mai supporrà che un giovane si lasci sedurre da picciolasomma ad incatenarsi per tutta la vita? Dico incatenarsi,perchè i condannati al remo sono al certo meno infelicidi chi dee vivere al fianco di un’odiata compagna. Tut-tavia io penso che anche questa sorta di doti non sia van-taggiosa. Quel po’di danaro in pochi giorni è speso incose di nessun rilievo; e allora la miseria non solamenteè qual prima, ma anzi è più gravosa, perchè si è gustatoun piacere che non si può continuare. Perciò io proporreiun’altra regola. Quella somma si riserbi per sovvenire aibisogni che vengono dietro al matrimonio. Una donnaha una gravidanza molesta; un’altra soffre un parto la-borioso; una terza non ha di che allattare il suo bambi-no: in tali urgenze è opportuna la pietà. In tal modo siavrebbe tutto l’utile senza temere alcuno inconveniente.
CAPO IV.
Incontinenza pubblica.
i4- A promuovere i maritaggi voglionsi tórre gli osta-coli: il primo si è l’incontinenza pubblica. La natura cispinge al conjugale consorzio. Una venere vaga, non ispi-rata dal sentimento, non basta a soddisfare il cuore del-l’uomo. 11 cuore vuole amore. Ma il matrimonio ha deipesi. Qui dunque vi sono due forze : attrattiva l’una, e T al-tra repulsiva. Chi non ha una maschia virtù lasciasi facil-mente sedurre dalla seconda che gli promette dolcezzesenza amaritudini. Si darà dunque in braccio ad una pro-stituta: la sua anima non è ancora insensibile alle vocidella virtù, non oserebbe ancora invadere il talamo; maquesto passo non sarà tardo. Quindi infiniti disordini. Lafede conjugale si ascrive a dabbenaggine: chi può vantare