- 42
talmente se siamo noi che ci tendiamo fagpj .che ei facciamo grnsti , che ci rendiamo santi §cosa mai significano queste parole : Gesù Cristoci è stato dato per essere la nostra sapienza ìla nostra giustizia , la nostra santificazione * e la no-stra redenzione , affinchè secondo quello che è scritto,colui chi si glorifica si glorifichi nel Signore : Exipso .... vos cjìis in C finirò Jcsit , qui salita est nobisSapienza a Deo , £sf justitia & j'anàìficatio , estrcdanptio ; ut quenuuimodum scriptum est : Qui glo-riatur in Domino gloriente : S. Paolo i. ai Corint.i. ;o. 31.
Lungo farebbe, il ripetere i testi delle divine Scrit*ture che collimano colla Verità censurata nel!' Opu-scolo di M. Ftydeau, e she ci lusingavamo che po-tessero venire in memoria ai Vescovi che hanno sotfco-Icritto la Denunzia . L’analisi delle lettere di S. Paoloè capace d’ispirare il maggiore orrore pef la censura,seppure Fautore della medesima che antecedentementeha condannato in termini una proposizione di S. Ago-stino , non ha voluto insinuare come il Gesuita Cros-sino , che la lettura cleri’ Epistole di S. Paolo egual-mente che delle Opere di S. Agostino era Una let-tura perniciosa , vale a dire propria a formare deiGiansenisti . bisogna confida are , egli dice nel librontitolato la Corte Santa T. i. t. z. questi due gran-di uomini come due grandi mari che fi gonfiano perimpetuosità di spirito [ direbbe il Teologo di Alonsig.Arcivescovo di Pisa , due uomini declamatori e di cuoroaltìo 3 e ciò perché sembra qualche volta che essiattribuiscano tutto alla pura volontà di lilo , e perconseguenza ali' efficacia della sua grazia , senzafare entrare alcuna conlìdeta-ziorie delle nostre buoneopere , vale a dire, credendo che il Ubero arbitrio stapuramente sniffivi , c che non ha alcuna parte al benedie la grazia gli fa produrre .
Ma se non si voleano esaminare le divine Scrit-ture , e in specie gli affettuosi gemiti e le preghieredel F. Profeta , poteano nelle pubbliche orazionidella Chiesa ravvisare il linguaggio cattolico che ì?
finto