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TEMPI PRIMITIVI.
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diventerà un buon monaco! ». E, contentodella sua visita, il re accordò agli allievi tregiorni di vacanza e fece dei regali al con-vento'.
L’Abbazia era diventata ricchissima: avevaSpossessi nella Turgovia , nel paese di Zu-rigo, nell’Argovàa e nell’Alsazia ; e le suemasserie, i suoi pascoli e le sue foreste ledavano rendite ognor più copiose. Col tem-po, diventò anche potente ; ma perdettedella sua riputazione come centro di studie dii scienza.
Fig. 48. — L’Abbazia di S. Gallo, nell’XI secolo.
ordinariamente di minestra e legumi. La vitaconventuale era determinata e fissata ora perora : fra le altre cose, la regola imponeva aireligiosi di riunirsi per cantare in comune lapreghiera, anzitutto nei mattutini, che comin-ciavano alle due avanti giorno, poi altre seivolte durante la giornata.
I monaci sapevano scolpire il legno, fonderele campane, cesellare i metalli preziosi. Co-piavano manoscritti, adornandoli d’imaginidipinte, i superbi colori delle quali si sono con-servati intatti fino ai giorni nostri. La biblio-teca del convento era considerata come la piùricca dell’epoca : possedeva infatti 400 volumi,i quali erano interamente scritti a mano, per-ché ancora non esisteva la stampa.
Ma il convento di San Gallo fu celebre so-prattutto per le sue scuole, nelle quali si rac-coglievano fino a trecento allievi. Quei monaciavevano in tutta Europa una gran reputazionedi sapienti e di artisti. Essi insegnavano il la-tino, il greco, l’ebraico , il tedesco , la geome-tria. l’aritmetica, la medicina e la musica. Gliallievi erano sottoposti ad una disciplina se-vera. tanto che, per mancanze anche leggere,venivano' puniti con la verga : però la loro do-cilità era assai grande. Si racconta anzi, aquesto proposito, chje nell’anno 911, ài redi Germania , Corrado I , che visitava T Ab-bazia, fece spargere suH’impiantito della chie-sa, durante una sfilata degli allievi, una cestadi mele squisite ; ma nessuno di essi si chinòper raccoglierne. Si aggiunge poi che il re se lifece avvicinare e mise a ciascuno una moneta•d’oro in bocca, e che uno di essi la sputò condisprezzo. « Ah ! — gridò Corrado — costui
4. La popolazione delle campagne. — Nel
medio evo, la popolazione delle campagne sidivideva in uomini liberi e in servi, come giàsappiamo.
Gli uomini liberi avevano la libertà perso-nale e l’intero e completo diritto di proprietàsulle terre che coltivavano. I montanari diSvitto , die non riconoscevano altro signoreall’infuori dell’imperatore o del suo rappre-sentante, sono il miglior esempio che si possaoffrire di questa classe di abitanti.
I servi si trovavano iin una condizione moltomen buona. Essi erano asserviti, quasi incate-nati, alla gleba 1 ), cioè al dominio feudale delloro signore ; e, se pure avevano una famiglia,una casa ed un campo, essi non erano peròaltro' che fittaiuoli e non potevano abbando-nare il dominio^. Erano inoltre tenuti a pagareal signore le decime, specialmente la taglia oimposta in denaro, ed avevano anche 1’ obbligodi coltivare ,le terre di speciale proprietà delsignore.
Era l’uomo libero e il servo esistevano con-dizioni intermediarie : c’ erano uomini che,pur essendo chiamati liberi, non lo erano chein parte ; e servi che non erano compieta-mente asserviti. D’altra parte, i servi dei ve-scovi e dei conventi, come i servi dei signoriche disimpegnavamo presso il loro padronel’ufficio di domestici, erano trattati meglio de-gli altri.
Le condizioni dei servi andarono un po’ allavolta migliorando ; e molti di essi riuscironoad affrancarsi, riscattando i diritti che i si-gnori avevano sopra di loro.
1) La parola gleba significa zólla di terra.