamo in particolare dii ori c “'edere. (V) Buon. Fier. 3 . d. a. Felice è chi non cerca e 'a ■— c l i(; de. (N) via li0 ficaie, Cercar limosina. Nov. Ant. 52 . 1. Tu se’lo più sa- st a „ 1110 òi tutta Italia , e se’ povero, e disdegni lo chiedere. (Qui Cm P . h ' nod ' > di sost.) (N) r Add - com. Che si può chiedere. Doni Com. Ctì l E mME^ A) Cliii EKTq r. Ql ento' d / w ^ ^ al ' pet'tio. òr. xirr.ga. Coll. SS. Pad. Con cbiedi- ^HtÈDiToRK Epì'^ 0nanza confessai. c/,e Chi,.,’| o r| lIe ;i li -t ó - r e. Ferì .ni. di Chiedere. Che chiede. [Lo stesso spcHarc^^'^'ìLal.petitov.Gr.ArriTfi.Filoc. 3 . ^o-Non dubitò d’a- co). „ ? 'nano a mano Menelao , sollecito chieditor di quella. Penila tn'ofP '‘P”' 2 ‘ tè’ mi parrebbe tempo ornai di maritare Lisetta : noi abbi * Vl t lare òu tenere , considerato a tanti chieditori, quanti Co,1 quide lni ° ^ ac - Duv. Ann. 1. 2g. Confortato i chieditori a non t"o m,- 1 v C0 ' pi’ieghi lo squittino. Fi, As.i 3 i. Ubbidisci all’animo CHi^^ò'lor de’ tuo’ danni. leu ’ p tùe-di-ti i-ce. Ferb. m. di Chiedere. Colei che chiede. Scheggiai) Maur, or somari, Or qui , Chie-di-mén-to. [^m.] Il chiedere , [ Il domandare. '"Onna V • ^odo di domandare , come Olà. Bocc. g. y.n. 8 . I quali Si f cr „ 'S' s ">ouda seutendo venire, disse , chi è là. E g. 2. n. 5 . chi ,!V Ua tincsir ' . chi ttnestra , e con una boce grossa orribile e fiera disse, ‘ L la gm? m . Vi v^?°S 0 Chic-lé-fa. Cuslello di Grecia nella Marea. (G) s Usa \) H è ' a : ò/.‘ pr. si. Albagia , Boria , Fasto ; ed è voce che che fi/ Cr (> P ltl nccompagnata col verbo Avere. Fag. rim. Si dice Sc Una UU tl ] a tt° Una cornacchia eli’ avea della chiella, Benché fos- la rhiclh' Cn ' Ca . a,,at ‘o. & Biscioni nelle sue note dice che aver del de co u vl . cn forse dalla domanda che fa il popolo , quando - v„ ™ m l ,a >'‘re i n pubblico noni. •fip rìcini) rt ornata niii. fieli' altre ., f ^ndo c ou l J' e l>l Pubblico qualche donna ornata più dell' altre , do . tn ?.°.fasto e sussiego , che L'un V altro s'interrogane CHttÉS; ^! : «'?" a ?) (A) ee- e che ano di- Chi: ..ckti. *Sp C ‘* 0 ’ F.pr.m. accora, di Rustichiello, dim. di Rustico. F. (B) sa ' fGeog.) Chièu-ti. Lat. Flusor. Fiume degli Stali della ClUe- ^""'■iun .,,1 "di’ Adriatico, (fi) 'uescl r?b Chie-ra-dàd-da. F. Chiare Cn ucgci ri'"! 1 VjllJ0_ r»-tlad-da. F. Chiarenna. (A) "eia j V ': 11 el ', ca - [tSyr Lo stesso c/jc] Cherica. F.Ar. Sai 3 . Io nè pia- pure ,-. ai ’ 110 tonicclla, Nè cinerea vo’ che ’n capo mi si pona.( Qui chi,,.,,.,, 1 S 'S”- di Calotta. F. ) E appresso : 11 cui Ingegno dalla c "Cn“’ ,bhom ’ F. Dufp^'fi'^ l-dtt.anom.F.A.Lo stesso che Cherere, e] Chiedere. G. ? Che quel si chiere, e di quel si ringrazia. Amm.ant. cl c n c “ “Òli cui tu amavi, chieri cui tu ami.Pclr.son.il. 8 . Dice 8 . p^ 0I) a , ognora^ec. Ti chier mercè da tutti sette i colli.» Gr.S.tiir. pcr ( t ono C ', l< i lc ciò eh’ è suo. E ’if. Quegli può sicuramente chierere lui ha» SU °‘ l 1eccat ' i che iu prima ha perdonato a coloro che c ''ierrcn)o U js> P cccat0 - E 2Ò. Noi aremo sanza fallo ciò che noi gli • E fg. Se tu non dai al bisognoso ciò eh’ egli ti chiere , Iddio non ti darà ciò che gli chieri. Guitt. lett. 1. 6. Grandezze che tanto povere sono ed afiànnose , sì forte a chierere, e chieste molto, tutte le più non s’hanno. E lett. 1. i3. Onore e prode non chiere 1’ uomo, che solamente volendone gaudio _ avere. (V) Chiekesia , Chie-re-sì-a. \Sf. Lo stesso che ] Chierisia, Chericato. F.Lat. clerus. G, icfieos. Dittam. 2. c j. E vidi allora tra la cbicresia Una discordia tal, che fumo eletti Più Papi. E 3. f Ne non pur sol del temporale è duce , Ma questa nostra chieresia dispone , Come vero pastore e vera luce. , . Chieri. * (Geog.) Chiè-ri. Lat. Quiers, Cherium. Citta del Piemonte nella Provincia di Torino. (G) Cuiehica, Cbiò-ri-ca. [ò/i Lo stesso che'] Cherica. F. 2 — * Così dicesi in Toscana il Solideo o Calotta ; e questo pure 1 sign. del suo accorc, Cbierca nel 1. esempio dell Ariosto alla ^.Cinerea. F. (N) Chieeicale , Chic-ri-cà-le. [ Add. com. Lo stesso che ] Chericale. F- Chiericalmeste, Chie-ri-cal-mén-te [Avv.Lo stesso che ] Chericalmeiite. V • Chiericato, Chie-ri-cà-to. [ Sm. Lo stesso ] che Chericato. F. F, Jac. T.3.26 . 7 .Sempre nostra ballata La Todina cittade Abbia col chiericato. Chieiuceiua, Cliie-ri-ce-rì-a.SfLo stesso che Chericeria, Chericato. F.( A) Chierichetto , Chie-ri-chét-to. Sm. dim. di Chierico. Lo stesso che Cher richetto. F. (A) Chiericia , Chic-ri-ci-a. Sf. F. A. F. e dt Chiericato. (A) Chierico, Cbiè-ri-co. [ó’m. Lo stesso che ] (Iberico. F • Mnestruzz. 1 . -fi. L’ornamento dentro istà nelle virtudi delle quali debbono essere ornati i chierici. Dittam. 2. 23. Chierici son li tre , e fan ridotto , L’ uno in Maganza , e l’altro in Cologna, E 1 ’ altro Trives governa del tutto. CinEHico»E,Chic-ri-có-ne.[tS'7M.accr.diChierico.£0 stesso cne]Chcncone. F. Chiericozzo , * Cliie-ri-còs-zo. Sm. Lo stesso che Chericozzo. F. Gi- rald. nov. 122. Per le quali parole messer lo chiericozzo più che altra fiata mai imbalordito disse, (tl) Chiericuto, Cbie-i'i-cù-to. Add. m. Che ha la chierica. —, Chcrcuto, sin. Cr. nella v. Chercuto. (A) Chiericuzzo , Chic-ri-cùz-zo. [Sm. dim. di Chierico. Lo stesso che] Chc- ricuzzo. F. Chierisia, Cbie-ri-si-a.[Sf Lo stessoche]Chiercsia.[FA. Fe di' Chericato.J Chiesa , Chiè-sa. [N/.'] Congregazione de ’ Fedeli. Lat. ecclesia. Gr. iy..y.?.r-ix. Bocc. nov. 7. 6 . Il piu ricco prelato di sue entrate, che abbia la Chiesa di Dio. Dant. Par.6.22. Tosto che colla Chiesa mossi i piedi , A Dio per grazia piacque di spirarmi L’alto lavoro , ctutto in lui mi diedi. G. F. 4■ 21 • 1 - Mise parte e dissensione nella Chiesa , tenendo setta contro al Papa con certi cardinali, ed altri chierici. Cas. lett. 16. E tirarla a fine ad esaltazione di santa Chiesa. 2 — * Si dice altresì delle parli della Chiesa universale colla distinzione del nome de' luoghi ; come, la chiesa orientale, la chiesa greca , la chiesa latina , ec. (A) 3 — * Per estens. dicesi ancora delle Congregazioni eretiche e scismatiche a come la chiesa anglicana, le chiese protestanti ec. (A) 4 — * Si prende talvolta per Papato e suo dominio temporale. G.F. Costantino imperatore che dotò la chiesa ec. E appresso : Vacò la chiesa senza pastore cinque mesi , per discordia di cardinali. (A) 5 — Tempio de’Cristiani dove si celebra il sacrificio e gli altri uffi- zii divini. [In questo sign. prende il nome di Cattedrale, Collegiale Parrocchiale, Maggiore, Metropolitana, Matrice, Succursale, Suiiraganea, ec.] Lat. aedes sacra , ecclesia. Gr. sxìs, hpóv. Bocc. inirod. 18. Alla chiesa da lui prima eletta anzi la morte n’ era. portato. E nov. 11. 2. Le campane della maggior chiesa di Trivigi ec. cominciarono a sonare. 2 — * Talora per la Chiesa si nomina il Santo 0 altro in che ella s’intitola. Bocc. g. 1. n. 6. Per penitenza dandogli che egli ogni matina dovesse udire una messa in Santa Croce. (V) 6 — Tempio cattedrale specialmente. G. F. 4- 20. 8. Non molto appresso morio in Dio, e sepolta è nella chiesa di Pisa , la quale magnamente avea dotata. 7 — parrocchia del luogo. Bocc. g. 7. n. 5. La donna disse al marito, che se gli piacesse , ella voleva andar la mattina della Pasqua alla chiesa , e confessarsi e comunicarsi, come fanno gli altri Cristiani. (V) 8 — Clero che sta al servizio d’ una chiesa. Bocc. g. 1. n. 1. Morendo senza confessione , ninna chiesa vorrà il suo corpo ricevere. (V) 9 — Beneficio ecclesiastico- Lat. benefìcium. Bocc. nov. go.3. Perciocché povera chiesa avea, per sostentare la vita sua, con una cavalla cominciò a portar mercatauzia. 10 — * Dicesi In faccia della chiesa o di santa chiesa , e vale Nella chiesa , Secondo i riti e le cerimonie della chiesa. (A) 11 — * Dicesi A chiesa, indeterminatamente per Nella chiesa. Bocc.g. 7. n.5. Lasciamo stare che a nozze o a festa o a chiesa andar potesse, o il piè della casa trarre. (V) 12 —* Dicesi Prete della chiesa quegli che ha la cura e attende alser- vigio di quella tal chiesa. Lasc. Cen. 1. nov. 6. Per la qual cosa, chiamato il prete della chiesa, lo prese a domandare ec. (N) 1 3 — * Col v. Fare : Far chiesa al nome di un santo ec. =2 Fabbricarla ad onor suo. Fit. S. Margh. i3g. E maggiormente ti prego per colui il quale facesse chiesa al mio nome, che tu lo guardi ec.(V) 1 4 — Proe. In chiesa co’ santi e all'osteria o in taverna co’ ghiottoni o co’ ghiotti ; che esprime doversi regolale le nostre azioni col dovuto riguardo del luogo ove siamo , [ovvero, che non si può farea meno di trovar le persone corrispondenti al luogo dove si capita 1 Dant. Inf. 22.14. Ahi fiera compagnia; ma nella chiesa Co’ santi ed in taverna co’ ghiottoni. * 1 5 — Consumerebbe o Manderebbe male il ben di sette chiese dicesi in modo basso dì Qualsivoglia grandissimo scialacquatori e dis- sipator di sostanze. 21 4 CHIESA SIRO ìG — * Gran chiesa e poca devozione, 'lìcesi dì alcuni che pajono in apparenza il seccato , e poi non reggono a martello e non riescono . Serd. Prov. (A) jy _* p)i 0 non fa mai chiesa che il diavolo non vi voglia o non vi fabbrichi Ja sua cappella : dà ad intender'e che il diavolo non vede farsi alcun bene senza cercar di mettervi o farvi nascere qualche male, Serd. Proc. (A) Ciuesastho , Chiosa-slro. Add. m. Lo stesso che Chiesolastico. U. Bern. Mogliuzz. Ella è chiesastra , e di far bone ha sete. (V) Chiese. * (Geog.) Chiè-se. Lut. Clensis. Fiume del Tiralo che si getta nell’Oglio .— Cinque chiese. Città d’Ungheria. U. Pcx.—Tre chiese. Celebre monastero nel?Armenia. (G) Chiesetta, Chic-sét-ta. [Sf.] dirn.di Chic,sa.[Pmco/a chiesa.—, Chtesina , Chiesino, Chiesuccia, Chiesuola, Ciliegiuola', Chiesicciuolajs/nd/iat.sarra aedicula. Gr. vcu^iov. Bocc. g. 8. p. •». E poi in sulla mezza terza ima chiesetta lor vicina visitata , in quella il divino ufficio ascoltarono. Morg. 26 . 88. In Roncisvalle una certa chiesetta Era in quel tempo, eh’avea due campane. Chiesettina, Chie-set-ti-na. [Sf .] dim. dì Chiesetta. Za?.parva aedicula. Or. votibiov. Fr. Giord. Pred. R. Ciò fatto, si ricoverarono in una prossima chicseltina, CniEsicciroLA , Chie-sic-ciuò-la. [i fatta, ec. (V) 4 — Alla chietina, posto uvverbial. zzz Alla maniera de’chietini. Matir. rim. buri. 1. gy. Chi viver casto alia chietina vuole , E raffrenar in fatti gli appetiti ec. (À) Chifala. * (Geog.) Chi-fi-la. Isola del Mar Rosso. (G) Gufare, Chi-fà-re. Att. U. A . U- e di Schifare. ( V. Schifare. ) Tesorett • 18. Ch’ io tcngo i ben leale Chi per un picco! male Sa ehi- fare un maggiore. (V) Chiglia. (Marin.) Sf. È un lungo legno e diritto che forma la base e il fondamento di tutto il carcame od ossatura della nave; i fianchi , le coste , o membri della nave , si adattano alla chiglia , come le ■ costole di uno scheletro alla spina dorsale . Dai Ueneziani è detta Colomba./C(Dal celtico o basso brettone quille che ha il med.senso.)(S) Chihuagua * (Geog;) Chi-lm-a-gù-a. Citta del Messico. (G) Chikàn. * (Geog ) Regno della Guinea. (G) Ohka\ga. * (Geog.) Cbi-kàn-ga.^ Regno della Cafreria. (G) Chtrarpur. * (C..'Og.) Chi-kar-pùr. Città del? Afganistan. (G). Cumini. * (Geog.) Chi-ki-ri. Lat. Siguina. Città del?Arabia Felice. (Ci) Cbilalgia. * (Chir.) Chi-iai-gi-a. Sf. U. G. Lat. chcilalgia. ( Da chilos labbro , ed algos dolore.) Risentito dolore al labbro. (Aq) ChilAnte.* (Bot.) Chi-Ià-nte. Sm.U.G. Lo stesso che Chetante.^.(Aq) Chilao. * (Geog.) Chi-là-o. Città del? Isola di Ceilan. (G) Chilàre. * (Fisiol.) Chi-là-re. Add. com, Lo stesso che Chiloso. U. Lat. chilaris. (Dal gr. chvhs succo, il cui dim. è chyiarion.) (À.O.) Chilaria. * (Meo.) Chi là-ri-a. Sf. U. G. Lat. chylaria. ( V. chilare.) Sorta d’ crina mucosa e bianca che ha somiglianza col chilo. (Aq) Chilt-eberto, * Chil-de-bèr-to. N. pr. m. Lo stesso che Ihlebcrto. U. ( Dal sass. hild signore, e beorht bravo. ) — Nome di tre re de’ Franchi 0 di Francia della schiatta merovingiana. (B) (Van) CHILOCACE ZV. pr. m. (Dal Inlhchl eroe, c Iff . Pipmo il °" ,S Fìllio di di trancia il della tersa fanciullo , fiS 1 '®; di Francia dm (B) di rase Childebrando , * Chil-dc-bràn-do. fuoco : Fuoco, Fiamma degli eroi. ) so, e stipile , secondo alcuni , de re za. (B) (Van) Ciiildeiuco ,* Chil-de-rì-co. IV. pr. m. ( Dal sass. cild c rica ricco : Ricco, di figli. ) — Nome di tre ì'e prima stirpe. (B) (Vari) Chilese , * Chi-lé-se. Add. pr. com. Del Chili. —, Chiliano , sui* Chili. * (Geog.) Sm. Republica del? America meridionale. (G) Cmr.iAOE. (Leti.) Chi-lì-a-dc. Sf. Lat. chiiiudes, Gr. ‘^l! (t4 ’ì° el s& mille mini ; e si prende anche per qualunque aggregato di “ L cose ordinate a migliaja. Adira. Pind. Oss. (A) , uS# Chiliagono. * (Geom.) Chi-li-à-go-no. Sm. U. G. Lat. (Da chilia mille, e genia angolo.) E'igura geometrica piana f'o re di mille lati ed altrettanti angeli —, Chiliogono , sin. (A ( l) Chiliano, * Chi-li-à-no. N. pr. m. Lat . Chilianus. ( Dal gr. c 1 mille. ) (B) 2 — * E add. pr. m. Lo stesso che Chilcse. U. (B) , vù c, Chiliarca. (Milit.) Chi-li-àr-ca. Sm.U. G.Lat. chiliarcha. Gr.X^f^ $ (Da dulia mille, ed archon principe, capo.) Colonnella > mille uomini. (A) — Porcacc. Quint. Curz. pag. 20Ò. Berg. (®* J 0 Chiliarchia. * (Milit.) Chi-Ii-ar-chi-a. Sf. U . G. (V. Chiliarca.) dì truppa'di mille uomini in circa. (Aq) ^ ^ Qìik' Chiliasti. * (St. Eccl.) Chi-Ii-à-sti. Erotici del primo secolo sa , seguaci di Cherinto , i quali credevano che dopo il giudizio ^ ..... .. ... terra ove è ■ , Militasi 1 1 versale i predestinati dimorerebbero mille anni sulla rebbero ogni sorta di delizie. —, Millenarii, Milliarii, lionetitl, sin. Gr. x.i\icx.scd. (Dal gr. chilia mille.) (Ber) rfri- Chilihoco. * (Anat.) Chi-ìi-do-co. Add. m. U. G. Lo stesso c , ie L on ie lifero. U. (Da chylos chilo , e dece che vale accìpe dal gr. dee ricevere.) (Aq) Ciulidro. (Zool.) Chi-lì-dro. [^/m. U. A. U. e di’ Chelidro, 5 * 2 '-* / |)a Chilifero. (Aaut.) Cbi-Iì-fè-ro. Add. tn. U . G. Lat. chìlipher- a chylos chilo , e phero io porto.) Aggiunto dato a quei vasi , ? ti, che conducono il chilo , delti anche Uene lattee , e ...ur» lumi. (A) Pascoli\ Corp. Um. (Berg. ) Cocch. Bagn. 282. b n . | c parte s’introduce negli orifìzii delle vene linfatiche ivi esiste» 1 ’.^ E Disc- intro' , Ch 1 " chilif ica » cbf quali in tal congiontura sono veramente chilifere. (13) Nò solamente per V interne angustissime foci de’ vasi chiliferi dotta l’acqua cc. (N) Chilificàmento. (Fisiol.) Chi-li-fi-ca-mén-to. [J/w.] Lo Jificazione. U. Lib. cur. malati. Se lo stomaco òe di duro chilificàmento, fa di bisogno aifortire la sua fìebolezza. Chìlificànte, (Fisioh)Chi-H'(i-càn-te. Pari, di Chilificare. Che Che forma il chilo. Fallisti. 2. 6. (A) Chilificare. (Fisiol.) Chi-li-fì-cà-re. [iV. rws.] Fare il chilo. Ld*' ^ liticare. Gr. x v ^ovv. Lib . cur. malati. Dice la Fisica che qua* 1 stomaco non chilifìca, la sanità si anneenta. c j,y* Chilificato. (Fisiol.) Chi-li-fì-cà-to. Add. m. da Chililicare. Eid* lifìccitus. Gr. <5. /-y, il Chiliitcàzione. (Fisici.) Chi-li-fì-ca-zió-ne. [Sf] Il chilificare , chilo. —, Chilificàmento, Chilispio , sin. Lut. chyliticatio. .. -; 0 uC* epcc. Lib. cur. malati. 11 contiamo ajnta fortemente la cliilih^ . ff[ . t Chilindro. (ZocT) Chi-lin-dro. [ Sm.U.A.U.e di 1 ] Chelidre), J- chelydros testuggine di mare , ovvero serpente velenoso. ) * l i 65 . L’ ultima parte d’un grasso cìnifo , e con pelle di chilinu 1 ^* Chilino. * (Zool.) Chi-li-no. Sm . Lo slesso che Cheifino. U . (^a,A Chilio. * (Zool.) Clù-li-o. Sm. U. G . Lo stesso che Cheilio. V ivrtf' Chiliodinamo. * (Bot.) Chi'lio-dì-na-mo.^r/tì( m, V. G. Lat. 1 m ak mum. (Da chilia mille , e dynamis potenza, virtù.) Epiteto V erba poiemonio , come se dicesse che ha mille virtù , o eh e lo utile. (Aq) / Chìliofillo. * (Bot.) Chi-Ho-fìMo. Sm. U. G. Lat. chiliophylhim’ hq) chilia mille, e phyllon foglia.) Pianta 'volgarmente detta Mille f°». . Chiliogono. (Geom.) Cbi-li-ò-go-no. Sm. Lo stesso che ChiB a » U. (Diz. Mat.) /pa Ciiiliombe. * (Arche.) Chi-ìi-óm-bc. Sm. U. G. Lat. chiliomh e * dulia mille, e bus bue.) Sacrifizio di mille buni^ raramente uS(i gli antichi e solamente, nel? estreme calamità. (Aq) fid' Chilionetiti. * (St. Eccl.) Chi-lio-nc-fì-ti. Cai da alcuni furo 11 ,/^q) mali i Chiliasti. F. (Da chìhoi o sia chìhi mille, ed etos alltl0 'f iy ics Chilismo. (Fisiol.) Chi-Us-mo. Sm. U. G. IjUì. chylisrnus. chilo.) Formazione del chilo. Lo stesso che Chilitìcazionc. F- fsC- 2 — * Ed in generale Gocciolamento di sugo. Salviti. Pr° s ' di 1, 5 yy. Dioscoride chiamandolo chilismo ovvero gocciolarne sugo cc. (N) » ’. (0) Grillati. * (Geog.) ChiUà-ti. Tribù indiana nel distretto di Coluti Chillicote. * (Geog.) Chil-li-có-te. Città degli Stati-Uniti. (G) Chillon. * (Geog.) Castello della Svizzera sul lago di Ginevtyf Chilma. * (Geog.) Lat. Chilmanense oppidum. Antica cil* u e “ (Geog.) Castello della Svizzera sul lago di Ginevt< ‘^j. f io Geog.) Lat. Chilmanense oppidum. Antica cil. dea del? A frica nella Rcp. di Cartagine. (G) , ij eh*' Chilo. (Fisiol.) [Sm.Fluido estratto dagli alimenti ( 0 megh° oli’ mo ) per ? assorbimento intestinale , dopo che furono solici ^ azione degli organi digestivi. È semitrasparente . di color b lC f, l \^ tl oi' e di me- sa? 01 ., ,o c$u lugani digestivi. È semitrasparente , di color lido o rosaceo , opaco o trasparente , quasi inodori fero , ^ dolce ed appena salato ■ È separato dagli escrementi por f 1 vasi lattei , e condotto pel canale toracico nella massa df , giri ella vena subcJavia sinistra.] Lat. chylus. Gr. x vX ° s * 0 ?t °’ 36 . In questa prima digestione , che i fa nel ventricolo, oV r cof 1 maco ec., si trasmuta il cibo in sugo che i medici chiamano j -j c hh nome greco chilo. Red. Cons. 1. 2 5 . Trapelando negl’ ùd cst11 - ol \c lo acetoso e forte. E appresso : Si fa una violenti fermen chilo, dalla qnale son cagionati i flati negl’ipocondri. / pa clA oi Chilocace, * (Chir.) Chì-lo-cè-ce. Sm. U. G. Lat . chil0,cace. ( u CH 1 L 0 CLETTICA Ultl ’ e . Ca ^ c o eaci'i vizio. ) Maini li/1 dalie labbra , c/ie consìste in v di cui si conosce la sola secete fì>»ti e / 11 0 . a . scutcllarioides ; piccolo frutice della Nuora Olanda con Co ' , nWfl in T'! buatte e pori ascellari solìtarii , col calice bilabiato c la Cho** medio del labbro inferiore smarginato. (Aq) (N) 1°:1 ìUj‘i' ER ?à Cbi-lo-dit-te-rQ, Sm. F. ù. Lo stesso che Ghei- cm ( , )6 t(M) lolla c / Chì-Io-e. Arcipelago del Qrand* Oceano australe , a ot, im Sa .° CCld ^ dell' America meridionale , compositi di presso a ls °l e , delle quali venti circa sono abitate. — Nome della Cru^? \ dl dcite *od. (G) cAi7os v^^^ r ') ^hi-lò-fì-iiìo. Sm. F. G. Lat. chylophima. (Da ^n.oi.*T Vn V hro 5 c P^fma tumore.) Tumore alle labbra. (Aq) ticq t r jj. iC/V ', * C^lcd.) CJii-lo-ftiir-li-ca. Sf. F. G. Lat. qiiilophthar- specie /' C 't <>s chilo, V ù a phìharticos che ha forza eli corrompere.) l“iu,e; 1 Ca( 'hessia o depravazione del chilo , proveniente da ahi ve- ClUf ' 0 GLn (Aq) *°^ottid TlD />^ < Bot 0 Chi-lo-glòt-ti-dc. Sm. F. G. Lo stesso c&cChei- ^•ULoonaxi** f’j ckìi', s j.A, ^ 0o! '•) Chùlo-gnà-ti. Sm. pi. V. G. Lat. chilognatha.( Da seta i n . • ^ e gtiathos mascella.) Denominazione di un ordine d’in- C«i tc 1 labbri e le mascelle sono come saldati fra loro . (Aq) ( Oy cìiir^' Chi-Io-gràm-ma. Sm. F. G. Lai. chilogramma. i Gr ec j ,fìl Me, L ‘ Smamma 1< Ucra, linea, ed anche sorta di peso presso ^ Iiiu >Utro /"\ S<Ì mid '*pl° della gramma^e consta di mille granirne fàuf) ha (Mat.) Chi-lò-li-tro. Sm. F. G. Lat. chilolitrum. ( Da cfu- tura libbra o sorta di misura di capacità presso i Greci. ) ^ liU -^nor t,f>/n dc ^ ^ tì0 1 e consta di m dle litri. (Aq) ditti, 4 Chi-Jò-mc-tro. Sm. F. G. Lat. chilometrimi. (Da S n ( lt „ 7 /° ’ c ni cLron misura. ) Misura Multipla del metro , che con- 1‘ lurnr/^f nte tri. U Chilometro serve particolarmente per misurare ^'^fn , (Z ' Ze , cons iderabili , quali sono Le distanze delle città e de' Wasg pipali. K. Metro. (Aq) va|(i jJ* Ghi-ió-nc, N. pr. m. Lat. Chilon. ( Da chilos labbro ; e cn*. ^ 3*/ SSe ^'bra. ) — Lacedemone , uno de selle savii della Gre- r, Zfr »ie. f ]„> it ta fumoso dopo la sua morte avuto in moltu vencra- C| nuj iE ? g™"'- (B) (Mil) dito . ly' <: A) Sin. I'. G. Lai. chilon. ( Da chilos labbro. )Nome pni.o hC Q . ng'c/ ri:la injiammazione delle labbra. (A. O.) ' „’ co 80Chi-ló;i-go../ , rov.dfd II.di Laongo nella Bassa K£,o;«u.((i) v ul c so j. CUi-ló-ia-de , Chelonida. ZV. pr.f- ( l* 1 g r> chclonù, idos S:l cui ii a , .A e * tabernacolo: è anche islrnincutu musico, e sgabello, t'iifhà rf'®/ laris * * piedi.) — Moglie di ’leopompo re di Spuria. — ' J, i | t.up EA fpAeouihVi re di Sparla. (Mil) c "‘fo , e Chi-lo-pè-a. Sf. K. G. Lat. chilop'ea. (Da chilos r. f l>, 'za’P,J Jle ? *° 1*>. ) Denominazione che alcuni autori danno ulta ,, l °poietirr. ls, °h) Chi-lo-])e-jo. Add. m. F* G. Lo stesso che Chi- Ci :> , .o i .; JOl c “ > ««• (a. o.) pus °° ^ Ghi-tò-po-at.cliiìopada.(Da chilos ìah- d ' ,lialte i }>dos piuAc.')Famiglia d’insetti dell’ordine de’miriapodi , che Potilo lnijjj , Caraf lcri hanno iuta bocca composta diduema/idibule ì diun (l ^ u loro A ° c l Ua drifèro ì di due piccoli piedi in forma di palpi riuniti r> di piedi d i SG 1 • 6 dt lin secon do labbro formalo da un secondo paio li,Utp 'Ues I *rt ltt e cou giuiiti alla loro base. Cuvìc.r. (Aq) (N) t:iiyi 0s ^ Ghi-io-jioqè-si. ò f Liulecl. F. G. Lat. cliylopoicsis. Gh^’ ( (A 0 ) ° ’ C P* eso Ult * P d '° 10 f’ ac cio. ) Lo stesso che Cinio- I,0i ^u s :7* ( / F T 01 -) Cbi-Io-po-jè-ti-co. Add. ni. F. G. Lat. chylo- p tytniisce (!) a c ^Ylos chilo , e pieleon verb. di pieo io fo. ) Che sì riI r.°K hagia * fni- 1U 0 fanali del chilo. — , Ciuiopejo , sin. (A. 0.) f s ^hhro'e ./ Ut '^ < q^ or ‘ ra 'S*" a - A f F.G.Lat. chulorrhagia. (Da chì- . >r a.) $ c ,t * lc *Soo io rompo, lacero: vai dunque rottura delle lab- s fM U(! _ pe*‘ le- labbra. (Aq) Ll )ios chilo Ghi-tor-rè-a. Sf. P'. G, Lat. passio coeliaca. (Da C u ?nirQ air A . “ehi^OCh^r-r^ri - w senv. t,leo r p scorro. ) Scolo dei chilo , quando subito dal 4l,r * !) si. (Fidni l f ‘. malati. Se le fecce cc. sono 'chilosc, r.sa u U.0y»<~- *— tiiilG a ^^t-lo-sté-ro. Am. F. G. Lat. chilosterum. (Da P **:■ . .n,,. ... ) Atrofia per H ì, * rw.i 1608 ^ Cliil-pjn-ziu-ao. Città del Messico. (G) ci* Va ^ r ; eco P r ' m ‘ Gat,. Ciiilpencus. (In mgl. ncip Ch, ri . ei °5 c • )0u danle di soccorso j e viene dal sas$. helpan soc- Kl ‘ * (Geo" 'i ri C °‘?r~'^’ onìe d ' d ue Vf; de Franchi. (15) (Van) Popoli della Ai™ orientale. (G ) J CinaiA fila. * (13ot.) Chi-màdì-la. Sf F. G. Lat. (diijntiphila. (Da chima freddo, inverno, e da/v/n'/os amico.) Genere di piante della decandriu monoginiu) famiglia delle er.che , che riunisce molte specie dell'America settentrionale-, così dette perchè amano le regioni fredde.^ Aq)(N) CimiALTEtfANGO. * (Geog.) Chwnal-te-nàn-gu. Città della Rep. di Gua- timala. (G) Oìimamude. * (Bot.) Chi-màr-ri-de. Sf F. G. Lat. chimarihis. (Da chemarros torrente. ) Genere di piante della peniandrta moriuginia , famiglia delie rubiacee , fondato per una sola specie arborea nativa della Marlinicca detta chiiiurrhis cymosa, così denominata perchè cresce sulle rive de’ torrenti. (Aq) (N) CmMAnno.*(Geog.)Chi-iiiàr-ro../ 1 mwc' del Peloponneso nell'ArgaUdefVavi) Chimo. * (Geog.) l'iwne e città della Nuova Granata. (G) CimiBoiuzo. * (Geog.) Chi m-ho-rà-zo. Monte altissimo che Jà parte della catena delle Ande nella tSuova Granata. (G) Chiaiellone* * (Chii .) Chi incl-16-rie. Srn. F. G. Lat. pernio. Or. x d - {Libxov. (Da chima inverno, e thlao io elido, io rompo-) Nome dato da Snida ai geloni o pedignoni. (Aq) Chimgne , * Chi-mè-ne. N,. pr.f. (Dal sr.chi/non inverno .)—Amante del Cid. F. (Van) Giumente, * Chi-men -ie.N.pr. m. Lo stesso che Clemente. F. Pergam.( N) Chimenti 5 * Chi*mèn4i. iV. pr. m. Lo stesso che Clemcute. F.Èeru.{ IN) Giumento. (Mariti.) Chi-méii'-to. Sm. F Commento. (S) Chimera. (Mit.) Chi-mò-ra. [A/C] Mostro favoloso , [che i poeti dissero avere faccia di Itone , corpo di capra , e coda di dragone f\ e prendesi per qualsivoglia invenzimi fantastica. Lat. chimaciM. Gr. xtfitoc,ipx. (Dal gr. chima che vale inverno , ed airo o sia ero io prendo. V. Chimera monte. X gr. disser anche chimera la capra nata d’inverno.) FaiT.li. Frcol. Le parole sopraddette siano vane e tìnte ; c iu somma come le chimere. Ciro. Geli. Cotesle sono chimere e ghiribizzi , i quali ec. servono più tosto a inquietare e tenere sospeso altrui. Fir. Dtsc. (ut. iò\ Sono una coperta doppia della perversità dell’ umane chimere. Rem. Ori. 2 . 5. 3. Ma che non sia nascosta allegoria Sotto queste fantastiche chimere, Noti inel farebbe creder tutto il mondo. ‘1 — (Zoul.) Sjr cie di pesce cartilaginoso , de.l genere dello stesso nome, cht ha il corpo bislungo e compresso da ambi i lati , la testa larga , che finisce in forma di ìuno , e guernita da tulli i lati di piccole aperture rotonde , dalle quali si può spremere una materia viscosa . (Questo pesce si distingue dagli altri per la coda terminata da un sottìl filamento. Lat. chimacra monstrosa Lin. (BuO) (N) 3 — * Genere di molluschi a conchiglia , cosi detti attesa la loro mostruosa figura. Ctivier. (0) ^ — * (B.A.) Chimere dicami in generale nelle arti le figure d animali che non esistono in natura. (Mit) 4 — * (Geog.) Monte dell’AsiaMmore nella Licia. Ant. cit. dell’Albania. — Munti della Chimera. Lo stesso che Acrocerauni. F. (G) Cium erro, * Chi-mc-rc-o. N. pr. m. (Dal gr. chimaros capretta.) Figliuolo di Prometea e di Cete no. (Mit) Chimericamente, Chi-me-ri-ca-mén-te. Avv. In modo chimerico. Thesaur. Canti. 5. Berg. (Min) Chimerico, Chi-nié-ri-co. Add.m. Di chimera, Fano .—, Chimcroso, sin. Lat. chimaericus , fahulosus, acrcus. Gr. pu'ù-dj^r\^. Fr.Giord.Pred. R. Per lo più è un chimerico trovato della incute oziosi. Fiv. Disc. Ara. 2 $. Mi persuado che le seguenti mie proposizioni non sieuo per riputarsi immaginarie e chimeriche, ma bensì reali e vere. Cuimerizz antemente, * Chi-me-rizzan-tc-inéu-tc. Avv. Alla maniera di chi chimerizza. ilden . Nis. lierg. (0) Ctiimerizzark, Chi-me riz-zà-re. [ /V. usj.] Immaginarsi cose vane , Stillar* si il cervello. Alleg. i8ó. La brigata , chimerizza fido , considera le particolari sgangherataggini della sua persona. E 'ò'Ó 2 . Sono andato pertanto mille volte cbimerizzando , e n’ho scartabellato tutto lo Scopa e’i Sepontino. Chimerizzatore , Chi-ine*riZ'Za-tó-re. Ferb. ni. di' Chimerizzarc. Che spaccia chimere. Uden. Nis. (A) CmMEi',izzATiucE,*Chi-me-riz-za'ti i cc. Vvrb.f dì Chimerizzarc. F.di reg. (0) Chlmeroso, * Chi-mc-ró-so. Add. tu. Lo stesso che Chimerico. F> Augnili. f 3 i 8. Amati. (O) Chimiatria. * (Med.) Chi-mi-a-tri-a. Sf. F. G ■ Lat. chimiatria. (Da chimica, e iatria medicazione. ) L’arte di guarire le malattie con limedii chimici.— Sistema nel quale si spiegano tutti i fenomeni della vita colle leggi della chimica. (Aq.) Chimiatro. * (Med.) Chi-mì-a-tro. Add. e sm. F . G. Lat. cbimiater. (V. Chimiatria.') Fautore della setta che pretende spiegare, tutti i fenomeni fisiologici e patologici colle leggi della chimica. (A.O.) Chimica , Chì-mi-ca [Sf Quella parte della fisica , la quale ricerca per mezzo dell’analisi le materie componenti de'corpi misti , e le forze per le quali esse materie si uniscono v e che per mezzo della sintesi compone corpi nuovi. F. Alchimia.] Lat. arschyinica , cbemia , ciiymia- Gr. x, v l xtK ’h-(y• alchimia. Secondo alcuni, è così detta dal gr. chymos succo , ma con poco fondamento.) 2 — * La chimica , a norma dell' oggetto cui mira , dìóesi fìsica se considera soltanto V analisi e la sintesi de corpi , senza proporsi altro scopo che d’insegnare a conoscere le leggi che possono dedursi da fenomeni in osservazione j applicata o tecnica, se riguarda f unione o disunione de’ corpi , i cui prodotti s’impiegano agli usi generali , quella , cioè , applicata a vantaggio deh e. scienze , delle arti e de' mestieri j farmaceutica, se ci fa conoscere ì principii da mettete in pratica per la formazione de' medicamenti, e mostra ì precetti da osservarsi nel prepararli. Dalla chimica applicata o tecnica si desumono molte sutùiiWs.om, come : La cl ùnica metallurgica, la mineralogica, la docimastica, 1’alurgica , la liturgica, la ialotecnica , la cromatica, l’economica, la ziiybtecuica, la fisiologica , V eudiomctrica , l’ermetica o 1' alchimia. F.nitie queste voci. (CX) (Van) Chimicamente, Chi-nu-ca-mende. Avv. In modo climico y Secondo tur- 2 i6 CHIMICO CHINEA te chimica, Ner.Art. Velr. Uh. 1. cap . 3u II capo morto dello spirito di vitriolo di Venere, chimicamente fatto senza corrosivi ec., piglia ec. un colore verde sbiadato. (A) E c. 35.Tutto elàmicamente con un poco di croco cc. (N) Chimico , Chì-mi-co, Sm. Colui che esercita [o sn] la chimica. Lai. chy- micus. Gr. 'xvfju-x.ós. Sagg. nat. csp. 235. Non è cosa più frequeute tra le sottigliezze de’chimici, die le bizzarrìe delle imitazioni de’colori. Red. Leu. 2. 220. Non dovrebbe dunque sgridarmi più cotanto ■severamente, conforme fece allora quando io dissi che io reputava per cimmeria senza elicilo tutte le quintessenze, tuli’ i sali, e tutti gli estratti diuretici e sudorifici de’chimici, siccome aucora tutti gli altri medicamenti specifici. E 221 , Ho raddoppiata la dose de’medicamenti prescritta dal chimico tedesco, ma sempre invano. Chimico. Add. m. Di chimica , Appartenente alla chimica, [Fatto per arte di chimico.'} Lai. chymicus. Gr. x v t jLli c oV. Red. cons. 1. àg. Vien dimandato parimente quali debbano mettersi in opera , cioè 0 i sali chimici aperienti ec., o il decotto dì cina. Chimificazione.* (Fisioì.)Chi-mi-lì-ca-zió-ne. Sf.Formazione del chiuw.Lat. cbimificatio. ( Dal gr. chytnos sugo, e dal lat. fiicere fare. ) (Aq) Chimo. (Fisiol.) [ Sm. y. G. Sugo animale , lo slesso che comunemente chiamasi Chilo. Alcuni tuttavia restringono la parola chimo a quella pasta viscosa , omogenea , grìgia cc. in cui converlonsi gli alimenti che soggiacquero qualche tempo all’ azione del ventricolo , e sinché in esso rimane, avanti che sia bastevolmcnte liquefatto , per poter passare pel piloro nel duodeno, e di là nelle vene lattee , ove comincia ad essere chilo .] Lat. chymus. Gr. x u » ao ^* (Da chytnos sugo. ) Cr. 5. 12. i3. I grossi umori , che sono caldi, distrugge nello stomaco, e soltigiia i dolci chimi) acciocché per tutto'! corpo possano trapassare. 2 — (7sOoì.)Spezie di pesce di mare, [che non si può facilmente determinare. ] Tes. Br. f 1. Chimo è un pesce di mare, ma dii è sì savio, eh’ dii conosce quando dee esser la fortuna \ innanzi ch’ella sia , incontanente prende una pietra, e portala come una persona: e quando la fortuna e , egli la mette in fondo di mare, e sta sopr’essa , e dopo essa infmattanlo che la fortuna è cimasa. CuiMosi. (Fisiol.) Chi-mo-si. Sf. in de et. G. Lat. chymosis. (Da chy- mos sugo.) Azione di fare 0 preparare il chimo ; conversione degli alimenti in chimo. (A. O.) China. [A/.'] Scesa ; contrario et Erta. Lat. locus declivis, declive. Gr. to 7fpavis, (V. chinare, inchinare.') M,E. 3./J.1. Quei di Malacoda non Vedendo venir soccorso , impauriti delle grida delle femmine , abbandonarono il poggio, fuggendo alla china. Varch. Girne. PiU La via che va di Firenze a San Miniato si chiama costa , ovvero erta ; c la medesima via di San Miniato a Firenze si chiama china , ovvero scesa. 2 — A china. Posto avverlial. V. A china , [A pendio.] 3 — * ‘Col v. Andare. V. Andare alla china. (N) 4 — Lasciare andar l’acqua alla china = Non si dare affanno di nulla) Lasciai • andarle cose com'ellevannonaturalmente.V .Acqua,§.oo. 2 — (Bot.) Specie di radice simile a quella della canna , che thcesi anche Cina. V. Lat. china. Red. cons. 1. 1 3 >. Si è usata la polvere viperina ec., un laudario magistrale manipolato con semi freddi, con erbe capilalì, e con radiche di china, 2 — Lo stesso che Chinachina. V. China.* (Geog.) Cina. Grande impero dell*Asia, il piu antico, il più ricco , il più popolato di quanti altri furono e sono nel mondo. (G) CniNAciiiNA. (Boi.) Chi-na-ehì-na. [ Sf Genere di piante esotiche della classe pcntandria monoginia , famiglia delle vuhiacee , la scoi'za di 1 molte specie delle quali serve in medicina di tonico e febbrifugo. Indìgene del Perù , ma al presente sono ivi assai rare . Chiamasi cosi anche- la scorza medesima. —,Chinchina, China, sin. Lat . cincho- na ofìicinalis Lin.] Red. Oss.an.gy. In un alberello dì vetro poste due dramme ben polverizzate, e passate per istaccìo , di quel famoso febbrifugo americano che chiamasi chinachina. Ciiin’Amento , Chi-na-méu-to. [A/n.] Declinamcnlo , Abbassamento , Il chinare. Lat. declinatio. Gì’. txKXicn?. ] Com, Par. 10. lutino a mezzo’l cielo crescono, e nel suo chinamente fino all’andar sotto. Ciiinade , Chi-nà-rc. [ Au. ] Piegai v? in basso , [ al chino, Avvallare, Abbassare .—, Inchinare, Inclinare, sin.} Lat. infleclere, inclinare. Gr. tyicXtvsiy , l'Xr/.cc/^'xrsiv. (Dal lat. inclinare.) Dant. hip 5. 110. Chinai il viso, e tanto il tenni basso Finche’l poeta mi disse ; che pense? Petr. son. pjg. Per chinar gli occhi, o per piegar la testa. 2 — LA testa o il capo, [ ftg.} — Acconsentire alle domande senza rispondere. Lat. annuire. Gr.hu vivnv, Tac.Dav.Ann.11. i3i . Ei chinò il capo, ed èssi cominciarono. E Pii. Agr. fio. AH’ultimo spaventandolo, gli spianarono che attendesse ad altro, e lo menarono al Principe , il quale con sembiante finto e altiero, quasi capace delle scuse , chinò il capo. Pareli. Ercoh. 3o. E chi non sa che chinando alcuno la testa a chi alcuna cosa gli domanda , egli con tal alto acconsente c dice di si ? i — Pale anche Abbassai* la fèsta per segno di riverenza, Salutare. Lat. salutalo, Compdlare, Ar. Pur. 10 4 k Senza smontar, senza chinar la testa , E senza segno alcun di riverenza. 3 — E Depone l’albagia , Umiliarsi» 3 —le spalle 0 gli o unni ~ Sottoporsi, e comportar con pazienza. Lai. ferre, suderre. di’. tccct^siv vtc’ otyipew. Bocc. Leti. Pài* Ross. 2óg. Ora costrigncudovi la forza della necessità, chinati gli omeri, disposto, credo, vi siate a sostenere Oc. ogni consiglio. Tac. Ùav. ann. 1. 3y. Ravvedutosi della scappata , Chinò le spalle ad assolvere il reo della querela. 4 le ciglia “ Abbassarle. Dani. Purg. 7. Tal parve quegli; e poi chinò le cìglia, Ed umilmente ritornò Vèr lui. (P) ( 5 — in sign. n. ass. Declinare , Venir meno. Lat. declinare. Gr. Coni. lnf. 20. La Luna tiene già il confino dell’ embperio di sotto , t tocca il mare là sotto Sibilla; questo viene a dire, che'I dì chinava» — * Disccnderc.Dòi. Comp.nf Credendosi guadagnare il pregio dd vittoria, chinò giù co’cavalieri alla terra, poiché scoperti si vedcano.(o; — In sign . n. pass. Piegare in basso^tutta la persona, [InchinarsiJ La ■ inclinar!, se demittere. Gr. -ixvròv lyxxlvuv. Bocc. nov. J 1 - 28 . &°PJ\ la coppa chinatasi piangendo, cominciò a versare tante lagrime, cl£ mirabil cosa fu a riguardare.0uui.Prtr.3o.tf5. Come fec* io per $ ,r 111 * gliori spogli Ancor degli occhi 5 chinandomi all’ onda. » Chinare dilf. da Piegare e da Declinare. Chinare significa Ana^’. chino, al basso , e volgere una cosa, un oggetto al basso ; ouilc i ‘ 1 ' elude l’idea e di mote e di azione.* £1 dì chinava, Chinò la * il capo cc. Piegare può dirsi di qualunque direzione tanto nel p 1 ^ prio, quanto nel figurato: Piegare Le vesti , Piegar l’ arco, gate ec. Deciti tare o Dechinare, nella originària sua significò 10 ', 1 , esprime moto: Declina il tempo, Il sole declina ec. , ed allora - ■ ■ • - s la sig 111 * 1 ' re , e quella di Decadere, Degenerare ec. V. Chinata, Chi-nà-ta. iSf] Scernimento , Scesa , China. Lat. declivi! 11 j Gr. to Ttpccvis. Puoi. Oros. La fonte che usavano per bere, era mezzo della valle , nella chinata del poggio. Cr. 5. ig. 2. Dd c , , ( t ulivo ) d’ esser mezzanamente a pendio , imperocché in essi s ta " do , per la chinata del monte gli distilla umore, regez. Se più ® u balestrata nella chinata del monte sarà la vena. CmifAT amente , Chi-na-ta-mcn-te. Avv. Quattamente , Con cun > lta \ . Ciiinatezza , Cbi-na-téz-za. {Sf.} Cmvilà , Curvezza , [ Chiwaurini curvameli, curvatici, inclinatici. Gr. xa^TrtiAorìjs. Com■ In-4■ h quarta generazione è la forma della figura, dirittezza e chinate^ 1 aspro , soave , raro, spesso. Chinato, Chi-nà-to. Sm. Ciiinatezza. Lat. curvatio. Gr. nz.i'v.a Pivi’ lnf. 3i. i36. Qual pare a riguardar la Carisenda Sotto’l chinati)) l 11 * ^ do un nuvol vada Sov’ essa si, clied ella incontro penda. Sul. Sul® chinato, cioè dal lato dov’ella pende. , 2 —* ( Chini. ) Sale formato dalia combinazione dell’acido chf con una base salificabile. ( A. 0. ) Chinato. Add. da Chinare. Cuivo, Piegato, Chino, [ Declive J jj nus, curvus, defiexus- Gr. xafeQihls. Tes. Br. 1. 16 . Gli altri ai'" ‘ fece elli tutti chinati inverso la terra , per mostrare lo podere . ' " ’ " r J 0 0'“ notturno gei' , r reB- Partissi gin c uo jyt-t rei juuuu , ts giUliac titl liCJiilLI. /rrtif' 2— Per metaf. [ Sconfortato, Smarrito.] Dani. Pui-g. 12. 8. A' rJC| ’ che i pensieri Mi rimanesse!’ e chinati e scemi. - 2 », Chinatoke , * Chi-na-tò-re. Kerb. m. di Chinare. Com. Dant. J’V- ■ Questo è chiaro che questo chinato re d’ale, cioè volatore, dice 1,1 0 la pegola. (N) , (f3( CiiisATGRA , CUi na-tii-ra, [ Sf. 1 } Curvatura , Piegatura. Lai. cui'' ,a ' curvatio. Gr. xsÌ/zn^is. Cr. g. 64- i. Abbiano ( i buoi ) ec. Le c0 forti e lunate, sanza magagna di chinatiira. . f, Chincaglia. (Ar.Mes.) Cliin-cà-glia. SJi Lo stesso che Chiacaglh 1 ' 13, (Dal fr. gu: ncu il le. ) (A) Vieta. Chincagliere. (Ar. Mes.) Cliin*ca-gliè-re. Sm. Venditore di ^ glierie. Lat. nugirendus. Ilice. Calligr. (A) peni Chincaglieria. ( Ar. Mes. ) Chin-ca-glie-ri-a. Sfi V. dall uf- sorta di meixeanziuole di ferro , rame e simili, — , Chincagha > Tariff. Tose, (A) _ Chinohe. *■ (Ziol.) Sm. Specie di mammifero del Chili, ap (> a ’“ ,■ all'ordine de’carnivori, ed al genere mephitis, della grossezza , gatto, e che quando è inseguito, getta da una vescica che ha so all'ano, una specie d’olio di odore si fetido , che si fa f , alla distanza di un miglio. Lat. viverra mephitis Liti. (Van) (■ [ J*. Ciiinchè. I Proti, cotti, indecl. ] V. A. V. e di' Chi che. Fr. Ja 5. 18. 2Ò. Chinchè vede in quel convento, Si le dà’mnicusi! do Guitt. Leti. Chinchè verrà , saràe bene ricevuto. -r e dì CiiiNCiiesiA, Ghiu-che-sì-a. [ Pronome com. indeci . ] V» ■ qiesi' 1 ’ Chicchessia. Guitt. leu. Verremo tutti che il giorno ci venisse ehm ■ Chinchilla. * (Geog.) Chin-cbìl-la. Città e prov. dì Spagna > li *gno di Murcia. (G) _ ^ fad- Chikchina. (hot.) Chin-chì-na. SJi Lo stesso che Chinachina. Leu. Di questa scorza della chinchina se ne trova couU“ in ogni droghiere. (A) . ,r\ Cwnchon. * (Geog.) Città di Spagna nella Nuova Casligha- » fyjli 1 CuincillA. * (Zool.) Chin-cìl-la. Sf. Specie di inanimijèro del molto stimato per la sua pelle. (Van) (N) CniNi'i:’. * (Zool.) Sm. Specie d’avoltojo. (Van) , ; )/*!’ Ghindi. * (St.Mud.) Sm. V. Turch. L’ora della preghiera che sulmani fa tino tra il mezzodì e la sera , e corrisponde de'Cristiani. (Mit) -r «fiSP Cjiindonace, * Chin-do-nà-ce. N. pr. 1n. Pontefice de' Drui i Galli. (Mit) . Chine. * (Mit. Chili.) Idolo de’ Chinesi, sotto la forma di wia P l p ,m rflo b 1 * 01 * Ghinèa. (Vetcr.) Chi-nè-a. [Sf] Cavallo ambiarne , C calli' f * cambiatore di portante , ed è una specie particolare di f milititi’ Achillea,sin.] Lt; A astri reo. Groìì’dpenot. (Dall’ illir.Aò»/ cava o.,]_ l aiii ìf 3tg. Dirò questa chinèa mi par gentile. E 3z 3. Se quel ni _ 5. tessi avere, E’mi parrebbe una chinea si bella ec. Varch. '' Vogliono mandar perlei colla chinea di Simone. edd 1 * 2 —* Usasi per lo più questa voce per ischerzo, e s''intende 1 ^ gr 11 ^’ cavalcature di qualunque sorta , che abbiano passo l c,L 0 fì per* 1 e minaccino di cadere ; perchè chinea chiama alla » ,e ' ^ co' ,l Chinarsi, e perciò se ne trasferisce l'idea a tal cavato bestia che si chini. (A) ,r i 1 * 3 — Li ischerzo , Chinea di Balaam =z Asino. Rusp • s0,u chinea di Balaaim profeta. CHINESE ^ Dm>, Scism. 23 . Per le sue disonestà la chiamavano Cmvi, UnZ » 31 ' a ehiuea ingbilcse, e poi mula del Re di Francia. Cani»?’ Chi-né-se. Add. pr.com. Della Cliina. — , Cinese, sin. (B) vliu' ■ ( ' A '■ M es 0 CUi-nét-to. Sm. T. del comm. Specie di sotti- Cin«,J , r\ mente ’ Umilmente. Lo stesso che Inchinevolmente. r. Li- Camn '* u‘ Wr ' 17 \ nel 'S- ( wil 0 » (G«>g.) Città, distretto, monte, e prov. della China. (G) tran ' , • Chili.) Sm. Nome generico delle principali opere che Chino/”** morale e della religione chinese. (Mit) Chini '* x* 00 ?-) Piccola isola dell’isola di Ccilan. (G) hi. "(G) (Geog.) Piccola isola del golfo di Nicoja nel Guatima- ‘n /?' • ^Cliiin.) Chi-ni-co. Add.m. Agg. di un acido cristallizzabile ed ì ni '. ne dtpergenti, di sapore mollo agru , solubilissimo nell’acqua Chinila* era ^* e a 'P aria, che si trovò nella chinachina. (A. 0 .) 0(II0) .^V Chi-ni-la-dà-no. N. pr.m .— Re di Assiria, che alcuni col }f°ndono con Sardanapalo, altri più verisimdmente con CH.NlNr™^ 050 '’- (Mìt), . . ' . fisciù.' mi, 0 Chi-nì-na. Sf. Sostanza alcalina di color bianco l (l { 0 » amarissima , che sì scioglie poco nell acqua , solubile nel - V aria non l altera in maniera alcuna , ed il da v • “impone come le sostanze vegetali non azotate. Si estrae l a le s pecie di chinachina , e specialmente dalla chinachina gial - CttijjJ unita all’acido clanico. — , Chinino, sin. (A.O.) Chi-nìn-ga. Sf. Lo stesso che Chinininga./^. (A.O.) (irb u ^ f G!i " ,* (Farm.) Chi-ni-nm-ga. Sf. Corteccia della radice di un r c ° . e cr e$cc nelle montagne di Piura nell’Alto Perù , di sapo- fìis Cessii ' cunan te amaro, e che i Peruviani , ridotta in polvere pie- _Cl,i ni ®'“ Affimi , massime gravi , alla miglior chinachina. — , Lat. unanuca febbrifuga. (A. O.) Chi Kn * * (Chim..) Chi'in-no. Sm. Lo stesso che Chinina. F. (Van) Cm NN0K ‘ * (Geog.) Fìwne degli Stati-Uniti. (G) t, ri; > ( Gc °g.) Ghin-nò-ki. Indiani deeli Stati-Uniti nel distret - Chino g uìu f>ia. (G) r- che va allo ’ngiù. Lat. locus declivis , declive. Gr. m; "7*. ^° Cc ‘ noif ' 2th 2i ‘ ^ Cr oosa, donne mie care, la (.(A , C C lc s cr Bernabò , disputando con Ambrogiuolo , cavalcasse fi aini i; a Vmo U chino. Bemb » stanz. 4 l* I 1 ' vago il vento In sulla HI K0 V, a * c ^ lln correre il rio. Lat'. d‘f! m ' ^ uc hinato y Piegato , Curvo, Basso. —, Inchino, sin. Osava C cnrvus, pronus. Gr. -ro tfper ^’ A- chino, Al chino. U. (A) Giovo , Inchinato , Declive. Chino si applica ai i>o b f jt ec ^ ai corpi che prendono o tendono all’ingiù , al basso.Cur- Plicato al P ì/! St0 cU rc . Uo > e si riferisce propriamente alle linee. Appo f, COll crcto, indica la iìgura di curvità ne’ corpi: Seno cur- ^*lvolta" U f UìVa - Inclinato , nei fisico, è affine a chino; ma varia i*ale dis UC * ® cnso della inclinazione. Nel metaf. poi indica una mo- tnale ec^°/) Zl0ilC a t I ua Fhc cosa : Inclinato a credere , Inclinato al dono ili»- e ?! lue 0 Declivo si dice di que’ piani inclinati che pen- P 1 ’incin 1 ln ^' u - Differisce da Chino ; poiché in questo si considera Declive • UCI1 ^ tendenza o il rivolgimento al basso; laddove in . Per sìinTi 11 ? 11 ^ principalmente la depressa declinazione del piano. U*tiNQtn *'™ ,ne s,1 °lc impiegarsi eziandio con la nozione di BassoiV. /' or ( 2Ì ne w »° *^ Sm. Specie di uccello del Tibet , appartenente al- Utlii sV ; &. a ^ tnanc f ed al genere pavone , che supera in bellezza C* BTA> «- di i medesimo genere. Lat. pavo tibetanusLath. (V' , an)(N) ed era ’ Dtim-ta-na. [ Sf. Segno dove andavano a ferirci giostratovi , ^tenuta ] S ° tto Una campanella che si teneva sospesa in aria , sola corre ° mo ^ a dentro a un cannello , alla quale per infilar - perno i cavalieri con la lància , come fanno anche al sara- >Y llln hnia, sin. ( Dal lut. Quintana sorta di ffiuoco a cavallo, eh. rim. alla chintaiia. intur? ^V Uln ^ aiia,5< " /t ’ ( Ual lut. quintana sorta di giuoco a cavai asivtt y* d Lessico dell’Iloffmann. ) /'Vane. Suedi. 1 C * lC V * tiia sailKa sarta , Ritornerà giojoso a p * 4 ' 5 ‘ Ma io non vo’ correre in chintana. si ”' Ferire in chintana, [ Dare in chinlana,] e simili in riunii ,r nGsCo C °d equivoco . ) Pataffi 5 . E non oso ferir per la 0 ‘ nd * Gab. 221. I quali ella provar volle come arme portassono, Pnsauz- 80110 chintana ferire. Cani. Cam. 279. Donne, per far in \ ? ot ^S‘ ana 5 Tanto bella a vedere, Correndo per piacer dia- 11 F?\*» C . H, c! aniU ^ Che non c'è chi di noi dia me’ in chinlana. Corre* v°* 22 d‘ Un asino ragliando con la ventura diritta, Cruo. * j^ rso » asina per dure nella chintana. (V) nutrii)}) * Com - (Dal gr. chion neve.)— Figlinolo di Apollo e di A- di JVi'/i ’ ^ H lt( de diede il suo nome all’isola di Cfiio. — Figliuolo S e d’una Ninfa . — Nome di deità Ninfa. (Mit) * Ujreog.) Lo stesso che Scio. ^ Cm, Add". F, (G) CuiTi^.dT ' 10 0 Soio. Goi-1' Long, (B) OCCA , ^ , "‘ghie 7'," U . C ' C H. &f. Percossa , Colpo , Battitura ; ma perchè nello- Coc ‘^‘ c f utcl hi un certo modo la frequenza e la moUtpUci- CHIOCCIOLA 21 ^ tà, siccome nello schiaffeggiare e sculacciare si pratica, quindi è che s’ usa solamente nel numero del più , dicendosi per ordinario : Io tì darò di molte chiocche. (Anzi clic dal frane, choquer o dallo spago, elio - car urtare,attaccare, par che venga dall'ingl. choch ovvero chucksei-gozzo ne. Gringl. hanno anche fcw>c/( per colpo, picchio.) Bisc. Malm. (A) 2 — 1 * In chiocca , posto avverbial. = hi quantità grande , In copiai quasi dicasi: A maniera delle chiocche. V .In chiocca. (A) Buon. Fier* 4 * i‘ 1 - E coi provvisatori, Briachi in chiocca, e mandracchiuole e guitti. E 4 2 - 7 • Cappe e cappucci e pappafichi in chiocca. (Pr) 3 — Per Ciocca. Ar. Fur. 10. 33 . Cosi dicendo le mani si caccia Ne‘ capei d’oro , e a chiocca a chiocca straccia. ( Cosi leggono tutte le migliori ediz., compreso quella del 32 . ) (Pe) Chioccaha. (Agr.) Chioc-cà-ra. Sf. Quei luogo dove si pongono le pian * ticelle , i bulbetti , e i piccioli tuberi , e le radici che si vanno al* levando . ( Da chiocca in senso di copia ; e vai quindi luogo copioso di pianticelle, bulbetti ezi) Fallisti. Ist.nat. Claric. Ist. piani. Berg.Qiliri) Chioccare , Chioc-cà-re. lAtt.} F. bassa. Dicesi del dare ad altri delle busse. Lat. verberare , caedere. Gr. 'icxUiv^ Sipsìv, Lasc. nov. 7» Gridava piangendo , c chiedendo perdono e misericordia , e si raccomandava a più potere; e coloro attendevano a chioccarlo, chi di qua , chi di là , chi di sopra , e chi di sotto. Malm. g. 61. Nè si guasta , belando, sì la bocca, Quando il maestro col baston Io chiocca. 2 — * É n. ass. Per la stessa onomatopea , si dice del suono che fa il mozzone della frusta , scossa a un certo modo , per farsi sentir dai cavalli , o per giuoco , come fanuo i ragazzi. (A) Chiocchetta , Chioc-chél'ta. Sf. dim. gù Chiocca nel sign . del §. 3 . Lo stesso che Ciocchetta. F. Chiabr. Fend. 3 . Del ceruleo rameriuo (i cogliete ) Le chioccbette ben fiorite, E le pure margherite , ec. (A) Chioccia, Chiòc-cia. iSf] La gallina , quando cova Ìuova y e guida i pulcini. ■—, Biocca, sin. //«/.gallina matrix. Gr.àXixroftls e7tW£ou(ra. (Da chiocciare.) Esp. Fang.Uooso ec. per lo calor della chioccia diventa uccello. Ar.Fur.-2. 3 g. Così ’l rapace nibbio furar suole 11 misero pulcin presso alla chioccia. Burch.1.2'3 .E una chioccia quand’eila schiamazza. 2 — * Far le chiocce = Disporle a covare. (A) 3 —* Vecchio chioccia, fig.’=z Fecchio malandato g perchè d'uno che sia alquanto infermo t/ices'/ Chiocciare, dalla chioccia, gallina vecchia e spelata che cova i pulcini , come il inalato cova il letto e si rammarica con voce chioccia. Bisc. Malm. (A) Chiocciare, Chioc-cià-rc. £iV. a«.] Il mandar fuori la voce che fa la chioccia. [ Lo stesso che Abbiocare. Fi] Lat. crocciare. Gr. xptófyw. ( Dal lat. glocire che vale il medesimo. ) 2 — Per similit. dicesi anche d altri uccelli. Cr. g. 82. 5 . Gli puoi in un campo mettere (i pavoni) , accompagnati dalla loro nutrice, a pascere , la quale col chiocciare gli riduce a casa. 3 — Crocchiare nel sign. del §. 2. E. F. 11. jo. E non giunsono in pian di Bipoli, qhc a pochi lor cavalli non chiocciassoao i fèrri* ( Cosi nel ms. Ricci.) 2 — Da questo è tratto il modo seguente : Farch.Ercol. 160. (Cóov ìfeerfi. F.A chiocciola. 3 —- Scala a chiocciola , dicesi quella che , rigirando sopra se siesta, si volge attorno a un cilindro , o simili } che dicesi anche Scala a lumaca. Lat , cochlea, cochUdium , cochlis. Gr. l\i- ?c rri. f r . A chiocciola. 2. 4 — E semplicemente Chiocciola vale lo stesso che Scala a chiocciola. Rovc.Com. Daìil. i.i 5 . Aggirandosi l’uomo intorno al voto del corno, a guisa che* 1'uomo fa in queste scale rivolte, che volgarmente si chiamano chiocciole. (V) Salviti. Imi. O/ner. fòO- Ed alla chiocciola sajio Di sua magione. (Pe) 3 — Sorta di vestito antico. Frane. Sacch. nov. zoo, Ella e cosa d’ a- vere diletto a vedere le nuove cappelline ec. sanza le nuove* chiocciole, e’nuovi gabbani, i nuovi taharroni, ec. (V) 4 *— (Bot.) La coccola del mirto. Lat. royitus comunis. (Ga) Chiocciolajà. * (Agr.) Chioc-cio-là-ja. Sf. Luogo chiuso per nutrirvi le chiocciole. (Ag) Chiocciolettà , Cliioc-cio-!ètda. {Sf] dim. di Chiocciola {nel primo sign .—, Chiocciolina, Chiocciolino, ««.] Lat. parva cochlea. Gr. yox^ hiot>. Fr. Gìord. Pred. S. La chiocciolctta, die dopo la pioggia si rallegra col sole. Fit. JJenv. Celi. Si. Caricandomi di più diversi sassolini, chioecioletle e nicchi. Car. lett. 1. 32 . Si veggono per le buche grancliioliui , madrcperle, chiocciolcttc. Chiocciolina,C hioc-cio-U-iia,[A^]d/V«.«h‘Chiocciola.[Lo stesso che Chioccio- lell i\.Fl] Lib.cuv. malati. Fa bollire qucsle piccole chioccioline in acqua. Red.Esp.nat.jo.^QÌ ventriglio d’un altra fgruj vidi alcune chioccioline- Chiocciolino , Chioc-cio-lì-no. [»V#w.] dim. di Chiocciola. Lo stesso che Chiocciolina e Chioccioietla. F. » — Fare un chiocciolino = Rannicchiaj'si per dormire, e Rag- grappar! quasi in figura di chiocciola. Maini. 1.12. E fatto un chiocciolin sull’altro lato, Le vien di nuovo Basino legato. 2 — Focattola o Sduacciatina fatta a fòggia di baco avvolto. Chiocco , Chiòc-co. Sm, F. Fiorent. Lo scoppio della frusta. V. Chioccare, J. 2. e Chiocca. (A) CmoeoccA.*(Bot.) Chi-o-ròc-ca. Sf.F.G.Lat.chiococa\. (Da chion neve , e coccos bacca, grano.) Genere di piante esotiche, della pentandvia mono- gioia, famiglia delle ruhiacee, una delle cui specie, chiococca racemosa Lin indigena delle indie occidentali,è un grazioso arbuscello con foghe, quasi coriacee, fiori in grappoli ascellari , e che produce candide bacche. La lor radice , detta comunemente Cainca , in decozione viene utilmente adoperata contro i reumatismi e le malattie veneree , e soprattutto nell' idropisie. (Àq) (N) Chiodagione. (Ar. Mes.) Chio-da-gió-ne. [V/C} Quantità di chiodi per aloun lavoro. —, Cliiavagionc , Chioderia, Cappellotto, sin. Lat. cla- vorum congerics. Gr. Fiv. Viso. Arti. 53 . Oltre al gran consumo della chiodagione, strumenti, materiali ed attrazzi di tante sorte. 3 —- T. colliUlivo. Ogni genere di chiodi, l a Chiodagione si distingue in quadra e piana. JSelia Chiodagione quadr. si comprendono i terzetti da navicello e da muro , i diacciali, e quelli da carrozze e da carrette maggiori. La Chiodagione piana si distingue per numeri dal io al 24- ì chiudi minuti diconsi Bullette. (A) Chiodaia. (Ai\ Mes ) Chio-dà-ja. Sf. Strumento che serve a far la capocchia d chiodi. (A) Chiodaiuolo. (Ar. Mes.) Chio-da-juò-lo. [iSVm] Facitor di chiodi. Lat. cla- vorum faher. Gr. TìXoTro.o'b. Chiodale , Chiordà-rc- {Au. Lo stesso che ] Inchiodare. F. Lat. clavis affigere, Gr. Koc.zyr,\ovv. Chiodato , Chio-dà-to. Add. m. da Chiodare. Lo stesso che Inchiodato. F* Buonfaier. 1* 5 . 11. La musoliera lor posta al mostaccio Diferrobcn chiodata , calabroni Brontolino a lor posta. Chioderia. (Ar. Mes.) Chio-dc-ri-a. Sf. As9ortimcnto di chiodi , Quantità di chiodi , Lo stesso che Chiodagione. F. Accad. Cr. Mes. (A) a — Luogo dove si fanno e si smerciano i chiodi. (S) Chiodetto,* (Ar. Mes.) Chio-dét-to. Sm. dim. dì Chiodo. Piccol chiodo, altrimenti fatto Chiovcllo o Bulletta. (Vati) Chiodo. (Ar.Mes,) Cbiò-do. {Sm.Strumento di fètTo sottile e acuto con picciolo cappelletto a guisa di fungo daWuna delle estremità, fatto per conficcare} e per poterlo rihadà'e non si tempera , Chiovo, Chiavo, Chiavello, Cbiabello, Agulo, sin.'] LaLclavus. Gr. ri\os. (Da clavus si è fatto chiovo, e poi chiodo.) Petr.cap. 3 .Come d’asse si trac chiodo con chiodo. a — Aver (isso o fermo il chiodo = Aver deliberato e stabilito. Ar. Fqr. 97, 102. Son cinque cavalicr di’bau fisso il chiodo D’essere i primi a terminar sua lite. Rem. Ori. 1 • 21. 