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Il libro dell'adolescenza : ridotto ad uso della gioventù ticinese / compilato da Achille Mauri
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I color, che rapiti avea la sera.

Da l'umile mio letto anchio sorgendo,

A salutarlo maffrettava, e fisoTenea locchio a mirar come nascosoDi dal colle ancora ei fea da lungeDegli alti gioghi biondeggiar le cime;

Poi come lenta in giù scorrea la luce

II dosso imporporando e i fianchi alpestri,E dilatata a me venia dincontro,

Che a piedi lattendea della montagna.

Da lumido suo sen la terra allora,

Su le penne de Paure mattutine,

Grata innalzava di profumi un nembo:

E altero di stesso, e sorridenteSui benefizi suoi, laureo pianetaNel vapor che odoroso ergeasi in alto;

Già rinfrescando le divine chiome,

E fra il concento degli augelli, e il plauso

De le create cose, egli sublime

Per lazzurro del ciel spingea le rote.

Allor sul fresco margine d un rivoMadagiava tranquillo in su lerbetta.

Che lunga e folta mi sorgea dintorno.

E tutto quasi mi copriva; ed oraSupino mi giacea, fosche mirandoPender le selve da lopposta balza,

E fumar le colline, e tutta in facciaDi sparsi armenti biancheggiar la rupe;

Or rivolto col fianco al ruscellettoIo mi fermava a riguardar le nubi,

Che tremolando si fendean riflesseNel puro trapassar specchio de londa.

Poi del gentil spettacolo già sazio,

Tra i cespi che mi fean corona e letto,

Si fissava il mio sguardo; attento, cheto,