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Tomo VIII.
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Un re deb-b’cssere pro-iettore dellareligione ; es. Luigi laprotesse.Sentimentodi s. Luigi in-torno ai tea-tri , e suocontegnoquanto ai me-desimi. Cono-sce die l’ere-sia degli albi—gesi era sor-gente di ri-bellione con-tro la chiesae lo stato; lacombatte , ela vince ; esulle sue ro-vine fa trion-fare la reli-gione , e ladivozione aMaria delCarmelo.

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straniero nel rostro posto } se credessi ch’egli do-vesse governare meglio di voi —.

Un re debb’essere proiettore della vera religione.San Luigi lo fu veramente. Conte protettore della re-ligione punì il vizio, e compreso dall’orrore del pec-cato ne sbandì dal suo regno gli autori, ne allontanòle occasioni, e ne cancellò persin le traccie. “In-degne erano a’ suoi ocelli le persone di teatro , ebeabbagliano gli ocelli colla pompa degli spettacoli, lu-singano le orecchie con un’armonia fatale, ammolli-scono i cuori col tenero racconto delle più vergognosepassioni. Qualche cortigiano politico del secolo voleapur difendere i teatri come scuole di virtù, e gli at-tori come maestri dell’incivilimento. Ma Luigi erasanto, e pensava da santo rr: conosceva, che i prin-cipi della vera politica esigevano di mantenere illibatoil cristiano costume de’popoli: che unicamente dallareligione di Dio emanano le vere virtù: clic il soloperfetto esereizio di esse incivilisce le famiglie e lenazioni; e ebe i maestri della verità sono quelli, chefurono posti da Dio a reggere la sua chiesa, da cuii popoli devono essere spiritualmente istruiti ; e chiun-que si oppose alla sua santità ed a quella de’ suoisudditi, divenne l’oggetto delle sue vittorie. Da moltotempo l’eresia albigese affliggeva la chiesa, proferivasozze e blasfeme sentenze contro il cullo di Mariamadre (fi Dio, squarciava il seno degli stati, e vivomanteneva il fioco d’utta sanguinosa discordia. Luigiprotettore della religione si accinse ad umiliare questinemici della chiesa, che offendendo la religione dellostato, erano i perturbatori dello stato medesimo. Saldirimanevano egliao ai fulmini del Valicano: ribellierano ai loro principi; e il concilio di Luterano, cheli condannò, non era da loro udito. Era riserhato as. Luigi il trionfo di questi settari. Il conte di To-losa, fautore di quella setta, si prostrò a 1 suoi piedi.Gli orgogliosi capi di essa abbiurarono l’eresia, ri-cevettero l’assoluzione dal pontificio Legalo, e ricon-ciliaronsi colla chiesa; c Luigi mirò nella gioia dd