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dell’insegnante in un modo o in un altro sì faccia cono-scere è un modo di dire anche questo come un altro,ma che non pare poi tanto vero.
Se nè le ispezioni nè i capi degli istituti, né gli e-sami ce lo possono mettere in luce questo merito, perqual altro mezzo potrà egli uscir fuori? Si suol credereper mezzo del giudizio che ne danno gli scolori. E questoè vero sino ad un certo punto, quando cioè Io scolarodopo alcuni anni, riandando colla sua mente il passato,giudicherà quali sono stati i suoi maestri, dai quali egliha appreso con maggior frutto. Ma gli scolari finché sonotali non possono giudicare della valentia d’ui^ insegnante.In generale gli scolari lodano i maestri indulgenti edaffabili e biasimano invece i rigorosi e severi, i quali in ge-nerale sono poi i più valenti. E da questi giudìzii fanciulle-schi, variabili, incerti, strani si dovranno trarre le normeper apprezzare un insegnante? e poi posto anche che dopoparecchi anni d’insegnamento un maestro abbia acquistatoda suoi scolari la fama di valente, a che gli servirà questa?Quale autorità scolalica (mutabili come sonoj ispirandosial giudizio formato dagli scolari vorrà mettere in luce ilsuo merito didattico, perchèottenga il premio che gli spetta?« L’esame vero allontanerebbe alcuni giovani dalle scuolesecondarie » E non è questo un bene? Quando un ragazzoè inetto e non ha nessun amore allo studio, perchè volerlotenere nelle scuole a far perdere il tempo al maestro a dannodi quelli che hanno volontà d’apprendere? Si può passare lavita onestamente anche all’inf'uori degli studi: vi sono tantealtre occupazioni alle quali si può rivolgere l’attività del-l’uomo. E non sarebbe meglio a questo proposito che comuni,provincie, governo stabilissero sussidii maggiori di quelliche abbiamo, perchè giovani di singolare ingegno e vogliosid’apprendere, ma di famiglie disagiate, che si sono dati aconoscere nei primi esami, possano anch’essi salire per l’o-