18. Perchè cosi Rinaldo ha fermo il chiodo. E 2. ig. E ben conosco di’ egli è fermo il chiodo ,%Che di du* anime oggi esca fuor una. 3 . Mettere il chiodo ad una cosa =3 Assicurarla stabilmente. Golii, in Fabr. Lett.dUom. ili. t. 1. lett. f Perchè sono in miti i modi risoluto, vedendo che ogni giorno passa un giorno , di mettere il chiodo allo stato futuro della vita che mi avanza. (Pe) 4 — Appiccar le voglie al chiodo. Lo stesso che Appiccare o Attaccare le voglie all* arpione. F. Arpione, J. 3 . (A) 5 —• * Ficcar chiodo , fìg. — Star fermo nelle sue deliberazioni, Fermare una cosa, come si fa quando ella si conficca. (A) CHIOMA 6 — Per metaf Ar* Pur. z 3 . io 3 . Quante lettere son , tanti Chiodi, Co’quali Amore il cor gli punge e fiede. (M) . „ (l 7 — Prov. Batter due chiodi a un caldo = f ar due cose t* tratto. V. anche Chiovo, §. 2. Lai. duos parietes de eadem ““ dealbare. Gr. hvo ro'vgov; àks Civiff.Calv. 3 . io 5 . Ch’era d ‘ s r sto in un concetto e saldo, Che si battesse due chiodi a un caldo- . » — * Cavar un chiodo e ficcare una cavicchia : Dicesi t» per disfate un debita piccolo , piglia danari ad interesse, e ne J a maggiore. Serd. Prov. (A) , 9 — * E’ non lascia chiodo che non lo ribatta : Dicesi di chi g. te le mani in ogni cosa, o risponde ad ogni parola. Serd. Pi'if 2 — (Archi.) Membri degli ornamenti d’ architettura, che i D oT y\l$i cerano pendere diti regoletto sotto i correnti; con altro nome tu 0 Gocciole. V. Membra degli ornamenti nel Baìdinucci. (B) (J „ 3 — (Med.) Toscanamente Fitta. Nome che si dà volgarmente dolore che trafigge il capo , per lo più un poco al di sopra " occhi cioè nel seno frontale, che uno crede rassomigli al lrafir 5 — canali : Sono lunghi pollici due e tre quarti. (S) ■ /Ji 6 — da SASOuni o A testa m diamante : * Chiodi de’ qt“d‘ J uso per foderare, o raildoppiare i mante! letti da’ sabordi. (Va-’ 1 ) 7 — di COVERTA : Sono lunghi pollici due e un quarto. (-’/ 8 — ottan ìtn 1 : Sono lunghi pollici quattro e tre quarti. (®) 9 — quaderni: Sotto lunghi pollici quattro e un quarto. ,j(S) ■o — terni: Sono lunghi due pollici ; del resto simili a’precedei ■ * 11 —da ribadire: * Specie di chiodo grosso e corto senza P li ^ a [. con cui si ribatte il capo del chiodo già conficcato nel leg n0 . irò , acciocché questo penetri più a dentro nella • materia , e s più forte. (Vau) ritcc^ 10 6 — * (Bot.) Chiodo di garofano: Nome del calice del garofana r« ^ prima che i fiori si siano sviluppati; sene fa uso come coridimen 10, eugenia caryophyllata Lin. (A. O.) (N) . 7 — * (Agr.) Malattia che nella nostra Italia attacca in i s P eC ’ e ■ oSS ef" e consiste m tubercoli differenti dalie altre escrescenze , vano sopra gli ulivi , perche sempre di figura rotonda, ed W e ^ incavo nel mezzo, il quale molte volte manca non meno che a i ed ora sono posti lateralmente , ora netta parte superiore a beinolo. Bertoloni. (0) 8 — (Zo il.) Specie di buccino brizzolato. (A) imef 1 ^ 9 — * (Veler.) Chiodo estraneo : Corpi stranieri che acrl ^ t ’ rl, ‘n l ; l i M penetnino nella palma del piede, o nella parte cornea cavallo, e vanno più o meno profondamente nel vìvo del l He ^ e ' f , n e!UÌ 2 — * Così dicesi pure il fignoto che apparisce sopra i yS' drlle bestie lanose , in forma di tumore, duro , circoscritto , " £, rj[ Jv sezza di una noce , accompagnalo con calore e con dolore, v ~yi5» Cumgc.ia. * (Geog.) Chiòg-gia, Chiozza. Lat. Clodiufbssa , Cla^d* r Città d’ Italia nel Regno L. F. sull'Adriatico. (G) , Chioma, Chiòma. [A’f!] Capelli del capo. F. Capellatura, —pi fi 0 i;i sài. Lat. coma. Gr. Maestruzz. 2. 36 . Sono alquanti , quali colui che percuote il cherico non è ìscomunicato : e quaudo non sapeva che fosse cherico , perchè nutricava la chi . portava i capelli lunghi. Petr. canz. 7. 2. Non ho tanti ca ^ //f queste chiome, Quanti vorrei quel giorno attender anni. ^ a Ho 1 '* 11 successor di Carlo, che la chioma Colia corona del suo [tif na, Dant. lnf 28. 121. K ’l capo tronco tenea per le chio/ne. & 22. t. Chioma è la capellatura che pende dalle spalle. .. fall* 2 — * Parlando il jùù dì donna, si dice Chioma molta qtie g c nof trecce , e Chioma piccola quella dell’ arricciatura. Salva 1 ’ Efès. I. 1 . Chioma bionda ; la molta , disciotta, all’ aure la piccola, intrecciata. (N) . fnF 3 — Trarre uno per le chiome a far ghccchè sia : frase consimile velo pe'capelli, cioè indurvelo per fbt'za. Ar. Egl. Al canut^j^u- grati colpa dassc 5 Ai gener più , che quasi per le chiome U Rito suocero vi trasse. (P) . oS }ranJ° 4 — * Per similit. Detto della barba. Salvia. Cns. f 1, la grossezza , che dalla terra nella vicina aria si tramanda ali per la folta chiome della barba. (N) . Man^ 5 — Detto de' crini del cavallo . Ar. Fur. if. 34 * Marsilio ® ^ Co 11 cardo avea donato Un destrier bajo a scorza di castago ’^jlaii gambe e chiome nere , ed era nato Di Frisa madre e d j 1 ^ c ~ giannetto bianco, Li ' ' ni F ier ‘ 2 ‘ 6 — * Detto di quella parte della granata che spazza. I> L f * s0 pj*a» che le r e emonie nere , ed era nato U» Frisa madre e **■ c0 Ja 1 di Spgna. (P) Rem. DA. 66. 11. * ' * “ chioma avea tinte d’ albena. (N) — * Detto di quella parte della granata che spazza. I> u0/ * 4 - 15 .E [irosa la granata per la chioma, A un pigioual ( Bussa ’l palco col manico. (Pr) . - i 0 [a stri' — . [ Detto della Cometa ) G-- F. 11.67. Apparve * n cie la cornata , chiamata Asconc , con gran chioma. _ — {Detto del Lucignolo a Pennecchio . ] Dant. Par. 1^7 traendo alla rocca la chioma, Favoleggiava colla sua tami D CHIOMADORO 9 [ Detto delle Piante, e poetic. significa ora i rami, oivi le fronde. ] Dani. Plug. 3 i. 40. La chioma sua, die tanto si dilata Piu, quanto P'ù Ve su, foia dagl’indi Ne’boschi lor per alterna ammirata. Loci. Mart. Egl. Givan segando allor le bionde chiome Delle aperte c * ,m " P"G n « al addo estivo. Gnor. Posi. fui. 1. 1. Starsi il pino e L abete c 1 (àggio c 1’ orno Senza 1 ’ usata lor frondosa chioma. 10 ~ ' Cosi dicesi pure il Lino 0 Canape maciullato e pettinalo. Agii, fandotf. ,26'. Dissile, donna mia, se tu nel tuo forziere nuziale 111- Sl . emc colla veste della seta , e degli altri tuoi ornamenti d oro e d. a- riento e gemme , ponessi la chioma dei lino ec. (Pi) " (Boi.) Ne’fori dicami così le f,gl e o le brattee che w arcati, dati In cima dell’ in fioritura, e ne’ semi i peli inseriti alla lor sonuiuta\t\i/,) Um M 100B0 , Chio-iiia-dò-ro. Adii. coni. camp. Che. ha chioma bianda cune oro. S’alo, in Orf. Ed è dello di Apollo. (A) ^UtiTE , Chio-màn-tc: [Add. com.l Che ha chioma ; e foratamente 1 randeggiatile. Lai. frondicomus. Gr. Salvili. Pros. dose. Y ’. se 9 - Per similitudine di questa pianta accortamente prese lauro c muto co., l’uno c 1’ altro sempre verde e chiomante. T E (letto delle corna. Salvia. Cas. 4 °■ Già non fia meraviglia , ™ e Sileno Chiomante in fronte di bovine corna, Voce di turo, e qual Ql ninne, egli ubbia (N} Chìa-mì-to. Add.m.da Chiomare. Che ha chiama, Capelluto. f u -comat,m.Gr.^x^ X au.:, t .Salvin.di'sc.2.4di.mn seppe il poeta Omero c °n nìn r.i * ~ - • CHIOSTRO 219 1 r - .«.*,p 7 jxo p.av.oaivm.atsc.2. ad 0 „ t J * btolo fregiare il valore de’suoi Greci, che col chiamarli P^sso xacp nxoixócJVTots , uomini del capo chiomato, forse a dif- Cui,q VAy? e " c nazioni bai'bare , che ec. !lr/i2nt L / T ° ’ Ehio-mi-spio-vù-to. Add. m. comp. Voce ditirambica , Succh He C *‘‘ oma e spiovuto, e vate Che ha chioma spiovuta. Bell. d’°f tutt *i^ n P‘ù pretto c più sputato , Ghiomispiovuto Cini 0n ANTO 11 capello. (A) neve e Chi-o-nàn*to. Sm. V. G. Lai. chionanthus, (Da china fimiuli a ! ll fi QS ht)ie. ) Genere di piatite d^lla diandria monoginia , lì Uni(> ì . 0s ( C j S* asrt 2 Ìnee , che quando sono fiorite , i foro grappoli di ììe °“ 1 hro petali bianchi le fanno comparire come coperte Chiokr * ? àlbero di neve , sin. (Aq) (N) la di D S. pr.com. Lai. Chion. (Dal gr .chion neve.)— Figliun- Bareq ' madre di Filamrnone e d’Aittolico .— Fidinola di * /fi Crizìa. —Scrittore greco discepolo di Platone. (B) (Mit) Chiosi* Chi-ó-ni .Golfo sulla costa occìd. dell'is. di Corsica.lfr) ^ IUo ni|>£ * V*l- , ** a ' P r ‘f‘ Eot. Chioma. ( V. chiane. ) (B) * Ajhi*o-ni-(lc. N.pr.m.Tjut. Chioniiie-i. (V./rt noi.*e seguente.)^ B) tbroiji \ Js ■ ) °h) Sin. V. G. Lai. cbionis. (Da chion neve, ed idea Co g p 0 j en > inazione data ad un uccello chiamato altrimenti Bec- i unta z* 0 *’ a m °dvo delle sue penne sparse di un bianco di neve. Cl "° ^Cii' ,ià decenti di questa specie Jovmarowi un genere. (Aq) tixvfi [A’/T F~. Ae di perduta significazione , che si quei f ci , Jjl f r oh. 2 . ifi. Poi corse ver la piazza di madonna, Baciando 0 «icllct e T^ella chionna. ( Forse significa il fu>to della colonna Ebrei h’ ^ ° stipite dell’ uscio ; ed in ciascuno di questi sensi gli di Lavop 100 y n,lG molto simile a chionna. Peraltro diurna in Terra don 0 ' ° t0 . tmfl in Napoli, canna in Sicilia, dinotano la natura na fu ^ 0 » !a lat. cunnus. Ma più prohahilm, in questo luogo chion* luoghi*,, l x ‘ ra to in vece di chioma* per assonanza - siccome in altri Brunetto.) ‘ c hia n nc ^ CEarrn.) C!ù-o-no-mè-Ie. Sm. V. G. Lai. chionomelis.(Da * .p ’ c da meli mele* ) *5*orta di bevanda di neve e miele. (Aq) 8 mìa f ^Idòp-po. A Vai. Pianta arborea , della ottandria mono* bol{ o \tus' l ' la acerine , che ha le foglie lobate , i lobi semitri* -, Onp io ’/ Cn dmhi defori eretti, e le samare colle ali divergenti. r c omc ( n l3 ’ , () PP'0,«n. Lat ‘ e 32,. ] L BS«anno, 5 ’i? i Che varranno scrittura Di vie più lunga dura, le chió- \ k et-ule a lei ben si conviene, Come ti dicon qui Cr >ea è d ir ^ Fatm Q : “ ^' ce c ldo$a , ebe propri» kucwù Angeli, quando appariscono , che confortano altrui. ° r &-25 2*ti A ' -'lutuiux/ajii-m.svuuw, wimvmuuu “*«•» _ » A questa volta i’dubito, E non intendo la chiosa, nè ’1 testo. ^echif c r h f 3 ^tombo Ear chiosa o la chiosa = Chiosare. (A) M. V. g. 1. Chi volesse questo testo chiosare a suo modo c piacere , 10 si chiosi. Dant. Inf.i 5 A 8 .Ciò che narrate di mio corso scrivo , E serboio a chiosar eoa altro testo ,E Purg.n.i 3 g .Più non dirò, e scuro so che parloj Ma poco tempo andrà, che i tuo’ vicini Faranno sì, che tu potrai chiosarlo. Dittarn. Lo sol, che tanto era stato nascoso, Perchè prima i suoi raggi lassù sparse, Deio si scrisse, ed io cosila chioso. Buon. Fier. 3 . fi. fi. E s* ci pur se u’ avved , tace c chiosa. 2 — Usato in modo contadinesco per [star male, o Far la voce della chiocciola, ovvero Star chiotto. Buon. Tane. 3 . i 3 . L’ha altro mal : la si sta giù, c eli iosa , E queste medicine non apprezza. Sai* vin. n/inot, ivi. Di questa sorta di chiosare il Vocabolario non insegna nulla. Forse chi chiosa sta disapplicato da ogni altro pensiero per attendere a quello. La si sta giù , e chiosa , torse chioccia ; sta male, o fi la voce della chioccia. (A) (N) Chiosato, Chio-sà-to. Add. m. da Chiosare. Interpretato , Dichiarato , Esposto. Lai. expositus, Gr. Chiosatore , Chio-sa-tó-rc. Verb. m. di Chiosare. Che chiosa , —, dosatore , sin. Lat. interpres. Gr. o-xoXioiiTTrif. Com. Inf. J. Alquanto tratterà il chiosatore quasi alla fine del capitolo. Dant. Vit. Nuov. 3 o. E però lascio cotal trattato ad altro chiosatol e. Red. Ins.fjS* I Greci chiosatori diNicnndro attribuiscono colai virtude non alla carne,ma alla pelle. 2 —* Dìcesi di Chi interpetri ogni cosa sinistramente e biasimi sempre. (A) , Chiosatrice , * Chio-sa-trì-ce. Verb. f. di Chiosare. V. di reg. (O) CmoscA.* (Ar. Mes ) Cbiò-sca. Sf. V. Turch. Piccolo padiglione isolato , ed aperto da tutti i lati , ove si va a prendere il fresco ed a godete di qualche bella veduta. Questa maniera di decorazione è sia • ta introdotta ne' nostri giardini detti inglesi. (Ag) Chioso,* Chió-so, Add. m. V . V. e di’ Chiuso. Fr. Biu b. 56 . 2 f. Ma questo non è chioso, che sovra tutti è chi mette in oblio. E 2J2. s. E fa l’ aperte chiose tutte yie. (V) Chiostra, Chiò-stra. iSP] Chiostro , {in sign. di Luogo chiuso .] Lat. claustrum. Gr. èpxoe. Dant. Inf.^g.d 1 ’Quando noi fummo in sull’ulti- ma chiostra di Maleholgc. F Purg.y.2 «.Dimmi se vie» d’inferno, e di qual chiostra,/? ParJi.ia8.Fuoc mi rapirmi della dolce chiostra. Guar. Pus!. Fui. prol. Questa la chiostra c pur , questo è pur l’antro DeJP antica E ricino. 2 —• Coli' agg-, di Ombrosa , Cupa , Opaca e simili zzZ Valle , Selva , Solitudine. Pelr. son. i 5 g. In questa di he* colli ombrosa chiostra. Tass. Ger. 20. 122. Giunge ella intanto in cupa , opaca chiostra , Che a solitaria morte atta si mostra. (M) 3 — * Coll* agg. di Orribile 0 simile zzz L'Inferno. Tas. Gerus. fi- g* Tartarei numi ec. Che meco già da i piò felici regni Spinse il gran caso in questa orribil chiostra. (M) (0) 4 — Per rnetaf. Uh. Amor. 8 . Se ’i cuor mio potesse rinchiudi r dentro alla chiostra della propria volontà. Esp. P. IV. Questo dono è 11 priore di chioslra dell’anima. Chiortricino , * Chio-stri-rì-no. Sm. dim. di Chiostro. Lo stesso eh2 Chiostrino. V. Boti. Lett. pitt. 3 . 3 fi 8 . Doni. Il chiostricino pien di pitture . . . tolte di mano di valenti pittori , cioè ec. (B) Chiostrino, Chio-sl ri-no. Sm.dim. di Chiostro. — , Chiostricino , sin» Bnldin. Dee. Nel chiostrino piccolo, o ricetto della chiesa della Santissima Nunziata. {Ciò che in antico dicevoli il Paradiso.) (A) Chiostro , Chiò-stro. {Sui.]Luogo chiuso, [pii' lo piu] da abitare persone sacre ; e oggi si dice alle logge intorno a* cortili de ’ conventi. Lat. pcrystiliuin. Gr. ‘Tffpia-rvXiov. Datif.Par.2t.iiS.Bcndcv solea quel chiostro a questi cieli Fertilemente.E 22.5o.Qni sono i frati miei, che dentro ai chiostri Fennaro i piedi. Nov. aut. 68. fi. Scendendo da cavallo , legnilo nel chiostro della chiesa. 2 — Coll'agg. di Cavo o simile , o assolutamente Chiostro rs Grotta , Spelonca. Ai\Fur.iy. 5 y .Io mi rivolsi al gridone vidi il mostro , Che già gl’irsuti spogli le avea tratti, E fattola tornar nel cavo chiostro.(M) Car. Eneìd. 1. gfi. Eolo é suo re, ch’ivi in un antro immenso Le sonore tempeste e i tempestosi Venti, siccome è d’uopo, alfrena e regge. Eglino impetuosi c ribellanti Tal fra lo*’ fanno c per quei chio.Ari un fremito, Che ne frema la t^rra. (N) 3 — Serraglio. Fav. Esnp. 122. Partendosi il leone, avvenncgli d’esser preso da’ cacciatori di Roma , c fu messo in un chiostro, rinchiusavi moltitudine di bestie salvatiche. (V) 4 — Coli agg. di Tenebroso o simile = Luogo infermile. Ar. Far. 36 ’. 66’. Ma tempo è ornai che della luce io sgombre , E mi conduca al tenebroso chiostro. (M) 5 —. * ColVagg. di Solitario o similezzz. Valle, Selva, Solitudine. Tass. Gei*. 7. it. Così men vìvo in solitario chiostro, Saltar veggendo i capri snelli e i cervi. (M) ( 0 ) 1 6 —* Coliagg . dà Stellante, Superno o simile La magione celeste Petr. son. 268. Che sol ne mostrò ’l Ciel, poi sei ritolse Per adornarne i suoi stellanti chiostri. Sannaz• Egl. 5 . Alma beata e beila Che da legami sciolta Nuda salisti ne’superni chiostri. (N) viene altrui per la vita. L' eelil ll’Lj Ue * M f att0 . non ha bisogno d' interpetrazione 0 citi o- FIi °sai^ p? Uaro. Nota il doppio senso di chiosa qui.) (V) Esporre. [ Alt. Far chiosa , ] Interpretare, Dichiarare , t dosare, sm. Lat * interpretari , exponere. Gr.lppwdstv. mina , Gr. xXe&po .. . ... .. tj. _ Prender Dio, per scamparne, Umana carne al tuo verginal chiostro. Guid* G. Jasone aperse i chiostri della virginitadc in Medea. Mae- strttzz , 1. 8fi. E quello medesimo dico, se l’uomo entrò nel chiostro della vergogna, ma non pervenne alla consumazione dell’ opeva. E 1 , 85 . Possono i medici con alcuno istrumento rompere il chiostro della vergogna 5 e non sarebbe questo contro a natura , imperoccliè non si farebbe per diletto, ma per medicina. Chiostra diif. da Convento e da Monasvr-i. Chiostro nel prow*V> significa qualunque luogo chiuso o riposto. Dall uso però venne lui tal nome destinato ad indicare il luogo ove abitano persone religiose.(V. Barco .) Convento letteralmente significa moltitudine di persone, che vanno ad unirsi in un dato luogo. In via fig. esprìme ancora un luogo ove più persone si raduuauo e si congregano per uno scopo co- 220 CHIOTOMO mune. Di poi ottenne eziandio la particolare nozione di Abitazione di frati. Monastero esprime abitazione di monaci , di persone clic ne’ tempi antichi vivevano vita solitaria. Dunque T idea propria di Chiostro è quella di Clausura ; L’idea propria di Convento è quella di comunità; l’idea propria di Monastero è quella di solitudine. Avendo però le corporazioni religiose declinato dalle originarie loro istituzioni , nacque la confusione degli accennati vocaboli , per cui al presente tanto Chiostro che Monastero si applicano indistintamente ai ritiri dei monaci e delle monache, conservandosi soltanto il nome di Convento per le abitazioni di frati. Chiotomo. (Chir.) Chi-ò-to-mo. Sm. F . O. Lat. chiotomos. ( Da chio io contengo, e tome io taglio. ) Strumento inventalo dal Desault per ’ tagliare gl’imbrigliamenti del retto c della vescica , e che serve inoltre a demolire V uvola e le tonsille. (Diz. Chir.) Chiotto , Cbiòt-to. [ Add. m. F. Fiorentina poco usata fuor di scherzo , e vale ] Cheto. Lat. tacitus , tacilurnus. Gr. wwiriipos. (Dal lat. quietili, come tutto da lotu «.) Berti. Ori. 1 . 6 ’. 3o. E senza pur fiatar mi stava chiotto. Malm. f 4 Le male lingue forse starian chiotte, a — * E Chiotto chiotto, così replicato per maggiorforza. MagaLLett. fam. 1 . 56. Egli e il priore chiotti chiotti, senza motivarne cc. aggiusteranno quel che bisogna. (N) Chiovagione , Chio-va-giò-ne. [Sf. Lo stesso elite] Chiodagione. F.Lat. clavorum congcries. Gr. fykw telài§ g$. Chiovare, Chio-và-re. [ Alt .] Conficcar con chiovi. [Lo stesso che In* chiodare. V ’.] Lai. configerc. Gr. xcdòvXow. a — (Veter.) Dicesi del Fare delle chiovature alle bestie da soma nel ferrarle. Lat. clavum figerc, davo ferire. Gr. -xoìSviXovv. 3 — (Milit.) Ghiovare Tarligliene, o simili , vale Inchiodarle , cioè renderle inabili ad essere adoperate con mettere un chiodo nel focone. Guicc. Star, g . Usciti una notte ad assaltare T artiglieria cc., ne chiovarono due pezzi. Chiovato, Cbio-và-to. [Add. m.] da Chiavare. Inchiodalo, Confitto con chiodi. Lat. clavis contixus. Gr. v)ct$n\w§sl$, Ciriff. Calv-. 2 . ^.Coperta tutta d’ossi di testuggine Chiovati, qual di piastre una corazza , Quest’ armatura non temeva ruggine. Chiovatura , Chio-va-tù-ra. [Sf. Lo stesso che ] Inchiodatura, F. [ Dicesi propriamente della ] puntura che si fa col chiovo nel vivo alle bestie da soma. Lat. davi plaga. Gr. zreep %\ov ‘rXyyr„ Cr. g. 55. 4- Discoperta prima la chiovatura come si dee, il di fuori dell* unghia si tagli intino alla Icsion del chiavello ; e nota che tutte T altre chiovature, le quali non dannilìcano, nè toccano il tuello dentro, si possono leggermente curare. Chiovellàre , * Chio-vel-là-re. Alt. Trapassare o Forare con chiavelli. F. Inchiodare. (0) Ciiiovellato , Chio-vel-là-to. Add. [m. da Chiovellare. ] V. A. Trapassato o Foralo con chiavelli , Inchiodato . Fior. A’. Frane. 118 . Parevano le mani e’ piedi chioveliuti nel mezzo con chiovi. Chiovello , Chio-vèl-Jo. [AVn.] dim. di Chiovo. Lai. ctavuius. Cose. S. Bern. In mezzo di due ladroni sospeso , e con chiovelli in sulla croce confitto. Chiovo, Cliiò-vo. Lo stesso che] Chiodo. V. Tes. Br. 2 . 3o. La natura è a Dio come il martello al fabbro , che ora forma una spada , ora mi elmo , ora un chiovo , ora una cosa , ora un’ altra, secondo che ’i fabbro vuole. Liv. Dee. 3. Portanti seco chiovi di ferro per quella parte della ripa. a — Per metaf [ Dicesi di cosa che affezioni o fissi altrui. ] Petr. son. 3y. Ma s’io v’era con saldi chiovi fìsso , Non dovea specchio farvi. Dant. Purg. 8 . i36. Che cotesta cortese opinione Ti (ìa chiavata in mezzo della testa Con maggior chiovi, che d’altrui sermone. 3 — Prov. Fare due chiovi a un caldo s= Fare due cose a un tratto ; che anche si dice Datter due chiodi a un caldo. Lat. duos parietcs de eadem fidelia dealbarc. Gr. 5’vo toI^gvs txXsttyeiv. M. F . 10 . 83, Onde essi sottilmente pensarono di fare due chiovi a un caldo. ( Così leggono il Muratori e V ediz. de* Giunti} così gli Accademici alla v. Caldo : ma qui seguitando il MS. Ricci adottarono la lezione di Far disfare, appoggiati alla quale stabilirono poi leggermente il prov. Fare o Disfare due chiovi ec. ) 4 — Serrare il chiovo; lo stesso che Venire a’fèrri, Venire al fatto. S. Caler, leu. 101 . Non mi siate poi femmina , quando veniamo al serrar del chiovo. (V) 5 —Enfiato che viene sotto i piedi degli sparvieri. Bern. rim. i.yi. Evien subitamente loro un male, Che questi uccellator chiamano i chiovi. 3 — E detto anche di certe enfiature de' piedi e non dello sparviere solamente. Crcsc. lib. 6 . cap. 63. E se si coceranno in vino ( le cipolle del giglio ), mischiandovi olio , solyono i chiovi e i nodi de’ piedi. (V) Chiovolà. (Mccc.) Chiò-vo-la. Sf. Rotella , Giuntura ; ma per lo più così clicesi per similit. da meccanici la snodatura di qualsivoglia ingegno .—, Chiovolo, spi. (Dal lat. diavola 0 clavula pollone che si spicca dal ceppo della pianta per trapiantare : e ciò per similitudine di figura e di posizione.) Aret. Rag , Nella cavicchia dì un piede, o nella chiavola di un ginocchio,. e nella commessura di un braccio. (A) Chiovolo. (Mccc.) Chiò-vo-Io. Sm. Lo stesso che Chiovolà. y. (A) (Chiozzà. * (Geog.) Chiòs-za. Lo stesso che Chioggia. F . (G) Chiozzato , * Chioz-zàTo. Add. m. Forse lo stesso che Chiazzato. (Da chiosa nel sign. del 2 . ) Patqff.o. A cbiozzati guascorti ed acetosi. ( Spiega il commeniatorc Pieni di chiozze ; ma queste chiozze non sono nel yocab. Perchè non si potrà leggere chiazzato ? ) (V)(N) Ghiozzo. (Zoo!.) Chióz-zo.A’m. Specie dì pesce di mare e d'acqua dolce , del genere ciprino , detto anche Ghiozzo, e da* Fiorentini Jozzo, a cagione della naturai loro aspirazione. Nel Lucchese è anche detto da alcuni Carcobiso, e nel Romano Capogrosso e Marzone. y. Jozzo. Zui.cypriiius gobio. (Dallo illir. glavocs che vale il medesimo.)(A)(N) CìifncHK. * (Geog.) Chi-pì-che. Città dell antica Albania. (G) CHIROCERA Ciiipo. (St.Mod.) Sm. indici, Foce formata dallo spagnuolo Quipo^ e derivala dal Peritano Quipù , per esprimere que* nodi che p cì ttl . zo de’varii colori e della varia loro disposizione erano tra P (irm '\l a guisa de nostri caratteri , la espressione ed il segno de'concetto* 1 animo. Algar. (A) , Chipur. (Mi t.Rah.) A rn. Il giorno di perdono pressagli Ebrei moderni-^ 1 l'utriTTITUTIT A * \ ’ *» ■»"» ' . O . . .1 .•. ir. |1t) CimiAGRA. (Med.) Chi-rà-gra. [Sf. F. G.} Gotta delle mani, lui la sua sede lieti’ estrema parte della mano o nei legamenti o “ . giunture delle ditali —,Ciragra, sin. (Da chir mano, e da hftgr* I ,re Lat, chuagia. Gr. Cr. 6. 4o. 3. Sarà ottimo con j° ( , ra . ■ , ..v , , „ -v ‘poiypx. Cr. 6. 4o. . ia interinila del fianco , c contro all’artetica e chiragra u | { Cas. Leti. 36. Sia contenta di perdonarmi, e d’incolpar di cW> podagre o chiragre. Ch ira grato } CIii-ra-grà-to. Add. m. Offeso dalla chimera. V- P‘S 0 Leu. Bcrg. (Min) J 0 . , Chiiugretta , Chi-ra-grét-ta. Sf. dim. di Cìiiragra. Giov. Leti. Berglf- 1 ''! Chibagrico , Chi-rà-gri-co. Acid. ni. Di chiragra. Red. cons. i.35f (ìi ■ do sono presenti i dolori podagrici o dimagrici, si soffra, si sosì 1 con pazienza , si fisci fare il suo corso al male. Chiragroso , Chi-ra-gró-so. Add. m. Che patisce di chiragra. C- arlron articolazione, c cacao io affliggo^ io molesto.) Carie dw iir tu lozione radio-carpica. —, Cirartrocace, sin. (A. O.) Chiras. * (Geog.) Chiraz. Città della Persia. (G) /fA Chi razzo. * (Gcog^Chi-ràz-zo.Lì'nwe del Regno di Napoli nell’Abruz^ 0, CHUiE.*((jreog.)Lia/wg delMozambico.—Fiume e cit.deLlaNuova Cr r(t,ulla \,r Chiriatria. * (Med.) Chi-ri-a-tri-a. Sf. y. G. Lat. cheiratrica. (D a mano , c iatria medicina. ) Lo stesso che Chirurgia. F. (Aq) •,.> Chiriatro. *(Med.) Chi-ri a tro. Sm. y. G. Lat. cìiiriatrus. (V. cllP tria. ) Lo stesso che Chirurgo, y. (Aq) # A. Chiri.ìichesi. * (Geog.) Chi-ri-Li-chc-si. Popolazione dell'America ^ t presso la JVuova Andalusia. (G) Ghiribizzo, * Chi-ri-biz-zo. Sm. Lo stesso che Gliiribizzo^ s him. 2 . 2f3. Ove il mio cliiribizzo adesso salta. (N) , Cmirchjlissa. * (Geog.) Chir-cbi-lìs-sa, Quaranlachiese. Città deh* chia Europea nella Romelia. (Vari) 1 % Chirie , Chì-ri-e. Sm. Foce tratta dall ’ Inno angelico che co.* ^ Chie.s-a. Alcuni dicono anche Chirieleisomie. (Dal gr. cyrios ? 0 me i moderni Greci leggono, chyrios signore; e chyrie a, Signore, abbi pietà.) Cari. Sviti. ( Ge.Inpoli iyGo') 22 . disperazione, Rinnegò il Chii'io e il Cristo eleisonne cc. (A) Chirieleisonne , Chi-ric-lc-i-sòn-nc. Sm. corno, indecl. Lo stesso Chirie. F. (A) p i Chirif.llo, Chi-rì-èl-lo. Sm. Foce derivata da Chirie , che pf cl (;0 fi rephcalamente e lungamente in musica , sì usa per esprimete lunga e nojosa. Pap. Burch, Intende de’ preti, che col cani 0 ro cliiriclli sembrano talvolta tanti cornacchioni. (A) . .(0) CniRiGUA3Ni/(Geog.) Chi-ri-gn-à-ni./Wùnu della Rep. diÉuenos-Ay ìX ' */(;) CmniGUi/(Gcog.)Chi-ri-gù-i.La^o,/nwze,e canale della NiÌQvaGi'*f ul . Chiriktaka , Chi-rin-tà-na. Sf. Lo stesso che Chirinzana. F - 1 Ò. E cipollini in farsettin dì grana Ballavan tutti a suon d* C J jj lana. Fir. nov. 4 • 22 5: Quando l’arrivava per disgrazia su 11 ! golone a far la chiriutana , di’ era .di si buona- lena che ella straccati-cento uomini. .. Chirinzana , Chi-rin-zà-na. [.Sf] Spezie di balbo antico• “ fol' Operazione fitta colla mano. (Aq) j $ CtiHìisoFO , * Chi-ri-só-fo. JV. pr. m. (Dal gr. chir mano , e ^a/ìI) piente: Di mani sapienti.)— Architetto e ‘statuario cretese. f l J e jd Chirisonda. * (Geog.) Chi-ri-sòn-da. Città dell Anatolia sulle c , Mm ' nero ' (fi) . 7 .. mano*) Ciiiriti. *(Mm.) Chi-rì-h. Sf F. G. Lat. chirites. ( Da chv ^ fa Denominazione data da alcuni autori alte stalattiti , perche ‘ u forma di una mano. (Aq) Chirnside. * (Geog.) Chirn-si-de. Città della Scozia. (G) Ucfa.(^ a Ciiir.oBALisTA.‘(Arche.) Chi-ro-ba-lì-sta. Sf. F. G. Lat. cbiroba| ‘ ^ a . chir mano , e ballelys tiro , vibramento.) Sorta di An/wW ^ deprava dagli antichi colle mani per islanciare de' dardi . Ciiirocalatisco. * (Arche.) Ci-ro ca-la-(ì-sco. Sm. F . idios P a ‘ calathiscos. (Da chir mano, e da calatkiscos di or. d* p a il (lTl o.(.k4) nicre.) Danza domestica eseguita con un piccai canestro u l ,llt fpA' Chirocentro. * (Zool.) Chi-ro-cèn-tro. Sm.F. G.Lat. chivocei 1^ chii' mano, c centron pungolo. ) Specie di pesce dei S etie, a0 io trfi^ che ora costituisce un genere a parte , il quale ha un l lUtlD ; } uici p e ^ lo forte , lungo e libero al di sopra della base di ciascun* J tarale. Cuvier. (Aq) / p a Chikocera. * (Zoo!.) Chi-rò-ce-ra. S r . V. G. Lai. chir ne~z nt ° Un ° s l Jaz l° frammezzo dove era scritto chirografo, pel cui delle n ìa ta S^ ,lltu bi pergamena, ed una metà se ne dava a ciascuna seritt l U> ‘ P a, t ù Ln molte leggi romane s’intende per chirografo una fa 111,1 Pfivata soscritta dalla parte che si obbliga: e differisce dal- ‘ ,l ciò, che questa sisoscrive in doppio , e si conserva da aut rlai " delle parli contraenti. Oggidì intendasi una ] Scrittura l(fa ,ìtl . ca t privala , fatta o sosciitta di proprio pugno, ] portante obli “ aZK .' ne * (Chi chir mano , c grapho io scrivo; cioè Scrittura fatta P ro P r ia mano daìla parte obbligata ; e si • vedrà che q° a .> a , e da syn insieme, e da grapho io scrivo.) Lat. chirographum. sanò ^ E, P°VP a! t 01 ' 11 Magai. Let. fatti. 1. 82. Io gli faccia chirografi di m;., DUe ’ . co ' promettergli un par di ciavattc vecchie, non che l’anima 1 r* r EaUlv rfia. (N) 1 sfi’ac ‘ i Pnrtare - (Aq) ch&jCM-ro V. G.~\ Chi esercita la chiromanzìa. Lat. r.,v \ l !l aut ìs. Q r . £ Dal chir mano , e mantes indovi- llROiu ; «asciau ^ 2, a , Chi-ro-màn-ti-co. Add. m. Di chiromanzìa. Buon, Fier. Chi Rc J[‘ ‘ì-k. cl » Romantico astrologo ha dintorno Sempre cento curiosi. c Chi-ro-man-zi-a. Sfi V. G. ( Da chir mano, divinazione.) Indovinamcnto mediante le linee della mano, i )i' u *“*ntia. Gr. XttppP'WrdoL. Pass, 'òfi- Se altri considerasse chi cioè cotali righe e fessure delle mani, C1 ‘ '*hi'nnr»#»rpI>F«» ... . a OZia, Cnm. h-tf dn nhi mnsirlorn ronffiiinlnrt H ea;c i Cnm. Inf 10. Chi considera congiunture di mani e li- 0 n tItOM ^ di palme , chiamata chiromanzia. Chi Rok * (Zool.) Chi-ro-mì-so. Sm. Lo stesso che Cheiromiso. /^(O) Cni Ro ’ ^cog.) Chì-ró-na. Piccola is. dell' Adriatico , vicino Radasi.(fi) P*ù dèh Chi-ró-ne. N. pr. m. Lat. Chiron. ( In gr. chiron vai Fscn/ • di niano. ) — Nome del famoso centauro , maestro di ^ Ij, kojnett W * Giasone , di Ercole , e di Achille . (B) (Mit) mano E (^°°i*) Cbi-ro-nct-tc. Sm. K. G. Lat . cliironectes. (Da chir detto ’ C ÌÌGc tes nuotatore.) Genere di pesci così detti perchè hanno a - * ^ ,,c in firma di mani. (Aq) _ per GSJJ c ! Ll ’ re di mammiferi dell' ordine de'marsupiali , così chiamati r aiteri> r - l ° le . re . Wì(l delle loro abitudini , e per avere fra gli altri cadila / * l^di plantìgradi e pentadattili , i posteriori soltanto con ^ JIi! Ojru d’ una membrana , ed il pollice senza unghia. (Aq) (N) Pianta J 1 -°^. Chi-ro-nì-a.tSy^.G. Lat • chironia. (Da chiron clarone.) Sparire f Clarone famoso medico de * Greci il primo usò per me per l ' lte ‘ i moderni botanici hanno adottato questo no- mi»n n fi' lot(ir 'c un genere di piante della pentandria monoginia^fia- C| *'ro K1 o (rl s T ( A fi) Cd inveri' ' ^d-rò-ni-o. Add. m. Aggiunto delle ulcere maligne mente sf llate ’ 1 Cl d margini sono così duri e callosi , che dijjicil- ìl inf, P° MO/ io rammarsinai'e ; così dette pei' essere stato durone " (A) . chi,- nian (Ldt.) Clii-io-no-mi-a. Sf. V. G. Lui. chironomia. (Da per esnr'°' e ' l0m0S h'gge,regola.) Al te di muoverle, mani eia persona b- ■—. ‘fiere co’gesti e movimenti del corpo le antiche favole. (Aq) Ouiìonomo C ^ e Chiromanzia. A. Merul. Selv. Lib. /• fierg. (Min) in gen e ,‘ 1 CLdt-) Chi-rò-no-mo. Sin. Chi sa di chironomia ; e fu dello a — '{Zoo\\ C f* 1 uom f esperto nell’arte di spiegare co’gestite cose. (Aq) Oiiiìonoiiov » rUona posizii ne del corpo, ad un piacevole movimenta '■'hinopoRjE. wf C if r f ar i° rr > acquistare un' eguale forza nelle dila.(L) 'hit- mano ^hi-ro-po-ni-e. Add- n sf.pl. A.G.Lat. chiroponia.(Da C«ii ^heronrmi ’ 6 - P oneo io fatico. ) Feste degli artigiani o fabbri. .. . _ .. chir m (Zool.) Chi-ro-scè-li-de. Sm. VLat . chiroscelis. ( Da ter? c / t w ’ € sce Z° s gamba. ) Genere d'insetti dell’ j ordine de' coieot- nanno l e gambe anteriori digitate o palmate.Cimer. (Aq)(N) CHITARRA 32 i Cmr.oscopo. * (Lett.) Chi-rò*sco-po. Sm. V. G. Lai. chiroscopus. (Da chir mano , c scopeo io considero.) Lo stesso che Chiromante. V. (Aq) Chirostemo. * (Bot.) Chi-rò-ste-mo. Sm. Lo stesso che Cheirostemo. (Aq) CuiHOTA, * (Zool.) Chi-rò-ta. Sm. V■ G. Lat. chirota. (Da chir mano.) Genere di rettili dell' ordine de' saurii , che hanno per carattere un corpo molto lungo , ed aventi solo due zampe nella parte anteriore a modo di mimi, come nella lueerta. Cuvier. (Aq) (N) Chiroteca. * (Let t.) Chi-ro-tè-ca. Sf. V. G. (De chir mano,e thece guaina.) Guanto, involucro della mano. (Aq) Chirotecme.* (Lett.) Chi-ro-tè-cne. Sm. V. G. (Da chir mano , e tecne arte, opera.) Chi opera colla mano, Chi esercita la sua arte coli ajuto delle mani. (Aq) Chirotipografia. * (Ar. Mes.) Chi-ro-ti-po-gra-fì-a. Sf V. G. Lat, chiro- tipographia. (Da chir mano, typos nota, segno fatto con l’impressione, e graphe scrittura.) V arte di stampare colle mani. (Aq) Chirotonia. (Eccl.) Chi-ro-to-nì-a. Sf. F~. G. Lat. chirotonia. ( Da chir mano , e tino io distendo. ) Imposizione delle mani nel conferire gli Ordini sacri. (A) CniROTRiBiA.*(Med.) Clii-ro-tri-bì-a. Sf. V. G. (Da chir mano, etribo io trituro , io frego.) Lo stesso che Fregagione. (Aq) Chirotteri. * (Zool.) Chi-ròt-teri. Sm. pi. Lo stesso che Cheirotteri.F'.(Aq) Chirsotomia. (Chir.) Chir-so-to-mì-a. Sf. V. G. Sorta di deplezionc per cui si aprono le vene varicose. Operazione che si pratica talvolta alle gambe ; ma più spesso all' ano ne’ casi di emoiroidi , ed all’occhio in alcune oftalmie. (Dal gr. cirsos varice, vena dilatata, e tome taglio. ) (Diz. Chir.) Chirurgia, Chi-rur-gì-a.[Ayi Parte della Medicina, limitata alta cognizione delle malattie del corpo umano , che ricercano , per essere guarite , l’ applicazione della mano, degl istrumenli e de'topici, come mezzi essenzali di guarigione. — , Chiriatria , Cerusia , sin.2 Lat.chirurgia. Gr. x sl povpyia. (Da chir mano, cd ergon opera.) Red. cons.1. ij. Si 11- sano tutto giorno a quest’efietto da’ maestri di chirurgia i sottilissimi fili di acciajo o di oro infocati. Chirurgico, Chi-rùr-gi-co. Add. m. Di chirurgia, Appartenente a chirurgia. Lib. c ur.febbr. Parca sempre accinto a questa opcrazio- . ne chirurgica. Chirurgo , Chi-rùr-go. iSm. PI. Chirurghi e Chirurgi. Lo stesso che ] Cerusico. V. — , Cbiriatro, sin.] Lat. chirurgus. Gr. %“!iovpYecie di tunica o mantello che ri< uopre per lungo tutto il corpo, guernito nel mezzo di scaglie testacee imbricatc e simmetriche , incastrate nella sua spessezza. Cuvier. (Aq) (N) Cijjtoneade. * (Arche.) Chi-to-nè-a-de. Sf Ballo in onore di Diana Chitonia. (Mil) Chitoma. * (Mit.) Ghi-lò-m-a. Add. f Soprannome di Diana. (D a Autori Umica interna : perchè a questa dica venivano consacrate le prime vesti de’neonati. V. chitine.) (Mit) Chitonie. * (Mit.) Chi-lo-uj-e. Add. v sf. pi. Feste in onore di Diana istituite da Neleo figlio di Cedro , nelle quali consacravansi alla dea le vesti de' neonati fanciulli. (Aq) Chitonisco. * (Arche.) Chi-lo-rì-sco. Sm. P. G. Lat . chitoniscus. ( E dim. di chiton tunica.) Tunica di lana che i Greci portavano su Ut pelle , ed ai quali serviva di camiciai da’ Romani deità Sabneula.(Aq) CuiTRA.\Mit.) Add.e sf.P.G .(Da chytra pignatta, pentola.) Festa ateniese nella quale si faceva cuocere entro pignatte, in onore di Bacco e Ai Mercurio, ogni sorta di legumi che si offrivano l ro pe morti. (Mit) CniTRO. * (Geog.) Lu/.Pydna, Pilron, Pive, citi sul golfo di Salonicco. (G) Chitrolicte , * Chi-trolì-cte. N. pr. m. Lat. Chytrolictes. ( Da chytra pignatta , e lidio io lecco: Leccapignaltc. )— Nome di un parassito in Alcifrone. (Aq) Chitropodo. * (Arche.) Chi-frò-po-do. Sm. P. G. Lai. chitropus. (Da chytra pentola , e pus , podos piede. ) Sorta di pentola grande con piedi presso gli antichi Greci , a differenza del! apode che si metteva sopra un treppiede. (Aq) CHIUDERE e senza ordini• tuia che facciano molle persone discorrendo in un Imito Lat , strepila?. Gr. \|'cm£o?\ ( V. formata per ouomutopea. ) 2 — Per similit. si trasferisce ad ogni discorso poco ordinato conchiudettle. Lai. ineptus senno. Gr* y.ov$o\cytcc, , t Chiudenda , Chiu-dèu-da. (Sf] Il chiuso. Lat. claust uni. Gr. * ò allusi. Cat. II. Se la chiudenda della tua speziai casa non può c celate le voci della tua congiurazione. u 2 — Quella chiusa o riparo che si fa con siepe, pruni o altro ad 0 * campi coltivati e simili. Lat. septum. Gr. spitotr. Bardi.* • j Sf chiudenda tua del mcllonajo Avesse sgangherato 1’ usciolino. I lt ’ J ’ q(\ Innanzi alla porta si distendevano due ali di chiudenda, ov steccati di legnami , in guisa di muro , da ogni Lto. . 1<# 3 — Tramezzo che divide le camere. Ormi. Striti. 126. Fecero duc^ mere , e chiuderle d’ assi , e feciono una chiusura in mezzo ec. cora ia cliiudcnda dell’assi per lo lungo e per lo traverso del pa di sotto della camera cc. fecero a loro snenseria (spesa). (B) , Chiudente, Chiu-dèn-te. Pari, di Chiudere. Che chiude. Lai- Gr. nptyywv. Cr. in Contrascarpa. Contrasearpa dicesi la parte terreno chiudente il fosso di contro alla scarpa. (B) Chiudere, Chiù-de-re. [Atti] Serrare, [ Impedire che per Iapertura ^ entri o esca cosa alcuna , opponendo u ciascheduna lo strum: n . ordigno suo proprio , come il copei'chio alle casse , le imposte e » ^ sportelli agli usci, ulle finestre , agli armadii e simili, h f° n 7 ‘.^ t di Aprire. Lo stesso che Accludere.^. ] Lat. ctamlere. G J"* * Jh cc. imv. ^ 5 . 20. Prestamente andò a chiuder V uscio. »Crtvtf Apost . i3>2. Trassonlo fuori did tempio , e ehinsono iucontanen porte. (V) Tass. Ger. 12. E chiusa È poi la porta, e sol C* 01 esclusa. (N) _ m 2 — a chiave Chiavare nel primo sign, P. Chiave , J. erdonare a tutti Ptr amor J* un che ’n mezzo di duo ti.uni Mi chiuse. — il cammino * V. Cammino, $. 3 . (N) 5 ■— cno fuor di casa * = Chiuder t uscio dopo di egli Bocc. tK'v . 6 4 ‘ ^.Telano chiude una notte fuor di casa la in°g 6 ■— UNO FRA QUATTRO MURA * =5 Impl igf tVU lo- (A) ^ PotU^ q * Essere o Trovarsi chiuso in un luogo Essere in luogo non si può uscire. Petr. son. Aprasi la prigione ov’io son c ^ v,liSiì ji (lll t. 8 — Talvolta si attribuisce l'azione del diiudere (dia cosa. Antig. Chi terrà’l pianto m:ù, che chiuder Vrggia L’angelica » Da questa tomba oscura? (P) ^ ^ venth Q U*'Ì* Ct iie.o; § — * & detto fig, Omel. S.Greg. v. s.f. 192. Vede il suo fratello aj' , bisogno, e chiude da lui Ballétto feuero della sua misericordia^ C, ^ 10^— * Escludere, Non lasciare entrare. Espos. Petern. f 9 r enU* ar ron^ folli vergini . . . furo chiuse dalle nozze, e le savie con esso Io sposo. (Pr) , . 11 — Serrare attraversando, [onde impedire il passo.] Lat. intcrctu ^ Gr. cVoxAiisa'. Petr. canz. 2. 2. Morte può chiuder solo a’ m ,c * I sieri L'amoi oso calumiti che gli conduce. (Qui allegoricani.) >> ^ g. 2. n. 4■ Le genti delle quali, veduto il hgnetto, e chiusagli da potersi partire, cc. (N) 12 — Serrare circondando [di mura, siepi, fosse ec.) Lat. circiiiiidare* ■ versi 1 * Gr. 7 r'tpifizkX i'. Datu. ltif.32.io.Mn i[M. Iic ctunne iijutino il nn^ J 1 Cli’ njutaro Anlkme a diindere Tobo. JI E Bocc. shnet. Qutstn t le) già stuta chiusa da Albione, e già grandissima, e piena * jjjeii bile popolo, forse contro ciascun’altra potute , lieta ne sa di Bacco vivrà. (\J) , i 3 — Serrare stringendo. Lat. stringere, obscfvarc. Gr.ifspmXtiti». n01 y uno. 16. ’ii. Anzi si ogni virtù sensitiva le chiusero , che q” as * 1 nelle braccia del ligliu. l cadde. , p e tr> i/ f — Serrare raccogliendo o epilogando. Lat. colligere. Gr.'n^f.y’' canz- 6. 8. So io ben , ch’a voler chiudere in versi Sue laudi, t nl . ;o co Chi più degna la mano a scriver por e. E son. 7 4- R° v-1.:!. . ■■ • 1 ■ . gli chiudo. Te- ben chiudere in versi I mici pensici', come nel cuoi' 1 5 — Intorniare, Circondare. C. Chiuso. 16 — Nascondere, Celare, Occultare. Lat. occultare, Gr. cx.-xovgtviCTf.lv. in — * Detto della bocca: Chiuder la bocca nei senso proprio. ca §. 18. (A) Q 0t \* 2 — [E figli Chiuder là bocca ad alcuno = Farlo tacete * jj vincerlo. Bergli. Col. mi Ut. 4 j2t 1 >I! ^ con poche parole chi 11 bocca a chi vqlesse essere in queido V avvcrNiino. „ 3 — * Chiuder la bocca a’ cardinali. P* Aprire, 5 ' i 7* Jet' 18 — Detto deli’ (-echio : Chiuder occhio [o ì’ occiiio] = dormmtarsi, Lat. obdorniiscere. Gr. xciàsvàsiv. Bern* ri/w.P al11 . ^ fatto brutto, magro e vecchio, E gran mercé eh’ io non mang celare, l c S rff o. V.W nulla - . S ra , E non chiuggo uè òcchio , né orecchie- Chiuder V occhio , vale anche Accennare . 2 — uuiuuer i oeeiuu , vate ancnr si evenuta e , .: pjV 1 nictarc. Gr. Lor. Med. i3eon. tvip. 7. Q >vl ohe che mi chiioe i’occhio, Sappi ch'egli é ’1 mio Lupicin Qer. 3 —* Chiudere glf occhi, o i lumi in senso proprio. r I (t f s ‘ • c j (Zool.) Sm. Nome che si dà m Toscana ad una specie «o/o, detto in quahhe altro luogo d'Italia Alloccarello , nel Ravennate e nel Bolognese Chivino , e da Naturalisti Scope. P. Chiurbo e, Lat scop S ,( £ nome imitativo della voce.) (A) 2 — E fig. A ilocchereìio. Tasson. Secc. 1 . Si. L* oste dal Chiù, Zam- bon dal Mosraddlo , Facea tra gli altri una crude! mina. ( Qui è posto come nome dell' insegna dell] osteria. J (Min) (N) Chiù 1 . * Avv. P. d, V. e dii Più. ( È voce del dialetto napolit.) Rim. AnU Giulio d’ Alcamo /fu. (nella nota 34. GiiifLeti.) Chiù beila donna di me troverai. (V) CaiuccmCRLAM, Chiuc-clùsu-lù-ja, [SflDiciamo ad un remore confuso ytdif 60. E cadde tramortita, e si ditllise Di gelato sudore, e 1 se. E st. seguente. Chiudesti i lumi, Annida , cc. (N) . jfort 4 —■ Chiuder gli occhi a checchessia Non consideru-rlo^ ne far conto . Lat. dissimulare,, Gr. eìpwvivnv. Sen.Beti. ■ V 6 ' v j^c d'i Perciò s’ella sarà piccola , chiuderemo gli occhi, facendo Ie non vedere. E stor. 12. 44°~ 0 per amicizia o per danari avi chiuso gli occhi, c fatto le viste di non vedere- , . 1^0 gl* 5 —-E strano uso metaf. Moraì. A'. Greg< 8 ‘ 32* C ' gnocchi delia lor considerazione da que peccati i quali essi na messi in occulto. (V) . r ^vr^^ )( ' cJ '' , 6 — Chiuder gli occhi, vale anche Morire. La f . vuoti. • ^ Amet. 4 Ch.use gli occhi, c dei mondo a lei mal forti*** 0 dò agli Iddìi. t 1 CHIUDETTE cesi an*> ett0 /d‘ > Ferita e simili, è contrario di Aprirla, e di-, kEso, 0 J ‘ S ' CaS - son. 21. Chiuda le piaghe mie colei eh’ apritela Vio' 1 ' f 2 ' ra ’ apri» Con dolci piaghe acerbe il fianco ; ed 20 — * n 1 -,*" . m .uccida, o pur le sani e chiuda. (N) o simii,, lCesl Chiudere una processione, una schiera, un convoglio, l'onorat* * V • J ^ n '^ ar dietro a lutti.Petr.cap. g, Costor chiudean quel- a Pam ^ SC ■ r ?‘. ( 4 ) fioss. Ger. 11. 5 . E chiudendo le schiere ivano ai_principi Guglielmo ed Ademaro. (N) ^S’àjìcatà] eziam ^° "e/ sentimento n. pass. [ in varii de' predetti v al rh’^ e ^ *.%”• del §■ 16 . ] Dant■ ritti. 23. Ed ella ancide e non 23 _» pUuu 1 si chiuda. pio,.,,. lu dcrsi il tempo o il cielo = Farsi nuvoloso , Disporsi o alla >r f -1 Dant. lnf.6.1. Al tornar della mente che si chiuse. Bui. C ^' u don n ^ C C ^ C Ilu:n te si chiuda quando l’uomo tramortisce, perchè si a 7 * sentimenti , per li quali la mente riceve impressione. a ' v ‘ciiuwl^ la fila : É voce di comando militare per fare la 01ari ‘ ì .‘ cu ‘ slann0 schierali i soldati ; ed usasi anche nettano i n "r P er f are avvicinare i vascelli gli uni agli altri quando Chi j" a ' (Àan) sioiie d;.l' ! ' C .'^'h ( f' Serrare. La loro differenza consiste nella inten- l'uia le . 1 f" u meno; poiché chiudere indica l’azione d’impedire- l’ium^fi- 0 a t I u ®’ luoghi o corpi, che sono forniti d’ aperture , ma ^làuder > ì en ^' > *■’ > c * lc con riedita si può togliere. Cosi diciamo, di Un , •', ." ,M, o , Chiuder gli occhi cc. Serrare importa la nozione Uri c ,, ln lu< fimcnto più l'ermo, e inen facile ad aprirsi. Gli scrittori però Cit!Ui, eTI uac linguaggio sogliono impiegare queste voci indistintamente. '‘“Iti dei • ® r '). Uhiu-dét-te. Sf. pi. tju 'lle aperture che si fanno nei passi dalp tCCU l‘ ca "‘d‘ degli orti e delle risaje , acciocché /’ acqua l'iso.ii-, u '.'° ‘di’ altro canale. (Così dette, perchè scorra l’acqua che CHìn mroii’ S * cll ' Utl ono.) (Ga) r-sa. Sosl. corn. comp. Che chiude la borsa, r. c *‘ c Ili n “ lern - f- 60. Di tali genti è signore e maestro un diavolo, ^ H '’ j ' d 1 -ME!<.| U ' UC f a bi' a i >or s | - o vero Chindiborsa. (Pi) Occl USÌQ °] Chiu-di-mén-to [Sm.] Il chiudere , e’I Chiuso stesso. Lai. ,i;,l 'uintQ | M. Aldobr. Imprima quando tu ti senti to- CHlci )lT 0 ™ c . lna mentonegtio r e c cbi, ovvero chiudimento nelle nari , ec. Lise a n “* u_ di-tó-re. Ferb. ni. di Chiudere. Che chiude. Ruscelt. Cinemi ‘ (Min) C«icgc ai1e E Ì Uhiu-di-trì-ce. Ferb. f di Chiudere. F. di reg. ( 0 ) tato p a s^ 8 r 0 Chiug-gà-re. Att. Calpestare il terreno dopo piati- 'P'c strin en> ’ ^ al lat ’ cn S ere stringere , stivare, adunare ; e vai dun- C«Tei, CH|! | ar 9 i, u nire strettamente la terra intorno all’albero piantato.)(A) Fardi 3 "' UI1 " c iic. [ Proti, com. induci. F.A. F~.e di '] Chiùnque./joez. di strada * ‘ ' Chiunche vuol profondamente il vero Cercar, nè fuor alla ,jj Vt Uscu ’ giammai, ec. Fardi. Freni. 116. Quando si riferisce tlm-» ' a o Ìontan;ìn 7 ..T Hollf» r/'oirmia linrhnrr» si r-liitim.-i rhìnnctitó CHIUSISSIMO 223 lontananza delle regioni , barbaro si chiama chimiche s I )aCkSe - Com. Inf. 23 . Qui così figuratamente rovesciato c X n A ^ P°ne, sostenendo sopra il caicmnento di chimiche passa. C him lc t 1 * c |ii a di Tulio quello che uno è. Tir. Asia. 208. E narratogli a c,le nasconnl 3 ’_ ec - St> ?'. S .‘ Eu Sf 1 ' 3 g. Diede licenza, che chiun- a * Usat*^ n inno Cristiano, fusse punito. (V) Vt chii lri c° ^, are diviso e frammezzalo da un'altra parola, Diilam. C,,, u*qoa ( I ,,cl Prima percosse. (A) S ‘ 2 - Snin„ u' Ùrì_qna * ^ >ron ‘ ^ e dà Chiunque. Bui. Inf, r 2 ‘ il ? e c ^ u,n ^[ ua entra in esso, cioè ogni uomo che ci nasce. JS j?,p r fk*va un dragone, che uccidea chiunqua v'andava. (V) c hc Chiù 1I ‘ Un ' { I uc -[ Pron. indeterm.cam.indecl. ] Qualunque-, [se non solo a pevsoiia^ e Qualunque a persona Cr. oer r , 5 ’ T*>^dunqua, Chimiche, sin. ] Lat. quicunque , quisquis. rìco° W ^ OGC *^oo. g 3 . 3 . Con festa, chiunque andava e veniva, rJ, Vue e onorare. Dant. Pura, 3 .ioò. E un di loro incominciò: PW/à Tus< -' cc - i> «™, . ■ ciu,,;,;„ A i„ me>1 cosi; ed anche Michclaguolo dipinse a principio cmV 4 001 «fitto '"«queTu • 0110131 a 2eTt p i lr ir^ 3E cosi vada Chiunque amor legittimo scom- J hiunoi, 0 me'l couosco e provai ben chiunque. Cas. lett.60 . 2 ^f4occi? 0,WnCÌa fa ~ ■••••••-’ clli ««al-e >n sull’ arbore. . . ma meglio se nel chiudi con '“unità ec _i • fi- in - io- Nullo re, principe e barone, o co- v e,tZe i altre Uer '?' e Puri di chiunque stato f is-c.(ri’o.vi l'ediz. di Fi- f.nciiato chini, ^ C,,> fi'"' 1 " Ai qualunque.) Brunet. Retar. Prendesse dal pi!!, nic,lto volesse, cioè qual premio più gli piacesse.(Cm) 5 ""oii. ’ lr -la re. [ iV. ras.] Il cantar degli assiuoli [ o chiurli. ] f," liicesi 2 - Un can che urli, Un assiuol che chiurli. 1,u aLETxo. (’/ l f \ f’ are ii chiurlo [per uccellare.] I "e n' ha it ^ ’ Chiur-lct-to. Sin. Uccello del genere della trinca , r "'ontino s ,\ n " lu " n , U brizzolato , ed il bigio. —, Chiurlino , Puz- V2LÌ - * V/óol Ti t, "’S a «li-iris, naevia, grisca Lin. (A) ( N ) •) Sin. Lo stesso che Chiurlo. F. ( Forse cosi chia- mato per imitazione del wo canto.) Bart. del Bene nel Ldm. in motte del Goga.Aretando chiurli, cheppie, frusoni, Eecesi ricco c aveva inen che poco. (F) Chutrliko. (Zool.) Chiur-lì-no. Sm. Lo stesso che Chiurletto. V. (A) Chiurlo. [ l'òg. 4 - Perocché non era ancora per li Pisani fitta chiusa nè fortezza alcuna al prato di Lucca. Espos. P. N. Sono attesi come il mulino sanza chiusa, chc tutto giorno volge e gira secondo il corso dell’ acqua. » —• Tenere in chiusa o simili ~ Ch udeve.Lat. clauderc. Gì', y.xduv. Cecch. Servig. 4 3 . Io avrò il comodo a serrarlo, E a tenerlo in chiusa un giatno o due. E Esali. Cr.f, 7. Intanto giunse il vecchio; io detti un canto In pagamento, e 1 ’ ho lasciato in chiusa. 3 — In chiusa, assolutamente^ o Essere in chiusa = {Serrato, o simile,'] Esser chiuso , Essere serrino. Alleg. if 5 . Nè convengon tampoco Nell’ aver favorevole la musa , Ella in campagna sempre , ci solo in chiusa. (Qui melof.J 4 — Mettere in chiusa = Imprigionare. Lat. in carccrein includere. Gr. tyvXx-A'siv. Cecch. Esali. Cr • 3 . 10. Il fatto è, eli* egli han messo anche Uaguino , Che gli è mallevadore a questo debito Ultimo , in chiusa li da lui. 5 — E Mettere gli uccelli in chiusa zzz Metterli al bujo,acciocché non cantino , ma si riserbino a cantare al tempo dell' uccellatura. 2 —• (Marin.) Graticcia per prendere e conservare il pesce. Chiusa formata da più file di canne, che si mettono per V ordinario nei canali comunicanti dalle valli salse al mare , per prendejvì il pesce , e conservarlo vivo . (S) 3 •— * (IdrauJ.) Catemtta artificiale per ritener V acqua. V, Cateratta , 3. (N) 4 — (Leti.) Chiusa diciamo ancora il 4 fine dei sonetti , degli epi- giutnmi , e di altri simili poetici componimenti. Lat. clausola. G^\ 'ttìdocs. Red. Annoi. Ditir, 44 * q^alc epigramma cc. quanta maggior grazia e vivezza di spirito abbia la chiusa cc.» Meiiz.sat. 4 • F*- te la chiusa al sonettiuo arguta. (N) Chiusa dilli da Riparo, Argine, Trincea , Lizza , Pignone. Chiusa è nome generico , e si applica a tutto ciò che è atto ad impedire l’ingresso o l’egresso da qualunque luogo. Riparo propriamente e Luogo fortilìcato per difendersi dagli attacchi del nemico. Vale anche Difesa dalla corrosione de* (lumi. Nel lìg. si prende eziandio per Iti- medio, Provvedimento, Dilesa qualunque, uligine è un rialto di terra posticcia, fatto su le rive de’ numi per tenere le acque a segno nel loro alveo. Trincea è un riparo di militar difesa contro a’ nemici. Lizza era uno Steccato particolare di legni , per chiudere il luogo de’ tornei e delle giostre antiche. Pignone è un riparo di muraglia fatto alla ripa de* fiumi contro l’ acque.Corrisponde aDiga,Sperone cc.V. Chiusa. * (Geog.) Città del Piemonte. — dalla Sicilia. (G) Chiusamente, Chiu-sa-méo-te. Avv, Celatamente , Nascosamente , Occultamente. Lat. occulte , clam, latenter. Gr. vi 0 pa. G. V. 11. 126. 1 . Valicò per Firenze chiusamente, e poi ristette alla scarperia in Mugello. Pctr. son. 5 g. Cosi mancando vo di giorno in giorno Si chiusamente, ch’io sol me n’accorgo. ISov. ant. 6. 5 . Allora spiaro ov’olii dimorava, e chiusamente andaro a lui al suo albergo, e vennerIo domandando. 2 — Ambiguamente. Sior. Bali. 20. E lo Re sì li rispuosc sì chiusamente, ch’olii nollo intese. (V) Chiusi. * (Geog.) Lat. Clusiuin. Città di Toscana nel Sanese.— Lago di Toscana detto anche II Chiaro. (G) Chiusino , Chiu-sì-no. [Am.] Coperchio di checche sia , per lo più di pietra. Lat. operculum. Gr. Alleg. 1 ~ 4 - Di questa razza appunto son coloro i quali ec. avrebbon voluto che egli avesse anche fatto un chiusino, come da avello o da fogna, nell’alta sommità del capo alle bestie tutte. Serri, Star. 8. 3 iy. Cavando più addentro la terra , trovarono un chiusino quadro, fatto di sopra rii miltoni, disotto di pietra. Buon. Tane. 5 . 2. E voglio aprirti e serrarfió’l chiusino. 2 — del forno. * Così chiamano i fornai quella pietra o lastra di metallo con che chiudono la bocca del forno. (A) 2 — Cassettina d’un armadio, di una cassa o simile, per ripostiglio di cosa particolare. (A) 3 — È in Firenze dicesi quel luogo nelle sacnstie, che quasi dappertutto è detto Sacrario. (A) 4 — In generale Luogo ristretto e chiuso da riporvi e tenervi checché sia. Vit.Benv.Celibi. Mi fe’condurre aCtsa sassi, rena, e calcina tanta , che avrebbe servito a fare un chiusino da colombe malvolentieri. (A) Chiusino. * Add. pr.m. Ui Chiusi. G. V. 7. 1 15 . Facccndo i Ghibellini d’A rezzo loro cavalcata alla città di Chiusi, ue cacciarono la parte guelfa , e fecero i Chiusini lega con loro. (Pi) Chiusissimo , Chiu-sL-si-mo. [Add, ni.] sup. di Chiuso. Scgner. Mann. 2 CHIUSO Lugl. 11. La quale, a guisa d’una sepoltura chiusissima , non può godere spiraglio alcuno di luce. Chiuso. Sm,Luogo circondato e serrato, elaCosa cke circonda e serra.Lat. clauslrum , septum, obturamentum. Gr. ay/za. Socc. nov. 5 o. 12. Sotto la quale era un chiuso di tavole, vicino al piè della scala. Com. lofi 4. Abifòe una botte, la quale egli volgeva, la state il chiuso verso ’1 soie, e’l verno si lo volgeva contro il merigge. Dant.Purg. 3 . -g. Come le pecorelle escon del chiuso Ad una , a due , a tre , e 1 ’ altre stanno Timidctte atterrando 1 ’ occhio c ’l muso. 2 — Tutto lo spazio della terra abitabile. Bocz. Varch. 2. 7. Ag- giugni\ che questo breve chiuso , che s’abita , é abitato da più nazioni. 3 — (Milit) Cosi chiama il Montecuccoli quel luogo dove si radunano te bagaglie dell' esercito , le grosse artiglierie, e le munizioni di riserva. "Oggi si chiama più comunemente Parco. (Gr) Chiuso. Add.m. da Chiudere.—, Chioso, sin. Ant.clausus. Gr.i'.ijcXuv/zsVos. Bocc. nov. 7 g. 27. Egli si par bene ec. che voi intino in questa terra abbiate recala la bocca chiusa. I’etr. canz.g. /p E i naviganti in qualche chiusa valle Gettati le membra , poi che ’l sol si asconde , ec. 2 —■ Coperto , Nascoso. Lat. vclatus. Gr. Dani. Inf. 2A. E avvegnaché gli occhi miei confusi Fossero alquanto , e l’animo smagato , Non poter quei fuggirsi tanto chiusi, Ch’ io non scorgessi ben Puccio Sciancato , cc. (V) Dani. Inf. 16. 0 scoglio od altro che nel mare è chiuso. (P) 3 — restretto, Raccolto. Dant. Inf. 2. 27. Quale i fioretti dal notturno gelo Chinati e chiusi, poiché ’l Sol gl’ imbianca , ec. 4 — * Circondato , Intorniato o simile. Bocc. g. 6. n. c come agevolmente c iti più modi ci si (blende. E l'usto \ ■■ a cosa • • • si c come la gente è inchinevole c cupida di là — [ e come agevolmente e in più modi ci si ollèude e pecca. (P.-) tjue’ ch e w } 0slra , alcuna volta il verbo a cui egli s’ affigge, esser di noi ci s '. ^‘ n ano col mi, ti, si cc .-,onde si dice noi ci accorgiamo, Noi ci l ,cal, . :lni o cc.] Bocc. g. 7. ii. n. La donna e Pirro dicevano : >6 —*^“ g S la,no - bài acce C f Cat ° a ^ e noci de’ verbi, e venendo dopo una vocale che ab- lincei Si SU ^ ' addoppiare la sua consonante , e perciò si scriverà — * li v 5 ferracci, Vedracci e simili . (Ciu) co tendo ai ' itl ? V0C( de che non sia i, si scrive sempre intero \ ma peT- perde l a m Se stesso > cioè precedendo parola che incominci per i, Avveri t SUa V0Cal e* e però si scrive c' imita , C’ immaginiamo- Sali/. CtA. * y 1 ' 3 i. (Gin) ® ■— * {àd-p/i ac corciativo di Lucia. (B) " 7~* [Cieo„ \ , delle figlie di Licaone, madre di Driope. (Mit) CU; (B U | i p del mare Egeo, altrimenti Dia. (G) ^‘‘ippnidf’ deci . ] S'pezie di erba che nasce nella China e nel Va >Hla cc ’ ' etla dUrimenti Tè. Red. awiot. Ditir. /jo. Il lè è una bo- 1 * orila „V- e Sl c °nipone col tenere infusa nell’ acqua bollente una cer- » * B » e Ia T ta WTCro cii - r 2 7 - 181* b eUan da che si cava da quest' erba* Segncr. Incred . Avv y ac *I ua , il clìì , la cervosa cd ogni altra bevanda. (N) j^osim'o ] ^' e ^ Qua. (Dall’avv. ccà de'Napol. che vaie il heu t ^‘ 1C proviene da metastasi del lat. hoc per qua, ) GuilL ka’ra in jJ.