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Tomo III.
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TS'«*ir insegnamento <li questa dottrina pervertilrice sidisli userò Giacomo Lorenzo nella stia Dissertazio-ne pubblicata in Vmslerdam nel 1719. {De librisG enti]inni, Judeo rum, Turcurum, Pah uni, Pon-iificiorum tollerandis, proteslaniium reno prohiben -disj. Daniele Franco, Bernardo Von-Sanden, Gio-na Conrado Sclirannn c Giusto Enningo Boehmero,Cristoforo Schoettgenio, Daniele Colbero, e AndreaKunadio nelle proprie proscritte loro opere indicalenelle erudite aggiunte alle canoniche instiluzioni diM. r Devoti. Le tracce sovvertitrici dei protestanti fu-rono in questa parte seguite ben anche da Arnaldonel suo libro che ha per titolo — Delle proibizionidei libri =. Nel fango di queste infami dottrine siravvolsero ancora Voltaire, 1 autore delle Lettere giu-daiche, non che fautore del libro intitolalo: » Essaisur la libcrté de produire scs sentimcns » e tutta lagenìa di quegli scrittori che mossero guerra alla re-ligione ed a’buoni costumi. Paolo Sarpi, Febronio,e Camillo Monello nella sua opera pubblicata nel1767 avente per titolo = Aerertìmenlipolitici, isto-rici, canonico-legati ai principi cristiani intorno al-r uso della loro potestà sulle cose ecclesiastiche esacre : come anche fautore dell’opera »La chiesae la repubblica dentro i loro limitir> ardirono ri-chiamare in dubbio la potestà della chiesa di vietarela lettura dei libri cattivi.

Giustamente pertanto e sapientemente la chiesa,di cui è dovere di porre cura perchè in tutti illi-bata sia la religione, ed incorniti fioriscano i costu-mi, e a tutti sia tolta ogni occasione di male e dierrore, proibisce la lettura dei libri che da essa so-no riconosciuti nocivi ai retti costumi, ed all’inte-rezza della fede. Che anzi, affinile sia allontanato ognisospetto e periglio in un oggetto di sì grave danno,la chiesa stessa permette nemmeno che si ritenganoquei libri, che qualche curioso ed imprudente po-trebbe leggere ed infettarsi di errore, là nell’eserciziodi questa sua autorità la chiesa non solo ha riguardo

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