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Crescer piti sempre rappecito ciecoVede del Rè Pagan, ne sà che farsi.
Ben sà, che vuoi venire a Parrò bieco,One , contrasti suoi tutti fien (carsi .
Pur discorrendo molte cole (ecoIl modo tremò al fin di ripararli,
E di (astiar la castità sua > comeIo vi dirò con lungo, e chiaro nome .
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Al brutto Saracin, che le veniaGià contra con parole, e con effèttiPrilli di rutta quella cortesia ,
Che mostrata le hauea ne 1 primi detti:Se fate , che con voi sicura io siaDe! mio onor,distè,dPio non ne sospetti,Cosa àPiucoutro vi darò,clic moltoPiù vi varrà > c'hauermi l’onor tolto.
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Per vn piacer di sì poco momento,
Di che 11’ba si abbondanza tutto'] modo,Non disprezzare vn perpetuo contento,V11 vero gaudio a niillo altro fecondo.Potrete tuttavia riti ouar cento,
E mille donne di viso giocondo :
Madri vi podi dar questo mio donoNessuno al mondo,o pochi altri ci tono.
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Ho notista d’vn’erba , e Pho veduta.Venendo ; e sò doue trottarne apprestò,Che bollita con estera , e pon rutaAd vn foco di legna di Cipresso,
E fra mano innocenti indi premuta,Manda vn liquor ,che chi si bagna d’estbTre volte il corpo, in tal modo Pindiua,Che dal ferro, e dal foco ('assicura.
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Io dico, se tre volte sé n'immolla,
V11 mese inuulnerabile si trotta >
Oprar compensi ogni mese l'ampolla,Che sua virtù più tei mine non giova.
Io sò far Pacqua, & oggi ancor satolla >Et oggi ancor voi ne vedrete prona,
E vi può ( s'io non fasto ) esser più grata,Che d’hauer tutta Europa oggi acqjìata.
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Da voi dimando in guiderdon di questo,Che sù la fede vostra mi giuriate,
Che uè in detto , nè in opera molestoMai più sarete a la mia castitate .
Così dicendo , Rodomonte honestoFe ritornar, che in tanta vosontaccVenne, ci‘uniiOiabil si facesse •
Che più espella non disse, le proni elle.
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E serueralle fin che venga fattoDe la mirabil acqua esperienza ,
E ssorzerasli in tanto a non far atroA non sir segno alcun di violenza.
Ma pensa poi di non tenere il patto,Perche non ha timor, nè rmcrenzaDi Dio, ò di Santi ; e nel mancar di fedeTutta a lui la bugiarda Africa cede.
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Ad Isabella il Rè d’Algier scongiuriDi non la molestar, fe più di mille :
Pur espella Jauorar Pacqua procuri, (le.Che far so può,qual fù già Cigno,e AchilE li pel balzi, e per valloni oscuriDa le Città lontana, e da le villeRicoghe di moke lierbe, c il Saracino.Non ('abbandona, ePè sèmpre vicino .
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Poi die in più parti, e qiuto era a bastâzaColson de Pherbe, con radici, e sènza :Tardi si ritornato à la lor stanza,
Doue que) paragon dìcontinenzaTurta la notte spende, che Pauanza.
A bolhr'herbe con moka auertenza >
E à tutta s opra , e a tutti quei misteriSi trotta ogu'or presente il Rè d’Algieri.
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Che producendo questa notte in giocoCon quelli pochi semi, eh'eran (èco ,Senna per lo calor del vicin foco,Ch'era rinchiuso in qsto angusto speco,Tal sete, che benendo or molto, or pocoDuo barili votar pieni di Greco,C'haueauo tolto viro ò due giorni inalitiI suoi scudieri a certi viandanti.
zi
Ncn era Rodomonte vsàtoal vino,Perche la legge stia lo vieta, e danna :
E poi che lo gustò , liquor dannoLì par miglior, che’l Nettare,ò laMâna.E riprendendo il rito SaracinoGran tazze, e pieni fiaschi ne tracanna,Fece il buon vino,espando spello intornoGirarsi! capo a tutti, come vn torno.
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La Donna in questo mezo la caldaiaDal foco tolse > oue quelPlierbe coste ,
E distè à Rodomonte, Accioche paia >Che mie parole al vento non ho molleQVELLA, che’l ver da la bugia dispaia,E che può docce far le genti grosse,
Te ne sarò l'esperientia ancora >
Nò ne Paiam, ma nel mio corpo odora.
CANTO
I