na solamente qualche Inquietudine la profezia delP. Noceti. , o chiunque sia fautore della Lettera po-co innanzi accennata . Il tempo , die’ egli , va a sor'nire 'delle catastrofi ben più fune/le . La Tragedia *avrà di che fornire di orrore i più serali teatri . Po-veri noi ? Che tetro presagio è mai questo ? Io non-dimeno mi vado consolando sul riflesso , che vogliaalludere ali’ esecuzione , e al supplizio , che i Gesui-ti temono imminente sulla testa de’ loro Confratelliconvinti rèi . Ma se son rei , il che io credo, manon desidero, il lor. supplizio non giungerà a com-muovermi . Ci sarà, come egli dice , nuovo argo-mento per la Tragedia : c pene ? Saremo obbligaticompiutamente a L Gesuiti ; mentre avendoci som-ministrato un argomento di Commedia per ridere,ce ne daranno un altro di Tragedia per piangere !Già il Signor Gigli sul modello de’ Gesuiti compo-se la Commedia intitolata II Don Pilone : altri com-porranno una Tragedia, che potrà intitolarsi II MI-lagrida . Mi dispiace , che non potremo vederlarappresentare da quei bravi Cavalierini nel Semina-rlo Romano , nè in altri Collegi de’ Gesuiti ; men-tre quel benedetto P. Malagrida ha interestatonella congiura le donne : e se in palco noncomparisce la Marchese ssi Tavor^ a conferen-za con Malagrida , fazione non rappresentasi alvìvo, e perde il suo bello. Amico, Addio sRoma zt. Luglio 1759.
Vostro Affezionati^. AmicoA. R.