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Tomo XXVI.
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vili non vi era realmente che questo mezzo, rii riuniràcio£ nello stesso locale tutte quelle varietà, onde poterlestudiare nelle circostanze piu possibilmente consimili, con-frontarle nel tempo stesso, e fare in somma per esse ciò,che Duhamel ha tanto utilmente tentato per gli altrifrutti. Il percorrere i dipartimenti all’epoca della matu-rità delle uve, prirpa d’avere acquistalo una gran massadi cognizioni, non può supplire allo scopo; impcipiocchè,come separare I’influenza del clima, del suolo, della col-tivazione? Come ricordarsi il sapore d’-un’uva di Bordò,quando si vorrebbe confrontargli quello d’un’uva man-giata nelle vigne della Borgogna , se il più delle volte sidura gran fatica a valutare la differenza di quello di duegrappoli, che si tengono in ma.no ?

Vi fu, chi biasimò il sig. Chgp^al d’aver unito questacollezione a Parigi , vale a dire, tanto vicino all’estremitàdella zona, ove la vite può essere coltivata, piuttosto che inuna delle vaste vigne delle parti meridionali od interme-die della Francia . Ma dove trovare le risorse, ch’esistono,a Parigi ? Ove si trovano scrittori tanto abili, bibliotechetanto numerose, un concorso di uomini tanto istruiti? Erad’altronde opportuno, per varj motivi inutili a spiegarsi ^che questa collezione fosse immediafgmente sotto gli oc-phj del governo.

Trascorsi erano fino al 1809 otto anni, dal giorno chefu cominciata nella piantonaia del Lussemburgo la pian-tagione della collezione delle viti di Francia , e quattrodacché i primi piantoni davano già dell’uva , allorché ioprincipiai U lavoro proprio a scoprirne la sinonimia, eda stabilire il carattere delle varietà ivi esistenti, incarica»lo dal sig. di Champagny, successore del sig. Chaptal alministero dell’ interno, che prendeva un vivo interessealla riuscita di questa operazione.

Da principio ho creduto, che l’ardore, con cui volevodedicarmi a questo lavoro, m’avrebbe somministrato imezzi di sormontare le su,e difficoltà, ma ne incontrai ditali, che giunto al second’anno il mio ardore dovetteraffreddarsi.

Primieramente la piantagione offriva molti errori, diffi-cili nella massima loro parte ad evitarsi , a motivo del-l’epoca, in cui si tagliano le barbate , gli accidenti delcammino, dello sballare, della piantagione, ec. ; m< con-venne dunque prima di tutto pensare a rettificarle col