XLII
taranno, che l'amare Dio non è in for poteftà. Maeẞis'imaginano che fia in lor poteftà, il determinarfier refoluerfi ogni volta che vogliano, a efporrein fin' la vita per Dio , fe fuffe efpediente: perchequefto non puo far fi fenza amore di Dio , però credano che l'amarlo, fia fempre in for potere.Et nonfi accorgano, che effendo carnali, quando ben fire-folueffeno a efpor la vita, la efponeffeno, farebbe al piu per non dannarfi,& per faluarfi: perònon per gloria di Dio , ma per for proprij intereẞi.Et fe quefti tali vogliano fapere, che con tutte quelle loro fredde et leggieri determinationi, refolutioni voti, in ogni modo non amano Dio , confide-rino che l'innamorati diDio fi dolgano piu del fuodishonore, che di tutte le loro proprie angustie,ignominie, inferni danni: perche trouarannoin fe fteßi el contrario, faranno certi che non amanoDio, imo a quelli che fonno innamorati di Dio , il patire gl'è dolce, doue a eßi è afpro. Amano quellita-li di core e con dolceza gl'inimici, eßi no pof-fano amargli: pigliano piacere di fouuenire& feruire al proẞimo,& eßinon gli feruano fe non perforza, ò per loro proprij intereßi: finalmente,doue a quelli che fonno innamorati di Dio , ogni pefo è leggiero, ogni difficultà facile, et ogni amaritudine dolce, in eßi è tutt'il contrario, imperò che ef
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