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M. F. salì al Trono non ad altro rivolse ! suoipensieri, se non al grande oggetto del ben pubbli-co de’ suoi Stati. Ma tal era, quando pigliò posses-si del Trono, il disordine del Regno , che esami-nando il corpo politico de’suoi Stati non vide , senon un cadavere fatto in pezzi senza ordine, sen-za figura, senza spirito di giustizia , e di commer-cio ; un corpo senza organizzazione veruna. Ciascu-no trattava de’ suoi particolari vantaggi senza badareal bene Pubblico; finalmente un corpo senza idee difabbriche, di manifatture, di agricoltura , di marina ec.
Vero è, che tutto era nel Regno, ma senza quell’ordine, che animar potesse il Pubblico a premiare1’ industria , stimolar 1’ arte , e giungere ali’ alto pun-to di felicità di Stato. Gli Ecclesiastici erano inte-ressati nel commercio ; molti de’ negozianti , dopoavere già perduto il fondo , stavano per perdere ilcredito. Vedeansi molti di tutte le nazioni di Europa , che gli rodevano gì’ interiori. Pensò subito S*M. F. di applicare la migliori provvidenze per riu-nire le parti di questo corpo, e collocarle in un or-dine, ed in una figura, che fosse delle più belle diEuropa. Ma siccome le parti di questo cadavere sta-vano già da molti anni nell’ antico possesso del di-sordine , gridavano , quando si tentava rimetterlenella loro giuntura. Le più disordinate fra tutti era-no i Padri Gesuiti, ai quali il Governo de’ lorochiostri era piccolo per essere in possesso del gover-no Politico del Regno. Giudicavano nociva i’ ariadelle loro stanze , solo stimavano salubre quella de'Palazzi. Il commercio era in essi tanto invetera-to , che prodotto aveva una natura di lecito . Dimano in mano, che il Re Fedelissimo ordinava leparti di questo corpo per il ben Pubblico de’ suoiStati con soavi leggi, e con questa nuova erezio-ne , delle compagnie del qpmmercio , provavano
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