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LIBRO SECONDO 51 j
tono tìnti, e così horribili nella Catalogna , che la Città diTarracona rimase ingoiata,otto altre Città adeguate alludo,Barcellona per le lue rovine resa inhabirabde; nella Valle diGerona quel cospicuo Monastero con cinquecento altre Casesepolto; e dov’era la Città di Tortona rimale un Lago , ladi cui profondità mai lì è potuta penetrare.
Nel 1428 tu di nuovo travagliata la Germania , e partico-larmente Basisca. Nel 1429 scosterò liTremuoti TInghilterra,ed altre Provincie, accompagnati da varj prodigi, che rifteri-sce il Motigli mi Scmm. Croi. Ho. 7. Doppo essersi fatti sentirein Bologna nel 14; r , pastârono nelle Spagne , dove atterra-rono Città, Terre , Chiese, & Edifici innumerabili, partico-larmente nella Castiglia, nel!’Aragona , e nella Catalogna,come lo descrive C su tolse H;jt. pref. Die. 4 , e Tanno seguen-te tornarono à sovvertite T Italia.
Terribilissimo fu quello , che agitò Cremona nel 14219 a’ri Giugno ; e molti luoghi dell’Ungheria, della Polonia, edella Boemia furono diroccati nel 1441, e 1442 ; presagi del-le stragi, che poi fecero i Turchi in que’ Regni . Mà pare,che Basilea sia stata lo scopo di cotesti tremendi movimenti,poiché anche nel 1444, il giorno di Sant'Andrea soggiacquea’ precipizj. Quest’anno isteste», prima della sconfitta data daAmurath II.à Ladislao Rè d’Ungheria, non solo il Tremuo-to rovinò Terre, e Ville, mà ritorse il corso, e fece mutareil letto di molti Fiumi, come riporta Valicar. traB. Trag. Hift.borrìb.
Nel 1445 scorsero questi terrori la Fiandra , accompagnatida altre sciagure ; mà successero nel 144$ universali nell’Eu-ropa, accompagnati da Peste, e da Carestia, che continuaro-no in Italia anche T anno seguente ; & in Bologna , e luoTerritorio , fra’ Treminoti, e la Peste perirono nel 1448 piùdi trentamila Persone.
Mettono varj Autori un gran Tremuoto nel Regno diNapoli Tanno 1449, & il Piccioli Tastegna nel 1450 , con larovina d’Ariano, e d’altre Terre, e strage di trentamila Per-sone , mà gli Autori Napolitani vogliono, che sia ciò segui-to nel 2456.
Firenze pianse le sue rovinate mura, e le fabbriche miglio-ri di-