* ■*-' aiJ guìrec penare fatti gli avete, e correr eia e là , di ^ Clc ch. noi 1 '** ^ 20 ’ Trasselo eia e là di fossa in fossa. Frane. anna^^’i • ■^' Cn ìtc cià, o messer lo prete. E nov. 6.2. Vieu eia , CusA ‘ Ww‘^ r Jttc tuc scritture, m f^jo, cl/.j | . c Ciabattino. Buon. Fier. /p 1. 1. Ch’ al fof- lare ^ “cccajo, o al magnano, 0 al ciaba , o ull’orlolauo ec ogni due sere. . ?.' c wvi ' dl a '“ a Ma. [*SyT] Scarpa vecchia [e molto logora ; e dicesi ' Jla Vatta 9 ue ‘le scarpe all' apostolica che usano i frati scalzi. — , ^-voì. l- al . calccamentum obsoletum. Or. ixóììrtp-a srxXxi- j Cc clii a _ j 0 6 P a g. fapato o zapaUi scarpa. In frane, stivate scarpa * a< uui. i j.. S 1 ’’ Garbatine vale una spezie di calzatura usata da’ cou- calzari “‘pi ^ acc A ÌW ' 9 n ■ Non è l’arte tua di cucir ciabatte, H^attc c ‘v j sn "; 55 . Ed lia di teschi, torsi, braccia e guanti UUlll , ;i stai 4 "“•««alte e i — mm ‘ 0!> . iid iia di teseli!, torsi, braccia ’ C °^ a oialmtt^' 1C P* caa canijiagua. » hib, son. zd- Che tu ti 1 111 mano La mattina a pensar versi nel letto. senZ tl ì U: *?. ar P c a ciabatta, dicesi dello avere in piè le j Caca juola Z’ec ^ ca ^ ar ^ e > d ie dicesi anche Averle a pianta, a Gr. 1 Ì‘“ dicono anche le masserizie cattive e consumate. LtU. scru- j ' • il $. (In ar. chcebit vale, secondo il Mrniusld, res contempla, d’ini' |S' ìS - 1 79- Guarii costui (piante ciabatte ha quie. P |,a Uo. Mj aiv d ln - rf’Ogni frammento di materiali di coloro che La- av °t'a o 7• 5. Ornai serra gli ordingbi e le ciabatte Chiunque ■ T /ZV" SUl “'taglio. (A) (N) r Hra clii (!l . ,‘y• " l ischerzo. Lib. son. do. Fagiana tutto se’ senza aliosso, C ' a . ha ‘ta c coglia senza sugo. I 3 \ 1^‘bat-ta-jo. [A«. Lo stesso che ] Ciabattino. V. Ar. miei non rimaneasino , Padionc, in mano ^pi^-bat-te-rì-a. re * 3. Ed in gazzurro stanno i ciabatticri. Cani. RìcorJ^lif*} a ’ ciaiiatticri Quei die son grossi , ruvidi e vtl- zin U c ‘ tta di T - ■ • C ' c ^ css0n0 ^* a P a Urbano quarto, lnr '" j sì come i 51 Ì? Campagna ialVaucia, il quale fu di vile na* come risce. ) iV-alm. 11. 19. Poi, ciacche, balte insiome quello e questo, Sicché e’diveutan piu che pollo pesto. >> Salviti. È. 2. ar. /}. Ciao- co . . . vale porco, dal fare col grugno ciocche ciucche in mangiando c schiacciando la ghianda. (N) CiacciierakdX. (Ar. Mes.) Ciuc-clic-ran-dà* Sm. indecl. Specie di legno indiano , che serve Ai profumo. Magai, lett. Radiche , cd erbe, c pali d’aquila , c zidre , e ciaccherandà, e calambucchi , e aloè , e nisi, e gomme, c ragc, e tracantidi, c balsami, c animi, quinquine, e boli, c buccheri ; c quanti altri nomi da fare spiritare i cani, si trovano nelle addizioni del nuovo Vocabolario dell’ Accademia degli Odoristi cavalieri. (A) Ciaccheri , Ciàc-che-ri. V. Chiccheri. (À) CiAccHEMNOjCiac-chc-rì-uo. Sm. ditti, di Ciacco. Porcellino. Red. Etìm ^A") Ciaccjamellare , Ciac-cia-mel-ià-re. [iV. ass. Lo stesso che ] Ciaramellare» Tattameilarc. V. Pataffi 7. Da ripuisti vien ciacciaraellaudo. Ciacco. Sm. Lo stesso che Porco.. F". (Così detto dal fare col grugno ciacche ciacche in mangiando e schiacciando la ghianda. ) Lat. sire, Gr. vs, Fit. S.AnLYennt a lui il Dimenio in forma di ciacco. Morg, S. So. Non gctliom qui le perle iu bocca al ciacco. E 19. i 3 o. O broda, che succiava come il ciacco. Ar. Fur. 35 . 21, E 6on chiamati cortigian gentili, perchè sanno imitar 1 ’ asino c ’l ciacco. Guar. Past. fid. 2 j. 1. Che far ne debbo, Se non gettarne il fracidume al ciacco? a — Soprannome di parassito [in Firenze .] Bocc, nov. 88• 2. Essendo in Firenze uno da tutti chiamato Ciacco , nonio ghiottissimo quanto alcun altro fosse giammai. Danl.Jtif 6 . 52 , Voi, cittadini, mi chiamaste Ciacco Per la dannosa colpa della gola. But. Dicono alquanti, clic ciacco è nome di porco \ onde costui era cosi chiamato per la golosità. 3 — {E detto in generale d.' ogni parassito. ] Ant. Alam. son. 12. Pensate come io sto , Giovali Conacci, Ch’ io son condotto a litigar col ciacco, Intcrpetrato broda, untume c macco , Scettro, corona , e perno de’ porcacci. 4 — Usato addietlivamente. Car. lett. t. 1. f. 3 j. Ediz. 1 J 25 . Una ciccantona di questi paesi, sucida, ciacca, rancida, la più cenciosa e la più orsa femminuccia die io vedessi mai. (Po) Ciacco. * iV. pr. m. accoro . di Giacomo. U, (B) Ciaccona. (Mus.) Ciao: 6 -ua.< 5 y? Aria di ballo d origine italiana^ È di movimento moderatamente Lento , e per lo più di tre tempi. È pure il nome del ballo istesso molto usato in Ispagna, ( Dallo'spagli, dm- cona , in frane, ohaconne. ) Lor. Pane. Ciaccona c sarabanda sono sonate famose. Ferraceli. Ciaccone, sarabande c pavaniglie, E altri .. balletti spaguuoli, (A) (L) cucir ciabatte, e Chffo. * Sm, F. A. e del dialetto friulano , usato per Cupo , Testa. - - 1 •' 10 ' '* * 1 lo stesso, e clic viene dal gr . cepha- L Forse dal frane. Chef che vale lo capo. ) TJb. Son. 26. Bevg. ( 0 ) Cugesi.' * (Geog.ì Cia-gé-si, Popolo c meridionali della Dacia. (G) Culcuite. (Min.) Cial-cud-te. Sf. Pietra del Messico , di color pari allo smeraldo , e molto apprezzata. Accad. Cr. ùless. (A) Cialda. [A/.'] Composizione di fior di farina , la cui pasta fatta qua • si liquida , si striglie in forme di ferro , e cuocesi sulla fiamma . [Nacque da mulilazione del lat. cali da pasta pasta calda.) Cecck. Doiiz. 4. 3. r ho più bel tempo, clic chi fa le cialde. Burch. 1 . z3. Che porta van le cialde in su’ cocuzzoli. 2 — Prov. Dicesi Inciampar nelle cialde, [0 ne' cialdoni, ed è lo 1stesso che Affogare in un bicchier d’acqua.] Farcii. Ercol. 07. Quando alcuno fa o dico alcuna cosa sciocca 0 biasimevole, e da non doverli ec. riuscire cc., se gli dice in Firenze : tu armeggi cc., tu non vedresti un bufolo nella neve, tu aresti il mellone, tu inciamperesti *opoto che occupava una delle parti più conto . 3 nelle cialde , ovvero cialdoni, o ne’ragliateli, o iu un filo di paglia. — * Essere o Non esser farina da cialde. F. Farina. (N) . . OTn/ n _ -- (.-./(.*.^ ( <**I IAVS < /;s. J. liuto. jir V ,Jes to ciabattino, che vedete qui, ha trattato di tonni fiGiusto f^*,Né pur Lombardo, Per larvi il ciabattiti, v’è 5 ^ pilori dé’b- a |'* *• ^ lrC0 ^ ^7* ^ favellano, cb’è più là, non dico JT bicesì in** j 1 *} e de’calzolai, ma da ciabattini e da ferravecchi, iol • ìlUf) vo l e luoghi di Toscana Cùihattiao anche quello che ^ Àiin. M SC i e 5 € ^ e a l tr0i ’ e chiamasi con pavLicolar nome Cal- 4_^ Jhcesi ri* ,n : y' Jultimo esempio di Ciabattiere, (N) Si $ 3 f2J cattivo artefice. (À) ? crta so tni’r deila ì?lcbe s P uto ca t?P l 'abbr».a mi Shanz(u si Ai™ Csa.cL n;. - ^n a • . —«.«.et piece uno sputo catarroso , che anche , per s ì dice Ostrica. Bisc. Maini. Quando uno per Un 11 * 1,2 ! Sterro ha difficoltà in spurgarsi , sogliamo dire: c Cif v '“ “ 1 “‘ 0 v. ia guiti , l'ClU UU ll Esii * 5 s P u ! a wilto catarro. (A) IV*, , S G ^g.) Cia-bfri.se.. Sm. Fr. Cbablais. Lat. CliabaUicus ager. Savoja. (G) dette ^ cs *) Ciac-cà-le. Add. corri. Aggiunto d una specie dtpeìh\ C ;J lC ? e Pelli cicale, ed è voce forse derivata dal francese Cha- ' ,Ac Cftfc. rS 1 no,n e d’ una specie di lupo. Tariffa Tose. (A) t( f e filini.dittala il suono che si fa nello schiacciare o bat* **aui r i. c (È inventato per onomatopea come il giak de Pei- fccc -jj ln ^ a d suon della spada o deila scure, quando ella ic- Cialdetta , Cial-dét-ta. [A/T] din. di Cialda. Lib. car. malati. Togli di quella farina fine, che farina da cialdette si appella. CiALnoNAjo.(Ar.AIes.)Ciabdo-nà-jo.[ 45 ’m.] 67 ie /i£ [o vende] cialde 0 cialdoni. Cialdoncino , Cial-don-cì-no. [A’/«.] dim. di Cialdone. Lasc. Sibili. 5 . 7. Anzi 1 * una pe’ ci.ddoncini , 1 ’altra, pe’bastoncelli- Cialdone , Cial-dó-ne. [Aul Specie di pasta confetta con zucchero e mele , condotta sottde come /’ ostie , ed attorta e ridotta a guisa di cartoccio', il che si fa conforme di legno appropriate,](y. cialda.') Bel- linc.258. Per ritrovare il ritto de’ cialdoni.Ca/U.Cam.^.Giovani siam, maestri molto buoni , Donne , come vedete , a far cialdoni. E appresso : Non cran prima fatti, che mangiali Da noi» che ghiotti siani, tutti i cialdoni. Cirijf. Calv. 3 .102. Gli elmi c gli scudi parevau cialdoni. .2 — Prov. Inciampar ne’cialdoni j lo stesso che Inciampar nelle cialde. F. Cialda, 2 - Ci al is, * (Geog.) Città della Gran Tarlarla. (G) Cialtrone, Ciabtró-ne, [Sm. Ferri. Cialtrona.] Gagltojfo.{Tcufflitore, Furfante, Barattiere,Briccone^ Guidone.Lal. furcifer, nequam. Gr. 00 ( Dal ted. schehn trumm pezzo di furfante. ) 2 ■?— [Nel fan. detto di Donna vile e sfacciata,Meretrice.] Farch.Suc>c. 1.2. Parte spinto dalla villania che pareva glì facesse quelja cialtrona. Ciam. * (Geog.) Provincia detJimp. di An- Nam nella Cochinchtna. (G) Ciambella, Ciam-bèMa. [V/?] Cibo di fuvina intrisa coll uova ^ fatto a foggia d' anello. Lai. spira , crustuium, Gr. a'irdpx.^ ( Quasi cabetla , è diminut. del gr. cube cibo. Da ciambella vien poi ciamhelletla, cd indi il frane. gimbleUe , fingi, gimhlel ec. ) Sperati. Diat. Vennero in Francia due monaci , che solcano gridare altamente alla manioca di quelli che vendono le ciambelle: venga a noi due chi vuol temprarsi delle scienze. 2 — (Ar. Mes.) [ Diresi dagli artefici di alcune cose che sono a similitudine di Ciambella, ] Sagg. nat. esp. 186. Fu fatta una ciambella Vota di cristallo. 2 / vcrrnicellai chiamano Ciambella 0 Ghirlanda , que panni ravvolti con .che 'chiudono la campana. (A) 3 — Gli orefici ed ottonai danno il nome dì Ciambella a qué due 2 9 126 CIAMBELLAIO cerchi che formano il contorno dell' ostia , ed incastrano colla sca • loia del? ostensorio. (À) 4 — Gli oriuolai chiamano Ciambella dello spirale o del tempo , quel piccolo cerchio 0 girellina eli è ferma nel centro del? asta , do- v è attaccato l'interno dello spirale. (A) 3 — (Vcter.) Far la ciambella, dicono i cavallerizzi per esprìmere quel?azion nobile del cavallo che si muove regolatamente nelV istesso luogo , senza andare innanzi nè tornare indietro. (A) Ciambellaio. (Ar. Mes.) Ciam-bel-là-jo. [Sin.] Colui che fa o vende le ciambelle, Lat. spiropola. Gr. (nrupoTru/hxs. Ciambellano, Ciam-beMà-no. Sm. V. Frane. Lo stesso che Ciamber- Jauo; e siccome gli antichi Francesi da Chambre dissero CbambreJan, e da questo il Villani disse pure Ciambellano, perciò i moderni da Chambellan, eh' è la voce usuale , dicono aneli essi Ciambellano. (A) Ciamrklletta , Ciam-bcMct-ta. [A/J dim. di Ciambella.—, Ciambelliua, Ciambelliuo, sin. Lat. crusl ulum. Gr.-^wp/iQV.Fir.As. 2y8. Un eli loro la serviva a far berlingozzi, ciambellette e zuccherini. £1 ambellina, Ciam-bcl-li-na. dim. di Ciambella.[/.u stesso che Ciam- helletta. V .] Lat, crustuluiu, Gr.^ufjdov. Tratt. segr. cos. dona. Come teneri bambolotti vogliono con freeplenza le ciambèlline, gli zuccherini, ec. Ciambellino , * Ciam-bel-li-no. Sm- Piccolissima ciambella. Lo stesso che Ciambolici la. V. Sul-’in. Buon. Xanc.5. ~. Un zuccherino, un ciani- bellino , un musino inzuccherato. (A) * CiAMBBLLorro. (Ar. Mes.) Ciuin-bcl-lòKo. [iSVw. Lo stesso che Cammellotto. V. ] Vela fatta di pel de capra y [ e anticamente di cammello , dal quale tolse il nome. ] Lat. eapripilium. G. V. 10. iS/f. 3. E agli uomini tolto ogni adornamento, e cintura d’ argento, e giubbetti di zendado e di drappo , o di ciambcllotto. AHI. M. P. In questa città si là ciambcllotli di pelo di cammello, li più belli del inondo. Burch. 1. 110. E ciambellotti verdi , e funghi secchi, Con forche di pedanti marchigiani, Mi rimembrali de’morsi de’tafani. 2 — Dicesi Far come il ciambcllotto che non lascia mai la piega , o sìmili 5 e vale Perseverare nel mal fare, Lat. in crimine obcallcscere,. obduiare. Cecch. Dìssim. 2. 3. I giovani sono come il ciambcllotto , si Ungono «empie la prima piega che è data loro. CiAMBKui. * (Grog.) Ciam-he-ri. I‘r- Chambery. Z-aLCamcriucum, Cam- bcrium. Capitale della Savoja. (G) Ciambellano, Ciani-ber-là-110. [<$>«.] V. Frane. Gentiluomo destinato al servigio della camera nelle corti de’ monarchi .—, Ciambellano, sin. ( Dal frane, cha/nbellan che vale il medesimo. ) G. V, 8. 55. 10. E ’l Conte di Du , e’I ciambellano di Francavilla. E tz.So. o.Con ordine a tradimento de’suo' ciambcrlani, e d’alcuna cameriera della moglie ec., il feciouo chiamare. £»ambellat< 5 , Ciaui-ber-là-to. Add. m. V. A. Ornato d’intagh\ rabeschi o simili. Lat. caelatus. Gr. yhvKroi, Seti. Pist. yo. Perocché non avevano ancora a lare queste belle sale , e queste belle camere ciamberla- te , ordinate di diverse dipinture. E appresso : Oh come e’ dormiano dolcemente e morbidamente in pura terra al sereno, sanza avere guar- darobe e camere ciamboliate l 2 — * Alami artefici anche oggidì lo dicono per Cesellato a onde 0 linee circolari. (A) Ciambra. [Sf .] V. A. [ V. e di’ Camera .3 Lat. rnbirulum. Gr.Qtx.xgcl- nov. ( Dal frane, chambre , i nostri antichi lécerti ciambra c /ambra.) Gaia. lett. 25. Vota la ciambra d'ogni barone. E appresso : Nella ciambra riepa di divina e umana sapienza. Fr. Jac. T. 2. 1 o- 8. L’ouor è quello di ciambra : Non gli puoi ’nuuuzi fuggire. Ciamea. * (Min.) Ci-a-mè-a. Sf V. G. Lat . cyamea. ( Da cyarnos fava.) Sorta di gemma nera , la quale l'otta dà somiglianza d'una fàva.( O) Ciameo. * (Min.) Ci-a-mè-o. Sin.V. G. (V. ciamea.) Ao me che gli antichi davano al nocciolo mobile dei? aetite 0 pietra d'aquila (piand'essa aveva la forma d'lina fava. (Aq) Cianite. * (Mit) Ci-u-mi-te.’ Dio adorato nell' Attica , ed a cui si attribuiva ? arie di piantar le fave. (Mit) Ciammencola , Ciam-mèn-go-la. [A/‘] Cianciafruscola , Cosa di poco prezzo. Lat. quisquiliac, apinae, tricae. Gr. Ttspr^xgv.rx. ( Quasi etntn- mecola y ed è diminuì* delfebr. scemelz che vale pauxillum. lanliUtun, minimum cujusque rei. Cosi particula da pai's , moleciUa da mules ce.) Buon. Fier . 3. 3. 3. Colia paniera piena d’ altre dieci Bazzecole , arzigogoli eciaimnengoie. Q. — Dicesi anco per ischcrno a donna vile. Giamo.* (Zool.) Cì-a-mo. Sm. V. G. Lat. cyamns. (V. Ciamea. (Ge- jiere di crustacei del? ordine degli isopodi , cosi delti perchè il loro corpo ovale e schiacciato rassomiglia in qualche modo alle fave } allora che sono in uno stato di contrazione. (Aq) (iN) CiAMOsoRQ. * (Grog.) Cia-mo-só*ro. Ant.fi. diSioìia , oggi /uTracna.(Van) Ciampa. * (Gci'g.) Provìncia del? impero di An-JSam. (G) Ciampanella, Ciam-pa-nèl-la. [Sf Voce che s'usa accompagnata col v. Dare. ] V. Dare iu ciampaneìle. ( Da ciampare $ e per io stesso tropo il 1 it. lapsus caduta vai anche errore , iuavverlenza, e trascorso sta anche per errore. ) Ciampare , Ciam-pà-re. [N. ass,} V. A. V. e /^Inciampare. Lat. offendi re. Gr. 'irpoo-x.cviw. ( Da ciampa che i Napol. dicono per zampa.' ed è dunque dar con la zampa in qualche ostacolo. ) J\ Jac. T. 5. 3o. 3 q. E perciò ben vedi orinai Per un punto non ciampare. Bini, ant. Guitt. lett. B. Ciampò tosto, e cadde 'n terra. Ciampicare, Ciam-pi-cà-re. [ $f. ass. 3 Non trovar modo di camminar francamente , Incespicare. [Lo stesso che Inciampicare. V.} ( Da ciani- pare , come leggicchiare , canticchiare da leggere , cantare ec. ) Ciampo. * N. pr, rn. accora, di Giovan-Paolo. V • (B) Ciana. * (Bot.) Ci-à*ua. B r , V. G. Lat. cyana. (Da cyaneos azzurro, ) JSome dato alla genziana pneumonanto i .cui fiorì sono azzurri. (Atj) Cianato. * (Cbim.) Ci*a-nà-to. Sm. V. G. Lat. cyanas. (Da cyaneos azzurro. ) Sate prodotto dalla combinazione del? acido cianico con una base salificabile. (A 0 .) CIANCICARE Ciancp.llare , * Cian-cel-ià-re. N. ass. Vacillare , Titubare. ( Dal (r j chanceler che vale il medesimo.) G. V. 12. 104. Cosi aTVU . 1!n - cnl e. li delti leali, che tuttora con poca fermezza ciaucellavauo l ' ,s ‘ agll0 ( Così il testo Davanzali con due altri. I deputati e la Crusca lega ^ m vece cancellare ; ma il senso proprio , e l'etimologia proventi vocab. dovrebbe! o far preferire la prima lezione . ) (Pr) .. re, B . Ci ance rei. la , Cian-cc-icl-là. [Sf.ldim. di Ciancia.Ciariccrulw, » cetta, Cianciolina, sin. ] Lat. migamentum. tir. C ‘À I ||iiicl || i Ciancesc >, * Cian-cd-sco. Add.m. Di ciancia. Salvia. Cas. 64; " Ji dalla tragicomedia e dalla phlyacogruphia o ciancesca desci'U 10 Rintone j>oeta , co. questa poesia si separi. (N) . cer el- Ciancetta, Ciau-cét-ta. L'V/.] dim. di Ciancia. [Lo stesso che C |a ^ la. V : ] Lat. nugamentum. tir. tr>\vxpti. Frane. Barb. 7 t ' A .Snff’ non si. dea volere D’ ogni dancctta far qui lunga seggio- A'; 2. 4. Qualche ciancctta dchh’ essere , Clic da parte gli dà di H Icmmiua Forse con speme di trarne alcun utile. p gS a Ciancia. [.V/.] Beffa, Burla , Scherzo, Bagattella, Frascheria • 1 .. -pai", .. r poco valore.. Lat. nugae, gerrae , nugamenta, dehrameiita. u xiipo,. (Dallo spagli, c/uinpa motteggio, burla, baja, bella } c q" cs ? n , c uic raho chanascin ei deride.)Z/oec.g.i/./]r.3.Dicono ch’io farci più v0 i M aslarmi collo Muse in Parnaso,cìie con questeciance mescolarmi t‘ a j|jrsi nuv.ti.S.Ma sa meglio, che altro uomo ec.,tàr queste ciance di cono ^ c0 , il) qualunque Ibrma vuole. E nov. SS. 14 . Facendosi talvolta dar ^ u0 a . me dimaadalo dalla sua donna,quando un pettine d’avorio,e 1" a borsa, c quando un coltellino, e cotali ciance. Dani. Par. 29■ ì0 dissi; Cristo al sno pruno convento: Andate c predicate al mondo 2 — [ Comunemente Ciance si dicono le parole vane , o l° nt( ! fl r oi: tc ro.] Peti*, cap. 3 . Poco dinanzi a lei vedi Sansone, Via pi 11 ■ g *^158^0» ( -he per riance In grembo alla nemica il capo P° n £\ c ch- r "**' Egli è da nulla Colui che si trastulla colle ciance.» Fiw lC ‘^ c r iiiU (ne//a 2\tv. Barb. alla voce sera) Ciancctta mia , die nuOV 3 cianci ? Certi saran che ti tcrrau ciarliera. (lì) t 3 . —* Col v. Dare : Dar in ciancia a la ciancia : Dicesi p e1 ja , Dar la burla , Burlare. (A) . , er e ? ef a — * Dar ciancia a chicchessia = Dar pai-ole , D^ c0! non attenere. (A) 4 — [EV>/ v. Prendere : Prendere o simile a ciancia alcuna cosa pt r beffe.'} Data. Par . 5 . 6f. Non prendano i mortali il veto * 5 — Col v. Uscire: Uscire in ciancia = Andare a a vano o cosa da beffe . Ar.Fur. 11. ff. Con questo fe’gl’h 1 ^ _ . in ciancia Dì Malagigi al petron di Merlino. (M) _ nr^P 1 '' 0 ^ Ciancia dilì. da Ciarla , e da Chiacchiera. Ciancia 1 discorso vano, iuntile , e di ninna importanza. Nel . s import*!iizii. 1.1 gì —n • .j ( fi per Jiagattclla , per Burla , Scherzo ec. V. E sotto “l u , * gje a v \ ti dillensce da Ciarla e da Chiacchiera y equivalenti ambe . ^ 0 n|i*'. scorso vano, a Vana loquacità. Inoltro Ciarla c Chiacchiera ^ c | l0 » pii:mirre ancora in senso di voce uou vera , di notizia \ spai go di checchessia : significato che non si dà alla Cianci vnhiiscoee , Cian-cia-ii ù-sco-lc. iSfi pi] j Su/V, BagaP'-^u ( " ciantruscole, sai. V . bazzicature. Lat. nugae, gerrae. Gì*, f j gaie ciancia e da fruscolo.) Pataff.6. Ciauciatruseoie sono a dai* 1 -’ ^ 6'; Cianciajiento , Cian-cia-méu-to. [jai.] Il cianciare. Laf f'* Xs]po,. Zibald. Andr. Passarono tutta la sera ne’ soliti ^ e P e , Ciancianeera , CiaU'CÌan'fè-ra.L*à'/.]. ISome formalo pei * isc‘ ie ' dn-e [un titolo immaginario,] siccome gli altri di questo ese ,r nov. ~jì). 12. Voi vedreste quivi là donna de’Barhanicchi, • ^iai 1 * 1 ; Baschi, la moglie del Snidano, la imperadrice d’Osbech, la C1 ‘. di Norniera , la seinistaute di Beriinzoue , c la seal["'ù ia ' ^[ja cl Cianci A nere*scol e , Cian-ciaii-lrù-sco-lc. lSf.pl.. Lo stesso vhei fruscolo. V. _ l>a" atl b Cianciare, Cian-cià-rc._[ZV. uss.) Scherzare , Burlare, ^^(trgS'* 1 "p Lat. nugan. tir.bypàr. Bocc. g. 3. pr. 2. Cianciando c ,Ill> all cia* 1 '’ | 4 c ridendo colla sua brigala. E nov. 3a. 18. Dopo molto 9' sll |tfi',|_ donna se ne tornò a casa. » E g. io. n. 6. Questi p^ 301 , c c s' 1 "' mensa guizzavano, di che il re aveva maraviglioso i>i ace *,£ «itt* niente egli prendendo di questi, alle giovani cortesemenK o ^y) t0 in dietro; e cosi per alquanto spazio cianciarono , tanto ^ 2 — Chiacchierare, Vaneggiare. Bocc.uov.yp.t. Poiché le . Dl | a ebber cianciato delfaccomunar le mogli latto da’dne Sanasi, ui ia ^ j cominciò. E nov. 8o. lò. Essendo Salabaetto da lei an E costei cominciò a cianciare e ruzzar con lui. Ulorg■ o* un par che ’n sul campo n’ andasse, Se l’autor dell’ istoria n. tcU ic C, il( . 3 — * E n. pass. Sen. Pist. 102. Colui con cui tu ti ciao 4 ~ E in sign. alt. Car. En. 10. 8y5. Gran cose avea cOS )( ! ss o. iu prima lì concepute, e d’ adempirle ancora S’cra V r0 'ò (ir b. fl* 11 5 — * E Cianciar ciancia. Frane. Suedi. Rim. (nella taf-D seriii) Ciancctta mia, che nuova ciancia cianci? (V) „e- 6 — * E Cianciar battaglia. V. Battaglia, §. 4• (N) j--esi i' 1 Cianciatore, Cian-cia-tò-re. [ Veri. m. di Cianciare, e pò n u S‘',. rale di] Uomo che volentieri ciancia. V. Ciaucioso. ' aU ,l> Gr. ^xiiufoi. Beni. Ori. 1. 2. 23. E tace la cagiou n ra è sì Che segreto non è da cianciatore. Fir.As. i56. Niuna 3 £,•. do, che meglio possa castigare questo cianciatore. , n ugib lS ' CiANCiATiucE , Ciau-cia-lriAie. [ Fevb. f. di Cianciare.) ^ . \xKr,Tpk. Rirn. ant. R. Femmina cianciatricc e lwi^^lmg Lo.L Ciancicare , Cian-ci-cà-re. [N. a**.] Liiiguetcare, Ct' : S ue >• S ir - C ’ lin S*> CIANCIERE CIANOPSO c "'g«ettaixo. haesitare. Gr. «AM^o-Aa,. ( Per imitazione di coloro ghetta , che fa una donna di disonesti costumi, mentovata da Darl- dire che fanno cià, cui, ed indi ciancicare. ) te nel canto i5. dei Par. Lab. 227 . Egli c’è un'altra maniera di ., la qual si chiama la cianghcllina ec : questo nome ■Pros. Piar. 6. 225, Ve lo dirò come V intendo da galantuomo ; per- chc nel profferire il latino ciancicherei a dirittura , e J 01 JP er erlo vi confondereste malissimamente. »E Car.le.it. '-.fi- Berg. ( „ m ) Eusciebe , Cian-cie-re. Add. m. Lo stesso che Ciancierò. Uor. ut. 38. Se tu vuoi essere covtese, non essere ciauciere, (\) Euscibko, Cian-cié-ro. Add. m . Che ciancia, Ciane ,oso. Cianciare, s f ! ‘ Ut Cliìabreru scrìsse anche Cìanccro.] E. Ciancioso. Lat* uu o ,ì . ou p , ‘P'-vafos, Ar.Suvp. 5. 7 . Vieti qua ciancierà e temeraria femmina. Cian-cio-li-na. [A/i] dim. di Ciancia.[Lo stesso che Giance- Ul ‘'- F.) Lat. nugamentum. Gr. x-^ot. Fu. S. Gin. bau. ^97- roncvasi dall’un l ato , e fàcevasi cotali sue ciauciobne. Ir. <,i-rd. f! l ’‘ Pred- 5o. Siccome chi avesse uno hello vasello d oro, c usas- 0 a notali ciancioliue Lancio,- , lana. F, m, ’ Cut - deludano 2 - P, non a gemmo, non a balsamo. ^'an-ció-ne. Pi. Ciancioni.] Ciancia grande e grasso- cc. li | 1 Gr. Bocc. nov. 61 . 3. Gl’ insegna- ih rn au v .- 0 ’ Gian-cio-sèl-lo. [Add. m.yli/n. di Ciancioso. Lat. garrulus. do cavar^'^u 5 ’ Eros. Tose. 1 . 102. Anacreontc non poten- h e cian 8 ^ 1 ^ sonno , c sognare con agio , per una rondinella gamici» a; Cl0 &clla che gli rompeva nella testa l’alto sonno ec., minac- Cus k Cian-cio-sis-si-mo. Add. m. sup. di Ciancioso. Salvia. ^ 1a kcioso p* ° ft C0lr,c scrivono i loro ciauciosissimi «ramatici. (N) lail- ció-s o.Add.m.Pien di ciaaec.fCke ciancia.'] Lai.wigutor. dio ^utirirn* \ n ^dvm.Cas. 58. None degna cosa nella tragedia ezian- 2 r- VczzogQ ! SCl 'iyere cianciose cose e da nulla. (N) *oi, diriQt 5 ■k°£giadro, Abbigliato. Lat. festivus , ornatns. pra Gr. cctrrc- dilicato collo ricadendo , più quando Ct. neos azzurro.) No/ne di un acido che risulta dalla combinazione del - V ossigeno col cianogeno ; chiamato già Acido prussico. (A. 0.) Cunippe , * Ci-a-nip-pe. IV. pr. f. ( Dal gr. craneos azzurro , ovvero ferrigno, negro, e hrppos cavallo: Montato su cavallo negro.) — Figliuola di Adrasto. (Mit) Ciakippo , * Ci-u-nìp-po. iV. pr. m. ( V, Cianippe. ) — Sacerdote e principe di Siracusa. (Mit) CiAsis. * (Grog.) Ci-à-nis. Fiume detta Georgia. (G) Cianite. (Min.) Ci-a-nì-te. Sm. F. G. Lat. cyanitcs. ( Da cyanens Ceruleo. ) Nome dato da Brachimi atto Sgherlo azzurro , detto da Jlaiiy Distene. Fedi questo nome. (ISoss) Ciano. (Bot.) Cì-a-no. [ Sui. F. G. Specie di cenlanrea, piante della singenesìa frustranea, famiglia delle cinarocefali, che hanno i fiori di color cilestro , una dette cui specie è il ciano minore, volgarmente detto fior d’elisio , Ijattisegola , dà fiori della quale si distilla luì a- cqua che entra assai spesso ne'caVirii resolutivi. Lat. cenlanrea eya- nns.] Gr. xvxvos. (y.cianite.) n Salvia, lliad. 3oy. Che loro pria mise d'avanti tavola Bella, co’piè di ciano, pulita. (Pe) 2 — [Ciano persico.] Specie di fiore [odorosissimo, volgarmente detto Ambretta. Lat. centaurea moschata , et centaurea suarcolcns. ] Red.Oss. nn. 8f. Fiori di ciano persico odorosissimo, volgarmente detti ambrette. Cianocefalo. * (Zool.) Ci-a-no-cò-fà-lo. Sui. ri. G. Lai. cyanocepha!us.( Da crune o azzurro,e ccphale testa. ) Specie duccello appartenente all'ordine de’passeri ed al genere colibrì, distinto dalla lesta di un azzurro dorato, hai. torchilus cyanoccphalus Lath. (Aq) (N) 2 — * Specie altresì di pesce del genere labro , così chiamalo peivhè ii- - . , . ha la testa ornala di azzurro. Bujfon. (Aq) * l [(ro. ) (A P r - ./•’ ( Dal gr. craneo son di colore az- Cia vociuseo. * (Zool.) Ci-a-no-cri-sè-o. Sm. F. G. Lat. eyanocryseus. ,ri a 'uppo, fi Sinicusa, cangiata in fontana. —Figliuola di (Da cyaneos celeste, c chrysios di color d’oro, giallo.) Specie, d ur- ’’ ” ’ ce llo d le h (t i a testa, le ali e la coda di un color verde celeste, mac -. chiato di giallo. ( Aq) Cunogastro. * (Zool.) Ci-a-no-gà-stro. Sm. F. G. Lai. cyinogaster. (Da cyaneos celeste, e gasler ventre, petto.) Specie d’uccello, così denominalo per aver la gola ed il petto di color azzurro. (Aq) b-ge-no. Sm. F. G. Lat. cyanogenum. ( Da , ,j. generazione.) È una sostanza gazosa, composta di carbonico e di azoto , Cu quale forma il radicale dell’ acido idrocianico, od acido prussico, che ha la proprietà di formale un sale azzurro unendosi cn.T ossido di ferro. Questo sale è conosciuto genemhnente col nome di Azzurro di Berlino. (Aq) Cissoide. * (Bot.) Ci-a-nù-i-de. Sf. F. G. Lat. cyanoides. (Da cyaneos ciano, ed tdos forma, rassomiglianza.) Nome dato ad una sezione del ( ' capdu) sop da Ciancierò, Cianciatore, c Ciancione Vezzoso, Leggiadro , Abbigliato. fA, fanl e ii, Cian-ciu-glià-re. JV. ass. E', poco usata e vale Parlar cia lv ^ u 3 hngua. -—, Ciangottare, sin. ( \ r .cianciare. ) Eag.Rim. So Ciai ''cujm^ la p franzcs e sì spedito, Da parer nato a Bientina e nudrito.(A) Ce o t>nJ / ian * c id-me. Sm. Baie , Cicalamenti. de a cn«tl > Ciarlarne, sin. Arci. Iìag. Quantità di vtan- Kiprcso del dar fo- a così f > Vanume, sin. jxm ^idc'vqn Ia / 1 Cl ^ciumì, voleva eombatlcre con tutti coloro che non Cus ciVEtm°r Rim. buri. Berg. (] ce. ce (■ -?. 0LO 1 Cian-ci-vén-do-ìo. Sm. C 'As 0 0 aL Rnlolf. Berg. (Min Ciane '* Città detta Tarlarii • OEt.)Ci-à lierg. (N) . Pambulano , in ) ’ia Chmese. Che vende ciati - (G) Mie -i - p- , sfoglie di Eolo. (Mit) del Fiumo > si ne ' :l ' ^ 7 - P r - f f jat - Giance. ( V. Ciane.) — Figliuola ~—* tr : * e audro, e madre di Canno e Bibli. (B) (Mit) C'Aiiea. (Zooiv ^f tlca città della Licia. (G) Girellati ' ^°me di un genere di animali, dell’ordine degli . , .. ... q .. ... n> " r Sìne f , C ° n PQ aperture-, corpo più o meno campanulato ; nel Cianogeno. (Chinr.) Ci-a-nò-ge-no. Sm. F. dttiicuir, mi0 di tentacoli: inferiormente con braccia e con pe- cyaneos azzurro, e senos generazione.) È hit p ’ “Perture -..... . j • < r - '• ■ '■ 2 Beiuer. (M ) q Ualtì0 6 P‘ 11 inferiormente : del genere Aàre- uto l de’ nomi della lazzulite ; e che si è egualmente ap- miscuglìo di rame carbonato - '• ' ' plic. data fi ".‘“vaglio di rame carbonato azzurro , e di calce carbo- ClAjtjg’ „°dunata Pietra d’ Armenia. ( Dal gr. cyaneos azzurro.) (Aq) p^i’o aW' 0 ^ Gi-a-nè-e. Lai. Cyaneae insulac. Isololli del Alar C |4!, eeea f n ff'ess° ziri canale di Costantinopoli, ora delti Pavonare. (G) 4 < -zurro' ì r’ 0t '^ Gi-a-nèl-la. Sf. F. G. Lat. cyanella. (Da cyaneos _ b lilia^gg tenere di piante dell’ esandria monoginia, famìglia del- (7 ’i s P r .°ducono i fiori di color d’azzurro. (Aq) Stfo ' Ci-à-ne-O. Siti. V. G. T.nt rurmone ('TT'a genere centaurea , che comprende le specie col calice a squame ci- glioso-scrrate e fiori azzurri o porporini^ e ad una b dltssima spe ie dì ptotea, i cui fiori azzurri formano delle piccole teste terminali della diso praft'^ rd ; acqua di' mànf'sZT")'- ^f anmsc[]c : Cunoleuco * (S.) C^ntlè-u-cl.^m. ri. G. ( Da cyaneos azzurro, ’F 1 delia testa rii ^di uccello che ha il e levcos bianco.) Specie d’accetto, così chiamato perchè perzione delle piume che vestono il suo corpo sono azzurre e le altre bianche. Q\ q) Ciànomela. * (Zool.) Ci-a-no-mè-la. Sf. G. Lat. cyaiiomelas. ( Da , / ,1 rtequa ui mare. ) opeme eli ucceUc ì^**Tf ra del hi testa di un colore et acqua marma. (Aq) Una ? Ce co ^ a quale s'indica pure una specie di serpente, a Cu^'r (e Wmor, --- Al ' Eo * * A ( ^f} i u ’ C0Ì T° dì color celes. C Wi ■ • m ^ .. ) cag : one d* carico. (Aq) ni iV‘ ^^ e l c °ì° r del ciano. (Dal gr. cyaneos azzur- Jfco. * JsTpr^ 110 ' ,^ ianeo 0 ceruleo un attroVagrio. (A) „„ .... .... ^Uyv^^ eiia ‘ (Mit]”* S r * cyaneos azzurro.) — Uno de pretendenti Cianometro. * (f’is.) Ci-a-nò*mc-tro. Sin. JA. G l PAt>»\. ) nv/inonc miiirm o witìlvtiH mìciirr» \ .K'tmmpil ìoo, "glij C Iail -fàr-da. [A/i] Aorta di veste antica. Frane Sacch.ncv. »UQ Ve cosa da avere ddetto , a vedere le nuove cappelline , le A»,,. Cl,| he e le «. cyaneos azzurro, sure per provare ’ ^^J'ove cianfardc che recano. è ‘" j un^ p- f i ^lum.uue cne recano. y » 0 altro y a .~i .J' : '.Sf‘.Paro ! a immaginala dal Caro-Bocca,Ciar- fa Ja Yna / Jer ttcherao. (E forse^il Caro ebbe mente al chan- E trilitj.ii * S l 1 a S-, die Val bagattella.) Car sonett. buri. i. Questi con i 01 ’ de’ ci(, e * U - a < :* a . n h'Ogna Spiritò si con gl’ ipailonni i zeli, Cìie a a barba ,.? 01 lnc ^ v ‘Bi la specie. (B) Alea-. Art■ poet. lib. 2. Tu c< r Punto f'nrf ra * l,a . cianfrngna Cerchi il disprezzo, anzi l’accatti a ^'^"I'Rcsaglh r 'p"‘ C,1C va cattando rogna. (N) ,0 , Ci aìlr ■ f Gian-fru-sà-glia. [SfàìAlescuglio di cose di poco moine 1*8. HroiF' SC °^ e ‘ —) "Ganfruscaglia, sin. Alati. Franz, rim. buri ... r, ' I 'i t’alt..,/'’- v ‘l s '> frammenti , e cianfrusaglie. » Alle.gr, tfi. Sun ' Ml,v Si’acscAcL Clan ^ l - ISa ^' e Cfda ccr ^ e bazzecole. (Pr) Ci,,,. -.—-U , Ciamfru-scà-glia.A/:Ao stesso c'he Cianfrnsaglia. F.(Da li *£'«> efrusco o fruscolo.)Betlin .Bacch.36.it. con ques e C ‘A«Gn li ‘ lcste trescherei le Le smarrite sentinelle Si le trastulla ec.(A) abbuino, Cian-gheHì-no. [ Add.m. 3 Di costumi simili alia Cimi- -....... (Zool.) Ci-a-no-mè-la. Sf ... cyaneos azzurro , e mefas nero.) Spwie cF uccello che ha la gola, la base delle ali e la parte anteriore del dorso nere , e le altre penne di un color azzurro cangiante . (Aq) - . Ci-a-nò-me-tro. Sm. V. G. T^nt. cyanomelrum. (Da metron misura.) Strumento immaginato da Sans- ..... ^ ‘che Farla è senza colerete che la Unta azzurra del cielo è prodotta dai vapori sospesi nell' atmosfera. (A# 0 ) Cianopatià. * (Med.) Ci-a-no-pa-tì-a. àf. V. G. Lat. cyanopathia. ( Da cyaneos azzurro, e pathos inalatila.]) Malattia azzurra, chiamata e- ziandio itterizia azzurra, morbo ceruleo, che prende il nome dal fé» nome.no principale , che si è quello del colore ceruleo che si spande sopra tutta la periferia degl integumenti, il quale sì aumenta come la malattia. —, Cianosi, sin. (A. 0.) Cianopo. * (Zool.) Ci-a-nó-po. Sm. E. G. Lat. cyanopus. (Da cyaneos celeste, e pus , podos piede.) Vocabolo generalmente adoperato per indicare gli animali che hanno i piedi di un colore azzurro o celeste. In particolare poi è il nome di una specie di uccelli che hanno piedi celesti. (Aq) Cianofso. * (Zool.) Ci-a-nò-pso. Sm. V* G. Lat. cyanops. (Da ' yaneos azzurro, od nps occhio, aspetto.) Nome di due specie di w celli, una delle quali ha gli occhi circondati da una macchia celeste , che si estende sopra le guance , e V altra ha lei parte anteriore della testa e la gola azzurra, (Aq) * i aàB CIANOPTERO CiAnopTEno. * (Zool.) Ci-a-nò-ptc-roi Sm. F. G. Lo slisso che Ciano!- toro. F. (Aq) Cianorchide. * (Bot.) Ci-a-nòr-chi-de. Sf. F. G. Lat. cyanorchis. (Da cyancos azzurro , e da orchidc.) Genere di piante della famiglia delle orchidee , il sugo delle cui foglie tinge in azzurro la carta. (Aq) Cianosi. * (Med.) Ci-à-no-si. Sf. indea. F. G- Lat. cyanosis. Lo stesso che Cianopatia. F■ (A. 0 .) Cianottero. * (Zool.) Ci-a-nòt-te-ro. Sm. V. G. Lai. cheibxlipterus cya- tiopterus. ( Da cyaneos azzurro , c pteron ala, pinna. ) Specie di pesce del genere cheilodittero , che ha le due pinne dorsali e la caudale di color cileslro .—, Ciannptero, sin. (Aq) (N) Cianta (A). Modo avveri. Foce fiorentina. Aver le scarpe, o simili, a cianla , vale Non tirate su dietro le calcagna , che in contado dicono A cacajuola. ( Da pianta del piede , la quale da’ Napolit. diccsi chiama : e così schiuma vien da spuma , poccia da poppa ec. Avere a dama vai dunque avere in modo le scarpe che coprano la pianta senza Coprire il calcagno. ) (A) Ciantellino, Cian-tel-li-no. [ Sui. Lo stesso che] Cenlcllino. F. Morg. 48. sdì. Ch’ e’non par mai la sera io m’addormenti S’io non Lecco in sul legno un ciantellino. 2 — Bere, Assaporare o simili a dantellini ; lo stesso che Bere a centellini. Car. Folg. Long. Am. a. Dafni, benché assetato, beve adagio , assaporando a ciantcllinì, per allungarsi con quello indugio il piacer di vedcrlasi avanti. (Min) Cianuro.* (Zool.) Ci-a-nù-ro. Sm. F. G. Lat. cystmvas. (Da cyaneos azzurro, e ura coda.) Specie d'uccello del Messico che fra gli alni distintivi ha le due penne mezzane della coda tinte cf un bello azzurro.(A.rfy 2 — * (Chim.) Combinazione neutra del cianogeno con un corpo semplice. (A.' 0 .) a — di mercurio 5 * Sostanza priva di colore , inodonfera , di sapore sàlico e spiacevole, eh’ eccita la salivazione , ed è cristallizzata in lunghi prismi a ojuattro facce obbliquamenle. È violento veleno che si tento di introdurre nella cura delle malattie veneree. (A.O.) Ciapino , * Cia-pi-no. N. pr. m. dim. di Ciapo. F. Buon. Tane. (N) Ciapo , * Ciapino. N. pr. m. accoro, di Iacopo. F. (B) Ciarpa. (Ar. ftles.) Sf. Addoppiatila fatta alle cigne , cignoni , a simili , che viene a formare come Una. campanella per passarvi e stabilirvi una fibbia , una cintura , o altro. ( Da] lat. capio io prendo j poiché prende da fibbia o cosa simile. ) (A) 2 — * Piastra tonda di pietra con cui giuocano i ragazzi. (Z) Ciapperone , Ciap-pe-ró-ne. Sm. Sorta di veste , o forse abbigliamento di capo a foggia di berretta o di cuffia , usata altre volte dalle donne. ( Probaliilra. dal frane, chapercn che vale cappuccio, e da cui sembra anche sorto lo spagn. chaperon. ) Min. malm. 8. 48 . Quando noi diciamo, nel modo che è detto nel presente luogo, una cuffia, un ciapperone, e simili arnesi usati dalle donne, intendiamo unadorma.(A) ClAPrKROTTO , Ciap-pe-ròt-to. [Am.] Sor tu di veste , [ a foggia di mantello , che usavasi anticamente. ] ( Da cappa, come bicchicrotto da bicchiere, buchcratto da buco cc. ) Buon. l'ier. 3 . 5 , a, E là scavar ventale , e giubbe, e brache , E ciapperotti. Ciappo. * N. pr. m. accoro, di Iacopo. F. (B) Ciappola. (Ar.Mcs.) Ciàp-po-la. [A/T] Strumento tfaccìajo [a foggia di scarpellello quadrato , con punta tonda , o mezzo tonda , o quadra , il quale serve per lavorar metalli che debbonsi smaltare , per rinettare figure di metallo , e ad altri usi. Baldm. Foc, Dis. Per tutta tItalia generalmente chiamasi Ogella.] ( Dal frane, échoppe che vale il med. ) Benv. Celi. Oref. 35 . Facendo sopra la detta piastra tante cavernelle con una ciappola, (pianti saranno gli smalti. E 5 1. Per ispiaoare a tutte le parti delle ligure , che erano, ignude , i colpi de’ferri, de’ ceselli , delle ciappole e bulini, ed altre limuzze ec., perciò provvedi ec. (Qjappoletta, Ciap-po-lét-ta. [A/i] dim. di Ciappola. Benv. Celi. Oref. 3 2. Tutto s’intagli col botino e colle ciappulette con diligenza grande. E 51. Per fare le separazioni de’ campi si prende una ciappoletta sottile, e bene arrotata , cc. Cuppolletta. * (Ar. Mes.) Cinp-pol-Mt-ta. Sf. Utensile di legno adoperai a diversi usi, ma principalmente per annaffiare le zolle erbacee vicine alle acque , a per vuotare le acque delle fosse , delle pozzanghere ec. È una specie di trogolo stretto e lungo, provveduto di manico, e che termina in becco. ( Dal ted. schopf'en attingere, tirar acqua. ) (Ag) Ciaramella, * Cia-ra-mòl-la, Sf. Pressa gli Aretini ed i Napolit. è lo stesso che Cennamella, (Ed è dimin. del gr. ceras corno; poiché questo suonandosi co ’l fiato, Ira dato per catacresi il suo nume ad altri istru- menti simili, ) Red. Fve. Ari (A) 2 —■ [ Usato anche come sost. camper] Colui [o Colei] che ciaramella. Lat. nebiilo , blatero , garrulus. Or. ’XQl.vXaXos. Fwch. Ercol, 5 e* Dal sesto fsi formaJ ciaramella. Ciaramellare, Cia-ra-mel-là-re. [IV.nss.] con parole [acconce a trarre altri in inganno .—, Ciacciamellare, sin.] Lat. etfutire, ver ha cflutire. Gr. 'brx.f’oAoysìi-. (Da cìarhimento .) Morg. 22. sog. E seppe tanto ben ciaramellare, Che Carlo gli perdona. E 24 3 y. E Ganeltone ij primo fu in bigoncia, E seppe, come suol,ciaramellare. Farcii. Ermi. 52 . Questi verbi, cominciatiti tutti dalla lettera C, cicalare, ciarlare, cinguettare, cingottal e, ciangolare, ciaramellare ec., si dicono di coloro i quali favellano non per ai orche favellare, ma per non aver che fare, oc. Ciardo. * N pr. rn. accoro, di Riccardo. F. (B) Ciarla.[A/ i ]Fana loquacità. /^.Ciancia.Ant.inepta loquacitas. Or.ipxvxplct. 2 — Parlata, Rccitamento o alcun componimento. Lod. Mari. rim. Ch’ io fo ciarla volgare , e non latina. Farch. Ercol. 52 . La qual ciarla si piglia alcuna volta in parte non cattiva , dicendosi : il tale ha buona ciarla; ma ciarlatore e ciarlone si pigliano sempre in cattiva. CiaEladore , Ciar-la-dó-re. [Sm.Lo stesso che] Ciarlatore. F• Tac. Duo. Perd. eluq. 4 { 2 ; Non essendo da filatessa d’ argomenti, o belle sentenze , e descrizioni vaghe invitato c guasto, si sdegua col ciarladore. CIARPA CtARLA mento , Clar-la-mén-to. Am. Lo stesso che Ciarleria. V. rr anc0 Leti. lib. 2. Berg. (Min) , u3 . Ciarlante, Ciar-làn-te. [ Pari, di Ciarlare. ] Che ciarla. Lat. °I culus. Gr. irsplxaAof, , . ^ 2 — lAgg. di Popolo particolare.] Mor. S. Greg. E cosi noi siamo dire che gli eretici di Timan c di Sui, cioè dal caldo , c luogo de’ Ciarlanti. ye- Ciarlare , Ciar-là-re. [N. ass.] Parlare assai, Parlar vanamente * . ® ; . germane. [ F. Cicalare, Cornacchiare, Ciaramellare, Cinguettai’?! g r- chierarc, Cianciare, ec.] Lat. inanitcr verba funditare, cffiibv 0, jf •i'vxpoAoyeìv. ( Dal bit. circulari che trovasi presso Seneca in B „, fare il ciarlatano, e che nel senso proprio significa andare att ^ come i ciarlatani pur fanno.)Laé. z 3 g .La quale mai di ciarlare non mai non molla, mai non fina, dàlie dàlie. Ambr. Cof 4. 4 -C° a la < l u n B o/'* lecito, Or in quant’alui, a mio beneplacito Ciarlare e berteggi 31 '- 1 j,. Pier 4. introd. Giura, spergiura, ciarla, Fa parer la rapi" 3 c0 | cttel a » Ftrch.Eivol.t. i.pag.gz. Questi verbi comincianti tutti da'» ,j. u v, C.,Cicalare, Ciarlare, Cinguettare, Cingottare, Ciangolare, ® ar . a 1 lB n0 ìiiii 1 Chiacchierare, e Cornacchiare, si dicono di coloro i quali favella per aver che favellare, ma per non aver che fare., dicendo sen n£) 0 pere che dirsi, e in somma cose o inutili o vane , cioè senza su n t sostanza alcuna. (A) c en ia 2 — [In sign. alt ] Filoslr. Costei , che tanto della gente par», saper che sia quel eh’ ella ciarla. Mnd. 2 ‘ Ciarlata, Ciar-là-ta. [Sf] Il ciarlare. F. Ciarleria. Cecch. v 0 4 ■ Avendo vedute far loro Cotante invenie e ciarlate. ntfe 11 Ciarlataneria, Ciar-la-ta-ne-rì-a. [,y/C] astr. di Ciarlatano ; C P^jotis anche per Soverchia loquacità.] Tjal. praestigiae verborum, cll ' cU fyi ■ verba. Gr. rtfmroXoylx. Red. Ictt. 1. 12g. Desidererei di potef son „ gliere gli uomini da que’ lacci e da quella cecità nella T..lutane* stretti ed imbavagliati dalla birba , dalla cimmeria , dalla eia 1 1 ria , dalla furfanteria de’medici ignorantoni. . ,. pra Ciarlataneria diff. da Ciarlatanismo. La Ciailataneria in «riamente V abuso del parlare, la loquacità vana e artificiosa- 1 .fi. tatari 1 smo è 1 ’ arte , lo spirito , c come la scuola della Ciarla Ciarlatanismo , Ciar-la-ta-ni-smo. Sm. Foce usata dal Maritivi Filosofa Morale cap. 38 ., in luogo di Ciarlataneria. F- (A) Giarlatano , Ciar-la-tà-no. [ Am. ] Cantambanco , Ciurmatore.^ , -, retano , sin. Lat. agyrta , cirritor. Gr. àyvprys. Red. Lsp. il all (ì- I ciarlatani , per dare a vedere la potenza ed il valore de lor 0, e doti, mangiano li scorpioni, e i capi delle vipere. E altrove quei ec. sieno della stessa razza de’nostri ciarlatani e cant.un 1 c0l i E cons. i. 21. Molto più dee astenersi da que’ medicamenti c ^.p- encomii di miracoli, e con nomi di segreti reconditi, soghu' 1 ’ 1 proposti giornalmente e celebrati da’ ciarlatani e dal volgo ig® ^ s p A — * Dicesi comunem. per disprezzo anche di Chiunque tea 11 durre o ingannare con belle parole e vane promesse. (A) j. ull o 3 — * Prov. La vinera morde il ciarlatano ; e significa Che ole tendo ingannare Almi, rimane ingannato egli stesso. (A) (gl.it' Ciarlatore, Ciar-la-tó-re. [Ferb. m. di Ciarlare.] Che ciarla, ■f'f \ ■ ladore , sin. Lat. verbosus , garrulus , loquaculus , loquas. „ c ‘ t .j : itc» \àn%ai. Din. Comp. 1. tf. Grande era del corpo, ardito e 5 ( p, ili' C gran ciarlatore. Liv. M. X tribuni ciarlatori, riottosi , c3 l , ° ( , l .occli^ scordia. E altrove : Furono tra li consoli dette poche parole, P non erano ciarlatori.Dnre/i.a.Ap.Ob ciarlatori al vento ! oh tei 10 Q \ife ^ 2 — * Per lo più si piglia in cattiva parte e s'intende di chi j ciarlare assai , dice bugie. F’. Ciarla. (A) ctf' Ciarlatrice , Ciar-la-trì-ce. [ Ferb. f di Ciarlare.] Lat. ver« nsa ’ ” |;i rula, linguax. Gr. Xct\yirpL. Tac. Dav. Ann. 1$. 1 $ 4 • ^p'ticip 0 * città ciarlatrice domandavano in che modo potrebbe fanciullo di anni diciassette, tanto peso reggere , o sgravarscn •• ^ Ciarleria, Ciar-le-ri-a. [ Sf.l II ciarlar'. —, Ciarlamento loquacitas , gaìrulitas. Gr. odfo'KtuxA. Fr. Jac- T.1.J. 3. ^ spendo gli anni , Perdo il giorno in ciarleria. Cant. Cai grazia udite un po’ ebe ciarleria Insieme fanno quei valenti Ciarleria diti’, da Ciarlata. Quella è vizio di parlar mol ’ u io^ cose vane, ed anche false: questa esprime trattenimento, due o più persone su cose di poca o niuna importanza, suf novelle ec. c J hu Ciarliere, Ciardic-re. [^m.] Lo stesso che Ciarliero. F. Z. E il ciarliero pena poco ad esser matto o maligni- ^ c0 stf 2—■ ( Zool. ) Uccello rosso , che ha la coda corta , le tiu e verdi , le penne della coda nella metà posteriore ccrn-l& e ‘ ^ Indie orientali. Lat. psittacus garrulus Liei. Pino. (B)^ £\F Ciarliero, Giardiè-ro. [ Sin. ] Che ciarla [ assai. — , Ione, sin. Lat. garrulus, blatero, Unguax. Gr. Canz. Gialla, nera e storiucosa, Più ciarliera di’ una p 11 *- ‘ S(tL 3 . Buffone aruda’ egli ed inclito ciarliero. (N) . Ciarlone, Ciar-lo-ne. [Sai. ] Ciarlatore • [ Lo stesso che Farcii. Ercol. 5 a- Ma ciarlatore e ciarlone si pigliano scnip tiva (parte). _ . Ci“ r ' erllU Ciaulume , Ciar-lù-me. Sm. Quantità di ciarle , Cianciumc, Stigl. Occk. Berg. (Min) _ . ... „ ae rf a '2‘’ Ciarpa.[A/C] Quella banda o cintura che portano gli u(,min \f l 1 .P,h ì i. b- 3 baltheus. Gr. Qzrr.p. (Dal fr. écftarpa che vale il med- ) 1 ‘ ^ ci a fP‘ v E intanto per adesso io ti consegno II gonlàlon di bianca, E q. 20. Lo tira su con qualche beila cappa, Con fi 1 - jasc ,a “ pa , o qualche pennacchiera. Buon. Eier. 2. 4 . 8 . I >clC . ' ( A 0 noi picche e labarde, Da cavalier farem di spada e ‘da> aC0 ’ diro cappa) orrevoli e galanti. E 4■ 1 - 4 . Un bel pam o una ciarpa, Una cintura co’ pendagli d’ oro. _ 1 — Prendesi anche per Bandiera. (Cr) ,q e ,.. 5 - 3 ‘ • 2 — Il taffettà che portano su le spalle le donne. Buon- .j^cb 01111 Da qual pendendo s’ attraversa al petto La bella ciarpa J ia CIARPAME ""Arnese, e per lo phì si dice d' arnesi vili. Lai, scruta. Gr. y(nrr%ptx. V V™ dagniJirii, appo i quali hirpe vale avanzo di panno, tela e 2 ,U1 i l) ® Stirpine è lo stesso che il lat. scinta. V. ciarpame.') Malm. ■ • J, r questo mette mano alla scarsella, Ove ha più ciarpe ^sai d un rigattiere. Car. leu. 1. 2 o. E’I capitano , ricogliendo l’ ai- ciarpe di terra, si raffazzonò con esse il meglio clic seppe. Ter ' Dtcesì ancora eli qualsivoglia mescuglia di roba cattiva. Comp. antell. £ Nardo Crivellon poi seguitoilo Gh’ era con cenci e eiar- P° P Ciar-pó-ne. Colui che acciarpa, [e dicesi più propria- p~ nle artefice che operi senza la debita diligenza. ] » il al dm. ì- oc ' Da Ciarpone nc viene Acciarpare*, che è operare senza di- 6cll? - a distinzione. (A) ^ co «-) Ci-à-sa. Xnt. Ciuais3.yfnl.cil. dell Asia nella Babilonia.(G) bene^C* 0 ’ Cia-schc-dù-no. [ Proti, m. Lo stesso che Ciascuno, seb- p ((( ^Ciascuno è tanto della prosa quanto del verso, e Ciascheduno è ha p ro P , 'i°. ^ e da prosa. — , Ciaschcuno, sin. Senza appoggio di nome luisa^” SOSt ' e va ^ e Q l,aIun '{ ue uonl °) « Qualunque donna. ] L.at. Qui " l ' C ’ un( - ( squisque. Gr. EzzrosfDal lat. quisque unus per unus- Vallc p" c ‘ asc lieuno.) Dunt. Inf. 20,33. E non restò di minare a alle * ' no a ^‘ nos , che ciascheduno afferra. » Bocc.g.5.Proem .Appresso cen 1" - ( da 'ize ) infìno a passata l’ora del dormire, la rei.na ligio 1 aasch «w E g. 5. n . 6. Furono a ragionamento , di cui la a r^ lle dovesse, essere ed in brieve ciaschedun la volea. (Cin) 1 c f r 'PP latt> c °i sostantivi si usa come add. Lat.omnis.) Poco. nov. fa j,Y?nvcnevole cosa è ec. che ciascheduna cosa , la quale l’uomo t°re ;1 | 01 amt uira]}ile e santo nome di colui , il quale di tutte fu fatelo n ■ ^ Ca P'dueipio. Vat'ch. Star. 11. 3go. Innanzichè ’l Fcrruc- so j c jJ artlss e d’ Empoli per andare a Volterra, comandò a ciaschedun 3 > ( die portasse seco del pane per due giorni. l,lnisc e intatti i casi o col segno di essio colla preposizione. ] cl le ' .( J, -,E >n ciascheduno caso il laico è tenuto di celare i peccati 4— Trof. ' ■ 1 ^ 1 111 confessione, come dee fare il prete. 2i,3 l ’2 st v °lte nel numera del più,fuor del comune Uso. Amm.Ant. 'St’ruin ^“-'dujii infermi si deano dipartire dalla compagnia dc’rei. 5 ,— » ■ t'acuii. Possami e debbansi ciascheduni messi del loro uficio ec. l’tst.J e 7 a * ln> ’ nello stesso stgn. di Ciascuno, 7. Seti. tini L.- ^ S l0v, ani temono le cose leggieri, e i fanciulli le false • 0 C jAs * t « D,a, nc ciaschedune. (Pr) b ° fij_ p?°» * Cia-sche-ù-no. Proti. m.V.A.P r .edf Ciascheduno. Vegez. ^,o , ^ nno sono usat ‘ 'spaventare. (Pr) in i Uh 4 D |a " sc ù-no. Pronome m. G. A. usata per forza della rima ca r j e Ciascuno. V.tr Barb.3. i3. La parte Che pinta mostro in 0 Ascu " capo di ciascono Capitol che qui pono. (V) Cò lsco ’ Cia-scù-no. [ Proti, tri. distributivo. Ognuno , Qualsivoglia .—, «ni. ^ n a l*tì (JUrllo ar».illrv l-ic/'tnc-ir. sì T*ot.V. n.3. fi. M.’l rinsnmw 5 ^ venisse’ Purea 1 IJ 'quello anello lasciasse. » Petr. piò. 6. Ma ciascuna per [Òsti 1 ,S na Di poema grandissimo e d’istoria. (Cin) Mie a| V' ne ‘’ num. del più.) Pranc. 6'acch. rim. ijf. Che désti il nc- ^' e gOend 0 ° C ° ’ ove ciascune Strane nazioni vollon onorarlo. » Bocz- s c oii,a U °.. clasCune cose migliori. E 84- La natura dà a ciascune co- cognoschi esser a’ buoni sempre potenza, e ! rei di ciascune forze ( di tutte ) esser diserti. E 142. Siccome sono le conchiglie del mare , e ciascune altre cose che a’ sassi accostandosi si nutricano.' Kit. S. Gio. Gualb. 3i8. Fu fatto difensore de’detti monaci notabilmente in ciascune parti. (V) Salviti. Gas. 12). Il quale fu così detto, o perchè si sogghigueva alla fine di ciascuni diverbii o parlate in due , o perche cc. (N) 6 — [ Accompagnato nel minor numero co’ verbi ed addietlivi pi.) Bocc . nov. 11. i3. Similmente cominciarono a dire ciascuno, da lui essergli stata tagliata la borsa. » E Bocc. nov. Si come vaghi ciascuno d’essere il più onorato tra’ suoi. (A) G. V. 7. g 5 . Ciascuno di loro erano grandi astrologi e negromanti. (Pr) 2 — Dopo il Voi da cui dipe/ideilìocc. introd. Voi non avrete compiuta ciascuno di dire una sua novelletta, che il Sole lia declinato. (V) 3 — E dopo I quali. EU. SS. Pad. 1. ig8. Nel quale troverà! ben cinquanta monaci, li quali ciascuno , secondo che gli piace, o vive solo, o accompagnato. (V) 4 — Nota modo. Bocc. g. S. n. 5. Trovò due suoi compagni cc., uomini ciascun di loro non meno sollezzevoli che ec. (V) 7 — L’uno e 1 ’ altro , Àmbidue. Lat. uterque. Gr. heirspos. Bocc. g. g. n. 2. Ed esso cc. similmente di lei s’ accese ; e, non senza gran pena di ciascuno, questo amore un gran tempo senza frutto sostennero.(V) 8 — Usalo talvolta in senso del quilibet de’ Latini. Bocc. nel Zima. Pigliare ciascuno alto animo di qualunque uomo. (Cioè, ogni più sublime animo, ec. ) (V) Q — * E nel senso di Qualsivoglia. Petr. Uom. ili. 44- In latina ed in greca lingua dottissimo , sommo filosofo, e nella santità della vita da preporlo a ciascuno. (Cin) io — * Per ciascuno, Per ciascheduno, esprimono distribuzione di alcuna cosa fra diversa persone. Bocc. g. 10. n. g. Fattesi venir per ciascuno due paja di robe. (Cin) Ciaslas. * JS. pr. m. (Dallo salvo cjel intero , puro, 0 slast dolcezza.) — Ile di Dalmazia. (Van) Ciassia. * (Chìr.) Ci-à-sma. Sin. V. G. Lat. cyasma. ( Da cyaneos color di ferro, nerognolo.) Macchia fosca che nascer suole sulla fronte , le labbra e le mani di donna incinta. (Aq) Ciassake , * Cias-sà-re. N■ pr. m. Lat. Classar.-— Re de’Medi, lo stesso che Salinanassar. K.—Secondo Senofonte , altro re da’Medi, figliuolo di Asliage. (B) (Mif) Ciatea. * (6of.) Ci-a-tè-a. Sf. K. G.Lat. cyathca. (Da cyathos bicchieri^) Genere di piatile esotiche della classe delle crittogame, famiglia delle felci , che offrono per carattere una fruttificazione ricoperta nella sommità da un tegumento globoso , che si apre al disopra nellaforma di un bicchiere. (Aq) (N) Ciatifoiìme. * (Bot.) Ci-a-ti-fór-me. Add. com.Lat, cyathiformis. Epiteto dà da’ botanici a tulle quelle parti de’ vegetabili che hanno che luci che *u conviene. E gii. E’ sarà dunque licito che tu prima l'aspetto di un bicchiere o coppa, come sono alcune corolle, calici ec. ( Dal gr. cyathos bicchiere, e dal lat. forma. ) (A.O.) (O) Ciatisco. * (Chir.) Ci-a-iì-sca.Sm.K.G.Lat. cyatiscus. (Dimin. di wyathos bicchiere.) Sorta di specillo che serve per infondere od estrarre qualche cosa del corpo , cosi chiamato perchè ha la forma di un bicchiere .(Aq) Ciato. (Arche.) Cì-a-to. Sm. Specie di piccolo bicchiere presso i Romani, col quale si misuravano i liquidi e gli aridi , ed era la dodicesima parie di un sestiero. Lat. cyhatus. Gr. xva.§o s. Pallad. 27. Di due ciati d’ orzo al die si pasce bene la gallina che va fuori. È Olt. i f. Mettene nell’ anfora, cioè nel bari! del mosto, un ciato, cioè dicci dramme. (V) E Mazz. Dif. Dani. 1. 77. Berg. (Min) 2 — (Bot.) Nome di un genere di piante crittogame, della famiglia de funghi, che sono campanulate, cd in forma di bicchiere. (Aq) (N) 1 — Produzione membranosa che nasce sopra le frondi delle mar- Canzic e de’ licheni, destinala a contenere le propaggini o gemme , che per lo più ha la figura di un bicchiere. (Aq) Ciato.* N. pr. m. (Dal gr. cyathos bicchiere.) — Figliuolo di Architelcle, coppiere di Eneo ed ucoiso da Ercole. (Mit) Ciatode. * (Bot.) Ci-a-tò-dc. Sf. V. G. Lai. cyathodes. ( Da cyathos hi celliere , cd idos forma , rassomiglianza. ) Genere di pipate, così dette per la loro corolla ciatiforme. (Aq) CiAToroito. * (B it.) Ci-a-tò-fo-ro. Sin. E. G. Lat. cyalhopborum. (Da cyathos bicchiere, c phero io porto. ) Genere di piante della famiglia de’ muschi, che offrono per carattere un urna in forma di sottocoppa, chiusa da un coverchio a forma di mitra. (Aq) (N) CfAToiDE. * (Bot.) Ci-a-tò-i-de. Add. corni. K, G. Lat. cjalhoidcs. ( V. cialoide. ) Nome da’o ad una suddivisione del genere, peziza, piante crittogame della famiglia defungiti, così delle perchè hanno la /òrma di una tazza. (Ag) (N) Giatot.a. * (Bot.) Ci-a-lò-la. Sf V. G. Lat. cyalhnla. (Dimin. di cyathos bicchiere.) Specie di piante che appartengono al genere desmnehaeta , della pentandthl monoginia, famiglia delle amarantoidee, originarie della Cochinchina, e che presentano per carattere, cinque squamine cu - condanti l'ovario riunite, alla base, frastagliate all’apice, il cui complesso forma Una specie di bicchiere o coppa. Lai. cyafhula gcnicidata. (Aq)(l\) CiAusiiìe, Cia-u-sì-re. lAtt.) K. A. K- e zù'Risceglierc. (Dal fr. choisir.) Lat. seligcre, eligerc. Gr. Ax iyuv. Rim. ant. Dant. Mafan. 