loro i Sommi Pontefici, ed i Sovrani . Son entratoa discorrere su tal soggetto in qualità di sempliceStorico ; affinchè la Prelatura Romana non si lasci j
gabbare da’ Gesuiti , allorché vantano , anche fino I
alla nausea , il loro grande attaccamento , e cieca i
■ ubbidienza alla S. Sede . Anche a tutti i Principi j
1 fanno queste sparate , nè senza di questo potreb- j
bero raggirare le Corti : ma è pur troppo certiffi'
mo , che i Gesuiti sono sempre del partito del loro finteresse . Comunque siasi però , non si pufc met- |
tere in dubbio , che nelle turbolenze già riferite j
furono commessi moltissimi eccessi , i quali a sdis-sero il S. Padre, e furono disapprovati dal Re ;che la Sede Apostolica soffrì acerbissimi insulti , chela Corte di Roma fece allora gran perdita ; j
e che finalmente l’origine di tutti i mali fu la J
Compagnia di Gesti . Tali fono i colpi maestri , j
che fanno dare a Roma ì buoni Padri Gesuiti ( r ).
Con tutto ciò Roma gli venera , Roma gii liscia ,Roma gli lecca .
§. XIII. .
Alessandro Vili.
m. Il Peccato Filosofico inventato non sò fedaI Gesuiti , o dal Diavolo , è una di quelle pestilen-ziali
( i ) E cosa ora ma} palese a tutti , che il trat- 1
tato colla S. Sede dì trasferire la Dataria di SpagnaI da Roma alla Corte dì Madrid fu idea progettata dal
! P- Ravago Confessore del Re , e tutta tela di sua or-
I ditura . La sua ambizione però non godè malto tempodell' autorità a cui aveva aspirato .