LVI
offende penfando che l'offefo vorra vendicarfi, in-comincia a no amarlo piu, a hauerlo fofpetto, a nofidarfi di lui, a odiarlo, et di piu doue prima gli pareua vn fanto, fe ben non fiè mutato, l'ama doppo la riceuuta ingiuria fi come in prima, in ognimodo gli pare vn demonio. Hor cofi proprio è in-teruenuto all'homo dopp'il peccato: gl'è parfo cheDio fifia mutato, effendofi mutato lui, non Dio :però parendogli che Dio fia con lui irato, volendo placarlo, cercò no di mutar fe come doueua, maDio :& quefto con facrifitij, digiuni, orationi, ele-mofine, altre opere eftrinfeche. Et perche l'huo-mo mentre che faceua le preditte opere, non haue-ua anco viuo lume di Dio , però no le faceua in glo-ria fua, ma per proprij intereßifuoi. Però non fo-famente non fatis faceua per quelle fue opere alladiuina giuftitia, ma la irritaua molto piu: però dicontinuo diuentando peggiore, haueua ogni di piuDio per maggior fuo inimico. Et fe ben'all'huomofuffe parfo, come a hipocrita, d'hauere con le fueopere fatisfatto alla diuina giuftitia, in ogni modonon fireintegraua l'amicitia,& fi perche l'huomocome quello che haueua Dio , non folo per rigidiẞimo efattore& giudice, ma per crudelißimo, fem-prereftaua almanco dubiofo, fe con l'opere fue haueua integramente fatisfatto o no. Però no effendo
fecuro