72. Che lingua d’omo. o pensiero di corc ,0 guardo d’occhi possan beu ciausire. E Sy. E qual che ciausissc mio dolore, Non credo che in amore Fermasse mai sua voglia. . . Ciavatta , * Cia-vàt-fca. Sf E r . e di Ciabatta. (V. del dialetto napoli!.) Magai. Leti. finn. 1 Ss. di faccia chirografi di sangue , col promettergli un par di ciavatte vecchie, non che l’anima mia caUivella.(N) Ciavola. * (Zool.) Cià-vo-la. Sf. Specie di uccello appartenente all’ordine de’ passeri cd al genere corvo , colla fronte cinerina e la coda ntondetia. Lat. corvùs fingileus Lin. ( Sembra parola imitativa della voce.') Macry Sidernrgruf. p. 418. n. 2. (N) Ciba. * (Geog.) Città dclt Indie nella penisola di Malacca . (G) z3o C1BACCI0 Cilacoiq , Ci-bàc-cip. [Am.] pegg. di Cdio. Cibo cattivo, Lat. vilis cibns. Or. Tronfi» fyùficc. Lib. cur. molali. Per la povcriade usano cibacci cattivi, anzi pessimi. a — [ E per metaf. j Segner. Prccì. ej. 1 . Non vedete quanti sono coloro ebe la lor anima giornalmente nutriscono di cibacci ? Cibàccola , Ci-bàc-co-la. Sf. Cibo vile, Allega. So. Disse eh’ eli’ eran forse mele, susine , castagne, pesche, o simili altre cibaccole. (V) Cibale, Cì-bà-le. Add. coiti. Di cibo, Che ciba. Lai. cibarius. Gr. lòlìnpot, Cr. 2. 16. S. Il naturale umido , mischiato coir umido cibale, per lo suo corpo si spanderà. Cibale. * (Geog.) Antica città della Bassa Pannonia, (G) Cibaliasa.* (Geog.) Ci-ba li-à-na. Lo stesso che Cibeliana. V. (G) CxbalitÀ , Ci-ba-li-tà. (Sf] V. A. [Qualità e sostanza del cibo.'] —, Ci- balitade, sin. Lat. cibatus. Gr. atrio». Serap, Adunque lo oboe ver- ti.de permutato dalla cibalitade. Cibamento, Ci-ba-uién-to. [A'm ] Il cibate, Nutrimento. —, Cibazione, sin. Lat. cibatus, nutritio. Gr'• trirnris. Cr. 2. irf■ il. Il suo umido non può risudare , e uscir fuori nel cibamento delle piante. Cibao.-* (Geog.) Ci-bà-o. Dipartimento dell’is. di San Domingo, (fi) Cibakci. * (Geog.) CA-har-ci. Ant. popoli della Sp. ne’contomi di Lugo-fi) f ju. l i-ba-re.[//«.]/àure cibo,Nulrire.Latpracbcve cibimi.Gr.Tird.-A. 2 — {Per metaf. Si dice ancora delle cose che servono d'istruzione, o danno qualunque alimento allo spìrito. ] Dmit. lnf. 8. <07. Ma qui ni’ attendi , e lo spirito lasso Confuta c ciba di speranza buona, n Passar. Dovere i padri non cibar solamente i ior proprii intelletti della sapienza celeste, ma esser pastori. (A) 3 — E similmente per metaf. parlando degli occhi, in senso di Dilettare. Ar. Pur. 3 2. st. tilt. Finita eh’elìa fu (la mensaJ , che saria forse Stata più lunga , se il desir non era Di cibar gli occhi , Brada mente sorse. (M) Dani. Conviv. Pergam. (N) 4 — [Esser cibo ad alcuno.] Dani. Par. affi. Ó sodalizio eletto alla gran cena Del benedetto Agnello che vi ciba. (Qui per similit.J 5 — [Acquistare.] Dant. In fi. vo 3 . Questi non ciberà terra , né peltro. 6 — £ n. pass. Prender cibo. Lat. ali , nutrirò Gr. ciTfiTìou. Guid. G. Cibandosi clic in un solenne convito , tra toro fu gittata un ma- rayiglioso pomo di preziosa materia. Clic. Geli. Per prendere alcuni auimaletti per cibarsene. 7 — E per metaf. [in senso osceno.] Bocc. nov. ìf. i 3 . Essendo dal marito lungamente stata tenuta in dieta ec., modo tro\ ò di cibarsi in altra parte con colui, e con discrezione lungamente ne prese il suo piacere. 8—( M ili t.; lu'Si 'are ilfucile o la pistola,mettendo la polvere nel Jbcone.fi) Cibabe. [ Sm. V. A. V. e di'] Cibo, yotg. Ras. Sogna ec. colori rossi e tinti, e nozze c cibari dolci, e coppette o ventose, e flusso di sangue. Cibaria , * Ci-bà-ri-a. Sf. yeltovaglia , Tutto quello che attiene al nutrirsi. V. dell’ uso. (0) Cibario , Ci-bà-ri-o. Add. m. Che serve di cibo , 1 1 ’ alimento , 'Nutritivo. Cocch. yit. Piu. Esatte moderne cognizioni del corpo umano, e delle materie cibarie. E Bagn. Il sai eorauue, o cibario, infuso. Ivi. Materie cibarie e potulente. (A) 2 — (St. Kom.) Legge cibaria: Presso gli antichi Romani fu detta una. legge suntuaria , la quale limitava la spesa delle cene. (A) Toscanell. Precetl.Berg (Min) Cocch.Disc. 8 .i 53 . Furono i Romani cosi persuasi ec. che oltre i privati esempii ec. vollero stabilirlo colle loro leggi cibarie.(N) 3 — (Anat.) Cai elle cibano, chiamano i medici il C anale intestinale, come ricettacolo e veicolo de’cibi.Cocch.Bagn.Canaìe cibario, o intestinale.(A) Cibario.* Sm. Ciò che serve di cibo , Cibaria. Buon. Pier. 3 . 5 . 6. Poi l’ovino e l’armentario E ’1 suiilio e ancor l’ircinio Opidcutino ilei- bario Per lo pubblico triclinio. (N) Cibari! i. * (Gcog.) Ci-ba-ri-ti. Lo stesso che Cibiratiea. y. (G) Cibasso. * (Geog.) Ci-bàs-so. Lat. Cyliassus. Città dell Asia Minore nella Caria ; la stessa che Cabasso. (G) Cibate. * (Geog.) Ci-hà-te. Antica città d’Asia sul Tigri, fi) Cibato , Ci-bà-to. Add. m. da Cibare. Lat. nutritus. Gr. cneiritrfi»o;. Tass. Ger. io. 6. E cibato di lor, sul terrea nudo Cerca adagiare il travagliato fianco. Cibazione , Ci-ba-ziÓ-nc. (Sf. Lo stesso che] Cibamento, y. 2 — [E per metaf] Bui. Purg. 32 . 1. Mai l’anima da quella cibazione non si cesserà , come si cessa P uomo nel mondo del cibo quando egli é satollo. 3 — * (Chini.) Così chiamano i chimici quella operazione con cui si dà ad un corpo maggiore solidità di quella che prima aveva. (A.O.) Cibdelorlaci. * (Min.) Cib-dc-lo-plà-ci. Sm. pi. y. G. Lat. cibdelopla- cia. ( Da cibdcs scoria de'metaìli, e plax,placos crosta) Spalti lerrigini, usualmente trovati in forma d'incrostature su’ vegetabili o su li altra materia nelle rive di sorgenti d’ acqua Viva. (Àq) Cibcelostraci. * (Min.) Cib-de-lo-strà-ci. Sm. pi. V. G. Lai. cibdelo- stracia. (Da cibdes scoria , e da oslracon guscio.) A palli terrigni in jbrma di sottili piastre , trovati nella superficie delle spaccature delle pietre nelle lor cave comuni. (Aq) Cibebe. * (Mit.) Ci-bc-be. Divinità alla quale si dava questo nome a cagione del potere che le si attribuiva d’ ispirare il furore. Pare che sia la stessa che Ciòcie, e cesi l’usò Monti nel Fanatismo. (Dal gr. cybebeo che lo Screvelio traduce in caput proVolvor. ) (Mit) (N) Chele. (Mit.) Ci-bè-l c.N.pr.f. — Dea figliuola del Ciclo e della Terra, moglie di Saturno, e madre di Giove e di tutti gli Dei. 1 suoi simboli sono una torre in capo, ed un carro tirato da leoni. (Secondo alcuni, vien dali’ebr. o fenicio, sciboleth spiga, ovvero flusso; ed in realtà la spiga è figlia della terra , e Cibele era pur detta Bea , e rheo m gr. vale jluo. ) (A) 2 Ni Ila sola Cibele i Erigii onoravano Rea , Vesta , Cerere, Opi, Tellnre, che riputavano come una medesima divinità. Gli altri nomi di Cibele sono, Gran madre, Pasitea o Madre degli Dei, Maja o Madre per eccellenza, Dinclimena, Pessinunzia, Idea , ikrccinzia, Iside, Dea Siria, Adargati, ec- (Mit) CICA Ciiir.LEjA *(Cee«g.) Ci-be-lè-ja,Cibaliiam/ut.eù illTAsia Min.nellaJonia.fi) Cibeliana.*(G cog.) Ci-be-ii-à-na , Cibaliaua. Ani. cit. episc.dell’ Africa-fi) Cibelo. * (Geog.) Ci-bè-lo. Monte della Frigia, fi) ClBERi.*(Geog.) Ci-bc-ri. Lat. Ciberis. Ani. cit. del Chersoneso tracio, fi) Cibernesie.* (Arche.) Ci-hcr-nc-si-c. Add. e s<‘. p'. l este istituite da If seo m onore di Nausitea e Braco suoi piloti. ( Dal gr. cii./vifJii governo.) (Mit) _ - . . Cibilitabt. * (Gcog.) Ci-bi-li-tà-ni. Popoli delle Spagne nella Lusiktnta.fi) Cibin. ’ (Geog.) Piume della Transilvania. fi) . Cuora. * (Geog.) Ci-bì-ra , Cibirra. Antica città dell’ Asia Minore, fi) Cibiratica. * (Geog.) Ci-bi-rà-ti-ca, Cibirate , Cibarete , Cibanti. S/Cov trada dell’Asia Minore , ov’ era C’ibira. (G) n Cibistesi. * (Arche.) Ci-bi-sté-si. Sf induci, y. G. Lat. cybistcsis- fi? cybe capo, e sino io sto.) Sorta di danza passata ila Creta, di cul fu propria , ai Lacedemoni. (Aq) Cibisti. * ( Arche. ) Ci-bi-sti. Add. e sin. pi. Atleti che si esercitavano nella cibistica. (Mit) Ciustica.'(A rche.) Ci-bi-sti-ca. Sf y. G. Lat. cyhistica. ( Da cybe e a P.°> e stao io sto.) Specie di bullo greco , ovvero l'arte di fare de’ § irl e salti pericolosi. (Mit) n CiBisTiTOMo.* (Chir.) Ci-bi-stì-to-mo. Sm. V. G. Lat. cibistitornimi. fi? cibisis cassetta, o cassida, e tome incisione.) Strumento così notti' nato da Petit-Radei per aprire la cassala del cristallino nelI°P e, “' zmne della cateratta. —, Cistitomo, sin. Diz. se. med. (Aq) Ciiustra. * (Geog.) Ci-bi-slra. Aut. cit. dell’Asia nella piccola Armenia■ fi) Cim.(Srn.]Gosadamangiare,Vivanda. —,Cibare,«Vi.Lui.cihus,esca, cp il j a V Gr.crros.Bocc. inlrod.io. Ddicatissimi cibi e ottimi vini temperatisi^ inamente usando. E nov. 66. 2. Spesso avviene che sempre non P)'° l'uomo un cibo , ma talvolta desidera di variare. E yit. Daiit. H ' Nel cibo c nel poto fu modestissimo. Dant. lnfi' 3 /fi.Y, l’ora s ’' 1 l , lj rC i’ c) sava Che il cibo ne soleva essere addotto. Boez. yarcli. 1. 2. Nii<“'. già del nostro latte, e cresciuto de’nostri cibi. » Red. nel diz-vt • Pasta-La signora continuamente ne’primi bocconi del cibo pigli J 2 — Appetito. Bocc. g. io. n. 8. Xntautoché il cibo e ’l sonno perduto 0 > per debolezza fu costretto a giacere. (V) f 3 -—'Operar cibo, detto anticam. in cambio di Lavorare pergaadag" cibo. yit. SS. Pad. 2. 1)1. Vedendo li frati lavorare manualinc" disse loro : Or perché operate cibo che perisce ? (V) 0 4 — * Apporsi il cibo , detto per Sopraccaricare, Infarcire lo 'toeta c ^ o, secondo il Pergamini , per Fermarsi ingoia, Non poti ghiottire. Dant. Par. 16. Sempre la confusion delle persone Prim-u fu del mal della cittadc, Come del corpo il cibo che sì appone. (■ 5 — Per metaf. [dicesi di ciò che porga alimento o alletuviienla “ g spirito.) Buon. rim. ig. Ma se ’l tuo sguardo., or rigido , or stl ’ CI ' t l '' : c - ” ' gran martire ec. Pclr. son. dio. Pasco D to' Cibo e vita mi fi d’un gran mai me ce. t-ecr. son. ivo. rasce d’ un si nobil cibo, Ch’ambrosia e nettar non invidio a Giove. ” p a,* Conv.proem .Miseri quelli che colle pecore hanno comune cibo! (“ a .‘ oX delle opinioni e dei costumi del volgo.) E Par. 5 . Convienti sedere un poco a mensa , Però che il cibo rigido , che bai P l£S °Vp) chiede ancora ajuto a tua dispensa. (Parla ih una dottrina elevata. 6 — E detto di persona. Ambr. Gojàn. J. 5 . In ver delicatissimi* se’ tu , robaccia ! (V) 7 — Dar cibo vale Cibare. (A) _ _ p lir .. 1—Per metaf. Dar cibo all’oreccbio=Paseer 7 o di racconti.d ! ■ ^ i:1 3 b. 82. Siedono al fuoco, e con giocondo c onesto Ragionamento cibo all’orecchia. (Pe) . . r . Cibo diff. da Alimento, Vivanda, yillo , Esca , Pasto. y l,a . sl que cosa da mangiare si dice Cibo ; c tutto ciò di che 1 ali’ 11111 , , ( p nutrisca, si dice Alimento. Quindi la idea dell’ uno è inclusa ac ^ ,‘ l0 , tro ; ma nel num. del più non sempre Cibo è sostituito ad Dar gli alimenti , Assegnar gli alimenti non suona lo stesso che i Cibi ec. yitto è Alimento esso pure , ma indica più propria. 1 provvisione necessaria al vivere. Vivanda olire maglio la idea dp ^ già preparato. Esca si applica particolarmente al cibo degli a °’ n0 - come degli uccelli, de’pesci cc. Pasto comprende aneli’esso , c zioni di Cibo, ài Alimento, di N'-itritura ; ma nel linguaggio c 01 esprime anche il desinare e la cena. . più Ciborio. (Eccl.) Ci-bò-ri-o. [Am.] Qu 1 tabernacolo che sta per c rSlo b-tuia CICABO cosa da nulla. V. ciccia.') F.Flos , *72. Pataff. 6. E non remoti cica /? ^ c ‘ ca di metal già non trovò. Maini. 1. 3 . Alcun a /n ìr ? J0 non so cica , E eh 1 io farei ’l meglio a starmi zitto. ClCAHo * 1 /'° StCSS0 Che Ricade. ^ (Aq) C],, ' , (’»cog.) Ci-cà-bo. Lat. Glaucus. Fiume della Georgia. (G) (\ r C4, (t'tog.) Ci-cà-ci-ca,SLcasic;<. P/w.rfri/a Kep.di Buenos-Ayres(G) .^•‘(Gcog.) Ci-ca-cò-lc. Città dellLulostan. (G) q. » Li-cà-da. [ Sf ] F. poet. Lo stesso che Cicala. F. Alam. Lei li ^i* I® Acacia Al grillo cede, e fogge la rugiada. » E Av. 1, „• , n odi ebe risuona il piano e il Culle Del cauto della slridu- „ la cicada ? (p) * Cì-ca-dc. Sf. V. G. Lat. cycas. ( Da cycas sorta di pal- a - c . V°i >I( v a X Genere di piante della dioecia poliandria, famiglia delle anél Ce p palme ed alle felci, e perciò da'botanici sono dette ridi n * allI,c ^iiei. Della midolla del tronco si estrae tuta fecola che di a a Paliti granelli ci viene portata sotto nome di Sagù o Sago, fornita Ocàl.l fy* 1 muc daginosa e di virtù nutritiva. —, Cica , sin. (Aq) (N) de->l' Gi-cà-la. [Sf. Speme d' insetto appartenente all'ordine cìij e "“pleri , ed al genere dello stesso nome , che manda nelle ore e aito stridore nnjoso. Ha il rostro rivolto verso il petto , e com- di un sorbito/o o filo, in che sono tre setole acute. Ha le tui fu i{l l ■ C f Tte e s elacee , due o tre occhietti; quattro ali pendenti, delle cadi* t f u P enor ‘ per lo più sono coriacee. — , Cicada , sòl. Lat. ci- jy j. Plcoeia Lin. ] Gr. rir-nt. Pist. S. Gir. Fa ebe tu sii caca- eosi *| 110 t^ e 5 cioè conce la cicala canta il dì. per lo calore del sole, Col fj. U '1 . n °b u ! )er 1° fervore di uno spiritual caldo canta e grida . t! ’ 1 oerio. Loco, introd. 56 . 11 caldo è grande, nè altro s'ode elee r Su P cr SÌ* edivi. Ar. Far. 3 f. 77. Di cicale scoppiate linci,.^ hanno Versi clr’ in lode de’ signor si fanno, finir/1. 1. 2. Vidi Ct,' * c Scandii in Val di Pisa. Belline. 171. Ma io ringrazio ec. di lr °„ CMninc i'> a s< -' n, 'ic qualche elicala , E lo caldo ne vien più che ° ° - E 282. Ma temo ebe noi sappiaci le cicale , Cli’una can- fJ‘c iacebbor, bella. 11 coniu d Gicesi di chi favella troppo; [ e parlandosi di un nomo, più Pir Il j‘ n - St dice ] Cicalane, F. Lat. ioqoaculus, Muterò. Gr.'pì.vàtpos. U letl ‘t c r. 1 ^* 2 * 2. Le donne sanno meglio simulare, e sono natural- Vuoi t ^ us ^ d * ose e più cicale. E appresso : Come, del pari ? che Cicalo 11 ’ c * cida • Salv, Granch. /. 1. lo non vorrei che quelle ftori vedendoci, scoprÌs>ero Nel cicalar tutte le nostre trame. tiicoip brattare il cor])o alla cicala —Dire per far dire;tratta. la coj-oq j* canto di questo animale che si risveglia granandogli il 4 J^* UOn - Pier- 3 . -.♦ » m ... ' 3 ^ Lupetti, F. Criccale. Tavifj’. Tose. (A) (Marini ... f f"‘a di Llni Ucc- £ A nel (Marin.) Grosso anello stabilito nell * occhio dell' ancora , che si (S) ^ lnA tA.cc** Ut ' a J' (Uc latura di cavi , a cui si ormeggia la gomona. 2 j- > Ci-ca-làc-cia. [A/?J pegg. di Cicala. sign. di Cicalone , Ciarlone. ] Lor. Med. jdrid. 7. Or lcnc casa 1 cicalacela , e fa cha tu non favelli con persona. inton^ iA if Ci’ ca -la-lo-gì-a. Sf. F~. G. Discorso da cicalatoli. Arie JSi s y° Q ~ e cicalate. ( Da cicala , e dal gr. logos discorso. ) Udcn. Berg. (filiti) caleccio,Cicalicelo, Ci- r . , . v . ,s, t c, wjv.jMu, ».i.moderala ìoculio. Gr, ìiucz t *"p/ LV - Fruì. 5 . 3 . Io non polca cavar nulla di questi lor cicalamcnti. cssei-J £ a ! c h- s. Io non posso ricordarmi ,ec. quali debbano ora All,i 0 C1,a ! un icnti del popolo sopra i fatti miei. » Salvili. Cas, Moi CUl ^^ d P de' nostri Cicalamenli. (N) to i n ..^razioni, Beile. Segner. Mann. Sett. 21. 2. Nè prezzò pun- calori;, r°’ ~. l " Cu ’I a -mè fl -to.[. 5 , //i.] Il cicalare .—, Cic sin. y. Cicalata. Lat. inopia, imm l> V lv. T’ii., z « t~ -..'.II., a: . C, ner. Mann. Sett. :— , i( 'Ai J 4 N ~ ,na ,r . ,0ii sa si strana i cicalamenli c le chiacchiere delle genti.(V) Tose */’ ^‘~ Cad àn-le, [ Pari, di Cicalare- 3 Che cicala. Salvia.Pros. to il " Co * 1 \ i ’ Un cicalante che faccia venire il duol di lesta, guasta tut- , Ch^°^ 0 ^ convdo i e amareggia tutto il dolce dell’allegria. E ' Iga Uhe p* ll0U P nma cicalante , non fia giammai dicitore. 1*0^0-,^ Ui-ca-là-rc. N. ass. Parlar troppo. Lat. blaterare. Gr. $ e dando noja a chi ascolta. A Cicalare suol ^ ì! 1 Ai *Ata i “ SI S n ùicalo di svelare gli altrui segreti. ^ Cicaleccio. Lat. inepta, uumodcrata locutio. 4 CICATRICULA 2 3l 2 — * Discorso che fa il pubblico sopra una nuova falsa che corre; ou- de dicesi: La tal cosa non fu poi vera t ma fu una cicalata, che tanto vale quanto , Se ne par/ò, ma non è poi stata vera. Min. Mahn '.{S) 3 —* (Leti.) Lezione in burla , quale appunto si usava di fare nell ’ Accademia della Crusca in occasione degli straviziì. Red. Annoi. Dilir. 8. Bastiano de’ Bossi ec. in una sua cicalata fatta la sera delio stravizio dell’ anno 1693. Salviti. Pros. Tose. 1. io/j. Bisogna , se ho da lare la cicalata, di’ io sappia che cosa è cicalata. Cicalala diif. da Cicalamento. Questo è parlar troppo, vano, stucchevole. Cicalata esprime d’ ordinario lo stesso ; ma oltre a ciò è una voce destinata particolarmente ad indicare quei discorsi o lezioni In burla che soglionsi recitare talvolta nelle accademie. Cicalatore, Ci-ca-la-tò-io. yerb, mi. di Cicalare. Che cicala, Ciarlatore. Salvia. Pros. Tose. 1. 5 o 6 . Io dunque sarò sempre il cicalatore? E 5 10. Se non siete cicalatori, condonate la parola allo zelo, nou siete accademici. Cicalatore diff. da Cicalone. Questo indica chi parla troppo e dice quel che dir non dovrebbe, ed c affine a Chiacchierone. Cicalatore si applica a chi parla troppo , cd a chi compone 0 recita cicalate. Cica lavorio , Ci-ca-la-tò-ri-o. Add. ni. Che. cicala , Atto a cicalare. Sai- vin. Pros. 'Toso. 1. 11/j. Questa è quella repubblica cicalatoria che rima appunto colla favellatori, e in conseguenza ha a toccare a tutti la sua parte del cicalare. C1CA1.ATRICB , Ci-ca-la-trì-ce. [ Verb.f. di Cicalare.] Salviti Disc.2. 186 . Non poteva più esprimere il vizio delle donne , che cicalatrici e scc- catrici sono , che con chiamarle trombette. E i8j. Cioè strepitose e stridule cicalatrici e svesciatrici. E Pros. Tose■ 1 . 5 o 6 . Quantunque pcr avventura rii nazioni più di noi cicalatrici , .sono lontani , cc. » Salviti. Cas. 1/ff. Ma l’ardente cd odiosa Cìcaìatrice, che vuol porre in tutto La Locca, è tutta fuoco e tutta spirito. (N ) Cicaleccio , Ci-ca-lec-cio. [ Sm, Ijo stesso che ] Cicalamento. V. Moti, Franz, rim. buri. E infìiio a tanto il sonno non l’assaglie, Si tratticn con diversi cicalecci. Cetr. teli. t. 7. Per fuggir la mattana son contento di farvi un cicaleccio. Maini, g. 6y. Ma ridan pure, e facciali cicalecci , Pere!»’ ci vuol fare orecchie di mercante. Cicaleria , Cbca-)e-rì-a. [ Sf. ] Lo stesso che Cicalamento. y. Fir. Triti» 3 . 5 . Per levar via gli scandoli e le cica (cric, mi son mosso a parlarti. E 5 . 3 . E quante cicalerie c quaulc baje s’è dette. Sen.Ben. Farcii, 4 - 21. La quale, ancora che allindata dall’onde dell’altrui cicalerie, ha piacere di sè medesima. Cari Fior. Se v’accorgete dello sproposito, a che impiastrare i fogli di vane cicalcric ? Cicàlettà , Ci-ca-lei-ta. [ Ar. Far. if. 4 °- Come appresso la sera racchetata La cicaletta sia , ch’or s’ode sola. (M) 2 — Per simdit. Salvia . Pros - Tose . 1. 106. Tirandosi in su i capelli a cupola o a pina, gli fermavano con certe cicalcttc d’oro* Cicalevole, Ci-ca-lc-vo-ic-^tft/. com. Da cicalata. Bellin.CicaÌ2. Mi detti ad intendere d'essere fuori di questo cicalevol ginepmjo per sempre-(A) Cicamccio, Ci-ca-lìc-cio.ò'w. Lo stesso che Cicaleccio,Cicalamento.^ Min. Malrn. (A) Cicalierb, Ci-ca-liè-re. Sm. F. Cicalfera. Colui che cicala , Che parla troppo . y. dell uso • V» Ciarlone , Ciarliero. (A) Cicalino, Ci-ca-lì-no- [ Sm. ] Che favella assai. Fardi. 'Ercol. 52 . Dal primo si formano cicala , cioè uno che favella troppo , e senza considerazione ; cicaleria , ovvero cicaleccio y cicalino c cicalone. Cicalino. *(Agr.) Add. m. Agg. di Grano, ed è il nome che i contadini danno al grano grosso ravanese imbastardito. (.A) Cicalio, Ci-ca-lì-o. [Smi] Ragionamento inalile, vano o confuso- F’.Cicaìa- mento.Lrtt. garrulitas. Gr.jEu. Red. Fsp. nat. 5 fi. Questo sugo ec, con prestezza raminargìna e cicatrizza le piaghe, a—* N. ass. Fare la cicatrice. Red. nel Dìz. di A. Pasta. Si riconobbe la piaga, e si trovò in sì buon staio, che in dicci altri giorni cicatrizzò perfettamente. (N) 3 — * E. n. pass. Red. Cons. I. 7. p. i 5 z, Il tumore ec. questo non può più cicatrizzarsi. (N) Cicatrizzato , Ci-ca-tiiz-zà-to. Add, m. da Cicatrizzare. ( 4 ) Red. nel Diz. di A. Pasta- Si rifasciò, e gassati che furouo sei altri giorni , senza mai scoprirla , si trovò perfettamente saldata e cicatrizzata. (N) ■CicATRizzAzioNE.(Chir.) Gi-ca-triz-za-zió-ne.[iS'/i] Il cicatrizzare,Saldatura ■di ferita. Lai. ci'catricis obductio. Or. ù-TovXwiris. Red. cons . t. 232 , .Esternamente curato o tagliato, non si arriva mai alla cicatrizzazione: 233 . Che se pure dopo il taglio, dopo il fuoco, si riduce il tumore alla cicatrizzazione, cd alla perfetta guarigione, con tutto ciò ec. -Ciccantone , Cic-can-tó-ne. [ Sm. F. Ciccantona. ] Cantambanco. Lai. circulator, agyrta. Gr. àyvprzs. ( V. corrotta da circola cantoni. ) Toc. Tur. Post. fiòo. Matlaccini, o zanni, o accantoni, che, come gli antichi Osci e Atcllani, ancora oggi con grossissima lingua bergamasca , o norcina ec., fanno arte del tir ridere, a ■.— Detto Ai Femmina, vale lo stesso che Baldracca [0 semplicemente Donna grassa, tarchiata, ovveiv nel sigru del £./.] Car.letl.1.20. Eccoti comparire una baldracca, con la quale si vide poi che egli avea tenuto qualche commerzio carnale, una accantona di questi paesi, succida ec. Ciccherà , Cìc-che-ra. [Sf l Lo stesso che Chicchera, F. Red. Annoi. Ditir. 32 . Ne’ suoi tempi si beveva una ciccherà di cioccolata tutta in un liuto. E lett. 1. 3 40. In vece di esso desinare prendo una o due cicchcrc di calle , che mi toglie la sete , mi conforta lo stomaco , -c mi fa altri beni. Ciccia. [A/.] Coro e. Foce [ che da molti credasi ] detta per lezzi dalle balie , accomodandosi allo’mperfetto favellar de’ bambini , come Pappa, Romito, e molte altre. Lat. caro. Gr. xpe'xc. ( Gli Spag. hanno ciucila nel medesimo senso ; cd hanno chico in senso dì piccolo fanciullo. Forse potè pure derivare da sinc. di carniccia firn di carniccio in sign. di carne, come il napol. ciacchi da camaccia. ) Palajf. 6. Ed esso in culo a Ghita, e molta ciccia. Ani. Alani-, son. s:/.C!ii chiede "bombo, chi pappa, e chi ciccia. Fir.rim. So. Queste vostre saluti iti generale, Com’è a dir raccomandarmi a tutti, E un dare a micchi la ciccia a’ putti, Acciocch’ ella non faccia poi lor male. 'Ciccialardone , Cic-cia-lar-dó-nc. Sm. comp. Ghiotto, Goloso. (A) '2 — * Uomo materiale, semplice, disutilaccio. Bonifacio. B. Berg. ( 0 ) Red.Lett. 1.3.p. -ifiv. Sio bene, e faccio una vita da ciccialardoni.(N) Cica a lai; covro, * Cic-cia-lar-dò-ni-co. Add. m. Appartenente a ciccia- lardone, Proprio di ghiotto o di scioperato. Magai, lett. foni. 1. 8fi. E senza pretender che in su questo entusiasma ciccialar Jonico cominci un terzo foglio cc. (N) Cicciola. (Bot.) Cic-ciò-la. Sf. Specie di fango che nasce sopra la radice marcila dell'eringio , detta perciò aguricus eryngii; e chiamalo con tal nome pel suo color di ciccia, o carne lavala. È mangiabile. Michel. (A) Salvili. T. B. 3 . ( 3 . Le cicciolo , funghi particolari che fanno intorno a Uliveto, villa celebre di casa Pucci; dette cosi, cre- d’io , dal colore della ciccia o carne lavata. (N) Cicciolo, Cìc-cio-lo. [Am.] Diciamo quell'avanzo di pezzetti di carne, dopo che se ti è tratto lo strutto. — , Sicciolo, sin. Lat. frustulura suillum. Gr. irvuov -rtu.xyjcv. 2 — In modo basso, Far ciccioli d 1 alenilo —; Tagliarlo a pezzi. Maini. 11. co. Facciam di questi furbi un tratto ciccioli. Ciccione. (Chir.) Cic-ció-ne. [Ani. Picciolo tumore infiammatorio e cutaneo che suol durare breve tempo , ma talune volle è molto doloroso , e dura più a lungo.] Figliolo.Lat. tuberculuin. Gr. [à/xx. (Dallo spagli, chichàn che vale il medesimo.) Seti. Pisi. Tutti sono scorticati, c pieni di ciccioni e di tormenti. M.Aldnbr. Le ventose che si pongono in sulle reni, sì son buone alle posteme delle cosce, e a doglie di piedi, e a’ciccioni. Lib. son. j 3 . Poi un ciccione inculo, e i birri dreto. Ciccioso , Cic-ció-so. Add. m. Grassottello , Carnóso, Polpacciuto ; e simile. Car. yolg. Long. Am. Suppl. Avea ... il torso gentilesco, e morbidamente ciccioso. (Min) Ciccolo , * Cìc-co-lo. Add. m. F. A. Lo stesso che Ciglilo. F. Gr. S.Gir. 3 o. Come il pescatore,che aguata topesco al gran filo; ma io ciccolo alla lenza ovvero alla rete, ovvero in alcuna maniera lo può prcndere.(V) Ciceo. * (Farm.) Cì-ce-o. Sm. Lo stesso che Ciceonc. F. (Aq) Ciceose. * (Farm.) Cì-ce-ó-nc. Sm. F. G. Lat. cyceon. (Da cycco io mescolo.) Specie di pozione che serviva nello stesso tempo di bevanda e di nutrimento ; ed era per lo più composta di vino, acqua, mèle , fior di farina d’orzo e formaggio. — , Ciceo, sin. (A. O.) Cicerbita. (Bot.) Ci-cèr-bi-ta. [A/i Lo stesso che Sonco. F . —, Crispi- gnnlo, sin. Lat. sonchns oleraccns Lin.] Gr. cróyx os - (Dal lat. cicer ceco; poiché i suoi semi piccioli c rossicci nc rendono in qualche modo la figura. ) Tcs. Br. 5 . fi). Incontanente corre f la donnola J al finocchio , ovvero alla cicerbita, e mangiane. Alam. Colt. 3 . i‘ 3 o. La cicerbita vii, la porcellana. Cicerbitaccia, Ci-cer-bi-tàrc-cia. [Sf] pegg. di Cicerbita. Cicerbita di cattiva qualità. Burch. 1, v 3 . Cicerbitaccia verde e pagonazza. Cicerbitino , Ci-cer-bi-tì-no. Add. m. Di cicerbita. Lib. cur. malult. Prende un sapore simile al sapore del sugo cicerbitino. Cicerchia. (Bot.) Ci-còr-cbia. { Sf Genere di piante della diadelfia de- candria, famiglia delle leguminose, di qui due specie sono le più CfCISBEATURA note : la cicerchia tuberosa ( iathyrus tuberosi» Lin. ) che cresce spontaneamente, ed è conosciuta col nomedi ghianda di terra ,perche si mangia la sua radice, la quale è ghiandiforme, feculenta zuccherina, e di sapore analogo a quello della castagna-, e la cicerchia volgare detta Lenticchia di Spagna , Ingrassatole ( Iathyrus satini* Lin. ) , alcune varietà della quale vengono mangiate come gli ahrfi legumi. F. Latiro. 0 Lai. cicercula , Iathyrus. Gr. \I 3 vpos. Palina- La cicerchia si semina di questo mese in luogo lieto. Fav. Esops Truova apparecchiato da mangiare mochì, cicerchie , fave. Alam- Colt. -,. 7. Sian la fava pallente, il ceco altero co., La ventosa «- (Cerchia rn parte dove , Senza soverchio umor, felice c lieto Trovili I' albergo lor. 2 — Pi w.Tu debbi aver mangiato cicerchie, dicesi quandi uno col vedere non distingue bene alcuna cosa. Lat. caccutirc. Gr. igfiKvÙTTm'. Farc-f 'finoe, fi. g. Costui doveva avere le traveggole , o mangiato cicerchie- Buon. Tane. 5 . fi. Costui ha mangiato cicerchie , e non lenti. Cicerchina. * (Min.) Ci-cer-chi-na. Add. f. Agg. di pietre miste , ca " vernose e dure. Targ. Pietra ciccrcliina o granitello vulcanico. (A) Cicero. * (Ar. Mcs.) Ci-ce-ro. Add. e sm. Nome di una specie ih ratiere tra il silvia e ’l filosofia ; e dal gr. maslix, mastigos sferza.) (Aq) Cicerone, Ci-ce-ró-ne. (Dal lat. cicer, ciceris cose: perchè si crede à* un tal nome siasi dato la prima volta a chi introdusse o miglioro " coltivazione di questo legume.) Nome proprio del celebre oratore r* mano M. Tullio , e per traslato si dice anche d’una persona quente -, onde dicendo : Il tale è un Cicerone, s’ intende di dire: eg» è eloquentissimo. Risc, Malm. (A) . . 2 — Oggi Cicerone è anche il nome che si dà a coloro i quali I’* Roma , o altrove, conducono per prezzo forestieri a vedere le °° sl rare od antiche del paese. (A) . Ciceronianamente , Cì-oe-ro-nia-na-mén-te. Aro. Albi maniera & cenine, In modo ciceroniano. (A) Delmin. Rerg. ( 0 ) , Ciceronianismo. * (Lett.) Ci-ce-ro-nia-uì-smo. Am. Maniera tenuta <“* Cicemne. Lami, Berg. (O) Ciceroniano , Ci-ce-ro-nià-no. Add. pr. m. Di Cicerone. Allegr. Generatasi per Io più dal severo proferire delle ciceroniane elegah^ 1 appiccate toro addosso colla schiva. (V) 2 ■— Seguace di Cicerone. Pass. 3 ( 3 . Tu ne menti , disse il gitidicc 5 tu non se’ Cristiano, anzi se’ Ciceroniano. (V) . Ciceroni astro. * (Lett.) Ci-ce-ro-nià-stro. Add. m. Che pretende imilam Cicerone. XJden. Nis. Berg. ( 0 ) _ — Cicestre. * (Gcog.) Ci-cè-stre.Lo stesso che Chichcsfer. F.Dav.Scism i- ' Gian™ , Ci-cbi-no. [Am.] dim. di Cica- Miccino, Piccolino. Lat. c |CU,li * Gr. mrl)òs. Palajf. 9, Toccami lo scoltone un tal cichino. ; Cicli irò , * Ci-clii-ro. N. pr. ni. ( Dal gr. cicheo io comprendo, c J“'r l io dico : Chi comprende ciò che si dice. ) — E’igliuolo di un Et Caonia, amante di Pantippe. (Mit) t ,. e Cicigna. (Zooì.) Ci-cì-gna. [Sf Specie di rettile appartenente all’ de’ saurii , ed al genere seps , che ha te gambe cosi corte e cosi Pjy cole che sembra un serpente. Lat. lacerta chalcides Lin.,] caccili®- ‘ TinpAn-s. (Dal lat. caecìlia clic vale il medesimo. ) Morg. 1 fi. 33 - b biscia , la cicigna c poi il ramarro. Buon. Fier. fi. 3. 27- Cic , (! n Q aspidi e botte Ti s’attaccbin rabbiosi. « Salviti, annoi, ivi *• Gic‘ 15 1 *' * serpoliue cieche. (N) Cicilia , * Ci-cì-li-a. N. pr. f. Pcrgam. (N) 2 * — (Gcog.) F. A. F. e di’ Sicilia. Baca. nov. (Van) /n\ Ciciliano, *Ci-ci-lià-no. Add. pr. m.F.A. F. e di’S\ciiÌMio.Bocc.noy-[ l Cicimini. * (Geog.) Ci-ci-mì-ni. Antichi popoli sulle sponde del T'anaifi Cicinnia. * (Mit.) Ci-cin-ni-a. Dea della disonestà. (Dal gr. cicu“* u ' pret. di ciuco io muovo. ) (Mit) . j Giciniside. * (Arche.) Ci-cìn-ni-de. Sf Ballo greco che ricevette nome dal suo inventore, uno de satiri del seguito di Bacco. Lo * ' che Sicinnide. F- (Mit) . Cicisbea, * Ci-ci-sbè-a. Sf. Accallamori, Donna che uccella amanti- amica. Salviti. (A) Magai, leu. 11. Se v’é versificatorcllo che a un pò di straccio di cicisbea. Salvia. F. B. 3. 1. 6 . In siiniu faceva l’adirato colla sua cicisbea. (N) . , n i. Cicisbeante , Ci-ci-sbc-àu-te. Pari, di Cicisbeare. Che cicisbea. P a 'ài mis officiose et comitcr se gercns in mulieres. Gr. *p cS J - ÌM i*t/j,tXris Su, Pr. Fior. P. fi. F. 2. pag. 255 . A me parve prA lia . mente un muto rimprovero della gioventù dissoluta cc., e .P cl J™.oii* mente con iscialacqno lagrimcvole del prezioso tempo in favo versazioni dimorante, o cicisbeante. (B) fa- Cicisbeare , Ci-ci-sbe-à-re. [iV. nss.] Donneare , Fagheggbw “ on orare il galante. » Salvia. Annoi. Perf Po is. Murat. 3 . 6 . yon ^gt- bolo nuovo si dice convenientemenle cicisbeare , quasi dallo ^ ^ sici, dallo slrabearsici ; e cicisbei i galanti, o quei clic » n /' - n urlante, e ’J servitore di dame. Ala è vocabolo da non si mett;ei p a , T ata f bile ed ornata scrittura. Ed appresso : Donneare è voce un 14 ^ più dismessa. Cicisbeare , voce di poco introdotta, poco leggi 3111 ) > 5 pa- burlesca che scria. Resta il galantiare, di’ è bella e presa gnnnlo , pur si dice , e intcndesi. (P) p. \fagtd' Cicisbeato, Ci-ci-sbe-à-to. Sm. Lo stesso che Cicislieatura- ni cici^ lett. (9. Per uno che non abbia impedimenti dirimenti a 111 di pura innocentissima stima. (A) ' bcatO)®*" Cicisbeatusa , Ci-ci-sbc-a-tù-ra. [Sf.] Il cicisbeare. —, Cicw lanteo, sin. cicisbeo C Ual° ' [Ani.] Colui che cicisbea , Vagheggino, Damerino. forza ®j ,Cic ^ s forza, robustezza, c sbeo io estinguo; e dicesi deJjole, di „ fi cs “ l jfo per ellcminato, come spesso dicesi etteminato per debole. ) l’inM'•' , u 9 (i - E tutta pettoruta e tutta tronfia , Standovi al- 1 y (t ^ uaa ^ ue’ cicisbei, Parrete un pollo d’india, quando e’gonfia. (B) l ett “’E.'i.f. 1. I servitori di dama oggi detti cicisbei. Magai. 2—■ ’ csser la materia più da cicisbei che da ecclesiastici. (N) Cicr,»r,p C » z aas * roc hc si tiene alla spada, al ventaglio,e simili.I ^.Galano. ] Colo è .(orche.) Ci-cla-de. Sf. V. G. Lai. cyclas. ( Da cyclos cir- latn K. ll ° da dorma presso gli antichi, ìlei basso rotondo, ed or- 2 ™ * (n U l\ Saa ° ne di porpora {Ag) legun ° ' Genere di piante della diadelfia decandria , famiglia delle Dii» *Ì nose i così dette, perchè i loro baccelli sono rotondi. Lat- dimor* 3 ir. f ( 0 )(N) e/y .,/- 10 ') Genere di molluschi acefali testacei , che hanno la con- vincolare. Cuvier. (O)'(N) le t"lit.) Ci-cla-di. Sf. pi. Lai. Cyclades. "Ninfe cangiate in iso- 2 —* (p n °n over sacrificato a Nettuno. { V. il §■ seg. ) (Mit) situcftff 0 ^' .°l e del mare Egeo, cosi chiamate a cagione della loro Nassa c f rcri ^ ro ' e intorno a quella di Deio. Le principali erano Grandi C'ì Aeri/e, Paro, Nicorie, Tencdo, Giara, Andro ec .— Numi,. T V. lc ‘ J (li. Isola del grand’Oceano equinoziale, altrimenti dette Cicuii doridi. (G) Ei-clà-me. Sm. Lo stesso che Ciclamino- V. (O) Ci-cla-mè-nc. Sm. Lo stesso che Ciclamino. V. ( 0 ) (Hot.) Ci-cla-mi-no. Sm. V. G. Lat. cyclamen. ( Da cyclos CICLQSTOMI *33 c., tìiglia ’ ,°j° n dità. ) Genere di piante della pentandria monoginia,fa- Utnid,, • ' . prjmulacee , che crescono ne’ monti, nelle selve e siepi Sc hi(it'JV l Sdamale per avere la radice tuberosa , di figura rotonda, CSs endo a a fo™ Ja di pane. Ha preso perciò d nome di Pan porcino, ac, ’ e c fiS lce ' cat u e mangiata da' porci. Purgata che sia dall’ umore M uoZJ°'T le ’ è ccifjace di dare sostanza alimentare anche per in autu l ' ^ e ne conoscono più specie , alcune delle quali fioriscono . ìiita, < ^ tì ' e nella state. Se ne fórma /’ unguento dello di Artu- •VV‘ da “ e r Ciclarnene, sin. Torsioni. (B) (0) (N) v'alj;'}^ O^le-k-Xe.AJd. e sm. Nome recentemente dato ad un setti n ìa ^ e ìmpari, disposto in anello : è sempre tabulare negl’ in- ^Principio cavo , tosto si riempie e diviene il corpo E | cle 0) * r Jl y ( Dal gr. cyclos circolo. ) (A. 0.) - — Antico C '°‘ l Jr - m - C Dal gr. cycleo io trasporto a via di ruote.) '“tette.*., * ,? eroe de’Plutei, da essi onorato come un dio. (Mit) circolo.) c S ^"’i Di _c li-ca, Add. e sm. V. G. Lat. cyclica. ( Da cyclos Clc fo ìie’ /, ° Sl dlCes ‘ quella linea che s’immagina descrivere gli astri in perpetui periodi ed epicicli. (Diz. Mal.) 1,1 Una ih f Di-cli-ci. Add. e sm. pi. Antichissimi poeti compresi di monclo°i ^titolala Ciclo epico, che contiene la favolosa origine àgli amici'- 1 .8 ene,, uzione degli Dei, le prima età degli uomini , * ! 8 Ura sfer' U e | 01 ec ’ ( Dal gr. cyclos cerchio; e ciò sia par la creduta c ° l '°oa d| 1Ca 1 d .mondo, sia per quel tropo medesimo per cui diasi 2 • _^j S , 0Uc . tt t i collana d’istorici ec.)^q) .t'acciar lcun ‘ c hiamano Ciclici tulli ipoeli epici che in più libri hanno „ dà qu.° l’estensione d un argomento unico. È però Eusebio T * (Zool ad Esiodo. (Aq) ° r te, '‘ > cosi d ■ " l G- Eamiglia d insetti dell’ ordine de’ coleot- '“ lc, 'ino. fr. “(t per avere il corpo ordinariamente rùondato.CuvieifA.q ) °"’ { y . Ci-cJì-di-o. Sm. Nome di ini genere dì animali del? p *nier. r t\.| > di corpo appianato o concavo , rotondali ad ovali. '■ lG °su, « fJ? r ’ c yclos cerchio , sfera.) (Min) gfkis circolo C ° m 'l. Ei-cli-go-ni-a. Sfi V. G. Lat. cycligonia. ( Da pie ‘“Moti b’onia angolo.) Figiu-a geometrica che ammette uno o " U - nè pel, 1 Ciri , .. oltre gl’ interni, ma questi non convengono cd * ic.iSTz? Uorbila nè per la corrispondenza. (Diz.Mat,) 1/ °* ^ Sorta < ?/-^" c ^' 8co * P r * Cr. Lai. cycliscas. ( Da cyclos cù> c ^otiio neUg sUuj neiito che gli antichi adoperavano per raspare perchè ^ aLtUre & questa parte , così denomiiuito secondo al- C lc ! lu ' d>iz. S( f l cr( \d e che fosse di figura circolare o in firma di mezza 4 — * (Msd.) Ciclo o Regola ciclica, chiamavasi dalla setta de metodici un metodo curativo particolare , di cui essi facevano l’applicazione principalmente alle malattie cloniche , e consisteva nel sottoporre gl in. firmi per qualche tempo ad una data cura dietetica ea al cambiamento di aria adattata. (Aq) (N) a — riassumente: * Consisteva nella dieta e nell’inazione assoluta poi in un graduato passaggio alluso degli alimenti ed a’ solitiesercizii giiviastici , e comprendeva lo spazio di nove giorni. (A.O. ) 3 —rincorporanteì* Consisteva in un aumento successivo di alimenti che rendei’ansi ognor più nutritivi , e durava altresì nove giorni^ dopoi quali si ritornava al primo ciclone così di seguito. (A.O) 5 — * ( Zool. ) Ciclo paraale ; Nome dato da Geoffi'oy-Saìni - Hilaire all* osso paraale che tocca al cìcleale , cioè al primo pezzo inferioi'e al di là del cìcleale negli animali in cui Le ossa vertebrali sono disposte in una sola serie • (A.O.) a —perule: * Nome dato dal suddetto anatomico all'osso penale che tocca al cìcleale , cioè al primo pezzo superiore al dì là del cìcleale negli animali , ne* quali i pezzi delle vertebre sono disposti in una sola serie. Diz. se. med. (O) C^clobranchi.* (Zool.) Ci-clo-bràn-chi.» 5 V/z.pZ. V. G.Lat. cyclohranchi. (Da cyclos circolo, e branchia branchie. ) Ordine di molluschi gastcìopodì , così detti per avere gli organi della respirazione simmetrici , disposti intorno ad un centro nella parie posteriore del corpo. C avi e r. ( A q ) (N) CiCLOt.'ORO. * (Zool.) Ci-clò-fo-ro. Sm. G. Lat. c^clopborus. ( Da cyclos circolo, c phero io porto. ) Genere di conchiglie , così dette perchè hanno la conchiglia a giri rifondati, l'apertura rotonda intera o portante un cercine circolare. (Aq) Cicloidale. ( Mat.) Ci-clo-i-dà-lc. Add. com . Appartenente alla cicloide , Di cicloide. Tagl. lett. (A) 2 — Curva cicloidale : Dicesi quella per cui un grava in brevissima tempo si porla da un punto ad un altro più basso fuori della perpendicolare deW orizzonte. Tagl. Stud. (A) Cicloide. (Geoui.) Ci-clò-brìc. [ Sf .] Quella curva che descrivesi da un punto della circonferenza d' un cerchio , il quale si stende , avvolgendosi sopra un piano. Lai. cycloides. Gr. ocXott^è?. Piv. Disc. Ani. 16. Eguale precisamente al giro del medesimo cerchio , detto il genitore di essa cicloide , la quale per questo nuovo ponte d’Àrzana ha voluto sotto di sé una centina con braccia diciannove d’ ampiezza. Ocloliti. (Zool,) Ci-clodì-ti. Sm. pi. Genere di polipai , stabilito da Lamarcìi, comprendente quattro specie , tre delle quali non si trovano che fissili. (Boss) — Nome di un genere di animali deli * ordine degli atliniefinni soprabitanti: polipajo pietroso , orbicolato od ellìttico i superiormente convesso e lamelloso , col cen’ro sublacunoso , inferiormente piano , e solcato da linee circolari concentriche. La superficie superiora tutta occupata da una stella lameltosa a lamelle sottilissime , lisce ed intere. Renici’. (Min) CiCLoiiETniA. ( Mah ) Ci-clo-me-tri-a. Sfi F. G. Lat. cyclometria. ( Da cyclos cerchio, e metron misura .)L'arte di misurare i cerchi a circoli.(A') 1 — È anche il titolo di un trattato sopra la quadratura del circolo.(A} Ciclope. (Mit.) Cì-clò-pe. Sm. K. G. Lat. cyclops. ( Secondo i piti vidi da cyclos circolo, cd ops occhio.) Nome * di que' giganti che si dissero ministri di Vulcano, e si finge che avessero un occhio solo in mezzo della fronte. I principali furono chiamati Sterope , Bronce e Piracmone. —, Ciclopo, sin . Lat. cyclops. Gr. (A) 2 —*(Fisiol.)i 7 e/o che ha unocchiosolosituatoin mezzo della fronte.(A..Q.') 3 •— * (Zool.) Genere di cruslacei dell' ordine de branchiopodi , cosi detti perchè la loix> testa non è ben distinta dal corpo , e viene soltanto indicato da un gi'ossissimo ed unico occhio. (Aq) (N) Ciclopea. * (Arche.) Gi-clo-pè-a. Sf V*. G. Lat. cyclopea. ( Da cyclops ciclope. ) Ballo pantomimico digli antichi , il cui soggetto era un Ciclope o piuttosto un Poli èmo cieco ed ubbriaco , che serviva di zimbello agli altri danzatori ; donde il proverbio, Ballare la ciclopea , per dire Fare alla palla di uno. (Mit) 2 — * Mura ciclopee : Si dissero così le mura di alcune antichissime città, come Argo, Micene, Tirinto ec., perchè fabbricate con macigni grezzi ed enormi , i quali ricordar facevano l'immensa forza de'prischi selvaggi , e la favola del masso con citi PoUfemo chiudeva la sua spelonca. (Aq) Gjclopedu. * (Lett.) Ci-clo-pe-dì-a. Sf. V. G . Lat. cyclopacdia. ( Da cyclos giro, e peata instituzionc, disciplina.) Il circolo o giro delle scienze e delle arti,che più ordinariamente chiamasi Enciclopedia. /^.(Àq) Ciclopi. * (Mit.) Ci-clò-pi. Sm. pi. P*. Ciclope. (Mit) 2 — * (Arche.) CW presso gli antichi Romani si dissero iguarì, poscia chiamati Coditi, ramo della famiglia degli Orazii. (Aq) VI <*o. * 7 *- «a «”<*. (Ali) „ ... , _ » fGc0 g) Jalichi popoli dell’ In,die.Sella Tracia.-di Sicilia. (G) /'g e*«>m.) Sm. G. (Da cyclos circolo , giro-) Propriamente * ^ S', a [1l , Cicl ( lp 'j, fola dd Mediterraneo sulla costa dell A- m geom„i • r ' <*• (Da cyclos aro (Lon^ (Diz. Mat) % Uti ci r ^l eno f er ^°Ao o 'seguito di numeri in progrcssion regolare * — an«tt ^ e,in ^ ne -fi che poi ritornatigli stessi senza inteiTUZÌone.( K A') / — Dell 1 : * Risoluzione dell’ aiuto. Mazzoni. Berg. (0) *»**«“' è una rivoluzione di quindici anni.{ 0) ,y io do fiinumato ancora il Numero d’oro, che consiste in un U, J° nello ìi 0 U " m ° ve ntmi, dopo i quali le nuove e piene lune ritor- sxn fiiortto ov' esse arrivaiorio diciannove anni prima■ (O) Rivoluzione di venloti’ anni, al termine della anale v Punto Acì ‘ Rivoluzione di ventotl' anni, al termine della quale e "fott’ anni ln fi* e dei giorni della settimana sono gli stessi che Prima. Questo ciclo serve a trovare la lettera domeni- ^GÌe p s< b^i c co,T‘ aiu ™ì e "«i cornine • > come P er riconoscere in qual giorno della 5 K ' j gustosissimo, che fa ollremodo dilatar la pupilla ; oggi l’ lU ^ nl iig' volmcnte sì chiama Conlino \fu scoperta da Brandcs nella cicuu giare. (A.O.) (IN) Cicutrlìnn a. (Mila.) Ci-cu-trèn«na. [ Sf. ] Sorta di strnntent'f^^^ nave. Morg. 27. 55 . E chi sonava tamburo, c chi nacchera , cicutrenna c zulbìclti. pAhu 10 Gin. * (St.Mod.) Sm. Soprannome dato nell* XI. secolo all eive ca^b^ ^ Rodrigo Diaz de Bivav per le sue vittorie sopra ì More { ^ . Sp. Specie di corona o mitra che p r,ìlt gli antichi re de* Parti o Persiani, ed altri prìncipi d’Oriei}^ ^ bisogna confonderla con la tiara .— Così pure chiamaran l' 1 a |iri portava il sommo sacerdote degli Ebrei. (In cbr. cether o, con ìc logge, chether vai corona , diadema.) (Vnn) , j c0 l Cidaria. * (Mit.) Ci-dà-ri-a. Add. f. Soprannome di Cerere ff jj ai u, perchè le si ornava la testa con una mitra. ( Dal gr» aditi IS mitra persiana.) (Mit) vaG** Cidàrite.* (Zool.) Ci-da-rì-te. Sf y. G. Lat. cidarites. ( ^ T,c . Lìa ( 'J e , & nere di animali della classe de* radiarti, la cui specie P r ! ,l j^ H ] el jin 0 chiarite imperiale , presenta per carattere una specie di . p T ) mitra guernita di ambularvi e di piccole spine violacee. IAHA gr Cioarollo. * (Zooi.) Ci-du-ròi-lo. Sm. y. G. Lat. cidarollus. C )e1 A 1 ^ daria.) Genere dì molluschi cefalopodi, così denomina^ I ^ r o sono notabili per la singolare incapestratura della spira conchiglia che ha la fórma di un turbante. (Aq) (\) . yeiic* Gioia,* Cì-di-a. N. pr. m. Lat. Cidia. (Dal gr. cydcis glorioso» raiido. )— Pittore greco. (Mit) tr.'oìa-fò CiijIesso.* (Geog.) Gi-di-cs-so. jCabGyiliessns. Cil.dell’Asia nella * Cuju've ,* Ci-dìp-pe. iV. pr. f. Lat. Cjdippcs. (Dal gc. esdo* poi e hippero io cavalco: Cln cavalca con gloria, Giù ha vai 1 * 0 pjpd’f cavalcare.) —Sacerdotessa di Giunrne nell* Argolide, muh' l ' L 1 {ìll g!: s e Bitone. — Ninfa compagna di Cirene. — Fanciulla di Del 0 ) di A ronzio. (B) (Mit) Giono. * (Geog.) Fiume della C ili eia. (G) |Z p' 1 ’ CmoME , * Ci-dó-nc. N. pr. rn. Lat. Cydon. ( Dal gr. ^ ^ par glorioso, ovvero da cy'dioon esultante.) —Figliuolo di Legf- 1 ^. V}ld) datore di Cidonia. — Amico di Clizìo .—. jSipote di JMinoss t'\ *> ti Ciuonea . * (Gong.) Ci-do-né-a. Una delle isole dell' Eg e0 ll ' n ‘ quella di Lesbo. (G) , -, c3t (w. CinoaiA.* (Geog.) Ci-do-nì-a. Ant.cit.d li isola di Creta,oggi ^ fl ioi’ !lt CmoNiTE. * (Min.) Gi-do-ni-tt*. Sf. Sorta di pietra bianca de L di Cidone. Lat. cydonites. (Aq) . rfd° ll K Cidosomeli.* (Farm.) Ci-do-uo-mé-li..S , /C/ >r . G.Laf.cydonomcU-CD* 1 f pomo cotogno , e meli miele.) Confezione di nvle c pomi ‘^^Unsti 1 ’ ’ CioRagoiìa , * Ci-drù-go-ra. N.]>r. f.\ Da! gr. cydroo io r |,? .„[c ed agora foro, aringa : Io mi rendo chiaro^ nel foro, nell Ci-dro-là-o. N. pr. in. (Dal gr. cydron io re 11 laos popolo: Cln rende chiaro il suo popolo.)— ile di S unto,, di Macareo. (Mit) toria. ) — Ciglinola di Alrco e madre dì Pilade. (Mit) .... CinRAsA. * (Geog.) Ci-drà-na. Antica città dell’Asia Minore.^ q\) Cidbika. ' (Geog.) Chth'i-na. Antica città dell'Asia nell’ ^ r "! rl ‘'> , C Cmr.oi.Ao , * Ci-dro-là-o. iY. pr. in. (Dal gr. cydroo io rendo c ^j' lt oli> Aie CiEBOUTi. * (/òool.) Cie-ho-lì-li. Sm. pi. Genere di polipo! prende quattro specie, tre delle quali non si ritrovano chef '• j.'jr i 1 Cieca. ( Ar. Mes. ) Cié-ca. Sf. Lo stesso che Accecatura; ° n cieca = Accecare, (si) . j lC : a — * Borse lo stesso che Accccatojo. Tariff. Tose. 44- ^ IC introduzione lire una e soldi dieci il cento delle libbre. C-y r Ciecale.* (Anat.) Cie-cà-le. Add. coiti. Che Appartiene ul cl - in Appendice cieca!e, prolungamento vermiforme dell’ fii3 ce che finisce senz ’ apertura ; Asteria ciccale , quella che clis maggior parte de’ suoi rami al cieco. (A.O.) _ „ Ciecamente, Cie-ca-mén-te. Avv. Alla cieca , Al bufo, S en f (}r. fi 2— Per meUif. Inconsideratamente. Lat. inconsulti, ^ cme> . fpicc. ' Amct. 62. La fortuna ciecamente trattante 1 beni jjti'a "' 1 Dant. 22 q. Li quali, o per uscire o per esser tratti d a u ciecamente o s’ ammogliano , o sono d’altrui ammogb'dn d- lere -. Con fede cicca. Segner. Incred. 55. A Dio i„dÌZU a questa giustissima riverenza , che ove egli ci porga cicliti di aver parlato . ricevasi ciecamente la sua dotimi! 1 parlato , ricevasi ciecamente la sua bligarlo a provarcela. (N) Cuccare, Cic-cà-re. Alt. e n. Lo stesso che Accecare 11/.a li- nb- r. Car r. D (t - dio citelli p !•'? 0J ' 1 l '’ gioie, incantatori di spiriti ce. , un Ulisse g. — Detto rii Scala o Camera, vaia Che non ha finestre da prender o ncino. l'P'l . lume.Lìh.cur.malatl. Cadde giù per una scala cicca da sommo infondo. Di cieco , [ Alla maniera de’ ciechi .] io — Detto di Via, vale Senza riuscita. Salvia. Annot. Commenr. JSocc. sopra Dante. Sta nel rovescio la pianta del lahcrinto, di figura quadra, con istrado e mura a diritto clic le dondolio, ma che terminano in una via cieca che non ha riuscita- (P) 11 — Detto di Lettera, vale Cliè senza soscrizione. Sacc.^ lìmi. (. 4 ) 2 — * Parlando di lettere dell’alfhbeUj^O cieco vale A alza la lu~ ce o apertura. Salv. Coni. B. D. (A) 12 — Per metafiAgg.d'Ubhidiuivm c simili, vale Che seguita l’altrui comando ; come il cieco, senza propria deliberazione seguita la sua guida , o simile. Bilie. Bini. pug. 22i. Odo odo già come di tanti ci scopra Strumenti ’l genio e 1 ’ uso, e qual valore Abbiano, e come i moti lor con cieco Necessario ubbidir seguiti P opra. (B) 1 3 — * (Mit.) Cieco nume, Cieco dio, dicesi il dio d'Amore , Cupido. Peli’, snn. -t 18■ ( 0 ) Non aver nè i/j. * (Ar. Mcs ) Punto cieco chiamano i sarti un secondo punto accie- cato cioè nascoso. (A) a—‘Lanterna cicca: Nome che si dà a quelle lanterne con cui chi le porta , vede senza esser veduto , e il cui lume si puh nascondere quando si voglia. (A) 1 5 — (Agr.) Privo delle messe che diconsi Occhi. F. Accecare. (A) 16 — (Aliai.) Cieco , chiamasi da’ notomisti qualunque dutto che non ha comunicazione , che è chiuso. Cocch. lez. Appendici cieche venose.(A) 2 — Intestino cieco, [o semplicemente il Cieco] è il primo degl’ intestini grossi, che esce fuori dal principio dell'intestino colon , ed è chiuso in fine. Lai. caccimi inteslinum- Or. po\Òx.utov. lied. Oss. an. if8. In due pernici ec. Ilo osservati i loro grossi c lunghissimi intestini ciechi, abitati da molti e molli minutissimi lombrichelti. E appresso .- Il piccion grosso ha gl’intestini ciechi cosi corti, che appena arrivano alla lunghezza dell’unghia del dito indice d’ un uomo. Ciecolisa. (Zool.) Cic-co-lì-na. [A/.] Anguilla piccolissima, {così detta perchè sembra che non abbia occhi. —, Cecolina , sin. ] Ciecoliko , Cie-co-lì-no. Add. e sm. dim. di Cieco ; e dicesi di piccolo giovanetto privo della vista. Bcnv. Celi. Vit.t.2.f.266. Per farlo muovere gridavano a certi asini zoppi , e ad un ciecolino che gli giiid iva.(A) CiELDAUiiO. * (Leti.) Ciel-dà-ii-ro. Nome d’ima chiesa in Pavia.Dant. Par.io.i28 I.0 corpo ond’ella fu cacciata giace Giuso inCieldauro.(N) Cie-lico , Cié-ii-co. Add. e sm. K. A. F. e di' Celeste. Pior.fi. Frane. 7 8- Ma poiché quando frate Currado tornava ( dall' estasi ) tutto allegro e giocondo, gli disse frate Pietro : O ciclico , grande consolazione hai avuto oggi. (V) Cielicolo , * Cie lì-co-lo. Add. e sm. V. A. V- e tfi’Celicob». (Van) Cielo, Ciè-lo. [Jm. Quella apparente volta azzurrina che. coperchia CIECHESCO CIELO 235 Ciccalo Ci f‘™°- (P) Bi,„„ L^'-^'e-sco. Add. m. -"«o/l. l jjocc. nov. 11. o. luenanao quivi zoppi e cicchi. 3i jy-'chuCo/'s. Torvacch. 1. 2.f Stasera a cena potrai tare i a peiflotii a, \ t ' \ Ur 8‘ Gos * h cicchi a cui la roba falla, Stanno —- p f \ jU _ ll, odci- lor bisogna, E l* uno il capo sovra VaUro avvalla.(N) Sod c ' ltls * 0IK 'te o Mazzate da cicchi, diciamo in modo basso , e vale za le ^ af { (lre ove s * diano. Beni, (hi, 3.6. 55 . Queste maz- Non ^ h si danno , Che pietà me ne Yien solo a vedere. itfirn A. TVT_ „ . 1 .T pur un 1 ,° ^ ro . 0 Non avere da far cantare un cieco.. ... Co * ft'Iaiin W / ì ' in °' $ 22t E s.’ io non posso far cantare un cic- s pada mi/ f* Sehhen non c’è da far cantare un cicco, Di questa 4 ~~ In ‘ter,, à: °-"e.e^fentc. Occhio è \r U1 CICC 11 ? beato a chi ha un occhio , o , citi v’ ha un gl’ ignorf 1 ^’ 01 ' 0 • 6 dicesi per esprimere , che chi sa alcun poco fra Maiien > » • u f lia UI C1CC,J1 c,1! v 11 avrehh °i 0 C ' CC ^^ “ -^vere il conio suo. Bocc. noe. Sy. 5 . Oh llfJ l Conoscevi 011 illan ^ ca1 ' co ' c E‘chi; ed io sarei bene sciocca, se io C.-iwu^ n l € d es imo sign. dicesi anche Mangiare il cavol co’ ciechi. y n V ••ditesi c J. , 5 . c >cco è f.,'" 1 can h'ire da cicchi. Cardi. Ercol. 8fi. Fare un cantar da Ho. Li). 1 cc> una lilastroccola lunga lungi, soir/.a sugo o snjiorc alcu- scellanc/f 01 "' 2l £0 ^‘ io non vi (licose e’le salse il inoscherino, c ( 1 — Aver lm can l ar da cieco la prima volta ch’ella s’abboccò con lui. 3 . Cred- ^ COn c l ec ldE=i^i'er a trattale con balordi.Segr.Fior.Cliz. o Pt'ssc iiite. eV ' *" u P er ^ aver a far con ciechi o con gente die non sa- ° ~~ * I c j l .VP 0l ' e 1° disonestà di questi tuoi disegni? '■iS. vi, lec 11 llon possono giudicare de’ colori. Cardi. Ercol. t. 1. l'i . cc >we ; ’ ■ ■ .... ... , ® 1 cicchi non possono né debbono giudicare de’ colo- 9 .' (lo) ‘L perche ®°l J B na i da Ferrara o da Milano, si dà un sol- C ' la s i chef 01111 ' 10 *- 110 a cantare i e bisogna poi darne loro due per. 1111,1 tal co 1110 : ^ lce ( l uan d° taluno si faccia molto pregare a far ohe re.,,; ni mo ^-ando non voler farla, e bisogna poi pregarlo , Bisc. Malm. (A) c Privo dell’ 13 > Guercio, Losco. Il primo dicesi di chiunque C/ eco u .®° c ^da vista. Nel senso stesso si prende anche Orbo ; e l ìlu comune e più ampio nell’applicazione figurata di Qr&o si ,} cnt - c , yl’ intelletto , Fato cieco dalla passione ec.; laddove fili occhi t' Cn p senso fisico. Gucnno dicesi propriamente chi P n PPiX'sso \ L 0sco ® ( l [Xcl che non può vedere se non le cose d’ 7?°‘ C . Bl,ardai,d0 r ^ s h‘inge c aggrotta le ciglia. . c c.uoo $ ^ Cc ^ ecat0 ' —, Cicalo, sin. Lat. abcaecatus.Gr.rii^ciJ/isi'O!:. *:‘ c ca fìrr Ur ^f 2 *p a ^ r bina aver mille occhi, coinè clic gli sciocchi lei °cchi a ?*ii HOi} ‘ 20 ‘ ^ ret ^ , marito mio , ch’io sia cieca ■* «r. jQ' e “ a testa, come tu se’ cicco di quelli della mente ? Dani. [Em-in ‘ , c ì e co toro più avaccio cade, Che cicco agnello, ». 5 . OinV ? t0> Go Pocto. lai. occ* ' ° ' 2 °‘ Òmu1ì wU * I:0> Go po i 'io. Lai. occultus , tectus. Gr. xpw rroV. Cr.2. in fiunet/v Slen ? ^ osse aperte, a ognuno è noto : le cicche si fan- IPria 1 .. t0 modo. a„i,ì h- «i: _..i: .. Cl <*hi „j- modo. Guid. G. Pensino gli uomini prodi come son f^ci ancor X yen ime n t i delle cose di questo mondo. Lìb. son. 5 /.Re- 3 MentissiiY,; nu » c . bossa cicca. Sagg. nat. esp. 24. La rende oh- n* Che iy ov i . a c mchi ondeggiamenti dell’aria. ,°cc. fl0V ' na Riguardo a persona. Lai. indilferens. Gr. àlìictqopos. ^ 6^de’ rettori^' ^ a c m, {pensando) la cicca severità delie iog- l &tto “reso da 0 (tt ' caecus p CCsso c “ affetto , [che non permette di vedere ragione.] ch P n;,r^*- L'ir. nov. 1. 188 . E vedovala cosi cicca del fatica flf 1 * :eueva P cr certo che egli non avesse ad esser gran C . 0s i fatti uon - P - l ' s , lia 4 crla * n Frane. Sacch, nov. ig2. E sono questi r? Sc non an 1 }) Sl ?* CC ^Ì loro, che non credono che piacevolezza proL eU -jir C ^ e Q as Ciino in sè c in altrui adopera. Dep. °j che s a ,e t pensiamo però che debbano essere tanto scortesi 7 " Che iinn e ^ lre 1 cos * cieclii delle loro opinioni, che ec. (V) de tw 1 un conosce . PKn tirnni.'i .1,. fP ...... O/w. /. . , Ut* i * essere pi' • . 5 * °F l' ai ’cva essere CleC ' 1 * ai >ima, che le bestie. Specoli. Cr. 52. Gli siip cr i.; lra ? ran f ; >tto , ed era cieco di se medesimo. E 54. Al- 6 °noscii,[Q . i \ , le . s °im ciechi de’ fatti loro. E 58. Tu solo m’ hai -ì ® u i° , òse,?. tu ’^ a *tri sono cicchi del fatto mio. (V) Q^.D ant 0 -» Offuscato , Pieno di tenebre. Lat. obscurus. Gr. ®: Betr. ca '„. % 2 7 - 25 .Se tu pur ino in questo mondo cieco Caduto .?') senza lev™*' > : C1, * u3 ° gran tempo in questo cieco legno Er- Sesner ' Pred ' 7 ' 7 ‘ I,1T ' Mt0 8 C >ìio bassa 10 rt?