LXXIX
morranno di fame, fe per mezo del magiftrato, aquefto fine da Dio ordinato, no ribai la tua robba:imperò che in tal cafo debbi feruirti di effo, con vfarequanto che è dal canto tuo, tutti li mezi a tepof-fibili, honefti giufti. Et non litigando in tal casooffenderefti Dio , imperò che farefti homicidiale dite fteffo ò delli tuoi. Tal che fi come l'infermo, quando per mezo del medico fpera la fanità,& fenzafui crede morire, debba mettersi nelle fue mani, feben verifimilmente penfa ch'el medico offenderàDio in prolongare la fua infermità, imperò che e-gl'è obligato a non offendere Dio in laffarfi mori-re, imo debba feruirfi del medico da Dio ordinato:cofi nel fopradetto cafo, debba l'huomo feruirfi delmagiftrato, aciò non offenda Dio in effere homici-diale. Et fe diceffe, non debba farsi il male aciò nevenga il bene: direi che in tal cafo effendo infermo,non fo male fe chiamo il medico: ma lui è quello chepecca, in prolongar la mia infermità. Cofi anco nopecco in domandar giuftitia al magistrato, effo èquel che pecca fe non l'aminiftra legittimamente.Imo perche non debba farfi il male aciò ne vengabene, però non debbo peccare in laffarmi morirecon no chiamare il medico, ò con no domädare giuftitia al magiftrato, aciò ch'el medico, ilmagiftrato,i procuratori ò altri non pecchino. E ben vero che
doue