AL SERENISSIMO E MAGNANIMO
PRINCIPE EMANVEL FILIBERTO
D V C A DI SAVOIA, ETC.
TxALLiADIO.
O V E N D O Io,Serenisfimo Principe,mandareinluceunapartedel-lamia Architettura, nella quale ho pollo in difegno molte di quelle fuperbe,e marauigliofe fabriche antiche, i ueftigij dellequaliinuariepartidelMon-do, ma più che in ogn’altro loco, fi ritrouano in Roma ; hò preio ardire di confacrarla all’Immortalità del chiaro,&Illuftre nome dell'A. V. come di quelPrincipe,ilqual lolo à tempi noftricon la Prudenza, e co’l ualore s’asfimi-glia à quelli antichi Romani Heroi, le uirtuofisfime operationi de’ quali fi leggono con maraui-glianell’hillorie,&partefiueggononell’anticheruine. Nè da ciò m’hapotuto rimouerel’ha-uerriguardoairhumilemiafortuna,& alla piccolezza del dono: poi che lafomma,& incredi-bile Immanità, per laquale l’A. V. degnò inalzarmi con l’honorata Tua teftimonianza fopra i me-riti miei, all’hora, che da lei fui chiamato in Piamonte ; mi porge ferma Iperanza, ch’ella, elèr-citando la grandezza, e uirtù del nobilisfimo animo fuo ; ne à quella, ne à quello riguarderà : mafolo all’infinita affettione, e diuotion mia uerfo di lei, con laquale hora, per dimoftrarle in qual-che parte la gratitudine dell’animo mio; le porgo quello piccolo dono: Aerando che (mercèdella cortefisfima,&humanisfimafua natura )fe non le farà in tutto caro, almeno non lo Iprez-zerà: anzi qual’hpra fi trouerà manco occupata dagli importantisfimifuoi affari, fi degnaràperfollazzo leggerla : perche in quella uederài difegni di molti antichi marauigliofi Edificij, & cheio mi fon affaticato alfai per illullrar l’Antichità appresogli amatori di quella, narrando in chetempo,dachi,& àqual’effetto fodero fabricati;&per render utilità alli lludiofi dell’Architet-tura, moffrando in figura le piante, gli alzati, i profili, e tutti i membri loro; aggiognendouile mifure giulte, e uere, fi come fono flati dame con fommo lludio mifurati. Dalle qual co-fe, cllèndo l’A. V. dotata delle piu nobili arti, e fcientie ; piglierànon poca contentezza,c coniolatione conliderando le fottili, e belle inuentioni de gli huomini, e la uera fcienza di quell’arte,daleimoltobeneintefa,eridottaàrara,eperfettaperfettione;come dimoltrano gli Illullri,ereali edificij fatti fare, e che tutta uia fi fanno in diucrfi luoghi dell’amplisfimo, e felicisfimo fuo(lato. Reuerentem ente dunque lapriegocomefiuodeuoto &affettionatisfimoferuitoreàri-ceuer conia folita ferenafua fronte quella mia parte d’Architetturacacciò ch’io con maggiorprontezza fotto il gloriolò nome di coli degno, & alto foggetto mi difponga à dar fuori il rima-nente dell’incominciata fatica ; nel quale fi trattarà di Theatri, d’Anfitheatri, e d’altre antiche, efuperbe moli. Onde il Mondo,fi come riconolce dalla magnanimità, e dalla liberalità dell’A. V.tutto quello, che dell'antica Romana militia s’intende, e s’efercita;cofi riconolca anco dallafua naturai cortefia quel tanto di lume, che con le fatiche mie farà dato alla buona antica Archi-tettura , & à lei di ciò obligato rimanga, come à fòla, e potisfima cagione di tal’cffetto.DiVenctiadcl M. D. LXX.
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IL TERZO