XXVIII
doue effo vedendoli proẞimi alla defperatione, perconfolargli,& tirargli afe, gli promeffe che dellamedefima donna, nafcerebbe quel benedetto femeChrifto, il quale torrebbe dal ferpěte ogni virtù, cofchiacciargli la tefta. Et perche l'huomo era cadutoin modo tale da Dio , che no pigliaua piu piacere dicotemplarlo, fi come gia faceua inanti che peccaffe, Dio aciò ch'egli s'haueffe a occupare in qualchecofa, aciò che per lo ftare in otio, il quale è fentina d'ogni male no haueffe a fare molti peccati, malediffe non eßi, ma la terra, volfe ch'ella produceffe fpine& tribuli, haueffe bifogno d'effer cultiuata, per rendere frutto, aciò che l'huomo, volendo viuere, fuffe conftretto a no ftare in otio. Moltiplicò anco le miferie della donna, per abaffaretanta fuperbia fua, poi che voleua effere vna dea.Et la fe fuddita all'huomo, aciò fuffe da lui ben go-uernata, poi che non fapeua gouernarfi da fe. Talche tutte quelle penitentie che de Dio alli primi parenti, no furno fe non effetti di fomma pietà mifericordia: tutto folo per benefitio foro. Nonvolfe che gustaffeno il legno della vita, aciò nonfempre haueffeno a viuere in quelle miferie, nellequali erano caduti: glifcacciò anco di quel paradi-fo, aciò che efperimentado le miferie del modo, fuffeno tanto piu eccitati a ricordarsi della perfa feli-
cità