E po! i volendo disfarsi il Ee di quelli ,
che furono destinati al fqpplizio come capi ; ecomplici della congiura * aveva egli bisogno difnoltiplicar le imposture ih tanfo nùmero , stu-pendo tutte quelle circostanze rìiintite § accentia-te nel Ristretto * e superflue per la condan-na ? E han bastava inventare la sola sostanzadel fatto ?
Di pili pèrché condannar tâtìta gènte â que-gli atroci supplizi § che son giustamente dovuti *non a i finti * ma a i veri rei di sì enorme
misfatto ì Non bastava per toglier dal Mondo quei *
che volevansi lontani dagli occhi * non bastava
destinarli a Una morte men cruda * é far così pom-pa almeno di clemenza * e dolcezza i e consegui-re insieme l’intento proprio col guadagnare anchegloria ’
11 se hon vi é ne’ padroni la supposta reità jtolti questi dal Mondo * che gelosia danno i ser-vi per far comune anche ad essi il supplizio ? Rse si teme ancora de servi } perché dimolti j e molti comprenderne nella colpa - anella pena soltanto due ì E perché per punireUn misfatto ideale stender la condanna , e lapena anche a un fervo vil fuggitivo , da chi nien-te si teme j bruciandone pubblicamente l’immagine,.e usando la Vendetta , da lui poco curata, dell'ignominia ?
z6. A questo mio fazionate feplich il divoro*che tali ristessi non altro al più concludevano * fénon eh’ era vera la reità d’Aveyro * Tavo’ra* ed altridi già puniti j la quale ormai si confessava da tutti ;ma non convincevano in conto alcuno, che <ie foiferùcomplici ! Gesuiti < .
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