= 124 r=
Ma d Spregiarlo non osò, compresoDa divino terror. Quindi con tutteL'armi sul rogo il corpo ne compose,
E un tumulo gli alzò, cui di frondosiOlmi le figlie dell'Egioco GioveL’Oreadi pietosa incoronaro.
Di ben sette fratelli iva superbaLa mia casa. Di questi in un sol giornoLo stesso figlio della Dea sospinseL’anime a Fiuto, e li trafisse in mezzoAlle mugghianti mandre ed alle gregge.Della boscosa Ipoplaco reinaMi rimanea la madre. Il vincitoreCoH’altre prede qua l’addusse, e posciaPer largo prezzo in libertà la pose.
Ma questa pure, aimè! nelle paterneStanze lo strai d’Artèniide trafisse.
Or mi resti tu solo, Ettore caro,
Tu padre mio, tu madre, tu fratello,
Tu florido 'marito. Abbi deh! dunqueDi me pielade e qui rimanti mecoA questa torre, nè voler che siaVedova la consorte, orfano il figlio.
Al caprifico i tuoi guerrieri aduna,
Ove il nemico alla città scopersePiù agevole salita e più spediloLo scalar delle mura. 0 che agli AcheiAbbia mostro quel varco un indovino,
0 che spinti ve gli abbia il proprio ardire,Questo ti basti che i più forti quiviGià fèr tre volte di valor periglio.
Ambo gli Ajaci, ambo gli Atridi, e il chiarSire di Creta , ed il fatai Tidide.
Dolce consorte, le rispose Etlorre,
Ciò tutto che dicesti, a me pur anco