^ 5 S f 7 za . fa ma.] DantJnf.3. 4y. E la lor cieca vita i CprrantQ 5 p* C n y. l0s ^ son d’ogni altra sorte. Ja l?ià volte’i 0 I e e y f Ì 1 ^ ln § ai mi.] Petr. canz. 5. 1. Che al cieco mondo ì f r n ( ^ en da lui r Dant Pur 3‘ l6t66 ‘ Lo m °ndo è cicco, c tu tuoi ,(N) u; Cay, Canz . 1. Ahi cieco mondo , or yeggio . . iy. 7 _ 28. 24 . Tanto tempo era stato senza vedere il ciclo. Petr. canz. 3. /. Ma poiché ’l cielo accende le sue stelle ec- 1 — * Per intelligenza degli antichi scrittori ecclesiastici , si riconoscono nel sistema degli Ebrei e della Santa Scrittura tre cicli'. U primo dove vulan gli uccelli 0 sia V aria ; il secondo , il firmamento , in cui si credevano incastrate le stelle , e che sostenesse V abisso , ossia le a- ccp.ie superiori le cui cateratte si aprirono al tempo del diluvio ; il terzo , ai precedenti superiore , quello ove risiede il Altissimo , e dove San Paolo fu rapito> (Aq) 3 — * Per intelligenza degli antichi scrittori profani fa d'uopo avvertire^ che gli astronomi anticamente , seguitando Tolomeo , dividevano tutta la ragion celeste in dieci cieh\ assegnandone uno ad ogni pianeta con quest* ordine : Luna , Mercurio , Venere , Sole , Marte , Giove , Saturno. L' ottavo cielo era il cielo stellato o delle stelle fisse, detto firmamento; il nono era quello a cui attribuivano il modo di trepidazione , che ogni cento anni faceva un grado ed il decimo enc chiamato primo mobile, il quale col suo moto diurno rapiva tutti 1 cieli inferiori. Bocc. nov. Natura madre di tutte le cose ed operatrice col continuo girar de’cieli.(A) 2 — * Coir aggiunto di Cristallino. Tes. Bruii. Sopra ^ il firmamento è un cielo molto hello e chiaro, od ha colore come di cristallo, e perciò è appellato il Cielo cristallino. (N) 3 — * Coll' agg. di Empireo o Impireo, pmpivam. quello del fuoco , o se vogliamo ancora della luce; e Jig. L’ultimo ciclo , ove da teologi sì costituisce il seggio da’beati. V'. Empireo e Impicco. (A) Dant.Par.3o.3ij. Noi scino usciti fuore Del maggior corpo al del eh è pura luce. (N) . n 4 — * E così fu detto Cielo del fuoco. Benv. Celi. Vit. t. 2. J. óóo. Messi un gridotanto smisurato che si sarebbe sentito dal cielodel fuoco.(N) 5 — * Coll agg. di Primo. Lo stesso che Empireo. ; ma si usa anche net sign. del (). 5 . V, Dant. Purg, 3o. 1. Quando’l settentrion del primo cielo, Clic ne occaso mai seppe nèorto.(N) 6 — * Coll’ agg. di Etereo o Sldlato : Spazio immenso m cui son disposte e fanno le loro rivoluzioni le stelle i pianeti e le comete.^ Aq) 7 — * Dicesi Squadrare il cielo in senso di descrivere o misurare minutamente quasi colla squadra le parti del cielo. V. Squadrare. (Pe) 8 — \_Dicesi jìg.h ridare in ciclo, Togliere fino al cielo, per Esser e- saltato , lodato grandemente. V\ Andare in.cielo.] Bocc. nov. y5. 1 . Era già stato messer Gentile con somme lodi tolto (ino al cielo. 9 E Celebrare a ciclo- F. Celebrare, $. T3. .(N) ^ — La veduta del cielo. Fiamm■ Presa da dolore, subito il cielo perdei. 5 —L’aria. Lat. coeium, aer. GrAhp , cclS-yp. Bocc. imrod . 26 , Tanta e tale fu la crudeltà del cielo.» Bemb. Stor. 1.8. Sarebbe nondimeno ufficio della sua pietà , e d’ un nobile animo , voler riveder quella terra , dalla quale nascendo ella bevuto ha il primo ciclo. (V) 2 —* E La temperatura dell’aria. Pctr.son - Tremo al più caldo, ardo al più freddo cielo. (A) a36 CIELO 6 — * Cliinn, Paese. Bocc. Anici. Sotto miglior cielo ec. (A) 2 — * Ed in modo proverò. Spesso cangiando ciel si cangia sorte. (A) 5 — "Fuoco di cielo o del cielo ;= Il fulmine , La saetta. (A) S — Per similil. La parte superiore di molte cosfe , come Cieio di forno , di cortinaggio, di carrozza , e simili. Frane. Sacch. nov. 02. fi la cappa di cielo tornò, che non avrebbe coperto un cielo d un pic- col forno. Alani. Gir. 1. 121. Erano i letti in tal guisa ordinati, Che il ciel di sopra, e i lor pendenti intorno, Di dentro son di spessi ferri armati. Buon. Tane. 4.1. E del mio forno il ciel crcpi e la bocca. « — [E detto di Camera.] Filoc. 6. 44 ■ Mirando il cielo della camera dove i maestrevoli compassi d’ oro ec. si veggono senza novero. _ 3 _ * E detto di Tribuna. Rasar. Fà. Nel cielo della tribuna dipinse i quattro Evangelisti. (A) 4 _ » Detto in generale di quello clic copre disopra checchessia. Dani. Par. 29. Sotto cosi bel ciel c001’ io diviso, Ventiquattro signori a due a due Coronati venian di fiordaliso. (N) 5 _ * in sign. di Baldacchino. Tass.Gerus. 1 y.1 p. ti sotto l’ombra d'un gran ciel d’argento Porpora intesta d’or preme col piede. (N) g _ Il Paradiso. Petr. son. 2J2. Ella ’l se ne portò sotterra, e ’n cielo Ov’ or trionfa. Dani, lnf, 2j.io'i. Lo ciel poss’io serrare e disserrare, Come tu sai; però son due le chiavi. 10 — La potenza sovraumana, [La provvidenza divina.] Bocc. introd. 3 g. Tanto dimorare in tal guisa , che noi veggiamo ec. che fine il cielo riserbi a queste cose.Amet. 58 -Queste orazioni toccarono il cielo. 2 — [É 1 per modo di esclamazione deprecativa , O cielo, O cieli.] Amel. 68. O Iddii, oh cieli mal graziosi ! oh iniqua fortuna ! io vi maladiccrci, se senza danno di me fare lo credessi. ì — * E per esclamazione ammirativa: Poffare il cielo ! F- Poffare. (A) 11 — Per metaf. [Dello dell’Uomo giusto •] Legg. Asc. Crist. 344 ’• Eo secondo è cielo razionale, cioè ogni uomo giusto; e chiamasi cielo l'uomo giusto, imperocché Dio abita in lui. E appresso: Chiamasi l’uomo giusto ciclo, perciocché la conversazione sua è in cielo. 12 — * Dicesi Man del cielo, quasi dicasi Manna del cielo , e vale Ottimo rimedio per sanare qualche male. (A) 1 3 — Modi avverbiali : A ciclo, posto avverbial. czz Sommamente , Grandemente. [F. A cielo.] Tac. Dav. Ann. 12. lf>. Lodò a cielo quest’ allievo di Roma. Fir. As. 180. Mi doleva a cielo di non avere i fogli e la penna, eh’ io potessi notare cosi bella novella. 14 — * A cielo scoperto zzi All’aria aperta. F. A ciclo scoperto. (N) là — * Sotto il cielo — Sulla terra, fife!mondo. Petr. Cap.12. Da poi che sotto’l ciel cosa non vidi Stabile e ferma. Cresc. Qualunque sotto il ciel creato ec. (A) 1 fi — * Né in cielo nè in terrazzila nessun luogo.Lasc. Parcnt. 2.5. Può far la fortuna che io non possa trovar Mario nè in cielo né in terra.(V) io — Prov. Non dar nè in cielo nè in terra: Dicesi di chi s’ avviluppa nelle sue operazioni, e niuna ne conduce a buon fine ; ed anche di chi è sopraffatto da veemente passione , onde non sa quel eh’e’ si fiaccia. F- Dare in terra. 18 — Dare un pugno in cielo = Fare una cosa impossibile. Lat. [ impossibili;! tentare. Gr. àbuvxTcc irsipào-Tai, Tener.) Lasc. rim. Perchè altrimenti a volergli ire a pelo , Sarebbe come dare un pugno in cielo. Salv. Grandi. 2. 5 . Ogni altro modo era Un come voler dare un pugno in cielo. Cecch. Dot. 3 . 3 . Ch’ è a me come dare un pugno in ciclo. 19 — Mettere o Porre la bocca in cielo z=. Ragionare di cosa die sorpassi la condizione umana. Lai. os in coelum ponere, de rebus di- yinis inconsulte loqui. Gr. irsfà rwi turìp 'ófixà àfppdrws bix}Xy(rr'}xt, 2 — E per similit. dicesi di chi fa qualunque cosa difficile. Fine- Mari. lett. Ecco , per ubbidire, ho posto la bocca in cielo. 20— Raglio d’asino non arriva in cielo: Dicesi per dinotare che le imprecazioni o le preghiere degli uomini di niun conto non fanno impressione, o non sono ascoltale. 21 — * Tener la pianta de’ piedi sopra i cieli — Esser famoso , glorioso. Bocc. Lab. (A) 22 — Toccare il ciel col dito: Dicesi dell Avere ottenuto alcuna cosa sopra i meriti, o fuori dellespettativa. Lat. digito coclura attingere. Gr. ws ovfixvót xxixzAxi. Lib. son. < 3 . Ben ti pare aver tocco il ciel col dito. Geli. Sport. 2. 6. Si contenterà d’ogni cosa, anzi gli parrà toccare il ciel col dito. Boez. Farch. 2. 4 - Quanti pensi tu che siano quelli, a’ quali parrebbe di toccare il cielo col dito, se una minima parte de’ rimasugli ed avanzaticci della tua fortuna toccasse loro ? 23 — * (Piti.) Quella parte di qualsivoglia dipinto che rappresenta l'aria ; ed anche qualunque volta o staffilo fatta 0 dipingi a maniera di cielo. Fasar. Fit. E perchè non voleva che questo cielo apparisse in pezzi come egji era , riquadrò pezzo per pezzo ec. (A) 2 _ Cappa di cielo : Sorta di colore. F. Cappa, §. 8. Frane. Sacch. nov. 92. Vuo’ tu celesti-ino? no : vuogli verde? no ec. : vuogli una cappa di cielo? Sji, si, si : avvisossi al nome, che vi fosso il sole e la luna e le stelle. (Qui par detto per giuoco.) (V). 24 _ * (Archi.) Volta a cielo di carrozza, dicesi dagli architetti Quella volta die va sull' ellisse. (A) , a 5 (Mai-in.) Cielo di un tendaletto: E H di sopra o la copertwa del tendaletto di un canotto, per analogia (di' imperiale, o cielo di pila carrozza. (S) 2 ■— della cucina: È ima forte e larga lastra di rame, die forma il di sopra della cucina di una nave traforata con un buco quadro , e guarnita di un tubo per V uscita del fumo. Si mettono simili ripari anche sopra i forni. (S) 3 — * Dicono ì marinari Ciclo fino, quando il cielo è sereno, senza alcuna nuvola ; e Cielo grosso , quando le nuvole che cuoprono il cielo sono assai dense e numerose. (Van) ■26 — * (Icori.) Figura di un bel giovane vestito di panneggiamento CIFONISMO azzurro sparso 3 i stelle, che tiene uno scettro ed un vaso pieno di fiamme : sul suo petto sono dipinti il sole e la luna, e la sua cui ra è composta de’ dodici segni del zodiaco. (Mit) 27 — * (Mit.) Lo stesso che Celo o Urano. F. (Mit) , ., Cielo difl. da Paradiso. Nello stile religioso impiegar si suole 1 no e l’altro figuratamente per dinotare il luogo in cui , c riuniscono a Dio nell’altra vita. La loro differenza però si desini dal significato proprio di ciascuno. Cielo esprime la parte concava un oggetto materiale , e nel comune linguaggio se ne considera pa ticolarmente la elevazione, la sublimità. Perciò diciamo il delizie eterne cd ineffàbili. Il Cielo è il tempio, il tabernacolo> trono della Divinità ; il Paradiso è la felicità degli eletti. . Ciewega.* (Geog.) Cie-nè-ga. Pic.cit. dell America nel Nuovo Messi 00 ’'- l Cieca, Ciò-ra. À/.’ Folio, o Aria di volto. 1 Toscani scrivono se "V Cera. F. Cera, §. i. (A) r f Orsottata, Cier-bot-tà-na. Sfi Lo stesso che Cerbottana. F- (-V leu. 1. ta. Tanto ci avvoltacchiammo alla fine , che vedemmo» c per cierbottana, un poco di piano. (N) .. Cierigio , * Cie-rì-gio. Sm. F. A. F. e dì Ciriegia, Bemb. lef j e . 253 . Mi sono contenuto dal mangiar frutte, nè uva, nè fichi, ne rigi, nè melloni. (N) CiERmoiriA., * Gic-ri-mò-ni-a. Sf V. A. F. e di* Cerimonia. Cavak- /y\ Apost. 93. Non sieno a loro imposte altre cierimonie,se non Cierone, Cie-ró-ne. Sm. Gran cicra. F. e di’ Cerone. Lati. F rl - Grill, lett. v. 2. Barg. (Min) - i| a Ciberò , * Cièr-ro. Sm. F. A. F. e dì Cerro. Fav. Esop. vU . pulita cervelliera s’ area fatto un torso di ramo di cierro, cljC dondolo pareva ec. (V) . Ciesiologia. * (Fisiol.) Ci-e-sio-lo-gì-a. Sfi F. G. Lat. eyesiolog' 3, cjresis gravidanza , e logos discorso. ) Storia de' fenomeni ° vidanza. (A) Cibza. * (Geog.) Cié-za. Fiume di Spagna nel Regno di Leon. ' Cicalone. (Bot) Ci-fa-ló-ne. Sm. FA. La pianta della palma- C " „ philon o, com’altri legge , caphilon dicesi dagli Arabi un ramo I . (J di frutti : cd indi la voce par trasferita ad indicare una palm 3 j^jtc di datteri e poscia ogni palma. ) Pallad. Apr. 8. Aguale l e P ‘ della palma, le quali noi chiamiam cifaloni ec. (V) . (Q) Ch'Anta. * (Geog.) Ci-fàn-ta. Lai. Ciphnnta. Città della Lacon’f 1 ’- Cifara.* (Geog.) Ci-fà-ra. Lai. Ciphara. Città della Tessaglia■ f ' Cifea. * (Bot.) Ci-fè-a. Sf. [m stesso che Cufea. F. (Aq) „z e lU Girella. * (Bot.) Ci-fél-Ia. Sf. F. G. Lat. cyphella. ( Da tutto ciò eh’è cavo,) Nome col quote da* crittogarnisti r {o>' e fossetta rotonda e marginale che si osserva sulla superficie 1 g D tos® del tallo de ’ licheni , e particolai'tnente sulla sticta selvatica, ^ Adi. ec. Essa è di colore diverso dal tallo stesso , e f* e ancora sconosciuto , lìertolonù ( 0 ) (N) Cifbra, Ci-tc-ra. [$/} Scrittura non intesa se non da coloi v *ano p 1 ' c. 9 • tra 1 ■isso ' quali s* è convenuto del modo del comporla , Greci le seitale laconiche , delle quali V*. Gelilo Uh. ^ Cifra, sin, Lat . arbitrariae notac. Jov. elog . Gr. xpvQioùa. , c C Gli Ebrei hanno saphar per numerare , sephar per mnnoi' az: sepher per libro numerico. Or come i libri numerici sono V^ 0 t e l!b bili a pochi ; cosi cifre si son poi dette le note arcane ° genza difficile. ) Lasc. Pinz. 3 . 6. O è cotesta grammatica. *-*• ser no ; anzi e cifera. . * 2 Favellare in cifera o in cifra , lo stesso che Favella™ ir *if J? i 11 oscuramente. GalaL 56 . Direbbe eh’ io t’ insegnassi di &vd a gergo , ovvero in cifera. ' . d 3 Scrivere in cifera. Bemb. Stor. 2. 2g. Scrissero incootinc Consiglio de’signor Diece lettere in cifera, chiedendo loro e $i - 4 F’ abbreviatura del nome che si pone ne’ quadri» ne’ s , 1 ? 11 of rei* 1 mìh. Alleg. 1. Non restan per tanto ì moderni dipintori di P ji- tui canton delle tavole una cifera , la quale il proprio lor 110 mostri, o *1 soprannome. ^ , ^itta 0 Cjfbiiato , * Ci-fe-rà-to. Add. m. Agg. di lavoro in cui è sCr scolpita la cifera. (Z) __ Gifeiustà , Ci-fe-ri-sta. [Am.] Scrittore in cifera , o di rifi™ G. 4 * Quel ciferista , scrittor di bolle, mastro di piombo. „ of0 , d* 2 — * (Ar.Mcs.) Quegli che col bulino fa cijere su lavori a argento e simili. (Z) . ^ pet Ciri. * (Lett.) Sm. Profumo di cui facevano uso i sacerdoti e o v asserzione di san Girolamo (Q) _ ^ 6 ^ ìC ' Giri a. * (Bot.) Cì-fi-a. Sf V . G. TmxL cyphia. ( V. 0 * re di piante esotiche della pentandria monogirùa , fofp ■ C° lìlr cajnpanul(U'.ee ; distinte dalle lobelie per avere gli stami “ fi. g'j prende delle piante a fusto erbaceo e radice bulbosa. (Aff) p el feb° i Ciro. * iV, pr. in. ( Dal gr. cyphos curvo. ) —• Figliuolo di che diede il suo nome a Cifo . (Mit) 2 — * (Geog.) Città della Perrebia nell ’ Asia. (G) QifomA. * (Med.) Ci-fo-ma. Sm. V. G. Lat. cypboma,(Da nP ho, curvoj onde cyphoma gobba, curvità.)Xo stesso che Ci j QS goJ J ' Cifone. * (Zool.) Ci-fó-ne. Sm. F. G. Lat. cyphon. (Da ?-fde ce ^ ri< fi bo, curvo.) Genere dinselli dell'ordine de'coleotteri-, f lf/l1 -? 1 cor po «iti, così detti perchè , oltre gli altri caratteri , hanno f’ n lungo , lineare e al di sopra leggermente incurvato^kf) cYPf Cifonismo. * (Arche.) Ci-fo-nì-smo. Sm.Lat. cypbonismiis^ ^ ' al palo.) Specie di tormento o di castigo usalo dagli a nt lC \uigei* ^ erano soggetti i martiri de*primi tempi. Esso consisteva i kg alU ^fi .■) mele il corpo del paziente , e covi unto si esponeva al 50 ad un pahy affinchè le mosche e le vespe venissero a torti Cipos. CIFOS q 3 * 4 (Mcd.) Sm. Lo stesso che Cifosi. V. (A. O.) Vo ' ■ (™ cd 0 Cì-fo-si. Sm. V- G. Lai. cyphosis. (Da cyphoo io curai!'/ l0 /^ ,e ® 0 '^ trìzio della conformazione della spina del dorso, pel J “? “ vertebre s' inclinano contro natura piegandosi in fuori ; ed è Cirocn P r °d° tta da cause sifilitiche .—, Cifos, Cilónia,s«i.(A.O.)(N) 1)0 ] r ^ oo '0 Ci-fó-so. Sm. V. ti. Lat. cyphosus. ( Da cyphos gob- ' '~ reuere di pesci che offrono per carattere un dorso mollo ele- Cipiu° \ or U r a S ohba sulla nuca r ec ■ ( A q) Cu'ka'h ' bf 10 .stesso ohe ] Gifera. V. 4,. ? ’ Ui-frà-re. All. e n. ass. Apporre la cifèra o cifra, o ab- cpiajuru del proprio nome , ad uri opera di pittura , scultura e A- 2 __ l ff‘ , ddin. O ec . Cifrar gl’ intagli. (A) ri ? ntl 'ario di Dicifcrare. Scriver in cifra, ed è voce delle segrele- 3 _ * l r\T Ul s *-fì 1 m °do uso della cifèra. A■ Cilcrista. (A) can ; ■ Scrivere sulle note del basso delle cifre le quali indirne 0 scordi che tali note debbono avere, per servir di guida Cipom ' ~ Jn f datore. (L) Cigeo l » ' S f ic.cil.diSpagna nellaNuova C astiglia.(G) tur]' N. pr. m. ( Vale perturbatore, dal gr. ciceo io perdo^ 0 ’ 1 ~ Eroe siciliano ucciso da Ercole. (Mit) ciliu*’ CÌ ‘S lià ;re- [A;n.] V. A. V. e di' Ciglione. Lat. niontis superai *!■’ G, ‘ dKfdfux. Stor. Tob. Mail. Cacc. Ogni dì sedea allato ar '■ ì i la ( n sul cigliare del monte. Mor. S. Greg. Farà maggiori gli jj® j. 1 » c l°ó i cigliari delle fosse. But. Inf. 3 o. a. Greppo è cigliare . ossa, sommità di terra. ( Alcuni lesti a penna hanno cavare »-L‘V«?e!*re.) sugj 1 e f a mil. detto di Fontana , o simile. Vii. SS. Pad. Puo- C,g Uet sedere insieme in sul cigliare della fónte per mangiare. (A) . T j (Mus.) Ci-gliét-to. Sm. Capotasto di un violino, e simili stru- CtoLio C0r i e : Doni Mus ‘ ( A ) r 7. pìcei / Ùm ‘ P ' Gi e l ‘ e ci 8 lia * 3 Lei parte sopra alt occhio , con un urial’ ° ■ f rc .° dipeli; [ ma più propriamente Ciglia chiamano gli P«'cit” C * ‘ peìi P a k ,e bre. V. Sopracciglio. ] Lat. cilimn, su- glia. ‘‘p a ’Gr-òqt>vs.Dant.Inf 4 .l 3 o.'Poictiè innalzai un poco più le ci- r ibe'lf et> ’ son ' Ad- E’1 pas'tor eh’ a Golia ruppe la fronte, Pianse la sua famiglia, E sopra il buon Saul cangiò le ciglia. E I2f (],, e °r lino, e calda neve il volto, Ebano i cigli, e gli occhi eran s! s ^'ri'-.lJitiam. %. q. Cb’ io la vidi tremar da’piedi al ciglio, l’ir. Ori Anzi con turbato ciglio ridendo, tutto veleno le disse. Berti. sensi 2 ■ ^ n ’ avca presa tanta maraviglia, Che come sia da’ > Vi suo > divisa , Strigne la bocca , ed alza ambe le ciglia, ptxfc ®, a ® occhi. Lat. aspcctus. Gr. ovj/i?. Al. V. 11. 16. Non avicno £ e.- '' X- cacciar l ;l gente de’Fiorentini, ebe erano loro intra le ciglia. Sunlw i Adissi che con tanta sollecitudine presa avieno questa, per 3 Col C0Ia Peccioli, la qual tenicno i Fiorentini in sulle ciglia di Pisa. st0 v, v .’ Aguzzare: Aguzzar le cìglia = Affissar la vista, [o piutto- gere n f c, ' e le palpebre in modo da vedere più acutamente .] Lat.. fi- z tì §>i a .cl„ Gr ; a /?T! n r C,tw. Ciani. Inf. <5.20. E si ver noi aguzzavan le 4— p ! Lome vecchio sartor fa nella cruna. fro m ‘ V ' Alzare : Alzar il ciglio o le ciglia, dicesi dello Alzar la los lev- vivo ; quasi lo stesso che Mostrare il viso. f.at. ocu- Presso fi’ Gr ’ *" r * l, r e ‘"• M. V. g. p5. Essendo messer Niccola ap- , Re, niuno de’Baroni osava alzare il ciglio. [V Alzare, 5-<5.] to p ^‘S- Far testa. Dani. Inf. 33 . S’ci fu si belio com’ è ora brut- osùi i ? ontla ’1 suo fattore alzò le ciglia , Ben dee da lui procedere S i l (Min) cu Dcfa 0 Governare : Governare Col ciglio, dello nel senso del c K!'Vcrna SU ^ elC *^ 0 n)ovcns d’Orazio. Pelr. cap. <2. Quel che’l mondo a pur col ciglio, Che conturba ed acqueta gli elementi. (N) Inarcare : Inarcar le ciglia. V. Inarcare. ' Col ~~ Col dar : levare in su le ciglia, dicesi talvolta dal tiuar- hodi r a ■? p '■ movimento d’affetto. Dant. Inf. io. Io, ch’era d’ob- le ci„]' . E con idre verdissime eran cinte. Boce. nov. < So. if. Ella gli cinse una bella e leggiadra cinturetta d’ argento. 2 — E fig. Gr. S. Gir. 38 . Cignetevi per li lombi, e portate lucerna ardente nelle vostre mani. E san Gregorio disse: Cignere perii lombi, ciò è tenere castità , ec. (V) 3 — la spada =3 Poire 0 Attaccare la spada alla cintura, con cui altri è cinto. Lat. cingere tatua ense. Gr. itxi'xlizxe'.sxi. Di/t. Comp. ’i. 82. Fecesi cignere la spada , e dirizzossi col viso verso Brescia. Bocc. nov. gg. fi. Quindi gli fece una spada cignere, il cui guer- nimciifo non si saria di leggieri apprezzato. * — * E Cignere altrui la spada = Farlo cavaliere. Pass. Ger. 11. 23 . Che quando in Chiaramonte il grande Urbano Questa spada mi cinse e me devoto Fe’ cavalier 1’ onnipotente mano. (N) 4 — Avvincere, Circondare. Lat. vincire, amplecti, circumdare. Gr. bissi, nvr-t-ois. Dant, Inf. ffi. Cosi si mosse, c così mi fe’entrare Nel primo cerchio che l’abisso cigne. E 5.11. Cìgnesi colla coda tante volte, Quantunque gradi vuol che giù siamcssa.il g. 3 i .Questa palude, cbe’l gran puzzo spira, Cigue d’intorno la città dolente. M. V. g. 52. Fece cigner la terra di fossi e di steccati. 3 — Dicasi Cigiicrla a uno3= Fargli o un male, o un dispiacere, o una burla; Calargliela, Accoccargliela. Lat. manticulari. Gr.rexvd(,irihzi. Cecch. Esali. Cr.S.1. Ricordati Ch’io te la ciglierò, se tu ini burli. 6 — [ E Cignere ad alcuno uu' accusa = Accusarlo .] Tac. Dav. Ann. 6. 112. Disse che aveva in seno un’accusa; e cintala a Latino Laziare, fu grato vedere spia e reo, due odiatissimi. 7 E Cignerseia dicesi per mostrare di volersia suo tempo vendicare di alcuna beffa o ingiuria ricevuta ; to che si dice anche Legarsela al dito. Lat. alta mente reponere. Gr. jicr ri-xx/xA. Cigno. (Zool.) [Sin. Specie. d’uccello appartenente all'ordine de’ palmipedi ed al genere anitra, bianchissimo , di lungo collo e gran busto, che gli antichi credettero non cantasse mai , se non in quell'anno che dee morire .— Cicco,Cecero,Oci no,sin J,al. alias olor Latli.] cycuus. Gr. kv r.sos. Petr.canz. 4. 3 . Ond’io presi col suon color d’un cigno. Dant. Purg. ig. 46. Con l’ale aperte, che pareli di cigno. , — Poelic. detto di Poeta. Chiabr.Op. f Venezia , Geremia lj 3 i.J t. 1.C.6. L'anime a tc congiunte peregrine Ben son canto da cigni. (A) 2 — (Astr.) Segno celeste [ dell’ emisfero settentrionale. ] Lai. cycuus. Diltam. 5 . 3 . Vedi là il cigno , in cui trasformò Giove. 3 — (Farm.) Spezie di collirio descritto da Galeno. Lib. cur. malati. Vi adoperi il cigno di Galeno , che uè riscoterà molto utile. Cigno. * iV. pr. m. Lo stesso ehe Cicno. V. (Mit) 2 — * (Geog.) Fiume de*cigni. Fiume della nuova Olanda. (G) Cignone , Ci-gnó-ne. [N/n.] Cinghia grande. Lat. magna cingula. Gr. fx '.yx f xx. Lib. Masc. Ponga ben mente che il cignone non sia zotico. 2 — * (Ar. Mes.) Nome di quelle due strisele di cuojo che sostengono il carro dille carrozze, calessi e simili.fZ) Cigolamento , Ci-go-la-méu-lo. [N/n.] IL cigolare., -, Cigolio, sin. Lat. strepitus, fragor. Gr. if’-'i yx'-. dir. disc. lett. 32^.D ogni cigolamento di carro, d’ogni soffiamento di velilo fa un nome. . Cigolare , Ci-go-Ià-rc. [N. Lo strider che fanno 1 ferramenti, o i legnami fregali insieme , quando e’ s adopenuio. Lat. strepere , gemere. Gr. rpv'Qis, ppvy.etr. (Per esprimere la voce di un topo, il suono di una porta clic gira su’ cardini, od altro simile, noi diciamo che fa zi zi o ci ci : indi cigolare. Parimente i Pers. dicono cckcek il suono della collisione, c cikcik lo strepito del lucignolo ardente.) Dant. Inf, 2 3 . 100. E 1’ un rispose a me: le cappe rance Son di piombo si grosse, che li pesi Fan cosi cicolar le lor bilance. Bui. Come le bilance cigolano quando pesano grave peso, cosi cigola vano eglino piangendo c sfa- 2 38 CIGOLI viliando. » Buon» Fìer. 2. 4 . 15 . Apre usci e serré, Fa cigolar carrucole , scamata , cc. (N) 2 — * Stridere o Sottilmente fischiare, come filino i zufoli quando si dà loro troppo fiato, Bucc. coni. Dani. (A) 3 —Dicesi eli quella voce che esce del tizzon verde , quando egli ah- brucia e soffia. Dani. hfi. l'A.fi. Come (l’un tizzo verde, ch’arso sia Dall’un de’capi, die dall’altro geme, E cigola per vento clic va via. E Coni. Sì che con impeto fuori pìngendo , ingenerasi quello cigolare. 4 — * Dicesi anche degl'intesimi quando borbottano. Tortig. Rie - ciard. Gallo a’intìngo non sentirsi, bene, E che il corpo gli cigoli o gorgogli (A) , . 5 — [Dare colia bocca o col naso alcun suono piacevole o per riso o per altro accidente.] Gala. 62. Non si dee stridere, nè per riso o per altro accidente cigolare , come le carrucole fanno. 6 — Pro i*. La più cattiva carrucola , o la più cattiva ruota del carro sempre cigolai Colui che dovrebbe star cheto , cinguetta , e si fa sentir più che gli altri. y — A voler die il carro non cigoli, Insogna ugner ben le ruote = A non volete che altri, parlando , sconci i fatti nostri , bisogna con rogali acquietarlo. Lat. numera placant hoininesque, deosque. Gr. ojot's -Tr^àciw, xod ctt^oioi'S £o.2. E. A. Lo stesso che ] Ciloma. V. C.clbkorq. * (Geog.) Ci-lèn-dro. Ani. ci£. episc. dell' Asia ivll’ Isauria.(G) Cileni. * (Gcog.)Ci-lè-n i Antichi pop.della Spagnanella Tarragoncse.[G) Cileneto , * Ci-le-nè-to. N. pr. m. I’jat • Cilenetus. (Dalgr. cilia ventre, cd etos buono : Di buon ventre. ) (B) Cileno. * (Mit) Cidè*no. N. pr.f. ( l)al gr. cileno io cavo , sventro , detraggo. ) — Una delle Pljadi. (Mi l) Cilestiale , * Ci-le-sti-à-le. Add.com. E.A.E. e di' Celestiale. Eit. SS. PP . 2. iy 5 . Vide una mirabile moltitudine di santi angeli, e Tesercito delle eitestiafi virtudi. (V) CilestRIAt.e , * Ci-lc-stri-à-lc. Add. com. E. A. E. e di’ Celestiale. Cavale. Specchi Cr. P. N. appresso il Salv. Avveri. 1 . 3 . 2. 20. Al suo padre cilcstrialc. E sotto : Tutte le creature cilcstriali. (V) Cilestrino, Cìde-stn-no. Add. m. Lo stesso che Cilcstro e Celestino. E’. Frane.Saccli. Op. div. g 3 . Zaffiro è di colore cilestrino, e cara e bella pietra. Lor. Med. ISenc. 22. O vuoi , per ammagliar la gain- murrina , Una cordella a seta cilestrina. Cilestro , Ci-iè-stro. Add. m. Di cielo ; nia sempre si piglia per colore , [evale Azzurro, ma alquanto mcn carico , coni'è il colore chi cielo . E» Celeste.] Lai. caendeus. Gr.xva.vs et. Bocc. g . g. pr. 2. La luce ec. aveva già l’ottavo cielo d’azzurrino in color cilcstro mutato. G. E. 4. 6.2. L’altra metà del carroccio cc. si era fanne antica de’ Fiesolani , ove portavano una luna cilestra. E 11. 23 . 1. Con cotta bianca, e mantello cilcstro o perso. Dant. Purg.26.0. Tutto f occidente Mutava in bianco aspetto di cilcstro, Bern. O1I.2. 25 . 52 . E poi le chiavi clic tenca difese L’aquila bianca nel campo cileslro. Cima , Cì-li-a. N. pr. f accoro, di Cecilia, E. (B) Ciliare.. (Anat) Cidi-à-re. Add. com. Ch' è relativo alle . ciglia o la cui tenuità move l' idea di questi peli. Quindi dicesi: Arterie ciliari , quelle che distìnte in lunghe , sono due che si portano al- V iride , ed m brevi , o posteriori, dì cui se ne annoverano più di venU , e che si distribuiscono in gran parte ai processi ciliari; Margine ciliare delle palpebre , quello sopra cui vi sono le ciglia\ Cìrcolo CILINDRJA ciliare, quella specie dì anello grigio che si osserva tra la sclerotica^ la coroide, nella cui circonferenza l'iride trovasi quasi iViLvz.wd'b € ( Jj^ pare altro non sia che un gonfiamento della parte anteriore '"‘fi coroide , quantunque fosse considerato come un ganglio Corpo ciliare, l'anello che risulta dalla riunione dei processi ; melilo ciliare, sin. di Circolo ciliare; Nervi ciliari , in numero di ff ^ circa, che nascono dal ganglio ottalmico , e si dirigono l>ers ° - n tra la sclerotica e la coroidi Processi ciliari, le pieghe triangclm'i 1 ^ numeixi di sessanta ad ottanta circa, poste le una a lato delle d 1 in guisa che pajono il disco d' un fiore radiato , libere da 11110 /n a loro margini cd aderenti dall' altro albi gran circonferenza^ 1 ( , capsula cristallina; Vene ciliari, le cui radichette. ritorte f fl lHl ' modi portano d nome di vasi varicosi , e sono circa dodici o ^ dici , le quali infiorano la sclerotica , e vanno a finire nella i>ct 1 ottalmica. (A) (A.O.) Ciliato , * Ci-li-à-fo. Add, m. Che è fornito di ciglia , o di p e ^ s0 ^ ì margini. (A.O.) ■ . Ciliccino, Cì-lic-cì-no.^t/cA m. Di ciliccio, Simile a ciliccio .'—V Cilicio, Ciliciario, sin. L*at. ciiicinus. Gr. rpfitvoz. Eà.S. h*̰‘ ** li 258 . La ritrovò involta in panni ciliccin'. . p Tt Ciliccio, Ci-Iìc-cio. [A'm. Lo stesso che ] Cilicio. E. Lat. cilicni m * * rpix^iov. But. Parg. 3 i. 1. Ciliccio che si fa di setole di caV |.° nodate, i quali nodi pungon continuamente la carne, ed è fredd 1 ;^ 1 ^ a tenere indosso, ìniperocchè è fatto a maglie, come è la rete, f. iy 3 . L’anima ornata di virtù basta, nè forza fa se il corpo gov. fam. Stiva sempre in camera , sempre in digiuni, sempre e ’1 ciliccio portava alle carni sue. y (1 j Ciliccio. Add. m. IjO stesso che Ciliccino. E. Eit. SS. Pad. ^ abbiate lo mio vestimento ciliccio. ( Un altro testo legge vestair ciliciario. ) (V) , , M Cilice , * Cì-li-ce. V. pr. m. (Dal gr. cylix , icos calice.) — Agenore e franilo di Cadmo ; da esso prese nome la C dici a, G 1 Ciuci. * (Geog.) Cì-li-ci. Popoli della Cilicia. (G) {,1 CiDiciA. * (Geog.) Ci-Iì-ei-a. Lat. Cylicia. Regione dell'Asia faccia all'isola di Cipro, che confinava colla LAcaonìa , hi docia , V Armenia , la Panfilia, e la Comagena.—-Altri regi° n ^ Asia Minore , tra la Trovile, el'Eolide, incontro all isola di h j fi°‘Sy\ Ciuciajo. * (Ar. Mcs.) Ci-li-ciàqo. Sin. Facitore o venditore di Ciliciario, * Cidi-ci-à-ri-o. Add. rn. Di cilicio. E. Ciliccio add • capre, lj oiucomc gu anuau anacoreti vestivano ut cun^ ■- questo panno perf ire penitenza, pereto chiamiamo oggi Cilicio que arnese che si porti indosso per cagione di tormento e di pct 11 ^ 7 7 •, Ciliccio , Cilizio , sin: SeguercSMann. nov. ig. 4 ‘ alcuni il portare il cilicio, la catenirzza 0 altri tali istromenti \ K ‘ at , siali. E Pred. g. 11, S’induca a cingersi talora una cateni’Z^ 1 j usai’c un cilicio. (N) pp Cilicio. Add. ni, E. A, Lo stesso che Ciliccino. E. E't. SS. gì. Lo sotterrassero in quel suo orticello, vestito, come egu con una tonaca cilicia. (V) Ciucio. * Add. pr. ni. Di Cilicia. (G) . 3 — * (Geog,) Mare Cilicio , lo stesso che Alare di Caramania. \y) Cilicose, * Cidi-có-nc. N. pr. ni. Lat . Cìlico. ( V. Cilice.) (B) , * lo Cilicrani. * (Geog.) Ci-li-crà-ni. Antichi Popoli della Greci' 1 J Sperdno e /’ Asopo. (G) . - lJt 0' Ciliegine. * (Bot.) Ci-liè-gi-nc. Sf Pìccola pianta della P etl ^ aìl ; c ainf no"i/u’a , famiglia delle sobinacee, che cresce comunemente * ie (l ,iio coltivati. £ suoi fra'ti che sono piccole bacche rosse , grosse una ciliegia , stanno rinchiusi nel loro calice grandissimo , ueS ^ 1 filiti e dì color rosso vivace : hanno sap n r agretto e riescono legffi. ^ 0 d diuretici. Lo stesso che Alcheclicngi. E.Lat. pbysalis aìkckengo fi ia le ciliegio. ) (S'H'coiìS- r . E' ll \ ..•a h i era 1 detta per la simiglìanza delle sue bacche con Ciliegia. (Bot.) Cidiè-gia. [Sf] Lo stesso che Ciricgia. È- /t "' ajestn* /. iy 4 ‘ Sarchile di grand’utile, se oc. la ceu& fosse ima sola ec. • iiOS-SU'* alcune poche fragole , ovvero ciliege e queste ciliege ^eid* pigliare e cotte e crude, n Cors. TorVacch. 1. 20. Eranvi di e di baccelli, E colmi di ciliegie alti corbelli. (B) ' Ciliegio. (Bot) Cidiè-gio. iSm.} Albero che produce le cdify stesso che Ciliegio. E. ] . c Ciliferi. (Zool.) Cidì-fe-ri. Sm. pi. Nome di un genere dì nnl ! n j- efi classe degl' infusorii, i quali hanno il corpo libero , fornù 0 più o meno rigidi . Renici'. (Min) . fin Cilimonia , Ci-Ii-mò-ni-a. Sf E conladin . E. e di' Cereniom^^^^ f 'Tane. 2, 5 . Se voi voleste la signoria vostra, Non so far cl B dirò tosto. (A) (N) ' . CiLiK*.. * (Geog.) Gi-li-na. Lat. Cielina. Ant. cu.d’Italia nella V s _ CmsDO, * Ci-iìn-do. N. pr. m. ( Dal gr. cylindeo io rivolgi 1 - ì de’figliuoli di Frìsso e di Calcinpe. (Mit) . j 1 .and>’ r ‘ t- Ciundrandera. * (Bot.) Ci-Hn-draa-dc-ra. Sf. F.G. Lat. c g"^ cUt ii “Ite (Da cylimlr.ii cilindro , ed anthera antera.) Nome dato ‘/■‘‘lui’ 0 0 antere de’fiori singenesici, perchè sono riuniti in forma u‘ cilindro. (0) _ Tmlro-H‘ sC ' Cimndretto , Ci-lin-drét-to. Sin. dim. di Cilindro. Piccolo ci < Maini. Taglili. Lelt. (A) . -, Ciukdria.* (Boi.) Ci-ltn-dri-a. Sf. Genera della teirandm ’y n ffin n,! ' famiglia indeterminala , che comprende una sola in tli "° della Cochinchina , cosi nominale per la corolla ed v. c o cilindro. Lat. cylindm. (A0 * ra avere , senza altro vóto , col semplice bicchiere »iudrica C °-,m. S °. le venisse a dare quella più perfetta figura ci- a il. a l a c P , “ lc s > può arrivare. quelle ' .• ] ,^'idriche chiamano i botanici o gli anatomici tutte ^ilindn a, '* i ;. *! e § eta bili o del corpo umano che hanno questa forma. rvi,„„i 1 nicesi parimente il corpo di un pesce, quando è egualmente C^Z2‘ n U t Ua la sua lunghezza. (0) H ‘ setti dell’* 11 ' r ^ 0o ^) Ci-im-dri-fur-roi. Sost. coni . pi. Famiglia d in- cìlindri ordine L ]c coleotteri , così nominati perchè hanno il corpo ^isnuiTifMÌ Cilindroidi, sin. Lat. cylindriformcs. (Aq) (N) Lut ?. ) Ci-lin-dridi.A’//?. /•'/. Conchiglie fòssili del cenere cono. (Boss) (N) ' Colliri Ua1, ’< Ci'im*dro. [ Sm. Solido che si suppone generalo dalla Mobile T U - n ret£uf, & 0 t° su di un lato immobile. Questo lato im- ^ asse UUTìl(ls i assc - 1 cerchi descritti da'lati mobili perpendicolari nat, esjJ SOi } h basi del cilindro.] Lat. cyliudrus. Gr. r,v\nSpos. Sagg. a —. *4*$‘ a viper tanto un bicchiere alto a loggia di cilindro. v [f? u ì ri di si chiama Cilindro l'argano ^ perchè il sito prìn - V* nc 'r°e di figura cilindrica.] Buon, t'ier. 1 . 5. 11 . Orlatamente t ^ * u '? 0s pcso Adue catene a due cilindri avvolte,0 argani ch’io dica. di ntot e ^ detto di que* legni che si mettono sotto a’ pesi in cambio Crino ,j| c l Ua,l do si vuole agevolare l'andare. Fegez. i55. Si fabbri- tissimj I VC - rt ^ kgni grandissime ruote o vero cilindri tagliati di for* 3 ^ ^ lo sitici Strumento dì legno inventato da Laennec per riconoscere pure ^ n < 0so delle interne cavità , e del torace in ispecie ; detto 4 (Agr \°i f '°^̰. * tna d più delle volte riesce fallace. (0) (N) è uno 2, Cilindro si dice il rotolo, o rullo , o spianaiojo , il quale l^'mo di legno di un sol pezzo , lìscio, in Jòrrna ai enfiavo ’ UCaf o nel mezzo per lo lungo, ove s’ introduce un perno di per cor,? 11 - CU ì é' ira allorché si fa passare sul terreno , dojio seminato, luto , s [ tU S e . 1 ' e sementi. Se il cilindro non è liscio , ma scana- ginnì 0 c } lllln ci Tribolo , e si usa per rompere le capsule ed i le- 'dulì ’ lìcic cavarne i semi. Il Cilindro che si adopera per spianar g r ^ )tn P cre le zolle, si chiama Buzzo. F. Lat. cyiindrus. « $ frumento di rame o di piombo che si riempie di car- ^ ~°(Ar c foV € di cu i si fa uso per riscaldare l'acqua de' bagni. (O) ^gizìi .^ ort - a di amuleti che. portavano al collo i Persiani e gli ' T" tó °j\t erano ornati dì figure e di geroglifici. (O) d C()>'nf N°*ne di un genere a insetti, così chiamati perchè hanno , cilindrico. (Aq)* ; P r i‘nq c en fre di conchiglie stabilito da Dionigi Monfort , che com- ,, c 'he vrti t ri e specie del genere cono , le quali sono più cilindriche Cn -*^C; 4c - (A< o (N> 0 in \ ^astetnum. ( Da cylindros cilindro , basis base, e stemmi '' ltlì *i)i\oinn L( . tnie riunito in cilindro alla base. (Aq) ( Da cily,’ P^ at ) Ci-liu-drò-i-dc- Add. e sf F. G. Lat. cylindroides. v *tindrìc } S c '*‘ u ^ i0 ^ c ‘d idos forma.) Corpo solido, di figura quasi a r ^ » te cui basi opposte e paraletlc sono ellittiche. (Aq) Cilindroidi si chiamano due protuberanze che fanno r, t( ‘ atio 0r ., Cen ’ ei to , e che si osservano nei ventricoli laterali ; conosciu- ^‘cnoro/ ^ nome dì corna d* Animane. Diz. se. med • (O) ,: ‘i. F /a, ( z ool.) Ci-liu-drò-i-di. Sm. vi. Lo stesso che Ciimdrifor- ( Da *! Ci-liu-drò-so-m:. Sm. pi. F. G. Lat. eylindroso- b’ta ( j (l T c >nndras cilindro, c soma corpo.) Famiglia di pesci stabi- r 'Ufmn 0 i, nii>r ìfft‘a gli ossei addominali a branchie complete . perchè ltIff iMio s . IfJ' Cara ^tere un corpo ritonduto cilindrico. (A«j) ( Da cyii^fi % Ci-lin-dró-spo-ra. Sf. F. G. Lat. cylindrospora. Sonic c ( e i[ l p S cilindro, e spiro io spargo. ) Genere di piante erutto- fu,* hi , che nascono in forma di macchie bianca di del cavolo comune , così dette per avere la fruttifica- pelvica. {S) . . . C l'. e ha n/l * ^°°e) Ci-Iin-dniò-Io.iA/vz, Genere di polipi in fusorii omogenei p 0 _ l /“ cor P° cilindrico , semplice , molle , microscopico , parte !, ; lx U, * QfF ie , °paco .—, Enchclide, sin. Lat. cnchdia MuU.(Van)(N) Cs f t a tin°. ) ^■ P r -f Lut. Cilinia. (Dal gr. cylicnwn pisside, ^^'rA.Vg'!*,°* /y* pr. m. accoro, di Cecilio. F. (B) Tr r dl pìu, ? r - r- O. Lai. cylista. (Da cylix calice.,) Ge- 0 ,( bdi p e £ ( *°lia diadelfin decandria , famiglia delle leguminose , no- Cir l4 ‘ v * * (Crn° \ (l ^ ( ', n tyMttro divisioni piu grande della corolla.{A([)(JS) c- Zl ° ! CÌ-V-- CiWysum.Ant.cit.dell'Asia nella Siriafif r' 1 'T.stj Lo stesso che Cilicio. F. » Segner Pred. 'Ò2. q. * _2V> a J capo a piedi d’un asj;ro ed irsuto cili/io. (N) 3 ,rtc,) do, Ue f T Àd' ( gr. cyllos zoppo, curvo .)—Figliuola di Lno- (, 7 " * Citta fiv rinino - — Sorella di Benha e sposa di Finete. (Mit) * aytsi sia Minore nell' E tedia. (G) 0 ero ì >r ' m ‘ ( SD cyllos zoppo, c haros Cir S(>Cr),ì do altf f . 110 de'Centauri .— Nome del cavallo di Polluce. * c ! 7 P dt Castore. (Mit) a f^fola J:: nc - - N. p r . f. ( Dal gr. cylle.no io mi sdegno. ) — C,rr (Ceo n \ m r ene ffone. (Mit) 7 '" K - ' (Zr/fw. Cy,l<:nc - Città d'Arcadia. (G) C/'O cnrvm'VV- 1 '-‘Gui-a. Sfi r. O. Lat. cyIlenia. (Da cyllos bir j' r ‘ di [, P e -' lere <1 insetti del!’ ordine de diuari, famiglia de' C “ <; ^e lorn't ,c . ’ cosl denominati dalla con formentone irretto- 10,0 branche. (k„\ J 0 CIMADUE CmLENio , * Cil-lè-ni-0. Add. pr. m. Di Cillcne. (B) 2 —* (Mit.) il* 'oprati, di Mercurio, da dilette ove era adorato. (Mit) Ch-leku , * Cil-lè-no .JS.pr.tn.iy.CiUene.) — Figliuolo di Elato e nipote di Arcade. — Figliuolo di Anchialo , sacerdote di Cìbele. (Mit) 3 — * (Geog.) Monte d’Arcadia, sul pendìo del quale era Cillene.{ G) 0 -i.ro. * (Mit.) Cil-lé-o. Add. in. Soprannome di Apollo , da Cilla, ove aveva un famoso tempio. (Mit) 3 — * (Geog.) Lat. Cyllcus. Antica città della Beozia. (G) Cillev. * (Geog.) Cil-lé-y. Lo stesso che Celeja. F. (G) Cn i.i. * (Geog.) Zilli, Cyili. Lat. Ciba , Cclcia. Città della Stiria. (G) Cilucio,* Cil-lì-ci-o. Sm. V, A. F. e di' Cilicio. Guilt. Lett. ri. 35 . Ne non ini voglio a carne astenere', nè essere gravato di grandi di» giuui, e non portare cillicio nè drappi villaneschi. (V) Cielo. * N. pr. m. ( Dal gr. cyllos curvo. ) — Auriga di Pelope, fondatore di Cilla. (Mit) Cillo. * (Med.) Add. e sm. V. L. Lai, cillo. ( Da ciliitm ciglio. ) Solile dato da qualche autore all’ individuo la cui palpebra superiore è ajfetta dal tremolo detto cillosi. (A. O.) CiLLoroDE. * (Mit.) Cil-lù-po-de. Add. m. Soprannome di Vulcano. —, CiHopodio , sin. ( Dal gr. cyllos zoppo , e pus, podos piede. )(Mit) Cillopodio. ’ (Mit.) Cii-lo-pò-di-o.^tó/.m.Lo stesso che Cillopode. V.flif) Cillosi, * (Med.) Cil-lo-si. Sfi F. G. Lat. cyllosis. (Da cyllos zoppo , onde cyllosis atto di render zoppo. ) Claudicazione per vizio di conformazione o per mutilazione. —. Tremolio cronico della palpebra superiore. (A. O.) Cilm v. * (Geog.) Lat. Clima. Antica città dell’Africa. (G) Ciloma, Ci-lò-ma. [AVn.] V. A. Diceria inutile. — , Cilcma , Sciloma, sin. ( Dall’arabo Kalama, collocati fuenmt, verbo fecerunt inter se.) Pataffi, f E con ciloma sempre frottolando.(" Alcuni leggono edema. J Ciloise , * Ci-ló-ne. N. pr. rn. L.at. Cilone. ( Dal gr. cyllos, e, onzop- Cima. [A/.] Sominidi, Lat. vertex , apcx. Gr. ànpov. ( Secondo alcuni, è dal lat. cyma punta più tenera dell’erba. Per altro in ar. qammon sigiiitica vertice ilei capo o di qual siasi altra cosa.) Din. Comp. 2.2 g. Gli animali co. andranno su per le cime delle torri di Pistoja. lì oca. g. orgi, é' 1 10 a ,no, caggia più cìmbottoli. Fir. As. 255. Ad ogni passo che uoi ia yLch tombolavamo così be’ cimbottoli, ch’egli era talvolta da ridere- Ercol. 70. Come chi volendo far quercia , e cadendo, fa un tom ovvero un cimbottolo. E Suoc.2. 1. Gavocciolo alle pianelle, ^ dato un cimboltolo in terra , che sono stata a manco d’un P® 10 * dinoccolare il collo. Cimbri. * (Geog.) Popoli Sciti, 0 Cimmerii, 0 Germani. (Sf) jjaf* Cimbro. * N. pr. m. Lat. Cymber. ( Dal gr. cfmbe bicchiere o chetta; e vai dunque Bevitore o Navicellaio.) (B) r yrn‘ ClMBULR. ’ 1 V r'im.tin-ll-, .Vf V H T .nt -nmtinlf,. ( D a . - .L he (Zool.) Cim-bù-li-a. Sf. V. G. Lat. cymbulia. S^/fasd* bion cavità , in cui si volge l'osso della coscia.) Genere, di nl S. „,,iosO dell’ordine de’pteropodi, i cui caratteri sono t o gelatinoso in forma di zoccolo o piede di cavallo o bue. (f 11 «j) Cime. * (Geog.) Lat. Cyme. Città dell 1 Asia Minore nell ijo $ Cimedia. (St. Nat.) Ci-mé-di»a. Sfi. Pietra che si cava dal fi dl f /jjin) certo pesce > (Questa V. trovasi in Isidoro.) Dole . Gemm.Bergfi. Cìmeliarca. * (Lett.) Ci-mc-li-àr-ca. Sm. PI. Cimeliarchi. V- ‘ cimeliarcha. (Da cimelion ripostiglio, gabinetto di cose pi 18 ' archos capo.) Capo 0 custode di ungabineUo che contiene ziose 0 medaglie antiche. (Aq) , n 0 rd c ‘ Cimelio. (Lett.) Ci-mè-li-o, Sm. V. G > (V. cimeltarca.') AvW u jn&’t 1 ’ colta d’antichità. Cocch. Disc. Questo raro cimelio (b' 0ilCt \ i CeO' h‘ lette incerateJ passò per eredità al cavalier Caininillo Viseon ’ cS fi C Matr. Trattandosi con qualche splendore nella tavola e ne c j 1IJC lii, nella suppellettile , e comprando , quando s’incontrano , 1 di cui ciascheduno è più vago. (A) . „ re zios a c 2—* Dello in generale di antico ornamento ricco , suppclleth q tel npii simili. Buon. Vas. Ani. p. 260. Abbellivano ancora i sacl , e ” di altri cimeli! o utensili. Gol-. Difi. Aif. }>■ 244 - ®- arl truschi si conservano ancora tra i cimelii cc. (N) CllIRt, CEMELIOTECA ciinetum A ’ Ci-me-lio-tè-ca. Sf. F. G. Lai. cimeliolhcca. (Oa eodsc,. lne dagha , cosa preziosa, c thece ripostiglio. ) Luogo ove si Cuie[. 0 _* civr a F^dagRe j monete antiche ed altre cose preziose. (Aq) gito : A-. 1 ,' , m ù-lo. N. pr.m. (Dal gr. cyrna onda, c helao io a- Wnservat dade ondo - Può anche trarsi da cimelios degno di esser ^■'hsktahe °p- come aggetto prezioso .)—Centauro ferito da .[Vesso.(Mit) v ure. E u \ ^'^en-tà-rc. (Att.) Porre al cimento , Sperimentare , Pro- (II lat ’ ex P mi ’D periculum faccio, pericolo exponcre. Gj’.irsipaaSj;). So di Q- C ° emenl um, rottame di pietra , ha fornito cemento in sondi fuoco S fì ra %’ u ! al: a di cocci pesti, metalli, sale e carbone per via ‘per ',S. uln di si disse cimentar foro in vece di ridurlo a finezza re i* 1 seni. L 'r V4Se ccmeQtato L 'd esposto al fuoco ; e poscia cimenta- £>av. jÌhh lì saggio, quasi porre a crogiuolo. Muratori.') Tac. Ccc P''°p ori 'e quanto vogliono , e chiedere •7 Col terza dcrc co. ,, » c f wo » Arrischiarsi. Lasc. Sibili.5.5. Non si è lasciato rive- 1m EntatÓ’ r • Sl vorr à cimentare altrimenti agli Otto. (V) -io 1 ! s ; .Hnen-là-to. Add. m. da Cimentare. Buon. Pier. 1. 4- 4- Lev, ani ^ M \ Passare Nuovi medicinali, E non più cimentati. » Toc. gese su af.i'*' 2i0 - Vennero ambasciadori de’Parti con lettere di Volo- PfetcnsiJ,..: a ’ solito , che non volevano più trattare delle antiche V4lM Eato pi* S0 .l 1l ' a l’Armenia tante volte cimentate. (B) tai uent’| ' nieu ' to . idi'»-] Prova. Lat. periculum, expcrimentura,tcn- Bhiacct n m '. 9 r - Ws ‘fa. Sagg. nat. esp. Col cimento del sole e del l’u detr-, !?- e aggiustata la" dose dell'acquarzente. Red, ^V- veleni. , . , si esnoh Va ' lrfo dl persone si dice di Qualunque pencolo cui alcuno , ViiciJj ?a, fischio, Ventura.] Tac. Dav. Star. 4- 336. Dna mano di a — 1 saccomanni poltroni e innanzi al cimento insolenti. . , ‘‘ Cn ‘l>ìo„-') Cosi chiamano i coltellinai quella mistura con eh$ U ~~ 1 lamichi de’ coltelli a codolo. (A) 9««Ze si '.Mistura di materie saline , terrestri, sulfurei ec., colla fcddle, d^ ntaw Birbtg. PiroU Estinto che sarà c maneg- „ ... . CO mino.Lft cymiuosma peduuc U lata.(Aq)(N) <"Ì a ^Tr^r(Ar 8 ° PW> C ° n 1,09 £ Ci-^rU -1 c.Add.com.FEDicJterio.BuomFas^nt. CIMODOCE Ciuinnn , Ci-miè-ro. [tSVw- Lo stesso che ) Cimiero. V- Frane,. Sacch. Rim. Apparecchia la branca e ’1 tuo cimiere. Cimieri, Ci-miè-ri. [ Sm, F. A. V. e di’) Cimiero. Ricord.Maìesp. 180; Mettendosi f elmo , dov’ era un’ aquila di sopra d’ argento per cimieri. Cimiero , Ci-miè-ro» [Vm.] li impresa che si porla da’ cavalieri in cima all’ elmetto. — , Cimiere , Cimieri, sin. Lat. iusigue galeae , crista. Gr. xùtos. ( Da cima. ) G. F. 7. 9. 4- Gì’ aguglia d’ argento , che vi era su per cimiero , gli cadde. Frane. Sacch. Op. dir. 5g. In alto sopra nostra Donna son dipinti li cimieri de’ peccatori mondani. M. F. 9. to3. Le burbanze furori grandi di sopravveste e cimieri, e tale venne in figura del Re di Francia, tale ec. (Cosi si dee leggere , e non cimierie , come ha lo stampato per errore. ) 2 — Big. Lo stesso che Le corna. Ar. Sai. 5, E fa coni' i’ so alcun che dice e giura Che questo c quello è becco, e quanto lungo Sia '1 cimier del suo capo non misura. Lasc. Pitiz. 4. 8. Tu mi minacci ancora ? non ti basta avermi posto il cimiero ? 3 — Prov. Aver cimiero a ogni elmetto = Esser pronto 0 acconcio a tutte le cose , e per ogni verso , secondo che fu di bisogno ; che di. cesi anche Aver mantello da ogni acqua. Lai. omnium horarum l»o- mo. F. Flos, 3og. 4 — * Abbassar il cimiero a ubo= Rintuzzargli V orgoglio , Reprimer la superbia. Serd. Prov. (A) 5 — * (Arald.) La parte più aha delle armi gentilizie. (Z) Cui in a . * ( Geog. ) Ci-mì-na. Lai. Cyrniua. Antica città della Grecia nella Tessaglia. (G) Ghindi. * (Mit.) Ci-min-di. Sm. Gr. xvptvSis. (Dal gr. cimao io assopì, sco. ) Nome dell’uccello sotto la cui forma si occulto il Sonno allorché addormentò Giove in Ida. (Mit) CuiiNiA.*(Geog.) Ci-mì-ni-a.iS’/i Antica contrada et Italia nell E lruria.(G) Ciminna. * (Geog.) Ci-min-na. Città della Sicilia. (G) Cimino. (Bot.) Ci-mì-no. [ Sm. Genere di pianta aromatica della pen- tandrìa diginia , famiglia delle ombrellifere , che si r.nìtivn noeti orti : 'iloti,, ] O-.-mu. nat. cumulimi , cyininmn. Gr. xMfiivev. ’Mor. S. Greg. Guai a voi, Scribi c Farisei ipocriti, che decimate la menta, V aneto , ’l cimino! Zibald. Andr. 120. Usi in suo cibo delle granella della senapa cou alquanto di cimino. Giminopmste. * (Arche.) Ci-mi-no-pri-ste. Add. m. F. G. Lat. cymi- nopristes. ( Da cymmon cimino, e pristes chi taglia, ) Soprannome ingiurioso che i Romani diedero a Maro’Antonio , a motivo dell'esattezza qualche volta eccessiva che metteva nelle cose minime. (Aq) CiMiNOSitA. * (Boi.) Ci-mi-nò-sina, Sf. F. G, Lat. cyminosma. ( Da cyminon cornino, ecl osme odore.) Genere di piante della ollandria mo- noginia, famiglia delle rutacee, indigene del Ceylan; così dette perchè Imitili, ^^‘"‘aeii-tó-so. Add. m. Pericoloso , Che spone a cimenti. p, t,c 'h de’ mf C; ■'■al i° conduco lui per le vie lunghe e cimentose e dii» r 8 °’ * (cio‘ A ; ‘ n , d ™ do,i ’ ( A > p.'W’oiiiio'. , S-) Ci-mè-o. Golfo di Cime. Lat. Cimaeus sinus. Golfo ri 1 ** 0 ! * P; , c }P e lago sulla costa dell’ Elolla. (G) p, '“z. ■/„ ‘ ,1 ? e 'ri-o. Add. m. F. A. F. e lA’Ciiniuerio. Gmzzin.Puet. C Me ì«a. (0) ^■‘METta pV*Wg.) Ci-mé-tra. Antica cit.cfludia nelpaese de’SannitiXQ) . . -, b > “>assi( l ^ • f'fl'Nc.lS ost.com. Genere d’insetti dell ordinedegli emiplen Purg.2 7.1 .La capra molto volentieri tronca le cimetle. • "nssuj ""'"■■iSost.cmn. Genere d’insetti dell'ordine degli emipleri l >clto , le' (l i^ U ^ t . hanno un sorbitojo inflesso, le antenne più lunghe del Su f e >iorì „ii' l f le S ate e incrocicchiale luna sull altra, delle quali le aperto pi), • • 0 °>'igine sono coriacee, il dorso piano, il torace orbito Xo f“ s -Pat/ a [ l’icdi corridori.) Sono ili pessimo odore. Lat.cimai. Gr. ffio i lu 0 j‘- cimici si spengono con morchia e fide di bue, ses'uu- (jj! 11 si n ^’r- 3. 14. 5. Isac dice, che se dell’acqua, dove i lu- ,[‘ eì '. 3, i ‘«no, ; luoggi delle cimici si bagnano, muojono. Buon. Ul ’ch. 2 f 9‘ Nidiq cd alloggiamento D’un esercito strenuo di cimici. tr f~~Prò v e pulci con molti pidocchi. fi,»' ^ e‘ JS. P°} tr ° aC Ch ’ una cimice.- Dicesi paragonando gli uo- ni °to f ’àt'oiii a questo auim de, che si lascia pigliar quasi senza , 1’ f he difesa. Cecch. Ine. ,/.0,Lo Stramba , eh’ è poltron 2 ''‘A r c//y U!llC ' ’ ^ on uscirà. eegi. 1 Aa s f ess0 modo iroiiic.diccsv. Bravo quanto una cimice. (Van) atf 1 ' at^ Cl ' * '‘ i 'l l,]cde d’insetto appartenente all’ordine degli enti- c “ocalo (( /i ^ c f ere cocciniglia , che a guisa de’ pidocchi delfico sta hi cnce--^. e degli agrumi, e che schiacciato tinge di rosso, 0 i' 4 ' 10 ) Ci-,,','"^"- l‘ a '" coccus hesperidum Lin. Red. Lelt. ( A) (N) Liji, '‘Ugo ctle ^'Cià-jo. Sm. F. dell uso. Semenzajo di cimici ì Cosa *A. * CR i d’ uve al suo intendimento, e dove bianche t* ‘ b $ tuyus xófis. Beni. rim. «• • r lMl « 0 so "* r,. ... Che nrodnce cimicL(7f) . Ci-mi-ciA-BO. Add. m. Che ha amia, C I ^ y didinar Ci-mi-cicA-to. Sm. Genere ih f 0 aUe cuori- J ò n,!ì , famiglia delle labiate , c e ^^^com/ileii Miceli,,, ■ n'argmc seghettato , e Infiorescenza « v pJZi ballota nigra, (Car) ec. del vitigno Pref. Spesassimo se ne incontrano nelle iscrizioni cimiteriali. (N) CljUTEiuo, Ci-mi-tò-ri-o, (Sin. Lo stesso che ] Cimitero. F. Maestruzz. 2. 3o. 2, Quando violai la franchigia della chiesa o del cimiterio. E 2. 35. il primo è di coloro clic seppelliscono i corpi nel cimiterio nel tempo delio interdetto ne’casi non conceduti dalla ragione. Cimiti-. no , Ci-mi-tè-ro. [ Sm. Luogo ove si seppelliscono i morti. Presso i Cristiani è ] luogo sagrato , per lo piu allato alla chiesa _, Cimiterio, sin. Lat. scpulcretum , coeineterium. Gr. x o H J -’'ir fwy. ( Dal gr. cimao io fo dormire, quasi dicesse dormitorio , secondo f idea cristiana della morte- ) F. P. Felt. var. lez. 8. 2., e Flos, 12. Bocc. introd. 24- Si facevano pegli cimiterii delle chiese ec. Fisse grandissima. E nov. 79. 36. Passai allato al cimitero de’frati Minori. 2 — Per similìl. Dani. Inf. io.l3. Suo cimitero da questa parto hanno Con Epicuro .E Par.g.i4 >-Clic son state cimitero Alla milizia che Pietro seguctte. 3 — Piatire co’ cimiteri = Esser vicino a morire , Essere molto avanzato in età. Lai. senem capularem esse. Stdv. Grandi■ 1. 1. Un vecchio Decrepito , clic tuttavia piatisce Co’cimiteri, e che ha, si puà dire, La bocca in su la Lira. Tir. nov. 2. 206. Che diacin faresti tu, se tu fussi giovane e gagliardo , che or , che tu piatisci co’ cimiteri, ed aspetti ogni di Jta sentenza contro , mi vuoi far cosi bel fregio in sul viso ? 4 — Andare a rincalzare un cimitero, in modo basso = Morire. Lat. mori, Gr. riXevràv. Cecch. Ine. 4' 4- ibi amor loro i’son quasi ito a rincalzare un cimitero. 5 — Dar del capo ne’cimiteri =3 Esser vicino alla morte. Cecch.St. 1- 5. A me pare sempre dare del capo ne’cimiteri, e del cedo nella fossa. (V.) CoiMEfiiDii.* (Mit.) Cim-mc-ri-dc. Add.f. — Soprannome di Cibele, venerata presso i Cimmerii. (Ali I ) Cimmerii. * (Geog.) Cim-mc-ri-i. Forse gli antichi Cimbri , cosi detti quando passarono ad abitare ne ’ contorni della Palude Meolìde , e del Bosforo Cimmerio. —Altro popolo de' contorni della Campania, presso Bufa e Pozzuoli. (G) Cimmeiuo , Cim-mò-ri-o. Add. ni. Della regione cimmeria , ossia del Bosforo di Tracia; e fig.prendesiper Oscuro,Fosco,Cupo, Tenebroso, perchè gli antichi Greci credevano che quel paese fosse confinante col- l’inferno, e perciò sempre ingombro di oscurissime tenebre. Aret. El. Grotte cimmerie, BarloL Uom. lelt.2. Certe anime oscure, certe menti cimmerie. (A) Cimmerio. * (Geog.) Lat. Cimmeri™. Città della Scizia asiatica sul Bosforo Cimmerio .— Città dell interno del Chersoneso Taurico .—. Antica città d’Itedia nella Campania , presso i laghi Lucrino ed Averno, secondo Plinio. (G) Cimo. * (Mit) N. pr, f. (Dal gr. cyrna flutto , onda .)—Nome di molte Ninfe marine. (Mit) CiMonocE , * Ci-mò-do-cc. N, pr.J. Lo stesso che Cimodocca. F. Lat. Cyinodoce. (B) 3 i 242 CIMODOCEA 0 Cimodòceà. * (Mit.) Ci-mo-do-cè-a , Cimodoce. N. pr. fi. Lat. Cymo- docea. ( Dal gr. cyma oncia, e ritocco io sono in pregio: Pregiata fra le onde.) — Una delle Ninfe del mare . (B) (Mit) Cimodoceà. * (Zool.) Sf. Nóme sotto il quale i moderni naturalisti hanno stabilito un genere di polipi nella classe de’coralligeiuJlessibili.(h(\) Cimofake. (Min.) Ci-mò-fa-ne. Sf. V. G. Lai. cymophancs. (Da cyma onda, e pheno io risplendo,) Specie di pietra preziosa , detta Crisoberillo da Werner , Crisolito opalizzante, gatteggiatile , o anche orientale da*gioiellieri , ed ha l’aspetto di un crisolito. È dura, infusibile $ la frattura concoide perfetta ^ con ìsplendore vetroso trasparente , semitrasparente , o opaco , verde-olivo , o bianco-veidiccio. È in forme regolari o graniforme rotolato. Trovasi nelle antiche montagne granitiche della Nuova- York. (Boss) (N) Cjmom. * (Gcog.) Ci-mo-ìi. Lat • Cimolis. Antica cit, episcopale dell'Asia Minore nella Pajlagouia. (G) Cimolia. (Min.)Ci-inò'Ìi-a.tSy./-^f.cymoIIa./lo stesso che Cimolite./' r .(A)(0) Cimouà. * (Gcog.) Antica città della Grecia nel Peloponneso, (fri) Cimolite. (Min.) Ci'iiiO'Iì-te. Sf Varietà dell’ Argilla apira , che è di color bianco-grigio periato , e diventa alcun poco rossiccia col contatto dell’aria. La sua tessitura è fvlincea; essa è tenera e morbida al auto ; si attacca alla lingua, ed è mescolata talvolta con grani visìbili di quarzo. Gli antichi traevanla dall’isola di durilo, oggidì V Argentiera. Serve a digrassare i panni.—, Cimolia, sin. (Boss) Omolo. * (Geog.) Ci-tnò-Io. Lai. Cimolus. Una delie isole Cicladi, oggi Limoli o Argentarla. (G) Limone , * Ci-mó-ne. N. pr. m. Lat . Cynaon, Cimon. ( Dal gr. cyma llutlo, onda, da cui vira cymeno io fluttuo. ) — Generale ateniese ciglio di Milziade. — Pittore greco nato in Cleono. —Nome di quel vecchio romano che , condannato a morir di farne, fu dalla figlia alimentato col proprio latte. (Mit) Cimofea. * (Mit.) Ci-mo-pé-a. N. pr. fi Lat. Cymopoca.