LXVI
for meffe, quädo ficonfeffano, pigliano lor giubileiindulgentie, entrano nelle humane loro religio-ni, finalměte operano con mille loro fuperftitioni: imperò che quefti tali in operare cofi, ne fannoin verità benefitio all'anime, ne illuftrano la gloriadi Dio , imo nuocano mirabilmente all' anime, conoffufcare, quanto che è dal canto loro la gloria diDio , poi che con magnificare l'huomo, fepelifcanoil gran benefitio di Chrifto, mediante il quale fi glorifica Dio . Non è adunque vera pietà, il defiderare
procurare a fe, alli figli, ò ad aliri fuperflue ric-cheze, fauori, honori, amicitie, altri beni del modo, li quali non babbino a feruire, ma piu prefto adifferuire alla cognitione di Dio.Et cofi anco non èvera pietà il dolerfi contriftarfi delle aduerfità,noftre,& de gl'altri, fe non in quanto penfaffemoche haueffeno a impedire dal potersi meglio illu-ftrare la gloria di Dio : imo vera pietà farebbe, fequado credendo che haueffeno a effere co maggiorgloria di Dio , in fpirito ce ne rallegraffemo. Sonnomolti li quali fe vedano vn pouerino che pate, fubito per vna certa natural pietà fi comuouano, manon però lo adiutano, per preualere in eßi l'auari-tia: quella non è vera pietà. Altrifonno che l'aiutano, però quando li fieno parenti ò amici: ma feglifonno eftranei ò inimici, gl'abandonano:& cofi an
CO