= 127 =
Se il mio punto fatai non è giunto ancora,Spingerammi a Pluton; ma nullo al mondo,.
Sia vii, sia forte, si sottraggo al fato.
Or ti rincasa, e a tuoi lavori intendi,
Alla spola, al pennecchio, e delle ancelleVeglia su l’opre; e a noi, quanti nascemmoFra le dardanie mura, a me primieroLascia i doveri dell’acerba guerra.
Raccolse, al terminar di questi accenti,
L’elmo dal suolo il generoso Ettorre;
E muta alla magion la via ripreseL’amata donna, riguardando indietro,
E amaramente lagrimando. Giunta
Agli ettorei palagi, ivi raccolte
Trovò le ancelle, e le commosse al pianto.
Ploravan tutte l’ancor vivo Ettorre,
Nella casa d'Etlòr le dolorose,
Rivederlo più mai non si sperandoReduce dalla pugna, e dalle fiereMani scampato de’ robusti Achei.
In che maniera mi pareva eli’ei giovasse a’suoi fami-gliari, parte colle sue operazioni, facendosi vedere tal qualera, parte ne’ suoi colloquj, di queste cose io scriverò tuttoquello ch’io potrò ricordarmi. Pertanto per quel che appar-tiene agli Iddìi era cosa manifesta eli’ egli operava e par-lava in quella maniera che la sacerdotessa d’Apollo rispondea quelli che l’interrogano sopra il modo di contenersi one’sacrifici, o nel rispetto verso i progenitori, o in qualchealtra cosa somigliante. Imperocché la sacerdotessa d’Apollorisponde che, quegli che opera secondo la legge della città,opera piamente. E così faceva Socrale, e a così fare esortavagli altri, e quelli che fanno diversamente stimava essere