(Da cvma onda, . Prodotta dalle onde .)—Ninfa figliuola di Nettuno , moglie di Briarco. (Mit) v j o Cimopolia. * (Mit.) Ci-mo-po-li-a. N. pr. fi. Lat. Cymopolia. (Dal gr. cyma onda, e polios bianco: Bianca, come la spuma delle onde. ) — Piglia di Nettuno, forse la stessa che Ciniopea. (Mit) Cimoso. (Dot.) Ci-mó-so. Add. m. Ch'è disposto a cima; onde diconsi Cimosi que fiori i cui peduncoli partendo da un centro comune , si suddividono senza un certo ordine in altri peduncoli , come nel- V oppio , nel sanguine , e simili. (A) a — * Piante cimose diconsi quelle che portano quella specie di fiore - scema che drcesi Cima. Linneo ha chiamato con questo nome uno de’ suoi ordini naturali, che poi riunì alle sue aggregate. Berloloni.(0) Cimossa. (Àr. Mes.) Ci-mòs-sa. Sf. T. de ’ lanajuoli, setajuolì, ec . Vivagno del panno o del drappo. ( Da cima ; poiché T estremità del lato del panno può riguardarsi come cima di esso- ) (À) Cimotoe. * (Mit.) Ci-mò-to-e. N. pr. fi. Lat. Cymothoe. ( Dal gr. cyma onda, e thoos cèlere. ) — Una delle Nereidi . (Mit) Cimurro,. (Yeter,) Ci-mìir-ro. {Sm. Infermità del cavallo e et altri animali, la quale avviene quando egli è stato nel capo assai infreddalo ; per cui discende per le nari un flusso a modo d'acqua continuamente. ] Lat. cimona, Cresc. ( Dall' ingl. chil che si pronunzia crii intirizzire per freddo, e mur catarro. Dagli Spag. ditesi cimarla. ) Cr.g. 2 f, ;.È un’altra infermità, che s’appella volgarmente cimurro , la quale avviene quando il cavallo è stato nel capo assai infreddato ; per la qual cosa discende per le nari un llusso a modo d’ acqua continuamente. 5 1 —- [ Detto anche dell’uomo.) Burch. 1 . rijf. E stagneratti il naso, che cotanto Di liquido cimurro ognor ti doccia. E 1 . i3o. Facendo tutti delle braccia croce, Dicevan, eh’ aitògavan nel cimurro.» Cecch. Comm . Signor mio, guardatevi Dal cimurro, perché cotesto sole Smuove ma non risolve, (N) 3 —* {Figi] Avere il cimurro , dìcesi di chi ha alcuno umore o fantasia , o di chi sia sdegnoso o imbizzarrito. Cin, * N. pr. m, Lat. Cin, (Dall’ebr. qinjan possesso; ed in fatti questo nome dagli Ebrei dicesi qarnan. )—Cigliato di Mos'e. (B) Cina. * (Geog.) Sf. Lo stesso che China. V .— Ant. cit . della Giudea.( G) Cina. (Bot.) [ Sf Specie di pianta della esandria monoginia , famiglia delle sarmentacee, appartenente al genere smilace ; che ha la radice tuberculosa , farinosa , un poco rossa ; lo stelo consistente ; le foglie sparse , coriacee , senza spine , ovate , cuoriformi, a cinque nervi ; i fiori piccoli, a grappoli ascellari} 1 frutti alquanto grossi. È indigena nella China c nel Giappone , ed è sempre verde . La sua radice possiede qualità depuratoria e sudorifera, ed. è detta cina molle o mollese nelle officine. —^China, sùi.£a/.srnilax china Lin.] Ì2icet£.PYor.32,Ca cina c una radice d’una pianta forestiera, così chia- piata per portarsi, come vogliono alcuni, dalle regioni della China ; di fbori è di color rossigno , e di dentro più bianca, quasi come la galanga grossa. E altrove : Taglia la cina in rotellettc sottili come giulii. Alleg. 8 . Salsapariglia e cina, O legno santo,poco Giova a chi pon si sta ’n camera al fuoco. Buon. Pier. 3. 3. 2 . Che legno non poteva giovargli, o cina, À fargli ritornar barba né ciuffo. Cinabrese. (Pitt.) Cbna-bré-se. [ Sm. Color rosso chiai'o , composto di sinopia e bianco sangiovanni, buono per a fresco, e servamene molto i pittori nelle carni e ne* panni. ] Borgh. Hip. i yf ^ er ^ ìr colore di bronzo si mestica terra d’ ombra con cinabrese. Cinabro. (Chim.) Ci-nà-bro. {Sm. V. G. Composto dì zolfo e mercurio, detto perciò dei chimici Solfuro rosso di mercurio . V ha il cinah"o naturate o minerale e ¥ artificiale 0 fattizio. Quello contiene talvolta una sostanza bituminosa , la quale abbruciata comunica ^ ai vapori mercuriali un odore fetidissimo; dal che trasse il nome. L artificiale porla il nome di vermiglione, e serve nella pittura non solo , ma anche nella medicina. É in masse amorfe dì varia grossezza, composte di aghi cristallini paralleli, di color violetto che paeja al rosso CINCINNO vivo stropicciandolo ; non si altera all’aria; a color moderato & l i QS l latifizza , ma a temperatura più alta si scompone , trasjor iti mercurio metallico ed acido solfoioso. —, *Cinnabro , 51,11 ■* cinnabaris. Gr. ( Secondo i più, vien da cinabra P u ^din- capra, onde cinabrao io puzzo. Secondo Plinio, è questa una P^-^cunc na.) Ricett. Piar.g6. I medicamenti si coloriscono mescolandovi oS cose, come verderame, cinabro, ec. Alleg. 23f Perchè a rincontr può star la biacca Del verzin , del cinabro e della lacca. ^ ^ 3 , 2 — Per similit. dicesi poeticamente il Colore delle labbra- Del Dico a voi dunque volto, o gentildonne, S’apprezzate il cin a ^, vostro , un cittadin direbbe , labbro, Poetando a isonne. Ar> . j )r o, i3. Sotto quel sta, quasi fra due vallette, Labocca sparsa di natio ci ^ Cin ado , * Cì*na-do. N ■ pr. m. ( Dal gr. cinados volpe , Piloto della nave di Menelao. (Mit) . (G) Cinaloa.* (Geog.) Ci-na-lò-a. Piume, città e provincia del B) Cinàmo. (Boi.) Cì-na-mo. Sm. Lo stesso che Citiamorno. V > ffif. 1 CiNAMOLGi.*(Geog.)Ci-na-mòl-gi. Lut.Cynamolgì.Antichipop. d'LU°r Cinamomo. (Bot.) Ci-naanò-mn. Sin. Spezie di pianta della monoginia, famiglia delle laurine , che ha le foglie ovai 1 01 . ^0 con tre nervi; le pannochie lasse non perfèttamente termt fìal1 ' glabri. — , Cinamo, sin. Lai. persea cinnamomum, Iau rUS momum Lin. Targ. (B) (N) t „ F j or c e 2 — * Lo stesso che Cinnamomo. V. Cavale . Simb. 2 . rivo* rosa , cinamomo e balsamo ec. (N) CiNANCiiE.(Med.)Ci-nàn-che.45y^Lo^e550o/ieCinancia. V.Latf'fo 2 ^ rcn jt. Cinancia. (Med.) Ci-nan-cì-a. Sf V. G. Lat. cynancia. (Da c L^. otJ g $ di c yon cane , ed ancho io soffogo , io strozzo. ) Iiifianaud^ ^ muscoli interni del faringe , per cui questi son talmente g on J ia (a A rendono la respirazione diffìcile , e si è obbligato a tenere a *a a àc(lÓ t bocca , e tirare la lingua come fanno i cani quando sono &Jj —, Cinancbe, sin. V. Angina. (Aq) Cinànco. * (Bot.) Ci-nin-co. Sm. V. G. Lat. cynanchum. (V- cl ? ^ yo- Nome che i Greci diedero ad una pianta , per allusione al u c( jio tente veleno , quasi strangola cane, e che i moderni hannfifrr^ng ad un genei'e della pentandria diginia , famiglia delle asclepi a( * ee ’> delle cui specie sono utili in medicina. (Aq) (A.O.) trofia Cwane , * Ci-nà-ne. N. pr. fi ( Dall’ illir. cjtmjen stimato. r^(M‘0 Filippo re di Macedonia, e regina d’IUiria; altrimenti ' 0 ,>ìa- Cinantropia. * (Med.) Ci-nan-tro-pì-a. Sf. V. G. Lat. cyn an ( Da cyon, cynos cane , e anthropos uomo. ) Melanconia 0 nella quote V ammalato si crede trasformato in cane. (Ad) c ytifl5 Cinara. * (Bot.) Ci-nà-ra. Sfi. V. G. Lat. cynara. (Da cy 07 }* u s uo cane.) Nome anticamente dato al carciajfb , perle scagli ^{ìe^ calice dure e pungenti, le quali per metafora furono paragona^ ^ di un cane : sotto questo nome i botanici moderni han forcato nere della siagenesia eguale, famiglia delle cinaroccfaìe. ( Aq) Cinara. * N. pr. m. Lai. Cynaras. (In gr. vale carciofo.) (®) j l{[ ^ 0 Cinaraoa , * Ci-na-rà-da. N. pr, m. ( Dal gr. cinara carci ofoifi „fùfl io piaccio: Cui piacciono i carciofi. ) — Discendente di Cm 1 *'* 1 sacerdote della Vmere di Pafb. (Mit) pm' e Cinaro , * Ci-na-ro. N pr. m . Lo stesso che Cinira. V» C ^ cinarada. ) (Mit) T , cW Cinarocefale. * (Bot.) Ci-na-ro-cé-fa-le. Add. e sf. pi. V. y *. fi pi&f rocephaleae. ( Da cinara carciofo, c c ephale testa. ) Farrug ^ te , la cui fruttificazione composta di fiori tutti jloscolosi a quella de’ carciofi. (Aq) n Cinaroide.* (Bot.) Ci-na-rò-i-de. Sfi V. G. Lat. cinaroides. ( . g di ^ spina, carciofo , e idos forma, rassomiglianza. ) Denomina.^ arbusto le cui foglie sono dure ed acute, ed ifiori formano ctc ^ enormi che hanno l'apparenza di grosse teste di carciofi. Sonai Cinato. (Farai.) Ci-nà-lo. Add. m. Preparalo con la cina. & 1 . 100 . Il giulebbe) ed il brodo cinato lo ba preso. ^ C) 1 ’ 1 ' 2 — * (Cium ) Sale composto di acido chinici/ con una base- nato', sin. (N) 'Piretici Cisca.. * (Geog.) Lat. Cinca. Fiume di Spagna, che nasce ne „ Cia-cAU.EC.fiA. * (Zool.) Cin-caì-lé-gra. Sf. Lo stesso che Cincensi. * (Geog.) Cin-cèn-si. Antichi popoli delta Spagna l lc gonese ; altrimenti Cinnensi. (G) , ,. Q c ofìlli ' Cincia. (Zool.) Sf. Nome generico di una specie d’uccello , de ^ nemente Cingallegra. V. (A) £ Cingi allegra. (Zooi.) Cin-cial-té-gra. {Sf Lo stesso che] Salvili. />. 2 . 5. 6. Oggi comuneincnte diciamo Ciuciai B. 2 . 9 . Cingallegra, più comunemente Cinciallegra. (N) . Cinciglio , Cin-ci-glio. [^m.] Propriamente Pendone che c i’/igU ornamento alle vesti militari, dalla cintura in già. ( Oa lus , che Petronio usa in senso di cinturino. ) . arti 1 . ' Cinciguone , Cin-ci-glió-ne. accr. di Cinciglio. Ot ncl % pecche 11,1 ' Frane. Sacch. nov. i3f. lasciando correre le grillande P er e le coppelle e i lattizzi e i cinciglioni. ,• „n ff?, 2 — Colui che bee soverchiamente. ( Cosi detto dal noin< ì macula 5 ' o'- bevitore, come ben nota l’Alunno.) Lat. bìbax, bibosus, p 1 . r |; 0 ne > , 4- S ° n0 tavernieri c da cinciglioni. . /(}) . ■ Cincinnati. * (Gcog.) Cin-cin-nà-ti. Città degli Stati-Vinti- \ ya j e c Cincinnato, * Cin-cin-nà-to. iV. pr. m. ( In lat. cincinna 1 ] fliiì io c 1 1 ha i capelli ricciuti. ) — Lucio Quinto. Celebre dittatore lasciato l’ aratro, vinse gli Equi ed i Folsci. (Mit) . .. , Cincinnetto , Ciu cin-nét-to. Sm.dim. di Ciuciano. Riccio 1 e ( e , b , nolo, sin. Finciguer. Sat. Frecce ritorte in crespanti ^ scte-y Jj, cinnetti, ricciclli e calamistri, Sproni che accendo!) la )’ c . n ,- ciuci 11 " Cisonso, Cin cin-no .[Sm.F.Li] Riccio, Anello de capelli- - ^ Gr. kUmos. Bui. Par. 6. Cirro e cincinno , capello e ft an o £, ‘ 2 — * Cincinni diconsi. ancora Qui’ciondoli di pelo cl CINCINNOLO » capretti ed i becchi sotto la gola -, e ciò secondo il Mmu tàmii-pretende che sia voce inusitata. c f ie Cincirmet- c >»ciwnolo, Cin-cìn-no-lo. Sm. dim. di Cincinno. da questa parte *-r. li» ve. Comm. D. La volatile ed »“«* '‘££ a rì ,^adenle! (A) e da quella con vezzosi cmcinnoli sopra li c volgare della Cin- Cisciksotola. « i Zoo! n Ciu-cin-pò-to-la. Sf nome co s _ gaUecpft rr ClNt allegra, fr. «V CIO. N „ K ' **J\*:*-S™. cap ezzaj r < - n ^ ua * £ r * c yon cane, e cyo bacio, accarezzo : Chi ac- cam. )— Senatore romano detta l V 6. 64 o. Voi carnefici, tagliale e cl " cloch ^ te £ *,®, ro . lnodQ queste membra fragili e puzzolenti. Dar. cc • 1 a ’ dia ’ che U sforacchi tutto e ti cincischi, e si sfoghi. ,. b'S ermeta f- Cincischiar le parole] Parlare smontaaio non i- SF**, "è speditamente ; “Avvilupparsi rudle P'^l P ’ ! 1 “ dm, " n’- G '- Fir. As. 2 9 4 - Vedendo questo la 3 — a/ C , ant iar cincischiando le parole. . . . ^««■Proceder lentamente nelle sue operaz.omXaf.cancto t, «za Clidt Gr '^"-Lib.son. 102. Ben sai con si vii looreo eli io P'schuto, Cin-ci-schià-to. Add. m. da Cincischiare. —, Cmustiat , J ff eoncisus. Gr. Sili, £ Orna. GVPXSXQp.f,CiVOS, tfi. U coj lU Cm-ci-sti-à-tn > '■sehiato' , ^ , °-«-sti-à-td. Add. hl °sof'o 170. m. da Cincistiare. Lo stesso che Cin- Io cc. sono come dire una abbozzatura di r " ',uio r : . “-s- 1 o 1sc ‘stio r asllut;l . coll’asce grossa. Vincoi s1 * Sm. Lo stesso che Cincischio. V. -Ù.SfF.G. Lat. cinclisis. (In gr. cinclisis vale Vl ' n, 'nt.o Co ° Vc . a g*tazion e.") Malattia degli occhi che consiste in un mo- *"*'* * ntl PUO delle Iinlnphrv*. — . PinrlUmn . sin (\cì\ delle palpebre. — , Cinclismo , sin. (Aq) Seco f U0 'ffcolo atj a ° t ^PPy cr ute , significava i movimenti del petto nel caso d’ C 1 ? L,8 «o. * } J\ s P lra zione. (A.O.) Ct) isia^. * Vpf ì . ■) Oin-cli-s.no. Sm. Lo stesso che Cìnclisi. F. (A.O.) C f te cci a dj I 1 !* 1 *) Ciri-co-ni-na. Sf. Alcali vegetabile che esiste nella , 1 e d è cristallino , bianco , di sapore amaro ed un .de nc ff molto solubile nell'alcool e nell’ etere , ma quasi ìnso- Ini. c ^ qUa > costituisce il principio attivo della chiuachina grì- So *to PE ; T , ln . COt >a pubescens. Dà. se. m d. ( 0 ) (N) ® i0l, mii c / i(? (Arche.) Cin-da-lo-pèt-ti. Sm. pi. Così chiamavansicerti f )s ° 5 c d a y l arcuavano a lanciare degli spiedi in un luogo fan- io*r ( OaJ , ri ° Pe5 . C/rtre. » (■ , |vi;f( 0 ' / .,(V’ P r-m " Lat- Cindeus. (Dal gr. cindax a (Mit) .. —.. V-O* * ... . "C- ^ Je vosi clte } ^ Aiin-di-a-de. Add. f Soprannome di Diana , perche ^ ( lffese ■} 6 Slt€ statue, benché esposte alt* aria, non provasser mai * eVe 1 e h y e J°$ lÙ>n lor ca S ionare la pioggia e la neve. (Dal gr. chion ^"'“SAMoa ,L - r Y piova. ) (A~0.) r ^ai'ìa zp, (Ceog.) Cin-dra-mò-ro. Cit. euisc. dell Asia, minore nella r Va ' ‘Inumi 1 D A» a ‘ N ' P K m - Tal. Cine,13. ( Dal gr. etneo io muovo , e >eo?r; Al0 1 l0re - ) Celebre oratore e consigliere di Pirro. (Mit) a, i.i — - ■ Cinodìcbì. Di cinedo. C tt (lSs on fr> u,; ’ ai ’ c o. Add. m. PI. Cinedici P D ° 1 Gi-ntCì' ^ LV ‘ 9 • B er %- (Min) ^°‘ *^ WI * Latin. Bagascia , -Bagascione , Bardassa. Lat. | lu ^'diìani^' 10 !' locritorius. Gr. xÌvolÙqs. Ar. Far. 35 . 20. Così là fjf* ec. (m 1 ilyMtniori ^ Ballon , cinedi, accusatori, c quelli Clic vi- 5 ì- ^ osso > yAgarizz. Svet. c. 6g. tergo. Fdiz. di Roma ^ * (^ool v SÌ c * ne ^° Augusto come tempera il mondo col dito. (Pe) f rc bè ha ( , ,, ome che ì Greci davano ad una specie di picchio , n aedu 8 r . coda un movimento alternativa dall' aito m basso. Lat. , Nrf, v un g r . <;ineteon verb. di cineo io muovo. ) ( Aq) r ..te ne - *,(GeSg.) Ci-ne-dò-po-li. Lat. Cynaedopolis. Isolo della Cll,E ““c TJ olJ l Ce ' amico - (°> •nog. , 1 Cl-rw-l.. i' ■ '■ Do- Sm. Costume del cinedulo. Delmin. Er- Cik‘ 0? - Aq.” b Ci-nc-d~i-là-tó C eil ' lL '> r^( Mi,< ) s ^ Pa Tto Se , ne -du-lo. Srn. dim. di Cinedo.Delmin,Ermag. 5 p.fìerg.(f.fui) t,Agr.) Ci-ne-fat-tó-re. Sm. Strumento di agricoltura e di v,,°( ls i't f'- l, ‘ di zappa, incalvata come una vanga, lunga sedici Ce» * l0, *E, — 3 “eie * . Per Wo i n fett. Po ‘ei a C'iì'i ^ e, \ azlorLe che consìste nel sollevare ìa superfìcie d' un ? qu Q (l° Perite alla densità di uno o piu pollici , tagliarlo 91*,^ formarne piccoli forni , mettervi il fuoco^ e spargere tetra ridotta in cenere sul suolo. (Ag) 244 CINGERE Cingere, Cin-tri’-fe. {Alt. Lo stesso che ] Cigneve. F. Cerchiare. Pe.tr, E per Gesù cingete ormai la spada. Dani. Par. 8. 14Ì. Ma voi torcete alla religione Tal che fu nato a cingersi la spada. a — della milizia s= Fregiare del grado di cavaliere , cignendo ad alcuno la spada. Dant. Par. i5. poi seguitai lo’mperador Currado, Ed ei mi cinse della sua milizia ; Tanto per bene oprar gli venni in grado 3 — Avvincere, Circondare. Dant. lnf. 8. 43. Lo collo poi colle braccia mi cinse. E Par. io. 6y. Così cinger la figlia di Lafona Vedein talvolta , quando l’aere è pregno, Sì che ritenga il fìl che fa la zona. 4 __ Tagliare. Ar. Far. 25 . 11. Mena la spada a cerco,cd a chi cinge La fronte, a chi la gola, a cui la guancia. (Pe) 5 — jy, pass. Cr. lih. 4■ ca P; *7- De vili s’armino con pruni competenti; e se molte, da fossati si cingano. (V) 6 — Per metaf. Armarsi. Kit. SS. Pad. 4- 26. E imperciò , figliuoli mici dilettissimi, cingetevi di fortezza. E 3s. Delle quali {armi) se ne sarete armati, saranno cinti li vostri lombi di gran fortezza. (V) Cinghia. {Spi Striscia o Fascia tessuta di spago , che serve a diversi usi, e propriamente al tener ferme addosso alle bestie la sella, il basto , la bardella , e simili. —, Cigna, sia. Lai. cingala. Gr. (ùpaz. Tnv. Rii. Appresso rifrena il buon destriere , e acconcialo bene di cinghie e di sopraccinghic. G. V. 12. ,7. 3 . Vestiono cc. una coreggia , come cinghia di cavallo. Maestruzz. 2. 36. Che sarà, se alcuno non percuoterà il chcrico, ma ec. gli piglia il freno del cavallo quando cavalca, ovvero rompe la cinghia della sella 1 a — Per simil. M. F. 7. yg. Avea molto afforzati i fondamenti con gran pietre , e con molte stanghe c cinghie di ferro. 3 — * (Mariti.) Cinghie. Intralciamento di minute corde a due file ; dette bistorte, il quale si mette in varii luoghi del bastimento , come, a cagion ti esempio , sopra i cerchi delle gabbie, sulle prime delle sartie grandi, e altrove, per impedire che non si taglino le manovre. (Van) Cinghiaja. (Veter.) Cin-ghià-ja. [A/?] Vcria de’ cavalli, così detta per essere vicina al luogo dove si cinghiano. Lat. velia cingularia. a — [Talora in fòrza di add. Aggiunto della vena stessa.] Cresc. Or. a. 18. 2. Incontanente gli si scemi sangue dalla vena cinghiaja, clic e dall’ una banda e dall’ altra , presso alla cinghiatura. Cinghiale. (Zool.) Cin-ghià-lc. {Sm.Lo stesso che Cignale. V. iLat. a per. Gr. v.àvfof. Rocc. nov. 3g. 7. Prenderai quel cuor di cinghiale, e fa che tu ne tàcci una vivandetta la migliore e la più dilettevole a mangiar che tu sai. Ar. Pur. 7. Sy. Ed a’vivi cinghiai trai- spesso i denti. ( Altre ediz. leggono cingial.) Alani. Coll.i.iy, D’ogni altro essendo, Come lupo o cinghiai, selvaggio e schivo. a — {Usato anche come add.] Fir. As. 2g8. Portavano in nna dispensa cc. tutte le cose che avanzavano, polli interi interi, pezzi di porci cinghiali, cc. 3 — * Pesce cinghiale : Specie di pesce del genere zeusi, armato di due squame , cosi detto a cagione del suo rostro allungato quasi a guisa del grugnò del cinghiale , e di alcuni spuntoni sottili come setole lungo il corpo, che è tondeggiante, compresso, e di color rossigno. Da’ Genovesi è drttn Stri vale . da’ Romani Ri ondo. Lat. zeus aner Lil CINICO GiNGOfco, Cln-go-lch [\S 7 w *3 Cintolo , Cintura . Lat. cingulum. Kit. SS. Pad. Quaudo si vanno a comunicare lo Sabato c w ----- . • • •* • .... vada P u . {e s 1 .ud° qu; mcruca, ciascuno si scinga il cingolo, e levisi le pelli > e in cocolla. Orditi. Mcss. Lo cingolo, cioè cordiglio, collo * cmge, significa la fune colla quale fuc legato alla colonna 1 I u fuc flagellato. Per 'metaf. [Cingolo della castiti fu detto per Freno della c ° n - n . //. fnt'nrtIa 1 £^tf .C A/T 11/t^.eì Orlmin r.lllti U della ca- piscenza carnale .3 F it. S. 31. 3Iad. Questi lombi sicuo cinh golo di castità. 3Ior. S. Greg. Essendo disciolto lo cingolo slità , lo diletto del peccato prenda signoria sopra le lor nicin 1 ^ (Àrtr.) Cingolo d’ Orione, chiamatisi dagli astronomi te le che volgarmente sono dette i Mercatanti. (A) -.: a i 4 — * (Chirom.) Cingolo di Venere; Nome dato da’ chiromante ^ una linea, alcune volle doppia o tripla , spesso eziandio breve ^ ^ interrotta , che si porla dallo spazio intermediario tra t indine e dito medio a quello che divide l' anulare dall’auricolare. (0) . . ] a . 0 — * (Med.) Nome di una varietà di risipola ; onde Cingolo * 1S1 I eco, erpetico. (A. O.) . gite Cingolo diti, da Cordiglio, Cordone , Cintolo , Cintolino s e tura , Cintino. Cordiglio è destinato ad esprimere qualunque ®° l j u ,, e semplice legatura. Cingolo , oltre la idea generale di cosa che o lega, di cinto o cinta, include quella particolare della cordetta ca o colorata con la quale si cingono i sacerdoti nei vestire g ‘ fi della messa. Cordone nel proprio vale corda alquanto più f ■ g{ . corda grande. Per similit. si dice anche il cordone del capi 1 e ^, 0 .’ lo [ 0 è doni de’ quadri ne’ giardini; il cordone per la peste, ec. Cui piccolo cinto e Cintolino è dim. di Cintolo. Cintura è una * as con la quale l’uomo si cigne i panni intorno al mezzo della P ^ na. Differisce nella forma da Cingolo, da Cordiglio, da Cordone Cintolo. Cintola si prende tanto per cintura , quanto per la P ar S [ C Corpo dove 1’ uomo si cigne. F. Cintola. Cintino dicesi quella corta , che si porta di sotto c copre dalla cintola in giù. ^ tr c y- Cingottare, Cin-got-tà-re. {N. ass. Lo stesso che] Cinguettare. f'otìr eh. Ercol. 52. Questi verbi, comincianti tutti dalla lettera hi lare, ciarlare , cinguettare, cingottare ec., si dicono di coloro, 1^ li favellano non per aver che favellare , ma per non aver che dicendo ec. cose o inutili o vane.» Car. Mattacc. 5 . Vedi c ‘* a ,yj la lingua, ha fuor gli occhioni, E pur apre il beccaccio, e pur cingof'jfq. Cingdettamento , Cin-guet-ta-mèn-to. [A 7 «.] Il cinguettare .—>. -'Utili, feria , sin. Esp. Salm. Consumano l’ore in cingueltamenti 1 ^jc- Segner. Crisi instr. 3. 4- 7- Fra tanto che noi profaniamo a ^ sa con mille cinguettamene e con mille chiacchiere , p rc S aI1 * noi i sacerdoti. Cinguettare, Cin-gnet-tà-re. [ V. ass.] Il parlar de’ fanciulli f l U p,„ lt ct• cominciano a favellare. Lat. balbutire. Gr. •fy.Tjd'Cpr. ( Da tare , come calugine da lanugine.) » Cecch. Prov. 7 4- Avea noine ^ silia? V. Ehmesser no; il nome di lei era Poi-zia per quei c ne cinguettava. (Si parla di una bambina di venti mesi.) £“>. acce*’ — Per similit. Dicesi della voce che mandati fuori alcuni 3 Buon. Pier. 2. 4■ 20. Cosi le putte, così i pappagalli Sono . rflU . chi fa loro la zuppa , Cinguettando , al mattin dare '1 buon S >: , f . — Ciarlare stucchevolmente, [Cingottare.] Lat. insulse loqui. - r ^ c ia- tsoydv. Rocc. nov. io. 3. Per altro modo loro avrebbe limitato^ ^ detto Sbavale , da’ Romani Riondo. Lat. zeus aper Lin. (A) (N) CfNGinALTNo, Cin-ghia-li-no.-Mi/.m. Di cinghiale. Lat. apriam.GrMvpivòs. Uri. Con queste sue lusinghevoli parole le presentò la cinghialina testa, Cinghiare, Cin-ghià-re. [AVn.] F. A. F.e di’ Cinghiale o Ciguaie. Rocc. I'iamm.1. E i pessimi cinghiar!, per amore spumosi, aguzzano li eburnei denti. » Boez. Gli orsi, boni, c’l feroce cinghiare. E 12 5. L’aspro cinghiare, il cui bavoso mento ec. (V) Nell’ es. del Rocc. alla v. Cinghiale, il Saldati, il Bergamini e il Bergamini leggono Cinghiare. (N) Cinghiare. [ Att. Propriamente Legare stretto con cinghia, e in generale.] Cignere , Circondare. Lai. circumdare. Gr. Dant. Inf. 5. 1. Cosi discesi del cerchio primajo Giù nel secondo , che men luogo cinghia. Bui. Clic mcn luogo cinghia, cioè circonda men chc’i primo. Cinghiata, * Cin-ghià-ta. Sf. Propriamente colpo dato con cinghiale fig. Motteggio. Quindi Dare una cinghiata è lo stesso che Dare mia "botta , nel sign. di Molleggiare. (A) Cinghiato, Cin-ghià-to. Add. m. da Cinghiare, Legato o stretto con cinghia. Nov. ant. 3g. 1. Guillelmo fece venir suo destriere sellalo e cinghiato bene. a — [Circondato, Attorniato.] Lat. cinctus. Gr. Bocc. Amet.iy. Appena gli ocelli d’Amcto lascia discendere a considerare la candidi gola , cinghiata di grassezza piacevole , noli soverchia. Cinghiatura, Cin-ghia-tù-ra. [A/i] L’alto del cinghiare: a _ Quella parte del corpo del cavallo dove si pone la cinghia. Cr. o. 18. 2. Incontanente gli si scemi sangue della vena cinghiaja , che e dall’una banda e dall'altra, presso alla cinghiatura, fino alla debilità del corpo. _ Cinghio. [Abn ] Cerchia, Circuito. Lat. circulus. Gr. iteri.»;. Dant.Inf. 18. 7.Quel cinghio che rimane,adunque è tondo. E Purg.i3. 37 -Que- CiNGUETTATiticE,*Cin- sto cinghio sferza La colpa dell’invidia , e però sono Tratte da amor Cixguetteiua , Cin-gi: ...,i„ ,l,.lI. f,>1-7n K 12. in 3 . Nel nrimo cinahio del carcere cieco f m AV./.n Tni; gucttare. Lab. 236. E dienti che ’l suo cinguettare è tanto che jje troppo più ajuterebbe alla Luna sostener le sue fatiche. E v o- per P una ragione nè per P altra fatto l’avesse, ma solamente P glia di berlingare c di cinguettare. c in‘ — Ragionare distesamente e a dilungo. Burch. 1. 3g. Siccome 11 |j a guetta Tolomeo. Galat. 62. Chi è o scilinguato o roco, sempre essere quello che cinguetti. Spini 1, —{Detto di chi parli male una lingua in cui non è pratico.] Lff ^tta- prol. Nè ci udiranno nè Tedeschi nè Spagnuoli,nè Franciosi f 11,0 re in lingua pappagallesca. late r ^‘ — * Prov. Cinguettare a’ merlotti =: 3‘Iostrarsi sciocco e u Serd. Prov. (A) t nZ ia- Cingueitare dilli da Balbettare o Balbutire. Balbutire è P r ®' Li. U P ar . -iin® nn uC1 '.1. 4 6 - le corde della forza. E 22. lo3. Nel primo cinghio del carcere cieco Spesse fiate ragioniam del monte. Cingiale , * Cin-già-lc. Sm. F.A.F.e di' Cinghiale o Cignale. Ar. Pur. 7. 57. Ed a vivi cingial trar spesso i denti. E 24. i3. Spesso con orsi e con cingiai contese. E 46. gì. Or i cingiali in valle ima e palustre. ( Così nell' ediz. del 32 ed in molle altre.) (Pe) Cincilia. * (Gcog.) Cin-gi-li-a. Anl.cit. d’Italia nel paese de' Festim.(G) Gingilla. * (Geog.) Cin-gìl-la. Antica città delta Siria. (G) Cingimento , * Cin-gi-mén-to. Sm. Lo stesso che Cinto. F. Lasc. Cof intermed. del Cini, p. 3. Si vedeva quella bellissima dea . . . col suo bellissimo cingimento, chiamato dagli antichi cesto , guidare i freni. (N) Cincoletto, Cin-go-lél-tò. Sin. dim. di Cingolo. Piccola cintola , o cintura. Baldin- Dee. Colla mano manca stringe un cingolette di foglie con cui si copre le parli. (A) Cingoli. * (Geog.) Cìn-go-li, Rat. Cingolum. Piccola cit. degli Siati della Chiesa sul Elusone. (G) re con impedimento di lingua , frammetter la lingua Cinguettane propriamente C il parlare de’ fanciulli quando coi a favellare. Suole anche adoperarsi in significato di Cicalare. ,eafye c lo di ciarlare stucchevolmente , di parlare a dilungo. V. Ciò Ciarlare. Balbutire è affine a Tartagliare. V. Cinguettata, Cin-guet-tà-ta. Sf. Parlare scilinguato e col }t us0 .' n i a . (^') St.4 3. Ella fa mia cinguettata, eli’ io non intendo quasi P a! Ginguettatore , Cin-guet-ta-tó-re. [ Però. m. di Cinguettare. ] Si filetta. Lat. insulse loquens. Gr. r-ryrc Afy e -. Demost. E s f’ trovano certi mondani cinguettatori della plebe. r r regfi) -guct-ta-trì-ce. Ferb.fam.di Cinguettare. V- 1 [ 0 , A ■ u uet-te-rì-a. [Aj /7 Lo stesso che] Cinguetta 111 Esp. Salm. Tali cingncttcric arrivano a esser peccato. Cinguettiera , Cin-guet-tiè-ra. {Ferb. fdi Cinguettare.] Che I ' c jj,ep c ' Lat. loquax, garrula. Gr. TsxXnrrxTrt. Guài. leu. E si eoa ritanza d’ appellarla cinguettiera. T - Cinguettiere,* Gin-guet-tiè-re. Feb. m. Colui che cinguetta. V- . pel" Cingula. *■ (Mit.) Ciu-guda. Add. fem. Soprannome di (i lli!l che sdogherà la cintura delle nuove spose. (Mit) p.jaiafò' CxsccLkRiN^iQrco^Qm-^u-Xìx-vi'Si.Ant.cit.dell’Asianelht Gv<& 1 . Cinico. (Leti.) Cì^ni-co. Add. m. PI. Cinici e Ciuicbi* mOÌ %h ìCl fi certa setta di Filosofi , a’ quali si rimproverava /’ essere .. l0 s * sfacciati come i cani. Lat * cyrìiciis. Gr. xvtuicos. ( Da c \ u i 0 aP di cyon cane. ) Cocck. disc. Diogene fu detto Cinico lor^q i aPP 1 ^ - 80 . . . clic colle convenevoli spesesi devono sfuggire le c ^ l V^,S t0 . lCl (A.) Senec. Pist. 2 q. Altre maniere di filosofi ec. Acca p ^ e Cinichi ec. Salvia . Disc. 1. 186. Del quale Autiste ^ 13 ^ è figliuola* (N) GlNIFO. ( scvi CIN1FO fi —* Dello anche di Satira, altrimenti chiamata Menìppea.iVu/um. t-os i ^ 4 - Servo fu Mcnippo, i cui libri Marco Varrone emulò nelle 6 ‘>urc: le quali gli altri Ciniche, esso appella Menippec. La posteriore appellazione' è frequente appo i grammatici ; Ciniche le chiama Pro- X) m quelle cose eh’ egli scrisse sopra Virgilio. (N) ~~ 1,1 .fòrza di sost. So/d. sat. 4 - Sicché il timor che ti mandò sosso- P ra , 0 Bozio, e fe’ incettarti il bariglione Che ’l Cinico di casa in wee adopra. (A) 3 -*(Sl.Eccl.) Fu dato il nome di Cinici ai Turlopini , setta di ere- 101 , i quali si abbandonavano pubblicamente e senza ritegno alle più vergognose dissolutezze. ( 0 ) ” .(Med.) Spasmo cinico: Stato convulsivo de’ muscoli d’un lato della juccia , che suole precedere o essere conseguenza dell’ apoplesia ; ed e . 1 la [ nome perchè coloro che ne vanno soggetti imitano i gesti, 1 atrati e le stizze de’ cani. Lat. cynicus. (Aq) (N) N, » 5 !' (Zool.) Ci-ni-fo. [é’m. ] Spezie di becco. Lat. hircus ciniphius. . etl per metastasi dall’ ar. scephon becco. ) Filoc. 5 , 165. Aggiun- 5C vi ec. p ultima parte d’ un grosso cinifo , e con pelle di chilindro. *cu Ci-nigia. [.S/i] Cenere , e per lo più calda , o che ha delfuo- Lat, ciuis calidus. Gr. Bsfip-oeiro^lu. Renv. Cel. Oref. 25 . Come n avrà limato certa quantità, la quale non sia però tanla che «opra l’intaglio cc., mettasi l’opera sopra la cinigia, o veramente so- La u n p oco ], racc acces;) , ec. » Art. Vetr. Ncr. 1. 34 - Si pigli scaglia Ci» *° lro ec, i c questa pulita da carbone, polvere e cinigie, si pesti ec. (N) fc IGUA - (Ar. Mes.) Ci-ni glia. Sfi. T. de’ ricamatoli ec. Nastrino e svito di seta vellutato a foggia di bruco , che serve per guarnizioni. ved' ^ ranc .' chenilie ebe vale il mcd. ) Tarìff. Tose. 45 • Ciniglia, Q, /‘favori , secondo la sua respettiva qualità. (B) (N) °' (Geog.) Ci-ui-o. Lat. Cinium. Città della grande isola Baleare. (G) t U ' A ' (Màis.) Ci-ni-ra. Sf. Strumento ebraico , specie di cetra. Giu- e Ppc Ebreo dice che avea dieci corde , e percotevasi col plettro. v. Uic evas j dagli Ebrei cinnor, onde i Greci fecero cinfra nel med. CSs, °; ), ( L ) ^ a VGi-ni-ra,Cinaro. * N. pr. coni. Lai. Cynira. (V. la Vqirccedente.)— ' 1 pigro , padre di Mirra. — Ligure che soccorse Turno. — Fi- Cu ,,,. 10 " 1 d* Agriope, inventrice del martello e delle tanaglie. (Mit) a Aw - * (St. Ant.) Ci-nì-ra-di. Sm. pi. discendenti di Cinira, a’quali GtstBE *M sacerdozio di Venere in Pqfo. (Mit) Cik,„, ’, Gi-ni-rè-o. Adii. m.Nome palron.di Adone figlio di Cùiira.(Mit) Ci s , s , A ' t (Geog.) Ci-ni-ri-a. Città dell’is. di Cipro. (Van) ’ Ci-nì-sea. N. pr. f. Lat. Cynisca. (Dal gr. cyniscos cagnuo- Ci K!s , 0, ' ~~ Figliuola di Àrchidamo , eroina greca. (Mit) ni . !l> -7 ; ’ lt 0 Ci-ni-smo. Sm. V. G. Lat. cynismus. Setta de’ Cini- 3 a l di procedere e dì filosofare de’ Cìnici. Salviti. Disc. 2. "logcne il cui Cinismo si fu un ramo dello Stoicismo. (A) (N) d e lf (Boi.) Sf. Genere di piante della monandria diginia , famiglia ai-,,!!, § ra minacee . native dell’ America settentrionale. Lat. cruna q ‘Uflcundcea deli pr ‘ com - ( § K - cinna è una sorta di erba. ) — Una Co/ ’T mazz °ni. — Sposa di Foraneo , madre di Niobe. — Lucio .vri/./ 10 - Console Romano , amico di Mario .—Gneo Cornelio. C011- Ei v : " l( f l po di Augusto, e cospiratore da lui perdonalo. — Cajo a . , (,* D'^ tu latino a’tempi di Augusto. (Mit) d e - /Gcog.) Città dell’Asia, vicino ad Eraclea.—d’Italia,nel paese Liì S ,fi nniil - — di Spagna, nella Tarragonese. (G) ,, 0 J l? > * Cin-nà-bro. Sm. V. A. V■ e di’ Cinabro. Serd. Slor. 3 . ai 'attano co’ mercatanti frutte, cinnabri e aloe. (V) E ’ Cin-nà-mc. N. pr. m. (Dal gr. cinyme son mosso.)— Sto- C,*^0 del XIL secolo. (Van) yq 0|i llEGO ^ Cin-na-mì-fc-ro. Add. m. Che produce cinnamomo. Ricet. dj Ca ‘ Grcdettero ebe il cinnamomo nascesse nella regione troglo- ^ Isìi a L ' n - (N) il nido y-f (Zool.) Cin-na-mò-Io-go. Sin. Uccello di Arabia che fa ci 1 .fuscelli di cinnamo o cannella. ( Dal lat. cinnamomum e ì eg ° io scel S°- ) (0) ** ^ eo g-) Oin-ni-à-na. Ant.cit. della Spagna verso i Pìr 'nci.(G) s ùan (Gcog.) Cin-nì-na, Cirana. Antica citta di Spagna nella Lusi- C,s *to.“’^B/ania. (G) „ citiù ,1; Gin-ni-o. Add. m. Soprannome di Apollo , da Cino , Cvrn. . j k r 7 ew «é''Vu. (Mit.) di Sin 101 ',^ , ’‘ ni \ ncc "rc. di Guittoncino dim. di Guidone. V. ; accoro. n utio zr CI !'r?, dim. di Simone. V.\ accoro, di Rinnccino dim. di Ri- ’ (B) (N) CINOLISSxi 245 a — * (St. Ant.) Padre di Lariima , fondatore di Cino. (Mit) 3 — * (Geog.) Antica città di Tessaglia. (G) Cino. (Agr.) [ò’m.] Spezie di pruno. Lat. cynosbatos. ( È comunemente detto spina canina1 ed in gr. cfon, cfnos vai cane, e balos spina.) Cr.2. S. 5 . Quell’arbore ha alquanta vicinTlade e conformità al cino e al pruno. Cinobalani. * (Lett.) Ci-no-ba-là-ni.ò’m.p/./CG.iat. cynobalani, JVazione immaginaria che Luciano rappresenta con musi di cane, e montati so- -,(Aq) Cinocefali. * ( Geog. ) Ci-no-cè-fa-li. Lat. Cynocephali. Popoli favolosi delle montagne dell India, chiamati così perchè si diceva che avessero la testa di cane. (Mit) Cinocefalo. * (Mit. Egiz.) Ci-no-cc-fa-lo. Sm. V. G. (V. Cinocefalea .) Animale favoloso con testa di cane, venerato dagli Egiziani. Giambul. Appai’. Adornata di peonia e di verbena, con duoi cinocefali che mettevano in mezzo il nome Melpomene. (A) a — (Zool.) Si dà questo nome alle scimie che hanno il muso molto simile a quello del cane: tali sono il magai, imacacchi ed i babbuini. Magai. Lett. firn, p.i.l. ip. Quando ha che fare ec. il cinocefalo co’ caratteri o colla luna. (Aq) (N) CiN0CEFAL0-*(Ge0g.) Lnt.Cynocephalac. Promoni.dell’isola di Corcira.(G) Cinocopro.* (Farm.) Ci-nò-co-pro. Sm. V.G.Lnl. cynocopras. (Ij;t cyon, Cfnos cane, e copros escremento.) Denominazione data dagli antichi agli escrementi del cane, che si credevano diseccativi, astergenti , discussivi, aperitivi, risolutivi ec. Questa sostanza si chiama da’ moderni album graecumj oggi si è disusata. Diz. se. med. (Aq) (N) CiNOcrtAMBE. (Bot.) Ci-no-cràin-be. Sm. V. G. Lat. brassica canina Lin. (Da cyon, cfnos cane, e cramhe cavolo.) Genere di pianta della mo- noecia poliandria, famiglia delle chenopodi, credula da alcuni pericolosa ed anche venefica, e da altri purgante e lassativa-, altrimenti detta Metcuriale salvatica, Mercorella bastarda, Cavolo di cane. Lat. thclygouum cynocrambc. (Aq) (N) CisoDEsiio. (Anat.) Ci-no-dè-smo. Sin. V. G. Lai. cynodesmum. ( Da croi!, cfnos , cane , e desmos legame. ) Si nomina cosi la fascia 0 legamento che attacca il prepuzio al ghiande. (Aq) Cinguetto. * (Med.) Ci-no-dét-to. Add. m. V. G. Lat. cynodectus. (Da cfon, cfnos cane, e decteon verb. di ducilo io mordo.) Epiteto di chi è morsicalo da un cane. (Aq) Ci nodina. * (Chim.) C\-no-(\\-n:i.S(Alcali vegetabile scoperto dalsig.Seni- mola nella radice d -lla gramigna comune detta cynodon dactylon. ( N)- CiNonoNE.*(Zool.) Ci-no-dó-ne. Sm. V. G. Lat. sparus cynodon. ( Da cfon, cf nos cane , e odus dente. ) Specie di pesce del genere sparo , che ha la mascella superiore guarnita di quattro denti più grandi degli altri, somiglianti ai canini de' mammiferi. (Aq) (N) 3 — * Genere di rettili, i cui caratteri principali sono i denti interiori canini molto lunghi e mobili. (O) Cinodoste. * (Anat.) Ci-no-dón-te. Sm. V■ G. Lai. cynodontes. ( V. cinodone. ) Nome che si dà ai denti volgarmente detti canini, (Aq) 2 — * (Bot.) Genere di piante crittogame della famiglia de’ muschi die presenta per carattere il perislomio guernito da sedici od otto denti conici, i quali rassomigliano in qualche modo ai denti canini. Spreti - gel lo porla come sinonimo del genere didimodon. (0) (N) a — * Genere di piante della triarulria diginia,famiglia delle graminacee , ora riportalo sotto il genere digitarla, e per Linneo era un panico. Lat. cynodon dactylon Ricard. (N) Cinofallofóra. * (Bot.) Cì-iio-fal-lò-fo-ra. Sm. V, G. Lat.. cynophallo- phora. ( Da cfon , cfnos cane, phallos pentì , e phero io porto.) Nome dato ad una pianta perchè produce de’fiori lunghi circa sci pollici , i quali si aprono nella loro lunghezza in due valve eia una sola parte, e contengono una sostanza carnosa di un vivo molto rosso , che fu. paragonala al pene di un cane. È una specie della poliandria tuo- noginia , famiglia delle capparidi, ed indigena delle Antille.Lat. cap- paris cynopballofbra Muli. (0) (N) ’ Cinofila. * (Zool.) Ci-nò-tì-la. Sf. V. G. Lat. cynophila. ( Ca cfon , cynos cane , c phdos amico. ) Specie d’insetto , così denominalo perchè la prima volta fu rinvenuto su di un cane. (Aq) CmoFONTim.*(Arche.) Ci-110-fón-li-di. Add. e sf. pi V.G.Lat. cynophontis. (Da efori, cfnos cane, e phonos uccisione.) Festa che si celebrava in Argo nel tempo della canicola , durante la quale si Uccidevano tutti i cani che. s’ incontravano nelle vie. (Mit) Cinoglossa. (Bot.) Ci-no-glòs-sa. [Sf.V.G.Genere di piante erbacee della pentandria monoginia , famiglia delle borrugitiec-, cosi dette per avere una delle sue specie le foglie rassomigliatili ad una lingua di cane. Esse passano per anodine. Forma Iq. base delle pillole di cinoglossa che forse sarebbero quasi nulle ed inerti senza i oppio che contengono .— , Cinoglosso, Erba della madonna, Erba vellutina, Pisciaca- nc,] Lingua di cane, sin. Lai. cyiioglossuin, cynoglossa.^Gi'.xwoYAwo-oi'. ( Da cf on, cfos cane, e glossa lingua.) Ricett. Fior. 33 . La cinoglossa delle spczierie, ancorché non sia quella di Dioscorido, secondo alcuni, è descritta da Plinio infra le spezie della cinoglossa. Red. Cons.i. 4 g. Per cagione delle vigilie grandi ec. si é data una piccola pilloletta di cinoglossa, al peso di quattro o cinque grani al più. Cinoclossuie. * (Bot.) Ci-nO'glòs-si-de. si-i. Sm, pi. V. G. Lat. cynosii. (Da cyon, cynos cane. ) Eamiglia di quadrupedi dell' ordine da' carnivori , che comprende il genere cane e tutti quagli animali che hanno qualche analogia con esso, cosi per le fattezze dtl corpo, come perle abUndinif Aq) è composta dì sette stelle ; rappresentanti nella loro situazione utt ca ^ ro col suo timone ; onct è che alcuni le danno il nome di dì Carrettiere , ed anche di Orsa minore , e la sua stella lumai chiamasi Stella polare. Da queste sette stelle il polo prende u not di settentrionale. (Diz. Mat.) /w 2 — Per metaf. Guid i. Lat. dux, praemnnstrator. Me/iz. rim* Da cui vibri scintille, Che a questa navicella Siancinosura e stcU®*v?j '3 —• * (Bot.) Genere di piante della triandrìa digìnia, famiglia graminee, le cui spighe piane da una parte 0 convesse dall altra migliano ad una coda di cane. (Aq)(N) , CiNOsuftiDE , Ci-iiO'SÙ-ri-de. Add. com. Grecismo inusitato.Di cinos ' Lat. cynosuridos. Salviti . Arai. Feti. Dell’ orsa cinosuridc non coi Più debolmente. (A) , Cinosurio.*(M it.) Ci-no-sù-ri-o.y/iA/.m. Soprannome di Mercurio f erc onoralo nella cittadella di Cinosura in Arcadia. (Mit) , , Cinosuro. * (Bot.) Ci-no-sù-ro, Sm. V. G. Lat. cynosurus. Cosi ale chiamano la cinosura nel sign . del §. 3. (Aq) 01ì Cinotomia, * (Anat ) Ci-no-to-mi-a. Sf V. G. Lat. cynotomia.(D a c 7 cynos cane , e tome incisione.) Sezione de' caia viventi che sija r iscoprire alcuni fenomeni sulla notomia dell’ uomo. (Aq) . ,q. Cinotomo. * (Anat.) Ci-nò-to-mo. Sm. K. G. (V. anatomia.) mista de' cani vivi. (Aq) . c( y Cinqdadea, Cin-qua-dc-a. \Sf.V. plebea.'] Nome che si trova ischerzo tdia spada. Lai. latus. Gr.^'àvyavr.v. (Forse così detta da _ ven e * pugnarsi con tutte cinque le dita; cd in tal caso la voce sar ? / „/,) ziana , perocché deo per diio è dialetto di quella provincia. Malm.i 2 . 5l. Quand’ei 1’incorse colla cinquadea, bercila! duello unità. Salv. Avveri- '■»• Quartale e il Cinquale, c cosi • " ■ nella i‘ cchl incorse colla cinquadea volle la gatta. Cinquale , Cin-quà-Ie. Sm. Numero di cinque 1. 14. E perchè anche il Triale e il Quarta! tri ( numeri ) di mano in mano non recarono i Greci sima lingua loro. (V) „.j n CiSQUANSAGGiNE, Cin-quan-nàg-gi-ne. [A 1 /!] f.bassa e di scherno..' di cinque anni. N. Cinquennio. Lai. quinquennium. Gr. jjo Tac. Dav. Post. 4 ^ 9 ; Tiberio schernisce la einquannaggine, che G voleva , de’ magistrati. . r^j. Cinquannale , * Cin-quau-nà-Ie. Add. com. V. L. Di quinquennio.^^ quinquennale. Tac. Dav. Ann. 1 4 ' 20 - Nel consolato quarto di Nerou . ordinqssi in Roma la festa cinquenuale simile alla greca Oliinp ia- >^/ CinQuansei , Cin-quan-sè-i. Add. num. indtcl accorc. di Cinquantase Pelr. Uom. ili, 9. Con ventitré ferite l’ ammazzorono , sendo d’anni cinquansei. E io. Si che venne ad imperare, fra s0 '° e . ri) compagnato, anni cinquansei.Ti 12. Avendo imperato anni cinquansei;^^ Cinquanta, Cin-quàn-ta. iAdd. com. num. indecl.] Numeì'O cl‘ eS, c^ fica cinque decine. J.at. quinquaginta. Gr.rr^TreccvTx. Bocc. f 10 T s $e 2Ò. Che s’cgli non volesse che a’cognati di lei il desse, gh . e ';l venir cinquanta ducati. Cren. Morell. 323 . Ci mandò a profh' n ^ porto di Piombino libero, e senza alcuna ispcsa, eccetto che quanta lance. r A V' Cinquantadva , * Cin-quan-ta-dù-a. Add. com. num. indecl. V ■ , ' ja e di Cìnquantadue. Pelr. Uom. ili. 1 3 . Dal tempo che fu ediu nobile città di Roma anni settecento cinquantadua. (V' 1 ('in- Cìnquantadue , * Cin-quan-ta-dù e. Add. com. num. ira cl. "" > (l . quanladua, sin. Salv. Avveri. 2. 2. 22. 2. In cinquautaduc m0 cevuti da tutti si mostra sano il nostro linguaggio. (V) . 0 di Cinquantaduesiho, * Cin quan-ta-du-è-si-mo. Adtl.m. nani. ordina 1 . Cinquanta e due. Pros. Fior. t. 1. p. 24 ». fFir. 1661.J Er® venuto al cinquantaduesiino anno di sua età, quando ec. (N) gestii. Cinquantamila, * Cin-quan-ta-mì-la. Add. coni num. indecl.Duv. 4 ~;. Con taglia di scudi cinquantamila a chi l’uccidesse. (N) af Cinquantaqu atte esimo , Cin-qiian-ta-quat-trè-si-mo. Add■ m - " dinativo [ di Cinquanta e quattro. ] Lat. quinquagesimus c i lljr j Jibf 0 mirrilo,ori-. rcVapros. Salv, Pros. Tose. 1. ò I •/■ Teoponip 0 11 cinquantaquattresimo ec. mette i fichi in capo di lista. cb e CiNQuANTASEi, * Cin-quan-ta-sè-i. Add. com. num. comp. p u . flit- contiene sei sopra cinquanta. —, Cinquansei, Cioquanzei, » quinquaginta sex. (Van) yp S$‘ Cinquantatre , * Cin-quan-ta-trc. Add. com. numer. indeci . r Pad. 2. 3 i6. Essendovi stato già anni cinquantatre. (V) j-. l(t tn>0 Cinquantatreesimo , Cin-quau-ta-trc-è-si ino. Add. m.num. orat Cinquanta e Tre. Salv. Avveri. 2. 2- 5 - Seneca , pistola ci treesima. Borgh. Col. Rom. 3 jj. Alcuni si sono ingegnatidi /\?) dare il numero, che torni a questo conto de) cinquaulatreesim 0 ^ spili 10 Cinquantesimo, Cin-quan-té-si-mo. Sm. Chiamavasi prìmaqne ^tedi cinquanta anni, nel quale più anticamente ricorreva la 3:ia nd° D. Gio. Celi. lett. 19. Mento, se queste cose non intervenn 01 ^ ire s’ andò a Roma per lo cinquantesimo. M. U. 7. 84 - ^ i y'°i V geoe r ^ e volte si concedette questo perdono : nel 13)8 quando fi* *„fgnuu! a ' mortalità, e nell’anno del cinquantesimo, e in questa guerra r ( quid' Cinquantesimo. Add. ni. num. ordinativo di Cinquanta- guit* 0 *’* qnagesimus. Gr. TivrwsaTÓi. Red. Annoi. Dkir. toi. * nella lettera che nel mio antichissimo codice è la cinema» CINQUANTESIMOTTAVO A.stesi motta vo, * Cin-quan-te-si-inot-tà-vo. Add.m.mim.ordìnalivo. hiam eSS °> 016 9 '* ni l u antottesimo. V.Segner. Crist. insti-. 3. 26. 7-L’ab- Citiorij. 0 116 Can r ?- n ' penitenziali di san Basilio, al cinquantesimottavo.(N) M A/ 1 ^ b*~'‘ n ' t I llan ' t *' na - LY/Ì] La somma di cinquanta. Mirac.S. Sq'uad aC *' ” £r ^ c I l,a h tu m’ onorasti in tre cinquantine. AUeg. 223. rar ^ rn o*° ** na c ' n< iuantina di scartafacci di pelle di pecora miniati, un, • * ÌM0C ' 2 - -t. Non soleva essere mai di, che non me ne venisse Cmon* qUantina alle . raani mentri'^ 0 ' i^*=r.) Cin-quan-ti-no. Sm. Formenlonino. Specie di for- utta rac P erc hè cinquanta giorni occorivito dalla semina Cinq NTO t TEiIMO ’ Cin-qiian-tot-tè'SÌ-mo. Add. m. num. ordinativo [ di Uctav'i °n — > Cinquantcsimottavo , sin.] Lat. quinquagesimus nohil' S ' ^ rr -. Vll ’ rr > hoittÒì dytioQt. Red. Cons. Tutti i mali di questo sin ' S - Sln ?° signore, che si trova nel cinquantottesimo anno dell’età ndu , cono ec - e uno^ KO ’^P* U ^ -^atm-tìt-no.Add.com.num.indecl.composto di Cinquanta l a c n£ -^ 2 iam.ò’on.Centnn, centuno, cinquantuno e un'A, Compare, c Qui per dinotare it nome Cicilia.) (N) q ? Ciii-quan-ze-c-si-iDO. Add, m, num. ordinativo di Cin- £*'i 0l , quinquagesimus sextus. Gr. rfsvrr}KocrTos fiero?. Cari. tunp«;» 2 r* • 1onsen telc fall opinione) il Tasso nell’Apologia alla treu- Cisq Ua a n S a della faccia cinquanzeesinia. (C) *-' n( |VL'u t Cin-qnan-zc-i. Add. coni. num. indecl. V. accoro, di Star, ,5 a l e i', r• Lat. quinquaginta sex. Gr. -rrarmovra. s'j-. Segti. (1 , D ," - ooo. Papa Marcello allora si morì in età d’anni cinquanzci C ' B WAirzE Un di cl ’. e fil clett0 al pontificato. (B) sèu e s , TE Cin-quan-zèt-te. Add.com. num.indecl. Che contiene 2. gg °f.’ a cinquanta. Lat. septera et quinquaginta. Tac. Dav. ann. ^'NQUAsze 113 ver g*nc ec. stata cinquanzelte anni ec. (N) *-‘‘ ,lc ruant TESIM0 ’ * Gin-quan-zet-tè-si-mo. Add. m. num. ordinativo di Sa w ave a * ? c ^ e ' Cocch. Disc.t. 1. p. 220. Bisognò morire ec,, pas- r^!w^' anno c ‘ n< I l,a,lz<:ttes ' mo delia sua vita. (N) fioco ^ *“*' com.num. indecl.] La metà di dieci. Laf.quinque. Gr.-Kìers. presso' d[ V lb ' Noi t’ accompagneremo infino a un castello che è di conf C s ■ < ^ UI c } n que miglia. Cavale. Frutt. ling. Di cinque altre spezie Coletti) i ! ’ lone riprensibili. Red. Cons. 1. 7.Ne’quali tutti a cinque^ luber- t>„„ q esentemente non si scorge altro che una semplice escoriazione. d la leu, ” - ■ ■ - • • ■ CINTOLA 247 is. Bemb. lett.2.3.fi5.tìovc dite ec. alle volte la cinquereme d’alcun poco spazio.fi 2.3.fi5.Ha fatto per la prima sua opera la cinquereme.fi 2.3.fiy .Certo sono che egli non si riposerà, nè vorrà dormirsi nella sua cinquereme. Cinqueterre. * (Geog.) Nome collettivo di cinque villaggi del Genove- sato sulla costa del Mediterraneo. (G) Cinq c e villaggi. * (Geog.) Cin-que-vil-làg-gi. Giurisdizione della Sviz 1 - cera nel cantone de' Grigioni. (G) Cinquina , Cin-qui-na. [A/ì] Quantità numerata, che comprende il numero di cinque. Borg. Moti. iyq. Benché i più per quattro la piglino, non per una cinquina. 2 — * Sei giuoco del lotto è la combinazione di cinque numeri che vincono , o che si vorrebbe che vincessero. Forlig. Rice. Ma pochi terni e come le fenici , Erano le cinquine. (A) 3 — T. de’ finanzieri. Specie di gravezza in antico , come Catasto 5 Decima, e simdi. (A) Cinquino, Cin-qui-no- [A/?] Si dice quando due dadi hanno scoperto cut- que. But. Purg. 6. Cosi degli altri in fino in dieci, che può venire sei, quattro , e cinquino. Cinta. [ SJ'.] Circuito, Cerchio , Cinondamento. Lat. arabitus, circui- tus. Gr. tfspif>o\os. ( Da cinctus pari, di cingo io cingo. ) G. y. io. l55.fi. E la cinta di fossi e di steccati, che si legge, fece Giulio Cesare al castello d’ Aliso in Borgogna. M. fi. 7. 58- Sauza contrasto furono messi pe’ terrazzani nelle prime cinte di mura. 1 — Cintola. Lihr. Astrol. L'uno è nel petto sopra la incatenatura della cinta. Beni. Ori 2. fi. 11. Cosi pian pian se gli viene accostando, E dalla cinta gli levava il brando. 3 — (Archi.) Cinta o Ccmbra : Quel piccol quadro che si ritira per acquistare ed unirsi al vivo di una colonna , di una fascia , 0 di un muro. La cinta di una colonna è un membro dell' imoscapo , appartenente alle parli della medesima colonna ; ma da molli fra i moderni è annoverala fra le parti della base, fi oc. Dis. (B) 4 — (Marin.) Cinte o Conte o Centine o Incinte : Bile o Corsi di tavole esteriori , piu grosse delle altre del fasciame , le quali poste ni linee paralelle fra loro , firmano a certe distanze delle fasce o cinture che circondano il bastimento da un’ estremità all’ altra sopra la linea d’acqua dell’opera morta. Servono non solo adornare la nave e a distinguere le divisioni delle tolde o ponti , ma ancora a fortificarla , facendo esse l unione o legame de' suoi membri. Le Ire cinte più basse chiamami Precinte, quelle al di sopra Carretti o Carretti di lizza. (Vau) Cintia, * Cin-ti-a, Cinzia. N. pr. f. Lat. Cyntbia. ( In gr. cynthion vai maschera , larva, personaggio di legno. ) (B) a — * Add. pr. f. —Soprannome di Doma, dal monte Cintioy ov’ella ed Apollo nacquero. (Mit) ., spe dalmente parlandosi di dadi o carte segnate Porr” n f mero j e s ‘ dice Un cinque , Due cinque ec. (A) . . W (è si C Cln< l ue e levar sei : Maniera bassa di dire che vai Rubare; A la roba K on S°no nel rubare cinque dita e si levano sei cose , con Cu ")Uecen ifi£a - ( A ) dihatào C 1 < 1 Ttesi mo , Cin-que-cen-di-ciot-tè-si-mo. Add. m. num. or- d ' cì lUi s ' f no > 0 l’ultimo di cinquecento diciatto. Lat. centesimi» . , v _ t P ; l l a mou VU - Sl ^ r ' IoarscrD bixotros ó'yboos. Alam. Gir.lett.dedic. Cintiglio, Cìn-tì-glio. [Sm. Lo stesso che ] Cintolo, fi. Lat. cinctus. Gr. r slitte crii’ dl Artùs intorno al cinquccendiciottesimo anno dopo la oul^uitu. Menz. sat. 7. Certo che la nastricra , e 1’ aurea sciarpa , lai ia. E i ricamato serico cintiglio Già m’ il ilel ,, ,> I i 1 . ec. num . 0 ^ ETta ?tas E e SIM0 , or .. Cin-que-cen-set-tan-ta-se-è-si-mo. Add. m. n peso ln(i! ,fiè di Cinquecentosettantasei. Cr. alla v. Grano , §. 2. ^'^«ecest 1 C1 ® ! a cinquccensettantaseesima parte dell’oncia. (N) t i n tijQ'f jl ’y i '' ìr ‘f'- n - R u > n gentcsiraus. Gr. TfsvrxKoa’io^'òs, Dant. lnf.2^ ioy. Cile ia ' Jl^^ QUEcENT 0i ' <:, e -P 0 ’ r ^ na sce, Quando al cinqueceiitesimo anno appressa. ^qupc^^^^^’^^cn-ìÀ-sìa.Sm.Appartenente o Che^ ha relazione al r 1 ^°°) 0 s'° 9 è n °mc che si dà agli autori italiani chefiorirono nel ^ l!H Qoisc E?rr ^^ e ^ secolo XP’’, ed a chi seguita il loro sU’/e.fier^.(A)( 0 ) ^' an getita 3 -^^'^ue-cèn-to.C Add.com.ùidecl.lnurn.Cinque centinaja. Lat . j et d° fior* ji‘ ' 7r5t ' T0W( 'O(yia. J 5 occ. nov. i5. 2. Messisi in borsa cinque- ^ temila J* 11 ^ oro ‘ V. 6. 56. Nel quale f campo ) si trovarono 1 Cll iquecentr\ — , V>. ‘-’W. 1M.» 1JIIU1A. ( A/C irn/JU J C CCn ^° ^ ai ^ u ^ e ^ eu contate e bene in ar Usato anche come sm. per significare il secolo Xy.fN) ^ lN< ?eEp 0GLl * (^^gOCin-que-cliiè-se, Funfkirchen. Città d’Ungheria^ G) P?Hgìnì a /• Cin*que*lò-glie. com. Pianta dell’ icosandrìa delle rosacee , delta potentina reptans, la cui radice ? s den e b c ? te >.mrifuga e vulneraria. Cosi detta perchè il picciuolo ■‘ u *n. (ffl u,: f r fili«ltne distinte.] —, Cinquefoglio, si». Lat. quinque- ? 1Il quefon|;( ,r "’ 1 '° ! ®'' > - ? ' 0I, -C'u.^. 4 ii. 6 . Prendi seme d’artemisia e d’erba ,a di li.:®. e polverizza.,, AW j u„.,„ ri .- Itti ’’ «d a CnP ’ ‘“i rad'ic 6 P°l vcr * zza - >> Red. neldiz. di A.Pasta. Il cinquefoglie e t, e,i . c , giova alle oppilazioni delle viscere, all’artetica, a’cal- 'U altro ,,,, L11' cuti ’ ’ p - ’U, ,;,1 , giova alle oppi ptiugso- PJ^Ure malattie. (N) . ^^QUegar» *•) C i n - q u e - fo-g li o. A’m. L 0 stesso che Cinquefoglie. fi.(A.O.) omento (Geog.) Cin-que-ga-bél-Je- Città di Francia nel dipar- C ">emhJ * U alui Garonna tr-s b onna. (G) P’fYue Vo/^ Ul ' < ?! , ) c ' ni ‘‘ la - Ùdd. com. num. indecl.'] Cinque migliaja, fì, e n I*tte -, Cinquemilia, sin. Lai- quinquemillia. Gr. ttìp- a* s / 1 ’- Uomp, 2. ^7. X quai beni messer Manetto fece ricom- c . 0m P a gni fiorini cinquemila. Locc. nov. ia. 12. Metti r° ri " d’ wo de’ tuoi. 1 1 com * numer. indecl. V. A. V. e {V 1J(i !nilì a a ’ y lt * «y*S*. Pad. 1. ioq. A sua cura stavano beue cin- donaci. r\r\ ^ plum^V-XBot) Cimnnc-nèr-vi.fi/ìNozur che si dà comunemente alla >iee , Pùnta delia tettandria monogami, famiglia f ^piantagi- J«\hl ed USate % leggermente astringenti, sono ^ en a ) or , e la lanceolata. (N) . . Oninmien- >>ìo, C| l “> Citi-qucn-nì-o. [Sin.] Spazio di cinque anni. —, V u, " ( l« cia 3 ' ltiW’ i , anoa 8S. i »e, sin. Lat- qfuiuqueuMUl». Gr.-rc rairis.. Liv.Dsc. a Prossimo cinquennio. Pi q , ESe »vi... CV) ricamato serico cintiglio Già m’ abbarbaglia , ec. Cintino, Cin-ti-no. [A’m.] fiesfa corta che si porta di sotto, e cuopre. dalla cintola in già. [ fi. Cingolo. J Cintio , * Cin-ti-o, Cinzio. Add. pr. m. Del Cintio. Usalo anchecomc N. pr. m. Lat. Cinthius. (B) 2 —* (Mit.) Lo stesso che Apollo, perchè nato nel monte Cintio. Beni. Rim. i. 65. Ma messer Cintio mi tirò gli orecchi. (Mit) (N) 3 — * (Geog.) Lat. Cynthius. Monte dell’ isola di Deio. (G) Cinto. [Sm. Lo stesso che] Cintura, fi. Lai. ciugulum. Gr. fax. A r. Fur. 23. fiz. Fra I’ altre spoglie un bel cinto levonne, E se ne legò i fianchi in fra due gonne, u Infine App. Serraturadel cinto clic era una testa di marzocco. (A) 2 — [Luogo ove la cintura si cigne.] G. fi. 12. fi. 3. I cavalieri vestivano uno sorcotto , o vero guarnacca stretta in su i cinti. » Dant. Li fi 2j. gì. Né sommo ufficio, né ordiui sacri Guardò in sé, nè in me quel capestro Che solea far gli suo’cinti più macri. [Masecondo il Bali qui vale frati. ) But. Li suo’ cinti più macri ; questo dice in reprensione de’ frati del detto ordine, che soleauo essere anticamente più macri per l’atto della pcnitenzia, che non erano nel tempo di Dante. 3 — Cinta, [Cerchio.] Lat. ambitus, circuitus. Gr. itspfio'Kos. G.V.6. 6g. 1, Un castello ec. , che si chiamava Gressa, molto forte, con due cinti di mura, ec. 4 — (Astr.) [Quel cerchio che si vede talora intorno al sole o alla luna quando sono coperti o intorniati da nebbie rade ; altrimenti ] Alone. Lat. baio. Gr. dXun.Bant, Purg. 2Q. j8 • Onde fa l arco il Isole, e Delia il cinto. But. Il cinto, cioè lo circulo intorno a sé, quando è coperta o intorneuta dalie nebbie rade. 5 —*(LcU.)Cinto verginale: Cosi chiamavano i Greci la cintura di lana che portavano le donzelle nubili, e che veniva sciolta dallo sposo nella prima sera delle nozze. (Mit) 6 — (Cbir.) fi. Brachiere. (Diz. Chir.) 7 — * (Mit ) Cinto Mi Venere : Seconda cintura che Venere portava sotto le reni , di cui fi. la descrizione in Omero. Iliad. 1. ifi. (Mit) Cisto. Add. m. da Cingere. Lat. cinctus. Gr.tfefdeos. Dant. Infi. 27.67. 1 ’fui uom d'arme, e poi fu’cordigliero , Credendomi si cinto fare ammenda. Amet. 17. Considera la coperta parte in piccioli rilievi, sospesa sopra la cinta veste. Cintola, Cin-to-la. [Sf. Lo stesso che ] Cintura, fi. Lat. cingulura, zona. Gr. >1,. Bocc. nov. 23. i3. Quasi, come se io non avessi delle borse e delle cintole, mi mandò una borsa e una cintola. Tav. Rit. La donzella aperse un suo cofanetto, e trasselle fuora una cintola. 