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Ma che? Non son, non sono, alma Bellezza ,11 mar, le belve, le campagne, i fontiIl sol teatro della tua grandezza :
Anche sul dorso dei petrosi montiTalor t'assidi maestosa, e rendiBelle dell’Alpi le nevose fronti ;
Talor sul 'giogo abbrustolalo ascendiDel fumant’Etna , e nell’ orribil vesteDelle sue fiamme ti ravvolgi e splendi.
Tu del nero Aquilon su le funesteAle per T aria alteramente vieniE passeggi sul dorso alle tempeste.
Ivi spesso d’orror gli occhi sereni
Ti copri, e mille intorno al capo accensoRugghiano i tuoni e strisciano i baleni.
Ma sotto un vel di tenebrar sì densoNon ti scorge del volgo il debil lume,
Che si confonde nell’errar del senso.
Sol ti ravvisa di Sofia l’acume,'
Che nelle sedi di Natura ascoseArdita spinge del pensier le piume.
Nel danzar delle stelle armonioseElla ti vede, e nell’occulto amoreChe informa e attragge le creale cose.
Te ricerca con occhio indagatore,
Di botaniche armalo acuto lenti,
Nelle libre or d’un’erba ed or d’un fiore.
Te dei corpi mirar negli elementiSogliono al gorgoglio d’acre vasello.
I Chimici curvali e pazienti.
Ma più le tracce del divin tuo belloDiscopre la sparuta Anatomia,
Allorché armata di sotlil coltello,
I cadaveri incide, e l’armoniaDella membra rivela, e il penetraleDi nostra vita attentamente spia.
Monti