LXXVIII
giouiamo. Hor li chriftiani non hanno la parola efterna di Dio d'offendere li proẞimi loro, imo l'hanno in contrario. E ben vero ch'el chriftiano potrebbe hauere l'interna, effere internamente infpi-rato moffo a occidere il proẞimo fuo, quan-do cofi fuffe, douerebbe obedire, pur che li conftaf-fe che quella fuffe infpiratione di Dio ,& in obedi-renon peccarebbe. E ben vero che in tal cafo po-trebbe peccare, non in amazarlo, ma in amazarloper qualche intereffe fuo,& no per gloria di Dio :imperò che fe ben non poßiamo fare vna opera agloria di Dio , fe a quefto no fiamo infpirati moffi dallo fpirito fanto, nientedimeno poßiamo infpi-rati a fare vna cofa, farla, no per gloria di Dio,fi come è chiaro di quelli li quali fanno miracoli, etnel giorno del giuditio Chrifto non gli cognofceràper fuoi. Ma io credo che rarißime volte gl'huo-mini fieno infpirati a offendere li profimi loro: imoChrifto vuole ci comanda che livenciamo di cortefia.Non hauendo li Samaritani riceuuto Chrifto,
dicendoli Iacobo Giouanni: Vuoi che faccia-mo defcendere fopra di loro il fuoco dal cielo, ficome gia fece Elia fopra quelli che mandati a effo dalRe Ozochia? reprendendoli Chrifto gli refpofe&diffe, Non fapete di che fpirito fete: come fe diceffe,benche lo fpirito di Elia fufJe buono fpirito, er inamazarii