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Tomo VIII.
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trattalo —. Da Roma il successor (li Pietro, vindicee custode della cattolica verità, condannò pure solen-nemente quel trattato esiziale alla religione ed allostato. Luigi XIII, ad onta delle opposizioni del pri-mo presidente del parlamento Nicolò di Verdun cheaveva obbligato Richer a scrivere, zelando i dirittidella chiesa, e di conseguente la prosperità del suoregno, ordinò che un’assemblea di dottori deponesscEdmondo Richer dal sindacato della facoltà teologicadi Parigi. Tentarono e Dupin col prodigalizzare lodisenza riserva al libello sovvertitore, e l’inflessibileabate di s. Cirano col trattare d’insensati quelli clicne rigettavano la dottrina, e tant’ altri ardentissimiapologisti di Richer, che, come riflette Bcrault-Ber-castel, affrontano per sistema la potestà pontificia,abborrono l’autorità monarchica, e non possono sof-frire alcun padrone, tentarono, ripeto, di eludere lacondanna della chiesa e gli ordini del monarca.Ma Luigi, cultore possente della divozione a Maria« di cui non avvi divozione più solida, più ragio-nevole e più indispensabile, perchè questo culto es-sendo fondato sulla qualità di Madre di Dio, e ri-ferendosi alla persona di Gesù Cristo noi dobbiamoabbracciarlo come cattolici, e membri della chiesauniversale»: Luigi sempre fermo nella divozione alladivina Madre, sempre dimoslrossi invitto sostenitoredei diritti della religione del divino suo Figlio, edella suprema autorità del di lui vicario sulla terra,il romano Pontefice. Ben comprese il re, che il si-stema di Richer, se distruggeva i fondamenti dell’ec-clesiastica gerarchia, andava minando del pari quellidella monarchica autorità. «Imperocché secondo Ri-dici- ogni comunità ha un diritto inalienabile di go-vernarsi da sè: ad essa e non ad alcun particolareappartiene la potestà e la giurisdizione. Per drittodivino e naturale, lo dice chiaramente, benché inassai cattivo stile c latinità, appartiene più imme-diatamente, più essenzialmente ad ogni comunitàperfetta ed alla società civile il governarsi da sè,