LXXVI
Ca mutua beneuolentia er diflettione, fonno Vinfe-gne de foldati di Chrifto.
Di poi, quefto è vn male che ha dell' honeftodell'honoreuole, però ogn'vno l'abbraccia volentieri. No ba del vile, fi come l'effere vn ladro ò vnaffaẞino, nietedimeno fonno tanto peggiori di quelli che fanno alla strada, quanto che robbanoa-mazano i loro compatrioti, molte volte i lor parenti, in fin' alle donne& allimammoli innocentiffimi, con bruciare li palazi, ruuinare le città. Etcon tutto quefto perche fonno chiamati partiali, etnon ladri ne affaßini, fi bonorano di quel bel tito-lo: talche fe a vno fuffe detto che è capo di parte òd'vn fuo figliolo, fe ne gonfiarebbe.
Di poi non è peccato al mondo, dal quale na-fchino piu mali che dalle partialità: imperò che diqui nafcano gl'odij, l'infamie, calunnie, detrattio-ni, mormorationi, perfequtioni, litigij, rapine, bo-micidij, tradimenti ingiuftitie. Da effe nafcano itimori, fofpetti, anfietà, ingiuftitie, e tutte le dishoneftà. Da effe nafce che no fi fanno matrimonij, nefaccende: da effe l'otio, la gola, il giuoco, le biaftem-me, il viuere a volotà, il difprezo di Dio , la deftruttione della città, l' anihilatione d'ogni fcintilladi religione. Sonno fi peßime le partialità, che feentraffeno in paradifo, fubito ne farebbeno vno in
ferno