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La terza parte delle prediche di M. Bernardino Occhino, non mai piu stampate, nelle quali si tratta della fede speranza & carità ... : con la sua tavola al fine
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XXXII

fto mio, fe io la voglio difputare con te. Tuo padreBoan.3 timandò al mondo perche mi faluaßi liberaẞipeccati, perche adunque non fai il tuo offitioperche non obedifci al padre tuo, in liberarmi datante mie iniquità? So bene che non afpetti che ioefca del peccato da me, per effere impoßibile: impeA&.12 che in quefto mondo fon fimile a Pietro, quandoera in carcere: imperò che mi truouo in vno ineftricabile laberinto, legato con ferree catene d'huma-ni affetti, immerfo ne peccati,& in eßi adormentato, tal che cieco, ftupido infenfato, no pur mi ac-corgo del mio male, ne di tanti demonij che mi fonno intorno, cercado lamia dannatione. Se a Pietrobifgnò el miracolo, a me è tato piu neceßario, quanto che effendo al tutto impotente a liberarmi, ftopeggio di lui in maggior pericolo. Sai bene, chefi come il populo Giudeo, regnante Pharaone, nonpoteua vfcire di Egitto fenza Moife, imo no purvi penfaua, ma fi flaua amaneggiar fango, cofire-gnante il peccato in me, non ne poffo vfcire, fe tuChrifto mio, non me ne liberi: ftarò fempre nel fotoa far giardini in aria. Non credo gia che afpetti, cheio fermi li miei difordinati affetti, imperò che fi come fenza miracolo non poteua fermarsi il fiumeGiordano, quädo il tuo populo lo paffo: cofine fenza la tua gratia, le mie concupifcentie. So anco che

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