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Volume primo.
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dal terreno simile a un filo derba, laltro sinternònel terreno; il primo formò lo stelo e le fogliedella pianta, laltro la radice.

Le piogge d autunno fecero che il tenuefilo d erba crescesse ; era alto poco più di unpalmo, quando sopravvennero il freddo e la nevedel dicembre. La benefica neve lo ricoprì, e di-fendendolo dal gelo lo mantenne in vita.)

Sciolte le nevi, al ridestarsi della primavera,la pianta crebbe in breve alta quasi un metro.

Essa era diritta, esile, col fusto vuoto e no-doso, le fogliuzze strette e lunghe lunghe. Neisolchi del campo cerano a migliaia di quellepiantine; in mezzo ad esse fiorivano gli azzurrifiordalisi, i papaveri purpurei, il roseo loglio ei ranuncoli color delloro.

Venne il maggio, e la pianticella fiorì.

Poi i semi crebbero, ingrossarono, sino a for-mare una bella spiga piena e pesante, con restelunghe ed acute, la quale si curvava leggermenteverso il suolo.

Al sole di giugno la pianticella maturò, in-giallì, e si fece dun bel colore doro.

Che vago aspetto presentava il vasto campo,con quella immensa distesa di spighe mature ebiondeggianti, che ondeggiavano ad ogni soffiodi vento!

Venne il tempo della mietitura. I contadini,in maniche di camicia, « le contadinelle, con lesottane rialzate alla cintura e con un largo cap-pello di paglia in testa, si sparsero per i solchi.Sotto i colpi della falce messoria cadde la pianta,