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biarao piò bisogno di loro. E appresso e’sono molto a pro-posito nicchiati e difesi d’ogni intorno da prominenze; im-perocché e le sopracciglia poste in cima a loro, svian da essiil sudore che cola dal capo o dalla fronte; e le guanceal di sotto, un cotal poco sporgenti, giovano a chiuderlida quel lato; e il naso è collocato in modo che sembra unmuro di tramezzo fra l’un occhio o l'altro. Tarlando poidell'udito, egli è sempre spalancato, perchè di questo sensoabbiam bisogno anche dormendo : quindi è che, se alcunsuono ci percuote, tosto dal sonno ci risentiamo. L’uditoha pure i suoi interni andirivieni, affinchè nulla penetrarvi possa, come altrimenti avverrebbe, se piano e dirittofosse il cammino . . .
Ma qual ministero non diè natura all’uomo nelle mani,per quasi tutte le arti! Imperciocché le dita si piegano esi stendono facilissimamente, stante la flessibilità di lorcommessure, nè punto, per moversi, il membro ne soffre;e però, mercè questo agevol movimento delle dita, la manoè atta a maneggiare il pennello, lo scalpello, il cesello, apizzicar la lira, a cercare il flauto; nè manco essa giova inqueste opere di diletto, che in quelle di necessità, cioè,a lavorar campi, fabbricar case, tessere o cucir vestimenta,e condurre ogni manifattura di rame o di ferro; dal phe sicomprende che, quanto l’anima inventa e i sensi ritengono,a noi tutto procaccia il ministero delle mani, affinchè siamoe alloggiali, e vestiti, e salvi ; ed abbiam, oltracciò, e cit-tadi, e mura, e palagi, e templi.
Cicerone. (Traci, di L. Taccagni),
L’ Uomo morale.
L’uomo non è altro che una canna, e la canna piùfiacca della natura, ma è una canna pensante. Non è me-stieri che T universo intero s’armi per abbatterlo. Un va-pore, una gocciola d’acqua basta a dargli morte. Ma ove