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CAPITOLO DECmOSETTIllCO.
Al cominciare di quest’istessa sera, mentre la Lisa contanto disagio e pericolo usciva di Firenze per cercare diTrailo, egli se ne stava contento e senza pensieri nellavilla Guicciardini, a cena col principe d’Orange e con unmonte di capitani e di gentiluomini, che vi passavano iltempo lietamente quando i doveri militari non li chiama-vano altrove : vi trovavan ricca mensa, carte e dadi, equanti trattenimenti eran comportabili co’luoghi e col tempoche correva. Quantunque per la grettezza di papa Clementefosse in quell’esercito gran penuria di danaro, e che i sol-dati pel difetto delle paghe vivessero nello stento sempre,e spesso s’ammutinassero, i capitani avean però bastantegiudizio per regolar le cose in modo da non patir mai, essialmeno, nè fame, nè sete, ed anzi aver sempre preparatauna buona tavola. Su questo punto della tattica militare,sembra che tutti i gran capitani siano andati sempre d’ac-cordo, prima e dopo l’invenzione della polvere; ed il prin-cipe d’Orange, che nella sua fresca età di ventisette anniera uno de’più arditi ed esperti di cui faccia menzione lastoria, neppur in questa parte non rimaneva addietro da-gli altri.
La villa de’Guicciardini, in buon essere ancora ai no-stri giorni, è posta sulla strada che dal pian di Giullari conduce a Santa Margherita a Montici. Essa consiste indue fabbriche a due piani, quadrate e piuttosto nane: duemuri merlati le congiungono, e lasciano in mezzo un vanoche serve di cortile. Nel muro verso strada è il portone,coll’arco e gli stipiti a bugnato. Le finestre del terreno, di-sposte con bella proporzione ed a piacevoli distanze secondolo stile Bramantesco, son munite di grosse ferriate, chedal cornicione sovrapposto scendono ad appoggiarsi su unlargo davanzale retto da due mensole. Nella fabbrica postaa manca di chi entra pel portone di strada, era alloggiato
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