2 — La parte dove uom si cigne. G. fi. 11. 23 . 2. Si spogliavano dalla cintola in «u, e si battevano un pezzo umilmente. Dant. lnf ia.33. 2^8 CINTO LINO Dalla cintola in su lutto ’l vedrai. Tav. Rit. VcdeVansi tutti i suoi membri dalla cintola in giù. 3 — * Col v. Cadere : Cadere da cintola il calendario — Dimenticare, V. Cadere, §. 3 o. (N) . q — * Col v. Dare. Dicesi che Una cosa dà alla cintola. per dire Che ai rira fino alla cintola. (A) 5 — [Col v.Essere:]Esser largo in cintola ,dicesi di chi fa il liberale e non è. a — Essere stretto in cintola , si dice di chi è avaro. 6 — [Col v. Stare 0 Starsi colle mani a cintola; [è lo stesso che Tenersi Je mani a cintola.7,2] Remò. Asol.i. Tu, combattendo i tuoicom- pagni, colle mani a cintola ti starai. 7 — 1C0I v.Tcnere o Avere:]Tenere alcuna cosa legata a cintola, e Tenerla a cintola assolutamentetzz Tenerla presso di se, Averne cura.Ar.Cass. 1, 1. Per quanto la sua grazia M’ era cara , e la vita mia , che a cintola Tuttavia la tenessi, o nella manica.» Borgh. Moti. 228. E’non ci fa sempre, nè se ne ha anche la comodità a ciulola ogn’ ora che il bisogno viene. (V) 2 — Tenersi le mani a cintola =3 Non s’ajutare , e Non far nulla. Lat. trahere otium. Gr. iicortuoKiìfiiv. Bocc. nov. 20. 2. S’immaginano che le donne a casa rimase, si tengano le mani a cintola. Buon. Pier, f. 5. 1. Non è anche di da Star voi costi ritti, E da tenersi a cintola le mani. $ — * (Ar. Mes.) Filare alla cintola , dicesi da’ funajmli del filar le funi colla canapa avvolta intorno alla cintola , e dicesi a differenza dell’ altro modo di Filare all’ asta. (A) Cintolino, Cin-to-lì-no. [«SVn.'J dim. di Cintolo. V. Cingolo. Lat. '/.onula. Gr.Xfmw.Bocc.nov.12.1g. Nè ne perde altro che un pajo di cintolini. 2 — Prov. Strignere i cintolini ad alcuno, dicesi di quelli a cui prema molto ed imporla alcuna cosa. Bocc. nov. fio. 22. La donna , siccome colei, alla quale strignevano i cintoliui cc. , ordinatamente di quello la fante informò. 3 — Avere il cinlolin rosso e=t Avere alcun contrassegno di rispetto e di riguardo , [perchè già in Firenze gli uomini privilegiati portavano una becca rossa , ed erano perciò conosciuti e riguardati.]»Burck. p. 4 pag. 2j5. ( Alessandro Adimari. ) ( Londra 1-j 97. ) Ho io il cin- tolin rosso, Ch’i’ possa senza Sol fare il bucato? (N) 4 — [E Non aver il cintolin rosso = Non esser vantaggialo sugli altri, Non esser rispettalo o riguardato .] Cecch. Esali, Cr. 2. 1. Eh la non usa mantenere i patti (la mortej : Egli non avrà già ’l cintolin rosso. Cintolo , Cìn-to-lo. [ Sm .] Fascia 0 Nastro che cigne. F- Cingolo. Lat. cingulum , cinctus. Gr. hci'fp.a. Annoi. Vàng. Or vosi’ io che voi torciate il capo vostro come uno cintolo, e che vi vestiate di sacco. ( Forse dee leggersi: con un cintolo.) Amel.'ig. Ne’miei cscrcizii gli avea armi donate, e cavallo, e cintolo di milizia a me graziosa. ( Qui cintolo potrebbe anche valere cinto lui. V. Cingere della milizia.) '2 — Il vivagno del panno lano. Lat. panni ora. Cani. Cam. i83. I vostri nuovi pesci Sol da un lato san far l’accotone; Noi e ritti c rovesci Accotonimi), se innanzi un ce gli pone ; E menando’l piumone Fin sul cinto! supremo, Con un piacer estremo Attendami volentieri a accotonare. (in sentimento equivoco, come sempre è l’uso di questi Cauti.) -3 — Avere il cintolo rosso, e lo stesso che Avere il cinlolin rosso, r. Cintolino , (. 3 e 4. Buon. Fatte, 4, 6. E la mia non arebbe il cinto! rosso. (V) Cintoncmo. (Bot.) Cin-tòn-chio. [ Sm. Lo stesso che ] Cordoncino. F. 2 — E per tnelaf. Pataffi 4 • Egli è nuovo ciutoncbio a scantonarsi. Cintba. * (Geog.) £01. Montes Lunae. Catena di montagne nel Portogallo .— Piccola citta del Portogallo. (G) Cintruengo. * (Geog.) Cin-tru-èn-go. Cit.della Spagna nella NavarraXG) Cintura, Cin-tù-ra.[À , /d Fascia [per lo più di panno o di cuojo , ] colta quale l’uomo si cinge ipannilo la spadafintorno al mezzo della persona. —, Cinto, Cintola, Centura, sin. /■''.Cingolo.] Eul.cingulmn, zona. Gr.fvri, Bocc.nov. ig. 16. Una borsa ernia guarnacca d’un suo forziere trasse, e alcuno anello e alcuna cintura. Doni. Par. li. gì. Non avea catenella, non corona , Non donne contigiatc , non cintura , Clip fosse a veder più che la persona. 2 —Per metaflCinlura del sole par Cerchio intorno al sole.] Dant.Par.3o. «(^.Intanto che la sua circonferenza Sarebbe al Sol troppo larga cin- tura.Hut.Sarcbbe al So! troppo larga cintura, cioè in si fatta grandezza, che lo suo giro d’intorno sarebbe al Sole materiale del mondo troppo largo cerchio. -3 — Il luogo dove la cintura si c igne. Bocc. nov. 41. 5. Ed era solamente dalla cintura in giù coperta d una coltre bianchissima e sottile. Galat. >6. Ove tutti gli altri la portino cortissima (la guarnacca), poco più giù che la cintura. Serre. Ori. 1.22.20. Tenea sempre le chiavi alla cintura. ( Qui può valere attaccate alla cintura , cioè al cingolo.') Lib. son. gj. No’andamm’ier, Lorenzo, ad un convito Con un Hcpnbblicon largo in cintura. 4 — * Dicesi Cintura della spada , 0 semplicemente Cintura quella che serve a tener cinta al fianco la spada. Magai, leu. Cinture da spada incognite ec. (A) 5 — L’atto di cigner la spada nel fare i cavalieri. Fr. Jac. Cess. Perocché innanzi che venga alla cintura cavalleresca, si conviene che sia usato d’arme. 6 — (Zool.) Nome dì Un genere di animali dell’ ordine degli anomali , con corpo nudo , lungo , tubulato , reci/é estremità ottuso ; apertura unica, anteriore , traversale , bilabiata 1 in ciascun lato con ali niem- branoso-gelatinose, terminanti in foglie dilatatela margine fibro-cilialo. Qualche organo interno? Beniér. (Min) Cinturetta , Oiu-tu-rét-ta. [Sf] dim. di Cintura. — , Cinturetto , Cinturino, Cintolino, sire.Lut.cincticulus. Gl.ì)iu'fij.xrtov.BucCìnov.23 i i5. Si trasse di sotto alla guarnacca una bellissima e ricca borsa , con una leggiadra e cara cinturetta. È nov. 80. ifi- Ella gli cinse una bella e leggiadra cinturetta d’argento. Cinturetto, Cin-tu-rét-to. Sm. Lo stesso che. Cinturetta o Cintoli- CfO’ no. V. (A) Salvia. Odis. 286. Disse , e col cinturetto prestamente I* 1 tonaca si strinse. (Pe) . Cinturino , Ciu-tu-rì.no. [Aire.] dim. di Cintura. [Lo stesso che Cinta retta. F.] Lib■ cur. malati. Si stringono troppo forte il cinturili 0 ) pe parer più belle della persona. 2 — * Avere il cinturino rosso. F- Cintolino , §. 3. (A) _ . 3 — (Archi.) Lo stesso che Occhio o Cerchio. Balli. Dee. Primierainen paletti fitti negli occhi delle catene , o cinturini , o cerchi che t vogliamo,.... sarebbero usciti di piombo , sarebbero cadute le co che egli hanno attorno , come cosa debolissimo. (A) . 4 —(Ar.Mes .)Quella parte de calzoni, che s'affibbia sotto al ginocchio£ 1 — Cinturini , chiamatisi da’ calzolai quelle alette delle scarpe c s’ affibbiano. (A) 5 — ' (Arche.) Quella cintura che i Greci e i Romani mettevano torno al corpo , e da cui pendeva la spada , quando non portava il balteo. E uso che aveano i soldati di portar la spada attaccala cinturino fece dì questo l’emblema della milizia. (Mit) Cinuria. * (Geog.) Ci-uù-vi-a. Lai. Cynuria. Città deli Argolide. {yl Cinujui.* (Geog.) Ci-nò-ri-i. Popolo del Peloponneso. (G) _ Cinuro, * Ci-nùro. N. pr. m. ( Dal gr. cyon, cynos cane, eo da , ovvero da cinyros flebile, piangoloso.) — Figliuolo di Tersi fondatore di Cinuria. (Mit) . . u Cinxia. * (Mit.) Cui-vi-a. ( Dal lat. cinxi io cinsi, cioè cinsi di » ou * ovvero abbracciai. ) — Dea che presedeva alle nozze. (Mit) . . Cinzia. * (Mit.) Cin-zi-a. Adii. pr. f. Lo stesso che Giulia. F- V"! ' u Cinzilla. * (Med.) Cin-zìl-la. Sf Nome dato da Paracelso alla risV in forma di zona. ( Dal lat. cinxi io cinsi. ) (Aq) _ ^ Cinzio.* (Mit.) Cin-zi-o. Add. pr. rn. —Soprannome d'Apollo anche come N. pr. in. — , Cintio, sin, ( V. Cinzia.') (Md) .,-jjo Ciò. *■ iV. pr. m. (Dal gr .cyo io bacio.) — Uno degli ArgonuU A ,, 2 — * (Geog.) Piccola cit. dell'Anatolia propria , anlicam. Ul0s l”‘ '!), w Ciò. Proti. [ com. inde ri.] vale Quello , Questo, Cotesto, [ire sen ( ^ neutro.] Lat. hoc, hocco, id , illud. Gr. roiro. (Da ceo che_ pi' 1 '” •essog“ antichi Franchi corrispondeva al lab/ioc.)» Bocc. g. i.re.i.E sufi 0 ^ avviene, il popolo di questa terra, veggendo ciò, si leverà a romoMA y 2 — * F col segno de’ casi o con preposizioni. Bocc. pur per malinconia, che il falcone aver non potea, 0 per la’nlcrnnta c j; a ciò il dovesse aver condotto , non trapassar molti giorni eli <’» una questa vita passò. E g. 1. re. 7. Il quale avendo disposto di ‘ J jp, maravigliosa festa in Verona , subito da ciò si ritrasse./? g. 4- ‘ slU i volendole in ciò compiacere il padre, in un monistero essa e . u , fante monache si renderono. Petr.p. 1.101. E di lagnine vivo u [ ger nato, Nè di ciò duolini. (Gin) Nov. Ani. 80. La gueria u piace, uè lo consiglio mio non è a ciò. (N) - , 0 b — * A ciò = A quest’effetto, A questo fine , Per questo. id , propterea cc. Nov. Ani. 4g. Al tempo del re Giovanni alI , fue ordinala una campana , che chiunque ricevea un gran tm ^ ril . dava a sonare, c 'Ire regimava i savii il ciò ordinati , a 0C1 " CI Ì ^.g gione fosse fatta. (Gin) Pallai!. 6. 7. Si ricidono i granelli eoi ^ tagliente a ciò fatto. (Pr) Bocc. g. 7. re. 1. Potrete una no zione, e molto a ciò valevole apparare. (N) . • Jtto — [Da ciò, quasi aggiunto in luogo di Atto , Idoneo, et ^ |j 0 r a questo. Lat. aptus, apta.] Bocc. nov. 21. 12. Ed egli c J ji-iiiO del inondo da ciò costui. » E g.8. n.3. A me pare , che ^4^,33' dica bene, ma non mi pare che questa sia ora da ciò. Dani. i3g. Ma non eran da ciò le proprie penne. (Ciu) _ Forte b l3 ‘ — * Di ciò, usalo iti luogo di Per ciò. Bocc. g. à. re. g. simando il conte di ciò, ch’egli di lei non si contentava. (L*/^ 2 — ‘E si dice ancora come soverchio. Bocc. g. 3.ioì). ^ c |,e me non intendo di palesare ; perciocché ancora vivono di ftnc\ /ìeff r-n*ì o r*nti nrflnnsiztOllh. 1 uOCC- .. 3, non Acc' ioccbo pai - ■ m.. iissal nulla, n jjjjjiO ini muoja. A. Agnst. C. D. 5. 6- Questo, quanto sia T ho dichiarato. Ma ciò che si sia , (sed hoc qualectiu q che vale nella natiyitade. (V) CIOCCA A " Se ciò noti fosse che, usato per locuzione intera in luogo f' (l comune Se non fosso che. Dani .Purg.<3.3 E Ditir. N0.1 fìa già che il cioccolatte V’ adoprassi ovvero il tè. (N) Cioccolattiera. ( Ar. Mes. ) Cioc-co-ìat-tiè-ra. [Sf.] Vaso in cui si bolle la cioccolata. Cioccolattiere. ( Ar. Mes. ) Gioc-coAat-tiè-re. [Sm. Vaso da bollir la cioccolata. Red. coiis. 1. ig . Al secondo e al terzo quesito dico che - si mette in un cioccolatticre d’argento, 0 in altro yaso appropriato, sufficiente quantità d’ acqua , ec. _ -, n jp _7. r - m njdg^iuieeuc mai uj uucaiu iuuiiliv oi iuv.v.o3^.^V) £‘° fn in luogo di Cioè- G. r. 5. c. 1. Molte città di _ f ubcllaron 0 al detto y Krctr f L . Ciò sono. Vii. SS~. Pad. . , _ . „ * . . nidi c l e i e desiderare, che ci pcrducono al cielo ; ciò sono le ver- 2 — Oggidì più comuncm. si dice Colui che fabbrica la cioccolata. (A) CC * delle r / IOnc °P er e. Boig. Orig. Fir. 3 o 6 . Avendo parlato fin qui Cioccuto, Cioc-ch-{o.Add.m. Che ha fiori a ciocche. Salviti. Nic. Ter. conìT*^ P rmc 'P a h cÈe alla sua origine attengono, ciò sono Seme che sisparge d’agno Biancofiorito, e ncreide, c rulctta Cioccuta.(A) _ 4 — ^ione sua, e dell’essere colonia ec. (V) Cioe ; Ciò-e. VA. V. e di' Ciò. Dant. Com. %$. Seguito io alla prc- < anobi» .•.» - J - t? /»:a d.,^ ghiera fatta ec. questa persuasione , cioè dico abbellimento. Frane. Sacclu nov. 3o. Cominciò a dire alcuno de’cavalieri : chi dirà? Disse imo di loro ciòc 1 e chi nou sa chi dee dire ? Dica il tale. Ninft Fies. 3 g 3 . E vieni spesso a me, cbè io ti dirò e Ciò che far doverrui intorno a ciòe. Cioè. Avr. Sola^ anc ^ le * n senso di Cioè alcune volte si disse E ciò. Pass. U PGre taf!*,- 83 ? bisogno di chiarire, e ciò come altri possa sa* ~~ (j’nifr. ',‘ s ' on "- sieno da Dio. (V) poco iV Altv oper Checché altro. Vit.SS.Pad. M23.G1Ì toglievano Usato • P , ailc c * lc aveva , o ciò altro che fosse da mangiare. (V) a r® ciò no/” - "i?S° di Ciò che. Cavale. Att. Apost. 1Ò6, Sforza vanii di jj- < l,e i signo/* IJ V de coll tro a Giesù Nazzareno. Gr. S. Gir. 6g. Ora Ci, ’ Ciò ^I- 1 ’ C ’^ d ‘ ce la Scrittura. CV) r»., u viene ^ - 3: • [0r ’ Hiò si a ene . a /ire, Ciò volle dire , Ciò vuol dire, Ciò voleva di- Ja '*>Ciòc-ca usat i in luogo di Cioè. E. i detti modi. (N) JJflttllo jj J-ìMucchietto di capelli e di peli. ( Dallo slavo kikka (loj- del can[ /Hl. > che i Turchi, Polacchi ec. 6olean lasciare nel Air'^ cai >hni.’/ fi 11 ®! 0 nc l res to era raso.) Bocc. nov. 6g. iS. La spalT*' ?! l'bio/v 8 u ardò la ciocca della barba che tratta gli avea. tj !?• Vani I 2-s 1 eapelh con vezzose ciocche sparti sopra le candide ^ lp h’ uvea , •/ 2 - lù 3.I° avea già i capelli in mano avvolti, E Irat- mnìi ^. e ’' «'/ni?/ 1 * d una ciocca. t>io ir>s ‘ e, ne , ^ Gicesi di fru’ls , di fiori e• di figlie , quando Ser - C ‘ Vna ciò ^ asc °no , e sono auaccate nella cima de'rajnicelu. Ejlg. ,lj t 11, Lib. C(( Cca dì tignamica bevuta nel vino, giova al morso delle $"Ulo. p'ij ^ >»Aau. Cogli ima ciocca di ramerino, e mangiala a 3*^» ■*'»« y il Ci —una 1 .H 100 U m , -w ■■■*•• C I .do diùt ' ^ u !' Ollcrio all’altare una ciocca di dattili. (0 «hì erb a „/ a s P ec ie di viola. Dav.Colt.1 ^.Semina vivuolc a ciocche, 4 ^ a i° a ^"-h'i'n. T. B. 3 . io. Evvi una sorta di yivuolo intì- C'® t«o £A r f (N) ... G ^ tn t no j la grttne. Fir. As. 17. Venir giu le lagrime a ciocche.(V) gito r ‘ Meo A ciocca a ciocca , A ciocche. E. (N) di ’ So pra 0 • ! . occ l Je chiamano ì ferravi due grossissimi pezzi di le- Cto liti è L “A! «Sglra tutto il meccanismo della buUeria. Ciascuno C he H -tPro 7 nClto con B-e stanghette. (A) feri ’ • Vote*#. ' ? 0,n - c omp. indecl. ] Quello che , o II quale , Questo Sfatò* bo([ e C le " - quidquid. Gr. hrtow. Cron. Morti. 27/. Prof- Ptp 1 ine „ ’n c ‘°F c hè tu hai, ad ogni uomo; ma chi usasse in- ’ s . ro clìi i. a fle , v ‘llani e , isdegnane.» Goti Dif. Alf. Etruschisg. ha" Ultr ° ch/i " J ‘ ae , V1 llanie, isdegnane.» Gori Dif. Alf. Etruschi20. ' ^ rit to il ,8S«rà ciocché ha scritto ec. £*p- tào- Vedasi ciocché chè . ail l° a cò\„* atassaino s *guor Pietro Burmanno. (A) 3 starc^ C n’° S1/m 'le“E.Fr.Giord. 242. Va più innanzi, cioc- > ec C f i/ì ’ or fi 1 " bisogna pi» C0S€ : mantello , camicia , "«Ho Jìgf dì l c c 'one in - C„ pi. del. convinto,, 1 '“ u E'* 1 ' entra per li sensi. (Cioè: tutte le cose che ec.YV) O’* per rri : la . n ‘d Se,,s ° di Checché. Am. Ant. 284. ( Fir.1661. ) « o/oc/A/ « faccia, vegghia tu. (V) boti bl0n di can ir 3 ' t/Tò dim. di Ciocca.—, Chioechetla, sìn.Amct. -®oc c 8 ° c °nic i c ,. e ■ 0l Hlc s a . c di là i°i Asol. 2. 1 2^. Dinanzi giù per le tempie '' lr> ci'i.„^ la nt; due pendcvoli ciocchctte scendendo, o dolcemente 'V/' 5 ' 0 ,, Ciot-k sote ' /“bl ì ^-dàali e C f ì < f^ l ' to - l p8m. T, de’ boscaiuoli , carbonai ec. Nome 1 J( **i ì ,J 0c C! . > eh, nher. Gr. ^roh..C.D all ° 6 .- • ’ 0c< :u.ar. ' ìl fJ am -son .tiv ' Jt nm.sof 2 /d r, *' aT ' JS * ^ ua» u MUW uxtft UJU Ville 11 ’ faoc-c'ià../V"/,' vuol dindi, c chi ciùccia , e chi cocchi. ■ Sere, q " • L JY. ass. J Ecco fanciullesca. Poppare. Lat. C «A. il J comp. di ciò ed è. terza voce del v. Essere, e si usa pef dichiarazione di parole precedenti .— , Ciò c , Gioene, Cioè a dire , Ciò viene a dire , Ciò volle dire , Gii vuol dire, Ciò si è, Cioè dire , sin. Lat. hoc est, idest, Gr. rovr Gru. Bocc. inlrod. 8. Questo ec. assai volte visibilmente fece, cioè, che la cosa ddl’uomo infermo' stato ec., tocca da un altro animale ec., quello Infra brevissimo spazio occidesse. E g. 4- Alla mia età non istà bene 1 ’ andare ornai dietro a queste cose, cioè a ragionare di donne, o a compiacer loro. E nov. 33. 20. E loro , che di queste cose niente ancor sapeano , cioè della partita di Folco e della Ninetta, costrinse a confessare ec. Dant. rim. 16. E maladico la mia mente dura , Che ferina è di tener que( che m’uccide , Cioè la bella e rea vostra figura. Pelr. cccp. 10. Crispo Sallustio, e seco a mano a mano Un che già gli ebbe invidia , e vide fi torto, Cioè’l gran Tito Livio padoano. 2 — In luogo di Se. Eit. SS. Pad. 2. 27 4. Or pensa dunque onde meriterai più, cioè in salvare pur te od in salvare molti. (V) 3 — Adoperalo col Che, ove pare che talvolta il che sia superfluo.Ca- valc. Espos.Simb.i.34g- Onde, come dice il Maestro delle sentenze, le creature ci sono concesse ad uso , non a fruizione , cioè che non vi dobbiamo poncre troppo amore. E 2. 224. Malachia profeta il pone due altri nomi ec., cioè che'l chiama fuoco, e erba di fulmini. Cavate. Pungil. i63. La lingua placabile e dolce è legno di vita , ma quella che stempera, si guasta lo spirito, cioè che uccide spiritualmente e dii dice e clu l’ode. Eit. SS. PP. 2. 221. Lo quale era bigamo, cioè che aveva avute due mogli. Eit. S. Frane. 206. Quando egli tornava dall’ orazione spezialmente privata , cioè che solo aveva orato scgrctameute. (V) 4 — Per Acciocché. Cavale. Pungil.iyi. Contra l'uomo pravo e perverso, il quale sempre cerca brighe , Iddio manda l’ angelo maligno , cioè che Io percuota, e menilo all’Inferno. (V) (Forse si dovrà leggere acciocché , e sarà eirore di copista .) (B) 5 — SupeijIno. Cavalo. Att. Apost. 124. Voi sapete come ec. sono conversato con voi ec. , servendo Iddio c voi dì c notte ec., con molte persecuzioni cioè ricevute massimamente da’Giudei. (Il testo ha. quae mihi accideruut ex insidiis Judaeorum. ) (V) G — Nota uso strano. Fav. Esop. < 33 . Avendo mandato il bone la lepre per suoi grandi bisogni con certe lettere, avvenne che il rapace falcone la prese, e tolseli le lettere, c poi-tulle a madonna aquila: cioè ch'era stata travata in adulterio col nibbio. ( Qui vale: le quali lettere portavano , 0 diceano, che era cc. ) (V) Ciò è.* Lo stesso che Cioè. V. Cavale. Pungil. ij5. Ma de’molti ( esempi ) pognamo quello in breve che pone San Gregorio nel dialogo ; ciò è che narra d’ una ec. (V) _ „ Cioè a dike. Lo stesso che Cioè. E. Lat. idest. Gr. rcW tenv. Dant. Conv. 206. Io , dice Marzia, feci c compiei tutti gli tuoi comanda- menti, cioè a dire , che l’anima stette ferma alle civili operazioni di te. E altrove: Li savii dicono che la faccia del dono dee essere simigliarne a quella del ricevere, cioè a dire , die si convenga con lui. Pass. 154. La terza circuslanza si è ubi, cioè a dire in che luogo. E 164. La sesta condizione, che dee avere la confessione, si è frequens, cioè a dire che si faccia spesso. Cioè dire. Lo stesso che Cioè a due. E. Cjoe. Segner. Mann. Apr. 11. 3. Vista in un modo vivissimo, cioè dire e con la presenza e con la potenza. (V) E Crisi, instr. 1. 14 . < 2. Morrete come muojouo 3 u a5o CIOENE i principi , cioè dire non morrete soli. E i. i8. 1 7. Li fa rimirar come tanti santi, cioè dire come cristiani. (N) Cioeke, Cio-è-ne. Avv. E. A. E. e di' Cioè. Star. Bari. Per queste due , clic tu caccerai da te, si ne riceverai altre due, ciocne saviezza e uguaglianza. (V) C1010, Ció-fo. [Àm.] Lo stesso che Ciompo nel sign. del $. 2. E. Babbeo. (Dal gr. cojihos stupido, ebe i Napolit. dicono ciafeo. Gl’ Irigl. hanno chujf in scuso di rustico. ) Lasc. Sibili. 4- 4■ Come ho io ora a fare, Fuligno? /'. Fate il ciofo. Ciofo. * N. pr. m. accoro, di Cristoforo. E. (B) CiOFOBiA. (Fisiol.) .Ci-o-fo-ri-a. Sf. E. G. Lat. cyophoria. ( Da cyos feto, c ghevo io porto.) Stalo od il tempo di una donna incinta. (Aq) CiOMPEMA, Cioin-pe-ri-a. {.Sf.'} Opera o Maniera da ciompo. Lat. res abjccta, res vilis , modus abjectus , vilis. Gr. irpàypM dripov. Ciompo, Cióm-po. [Sw.] Quegli che pettina o scardassa la lana . —, Battilano, sin. Lat. carminator. Gr. (DaH’ingl. comi, to comò , pettinare , onde comb w ool pettinar la lana. ) Cron. Morell. sSg. In questo si levarono i ciompi , e feciono più ragunate di loro. E ego. Allora salse su un ciompo chiamato Michele di Landò , e stette tre di come signore di Firenze, e mandava i bandi per sua parte. 2 ■— E perchè tali uomini son feccia di plebe : diciamo Ciompo Un uomo sciatto , Uno di costumi e di maniere vili , ed anche un dappoco. [Lo stesso che Babbeo. E.] Lat. homo vilis. Gr. xlSìos, àpiU/sàz, sepali ztgv, Aristojh. (Dall’ingl. c/iump pezzo, tocco di-legno. ) CiOR-, * (Geog.) Città e Regno dell’Asia verso 3/acassar. (G) Cioncare , Cion-cà-re. [ Alt. e n. ass. ] Bere sconciamente , Tracannare [disordinatamente,Bere di soverchio, e con troppa avidità. E. Assorbire.] Lut largins bibcre, majoribus poculis se invitare. Gràmiflvciv, Arìstoph. ( Giusta il Redi, sembra detto dal modo sconcio col quale beve la broda il porco, che dagli Aretini è chiamato cioncarino, e da’ Cortoucsi cioncalo. A me sembra che venga dal frane, chinquer che vale il medesimo, e questo dal led. schenken dar bere, tener bettola.) Cavale. Med. cuor. La letizia del secolo è una impunita letizia, lussuriare, cioncare, inebbriarsi, stare agli spettacoli, brune. Sacch. nov. 3i. Si cominciano a attaccare al vetro: bei e ribei, cionca e ricionca. Teseid. 5. 2 f. E comincialo a bere ; E perchè non l’avevano a pagare, Senza ordine verna n’ ebber cioncato Tanto, che ognun restonne inebbriato. Burch. 2. ^.Seguir Venere e Bacco T’ingegna, quando sci del duolo afflitto, Con cioncar malvagia , ec. Q — [N- pass.] Troncare, Rompere , Spezzare. Lat. truncare , perfrin- gere. Gr. àiroxÒKrtiv , ripvm. ( Quasi cioccare, da ciocco clic V. ) Alorg. 22. soò. La lancia del Pagali par che si cionchi , E quella d’Aldighier va in aria in tronchi. Cioncarino , * Cion-ca-ri-no. Sm. E. Aret- evale Porco- Red. Elim. (A) Cioncato , Cion-cà-to. Add. m- da Cioncare. Cioncatore , Cion-ca-tó-re. Eerb. m. di Cioncare. Che cionca. Lat. chriosus , temulentus. Gr. ob&tyXx%. Eav. Esop. 62. Possiamo intendere per la magione del tiranno ciascuna taverna, nella quale hanno luogo i giuocatori e’ cioncatori. Cioncatrice , * Gion-ca-trì-ce. Eerb. f. di Cioncare. E. di reg. ( 0 ) Cioncia , Ción-cia. [Sf] E. bassa. Natura della donna■ ( Dal napol. donna derivato dal lat. cunnus pudenda muliebre.) Cionco , Ción-co. Add. m. sino, di Cioncato. 2 — Rotto, Scemo , Mozzo, Monco. L-at. truucatus, niutilus. Gr. xo- Aopo’s. ( V. cioncare S. 2. ) Beni. Ori. 2. 27. if Rimase quella per- sonaccia cionca Del braccio e spalla destra, e della testa. 3 — Per metaf. Pani. Inf. g. 18. Che sol per pena ha la speranza cionca. Il ut. Ha la speranza cionca , cioè che è senza speranza di grazia. CloscoLARE,*Cion-co-là-re. N.ass. Camminare come chi è sciancato, cioè che ha rotta o guasta l' anca. ( V. cionco. I napolitani dicono cionco l’uomo che ha le membra attratte, che a, grave pena può muoversi.) Aret. Rag. (A) Cioncolo , * Ciòn-co-lo. Sm. E. Cortonese che vale Porco. ( V. ciacco che i Napolit. dicono ciocco. ) (Vari) Cioncone. (Ar. Mcs.) Cion-có-ne. Sm. Strumento ad uso di tirar le verghe , regelte , tondini, nastrini , e simili. (A) Ciondolamento , Cion-do-la-mén-to. [ira-] Jl ciondolare. 2 [La cosa che ciondola.] Tratt. segr. cos. dona. Vogliono il ciondolamento de’ capelli alle tempie. Ciondolante , Cion-do-làn-te. [Pari, di Ciondolare.] Che ciondola. J,at. pendulus.Gr. ÌKKpc/nris.Red.Oss.an.i5g.Tniova$i la terza apertora a fòggia d’un grosso e ciondolante capezzolo, tutto di lunghi peli coperto. Ciondolare , Cion-do-là-re. [ N. ass. ] Penzolare. E. Appendere. Lat. labascere, pendere , nutare. Gr. xpf. ccrri) ai , xa.Toc lumiera già tenea legata. _ i n " che st) — * Onde Star ciondolone o ciondoloni, si dice di ^ i0 , luogo pendente da allo a basso , senza esser fermo in verna ala ^ ^ che dov è appiccalo , ma che possa muoversi , come saie taglio nella campana. (A) , studi 0 ! 3 — * Sonar ciondolone =2 Sonare senza alcun attenzione ^ eliconie se le mani ciondolassero ; quasi sciolte e abbandonate colazione. Bisc. Fag. (A) #/tJH 4 — * Andar ciondoloni =: Andar qua e là, spensieratameme > far nulla di buono, Andare a zonzo. (Zi) . . f. (P) Cione, * Ciò-ne. Nt. pr. m. accorc. di Uguccione, accr- ff l p co' 1 ' Cioni. * (Mit.) Ci-ò-ni. Sm. pi. Idoli comuni in Grecia , 1 I jfi/tld sislevano in pietre oblunghe , in forma di colonne, dal calar nome. — , Cliioni , sin. ( Da don colonna.) (Mit) „ Ugo! 3, Cionide. (Mcd.) Ci-ò-nì-de. Sf. E. G. Lat. cioiiis. ( D a c l, 0 s tru uf ' V. il diction. octolingue. ) E il goii/tamenlo od allungameli dinario dell’ugola. (Aq) u.ircia 1 e * Cionte. (Zool.) Ci-ò-ni-e. Sf. pi. Le parti di mezzo dd‘ e altre conche. Mattini. Disc. 2, f Berg. (Min) ^ Cionio. * (Bot.) Ci-ò-ni-o. Sm. Genere di piante crittogame p ciani 1101 altre piante , e della famiglia de’funghi dermatogasteri. L Link. (N) _ / ncrivn ^ Ciontn'A , * Ciòn*na. iV. pr, f. accor. di Girolama. ?• v Napolit. domino che vale* Girolamo. ) Baldin. (N) Lat-^^ Ciojvko, CYon-no.Add.m. Dappoco, Da niente ^Sciatto. .Bahh^ 0 * in^ ineptus. Gr. 6x.vr)pò$. (Dal ^r. don colonna, quasi teria inanimata al par di colonna: e così caudex ceppo vale au c iop llC ' Buon. Jb'ier. 3. 2. In osservar le donne Qua' garbate, Q ' s ig’f ,c :\ 2 — [ Onde Mona Cionna e un appellazione di disprezzo c ^ Jiai donna dappoco in ogni operazione. ] Malm. 1. 65. Ih 3 c d’una mona cionna, Figlinola d’un guidone ignudo e sctu ’ jjioltw Ciono.* (Zool.) Ci-o-no. Sm. E. G. Lat. cionus. ( Da don g ^più E Genere d insetti dell’ ordi/ie de’coleotteri, che rodono l e P a lide de’ vegetabili, e vivono dentro il legno. (Aq) (N) i Cionta , Ciòn-ta. [Sf. PI. Cionte e Cionti. E. bassa e d£ ! # J- cassa, Bastonata, Perticata. ( Da dottare che V.) j, ghermugio, in civco, e delle cionti Affibbia. Burch. 2. cale 1 ' toccherai di molte cionte. Cirijf. Calv. 1. 25. E se C°a lL dal monte, Forse assaggerà di queste cionte. ««rf** w Ciofpa, Ciòp-pa. [V/.'] Sorta di veste [ a guisa di g on,ie , £at- P|j? volte dagli uomini e dalle donne. Forse quasi Coppa- J ^iitd' ' Gr. x\a.woi, (pàpos. (Vien da’ Greci che chiamavan cfp as 1 -, (tufi" e cypnssis il rocchetto ed altre specie di veste da donna- ^ Sacch. nov. i63. L’ ampolla dello’nchiostro si ruppe, e g, stro la maggior parte andò sulla cioppa del collaterale. ^ ftvv' La cioppa che ci avete fatta nera dappiede , fatecela inM . a lo s ' ,c , Fies. 12. Ella più volte sparsi ( i capelli ) gli tenca SoP* l° collo, e ’l suo vestire, A guisa d’una cioppa il taglio , ave ^ c iopP a v [ dado ec. Lasc. Par. 1. 2. Questa , che voi vedete, c 00 AsP 0 ^ -n- vedove. Burch. 2. 8g. O ginocator di cioppe e di gonncll e » ^ gra* pur che 1 verno tocchi. Èellinc. 2. Ognun con bei diseg B1 de, Poi noli riescon sotto le lor cioppe. jjjsC al ! c Cioppetta, Ciop-pét-ta. [Sf.]dim. di Cioppa. Borg. Moti ., o Qn 'i, cCl ° ne’ ricami de’ detti paramenti, e sopravvesta sua , e de « 1 petto de’sergenti, intorno a trenta libbre di perle. /y, ld ; J n Cioppone , Ciop-pó-ne. [ , y^- l na '. W ditti, di Ciotola. Lo stesso che CioloK tta. . Ci°t OUno °J?- CV dwersi usi , e Parte di alcun lavoro in forma di ciotola f A) ^'pTOLoNg’ Sm. Lo stesso che Ciotolina e Ciotoletta. f 7 '. (A) iiig ens ’ 10 'lo-ló-nc. [ Sm. accr. di Ciotola. ] Ciotola grande. Lai. r ^ caiuitQ^ 1 '* ^ r * &** kqtv\qs. Red. Ditir. Se la (inula di Titone ^ l0T oaio. * ,À ?9 Ina !*ik> Con un vasto ciotolone Dì tal vin facesse invito. dtll 1 ugoly' llr ’^ Sm. G, Lai. cyotomus. (Da don mal tnU( oitàl Q } G tff me incisione. V. uva net dìclion. octol. ) Strumento -, e Per tìo^ u ,- csal dt per tagliare i Lisamcnti del retto della vescica , TrM 1 e le ì°>‘ siUg - (Aq) federe ,’i All. V. A.] Flagellare, Frustare. Lai. virgis (l.,iu '• pifidìfiu. ( Dal napolit. zolla colpo di frusta clic vion '• uzote finn-, ni; cl.„; ,i:-„ -- i -'■■'■ir/tsvoj r a "" y l ( lil. m. da Cioltare. Lai. virgis caesus. Gr. tp * ^sciaronèl' 'Gli fecero battere e flagellar crudelmente , *!?( concilio a . n ^i m ' : Allora gli Appostoli così ciottati si partirono . ricever ’ Striandosi e godendo molto elle Dio gli aveva fitti degni C [uc volte 0 * ^°^ Ua ( KJ1 *° nome rii Giesù. S. Grisust. Da’ Giudei o, CiòUo C10 v ilt0 ’ tre vo * le battuto di verghe, e uua volta lapidato. I *da correi i // n T , edrassi al Ciotto di Gerusalemme Segnata con un I Ue '■‘appo e ' ^ llt - E però dice zioppo , ovvero ciotto , che viene a p.® a bre m P1 ii° vvero sciancato. Frane. Sacck. rim. 68. Facendo gambe >u s r r ra c *otte. . * 0 bto-là-re. [ clu. ] Tirare altrui de' ciottoli, Dar delle a- J , 'riHc s | '.bipidibus appetere. Gr. taHut^eiv. Palajf. 8. Poi quin- «lastricare 1 Cluttol °e. 3 ^,‘are. y af ut V?. strada co’ ciottoli, che si dice anche Acciottolare , D C 17 ' sii ,jó s *bce viam sternere. Gr. Xi’Sois ófoiromv. an SSa ne ri’ini - ors ‘ n - Torracck, ig. yy. Ma Cosimò Riccione intanto e scoti.,, ,nico rampo , e con la spada Nuovi scudi , nuov' elmi ir. T ° u ^ C? ’ , E & teste si ciottola la strada. (B) Ci n ' ls - Gr. i;o t'to-là-ta. [A/i] Colpo di ciottolo, Sassaia. Lat. lapidis iY'"'''To r-- Cu !?„?.(' ftiisèi.; l 'd'f°ri'i-to. [A/n.] Terreno selciato. AUes. 2 gfi. Quei ciot- C^fiuomiot^AdalUi. altri - - ■ " ’ Cio^Gc,. ^icir, 0r ‘ E t T o..da Ciottolare. a far mille mutanze , Facendo Cav' 1 ?/ 0 - cv; n c ‘°ri0li Che raccolti aveva , disse a Bruno : deh vedi bel 3 7 a '° su j c j'f ^ Essendo grande la Greve, si mise a passare; il «W*- 0 qual oli non si potè tenere, e cadde nella Greve. Ar. Pur. Mn c ° r re in ? J! ^ n ch’ai ciottolo , che gli abbia Gittata il vian- •)la|’ Jl en E Cass. 3. 7. Ticn liti eh’ io piglio quel ciot- 5 ^ t v ia ni,.,, - Farcii. 5. ,2. E talvolta mettere loro innanzi alcuna e di ruine. Mq-»Ì 3 Proscin.i ^ 0 co ’ ciottoli z= Dir male d’ alcuno. Lat . fumam ali* £u>,cotZ e ;- Cr - T\. «r>/-r,. 1 { 0-lo-nH r.e^, t _ , . 1 «Cusso grosso trotolata r • -^o-to-ue.tAm.3 accr. di Lih . Fiagg. Di q ^ ,4e correnti] Lat. lapis molaris. Gl ■ P- ^ grossi, e yen rn' 1 - ra °ntagna esce un gran >utne ’ UUK me qae’ ciottolom siei «?r a L 0v “Gndo e fracassando co.;.e ^autumta ^ 6 grossi, non se ne vede P ia - ., r - , t a. Frane. Sacca, n • o 7 . 7 S Cio-vèt-ta. [A/i] F. A. F- « di C vetta. x la ciovctta. Cli vi^i >rcle tc -, come la vede con quest atti, ri SS. Pad. *. 3 ?*ì, A “'«• io stesso che Cioè a dt«G chi voi W .»«*, di v - 1 v «rità vi dico che non vi co“'“ s > p; 2 . 180. Daviri iti°r a dire , non mi piace il fò tt0 j 0 [ oon e , e io- !? sse .i che ispesse volte aveva per lo f m - 0 re. QF) , 7 oi. ‘ ò Vlfi ne a dire, che per umiltà 81 vl Lo stesso che Cioè. P. q n j KE s Ciò voleva. niEE , Ciò V® so pca i colli, CIO V dire “g'dc- Espos. Siati,. 2. 22^. Eleverà**' sop^ ^ & w . Orni ®. òr» C sare hhe più alto e per fetta c Abate, ed essa p eh? - 2- . Nidi sopra a me 1 ° mante; ^ dire , che P er hivrm , *nt traesse dell’acqua; tenta vo Cavale. Med. cu • 3 .o. n^ Santo U* fatta questo >?' raC “^ f „, e d’india , ciò vuoi dire 2 > ultima parte di Spagna intra» al 68 uomo peccator re. C' u \ tu »a parte del mondo. E .f **"fi *• “L cUÌ si scusa per lo .°PP? ne comparazione , ciò vu^ Q r eg. 8. i5. La lui' n - de simili o de’peggiori rii lui. Mo ■ • j dire: ecco eh 1 r «rUop^. ec - confesserà le sue colpe ec.; ciò vuol (grilli. * mic ferite con parole ec. (V) . pql, Tessaglia. (G) Ci-pGra^ibat. Cypbaera. ^' cipl .essO. ) - 5 ^'Siho/n p‘Pa-m-sa. N. pr ../. ( S (Gm, (b'rero re de’ Celti. (Mit) Messenia. (G) ^Kilsiv V r / Ml - Cyparissa. Antica cit. della *_ r'pHude di Eteocle, r, le Gm/ò ; Cl :tri-r. S -se. N. pr. f. (V. Ci f «ri««ò r S "‘Xissu cangiate in cipressi. ( Ml ì Antica città della L* Gaia, Ci-pa-rìs-si-a. Lat. CvparissU. A Nome dell' isola di Samo. orini, sterili, più piccoli, col gambo più lungo, firmanti un ciuffo. Fiorisce nella primavera, È comune ne’ campi. La cipolla o bulbo si mangia, ed è conosciuta sotto il nome di Vam- pagioli. £«t. Muscari comosus, hyacinthus comosus Lin. (Gali) (N) t — (Min.) Pietra poco men dura del porfido , di color verde acerbo e giulietta, che ha in sé alcune macchie nere, quadre, piccole e grandi, / a verticillo , e in guisa che danno alla pianta unti ite 11 ' date , o di cipresso ; le faglie deltoidi , piiì larghe che hu l o ^ao H minate , seghettate , lisce. È indigena dellItalia^ pmbabilnten Po, e corrisponde al Populus fastidiata di Potrei, e di perfOOH\ Cipressino. (Hot.) Qì-prcs-siì-no.sidd.m,soggiunto duna-specie di Ciappa , e Pepe garofanato, Lat. myrtus caryophylww ovvero bianche, alquanto gwsselte. Nonserpe per far figure, ma sì bene Cipresso. (Hot.) Ci-près-so. tSm. ' Gemere limante de Lia » l01l< f cia .Ilio coloiine , pavimenti, porte.) tavole, tondi, ovatte sinniigfioà&ttlixàjxì suo nadclfìa , famiglia delle conifere , che comprende degli. a ^ cl - l nijr idù co rami disposti ut guisa che firmano una piramide, * fii I ..,>//! alti sono vestiti da minute fogUolins ottuse , ed addossate in a guisa di squame e convesse . Il seme si coniierie in 1111 f ^ cV legnoso detto strobilo, formato da squame inermi, ed a m° fajp me ano scudo. Sono sempre verdi , e s’impiegano ne bos ‘ oC oii* glie e gli strobili si reputavano -astringenti, òli antichi nve ^, sacrato il cipresso a Plutone , e solevano adoperarlo ne J l f j,i». J Arciprcsso, Àpricesso, sin.Lat.cupvessns 3 cupressus sempci Tciié r 1 ^ 11 ' Or. xtxdf vrcras. (Dal gr.cyo partorisco, c parisos eguale,^ Pp in| , 0 iso!’ > ielagr aDC 1 cs# ù* pini. Cr. 5 . 3 i?. 1. Il cipresso è arl>orc grande e bello, c verdi (rondi vestito, iteci, letl. i. I2.f. Recipe scorie di Ln ’ noci di cipresso, coccole di mortella , cc. — Il legname di tal albero. Alani. Colt. f. Sf- L’odorato più leggiadri Delicati lavor si mette in uso. /occip* 1 '"”’ — [Detto anticam. per ) La parte posteriore del capo- Lai- . Gr.itot.Tes.Pov.P.SiLa deretana medicina è lo cauterio ne ■, sa nci> appresso-. Se la doglia è in sulla fronte, metti sopra il cipresso, psi * (Geog.) Lo stesso che Cipro. F. Bocc. (N) Cipri. Cipriana. CiPRIANO (Grog.) Ci-pri-; l Ci-pri-à-na. N.pr.f. Lat. Cypriana. (?) -fir a-ao. IV. pr.m. Lat. Cyprianus. (Dal gr- vai colore verde acerbo clic rende quello della cipolla.) Bald. Fac.Dis.fi) Cipolla squilla. (Bot.) Erba bulbosa [ che nasce ne’ luoghi marittimi deU'esandria monoginia, famiglia delle gigliacce, il cui bulbo, molto simile a quello della cipolla comune, e un caustico violentissimo, ed un diuretico di prim’ ordine-, sicché vale assai nelle idropisie.} Lat. sciita, squilla. Gr.aAhUz.Cr.fi. fi. 2. Lo squillitico acefo si fa così : togli la cipolla squilla e tienla per un di c una notte in aceto, c cuoci c cola. Cipollata, Ci-pol-là-ta. ( 0 / 7 ] Vivanda fitta di cipolle e di zucche trite. Belline. 112. Veggio in istufa star la cipollata, a — [ Fig .] Sciocca stravaganza. Fir. Triti. 2. 3. E citi ha detto questa bella cipollata alla tua padrona ? u Buon. Pier. 2. 5. Q- Le cerimonie e l’ altre cose vane Sparse e disperse , c al fin mal capitate , Libero l’uoiu, che faccende ha, limane Da tanti prostennossi c cipollate. (Pr) Cipollato. (Min.) Ci-pol-là-to. Add. m. Dicesi d’alabastro agallilo e lineato. Cab. Bis. (A) CiPOLLETTA.(Agr.) Ci-pol-lct-ta.[eV/T]rfi>n. di Cipolla. [Lo stesso c/ie Ci pollina. F.} Lib. cui-, malatt. Cattivo nutrimento, come quello dello cipollette malige. €iP<>LLiKA.(Agr.)Ci-pol-!i-na[A/i]r/;m.rfi Cipolla; ed c propriamente quella che non ha fallo nè ingrassato il capo, e mangiasi fresca .—, Cipolletta , Cipollino , sin. Lat • caepula. Gr. ympóv xpóyy.vot. Cr. 6. 2. 10. Sono spinaci , atrebici, lattughe, cavoli, porrine, cipolline, ec. Burch. 1. i3. E cipollini in farsettài di grana. 2 —Erba cipollina -.Pianticella diesi tosa per insalata, detta dal Mat- tiolo porro sottile./'.' specie d'aglio appartenente all’esandria monoginia, ed alla famiglia delle gigliacee. Lat. album sclioenoprasum. (A) (N) Cipolline. (Bob) Ci-pol-Ii-nc. Sfi Pianta dell' esandria monoginia, famìglia delle gigliacee, che ha la sputa di un sol fiore, lo stilo fatto a clava , e fiorisce nel principio di primavera. Coltivasi ne' giardini per ornamento. Lat. leucojum vernumLin. Targioni. (B) (N) Cipollino, (Agr.) Ci-pol-li-uo. [Sm. Lo stesso che ] Cipollina. F. Dav. Colt. ig8. Ùi Febbraio semina cavoli cc. . lattuga , cipollini , poponi, E appresso : Dà colombina a’ cipollini per venir presto, a — (Min.) Cipollino è anche il nome A una specie di marmo tutto C'Àaczx k. , (WÌt.)Ci-prì-gc.-na. Add.fi— Soprann.di Venere. piano di vene, che si cava nelle montagne di Carrara, ed altrove, gr. Cypros Cipro isola natale di Venere,e g-cnos schiatta,genera* 10110 ;^ e serve a ogni altro lavoro fuor che per figure. Dicesi anche in fir - ^* tutn n: —i — ut — V rr ..--i; ndanW rhe. ta d’ add. Marmo cipollino. Bald. Foc. Dis. (A) Cipollone, Ci-pol-ló-ne. Sm. accr. di Cipolla; ed è anche Specie di cipolla, detta anche Cipolla porraja. (A) Cipolloso, Ci-pol-ló-so. Add■ m. Dicesi del legno eh'è soggetto a figliarsi. (A) Cipollotto,* (Ar. Mes.) Ci-pol-lòt-to. Sm. T. de parrucchieri. Annodataci di capagli dietro la collottola c chiusi in una piccolissima bor- sellìna , con un cappietlo di nastro. (A) Cipokro , Ci-pòr-ro. [A’m. Lo stesso che} Granciporro. V- Varch. Er- col. 118. Si dice ec. ancora di quelli spositori , i quali interpretando alcun luogo d’ alcuno autore , non s’ appongano , ma fanno , come sì dice, un marrone, o pigliano un ciporro , ovvero un granchio. CiPPEno. (Bot.) Cip-pe-ro. [S/n. Lo stesso che} Cipero. F. Lat. cyperus. Dnllft/Ì n 0/1 vivrtlf 1 Kf'Drhr . O fnflif) iDnlIornrv nere , c vai dunque sacro , pertinente a Venere. In lat. àre ^ rame.).— Vescovo di Cartagine, dottore della chiesa e m secolo IH. (B) (Van) Cipriano. * Add. pr. m. Di Cipro. V . Ciprigno. Bocc. ( f-J.. yenft? Cipride.*(ZooI.) Cì-pri-dc. Sf.F. G.Lal. cypris. (Da Cfprif, ld -hioffo dea della fecondità.) Genere di crostacei dell’ ordine de b ra " nome allusivo alla loro mirabile fecondità, poiché in P n,na,/era j ff ,0it e " l f. piccano a segno che le acque delle tagline e de’pantani,ove ir,as ^ e (Aq)(ty sieno le piante in vegetazione, nc sembrano interamente copti ■ Ce Cipride. * (Mit.) Add. f. Soprannome di Venere. Lo stzs s0 prigna. V. (Mit) .. „■ .-omo-ff' oneO li venere, egrcnosschiattatemi"* ^ Ciprio na. * (Mit.) Ci-prì-gna. Nome di Fenere , poiché a p ar .g. volta nell’isola di Cipro .—, Cipride, sin. /^.Ciprigno. Dcuù -. ■ | 0 , (M la bella Ciprigna ii folle amore Raggiasse, volta nel terzo il F'. CiPiUGNiNO, * Cì-pri-gni-no. Add. m. Di Ciprigna, App artc, p al ,gcllt a nere. —, Ciprigno , sin. Bracciol. Schern.y. fi. Allor gj‘ dprignino sdegno, Si ristringono l’ali in su le schiene, (r' fi) . Ciprigno , * Ci-prì-gno. Add. pr. m. Di Cipro. V. Cipr'S 03 ^ a nfl 2 — Agg. di Cosa. Lo stesso che Ciprigni no- V. App‘H’l e,ie gelisi ^ nere. Ar. Pur. fi. g 3 . Tra le più adorne, non parca me * 1 sia tra l’altre la ciprigna stella. (Pe) . p Ciprigno diffida Ciprio, Cipriotto, Ciprignino, Ciprini 1 ' ■ niie 1 ' 0 g—-V -F > - che csci“»;; aiBCll ie. Cipride, Cipria, Ciprigena sono denominazioni presso Covl.otn « J.'., -- 1 , J! . 1 1 dinotare la dea di Cipro, e si usano anche sosl serbate a Ciprio, Cipriotto sono egualmente addettivi propri!, m a .^Jitc a ' * applica anche ad abitante dell’isola di Cipro 0 a cosa ad 1 -’ gipri 11 ' 10 ' nere ; il secondo non si dice che di persoua , del pari , e( . a to P ul Ciprignino poi è solo add. di cosa ; nel quale senso fu 3 à°l qualche volta Ciprigno. ,. ■ - on e Ciprino. * (Eool.) Ci-pri-no. Sm. Genere di pesci, della ‘> lt '■ cc nsi‘‘ e, . : addominali , noti col nome di carpione o reina , i 9 “'* C a . r l , 1 jj! po /mente si moltiplicano e crescono in pochissimo tempo- ^ jrj il 1 e Carpione. Lai. cyprinus. (A) (Aq) Salvia. Opp■ Pesa-. g c ù pinto Pesce mormilo, scombri ecì i ciprini. Ed appresso • sono sol, non più , a i ciprini Le generazioni. (N) ,;nwl° . A Ciprinodone. * (Zool.) Cì-pri-no-dó-ne. Sm. F- G. Lat-C fV' non Jifi’ cyprinos ciprino , e da odus dente.) Genere di pesci, , da’ ciprini che pe' denti de’ quali questi ultimi sono pr ,ns Ciprio , * (ìi-pri-o. Add. pr. m. Di Cipro. F. Ciprigno, f Q- L pfi a /)).i Cipriotto,* Ci-pri-òt-to. Add. pr.m.Lo stesso che Cipr>°-V C, (( Cipripedio. * (Bot.) Ci-mi-pè-di-o. Sut. V. G. Lat. eypi‘ 1 ^ gitiF 1 * oi . cypris Venere , e peailon scarpa.) Genere di piante de ^nctd 0 ' diandvia , famiglia delle orchidee, distinte da un nettano tuso , e gonfio , che ha la firma di una scarpa ; or f e f)i m P.op(t chiamasi in Francia Sabot de la Vierge o Soulier de JNo p fa' t Cu>Ro.'(Geog.)Cipri. Lat. Cyprus. Isola del Mediterranee A S P C1 e V Africa. Porto anche molti altri nomi, come Acawau Amatusia, Citica , Drosa, ec. ec. (G) . . . Cipro. (Bot.) Sm. Pianta deli ottonaria mnnogima, fan o canteme, che ha • ■' ,.«seorrti bu tanti'' il P r iiiic. braccio, o più : ha le foglie di porro , ma più lunghe. E appresso : Truovansi oggi in Italia due sorte di cippcro: uno piccolo, il quale ha le radici ulivari , ed c' il migliore ; un altro maggiore di questo, il quale ha le radici lunghe , ineguali e torte. Cippo.* ìYyn\/rt.(In lai.cippus vai trouco d'albero, ovvero colonna innalzata con qualche inscrizione sopra i sepolcri, nelle vie ec., ovvero macchina per cliiudere i piedi de’ malfattori. ) — Marco Genuzio. Illustre romano che volontario si esilio dalla patria quando gli pronosticarono che sarebbe divenuto re di Roma. (Mit) Cippo. ( Arche. ) Sm. Mezza colonna senza capitello, per solito con iscrizione , per servir di confine, o per additare la strada ai viaggiatori , o il luogo della sepoltum di un defunto, e perciò da alcuni scrittori fu delta anche Pietra aclieroiitica, o Colonnetta sepolcrale. Lai. cìppus. Fusar. Fit. Ercole sopra un cippo. Borgh.Orig. P’ir.ìog. Colonna, o pietra, o cippo , coinè c’ se lo chiamavano , che per avventura poteva importare il medesimo ; avendo in costume di porre un di questi termini a ogni mille passi, ed intagliare iv’ entro 1 numeri di esse per ordiuc. (V) Buon. Fas. Ant. p. 188. Mettere sopra le ceneri de’ loro morti questi cippi o colonne quadre cc. (N) a — Detto per Ceppo, nel senso di F uso da salvar danari. Frane. Sacch. nov. i 3 /j. Chi diavol c’ è stato , che trovo lo cippo spezzato, e rubati i danari ? (V) Ciperano. ’ (Geog.) Ci-pc-rà-no- Lo stesso che Ceperano. V. (G) Ciprea. * (Zool.) Ci prc-a. Sf. F. G. Lai. cypraea.(Da cypris Ciprigna, Venere. ) Genere ai molluschi gasteropodi testacei, caratterizzati da una conchiglia convessa colle estremila ripiegate all’ indentro e coll ’ apertura longitudinale stretta e da ogni parte dentata ; così delti perchè consacrati a Venere. —, Porcellana, sin. (Aq) (N) Cjpsesseto. (Agr.) Ci-prcs-sd-to. [Sm.} Luogo in cui vi sono pressi. Imi. cuprcssetum. Gr. xtvapieeév- Fr. Giord. Pred. dorè che si fa sentire nelle abetaie e ne’ cipresscti. Cipressina. (Bot.) Ci-prcs-si-na.A’/i '-Specie di pioppo che ha il tronco molto diruto , elevavi, di media grossezza; i rami diritti , disposti quasi ,os‘ e ’ con una scorza asti-ingente, tingono in giallo, le radici in rosso. È delta^ /( ; jìl) (■ Alcanna. F. Lai. cyprus, lawsonia inermis Lin. Gr. i , biunifi' sa ' poitulacce.Se ne conosce una specie , la cypsr |ca ‘ , /iy) dalla forma di alveare che hanno le loro foghe. (ARI CIPSELIDE Cirselide, * Ci-psè-li-dc , Cissoide. N. pr. f. Lat. Cypsclidcs. (V. cìpselì- r,! S r - cypselis, idos vaie alveo, cestello cc.) (B) gelidi. * Ci-psé-li-di. Nome patron, de’tre principi discendenti di tpselo che regnarono in Corinto . (Mit) V E '°‘\* W ci -psc-lo. Sm, y, G. Lat . cypsclus. (Da cypsele al- oaic> ) Genere d' uccelli dell'ordine de' passeri che per la conforma- ifìll e decloro piedi non si posano a terra se non a caso ; e così de- ìonuiiati' dalla Ioì'o abitudine di nidificar , come fanno le api , nelle Cip tlUUa *^ uecc hi alberi . y. Rondone. (Aq) (N) ^SEto.*JV. pr. m. Lai. Cypselns. (Dal gc.cypselos specie di rondine che Ci/ C ,°H ru ‘ scc 1111 nido simile ad un alveare, detto in gr. cypsele cesta.) (B) CiiÌa* (Gcog.) JSlonle dell' Af.nella Cirenaica .— Pic.cit.della Sardegna.(ff) dai Add, fi Soprannome di Cerere considerala come arbitra Ciri ^ vita. (Dal gr. cyvios signore.) (Mit) ^ Ic .d.) Ci-rà-gra. [Sfi V. A. y. e di'} Chiragra , Seri. Pìst, j ‘ * perciò la podagra e la ciragra o ogni altre doglie de’ nerbi e ^ Smiiturc, s’acquetano quand’ eli’ hanno indeboliti e tolto il senti- Cin a nu 'nd)ri ch’elle tormentavano. cS*.( G ^0Ci-rà -na. Lo stesso che Ginnina. y » (fi) ‘Trocace. * (Cliir.) Ci-rar-tro-cà-ce. Sm. y. G. Lo stesso che Chi- Ci ‘^;l,° cact , y \ k _ 0 .) Cm SOKTE -*(Geog.)Ci-ra-són-te.CiI.c/e/ùi Turchia asial. nell' Anatolia. (G) OCi-rà-u -ni. Ant. isola situata sulla costa della Libia. (G) Gitui* , °8‘) Antica città dell ’ Asia nella Panfilia . (G) eoi*- ^ r "bi-a. N.'pr, fi (In gr. cyi'bìs, eos diceasi la tavola trian- tor*‘ 1C ’7 U - Cn * s * scrivevan le leggi .)—Figliuola di Ochimo e di Ege- latnatcl hi prima Cidippe. (Mit) a / * ■* rep.che vale Intorno, ed accompagnasi al secondo, al terzo, ed caso. LaU circuii], circa. Gr..'ir spi. Dant. Par. 12.1 g.foni * incile sempiterne rose Volgensi circa noi le duo ghirlande. E 2%. t? ' yuivi sostenni, c vidi coni si muove Circa c vicino a lui Maja c THn? e ^ r ‘ *• 9 ’ Sopra la quale sia fatto muro d’altezza d’una ten' ^ ec '’ c ^ ie è circa di tre braccia. M, y. 11. 4’ E quelli che ! en o Rasignano in sul Po cc. la ribellarono, e la dicrono a* collegati , Ricevuto da loro circa fi . Csaio ancora in sten, di desupcr ^Ot *0 - ... . » # » diecimila fiorini d’ oro. ^ > ( i desupcr, come usarono talvolta i Latini cirr° r °i cu ' ca ’ e d allora si suole unire al quarto caso. Ar.Fur. ‘à. 12 .Perchè Co/** ni *° s ^ uc ^°i alto misterio Mi facesse Merlin meglio palese. Casligl. ì ^ J?S m L 1. Lo amante non divenga cieco circa la cosa amota.^ (Gin) pr a ^° r a è avverbio , e vale lo stesso. Lat. circitcr. Gr. tyyv s. G. to J , t ^ en trov * amo che da trenta anni addietro erano trecen- /(im I C ^ le ’ 0 c * rca ^ e facevano per anno centomila panni. Tratt.gov. dici n Conosco una vergine religiosa, la quale essendo d’età d’anni » C ■ ’ 0 c * rca 1 ra tta in ispirito , vide sensibilmente 1 ’ anima sua. 1 • ella v. Carnato. Racchetta lunga di circa a tre braccia. (À) ì n *T* Li questo sign.trovansi pure i modi avverbiali A. un bel circa, dC- > Incirca. V. (N) . va ■ y ;t, t.czi°KE.(p'iIos.) Cu'-ca-ìn-td-lc-ziò-ne.V/ì/ufe/forione comprensi- Ciuqa’ J,it flezione della cosa in tutte le sue parti. Salviti. Piotiti. (A) Per, S ' A r * (GeogO Cir-cas-si-a.A/i Contrada rinchiusa nella Russia euro- Cm c Caspio ed il Mar Nero. (G) C(j ic ,, *-Ì.J Cir-càs-so. Acid. pr. m. Della Circassia. (B) ^ che Lat. Circe, Circa. (Dal gr. circos circolo. Poiché era fama ginn! ? a S lli segnassero in terra de’ circoli per eseguire le loro incantata" In. c ! J c. cior cid vai conca, catino di afflizione.)— Secondo i mi- Cibcex e mn S a , f'S^‘ a dclSole e diPerseide, sorella diPasifaef Mit) piani -y °0 Cir-cc-a. Sf. F, G. Lat. circaca lutctiana Din. Cenere di st e j 0 rf’ ■ 1 diandriti monoginia , famiglia delle epilobine, che ha lo poco ' ‘ u ‘ute, lungo poco piu ai un piene ; te /agite opposte, un pej u Vc , u,(lt c , dentate , ovali, appuntale ; i fiori alquanto rossi, con ghi filatalo, in grappoli terminati. E indigena dei boschi, o luo- pei’clj>* fiorisce nella state .—, Erba de’maghi, sin. (Così detta, Uo m i®. U ^ ru ^° di questui pianta si attacca alle vestimento,e tira a sé di ^‘Ceide 1 ’ , c °nie Circe li tirava con le sue incantagioni. Lemery.) (Gali) PincE!^-’ * Cir-cè-i-de. sidri, pr. com. Di Circe. (Van) C'rceksj.' pfUeog.) Cir-cèl-lo. Lo stesso che Circeo. V. (G) Lai. e'. ^ Ir : c èn-sc. Add. com. V. L. Attenente a’ giuochi del circo. ciicen 1 'u Cns * s " Gr ' resiy.hc, JSorgh. Orig.Pir.iyo. Quest’ultimo de’lud 1 — . ly J:i U sua origine da Koma,'senza dubbio più antica di ijuell’altro ta sp„ sat0 an che in forza di sost. Porgli. Orig. Fir. iyo. Con tan è tro n ^ ’ rou . tanta pompa si celebravano questi Circensi, c de’ Cj?” a ,*l' rc cosi ec. Buon. Fetr. Ani. che se non iyS. Uno de’ cocchieri sero i,j Ctllsl cc- E appresso : Nelle bulle o borchie , delle quali fos «WS 0 ™* I fornimenti de’ cavalli de’ Circensi. (N) monto,.- t' jC 0 S-) Cir-cè-o, Circello. Lat. Aca insula, Circejum prò p '"Ocu i j, l!lll ‘ Promontorio nel Mediterraneo presso Terrucina.Lat. Cir UtitCEo * p"dt dell' Asia nella Colchide. (G) ’ Add. f m. Di Circe. (B) f s '-ci^f l ff: , JS-)Cir-cè-si-o.Lat.C\vccsmniFit.deltAs.neìlaMesopotamia.(C') G,Rclt s _.*— , Cn ' osile K eiK E o.*(B 0 |. Pp. '“ f e ne cantano due specie, originarie dell’ America tropicale e,n SH (Uberi. Lai. circinaria cococs,e Circinaria arecac. (N) . . ( N > ne-o .Add.m. Ch’è rotolato in circolo. Questa di- p c ' r einaljr r\ osseTv a in molte partì dì piante. —, Circinale , sin.Lat. ^'Seio. » O.) l, a Sette, ,■ Nome di vento , e propriamente Quello che spira p destra “none e L evenne. Com. Dant. Purg. 24’• Tramontana dalla Liftcn rrT Cj rcio ’ ” ■ * • - 4 r co. 1 dalla sinistra a Aquilone- (N) ®° c c 4 (i c/, ( jjfi zi ° fatto pc giuochi, [e segnatamente per le corse dei ii. m \ H /' acr ^ ano umicamente i Romani'.[Detto ani', anche C circus. Gr. brTToòpo/xo*. porgli. Orig. Fir. 410. ? Cerchio. rfo. Non CIRCOLETTO 2 ^3 chiaro affatto se questo era teatro o circo, c quel che si chiamò poi utili ultimi tempi a Roma con voce greca Ippodromo. E lyy. Onde si facevano ( le cacce delle fiere) ordinariamente nel circo. E 180. Nel circo , fuor degli spettacoli già detti delle Bere , si laccano più propriamente co’cavagli, e quelli specialmente delle carrette, quasi simili a queste che oggi s’usano, e con voce oltramontana si chiamano cocchi. 2 — * (Zool.) Cenere d' uccelli dell’ ordine de’ rapaci diurni , il cui volo è circolare, (Aq) 3 —* (Geol.) Diconsi cosi gli spazii di terra circolari od ellittici, attorniali di lunghi giri di roccie ed anche di montagne. (Aq) CiRcoiuE,*Cir-co-i-re. Att. F. A. F. e (A’Circiiire. Bocc. Teseid.2.'jf(0) Le edizioni da noi riscontrate a questo luogo, hanno : E poi per altra via il carro volto, Alquanto circumdando la cittade. (N) Circoito , * Cir-co-ì-to. Add.m. da Circuire. F.sl.F. e dì Circuitolo) Bocc. Teseid. 6. 3y. Tutte di chiare pietre circoitc. ( L‘ ediz, del Silvestri, Milano , i8ip. ha circuite. ) (N) Cincor ,amento , * Cir-co-Ia-nién-lo. Sm. Lo stesso che Circolazione. F. F. di ri g. ( 0 ) CincooAKTE, Cir-co-Iàn-te. {Pari- di Circolare.] Che circola.Red. Cons. 1. 241. Sia brodo puro c semplice , perchè , cosi fatto , verrà fàcilmente e con lungo uso ad introdurre net corpo, che è gracile , e ne’ fluidi scorrenti e circolanti per esso corpo , una benigna c nutritiva uriiettazione. Circolare, Cir-co-là-re. [ Art. e n.as$.]Folgersi intorno, Girare attorno , [ Muoversi circolarmente.'] —,Circolare, mu. /^.Aggirare.Dar.circuire, ambire. Gr. aa, ipu. Com. Lnf 2g. Onde nota , circolando 1 ’ una l’altra, pare che l’autor voglia mettere a ciascuna bolgia due cotanti in giro. Danl-Par.i3.2i. Ed avrà quasi l’ombra della vera Costellazione , e della doppia danza, Che circolava il punto dove io era. 3 — Diciamo ancora il Disputar che fanno i dottori leggenti nelle u- niversità pubblicamente. 3 — Oggi più cwnunem. dicesi del Muoversi continuamente che fa il sangue ne’ suoi vasi. F. Circolazione, §. 2. (A) 4 —- * Per trastato dicesi pure del Corso della moneta nell ’ uso del commercio. (A) Circolare. Add. [ com. Che è a modo 0 in forma di circolo , Che si volge intorno,o gira attorno.]— ,Circulare,sm.DaI.circularis.Gr.OTxAi- xo's. Boez. Fardi. 4• <• Gol primo circolar perpetuo moto Tempra il tutto c sublima. Oss. un. 33. Non terminano in due estremità separate , ma formano un canale circolare. 2 — [ Agg. di Moto re: Che va circolarmente, Che si muove in giro, coniò il molo del sangue.] Red. Fqi. 1 . 30 '. Acciocché col moto circolare del sangue non si porti il veleno al cuore. 3 — Mgg. di Lettera — Lettera che si manda attorno da’ Principi e da’ Prelati. Lat. epistola encyclica. Gr. i'yx.vx.ktx ypcippursi. 2—*Dicvnsi anche Lettere circolari 0 Circolari assolutamente, quelle che mandano i commercianti a’ loro corrispondenti , per il formarli di qualche loro nuovo stabilimento , del principio o cessazione di qualche società 0 per altra cagione. (Van) 4 — -Lgg- di Passo: Quello che si fa movendo il corpo in giro, senza uscir del suo proprio luogo. (A) Circolarità. , Cir-co-la-ri-là. Sf aslr. di Circolare. Ragion formale del circolo. (A) Circolarmente , Cii -co-lar-mén-tc. Avv. A maniera di circolo, In circolo. — , Circolarmente , sin. Lat. circulatim , orbiculatim , in gy- rum , in orbetn. Gr. Sagg. noi. esp. 5o. Aperto cc. non cir? colurmcnte , cioè a tondo , ma con tagliatura alquanto lunga. Buon. Pier. 2. 1. 10. Noi di qua, voi di là circolarmente Posti, adattiamei a modo d’una luna. Circolato , Cir-co-là-to. [V/n. F. A. Lo stesso che] Circuiate. F. Circolato. Add. m. da Circolare. Lo stesso che Circuiate. F. Circolatolo. (Ar. Mes.) Cir-co-la-lò-jo. [Ani.] Fasi, de’chimici, del quale si servono per far circolare i liquori. Ricell. Fior. L’ oro si metta in circola tojo di vetro. Circolatore , Cir-co-la-tó-re. Ferì. m. di Circolare. Che circola. Circolante. Fallisn. In tal modo spinge il liquido cireolatore. (A) 3 — * Ciarlatano , Cantambanco. Lai. circuiate!