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tante loro ribaldarie. Imo piu oltre dico, che fitruouano nel mondo alcuni, li quali non folo noncredano che fiane Dio , ne altra vita che questa,ma di piu, non credano mai morire: però viuanopeßimamente. Et quefti tali fonno fopra tutti li al-tri ftolti, foltißimi: fi come fonno fingolarmenteinfra li altri, certi diabolici vecchi, li quali doue.per effere fuperbi, ambitiofi, lafciui, dishonefti,pien di tutti li peccati, douerebbeno attendereall'anima, non ceffano, fe ben non hanno figli,&fitruouan gia con vn pie nella foffa, e con l'al-tro in fu l'orlo, con vfure, eftorfioni, rapine crudeltà, con maggior fete che mai, di accumularogni di piu robba, di edificare, piantare, dilata-reli foro confini, come fe fecuri di effere immorta-li, baueffeno per fempre a hereditare quefto mon-do, ò fe l'aueffeno a portare. Quefti tali non credano gia morire: imperò che, fonno fimili a vn granribaldo, il qual fententiato a morte, fuffe menatoalle forche, con vno caprefto d'oro al collo, per ef-fere ftato oltra le altre fue fcelerità, vn finißimo ladro. Hor fe quefto per effere imbriaco, viftofi coftmenare, credeffe effere vn gran fignore, ch'el caprefto fuffe vna collana di oro, lifbirri, li fuoifoldati,& ch'el populo cofluiffe a vederlo per bonorarlo, certo non fi potrebbe gia dire che questo