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piata e riconosciuta la peste, il tornar nelle menti di quell’avvisopotè servire di conferma o di appiglio al sospetto indeterminatod’una frode scellerata; potè anche essere la prima occasione difarlo nascere.
Ma due fatti, l’uno di cieca e indisciplinata paura, l’altrodi non so quale sciaurataggine, furono quelli che convertironoquel sospetto indeterminato di nn attentato possibile, in sospet-to, e presso a molti in certezza, d’un attentato positivo e d’unatrama reale. Alcuni, ai quali era parato di vedere, la seradel 17 di maggio, persone in duomo andare ungendo un assitoche serviva a dividere gli spazj assegnati ai due sessi, feceronella notte portar fuori della chiesa 1’ assito e una quantità dipanché rinchiuse in quello; quantunque il presidente della Sa-nità accorso a visita con quattro persone dell’ ufficiò, visitatol’assito, le panche, le pile dell’acqua benedetta, e non tro-vando cosa che potesse confermare l’ignorante sospetto d’unattentato venefico, avesse per compiacere alle immaginazionialtrui, e più tosto per abbondare in cautela, che per bisogno,avesse, dico, pronunziato, bastar che si facesse una lavaturaall’assito. Quel volume di roba accatastata produsse una grandeimpressione di spavento nella moltitudine, per cui un oggettodiventa cosi di leggieri un argomento. Si disse e si credè gene-ralmente esser stale unte in duomo tutte le panche, le pareti,fino alle corde delle campane. Né si disse soltanto allora allo-ra: tutte le memorie di contemporanei (alcune scritte dopomoli’anni) che parlano di quel fatto, ne parlano con egual as-severanza: e la storia sincera di esso bisognerebbe indovinar-la , se la non si trovasse in una lettera del tribunale della sanitàal governatore, che si conserva nell’archivio detto di San Fe-dele; dalla quale l’abbiamo cavata, e della quale sono le paroleche abbiamo poste in corsivo.
La mattina seguente, nn nuovo e più strano, più signifi-cante spettacolo colpi gli occhi e le menti de’ cittadini. In ogniparte della città, si videro le porte delle case e le muraglie,per lunghissimi tratti intrise, infardate di non so che sudice-ria, giallognola, biancastra, sparsavi come con ispugne. O siastala una vaghezza ribalda di vedere un più clamoroso e piùgenerale spaurimento, o sia stato un più reo disegno di aumen-tare la pubblica confusione, o che che altro, la cosa è attestata