X XII
fontariamente laffare il paradifo, entrar nellinferno, che laffar la virtù, cader nel vitio:ma anco li faui del mondo fonno ftati fforzati dalla verità a confeffare, ch'el vitio è peggio che lamorte, che l'huomo debba eleggere piu prestodi morire, con perdere tutti li beni del mondo,che peccare. Dipoi fe non per altro, per l'honordel mondo, douerebbe ogn'vno laffar li vitij,darfi alle virtù, e anco perche la vita virtuofa,oltra l'effere piu gloriofa, è anco piu quieta, tran-quilla, delitiofa felice: la vitiofa, è tutta ignominiofa, vituperofa, inquieta, mifera e infelice.In tutti li modi aduque, fonno ftoltißimi tutti quelli li quali viuano male, non credendo che fia neDio , ne altra vita che quefta. Forfe dirai, io no cre-do che al mondo fi truouino fimili matti. Et io di-co, che fe ne truouano molti: fi come è chiaro diquelli li quali allegramente viuano nelli loro pec-cati. Se quefti tali credeffeno in verità, e non folocon parole, che Dio fuffe: e per tanto che comefauio vedeffe li loro peccati, come buono li baueffe in odio, come giusto li haueffe a punire,&di piu credeffeno effere nell'altra vita preparatoalli trifti l'inferno, con quelle fi intollerabili perpetue pene,& alli buoni il paradiso con tanta fe-licità, non viuerebbeno cofi giocondie fecuri, in
tante