VI
no a fludiare, imo vogliano che li pfalmi, le meffe,le orationi, infin quella che c'infegnò Chrifto, li di-uini precetti, li articoli della fede tutte le altrecofe neceffarie alla falute, s'imparino& fi dichinoin lingua latina, come fe la virtù della fede, della o-ratione delle fcritture facre, fteffe in quella lati-nità, er non fuffe neceffario al Chriftiano, il fapercome ha a viuere, quello che ha a domandare aDio , quello che dice quando fa oratione: il faper quello che crede, quando facendo confeßionedella fua fede, dice: Credo in Deum patrem,& c.Mimarauiglio bene, come non hanno anco ordinato che fi come le fcritture facre la lor theolo-gia non filege, fe non in latino, cofi che non fi pre-dichi fe non in latino, per non effere intefi. Ebenvero, che tutte le autorità le adducano in latino etmolte volte in greco& in hebreo, per mostrar dieffer dotti nelle lingue. Penfa che in fin nel le lorbolle, breui, indulgentie, affolutioni, beneditioni,efcomunicationi, imo li contratti delle cofe delmondo, per meglio intricargli, ingannar li femplici, vendergli piu cari per la maeftà di quella la-tinità, lifcriuano& pronuntiano in latino. Et iocontra eẞi in prima dico, che tutti quelli che nonhanno vera& viua fede, fonno obligati di cercardi hauerla in ogni modo allor poßibile, di chia-
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