XXIII
dhauer perfo tutto quello che haueffe operato perfaluarlo, et che la morte del figlio per lui è ftata vana, anco perche per faluarlo no ci farebbe piuremedio alcuno: hor cofife noi ci defperiamo dellamifericordia di Dio , poi che ha pofto il proprio fi-glio in croce per fatisfare alli peccati nofiri, facia-mo a Dio vna fomma ingiuria, perche quanto cheè dal canto noftro, faciamo inutile& vana la paf-fione morte di Chrifto, rquato ha operato
Chrifto. Ne per faluarci ci refta piu reme-dio alcuno, non ci effendo proficua la paßione diChrifto. Maßimamente, perche fi come fe vn' in-fermo poteffe facilměte co medicine fanarfi, et pereffer frenetico parendoli effere fano, no voleffe pigliare alcuna medicina, gli nocerebbe piu quellafrenefia, che tutte l'altre fue infermità: cofi al defperato nuoce piu la fola frenefia della defperatione,che tutti gl'altri vitij fuoi. Tal che eleggerei piuprefto d'hauere comeẞi tutti li peccati del mondo,& fperare in Dio , che di non hauere comeffo altropeccato, che in defperarmi. E peßima anco la de-fperatione, non folamente per ch'el defperato nonaccetta alcun remedio, ma anco perche laffa la briglia a tutti li vitij, con dire: che? in ogni modoper me non ci è piu remedio alcuno: in ogni modofon dannato: poi che è cofi, meglio è che metre fon
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