Lib. ili. 5}
ld figo| Îo chelecicognele quali fogliono fareli nidi fuli tetti delle cafe, portatrafo Îi loro put:
dei‘| tVinifuori della città,& fuggedo a regattà, rinouauano li nidi per li colmi delle uille. Pie.ein lo fubito I augutio,difse alli principi:Mirate qual aufpicij cihano dato gli Dei:ecco chéN, ecicogne abbàidonatrio la città da noi tàto tépo all'ediata,che di botto andera in roina,el
lecimoftrano in quata pouerta fiano gli nemici, abbidonano lerocclhe che per il fopra{tare pericolo deono cadere,& ci promettono certifsima uittoria. Dato ad6Gfegnò al-lifoldati, accoftano l'eattegliarie alla città;& cò animi oftinati cominciano la Se glia?da ogni parte cOcorrono, È falgono le muta. Li terrazani impauriti pei la grad’ a udaciàdegli nemici,nò ne poteuano gettare tàti dalle mura, quati a regatta ne fotto entrauanoEflendo impiuti de corpi motti che cafecauano lefoffe;& gia fpianati il ripati, da cofto-topiu fi cobatteua co l’oftinatione che cò forze ò cd arte. all’incétro quelli cEbatteua-nio cò paura& defpatione. Attila da ogni parte inftaua& eshortaua li firci che coduchi
Rd noal fine la comiciata tictojia Luipistaro ilfcyto& appoggiate le fecale alle mura; ceto1 dini ca di falirui: il cheellendo ueduto‘ agli altri, fa fatto tal impeto cOtrala città,che ellan&
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paura mae|on ramedla mortteudenaroNI
queantPian au!cadano
quico. Uatista e AL Lin dia ES Di e get=è[o ln È e ni“A i fina ME- pe:'
fi puotedifendere.El re tando fu le muta grida el facco, l’uccifioni,l incedio& la roina:
fubito furo tutti gli Aquilienfi tagliati a pezzi,& roinata ogni cola cò ferro& fuoco.Led$neparimere che erano rimafte nella città furo fuergognate, tra le quali una matrona+,
' digrad’honeftade,effendo richiefta dal lordo nemieo,& fuggita ful tetto della cala per Padicitia'#ae coferuarla caftitade, poi che uifte di no poter per altra uia fi non cò la morte fertrar mo. na donna.duseiticli! dol firo corpo, dalla cima della cafa uolotariamente fe gittò nel fiume Natifone che era
hifuinoteti difotto. Poi chefu diftrutta Aquilegia, futon talmente(gomentati gli animi di tutti iabglol tn Italiani , che di hora in hora gli pareua d’hauere il nemico alle mura, mafsime li Roma -,ali
mdooedlt ni, li qualipoco tenpo auanti erano ftati faccheggiati. Li bhabitatoridel feno Veneto ; La prima orli fmi perprovedere alla falute propria in tanto timore, fe ne andaro nelle uicine ifole che fo; redevencaiaaclat no tra paludi,& mafzime nell’ ifola Padouana, la quale poi fur adimandata Riualto Per ziani neiilaeeat chele paludofe ifole fatte di fango raccolto dalla corretia de fiumi, diero fecuro ricetto. mare.0 Attila mofleil campo uerfo Padouaalia quale acquifto cobattendo,& intrato co l’efercito nella città, tutte[e cofe come nemico mette è facco& a fuoco. Di poi all'ediò la cla-tifsima città di Verona,illuftre anchora per il nobilifsimo theatro,& la affliffetreÒ qua-tto 110 1te con battaglia cOtinua,& fuggedo li cittadini con facilità la hebbe.Erhauendopofta a facco la citta, perdono altheatro, moffo dalla nobilità dell’opera. Nel medemotempo mefle à firoco& facco Brefea& Bergamo,& mouEdo il campo affaltò la Lom.| bardia,& mefîe affedio alla famofifsima città di Metano, la quale era all’ hora capodella gente Gallica, giudicando di riportar indi non minor laude, che fe ei hauelleOccupata Ronia, che era ftara uotata dalle mani de Gotti. Ma uedendo lui, chela citta era molto forte& populata, ne poterfi prender a geuolmente con forza 6 coifame fenza comun male mafsime del fuo efercito: estiorta li cittadini che uoglinfitYolontariamente ieridere, il che fe faranno, promette d’effergli fignor humanifsimo.e; e Lio n PO Li Milanefi.
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