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DELLA POLITICA PIEMONTESE
tenevano sotto il protettorato e vassallaggio di Spagna ,e cosi altri minori. Inoltre gli stessi Principi non po-tevano desiderare che venisse alterato l’equilibrio, qua-lunque si fosse, tra gli Stati Italiani , nè che uno diloro si avvantaggiasse o s’ingrandisse ; e per conse-guenza non potevano aiutare e sostenere il Piemonte :emuli o rivali, come dovevano essere, della gloria edella fortuna dei Principi Sabaudi. La parte della Ita- iHa sottoposta alla dominazione spagnuola non potevamoversi nè fiatare, tenuta com’era a freno dai regiiLuogotenenti, i quali attendevano non a governare ipopoli ed amministrare la giustizia, ma ad impinguarl’erario col moltiplicare le depredazioni.— E’ si lagnandi non poter pagare? Vendano le mogli e le figliuole.Tale fu la risposta, che diede un Luogotenente regio Jalle rimostranze dei sudditi contro le ripetute estorsio-ni. Quali fossero 1’ abiezione e la miseria di quei po-poli, lo svelarono ai posteri le immortali pagine delManzoni, il quale li ritrasse meglio di qualunque altrostorico, e meglio persino dello splendidissimo Botta.
Le riscosse per la liberazione della Italia , dallaquale abborrivano i Nobili, vennero tentate dal popo-lo ; ma la moltitudine, pronta ed unita nello insorgere,incostante e disunita nella azione e nello scopo, fini-sce, quando è isolata, per divenire titubante e sciolta,e quindi più facilmente depressa : imperocché la naturadella moltitudine è varia ; e se è facile il persuaderla,è difficile fermarla in quella persuasione, quando s’ac-corge che i primi che dovrebbero esserle d’esempio e diguida, si chiariscono ritrosi o contrarii alla riscossa,preparando cosi la Italia a divenire preda di chiunquel’assalti. Gli avvilimenti e le percosse, che non giun-