desiderate, mi determinai di farne qui fabbricare alcunedi esse, profittando della conosciuta abilità dei signorifratelli Re, macchinisti di questa università; al che nonpoco mi stimolò il suffragio del chiarissimo collega il si-gnor prof. Scarpa ed il voto dell’illustre medico Rubinidi Parma, professore di quella università.
Prima però di porvi mano impiegai tutti que’mezziche erano in mio potere, per conoscere quale , fra i moltisoffietti in diversi paesi costrutti pel sopra esposto og-getto, presentasse ad eguali condizioni maggiori vantag-gi, onde sceglierne, a mio giudizio, il migliore. Fu facilcosa l’accorgersi che le meno imperfette fra quelle mac-elline, riferivansi tutte a quella brevemente descritta daHunter, non eccettuato il doppio mantice proposto ulti-mamente in Italia dal sig. dott. Barzellotti, elle anzi è deltutto identico con quello del celebre anatomista inglese.Malagevole cosa fu invece di farne la scelta; tutte serviva-no sufficientemente all’ intento, e massime quelle fattefabbricare in Germania dal prof. Pikel, ma tutte sem-braronmi suscettibili di qualche miglioramento.
Dopo maturo esame fui d’avviso che sotto tre diversiaspetti si potessero migliorare que’mantici respiratori!;primieramente cioè, in modo clie più pronta, a coseeguali, e più durevole si rendesse la loro azione; secon-do, che più acconcia ai diversi casi ne’quali se ne puòfar uso, fosse la loro costruttura; terzo, che servire po-tessero a diverse altre esperienze di fisica e fisiologia.D’appresso queste riflessioni m’accinsi a far costruire lamia macchinetta, ed in tal modo, che colla maggiore sem-plici là ed economia tutti riunisse quei vantaggi che oraho esposto. Fabbricalo il doppio mio soffietto, lo chiamai,come era di dovere, quello di Hunter migliorato, e lopresentai al reale Istituto di scienze e lettere in Milano.