Libro I. St
re le frutta ed i legumi che i > coltivo collemie mani , voi non mi parlerete dell' impero.Così egli diceva neil’ assemblea di Camunto ,nella quale Licinio ascese al rango de’ Cesari.
Necker non aveva questa filosofia . Divora-to dal desiderio di far parlar di se, pubblicònel 1784- , sull’ amministrazione delle finanzedello Stato , un opera in tre volumi , alcunisquarci della quale erano superiormente trattati,e che i suoi partigiani vantavano come un ca-po d’ opera dello spirito umano.
Circa al tempo in cui il depredatore Ca-lonne terminava di annullare il credito pubbli-co . ho veduto il vota della nazione voltarsiverso Necker, come si aspettano i raggi delsole dopo una lunga e disastrosa tempesta’. Eglisolo , dicevasi , esser capace d ! illuminare letenebre dell’ amministrazione , rianimare la con-fidenza , provvedere alle spese urgenti , per lequali non vi erano fondi, e ristabilire il credi-to nazionale presso gli esteri. Io ho osservatoche l’arcivescovo di Sens , abbandonando lacorte , consigliò Luigi XVI. di rimettere l’ am-ministrazione delle finanze nelle mani di que-llo uomo maraviglioso: ciò resultava dalle diver-se vedute .
Tutti i cortigiani sapevano che un amal-gama di vanità e di ambizione formava il ca-rattere del finanziere ginevrino, e che maneg-giando il suo amor proprio con quel!' arte nellaquale sì spiccava a Vèrfaglies , egli era forseV uomo dell’ Europa il più capace a riunire ilpopolo alle basi del trono vacillante .
La condotta astutissima che aveva tenutanel corso del suo precèdente ministero , pi-ova-
Tòmo I. E va,