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Apologia contro la censura fatta da XIV. vescovi della Toscana ad alcuni libri pubblicati in Pistoja
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giosa lettura delle Sante Scritture, la pratica di ot-timi libri , anche di piccola mole , sono mezzi piùche bastanti per comprendere quali sono le parti, cheun Principe Cristiano deve prendere negli affari dellaReligione e che sostiene la illuminata pietà di PietroLeopoldo , impegnata non già nell arricchire di su-perflue terrene sostanze gli Ecclesiastici ; ma a prov-vedere bensì del necessario î Pastori delle anime ;non a fomentare un farisaico culto , ma a far bensìrifiorire lo spirito della vera scienza del Signore , edella Carità ; non a dar fomento alla riprovata Do-minazione , ma a far rivivere quello spirito di umiltà,che dei più sublimi Pastori forma i ministri più umilie zelanti del gregge di Cristo , che amano in ogniloro risoluzione di essere sostenuti dal suffragio deiloro Fratelli Sacerdoti , chiamati anch essi da Dio algoverno della Chiesa . Che se è così facile acquistarequesta cognizione ; non dovrà dirsi la più grossolanadelle ingiurie , spacciare che S. A. R. in mezzo allecure del Trono , non ha potuto scuoprire lingannodi coloro , che lo sorpresero per impegnarlo in unaRiforma o inutile , o impossibile a tentarsi dai suoiVescovi ? Ogni Principe salva la sostanza dei Dammitanto riguardanti i Misteri che credere dobbiamo, chele mussine della Santa Divina Legge che dobbiamoosservare ; egli ha il pieno diritto di regolare sesternodella Religione ed i Vescovi sono in dovere di uni.formarsi alle sua mire , allora specialmente , che leravvisano conformi allo spirito della vera pietà. Spae.ciare adunque che Pietro Leopoldo ha proposto aiVescovi , Articoli incompetenti , è poi lo stesso , cheasserire avere Egli preteso di variare nei punti diDamma , il che farla una j impudente calunnia ; onegarci il Diritto annesso al Principato , di esigere ,che lesteriore della Religione sia regolato secondò lesue mire , il che sarebbe un delitto fecondo di piùfatali conseguenze .

II. E per non lasciare scampo alcuno ai ridicoli Decla-matori, io avverte, che essi opporre non fi possono ai gran-di si