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Quello che abbiamo dello fa vedere le relazioni chedebbono esistere tra le Accademie e tutta la società. Cioècome le Accademie di ciascuno stato debbono promuove-re i vantaggi della loro nazione, così tutte insieme deb-bono mirare al bene universale.
E qui potrei far punto: ma io credo di dovere ancoraprevenire alcune opposizioni. Mi si dirà che io sono unutopista come il fu Platone; che se gli accademici e leAccademie dovessero essere tali quali io gli ho descritti,sarebbero in molto ininor numero; che il voler erudireil popolo è una pretesa ridevole. Ma io confido di poteresbrigarmene senza gran difficoltà. 'Innanzi tratto io nonsono utopista; perocché non pretendo, come Platone,di avere un’assoluta perfezione negli uomini: quanto ioproposi non contrasta per nulla colle tendenze natu-rali: io lascio che gli uomini ambiscano la gloria; mapropongo la vera gloria. Nè impongo verun giogo chepossa apparire importabile. Come mai i saggi non si ame-ranno tra loro? Come non si ajuteranno l’un l’altro nellaricerca della verità? Come saranno bassamente gelosi?Al secondo punto io rispondo che non si cerca il numerodelle Accademie e degli accademici; ma la somma deivantaggi che ne ridondano alla società. 11 terzo finalmen-te è sciolto da quel passo dell’evangelio: Euntes doceteet pracdicate.
FINE.