Libro T. 8;
degli uomini d’un gran merito, a’ quali nonmancava per essere eccellenti in queir arte chesi chiama politica , che un poco di pratica de-gli affari . L’ adesione di questi nobili , chenon si aspettava mai , presagiva loro l’influen-za che potevano darsi , se profetavano dellafortuna che si dichiarava in loro favore , Finda quel momento risolvettero di rendersi degnidel loro destino .
La sera stessa dell’ apertura degli Stati ge-nerali, radunati per provincie , decisero, ch«senza ostentare una camera particolare ad esem-pio del clero e della nobiltà , terrebbero leloro sedute nella sala degli Stati- generali , eche vi aspetterebbero i nobili ed i preti perverificare i mandati in comune , senza distin-zione d’ ordini . Questo era un giudicare laquistione del voto per ordini o per testa . Lanobiltà ed il clero reclamarono su questa pre-tensione de’ comuni , che riguardavano almenocome immatura. 1 deputati de’ comuni rispon.devano che » tre ordini dovend# deliberare uni-tamente o separatamente sopra delle proposizionigenerali, la cui risoluzione interessava l’univer-salità de’ cittadini , » deputati cs ogni ordine'dovevano sapere se quelli degli altri ordini era-no legalmente* nominati .
Furono proposti de’ commissari conciliatoriper riunire gli spiriti la conciliazione era im-possìbile , perché i due primi ordini non pote-vano dissimulare, che la loro esistenza politicaera strettamente attaccata alla divisione deglistati in tre camere .
11 tempo passava in conferenze inutili :il pubblico cominciava ad annoiarsi di questeI % ter-