-. Gr. ù'/virrns.Berg.fH) Circolatorio , Cir-co-la-tò-ri-o. Add. m. di Cicolatore. — , Circolatorio , sin.Cocch. Bagn. Rimettere nel moto circolatorio e l’umore artritico, e così dileguarlo, c portarlo fuori per gli cmissarii naturali. (A) Circolatrice , * Cir-co-la-tri-ce. Ferb. f. di Circolare. F. di reg. ( 0 ) Circolazione , Cir-co-la-sió-ne. [ Sf .’ Il circolare. —, Circulazioue, Cir- colamcnto , sin. Lat. circulalio. Gr. xvx.kup.jc. ,1 Dant. Conv. 81. Furono certi filosofi , de’ quali pare essere Aristotile nella Sua Metafìsica cc., credettero solamente essere tante queste ( Intelligenze ), quante circolazioni fossero nelli cieli, c non più. (V) 2 — (Fisiol.) Circolazione del sangue: Circulazioue, Circolo, Moto e Movimento circolare, Giro , Circuito del sangue, s’intende il muoversi in giro del sangue dal cuore alle arterie , dalle arterie alle vene , e dalle vene al cuore. Lat. sangiiinis circulutio. Gr. fIp.jt.Tcs yv- foi. Bed. nel Diz. di A. Pasta. Quanto alla seconda opinione, che tiene, la sola copia del sangue stagnante ne’ vasi dell’utero esser la cagione de’ mestrui, nè anco a questa mi atterrei , perchè non ha probabilità alcuna che il sangue , il quale per la legge della circolazione si muove continuamente per tutte le parti del corpo, possa stagnare un mese intero ne’ vasi dell’ utero. (B) 3 — (Chini.) Circolazione dicesi da’ chimici e farmaceutici quell’ operazione , mediante la quale i vapori che salgono in alto nel circolatolo , sono costretti a ricadere continuamente nel fluido, d’onde il calore gli ha separati. (A) 4 _ (Mus.) Giro o Circuito di modulazioni, che si fa per tuttii tuoni. Circoletto, Cir-co-ler-to. Soli dim. di Circolo. Piccolo circolo. '— , Circuletto, sin. Lat. orbiculus , circulus. Gr. xvx.klcrx.os. Fir. Dial. bell. domi. 4°3. Viene poi 1 ’ occhio , il quale ec. , eccettuato la p i- 2 54 CIRCOLLOCUZIONE pilla, dee essere di color bianco pendente un po’ nel fior di lino , ma tanto poco, clic appena si paja : la pupilla poi, salvo quel circoletto eli’ ella ha nel mezzo, non vuole esser perfettamente nera. Circollocuzione, * Cir-col-Io-cu-zió-ne.A/.’Lo stesso che Circonlocuzione. F. Com. Dant. Inf. ig. Qui manifesta il detto Papa Niccola per circollocuzione qual fu sua dignità nel moudo. (N) Circolo. (Geom.) Cir-co-lo. [ Sm. Figura piana , che è contenuta da una s la linea curva, della Circonferenza, lutti ì cui punti sono egualmente distanti dal punto che è nel mezzo , e che chiamasi Centro.] —, Circulo, Cerchio, sin. Lat. circus , circulus. Gr. xvx\os.Fir. As. 2 56 . Perchè nel piccolo spazio di quel circolo troppo velocemente rivolgendomi , un de’ miei piedi f altro mi calpestava. E 3a3. Io mi risenti’ ad un tratto con una grandissima paura; e guardando verso il cielo , vidi il circolo della Luna nella sua maggior grandezza, ss Casiigl. Cori. 4- 4 È dillìcilc nel circolo trovare il punto del centro che è il mezzo. (N) 2 —. Per similit. Crocchio , Adunanza. Lat. circulus. Segner. Mann. Lugl. 3i. 3. E tu frattanto fili caso di ciò che dice in tuo discredito un circolo di facchini. Ar. Negl'. 4- 5. M’incresce più , eh’ io vegga in bocca al popolo Questa cosa, che d’ alcun altro incomodo Che ti possa accader, . . . se ne fanno in piazza i circoli. (V) Fag. liim. Che la cupola è piena di panelli...Di circoli la piazza e di monelli.(A) Guicc. Si. 11. cap. 2. Queste cose si dicevano ne’ circoli e per le piazze tra i cittadini. (N) 3 — (Milit.)i?adiz/i««za degli ujjiziali o de’sotto-ujffizialiper ricevere gli ordiid o il segno. Essi formano un circolo, se il numero loro il richiede , in mezzo al quale sta la persona ché dà l’ordine o laparola.{Gr) 4 — (Log.) Circolo vizioso: dicesi da’ logici quel vizio di un argomento , in cui si suppone provata o si reca in pruova la proposizione che si ha da prua vare. (A) 5 — (Geog.) Circolo dicevasi da’ geografi e dai politici quelle prò- vincie , principati e città che componevano insieme il corpo politico deli Impero Germanico. (A) (IN) 6 — * (Pisiol.) Circolazione. Coccà. Bagn.3. Ma solamente accrescendo col loro circolo per tutte l’arterie l’esito ai naturali umori. E appresso : Ed un altra porzione tramandata nel circolo del sangue. (A) 5 — * (Mus.) Circolo di quinte e di quarte: Giro d’armonia o passaggio in lutti i dodici modi maggiori o minori, mercè una modulazione nella quinta ; ovvero percorrendo i tuoni nell’ ordine a rovescio, modulando nella quarta. (L) 2 — mezzo: * Anticamente si diede tal nome ad un ornamento dì canto , il quale colle sue quattro notine congiunte formava presso u poco la figura del semicircolo. (L) Circompolare. (Astr.) Cir-com-po-là-re. Add. com. Aggiunto di quelle stelle o di quelle terre che sono situate vicino al polo, e per lo più s’ intende di quelle che sono intorno al nostro polo boreale .( Dal lat. cìr- cum intorno , e polus polo.) (A) Circompulsione , Cir-cotn-pul-sió-nc. [Sf. V. L. Lo stesso che] Circum- pulsione. y. Ciuconcellioni. * ( 3 t. Eccl.) Cir-con-cel-lió-ni. Setta d’eretici, o piuttosto di fuorusciti entusiasti d' Africa nel secolo IVi quali, sotto pretesto di vendicare le ingiurie , riparare le ingiustizie, e ristabilire l'eguaglianza fra gli uomini , commettevano mille disordini. —, Sco- topiti, sin. J)al gr. circos circolo, e sia da cello io muovo, sia da celo io esorto : e vai dunque Uomini clic vanno circolando, o che vanno esortando d’attorno.) (Ber) Circoncidere , Cir-con-ci-de-re. [Alt.] Tagliare intorno. —, Circunei- dcre , sin. Cr. 5 . 18. fi Si dee la corteccia circoncidere , acciocché ’l vizio del malvagio umore n’esca fuori. 2 — Quel tagliamento , usato dagli Ebrei , [ t da altri popoli d'O- riente , ] del prepuzio al membro virile de'bambini. Lat. circumcidere. Gr. ■vtpirip.vuv. Filoc. 7. 2 Sfi Fu nell’ ottavo giorno della sua natività circonciso, secondo la legge giudaica. Tes.Br.1. 25. Ora dice il conto, che quando Isaac fu nato, che ’l suo padre Abraam lo fece circoncidere agli otto di dopo la sua nativitade. 3 — [ E n. ass. ] Dani. Par. 32. 80.Convenne a’ maschi all’ innocenti penne , Per circoncidere, acquistar virtute. Circoncidimento , Cir-cou-ci-di-mcn-to. [Sm. Lo stesso che Circoncisio- sione. V.] Tes. Br. 1■ 25. E questo circoncidimento fu , poi che A- brana era già vissuto settantadue anni. Circoncignere, * Gir-con-a-gne-re. Alt. anom. comp. Lo stesso che Cir- cuncignerc. F. (A) Circoncinto , Cir-con-cin-to. [Add. m. Lo stesso che Circoncinto. V.] Dant. Par. 28. 28. E questo era d’un altro circoncinto. Bui. Circoncinto, cioè d’intorno cinto. Circoncisione, Cir-cou-ci-sió-ne. A'/.'] L’atto del circoncidere. [Operazione di cui i origine ascende alla pià remota antichità , e che fra certi popoli , ove si annovera fra i vili religiosi, consiste nel tagliamento parziale o totale del prepuzio ne' maschi e delle piccole labbra jieUe femmine .] — , Circuncisione , Circoncidimemo , sin. Lat. cir- cinncisio. Gr. vipiTov-h. Medit. Arb. Cr. Prese in sé il segnale della circoncisione con molta sua pena e fatica nella sua verginissima carne. Maestruzz. 2. 27. Ne’ sabbatì si faceva la circoncisione e’ sacri- lìzii. Petr. cap. 3. Vedi Sichen , e ’l suo sangue eh’ è mese Ilio Della circoncisione e della morte. Mcv. S. Greg. fi 2. Quello che appresso a noi vale P acqua del battesimo , questo vale ec. , per coloro che discesono della schiatta di Abraam , il mistero della circoncisione. 2 — Giorno nel quale da’Cristiani si celebra la festa della circoncisione del Signore. Lat. festino circumcisionis. Gr. ri ioprri tz : 1ripiropris. Maestruzz. 2. 27. Ferie solenni, ovvero festive, sono alquante precipue Sèste, cioè il Natale del Signore ec., la Circoncisione, l’Epifania. 3 — * (Chir.) Operazione che consiste a levare in parte o in tutto il. prepuzio, alla quale può dar motivo un eccesso di lunghezze o qualche degenerazione organica di esso. (A. 0 .) CIRCONDURRE Circonciso, Cir-con-cì-so. Add.m. da Circoncidere_, Circunciso, Cireuinciso, sin. Lat. circumcisus, recutitus. Gr. vspinrp.rip.ivos. Beni. Ori• 2 - 2Ì. 52. Io non gli stimo tutti un fil di paglia , Circoncisi marron, popolo immondo. Ar. sai. 1. Non sa che colla merda si disleinp re De’ circoncisi lor bambini. (Parta del liscio .) 2 — Usato anche in forza di sost. per Ebreo o Turco. Berg. (Min) CiRCOncludere , Cir-con-clù-de-re. Alt. anom. comp. Chiudere intanto , e talora Comprendere, Contenere. Cavalo. Espos. Simb. 1- Si. L a Fede ce- quasi l’ eternità e la Trinità tutta circouclude nel suo ^misurato seno. (V) Circonuamento , Cir-con-da-méu-to. Sm. Il circondare. — , Circonduzione , sin. Lat. circuitus , circuitio , ambitus. Gr. Kepi (JoAor- 2 — [Cerchio, Circolo.] Lib. Astrai. Quella dinanzi delti tre che s° n0 nel circondainento meridionale del capo. 3 — [Per inetaf .] Fii. Bari. j). Il tuo dimenticava per lo fine circon- damento eh’ egli avea di nosiro Signore Giesù , che ’l guardava da ogni ingombrìo. Circondante, Cir-con-dàn-te. [Pari, di Circondare.] Che circonda. L a f circumdans. Gr. vspigixWwv. Sagg. nat. esp. 5o. Precipitando per es " so l’aria sopra 1’ argento ec., circondante il cannello interno ec. Circondare, Cir-con-dà-re. [Alt .] Chiudere e strignere intorno, Accerchia re, Attorniare .—, Circondare, Accircondare, Accircundare, sin. F• Aggirare, e Cerchiare. Lat. circuindare , ambire. Gr. s». D ,a ‘ ‘ Inf. 3i. 4 2 - Co-i la proda che ’l pozzo circonda. Petr. son. 1 if- Cdr a ‘ il bel paese Ch’ Apennin parte , e il mar circonda e 1 ’ Alpe- e 2 — * Riciguere, Fasciare. Creso. 6. 1. fi Si dee circondare la corte muro, ovvero di convenevole steccato. M. Fili. 11. 20. Lo circoud 1 ^ intorno intorno strettamente. Ar. Fur. 3o. ffi Dove circonda il p°P 10 steccato. (A) (N) Bocc. nov. g. 10. n. 2. Era già....tutto il h l0 = di masnadieri circondato. (N) , . 3 — In pià largo sign. Porre addosso a uno 0 intorno a checche si alcune cose per ornamento o simile. Bocc. Amet. Di rilucenti g e ' nlll j e di caro oro circondata. (A) las. Ger. 18. 67. Egli inedesino corpo ornai tremante Per gli anni, e grave del suo proprio pondo,!' ar mi , che disusò gran tempo avaute , Circonda , e se ne va coni Raimondo. (M) 4 — * Dicesi Circondare il mare, la terra ec. per Girarvi per attorno^ Bart. Ricr. c. 1. Il mio savio tutto anche circonda il mare, e in balìa de’ venti ; anzi ne interviene alle battaglie , c immollile * mezzo ad essi curiosamente moventisi, non è vinto dalle loro vitto! ie.( L 'J[ 5 — Per metaf. Petr. canz. 20. 6. Solamente quel nodo, Ch’ A 010 circonda alla mia lingua ec., Fosse disciolto. . 6 — Rigirare, [Menare in lungo.] Farch. Ercol. 2ig. L’orazione f 3 tùia più assai, che la volgare non è , circondotta essere si vede, cW atta a potersi circondare , e menare in lungo- , 7 — * N. ass. Aver di circuito, Girare. Lat. circuitu Claudi , amp‘ cti. Cortig. Caslig. 2. 2/3. Il qual ( compagno ) dice che questa tot circonda ben quaranta piedi ; ed io dico di no. (B) 8 — * E n. pass. Ammantarsi, Vestirsi. (A) ,. 9 — * Per metaf. Indossare, Farsi partecipe. Salvia. Disc. 1. 25yIoa l si circondò della nostra infermità. (N) p n . Circondario. (Geog.) Cir-con-dà-ri-o. Sm. Quelle terre che stanno torno a un paese ; o anche quella estensione di paese ch'è parto un Distretto , e eh’ è sottoposta alla giurisdizione d’ un giudice, u e perciò giudice di circondario. Targ. Fiagg. Carta corografica campagne adjaceuti, e di tutto il circondario de’ monti pisani. (AA Circondario. Add. m. Che circonda. F■ dell'uso. (A) i.y. t Circondatissimo , Cir-con-da-tis-si-mo. [Add. m. ] sup. di Circondato. Giord. Pred. R. Il corpo afflitto da moltissimi malori, e l’ 3tìl circondatissima di inondane tribolazioni. (Qui metaforicam .) Circondato, Cir-con-da-to. A.id, m. da Circondare.—, Circondato, ^ Lat. circumdatus. Gr. vspifr\y:ìsis. Petr. canz. 16. 2. Qual si, * eV3 j a te lor di queste valli Serrate incoriti-’ agli amorosi venti, E circon di stagnanti fiumi. G- F. 8. 79. 1. E quella tutta circondata , sl eC f nullo nc poteva uscire. Sagg. nat. esp. 77. Le operazioni loro diverse da quelle eh’ elle si mostrano , circondate dall’ aria. , Circondatore , Cir-con-da-tó-re. Ferb. m. di Circondare. Che circo Fallisti. Con quegli ordini circondatori. (A) £ 0 ]|e Circundatrice ,* Cir-con-da-tri ce. Ferb. f. di Circondare. VJ-Uisn. membrane circondatici ec. (A) {0 , fi. Circondazione , Cir-con-da-zió-ne. [Sf. Lo stesso che Circondamen Lat. circuitus, ambitus. Gr. vspi'^o?.n. Lib. cur. malati. ^ f II Indi' scono per la circondazione dell’ aria lungamente piovosa. Zibaia- ^ ecC , 11 tempo consumato nella circondazione di quella terra, crai- ig. Nella circonduzione si vengono bene a variare di numero 11 Circondottasiente, *Cir-con-dot-ta-mén te. Avv. Con circonduzwn min. Berg. (O) T v;„ir<‘< n i Circondotto , Cir-con-dót-to. Add. m. da Circondurre. F■ fi- " V 2i 7. Tiralo intorno. Lat. circumductus. Gr. ^‘f- 4- sU . Egli a gran studio E sfere , e cerchi massimi e minori , ®^f 13 ; 3 itissi' perfide circondotti Dell’ nmil terra che il loro asse infila , oq 11 inamente n’ ebbe espressi. . •. a5 sai 2 — [ E per metaf. ] Farch. Ercol. 21 g. L’oraz ione latina P lU 0 t c rsi che la volgare non è, circondotta essere si vede , cioè, atta a P circondare , e menare in lungo. c ircon - Circonducente , Cir-con-du-cén-te. Pari, di Circondurre . Cn duce. Delmin. Ermog. 20. Berg. (Min) . CF Circonducimento, Cir-con-du-ci-men-to. Sm. Traimento per 0 ’ r ] 3 re conduzione. Adrian. Demetr. Fai. 46. E magnifico ancora^, garzar con certo cironducimento nella composizione, come ec- E 1 'g ,16. ci dobbiamo di non allungare i circonduci menti di P a , r0 ’j c i Conviene che i periodi sieno molto torti nel fine, perche q 1 ducimeli to apporta gravità. N- Sp. (B) CondnH e 1/1 Circondurre, Cir-con-dòr-rc. Alt. Rigirare, Tirare , 0 116- ìel cire° n ' CiRCONDUTTIVO £ r " 0 ' Gal. Meccan. t. 4. pag. 206. ( Ediz. class.') Intendevi il peso P c , nd ™te dalle due girelle A B , D E, circonducendo intorno ad esse i a COrda . Mom ^ j ^ (B ) nduttivo , Cir-con-dut-ti-vo. Add. m. Atto a circondurre. Dalmin. r,Z ° S ' i6 ' Ber S- (Min) ^onduzione. * (Fisici.) Cir-con-du-zió-ne. Sf. F. L. ( Da circum in- ?i 6 ducere condurre.) Movimento in cui l’osso descrive una J’of: pano , il cui vertice è nell’ articolazione superiore, e la base 2-Tflj ln < enor e. (A.O.) Chic ^ at ' circumferentia. Gr.xipifpax.Dant.Par. 12, £ y\ l °jd>ita, che fe’la parte somma Di sua circonferenza, è derelitta, die* 1 3 ^ uor de 'i’ a itre due ci reo n fere n ze. B ut .È l’epiciclo lo cerchio tien r ne ^ a sua circonferenza 1’ altezza e la bassezza del piancto, e cercti ° C .i 1 ^ ro suo ' n Sl| l cerchio deferente, e per la circonferenza del con . 10 deferente, si muove da Occidente ad Oriente. Farch.Lez. 168. È c ' cn *d° lo spazio d’un cerchio da quella linea che lo circoscrive, cioè lo S 9 ®daeserra intorno intorno, laqualeperquesto si chiama circonferenza. jimilit. Giro, Circuito. Lat. amhitus. Gr. s.ix. 7 , os. Cirug. M. d c ll? i- ~c pipite delle dita sono alcune parti legate alle circonferenze sua . n S lle - J Filoc. 1. 3 2. La terra ec. diede per diverse parti della CiRcoB C,rCOn ^ < ' renza al,e S l ‘ c manifesti segni di futura vittoria agli abitanti. cn „ / . FEIiENZI ALE, Cir-con-fe-ren-zià-lc. Add. cotn. Appartenente a cir- Cmook renza ' Busceli. Leu. p. 2. li erg. (Min) /n rLES j '° NK , Cir-con-fles-sió-ne. [À/l] Piegamento ordinato, (Piega- Fir ”n , ‘ ntorno -3 Lai. circumllexio, circumflexus. Gr. xcpUxainr. v as'o | la ' domi. 422. Vedete ec. quanta grazia dà al corpo del ce a sottigliezza del collo , in ricompensa di quella che da lui ri- Cm C o N ’ c I uanto quella circonflessione lo fa bello , rilevato e garbato, cunfl 1 I ‘ ESS0 i Cir-con-flès-so. Add. m. Che ha circonflessione .— , Cir- %46 *17 Sln ' ^ at ‘ circumflesus. Gr. mplAouns. Fir. Piai. bell. dona. un ' - , lllcll dsro grasso , un sottile , un bianco , un nero , un retto, 9uefl llCOn ^ esso ec- » composti ed uniti insieme dalla natura ec., fanno a y grata unione ec. flgj Accento Accento misto d’acuto e di grave. Lat. circum- j) Salvin. O ~ ciò dal non vedere sopra le dette lettere l’accento 1. del braccio, distinte in anteriore ’?■ Biccf r ' N. Circunflesso , §. Salviti. Gpp. Pref. 3 ^««so. (N)° e p 0s r' Ml ) Arterie circonflesse : -,. iwt, vruccnj , uiàtirnc in urite Fare l’ j e nascente dall’ ascellare , che contornano la testa del- dalla ? ’ 2 ‘ della coscia , distinte in esterna ed interna , che nascono ‘■teconn™* ft P V °fo n da ) e circondano il collo del femore .—Arteria cir C o n n eSSa diaca, più conosciuta sotto il nome d’iliaca anteriore .—Nervo il cu p esso > P‘ù generalmente chiamato Ascellare.— Vene circonflesse, C„ 1Co «>*0 è lo stesso che quello delle arterie. (A. O.) dur c , ETTere > Cir-con-flèt-te-re. [All. anom. e n. pass.'} Piegare, In- ItOpj rcon flessione. Lat. circumflectere. Gr. mpnrx&v. Fir. rim. 5 fl l’arte ' Sa ?d e Scocca nel sen dell’ altrui onore , avvenga Che la più e°^ (ro ll \.‘ e ‘ si circonllettino. ( Qui vale : avvegnaché si ripieghino C, BC0Wi 'ù lei, cioè rimbalzino indietro. ) c/, e . Ui:s 'za , Cir-con-flu-cn-za. Sf. Concorrenza intorno; Affluenza Cm co e,ìe dalle parli che sono intorno. Guariti. Idrop. (A) "~iCir DERe i Cir-con-fón-de-rc. Att. anom. Infondere,Spargere intorno, r> 8'* la c | nil * n dere,sin..S’ag-^.nat.eip. T.Circonfusagli l’acqua, ed accostata- ''"‘conj.p a,111 ta fuori del cristallo,lo tira (l’ago) un terzo più di lontano.(A) Lai. cire EIiE e’ Cir-con-fòl-gc-re. [ N. ass. } F. L- Risplendere attorno. C ° n fulsc , Un di>lgere. Gr. vepixigmiv. Dant. Par. 3o. 49• C°si mi cirri,. > luce viva " " ' ... - - - , E lasciommi fasciato di tal velo Del suo fulgor, n... c,,..: _1_ _: , - 111 appariva. But. Così mi circonfulse luce viva, cioè cosi Proporzione dell’altezza del fluido ec. circonfuso al cannello. è questa, che dal mare - *-—v. uui/>i ^ nat - ) Oir-con-gi-ra-tó-re. Add. e sm. Nome dato r. cav ati nJff 0 ^ 1 c * le riempiono i forami dell’addome , e che sono in- '* 1I| cosi K ,_ OSSo Pale , altrimenti delti Otturatori. (A) ir scuole ,’ O Vi: ' C Te°l. ) Cir-co-nin-ses-sló-ne. Sf. Foce colla quale nel- s°n K D; / cnt ende esprimere V esistenza intima e reciproca delle Per- iris*... vlrie nel mUt»,.;,, v, a -/■ / r> 1 1.,. —•.- c> llli, «coti ess Unz n<1 , 1 Mieterlo della Trinila. (Dal lat. circum intorno, ed a insideo . m’ìmnrirnn. mi »*aftirvt ^ /A^ l °OUZ] IOHE . C ' s P’inier, ùisideo , m’imprimo, mi radico.) (A) Cir-con-lo-cu-zió-ne. (Sf.} F- L. Circuito di parole, ‘tu onere ciò che non si vuol dire co’ pi-opra vocaboli. Perifra- flf trdocuzione ’ Circollocuzione, sin. Lai. circumlocutio. Gr. c )toro j r j j. aest> ’uz. 2 . 54 . Nel divino ufficio si debbono vietare tutti r z '«ne rjp 1 P cr .proprio nome, ovvero per certa altra circonlucu- ' jl, ' Co »uccEis T Sentel ? z ‘ a sono designati o nominati. r. Pomo,-,, r B > Gir-con-lu-cèu-te. Add. coni. Che luce all' intorno. Ri- > s <*ÌTTo e(, ‘ CMio) t? r *Uo, 5V Cu--con-scrìt-to. Add. in. da Circonscnvere.—, Circo- , ^udre n„ , at ' Clr cumscriptus. Gr. mpiyfypa.fj.fros.Dant. Purg. n.j. ta,c che Dj S ■ ’ C ^ e . nc c 'cli stai, Non circonscritto. Co m. E da no- 1 ina la ° e nc ^ melo non siccome cosa circonscritta del detto luo- ( Cl dta s ; C ij- Ja vu 'fò circonscrive e regge. Fardi. Lez. 16S. Circoli- ° ri,u , c ì„ lama una tosa, quando è chiusa e circondata d’ogni ii> a s °mma contenuti da un’ altra. CIRCONVENZIONE 2 55 Cikcowscrittore , Cir-con-scrit-tó-re. Ferì. m. di Circonscrivere. Che circonscrive. Faust. Or. Cic. 3 . ioq. Berg. (Min) CmcoNscravENTE, Cir-con-scri-vèn-te. Pari, di Circonscrivere. Che circonscrive , Circonscrìttore. F■ Delmin. lib. 2. pag. 1 g. Berg. (Min) CtEcoHscaivERE , Cir-con-scri-vc-re. [ Alt. anom. comp. ] Limitare , Terminare , Circondare , Chiudere .—, Circoscrivere, Circumscrivere, sin. Lat. circumscribere , circumdarc. Gr. Dani. Par. 1 f. 28. Quell’uno e due e tre che sempre vive, E regna sempre in tre e due e uno, Non circonscritto, e tutto circonscrive. E 3 o. 66. Quasi rubiti che oro circonscrive. 2 — Definire largamente, e descrivere con circuito di parole. Tac. Dav. Star. 3 . 3 li. Il nominare Vespasiano sfuggivano, e circonscrivevanlo. 3 — IN. ass. j Coni. Purg. 11. Dio è nel cielo non siccome cosa circonscritta ec., ma la sua virtù circonscrive e regge. Farch. Lez.- ■tCS. Circonscrivere significa propriamente nella nostra lingua quello che egli significa nella latina , dalla quale è tratto , cioè circondare ? serrare e chiudere ; onde circonscritta si chiama una cosa , quando è chiusa e circondata d’ogni intorno , e in somma contenuta da un’altra. CiRconscrivumento , Cir-con-scri-vi-mén-to. (Sm. Lo stesso che} Circon- scrizionc. F. Lib. Pred. Vano sarebbe uno lungo circonscrivimento di parole. ( Qui nel senso del §. 2. di Circonscrivere.) CiRcouscrizioke , Cir-con-scri-zió-ne. [Sf] Il circonscrivere. —, Circo- scrizione , Circonscrivimento , Circoscrivimento , sin. Lat. circum- scriptio. Gr. vtpiypxQn. l'eol. misi. Lo ’ntelletto comprende , ovvero fantasticamente ovvero con circonscrizione. 2 — Definizione non istretta o Descrizione di checché sia con circuito di più parole. Lat. descriptio , circumscriptio. Gr. vrro^pxip-é. CiRCOnsessione. (Teol.) Cir-con-ses-sió-ne. Sf. Quella specie d’invasamento, nella quale si crede che lo spirito maligno assedii intorno le persone , senza precisamente entrare nel loro corpo. ( Dal lat. circum intorno, ed obsessio assedio.) (B) Circoksoffiakte , Cir-cou-sof-fiàn-te. Pari, di Circonsoffiare. Che soffia intorno. Boez- i 5 . In questo mar salso dì vita siamo con circonsoffianti tempestadi commossi. (Qui allegoricam.) (V) Circoksoffiare, * Cir-con-sof-fià-re. N.ass. Soffiare iiìlornn. F-di reg.( 0 ) Circokspettamente , Cir-con-spct-ta-mén-te. Avv. Con circonspezione .—, Circospettamente, sin. Toscanell. Appi. Berg. (Min) Circonspettissimo, Cir-con-spet-tìs-si-mo. Add. m. sup. di Circonspetto. —, Circospettissimo, sin. Libimi. Occorr.y.Guar.Segr.Berg.QÀiu) Circospetto, Cir-con-spèt-to .Add.m.F-f-Guardato, o Guardato intorno . -—, Circospetto, Cirounspetto, sin. F- Cauto. Lat. circumspectus. Gr. re-r,ceniv i2,.Dant.VarA 'i.i zó 1 .Pareva in te, come lume reilesso, Dagli occhi miei alquanto circonspetta. But. Alquanto circonspetta, cioè pareva in te luce un poco veduta intorno. 2 — [ Più comun. si dice di persona che ha cautela e riguardo.} Accorto, Considerato, Cauto. Lat. circumspectus, prudens , sagax. Gr. crv, ero'?. Frane. Sacch. nov. 148. E cosi tutta quella guerra costò al circonspetto Bartolo Sonaglini piccolissima cosa. Strum. Pacial. Nobili , savii , prudenti e circonspetti uomini. 3 — * Dicesi anche delle azioni e de’ consigli di persona prudente e considerata , che mostrano circonspezione. F. Circunspetto. (A) Circosspeziohe , Cir-con-spe-zió-ne. (Sf.} Prudenza, Cautela, Accorgimento, Accortezza. —, Circospezione , Circunspezione , sin. Lat. cautio, prudentia. Gr. rpoipuAcoc^. Fr. Giord. Pred. il. Si governava sempre con molta circonspezione. Car. leu. 2. i 56 . A voi s’ appartiene più che a nessun altro di procedere con circonspezione. CiRCONSTANTE,Cir-con-stàn-te.[^of>or. /loco. leu. Le nazioni circonvicine in un medesimo errore co’ cittadini sono, Varch. Slor. 10. Gli Spaglinoli avevano occupato la badia di Fiesole, c tutti quei luoghi circonvicini. Star. Eur. 1. tu Uno esercito copioso per lo paese circonvicino. dir. Disc. an. 33. Era sparso l’odore di sua santità per tutte le circonvicine contrade. Circonvolgente, Cir-cou-vol-gèn-te. Pari. di Circonvolgerà Che circonvolge. Vadisti. 2. 221. Berg. (Min) Circonvolgere , Cir-con-vòl-gc-re. Att. anom. comp. Volgere intorno , Volgere da ogni parte. — , Circonvolycre , sin. Delniin. Ermog. 5. Berg. (Min) Circonvolc.imento , Cir-con-vol-gi-indn-to. Sm. comp. Volgimenlo intorno , Il circonvolgere. Delniin. Ermog. i■■). Berg. (Min) Circo* volto , Cir-con-vòl-to. Add. m. da Circonvolgere. Lo stesso che Circonvoluto. V. Delmin. Ermog. 5. Berg. (Min) Circo*voluto , Cir-con-vo-lù-to. Add. m. da Circonvolvere. Involto, Ripiegato in giro. — , Circonvolto, sin. Del Papa, Nat. Vm. Secc.Qi) Circonvoluzione , Cir-con-vo-lu-zió-nc. Sf. comp. Avvolgimento in giro, attorno a un centiv comune, come sono i giri della linea spirale della voluta. (A) 2 — Circonvoluzioni dell’acqua, cliconsi i mulinelli, o rigiri ci acqua ne’fiumi, nel mare ec. Bocc. C. D. I fiumi con le loro circonvoluzioni talvolta trangugiali le navi , e’ naviganti. (A) Circonvolvere , * Cir-con-vòl-ve-re. Alt. anom. comp. Involgere , Ripiegare in giro. Lo stesso che Circonvolgere. V. ( 0 ) 'Circoscritto , Cir-co-scrìt-to .Add.m.da Circoscriverc.Lo stesso che Circonscritto. V. Salviti, disc. 2. 320. Egli è un onorare non ristretto uè circoscritto, ma senza confine o misura, e però più stimabile.» Maral. S. Greg. 2. 3. Sono circoscritti, cioè deputati c terminati ad operare in alcun luogo. (V) 'Circoscrivere , Cir-co-scrì-ve-re. [Att. anom. comp. Assegnare i termini, Limitare , Circondare. ] Lo stesso che Circonscriverc, V. sin. Lui. circumscrihere. Gr. iripiypd^m>. Buon. rim. f. Non ha l’ottimo artista alcun concetto, Ch’nn marmo solo in sé non circoscriva- Salvili. Pros. Tose. 2. io8. Ilo circoscritto il suddetto titolo di Giunone nel primo libro pur dell’ Iliade. 2 — * Fig. Porre limiti o Ristrignere e moderare checché sia. Salvia. Disc. V. Circoscritto. (A) Circoscrivimento , Cir-co-scri-vi-mén-to. Sm. Lo stesso che Circonscri- vimcnto. V. (A) •Circoscrizione , Cir-co-scri-zió-ne. [Sf. Lo stesso che ] Circonscrizione. V. 2 — [Definizione non istrutta, o Descrizione di checché sia con circuito di più parole.] Salv. Pros. Tose. 2. 108. Avendolo altrove con circoscrizione spiegato. 'Circospettamente , Cir-co-spet-ta-méu-te. Avv. Con circospezione, — , Circospettamente, sin. Giùdice. Lelt. Berg. (Min) Circospettissimo , Cir-co-spet-tìs-si-mo. Add. m. slip, di Circospetto. Riguardatissimo. Cassài. Pred. 2. 63. 6. Berg. (Min) Circospetto, Cir-co-spèl-to .Add.m.camp. Lo stesso c/ie Circonspctto. F’’.(A) ~2 — [ Più comunem. si dice di Persona che ha cautela o riguardo. ] But. Par. 6. 2. Chi è circospetto, considera non solo le cose presenti, ma ancora le passate c le future. » Segner. Mann. Lugl. 21. 2. Tu col tuo vivere men circospetto, men cauto, tu gli dai adito di accostarsi a tentarti. (V) Circospezione, Cir-co-spe-zi <5 ne. [Sf. Lo stesso die] Circonspczinne. V. Salviti, disc. 2. 4‘3- Chi è dal lungo uso ec. fatto accorto della insta- bilità , varietà e incertezza delle cose cc., non dà il suo consiglio se non con molta cautela e circospezione. Circostante , Cir-co-stàn-tc. Add. com. Lo stesso che Circonstante. V- Bocc. no v. i5. 2t. E tanto léce cosi, che molti de’circostanti vicini, desìi, ec. si levarono. E nov. gz. 3. Chiunque per Le circostanti parli passava, rubar faceva a’ suoi masnadieri. 2 — [Detto per lo più delle persone, eziandio in forza di sost, ma solamente nel nam. del pài.] Guar. Posi. FUI. 5. 2. Che trasse, non dirò da’ circostanti, Ma per mia fé dalle colonne ancora cc. lagrime amare. Circostanza , Cir-co-stàn-ra. [Sf] Qualità accompagnante [ un fatto , che lo rende maggiore o minore, buono o reo, o che ne muta la specie. —, Circonstanza , Circonstanzìa , Circostanzia , Circustanza , Circumstauza , Ciicnnstanza , Circunstanzia , Circustanzia , sin.] Lai. circumsfantia. Gr. iriphrutrie. Dant. Purg. 33. yo. Per tante circostanze solamente La giustizia d’iddio nello ’nterdetto Conosceresti all’ al- ber moralmente. & — [ Nel muti, del più .] Luogo contiguo. Com. Inf. 25. Trovò nelle circostanze del Monte Ayentino , che alle sue vacche era risposto. » Porzio, Storia dei Baroni di Napoli, lib. 1. Quel tantoché si distende fra queste circostanze, è sopra tutti gli altri paesi del mondo, di fertilità e di hontà c di qualunque altra cosa che può dilettare e giovare il genere limano , ricco e dovizioso. (Min) 3 — E detto di Rami circostanti o vicini. Cr. 2. 23.3o. Ogni circostanza di ramoscelli si dee rimuovere, acciocché non tolgano il nutrimento. 4 “— * Cosa accessoria, dipendente , che ha connessione con altra cosa. Galli. Leu. Con pensiero di rimandare il libro là , dopo che io avessi fatto la tavola, la dedicatoria e altre circostanze. (A) 5 — Condizione o Avvertenza. Segr. Fior-Disc, Dec.Tit. Liv. ì.i. c.35. Quando si è detto che ima autorità data da suffragi liberi non offese mai alcuna repubblica , si presuppone che un popolo non si conduca mai a darla se non colle debite circostanze, c ne*debiti tempi. (N) Circostanza diti, da Occorrenza , Occasione, Congiuntura , Caso. Dicesi Circostanza qualunque particolarità di luogo , di tempo, di CIRCUIVI AMBIENTE modoec.che accompagni un fatto,ouna cosa. L’Occorrenza è il negoz'»» l’afiiue per sé stesso, che può avere le sue circostanze, le sue P;»' tic0 rità. Occasione diciamo I’ opportunità di tare, di eseguire un ' nzi oflC» rigore, dice la Disposizione a unirsi ai ^ 11 ”® cosa. Nell’ uso ordinario vale tutto ciò che ha rapporto o iniiueuia^ la medesima. Le Congiunture sono indipendenti e disposte prima da Tri,-...!_ 41 ■■ . - _.lire Caso- possibile si dice Lasp cosa. la zione. Filialmente il fatto o l’azione accaduta o Circostanzia , Cir-co-stàn-zi-a. [ Sf. Lo stesso che ] Circostanza. ^ JMaeslritzz. 1. 3 z. Questa penitenzia si dee più o meno aspra, sec la grandezza delle circostanzio. . ^ Circostanziare, Cir-co-stau-zià-re. Alt. Specificare con ogni circo) za. —, Circonstanziare , sin. V. di rcg. (A) n Circostanziato , Gir-co-stun-zià-to. Add. m. Specificalo o I’ aU ° j 4 , ogni circostanza. —, Circonstanzìato , sin. Salviti, disc. 2. 100- descrizione, aggiugue, particolari-zzata e minutamente circostanti delle visioni c de’ fantasmi, è difficile. r jr . Circuimento , Cir-cu-i-méu-to. [A/n.] Il circuire. [Lo slesso che cuizione. V.] _ Circuire, Cir-cu-ì-re. Att. V. L. Circondare, e anche Andare atto'J 1 r ' J Circoire, sin.V. Aggirare, e Cerchiare. Lu(.circuire, ambire. Gr.NVfvP*'^,] y.vy.KoZii. Eiloc. 1 . 1 3 g. Allora, volt a la testa del suo cavallo,con ritoud» ^ so gli circuì. Cavale.Frutt. liug. E però circuiva le ville e le ca> V^-i predicando ed evangelizzando in ogni parte, e chiamando fi a penitenza. Dant. Par. 12. 85 . In picciol tempo gran dottor si ^ Tal che si mise a circuir la vigna. Cr. 1. io- 3 . Per tutte le voi» vi va , se può, circuisca il podere ; e se no, almeno il seguente S 10 ^,.. Circuita, Cir-cu-i-tà. Sf. Giramento, Circuito, Rivoluzione. V , -.. a j r cuitade, Circuitale, sin. Frane. Sacch. rim. Sia benedetta ogni cu* tate Di tutte le piancte , e di Ior prova. (A) , Circuito, Cir-cù-i-to.iS’m.«Spazio di luogo, Distretto, [Giro, Ciiconfe' Ambito, Recinto.] —, Cercuito, Circoito, sin. Lat. circuitili, al * Gr.irqlpoi.oi, mixAos. Bocc. pr. 6. Il più del tempo nel picciolo cue ^ delle ior camere racchiuse dimorano. G. V. 8. gy. >■ Arsono tN jj| f| case de’ catenari, e tutta la chiesa e circuito. Volg. Ras. Le nel cui circuito appare somiglianza di margine. Maeslruzz. -^ti- ineeudiario ovvero di luogo religioso, o di cimitcrio, o di spazi vilegiato Ilei circuito della chiesa, é {scomunicato ipso jure. pare, 2 — Rotondità , Cerchio. Lai. gyrus, circulus. Gr. kvrAos. Dant- pj 28. io 3 . Or perché in circuito tutto quanto L’aer si volge. R‘ l ' circuito , cioè in tondo. . Qfis. 3 — Giramento. Lat. circnitio , anihitus. Gr. tteiI/oVoe. S. Quando dunque queste cose tìeuo cessate, e fin risoluto lo circa' tempo, seguiterà l’ottava, stabile, e senza circuito o mnfaiue' nt0, Ben. Varch. rj. 23 . Nè è dubbio ec., clic come il Sole col s '. 10 cuito fa l’anno, così la Luna, assai minor cerchio girando, 11 4 — ni parole * =: Circonlocuzione, Circuizione di parole. Cr. « Circonlocuzione. (A) j ncr e- 5 — L’andar attorno vagando. Lat. circumirc. Creso, pr. 3 . 1 01 [0 c scimento di lungo circuito c di danneggiata libertade ec. ‘ commosso r di ritornar mi parve alla propria magione. (V) W n m- Ci eccito , Cir-cu-ì-to. Add. m. da Circuire. Circondalo. Lat■ cl pra- datus. Gr. z'spi($sf 5 Ai),«s'i'os. Bocc. nov. fi • 3 . S'avvenne ec. w 1 fello d’altissimi alberi circuito. . nìe uta- Circuizione, Cir-cu-i-zió-ne. [A/l] L’alto di circuire, Circcw i. ci rcuitio. Gr. irspioSos. Liv. Dee■ j|j r0l ui. -, Circuimento, sin. Lat. c chinamente con picciolo circuizioni in sì fatta maniera ami» 01 jq ;! cC. 2 [ Dello delle parole: Circuizione di parole = Parole rigirate-} g 3 . 10. Con una lunga circuizion di parole la sua tède rl pfolg- nov. Lo stesso che] Circolare. V- ' Ji che s» 1 parti Ciroulare, Cir-cu-là-re. [N. ass. Ras. La seconda circula e avirona intorno quelle fuori nella superficie del-cuore. .. , >1, Circulare. Add. [ com. Lo stesso che Circolare. V.] Dant. Paf f La circular natura, eh’ è suggello Alla cera mortai, fa lien su a 1 3o. io3. E si distende in circular figura. Beni. rim. 1. 41 \ i a re, proprio come c fatto il mondo, Clic, per aver la forma cirC Voglion dir che non ha nè fin nè fondo. Circolarmente , Cir-cu-lar-mén-tc. Avv. Lo stesso che Cii'cola rr0 £ oinC -i Bui. I poeti diedono la rivoluzion delia ruota , a dimostrare ^ rall tr» mutano circularmcnte. Cr. 2. 7. 7. Meglio s’appicca e vive 1 |j oC li< tagliato per lo traverso con tagliatura alquanto lunga , che q IK è tagliato per lo diritto circularmcnte , cioè a tondo. ,/■ fi Circolato, Cir-cu-là-to, Sm. V. A. Lo stesso che Circolato- (i - . c( re-r 12. 108. 4 ■ Noi ancora della circiuispezion reale, c ancora "^oria* lato de’ cavalieri di quella , è convenevole de’ Ior fatti ri 110V3r T ia gin» Circolato. Add.m.Lo stesso che Circolato. V.Com. Purg. <• dall* esser la detta montagna tutta circulata a gradi. Amel. 28- a- 0 vcl IO- candide mani, le cui non grosse ma lunghe dita d’010 circola 2 — [E Jig .] Dant- Par. 20. log. Così la circulata melodìa va , e tutti gli altri lumi Faccan sonar lo nome di Maria. fi A* 1 ' 3 — Fatto in forma o figura- di cerchio. Lat. in orba», et ‘ Amet. 21. Vede ec. congiunte le circuiate ciglia estreiuc. 1 -oi'te' Circulatorio , Cir-ca-la-tò-ri-o. Add. ni. Lo stesso che Gire» Baldin. Voc, Dis- Berg. (Min) . Circolazione, Cir-cu-la-zió-ne. [Sfi Lo stesso che] Circola* 10 ? ’j C _ Rah Par. 33 . i2y. Quella circulazion che si concetta Pareva F» 1 ® Quella circulazione, cioè quella girazione di tre giri. Daat. . ^ La della circulazione 1 — 1 Com. bocca muove ! f ‘1 - r ('— -1 . 7 .* / ri c fPS,. cl’ima ugni.» tuiv v—*"- .. « c# la quale avesse nel mezzo d’entro questo cmuiletto 1 ^irculo, Cir»cu-!o. iStn. Lo stesso . Cìrcumambiekte. (Fis.) Cir-cum-am-bìèii-te. Adcl.com. I’ aria per circulazione, come la pietra gettata Cibculetto, Cir*cu-let-to. [ó’/n.] dim. di Circulo. Lo stesso ch e * P'. Com. Par. 3 o. Sicché la figura loro era come d una la quale avesse nel mezzo d’entro questo circuletto di l ucC# Crncuuo, Cir-cu-lo. Lo stesso erte] Circolo* P* . un Alt) rcu.mambiente. (Fis.) Cir-cuni-ani-bien-te. Add.com. Dicevi che circonda un corpo. (Dal làt. circuin ambiens che g lja ClftCUMCISO *Dant**r V* -ddd. m. P. A. P. e df Circonciso. Cotti. M A primo patriarca e il primo circuinciso. (N) tic' c'' ATAZ10 '* (Arche.) Cir-cum-la-tà-zi-o. Sf. P. L. Costume religioso o c 0 Jr‘ Cl C . i quali quando purificavano un oggetto col fuoco Pt\m •' (lS l )< rsI!;i/ic del!acqua, usavano di gittarla facendo un giro suda Ciac J ' la f crs0, iu. ( Dal lai. circuiti lalus portato attorno.) (Mit) ( Yan'l , U]iIu L '«"°n E , Cir-cum-lo-cu-zió-ne. [Sfi P. L. Lo stesso che ] Cir- 2 ioni CU;6l0n< '‘ • ^ e S ncr ' Mann. Oli. 16. 4- L’ usare di circumlocu- fcsto V C ?' 110 s ‘ costuma co’principi della terra, è segno assai mani- ci*c 0H p , 1 „. d :!! ìd “ M -. A11 i-no. Add. m. Che sla circa il Po. di diffidenza. cumpauano. (Geog.) Cir-cum-pa-dà-i o-v. Lee. 3. Mostrò loro Italia e i cai l alpini. (V) campi circumpadani soggetti a’mouli gir cimr \ SARE > Cir-cum-pul-sà-re. Att. comp. Spisnere intorno. Lai. cir- - qrri pulsare »»*' • ™ r ^ . Rendere ubbidiente. Ove te diron l'anima $(th> l*ià largamente , Tener soggetto -, divina* ii?’. ^ che circumpulsi il vasto rìeln, ^^'CUupi C1 senipaenìo tramandare. (A) pei, o ^ w t toNfi, Cir-cum-pul-sió-ne. [A/.] y, L- Impulso che fi forza P ar te* , Circompulsione , sin* Lai. circumpuìsio. Gi\ c ‘arla nat ' es P‘ P olr ^ s discendendo quivi, scac- . a sua c i rcuni pulsione. y % f 2 A *!? A J[ * Cir-cum-stàn-za. Sf V. A. V. c di' Circostanza. G . eh’ er * °* Fece torre a’cittadini certi palagi, e fortezze c belle case CmcoMYQ 0 nc a c * rcu mstanza del palagio. (Pr) ^ ù «i.^ AIÌT d 1 * Cir-cum-vo-làn-le. Add.com.comp.Che vola tV intorno. ^Ccncid^’ - r * ‘^ 1 ‘ Nella seconda li angelici spiriti circuinvoIauti.(N) 2 — p ERe j Cir-cuu-ci-de-rc. [Au. anom.Lo stesso che] Circoncidere./^, terij,/ uietuf Sertn. S. Agost. Poni alla lingua tua contrappeso di con una matura discrezione. diiucnt 111 'v)* 0 » Cir-cun-ci-di-mén-to. [ Sm. Lo slesso che ] Circouci- CUlf'Q* ■ , Cir-cun-cì-gnc-re. {.Alt. anom. compì] Circondare , Cir- Lat. circmncingere , circumdarc, Or. 'ffspifià.Kkttv. Com. Par. — W ***C.. . «a za .. ,.i_ “■ N, si è apn ,? Irci| ndava questa magione, ilili'.i . a *° orlis, cioè un cielo rito Tes. Br. 2. 35. Questo elemento r ln U'a seV' 11 ' 0 ftiis , cioè un cielo ri tondo, il quale circondi e richiude ^ iiìc, “ , ndah ) U 11 '- ^ a ^ r ‘ rl'-menli. di’ _ Cir-cun-dà-to. [Add. m. da Circondare. P. A. V. ] Bocc. canz. 6. Poi circundata delle tue catene. P ^‘^ioue l0 ^. E ' (^‘-dt.) Cir-cun-du-zió-nc. Sf y. L. Lo stesso che Circon* '- lI ‘Cu Kl , E ' (A) » * Cir-cun-fe-rèn-za. Sf. Lo stesso che Circonferenza. r> c ^° Ut,.- 3. 2 o 5. Di tutta questa soda e rilonda circuiifcreuza a^Co r Ua - (N >. ù't^e//r ?. Y lr * cu »-llcs-so. Add. m. Lo slesso che Circonflesso. P. u suo ‘ beccuto. P. y ;.] pardi. Ercol. i3f. Qualunche sillaba ha " Sc l’inti'.p..?’ JI l, alc 6e l’innalza, si chiama acuto, se l’abbassa, grave, B r cca ‘unalza nell . abbassa circunflesso, il quale circuuliesso, nella lingua io ,“ Clla lati “ a si può dire più tosto perduto. che smarrito, c Cll >co WtJ 0 ^ ana non fu, che sappia io, mai. ' clll fbn ( j ere ! ' E ’ Cir-cun-fùn-de-re. All. aaom. P. L. Lo stesso che Cir- , ' Avvoi-i* ■ circuuifundere. Gr. arepix*ai>. Cavale. Alt. Apost. fas e un, . ne cl ! e ■' ' ' ~ Una i c p -® 156. p' iCt | ciclo , per la quale occhibaglioe, e cadde i *®® B SPtiso -n- uce misurata circunfuse me e li compagni. (V) C ; 7 'r Cirel,V. U '- CU - n : f ù-so. Add. Cll ' c "nl 0( ziotie, c ^■cuk, C °USC] f v - A>:.(0) si approssimò a Damasco, e subitamente lo circuii* in terra, compagni. (V) m. da Circunfundcrc. y % L. Lo stesso - - Qp T n stesso che. Circonlocu- ^zwke, * Cir-cun-lo-cu-sió-ne. 6J. L p autore per p■ Comrn. Dant. Purg. 2 4- E ,5. A 4 locuzione al detto Bonagumta. QN) , tun . Mve!> k i Cir-cun-scrì-ve-re. All. anom. P’., ^»ivere. P. Barghin. Tose. 3 2 u A1 Vv t^C«-»e!v C ° n SCPftlì p ni ***™-"" Lo stesso che Cir* a guisa di buon £Tta *r lri sc S n ^ e circostanze ne circunscrive. (V) ' 7* Avvedi t ljlr ' Cun ‘ s P^ t * t0 - Add.m.V’L Lo stesso che Circonspetto. V. ♦Wc/,. no ° e ^ u l° raggimrdatore. Lai: s.igax. Gr- ^ivr,xó.T^ % Frane. 3 c ^ oa ^ e>fos se avveduto, ma egli fu antiveduto q, s Pesso stati^ 1 ^wcc.tSior. 194f consigli suoi non fusscro Hct J>tsp E2l0N J )lu Presto precipitosi o impudenti, che onesti o circuuspetli. ^ (l,n eut 0 di' ^ ,Ir ‘ c nn*spe-zió-ne. [A 1 /.] Giudizioso e cauto ragguar- C - Uns l^cctlo Vu V' ten ^u. [Lo stesso che Circonspezione. (A. ] Lai . cir- è Buar.lG rC à"? s l ,i . < : ientia - Gr - Albert . 60. Circunspe- cìrcunsprfì- ' e * Vlz '^ con h'arìi,G.y.l2,108.8. Sotto’l qual silenzio la '•“eunspczi •'—"v» «rii.u.r .i+.iwv. uuiiu 1 qual silenzio la C, 1 0. r) 0ne eziandio più e maggiori cose comprenderà. Guicc . ^ Un 8 t*steV edendo amendue con gran”' ‘ P B 0 ~ 5 Clr -C i amendue con grandissima circonspezione. ci r ’ Ji °cc. [Add. com3 Lo stesso che Circonstante. » i“ nsti !«tc conia ,ìf ?° n meno d’ alcuna cosa risparmiò il Cu ’fud. pf. t ^ Amet. ^5. Ed a'circunstanti popoli impose silenzio. turbT* pietose orecchie ai preghi divotrssimi della cir- ' *01110, Ali* ^ve ab. ) Che ha connessione. Teseitl 4- 3o. D’ Emilia CIRICF trascorrea nd ragionare, Addomandando sé* ella fosse o fta Nelli tempi vichi per maritare; Ed altre cose circuustauti molte, Renelle ciò gli avvenisse rade volte. 3 — In forza di sost. e nel num. del più si dicono Coloro che stantìo intorno. I presenti. Bocc. g. 2. n. 0 . Non senza gran letizia e piacer de’ circunstanti. (V) Circosstakza, Cir-cun-stàn*za. [A/? Lo stesso che ] Circonstanza e Circostanza. y. Ci'on. MorelL Per più brevità lascerò ancora molte altre circunstanze. CmcuNSTANziA, Cir-cun-stàn-si-a. [ Sf Lo stesso che Circunstanza e Circostanza. y. ] Maestruzz. 1. 34- Il prete può domandare il peccatore de’ peccati principali , e cautamente delle sue circunstanzie , io quali sou queste: chic il peccatore, quello lui commesso, dove, in che tempo. Circonvenire , Cir-cun-ve-ni-rc, lAtt. anom . comp^y.L. [Lo stesso che Circonvenire. Z 7 ".] Guicc. Star. Uh. 6Ml quale non avendo mai voluto pagare i danari promessi al Re di Francia, c circunvenutolo spesso con varie arti, totalmente dal Re di Spagna dipenxlea. Ciro un vici no , Cir-cun-vi-cì-no. [Add. m. Lo stesso che] Circonvicino.^. Circostante , Cir-cu-stàn-te- [Add. com. Lo stesso che ] Circonstante e lilrcostamc. F~. Guicc* tftu/ • HO. <ì. Olini’ luu^là ctx'oitutauiì, che ai lene- vano per loro, tenevano nell’Abruzzi l’Aquila.» Cron.Ant. 261 .Parve di mandare subito per la riviera di Genova e in luogo circustanle.(N) 2 — [Detto in sign. di sost.] Berti. Ori. 1. 2. 6g. Poi disse a’circu- staidi : e’ ci bisogna Appuuto appunto quest’altra vergogna. Cute iistanza, Cir-cu-stàn-za. [Sf. Lo stesso c/ic] Circonstanza. P. Cron. Mordi. Per questo è suto di nicistà cc. cercare le circustanze pe’ vcrisiinili. » Pass, j 04. La terza circuslanza si è ubi, cioè a dire in che luogo. (N) 2 — Luogo contiguo. G. P. 8. 58. 1. Simile avvenne in Brabante, in Annido, e in tutte altre loro circustanze. E 10.1 55. 3. Se non quello clic si prendeano in preda nelle pendici e circustanze del poggio. Ciiicustanzia , Cir-cu-stàn-zi-a. [S/i Lo stesso che ] Circostanza e Circostanza. P. Puss. 104. Nou convenendo però clic distintamente si conlèssassero i peccati , nc le loro circustanzie. 2 — Luogo contiguo. Pii. S. Girai. 63. Questi è grande , santìssimo uomo e maraviglioso, e da esser tenuto sopra tutti gli.altri, i quali sono in queste nostre circustanzie. (V) Cireoeto. (Agr.) Ci-re-gè-lo. r.S’m.1 Luogo dove siano molliciriegi. —, Cinegieto, s/u.Lut.cerasoruin pl;intariuin.I J «//rte-m- Lfll.Cyrianus. (Nome patron, di Ciro.)(B) Cirica , * Ci-ri-ca. N. pr- .fi Lo stesso che Ciriaca. P. (B) (Arici , Ci-ri-cì. Poce finta per esprimere il canto della capinera. Fidine. Sacch. canz. a ballo , citata nella Tav. Barb. alla P. Bo. La capinera canti ciricì, Il grillo salti spesso, e dica cri. (V) 2 5-8 cinico Cinico, * Cì-ri-co. N. pr. m. La stesso che Ciriaco. V. (B) (Jjiude. * (Mit.) Ci-ri-iie. iV. pr. f' ( Dal lat. ciris, idis in gr. coryda- /<>s allodola.) — Scilla figliuola di JSiso, cangiata in allodola. (Mit) Ciridonia , Ci-ri-dò-ni-a. Lo stesso che Cirindone. P. Buon. Pier. 4* 2. 1. 0 a mance , doni , strine, Di qualche ciridouia , Di roba, di danari ec. Prometterete loro. Ciriegia. (Agr.) Ci-riè-gia. {SfFrutto del ciriegio; è piccolo, tondo, di color rosso o nero o screzialo, acquidoso, con nocciolo assai duro, ed attaccato ad un peduncolo sottile e lunghetto. Pe ii ha ] di diverse specie e di diversi soprannomi, come Agriotta, Atnarina, Acquajuola, Marchiana, Visciola, [Amarasca, Buondì, Visciolona, Visciolina, Fralaja, Poponci- na, Zuccaja, ] e altre; oggi più comunemente Ciliegia.—, Cerasa, Cierigio, gin. Lat. cerasmn. Gr. y.tpdciov. ( Da cei'usuai, come Biagio da Blasius.') Lab. igi . De'quali ella faceva non altre corpacciata , che far-ciano di fichi, di ciriege o di poponi i villani. Nov. anuS‘ò.2. Si richiamò un villano d’un suo vicino, che gli avca imbolato ciriege. Cas. leu. j 4 Ti priego ec. che tu ti astenga di fare esercizio violento , e di mangiare, come tu suoli, le fave a staja, e le ciriege a ceste. * — Pare, Essere, [Andare,] ec. come le ciriege, dicesi del Tirarsi Jo fctfo tJìoir-'o r min p ttlit li f (Airt* K.ftt: finmo insieme i gambi delle ciriege, Sala. Grandi. 5 . 3. S’io ripescassi il primo, gli altri due Van come le ciriege. Pardi. Suoc. 4-6. In fine le disgrazie sono come le ciriege. 3 — * Nome che si dà volgarmente ad una specie di pesca e di susina.(P) CiaiEGUNA. (Agr.) Ci-ric-già-na.y/^y.e sf. Nome duna specie dava.(A) Cjriegiano. (Agr.) Ci-riergià-no. Add. c sm. Nome di una specie di vili- gito che produce la ciriegiana. (A) Ciiuegjbto. (Agr.)Ci-ric-gic-to. Sm. Boschetto di omegi. P.A. P. e di’ Ciirgeto, Pallad. Ottob. 10. Berg. (Min) Ciliegio. (Bot.) Ci-riè-gio.' [ Sm. Genere di piante della icosandna monoginia, famiglia delle rosacee, fra le cui specie, si distingue il . cinegio comune , avium cerasus , e tutte le sue varietà , delle quali sì mangiano i frutti. Il prunus padus ha scorza amara ed astringente, phe si credette febbrifuga e antivenerea, al pai' di quella del cerasus virginiana. (Questa^pianta fiorisce nella primavera , prima della comparsa delle, foglie. E originaria di Cerasunta città del Ponto, d'onde fu trasportata a Roma da Lucullo settanta anni avanti G. C. ; sebbene possa credersi che anco prima di tal tempo non dovesse essere ignoto il ciriegio nell' Italia , mentre in alcuni luoghi si trova spontaneo , ma che solo egli ne introducesse una qualche varietà, di buon sapore, dalla quii poi per l'ibridismo , per la sementa e per l’innesto ne siano derivate tutte quelle che si conoscono al presente.] —, Ciliegio , sin. Lat. cerasus. Gl', y.ipoccros. Bocc. g. 6. f. Tutte di vigne , d’ulivi , di mandorli, di ciricgi, di fichi, c d'altre maniere assai Cirni. * (Gcog.) Antico popolo dell ’ Indie. (G) ,. , e ,{i Cirno. * N. pr. cotti. ( In gr. cirnao vale io mescolo. ) —’ Ma ^ Cimo e che diede il nome all* isola chiamala prima Tewpnc. di itolo di Ercole, che diede il nome all’isola che prese I* 01 n ' q e H' fondatore di Cimo. J- Re 0 deb In di Corsica. — Ufficiale d! Iliaco isola di Teramani. (Mil) i — * (Gcog.) Lai. Cyrnus. Isola della u-recia neue '' tL -//’> l E tolta. — Antico nome della Corsica. — Città della Caria» [ Ciro, * Cirino. N. pr. ut. Lat . Cyrus. ( È v. di origine [lersiana- gr. cyros vai coniando, potestà. ) — Figliuolo di datore dell impero de Persiani e Medi. — Nome del figho se ?' c# genito di Dario Noto , conosciuto sotto il nome di Ciro il (Mit) (Van) ... -tp 1 —* (Geog.) Uno de’ piu gran fiumi delt Asia, detto anticamera'^^ (U Cvrrhns p Cyrniisj pvy.q' fvnr. — Piccolo fiume dell’Asm nello 0 ^-^ — Altro fiume dell’Asia nella l'ersuie, prima c*«u nuito A g* a Antica cit. della Grecia nell isola di Eubea. (G) . CiRÒ. * (Geog.) Ziro. Citta del Regno di Napoli nella Cu/nurW* patria di L. Gigli che riformò il calendario. (G) (N) 0 c Ciroene. * (Farm.) Gi-ro-é-nc. Sin. U- G. Lo stesso che Cd 1 Ceroenc. P. (Van) CinoMANzzA. * (Leti.) Ci-ro-man-sì-a. Sf. V. A. Ve di* Ghiro» 1 * Pass. 040. Berg. (N) . Ciron. * (Gcog.) Fiume della Francia nel dip. delle Lande- iy) , 0 Girone. * (Zool.) Ci-ró-nc. Sm. P. G. Lat. ciron. ( Da ciuf da Ciro io rado, taglio. ) Insetto picciolissitno, e quasi uniche insinuandosi tra I epidermide e la pelle, singolarmente ni, vi cagiona col suo rodere un importuno prurito. (Aq) cY ivS CiROPEoiA. * (Lett.) Ci-ro-pe-dì-a. Sf P. G. Lai. cyropjK'aia. ciro , e pedia educazione della gioventù. ) Titolo d’un rottimi- 1 rico sull ’ educazione di Citv, scritto da Seno fonie. (Aq) t . - Ciropoli. * (Geog.) Ci-rò-po-li. Lai. Cyropolis. Ani. cit. dell A™ M> dia. — nelle Indie . — nella Sogdiana. (G) ^ di Cirra. * (Geog.) Lat. Cirrha. Antica città della Focide , che se1% porto a Delfo. (G) 0 co - Gir rade. * (Zool.) Cìr-ra-de. Sf Specie di pesce, cosi detto dal b lor giallo. ( In gr. cirras , ila cirros giallo.) Salvia. Opp* * eS dalla pesca è tratta Su la cirrade. (N) ^ r Cirradei. * (Geog.)Cir-ra-d(;-i.y_//a, popoli dell’ Indie di là dal Ga CiRRRO. * (Mit ) Cir-ré-o. Add. m. — Soprannome di ApolloiF e colo che uvea in Cirra. (Mil) . 7* Jt'U& Ciruestei. * (Geog.) Cir-re-slé-i. Lat. Cyrrcsthaei. Antichi pop 01 Grecia nella macedonia. — dell Asia nella Siria. (G) ot itva ( ^ Cirrestica. * (Geog.) Cir-rè-sti-ca. Lat. Cyrrhcstica. Piccola c d’Asia nella Siria, lungo l Eufrate. (G) n c in' ltS Cirrifero. (Bot.) Cir-ri-fe ro. Add.m. P. L. Lat. cirrhiferus. riccio, chioma crespa, c fero io porlo.) Dicesi delle piante che (\) dano dal tronco 0 dalle fòglie filetti o viticci . — , Cirroso , c fii< ,II,a Cirriforme.*(B ot.) Cir-ri-fór-me. Add.com. P. L. (Da cirrus rieu 0 ^ ^ f je crespa, c forma torma.) Che ha la forma di tralcio, di vitìccio^ ^4,0.) fa le veci, come sono i pezioli di certe piante. Lat. cirrlid 0111 . Cirro. [_Sin.]P. L. Zazzera o Capellatura, [ e propriamente Cincinno.] Lat. cimis* Gr. ^óffrpvxos. Dani. Pc/r.6.^6’._Ondc c iu' c Quinzio , che dal cirro Negletto fu nomato. But. ivi ■ Cui cinno , capello è a dire. ra*» : sei* 6 — (Bot.) Produzione filamentosa-che spunta dal fusto, y dalle foglie di talune piante, la quale ravvolgendosi a s j )LÌ per attaccarsi a corpi vicini. Lat. ciriiius. (A) (N) . /^) 3 — (Zoul.) Cirri diconsì da'naturalisti le barboline de’ p eSC ^ Cirro. * (Geog.) Lat. Cirrhus. Antica città dell’Asia nella ài ’ tale della Cirrestica. (G) vìntile d tl ° Cirrosi. * (Med.) Cir-ro-si. Sf. U. G. (Da cirros giallo.) ^ vss0 , ch e da Laennec ad una concrezione granulala di color guiu°' si ritrova particolarmente nel fegato. (Aq) * . I -ho3 ,,s 'G \ CiRRoso.(Bol.)Cir-ró-.io. Add.m.Lo stesso che Cirrifero.U-fAtf 1 * n a mc^ Cirsi. * (Clnr.) Sf.pl. P. G. Lai. cirsi. ( Da cirsos varice.) ^ nodosi distinti e separati di alcune parli d* una vena. ( A y^ cf Cirsilo, * Cìr-si-Io. N.pr. m. Lat. Cirsilus. (Da cyrso fut- e0 io sono, e hileis selvosot lo son della selva.) (B) . \ Cirsio. * (Bot.) Cìr-si-o. Sm. Lat. cirsion. ( Da cirsos vance- jgi di piatile delta sìngenesia eguale, famiglia delle a n h roC °J aL f c i ^ \'1^.^ perche uni delle sue specie fu credula ottima contro te ( V/ Cirsocele. (Chir.) Cir-so-cè-ie. Sost. com. P. G. Lat. cl jj ^e> ie 1 , p cirsos varice , e cele tumore. ) Dilatazione varicosa de . a i tes cordone spermatico. — Ernia varicosa o quantità di coli. (A) (Aq) (A. 0 .) irrtvWK* Cirsoftalmia. * (Chir.) Cir-so-ftal-mì-a. Sf. P. G. Lat. c c ci iia d l (Da cirsos varice, e ophtliahitos occhio.) Oftalmia varicosa dilatazione de’ vasi iniettati. — , Cirsottahn ia i 5 .) 3l diis* C Cirsonfalo. (Chir.) Cir-sòn-fa-lo. Sm. P. G. Lat. cu’soni ^ jgit cirsos varice , ed 0 mphalos bellico. ) Tumore formato CiflsoTcnii A . cy c( fft- > ' ene dèliombelltco. ( t \ Q ) ~ *y è! Lat. Cirro** *' aricose ‘ (Aq) ^ O ^ sUr P azi(J ne delle varici. sottahuù. frAc/) C,r ' 30i -t*l-mi-a. Sf r. G. Lo stesso che C“ Cl ”*- " (8ot.)\jy;V r , „■ Atto fcìunchina , con cui foP C ^ ! l fa ' (^ a cyrtot curvo.) P ll ‘" dna, monoginia famwU,, “Pr m f i>rm,Ho genere «y / s uO > Somiglia degli storaci, la quale si distingue 1 frutto C1RTA c f vn oblungo ed i fiori bianchi campaniformi, disposti a C,£WpCAq)(N) ^ . Cir Tan G*w>g.) Ant. cit.d' Afr-cap. della Numidia; oggi Costuntina.(G) t(l ° a cyrtos curvo.) Genere .' ... ins, ■ Vl */ ni. in,.,/ 1 , ( hM 0l ’ditie de' ditteri , famìglia de vescicolosi , così deno - ' .r i ì _ '.i _ ti 3 / » v yt c.ijtri.r .fj-.i^m.cyrtostylis.(Da cyrtos cur- _ {ìlia d e p 0s s ^d°. ) Genere di piante della ginandria monnndria^fami- %. 0rc ‘ddee) cosi tienominate dall aver citivo h stilo. (Àq)(N) ju a * A. V. e di' Chirurgia.] Bocc. noe. 4 ° * 2 * non vo’ H* UU S ran< ^ ss * in0 medico in cinigia. Morg* 16. ù6. r CAh rc ,y - ] sputar di cinigia Con chi sempre ara, machia , o martella. ^ IrUg, Ano p*‘ l e S$ ono cerusia. J FoU >\ ^^cu-cià-no. r.V/j? ì i p c an 4 [ e ^ftucaco '‘p.Pnimoue. (V. del dia? 1 “'^ ì_co * \.Add. e sm. F. A. F. e di’ ] Cerusico o Chirurgo. P Cc 's e do! Ua i )0 ^) Cron.Fell.26.E1 a cugino carnaio di Luca Ciancili ^ lRu t\GiA. p* Iìlaes l r ° Benedetto, medico cirugico. ^ ,ln que a T'c 8 -‘ a ‘ e ^ Chirurgia. Albert. 2. pr. p g'a ? ec ^> te i hgUuol mio Giovanni, lo quale t’aoperi nclPavte dì cirur- ^ l ^sico (' ‘y 11 - 6. Medici di fìsica e di cirurgiu da sessanta. ^ hì C o . fi ^r^n-si-co. Sn* T>t r\..„c\r>\ - n.. n.„... Ras y*’Sn*"no. [A/n.] ^. A. V". e di’ Cerusico o Chirurgo. • La trachea arteria cc. è detta e chiamata da’ cirugiani Cis. * Red. f jPtL si-co. Sm. PI. Cirusici e Cirusichi. Lo stesso che Ceru- i da qascehh duro.)(B) Ovvero dal lat. eoe- dell' ordine de* cole - l ‘>t /oó 0 i /u