h
st3
Lib. 11. 309
Vefta citta e molto antica,& ricca:la quale i Carthaginefi perl'adietrò disfece:
ro,& di nuouo la rifecero Megalo,& terifco da Helea citta della Lucania. Furo
nui di molti antichi tempi) egregiamente fabbricati, un d’Efculapio, in quella
eta diurotifsimo, nel quale eta una ftatua L'Apollo ,& un ritenimento della me“Ru” moria di Scipione:unaltro di Pallade, e) terzo di Gioue.Falati della Candia per le patti cacciato di cafa fe-neuenne nella Sicilia ;& tenne ilprincipato dL’Agrigento; hromo tra tutti glialtri prudente, e’n cafa& al foldo di chiarà memoria; inlettere, e'nopere liberali notabi-le. Haueua fabbricato à contem-plazion dilui Perillo fabbro A-theniefe piu opere intagliate conmatavigliofo artificio: il qual perquel conto hauendo hauuto dal-lui molti doni gliofferi di nuouountoro di bronzo, maggiore al-quanto chela ftatura naturale dun uiuo. Egli non hauedo ancho:ta intefo{fcopertamente quello artificio, che racchiufo in quel toro uno huomo di puta-
to alla motte,& accefotii fotto fuoco manderebbe fuor uocenon humana da rammorui
darla crudelta del tyràno,ma come toro,mugghia, piglio il dono benignamente. Di poihauendo intefo l’artificio.coftrinfe Perillo, il quale haueua trouato un cofi fatto torme:topiu d'ogni altro crudelifsimo, ftimandol degno di quel fupplicio, a farne laprimiero.Di poifu condotto quel toro in Catthagine& molti anni doppo da 5Africano riftituito. Il qualtoro quando Scipione rende agli Agrigentini , fi narrauer detto,che egli era douer, che efsi pefafsino, quel che fuflea Siciliani piu utile.rea fitoimedefimi,© ftareall’ubbidienza de Romani hauendo efsi una cofà mecheera un ritenimento,& della crudelta dé fuoi di cafa,& della Romana imanfuretudMeRind. IEfsina citta antica della Sicilia , hoggi affai profpera,& di riputazio, diuifa daconfini dell’Italia mediante il mar di Caribdi,& un porto fatto dalla natura,dall’occidente difefa da colli; non w'ha mietitura di grano, eflendo racchiuttramonti e'1mare:abbonda di felue:ma quafi tutta la ricolta di quella s'ha!lefoglie del moro. Împeroche da Mefsinefi fi mannifsima feta in molte parti dell'Europa . Venneartificio nella Sicilia al tempo di Cutrado ImperacImiperoche paffando in quel tempo il re Rugg iSicilia , nella Grecia ,& menandone molti pretini, tra quegli ne meno parimente certi artiche siteri di feta,&pofegli nella citta di Palermo , mediatet gualiin brieuetempo tutta la Sicilia ,& di poi l’Italia fu ripiena di cofi fatti artefici. Vfaronben gliantichi poco la fe-ta:ma fu pofcia affai allargata l’ufanza de quella guadofi piatarono affai mori per la Sicilia , X per l'Italia : tale 1enon folamenite quella e uenuta fin negli hiuomini iulifsima codizione,ma fannofene le uelte a cani,& le eleleà cauagli. Etnon€ cofa ueruna; la qual adoperigati” ù to uatiamente cofi tignendola comeraiorindo di eynifono,iquali fcriuono, due monachi di Serida città dell India haueitecato a Giulieno principe primieramente il feme della feta,& di quel poia condo dato TO Ofitame, effere ufcitià poco à poco bachi, i quali nutriti di 10 oniian We
ie,
i” 2A®{ N èA#>
* A ANS
NS pu
KSN
NN)Novese7 ne ses